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Lezione – 17.12.

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Abbiamo analizzato la teoria della opzione finale. Non può essere vista come annullamento della
vita precedente. Ma significa che all’ultimo momento ci sarà senz’altro una opzione che si potrà
decidere nell’incontro con il Signore.

La fede cristiana crede che tutto questo avviene attraverso il giudizio. Una realtà già presente
oggi, non solo perché la vita è un tutto rendere conto, non qualcosa di estrinseco, perché è il
proprio Cristo che si propone come amore che salva, per chi ci sta. Cristo è la condanna del male
presente nel mondo. Il cristiano sperimenta questo giudizio misericordioso nel battesimo, nella
penitenza, nell’Eucaristia. Li c’è il giudizio misericordioso di Dio.

Occorre presentare bene il giudizio particolare, come il momento sommo della manifestazione
dell’amore di Dio. Una proposta definitiva di salvezza. Dio non può essere amore in questa vita
e giudice implacabile alla fine di questa vita. Sia oggi come nella nostra morte, Dio si manifesta
sempre come amore. Parlare di giudizio come premio o come punizione è fuori luogo. Il giudizio
è la conseguenza della accettazione o della autoesclusione del mistero di salvezza. Per cui non è
Dio a punire, ma caso mai è l’uomo che non accetta la salvezza che viene offerta.

L’eventuale dannazione è il chiudere le porte per la volontà di salvezza di Dio.

Due sono le possibilità in fondo: o la beatitudine o disgraziatamente la morte seconda. Il giudizio


è il momento di passaggio di fronte a questi due eventi.

Se l’essere umano accoglie la salvezza, si apre alla vita eterna. Il termine che descrive la vita
eterna è di origine persiana: Paradiso, che vuol dire Giardino recintato, luogo di delizie. Il
paradiso, più che un luogo è un status di perfetta felicità. Uno stato di felicità perfetta. Consiste
in una comunione dell’uomo con Dio, il vederlo faccia a faccia (1Cor 13,12). Il Paradiso è il vedere
il Signore, il suo mistero faccia a faccia, il godimento pieno dell’amore, della pace, della gioia.
Uno stato di partecipazione perfetta alla vita trinitaria di Dio che si esprime non solo
singolarmente ma nella dimensione della totale comunione. Entrare in una vita di relazione. È la
perfetta comunione delle diversità. Una diversità che però è unità, come il volto di Dio che si
contempla, il volto di Dio trinitario. Perché tutto sarà trasfigurato assieme alla figura di questo
mondo che passa.

Sappiamo che con l’evento della morte la Chiesa insegna che esiste anche la possibilità di una
purificazione, nel senso di un cammino che resta da compiere. Stiamo già nella comunione con
il Signore, ma c’è ancora un camino che resta per assomigliare ancora di più con il Signore risorto.
La Chiesa lo ha chiamato purificazione o purgatorio. Si comprende anche il tema del giusto senso
del suffragio, che non consiste solo in pratiche di pietà, come se si dovessi spiare una pena. Un
aiuto alla purificazione. I nostri defunti, se vivono in uno stato di purificazione, godano già
dell’amore di Cristo. Lui stesso è la loro purificazione. I nostri suffragi o anche le opere di carità
in memoria dei nostri defunti, in questa vita, non modifica i loro destino. Ma esprimono la
comunione reale ed effettiva tra loro e noi. Non è la materialità del gesto… Visibilizza una
comunione. Come il Signore accoglie le nostre preghiere, questo soltanto lui lo sa.

L’evento della morte fa riflettere anche la terribile possibilità della morte seconda. Si parla
dell’eternità dell’inferno. È una contradizione. Quando parlo di eternità, do uno significato
positivo. L’inferno è la negazione dell’eternità. Si preferisce utilizzare l’espressione: morte
seconda. L’inferno o la dannazione non sono stati voluti o creati da Dio. Dio resta fedele al suo
amore. Come mai qualcuno fallisce in un modo così clamoroso. Perché ha negato all’amore
misericordioso di Dio. Un no radicale. È la negazione responsabile di godere l’amore di Dio e di
diffonderlo attorno a noi. La tragicità del peccato fa dell’inferno una reale possibilità, dove il
rifiuto cosciente di Dio può diventare irrimediabile. Chiaro che la misericordia di Dio si fa in modo
ad sperare sempre per tutti. Ma l’inferno può essere una tragica possibilità.

La Chiesa, quando parla dell’inferno, non lo fa escogitando uno spediente psicologico, un


qualcosa per vivere meglio, ma quando lo fa vuole soltanto annunciare la serietà dell’esistenza.
La possibilità di perdersi. Abbiamo come due possibilità: da una parte una vita vissuta nella
vigilanza, nella preghiera, nella carità, e dall’altra parte il rifiuto di tutto questo, una vita dove
l’attitudine nel no crea una mancanza di relazione. Perciò Sartre dirà che gli altri sono l’inferno.

Possiamo dire che il dramma della vita è tutto qui. Oggi trovare Gesù nei sacramenti, nella
Chiesa, nei fratelli, si tratta di fare una esperienza come la sua, una eterna lotta contro satana.
Lottare contro l’attrattivo del no per prendere a se la legge del Si. Il grido Abba, Padre. Come è
stato per lui deve diventare anche per noi. Se sentiamo l’attrattivo del No, ci perdiamo. Se noi,
grazie allo Spirito Santo seguiamo la legge del Si, siamo davvero figli. Che significa essere felici.

2ª Ora

Terza parte – La Parusia

Viene considerata pienezza della pasqua. La venuta di Gesù attraverso l’incarnazione e la pasqua
ci ha fatto vedere che la vita eterna è già qui. Risurrezione e parusia fanno un tutt’uno. La parusia
non è soltanto la spiegazione di quello che avviene con la Pasqua, ma è qualcosa di nuovo.
Praticamente mancava qualcosa. Sarà la pienezza. La comprendiamo guardando il mistero in noi
di quello che già è avvenuto. È la conclusione di tutto. Quando si parla di parusia, si rifà a qualche
espressione biblica: giorno del Signore, giorno del Figlio dell’uomo. Se diciamo che è il giorno del
ritorno del Signore, la impoveriamo. È qualcosa di inedito, comporta una novità. È l’opera della
salvezza che si compie. È Cristo, centro della Storia, alfa e omega, inizio e fine.

Parusia è il centro della storia. La fede della Chiesa insegna che le forze del male non avranno
l1ultima parola, perché trionferà il Signore. La parusia è la gloria piena di Cristo nel mondo e in
noi. Se dico che la Pasqua è la gloria piena di Cristo, è verità. SE dico che la Parusia è la gloria
piena non è che completa a qualcosa che manca alla Pasqua. Ma è la gloria di Cristo risorto in
noi. Questo va aggiunto.

La parusia stimola l’attesa, la vigilanza perenne della Chiesa. Si presentano molte problematiche
quando parliamo della parusia. Se guardiamo al NT vi è una attenzione sutile nel coordinare la
sorte personale e quella comunitaria, del mondo. Con la morte individuale finisce una storia.

Bisogna salvaguardare due parti: la storia termina con l’incontro con il Signore, ma c’è un
ricupero di tutta la macro-storia che mi fa camminare ad un incontro finale e conclusivo con il
Signore. Possiamo dire che l’incontro del Signore nella Parusia è una intensificazione dell’amore
al Signore che abbiamo vissuto in questa vita.

L’evento finale non è un appendice di questa storia. Il giudizio finale trascende il tempo. Come
il mondo non fu creato in un tempo preesistente, così, nella nuova creazione il mondo non finirà
nel tempo, ad una ora ics. La nuova creazione terminerà insieme con il tempo. Non ci sarà più il
tempo, ma la nuova creazione. Non può esistere una generazione ultima che vedranno il fine
della storia. L’ora del Figlio dell’uomo resta un segreto in Dio. La Scrittura parla di un nuovo cielo
e una terra nuova. Vivere la parusia come compimento della gloria del risorto può significare tre
cose:
1. Una dimensione ecclesiologica
2. Una dimensione antropologica
3. Una dimensione cosmologica

Ecclesiologica: la parusia è parusia della Chiesa. La parusia è il momento dove si raggiunge la


pienezza della comunicazione di tutte le membra con il Cristo risorto. Viviamo la completa
comunione. Quando sarà completo il numero dei fratelli e delle sorelle, allora la umanità
risplenderà nella dimensione comunitaria della vita eterna. La parusia sarà la piena comunione
dei santi. Sarà una circolazione di beni per ogni membro della Chiesa, una comunione di grazia.

Antropologica: svela completamente la natura dell’uomo. Quindi, la parusia è ciò che la Chiesa
chiama la risurrezione dei morti, la risurrezione finale. La risurrezione al momento della parusia
rivela la più intima natura umana. Tutto l’uomo risorge e non solo il suo corpo. La parusia mi dici
chi sono io in quanto risorto. Si tratta di un corpo glorioso, di una forma di vita integrata in tutte
le sue dimensioni, individuali, sociali, corporea. Possiamo parlare della parusia che svela il corpo
della risurrezione. Corpo della risurrezione è la nostra piena identità e relazione che tiene a che
fare con il mio io e che ora viene risuscitato. La parusia del Signore esalterà l’uomo come
immagine di Dio. Si tratterà di essere corpo che trascende la corporeità puramente biologica. È
quello e qualche cosa altro. La risurrezione finale è la piena umanizzazione dell’uomo in tutte le
sue dimensioni, spirituale, umana e corporea.

Cosmologica: la parusia mostra una seconda creazione, cielo nuovi e terra nuovi. Superamento
di tutti i dualismo. La nuova creazione non è soltanto una riparazione della prima rovinata dal
peccato. Bensì il compimento di un progetto cosmogenetico di Dio. Nell’evento finale della
parusia, conosceremo il vero volto della creazione. Tutto il passato viene ricuperato attraverso
una benefica purificazione. Avviene una pienezza che non è raggiungibile su questa terra. Finché
siamo in questo mondo, vi sarà sempre una tensione verso la parusia del Signore, il compimento
futuro. La speranza guarda il compimento di tutto in Cristo, e tende alla pienezza. È andare verso
una nuova creazione.

Conclusione: se l’impostazione che abbiamo cercato di dare ha un senso. Se abbiamo cercato di


vedere le verità ultime nell’orizzonte della speranza, la speranza non alimenta sentimenti di
paura e non è fugga rispetto alla realtà presente. Paura per quanto accadrà. Anzi, ci fa vivere la
vita presente proiettata verso l’eterno. Ora fare questo è impegno anche dove non c’è pienezza
di vita, di libertà. Una fede che spera nel futuro ha bisogno di prendere sempre la dovuta
distanza di fronte la tentazione di identificarsi con le realizzazioni umane. Soltanto nel grande
abbraccio finale della parusia del Signore possiamo realizzare i motivi di una fede che sa sperare.
Fino che noi viviamo la nostra preghiera sarà quella dei primi Cristiani: vieni Signore Gesù.
Possiamo dire che la tensione escatologica della vita cristiana è sempre questa umile
invocazione. Allora, l’escatologia non è altro che il cammino verso la manifestazione dell’amore
come comunione. Se nel nostro corso abbiamo voluto leggere tutto nel segno della speranza,
perché parlare di escatologica vuol dire educare nel senso della speranza. Non vuol dire risolvere
gli enigmi, ma ci aiuta a vivere questa vita con un orientamento certo, cioè, il pensiero della fine
diventa motivo di crescita nella fede. La riflessione teologica sull’escatologia è una riflessione
che sta sempre nel tempo di avvento.