Sei sulla pagina 1di 9

Francesco Marcattili

La tomba di Tito Tazio


e lArmilustrium

ESTRATTO DA:

Rivista di antichit
Anno XVIII - n. 2 - Luglio-Dicembre 2009

loffredo editore napoli

LA TOMBA DI TITO TAZIO


E LARMILUSTRIUM

Francesco Marcattili

appaiono segnati da due gravi fatti di sangue, che in


entrambi i casi avevano infranto antichissime e inviolabili leggi: lomicidio di ambasciatori e luccisione di un
regnante allinterno di un santuario, per di pi durante
la celebrazione di un sacrificio[5]. Atti sacrileghi che, inevitabilmente, determinarono prodigia e punizioni divine[6] sia su Laurentum che su Roma e, dunque, la necessit di celebrare espiazioni secondo prassi religiose che
potremmo definire panlatine. Del resto, come stato gi
osservato[7], i dettagli del racconto tentano di spiegare
le ragioni del legame privilegiato tra Roma e Lavinio,
tra Roma e le citt della Lega Latina. Proprio in un tale
contesto miti-storico, appare particolarmente significativo il luogo scelto da Romolo per la sepoltura di Tazio[8]: mi riferisco al colle Aventino, futura sede del santuario federale di Diana[9], luogo esterno al pomerio,
punto di arrivo di quella via Laurentina che collegava
Roma proprio al territorio di Laurentum[10] e che, come
stato dimostrato[11], insieme allarea ad Circum, con i
santuari di Lavinio condivider nel corso dellet repubblicana i tratti di una medesima ideologia religiosa.
Romolo quindi, nonostante assicuri al cadavere di Tito Tazio gli onori funebri, non sembra garantire al collega di governo una consecratio che, considerata la statura
del personaggio e, soprattutto, il destino che investir

Etei de; pevmptw/ th'" Tativou basileiva" oijkei'oiv tine" aujtou' kai;
suggenei'" prevsbesin ajpo; Laurevntou badivzousin eij" Rwvmhn ejn
tucovnte" kaq oJdo;n, ejpeceivroun ajfairei'sqai ta; crhvmata biva/,
kai; mh; proi>emevnou" ajll ajmunomevnou" ajnei'lon. e[rgou de; deinou'
tolmhqevnto", oJ me;n Rwmuvlo" eujqu;~ dei'n w[/eto kolavzesqai tou;"
ajdikhvsanta", oJ de; Tavtio" ejxevkroue kai; parh'ge. kai; tou'to movnon
aujtoi'" uJph'rxen ai[tion ejmfanou'" diafora'": ta; d a[lla katako
smou'nte" eJautouv", wJ" e[ni mavlista koinw'" ejcrw'nto kai; meq oJmo
noiva" toi'" pravgmasin.
Nel quinto anno del regno di Tazio, alcuni suoi amici e parenti incontrarono casualmente per strada ambasciatori che
da Laurento si recavano a Roma; li assalirono e cercarono di
strappare loro con la forza le ricchezze; siccome quelli non
cedevano ma opponevano resistenza, li uccisero. Poich avevano osato unimpresa gravissima, Romolo ritenne giusto punire subito i colpevoli, mentre Tazio esitava e prendeva tempo. Questo fu lunico motivo di disaccordo manifesto; per il
resto, infatti, cera sempre stata armonia tra loro e, per quanto
possibile, reggevano lo stato in comune e daccordo[1].

questo, nella precisa narrazione di Plutarco, lantefatto dellomicidio di Tito Tazio, ucciso per vendetta da
parte di un gruppo di Laurentes mentre, a Lavinio, era
intento a sacrificare insieme al coreggente Romolo[2]. Lo
storico greco, che come vedremo nel racconto fornisce
preziosi particolari etiologici[3], descrive con dovizia le
conseguenze di quel ferale gesto[4]: il corpo di Tito Tazio
venne ricondotto a Roma e sepolto sullAventino con
tutti gli onori per volont dello stesso Romolo; la citt
di Laurentum consegn a Romolo i colpevoli dellomicidio, ma questi in un primo momento non intent nei
loro confronti alcun processo, affermando che un omicidio era stato espiato con un altro omicidio; Romolo,
diventato unico re di Roma, ricevette unambasceria
dai prisci Latini e stabil con loro un trattato di alleanza;
come esito dellempio sangue versato, sia a Roma che a
Laurento scoppiarono pestilenze, si verificarono morti
improvvise, piovve sangue dal cielo, tanto che si diffusero timori e superstizioni di ogni sorta e fu necessario
subito sia punire gli assassini di entrambi i delitti, che
purificare le due citt con sacrifici di espiazione; i rituali di espiazione celebrati nelloccasione venivano officiati anche nel santuario federale della selva Ferentina,
dove i Latini si riunivano per le assemblee e per ladunata delle truppe.
Come fin troppo evidente, e come era chiaro anche
alle fonti antiche, gli ultimi giorni di vita di Tito Tazio

Plut., Rom., 23,1-2 (trad. C. Ampolo).


Sullepisodio vedi anche Dion. Hal., 2, 51, 1-5; Liv., 1, 14, 1-3.
[3]
Poucet 1967, 276-292, con citazione e discussione di tutte le fonti
letterarie che descrivono lepisodio; Poucet 1985, 252-259.
[4]
Plut., Rom., 23, 3-7; 24, 1-2.
[5]
In una delle versioni riportate da Dionigi di Alicarnasso (2, 52, 3)
si racconta che Tito Tazio avrebbe trovato una morte terribile, trafitto presso gli altari dai coltelli sacrificali e dagli spiedi su cui si infilzavano i buoi (trad. F. Cantarelli).
[6]
In generale, Rasmussen 2003.
[7]
Ampolo, Manfredini 1988, 330.
[8]
Papi 1999.
[9]
Sul santuario di Diana e sulla sua discussa collocazione, Momigliano 1962; Ampolo 1970; Gras 1987; Colonna 1994; Vendittelli 1995;
Scodellari 2003; Armellin, Quaranta 2004; Vendittelli 2005; Quaranta
2006.
[10]
Sulla via Laurentina, e sul suo percorso, si vedano da ultimi Buccellato 2005; Gregori, Buccellato 2006. Cfr. anche Colonna 1991, che
sottolinea (p. 213) la relazione tra la via Laurentina e il distretto
dellAcqua Acetosa, lagguato dei Titini latrones, la morte di Tazio e
la sua sepoltura sullAventino.
[11]
Torelli 1984, 195-236.
[1]
[2]

431

Francesco Marcattili

post mortem lo stesso Romolo, non avrebbe sorpreso pi


di tanto. Secondo le pi comuni regole dellexterminatio[12], invece, il corpo di Tito Tazio viene sepolto fuori
dal pomerio, in unarea che, nel corso dei secoli, non
sembra esser stata particolarmente votata ad accogliere
necropoli[13]. Alla scelta di Romolo, comunque, deve
aver contribuito sia latteggiamento di Tazio, reo di aver
tenuto una condotta ambigua sullaffaire degli ambasciatori, sia, soprattutto, il fatto che il suo cadavere fosse lesito di un doppio sacrilegio non ancora espiato al
momento della sepoltura. In ogni caso se, come vedremo meglio, Tazio verr eroicizzato, Romolo trover degna divinizzazione e insigne sepoltura nel centro stesso della vita politica di Roma, nel santuario funzionale
alle attivit comiziali sottostante il lapis Niger e consacrato a Vulcano[14]. Anche il diverso destino post mortem
dei primi due re dellUrbs, sembra una delle tante manifestazioni di quella dicotomia tra comunit aventina (e
plebea) e comunit palatino-forense (e patrizia) che caratterizzer la lunga storia della mommsensiana Gemeinde in der Gemeinde[15]. Daltra parte le figure di
Romolo e Tito Tazio, presentate dalle fonti in costante
equilibrio tra concordia pro bono patriae e naturali, umane tensioni e rivalit, si configurano a loro volta come
antesignane della difficile ma necessaria relazione sociale tra patriziato e plebe.
Tuttavia, la tomba di Tito Tazio sullAventino sembra
collegata ad altre, importanti finalit religiose ed ideologiche. Varrone[16] e Festo[17] sono concordi nellaffermare
che questa si trovava nellarea nota come Lauretum o Loretum[18]. Anzi, Varrone spiega che il toponimo di questa
localit dellAventino derivava o dalla presenza di un
boschetto di allori, o proprio dalluccisione di Tazio ad
opera di Laurentes: In Aventino, Lauretum ab eo quod ibi
sepultus est Tatius rex, qui ab Laurentibus interfectus est, aut
ab silva laurea, quod ea ibi excisa et aedificatus vicus. Per
Dionigi di Alicarnasso il Lauretum cos chiamato perch residuo delle boscaglie di allori che, in maggioranza, costituivano le silvae del colle[19]. Nessun dubbio,
dunque, che il toponimo derivi dalla pianta di alloro
(laurus), come del resto conferma, alla fine della sua lunga digressione su questo alberello, Plinio il Vecchio[20].
Ora, certamente non a caso[21], proprio questa specie vegetale a scandire, per cos dire, gli ultimi giorni di
Tito Tazio e lonomastica delle persone e dei luoghi pro-

tagonisti degli eventi: ucciso in modo sacrilego a Lavinio da Laurentes e sepolto in Aventinensi laureto, localit
che risultano collegate tra loro dalla via Laurentina. Prima di verificare le ragioni di questa relazione e di esaminare in dettaglio le propriet dellalloro in un tale
contesto (ma non solo), dobbiamo ricordare un altro
dettaglio topografico di notevole importanza. Rispetto
alle altre fonti letterarie che narrano della morte e della
sepoltura di Tazio, Plutarco ricorda che il re sabino giaceva sullAventino peri; to; kalouvmenon Armilouvstrion,
in prossimit del cosiddetto Armilustrium[22]. Come
noto, con questo nome si indicava non solo la festivit
di purificazione delle armi che, il 19 ottobre[23], sanciva
la chiusura delle campagne militari, ma anche un concreto, ben preciso complesso funzionale a rituali e cerimonie di lustratio, la cui posizione e le cui caratteristiche strutturali restano incerte[24]. In via ipotetica, doveva trattarsi di un campus aequatus, di unampia area
scoperta[25] provvista forse di portici e/o di qualche am-

Torelli 2007-2008.
Merlin 1906, 64-65.
[14]
Coarelli 1983, 161-199; Coarelli 1999a.
[15]
Mommsen 1887-1888, 3, 145. Cfr. Liv., 2, 44, 9: duas civitates ex una
factas, suos cuique parti magistratus, suas leges esse.
[16]
Varro, ling., 5, 32, 152.
[17]
Fest., 496 L.
[18]
Andreussi 1996.
[19]
Dion. Hal., 3, 43, 1-2.
[20]
Plin, nat., 15, 138.
[21]
Cfr. Ampolo, Manfredini 1988, 331.
[22]
Plut., Rom., 23, 3.
[23]
Degrassi 1963, 523-524; Sabbatucci 1988, 331-333; Torelli 1997,
237-242.
[24]
Andreussi 1993. Si veda anche lampio contributo di Crous 1933,
che ipotizzava un collegamento tra lArmilustrium ed i pilastri con
fregi darmi degli Uffizi (Polito 1998, 204-207), rinvenuti sullAventino nel complesso di S. Sabina. Per recenti ipotesi di ubicazione
dellArmilustrium, si vedano Jatta 1998, 125 (V. Di Gioia); Bruno 2006,
115, figg. 1-2. V. Di Gioia colloca lArmilustrium in prossimit dellattuale piazza dei cavalieri di Malta, al termine dellantico vicus Armilustri (via Santa Sabina), tra S. Anselmo e la villa del Priorato; nel
contributo di D. Bruno il complesso invece ubicato in relazione alle
strutture di et tardo-repubblicana rinvenute tra S. Alessio e S. Sabina (ipotesi gi in Lanciani 1893, 5-7). Tra i primi studiosi ad occuparsi dellArmilustrium, ricordo laccademica E. Caetani Lovatelli (Caetani Lovatelli 1897).
[25]
Lipotesi gi in Platner, Ashby 1965, 54, dove lArmilustrum viene
definito an open space on the north-western part of the Aventine.
[12]
[13]

432

La tomba di Tito Tazio e lArmilustrium

biente perimetrale per la sistemazione delle armi, e certamente rifornito di acqua da una fonte o riserva; acqua
necessaria infatti sia alla pulitura/purificazione delle
armi, sia alla pulizia dei corpi dei soldati dopo il viaggio di ritorno dalle campagne militari.
Ora, come ho gi accennato altrove[26], la vicinanza
della tomba di Tazio allArmilustrium significativa: come dimostrano i campi o le palestrae di tarda et repubblicana di centri quali Herdonia[27], Alba Fucens[28], Corfinium[29], Assisi[30], uno degli elementi che appare ricorrente in questi complessi a vocazione ginnico-militare,
la presenza di tombe depositarie di valenze eroiche
che, nella commemorazione di personalit semidivine,
rievocavano concreti modelli etici da venerare e imitare
soprattutto da parte delle classi pi giovani[31]. Il sepulcrum aventino di Tito Tazio, ubicato in unarea che, attraverso i culti di Minerva e Liber, tutelava proprio la
transazione degli iuvenes, poteva svolgere anche una tale funzione, tanto pi che il suo carattere di heroon assicurato da alcune righe di Dionigi di Alicarnasso, che
ricorda come presso questa tomba si svolgessero annualmente pubbliche libagioni[32].
Ma torniamo alla pianta di alloro che, per il contesto
che intravediamo, doveva certamente costituire un ingrediente cerimoniale e rituale essenziale e che, con le
propriet che gli antichi le assegnavano, pu aiutarci a
capire fino in fondo laition collegato alla sepoltura di
Tito Tazio nel Loretum e la presenza nello stesso luogo
dellArmilustrium. Come noto, sia in Grecia che a Roma, si attribuivano allalloro soprattutto propriet purificatorie ed espiatorie[33], che spiegano anche la sua comune collocazione davanti a venerandi edifici e residenze dellUrbs quali la Regia, il tempio di Vesta, la sede
dei Flamines Maiores, le Curiae Veteres, fino alla stessa casa di Augusto[34]. Idealmente, quella presenza era destinata a purificare chiunque entrasse in quei luoghi, evidentemente accessibili soltanto a chi si fosse preventivamente mondato. Anche le iconografie dimostrano
come i partecipanti a sacrifici, e finanche le stesse vittime animali, potevano/dovevano essere coronate di alloro per medesime finalit[35]. Le capacit purificatorie
di questa pianta, soprattutto nel corso dellet arcaica e
repubblicana, sembrano essere strettamente legate anche alle facolt terapeutiche che, in ugual modo, le venivano attribuite. Proprio queste ci aiutano a compren-

dere loriginaria relazione della pianta con divinit


quali Apollo e Asclepio, rappresentate spesso con corone di alloro sul capo ed introdotte a Roma in seguito a
gravi pestilenze; eventi funesti giudicati castighi/maledizioni divine, e per questo dobbligo da contrastare
attraverso espiazioni in unottica religiosa, e attraverso
rimedi medici dal punto di vista fisico. Sulla figura
dellEsculapio dellIsola Tiberina basta ricordare un
lemma di Festo, che descrive il dio come Laurea coronatur, quod ea arbor plurimorum sit remediorum[36].
Ora, considerata la funzione dellArmilustrium, complesso che doveva accogliere i milites al rientro dalle
campagne militari, proficuo indirizzare la nostra ricerca verso lampio uso che del laurus veniva fatto nella
sfera bellica. Molto stato scritto sulla funzione dellalloro nellambito delle cerimonie del trionfo[37] e, di riflesso, del sua valore propagandistico nelle iconografie
Marcattili c.d.s.
Torelli 1991; Mertens 1995, 172-176, 179-180.
[28]
Coarelli 1998; Liberatore 2004, 54-68, con altra bibliografia.
[29]
Devijver, van Wonterghem 1981, 49-57; van Wonterghem 1982.
[30]
Da ultimo, Marcattili 2007. Un altro esauriente esempio di culto
eroico rappresentato dallaltare-cenotafio di M. Nonio Balbo dedicato ad Ercolano presso le Terme Suburbane (Pappalardo 1997).
[31]
Significativa al riguardo la presenza sullAventino di un Platanon
(Coarelli 1999b), toponimo certamente derivato dallalbero pi caratteristico del ginnasio greco [Antica Flora Lucana 2007, 251-256 (T.
Giammatteo)], e forse relativo ad un complesso funzionale alle pratiche educative della Iuventus.
[32]
Dion. Hal., 2, 52, 5: Tavtio" me;n ou\n toiauvth" teleuth'" e[tuce triva
me;n e[th polemhvsa" Rwmuvlw/, pevnte de; sunavrxa", qavptetai d eij" Rwvmhn
komisqei;" ejntivmw/ tafh/' kai; coa;" aujtw/' kaq e{kaston ejniauto;n hJ povli"
ejpitelei' dhmosiva/.
[33]
Per una sintesi recente su caratteri e propriet dellalloro, si veda
Antica Flora Lucana 2007, 55-64 (A. Lepone). Memorabili le pagine
dedicate da A. Brelich allinterpretazione delluso dellalloro nel culto di Apollo a Tempe e Delfi (Brelich 1969, 387-438).
[34]
Alfldi 1973; Zanker 1989, 98-105. Cfr. Plin., nat., 15, 127: Sola et
domos exornat et ante limina excubat.
[35]
Esempi in Antica Flora Lucana 2007, 59.
[36]
Paul. Fest., 98 L.
[37]
Versnel 1970, 378-380; Baudou 1997. Cfr. anche Coen 1999, che
scrive (p. 185): la corona etrusca [] doveva certamente essere aurea
e, probabilmente, di alloro, dal momento che la stragrande maggioranza degli esemplari pervenutici presenta foglie del tipo. Si pu
dunque ritenere, con il Mommsen, che la corona etrusca fosse una
trasposizione in metallo prezioso della verde corona trionfale in alloro. Oltre a Versnel 1970, sul trionfo in generale vedi anche Itgenshorst 2005; Bastien 2007; La Rocca, Tortorella 2008.
[26]
[27]

433

Francesco Marcattili

e negli apparati decorativi di tarda et repubblicana e


del periodo imperiale[38], ma meno stato scritto sulla
genesi e sui motivi primi di questa prassi molto antica,
spiegabile credo solo attraverso lesame dei reali impieghi dellalloro al momento del reditus degli eserciti a
Roma. Al riguardo due sono le testimonianze decisive:
la prima unopinione di Masurio Sabino ricordata da
Plinio nel XV libro della sua Naturalis Historia; laltra
un lemma della solita, preziosa epitome di Paolo a Festo. In entrambi i casi si tratta di documenti particolarmente significativi, perch le fonti di Masurio e Festo ci
permettono di risalire piuttosto indietro nel tempo.
Plinio, dunque, sta esaminando le ragioni che hanno
determinato la scelta dellalloro come pianta caratteristica dei trionfi[39]: la sua attenzione si rivolge a motivazioni piuttosto ovvie, e di certo non sorprendenti per
un autore che scrive nellavanzato I secolo d.C.: un
simbolo di pace e vittoria; legato ai culti di Giove Ottimo Massimo ed Apollo; si crede come Plinio ribadisce pi volte[40] che lalloro non possa essere colpito
dai fulmini. Dopo queste possibili spiegazioni, Plinio,
pur stigmatizzandolo, riporta il parere di Masurio[41]:
Ob has causas equidem crediderim honorem ei habitum in
triumphis potius quam quia suffimentum sit caedis hostium
et purgatio, ut tradit Masurius[42]. Masurio affermava
dunque che lalloro veniva utilizzato nel trionfo perch,
evidentemente in una fase cronologica piuttosto alta,
era impiegato dai soldati per i suffumigi che garantivano la purificazione dal sangue dei nemici morti e, dunque, dalle possibili maledizioni e ritorsioni che da una
tale contaminazione potevano derivare al momento del
ritorno in patria. Va sottolineato che i milites che avevano ucciso in battaglia e non si erano ancora purificati si
trovavano nella condizione di impiati[43], termine ancora
collegato dagli autori latini di et imperiale al sangue
umano[44], a delitti[45] e, nel caso di Minucio Felice, agli
eccidi che avevano accompagnato le conquiste ed i
trionfi del popolo romano[46].
Questidea di un alloro che, anche mediante fumigazioni, purificava dalle empiet e dai pericoli scaturiti
dalluccisione dei nemici confermata dalla testimonianza di Paolo Festo. Il lemma in questo caso Laureati: Laureati milites sequebantur currum triumphantis, ut
quasi purgati a caede humana intrarent Urbem. Itaque tandem laurum omnibus suffitionibus adhiberi solitum erat, vel

quod medicamento siccissima sit, vel quod omni tempore viret, ut similiter respublica floreat[47]. I milites, dunque, seguivano il carro del trionfatore laureati, perch in tal
modo entravano in Roma mondati degli omicidi (purgati a caede humana) compiuti in battaglia e, aggiungo io,
liberati dagli adirati spiriti degli uccisi[48]. Importante
nel passo il riferimento allalloro come pianta utilizzata
nei medicamenti; funzione che, al ritorno da una campagna militare, doveva essere per nulla disgiunta da
quella pi propriamente religiosa e simbolica. La conclusione a cui conducono i passi appena esaminati,
che coloro che sfilavano nel trionfo coronati di alloro
certificavano alla collettivit lavvenuta purificazione,
proclamavano labbandono del temibile status di impiati e la loro ritrovata, piena dignit di cives. Del resto,
come ho gi descritto altrove[49], il reditus degli eserciti
era accompagnato da altre liturgie dalla funzione apotropaica quali laffissione e la combustione delle armi
nemiche, cerimonie di consacrazione ugualmente finalizzate a scongiurare le ritorsioni delle animae dei morti

Tra gli altri, Flory 1995; Sena Chiesa 2004.


Plin., nat., 15, 133-134. In Plin., nat., 15, 127 scritto: Laurus triumphis proprie dicatur.
[40]
Plin., nat., 2, 146; 15, 135. Cfr. Suet., Tib., 69.
[41]
Fr. 19 Huschke.
[42]
Plin., nat., 15, 135.
[43]
Fugier 1963, 334-336. Cfr. anche Sini 2005, che scrive con lucidit:
Lesercizio della guerra in ragione dei suoi effetti devastanti di morte e contaminazione si collocava nella sfera del nefas. Per quanto nessun biasimo potesse addebitarsi al soldato che ha ucciso in battaglia
(al contrario, il fatto era considerato dai Romani non solo utile alla
comunit, ma addirittura onorevole); tuttavia, per la religione il miles
veniva a trovarsi nella condizione di impiatus, con la conseguente necessit di purificazione. Sulla base di queste motivazioni religiose, i
soldati, reduci dalla battaglia, dovevano entrare in citt portando rami dalloro; uguali motivazioni religiose stavano alla base della cerimonia dellarmilustrium, che si celebrava il 19 ottobre, come generale
purificazione dellesercito alla fine della stagione della guerra.
[44]
Apul., met., 1, 18: ut adhuc me credam cruore humano aspersum atque
impiatum.
[45]
Apul., met., 3, 3: Habetis itaque reum tot caedibus impiatum, reum
coram deprensum, reum peregrinum.
[46]
Min. Fel., 25, 6: Totiens ergo Romanis inpiatum est quotiens triumphatum, tot de diis spolia quot de gentibus et tropaea.
[47]
Paul. Fest., 104 L.
[48]
Ancora nei Geoponica (11, 2, 7), lalloro considerato una pianta
con propriet profilattiche nei confronti dei daimones.
[49]
Marcattili 2011.
[38]
[39]

434

La tomba di Tito Tazio e lArmilustrium

in battaglia[50]. Significativa, in questo discorso, la coincidenza tra il ritorno dellesercito dalla campagna militare primaverile ed il triduo dei Lemuria, celebrato appunto per placare le anime di trapassati vittime di morte violenta, ovvero le umbrae vagantes hominum ante diem mortuorum[51].
Considerate dunque tali, straordinarie propriet catartiche e terapeutiche dellalloro, non pu sfuggire n
il senso della collocazione nel Lauretum dellArmilustrium, n la prossimit a questo complesso della tomba
di Tito Tazio[52]. Questo sepulcrum, ultima dimora terrena di un eroe empiamente ucciso da Laurentes, a sua
volta complice silente dellatroce delitto di ambasciatori laurentini, ed il cui corpo non era stato purificato al
momento della sepoltura, fissava al meglio nel suo mito
di fondazione la destinazione di unarea dobbligo extrapomeriale, funzionale con i suoi riti a purificare e
proteggere prima della definitiva riammissione nei corpi civici chiunque avesse compiuto delitti di sangue
fuori o lontano da Roma[53]. Si eludevano in questa maniera le terribili conseguenze ed i prodigia che, nel racconto di Plutarco, avevano colpito Roma e Laurentum in
conseguenza della morte degli ambasciatori e di Tazio,
e che tanti timori e superstizioni avevano diffuso nelle
due citt. Mi chiedo quanto tale destinazione dellAventino abbia contribuito, nel corso dei secoli, a costruirne
limmagine di colle funesto, maledetto, dai presagi negativi, considerato non a caso il regno di un Remo[54]
che a sua volta ha infranto precise prescrizioni rituali,
ha violato il sulcus primigenius, diventando, dopo morte
violenta, un lemure[55]. E sulla stessa linea, come vecchio nemico di Roma emigrato dalla sabina Cures, divenuto re e obbligato a condividere il potere con un
Romolo che incarnava al meglio la Roma della legittimit, Tito Tazio contribuiva con la sua tomba a costruire e propagandare lidea di un Aventino dellestraneo,
del diverso, dellanomia. A tal riguardo vanno ricordate
due tradizioni: il mitico ratto delle Sabine, ambientato
non a caso nella valle del Circo Massimo presso lara
Consi[56], dunque sulla linea del pomerium Romuli che
correva tra Palatino e Aventino in unarea eletta per la
panegyris interetnica, dove del resto Tito Tazio aveva
dedicato gli altari del Sole e della Luna[57]; la tradizione
varroniana trasmessa da Servio[58], secondo cui lo stesso
Romolo avrebbe concesso ai Sabini di stanziarsi sul

lAventino, il cui nome deriverebbe dal fiume sabino


Avens[59].
Ma torniamo allArmilustrium. Se scendiamo ad esaminare nel dettaglio le fonti che raccontano la cerimonia del 19 ottobre, ci accorgiamo di alcuni dettagli particolarmente interessanti e che confermano quanto abbiamo scritto nelle pagine precedenti. Scrive Varrone:
Armilustrium ab eo quod in Armilustrio armati sacra faciunt, nisi locus potius dictus ab his; sed quod de his prius, id
ab ludendo aut lustro, id est quod circumibant ludentes ancilibus armati[60]. E annota ancora Paolo nellepitome a
Festo[61]: Armilustrium festum erat apud Romanos, quo res
divinas armati faciebant, ac, dum sacrificarent, tubis canebant. Durante lArmilustrium, dunque, le res divinae, i
sacra previsti, venivano compiuti da uomini in armi (armati). Significativi altri due dettagli delle cerimonie: il
Picard 1957, 31-32.
Porph., Hor. epist., 2, 2, 209.
[52]
Va ricordato che, da una certa fase storica, la tradizione vuole che
anche per il culto dellHercules Invictus dellara Maxima si utilizzassero corone ricavate dagli allori del Lauretum (Serv., Aen., 8, 276; Buc.,
7, 61; Macr., Sat., 3, 12, 1-10). Cfr. Coarelli 1988, 198-199.
[53]
Su questa linea pu essere significativa la successiva presenza,
sempre in Loreto aventinensi, del culto di Vertumnus (Aronen 1999),
secondo Varrone introdotto a Roma proprio da Tito Tazio (Varro,
ling., 5, 74), divinit del cambiamento, della metamorfosi, e che tali
competenze esibisce nella stessa radice del nome (vertere).
[54]
Wiseman 1995; Carandini 2006.
[55]
Come noto, nel racconto di Ovidio (fast., 5, 445-484), il nome della
festivit dei Lemuria deriverebbe proprio dal termine Remuria, luogo
scelto da Remo per la fondazione della sua citt e dove sar seppellito dal fratello Romolo (da ultimi, Coarelli 2003; Colonna 2005). Sui
versi dedicati da Ovidio alla festivit, si veda Littlewood 2001.
[56]
Marcattili 2006; Marcattili 2009, 18-37.
[57]
Varro, ling., 5, 74; Dion. Hal., 2, 50, 3; Aug., civ., 4, 23, 1. Su questi
due altari, in et storica ubicati sulla spina del Circo Massimo, vedi
ora Marcattili 2009, 59-83.
[58]
Serv., Aen., 7, 657: Varro tamen dicit in gente populi Romani, Sabinos
a Romulo susceptos iustum accepisse montem, quem ab Avente, fluvio provincae suae, Aventinum appellaverunt.
[59]
Come noto, la storicit del dualismo etnico tra Romani e Sabini
stata oggetto, fin dall800, di un acceso e autorevole dibattito. Esauriente e chiara sintesi delle diverse opinioni in Poucet 1972, con relativa bibliografia. Per lethnos dei Sabini in generale rimando alla monografia di M.C. Spadoni (Spadoni 2000), ai contributi pubblicati in
Identit e civilt dei Sabini 1996 e, recentemente, in Nicosia, Bettini
2009.
[60]
Varro, ling., 6, 22.
[61]
Paul. Fest., 17 L.
[50]
[51]

435

Francesco Marcattili

riferimento alle tubae che accompagnavano con il loro


suono il sacrificio (tubis canebant) e che, come noto, erano protagoniste nei Tubilustria di marzo e di maggio[62],
festivit che con lArmilustrium presentano chiare analogie; lo svolgimento di una sorta di danza armata dal
percorso circolare[63], dal sapore arcaico (si veda luso
degli ancilia) e dalle finalit purificatorie ed apotropaiche[64], che ha tutto il carattere di una lustratio, come del
resto confermano letimologia varroniana (ab lustro) e
laffermazione di Giovanni Lido che, pur collocando erroneamente lArmilustrium a marzo, parla esplicitamente di cerimonia di purificazione delle armi (kaqarmo;n
o{plwn)[65]. Ora, il fatto che i riti dellArmilustrium di ottobre fossero svolti da armati, spiega assai bene la collocazione aventina dellArmilustrium edificio, complesso
che, dopo la costruzione delle mura serviane, dovette
esser compreso allinterno delle mura. Si tratta, almeno
dallet di Servio Tullio, di unarea intra moenia ma fuori dal pomerio, dove evidentemente vigeva ancora limperium militiae, ideale dunque per svolgere rituali da
parte di milites appena rimpatriati dalle campagne belliche e che non potevano, nel loro status di impiati, rientrare allinterno della citt senza preventiva purificazione. Proprio questa basilare esigenza pu contribuire a
comprendere linclusione dellAventino allinterno del
perimetro murario serviano. Cos si esprimeva, oltre un
secolo, fa A. Merlin riecheggiando il pensiero del grande Th. Mommsen: Comme lAventin tait exclu du pomerium, on acqurait par l mme derrire le mur un
terrain o limperium militiae aurait toute libert de
sexercer, o les citoyens pourraient rester en armes, o
lon aurait toute facilit de runir des troupes, de les
entraner, de les tenir en haleine devant lenvahisseur,
toujours prtes repousser un attaque ou tenter une
sortie[66].
E lAventino, nel corso dei secoli, si dimostrer infatti
un luogo ideale per lo stanziamento degli eserciti. Dionigi di Alicarnasso valutava questarea naturalmente
ideale per laccampamento delle truppe[67]: come avvenne in occasione della secessione del 449 a.C. scaturita dalluccisione della plebea Virginia[68], quando il colle
di Remo diede ospitalit alle inquiete legioni romane in
armi[69]; o come accadde per i 1.200 cavalieri disertori di
Numidia alleati dellUrbs contro Cartagine, ma scambiati dalla popolazione di Roma per nemici[70]. Un de-

stino non troppo diverso dai Sabini guidati dal valoroso


Tito Tazio, prima acerrimo rivale, poi ambiguo diarca
di Roma per cinque, lunghissimi anni, e la cui empia
morte furono in pochi a piangere[71]: O Tite, tute, Tati,
tibi tanta, tyranne, tulisti[72].

Bibliografia
Alfldi 1973 = A. Alfldi, Die zwei Lorbeerbume des Augustus,
Bonn 1973.
Ampolo 1970 = C. Ampolo, LArtemide di Marsiglia e la Diana
dellAventino, in PP XXV, 1970, 200-210.
Ampolo-Manfredini 1988 = C. Ampolo-M. Manfredini (edd.),
Plutarco. Le vite di Teseo e di Romolo, Milano 1988.
Andreussi 1993 = M. Andreussi, s.v. Armilustrium, in LTUR I,
1993, 126-127.
Andreussi 1996 = M. Andreussi, s.v. Loretum, Lauretum, in
LTUR III, 1996, 190-191.
Antica Flora Lucana 2007 = M.L. Nava, M. Osanna, C. De Faveri (edd.), Antica Flora Lucana. Repertorio storico-archeologico,
Venosa 2007.
Armellin, Quaranta 2004 = P. Armellin, P. Quaranta, Il tempio

[62]
Degrassi 1963, 429-430, 460-461; Sabbatucci 1988, 113-116; 171172.
[63]
Cfr. anche Varro, ling., 5, 153: Armilustrium ab ambitu lustri locus:
idem Circus Maximus dictus, quod circum spectaculis aedificatus ubi ludi
fiunt, et quod ibi circum metas fertur pompa et equi currunt.
[64]
Cfr. Torelli 1997.
[65]
Lyd., mens., 4, 34: qerapeuvetai de; oJ Arh" h[coi" o{plwn kai; savlpi
gxi, kai; dia; tou'to aujtw/' th;n prwvthn eJorth;n ejpetevloun oiJ Rwmai'oi, ka
lou'nte" aujth;n Armilouvstrion oiJonei; kaqarmo;n o{plwn, mh; ceivmato" mh;
eJtevra" tino;" peristavsew" eijrgouvsh" th;n kivnhsin tw'n o{plwn ejpi; tw/' tou'
Areo" pedivw/.
[66]
Merlin 1906, 127.
[67]
Dion. Hal., 11, 43: colle chiamato Aventino (che di tutti i colli
compresi in Roma il pi adatto a porvi un accampamento) (trad.
F. Cantarelli).
[68]
Dion. Hal., 11, 28-37; Liv., 3, 44-49.
[69]
Si veda Liv., 3, 50, 13-15 e 3, 54, 10.
[70]
Liv., 26, 10, 5-10.
[71]
Eloquente la reazione dei Sabini nonostante la non punita morte
di Tito Tazio, e la successiva condotta di questa comunit nei confronti di Romolo in Plut., Rom., 23, 5: La cosa per non sconvolse i
Sabini, n li fece insorgere, ma continuavano ad ammirarlo (Romolo); alcuni per benevolenza nei suoi confronti, altri per timore della
sua potenza, altri poich godeva in tutto del favore degli dei (trad.
C. Ampolo).
[72]
Enn., ann., 104 Skutsch.

436

La tomba di Tito Tazio e lArmilustrium

Gras 1987 = M. Gras, Le temple de Diane sur lAventin, in REA


LXXXIX, 1987, 47-61.
Gregori-Buccellato 2006 = G.L. Gregori-A. Buccellato, I cinquemila piedi di un nuovo curator viarum det repubblicana
ed il percorso dellantica via Laurentina, in M.G. Angeli Bertinelli, A. Donati (edd.), Misurare il tempo. Misurare lo spazio
(Atti Colloquio Bertinoro 2005), Faenza 2006, 351-371.
Identit e civilt dei Sabini 1996 = Identit e civilt dei Sabini (Atti XVIII Convegno di Studi Etruschi ed Italici, Rieti-Magliano Sabina 1993), Firenze 1996.
Itgenshorst 2005 = T. Itgenshorst, Tota illa pompa. Der Triumph in der rmischen Republik, Gttingen 2005.
Jatta 1998 = B. Jatta (ed.), Piranesi e lAventino (Catalogo Mostra Roma 1998), Milano 1998.
Lanciani 1893 = R. Lanciani, Recenti scoperte di Roma e del Suburbio, in BCAR XXI, 1893, 3-29.
La Rocca, Tortorella 2008 = E. La Rocca, S. Tortorella (edd.),
Trionfi romani (Catalogo Mostra Roma 2008), Milano 2008.
Liberatore 2004 = D. Liberatore, Alba Fucens. Studi di storia e
di topografia, Bari 2004.
Littlewood 2001 = R.J. Littlewood, Ovid among the Family Dead: the Roman Founder Legend and Augustan Iconography in
Ovids Feralia and Lemuria, in Latomus LX, 2001, 916935.
Marcattili 2006 = F. Marcattili, Ara Consi in Circo Maximo, in
MEFRA CXVIII, 2, 2006, 621-651.
Marcattili 2007 = F. Marcattili, Agrum qui appellatur circus
(ILAfr, 527). Postilla sul circo di Assisi, in Ostraka XVI, 2007,
311-317.
Marcattili 2009 = F. Marcattili, Circo Massimo. Architetture, funzioni, culti, ideologia, Roma 2009.
Marcattili 2011 = F. Marcattili, Sacris in postibus arma (Verg.,
Aen., 7, 183). Guerra, Lemures e liturgie romane del ritorno, in
D. Loscalzo, C. Masseria (edd.), Miti di guerra, riti di pace
(Atti Convegno Perugia 2009), Bari 2011, 251-258.
Marcattili c.d.s. = F. Marcattili, Per unarcheologia dellAventino:
i culti della media Repubblica, in MEFRA 2011, c.d.s.
Merlin 1906 = A. Merlin, LAventin dans lAntiquit, Paris
1906.
Mertens 1995 = J. Mertens, Herdonia. Scoperta di una citt, Bari 1995.
Momigliano 1962 = A. Momigliano, Sul dies natalis del santuario federale di Diana sullAventino, in RAL XVII, 1962, 387392.
Mommsen 1887-1888 = Th. Mommsen, Rmisches Staatsrecht,
I-III, Leipzig 1887-1888.
Nicosia, Bettini 2009 = A. Nicosia, M.C. Bettini (edd.), I Sabini
popolo dItalia. Dalla storia al mito (Catalogo Mostra Roma
2009), Roma 2009.
Papi 1999 = E. Papi, s.v. Sepulcrum: Titus Tatius, in LTUR IV,
1999, 300-301.
Pappalardo 1997 = U. Pappalardo, Nuove testimonianze su

di Diana sullAventino. Nuove acquisizioni, in BCAR CV,


2004, 279-298.
Aronen 1999 = J. Aronen, s.v. Vortumnus, aedes, in LTUR V,
1999, 213-214.
Baudou 1997 = A. Baudou, Note sur Papirius Maso, le triomphe,
le laurier et le myrte, in EMC XVI, 1997, 293-304.
Bastien 2007 = J.-L. Bastien, Le triomphe romain et son utilisation
politique Rome aux trois derniers sicles de la Rpublique, Rome 2007.
Brelich 1969 = A. Brelich, Paides e Parthenoi, Roma 1969.
Bruno 2006 = D. Bruno, La topografia dei culti dellAventino ricostruita, in WorkACl III, 2006, 113-119.
Buccellato 2005 = A. Buccellato, s.v. Laurentina via, in LTURS
III, 2005, 213-227.
Caetani Lovatelli 1897 = E. Caetani Lovatelli, LArmilustrium
sullAventino, in LItalia I, 1, 1897, 5-11.
Carandini 2006 = A. Carandini, Remo e Romolo. Dai rioni dei
Quiriti alla citt dei Romani (775/750 - 700/675 a.C. circa), Torino 2006.
Coarelli 1983 = F. Coarelli, Il Foro Romano. Periodo arcaico, Roma 1983.
Coarelli 1988 = F. Coarelli, Il Foro Boario, Roma 1988.
Coarelli 1998 = F. Coarelli, Lpide et Alba Fucens, in REA C,
1998, 461-475.
Coarelli 1999a = F. Coarelli, s.v. Volcanal, in LTUR V, 1999,
209-211.
Coarelli 1999b = F. Coarelli, s.v. Platanonis, in LTUR IV, 1999,
94.
Coarelli 2003 = F. Coarelli, Remoria, in D. Braund, C. Gill
(edd.), Myth, History and Culture in Republican Rome. Studies
in Honour of T.P. Wiseman, Exeter 2003, 41-55.
Coen 1999 = A. Coen, Corona etrusca, Viterbo 1999.
Colonna 1991 = G. Colonna, Acqua Acetosa Laurentina, lAger
Romanus Antiquus e i santuari del I miglio, in ScAnt V, 1991,
209-232.
Colonna 1994 = G. Colonna, Winckelmann, i vasi etruschi
dallAventino e il tempio di Diana, in PP XLIX, 1994, 286304.
Colonna 2005 = G. Colonna, La citt di Remo, in ArchClass
LVI, 2005, 1-31.
Crous 1933 = J.W. Crous, Florentiner Waffenpfeiler und Armilustrium, in MDAI(R) XLVIII, 1933, 1-119.
Degrassi 1963 = A. Degrassi, Fasti anni Numani et Iuliani. Inscriptiones Italiae, XIII, 2, Roma 1963.
Devijver-van Wonterghem 1981 = H. Devijver-F. van Wonterghem, Il campus nellimpianto urbanistico delle citt romane:
testimonianze epigrafiche e resti archeologici, in AAL XX, 1981,
33-68.
Flory 1995 = M.B. Flory, The Symbolism of Laurel in Cameo Portraits of Livia, in MAAR XL, 1995, 43-68.
Fugier 1963 = H. Fugier, Recherches sur lexpression du sacr
dans la langue latine, Paris 1963.
437

Francesco Marcattili

Rivista internazionale di Scienze Giuridiche e Tradizione


Romana IV, 2005 http://www.dirittoestoria.it/4/Memorie/Sini-Guerra-pace-Roma-antica.htm
Spadoni 2000 = M.C. Spadoni, I Sabini nellantichit. Dalle origini alla romanizzazione, Rieti 2000.
Torelli 1984 = M. Torelli, Lavinio e Roma. Riti iniziatici e matrimonio tra archeologia e storia, Roma 1984.
Torelli 1991 = M. Torelli, Il diribitorium di Alba Fucens e il campus eroico di Herdonia, in J. Mertens (ed.), Comunit indigene
e problemi della romanizzazione nellItalia centro-meridionale
(Actes Colloque Rome 1990), Bruxelles-Rome 1991, 39-63.
Torelli 1997 = M. Torelli, Appius Alce. La gemma fiorentina con
rito saliare e la presenza dei Claudii in Etruria, in SE LXIII,
1997, 227-255.
Torelli 2007-2008 = M. Torelli, Exterminatio, in ScAnt XIV,
2007-2008, 807-819.
van Wonterghem 1982 = F. van Wonterghem, Monumento funerario di un tribunus militum a Corfinio, in AAL XXI, 1982,
99-125.
Vendittelli 1995 = L. Vendittelli, s.v. Diana Aventina, aedes, in
LTUR II, 1995, 11-13.
Vendittelli 2005 = L. Vendittelli, Il tempio di Diana sullAventino. Ipotesi di posizionamento e ricerca archeologica, in D. Caiazza (ed.), Italica Ars. Studi in onore di Giovanni Colonna,
Piedimonte Matese 2005, 235-249.
Versnel 1970 = H.S. Versnel, Triumphus. An Inquiry into the
Origin, Development and Meaning of the Roman Triumph, Leiden 1970.
Wiseman 1995 = T.P. Wiseman, Remus: a Roman Myth, Cambridge 1995.
Zanker 1989 = P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini, Torino 1989.

Marco Nonio Balbo ad Ercolano. Con unappendice antropologica, in MDAI(R) CIV, 1997, 417-433.
Picard 1957 = G.Ch. Picard, Les trophes romains. Contribution
lhistoire de la religion et de lart triomphal de Rome, Paris
1957.
Platner, Ashby 1965 = S. Platner, T. Ashby, A Topographical
Dictionary of Ancient Rome, Rome 1965.
Polito 1998 = E. Polito, Fulgentibus armis. Introduzione allo
studio dei fregi darmi antichi, Roma 1998.
Poucet 1967 = J. Poucet, Recherches sur la lgende sabine des origines de Rome, Louvain 1967.
Poucet 1972 = J. Poucet, Les Sabins aux origines de Rome. Orientations et problmes, in ANRW I, 1, Berlin 1972, 48-135.
Poucet 1985 = J. Poucet, Les origines de Rome. Tradition et histoire, Bruxelles 1985.
Quaranta 2006 = P. Quaranta, La Forma Urbis marmorea come
strumento di verifica della topografia di Roma antica. Il caso di
Diana in Aventino, in R. Meneghini, R. Santangeli Valenzani
(edd.), Formae Urbis Romae. Nuovi frammenti di piante marmoree dallo scavo dei fori imperiali, Roma 2006, 143-156.
Rasmussen 2003 = S.W. Rasmussen, Public Portents in Republican Rome, Roma 2003.
Sabbatucci 1988 = D. Sabbatucci, La religione di Roma antica dal
calendario festivo allordine cosmico, Milano 1988.
Scodellari 2003 = E. Scodellari, Le temple servien de lAventin.
Essai de rinterprtation des donnes traditionelles, in Athenaeum XCI, 2003, 417-433.
Sena Chiesa 2004 = G. Sena Chiesa, Lalloro di Livia, in Studi di
archeologia in onore di Gustavo Traversari, Roma 2004, 791801.
Sini 2005 = F. Sini, Bellum, fas, nefas: aspetti religiosi e giuridici
della guerra (e della pace) in Roma antica, in Diritto@Storia.

438