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Numero 23 Responsabile: Vincenzo Sofo

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Immagine copertina, fonte: www.zimbio.com

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OBBEDIAMO AD UN SOLO DOVERE:


LA PATRIA EUROPA

ANNO 0 – NUMERO 23

INDICE
Sintesi …….…………………….………………………....……………….
…….…………………… ...………………. pag. 2
Riforma universitaria
ersitaria e inquietudine giovanile .................….….......…...….
….......…...…. pag. 3
Pompei è crollata di nuovo ……………..………..….……….….……..…..
….……..….. pag. 4
Gli errori della Nato in Afghanistan ………………………………….…… pag. 5
Il ciclone Albertini fa tremare il Pdl ………………….……….…….……..
…….. pag. 6
E se il Mafioso fosse Saviano? …………………...….….………………....
……………….... pag. 7
Scontro su Darwin: Verolini vs A.I.S.O
A. …………..………...…….……….
…….………. pag. 8
Nuovo scontro tra Lega e Pdl sul futuro di Ecopass ……………..….……
……… ….…… pag. 10
Tentazioni culturali ………..………….……………………...…...……
……….. ………. pag. 11
Atomi cinematografici ………...……….……..…………….……….....
………...……… ....…. pag. 12
Banana Republic .....…….......
…….......…………..………...…………….………
……… pag. 13
Redazione, contatti e avvertenze ……….…….………………..…………
……… ………… pag.
pag 15

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EDITORIALE

SINTESI
La Rai è diventata Cosa Nostra.. O meglio, cosa di Fazio e Saviano. E non ci riferiamo all’orientamento
politico che possono avere determinate trasmissioni; siamo già abituati e vaccinati a queste situazioni e – tra
l’altro – non a noi del Talebano non dà neppure così tanto fastidio. Anzi, proviamo anche una certa simpatia
per i vari Travaglio, Santoro & Co. La faziosità non ci dispiace.
Ma il programma di Rai Tre, Vieni via con me, me, è tutt’altra storia. Perchè nell’ultima puntata ha oltrepassato
un confine delicato che può avere conseguenze devastanti. Perchè se fino fino a settimana scorsa il difetto che gli
si imputava era di imperfezione nell’informazione e al limite strumentalizzazione dei fatti, ora l’accusa è ben
più grave. Fazio e Saviano hanno utilizzato uno strumento potentissimo (che attrae milioni di telespettatori)
telespett
per operare una subdola manipolazione di coscienze.
Sia ben chiaro, il problema non è dar voce ai vari Englaro o Welby e proporre il loro punto di vista a
proposito di etica. Il problema è aver proposto questo approcciò come Verità, come cosa giusta. giusta Non come
tesi che è possibile discutere, che ha contrapposta un’alternativa.
All’elogio dell’eutanasia, della morte dolce e comoda, è seguita la negazione da parte dei conduttori di uno
spazio a chi invece contrappone l’elogio della vita. Ad ognuno le sue sue posizioni, non è scopo di questo
articolo valutare le due posizioni. Ma ciò che ci fa rabbrividire, ciò che ci lascia schifati è il fatto che Fazio e
Saviano – paladini della democrazia e della libertà – utilizzino i tanto contestati metodi dittatoriali per
censurare ogni posizione che non faccia loro comodo.
Tappare la bocca a chi la pensa diversamente, a chi potrebbe ostacolare l’affermazione del loro credo.
Metodi fascisti e mafiosi. Ma metodi intelligenti, perchè Fazio e Saviano sanno bene che in questo que modo
potranno ottenere il monopolio della “cultura” e manipolare il popolo italiano a loro piacimento. Un popolo
che ha accantonato i libri, affidando il proprio sapere alla televisione.

GOOD BYE LENIN. BENVENUTI FAZIO E SAVIANO.

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SOCIETA’

RIFORMA UNIVERSITARIA
E INQUIETUDINE GIOVANILE
In questi giorni sono tornati alla ribalta i giovani, studenti ed universitari. E anche non. Tutti uniti contro la
riforma dell’università proposta dal Governo e appena approvata alla Camera.
Si tratta di una riforma che certamente non soddisfa a pieno tutte le esigenze e le necessità di miglioramento,
ma che tuttavia presenta dei punti interessanti e avvia un processo di razionalizzazione delle risorse. In poche
parole, che agisce abbastanza bene
ene sul piano della lotta agli sprechi e alle baronie, ma che non tocca il cuore
dell’università, ossia i contenuti dell’insegnamento. Insomma, una riforma a metà colpevole di non destinare
risorse economiche aggiuntive oltre che di non aumentare le assunzioni.
assunzioni. Ma su questo non si può chiedere
molto… la crisi economica incombe.
Tuttavia, a quanto vediamo da giornali e televisioni, le proteste sono durissime. Scontri, sassaiole,
occupazioni, leader politici che salgono sui tetti. Basta partecipare ad una delle
delle tantissime manifestazioni per
percepire la ferocia dei partecipanti. Ma anche per rendersi conto del fatto che, nella sostanza, nessuno abbia
la minima idea dei contenuti della riforma. E, ancora peggio, accantonate le critiche nessuno abbia in mente
proposte
oposte alternative. O meglio, quando viene chiesto agli studenti che cosa si dovrebbe fare, le proposte non
discostano di molto da quelle portate avanti da Governo.
A questo punto molti diranno che la verità è che i giovani vengono strumentalizzati: verissimo,
veriss è abbastanza
palese. Ma c’è dell’altro, e per rendersene conto basta chiedersi: come mai i giovani si fanno
strumentalizzare così facilmente? Semplice. Il giovane di oggi vive in un contesto di costante repressione,
dovuta al fatto che il perbenismo dominante
ominante impone che venga censurato con rigore ogni atteggiamento fuori
dagli schemi. Una semplice, banale ed innocua scazzottata per strada tra ragazzi diviene oggetto di ore e ore
di discussione nei salotti televisivi, dove greggi di psicologi, psichiatri
psichiatri e via dicendo si prodigano per
lamentare l’imbarbarimento della società.
Il giovane ha bisogno di sfogare la sua vitalità, la sua irruenza, la sua esplosività. Ma la società e la politica
hanno una paura folle di questa predisposizione che rischia di rompere la calma e il silenzio che assopisce il
popolo. Così, ad esempio, la categoria del graffitaro finisce per godere di maggior disprezzo rispetto a quella
dell’omicida e dello stupratore. Né il giovane può trovare più sfogo nella lotta per una ideologia,
ideolog in quanto
quest’ultima è stata bandita dalla contemporaneità come il peggiore dei mali… meglio che le persone restino
con la testa vuota di ogni contenuto.
Così cresce l’irrequietezza, che non vede l’ora di manifestarsi e – per farlo – sfrutta qualsiasi
qualsias occasione:
stadio, manifestazioni e via dicendo. E non vede l’ora di trovare qualcuno che le dia la scusa di uscire allo
scoperto. Questo, bisogna darne atto, lo ha capito soltanto la sinistra radicale, che ha costruito nel tempo una
rete di contesti di aggregazione giovanile tali da calamitare questo stato d’animo. E sfruttare la disponibilità a
sposare qualsiasi causa che gli permetta di fare un po’ di casino per catechizzarlo.

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ESTERI

GLI ERRORI DELLA NATO


IN AFGHANISTAN
(tratto da www.massimofini.it)

Ma gli errori della Nato ridurranno l'Afghanistan peggio di prima della guerra

Al recente meeting di Lisbona Berlusconi è stato elogiati da Obama per l’addestramento dell’esercito afgano
da parte degli italiani. In realtà in questo modo
modo noi stiamo ponendo le premesse per una nuova guerra civile
o, come tartufescamente si dice, per «un’afganizzazione del conflitto». Poniamo infatti che la Nato se ne
vada ritenendo di aver sufficientemente rafforzato l’esercito di Karzai o, più probabilmente,
probabilm perché si sarà
resa conto che non è assolutamente in grado di controllare la situazione, come dimostra anche il recente e
grottesco episodio in cui gli americani, nei tentativi sempre più affannosi di trovare un accordo con i
guerriglieri, si sono lasciati
sciati convincere che uno dei negoziatori fosse Akhtar Mansour, ministro
dell’Aviazione all’epoca del governo del Mullah Omar, e per indurlo a un atteggiamento «morbido» gli
hanno dato una paccata di dollari. «Una trattativa che conferma come i ribelli sianosiano sotto pressione», aveva
commentato trionfalmente il mitico generale Petraeus. Peccato che Mansour non fosse Mansour (che
comunque non è neanche «il numero due» del Mullah Omar come è stato scritto) ma un negoziante di Quetta
che presi i dollari si è fatto
to uccel di bosco.
Dunque, cosa accadrà quando la Nato se ne sarà andata? È impensabile che i Talebani, che per dieci anni
hanno tenuto testa al più forte esercito del mondo, non ne approfittino per dare la spallata decisiva al governo
del Quisling Karzai che cadrà nel giro di una settimana. Perché le reclute che noi addestriamo sono dei
giovani disoccupati di Kabul (che è passata dal milione di abitanti dell’epoca talebana ai cinque e mezzo di
oggi, cosa che già di per sè dice che disastro sociale ed economico
economico abbiamo combinato in quel Paese) che
non hanno altro modo di sbarcare il lunario. Non sono motivati e molti sono in attesa di passare con i
Talebani, tant’è che gli ufficiali Nato non se ne fidano. Purtroppo la Nato non ha solo addestrato questo
esercito.
cito. Inoltre lo stesso Karzai non è un combattente e non gode di alcun prestigio in Afghanistan perché
mentre i suoi connazionali si battevano con grande coraggio contro gli occupanti sovietici lui faceva affari
con gli americani.
Purtroppo la Nato non haa solo perso tempo ad addestrare questo esercito inesistente, ha fornito armi
sofisticate a due dei «signori della guerra», Ismail Khan e Rashid Dostum, che, insieme a Massud ed
Heckmatiar, insanguinarono l’Afghanistan per contendersi il potere dopo la caduta cad del governo
filocomunista di Naiisbullah, finché i Talebani non li sconfissero riunificando il Paese e dandogli i soli sei
anni di pace in trent’anni di guerra, di invasione, di occupazioni. Massud è morto in unattentato organizzato
dagli Usa, Heckmatyar ar è passato col Mullah Omar. Dostum, che ha cambiato mille parti in commedia,
sarebbe anche disposto ad allearsi con i Talebani. Ma non può. Perché questi non gli perdonano il massacro
nel 2001 di 600 prigionieri, uccisi e mutilati, di Mazar-i-
Mazar Sharif che Dostum commentò così: «Li abbiamo
trattati in modo fraterno».
Per spazzar via i «signori della guerra» i Talebani ci misero due anni, dal 1994 al 1996. Ma combattevano ad
armi pari. Con Ismail Khan e Dostum armati in modo superiore la cosa sarà molto più lunga. E sanguinosa.
Così l’intervento Nato, dopo aver provocato la morte di decine di migliaia di civili, la disgregazione,
economica, sociale e morale di un Paese, avrà ottenuto l’eccellente risultato di riportare indietro di sedici
anni l’orologio dell’Afghanistan,
Afghanistan, a quando, nel 1994, Omar con un piccolo gruppo di compagni partì dal suo
villaggio, Sungesar, per porre fine alle prepotenze, agli abusi, agli arbitrii, ai taglieggiamenti, alle violenze,
agli assassinii, agli stupri dei «signori della guerra».
guerra»

Massimo Fini

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CULTURA

POMPEI E’ CROLLATA
DI NUOVO
Un evento talmente tragico da far invocare la sfiducia per il ministro ai beni culturali (anche se per essere specifici
la denominazione ufficiale include ai beni le attività culturali, cioè oltre ai monumenti e alle opere d’arte riguarda
spettacolo e sport, rami importanti della cultura, senza dubbio degni della stessa tutela - valorizzazione - gestione
da riservarsi alle produzioni dell’intelletto umano, non si potrà certo obiettare) da parte degli esponenti
dell’opposizione, in primis l’ex ministro ai beni culturali nonché ideatore della struttura odierna del ministero.
Ma dunque. Pompei, già non distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ossia città antica che grazie al
dissotterramento ad opera dei detriti lavici è scampata alla distruzione che avrebbe certamente provocato la vita
quotidiana per mezzo di metamorfosi architettoniche
architettoniche ed urbanistiche funzionali ma anche dettate da mutamenti di
gusto, e in quanto testimone e testimonianza della vita di un’epoca è stata protetta fin dalla sua riemersione,
avvenuta casualmente nel Settecento. Finché ora, dopo secoli di protezione accanita,
accanita, tutto crolla. Così ci fanno
capire, ci fanno credere.
Perché la Pompei distrutta in questione non è che un soffitto in cemento armato messo in opera negli anni ’50, il
cui crollo non ha intaccato affreschi
eschi né strutture originarie. E allora, il problema dov’è? Si tratta forse di una
costruzione propagandistica finalizzata alla messa in crisi di un ministro per colpire il capo supremo?
Ebbene no. Nì.
Il ministro in questione è sì da sfiduciare, forse più crudelmente andrebbe costretto a studiare la storia dell’arte e
la storia del teatro, non perché causa prima e ultima del crollo di un rifacimento tardo che forse non ha fatto altro
che restituire dignità alla città, rendendola nuovamente autentica - ma evito noiose teorie sul restauro e sul
completamento architettonico. E’ da mettere in dubbio, il suo ruolo, in relazione a favoritismi ad opera di belle
donne e parenti, e quindi in una situazione estranea al bene culturalismo in sé.
Questo crollo dall’enorme risonanza mediatica è pressoché
pressoché privo, come detto, di rilevanza storico-artistica;
storico la sua
importanza è sociale, economica, culturale. E’ infatti simbolo della scarsezza di risorse destinate alla
manutenzione dei siti culturali, nonostante sia sottoposto al controllo di una soprintendenza
soprintend speciale ad esso
dedicata; è il simbolo quindi di una mancanza di interesse che le autorità politiche manifestano per il patrimonio
culturale tutto, del quale Pompei non è che una piccola parte. Tagliando i fondi alla cultura, infatti il paese non si
arricchisce: la perdita è sul lungo più che sul breve termine, poiché la mala conservazione di un sito storico, o di
un museo o un’opera d’arte o un sito monumentale o quello che di culturale si vuole, provoca infatti un risparmio
di fondi che si ripercuotee in perdita di patrimonio culturale e di indotto che questo provoca. Senza turismo l’Italia
sarebbe al collasso, e senza cultura il turismo in Italia non avrebbe di che esistere - non si pensi ai paesaggi,
perché senza contesto anche i paesaggi italiani non non sono nulla, senza considerare che la logica del condono
dell’abusivismo è strettamente connessa a quanto appena sostenuto.
Questo modus operandi è stato sì fatto proprio dai governi Berlusconi, ma va detto e non dimenticato che le
opposizioni politiche non l’hanno contrastato, ma spesso condiviso. Pertanto non si renda Bondi vittima di una
situazione che si tramanda da un governo all’altro da decenni; si tratta di un ministro indegno del suo ruolo,
certamente, ma non per questo bisogna trascurare l’eredità l’eredità che ha dovuto accogliere o meglio, la sua
inadeguatezza non deve catalizzare gli scempi avvenuti prima di lui e a lui attribuirli.
Non si renda Pompei altro che un simbolo della pittura romana, malgovernata e malconservata forse, sicuramente
non più dii tutto il resto del patrimonio. Si smetta quindi di urlare alle emergenze, fornendo e tagliando fondi o
attuando programmi di recupero emergenziale da dimenticare appena giunti a piena o parziale conclusione, ma si
prenda questo panico generale ad esempio per programmare un piano di tutela e sviluppo del patrimonio culturale,
finalizzato non al domani, ma al sempre.
Tenendo sempre alla mente i principi fondamentali della nostra Costituzione, in particolare l’articolo 9: La
Repubblica promuove lo sviluppo uppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il
patrimonio storico e artistico della Nazione.

Ma come, invece di andare in città


mi hai portato a Pompei… tutte ruderi!

(Totò e Peppino)

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POLITICA

IL CICLONE ALBERTINI
FA TREMARE IL PDL
Ormai è sicuro: Gabriele Albertini si candiderà alle prossime elezioni comunali come sindaco per il Terzo
Polo. Le anticipazioni date sul nostro blog vengono ora confermate su Dagospia e su varie trasmissioni
radiofoniche. L’ufficializzazione avverrà probabilmente a metà dicembre, ma finiani e casiniani ritengono
l’accordo già raggiunto.
Finalmente si conclude un estenuante tira e molla che ha visto Albertini nel ruolo di prima donna corteggiata
un pò da tutti. Le sue dichiarazioni criptiche avevano iniziato a snervare politici ed elettori, che non capivano
dove l’ex sindaco volesse andare a parare, quali fossero i reali interessi in gioco. Non sappiamo se sia o
meno una coincidenza,nza, ma l’accelerata verso l’investitura di Albertini ad anti-Moratti
anti Moratti arriva dopo l’invito di
Montezemolo a costituire una grande lista civica nazionale.
Certo è che l’intrusione di Albertini è notizia a dir poco spiacevole per gli altri due contendenti al trono. Da
un lato, il candidato di sinistra – Giuliano Pisapia – vede azzerare le sue possibilità di salire a Palazzo
Marino, con un buon pacchetto di voti che si sposterebbero dal Pd ai centristi. In ogni caso le speranze per
Pisapia erano già ridotte al lumicino.
Chi invece deve incassare un bruttissimo colpo è la Moratti, che vede seriamente compromessa la sua
riconferma. il giochetto è semplice: in caso di ballottaggio (evento molto probabile), la sinistra farebbe
traghettare i suoi voti ad Albertini per
per far fuori l’attuale sindaco. Non che Albertini possa rappresentare un
modello per la sinistra, intendiamoci: ma evidentemente in casa Pd la tentazione distruttrice prevale sulla
parte costruttiva.
Giusto o no, questa è la situazione. Tanto che Vittorio Sgarbi suggerisce al Pdl di scaricare la Moratti ed
sostenere Albertini a sindaco. Per aiutare a comprendere l’assurdità della situazione, ricordiamo che
Albertini è attualmente eurodeputato del Pdl. Siamo certi che nel Pdl milanese sono ore di sconcerto, anche
perchè i dirigenti locali del partito di Berlusconi erano convinti che lo scandalo sui derivati avesse spinto
Albertini a rinunciare alla candidatura.
La tegola è caduta infine anche sulla Lega Nord. Il partito padano infatti rischierebbe di essere trascinato
t giù
dagli alleati del Pdl, se non si trovasse una soluzione efficace. Ed è ovvio che, in caso di sconfitta quasi certa,
la Lega preferirebbe correre da sola per poter liberare senza dictat il suo istinto rivoluzionario e recuperare i
consensi dei “duri e puri”.
Albertini è appena iniziato. C’è da scommettere che da qui a primavera di colpi di scena ce
Il duello Moratti-Albertini
ne saranno a bizzeffe.

Piuttosto che vincere per mezzo di


un’infamia, meglio cadere lottando
sulla via dell’onore.

(C. Z. Codreanu)


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ATTUALITA’

E SE IL MAFIOSO
FOSSE SAVIANO?
Partiamo dal presupposto che il mondo non è diviso in due fazioni ben distinte e definite: buoni da una parte
e cattivi dall’altra… e i cattivi si trovano a destra, a sinistra, al centro, dappertutto. Partiamo dal presupposto
che anche nelle migliori famiglie lie può capitare la mela marcia… e anche in un partito complessivamente
ancora sano può succedere che qualcuno si faccia tentare dal dio denaro e ceda alle lusinghe della
delinquenza. Ma dire che la Lega Nord sia il referente della ndrangheta nel Settentrione,
Settentri è proprio una
grande cazzata. Anche perchè l’unico fatto citato è per ora smentito dalle procure… e in ogni caso si
tratterebbe di UN SOLO caso… situazione ben diversa da altri partiti di destra e sinistra…
Se Saviano avesse pensato prima di parlare, avrebbe certamente ricordato che proprio un ministro della Lega
Nord è autore di una lotta alla mafia come non si era mai vista da quando esiste la Repubblica Italiana. A
dirlo sono, in primis, gli stessi calabresi. Ma il sospetto è che Saviano abbia in mentemente altri obiettivi, diversi
dal racconto della pura e semplice verità.
In Italia sono tantissime le persone che si sono opposte alla mafia, ognuno secondo le proprie capacità e i
propri mezzi. Molti di questi, proprio per il loro lavoro, sono diventate scomode
scomode al punto da subire minacce o
essere addirittura ammazzati. Tutti ricordiamo Falcone e Borsellino, ma la lista è lunghissima. La maggior
parte di questi hanno condotto la loro battaglia lontano dai riflettori… ma risultando comunque efficaci.
Basti pensare
ensare a quei giornalisti locali che quotidianamente
ricevono intimidazioni e violenze. Che quotidianamente
finiscono uccisi.
Perchè sono scomodi. E in questi casi il fastidio dato alla
mafia è tale che neppure una numerosa scorta è sufficiente
a proteggeree una persona. Vedi Falcone e Borsellino. Se
crei problemi grossi alla mafia, stai pur certo che duri
poco.
Chi invece sembra durare parecchio è proprio Roberto
Saviano, l’eroe nazionale che ha sfidato la mafia. Ma se la
sua azione è stata così dannosa per la delinquenza, stupisce
che (fortunatamente) sia ancora in vita, che riesca
addirittura a far parte dello star system… persino Falcone e Borsellino furono brutalmente eliminati… come
mai la mafia non riesce a sbarazzarsi di Saviano?
Forse perchè Saviano non è poi così scomodo. Forse perchè il suo “Gomorra” in fin dei conti è solo una
trovata editoriale che nulla aggiunge a quanto già si sapeva. Forse perchè, magari involontariamente, è stato
di aiuto alla camorra, che essendo fatta da napoletani vuole la sua spettacolarità… tanto che per il film di
Gomorra sono stati scritturati gli stessi mafiosi… insomma, un film contro la mafia che fa recitare dei
mafiosi in persona, dando ai casalesi popolarità e fama internazionale. Dopo aver visto Gomorra, tantissimitantissim
ragazzi uscirono dalle sale cinematografiche inneggiando ai casalesi, dicendo frasi tipo “che “ figo era quello
con kalashnikov!“. “. Gli incassi furono da record…
Can che abbaia non morde, si dice. Intendendo che c’è poco da fidarsi di chi va in giro a sbandierare sband al
mondo la propria bravura. Quest’estate le forze dell’ordine, in un’operazione contro la ndrangheta in
Lombardia, scoprirono che la sede in cui i boss si riunivano era un’associazione culturale dedicata a Falcone
e Borsellino. Più volte è accaduto che politici che a parole ripudiavano la mafia, venissero successivamene
condannati perchè in rapporti con la stessa. Lo stesso ogni tanto accade anche con il mondo della cultura e
dell’informazione…
L’apparenza spesso inganna. E non vorremmo che ciò valesse valesse anche per l’idolo Saviano. Pensare che in
realtà sia un soggetto funzionale al progetto della camorra, ci farebbe rabbrividire. Ma il Saviano che mette
da parte l’onestà intellettuale e manipola l’informazione (esagerando contro taluni e omettendo crimini crim
commessi da altri) onde colpire politicamente una certa parte, non ci fa ben sperare.

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EVOLUZIONISMO

SCONTRO
CONTRO SU DARWIN:
VEROLINI vs A.I.S.O
(tratto dall blog del Comitato Antievoluzionista, http://antidarwin.wordpress.com)

Leggendo le consistenti “fatiche” che hanno occupato Roberto Verolini in questi giorni, mi sono chiesto quali
possano essere le sue motivazioni nell’attaccare così accanitamente A.I.S.O.; premetto che Roberto mi è molto
simpatico, è una persona gentile ed educata. Con lui mi sono sempre trovato bene nelle occasioni in cui ci siamo
incontrati, l’anno scorso a Milano quando l’ho conosciuto, e quest’anno durante il contraddittorio di Roma. Con
Roberto abbiamo spesso sorriso in quest’ultima occasione e, certo, non me ne vorrà se in questo mio breve scritto
gli dimostrerò un pochino di disapprovazione.
La prima domanda riguarda il perché si sia posto in modo così presuntuoso ed arrogante. La mia risposta è, in
mancanza di altre spiegazioni, che voglia entrare a far far parte del circuito della “nomenclatura evoluzionista”,
simpatici professori, studiosi e giornalisti che fanno riferimento al portale dell’evoluzione, PIKAIA. Questi hanno
un grande potere e abbiamo potuto constatarlo in occasione dell’intervento sull’Università
sull’Università di Bergamo lo scorso
anno; sono riusciti a sostenere che il Prof. Lonning, genetista del Max Planck Institute, non fosse competente
riguardo all’evoluzionismo.
Lo scorso anno, in occasione del nostro incontro a Milano, raccontai la vicenda a Roberto,
Roberto, il quale rimase stupito
ed incredulo dal mio racconto tanto che, il giorno seguente, fui costretto a portargli l’articolo di Libero nel quale si
narrava la circostanza. La risposta di Roberto, allora ed anche lo scorso ottobre in occasione del convegno di
Roma, fu che secondo lui quello non fosse il metodo corretto; gli evoluzionisti, infatti, avevano deciso di non
partecipare ai dibattiti organizzati da chi non la pensava come loro. Cosa dire? Forse ha cambiato idea! Forse la
sua intenzione è quella di accreditarsi in quel mondo, per ottenere maggiore spazio ed attenzione.
Caro Roberto non hai letto quello che dice di te Marco Ferrari? Per assicurarsi che tu e Aldo non facciate fare
figuraccie agli amici di Darwin scrive che VOI non siete propriamente degli degli evoluzionisti (sai le figuraccie le fa
R. Dawkins davanti alle telecamere, pensa, nella sua logica, cosa avreste potuto combinare voi!). Caro Roberto,
sai bene che la mia logica, come quella antievoluzionista e del presidente di A.I.S.O. non è quella dello scherno
ma quella del dialogo; il percorso, come ci siamo confidati a Roma, non è solamente difficile e tortuoso ma
purtroppo anche soggetto a giochi “politici”. Mi rincresce apprendere la tua volontà di far parte di quel mondo, un
mondo che osteggiaa la vera ricerca ed il contraddittorio; un mondo dogmaticamente chiuso, arrogante e
presuntuoso che si regge sulle amicizie altolocate ed i ricatti.
In occasione di una recente intervista rilasciata dal sottoscritto nelle vesti di organizzatore del convegno conveg
“SCIENCE RESEARCH FOUNDATION”, tenutosi recentemente a Milano, sostenevo che il prof. Telmo Pievani
mi risultava essere un ottimo professore, simpatico e notevolmente preparato, proprio per questo non
comprendevo come potesse essere così “antipatico” negli negli scritti pubblicati da giornali come Micromega o la
Repubblica…ma la motivazione si intuisce chiaramente leggendo le testate sulle quali scrive!
Veniamo ora alla richiesta fatta da Roberto agli amici islamici del gruppo di Harun Yahya (SCIENCE
RESEARCH FOUNDATION); per prima cosa invito Roberto ad andare da un notaio e versare la somma 14
milioni di euro da consegnare a colui il quale dimostrerà quello che tu chiedi, altrimenti le tue sono solo
chiacchiere… e sei in ottima compagnia! Solo dopo aver versatoversato questa somma potrai eventualmente lanciare la
sfida. In secondo luogo, ribaltando il discorso, è il mondo evoluzionista che deve ancora provare la validità
dell’ipotesi di “trasformazione” delle specie, siete voi della teoria preponderante, non i creazionisti,
creazi a doverne
dare la prova… ma continuate inesorabilmente a produrre falsi, come il periodico ritrovamento di fantomatici
anelli mancanti, cioè fossili che rappresenterebbero la transizione tra due specie diverse. Noi però sappiamo che
ciò non corrisponde
onde al vero, e su questo eri d’accordo con me non molto tempo fa, caro Roberto! Ma per voi
evoluzionisti è conveniente diffondere queste menzogne, siete maestri nei falsi (evito l’elenco lungo ed estenuante
delle menzogne che, il vostro modo di fare ricerca,
ricerca, produce; una su tutte: i famosi embrioni di Haeckel).
Il gruppo di studio che fa capo a Harun Yahya è composto da oltre 300 scienziati, professori e medici, che, in
questi mesi girano il mondo per partecipare a convegni e dibattiti. Nell’ultima settimana
settimana si sono tenute, solo in
Inghilterra, sei conferenze ed in primavera il dott. Babuna sarà nuovamente in Italia, a Roma, per un importante
convegno. I creazionisti non sostengono di poter dimostrare l’esistenza di Dio tramite la scienza ma sostengono

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che i dati siano maggiormente compatibili con l’ipotesi la quale prevede l’esistenza di Dio, il Creatore di tutto ciò
che esiste; una verità alquanto differente da quella che vogliono farci credere i materialisti.
Caro Roberto, la prossima questione ha carattere
carattere puramente retorico: perché Darwin è così importante? Non è
nemmeno il padre della teoria dell’evoluzione così come è stata divulgata al mondo… un certo signor H. Spencer
è stato il primo ad usare il termine “evoluzione” e per primo ha coerentemente presentato
presentato al mondo la teoria, poi
accreditata a Darwin. L’importanza di Darwin è forse dovuta al fatto che il padre era un Pastore studioso di
teologia? Che lui stesso aveva studiato teologia?… è forse dovuta anche al momento storico, quello del
“Positivismo”?
Neppure la selezione naturale è un concetto da attribuire alle sue scoperte, se ne parlava molto prima; come
abbiamo già avuto modo di dire, a prescindere dalla validità scientifica dell’ipotesi neo-darwiniana,
neo darwiniana, fu il momento
storico a concedere la vittoriaia alla corrente naturalistica della scienza, quel positivismo imperante in tutta Europa
che oggi, scientismo di massa, crea numerosi limiti allo sviluppo coerente con la natura.
Il mondo di Harun Yahya, se vuoi, è disponibile ad incontri in tutta Europa; hanno invitato più volte Dawkins
offrendogli anche un milione di euro per un convegno pubblico ma… nulla… e sappiamo che Dawkins ha
simpatia per il denaro, probabilmente il deterrente consiste nella paura di fare altre brutte figure, come nel video.
Se tu, però, fossi in grado di dimostrare da dove nasca la complessità della cellula, stai certo che sarebbero lieti di
riconoscerti la stesse cifra.
Dal mondo evoluzionista stiamo attendendo le informazioni relative alla “creazione” di nuove informazioni, di
vedere mutazioni “positive” che sviluppino nuovi organi… sapete anche voi qual’é l’aspettativa del mondo intero
nei confronti della scienza. Come sai non ho mai detto che gli evoluzionisti ci snobbano per i motivi che tu
adduci, la verità è un’altra e potròrò sicuramente spiegarla alla prossima occasione. Voglio invece, in questa sede,
spiegare come sia normale usare la “strategia del cuneo” ossia come l’ipotesi si sviluppi su presupposti e non su
fatti, su una visione filosofico/religiosa più che su dati sperimentali
sp ed empirici. Un professore evoluzionista, tra i
più importanti in Italia, con cui ho avuto modo di scambiare diverse lettere, mi ha spiegato con molta semplicità
che la teoria di Darwin è inattaccabile in quanto non vi possono essere alternative,
alternative, la scienza non può accettare
un’ipotesi di indagine al di fuori dal campo del naturalismo.
Detto questo, detto tutto. Nonon è importante se l’ipotesi dell’evoluzione della specie sia veritiera o no, l’importante
è che ad oggi è l’unica ammessa. La questione delle pubblicazioni è veramente una baggianata da bambini piccoli,
è come sostenere che Feltri, il direttore del quotidiano “Il giornale”, non fa scrivere sul suo quotidiano Eugenio
Scalfari perché non ha argomenti validi. Non credo vi sia difficoltà
difficoltà nel comprendere l’analogia.
Caro Roberto, spero sinceramente che la tua intenzione non sia quella di entrare nella “lobby” evoluzionista, tra
qualche anno sarà superata e screditata, sarà fuori dai giochi, il vento della rivolta scientifica al neo-darwinismo
neo si
sta sviluppando in tutto il mondo. In Italia, onestamente, siamo ancora un po’ indietro ma, dal lontano 2003,
quando lanciai la prima settimana antievoluzionista, la strada è stata lunga ma soddisfacente, ad oggi le
pubblicazioni, anche di case editrici importanti, si sono moltiplicate.
Procedi per la tua strada, continua con la battaglia del dio laico, è un percorso che ti fa onore e dimostra la tua
capacità di sviluppo di differenti modelli interpretativi.

Con sincera simpatia,

Fabrizio Fratus

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COMITATO VIVIAMO MILANO

NUOVO SCONTRO
TRA LEGA E PDL SUL
FUTURO DI ECOPASS
(tratto dal blog del Comitato Viviamo Milano, http://viviamomilano.wordpress.com)

In questo periodo sono iniziate le discussioni interne alla giunta comunale in merito al futuro dell’Ecopass.
Come già ampiamente previsto, si andrà avanti con il progetto fortemente voluto dal sindaco Moratti,
nonostante i risultati ottenuti fino ad ora siano abbastanza ambigui e non ci sia un responso realmente
positivo circa l’abbattimento
to dell’inquinamento.
Le posizioni all’interno della maggioranza sono differenti: il Pdl è favorevole alla continuazione del progetto
Ecopass, che per il futuro preveda una tariffa d’ingresso di 4 euro. Sulla stessa linea si pone l’Udc, che però
teme che mettere
ettere le mani nelle tasche dei milanesi in periodo di campagna elettorale possa avere delle
controindicazioni al momento del voto (che sarà in primavera).
Si distingue invece la Lega Nord, che attraverso il suo coordinatore provinciale – Igor Iezzi – afferma di non
essere d’accordo con l’idea che si permetta di inquinare purchè dietro pagamento, preferendo invece la
creazione di una rete di isole pedonali adeguatamente fornite di mezzi pubblici.
Dal canto nostro, concordiamo con la posizione tenuta dalla Lega Lega Nord: l’obiettivo, da non dimenticare, è
ottenere una sostanziosa riduzione dell’inquinamento nel territorio milanese. Perciò non deve passare il
concetto che si possa inquinare purchè si paghi; nè che di questa riduzione debba beneficiarne soltanto il
centro, creando così una discriminazione tra ceti benestanti e ceti medio-bassi.
medio
La soluzione passa per un’educazione all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi. Bisogna dunque mettere a
disposizione dei cittadini una fitta rete di piste ciclabili e di
di trasporti pubblici (in quest’ultimo caso, che
raggiunga anche le perifierie), costruire aree di sosta in punti strategici della città. E nel frattempo creare
progressivamente una serie di aree nelle quali sia VIETATO l’accesso alle auto… purchè queste aree ar siano
agevolmente raggiungibili in altri modi.

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TENTAZIONI CULTURALI

“Quello che in Italia non c'è


mai stato, una bella botta, una
bella rivoluzione, Rivoluzione
che non c'è mai stata in
Italia... c'è stata in Inghilterra,
c'è stata in Francia, c'è stata
in Russia, c'è stata in
Germania, dappertutto meno
che in Italia. Quindi ci vuole
qualcosa che riscatti
veramente questo popolo che è
sempre stato sottoposto, 300
anni che è schiavo di tutti.”

(Mario Monicelli)

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ATOMI CINEMATOGRAFICI
Dialogo tra il prete e il Perozzi, in punto di morte

Prete:
Dimmi, figliolo.
Perozzi:
Sbiliguda venial... Con la supercazzola prematurata.
Prete:
Come, figliolo?
Perozzi:
Confesso, come foss'antani, con lo scappellamento... A destra e... Costantinato ammaniti.
Prete:
Quante volte, figliolo?
Perozzi:
fifty per la fine... Come fosse mea culpa... Alla supercazz...
Fifty-fifty
Prete:
Ed io ti assolvo, dai tuoi peccati.

(dal film “Amici Miei” di Mario Monicelli. 1975)


1975

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BANA REPUBLIC
BANANA
Laggiù nel Paese dei Tropici,
dove il sole è più sole che qua,
sotto l'ombra degli alberi esotici
non t'immagini che caldo che fa.
Gli americani che espatriano,
si ritrovano tutti quaggiù,
alle spalle una storia improbabile,
un amore che non vale più.

E poi verso sera li vedi tutti a caccia


di una donna e via.
E attraversano la notte a piedi
per truffare la malinconia.
E spendono più di una lacrima
su un bicchiere di vino e di rum.
E piangendo gli viene da ridere,
ballo anch'io se balli tu.

Laggiù nel Paese dei Tropici,


qualche volta fa freddo anche là,
per un cuore che si è ammalato
nel paese della libertà.

Gli americani che espatriano,


fanno il verso alla nostalgia,
raccontandosi senza credere mille volte
la stessa bugia.
E poi verso sera li vedi tutti a caccia
di una donna e via e attraversano
la notte a piedi per truffare la malinconia.

E spendono più di una lacrima


su un bicchiere di vino e di rum
e piangendo gli viene da ridere,
ballo anch'io se balli tu.

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ANNO 0 – NUMERO 23

Responsabile:
Vincenzo Sofo

Redazione:
Riccardo Boccassini, Nicolò Ciravolo,
Riccar
Fabrizio Fratus, Barbara Leva

Hanno collaborato:
Claudio Boccassini, Matteo Galletta, Dario Leotti,
Roberto Malossi, Andreas Santini, Andrea Vellante

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che risultino utili ad avere maggiori strumenti per analizzare la società in cui viviamo in modo libero, critico
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Coloro che scrivono per questa rivista, lo fanno per pura passione: si tratta infatti
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