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VITA DA STREGA

Premessa

Il termine strega, riferito a colei che in grado di danneggiare gli altri grazie ai suoi poteri magici (al
contrario dello stregone che generalmente connotato di un aura meno negativa), ha diverse
denominazioni in Europa che ne evidenziano un rapporto semantico con la maschera, dalla quale deriva il
termine masca, termine usato anche nell'arco alpino occidentale piemontese. Tuttavia, non ha le tesse
connotazioni che si addicono al concetto tradizionale di strega, quali l'adorazione del diavolo, l'uso di
pozioni magiche, macabre e nauseabonde o il volo notturno al sabba cavalcando animali. Il ruolo della
masca ridimensionato e attenuato: il suo scopo pare quello di destabilizzare la vita quotidiana procurando
piccoli impedimenti o calamit naturali, non certo di sovvertire l'ordine religioso; un capro espiatorio
dunque al quale attrinuire la colpa di eventi negativi. Il termine masca compare per la prima volta
nell'Editto di Rotari (643 d.c.) nei quali il termine designava la strega passibile di essere condannata a
morte. Altri designano il termine masca dall'arabo mshara, ovvero buffone, pagliaccio, anche se tuttavia
non una teoria retta da prove concrete poich il termine masca sconosciuto nell'Italia meridionale, zone
dalle quali il termine dovrebbe essersi diffuso grazie al passaggio dei popoli arabi. Altri teorici attribuiscono
l'origine del termine al celtico mask, ovvero nero, macchiato di fuliggine, una delle principali pratiche
antiche di mascheramento. Qualsiasi siano le teorie etimologiche, il termine comunque sempre associato
al mascheramento e a ci che la maschera rappresenta: colei che si cela, che si trasforma, strega come
mascherata per eccellenza. Il passato le maschere rappresentavano gli spiriti dei morti che ritornavano in
vita per riallacciare un rapporto con i vivi, atto sradicato dal cristianesimo nel Medioevo perch ritenuto
sacrilego poich falso, e dietro il falso si nascondeva il Diavolo. Per i contadini anziani la masca una
persona reale, che ha la facolt di trasformarsi e di agire spesso sotto spoglie animalesche, e che compie
azioni malvagie. All'affievolirsi della figura della masca, oltre agli eventi bellici del secolo scorso e
all'introduzione massiccia dei mezzi di comunicazione di massa e della societ moderna, hanno contribuito
anche un generale scetticismo sull'argomento, un forte processo di urbanizzazione ed industrializzazione
che hanno indebolito i rapporti familiari contadini nonch quelli con le proprie terre d'origine ed una
relativa massiccia emigrazione in cerca di fortuna nei centri urbani.

1. Esistenza e caratteri della Masca

La figura della masca molto composita, ambigua, e sar possibile delinearla solo tenendo in
considerazione il contesto in cui agivain quanto lo status di masca si definiva proprio in base ai
rapporti sociali che queste intrattenevano con la comunit. La masca, per lo pi anziana, spesso
vedova o sola, priva di caratteristiche fisiche che evidenziassero la sua condizione e i suoi poteri,
viveva quasi sempre inserita nella comunit locale contadina; di solito agiva senza farsi scoprire e i
suoi poteri derivavano da particolari facolt trasmesse in genere per via ereditaria. Esiste una
generale tendenza ad attribuire alle donne dimestichezza ed esperienza dell'ignoto campo delle
pratiche magiche, forse perch la donna dotata di maggiore sensibilit e istinto. Il fatto che nella
tradizione popolare alle donne che pi spesso stato attribuito il ruolo di masca, pu essere
spiegato anche attraverso l'analisi della condizione femminile del passato, dell'emarginazione e
delle restrizioni alle quali le donne erano costrette, nella loro limitata esistenza tra le mure
domestiche, tra lavori casalinghi, lavoro nei campi e allevamento dei figli. Per assurdo questa
misura situazione poteva essere cambiata dalla donna quando diventava masca: si trattava di

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emancipazione, di acquisizione di poteri che la poneva in una condizione privilegiata. La comunit
contadina riteneva che qualsiasi cambiamento nella condotta della donna o qualsiasi capacit o
conoscenza da lei acquisita rivelasse poteri illeciti e soprannaturali. Come anticipato, la masca era
solitamente vecchia e dall'aspetto poco gradevole, forse perch pi facile riconoscere malvagit
in un viso brutto e segnato dal tempo: "per loro disgrazia erano brutte e per questo erano ritenute
masche, anche perch erano brutte". In particolare, la masca era spesso zoppa. La zoppaggine ha
sempre denunciato un rapporto con l'aldil, col soprannaturale, con l'infero o col divino. Chi va o
torna dall'altro mondo spesso contrassegnato da un'asimmetria deambulatoria (nel passato i riti
imperneati sulla zoppaggine avevano il compito di abbreviare una stagione a vantaggio di quella
successiva). Anche lo zoppo della mitologia legato alla discesa agli Inferi: in Grecia lo squilibrio
dell'andatura era connesso alla divinit/demone che ha rapporti con l'oltretomba. Edipo (eroe
della mitologia greca) era zoppo e aveva le punte dei piedi girate verso l'interno. L'uomo Selvatico,
eroe culturale presente nell'arco alpino e nell'Appennino tosco-emiliano, depositario di segreti e
maestro dell'arte casearia, ha piedi di capra o zoppo. I piedi storti e la zoppaggine sono elementi
caratteristici degli essere ctonico-infernali (indica tutte quelle divinit generalmente femminili legate ai
culti di di sotterranei e personificazione di forze sismiche o vulcaniche): lo squilibrio, l'asimmetria sono
prerogative degli esseri in bilico tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il legame della masca con l'adil
confermato da un'altra sua caratteristica, la capacit di muoversi in spirito nello spazio per recarsi in diversi
luoghi uscendo dalla bocca e lasciando il corpo esanime: "la masca era una persona dalla doppia vita, in
genere donna che cambiava dal giorno alla notte. Durante il giorno vestiva i panni dell'innocua pensionata o
della casalinga e di notte si trasformava in una creatura diabolica, che usciva di casa. Era sotto forma di
gatto nero, pipistrello, capra o biscia e aveva il compito di seminare zizzagnia, di riscattarsi da un destino
umile con infinite rivincite nei confronti di parenti, vicini e viaggiatori". Particolarmente diffuso tra le
masche era il nome Ciattalina, versione dialettale di Caterina: molti informatori hanno dichiarato che
Catlina era la morte, quando qualcuno stava per morire diceva che stava arrivando Catlina, e questo
conferma il legame tra la morte e la masca dal momento che era spesso il nome di quest'ultima. [...]
Alcuni informatori sostengono che diventassero masche colore cge nascevano la notte di Capodanno o nei
periodi delle quattro tempora, quattro serie di tre giorni di digiuno e di astinenza istituite dalla Chiesa
all'inizio delle quattro stagioni dell'anno. E' comunque opinione diffusa che le masche diventassero tali per
diritto d'eredit, cio alla morte di un'altra masca. Il passaggio di eredit consisteva nella trasmissione di un
potere, spesso simboleggiato dalla scopa oppure nella donazione di uno strumento particolare, il limbro del
comando, oggetto che dotava il suo possessore di poteri e della conoscenza di formule e del modo di
attuare malefici. In mancanza di eredi diretti, o quando nessuno era disposto a prenderne il posto, si
porgeva alla masca in punto di morte un manico di scopa o un bastone attraverso il quale si annullavano i
suoi poteri. L'iniziato comunque sia acquisiva un potere che innanzitutto ne modificava adicalmente la sua
condizione sociale e di conseguenza gli conferiva i poteri che da sempre sono attribuiti alle streghe, ci di
dare vita e morte. [...]
La masca era dunque un personaggio reale, ben delineato all'interno della societ rurale. Le sue azioni,
per, rientrano in un repertorio paranormale codificato: non varcavano i confini del paese e spesso erano
anzi rilegate all'ambiente familiare. Gli atti malvagi, effettuati con motivazione che spesso sembrerebbero
dettati dal perfido gusto di provocare dolore e pene, erano compiuti sotto la spinta di invidia e dalla
vendetta (nella narrativa popolare la vittima spesso gentilissima nei confronti della masca). Le mascarie
erano per spesso indirizzate nei confronti di bambini e animali da lavoro, le due categorie che garantivano
la sopravvivenza della famiglia. Molto spesso i bambini venivano immascati, e il pi delle volte senza

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possibilit di salvezza, dalla nonna paterna, che sfogava sui nipoti l'avversione per la nuora. Il fatto che la
suocera spesso detestasse la nuora non meraviglia se si pensa alla struttura della famiglia contadina, di tipo
patriarcale, formata da pi generazioni e da diverse unit coniugali. La sposa, entrando a far parte della
famiglia, si sottometteva alla sucera. Col passare del tempo tuttavia la posizione privilegiata della suocera
era meno giustificata da una effettiva influenza sulla vita domestica, diventando invece fondamentali gli
apporti e la produttivit della nuora e di conseguenza l'importanza e le aspettative che le venivano
attribuite dall'intera famiglia, con conseguente amarezza e gelosia della suocera. La maggioranza degli
informatori afferma che gli animali erano in grado di riconoscere le masche: se queste vi si avvicinavano, ne
procuravano l'immediata inquietudine; i cavalli si imbizzarrivano e le mucche si agitavano. Nell'ambito
dell'economia agricola in cui la precariet strettamente connessa ai ritmi delle stagioni, al lavoro nei
campi, alle condizioni atmosferiche, si riteneva che le masche avessero il potere di compromettere
l'abbondanza del raccolto, oltre ad essere credute responsabili delle perturbazioni atmosferiche. [...]
Alcuni intervistati afferano che per lo svolgimento delle loro attivit malefiche le masche avevano uno
spazio di tempo limitato, compreso tra il suono della campana dell'Ave Maria dell'imbrunire e quello del
mattino successivo. I rintocchi serali, mezz'ora dopo il tramonto, indicavano la fine della giornata lavorativa
e quelli del mattino ne segnavano l'inizio. La tradizione di associare la presenza di potenze negative al buio
della notte si radicalizzata con la diffusione del cristianesimo: gi Greci e Romani consideravano la notte il
tempo adatto alla magia, ma non attribuivano caratteristiche morali alla luce o alle tenebre, al contrario del
cristianesimo, che vene rispettivamente nell'uno e nell'altro il principio del bene e il regno del male. I luoghi
favorevoli alle apparizioni delle masche erano quelli naturali e isolati: sentieri, campi, boschi, fontane e
vigne e spesso erano localizzate all'incontro di quadrivi, gli incroci delle strade di campagna. Spesso nelle
localit caratterizzate dalla presenza di masche si riscontrano toponimi legati alla loro presenza, come La
via delle Masche. Le masche erano solite darsi appuntamento nella notte tra il venerd e il sabato animate
da scopi di divertimento, di scherzi e balli. Le informazioni raccolte sembrano rivelare legami delle masche
con la cultura precristiana: i luoghi sacri della tradizione pagano risultano associati alle loro apparizioni. La
rappresentazione dei raduni notturni sotto querce o presso fontane affonda le radici nel passato; al dio
della quercia, signore del tuono e della pioggia, venivano offerti sacrifici per ottenere buoni raccolti e per
auspicare la fertilit della terra. anche le fontane, che in epoca precristiana erano consacrate alle divinit,
col tempo sono divenute teatro degli incontri delle masche. [...]
Lo strumento essenziale per le attivit malefiche della masche era il libro del comando, una sorta di
ricettario. E' senza dubbio significativo che il mezzo precipuo per attuare le mascarie fosse un libro e non un
altro oggetto. Va osservato che ancora da secondo dopoguerra il tasso di analfabetismo era elevato: non
saper leggere e scrivere era condizione comune, soprattutto a quasi tutte le donne. L'alfabetizzazione era
quasi esclusiva prerogativa di minoranze privilegiate e, in particolare, degli uomini. Essendo quindi un
elemento accessibile a pochi, il libro era guardato sia con sospetto sia con interesse e veniva identificato
come uno dei pi autorevoli simboli di potere. La scrittura ancora non si era sviluppata come forte
strumento di comunicazione, per cui una delle funzioni dello scritto era necessariamente legata al tema del
potere. Infatti il potere delle masche derivavainevitabilmente dal possesso e dalla manipolazione di un
sapere che era legato in modo rilevante all'idea del libro. Per difendersi dalle malefatte delle masche era
necessario mettere in atto qualche accorgimento. Innanzi tutto, se si indossava qualcosa di benedetto non
riuscivano a colpirti, inoltre vengono individuati come sorta di amuleti i rami d'ulivo, l'acqua santa, il sale.
Una pratica efficace per fermare le masche era il rito del trasferimento tramite il quale si colpivano gli
indumenti di colui che era stato danneggiato dalla masca i quali si trasferivano sul corpo del presunto
danneggiatore; ci permetteva anche di riconoscere l'autore della magaria che, per non subire pi
percosse, era costretto a manifestarsi. E' interessante inoltre notare che anche il ferro ha un ruolo di primo
piano nella difesa contro le malefatte della masche, credenza antichissima secondo il quale gli spiriti maligni
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hanno una forte avversione per il ferro. Le masche hanno anche potere sui numeri pari, ed per questo che
era usanza infliggere colpi dispari per ottenere efficacia. Oltre a colpire fisicamente gli individui, le masche
avevano anche potere sugli eventi atmosferici, i quali erano un pericolo per la vita contadina e per il
raccolto, dal quale ci si difendeva suonando le campane. Per evitare che le masche entrassero in casa
c'erano numerosi metodi preventivi, tra i quali lavare i davanzali e la porta di casa con acqua e sale, o
mettere agli angoli un preparato di foglie essiccate e polverizzate di ulivo benedetto e sale. Il pi comune
dopo la benedizione era mettere una scopa vicino alla porta d'ingresso perch sembra che le masche non
potessere oltrepassare una soglia senza aver prima contato tutti gli oggetti. L'idea era quella di far perdere
tempo alla masca obbligandola a contare i filamenti di saggina della scopa esaurendo cos il tempo limite
per lanciare le proprie maledizioni. Un'ulteriore modo per proteggere la propria casa era piantarvi davani
un maggiociondolo, considerato fin dall'antichit una pianta magica in quanto i suoi semi, velenosissimi per
uomini e cavalli, non avevano effetto sugli animali selvatici. Anche l'aglio, il cui effetto magico stato
considerato fin dai tempi pi antichi in senso apotropaico, e di cui si fatto ampio uso nella medicina
popolare, si adoperava con un cordino appeso al collo. [...]
La masca, figura di spicco nella comunit rurale, era un capro espiatorio che, in virt della sua debolezza
sociale, o solo per il fatto di essere una donna anziana e di aspetto poco gradevole, oppure di avere un
temperamento bizzarro o scorbutico, diventava bersaglio dei compaesani. Nelle societ tradizionali una
disgrazia, un eveno tragico non riguardava la singola persona, ma affliggeva tutt la comunit causandone
una rottura dell'armonia sociale: addossare la colpa a qualcuno di conosciuto ripristinava l'equilibrio sociale
individuale e della collettivit. [...]
In molte zone si parla di faje come di masche buone. Le faje, giovani e belle, si riconoscono dalla voce
melodiosa: in genere, quando appaiono cantano. Alcuni tuttavia ne parlano come essere malvagi il cui
scopo ammaliare gli uomini; ricorrente il racconto dell'uomo che lascia la propria moglie per andare a
trovare le faje. Alcune testimonianze evidenziano caratteristiche delle faje che sono tipiche delle fate:
bellezza, voce melodiosa, benevolenza e allo stesso tempo cattiveria per gli uomini. Il termine faja denota
infatti fata, incantatrice, maga e, come nella tradizione le figure della fata e della strega si confondono, allo
stesso tempo non sembra possibile segnare una linea di demarcazione tra masca e faja. Le masche buone
sono soprattutto conosciute come guaritrici o segnalatrici, donne che guariscono applicando antiche ricette
e segreti intrugli di erbe, recitando/bisbigliando formule durante l'operazione, tracciando segni di croce
sulla zona del corpo colpita.

2. Metamorfosi, stati di coscienza e analogie culturali

Le masche manifestano la propria presenza attraverso rumori, suoni, piccoli lumini, lngue di fuoco,
imrpvvisi bagliori nel cielo. E possedevano la singolare capacit di assumere la forma di rovi che
orstacolavano il cammino e quella di ogni genere di animale, trasmettendo poi al corpo eventuali ferite o
mutilazioni ricevute nella forma assunta. C'era per la possibilit di svelare la vera identit delle malfattrici,
nascosta sotto false sembianze animalesche, gettando al collo la corona del rosario: immediatamente si
sarebbero rivelate nella loro forma naturale. A tal proposito nella novellistica popolare ricorrente il tema
dell'animale-masca rinchiuso nella stalla che il giorno dopo riprender le sue sembianze umane trovandosi
in una situazione imbarazzante (nuda) causato dal superamento del suo limite d'azione. La scoperta della
masca nuda, evidente richiamo alla sessualit, l'unico elemento erotico riscontrabile nei racconti di
masche. Per le loro trasformazioni, che le trasferivano in una dimensione altra, le masche prelidigevano
animali domestici: capra o il caprone era quello pi frequente, ma anche maiali e cavalli. Spesso stato
citato anche il gatto, una delle forme pi ricorrenti nei racconti di streghe, animale diabolico per eccellenza.
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In generale si credeva che le masche potessero vagare per l'aria in spirito e recarsi in altri luoghi; lo
spirito usciva dalla bocca sotto forma di mosca o moscone, e lasciava il corpo immoto in uno stato
di incoscienza. La caratteristica primaria di questo sonno erano la temporaneit e la reversibilit.
La credenza secondo la quale lo spirito pu lasciare il corpo assumento svariate forme animalesche
antica e largamente diffusa sul continente eurasiatico. Tutte le leggende che si articolano intorno
a questo argomento hanno caratteri comuni: la catalessi seguita dall'uscita dello spirito dalla bocca
del dormiente. La catalessi una morte apparente, temporanea, mentre reale il pericolo che si
corre durante il viaggio: potrebbe effettivamente morire qualore non tornasse in tempo nel suo
corpo terreno. E'inoltre interessante notare che lo spirito della masca deve rientrare nel porprio
corpo entro il suono mattutino delle campane in quanto il suo lasso d'azione limitato. Questo
momentaneo allontanamento tra qui e l, dentro/fuori, rivela la duplice natura della masca, la sua
doppia appartenenza al mondo reale e a quello soprannaturale. La fuoriuscita dal corpo un
tratto comune a diverse figure del folklore europeo: dai lupi mannari slavi e baltici ai kersniki
(uomini destinati a combattere contro stregoni e vampiri per scacciare malefici e proteggere il
raccolto) istriani e sloveni, dai taltos (uomini sotto forma di stallone, toro o fiamme che
combattevano periodicamente tra di loro o contro stregoni, tra le nuovle causando temporali)
ungheresi ai mazzeri (messaggeri della notte che durante il sonno vagavano in spirito per le
campagne assalendo e uccidendo animali) corsi. La capacit di entrare in estasi elemento che
sucitainteresse e sollecita un legame con lo sciamanesimo asiatico, del quale il motivo dell'animale
che entra nella bocca di un corpo in catalessi riportandolo in vita un tratto peculiare. Pi in
particolare rientrano in un patrimonio culturale proveniente dai cacciatori siberiani, dagli sciamani
asiatici e dai nomadi delle steppe. inducendo a sostenere l'esistenza di vere e proprie comunit
estatiche. E' significativo notare che nella maggior parte dei casi la forma animalesca assunta da
coloro che cadono in catalessi possiede tratti ornitomorfi: spesso quella di una farfalla o un ape,
oppure una mosca come nel caso delle masche. Ci si potrebbe allora collegare alle concezioni
mitiche dell'animale uccello e dell'uccello-guida spirituale: in Occidente l'ape rappresenta
simbolicamente l'anima e la resurrezione e la si trova spesso raffigurata sulle tombe greche; Greci
e Romani invece vedevano nella farfalla l'anima che abbandona il proprio corpo. La mosca invece
posside caratteri negativi poich un insetto noiso, si riproduce in sostanze putride e trasmette
malattie, quindi pi adatto ad identificare lo spirito malvagio della masca. Le ali comunque
sembrano indentificare il superamento della condizione umana, del confine tra terreno e
ultraterreno, ma in particolare esprimono la facolt della conoscenza: "colui che ha le ali
comprende" e tutto ci che in relazione con la vita spirituale inscindibile dalle immagini delle
ali e del viaggio. Il sonno estatico in cui cadono le masche, cos come le streghe, i benandanti e gli
sciamani, era una morte temporanea dalla quale si riprendevano quando volevano ma tuttavia
molto pericolosa e insicura. Negli sciamani la catalessi poteva essere provocata dall'ingestione di
sostanze stupefacenti, dal fumo o dal suono cadenzato di un tamburo o dalla danza. Le streghe
raggiungevano l'estasi con sostanze psicotrope, i cui effetti si amplificavano in un organismo
denutrito. L'estasi dei benandanti e della masche invece di natura ignota: per quanto riguarda le
masche sembra non ricorressere a nessun tipo di sostanza o espdiente particolare, lo facevano
grazie ai loro poteri. La perdita di coscienza di benandanti e streghe coincide spesso con scadeze
calendariali precise come le quattro tempora o i dodici giorni che intercorrono tra Natale e
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l'Epifania, mentre questa regola non valida per le masche, le quali agiscono quando lo ritengono
pi opportuno. Qualcuno ha raccontato dei viaggi che le masche compivano in terre starniere e in
paesi esotici a bordo di un carro per rubare frutti tropicali. La tradizione narrativa della barca
condotta in volo da un equipaggio femminile si riscontra anche nelle isole Eolie e in Sicialia. Molte
delle testimonianze raccolte sulle masche le vedono come figure solitarie, gelose le une dell'altra,
anche se non mancano occasioni di incontro. Nei pochi racconti riguardanti l'incontro tra masche
non compare nessuno degli elementi caratteristici del sabba delle streghe, riunioni notturne in
luoghi solitari raggiunti volando, nel quale consumavano banchetti, riti sacrificali, orgie etc. I
convegni delle masche sembrano invece pi legati al divertimento e quindi ad una tradizione pi
genuinamente popolare e terrena. L'immagine del sabba si deline tra il 1400 e il 1600. Il suo
nucleo folklorico, volo magico e metamorfosi animalesca, che si mantenuto senza soluzione di
continuit nei racconti di masche, avrebbe origini eurasiatiche e sarebbe stato presente gi nel
1300 nelle Alpi Occidentali. All'inizio del XIII secolo in terra occitana (caso emblematico di nazione-
non nazione, area esistente come realt, che va al di l degli stati legalmente costituiti che il suo territorio
attraversa. In particolare, l'area geografica occitana comprende larga parte della Francia meridionale, pi
alcune altre zone geografiche, limitrofe e non) era profondamente radicato il catarismo, movimento
ereticale i cui dogmi si differenziavano molto da quelli cattolici. Le sue dottrine erano filosofico-morali pi
che religiose ed era molto radicata nella cultura contadina: innanzitutto perch i catari provenivano da tutti
i ceti sociali e, puntando sulla rivendicazione di classe, promuovevano un rinnovamento sociale fondato
sull'uguaglianza e sull'abolizione della propriet privata. ; in secondo luogo perch la loro predicazione era
povera e mendicante. Il pericolo della concezione catara indusse papa Innocenzo III ad una sanguinosa
persecuzione contro gli Abigesi, la comunit catara pi influente, che si manifest in tutta la Provenza,
costringendo questi ultimi a nascondersi e diventare clandestini. Nel pinerolese si diffuse invece l'eresia
valdese, i quali furono costretti per secoli ad assecondare la volont della chiesa praticando la propria
dottrina di nascosto. La parola valdese venne ben presto associata a stregone, e valdismo non identific pi
un culto ma la magia e la stregoneria. Del resto alcune imputate comunemente dalla chiesa agli eretici
saranno poi mosse contre le streghe: su tutte l'omaggio al diavolo attribuito ai catari. Riti e pratica
stregonesche si vennere cos ad amalgamare ad eresie pubblicamente debellate. E' possibile dunque che
residui di eterogenee esperienze religiose degli abitanti della Alpi occidentali si siano amalgamati con temi
di una tradizione magica molto pi antica, che la chiesa non aveva mai realmente estirpato. Questo per
affermare come lo stereotipo della strega potrebbe ricollegarsi alla chiesa ereticale: la centralit della
donna, che gi molto prima che esplodesse il fenomeno della caccia alle streghe esisteva una consolidata
tradizione di donne che volavano di notte al seguito di Diana (La dea Diana, identificata nella sua
manifestazione lunare, stata oggetto di culto nella stregheria della tradizione italiana); la stregoneria
europea contava su un patrimonio di fattucchieria e di magia terapeutica in cui la donna aveva un ruolo di
primo piano. Verso la fine del XIII secolo la concezione della donna cambi e i suoi tratti e il suo status
vennero visti con un nuovo atteggiamento: donna frivola, pettegola, fattucchiera, pigra, adultera; allo
stesso modo cambi l'iconografia, associando l'immagine del diavolo a quella femminile, vecchia
scheletrica, con una falce in mano. La chiesa inoltre le negava qualsiasi partecipazione e manifestazioni
liturgiche, la teneva lontane dalle nascenti scuole e universit. Per quanto riguarda l'accusa di stregoneria,
quella delle vedove era una categoria particolarmente colpitae debole all'interno della societ a causa di
motivi psicologici, economici e sociali. Inziarono cos a diffondersi profondi sentimenti antifemministi e una
forte ostilit contro il genere femminile, alimentato da un testo sulla stregoneria, Il Malleus Maleficarum, di
due monaci domenicani, che ebbe enorme fortuna tra inquisitori e giudici e relativa diffusione tra la fine del

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1400 fino al XVII secolo. Nel testo viene ribadito che la donna per natura carnale, perversa, lussuriosa,
incapace di distinguere il bene e il male (femmina= fe e minus, cio minor fede; i pregiudizi sul popolo
femminile nascono da alcuni ruoli che queste ricoprivano: la cuoca perch conosceva le erbe, le guaritrici,
che conoscevano il campo medico, la levatrice, con la facolt di dare vita ma anche morte). Nonostante alla
figura della masca non venga attribuito il culto del diavolo, cos come la strega della tradizione, possiede
alcuni caratteri peculiari del maligno e demonologici:

Il diavolo zoppica La masca presenta spesso problemi


deambulatori
Il diavolo responsabile delle perturbazioni La masca ritenuta capace di scatenare
atmosferiche temporali
Il diavolo assume spesso sembianze Lo spirito della masca in catalessi abbandona il
animalesche per ingannare gli uomini corpo in forma di animale
Il diavolo tradizionalmente simboleggiato La masca sceglie spesso questi animali per le
dalla capra o dal caprone sue apparizioni

Tuttavia nella cultura tradizionale il diavolo non esclusivamente terrifico: la sua figura spesso
identificata in quella del trickster, del buffone, dell'imbroglione che cerca di ingannare gli uomini
ma che da questi viene regolarmente truffato e ridicolizzato. [...]
La facolt di individuare le masche si crede fosse riservata alla figura del prete, che si presenta
quindi come antagonista. Si riteneva il prete dotato di competenza magiche, che avrebbe appreso
durante la sua formazione, e delle quali avrebbe coltivato lo studio nel corso della vita: "il
sacerdote vede quanto noi altri non vediamo, media tra il divino, il naturale e l'umano". Era una
sorta di praticante di magia benefica guariva i malati r liberava gli immascati con la semplice
benedizione; era inoltre in grado di invocare il sole o la pioggia e di controllare le calamit naturali.
Questa sorta di deferenza superstiziosa in sintonia con le concezioni e la visione del mondo degli
appartenenti alle comunit contadine, impotenti di fronte a difficolt e problemi, il quale si affida
al prete-mago.

3. Racconti di masche

Un tempo si parlava molto di masche soprattutto nelle veglie invernali, vivace momento durante il
quale la stalla si trasformava in un insolito palcoscenico animato da fantastici racconti. Nella
maggior parte dei casi i bambini erano ammessi ad udire queste storie che assumevano, in tal
modo, una valenza educativa. I racconti di masche veniva quindi proposti come un messaggio
formativo, esortando i piccoli spettatori a rispettare determinate regole di comportamente,
inducendoli ad ubbidire ai divieti. Sempre sotto questa luce educativa era vista l'esclusione
dall'ascolto: infatti, una parte minore delle testimonianze raccolte considera queste narrazioni
dannose perch capaci di turbare la serenit dei bambini incutendo timori e paure. I racconti,
ambientati in campi, strade, incroci, filari e boschi, rispecchiavano essenzialmente aspetti di vita
quotidiana e parlavano di malattie, disgrazie, mortalit infantile, miseria e spesso erano
espressioni di scontri generazionali e familiari- Le storie erano le stesse un po' dappertutto, anche
se riferite a persone diverse, distinte sotto l'aspetto della dislocazione geografica. C'era forse
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l'esigenza di corcostanziare il fatto, di attribuirlo a persone e a luoghi conosciuti per attestarne la
veridicit. Le narrazioni fantastiche si confondevano con le dicerie locali e storie vere: infatti ogni
racconto, almeno nella parte iniziale, nella quale si presentava e si localizzava, era ambientato in
un contesto quotidiano, per poi trasferirsi in una dimensione soprannaturale. Si trattava di eventi
apparentemente casuali, che potrebbero accadere ovunque. In realt predeterminati nel loro
svolgimento, ingabbiati in schemi stereotipi con ridotte possibilit di combinazione. Attualmente il
corpus narrativo relativo alle masche conta pi di 500 racconti, riordinati secondo alcuni contenuti
narrativi e cos differenziati:

mascarie;
rimedi e riconoscimento;
trasformazione in animali;
catalessi e viaggio in spirito;
morte e trasmissione dei poteri;
peculiarit e abilit del prete antagonista.

Il testo prosegue fornendo diversi spunti di storie relative alle masche raccolte durante le ricerce
sul tema, ognuno riguardante un tema di quelli sopra proposti. Di seguito alcuni esempi.

a) Mascarie
"C'era un ragazzo di 25 anni che un mattino ha caricato la sua cavalla di meliga ed partito di
buon ora. Arrivata ad un certo punto, la bestia non voleva pi saperne di muoversi e quindi di
proseguire. Il ragazzo allora, per intuito, si messo a chiamare una masca che abitava nei paraggi:
"Minni Maiora, se non ci lasci stare vedi quello che ti faccio!". La cavalla improvvisamente
ripartita e, da quel giorno, la donna non osava pi mostrarsi al ragazzo". (Mondov, CN)

b) riconoscimenti e rimedi
"Mia mamma mi raccontava che tutti i Natali, la notte di Natale lei e mio pap mettevano sempre
di fronte alla casa dei ceppi di legno accesi per proteggere la casa dalle masche che la notte di
Natale giravano nel paese". (Osasco, TO)

c) metamorfosi e ferite
""C' una...storia che riguarda suocera e nuora...una volta dovevano abitare insieme e non
andavano d'accordo. Quando la nuora passava per un sentiero c'erano sempre delle spine che la
pungevano e le impedivano il passaggio. Allora una volta ha preso la falce e le ha tagliate. Quando
tornata a casa, la suocera aveva le mani tutte fasciate perch l'aveva ferita con la falce".
(Ornavasso, NO)

d) catalessi e viaggio in spirito


"A volte qualcuna, durante la veglia, si assopiva e poi andava in giro a far del male. E' successo che,
quando una donna stava facendo questa cosa, qualcuno ha provato a toccarle i vestiti e si

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accorto che sotto non c'era niente. Dopo un po' nella stalla si sentiva un moscone che girava: era
lei che voleva tornare nel suo corpo ma le avevano messo i vestiti fuori posto".
(Magliano Alpi, CN)

e) l'eredit della masca


"Quando la masca stava per morire, una vicina le ha toccato la mano ed diventata a sua volta
masca. Lei non voleva accettare questo dono, cos si recata per diversi anni da un santone che
forse riuscito a liberarla".
(Fossano, TO)

f) peculiarit e abilit del trete


"Io mi ricordo che don Briga faceva sparire le monete...Mi ricordo che dopo messa tanti bambini
andavano in sacrestia per vedere cosa faceva. Dicevano delle formule e facevano sparire le cose".
(Cavallermaggiore, CN)

4. Localismo e turismo

L'interesse per l'immaginario sembra essere diventato uno dei caratteri culturali distintivi degli
ultimi decenni: se da un lato uno cerca di gettare uno sguardo sul futuro, dall'altro si
contrappongono atteggiamenti e costumi che ne sono la negazione. Immaginario qui la categoria
impegnata per definire la produzione fantastica e simbolica quale appare nei diversi sistemi
culturali: con questo termine si comprende pi in particolare il corpus delle credenze popolari
riferite a essere fantastici e soprannaturali: "l'immaginario collettivo crea delle figure simboliche di
riferimento a cui le credenze danno l'apparente supporto della vita reale...su di esse si plasmano i
modelli culturali dei comportamenti". Negli ultimi anni in molte localit piemontesi si scelto di
rievocare in una festa il fascino delle masche, un'operazione che rientra nella ben nota pratica di
riproposta e di rivitalizzazione delle tradizioni popolari, iniziate a seguito dei grandi cambiamenti
avvenito dopo il boom economico e il conseguente abbandono delle campagne. Gli elementi della
quoditianit e la ritualizzazione del passato ripresero vitalit attraverso un processo di
rifunzionalizzazione e di attribuzione di nuovi significati e obiettivi. Le iniziative stimolate dalla
consapevolezza del valore del proprio patrimonio hanno un impatto positivo sulla comunit: si
creano risorse per lo sviluppo locale e nascono e si consolidano attivit che generano occupazione.
Queste pratiche di marketing culturale, che si fonde con quello territoriale, offrono all'esterno
un'immagine della comunit in grado di trattare risorse e ne affermano la presenza in una
geografia turistica e culturale. Tra i protagonisti e gli interpreti della conservazione, della
riproposta e dell'invenzione e reinvenzione della tradizione troviamo le associazioni Pro Loco, nate
nel XIX secolo con il nome di Comitati di cura o Societ di Abbellimento, impegnate
nell'organizzazione di feste patronali, sagre, fiere ma anche mostre e iniziative di recupero e
conservazione del patrimonio storico e culturale del loro paese. La rivitalizzazione della tradizione
popolare ne ha parallelamente incentivato la spettacolarizzazione, per cui si mettono in scena
momenti della vita comunitaria, del lavoro contadino e artigianale, delle attivit domestiche.
Molto spesso in questa operazione di recupero e riproposta i promotori locali sono affiancati da
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compagnie teatrali, gruppi storici e associazioni culturali che, su commissione, organizzano
rievocazioni storiche locali e animazioni con personaggi dell'immaginario popolare. I tratti culturali
riproposto non possono essere considerati semplicemente una ripresa: la rivitalizzazione del
tessuto folklorico tradizionale si muove su un terreno di imprenditorialit che si affianca a quello
economico; c' un tentativo di costruire una sorta di vetrina per il consumo di identit, il kolklore
diventa una marca. E' importante la continua interazione tra la riproposta di tradizioni locali e
modelli e strumenti della modernit: nella sua spettacolaritla cultura locale indubbiamente
condizionata dai modelli televisivi, inoltre si promuove attraverso le tecnlogie pi recenti: social
network e siti internet. Ed proprio per questo che nella nostra societ, urabinnata e
industrializzata, mediatizzata e apparentemente omologata dal punto di vista culturale,
economico, dei costumi, dell'alimentazione, le differenze e le tradizioni locali sopravvivono e
rievocano anzi un uovo impulso e si confrontano con il presente in uno scambio continuo. La festa
pi di altri segni sociali, pare meglio esprimere la continuit, il radicamento ai valori tradizionali,
pur nella veste che la connota da qualche decennio di complicata mescolanza di elementi di
cultura di massa e della tradizione locale. Riutilizzata in chiave di riaffermata appartenenza, di
consumo e di promozione, la festa crea comunit: la rottura nel comportamente e nelle abitudini,
l'attivazione delle reti sociali, l'assunzione di ruoli rituali che determina, si traduzono nella
risignificazione di tempi e ritmi anonimi e nella trasformazione di una comunit sparsa in una
comunit aggregata, ovvero di una struttura in una antistruttura in cui si attiva la communitas
spontanea. Il fenomeno che usiamo chiamare di riproposta comprende anche l'attenzione verso
un lontano passate che si contcretizzata nelle cerimonie che prevedono rievocazioni in costume,
ovvero la rappresentazione di un fatto realmente accaduto o la ricostruzione di uno spaccato di
vita reale in un preciso periodo storico. Negli ultimi decenni considerevolmente cresciuto il
numero delle rievocazioni sul modello della sfilata storica abbinata alla competizione:
particolarmente diffuse sono le rievocazioni che interessano soprattutto aspetti della vita militare
(duelli, torne, giostra etc.) ma non mancano rappresentazioni riguardanti forme di vita civile, la
vita dei contadini e quella di corte, il mercato medievale, l'osteria, processi e momenti relativi alla
sfera religosa.

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