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Tecniche grafiche-pittoriche Approfondimento

APPROFONDIMENTO

Tecniche grafiche-pittoriche:
materiali e strumenti tradizionali

Premessa
Strumenti, materiali e tecniche espressive tradizionali vengono qui considerati in
funzione delle discipline geometriche e per questo saranno sempre descritti con
essenzialità puntando ad esaltarne le qualità peculiari e indicando i possibili im-
pieghi nell’ambito della progettazione in generale e delle discipline geometriche in
particolare.

Supporti

Carta da schizzo

Anche se lo “schizzo”, l’“abbozzo” può essere eseguito su qualsiasi superficie o


tipo di carta quando l’urgenza di “fermare” l’idea spinge a cercare il materiale più
a portata di mano, è buona norma usare carta da schizzo patinata di grana media
(60 gr.) nelle dimensioni più usuali (A4), quelle per intenderci di un normale foglio
per fotocopia o stampa da computer. La necessità di eseguire molte varianti del
tema scelto consiglierebbe blocchi a fogli staccabili. Ad esempio blocchi di 10-50
fogli di carta patinata (regge il segno senza farlo scivolare) oppure rotoli da 20 m di
altezza variabile (cm 33, 55, 75, 90, 110).

Carta da lucido

Venduta in rotoli di dimensioni variabili, oppure in fogli singoli di dimensioni A3


raccolti in blocchi, la carta da lucido ha la specificità di essere trasparente, anche
se piuttosto opaca, per permettere il “trasferimento”, cioè l’esatta riproduzione di
un disegno o di una figura su cui essa viene stesa: cioè il cosiddetto “lucido” di un
originale sottostante appoggiato sul vetro di una “lavagna luminosa”.

Carte colorate

Le carte colorate possono servire per l’esecuzione di determinati elaborati con me-
dia come matite colorate o gessetti che puntino a creare un certo “effetto” visivo.
Naturalmente su ogni colorazione andrà applicato un colore che su essa risalti bene
ad esempio bianco su carta nera (per avere un risultato “gessetto su lavagna”) o to-
nalità scure su carte colorate dai colori tenui (dal giallo chiaro, al rosa, al celeste).
Disponibili in varie grammature le carte colorate possono anche prestarsi alla rea-

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lizzazione di collages e decoupages, con sovrapposizione di ritagli colorati ed acco-


stati ad esempio per evidenziare ombre, zone destinate ad una certa funzione ecc.
nell’ambito di determinati sviluppi progettuali. A questo fine si possono impiegare
anche le pellicole colorate autoadesive.

Figura 1 Esempio di disegno


eseguito su carta nera che crea
l’effetto “gessetto su lavagna”.

Cartoncini bianchi e colorati

Anche i cartoncini da disegno, come i fogli, sono reperibili in varie tipologie (da
quelle più lisce e lucide a quelle mediamente o maggiormente ruvide) al fine di
favorire ogni specifica esigenza del disegnatore.
I formati classici sono 50x70, 60x80, 80x120 ma si possono trovare anche carton-
cini di maggiori dimensioni (100x150), è logico che la grammatura varierà anche
in rapporto alla grandezza di tale supporto che oggi è molto impiegato anche da
alcuni artisti che vi lavorano con grafite o pastelli per poi provvedere a “intelaiare”
tali cartoncini, cioè a farli stendere su telai di legno per ottenere superfici perfetta-
mente lisce, tirate come pelli di tamburo.
I colori disponibili sono praticamente illimitati sulle misure medie, mentre nelle
grandi dimensioni sono disponibili poche colorazioni, è comunque possibile tro-
vare cartoncini colorati adatti ad ogni esigenza.

Acetato

Con il nome di acetato si indica un materiale plastico entrato nell’ambito del di-
segno in un passato piuttosto recente col diffondersi dei derivati plastici e vinilici
del petrolio. Si tratta di fogli perfettamente trasparenti di consistenza maggiore o
minore che possono essere impiegati sia come materiale alternativo alla carta da
lucido con gli stessi scopi, sia per scrivere e/o disegnare con appositi pennarelli al
fine di proiettare ciò che si è fatto tramite una lavagna luminosa che, tuttavia, oggi
è sempre più insidiata dal proiettore collegato al computer, dal relativo scanner e

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dalla stampante, o altre periferiche a scansione digitale.


Molto impiegato, proprio per la sua trasparenza e sovrapponibilità, l’acetato per-
mette ad esempio tutte le operazioni grafiche o grafico – pittoriche del classico
“cartone animato”: sui fogli di acetato è infatti possibile lavorare sia con pennarelli
“marker permanenti” che con colori acrilici al fine di sovrapporre figure a sfondi
fissi trovando le varie posizioni richieste per creare il movimento senza dover rifa-
re lo sfondo contro il quale si svolge l’azione.
Oggi è spesso impiegato l’acetato da inserire nella stampante del computer, poiché
sul lato meno liscio può essere trasferita l’immagine digitale in funzione del layout
definitivo.
In taluni casi i grafici dotati di attrezzatura idonea (macchina reprografica) impie-
gano apposite “pellicole trasparenti” (dette appunto reprografiche) per consentire
il lavoro di stampa tipografica.

Cartoncino schoeller

È un cartoncino per acquerello e disegno grafico con grammatura da 100g a 400gr,


e formato 50x100, 70x100.
Nel lavoro del grafico (visualiser) e ancor di più in quello dell’illustratore, il car-
toncino schoeller viene usato per realizzare tavole o figure a carattere pubblicitario
con particolari molto accurati e definizione dei singoli dettagli.

Polistirolo, cartone, foam, balsa

In fogli, blocchi, di formato 50x100 e spessore da 1 cm in su, impiegati per costrui-


re oggetti e forme per il packaging, il polistirolo, i vari tipi di cartone, il foam, cioè
fogli di polistirolo espanso compatto e dalla superficie più o meno liscia: la gran-
dezza, lo spessore e il colore variano a seconda delle esigenze, devono essere lavo-
rati con appositi attrezzi e/o attenzioni. Ad esempio i fogli o blocchi di polistirolo,
devono essere tagliati e modellati con “fili a caldo” (strumenti costituiti da un filo
di rame teso tra due elettrodi che si riscalda debolmente per fondere il polistirolo
con potenza circa 700 milliampére).

Altri tipi di supporto indicati per elaborati a carattere pittorico

Cartoni telati, cartoni preparati, masonite, ecc: si possono acquistare presso le ri-
vendite di materiali per artisti “pronti all’uso” nelle più svariate misure e forme, ci
sono i supporti in cartone, cartone pressato, masonite di 3 – 4 – 5 – mm di spessore
su cui è possibile dipingere ad olio, a tempera ed acrilici. Molti di questi supporti
sono anche “preparati” cioè hanno un leggero strato di preparazione media per
pittura ad olio (si veda poi) e quindi sono predisposti anche per pittori principian-
ti. Il cartone telato, cioè un pezzo di cartone pressato di circa 2 – 3 mm di spessore
ricoperto di fine tela di cartone sempre “preparata”, offre, in particolare a chi vo-
glia dipingere ad olio, un buon “campo di lavoro” dal costo relativamente basso.
Legno multistrato, compensato, massello, legno pressato, ecc: la pittura su legno sia
con preparazione (vedi oltre) sia con intervento diretto, senza sottofondo di pre-
parazione, è sempre stata apprezzata da moltissimi autori nella storia della pittura
per le possibilità offerte da un supporto resistente e solido sul quale operare con
qualsiasi tecnica e con grandi spessori di materia pittorica. L’unico accorgimento
da tenere presente è quello di non scegliere supporti in legno di spessore minimo

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poiché col tempo essi possono flettersi, imbarcarsi o comunque modificarsi anche
per la presenza della pellicola pittorica.
Tela: la tela è sicuramente uno dei supporti ideali per dipingere: a seconda delle
esigenze del pittore essa può essere di “grana” più fine (lino, cotone) o più “gros-
sa” (canapa, juta). Presso i negozi d’arte è possibile averla già preparata nei tagli
desiderati: in questo caso, per dipingervi sarà sufficiente fissarla con delle puntine
o dei chiodini su un telaio provvisorio o su una tavoletta della misura giusta: una
volta finito il lavoro si potrà “montare” su di un telaio delle dimensioni desidera-
te.
Altri supporti: è possibile dipingere su un qualsiasi materiale dal ferro al vetro,
dall’acciaio all’intonaco: descrivendo le singole tecniche si indicheranno via via i
supporti più indicati.

I media

Matite di grafite

Le matite di grafite, strumenti base per qualsiasi tipo di disegno, sono già state de-
scritte in precedenza, qui aggiungiamo soltanto che esistono in commercio baston-
cini di grafite pura, senza involucro di legno di forma cilindrica o anche con forma
a gessetto allungato che servono per gli schizzi iniziali, rough e abbozzi dell’idea:
essi permettono di eseguire segni leggeri molto larghi e ombreggiature a seconda
del verso di impiego.

Matite colorate

Per quanto riguarda le matite colorate le numerose case produttrici presenti sul
mercato sono in grado di offrire una gamma praticamente infinita di “set” pronti
per l’uso. Un astuccio da almeno 12/24 matite potrà soddisfare le esigenze princi-
pali del disegno: varie tonalità di giallo, blu e rosso, i verdi e i marroni oltre al nero e
al bianco ai quali potranno aggiungersi gradazioni di rosa, viola, celeste, ocra, ecc.

Penne a feltro

L’uso di queste penne è universale poiché riescono a scrivere e “marcare” quasi


tutte le superfici come vetro, plastica, metallo, legno, porcellana ecc.
Altissima è la stabilità del colore e le case produttrici assicurano una resistenza di
anni alla luce: come si sa i tradizionali pennarelli soffrono l’esposizione alla luce.
Esistono in commercio modelli speciali che usano un inchiostro gelatinoso colora-
to metallizzato o brillantato (anche in rilievo).

Marker permanenti

I marker permanenti sono penne speciali disponibili in una vastissima gamma di


colori e possono avere due tipi di punta, larga e fine. L’inchiostro dei marker asciu-
ga rapidamente e i colori si possono sovrapporre per creare nuove tonalità (fig. 2).
In commercio si trovano marker professionali a tre punte (su un lato 2 punte
intercambiabili e sull’altro una punta a scalpello), che hanno la peculiarità di non
bagnare eccessivamente la carta facendo passare l’inchiostro dall’altro lato. Sono

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ricaricabili con boccette di colore fornite a parte e vengono impiegati al meglio su


carta patinata da schizzo (più lucida e quindi più adatta a rough definitivi).

Figura 2 Marker colorati con tre


punte intercambiabili (dal Catalogo
generale Letraset).

Marker ad acqua

In pratica si tratta di penne ad inchiostro acrilico piuttosto liquido che asciuga ra-
pidamente e possono essere impiegate per i layout nelle fasi d’elaborazione. Adatti
a tutte le superfici sono inodori e resistenti alla luce e all’acqua. Hanno punte di
tutti i tipi: da scalpello a extrafine.
Per la lucentezza del colore possono ravvivare anche foto e disegni iniziati con altri
media quindi sono adatti anche per tecniche miste.

Inchiostri ad acqua

Dopo aver parlato di media che lasciano un segno grazie ad una mina o ad un ser-
batoio per l’inchiostro incorporati in essi, parliamo di inchiostri che, per essere im-
piegati, necessitano di adeguati strumenti (che descriviamo altrove) come pennini,
pennelli, aerografi, balaustrini, tiralinee, ecc.
Sono inchiostri diluibili in acqua disponibili in boccette di varie grandezze e vari
colori che hanno la peculiarità di essere trasparenti o coprenti, cioè di non copri-
re completamente la superficie su cui sono stesi se usati con il pennello oppure
coprirla e lasciare segni netti e puliti se impiegati con pennini o tiralinee. Per un
cenno sul loro impiego si veda l’unità didattica sulle tecniche di base.
Ecoline è una marca di inchiostri ad acqua (simile all’acquerello ma più trasparen-
te utilizzato in grafica e pittura) in boccette da 33 ml ma anche da litro. In 48 tinte
diverse, per effetti di grande trasparenza e brillantezza insieme.

Chine

La china nera, che un tempo era il media più impiegato nel disegno tecnico, è
sicuramente uno degli inchiostri più permanenti e coprenti e si può impiegare sia
con il tiralinee, il balaustrino da inserire sul compasso, sia in penne speciali dette
rapidograph a cartuccia o art pen.
La china nera si presta anche a un disegno a mano libera per schizzi, particolari di
paesaggi ecc, da impiegare con pennino inserito in un porta pennino. Diluita con
acqua, la china nera o nelle varie gamme, si presta alla realizzazione di chiaroscuri
o velature (attenzione però a non bagnare troppo la superficie), in 30 colori.

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Tempere

La tempera è una delle tecniche più antiche che impiega colori molto coprenti
ottenuti da pigmenti e colle organiche e sintetiche, oggi venduti in tubetti di varie
grandezze che si consiglia di acquistare in formato medio da 20 ml per i vari colori
e grande per il bianco (60 ml). Esistono formati piccoli (da 4, 12 ml) per completa-
re la tavolozza con i colori meno impiegati.

Acquerello

I colori ad acquerello sono ottenuti unendo i pigmenti colorati a gomma arabica e


sono venduti in confezioni complete di 6, 12 o più “pasticche” di colori, oppure in
singoli “mattoncini” (simili a piccoli cioccolatini incartati).
In talune confezioni sarà presente anche il bianco che andrà usato con cautela poi-
chè comunque tende ad alterare la “purezza” del lavoro ad acquerello.

Acrilici

I colori acrilici sono ottenuti unendo i pigmenti colorati a colle viniliche (cioè plastiche)
e sono disponibili sia in tubetti (metallici o di plastica) che in vasetti di varie misure.
Oltre ai colori potranno essere prese in considerazione le resine acriliche traspa-
renti da usare come medium durante la pittura, sia per ravvivare e fissare il lavoro
finito (resine finali o vernici da acrilico, resine per effetti spessore, opaco, ecc.).

Pellicole colorate autoadesive

Film di unico spessore in formato A4 in 50 colori sia trasparenti che coprenti detti
normalmente retini. Sono dotati di un adesivo molto resistente che si consiglia
di non pressare troppo nei punti che non devono essere ricoperti così da rendere
possibile la rimozione della pellicola in eccesso.

Figura 3 Uso delle pellicole adesive Applicare un pezzo di pellicola grossolanamente ritagliato, un po’ più grande
colorate. della superficie da ricoprire, poi scontornare con molta cura e precisione con
l’aiuto di un coltellino e togliere la pellicola che avanza.

Fissare perfettamente la pellicola


sfregando con cura sul film con
la spatola. (dal Catalogo Graphic
Book – Mecanorma).

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Trasferibili

Oggi quasi completamente soppiantati dalle immagini digitali già presenti nei sof-
tware dei computer, i trasferibili riproducono tratteggi, puntinature, retinature,
sfumature oltre a tutti i caratteri di scrittura (font) disegni, simboli, ecc. da appli-
care direttamente su carta.

Testi simulati (body tipe)

La “Letraset” è ormai rimasta una delle poche ditte che forniscono ancora in fogli
A3/A4, “blocchi” di testo in vari caratteri e “passi” (dimensioni) che possono es-
sere impiegati negli spazi destinati al testo per la definizione del layout per l’esatto
posizionamento dei testi scritti e per l’effetto d’insieme.

Pennelli, attrezzi e strumenti per dipingere


Pennelli piatti grandi (pennellesse): sono molto importanti per tutte le fasi dell’ese-
cuzione di un dipinto. Per la preparazione dei supporti si potranno usare penneli
piatti n°15 – 20 (larghi ca. 3 – 5 cm) in setola resistente (cinghiale, ecc.) per stende-
re uniformemente la base preparatoria su tutta la superficie da dipingere. Nel caso
che si voglia eseguire una decorazione murale saranno impiegati pennelli anche di
dimensioni maggiori per coprire l’intonaco di resina acrilica o altri tipi di consoli-
dante. Sul legno serviranno per ricoprire superfici porose con vernici “turapori” o
altre preparazioni che salvino il colore naturale del legno stesso. I pennelli piatti in
pelo di bue (più fine della setola) serviranno per eseguire larghe campiture di colo-
re uniforme e per creare velature su zone già dipinte sovrapponendo toni più scuri
per incupire o più chiari per schiarire modificando la dominan-
te cromatica sottostante nel modo desiderato. Infine serviranno
per verniciare il dipinto finito con vernici finali, strati protettivi,
ecc.
Pennelli piatti piccoli: per creare tocchi di colore piuttosto lar-
ghi, specialmente quando il dipinto è all’inizio e si devono impo-
stare le zone cromatiche di riferimento, i pennelli piatti in pelo
di bue, martora o altri peli di diverso spessore, a seconda degli
spazi da coprire, sono molto utili. Si consiglia perciò una ampia
gamma di questi pennelli fino ai numeri più bassi che permet-
tono piccoli e medi tocchi di colore. Per l’acquerello saranno
necessari quelli di maggiore lunghezza di setola che raccolgono
maggiore quantità di acqua. Anche il “guache” richiederà que-
sto tipo di pennello poiché il tipo a setola più corta è più indica-
to per stendere il colore a corpo, più pastoso.
Pennelli tondi grandi (pennellotti): anche questi pennelli sono
indicati, a seconda delle necessità, per le attività indicate per i
pennelli piatti grandi: in setola di cinghiale con circonferenza
cm 3 – 5 – 7 si prestano bene ad eseguire anche interventi su zo-
ne d’angolo, modanature, anfratti di superfici particolarmente
Figura 4 Vari tipi di pennelli. In alto: pennello a accidentate. Soddisfano bene esigenze particolari di spennella-
punta tonda per colori acquerello. Al centro: pennello ture informali e “a vista”.
piatto. In basso: pennello a ventaglio per colori ad
olio. Pennelli tondi piccoli: sono, nella mentalità comune i “pennelli
da pittore”: si presentano con il lungo manico, il raccordo me-
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tallico che serra la setola e un ciuffo di peli piuttosto allungato che può terminare
“a punta” creando una specie di “coda di cavallo” oppure, con un taglio più netto,
tipo “pennello da barba”, ma esistono varie tipologie tutte legate alle specifiche
necessità del pittore. Un buon assortimento di pennelli tondi piccoli dai numeri
più bassi a quelli medi e di tipologia variata, garantirà un ventaglio notevole di
possibilità applicative. Se i numeri medi (da 5 a 10) soddisfano le esigenze di impo-
stazione dell’opera pittorica in sinergia con i pennelli piatti piccoli della stessa mi-
sura e pelo, i numeri più bassi, scelti anche in pelo di qualità superiore (martora,
visone) garantiranno la riuscita di ritocchi “infinitesimali”, applicazioni di quantità
piccolissime di colore in fase di ritocco finale, fino quasi all’impercettibilità del
tocco. Con questi “pennellini” viene eseguito, ad esempio, il “rigatino” nel lavoro
di restauro ad acquerello nelle zone dette lacune in cui è caduto il colore originale.
Il costo di questi piccoli pennelli pare talvolta eccessivo ma se essi mancano dal set
a disposizione di un pittore il suo lavoro ne risentirà certamente.
Spatole e raschietti: nel lavoro pittorico è spesso necessario livellare superfici libe-
randole da scabrosità create da grumi di colore, imperfezioni del supporto, ecc.
Per intervenire con efficacia, è buona regola dotarsi di raschietti e di spatole (o
mestiche) somiglianti a piccole cazzuole in metallo da muratore disponibili in va-
rie forme: da quelle a lama corta e piuttosto rigida, con profili più o meno acuti o
tondeggianti. Molti pittori impiegano questi strumenti per stendere i colori (molto
pastosi e consistenti) che acquistano così un aspetto particolare a seconda degli
intenti dell’artista.
Sebbene più usate per la tecnica ad olio le spatole possono essere impiegate per
qualsiasi tipo di stesura di colori “a pasta” (si esclude così l’acquerello e guache),
sono disposte ad angoli più o meno accentuato rispetto al manico del pennello
stesso: servono per rifinire zone riposte dietro cornici o modanature. Pennelli dalle
setole lunghissime come l’antico “bacoccio”, che ruotando su stesso riesce a di-
pingere lunghe strisce dello stesso colore (serve a decorare cornici sui muri, ecc).
Pennelli con una sola setola o pochissimi peli per miniature e pitture da realizzare
con la lente d’ingrandimento.

Colori indicati per le tecniche pittoriche

Colori in tubetto e vasetto

I colori, che un tempo venivano macinati e pestati nel pestello per ottenere pig-
menti da unire a colle animali per fare la tempera o alla gomma lacca per fare
l’acquerello, vengono oggi venduti in tubetto o vasetto pronti all’uso per dipingere
ad olio, a tempera, acrilici o in “pasticche” per lavorare ad acquerello. Ci sono poi
i colori “speciali” come quelli per aerografo o per pittura su vetro venduti dalle
maggiori marche in set già pronti oppure in confezioni separate.
Anche se i colori primari (azzurro, giallo e rosso) con i neutri (nero e bianco) ba-
sterebbero al pittore per creare tutti i colori che gli necessitano, nelle varie tecni-
che è consigliabile una gamma base costituita dai seguenti colori (che tuttavia pos-
sono, a seconda delle marche, avere nomi diversi) il set di colori con cui lavorare si
indica per convenzione come “tavolozza base”

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Tavolozza base
Bianchi Di zinco, Avorio
Neri Avorio
Gialli Cromo, Limone, Napoli
Ocre Ocra Gialla
Rossi Vermiglio, Carminio, Cadmio
Lacche Lacca rosa, Lacca di garanza
Terre Terra di Siena, Terra d’ombra naturale, Terra d’ombra bruciata
Verdi Verde smeraldo, Verde Veronese, Verde azzurro
Azzurri Blu di Prussia, Oltremare scuro, Oltremare chiaro, Blu cobalto

I termini qui impiegati si riferiscono soprattutto alla tecnica ad olio, ma colori cor-
rispondenti si trovano in gamme simili nelle altre tecniche pittoriche.
Una buona tavolozza (cioè set di tubetti o vasetti di colore) potrà essere costituita
da colori di marche diverse, tuttavia è sempre bene affidarsi a case di produzio-
ne conosciute e di buon livello. Le confezioni sono generalmente piccole, medie
e grandi: se si vuole lavorare con tranquillità vanno acquistati, ad esempio, tubi
grandi di bianco e nero, tubi medi di colori descritti in elenco e tubi piccoli di
colori poco usati che tuttavia non si possono creare da altri colori come oro e ar-
gento.
All’occorrenza, dovendo procedere a “dorature” di particolari sarà bene acquista-
re “oro a foglia” e procedere secondo i dettami del Cennini (si veda: Cennino Cen-
nini, Il libro dell’arte, a cura di Franco Brunello, Neri Pozza Ed., Vicenza, 1971,
Cap. XXXIV “del mettere l’oro in tavola”).
E’ importante richiudere sempre attentamente i tappi dei tubetti di qualsiasi tipo
di colore badando bene che la chiusura sia davvero ermetica poiché c’è il rischio di
far essiccare tutto il contenuto del tubetto stesso.
L’attenzione dovrà essere scrupolosa per acrilici e tempere che si asciugano rapida-
mente al contatto con l’aria. Nel caso in cui si formi una “crosta” di superficie pro-
prio sotto al tappo sarà sufficiente forare con un chiodo lo strato secco di colore e
spremere con forza il tubo per far uscire la pasta. Se il tappo non si apre perché il
tubo è rimasto chiuso a lungo si potrà riscaldare debolmente la chiusura e tentare
di riaprire di nuovo.
Massima cura anche per i vasetti che, se aperti parzialmente, seccano ancora più
rapidamente.

Pigmenti

Tutti i colori possono essere creati a proprio piacimento unendo pigmenti puri e
leganti specifici.
I colori si possono creare miscelando i componenti come fa il muratore quando fa
la calce o il gesso da muro: su di un piano di marmo o legno si crea un mucchietto
di pigmento, lo si apre “a cratere”, vi si aggiunge il legante lavorandolo con una
spatola e quindi si diluisce opportunamente con il diluente specifico.

Olii, essenze e diluenti per le tecniche pittoriche

I colori più diffusi come quelli ad acquerello, a tempera, gli acrilici e quelli ad olio
sono sempre costituiti da pigmenti colorati (polveri di natura vegetale o minerale)

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mescolate a colle (cioè leganti) che li rendono consistenti talvolta pastosi (olio e
tempera) talvolta addirittura solidi (come gli acquerelli). Per sciogliere ogni legan-
te è necessario un solvente e quindi per l’acquerello, come per tempera e acrilici
si userà l’acqua; per olio si impiegherà la trementina (ma per ripulire la tavolozza
o per larghe zone di colore diluito da porre come “sottofondo” andrà bene anche
l’acqua ragia).
Durante il lavoro ad olio, per accelerare l’essiccamento dei colori si potranno usare
siccativi o soluzioni essiccanti da mescolare con la trementina, mentre per rallentare
l’asciugamento del dipinto si impiegheranno olii come l’olio di noce, olio di man-
dorla che fluidificano la mescola della pasta pittorica.
La verniciatura, come dice Cennino Cennini (op. cit. Capp. CLV-CLVI), può esse-
re fatta sulla tempera, ad opera completata, con chiara d’uovo sbattuto o con ver-
nice ottenuta con resine. Oggi sono disponibili molti tipi di vernici finali (da quelle
più brillanti a quelle opache) di tipo acrilico sintetico. Sono da evitare vernici tipo
coppale o flatting troppo “giallognole” che alterano l’aspetto del dipinto ad olio e
col tempo si incupiscono.
Una buona verniciatura o meglio “lucidatura” per la tempera (che tende a opa-
cizzarsi) è quella eseguita con cera vergine trasparente: stesa sulla superficie del
dipinto con un panno di lino o canapa e poi con questo sfregata velocemente e
uniformemente (come per pulire le scarpe di cuoio), rende più brillanti e vivi i
colori dell’insieme.
Gli acrilici possono essere verniciati con resina acrilica trasparente ma anche altri
tipi di vernice finale “universale” danno buoni risultati.

Aerografo

Con questo termine s’intende uno strumento che serve a spruzzare la vernice sfrut-
tando la potenza dell’aria compressa che, passando per un ugello e grazie alla re-
golazione voluta, riesce a realizzare piccoli o piccolissimi particolari oppure grandi
zone, campiture, di colore omogeneo.
Esistono modelli più o meno sofisticati di aerografo, da quelli ad una sola fun-
zione, cioè l’emissione di aria compressa senza regolazione del tipo di spruzzo,
a quelli in cui l’operatore può gestire a suo piacimento l’emissione forzata di
colore mediante un meccanismo che apre o chiude l’ugello di diffusione. Po-
tremmo dire che anche una semlice bomboletta spray è un aerografo (a una sola
funzione) in cui l’aria compressa è già unita al colore e per farla uscire basta
premere il diffusore che è poi una valvola, un ugello standard che si può sostitu-
ire con altri (detti comunemente “tappini” dei graffitisti che impiegano questo
metodo) per ottenere getti più concentrati o ampi. Gli aerografi più complessi
che sono impiegati da illustratori, disegnatori e grafici, sono dotati di “doppia
azione”, cioè regolano l’emissione di aria compressa (prodotta da un compres-
sore a motore come quelli che sono impiegati per gonfiare i pneumatici) e con-
temporaneamente permettono di decidere la quantità di colore da spruzzare
mediante un cursore (spesso una “rotellina” che apre o chiude l’ugello di emis-
sione).
Per indirizzare con precisione il getto di colore l’aerografo è dotato di aeropenna,
collegata con un tubo al compressore (per l’aria) e sormontata da un contenitore
che si avvita su di essa (che contiene il colore da usare): spingendo una specie di
“grilletto” si aziona la fuoriuscita del liquido colorato nella misura voluta verso la
direzione indicata dalla punta della penna. Per un corretto uso dell’aerografo è

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importante procedere sempre ad una scrupolosa pulitura, con il diluente specifi-


co per il colore impiegato, dell’ugello di emissione, degli attacchi del contenitore,
ecc.

Figura 5 Un modello di aerografo


ed il suo kit (dal Catalogo generale
Letraset).

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