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Giovanni Pallotta

Il formato della carta

Metodo pratico per la costruzione di un rettangolo con i lati in proporzione 1 : 2

Il formato carta fa riferimento alle dimensioni del foglio, solitamente espresse in


centimetri. La voce 'formato' correntemente impiegata per designare le dimensioni
del libro o di una pubblicazione.
Il formato deve il nome al telaio, detto appunto forma, di solito in legno di cipresso al
cui interno erano tesi sottili fili di ottone, detti vergelle, ancorati ad alcune traverse di
legno, i filoni, disposti perpendicolarmente alle vergelle. Quando si immergeva la
forma nel tino o nella vasca che conteneva l'impasto acquoso ottenuto dalla
macerazione dei cenci (il pesto), i filoni e le vergelle ne riuscivano a trattenere
una parte che liberata dall'acqua in eccesso, dopo un ulteriore trattamento con colla e
successiva asciugatura, sarebbe diventata un foglio di carta di dimensioni pari a quelle
dello staccio.
Intrecci particolari nella trama della forma variabili da cartiera a cartiera costituivano
la filigrana, uno spessore ridotto e calcolato in alcune aree del foglio di carta che
restituiva disegni e scritte visibili in controluce. Per queste loro particolarit, le
filigrane sono molto studiate al fine di stabilire provenienza e datazione di libri e
documenti.
Le cartiere forniscono carta in qualsiasi dimensione se il quantitativo ordinato
adeguato.
Formati carta normalizzati
I formati carta detti normalizzati furono introdotti in Germania nel 1922 con la norma
DIN 476 e recepiti in buona parte dell'Europa gi nel periodo antecedente la guerra.
Attualmente sono regolati dalla norma ISO 216:2007, derivata dalla DIN 476, avente a
titolo Writing paper and certain classes of printed matter Trimmed sizes A and B
series, and indication of machine direction.

I formati che vi si descrivono obbediscono a regole fisse di divisione. In particolare si


richiede che siano soddisfatte entrambe le condizioni:
1. il formato successivo si ottenga dal formato immediatamente superiore
piegando in due il foglio sul lato lungo (parallelamente al lato corto);
2. i lati del foglio cos ottenuto rimangano in proporzione con quelli del formato
precedente.

Semplici calcoli mostrano che affinch questo si verifichi, detti <a> e <b> i lati del
foglio ottenuto e <b> e <c> i lati del formato di partenza, con <c> necessariamente
uguale al doppio di <a>, necessario che <b> sia media proporzionale fra <a> e
<c>. Infatti perch i lati rimangano in proporzione deve essere:
a:b=b:c
da che si trova b = ac, ovvero b = 2a che con a = 1 restituisce b = 2, che d il
rapporto cercato 1 : 2.
Imponendo inoltre che la superficie del foglio unitario A0 sia di 1 m, si trovano per A0
le dimensioni a = 841 mm, b = 1189 mm. Avremo perci la seguente definizione:
A0 il foglio avente superficie pari a 1 m, con i lati in proporzione 1 : 2.
Nel disegno in alto mostrato un metodo per la costruzione di un formato generico
con i lati in rapporto 1 : 2. Dato il quadrato di lato l tracciare la diagonale AC, per il
teorema di Pitagora uguale a l2. Fatto centro in A tracciare con un compasso l'arco di
cerchio CF di raggio AC pari alla diagonale del quadrato, fino a incontrare il
prolungamento del lato AD in F. Il foglio cercato sar il rettangolo ABEF.
Il numero identificativo del formato, a fianco della serie, indica le pieghe o i tagli
necessari per ottenere il formato in questione partendo dal formato principale.
Partendo dal formato A0 possibile ottenere il formato A3 con tre tagli (o pieghe)
successivi, arriviamo al formato A4 attraverso quattro pieghe o quattro tagli, si ottiene
il formato A5 con cinque tagli successivi eccetera.
Il foglio tagliato in un particolare formato pu essere individuato in due modi:
1. citando la sigla composta dalla lettera della serie e dal numero del taglio,
preceduta o no dalla dicitura ISO; per esempio A4, A3 ecc.

2. citando le sue dimensioni in cm o in mm, nell'ordine prima la dimensione


minore, poi la dimensione maggiore; per esempio 21 x 29,7 per indicare le
dimensioni di un A4, 29,7 x 42 per indicare le dimensioni di un foglio A3 e cos
via.

Modo di costruzione dei formati di carta ISO A inferiori fino al


formato A7 a partire da un foglio ISO A0 per mezzo di tagli o
piegature successive

Rapporti fra i formati di carta ISO dal formato A0 fino


al formato A7

Quanti fogli di un formato ci sono in A0?


Per sapere quanti fogli di un formato inferiore sono contenuti in un foglio A0 (oppure B
o C) ci si pu servire di un prontuario, una tabella realizzata allo scopo. In alternativa,
rapidamente, detto t l'identificativo numerico del formato che accompagna le serie A,
B, C, il numero di fogli n contenuti nel formato ISO A0 :
n = 24
Cos, per es., possiamo subito calcolare che nel formato A0 ci sono 2 4 = 16 fogli di
formato A4. Svolgiamo cos rapidamente un'operazione che avrebbe richiesto ben pi
lunga elaborazione; allo stesso risultato si arriva infatti dividendo le dimensioni del
foglio A0 per le dimensioni del foglio A4: si divide l'altezza di A0 per l'altezza di A4, la
larghezza di A0 per la larghezza di A4 e si moltiplicano fra loro i quozienti.
Allo stesso modo, possibile calcolare quanti fogli di un dato formato sono contenuti
in un altro facendo t uguale alla differenza degli identificativi di formato. Se per es.
vogliamo sapere quanti fogli A7 sono contenuti in un foglio A3, perch vorremo con
essi realizzare dei biglietti da visita, abbiamo t = 7-3 = 4, e dunque il numero
risultante n = 24 = 16.
I formati normalizzati sono indicati semplicemente attraverso le loro sigle
alfanumeriche: A4, A3, A5. Non raro tuttavia che siano preceduti dalla sigla ISO, per

cui si parla di ISO A4, ISO A3, ISO A5. Spesso in maniera del tutto equivalente si pu
sentire parlare di UNI A4, UNI A3, UNI A5 e cos via.

I formati della serie B


La norma ISO 216 definisce anche i formati della serie B. I lati di uno qualunque dei
formati della serie B diciamo per es. B4 si trovano calcolando la media
geometrica dei lati del corrispondente formato A in questo caso A4 con i lati,
naturalmente a due a due, del formato immediatamente superiore nel nostro caso
A3. Cos, nell'esempio concreto, detti x e y i lati del formato B4, prelevando per A4 e
A3 i valori dalla tabella dei formati della serie A in basso, si trova:
x = 210297 = 62379 = 250
y = 297420 = 124740 = 353
dove i valori finali sono ottenuti per arrotondamento.
I formati della serie C
I formati della serie C sono descritti in ISO 269:1985, Correspondence envelopes
Designation and sizes. I formati della serie C sono pensati per le buste della
corrispondenza destinate a contenere i formati ISO A e B illustrati dalla ISO 216. Il
formato carta della serie C definito come il formato intermedio fra due formati ISO A
e B, ottenuto come media geometrica fra le misure dei lati corrispondenti di due
formati A e B aventi lo stesso indicatore numerico.
Per esempio, detti x e y i lati del formato C2, con i valori dei lati corrispondenti dei fogli
ISO A2 e ISO B2 presi dalla tabella in basso, si trova:
x = 420500 = 210000 = 458
y = 594707 = 419958 = 648
dove i valori finali sono ottenuti per arrotondamento.

Tabella delle misure dei formati ISO A, B e C


Le misure sono in mm, lato corto per lato lungo
Formati
A0
A1
A2
A3
A4
A5
A6
A7

della serie A
841
x 1189
594
x 841
420
x 594
297
x 420
210
x 297
148
x 210
105
x 148
74
x 105

Formati della serie B


B0
1000
x 1414
B1
707
x 1000
B2
500
x 707
B3
353
x 500
B4
250
x 353
B5
176
x 250
B6
125
x 176
B7
88
x 125

Formati della
C0
917
C1
648
C2
458
C3
324
C4
229
C5
162
C6
114
C7
81

serie C
x 1297
x 917
x 648
x 458
x 324
x 229
x 162
x 114

A8
A9

A10

52
37

x
x

74
52

26 x

B8
B9

37

B10

62
44

x 88
x 62

31 x

C8
C9

44

57
40

C10

x
x

81
57

28 x

40

Formati non rifilati ISO RA e SRA, formati della stampa digitale SRA4, SRA3, A3 Plus,
A3+, Super A3
La ISO 217:2008 (riscrittura della 217:1995) Paper Untrimmed sizes Designation
and tolerances for primary and supplementary ranges, and indication of machine
direction, specifica una serie primaria e una serie secondaria di formati carta non
rifilati in fogli da cui ricavare successivamente i formati della serie A cos come definiti
dalla Iso 216 e definisce un sistema per designare tali formati, specificando inoltre la
direzione di macchina.
La ISO 217 definisce due serie di formati, il formato RA (Raw format A) e il
formato SRA (Supplementary Raw format A), la cui superficie rispetto al formato
omologo della serie A maggiorata del 5% nel formato RA e del 15% nel formato SRA.
Il foglio di formato RA0 ha perci una superficie di 1,05 m e quello della serie SRA
misura
1,15
m.
I lati dei fogli cos ottenuti, anche per i formati successivi, sono ancora in rapporto 1 :
2, ma le loro dimensioni sono arrotondate al centimetro superiore. Le maggiorazioni
applicate nella serie RA consentono dimensioni tali da assicurare la stampa al vivo dei
documenti in formato A (si dice stampato al vivo un documento in cui l'inchiostro
depositato fino sui bordi, per esempio nel caso di una foto a tutta pagina), mentre le
dimensioni della serie SRA assicurano lo spazio necessario alla stampa dei segni di
registro, delle barre di controllo e dei segni di taglio.
Le misure sono in mm, lato corto x lato lungo
Formati della serie RA
RA0
860
x
RA1
610
x
RA2
430
x
RA3
305
x
RA4
215
x

1220
860
610
430
305

Formati della serie SRA


SRA0
900
x
SRA1
640
x
SRA2
450
x
SRA3
320
x
SRA4
225
x

1280
900
640
450
320

Questi formati , in particolare quelli della serie SRA, sarebbero probabilmente rimasti
sconosciuti al grande pubblico se le case costruttrici di stampanti digitali non li
avessero adottati negli impianti desktop casalinghi e per la piccola attivit. La
diffusione di macchine in grado di stampare al vivo i formati A4 e A3 con sempre
maggiore qualit, sfruttando tecnologie a getto di inchiostro o xerografiche, ha
favorito la circolazione dei formati non rifilati e la diffusione delle sigle che a quei
formati si accompagnano: SRA4, SRA3, A3 Plus, A3+, Super A3.
Il formato A3+, per esteso A3 Plus e in maniera del tutto equivalente indicato come
formato Super A3, spesso confuso con il formato SRA, forse per via del fatto che SR

sembrerebbe abbreviazione di Super, in realt una 'intrusione' , dal momento che


questo formato uno standard nordamericano. Nella codifica dei formati Ansi
(American National Standards Institute) ANSI/ASME Y14.1 i formati, anche qui l'uno il
doppio dell'altro ma con rapporti differenti fra loro, sono indicati con le lettere
dell'alfabeto,
dalla
A
alla
E.
Il formato pi vicino all'ISO A3, il ledger / tabloid, misura 11 x 17 pollici (279 x 432
mm) ed indicato con la lettera B. Il formato detto Super A3 (non definito dallo stesso
standard) che lo contiene (13 x 19 pollici, 330 x 483 mm) infatti indicato
come Super B.

Formati ANSI
misure in pollici
(inches)
A
8.5 x 11
B
11 x 17
Super
13 x 19
B
C
17 x 22
D
22 x 34
E
34 x 44

equivalente
in mm
216 x 279
279 x 432
330 x
432 x
559 x
864

denominazione corrente

Letter
Ledger / Tabloid
Super A3, A3+, A3 Plus (non definito nello
483
standard ANSI)
559
864
118

Formati carta tradizionali


Prima dell'introduzione dei formati normalizzati, i formati di carta oggi individuati da
sigle mute e tutto sommato insignificanti per buona parte dell'utenza avevano nomi
affatto particolari. Riporto la denominazione delle carte come esposta in Giulio
Pozzoli, Manuale di tipografia, Milano, Luigi Cioffi Librajo Editore, 1861, p. 313. Le
misure sono in cm.

Carta da lettera

Carta da scrivere

Carta da stampa

Quartina
Mezzanella
Olandina
Olandina doppia
Quadrotta
Quadrotta doppia
Notarile
Pellegrina
Leona
Pellegrina doppia
Leona doppia
Leon Pavia
Bislunga
Spiera
Quadra
Leon Pavia doppia
Realino
Reale
Sotto imperiale
Imperiale
Elefante
Papale
Papalone

22X32
23X36
25X39
39X51
29X47
46X58
24X35
31X43
34X42
41X60
45X71
42X61
46X72
51X69
55X85
6X88
43X60
47X62
50X80
58X79
65X91
83X111
91X111

Formati librari
Le dimensioni di un libro, e di una pubblicazione in genere, dipendono in larga misura
dal formato del foglio macchina (il foglio di carta steso impiegato nella stampa), che,
una volta stampato, sar piegato pi volte su se stesso dando origine a un fascicolo
contenente un dato numero di pagine.
Il fascicolo detto quartino se contiene 4 pagine, ottavo se ne contiene 8, sedicesimo
se ne ha 16 e trentaduesimo se ne contiene 32. Il sessantaquattresimo, contenente 64
pagine, non solitamente destinato alla legatura.
Formato del libro moderno
Nella tipografia moderna, i formati di stampa maggiormente utilizzati sono i formati
normalizzati ISO A1 e ISO B0, nella pratica i formati noti alla tipografia come 64 x 88 e
70 x 100, con riferimento alle loro dimensioni in cm, dal momento che le macchine da
stampa pi diffuse si trovano ormai nel formato 70 x 100. Ma in molte tipografie,
soprattutto se specializzate, sono ancora in uso molte macchine 'fuori formato' che
stampano altezze di carta fino a 120 o 130 cm, specie per la stampa di libri a 1 o 2
colori. Macchine a formato pi grandi, fino al 140 x 200, stampano un pi alto numero
di pagine sullo stesso foglio senza effetti sulle dimensioni finali.
I formati del libro che ne discendono sono contenuti nella gran parte dei casi fra i
formati ISO A4 e ISO A6. Formati pi grandi sono riservati a enciclopedie, volumi di
pregio e di rappresentanza, pubblicazioni speciali.
Il formato di libro pi comune stampato dal foglio 70 x 100 il 17 x 24 cm, spesso
portato a 16,5 x 24 se vi sono immagini stampate al vivo. Questo formato consente di
posizionare 32 pagine in un foglio. Di solito, anche in previsione della successiva
legatura del volume, si preferisce impaginare in maniera che stampando in bianca e
volta il foglio 70 x 100 risulti diviso in due met uguali con 16 pagine ognuna, ci in
due sedicesimi.
Dal formato 70 x 100 si ricava stampando in dodicesimi anzich in sedicesimi il
formato quadrato 22 x 22 cm, adatto a libri di fotografia, cataloghi di mostre, edizioni
di piante, volumi illustrativi di oggetti riprodotti in dettaglio. Inoltre, su questo foglio
possibile impostare libri di formato superiore all'A4 senza perdite di carta fino al 24 x
33, per il quale ricaveremo 8 pagine da un foglio 70 x 100, cio 4 per facciata.
Dal foglio 64 x 88 si ricavano due formati principali: il 21 x 30, praticamente l'A4, e la
sua met, il 15 x 21 cm. Da quest'ultimo formato facendo scarti a volte anche di un
certo peso si estraggono formati pi snelli adatti alle edizioni tascabili e ai libri di
narrativa, ad esempio uno standard come il 13 x 20 e simili.
Come esempio, si vedano le nuove collezioni ET Einaudi Saggi (2007-2008) 135 x 219
mm, oppure Einaudi Classici (2008) 120 x 195 mm. A questa stessa famiglia
appartengono anche i Tascabili Bompiani (2010) 130 x 185 mm o con dimensioni
ancora minori i libri di narrativa di Sellerio: 10,5 x 14,5.
Tutti i formati descritti, con la base minore o uguale dell'altezza,
suppongono implicitamente la rilegatura sul lato lungo, che conferisce loro un

orientamento 'verticale'. I libri legati sul lato corto, ad orientamento orizzontale, si


dicono con rilegatura ad album.
Formato del libro elettronico: l'ebook
Con la diffusione dei testi elettronici e la possibilit di leggere un libro direttamente a
video senza necessit di stamparlo su carta si sono andate affermando di pari passo le
regole per il confezionamento dei file e i dispositivi e i pacchetti software in grado si
leggerli. Curiosamente il termine formato ritorna in questo caso nell'italiano mediato
dalla lingua inglese che ha adottato il vocabolo format in campo informatico per
indicare l'insieme di regole e di specifiche che deve osservare un file con
un'estensione data. Il termine stato poi reimportato in italiano con lo stesso
significato e riadattato alla nostra lingua, cosa non difficile data la comune origine
latina di entrambe le voci format e formato. E infatti l'Oxford Advanced Learner's
Dictionary- 8th Edition alla voce format d the way in wich data is stored or held to
be worked on by a computer e per quanto riguarda l'etimologia aggiunge mid 19th
cent.: via French and German from Latin formatus (liber).
Sotto la voce generica ebook, o anche e-book, coniata analogicamente su e-mail
come contrazione di electronic book, si raccolgono formati di file diversi, con
estensioni che vanno dal .txt al .pdf, al .mobi e al .epub, con la comune caratteristica
di individuare una pubblicazione elettronica o digitale, vale a dire un di testo destinato
alla lettura e alla diffusione su un dispositivo elettronico fisso o portatile.
Gli ebook possono dividersi grossolanamente in due grandi categorie: formati in cui
dimensioni del foglio, margini, dimensioni del testo, interlinea ecc. sono codificate nel
file, e formati in cui, ad onta dei termini, dimensioni, margini, interlinea ecc. sono
parametri fluidi, dipendenti dal dispositivo.
Questo secondo gruppo accoglie istanze e criteri dei linguaggi strutturati XML e
XHTML per la gran parte che vogliono si trattino separatamente, su piani diversi,
forma e contenuto. Il principio seguto che lo stesso testo (contenuto) possa essere
presentato in molti modi diversi (forma) senza comprometterne la struttura, ma
semplicemente modificando l'insieme dei parametri che ne determinano l'aspetto,
generalmente gestiti a parte in un foglio (cosiddetto) di stile. Possiamo immaginare il
contenuto come l'acqua che cambia forma a seconda del recipiente che la contiene
senza che la quantit subisca variazioni di sorta.
PDF, DOC, e altri
Il pdf, acronimo di portable document format, introdotto da Adobe nel 1993, fu creato
con l'intento come dice il nome di poter leggere lo stesso file su piattaforme diverse,
senza dover essere necessariamente in possesso del software eventualmente
utilizzato per la sua creazione. Il pdf dunque un documento crossplatform
indipendente dal sistema operativo, dal software e dai caratteri utilizzati. Il pdf in
seguito diventato lo standard in tipografia, nella conservazione documentale, nello
scambio e nella diffusione di documenti.
La caratteristica principale di un file pdf, come si comprende facilmente, la capacit
di replicare fedelmente il documento di partenza. Un libro in pdf non perci
indipendente dalle dimensioni, anzi le riproduce esattamente nel formato, nei margini,

nel
carattere,
nel
corpo
del
carattere
nell'interlinea.
Se il pdf stato costruito a partire dal documento originale si parla di solito di true
pdf. Se il pdf invece raccoglie le pagine del libro acquisite attraverso uno scanner o
una macchina fotografica e rimesse in ordine secondo la sequenza del libro si parla
allora di scan pdf. Alle scansioni si pu applicare la funzione OCR di riconoscimento
testi in modo da abilitare le funzioni di ricerca testo e conservare
contemporaneamente l'aspetto originario della pagina.
Anche altri formati provenienti da elaboratori testi o software di impaginazione
possono essere considerati editoria elettronica. E' il caso dei file di Microsoft Word,
Adobe Framemaker e tutti quei pacchetti che prevedono la distribuzione di un software
gratuito per la visualizzazione dei documenti creati con un'estensione data.
EPUB, MOBI (PRC), e altri
Tra i formati per cos dire 'senza forma', troviamo in primo luogo l'ePub,
(abbreviazione di electronic publication, "pubblicazione elettronica") indifferentemente
detto anche EPub, epub, o EPUB, certamente il formato che ha conquistato maggiore
popolarit nel minor tempo. Epub un open standard basato su XML indicato per la
pubblicazione di libri elettronici (eBook) o, meglio, digitali. Dal settembre 2007 lo
standard ufficiale dell'International Digital Publishing Forum (IDPF), un organismo
internazionale non profit al quale collaborano universit, centri di ricerca e societ che
lavorano in ambito sia informatico che editoriale. Dall'ottobre 2011 il formato epub
stato aggiornato alla versione 3, con il supporto di HTML5 e Javascript.
Il formato kindle di Amazon non altri che un file .mobi (o in maniera equivalente
anche .prc, Palm Resource Compiler) con la personalizzazione di alcuni parametri, un
software lettore di ebook creato da Mobipocket, societ francese fondata nel 2000 e
acquistata da Amazon nel 2005, destinato ad essere implementato su dispositivi
mobili, PDA, smartphone, cellulari, ebook reader. La diffusione di questo formato si
deve soprattutto alla politica di Amazon che ha abbassato enormemente il costo del
lettore nel tentativo di imporre definitivamente il suo formato come standard. Infatti il
maggior limite della famiglia dei lettori Kindle consiste proprio nell'impossibilit di
leggere contenuti epub.
Fra i formati 'liquidi' non si pu tralasciare l'html puro, la pagina web come la si
conosce attraverso il browser, il quale in molti casi diventa efficace lettore di libri
elettronici: il caso dei testi disponibili per esempio su Bibliotheca Augustana o su
Intratext, dove peraltro la lettura assistita da un superbo servizio di concordanze.
Per la conversione fra formati e la lettura su pc, il software che vanta i maggiori
consensi Calibre.
Per una comparazione fra i numerosi formati digitali disponibili, consultare la pagina
Wikipedia Comparison of e-books formats.
Formato del libro antico
Prima dell'introduzione dei formati normalizzati ci si riferiva al formato del libro con
una terminologia derivata dalla classificazione del libro antico, basato sulle piegature
subite dal foglio di stampa. L'indicatore numerico adottato convenzionalmente per il

formato (2, 4, 8, 16, ecc.) sta ad indicare le pagine (propriamente i fogli)


contenute nel foglio steso, e in legatoria terminologia corrente ancora oggi. Non
sempre semplice stabilire il formato del libro antico, che richiede dunque di risalire alla
forma di stampa (il foglio steso) e determinare il numero delle pieghe. Per far questo ci
si aiuta studiando la posizione della filigrana, o dei filoni e delle vergelle.
Nel volume in-plano il foglio stampato viene rilegato senza essere piegato: detto
anche formato atlantico. Nel volume in-folio il foglio viene piegato in due (una
piegatura) dando luogo a un quartino, quattro pagine. Nel volume in-quarto in foglio
subisce una piegatura in pi: due piegature, 8 pagine. In generale, detto p il numero di
pieghe, il numero di pagine prodotto sar uguale a 2 . Maggiore il numero di pieghe,
pi piccole e numerose saranno le pagine prodotte, a parit di dimensioni del foglio
iniziale.
p+1

In-plano
In-folio
In-4
In 8
In 16
In 24
In 32

1 foglio
2 fogli
4 fogli
8 fogli
16 fogli
24 fogli
32 fogli

2 pagine
4 pagine
8 pagine
16 pagine
32 pagine
48 pagine
64 pagine

altezza
altezza
altezza
altezza
altezza
altezza

> 38 cm
tra 28 e 38
tra 20 e 28
tra 15 e 20
tra 10 e 15
< 10 cm

cm
cm
cm
cm

Le parti del libro


Sebbene la copertina rappresenti un importante elemento costitutivo del libro dal
punto di vista marketing e della comunicazione, per le parti del libro si intende di solito
riferirsi esclusivamente alla divisione delle pagine interne.
Seguono questo criterio il Nuovo Manuale di Stile di Roberto Lesina, il Chicago manual
of style e l'Oxford Guide to Style, per esempio, mentre include la copertina fra le parti
costituenti del libro il Manuale di redazione, curato da Edigeo. Pesa naturalmente su
queste scelte una ragione storica, dal momento che la copertina pu considerarsi
elemento acquisito relativamente di recente e non un costituente intrinseco. Anch'io
seguo questa scuola, ritenendo il libro ancora perfettamente identificabile, funzionale
e completo anche se privato della copertina. In particolare facile mettere in luce la
ridondanza informativa della copertina se si pensi alla completezza di informazioni
contenute nel frontespizio, da una parte, e alla relativamente povera quantit di dati
trasmessi da una copertina con legatura editoriale, canonicamente stampata solo nel
dorso, dall'altra.
Con riferimento al suo contenuto il libro perci pu essere utilmente diviso in tre parti:
1. Pagine iniziali dette a volte anche componenti iniziali, nelle quali si include tutto
ci che precede il testo vero e proprio;
2. Corpo del testo, ovvero l'argomento vero e proprio del libro, testo e immagini, o
anche solo testo o solo immagini, come proposto dall'autore;
3. Pagine finali o coda, comprendente indici, tavole, tabelle, appendici e in genere
tutto quello che non fa strettamente parte del testo.

Definizioni e terminologia

Il libro stampato un oggetto quotidiano, di uso comune, un prodotto complesso frutto


di professionalit diverse.
Fisicamente il libro si presenta come un certo numero di fogli stampati o comunque
scritti in un dato formato, assemblati e tenuti insieme da una legatura. Nella
descrizione degli elementi costitutivi, la terminologia del libro
attinge al
vocabolario specialistico della legatoria. Esternamente abbiamo la copertina,
costituita da tre macro elementi, i piatti o specchi e il dorso o costa: gli angoli
rinforzati che si trovano a volte nel piatto anteriore e in quello posteriore negli
angoli liberi delle due copertine sono detti punte, mentre la parte di copertina che
sporge dal blocco delle pagine si chiama unghiatura; il dorso corrisponde allo
spessore dei fogli interni; sul dorso, quasi sempre stampato, possono trovarsi alcuni
rialzi detti nervi che limitano porzioni del dorso che prendono il nome di caselle;
l'insieme dei fogli di un libro chiuso detto taglio, la parte superiore taglio
superiore o testa, la parte inferiore taglio inferiore o piede. Il margine esterno
detto anche margine di taglio, mentre quello verso l'interno del libro si
chiama margine interno o di cucitura. Internamente, i fogli di carta legati alla
copertina si dicono risguardi o risguardie o fogli di guardia; ogni lato dei fogli
interni si dice pagina.

La copertina sempre presente nel libro moderno non a rigore strettamente


necessaria per farci riconoscere un libro. E tuttavia, nell'esaminare un volume, non
facile capire quali sono gli elementi in base ai quali decidere che l'oggetto in questione
sia proprio un 'libro'. E infatti rimane spesso difficile definire il libro in maniera univoca.
Una Raccomandazione dell'Unesco del 1964 avverte che il libro una pubblicazione
stampata, non periodica, con pi di 49 pagine. Al di sotto di tale numero dovremmo
parlare pi propriamente di opuscolo, brochure, libretto, ecc., ma si capisce facilmente
come questa semplice convenzione non possa essere considerata valida in ogni
situazione.
In realt, parlando di libri sembra normale e generalmente accettato potersi riferire al
libro stampato. Una definizione del libro che includa la stampa fra le sue
caratteristiche essenziali per dovrebbe ben presto fare i conti con il libro manoscritto,
a buon diritto libro a tutti gli effetti. Non solo. Questo aspetto pu dirsi oggi
profondamente in discussione, soprattutto se si consideri che la distribuzione
elettronica dei documenti permette l'esistenza e la circolazione di libri che possono
essere letti sullo schermo, senza essere stampati. Frederic Barbier nella sua Storia del
libro osserva inltre che mentre il libro sembra opporsi al periodico (giornale, rivista,
ecc.), inspiegabilmente pi giornali o riviste rilegate insieme costituiscono senza
dubbio un libro.
Il nome del libro dappertutto una metonimia: quasi sempre il supporto per la
scrittura, per la maggior parte un tipo di legno, viene preso per lo scritto. Nelle lingue
romanze,
l'italiano
libro,
il
francese livre,
lo
spagnolo libro,
il
portogheselivro proseguono tutti il latino liber, propriamente una pellicola biancastra
compresa fra il legno e la corteccia, usata come materiale scrittorio nell'antichit,
secondo quanto riporta Plinio.
Per estensione poi, libro viene a indicare anche il contenuto, l'opera o una parte di
essa.
Il volumen era una striscia di papiro arrotolata intorno a due assicelle, e deriva il nome
dal latino volvere, 'avvolgere, girare'. Il codice invece deve il suo nome al codex un
insieme di tavolette di legno (codex appunto) incise, tenute insieme con uno spago.
Nelle lingue germaniche, il tedesco buch e l'anglosassone book derivano dall'alto
tedesco bokis, che vuol dire 'faggio'. In greco il nome del libro biblion era derivato
da biblos, il nome del papiro egiziano, e probabilmente nulla ha a che vedere con la
leggendaria omonima citt dei Fenici. In italiano il plurale di biblion ha dato nome alla
Bibbia, ta biblia, vale a dire i libri per eccellenza. Dal canto suo il papiro ha prestato
il suo nome alla carta nella lingua francese, papier.
Il libro come nasce nella mente dell'autore solitamente diverso da quello che sar
realmente disponibile per la vendita in libreria. Da un punto di vista concettuale,
infatti, la materia prima indispensabile per la confezione di un libro certamente il
contenuto, e l'organizzazione dei contenuti solitamente affrontata e risolta
dall'autore, salvo indirizzi particolari forniti dalla casa editrice, quando il libro debba
essere inserito in una collana o rispondere a particolari esigenze editoriali.

Una buona organizzazione dei contenuti di una pubblicazione pu essere ottenuta


pianificando preventivamente le relative voci di indice. buona norma all'inizio del
lavoro creare un primo sommario del volume per capire, improvvisati lettori di se
stessi, cosa cercheremmo nel libro, verificare la validit e la completezza degli
argomenti trattati, colmare eventuali lacune.

Impostazione della pagina


Il progetto di una pubblicazione, cartacea o elettronica, richiede, da un punto di vista
grafico, in primo luogo la scelta di un formato e la successiva determinazione dei
margini. Nel caso di pubblicazioni che si sviluppano per pi di un foglio (cio due
pagine), opportuno, addirittura necessario, riferirsi al volume aperto, in modo da
avere sotto controllo entrambe le pagine, come saranno viste dal lettore, mettendoci
in tal modo al riparo da spiacevoli sorprese.
Questo tanto pi vero se progettiamo un pieghevole che aperto pu mostrare 3, 4
anche 5 o 6 pagine, definite dalle piegature, all'interno delle quali pu scorrere una
foto o formarsi un disegno, non percepibile all'osservazione di una pagina singola. In
generale per qualunque lavoro, necessario operare sul formato aperto e poter
controllare cos ogni aspetto della nostra pubblicazione, piuttosto che fissare
l'attenzione sulla singola facciata. I software specializzati consentono di affiancare le
pagine solitamente attraverso la spunta di un checkbox 'pagine affiancate' o, in
inglese, 'facing pages'. In caso siano da affiancare pi di due pagine, sono
previsti comandi particolari, come in InDesign per esempio.

A. Pagina pari / Pagina sinistra B. Pagina dispari / Pagina destra


1. Numerazione di pagina 2. Gabbia o Specchio 3. Testatina
4. Cucitura o margine interno 5. Testa o margine superiore
6. Taglio o margine esterno 7. Piede o margine inferiore

Scegliamo l'ampiezza dei margini e riportiamoli nelle impostazioni del nostro


documento, per entrambe le pagine, di destra e di sinistra. Per fare questo di solito
sufficiente scegliere nuovo documento nel nostro programma di impaginazione e
inserire le misure dei margini nei campi di testo di solito indicati con le etichette
'superiore', 'inferiore', 'esterno' e 'interno'. Queste due ultime voci compaiono in
sostituzione delle etichette 'sinistro' e 'destro' quando si scelga l'opzione pagine
affiancate.
Si intende facilmente che con riguardo alle diciture utilizzate in legatoria, al margine
superiore corrisponde il margine di testa, a quello inferiore corrisponde il margine di
piede, al margine interno fa riscontro il margine di cucitura e a quello esterno il
margine di taglio.
Se esaminiamo un volume qualunque, ben fatto s'intende, ci accorgeremo che, di
solito in contrasto con ci che crediamo sarebbe ragionevole, il margine bianco
lasciato libero dal testo verso l'interno della legatura sempre minore o al massimo
uguale di quello esterno. Troveremo altres che il margine inferiore sempre maggiore
di quello superiore. Questo perch la definizione dei margini risponde a regole antiche
ormai consolidate e nella maggior parte dei casi solo parzialmente disattese dai
progettisti.
I margini sono nati con l'evidente intenzione di proteggere il testo contro l'abrasione e
l'usura dei bordi del foglio. Nel libro manoscritto essi venivano tracciati a secco sulla
pergamena, con un puntale, e definivano cos la gabbia o specchio all'interno della
quale il copista riportava il testo.
Con l'invenzione della stampa, i margini divennero una realt concettuale: essi
dovevano essere definiti astrattamente e riflessi nella forma di stampa che posizionata
a registro sul foglio realizzava i margini su carta. Non era un'operazione facilissima.
Nel Rinascimento, tutta l'arte sub l'influenza delle teorie di Luca Pacioli, un frate
matematico di Sansepolcro, che promosse la ricerca e l'uso della divina proportione,
ribattezzata nell'ottocento proporzione aurea. Anche nell'industria libraria del tempo si
afferm l'uso del rapporto aureo, relativamente alla definizione dei margini e al
rapporto fra testo e bianchi nella pagina, che determinarono stereotipi di pagina nel
modo che ancor oggi conosciamo. Rotschild e Rivo hanno studiato decine di
incunaboli e cinquecentine e hanno potuto dimostrare una precisione nella ricerca di
questo metodo che a volte rasenta la pignoleria.
La scelta delle misure dei margini una questione di gusto personale, oltre che di
cultura condivisa e diffusa, mediata dalle esigenze editoriali, dall'argomento, dal tipo
di pubblicazione e di contenuto.
In ogni caso preferibile non scendere mai al disotto dei 10 mm per il margine
interno; sul margine esterno, bench la precisione nel taglio e nella piegatura sia stata
notevolmente accresciuta dall'impiego di piegatrici e rifilatrici automatiche, si rischia
di avvicinare pericolosamente il testo al margine di taglio e non poter pi garantirne
l'incolumit.
Si tenga tuttavia presente che a seconda della consistenza del volume e del metodo
impiegato nella rilegatura, un margine interno molto esiguo pu rendere difficoltosa la

lettura a causa dell'apertura quasi mai completa delle pagine, almeno nei volumi
rilegati con copertina morbida.
Per non avere la sensazione che il testo 'scivoli' via dalla pagina, a causa della
percezione del centro ottico della pagina posto sensibilmente pi in alto del centro
fisico, sar buona norma tenere il margine inferiore sempre superiore, o almeno
uguale, al margine superiore. Cio si faccia in modo che sia:
piede testa
In generale poi, per le abitudini editoriali contratte e consolidate nel tempo, in una
progettazione che si rifaccia a canoni classici sempre:
cucitura testa taglio piede
Nel design attuale a seconda del prodotto si pu in definitiva trovare di tutto,
pubblicazioni in cui tutti i margini sono uguali o in cui i margini siano uguali a due a
due sono tuttaltro che infrequenti, ma chi si avvicina alla composizione prima di aver
fatto lunghe e formative esperienze far bene a rispettare tali relazioni che, se non lo
metteranno in condizioni di creare una grafica avveniristica, lo salveranno comunque
da errori marchiani vigorosamente sanzionati dal pubblico pi attento.

Copertina
Il termine copertina conio relativamente recente, il cui uso si affermato a partire
solo dalla seconda met dell'Ottocento. Il termine storicamente in uso coperta. Le
prime copertine furono certamente introdotte, come il termine stesso suggerisce, a
protezione del contenuto. In origine erano costituite da semplici strisce di cuoio
avvolte intorno al libro eventualmente fermate per mezzo di lacci che si annodavano
sul piatto o sul taglio e tenevano chiuso il libro. La funzione di protezione della
copertina si ritrova gi nel volumen o rotolo il quale aveva un foglio esterno
detto protocollo sul quale si riportavano a volte autore e titolo dell'opera, incollato
successivamente alla fabbricazione del rotolo. La toga un'ulteriore protezione in stoffa
o in pelle accoglieva il rotolo prima di essere deposto nella capsa, una cassa che
faceva le funzioni dello scaffale. (Luisa Miglio, Il libro manoscritto in Bertolo F.M. et
alii, Breve storia della scrittura e del libro, Roma : Carocci Editore, 2004, pp. 9-11)
Genericamente, la copertina rappresenta il rivestimento esterno di un libro. Essa pu
pensarsi costituita dal quadrilatero, in genere un rettangolo, costruito affiancando due
pagine aperte (piatti o specchi) separate da un rettangolo (dorso o costa) di pari
altezza e di larghezza pari allo spessore dei fogli che compongono il libro (vedi in
proposito uno schema di costruzione riferito alla copertina brossurata).
Le facce esterne della copertina di un libro si dicono rispettivamente piatto anteriore e
posteriore, mentre quando ci si intenda riferire anche alle facce interne si chiamano
prima di copertina (I) e quarta di copertina (IV) le facce esterne, seconda (II) e terza
(III) di copertina le facce interne.
Con riferimento al tipo di legatura utilizzato, parliamo di copertina morbida o copertina
in brossura (o in maniera equivalente anche copertina brossurata) nel caso della
rilegatura in brossura, copertina rigida detta anche copertina cartonata nel caso della
legatura editoriale. A volte si sente parlare di copertina semirigida in presenza di una
legatura all'olandese, per indicare una copertina olandese.
Da un punto di vista concettuale, alla sovraccoperta, ove esista, sono affidate le stesse
funzioni comunicative della copertina.

Copertina del libro


Il termine copertina conio relativamente recente, il cui uso, relativamente al mondo
dei libri, si affermato a partire solo dalla seconda met dell'Ottocento. Il termine pi
a lungo utilizzato certamente coperta, ancora in uso nel linguaggio settoriale della
legatoria. Le prime copertine furono certamente introdotte, come il termine stesso
suggerisce, a protezione del contenuto.
In origine la copertina era costituita da semplici strisce di cuoio avvolte intorno al libro
eventualmente fermate per mezzo di lacci che si annodavano sul piatto o sul taglio e
tenevano chiuso il libro. Gi sul finire del Quattrocento si stampavano copertine
provvisorie con illustrazioni e titolo, destinate ad accompagnare e proteggere il
volume fino alla rilegatura. La funzione di protezione della copertina si ritrova gi
nel volumen o rotolo il quale aveva un foglio esterno detto protocollo sul quale si
riportavano a volte autore e titolo dell'opera, incollato successivamente alla
fabbricazione del rotolo. La toga un'ulteriore protezione in stoffa o in pelle
accoglieva il rotolo prima di essere deposto nella capsa, una cassa che svolgeva le
funzioni dello scaffale.
(Luisa Miglio, Il libro manoscritto in Bertolo F.M. et alii, Breve storia della scrittura e del libro, Roma : Carocci Editore,
2004, pp. 9-11)

A partire dal Cinquecento, con la nascita del frontespizio, tutte le informazioni sul libro
si concentrarono in quello spazio, mentre sulla costa o dorso della rilegatura non si
trovava che, occasionalmente, il nome dell'autore. Solo verso la met dell'Ottocento,
tuttavia, e in particolare con l'uscita delle Oeuvres compltes di Voltaire presso
l'editore francese Baudoin (1825), possibile riscontrare l'affermarsi della copertina
come consuetudine editoriale: da allora, questa componente esposta e visibile del
testo stata ampiamente sfruttata, riempita di informazioni e di messaggi seduttivi
lanciati verso il lettore.
Il paratesto, a c. di Cristina Demaria e Riccardo Fedriga, Milano, Ed. Sylvestre Bonnard, 2001, p. 69

Genericamente, la copertina rappresenta il rivestimento esterno di un libro, realizzato


in carta o in cartone eventualmente accoppiato o solo rinforzato con pelle, tela,
materiali sintetici a scopo protettivo e/o promozionale. Essa pu pensarsi costituita dal
quadrilatero, in genere un rettangolo, ottenuto affiancando due pagine aperte (piatti o
specchi) separate da un rettangolo (dorso o costa) di pari altezza e di larghezza pari
allo spessore dei fogli che compongono il libro (vedi in proposito uno schema di
costruzione di copertina).
Le facce esterne della copertina di un libro si dicono rispettivamente piatto anteriore e
posteriore, mentre quando ci si intenda riferire anche alle facce interne si chiamano
prima di copertina (I) e quarta di copertina (IV) le facce esterne, seconda (II) e terza
(III) di copertina le facce interne.
Con riferimento al tipo di legatura utilizzato, parliamo di copertina morbida o copertina
in brossura (o in maniera equivalente anche copertina brossurata) nel caso della
rilegatura in brossura, copertina rigida detta anche copertina cartonata nel caso della
legatura editoriale. A volte si sente parlare di copertina semirigida in presenza di una
legatura all'olandese, per indicare una copertina olandese.

Da un punto di vista concettuale, alla sovraccoperta, ove esista, sono affidate le stesse
funzioni comunicative della copertina.
Elementi della copertina di un libro
Gli elementi fondamentali riportati nel piatto anteriore della copertina (prima di
copertina) sono:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.

nome dell'autore o degli autori o pseudonimo dell'autore;


titolo del libro;
sottotitolo [eventuale];
curatore [eventuale];
illustrazione [eventuale];
editore e/o marca dell'editore;
titolo di collana se il volume appartiene a una collana;
richiami e coccarde [eventuale].

Il titolo a seconda della lunghezza pu svolgersi su pi righe, ma dovrebbe essere


posizionato sempre nella met superiore della copertina, in posizione canonica, per
non essere danneggiati dai criteri di catalogazione in uso nelle biblioteche. Nel caso
che il titolo sia disposto su pi righe si ricordi di non sillabare il testo (sembra una
scelta banale, ma necessaria). In generale poi, come indicazione di massima, se si
utilizza lo stesso corpo di carattere per tutte le righe di testo che compongono il titolo,
meglio prevedere di andare a capo con eventuali preposizioni presenti:

La vita
di Vittorio Alfieri
Se per vi uno scompenso di grandezze fra le righe in favore di un elemento di
attenzione, allora preferibile 'nascondere' la preposizione nella riga meno evidente:
La vita di

Vittorio Alfieri
In alcuni casi a fini commerciali l'editore pu voler mettere in evidenza il traduttore
oppure il presentatore del volume, se si tratta di nomi noti al grande pubblico e che
per questo possano costituire un richiamo pubblicitario.
Nel caso che il libro non abbia un autore, ma sia opera di uno o pi curatori, questi
seguono (quasi) sempre il titolo, preceduti dalla voce 'a cura di' o anche 'curato da'
(edited by, nel mondo anglosassone).
Il piatto posteriore del libro (quarta di copertina detta a volte anche ultima di
copertina) accoglie di solito elementi utili alla comunicazione, alla catalogazione e
alla commercializzazione del libro.
1.
2.
3.
4.
5.
6.

sinossi [eventuale];
recensione [eventuale];
nota bio-bibliografica sull'autore o sul curatore [eventuale];
didascalia [eventuale];
sponsor e diciture d'occasione [eventuale];
prezzo ;

7. codice ISBN;
La sinossi breve riassunto/introduzione ai contenuti del libro, a volte redatto sulla
base delle introduzioni o da esse estratto, utile per dare al lettore la dimensione e
l'argomento del libro. Eventuali recensioni e giudizi apparsi su quotidiani e riviste,
specie se firmati da nomi della cultura o del giornalismo, possono essere riportati a
scopo promozionale, anche in corpo pi grande. Sempre a scopo pubblicitario e
promozionale possono trovare posto in quarta di copertina marchi di sponsor,
associazioni, enti o aziende che a vario titolo hanno sostenuto o promosso la
pubblicazione. Talvolta queste informazioni si ripetono (o si trovano esclusivamente)
nel colophon o nelle alette, di preferenza in quella posteriore.
A fondo pagina sono generalmente posizionati il codice Isbn nella forma Ean13, il
prezzo, che deve essere dato sempre iva compresa, e a volte la didascalia, completa
di riferimenti, dell'illustrazione eventualmente utilizzata nella prima di copertina del
libro (facciata anteriore). Nelle edizioni non destinate alla vendita, il prezzo non deve
essere indicato e al suo posto obbligatoriamente (a fini fiscali, si intende) deve essere
apposta la dicitura 'Edizione fuori commercio'.

1. Piatto anteriore, copertina 2. Piatto posteriore, quarta di copertina


3. Dorso o costa 4. Aletta o risvolto posteriore 5. Aletta o risvolto anteriore
6. Titolo del libro 7. Autore del libro 8. Marca dell'editore
9. Sinossi 10. Recensione 11. Nota biobibliografica sull'autore
12. Didascalia 13. Prezzo 14. Codice Isbn

Nella figura rappresentato uno schema tipo di copertina con alette, con
i principali elementi costitutivi in posizione. Lo stesso schema, se si eliminano le aree
in grigio, ovviamente valido per la progettazione di una copertina senza alette.
In azzurro, i piatti (anteriore posteriore), detti anche prima di copertina e quarta di
copertina. Nella copertina in brossura i piatti hanno le stesse dimensioni della pagina
interna. In bianco tra i due piatti, il dorso detto anche costa, e anche costola. Nella
copertina in brossura il dorso ha un'altezza pari all'altezza di pagina e una larghezza
pari allo spessore dei fogli di cui il libro composto.
In grigio, le alette, dette anche risvolti o bandelle. Possono essere o non presenti a
seconda delle intenzioni dell'editore e possono avere una larghezza variabile, da 6-7
cm fino a poco meno della larghezza di pagina.
Lo stesso schema con inclusione delle alette valido per la realizzazione della
sovraccoperta.
Copertina in brossura o copertina morbida
La copertina in brossura o copertina morbida realizzata in una carta pi spessa
di quella utilizzata per l'interno, solitamente stampata nella faccia esterna e incollata
direttamente al blocco delle pagine del libro.
La copertina del libro si pu avere su cartoncino pregiato (Acquerello Fedrigoni, per
esempio) oppure su normale carta patinata spesso stampata a colori e plastificata
all'esterno con effetto lucido oppure opaco, per aumentarne la durata e migliorarne
l'aspetto. Altri effetti molto in voga negli ultimi tempi sono: l'impressione a caldo
attraverso la quale si ottengono tinte metalliche, non solo argento e oro, ma anche
fluorescenti, impossibili da stampare in offset; la lucidatura di alcuni elementi in modo
che risaltino su fondo preventivamente plastificato opaco (operazione nota in
tipografia come 'riserva'); la stampa a secco che consente di sbalzare a rilievo lettere
e figure, spesso combinata con le tecniche di stampa a caldo o di lucidatura test
richiamate.
Alette, risvolti, bandelle
Tipica della rilegatura in brossura la copertina con alette. Le alette, dette anche
risvolti o bandelle, sono due strisce, la cui larghezza varia in genere da pochi
centimetri (6-10) a quasi tutta la larghezza della copertina, che si ripiegano all'interno
della copertina e nelle quali d'abitudine si stampano una presentazione del libro e a
volte la didascalia dell'illustrazione di copertina (nel risvolto anteriore, quando non
stata posta nella quarta di copertina) e una nota bio-bibliografica dell'autore,
eventualmente accompagnata da una fotografia che si spera recente, nel risvolto
posteriore.
Legatura editoriale, copertina cartonata, copertina rigida
Legatura editoriale, copertina cartonata e copertina rigida (hardcover) sono
espressioni equivalenti per indicare la copertina del libro costruita a partire da
un'anima di cartone rigido rivestito all'esterno con materiale naturale o sintetico.

La principale differenza che intercorre fra una copertina brossurata e una copertina
rigida non sta, come in apparenza potrebbe sembrare, nella differenza di spessore e di
rigidit fra le legature, pure importante. L'aspetto sostanziale consiste invece nella
capacit di apertura delle pagine che i tipi di legatura consentono. La legatura in
brossura infatti permette un'apertura limitata delle pagine nel dorso, e questa
difficolt cresce con l'aumentare dello spessore del libro. La legatura editoriale,
conservando la mobilit del dorso che non in questo caso rigidamente incollato alla
copertina consente invece sempre un'apertura ottimale, anche nel caso di tomi molto
voluminosi, per i quali un tale tipo di legatura il sistema di elezione.
Il cartone utilizzato ha uno spessore variabile da 1 a 5 mm o pi, a seconda della
consistenza che si intende dare alla copertina e a seconda delle dimensioni del
volume. La cartella, come viene chiamato in legatoria il cartone rivestito destinato a
fare da copertina, divisa solitamente in tre pezzi, due quadranti e un dorsetto.
Nel realizzare la cartella, il dorsetto, corrispondente allo spessore del volume,
inserito fra due quadranti. Costruiti su due pagine aperte, i quadranti, corrispondenti al
piatto anteriore e al piatto posteriore del libro (copertina anteriore e copertina
posteriore), hanno dimensioni maggiorate rispetto alle dimensioni effettive della
pagina, presentando tutt'intorno un margine di dimensioni variabili, in genere da 3 a 5
mm, detto unghiatura.
Rivestimento in tela o materiale sintetico
Nella stampa dei materiali che l'industria mette a disposizione per il rivestimento della
copertina (tela, seta, finta tela, vinile o altro materiale, Imitlin di Fedrigoni p.es.),
solitamente ci si affida a tecniche non tipografiche, doratura a caldo e serigrafia
principalmente. Queste tecniche di stampa presentano alcune limitazioni che vanno
considerate nella progettazione, concernenti essenzialmente la riproduzione dei mezzi
toni e delle linee sottili.
In questo tipo di allestimento, in omaggio ai canoni classici, consigliabile limitarsi
alla sola stampa del dorso, mentre pur se possibile stampare il piatto anteriore con
autore, titolo ed editore, ci si astiene di solito da ogni tipo di impressione nella IV.
Qualche volta, e per soddisfare particolari esigenze commerciali, vi si pu rinvenire il
codice Isbn e il prezzo, ma ritengo sia una pratica da evitare decisamente.
Il volume accompagnato da una sovraccoperta una striscia di carta stampata da
un solo lato, realizzata secondo i criteri validi per la produzione di una copertina in
brossura con alette e completamente staccata dal volume in omaggio ai canoni
classici, reca la stampa solo nel dorso del rilegato, lasciando bianchi i piatti. Cos
Einaudi, Il Mulino, Zanichelli. In tal caso il dorso della sovraccoperta riproduce in
grandezza e disposizione il dorso del rilegato.
Rivestimento del cartonato
con stampa plastificata lucida o opaca
La legatura editoriale pu essere realizzata anche utilizzando per il
rivestimento semplicemente un foglio di carta, oggi quasi sempre stampato e

plastificato. In passato la carta utilizzata per il cartonato era spesso decorata con
motivi floreali o di fantasia, con dominanti rosse, verdi, blu, marrone. Nel rivestimento
di pelle al dorso si trovavano incisi in oro, sempre con grande discrezione, autore e
titolo.
Nella copertina con rivestimento in carta, si preparano, secondo quanto visto per
la brossura, piatti e dorso come un'unica striscia generalmente plastificata in sola
bianca (sul lato opposto la plastificazione renderebbe impossibile l'incollaggio al
cartone) con sufficiente risvolto per essere ripiegata e incollata all'interno.

Calcolo del dorso


Il dorso o costa la parte del libro che corrisponde genericamente allo spessore dei
fogli.
Naturalmente qualora si tratti di un volume cartonato dovr tenersi conto dello
spessore delle copertine, il cui spessore (l'anima di cartone) da solo pu variare dal
millimetro al millimetro e mezzo e oltre. Si pu ritenere con sufficiente
approssimazione che il dorso di un volume con rilegatura editoriale sia 4 millimetri
maggiore del relativo dorso in brossura. Inoltre qualche millimetro in pi potr
richiedere la realizzazione di un dorso tondo, che geometricamente rappresenta l'arco
sotteso alla corda costituita dal dorso cosiddetto 'dorso quadro'. Questo ha importanza
oltre che per il calcolo del dorso, soprattutto per il calcolo della sovraccoperta, ove
prevista.
In generale poi, lo spessore del dorso pu variare da pochi millimetri a diversi
centimetri. In genere, a parte i dizionari e le opere di carattere enciclopedico, le
misure raramente eccedono i 4 cm. Laddove la corposit dell'opera richieda un
numero di pagine che produce un dorso troppo spesso si preferisce in genere agire sul
tipo di carta e sulla sua grammatura al fine di ridurre gli spessori.
La stampa del dorso, come ovvio, utile per rintracciare i libri all'interno di uno
scaffale o in una pila di libri.
Una volta stabilito in via definitiva il numero di pagine del volume da stampare, il
metodo pi efficace per il calcolo del dorso consiste nel preparare un facsimile del
volume, un esemplare contenente fogli senza stampa, realizzato con lo stesso tipo di
carta e lo stesso numero di pagine previsti nell'edizione finale e misurandone il dorso.
Questo metodo, oltre a misurare con precisione lo spessore del libro, consente di
valutare anche l'impatto del volume sul lettore, sconsigliando dorsi troppo grandi o
spessori inadeguati alle dimensioni del volume.
Un secondo metodo, meno preciso del precedente ma in grado di produrre risultati
affidabili e accettabili nella gran parte dei casi, consiste nel misurare lo spessore di
100 fogli della carta che sar impiegata nella stampa del volume e poi, detti N il
numero delle pagine totali del libro, S lo spessore misurato del in mm dei 100 fogli
e d la misura del dorso da calcolare, ricavare lo spessore cercato attraverso una
semplice proporzione:
2 x 100 : S = N : d, cio d = N x S / 200
In un terzo metodo facile da utilizzare e rapido nei calcoli, sebbene ancor meno
preciso dei precedenti, si assume, abbastanza verosimilmente, che lo spessore di 100
fogli di carta 'normale' corrisponda in mm a 1/10 del valore numerico espresso dalla
grammatura. Cos, per esempio, 100 fogli di carta 100 g/m hanno uno spessore di 10
mm, 100 fogli di carta da 135 g/m mostrano uno spessore di 13,5 mm e cos via.
Rifacendo i calcoli come nel caso precedente, si pu calcolare lo spessore del libro.
Per un utilizzo pratico e immediato, soprattutto a fini preventivi, ci si pu servire di una
realizzata in base al terzo metodo.

Elementi del dorso


Il dorso del libro sempre stampato (vedi: stampa del dorso). Gli elementi che
compaiono nel dorso di un libro sono gli stessi contenuti in copertina o nel frontespizio,
eventualmente abbreviati e riequilibrati purch sufficienti all'identificazione del
volume:
1.
2.
3.
4.

[autore] [curatore];
titolo del libro [sottotitolo];
[nome della collana] [numero di collana] ;
[editore].

A seconda delle edizioni e delle case editrici, le voci in parentesi quadra possono
eventualmente mancare.
Il dorso del libro accoglie il titolo, eventualmente abbreviato per necessit, come si
legge nel frontespizio senza che sia apportato alcun tipo di cambiamento nell'ordine
delle parole. Sono riportati nel dorso anche gli altri elementi del frontespizio,
intendendo in questo caso per privilegiare colpo d'occhio, pulizia compositiva e
facilit di lettura, in modo da facilitare la lettura del dorso del libro posto nello scaffale
o poggiato orizzontalmente in una pila.
L'autore quando esiste raramente omesso. In particolare, se lo spazio sufficiente,
per un libro a pi mani si riportino i nomi degli autori, anche se numerosi. Per contro il
curatore anche in assenza di un autore, come accade nei volumi collettanei, quasi
sempre sottaciuto. Quando riportato, nei libri che non hanno autori, spesso si fa a
meno della dicitura "a cura di", equiparando graficamente in tal modo il curatore
all'autore. Anche il sottotitolo, bench presente in copertina, non trova di solito posto
nel dorso. Non manca quasi mai invece nei libri in cui esplicativo del contenuto, in
collane o volumi multipli il cui il titolo comune rimanga troppo generico per fare la
differenza fra i volumi. Per esempio, Giulio Ferroni, Storia della Letteratura Italiana.
Per i volumi appartenenti a una collana, come titolo nel dorso deve essere riportato il
titolo che quel volume ha nella collana. Il nome della collana e il numero del volume in
collana pu essere aggiunto nelle diciture del dorso, se lo spazio sufficiente: cos
Laterza, Einaudi, Mondadori, Il Mulino. Per l'editore si trova tanto il logotipo quanto la
marca, o entrambi.
Nelle opere costituite da pi volumi raccolti sotto un unico titolo (enciclopedie,
vocabolari, ecc.), la designazione del singolo volume che fa parte di una pubblicazione
multivolume (vol. 1, A-D, ecc.) deve essere aggiunta al titolo dell'opera nel dorso.

Stampa del dorso


La stampa del dorso regolata dalla ISO 6357:1985 Spine titles on books and other
publications.
Nell'editoria delle prima met del secolo scorso, la stampa del dorso seguiva un
criterio unico: le diciture relative al dorso si stampavano in un solo senso di lettura, in
modo cio da poterle leggere dal basso verso l'alto una volta riposto il libro nello
scaffale.
Alla base di questo comportamento tipografico ci sono le abitudini di lettura in uso fra
gli occidentali, da sinistra a destra e dall'alto in basso. Generalmente di fronte a uno
scaffale, in ossequio a convenzioni e abitudini lungamente contratte, scorriamo i libri
da sinistra a destra, il che per le nostre abitudini di lettura richiede che il senso di
lettura adottato nei dorsi sia dal basso verso l'alto.
Questa 'verit' stata messa in discussione dall'editoria moderna sulla base
dell'osservazione che un dorso stampato dal basso verso l'alto appare capovolto per
un volume chiuso, poggiato per esempio sul tavolo, con la copertina verso l'alto. Da
qui, la tendenza a stampare il dorso dall'alto in basso si generalizzata al punto da
considerare in gran parte inadeguato o addirittura sbagliato il verso di stampa per
anni adottato dall'editoria tradizionale. Il Chicago Manual of Style non ammette
alternative per la stampa del dorso e raccomanda la stampa di testi la cui lettura sia
dall'alto in basso. Da tempo segue questa regola la maggior parte dei grandi editori
italiani: Einaudi, Il Mulino, Laterza, Rizzoli, Mondadori, Bompiani, mentre resistono
sulle posizioni tradizionali Vallardi, Garzanti.

Anche l'ISO 6357:1985 Spine titles on books and other publications raccomanda di
utilizzare una stampa trasversale (orizzontale) del dorso ogni volta che questo
possibile, e perch lo spessore del dorso lo consente e/o perch il titolo o l'autore o
anche uno solo dei due molto breve e contenuto (fig. a).
Quando la stampa trasversale non possibile, deve essere adottata la stampa
discendente del titolo, che per l'ISO 6357 rappresenta uno standard (fig. b). Solo come
seconda opzione si scelga una stampa del dorso ascendente, considerata non
standard (fig. c).
Nelle pubblicazioni in cui un ridotto numero di pagine non consente la formazione di
uno spessore sufficiente a permetterne la stampa spesso sono ragioni di leggibilit
a stabilire se il dorso pu essere stampato , la dicitura stabilita per il dorso si
stamper sul piatto in vicinanza del bordo, seguendo l'orientamento di fig. b).
In ultimo l'ISO 6357 raccomanda di non includere informazioni essenziali nel dorso per
un'altezza di 30 mm dal limite inferiore, che rimane solitamente a disposizione delle
biblioteche per l'applicazione di etichette adesive relative ai processi di catalogazione.

Sovraccoperta
Per realizzare la sovraccoperta di un libro si parte da una striscia continua di
carta avente altezza pari a quella del volume a cui destinata e lunghezza tale da
potersi avvolgere tutta intorno alla copertina, quindi pari almeno alla larghezza del
dorso pi il doppio della larghezza di una pagina pi 15-20 centimetri almeno per i due
risvolti (le due alette).
La sovraccoperta un elemento mobile del libro, completamente staccabile e
attaccata al volume solo attraverso i lembi ripiegati all'interno della copertina. Solo in
rari casi (forse rarissimi) la sovraccoperta tenuta alla copertina con qualche punto di
colla. A causa di questa 'precariet', siccome non poi cos difficile che la
sovraccoperta definitivamente separata dal libro vada smarrirla, prudente non
affidare mai informazioni esclusive alla sovraccoperta, che non siano riportate anche
nella copertina sottostante e/o nelle pagine interne del volume.
La stampa delle sovraccoperta, detta anche sopraccoperta, avviene in sola bianca
(solo sulla faccia esterna), nella quale si riportano tutti gli elementi distintivi del libro
cos come troverebbero posto in copertina. La sovraccoperta un elemento mobile
che ha una funzione di rivestimento del libro: non ha, tranne che in casi eccezionali,
punti di incollaggio ed tenuta al libro esclusivamente tramite i risvolti che si
ripiegano all'interno della copertina. Presentandosi come una seconda veste del libro,
si trova di preferenza in edizioni di pregio o che intendono qualificarsi tali.
Di norma la sovraccoperta fa tutte le funzioni della copertina, presentando il libro in
tutti i suoi elementi ed escludendo per solito una stampa altrettanto completa nella
copertina sottostante.
La sovraccoperta spessissimo utilizzata con una copertina rigida (legatura editoriale
o hardcover) della quale si presenta come il naturale complemento, ma non sono rari i
casi di sovraccoperte su materiali morbidi e rilegature in brossura impiegate al fine di
accrescere l'appeal del volume.
Per quanto riguarda i materiali utilizzati, si trovano carte patinate e non, plastificate o
meno, stampate con inchiostri metallici, con impressioni a secco, doratura e
verniciatura parziale, e di varia grammatura a seconda degli effetti che si vogliono
conseguire.
La progettazione di una sovraccoperta segue le linee della brossura con alette. Le
differenze, oltre all'ovvio adeguamento del formato che potrebbe sensibilmente
aumentare nel caso di un cartonato, sono date dalla diversa percezione del dorso, che,
in assenza di spigoli vivi, nella sovraccoperta sembra non avere limiti netti che lo
separino dai piatti, della qual cosa bisogna far conto in fase di progettazione.
I risvolti della sovraccoperta non sono sempre stampati, ma possono accogliere notizie
sull'autore o messaggi di sponsor o di testimonial.

Risguardi
I fogli bianchi all'inizio e alla fine del volume, per parte incollati all'interno della
copertina
rigida,
sono
detti
usualmenterisguardi, risguardie (endpapers)
o sguardie o anche fogli di guardia.
Per la risguardia si pu impiegare carta diversa da quella utilizzata per la stampa
del'interno del volume. La scelta di elezione la carta uso mano, per la capacit di
tenere la colla che questa carta dimostra. possibile in particolare conseguire effetti
gradevoli attraverso l'utilizzo di carte colorate da abbinare con il rivestimento esterno
o che richiamino pi o meno esplicitamente caratteristiche grafiche, cromatiche o
concettuali dell'interno.
Le risguardie possono anche essere stampate, con colore unico o in quadricromia.
Scegliere un soggetto per le risguardie (unico o ripetitivo) non operazione
semplicissima. Col tempo la grafica scelta potrebbe rapidamente invecchiare o
risultare ingombrante, togliendo inevitabilmente valore al volume. preferibile
orientarsi su immagini delicate e non invadenti o icone ripetute a formare un
pattern. Illustrazioni e motivi utilizzati nella stampa delle risguardie, riprodotti a scopo
non esclusivamente decorativo, devono essere ripetuti nel testo dal momento che
spesso le risguardie possono andare perse, strappate o coperte da una nuova
legatura. Questa caratteristica attiene pi alla legatura che al contenuto del libro. Le
risguardie infatti sono presenti solamente nella rilegatura cartonata detta anche
editoriale e nella copertina all'olandese. Sono invece assenti nella brossura. Per tale
motivo non inserisco le risguardie fra le parti del libro.

ISBN
ISBN sta per International Standard Book Number, un identificativo internazione
del prodotto librario dal 2008 formato definitivamente da 13 cifre in sequenza e
costruito come un EAN (European Article Number) per quanto riguarda il codice a
barre corrispondente. Fino al 2008, l'Isbn era costituito da 10 cifre che per
l'applicazione del codice a barre sui prodotti, per, un algoritmo provvedeva a
trasformare in EAN, sempre di 13 cifre.
Spesso, anche negli ambienti specializzati, con evidente ridondanza, si sente parlare di
"numero Isbn".

L'Isbn deve essere attribuito a ogni opera edita. Se la stessa opera viene pubblicata in
due formati diversi, oppure una rilegata in cartonato, per es., e una rilegata in
brossura devono essere attribuiti due numeri diversi, cos come per edizioni limitate, di
lusso, cofanetti, ecc. L'Isbn si conserva uguale nelle ristampe del medesimo volume,
anche se di edizioni diverse, rivedute o corrette.
Nelle edizioni elettroniche l'Isbn deve essere messo nella stessa pagina del
titolo/frontespizio o se la pubblicazione la prevede nella pagina del copyright. Al libro
pubblicato sia in versione cartacea che in e-book dovranno essere attribuiti due diversi
codici ISBN. Se l'e-book inoltre distribuito in diversi formati (ad esempio kindle,
epub, nook, .lit, .pdf, .html) dovr essere utilizzato un codice ISBN per ogni formato.
Il codice Isbn, opportunamente diviso, deve essere riportato anche nell'interno del
libro e lo si trova quasi sempre nel colophon o in una pagina a fine volume che fa
ancora funzioni di colophon, inseme al "finito di stampare". Ugualmente importante
mantenere le dimensioni dei rispettivi codici a barre sempre vicine agli standard
richiesti, anche se sono tollerabili perch ancora funzionali riduzioni fino al 40% della
dimensione prescritta.
La posizione raccomandata per il codice a barre dell'Isbn la quarta di copertina, nel
quadrante in basso a destra, preferibilmente verso il dorso, ma lo si pu trovare
comunemente, come naturale, a seconda degli editori, anche in altre posizioni. Le
dimensioni raccomandate (fattore di ingrandimento 1) sono mm 37,29 x 22,45
(formato standard), ma su supporti lisci che assicurino una stampa nitida e accurata le
dimensioni (fattore di ingrandimento 0,8) possono essere ridotte a 29,83 x 21,01 mm

(formato ridotto). Il codice a barre dell'Isbn riporta sempre nella parte alta il codice
Isbn scritto con carattere OCR B.

necessario per garantire facilit di lettura alla penna ottica stampare sempre su
bianco il codice a barre, quindi se necessario 'scavare' un rettangolo bianco
nell'eventuale fondo colorato e posizionarvi il codice. I colori consentiti per la stampa
del codice a barre (perch siano leggibili dallo scanner) sono il nero, blu, verde e
marrone su fondo bianco, sempre preferibile, o in alternativa giallo o rosso. I colori non
consentiti per il fondo sono verde, blu, marrone, oro, argento e nero, dal momento che
non possibile stampare in negativo il codice a barre. Sul sito www.isbn.it
consultabile la tabella colori.

In Italia l'ISBN rilasciato, a pagamento, dall'Agenzia Isbn per l'area di lingua italiana
(www.isbn.it) agli editori che ne facciano richiesta. L'acquisto minimo di numeri Isbn
di dieci unit. Il numero di cifre contenute nel blocco editore + libro sempre uguale a
7. A un minor numero di cifre nel blocco editore corrisponde un pi alto numero di
codici isbn disponibili e, viceversa, un numero pi alto di editori potr contare su un
numero ristretto di codici, anche solo 10 nel caso che il gruppo libro sia costituito da
una sola cifra. E infatti piccoli numeri nel gruppo editori sono riservati ai grandi editori
che hanno necessit di grandi disponibilit di Isbn.

Pagine iniziali
A volte dette anche pagine preliminari (preliminary matter), componenti iniziali in
Roberto Lesina, le pagine iniziali includono tutte le pagine che precedono il testo,
largomento del libro vero e proprio.
Le pagine iniziali includono quindi le pagine bianche allinizio del volume, il titolo, il
colophon, dediche, occhielli, collana, altri titoli in collana o dello stesso
autore, ringraziamenti, indici e sommari (se non sono posti in fondo al volume). Inoltre
fanno a rigore parte delle pagine iniziali tutti quei contributi anche letterari e corposi
che non sono scritti dallautore: presentazioni, prefazioni, introduzioni.
Questo gruppo non ha una lunghezza n un ordinamento fissi. Il numero di pagine di
cui si compone variabile e pu andare da due a un sedicesimo e oltre, a seconda
degli elementi presenti e della corposit con cui si presentano. Di norma, tuttavia, un
libro generico quasi mai accoglie tutte le tipologie che concorrono a formare la
componente preliminare del libro. Nei libri di narrativa spesso, e di regola, manca
lindice; pu mancare la dedica mentre presente locchiello, pu non esserci la
collana mentre vi sono dei ringraziamenti.
La sequenza adottata non ha validit universale essendo spesso soggetta a valutazioni
di vario tipo da parte delleditore o del grafico in rapporto alla consistenza del volume,
allargomento trattato o al pubblico cui il prodotto destinato.
La sequenza abitualmente adottata prevede due pagine bianche poste allinizio del
libro a protezione del contenuto. Segue il frontespizio, sul recto di una nuova pagina,
vale a dire in una nuova pagina dispari (destra). Sul verso del frontespizio (pagina pari,
di sinistra) trova posto il moderno colophon, la pagina dei credits e del copyright.

Ordinamento delle pagine


La sequenza delle pagine iniziali in un libro segue un ordine, fatte salve alcune varianti
dettate da abitudini ed esigenze editoriali diverse, universalmente condiviso.

PAGINA 1, bianca, cio senza segni di stampa. In alternativa si pu trovare qui


l'occhiello normalmente posto in p. 3;
PAGINA 2, bianca. Antiporta. In alternativa pu ricevere il contenuto della p. 4;
PAGINA 3, occhiello [eventuale]. L'occhiello a circa un terzo dell'altezza reca
solitamente il nome della collana con l'aggiunta o meno del numero della
pubblicazione;
PAGINA 4, bianca, [eventuale]. In alternativa in questa posizione pu trovarsi a
volte la dedica, altre volte titoli dello stesso argomento presenti in collana
oppure titoli dello stesso autore;
PAGINA 5, frontespizio. una pagina fondamentale e non deve mai mancare.
Riporta, quasi sempre nell'ordine, autore, titolo, editore, con l'aggiunta o meno
dell'eventuale curatore e/o del traduttore, se trattasi di opera straniera;
PAGINA 6, colophon. In questa pagina compare l'editore, l'anno di
pubblicazione, la dichiarazione di copyright, brevi avvertenze e altre notizie
accessorie che non trovano posto altrove nel volume. possibile in alcuni casi
che per particolari esigenze o abitudini editoriali il colophon sia retrocesso a p. 4
(di fronte al frontespizio) e che questa pagina sia intenzionalmente lasciata
bianca;
PAGINA 7, destra. Ringraziamenti o dedica [eventuale]. invalso anche da noi
l'uso, proprio dell'editoria anglosassone, di porre i ringraziamenti
(acknowledgements), specie se corposi, in principio di volume, riservando loro
un'intera pagina. Solitamente posti alla fine del volume, in carattere pi piccolo,
o addirittura nel colophon. La dedica, in carattere pi piccolo del testo,
solitamente allineata a destra, si colloca a circa un terzo dell'altezza della
pagina. richiede una pagina a s quando non si opti per una collocazione pi
discreta, in antiporta o nel colophon. La dedica come pagina a s pu utilmente
essere spostata dopo il sommario se esiste, e addirittura dopo tutte le
presentazioni e le introduzioni di terzi, in modo che riguardi solo l'opera
dell'autore, oggetto della dedica e non l'eventuale lavoro di altri;
PAGINA 8, bianca [eventuale];
PAGINA 9, indice o sommario [eventuale];
PAGINA 10, bianca [eventuale]. Continua il sommario dalla pagina precedente;
PAGINA 11, presentazione [eventuale]. La presentazione per solito scritta da
persona diversa dall'autore e firmata, con o senza l'indicazione delle specialit;
PAGINA 12, rimane bianca [eventuale] se in essa non vi continua la
presentazione;
PAGINA 13 prefazione, introduzione. Di solito parti introduttive all'opera scritte
dall'autore.

Pagine bianche
Con il termine pagine bianche (endpapers) ci si intende riferire di solito alle due
pagine consecutive lasciate intenzionalmente bianche (non stampate) all'inizio e alla
fine del libro.
Nei paesi di cultura anglosassone lo stesso termine individua (anche) le risguardie, le
pagine non sempre bianche, anzi spesso stampate con motivi decorativi che nelle
rilegature con copertina rigida rimangono quasi per la met incollate alla copertina.
Il verso della pagina bianca che non seguita da un occhiello nella maggior parte
dei casi la pagina del contro-frontespizio ed variamente utilizzata dagli editori. Va
prima di tutto operata una prima differenza fra gli editori che decidono di lasciare la
pagina completamente bianca e coloro che ne prevedono la stampa. I primi
probabilmente tendono a salvaguardare e mettere in rilievo l'elemento fondamentale
delle pagine iniziali, il frontespizio. E perci evitano di appesantirne la lettura con altri
elementi ancorch di servizio e dislocati nella pagina a fronte. I secondi non si
rassegnano a far rimanere vuoto uno spazio dal punto di vista comunicativo cos di
primo piano, per cui a seconda delle esigenze vi spostano di tutto, dalla dedica agli
altri titoli in collana, dalle dichiarazioni di copyright al finito di stampare che
concettualmente e storicamente completano le diciture del frontespizio.
Editori e pagine bianche
In molti editori e soprattutto in molte edizioni non di pregio la prima pagina utilizzata
come occhiello. In una o due righe poste generalmente nella met superiore della
pagina riportato il titolo della collana, con eventualmente il numero che il volume ha
nella collana: Universale Laterza / 831 (Laterza 2003), ET Classici / 91 (Einaudi 2008),
Gli struzzi *390 (Einaudi 1990), Oscar Saggi (Mondadori 1996), Oscar grandi classici
(Mondadori 2008), UNIVERSALE PAPERBACKS IL MULINO / 305. (Il Mulino 2007),
TASCABILI BOMPIANI (Bompiani 2010), BIBLIOTECA SCIENTIFICA SANSONI / 5 (RCS
1996), BUR (RCS 1995), ACQUARELLI (Giunti Demetra 2006), Sintesi (Bruno Mondadori
1996, 2002).
Zanichelli pare aver abolito del tutto le pagine bianche all'inizio del volume che inizia
direttamente con il frontespizio. Conserva in alcuni casi bianca la pagina di guardia
nelle edizioni rilegate, in altre si trova anche questa stampata con intenti funzionali al
testo nel solo recto, mentre il verso (la pagina in contro-frontespizio) continua ad
essere preservata bianca.
Il Mulino per contro costante e severo nell'utilizzo della pagina bianca come
occhiello: dalla collezione di Testi e Studi all'Universale Paperback alla scolastica
Itinerari.
Ma il comportamento degli editori non uniforme, e a seconda della collana e delle
edizioni, si possono trovare ripensamenti. Laterza (2010) conserva una pagina bianca
prima dell'occhiello in cui riportata la collana nella Economica Laterza e anche i
Grandi Tascabili Economici (Newton Compton 2010) hanno una pagina bianca prima
del titolo di collana.

A parte Zanichelli, nelle edizioni di un certo impegno rilegate con copertina rigida gli
editori tendono a conservare la pagina bianca: cos Einaudi nei Dizionari Einaudi,
Laterza nella Storia Oxford dell'arte classica, Mondadori nei Meridiani. Rimane l'utilizzo
di occhiello o di semplice riassunto del titolo (halftitle) nelle pubblicazioni del Mulino
(Collezione di Testi e Studi), di Laterza nelle Enciclopedie del Sapere, Garzanti con I
classici, Electa e De Agostini.
La tendenza perci, superata la necessit di proteggere realmente il contenuto del
libro dalle conseguenze di una cattiva rilegatura o di una vita tormentata fra gli
scaffali, sembra quella di vincere il vuoto della pagina bianca utilizzandola a mo' di
occhiello oppure decorandola con segni tipografici minimi che, pur se a volte
ridondanti, diano senso alla pagina e ne confermino l'identit funzionale.

Frontespizio
Pio II, Pont. Max. (Enea Silvio Piccolomini), Bulla cruciata contra Turcos "Ezechielis
prophetae". 22 ott. 1463, Mainz: Johann Fust e Peter Schoeffer, dopo il 22 ott. 1463.
Prima pagina.Herzog August Bibliothek, Wolfenbttel (Germania)
Il frontespizio (Title page) di un libro la pagina destra (recto) del libro che reca a
stampa il nome dell'autore, il titolo dell'opera e l'editore. Il frontespizio si trova quasi
sempre alla pagina 3 del libro a fronte di una pagina di solito bianca. La pagina 1 pu
essere bianca o accogliere l'occhiello (halftitle o bastard title), ma se questo segue le
pagine bianche e occupa la pagina 3, il frontespizio pu slittare a pagina 5.
In alcuni casi, specie nei libri d'arte, il frontespizio pu estendersi alla pagina 2 e
presentarsi sulla doppia pagina aperta. In altri casi, soprattutto in presenza di
traduzioni di opere classiche da una lingua straniera o in caso di una ristampa
anastatica o meno pu presentarsi al lettore un doppio frontespizio, che si svolge a
fronte nelle pagine 2 e 3. La stessa situazione pu essere risolta tuttavia in alcuni casi
favorendo la ripetizione del frontespizio su due pagine destre successive e occupare in
tal caso le pagine 3 e 5.
Il termine frontespizio dal tardo latino frontspcium composto di frons 'fronte' e
di specre 'guardare' (De Mauro) indica ci che sta davanti, la parte che si vede del
tutto a somiglianza del frontespizio in architettura, sostenendo etimologicamente la
funzione svolta dal frontespizio come prima e pi importante pagina del libro,
dimostrando il valore accessorio della copertina e la sua estraneit alle parti del libro,
almeno in quello delle origini.
I primi esempi di frontespizio in senso moderno, affermatisi definitivamente nel
Cinquecento, risalgono al 1480. Maria Gioia Tavoni segnala un 'protofrontespizio'
risalente al 1463, stampato in folio a Magonza proprio da Fust e Schoeffer, l'uno il
socio di Gutenberg e l'altro suo principale collaboratore, nella Bulla cruciata contra
Turcos "Ezechielis prophetae" del papa Enea Silvio Piccolomini (vedi immagine).
Il frontespizio contiene i principali elementi identificativi del libro: autore / autori,
eventuale curatore o direttore della collana o dell'opera, titolo completo dell'opera,
eventuale sottotitolo, eventuale numero del volume, editore. In esso a seconda dei
casi possono inoltre trovare posto notizie in genere riportate nel colophon: nome del
traduttore, nome dell'illustratore, autore della presentazione, titolo della collana, titoli
delle opere raccolte, Nuova edizione, Edizione riveduta e corretta, luogo e data di
pubblicazione, marca dell'editore.
A seconda del tipo di libro e delle scelte grafiche, pu in alcuni casi essere assente
l'editore e in casi eccezionali (per esempio nel caso di guide turistiche e di materiali di
presentazione) pu omettersi anche l'autore che viene menzionato a parte, per
esempio nel colophon, con la dicitura testi di.... In ogni caso nel frontespizio si
conterr almeno il titolo del libro. Secondo le consuetudini di stampa in Italia il nome
dell'autore precede in generale il titolo, ma quando segue spesso preceduto dalla
preposizione <di>. Se gli autori sono pi d'uno gli autori saranno esposti in ordine
alfabetico, se possibile su una sola riga, oppure in ordine di et o in rapporto al volume

dei rispettivi contributi o in relazione alla notoriet o all'autorit di cui godono,


secondo gli accordi presi dagli autori stessi.
Nei volumi collettanei redatti sotto la guida di un curatore l'elenco degli autori pu
essere riportato nel frontespizio o pu anche essere omesso in favore di un elenco
degli autori posti alla fine o anche all'inizio del volume. Il nome del / dei curatore / i
generalmente preceduto dalla dicitura <a cura di> con <a> quasi sempre minuscola.
Il nome del traduttore preceduto dalla dicitura <Traduzione di>, quello
dell'illustratore dalla dicitura <Disegni di> o <Illustrazioni di> oppure <Illustrato da>.
Nei casi in cui si debba menzionare l'autore della presentazione, si adottano diciture
del tipo <Presentazione di>, <Introduzione di>, <Con una presentazione di>.

Colophon
Il colophon o con termine disusato colofone (dal greco kolophon, coda) era la pagina
di chiusa del libro in cui gli editori dichiaravano la propriet dell'opera e stampavano il
proprio
emblema.
Nel colophon si riportano svariate diciture tecniche e di servizio molte delle quali
obbligatorie per legge. In genere sono sempre presenti
1. la data di pubblicazione;
2. il copyright con il nome di chi detiene i diritti dell'opera (nella maggior parte dei
casi l'editore, se esiste,oppure l'autore);
3. l'ISBN, dove attribuito, nella sola forma numerica;
4. nel caso che si tratti di una traduzione o di un lavoro stampato sotto licenza di
altri, il titolo dell'opera con i dati completi che individuano il libro nell'edizione
originale;
5. in caso di ristampa o di nuova edizione, vanno riportate complete di mese a
anno la data della prima edizione e in nuova riga la data della edizione corrente.
Nella pagina del colophon trovano inoltre posto tutte le diciture e i ringraziamenti che
non sono stati esposti altrove. A seconda delle scelte effettuate dell'editore, nel
colophon possono ospitarsi i nomi dell'illustratore, del traduttore, dell'editor, del
direttore
editoriale,
del
grafico
e
dello
stampatore.
Inoltre sempre nel colophon, se non prevista una pagina apposita dei ringraziamenti,
vanno ringraziamenti a enti e istituti per collaborazioni ricevute, per patrocini o per
contributi economici ricevuti per la stampa. Ancora nella stessa pagina sono raccolte
le referenze fotografiche, se non riportate una per una nelle didascalie e se non sono
tante abbastanza da suggerire un elenco a parte (elenco delle fotografie e delle
illustrazioni). Sempre nel colophon vanno inseriti i ringraziament anche personali
dell'autore, se non riportati altrove, ai privati che hanno fornito collaborazioni a
qualunque titolo, materiali, interviste, foto, documenti, spunti ecc.
Infine lo stesso spazio accoglie le diciture di rito, spesso in doppia lingua (italiano e
inglese), riguardanti il divieto di riproduzione in tutto o in parte senza il permesso
scritto
dell'editore.
La mole di dati via via destinata al colophon molto cresciuta nel tempo presso quasi
tutti gli editori, al punto che la pagina divenuta un ingombro considerevole e di
difficile gestione all'interno del libro. Per questa ragione molti editori tendono ormai a
riprodurre i contenuti propri del colophon in pi pagine separate, cercando di
contenere le diciture al minimo indispensabile. La formula <finito di stampare>
obbligatoria per legge poich necessario indicare sempre nome e indirizzo dello
stampatore si trova infatti quasi sempre in una pagina a parte, nelle pagine finali del
volume. Ad essa a volte si accompagnano altre notizie, la marca dell'editore, il piano
delle ristampe (Einaudi).

Indice
L'indice nel libro moderno, di regola, posto all'inizio del volume, per motivi di
praticit sempre nelle prime pagine del volume, in genere subito dopo la pagina del
colophon. Non raro comunque presso alcuni editori trovare l'indice alla fine del
volume. Questa la scelta d'elezione nel libro antico.
Alcune considerazioni di tipo logico (e pratico) suggeriscono la collocazione dell'indice
all'inizio del libro.
L'indice pu mancare in opere poco strutturate (romanzi, brevi saggi).

Testo o corpo del testo


Il testo o corpo del testo (text) rappresenta la parte centrale del libro. Esso include il
libro propriamente detto, il testo scritto di pugno dall'autore che in condizioni limite,
ossia anche eliminando ci che precede e ci che segue, sarebbe ancora riconosciuto
come il libro completo, senza lacerazioni o lacune. A seconda dell'argomento
affrontato dal libro, il corpo del testo pu includere immagini e documenti oppure
trattarne in maniera esclusiva, come avviene nei libri di fotografia e nei cataloghi
d'arte e di mostre.
Se le pagine iniziali sono particolarmente corpose e articolate con presentazioni e
introduzioni particolarmente lunghe, pu risultare opportuno segnalare l'inizio del
testo con l'inserimento di una pagina che abbia il titolo nel recto e resti bianca nel
verso.
Il testo nella letteratura scientifica solitamente organizzato in divisioni gerarchiche
che ne consentono una pi agevole trattazione e ne favoriscono la comprensione
anche attraverso una lettura incrociata, mentre i testi di narrativa conoscono divisioni
meno ampie soggetti come sono a una lettura di tipo sequenziale.
Le divisioni principali operate nel testo sono volumi, parti e sezioni, capitoli, paragrafi
e sottoparagrafi.

Divisione in volumi
Un volume o tomo un intero libro, completo di copertina, che non rappresenta per
tutta l'opera ma solo una sua parte. A volte sono criteri concettuali che portano
a sviluppare un'opera in pi volumi, talaltra semplici considerazioni di tipo pratico, non
da ultimo legate anche al volume fisico eccessivo che la stampa di un volume singolo
potrebbe comportare. Le opere enciclopediche sono quasi sempre di necessit
multivolume, cos come i vocabolari che accolgono un gran numero di lemmi.
Quando per contenuto e caratteristiche i libri che fanno parte di un'opera in
volumi sono suscettibili di essere acquistati, letti e fruiti singolarmente in
maniera indipendente rispetto al resto dell'opera, allora essi devono presentare
caratteristiche di completezza, possedere ognuno una propria numerazione, una
propria bibliografia, indici distinti dagli altri volumi.
I volumi pubblicati come parte di un'opera pi vasta possono essere etichettati e
distinti in diversi modi, recando indicazioni relative alla partizione, al numero
progressivo attribuito al volume, all'argomento trattato nel singolo volume, a un
intervallo temporale che limita o racchiude quanto trattato o raccolto nel volume. Di
fatto, nella pratica nel singolo volume si ritrovano spesso pi attributi distintivi, per cui
abbiamo volumi che oltre al numero recano l'indicazione di un intervallo di tempo o di
un gruppo di oggetti o di lettere dell'alfabeto, volumi che presentano sia il numero
progressivo che il titolo, altri ancora che hanno o solo numeri o solo titoli.
Nella numerazione dei volumi di un'opera comune l'uso degli ordinali: volume primo,
volume secondo, volume terzo ecc.
Si veda per es. la Storia della letteratura italiana di Cecchi e Sapegno (Milano, Garzanti
Editore 1965):

Volume primo, Le origini e il Duecento


Volume secondo, Il Trecento
...
Volume sesto, Il Settecento
...

Ovviamente possibile etichettare molto pi semplicemente i volumi di un'opera,


fermandosi alla sola enumerazione dei volumi come accade nel Decameron edito da
Giunti Barbra:

Decameron, volume primo (1980)


Decameron, volume secondo (1981)

In alcuni casi, specie per le raccolte nelle quali non si vuole prioritariamente stabilire
una gerarchia o indicare un ordine di lettura o di importanza, preferibile evitare la
numerazione dei singoli volumi. Cos per es., Emilio Segr, Personaggi e scoperte della
Fisica. Da Galileo ai quark, Oscar Saggi, 2 voll., Milano, Arnoldo Mondadori Editore
1996:

Personaggi e scoperte della Fisica classica. Da Galileo alla termodinamica.


Personaggi e scoperte della Fisica contemporanea. Da Rutheford ai quark.

Come si vede i due volumi nel titolo e nel sottotitolo richiamano, pur
differenziandosene, il
titolo
principale
dell'opera
fornendo
contemporaneamente indicazioni sul contenuto del singolo volume.
La numerazione delle pagine, specie nei casi in cui il volume non rappresenti una
divisione logica ma solamente fisica del contenuto, si estende attraverso tutti i volumi.
Tuttavia se nei volumi esistono delle pagine iniziali di presentazione, prefazione ecc.
sar bene per queste adottare una numerazione diversa, per es. alfabetica o romana,
che parta sempre da i, ii, iii ... per ogni volume.
consuetudine diffusa segnare la fine dei volumi con la dicitura "Fine del primo
volume" e cos via fino al penultimo.

Parti e sezioni
Le Parti o Sezioni sono suddivisioni primarie del testo che individuano le unit
logiche costitutive del testo e ne presentano organicamente i contenuti.
Le parti sempre numerate, eventualmente accompagnate da un titolo e se necessario
anche da un sottotitolo, si presentano generalmente su pagina destra (recto), con la
successiva pagina sinistra (verso) bianca oppure illustrata. Per motivi di spazio
possibile avere parte e capitolo sulla stessa pagina.
Le pagine che indicano l'inizio di una parte o di una sezione devono essere incluse
nella numerazione come le altre pagine di testo, ma vanno trattate alla stregua di
pagine bianche evitando che i numeri possano apparire sia sul recto che sul verso. Le
parti sono divise in capitoli ed buona norma avere per quanto possibile delle parti
coerenti, di uguale lunghezza. Il capitolo che segua una parte o una sezione comincia
sul recto (pagina dispari). Secondo il Chicago Manual of Style una parte pu essere
creata se contiene almeno due capitoli, ammettendo la possibilit di avere parti con
un solo capitolo solo per parti introduttive e conclusive.
I sostantivi parte e sezione si trovano, se scritti in alto e basso (maiuscolo e
minuscolo), quasi sempre con iniziale maiuscola.
consuetudine numerare con gli ordinali le parti e le sezioni: Parte I, Parte II, Sezione
I, Sezione II ecc, in cui il numerale pu essere anche sciolto, Parte prima, Sezione
prima, Parte seconda, Sezione seconda ecc. Ma si possono trovare con discreta
frequenza soprattutto nei testi di narrativa anche i numeri arabi (Parte 1, Parte 2 ecc.)
che per problemi soprattutto di eufonia non si trovano sciolti altrettanto spesso (Parte
Uno, Parte Due ecc.).
Come macrodivisione, parti e sezioni possono esistere anche in assenza di richiami e
denominazioni specifiche: il titolo di sezione in pagina nuova che preceda un certo
numero di capitoli costituisce di fatto una parte anche se non specificata come tale.
Nella compilazione di indici e sommari e nei rimandi alla parte nel testo
consuetudine comune non citare il numero di pagina.
Quando
parte
e
sezione
sono
usati
come
sinonimi
sono
posti
a
indicare indifferentemente con nomi diversi stesse divisioni concettuali di testo:
Questo libro ha una sezione di grammatica e una di esercizi (nel Vocabolario Treccani
alla voce sezione). Dove non siano considerate equivalenti, sempre la parte a
includere la sezione e non viceversa; vale a dire che all'interno di ogni parte possono
contenersi pi sezioni: parte prima, sezione prima, sezione seconda ecc.
La confusione purtroppo non finisce qui. Nello stile anglosassone Sezione (section)
una suddivisione interna al capitolo, quindi gerarchicamente distante dalla parte
(Ritter : p. 15), anche se il Chicago Manual of Style ammette in alternativa l'uso
di sectioncome equivalente di part.
Inoltre in campo informatico nei software di impaginazione, per esempio in InDesign,
la sezione sta a indicare un gruppo qualunque di pagine che possibile distinguere dal
resto delle pagine del documento attraverso numerazione e caratteristiche separate.

La divisione in parti di un testo non deve essere confusa con le parti del libro che
attiene alla divisione di un volume nelle sue componenti principali, pagine iniziali,
testo e pagine finali.

Capitoli
Quando siano assenti Parti o Sezioni il Capitolo diviene la divisione fondamentale del
libro. Nelle pubblicazioni di ampio respiro il capitolo, la divisione principale, comincia
sempre sul recto (pagina destra del libro). Questa consuetudine oggi spesso
disattesa, sicch la prima pagina di un capitolo pu indifferentemente trovarsi sia a
destra che a sinistra. per importante che tale scelta sia operata consapevolmente,
prima ancora di essere adottata alla cieca.
Si tenga comunque presente che il capitolo sulla sinistra giustificato nei casi in cui lo
scritto sia articolato in capitoli molto brevi nei quali il continuo rimando in pagina
destra produrrebbe un'eccessiva frammentazione del testo, con l'inserzione di un
numero probabilmente considerevole di pagine bianche, richieste per quei capitoli che
terminano in pagina dispari, che indurrebbe a una visione poco compatta del volume.
Per i capitoli si adottino titoli brevi e esplicativi. I titoli su due righe e pi sono tutt'alto
che infrequenti, ma non per questo sono belli a vedersi. Per la posizione dei titoli si
pu scegliere un allineamento centrale, a sinistra o a destra secondo il progetto
grafico. Anche le dimensioni possono variare dalle stesse dimensioni utilizzate per il
testo fino a corpi notevolmente superiori (fino a 8 punti e pi del corpo del testo).
Anche se ovviamente possibile utilizzare qualsiasi combinazione di stile carattere, si
preferisca il font regular composto in maiuscolo e minuscolo, se altre indicazioni di
carattere grafico e progettuale non consigliano diversamente.
Nella prima pagina del capitolo, sia in presenza che in assenza di titoli, previsto un
numero variabile di righe vuote, a seconda degli editori e dei compositori, prima
dell'inizio del testo. Per talune pubblicazioni di pregio per il capitolo possono adottarsi
le stesse convenzioni grafiche che regolano le parti e le sezioni, sicch il capitolo pu
iniziare sul recto con il solo titolo e continuare con il testo sul recto seguente,
lasciando il verso bianco.
Nella numerazione dei capitoli si impiega la numerazione romana altrettanto
frequentemente di quella araba. Se per il numero dei capitoli organico a un sistema
di numerazione che coinvolge capitoli, paragrafi e sottoparagrafi allora obbligatorio
l'uso delle cifre arabe (vedi numerare i contenuti). Nella narrativa comune trovare
capitoli senza titolo, che si distinguono solo in base al numero e nei quali in alcuni casi
la stessa voce 'capitolo' omessa o sottintesa.
La prima riga di testo convenzionalmente non vuole il rientro, ancorch questo sia
presente nell'impostazione del testo. Ma Einaudi per esempio non lo fa nelle sue
collane: Piccola Biblioteca Einaudi (PBE), Collezione di Teatro, Einaudi tascabili, anche
se viceversa applica il rientro al titolo con allineamento a sinistra.

Paragrafi e sottoparagrafi
Il paragrafo la porzione di testo che risulta dalla divisione in parti di un capitolo. Il
paragrafo presente soprattutto nella letteratura scientifica e nella saggistica dove a
seconda dell'organizzazione degli argomenti pu essere a sua volta diviso
in sottoparagrafi e se necessario ancora in sotto-sottoparagrafi in un numero
ragionevole di divisioni che non diano problemi alla lettura e che rispettino la
sequenza logica degli argomenti.
In origine il paragrafo, come suggerisce la sua etimologia, era un segno grafico, una
lineetta, un'annotazione a lato dello scritto che serviva a segnare una pausa o un
passaggio nel testo o un cambio di persona nei dialoghi e a volte in senso
estremamente moderno anche un cambio di argomento.
Sul paragrafo esiste una certa confusione terminologica derivata dall'uso impostosi in
ambito
informatico
del
termine italiano
paragrafo come
false
friend
dell'inglese paragraph in sostituzione del nostro capoverso. La gran parte dei software
di impaginazione e di elaborazione testi utilizzano la voce paragrafo per indicare la
quantit di testo compresa tra due pressioni successive del tasto invio (a capo). Nella
formattazione dei testi questo 'paragrafo', vale a dire il capoverso, riveste molta
importanza, poich rispetto ad esso si definiscono gli stili (detti appunto di paragrafo)
in base ai quali poter definire e cambiare rapidamente l'aspetto del testo. Inoltre, ad
aumentare la confusione, il simbolo scelto per tali porzioni continue di testo e il
cosiddetto segno di paragrafo () ripreso, non casualmente, dai codici medievali dove
una specie di q rovesciata indicava il paragrafo.
In effetti una tale definizione di paragrafo, bench comune alla gran parte degli
operatori informatici anche dilettanti, non ancora accolta da tutti i vocabolari. De
Mauro (GdU) con paragrafo individua solo la divisione del capitolo: ciascuna delle
parti in cui sono suddivisi i capitoli di un'opera; ugualmente fanno il Devoto Oli e
il Dizionario Italiano Sabatini Coletti, mentre il Vocabolario Treccani fornisce anche il
significato recente di capoverso.
Nei rimandi il paragrafo numerato si abbrevia par. oppure con il simbolo seguito dal
numero o dalla combinazione di numeri che lo individua.
Il paragrafo ha in genere un proprio titolo adeguatamente differenziato e distaccato
dal corpo del testo. La grafica del titolo di paragrafo (e di sottoparagrafo) come come
accade per il capitolo pu essere variamente costruita ed evidenziata, modificando
stile, dimensioni e spaziatura.

Pagine finali
Le Pagine finali (endmatter o backmatter negli Usa) dette anche componenti finali e
anche coda sono il gruppo di pagine pi o meno consistente che si trova in coda al
testo propriamente detto.
Le pagine finali possono essere variamente articolate e presentarsi costituite anche da
un solo elemento, come nel caso di una semplice isolata bibliografia, o anche da una
variet di elementi come appendici, indici, note ecc.
Come per le pagine iniziali, anche per le pagine finali non esiste un ordine precostituito
rigido a cui attenersi in ogni caso. bene tuttavia farsi guidare nella sequenza degli
elementi dal grado di relazione con il testo che gli elementi mostrano di avere. Si avr
cura cio di posizionare appena dopo il testo quegli scritti che pi degli altri vi si
legano, perch completano o continuano aspetti gi dibattuti nel testo, ponendo dopo
di essi quelli che invece via via di pi se ne allontanano.

Trattamento del testo


La voce "trattamento del testo" accoglie l'insieme degli attributi tipografici di singole
parole o di stringhe di testo essenzialmente riconducibili a variazioni di stile del
carattere dipendenti in gran parte dalle possibilit offerte dalla famiglia di caratteri
utilizzata (per es. tondo, corsivo, grassetto, medio, grassetto corsivo ecc.), variazioni
nella composizione tipografica che pu essere minuscolo, maiuscolo e minuscolo
(detto anche alto e basso), maiuscoletto e tutto maiuscolo, pi raramente variazioni
riferite alla grandezza del corpo del carattere e al colore.

Divisione delle parole


La divisione in sillabe delle parole in fine di riga non pi un problema del
compositore, essendo spesso egregiamente svolto dai programmi di word processing o
di impaginazione utilizzati al fine della composizione del libro. Tuttavia, in alcuni casi
possono sorgere dubbi sull'affidabilit dell'algoritmo usato dal software, e allora
per sillabare correttamente il testo sar opportuno, oltre che rispolverare le nostre
personali conoscenze delle regole di divisione apprese a scuola, ricorrere, meglio
ancora, all'aiuto di un buon vocabolario.
Quasi tutti i vocabolari attualmente riportano la divisione in sillabe. Per esempio, il
Grande Dizionario Italiano dell'Uso di De Mauro d la corretta divisione in sillabe del
lemma appena dopo la trascrizione fonologica; nel Sabatini Coletti si trova appena
dopo il lemma; ugualmente nello Zingarelli e nel Devoto Oli, per citare i maggiori. Il
Vocabolario della lingua italiana Treccani (1994) non d la divisione in sillabe tanto
nell'edizione cartacea quanto nella versione online, peraltro pregevole e completa.
Fra le risorse online gratuite che offrono la divisione in sillabe possibile consultare
il Grande Dizionario Italiano di Aldo Gabrielli sul sito delle librerie Hoepli.
Fine modulo
L'intervento del compositore, meglio ancora del correttore di bozze, si appunter
principalmente, data per buona la divisione operata dal software nell'andare accapo,
su quei casi che pur formalmente corretti destano dubbi o poco si raccomandano
quanto a sensibilit.
Va tenuto in ogni caso correttamente impostato dove possibile il numero di lettere
prima e dopo il trattino di divisione, in modo da evitare quantomeno di andare a capo
con una sola lettera in quelle parole che hanno sillabe iniziali o finali costituite da una
sola lettera, come avviene con e-li-ca, a-be-te, ne-re-o ecc. Cos non si va a capo con
io, tuo, suo, ora, amen, era, ode, due, uso, una ecc. bench la divisione in sillabe sia
formalmente corretta.
Inoltre i software specializzati di impaginazione permettono di decidere il numero di
righe consecutive che potranno essere sillabate per evitare di avere un margine destro
straordinariamente denso di trattini che non pu dirsi si capisce proprio un
belvedere.
In fine di riga, va evitata la separazione di termini la cui parte divisa avrebbe di per s
senso compiuto per non confondere il lettore. Bisogner perci porre attenzione
nell'andare a capo con parole del tipo rima-nenza, muli-nelli, cara-mella.
Non vanno poi separate in fine di riga le grandezze numeriche dai simboli delle unit
di misura che le accompagnano; si far in modo di far risalire il simbolo oppure di
mandare alla riga successiva il valore numerico. Questo pu essere ottenuto
facilmente inserendo fra il valore numerico e il simbolo relativo, al posto di uno spazio
di punteggiatura, uno spazio cosiddetto 'non divisibile' oppure 'unificatore',
battendo Maiuscolo + Ctrl + X in InDesign, Ctrl + Maiuscolo + Barra
spaziatrice in MsWord sotto Windows.

Si intende che le unit di misura espresse per esteso possano seguire la sillabazione
ordinaria.
In generale non opportuno separare i valori numerici dalle abbreviazioni che ad essi
si riferiscono.

p.15
n.7
vv.9-12
Analogamente, sar meglio tenere la data e l'abbreviazione a.C. oppure d.C., ove
presente, sullo stesso rigo.
44 a.C.
700 d.C.
Se possibile evitare di dividere una parola sulla pagina destra (recto) in modo che
prosegua sulla sinistra (verso).

Accento grave e accento acuto


I diacritici maggiormente presenti nella lingua italiana sono l'accento grave (`) e
l'accento acuto (). Sporadicamente si presenta l'accento circonflesso (^), che si pu
dire ormai in via di estinzione, ma che gi in passato da molti studiosi e in diversi
periodi stato considerato estraneo all'italiano. L'accento grafico propriamente detto
pu dirsi anche segnaccento o segno d'accento, in maniera equivalente.
Uso dell'accento
L'uso dell'accento regolato dalla norma UNI 6015:2009 Segnaccento obbligatorio
nell'ortografia della lingua italiana, peraltro non da tutti condivisa (vedi oltre) che
sostituisce e adegua la norma del 1967. Il principio sotteso alla norma che essendo
l'accento in italiano obbligatorio solo negli ossitoni, nelle parole cio che recano
l'accento sull'ultima sillaba, oltre ad alcuni monosillabi, esso pu avere valore
distintivo in tale posizione solo per i valori chiuso e aperto della vocale <e>, per la
quale andr di conseguenza modulato fra acuto e grave, a seconda che si
rappresentino i fonemi /e/ e // nella forma <> e <>, mentre per le vocali rimanenti
<a>, <o>, <i>, <u> si user l'accento grave <>, <>, <>, <>,
indipendentemente dal valore di apertura, in linea con gli usi storici dell'accento nella
tipografia italiana. Seguono quest'uso, e la norma, dichiaratamente, per esempio, la
grammatica italiana di Serianni e la casa editrice Olschki (Suggerimenti per chi scrive
con il computer e alcune regole di citazione, 2007:12).
Il segno d'accento obbligatorio su alcuni monosillabi per i quali esiste una doppia
forma con diverso significato:

Forma con accento


ch (poich, congiunzione
causale)
d (indicativo presente di
dare)
d (giorno)
(verbo)
l (avverbio)
l (avverbio)
n (congiunzione)
s (pronome tonico)
s (cos, o affermazione)
t (pianta, bevanda)

Forma senza accento


che (congiunzione in ogni altro senso,
o pronome)
da (preposizione) e da' (imperativo di
dare)
di (preposizione) e di' (imperativo di
dire)
e (congiunzione)
la (articolo, pronome, nota musicale)
li (articolo, pronome)
ne (pronome, avverbio)
se (congiunzione, pronome atono)
si (pronome, nota musicale)
te (pronome)

L'accento
va
inoltre
monosillabi chi, ci, di, f, gi, gi, pi, pi, pu, sci.

segnato

sui

L'accento grafico obbligatorio in fine di parola nei polisillabi ossitoni, parole nelle
quali l'accento tonico sull'ultima sillaba conosciute anche come parole 'tronche':
andr, parler, giur, rococ ecc.

In questi casi, come stato anticipato in premessa, sulle vocali <a>, <o>, <i>, <u>
si segner l'accento grave (`).
La vocale <e> in sillaba finale suscettibile pronuncia chiusa o aperta, la qual cosa
trova riscontro nell'utilizzo di un accento acuto e di un accento grave rispettivamente.
L'accento sempre grave sulle parole seguenti:
, ahim, ohim, caff, canap, cio, coccod, di, pi
Inoltre grave sulla gran parte degli adattamenti dal francese:
lacch, gil, t, beb, cabar, pur ecc.
Ancora l'accento grave sulla maggior parte dei nomi propri:
Giosu, Mos, No, Salom, Tigr
L'accento sempre acuto sulle parole seguenti:
ch (poich) e i composti di che (affinch, macch, perch ecc.)
f e i composti aff, autodaf
i composti di re e di tre (vicer, ventitr)
i passati remoti (cred, tem ecc., escluso di)
Inoltre acuto sulle parole:
merc, n, scimpanz, s, test
Nell'uso facoltativo dell'accento grafico per distinguere gli omografi, anche i due timbri
della <o>, chiuso /o/ e aperto //, si rappresenteranno con l'accento acuto <> e
grave <> rispettivamente. Naturalmente per le altre vocali continueranno a valere le
regole stabilite per la sillaba tonica in fine di parola. Per esempio:
btte, recipiente da vino; btte, percosse
vlto, viso, faccia; vlto, part,pass. di volgere
Non di rado si trovano scritture dense di accenti in posizione interna e non mancano
esempi illustri, da Verga a Montale. Tuttavia, avverte Salvatore Battaglia:
Bisogna subito dire che l'uso dell'accento delle parole che non siano tronche
superfluo. La tradizione letteraria e tipografica indica la renitenza dell'italiano ad
impiegare l'accento nel corpo della parola.
S. Battaglia e V. Pernicone, La grammatica italiana, II ed., Torino, Loescher-Chiantore, 1954:47

I sistemi dell'accentazione italiana

Amerindo Camilli nella Biblioteca di Italia Nostra (Grafia e pronuncia dell'italiano,


Firenze, Sansoni, 1965:119) riconosce quattro distinti sistemi di accentazione
dell'italiano, rielaborati in tabella nella quale ho aggiunto i fonemi in testa per
chiarezza:
/i/
/e/
I sistema

II sistema

III sistema

IV sistema

E commenta: Il primo sistema, che il


altri tre fanno , = [e, o]; , = [, ].

//
/a/
//

pi comune, non distingue

/o/

[e, o] da

/u/

[, ]; gli

Un quinto sistema, secondo che annota lo stesso Camilli, richiamato dal Migliorini
(Lingua contemporanea, 4 ed., Firenze, 1963:62-63) che ricorda come per l'accento
acuto o grave, gli stampatori del Cinquecento avevano seguito una norma ricalcata sul
greco: accento acuto all'interno della parola, accento grave alla fine.
La tendenza a riconoscere tramite l'accento il timbro chiuso o aperto delle vocali <e>
e <o> si trova per gi in Fornaciari che, pur accogliendo il sistema alla greca
descritto da Migliorini, a pagina 6 scrive:
In tutte le parole ... noi useremo l'acuto in mezzo od in principio di parola, ed il grave
in fine; eccettuando soltanto l'e e l'o aperte che, dovendo avere accento, l'avranno
sempre grave; e l'e e l'o chiuse, che, dovendo avere accento, l'avranno sempre
acuto. ... seguiremo l'uso ormai invalso in Italia, di segnare sull'ultima sillaba l'accento
grave, ed in mezzo ed in principio non porre alcun accento, fuorch nei casi di
equivoco, nei quali scriveremo per regola l'acuto e per eccezione il grave.
Raffaello Fornaciari, Grammatica italiana dell'uso moderno, II edizione, Firenze, Sansoni

La tendenza ad impiegare gli accenti acuto e grave per distinguere suoni chiusi o
aperti confermata da Malagli, che la rilever principalmente in ordine
all'applicazione del quarto sistema di accenti illustrato sopra, del quale convinto
sostenitore.
Va sempre pi diffondendosi l'uso molto ragionevole e comodo di segnare, anche in
questo caso, coll'accento acuto e chiusa, e i, u: perch, part, pi: e coll'accento
grave e aperta, e o, che in fine dei polisillabi tronchi non mai chiuso (cfr. n. 44,
7): caff, parler, studier ('). Quanto ad a, vocale neutra, da preferirsi l'accento
acuto, che il segno proprio della vocale tonica.
Giuseppe Malagli, Ortoepia e ortografia italiana moderna, II ed., Milano, Ulrico Hoepli, 1912:111-112

Infatti:
Ufficio dell'accento acuto , scientificamente, di indicare la vocale tonica. L'uso
del grave in tal caso , come avverte anche il Rigutini (Diz., p. XXVIII, n. 2), un uso
errato. Si fa eccezione nella pratica per e e o larghi, che torna comodo e semplice

distinguere coll'accento grave. Per gli accenti nell'italiano si vedano anche le lettere
del Fiammazzo in La Biblioteca delle Scuole ital. 1899, nn. 17-18 e 1904, n. 11 Se
per l'uso dell'accento acuto parr a taluno che noi ci scostiamo dal nostro criterio di
seguire il sistema pi generalmente accettato, che quello dell'accento grave in ogni
caso, si pensi all'insufficienza di tale sistema e alla convenienza di porvi un riparo con
fondamento sicuro e accettabile per tutti.
Giuseppe Malagli, Ortoepia e ortografia italiana moderna, II ed., Milano, Ulrico Hoepli, 1912:29, nota 1

Battaglia e Pernicone decenni pi tardi non riescono come si vede a risolvere le


incertezze ammettendo da un lato la validit della differenziazione negli accenti a
seconda della pronuncia larga o stretta e dall'altro concludendo contraddittoriamente
che l'accento in fine di parola ha solamente la funzione di segnare la tonica senza
voler necessariamente distinguere il timbro.
La nostra ortografia si vale di due accenti: il grave (`) e l'acuto (): e soltanto per le
parole tronche. (...) Al di fuori di queste, si segna a volte l'accento per distinguere le
vocali aperte dalle chiuse (cio, ed rispetto ad ed ; ...).
Si segna l'accento grave su quasi tutte le vocali finali delle tronche (sulla a:
bont, carit, verit; sulla : ard, bistur, cos, per; sulla u: gi, pi, virt, tab, trib,
zul, Per; sulla vocale o: (che, del resto, in fine di parola ha sempre una
pronunzia aperta): dar, dir, lod, parl, ci, perci, pu, per, ecc. Anche sulla e si
pone l'accento grave, indicando la pronunzia aperta: cio, ahim, caff, t (la
bevanda), ecc.; e, invece, in alcuni casi si dovrebbe adoperare l'accento acutoper
indicare la pronunzia chiusa (o stretta), e precisamente: n, ch, s, perch (e
tutti i derivati: giacch, poich, bench, sicch, ecc.), tutte le terze persone accentate
del passato remoto secondo il tipo god (o godette) , tem (o temette); inoltre in test
e merc; e in tre e in re quando chiudono una parola composta: ventitr, trentatr,
ecc., vicer. Tuttavia anche in questi casi si finisce coll'usare l'accento grave, che
non pretende di indicare il timbro della vocale, ma si limita a segnare soltanto il suo
valore tonico.
S. Battaglia e V. Pernicone, La grammatica italiana, II ed., Torino, Loescher-Chiantore, 1954:47

Oggi la disputa, a tratti molto accesa, fra il secondo e il terzo sistema, tra chi
sostiene che non vi alcuna necessit di indicare altro che l'accento grave sulle vocali
<a>, <i> e <u> che non sono suscettibili di una seconda pronuncia e per le quali
conviene attenersi ai canoni della tradizione letteraria e tipografica italiana, e chi,
linguisti soprattutto, considerando che quei canoni siano stati comunque se non
stravolti almeno manomessi, non condivide la disparit di trattamento delle vocali
chiuse per natura <i> e <u>, rispetto alle vocali chiuse indicate dai grafemi <>,
<>. In altre parole, se si voluto riconoscere agli accenti la capacit di distinguere
l'apertura vocalica, segnare <u> e <i> con l'accento grave quantomeno incoerente,
se non errato del tutto.
Il problema non risolto e il comportamento degli editori, nonostante la presa di
posizione dell'UNI intervenuto con una norma, non univoco.
Gli accenti sulla tastiera

Sulla tastiera di Windows semplice trovare alcuni accenti, mentre pi difficile


poterne battere altri. Gli accenti facilmente reperibili sono quelli, tutto sommato,
storicamente disponibili sulla macchina per scrivere, le ui impostazioni aderiscono al
Sistema I. Tutte le vocali accentate, con accento grave e accento acuto, peraltro
possono essere battute con una combinazione di tasti, sia in Windows che su Mac.
Aggiungo nelle tabelle i codici html per ottenere le lettere accentate.
Vocali in carattere minuscolo

Window
alt +
s
0224

alt +
0225

alt +
0232

alt +
0233

alt +
0236

Mac

html

&agra &aacut &egrav &eacut &igrav &iacut &ograv &oacut &ugrav &uacut
ve;
e;
e;
e;
e;
e;
e;
e;
e;
e;

alt +
0237

alt +
0242

alt +
0243

alt +
0249

alt +
0250

Punteggiatura
Con il termine punteggiatura si indica linsieme dei segni ortografici che in un testo
scritto o stampato servono a chiarire il significato delle parole e a facilitarne la
comprensione, evidenziare la struttura e la connessione dei periodi, segnare le pause
da osservare nella lettura e lintonazione della frase.
Un uso equilibrato della punteggiatura auspicabile nella maggior parte dei casi. Uno
scritto affollato di segni infatti trasmette lidea di un testo poco compatto e molto
frammentato, mentre al contrario una punteggiatura troppo povera pu condurre a
fraintendimenti e a errori di interpretazione. Tuttavia siccome la punteggiatura riflette
lo stile di chi scrive, risulta in genere difficile dettare regole in ordine alluso corretto
che se ne pu fare.
Leditore far bene perci ad usare molta cautela nel consigliare cambiamenti nella
punteggiatura, eccetto quelli necessari per correggere errori di grammatica, chiarire il
significato e adeguarsi alluniformit generale.

Virgola
La virgola (dal lat. vrglam diminutivo di virga 'verga', quindi piccola verga) segna
una pausa breve nel discorso. Serve a isolare un inciso o per coordinare proposizioni o
parole. In matematica si usa per separare le cifre decimali dagli interi.
L'uso grammaticale della virgola incerto in molti casi, potendosi rimandare allo stile
personale di ognuno. Pi che affermare l'obbligatoriet dell'uso, sar bene parlare di
preferenza nell'uso. Sar buona regola tuttavia, nei casi dubbi, a meno che si sappia
perfettamente ci che si sta facendo, seguire l'uso comune.

Punto
Uno pro puncto caruit Martinus Asello. Per un punto Martin perse la cappa.
Il punto, dal latino pnctu(m) derivato di pngere 'pungere', nella definizione del
Grande Dizionario Italiano dell'Uso di De Mauro un segno grafico consistente in un
minuscolo tondino che si trova unito ad altri segni, sopra la i, sotto il punto
esclamativo e il punto interrogativo, raddoppiato nei due punti e sovrapposto alla
virgola nel punto e virgola.
Il punto fermo
Usato da solo, il punto detto anche punto fermo e ha forte valenza
grammaticale: conclude una frase o un periodo e segna una pausa forte nel discorso.
Nello stile giornalistico e in quegli stili sovente definiti 'nervosi' il punto sostituisce
spesso la virgola, spessissimo il punto e virgola, oggi in evidente crisi di identit.
Se contemporaneamente vi anche un cambio di argomento, richiede anche che si
vada a capo.
Dopo il punto richiesta la lettera maiuscola per una nuova frase. Non si mette per la
maiuscola dopo il punto eventualmente parte di un'abbreviazione.
Una proposizione che termini con una abbreviazione puntata o con qualunque altra
parola che finisca con un punto non richiede l'impiego di due punti consecutivi alla
fine, ma un solo punto che svolge in questi casi una duplice funzione.
Tecnicamente il punto va battuto senza l'inserimento di alcuno spazio, come accade
per gli altri segni di punteggiatura. Lo spazio invece va sempre inserito dopo il punto,
tranne nei casi di lettere puntate, sigle, abbreviazioni che contengano punti. Cos per
esempio:
nel 79 d.C. e non nel 79 d. C.
T.A. Edison e non T. A. Edison

Altri usi del punto


Come delimitatore, il punto variamente impiegato. Nei testi non scientifici, il punto
tradizionalmente utilizzato nella scrittura dei numeri come separatore delle migliaia,
isolando le cifre tre a tre, partendo da destra verso sinistra.
12.500

2.435.000

Anche in questo caso, per, si separano solo i numeri con pi di quattro cifre,
lasciando indivisi i numeri fino a 9999. Cos per esempio in Sergio Rizzo, Razza
stracciona, Milano, Rizzoli, 2012 : 145, si trova:
Circa 4000 euro per ciascuno dei 270.000 abitanti della provincia di Siena.
Questa abitudine probabilmente da ricondurre a un criterio di uniformit, che vuole i
numeri minori di diecimila equiparati agli anni di quattro cifre nelle date, scritti

normalmente senza il punto. Ma non una regola generale: il "Corriere della Sera", per
esempio (24 marzo 2013), divide regolarmente anche i numeri di quattro cifre:
... a partire dal commerciante che pagher tra i 4.452 e i 4.676 euro;
Si tenga presente che nei testi scientifici, tuttavia, il SI Sistema Internazionale di unit
di misura, al fine di evitare confusioni fra i diversi utilizzatori raccomanda l'uso di uno
spazio sottile come separatore delle migliaia e la virgola come separatore decimale.
12 500

2 435 000

3,14

concesso l' uso del punto come separatore decimale nelle pubblicazioni in lingua
inglese.
3.14
Il punto utilizzato anche negli elenchi numerati, in alternativa al solo spazio
tabulatore o, pi raramente, alla parentesi tonda chiusa:
Confrontate le seguenti situazioni.

In un ristorante affollato, un uomo dice al cameriere: Guardi, abbiamo i biglietti


per lo spettacolo teatrale e dobbiamo essere fuori di qui in quarantacinque
minuti. Se non ci riusciamo, lo faremo sapere al suo capo.
L'uomo dice al cameriere: Abbiamo un problema. Abbiamo i biglietti per il
teatro e dovremmo finire entro quarantacinque minuti. Ci pu dare una mano?

Leonard Scheff & Susan Edmiston, La mucca nel parcheggio, Milano, De Agostini, 2011 : 60

Anche nella scrittura di data e ora il punto si trova frequentemente usato come
delimitatore nella sequenza giorno-mese-anno oppure in quella ora-minuti. Come
separatore di ore e minuti utilizzato in luogo della virgola che potrebbe dare pi
spesso adito ad equivoci, potendosi confondere l'orario con una grandezza decimale.
L'appuntamento alle 17.30
Come separatore nelle date numeriche, sostituisce, direi con minore ingombro e
maggiore eleganza, la sbarra obliqua o il trattino.
25.12.2000 invece di 25/12/2000 o 25-12-2000

Punto e virgola
Segna una pausa intermedia fra la virgola e il punto. Si utilizza negli elenchi e nelle
enumerazioni complesse, quando vi uno stacco sul piano formale ma non su quello
del contenuto.

Due punti
I due punti introducono il discorso diretto, nel qual caso sono sempre seguiti dalle
virgolette o dalla lineetta, una spiegazione, una dimostrazione, un elenco. Non si usa
nidificare i due punti all'interno del periodo, cio sconsigliato l'uso dei due punti in
un periodo a sua volta introdotto dai due punti, anche se storicamente la scrittura del
primo novecento ne ammetteva l'impiego. In generale, la scrittura moderna non
riconosce largo impiego ai due punti al cui posto, in ossequio a periodi pi brevi e
veloci, si trova invece frequentemente il punto fermo.
I due punti si trovano spesso, sul modello anglosassone, nei riferimenti bibliografici in
corpo con il sistema autore-data come elemento di separazione fra l'opera (in
particolare l'elemento data) e il/i numero/i di pagina.
Come simbolo matematico di divisione i due punti si trovano fra due numeri. Quando
si usano come operatore aritmetico uso separare con lo spazio i due punti sia dal
dividendo e che dal divisore.
I due punti infine trovano impiego anche nella separazione fra ore, minuti e secondi, in
sostituzione del punto fermo.

Punto interrogativo
nota l'origine del punto interrogativo (question mark), che deve la sua forma alla
lettera iniziale dell'originaria forma latina per esteso Quaestio, cio domanda,
abbreviata successivamente in una Q seguita da un punto, la quale divenuta poi la
parte superiore del simbolo del punto interrogativo cos come noi lo conosciamo. Non
a caso infatti detto anche 'punto di domanda'.
Il punto interrogativo utilizzato in luogo del punto fermo quando ci che precede
una domanda (Ritter 2002 : 130).
Sei stanco? Aspetti da molto?
Di solito la parola o la frase che segue il punto interrogativo prende la lettera
maiuscola. Tuttavia se le proposizioni sono intimamente legate e proseguono l'una il
senso dell'altra, per non interrompere il filo del discorso, consentito dove non sia
addirittura preferibile l'uso della minuscola.
"Come, di che giorno? non si ricorda ella che oggi il giorno stabilito?"
Manzoni, I promessi sposi, Firenze, Felice Le Monnier, 1845 : p. 23
Il punto interrogativo utilizzato per esprimere un dubbio editoriale, un'incertezza, o
anche incredulit o disaccordo. Dubbi relativi a date o numeri in genere si trovano
frequentemente espressi attraverso l'uso del punto interrogativo battuto di seguito al
numero senza altri segni.
Gorgia di Lentini (483375? a.C.) fu discepolo di Empedocle.
Si noti che nella pratica anglosassone il punto interrogativo in caso di date dubbie
precede la data (Ritter 2002 : 132). In particolare nelle correlazioni di termini, come
per esempio negli intervalli data-data, il punto interrogativo isolato pu essere talvolta
impiegato in sostituzione del termine incognito assumendo cos il valore di
'ignoto, sconosciuto', come nell'esempio che segue:
Johann Gutenberg (?-1468) nacque a Magonza dal mercante Friele (Friedrich)
Gensfleisch zur Laden e da Else Wyrich. Non si hanno notizie precise sull'anno di
nascita che gli studiosi collocano fra il 1393 e il 1403.
In alcune correlazioni il punto interrogativo pu sostituire la sola cifra finale, p.
es. (1250-127?), a significare che sussistono dubbi solo per quel che riguarda l'anno.
Va da s che un tale impiego del punto di domanda deve essere condotto con molta
cautela e applicato solo nei casi in cui non vi sia possibilit di fraintendimento alcuno.
In molti casi pu essere utile la riformulazione del periodo, sciogliendo le parentesi,
ricorrendo a termini come circa, intorno.
Per evitare incomprensioni e non indurre il lettore a credere il punto interrogativo
riferito o parte di ci che sta leggendo, tuttavia torna spesso utile collocare il punto

interrogativo in parentesi tonda. L'Oxford Guide to Style suggerisce di battere il dubbio


senza spazio se questo riferito al singolo vocabolo, spaziato normalmente se in
dubbio l'intera proposizione.
Il punto interrogativo come il punto fermo va battuto di seguito al testo senza alcuno
spazio prima, ma richiede uno spazio dopo.

Trattino e lineetta
Nota terminologica
Il vocabolario italiano non distingue propriamente il trattino dalla lineetta, trattandoli
alla stregua di sinonimi. Anche se per quanto riguarda la lunghezza si riconoscono
dimensioni superiori alla lineetta, spesso definita pi lunga del trattino, tuttavia non
sempre si riconoscono attribuzioni funzionali specifiche ai due segni tali da definirli in
maniera univoca in ogni ambito. Cos per esempio De Mauro, alla voce lineetta, fornisce
una definizione del tutto identica a quella che si trova sotto il lemma trattino:
Trattino. Segno grafico costituito da un piccolo tratto orizzontale () utilizzato per
unire due elementi di una parola composta, per segnare alla fine di una riga
l'interruzione di una parola che prosegue nella riga successiva, per aprire e chiudere
un inciso, prima e dopo la citazione di un discorso diretto.
Tullio De Mauro, Grande Dizionario Italiano dell'Uso, Torino, Utet, 2000

Pi preciso in apparenza il Vocabolario Treccani che alla fine rimane nell'incertezza


senza fornire il criterio definitivo in base a cui distinguere un trattino da una lineetta,
nonstante si arrivi nel testo a definire anche alcune regole sull'uso degli spazi con la
lineetta. Il Sabatini Coletti (versione elettronica 2012) e lo Zingarelli 2011 riconoscono
dichiaratamente la lineetta essere un tratto pi lungo del trattino.
Lineetta. Nella scrittura e nella stampa, segno grafico che consiste in una
linea orizzontale pi lunga del trattino; pu indicare l'inizio di un discorso diretto,
l'apertura e la chiusura di un inciso, o avere altri usi particolari.
Trattino. Nella scrittura a mano e a stampa, breve linea orizzontale che si usa per
dividere le parole in fine di riga, per separare gli elementi di cui costituita una parola
composta (angloamericano), per unire tra loro due numeri o nomi da considerare
senza soluzione di continuit (rapido Roma-Milano; anni Sessanta-Settanta), oppure
per contraddistinguere i prefissi, i suffissi e le desinenze isolate (prefisso stra-; verbi in
-ire).
Il Sabatini Coletti, Dizionario della lingua italiana, Sansoni RCS, 2012

Definizioni analoghe del trattino (detto anche tratto di unione o trattino breve) e della
lineetta (detta anche tratto di divisione o trattino lungo) si riscontrano nel Prontuario
di punteggiatura di Bice Mortara Garavelli.
D'altra parte va considerato che il vocabolo trattino ha storia recente. Infatti
il trattino
assente
nel
Manuale
Hoepli
in
2
voll.
di
Salvatore
Landi, Tipografia (1892), mentre sono impiegate in sua vece le voci tratto d'unione,
tratto di divisione e lineetta. Ampiamente riconosciuto nella letteratura di settore, tutti
i dizionari lo danno entrato nella lingua nel 1961, anche se si trova gi
nella Grammatica italiana di Battaglia e Pernicone (Torino, Loescher-Chiantore, 1954)
ed addirittura trattato nella grammatica del Migliorini:
Il trattino (-) congiunge le parti di alcune parole composte ... o indica la divisione in
sillabe quando si deve passare a un'altra riga.
Bruno Migliorini, La lingua nazionale, Firenze, Felice Le Monnier, 1941

Il vocabolo trattino, con implicazioni non strettamente grammaticali, molto pi


antico. Lo si legge a p. 48, 60, 62, e soprattutto come trattino dunione a p. 88 di
una pubblicazione musicale del 1847: Quattro opuscoli musicali di P.S., Milano,
Tipografia e libreria di Giusepe Chiusi. Prima di arrivare a Migliorini, possibile
rinvenire il termine anche nel "Giornale vinicolo italiano" (Casale Monferrato
Alessandria, 1889, vol. 15, p. 17); in Zanino Volta (Delle abbreviature nella paleografia
latina, Cisalpino-Goliardica, 1892, pp. 148, 169); in Giuseppe Bertelli (Disegno
topografico, Ulrico Hoepli, 1894, pp. 47, 56); nei Documenti per servire alla storia di
Sicilia, Palermo, Societ siciliana per la storia patria, 1899, p. 288).
I nomi del trattino
A peggiorare la situazione contribuisce in modo rilevante la codifica Unicode, che ha
introdotto un numero considerevole di trattini o lineette, in inglese elencati
genericamente tutti sotto la voce dash, per i quali tuttavia la lingua italiana non ha nomi
che ne agevolino l'identificazione in maniera univoca.
Ci ha provato Roberto Lesina che nel Nuovo Manuale di Stile distingue
fra trattino, tratto e lineetta (nelledizione del 1986 comparivano solo trattino e
lineetta). Nei suggerimenti di Mappa caratteri di Windows il trattino stranamente viene
detto segno di sottrazione forse da una traduzione letterale della corrispondente voce
inglese hyphen minus, ma in evidente confusione con il segno di sottrazione, mentre
len dash chiamato trattino breve e lem dash detto trattino lungo. Anche LaTex
individua i differenti glifi semplicemente come quattro diversi tipi di trattini. (-, --, ---,
$-$, corrispondenti alle battute sulla tastiera per ottenere il trattino semplice, il
trattino medio, il trattino lungo e il segno meno).
Anche nel manuale duso di Indesign CS6 si parla di trattino di sillabazione, trattino
facoltativo e trattino unificatore e lineetta con una certa propriet di linguaggio,
tuttavia linserimento di un trattino attraverso il menu Inserisci carattere speciale >
Trattini e spazi > Trattino determina limmissione di una lineetta en dash, non gi di un
semplice trattino.
Le grammatiche in generale, anche le moderne, e alcuni manuali, tacciono lesistenza
di altri segni e pur distinguendo perfettamente il trattino dalla lineetta sul piano
funzionale, confondono spesso i relativi segni tipografici: Garzanti con Giuseppe Patota
(Grammatica di riferimento dellitaliano contemporaneo, 2006), Giunti con Elisabetta
Perini (Scrivere bene (o quasi), 2011), Bruno Mondadori con Giuseppe Pittano (La
comunicazione linguistica, 1988), Apogeo con Mariuccia Teroni (Manuale di redazione,
Apogeo, 2007, p. 164), per fare degli esempi, parlano della lineetta mentre scrivono e
descrivono un trattino medio, una en dash, cio una lineetta breve, le cui differenze
dalla lineetta propriamente detta, una em dash, evidentemente non rilevano sul piano
formale. Si direbbe in altre parole sia possibile usare indifferentemente il segno breve
o lungo della lineetta essendone indifferenziata la funzione.
Nel tenere a mente che in generale il trattino unisce mentre la lineetta divide,
chiameremo convenzionalmente (vedi infra) semplicemente trattino il trattino breve
di sillabazione (l'hyphen minus), riserveremo il nome di lineetta enne alla en dash e
dilineetta emme o semplicemente lineetta nei casi inequivoci alla em dash.

Continueremo a chiamare trattino numerico il figure dash, e segno meno o segno


di sottrazione il minus sign.
I trattini Unicode
Nel
documento General
Punctuation,
Range:
2000206F (http://www.unicode.org/charts/PDF/U2000.pdf) che contiene un estratto del
codice caratteri e dei loro nomi secondo lo standard Unicode, vers. 6.2 sotto la voce
generica 'Dash', raccoglie sei diversi tipi di tratti, trattini e lineette. A queste va
aggiunto il segno meno minus sign Unicode 2212 illustrato inMathemathical
operators, Range 2200-22FF (http://www.unicode.org/charts/PDF/U2200.pdf) il cui
uso specificamente consigliato con i numeri per risultati che siano sensibilmente
diversi e professionali nell'aspetto da quelli in genere ottenibili con lhyphen minus
002D.
LUnicode 2E3A codifica la doppia lineetta two-em dash, un segno quasi mai
disponibile nel disegno dei caratteri eppure di grande importanza. E mancano ancora
ovviamente in questo elenco il trattino basso e le lineette soprascritte.

Nome

Unicode

hyphen minus

002D

figure dash

2012

en dash

2013

em dash

2014

horizontal bar

2015

minus sign

2212

Segno Windows

Mac

Html

Alt + 0150 option + Alt + 0151 option + maiuscolo + -

&endash;
&emdash;

&minus;

Tab. 1 - Inventario dei trattini Unicode

I trattini sulla tastiera


Lostacolo maggiore alluso puntale dei trattini, una volta stabilite le regole per un loro
corretto impiego, consiste nelle limitazioni da tastiera e nella mancata
implementazione dei segni Unicode corrispondenti in molti set di caratteri, ancorch
siglati Open Type Pro.
Le limitazioni da tastiera si conservano inalterate rispetto alluso consolidato sulle
macchine per scrivere che prevedono un solo trattino per tutti gli usi. Le tastiere dei
computer, basate su codici ASCII, ugualmente prevedono la battitura del solo trattino,
mentre gli altri segni sono eventualmente disponibili solo con combinazioni pi o meno

complicate di tasti, variabili a seconda dei sistemi operativi e/o a seconda del
programma utilizzato.
Da tastiera insolitamente infatti il trattino e il segno meno sul tastierino numerico
producono lo stesso glifo 002D (-), mentre la combinazione con il tasto maiuscole
permette esclusivamente linserimento del cosiddetto trattino basso, il low line
Unicode #005F (_). Sotto Windows linserimento delle lineette possibile solo
battendo i codici numerici combinati con il tasto Alt, nello specifico Alt+0150 per il
trattino medio (), Alt+0151 per la lineetta ().
In ambiente Mac, sin dai primi modelli furono disponibili tre tipi di tratto: trattino, en
dash e em dash, anche si trascurato sempre di dar loro un nome in italiano. La
lineetta accessibile dal tasto del trattino premendo contemporaneamente i tasti
option + maiuscolo. Le cose cambiano sensibilmente spostandosi allinterno di
programmi specializzati di impaginazione, ma probabilmente a tal punto le abitudini
acquisite in maniera errata diventano gi troppo difficili da modificare.
Come si vede dalla tabella 1 a parte il trattino, gli altri segni presentano obiettive
difficolt di inserimento dovendosi battere pi tasti contemporaneamente. Per il
trattino numerico, la barra orizzontale e il segno meno non esistono combinazioni di
tasti adatte su nessun sistema operativo.
Uso del trattino
In tipografia il trattino (-) una breve linea orizzontale di larghezza pari a 1/3 del corpo
del carattere, in genere inferiore alla larghezza di un singolo carattere. Nella stampa
utilizzato per andare a capo nella divisione in sillabe delle parole (nella scrittura a
mano frequentemente usato in sua vece il segno =). Ugualmente si impiega nella
scansione sillabica delle parole che si vogliono scritte evidenziandone le sillabe:
trat-ti-no fiam-ma-ta co-lo-ra-re
Si usa il trattino per stabilire una legatura fra parole diverse che non si trovano
comunemente insieme, ma quando le parole sono entrate nell'uso comune si fa in
genere a meno del trattino.
gonna-pantalone (si trova anche come termini separati, gonna pantalone), sindacocandidato, Monti-bond (Corriere della sera 01.02.2013).
Gli italoamericani, il periodo postbellico, verderame
La fase di accreditamento di una parola composta, parte per motivi legati alla reale
diffusione del vocabolo, parte per questioni dovute alla personale percezione di chi
scrive, registra spesso un'incertezza nella scrittura che assicura valide entrambe le
forme. Per esempio:
mountain-bike ma anche mountainbike
In tal caso si preferisca la forma senza trattino: ha maggiori probabilit di affermazioni.

Si usa il trattino quando si stabilisce una relazione fra due termini:


il derby Roma-Lazio, il treno Torino-Lione, l'autostrada Firenze-Bologna
Il trattino impiegato nelle sequenze per indicare intervalli compresi fra gli estremi.
Negli intervalli di tempo, nelle parole composte, nelle relazioni fra termini, nella
designazione di insiemi.
Uso della lineetta emme
La lineetta emme () si usa per introdurre un discorso diretto in luogo delle virgolette
o per segnalare un inciso, generalmente pi forte e distaccato di quanto non facciano
virgole e parentesi. A tale proposito sono illuminanti le parole di Lepschy (cito da Bice
Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, p. 36): Il trattino lungo ha in genere la
funzione di separare, il trattino breve di unire le parole fra cui si trova.
Se l'inciso isolato dalle lineette si chiude con un punto solitamente si omette la
seconda lineetta.
vero che l'uso del quadratone, la lineetta lunga, pu in alcuni casi e per particolari
caratteri, tipo il Garamond, apparire ingombrante e troppo vistosa.
Uso della lineetta enne
La lineetta enne () non avrebbe molti motivi di utilizzo se fossero puntualmente
rispettati gli impieghi degli altri trattini. Fatto sta che la lineetta enne di fatto il
trattino maggiormente utilizzato. Anche il Chicago Manual of Style (16th ed.) lamenta
la confusione generale a carico della lineetta emme impropriamente sostituita da
moltissimi operatori /editori con la lineetta enne.
La lineetta enne grazie alla sua maggiore disponibilit nei caratteri da una parte e alla
facilit con cui possibile recuperare il segno sulla tastiera dall'altra di fatto
impiegata anche in sostituzione dl segno meno nelle formule e del trattino numerico
nella scrittura degli intervalli numerici da parte di quegli editori che ne riconoscono
l'impiego.
Alessandro Manzoni (17851873) mentre pi comunemente si trova Alessandro
Manzoni (1785-1873)
La lineetta enne deve essere inoltre obbligatoriamente utilizzata negli intervalli
complessi di date o nell'unione separazione di gruppi di parole unite dal trattino. In tali
casi la lineetta sar preceduta e seguita dal uno spazio.
Alessandro Manzoni (7 marzo 1785 22 maggio 1873)
Il tratto autostradale Napoli-Capodichino Caserta
Uso del segno meno

Il segno meno deve essere impiegato obbligatoriamente quando il trattino rappresenti


lomonimo operatore matematico. Nelle formule matematiche l'operatore richiede
spazio prima e spazio dopo:
72 48 = 24
Oltre che nelle formule, si user il segno meno senza spazio dopo per indicare quantit
negative:
Faceva molto freddo. La temperatura era scesa a 2 C.

Punti di sospensione
I punti (o puntini) di sospensione detti anche punti sospensivi e anche tre
puntini si impiegano per segnalare un'interruzione, un doppio senso, un'omissione,
per preparare una battuta, per manifestare sorpresa o imbarazzo. Generalmente sono
sempre in numero di tre. Ma questa una convenzione recente, e tuttavia sempre pi
rispettata dalla totalit delle case editrici. Bice Mortara Garavelli (Prontuario di
punteggiatura 2003 : 112) li chiama anche puntini di reticenza e annota non molto
convintamente: Tre, secondo le convenzioni stabilite e raccomandate; pi di tre ad
arbitrio degli scrittori, chiamando subito dopo a testimone Gadda che ne usa sempre
quattro (p. 112).
Nella grammatica di Migliorini (1941:192), i puntini sospensivi sono elencati
genericamente fra i segni di punteggiatura e accompagnati da un esempio del
Manzoni con quattro punti. Ugualmente Trabalza e Allodoli (1934:21) negli esempi
riporta tre, quattro e anche cinque punti di sospensione. Ma gi in Battaglia-Pernicone
(1954:70) si trova raccomandato l'uso dei tre punti nelle interruzioni e nelle
sospensioni, mentre la stessa grammatica, trattando delle virgolette, fa uso di cinque
punti negli esempi di omissione (p. 73).
Nella codifica dei caratteri anzi si trovano i tre punti disegnati come singolo glifo, in
luogo della battitura di tre punti consecutivi (in Windows ottenibile con alt+0133, in
Mac option+).

Apostrofo
L'apostrofo in italiano indica l'elisione di una vocale o il troncamento di una
sillaba. Nelle date messo in luogo del millesimo e/o del centesimo. L'apostrofo che
segue una vocale richiede l'inserimento di uno spazio dopo di esso.Va battuto senza
nessuno spazio quando segua la consonante. L'apostrofo davanti a consonante (tranne
<h>) o a un numero invece preceduto da uno spazio.

Parentesi
La parentesi (dal greco parnthesis 'inserzione' attraverso il latino tardo parnthesim)
sono disponibili in cinque tipi diversi: tonde, quadre, graffe, angolate o uncinate.
Le parentesi tonde ( ) servono in alternativa alla lineetta, e in maniera pi decisa e
distaccata delle virgole, a isolare un inciso, un'annotazione, un commento.
Le parentesi quadre [ ] sono utilizzate nelle citazioni per segnalare omissioni,
interpolazioni a testi mutili, commenti, inserimenti e testi estranei al contenuto citato.
In linguistica si usano per indicare la pronuncia di un termine, la sua trascrizione
fonetica generalmente in alfabeto IPA, International Phonetic Alphabet.
La notte fu un continuo tuonare. Lollo si rinserr sotto le coperta [sic] e russ fino al
mattino.
Le parentesi graffe { } servono a riunire vari termini o abbracciare il contenuto di
pi righe, categorizzare o concettualizzare un insieme di parole.
Le parentesi angolate (per inserirle in Windows battere alt + 0139, alt + 0155)
trovano impiego in filologia dove indicano brani mancanti o ricostruiti. In matematica
servono a designare una coppia ordinata di numeri, per esempio a,b.
Le parentesi uncinate < > (chevron dei francesi) sono usate essenzialmente in
ambito informatico per delimitare i marcatori in vari linguaggi, XML. In matematica
sono utilizzate come simboli, non come parentesi, con il significato di maggiore > e
minore <. In linguistica, sempre come simboli, si utilizzano per 'segue, diventa, si
sviluppa in' il segno > e 'deriva, proviene da' il carattere <. Come parentesi invece
sono impiegate per indicare un grafema, il segno grafico di un alfabeto:
La lettera <g>, il nesso consonantico <ch>.
Nelle discipline matematiche, le parentesi indicano l'ordine con cui vengono svolte le
operazioni al loro interno. Parentesi graffe contengono parentesi quadre, parentesi
quadre contengono parentesi tonde, al cui interno verranno effettuate le prime
operazioni. La gerarchia dunque graffa-quadra-tonda.{[( )]}.
Le parentesi di norma non vogliono segni di punteggiatura al loro interno. Il punto
esclamativo, il punto interrogativo e le virgolette di chiusura precedono la parentesi
chiusa solo se fanno strettamente parte del contenuto in parentesi, altrimenti seguono
la parentesi chiusa. Il punto pu trovarsi all'interno delle parentesi soltanto se l'intera
frase riportata in parentesi.
La parentesi aperta tranne che nelle elencazioni non mai preceduta da altri segni di
interpunzione.
Coppie consecutive di parentesi sono nei limiti del possibile da evitare. Nelle
elencazioni possibile trovare serie di parentesi separate dalla virgola o dal punto e
virgola.

Asterisco
L'asterisco deve il suo nome alla forma che ricorda una piccola stella (dal lat.
tardo asterscum da aster astro, stella). Si mettono sempre in numero di tre, per
segnalare una reticenza, un'omissione voluta, per tacere del nome di una persona.
venuto a visitarmi il signore T*** che tu conoscesti a Padova. (Foscolo, Ultime
lettere di Jacopo Ortis, 1837:7)
In linguistica storica, uso far precedere dall'asterisco un termine ricostruito del quale
non si hanno attestazioni oppure una forma grammaticale scorretta.

Sbarra
La sbarra obliqua (o barretta o barra di frazione) utilizzata per indicare rapporti o
grandezze frazionarie, 3/4, 2/3 e cos via. Come semplice separatore si usa nelle
sequenze di cifre,
Legge 24/81
e nelle date dove sar opportuno sostituirla con il punto:
3/7/1987, ma meglio 3.7.1987
Si usa anche per indicare alternanza o disgiunzione il/gli. Con carattere abbreviativo
rimasta nella dicitura italiana presso c/o in uso nella corrispondenza derivata dalla
locuzione inglese care of, a cura di.
La sbarretta obliqua largamente impiegata nel linguaggio informatico dove ha il
compito di dividere le directory, con il significato di 'contenuto in'. La doppia sbarra //
segue sempre la dichiarazione del protocollo usato in comunicazione, http:// oppure
ftp://. Per esempio, la dicitura
http://www.sigmastudio.it/stile/punteggiatura/sbarra.html
rappresenta l'indirizzo di questa pagina, dove la doppia sbarra ha funzione dichiarativa
del protocollo mentre la sbarra singola introduce ogni volta in una cartella o directory
diversa.
Ultimamente trova impiego anche nella sostituzione di 'su' o 'per' nelle locuzioni 24
ore su 24 oppure 24 ore per ogni giorno della settimana, che si scrivono
rispettivamente, principalmente nei messaggi pubblicitari, 24/24 oppure 24/7.
usata, in alternativa alla sbarra verticale (|), per separare gli a capo di versi
riproposti in forma estesa. A volte con lo stesso criterio impiegata per segnalare, ove
ci sia ritenuto di particolare importanza, il cambio pagina originale di un'edizione
ripubblicata in formato e caratteri diversi.
In linguistica si utilizza nelle trascrizioni fonematiche, con attenzione quindi alla
sequenza dei fonemi che compongono la parola che non coincide necessariamente
con la sua trascrizione fonetica.

Virgolette
Le virgolette, cos dette perch somiglianti a piccole virgole, in italiano sono di due
tipi: virgolette alte ( ) adesso dette inglesi, in realt dette italiane, e virgolette basse
( ) dette anche sergenti o caporali, denominazione dovuta all'evidente richiamo ai
gradi militari. A queste vanno aggiunti gli apici ( ), detti anche virgolette semplici.
Le virgolette basse, conosciute anche con il nome francese di guillemets dal
tipografo francese Guillaeme che nel Seicento per primo pare ne abbia fatto uso, sono
impiegate nelle citazioni in corpo, nei dialoghi e nei titoli di testate giornalistiche, dove
si contendono l'uso con le virgolette alte.
Le virgolette alte sono utilizzate nelle citazioni all'interno di citazioni e nei casi in cui
si voglia sottolineare un termine (in alternativa all'uso del corsivo) o sottolinerarne il
significato particolare o gergale o anche familiare.
Gli apici si trovano quasi esclusivamente in linguistica, per riportare il significato di
vocaboli stranieri o dialettali. Non raro l'utilizzo in luogo delle virgolette alte
soprattutto nell'editoria giornalistica.
La lingua inglese conosce solo virgolette alte, indiscriminatamente. Per le citazioni
all'interno di citazioni usa le virgolette semplici.
Come altri segni di punteggiatura entrambi i simboli, di apertura e di chiusura, vanno
battuti in genere senza spazio. Alcune case editrici (Einaudi, il Mulino) conservano
un'impostazione 'storica' e inseriscono uno spazio indivisibile dopo le virgolette basse
aperte e prima delle virgolette basse chiuse, in memoria dell'uso primigenio delle
virgolette basse che servivano a segnalare, ripetute all'inizio di ogni rigo, il testo
citato da altre fonti e riportato tal quale nel discorso. Le virgolette in questo caso
erano opportunamente distanziate dal testo e a volte anche poste fuori gabbia.

Abbreviazioni
Caratteristiche delle abbreviazioni
L'ISO 4:1997 Information and documentationRules for the abbreviation of title words
and titles of publications specifica le regole da seguire nell'abbreviazione dei titoli, ma
stabilisce al contempo criteri generali validi con pochi adattamenti attraverso lingue
diverse e utili per dirimere i casi dubbi. L'ISO 4 (p. 1) cos definisce l'abbreviazione:
Abbreviated term resulting from the omission of some its letters [Termine abbreviato
risultante dall'omissione di alcune lettere].
Riporto qui alcuni dei criteri fondamentali richiamati nella ISO 4 che mi pare non
debbano nella maggior parte dei casi essere disattesi:
Per abbreviare un termine necessario che le lettere da sopprimere siano almeno due.
I termini da abbreviare attraverso l'eliminazione di una sola lettera non vanno
abbreviati,
ma
si
scrivono
per
intero.
Non vanno inoltre abbreviate le parole artificiali, i nomi di fantasia di prodotti e
personaggi, in alcuni casi rappresentati a loro volta da acronimi.
Tuttavia i termini entrati nell'uso comune o anche i termini specialistici all'interno di
pubblicazioni destinate a un pubblico possono essere abbreviati.
Le abbreviazioni di una sola lettera sono riservate a termini di uso comune e di
immediata comprensibilit:
n. = numero
p. = pagina
I diacritici ove presenti si conservano anche nelle abbreviazioni. Si consideri che
questo caso ricorre limitatamente nell'italiano o non ricorre affatto, ma deve essere
tenuto presente in caso si abbia a che fare con parole straniere.
La forma abbreviata per il singolare pu essere utilizzata anche per il plurale fintanto
che la forma nella sua struttura possa rappresentare validamente entrambe le forme
singolare e plurale. Non solo. La stessa abbreviazione pu rappresentare tutte le forme
flesse a partire da una medesima radice se la forma abbreviata coerente con le
forme prese in esame. Questo criterio pone evidentemente qualche problema in ordine
alle abitudini consolidate nelle abbreviazioni per l'italiano.
Se l'abbreviazione compatibile con i vocaboli derivati dal termine abbreviato nel
senso che quell'abbreviazione potrebbe essere considerata l'abbreviazione del termine
secondario in assenza del vocabolo primario, essa pu essere adottata anche per la
rappresentazione dei derivati.
ass. = associazione
ass. = associativo
Tuttavia la forma derivata pu essere abbreviata, anche se la forma principale
riportata senza abbreviazione.

Parole che esprimono concetti diversi richiedono abbreviazioni diverse. Al fine di non
confondere il lettore, sar opportuno e necessario infatti tenere distinte le
abbreviazioni che riamndano a vocaboli semanticamente distanti, anche se la loro
forma tipografica potrebbe suggerire 'naturalmente' di adottare la stessa
abbreviazione.
Tipi di abbreviazioni
Le abbreviazioni sono sostanzialmente di tre tipi.
Abbreviazioni per troncamento
Il troncamento di una parola consiste nella caduta di una o pi lettere finali, come in
dott. per 'dottore', in sig. per 'signore', p. per 'pagina'. Questo tipo di abbreviazioni
quello raccomandato dalla ISO 4:1997 nella formazione di abbreviazioni. Le
abbreviazioni cos prodotte sono quasi sempre seguite dal punto. Per la norma ISO 4 il
punto obbligatorio in questo tipo di abbreviazioni obbligatorio.
Abbreviazioni per contrazione
Le abbreviazioni per contrazione sono quelle in cui una o pi lettere interne comprese
fra gli estremi di una parola sono omesse, come accade in dr da 'doctor', in ca. da
'circa', cfr da 'confer' (confronta). L'ISO 4 osserva che le abbreviazioni per contrazione
sono ottenute in prima battuta attraverso la soppressione delle vocali.
Secondo Serianni in questo tipo di abbreviazioni il punto finale pu essere omesso.
Questo genere di abbreviazioni pu inoltre contenere punti al proprio interno come
separazione fra le parti costituenti o, se si preferisce, in sostituzione delle lettere
omesse. Cos accade in sig.ra per 'signora', rev.mo per 'reverendissimo', in f.lli per
'fratelli' ecc. Si noti che il punto cade nella prima interruzione della parola
rappresentata.
Abbreviazioni composte
Le abbreviazioni composte dette anche per sigla sono quelle formate dalla sequenza di
lettere o sillabe iniziali di pi parole, che danno luogo ad abbreviazioni come c.c.p.
'conto corrente postale'; i.e. 'id est', cio. Alcune abbreviazioni del terzo tipo possono
essere riguardate come una combinazione di abbreviazioni provenienti dal primo e dal
secondo tipo: d.l.vo 'decreto legislativo', per esempio. In questi casi sempre presente
il punto e le lettere sono battute senza spazi intermedi.
Un tipo particolare di abbreviazioni del terzo tipo che rispondono a una maggiore
concettualizzazione sono le sigle e gli acronimi. I simboli sono rappresentazioni ancora
pi astratte, a volte derivati come abbreviazione dalla parola stessa, come accade in
m per il metro, W per il watt, Cu per il rame abbreviazione del lat. cuprum.
In alcuni casi lettere e caratteri tipografici speciali sono rappresentative di un concetto
indipendentemente o meno dall'esistenza di una relazione di discendenza del simbolo
dalla parola: per copyright, paragrafo, $ dollaro, % per cento ecc. I simboli
possono essere usati da soli, con altre parole, con numeri o in unione con altri simboli.
Questo genere di abbreviazioni non ammette il punto alla fine.

Uso delle abbreviazioni


Si consideri, annota Ritter, che le abbreviazioni sono sempre ad uso del lettore e non
per comodit di chi scrive. Perci si eviti per quanto possibile il ricorso alle
abbreviazioni, tranne in quei casi in cui fattori oggettivi come la mancanza di spazio lo
richiedano oppure il ricorso continuo nel testo di alcuni termini esprimibili in forma
abbreviata rendano effettivamente pi agevole la lettura. In generale le abbreviazioni
trovano impiego principalmente in lavori scientifici e trattazioni specialistiche. Nelle
opere di saggistica si vedono per lo pi abbondanti nelle note e nelle bibliografie.
Tuttavia neanche la scrittura ordinaria riesce a fare a meno di abbreviazioni, che nella
narrativa ricorrono prevalentemente sotto forma di sigle e acronimi di uso quotidiano.
Nei testi di narrativa sar opportuno sciogliere le abbreviazioni dei titoli o dei simboli
che accompagnano le quantit.
Il signor Claudio e non il sig. Claudio
Il dottor Rossi e non il dott. Rossi
Duecentocinquanta metri invece di 250 m o di duecentocinquanta m
Evitare di iniziare un paragrafo con un'abbreviazione. Eventualmente ricomporre la
frase in modo da spostare l'abbreviazione all'interno.
A parte le abbreviazioni molto diffuse e note alla quasi totalit dei lettori, non si
dovrebbe mai commettere l'errore di credere che altri abbia la stessa familiarit con
quelle abbreviazioni che noi utilizziamo di frequente. La prima volta che
l'abbreviazione compare nel testo, in genere una sigla o un acronimo, sar opportuno
scioglierla fra parentesi in modo da renderla comprensibile. possibile adottare anche
la formula inversa e lasciare fra parentesi l'abbreviazione. Alternativamente
l'abbreviazione pu essere sciolta in una nota a pi di pagina, con la dicitura 'nel
seguito...', 'd'ora in poi...' In ogni caso ci si porr il problema ogni qualvolta
un'abbreviazione ricorra almeno quattro cinque volte nel testo.
Se le abbreviazioni sono numerose sar buona regola dichiarare in una pagina, a inizio
lavoro, le abbreviazioni utilizzate nel testo. Sar ugualmente opportuno ricorrere a un
elenco delle abbreviazioni nel caso in cui il nostro testo possa essere letto non in
sequenza oppure sia scritto a pi mani. in genere utile un elenco delle abbreviazioni
ogni qualvolta sia in dubbio la comprensibilit del testo.
Alcune abbreviazioni sono canoniche in ambiti specifici e, nei lavori specialistici che ne
fanno uso, si pu generalmente fare a meno di un elenco che le illustri.

Sigle e acronimi
Nel variegato panorama delle abbreviazioni, un discorso a parte meritano le sigle e gli
acronimi.
La distinzione fra sigla e acronimo sottile e quasi capziosa, dal momento che in base
alle definizioni i due termini potrebbero essere considerati essenzialmente
sinonimi. L'acronimo, di introduzione recente, preso in prestito alla linguistica, il cui
uso risale al 1950, una nuova parola formata dalle lettere o da intere sillabe, iniziali
o anche finali, di altre parole che ne illustrano il significato. L'acronimo pu essere
anche la parola risultante dal'unione della(e) sillaba(e) iniziale(i) di una parola con la
sillaba finale di un'altra, come accade in motel, per esempio, formata dalle sillabe
iniziali e finali delle parole moto + hotel.
La sigla l'insieme, generalmente in sequenza, delle sole lettere iniziali. In generale,
l'acronimo suscettibile di essere pronunciato come un qualsiasi altro vocabolo della
lingua, la sigla no, e sembra essere questo il tratto maggiormente distintivo fra sigla e
acronimo. Per esempio, sono acronimi le parole radar (dall'ing. radio detection an
ranging), laser (ing. Light Amplification by Stimulate Emission of Radiation), modem
(modulatore/demodulatore).
Si capisce subito che in base a definizioni cos restrittive le sigle automobilistiche delle
citt italiane, per esempio, dovrebbero essere piuttosto considerate acronimi quanto al
come sono formate, mentre continuano a comportarsi come sigle rispetto alla
pronuncia che non consente di trattarle come una nuova parola del vocabolario.
dubbio se le sigle debbano essere puntate nei loro elementi. Questo uso,
generalizzato e indiscusso fino a poco tempo fa, stato progressivamente
abbandonato in favore di una scrittura pi rapida e uniforme, senza punti e senza
maiuscole, nei nomi propri limitata alla sola lettera iniziale, promossa soprattutto dalla
pratica giornalistica. Gli acronimi, proprio per essere trattati alla stregua di altre parole
presenti nel vocabolario, sono quasi sempre privi di punteggiatura iterna e tale uso,
forse proprio a causa della difficolt di distinguere nettamente gli acronimi dalle sigle,
si venuto affermando anche per le sigle, che vedono sempre pi spesso la sola
iniziale maiuscola. Inoltre, come si vede nell'uso quotidiano, l'acronimo che non
identificativo di un ente o di una istituzione, ma che, al contrario ha perso nella
coscienza dei parlanti il significato originale, trattato con lettera iniziale minuscola,
come un sostantivo comune.

Titoli civili e militari


L'abbreviazione dei titoli (ing., dott., prof. ecc.) meglio utilizzata nella corrispondenza
e in tutti i casi in cui lo spazio a disposizione poco. Se accompagnati al solo cognome
i titoli vanno preferibilmente sciolti:
il dott. Domenico Rossi, il dottor Rossi.
L'abbreviazione dei titoli derivanti da cariche sociali, istituzionali o elettive seguono lo
stesso criterio. Perci corretto:
il presidente della Repubblica
il presidente Giorgio Napolitano
Lo Stato Maggiore della Difesa pubblica e aggiorna periodicamente proprie direttive
emanate in ordine alle sigle e alle abbreviazioni militari: oltre alla SMD-G016(A) "Direttiva interforze di policy nazionale in materia di abbreviazioni e
sigle militari" che ha valore e scopo principalmente concettuale, la Difesa pubblica
il Glossario nazionale delle abbreviazioni e sigle militari (SMD-G-016(A)-2) che
rappresenta concretamente un dizionario delle sigle e delle abbreviazioni utilizzate in
ambito militare. Il Glossario (ed. 2007), organizzato alfabeticamente e ricco di molte
voci e spiegazioni, non elenca tuttavia i gradi militari (caporale, sergente, tenente
ecc.) e le loro abbreviazioni, lasciando con ci concludere che a rigore i gradi militari
non sarebbero quasi suscettibili di abbreviazione e dunque meglio scritti sempre per
esteso.
In ambito internazionale invece, almeno per quel che riguarda Gran Bretagna e Stati
Uniti, le abbreviazioni dei gradi sono molto bene indicate e tabelle esplicative sono
facilmente reperibili anche nei dizionari bilingue italiano-inglese, come l'Oxford
Paravia, oppure nei dizionari e siti di traduzione online come in questa pagina sui gradi
militari di wordreference.com.
Nella lingua letteraria i titoli militari, alla stregua dei titoli civili, vengono in generale
trattati con la lettera iniziale minuscola, sia se ricorre l'abbreviazione sia se il titolo
sciolto sia se accompagnato dal nome sia se usato da solo. L'Appendice I "Sigle,
Abbreviazioni, Simboli" del Dizionario Italiano Sabatini Coletti (Giunti 1997) riporta le
abbreviazioni dei gradi militari pi comuni in carattere tutto minuscolo seguito dal
punto: cap. per capitano, ten. per tenente, magg. per maggiore, gen. per generale, ma
Amm. per ammiraglio.
In ambiti particolari, nelle stesse Forze Armate, in certa storiografia, con intento
reverenziale o enfatico le abbreviazioni di titoli militari e i gradi militari estesi possono
prendere l'iniziale maiuscola.
ten. Alberto Rossi, il capitano Corelli
La pratica anglosassone mette il titolo in maiuscolo quando si accompagna al nome, in
minuscolo se sta da solo. Al contrario l'italiano prevede la maiuscola, non obbligatoria,

per il titolo che pur stando da solo sia usato in sostituzione della persona cui il titolo
stesso attribuito:
Incontrer il Comandante nel pomeriggio ma anche: Incontrer il comandante nel
pomeriggio.

Abbreviazioni nomi di persona


I nomi propri di persona non sono in genere suscettibili di abbreviazione.
L'accorciamento dei nomi per la formazione di diminutivi (Toto, Nino, Ale, Franci, Betty)
certo cosa diversa dall'abbreviazione. Abbreviazioni nei nomi personali si ritrovano
tuttavia numerosi nelle bibliografie, negli elenchi, nei dati tabellari dove spesso
scarseggia lo spazio, dove il nome sempre seguito dal punto e dal cognome per
esteso.
Nei nomi di finzione letteraria, taciuti di proposito, spesso omesso anche il cognome,
mentre l'iniziale del nome preceduta da un titolo. In tal caso l'iniziale del nome pu o
non avere il punto di abbreviazione:
il signor X, il dottor M., la signora S
In caso di doppio nome, le iniziali, entrambe puntate, saranno battute senza spazio
intermedio.
T.A. Edison
Diversamente si comporta, in maniera dichiarata e consapevole, l'Oxford Manual of
Style, che suggerisce invece lo spazio dopo il punto senza distinzioni.

Trattamento del testo con le abbreviazioni


Abbreviazioni comunemente utilizzate per riferirsi a parti del testo sono
convenzionalmente adoperate con iniziale minuscola. Esse conservano la minuscola
anche se si trovano, come accade nella redazione di testi critici e accademici, all'inizio
della frase, in principio di nota. Per esempio, paragrafo 7.3, pagina 45. versi 161-168
diventano:
par. 7.3.
p. 45.
vv. 161-168.
L'uso del corsivo con le abbreviazioni molto limitato. Le abbreviazioni dei termini in
latino che possono considerarsi ormai d'uso comune, come le parole che
rappresentano, non vanno messe in corsivo, ma mantenute in tondo.

Ibid. per Ibidem


Id. per Idem
Ead. per Eadem
i.e. id est
vs. per versus al di fuori degli ambiti accademici e nella scrittura giornalistica, si
trova, forse per la mediazione dell'inglese, sempre pi spesso senza il punto di
abbreviazione.

INTER VS JUVE

Correzioni e controllo
In questa sezione diamo uno sguardo alle procedure di controllo pi o meno
automatizzate che possibile mettere in campo per limitare gli errori e correggere i
refusi nei testi delle pubblicazioni in modo da poterle chiudere con relativo dispendio
di tempo e energie.
Book checklist
Prima di stampare un libro, opportuno eseguire alcuni controlli preliminari, anche
banali, ma fondamentali per non incorrere in spiacevoli sorprese una volta stampato il
volume. A quali controlli deve essere sottoposto un libro prima di stampare?
possibile un controllo in prestampa accurato e preciso del prodotto libro?
Book checklist una procedura di controllo che affronta il problema della verifica
preliminare
del libro,
compiendo
verifiche
incrociate
nei
punti
che
si
sanno maggiormente a rischio, mettendo il compositore/editore nella condizione di
sanare
le
incongruenze
prima
della
stampa
del
libro.
La
lista
di
controllo, infatti, prende in esame alcuni macro parametri sensibili (autore, titolo,
editore, Isbn, testatine, numerazione, immagini e altri ancora) che necessario
controllare e riscontrare nell'impaginato e nella copertina del libro allo scopo di
escludere e correggere errori materiali grossolani che finirebbero per invalidare il
lavoro.
Step 1. Controlli sulle pagine interne
IMPOSTAZIONI DI COLLANA
o Se il libro appartiene a una collana, verificare che siano rispettate tutte le
impostazioni, margini, carattere, interlinea, stili, frontespizio, copertina, ecc.
NUMERO DI PAGINE
o Verificare che il numero totale delle pagine sia multiplo di 8, 16 o 32, a seconda
delle scelte effettuate per la stampa, e che nel caso vi siano dei resti questi
siano almeno dei quartini, meglio se ottavi (per avere maggiori chiarimenti
consultate il vostro stampatore/legatore). Per legature di tipo economico
(brossura fresata) questo passaggio pu essere saltato: sufficiente avere un
numero pari di pagine.
o Verificare la regolarit della numerazione nel libro.
PAGINE BIANCHE E SPECIALI
o Verificare che siano presenti le pagine bianche allinizio e alla fine del volume, a
meno che non abbiate deliberatamente deciso diversamente.
o Controllare che le pagine lasciate intenzionalmente bianche siano veramente
tali e non presentino invece, accidentalmente, altri elementi grafici, numeri di
pagina, testatine ecc.
o Controllare che le pagine iniziali e le pagine interne con destinazione speciale
(frontespizio, colophon, occhiello, indice, pagine di sezione, pagine di sole
immagini ecc.) non riportino elementi grafici imprevisti, numeri di pagina,
testatine ecc.
TESTATINE
o Controllare lortografia delle testatine, se presenti.

o
o

Controllare che autori e titoletti appartengano al libro da stampare.


Controllare che le testatine siano coerenti con i contenuti, soprattutto in caso di
gestione manuale.

FRONTESPIZIO
o Controllare lortografia di autore, titolo, sottotitolo, marca delleditore, curatore,
traduttore,
o Controllare lortografia di eventuali diciture aggiuntive.
o Riscontrare le voci presenti nel Frontespizio con le diciture esposte in copertin,
nel dorso del libro e in quarta di copertina.
o Assicurarsi di aver riportato correttamente il nome dellautore e del titolo del
libro ovunque compaia nel libro
COPYRIGHT
o Controllare le diciture relative al copyright, casa editrice, anno e dati di
edizione.
EDIZIONE ORIGINALE
o Se si tratta di opera tradotta da unaltra lingu, controllare che siano presenti,
corrette e complete le diciture relative alledizione originale.
CREDITI
o Controllare ringraziamenti, crediti e sponsor, se presenti, ovunque siano stati
inseriti.
ISBN
o Controllare che il codice Isbn assegnato al volume sia riportato in posizione e
correttamente diviso.
o Riscontrare il codice Isbn riportato nelle pagine interne con il codice Ean
riportato in quarta di copertina.
INDICE
o
o
o

/ SOMMARIO
Verificare la completezza dellindice/sommario
Verificare la corrispondenza fra le voci dindice e i testi richiamati nel volume
Controllare lesattezza dei rimandi di pagina fino alla fine, soprattutto se gli
indici non sono gestiti in automatico.

TINTE PIATTE
o Se la stampa del libro prevede passaggi supplementari per la stampa di tinte
piatte e di colori Pantone controllare che siano rimasti tali e non siano stati
inavvertitamente trasformati in quadricromia.
IMMAGINI
o Se vi sono immagini da stampare al vivo nelle pagine interne Verificare che
siano stati previsti i rifili necessari.
o Verificare che le didascalie se presenti appartengano alle immagini a cui si
riferiscono.
o Verificare che nelle didascalie sia disattivata la sillabazione. Didascalie brevi non
vogliono essere sillabate.
Step 2. Controlli sulla copertina
RILEGATURA IN BROSSURA

Verificare che il formato di stampa della copertina corrisponda al formato


effettivo del volume.

ALETTE (RISVOLTI)
o Se sono previste alette, verificare che il disegno di copertina (se presente)
continui nelle alette per almeno 3-4 mm.
CARTONATO
o Verificare che il formato della copertina sia maggiore del formato del volume (in
genere maggiorazioni dai 2 ai 5 mm sono sufficienti. Consultate per questo il
vostro stampatore/legatore).
SOVRACCOPERTA
o Controllare autore, titolo, sottotitolo, marca editore, curatore, traduttore,
eventuali diciture aggiuntive, traduttore.
PRIMA DI COPERTINA
o Controllare lortografia di autore, titolo, sottotitolo, marca editore, curatore,
traduttore, eventuali diciture aggiuntive, traduttore.
o Verificare che le diciture in copertina corrispondano o, se non prevista una
corrispondenza, che siano almeno coerenti con le diciture nel frontespizio.
Modifiche apportate allultimo momento in copertina potrebbero non essere
state trasferite al frontespizio e viceversa.
QUARTA DI COPERTINA
o Controllare che eventuale sinossi e dati biobibliogafici dellautore, se presenti,
appartengano al libro da stampare.
o Verificare che le didascalie se presenti appartengano alle immagini a cui si
riferiscono. Verificare che nelle didascalie sia disattivata la sillabazione.
Didascalie brevi non vogliono essere sillabate.
o Verificare che prezzo e valuta siano riportati correttamente e in giusta
posizione.
o Verificare la correttezza del codice ISBN.
o Verificare che le dimensioni del codice Isbn siano quelle canoniche.
o Verificare che il codice Ean dellIsbn si trovi correttamente posizionato.
o Riscontrare le altre occorrenze Isbn, eventualmente presenti nelle pagine
interne.
SECONDA E TERZA DI COPERTINA
o Se linterno della copertina stampata, controllare lesattezza delle diciture.
DORSO
o Riscontrare le misure del dorso, che corrispondano alleffettivo volume del libro.
o Verificare che le diciture autore/ titolo / editore in copertina, a meno di eventuali
abbreviature, siano uguali a quelle esposte nel dorso.
TINTE PIATTE
o Se la stampa della copertina o della sovraccoperta prevede passaggi
supplementari per la stampa di tinte piatte e di colori Pantone controllare che
siano rimasti tali e non siano stati inavvertitamente trasformati in quadricromia.
o Controllare la correttezza e le dimensioni di eventuali sfondamenti per la
stampa a secco e/o per la stampa a caldo, se previste.

IMMAGINI
o Se vi sono immagini al vivo verificare che siano stati previsti i rifili necessari.
o La lista di controllo del libro disponibile in pdf nel link a fondo pagina o
direttamente qui per essere compilata online oppure per essere stampata e
compilata su copia cartacea.

Correzione delle bozze


La correzione delle bozze una delle fasi pi delicate nella realizzazione del libro. La
gran parte delle persone preferisce correggere il cartaceo, mentre senz'altro
possibile annotare un testo direttamente a video, anche se in entrambi i casi le
correzioni dovranno essere riportate nell'originale dal compositore. I software
professionali di impaginazione non hanno infatti diffusione tale da consentire che
autori e correttori possano lavorare direttamente sul testo sia per il costo
relativamente alto dei programmi sia per la difficolt di utilizzo.
Nella correzione a video tuttavia ci si potr avvalere solamente dei segni e degli
strumenti messi a disposizione dal programma. Acrobat Reader di Adobe, gratuito,
consente l'utilizzo di due soli strumenti, appena appena sufficienti per annotazioni
minime: l'evidenziatore e la nota. In Acrobat Professional, ma a pagamento, fra gli
strumenti a disposizione per il commento e le marcature grafiche si trova anche una
matita per disegno a mano libera, con la quale poter utilizzare i segni convenzionali
come sul cartaceo. Altri strumenti essenziali sono presenti per facilitare il compito ai
correttori: caselle di testo, sottolineato, barrato, note al testo potendo in questo caso
evidenziare e mettere la nota in una sola operazione.

La palette dei commenti in Acrobat Professional X

Il menu 'commenta' in PDF-XChange Viewer 2.5

Fra i programmi gratuiti di una certa forza va invece senz'altro raccomandato PDFXChange Viewer che oltre a mettere a disposizione dell'utente gli stessi strumenti di
Acrobat Professional per quanto concerne l'annotazione elettronica, consente la
creazione e la modifica di altri strumenti che avvicinano di molto l'aspetto delle
operazioni compiute a video a quelle prodotte sul cartaceo.

I correttori esperti pur partendo da basi e principi comuni finiscono per personalizzare i
segni di correzione sviluppando ognuno un proprio stile, ognuno una
maniera propria di intervenire sul testo.
La simbologia adottata, almeno per quanto riguarda l'area italiana, codificata dalla
norma UNI 5041:1996 Correzione delle bozze di stampa. Per correggere un testo
bene munirsi di penne colorate molto vistose, senza aver paura di 'sporcare' il testo, in
genere la rossa o la verde vanno benissimo.
La correzione su una riga di testo avviene in due fasi:

si marca il testo da correggere con un tratto di penna (un contrassegno


univoco), utile a definire la cancellazione, l'inserimento, lo spostamento o la
modifica di un carattere, una sillaba, una parola o un'intera frase.
a lato, nel margine, si riporta il contrassegno utilizzato con la correzione
richiesta.
Si eviti in ogni caso di correggere direttamente la stampa. La natura
dell'intervento deve essere sempre operata attraverso la scelta e l'uso
appropriato di segni e scritture che ne delimitino con precisione l'estensione e
ne chiariscano inequivocabilmente il significato.

Revisione (formale) del testo


Molti degli errori tipici commessi durante la battitura sono dovuti all'uso scorretto della
tastiera e possono per la gran parte essere evitati attraverso l'uso degli strumenti di
correzione automatica eventualmente messi a disposizione dal software, come in
Microsoft Word o in Adobe InDesign, per esempio. Naturalmente sar necessario
assicurarsi che la correzione automatica non intervenga anche sui nomi e sui termini
specialistici estranei al vocabolario utilizzato dal software, diventando a sua volta
fonte di nuovi errori, in alcuni casi ancora pi difficili da eradicare.
Spesso la scuola sembra non insegnare le regole dell'ortografia e della fonologia con il
rigore e la pignoleria normalmente applicati in altre branche della grammatica.
Semplicemente, non lo ritiene necessario. Cos facile potersi confondere sull'uso
degli accenti o, quanto meno, mostrarsi indifferenti rispetto al loro utilizzo corretto.
Vero che fino agli anni settanta e oltre, la convenzione oggi comunemente adottata
di far corrispondere un suono chiuso all'accento acuto e un suono aperto all'accento
grave non trovava ancora unanime sostegno, sicch anche in libri di indiscusso valore
linguistico dato rinvenire 'perch, affinch' con l'accento grave.
Va detto che ancor oggi non vi accordo sugli accenti da adoperare con le vocali <i>
e <u> (vedi accento grave e acuto per approfondire).
Le disfunzioni di battitura che provocano nel lettore sensazione di non trovarsi di
fronte a un testo professionale sono principalmente dovute a:

spazi doppi o tripli in luogo di uno spazio unico


spaziatura incoerente o imprecisa con la punteggiatura
rientri manuali
doppi segni di punteggiatura
errori d'accentazione
errori di battitura

Correzioni (semi)automatiche
possibile apportare le prime correzioni di base in automatico con lo
strumento Trova/Cambia presente nella quasi totalit dei wordprocessor. Correzioni
molto pi sofisticate e 'ragionate', mettendo per in conto di poter affrontare maggiori
difficolt nella preparazione delle query, possono essere eseguite con programmi che
utilizzano espressioni Grep (general regular expression print), un tipo di filtro di
ricerca che fa uso delle espressioni regolari per individuare ed eventualmente
modificare stringhe di testo che ricalcano particolari modelli costruttivi. Pochi sono i
tool gratuiti. Word non offre il Grep fra gli strumenti di ricerca, ma possibile trovarlo
in OpenOffice. Per Windows sono comunque da segnalare, assolutamente
free, dnGrep e grepWin, che svolge egregiamente il compito di cercare stringhe e
sostituirle con valori dati, forse il pi semplice per chi comincia. Programmi pi
completi e strutturati, tutti a pagamento, sono PowerGrep che a fronte di un costo di
119 euro incorpora numerosi esempi e validi tutorial per avvicinarsi al mondo
Grep, BBEdit il cui costo sui 50 dollari e WinGrep che costa solo 30
dollari. Ultraedit costa meno di 60 dollari ed disponibile per tutte le piattaforme, ma
il panorama ovviamente molto pi vasto. Inoltre con qualche limite possibile

utilizzare il Grep all'interno di InDesign e costruire addirittura stili grep, che tengano
conto del verificarsi o meno di alcuni pattern testuali.
Negli esempi seguenti mi riferisco a Microsoft Word 2007, ma le impostazioni sono
valide a meno di piccole variazioni per qualunque software.
Gli spazi
SPAZI MULTIPLI
Partiamo con le correzioni pi semplici, riducendo i doppi spazi che inevitabilmente
fanno la loro comparsa in qualunque tipo di testo. Nella finestra Trova battere due
volte la barra spaziatrice nella casella Trova e una volta nella casella sostituisci,
scegliere quindi sostituisci tutto. In tal modo tutti gli gli spazi multipli (dove la barra sia
stata battuta pi volte) saranno ridotti di uno spazio. In particolare gli
spazi doppi diverranno spazi singoli e, cosa importante, la sostituzione lascer
comunque integri e immutati gli spazi singoli. Applicando ricorsivamente la
sostituzione, si elimineranno tutti gli spazi multipli.
SPAZI CON I SEGNI DI PUNTEGGIATURA
Gli spazi che accompagnano impropriamente i segni di punteggiatura possono essere
rimossi con pi passaggi di trova/sostituisci, cercando, come nel caso precedente lo
spazio e il segno e sostituendolo con il solo segno.
Descrizione
Spazio prima di un punto
Spazio prima di una virgola
Spazio prima di un punto e virgola
Spazio prima dei due punti
Spazio prima dei punti sospensivi (non sempre superfluo, si
badi)
Spazio prima della parentesi tonda chiusa (vale anche per la
quadra o la graffa)
Spazio dopo la parentesi tonda aperta (vale anche per la
quadra o la graffa)
Spazio prima di un punto interrogativo
Spazio prima di un punto esclamativo
Spazio prima del simbolo di percentuale
Spazio prima delle virgolette basse chiuse
Spazio dopo le virgolette basse aperte

Trova

Sostituisci
con

<spazio
.
>.
<spazio
,
>,
<spazio
;
>;
<spazio
:
>:
<spazio

>
<spazio
)
>)
(<spazio
(
>
<spazio
?
>?
<spazio
!
>!
<spazio
%
>%
<spazio

>
<spazi

o>

Lo spazio prima e dopo l'apostrofo dovr comunque valutarsi caso per caso, a seconda
che l'apostrofo segua o preceda la consonante e distinguendolo dalla virgoletta
semplice chiusa. La stessa cosa pu dirsi delle ricerche effettuate a carico delle
virgolette doppie, dal momento che il filtro di ricerca non distingue fra virgolette
aperte e virgolette chiuse.
notevole che tutte le ricerche che si richiedono in tabella possono essere effettuate
con una ricerca unica attraverso il Grep. Per fare ci si metta in Trova l'espressione
seguente, lasciando vuota la voce Sostituisci:
(?<=[([{])\s +| \s+(?=[])}%,.:;?!])
Rientri manuali in principio di riga
Naturalmente l'aver condotto a termine l'operazione al punto precedente non ci
assicurer di aver eliminato tutti gli spazi indesiderati. Tutti gli spazi antiestetici che si
trovano in principio di riga, prima di un punto o di una virgola, prima di una parentesi
chiusa, dopo una parentesi aperta, fra l'apostrofo e la parola seguente, rimarranno
tranquillamente al loro posto a sfidare la nostra sensibilit.
Nei testi battuti forniti per l'impaginazione facile trovare rientri in principio di riga
realizzati con metodi non ortodossi e quindi inadatti ad essere correttamente
impaginati. Il rientro di un paragrafo in tutti i programmi di elaborazione testi o di
impaginazione si imposta correttamente nelle propriet di paragrafo ed
canonicamente uguale ad 1 em, largo cio tanti punti quanti il corpo del carattere.
Tuttavia operatori con conoscenze superficiali del software, nell'esigenza di replicare
un'impaginazione editoriale, costruiscono i rientri con carattere di tabulazione o,
peggio, con la battitura successiva di un numero determinato di spazi.
In questo caso mettere ordine nel nostro testo ci coster pi di un passaggio. La
tecnica per risolvere queste anomalie la stessa: cercare il carattere accompagnato
dallo spazio e sostituirlo con il solo carattere in modo da eliminare lo spazio. Cos lo
spazio in principio di riga pu essere facilmente eliminato considerando che esso
segue di necessit o la fine di un paragrafo o un'interruzione manuale di riga o
un'interruzione manuale di pagina. Di conseguenza sar possibile risolvere questo
problema, se presente, con tre passaggi (uso la simbologia di word e indico
con <spazio> un singolo spazio battuto attraverso la pressione sulla barra
spaziatrice). Il tabulatore pu essere facilmente eliminato cercando il carattere di
tabulazione e lasciando vuoto il corrispondente campo nella voce sostituisci:
Descrizione
Spazio dopo la fine di un paragrafo
Spazio in principio di una nuova riga di testo
Spazio che segue un'interruzione di pagina
Elimina carattere di tabulazione
Segni doppi di punteggiatura

Trova
^p<spazio>
^l<spazio>
^m<spazio>
^t

Sostituisci con
^p
^l
^m

Non raro che si trovino battuti due punti di seguito (..), un punto interrogativo
seguito da un punto fermo (?.) e altre amenit del genere. Anche in questo caso una
ripulitura del testo pu operarsi in modo analogo al precedente, ponendo in Trova la
sequenza anomala di segni che si suppone presente nel testo, in Sostituisci la
sequenza corretta o il segno singolo sostitutivo. Cos per esempio i casi qui ipotizzati si
risolvono in questo modo:
Descrizione
Trova
Sostituisci con
Sequenza di due punti
..
.
Punto interrogativo seguito dal punto
.?
.
Punto esclamativo seguito dal punto
!.
.
comunque necessario procedere con cautela nelle sostituzioni, considerando i casi in
cui la doppia punteggiatura ha valore grammaticale ed quindi permessa. Per
esempio, la ricerca del punto seguito dalla virgola (.,) deve essere valutata caso per
caso perch legittima la virgola dopo un'abbreviazione con il punto:
Nel 79 d.C., l'eruzione del Vesuvio seppell Pompei sotto metri di cenere.
Inoltre senz'altro possibile la combinazione con intenti espressivi di punto
esclamativo e punto interrogativo (!?, ?!) e a volte anche il loro raddoppio (!!,??), che
perci in alcuni casi non va corretta.
Anche qui per l'uso di una singola espressione Grep ci permette di correggere una
molteplicit di anomalie. L'espressione seguente corregge infatti una molteplicit di
combinazioni scorrette, per la cui applicazione, in ragione delle osservazioni
precedenti, sar comunque prudente decidere di volta in volta invece che applicarla a
tutto il testo alla cieca.
(?<=\.)\.|(?<=\.)\:|(?<=\.)\;|(?<=\.)\!|(?<=\.)\?|(?<=\,)\.|(?<=\,)\,|(?<=\,)\:|(?<=\,)\;|(?
<=\,)\!|(?<=\,)\?|(?<=\;)\.|(?<=\;)\,|(?<=\;)\:|(?<=\;)\;|(?<=\;)\!|(?<=\;)\?|(?<=\:)\.|(?
<=\:)\,|(?<=\:)\:|(?<=\:)\;|(?<=\:)\!|(?<=\:)\?|(?<=\!)\.|(?<=\!)\:|(?<=\!)\;|(?<=\?)\.||(?
<=\?)\:|(?<=\?)\;

Accenti
Per quanto riguarda gli accenti, possibile correggere con una certa facilit l'accento
grave sulla <e> tenendo conto che le parole che recano e con accento grave () sono
in realt pochissime: (terza persona del verbo essere), t, caff, cio, ahim, pi.
Possiamo correggere eventuali accenti sbagliati su ch e i composti di che (finch,
affinch, perch, bench, nonch), osservando che non esisono parole terminanti in
<ch> con accento grave.
Analogamente, per i composti di re e tre (vicer, ventitr, trentatr, quarantatr ecc.)
si pu correggere la sillaba finale da <r> in <r>.
Altre singole occorrenze di <> in fine di parola, per es. n, s, vanno ricercate
singolarmente.

Descrizione

Trova

Sostituisci con

Accento grave su ch e i composti di ch


(non scegliere parola singola)
Accento grave sui composti di re e tre
(non scegliere parola singola)

ch

ch

Errori comuni di battitura


Anche nel caso di fonti autorevoli, il vostro testo potrebbe ancora contenere ancora
delle ingenuit di battitura che val la pena di provare a correggere. Se, come
probabile, il testo stato composto in Microsoft Word con correzione automatica
attivata, molti degli errori segnalati potrebbero essere stati gi risolti.

Descrizione

Trova

Sostituisci
con

Apostrofo in luogo dell'accento grave sulle maiuscole, esempio (scegliere


E'

parola singola)
Apostrofo in luogo dell'accento grave sulle minuscole, esempio (non
a'

scegliere parola singola)


Accento in luogo dell'apostrofo
p
po'
Trattino in luogo della lineetta (si assume che il trattino sia correttamente
<spazio>- <spazio>
preceduto dallo spazio)

contrario a ogni buona norma ortografica l'uso adottato da parecchi tipografi di


segnare l'apostrofo anzich l'accento sulla maiuscola: E' per (verbo); e pu dar luogo
ad ambiguit, perch E' forma ridotta di egli.