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Teoria musicale

Lezione 1
La durata delle note
Le note
Ascoltando la melodia di un brano musicale o di una canzone,
possibile notare che i suoni, cio le note musicali che la
compongono, non hanno tutte la stessa durata.
Nel brano, infatti possiamo sentire che alcune note sono pi
lunghe o pi brevi di altre, cio il loro suono pi o meno
prolungato rispetto alle note che le precedono o che le
seguono.
Questo perch, nella musica, le note non sono tutte uguali, ma
sono "classificate" sulla base di una loro durata.
La nota utilizzata come "unit" di misura la semibreve, che
viene raffigurata con un cerchio vuoto ed alla quale,
convenzionalmente stato attribito il valore di 1.

Naturalmente, per poter rappresentare dei suoni che hanno


una durata minore della semibreve, necessario utilizzare
delle altre note.
Ecco la gerarchia completa delle note con la loro relativa
durata:
- la minima , posta fra la semibreve e la semiminama
rappresentata con un cerchio vuoto e da una piccola asta, il
cui valore di 1/2 (cio esattamente la met della semibreve
ed il doppio della semiminima);

- la semiminima , posta fra la minima e la croma rappresentata


con un cerchio pieno e da una piccola asta, il cui valore di

1/4 (cio esattamente la met della minima ed il doppio della


croma);

- la croma , posta fra la semiminima e la semicroma


rappresentata con un cerchio pieno e da una piccola asta con
una "piccola virgola" disegnata sull'asta, il cui valore di 1/8
(cio esattamente la met della semiminima ed il doppio della
semicroma);

- la semicroma , posta fra la croma e la biscroma


rappresentata con un cerchio pieno e da una piccola asta con
due "piccole virgole" disegnate sull'asta, il cui valore di 1/16
(cio esattamente la met della croma ed il doppio della
biscroma);

- la biscroma , posta fra la semicroma e la semibiscroma


rappresentata con un cerchio pieno e da una piccola asta con
tre "piccole virgole" disegnate sull'asta, il cui valore di 1/32
(cio esattamente la met della semicroma ed il doppio della
semibiscroma);

- in ultimo, la semibiscroma , posta dopo la biscroma e


rappresentata con un cerchio pieno e da una piccola asta con
quattro "piccole virgole" disegnate sull'asta, il cui valore di
1/64 (cio esattamente la met della biscroma).

Come si pu vedere, la loro caratteristica, determinata dal


fatto che ognuna di queste note, ha una durata che
esattamente la met della nota che la precede ed esattamente
il doppio di quella che la segue nella "gerarchia" (ad eccezione
della semibreve e della semibiscroma che sono
rispettivamente la prima e l'ultima della stessa).
Cos, ad esempio, per rappresentare un valore della semibreve
(1) occorre utilizzare due minime (1/2 + 1/2).
Infine una particolarit: le crome, le semicrome, le biscrome e
le semibiscrome, quando sono vicine fra di loro, possono
essere raggruppate unendole con un trattino (crome), due
trattini (semicrome), tre trattini (biscrome), quattro trattini
(semibiscrome) onde facilitarne la lettura.
Ecco di seguito, per comodit, la tabella grafica con tutte le
note dalla semibreve alla semibiscroma.

Le pause
Naturalmente in un brano musicale non esistono solo note
suonate.
Esistono anche note .....non suonate ovvero le pause.
Proprio perch anche esse..... sono delle "note", sono
"inquadrate" nella stessa gerarchia vista precedentemente e
cio:
- la pausa semibreve, che viene raffigurata con un trattino
attaccato alla parte inferiore del quarto rigo del pentagramma
ed alla quale, convenzionalmente stato attribuito il valore di
1;

- la pausa minima , posta fra la semibreve e la semiminama


rappresentata con un trattino attaccato alla parte superiore

del terzo rigo del pentagramma, il cui valore di 1/2 (cio


esattamente la met della semibreve ed il doppio della
semiminima);

- la pausa semiminima , posta fra la minima e la croma


rappresentata da una mezza parentesi graffa la cui parte
inferiore temina con una "specia di virgola", il cui valore di
1/4 (cio esattamente la met della minima ed il doppio della
croma);

- la pausa croma , posta fra la semiminima e la semicroma


rappresentata da una piccola asta inclinata dall'alto in basso
da destra verso sinistra con un piccolo pallino posto nella
parte superiore, il cui valore di 1/8 (cio esattamente la
met della semiminima ed il doppio della semicroma);

- la pausa semicroma , posta fra la croma e la biscroma


rappresentata da una piccola asta inclinata dall'alto in basso
da destra verso sinistra con due piccoli pallini posti nella parte
superiore, il cui valore di 1/16 (cio esattamente la met
della croma ed il doppio della biscroma);

- la pausa biscroma , posta fra la semicroma e la semibiscroma


rappresentata da una piccola asta inclinata dall'alto in basso
da destra verso sinistra con tre piccoli pallini posti nella parte
superiore, il cui valore di 1/32 (cio esattamente la met
della semicroma ed il doppio della semibiscroma);

- in ultimo, la pausa semibiscroma , posta dopo la biscroma e


rappresentata da una piccola asta inclinata dall'alto in basso

da destra verso sinistra con quattro piccoli pallini posti nella


parte superiore, il cui valore di 1/64 (cio esattamente la
met della biscroma).

Ricordate che anche per le pause, relavivamente ai rapporti


dei valori, valgono le stesse regole viste per le note.
Ecco di seguito, per comodit, la tabella grafica con tutte le
pause dalla semibreve alla semibiscroma.

Le particolarit
Nella notazione musicale esistono tre costrutti che
permettono di alterare la durata delle note e delle pause che
abbiamo precedentemente visto consentendo al musicista di
poter scrivere delle note la cui durata diversa da quella per
cos dire "ortodossa".

Essi, sono rappresentati da:


- la legatura di valore;
- il punto;
- la corona.
La legatura di valore, viene fatta fra due note della stessa
altezza (quindi ad esempio fra due LA, due MI adiecenti posti
sullo stesso rigo o sullo stesso spazio ecc.) ed ha lo scopo di
prolungare il suono della prima nota che fa parte della
legatura del valore dato dalla somma delle due note legate;
essa viene raffigurata da un piccolo arco che unisce le due
note.

Cos ad esempio, se in una misura di 3/4 avessimo due SOL il


primo rappresentato da una minima (1/2) e il secondo da una
semiminima (1/4), solfeggiando la misura, otterremmo due
suoni distinti separati del complessivo valore di 3/4 (1/2 +
1/4).
Se nella stessa misura inseriamo una legatura di valore fra le
due note, otterremo invece un unico suono del valore totale di
3/4.
Cosa diversa invece la legatura di portamento che unisce
due suoni di altezza diversa: in questo caso, essa non altera il
valore delle note ma indica che la prima di queste deve essere
eseguita in modo pi accentuato rispetto alla seconda.

Sempre riguardo alle legature, in una partitura possibile


incontrare una legatura di frase cio una curva che unisce,
insieme in un gruppo, diverse note.
Quando si incontra un gruppo di note in questo modo, esse
devono essere suonate (o cantate) senza interruzione di suono
fra una nota e l'altra.

Il punto, che viene posto dopo la testa della nota, aumenta la


stessa della met del suo valore.

Naturalmente il punto di valore pu essere anche applicato


alle pause.
La differenza fra il punto di valore e la legatura di valore sta
nel fatto che il primo pu prolungare un suono solo all'interno
di una misura o battuta mentre la seconda, pu prolungare un
suono anche per diverse misure.
Infine la corona, rappresentata da un punto posto sotto un
arco sopra la testa della nota, indica che la durata della stessa
pu essere prolungata a piacimento dell'esecutore.

E' possibile all'inizio di una partitura incontrare una misura (in


genere la prima), nella quale la somma dei valori delle note
non uguale al valore indicato dal tempo posto vicino alla
chiave.
Si tratta di quella che nella musica viene definita misura o
battuta incompleta.
Questa particolarit, si ha quando la misura o battuta inizia
con uno o pi movimenti il primo dei quali non ha l'accento
forte. In questo caso, gli altri movimenti che precedono quello
o quelli indicati nella misura (il primo dei quali
"contrassegnato" da un accento forte), sono costituiti da
pause.

Teoria musicale
Lezione 2
La notazione musicale
Per scrivere un brano musicale, si utilizza una particolare
struttura grafica denominata pentagramma . Tale struttura,
formata da una serie di cinque righe e quattro spazi, in cui
trovano collocazione le note.
Il termine pentagramma deriva dal greco pente = cinque e
gramma = segno, linea.
I righi e gli spazi, si contano dal basso verso l'alto.

In testa al pentagramma, viene posta una chiave , il cui scopo


quello di determinare la posizione fondamentale di una nota.
Nella notazione musicale le chiavi sono tre e precisamente:
- la chiave di violino che determina la posizione della nota sol
sul secondo rigo detta per questa ragione anche chiave di sol;
- la chiave di tenore che determina la posizione della nota do
sul terzo rigo detta per questa ragione anche chiave di do;
- la chiave di basso che determina la posizione della nota fa
sul quarto rigo detta per questa ragione chiave di fa.

Detto questo, partendo dalla nota fissata dalla chiave, facile


riuscire a determinare l'esatta altezza delle altre note.
Cos, prendendo in esame la chiave di violino o di sol,
partendo dalla nota della chiave, cio il sol posto sul secondo
rigo, spostandoci nel secondo spazio (quello immediatamente
sopra fra il secondo rigo ed il terzo) avremo la posizione della
nota la, sul terzo rigo la nota si, sul terzo spazio la nota do
ecc.
Generalmente le chiavi pi utilizzate in campo musicale sono
quella di violino, seguita dalla chiave di basso.
Vediamo ora pi dettagliatamente la collocazione delle note
sui righi e negli spazi.
Partendo dal primo spazio (quello posto pi in basso)
abbiamo:
-

fa nel primo spazio;


la nel secondo spazio;
do nel terzo spazio;
mi nel quarto spazio;

Partendo dal primo rigo del pentagramma (quello posto pi in


basso) abbiamo:
-

mi sul primo rigo;


sol sul secondo rigo;
si sul terzo rigo;
re sul quarto rigo;
fa sul quinto rigo;

Risulta evidente che per, in questo modo, non sarebbe


possibile poter rappresentare tutte le note "suonabili" ed in
particolar modo quelle molto acute o quelle molto basse che,
per via della loro altezza o gravit, non possono trovare
collocazione nel pentagramma.
E' possibile ovviare a questo aggiungendo sopra il quinto rigo
del pentagramma o sotto il primo rigo dello stesso, dei brevi
righi aggiuntivi denominati tagli addizionali , che posti al di
sotto del pentagramma, permettono di scrivere le note pi
gravi della nota mi e, se posti sopra il pentagramma, le note
pi acute della nota fa.

Le note fuori del pentagramma, possono essere naturalmente


scritte sul taglio addizionale, vale a dire che lo stesso
attraversa la nota, o essere collocate al di sopra od al di sotto
dello stesso.
Nel primo caso il taglio che attraversa la nota definito taglio
in testa, mentre nel secondo, quando cio posto sotto o
sopra la nota, viene definito taglio in collo o in gola.
Cos, per esempio, la nota do posta sotto il pentagramma
viene scritta con un taglio in testa, il si, sempre sotto il
pentragramma, viene scritto con un taglio in collo o in gola, la
nota la, con un taglio in testa ed uno in gola o in collo, la nota
sol, con due tagli in collo, la nota fa con un taglio in testa e
due tagli in gola o in collo ecc.

Ma tutto questo, non sempre stato cos. Infatti.....

Un po' di storia
Fino al IX secolo dopo Cristo, non esisteva un sistema di
notazione musicale.
I brani musicali, o meglio le melodie, venivano tramandate a
voce dal maestro all'allievo nelle scholae cantorum o "scuole
di cantori".
E' abbastanza evidente che un tale sistema oltre che ad essere
molto impegnativo e faticoso, nascondeva il rischio di far
perdere o modificare sensibilmente le melodie.
Il primo tentativo di notazione musicale si ha con i neumi il cui
significato cenno, gesto che, inseriti sopra le parole delle
melodie, avevano lo scopo di indicare al cantore se questa,
saliva o scendeva.
Essi andarono cos a sostituire i cenni della mano del maestro:
infatti, durante un'esecuzione, egli con gesti della mano verso
l'alto e verso il basso (detti gesti in campo aperto), indicava il
salire o lo scendere della melodia.
Successivamente si pens di collocare i neumi al di sopra od al
di sotto di una linea in testa alla quale veniva indicata una
lettera corrispondente alla nota principale denominata chiave:
in questo modo era possibile sapere con maggiore precisione
non solo quando i suoni salivano o scendevano, ma avere
anche un punto di riferimento pi preciso (la nota della
chiave) nell'esecuzione di tali movimenti ascendenti e
discendenti.
Le chiavi erano rappresentate da:

la
la
la
la
la
la
la

lettera
lettera
lettera
lettera
lettera
lettera
lettera

C per la nota do;


D per la nota re;
E per la nota mi;
F per la nota fa;
G per la nota sol;
A per la nota la;
B per la nota si.

L'altra modifica apportata in seguito fu quella di aggiungere


alla linea principale da prima altre due linee e in seguito una
terza.
Una era rossa (per indicare la nota FA), un'altra gialla o verde
(per indicare la nota DO) ed infine una nera (per indicare la
nota SOL).
L'avvicinamento al perfezionamento dell'attuale notazione, si
deve ad un monaco benedettino, Guido d'Arezzo nato intorno
al 995 e morto nel 1050 d.C..
A lui spetta il merito di aver fissato un insieme di quattro linee
denominato tetragramma (dal greco tetra = quattro) e di aver
indicato i nomi di sei suoni con sei sillabe: UT, RE, MI, FA, SOL,
LA .
Infine, nei secoli venne aggiunta la quinta linea, la nota SI e la
nota UT venne trasformata in DO; i neumi divennero da prima
romboidali e successivamente rotondi cambiando il loro nome
in note (dal latino annotazione, appunto).

Teoria musicale
Lezione 3
L'intervallo di ottava
I suoni che possiamo ottenere sulle corde della chitarra sono
diversi fra di loro.
Se infatti pizzichiamo la sesta corda a vuoto ottenendo la nota
MI, e successivamente pizzichiamo la quarta corda
premendola al secondo tasto ottenendo sempre la nota MI,
possiamo accorgerci che, nonostante la similitudine dei due
suoni (entrambe le note suonate sono MI), esistono molte
differenze.
Ancora, si pizzichiamo la seconda corda premuta al quinto
tasto ottenendo la nota MI, la prima corda libera ottenendo
ancora la nota MI e la terza corda premuta al nono tasto
ottenendo ancora una nota MI, possiamo notare che pur
avendo suonato tre note identiche, esse hanno delle
caratteristiche particolari che le contraddistinguono.
Questo perch?
Semplicemente perch le note che suoniamo con la chitarra
sono semplici onde sonore e conseguentemente come tali, si
assoggettano a tutte quelle leggi fisiche che governano
l'universo.
In particolare, per quello che riguarda le onde sonore (le note
suonate), prodotte dalle corde della chitarra), senza
addentrarci nella fisica e le sue leggi, possiamo osservare che
le differenze esistenti suonando una stessa nota, sono
determinate dalla densit, tensione, diametro e lunghezza
delle corde.
La densit una caratterizzazione del materiale con cui la
corda costruita (corde di nylon, di metallo ecc.); la tensione
che varia ogni volta che operiamo sulle chiavette meccaniche
della chitarra tendendo maggiormente o in misura minore la
corda determinando per la stessa, un suono pi acuto o pi
grave; il diametro che varia da corda a corda; pi piccolo,

pi il suono prodotto dalla corda acuto; la lunghezza che


durante l'esecuzione di un brano varia continuamente da
corda a corda in virt della pressione delle dita sui tasti della
tastiera determinando anche l'altezza dei suoni stessi.
Queste caratteristiche che abbiamo appena enunciato, ci
consentono di poter inserire i suoni prodotti con le corde in
intervalli , contraddistinti da una suono (nota) pi basso posto
all'inizio dell'intervallo e da un suono pi acuto posto alla sua
fine.
Nella musica, un intervallo particolarmente interessante
quello denominato intervallo di ottava.
La tastiera del pianoforte contiene sette ottave numerabili
dalla zero alla sei.

La nota LA ottenuta con il diapason si trova nella quarta


ottava (quella numero tre).
Sulla chitarra tale intervallo pu essere individuato su ogni
corda ed contraddistinto dalla nota generata dalla corda
libera (ad esempio il MI della sesta corda pizzicata a vuoto), e
dalla nota generata pizzicando la stessa corda premuta al
dodicesimo tasto.
L'intervallo d'ottava costituito da dodici semitoni ; quando
questi vengono suonati in sequenza cio uno dopo l'altro
partendo dalla corda a vuoto fino al dodicesimo tasto,
otteniamo una scala cromatica.
Nella scala cromatica, oltre alle normali note che tutti
conosciamo, (DO, RE, MI ecc.) sono presenti anche altre note
contraddistinte dal nome della nota e da due simboli: o il
diesis (#) o il bemolle (b) che rispettivamente aumentano o
diminuiscono di mezzo tono la nota.

E' da notare inoltre che una stessa nota posta fra due altre
note, ad esemprio fra il DO ed il RE, viene denominata DO#
(DO diesis) quando la scala viene eseguita in senso
ascendente, mentre viene denominata REb (RE bemolle)
quando la stessa viene eseguita in senso discendente.

I suoni che, pur cambiando nome in seguito ad un'alterazione


(ad esempio DO# = REb), vengono denominati con il nome di
una stessa nota, sono definiti suoni enarmonici o omofoni.
I semitoni collocati fra due note tra di loro divise da un tono
(ad esempio DO e RE) e che sono di nome uguale alla nota che
li precede (ad esempio DO e DO#), prendono il nome di
semitoni cromatici.
Quando tali semitoni sono invece indicati fra due suoni di
nome diverso (ad esempio REb e DO), prendono il nome di
semitoni diatonici.
I semitoni MI - FA e SI - DO sono denominati invece semitoni
diatonici naturali in quanto l'intervallo fra queste note
esattamente di mezzo tono.
Nella tabella sottostante, sono riportati gli intervalli di ottava
di tutte e sei le corde con l'indicazione dei dodici semitoni.

Corda
III IV
I tasto II tasto
a vuoto
tasto tasto
Prima
corda

V
VI
tasto tasto

VII
tasto

FA

FA# o
SOL#
SOL
LA
SOLb
o LAb

LA# o
SI
SIb

Seconda
SI
corda

DO

DO# o
RE
REb

FA

Terza
corda

SOL

SOL#
LA
o LAb

LA#
SI
o SIb

Quarta
corda

RE

RE# o
MI
MIb

FA

Quinta
corda

LA

LA# o
SI
SIb

DO

Sesta
corda

MI

FA

MI

RE# o
MI
MIb

VIII IX
tasto tasto
DO

X
XI
tasto tasto

DO# o
RE
REb

FA# o
SOL#
SOL
LA
SOLb
o LAb

XII
tasto

RE# o
MI
MIb
LA# o
SI
SIb

RE#
o
MI
MIb

FA

FA# o
SOL
SOLb

FA# o
SOL#
SOL
LA
SOLb
o LAb

LA#
SI
o SIb

DO

DO# o
RE
REb

DO# o
RE
REb

RE# o
MI
MIb

FA

FA# o
SOL#
SOL
LA
SOLb
o LAb

LA# o
SI
SIb

DO

DO# o
RE
REb

DO

FA# o
SOL#
SOL
LA
SOLb
o LAb

DO# o
RE
REb

RE# o
MI
MIb

Cosa diversa invece la scala maggiore diatonica che


composta solo da sette toni e precisamente dalle note che
normalmente siamo abituatia a "solfeggiare" e che tutti
conosciamo.
A proposito di questa, ricordiamo che essa prende il nome
dalla prima nota dalla quale la stessa inizia; cos, la scala
maggiore diatonica di do, sar formata dalle seguienti note:
do, re, mi, fa, sol, la, si (do).
E' da notare che l'ultimo do racchiuso fra le parentesi quello
dell'ottava superiore al primo della scala.
Questo viene inserito nella scala per dare senso compiuto alla
stessa.
Per comodit, nella tabella sottostante sono riportate le scale
diatoniche compobibili partendo da uno qualunque dei dodici
semitoni che formano ognuna delle scale cromatiche.
I Grado:
III Grado:
VII
II Grado:
IV Grado:
V Grado: VI Grado:
Tonica o
Modale o
Grado:
Sopratonica
Sottodominante Dominante Sopradominante
Fondamentale
Caratteristica
Sensibile
1:
Scala DO
di DO
2:
DO# o REb
Scala
di

RE

MI

RE# o MIb FA

FA

SOL

LA

SI

FA# o SOLb

SOL# o
LAb

LA# o SIb

DO

DO# o
REb
3:
Scala RE
di RE

MI

FA# o SOLb SOL

LA

4:
Scala
di
RE# o MIb
RE# o
MIb

FA

SOL

LA# o SIb DO

RE

5:
Scala MI
di MI

FA# o
SOLb

SOL# o LAb LA

SI

DO# o REb

RE# o
MIb

6:
Scala FA
di FA

SOL

LA

SIb o LA#

DO

RE

MI

7:
Scala
SOL# o
di
FA# o SOLb
LAb
FA# o
SOLb

LA# o SIb

SI

DO# o
REb

RE# o MIb

FA

8:
Scala
SOL
di
SOL

SI

DO

RE

MI

FA# o
SOLb

DO# o REb

RE# o MIb FA

SOL

LA

9:
Scala
di
SOL# o LAb LA# o SIb DO
SOL#
o LAb

SOL# o LAb

SI

DO# o
REb

10:
Scala LA
di LA

SI

DO# o REb RE

MI

FA# o SOLb

SOL# o
LAb

11:
Scala
di
LA# o SIb
LA# o
SIb

DO

RE

RE# o MIb

FA

SOL

LA

12:
Scala SI
di SI

DO# o REb RE# o MIb

MI

FA# o
SOLb

SOL# o LAb

LA# o
SIb

Le scale minori
Oltre alle scale diatoniche maggiori, esistono anche le scale
minori .

Tutte le scale minori derivano dalle scale maggiori.


Per costruire una scala minore, basta partire dal VI grado
della scala maggiore in questo modo:
I

II III IV V

VI VII VIII -- -- -- --

--

DO RE MI FA SOL LA SI DO -- -- -- --

--

--

-- -- -- --

LA SI DO RE MI FA SOL LA

--

-- -- -- --

II

III

IV V VI VII VIII

La loro caratteristica fondamentale determinata dal fatto


che, a differenza della scala maggiore dove il III grado (la
modale o caratteristica) risulta essere separata dal I grado da
due toni e dal V grado di un tono e mezzo, il terzo grado della
scala minore separato dal I grado da un tono e mezzo (tre
semitoni) e dal V grado da due toni.
Nella musica, esistono tre tipi di scale minori e precisamente:
- la scala minore naturale che contiene le stesse alterazioni in
chiave della scala maggiore da cui viene generata;
- la scala minore armonica che contiene le stesse alterazioni in
chiave della scala maggiore da cui viene generata con la
differenza che il VII grado risulta aumentato di un semitono;
- la scala minore melodica che contiene le stesse alterazioni in
chiave della scala maggiore da cui viene generata con la
differenza che il VI e il VII grado risultano aumentati di un
semitono solo nel senso ascendente.

Teoria musicale
Lezione 4
Le alterazioni o accidenti
La scala diatonica maggiore costituita da note separate fra
di loro da intervalli o di un tono o di un semitono, e pi
precisamente, prendendo come riferimento la scala
maggiore diatonica di DO, di un tono fra le note DO e RE,
RE e MI, FA e SOL, SOL e LA, LA e SI mentre di un
semitono fra le note MI e FA e SI e DO (naturalmente il DO
dell'ottava successiva).
All'interno di ogni intervallo di un tono, ad esempio fra il DO
ed il RE, presente un semitono, cio un'altra nota la cui
altezza di un semitono superiore a quella che la precede e
un semitono inferiore a quella che la segue.
Per capire meglio, fra il DO ed il RE che sono separati da un
tono, presente una nota di un semitono pi alta del DO e un
semitono pi bassa del RE.
E' evidente che fra le note MI e FA e SI e DO separate solo da
un semitono non si incontrano altri semitoni intermedi.
Per indicare queste note, si utilizza il nome delle note presenti
nella scala diatonica maggiore aggiungendo vicino ad esse dei
particolare simboli denominati accidenti e pi precisamente:
- il diesis (#) il cui scopo quello di aumentare di un semitono
l'altezza della nota;
- il bemolle (b) ; il cui scopo quello di diminuire di un
semitono l'altezza della nota.

Nella notazione musicale le note "accidentate" vengono scritte


normalmente sui righi e negli spazi ma con l'alterazione
accidentale davanti.

Ma perch una stessa nota, presente ad esempio fra il DO ed il


RE, pu essere chiamata DO# (DO diesis) o REb (RE bemolle)?
Semplicemente perch ogni nota di questo tipo deve essere
letta e denominata a seconda di come si inserisce nella linea
melodica che la contiene.
Cos se la linea melodica "discendente" cio va dalle note
acute verso quelle pi basse, la nota accidentata sar
denominata con il bemolle (ad esempio REb); al contrario se la
linea melodica "ascendente" cio va dalle note gravi verso
quelle acute, la nota accidentata sar denominata con il diesis
(ad esempio DO#).
Come sappiamo possibile, partendo da una qualunque nota
della scala cromatica, determinare una scala maggiore
diatonica la quale sar naturalmente composta da note
separate fra di loro dagli stessi intervalli visti nella scala
maggiore diatonica di DO.
Possiamo per notare che, ad eccezione della scala di DO,
tutte le altre scale presentano molte note accidentate; in
questo modo scrivere o leggere un brano musicale che utilizza
note che compongono tali scale potrebbe risultare molto
difficoltoso.
Per ovviare a questo inconveniente vengono posti accanto alla
chiave rispettivamente sui righi e sugli spazi delle note, gli
accidenti che prendono il nome di alterazioni in chiave.
Cos, in questo modo, possibile determinare in modo univoco
sia la tonalit del brano, sia quali sono le note accidentate
senza dover scrivere ogni volta prima di esse il diesis od il
bemolle.
Esemplificando, nella tonalit di RE maggiore, troveremo le
seguenti alterazioni in chiave:
- il diesis sul quinto rigo dove collocata la nota FA;
- il diesis sul terzo spazio dove collocata la nota DO.

Cos facendo, sapremo che ogni volta che incontriamo un FA


od un DO, indipendentemente dalla sua collocazione sul
pentagramma, dovremmo considerarlo "accidentato" (quindi
FA# o SOLb e DO# o REb).
Evidentemente la stessa cosa accade per i bemolli che
possono essere indicati in chiave.
E' comunque possibile in un brano musicale, incontrare delle
note che pur essendo indicate come "alterate" in chiave, siano
in realt "normali".
Se ad esempio, utilizziamo la tonalit di RE maggiore, ogni
volta che incontriamo un FA, sappiamo che si tratta di un FA#
o SOLb, ma come possiamo fare per indicare che un FA in
alcuni casi effettivamente un FA naturale e non un FA#?
La notazione musicale ci mette a disposizione un simbolo
particolare, il bequadro il cui scopo quello di annullare
l'effetto delle alterazioni poste in chiave all'interno della
battuta in cui compare.

Teoria musicale
Lezione 6
Il tempo
Se vero che con le regole teoriche possibile determinare
l'esatta altezza dei suoni e la loro esatta durata,
altrettanto vero che per dare maggiormente senso
compiuto e logico al discorso musicale sono necessari
altri costrutti sintattici particolari.
Sarebbe infatti difficile ed arduo, ad esempio, interpretare la
lunghezza di ogni nota in una partitura nella quale tali
costrutti non siano presenti. Per meglio comprendere, pensate
a come sarebbe difficile leggere un romanzo scritto senza
punteggiatura e dove le parole non fossero raggruppate,
secondo le regole logiche grammaticali, in periodi.
Nella notazione musicale, uno di tali costrutti, rappresentato
dalle stanghette il cui compito quello di suddividere il
fraseggio musicale in misure o battute .
Queste, a loro volta, nel loro interno sono suddivise in
movimenti .
L'ultima misura di un brano musicale, contraddistinta dalla
presenza di una doppia stanghetta.
Osservando una partitura musicale possibile notare accanto
alla chiave che determina la tonali del pezzo, un numero
frazionario quale ad esempio, 4/4, 2/4, 3/4, 6/8 ecc.
Si tratta dell'indicazione del tempo che consente all'esecutore
di sapere come il brano deve essere eseguito.

Pi precisamente, esso indica che ogni misura composta da


tanti movimenti quanti sono quelli indicati dal numero posto
nel numeratore della frazione, della durata espressa dal valore
del denominatore della stessa.
Cos, 4/4 significa che ogni misura sar formata da quattro
movimenti del valore di un quarto ciascuno; 2/4 significa che
ogni misura sar formata da due movimenti della durata di un
quarto l'uno ecc.
Naturalmente, possibile notare che in alcuni casi, alcune
misure contengono un numero di note ben pi grande di
quelle indicate al numeratore della frazione.
Pu capitare ad esempio, che in una misura il cui tempo 4/4,
uno o pi movimenti siano rappresentati non da una
semiminima (il cui valore un quarto), ma da due crome (il cui
valore di un ottavo ciascuna), o da quattro semicrome (del
valore di un sedicesimo ciascuna).
O ancora, possibile incontrare un'intera misura in 4/4 che
contiene una sola semibreve (il cui valore un intero).
Per capire come possibile che si verifichi questo bisogna
farsi aiutare dalla matematica: infatti facendo un po' di conti
con le frazioni ed utilizzando alcune loro propriet, possiamo
renderci conto che due note da un ottavo ciascuno creano un
movimento da un quarto, cos come una nota semibreve del
valore di un intero occupa la stessa durata di quattro
movimenti da un quarto (1/4 + 1/4 + 1/4 + 1/4 = 4/4 ricordate
la propriet della semplificazione frazionaria?).
A questo punto, conoscendo l'altezza dei suoni, la loro durata,
come sono suddivisi nel fraseggio musicale saremmo in grado
di leggere con precisione una partitura ma..... con quale

velocit e con quale espressione deve essere eseguito il


brano?
In molti casi, i compositori quando scrivono un brano, lasciano
al libero "estro interpretativo" dell'esecutore la scelta sulla
velocit e l'espressione che deve essere data
nell'interpretazione della composizione.
Tuttavia, essi spesso forniscono delle indicazioni precise su
quale velocit ed espressione deve essere seguita per l'esatta
esecuzione del brano.
Innanzitutto la velocit permette di suddividere i tempi in:
- molto lento;
- moderato;
- veloce.
A loro volta, i singoli tempi, possono essere suddivisi in:
- molto lento:

adagio;
grave;

largo;

lento;

- moderato:

andante;
andantino;

moderato;

- veloce;

allegretto;
allegro;

vivo;

vivace;

presto;

prestissimo.

Queste indicazioni possono essere accompagnate da ulteriori


precisazioni quali:
- molto;
- giusto;
- assai;
- ma non troppo;
- sostenuto;
- brillante;
- cantabile;
- grazioso;
- espressivo;
- con brio;
- accellerando;
- stringendo;
- pi mosso;
- allargando;
- rallentando;
- ritardando;
- ritenuto;
che possono accompagnare le indicazioni sulla velocit del
tempo. E' da notare che queste possono essere anche inserite
all'interno di una composizione per avvertire l'esecutore del
variare della velocit del tempo rispetto alle battute
precedenti.
Nel caso in cui l'esecuzione dovesse poi riprendere con la
velocit iniziale, si incontrer l'indicazione a tempo o a tempo
primo.
Tali indicazioni sono dette anche indicazioni agogiche (dal
latino: ago = "guido, conduco" ).
Per misurare in maniera rigorosa la velocit di un pezzo,
esiste un apparecchio ideato dall'austriaco Maelzel nel 1806, il
metronomo.
Esso costituito da una piccola base sulla quale fissato un
pendolo in grado di oscillare verso destra e verso sinistra.
Sulla parte superiore dell'asta graduata situato un
contrappeso che pu essere spostato verso l'alto o verso il
basso: mediante il suo spostamento possibile variare il
numero di oscillazioni del pendolo in un minuto.
Le oscillazioni del metronomo possono essere anche chiamate
pulsazioni, battiti, tempi o movimenti.
Oltre il metronomo tradizionale sopra descritto, oggi sono
disponibili altri modelli elettronici messi a disposizione dalla

moderna tecnologia che, anche se con funzionamento diverso,


permettono di ottenere i risultati desiderati.
E' possibile all'inizio di un brano musicale incontrare una
indicazione simile a questa: MM120.
Essa sta per Misura Metronomica o per Metronomo Maelzel ed
indica con estrema precisione la velocit alla quale il brano
deve essere eseguito.

Teoria musicale
Lezione 7
Le note sovrabbondanti
Osservando una partitura musicale possibile incontrare in
qualche misura, delle note raffigurate nel seguente modo.

Ascoltando poi l'esecuzione del brano seguendo la partitura


abbiamo la possibibilit di notare che il movimento cos
rappresentato ha una caratteristica particolare: le note
suonate (ascoltate) e scritte sono in numero maggiore rispetto
a quelle che sarebbe consentito inserire nella misura.
Un'altra caratteristica che contraddistingue tale movimento
determinata dalla presenza sopra o sotto il gruppo di note di
un segno di raggruppamento contentente un numero.
Si tratta di un movimento che nella teoria musicale viene
denominato gruppo di note sovrabbondanti.
Tali gruppi di note sono, per cos dire, "abbinati" ai vari tempi
e prendono il nome di duina , terzina , quartina , quintina ,
sestina in base al numero indicato sopra il raggruppamento di
note.
Pi in particolare incontriamo:

- nei tempi binari (2/4) e quaternari (4/4):

la terzina;
la quintina;

la sestina;

- nei tempi ternari (3/4):

la duina;
la quartina;

la quintina.

Esistono naturalmente anche gruppi sovrabbondanti di sette,


nove o pi note, ma la loro presenza nelle composizioni,
abbastanza rara.
Ovviamente, tali gruppi di note devono essere suonati "per
intero", nel senso che devono essere suonate tutte le note
presenti nel gruppo non tenendo conto della loro singola
durata ma attribuendo alle stesse la durata normale del
movimento nella battuta.
Per meglio capire, le note che vanno suonate quando ad
esempio si incontra una terzina sono tre ma nello spazio di
tempo in cui ne verrebbero suonate due.
Facciamo un esempio.

Dovendo solfeggiare le note presenti nella prima e seconda


battuta del pentagramma, non incontreremmo particolari
difficolt.
Infatti, nella prima e seconda misura, incontriamo tre
semiminime del valore di un quarto ciascuna che compongono
appunto una misura completa di tre quarti.
Il risultato del solfeggio il seguente:
- 1 movimento: ta / ta / ta;
- 2 movimento: ta / ta / ta.
Nella terza misura incontriamo tre movimenti che invece di
essere formati da semiminime, sono formati da tre coppie di
crome del valore di un ottavo ciascuna per un totale di 6/8
che, rispetto alle prime due battute vanno solfeggiati cos:
- 3 movimento ta-ta / ta-ta / ta-ta

Nella quarta misura infine, incontriamo tre movimenti di


crome raggruppate in terzine, ognuno dei quali, ha la stessa
durata dei movimenti della terza misura anche se il numero
delle note suonate maggiore.
Il solfeggio della quarta misura produce un effetto di questo
genere:
4 movimento: ta-ta-ta / ta-ta-ta / ta-ta-ta
Grazie alle regole relative ai gruppi di note sovrabbondanti, le
note della quarta misura possono essere tranquillamente
scritte in questo modo e suonate completamente (tutte e
nove) ricordando che esse devono eseguite nella stessa
durata di tempo nella quale ne andrebbero suonate le sei della
misura che la precede.

Teoria musicale
Lezione 8
Il ritmo
Uno dei componenti fondamentali di un brano musicale il
ritmo.
Erroneamente si spesso portati ad utilizzare questo termine
che contraddistingue un aspetto preciso della musica e della
sua notazione, con il tempo e con la velocit che ovviamente
ne contraddistinguono altri.
Con il termine ritmo si identificano il numero di battiti presenti
all'interno di una misura o battuta.
Ma che cosa sono i battiti? Non sono altro che il numero di
movimenti prensenti all'interno di una misura e che, come
sappiamo, sono indicati all'inizio del pentagramma accanto
alla chiave e pi precisamente nel numeratore della frazione.
I tipi fondamentali di ritmo nella musica, sono tre e
precisamente, il binario contraddistinto da due battiti, il
ternario contraddistinto da tre battiti ed il quaternario
contraddistinto da quattro battiti e che altro non che un
tempo binario raddoppiato.
Ci che caratterizza il ritmo l'accentazione dei battiti.
Infatti, genericamente, ogni ritmo caratterizzato da
un'alternanza di battiti o accenti forti e di battiti o accenti
deboli.
L'accento forte in genere posto per primo all'interno della
misura.
Nel ritmo quaternario, incontriamo anche un altro tipo di
accento: quello mezzo forte.
In tal modo ecco che esso, pu essere cos contraddistino:
- Forte (I movimento);
- debole (II movimento);

- Mezzo forte (III movimento);


- debole (IV movimento).
Riportiamo nella tabella sottostante i tempi fondamentali con
la indicazione degli accenti che contraddistinguono i ritmi.
Ritmo

Movimento 1 Movimento 2

Movimento 3

Binario

Accento forte Accento debole ---------

Ternario

Accento forte Accento debole Accento debole ---------

Quaternario Accento forte Accento debole Accento forte

Movimento 4
--------Accento debole

Per esemplificare e capire meglio il funzionamento degli


accenti, "artigianalmente", potete fare in questo modo:
seguendo le battute, per i battiti con l'accento forte, "battete"
il pugno chiuso sul tavolo e per quelli con l'accento debole,
solo il pollice.
Il ritmo, pu presentare comunque delle "anomalie" quando
viene associato con le note che devono essere suonate.
Queste, contrariamente a quanto si possa pensare, non sono
dovute a cause particolari ma alla espressa volont del
compositore del brano.
Infatti, per attribuire una certa particolarit allo stesso,
possibile che il compositore possa "giocare", anche con gli
accenti del ritmo.
Tali "alterazioni", sono costituite dalla sincope e dal
contrattempo (o controtempo).
Si ha la sincope quando un suono inizia su un movimento della
misura accentato debolmente e si prolunga sul successivo che
accentato forte o su una parte di esso.
Questo modo di accentare le battute genera una musicalit
particolare che riscontrabile in alcuni generi musicali quali,
ad esempio, il jazz.
Si ha contrattempo quando le note che dovrebbero essere
suonate in corrispondenza di un accento forte, sono sostituite
dalle pause.

Teoria musicale
Lezione 9
L'intensit dei suoni
Scrivere ed eseguire un brano musicale non una cosa
meccanica e piatta ma bens un mezzo per comunicare ad
altre persone emozioni, sentimenti ecc.
Per questa ragione, i suoni che formano una composizione,
non sono tutti uguali ma hanno intensit o, per capire, volume
diverso.
Necessariamente per indicare su una partitura quale intensit
i suoni devono avere, sono necessari dei simboli che prendono
il nome di segni dinamici.
Essi sono rappresentati da lettere alfabetiche e consentono di
individuare quali suoni devono essere (e come debbono
esserlo) suonati pi forte e pi piano.
Pi in dettaglio:
-

fff pi che fortissimo;


ff fortissimo;
f forte;
mf mezzo forte;
mp mezzo piano;
p piano;
pp pianissimo;
ppp pi che pianissimo.

Il passaggio da una determinata intensit sonora all'altra pu


essere graduale od improvviso a secondo della sensazione che
deve comunicare.
Se tale passaggio improvviso, accanto alle indicazioni sopra
esposte, si affiancano locuzioni come pi&grave, meno, subito, .
controllare paragrafo sottostante per simboli di maggiore e
minore

Quando invece il passaggio graduale, vengono utilizzati i


simboli < di minore per indicare il crescere graduale
dell'intensit o crescendo ed il simbolo > di maggiore per
indicarne il decrescere o diminuendo.

Teoria musicale
Lezione 10
Il tabulato
Il tabulato un sistema di notazione musicale utilizzato per
scrivere la musica per chitarra che oggi viene sempre pi
frequentemente utilizzato.
Le ragioni per cui questo accade, possono essere cos
sintetizzate:
- per leggere un brano per chitarra sul tabulato non
necessario avere una particolare conoscenza della teoria
musicale; non necessario infatti sapere i principi sull'altezza
delle note e, conseguentemente, dove esse sono collocate sul
pentagramma;
- &grave sufficiente conoscere i principi sulla durata delle note
e le pause musicali oltre, naturalmente, alle altre indicazioni
relative al tempo, all'intensit dei suoni, ai gruppi di note
sovrabbondanti ed al ritmo;
- possibile sapere con precisione su quale corda ed a quale
tasto la stessa deve essere premuta per ottenere la nota
indicata sul tabulato senza possibilit di dubbio od errore;
- oltre ai tasti (note che devono essere suonate) e le corde,
possono essere indicate sul tabulato le diteggiature delle due
mani che devono rispettivamente premerli (mano sinistra) e
suonare le corde (mano destra).

Vediamo ora in dettaglio come fatto il tabulato.


Esso costituito da una sequenza di sei righe, tante quante
sono le corde della chitarra. La prima riga, quella pi in alto,
rappresenta la prima corda (il MI cantino), la seconda riga la
seconda corda (il SI), la terza riga la terza corda (il SOL), la
quarta riga la quarta corda (il RE), la quinta riga la quinta
corda (il LA) e la sesta riga la sesta corda (il MI basso).
All'inizio del tabulato vengono poste l'indicazione TAB e quella
del tempo (4/4, 3/4, 6/8 ecc.); le misure sono suddivise dalle
stanghette ed ognuna di esse contiene l'esatto numero di note
il cui valore sommato, restituisce il valore frazionario indicato
in testa al tabulato.
Le pause, le legature di valore, i punti, le corone vengono
indicate utilizzando lo stesso tipo di notazione utilizzato per il
pentagramma.
Identica cosa succede relativamente alle indicazioni sul
tempo, ritmo e sulla intensit delle note.

Le note da suonare sono indicate in sequenza in


corrispondenza della corda da suonare con il numero di tasto
che deve essere premuto dal dito della mano sinistra scritto
sopra la linea che rappresenta la corda. In alcuni casi
possibile incontrare anche l'indicazione del dito che deve
premere la corda (1 per l'indice, 2 per il medio, 3 per l'anulare
e 4 per il mignolo) nonch l'indicazione delle dita della mano
destra che devono pizzicare le corde (p per il pollice, i per
l'indice, m per il medio e a per l'anulare).
Per la durata delle stesse, ci sono invece delle piccole
particolarit e pi precisamente per le note che sul
pentagramma sono scritte con il cerchio vuoto (la semibreve e
la minima); le altre vengono rappresentate normalmente
indicando il numero del tasto da premere sulla corda
accompagnato da:
- una lineetta sul numero che rappresenta il tasto nel caso in
cui si tratti di una semiminima (valore 1/4);
- una lineetta con una piccola "virgola" nella parte superiore
della stessa sul numero che rappresenta il tasto nel caso in cui
si tratti di una croma (valore 1/8); nel caso siano presenti
gruppi di crome, queste vengono unite con una linea
orizzontale;
- una lineetta con due piccole "virgole" nella parte superiore
della stessa sul numero che rappresenta il tasto nel caso in cui
si tratti di una semicroma (valore 1/16); nel caso siano
presenti gruppi di semicrome, queste vengono unite con due
linee orizzontali;
- una lineetta con tre piccole "virgole" nella parte superiore
della stessa sul numero che rappresenta il tasto nel caso in cui
si tratti di una biscroma (valore 1/32); nel caso siano presenti
gruppi di biscrome, queste vengono unite con tre linee
orizzontali;
- una lineetta con quattro piccole "virgole" nella parte
superiore della stessa sul numero che rappresenta il tasto nel
caso in cui si tratti di una semibiscroma (valore 1/64); nel caso
siano presenti gruppi di semibiscrome, queste vengono unite
con quattro linee orizzontali;
- la semibreve (valore 1) viene indicata"scomponendola" in
note di unit di misura inferiore unite fra di loro da una

legatura di valore seguendo le indicazioni presenti


nell'indicazione del tempo in testa al tabulato. Esemplificando:

in un tempo di 4/4, la semibreve viene rappresentata con


quattro note semiminime da un quarto ciascuna unite
dalla legatura;
in un tempo di 3/4, la semibreve viene rappresentata con
tre note semiminime da un quarto ciascuna unite dalla
legatura;
in un tempo di 2/4, la semibreve viene rappresentata con
due note semiminime da un quarto ciascuna unite dalla
legatura.

- la minima (valore 1/2) viene indicata seguendo le stesse


indicazioni viste per la semibreve. Viene cio indicata
"scomponendola" in note di unit di misura inferiore unite fra
di loro da una legatura di valore seguendo le indicazioni
presenti nell'indicazione del tempo in testa al tabulato.
Esemplificando:

in un tempo di 4/4, la minima viene rappresentata con


due note semiminime da un quarto ciascuna unite dalla
legatura;
in un tempo di 3/4, la minima viene rappresentata con
una nota semiminima da un quarto con l'aggiunta di un
punto;
in un tempo di 2/4, la minima viene rappresentata con
due note semiminime da un quarto ciascuna unite dalla
legatura.

Teoria musicale
Lezione 11
Le ripetizioni
In un brano musicale alcune misure devono certe volte essere
ripetute durante l'esecuzione.
Per evitare di scrivere inutilmente le stesse misure per molte
volte, esistono nella grammatica musicale dei simboli che
indicano che tali misure devono essere ripetute.
Uno di tali simboli il seguente :|| denominato anche simbolo
di ritornello e che indica che tutte le misure che lo precedono
devono essere rieseguite per intero.
Se la riesecuzione non dall'inizio ma interessa solo alcune
misure, si utilizza il simbolo di ritornello rovesciato (||:) che
indica da quale a quale punto le misure devono essere
rieseguite.
Se alla fine del brano c' qualche battuta che nella ripetizione
non deve essere rieseguita, sopra di essa viene posta la
dicitura "1 volta". Questo sta a significare che il gruppo di
battute cos indicato deve essere eseguito solo una volta.
Nella battuta che segue si mette in genere la dicitura "2
volta".
Sempre a proposito della riesecuzione di una parte di un
brano, possibile incontrare la dicitura Da Capo o D.C. che
indica che il brano deve essere rieseguito dall'inizio fino al
successivo segno D.C. o all'indicazione FINE.