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Numero 19 Responsabile: Vincenzo Sofo

Sintesi Milano www.sintesimilano.org Anno 0 - Numero 19


Immagine copertina, fonte: www.zimbio.com

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OBBEDIAMO AD UN SOLO DOVERE:


LA PATRIA EUROPA

ANNO 0 – NUMERO 19

INDICE
Sintesi …….……………………
…….…………………….………………………...……………….
………………………...………………. pag. 2
Pdl nella tempesta: siamo solo all’
all’inizio ………....….....….….......…...….
….......…...…. pag. 3
Modella con le cervella ………………...…….…….……….….……..…..
….……..….. pag. 4
Ah, che liberazione! ……
……………………...……….……………………....
…………………….... pag. 5
Ciao Sergio ……………
…………………………………………….……
……. pag. 6
Sergio Ramelli: il corteo che riunisce la destra ……
…….……………....…….
.……. pag. 7
Un assassinio da non dimenticare …..
…..………………………......…..…….
…..……. pag. 8
Si apre la battaglia per il C
Comune di Milano …………….……………….
……. pag. 9
Palmerini e gli errori di Darwin ……………
………………………………..…..……
…… pag. 10
De Corato e le strisce blu: lla Lega guida la rivolta ……………...…....…. pag. 11
Tentazioni culturali ………..
………..……………………………….…...……
………. pag. 12
Atomi cinematografici ………...……….…….……………………....
....…. pag. 13
Il mio paese mi fa male .....……………...……………………………
……… pag. 14
Redazione, contatti e avvertenze ………
……….…………………….…………
………… pag.
pag 15

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EDITORIALE

SINTESI
E’ fatto recente l’arresto dei tre operatori di Emergency da parte de dell governo afghano con l’accusa di
terrorismo. Arrestati, e poi rilasciati. In quei giorni Gino Strada si è difeso con ferocia dalle accuse rivolte
alla sua organizzazione, rivendicando una propria missione pacifica in zone colpite dalla guerra. Dalla
guerra, appunto. Quella guerra messa in atto dalle forze imperialiste occidentali, smaniose di metter mani e
bocca su tutto ciò che c’è e che accade nel mondo, con una sorta di paternalismo esasperante, che si capisce
come possaa far saltare i nervi all’Ahmadinejad di turno.
Ecco perché Gino Strada, icona della sinistra che sta più a sinistra (tanto a sinistra da ritrovarsi fuori),
nonostante la situazione critica non ha rinunciato a manifestare la propria contrarietà a questo tipo ti di guerra
che si chiama missione di pace, mostrandosi persino restio a ringraziare il governo italiano per l’operazione
diplomatica compiuta. In fondo i suoi uomini sono stati arrestati perché stavano lì; e stavano lì perché c’è la
guerra; e c’è la guerra ra perché l’hanno voluta gli americani, con tutto il codazzo di Stati europei, Italia
inclusa.
Come dare torto a Gino Strada. Ogni persona dotata di buon senso ed incline all’autodeterminazione dei
popoli non può che provare fastidio nei confronti della pr prepotenza
epotenza statunitense, che in nome della pace
colonizza il mondo, imponendo il proprio becero e fallimentare modello.
Ma in fondo si tratta degli stessi american boys grazie ai quali ogni venticinque aprile milioni di italiani
possono stare a casa dal lavoro ro per celebrare la festa della liberazione. Perché, come è stato rammentato a
Gino Strada dal politologo Edward Luttwak, l’Italia è stata liberata dagli americani, allo stesso modo in cui è
stato “liberato” l’Afghanistan. Liberato per essere nuovamente so soggiogato,
ggiogato, con la differenza che – se prima il
padrone era un governo voluto da una parte della popolazione – ora il padrone è uno straniero voluto da
nessuno. Che chiede il conto mettendo le sue basi militari nel tuo territorio, ti sorveglia a portata di missile
m e
ti impone i suoi prodotti, il suo stile di vita, la sua non cultura.
Gino Strada, così come la sopra citata sinistra, ovviamente non ha risposto all’osservazione di Luttwak (ma
non solo sua). C’è poco da festeggiare, in tutto ciò: perché ad essere sconfitta è stata anche l’Italia
antifascista/comunista, che con l’arrivo dei ‘mmericani (come i terroni chiamavano i paesani emigrati negli
Usa quando facevano ritorno al paese natìo) ha visto decadere l’obiettivo di un’Italia federata all’Unione
Sovietica.
Ma il 25 aprile sono comunque tutti lì, destra e sinistra a festeggiare con tanto di tricolore, facendo finta di
non rendersi conto che – in realtà – non è la festa di nessuno. O meglio, dovrebbe essere festeggiato in Usa,
per commemorare una nuova conquista.quista.
Niente di nuovo. E’ un dato di fatto che la sinistra abbia il vizio di confondere certi termini, come quello di
libertà. Quella libertà tanto festeggiata dopo il 25 aprile e difesa con tanto accanimento da portarli ad
ammazzare brutalmente e vigliaccamente
ccamente un ragazzino di diciassette anni anni,, per il semplice motivo che
usufruiva di tale libertà per manifestare idee non coincidenti con le loro.
Sergio Ramelli è questo ragazzo. Nome sconosciuto alla maggioranza degli italiani ma che – in ogni caso –
una piccola parte di Milano commemora testardamente ogni 29 aprile. Noi siamo tra questi.

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POLITICA

PDL NELLA TEMPESTA:


SIAMO SOLO ALL’INIZIO
Silvio: "se
se vuoi fare politica lascia la presidenza della Camera"; Gianfranco risponde onde in piedi sotto al palco:
"Vuoi cacciarmi? Io resto."
Poi la conta dei numeri, si va al voto del documento. Il Direttivo nazionale del PdL approva la mozione
Berlusconi con il 93 per cento dei consensi. Per Gianfranco Fini è una sconfitta sonora: sonora solo 11 voti, i suoi
fedeli di due giorni prima, quei quasi 60 parlamentari hanno dato forza a Silvio... la paura di perdere il posto
di lavoro, c'è crisi. Si conclude così l'assemblea di ieri a Roma, momento di discussione e di probabile
rottura.
Ma perché Fini ha deciso proprio ora di alzare la voce? Come ha già avuto modo di spiegare Vincenzo Sofo
in un articolo specifico sullala situazione di scontro nel Pdl, è evidente che nessuno dei due può prospettare
nuove elezioni in questo frangente. Fini non ha una struttura con cui candidarsi e prendere voti mentre Silvio
ha il problema delle scadenze giudiziarie
giudiziarie... che non sono certo poca roba. ba. Inoltre mica è certa la vittoria,
vittor
probabile si, ma certa no.
A conti fatti si sarà separati in casa con qualche mediatore familiare liare che tenterà di cucire le varie
strabordature che ne deriveranno. Ma ha dei seri motivi Fini per schiamazzare così tanto?
Pensiamo che le sue motivazioni ci siano e siano sinceramente valide. Oltre alle normali considerazioni che
si leggono sui giornali,i, proviamo a pensare quanto pesi a Fini l’alleanza con la Destra di StoraceStor durante le
regionali. Pensiamo a quanto sia incazza
incazzato (ci passerete il termine, il più adatto a dipingere lo stato d’animo
del “delfino”) per la nomina a sottosegretario di Daniela Santanché. Insomma, oltre tre a scelte politiche non
condivise, ci sono anche un bel po’ di rospi ingoiati di malavoglia
malavoglia.
A questo punto, Fini che cosa può fare? Non ha molte armi nel medio termine e al contrario se sbaglia tattica
rischia di finire macinato
cinato dalla potenza mediatica e populista di Berlusconi.
Alcuni parlano di un Fini che vuole lanciare una nuova Destra di tipo europeo, nuova nei contenuti e
culturalmente molto forte. Mah… Fini e la cultura storicamente non sono mai andati molto molt d’accordo,
chiedere a Veneziani e Tarchi per eventuali conferme
conferme.
Proprio il nostro amico Tarchi, in questi gigiorni è tornato alla ribaltaa con il suo libro dal titolo “La
“ rivoluzione
Impossibile”” in cui racconta la storia del supera
superamento del concetto di Destra e Sinistra istra ricercata dai giovani
dei campi Hobbit più di 30 anni fa… Fini era dall’altra parte di quella barricata. Era il reazionario che
difendeva i valori borghesi della destra. Difendeva la destra dell’intransigenza e della non cultura. Che oggi
abbia sceltoo la strada presa da Cabona, S Solinas, Tarchi, Campi (giovane), etc. c. ci fa un po’ paura.
Prima
ma era per il Fascismo del 2000, poi il fascismo è divenuto male assoluto, poi è passato a posizioni contro
il concetto di vita da sempre difeso so dalla Destra… e oggi tornerebbe ad una Destra fuori dagli schemi e
culturalmente all’avanguardia.
Speriamo di no, tutto
to quello che tocca lo fa morire: MSI prima, AN dopo, PdL (in convalescenza)
convalescenza ora.

L’ultima cena, David Lachapelle

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CULTURA

MODELLA CON LE
CERVELLA
Mi ispiro a un’esperienza soggettiva che cercherò di condurre a livello culturale; di cultura popolare
effettivamente si tratta.
Mi sono imbattuta in una sfilza di riviste di costume e società risalenti all’ultimo anno. Niente di eccezionale
ma per me nuovo - ed eccomi accanita a leggere interviste a straordinarie persone comuni. Visto le isole e le
case e i salotti televisivi in cui
ui queste sgambettano e blaterano non è niente di sorprendente, la persona
comune elevata a livello di simbolo di se stessa e dell’umanità tutta. Siamo pur sempre in una democrazia
globale, in cui non si lotta più tanto per il diritto al voto quanto piutto
piuttosto
sto per l’apparire sfondare far carriera
in quel luogo in cui l’individuo anonimo luccica di gloria giusto il tempo necessario e sufficiente al farsi
vedere nell’essere dimenticato. In cui l’individuo è tale grazie al non merito, indipendentemente da età sessos
reddito.
Mentre dunque le maestre di scuola elementare si esibiscono atteggiate a nuove showgirl con un vago alone
di malinconia per un età giovane e perduta, applaudite dai presenti e meritevoli del sopracitato articolo
encomiastico, nei templi del dibattito socio
socio-politico
politico contemporanei infuria la polemica contro il cosiddetto
velinismo.
Ordunque questi templi non sono le università, che ai corsi di Estetica, Musicologia e Storia dell’Arte
Contemporanea concernenti Cage non mancano di sottolineare iill fatto che egli come coevi geni del
panorama artistico, nella loro giovinezza parteci
parteciparono a quiz televisivi per racimolare
cimolare denaro e far sfoggio
di cultura. Perché a quei tempi, i quiz televisivi di cultura facevano domande di cultura. Che non significa
indovinare la percentuale in cui gli italiani preferiscono le bionde.
I templi a cui mi riferisco io sono i dibattiti condotti da astri del giornalismo nazionale, grandi firme
dell’editoria nazionale. Questi uomini e donne ma specialmente uomini spaventati dall’ormone e donne
invidiose si scontrano contro le donne belle, che hanno nonostante loro bellezza lavorano, candidate a
svolgere ruoli di rilevanza politica o sociale o economica. Con la giustificazione che se una è bella è stupida.
Che se una ha fattoto una pubblicità non è sicuramente in grado di leggere e comprendere un quotidiano. Se
una è bella e laureata, sicuramente la laurea è dovuta al suo andare in gonna agli esami. Applausi del
pubblico. Per pubblico leggisi persone comuni che perdono i
pomeriggi
iggi per sperare in un inquadratura.
Altro giorno, altro canale.
Gli stessi si chiedono perché le donne in Italia lavorano e
guadagnano meno degli uomini, sono discriminate poverine.
Inventiamoci le quote rosa, facciamo lavorare la donna
perché donna, un po’ al modo in cui le aziende assumono gli
handicappati.
Scritto da una studentessa universitaria cui le aziende
propongono stage non pagati e si mantiene grazie alle
agenzie di moda.

Ogni donna la sua fortuna


ce l’ha tra le gambe


(Honorè de Balzac)

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SOCIETA’

AH, CHE LIBERAZIONE!


Innanzi tutto partiamo dalle cose che sappiamo. Ad esempio so di per certo quando è il mio compleanno, e so
con la stessa certezza che cosa sto festeggiando, la mia nascita. Po Poi ad esempio so quando
qua è capodanno e so
anche cosa si festeggia, l’anno nuovo. Poi di questi giorni, se non erro il 25 aprile, so che si festeggia il 25
aprile stesso. Un po’ incuriosito dal fatto che in un giorno si festeggi il fatto che è quel giorno, ho deciso
deci di
dare una sferzata al mio bagaglio culturale ed ho scoperto una cosa sorprendente, che il 25 aprile si festeggia
la liberazione. Che figata! Indagando un po’ più a fondo scopro che il 25 aprile prile si festeggia la liberazione
dalla dittatura ed occupazionee nazi fascista. Che figata bis! Ma scusa, se una festa si chiama “festa della
liberazione” senza specificare da che cosa ci si è liberati, io penso, e mi illudo, di essere libero da tutte le
occupazioni. Per il fatto stesso che esiste la “festa della libe
liberazione”
razione” io penso di vivere il un Paese libero; un
po’ come penso che se c’è la “festa della mamma” ci siano le mamme, e via dicendo.
Ma viviamo in un Paese libero? Che bella domanda che mi sto ponendo, una domanda che eleverei al rango
delle cosiddette domande esistenziali. Come tutte le domande esistenziali, la sua risposta e risoluzione in
astratto è terribilmente difficile. Facciamo degli esempi: se un Paese è libero vuol dire che tutti i suoi
cittadini sono liberi, e che tutti vivono in una situazione di pares,, in Italia è così? ...mi pare di no. Se un
Paese è libero vuol dire che i suoi cittadini sono liberi di dire quello che pensa
pensano
no senza farsi troppi scrupoli,
la famosa libertà di parola, in Italia è così? ...mi pare di no. Se un Paese è libero vuol dire che tutti i suoi
cittadini possono disporre di quello che hanno, liberamente, senza dover render conto ad un Grande Fratello
(GF in senso strettamente te Orwelliano del termine) giudice insindaca
insindacabile
ile delle nostre azioni, in Italia è così?
...mi pare di no. E allora che cavolo di li
liberazione
berazione è? Una liberazione con dei liberatori ma senza liberati?
Non posso e non voglio credere che ci spaccino per liberazione una cosa sa che liberazione non è. Mi viene
vie
quindi da pensare che magari non sia stata liberata tutta l’I l’Italia,
lia, ma magari sono una parte di questa, una
parte sia in senso
so geografico, che demografico. M Magari solo una fetta di popolazione ne ora è libera, ma gli altri
no. Ed allora va rivisto il concetto un concetto cruciale di questo discorso, chi sono i liberati.
Se il soggetto che dovrebbe
rebbe essere stato liberato è l’Italia, allora è tutta una truffa. Se il suddetto soggetto è
qualche italiano
iano allora è vero. È dunque corretto e doveroso fare un distinguo tra varie Italie, che hanno riti
diversi, che hanno valori diversi, che seguono percorsi storici diversi, c’è chi viene liberato e chi no, c’è chi è
ora libero e chi è ancora occupato.
Questata ulteriore disomogenità interna allo Stato Italiano spinge verso un’analisi del concetto stesso di Stato,
contrapposto
osto all’idea di Patria. Se è vero come è vero che lo Stato Italiano nei fatti è ancora occupato, è
allora insano ed inspiegabile perchè se ne festeggi la liberazione.
Preferisco quindi non festeggiare la liberazione di una entità voluta dai politici e dai burocrati, ma rimanere
al “fronte”, a combattere coi mie fratelli per la mia Patria, che ancora libera non è.


La nostalgia non è
glamour
our
(M. Monroe)

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RICORRENZE

SERGIO RAMELLI: IL CORTEO


CHE RIUNISCE LA DESTRA
Nel 1975 ci fu un brutale assassinio che scosse un’intera comunità politica. La vittima fu il 17enne Sergio
Ramelli, la cui morte contribuì a mantenere vivo un ambiente che altrimenti ora sarebbe già scomparso. La
storia del corteo che ogni anno si tiene a Milano in memoria di Sergio rappresenta infatti probabilmente
l’unico momento di unità di una parte politica pesantemente frastagliata e divisa da personalismi,
particolarismi e via dicendo.
Nel
el lontano 1995 il corteo in memoria di Sergio Ramelli venne ripreso dai ragazzi della Fiamma Tricolore
con sede in piazza Tricolore, sviluppandosi però nellnellaa maniera allora usuale: con slogan e bandiere di partito.
Insomma, si riproponeva la solita voglia di "fare casino" senza tenere conto dell'importanza di quel giorno.
Ai referenti giovanili di Milano il corteo non piacque…
Da questo antefatto nel 1996, per er la prima volta, si svolse un corteo per Sergio Ramelli senza alcuna
bandiera di partito, senza slogan, in silenzio e con fiaccole accese nelle prime sei file... la sola bandiera
ammessa fu quella con la croce celtica. Gli organizzatori del corteo furono Fabrizio Fratus e Alessandro
Alvarez. Si trattava di un corteo aperto a tutti i movimenti, partiti ed associazioni che riconoscevano i
Ramelli un martire della libertà di pensiero.
La conseguenza del successo riscosso fu che il segretario di Azione
Giovanii nel 1997 chiese di potervi partecipare: domanda accolta senza
problemi dai dirigenti della Fiamma, che acconsentirono alle molteplici
richieste dei giovani aennini, i quali - osteggiati dal partito - trovavano
difficoltà a presentarsi con i “fascisti” di Milano.
Venne dunque creato un manifesto con la mediazione di Luca Cassani,
uscito dal MSI con la scissione di Fiuggi e organizzatore con Fratus e
Alvarez del Sindacato degli Studenti. Manifesto decisamente audace nel
messaggio, rappresentando una bandiera con i tre colori dell’Europa
(Bianco Rosso e Nero) con la croce celtica nel mezzo, accompagnata
da una scritta in latino. La firma fu “i Camerati” (firma che sarà
confermata in tutti i manifesti che verran
verranno dopo)…
Dopo tante problematiche il 29 aprile,prile, da piazzale Susa, parti il più
lungo corteo degli ultimi anni: il saluto di Fabrizio Fratus a tutti i
camerati che, nonostante veti e divisioni, si trovavano lì a ricordare un
momento che doveva unire tutta la comunità e il "Presente!" per Sergio
Ramelli
melli dato da Antonino La Russa e da tutti i giovani milanesi, davanti ad un grande fuoco creatosi nel
gettare le fiaccole nel mezzo del gruppo davanti alla lapide, furono i momenti salienti di un evento
commovente, in memoria di un ragazzo trucidato da un gruppo di universitari vigliacchi.
Il corteo viene ancora oggi organizzato da camerati che hanno vissuto quel magico momento, da camerati
come Luca Cassani e Duilio Canu che ieri come oggi cercano di mantenere vivo lo spirito della
manifestazione UNITARIA del mondo dei giovani di Destra. Un corteo al di fuori dei partiti, per l’unità dei
giovani.

Prega
Pregammo la vita di non farci morire
se non c'era un tramonto da poter ric ricordare
e il tramonto già c'era, era notte da un pezzo
ed il sole sorgendo ci negava il disprezzo

(M. Morsello)

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IL CANTASTORIE

UN ASSASSINIO
DA NON DIMENTICARE
Sergio Ramelli era giovane studente milanese simpatizzant
simpatizzantee del Fronte della Gioventù. All’inizio degli anni ’70
frequentava l’Istituto Molinari,, caratterizzato dalla presenza di forti gruppi della sinistra extraparlamentare
(soprattutto Avanguardia Operaia). In questo contesto, Sergio inizia ad avvicinarsi politicamente alla destra e si
iscrive al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.
Al quinto anno,, dopo un tema sulle Brigate Rosse, i capi di Avanguardia Operaia bloccarono lo studente
incaricato di consegnare i compiti al professore, si fecero consegnare con la forza il tema di Ramelli e lo affissero
alla bacheca della scuola. A tale episoepisodio
dio seguì, durante un’assemblea, una sorta di “processo politico” in cui
Ramelli venne “condannato” a lasciare l’Istituto Molinari: da questo momento si scatenò una vera e propria
persecuzione ai danni di Sergio,, con insulti e minacce quotidiane.
Il 13 gennaio
naio 1975 Ramelli fu circondato in strada da 80 studenti e costretto a cancellare con della vernice delle
scritte inneggianti l’MSI apparse sul muro esterno del Molinari; sempre nello stesso mese Luigi Ramelli, il
fratello poco più grandende di Sergio, fu aggaggredito da due giovani armati di chiavi inglesi che probabilmente lo
avevano scambiato per Sergio.
In seguito a questi avvenimenti i genitori di S Sergio
ergio decisero di trasferirlo in un istituto privato: quando Sergio e il
padre si recarono nella presidenza del Molinari per richiedere ill nulla osta al trasferimento, gli g studenti di
Avanguardia Operaria si disposero in due file lungo il corridoio che portava della presidenza e, una volta uscito
Sergio, lo assalirono con calci a pugni fino allo svenimento e malmen
malmenando anche il padre ed il preside.
Verso la fine del febbraio 1975, Roberto Grassi, ex studente del Molinari e membro o del “Servizio d’Ordine” di
Avanguardia Operaia, propose un’azione azione punitiva ai danni di Ramelli a Marco Costa, nuovo leader della squadra
del Servizio d’Ordine presso la Facoltà di Medicina. Alla squadra fu consegnata una foto “segnaletica” di Sergio,
scattata durante l’episodio della cancellazione delle scritte. Brunella Colombelli iniziò gli appostamenti, per
scoprire le abitudini di Sergio Ramelli e indicare al resto del gruppo dove e quando colpire.
Il 13 Marzo il gruppo si riunì in via Celoria pper prepararsi alla spedizione: Robertooberto Grassi fornì chiavi inglesi e
sbarree di ferro al resto del gruppo; Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo, furono rono incaricati di aggredire
materialmente Ramelli sprangandolo
angandolo con le chiavi inglesi; Franco Castelli, Luigi Montinari, Claudio Scazza,
Gianmaria Costantino, Claudio Colosio,e AntoniAntonio Belpiede ebbero il compito di presidiare gli incroci del tratto di
strada
da dove verrà aggredito Ramelli, evitare eventuali fughe del Ramelli e impedire un eventuale soccorso da
parte di altri militanti di destra e/o passanti.
Successivamente il gruppo si recò nei pressi dell’abitazione di Ramelli. Verso le 13, come era solito fare, Sergio
rientrò, parcheggiò il motorino in una via attigua alla propria abitazione e si diresse verso v casa.
La squadra si lanciò verso Ramelli ed iniziò a sprangarlo al viso e alla testa. Dopodichè il gruppo scappò e si
diresse verso le aule occupate dell’Università ove ripulire le chiavi inglesi e i vestiti dal sangue di Ramelli. Sergio,
esanime in una pozza di sangue con materia grigia fuoriuscente dal cranio, fu soccorso dalla portinaia del suo
stabile e trasportato in ambulanza
lanza al Policlinico di Milano. Giunto all’ospedale in condizioni critiche, Ramelli fu
sottoposto ad un intervento chirurgico della durata di 5 oreore. Per 47 giorni lottò fra
ra la vita e la morte.
Sui
ui quotidiani si sparse la voce, falsa, che il Ramelli avesse fatto i nomi dei suoi aggressori: lo stesso giorno un
gruppo di studenti di estrema sinistra si appostò sotto casa dei Ramelli e aggredì Luigi, intimandogli di lasciare
entro 48 ore la città “altrimenti farai la fine di tuo fratello!” Il 28 aprile un corteo o sempre di studenti di estrema
sinistra si avviò verso l’abitazione dei Ramelli e, ivi giunto, coprì i muri esterni con scritte e manifesti
manifest carichi di
insulti e minacce. Verso le ore 10 del 29 aprile 1975Sergio Ramelli morì, a 17 anni. Accusato di portare avanti le
proprie idee.
Il 29 Aprile ricorrono altri due tragici eventi
eventi, accomunati dalla stessa matrice:
29 Aprile 1976. Il giorno del corteo organizzato per commemorazione dell’assassinio di Sergio, Enrico Pedenovi
viene assalito in viale Lombardia e uccisociso a sangue freddo a colpi di arma da fuoco.
29 Aprile 1945. Carlo Borsanii (medaglia d’oro, gravemente ferito in guerra a causa di una gravissima ferita al
cranio che lo rese completamente cieco), viene assassinato in piazzale Susa con un colpo di pistola pistol alla nuca. Il
suo corpo viene poi gettato su un carretto della spazzatura e portato in giro per Milano con appeso il cartello “ex
medaglia d’oro”.

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MILANO AI RAGGI X

SI APRE LA BATTAGLIA
PER IL COMUNE DI MILANO
(tratto dal blog Milano ai raggi X)

Le ultime elezioni regionali ci hanno dato, per quanto riguarda la Lombardia, degli spunti interessantissimi in
ottica futura. Oltre al tracollo della sinistra, l'argomento che ha tenuto banco è stata la sfida Pdl vs Lega
Nord. Indiscutibilmente vinta da quest'ultima.
Le motivazioni sono molteplici: la Lega ha saputo prendere il posto della sinistra nella costruzione di
un'alternativa
'alternativa al partito di Berlusconi. L'astensionismo, al contrario di quanto detto dai dirigenti pidiellini, ha
danneggiato maggiormente il Pd e i partiti "satelliti"... oltre al disgusto generale verso una politica inquinata
e distaccata, bisogna registrarerare il comportamento di parte dell'elettorato di sinistra che - non vedendo un
briciolo di proetto concreto da parte dei suoi potenziali rappresentanti, è rimasto smarrito e ha preferito stare
a casa.
Dicevamo. L'unica forza capace di contrastare gli alle alleati
ati e in grado di tener fede al proprio programma è
quella di Bossi. Che ha inoltre il merito di aver intercettato per prima la fine del voto ideologico e il bisogno
di appartenenza della popolazione. A ciò si aggiunge la efficace struttura partitica che osteggia o ogni
personalismo, in modo da non distogliere l'attenzione dei propri dirigenti dal territorio.
Insomma, se prima era un partito di protesta ora ha fatto il salto di qualità e ha dimostrato capacità di
amministrare (a prescindere dai giudizi sulle posizioni politiche). Probabilmente anche perchè mette in
campo gente che conosce il territorio: chi ha fatto attenzione alla composizione delle varie liste, avrà notato
che - se negli altri partiti la provenienza dei candidati era molto varia e spesso non coincideva con il territorio
in questione - la Lega ha presentato prevalentemente gente del posto. E giovane.
Il successo del partito padano è impreziosito dalla netta crescita che ha avuto anche a Milano, città
storicamente a loro ostica. Il partito grez
grezzo
zo si sta raffinando e inizia a raccogliere le simpatie dell'area "snob".
Con tutto ciò che ne consegue. Ecco allora che la boutade di Bossi riguardo al sindaco di Milano si rivela una
dichiarazione di guerra dagli esiti tutt'altro che scontati. La corsa aalle
lle Comunali si prospetta interessante...

di Vincenzo Sofo


Ehi Boniver, bonazza,
la Lega è sempre armata,
ma di manico!

(U. Bossi)

Alfred Hitchcock, foto di Albert Watson

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EVOLUZIONISMO

PALMERINI
E GLI ERRORI DI DARWIN
(tratto dal blog del Comitato Antievoluzionista
Antievoluzionista, http://antidarwin.wordpress.com)

E’ stato pubblicato anche in Italia il Libro di due illuminati della


scienza. Il testo sta creando reazioni negative in tutto il mondo da parte
della “nomenclatura Evoluzionista”.
Il libro intitolato “Gli errori di Darwin” edito da Feltrinelli, è scritto da
Jerry Fedor filosofo del linguaggio e cognitivista (della scuola di Noam
Chomsky) e Massimo Piattelli-PalmariniPalmarini biofisico e scienziato
cognitivo (che ha lavorato con S. J. Gould).
Il testo affonda la sua tesi nel negare alla Selezione Naturale il compito
di spiegare la “trasformazione” di una specie in un’altra.
Un attacco alla “credenza” più pura dei neodarwinisti che, tramite la selezione naturale, hanno tentato
invano, sino ad ora, di dare le spiegazioni più assurde sull’origine e sviluppo degli esseri viventi.
I due studiosi spiegano che il principio neodarwiniano di selezione naturale non ha fondamento, è
archeologia e che sarebbe corretto ammetterlo in modo da migliorare gli studi sull’evoluzione da parte della
scienza.
I due autori ammettono che non si sa molto bene come funziona l’evoluzione (teniamo bene presente che i
due scienziati sono no evoluzionisti e quindi partono dal presupposto che l’evoluzione della specie sia un
fatto… che non sanno spiegare… che non ha una origine documentabile – da dove arriva la vita-… vita che non
ha meccanismi specifici verificabili… etc.) e che nessuno lo sa.
M.. P. Palmerini, in molte interviste rilasciate in Italia, ammette che il neodarwinismo è finito, non ha più
fondamento scientifico e moltissimi studiosi lo dicono apertamente: la “nuova sintesi” è da considerare
morta (gli antievoluzionsiti lo dicono da mo moltissimo
ltissimo tempo e finalmente anche scienziati evoluzionisti
ammettono la non validità scientifica della teoria di Darwin).
La sostanza di quanto sta avvenendo è che finalmente anche atei convinti come i due autori ammettono la
non validità scientifica della spiegazione neodarwiniana. Il mondo scientifico mondiale, fedele al paradigma
neodarwinisno, cerca invano di screditare due importanti scienziati, sino ad ieri elogiati per le loro
competenze. Più intelligentemente, come ha cercato di fare sul Corriere de della
lla Sera Telmo Pievani, si cerca di
dare un’interpretazioni differente alla sostanza dei due autori spiegando che la loro volontà è quella di una
“teoria evoluzionsitica più estesa”. Un tentativo molto astuto da parte del direttore di Pikaja, ma purtroppo è
stato subito sconfessato dall’autore del libro.
Sulla vicenda è stato intervistato anche il famoso genetista R. Lewontin di Harvard, un mostro sacro della
teoria dell’evoluzione e amico del famosissimo ed ultra celebrato S. J. Gould, lo scienziato ha spiegato:
spi “la
sopravvivenza del più adatto è l’oppio della gente”.
Quello che ci sembra di riscontrare in tutta questa storia è la conoscenza da parte di molti del fatto che la
selezione naturale non spiega nulla di come “dovrebbe” avvenire la fantastica stor storia
ia della trasformazione di
una specie in un’altra. M. P. Palmerini spiega, nelle svariate interviste di questi gironi, gli esperimenti fatti
in laboratorio non creano nuove specie ma solamente sottospeci… anche in questo caso abbiamo avuto
sempre ragione, la selezione naturale diminuisce le informazioni…
Povero prof. Cavalli Sforza che durante la puntata dell’infedele dedicata alla teoria di Darwin mi disse, in
realazione alla mia specifica domanda sulla selezione naturale, che dovevo studiare biologia… lui deve
studiare un po’ di buon senso…
Quello che diciamo da anni è ormai sostanza nei fatti, la teoria di Darwin non spiega un bel nulla, è un
paradigma difeso dalla “nomenclatura evoluzionista” arroccata nella difesa di una suggestiva idea a sostegno
dell’ateismo.

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MOBILITA’ MILANO

DE CORATO E LE STRISCE BLU:


LA LEGA GUIDA LA RIVOLTA
(tratto dal blog del Comitato Viviamo Milano
Milano, http://viviamomilano.wordpress.com)

Più di una volta avevamo manifestato la nostra impressione che la vera opposizione alle politche scellerate
della Moratti e di De Corato non arrivasse – come ci si aspetterebbe – dalla sinistra, bensì dalla Lega Nord.
Le conseguenze del boom elettorale di quest’ultima sulla politica milanese ne sono la conferma: il fatto che
la prestazionene peggiore del Pdl sia avvenuta a Milano è certamente dovuto al poco consenso dell’attuale
Sindaco.
I dirigenti del partito di Berlusconi hanno sempre cercato di difenderla, riconfermandola come candidato per
il 2011. Ma la sostanziale perdita di preferen
preferenze
ze subita dai candidati alla Regione (che ha causato, per alcuni,
la mancata elezione) ha cambiato le carte in tavola: i dirigenti milanesi del Pdl, rischiando di vedere
compromesse le proprie poltrone, si sono scagliati contro la Moratti, addebitandole ogni
og colpa.
Chi sembra che non si sia reso ancora conto della situazione (e dei danni combinati) è il vicesindaco De
Corato. Tanto che ieri ha proposto l’estensione dei parcheggi a pagamento – strisce blu – anche in periferia.
Se fino a qualche settimana fa questa proposta avrebbe avuto buone possibilità di passare, il forte potere
contrattuale posseduto dalla Lega ha stravolto la situazione: la giunta comunale si è rivoltata contro il
vicesindaco, che ha dovuto accantonare l’infelice proposta.
I dirigenti della
ella Lega hanno infatti promesso agli alleati di dare loro battaglia, intenzionati a bloccare ogni
altra iniziativa volta a danneggiare i cittadini. A questo coro si sono aggiunti però stavolta – questo è il dato
nuovo – anche molti esponenti del Pdl, cons consci
ci del fatto che il perseverare con la tutela esclusiva degli
interessi di partito possa compromettere i loro ruoli nell’amministrazione del capoluogo lombardo.
Insomma, la conquista di consenso da parte della Lega ha spaventato il Pdl. La sfida per il Comune Com di
Milano diventa interessante, e l’intenzione del Popolo delle Libertà di imitare gli alleati potrebbe
avvantaggiare i cittadini. Staremo a vedere.

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TENTAZIONI CULTURALI

“E'
E' forse il destino che gli uomini di co
coraggio
raggio muoiano uccisi dai vili;
e gli uomini di coraggio non colp
colpiscono
iscono i vili e sono i vili che
colpiscono gli uomini di fede.
E poiché le cose sono andate sempre così dovranno andare così.
Solo ricordate i vili e ricordate i coraggiosi, e non stringete la mano dei vili,
e non date loro il vostro amore...
E quando siete felici e godete della libertà che i coraggiosi vi hanno regalato,
abbiate un pensie
pensiero
ro per coloro che sono passati.
Come pass
passa una carezza nel vento....”

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ATOMI CINEMATOGRAFICI

Discorso del Tenente Colonnello Hal Moore:

“Guardatevi intorno, è la VII° Cavalleria, abbiamo un capitano che viene dall’ Ucraina, un altro da
Portorico, abbiamo giapponesi, cinesi, neri, latino americani, indiani cherokee, e israeliti israelit e
argentini, tutti americani.
Qui negli Stati Uniti qualcuno, di questa unità, forse discriminato per ragioni di razza o di religione,
ma questo per tutti noi, ora non conta più. Ora stiamo partendo per la va
valle
lle oscura della morte, dove
guarderete le spalle all’uomo che vi sta accanto, come lui guarderà le vostre, senza badare al colore
della pelle, o con quale nome chiamate Dio.
Lasciamo la nostra famiglia, ma noi andiamo dove “famiglia” ha il suo vero significato,
signif quindi
vediamo di capire la situazione. Ci troveremo a combattere contro un nemico forte e determinato a
vincere. Non vi posso garantire che vi riporterò tutti vivi a casa, ma giuro solennemente, davanti a
voi e a Dio onnipotente, che al momento di combattere, io sarò il primo a scendere sul campo di
battaglia, e sarò l’ultimo ad abbandonarlo, e non mi lascerò nessuno di voi alle spalle.
Vivi o morti vi giuro, ritorneremo tutti insieme a casa.
E che Dio mi aiuti.”

(da We were soldiers, 2002, di Randall Wallace)

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IL MIO PAESE MI FA MALE


Il mio paese mi fa male per le sue vie affollate,
per i suoi ragazzi gettati sotto gli artigli delle aquile insanguinate,
per i suoi soldati combattenti in vane sconfitte
e per il cielo di giugno sotto il sole bruciante.

Il mio paese mi fa male in questi empi anni,


per i giuramenti non mantenuti,
per il suo abbandono e per il dest
destino,
e per il grave fardello che grava i suoi passi.

Il mio paese mi fa male per i suoi doppi giochi,


per l’oceano aperto ai neri vascelli carichi,
per i suoi marinai morti per placare gli dei,
per i suoi legnami troncati da una forbice troppo lieve.

Il mio paese mi fa male per tutti i suoi esilii,


per le sue prigioni troppo piene, per i suoi giovani morti,
per i suoi prigionieri ammassati dietro il filo spinato,
e tutti quelli che sono lontani e dispersi.

Il mio paese mi fa male con le sue città in fiam


fiamme,
male contro i nemici e male con gli alleati,
il mio paese mi fa male con tutta la sua giovinezza
sotto bandiere straniere, gettata ai quattro venti,
perdendo il suo giovane sangue in rispetto al giuramento
tradito di coloro che lo avevano fatto.

Il mio
io paese mi fa male con le sue fosse scavate,
con i suoi fucili puntati alle reni dei fratelli,
e per coloro che contano fra le dita spregevoli,
il prezzo dei rinnegati piuttosto che una più equa ricompensa.
Il mio paese mi fa male per la sua falsità da sc schiavi,
con i suoi carnefici di ieri e con quelli di oggi
mi fa male col sangue che scorre,
il mio paese mi fa male.
Quando riuscirà a guarire?

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ANNO 0 – NUMERO 18

Responsabile:
Vincenzo Sofo

Redazione:
Riccar
Riccardo Boccassini, Nicolò Ciravolo,
Fabrizio Fratus, Barbara Leva

Hanno collaborato:
Claudio Boccassini, Matteo Galletta, Dario Leotti,
Roberto Malossi, Andreas Santini, Andrea Vellante

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