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DOCUMENTO

“UNIVERSITA’ FUTURA”

INDICE

1. L’IMPORTANZA DELL’ ISTRUZIONE pag. 2


1.1 Premessa pag. 2
1.2 Principi generali pag. 3

2. SCUOLA pag. 4
2.1 Introduzione pag. 4
2.2 Scuola elementare pag. 5
2.3 Scuola media inferiore pag. 5
2.4 Scuola media superiore pag. 6

3. UNIVERSITA’ pag. 7
3.1 Introduzione pag. 7
3.2 Specifiche pag. 8

4. CONCLUSIONI pag. 13

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1. L’IMPORTANZA DELL’ISTRUZIONE

1.1 Premessa

Riscoprire il vero ruolo dell’istruzione è un punto fondamentale per ogni società che voglia
assicurarsi un futuro.
Gli ultimi decreti-legge governativi hanno risollevato un problema nodale, ma il dibattito si è
concentrato su un piano parziale ed incompleto. Ciò è dovuto senza dubbio alla cultura materialista
che ha ormai deformato il nostro modo di rapportarci al mondo, per cui ogni sforzo deve essere
finalizzato al raggiungimento di un obbiettivo che si traduce in benessere fisico. Ecco allora che il
problema-scuola diventa un problema di salari, orari, occupazione, ecc…dimenticando però i temi
principali: la cultura, l’etica, l’educazione, la crescita dell'individuo nella società.
La storia ci insegna che le grandi civiltà sono state create e hanno prosperato a lungo non certo per
merito del denaro o del lavoro, ma grazie alla cultura, la quale costituisce il fondamento della
società. Prendiamo ad esempio un articolo di un precedente numero della nostra rivista “Sintesi”, in
cui ricordavamo come il declino della civiltà greca coincise con il calo della fioritura di filosofi,
artisti e delle altre figure che la avevano resa celebre.
Il prodotto finito dell’istruzione non consiste nell’assemblaggio di automi capaci di rispondere
tempestivamente ai comandi; consiste nella creazione di individui in grado di pensare
autonomamente, al di là di slogan e preconcetti, e di formulare giudizi critici e costruttivi riguardo a
ciò che gli accade attorno. Persone che sappiano partorire novità, slancio vitale in vista di un
rinnovamento sociale. Gente con una coscienza, con solidi principi, il cui pensiero va oltre i confini
dell’individualismo per abbracciare l’intera comunità. Uomini e donne che siano artefici del futuro
proprio e della Nazione in cui vivono.
Il nostro futuro è nella cultura, che permette all’individuo di comprendere il contesto in cui vive e di
essere nella condizione di effettuare una scelta. La cultura è conoscenza; la conoscenza permette di
scegliere; la scelta rende liberi. Lo Stato ha il dovere di investire nella cultura così da garantire il
futuro di tutta la Nazione.
Va inoltre ricordato come l’istruzione abbia un ruolo delicato nella costruzione delle menti e delle
coscienze, delle idee dello studente. L’alunno si pone nelle mani del proprio docente, affidando con
una sorta di atto di fede la propria crescita a quest’ultimo. Lo Stato deve perciò garantire
l’imparzialità e l’obiettività delle nozioni fornite, sicché il risultato non sia viziato da posizioni
soggettive e ideologiche. La scuola deve insegnare a ragionare, non elargire ragionamenti
predefiniti.

La formazione è dunque un elemento essenziale e come tale va trattato. Lo Stato deve essere il
primo garante della qualità della stessa, in quanto ne è il primo fruitore. Una popolazione ben
formata e colta giova allo Stato; una classe dirigente adeguatamente preparata giova allo Stato; e di
riflesso giova anche a tutti suoi cittadini.
Di seguito proponiamo le linee guida per la costruzione di un’istruzione valida e sociale (a
prescindere dal fatto che ad oggi siano già attuate o meno) che porti avanti la sua missione.
Proporremo un modello in “stile americano” per quanto riguarda l’efficienza, ma che segua una
logica pubblica, non privata.
Pur fornendo delle indicazioni generali per quanto riguarda la scuola, ci concentreremo soprattutto
sul tema universitario, il quale secondo noi rappresenta l’anello drammaticamente più debole della
catena formativa.

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Un breve accenno al nome di questo documento: Sintesi ha deciso di intitolare questo documento
“Università Futura”, pur affrontando il tema dell’istruzione in generale, innanzitutto perché ritiene
l’università il luogo più importante per la preservazione e la diffusione della cultura e in secondo
luogo per segnare la continuità di idee e di progetti con quanti già oltre un decennio fa avevano
sollevato con un documento omonimo le questioni che ora sono oggetto di affannoso dibattito.

1.2 Principi generali

La nostra posizione nasce da un concetto importante che riguarda la funzione dello Stato nei
confronti del suo popolo. Nel contesto da noi trattato in questo documento, tale funzione può essere
analizzata secondo due punti di vista: da un lato l’istruzione è un dovere nei confronti dei cittadini,
essendo un servizio che va loro fornito affinché possano sviluppare nel migliore dei modi le proprie
capacità e i propri interessi. Entra qui in gioco il principio fondamentale del diritto di ogni persona
allo studio, il quale deve fondarsi sulla meritocrazia e non sulla disponibilità economica di una
famiglia. In secondo luogo, lo Stato trae vantaggio nel dotare i propri cittadini di una valida
formazione: più persone preparate significa più artisti, più filosofi, più politici, più economisti, più
medici, più scienziati, più poeti…più possibilità di miglioramento in ogni campo della società.
La scuola in generale deve essere lo strumento dello Stato per formare i dirigenti che domani
saranno alla guida della Nazione. Lo Stato deve investire sul suo futuro e di conseguenza sugli
studenti meritevoli
C’è anche un aspetto etico da non sottovalutare. Lo Stato deve mettere tutti nelle stesse condizioni
di partenza, ovvero in condizioni di maggior eguaglianza possibile; ciò non toglie che poi sia data
ad ognuno la possibilità di emergere, ma quest’ultima deve essere figlia del merito, delle capacità
che ha avuto il singolo di distinguersi partendo dalle stesse basi degli altri.
E’ quindi necessario che il percorso formativo si svolga interamente sotto la supervisione del
Ministero dell’Istruzione, in modo tale che si evitino per quanto possibile disparità.
Per quanto riguarda finanziamenti e tagli di posti di lavoro, è bene che si ragioni innanzitutto
nell’ottica dell’efficienza/efficacia nel raggiungimento dei risultati prefissati, senza però
dimenticarsi di conciliare ciò con la tutela dei lavoratori e delle famiglie (compito principale che va
perseguito in ogni intervento).
La scuola non deve essere né un cuscinetto salva-bilanci né un ammortizzatore sociale, né un
salvadanaio dal quale prendere i soldi necessari per pagare le bollette, né un ripostiglio dove riporre
chi non si sa dove mettere.

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2. SCUOLA

2.1 Introduzione

L’obiettivo è dare a tutti la possibilità di essere educati e formati, di avere le stesse basi culturali
per costruirsi un futuro. Si deve fare in modo che tutti intraprendono e concludano gli studi, perciò
bisogna concentrarsi sulla valutazione piuttosto che sulla selezione.
I programmi e le valutazioni devono essere sottoposti a controllo ministeriale. Gli istituti devono
essere statali. Non è ammessa l’esistenza di istituti che non rispondano direttamente allo Stato.
La gestione efficiente delle risorse finanziarie potrebbe essere favorita tramite l’istituzione di un
organo apposito – dotato delle competenze necessarie – che agisca consultando il consiglio
d’istituto. Riteniamo che la creazione di ruoli che abbiano una responsabilità più specifica, sia per
quanto riguarda l’area finanziaria sia per la didattica, migliori il funzionamento di queste ultime.
I finanziamenti andranno poi gestiti sulla base dell’efficienza con la quale i singoli istituti li
utilizzano, premiando quelli che li gestiscono bene a scapito di chi li spreca.
L’operato dei docenti deve essere il primo oggetto di valutazione per comprendere la qualità della
singola scuola. Tale giudizio andrà fatto per ogni professore, basandosi sui seguenti fattori: la media
voto degli studenti, il rispetto dei programmi, dei test ministeriali nazionali che verifichino
l’effettiva preparazione degli studenti, la sincronia tra la valutazione del docente e quella riscontrata
nei test, il giudizio degli studenti sul professore e il giudizio del preside sul professore. Si giunge
così alla formulazione di un giudizio comprensivo dei vari aspetti che esprimerà la qualità del
lavoro svolto dal docente. Il preside dovrà poi provvedere a premiare chi svolge un lavoro positivo
e a correggere (nei casi più gravi licenziare e sostituire) chi risulta inadeguato. Inoltre ciò servirà ad
incentivare i docenti ad attribuire ai propri studenti valutazioni che corrispondano alla loro reale
preparazione; è questo un punto molto importante se si considera il valore legale del diploma. In
sostanza, dal momento che il diploma conseguito a scuola ha uguale valore a prescindere
dall’istituto che lo ha rilasciato, è necessario eliminare situazioni che vedono alcune scuole regalare
voti sproporzionatamente positivi (o viceversa) alterando così la veridicità del giudizio e la validità
del confronto tra i vari soggetti.
Essendo una scuola dell’obbligo le famiglie non dovranno pagare nessuna tassa aggiuntiva (fatta
salva la possibilità di effettuare donazioni facoltative).
L’inserimento degli immigrati che non conoscono la nostra lingua è un problema delicato: chi non
sa minimamente la nostra lingua rischia di essere emarginato se inserito in una classe con altri che
riescono a comunicare tra loro, oltre a rallentare lo svolgimento dei programmi. E’ anche vero però
che il contatto con gli italiani favorisce un apprendimento più rapido della lingua. Se venissero
tenuti separatamente, al momento del re-inserimento non potrebbero in ogni caso essere alla pari
degli altri, e in più si troverebbero in un contesto di rapporti umani già formati. Riteniamo che nel
caso della scuola primaria, dove si è ancora all’inizio del percorso formativo e per i motivi che
daremo in seguito sulla sua “mission”, vada favorita l’integrazione non attraverso la creazione di
classi differenziate bensì fornendo loro corsi intensivi di italiano che verranno sostituiti nel loro
orario scolastico con le lezioni meno importanti. Coloro che invece vorranno immettersi nel nostro
sistema scolastico a partire dalle scuole secondarie, cioè quando il percorso formativo è già in una
fase avanzata, senza essere in possesso dei requisiti minimi andranno invece indirizzati in
classi/scuole a parte per il tempo necessario a dar loro una conoscenza sufficiente.
Oltre a queste linee comuni, evidenziamo di seguito più specificatamente il ruolo che deve spettare
alla scuola primaria, alla scuola media inferiore e alla scuola media superiore.

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2.2 Scuola elementare

Soprattutto oggi che la famiglia vede entrambi i genitori coinvolti nella vita lavorativa e passano
sempre meno tempo con i figli, la scuola ricopre un ruolo educativo enorme. Questa responsabilità è
assunta in primis dalla scuola primaria, che può essere considerato il primo vero luogo in cui i
bambini vengono inseriti nella società. A tal fine riteniamo l’utilizzo del grembiule molto educativo
in quanto volto a rendere meno evidenti possibile le differenze economiche/sociali tra i soggetti. In
quest’ottica è bene che esso venga fornito dalla scuola, evitando che si ripresentino tali
discriminazioni causate da grembiuli più o meno firmati.
Il compito di questo organo consiste nella “iniziazione” alla vita comunitaria, alla socializzazione
con gli altri. Deve insegnare a vivere e a rapportarsi ai terzi, nel capire che vi sono delle regole e
che vanno rispettate perché ogni nostra azione influisce inevitabilmente su qualcun altro. Si può
dire che la parola d’ordine in questo caso è integrazione. In secondo piano invece passa
l’insegnamento di nozioni scolastiche: l’unica materia scolastica fondamentale in questo contesto è
la lingua italiana (oltre alla matematica di base), per il resto sono più che sufficienti nozioni
introduttive giusto per dare un’idea al bambino del contesto in cui vive.
Le ore di lezione devono quindi essere incentrate sull’italiano, procedendo poi alla conoscenza della
matematica fondamentale e brevi accenni di storia, geografia, scienze, religioni.
Per quanto riguarda l’inglese, il contesto globale odierno rende necessario il suo apprendimento e,
considerato che lo studio delle lingue sin da piccoli rende più agevole la conoscenza delle stesse in
futuro, può rientrare come materia di studio, ma solo dopo la terza elementare e limitatamente alle
cose elementari.
Rilevante deve essere l’attività fisica, importante sia dal punto di vista fisico sia da quello
psicologico. Infine è da ampliare lo spazio dedicato alle altre attività di gruppo e alla
socializzazione. Il personale docente dovrà essere organizzato coerentemente con tali esigenze della
scuola primaria. Il libro di testo dovrà essere fornito dalla scuola e deve consistere in un sussidiario
contenente le varie materie.

2.3 Scuola media inferiore

La scuola media inferiore rappresenta il punto del percorso nel quale si introduce la persona al vero
e proprio percorso di studio.
In questo contesto avviene l’apprendimento delle conoscenze di base che devono costituire il livello
minimo – ma sufficiente – del bagaglio culturale che ogni persona deve avere.
Essendo l’ultimo gradino del percorso comune a tutti gli studenti, la scuola media inferiore deve
favorire la comprensione da parte degli alunni dei propri interessi e lo sviluppo delle proprie
capacità. Alla fine dei tre anni essi dovranno essere nella condizione di poter effettuare la scelta
dell’indirizzo da intraprendere per la prosecuzione dei propri studi.
Anche qui è apprezzabile l’utilizzo del grembiule, per i motivi sopra elencati.
A fini educativi dovrà inoltre assumere un’importanza rilevante il voto in condotta.

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2.4 Scuola media superiore

La scuola secondaria ha come obiettivo la formazione culturale degli individui, in modo tale da
avere le conoscenze necessarie per intraprendere ogni tipo di percorso. Oltre a ciò vi è però anche la
necessità di agevolare l’inserimento nel mercato del lavoro per coloro che non intendono proseguire
oltre i loro studi. Bisogna dunque coniugare una preparazione di fondo uguale alle nozioni
particolari dei vari percorsi scolastici.
Di qui nasce la divisione della scuola secondaria nei seguenti rami: licei, istituti tecnici, istituti
professionali. Nei primi due anni di studio i programmi dovranno essere simili per tutti (salvo
alcune differenze necessarie). Dal terzo anno invece i programmi saranno più marcatamente
orientati sulla base del tipo di indirizzo. Così si potrà andare in contro ad eventuali ripensamenti,
cosa probabile dato che la scelta del percorso avviene a 13/14 anni, quando ancora non si ha una
visione sistematica né la piena conoscenza dei vari percorsi di studi.
Anche in questo caso, essendo scuola dell’obbligo, i libri di testo dovrebbero essere forniti dalle
scuole; se ciò non è possibile, si deve almeno far sì che gli studenti possano acquistarli a prezzo
sensibilmente ridotto e che non vengano continuamente sostituiti (per gli aggiornamenti sono
sufficienti le appendici).
Sarebbe necessario che anche in questo “stadio” venisse dato il giusto peso allo sport e all’attività
fisica, per il suo già citato apporto educativo.
Il voto positivo in condotta dovrà essere determinante per l’accesso alla classe superiore.
Anche la scuola secondaria deve essere luogo di interazione, così da favorire la crescita umana degli
studenti. Bisogna dunque mettere a disposizione di questi ultimi gli spazi scolastici affinché siano a
loro disposizione anche al di fuori dell’orario canonico, attraverso attività varie.
Lo Stato agevolerà - anche economicamente - gli studenti all’approfondimento extra-scolastico
delle materie studiate; deve far si che l’apprendimento vada oltre i confini rigidi della lezione,
agevolando la partecipazione a mostre, spettacoli, laboratori, incontri, dibattiti, manifestazioni
sportive, ecc.

Per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali, cioè quelli più orientati al lavoro che
consentirebbero agli studenti di intraprendere tranquillamente la carriera lavorativa senza un
ulteriore prolungamento degli studi, è necessario un maggior avvicinamento tra le scuole e le
imprese, dando la possibilità a queste ultime di poterle anche finanziare per lo sviluppo dei
laboratori e di poter richiedere studenti per stage aziendali. Le imprese tuttavia non potranno in
alcun modo interferire nei programmi scolastici, nell’assunzione di personale né in ogni altra cosa
che compete esclusivamente alla scuola.
Una maggior quantità di risorse (sia economiche sia di ore di lezione) va destinata ai laboratori di
questi istituti, in modo tale che le nozioni fornite vengano messe in pratica e non rimangano
astratte.
Di fondamentale importanza è il tema degli sbocchi universitari possibili per ciascun percorso, cosa
di cui parleremo di seguito.

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3. UNIVERSITA’

3.1 Introduzione

L’università rappresenta l'apice della formazione culturale. Essa forgia l’elite di persone che in
futuro dirigeranno il Paese, quindi deve fornire loro una preparazione qualitativamente eccellente. A
differenza della scuola non rientra nell’istruzione obbligatoria, dunque alcune tematiche dovranno
essere affrontate differentemente da quanto fatto in precedenza.
Punto di partenza resta il diritto allo studio, cioè che chi vuol proseguire gli studi deve essere messo
in condizione di poterlo fare. Innanzitutto lo Stato deve garantire l’esistenza di università statali, in
modo tale che la situazione economica dell’individuo non precluda la sua possibilità ad iscriversi.
Escludiamo qualsiasi tipo di università che non sia sottoposta al controllo diretto da parte dello
Stato.
La nostra università, ormai strutturata come dispensatrice di lauree, è in una situazione di estrema
decadenza a causa di molteplici fattori riconducibili alla mancanza di ricerca della qualità,
dell'efficienza e della meritocrazia. Ciò fa sì che, ad esempio, non venga riconosciuta nessuna
posizione di merito agli atenei che si distinguono nel loro operato. Il primo cambiamento
importantissimo da attuare nell’immediato è l’eliminazione del valore legale della laurea. Tale
valore non deve essere garantito per legge ma grazie ad una valutazione relativa al percorso di studi
perseguito e all’importanza dei risultati dall’università in cui la laurea viene perseguita. E’ infatti
innegabile che la preparazione degli studenti varia notevolmente in base all’università.
Deve essere poi ben chiaro allo Stato che lo studente non rappresenta un costo bensì un
investimento; è perciò opportuno che si investa sullo studio, che si creino le condizioni più adatte
per incentivare lo sviluppo delle capacità di ognuno e il raggiungimento dell’eccellenza. La
leadership politica di un Paese dipende dalla qualità dei suoi politici; la leadership economica dalla
qualità dei suoi economisti; la leadership in campo scientifico dalla qualità dei suoi scienziati, e via
dicendo. Chi in futuro godrà dei risultati raggiunti saranno proprio lo Stato e i suoi cittadini. Le
capacità intellettive non sono proporzionali alle disponibilità economiche: anche il ragazzo
proveniente da famiglia povera può essere in grado di raggiungere livelli eccellenti…è dunque un
dovere per lo Stato metterlo nelle condizioni di poterlo fare.
Il che non vuol dire affatto che lo Stato debba mantenere tutti nella speranza che prima o poi tirino
fuori dal cilindro qualche qualità nascosta, ma nel sostenere coloro che sono intenzionati a fare un
certo tipo di percorso e meritevoli di compierlo.

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3.2 Specifiche

Oltre alle linee generiche trattate nel paragrafo precedente, abbiamo individuato alcune tematiche di
carattere più specifico che riportiamo qui sotto.

Accesso agli studenti

Tornando alle università statali, bisogna constatare che – diventando il proseguimento degli studi un
fenomeno di massa – si è dovuti ricorrere al meccanismo del numero chiuso. La funzione
dell’università impone un meccanismo di selezione. Quest’ultimo non deve però riguardare le
possibilità economiche degli studenti, né si può basare su test d’ingresso poco realistici e
inadeguati, tanto meno sull’ordine cronologico delle iscrizioni. Deve cambiare il principio secondo
cui avviene la selezione: attualmente il punto di partenza consiste nel numero di posti che si decide
di mettere a disposizione, dopodiché si procede ad assegnarli secondo criteri veri già citati.
Ricordiamo però che lo studente per lo Stato non è un costo ma un investimento, che porterà a dei
vantaggi nel breve/medio periodo. Ecco perché lo Stato deve dare a tutti coloro che dimostrano di
voler raggiungere una preparazione eccellente la possibilità di accedere all’università. La
certificazione di questa volontà è espressa dal voto di diploma; tutti coloro che avranno conseguito
una valutazione giudicata adeguata dovranno poter intraprendere il cammino universitario. Peraltro
bisogna ricordare che l’università non consiste in un nuovo percorso di studio, ma nella
prosecuzione di quello già fatto al fine di raggiungere l’eccellenza. Di norma non dovrà dunque
essere possibile per gli studenti accedere a facoltà non attinenti agli studi intrapresi. Dovrà essere
fatta una mappatura che colleghi tutti i tipi di scuola secondaria alle rispettive carriere universitarie
possibili.
Si potrà comunque prevedere che chi – avendo compreso le sue reali aspirazioni - sia fortemente
intenzionato ad intraprendere un percorso differente da quello appena terminato, abbia la possibilità
di fare un test d’ingresso che verifichi i requisiti minimi richiesti per l’accesso alla facoltà,
permettendo a coloro che possiedono tali requisiti di frequentare i corsi. Per far sì che sia un
servizio aggiuntivo utilizzato soltanto da coloro che ritengono di poter realmente effettuare un
cambio di percorso mantenendo un buon livello qualitativo, il test dovrà essere a pagamento (una
cifra comunque moderata), in quanto rappresenta un investimento per lo studente in questione.
Bisogna fare in modo che i posti nelle facoltà siano occupati da coloro che hanno seriamente
intenzione di portare avanti i propri studi, richiamando allo studio o all’abbandono coloro che
dimostrano il contrario e che tolgono spazio e risorse agli altri.

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Retta universitaria

Non rientrando nell’istruzione obbligatoria, coloro che vorranno iscriversi all’università dovranno
pagare una regolare tassa annuale, che dovrà rispettare i principi di diritto allo studio, uguaglianza e
meritocrazia. Innanzitutto sottolineiamo come l’università rappresenti non solo un servizio
“aggiuntivo” fornito al cittadino, ma anche una risorsa per lo Stato stesso, provvedendo ad innalzare
il livello qualitativo dei suoi membri e di chi poi lo dirigerà. Perciò la retta-base dovrà essere il più
possibile moderata, per incentivare la prosecuzione della carriera scolastica ed eliminare
impedimenti economici. Successivamente vigerà un criterio meritocratico che premi studio e
impegno. Così si procederà a stabilire una tassa minima d’ingresso in proporzione al reddito dello
studente, dopodiché – trascorso il primo anno accademico – le rette seguenti verranno calcolate
sulla base di questi criteri: esenzione dalle tasse per chi è in regola con gli esami avendo una media
voto alta (non proibitiva); a chi non rientra nella categoria precedente seppure in regola con gli
esami verrà applicata una percentuale (ridotta) inversamente proporzionale alla media voto; chi non
rientra nei tempi giusti previsti sarà sottoposto a un’ulteriore percentuale proporzionale al “ritardo”.
Inoltre, per fronteggiare le varie spese connesse allo studio, lo studente deve avere la possibilità
(come avviene in altri paesi) di appoggiarsi ad istituti di credito per ottenere prestiti a tassi
d’interesse moderati. Il prestito che rimane pendente sulle spalle dello studente fino alla fine degli
studi, viene poi reso nel momento in cui il laureato avrà trovato un lavoro. In Italia è impossibile
ottenere un prestito bancario se non si hanno già interessanti basi economiche che garantiscano
all’istituto di credito delle sicurezze che ovviamente uno studente bisognoso non ha.

Organizzazione didattica

Successivamente all’istituzione del “3 + 2” (laurea triennale + laurea specialistica) si è verificato un


aumento esponenziale dello spreco delle risorse. Vi sono molti corsi ridondanti, altrettanti
curriculum del tutto simili ad altri se non del tutto inutili. La laurea specialistica si traduce spesso in
una mera ripetizione di ciò che è già stato studiato nei primi tre anni, senza fornire alcun valore
aggiunto. E’ necessario eliminare tutto ciò, selezionando sulla base dell’utilità ai fini del percorso
formativo e non dei desideri degli addetti ai lavori.
Questo sistema porta in genere a dei programmi che risultano superficiali e poco approfonditi.
Spesso i programmi delle varie materie sono solo un minestrone generale che prepara in maniera
davvero superficiale lo studente e rendendolo inadatto su due fronti al mondo del lavoro.
In primis perché rispetto al passato manca anche la preparazione teorica e secondo perché il
laureato risulta non avere mai la minima praticità per inserirsi senza difficoltà nel mondo del lavoro.
Questo ostacolo in altri paesi è superato grazie all’organizzazione di internships e summer job. A
livello didattico è importante affrontare in accademia problemi di effettivo interesse per il mondo
reale che si andrà successivamente ad affrontare. E’ anche utile stimolare la curiosità degli studenti
escludendo per un tot di ore dalle lezioni la teoria e mettendo in pratica quello che nelle università
americane si chiamano “business game”, utilissimi per far si che lo studente acquisti qualche reale
abilità e non solo dati e teorie imparati spesso a memoria. Importante notare che negli USA per
esempio le classi di studio sono formate da una decina di studenti. Questo è utilissimo per far
sentire lo studente parte integrante del corso e in totale partecipazione con i suoi colleghi di studio e
i professori e spesso è fondamentale la discussione di gruppo. Riteniamo inoltre utilissimo il
sistema dell’esame che escluda la conoscenza mnemonica delle nozioni ma bensì un esame in cui
conti il ragionamento e messa in pratica delle nozioni acquisite.

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Organizzazione nel territorio

Sempre nell’ottica dei principi generali da noi espressi, bisogna provvedere alla riduzione
dell’infinità di atenei e sedi distaccate. Uno dei problemi attuali degli atenei e che non vengono
vissuti dagli studenti, i quali frequentano la propria università lo stretto necessario a seguire le
lezioni a cui sono interessati. L’ateneo deve invece essere un luogo d’incontro atto a promuovere
l’integrazione tra pensieri differenti, lo sviluppo di nuove idee, di innovazione. Ecco perché è molto
più importante avere grandi atenei (campus universitari) piuttosto che un gran numero di essi. Va
attuata una scrematura delle strutture inutili (ad esempio di molte sedi distaccate nei posti più
improbabili) e ridistribuire nel territorio quelle necessarie. Ciò accompagnato dalla creazione di
campus universitari che accolgano gli studenti non solo durante il normale orario delle lezioni, ma
anche durante il resto della giornata con attività extra.
Il punto di riferimento sono i campus americani che coinvolgono lo studente a 360 gradi: dallo
sport, al divertimento, al lavoro, alle organizzazioni studentesche. Il problema, come è stato
sottolineato, è la totale o quasi totale mancanza di strutture adatta a tale scopo.

Studenti fuori sede

Il punto precedente ha evidenziato l’impossibilità di mettere a disposizione di tutti l’università nella


città di appartenenza. Tuttavia il trasferimento in altri luoghi comporta dei costi aggiuntivi di
notevole entità che in molti casi costituiscono un impedimento per lo studente, o comunque una
difficoltà. Lo Stato deve ridurre al minimo questo disagio, facendo in modo che ogni struttura
universitaria sia dotata di alloggi per gli studenti. Coloro che non riusciranno (per motivi di posti
limitati) ad usufruire di tali strutture dovranno poter avere a disposizione altre strutture
convenzionate, che permettano loro di pagare un affitto minimo (collegi, appartamenti, ecc.).

Offerte di lavoro per studenti

I costi connessi al mantenimento degli studi spingono spesso gli studenti a ricorrere a lavori più o
meno occasionali da svolgere parallelamente alla frequenza dei corsi. Lo Stato deve venire incontro
a questa esigenza rendendo l’università un luogo in cui ci siano occasioni lavorative per gli studenti.
Gli atenei sono infatti dotati di numerose strutture e parastrutture - dai bar alle biblioteche - che
possono dar lavoro agli studenti permettendo comunque di seguire le lezioni,attraverso appositi
turni. Ciò consentirebbe anche una riduzione dei costi per le università.

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Docenti

La qualità di un’università è indiscutibilmente legata alla qualità dei docenti, il cui operato deve
essere perciò posto al centro della questione. Come tutti ormai sanno, questa qualità non va certo di
pari passo con l’importanza che il nostro Paese assume nello scacchiere mondiale. Non compete a
noi fornire quantità enormi di dati statistici che servano da “prova” a ciò che affermiamo, essendo
ciò sotto gli occhi di tutti coloro che sono a contatto con la realtà accademica.
Il primo dato eclatante che balza all’occhio è sicuramente l’età dei professori: in prima battuta si
potrebbe pensare che le capacità aumentino con il numero degli anni e quindi dell’esperienza, il che
è però smentito dai fatti. Non è difficile notare come il personale docente delle altre università che
occupano posizioni superiori alle nostre nelle classifiche internazionali (ad esempio quelle
statunitensi) sia molto più giovane rispetto a quello nostrano. E’ infatti logico che la dinamicità,
l’innovazione e la curiosità apportate dai giovani sono difficili da riscontrare anche negli individui
più avanti nell’età. Il mantenimento di questo tipo di personale, oltre a diminuire la “produttività”
dell’università, riduce le possibilità d’ingresso da parte dei giovani: per tali motivi proponiamo il
pensionamento dei professori una volta raggiunto un certo limite di età, così come avviene nelle
scuole e in ogni genere di lavoro. Il ruolo del professore è quello di insegnare, dunque il suo
impiego è legittimato soltanto se questa funzione viene effettivamente esercitata. E’ ridicolo che
una persona mantenga la propria cattedra senza tenere lezioni, le quali vengono affidate
all’assistente, sfruttato e mal retribuito. Tra i due è sicuramente quest’ultimo a meritare
maggiormente la cattedra.
Nota dolente dell’università è appunto il sistema gerarchico che si viene a creare negli atenei.
Nei campus americani anche chi non ha ancora avuto tempo di raggiungere i ranghi più elevati può
vivere il senso di uguaglianza che si respira nell’ateneo. I senior faculty vedono le matricole come
futuri colleghi e non come portaborse. A tal riguardo è fondamentale la valutazione continua dei
professori da parte degli studenti. Questo porta i professori a vedere negli studenti qualcuno che li
giudicherà. In Italia vige invece un sistema gerarchico: il professore è in cattedra e accanto a lui
nessun altro; poi ci sono gli assistenti e – in fondo alla piramide - gli studenti.
Un’ulteriore modifica da compiere riguarda la gestione dei concorsi e delle assunzioni. E’ ormai
celebre il tema delle cosiddette “baronie”. Tale fama è stata raggiunta grazie all’assunzione di
personale non sulla base delle qualità e delle competenze espresse dai candidati, bensì dai desideri e
dagli interessi di coloro che già lavorano all’interno dell’università. In futuro questa gestione dovrà
competere ad organi esterni (i concorsi potranno ad esempio essere indetti a livello nazionale).
Come nella scuola, docenti e ricercatori debbono essere oggetto di valutazione, il che deve essere
fatto da un’apposita commissione; il loro impiego deve essere vincolato all’ottenimento dei risultati
preventivati.

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Finanziamenti

Le risorse economiche da destinare alle università devono essere razionalizzate secondo criteri
meritocratici.
Innanzitutto bisogna precisare che non vi è alcun motivo per cui un istituto che vuole gestirsi
privatamente debba godere dei finanziamenti statali: sebbene possa essere ammessa l’esistenza di
fondazioni che – pur rispondendo allo Stato per quanto riguarda la didattica – decidano di gestire in
piena autonomia la parte finanziaria, ciò deve essere rispettato fino in fondo, rendendo la
fondazione l’unica artefice dei propri profitti e delle proprie perdite. E’ invece ammessa la
possibilità che le università statali ricevano aiuti da terzi, che abbiano interesse ad incentivare o a
sviluppare l’operato di esse. Il tutto nel rispetto della non ingerenza nei piani di studio, nel
personale, ecc., ma consentendo rapporti ravvicinati tra le parti che si concretizzino in opportunità
di lavoro, miglioramento delle strutture di ricerca e via dicendo.
Tornando ai finanziamenti statali, oltre a definire la quantità base per ogni singola università, vanno
attuati premi e penali da imputare sulla base dell’efficienza con cui le risorse donate vengono
gestite.

Sbocchi professionali

Il conseguimento della laurea è il punto di arrivo del percorso formativo di uno studente. Il passo
successivo è l’ingresso nel mondo del lavoro, cosa difficilissima attualmente.
Abbiamo già avuto modo di manifestare la necessità di una maggior connessione tra scuola in
generale e l’ambiente reale, in modo tale che l’istruzione fornita non rimanga su un piano astratto e
distaccato ma trovi riscontro nella realtà di tutti i giorni. L’ultimo compito spettante allo Stato
contestualmente al cammino dello studente consiste nel favorire la sua entrata nel contesto
lavorativo. Ciò può avvenire attraverso la promozione di stage, (che in ogni caso devono essere
retribuiti, in modo tale che non si tramuti in una ghiotta occasione per le imprese di sfruttamento di
manodopera) e di altre operazioni possibili dall’intensificazione dei rapporti tra istruzione e lavoro.

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4. CONCLUSIONI

Le intenzioni di chi ha redatto questo documento, seppur manifestate in un contesto in cui la


reazione al d.l. “Gelmini” ed al d.l. 133, vogliono andare al di là del mero appoggio/opposizione al
governo. Al momento non riteniamo soddisfacente il segnale dato da esso alle necessità
dell’istruzione in quanto sentiamo l’esigenza di una vera e propria riforma dettata non dai problemi
finanziari dovuti alla crisi economica ma dalla volontà di apportare un effettivo e stabile
miglioramento a questo campo di fondamentale importanza strategica; non possiamo però esentarci
dal notare come l’opposizione a tali decreti sia stato oggetto di bieca strumentalizzazione da parte di
alcuni.
Il nucleo centrale della società non è l’impresa, è l’individuo. Come già abbiamo avuto modo di
ricordare, la formazione è essenziale per far sì che egli agisca nel miglior modo possibile nel
proprio habitat…anche all’interno delle aziende.
Non individuiamo nel taglio di risorse economiche il problema principale della scuola/università,
consapevoli del fatto che il discorso da fare deve essere di carattere qualitativo e non quantitativo.
Ci preoccupano la preparazione culturale degli studenti e il loro futuro una volta terminato il
percorso di studi.
Perciò sosteniamo la contestazione studentesca come modalità per porre all’attenzione di tutti la
questione. E’ ovvio altresì che per raggiungere un obbiettivo concreto debba mettere da parte la
strumentalizzazione e ci si debba spostare su un piano costruttivo; a tal fine non giovano certo la
volontà (vera o finta che sia) dichiarata dal governo di rispondere alle proteste con le forze
dell’ordine, né il dissenso fine a se stesso perché determinato da posizioni ideologiche prestabilite e
fossilizzate.
La nostra intenzione è di porre le basi per una contro-proposta degli studenti, così da stimolare
anche il confronto con chi governa il nostro Paese.
Auspichiamo che, a differenza di quanto accaduto in passato, il movimento studentesco non si
divida in opposte fazioni tra loro i contrasto: l’intelligenza dell’individuo sta nel portare avanti la
propria battaglia con chiunque la sostenga abbia seriamente intenzione di affermarla, a prescindere
che esso sia di destra, sinistra, centro, nord, sud, ovest, est…in gioco c’è il futuro dei giovani,
perciò sta ai giovani marciare uniti per centrare l’obiettivo finale.

Queste sono le nostre intenzioni; questo documento è il primo prodotto di esse.

Milano, 07/11/2008

SINTESI
Cultura e giovani
www.sintesimilano.org
3405631037

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