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Lezione – 15.10.

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La volta scorsa abbiamo fatto un prologo. Il perché è importante studiare la scatologia cristiana.
Pian piano si è ristrutturata tutto il pensiero del scatologico cristiano. Oggi vedremo come
questo ripensare lo scatologico ha interagito con tutte le aree della teologia. Ha ripensato tutto
il modo di fare teologia.

Vedremo alcune delle impostazione precedenti e il guadagno che si è avuto, dopo questo
ripensamento, come diceva Karl Barth: il cristianesimo, o è scatologia fin dall’inizio, o non è
niente. Oggi ci sono tre tempi nella scatologia: inizio, fine e il presente, la salvezza che entra
nella storia.

La lacuna più vistosa nella scatologia manualistica era il distacco dell’evento cristologico-
trinitario. Quando si è messa al centro la cristologia, si è scoperto il senso della scatologia. Un
criterio di riferimento a questo proposito può essere il cap. 7 della LG, al n. 48 (che vedremo in
una lezione in particolare).

In che modo la cristologia si è evoluta in senso scatologico? Perché prima la scatologia era
l’ultimo capitolo della teologia dogmatica. La svolta si è compiuta per un congiunto di causa. Il
Vaticano II ha appena riunito un congiunto di causa inserendo nella dottrina magisteriale.
Quando si dice che la LG è la base di questo rinnovamento della scatologia, perché ci ha fatto
percepire il valore della scatologia (ed è vero), non si può negare le altre causa precedenti.

E se vedo la Chiesa in maniera scatologica, come anticipazione del Regno, cambierà pure la
prospettiva pastorale. Anche la GS ci fa vedere l’incarnazione come evento, vero Dio e vero
uomo: una persona in due nature. Se l’incarnazione è un evento, Gesù di Nazareth rende salvifica
la storia e il cosmo. L’incarnazione è vista come una venuta finale di Dio in mezzo a noi che
adempia la storia. Quindi l’incarnazione è già un fatto scatologico e perciò soteriologico.

Infondo non si tratta altro che leggere i sinottici proprio su questa linea, dove i sinottici sono i
vangeli del Regno. Il Regno è sempre una novità dinamica. Dove tutte le parabole hanno un
fondo scatologica. Il Regno è venuto e verrà. E quando usano un linguaggio scatologico: giorno
del Signore, le tenebre, il terremoto, sono linguaggio scatologico e apocalittico allo stesso
tempo. Un linguaggio apocalittico che interessa la futuro, all’ eschaton.

Di fatto anche la cristologia apocalittica è dominata di due poli: risurrezione e parusia. Questa
letteratura apocalittica troviamo nelle lettere ai tessalonicese. Già nella prima lettera
risurrezione di Cristo, dei morti e la parusia, fanno un tutt’uno. Il titolo di Kirios (Signore – titolo
divino) viene a disegnare una invocazione della fine dei tempi che crede e spera una venuta di
Cristo nei fine dei tempi (maranatà). Un senso di speranza nella venuta del Signore.

Qui abbiamo un problema di ermeneutica. Perché nella prima ai tessalonicesi si trattava del
ritardo della parusia. Una perdita di speranza e di mordenza nella prima comunità cristiana. Il
ritardo della parusia non ha mai fatto perdere il significato scatologico dell’evento Cristo e della
sua venuta. Il proprio Paolo risolve questa questione. Anche se ha un ritardo in questa venuta,
dobbiamo vivere nella speranza della sua venuta. Senza chiedersi quando, il tempo in cui lui
verrà.

È per l’evento di Cristo che la scatologia giudaica cambia in scatologia cristiana. L’esodo era
importante per capire la escatologia giudaica. Il pensiero ebraico era chiaro che tutto c’è un
inizio e un fine. Cristo è lo eschaton (lo eschatos) già qui. Lo schema binario diventa ternario. Il
futuro vive già in Cristo, in attesa del adempimento totale. Abbiamo ora il tempo anticipato che
è il tempo di Cristo e il tempo della Chiesa. Luca nel NT è il campione in dimostrare questo tempo
intermedio tra l’inizio e il fine escatologico. Tra la pasqua e la parusia c’è il tempo della Chiesa.
E così salta la escatologia del singolo, individuale, anche perché l’individuo sta nel corpo della
Chiesa, vive nella comunione della Chiesa.

Dobbiamo vedere la escatologia intermedia come il tempo penultimo: espressione tratta da


Bonhoeffer – vuol dire tensione escatologica verso la completezza. Perciò parliamo di Parusia
come completezza, di realizzazione piena.

2ª Ora

p. 49 del libro – Bruno Forte – dimensione trinitaria dell’escatologia.

La pasqua è la norma costante dell’escatologia cristiana. La quale non è solo caratterizata


dall’antecipazione, ma ci fa vedere come la escatologia è una escatologia crucis et gloriae. Ci
segnale il frutto migliore del Vaticano II. Perché Sactologia crucis? Ma qui è la Sacra Scrittura che
ci fa vedere.

La scatologia è escatologia crucis perché la speranza che viene dall’evento cristo è qualcosa che
giudica il mondo presente. Con l’evento della croce emergere il peccato del mondo e la sua
sconfitta. La EC giudica il nostro trionfalismo. Giudica oggi la contradizione della storia. Per es. il
mito del progresso per lo progresso, la ingiustizia della storia. Ci fa vedere che non possiamo
salvarci da soli. In questo senso la croce è come una esigenza critica, un pungolo per la speranza
cristiana. La croce è la rottura con il mondo peccatore. Proprio per questa funzione critica la
corce è anche parola di salvezza per il mondo. La croce è rivelazione al mondo dell’amore vero.
La croce è accoglienza dell’uomo, nonostante la sua miseria. Ma la escatologia è anche gloriae:
ci vuol dire che la risurrezione a partire del linguaggio apocalittico e proprio per questo la
risurrezione ha un carttere cosmico e meta storico. Fa un tutt’uno con la escatologia crucis,
perché la risurrezione è collegata con la sofferenza del giusto, perché Dio fa giustizia al suo servo.
Nella risurrezione il mondo di Dio, allora, è già cominciato e nel credente vi è già la caparra, la
anticipazione della vittoria finale, del bene e della giustizia.

Oscar Cullmamm (Cristo e il tempo, la redenzione nel NT) parla del già ora e il non ancora… una
visione dove può mancare la visione sacramentale, ma che parla nel concetto il già tutto, nel già
ora. Nell’evento pasquale c’è già tutta la salvezza. Ma dobbiamo ancora camminare verso il
compimento, in carattere comunitario e personale.

Allora, non si può parlare di cristologia senza escatologia e non si può parlare di escatologia
senza la cristologia.

Quando parliamo di ristrutturazione dell’escatologia la cristologia e la trinitaria è al centro, ma


non basta. Ci sono presenti anche le altre discipline teologiche. Ora vedremo il rapporto tra
escatologia e ecclesiologia e antropologia.

L’ecclesiologia è il luogo nativo dell’escatologia. Questo perché la speranza nella storia sacra è
sempre una speranza collettiva. Anche quando è una speranza del singolo sempre si inserisce in
una collettività, corporativa, nel senso di solidale. È sempre una speranza solidale.

Quella che abbiamo chiamato concentrazione cristologica, nell’ecclesiologia non è


individualismo, ma ci fa imparare come c’è una rappresentanza di Gesù: rappresentazione
vicaria, sofferenza vicaria, ecc.… Gesù rappresenta tutti e in lui tutto è concentrato. La speranza
non è mai una speranza individualistica. In questo senza quando nella manualistica si è sdoppiata
la escatologia in individuale e collettiva, la ecclesiologia è venuta meno. Nella LG vedremo che
la speranza è sempre una speranza di Chiesa. La LG ci ha aiutato a capire che ci sono diversi
momenti nel cammino di chiesa: intanto il tempo presente è una escatologia intermedia, e qui
chiamiamo lo schema di San Luca che parla del tempo della Chiesa pellegrinante. Questa idea è
scaturita dal Vaticano II. La LG ha superato lo schema antico che diceva che la Chiesa era
militante, purgante e trionfante. Invece lo Vaticano II usa lo schema di Lc: la Chiesa va dal
pentecoste fino alla parusia… è sempre peregrinante già oggi ma anche dopo la morte dei singoli.
Poi è già anche trionfante, perché se si vivi nella pienezza della grazia, già si vivi nella Chiesa
trionfante, nella comunione con Dio. La Chiesa pellegrinante non è meno di quella trionfante.

La Chiesa è anticipazione del Regno escatologico, non si identifica con il Regno e perciò c’è un
non ancora nella Chiesa pellegrina, perché porta con se la figura fugace del mondo che passa. In
questo senso è ancora la realtà penultima, perché la realtà ultima è Cristo. Qui entra il discorso
della sacramentalità della Chiesa, che già era discussa prima del Concilio. Dire che la Chiesa è
sacramento originario, in senso analogico, è una realtà penultima, perché la Chiesa non spera
per se stessa, ma spera per il mondo. Ci fa camminare verso la pienezza che è Cristo. Ci sono
altri autori che hanno studiato questa realtà: De Lubac (Chiesa come Misterium Lunae), Rudolph
… Paolo VI diceva che la Chiesa quando pensa se stessa, pensa il mondo.

Il rapporto tra ecclesiologia e escatologia. La comunione della santità di tutta la Chiesa in Cristo.

Quando parliamo di escatologia non solo parliamo di Cristologia e ecclesiologia, ma parliamo


anche di pneumatologia. Se la escatologia è la forza del futuro, lo pneuma è la forza del futuro,
quello che mi fa camminare verso il futuro. Lo spirito è la dinamicità dell’evento Cristo. È la
rivelazione piena della paternità di Dio.

Lo spirito è ciò che dà vita, che irradia, che universalizza. Senza lo spirito l’ecclesiologia perde
tono e si individualizza. Langue.

Nella Sacra Scrittura: AT – Lo Spirito crea la comunità. Quando i giudici prende in mano la
comunità, è lo Spirito che è su di lui. I Re, erano sempre unti dallo Spirito per una missione
comunitaria. È sempre dato in modo temporaneo. Soltanto in Gesù è disceso in modo
stabilmente.

Lo Spirito nel tempo scatologico raduna la comunità dei figli di Israele (Giole).

Nel NT lo Spirito è presente nella Chiesa (Lc). Ci fa vedere lo aspetto ecclesiologico e


pneumatologico della Chiesa. Lc è in Vangelo dello Spirito Santo. E poi questo Spirito si manifesta
nei tempi ultimi, costituisce lo popolo di Dio. È donato da Cristo ma proviene dal Padre. In
Giovanni lo Spirito fa opera di interiorizzazione perché lo Spirito costituisce la Chiesa, la
comunità di fede. Entra dentro ogni creatura per sviluppare la comunità di fede. San Paolo usa
un altro linguaggio… del Carisma, che è la presenza dello Spirito sulla persona. Lo Spirito
costituisce una comunità piena di carismi, carismatica. La Chiesa è sempre una comunità
carismatica.

Abbiamo visto l’unità tra escatologia, cristologia, ecclesiologia e pneumatologia. Non abbiamo
parlato dell’aspetto cosmico, ma in SP troviamo che lo Spirito è pienezza.