Sei sulla pagina 1di 30

I NOSTRI MARCHI

W W W . F A M A C L E G N O . C O M
Manuale di Falegnameria

CONOSCERE IL LEGNO ED IMPARARE LE NOZIONI


BASE PER LAVORARLO

I MATERIALI

Introduzione:

La pratica della falegnameria, che ci si avvicini a essa a


livello hobbistico oppure a livello professionistico, si fonda sulla
conoscenza del legno. Col tempo e l’esperienza, mentre si
affina la capacità di usare gli utensili e si diventa più esperti
nelle tecniche di lavorazione, allo stesso modo cresce la

1
familiarità con questo materiale d’uso, si impara a leggerne la
particolare conformazione, a riconoscerne le varie essenze con
le loro caratteristiche
L’uso del legno come materiale da costruzione e la sua
conoscenza sempre più approfondita e specializzata, si è un po’
persa negli ultimi decenni, soprattutto le tecniche di lavoro
manuale ed in forma minore le tecniche con gli elettroutensili e
con le macchine cosidette combinate che, fino a non molti
decenni fa, era usuale per artigiani ed hobbisti.
Un lato positivo di questa situazione è che rende ancor più
affascinante la riscoperta di tecniche tradizionali e il processo di
avvicinamento al legno e alle sue proprietà. Saperne di più per
gettare le basi di una conoscenza che serve per
iniziare a lavorare, è necessario per due aspetti fondamentali: il
primo usare i vari attrezzi senza causare danni anche
irreversibili alla propria persona, il secondo meno problematico è
di danneggiare il pezzo che si sta lavorando rovinandolo e
ridurlo in modo da doverlo gettare.

Il legno

Il legno è un materiale igroscopico (capacità di assorbire subito


una grossa quantità di acqua) costituito dell’insieme del tronco
rami e radici compresi.
In particolare, nel nostro caso, ai fini della lavorazione si usa
quello ottenuto dopo l’abbattimento, dal tronco segato per il
lungo con tagli paralleli al suo asse, in modo da ricavarne
tavole.

Figura 1 Figura 2

2
Lavorare il legno

A livello di lavorazione, è utile considerare la formazione del


legno in quanto tale ossia esso è formato da un fascio di fibre
accostate finemente le une alle altre a formare lunghe catene.
In un qualsiasi listello di legno, i due piani mostreranno le pareti
di queste fibre; mentre le due facce agli estremi del pezzo cioè
le teste mostreranno l’insieme delle cavità troncate dal taglio.
Per rendere l’idea, immaginiamo un gruppo di tubi di plastica
depositati sul terreno, sui lati lunghi si vedono sono le pareti
tonde dei tubi ma se guardiamo i tubi dalla sezione rotonda
vedremo l’insieme dei circoli delle teste
Questa distinzione cioè il legno lungo vena e il legno di testa è
importante per la lavorazione dello stesso perché le due zone
hanno caratteristiche diverse sia per quanto riguarda la finitura,
la resa degli incollaggi e la tenuta dei sistemi di fissaggio.
Nelle facce lungo vena, le nostre operazioni di taglio,
piallatura, scavo, ecc., non fanno altro che recidere con
un’angolatura più o meno accentuata le pareti accostate
delle fibre. Ma l’insieme delle fibre, cioè la venatura, non
corre mai perfettamente parallela: le cannucce che la
compongono sono quasi sempre incurvate, spesso piegate
con cambi improvvisi di direzione. Ed è qui che nasce il
problema di lavorare contro vena.
Quando si taglia nel verso in cui le fibre sono piegate, esse
vengono troncate trasversalmente e il taglio procede pulito
e senza sforzo. Se invece si taglia in direzione opposta
all’andamento delle fibre, la lama anziché reciderle
s’incunea fra esse e le separa, dando luogo a strappi invece
che a tagli.

3
Figura 3

Per usare un’immagine che aiuti a capire, pensiamo a


quando accarezziamo un panno di velluto: se muoviamo la
mano nella direzione della piega del pelo, questo viene
schiacciato e lisciato; se invece procediamo in direzione
contraria alla piega, il pelo si alza.
Come abbiamo anticipato, in un qualsiasi pezzo di legno,
per quanto di dimensioni ridotte, la vena può cambiare
direzione più volte, il che succede di frequente in essenze
particolarmente nervose. Può quindi essere necessario, ad
esempio, invertire a tre quarti di un asse il senso di
piallatura, o cambiare di mano lo scalpello per poter
mutare la direzione di taglio ed evitare il contro vena.

4
La scelta del legno

L’offerta commerciale di legnami per falegnameria è molto


vasta, e non sempre è facile individuare tra i vari materiali
quello giusto per il progetto che abbiamo in mente. Oltre
all’essenza che vogliamo utilizzare – dal semplice abete
alle più ricercate tipologie di noce –, importante è anche la
scelta del formato: in base alle macchine di cui disponiamo
per la lavorazione del legno, potremmo decidere di
acquistare grosse tavole grezze, oppure assi già piallate e
tagliate a misura.
Oggi l’acquisto del legno non è più un problema, vaste
legnamerie forniscono essenze e formati di prodotti
semilavorati, lavorati o addirittura già composti, il più è fornito
anche di strumenti per il taglio atte a fornire all’utente un
trasporto agevole anche con il proprio mezzo.
Questo comporta che quando ci si reca per l’acquisto,
soprattutto per chi è alle prime armi, si può provare un certo
spaesamento di fronte alla vastità della merce in offerta, quindi
è bene arrivare con qualche idea chiara su:

- il budget di cui disponiamo per il lavoro;


- la scelta dell’essenza;
- le dimensioni degli elementi che comporranno
l’oggetto (facciamo una stima per eccesso delle
dimensioni lineari totali);
- lo spessore del segato che ci occorre;
- il formato (tavole, assi, listelli, grezzi o già lavorati);

5
I legni comuni: caratteristiche e uso

Ma quali sono i principali legni nostrani da falegnameria?


Possiamo considerare quest’elenco:
- abete. Un legno tenero e dalla fibra disomogenea,
resinoso, di colore chiaro tendente al giallo, ricco di nodi.
Poco pregiato, è usato per le strutture interne dei mobili e
per arredi rustici.
Il costo di riferimento è 400-500 €/m³; (Figura 4)
Figura 4

- pino. Simile all’abete per aspetto e caratteristiche, è


leggermente più duro e resistente. Viene usato per mobili
e rivestimenti rustici.
Il costo di riferimento è 500 €/m³; (Figura 5)
Figura 5

- pioppo. Un legno tenero, dalla fibra compatta ma


nervosa, di colore biancastro. Si usa per mobili rustici e
strutture interne.
Il costo di riferimento è 400 €/m³; (Figura 6)
Figura 6

6
- faggio. Un legno duro e compatto, facilmente lavorabile,
di colore chiaro rosato. Viene adoperato per mobili e
oggetti usati di frequente o anche in maniera intensiva,
come gli utensili da cucina e i banchi da falegname.
Il costo si aggira dai 700 ai 900 €/m³; (Figura 7)
Figura 7

- acero. Un legno duro, di grana fine e colore bianco. Di


bell’aspetto, si presta bene alla lavorazione e alla
lucidatura. Il costo è circa intorno ai 1000 €/m³; (Figura 8)
Figura 8

- larice. Duro, elastico, di buona resistenza. Simile all’abete


per aspetto, si caratterizza per un bel colore rosso con
venature più scure. Viene usato nell’edilizia, per infissi e
costruzioni da esterno.
Il costo di riferimento è 800 €/m³ ma arriva oltre se si prendono
alte qualità tipo il Larice d’America; (Figura 9 A)
Figura 9
A B

7
- ciliegio. Legno duro, di difficile lavorazione a causa della
venatura nervosa, ha un colore bruno rosato di grande
effetto. Lo si usa in ebanisteria e in mobili di pregio. Il suo
prezzo varia da 1300 a 1500 €/m³; (Figura 10)
Figura 10

- noce. Si tratta del legno nobile per eccellenza, usato


tradizionalmente in mobili e ambienti di pregio, per intagli e
sculture. Uno dei legni più costosi il prezzo varia tra 2000 e
3000 €/m³; (Figura 11 A Noce Nazionale, Figura 11 B Noce
Americana o Canaletto)
Figura 11
A B

- querce. legni quali il rovere, il leccio, il frassino, ecc. Pur con


alcune differenze di colore e di robustezza, i legni di questo
genere sono abbastanza simili, duri e resistenti, segnati da
venature profonde. Si usano per strutture e mobili fatti per
durare nel tempo. Il costo di riferimento è di 900-1300 €/m³.
(Figura 12 A Rovere; B Leccio; C Frassino)

8
Figura 12
A B C

Per avere un’idea del costo di un singolo elemento,


facciamo così: moltiplichiamo le misure (in centimetri) di
larghezza, lunghezza e profondità del pezzo, e otterremo
il suo volume in centimetri cubi. Dividiamo ora questo
volume per 1.000.000 (basta spostare la virgola di sei
posizioni) e ricaviamo il volume in metri cubi, che andremo
a moltiplicare per il prezzo medio dell’essenza in questione
(è indicato nell’elenco che segue).
Immaginiamo di avere un’asse di faggio che misura
25x4x250 cm: moltiplicando queste tre grandezze
otteniamo come risultato 25000 cm³, che diviso per
1.000.000 fa 0,025 m³; infine, moltiplichiamo 0,025 m³
per 700 (che è il prezzo in euro al m³ del faggio) e avremo
il costo indicativo della nostra asse, vale a dire 17,5 euro.
Sommando i volumi dei singoli componenti necessari per il
nostro progetto, potremo avere un’idea del costo del legname
che ci serve.

I formati del legno

Abbiamo già accennato ad alcuni termini che indicano le


forme e le dimensioni del materiale che dovremo utilizzare.
Ecco qui una rassegna dei principali formati:
- tavole. Sono grosse fette di tronco, lunghe anche 4 m,
larghe alcune decine di cm e spesse 5-6 cm o più. La
tavola è il prodotto più ingombrante e più grezzo della
segheria, con le sue due facce che di norma non sono
piallate e i bordi che possono essere irregolari. Per poter
lavorare questi formati è necessario disporre di una

9
dotazione completa di macchine;
- assi. Ottenute da una suddivisione del tronco più fine
rispetto alle tavole, sono spesse 2-3 cm e hanno una
larghezza più contenuta (in genere, una ventina di
centimetri). In commercio è possibile trovare anche assi
già piallate sia sulle coste che sui piani, il che rende più
comoda la lavorazione;
- listelli. Elementi sottili di sezione sia quadrata che
rettangolare, con larghezze non superiori ai 10 cm. Si
tratta di un prodotto già lavorato e pronto all’uso.
- piallacci. Fogli di spessore ridotto, inferiore a 1 mm.
I difetti del legno

Ciò che in natura è una caratteristica essenziale della


pianta, a volte nel segato diventa un difetto, qualcosa che
rende più difficile la lavorazione.
È il caso, ad esempio, dei nodi, che nell’albero ancora in vita
rappresentano le sedi da cui si originano i nuovi rami, ma nella
lavorazione di un’asse possono diventare dei punti di debolezza
e un ostacolo al taglio o alla piallatura.

Altri difetti del legno sono:


- le fessurazioni. Spaccature dovute al ritiro stagionale del
legno o al gelo;
- le sacche di resina. Tipiche di alcune conifere come il pino e
l’abete, provocano una fuoriuscita continua di resina anche in
elementi già lavorati.
La presenza di questi e altri difetti (cambi di colore, muffe,
zone di alburno, ecc.) distingue il segato in prima, seconda
e terza scelta. Il legno di prima scelta è quello esente da
difetti o con difetti minimi (ad esempio, sono ammessi
piccoli nodi), dunque di elevata qualità, ma ovviamente
anche più costoso.

I derivati
Ultimi ma non ultimi per importanza sui materiali a disposizione
del falegname abbiamo i derivati del legno. Si tratta di
pannelli di spessore costante (venduti al metro quadro)

10
che hanno rispetto al legno massello il vantaggio di una
maggiore stabilità e – una volta che il pannello è stato
tagliato a misura – di essere già pronti all’uso.
Queste le principali tipologie di derivati:
- compensato. È ottenuto da tre fogli di legno uniti con la
vena perpendicolare fra loro. Lo strato interno è in legno
meno pregiato si vende in commercio con spessore da 3 mm,
4 mm, 5 mm e 6 mm;
- multistrato. Simile al compensato, utilizza più fogli uniti
insieme, sempre in numero dispari (5, 7, 9, ecc.),
creando un insieme più robusto e resistente si parte da 9mmin
su;
- panforte o listellare. Composto da tre strati, di cui
quello interno non è un foglio ma una serie di listelli di
legno (di pioppo, larice o abete) incollati;
- truciolare. Si tratta di pannelli composti da fibre di legno
incollate insieme. Materiale molto usato in passato, oggi
meno perché di difficile lavorazione (scarsa tenuta delle
viti e nessuna resistenza all’acqua), oltre al fatto che è
uno dei derivati più tossici;
- lamellare. Largamente utilizzato negli arredamenti e in
edilizia, si ottiene incollando insieme listelli di legno (lunghi
intorno ai 30 cm)
- MDF. Detto anche Medio Denso, è formato da un impasto
di polvere di legno e adesivi. Materiale largamente usato per la
laccatura anche se la suo materia patisce molto l’umidità e
l’acqua.

Costruire con il legno


La falegnameria è l’arte di costruire con il materiale del legno,
appunto perché materiale di un certo costo e, come detto
precedentemente, non facile ad essere ripristinato in caso di
danneggiamento, quando si appronta un manufatto sia esso
fatto da un professionista o da un dilettante necessita di alcune
fasi:
• progettazione (idea o disegno secondo cui costruire
l’oggetto, scelta del legno, lista dei materiali da

11
impiegare) in questo caso è utile avvalersi di alcuni strumenti
che la tecnologia moderna mette a disposizione tipo applicazioni
quali Autocad, Schetchup o Maxicut;
• preparazione degli elementi (taglio a misura ed
eventuale incollaggio delle assi o dei listelli, piallatura,
prima levigatura);
• assemblaggio (unione degli elementi secondo il disegno
previsto);
• rifinitura (trattamento delle superfici, stuccatura,
levigatura finale);
• finitura (applicazione di vernici, smalti, impregnanti, oli,
ecc.).
Assemblaggio
Ci sono tre principali metodi per unire elementi di legno fra
loro:
- l’incastro
- l’incollaggio
- il fissaggio
1. L’ incastro è il metodo con cui si modellano due parti di
legno da fissare tra loro per aumentare la superficie da
incollare alternando le venature delle essenze. Talvolta
questo sistema va eseguito con forme geometriche
complementari che non necessitano neanche di fissaggio
con colle o viti.
2. Tenone e mortasa. (figura 13) Si ottiene praticando un
Foro rettangolare in un elemento (mortasa) e ricavando
nell’altro una sezione rettangolare più fina (tenone) delle stesse
dimensioni. É molto usato nella costruzione di manufatti con
gambe per unire le fasce laterali tra loro.

12
Figura 13

- La coda di rondine. (Figura 14) È l’incastro più noto,


molto comune nella costruzione di mobili. Serve a unire
nel senso della larghezza due elementi posti ad angolo
retto, come per i lati di una scatola. Ed è proprio la
costruzione di scatole (dunque, in generale, anche di
cassetti, cassapanche, cassettoni e armadi) la
destinazione della coda di rondine, che visivamente si
presenta come una serie di trapezi alternati che formano
l’incastro lungo l’angolo di giunzione dei due elementi.
Dal punto di vista costruttivo, un elemento ospiterà il
maschio dell’unione, cioè le code vere e proprie, mentre
l’altro elemento sarà costruito come il negativo del primo,
e avrà funzioni di femmina dell’unione. La geometria di
quest’incastro è abbastanza complessa e ci vorrà un po’ di
pratica per riuscire a realizzarla, in tal senso le immagini
dovrebbero aiutare.

13
Figura 14
Il numero elevato di piani che s’incontrano è il punto di
forza della coda di rondine, che in quanto a tenuta non ha
rivali.
Dopo l’incastro, vediamo il secondo metodo per unire due
pezzi di legno, vale a dire l’incollaggio.
Un tempo la colla comunemente usata era quella a caldo,
di origine animale: pur avendo alcuni pregi che la rendono
utile tuttora, questa sostanza aveva scarsa capacità di
tenuta, poca elasticità, poca durevolezza, e la tendenza a
frantumarsi a seguito di un colpo secco. Il perfezionarsi
delle tecniche di incastro ha reso tollerabili questi difetti,
perché la tenuta maggiore era garantita dalla forma del
legno, più che dalla colla, che serviva solo da rinforzo.
Oggi però ci sono sul mercato varie tipologie di colla, che
offrono ben altre prestazioni e, se usate correttamente,
migliori garanzie di tenuta. Vediamo come adoperarle.
L’incollaggio ottimale è quello che avviene tra due elementi
di legno piallati, uniti lungo la vena da un sottilissimo strato
di colla (Fig. 15, lettera A). Asperità o dislivelli sulle facce
dei due legni diminuiscono la superficie di contatto e
creano delle sacche d’aria. Lo strato adesivo dev’essere
fine perché la colla fa da ponte in un legame chimico tra
legno e legno: più il ponte è spesso, più il legame è debole.

14
Ma non tutte le porzioni di legno s’incollano allo stesso
modo. Abbiamo detto in un paragrafo precedente che il legno è
come un fascio di fibre cave, questo comporta che la zona di
testa è formata dall’insieme di tutte le cavità delle fibre
accostate le une alle altre, con una conformazione simile a
quella di una spugna, che assorbe la colla e rende difficile la
formazione del sottile strato adesivo necessario per tenere

Figura 15
insieme i pezzi. Inoltre, le cavità presenti nella zona di
testa riducono la superficie di incollaggio.
Per questi motivi gli incollaggi di testa sono da evitare (fig.
15, lettera C), e infatti i modelli di incastro che abbiamo
finora descritto sono pensati fra l’altro per trasformare
giunzioni che sarebbero di testa in vincoli tra piani lungo
la vena. Un incollaggio efficace, anche se quasi di testa, è
quello ad angolo tra due pezzi tagliati a 45°, usato per le
cornici e alcuni tipi di telai. Consideriamo poi che con
angolazioni minori la forza della giunzione aumenta.
Un altro avvertimento riguarda la direzione della vena:
dicevamo che gli incollaggi più saldi sono quelli in cui la
vena dei due elementi corre parallela. Incollare due pezzi
l’uno trasversalmente all’altro (fig. 16, lettera B) è possibile,
ma ciò dovrebbe avvenire all’interno di un vincolo, come
in un incastro, e preferibilmente tra pezzi di ridotte

15
dimensioni. Infatti, il legno tende stagionalmente a ritirarsi
molto nel senso della larghezza, perdendo volume, mentre
la lunghezza rimane invariata: quindi, se due pezzi incollati
lungo vena si muovono all’unisono, rimanendo attaccati, al
contrario due pezzi uniti di traverso tenderanno prima o
poi a staccarsi, soprattutto se di grandi dimensioni e se
sottoposti a forti sbalzi di umidità.
Arriviamo ora al terzo e ultimo metodo per unire due pezzi
di legno: il fissaggio. Con questo termine indichiamo in
senso allargato l’uso di elementi esterni al legno, di varia
natura, che generalmente trapassano uno dei due pezzi e
si conficcano nell’altro, assicurando l’unione. Gli elementi
esterni di cui parliamo possono essere chiodi, viti, spine,
cunei, perni, borchie e altri
1. I chiodi. Rappresentano il metodo più antico di fissaggio,
ancora valido in molte circostanze. Una giunzione fatta
solo con chiodi ha una tenuta scarsa, adatta solo a fissare
elementi leggeri (ad esempio, sagome e profili). Per altri
usi, invece, una buona idea è quella di mettere qualche
chiodo a distanze regolari per fissare un incollaggio,
magari in situazioni in cui è scomodo l’uso dei morsetti.
2. Le viti. Sono il metodo di fissaggio oggi più usato, con una
miriade di varianti disponibili sul mercato. Come il chiodo,
la vite unisce due elementi (elemento A e B Figura 16)

Figura 16

passando attraverso A e penetrando B con una profondità

16
che varia a seconda della finezza della vite e della durezza del
legno (un legno più duro ha maggior tenuta e quindi necessita di
meno penetrazione da parte della vite). Per avere un’idea,
sarebbe bene che una vite di 4 cm entrasse in B di almeno 1,5-2
cm, dipende ovviamente dallo spessore di A.
Spesso, per legni teneri o nervosi, si evita di piantare subito la
vite, si preferisce invece, nel punto dove andrà avvitata la vite,
praticare prima un foro con il trapano (il preforo), che
dev’essere di diametro simile al gambo (non alla filettatura)
della vite stessa. In questo modo si riduce l’effetto cuneo che
potrebbe separare le fibre del legno.
Ci sono però alcuni accorgimenti per usare le viti rispettando la
natura del legno: ad esempio, si può trasformare il foro in A in
una piccola scanalatura che consenta il movimento del legno
senza perdere la presa.
Come per i chiodi, anche le viti nel legno di testa hanno
minor tenuta.
3. Le spine. Sono delle barrette cilindriche di legno
(generalmente faggio) di varie misure, che vengono
inserite all’interno di fori dello stesso diametro, eseguiti
con il trapano. Possono servire per irrobustire un
incastro: il caso più tipico è infatti quello delle spine che
attraversano da parte a parte un incastro a tenone e
mortasa, impedendo così al tenone di uscire.

4. Il lamello. E’ un tassello piatto è, in sostanza, una pratica


evoluzione della linguetta riportata, già usata da Egiziani
e Romani. Si tratta di piastrine di legno di faggio pressato,
esattamente calibrate per entrare di misura in scanalature
aperte da una fresa circolare di 100 mm o 200 mm di
diametro e 4 di spessore. Sotto l’azione dell’acqua
contenuta nella colla, il legno si gonfia aderendo
strettamente alle pareti della scanalatura e garantendo
un’ottima tenuta. Il lamello, nato per essere impiegato
nei pannelli di truciolare e simile, si è dimostrato vincente
anche nei multistrati, nel legno pieno e in molti materiali
sintetici. La sua resistenza alla rottura è pari a quella di una
spina Ø 8 mm e l’assai maggior superficie di contatto su cui

17
agisce la colla rende la piastrina praticamente un tutto
unico col legno in cui è inserita (Figure 8 e 9).

Figura 17 Figura 18

GLI UTENSILI
A differenza di altri materiali, il legno, per quanto tenero
sia, non è mai lavorabile a mani nude, dobbiamo infatti
ricorrere a degli utensili per la gran parte delle operazioni
che ci porteranno dal materiale grezzo a un oggetto finito.
Per questo è così importante la conoscenza approfondita
dei diversi strumenti di lavorazione, del loro uso corretto e
dell’ottimale messa a punto: per intenderci, un falegname
alle prime armi con uno scalpello affilato può realizzare un
incastro migliore di quanto possa fare un grande ebanista
con un ferro spuntato.
Per tracciare
Quando parliamo di tracciatura intendiamo tutte quelle
operazioni che servono a definire e delimitare sul legno le
varie modifiche. Gli utensili utili a tracciare sono:
- squadra. Una L di legno o metallo ad angolo retto
composta da un lato sottile che fa da riga e uno spesso
che fa da sponda. (Figura 10 A)
La falsa squadra serve invece per riportare angoli inclinati;
(Figura 10 B)
- graffietto o Truschino. Scava un sottile solco a una quota
precisa, definita dalla distanza tra la lama o punta e una
sponda. Serve a segnare linee parallele a un bordo ed è
molto utile per la definizione degli incastri (Figura 10 C);
- calibro. Misura spessori tra le ganasce, e profondità
tramite un ferro sottile che esce dal manico (Figura 10 D);
- metro e matite. Misura distanze tra due punti (Figura 10 E);

18
Figura 19

A B C D E

Per tagliare
Il taglio è il primo e più rapido sistema per asportare
materiale in eccesso. Si effettua usando le seghe di cui le
principali tipologie sono:
- sega occidentale. (A) Ha i denti rivolti in avanti, e
l’operatore deve spingere sul manico per effettuare il
taglio. Di conseguenza, occorre che la lama sia di un certo
spessore per contrastare la tendenza a piegarsi, specialmente se
il taglio è difficoltoso.
- sega giapponese. Di recente introduzione anche in
Italia, si caratterizza per la disposizione ribaltata dei
denti, che sono rivolti all’indietro verso l’operatore. Il
taglio quindi si effettua tirando, il che riduce il rischio di
piegare la lama e permette di utilizzare lame più fini.
- sega a copiare, o traforo. È una lama sostenuta da
un telaio a forma di U, con un manico. Si usa per tagli
continui con curve molto strette, su materiali di solito sottili.
Indicata in lavori di intarsio o per realizzare alcuni incastri;
- seghetto alternativo. Tagliare finemente un legno a
mano è un lavoro non privo di fascino, ed è necessario dove
serve precisione. Al contrario, tagliare grosse superfici per
portare a misura i componenti di un mobile è solo molto
faticoso. Per questo, l’acquisto di un seghetto elettrico può
essere una buona idea: fa molto rumore, ha vibrazioni alla
lunga fastidiose e non è del tutto preciso, ma lavora al posto
nostro, e lo troviamo disponibile con vari tipi di lama.

19
Sega circolare o ad affondamento. E’ uno strumento
utilizzato per eseguire tagli rettilinei su diversi tipi di materiali
tra i quali, legno e suoi derivati. È chiamata circolare per la
forma della lama, un disco metallico dentato che gira. Fu
inventata dal falegname Walter Taylor nel 1775. Questo tipo di
macchina consente tagli esclusivamente rettilinei e permette
elevati avanzamenti di taglio (al contrario del seghetto
alternativo che ha come destinazione d'uso l'esecuzione di tagli
curvilinei e/o variamente sagomati ma con modesto
avanzamento di taglio). La precisione e la finitura superficiale
del taglio è abbastanza professionale.

Per modellare
Dopo il taglio, avremo in mano un legno di forma
squadrata, da cui lo scarto maggiore è stato tolto. La fase
di modellazione riprende quelle linee squadrate e le stonda,
le scava, le perfeziona, in generale le avvicina alla forma
che abbiamo in mente: si può definire una fase di modifica
plastica invece che di taglio lineare. Per questo si usano
utensili dotati di lame affilate, quali:
- pialle. Sono formate da una lama montata dentro un
corpo solido di ferro o legno, da cui sporge quel tanto che
basta per asportare strati di superficie.
- scalpelli. Sono lo strumento da falegname per
eccellenza, costituiti da una barra d’acciaio affilata in punta,
unita a un manico. Si usano per scavare, spianare, rifilare,
smussare, e per molte altre operazioni. Gli scalpelli si trovano
in un gran numero di varietà, a seconda delle funzioni
specifiche: ad esempio, ci sono quelli per fare mortase o
quelli per code di rondine. Una manciata di ferri classici di
buona qualità e in varie misure permette comunque di
compiere qualsiasi operazione con ottimi risultati;
Per rifinire
L’ultima fase della lavorazione del legno consiste nel rifinire
la superficie: con la levigatura si cancellano i segni della
lavorazione e si rende il legno più liscio al tatto; inoltre, gli
incastri vengono corretti, se necessario limando qualche

20
difetto, e si stuccano le lacune. Possiamo dividere questa
fase in due momenti: quello della rifinitura pezzo per pezzo
– quando i componenti sono ancora separati –, che prepara
all’assemblaggio; e poi quello della rifinitura complessiva,
che si concentra anche sulle giunzioni e sugli incastri, e
prepara l’oggetto alla fase ultima, vale a dire la finitura
In questa fase sono usati:
- carta vetrata. In genere è composta da cristalli
abrasivi incollati su rotoli o fogli di carta. Si suddivide per
grane: le più comuni sono 40, 60, 80, 100, 120, 150,
220, 400, dalla più grossa e aggressiva alla più fine. Le
carte con grana superiore a 400 sono poco adatte a
levigare il legno, ma possono servire per il trattamento
di vernici e smalti, e per l’affilatura. Di contro, quelle con
grana inferiore a 100 possono segnare il legno in maniera
difficilmente rimediabile, quindi vanno usate con cautela;
- raspe e lime. Le raspe (B) sono barre di ferro dentate,
usate per togliere materiale se a grana grossa, per rifinire
se più fini. Lo stesso vale per le lime (C), che partono in
media da grane molto più fini rispetto alle raspe. Le lime
più fini sono destinate alla limatura dei metalli, mentre
solo quelle più grosse vanno bene per il legno;
- rasiera. (D) È una lama in genere rettangolare, che ha i
bordi più lunghi arricciati fino a diventare taglienti. Si usa
come una versione più leggera della pialla, per spianare
e levigare anche superfici ridotte. È molto usata nel
restauro, mentre il suo impiego in falegnameria dipende
dall’abitudine e dai gusti del singolo falegname.

Gli Elettroutensili
Sotto il termine elettroutensili si ricomprendono numerosi
attrezzi da lavoro impiegati non solo a livello professionale, ma
anche hobbystico. L'elettroutensile può considerarsi la naturale
evoluzione dell'utensile, da sempre utilizzato dall'uomo per
l'esecuzione di piccoli o grandi lavori: anziché realizzare il
movimento con la forza muscolare umana, l'elettroutensile viene
alimentato con l'elettricità o a batteria
Storicamente l'elettroutensile si sviluppa principalmente nel

21
Novecento, grazie al genio e alle intuizioni di singoli inventori
(spesso poi fondatori di aziende di successo nella produzione
degli elettroutensili professionali; l'evoluzione non si è
ancora arrestata e tutt'oggi assistiamo a notevoli cambiamenti
in breve tempo, sia grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie
che all'adeguamento degli utensili alle norme antiinfortunistiche,
in continuo aggiornamento.
Elettroutensili, principali attrezzi
Fra gli elettroutensili per legno non possiamo non ricordare
la sega e il seghetto alternativo (per il taglio), la pialla e
la levigatrice (per la rifinitura superficiale), l’elettrofresatrice per
sagomare e disegnare sul legno, le macchine stazionarie o le
chiodatrici. Accanto a questi elettroutensili specifici, non bisogna
dimenticare quelli più generali, destinati ad esempio a garantire
un tavolo di lavoro pulito (come i sistemi di aspirazione).
Negli ultimi anni la sempre più maggiore richiesta di
attrezzature professionali sia a livello hobbystico che artigianale,
la scelta di locali sempre più ristretti per un laboratorio ha
portato alla creazione di nuovi elettroutensili atti ad un lavoro
più preciso e più professionale nella costruzione dei propri
manufatti.
In questa nuova gamma di prodotti oserei inserire, senza ombra
di dubbio e di smentita alcuna i lamellatori della Lamello e della
Festool (concettualmente operano allo stesso modo ma
operativamente sono diversi) e la bordatrice manuale della
Festool.

Figura 20

A B C

22
Non dimenticherei per ultimo mettere in evidenza, sempre in
aiuto del professionista e dell’artigiano evoluto, la morsa da
banco ad aspirazione della Festool.

Ogni elettroutensile ha le sue peculiarità, quindi, non possiamo


dire a priori quali siano le caratteristiche universalmente valide
per tutti, di certo conviene valutare (in base all'utilizzo che si
intende fare) se sia meglio puntare su un modello con batteria o
non: se da una parte l'elettroutensile a batteria garantisce
indipendenza da prese di corrente, dall'altra può avere un peso
maggiore o una durata non compatibile con il lavoro da
svolgere.
Un altro elemento fondamentale nella valutazione degli
elettroutensili più adatti è l’uso che ne andremo a fare: gli
elettroutensili professionali dovranno avere una maggiore
potenza in watt e una maggiore varietà di applicazioni rispetto a
quelli adoperati nell’hobbystica.
Non bisogna poi sottovalutare la facilità della reperibilità
di ricambi, ma anche delle spazzole e delle batterie: in fase
di acquisto potrebbe sembrare superfluo, ma la difficoltà nel
trovare pezzi facilmente usurabili può incidere decisamente sulla
bontà dell'acquisto fatto. Oltre alle batterie, spesso il problema
si estende anche ai carica batteria. Ricariche che potrebbero
essere meno complicate grazie al wireless charging (ricarica
batteria senza fili).

La finitura
Il mondo dei prodotti per il trattamento e la verniciatura
del legno è vastissimo. Tratteremo ora l’argomento
procedendo per famiglie di prodotti: teniamo presente che
ogni tipologia potrebbe essere suddivisa in un’ampia
gamma di qualità e usi specifici, nonché di prezzi.
Per iniziare, in base alla funzione si possono distinguere:
- impregnanti. Sono prodotti che vengono assorbiti dal
legno penetrando fino a qualche millimetro di profondità,
invece di formare una pellicola (film) in superfice. Tale

23
caratteristica aumenta la resistenza del legno all’acqua e
rende gli impregnanti particolarmente adatti per i legni
da esterno. Di contro, questi prodotti non hanno la stessa
luminosità e lucentezza delle vernici, e rimangono una
finitura di aspetto rustico, anche se alcuni tipi vantano un
effetto cera o effetto vernice;
- vernici. Formano un film superficiale sul legno, che può
produrre una spiccata lucentezza e valorizzare la
venatura, oppure avere un aspetto opaco e vellutato: la
varietà di effetti è pressoché infinita. Alcune tipologie (le
vernici poliuretaniche, ad esempio) formano un film
estremamente resistente a graffi e urti, facilmente
lavabile, ma difficilissimo da restaurare quando si rovina;
- smalti. Sono vernici colorate coprenti, che di solito
nascondono la venatura e donano all’oggetto una
pigmentazione uniforme. Si usano su mobili e infissi, e
nella tecnica di decorazione shabby.
Ancora, in base alla composizione, i prodotti da finitura si
dividono in:
- oli. Usati da secoli per trattare il legno, gli oli hanno
caratteristiche di impregnante, perché se dati
correttamente vengono assorbiti in profondità dalle fibre
del legno e non si stratificano in superficie. Per questo
motivo la finitura che garantiscono non sarà mai lucente,
ma tenderà all’opaco; di contro, assicurano al legno una
buona resistenza all’acqua, il che li rende adatti per
trattamenti su legni da esterno. Gli oli necessitano di
manutenzione periodica con ulteriori applicazioni.
All’interno di questa famiglia il più comune è l’olio di lino,
mentre altre varietà offrono diverse prestazioni per
durezza, resistenza e colore.
Ricordiamo anche che gli oli di solito sono solubili in
essenza di trementina: per una corretta impregnazione, le
prime mani dovrebbero essere più diluite, in modo da
penetrare a fondo nel legno, e poi progressivamente più
dense per accelerare l’operazione. L’eccesso di olio, quello
che il legno non riesce ad assorbire, dev’essere asciugato
con uno straccio. Se vogliamo usare l’olio in contesti

24
delicati (interni, camere da letto, stanze dei bambini),
assicuriamoci che sia puro: spesso per accelerare
l’asciugatura vengono aggiunti dei catalizzatori che
possono essere nocivi;
- cere. Insieme agli oli, sono il più antico prodotto per il
trattamento delle superfici. La cera penetra nelle fibre e
nei pori del legno, conferendo un aspetto semi lucido.
Tuttavia, da sola questa sostanza non riesce a creare uno
strato superficiale (film) abbastanza omogeneo e di
grande brillantezza, perciò si usa per “nobilitare”
precedenti applicazioni di olio o gommalacca. Non dà
ottimali garanzie di tenuta in esterno, ma il suo profumo
e il fatto di essere atossica la rendono ideale per l’applicazione
in ambienti domestici. Di solito si usa cera d’api mescolata a
cera carnauba, da sciogliere in essenza di trementina:
l’applicazione può essere fatta a pennello
o con uno straccio, facendo attenzione a non esagerare
con le quantità e a rimuovere – sempre con uno straccio
– la cera in eccesso. Una volta asciugata, si può
procedere a una seconda o terza mano. Se in
quest’operazione la cera è calda, penetrerà più facilmente
nel legno, ma allo stesso tempo aumenterà il rischio di
usarne quantità eccessive;
- gommalacca. È una vernice naturale a base di alcool e
rappresenta la tipica finitura per mobili d’antiquariato.
Affinché formi il film in superficie occorrono molto lavoro
e una tecnica speciale – la cosiddetta lucidatura alla
francese o a tampone –, che è laboriosa e richiede tempo
e grande maestria, ma è impareggiabile per lucidità ed
esaltazione delle venature. Un uso più rustico prevede di
applicare qualche mano di gommalacca e una passata di
cera, ma in tal caso il poro non viene riempito e la
lucentezza è meno marcata. La gommalacca reagisce a
contatto con l’acqua, quindi è inadatta all’uso in esterno,
mentre viene impiegata con ottimi risultati come fondo
per finiture a olio e oleoresine, per mezzo di applicazioni
molto diluite. Una volta evaporato il solvente (l’alcool),
la gommalacca è atossica e inodore;

25
- composti naturali. Sono una miscela di diversi tipi di
oli, cere e resine naturali. Hanno il vantaggio di una
maggiore resistenza all’acqua rispetto al semplice olio di
lino, un più elevato potere di penetrazione, e sono
disponibili in diverse colorazioni combinabili. Alcune
marche vantano certificazione biologica;
- prodotti sintetici. Rientra in questa categoria una
gamma davvero ampia di prodotti per qualsiasi tipo di
applicazione, in forma di smalti, impregnanti, vernici. La
prima distinzione da fare è tra i prodotti a base solvente
e quelli a base acqua.
Il primo gruppo è sul mercato da decenni e ha dalla sua
parte la facilità di applicazione, i tempi di asciugatura più
ridotti, e un costo minore. Consideriamo però che i solventi
usati (acquaragia, nitro, acetone, ecc.) per sciogliere i
componenti del prodotto sono nocivi se inalati: data l’alta
volatilità di questi solventi, la maggior parte evapora
durante e subito dopo l’applicazione, quindi è opportuno
indossare in queste fasi maschere contro i fumi, oltre ad
avere l’accortezza di lasciar riposare gli oggetti qualche
giorno prima di portarli in casa.
I prodotti a base acqua sono più recenti: hanno in gran
parte la stessa composizione di quelli del primo gruppo,
ma invece di essere una soluzione ottenuta mediante un
solvente, sono un’emulsione in acqua, quindi contengono in più
una serie di composti chimici con funzione emulsionante. Il fatto
che vengano considerati ecologici o atossici è dovuto a un errore
d’interpretazione o a una scorretta informazione da parte dei
produttori.
In ogni caso, i vantaggi dei prodotti ad acqua sono l’assenza di
odori prima e dopo l’applicazione, l’elasticità, la buona
resistenza all’esterno e la persistenza del colore; mentre sul
fronte degli svantaggi abbiamo costo maggiore, applicazione più
difficile e tempi di asciugatura più lunghi.

26
! !

Proposte Finanziarie Famac


Formula Noleggio
!!!!!!!!!!!!!!!

!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !

Famac offre l’opportunità a tutte le aziende e artigiani una soluzione finanziaria innovativa

mettendo a disposizione i macchinari delle Linee FORMAT4 – FELDER – HAMMER

La Formula Noleggio garantisce:

• Vantaggi economici
Possibilità di acquisire la disponibilità di un bene senza sostenere l’onere dell’acquisto
Possibilità di impiegare il budget di spesa in altri investimenti
Costi certi e programmati
Continuo rinnovo tecnologico del parco macchine

• Vantaggi finanziari
Alleggerimento del bilancio in quanto il cespite non deve essere rubricato nello stato patrimoniale
Operazioni a «TASSO FISSO» per una tutela contro il rischio di aumento del costo del denaro
Nessuna segnalazione in Centrale Rischi Banca d’Italia ( maggiore facilità di accesso al credito )

• Vantaggi fiscali
Canoni assimilabili a puro costo operativo e spesabili «per cassa» ( riduzione del reddito imponibile ai fini del calcolo
d’imposta )
Canoni interamente deducibili anche ai fini IRAP ( da 18 a 60 mesi )

• Vantaggi tecnologici
Continuo aggiornamento tecnologico dei beni
Elimina i rischi / costi legati all’obsolescenza
Parco Strumentale di ultima generazione

Il nostro Team è a Vostra disposizione per fornirVi maggiori informazioni a riguardo e proporVi la formula finanziaria più
adatta alle vostre esigenze.

Contatti Famac
Sede Lombardia

Via Salvo D’Acquisto 52


20864 Agrate Brianza MB
Cellulare +39 335.463692

www.famaclegno.com,