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Lingue indoeuropee

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Con lingue indoeuropee in linguistica si


Lingue indoeuropee
intende quella famiglia linguistica, cioè
quella serie di lingue aventi un'origine Parlato in Parti di Europa e Asia (prima del XVI secolo),
comune (il protoindoeuropeo), che Tutto il mondo (oggigiorno)
comprende la maggior parte delle lingue Tassonomia
d'Europa vive ed estinte che attraverso il
Caucaso e il Medio Oriente da un lato, e Filogenesi Lingua protoindoeuropea
la Siberia occidentale e parte dell'Asia Codici di classificazione
Centrale dall'altro, sono arrivate a ISO 639-2 ine
coinvolgere l'Asia meridionale e in tempi
antichi persino l'attuale Turkestan cinese ISO 639-5 ine
(odierno Xinjiang).
Glottolog indo1319 (http://glottolog.org/resource/l
Nel corso dell'età moderna, in seguito alle anguoid/id/indo1319) (EN)
esplorazioni geografiche, alle migrazioni
e alla colonizzazione che hanno fatto
dilagare i popoli europei in gran parte del
globo, si è diffusa in tutti i continenti,
divenendo la famiglia dominante nelle
Americhe, in Australia, in Nuova
Zelanda, in gran parte della Siberia e in
singole regioni dell'Africa.

Oggi le lingue della famiglia linguistica


indoeuropea hanno nel globo il maggior
numero relativo di parlanti, rispetto alle
altre famiglie linguistiche. La famiglia
linguistica indoeuropea si divide a sua
volta in grandi sottofamiglie (gruppi o
rami di lingue), sulla cui esatta
composizione e sulle cui relazioni è in
corso un vivace dibattito scientifico.

Indice
L'odierna distribuzione (approssimata) delle lingue
Membri della famiglia linguistica indoeuropee all'interno delle zone originarie di Europa e
indoeuropea
Asia:
Classificazione Albanese
Gruppo albanese Armeno
Gruppo anatolico Baltico
Celtico
Gruppo armeno
Germanico
Gruppo baltico Greco
Gruppo celtico Indo-Iranico
Gruppo germanico Italico (Romanze)
Slavo
Gruppo greco
Lingue non indoeuropee
Gruppo illirico
Gruppo indo-iranico Aree tratteggiate o punteggiate: aree multilinguistiche.
Gruppo italico
Gruppo slavo
Gruppo tocario
Gruppo traco-frigio
Altre lingue isolate
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Membri della famiglia linguistica indoeuropea


Appartengono con certezza alla famiglia linguistica indoeuropea
diverse sottofamiglie linguistiche a loro volta differenziate in lingue
e dialetti:

Le lingue anatoliche, parlate in Anatolia già nel XIX-XVIII


secolo a.C. e oggi estinte; ne fanno parte il luvio, l'ittita, il
palaico, e nei secoli IX-V a.C. il licio, il lidio, il cario; al
ramo anatolico Paul Kretschmer e Vladimir Ivanov
Georgiev ascrivono anche una delle lingue di substrato
egee che hanno influsso sul greco classico attraverso i
loro prestiti lessicali, dotati di una fonetica molto diversa
da quella del greco stesso (ramo egeo-anatolico);[1]
I dialetti del greco, che è la lingua indoeuropea con la Albero delle lingue indoeuropee
maggior continuità storica, dato che un arcaico dialetto
greco, il miceneo, nelle sue varianti normale e speciale, è
stato scoperto nel 1953 da Michael Ventris nelle tavolette
in lineare B dei palazzi Achei dei secc. XVI-XIII a.C.; della famiglia dei dialetti greci fanno
parte, in età storica, lo ionico-attico, il dorico, l'eolico, l'arcado-cipriota, il greco di nord-ovest, il
panfilio;[2]
L'Indo-Iranico, comprendente il ramo indo-ario (lingue indoeuropee parlate in India) e l'iranico
(lingue indoeuropee dell'Iran), oltre al piccolo ramo intermedio nuristani; in età antica è
testimoniato dall'avestico, dal sanscrito vedico e poi dal sanscrito classico. I dialetti indo-iranici
sono attestati nelle loro sedi nel I millennio a.C.; tuttavia, tracce linguistiche inequivocabili della
presenza degli indo-arii sono state rinvenute nei documenti delle civiltà mesopotamiche già fra
il 1900 a.C. e il 1300 a.C., in concomitanza con il subentrare di dinastie "barbariche" a
Babilonia e fra gli Hurriti;[3]
Le lingue celtiche diffuse dal I millennio a.C. nell'Europa atlantica dalla Spagna alla Gran
Bretagna e all'Irlanda, in Francia, nella Germania e nell'Italia settentrionale. Oggi invece il loro
ambito di diffusione è assai ridotto, comprendendo una parte del Galles e talune piccole aree
dell'Irlanda, della Scozia e della Bretagna, e a rischio di estinzione;[4] tuttavia dobbiamo notare
che il gaelico irlandese è lingua ufficiale della Repubblica di Irlanda ed è anche parte
dell'apprendimento scolastico della nazione;
le lingue italiche, diffuse in origine in Italia centro-meridionale e rappresentate, nel I millennio
a.C., dal latino, dall'osco-umbro e da altre lingue e dialetti minori;[5]
le lingue germaniche, di cui è certo che già intorno alla metà del I millennio a.C. fossero diffuse
in Europa centro-settentrionale, fra il Baltico e il bassopiano sarmatico, e in Scandinavia. Le
loro prime attestazioni scritte risalgono al V secolo d.C.;[6]
l'armeno, parlato in Armenia e noto a partire dal V secolo d.C.;[7]
Il tocario, nei suoi due dialetti estinti A e B (che invero, secondo la maggior parte dei linguisti,
sono due lingue vere e proprie), documentati nel Turkestan cinese intorno al 1000 d.C.;[8]
il venetico lingua a sé parlata nell'antico Veneto; a esso è forse affine l'illirico, una lingua poco
nota diffusa a suo tempo nei Balcani occidentali e forse apparentata con l'albanese;[9]
le lingue slave, discese tutte dal protoslavo, il cui parente più prossimo è lo slavo ecclesiastico
o paleoslavo, già lingua liturgica della chiesa ortodossa in Europa orientale;[10]
le lingue baltiche, comprendenti l'antico prussiano, estinto già nel XVIII secolo, nonché due
lingue vive, il lituano e il lettone;[11]
L'albanese, con i suoi due dialetti, il tosco e il ghego, attestati dal XV secolo;[12]
una serie di parlate estinte, isolate e poco note, come il frigio, il tracio, il daco-misio, il
messapico, l'antico ligure, il lusitano, e i dialetti dei Macedoni e dei Peoni.[13]

A queste ultime lingue, storicamente documentate anche se in maniera molto frammentaria, si devono
aggiungere alcune lingue la cui esistenza è solo postulata sulla base di evidenze indirette. Da un lato
abbiamo il cosiddetto "europeo antico", ipotetica lingua indoeuropea di sostrato, parlata secondo alcuni (in
primo luogo Hans Krahe) in epoca molto antica in Europa, diversa da tutti gli altri rami della famiglia, e che
avrebbe dato origine alla tipica idronimia europea di fondo.[14] Dall'altro lato sono state postulate alcune
lingue egee di substrato indoeuropeo influenti sul greco antico ma estranee al ramo egeo-anatolico e agli
altri rami indoeuropei noti, fra cui il pelasgico,[15] il greco psi[16] e il pelastico.[17] Queste ultime lingue non
sarebbero imparentate direttamente con il greco: i loro resti testimonierebbero l'affioramento di lingue
indoeuropee totalmente sconosciute e caratterizzate da aspetti propri, diversi in parte da quelli che
identificano i gruppi linguistici dell'indoeuropeo a noi estensivamente o parzialmente noti.[18]

Le diverse sottofamiglie dell'indoeuropeo sono per tradizione raggruppate in due grandi gruppi, divisi dalla
cosiddetta isoglossa centum-satem, e distinti in base al trattamento delle consonanti gutturali. Le cosiddette
lingue centum (dal latino centum, "cento") continuano le antiche gutturali palatali come velari, mentre le
lingue satem (dall'avestico satəm, "cento") le mutano in consonanti fricative palatali e sibilanti.

Gli studiosi attribuiscono valore differente al fenomeno della satemizzazione, a seconda dei loro
orientamenti. I fautori della cosiddetta teoria glottidale ritengono ad esempio più pertinente il trattamento
delle ipotetiche consonanti glottidali che essi presumono tipiche del proto-indoeuropeo nella sua fase
comune, e preferiscono perciò distinguere fra lingue taihun (dal gotico taihun, "dieci") che perdono la
glottidalizzazione mutando le glottidali in consonanti sorde, e lingue decem (dal latino decem, "dieci"), che
tramutano le glottidali in sonore.

Classificazione
Questa voce o sezione sull'argomento lingue è ritenuta da
controllare.
Motivo: La ripartizione in famiglie qui riportata si presenta come pressoché
unanimemente condivisa, cosa non supportata da fonti (e per inciso altamente
opinabile: cfr. per esempio la presunta unità balto-slava); sono inoltre presenti
ampie considerazioni personali non sorrette da fonti (WP:RO)
Di seguito vengono riportati i gruppi linguistici, oggi parlati e anche estinti, in cui sono classificate le lingue
indoeuropee. Al proposito si deve affrontare tutta una serie di questioni, giacché anche i vari specialisti non
sempre adottano le stesse scelte terminologico e metodologico. Citiamo talune questioni che possono aiutare
a servirsi meglio della successiva classificazione.

1. La classificazione più esauriente è quella ormai classica di Merritt Ruhlen,[19] in un testo in cui
vengono classificate a grandi linee tutte le lingue oggi parlate al mondo, e la massima parte di
quelle estinte a noi note. Per le lingue indoeuropee, fortunatamente, abbiamo a disposizione
anche le classificazioni più recenti e dettagliate di Ernst Kausen,[20] che fra l'altro hanno il
pregio di avere molto spesso una discussione critica sulle posizioni scientifiche antecedenti.
Ruhlen e Kausen, presi insieme, consentono di avere una buona visione di insieme della
classificazione delle lingue indoeuropee e dei problemi che essa comporta. Altri testi specifici
di linguisti sulle lingue e le culture indoeuropee convergono fondamentalmente con tali scelte,
anche se possono variare su taluni dettagli.
2. Gli specialisti, fra cui lo stesso Ruhlen, concordano in genere nell'identificare 10 grandi gruppi
di lingue indoeuropee, 8 composti da lingue parlate ancora ai nostri giorni e 2 esclusivamente
da lingue estinte. Abbiamo così il gruppo albanese, il gruppo armeno, il gruppo balto-slavo, il
gruppo celtico, il gruppo germanico, il gruppo greco, il gruppo indo-iranico, il gruppo italico per
quanto riguarda la suddivisione delle lingue parlate ancora ai nostri giorni. Il gruppo anatolico e
il gruppo tocario sono invece estinti. Fra gli specialisti è diffusa l'idea di una stretta affinità fra le
lingue baltiche e le lingue slave,[21] per cui sarebbe possibile considerare il balto-slavo come
un'unità primaria, che si divide secondariamente nei due rami baltico e slavo. Nell'esposizione
teniamo comunque separate le lingue baltiche dalle lingue slave, giacché la questione è
ancora aperta e controversa. Da parte sua, il gruppo indo-iranico si divide nei due rami indo-
ario (lingue dell'India e del Pakistan) e iranico, oltre al terzo ramo nuristani, composto da
piccole lingue parlate in regioni montuose dell'Afghanistan, che è considerato indipendente
(anche se strettamente imparentato) con gli altri due rami, ben più copiosi.
3. Le altre lingue indoeuropee estinte hanno attestazioni troppo frammentarie per essere
collocate in gruppi ben definiti, e d'altra parte la parentela di queste lingue fra di loro e con le
lingue dei gruppi a noi noti rimane problematica. Così non sappiamo precisamente
l'estensione dei gruppi illirico e tracio-frigio, né se essi sono imparentati strettamente l'uno con
l'altro e non sappiamo sé il macedone, ad esempio, sia imparentato più o meno strettamente
con il greco. Una delle supposizioni più sensate, comunque, è che il greco miceneo e classico
si sia sviluppato su un sostrato in parte di tipo anatolico.
4. Alcuni autori, fra cui Merritt Ruhlen, hanno adottato la dizione di indo-hittita per le lingue nel
loro complesso, per mettere in evidenza l'idea (di accettazione generalizzata) che il gruppo
anatolico, di cui l'hittita fa parte, sia senz'altro il primo ramo linguistico staccatosi dal ceppo
indoeuropeo originario. La dizione, però, non ha goduto di un successo particolare.
5. Per quanto riguarda la distinzione tra lingua e dialetto, il dibattito è interminabile e in un certo
senso non può essere chiuso, data la ricchezza (che è complementarità e conflittualità
insieme) di molteplici punti di vista, che non sono soltanto strettamente scientifici (linguistici),
ma anche antropologici, sociologici e spesso politici. Il fatto è che in massima parte le lingue
del mondo, fino a tempi assai recenti, sono state soltanto orali, e quindi in genere
coinvolgevano un numero ristretto di parlanti e territori dall'estensione altrettanto ristretta. In
questo senso le lingue scritte e di cultura sono recenti e particolare, e ancora più recente e
particolare è il fatto che talune varianti di queste lingue hanno assunto una funzione normativa,
facendo convergere molte parlate dialettali e spesso generando una caratteristica diglossia fra
lingua e dialetto, a seconda delle necessità, delle modalità e delle fasi comunicative dei vari
parlanti. In Europa, specificamente, questo processo è strettamente legato allo sviluppo degli
stati nazionali, ognuno dei quali ha diffuso una lingua letteraria fondata su una particolare
parlata territoriale, tuttavia ibridata in vario modo con altre parlate e dipendente di volta in volta
da singole scelte individuali o collettive. Così il nucleo normativo della lingua spagnola è tratto
dal castigliano e il nucleo normativo della lingua francese è tratto dal parigino, ma non
possiamo dire che lo spagnolo d'oggi si riduca completamente a un dialetto castigliano e il
francese d'oggi si riduca completamente a un dialetto parigino. Nel caso dell'itaiiano, è corretto
dire che le parlate toscane sono alla base della lingua italiana, ma tuttavia lo sono
indirettamente, attraverso il tramite di una lingua letteraria (in Italia, peraltro, plurisecolare) che
su base toscana ha ibridato anche influssi settentrionali e meridionali.

Ciò per spiegare quanto sia difficile trovare una classificazione univoca delle lingue indoeuropee, che oggi
sono in massima parte lingue scritte in cui i fenomeni di normatività, di convergenza dialettale e di varie
forme di diglossia sono state e sono ampiamente diffuse. Vi sono quindi due tendenze. La tendenza
prevalente fra gli indoeuropeisti è di adottare in genere la nozione di lingua quale lingua scritta attorno alla
quale si è avuta storicamente la convergenza di un ampio campo di parlate dialettali. Al contrario, la
classificazione di Ethnologue, che osserva tutte le lingue del mondo con uno sguardo fondamentalmente
antropologico, prende le mosse dalle lingue parlate, per cui la sua nozione di lingua è più ristretta, e spesso
equivale a un livello che in altre classificazioni è equivalente ai grandi gruppi dialettali in cui si divide una
lingua. Rispetto a una tale disparità di visioni è impossibile sia prendere una decisione netta sia essere
neutrali. È opportuno tuttavia, in una classificazione relativa alle lingue indoeuropee, rispettare le
classificazioni correnti presso la maggior parte degli studiosi di indoeuropeistica, e tuttavia indicare, ove
possibile, le grandi classificazioni dialettali seguendo Ethnologue o altri autori che hanno affrontato la
questione.

L'obelisco (†) prima del nome di una lingua o gruppo indica che è estinta/o.

Gruppo albanese
Lingua albanese ghega
Lingua albanese tosca
Lingua arbëreshe
Lingua arvanitica

[22]

Gruppo anatolico
†Lingua ittita
†Lingua palaica
†Lingua lidia
†Lingua caria
†Lingua luvia (o arzawano)
†Lingua licia
†Lingua miliaca
†Lingua pisidica
†Lingua sidetica

[23]

Gruppo armeno
Dialetto armeno occidentale
Dialetto armeno orientale
Gruppo baltico
Lingue baltiche occidentali
†Lingua prussiana o antico prussiano
†Lingua jatvingica o sudoviana
Lingue baltiche orientali
Lingua lituana
Lingua lettone
†Lingua curlandese o curoniana
†Lingua semigallica
†Lingua selonica

Gruppo celtico

Classificazione continentale/insulare

Proto-celtico
Celtico continentale
Gallico
Lepontico
Norico
Galato
Celtiberico
Celtico insulare
Goidelico
Irlandese arcaico
Antico irlandese
Medio irlandese
Irlandese
Gaelico scozzese
Mannese
Brittonico
Pittico?
Britannico
Cumbrico
Antico gallese
Medio gallese
Gallese
Brittonico sudoccidentale
Bretone
Cornico

Classificazione P/Q

Proto-celtico
Celtico-P
Gallico
Lepontico
Norico
Galato
Brittonico
Cumbrico
Pittico?
Antico gallese
Medio gallese
Gallese
Brittonico sudoccidentale
Bretone
Cornico
Celtico-Q
Celtiberico
Goidelico
Irlandese arcaico
Antico irlandese
Medio irlandese
Irlandese
Gaelico scozzese
Mannese

Gruppo germanico
Lingue germaniche settentrionali
Lingua norrena o nordico antico
Nordico moderno (Lingue scandinave)
Occidentale
Lingua islandese
Lingua faroese
†Lingua norn
Lingua norvegese (Nynorsk)
Dialetti dello Jämtland o jamtsk
Orientale
Lingua danese
Lingua norvegese (Bokmål)
Lingua svedese
Gutnico
Lingue germaniche orientali
†Lingua gotica
†Lingua burgunda
†?Lingua longobarda
Lingue germaniche occidentali
Alto-tedesco
†?Lingua longobarda
Lingua tedesca o Hochdeutsch
Lingua lussemburghese
Tedesco alemanno (schwyzertütsch)
Lingua bavarese
Lingua yiddish
Lingua vilamoviana (Wymysorys)
Medio-tedesco o tedesco centrale
Tedesco della Pennsylvania o Pennsylvania Dutch
Lingua basso-tedesca
Basso sassone o basso-tedesco occidentale
Lingua basso-tedesco orientale
Basso francone
Lingua olandese
dialetto olandese
Lingua fiamminga
Lingua afrikaans
Lingua limburghese
Anglo-frisone o germanico insulare
Lingua frisona
Lingua scots o scozzese
Ulster Scots
Lingua inglese
Inglese britannico
Inglese scozzese
Inglese gallese
Inglese irlandese
Inglese americano
Inglese canadese
Inglese australiano
Inglese neozelandese
Inglese giamaicano
Inglese sudafricano

Gruppo greco
Dialetto ionico
Dialetto attico
Dialetto greco-calabro o grecanico
Lingua greca moderna
Dialetto dorico
Dialetto zaconico (tsaconico)
Dialetto eolico

Gruppo illirico
†Lingua messapica
†Lingua illirica

Gruppo indo-iranico

Gruppo indo-ariano[24]

Indo-ariano antico

†Sanscrito vedico

†Sanscrito classico

Indo-ariano medio

†Pracrito di Aśoka

†Pali

†Ardhamagadhi

Pracriti drammatici (†shauraseni, †magadhi,†maharashastri)

†Gandahari

†Elu

†Apabhramsa

Indo-ariano moderno

Gruppo romani
Lingua romaní (lingua dei Rom e dei Sinti)
Domari
Lomavren
Gruppo singalese-maldiviano (India meridionale)
Lingua singalese
Lingua maldiviana
Gruppo dell'India settentrionale
Lingue dardiche
Kashmiri
Shina
Indo-Kohistani
Khowar
Pashai
Zona settentrionale (lingue pahari)
Nepalese
Garhwali
Kumauni
Zona nord-occidentale
Marathi
Konkani
Lahnda
Punjabi
Siraiki
Sindhi
Lahnda
Dogri-Kangri
Zona occidentale
Gujarati
Marwari
Malvi
Zona centrale
Hindi
Urdu
Awadhi
Chhattisarghi
Zona orientale
Bhojpuri
Maithili
Magahi
Bengalese
Oriya
Assamese
Zona meridionale
Marathi
Konkani

Gruppo nuristani

Gruppo Iranico[25]

†Avestico

†Persiano antico

†Medio persiano

†Battriano

†Sogdiano

Lingue iraniche moderne

Lingue iraniche nord-occidentali


Curdo
Talyshi
Tati
Gilaki
Mazenderani
Zazaki
Gorani
Beluci
Lingue iraniche sud-occidentali
Persiano moderno (con le varianti persiano in senso proprio, dari, tagiko).
Lingue iraniche orientali
Osseto
Jaghnobi
Wakhi
Lingue del Pamir (shughni, yazghulami, ecc.)
Pashto
Ormuri
Parachi

Gruppo italico
†Osco-umbro
Osco
Umbro
Dialetti sabellici
Latino-falisco o veneto-latino
†Veneto o venetico
†Falisco
Latino
†Latino arcaico
†Latino classico
†Latino volgare
Lingue romanze o neolatine
Romanzo insulare
Sardo logudorese
Sardo campidanese
Lingue Italo-romanze
Settentrionale
Lingue galloitaliche
Piemontese
Lombardo occidentale o insubre
Lombardo orientale
Ligure
Emiliano
Romagnolo
Veneto
Istrioto
Dialetti toscani
Toscano
Italiano
Corso[26]
Corso cismontano
Corso oltremontano
Gallurese[27]
Sassarese[28]
Dialetti centro-meridionali
Dialetti mediani
Romanesco
Ciociaro
Viterbese
Reatino-Sabino
Dialetti umbri
Marchigiano
Aquilano
Meridionale
Abruzzese
Molisano
Napoletano
Lucano
Pugliese
Tarantino
Meridionale estremo
Salentino
Calabrese
Siciliano
Reggino
Pantesco
Balcano-romanzo
Rumeno (dacorumeno)
Istrorumeno
Meglenorumeno
Arumeno (macedorumeno)
†Dalmata
Retoromanzo
Romancio
Ladino
Friulano
Galloromanzo
Galloromanzo meridionale (occitanico)
Occitano
Provenzale
Alverniate
Linguadociano
Guascone
Catalano
Catalano settentrionale
Valenziano
Algherese
Galloromanzo settentrionale (oitanico)
Franciano o Francese
Francese belga
Francese canadese
Francese del Québec
Francese acadiano
Francese di Terranova
Francese svizzero
Francese cajun o della Louisiana
Francese d'Africa
Francese del Maghreb
Francese subsahariano
Francese popolare burkinabé
Francese ivoriano
Camfranglais
Francese dell'Oceano Indiano
Creolo francese
Pittavino
Normanno (normando)
Piccardo
Galló
Champenois
Lorenese
Vallone
Arpitano o francoprovenzale
Iberoromanzo
Galiziano-portoghese
Galiziano
Eonaviegano (variante galiziana con tratti asturiani)
Portoghese
Lusitano
Brasiliano
Fala de Xalima (variante portoghese parlata in Spagna con tratti arcaici)
Spagnolo o Castigliano
Andaluso
Aragonese
Lingue asturiano-leonesi
lingua asturiana
lingua leonese
lingua mirandese
Lingua estremegna (variante fra il leonese e lo spagnolo con tratti
dell'andaluso)
Romanzo meridionale
†Mozarabo
†Latino tardo
Latino umanistico
[29]

Gruppo slavo
Lingua proto-slava
Lingue slave orientali
†Antico slavo orientale
Lingua russa
Lingua ucraina
Lingua bielorussa
Lingua rutena
Lingue slave occidentali
Lingue lechitiche
†Lingua polaba;
Lingue pomerane
Lingua casciuba
†Lingua slovinzia;
Lingua polacca
Lingua slesiana
lingue lusaziane o sorabo-lusaziane o serbo-lusaziane
serbo lusaziano superiore
serbo lusaziano inferiore
Gruppo ceco-slovacco
Lingua ceca
Lingua slovacca
†Lingua canaan o giudeo-slava;
Lingue slave meridionali:
†Antico slavo ecclesiastico
Gruppo orientale:
†Slavo ecclesiastico;
sottogruppo bulgaro:
Lingua bulgara
Lingua macedone
Gruppo occidentale:
gruppo dialettale štokavo:
Lingua bosniaca standard
Lingua croata standard
Dialetto croato del Molise
Lingua montenegrina
Lingua serba standard
gruppo dialettale čakavo:
Dialetto croato del Burgenland
sottogruppo slavo alpino:
Lingua slovena
Dialetto resiano

Gruppo tocario
†Lingua tocaria[30]
†Lingua tocaria A
†Lingua tocaria B

Gruppo traco-frigio
†Lingua tracica
†Lingua frigia
†Lingua daca

Altre lingue isolate


Lingua macedone antica
Lingua peonia
Lingua lusitana
Antico ligure[31]

Note
1. ^ Per una visione riassuntiva della situazione del substrato anatolico pregreco cfr. Francisco
Villar, Los indoeuropeos y los orígenes de Europa, Madrid, Gredos, 1996, seconda ed., ed. ital.
Gli indoeuropei e l'origine dell'Europa, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 549 ss. Una descrizione
compiuta delle attestazioni dell'egeo-anatolico è in Vladimir Georgiev, Vorgriechische
Sprachwissenschaft, voll. I e II, Sofia, 1941-1945. La correlazione fra il ramo egeo-anatolico o
pelasgico dell'indoeuropeo e la decifrazione della scrittura minoica lineare A è analizzata dallo
stesso Vladimir Georgiev in Lexique des inscriptions créto-myceniennes, Sofia, 1955, nonché
in Les deux langues des inscriptions en linéaire A, Sofia, 1963. Per l'evoluzione delle teorie di
Kretschmer sulle lingue egee pre-greche, cfr. Paul Kretschmer, "Die protindogermanische
Schicht", Glotta, 14 (1925), pp. 300-319, nonché, "Die vorgriechische Sprach- und
Volksschichten", in Glotta, 28 (1940) 231-278 e Glotta, 30 (1943), pp. 84-218. Una
compendiosa trattazione degli adstrati e dei substrati indoeuropei pregreci nell'Egeo è in Otto
Hoffmann, Albert Debrunner, Anton Scherer, Geschichte der griechische Sprache, Berlin, De
Gruyter, 1917, quarta ed., ed. ital, Storia della lingua greca, Napoli, Macchiaroli, 1969, vol. I,
pp. 16-26. A una forma molto arcaica del ramo anatolico dell'indoeuropeo ha voluto ricondurre
anche l'etrusco F. R Adrados, "Etruscan as an IE Anatolian Language", Journal of Indo-
europaean Studies, 17 (1989) pp. 363-383, e "More on Etruscan as an IE-Anatolian
Language", Kuhns Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung 107 (1994), pp. 54-76; la
parentela fra la lingua etrusca e l'indoeuropeo resta controversa.
2. ^ per una trattazione organica dei dialetti greci, miceneo compreso, cfr. Hoffmann, Debrunner,
Scherer, op. cit. vol I, pp. 31-55. -ma vedi anche Henry, M. Hoenigswald, "Greco", in Le lingue
indoeuropee a cura di Anna Giacalone Ramat, Paolo Ramat, cit. pp. 255-288.
3. ^ sul ramo indo-ario dell'indoeuropeo e la sua storia, cfr. Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 567-
587. Si tenga presente che le élite militari indo-iraniche di Mesopotamia parlavano dialetti affini
al proto-vedico non un suo antenato diretto. Le attestazioni dell'indo-iranico fuori dell'India e
della Persia rimandano sistematicamente all'indiano antico, non al persiano, come attesta
Romano Lazzeroni, "Sanscrito", in Le lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat, Ramat
cit., p. 123 ss. Per una trattazione organica dell'iranico cfr. invece, Nicholas Sims-Williams, "Le
lingue iraniche" in Le lingue indoeuropee cit. pp. 151-162.
4. ^ Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 443-460; Patrick Sims-Williams "Le lingue celtiche", in Le
lingue indoeuropee, a cura di Giacalone-Ramat, Ramat, cit., pp. 374-408
5. ^ Il contesto linguistico italico è assai complesso, per la presenza di componenti linguistiche
diversissime sin dagli albori dell'età antica: cfr. Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 473-498;
Domenico Silvestri "Le lingue italiche", in Le lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat,
Ramat, cit., pp. 349-366; per il latino, cfr Edoardo Vineis "Latino", ibidem, pp. 289-348; v.
inoltre F. Stoltz, A. Debrunner, W. P. Schmid, Geschichte der lateinischen Sprache, Berlin, De
Gruyter, 1966, quarta ed. ital. Storia della lingua latina, Bologna, Pàtron, 1993, a cura di E.
Vineis e A. Traina.
6. ^ Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 425-442; Paolo Ramat, "Le lingue germaniche", in Le lingue
indoeuropee, a cura di Giacalone-Ramat & Ramat cit., pp. 409-440.
7. ^ Villar, Gli indoeuropei cit, pp. 539-546; Roberto Ajello, "Armeno", in Le lingue indoeuropee
cit., pp. 225-254.
8. ^ Werner Winter, "Tocario", in Le lingue indoeuropee cit. pp. 181-196; Villar, Gli indoeuropei,
pp. 589-594.
9. ^ Szémerenyi, op. cit. p. 31; Vittore Pisani, Le lingue dell'Italia antica oltre il latino, Torino,
Rosenberg & Sellier, 1964.
10. ^ Henning Andersen, "Le lingue slave", in Le lingue indoeuropee cit. pp. 441-480; Villar, pp.
413-425.
11. ^ Villar, Gli indoeuropei cit. pp. 401-412; William R. Schmalstieg "Le lingue baltiche" in Le
lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat & Ramat, pp. 481-506
12. ^ Shaham Demiraj, "Albanese" pp. 507-531
13. ^ Szémerenyi, op. cit., pp. 32 s.; Villar, Gli indoeuropei cit. pp. 531 ss., 379 ss., pp. 389 ss, pp.
465 ss., 395 ss.
14. ^ Non per tutti questo "europeo antico" sarebbe una lingua indoeuropea. Interessante è
soprattutto la tesi di Theo Vennemann, elaborata soprattutto in Europa Vasconica, Europa
Semitica - Mouton de Gruyter, Berlin, 2003 - secondo la quale l'"europeo antico" sarebbe una
lingua o un insieme di lingue vasconiche, cioè un gruppo di lingue irrelate all'indoeuropeo, di
cui il basco sarebbe l'unica sopravvissuta nei tempi recenti.
15. ^ Vladimir Georgiev "Das Pelasgische", Proceedings of the Eight International Congress of
linguists, Oslo, 1958, pp. 406-413. Al cosiddetto pelasgico si ricondurrebbero alcune parole del
greco antico non spiegabili con l'evoluzione fonetica dei dialetti protogreci: ad es. πύργος
"torre" < proto-indoeur. *bhergh "luogo elevato" (cfr. il germanico burge il celtico briga) o il
verbo ἀτεμβω "danneggiare" (cfr. sanscrito dabhati) o la parola τύμβος "tomba" (proto-indoeur.
*dhṃbh) che è praticamente un doppione del più genuinamente greco τάφος, che ha la stessa
etimologia, o ancora ταμίας, che in origine significa "dispensiere, domestico", dalla radice
*dom- "casa" (cfr. latino domus, gr. δῶμα). Le caratteristiche del pelasgico sono: la legge di
Grassmann sulle aspirate come in sanscrito e in greco; un'evoluzione delle consonanti simile a
quella dell'armeno; la satemizzazione delle gutturali; la comparsa di u davanti alle nasali e
liquide di valore sillabico; la confusione delle vocali /a/ e /o/.
16. ^ W. Merlingen, Das "Vorgriechische" und die sprachwissenschaflich-voristorischen
Grundlagen, Wien, 1955, e "Eine ältere Lehnwortschicht im Griechische", in Griechische I:
Lautgeschichte, Wien, 1963. Caratteristiche del greco psi sono: una strana rotazione
consonantica per cui le occlusive sorde /p, t, k/ diventano /ps, s, ks/, le sonore si aspirano, per
cui ad es. si ha /b/>/pʰ/, le sonore aspirate compaiono come semplici sonore. Al greco psi
risalgono per esempio parole come ξάνθος "biondo" (cfr. il latino candidus e il greco Κάστωρ
"Castore", cioè "Lo splendente", dal proto-indoeur. *kad "rifulgere").
17. ^ M. Budimir "Zur protoindogermanischen Schicht, in Actes du deuxième congrès international
des linguistes, Genève, 1933, pp. 182-184. Il pelastico ha caratteristiche affini a quelle delle
lingue slave. Esso spiegherebbe parole come σαργός "cervo", da *kerwos, *kṛwos (cfr. lat.
cervus), attraverso due mutamenti fonetici caratteristici: 1) la satemizzazione; 2) la
trasformazione della labiovelare /w/ in velare sonora /g/.
18. ^ Dato che, secondo la visione originaria di Marija Gimbutas poi precisata da James Mallory e
da David Anthony, le prime migrazioni indoeuropee dalle steppe a settentrione del Mar Nero
verso occidente sarebbero iniziate poco prima del 4.000 a.C. e l'arrivo in Grecia dei greci in
senso stretto risalirebbe a non prima del 2.000 a.C., vi è un notevole lasso temporale di due
millenni circa in cui si situano lingue indoeuropee delle "prime ondate", di cui le lingue egeo-
anatoliche sono le uniche a noi note. Le lingue qui ipotizzate sarebbero dunque altre lingue
indoeuropee delle "prime ondate", anche se onestamente non abbiamo a tutt'oggi alcun
elemento che possa chiarire le loro relazionni con le linghe egeo-anatoliche.
19. ^ Merritt Ruhlen, A Guide to the World's Languages. Classification, Edward Arnold, London,
1987.
20. ^ Ernst Kausen, Die indogermanische Sprachen, Buske, Hamburg, 2012.
21. ^ Come mostrano, ad esempio, i due alberi genealogici delle lingue indoeuropee presentati in
James Clackson, Indo-European Linguistics. An Introduction, Cambridge University Press,
Cambridge, 2007, p.11-12. Si veda anche la discussione in Ernst Kausen, op. cit., pp. 290-91.
Anche Robert S. Beekes, sia pure in forma del tutto apodittica, è di tale opinione, cfr. Robert S.
Beekes, Comparative Indo-European Linguistics. An Introduction, John Benjamins,
Amsterdam, 2011, p. 23.
22. ^ Il moderno albanese è stato alternativamente considerato sia derivato dall'evoluzione in situ
dell'antico illirico, sia unico membro di un gruppo indoeuropeo isolato. Esistono elementi sia a
favore dell'una sia dell'altra ipotesi. In questa classificazione si è sposata l'ipotesi di gruppo
autonomo che risulta coerente con la codifica prevista dallo standard ISO 639-5.
23. ^ È stato proposto che tra le lingue anatoliche si debbano annoverare anche l'etrusco
(adrados) e il tartessico (Wikander), ma come ci si può aspettare a causa della scarsa
conoscenza di queste due lingue, queste ipotesi non sono accettate.
24. ^ Qui adottiamo la classificazione di Ernst Kausen, Die indogermanische Sprachen, cit., p.
565, perché la più recente e perché basata su un maggior numero di fonti. Della classificazione
di Merritt Ruhlen, op. cit., riteniamo tuttavia il fatto che il singalese, il maldiviano e le lingue
romani si situano su rami divergenti da quello su cui sono situate tutte le lingue indo-ariane
dell'India settentrionale. Per queste lingue, a tutt'oggi, continuano ad esserci comunque
proposte di classificazione molto varie.
25. ^ Ci basiamo sulla classificazione di Ernst Kausen, Die indogermanische Sprachen, cit., p.
619. Merritt Ruhlen, op. cit., nel gruppo delle lingue iraniche orientali distingue fra l'ormuri e il
parachi, da un lato, che costituirebbero il sottogruppo delle lingue iraniche sud-orientali, e le
altre lingue lì elencate, dall'altro, che costituirebbero il sottogruppo delle lingue iraniche nord-
orientali. Anche Gernot Windfuhr stacca l'ormuri e il parachi, in quanto lingue sud-orientali,
dall'insieme di altre lingue, come il pashto e le lingue del Pamir, da lui definite semplicemente
'orientali'. Ma a suo parere anche l'osseto e lo yaghnobi costituirebbero un gruppo a parte, da
lui definito iranico settentrionale. Cfr. Gernot Windfuhr, 'Dialectology and Topics', in Gernot
Windfuhr (ed.), The Iranian Languages, Routledge, London, 2009, pp. 14-15.
26. ^ Il corso, sia oltramontano sia cismontano, viene qui inserito nel gruppo italoromanzo a causa
delle strette affinità con il toscano e con il genovese, soprattutto nella versione oltramontana.
27. ^ Il gallurese viene inserito nel gruppo italoromanzo in quanto strettamente imparentato con il
corso.
28. ^ Il sassarese è una forma di transizione tra il gallurese e il logudorese, viene qui posto nel
gruppo italo-romanzo ma secondo alcuni filologi è da porre nel gruppo sardo.
29. ^ Un tempo considerate una famiglia linguistica indoeuropea unitaria, parallela ad altri
sottogruppi della grande famiglia linguistica, le lingue italiche in realtà costituiscono
probabilmente due distinti rami della famiglia indoeuropea, entrambi attestati in territorio italico
e, di conseguenza, avvicinate da fenomeni di convergenza.
30. ^ È stato suggerito che il tocario debba essere unificato con il traco-frigio e con l'armeno.
31. ^ La presenza di alcuni elementi indoeuropei nei relitti lessicali dell'antico ligure hanno fatto
intravedere la possibilità della sua appartenenza a questa famiglia. La questione, però, è
ancora dibattuta.

Bibliografia
Émile Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, Torino, Einaudi, 19815, ISBN 88-
06-59960-7.
Enrico Campanile, Bernard Comrie, Calvert Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura
degli Indoeuropei, Bologna, Il Mulino, 2005, ISBN 88-15-10763-0.
James Clackson, Die indogermanische Sprachen, Hamburg, Buske, 2012, ISBN 978-
0521653671.
Vladimir Georgiev, Introduzione alla storia delle lingue indoeuropee, Roma, Edizioni
dell’Ateneo, 1966.
Ernst Kausen, Indo-European Linguistics. An Introduction, Cambridge, Cambridge University
Press, 2007, ISBN 978-3875486124.

Voci correlate
Indoeuropei
Protoindoeuropeo
Isoglossa centum-satem

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Collegamenti esterni

(EN) Lingue indoeuropee / Lingue indoeuropee (altra versione), su Enciclopedia Britannica,


Encyclopædia Britannica, Inc.
Indo-European su ethnologue.com, su ethnologue.com.
Migrazioni preistoriche e lingue indoeuropee (http://www.lescienze.it/news/2015/03/03/news/mi
grazioni_preistoria_europa_diffusione_lingue_indoeuropee-2506548/), Le Scienze, marzo
2015
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