Sei sulla pagina 1di 4

Lezione – 22.10.

14

Escatologia e Antropologia

Rapporto di grande attualità perché accentua grandi tematiche antropologiche, prima delle
quali il primato dell’uomo nel mondo della cultura. Dobbiamo, prima, pensare che l’antropologia
si è diventata un Locus theologicus dopo il Vaticano II. Questo primato ha creato un nuovo modo
di pensare l’escatologia.

Un secondo tema importante: il tema della corporeità. Un tema che si è venuto sviluppando
anche grazie alla enfasi forte delle scienze umane. Questo tema interroga l’escatologia. Il
dualismo di ascendenza platonica viene superato. Un dualismo che non è tanto cristiano, anche
se è penetrato nel mondo cristiano.

Una terza tematica importante è il ripensamento del tema della morte. Ci è stata una spinta
della filosofia esistenzialista che ci fatto fare questo ripensamento nella teologia. Non è solo un
capitolo dei così detti novissimi… Diventa un tema umano, antropologico.

Recentemente è ritornato il tema dell’anima. Nell’ultimissimi anni è ritornato nella teologia. Era
stato messo da parte per causa del dualismo. Un’anima che dopo la morte viene separata del
corpo (immortalità) e il corpo doveva risorgere alla fine (risurrezione). Ora l’immortalità
dell’anima viene riflettuta come dono di Dio…

Queste tematiche antropologiche ci fanno vedere come una visione corretta dell’uomo
condiziona anche il modo di pensare l’escatologia. Nel passato, con una visione un può statica
dell’uomo, la perfezione era vista solo nell’inizio e l’escatologia era soltanto la ricuperazione
della perfezione originale. Ora l’escatologia è vista come qualcosa dinamica, una nuova
creazione.

Per pensare l’uomo in senso unitario e l’escatologia come perfezionamento e compimento,


dobbiamo analizzare i dualismo che devono essere superati.

Un primo dualismo: pensare il rapporta tra natura e soprannaturale in modo estrinsecista. Il


naturale come il normale e il soprannaturale come un accidente. Se si mantiene questa
concessione, succederà che si viene restaurare una antropologia naturale e una antropologia
soprannaturale. E dovevamo allora parlare anche di due escatologia, una naturale per i non
credenti e una soprannaturale per i credenti.

Questo estrinsecismo tra natura e soprannaturale ha prodotto altri dualismo: storia profana e
storia sacra. Visione beatifica e risurrezione corporea. L’uomo nel momento della morte se
giudicato degno di Dio vive la visione beatifica. La risurrezione finale è un aumento accidentale
di gloria. Questa visione viene superata. Questo dualismo antropologico-teologico dev’essere
superato. La risurrezione corporea deve essere capita di un altro modo. Sarebbe la pienezza del
corpo di Cristo che è tutto in tutti. La gloria piena del corpo mistico di Cristo. Una pienezza anche
corporea, anche cosmica.

Un altro tipo di dualismo: quello di scindere l’aspetto individuale dell’uomo del suo aspetto
comunitario. L’aspetto individuale era visto come escatologia dei singoli, o escatologia
intermedia. I novissimi erano visti come escatologia dei singoli intermedia. Questo schema è
saltato quando abbiamo studiato in più la Bibbia e il Vangelo di Luca. Questa escatologia
intermedia non è quello che succede con me tra la morte e la risurrezione finale, ma è quella del
tempo della Chiesa, che succede tra la risurrezione di Cristo e la sua venuta finale.
Il dualismo era tra individuo e comunità. Quando si pensava alla comunità si pensava alla
escatologia comunitaria e del mondo. Fine del mondo e giudizio universale. Non l’escatologia
dei singoli.

Non si può più parlare di escatologia dei singoli… perché? – libro… pg. 59 – La Chiesa è
sacramento del futuro… anticipa quel futuro di Dio che adesso si fa vivo in noi.

Un terzo dualismo che va superato è quello dell’anima e corpo. All’anima veniva attribuita
l’immortalità e al corpo la risurrezione. Con conseguenza disastrose del punto di vista pastorale.
Il soggetto della retribuzione finale chi è? L’anima o corpo? La bula di benedetto XII dice che è
l’anima… Ma l’anima separata di S. Tommaso? Qui dobbiamo capire questa anima separata
come l’io umano, cercando anche di superare questo schema… che rimane sempre come una
tentazione platonica di vedere il corpo come una prigione dell’anima. Non piò essere questa
visione quella della preponderanza dell’anima sul corpo. Quando Tommaso dice che l’uomo è la
sua anima vuol dire sì che c’è questa supremazia dell’anima, ma non esclude il corpo come
indifferente… Vuol dire soltanto che l’uomo è un essere spirituale. Tommaso, nella morte, vede
l’anima separata che conserva in se l’identità sostanziale dell’uomo. Però in un modo
incompleto. La completezza sarà quando vivranno corpo e anima eternamente. Per Tommaso
quest’immortalità dell’anima è un dono che viene dall’alto. Questa separazione è un stato
contro-natura secondo Tommaso e non può essere perpetua. Il fine dell’uomo è vivere nella
completezza una volta che l’anima è forma del corpo.

Quando la teologia accusa il pensiero cristiano di dualismo di anima e corpo dicendo che
l’immortalità dell’anima appartiene al naturale e la risurrezione al soprannaturale, è fantasia di
certi Teologi, dirà Ratzinger. Anche se si parla di un’anima separata dopo la morte, non esiste
dualismo; è sempre forma del corpo, è sempre in relazione con il corpo, che verrà unito all’anima
nella risurrezione universale.

Viviamo in un trapasso epocale dove la teologia della morte e la antropologia biblica


ripresentano un forte ripensamento. L’uomo è un corpo, oltre che abbia un corpo. L’anima
dell’uomo è la sua intenzionalità verso il mondo che lo circonda. Muore tutto l’uomo e non solo
il nostro corpo.

Di fronte a questa problematica risuona GS 18 – parla di germini di eternità… parla di immortalità


in senso religioso…

2ª Ora

Parla di immortalità come un germe che viene dall’alto e che Dio ha messo nel cuore dell’uomo…

Ora trattiamo un altro tema:

Escatologia e Pastorale e Catechesi

Dobbiamo interrogare il tessuto ecclesiale e poi ritornare al tessuto ecclesiale. Si è cambiato un


può il linguaggio, anche quello del Vaticano II. C’è sempre una dialettica tra lettura della
situazione e la rivelazione che arriva… Vedremo come la lettura del contesto è importante per
capire…

L’epoca moderna ha visto una caduta di interesse nel tema della morte e dell’eterno. Una
riduzione. La morte era presentata come una normalizzazione. Come una illusione del problema
della morte. Nel mondo globalizzato di oggi la morte è anche rimossa. Si lotta per la longevità
biologica.
In altri paesi, come gli asiatici, esiste il tema della sopravvivenza e quello della reincarnazione.
Sotto tante diversità, sussiste sempre un problema di base: il destino della persona concreta.

La pastorale qui non può fare meno di capire quello che pensa la gente, quello che vive la genti.
Le inchieste degli ultimi 40 anni sono di tutto disastrose. La gran parte della gente, per quanto
riguarda la escatologia finale, ha ancora molta paura e una visione sbagliata.

La escatologia intermedia (purgatorio, ecc.), viene vista come un inferno abbreviato.

Il giudizio articolare è vista in modo giuridico retributivo. L’arte cristiana ha così raffigurato il
giudizio finale. Il problema della escatologia si trova proprio in questo: come interpretare il
linguaggio figurativo.

Dio era visto molto come giudice.

Il Paradiso come beatitudine che non entusiasma molto e la vita eterna con una visione
cronologica. L’inferno come qualcosa eterna.

Anche qui la pratica pastorale ci invita ad una inchiesta più approfondita. Dobbiamo vedere la
vita eterna come la vita in Cristo. Vivere in Cristo e non in senso cronologico.

Quali i compiti per la pastorale e per la catechesi? Deve avere una interazione reciproca tra una
buona teologia e una buona catechesi. Il problema della catechesi è doppio: il problema della
educabilità della fede, della comunicazione delle verità della fede. La fides qua creditur…

Se il problema è quello dell’educabilità della fede, bisogna credere sperando. Bisogna che
l’adesione al contenuto della fede, deve coinvolgere la persona in una speranza. Guardare al
futuro positivamente. È chiaro che i contenuti hanno bisogno di una mediazione e questa è la
grande sfida: come poter dire la fede? Come dire la fede per l’uomo moderno? È necessaria una
mediazione: si deve valutare i linguaggi, l’apocalittico e l’escatologico. Il linguaggio scritturistico.

La sfida della chiesa: conciliazione tra il presente e la speranza nel futuro escatologico. Si deve
parlare della escatologia a partire del presente. Sono cose che appartengono già al presente.
L’escatologia può e deve essere un tema trasversale. Bisogna partire dell’oggi per arrivare
all’altro oggi. L’eschaton assume un ruolo critico. Sono temi già oggi, perché si deve vedere l’oggi
come anticipazioni. Si deve evitare posizioni disincarnate. Come quelle eccessivamente
presenzialisti. Quello che diceva GS… il rapporto tra fede e storia.

Allora ci troviamo davanti ai contenuti dell’esperanza. Si parte della vita presente intesa come
vita escatologica. Tutti i contenuti della esperanza sono tutti declinabili nella vita presente. Qui
esistono i contenuti dell’escatologia: morte, giudizio, purgatorio, inferno, paradiso. Qui nella vita
presente si fa esperienza della morte (morte ogni giorno a tante cose); anche del purgatorio…

La morte una dimensione della vita presente: si muore ogni giorno e si risorgi in Cristo ogni
giorno. Non è la fine, ma un passaggio a Cristo, pasquale, ogni giorno. Perciò si deve vedere in
modo positivo la morte. La morte corporale è come una attuazione della vita in Cristo. Sarà
totalmente debelata alla fine, quando Cristo consegnerà il Regno al Padre.

Il giudizio: dobbiamo superare una visione troppo giuridica dell’opera di Dio. Il giudizio deve
essere visto con la mentalità giovanea. Un giudizio salvifico. Emergere della nostra vita, con i lati
positivi e negativi, con il pecato ma con la riconoscenza della Misericordia di Dio. Una offerta di
grazia dalla parte di Dio. Il Signore ci fa vedere l’oscuro per poi vedere la luce. Nel Batesimo e
nella Penitenza facciamo l’esperienza di questa offerta di grazia: essere lavati di ogni e di tutti i
peccati.

Per quanto riguarda al giudizio finale il contenuto dell’esperanza è che Cristo dovrà risuscitare
in tutte le sue membra. Nel dogma della comunione dei santi. L’amore di Dio pervade tutta la
creazione e tutta l’umanità. Cristo sarà tutto in tutti.

Dopo il giudizio parliamo di vita eterna. Non è solo la visione di Dio dell’anima separata. Ma si
tratta di una situazione già presente nell’oggi. Vivo germe di eternità, faccio esperienza di vita
eterna. Perciò è chiamata di vita vera, perché ha già avuto una anticipazione nel mondo
presente. Quando faccio una esperienza del bello e del buono nella vita presente. Quello che
dice Giovanni Paolo II nella lettera agli artisti. L’eterno vive già oggi, nella memoria dei martiri e
dei santi. Posso percepire cos’è la vita eterna perché ho vissuto in questa vita. La vita eterna è
la comunione con Dio e con i fratelli della Chiesa. Vita eterna è risurrezione. Ma di risurrezione
si parla soltanto nel momento parusiaco, quando la comunità umana celebrerà la sua vita
eterna.