Sei sulla pagina 1di 10

P.

Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

2Sam 7,1-17
La promessa di una perpetua dinastia

2Sam 7 è senza dubbio uno dei capitoli centrali del libro di Samuele. Esso si distingue chiaramente
in due parti: l’oracolo divino pronunciato da Natan (vv. 1-17) e la preghiera di Davide (vv. 18-29)
come risposta all’oracolo.
La parte relativa all’oracolo di Natan può essere suddivisa in tre sezioni: vv. 1-3 che ne
costituiscono l’ambientazione iniziale, i vv. 4-16 sono il pronunciamento divino vero e proprio, il
v. 17 riporta la trasmissione dell’oracolo a Davide. L’oracolo divino stesso (vv. 4-16) è a sua volta
suddivisibile in più piccole unità: dopo l’introduzione del v. 4, sono affrontate tre diverse
tematiche: la costruzione del tempio (vv. 5-7), l’assistenza divina a Davide e al popolo (vv. 8-11a),
la promessa di una perpetua dinastia (vv. 11b-16). Tutte queste tematiche assumono grande
rilievo teologico e, nel contempo, possono trovare un produttivo raffronto con alcuni testi del
Vicino Oriente antico.
In breve, la struttura del passo è così sintetizzabile:
vv. 1-3 ambientazione;
v. 1 introduzione
v. 2 affermazioni di Davide
v. 3 risposta di Natan
vv. 4-16 oracolo;
v. 4 introduzione;
vv. 5-7 la dimora divina;
vv. 8-11a l’assistenza divina a Davide e Israele;
vv. 11b-16 la dinastia perpetua;
v. 17 trasmissione dell’oracolo.
La datazione della pericope e la sua storia redazionale è stata discussa (cfr. Oswald 2008, 17-31).
Per la datazione, alcuni ritengono presente un oracolo di epoca regale (L. Rost; F.M. Cross,
soprattutto vv. 4-7.11b-16; W.M. Schienewind; mancando riferimenti all’interruzione della
dinastia ed essendo presente la tipica ideologia regale), altri collocano l’insieme in età esilica (T.
Veijola; forse oracolo pro Ioiachin), altri ancora in età post-esilica (presenza di linguaggio tardo
dtr.). Per la storia redazionale, molte proposte di ricostruzione sono state presentate (L. Rost; T.
Veijola; M. Görg; ecc.), ma non si è giunti a un accordo tra le posizioni.

7,1 ‫« וַ יְ ִהי ִכּי־ ָי ַשׁב ַה ֶמּ ֶל� ְבּ ֵביתוֹ וַ יהֹוָ ה ֵה ִנ ַי�־לוֹ ִמ ָסּ ִביב ִמ ָכּל־אֹיְ ָביו‬Quando il re si fu stabilito (*yāšab) nella
sua casa (bêtô) [Yhwh gli aveva infatti dato tranquillità (*nwḥ) da tutti i suoi nemici
all’intorno]» – La parte di testo tra parentesi quadre non è presente nel parallelo 1Cr 17,1 ed è
considerato da molti esegeti (McCarter) un’aggiunta tardiva (interrompe la sequenza
sintattica; contrasta con le guerre del cap. 8 e con 1Re 5,17-18, ma intende anticipare e
concordare il v. 1 con l’affermazione del v. 11b). La sequenza sintattica dovrebbe essere ‫ וַ יְ ִהי‬+
kî qaṭal temporale, seguito da wayyiqṭol (cfr. ‫אמר‬ ֶ ֹ ‫ וַ יּ‬in v. 2); essa è però interrotta da un
Sogg.+qaṭal «Yhwh gli aveva…». La LXX legge κύριος κατεκληρονόμησεν αὐτὸν «Yhwh gli
diede possesso (in eredità)» presupponendo un testo consonantico ‫ הניחלו‬da *nḥl invece che da
*nwḥ. Altri autori sono contrari a considerare tale testo un’aggiunta perché ritengono che la
«tranquillità» sia da intendere come “temporanea” (Oswald).
L’introduzione scenica – a prima vista meramente descrittiva della situazione in cui si trova
Davide – costituisce un piccolo gioiello narrativo. Mentre infatti essa si collega al capitolo
precedente con alcuni riferimenti contestuali (2Sam 5,11ss costruzione della reggia; sconfitta
dei Filistei 2Sam 5,20.25), nel contempo allude a due importanti argomenti teologici: tramite
l’uso del verbo yāšab «stabilirsi, dimorare» unito al sostantivo bêt «casa» si opera
un’anticipazione del tema della dimora divina che sarà svolto nei vv. successivi; inoltre, con
l’uso del verbo *nwḥ (hifil) «dare tranquillità», oltre a riferirsi alle recenti vittorie sui Filistei e

1
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

al conseguente conseguimento della pace, si rimanda alle grandi opere di salvezza compiute
da Yhwh per il suo popolo in genere (cfr. Es 33,14; Dt 3,20; 12,10; 25,19; Gs 1,13-15; 21,44; 23,1).
7,2 ‫יﬠה‬
ָ ‫�הים י ֵֹשׁב ְבּתוֹ� ַהיְ ִר‬ִ ‫יוֹשׁב ְבּ ֵבית ֲא ָרזִ ים וַ ֲארוֹן ָה ֱא‬ ֶ ֹ ‫« וַ יּ‬Il re disse al
ֵ ‫אמר ַה ֶמּ ֶל� ֶאל־נָ ָתן ַהנָּ ִביא ְר ֵאה נָ א ָאנ ִֹכי‬
profeta Natan: “Vedi, io abito (yōšēb) in una casa (bêt) di cedro, mentre l’arca di Yhwh abita
(yōšēb) sotto un telo (di tenda)”» – In modo molto conciso, quasi improvviso, la proposizione
correlata al v. 1a (cfr. precedente nota sulla sintassi) introduce un dialogo tra il re Davide e il
profeta Natan sui medesimi temi *yšb e *byt del v. 1a. L’inizio è improvviso, non sappiamo
nulla in merito al luogo in cui si svolge il dialogo, né siamo preventivamente informati su chi
sia Natan, poiché egli appare qui per la prima volta nella Bibbia. Davide si rivolge al profeta e,
contrariamente a quanto ci si aspetterbbe, non chiede al profeta Natan di consultare il volere
divino in merito a un qualche suo progetto, 1 compie invece una semplice osservazione, quasi
0F

come se stesse manifestando una sua opinione a un consigliere di corte: «Vedi...». Davide
osserva la sua reggia costruita con legno pregiato dai famosi artigiani fenici (2Sam 5,11) e
rimarca il contrasto tra la sua casa e la dimora di Dio, descritta nella sua precaria fragilità
come il «telo (di una tenda)». La considerazione compiuta da Davide è del tutto corretta, tanto
più che – come notava il v. 1 – la prosperità e la pace di Davide derivano dal dono di Yhwh.
7,3 �‫ל־ה ֶמּ ֶל� כֹּל ֲא ֶשׁר ִבּ ְל ָב ְב� ֵל� ֲﬠ ֵשׂה ִכּי יְ הֹוָ ה ִﬠ ָמּ‬ַ ‫אמר נָ ָתן ֶא‬ ֶ ֹ ‫« וַ יּ‬Natan rispose al re: “Va’ e fa’ tutto
quanto hai in mente, perché Yhwh è con te”» – Natan concorda pienamente con
l’osservazione compiuta dal re (bilbābekā, alla lettera «nel tuo cuore»). L’iniziativa del re
appare del tutto corretta e corrisponde al comandamento di Dt 12,10-11, essa può pertanto
essere incoraggiata; 2 ma nella concezione religiosa vicino orientale, la (ri)costruzione di un
1F

tempio può essere effettuata solo con il consenso e l’approvazione della divinità stessa, poiché
il santuario è concepito come la vera dimora terrena di dio. 3 L’intenzione di ricostruire il 2F

tempio da parte del re non è, di per se stesso, un atto di superbia, a patto che esso corrisponda
al volere divino. Natan, in un primo momento, approva l’idea del sovrano, confortato dal fatto
che le precedenti formidabili vittorie di Davide contro i Filistei sono un chiaro segno che
Yhwh è davvero con Davide. La risposta di Natan appare però peculiare: da una parte non
sembra essere un’oracolo perché non inizia con l’usuale «così dice Yhwh» (cfr. v. 5a), dall’altra
parte l’espressione «Yhwh è con te» è una formula usuale nei libri dtr che indica l’appoggio
divino all’uomo (cfr. Gdc 1,22; 2,18; 1Sam 16,18; 18,28; 2Re 18,7; ecc.) ed essa è spesso impiegata
come risposta positiva negli oracoli di salvezza (cfr. Is 41,10). Alcuni commentatori (P.K.
McCarter) considerano il tono positivo del v. 3 segno di una redazione più antica dell’oracolo
rispetto ai vv. 5-7, come se in origine l’oracolo fosse stato favorevole a Davide. A ben vedere
però, per l’autore biblico, le parole di Natan in questo v. sembrano più simili a un consiglio
che a un oracolo (così K. Koch).

7,4 ‫« וַ יְ ִהי ַבּ ַלּיְ ָלה ַההוּא וַ יְ ִהי ְדּ ַבר־יְ הֹוָ ה ֶאל־נָ ָתן ֵלאמֹר‬Ma, in quella stessa notte, la parola di Yhwh (fu
rivolta) a Natan» – Il vero profeta, però, non può limitarsi a esprimere il suo parere personale,
ma deve lasciarsi istruire da Dio, e compiere il suo dovere di docile intermediario tra la
volontà di Dio e l’uomo. Ecco così intervenire Dio in visione notturna o in sogno. L’espressione

1
Natan sembra essere un tipico profeta di corte (cfr. 1Re 1) anche se in questo passo (tardivo?) egli sembra svolgere
un ruolo di critica al sovrano. Convocare i profeti per consultare preventivamente il volere divino in merito a una
iniziativa da intraprendere (cfr. per es. 2Re 3,11-13) era un preciso dovere per i re (cfr. le critiche in Is 30,1). Per il
Vicino Oriente antico si veda, per esempio, il cilindro di Nabopolassar per la ricostruzione della ziqqurrat
Etemenanki. Si tenga presente che le narrazioni di gesta profetiche sono state trasmesse all’interno di tradizioni
tipicamente profetiche (cfr. 1Cr 29,29) dove le figure dei singoli profeti erano descritte in conformità con il loro punto
di vista teologico. Diversamente, i documenti “profetici” del Vicino Oriente antico ci sono stati trasmessi spesso
all’interno delle tradizioni letterarie di palazzo.
2
Davide non può essere accusato di hybris, poiché costruire un tempio alla divinità era considerata una pia azione
religiosa. La costruzione e il restauro di templi era considerato uno dei principali doveri religiosi dei sovrani antico
orientali.
3
Cfr. ad esempio il Cilindro di Nabonedo per la ricostruzione dell’Eḫulḫul, il tempio di Sîn a Harran.

2
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

formulare «la parola di Yhwh (fu rivolta) a Natan», cosiddetta “formula dell’evento parola”,
ricorre circa 200 volte nell’Antico Testamento, specialmente nei libri di Geremia ed Ezechiele.

7,5-7 La dimora divina


La prima parte del messaggio profetico (vv. 5-7) si apre con la formula del messaggero seguito da
due domande retoriche (vv. 5b-6; 7) espresse nella forma grammaticale positiva e pertanto,
secondo le usuali regole retoriche bibliche, ammettono solo una risposta negativa: Davide non
dovrà costruire una casa a Yhwh, così come Yhwh non aveva mai comandato la costruzione di una
sua casa.
7,5-6 ‫ה־לּי ַביִ ת ְל ִשׁ ְב ִתּי‬
ִ ֶ‫ל־דּוִ ד כֹּה ָא ַמר יְ הֹוָ ה ַה ַא ָתּה ִתּ ְבנ‬ ַ ‫ ֵל� וְ ָא ַמ ְר ָתּ ֶא‬5
ָ ‫ל־ﬠ ְב ִדּי ֶא‬
‫וּב ִמ ְשׁ ָכּן‬
ְ ‫ת־בּנֵ י ִי ְשׂ ָר ֵאל ִמ ִמּ ְצ ַריִ ם וְ ַﬠד ַהיּוֹם ַהזֶּ ה וָ ֶא ְהיֶ ה ִמ ְת ַה ֵלּ� ְבּא ֶֹהל‬ ִ ‫ ִכּי לֹא ָי ַשׁ ְב ִתּי ְבּ ַביִ ת ְל ִמיּוֹם ַה ֲﬠ‬6
ְ ‫�תי ֶא‬
«5Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice Yhwh: ‘Forse che tu mi costruirai una casa (bayit)
perché io vi abiti? 6Ma io non ho abitato in una casa dal giorno in cui ho fatto uscire gli Israeliti
[dall’Egitto] fino ad oggi; piuttosto sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione» –
La prima parte del pronunciamento divino concerne il tema della “dimora”; esso si apre (v. 5a)
con l’imperativo «va’» (lēk) seguito da verbo alla forma weqaṭaltí tipico degli incarichi profetici:
«Va’ e di’ al mio servo 4 Davide» (cfr. Is 6,9; Ger 2,2; 28,13; Ez 3,11). Il messaggio divino
prosegue con la cosiddetta formula del messaggero («così dice Yhwh»), tipica del linguaggio
profetico che serve ad autorizzare l’inviato umano come portavoce che riporta in modo
letterale il messaggio divino affidatogli.
L’inizio dell’oracolo (che dovrà essere riportato fedelmente a Davide) è in forma di domanda
retorica 5 ed esprime l’idea che Davide non dovrà costruire una casa a Yhwh [LXX οὐ σὺ
οἰκοδομήσεις μοι «tu non mi edificherai» e 1Cr 17,4 rendono correttamente il senso, ma sono
lectio facilior]. Ma come comprendere questo rifiuto da parte di Dio? Perché Dio non accoglie il
buon proposito di Davide? La chiave di lettura, probabilmente, sta nel contrasto tra il «tu»
riferito a Davide e collocato in posizione enfatica all’inizio del messaggio di Yhwh, e l’«io»
divino del v. 6 che inverte la logica del proposito davidico: non tu potrai costruire una casa a
me, piuttosto io farò una casa a te (cfr. v. 11b). Anche la presenza del dativo di vantaggio
ִ ֶ‫« ִתּ ְבנ‬mi costruirai» rinforza l’interpretazione che la proposta di Davide procede nella
‫ה־לּי‬
direzione sbagliata (tu  a me), mentre quella corretta può essere solo io  a te (cfr. vv. 8-9,
11b). 65F

Sulla tradizione che Yhwh abbia abitato in una tenda cfr. Es 26 e 36, dove la dimora (miškān) è
stata descritta dall’autore P sulla base del futuro tempio di Gerusalemme.
Si noti inoltre che il v. 6 pone in contrasto la prima affermazione in forma negativa con il
verbo *yšb («io non ho abitato»), con la seconda in forma positiva con il verbo hitp. *hlk
(«piuttosto sono andato vagando»): tra le due proposizioni c’è opposizione nella morfologia e
nel lessico.
7,7 ‫ת־ﬠ ִמּי‬ ַ ‫ת־א ַחד ִשׁ ְב ֵטי יִ ְשׂ ָר ֵאל ֲא ֶשׁר ִצוִּ ִיתי ִל ְרעוֹת ֶא‬ ַ ‫ל־בּ ֵני ִי ְשׂ ָר ֵאל ֲה ָד ָבר ִדּ ַבּ ְר ִתּי ֶא‬
ְ ‫ר־ה ְת ַה ַלּ ְכ ִתּי ְבּ ָכ‬
ִ ‫ְבּכֹל ֲא ֶשׁ‬
‫יתם ִלי ֵבּית ֲא ָרזִ ים‬ ְ ֹ ‫« ֶאת־ ִי ְשׂ ָר ֵאל ֵלאמֹר ָל ָמּה ל‬Dovunque sono andato con tutti gli Israeliti ho forse
ֶ ‫א־ב ִנ‬
mai detto a uno dei (capi) tribù 7 d’Israele, cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele:
“Perché non mi avete costruito una casa di cedro?”» – Il messaggio divino continua lo stile
della domanda retorica [tutti i commentatori seguono la LXX εἰ λαλῶν ἐλάλησα, vocalizzando
4
Il titolo di «servo», che esprime l’obbedienza e la fedeltà verso una divinità, è un titolo molto diffuso tra i sovrani di
tutto il Vicino Oriente antico.
5
Una domanda retorica non esige alcuna risposta dall’interlocutore, la risposta è evidente nella domanda stessa e
serve solo a dare forza all’argomentazione (cfr. JM § 161). Di solito, se essa è posta in forma affermativa ci si attende
una risposta negativa (cfr. Sir 2,10; Ger 14,19), mentre a una domanda retorica posta in forma negativa ci si attende
una risposta positiva (1Re 14,29).
6
In astratto si potrebbe pensare che Dio affermi “non tu costruirai… piuttosto Salomone” (cfr. v. 13a), ma la retorica
dell’opposizione «io» «tu» favorisce l’interpretazione “non tu costruirai… piuttosto io” (cfr. v. 11b).
7
La BCEI, così come la maggioranza delle traduzioni, preferisce leggere l’ebraico šōpeṭê «giudici» (come in 1Cr 17,6),
piuttosto che il testo tradizionale ebraico che ha šibṭê «(capi di) tribù» (cfr. LXX φυλὴν «tribù»); molti commentatori
pensano però che la lezione «giudici» sia lectio facilior influenzata dal v. 11.

3
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

il TM hadabbēr invece che hadābār] ed afferma che la costruzione di un tempio non può
derivare da una determinazione umana, perché nessun sovrano – foss’anche il più potente
della terra – può obbligare Yhwh a dimorare presso un determinato popolo. Se mai si dovrà
arrivare a costruire un tempio, questo avverrà solo per merito di una decisione divina, poiché
solo Yhwh, nella sua più completa liberalità potrà scegliere il luogo in cui porre la propria
dimora presso il suo popolo (cfr. Es 29,46; Dt 12,11; 26,2; Ne 1,9). Yhwh è il tutore dei
governanti di Giuda, non il contrario!
Talvolta si è voluto vedere in questo v. una critica alla teologia del tempio (cfr. Is 66,1), ma
non sembra essere questo il caso: qui Yhwh sta solo rivendicando la sua autonomia nello
scegliersi «la sua dimora».

7,8-11a
7,8 ‫ֹאמר ְל ַﬠ ְב ִדּי ְל ָדוִ ד‬
ַ ‫« וְ ַﬠ ָתּה כֹּה־ת‬E ora dirai al mio servo Davide» – Il ‫ וְ ַﬠ ָתּה‬iniziale segnala il
passaggio a una nuova fase del discorso divino.
‫ל־ﬠ ִמּי ַﬠל־ ִי ְשׂ ָר ֵאל‬
ַ ‫ן־הנָּ וֶ ה ֵמ ַא ַחר ַהצֹּאן ִל ְהיוֹת נָ ִגיד ַﬠ‬ ַ ‫« כֹּה ָא ַמר יְ הֹוָ ה ְצ ָבאוֹת ֲאנִ י ְל ַק ְח ִתּי� ִמ‬Così dice Yhwh
ṣeba’ôt: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo sul mio
popolo Israele» – Dopo una nuova introduzione con la formula del messaggero (cfr. nota a v.
5), Dio stesso ricorda a Davide gli avvenimenti che lo hanno portato sul trono utilizzando,
questa volta nel corretto ordine d’importanza, i pronomi personali io e tu: «io ti ho preso…
perché tu fossi il capo…» (così anche nel v. 9). Il pronome pers. «io» in riferimento a Yhwh
(grammaticalmente superfluo) è posto in posizione enfatica come prima parola dell’oracolo. Il
«prendere dal pascolo» allude all’unzione di 1Sam 16. Il termine nāgîd «capo» sottolinea
l’essere stato «designato» da Yhwh a comandare il popolo d’Israele (cfr. Saul in 1Sam 9,16;
10,1; Davide in 1Sam 13,14; 2Sam 6,21; Is 55,4; Salomone in 1Re 1,35; Geroboamo in 1Re 14,7;
Ieu in 1Re 16,2). Si noti anche qui il contrasto lessicale nell’affermazione che Davide essendo
«dietro» il gregge, è stato posto da Dio «capo» davanti al popolo. Inoltre la posizione di «mio
popolo» davanti a «Israele» sottolinea come Israele non sia il popolo del re Davide, ma di Dio.
7,9a �‫ת־כּל־אֹיְ ֶבי� ִמ ָפּ ֶני‬
ָ ‫« וָ ֶא ְהיֶ ה ִﬠ ְמּ� ְבּכֹל ֲא ֶשׁר ָה ַל ְכ ָתּ וָ ַא ְכ ִר ָתה ֶא‬io sono stato con te dovunque sei andato,
e ho abbattuto tutti i tuoi nemici davanti a te» – Il v. continua sulla scia del precedente
ponendo in rilievo l’azione divina (I pers. sing.). L’affermazione «io sono stato con te» è un
vero tema teologico che ricorre più volte nella storia dell’ascesa di Davide al trono (cfr. 1Sam
16,18; 17,37; 18,14; 2Sam 5,10) e che annuncia la costante assistenza divina al suo eletto (la
promessa di assistenza divina è un tema dtr. ed è di solito costruita con un tempo futuro, “io
sarò con te”, cfr. Es 3,12; Gs 1,5; 3,7; Gdc 6,16; 1Re 11,38; ecc. L’espressione formulare
dell’assistenza divina si trova anche nelle profezie di salvezza: Is 43,2; 43,5 «non temere,
perché io sono con te»; Ag 2,4). Anche il tema di Dio che sconfigge i nemici del suo eletto (cioè
il sovrano) è un argomento usuale nelle iscrizioni regali vicino orientali.
7,9b ‫« וְ ָﬠ ִשׂ ִתי ְל� ֵשׁם ָגּדוֹל ְכּ ֵשׁם ַה ְגּד ִֹלים ֲא ֶשׁר ָבּ ָא ֶרץ‬io ti farò un nome [grande] come quello dei grandi
che sono nella terra» – La LXX omette «grande» (cfr. 1Cr 17,8). Dopo la retrospettiva, il
secondo momento dell’oracolo rivolto al tema dell’assistenza divina si volge al futuro, 8 7F

formulando alcune promesse per l’avvenire. La promessa divina di «fare un nome grande»
dovrebbe riferirsi sia alla fama, gloria che otterrà Davide (2Sam 8,13), sia alla durata della sua
progenie (cfr. 2Sam 14,7). Da un punto di vista teologico, rilevante è la dinamica di colui che
«fa un nome» a chi, cioè io  a te (cfr. quanto detto al v. 6; si veda anche l’opposizione tra il «facciamoci
un nome» di Gen 11,3 e il «renderò grande il tuo nome» di Gen 12,2).

7,10 ‫י־ﬠוְ ָלה ְל ַﬠנּוֹתוֹ ַכּ ֲא ֶשׁר ָבּ ִראשׁוֹנָ ה‬


ַ ‫וְ ַשׂ ְמ ִתּי ָמקוֹם ְל ַﬠ ִמּי ְל ִי ְשׂ ָר ֵאל וּנְ ַט ְﬠ ִתּיו וְ ָשׁ ַכן ַתּ ְח ָתּיו וְ ל ֹא יִ ְר ַגּז עוֹד וְ לֹא־י ִֹסיפוּ ְב ֵנ‬
«Fisserò un luogo al mio popolo Israele e lo pianterò perché vi prenda dimora e non sia più

8
Anche se non tutti i commentatori sono d’accordo, il valore temporale delle forme verbali di questi versetti
dovrebbe essere il futuro. Una minoranza di commentatori ritiene invece si tratti di una continuazione della
descrizione del passato operata nei precedenti versetti. Per approfondimenti cfr. i testi citati nella bibliografia.

4
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

turbato, e i malvagi non lo opprimano di nuovo come in passato» – Il «luogo» (māqôm) dove il
popolo potrà prendere una pacifica dimora probabilmente si riferisce al possesso della terra
dove Yhwh stesso donerà il «riposo» al suo popolo (cfr. Dt 12,9-10), come dimostra anche la
metafora del «piantare» il popolo nella terra, frequente soprattutto nel profeta Geremia (Ger
2,21; 11,17; 24,6; ecc.), ma anche nei Salmi (Sal 44,3; 80,9) e in Am 9,15. Poiché però – nel
contesto di Davide – la terra è già stata acquisita dal popolo, molti commentatori ritengono
che il «luogo» debba qui essere inteso come «luogo (di culto)», cioè il tempio di Gerusalemme
(cfr. Ez 17,23). Secondo questa interpretazione (così McCarter) i «malvagi» (‫י־ﬠוְ ָלה‬ ְ sarebbe
ַ ֵ‫)בנ‬
un riferimento a Ofni e Fineès, i sacerdoti figli di Eli (1Sam 2,12ss) che disonorarono il tempio
e la cui discendenza fu allontanata da Gerusalemme (1Re 2,26s), in favore di Sadoc (1Re 2,35).
Altri autori hanno invece pensato a un redattore (post-)esilico che esprimeva la sua speranza
di ritorno in patria.
Il TM ha «malfattori» (alla lettera: «figli di ingiustizia», plur.), mentre LXX ha υἱὸς ἀδικίας
«figlio di ingiustizia» al singolare; una lezione presente anche in 4QFlor (cfr. Sal 89,23).
7,11a �‫ל־ﬠ ִמּי ִי ְשׂ ָר ֵאל וַ ֲה ִניח ִֹתי ְל� ִמ ָכּל־אֹיְ ֶבי‬ ַ ‫« ְוּל ִמ‬cioè da quando io prescrissi dei
ַ ‫ן־היּוֹם ֲא ֶשׁר ִצוִּ ִיתי שׁ ְֹפ ִטים ַﬠ‬
giudici sul mio popolo Israele. Ti darò tranquillità liberandoti da tutti i tuoi nemici» – Dopo le
promesse divine al popolo riguardo alla discendenza e alla terra – iniziate con la promessa ad
Abramo (Gen 12,1-4) e ripetute ai patriarchi – segue una promessa a Davide che prospetta la
pace e la liberazione dai nemici. Questa visione positiva della dinastia ha indotto alcuni
commentatori a supporre che tali versetti siano stati redatti da un autore del periodo
dell’esilio o del primo post-esilio che, riferendosi alla figura di Davide, confidava nel ritrovare
una vita serena e senza angosce nella terra promessa.
L’immagine di Yhwh che «fa (ri)posare» (*nwḥ hif.) il suo popolo nella terra promessa è un
tema teologico dtr. molto rilevante (cfr. nota al v. 1; inoltre Dt 12,9-10; Gs 1,13; 21,44; 1Re 5,18);
solo con la costruzione del tempio, da parte di Salomone, finalmente Yhwh darà pieno
compimento a questa promessa (cfr. 1Re 8,56).

7,11b-16 – Il testo dell’oracolo assume ora un tono ufficiale orientandosi verso la tematica della
dinastia perpetua. Questi vv. sono spesso considerati un’alleanza con Davide, ma, nonostante sia
presente una terminologia che si richiama alla teologia dell’alleanza, è bene rimarcare che il
termine berît non ricorre in questo passo (cfr. invece Sal 89,4.29; 2Cr 13,5).
7,11b ‫ה־לּ� יְ הֹוָ ה‬ ַ ‫« וְ ִה ִגּיד ְל� יְ הֹוָ ה ִכּ‬Yhwh dichiara a te che una casa (egli) Yhwh ti farà» – È la
ְ ‫י־ביִ ת יַ ֲﬠ ֶשׂ‬
solenne introduzione alla promessa. Il passsaggio alla III pers. sing. può sembrare strano (cfr.
1Cr 17,10 «io ti annuncio»), ma va mantenuto come lectio difficilior. Il verbo al perfetto non è
quindi da tradurre al futuro unendolo ai precedenti weqataltí, ma come espressione di solenne
dichiarazione (performativo nei discorsi diretti, cfr. Ges §116i). Il testo ebraico articola la
promessa in modo peculiare: si ripete due volte il nome Yhwh, 9 sia nell’introduzione sia nella
promessa, e si posiziona il termine bayit «una casa» all’inizio della promessa. LXXB legge οἶκον
οἰκοδομήσεις αὐτῷ «una casa edificherai per lui», LXXL οἶκον οἰκοδομήσει ἑαυτῷ «una casa
edificherà per sé» dove si presuppone un verbo *bnh invece che *‘śh.
La promessa una «casa ti farà Yhwh» espone l’argomento della profezia dando evidenza alla
parola ebraica bayit che può significare, al contempo, «casa, tempio» (vv. 5 e 13), oppure
«casato, famiglia, discendenza, casa regnante» (qui e v. 16). Mentre nei vv. precedenti
l’attenzione era posta sulla «casa» intesa come edificio (palazzo di Davide oppure il tempio di
Yhwh), ora ci si riferisce alla discendenza fisica di Davide (cfr. v. 12).
7,12 ‫ת־מ ְמ ַל ְכתּוֹ‬
ַ ‫ת־אב ֶֹתי� וַ ֲה ִקימ ִֹתי ֶאת־זַ ְר ֲﬠ� ַא ֲח ֶרי� ֲא ֶשׁר יֵ ֵצא ִמ ֵמּ ֶﬠי� וַ ֲה ִכינ ִֹתי ֶא‬
ֲ ‫ִכּי יִ ְמ ְלאוּ יָ ֶמי� וְ ָשׁ ַכ ְב ָתּ ֶא‬
«Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, io farò sorgere dopo di
te il tuo discendente, che uscirà da te, e renderò stabile il suo regno» – Sull’iniziale «quando»
cfr. nota a fondo pagina sulla ripetizione di Yhwh al v. precedente.

9
Molti commentatori ritengono che il Yhwh alla fine del v. sia da modificare in whyh (alla lettera: «e sarà», cioè
«quando») e sia da unire al v. successivo sulla base della LXX che ha un καὶ ἔσται «e sarà» all’inizio del v. 12.

5
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

La duplice specificazione «tuo discendente (zar‘akā), che uscirà da te» specifica che si tratta di
un discendente generato fisicamente da Davide (cfr. similmente la medesima espressione
rivolta ad Abramo in Gen 15,4), ma rimane ambigua se deve essere intesa in senso stretto (il
solo successore fisico), oppure in senso collettivo (traducibile con «la tua discendenza»).
Medesima ambiguità rimarrà per l’interpretazione dei pronomi personali («egli/lui») nei vv.
successivi.

7,13 ‫ד־עוֹלם‬
ָ ‫ת־כּ ֵסּא ַמ ְמ ַל ְכתּוֹ ַﬠ‬ ַ ֶ‫« הוּא יִ ְבנ‬egli costruirà una casa al mio nome e io
ִ ‫ה־בּיִ ת ִל ְשׁ ִמי וְ כֹנַ נְ ִתּי ֶא‬
renderò stabile il suo trono regale per sempre» –
Mentre l’oracolo del successivo v. 13, chiarisce che si tratta del figlio Salomone, la conclusione
del v. 12 non risolve tale ambiguità di linguaggio, potendo essere intesa in senso generale di
discendenza. Secondo alcuni esegeti l’uso del termine zera‘ «seme; discendente, discendenza»
nel v. 12 è intenzionalmente generico, essendo poi specificato con il riferimento a Salomone
solo nel v. 13. 10 Nella teologia dtr. e in quella giudaica in genere, il «nome» di Yhwh riproduce
la presenza cultuale di dio stesso; egli trova dimora pertanto principalmente nel suo tempio. 11
7,14 ‫וּבנִ ְג ֵﬠי ְבּנֵ י ָא ָדם‬ ִ ֶ‫« ֲאנִ י ֶא ְהיֶ ה־לּוֹ ְל ָאב וְ הוּא יִ ְהי‬io sarò un
ְ ‫ה־לּי ְל ֵבן ֲא ֶשׁר ְבּ ַה ֲﬠוֹתוֹ וְ ה ַֹכ ְח ִתּיו ְבּ ֵשׁ ֶבט ֲא ָנ ִשׁים‬
padre per lui ed egli sarà per me un figlio; se farà il male lo punirò con verga d’uomo e (con)
percosse di figli d’uomo» – Il sintagma ‫( ְבּ ַה ֲﬠוֹתוֹ‬b+ inf. cs.) di solito esprime una temporale
(«quando farà…»), ma il contesto e la LXX καὶ ἐὰν «e se» orientano verso un’apodosi.
L’espressione ‫« ֵשׁ ֶבט ֲא ָנ ִשׁים‬verga di uomini» e ‫« נִ ְג ֵﬠי ְבּ ֵני ָא ָדם‬percosse di figli d’uomo» hanno il
senso di «punizioni che impiegano i mortali».
Lo stretto rapporto tra il sovrano e il suo Dio espresso in termini di paternità-figliolanza è
tipico dell’ideologia regale biblica (cfr. anche Sal 2,7; 89,27-28) e vicino orientale. 12 L’idea
espressa non è quella di una figliolanza fisica, ma di tipo “adottivo”, di rappresentanza.
L’eventuale punizione divina in caso di comportamento infedele da parte del re, sempre
espressa con terminologia di paternità-figliolanza, (cfr. la disciplina imposta ai figli nei libri
sapienziali; cfr. anche Ger 46,28) possiede un carattere di provvisorietà (cfr. 1Re 11,39) che si
distanzia nettamente dal carattere eterno della promessa (cfr. v. 15).
7,15 �‫« וְ ַח ְס ִדּי לֹא־ ָיסוּר ִמ ֶמּנּוּ ַכּ ֲא ֶשׁר ֲה ִסר ִֹתי ֵמ ִﬠם ָשׁאוּל ֲא ֶשׁר ֲה ִסר ִֹתי ִמ ְלּ ָפנֶ י‬Ma la mia benevolenza non
ritirerò da lui, come l’ho ritirata da Saul, che ho rimosso da dinanzi a te» – Il TM ‫ לֹא־ ָיסוּר‬è alla
lettera «non ritirerà», ma la LXX ha la I pers. sing. «ritirerò» (cfr. 1Cr 17,13). I testimoni
divergono nella parte finale del v.: «da chi era davanti a te» cioè “il tuo predecessore” con
riferimento a Saul (cfr. 1Cr 17,13 �‫ ֵמ ֲא ֶשׁר ָהיָ ה ְל ָפ ֶני‬e alcuni mss Sir.); «che ho rimosso dalla mia
presenza» (così LXX ἐκ προσώπου μου «dalla mia presenza» 13, pochi mss TM ‫ ִמ ְלּ ָפ ַני‬e VL93); «da
colui che ho rimosso davanti a te» (così il TM che, a differenza della LXX e 1Cr 17 esplicita il
nome Saul). Molti commentatori pensano che l’originale sia il testo breve di 1Cr 17,13 mentre
il TM costituirebbe un’espansione seriore (�‫) ֵמ] ִﬠם ָשׁאוּל[ ֲא ֶשׁר ֲה] ִסר ִֹתי ִמ[ ְלּ ָפנֶ י‬.
La promessa si caratterizza per la durata eterna della benevolenza (ḥesed) verso la casa
regnante. Tale promessa di dinastia perenne e di eterno favore divino sarà al centro della

10
Alcuni commentatori (per esempio P.K. McCarter) ipotizzano che v. 13a sia un’aggiunta che trasforma un originario
oracolo negativo rispetto alla costruzione del tempio composto dai soli vv. 12.13b-15.
11
Una espressione tipica della cosiddetta ideologia del Nome dtr è: «stabilire il (proprio) nome» (*śym oppure *škn pi.
šēm+suff.) che corrisponde all’akk. šuma / šumšu *sakānu). Contraria all’idea di una presenza cultuale nel «nome»
divino è S.L. RICHTER, The Deuteronomistic History and the Name Theology. lĕšakkēn šemô šām in the Bible and the Ancient
Near East (BZAW 318), Berlin 2002 (cfr. anche M. HUNDLEY, “To Be or Not to Be: A Reexamination of Name Language in
Deuteronomy and the Deuteronomistic History”, VT 59 [2009], 533-555). Tale formula non deve essere confusa con
*‘śh šēm del v. 9b (dal significato «ottenere fama/gloria», cfr. Gen 11,4; 2Sam 8,13) né con la presente *bnh šēm.
12
Kirta è detto figlio di Ilu (KTU 16.I:9-11); Assurbanipal si dice «figlio di Ninlil»; la dea Ištar, rivolgendosi a
Esarhaddon, dice «io sono tuo padre e tua madre» (cfr. SAA IX 2.III:26 a-na-ku ad-ka ama-ka); la preghiera “Marduk 5”
(BMS 12, cfr. W. Mayer, Or 1993, 313-337) bēlu at-ta-ma kīma a-bi u um-mì ina pī nišimeš ta-ba-aš-ši «Signore, tu come un
padre e una madre sei invocato sulla bocca della gente»…
13
Si noti che la LXX modifica talvolta i pronomi personali anche nel precedente e, soprattutto, nel successivo versetto
(«la sua casa… il suo trono…»; «mia presenza…»), dando all’oracolo un taglio messianico più evidente.

6
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

riflessione religiosa sulla dinastia davidica. Anche in altri testi si afferma infatti che Davide e
la dinastia saranno oggetto della permanente benevolenza divina che si impegna a garantire
una «lampada» sempre accesa sul trono davidico (cfr. 1Re 11,36; 15,4-5; 2Re 8,19) in virtù della
sua stessa fedeltà. Le punizioni a cui il popolo d’Israele eventualmente andrà incontro, siano
essi anche terribili come l’essere trascinati in esilio, non potranno comunque far venire meno
la benevolenza divina sulla casa di Davide. In questa prospettiva, la “alleanza” con Davide è
stata paragonata non tanto con i documenti di trattato (tra due parti), quanto piuttosto con le
concessioni regali ai vassalli (Weinfeld 1970; cfr. anche l’alleanza eterna di Abramo).
7,16 ‫ד־עוֹלם‬
ָ ‫ד־עוֹלם ְל ָפ ֶני� ִכּ ְס ֲא� יִ ְהיֶ ה נָ כוֹן ַﬠ‬
ָ ַ �‫« וְ נֶ ְא ַמן ֵבּ ְית‬La tua casa e il tuo regno dureranno
‫וּמ ְמ ַל ְכ ְתּ� ַﬠ‬
per sempre alla mia presenza e il tuo trono sarà saldo in eterno» – Il TM �‫ ְל ָפנֶ י� ִכּ ְס ֲא‬è alla
lettera «alla tua presenza, il tuo trono»; vari commentatori, sulla base della LXX ἐνώπιον
ἐμοῦ, καὶ ὁ θρόνος «davanti a me e il trono» ipotizzano un originale �‫ ְל ָפנַ י וְ ִכּ ְס ֲא‬con una
confusione tra kaf finale e waw da parte del copista. L’espressione «la tua casa e il tuo regno»
può ben essere compresa come endiadi e tradotta con «la tua casa regale», cioè la dinastia
regnante (cfr. le parole di Abigail rivolte a Davide in 1Sam 25,28-31).

7,17 ‫ל־דּוִ ד‬ ְ ‫« ְכּכֹל ַה ְדּ ָב ִרים ָה ֵא ֶלּה‬Natan parlò a Davide secondo tutte queste
ָ ‫וּככֹל ַה ִחזָּ יוֹן ַהזֶּ ה ֵכּן ִדּ ֶבּר נָ ָתן ֶא‬
parole e conformemente a tutta questa visione» – Alla fine dell’oracolo è riportata una rubrica
che pone in evidenza la correttezza delle parole pronunciate. Essa non costituisce una vera e
propria conclusione, poiché – dal punto di vista narrativo – seguirà la conseguente preghiera
di Davide (vv. 18-29).

Commentari:
A.G. AULD 2012 (OTL); A.A. ANDERSON 1989 (WBC); W. BRUEGGEMANN (1990; trad. it. 2005); P.K.
MCCARTER 1984 (AB).

Studi:
N. AVIOZ, Nathan’s Oracle (2 Samuel 7) and its Interpreters, Bern 2005.
B. COSTACURTA, Lo scettro e la spada. Davide diventa re (2Sam 2-12), Bologna 2006.
G. GAKURU, An Inner-Biblical Exegetical Study of the Davidic Covenant and the Dynastic Oracle, Lewiston,
NY, 2000.
G. HENTSCHEL, Gott, König und Tempel. Beobachtungen zu 2 Sam 7,1-17 (ETS 22), Leipzig 1992.
P. KASARI, Nathan’s Promise in 2 Samuel 7 and Related Texts, Helsinki 2007.
G.N. KNOPPERS, “Ancient Near Eastern Royal Grants and the Davidic Covenant: A Parallel?”, JAOS
116 (1996), 670-697.
A. LAATO, “Second Samuel 7 and Ancient Near Eastern Royal Ideology”, CBQ 59 (1997), 244-269.
R. LUX, “Der König als Tempelbauer. Anmerkungen zur sakralen Legitimation von Herrschaft im
Alten Testament”, in F.-R. ERKENS (Hg.), Herrschaftslegitimierung im Wechsel der Zeiten und
Räume, Berlin 2002, 99-122.
D.F. MURRAY, Divine Prerogative and Royal Pretension. Pragmatics, Poetics and Polemics in a Narrative
Sequence about David (2 Samuel 5.17–7.29) (JSOT.S 264), Sheffield 1998, 160-230.
W. OSWALD, Nathan der Prophet. Eine Untersuchung zu 2Samuel 7 und 12 und 1Könige 1 (AThANT 94),
Zürich 2008, 17-105.
A. SCHENKER, “Die Verheissung Natans in 2 Sam 7 in der Septuaginta: Wie erklären sich die
Differenzen zwischen Massoretischem Text und LXX, und was bedeuten sie für die
messianische Würde des davidischen Hauses in der LXX?”, in M. A. KNIBB (ed.), The Septuagint
and Messianism (BETL 195), Leuven 2006, 177-192.
O. SERGI, “The Composition of Nathan’s Oracle to David (2 Samuel 7:1–17) as a Reflection of Royal
Judahite Ideology”, JBL 129 (2010), 261-279.

7
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

1Cr 17,1-16
Anche in 1Cr è presente l’oracolo di Natan a Davide. Il Cronista però non riporta il testo
dell’oracolo esattamente come si trova in 2Sam 7. 14 Oltre a comprensibili differenze dovute a
corruzione della trasmissione testuale, vi sono anche maggiori differenze che non possono
derivare solo da ragioni di stile, 15 ma sono da comprendere alla luce della teologia propria
dell’autore Cronista.
In altre parole, il Cronista rilegge l’oracolo di Natan a Davide cercando di offrirne
un’interpretazione coerente con la propria teologia. Nell’oracolo pronunciato da Natan a Davide
vi sono infatti alcuni problemi teologici che, alla luce della storia post-esilica, dovevano essere
risolti: perché a Davide non fu concesso di costruire il tempio, visto che Yhwh aveva scelto
Gerusalemme come unico luogo di culto legittimo dopo l’insediamento in Canaan e la pace donata
da Yhwh (cfr. il comandamento di Dt 12,10-11)? Come armonizzare la promessa di un regno di
Davide che rimarrà saldo per sempre (2Sam 7,16) con i tragici avvenimenti dell’esilio?

Differenze più rilevanti tra 1Cr 17,1-16 e 2Sam 7

v. 1(teologia o critica letteraria) - Una prima interessante variazione del testo si trova già nel
versetto iniziale: mentre 2Sam 7,1 ambienta la narrazione «Quando il re si fu stabilito nella sua
casa e Yhwh gli ebbe dato tranquillità da tutti i suoi nemici all’intorno», il testo di 1Cr 17,1 omette la
seconda parte del versetto (qui in corsivo). Tale omissione, se non causata dalla dipendenza da un
modello di testo più breve, deve essere considerata intenzionale. Molto probabilmente
l’intenzionalità dell’omissione è di tipo teologico, poiché secondo la teologia del Cronista la
«tranquillità» del popolo si lega indissolubilmente con la presenza del tempio di Yhwh in
Gerusalemme; di conseguenza, in accordo con il comandamento espresso in Dt 12,10-11, sarà solo
durante il regno di Salomone – il futuro costruttore del tempio – che Yhwh può concedere la
tranquillità al suo popolo (cfr. 1Cr 22,8-9). Secondo la teologia del Cronista, il tempio, divina
«dimora della tranquillità» (1Cr 28,2; 2Cr 6,41), coincide necessariamente con la realtà della pace e
della sicurezza del popolo di Yhwh.

v. 4 (teologia, stile) – Dopo il dialogo introduttivo di Davide con il profeta Natan in cui il re di
Giuda prospetta la sua intenzione di costruire un tempio a Yhwh (1Cr 17,1-2 // 2Sam 7,2-3) e
Natan approva tale progetto (v. 3), Yhwh inaspettatamente si rivolge a Natan per proibire a
Davide di portare a compimento il suo progetto (17,4 // 2Sam 7,5). Anche in questo caso, però, la
riflessione teologica sul tempio obbliga il Cronista a modificare leggermente la sua fonte: mentre
la domanda retorica di 2Sam 7,5 («Forse che tu mi costruirai una casa…») proibisce la costruzione
del tempio alludendo quasi all’impossibilità da parte di Dio di abitare in una dimora costruita da
mani d’uomo, lo stile affermativo di 1Cr 17,4 «Non tu mi costruirai la casa…» pone l’enfasi
maggiormente sul tu, cioè sul fatto che Davide non deve costruire il tempio di Yhwh, ma lascia
aperta la possibilità che qualcun altro possa costruirla. Un altro piccolo cambiamento è costituito
dall’articolo determinativo «la casa» presente solo nel testo del Cronista che sottolinea
l’esclusività del tempio di Gerusalemme come unico santuario ammesso.

v. 6 (teologia?) – In 2Sam 7,7 «da quando ho fatto uscire gli Israeliti dall’Egitto…», mentre in 1Cr
17,6 si omette questa menzione dell’esodo dall’Egitto; forse perché il Cronista è maggiormente

14
In realtà la natura precisa del testo modello (Vorlage) a cui fa riferimento il Cronista è oggetto di disputa: alcuni
ritengono infatti che il testo alla base del racconto di 1Cr 17,1-16 non fosse identico al testo masoretico di 2Sam 7,1-
17; per maggiori dettagli si vedano i commentari.
15
Alcune variazioni di ordine meramente stilistico sono l’uso di vocaboli diversi, ma sinonimi, come «regno» malkût /
mamlākâ o la forma del pronome «io» ’anî / ’ānōkî. Altro esempio è l’uso del nome personale «Davide» al posto di «il
re»

8
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

interessato alla questione della costruzione del tempio e non intende alludere ad altri importanti
temi?
v. 6 (critica textus) – Il testo ebraico di 2Sam 7,7 ha ‫ ִשׁ ְב ֵטי‬šibṭê «(capi di) tribù», mentre il testo di
1Cr 17,6 ha ‫ שׁ ְֹפ ֵטי‬šōpeṭê «giudici». (La LXX concorda con 2Sam 7 poiché legge in entrambi i passi
φυλὴν «tribù») La lezione di Sam «tribù» dovrebbe essere preferita sia per l’attestazione multipla,
sia perché «giudici» può ben essere lectio facilior influenzata dal v. 11. (BCEI segue invece la lezione
«giudici»).

Nel prosieguo dell’oracolo, Natan si rivolge al futuro formulando varie promesse in merito
all’avvenire di Davide (2Sam 7,9-11). Anche in questo caso, il Cronista si comporta con libertà
rispetto al suo modello, compiendo alcune piccole modifiche.
v. 10 (teologia) – Mentre 2Sam 7,11 usa il più teologico verbo *nwḥ «dare riposo» («ti darò riposo
liberandoti da tutti i tuoi nemici»), il Cronista passa al verbo di sapore più militare *kn‘
«sottomettere, umiliare» («umilierò tutti i tuoi nemici»); mantenendo così ferma la concezione
religiosa già illustrata sopra che non può esservi «riposo, tranquillità» senza la presenza del
tempio di Yhwh in Gerusalemme. Il verbo *kn‘ utilizzato dal Cronista sottolinea maggiormente le
qualità militari di Davide, mentre il tempo della pace e della tranquillità apparterrà al successore
Salomone (1Cr 22,9). In questo modo, il legame tra Yhwh e l’erede Salomone appare molto più
stretto nell’oracolo di 1Cr 17 che in quello di 2Sam 7. Quest’affermazione può essere corroborata
da altre due differenze tra i due testi: in 1Cr 11,7 la promessa divina è esplicitata in modo che non
vi siano dubbi in merito al termine «discendente» come riferimento a Salomone («io stabilirò
dopo di te il tuo discendente, uno dei tuoi figli…»); 16 inoltre il Cronista omette la menzione degli
eventuali peccati commessi dal discendente (o discendenza) di Davide e la conseguente punizione
divina presente invece in 2Sam 7,14b.
v. 10 (critica textus) – In 2Sam 7,11 c’è un passaggio alla III pers. sing. �‫« וְ ִה ִגּיד ָל‬egli [i.e. Yhwh] ti
annuncia», mentre 1Cr 17,10 mantiene la II pers. sing. �‫« וָ ַא ִגּד ָל‬io ti annuncio». Molti autori
preferiscono correggere il testo di 2Sam per ragioni di stile, il passsaggio alla III pers. sing. può
essere mantenuto come lectio difficilior. Si tratta infatti dell’introduzione di una dichiarazione
ufficiale.

v. 11 (teologia? – stile?) – In 2Sam 7,12 si usa l’espressione «ti addormenterai con i tuoi avi»
(�‫ת־אב ֶֹתי‬
ֲ ‫ וְ ָשׁ ַכ ְב ָתּ ֶא‬cfr. 1Re 1,21; 2,10), mentre in 1Cr 17,11 �‫ם־אב ֶֹתי‬
ֲ ‫« ָל ֶל ֶכת ִﬠ‬andrai con i tuoi avi». La
prima di queste due formule è usata dal Cronista per indicare una morte pacifica (2Cr 9,31; 12,16;
13,23; 16,13; 21,1; 26,2.23; 27,9; 28,27; 32,33; 33,20). Qui è modificata perché non si vuole impiegare
tale formula a causa delle guerre di Davide, oppure è solo per ragioni stilistiche?

v. 13 (teologia) – Il Cronista, dopo «Io gli sarò per lui padre ed egli mi sarà per me figlio» omette la
frase «se farà il male lo punirò con verga d’uomo e (con) percosse di figli d’uomo» presente in
2Sam 7,14, poiché, secondo la sua teologia, la costruzione del tempio a Yhwh si potrà realizzare
solo in un periodo di pace («riposo») donato da Dio stesso, cioè nel periodo di Salomone (cfr.
anche la nota sulla teologia del verbo *nwḥ «dare riposo» in v. 10).

v. 14 (teologia) – Il Cronista interpreta teologicamente il collegamento tra la regalità, il tempio e


la discendenza davidica. Mentre nel testo di Sam 7,16 si legge ‫ד־עוֹלם‬ ָ ַ �‫« וְ נֶ ְא ַמן ֵבּ ְית‬il tuo
‫וּמ ְמ ַל ְכ ְתּ� ַﬠ‬
(cioè di Davide) casato e il tuo (cioè di Davide) regno sarà stabile per sempre», nella profezia
riportata in 1Cr 17,14 si dice ‫עוֹלם‬ ָ ‫עוֹלם וְ ִכ ְסאוֹ יִ ְהיֶ ה נָ כוֹן ַﬠד־‬
ָ ‫ד־ה‬
ָ ‫כוּתי ַﬠ‬ ְ ‫« וְ ַה ֲﬠ ַמ ְד ִתּיהוּ ְבּ ֵב ִיתי‬Lo
ִ ‫וּב ַמ ְל‬
insedierò nella mia (cioè di Yhwh) casa e nel mio regno per sempre, e il suo trono sarà stabile per
sempre». Secondo la teologia del Cronista, la regalità non appartiene alla dinastia davidica, ma è

16
L’espressione di 2Sam 7,12, senza l’aggiunta «uno dei tuoi figli», rimane invece ambigua, potendo essere intesa in
senso stretto (il solo successore fisico), oppure in senso collettivo (la discendenza davidica). cfr. supra.

9
P. Merlo – Annotazioni su 2Sam 7,1-17

la regalità di Yhwh, così come il tempio può essere considerato solo come dimora di Yhwh; solo il
trono terreno è della discendenza davidica.

Guardati nell’insieme, i cambiamenti operati dal Cronista all’oracolo di Natan rivelano come gli
antichi autori erano nella possibilità di modificare il testo delle loro fonti in modo da avvicinare la
tradizione da loro ricevuta ai loro interessi e al pensiero teologico da loro portato avanti. In
questo contesto non è indifferente considerare che in epoca persiana si dovette nuovamente
giustificare la (ri)costruzione del tempio. Benché tale compito era solitamente compiuto dal
fondatore della dinastia, in Giuda, per un insondabile volere divino, era stato rimandato al suo
successore, Salomone, «scelto» da Dio perché governasse e costruisse il suo tempio (1Cr 28,5-6).
Così come era successo una volta, anche in epoca più recente, dopo vari secoli, Dio poteva
scegliere un’altra persona per la ricostruzione della santa dimora di Yhwh. Questo era infatti
occorso anche dopo l’esilio, quando era stato «scelto» da Yhwh Zorobabele (Ag 2,23) che, non a
caso, iniziò la costruzione del tempio «nel secondo mese» dell’anno (Esd 3,8), cioè nello stesso
giorno in cui iniziò Salomone (2Cr 3,2). Similmente sarebbe potuto accadere anche in futuro.

Bibliografia
H.G.M. WILLIAMSON, ‘The Dynastic Oracle in the Books of Chronicles’, in: A. ROFÉ (ed.), Essays on the
Bible and the Ancient World, Vol. III Non-Hebrew-Section (Seeligman Anniversary Volume),
Jerusalem 1983, 305-318.
G. KNOPPERS, “Changing History: Nathan’s Dynastic Oracle and the Structure of the Davidic
Monarchy in Chronicles,” in M. BAR-ASHER – D. ROMSHILONI – E. TOV – N. WAZANA (eds), Shai le-Sara
Japhet. FS S. Japhet, Jerusalem 2007, 99*–123*.
M. AVIOZ, “Nathan’s Prophecy in II Sam 7 and in I Chr 17: Text, Context, and Meaning”, ZAW 116
(2004), 542-554.

10