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1 progettare un impaginato

Per arrivare a produrre un impaginato il grafico deve tener conto di diversi


elementi.
Per prima cosa va deciso il formato dell’impaginato, questo è determinato
dalla sua funzione.
Quindi è importante:
_ l’età del fruitore
_ il tipo di impaginato (solo testo o testo ed immagini)
_ quantità di pagine.
Per decidere quindi il formato dell’impaginato si dovrà tener conto del
contenuto ed anche del formato di carta sul quale verrà stampato.
La dimensione delle pagine è molto importante e va decisa in base
ad una proporzione armonica. Nel corso degli anni si sono standardizzati
dei formati in base a quelli più comunemente utilizzati ed in base ai formati
di stampa.

Le dimensioni della carta


È molto importante tenere conto anche dell’economicità
del prodotto e quindi di come verrà stampato.
Per gli stampati correnti noi potremmo usare sostanzialmente 2 formati:
il 64x88 e il 70x100.
Un altro formato reperibile è il 100x140, ma esso è destinato quasi
esclusivamente alla stampa di manifesti (doppio elefante).
Quando progetteremo un impaginato, decideremo il formato da adottare.
Esso scaturirà da valutazioni che terranno conto del tipo di utilizzo,
del tipo di carta che adotteremo, dell’aspetto che dovrà avere.
Quindi sceglieremo il formato carta che, apportunamente piegato
in ottavi, in dodicesimi, in sedicesimi ecc. ci offra la giusta misura
della pagina senza avere sprechi.
Dal formato carta 70x100 possiamo ricavare due locandine 50x70,
oppure quattro 35x50, otto pagine 25x35, oppure sedici 17,5x25 e
così via ricavando dei sottomoltipli.
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Ovviamente da questi formati bisogna togliere lo spazio delativo alla


pinza e al taglio, per cui il formato utile di 17,5x25 diventerà 17x24
e così via.
In un foglio 70x100 per la stampa di un ottavo (sedici facciate di cui
otto in bianca ed otto in volta) le pagine misureranno 24x34.
Dal formato carta 64x88 (formato UNI) possiamo ricavare due
locandine 44x64 oppure quattro 32x64, otto pagine nel formato 22x32,
oppure 16 pagine nel formato 16x22 e così via ricavando dei
sottomultipli. Ovviamente bisogna togliere lo spazio per la pinza ed
il taglio per cui il formato finale diventa 21x29,7 (formato A4).
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La piegatura della carta


Una volta scelto il formato, lo stampatore dispone le pagine da stampare su
un foglio disteso che ospiterà 8 pagine in bianca ed 8 pagine in volta, con
un disposizione tale per cui, una volta piegato il foglio, le pagine abbiano la
giusta sequenza numerica. Il foglio sarà piegato una prima, una seconda,
un terza volta e così via fino ad ottenere una segnatura, nel nostro caso un
sedicesimo. Ovviamente l’impianto, nel caso di un impaginato complesso
come un libro o una rivista, potrà essere a quartini, a ottavi, a sedicesimi, a
trantaduesimi o a sessantaquattresimi a seconda delle pagine necessarie.
Le varie segnature vengono assemblate e messe insieme.
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Le segnature vengono assemblate con la rilegatura che può essere di


diverso tipo:
_ punto metallico
_ con spirale
_ a filo refe
(le segnature vengono cucite e poi viene incollata la copertina)
_ in brossura
(se dopo la cucitura viene tagliato il margine della costa ed incollata)
_ cucitura singer (cucito con il punto della macchina da cucire)
Chiaramente anche la rilegatura viene scelta in base al valore estetico
che ne consegue ma anche in base a condizioni tecniche (il punto
metallico è adatto a legare solo poche pagine) e a condizioni
economiche (le rilegature meno diffuse implicano una lavorazione
manuale e quindi molto costosa).
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La carta
È il supporto dei nostri progetti, è la materia su cui vediamo realizzate
le nostre idee, il nostro lavoro.
Scegliere la carta è un momento difficile. Se infatti la patinata rende al
meglio la brillantezza dei colori, l’eleganza di un testo stampato su una
vergata da un piacere ineguagliabile. Molto importante è anche il colore
della carta per la resa dei colori che verranno stampati sopra e la sua
pesantezza (grammatura).
La scelta quindi va fatta valutando le caratteristiche tecniche della
carta e la sua resa estetica considerando il progetto nel suo complesso.
Possiamo dividere le carte nelle seguenti categorie:
_ carte patinate, lucide o opache
consigliate per uso di foto ed immagini
_ carte uso mano
edizioni, libri e pubblicazioni di largo consumo
_ carte speciali.
Le carte sono divise in diverse classi per ciascuna della quali sono
stablite le proprietà che devono possedere, il peso per metro quadrato,
il formato, le caratteristiche dell’impasto, la resistenza alla trazione, la
collatura.
Alcuni campionari contengono informazioni utili sul tipo e qualità di
carta, suggerimenti sull’uso ottimale che se ne può fare, note sulla
resa con vari sistemi di stampa.

La Gabbia tipografica
Una volta scelto il formato della pagina e il supporto sul quale verrà
stampato il grafico procede progettando la gabbia di impaginazione.
Per gabbia si intende la griglia entro la quale scorrerà il testo e
verranno inserite le immagini e tutti gli elementi grafici che si
progetteranno (filetti, bande, numeri pagina, note ecc)
L’armonia tra la misura della pagina e la misura dell’area di testo
è molto importante e si esprime in numeri.
Pittura, architettura e musica: tutte le arti hanno tentato di cogliere
il concetto di armonia utilizzando il linguaggio numerico.
Un numero particolare ha assunto una grande importanza nella storia
delle arti figurative: il numero aureo 0,618.
Lo si trova ovunque: nelle piramidi egizie, nei templi greci, nei dipinti di
Raffaello e Leonardo Da Vinci, nelle opere di Cézanne o di Le Corbusier.
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Nel progetto di un libro, di una pagina, di uno stampato questo rapporto


assume grande rilevanza.
Gli elementi di una pagina sono da una lato la superficie, ossia il formato
della carta, dall’altro l’insieme di testi, immagini, spazi bianchi.
Per dare armonia alla pagina occorrono regole e creatività, in una parola
l’applicazione del binomio emotività-razionalità.
Una gabbia giusta è quella che ha una impostazione di misure ritmiche
in cui possano convivere armoniosamente variazioni e ineguaglianze.
Ogni nostra pagina, ogni disegno, ogni immagine che adopereremo avrà
dei rapporti. I rapporti saranno stabiliti fra bianchi e neri, tra vuoti e
pieni, tra due o più immagini di diverse misure ma tutto dovrà poter
risalire a una proporzione. Lavorando in due dimensioni il rapporto sarà
configurato fra una base e un’altezza.
Suddividere gli spazi. Significa trovare una proporzione tra pagina,
gabbia e margini. Nella gabbia costruiamo le griglie di impaginazione,
cioè suddividiamo lo spazio in colonne. Il testo e le immagini seguiranno
queste colonne, occupandone una o due o più alla volta.
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La gabbia è tanto più complessa quanto più complesso è l’impaginato;


è chiaro che il romanzo avrà una gabbia molto semplice mentre una
rivista o un quotidiano hanno bisogno di regole e di una griglia
complessa costruita da colonne che possono essere usate
singolarmente o nel loro multiplo.
Fate l’esercizio di trovare in tutto quello che trovate stampato quale è la
gabbia sul quale è stato impaginato anche negli stampati più semplici
come un manifesto, un volantino, un biglietto da visita, in tutti potrete
trovare la gabbia ed osserverete che più l’impaginato è razionale e
costruito su basi matematiche più risulta armonico e piacevole.

Abbiamo ottenuto la costruzione di questa gabbia applicando il rapporto


aureo.
Le diagonali individuano i punti di partenza della griglia che coincide
con il rapporto 5:8. La gabbia disegnata all’interno della pagina
risulterà con margini fra essi sempre in rapporto 2, 3, 4, 6.
Rapporto 2, 3, 4, 6 significa che se 2 è il margine di cucitura, il
margine di taglio sarà 4; se 3 è il margine di testa, il margine di piede
sarà 6. Infatti il margine di taglio risulterà sempre doppio rispetto al
margine di cucitura, e il margine di piede sarà sempre doppio rispetto
al margine di testa.
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Il Carattere
Una volta stabilita la nostra gabbia dobbiamo scegliere il carattere
da usare nella parte di testo. Facciamo un breve studio sul carattere e
sulla sua classificazione.
La conoscenza della forma delle lettere è il primo passo nello studio
del carattere, anzi della tipografia. Essendo la tipografia l’arte
di moltiplicare con mezzi meccanici la scrittura, la sua principale
funzione sarà quella di riprodurre gli alfabeti secondo le forme in uso
nelle varie nazioni.
Il carattere può essere considerato il più importante dei grafitismi
comunemente denominati “sterativi”, cioè di quei componenti di uno
stampato che vengono normalemente riutilizzati. Già anticamente vi fu
l’esigenza di compilare dei campionari di caratteri. Essi con il tempo,
evidenziarono la necessità di riunire stilisticamente i vari gruppi per
avere dei criteri universalmente validi.
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Superata una prima classificazione di base, data da forma, grandezza


e proporzione, si passava a romani, corsivi e cancellereschi.
Tali criteri sono oggi ormai del tutto insufficienti, probabilmente per
il fatto che esiste una grande varietà stilistica legata all’introduzione
dei processi digitali della produzione dei caratteri, i quali hanno
subito eleborazioni sempre più numerose.
Il tentativo di una esauriente classificazione è reso complicato
dall’infinita varietà esistente di forme di caratteri. Numerosi disegnatori
e tipologi, persino commissioni apposite di studiosi, hanno proposto
negli ultimi decenni diverse sistematizzazioni.
Quando si disegna un alfabeto, questo assume “forme” e quindi “stili”
differenti, in base alle variazioni che subiscono i due elementi
fondamentali costituenti le lettere. Questi due elementi sono le aste e
le grazie.
Esiste una successiva classificazione, quella per serie. Da uno stesso
stile possono derivare più di una serie di caratteri dove la
differenziazione può essere data dalla pendenza, dal tono, ecc.
Le denominazioni fondamentali sono 6:
1_ Maiuscolo, maiuscoletto, minuscolo, quando si fa riferimento alla
loro utilizzazione ortografica.
2_ Tondo, corsivo, se ci si riferisce all’aspetto diritto o inclinato che può
assumere il carattere.
3_ Chiarissimo, chiaro, normale, medio, nero, nerissimo, rispetto allo
spessore delle aste.
4_ Strettissimo, stretto, normale, medio, largo, larghissimo, secondo la
larghezza dell’occhio del carattere.
5_ Semplice, ornato (tratteggiato, puntinato, ombreggiato), per
l’ornamentazione particolare che può essere data.
6_ Positivo, negativo, in base all’inverzione che un carattere può subire
durante il procedimento di stampa.
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Presentiamo una
classificazione
dei caratteri in 7
famiglie

Per avere un’idea della quantità di caratteri che sono stati prodotti negli
ultimi anni con l’avvento delle nuove tecnologie consiglio di visitare i
seguenti siti internet:
HYPERLINK “http://www.fontfont.com” www.fontfont.com
HYPERLINK “http://www.linotype.com” www.linotype.com
questa grande produzione non sempre corrisponde ad una grande
qualità, ma allo stesso tempo è anche sintomo di quanto il carattere
venga utilizzato in comunicazione come elemento pregnante della
stessa. Io rimango dell’opinione comunque che i disegnatori storici
hanno realizzato delle famiglie di caratteri che rimangono ancora i più
riproducibili e con delle proporzioni così armoniose che identificano a
pieno il connubio tra leggibilità ed estetica.
Per citarne alcuni
Bodoni, Garamond, Univers, Frutiger, Gill Sans, Franklin Gothic.
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La leggibilità del testo


“Leggibilità. Capacità di un testo, di una pagina di un carattere di farsi
leggere facilmente. Dal punto di vista grafico, non esistono regole per
stabilire in modo certo la leggibilità; si ritiene però che i caratteri con le
grazie siano più leggibili di quelli che ne sono privi e perciò sono i più
usati nel settore editoriale. Inoltre la leggibilità dipende da come il
carattere viene impaginato; per esempio il testo composto in una
giustezza troppo lunga o troppo corta è meno leggibile di quello
composto in una giustezza media, quando per media si intende quella
che contiene dalle 7 alla 10 parole”.
(Giorgio Fioravanti, Il dizionario del grafico, Zanichelli 1993)
Per giustezza è la misura in larghezza di una riga di testo e si misura in
millimetri.
La grandezza del carattere si esprime in punti tipografici e si parla di corpo.
Corpo. Distanza fra parte anteriore e parte posteriore del carattere.
Il corpo è la misura dell’altezza della lettera ed è espressa in punti
tipografici.

La leggibilità di un testo è condizionata da vari fattori.


1_ Nella progettazione:
dall’impostazione generale, dal formato, dall’impaginazione,
dal numero di colonne, dalla disposizione delle gabbie;
2_ nella composizione:
dal tipo di carattere e dalla loro forma, dalla grandezza del corpo,
dall’interlinea, dagli spazi fra le lettere, dalla quantità di lettere
presenti in una riga;
3_ nella stampa:
dalla qualità di stampa
4_ nei materiali:
dal tipo di carta su cui il testo è stampato e ovviamente dal suo colore;
5_ nella impostazione generale:
dal rapporto esistente fra l’argomento trattato e le scelte grafiche
di cui sopra.
È consigliabile comunque cercare un buon rapporto nel contrasto: fra
il bianco e il nero, fra il pieno e il vuoto, fra il positivo e negativo (dove
il nero, il positivo e il pieno sono costituiti dal testo e dalle immagini),
elementi che stabiliscono una dialettica nell’architettura di una pagina.
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Possono comunque essere utili alcuni suggerimenti.


Se progettate un libro il corpo del testo va commisurato all’area da
occupare; privilegiate un carattere con le grazie per una edizione che
contempli una lettura continua; distanziate le righe con una interlinea
leggermente maggiore del corpo; disegnate i margini in modo che siano
appropriati al tipo di impaginato che state progettando (in linea di massima
più grandi essi sono, maggiore è l’importanza che date al testo); non
scegliete una carta troppo bianca: può rendere la lettura faticosa,
meglio una carta avoriata.
Un Garamond risulterà assai diverso a seconda del tipo di carta su cui
sarà stampato:
su una patinata risulterà sottilissimo e poco leggibile, su una carta da
edizioni, su cui l’inchiostro può penetrare e ingrossare leggermente il
carattere, avrà il giusto peso e un’ottimo grado di leggibilità; effetti
ancora diversi si otterranno dai caratteri stampati su carte lisciate,
satinate, vergate ecc.
Evitate finchè possibile, all’interno dello stesso progetto, l’uso di
caratteri diversi: la famiglia di un carattere dispone di varie serie che
vanno dal tondo al corsivo, dal neretto al nero e al nerissimo, dal
maiuscolo al maiuscoletto, dal chiaro al chiarissimo, abbastanza per
differensiare i vari livelli di lettura.
Leggere un testo significa dare un ritmo grafico che suoni in
contemporanea a quello insito nel contenuto.
Progettare un impaginato significa correlare queste due esigenze, trovare fra
di esse il giusto equilibrio, una proporzione che non esalti l’uno o l’altro
aspetto.

Breve nota sul colore.


Molto importante è sapere se il nostro impaginato andrà stampato
in quadricromia, oppure in bianco e nero, oppure a colori piatti.
Per colori piatti intendo dei colori scelti appositamente dal grafico che
il tipografo ordinerà e quindi che non presentano il retino di stampa.
Questi colori sono stati catalogati dalla Pantone e vengono
universalmente utilizzati da grafici e tipografi. Il colore pantone può
essere simulato in quadricromia ed anche in rgb (risoluzione video)
ma risulta sempre molto diverso dal colore piatto.
Molto importanti sono i colori piatti quando parliamo di pigmenti
particolari come quelli metallizzati, oppure fluorescenti, che non
possono essere riprodotti in quadricromia.
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Quando si progetta al computer bisogna tenere conto che il video visualizza i


colori in maniera poco fedele e quindi è indispensabile lavorare sempre con
il supporto delle mazzette Pantone.
Queste si trovano in commercio con una vasta gamma, per carte
patinate, per carte opache, nel confronto tra colore piatto e
trasformazione in quadricromia, colori metallizzati ecc.
Vi consiglio di fare visita al sito della Pantone per rendervi conto
praticamente di cosa stiamo parlando.

Diario di lavoro
_ progetto dell’impaginato
_ gabbia di impaginazione
_ formato carta
_ preparazione menabò
_ tipo di carta
_ testo_ il carattere, il corpo, l’interlinea, la giustezza
_ impaginare il progetto al computer_ testo ed immagini
_ copertina
_ prime ed ultime pagine
_ documento per la stampa
_ controllo impianto e prove colore
_ controllo della stampa in tipografia

Per la realizzazione dell’impaginato al computer ci troveremo a dover


associare le immagini scanzionate con uno scanner professionale al
testo che comporremo scegliendo il criterio e la font. Il tutto si realizza
con dei programmi di impaginazione i più usati sono Xpress e Indesign.
Sono due programmi praticamente analoghi solo di due aziende
concorrenti. Inoltre ci avvarremo del supporto di Photoshop per
eventuali scontorni delle immagini da inserire all’interno del testo.
Tutto questo solo quando il nostro progetto è già ben chiaro sulla carta.
Prima di tutto il progetto poi la realizzazione al computer.