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Lezione – 03.12.

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Cominciamo ora a trattare i temi propri dell’escatologia Cristiana (i novissimi) in stretto rapporto
con le discipline dogmatiche. Ci aiuterà a vedere tutta la teologia in senso escatologico e allo
stesso tempo vedere l’escatologia in modo più ampio. Emergerà una visione più alta della
dimensione trinitaria, perché ci metterà a contatto con il mistero di Dio Uno e Trino.

I temi classici rivisti nel loro contenuto cristologico, perché Cristo è l’oggetto della speranza
cristiana. Ma allo stesso tempo non si può parlare del fine ultimo dell’uomo senza parlare dello
Spirito Santo, che è segno di Speranza. E allo stesso tempo è una componente ecclesiologica,
perché il soggetto comunitario riguardo alla speranza è la Chiesa. Vivo in quella Speranza dalla
quale la Chiesa è vinicoltrice. La Chiesa mi porta a sperare in Cristo.

Queste dimensioni Cristologica, pneumatologica, ecclesiologica, tendono a guardare la storia in


sua universalità. Perciò, da vero, il fine della Speranza è la visione trinitaria, perché la Trinità è il
grembo, il significato e la vita dello sperare.

Questo è il programma di questa terza parte del corso.

1. La Vita Eterna nel già ora della vita presente.


2. L’ora mortis come passaggio alla vita vera (come esperienza escatologica definitiva)
3. Il Compimento, la Parusia del Signore, come Stadio conclusivo della storia della salvezza.
Nella Parusia è implicata la totalità del mondo e della umanità. Questo compimento si
chiama risurrezione dei morti e parusia, l’avvento ultimo in rapporto alla totalità della
Chiesa e del mondo.

Quando parliamo di escatologia riferita all’individuo e alla comunità facciamo riferimento a


questi tre punti.

1. La Vita Eterna: già ora


Questo vuol dire che l’esistenza cristiana presente è nel segno dell’eschaton, perché tutto centra
in Gesù e Lui è in centro dell’eschaton. Lui è l’Eschatos. In Cristo si realizza la speranza di salvezza,
che nel quadro biblico si chiama la promessa. Quella speranza di salvezza presente nella storia
si concentrano nel mistero della Croce e risurrezione. Perciò la pasqua del Signore è l’evento nel
quale Dio si rivela negli ultimi tempi. Nel mistero dell’incarnazione considerato globalmente, é
venuto per noi il tempo favorevole. Tutto guarda per noi e alla nostra vita al compimento finale
della storia, quando Cristo sarà tutto in tutti, ma questa tensione verso la pienezza ci fa vivere
già nella vita presente la vita eterna.

Perché tutti gli elementi tradizionali dell’escatologia si vivono nel presente? Perché la Pasqua è
come un concentrato di tutto. La Croce è un giudizio definitivo della storia. Quella croce di Gesù
in un momento particolare del tempo e quella croce che oggi contempliamo. È stata e continua
ad esserlo.

La croce è come una condanna senza appello del male e del peccato del mondo. Nello stesso
tempo è annuncio della legge dell’amore come riscatto. Questo aspetto giudiziale è anche
purificazione del male che si annida nel cuore dell’uomo. Morte, giudizio, purificazione, sono già
presente nella vita dell’uomo, perché tutto riguarda alla purificazione del cuore dell’uomo e
anche delle strutture di peccato.

Il male che si accumula, si insinua in modo strutturale nella società. Non significa che toglie la
responsabilità dell’uomo.
Questo giudizio della croce sul male del mondo diventa con la risurrezione un giudizio di
liberazione. La risurrezione fa risplendere in tutta la sua forza il giudizio della croce. Mentre il
giusto e innocente sembrava scacciato dalla morte, la risurrezione è la prova che il male non ha
potere su Dio. La pasqua è la grande possibilità di libertà che ci è stata data.

Un altro elemento molto importante è che già da questa vita l’incontro con Gesù non è mai un
fatto individuale, ma è sempre in un contesto ecclesiale. La Chiesa diventa luogo della libertà.
La Chiesa è che accoglie questo messaggio che viene dalla Pasqua del Signore. La Chiesa è
l’incontro tra Cristo e la mia libera decisione. Quella di un credente che spera. Ma in questa
tensione di speranza la Chiesa si fa come il soggetto adeguato per me e per i miei fratelli.
Potremmo dire che vi è come un noi del mistero della salvezza. La fede è sempre una fede che
passa attraverso un noi.

La Chiesa diventa una comunità di salvezza, perché vive tutto il dramma di una libertà
provveduta e vive anche della mia risposta. Diventa maestra di speranza. C’è qualcosa che mi
parla, è lo Spirito Santo.

Questo punto della dimensione ecclesiale della vita presente come vita eterna sarà trattato in
modo ampio nel libro, perché è nella Chiesa che la vita cristiana trova il suo vero significato
escatologico. Fa riferimento al cap. 7 della LG. L’aspetto ecclesiale dell’escatologia. La Chiesa è
un’anticipazione del Regno. Non è uguale al Regno, ma è un mezzo, un sacramento, uno
strumento per arrivare al Regno, per anticiparlo.

Allora la dimensione ecclesiale della speranza non è motivata solo in senso antropologico, o
sociologico, la chiesa come una società perfetta. Ha una motivazione di carattere teologico. La
vita eterna viene mediata per una grazia ecclesiale.

La Chiesa fa parte del progetto divino. Tende a escatologizzare la storia dell’era cristiana. Cerca
di anticipare il Regno in questa vita. Allora, la Chiesa non è soltanto il sottofondo sociologico,
comunitario, per vivere la fede, la speranza, ma è un’anticipazione del giudizio escatologico del
Signore, ha una dimensione profetica.

Un altro aspetto: vi è anche un carattere mariologico della speranza escatologica.

2ª Ora

Vuol dire che Maria, nella sua attitudine di fede alla Parola personifica e torna archetipo. Si può
parlare di una maternità pneumatica nel riferimento alla Chiesa. Ecco perché si parla di Maria
dentro la LG, documento sulla Chiesa. Maria è come il concentrato di quello che è la Chiesa, nel
suo doppio aspetto: di accoglienza e di maternità. Maria realizza in sé in modo escatologico il
mistero della Chiesa. Una Chiesa che accoglie il dono della vita eterna e anticipa questo dono.

Abbiano finora parlato dell’aspetto del giudizio, dell’aspetto ecclesiale, ma ci sono altri
contenuti, per esempio, quello della purificazione. Nella vita presente la vita eterna è anche già
presente come purificazione. Il giudizio della Pasqua di Gesù continua nella mia vita, il travaglio
interiore che mi fa passare del peccato alla vita di grazia. È uno sgravarmi del peccato. E
comporta anche una sofferenza che deriva della tensione verso un amore ricercato. La
purificazione è questo: non sono le fiamme di uno inferno anticipato. Una purificazione che già
fa parte della mia vita presente nel senso che cerco continuamente il volto del Signore, e lo
vorrei trovare in tutto, ma non lo trovo ancora. Una tensione verso un fine a raggiungere di uno
che cammina nel buio, ma che sa che questo fine è già stato dato come dono. La purificazione
avviene già, nella ricerca di vivere e godere dell’amore di Dio, e che deve crescere sempre.
Vivere in uno stato di purificazione, non significa vivere in uno stato di punizione. Un purgatorio
anticipato, come si dice. Non è lo sconto, la pena del peccato che viviamo in questo mondo, un
conto da pagare per purificarci per trovare il Signore. Ma sì il tradurre il dolore in amore.
Purificazione vuol dire che certe sofferenze vengono di questa ricerca di vivere l’amore.

Nella vita presente è possibile vivere questa situazione di una libertà umana che disprezza
questo amore di Dio. Questa esperienza si chiama inferno. Uno che deliberatamente disprezza
questo amore. Una via senza uscita, l’impossibilità di sperare. La chiusura di ogni orizzonte.

Già nella vita presente non sembra che ci sia un deliberato rifiuto di Dio. A volta avviene in una
smodata idolatria di se stesso, nell’egoismo, nella malvagità, il disprezzo dei propri simili. Questo
è l’inferno. La guerra, la tortura, cose che nasce sempre dell’altro in quanto altro. Un’idolatria di
se stesso.

Da che cosa è provocato questo inferno, in cui a volte se vivi? L’inferno è provocato dalla
perversione di qualcuno che nega spazio agli altri. È possibile per la volontà demoniaca di
qualcuno. Volontà demoniaca è quella che fa scambiare il bene nel male. L’inferno è vivere in
questa ambiguità demoniaca. Non è un castigo dall’esterno, ma è comportamento dell’essere
umani che non si esprime nel voltare la spala al Signore. C’è un inferno nel quale già si vive e un
inferno che si procurano. Per cui tutte le esperienze negative di angosce, frustrazione,
alienazione, derivano dalla forza distruttrice del peccato.

Sorge una domanda: è possibile giungere ad un indurimento del cuore tale che respinge la grazia
di Dio che perdona. Possiamo dire che si, anche nel momento finale, della morte.

Von Balthasar: l’inferno non è una ingiustizia che si cade a dorso improvvisamente. I reiterati no
al Signore mi può procurare questa situazione, nella propria responsabilità. La volontà di Dio è
sempre di salvezza e perciò possiamo sperare per tutti, ma l’inferno è una possibilità. Allora,
l’inferno nella vita presente non è una minaccia alla salvezza, ma le esperienze di inferno che a
volte vivo, può diventare definitivo, ed è possibile.

Il Paradiso. I tanti sì della vita presente conducono i credenti a godere già ora della pace e della
vita. Sono le esperienze comunitarie di vita fraterna. Realizzazione della comunione ecclesiale.
Come segno di comunione della Chiesa nella Chiesa. Non ci si salva da soli, ma sempre insieme.
Però questa è una esperienza che non è totale. È una grazia che mi fa capire tutta questa
intensità che è già un germe di vita eterna, è già la vita eterna. Se vivo la pace, la fraternità,
l’amore, questa è già la vita eterna.

Restano i limiti strutturale, quale quelli legati alla corporalità, alla fragilità della carne. Nella
provvisorietà della vita presente, il credente vive proiettato verso una vita futura, definitiva. Nel
tempo, nel limite, nella caducità, vivo, e vivo veramente, la vita eterna.

Questo non è un oggetto, qualcosa di materiale. L’istante è quello che unisce il presente
all’eterno nel tempo. Vivere una esperienza nel tempo della grazia divina.