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Lezione – 08.10.

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L’orizzonte Cristologico-Trinitario dell’Escatologia Contemporanea

Sarà offerta una visione più ampia su alcuni articoli del credo: la vita eterna, la
risurrezione della carne, la vita del mondo che verrà. Rivisiteremo questi articoli di fede
con una perspettiva piuttosto originale. Sono articoli importanti, che informano tutto
l’avvenimento cristiano. Barth diceva che il Cristianesimo è scatologia dal cimo al fondo.
Se non è scatologia, non è niente.
L’impostazione è quella di studiare lo scatologico in tutta la trattazione teologica. La
scatologia attraversa tutta la teologia, dal cimo al fondo.
Vedremmo già che Cristo è l’escatós, il futuro… Studiamo non soltanto il futuro, ma
studiamo il nostro futuro. Vedremmo come l’impostazione di trattare alla fine la
scatologia viene di tutto superato. Sta presente in tutta la teologia. È una dimensione di
tutta la Teologia.
In questa prima lezione, introduttiva, faremmo un discorso di carattere contestuale. La
scatologia cristiana è tornata a ribalta. Cerca di vedere come la nostra cultura si pone
dinanzi al tempo che scorre, il futuro. C’è quasi una convergenza tra questa istanza che
riguarda al futuro che ci aspetta, si è collegata bene con la teologia, che è stata chiamata
a rinnovarsi a se stessa, per dare risposte all’uomo contemporaneo.
La sensibilità moderna e contemporanea riguardo al tema del futuro è stata possibile
grazie al convergere di molti fattori: prima di vedere questi fattori, diciamo tra parentesi
cosa è il moderno e il contemporaneo. La modernità è un fenomeno molto esteso. Lo
usiamo il termo per descrivere il fenomeno che nel ‘900 si è legato ad una affermazione
autonomistica dell’uomo, come misura di tutte le cose, scientifico, tecnico. Un uomo
moderno che è fallito quando cade la ideologia. Lascia un posto al nihilismo. Allora
parliamo già del contemporaneo. La sicurezza dell’uomo moderno crolla con l’ideologia.
Modernità è l’uomo sicuro di sé che guarda al futuro con certa sicurezza. Il
contemporaneo è quello problematico, che perde i valori fondamentali, che perde la
memoria storica, e perciò non può parlare del futuro.
Allora i fattori:
Si è passato dalla storia alla storicità. Siamo passati praticamente ad una concessione
della storia che non riguarda soltanto al passato, ma che guarda avanti. La possibilità
della coscienza e della libertà umana. Il soggetto, il io, è attore e protagonista nella
storia, tra passato e futuro. La storia diventa storicità perché è la proiezione in avanti,
verso una meta. L’uomo vive nella storicità.
Anche quando l’uomo si costruisce il rapporto con la realtà cosmica, viene considerato
nella modernità non come qualche cosa di già compiuto. Viene compreso come un farsi
continuo. Un camminare verso un non ancora. Un non ancora che si fa avanti. Per cui
l’uomo non è soltanto una sostanza razionale, intellettiva. Ma qualcosa che diviene.
Viene considerato nella sua storicità, nel suo farsi, nel cammino verso la sua pienezza.
Nel mondo moderno questo senso della storicità dell’uomo ha assunto proporzione
molto rilevante. Era nato nel mondo moderno quasi un culto del progresso. Quasi come
una religione della terra. Un ottimismo sfrenato circa la capacità realizzatrice dell’uomo.
Dopo la ii guerra questo mito del progresso ha fatto una idea del futuro dell’uomo tutto
immanente nella storia stessa. Una mentalità secolarista. Una convinzione di che dentro
questa storia c’è una salvezza. Una fede nel progresso, nel futuro.
Un nome di un autore tedesco di origine ebraica, marxista: Ernest Bloch. Scrive testi
importanti “Principio speranza” e “Ateismo nel cristianesimo”. Ebreo nato, ha in se la
memoria storia e perciò la scatologia in sangue. Voleva dare un futuro al marxismo, però
un futuro soltanto terreno, verso una società perfetta. Sfugge dell’orizzonte
trascendente dell’escatologia e si volta all’esperanza di un non ancora nel seno del
marxismo. Un ideale del futuro. Bloch disse che vi è una attitudine innata nell’esperanza
nell’uomo. Il punto debole di questa scatologia secolare è che una speranza dentro la
storia non potrà mai essere una speranza assoluta. Resta soltanto il carattere messianico
di questa impostazione, di una salvezza e realizzazione dell’uomo, però un regno
dell’uomo. Rimane un regno incompleto, perché questa scatologia mondana perde un
dato formidabile, che distingue questa della cristiana: il futuro, non sarà mai un futuro
assoluto, un futuro di Dio.
Una intuizione fulgorante di Moltmamm sul futuro: il futuro, se vuol essere il futuro di
Dio non può mai essere la realizzazione di quello che si trova in questo mondo e questa
terra. Il futuro di Dio è il venire di Dio verso di noi. Non qualcosa di disponibile. Non si
cala nella storia. Soltanto la meta storia ci farà comprendere la storia.
Il merito di Moltmamm è quello di farci capire che la scatologia non è un capitolo delle
realtà ultime, ma che sta nel DNA del nostro Dio cristiano. Dice che nell’ultime secoli il
cristianesimo ha perso il senso della speranza nel futuro di Dio. Una fede senza speranza,
anche per l’oggi e per il domani, ha generato una speranza scatologica senza fede. Le
ideologia, tra le quali il marxismo.
Questa intuizione di Dio come avvento, che viene incontro, ci aiuta a capire che la fede
in Dio mi fa impegnare animato da una speranza futura in un Dio che trasforma tutta la
verità. Non mi impegno sperando soltanto nel mio proprio impegno.
Nel mondo moderno esiste una scatologia secolare. La chiesa si interroga davanti a
questa. Queste istanze culturali hanno provocato la teologia cristiana e cattolica.
La teologia cattolica succhia dell’ebraismo il pensare il futuro, facendo memoria la
storia, in senso trascendente, oltre il limite della storia e del tempo. Il pensiero ebraico
vede il futuro migliore perché c’è un Dio che trascende la storia. Il grosso ostacolo è la
morte.
2ª Ora
Queste istanze della scatologia secolare hanno indotto il pensiero cristiano a rivedere il
futuro come irrupzione in attesa della potenza di Dio. Dio viene da Dio e non dalle
possibilità umane. Questo futuro di Dio è anche impegno nella storia. La scatologia
cristiana ha cercato di saldare il conto con tutte quelle lacune precedente che creavano
tensione verso il futuro scatologico e l’impegno nella storia. La storia non è una
parentesi, un accidenti di percorso, una valle di lacrime. È l’anticipazione, anche perché
Cristo ha scelto un tempo storico, un momento preciso, nella Palestina, per venire
incontro all’uomo. Il futuro di Dio è davvero impegno nella storia.
Il futuro dell’uomo è un futuro che senza Dio non si può pensare. La radice è la storia
biblica dell’esodo. In fondo è tutto già scritto lá. Yaveh há aperto una strada… il mare.
Ha superato il deserto. Ha condotto il popolo verso la terra promessa. Israele ha sempre
avuto un senso storico del mondo perché per loro la storia ha una linea diritta verso il
futuro. Gli eventi salvifici porta sempre ad un futuro nuovo, che è il futuro di Dio. Il futuro
sarebbe impossibile senza una parola eterna, una parola creatrice. Dio è davvero
l’avvenire del mondo.
Moltmam parla di un Dio che è la potenza del nostro avvenire. Che trascende il mondo.
Il grande scisma del mondo moderno è quello di separare la fede e la speranza nel
mondo moderno. Il credere in Dio sarebbe una resinazione rispetto alla trasformazione
del mondo.
Anche nel NT rimane questa apertura della fede verso il futuro. C’è però una cosa di più.
Israele credeva ad un futuro al di là della storia, ma credeva di più in un futuro dentro la
storia. L’uomo era una unità, non aveva la separazione anima e corpo. La speranza
trovava un limite, ostacolo, la morte. La morte era un degli enigmi maggiore nella
teologia. Che si illumina soltanto quando si comincia a parlare di risurrezione. Cioè, se
valutiamo l’atteggiamento dell’ebre davanti la morta, per l’ebreo la morte non era
ancora redenta. Il senso della vittoria sulla morte ci lo fa capire soltanto Gesù. Tanto è
vero che i saducei, nel tempo di Gesù, non credevano nella risurrezione dei morti.
Per Gesù, in determinati momenti, la morte è stata percepita come una allontananza da
Dio. Anche i discepoli fanno la esperienza del fallimento del cristianesimo, davanti la
morte.
Gesù viene a dare un senso nuovo alla morte, al dolore. La morte dell’uomo diventa non
tanto uno ostacolo a superare, ma un passaggio obbligato. Diventa non una riduzione,
ma una assunzione di significati.
Possiamo parlare in senso scatologico della morte perché nella morte di Gesù c’è la
continuità nella scontinuità.
Il Cristianesimo è sì una bela utopia, una speranza nel mondo futuro, ma agganciato
nella storia. Altrimenti non sarebbe sostentabile. Non abolisce la realtà fattuale. Gesù e
il Cristianesimo accoglie la realtà. Cristo entra in una storia. Il suo vocabolario viene dalla
cultura ebraica. Si incultura. Il Vangelo si è inculturato.
L’ora di Cristo è l’ora dell’umanità intera. Si realizza progressivamente. La Pasqua è come
il centro del movimento della storia. Anticipa l’evento scatologico finale. Quello che sarà
un giorno il futuro di Dio, la salvezza universale, nell’oggi. Cristo, l’escatos, ci ha portato
la salvezza nell’oggi della storia. Ha innalzato la storia medesima.
Abbiamo due possibilità. Coinvolgerci nella storia con Cristo e senza di Lui. Nell’ebraismo
ci sono due tempi: l’inizio e la fine. Per noi cristiani ci sono tre tempi. Il presente anche
è importante. L’evento della Pasqua è anticipatorio che riconcilia l’uomo con l’altro
uomo, l’uomo con la natura. Questo movimento della storia ha come una molla, che si
chiama la speranza. La speranza non è solo una virtù teologale: dire scatologia e dire la
speranza è la stessa cosa.
Cristo come escatós ou escatón personale. Il futuro ha assunto un volto personale. È
qualcuno. Il futuro, la vita eterna, è qualcuno che compie questa vita. Teillard di Chardin,
scienziato, teologo e mistico, ha un pensiero stimolante. Parlava del punto omega. Il
Cristo cosmico, come il soma della personalizzazione, super personale. Un Cristo che
sintetizza. Vedeva la croce gloriosa, che superava i limiti della storia. È stato uno stimolo
per capire che l’evento della Pasqua è cosmico e assume tutta la tensione dell’uomo
verso la pienezza. Diceva che il Dio dell’evoluzione è anche il Dio dell’espiazione, che
redime.
Parlava di cosmogenese. Affermava l’unità tra il Cristo storico e il Cristo universale,
cosmico. Cercava di capire l’evoluzione e dare una risposta cristiana verso il futuro che
si apriva davanti.
La Pasqua è una anticipazione in misura cosmica della salvezza. La risurrezione di Gesù
come anticipazione della salvezza. Il futuro che è già entrato nella storia.
Pannemberg e Barth vedono la croce in luce della risurrezione, e la risurrezione in luce
alla croce.