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SUPERSTIZIONE

Alla fine del primo millennio la grande maggioranza delle popolazioni europee
viveva nelle campagne, producendo e consumando tutto ciò di cui aveva bisogno;
ogni vallata, ogni villaggio, ogni feudo era come chiuso in se stesso.
Le comunicazioni risultavano difficili e incerte, le guerre private e le violenze
si ripetevano con regolare frequenza.

In questa generale situazione di precarietà e di incertezza, solo la fede dava conforto e speranza,
anche se si trattava di un sentimento religioso estremamente semplice ed ingenuo,
pieno di superstizioni e false credenze visto che la religione cristiana
era penetrata solo parzialmente nella cultura popolare
a causa di un'evangelizzazione troppo affrettata e superficiale.
Quando la gente non sapeva affrontare qualcosa di sconosciuto, si rivolgeva alla magia
e questo non accadeva solo alle persone ignoranti, ma a tutta la popolazione.
Ad esempio, poiché una delle malattie dell'epoca più temute era la peste,
 i medici, non essendo in grado di combatterla, si rivolgevano alla magia,
e alcuni tra i più celebri medici dell'epoca, arrivarono ad attribuire
un grande potere protettivo a determinati amuleti.

Secondo un medico dell'epoca, ad esempio, un mezzo sicuro per evitare la peste,


consisteva nell'indossare «una cintura di pelle di leone,
con una borchia d'oro puro sulla quale fosse incisa l'effige dell'animale feroce…».
In questo periodo d'incertezza, varie furono le manifestazioni di panico
e fanatismo come quella dei flagellanti.
Turbe di penitenti formate da centinaia di uomini (le donne erano  escluse),
vagarono nel 1348/49 da una città all'altra della Germania,
flagellandosi pubblicamente con fruste munite di punte metalliche,
allo scopo di allontanare dal mondo l'ira divina.
Per trentatré giorni e mezzo (quanti si pensava fossero stati gli anni di Gesù),
i flagellanti ripetevano il loro rituale nei luoghi incontrati durante l'itinerario.

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I cronisti raccontano che all'avvicinarsi dell'Anno Mille,
si diffuse la paura che la fine del mondo fosse prossima.
Ciò  si fondava sull'Apocalisse di Giovanni Evangelista che profetizzava,
mille anni dopo Cristo, la venuta di Satana e il Giudizio Universale.

Sempre secondo le cronache del tempo, i fedeli scrutavano il cielo e osservavano


gli eventi naturali per trovarvi i segni premonitori della punizione divina.
Il passaggio di una cometa, di un'eclissi, una moria di bestiame, una siccità prolungata
o un inverno troppo rigido, sembravano  conferme del pauroso evento,
ogni minimo fenomeno, era  considerato il “segno della fine”.
Nonostante la fede cristiana avesse spazzato via quasi totalmente gli dèi pagani,
la mentalità collettiva  continuava ad essere dominata dalla superstizione,
con la differenza che i mostri e gli dèi malvagi pagani furono sostituiti
dagli emissari dell’Anticristo o da quest’ultimo.

Tutto il Medioevo in generale però, fu condizionato dalla superstizione.


Ne sono una prova le sculture architettoniche e artistiche, presenti soprattutto
nelle cattedrali o fuori dalla chiese, i dipinti che ritraggono draghi e mostri.

E' in questo periodo che nacque la paura delle streghe


(la fobia comincia in questo periodo per concludersi nel XVII secolo).
e questa fobia nacque dal timore generale per i “diversi”.
I contadini erano convinti che le eclissi fossero causate da parole magiche
pronunciate da streghe cattive; queste parole avevano il potere di “ipnotizzare” la Luna,
obbligandola ad avvicinarsi alla terra per deporre una sorta di rugiada schiumosa sulle erbe
che poi sarebbero servite alle fattucchiere per compiere ogni sorta di sortilegi.
Il sole invece, sempre avvicinandosi alla terra, avrebbe bruciato non solo piante e coltivazioni,
ma anche il cervello degli uomini facendoli diventare matti.
Per impedire che la Luna o il Sole udissero le parole delle streghe,
all’inizio delle eclissi, tutti gli abitanti dei villaggi si mettevano a correre
 sui campi facendo un fracasso infernale, agitando campanacci da mucca,
martellando lastre di rame e di bronzo, percuotendo incudini e urlando come pazzi.
Per comprendere il significato del termine “superstizione”
e il legame fra questo e l’Alto Medioevo, è necessario partire
dagli albori di questo interessante vocabolo.
Il termine superstitio deriva dal latino, più precisamente
dal verbo super-stare (essere superiori a, essere al di sopra di),
che indica la condizione del testimone (superstes),
che è colui che può testimoniare che un evento è avvenuto,
perché è “sopravvissuto” a un dato avvenimento.
Inizialmente, il significato del termine superstizione non era religioso.
In epoca romana erano chiamati superstiziosi da Cicerone,
(citato spesso durante l’ Alto Medioevo da Isidoro di Siviglia),
coloro che pregavano o immolavano tutti i giorni perché la prole sopravvivesse loro.
Il termine “superstitio” iniziò ad assumere una connotazione negativa
sempre nell’antica Roma, quando fu messo in contrapposizione
al vocabolo “religio”, che indicava la volontà dell’uomo
di adempiere ai riti sacri secondo le precise regole religiose.
La “superstitio” venne considerata come la forma “viziata” della “religio”.
Il prefisso “super” indica, infatti, ciò che è superfluo, che è inutile o estraneo.
Il diavolo è un’invenzione tardiva e, in larga misura, cristiana.
Questa figura si presenta solo poco a poco e in modo imperfetto
nell’Antico Testamento: il serpente della Genesi è solo una delle creazioni di Dio.
L’interpretazione diabolica di questo animale e creatura di Dio, compare soltanto
nel libro della Sapienza (2, 24), nel I secolo dell’era volgare,
prima di prevaricare nell’Apocalisse e nella tradizione cristiana.
Nei libri più antichi della Bibbia non esiste un Signore del Male.
Nel libro di Giobbe, che risale al V secolo a.C., è Dio a decidere
di mettere alla prova il suo fedele servitore
e “satana” è solo il suo mezzo.
Nelle Cronache (I, 21), nel III secolo a.C., Satana (che significa il Nemico),
viene utilizzato per la prima volta come nome proprio.

Nella cultura popolare ancora oggi esistono parecchie superstizioni e credenze


alcune delle quali legate agli animali, in gran parte tramandate dai tempi antichi.
Tutt'oggi alcuni animali, in particolari circostanze,
sono considerati di sventura o di malaugurio, così
come gli organi di altri animali vengono ricercati e conservati
come talismani contro sfortune di sorta.
I gatti, oggetto di culto presso i popoli mediterranei,
nel Medioevo vennero spesso associati a entità demoniache
 divenendo frequentemente oggetto di persecuzione.
Nel 1233 papa Gregorio IX lanciò la massima "Vox in rama",
in nome della quale ebbe inizio lo sterminio di tutti i gatti
sospettati di incarnare il diavolo, specialmente quelli neri.
In questo modo, ogni cristiano che volesse fare “la volontà di Dio”
era autorizzato ad infliggere strazianti pene e ad uccidere
qualsiasi gatto gli capitasse a tiro.
Molti gatti furono bruciati vivi, scorticati, bastonati, crocefissi
oppure gettati dai campanili delle chiese durante le feste consacrate.
Tra le folli convinzioni di quell’epoca vi era quella che sosteneva che
seppellendo un gatto vivo sotto la soglia di casa si assicurava la solidità dei muri,
che uccidere un gatto dopo la mietitura era il sistema migliore
per assicurarsi un ottimo raccolto l’anno successivo e che
per preservare il bestiame dalle malattie si doveva bruciare vivo
un gatto e fare passare le pecore attraverso il fumo.
"Dulcis in fundo", la cenere dei gatti arsi sulle piazze
veniva conservata nelle case come portafortuna.
Gatti vivi sono stati murati anche sotto la Torre di Londra e sotto
la Christ Church, proprio per obbedire alle superstizioni.

Nel 1344 avvenne un fatto orribile: nella cittadina francese di Metz


molte persone vennero colpite dalla corea, la malattia del sistema nervoso
nota anche come Ballo di San Vito. La colpa del male venne ovviamente
data ai gatti e così tutti quelli che si riuscì a trovare vennero bruciati sulla pubblica piazza.
Da quel momento si instaurò una macabra tradizione che durò fino al 1777:
ogni anno, per proteggere la cittadinanza dalle malattie, tredici gatti
venivano rinchiusi in una gabbia di ferro e poi bruciati.
Leggendo queste cronache ci chiediamo come siano sopravvissuti i gatti in Europa.
In effetti andarono molto vicino all’estinzione,
ma si salvarono grazie alla loro intelligenza, prolificità
e all’aiuto dei contadini che, contrariamente agli abitanti delle città,
amavano e rispettavano i gatti che consideravano insostituibili
per il loro valido aiuto contro i topi che mangiavano il raccolto.
Uccidendo i gatti, aumentò esponenzialmente il numero di ratti per le strade,
cosa che contribuì di fatto, a una più dilagante diffusione
della peste bubbonica.
Dunque,  più per necessità che virtù, queste credenze furono abbandonate,
anche se ancora oggi continua a permanere, in alcuni, la convinzione
che i gatti neri portino sfortuna.
Il teologo Alano di Lilla arrivò a supporre che il termine "cataro",
con cui venivano indicati i seguaci del movimento eretico da Gregorio IX,
derivasse dal latino catus, cioè gatto, perché "si dice
che adorassero il diavolo sotto le sembianze di un gatto".
Ma non solo i gatti erano presagio del male, sentire ad esempio
l'ululato di un cane, significava che la persona
più giovane della famiglia sarebbe morta presto.
Nelle aree di campagna raramente  le persone uscivano la notte
poiché si credeva che i pipistrelli si sarebbero attaccati ai loro capelli.
Questa credenza viene ricordata anche da Luigi Pirandello
nella sua novella "Il pipistrello" contenuta in Novelle per un anno.
Ma se c'erano animali che presagivano il male,
c'erano anche animali che portavano fortuna.
I cagnolini neri, contrariamente ai gatti neri,
tenevano lontano  il malocchio e le fattucchiere e  un loro pelo,
tenuto nel taschino, allontanava i pericoli derivanti
dall'uscire di casa il venerdì notte, quando diavoli e streghe
sarebbero stati, presumibilmente in agguato.
Lo stambecco, poi, aveva un ruolo di primo piano
nella farmacopea delle popolazioni alpine, tanto da contribuire
non poco alla sua scomparsa dall'areale alpino.
Si credeva che la polvere ottenuta triturando le sue corna,
fosse un rimedio contro l'impotenza maschile, che il suo sangue
avesse virtù terapeutiche contro i calcoli vescicali
e porzioni del suo stomaco combattessero la malinconia.
Gli asini che avevano una specie di croce sul petto erano ritenuti sacri
e molti pensavano che il fastidio che la prima dentizione
procura al neonato, potesse essere evitato appendendo al collo del bambino,
un dente di asino di età non inferiore ad un anno.

Fra le varie superstizioni che nacquero in questo periodo, arrivate fino a noi,
c'è quella legata al giorno 13 come giorno sfortunato.
Questa superstizione risale al 1307.
Il 14 settembre 1307 Filippo IV, detto "il bello", Re di Francia,
inviò messaggi sigillati a tutti i soldati del Regno,
ordinando l'arresto dei Cavalieri Templari e la confisca dei loro beni
che venne eseguita proprio venerdì 13 ottobre 1307.
Si attaccarono tutte le sedi dei Templari in Francia con la scusa di accertamenti fiscali
e i Templari vennero arrestati con accuse di sodomia, eresia, idolatria e di adorare
una misteriosa divinità pagana, il Bafometto (o Banfometto, forse la storpiatura di Maometto).
Anche la superstizione secondo la quale porta male passare sotto una scala
nasce in questo periodo. La ragione risiede nella religione.
e cioè nella violazione della Santissima Trinità.
Gli antichi Cristiani consideravano la forma triangolare
come il sacro segno della Trinità (Padre - Figlio - Spirito Santo).
Quando una scala era spinta contro un edificio, formava l’immagine di un triangolo,
e quindi, camminandoci sotto, di fatto si "spezzava"il triangolo.
Per questo, chi passava sotto una scala veniva etichettato come vicino a Satana.
Una delle superstizioni popolari più irragionevoli fu la paura del buio.
"Molti uomini, - scrive il canonico Bucardo di Worms- non usano uscire di casa prima dell'alba
perché dicono che gli spiriti maligni hanno più potere di colpirli prima del canto del gallo".
Chi ne aveva la possibilità poneva di notte accanto al letto un lume per tenere lontani i demoni.
L'usanza del ferro di cavallo sulla porta, come portafortuna, invece,
deriva dal fatto che nel Medioevo si riteneva che le streghe avessero paura dei cavalli.
Un ferro di cavallo quindi, le teneva lontane.

L'insicurezza materiale e spirituale dominava la mentalità del Medioevo.


Il pericolo di dannarsi per l'eternità a causa degli artifici del Maligno
era così grande e opprimente, che spesso la paura aveva il sopravvento sulla speranza.
Gli uomini del Medioevo vivevano immersi in un mondo popolato di paure, di spiriti,
costantemente divisi fra il bene impersonato da Dio e il male impersonato dal maligno.

Da una parte c'è Dio, dall'altra il diavolo, due poteri che non conoscono né compromessi, né
incontri.
Se un'azione è buona, viene da Dio, se un'azione è cattiva, proviene dal diavolo.
Il maligno appariva sotto aspetti diversi, ma la forma più sinistra
da lui assunta era quella di un essere deforme, alterato, orrendo e ripugnante.

Era opinione diffusa, peraltro, che il diavolo fosse un essere quasi umano, astuto e maligno.
Quando si presentò a un monaco di Cluny che stava a letto malato,
gli apparve come un piccolo etiope nero orribilmente deforme,
con le corna che gli uscivano dalle orecchie e le fiamme dalla bocca
come se volesse mangiare la carne stessa del monaco malato.
Proprio come Dio viveva nel giusto, così il diavolo possedeva il peccatore.
Il peccato consegnava fisicamente il peccatore nelle mani del maligno.
Gli avvenimenti più comuni della vita quotidiana erano interpretati
come segni del divino favore o sfavore provocando manifestazioni
di giubilo generale o di infinito terrore.
Il male era qualcosa di reale, di tangibile, qualcosa in grado di provocare
un effettivo danno fisico: un colpo di vento avrebbe potuto essere il respiro di satana.
Tutta l'atmosfera era piena dello spirito del male che stava dovunque,
sapeva tutto e spiava ogni più intimo pensiero e ogni minima debolezza dell'uomo.
Alla preoccupazione suscitata da queste forze maligne si sommava la paura della morte
e dell'inferno, una paura che rasentava l'ossessione, anche perché i predicatori avevano diffuso
la credenza che la stragrande maggioranza degli uomini fosse formata da dannati.
Le impressionanti e drammatiche descrizioni dell'inferno erano perciò costantemente presenti.
Uno dei più diffusi manuali dei predicatori, offre un quadro estremamente truce dell'inferno:
un fracasso spaventoso, urla di torturati, infuriar dei diavoli, il battere e il risuonar
dei loro martelli infuocati e una fitta massa umana che sbanda da una parte e dall'altra
del forno infernale, colpendosi a vicenda, ciascuno graffiando il viso del vicino
con un ghigno folle o lacerando la propria carne con indicibile collera.
Buona parte di queste descrizioni scaturivano da visioni o dai racconti di coloro
che sostenevano di essere discesi con il proprio corpo nell'inferno.
Forse gli uomini colti non sempre credevano a queste storie, ma esse riflettevano
concetti sostenuti  più o meno da tutti e che, comunque,
erano ascoltate ovunque con grande interesse.
Tutti  poi erano convinti che la salvezza eterna non era nulla più di un miracolo,
che bisognava chiedere a Dio attraverso l'intercessione dei santi e della chiesa.
Era diffusissima la credenza che i morti potessero tornare nel mondo
per visitare i loro parenti e per far del male agli uomini.
Particolarmente temuti erano i morti suicidi, i criminali, gli insepolti,
i bambini nati morti e rimasti senza battesimo e le donne morte di parto.
Si pensava che questi spiriti non riuscissero a trovare pace nell’aldilà
e che quindi si sfogassero sugli uomini.
Per questo motivo tutti, fin da piccini, imparavano i riti e le formule
che dovevano servire a tener lontani i morti malvagi.
Una pratica abbastanza diffusa era quella di rubare le ostie consacrate
o l’olio santo e di usarli per ottenere benefici o per svolgere riti demoniaci.
Su questo esiste una casistica impressionante e anche una serie di racconti miracolosi.
Si racconta che un contadino rubò un’ostia e la mise nell’arnia
per far produrre più miele alle api.
Al mattino trovò nell’arnia Gesù Bambino in persona
e tutto il suo terreno si trasformò in un deserto:
le api poi costruirono spontaneamente una chiesetta in cera dove riposero l’ostia.
Così gli uomini nel Medioevo vivevano costantemente sotto un doppio controllo:
dei demoni che si precipitano sulla terra richiamati dai loro peccati
e degli angeli che vigilano sulla loro salute spirituale.

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Ma l'Anno Mille trascorse come tutti gli altri e molte paure
cominciarono a svanire; "le tenebre si rischiarano", scriveva un ignoto poeta.
Infatti le frontiere orientali dell'Impero germanico divennero sicure
dopo la sconfitta degli Ungari e la loro cristianizzazione.
La morsa di ghiaccio che a lungo aveva assediato l'Europa, dovuta sembra
a forti perturbazioni solari, si attenuò e la nuova dignità assunta dalla cavalleria,
 smorzò i soprusi e le violenze feudali, una nuova era stava per cominciare.