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Sintesi…………………………….……………………………………………pag.

2
Tradizione europea………………………………………………….……. pag. 4
La nazione: il passato che non muore.……………………....……….. pag. 6
Voto agli immigrati? Giusto. Una provocazione ma non troppo pag. 11
Campo Sintesi: La forza del pensiero e la rivoluzione goliardica pag. 13
Due vacanzieri in Irlanda………...………………………………….... pag. 15
18 maggio 2007: serata Felli in Comunità Giovanile...…………… pag. 17
Vecchia Europa…………………………….……………….…………… pag. 21
Atomi…………………………………………………………………….…. pag. 23
Festa NEP – Primo lustro – 30 giugno 2007………………...………… pag. 27

Anno 0 nr. 3 OBBEDIAMO AD UN DOVERE: LA NAZIONE EUROPA Pagina 1 di 33


Sì, il numero scorso apriva con il ricordo di Walter e di lui che faceva il saluto
romano… il secondo pezzo riguardava il 25 aprile e si concludeva con saluti
romani… no, non siamo ripiombati in un vetero “neofascismo” che per altro
condanniamo come uno dei maggiori responsabili di una sbagliata lettura del
Fascismo da parte della società. No, noi ribadiamo che guardiamo con grande
interesse al periodo fascista che, pochi come altri nella storia italiana, ha saputo
lanciare il nostro paese in un periodo di modernizzazione e rinnovamento. Il
fascismo fu all’avanguardia e innovativo in molti campi come l’aeronautica, nello
stato sociale, nell’arte, nella cultura etc. Non vi è bisogno di fare esempi; ancora
oggi, dopo 60 anni di democrazia rappresentativa non siamo in grado di
competere con le opere fatte dal Fascismo. Non siamo noi a dirlo, saremmo
sicuramente di parte… è Vittorio Sgarbi che lo fa per sfidare i suoi interlocutori
spiegando che la democrazia rappresentativa verrà ricordata nella storia per il
suo “malaffare” mentre il Fascismo sarà, in futuro, ricordato per la sua forza
modernizzatrice. Altra cosa è il neofascismo che al contrario ha colto solo il rituale
fascista e invece di essere avanguardia nella società è stato al contrario solo
nostalgismo e retorica… Il Fascismo fu slancio e innovazione. Il neofascismo è
stato reazione e conservazione.
I movimenti dichiaratamente neofascisti parlano di autarchia e tutti coloro che
hanno aperto un qualsiasi libro di storia sanno che nessun popolo al mondo che si
è chiuso in se stesso ha avuto un futuro. Ma la realtà è che l’ambiente della
cosiddetta destra radicale non ha nulla da dire; oggi non ne ha gli strumenti, la
forza, le idee e la capacità. Questa è la verità. In tutti questi decenni non si è stati
in grado di formulare niente di nuovo, al contrario si è passati ad essere la
negazione stessa di ciò che si voleva difendere. Alcuni fanno della loro visione
religiosa un credo politico, altri negano ogni visione spirituale della vita
appoggiandosi ad un becero ateismo. Altri ancora che non sapendo che
inventarsi si rifugiano in concezioni neomarxiste. Questa è la realtà: un mondo
senza idee. Ne abbiamo per tutti… un mondo talmente confuso che ormai non sa
più nulla di se stesso e corre dietro ai vari giornalisti di sinistra che oggi, per
vendere, scrivono quello che noi avevamo già scritto 20-30-40 anni fa, quel Pansa
che oggi viene letto dalla Destra…
Quelli che sopportiamo ancora meno sono coloro che parlano in nome del
passato, che vogliono farci credere che loro sono stati i difensori del fascismo non
rendendosi conto che al contrario, con il loro stile di vita, lo negano tutti i giorni.

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Vivono per il dio denaro. Vivono nel consumismo più becero. Vivono svendendo
al migliore offerente i voti di chi crede, ingenuamente, che il suo voto dia forza al
cambiamento. Quelli che parlano di ortodossia e di rivoluzione citando
maldestramente pensatori e filosofi e non comprendendo che la politica è prima
di tutto realismo.
Noi vogliamo liberarci di tutti questi maestri del NULLA e vogliamo tornare a
pensare prima e ad agire dopo. Pensiero ed azione.

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L’idea di una Europa nazione è un concetto fondamentale per tutta la nostra
area politica ed è espressione di un radicamento profondo e originale che spesso
non è colto, nel suo significato più alto, neppure da tutti i militanti. Troppo inclini al
superficialismo politico delle ricette preconfezionate e della sloganistica propria
della quotidianità del partito, mai portati allo studio, a scavare a fondo, alla
scoperta delle nostre lontane radici della tradizione.
È tempo di farlo. Soltanto la conoscenza è completamento e motivazione alla
lotta per l’uomo che vorremmo differenziato.
Fin dagli albori la nostra civiltà, i popoli Indoeuropei, pur mantenendo le proprie
differenze dovute alla razza, all’etnia d’appartenenza, al territorio, ebbero in
comune la concezione tripartita della società.
L’idea di un’eta antica, culminata nell’organizzazione romana dell’area
mediterranea, e l’idea di un’età moderna caratterizzata da una crescente
volontà di trasformare e razionalizzare tutti i rapporti costituente la società umana,
gravitavano, originariamente, attorno ad un universale”schema tripartito”
comprendente i tre ordini fondamentali della nostra civiltà: oresoratores,
ballatores, laboratores. Nei secoli, quest’ordine iniziale fu istituzionalizzato in tutto il
continente nelle tre caste fondamentali: il clero, la nobiltà ed il popolo. Tale
suddivisione della società durò sino alla rivoluzione francese (1789).
Gli Oratores, ovvero la casta sacerdotale, studiavano e predicavano, ricercando
formule risolutrici agli angosciosi problemi dell’esistenza, guidando e
disciplinandole genti verso una moralità ideale e spirituale. gli Oratores furono
simbolicamente rappresentati dal colore bianco, simbolo di purezza.
Ai Bellatores, espressione dell’ordine militare, era riservato il compito di comando e
protezione del popolo. I capi carismatici dell’ordine militare costituivano il punto di
riferimento politico della società. Rosso è il colore a cui erano legati, poiché
simbolo del sangue versato in battaglia.
Infine vi erano i laboratores, originariamente contadini artigiani, furono affiancati,
nel tardo medioevo, dal nuovo ceto borghese. Essi erano tenuti ad obbedire alle
decisioni prese da oratores e bellatores. Il colore della terra, il nero, è il colore che
rappresenta la loro casta.
L’organizzazione tripartita della società era di tipo organica in cui tutti avevano
un loro ruolo, il proprio compito da realizzare e ad ognuno era garantita
l’appartenenza ad una casta, l’armonia e la sinergia delle tre caste furono i
fondamenti di ogni impero e di ogni civiltà tradizionale europea.

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Nel XVIII secolo clero, nobiltà e popolo, incalzati dalla spinta rivoluzionaria
giacobina, si trasformarono, degenerando, in classi sociali che si sono fatte guerra
sino ad oggi.
Sostituendo la tradizione con le teorie moderne, gli uomini persero inevitabilmente
coscienza del proprio “essere” della propria “identità” all’interno della società di
cui facevano parte. Nuove idee si imposero, il secolo dei lumi con le sue
speculazioni e con le sue corruzioni individualistiche, diede inizio alla
degenerazione dei popoli continentali.
Il resto è storia moderna, l’ondata liberista avviata dai primi Paesi industrializzati
trasformò presto la vita dell’uomo annullandola in una catena di montaggio,
riducendo l’individuo in forza-lavoro, un pezzo dell’ingranaggio intercambiabile
senza nessun tipo di dignità.
Questo fu, ed è tutt’ora, il liberal-capitalismo, un fuoco fatuo, una falsa promessa
di crescita e di emancipazione individuale all’interno di una società che
nasconde lo sfruttamento di tanti a beneficio di pochi.
Abbiamo sicuramente semplificato e sintetizzato la nostra analisi, ma volevamo
solo dare un’indicazione della strada da percorrere per comprendere l’origine del
concetto che ci preme tanto riscoprire, il concetto di EUROPA NAZIONE.
Il nostro piccolissimo contributo vuole aiutare a far conoscere quale è l’origine
della nostra organizzazione sociale. Perché ognuno possa ritrovare quella dignità
dell’ “essere” e non dell’ “avere”. Per ritornare insieme verso una comunità
organica dove più nessuno è sfruttato, ma dove tutti sanno quale è il loro ruolo,
con dignità, con umiltà e sapendo quale è la sua e la nostra IDENTITA’.

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Uno dei maggiori problemi della Destra è l’incapacità di avere un progetto di
società che sia al passo con i tempi. Viviamo in un’epoca di rapide trasformazioni:
ciò che oggi sembra moderno e avanzato nella realtà è già superato, è già un
qualcosa di “vecchio”. La società corre, la Destra guarda e attende gli eventi
reagendo sempre in modo disordinato e senza risolvere il problema. La Destra
oggi è una forza reazionaria senza futuro, un contenitore vuoto che attende
dall’esterno ciò di cui ha bisogno per la sua stessa sopravvivenza. Spesso si perde
nella parte destruens, nelle polemiche sterili e nelle proteste, dimenticando il
momento propositivo, la parte costruens. Disfa il gomitolo, ma non sa riavvolgerlo.
La Destra oggi ha ancora come valore predominante il concetto di Nazione. In
epoca di globalizzazione, in cui i confini come li abbiamo sempre considerati sono
sorpassati, anacronistici, finiti e falsi la Destra risponde con la Nazione e
l’autarchia. E’ anche da questo punto che risulta chiaro come sia vecchia e senza
più idee. Ogni cosa per conservarsi deve rinnovarsi: come ha scritto Moller Van
Den Bruck, essere conservatori non significa dipendere da ciò che è stato ieri, ma
vivere ciò che è eterno.

Nascita dello stato Nazione

L’idea di Nazione è stata elaborata dalla cultura romantica, sintesi dei valori di un
popolo in antitesi ai valori di altri popoli europei, in contrapposizione alle nascenti
idee figlie della rivoluzione francese, idee di egualitarismo e internazionalismo. Il
nazionalismo, la Nazione, la Patria e tutti i principi morali che si identificano con
essi - valori militari, di solidarietà, di identità - storicamente appartengono alla
Destra. Con la rivoluzione industriale, nell’Europa post rivoluzionaria, e la
democrazia a fine ‘700 si creano i due fronti contrapposti, uno della sovversione e
l’altro della conservazione, il primo che fa riferimento alla Sinistra e il secondo alla
Destra. Con il termine conservazione non vogliamo identificare soltanto il
mantenimento di istituti e privilegi, ma soprattutto dei valori connessi ad un certo
tipo di società che faceva riferimento ad un mondo che trascendeva la vita della
materia. Se di conservazione di istituzioni bisogna parlare, si può fare riferimento
piuttosto al mantenimento della strutturazione di un mondo dalle fondamenta
spirituali, nei confronti dell’allora dilagante materialismo. La rivoluzione industriale e
la rivoluzione francese non sono da considerare come la distruzione di questo o
quell’altro ordine sociale, ma come negazione di tutti quei valori che per secoli

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hanno retto ogni ordine Europeo. L’illuminismo era esplicito nei suoi propositi, un
manifesto della sovversione in cui si esplicava che la religione è una “menzogna
delle classi abbienti”, le tradizioni erano invenzioni dei governanti per mantenere il
potere, le differenze sociali delle ingiustizie contro l’individuo. L’illuminismo, e tutto
quello che né deriva, è l’antistoria. L’illuminismo negava e nega la tradizione, il
passato, il sangue. Il romanticismo, nato in Germania, idealizzò le tradizioni, riscoprì
la storia, percorse all’indietro tutte le strade lontane che davano senso al
concetto di identificazione in un popolo. Da subito il romanticismo, comprese che
l’industrializzazione selvaggia e la massificazione dei popoli avrebbe portato al
disfacimento delle identità di appartenenza. La sua forza fu quella di trovare una
nuova legittimazione nella cultura e nel sangue che prese il nome di NAZIONE.
Reinserì le forze borghesi che la rivoluzione aveva liberato in un nuovo concetto di
solidarietà. Il romanticismo fu una grande rivoluzione per la conservazione di tutti
quei valori che uomini come D’Alambert, Diderot, Voltaire volevano cancellare
per sempre dalla storia. Riuscì a svuotare il veleno del liberalismo perché creò una
responsabilità nello STATO, che si fece NAZIONE. In tutta Europa la nazione fu il “il
contenitore” di tutti i valori che l’illuminismo aveva cercato di cancellare. Questi
valori erano la tradizione contro il livellamento, lo stato nazionale contro
l’universalismo, l’onore militare contro l’internazionale. Fu a metà dell’800 che
coloro che erano i padroni della cultura in Europa salvarono i valori spirituali
tramandati dal passato, che il materialismo, l’industrialismo e l’indifferenza delle
masse stavano cercando di distruggere. Il mito della nazione si basava però su un
presupposto, cioè che il mondo ruotasse intorno ad essa. Un mito a breve raggio,
in cui si presumeva che la storia fosse in funzione delle nazioni e che ogni popolo
confinante era un barbaro cioè un popolo che parlava un’altra lingua e quindi un
nemico. La concezione dello stato nazionale negava quindi ogni presupposto per
un’Europa come unità di sangue e cultura. Ci si era dimenticati, parlando di Roma
e di classicità, che Greci e Latini erano scesi dal nord. Capitava che in Germania
si esaltasse il Reich senza ricordare che proprio l’idea di Impero era stata
trasmessa a Carlo Magno da Roma. Ci si era dimenticati di dire che i popoli che
vivevano e vivono in Europa hanno lo stesso ceppo, con uno stesso senso
d’appartenenza, stesse origini e stessa storia. La concezione nazionale aveva
salvato il popolo europeo dall’ideologia Illuminista ma aveva frantumato la storia
in blocchi ostili che avrebbero portato a future guerre civili del popolo europeo. La
prima grande guerra mondiale fu la rivoluzione dei nazionalismi, i giovani di tutte le
nazioni si entusiasmarono e si dissolse il fascino dell’internazionale socialista. In Italia
una piccola minoranza rivoluzionaria sulla scia dei valori rappresentati dalla guerra
conquistò e rivoluzionò lo stato dando origine al periodo dello stato fascista. La
prima guerra mondiale fu anche la dispersione di quello che rimaneva del
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vecchio ordine europeo, finiva l’impero Austro-ungarico. Durante il periodo delle
due guerre i fascismi cercarono di istituzionalizzare i nazionalismi, creando, sotto la
loro guida ideologica, un senso d’appartenenza europea. Con lo scoppio della
seconda guerra mondiale il concetto di Nazione andava terminando, i paesi
dovevano scegliere in che blocco transnazionale dovevano intervenire, quello
anglosassone o il blocco europeo. Con la fine della guerra e la sconfitta del
blocco europeo L’Europa è stata divisa in due blocchi nemici, uno dipendente e
satellite degli USA e l’altro, a est, facente capo all’URSS. È stata la fine dei
Nazionalismi Europei e la morte di una prospettiva di NAZIONE EUROPA.

Una Destra moderna, coraggiosa e lungimirante

Una Destra moderna deve comprendere la mutata situazione del mondo e con la
fine del vecchio nazionalismo ha il dovere di non rinchiudersi in una retorica
visione nazionale, ma di lanciare il progetto di una Nazione continentale, la
Nazione Europa. Oggi la parola Nazione è rispolverata da coloro che l’hanno
sempre combattuta: uomini che hanno sempre dato valore a posizioni
egualitariste e internazionaliste, oggi non perdono occasione di parlarne e di
elogiarne gli aspetti più banali, di riempirsi la bocca con qualcosa che
storicamente non appartiene a loro e che, anzi, hanno combattuto con tutte le
loro forze. La realtà è che inneggiano a qualcosa di vuoto, che è assente di
significato, inutile. Parole come Patria appartengono a tempi passati in cui i
nazionalismi europei si affrontavano sulle frontiere per rivendicare il loro territorio e
la loro cultura. Oggi il nemico non è in Europa. Oggi il nemico è fuori dai suoi
confini. Un antagonista che ha paura dell’Europa e della sua storia, della sua
potenzialità economica, della sua cultura, della sua capacità di rinnovarsi e
rigenerarsi. Il mondo che fino a quindici anni fa era diviso in due blocchi
bendefiniti e contrapposti è cambiato: i due schieramenti non esistono più. Oggi
viviamo con un unico gruppo egemone che vuole decidere dei destini del mondo
senza considerare che vi sono altre culture, altre tradizioni, altre storie, vuole
uniformare il restante mondo a sé in un’ottica etnocentrica e massificata. E’ il
ritorno dell’ideologia illuminista, della fede nella ragione come unica fonte di
verità, dell’egualitarismo in cui gli uomini uguali per natura devono godere di stessi
diritti e di uguali doveri di cittadini. Da questi presupposti nasce la volontà di un
governo mondiale in cui siano cancellate le differenze culturali e di sangue in una
concezione di determinismo storico per il quale un solo destino è possibile. La
Destra, che da sempre si oppone a tale progetto, è convinta che non è la storia
che fa l’uomo, ma viceversa è l’uomo che fa la storia negando quindi ogni tipo di
determinismo storico.
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Un progetto per il futuro: Europa Nazione alleata della Russia

Alcuni decenni or sono Jean Thiriart elaborò la teoria geostorica dell’Eurasia. Il


geopolitico belga era convinto che la strada da seguire fosse quella che unisse le
terre comprese tra Lisbona e Vladivostok in un’unica nazione, uno spazio
continentale armato che prende ragione della sua esistenza dal momento della
caduta dell’URSS. Tale nazione, nella prospettiva di Jean Thiriart, dovrà essere uno
stato politico, un sistema aperto e in espansione che sia espressione di uomini liberi
verso un futuro collettivo e condiviso. Questa visione tratta di uno stato unitario
delle nazioni europee depurato dalle teorie federative e autonomiste, una
nazione composta da un unico popolo che sarebbe nato dalla fusione degli
europei con i popoli dell’ex Unione Sovietica. Tale progetto, per quanto
interessante e affascinante, ci sembra alquanto utopico e irrealizzabile. Troppe
differenze culturali, di lingua e di storia dividono il mondo europeo da quello
dell’ex URSS. Molto più praticabile è invece, a nostro avviso, l’idea e la possibilità di
costituire un’Europa dei popoli federata ad una grande Russia. Da questo blocco,
unito ma separato nelle proprie specificità, tradizioni, culture e identità, ci
auspichiamo possa iniziare un percorso storico realizzabile e concreto. Il nostro è
un atto di realismo politico di fronte all’unica potenza mondiale che domina il
mondo e alla prospettiva futura di una grande Cina in concorrenza agli Usa. I due
schieramenti stritoleranno le nazioni europee rendendole, per chi sarà più
fortunato e capace di riorganizzarsi, piccoli satelliti ad uso e consumo di una delle
due potenze, mentre per le nazioni che non saranno in grado di riorganizzarsi sarà
la fine, verranno spremute sino a trasformarsi in piccole nazioni da sfruttare. Noi
europei, uomini di Destra non possiamo tollerare una tale prospettiva, non
possiamo stare fermi ad aspettare che i progetti di altre nazioni si compiano sul
nostro popolo, dobbiamo tornare a sognare il nostro futuro realizzando
concretamente il nostro destino. L’Europa si merita un destino europeo. Un destino
che unisca la terra da Lisbona a Bucarest e che costituisca un patto federativo
con la Russia per un futuro di indipendenza politica ed energetica. L’Europa è una
terra dalle grandi prospettive future e sicuramente uomini come Donald Rumsfeld,
che hanno definito in modo dispregiativo la nostra terra come “vecchia Europa”,
non ha compreso che il nostro popolo sta prendendo coscienza che non esiste
più un’indipendenza e un progresso possibile al di fuori da contesti continentali. Lo
stesso studioso delle società contemporanee, Ulrich Beck, nel suo ultimo saggio
sulla globalizzazione ha motivato la costituzione di patti federativi nazionali per la
costituzione di transnazioni, una visione che identifica i cambiamenti in atto nella
società a cui andiamo incontro e che costruisca un mondo sicuro in un contesto
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multipolare. E’ proprio in questa prospettiva che la Destra si deve muovere. In un
raggio che trascenda la nazione come confine per una visione nazional-europea
per la difesa della nostra storia costruita in millenni. La Destra italiana non può
attendere ancora, proprio ora che si stanno costituendo le nuove prospettive che
vedono nell’asse Parigi - Berlino - Mosca un futuro europeo in alleanza alla Russia.
Lo stesso Dominique de Villepin, mentre era ministro degli esteri per la Francia, ha
espresso con notevole entusiasmo la sua adesione alle tesi di tale asse prospettate
dal presidente Russo Vladimir Putin e dal capo del governo tedesco Schröeder.
Vogliamo veramente restare fuori dal futuro del nostro grande sogno di un’Europa
unita, armata e indipendente? L’Europa è una grande madrepatria capace di
risoluzioni diplomatiche di controversie internazionali: che si assuma le sue
responsabilità di faro della civiltà occidentale.

Ho dei pensieri che non condivido. (Pino Caruso)

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Il primo passaggio di una politica per la salvaguardia della nostra civiltà di fronte
alla massiccia immigrazione che subiamo da parte delle popolazioni del
cosiddetto terzo e quarto mondo è quello di ridurre gli sbarchi con accordi
bilaterali tra il nostro paese e quelli d’origine degli immigrati.
Il secondo è quello di permettere ai clandestini residenti in Italia di chiedere la
regolamentazione nel caso avessero un lavoro, una residenza e non avessero
problemi con la nostra giustizia.
Molti immigrati hanno approfittato di questa opportunità ma chi erano queste
persone? Erano onesti lavoratori che prima di essere regolamentati vivevano
nell’illegalità lavorando come collaboratori domestici, camerieri, badanti, pizzaioli.
Oggi questi soggetti che erano solamente individui per la nostra società sono
persone che hanno uno status e pagano le tasse, versano i contributi e ricevono
l’assistenza sanitaria e tutto questo è avvenuto in un contesto di sicurezza.
Se fino a qualche anno fa l’emergenza era quella di circoscrivere il problema
degli sbarchi di massa, questo allarme oggi è stato superato e il problema è quello
di una piena integrazione.
Questa strada è un atto di realismo politico che va incontro alla richiesta da parte
di molti immigrati di essere integrati anche nei diritti e non solo nei doveri, è l’atto
più giusto per la totale integrazione.
In Italia vi sono due milioni e mezzo di cittadini extracomunitari che costituiscono il
4% della popolazione residente, a livello Europeo la percentuale sale al 5%. Di
fronte a questi dati diventa sempre più necessario ragionare sulla condizione dei
cittadini extracomunitari. Mi sembra normale che la Destra politica, che ha da
sempre nel suo dna la dignità dell’uomo come principio fondamentale, appoggi
ogni azione che abbia lo scopo di arrivare ad un’integrazione di tutti i soggetti in
questione tramite l’assimilazione alla nostra cultura e ai nostri valori di riferimento.
Le società si sviluppano sulla condivisione dei valori e secondo uno dei maggiori
studiosi di società come E. DURKHEIM "una società è più o meno integrata (cioè
coesa) nella misura in cui la solidarietà organica (l' interdipendenza alla
complementarità funzionale delle persone e dei gruppi) vi è più o meno
sviluppata in termini di interrelazioni interne, di condivisione dei valori e del
consenso sugli obiettivi. Anche il filosofo W.C. SCHMITT sosteneva che “la nazione
deve operare delle politiche repressive verso l’immigrazione di stranieri e deve

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inglobare a forza le piccole minoranze in essa presenti con una leggera
autonomia culturale”
L’alternativa all’integrazione rimane quella del fenomeno anglosassone dei
melting pot che non rispecchia minimamente le nostre tradizioni culturali.
L’idea di concedere il voto amministrativo agli immigrati è un atto di civiltà che
nasce proprio dal concetto primario di un Destra politica che come abbiamo già
ricordato è quello della dignità degli uomini.
La proposta che era stata precedentemente presentata come disegno di legge si
compone di un solo articolo da inserire dopo l' articolo 48 della Costituzione: “Agli
stranieri non comunitari che hanno raggiunto la maggiore età, che soggiornano
stabilmente e regolarmente in Italia da almeno sei anni, che sono titolari di un
permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di
rinnovi, che dimostrano di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio
e dei familiari e che non sono stati rinviati a giudizio per reati per i quali è
obbligatorio o facoltativo l' arresto, è riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo
nelle elezioni amministrative in conformità alla disciplina prevista per i cittadini
comunitari. L'esercizio del diritto di cui al comma 1 è riconosciuto a coloro che ne
fanno richiesta e che si impegnano contestualmente a rispettare i principi
fondamentali della Costituzione italiana”.
Citare inutilmente e senza alcuna cognizione della realtà presunte tesi
“anticapitaliste” e “antimperialiste” è una “moda” sin troppo diffusa, soprattutto
nel nostro ambiente.
Negare il diritto al voto agli immigrati e urlare NO ALL’IMPERIALISMO è una
contraddizione in termini, soprattutto perché la liberaldemocrazia, di cui si
sbandiera l’abbattimento, vive e si nutre di contraddizioni come quella che porta
un ragazzo figlio di immigrati ma nato in Italia al voto, mentre lo nega ai genitori.
I nostri valori sono sempre stati diversi, hanno sempre avuto l’UOMO come
partenza e come arrivo, e non è forse un UOMO colui che in Italia lavora, paga le
tasse, obbedisce ai doveri sanciti dalla Costituzione e arricchisce il nostro paese
facendo lavori che noi “italiani” non facciamo più da anni?
Siamo convinti che la legge presentata sia in sintonia con la tradizione che
vogliamo difendere e che sia una legge giusta che da dignità all’uomo e che
permetta una graduale integrazione a tutti quegli extracomunitari che oggi
vogliono entrare a far parte e sostenere la nostra società.

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Il 30 Giugno e il 1 Luglio scorso si è tenuto in quel della Val Masino (Sondrio) il 1°


Campo Sintesi, prima esperienza in tal senso da quando esiste il nostro foglio
telematico, ma non unica nel suo genere per la nostra comunità umana.
Non a caso nel titolo abbiamo scelto due concetti “la forza del pensiero” e la
“rivoluzione goliardica”, perché riteniamo di rendere chiaramente l’idea di cosa è
stata la bellissima esperienza che ci ha visti tutti protagonisti in questo fine
settimana di “costruttivo isolamento”.
Forza del pensiero perché in questi due giorni si è avuto modo di guardarsi in
faccia, di confrontarsi, di capirsi, di porre sul piatto questioni basilari per la nostra
comunità, il tutto però con la forza che solo l’impegno e il pensiero riescono a
sprigionare, quindi senza steccati, pregiudizi o diffidenze verso le tesi altrui.
Si è parlato di cosa significa oggi “neofascismo”, quali danni e quante inutili
etichette questa esperienza ci ha nostro mal grado procurato, si è parlato di cosa
significa fare politica nella nostra area oggi, ci si è interrogati sul “fascismo di
destra e sul fascismo di sinistra”, insomma abbiamo spaziato da citazioni culturali a
storie di vita vissuta, di militanza sofferta e di sorrisi condivisi, tutto però con l’unico
intento di fare in modo che ogni singolo intervento potesse (come effettivamente
ha fatto) lasciare un segno indelebile nella mente e nel cuore di tutti gli altri.
Rivoluzione goliardica perché si è anche riso (…tantissimo…), ci si è sbronzati, si è
cantato, ci si è abbracciati e mangiato insieme, con quella necessaria, sana
goliardia che da sempre caratterizza le nostre esperienze.
Cantare insieme le canzoni d’area, ridere a crepapelle nel modificarne i testi,
raccontarsi esperienze assolutamente esilaranti mentre la valle diventava buia ma
avendo la luna piena e il le fiamme del nostro fuoco ad illuminarci, è un
esperienza talmente piena di sensazioni intime che non è umanamente possibile
descrivere, ci chiediamo però solo una cosa:
la goliardia può dunque essere rivoluzionaria? La nostra risposta è SI ,anzi, è
probabilmente la spinta più rivoluzionaria che ci possa essere, e in questi due
giorni in tutti noi è cresciuta la consapevolezza di avere anche questa
determinante freccia al nostro arco.
Un sorriso vi seppellirà si suole dire, noi vi diciamo che il nostro sorriso vi contagerà,
così come ha contagiato i nostri momenti nelle montagne della Val Masino.

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Lasciare la valle è stato per tutti noi un momento particolare, forse un po’ di
nostalgia ha accompagnato i passi verso “la civiltà” che per due giorni avevamo
abbandonato in balia del caos quotidiano, ma negli sguardi assonnati, nelle
facce provate da una notte di canti,pensieri e bottiglie di vino e grappa condivise
attorno ad un fuoco, era semplice leggere il desiderio di riprovare questa
esperienza di vita comunitaria…a settembre? Speriamo di si…è certo che in quel
caso un nuovo appassionato racconto si renderà necessario.

“Te sparo sai.” “Non puoi”. “E perché?”. “Puoi sparare solo per
legittima difesa: io non offendo”. “Va be’, allora sparo in aria a scopo
intimidatorio”. “E va be’, io non mi intimido e resto qua”. (Aldo Fabrizi e
Toto'in "Guardie e ladri")

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Oggi parliamo con due amici di Busto Arsizio che si sono fatti una vacanza estiva
in Irlanda lavorando a stretto contatto e passando giornate goliardiche insieme ai
ragazzi dello Sinn Fein. Qui di seguito alcune domande e risposte fatte loro.

1) Ciao ragazzi, vi va di fare 4 chiacchiere sulla vacanza che avete fatto in


Irlanda l’anno passato???
No, ma visto che ci stai assillando da settimane, è l’unico modo per
fermarti, quindi c’mon!!

2) Innanzitutto come mai avete fatto questa scelta anziché buttarvi in una
qualche località di mare, oppure fare bel buon sano sesso tappati in casa?
A parte che andare in Irlanda non è proprio sinonimo di autocastrazione
chimica… comunque diciamo che cerchiamo sempre di scostarci, per
quello che è possibile, dalla classica vacanza standard-omologata.

3) Dove si è svolta la vostra vacanza?


Dopo qualche giorno passato a Cork e Galway, abbiamo puntato al nord:
Belfast e Dungannon.

4) Con chi avete avuto modo di passare queste giornate di “vacanza”?


Nelle passate annate mi ero già recato in Irlanda del Nord, ed avevo avuto
modo di stringere amicizia con alcuni ragazzi di Falls Road (principale via del
quartiere cattolico a Belfast). Quindi la permanenza è stata interamente
trascorsa in loro compagnia.

5) Come vi siete presentati e come siete stati accolti?


Le presentazioni le hanno fatte i miei conoscenti, quindi è stato già un passo
avanti, visto che a volte, la comprensione del loro gaelic-english è davvero
difficoltosa. Accoglienza ottima, poco da dire, diciamo che gli italiani
godono di una simpatia particolare da queste parti.

6) Quali sono state le attività ludico/militanti che avete fatto con loro?
Oltre ad intere sessioni di “pubs-day” davvero devastanti, abbiamo
partecipato ad alcuni attacchinaggi e volantinaggi. Non dimentichiamo che
l’anno scorso correva il 25° anniversario della morte degli hungher striker

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(scioperanti della fame), quindi vi era un certo fermento.
D’altronde nelle fredde serate irlandesi un po’ di movimento non guasta mai
(stand up if you hate U.D.A.)

7) Che “aria politica” si respira?


La situazione attualmente è sicuramente più tranquilla rispetto a non molti
anni fa.
Detto questo cattolici e protestanti sono sempre divisi… si va in mercati divisi,
in uffici postali divisi e in pubs ben divisi.
Da queste parti vi fu pulizia etnica, inutile nasconderlo, quindi anche se Sinn
Fein ed il Democratic Unionist (partito protestante) probabilmente siederanno
uniti al governo, la realtà in strada è un po’ diversa…

8) Qualcosa di particolare da segnalare?


Di particolare? Beh ce ne sarebbero molte… magari te lo dico davanti ad
una birra… ahahah

9) Esperienza da bocciare o da ripetere?


Da ripetere… d’Irlanda se ne può parlare o leggere, ma necessita d’essere
vissuta per capirla…

10) Una pinta?


Sempre il solito eheh… 3 o 4 almeno!

Un abbraccio ai camerati di Milano, Cremona, Trieste, al nucleo Pregnana!!!


Busto Rules!

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Venerdì 18 maggio presso l’inossidabile Comunità Giovanile di Busto Arsizio, si è


svolta una serata che spaziava sui romanzi di Pierluigi Felli, brillante e fantasioso
scrittore di Littoria.., oh scusate Latina.
Uno scrittore dichiaratamente fascista e che non accetta mezzi termini di
circostanza, ma che al tempo stesso non è fermo su posizioni metapolitiche
statiche; ne è la prova la vasta gamma di romanzi che ha scritto.
La scusa era la presentazione del suo decimo libro “Vendetta Ultras” che
chiudeva la trilogia partita con “Camerata Addio”, il suo primo romanzo,
ambientato nella Latina anni 70, e “L’Amor Teppista”, narrazione retrò su una
compagnia di ragazzi al seguito della Lazio.
Preambolo per chi non conosce questo illustre sconosciuto che, al nord,ha scarsa
visibilità.
Questo, non tanto per le capacità, ma per la distribuzione affidata alla temeraria
Pulp edizioni che ha creduto giustamente in lui ma che, essendo una casa editrice
nata da poco deve ancora entrare veramente nel vivo del discorso editoriale.
In passato Felli ha pubblicato anche per la Mondo Studio, che aveva come
simbolo una favolosa M rossa di cui sono a conoscenza la maggior parte di voi
emeriti lettori; o almeno spero…
Lo scrittore ha però esordito per la Novecento edizioni.
A parte questo dettagli tecnici, poco meno di due anni fa mi trovavo a Milano
(sono di Cremona) e, quando mi trovo nel capoluogo meneghino è per me
impossibile rinunciare ad una tappa alla storica libreria de “La Bottega del
Fantastico” da me e per me ribattezzata simpaticamente “La Bottega del
Fanatico”.
Ad esser sincero è un po’ che ho archiviato testi fondamentali, storici, dottrinali e
pragmatici.
Senza arroganza questi sono ormai parte di me e anche la mia libreria li rifiuta del
tutto a meno di rare eccezioni.
Rifuggo allora in letture più leggere ma non per questo meno importanti. Spesso e
volentieri questi scritti, i romanzi appunto, sono boicottati dalle nostre case editrici
ritenendoli, a mio parere erroneamente, frivoli e non educativi.
Giudizio che non corrisponde a realtà se è vero che una qualsiasi persona che si
reca in una libreria sia di Feltrinelli o sia di Mondadori si trova ad una scelta: se
cerca un romanzo, vincolata ai soliti autori ed autorini rossi e rosati che

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monopolizzano la piazza e di cui la gente tende a ritenere come uniche condotte
e stili di vita imitabili, ma sarebbe meglio dire scimmiottabili.
Anche questo, in un mondo impostato sulla banalità, purtroppo incide a coltivare
un certo tipo di vivere all’antitesi con il nostro.
E, se è vero che la musica della nostra area è riuscita, nella sua “metapolitica” ad
avvicinare giovani al nostro mondo, non vedo perché non potrebbe farlo un buon
romanzo, scritto fra l’altro da uno di noi e non dal solito rosso che scrive “anche di
noi” tanto per far cassetta.
Comunque proprio alla Bottega nella selva di libri che occupa il locale mi imbatto
in un libretto rosso dove spicca una bandiera celtica a mezz’asta ma mai morta,
sullo sfondo di una Latina era anni di piombo.
“Camerata Addio” così si chiamava mi ha fatto rinunciare al mio sabato sera in
compagnia e vi confesso che me lo sono spolpato in una nottata; fantastica devo
aggiungere.
Da qui nasce una sorta di ricerca investigativa modello Andrea Doria
(investigatore coi controcoglioni di un paio di libri del Felli), alla ricerca di altri suoi
scritti.
Facendovela breve, dopo navigate informatiche e varie telefonate riesco a
parlare con l’autore e ad ottenere quanto da me cercato rimanendo ancora una
volta piacevolmente colpito.
Da allora sono rimasto attento all’uscita dei nuovi romanzi non facendomene
scappare uno; dal più impegnato “Caino e Abele” che parla dei Protocolli dei
Savi anziani di Sion, al noir “Nella coda il veleno”, passando per “Nero harmony”
un avvincente fantasy scritto dall’autore decisamente in chiave anti-americana;
ferma convinzione che, per fortuna è spesso presente nelle opere dello scrittore.
Un pensiero per sottolineare che “Caino e Abele” è stato scritto a due mani con
Giovanni Marzella, un debuttante che sicuramente promette bene.
La serata parte con una prima introduzione di Francesco Lattuada, vera anima dì
una Comunità che milita da decenni in quel di Busto.
Dopo una breve ma mirata nota introduttiva passa la palla al sottoscritto (per gli
amici Stefano, per i nemici Bellini), quale promotore della serata.
Qualche minuto ed è poi Felli che dimostra le sue capacità camaleontiche,
passando da una pacatezza ed uno stile ammirevole ad essere un vero animatore
che riscalda e trascina la piazza.
Pierluigi illustra tutti i suoi romanzi; dai già citati precedentemente a “Guarda che
Luna”, secondo libro sull’investigatore Andrea Doria, a “Hotel Guantanamo”, la
storia di un mezzo criminale che, quasi per sbaglio si converte all’Islam..

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C’è anche spazio per “L’ultimo Swing di Sonny Liston”, narrazione che fa un po’ il
verso a quel “santone” di Cassius Clay o, come preferiva farsi chiamare lui
Muhammad Alì.
Ultimo libro che manca all’appello è “Narco Corridos”, appunto assieme a
“Vendetta Ultras” una nuova entrata; tratta come ci spiega l’arringatore della folla
Felli, di un impiegato integerrimo che, morta la madre, perde ogni senso della
ragione per combinarne, in uno stile fra il banditesco ed il temerario, di tutti i
colori.
Quest’ultimo romanzo, indubbiamente non politico, tende a sottolineare oltre la
non mancanza di fantasia dell’autore, anche il fatto che lo stesso si divincola a
scrivere un po’ di tutto con uno stile pulito ed avvincente.
In finale interviene anche Andrea Spaziani, giovane editore che ha avuto gli
zebedei per investire in uno scrittore sicuramente politicamente scorretto. La sua
Pulp edizioni sono convinto non mancherà di stupirci anche in futuro.
Che dire ancora di più se non che la serata, visto l’entusiasmo suscitato, poteva
tranquillamente essere paragonabile all’eccitazione di una finale mondiale
dell’Italia.
Unica defezione è stata la quasi totale assenza di gruppi politici militanti
nonostante gli ottocento (800!) inviti ad indirizzi e-mail.
Risultato che alla serata eravamo una cinquantina di persone, a grande
prevalenza dei nostri, di varie realtà curvaiole come i ragazzi (cresciuti) della Pro
Patria Et Libertade, da sempre un gruppo umano positivamente fuori da ogni
immaginazione.
Ancora un nutrito ed interessato bel manipolo è arrivato da Cremona.
Per chiudere la positiva realtà curve un paio di fieri ed interessati ragazzi di
Bergamo.
Poi gli indomiti militanti di Comunità Giovanile e i ragazzi della Fiamma Tricolore di
Milano, unici della scena politica presenti al di fuori di Busto.
In ogni caso risultato corrisposto anche dalla vendita dei libri: 51, a sottolineare
l’interesse che ha creato l’autore e che ha fatto si che non si sviluppassero
anticorpi da nasoni adunchi.
Peccato per i militanti politici che si son persi una serata diversa dalle solite,
avranno modo di rifarci a Settembre a Milano dove Felli farà il bis.
Un pensierino anche per le donne, visto che il nostro ambiente le boicotta fin
troppo e visto che si contavano con il lanternino: Laura e Sara che davano quel
tocco di luce necessario in un ambiente da sempre maschio!

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Sulla serata vedi indirizzi web:

www.pulpedizioni.it ; una perlina di Felli ovvero una recensione…romanzata.

www.thorlegion.splinder.com ; il sito di… un pazzo.

http://oag1701.splinder.com ; un blog di pensiero sul mondo ultras.

Agisci ed avrai la cena, pensa e sarai la cena. (tratto da Star Trek)

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Piazze, case, chiese, ristoranti, caffè.
Sembra un film ma il regista chi è.
Penserò, forse un po’
forse una canzone scriverò.

Fumo, noia, nebbia e tanta voglia di te,


gente che non voglio e che ritrovo con me,
un gettone prenderò,
a qualcuno telefonerò.

Nuovi guerrieri tra noi,


oh no, non più.Giuro mai più.
Ultimi mediocri eroi,
non gioco più, non gioco più.

Vecchia Europa muore con me,


qualche volta cercano te.

Carceri di ferro con le porte sbarrate,


ecco il superuomo con le mani legate.
Dove sei? Con chi sei?
Non ti temo, ricomincerei.

Non ti dimentico mai,


ma non sei tu, non sei più tu.
Fuggi ma ritornerai,
ma non sei più come vuoi tu.

Vecchia Europa sei dentro me,


qualche volta cercano te.

Non puoi scordarti di noi,


rimani tu, niente di più.
Suona alla porta se vuoi,
puoi farlo tu, ma solo tu.

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Vecchia Europa muore con me,
vecchia Europa cercano te

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- Vi ricordate quella grossa cosa rossa, piena di semi che spunta d’estate
ovvero la “festa dell’unità”? Bhè, ora che quest’anno sarà probabilmente
l’ultimo come festa di partito in attesa del partitone unico, i buoni vecchi
compagnetti hanno deciso e già sperimentato di introdurre negli stand
gastronomici a fianco del più spontaneo gnocco fritto con affettati, pizza,
tagliatelle e chi più ne ha più ne metta, niente popò di meno che un bel
ristorante KASCHER.
In poche parole un ristorante ebraico che ovviamente sarà chiuso il venerdì
quando parte lo shabat e che ovviamente sarà sorvegliato dal rabbinato
perché segua sì la cucina ebraica romana ma anche i piatti tradizionali
israeliani come i falafel, polpettine a base di ceci e fave.
Non c’era certo bisogno di una manciata di ceci e fave per confermarvi
anche voi come i baciapile dei signori della stella di David, baffetto D’alema
compreso che si tiene i piedi in 2 scarpe di modo che il piede destro non
sappia quello che fa il sinistro! (AdF)

- Nel 2005 il governo italiano e la masnada di valvassori e valvassini, contava un


parco auto di 170.000 auto blu. Poi arrivò mortadellone che in campagna
elettorale disse che “l’auto non è uno status symbol” e che avrebbe ridotto il
parco auto del 50%.
Risultato, secondo una stima di “Altro Consumo “ che le auto blu nel 2007 sono
diventate 574.000.
Leggasi cinquecentosettantaquattromila! Calcoli alla mano questi costi di
gestione di un anno incidono come una mezza finanziaria.
Sempre secondo questi dati siamo i primi al mondo per numero di auto blu,
seguiti NON a ruota dalla solita america che, pur essendo una nazione che,
numericamente è 5 volte l’Italia, ne conta “solo” 73.000!
Evidentemente l’auto non è uno status symbol solo per noi popolo ei fu
sovrano!!!!!!! (AdF)

- IN ROMANIA, d’ora innanzi i disoccupati LOCALI invece del solito sussidio


mensile riceveranno un gregge di dieci capre. Questo che possa servire di
stimolo al lavoro perché per guadagnare dovranno sgobbare vendendo latte

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e formaggio che dovranno produrre ed ogni famiglia dovrà restituire tre
capretti l’anno alle autorità.
Mumble… mumble… interessante… (AdF)

- La Cia non più di un mesetto fa ha reso pubblici sul proprio sito Internet una
serie di oltre 700 pagine di documenti su operazioni riservate e quantomeno
imbarazzanti eseguite dall' agenzia tra gli anni '
50 e '
70. La documentazione
riguarda attività illegali (per usare un eufemismo) di vario genere, tra le quali
l'utilizzo della mafia per tentare di uccidere Fidel Castro. Mi chiedo se tra una
trentina d’anni leggeremo qualche rapporto relativo alle torri gemelle, al
traffico di droga proveniente dall’Afghanistan, alla strage del Cermis e magari
alle stragi della popolazione civile compiute oramai giornalmente in Iraq. Chi
vivrà vedrà! (Atomo di Simone)

- Pare che un gruppo di ricercatori israeliani abbia messo a punto dei pomodori
geneticamente modificati alla rosa o al limone, e pare anche che questi nuovi
ortaggi piacciano ai consumatori. Lo ha rivelato la rivista Nature Biotechnology
che riporta anche come i volontari chiamati a gustare i pomodori aromatizzati
li abbiano trovati «molto buoni».
A me piacerebbe invece una patata alla barbabietola ed una mela alla
pesca!!! Ma dove lo avete ficcato il menu?? (Atomo di Simone)

- E'arrivata l' estate e con se un caldo atroce che la sera "rallenta" la voglia di
andare a dormire, ne consegue che alcune sere le passo a vedere i
programmi "d' informazione" televisivi o a leggere qualche giornale.
Beh devo dire che dopo un periodo di disintossicazione dalla dottrina
giornalistica, vedo-sento-giudico con occhio ferocemente più critico.
Questa riflessione nasce da due episodi,o meglio da due personaggi
abbastanza discutibili.
Mi sono imbattuto in due diverse sere in programmi come Matrix e Lucignolo
(che non sono certo il massimo cerebralmente parlando), e mi son chiesto alla
fine delle visioni (più di due ore) come si possa dedicare ore e ore al "caso"
Corona. Chiedo scusa ma non riesco a capire come ci sia gente e mezzi
d' informazione che accettino, o peggio promuovano, un nuovo Re Mida
dell' italietta (che brutto dirlo e scriverlo) che trasformerà una "disgrazia" in oro.
Comparsate, telecamere ovunque che lo riprendono, fotografie in carcere ed
in ogni dove per passare poi al merchandising, e gente impazzita per lui….ma
stiamo scherzando??!! Capisco che ci possa essere anche un segmento
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(utilizzo un termine che fa molto giornalistico) di persone abbastanza "deviate",
ma da qui a dedicare ore d' informazione (??!) modello Novella 3000, ce ne
corre.
Il parallelo più triste, a mio giudizio, è stato il tempo dedicato, dai vari TG, a lui
ed il divorzio con la Moric, per prende un episodio, rispetto a quello del caso
Aldovrandi o alla eventuale risoluzione del problema rifiuti…beh la risposta?
Nel primo caso (Aldovrandi) solo 15 secondi, nel secondo (rifiuti) 2 minuti….e
quindi? Meditate gente, qui rischiamo di dover chiudere il cervello in naftalina
se non troviamo alternative che mettano in moto i cervelli autonomamente e
senza schemi predefiniti.
Per fortuna queste forme alternative già in parte ci sono, ma solo alcuni
fortunati, pochi a dire il vero, già attingono. (Atomo di Sandro)

Tutti muoiono, non tutti però vivono veramente. (Braveheart)

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' " # 2 # 2 - + ,- - .

Sabato 30 giugno 2007 si è svolta la festa per i primi 5 anni del NEP, il Nucleo
Ernesto Posa di Cremona, a Corte dei Frati.
Scendo da Milano verso la agognata destinazione con un gruppetto di 3 ragazzi
della sezione Monza dei grigiorossi, un monzese oltre a me bustocco d’adozione.
“Partenza ore 17.00… PUNTUALI!!! Mi raccomando”. Questo era l’incipit che mi era
giunto all’orecchio, ma arriviamo al puntello con mezz’ora di ritardo! Per fortuna
anche gli altri sono in ritardo, e arriveranno di lì a 10 minuti. Tutto nella norma
insomma. Quindi pronti e via!
La festa nel frattempo era già cominciata intorno alle 16.30/17.00 con il ritrovo
dietro la curva ospiti, dei gruppi ultras invitati in quel di Cremona, un po’ di attesa

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per permettere a tutti i gruppi gemellati ed amici di essere presenti, e poi partenza
verso il casolare che ci ospiterà, in aperta campagna e risistemato dal lavoro dei
ragazzi del NEP con ore ed ore di fatica ininterrotta.
Si incrociano facce note e facce mai viste: i reggiani (Gruppo Vandelli e Teste
Quadre), i ravennati (Viking e Ultras), i vicentini (Ultras Vicenza), i bustocchi (Ultimo
Baluardo e United 88), e perchè tralasciare tutti i ragazzi degli altri gruppi di
Cremona, purtroppo non saranno presenti i massesi (Legione Cybea) per via di un
incidente in moto di uno dei componenti della comitiva (auguriamo a lui una
pronta ripresa), ed i Vigilantes Vicenza causa matrimonio concomitante.

Il pomeriggio comincia nel migliore dei modi con birre che cominciano a scivolare
nei gargarozzi disidratati da un caldo battente ma non troppo, le frasche infatti ci
aiutano parecchio, la cornice è veramente spettacolare: una cascina in piena
campagna tra campi di grano, alberi da frutta e qualche pino, un canale per
l’irrigazione giusto lì vicino dà un ulteriore tocco bucolico al pomeriggio
ludico/calcistico. Sembra un po’ di essere ad una Oktöber Fest versione italiana.
Un chiosco adibito a bar, una serie di tavoli sotto gli alberi, la griglia pronta per
rifocillare i partecipanti, qualche centinaio di litri (375 per la precisione) di birra per
i circa cento partecipanti ed il gioco è fatto. Le zanzare assatanate sono pronte

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all’assalto come sanguisughe, ma la presenza di grandi quantità di citronella e di
Autan ha fatto cambiar loro idea nella maggior parte dei casi!
Il tempo di presentarsi e salutare i presenti e già si comincia a bere con continuità
ed a discutere di domeniche in gradinata con gli altri, le prime 2 pinte sono
appena finite esanimi nel mio stomaco e si fanno già le 19, insomma si comincia a
mangiare! Altro che rancio, una buona grigliata, e una ulteriore birra per non
perdere l’abitudine, fanno di contorno ai primi cori di auguri di buon compleanno
al NEP.

La serata continua ed anche i cori si fanno più insistenti, caffè e sambuca,


qualcuno ha addirittura il tempo di rifornirsi di grappa al paese vicino e comincia
la proiezione: una serie di foto che ricordano a tutti la storia del gruppo dal 2002,
qualche fischio nel vedere le foto di qualche NEP in giacca e cravatta, e
naturalmente si continua a ridere ed a divertirsi.
Ed ora, come ogni festa di compleanno, è il momento dei regali: magliette,
targhe, addirittura uno striscione per il lustro. Intanto i cori continuano a susseguirsi
come le birre.
Quindi comincia il momento pirotecnico, una decina di torce accese dai NEP
fanno respirare aria di curva, a qualcuno sembra di tornare allo stadio per un
momento, ed un applauso con cori vari ringrazia ancora una volta il NEP.

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Ma ora è giunto il momento clou. La gara che solo i più temerari possono
disputare. La gara di velocità!!! Signori e signore non parliamo di 100 metri piani,
né di 200 metri stile libero, ma (rullo di tamburi in sottofondo oltre agli squilli delle
trombe naturalmente) gara di velocità su litro!!!!!!!!!! Scopo del gioco è quello di
bere, nel minor tempo possibile, due litri di birra. Fortunatamente si gioca a
squadre di 3 componenti, per evitare un coma etilico ai presenti. Dopo varie
eliminazioni dirette si giunge alla finale dove i padroni di casa del NEP si scontrano
contro gli ultras Vicenza. Passano dieci minuti buoni prima che si possa cominciare
causa i continui insulti agli arbitri. E pensare che normalmente non sono uso ad
insultare gli arbitri, ma in quella occasione non ho resistito (vi premetto
naturalmente che uno degli arbitri della finale ero io).
Tornando a noi causa una scorrettezza del NEP, i vicentini vincono senza versare
neanche una goccia del prezioso nettare! E ricominciano i cori, questa volta di
sfottò dei vicentini (qualcuno accenna addirittura un “We are the champions”)
contro i cremonesi, poi altre birre ed altre risate!
Si continua a chiacchierare, le discussioni si fanno più serie. Dall’addio al celibato
della serata precedente al problema repressione, dal “vino bon” alla buona
qualità di gruppi ultras italiani o stranieri, dal caro biglietti stadio al miglior ristorante
di Cremona e dintorni… insomma una splendida serata per ultras e tra ultras!!
Purtroppo è tardi e i più distanti cominciano a rientrare verso casa, qualcuno
preferisce invece smaltire la troppa quantità di alcool ingerita dormendo in tenda
o in auto, gli ultimi saluti, le ultime chiacchierate, qualche siparietto qua e là per
divertirsi ancora un po’ e si fanno le 5 e mezza della mattina! Il chiarore dell’alba
aiuta ancor di più ad apprezzare questa splendida giornata!
Un grazie ancora insomma e TANTI AUGURI AL NEP!

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Chi era ERNESTO POSA?
Stagione 1932/33 l' episodio che vede l' inizio del mito Ernesto Posa si verifica col
Legnano in marzo.
Gli ospiti vincono 1 a 0 e il giocatore lilla Padovan colpisce Vecchi a gioco fermo.
La partita degenera e la situazione precipita: è invasione di campo favorita da un
tifoso, Ernesto Posa, che taglia con un tronchesino che aveva sotto la sella della
bicicletta la recinzione che protegge il terreno di gioco all' altezza dei distinti. I
giocatori del Legnano fanno appena in tempo ad uscire dallo stadio con la
corriera...
I tifosi cremonesi, guidati da Ernesto Posa raggiungono Cavatigozzi (una frazione a
2 Km da Cremona) in bicicletta, dove riescono a bloccare il pullman con uno
stratagemma provocandogli “seri danni".
Roberto Farinacci scrive a tal proposito sul quotidiano "Regime Fascista" di
Cremona: l' arbitro Pizioli è uomo pericoloso per sé e per gli altri - ed aggiunge -
abbiamo dato ordine al redattore sportivo di non pubblicare la cronaca della
partita di ieri, perché il resoconto non sarebbe sportivo, ma diventerebbe cronaca
nera.

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Hanno collaborato: D. Rossi, F. Monti, C. La Ferla,

F. Ferracci, D. Leotti, S. Cappellari, R. Malossi, F. Fratus, C.Boccassini,

F. Boccassini, V. Sofo, V. Bencini, S. Bellini

Sintesi.Milano@hotmail.it

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