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Lucio Munazio Planco

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Lucio Munazio Planco (latino: Lucius Munatius Plancus;


Lucio Munazio Planco
Tivoli o Atina [1], 90 a.C. – Gaeta, 1) è stato un militare e
politico romano del periodo della Repubblica.

«Lucio Munazio Planco, figlio di Lucio, nipote Console della Repubblica romana
di Lucio, pronipote di Lucio, console, censore,
comandante militare vittorioso per due volte,
uno dei Septemviri epulones, trionfatore dei
Reti, costruì col suo bottino il Tempio di
Saturno,[2] divise i campi in Italia a Benevento,
fondò in Gallia le colonie di Lugdunum e
Raurica»

(testo scritto sulla lapide dedicatoria posta sulla porta del


suo Mausoleo in Gaeta[3])

Indice
Biografia
Note
Busto di Munazio Planco dal museo
Bibliografia
gallo-romano di Fourvière (Lione)
Altri progetti
Nome originale Lucius Munatius
Collegamenti esterni Plancus
Gens Munatia
Biografia Consolato 42 a.C.

Nacque da una famiglia di cavalieri presso Tivoli[4] od Atina


(una delle 5 leggendarie città saturnie, fondate cioè dal Dio Saturno). Nella sua vita ricoprì diverse
magistrature: console nel 42 a.C., assieme al triumviro Marco Emilio Lepido, e censore nel 22 a.C. con
Lucio Emilio Lepido, che era stato Consul suffectus nel 34 a.C.

Ottenne l'imperium per due volte, fu dux, accorto uomo politico, prefetto dell'Urbe, legatus pro praetore e
fondò due colonie romane: le attuali città di Lione in Francia e di Augst presso Basilea in Svizzera. Nella
sua vita politica cercò di sopravvivere, riuscendovi, in tempi estremamente pericolosi cambiando le proprie
alleanze secondo le circostanze.

Fu legatus al seguito di Gaio Giulio Cesare durante le campagne militari per la conquista delle Gallie e lo
seguì pure durante la guerra civile, attraversando al suo fianco il fiume Rubicone. Ma fu tanto valente
comandante quanto abile oratore politico: discepolo nel primo caso di Cesare e nel secondo di Marco Tullio
Cicerone.
Giulio Cesare lo inviò in Spagna nel 49 a.C. insieme a Gaio Fabio,
per poi raggiungerli poco dopo ed intraprendere insieme una
vittoriosa campagna militare.[5] Nel 46 a.C. Cesare, dopo essere stato
nominato dittatore decennale l'anno precedente, lo nomina
praefectus urbi. L'evento è ricordato da una moneta, un aureo: al
diritto è rappresentata la vittoria con la scritta C CAES DIC TER ed al
rovescio una brocca con la scritta L. PLANC PRAEF. VRB.[6]

Nel 45 a.C. Cesare gli conferisce il governo della Gallia. L'anno


successivo, subito dopo l'assassinio di Cesare, Cicerone gli fece giurare fedeltà alla Repubblica. Nel 43 a.C.
il Senato Romano, su proposta di Cicerone, gli affidò l'incarico di fondare una colonia nella Gallia, che
prese il nome di Lugdunum, e fu proprio Planco a tracciarne i confini con un aratro, evento commemorato
dalla coniazione di una moneta. Di lì a poco fondò un'altra colonia romana, Augusta Raurica, che prenderà
poi il nome di Augst presso Basilea. Nel giugno dello stesso anno, una lettera scritta a mano da Lucio
Munazio Planco destinato a Cicerone contribuisce a dimostrare l'esistenza del villaggio di Cularo, nelle Alpi
francesi (l'odierna Grenoble).

Nel frattempo i triumviri Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido presero il potere a Roma e
Munazio Planco si schierò dalla loro parte. I triumviri decisero di disfarsi dei loro nemici e crearono le liste
di proscrizione, ossia liste contenenti i nomi di coloro che dovevano essere messi a morte, tra cui furono
inseriti i nomi di Cicerone (ucciso dai sicari di Marco Antonio presso Formia), Gaio Plozio Planco (fratello
di Lucio Munazio Planco) e Paolo Lepido (fratello di Emilio Lepido).

Dopo la vittoria di Filippi a Lucio Munazio Planco venne affidato il compito di espropriare le terre di
Benevento per darle in premio ai veterani. Nel 36 a.C. si trovò al fianco di Marco Antonio nella campagna
militare contro i Parti, che ebbe un esito disastroso per i Romani, e si ritirò ad Alessandria d'Egitto. Di lì a
qualche mese gli venne affidato l'incarico di governatore della Siria.

L'amicizia che legava Lucio Munazio Planco e Marco Antonio era grande, ma le continue pretese di
Cleopatra la stavano incrinando, e Lucio Munazio Planco iniziò a credere che Marco Antonio non stesse più
facendo gli interessi di Roma ma quelli di Cleopatra e, seguito dai suoi fedeli seguaci, partì alla volta di
Roma; giunto nella capitale, riferì a Ottaviano che Marco Antonio era diventato succube di Cleopatra e lo
informò del suo testamento in favore della regina egizia. Ottaviano capì che con quel testamento in mano
avrebbe vinto le ultime perplessità del Senato Romano per portare una guerra in terra d'Egitto contro Marco
Antonio, e, sapendo che era custodito presso le Vestali, se ne impossessò e lo lesse in Senato.

Nel suo testamento Marco Antonio disponeva che alcune terre dei domini romani fossero assegnati ai figli di
Cleopatra e che le sue spoglie fossero consegnate alla regina egizia per provvedere alla sua sepoltura in
Alessandria d'Egitto. Così il Senato Romano autorizzò Ottaviano a muovere guerra contro Marco Antonio,
terminata con la vittoria di Ottaviano ad Azio nel 31 a.C. Nell'anno 27 a.C., durante una discussione in
Senato a proposito di quale appellativo dare ad Ottaviano per onorarlo, fu Lucio Munazio Planco a proporre
il titolo di Augustus, in seguito assunto da tutti i successori di Ottaviano.[7] Afflitto da mali e stanco di
sopportarli, si uccise.

Lucio Munazio Planco amò tanto Gaeta da possedere nel suo territorio una splendida villa di cui restano
solo dei ruderi e da volervi essere sepolto in un grande mausoleo, posto in cima al Monte Orlando e molto
ben conservato. Al suo interno è presente una copia della statua del cosiddetto "generale di Tivoli", perché
trovata nel santuario tiburtino di Ercole Vincitore, che si crede voglia raffigurare proprio Munazio Planco.

Nelle città di Gaeta, Frosinone, Tivoli e Benevento una via è a lui intitolata, mentre ad Atina è il corso a
portare il suo nome.

Note
1. ^ Memorie istoriche dell'antica città
d'Atina - Google Libri (https://books.goog
le.it/books?id=lgFAAAAAcAAJ&pg=PA1
60&lpg=PA160&dq=Augusto+Ottaviano
+Atina+munazio&source=bl&ots=1bpUtp
kePQ&sig=IzvkOost-YrsnkaFwZC2-2F3
qfc&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjV5dqL4
qrXAhWBWRoKHahuBGcQ6AEIMDAK#
v=onepage&q=Augusto%20Ottaviano%
20Atina%20munazio&f=false)
2. ^ Svetonio, Augustus, 29.
3. ^ CIL X, 6087 (http://db.edcs.eu/epigr/ep
i_einzel_it.php?p_belegstelle=CIL+10%
2C+06087&r_sortierung=Belegstelle)
4. ^ Il fatto che il poeta Orazio, riferendosi
al condottiero, nelle Odi, libro primo, ode Mausoleo di Lucio Munazio Planco sulla cima del Monte
7, parli esplicitamente della "tua Tivoli", Orlando a Gaeta
fa propendere certamente per una
nascita in questa città: sic tu sapiens
finire memento / tristitiam vitaeque labores / molli, Plance, mero, seu te fulgentia signis / castra
tenent seu densa tenebit / Tiburis umbra tui
5. ^ Cesare, De bello civili, I, 39-41 e ss.
6. ^ (EN) Roman republic coinage - M. Antonius with L. Munatius Plancus, su coinarchives.com.
URL consultato il 5 maggio 2016..
7. ^ Svetonio, Augustus, 7.

Bibliografia
(LA) Cesare, Commentarii de bello civili, I, 40. (testo latino
(LA) Cesare, Commentarii de bello Gallico, V, 24. (testo latino oppure qui (http://ebookgratis.
biz/Generi-ebook/Classici-latini/De%20bello%20gallico%20Caio%20Giulio%20Cesare.pdf)).
Hirt. B. Afr., 4
Marco Tullio Cicerone ad Fam. X 1—24, XI 9, 11, 13—15, XII 8, Phil. III 15, XIII 19
Plutarco Brut. 19, Anton. 56, 58
Appiano B. C. III 46, 74, 81, 97, IV 12, 37, 45, V 33, 35, 50, 55, 61, 144
Cassio Dione Cocceiano xlvi. 29, 50, 53, xlvii. 16, xlviii. 24, 1. 3;
Velleio Patercolo II 63, 74, 83
Macrobio Sat. II 2;
Gaio Svetonio Tranquillo, De vita Caesarum, libro II, Augustus.
Plinio il Vecchio H.N. VII 10. s. 12
(DE) Rudolf Hanslik, Munatius 30), in Paulys Realencyclopädie der Classischen
Altertumswissenschaft, vol. XVI,1, Stoccarda, 1933, col. 545–551.

Altri progetti
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o altri file su Lucio Munazio Planco (https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Luciu
s_Munatius_Plancus?uselang=it)
Collegamenti esterni
(EN) William Smith (a cura di), Plancus, in Dictionary of Greek and Roman Biography and
Mythology, 1870.
Giuseppe Cascioli, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli dalla sua origine ai
nostri giorni (Tomo I. Dalla preistoria al secolo XIII). Tivoli, 1927, pag. 20-22 (PDF), su
societatiburtinastoriaarte.it. URL consultato il 1º novembre 2018.
VIAF (EN) 187963845 (https://viaf.org/viaf/187963845) · ISNI (EN) 0000 0003 9898
3246 (http://isni.org/isni/0000000398983246) · LCCN (EN) n97101181 (http://id.loc.go
v/authorities/names/n97101181) · GND (DE) 118785354 (https://d-nb.info/gnd/118785
Controllo di
354) · BNF (FR) cb13540067j (https://catalogue.bnf.fr/ark:/12148/cb13540067j) (data)
autorità
(https://data.bnf.fr/ark:/12148/cb13540067j) · CERL cnp00400213 (https://thesaurus.c
erl.org/record/cnp00400213) · WorldCat Identities (EN) lccn-n97101181 (https://www.
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