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ANNO 0 – NUMERO 8

INDICE
SINTESI ___________________________________________________________ pag. 2

DOCUMENTO UNIVERSITA’ FUTURA (in sintesi)

- L’IMPORTANZA DELL’ ISTRUZIONE ________________________________ pag. 4

- SCUOLA _______________________________________________________ pag. 7

- UNIVERSITA’ ___________________________________________________ pag. 11

- CONCLUSIONI _________________________________________________ pag. 17

ANTISEMITISMO E MEDIOEVO – parte 1 ______________________________ pag. 18

MUSICA – COSA NON TI ASPETTERESTI DAGLI ITALIANI _______________ pag. 20

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SINTESI

La scuola in funzione del lavoro. E’ ciò che evince dal tipo di modifiche attuate dal
governo, ma anche dal tentativo di strumentalizzazione dell’opposizione.

Scuola come mezzo di assorbimento della forza-lavoro.

Una sorta di ammortizzatore sociale, un ripostiglio in cui accantonare più gente


possibile, senza tener conto della loro utilità, del loro impegno, del merito. E’
l’orientamento della sinistra.

Scuola come mezzo di preparazione al lavoro.

Il punto di vista (dichiarato) del premier e del ministro Gelmini. Scuola e


università devono essere luoghi in cui i giovani vengano inquadrati in una logica
d’impresa, sicché da subito contribuiscano il più possibile alla produttività della
nostra economia. Insomma, laboratorio di tecnici. Diploma e laurea: curriculum
da presentare ai colloqui di lavoro.

Scuola come luogo di formazione sociale e culturale.

L’esatto ruolo del percorso formativo: educare e formare, così da permettere la


crescita della nostra società.
L’obiettivo della scuola primaria è di favorire l’ingresso dei bambini nell’ambito
sociale, di educarli e “iniziarli” alla vita della comunità. L’insegnamento
dell’italiano e della matematica fondamentale è sufficiente; inutile impartir loro
nozioni specifiche di materie quali informatica, geografia, ecc. quando basta
un’infarinatura generale.
la scuola secondaria è invece fondamentale per fornire a tutti i membri di un
popolo le basi culturali necessarie per svolgere un ruolo positivo all’interno della
società.
L’università invece dovrà formare in maniera eccellente coloro che in futuro
guideranno la società, in tutti i suoi aspetti (intellettuali, politici, ecc.).
Il principale fruitore di questi “prodotti finiti” è lo Stato, dunque esso deve
garantire il diritto allo studio a tutti. Se, per quanto riguarda la scuola, deve far sì
che tutti la frequentino e la portino a termine, il discorso dell’università è
differente; qui ci deve essere una selezione, che però non deve essere basata su
criteri economici bensì meritocratici. Ecco perché non deve essere consentita la
trasformazione delle università statali in fondazioni.
I temi di discussione più caldi relativi all’argomento sono le risorse finanziarie e i
posti di lavoro. Il problema delle prime non consiste nella quantità ma nel criterio
di assegnazione, che dovrebbe favorire chi le gestisce efficientemente a scapito di

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chi spreca. Riguardo ai posti di lavori, l’operato dei professori – deve poter essere
sottoposto a giudizio, in modo tale da correggerlo o sostituire chi non fa il proprio
dovere con altri. A ciò nelle università si aggiunge il problema delle baronie: la
mancanza di opportunità per i giovani è infatti dovuta anche alla permanenza di
professori ultrasessantenni, con conseguenti danni per la ricerca.
Ovviamente per motivi di spazio abbiamo potuto affrontare la questione della
formazione solo in maniera molto generale, mentre meriterebbe un discorso ben
più approfondito. Non mancheremo dunque di approfondirlo prossimamente.

La conoscenza crea potenza, l’ignoranza crea potere.

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documento università futura

Riscoprire il vero ruolo dell’istruzione è un punto fondamentale per ogni società


che voglia assicurarsi un futuro.
Gli ultimi decreti-legge governativi hanno risollevato un problema nodale, ma il
dibattito si è concentrato su un piano parziale ed incompleto. Ciò è dovuto senza
dubbio alla cultura materialista che ha ormai deformato il nostro modo di
rapportarci al mondo, per cui ogni sforzo deve essere finalizzato al
raggiungimento di un obbiettivo che si traduce in benessere fisico. Ecco allora
che il problema-scuola diventa un problema di salari, orari, occupazione,
ecc…dimenticando però i temi principali: la cultura, l’etica, l’educazione, la
crescita dell'individuo nella società.
La storia ci insegna che le grandi civiltà sono state create e hanno prosperato a
lungo non certo per merito del denaro o del lavoro, ma grazie alla cultura, la
quale costituisce il fondamento della società. Prendiamo ad esempio un articolo
di un precedente numero della nostra rivista “Sintesi”, in cui ricordavamo come il
declino della civiltà greca coincise con il calo della fioritura di filosofi, artisti e
delle altre figure che la avevano resa celebre.
Il prodotto finito dell’istruzione non consiste nell’assemblaggio di automi capaci
di rispondere tempestivamente ai comandi; consiste nella creazione di individui
in grado di pensare autonomamente, al di là di slogan e preconcetti, e di
formulare giudizi critici e costruttivi riguardo a ciò che gli accade attorno.
Persone che sappiano partorire novità, slancio vitale in vista di un rinnovamento
sociale. Gente con una coscienza, con solidi principi, il cui pensiero va oltre i
confini dell’individualismo per abbracciare l’intera comunità. Uomini e donne che
siano artefici del futuro proprio e della Nazione in cui vivono.
Il nostro futuro è nella cultura, che permette all’individuo di comprendere il
contesto in cui vive e di essere nella condizione di effettuare una scelta. La
cultura è conoscenza; la conoscenza permette di scegliere; la scelta rende liberi.
Lo Stato ha il dovere di investire nella cultura così da garantire il futuro di tutta
la Nazione.
Va inoltre ricordato come l’istruzione abbia un ruolo delicato nella costruzione
delle menti e delle coscienze, delle idee dello studente. L’alunno si pone nelle
mani del proprio docente, affidando con una sorta di atto di fede la propria
crescita a quest’ultimo. Lo Stato deve perciò garantire l’imparzialità e
l’obiettività delle nozioni fornite, sicché il risultato non sia viziato da posizioni
soggettive e ideologiche. La scuola deve insegnare a ragionare, non elargire
ragionamenti predefiniti.

La formazione è dunque un elemento essenziale e come tale va trattato. Lo Stato


deve essere il primo garante della qualità della stessa, in quanto ne è il primo
fruitore. Una popolazione ben formata e colta giova allo Stato; una classe

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dirigente adeguatamente preparata giova allo Stato; e di riflesso giova anche a
tutti suoi cittadini.
Di seguito proponiamo le linee guida per la costruzione di un’istruzione valida e
sociale (a prescindere dal fatto che ad oggi siano già attuate o meno) che porti
avanti la sua missione. Proporremo un modello in “stile americano” per quanto
riguarda l’efficienza, ma che segua una logica pubblica, non privata.
Pur fornendo delle indicazioni generali per quanto riguarda la scuola, ci
concentreremo soprattutto sul tema universitario, il quale secondo noi
rappresenta l’anello drammaticamente più debole della catena formativa.

Un breve accenno al nome di questo documento: Sintesi ha deciso di intitolare


questo documento “Università Futura”, pur affrontando il tema dell’istruzione in
generale, innanzitutto perché ritiene l’università il luogo più importante per la
preservazione e la diffusione della cultura e in secondo luogo per segnare la
continuità di idee e di progetti con quanti già oltre un decennio fa avevano
sollevato con un documento omonimo le questioni che ora sono oggetto di
affannoso dibattito.

Principi generali

La nostra posizione nasce da un concetto importante che riguarda la funzione


dello Stato nei confronti del suo popolo. Nel contesto da noi trattato in questo
documento, tale funzione può essere analizzata secondo due punti di vista: da un
lato l’istruzione è un dovere nei confronti dei cittadini, essendo un servizio che
va loro fornito affinché possano sviluppare nel migliore dei modi le proprie
capacità e i propri interessi. Entra qui in gioco il principio fondamentale del
diritto di ogni persona allo studio, il quale deve fondarsi sulla meritocrazia e non
sulla disponibilità economica di una famiglia. In secondo luogo, lo Stato trae
vantaggio nel dotare i propri cittadini di una valida formazione: più persone
preparate significa più artisti, più filosofi, più politici, più economisti, più medici,
più scienziati, più poeti…più possibilità di miglioramento in ogni campo della
società.
La scuola in generale deve essere lo strumento dello Stato per formare i dirigenti
che domani saranno alla guida della Nazione. Lo Stato deve investire sul suo
futuro e di conseguenza sugli studenti meritevoli
C’è anche un aspetto etico da non sottovalutare. Lo Stato deve mettere tutti nelle
stesse condizioni di partenza, ovvero in condizioni di maggior eguaglianza
possibile; ciò non toglie che poi sia data ad ognuno la possibilità di emergere, ma
quest’ultima deve essere figlia del merito, delle capacità che ha avuto il singolo
di distinguersi partendo dalle stesse basi degli altri.
E’ quindi necessario che il percorso formativo si svolga interamente sotto la
supervisione del Ministero dell’Istruzione, in modo tale che si evitino per quanto
possibile disparità.

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Per quanto riguarda finanziamenti e tagli di posti di lavoro, è bene che si ragioni
innanzitutto nell’ottica dell’efficienza/efficacia nel raggiungimento dei risultati
prefissati, senza però dimenticarsi di conciliare ciò con la tutela dei lavoratori e
delle famiglie (compito principale che va perseguito in ogni intervento).
La scuola non deve essere né un cuscinetto salva-bilanci né un ammortizzatore
sociale, né un salvadanaio dal quale prendere i soldi necessari per pagare le
bollette, né un ripostiglio dove riporre chi non si sa dove mettere.

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SCUOLA

L’obiettivo è dare a tutti la possibilità di essere educati e formati, di avere le


stesse basi culturali per costruirsi un futuro. Si deve fare in modo che tutti
intraprendono e concludano gli studi, perciò bisogna concentrarsi sulla
valutazione piuttosto che sulla selezione.
I programmi e le valutazioni devono essere sottoposti a controllo ministeriale.
Gli istituti devono essere statali. Non è ammessa l’esistenza di istituti che non
rispondano direttamente allo Stato.
La gestione efficiente delle risorse finanziarie potrebbe essere favorita tramite
l’istituzione di un organo apposito – dotato delle competenze necessarie – che
agisca consultando il consiglio d’istituto. Riteniamo che la creazione di ruoli che
abbiano una responsabilità più specifica, sia per quanto riguarda l’area
finanziaria sia per la didattica, migliori il funzionamento di queste ultime.
I finanziamenti andranno poi gestiti sulla base dell’efficienza con la quale i
singoli istituti li utilizzano, premiando quelli che li gestiscono bene a scapito di
chi li spreca.
L’operato dei docenti deve essere il primo oggetto di valutazione per
comprendere la qualità della singola scuola. Tale giudizio andrà fatto per ogni
professore, basandosi sui seguenti fattori: la media voto degli studenti, il
rispetto dei programmi, dei test ministeriali nazionali che verifichino l’effettiva
preparazione degli studenti, la sincronia tra la valutazione del docente e quella
riscontrata nei test, il giudizio degli studenti sul professore e il giudizio del
preside sul professore. Si giunge così alla formulazione di un giudizio
comprensivo dei vari aspetti che esprimerà la qualità del lavoro svolto dal
docente. Il preside dovrà poi provvedere a premiare chi svolge un lavoro positivo
e a correggere (nei casi più gravi licenziare e sostituire) chi risulta inadeguato.
Inoltre ciò servirà ad incentivare i docenti ad attribuire ai propri studenti
valutazioni che corrispondano alla loro reale preparazione; è questo un punto
molto importante se si considera il valore legale del diploma. In sostanza, dal
momento che il diploma conseguito a scuola ha uguale valore a prescindere
dall’istituto che lo ha rilasciato, è necessario eliminare situazioni che vedono
alcune scuole regalare voti sproporzionatamente positivi (o viceversa) alterando
così la veridicità del giudizio e la validità del confronto tra i vari soggetti.
Essendo una scuola dell’obbligo le famiglie non dovranno pagare nessuna tassa
aggiuntiva (fatta salva la possibilità di effettuare donazioni facoltative).
L’inserimento degli immigrati che non conoscono la nostra lingua è un problema
delicato: chi non sa minimamente la nostra lingua rischia di essere emarginato
se inserito in una classe con altri che riescono a comunicare tra loro, oltre a
rallentare lo svolgimento dei programmi. E’ anche vero però che il contatto con
gli italiani favorisce un apprendimento più rapido della lingua. Se venissero
tenuti separatamente, al momento del re-inserimento non potrebbero in ogni

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caso essere alla pari degli altri, e in più si troverebbero in un contesto di rapporti
umani già formati. Riteniamo che nel caso della scuola primaria, dove si è ancora
all’inizio del percorso formativo e per i motivi che daremo in seguito sulla sua
“mission”, vada favorita l’integrazione non attraverso la creazione di classi
differenziate bensì fornendo loro corsi intensivi di italiano che verranno sostituiti
nel loro orario scolastico con le lezioni meno importanti. Coloro che invece
vorranno immettersi nel nostro sistema scolastico a partire dalle scuole
secondarie, cioè quando il percorso formativo è già in una fase avanzata, senza
essere in possesso dei requisiti minimi andranno invece indirizzati in
classi/scuole a parte per il tempo necessario a dar loro una conoscenza
sufficiente.
Oltre a queste linee comuni, evidenziamo di seguito più specificatamente il ruolo
che deve spettare alla scuola primaria, alla scuola media inferiore e alla scuola
media superiore.

Scuola elementare

Soprattutto oggi che la famiglia vede entrambi i genitori coinvolti nella vita
lavorativa e passano sempre meno tempo con i figli, la scuola ricopre un ruolo
educativo enorme. Questa responsabilità è assunta in primis dalla scuola
primaria, che può essere considerato il primo vero luogo in cui i bambini vengono
inseriti nella società. A tal fine riteniamo l’utilizzo del grembiule molto educativo
in quanto volto a rendere meno evidenti possibile le differenze
economiche/sociali tra i soggetti. In quest’ottica è bene che esso venga fornito
dalla scuola, evitando che si ripresentino tali discriminazioni causate da
grembiuli più o meno firmati.
Il compito di questo organo consiste nella “iniziazione” alla vita comunitaria, alla
socializzazione con gli altri. Deve insegnare a vivere e a rapportarsi ai terzi, nel
capire che vi sono delle regole e che vanno rispettate perché ogni nostra azione
influisce inevitabilmente su qualcun altro. Si può dire che la parola d’ordine in
questo caso è integrazione. In secondo piano invece passa l’insegnamento di
nozioni scolastiche: l’unica materia scolastica fondamentale in questo contesto è
la lingua italiana (oltre alla matematica di base), per il resto sono più che
sufficienti nozioni introduttive giusto per dare un’idea al bambino del contesto in
cui vive.
Le ore di lezione devono quindi essere incentrate sull’italiano, procedendo poi
alla conoscenza della matematica fondamentale e brevi accenni di storia,
geografia, scienze, religioni.
Per quanto riguarda l’inglese, il contesto globale odierno rende necessario il suo
apprendimento e, considerato che lo studio delle lingue sin da piccoli rende più
agevole la conoscenza delle stesse in futuro, può rientrare come materia di
studio, ma solo dopo la terza elementare e limitatamente alle cose elementari.
Rilevante deve essere l’attività fisica, importante sia dal punto di vista fisico sia
da quello psicologico. Infine è da ampliare lo spazio dedicato alle altre attività di
gruppo e alla socializzazione. Il personale docente dovrà essere organizzato

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coerentemente con tali esigenze della scuola primaria. Il libro di testo dovrà
essere fornito dalla scuola e deve consistere in un sussidiario contenente le varie
materie.

Scuola media inferiore

La scuola media inferiore rappresenta il punto del percorso nel quale si introduce
la persona al vero e proprio percorso di studio.
In questo contesto avviene l’apprendimento delle conoscenze di base che devono
costituire il livello minimo – ma sufficiente – del bagaglio culturale che ogni
persona deve avere.
Essendo l’ultimo gradino del percorso comune a tutti gli studenti, la scuola media
inferiore deve favorire la comprensione da parte degli alunni dei propri interessi
e lo sviluppo delle proprie capacità. Alla fine dei tre anni essi dovranno essere
nella condizione di poter effettuare la scelta dell’indirizzo da intraprendere per la
prosecuzione dei propri studi.
Anche qui è apprezzabile l’utilizzo del grembiule, per i motivi sopra elencati.
A fini educativi dovrà inoltre assumere un’importanza rilevante il voto in
condotta.

Scuola media superiore

La scuola secondaria ha come obiettivo la formazione culturale degli individui, in


modo tale da avere le conoscenze necessarie per intraprendere ogni tipo di
percorso. Oltre a ciò vi è però anche la necessità di agevolare l’inserimento nel
mercato del lavoro per coloro che non intendono proseguire oltre i loro studi.
Bisogna dunque coniugare una preparazione di fondo uguale alle nozioni
particolari dei vari percorsi scolastici.
Di qui nasce la divisione della scuola secondaria nei seguenti rami: licei, istituti
tecnici, istituti professionali. Nei primi due anni di studio i programmi dovranno
essere simili per tutti (salvo alcune differenze necessarie). Dal terzo anno invece
i programmi saranno più marcatamente orientati sulla base del tipo di indirizzo.
Così si potrà andare in contro ad eventuali ripensamenti, cosa probabile dato che
la scelta del percorso avviene a 13/14 anni, quando ancora non si ha una visione
sistematica né la piena conoscenza dei vari percorsi di studi.
Anche in questo caso, essendo scuola dell’obbligo, i libri di testo dovrebbero
essere forniti dalle scuole; se ciò non è possibile, si deve almeno far sì che gli
studenti possano acquistarli a prezzo sensibilmente ridotto e che non vengano
continuamente sostituiti (per gli aggiornamenti sono sufficienti le appendici).
Sarebbe necessario che anche in questo “stadio” venisse dato il giusto peso allo
sport e all’attività fisica, per il suo già citato apporto educativo.
Il voto positivo in condotta dovrà essere determinante per l’accesso alla classe
superiore.

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Anche la scuola secondaria deve essere luogo di interazione, così da favorire la
crescita umana degli studenti. Bisogna dunque mettere a disposizione di questi
ultimi gli spazi scolastici affinché siano a loro disposizione anche al di fuori
dell’orario canonico, attraverso attività varie.
Lo Stato agevolerà - anche economicamente - gli studenti all’approfondimento
extra-scolastico delle materie studiate; deve far si che l’apprendimento vada
oltre i confini rigidi della lezione, agevolando la partecipazione a mostre,
spettacoli, laboratori, incontri, dibattiti, manifestazioni sportive, ecc.

Per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali, cioè quelli più orientati al
lavoro che consentirebbero agli studenti di intraprendere tranquillamente la
carriera lavorativa senza un ulteriore prolungamento degli studi, è necessario un
maggior avvicinamento tra le scuole e le imprese, dando la possibilità a queste
ultime di poterle anche finanziare per lo sviluppo dei laboratori e di poter
richiedere studenti per stage aziendali. Le imprese tuttavia non potranno in
alcun modo interferire nei programmi scolastici, nell’assunzione di personale né
in ogni altra cosa che compete esclusivamente alla scuola.
Una maggior quantità di risorse (sia economiche sia di ore di lezione) va
destinata ai laboratori di questi istituti, in modo tale che le nozioni fornite
vengano messe in pratica e non rimangano astratte.
Di fondamentale importanza è il tema degli sbocchi universitari possibili per
ciascun percorso, cosa di cui parleremo di seguito.

Gli uomini colti sono superiori agli uomini incolti nella stessa misura in cui i vivi sono
superiori ai morti. (Aristotele)

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UNIVERSITA’

L’università rappresenta l'apice della formazione culturale. Essa forgia l’elite di


persone che in futuro dirigeranno il Paese, quindi deve fornire loro una
preparazione qualitativamente eccellente. A differenza della scuola non rientra
nell’istruzione obbligatoria, dunque alcune tematiche dovranno essere affrontate
differentemente da quanto fatto in precedenza.
Punto di partenza resta il diritto allo studio, cioè che chi vuol proseguire gli studi
deve essere messo in condizione di poterlo fare. Innanzitutto lo Stato deve
garantire l’esistenza di università statali, in modo tale che la situazione
economica dell’individuo non precluda la sua possibilità ad iscriversi. Escludiamo
qualsiasi tipo di università che non sia sottoposta al controllo diretto da parte
dello Stato.
La nostra università, ormai strutturata come dispensatrice di lauree, è in una
situazione di estrema decadenza a causa di molteplici fattori riconducibili alla
mancanza di ricerca della qualità, dell'efficienza e della meritocrazia. Ciò fa sì
che, ad esempio, non venga riconosciuta nessuna posizione di merito agli atenei
che si distinguono nel loro operato. Il primo cambiamento importantissimo da
attuare nell’immediato è l’eliminazione del valore legale della laurea. Tale valore
non deve essere garantito per legge ma grazie ad una valutazione relativa al
percorso di studi perseguito e all’importanza dei risultati dall’università in cui la
laurea viene perseguita. E’ infatti innegabile che la preparazione degli studenti
varia notevolmente in base all’università.
Deve essere poi ben chiaro allo Stato che lo studente non rappresenta un costo
bensì un investimento; è perciò opportuno che si investa sullo studio, che si
creino le condizioni più adatte per incentivare lo sviluppo delle capacità di
ognuno e il raggiungimento dell’eccellenza. La leadership politica di un Paese
dipende dalla qualità dei suoi politici; la leadership economica dalla qualità dei
suoi economisti; la leadership in campo scientifico dalla qualità dei suoi
scienziati, e via dicendo. Chi in futuro godrà dei risultati raggiunti saranno
proprio lo Stato e i suoi cittadini. Le capacità intellettive non sono proporzionali
alle disponibilità economiche: anche il ragazzo proveniente da famiglia povera
può essere in grado di raggiungere livelli eccellenti…è dunque un dovere per lo
Stato metterlo nelle condizioni di poterlo fare.
Il che non vuol dire affatto che lo Stato debba mantenere tutti nella speranza
che prima o poi tirino fuori dal cilindro qualche qualità nascosta, ma nel
sostenere coloro che sono intenzionati a fare un certo tipo di percorso e
meritevoli di compierlo.

Oltre alle linee generiche trattate nel paragrafo precedente, abbiamo individuato
alcune tematiche di carattere più specifico che riportiamo qui sotto.

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Accesso agli studenti
Tornando alle università statali, bisogna constatare che – diventando il
proseguimento degli studi un fenomeno di massa – si è dovuti ricorrere al
meccanismo del numero chiuso. La funzione dell’università impone un
meccanismo di selezione. Quest’ultimo non deve però riguardare le possibilità
economiche degli studenti, né si può basare su test d’ingresso poco realistici e
inadeguati, tanto meno sull’ordine cronologico delle iscrizioni. Deve cambiare il
principio secondo cui avviene la selezione: attualmente il punto di partenza
consiste nel numero di posti che si decide di mettere a disposizione, dopodiché si
procede ad assegnarli secondo criteri veri già citati. Ricordiamo però che lo
studente per lo Stato non è un costo ma un investimento, che porterà a dei
vantaggi nel breve/medio periodo. Ecco perché lo Stato deve dare a tutti coloro
che dimostrano di voler raggiungere una preparazione eccellente la possibilità di
accedere all’università. La certificazione di questa volontà è espressa dal voto di
diploma; tutti coloro che avranno conseguito una valutazione giudicata adeguata
dovranno poter intraprendere il cammino universitario. Peraltro bisogna
ricordare che l’università non consiste in un nuovo percorso di studio, ma nella
prosecuzione di quello già fatto al fine di raggiungere l’eccellenza. Di norma non
dovrà dunque essere possibile per gli studenti accedere a facoltà non attinenti
agli studi intrapresi. Dovrà essere fatta una mappatura che colleghi tutti i tipi di
scuola secondaria alle rispettive carriere universitarie possibili.
Si potrà comunque prevedere che chi – avendo compreso le sue reali aspirazioni
- sia fortemente intenzionato ad intraprendere un percorso differente da quello
appena terminato, abbia la possibilità di fare un test d’ingresso che verifichi i
requisiti minimi richiesti per l’accesso alla facoltà, permettendo a coloro che
possiedono tali requisiti di frequentare i corsi. Per far sì che sia un servizio
aggiuntivo utilizzato soltanto da coloro che ritengono di poter realmente
effettuare un cambio di percorso mantenendo un buon livello qualitativo, il test
dovrà essere a pagamento (una cifra comunque moderata), in quanto
rappresenta un investimento per lo studente in questione.
Bisogna fare in modo che i posti nelle facoltà siano occupati da coloro che hanno
seriamente intenzione di portare avanti i propri studi, richiamando allo studio o
all’abbandono coloro che dimostrano il contrario e che tolgono spazio e risorse
agli altri.

Retta universitaria
Non rientrando nell’istruzione obbligatoria, coloro che vorranno iscriversi
all’università dovranno pagare una regolare tassa annuale, che dovrà rispettare i
principi di diritto allo studio, uguaglianza e meritocrazia. Innanzitutto
sottolineiamo come l’università rappresenti non solo un servizio “aggiuntivo”
fornito al cittadino, ma anche una risorsa per lo Stato stesso, provvedendo ad
innalzare il livello qualitativo dei suoi membri e di chi poi lo dirigerà. Perciò la
retta-base dovrà essere il più possibile moderata, per incentivare la
prosecuzione della carriera scolastica ed eliminare impedimenti economici.
Successivamente vigerà un criterio meritocratico che premi studio e impegno.

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Così si procederà a stabilire una tassa minima d’ingresso in proporzione al
reddito dello studente, dopodiché – trascorso il primo anno accademico – le rette
seguenti verranno calcolate sulla base di questi criteri: esenzione dalle tasse per
chi è in regola con gli esami avendo una media voto alta (non proibitiva); a chi
non rientra nella categoria precedente seppure in regola con gli esami verrà
applicata una percentuale (ridotta) inversamente proporzionale alla media voto;
chi non rientra nei tempi giusti previsti sarà sottoposto a un’ulteriore
percentuale proporzionale al “ritardo”.
Inoltre, per fronteggiare le varie spese connesse allo studio, lo studente deve
avere la possibilità (come avviene in altri paesi) di appoggiarsi ad istituti di
credito per ottenere prestiti a tassi d’interesse moderati. Il prestito che rimane
pendente sulle spalle dello studente fino alla fine degli studi, viene poi reso nel
momento in cui il laureato avrà trovato un lavoro. In Italia è impossibile ottenere
un prestito bancario se non si hanno già interessanti basi economiche che
garantiscano all’istituto di credito delle sicurezze che ovviamente uno studente
bisognoso non ha.

Organizzazione didattica
Successivamente all’istituzione del “3+2” (laurea triennale + laurea
specialistica) si è verificato un aumento esponenziale dello spreco delle risorse.
Vi sono molti corsi ridondanti, altrettanti curriculum del tutto simili ad altri se
non del tutto inutili. La laurea specialistica si traduce spesso in una mera
ripetizione di ciò che è già stato studiato nei primi tre anni, senza fornire alcun
valore aggiunto. E’ necessario eliminare tutto ciò, selezionando sulla base
dell’utilità ai fini del percorso formativo e non dei desideri degli addetti ai lavori.
Questo sistema porta in genere a dei programmi che risultano superficiali e poco
approfonditi. Spesso i programmi delle varie materie sono solo un minestrone
generale che prepara in maniera davvero superficiale lo studente e rendendolo
inadatto su due fronti al mondo del lavoro.
In primis perché rispetto al passato manca anche la preparazione teorica e
secondo perché il laureato risulta non avere mai la minima praticità per inserirsi
senza difficoltà nel mondo del lavoro. Questo ostacolo in altri paesi è superato
grazie all’organizzazione di internships e summer job. A livello didattico è
importante affrontare in accademia problemi di effettivo interesse per il mondo
reale che si andrà successivamente ad affrontare. E’ anche utile stimolare la
curiosità degli studenti escludendo per un tot di ore dalle lezioni la teoria e
mettendo in pratica quello che nelle università americane si chiamano “business
game”, utilissimi per far si che lo studente acquisti qualche reale abilità e non
solo dati e teorie imparati spesso a memoria. Importante notare che negli USA
per esempio le classi di studio sono formate da una decina di studenti. Questo è
utilissimo per far sentire lo studente parte integrante del corso e in totale
partecipazione con i suoi colleghi di studio e i professori e spesso è fondamentale
la discussione di gruppo. Riteniamo inoltre utilissimo il sistema dell’esame che
escluda la conoscenza mnemonica delle nozioni ma bensì un esame in cui conti il
ragionamento e messa in pratica delle nozioni acquisite.

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Organizzazione nel territorio
Sempre nell’ottica dei principi generali da noi espressi, bisogna provvedere alla
riduzione dell’infinità di atenei e sedi distaccate. Uno dei problemi attuali degli
atenei e che non vengono vissuti dagli studenti, i quali frequentano la propria
università lo stretto necessario a seguire le lezioni a cui sono interessati.
L’ateneo deve invece essere un luogo d’incontro atto a promuovere
l’integrazione tra pensieri differenti, lo sviluppo di nuove idee, di innovazione.
Ecco perché è molto più importante avere grandi atenei (campus universitari)
piuttosto che un gran numero di essi. Va attuata una scrematura delle strutture
inutili (ad esempio di molte sedi distaccate nei posti più improbabili) e
ridistribuire nel territorio quelle necessarie. Ciò accompagnato dalla creazione di
campus universitari che accolgano gli studenti non solo durante il normale orario
delle lezioni, ma anche durante il resto della giornata con attività extra.
Il punto di riferimento sono i campus americani che coinvolgono lo studente a
360 gradi: dallo sport, al divertimento, al lavoro, alle organizzazioni
studentesche. Il problema, come è stato sottolineato, è la totale o quasi totale
mancanza di strutture adatta a tale scopo.

Studenti fuori sede


Il punto precedente ha evidenziato l’impossibilità di mettere a disposizione di
tutti l’università nella città di appartenenza. Tuttavia il trasferimento in altri
luoghi comporta dei costi aggiuntivi di notevole entità che in molti casi
costituiscono un impedimento per lo studente, o comunque una difficoltà. Lo
Stato deve ridurre al minimo questo disagio, facendo in modo che ogni struttura
universitaria sia dotata di alloggi per gli studenti. Coloro che non riusciranno
(per motivi di posti limitati) ad usufruire di tali strutture dovranno poter avere a
disposizione altre strutture convenzionate, che permettano loro di pagare un
affitto minimo (collegi, appartamenti, ecc.).

Offerte di lavoro per studenti


I costi connessi al mantenimento degli studi spingono spesso gli studenti a
ricorrere a lavori più o meno occasionali da svolgere parallelamente alla
frequenza dei corsi. Lo Stato deve venire incontro a questa esigenza rendendo
l’università un luogo in cui ci siano occasioni lavorative per gli studenti. Gli
atenei sono infatti dotati di numerose strutture e parastrutture - dai bar alle
biblioteche - che possono dar lavoro agli studenti permettendo comunque di
seguire le lezioni,attraverso appositi turni. Ciò consentirebbe anche una
riduzione dei costi per le università.

Docenti
La qualità di un’università è indiscutibilmente legata alla qualità dei docenti, il
cui operato deve essere perciò posto al centro della questione. Come tutti ormai
sanno, questa qualità non va certo di pari passo con l’importanza che il nostro
Paese assume nello scacchiere mondiale. Non compete a noi fornire quantità
enormi di dati statistici che servano da “prova” a ciò che affermiamo, essendo
ciò sotto gli occhi di tutti coloro che sono a contatto con la realtà accademica.

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Il primo dato eclatante che balza all’occhio è sicuramente l’età dei professori: in
prima battuta si potrebbe pensare che le capacità aumentino con il numero degli
anni e quindi dell’esperienza, il che è però smentito dai fatti. Non è difficile
notare come il personale docente delle altre università che occupano posizioni
superiori alle nostre nelle classifiche internazionali (ad esempio quelle
statunitensi) sia molto più giovane rispetto a quello nostrano. E’ infatti logico
che la dinamicità, l’innovazione e la curiosità apportate dai giovani sono difficili
da riscontrare anche negli individui più avanti nell’età. Il mantenimento di
questo tipo di personale, oltre a diminuire la “produttività” dell’università, riduce
le possibilità d’ingresso da parte dei giovani: per tali motivi proponiamo il
pensionamento dei professori una volta raggiunto un certo limite di età, così
come avviene nelle scuole e in ogni genere di lavoro. Il ruolo del professore è
quello di insegnare, dunque il suo impiego è legittimato soltanto se questa
funzione viene effettivamente esercitata. E’ ridicolo che una persona mantenga
la propria cattedra senza tenere lezioni, le quali vengono affidate all’assistente,
sfruttato e mal retribuito. Tra i due è sicuramente quest’ultimo a meritare
maggiormente la cattedra.
Nota dolente dell’università è appunto il sistema gerarchico che si viene a creare
negli atenei.
Nei campus americani anche chi non ha ancora avuto tempo di raggiungere i
ranghi più elevati può vivere il senso di uguaglianza che si respira nell’ateneo. I
senior faculty vedono le matricole come futuri colleghi e non come portaborse. A
tal riguardo è fondamentale la valutazione continua dei professori da parte degli
studenti. Questo porta i professori a vedere negli studenti qualcuno che li
giudicherà. In Italia vige invece un sistema gerarchico: il professore è in cattedra
e accanto a lui nessun altro; poi ci sono gli assistenti e – in fondo alla piramide -
gli studenti.
Un’ulteriore modifica da compiere riguarda la gestione dei concorsi e delle
assunzioni. E’ ormai celebre il tema delle cosiddette “baronie”. Tale fama è stata
raggiunta grazie all’assunzione di personale non sulla base delle qualità e delle
competenze espresse dai candidati, bensì dai desideri e dagli interessi di coloro
che già lavorano all’interno dell’università. In futuro questa gestione dovrà
competere ad organi esterni (i concorsi potranno ad esempio essere indetti a
livello nazionale).
Come nella scuola, docenti e ricercatori debbono essere oggetto di valutazione, il
che deve essere fatto da un’apposita commissione; il loro impiego deve essere
vincolato all’ottenimento dei risultati preventivati.

Finanziamenti
Le risorse economiche da destinare alle università devono essere razionalizzate
secondo criteri meritocratici.
Innanzitutto bisogna precisare che non vi è alcun motivo per cui un istituto che
vuole gestirsi privatamente debba godere dei finanziamenti statali: sebbene
possa essere ammessa l’esistenza di fondazioni che – pur rispondendo allo Stato
per quanto riguarda la didattica – decidano di gestire in piena autonomia la parte
finanziaria, ciò deve essere rispettato fino in fondo, rendendo la fondazione

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l’unica artefice dei propri profitti e delle proprie perdite. E’ invece ammessa la
possibilità che le università statali ricevano aiuti da terzi, che abbiano interesse
ad incentivare o a sviluppare l’operato di esse. Il tutto nel rispetto della non
ingerenza nei piani di studio, nel personale, ecc., ma consentendo rapporti
ravvicinati tra le parti che si concretizzino in opportunità di lavoro,
miglioramento delle strutture di ricerca e via dicendo.
Tornando ai finanziamenti statali, oltre a definire la quantità base per ogni
singola università, vanno attuati premi e penali da imputare sulla base
dell’efficienza con cui le risorse donate vengono gestite.

Sbocchi professionali
Il conseguimento della laurea è il punto di arrivo del percorso formativo di uno
studente. Il passo successivo è l’ingresso nel mondo del lavoro, cosa
difficilissima attualmente.
Abbiamo già avuto modo di manifestare la necessità di una maggior connessione
tra scuola in generale e l’ambiente reale, in modo tale che l’istruzione fornita non
rimanga su un piano astratto e distaccato ma trovi riscontro nella realtà di tutti i
giorni. L’ultimo compito spettante allo Stato contestualmente al cammino dello
studente consiste nel favorire la sua entrata nel contesto lavorativo. Ciò può
avvenire attraverso la promozione di stage, (che in ogni caso devono essere
retribuiti, in modo tale che non si tramuti in una ghiotta occasione per le imprese
di sfruttamento di manodopera) e di altre operazioni possibili
dall’intensificazione dei rapporti tra istruzione e lavoro.

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CONCLUSIONI

Le intenzioni di chi ha redatto questo documento, seppur manifestate in un


contesto in cui la reazione al d.l. “Gelmini” ed al d.l. 133, vogliono andare al di là
del mero appoggio/opposizione al governo. Al momento non riteniamo
soddisfacente il segnale dato da esso alle necessità dell’istruzione in quanto
sentiamo l’esigenza di una vera e propria riforma dettata non dai problemi
finanziari dovuti alla crisi economica ma dalla volontà di apportare un effettivo e
stabile miglioramento a questo campo di fondamentale importanza strategica;
non possiamo però esentarci dal notare come l’opposizione a tali decreti sia stato
oggetto di bieca strumentalizzazione da parte di alcuni.
Il nucleo centrale della società non è l’impresa, è l’individuo. Come già abbiamo
avuto modo di ricordare, la formazione è essenziale per far sì che egli agisca nel
miglior modo possibile nel proprio habitat…anche all’interno delle aziende.
Non individuiamo nel taglio di risorse economiche il problema principale della
scuola/università, consapevoli del fatto che il discorso da fare deve essere di
carattere qualitativo e non quantitativo. Ci preoccupano la preparazione culturale
degli studenti e il loro futuro una volta terminato il percorso di studi.
Perciò sosteniamo la contestazione studentesca come modalità per porre
all’attenzione di tutti la questione. E’ ovvio altresì che per raggiungere un
obbiettivo concreto debba mettere da parte la strumentalizzazione e ci si debba
spostare su un piano costruttivo; a tal fine non giovano certo la volontà (vera o
finta che sia) dichiarata dal governo di rispondere alle proteste con le forze
dell’ordine, né il dissenso fine a se stesso perché determinato da posizioni
ideologiche prestabilite e fossilizzate.
La nostra intenzione è di porre le basi per una contro-proposta degli studenti,
così da stimolare anche il confronto con chi governa il nostro Paese.
Auspichiamo che, a differenza di quanto accaduto in passato, il movimento
studentesco non si divida in opposte fazioni tra loro i contrasto: l’intelligenza
dell’individuo sta nel portare avanti la propria battaglia con chiunque la sostenga
abbia seriamente intenzione di affermarla, a prescindere che esso sia di destra,
sinistra, centro, nord, sud, ovest, est…in gioco c’è il futuro dei giovani, perciò sta
ai giovani marciare uniti per centrare l’obiettivo finale.
Queste sono le nostre intenzioni; questo documento è il primo prodotto di esse.

Milano, 07/11/2008
(Per scaricare il documento “Università Futura”, andate su www.sintesimilano.org)

Il primo movente che dovrebbe spingerci a studiare è il desiderio di accrescere


l'eccellenza della nostra natura e di rendere un essere intelligente ancora più
intelligente. (Montesquieu)

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ANTISEMITISMO E MEDIOEVO
- parte 1 -

Prima di parlare di antisemitismo, sarebbe forse opportuno soffermarsi a capire


cosa si intende per ebrei e quale il loro rapporto con le società in cui si
stabiliscono.

L’ebraismo è una corrente religiosa, che nasce basandosi su leggi


incontrovertibili le quali regolano i rapporti con la divinità non solo intimamente,
ma, vivendo in funzione di dio, anche in ogni occasione della quotidianità. E’ un
culto assolutamente rispettoso dei precetti mosaici, le Leggi, che in quanto tali
dettano al seguace come comportarsi secondo un approccio intransigente; il loro
porsi come decreto legislativo si lega la fatto che l’ebraismo è la religione di un
popolo che esiste grazie ai suoi dettami. Questo popolo consiste nelle dodici tribù
di Israele, esiliate dalla loro terra in tempi remoti e insediatesi nell’area
mediterranea presso popolazioni già sottoposte a governi, dove hanno rifiutato
ogni sorta di assimilazione chiudendosi in una rete di privilegi socio-legislativi
concessi loro sulla base delle loro necessità cultuali. Ebraismo, dunque, si attua
non come devozione verso un dio ma creazione di uno stato voluto da Dio e
governato dai suoi voleri; è uno stato fisico cui anelare perché concesso quando
il popolo sarà pronto, il che porta gli abitanti di questo stato a vivere in una
condizione di diaspora perenne, nella quale deve continuare a mantenere la sua
identità peculiare e sottostare alle leggi del suo dio-governatore di Israele.
Va da sé che due legislazioni possono non armonizzarsi, e in questo caso l’ebreo
non può che scegliere la Legge, che contiene in sé una carica di esclusivismo
politico e religioso, essendo non solo i precetti religiosi ma appunto anche
amministrativi. Anche le unioni miste possono intaccare la, per usare un termine
storicamente vicino, pura razza israelitica e vanno quindi evitate. Nelle antiche
Roma, Alessandria, Antiochia, crearono uno stato nello stato accettato dalle
autorità; le loro feste erano intoccabili, avevano tribunali speciali, esenzioni
d’imposta che convivevano con una facilità nel commercio favorita dai contatti
con le altre comunità ebraiche nonché dagli sgravi fiscali. L’esclusivismo era
anche filosofico: i dottori che elaborarono il Talmud sostenevano che lo scopo
dell’uomo è la vera Legge, attuabile sottraendosi alle false leggi ed evitando la
compagnia dei non-ebrei; si ritenevano dunque superiori agli altri, e
l’insociabilità dell’ebreo si rafforzò, credendo tutti gli uomini inferiori. Questo
scritto è posteriore alla Bibbia, gli autori sono colti teologi che si fanno portavoce
della volontà di Dio che non è loro rivelata, diversamente dai contenuti degli
scritti biblici; non tutti gli ebrei concordarono quindi con queste teorie. Laddove i
rabbini fecero trionfare le loro idee, isolando Israele, le popolazioni degli stati in
cui si trovano reagirono con esplosioni di odio, prima locale, poi, in proporzione
all’isolarsi ebreo, con persecuzioni ufficiali: nascono ora i ghetti, iniziano le

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espulsioni, i massacri.
Se l’antisemitismo pagano non è assoluto e spesso difeso dalle autorità, la
situazione cambia con l’avvento del cristianesimo, che riprenderà temi classici e
di nuova introduzione per dimostrare la sua superiorità.
Il cristianesimo nasce dall’ebraismo: Gesù è un uomo ebreo che si rivolge a una
comunità di ebrei, in lui è visto il Messia che dà compimento alle profezie
dell’Antico Testamento; inizialmente considerato una setta ebraica viene protetto
dalle autorità e visto con simpatia dagli ebrei non influenzati dalle pressioni
rabbiniche. La differenza principale con il cristianesimo è, nei primi tempi, la
questione della Patria: il nuovo movimento si sente slegato alla terra, aspirando
a una condizione trascendentale attuabile post mortem grazie alla fede; nel
periodo in cui gli ebrei sentirono crescere il patriottismo e il desiderio di
staccarsi da Roma, non potevano certamente che rifiutare il sistema speculativo
cristiano. Un secondo punto di rottura arrivò con la formazione del dogma della
divinità di Gesù: i primi cristiani seguivano infatti l’antica legge, praticavano i riti
giudei senza mai porre il culto di Cristo accanto a quello di Dio. Se comunque i
primi cristiani sono parte del giudaismo, i gentili convertiti no, e alla loro entrata
nel nuovo culto portano con sé l’odio antiebraico proprio di parte del mondo
greco-romano. Paolo fu il primo a proporre un allontanamento da Israele; la
carica antisemita insita nel suo pensiero si fonda sulla non-comprensione da
parte dei giudei del messaggio di Cristo, che li porta ad avere una doppia
personalità, parallela ai testamenti. La cattolicità nasce con lui, insieme al
desiderio della Chiesa di rendersi universale, e come può la Chiesa ambire ad
un’ampiezza simile senza staccarsi definitivamente dal particolarismo ebraico,
dalle sue leggi troppo vincolanti? inoltre, come avrebbero potuto i gentili
abbracciare l’ebraismo conciliandolo con lo spirito ellenico? ecco che dunque
Paolo si orienta verso la rottura, la persecuzione degli ebrei tradizionalisti e degli
gnostici, i quali si erano avvicinati al pitagorismo e aristotelismo, ponendo su
base giudaica apporti provenienti da altri culti e sistemi filosofici mediterranei.
L’antisemitismo religioso diventerà giustificazione per leggi antiebraiche;
capitanato dai teologi è stato visto come una necessità per la giustificazione del
cristianesimo che dall’ebraismo nasce ma che deve abolire per potersi rendere
indipendente; la psicanalisi ha voluto vedere in questa tendenza all’odio il debito
morale verso Israele.
Tornando ai teologi, sono questi a dipingere raccapriccianti immagini del popolo
ebraico, affinché il divario tra cristianità ed ebraismo non possa ricucirsi. Con la
diffusione del dogma di Gesù Cristo, gli ebrei vengono accusati di deicidio,
nonché di blasfemia per il loro non concepire la trinità. L’uccisione del figlio di
Dio, che poi è Dio, fa si che l’ebreo venga inteso come incapace di scegliere il
bene, violento specialmente nei confronti dei cristiani. Considerando che nel
mondo antico alle comunità ebraiche erano attribuiti poteri magici e doti
alchemiche, i rituali che si credeva compissero sono ora pensati con un
orientamento anticristiano…

(fine parte 1)

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COSA NON TI ASPETTERESTI DAGLI ITALIANI
- un po’ di musica -

Se chiunque di noi pensasse alla buona musica, le prime immagini che gli
sovverrebbero in mente sono il grandioso Big Ban oppure la bellezza
architettonica del Tower Bridge. E’ innegabile infatti che l’Inghilterra, e
specialmente Londra, siano gli indiscussi centri della musica di qualità. Ciò è
dovuto a molti fattori, tra cui la particolare attenzione che gli inglese rivolgono
verso questa forma artistica e inoltre anche per la maggior facilità che le band
nascenti trovano nel poter essere ascoltate da un pubblico vasto e interessato.
Come però il nostrano proverbio recita, “non si può fare di tutta l’erba un
fascio”, al fianco di immortali band come gli Oasis dei fratelli Gallagher (freschi
del nuovo album “Dig Out Your Soul” che già sa di successo) ci si può imbattere
in altre come ad esempio i The Kooks, che, a parer mio, non potranno mai
spingersi oltre esibizione live in modesti locali. Ma se questo saggio proverbio
vale per il Regno Unito, si riflette anche nella penisola italiana. La situazione
però è radicalmente differente: se l’isola britannica è esempio della grande
musica, invece la maggioranza dei nascenti gruppi musicali nostrani sono dei
veri e propri flop già dal principio: bastano solamente due nomi che nelle teste
dei più giovani lettori rimbomberanno così forte da provocare un’emicrania: Dari
e Lost (andare sulla loro pagina Myspace per credere). La domanda allora sorge
spontanea: dove si trova in Italia l’eccezione che fa valere il proverbio sopra
recitato? La risposta l’ho trovata in un singolo artista, cantautore capitolino,
Davide Combusti, in arte The Niro. Se qualcuno è per caso capitato su canali
come MTV oppure AllMusic prima dell’inizio dell’estate potrà avere ascoltato e
visto il video del suo singolo di maggior successo, “Liar”, altrimenti posso
immaginare che alla maggior parte dei lettori questo nome sia assolutamente
sconosciuto. Davide cominciò in giovane età a suonare la batteria per poi
affrontare un radicale cambiamento, passare dalle pelli in band heavy metal a
impugnare le sei corde di una chitarra classica in un progetto musicale molto
particolare che portasse il suo nome, The Niro. Ed è proprio questo il nome del
suo album di debutto che grida al capolavoro. È un disco dai forti sapori british
in cui le armi vincenti sono le note della sua chitarra accompagnate da un quasi
costante falsetto molto ben strutturato ed eseguito. Non è certo un album facile
ed immediato, ma è sicuramente amore sin dal primo ascolto.
Si parte subito con un pezzo tra i più potenti e rock dell’album intero, “You
Think You Are”: riffs esplosivi e assoli chitarristici alla Led Zeppelin. Il singolo
“Liar” si posiziona subito dopo che da iniziali arpeggi aumenta di intensità fino
al ritornello apparentemente orecchiabile, ma artisticamente articolato e
complesso: assoluto capolavoro. Attenta analisi è rivolta anche alla terza
traccia, “About Love And Indifference”, quasi interamente eseguita dalla voce e
dalla chitarra di Davide, pezzo che culmina la sua bellezza in vari malinconici e

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allo stesso tempo estasianti assoli di tromba: gioia incredibile per le orecchie
più sensibili e attente. Si passa poi a due brani come “So Different” e “Cruel”,
stilisticamente molto simili tra loro in quanto dalla parte iniziale in stile ninna
nanna acustica si passa a quella finale di vero rock 70s con le tastiere che
spiccano notevolmente rispetto alle altre traccie. “Mistake” è il sesto brano,
semplice ma molto bella dalle ritmiche progressive. Essa è la giusta
introduzione per la seguente traccia, “An Ordinary Man”, della quale è stato
girato un video ultimamente, ma di minor successo rispetto a “Liar”. Brano
particolarissimo, niente da aggiungere, solo ascoltare e giudicare:
elegantissimo. E’ “Josée” il pezzo più debole di tutto il lavoro, ma forse
solamente perché un po’ fuori dagli schemi pop-rock dell’album: un brano
apprezzabile, ma quasi definibile “un pesce fuor d’acqua”. Questa sorta di passo
falso è comunque seguita da “Just For A Bit”, canzone che un po’ mi ha
ricordato la stagione estiva, forse per un persistente suono che assomigliava a
quello prodotto dalle cicale. Subito dopo risuonano le note di “Baisers Volès”,
forse il brano con la ritmica più coinvolgente e diretta che certo non lascerà
l’ascoltatore sulla sedia a strofinarsi il mento perplesso: una vera bomba! Tocca
all’apocalittica disperazione di “Marriage”, all’abbinamento malinconico e tribale
di “Hollywood” ed infine alla tristissima ballata rock “I Wonder” concludere
questo diamante musicale. Mi chiedo come ci si possa migliorare: è uno di quei
dischi talmente maturi che uno si aspetterebbe di trovare alla fine della carriera
di un artista. È invece il debutto di Davide Combusti, alias The Niro, giovane
cantautore dal gusto sopraffino e inimitabile: nemmeno gli inglesi saprebbero
far di meglio!

Buon Ascolto

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www.sintesimilano.org

Hanno collaborato: C. Boccassini, R. Boccassini, S. Cappellari, C. La

Ferla, F. Ferracci, F. Fratus, D. Leotti, B. Leva, R. Malossi, F. Monti, D.

Rossi, A. Santini, V. Sofo.

e-mail: sintesi.milano@sintesimilano.org

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