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Studia Moralia Supplemento

Parola di Dio
e morale
Atti della Giornata di Studio
Accademia Alfonsiana, Roma
20 novembre 2008

EDITIONES ACADEMIAE ALFONSIANAE


ROMA
Indice

Cronaca della Giornata di Studio

17 PAROLA DI DIO E MORALE


Maurizio P. Faggioni

Relazioni

11 LA SCRITTURA NELLA MANUALISTICA TEOLOGICO-MORALE


TAPPE STORICHE E NODI PROBLEMATICI
Vincenzo Viva

39 LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING


Andrzej S. Wodka

61 BIBBIA E MORALE: IL RECENTE DOCUMENTO


DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA
Klemens Stock

73 SACRA SCRITTURA E AGIRE MORALE


UNA PROPOSTA TEORETICA
Aristide Fumagalli

1
La Parola di Dio nella teologia
di Bernhard Häring
Andrzej S. Wodka, C.Ss.R.
Accademia Alfonsiana

La presenza della Parola di Dio1 nella produzione teologica di


Bernhard Häring CSsR è riconosciuta come sufficientemente ricca da
costituire un certo contrassegno di novità, pur non essendo l’Autore
un biblista di professione. Come è stato reso noto recentemente2, ta-
le produzione allo stato attuale della ricerca, fra libri, articoli e altri
contributi, contiene quasi 1.400 posizioni di diversa portata. Non me-
raviglia dunque se l’esame, inteso in questa presentazione in senso
prevalentemente sintetizzante, sia più propriamente aperto alle ricer-
che persino dottorali, alcune peraltro già effettuate3, focalizzando
specialmente sul periodo immediatamente pre- e post-conciliare, at-
torno all’opera di svolta, La legge di Cristo4.

1 Prescindiamo qui dalle pur debite distinzioni che intendono differenziare


semanticamente e teologicamente fra la “Parola di Dio” scritta (la Bibbia) e la Pa-
rola di Dio evento (la Parola predicata e/o assimilata nella vita del credente). In
questo contributo l’espressione significherà semplicemente il parlare di Dio al-
l’uomo come testimoniato nella e dalla Sacra Scrittura.
2 Per esattezza: 1396 posizioni. Si veda: A. OWCZARSKI, «Bibliografia di P.

Bernhard Häring, C.SS.R. (1912-1998)», Spicilegium Historicum CSSR 56 (2008)


403-537.
3 Della materia cominciarono ad occuparsi per primi, ovviamente disponen-

do ancoro solo di Das Gesetz Christi: L. ABDAMLOORA, Some Modern Attempts To-
wards Biblical Renewal in Moral Theology, dottorato alla Pontificia Università Gre-
goriana 1975 (sezione pp. 218-236); M. CLARK, The Use of Sacred Scripture in the
Moral Theology of Father Bernhard Häring, C.Ss.R., dottorato alla Pontificia Uni-
versità Gregoriana 1979, riassunto e aggiornata dall’Autore come «The Major
Scriptural Themes in the Moral Theology of Father Bernhard Häring», Studia
Moralia 30 (1992) 3-16.
4 B. HÄRING, Das Gesetz Christi. Moraltheologie für Priester und Laien, E. We-

wel Verlag, Freiburg (Breisgau) 1954.


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1. B. Häring – “padre” della teologia morale cattolica più biblica

Una figura così imponente nella sua fecondità teologica e pastorale


non piove dal nulla come deus ex machina. Anche nel caso del nostro ce-
lebre moralista cattolico vi è un “Sitz im Leben” particolare che marca
il suo sviluppo fino a farne diventare una personalità chiave nel campo
della teologia morale cattolica conciliare5. Infatti, nell’introduzione a
Liberi e fedeli in Cristo lo stesso Bernhard Häring si racconta così:

Nato in una piccola città medioevale del sud-ovest della Germania,


avanti la prima guerra mondiale, la mia infanzia fu plasmata dal clima
di una famiglia amorevole, ma fu marcata anche dall’esperienza stra-
ziante delle angosce e delle perdite causate dalla guerra. Come stu-
dente venni a contatto con il lavoro di pensatori fondamentali come
Max Weber e Max Scheler e di grandi rappresentanti del personali-
smo come Martin Buber e Ferdinand Ebner. Fui seguace entusiasta
del rinnovamento liturgico. Ma ciò che determinò una svolta nel mio
pensiero sulla teologia morale fu l’obbedienza stupida e criminale di
tanti cristiani nei confronti della tirannide e della malvagità nazista.
Fu questo a portarmi alla convinzione che il carattere di un cristiano
non deve essere formato unilateralmente dal Leitmotiv dell’obbedien-
za, ma piuttosto dalla responsabilità che sa discernere, dalla capacità
di rispondere coraggiosamente alle percezioni di nuovi valori e di
nuovi bisogni e dalla disponibilità ad assumere il rischio6.

È un testo particolarmente conciso, rivelatorio però nel mettere in


luce una evoluzione esperienziale di un religioso dall’anima alfonsiana,
quella cioè che non permette di “passare oltre”, se incontra per stra-
da l’abbandono umano in stato pietoso. Per contro, quest’anima re-
dentorista lo fa trascendere limiti di ogni tipo, allo scopo di riversare,
liberamente e generosamente, l’olio di consolazione su ogni ferita, al

5 Si veda in proposito B. HIDBER, «P. Bernhard Häring C.SS.R. (1912-1998),

ein Leben im Dienst der Moraltheologie. Biographische Notizen», Spicilegium


Historicum CSSR 56 (2008) 385-402.
6 B. HÄRING, Liberi e fedeli in Cristo. Teologia morale per preti e laici, Edizioni

Paoline, Cinisello Balsamo 1982-1990, vol. I, 12.


LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 41

di là delle criteriologie puramente umane. Il disastro della guerra


mette sempre a nudo le false impostazioni e le sicurezze di autosuffi-
cienza chiusa e sterile. Il contatto con le persone, vittime innocenti
della barbarie inaudita, spingeranno Häring verso il midollo della ri-
velazione biblica: la pace che risana e che bisogna costruire, per esse-
re chiamati figli di Dio.
È in fine dei conti un tipo di esegesi “esperienziale”, provocata dal
biblico peirasmós, dalla prova-tentazione reale, nella quale cade tutta
l’impalcatura non autentica della sola “scienza” (e di ogni sistema simi-
le), mentre ciò che deve rimanere è soltanto l’appello della verità pro-
fonda della Vita. È un’esegesi di misericordia, che – paradossalmente
offerta a Häring nelle durissime vicissitudini della sciagura nazista7 –,
non solo mette a fuoco il suo ministero in termini di benignità, pasto-
rale e dottrinale, ma anche lo avvia verso un ecumenismo deciso e ver-
so un dialogo interumano più profondo che egli non abbandonerà mai.
Sono proprio le esperienze di servizio non armato in campo di guerra,
poi quelle postbelliche e quelle dell’intenso dialogare con la cultura
sempre più orfana di Dio a far nascere la teologia morale häringhiana,
e non un rigoroso lavoro tecnico di ricerca “da tavolino”. Seguendo più
tardi i “senza patria” tedeschi (la “pastorale dello zaino”) Häring impa-
ra ad ascoltare prima di dare risposte, magari preconfezionate:

Dedicavo mediamente a questa attività dieci settimane all’anno, proprio


nel periodo in cui stavo lavorando alla mia opera La legge di Cristo. I due
impegni procedevano intrecciati fra loro. Si trattava di un «esodo» spi-
rituale. [...] Delle sedici prediche che avevo preparato, non ne utilizzai

7 Interessante la veste bellettristica della coraggiosa libertà morale di Bern-


hard Häring nel contesto delle sue decisioni di massimo rischio, come racconta-
ta in modo velato (il personaggio è identificabile dal cognome Flad, quello pro-
prio della madre di Häring) da G. BEDESCHI, Il peso dello zaino, Mursia, Milano
1978 (integrazione con il precedente Centomila gavette di ghiaccio [1963]), special-
mente alle pagine 224-226. Da confrontare con G. BEDESCHI, «Il sacerdote che
guidò la marcia attraverso l’inferno», Gente, 4 maggio 1966. Bedeschi rimase
sommamente colpito dal racconto di Häring e dai successivi colloqui con lui. Im-
parò dal nostro “cappellano”, aiutante di sanità, che “l’uomo, per non perdersi nel
fenomeno guerra, ha bisogno di superare e vincere individualmente una sua guer-
ra personale nell’interno della propria coscienza, mediante un continuo e fattivo
anelito di amore attivo”, Il peso dello zaino, 12.
42 ANDRZEJ S. WODKA

alcuna, perché capii subito che la cosa da fare era quella di prestare
ascolto ai bisogni della gente e di rispondere alle domande. Spesso dor-
mivo con una povera famiglia di profughi, nella stessa stanza. [...] Sotto
il profilo pastorale fu un guadagno. Com’è possibile, infatti, annuncia-
re la buona novella a uomini senza patria e in miseria, se non si diven-
ta fino al limite del possibile uno di loro? Mentre lavoravo con i profu-
ghi, mi dedicavo allo studio e all’insegnamento della teologia morale8.

Come effetto di questo tipo di “evoluzione” credente e insieme


culturale nonché scientifica, si erge la statura di un teologo moralista
tale da far dubitare se esista qualcuno che abbia contribuito al vasto
spirito di rinnovamento nella misura più grande di Häring. Questo
infatti sarà affermato, a nome di non pochi altri, per esempio da V.
MacNamara9. T. Kennedy, discepolo di Häring, non esiterà di chia-
marlo “Father of Moral Theology”10. Difatti, La legge di Cristo e Liberi e
fedeli in Cristo sono stati i manuali che hanno formato migliaia di teo-
logi. Secondo lo storico O. Weiss, si devono calcolare più di tre mila
persone che studiarono a contatto diretto con questo Professore di
morale cattolica per antonomasia11.

8 B. HÄRING, Un’autobiografia a mo’ di intervista (in collaborazione con V. Sal-


voldi), Edizioni Paoline, Milano 1997, 40-41. Non può passare inosservata que-
sta analogia particolarmente ravvicinata tra sant’Alfonso e Bernhard Häring sot-
to l’aspetto sorgivo della morale. Come infatti per il Doctor zelantissimus, il Pa-
trono celeste dei moralisti, la morale nasceva dal grido di povertà abbandonata
cui si doveva dare risposte liberatrici e risananti condividendo le piaghe della gen-
te, così anche per questo celebre figlio del Liguori, a distanza di due secoli, l’i-
stanza sorgiva era ugualmente la benignità pastorale.
9 “... it is doubtful if anyone contributed more to the general spirit of renewal

than Häring”, V. MACNAMARA, Faith and Ethics: Recent Roman Catholicism, Gill &
MacMillan, Dublin 1985, 33. Questo contributo ha sempre avuto un marchio pa-
storale: ogni “scoperta” andava comunicata alla gente comune (giornali di for-
mazione come la Famiglia cristiana) e non rimaneva riservata soltanto alla comu-
nità scientifica. Cf. per es. Padre Bernhard Häring risponde. Cinquanta problemi re-
ligiosi o morali risolti da un teologo del Concilio, Edizioni Paoline, Alba 1966.
10 Cf. T. KENNEDY, «Bernard Häring, CSsR, Father of Modern Moral Theo-

logy», Liguorian 87 (1999/2) 18-21.


11 Cf. O. WEISS, «Bernhard Häring», Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexi-

kon XVII (2000) coll. 562-587, qui 563. La maggior parte di questi teologi si for-
LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 43

La biografia teologica di Häring, come anche il suo ruolo esatto


nel rinnovamento della nostra disciplina12 non sono l’oggetto di que-
sta presentazione, anche se le esigenze metodologiche richiedono
sempre una minima ambientazione in merito. Fortunatamente, que-
sto è stato già realizzato in qualche modo13, particolarmente in occa-
sione della sua morte, oppure celebrandone i primi anniversari. La
domanda che fonda la presente ricerca è di altro aspetto: l’operato di
Häring, giudicato come “the most creative and important accom-
plishment in moral theology”14 nel secolo che ha chiuso il secondo
millennio, lo è anche per una sua analoga dimensione biblica?

2. Fra La legge di Cristo e Liberi e fedeli in Cristo: la svolta conciliare

Già negli anni ’50, superata la sciagura della Seconda Guerra Mon-
diale, decisamente prima della convocazione del Vat. II, Bernhard Hä-
ring scrive il suo Das Gesetz Christi (1954), la Legge di Cristo (1957-
1959)15, che coscientemente e coraggiosamente si scosterà dalla tradi-

marono a Roma, nell’Accademia Alfonsiana, di cui la fondazione costituiva un al-


tro segno della svolta in atto: “L’apertura dell’Accademia Alfonsiana, prima come
scuola interna della nostra congregazione, e dal 1957 aperta a tutti, ne fu un segno
ed una conferma: si voleva una formazione di futuri professori di teologia morale
su base biblica e patristica, fondata su una solida antropologia filosofica ed empiri-
ca. Anche il fatto che la mia opera La legge di Cristo fu denunciata al Sant’Ufficio
ma non condannata, bensì elogiata da Giovanni XXIII, fu un segno di questa svol-
ta”, B. HÄRING, Teologia morale verso il terzo millennio, Morcelliana, Brescia 1990, 9.
12 V. GÓMEZ MIER, La rifondazione della morale cattolica: il cambiamento della

«matrice disciplinare» dopo il Concilio Vaticano II, Dehoniane, Bologna 1998. B. Hä-
ring viene chiamato in causa alle pp. 175-215, 319-326, 371-378, 417-426.
13 M. VIDAL, «Rinnovamento fedele: biografia teologica di B. Häring», Il Re-

gno 44/839 (1999) 397-401; cf. anche IDEM, Bernhard Häring. Un rinnovatore del-
la morale cattolica, EDB, Bologna 1999.
14 C. CURRAN, «Free and Faithful in Christ: A Critical Evaluation», Studia Mo-

ralia 20 (1982) 145. L’Autore constata non senza un certo stupore: “... no book of
moral theology has been translated into more languages and used by more peo-
ple than Häring’s Law of Christ”. Cf. anche il più recente contributo di R. GAL-
LAGHER, «Bernhard Häring’s The Law of Christ. Reasessing its Contribution to
the Renewal of Moral Theology in its Era», Studia Moralia 44 (2006) 317-351.
15 Prima edizione italiana: La legge di Cristo. Trattato di teologia morale, Mor-

celliana, Brescia 1957-1959, 71972.


44 ANDRZEJ S. WODKA

zione manualistica dei tre secoli precedenti. Tradotto successivamente


in 14 lingue, diventerà il libro di teologia morale più studiato nel se-
colo XX. L’Autore svilupperà in esso la sua visione di una morale di-
namica, basata sul principio di libertà nella responsabilità, essendo stato
indotto a questa impostazione dall’esperienza devastante del nazismo,
vissuta in prima persona. Quest’opera dimostrerà a molti come po-
trebbe essere enucleata ed elaborata la teologia morale “se tornasse al-
le sue fonti, cioè alla Parola di Dio e ai grandi misteri della fede”16.
Nessuna meraviglia dunque se il nostro Autore sarà considerato un
peritus di una comprovata solidità dottrinale e pastorale tale da farlo
partecipare come esperto nel Concilio Vaticano II, e – come si saprà
dopo – responsabile diretto per la formulazione, tra l’altro, della cele-
bre definizione della nuova teologia morale17 nel decreto conciliare
Optatam totius, 16. Questa formulazione, nella sua geniale semplicità
e incisività, tutta biblico-teologica, darà il la alla morale postconcilia-
re, intesa come “teologia”, disciplina cioè capace di esaminare l’agire
umano sub luce Evangelii18. Guidato egli stesso dalla stessa svolta con-

16 R.M. GULA, Reason Informed by Faith: Foundations of Catholic Morality, Pau-


list Press, New York-Mahwah 1989, 29. L’Autore vede già nel primo manuale di
Häring una vera e propria magna charta della teologia morale. Generalmente si
riconosce comunque che il teologo redentorista “dopo il Concilio è diventato una
delle figure più rappresentative della teologia morale cattolica. Nel rinnovamento
di questa disciplina i suoi meriti sono paragonabili a quelli che ha avuto Rahner
nel rinnovamento della teologia dogmatica”, B. MONDIN, Dizionario dei teologi,
ESD, Bologna 1992, 299.
17 Quanto alla formulazione di Optatam totius 16, Häring stesso confessa: “...

proposi il seguente testo, per prevenire ricadute nel conservatorismo: «Con par-
ticolare diligenza si curi la formazione degli alunni attraverso lo studio della sa-
cra Scrittura, che deve essere come l’anima di tutta la teologia [...] Parimenti tut-
te le altre discipline teologiche siano rinnovate per mezzo di un contatto più vi-
vo con il mistero di Cristo e con la storia della salvezza. Si ponga speciale cura nel
perfezionare la teologia morale che, più riccamente alimentata dalla dottrina del-
la Scrittura, deve illustrare, mediante una esposizione scientifica, l’elevatezza del-
la vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di apportare frutto nella carità
per la vita del mondo»”, B. HÄRING, Un’autobiografia, 116-117.
18 B. Häring ha avuto un ruolo non meno importante nella stesura della Co-

stituzione pastorale Gaudium et spes, come lo dimostra fra le altre la tesi di M.


MALI, La portata teologico-pastorale in “Liberi e fedeli in Cristo” di Bernhard Hä-
ring. Una ricerca storico-critica alla luce della sua partecipazione nella stesura della
“Gaudium et spes”, Accademia Alfonsiana, Roma 2003 (estratto di dissertazione).
LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 45

ciliare, Häring, 25 anni dopo, si sentirà ancora costretto di rivedere le


sue formulazioni, fino a riscrivere praticamente il manuale. Così avre-
mo Frei in Christus (1979-81)19, Liberi e fedeli in Cristo (1982-1990)20.
In questa opera si troverà ribadito anche il principio di responsabili-
tà, ora espresso in termini di fedeltà creativa in relazione alla solida-
rietà interumana.
Quanto sono bibliche queste due opere monumentali? La legge di Cri-
sto intende esporre dichiaratamente le verità centrali della morale cat-
tolica “alla luce della Parola ispirata della Scrittura”. Anzi, Häring af-
fermerà in proposito che l’esposizione delle caratteristiche specifiche
e del contenuto della legge neotestamentaria è il compito della teo-
logia morale come tale21. Nei 25 anni che dividono le sue due opere
maggiori, Häring diventerà sempre più consapevole dell’importanza
e del metodo con cui attingere alla Parola nel formulare la sua teolo-
gia morale. Il progresso è ben visibile, se si paragonano entrambi le
imprese.
Andando in questa direzione, bisogna costatare con una certa sor-
presa che l’uso häringhiano della Parola ispirata in teologia morale ha
attratto in effetti poca attenzione da parte dei biblisti. Questo forse
perché il moralista tedesco non era un biblista di professione, un “ese-
geta” vero e proprio. Di conseguenza, quel che faceva nella sua teolo-
gia, si potrebbe in definitiva definire come un uso prevalentemente
acritico o addirittura precritico della Scrittura e questo non interessa
agli esegeti. Una vera teologia biblica morale, frutto dell’esegesi pro-
fessionale, stentava ancora a vedere la luce.
Dall’altra parte, non si può assolutamente negare che Häring, non
solo lungo il percorso di questi 25 anni, si dimostri letteralmente avi-
do nell’avvertire le novità in questo senso. Come esempio illustrati-
vo di questo atteggiamento, in cui si intravedeva già bene l’impor-
tanza dell’ermeneutica specifica e appropriata, senza magari ancora
padroneggiarla a sufficienza, può servire un suo primo articolo pub-

19 Prima edizione tedesca: Frei in Christus. Moraltheologie für die Praxis des

christlichen Lebens, Herder, Freiburg (Breisgau)-Basel-Wien 1979-1981.


20 Prima edizione italiana: Liberi e fedeli in Cristo. Teologia morale per preti e lai-

ci, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1982-1990.


21 Cf. La Legge di Cristo, vol. I, 262.
46 ANDRZEJ S. WODKA

blicato nella nascente rivista Studia Moralia, appena fondata nel


196322. Häring si sente convincentemente interpellato da un’autocri-
tica che egli si pone davanti proprio nel senso del perfezionamento
della sua ermeneutica biblica. In tale contesto confessa di aver im-
parto parecchio da un F. Tillmann, oppure da un suo quasi contem-
poraneo R. Schnackenburg, e altri23. Il suo paradigma proprio, anche
lo stesso «modus componendi materiam», tende così ad aggiornarsi
in continuazione, secondo le grandi linee indicategli dalla totalità
della tradizione, di cui il cuore è la Parola. Non stupisce dunque l’as-
sunzione convinta di categorie biblicamente emergenti in relazione a
quelle culturalmente più consolidate dell’epoca:

Theologia moralis quae semper aliquo modo «kerigmatica» esse de-


bet, speciali studio excolit doctrinam de conversione, ita ut tota vita cri-
stiana subiecta sit legi crescendi, i.e. conversioni continuae. Personali-
smo moderno [...] opponimus personalismum biblicum, qui exprimitur
per caritatem tamquam formam internam existentiae christianae. Exi-
stentialismum paganum oppugnamus et aliquo modo redimimus per
existentialismum christianum, qui libertatem filiorum Dei non quaerit
in anomismo titanico, sed in plena disponibilitate erga gratiam Spiri-
tus Sancti cum animo semper parato erga necessitates proximi24.

3. La Scrittura in La legge di Cristo e in Liberi e fedeli in Cristo

Le referenze bibliche nei due manuali superano la quota di 3.400


citazioni specifiche25. Questo è in sé un libro. Ci si potrebbe occupar-

22B. HÄRING, «Heutige Bestrebungen zur Vertiefung und Erneuerung der


Moraltheologie», Studia Moralia 1 (1963) 11-48.
23 Ibidem, 15-16. Più tardi, per l’importanza del mistero pasquale nella teolo-

gia morale, Häring si riferirà anche a un suo confratello, F.-X. Durrwell CSsR, no-
to per le sue rinomate conquiste pionieristiche nel campo della teologia biblica.
24 Ibidem, 11-12. Fra le varie fedeltà, Häring elenca come la prima e la spiega

come condizione di feconda rigorosità la fedeltà “alla Sacra Scrittura”, cf. 14-16.
25 Riportiamo qui i frutti maturi e consolidati delle ricerche di J.S. SIKER,

«Bernhard Häring. The Freedom of Responsive Love», in IDEM, Scripture and


Ethics. Twentieth-Century Portraits, Oxford University Press, New York 1997, 59-
79, note: 226-231.
LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 47

ne mossi soltanto dalla curiosità di stabilire un “canone” tipicamente –


per così dire – häringhiano. In questo riguardo, essendo entrambi i
manuali dichiaratamente e fedelmente incentrati sulla cristologia26, la
prima cosa che balza sotto gli occhi è il fatto “naturale” che soltanto
circa 600 citazioni provengano dall’Antico Testamento (AT)27.
Nel suo uso dell’AT, Bernhard Häring rivisita più volentieri 4 tipi
di materiale biblico: la storia della creazione del Genesi 1-3, la teofa-
nia e la legge come presenti in Esodo, il Deutero-Isaia (la figura del
Servo di Jahvè) e la letteratura sapienziale come contenuta nel libro dei
Proverbi. Colpisce la quasi totale assenza del profetismo AT (come
Osea o Amos, importantissimi, ma menzionati soltanto per 11 volte).
Come si spiega questo? Certamente determinante è il punto di
partenza: non più il decalogo, ma la «vita in Cristo» paolina. A que-
sto deve aggiungersi, sempre, una visibile avversione di Häring verso
ogni falsa immagine di Dio, nel nome della quale tante crudeltà e or-
rori sono stati perpetrati e di cui, sin dalla giovinezza egli si sentiva in
dovere di combattere. Il nostro Autore confiderà in una lettera: “l’e-
segesi di tipo più recente invece mi ha aiutato enormemente nel co-
gliere le grandi linee della divina rivelazione e nel contrastare forze e
tradizioni solamente umane”28.
Per il Nuovo Testamento (NT) invece, stando alla potenza ispirati-
va dei titoli di entrambi i manuali, accuratamente scelti e fatti poggia-
re su testi specifici, l’autore biblico preminente, ci si aspetterebbe, do-
vrebbe essere san Paolo. Dal campionario materiale dei testi risulta in-
vece che l’autore maggiormente visitato da Bernhard Häring è Gio-
vanni. In particolare, sono i capp. 13-17 del Quarto Vangelo, i cosid-
detti “discorsi d’addio”, dove abita il centro giovanneo del nuovo co-
mandamento e della reciprocità dell’agape, ad attirare la sua sempre

26 S. MAJORANO, «Bernhard Häring. La teologia morale rinnovata dalla cri-


stologia», Rassegna di Teologia 41 (2000) 485-515.
27 L’esame di questi dati è facilitato dalla presenza degli indici biblici nei due

manuali di Häring. Per Das Gesetz Christi ci siamo serviti degli indici dell’ottava
edizione (1967), vol. III, 778-791. Per Frei in Christus, utile al progetto è la tra-
duzione italiana, Liberi e fedeli in Cristo, vol. I (1978), 571-577; vol. II (1980), 683-
689; vol. III (1982), 529-531.
28 Lettera personale, del 16.07.1991, a J.S. SIKER, riportata nel suo «Bernhard

Häring. The Freedom of Responsive Love», 61 (tr. nostra).


48 ANDRZEJ S. WODKA

fresca attenzione. Più di 10% di tutte le referenze bibliche sono pro-


prio giovannee (circa 400). Un altro materiale biblico maggiormente
rivisitato e utilizzato da Bernhard Häring sono i capitoli matteani del
Discorso della Montagna (Mt 5-7). Sono sezioni bibliche dove Bern-
hard Häring vede maggiormente presenti ed esplicitati i fondamenti
della sua comprensione della Legge nuova dello Spirito. Se esiste dun-
que una specie di “canone operativo häringhiano”, esso è material-
mente riconducibile in gran parte a Giovanni 13-17 e a Matteo 5-7.
A questi si aggiunge, ovviamente, l’Apostolo Paolo29. Citati fre-
quentemente ed estensivamente sono i ricchi passaggi di Rm 5-8. Di
un certo favore gode anche la prima lettera ai Corinzi. Significativa-
mente presenti appaiono anche le deutero-paoline: Efesini (special-
mente 4-5) e Colossesi (anche se Häring mai si pone la domanda sul-
la loro autorevolezza per via della loro autenticità paolina o meno). A
questo bisogna aggiungere anche la presenza delle lettere cattoliche:
non indifferente l’uso della lettera agli Ebrei e – qui una sorprenden-
te conferma del carattere giovanneo delle opere häringhiane – tutta la
prima lettera di Giovanni, citata – in proporzione percentuale – più di
qualsiasi altro libro del NT (143 referenze).
Gli studiosi notano che non ci sarà un sostanziale cambiamento di
questa enfasi del “repertorio” biblico nei 25 anni che dividono i due
manuali. Ma anche qui una sorpresa: Liberi e fedeli in Cristo userà “sol-
tanto” 50% circa delle referenze presenti in La legge di Cristo (1200
contro 2400 circa). Significativamente sarà ridotto il materiale sa-
pienziale: Proverbi (71 contro 5), Ben Sira (33 contro 3).
Una prima causa di queste novità è il volume del nuovo manuale
deliberatamente diminuito di circa 400 pagine in meno. Un’altra mo-
tivazione è ancor più significativa: Bernhard Häring si stacca progres-
sivamente da quell’uso tradizionale, di cui egli stesso era debitore per
la sua iniziale formazione teologica. Si tratta ovviamente di “proof
texting” (dicta probantia), cioè il modo di utilizzare la Scrittura come
fonte secondaria – e quasi ornamentativa – per confermare dell’argo-
mentazione teologico-morale svolta autonomamente, senza farla par-

29“... fin dalla prima edizione di Das Gesetz Christi ho cercato una sintesi fra
la visione sinottica e quella di san Giovanni e di san Paolo: essere e vivere in Cri-
sto”, B. HÄRING, Teologia morale verso il terzo millennio, 10.
LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 49

tire direttamente dalla Rivelazione. La radicale riduzione del materia-


le sapienziale potrebbe essere vista come risultato di un altro pro-
gressivo spostamento della domanda morale centrale in teologia mo-
rale häringhiana. Questo è importante: secondo Bernhard Häring si
tratta di chiedersi non più sul “che devo fare”, ma piuttosto “che co-
sa devo essere. Quale persona devo divenire secondo il disegno di
Dio?”30. In altre parole, bisogna spostarsi dalla “pura” parenesi verso
le dinamiche relazionali della libertà e della fedeltà creativa, marchio
essenziale dell’approccio häringhiano alla morale, liberandosi da un
caos di migliaia di “devi fare/non devi fare”31.
Precisando ancora: quali sono i testi chiaramente più “favoriti” da
Bernhard Häring? Per l’AT vince la citazione di Ger 31, 31-34, sulla
promessa di Dio di incidere una nuova alleanza sul cuore umano (10
volte). Questo si capisce facilmente all’interno dell’insistenza sul do-
no della personalità nuova in Cristo. Del NT, i due testi più citati so-
no Gv 15, 12 (comandamento nuovo, 16 volte) e Rm 8, 2 (la legge del-
lo Spirito della vita in Cristo, liberante dalla legge del peccato e della
morte, 17 volte)32.
Il comandamento nuovo dell’agape reciproca diventerà per Bern-
hard Häring la chiave della comprensione fondamentale della cita
cristiana e il punto focale della sua teologia morale. Il dettato di Gv
15, 12 (comandamento nuovo) sarà definito come la “norma supre-
ma” di Cristo che abbraccia come sintesi “tutti i comandamenti-mé-
ta [dinamici] della morale dell’alleanza”, insieme al matteano 5, 48
«siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» (citato 9 vol-
te). In connessione a quest’ultimo testo biblico, Bernhard Häring in-
dica come «legge di Cristo» il comandamento di Mt 6, 36: «siate mi-
sericordiosi». Questa, secondo il nostro Autore, deve essere trattata

30 Liberi e fedeli in Cristo, vol. I, 110.


31 Cf. B. HÄRING, «The Role of the Catholic Moral Theologian», in C. CUR-
RAN (ed.), Moral Theology: Challenges for the Future, Paulist Press, New York-Mah-
wah 1990, 42.
32 Cf. anche Rm 6,14 (non più sotto la legge, ma sotto la grazia). Anche que-

sta focale häringhiana, a parte di provenire da una corretta interpretazione del


messaggio biblico in sé, è sicuramente frutto dell’esperienza personale della mi-
sericordia, come si può felicemente costatare rivisitando un altro suo libro auto-
biografico, Ho visto la bontà liberatrice, Edizioni Paoline, Roma 1977.
50 ANDRZEJ S. WODKA

come la legge davvero “onnicomprensiva”33, come il vero paradigma


centrale della Bibbia.
Bernhard Häring applica questa legge anche alla sua missione di
teologo moralista. Egli scrive: “Posso adempiere al mio compito dif-
ficile di teologo moralista soltanto nella misura in cui oriento non sol-
tanto la mia vita personale, ma anche il mio ethos e l’attività teologica
secondo la dinamica della beatitudine «Beati i misericordiosi, perché
riceveranno misericordia (Mt 5, 7)»”34.
L’utilizzo di questi testi più mette in luce uno spostamento pro-
gressivo in Bernhard Häring dell’interesse tradizionale statico, tipico
della teologia morale manualistica, sui peccati e proibizioni, verso la
preoccupazione sul rinnovamento dell’essere tramite la vita «nello
Spirito» con l’ausilio dei comandamenti-méta, dal carico positivo e
dinamico.
La ripetitività del testo Rm 8, 2 (17 volte), invece, è tipica della co-
stante enfasi häringhiana sulla libertà della persona umana in Cristo.
Secondo questa ottica, Bernhard Häring farà frequenti riferimenti an-
che a Gal 6, 2 («portate i pesi gli uni degli altri, e in questo modo
compirete la legge di Cristo» – 9 volte). È il celebre Leitmotiv che da-
rà titolo alla prima opera. Altri testi citati con una frequenza signifi-
cativa ruotano ai temi di umiltà (Mt 5, 3; 6, 6.16; 11; 25; Lc 10, 21), di
pietà (Lc 6, 36), di sacrificio e sofferenza (Rm 8, 17; Gal 6, 14; Col 1,
24), di veridicità (Gv 8, 44, Ef 4, 15) e dell’amore reciproco (Gv 13,
34; Gal 5, 6; 1 Gv 4, 8). Tutti questi “temi” sono per Bernhard Häring
le dominanti della morale del Regno di Dio (motivo reperito in Mc 1, 15
e in Mt 4, 17).
Nella sua argomentazione teologico-morale appaiono anche ogni
tanto dei testi cristologici, per cosi dire, “isolati”, come quei giovan-
nei (per es. Gv 1, 14) oppure paolini (per es. Col 1, 15; Col 3, 1). Hä-
ring è infatti abituato a citare piuttosto alcune frasi singole, di Cristo
e/o di Paolo, mentre non ha una vera domestichezza con il materiale
narrativo come tale, anche se la storia (il ministero, la passione e ri-
surrezione) di Cristo sono cruciali per lui (come significato globale).
In termini generali, il metodo narrativo, tanto presente nella rivela-

33 Liberi e fedeli in Cristo, vol. II, 652.


34 B. HÄRING, «Role of the Catholic Moral Theologian», 37 (tr. nostra).
LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 51

zione biblica, non sembra essere comodamente assimilato a sufficien-


za da Häring e questo con tutta la verosimiglianza a causa del suo
orientamento primariamente teologico, ereditato dalla formazione
preconciliare35.
Non essendo professionalmente preparato a maneggiare autono-
mamente lo strumentario filologico-esegetico come un vero Fachexe-
get, Bernhard Häring comunque si sforza, con crescente effetto, di
non sottovalutare mai la problematica critico-testuale, avendo visto
come quest’ultima possa influire pesantemente sulla traduzione
(spesso approssimativa nella tradizione precedente) e sulla conse-
guente interpretazione drammaticamente impropria. Häring arrive-
rà a correggere coraggiosamente certe nozioni di interpretazione
sofferenti da secoli di imprecisioni gravi, come si può evincere dal
suo trattamento del caso delicato di esclusione dal Regno dei “ses-
sualmente pervertiti” (latino mollis, 1 Cor 6, 10), che la tradizione ma-
nualistica traduceva e identificava semplicemente con il vizio della
masturbazione36.

4. Modi tipicamente häringhiani di attingere alla Sacra Scrittura

In tutta la produzione teologica del nostro Autore si possono indi-


viduare e schematizzare quattro differenti tipi di utilizzo della Parola
ispirata nel suo teologare:
• l’approccio confermativo (classico)
• l’approccio per via dei concetti biblici (studio dei termini)
• l’approccio paradigmatico (esempi morali)
• l’approccio “illuminativo” (di riflessione evocativa non esplici-
tata)37.

35 Questo non è da confondere con il modo narrativo dell’esposizione teolo-


gica della morale, prediletto da Häring, come lo dichiara egli stesso: “Imitando,
per quanto sia possibile, la sacra Scrittura, la maggior parte dei miei libri appar-
tengono al genere letterario della teologia narrativa. Tutta la nostra vocazione
cristiana la trovo nel «raccontare le meraviglie di Dio», Un’autobiografia, 5.
36 Liberi e fedeli in Cristo, vol. II, 674.
37 Anche questa tipologia, vista in prospettiva critica in un orizzonte di ricca

rappresentanza (10 teologi più rappresentativi per il XX secolo) siamo debitori a


J.S. SIKER, «Bernhard Häring. The Freedom of Responsive Love», 63-67.
52 ANDRZEJ S. WODKA

4.1 La Scrittura come fonte secondaria della morale

Bernhard Häring denunzia apertamente il problema maggiore del-


la manualistica precedente, quello cioè di identificare nella divina Ri-
velazione il valore corroborativo delle conclusioni morali, alle quali si
arrivava per via di ragionamento fatto prevalentemente in base alla
legge naturale. Usanza “infelice”, egli dice, quella di ricorrere alla
Scrittura soltanto dopo aver costruito il proprio sistema, per dare au-
torevolezza divina alle norme enucleate prima ed elaborate possibil-
mente una volta per sempre38. In Liberi e fedeli in Cristo il nostro Au-
tore afferma infatti che non è corretto citare testi biblici in questo
modo, senza cioè prendere in debita considerazione la dinamica dello
sviluppo storico dell’ethos biblico e la diversità delle testimonianze dei
singoli libri della Scrittura39. Ma il problema, avvertito con rigore da
alcuni biblisti (come R. Collins) o altri colleghi moralisti (come V.
MacNamara) sta proprio qui: Bernhard Häring cade spesso nella
trappola del vizio da lui stesso temuto e denunziato!40.
È difficile difendere il nostro stimato “Patriarca” della morale sot-
to questo aspetto, specialmente per i suoi modi di procedere ancora
nel primo manuale. L’uso, purtroppo non infrequente, della Parola ri-
velata appare visibilmente estraneo alla costruzione e al flusso dell’ar-
gomento, fino a tal punto che uno dei critici (simpatizzanti) si sente
costretto di affermare: “Anche La legge di Cristo di Bernhard Häring,
che è monumentale nel suo fare breccia definitiva per il rinnovamen-
to della teologia morale, usa estensivamente (largely) il metodo corro-
borativo della Scrittura”41.
Häring infatti soltanto progressivamente (e non del tutto) si libera
dalla tendenza di usare i testi sacri come suonano, letteralmente, per

38 “Il nostro approccio, completamente diverso, consiste invece nel guardare


in primo luogo e soprattutto alle prospettive bibliche, onde cogliere, in una vi-
sione d’insieme, il valore e il significato della vita cristiana”, Liberi e fedeli in Cri-
sto, vol. I, 19.
39 Cf. ibidem, vol. I, 395.
40 Cf. R. COLLINS, Christian Morality: Biblical Foundations, University of No-

tre Dame Press, Notre Dame 1986, 13-14 (n. 2: [in La legge di Cristo] “the use of
the Scriptures did not really enter the fabric of the exposition”).
41 R.M. GULA, Reason Informed by Faith, 166 (tr. nostra).
LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 53

poi passare direttamente, senza mediazione teologico-biblica, ai valo-


ri morali e le norme42. Per esempio, nella discussione sull’indissolubi-
lità del matrimoni, egli fa dapprima una lettura veloce, quasi precriti-
ca, del testo della Genesi, e dopo asserisce (senza una sufficiente
preoccupazione esegetica e senza prove testuali) che il matrimonio
come unione indissolubile era presente come tale già nel paradiso, de-
cidendo di riferirlo indirettamente al Gen 2, 2443.
Detto questo, bisogna tuttavia ribadire nuovamente: Häring è lim-
pido nel suo evolversi storico, pur rimanendone condizionato, come
tutti. Tenta sempre di aggiornarsi e di non procedere senza guardare al-
la comunità scientifica. Per questo motivo, troveremo non infrequenti
tracce sincere e visibili di progressiva autocorrezione in dialogo cre-
scente. L’edizione francese, ormai postconciliare del suo primo manua-
le, ritenuta dall’editore, senza consultare l’Autore, come “perfetta e pie-
namente confermata dal Vat. II” lo offende e lo fa esclamare: “Guai a
me, se non avevo imparato abbastanza per rivedere parecchie cose!”44.
Häring lo sa bene e non intende nasconderlo mai: “vi è una grande dif-
ferenza nel mio uso della Scrittura nella Legge di Cristo e nelle pubbli-
cazioni posteriori. Pubblicando La legge di Cristo nel 1954, l’avevo pri-
ma data a due biblisti che l’anno letta e approvata”45. Egli riconosce sin-
ceramente che l’influsso della Divino afflante Spiritu (del 1943, sul valo-
re positivo del metodo storico-critico nell’interpretazione del dato bi-
blico) “non è ancora pienamente visibile” nei suoi scritti. Persino giun-
ge ad autoaccusarsi: “c’è ancora, anche se moderata, la tendenza verso
l’uso confermativo del testo ispirato, per fortuna accompagnata dalla
crescente enfasi sulle grandi linee della rivelazione”46.
Questa “debolezza” non sarà mai pienamente risolta. Bernhard
Häring rimarrà un teologo moralista che – sempre più versato nella
crescente problematica ermeneutica – si sentirà dipendente qui dai
frutti degli esperti biblisti, sulla cui autorevolezza farà poggiare il suo
modo di fare la sua teologia “magis nutrita” della Parola. All’inizio del

42 Cf. V. MACNAMARA, Faith and Ethics, 33-35.


43 Cf. La legge di Cristo, vol. III, 353.
44 Teologia Morale verso il terzo millennio, 11.
45 Lettera del 16.07.1991 a J.S. SIKER, «Bernhard Häring. The Freedom of

Responsive Love», 64 (tr. nostra).


46 Ibidem.
54 ANDRZEJ S. WODKA

vol. II de La legge di Cristo, cercando di fondare biblicamente la rela-


zione fra l’amore di Dio e quello del prossimo, si assicurerà sul pro-
prio teologare (Zur exegetischen Rechtfertigung dieser unserer Dis-
position...) tramite il riferimento esplicito a C. Spicq, di cui l’esposi-
zione esegetica della teologia paolina egli segue con piena fiducia47,
ovviamente certo della competenza del celebre biblista francese48.
Non sarebbe comunque corretto affermare che soltanto questo uso
della Scrittura sia presente nella (prima) opera del nostro Autore. Ci
sono già altre modalità che dimostrano la novità, rispetto all’eredità
quasi istintiva del vecchio regime...

4.2 I grandi concetti biblici

Nelle entrambi opere Bernhard Häring scopre il valore della se-


mantica biblica e dedica sezioni interessanti ai concetti biblici come
presenti in un tema o in una idea. Nel primo manuale si trovano se-
zioni introduttorie scelte di questo tipo:
• “La coscienza nella Sacra Scrittura”;
• “Il concetto di ‘Cuore’ nella Scrittura e nella tradizione”;
• “La Scrittura e la Legge morale naturale”;
• “Legge Divina Positiva”;
• “Nozioni bibliche di peccato”;
• “Parole della Scrittura sul peccato mortale e veniale”;
• “Concetti di prudenza”;
• “La gloria di Dio nell’AT”;
• “Il culto reso a Dio nel NT”;
• “L’uso biblico del termine skandalos”.
Queste sezioni generalmente si posizionano all’inizio dei tratta-
menti più grandi – segno di crescente maturazione –, ma si deve dire
che non c’è ancora molta esplicitazione della loro correlazione con la
discussione che segue. Sono sezioni leggermente incrementate rispet-

47 L’edizione inglese di questo testo legge: “Our arrangement is exegetically

sound and correct”, The Law of Christ, vol. II, xxxv.


48 “Per giustificare in sede esegetica...”, La Legge di Cristo, vol. II, 28. Il testo

“garanzia” è di C. SPICQ, «La morale de l’agapè selon le Nouveau Testament»,


Lumière et Vie n. 21 (1955) 103-122.
LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 55

to a ciò che offre l’imprescindibile Commentario teologico di G. Kittel,


frequentemente chiamato in causa. Anche qui, Bernhard Häring è fi-
glio del suo tempo, in quanto proprio questo era lo stile dominante
nel fare sia l’esegesi che la teologia biblica negli anni ’50. Quanto det-
to, può suonare come un’accusa, ma – paradossalmente – è anche se-
gno di plasmabilità, cioè di costante apertura mentale e metodologica
di questo padre della teologia morale moderna.
In Liberi e fedeli in Cristo sezioni simili di semantica concettuale bi-
blica ci sono ancora, anche se leggermente diminuite:
• “Visione biblica della coscienza”;
• “Reciprocità delle coscienze nelle lettere di Paolo”;
• “La speranza nella Bibbia”;
• “Complessità del concetto biblico del mondo”;
• “Guerra e pace nel NT”.
Traspare qui un’accresciuta consapevolezza dell’Autore della pro-
blematicità dell’uso dei “concetti biblici” come tali. In un suo studio
dedicato alla speranza biblica, Bernhard Häring scriverà in proposito
parole ormai ben mature: per comprendere il messaggio di speranza
come contenuto nella Bibbia “non basta studiare i testi nei quali com-
pare il termine ‘speranza’. Tutto l’Antico e il Nuovo Testamento so-
no un messaggio di speranza”49.
Per il dovere della critica, dobbiamo salutare con soddisfazione
questo progresso, ma ancora c’è un elemento che manca in maniera
persistente: Häring non spiega quasi mai il perché della sua scelta di
un determinato concetto (e dell’assenza degli altri). Effettivamente
questo gli appare autospiegativo, per lo meno sullo sfondo contesto
della trattazione che sta effettuando.

4.3 Paradigmi morali della Scrittura

Häring ricorre ripetutamente agli esempi biblici. Egli fa questo es-


senzialmente in due modi. Da una parte, attinge ai paradigmi di com-
portamento con lo scopo di illustrare un principio generale. Dall’al-
tra, egli usa gli esempi scritturistici a modo di analogia per suggerire
qualche applicazione più aggiornata del testo biblico al contesto con-

49 Liberi e fedeli in Cristo, vol. II, 456.


56 ANDRZEJ S. WODKA

temporaneo. Per esempio, parlando dell’umiltà, componente necessa-


ria del processo assolutamente fondamentale della metanoia biblica,
Häring ricorrerà a Luca 18 (la parabola del fariseo autocompiacente e
del pubblicano penitente). Più specificamente ancora: quando vuole
illustrare il principio della necessità di differenziazione e dell’adatta-
mento del messaggio evangelico alla sempre nuova audience, Häring
ricorre all’esempio tipico di Paolo, ritenuto campione di questo tipo
di adattamento.
Quando parla del suo tema più amato, quello della libertà e della
fedeltà creativa, Häring va a pescare i suoi modelli di riferimento nel-
le situazioni conflittuali della comunità primitiva, come per es. il ce-
lebre “incidente di Antiochia” (dissenso di Paolo davanti agli atteg-
giamenti di Pietro, Gal 2). L’agire di questi due leader carismatici del-
la comunità cristiana primitiva viene proposto come metro di discer-
nimento per altre situazioni, storicamente posteriori. Commentando
su questo episodio, Häring si sente libero di affermare: “La corsa del
Vangelo non fu ostacolata da una legge canonica come quella che re-
se tanto difficile il lavoro missionario della chiesa in Asia e in Africa
dal sec. XVI al sec. XX”50.
Quanto al modo “analogico” dell’uso dei paradigmi biblici, Häring
anche qui, ripetutamente, cerca di scoprire parallelismi di significato,
giustapponendo semplicemente situazioni bibliche con quelle attuali.
Un esempio classico: per valorizzare il ruolo dei mass-media nell’e-
spansione pubblica del Regno di Dio, Häring ricorre materialmente a
Mt 10, 27 («quel che dite in segreto sarà annunciato dai tetti»). Un al-
tro esempio (che suscita perplessità, perché contrasta con la dottrina
ufficiale della Chiesa), riguarda l’applicazione dell’etica cristiana al
contesto africano della poligamia. Il battesimo preclude la continua-
zione del matrimonio di questo tipo, ma – in vista della destabilizza-
zione sociale che lo scioglimento di una struttura tradizionalmente ap-
provata e solida potrebbe provocare – il nostro Autore si domanda se
non sarebbe più utile riconsiderare l’istituzione anticotestametaria del
levirato come soluzione temporanea per le nuove comunità africane,
recentemente conquistate dal Vangelo, dove però la poligamia viene
recepita come l’istituzione che coinvolge un senso di obbligo morale

50 Ibidem, vol. I, 47-48.


LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 57

serio51. È una proposta “intrigante” in quanto il Magistero viene con-


frontato non con un pensiero teologico-morale, ma direttamente con
la Sacra Scrittura, tramite questo accostamento di libera analogia.

4.4 L’uso illuminativo della Sacra Scrittura

Questo quarto approccio si riferisce a quegli inserimenti, generosi


in frequenza, dei testi altamente ispirativi che entrano nell’argomen-
tazione come presenze di sfondo ma che non vengono coinvolti nel
dibattito immediato, se non pochissimo o proprio affatto. Sono i co-
siddetti “insights” senza sviluppo, lasciati al lettore, forse con un in-
tento addirittura contemplativo, per lo sviluppo autonomo, da pro-
dursi nel lettore in maniera “appellativa”. Non si deve dimenticare
l’intento sintetizzante, trasparente nelle opere di Häring. Egli è qua-
si assillato, nel senso positivo della parola, dal pensiero di ricondurre
la nostra disciplina alle sue radici spirituali, allargandola alla preghie-
ra e non soltanto facendola coincidere scientificamente con la vita52.
Non sono argomenti corroborativi nel senso classico, perché Häring
non li chiama in causa come supporto all’argomento. Queste citazio-
ni inserite (cluster citations)53, come oggi si fa nella editoria ricorrendo
all’effetto grafico dei box hanno uno stile quasi omiletico-dialogale,
per far risuonare la Parola di Dio nello spazio rigorosamente argo-
mentativo. Questo per trasfigurare la “pura” scienza in una specie di
liturgia, dove la Parola esercita il suo fascino “sine glossa” o quasi e
comunque ritorna come la paraclesi e non si riduce in parenesi pura-
mente etica. Forse per questo motivo, Häring proclamerà ripetuta-
mente che la sua teologia morale (e ogni teologia morale cattolica) de-
ve essere insieme scientifica e kerygmatica.
Come un esempio semplice ti tale indirizzo già in La legge di Cri-
sto Häring cita 1 Gv 2, 9: «colui che dice di essere nella luce, ma odia

51 Cf. Ibidem, vol. I, 363.


52 Si noti in proposito il titolo significativo di B. HÄRING, Prego perché vivo, vi-
vo perché prego (ed. V. Salvoldi), Cittadella, Assisi 21997. È un altro esempio della
trasposizione häringhiana dell’eredità alfonsiana “Chi prega certamente si salva,
chi non prega certamente si danna” (Sant’Alfonso M. de’ Liguori, Del gran mez-
zo della preghiera).
53 J.S. SIKER, «Bernhard Häring. The Freedom of Responsive Love», 67.
58 ANDRZEJ S. WODKA

il suo fratello, è ancora nelle tenebre», aggiungendo, fra parentesi,


una brevissima spiegazione: “Senza dubbio per «luce» non si intende
solamente il lume della ragione, ma lo splendore totale della grazia,
proveniente dalla luce della conoscenza nel Verbo”54.

5. Conclusione: l’autorità della Scrittura in B. Häring

Vi è un significativo sviluppo in Häring nella considerazione del


valore dell’AT. Come già si è detto, egli non fa partire la sua teologia
morale dal decalogo. Crede infatti che il centro di tutto è ormai il Cri-
sto, e ciò vale anche per il tempo precedente la sua incarnazione. L’AT
volge verso questo centro e continua ad avere il suo valore essenzial-
mente come “testimonianza” a Cristo venturo. Inizialmente Häring
crede di poter assegnare all’AT soltanto il valore della legge morale
identificata con quella naturale, alla quale si giunge con la luce della
ragione (Dt 30, 11.14). In Cristo invece tutto è superato (qui Häring
segue radicalmente il vangelo di Paolo). Anche la valenza autonoma
dell’AT è superata in Cristo: essa può salvarsi, ma in quanto assunta
dal NT (essenzialmente si tratta qui del decalogo e del “grande co-
mandamento” come recuperati nell’insegnamento di Cristo).
Soltanto in seguito, mentre si situa più esplicitamente nella strut-
tura “responsiva della morale” (chiamata e risposta), Häring ritrove-
rà il valore perenne dell’AT, inteso come testimonianza della “chia-
mata” o delle chiamate irrevocabili del Signore. Da qui nascerà una
nuova valorizzazione dell’Alleanza e della sua corrispondente mora-
le. Alla fine di questo recupero (in Liberi e fedeli in Cristo), Häring di-
chiarerà ormai che ci si può imparare molto dalle grandi prospettive
e delle linee portanti soteriologiche proprie dell’AT. Giungerà addi-
rittura a riconoscere che il profetismo biblico è in pratica l’apice eti-
co dell’AT.
Ancor più forte si vede lo sviluppo nel campo delle considerazioni
della normatività delle leggi morali dell’AT. Anche limitate dalla cir-
costanza, tali leggi restano importanti, anche se secondarie, in quan-
to “testimoniano” l’interazione tra Dio e il suo popolo. Al minimo –
esse sono paradigmi o analogie, di cui si è parlato sopra. Che cosa re-

54 La legge di Cristo, vol. I, 141.


LA PAROLA DI DIO NELLA TEOLOGIA DI BERNHARD HÄRING 59

sta dunque dell’AT? Häring è convinto: restano le virtù “escatologi-


che” – la fede, la speranza e la carità, come universalmente attestate e
perciò obbliganti per i cristiani. Scriverà: “Qui intendo mostrare che
un ritorno alla visione biblica può generare e mettere in moto ener-
gie di libertà e di fedeltà creativa nel mondo di oggi”55.
Quanto all’autorità del NT, la discussione interessante è quella re-
lativa al valore normativo obbligante del Discorso della Montagna
matteano. Häring opera qui un avvicinamento forse insolito, ma cer-
tamente originale, alla linea giovannea. La rivelazione della nuova
legge sulla Montagna (Mt 5-7)56 è del tutto diversa da quella avvenu-
ta sul Monte Horeb. Tutto è impostato sulla vicinanza di Dio in Ge-
sù, l’Emanuele promesso, a differenza del terrore suscitato dal Dio to-
talmente trascendente della Prima Alleanza. La nuova rivelazione è
tanto più alta, quanto più si abbassa, per avvicinare e rendere “prossi-
mo” a noi l’Emanuele. La lavanda dei piedi lascia un paradigma di
beatitudine che sprigiona la morale della vicinanza e della misericor-
dia, valori escatologici e definitivi. Ecco perché, nel pensiero di Hä-
ring, queste due assi (il Discorso della Montagna e i Discorsi d’addio)
appaiono come il fondamento della sua morale liberatrice e filiale.
In definitiva, la Scrittura (la Parola di Dio) avrà dunque un carat-
tere normativo in quanto liberato dalla coercizione esterna e perfetta-
mente interiorizzato. Si tratta di “comandamenti”, ma intesi in un
senso analogico, quello di “indicazioni” oppure di “orientamenti mas-
simizzanti”, che – nella loro versione negativa – possono conservare
anche un valore potenzialmente minimalista relativo a ciò che non de-
ve assolutamente succedere per i suoi effetti devastanti rispetto al va-
lore supremo del dono della vita redenta.
Concludendo, per il suo carattere essenzialmente invariato dal
punto di vista dell’impostazione cristologica della morale cristiana,
anche la Parola di Dio nel pensare teologico di Bernhard Häring as-
sume il carattere di presenza per così dire “cristologica”: Cristo-Pa-

55 Liberi e fedeli in Cristo, vol. I, 245.


56 L’identificazione del sito sorgivo della morale cristiana nel Discorso della
Montagna è molto accentuata nel pensiero di Häring, ancora prima del Concilio.
Egli infatti racchiude una sua piccola “somma” divulgativa di questa morale sot-
to il titolo La morale del Discorso della Montagna, Edizioni Paoline, Alba 1967, de-
stinandola alle famiglie.
60 ANDRZEJ S. WODKA

rola è insieme la luce e la realtà liberatrice vissuta in profondo come


amore responsivo:

Totalmente liberi per Cristo, siamo liberi anche per il prossimo, libe-
ri come coattori e coartisti con Dio creatore, Dio artista e Dio reden-
tore. Lo spostamento dai comandamenti-limite ai comandamenti-mé-
ta indica lo spazio della libertà creativa. Ma dobbiamo vedere tale spo-
stamento come espressione di quella libertà che crea un cuore puro e
strutture nuove di vita. [...] Solo chi conosce la vera natura dell’amo-
re al quale Cristo ci chiama, conoscerà anche le dimensioni della vera
libertà e fedeltà in Cristo57.

57B. HÄRING, «Il carattere specifico della morale cristiana. In ascolto delle
precise esigenze bibliche», in C. CASALE MARCHESELLI (ed.), Parola e Spirito. Stu-
di in onore di Settimio Cipriani, Paideia, Brescia 1982, vol. II, 1218-1219.

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