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Anno 0 - numero 5

Indice

SINTESI ……….………………………………………………………………………….… pag. 2

EDITORIALE ……………………….....………………………………………………….... pag. 4

BABBO NATALE E’ DI DESTRA, IL NEOFASCISMO…BOH?!……………………...pag. 6

JOYEUX NOEL (UNA VERITA’ DIMENTICATA DALLA STORIA)……………….…..pag. 9

LA RIVOLUZIONE CONSERVATRICE IN GERMANIA 1918-1932


IL PROBLEMA CONCETTUALE….………………………………………………...…. pag. 11

L’INARRESTABILE PERCORSO DEL DARWINISMO SOCIALE: ORIGINI DEL


FENOMENO …………………………………………………………………………….… pag. 16

UOMO DI DESTRA……………………………………………………………………...…pag. 18
sintesi
Chi siamo? È una strana domanda da porsi, soprattutto quando per anni ci si è
sempre posti la domanda opposta, ovvero “dove vogliamo arrivare?”
In tutti questi anni le risposte sono state molteplici, quando da ragazzino ti accorgi
di avere dentro una spinta opposta alla corrente che tutti seguono, la risposta è sin
troppo facile: “VOGLIO FARE LA RIVOLUZIONE!!!”
Già…la rivoluzione…ma come? omologandosi alla massa che cerca le vie dettate
dall’istinto, quindi costellate da improvvisazione e impreparazione o cercando
strade alternative, senza ombra di dubbio difficili e segnate da inevitabili sconfitte
ma consapevoli che il “gioco” è serio solo se i partecipanti hanno consapevolezza
delle sue regole?
Noi abbiamo scelto la seconda opzione, abbiamo intrapreso la via dell’originalità,
abbiamo scelto di prepararci, consci di poter (come in effetti si è fatto) sbagliare in
talune circostanze la prospettiva, ma consapevoli che sarebbe stata la via giusta,
come altrettanto coscienti siamo tuttora nel rivendicare la continuità di quel lontano
progetto con quanto ora rappresenta SINTESI.
Costruire un gruppo umano coeso, vivace intellettualmente, profondamente legato
da stima e amicizia in un ambiente come quello in cui tutti noi siamo cresciuti, è
stata la nostra più grande vittoria.
Come già detto, di errori ve ne sono stati molti, sicuramente ce ne saranno ancora,
ma solo chi si omologa non sbaglia, chi non si sbilancia vince sempre, chi sceglie
di seguire la corrente arriva ad una meta che altri prima di lui hanno stabilito…noi
vogliamo raggiungere un traguardo fissato da noi, in totale autonomia!!!
SINTESI vuole essere anche questo, un mezzo di rottura rispetto ad un ambiente
marchiato a fuoco (il più delle volte con nostro sommo rammarico a ragione) come
folcloristico, nostalgico, culturalmente marginale.
Fare proclami non rientra nel nostro stile, il gruppo umano che sta dietro questo
coraggioso progetto già anni fa (…in tempi non sospetti…) segnalò la necessità di
“andare oltre”, scaturendo l’ironia collettiva dell’intero ambiente…
Se (come da più parti ci viene segnalato) ora quello stesso desiderio rappresenta
l’incipit all’impegno politico delle “nuove generazioni” è perché forse quella ironia
nascondeva la paura di perdere il comodo status di ghettizzato di taluni personaggi.
Quella rappresentò solo una crepa nel loro castello, ora la crepa lentamente sta
aumentando…a noi il compito di far si che le mura crollino definitivamente!
Dall’attacco al neofascismo e alla sua cultura infarcita di nostalgismo e becero
conservatorismo, passando dalle battaglie contro la teoria evoluzionista, giungendo
alla provocazione (…ma non troppo…) del SI al voto agli immigrati, abbiamo gettato
più di un sasso nello stagnante ambiente della destra italiana, ambiente al quale

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non ci siamo mai omologati e dal quale siamo, con la nostra volontà, riusciti ad
evadere.
La strada percorsa in questi anni, dalle formazioni extraparlamentari, alla politica
attiva, passando attraverso associazioni culturali finalizzate alla riscoperta di
maestri sino ad allora sconosciuti ai più, è stata senz’altro tanta, ma ancora tanta è
quella che dobbiamo percorrere.
Conosciamo l’odore della colla, conosciamo la sensazione che danno le mani
congelate durante gli attacchinaggi notturni, conosciamo gli sguardi di scherno
della coppietta felice (o presunta tale) che si vede consegnare tra le mani un
volantino il sabato pomeriggio in centro, conosciamo la rabbia che si prova nel
vedere gettare via quello stesso volantino per cui hai lavorato due ore al giorno
nell’ultima settimana, conosciamo il dolore straziante per la perdita di fratelli
amatissimi…
Proprio perché consci di questo, sappiamo che un sito internet o un giornale
telematico non rappresenta la fine di un percorso, probabilmente non è nemmeno il
mezzo principale per giungere alla fine di esso, ma rappresenta e rappresenterà un
megafono dal quale urlare la nostra diversità, dal quale sarà possibile far conoscere
che esiste qualcosa di diverso nell’aria, un vento nuovo capace di spazzare via la
polvere della nostalgia e dell’ipocrisia che ha sempre paralizzato il modo di fare
politica dell’ambiente.
Le modalità le conoscete, GOLIARDIA, IMPEGNO, PREPARAZIONE e un pizzico di
FOLLIA…ecco CHI SIAMO…in SINTESI, si intende!!!

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EDITORIALE
Storace, la Destra, i proclami di alcuni: “uniamoci tutti…” già sentito… si è tutto già
sentito, già nel ’95, ricordate? Rauti, la diaspora al congresso di Fiuggi, Pisanò e la
Fiamma Tricolore. Tutti uniti per fondare il partito nuovo. Partito che solo due anni
dopo diede vita a due scissioni, Fronte Nazionale e Forza Nuova. Molti di coloro che
oggi fanno proclami e chiamano tutti a raccolta contro i propri individualismi erano
in Alleanza Nazionale… per interessi privati… oggi al contrario (chissà cosa è
cambiato? Domanda chiaramente retorica!!!) tornano a sentirsi difensori della
Tradizione, della famiglia, della Destra.
Hanno provato diverse strade, prima AN, poi Fiamma Tricolore, poi indipendenti
(…cosa vorrà dire non si sa…) in AN… sempre per cercare solamente un… posto,
visibilità!
Ora fanno di nuovo i difensori della Destra. Ma quale Destra? Se è quella delle e-
mail che girano lasciamo perdere, è sempre la solita solfa fatta di slogan per
subumani, tre parole d’ordine per cretini e niente più.
Noi ci auguriamo che questa nuova esperienza sappia dimostrarsi differente. Della
dinamica che dovrebbe vedere Storace a braccetto con Berlusconi per fregare Fini a
noi, sinceramente, non interessa.
Il nostro auspicio è che il nuovo leader de La Destra sappia rendersi cosciente della
situazione socio-politica attuale così da creare un movimento che recuperi
consensi, prendendo atto del fallimento di Alleanza Nazionale, che si lanci in una
politica di carattere sociale ma non assistenziale, che sappia riaffermare e rivalutare
tra i giovani l’idea di Stato.
Saremmo ancora più felici se la “classe dirigente” comprendesse che al momento
servono i voti per sopravvivere, per esistere, ma che per continuare ad “essere”
servono politiche di vera rottura rispetto al sistema attuale, attraverso una politica
diversa, capace di ricreare una cultura autonoma di destra, un senso civico basato
sulla responsabilità, sull’idea di appartenenza alla Nazione Europa.
Non è facile; soprattutto in un mondo, il nostro, fermo culturalmente da molto
tempo, bloccato da dogmi, pregiudizi e slogan. Un mondo dove i libri servono per
sostenere la polvere.
Come abbiamo già avuto modo di dire precedentemente noi pensiamo che si
debbano usare tutti gli strumenti che il “sistema” ci mette a disposizione, per
questo riteniamo che Storace stia facendo bene e che l’arrivo della Santanchè sia
un’ulteriore “fortuna”, ma ricordiamo che la figura di Berlusconi non sarà eterna
(…per fortuna…) e che sarebbe utile, anche ai nuovi gerarchi, a noi soldati politici e,
scusateci, all’Europa che magari oltre ad arricchirsi, economicamente parlando, si
creassero gli strumenti per “fare” cultura.

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Pensiamo ad un centro studi, vero e non per amici o conoscenti, in cui si analizzino
i pensatori contemporanei, li si studino, li si comprendano per poi elaborare delle
risposte “moderne”, attraverso le istanze che da sempre chi come noi, lontani anni
luce dall’essere figli della modernità e del positivismo alla COMTE, hanno portato
nel fare politica.
Pensiamo ad una rivista che sia attuale nel pensiero e che non cada nella solita e
sterile dietrologia.
Pensiamo ad una scuola di partito che insegni come conoscere ed interpretare la
nostra storia, il nostro presente e quindi a prospettare un nostro futuro.
Noi andiamo avanti e speriamo che coloro che oggi si apprestano ad avere nuovi
strumenti per dare battaglia al pensiero materialista non si fermino come tutti
all’immediato, fatto di sbarramenti al 3%, di qualche ONOREVOLE POLTRONA o di
briciole nei C.D.A., ma sappiano prendere atto delle nostre indicazioni, cerchino il
confronto con istanze per loro nuove, per non lasciare, ancora una volta, il nostro
mondo nel NULLA.

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BABBO NATALE EÊ DI DESTRA, IL
NEOFASCISMO⁄BOH?!
NEOFASCISMO⁄BOH?!

Caro Babbo Natale,


ti voglio tanto bene. Che si dice, tutto bene? Scusa se è quasi un anno che non mi
faccio sentire, ma sono parecchio impegnato ultimamente: lo studio, il lavoro, le
donne…mai un attimo libero! E poi, se devo essere sincero, ho perso il cellulare e
quindi non ho più il tuo numero. Comunque, anche se mi faccio sentire poco, devi
riconoscermi che mi comporto sempre bene; a Natale sempre te contatto, mai
quell’altra. D’altra parte lo sai come la penso: io sono di destra, non voglio avere
niente a che fare con quella vecchia cozza, lurida e rachitica della Befana. Io tifo te,
tu sei prestante, saggio e cavalchi le renne come un guerriero celtico…se ti
dipingessi la faccia di bianco/blu e ti tagliassi la barba sembreresti quasi
BRAVEHEART! Quella invece è una punkaccia, altro che terra di Thule…di sicuro è
del Leoncavallo, è una comunista!
Comunque Babbo Natà, volevo chiederti una cosa: quest’ anno, se ti capita di
passare da casa mia, non è che mi porteresti un cappellino di lana? Sai, la vita da
neofascista non è per nulla semplice di questi tempi…prova tu a farti tutto l’inverno
con la testa rasata…non ci sono nemmeno più le mezze stagioni!
A proposito di neofascismo, mi è venuta in mente un’altra cosa importante che
volevo chiederti per questo Natale: ti ricordi che un po’ di anni fa ti chiesi di farmi
diventare neofascista e tu mi dicesti che non avevi certe capacità, ma poi
convincesti mago Merlino a esaudire il mio desiderio? Beh, so che ora ti verrà
voglia di ammazzarmi, ma mi sa che ho fatto una cavolata. Infatti ti dissi che volevo
diventare neofascista pensando che neofascismo e fascismo fossero praticamente
la stessa cosa, e invece non ci sto capendo più niente. Io pensavo che da
neofascista sarei entrato a far parte di un processo di innovazione travolgente
sull’idea del Futurismo e del Fascismo, e invece sento gente che ancora parla di
patti lateranensi. Ho voluto essere di destra per la visione spirituale della vita tipica
del fascismo, e invece gli unici riferimenti sentiti e sinceri allo spiritualismo sono le
bestemmie lanciate dopo un goal sbagliato o semplicemente come intercalare…alla
faccia della cristianità e dei patti lateranensi! E poi, scusa, mi spieghi come si fa ad
odiare i negri e a tifare squadre piene di negri??? Ci deve essere qualche cosa che
non và. Boh! Come d’altronde la storia della forza: io pensavo fosse una questione
di carattere, di forza interiore, non esclusivamente di culto del corpo (talvolta
neanche tanto rispettato)…sennò sarei andato a fare body building, mica il
camerata. E c’è da dire che il peggio è altro: si trova addirittura chi parla di FORZA,
ONORE, FEDELTA’, GIUSTIZIA, BLA, BLA, BLA, e poi scopri che per contare

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qualcosa si mette a fare il delinquente. Quindi, a quanto pare, anche i concetti di
onore, fedeltà, ecc. non è che siano proprio rispettati, visto che anche nel nostro
ambiente bastano quattro soldi per diventare il padre eterno. Fossero tutti come
te…sei così coerente con la tua visione ambientalista che vai in giro con le renne
per non inquinare; tu si che sei un vero camerata! Però, caro compare Babbo
Natale, se c’è una cosa in cui ci sbizzarriamo è nell’arte: certo, noi ci concentriamo
più che altro sulla pittura – scritte sui muri e tatuaggi sono i nostri pezzi forti- ma di
queste creazioni ne abbiamo talmente tante che potrebbero farci una mostra al
Padiglione d’Arte Contemporanea.
Per non parlare poi del fatto che bisogna essere per forza tutti brutti e cattivi per
essere neofascisti. Poi ci lamentiamo che siamo ghettizzati. Poi ci lamentiamo che
non ci sono donne nell’ambiente. Poi ci lamentiamo che si fa poco sesso e ci tocca
rifugiarci nella birra…per forza siamo sempre violenti, dovremo pure sfogare i nostri
istinti primitivi! Tra l’altro questo fatto mi crea non pochi problemi: che cosa dovrei
fare io che, modestamente, sono un ragazzo che ha un certo successo con le
donne? Dovrei sfregiarmi la faccia, farmi crescere la pancia e rinunciare al regalo
più bello che ci ha dato colui che ci ha creato???
Insomma, per farla breve io ti avevo chiesto di farmi neofascista…ma che ne potevo
sapere che il neofascismo non c’entra niente con il fascismo?! Magari ho esagerato
e/o sono troppo catastrofico. Di certo nell’ambiente c’è anche molta gente in gamba,
ma il punto è che bisogna darsi una svegliata prima o poi: non è possibile che in
vent’anni si sia creato qualcosa di immortale e invece in sessanta non si sia riusciti
a combinare niente di nuovo (vai a capire perché allora si chiama NEOfascismo) né
a gestire l’eredità consegnataci da gente che ha dato persino la vita per
preservarla…rischiando di distruggere tutto! Comunque mi sto rendendo conto che,
in effetti, non sono tanto neofascista io; evidentemente tu e il tuo amico avete
sbagliato qualche formula. Ma non sono così scemo da richiederti di farmi diventare
neofascista, piuttosto la mia volontà sarebbe un’altra: perché non dici al tuo amico
Merlino di ripassarsi le formule magiche e, una volta che se le ricorda bene, di
trasformare tutti i neofascisti in fascisti? Ma stia attento a non sbagliare questa
volta, sennò qui non andiamo più avanti!

PS. Mi ero dimenticato l’ultimissima cosa: mi potresti portare qualche CD (odio l’i-
pod) di buona musica? Qualcosa tipo tarantelle o musica latino-
americana…insomma qualcosa di allegro, perché la musica alternativa di destra è
triste, senza speranze di felicità, senza ottimismo…io me la voglio godere la vita!

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JOYEUX NOEL
-UNA VERITAÊ DIMENTICATA DALLA STORIA-
STORIA-

Le guerre le fanno i soldati, le combattono le persone comuni “trasformate in


soldati”, almeno in passato. Oggi le fanno i poveracci, coloro che non sapendo che
fare della propria vita si arruolano… oggi ti pagano per combattere. Oggi gli eserciti
sono tutti formati da mercenari.
Sono tutti uomini che firmano un contratto di lavoro. Sono definiti “soldati
professionisti”. Non difendono più la patria, l’onore, il re, Dio.
Non difendono più nulla se non il contratto, vincendo la guerra continueranno ad
avere il loro contratto, al contrario perdendo potrebbero (per diversi motivi)
perderlo.
La guerra è l’ultima opzione. Ci si combatte per avere ragione. Si usa l’arma della
guerra per ottenere ciò che con altri mezzi non si è riusciti a fare.
JOYEUX NOEL (UNA VERITA’ DIMENTICATA DALLA STORIA) è un film che
racconta un gruppo di soldati scozzesi, tedeschi e francesi la notte della vigilia di
Natale del 1914, durante la prima guerra mondiale che hanno deposto le armi per
festeggiare insieme il Santo Natale.
La prima guerra mondiale aveva ancora (se così si può dire) l’aspetto di una guerra
per difendere la propria Patria; ciò che oggi è assolutamente alienante è il rendersi
conto di quanto oggi la guerra non rappresenti più la strenua difesa di un territorio
ma sia la conservazione del potere per di “altri”… il potere di chi con noi non
spartisce nulla.
Un film romantico in cui si scorge il dramma umano che si può riscontrare in una
trincea, dove tutti “uguali” si combatte contro nemici che molto probabilmente sono
anche loro “uguali” a noi.
Sono tutti li a combattere ed ad uccidersi per un qualcosa che non gli appartiene: il
potere.
Che esso sia il potere di un Presidente, di un barile di petrolio, di modelli di governo
o altro poco importa; quegli uomini sono a combattere contro altri uomini per
qualcosa che non gli appartiene.

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LA RIVOLUZIONE CONSERVATRICE
IN GERMANIA 1918-
1918-1932
-IL PROBLEMA CONCETTUALE-
CONCETTUALE-

Non tragga in inganno l’apparente ossimoro “Rivoluzione Conservatrice”. Come


avremo modo di vedere il movimento politico-culturale che scaturirà da questa
aporìa concettuale avrà modo di ispirare una vera e propria “weltanschauung”
unica nel suo genere.
E’ cosa ormai adusa far ascendere questa terminologia da un ambito prettamente
letterario , in particolare, Hugo von Hofmannstahl così si espresse nel suo discorso
intitolato “La letteratura come spazio spirituale della nazione” del 1927: “Il processo
di cui parlo non è altro che un rivoluzione conservatrice di un’ampiezza ignota alla
storia europea”.
In questa dissertazione il poeta enuclea le due antinomie TRADIZIONE-LIBERTA’ e
UNITA’-SCISSIONE come nesso fondante della sua ricerca filosofico-letteraria e del
compito cui la letteratura stessa dovrebbe assurgere.
Nello stesso alveo esclusivamente culturale il romanziere inglese D.H.LAWRENCE
si cimenterà nel medesimo intento con l’opera “ IL SERPENTE PIUMATO “, nella
quale descriverà la nostalgia di rinnovamento degli indiani del Messico nella loro
pertinace voglia di ripristinare il culto di Quetzalcoatl.
Altri illustri nomi del panorama culturale europeo e non solo, vissuti in epoche
diverse, si ritroveranno nella medesima trincea a difendere univoci principi : da
EVOLA A PARETO , DA UNAMUNO A SOREL , DA BARRES A DOSTOJEWSKIJ , DA
LOTHROP STODDARD A MADISON GRANT.
Per spiegare la chiave di nesso del concetto di RIVOLUZIONE CONSERVATRICE e
fornirgli una accezione più marcatamente politica si dovrebbe considerare il mondo
scaturito dalla Rivoluzione Francese.
Le parole d’ordine “LIBERTE’, EGALITE’, FRATERNITE’” che i giacobini innalzavano
sui loro orifiamma plebei rappresentano per il rivoluzionario conservatore un modo
falsato di leggere la realtà , a queste vengono così contrapposte disposizioni
concettuali quali tradizione ,dovere ,onore , l’immutabilità dell’uomo contro il
desiderio mal espresso di volerne cancellare la sua stessa essenza.
Ogni rivoluzione partorisce insieme a sé una forza contrapposta che tenta di
annullare la rivoluzione stessa.
La Rivoluzione Conservatrice invece , pur nelle sue varie sfaccettature e figlianze,
tenta invece l’unità olistica contro la scissione atomistica delle cose , degli eventi,
della vita stessa: tenta una propria strada ispirandosi ad una tradizione passata

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senza tuttavia avere nostalgia di una società “ancien règime” ritenuta roccaforte di
privilegi ed interessi parassitari.

NIETZSCHE : LA LINEA E LA SFERA

Nella prospettiva escatologica cristiana due sono i concetti volti a spiegare il tempo
nel suo scorrere: l’ineluttabilità del ciò che è stato e l’ascesa lineare verso l’estremo
giudizio.
Nel primo di questi potremo esprimere , senza infingimento alcuno, l’asserzione
biblica del passato che non può mai più tornare .
L’uomo vive questa sua “unidirezionalità” convinto che tutto ciò che può accadere
dopo è comunque sempre diverso da ciò che è accaduto in precedenza .
Ecco allora il rimando al secondo di questi : l’essere umano vive nella
concatenazione lineare dei due punti passato e futuro, nella prospettiva
schizofrenica che l’”HIC ET NUNC” non possa esistere : io vivo poiché ciò che vivo
viene determinato dall’accaduto dal quale deriva e volge appunto verso la fine dei
tempi : il futuro verso cui tende.
Da qui lo svuotamento del mondo , la sua “non significanza” .
La contrapposizione netta a questa concezione viene posta da Nietzsche con il
mito dell’eterno ritorno.
Alla prospettiva di una linea che ha un incipit ed una fine , egli volge lo sguardo
verso un’idea sferica del tempo .Tutti i punti che costituiscono questa sfera sono
equivalenti .Ognuno di essi porta in sé il proprio valore e non è soltanto un
passaggio verso una meta finale, sia essa la PARUSIA o l’APOCALISSE.
Ogni punto rappresenta piuttosto un ciclo e tutto è inserito in ogni momento :
passato ,presente e futuro coincidono.
In tal fatta il mondo viene riempito di significato e l’essere sfuggente trova la
compiutezza nell’atto del suo riempimento.

LA GRANDE GUERRA

La scossa tellurica provocata in Europa, e soprattutto in Germania, dalla Prima


Guerra mondiale costituirà i prodromi di tutti gli epifenomeni ad essa sopraggiunti.
Una nuova generazione di combattenti da trincea si troverà a formare, nel periodo
subitaneo alla cessazione del conflitto, una sorta di esercito socioculturale in grado
di imprimere una svolta alla storia mondiale.
Un esercito solo apparentemente formato da “ spostati di guerra” , in realtà
agguerrito sotto i più disparati punti di vista: dalla formulazione teorica alla
militanza di strada , dalla fondazione di testate giornalistiche all’assassinio politico.
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Un sentimento che farà dire a ERNST JUNGER: “La guerra è nostra madre , ci ha
generato come una nuova stirpe nel seno incandescente delle trincee”.
Persino il mite THOMAS MANN nel suo “Considerazioni di un impolitico” si porrà
come notomista dell’evento bellico quale fatto ineluttabile ,se non addirittura
salutare, al fine dello sconvolgimento dello status quo.
Le formazioni paramilitari quali i famigerati “FREIKORPS” e “SCHWARZE
REICHSWEHR” faranno il resto : vere e proprie mine pronte a deflagrare ad ogni
istante e ad ogni punto del territorio nazionale germanico, formeranno la punta di
lancia di un movimento che avrebbe incubato qualcosa di inimmaginabile.

BREVE PANORAMICA SUI CINQUE GRUPPI PRINCIPALI

I VOLKISCHEN
Si è soliti inserire questo primo gruppo nell’ambito “razzialista” della
KONSERVATIVE REVOLUTION .In realtà, non solo il concetto di razza era per loro
da prendere in considerazione ,ma anche fattori quali il paesaggio , la lingua , il
sentimento popolare con le sue tradizioni.
Capostipite di questa corrente e’ da considerarsi FRIEDRICH LUDWIG JAHN col
movimento ginnico da lui fondato ( i TURNER).Costui teorizzerà la guerra per la
liberazione e l’autodeterminazione del popolo situandolo però nell’alveo della
dottrina cristiana e della predicazione paolina.

GLI JUNGKONSERVATIVEN
Questo gruppo , composto invero da studiosi, vedrà il suo formarsi sotto la guida
spirituale di ARTHUR MOELLER VAN DEN BRUCK e graviterà intorno alla figura di
HEINRICH FREIHERR.
Non inganni il termine “jung” ( GIOVANE): più che all’età anagrafica dei suoi
componenti esso era riferito alla concezione nuova del conservatorismo
contrapposto a quello storico da considerarsi biecamente reazionario.
Rispetto al gruppo dei VOLKISCHEN gli JUNGKONSERVATIVEN porranno l’accento
non sulla razza ma sulla funzione del REICH quale entità superstatuale , forza
portante di un principio superiore in grado di sussumere le diverse tendenze
all’interno di una singola nazione ed in grado di donare a diversi popoli il proprio
stile di vita.

I NATIONALREVOLUTIONARE
La peculiarità di questo terzo gruppo è da considerarsi “in primis” la giovane età :
quella della generazione cresciuta nelle trincee della Grande Guerra.

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Il principale esponente di questa corrente è da considerarsi FRANZ
SCHAUWECKER che con il suo libro “DEUTSCHE ALLEIN” delineerà efficacemente
l’atteggiamento se vogliamo prepolitico dei nazionalrivoluzionari stessi :”…una vita
al disopra di questa presenza nel mondo isolata ed insieme massificata , la vita
della grande unità”.
Una concezione non più statica della nazione ma dinamica ed “in movimento” , una
critica al sistema liberal-capitalistico non riconducibile certo ad una forza
protomarxista ma fondata sul sentimento nazionale .
Ecco la rottura dello schema dicotomico destra-sinistra e la possibilità di un altro
schieramento meglio adatto ai tempi a venire.

I BUNDISCHEN
Gruppo non strettamente legato alla sfera politica ma da ascriversi più che altro ad
una forma di associazionismo giovanile non eterodiretto dall’alto ma libero ed
indipendente .
La vita all’aria aperta , le consuete escursioni in quota , i fuochi accesi nella notte
rappresenteranno per i BUNDISCHEN una sorta di versione romantica di un eden
primigenio nell’era della tecnica.
HANS BLUHER ne sarà il più conosciuto esponente e fornirà ad esso uno spessore
culturale con la sua teorizzazione della funzione dell’eros nelle cosiddette “ leghe
maschili”. Una funzione in grado di liberare ciò che la società sino a quel momento
ottundeva, in modo da fornire alla dimensione sessuale quella libertà necessaria al
suo compimento senza tuttavia cadere nel vizio e nella lascivia.

I LANDVOLKBEWEGUNG
Rappresentano senza dubbio il gruppo che meno di ogni altro lascerà l’impronta di
una qualsivoglia teorizzazione in ambito culturale.
I pochi testi ascrivibili ai membri di questa componente sono da annoverarsi nei
fogli clandestini e nei manifesti dei quali si servivano per la sobillazione popolare.
Il fulcro del movimento era situato nella regione dello SCHLESWIG – HOLSTEIN .
I debiti di guerra contratti dalla Germania , l ‘acredine dei contadini per una
condizione di impoverimento spesso spaventoso della loro classe sociale di
appartenenza , l’esosità del fisco forniranno il destro a questo movimento d’azione.
Purtuttavia, più che alle azioni violente gli appartenenti al LANDVOLKBEWEGUNG
si daranno alla resistenza passiva quale forma di lotta .
A differenza degli altri gruppi della KONSERVATIVE REVOLUTION questi non
cercheranno la conquista del potere o la formazione di una nuova
“weltanschauung” ma si assesteranno sulla linea di un movimento di protesta di
ascendenza agreste.
Come abbiamo visto qui “in nuce”, quell’eterogeneo movimento chiamato
RIVOLUZIONE CONSERVATRICE rappresenterà un serbatoio di idee dal quale
pescare a piene mani per la formazione di una idea nuova dell’uomo e della società .

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Questo stesso movimento , nonostante le apparenti discrepanze, incuberà quel
rivolgimento storico rappresentato dalla GERMANIA NAZIONALSOCIALISTA.

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LÊINARRESTABILE PERCORSO
PERCORSO DEL
DARWINISMO SOCIALE:
SOCIALE:
ORIGINI DEL FENOMENO

La scalata al successo degli scienziati inizia nella seconda metà dell’ottocento; la


ricerca scientifica si unisce alle applicazioni tecnologiche creando un legame
essenziale che porterà la scienza a subordinare a sé la tecnica. Lo scienziato
diviene, allora, il vero “eroe” della società, la sua figura è vista come colui che
sviluppa “verità” e benessere per l’intera popolazione. Lo scienziato, da semplice
studioso della natura diviene colui che dà risposte ad aspetti politici, sociali,
economici e morali.
È molto semplice comprendere, nel panorama culturale descritto, il successo di
Darwin e delle sue ipotesi. L’impatto culturale che Darwin ebbe sulla società fu
potentissimo; si rivoluzionò tutta la visione della natura immutabile creata da Dio
sostituendolo con un unico processo che coinvolgeva ogni aspetto dell’universo.
L’uomo viene relegato nella sfera degli animali anche se più evoluto.
Queste concezioni daranno origine a pensieri ideologici con contenuti di carattere
scientifico, l’idea dell’evoluzione fu inserita su piano sociale creando così una
visione ottimistica di progresso della società; visione che portò la “società delle
nazioni” ad un concetto di selezione basata sulla lotta per la vita che voleva dare
giustificazione al diritto del più forte, sia nel campo delle classi sociali, che nei
rapporti tra stati; nacque così il “darwinismo sociale” che, interpretando
scientificamente la società sulle ipotesi di Darwin, diede sostegno alle concezioni di
nazionalismo, colonialismo e razza.
Il processo che portò alla “vittoria” delle teorie di Darwin va ricercato nella correte
filosofica del positivismo, corrente che predicava la supremazia dei dati di fatto, del
“positivo” contro le speculazioni filosofiche. Prima delle ipotesi darwiniane le teorie
positive non erano riuscite a contrastare l’egemonia delle correnti di carattere
spiritualistiche e idealiste; dopo la pubblicazione de ”L’origine della specie” il
positivismo prese il sopravvento e si impose culturalmente nelle università e nella
cultura in generale. Colui che riuscì a ribaltare la concezione delle impostazioni
filosofiche fu Herbert Spencer che era convinto che tramite l’osservazione della
natura con metodo scientifico e con l’interpretazione data dalle scoperte darwiniane
si era in grado di comprendere la società e il suo futuro caratterizzato da un
progressivo sviluppo in senso tecnologico e sociale.
Per Spencer l’evoluzione consisteva nel passaggio dall’indifferenziato al
differenziato, all’incoerente al coerente, quindi anche la società umana procedevano
verso una progressiva differenziazione e specializzazione delle attività.

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Questo modello interpretativo della società portò ad una visione ottimistica di un
progresso ottimistico. Per Spencer “l’evoluzione può terminare, per l’uomo, solo
con lo stabilirsi della più grande perfezione e della più completa felicità”.
Fu in questo clima che si imposero a livello accademico le nuove scienze: la
psicologia, la sociologia, l’ antropologia culturale e tutte quelle nuove materie
denominate scienze sociali. Tali materie erano frutto diretto della filosofia di Comte;
si compiva così la vittoria della metodologia scientifica per la conoscenza della
natura, dell’uomo e della società.
Il nuovo pensiero dominante sostenne fortemente le teorie di Karl Marx che
sostenevano che i fatti spirituali come l’arte, le religioni, la poesia, le ideologie
avessero un fondamento materiale e, dato questo presupposto, espresso nel testo
“Il manifesto del partito comunista”, scritto con il suo collaboratore Engels, e
soprattutto ne “Il capitale” si prospettava una rivoluzione sociale. Marx sostenne
che “ i filosofi hanno soltanto variamente interpretato il mondo, ma quello che
importa è modificarlo”.
Quindi per Marx tutte le opere artistiche andavano considerate come sovrastrutture
che dovevano essere interpretate storicamente nel senso che erano frutto di certe
condizioni sociali di cui erano un riflesso. Marx trovò sostegno per le sue teorie
grazie soprattutto alla visione materialista della vita che andava sempre
maggiormente prendendo corpo tra gli scienziati, grazie alle teorie Darwiniane Marx
aveva la “base” scientifica per interpretare tutto in senso materiale.
Se prima della rivoluzione industriale, di quella francese e poi di quella culturale vi
era una società impostata su un dogma religioso nel ventesimo secolo il dogma
materialista andava a sostituirsi a quello religioso dando origine ad una vera e
propria ideologia: lo scientismo. Questo processo ha portato, nel campo
dell’insegnamento, ad un vero e proprio indottrinamento massificante della filosofia
materialista negando ogni possibilità di critica ed arrivando perfino
all’emarginazione di scienziati dissidenti.

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UOMO DI DESTRA
Oggi, all’uomo moderno o della società post-moderna, mancano i punti di
riferimento per agire coscientemente in un ordine organico alla società. L’uomo
agisce solo per propria libertà di coscienza che è di carattere individualistico e
materialista.
Tutto ciò comporta un disorientamento comune, che conduce ad una situazione di
anemia, cioè di mancanza di regole condivise su cui far crescere e sviluppare la
società e quindi l’agire sociale.
Sempre più spesso, questa condizione sociale che si sviluppa in occidente ,
conduce a continui disagi che portano a violenze familiari, separazioni coniugali,
furti, malaffare in generale, omicidi e violenze per cause banali, senza dimenticare la
piaga (tutta occidentale) dei suicidi, in special modo tra le nuove generazioni. Il
disagio del vivere, percepibile in ogni strato della società, è dunque trasversale,
coinvolge il ricco, il povero, il disadattato e il professionista integrato appieno in
società.
Tutti noi conosciamo persone che si esprimono a parole sentenziando contro
questo e quell’altro, giudicano su comportamenti e stili di vita per poi comportarsi
in modo uguale o peggiore. Quante volte abbiamo sentito parlare male di uomini
come Berlusconi, Fiorani, Gnutti o ladri appartenenti alla “casta” dei ricchi? Tante e
in taluni casi non a sproposito… ma poi scopriamo che proprio coloro che
pontificano, che emettono sentenze contro la “casta”, contro i politicanti di
professione ammanicati con gli economisti più spietati, sono i primi che non
pagano le tasse, che non dichiarano il loro reale reddito, che si proclamano come
“moralizzatori” nella vita pubblica, per poi mostrare la loro reale maschera di
meschinità in quella privata, dimostrandosi in nulla diversi (anzi forse in taluni casi
peggiori) dai ladri e truffatori legalizzati che dicono di combattere. Tanti. D’altra
parte, proprio noi di DESTRA, abbiamo sempre constatato che chi si arricchiva non
poteva mai essere una persona pulita. Questo nesso vale ancora? Sembrerebbe
proprio di no. Oggi tutti vogliono apparire. L’essere non conta più. Si è per quello
che si ha. Per i posti che si frequentano. Noi di SINTESI sorridiamo a questa
decadenza morale dei rappresentanti della DESTRA, “rappresentanti del nulla”
come amiamo definirli noi, e la dimostrazione è la produzione culturale
praticamente inesistente che ci vede anni luce distante dalla sinistra.
L’uomo che voleva cavalcare la tigre è caduto e ha perso… si decretava ELITES ma
in realtà è uno sconfitto triste che non prende coscienza di essere uguale e, in
moltissimi casi, peggio di coloro che non hanno mai preso coscienza che la società
in cui si vive è un artificio nemico della vivere “sano” tanto sbandierato in anni di
lotte.
Consumismo, edonismo, individualismo, ricchezze e status economico sono le

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parole d’ordine di tutto un ambiente che vive di gossip (per altro falso ed inventato
ad hoc) e invidia.
MA noi SORRIDIAMO, sorridiamo a coloro che vivono nella menzogna e lo facciamo
senza rancori perché siamo veramente LIBERI, lo siamo in tutta la nostra forza che
adoperiamo per combattere la società che nega la dignità dell’uomo. Lo facciamo
perché lottiamo contro lo sfruttamento dell’uomo da parte di coloro che si
arricchiscono sulla pelle dei più deboli. Sorridiamo perché siamo onesti e non
abbiamo paura di guardare in faccia la VERITA, perché siamo quello che tutti
vedono, con i nostri pregi, i nostri tanti difetti, paranoie e vivacità intellettuale e non
qualcosa d’altro, di finto, di mascherato. Sorridiamo perché la mattina ci guardiamo
e vediamo visi che sono sinceri, sorrisi veri, sguardi leali che non vivono ricattando
economicamente o in altro modo. Sorridiamo e ridiamo di loro, degli sconfitti….
della “loro” società.

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Hanno collaborato: D. Rossi, F. Monti, C. La Ferla,

F. Ferracci, D. Leotti, S.Cappellari R. Malossi, F. Fratus, C.Boccassini,

F. Boccassini, V. Sofo, V. Bencini.

e-mail: sintesi@gmail.com

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