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ENRICO GRAZIANO GIOVANNI SOLINAS

La grande storia
della piccola Sara Mariucci
e di Mamma Morena

La scelta di Sara e la libertà di essere felici

A maggior gloria di Dio


e per intercessione della Santissima Vergine Maria
(Virgen Morena e Mamita de Copacabana)
PREFAZIONE DI MONS.
MARIO CECCOBELLI
VESCOVO EMERITO DI GUBBIO

L’autore del presente libro dichiara sotto sua responsabilità


di aver riportato i fatti così come narrati dai testimoni oculari Sono lieto di accompagnare la pubblicazione di questo volume, scritto
e che ogni lettore sarà quindi libero di credere secondo la propria fede dal dott. Enrico Graziano Giovanni Solinas, che narra la vicenda umana
ai fatti così come raccontati. Non si vuole pertanto minimamente
né scavalcare né premettere qualsiasi giudizio che la Chiesa emetterà della piccola Sara Mariucci.
ora o in futuro sulla vicenda legata alla piccola Sara Mariucci. Il 5 agosto 2006 la notizia della sua tragica morte si diffuse veloce, non
solo in Calabria, la regione dove era avvenuta, ma anche in Italia e soprat-
tutto a Gubbio, la città dove vivono i nonni paterni. Giunse anche a me
che mi trovavo da qualche giorno all’estero.
Il vescovo emerito mons. Pietro Bottaccioli mi informò della notizia
e mi riferì della cerimonia funebre, da lui presieduta nella chiesa parroc-
chiale di San Martino in Colle, durante la quale non riuscì a trattenere le
lacrime, come pure la folla che partecipava alla liturgia. Mi riferirono poi
che del vescovo Pietro furono più abbondanti le lacrime che le parole. Al
pianto comune faceva contrasto l’atteggiamento dei genitori, che dopo
Tutte le foto sono di proprietà aver visto Sara nella camera mortuaria, erano stati raggiunti da una luce
e gentilmente concesse all’autore del libro
da Michele Mariucci ed Anna Armentano;
interiore che li aveva aiutati a intuire, più che a capire, il mistero sopran-
da Michele Tienduri e Silvia Guasticchi, naturale del tragico evento che stavano vivendo.
e da Alberto Marsico ed Annamaria Cancelliere
Il testo realizzato dal dott. Solinas descrive bene e nei particolari la
Realizzazione:
vicenda di Sara, perché non è lui a raccontare, ma fa parlare i personaggi
© 2021 Editrice Velar che ne furono testimoni.
24020 Gorle (Bg)
www.velar.it Mamma Anna è la prima a porsi domande e s’interroga, cerca di capire,
ISBN 978-88-6671-818-5 di andare in profondità.
Esclusiva per la distribuzione in libreria in Italia Ripercorre la sua storia umana non priva di episodi dolorosi, cerca una
2021 by P.P.F.M.C
Messaggero di Sant’Antonio - Editrice connessione con la storia della sua bambina e tenta di penetrarne il signi-
Basilica del Santo - via Orto Botanico, 11 ficato.
35123 Padova
www.edizionimessaggero.it Anch’io mi sono posto tanti interrogativi sulle strane circostanze della
ISBN 978-88-250-5355-5
vicenda drammatica di Sara, sul suo sorprendente rapporto con “mamma
Prima edizione: gennaio 2021 Morena”, sugli eventi che hanno preceduto la sua morte e sugli elementi
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raccolti dai genitori, dai nonni, dalle persone che sono entrate in relazione trimonio. Anna è corsa spesso a dar conforto alle mamme che come lei
con la bambina. Ma non è semplice dare una risposta. avevano vissuto la tragedia della morte di un figlio.
Molti in questi anni mi hanno interpellato chiedendomi il significato Ma credo che il messaggio di Sara sia destinato a tutti e che sia questo:
di questa serie di episodi inspiegabili che hanno contrassegnato la storia la vita non finisce con la morte, perché quello che stiamo percorrendo è
della piccola Sara. solo un tratto di strada tra due travagli di parto, quello della mamma che
Prima di rispondere ho avuto bisogno di tempo per capire. Credo che ci ha messi al mondo e quello della morte che ci introduce nella vita senza
certamente questa vicenda sia un messaggio per noi, per l’uomo moderno, fine. Il soffio vitale che fa vivere un embrione viene da Dio e a Lui ritorna
per la nostra società. nella vita eterna.
L’interrogativo che più frequentemente mi sono posto, e che mi ac- L’uomo moderno, che ha smarrito il suo rapporto con il Creatore, si è
compagna ancora, riguarda la relazione stabilitasi tra Sara e la Madonna concentrato sulla vita terrena e crede di esaurire tutte le sue aspirazioni in
Morena, la Vergine venerata in Bolivia. questo suo tempo fragilissimo e fuggente, ma questa è una grande illusio-
I genitori non frequentavano abitualmente la parrocchia e la loro vita ne. Né i singoli, né le collettività, né “i poteri” riflettono sulla precarietà
cristiana si limitava all’essenziale. Mai avevano sentito il titolo di Morena delle cose del mondo e si preoccupano solo del tornaconto economico
dato alla Madonna, e quindi chi ne aveva parlato a Sara? E questa disponi- infliggendo sofferenze a molti e ferite letali al pianeta. I fenomeni scon-
bilità di Sara a lasciare mamma Anna, di cui era innamorata e dipendente, volgenti che si stanno verificando in maniera sempre più grave, rivelano la
per andare con mamma Morena? fatuità delle ricchezze materiali e la risibilità di presunti prestigi.
Non ci sono spiegazioni umane e non resta che appellarsi all’idea di un Ma ogni creatura umana che ha il coraggio di guardarsi dentro sente
intervento venuto dall’alto. Considerando i fatti e le ripercussioni materia- dentro di sé un’ansia, un desiderio che non potrà mai essere soddisfatto
li e soprattutto spirituali su centinaia di persone, non resta che accettare dai beni materiali.
l’evidenza della vocazione riservata a Sara: essere strumento per un mes- Soprattutto sente una nostalgia di “altro”, di qualcosa che sovrasta il
saggio destinato a tutti gli uomini di questa società del terzo millennio. tangibile; avverte la necessità di essere amato, di amare con una pienez-
A me sembra tuttavia che il primo messaggio sia per i suoi genitori. Sì, za che non riesce a ottenere nella limitatezza terrena; non accetta l’idea
proprio un invito a scoprire la loro vocazione. Anna e Michele, dopo la che i palpiti dell’anima, la scintilla di vita che vibra nell’intimo possano
morte di Sara, hanno ritrovato la fede, hanno scoperto di essere chiamati spegnersi definitivamente con la grande violenza della morte. Infatti la
ad una nuova relazione con Dio e Sara ne è stata la mediatrice insieme a creatura umana porta in sé il marchio di fabbrica: veniamo da Dio, a Lui
mamma Morena. tendiamo e in Lui troviamo la perfetta compiutezza della vita.
Il sacramento del Matrimonio è rifiorito in loro ed ha cominciato a Il nonno Palmiro, mio caro amico, mi ha raccontato molti fatti strani ri-
portare i suoi frutti. C’è stata un’apertura alla vita, sono nati altri quattro guardanti Sara, che sembrano ricondurre a questa necessità spirituale pro-
figli. Ho ascoltato molte volte Anna e Michele raccontare gli avvenimenti pria dell’uomo. Alcuni sono narrati in questo volume, e di uno io stesso
del dramma vissuto e sempre hanno evidenziato come Sara sia stata inter- sono stato testimone: un fatto tanto delicato quanto fortemente simbolico.
mediaria di una grazia speciale che ha illuminato la loro mente e riscaldato Dopo la celebrazione della Santa Messa nella chiesa parrocchiale di
il loro cuore. Hanno ritrovato il loro posto nella comunità parrocchiale San Martino in Colle con le famiglie che hanno i figli in cielo, siamo usciti
mettendo al suo servizio i carismi ricevuti. Sono diventati presenza attiva nel piazzale ed è stato lanciato un grappolo di palloncini. Tutti sono saliti
non solo con la partecipazione alle liturgie domenicali e feriali, ma anche ma uno, raggiunta la cima di un albero, si è fermato ed è tornato indietro.
con l’aiuto ai fidanzati che si preparano a ricevere il sacramento del Ma- Si udì una voce che diceva: “È Sara che vuole rimanere con noi”.
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Il palloncino bianco, dopo aver girato intorno ad un piccolo ulivo pian-
tato dal parroco a ricordo della bimba, si è fermato a circa un metro e mez-
TESTIMONIANZA DI
zo da terra ed è rimasto lì per quasi due giorni. Come a dire che il guscio di ENRICO GRAZIANO
Sara è nella tomba, ma lei vive in Dio ed è strumento di cui Lui si serve per GIOVANNI SOLINAS
mandare a tutti un messaggio di vita e di speranza, per ricordarci che ci
aspetta la gioia pura dell’“oltre”, e che questa consapevolezza può rendere
più elevati i nostri pensieri, più intensi i nostri giorni.
Questo libro è una grande storia d’Amore: Amore di Dio per le sue
Mercoledì, 18 marzo 2020 creature; Amore che vince su una tragedia familiare; Amore tra due sorelle
+ Mario Ceccobelli accomunate da un’infanzia “segnata dal dolore”; Amore tra due fidanzati
divenuti poi marito e moglie e quindi padre e madre; Amore per i loro
Vescovo emerito di Gubbio
figli; Amore che lascia senza fiato perché ha in sé la morte improvvisa di
una figlia a soli tre anni e mezzo.
GIOVANNI SOLINAS Per questo in tutto ciò si legge una speranza infinita in Colui che è Ri-
PREGHIERA ALLA VERGINE MORENA DI COPACABANA
sorto ed in Colei, la Vergine Maria (“Mamma Morena” per la piccola Sara
Mamma, n.d.r.) che ci conduce ancora una volta a suo figlio Risorto. Anche nella
con questo dolce nome Gesù morente
ti ha consegnato a noi, storia della “piccola, grande Sara” si respira l’antico detto “ad Jesum per
discepoli del figlio tuo e figli tuoi. Mariam”.
Nel corso dei secoli sei stata chiamata con nomi diversi. Ho scelto di iniziare a scrivere oggi, lunedì dell’Angelo 2017 la storia
Alla piccola Sara ti sei rivelata con il nome di “Morena”.
Così ti invocano i fedeli della Bolivia
della “piccola, grande” Sara Mariucci perché penso che lei sia un “picco-
che vengono a pregare davanti alla tua immagine lo, grande angelo” che ha visitato la mia vita così come quella di moltissi-
nel Santuario di Copacabana. me altre persone.
Anche in questa chiesa di San Martino in Colle Il perché sia io a scrivere questa bellissima storia è un mistero che mi
mani devote hanno voluto collocare quell’immagine
per ricordare la nostra sorellina Sara sorpassa e del quale percepisco appena la bellezza e grandiosità, ma sul
che tu hai portato con te in Paradiso. quale non posso soffermarmi semplicemente perché è qualcosa che appar-
tiene a Dio e che forse un giorno mi sarà ancora più chiaro.
Madre,
con fiducia filiale deponiamo la nostra preghiera Non sono uno scrittore e sicuramente nel corso di questo mio raccon-
sulle mani innocenti della piccola Sara to, al quale ho dato il “taglio” di “libro-intervista”, chiunque potrà notar-
perchè sia lei ad offrirtela, lo, ma ho sentito nel cuore che avrei dovuto scrivere di lei ed ho accolto
affinchè tu la presenti al Figlio tuo e
Signore nostro Gesù,
questo invito interiore pur con tutti i miei limiti.
che vive e regna nei secoli dei secoli. Sara è entrata nel mio cuore senza che io l’abbia in qualche modo
Amen cercata, già diverso tempo fa. Ero in un periodo di grossa crisi personale
all’interno della quale sentivo che il Signore non mi abbandonava ma
Si approva
† Mario Ceccobelli c’era qualcosa di più o meglio “Qualcuno in più” tramite il quale Dio
andava ponendo una sorta di barriera tra me e l’abisso, ma all’epoca non
Gubbio, 1 novembre 2006 - Festa di tutti i Santi lo capivo.
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Mi accompagnava la preghiera, una comunità di fratelli (la 1a comunità in grado eroico delle virtù cristiane da parte di questa piccola bambina;
neocatecumenale della parrocchia di San Filippo Neri a Perugia, oggi 1a ma in realtà non è proprio questo l’importante. La cosa veramente impor-
comunità neocatecumenale della parrocchia di Santa Maria in Case Bru- tante è il “segno” che Sara ha lasciato su questa terra da viva e quello che
ciate n.d.r.), i Sacramenti, e un “angelo” particolare del quale solo perce- quasi ogni giorno sta lasciando anche se non è più tra noi corporalmente
pivo la presenza discreta e che poi ho capito essere proprio Sara. ma mostrando la sua presenza in tanti altri modi, così da suscitare in me
Premetto che all’epoca, così come ancora oggi, mi occupavo oltre che il desiderio di non mandare perduta questa “perla” che ci fa pensare, con
del mio lavoro come giudice laico all’interno del Tribunale Ecclesiastico maggiore intensità, a quella parte del “CREDO” da noi recitato ogni do-
Interdiocesano Umbro, anche della causa di beatificazione e canonizza- menica durante la liturgia eucaristica nella quale professiamo di “credere
zione del Venerabile Servo di Dio Vittorio Trancanelli, medico perugino, nella comunione dei santi”.
morto nel 1998 in concetto di santità e del quale, dal 2012, sono il Po- Tutti noi siamo “santi” per effetto del nostro Battesimo e questo ce lo
stulatore. Ad oggi sono anche postulatore della Causa di beatificazione dice la Chiesa, ma vi sono persone che, dopo la loro morte, fanno presen-
e canonizzazione del Venerabile Servo di Dio Alessandro Nottegar, me- te in qualche modo la “santità di Dio” e questo mediante azioni visibili
dico veronese morto nel 1986 ed infine di quella del Servo di Dio John e concrete che solo un occhio ed un cuore indifferenti non saprebbero
Bradburne, laico inglese e terziario francescano che spese la sua vita a vedere.
curare amorevolmente i lebbrosi in Zimbabwe, ex Rhodesia, e che lì fu
ucciso nel 1979.
Dico questo perché la “santità” mi ha sempre colpito fin da bambino LA MIA STORIA CON SARA
e oggi mi sono ritrovato a “postularla” seguendo quella che è la “norma
canonica” affinché la stessa venga riconosciuta dalla Chiesa. Nell’autunno del 2017, avevo visto l’immaginetta di Sara sopra un mo-
Questa premessa è necessaria per far capire, non solo a me stesso, ma bile della casa dei miei genitori ed ero rimasto profondamente colpito per
anche a chi leggerà questa storia, che la stessa non seguirà solo l’aspetto la sua giovane età. Ricordo molto bene quando lessi, quel giorno di agosto
emozionale che mi appartiene, ma anche quello razionale e logico che è del 2006 sui quotidiani umbri, la terribile tragedia che aveva colpito la sua
di diretta pertinenza del diritto canonico e ciò sicuramente nel rispetto famiglia per l’improvvisa e tragica morte di questa bellissima bambina,
di una mia forma mentis che mi accompagna inevitabilmente per il tipo che si trovava in Calabria, folgorata da una scarica elettrica mentre era in
di lavoro che svolgo. Il mio intento, con questo libro, è scrivere la storia compagnia dei genitori. Poi non seppi più nul-
di una bambina dei giorni nostri (essendo tornata alla Casa del Padre il 5 la. Solo dopo qualche giorno da che l’avevo con
agosto 2006, n.d.r.) vissuta soltanto tre anni e mezzo ma che ha lasciato e me, ho ripreso in mano l’immaginetta con la sua
lascia a tutt’oggi un segno indelebile non solo nella comunità eugubina, foto-ricordo ed iniziai a leggere. In poche righe
ma ben oltre quella stupenda città umbra valicando il confine regionale ed sua madre Anna, la sua madre “terrena” ricorda
essendo ormai ad oggi conosciuta praticamente in tutta l’Italia ed in vari la storia di Sara e della sua “Mamma Morena”
altri Paesi del mondo. (che poi si scoprì essere la Vergine Morena ve-
Diciamo subito, a scanso di equivoci e con cognizione di causa, che allo nerata nel Santuario di Copacabana sulle rive
stato attuale della normativa canonica seguita dalla Congregazione delle del lago Titicaca in Bolivia n.d.r.) e la cosa mi
Cause dei Santi, non esistono margini per la proposizione di un’eventuale
causa di canonizzazione per Sara vista la sua giovanissima età, in quanto
mancherebbero dei presupposti inerenti alla dimostrazione dell’esercizio La foto di Sara usata per l’immaginetta

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incuriosì, così come il visino dolce della bambina. Ancora di più, però, mi delle Cause dei Santi per acquisire il titolo di Postulatore cosa che sarebbe
colpì quanto sua madre ha scritto sotto le date che ricordano la nascita di stata per me una gioia immensa vista la mia passione fin da piccolo per le
Sara su questa terra e la sua “nascita al cielo”. Le riporto subito perché figure dei santi e per l’agiografia. Anche in quel caso mi sentii “chiudere la
in esse trovo il “cuore” e il senso vero di questo libro. Vi si legge: “Che la porta in faccia” per motivi che mi sembravano anche futili ma accettai di
storia di Sara Mariucci (31 dicembre 2002 – 5 agosto 2006) possa portare fatto la situazione pensando non fosse quella la Volontà di Dio. In realtà
speranza nei cuori di chi soffre, di chi ha paura e di chi ha perso la fede”. però, semplicemente non era quello il tempo visto che dopo alcuni anni il
Quelle parole erano rimaste scolpite nel mio cuore così come la sua Signore mi aprì la strada per intraprendere lo Studium e poi per diventare
storia con “Mamma Morena”, così semplice ma altrettanto straordinaria. Postulatore. Così avvenne per Sara. Pensai nel mio cuore che quella fosse
Ancora però non conoscevo tutto ciò che era accaduto dalla morte della solo una mia velleità e lasciai perdere ma, come nel caso appena menzio-
bambina e accade ancora oggi, che ha sollecitato l’autorità ecclesiastica nato, solamente non era quello il momento. Sì, perché dopo qualche mese
nella persona dell’allora Vescovo di Gubbio, Mons. Mario Ceccobelli (ora accadde quella che io chiamo, e non posso definire altrimenti, una mera-
Vescovo Emerito n.d.r.) ed oggi nella persona dell’attuale Vescovo Mons. vigliosa Dio-incidenza.
Luciano Paolucci Bedini a monitorare con grande discrezione e prudenza Fui contattato infatti via Facebook sulla pagina della Postulazione della
la vicenda, rimettendola nelle mani di un frate francescano, Padre France- Causa di Vittorio Trancanelli da una madre molto sofferente per la malat-
sco Ferrari o.f.m. (che ho avuto la “Grazia” di conoscere), deceduto poi tia della figlia che mi chiedeva preghiere. In poco tempo siamo diventati
il 18 marzo 2019, il quale era stato incaricato già da Mons. Ceccobelli di amici ed ho portato nel cuore quella sofferenza fino a quando, un giorno
raccogliere tutto il materiale documentale attinente alla vicenda. decisi di andare a trovarle, a Perugia, portandole un’immaginetta di Vit-
Fu così che sentii nel cuore di dover andare a far visita alla tomba della torio. Appena entrato nella sua casa vidi nel soggiorno un grande tavolo
bambina ma non sapevo neppure dove fosse ed inoltre, non so per quale intorno al quale erano sedute due belle bambine. La prima cosa che la
motivo, sentii di voler scrivere di lei. Non sapevo ancora in quel momento donna mi disse fu: “Sai Enrico lei è Gioia la sorellina di Sara Mariucci!”.
che la piccola Sara mi stesse “chiamando” e che il Signore fosse inevita- Rimasi basito perché me lo disse come se lei sapesse ciò che io portavo
bilmente dietro a quella chiamata. Avevo finito di scrivere la Positio super nel cuore. Guardandola con attenzione in Gioia ritrovai subito i tratti so-
virtutibus del Servo di Dio (oggi Venerabile, n.d.r.) Vittorio Trancanelli da matici di Sara. Chiesi alla donna se conoscesse la madre della bambina ed
presentare alla Congregazione delle Cause dei Santi, e non immaginavo ella mi rispose che erano grandi amiche e mi diede il numero di telefono
cosa sarebbe accaduto tra me e Sara. Perché l’interesse proprio per lei? di Anna Armentano, la mamma della piccola Sara. Percepii subito che in
Perché il pensiero di scrivere di lei, io che non ho certo alcun talento let- quel frangente non si trattava minimamente di un “caso fortuito” ma che
terario? invece era Dio che aveva deciso il momento ed il luogo in cui farmi “in-
Provai quindi ad andare dietro a questa ispirazione e contattai un sa- contrare” Sara nella figura della sua sorellina.
cerdote a Gubbio per chiedergli se fosse d’accordo che io scrivessi di Sara. Il giorno successivo ero al lavoro e il mio cuore era in subbuglio perché
Per ben due volte mi fece capire che non era il caso visto che tutto era da un lato non vedevo l’ora di poter contattare la madre di Sara e dall’altra
stato affidato al padre francescano di cui sopra. Come in altre circostanze provavo vergogna perché non sapevo cosa dirle, come presentarmi, come
del genere, mi dissi che forse non era una ispirazione di Dio quella che poterle spiegare ciò che avevo sentito nel mio animo. Ma proprio dentro
avevo sentito in fondo al mio cuore e decisi di lasciare correre. Qualcosa di me sentii una forza che mi fece coraggio e le telefonai. Dall’altra parte
di simile, però, mi era accaduta tanti anni fa quando avevo iniziato gli mi rispose una donna così affabile, gentile che mi stette ad ascoltare. Era
studi in diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense ed come se non ci fosse bisogno di spiegare alcunché, come se ci fossimo
avrei avuto la possibilità di seguire lo Studium presso la Congregazione conosciuti da sempre. Le chiesi se mi poteva dedicare un po’ di tempo
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e se mi potesse raccontare lei stessa la storia di Sara. Non esitò neppure tualmente ruota intorno alla figura e alla vicenda della piccola Sara perché
un secondo e con grande generosità ci demmo appuntamento al giorno non è questo il cuore della storia sebbene vi sia, ad oggi, tra le tantissime
successivo. Venne nel mio ufficio e parlammo di Sara per due ore ininter- testimonianze di grazie ricevute, anche la testimonianza di una donna che
rottamente e saremmo potuti andare avanti ancora se non fosse stato per riporterò in questo libro, solo perché ormai ampiamente divulgata, che
i nostri rispettivi impegni lavorativi. Cercai di dirle che avrei desiderato afferma, con tanto di riscontri documentali medici di aver ricevuto un mi-
scrivere su Sara e lei con grande semplicità mi disse che se quella era la racolo di guarigione da un tumore proprio grazie all’intercessione di Sara.
Volontà di Dio si sarebbe realizzata. Fu così che le diedi due copie della Al termine del libro una piccola concessione personale ovvero la storia
biografia che mi era stata dettata dalla vedova del Venerabile Trancanelli, di una madre e un padre, Silvia e Michele e della loro figlia Gaia Luce di
la signora Lia Sabatini. Una copia di quel libro andò tra le mani di Padre appena due anni e mezzo che hanno lottato e lottano ancora oggi “per la
Francesco Ferrari e lui, dopo averla letta, esclamò che sarei dovuto essere Vita” grazie alla presenza costante di Sara nella loro vita.
io a scrivere la storia di Sara. Quando venni a sapere ciò, fu per me la Termino con il mio desiderio più grande che è quello di rimettere que-
conferma che questo libro non era più il frutto di un mio pensiero e della sto libro nelle mani del Signore Gesù Cristo e della Mamma Morena,
mia volontà ma il progetto di Qualcuno ben più in alto di me. Nella mia l’“Altra” mamma di Sara, che ha accompagnato la piccola bambina in cielo
mente e nel mio cuore sapevo anche come avrei voluto realizzarlo ovvero affinché possa portare conforto a tutti coloro che lo leggeranno e possa
scrivendo la storia di Sara “incastonata” in quella della sua famiglia. Un li- essere “strumento” per avvicinare al Signore quelli che ne sono lontani per
bro intervista che parte dalla vita di ciascun membro della sua famiglia che i più disparati motivi. Che Sara possa intercedere per tutto questo ed un
racconta la sua vita e la sua storia con Sara. Attualmente tantissime perso- “GRAZIE” sincero a mamma Anna e papà Michele e ai loro figli Daniele,
ne visitano la tomba di Sara provenendo da ogni parte d’Italia e umana- Morena, Samuele, Gioia, Giulia perché continuano a vivere la loro quoti-
mente si fa difficoltà anche solo a provare a capire come possa una storia dianità totalmente immersi nei normali impegni di una vita tutt’altro che
così semplice e breve dare così tanta consolazione a chi si avvicina con semplice donando il loro tempo anche nelle attività della loro parrocchia
fede. Finora tantissime persone hanno testimoniato il loro affetto per Sara di Castel del Piano (PG) e continuando a testimoniare, quando gli viene
la cui intercessione viene richiesta per tante necessità. Sulla sua tomba vi chiesto, la bontà e la Misericordia del Signore pur raccontando una storia
è ogni mese un libro sul quale vengono scritte richieste di grazie e grazie apparentemente tragica ma che porta in sé e in loro la gioia del Risorto. Un
ricevute. La chiesa eugubina, giustamente, guarda con grande affetto e “grazie” speciale anche a nonno Palmiro e nonna Laura, a Matteo, a Rosa e
con cristiana prudenza a questa vicenda così eccezionale per tanti versi. I a Teresa e Salvatore senza i quali questo libro semplicemente non sarebbe
suoi genitori che mi hanno concesso di scrivere questa storia e di pubbli- esistito. Grazie anche a te, caro Padre Francesco che, prima in terra ed ora
carla e che mi hanno seguito da vicino diventando amici e “compagni di dal cielo, continui ad avere fiducia in me. Grazie a Luana, a Silvia e Miche-
cammino”, mi colpiscono per la loro semplicità e disponibilità nell’andare le, ad Alberto e Annamaria per avermi concesso di entrare nelle loro vite.
a rendere la propria testimonianza ogni qual volta vengono chiamati, sia Grazie di cuore al Vescovo Emerito di Gubbio, Mons. Mario Cecco-
nelle parrocchie che nelle scuole. belli che per primo ha vissuto la vicenda legata a Sara e che nel tempo
Personalmente paragono la storia di Sara ad un’onda oceanica che a ha avuto la sensibilità e la prudenza di non mandare perduto nulla che
mano a mano che si avvicina alla costa diventa sempre più alta e so che sta avesse a che fare con la storia di questa piccola ma già grande bambina,
dolcemente “travolgendo” così tante persone che si sentono confortate da tanto da accettare di scrivere la prefazione di questa mia semplice biogra-
lei e dalla Vergine Morena. fia-testimonianza. Un grazie di vero cuore a Mons. Jesús Juárez Párraga,
Dietro consiglio anche di Padre Francesco, di una cosa ero sicuro fin attuale arcivescovo emerito della diocesi di Sucre in Bolivia ma all’epoca
dall’inizio ovvero che non avrei toccato l’aspetto “miracolistico” che at- dei fatti arcivescovo della diocesi di El Alto nella quale vi è il Santuario
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della Madonna Morena di Copacabana. Grazie, infine, al Vescovo attuale
di Gubbio, Mons. Luciano Paolucci Bedini per aver voluto mettere il suo
TESTIMONIANZA DI
prudente ma essenziale “sigillo” nella postfazione di questo mio libro. Mi ANNA ARMENTANO
piace chiudere la mia testimonianza proprio con le parole da lui pronun- MAMMA DI SARA
ciate in una trasmissione di un’emittente televisiva italiana (TV2000 n.d.r.)
a margine della testimonianza che Anna Armentano diede a febbraio 2020
nella trasmissione “Bel Tempo si Spera” nella quale affermava: “...Non
possiamo parlare di Sara come di una santa e di chissà quale riconoscimento Mi chiamo Anna Armentano e andrò in Paradiso. Credo infatti, come
da parte della Chiesa, ma forse questo non è neanche necessario. Quello che ho pensato mentre parlavo con una mia amica, che nel Purgatorio non va
sicuramente dobbiamo notare è come questa storia lascia uscire altre storie chi ha peccato e deve scontare i propri peccati ma chi ha ancora l’incredu-
e questo riapre dei ‘cammini’ e questo permette anche, credo, al Signore di lità nel cuore. Chi non crede pienamente nell’infinita Misericordia di Dio.
intervenire poi come Lui crede”. Ho 45 anni e sono nata il 24 maggio 1974 (festa di Maria Ausiliatrice) a
Un gruppo di genitori che hanno i loro figli in cielo, al quale appar- San Lorenzo Bellizzi (CS), alle pendici del Monte Pollino.
tengono anche Michele e Anna, si riunisce il primo venerdì di ogni mese Sono la mamma di Sara Mariucci. Prima di iniziare a raccontare la sto-
(giorno consacrato al Sacro Cuore di Gesù) per celebrare la Santa Messa ria di mia figlia, non posso che benedire Dio della storia che ha fatto con
in suffragio delle anime dei figli presso la chiesa parrocchiale San Pio da me. Mio padre Domenico Armentano il 6 giugno 1979 ha sparato a mia
Pietrelcina in Castel del Piano (PG). madre. Ricordo quel giorno fin nei minimi particolari che mi accompa-
gnano ancora oggi, pur in una dimensione differente da quella della paura
o dell’odio nei quali potevo cadere. Era mattina presto ed io dormivo nel
lettone con i miei genitori. Mi svegliai perché avevo sentito loro che discu-
tevano per futili motivi. Ad un certo pun-
to mio padre si diresse verso il cassetto del
comò, prese la pistola detenuta legalmente
e, mentre discutevano, la puntò contro mia
madre la quale era in piedi a fianco del letto.
Anch’io mi ero alzata ed ero in piedi accan-
to a lei tenendo la mia mano sul suo cuore.
Lei guardò fissa mio padre e gli disse: “Cosa
stai facendo? Non vedi chi ho qui con me?”.
Poco prima dello sparo lei mi spinse sul letto
affinché non venissi colpita. Dopo che mio
padre fece fuoco, si svegliò anche mia sorel-
la Rosa, che dormiva in camera con i nostri

Anna in braccio alla nonna paterna


il giorno del battesimo

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I genitori di Anna, Domenico e Teresa beveva tanto vino che lo alterava e diveniva più violento verbalmente. Le
persone che mi hanno poi fermata per strada da adulta ricordavano però
genitori sebbene in un letto a parte. Nostro l’amore di mio padre per mia madre. Ho ancora con me le cartoline che
padre ci disse che non era successo niente e lui scriveva a mia madre e la sua gioia quando seppe che sarebbe nata mia
ci chiuse in casa con il corpo di nostra ma- sorella maggiore Rosa.
dre, mentre andava da nostra zia. Io mi ri- Ho cercato di capire i motivi del gesto di mio padre e se fossero ricon-
misi a letto tremante e piangente. Non ho ducibili a problematiche familiari ma poi abbiamo lasciato perdere. Non
ricordi di sangue, o almeno io non ricordo è questo ciò che più conta. Io e mia sorella abbiamo vissuto diversamente
nulla, mentre mia sorella Rosa sì. Mi ricordo la tragedia che ci ha colpito. Personalmente in tutto ciò che ho vissuto
il viso di mia madre, come in un ultimo re- per Grazia di Dio non ho mai “visto il buio” e sono stata una bambina
spiro, l’ultimo prima di rendere la sua anima molto fantasiosa e serena e sempre proiettata verso le cose belle (dipin-
a Dio. Mia sorella mi vestì e quando arriva- gere, immergermi nella natura) e senza saperlo mi sentivo abbracciata da
rono le mie zie e aprirono la porta, ci trova- Dio. “Stavo ore a guardare la bellezza del creato, come il cielo o la cascata
rono scosse e piangenti. Ci portarono a casa vicino casa”.
di una mia zia tra la gente che piangeva. Ci Mia sorella è sempre stata più proiettata verso il servizio che si mani-
misero nel lettone; io e Rosa continuavamo a piangere e le persone che festava nella cura della casa, nel preparare il pranzo e nel farmi da “mam-
erano accorse ci guardavano e piangevano dicendo “povere figlie”. Que- mina”. La mia sensazione era quella di essere un tutt’uno con ciò che mi
sto in seguito mi ha sempre dato fastidio ovvero la commiserazione delle circondava. A scuola Rosa era molto più brava di me. Io preferivo giocare.
persone che ci dicevano “poverine”. Con il tempo, e l’incontro con Gesù L’infanzia di Rosa è terminata ad 8 anni con quello sparo di mio padre
questo aggettivo mi ha reso felice perché Lui diceva “beati i poveri”. Tutti mentre la mia... non è mai finita.
a compiangerci, ma non pensavano che avevamo bisogno di consolazione
con un abbraccio. Questo non avvenne perché la mentalità di quel luogo Anna a 13 anni e in braccio alla sorella Rosa il giorno del battesimo
non prevedeva le “smancerie”. Ciò ha influito nella nostra crescita, ci ha
fatto diventare donne forti e non dalla lacrima facile. In seguito ho chiesto
a Dio il dono delle lacrime e della commozione perché avevo bisogno di
rompere quel guscio che mi ero creata per non farmi ferire.
Il paese nel quale abitavo era fatto di persone che mi fermavano per
strada incuriosite dall’accaduto, ed io, per tutelare la memoria di mio pa-
dre, dicevo falsamente che a mio padre era partito un colpo. Volevo difen-
dere la dignità della nostra famiglia. Una Grazia che ho ricevuto è stata di
non aver mai giudicato mio padre per quanto aveva commesso. Non ho
mai sentito odio nei suoi confronti proprio per Grazia di Dio. C’è stata
una sorta di paura nei suoi confronti. Lui passò tre anni in manicomio cri-
minale ed evidentemente era stata riscontrata una patologia psichica. Oggi
a distanza di tanti anni, penso che in mio padre ci fosse uno squilibrio
interiore. Ricordo i tanti litigi tra i miei genitori. Ricordo che mio padre
16 17
Ho sempre avuto un’anima gioiosa. Dalla scuola media in poi vi fu 1996. Non gli avevo raccontato nulla della mia storia e dei miei genitori e
in me una sorta di orgoglio che mi imponeva di fare bene nella vita per prima del suo primo bacio volli fargli conoscere tutta la mia vita perché
togliermi di dosso l’immagine tragica della mia famiglia. Nell’adolescenza volevo essere onesta con lui e parlargli delle mie origini, del mio passato,
mi vergognavo di ciò che era accaduto tanto che quando qualche estraneo del fatto che mio padre era stato anche in carcere.
mi chiedeva dei miei genitori io dicevo che erano morti in un incidente. Ciò che mi ha fatto innamorare ancora di più è stato il fatto che non
Crescendo sono stata un’adolescente socievole, mi piaceva uscire ed in- si era scandalizzato per le mie origini ma ne era ammirato. Mi ha sempre
contrare gli amici. Mi sono sempre data da fare lavorando come camerie- detto che la mia semplicità da “ragazza per bene” e la mia apertura alla
ra pur di guadagnare qualcosa. Nell’estate nella quale poi incontrai mio vita, nonostante le sofferenze patite, erano per lui elementi di grande at-
marito trovai lavoro in una discoteca come cassiera. In tutto ciò che ho trazione e ammirazione. Siamo stati fidanzati per tre anni. Ne fu molto
vissuto mi sono sempre sentita protetta, nel senso che, pur avendo fre- contento il marito di mia sorella Rosa, Pasquale, uomo veramente buono,
quentato ambienti nei quali vedevo circolare “fumo”, pasticche ecc., ho che ammirava il fatto che Michele fosse un carabiniere, perché questo rap-
sempre avuto ben chiaro dentro di me il bene e il male. Anche quando mi presentava per lui una garanzia. Pasquale per me è stato un fratello mag-
hanno offerto la droga mai ho sentito neppure il desiderio di provarla e in giore. Michele lavorava a Diamante sul Tirreno e per vedermi ogni fine
questo mi sono sentita protetta dall’Alto. Oggi penso che con una storia settimana si faceva due ore di macchina. Nel 1998 decidemmo di sposarci.
come la mia mi sarei potuta perdere ed invece Dio ha messo la sua mano Ci sposammo il 18 settembre 1999 nella chiesa di San Giovanni di Lo-
su di me. Quando conobbi Michele ero in discoteca; lui era nei Carabinie- reto a Mocaiana di Gubbio.
ri e la prima persona che arrestò fu una mia conoscente. Era il 1995. Subito dopo il viaggio di nozze negli Stati Uniti, Michele fu inviato per
Quando ho conosciuto Michele mai avrei pensato che mi sarei innamo- motivi di servizio in Israele ad Hebron dove abbiamo vissuto per cinque
rata di lui. mesi insieme.
Fisicamente non corrispondeva ai canoni di bellezza che avevo nella
mia mente, ma mi colpì molto l’aria di bravo ragazzo; mi sembrò una per- Anna e Michele il giorno del loro matrimonio e a Gerusalemme
sona della quale mi potevo fidare anche per-
ché, visto che lavoravo in discoteca, ho impa-
rato presto a difendermi ed a tenere lontano i
ragazzi che ci “provavano” con me. Mi sono
fidata di lui ed abbiamo iniziato a parlare ed
a conoscerci. Siamo diventati amici e confi-
denti e la prima cosa che gli ho detto quando
mi ha invitato ad uscire fu che accettavo ma
“senza secondi fini”... Lui annuì e per 5 mesi
ci frequentammo come amici. Mi invitò a tra-
scorrere il Capodanno a Perugia ed io accet-
tai. Ci fidanzammo all’alba del 1° gennaio del

Anna e Michele la prima sera che


sono usciti insieme nell’estate del ‘95

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violenza, la sofferenza e la malattia, la morte, la fatica del credere all’amore
LETTERA DI MONS.
nell’Amore.
Come la perdita drammatica di Sara si è trasformata nell’esodo di JESÚS JUÁREZ PÁRRAGA
un’intera famiglia che si è lasciata guidare dal Signore e ha continuato a ARCIVESCOVO EMERITO DI SUCRE
camminare con fiducia verso la terra promessa della piena comunione con
Dio Amore, così ogni vicenda che incrocia gli occhi profondi e il sorriso
accogliente della piccola ha l’opportunità di iniziare un cammino di con-
solazione e di rinnovamento interiore che nutrito da quell’Amore materno
può portare ancora frutti di vita eterna.
È un appello anche per tutta la comunità ecclesiale, che non può con-
tinuare ad annunciare il Vangelo in questi nostri giorni, senza prendersi
davvero cura della famiglia e delle famiglie, del loro cammino e dei suoi
passaggi. Senza affiancare ogni storia di amore con l’accompagnamento
della tenerezza e della bontà di Dio. Senza indicare a tutti e continuamen-
te, quell’alto e ampio orizzonte della vita piena ed eterna dove ci attende
la vera casa del nostro pellegrinaggio e l’unica famiglia di cui tutti siamo
parte.

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LETTERA DI MONS.
JESÚS JUÁREZ PÁRRAGA
ARCIVESCOVO EMERITO DI SUCRE

Carissimi amici lettori


dopo aver letto l’informativa pervenutami riguardante la straordinaria
relazione tra la bimba Sara Mariucci e la “Vergine Morena”, il mio cuore
si è colmato di emozione e dai miei occhi sono sgorgate lacrime di grati-
tudine.
Mi sono tornati in mente alcuni personaggi biblici che in sogno hanno
dialogato anche con Dio, come l’adolescente Samuele (1Sam 3) e il giova-
ne Salomone all’inizio del suo regno (1Re 3,5-15).
Nel caso di Sara si ribadisce la certezza cristiana che ‘‘nulla è impossi-
bile a Dio” (Lc 1,37) dato che i disegni e le vie del Signore sono diversi
dai nostri.
Non hanno forse goduto del privilegio di parlare con la Vergine i pasto-
relli Lucia, Giacinta e Francesco, nelle varie apparizioni della Madonna a
Cova di Iria a Fatima (Portogallo) il 13 maggio 1917? E l’evento prodigio-
so accaduto a Lourdes, in Francia, con Bernadette Soubirous?
Senza alcun dubbio, la visione di Sara raccontata a sua madre Anna, la
notte prima della sua dipartita alla casa del Padre, è frutto, evidentemente,
dell’esperienza mariana vissuta nella famiglia, dal momento che il Signore
si manifesta nei semplici e puri di cuore.
Chi era lo scultore della Vergine Morena che delineando nel volto della
Vergine i tratti dell’antica cultura nativa rese poi possibile l’evangelizza-
zione di questo popolo millenario? Tito Yupanqui, battezzato con il nome
di Francesco, nobile inca e devoto alla Vergine Maria, che fece voto di do-
nare al suo popolo un’immagine della Madonna fatta con le proprie mani.
Dopo un lungo iter di formazione e dopo aver superato numerose diffi-
coltà e fallimenti, senza perdersi d’animo, riuscì a terminare la sua bellissi-
ma scultura della Vergine miracolosa di Copacabana, che poté finalmente
arrivare al Santuario il 2 febbraio 1583 dove fu intronizzata. Il suo primo
miracolo consistette nell’unificazione delle comunità native intorno al lago
sacro (Titicaca).
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La Vergine di Copacabana, per Sara la “Vergine Morena”, è la Regina
incoronata della Bolivia. Al suo Santuario arrivano migliaia di pellegrini
per adempiere le promesse fatte alla Madre di Dio e ricevere la sua bene-
dizione. Un pellegrinaggio simile lo realizzarono gli sposi Michele Mari-
ucci e Anna Armentano, i genitori di Sara, per conoscere Colei, che la loro
figlia ebbe la beatitudine di contemplare, e poter parlare nel suo Santua-
rio, quando ero vescovo della giovane diocesi di El Alto, la cui patrona è
nostra Signora di Copacabana.
Nel suo Santuario, Ella, invocata come la “Mammina di Copacabana”,
ascolta le preghiere dei suoi figli che sentono la protezione di Colei che è
stata scelta da Dio per essere Madre di Gesù “Via, Verità e Vita” (cfr Gv
14,6) e Madre nostra (cfr Gv 19,25-27).
La Vergine Morena simboleggia l’identità della regione di La Paz e la
sua devozione e la sua venerazione si estendono per tutta la nostra amata
Bolivia.
Concludendo il mio pensiero, ringrazio per aver avuto l’opportunità di
incontrare, durante la mia brevissima visita a Gubbio, i genitori della no-
stra cara e indimenticabile Sara, ai quali ho espresso la mia gratitudine per
il dono che ci hanno offerto nella loro figlia, che gode della presenza del
nostro amato Dio Padre e intercede per noi perché viviamo in pienezza la
vita cristiana e la chiamata alla santità. Che guidi tutte le persone che han-
no offerto le loro testimonianze, affinché il dott. Enrico Solinas le possa
raccogliere tutte in un solo scritto.
‘‘Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5,8)

Sucre, dicembre 2020

Monsignor Jesus Juarez Parraga SDB


Arcivescovo emerito di Sucre

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INDICE

Prefazione di Mons. Mario Ceccobelli Testimonianza di Rosa Armentano zia di Sara 69


Vescovo emerito di Gubbio 3
Preghiera alla Vergine Morena di Copacabana  6 Testimonianza di Palmiro Mariucci nonno paterno di Sara 77

Testimonianza di Enrico Graziano Giovanni Solinas7 Testimonianza di Lauretta Filippetti nonna paterna di Sara 97
La mia storia con Sara 9
Testimonianza di Matteo Mariucci zio paterno di Sara 107
Testimonianza di Anna Armentano mamma di Sara 15
Sara... un dono inatteso 24 Testimonianza di Teresa Mastrota cugina di Sara 113
Io e Dio 24
L’incontro con Michele  25 Testimonianza di Padre Francesco Ferrari o.f.m.119
La lontananza da Dio  26
Io e Sara 27 Testimonianza di Luana Cavazza121
La nascita in cielo di Sara  28
In viaggio verso Gubbio  34 Testimonianza di Silvia Guasticchi mamma di Gaia Luce 133
I segni  35
La foto  38 Postfazione di Mons. Luciano Paolucci Bedini
Padre Pio  39 Vescovo di Gubbio 151
Daniele  40
Apertura alla vita: la nascita dei nostri figli Lettera di Mons. Jesús Juárez Párraga
Morena, Samuele, Gioia e Giulia 41 Arcivescovo emerito di Sucre  153
Noi famiglie in cammino e figli in cielo  42
Sara... un dono prezioso di Dio  44

Testimonianza di Michele Mariucci papà di Sara 45

Testimonianza di Daniele Mariucci fratello di Sara 65

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PER CHI VOLESSE ANDARE DALLA PICCOLA SARA

Per chi proviene da Nord:


Immettersi sulla E45 a Cesena direzione Orte.
Uscire a “Umbertide Gubbio” e percorrere la via dell’Assino.
Prima di giungere alla frazione Mocaiana di Gubbio svoltare a destra
direzione Ancona ed immettersi sulla variante di Gubbio SS219.
Uscire a “Scheggia - Viale Parruccini”.
Seguire le indicazioni per San Martino in Colle come da indicazioni grafiche.

Per chi proviene da Sud:


Immettersi sulla E45 a Orte direzione Cesena.
Uscire a Valfabbrica direzione Ancona e percorrere la SS318.
Uscire a Gubbio ed immettersi sulla variante di Gubbio SS219.
Uscire a “Scheggia - Viale Parruccini”.
Seguire le indicazioni per San Martino in Colle come da indicazioni grafiche.

Per chi percorre la A14 Adriatica:


Uscire a Fano e seguire le indicazioni per Gubbio.
Una volta giunti a Gubbio seguire le indicazioni per San Martino in Colle.

Sito internet della parrocchia:


https://sanmartinoincollegubbio.it/

Sara Mariucci l’Angelo degli Angeli