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Anno 0 – Numero 16 Responsabile: Vincenzo Sofo

Sintesi Milano www.sintesimilano.org Anno 0 - Numero 16


Immagine copertina, fonte: www.zimbio.com

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Ai lettori
Sintesi è un po’ come una donna (che, si sa, funziona a cicli). ). Che quando finisce una relazione,
r per
ricominciare un nuovo ciclo sente il bisogno di cambiare look, per darsi un primo segnale visibile di
cambiamento. Che ama curare il proprio aspetto fisico, e pu punta
nta ad essere sempre più bella. Che ama essere
al centro della vostra attenzione. Che ama sedurvi per farvi cadere ai suoi piedi: ecco quindi che vi stuzzica,
vi provoca, vi fa incazzaree e poi vi adula, vi coccola, vi fa eccitare. In ogni caso la amerete e la odierete, vi
renderete conto che è interessante, è unica… che non potete fare a meno di lei. Che è ambiziosa.
Quindi, innanzitutto, a Sintesi si abbiamo aggiunto il suffisso “Milano”
“Milano”… motivi burocratici che a voi
certamente non interesseranno, ma – per non urtare la vostra sensibilità – l’abbiamo aggiunto in piccolino
in alto, così non avrete problemi a riconoscerci
riconoscerci.
Le ambizioni crescono e la grafica migliora, mantenendo il tocco goliardico ardico e, soprattutto, i colori: rosso,
bianco e nero. Un po’ di tradizione va preservata.
Oltre all’aspetto, prolificano i contenuti. Ai soliti articoli riguardanti politica, attualità, società e cultura,
arrivano ben quattro rubriche fisse. La prima è qu quella
ella musicale, con recensioni su gruppi musicali non
commerciali, appartenenti per lo più allo scenario della musica indipendente, e approfondimenti. C’è poi la
rubrica cinematografica, che proporrà di volta in volta spezzoni interessanti di dialoghi estrapolati
estra da scene
di film vari. Altri nuovi ingressi sono “Il cantastorie” (che ogni mese vi racconterà leggende, storie,
aneddoti particolari) e la pagina dedicata al comitato Viviamo Milano. Dulcis in fundo, l’immagine del
mese, perché siccome dopo un po’ ci stanchiamo di scrivere, almeno un messaggio lo affidiamo alla
comunicatività delle immagini.
Le intenzioni, lo spirito goliardico e irriverente e l’originalità non cambiano. Semmai aumentano.
Leggete e godetene tutti.

Sintesi Milano

ATTENZIONE!
Le immagini utilizzate all’interno della rivista Sintesi Milano sono state prese dal web, e riproposte in quanto
interessanti per il messaggio espresso o per il livello artistico.
Non sono dunque utilizzate a fine di lucro, ma esclusivamente culturale.
Ove possibile è citata la fonte, tuttavia chiunque volesse rivendicarne l’appartenenza può scriverci al nostro
indirizzo e-mail (info.sintesimilano@gmail.com
info.sintesimilano@gmail.com) e qualora – in assoluta buonafede – fosse stato violato
qualche copyright, provvederemo immediatamente a rimuoverle.
Grazie.

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OBBEDIAMO AD UN SOLO DOVERE:


LA PATRIA EUROPA

ANNO 0 – NUMERO 16

INDICE
Sintesi …….……………………………………………...………………. pag. 3
Mafia è mercato ……………...……………………………...…………... pag. 4
L’origine, alias il lavoro più antico del mondo ………...…….......…...…. pag. 5
M. Georgiev contro il pensiero unico della teoria di Darwin ….……..….. pag. 6
Travaglio a Milano: elogio della non
non-cultura
cultura …………….……………… pag. 7
A Milano la tangenziale diventerà a pagamento ………...………....……. pag. 8
Atomi cinematografici ……………………………………………...…… pag. 9
La maledizione di Palazzo Marino ……………………...……...…….… pag. 10
Tentazioni culturali ……………….………………………………..…… pag. 11
Lady U$A ………………..……
………………..………………………………...……………
…………………………...…………… pag. 12

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EDITORIALE

SINTESI
Piazza a Bettino Craxi? Non credo sia giusto intitolare una piazza Craxi come non lo è a qualsiasi politico
della prima repubblica che ha partecipato a tangentopoli. Il problema Craxi, che non è stato un capro
espiatorio, è quello di essere stato l’ultimo politico a capo di un governo italiano capace di dare dignità
all’Italia. La questione tangentopoli era questione di sistema come lo è oggi. Oggi come ieri i politici
continuano a rubare e ad arricchirsi alle spalle dei cittadini. Craxi, forse, lo faceva pper
er il partito, lo faceva per
contrastare il PCI, lo faceva per rilanciare una identità nazionale persa e per un socialismo nazionale. Tutte
buone cause, ma rubare non è una buona causa. Il giusto non può nascere dallo sbagliato. Noi viviamo in un
sistema, quello capitalista, che rovina l’uomo. Lo rende schiavo del danaro, lo rende debole. Avido. Pronto a
tutto per arricchirsi.
Il sistema è corrotto e l’uomo, debole, partecipa al sistema, qualcuno direbbe che siamo nel tempo definito
Kali Yuga, cioè in una fase di decadenza dove i peggiori uomini sono al potere e non ci sono regole.
La forza di Craxi fu quella di non sottomettersi agli americani, tutti ricordano Sigonella e molti, forse,
dimenticano la politica energetica dei governi Craxi. Questo fu il motmotivo
ivo per cui lo si dovette incolpare della
“questione morale”. Perché era un politico vero che cercava una strada diversa da quella dettata dagli
americani. Tangentopoli, con i suoi finti eroi, è servita a questo, a togliere di mezzo i politici per dare il
potere a uomini dell’economia. Negli ultimi 17 anni al governo abbiamo avuto uomini che non erano politici
ma uomini dell’economia: Prodi, Ciampi, Dini, Berlusconi, Meccanico… l’unico politico è stato D’Alema
per qualche mese. Ecco cosa è servita Tangentop
Tangentopoli. A sconfiggere la politica.
Oggi abbiamo finti partiti che servono solo a difendere interessi di pochi, partiti che non hanno identità. Non
hanno un progetto di società, partiti vuoti. L’unica vera realtà degli ultimi anni è la Lega nord, che a
differenza
enza di altri, ha una sua precisa identità ben definita. Dichiarata. È un partito vero con un progetto di
società chiaro. Ha un modello di stato alternativo a quello nazional
nazional-borghese
borghese o social-democratico
social che non
hanno più nulla da dire.
La Lega, piaccia o no, è l’unica forza politica attiva nell’interesse del popolo a cui fa riferimento, non
difende interessi di casta ma quelli dei cittadini, di tutti i cittadini. Un partito nato dalla volontà di
cambiamento, anti-sitema
sitema e anticapitalista. Identitario.

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ATTUALITA’

MAFIA E’ MERCATO
Se ci fosse un premio da assegnare a colui che l’ha sparata più grossa sulla questione Rosarno, Rosarno certamente
andrebbe all’ormai celebre Roberto Saviano. L’occasione era troppo ghiotta per non sparare una cazzata colossale
che lo riportasse sulla cresta dell’onda, così eccolo affermare che quella degli immigrati di Rosarno è una rivolta
contro la ‘ndrangheta.
Saviano, immolato ad eroe per esser divenuto ricco e famoso grazie ad un libro che rende fama e gloria a
delinquenti (senza tra l’altro raccontare niente di nuovo), tanto che addirittura per il film “Gomorra” sono stati
scritturati veri camorristi come attori
attori…
… mentre ci sono giornalisti e direttori del Sud che quotidianamente
combattono le mafie ma sono sconosciuti, abbandonati. Sorvoliamo e torniamo ai fatti di Rosarno. Il problema è
che le parole di Saviano godono di credibilità.
Nel comune calabrese c’è una comunità di circa 1500 immigrati presente da circa 30 anni: mai problemi,
convivenza tranquilla. Gli immigrati sono stati portati proprio dalla mafia, che li usa per lavorare e promette loro
permessi di soggiorno. Chiunque conosca minimamente il contesto, saprà che è difficilmente ipotizzabile una loro
rivolta contro la mafia, anche perché sarebbe st stata facilmente sedata.
La mafia generalmente non vuole attirare l’attenzione nel proprio territorio, perché - finchè nessuno si interessa
inte -
può fare ciò che vuole. Semmai vuole spostarla l’attenzione, soprattutto in un momento in cui lo Stato Stat le mette
pressione (infatti sembra che dietro la bomba al tribunale di Reggio Calabria ci siano proprio le cosche di
Rosarno). Allora è più probabile che la rivolta sia stata fomentata dalla mafia stessa, per creare allo Stato un
problema che lo costringesse a toglierle il fiato di dosso
dosso.. In tal caso, non sembra esser stata una mossa efficace,
vista la serie di arresti messa in atto dal ministro Maroni.
Insomma, la mafia vuole stare tranquilla. Se qualche immigrato li infastidisce, lo azzittiscono facilmente. Se
riesce a fare casino, forse si può pensare che la mafia sia consenziente.
Tuttavia ciò che di veramente inquietante emerge da questa vicenda non è la mafia.. Gli immigrati di Rosarno
guadagnano 25/30 euro per sette ore di lavoro: circa € 4 all’ora. In nero, quindi netti. Praticamente quanto
guadagna chi lavora nelle fiere, negli stadi, ecc.
Nelle campagne del sud si coltivano le arance, la stragrande maggioranza delle quali vengono buttate perché perch
invendute: i supermercati preferiscono importarle dall’estero. Così chi ha alt altri
ri redditi abbandona i terreni,
terreni gli altri
sottopagano i lavoratori per rientrare nei costicosti. Qui la colpa non è della ‘ndrangheta, è del mercato, della
globalizzazione.
Anche se questi immigrati fossero pagati regolarmente, avrebbero certamente un contratto stagionale: una volta
finita la raccolta, ognuno per sé e Dio per tutti. E non avendo più lavoro, non avrebbero comunque soldi per
pagarsi una casa... Qui la colpa non è della mafia, è di chi dovrebbe tutelare i lavoratori.
Qualcuno potrebbe obiettare che è stata la mafia a portarli qui, dimenticando però che quest’ultima esaudisce i
desideri di tutti quei benpensanti che vorrebbero far approdare questi poveretti nel nostro no Paese, senza
preoccuparsi del fatto che non c’è lavoro (mezzo indispensabile per sopravvivere) e che quindi finiscono per
vivere nelle condizioni che abbiamo visto. Qui la colpa non è della mafia, è del perbenismo.
Le cazzate di Saviano e le frasi di circostanza della politica mostrano chiaramente come la mafia viene utilizzata
in quest’occasione come capro espiatorio per distogliere l’attenzione dalla diabolicità di un sistema sociale ed
economico centrato sulla massimizzazione del profitto e non sull sull’uomo.
Lo Stato, così come la mafia, non vuole attirare attenzione sulle sue cose perché, così, può far ciò che vuole.


Con quanta precisione l'America
ha valutato l'uomo, riducendolo
al benessere, mettendo pace tra i
desideri umani e l'appagamento.

(G.
G. Steiner)
Steiner

Barack Obama, foto di Terry Richardson. Fonte: www.femme.ee

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CULTURA

AL MUSEO SI VA
PER VEDERE LE DONNE NUDE
Dice più o meno così, Emile Zola sul finire dell’Ottocento, quando i musei da collezione nobiliare si aprono
al vasto pubblico.
Questo perché le arti figurative hanno da sempre e ovunque avuto come soggetto la nudità, l’atto erotico e
quanto di ammiccante più o meno implicitamente fosse possibile inserirvi.
Grecia, la culla della nostra civiltà. Produttrice di vasellame raffinato e sculture finemente levigate, ispiratrici
dell’arte romana. Vasi a figure nere o rosse, oggetti d’uso llaa cui decorazione consiste principalmente in
motivi geometrici e scene di sesso esplicito, una sorta di prontuario amoroso sempre visibile nelle abitazioni
e luoghi di aggregazione sociale. Amore dell’amore e amore per l’essere umano in quanto simbolo tangibile tang
di perfezione, reso su scala quasi monumentale o per lo meno pubblica ed ufficiale, collocato nei luoghi di
culto, la scultura a tutto tondo raffigurante Veneri, Apolli e i loro colleghi.
Chi non ha in mente l’Apollo del Beveldere, gran figo riscoperto dai papi e messo in bella mostra davanti
alla loro collezione-museo
museo a dimostrazione della loro grandezza?
Tornando all’arte greca, che viene ben presto presa a modello dai romani dando vita alla scultura nostrana,
diversa dall’originale per materiali
riali e poco altro, il cui soggetto rimane perennemente legato al corpo, nudo,
perfetto, ammiccante.
In questo mondo antico gli unici restii a rappresentare ogni figura umana erano gli ebrei, antenati dei cristiani
- i quali invece accettano sì la figura, in quanto tramite per avvicinare al dio cui rimanda. Tutto questo detto
in breve. Perché infatti non tutti i cristiani erano favorevoli all’icona, in quanto la figurazione si trovava
normalmente implicata in questioni di sollecitazione carnale, e non si vvorrà orrà che il fedele vedendo una
santissima vergine abbia un moto dell’anima non altrimenti identificato? Abilitata la rappresentazione in
quanto medium tra terrestre e divino, l’impero bizantino si rifugia nel culto delle icone, il mondo occidentale
è più ispirato
spirato alla scultura antica. Si guardino le fanciulle sui portoni delle cattedrali nordiche del primo
gotico. Vergini ancheggianti avvolte da panni aderenti e svolazzanti. Aumenta il gusto del decorativismo, ma
la sostanza, il corpo, è quello.
La cultura cattolica tende ovviamente a coprire le sue madonne e sante e santi - non dimentichiamo
l’importanza erotica dell’uomo, nell’arte universale! Ma se sono coperte da vesti e coprispalle, notiamo già
che all’accenno alla sensualità del primo gotico, in cui sscene cene più libertine sono ammesse solo nell’arte
profana, si sostituisce nel Rinascimento il culto per il bel corpo e il sentimento languido proprio dell’età
greca. Rinascimento come tendenza proprio al recupero dell’antico, sancita dalla caduta di Costantinopoli
Costantin nel
1453 e dalla definitiva assimilazione del mondo greco in quello latino. Che intanto era diventato Romano. E
sempre nel Cinquecento papi con molta voglia di porsi come nuovi cesari restaurando la città eterna
promuovono scavi e restauri, riportand
riportandoo alla luce sculture antiche sotterrate dai secoli. Ed ecco quindi gli
artisti ispirarsi a quei corpi, in tele e sculture dal significato biblico e mitologico. Il revival dell’antico, la
voglia di recuperarne la grandezza, senza poterne recuperare la fiamm fiammaa vitale. L’Arte che da celebrazione
dell’Ideale scade in epoca manierista nella voglia morbosa di rappresentare corpi e situazioni, camuffate per
l’impossibilità di rendere vivo il sentimento che le vorrebbe animare. Sarà forse colpa della Controriforma?
No. Semplicemente lo schieramento di papi e preti che la guida si
fa portavoce di sentimenti pii, mascherando ancor più la vera
intenzione dell’artista. Guardiamo insieme l’Estasi della bella
Teresa di Bernini. Un orgasmo proposto come vicinanza mentale a
dio. In questa direzione è proceduta la produzione artistica, tra
mascheramento come fede e mito. Solo con il realismo e la
fotografia si è ricominciato a guardare alle cose nella loro
specificità. Cose che ora vengono accusate di essere troppo sconce
e troppo
oppo illecite, preferendo loro le belle sante dai seni scoperti.

Gustave Courbet, L’origine du monde (1866)

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ANTIEVOLUZIONISMO

M. GEORGIEV CONTRO IL PENSIERO


UNICO DELLA TEORIA DI DARWIN
Le colonne d’Ercole, in passato, furono un confine che non poteva essere superato, un confine oltre cui vi era
il nulla. Oggi le nostre colonne d’Ercole sono rappresentate dal pensiero unico tout court che impediscono la
normale ricerca nei campi più svariati ati della filosofia e della scienza.
Riuscire ad uscire dallo schema imposto del pensiero unico è oggi sempre più difficile in quanto si verrebbe
automaticamente esclusi dal dibattito e dalla cultura in generale. Non è così per quanto riguarda il fantastico
fantasti
lavoro di Mihael Georgiev, medico di Latina e responsabile scientifico di AISO (Associazione Italiana
Ricerca sulle Origini), che, nel suo libro pubblicato da Gribaudi dal titolo: CHARLES DARWIN OLTRE LE
COLONNE D’ERCOLE, traccia il percorso del pensier pensieroo filosofico e scientifico dalle origini del pensiero
materialista sino ai nostri giorni in cui la teoria materialista da filosofia si è fatta scienza con il
neodarwinsimo.
Un testo in cui si spiegano i fatti, i protagonisti, le idee e le strategie del pe
pensiero
nsiero da cui è nata e sviluppata la
teoria di Darwin, oggi massimo esempio per comprendere cosa sai il pensiero unico, infatti la teoria di
Darwin è accettata acriticamente senza nessun tipo di prova a sostegno di essa, è imposta dogmaticamente
senza possibilità di discussione.
Gerogiev, che è un caro amico, ha scritto il migliore testo reperibile sul mercato italiano per comprendere la
teoria di Darwin, il perché è così importante per molti studiosi, quali sono i fatti e quali le interpretazioni
relative ai dati scientifici. Un testo ineguagliabile per la mole di lavoro, per la capacità esplicativa nel
raccontare una storia lunga più di 2000 anni.
Oltre a raccontarci come si è sviluppato il pensiero che ha dato origini ad una delle teoria più assurde che
l’uomo ha sviluppato finalmente si ha l’opporunità di capire realmente cosa è il creazionismo e cosa pensa
un creazionista. Senza mezze parole Miahel Gerogiev non si nasconde e ci spiega perché è creazionista e
dove il creazionismo è plausibile in ambito sscientifico,
Anche per coloro non avezzi all’argomento il testo è fenomenale per come è suddiviso nei suoi 20 capitoli e
nelle sue 449 pagine facilmente consultabili.
Un affascinante viaggio nella storia del pensiero occidentale al di la delle moderne Colonne d’Ercole.

Il giorno della fine non


ti servirà l’inglese.

(F. Battiato)

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CULTURA

TRAVAGLIO A MILANO:
ELOGIO DELLA NON
NON-CULTURA
CULTURA
Tratto dal blog MILANO AI RAGGI X

Venerdì scorso alla Feltrinelli di Milano è sbarcato Marco Travaglio, per presentare il suo dvd. Bisogna dire
che la Feltrinelli sta abituando abbastanza bene i milanesi: nel suo piccolo assume una sua funzione sociale,
trasformando una libreria (o meglio, store) in un luogo di aggregazione e di incontro tra cittadini e scrittori,
musicisti, ecc. Che poi gli invitati provengano in gran parte da una certa parte politica/culturale poco
importa: la cultura fa sempre bene, a prescindere da do dove venga.
Bisogna tuttavia ammettere che la cultura non riscuota certo successo tra la popolazione. Così gli
interessantissimi incontri con i vari Gad Lerner, Dario Fò e compagnia bella vedono la partecipazione di
qualche decina di persone... qualcuno in ppiù quando gli invitati sono jazzisti famosi...
Ma poi venne Marco Travaglio. Che, ben inteso, io apprezzo per la sua capacità di provocare, di aizzare. Mi
piace. Anche se è odioso. Anche se è monotematico, ripetitivo. Perchè fa parte del gioco: si è creato un
personaggio che gli permette di avere succasso, un pò come Beppe Grillo e Maurizio Mosca.
Detto ciò, non si può certo considerare Travaglio uomo di cultura. E probabilmente è per questo che la gente
lo adora. La Feltrinelli era stracolma di gente (perf
(perfino
ino sulle scale) estasiata all'idea di mirare il suo eroe: pur
se questo è sgarbato, arriva in ritardo, non saluta e si mette a giocare con il suo cellulare. Sta lì il minimo
necessario, quattro parole sul suo dvd e poi il momento tanto atteso: la possibilità possibil al pubblico di
far domande. Ogni sua risposta scandita da applausi, non importa se si tratta di risposte senza
argomentazioni, se non ha espresso neppure un concetto, un punto di vista. Alla gente va bene così, perchè si
sente al suo livello e quindi "colta".
colta". La cultura è scomoda perchè fa sentire la gente ignorante. L'ignoranza è
ottima perchè fa sentire la gente colta.
E via con gli applausi assordanti, l'inneggiare a Travaglio... anche quando afferma che l'autobomba fatta
trovare al Presidente della Repubblica è una bufala. Non importa se ha detto una cazzata palese... anzi
meglio... così tutti si sentono un pò più colti. E lo amano.

O dei immortali, non vi è di peggio che un ignorante,


che non riconosce nulla giusto se non quello che piace a lui.

(Publio Terenzio Afro)

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COMITATO VIVIAMO MILANO

A MILANO LA TANGENZIALE
DIVENTERA’ A PAGAMENTO
Feste natalizie, cenoni, regali, ecc. hanno alleggerito i portafogli di molti di noi. A quanto pare però, le
conseguenze economiche delle festività sono state subite persino dall’amministrazione comunale e
provinciale che, trovandosi con le tasche vuote, stanno pensando a come rim rimediare:
ediare: i cittadini si rimboccano
le maniche e si rassegnano all’idea di fare qualche straordinario in più… i nostri rappresentanti politici
invece stanno trovando metodi menò impegnativi (per loro).
Dopo l’annuncio del rinnovo dell’Ecopass anche per l’annl’anno o nuovo, ecco spuntare i propositi per il 2010.
Il primo a dare sfoggio della propria “lungimiranza” è il presidente della Provincia di Milano, Guido
Podestà,, che annuncia l’intenzione di introdurre il pedaggio in Tangenziale. L’intelligente idea viene così cos
giustificata: “…se, ad esempio, un automobilista arriva da Bologna in città paga, mentre se entra in città da
nulla”.. Peccato che nel secondo caso lo spostamento
viale Forlanini per poi uscire a San Donato, non paga nulla”
sia interno all’area di Milano…
Non contento,
ntento, esprime anche parere favorevole per quanto riguarda l’aumento delle tariffe dei mezzi
pubblici. Per lo meno ammette che l’Ecopass si sia rivelato un flop rispetto alle aspettative.
Il pedaggio in tangenziale è un proposito condiviso da un’altro per personaggio
sonaggio che ha spesso dato prova di
grandi abilità nel disinteressarsi dei bisogni dei cittadini: il Sindaco di Milano Letizia Moratti.
Moratti Sindaco che
esprime tutta la sua felicità nel seguente modo: “Condivido l’obiettivo. Tutte le iniziative che vanno nella nell
direzione del potenziamento del trasporto pubblico sono utili e importanti in una visione strategica della
grande Milano“.
Colta dall’entusiamo, la Moratti non si è accorta che la proposta del suo collega di partito Podestà non
riguarda il potenziamento dei mezzi pubblici, ma consiste in una pura e semplice tassa che ricade sui
cittadini.
In verità Podestà ha cercato di legittimarsi affermando che le entrate generate dal pedaggio saranno
interamente utilizzate per finanziare lo sviluppo della metropolitan
metropolitana.a. Affermazione priva di credibilità, visto
che la stessa promessa fu fatta in occasione dell’introduzione dell’Ecopass… ma puntualmente non è stata
mantenuta!
Tra questo susseguirsi di esempi di egoismo, particolarismo e strafottenza riguardo alle problematiche
problem del
territorio e della popolazione, l’unica voce fuori dal coro proviene dall’assessore regionale al Territorio, il
leghista Davide Boni,, che boccia con un no secco la proposta. Evidentemente chi affronta più da vicino la
situazione della mobilità, si rende conto che siano necessarie azioni ben diverse.

VIVIAMOMILANO.WORDPRESS.COM

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ATOMI CINEMATOGRAFICI
Coach Tony d’Amato:

“Non
Non so cosa dirvi davvero…tre minuti alla nostra più difficile sfida profeprofessionale.
ssionale. Tutto si decide oggi.
Ora noi o risorgiamo, come squadra, o cederemo, un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla
disfatta.
Siamo all’inferno adesso signori miei, credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure
aprirci la strada, lottando, verso la luce.
Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta. Io però non posso farlo per voi. Sono troppo
vecchio . Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso: “Certo che ho commesso tutti gli errori che
un uomo di mezza età possa fare”…Sì
are”…Sì perché io ho sperperato tutti i m miei
iei soldi che ci crediate o no. Ho
cacciato via tutti quelli che mi volevano bene, e da qualche anno mi da anche fastidio la faccia che vedo
nello specchio.
Sapete, con il tempo, con l’età, tante cose ci vengono tol tolte,
te, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari
soltanto quando quelle cose le incominci a perdere. E scopri che la vita è un gioco di centimetri. E così è il
football, perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il m
margine
argine d’errore è ridottissimo.
rid
Capitelo, mezzo fatto passo un po’ in anticipo o in ritardo, e voi non ce la fate. Mezzo secondo troppo veloci
o troppo lenti e mancate la presa; ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi. Ce ne
sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro. In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti
quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro.
Perché
rché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la
vittoria e la sconfitta. La differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa…in ogni scontro è colui il
quale è disposto a morire che guadag
guadagnerà
nerà un centimetro. E io so che se potrò avere un’esistenza appagante,
sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro.
La nostra vita è tutta lì…in questo consiste… è in quei dieci centimetri davanti alla faccia…
Ma io non posso so obbligarvi a lottare, dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi,
io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi; che ci vedrete un uomo che
si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevo
consapevole le del fatto che quando sarà il momento, voi farete lo
stesso per lui…questo è essere una squadra signori miei.
Perciò, o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente.
E’ il football ragazzi…è tutto qui.
Allora, che cosa volete fare?”

(da Ogni maledetta domenica, di Oliver Stone, 2000)

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IL CANTASTORIE

LA MALEDIZIONE
DI PALAZZO MARINO
Nel 1500 Il Ducato di Milano aveva una capitale considerata la più ricca d'Italia e faceva gola go a molte
monarchie straniere. Dopo i francesi, infatti, arrivò la dominazione del ramo spagnolo degli Asburgo che
conquistarono il ducato nella battaglia di Pavia (1535) ed entrarono vittoriosi in città sotto le insegne di Carlo
V, l'imperatore "sul cui regno
egno non tramonta mai il sole".
Negli anni della dominazione spagnola, durata fino al 1713, si erano improvvisati banchieri intraprendenti
che fornivano prestiti ingenti ai dominatori stranieri per foraggiare gli eserciti e mantenere alto il tenore di
vita dei signori. Fra i banchieri più impo
importanti
rtanti che servirono gli Spagnoli, compare il nome del conte
Tommaso Marino; arrogante e prepotente, grazie al potere del suo denaro, gli sem sembrava
brava possibile ottenere
tutto.
Un giorno il conte, mentre camminava altezzoso per il centro della città, vide uscire usci dalla chiesa di San
Fedele una ragazza bellissima. S'informò e venne a sapere che la ragazza si chiamava Ara, figlia di sua
Eccellenza Cornaro, patrizio veneziano. Tommaso Marino chiese la mano della bellissima Ara, ma si sentì s
rispondere con un rifiuto.
Il patrizio Veneziano non avrebbe mai concesso in sposa sua figlia a chi non le avesse offerto un alloggio
degno dei palazzi zi della fastosa Venezia. Per questo motivo il banchiere fece costruire un palazzo
insuperabile per lusso e splendore, come non se nn'erano
'erano ancora visti in tutta Milano. Fu così che riuscì
rius a
sposare la bellissima Ara.
Il Marino volle che la sfarzosa reggia sorgesse dove aveva incontrato per la prima volta la sua amata, di
fianco alla chiesa, in Piazza San Fedele. Fu incaricato della coscostruzione
truzione del palazzo l'architetto Galeazzo
Alessi e la prima pietra fu posta nel 1558.
La tradizione popolare narra che Palazzo Marino crebbe sotto il peso di una maledizione, lanciatagli da un
oscuro profeta: "Questa congerie di pietre, innalzata con il frutto di tante rapine, o cadrà in rovina, o sarà
rubata da un altro ladrone, o brucerà". Le prime due profezie si avverarono: il palazzo cadde in rovina a
causa della vita dispendiosa del Marino, che diede presto fondo all'ingente ricchezza accumulata, perdendo
pe
pure la fiducia del Governo e di altri facoltosi clienti; poi venne confiscato dagli Austriaci, che si
aggiudicarono il dominio del Ducato di Milano nel 1706, durante la guerra di successione s al trono
spagnolo…

(tratto da http://digilander.libero.it/leggendeitaliane)
it/leggendeitaliane)

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TENTAZIONI CULTURALI

Jonah Lomu, fonte: www.zimbio.com

“…una razza può degenerare, anche restando biologicamente pura, se la parte


interiore e spirituale è morta, diminuita o obnubilata, se ha perso la propria forza.
Inoltre gli incroci, di cui oggi pochissime stirpi sono esenti, possono avere
come conseguenza che ad un corpo di una data razza siano legati, in un individuo,
il carattere e l'orientamento spirituale propri di un'altra razza…”

(J. Evola)

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LADY U$A
Sulle colline lungo il fiume, la rugiada del mattino
Popolo indiano una divisa ha scritto il tuo destino
Raggio di Luna ormai sei morta e il tuo pony non ha più criniera
U$A hai aggiunto un'altra stella alla tua bandiera
U$A hai aggiunto un'altra stella alla tua bandiera
Samurai del grande Impero, kamikaze del Sol Levante
Sono arrivati e la tua terra è arsa in un istante
Hiroshima ancora piange, Nagasaki si dispera
U$A è sempre sporca di sangue questa tua bandiera
U$A è sempre sporca di sa sangue questa tua bandiera
Sulla Baia di Vientiane questo sole ti ha dato la vita
Si chiaman Charlie ed han deciso che per te è finita
Vietnamita sul campo di riso, il corpo falciato è un inno alla sera
U$A è sempre sporca di rosso questa tua bandiera
U$A è sempre sporca di rosso questa tua bandiera
Nel deserto tra gli ulivi vive un uomo dal cuore di roccia
Con un keffiah quel guerriero si è coperto la faccia
Il Corano contro l'oro, il coraggio di una stirpe guerriera
U$A è sempre alta sugli oppressi questa ttua bandiera
U$A è sempre alta sugli oppressi questa tua bandiera
Lady U$A che gran coraggio, ma la tua forza è solo distruttrice
Ma riesci sempre a mascherarla da liberatrice
Lady U$A che gran signora, ma il mondialismo è una statua di cera
U$A non mi farò mai ammaliare dalla tua bandiera
Non ci faremo mai fregare dalla tua bandiera
Non ci faremo mai fregare dalla tua bandiera

Foto di Terry Richardson, fonte: www.thesun.co.uk

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ANNO 0 – NUMERO 16

Responsabile:
Vincenzo Sofo

Redazione:
Riccar
Riccardo Boccassini, Nicolò Ciravolo,
Fabrizio Fratus, Barbara Leva

Hanno collaborato:
Claudio Boccassini, Matteo Galletta, Dario Leotti,
Roberto Malossi, Andreas Santini, Andrea Vellante

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