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Numero 24 Responsabile: Vincenzo Sofo

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Immagine copertina, fonte: www.zimbio.com

OMNE TRINUM 0 EST PERFECTUM


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OBBEDIAMO AD UN SOLO DOVERE:


LA PATRIA EUROPA

ANNO 0 – NUMERO 24

INDICE
Sintesi …….…………………….………………………....……………….
…….…………………… ...………………. pag. 2
Perché Berlusconi vuole affondare Bossi .........................….….......…...….
….......…...…. pag. 3
Il bilancio della missione di pace in Afghanistan ………...….….……..…..
….……..….. pag. 4
Studenti vigliacchi …………………...
………………...……………………………….……
……………………………….…… pag. 5
Elogio della mediocrità ………………….……….………………....……..
…….. pag. 6
La partita interna alla sinistra per le prossime comunali ..………………....
……………….... pag. 7
Emancipazione femminile ……………….………..………...…….……….
…….………. pag. 8
Biologi neodarwinisti ……………..….………………………………...
……… ……………………………...… pag. 10
Le strisce blu sbarcano anche in periferia ……………………...………… pag. 11
Tentazioni culturali ………..………….…………………......…...……
……….. ………. pag. 12
Atomi cinematografici ………...……….……..…………….…...….....
………...……… ....…. pag. 13
Banana Republic .....…….......
…….......…………..………...……………………
……… pag. 14
Redazione, contatti e avvertenze ……….…….…………………..………
……… ……… pag.
pag 15

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EDITORIALE

SINTESI
Silvio porta a casa la vittoria di “PIRRO”, 3 voti non servono a nulla se non a confermare che molte persone
si possono comprare. Dopo il voto, il Silvio, ha subito chiarito che la maggioranza verrà allargata e che pensa
a “a singoli deputati che non condividono
vidono piu’ la linea dei loro partiti”… tradotto
tradotto a chi vuole una poltrona.
La vera questione non è Fini o Silvio ma “ITALIA”. La situazione è gravissima e non bastano i sorrisi felici
di un uomo alla fine del suo tragitto politico. Le responsabilità della deriva che ci accingiamo a raggiungere,
come nazione, sono tutte di coloro i quali non contribuiscono ad un vero allargamento della maggioranza per
un governo di responsabilità.
La Germania è stufa di pagare i conti dell’Europa
dell’E e quindi anche dell’Italia. Pensiamo alla situazione
economica dell’Italia
ll’Italia se non ci fosse l’Euro trainato dai tedeschi…
Ieri si è consumato un atto contro il popolo italiano; andare allo scontro e vincere con tre soli voti che
arrivano da unn deputato del Pd e due dell’Idv non fa onore al Silvio e al contrario umiliano la politica. Se poi
verrà confermato che i tre deputati sono stati lautamente remunerati, allora, oltre all’umiliazione, vi sarà pure
la certezzaa che il nostro sistema è marcio.
marcio
Silvio, per il bene dell’Italia,, doveva dimettersi
dimetter e poi, quindi, aprire all’Udc.. Si sarebbe aperto un nuovo
percorso governativo che avrebbe, forse, riacceso il motore della nostra economia.
Al contrario, oggi, siamo al punto di partenza, cioè cercare di “acquistare” altri parlamentari
parlamentar per tentare di
governare. Fini, come molto spesso ha fatto nella sa lunga carriera di Leader, ha commesso dei “grossolani”
errori, dettati dal suo modo arrogante e presuntuoso di porsi. E’ risaputo, nel mondo della DESTRA, che
Gianfranco ha questa speciale le capacità, perdere le battaglie (L’elefantino, i referendum, le scelte politiche)
perché troppo arrogante. Ma sicuramente, al contrario delle precedenti occasioni, ha saputo “combattere”
“combat una
battaglia per l’Italia.
Ci chiediamo se la Lega Nord è certa della della strada che sta percorrendo, cioè quella di sostegno ad oltranza
olt di
un governo con le pezze. La Lega ha necessità di organizzarsi anizzarsi per il dopo Berlusconi,
Berlusconi è evidente che il
declino è iniziato e quindi che nei prossimi anni ci vorranno altre forze per cambiare
cambiare lo stato e renderlo di
tipo federalista.
ta. Come pensa di fare l’Umberto se non alleandosi con un pattoo di sviluppo alle forze del Fli?Fli
Anche ieri si è dimostrato che l’italiano medio ha una sola logica: correre in soccorso del vincitore.
Restiamo convinti nti che la soluzione doveva essere quella di un accordo tra LEGA e FLI per poi costituire un
nuovo governo che fosse guidato dal cavaliere. Un patto tra i due movimenti in prospettiva di un nuovo
centro destra che preparipari il passaggio al dopo Silvio.
Silvio

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POLITICA

PERCHE’ BERLUSCONI
VUOLE AFFONDARE BOSSI
In questi ultimi tempi la Lega è indubbiamente finita nel mirino dei mass media. Non entriamo nel merito
della veridicità delle notizie (non avendo la competenza
com per farlo) ma analizziamoo il dato politico, cioè che
promotore dell’utilizzo politico delle vicende sembra essere proprio il Pdl.
Non è da escludere che i colpi ricevuti dalla Lega Nord arrivino da fuoco amico. A questo punto viene
naturale domandarsi: come mai Berlusconi vuole indebolire il partito di Bossi? Per rispondere alla domanda,
è utile considerare innanzitutto l’oggetto degli attacchi.
Il primo riguarda l’ipotesi di lotte intestine interne al movimento padano per il post-senatùr.
post Il tema delle
faide intra-partito fino add ora è stato quasi monopolizzato dal Pdl, permettendo alla Lega di
contraddistinguersi dagli alleati contrapponendo la semplicità e la trasparenza del suo movimento alle tresche
occulte in seno al Popolo delle Libertà. Ora, insinuando zizzanie tra i lumbard,
lumbard, si sembra voler trascinare la
Lega sullo stesso piano degli alleati.
Il secondo, ben più grave, è quello della collusione tra mafia e politica. Da un lato abbiamo un partito, quello
di Berlusconi, che quotidianamente è coinvolto in cronache giudiziarie di questo tipo riguardanti non solo il
premier e i suoi stretti collaboratori, ma anche molti dirigenti locali del partito. Dall’altro lato abbiamo un
partito che invece della lotta alla mafia ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia… grazie alla mancanza
mancan di
legami territoriali con il Sud e, attualmente, anche grazie allo straordinario operato del ministro Maroni.
Facendo passare il messaggio che la Lega è immischiata negli affari di mafia tanto quanto il Pdl, le si
toglierebbe un valore aggiunto.
rebbe concludere che si tratta di una mossa volta a ristabilire gli equilibri dell’alleanza. E’ un dato di
Si potrebbe
fatto che la Lega al Nord abbia ormai raggiunto (e in alcune parti superato) i pidiellini. Sta prendendo quota
a Milano ed è in forte crescita a livello
livello nazionale. Tradotto, ha un “potere contrattuale” sempre maggiore. Il
Pdl vuole tornare ad essere il primo partito di maggioranza e dunque punta ad una diversa ripartizione dei
voti del centrodestra tra i due alleati.
Ma resta comunque qualcosa che non quadra. La Lega, se venisse privata del ruolo di paladino anti-mafia, anti
probabilmente perderebbe qualche voto. Ma è tutto da vedere che quei voti restino nella
coalizione, traghettando nel Pdl. In parole povere, se si smette di votare uno perchè si ipotizza essere un
delinquente, a maggior ragione non si vota uno che delinquente lo è con magior certezza.
La sensazione è che l’obiettivo non sia di mantenere il comando su un alleato, ma di colpire un avversario.
Non è da escludere che con questa decisione c’entri
c’entri l’evolversi della situazione politica nazionale: il Pdl ha
subito una pesante scissione che ha sancito la sua fine. E’ solo questione di tempo, ma l’esito è scontato…
anche perchè Berlusconi è al termine della sua carriera. Nel frattempo di è costituita
costituit una nuova coalizione
che ha tutta l’aria di non essere un semplice fuoco di paglia. La Lega è fuori da questi giochi, vuole solo
trattare con chi è in grado di contribuire al suo progetto. Fino ad ora questo è stato Berlusconi, ma è ovvio
che non si possaa puntare a lungo su un cavallo destinato al macello. Bisogna iniziare a pensare al futuro, al
dopo-Berlusconi.
Berlusconi. Il Pdl ha capito tutto ciò e si prepara, tentando di indebolire il più possibile la Lega,
sapendo che – se ciò non avvenisse – una volta “in pensione” sione” Silvio, non ci sarebbe speranza alcuna per il
Pdl.

Il leone e il vitello giaceranno insieme.


Ma il vitello dormirà ben poco.

“ OMNE TRINUM
(Woody Allen)

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ESTERI

IL BILANCIO DELLA
“MISSIONE DI PACE”
IN AFGHANISTAN
Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha detto che nella primavera del prossimo anno inizierà il ritiro delle
truppe italiane dall’Afghanistan. L’operazione, a detta sua e della Nato, dovrebbe concludersi in coincidenza
con la fine del mandato del presidente
dente Karzai, cioè nel 2014.
2014
Era ora, anche se da qui a quattro anni questa esperienza causerà altre decine di migliaia di vittime. Cadute
sotto i colpi dell’Occidente ancor più che sotto quelli dei talebani. Persino un rapporto del 2009 dell’Onu
afferma che la maggioranza delle vittime civili è stata causata dai bombardamenti della Nato. Nato Insomma,
quella che Stati Uniti e Unione Europea si ostinano a definire missione di pace, nei fatti si è rivelato un
massacro.
Detto ciò, che cosa lasciamo e che ne sarà dell’Afghanistan al momento del ritiro delle truppe occidentali?
Lasciamo un numero di vittime civili (uomini, donne, bambini, anziani) che si attesta intorno alle 70 mila
unità. Lasciamo un paese al collasso, che non ha ancora capito che ne sarà del suo futuro
f e che – “liberato”
dalla dittatura – non vede nessuno spiraglio di cambiamento. Lasciamo una società devastata dalle morti e
dallo stato di guerra perenne.
La Nato assicura che, anche dopo il 2014, verranno lasciati lì gli addestratori. Peccato che si s tratti di
addestratori di un esercito inesistente, composto di poveracci che sono lì giusto per guadagnare la pagnotta.
Un esercito di afghani pronti a passare con i talebani appena gli occidentali se ne saranno andati. E, questo è
il bello, lo sa pure la Nato.
Lasciamo un presidente fantoccio – Karzai – che nel giro di due secondi verrà cacciato dai talebani. Per il
semplice motivo che si tratta di un presidente NON voluto dagli stessi afghani.
Insomma, lasciamo il risultato di una guerra voluta dagli USA USA per interessi che si misurano non in
pacifismo o democrazia, bensì in petrolio. Una guerra nella quale l’Europa, ancora una volta, ha svolto il
ruolo della pecora. Senza mai dimostrare un briciolo di indipendenza e autorità politica. Senza mai
dimostrare di essere una Nazione.

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SOCIETA’

STUDENTI VIGLIACCHI
Osservando quanto mi accade intorno mi vengono in mente due film: Le vite degli altri, altri e Farenheit 451.
Entrambi si rivolgono contro la dittatura, laddove la dittatura non è che forza cieca, priva di valenza politico
– sociale, in aperta opposizione alla Cultura.
Nel primo film, si comprende come il teatro sia mezzo tramite cui passa la propaganda di regime,
realisticamente infatti tutte le dittature favoriscono le arti al fine di essere legittimate,
legittimate, ma infine il teatro
stesso e la scrittura sono potenti mezzi di sabotaggio. Il secondo presenta la lotta alla letteratura e la
persuasività della televisione come metodi principali per placare un’opinione pubblica da annientare; questo
film è trattoo da un libro, ma la distruzione della parola scritta a seguito del suo riconoscimento in quanto
mezzo primario per il risveglio delle coscienze mi pare meglio visibile tramite immagini.
Comunque, entrambe le opere manifestano il potere primario della Cultura Cultura espressa tramite le Arti come
unico strumento in mano al singolo per strutturarsi quale essere pensante. E i regimi a loro volta vogliono
intrappolare o porre alla loro dipendenza e guida questo strumento, potentissimo. Potente al punto che un
solo libro
ro può far crollare un regime.
Non racconto come terminano, però mi preme sottolineare come entrambe le situazioni contengano la
conversione di fedeli seguaci della politica governativa a seguito dell’incontro intimo con quella Cultura che
loro stessi avevano
ano perseguito con ferma convinzione. E in entrambi i casi, la ribellione agisce sottovoce,
perché la vera Cultura sottovoce esprime al meglio la sua potenza creatrice e distruttrice di ordini stabiliti in
favore della dignità umana.
Poi arrivano le manifestazioni di piazza, dove in nome della Cultura si sfoga una rabbia indicibile, infuocata
quanto le camionette delle forze dell’ordine. Prendono piede all’interno di una Repubblica democratica, per
mano di studenti e lavoratori, e mi chiedo
chiedo quanti libri effettivamente abbiano letto, quanti film di spessore
visto e quanta musica di livello ascoltato, e quanti quotidiani e libri abbiano studiato e portato
aconversazioni, non limitate alla ricezione ma aperte al dibattito conflittuale, anche,
anche, ma costruttivo.
Quanto, insomma, siano le loro menti a spingerli all’azione e non l’idea inculcata grossolanamente da
qualcuno che certamente ha avuto certe esperienze e sa bene come rigirare a suo pro le menti labili,
probabilmente tramite la promessa che la lotta certamente paga. Mi viene quindi il dubbio che la necessità
della Cultura sia sbandierata come metodo politico per ribaltare un regime che esiste per modo di dire, e non
come soddisfacimento della volontà di arricchire le proprie menti. Queste, Queste, infatti, non possono essere
sottomesse ad alcuna riforma, ma vagano libere verso la meta, unico obiettivo che pur di farsi raggiungere
accetta il compromesso.
Quel compromesso che oggigiorno manca, e mi sussurra che di culturale in questa richiesta di Cultura ci sia
poco, ma più probabilmente nulla.


Quelli della generazione del sessantotto
pensavano che la rivoluzione fosse un
caffè istantaneo

(Umberto Eco)

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SOCIETA’

ELOGIO DELLA MEDIOCRITA’


Pubblichiamo l’interessante risposta di un nostro lettore all’articolo precedente.

E’ curioso come ci si imbatta nell’ormai diffuso atteggiamento di chi, all’imprevedibile guerreggiare nelle
piazze, preferisce la comoda certezza delle proprie (indubbie) competenze intellettuali.
Peccato
ccato che certe volte la Cultura (o almeno certa Cultura) avvicinandoci “all’ente in quanto ente” ci
allontani da questioni ben più importanti. Elevandoci all’assoluto, all’infinito e forse pure oltre ci fa
dimenticare il ben più concreto potere delle mediocrità.
mediocrità. Già perché, può sembrare assurdo, ma nelle più
grandi rivoluzioni, democrazie e persino dittature, la mediocrità del popolo ha giocato un ruolo
fondamentale. E chissà perché le grandi personalità della storia non hanno mai potuto rinunciarvi. Nessuno,Nessu
infatti, può immaginare che cosa sarebbe stato Napoleone senza il sostegno del suo popolo. Anche i
cosiddetti “rivoluzionari di professione” avevano capito l’importanza del volgo, non a caso badavano bene a
indottrinare i contadini nella Russia rurale di inizio novecento.
Certo, avere uno stuolo di “pecoroni manipolabili” può essere molto pericoloso. Ma non vedo alternative. La
Cultura, infatti, può essere insegnata, ma come trasformare un individuo acculturato in un essere realmente
pensante? Aspetto suggerimenti.
uggerimenti. Per il momento mi arrendo all’ineluttabile esistenza della mediocrità.
E poi capita anche, ogni tanto, che la mediocrità stia dalla parte giusta. Ovviamente, quale sia la parte giusta
è puramente soggettivo. Tuttavia, chi difende così tanto il primato della cultura, non dovrebbe dimenticare
come le otto ore lavorative, il diritto allo sciopero e molte altre conquiste sociali, siano state ottenute da una
massa di “ignoranti e mediocri” che forse non aveva letto l’Anti-Dühring
l’Anti Dühring di Engels ma disponeva
dispon
sicuramente di ottime ragioni per dire la propria.
Di certo, non voglio giustificare l’estrema superficialità di chi si lascia strumentalizzare da facili incitamenti
alla lotta; tuttavia, penso sia utile rimarcare la medesima superficialità e la medesima
medesi strumentalizzazione
anche in coloro che a tali lotte hanno deciso di non prendere parte. La mediocrità e l’ignoranza, ahimè, sono
trasversali, stanno nelle piazze come nei comodi salotti di casa.
Eppure di tale mediocrità non possiamo fare a meno. Altrimenti rimarremo una schiera di idealisti chiusi
nell’autocompiacimento narcisistico di idee che, per quanto valide, non potremo mai realizzare.
Lo ammetto ho un debole per chi, pur spesso nella debolezza della propria teoria e nella precarietà dei mezzi mez
a disposizione, ha scelto e prediletto la concretezza della lotta. Forse perché anch’io, dopotutto, ammaliato
dal fascino della Cultura e dal potere seduttivo del Pensiero, sovente dimentico la necessità dell’azione. Ed è
proprio questo che mi porta a dire:
ire: Viva la mediocrità! E viva le lotte di piazza! E gli “eletti” si leggano pure
l’Anti-Dühring…

Il Quarto Stato, di Pellizza da Volpedo (1910)

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POLITICA MILANO

LA PARTITA INTERNA
ALLA SINISTRA PER
LE PROSSIME COMUNALI
Siamo dicembre e ancora il puzzle delle elezioni che si
terranno a Milano in primavera non si è composto. Non si sa
neppure quando si voterà: si parla dell’8 maggio, ma tutto
dipende da cosa accadrà a Roma. Neppure gli schieramenti
sono chiari… anche qui incide l’incertezza sul governo.
La partita più importante si è giocata attorno ad Albertini.
L’ex sindaco di Milano aveva deciso di ricandidarsi per il
terzo polo. Creando scompiglio sia nel centrodestra sia nel
centrosinistra. E facendo improvvisamente scricchiolare
scricch le
sedie della Moratti e di Pisapia.
Se i casini (senza C maiuscola) tra finiani e berlusconiani
sono quelli lli più appariscenti, un’altra battaglia si sta
combattendo tra Partito Democratico e Sinistra e Libertà:
seppur lontano dai riflettori, il suo esito potrà determinare il
prossimo sindaco di Milano.
Le primarie del Pd sono state un flop storico dal punto di
vista della partecipazione dei cittadini. Ma la vittoria di
Pisapia ha avuto effetti immediati e di non poco conto.
Rappresenta una vittoria dii Nichi Vendola, che in questi
ultimi mesi ha messo su una strategia finalizzata a colpire il
Pd nelle città chiave. Se Pisapia dovesse diventare
addirittura sindaco, sarebbe una tragedia per il partito di
Bersani, che si vedrebbe scavalcato dall’alleato minore m
proprio nella capitale morale (ed economica) d’Italia.
Ecco perché l’opzione Albertini facevafa gola alla dirigenza
del Pd… oltre ad accontentare l’ala più moderata e cattolica
cattol
del partito. Il terzo polo era cosciente della situazione, perciò è andato in pressing asfissiante sull’ex sindaco.
In caso di accordo, la Moratti sarebbe stata spacciata.
A mandare all’aria i piani è stato però lo stesso Albertini, che dopo un lungo tira e molla con tanto di quasi-
quasi
conferma
ferma della sua candidatura, ha improvvisamente deciso di ritirarsi. Pare che il motivo sia stato la
ricevuta minaccia di riesumare il “caso-derivati”
“caso derivati” (uno scandalo finanziario che sta coinvolgendo il Comune
di Milano e in particolare la ex giunta di Albertini),
Albertini), con annessa promessa di una poltrona di tutto rispetto nel
prossimo governo. Poco importa.
Albertini, restano i problemi circa i delicatissimi equilibri nella sinistra. Staremo a vedere le
Svanita la carta-Albertini,
prossime mosse…

Accidenti, un’altra merda!


Ma chi l’ha scelto questo posto?


(Il Mascetti, da “Amici Miei”)
Miei”

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CULTURA

EMANCIPAZIONE FEMMINILE
L’esito del recente voto di fiducia sarebbe potuto essere dipeso dalladall gravidanza di due/tre parlamentari donne.
Quasi come se un voto fosse poi così importante; sicuramente per la carriera del soggetto in questione rischia di
esserlo, quasi a sostenere il pensiero comune che i politici non vogliono altro che governare a pro loro più che c di
un paese. Io da cittadina qualsiasi che ha in disistima la classe politica tutta, me ne frego di quel voto consapevole
che la vita mia e di chiunque altro non sarà vittima
v di alcun sconvolgimento.
Chiusa parentesi, riferisco una sensazione, circa le donne. Che he pur di schiacciare un pulsante, uno tra tanti se non
troppi, si scocciano di dover permettere il corso della vita. Ma anche donne che hanno l’opportunità di contenere
in sé un essere vivente, funzione primaria che l’uomo tanto le invidia e che faa di essa un essere divino. Ma, invece
che godersi l’attimo, pretende
de di vivere come nulla fosse. Vuole lavorare, essere uomo.
Non che la donna non debba lavorare.
lavorare. Ma deve svolgere il suo compito nel mondo, affiancato da ulteriori
occupazioni in mancanza della prima. Che poi io sia assolutamente convinta che in certe fasi della vita la donna
debba scegliere tra figli o carriera e i primi debbano prevalere tanto più se già li stai facendo lievitare e non sono
solo un progetto futuro, è un’opinione che nulla toglie alla convinzione circa le capacità della donna di affermarsi
come non proprio tutti gli uomini sanno fare. Ma bisogna decretare
de che le due funzioni siano in contrasto: o lavori
o crei persone, se è impossibile fare entrambe le cose quando si s tratti di entrare in Parlamento e allungare un dito,
come si può pretendere che ciò avvenga ad esempio in i una fabbrica o in un negozio?
Qui un po’ cambio discorso, però poco, perché se infatti ritengo che il compito produttivo
produttiv imposto dalla natura
rimanga il principale,
ncipale, non nego al contempo la libertà di non sottostare agli obblighi fisiologici e scegliere di
concentrarsi su altro. Ad esempio, appunto il lavoro in quanto strumento non per vivere ma per guadagnare.
Sento e risento lamentele uscire dalle bocche e dalle penne di donne e uomini circa l’incapacità della donna di
raggiungere il livello di dignità maschile nel mondo del lavoro. A parte che in questo contesto dignità è un termine
che non solo mi sembra forzato ma schifosamente inadeguato, penso che il concettoconcetto di fondo, ossia la donna non è
in grado di farcela perché è discriminata, sia una grandissima baggianata.
Le donne sono ovunque; alla direzione di giornali, telegiornali, sono giornaliste della carta e dei media, sono in
politica e non al circolo del quartiere, e, sono nelle aule del Parlamento, sono architetti e ingegneri, musiciste e
scrittrici e poetesse, sono nell’imprenditoria e alla dirigenza di industrie. Sono ai banconi dei bar e alla cassa dei
supermercati, e sono nelle università, in numero decisamente
de maggiore
iore rispetto al sesso opposto.
La donna fa questo perché è bella o lasciva o perché proprio la dà. Lo si dice e lo si dica, lo dicono gli uomini;
perché gli uomini fanno fatica, a scuola e nella competizione, infatti l’uomo è competitivo ma non è in grado di
relazionarsi, non ha la sensibilità
ibilità necessaria per comprendere i rapporti umani che si creano sul lavoro e non ha la
determinazione fondamentale per riuscire. L’uomo vuole raggiungere il successo facendo la fatica minima per
apparire come il migliore, la donna vuole fare e dimostrare a se stessa e il successo la raggiunge. Poi a volte capita
che nonostante il successo raggiunto la donna incontri dentro di sé la vita e decida di ritirarsi, svolgendo il ruolo di
primo fattore della vita a venire, lasciando all’uomo l’onore di proseguire nell’affermazione della sua dignità per
mezzo della fatica del lavoro. Ciò non
significa proprio che la donna non sia
all’altezza del compito, ma solo che ha un
compito di altezza maggiore da svolgere.
Ma ciò succede a volte, perché oggi la donna
è così uomo da preferire
preferir il denaro alla natura,
finché non ne ha accumulato abbastanza da
permettersi di beffare la natura e dare la vita
anche quando le sarebbe impossibile. Non
concordo, perché sono giovane e inesperta e
ho un utero perfettamente funzionante.
funzi Però
questo andare oltre per quanto forse
eticamente scorretto mi lascia convinta del
potere della donna, superiore alla natura
stessa.

Foto di Ellen Von Unwerth, fonte: www.bjp-online.com


www.bjp

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EVOLUZIONISMO

BIOLOGI NEODARWINISTI
(tratto dal sito del Comitato Antievoluzionista, http:antidarwin.wordpress.com)

In occasione di vari dibattiti, letture, incontri e quant’altro ho avuto modo di


sentirmi dire che la maggioranza dei biologi “credono” nell’evoluzione della
specie. Questa affermazione sarebbe a sostegno del fatto che la teoria di
Dawin è valida. A mio parere nonn significa nulla. Innanzitutto uno studente
in biologia riceve insegnamenti in cui si specifica l’importanza
l’import della teoria
di Darwin nel campo della biologia e che, la stessa, è assolutamente un fatto
scientifico; tale affermazione viene assimilata dallo studente, futuro biologo,
come l’unica verità possibile.
Il ragionamento è semplice, addirittura banale, proviamo a prendere un ateo ateo e proponiamoli di considerare
l’esistenza di Dio dal fatto che la maggioranza degli uomini crede in un essere trascendente
trascendente e quindi l’esistenza di
un dio è un fatto. Lo stesso ragionamento si produce all’interno delle facoltà di biologia, i professori insegnano
che il neodarwinismo è “verità”, un fatto assodato, è scienza, è inconfutabile, è empiricamente provato. Come il i
professore anche il prete insegna ai bambini e agli uomini l’esistenza del Signore, lo fa con la stessa sicurezza del
professore di biologia. Lo studente in biologia svilupperà le sue interpretazioni unicamente con riferimento alla
teoria di Darwin escludendo
dendo tutti i dati e le interpretazioni che la negano. Ma i fatti?
Come per l’esistenza del Signore anche per la teoria di Darwin non vi sono sono certezze, entrambi
entramb sono atti di fede. La
religione ha un punto
unto a suo favore: lo ammette. La teoria di Darwin, al contrario,
ontrario, si vuole imporre come certezza
di fatti scientifici. Ma l’evoluzione della specie non è “rivelabile” né in laboratorio né empiricamente.
Gli evoluzionisti negano la scienza perchè, fatto contrario alla logica, la loro teoria, predicata come certezza certe
scientifica, non è né verificabilee sperimentalmente, tanto meno è osservabile in natura; questo è un fatto.
Vi è un altro sostanziale motivo per cui oggi la maggioranza dei biologi è dichiaratamente evoluzionista, la loro
carriera si è costruita sottomettendosi
ettendosi al credo evoluzionista; come potrebbero ora smentirsi? Come potrebbero
negare ciò in cui hanno creduto per anni? Pochi hanno la forza di guardare ai fatti “ovunque nque essi portino” come A.
Flew. Inoltre, se lo facessero, incorrerebbero in conseguenze
consegue dannose per la carriera, licenziamento incluso. Molti
sono gli scienziati allontanati dalle loro
oro cattedre solo per aver ammesso la possibilità di un “progetto” all’origine
della teoria di Darwin;; un caso è quello della professoressa Croker.
La professoressa
ressa ha avuto la malaugurata idea di ammettere pubblicamente che il “caso” non poteva essere alla
“guida” dell’evoluzione della specie ma, vista la complessità degli organismi, riteneva più plausibile l’ipotesi di
un disegno intelligente a guidare le possibili
possibili combinazioni da cui poi sono nate tutte le specie. Un altro caso è
quello del professor W. Veitz, prima ateo poi convertitosi al creazionismo, venne licenziato in tronco. In Italia
abbiamo avuto il caso Sermonti genetista famosissimo in tutto il mondo mondo che in Italia è stato stroncato dai colleghi
perché non evoluzionista. Altro caso è quello del prof. Giannetto, dichiarato hiarato evoluzionista, minacciato di perdere
la cattedra per aver accettato di organizzare un contraddittorio all’Università di Bergamo.
Bergamo.
Moltissimi biologi sono probabilmente in buona fede e credono davvero che la microevoluzione sia la strada che
porta all’ipotesi della macroevoluzione. Ma la realtà è differente, noi sappiamo che la selezione naturale
diminuisce l’informazione contenuta nelle nelle specie, la parola selezione ha un significato ben preciso. Sappiamo che
le mutazioni non sono una risposta plausibile per incrementare l’informazione perduta. Molteplici studi
dimostrano l’inconsistenza del neodarwinsimo,
neodarwinsi ma per chi non fa scienza e segue
gue una fede ciò è irrilevante:
“Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non
riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della de
comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un
impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione
materialista dei fenomeni,, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali
a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non
importa quanto contro intuitive, non importa quanto mistificanti
mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale
materialismo è assoluto, perché non possiamo aprire la porta al piede divino”.
E’ l’affermazione di uno dei massimi esponenti evoluzionisti e dichiara apertamente che la teoria di Darwin non è
scienza.. La citazione è ripresa da “Billions and billions of demons”, The New York Review, 9 January 1997, p. 31
di Richard Lewontin prof. di genetica ad Havard ed amico personale del famoso prof. Gould.

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COMITATO VIVIAMO MILANO

LE STRISCE BLU
SBARCANO ANCHE
IN PERIFERIA
(tratto dal blog del Comitato Viviamo Milano, http://viviamomilano.wordpress.com)

Con il 2011, dopo i regali di Babbo Natale arriverà anche una vagonata di parcheggi a pagamento nella
periferia di Milano. La zona interessata sarà quella compresa tra le seguenti vie: corso Lodi, viale Umbria,
viale Molise, viale Puglia, viale Campania, viale Romagna, via Pascoli, viale Piceno, Porta Vittoria.
I lavori (come già riportato in un articolo di Repubblica) erano già iniziati ad agosto in quanto le strisce blu
dovevano essere pronte per ottobre. Si è però deciso di rinviare il tutto, rendendo attivi i nuovi parcheggi a
pagamento da gennaio 2011.
I lavori di agosto erano già stati caratterizzati dalla mancata informazione ai residenti, che una mattina
mat
improvvisamente si sono ritrovati il quartiere invaso da strisce blu, con tanto di multe a tutte le auto
parcheggiate. Subito era scoppiata la polemica, visto nessuno era stato avvertito del cambiamento. Per
rimediare, il vicesindaco De Corato aveva promesso che sarebbe stata avviata una campagna informativa che
avrebbe messo a conoscenza tutti i residenti delle nuove regole per la sosta in quella zona.
Peccato che lo stesso De Corato abbia fatto ora retromarcia, dichiarando che la campagna informativa
informativ non
verrà fatta, perchè sarebbe uno spreco inutile di risorse.
Per quanto riguarda il nostro giudizio sulla sosta a pagamento, rimandiamo al nostro documento. In questo
post ci preme invece sottolineare ancora una volta l’incompetenza e il disinteresse palesato
p dall’attuale
vicesindaco Riccardo De Corato, che – ricordiamo – ha una delega specifica riguardante il problema del
traffico. E’ evidente che non sia in grado di assolvere tale compito in modo soddisfacente, dunque speriamo
che al più presto lasci la sua poltrona di vicesindaco ad altri.
Comprendiamo che si tratta di un’atto non semplice per una persona che dimostra particolare attaccamento
alle poltrone (tanto da essere contemporaneamente vicesindaco e parlamentare). Ma è ormai chiaro che la
presenza di De Corato in Comune sia un serio ostacolo per il bene dei milanesi.

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TENTAZIONI CULTURALI

“Coloro
Coloro che sono nati con il lieto auspicio degli dèi,
hanno il dovere di morire in bellezza.
Senza disperdere i doni ricevuti”
ricevuti

(Yukio Mishima)

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ATOMI CINEMATOGRAFICI

In questo numero, al posto del solito estratto cinematografico, abbiamo deciso di proporre un dialogo
inviatoci da un nostro lettore, Alfonso Indelicato, intitolato TUTTO E’ CULTURA.

… Ma almeno questo, concedimelo, sarà un fatto di natura: voglio dire, che il maschio della specie abbia un
-…
sesso fatto a punta e la femmina uno cavo!
- E da ciò, voglio dire da questi meri fatti,
fatti quali conseguenze vorresti dedurre?
- Diamine! che maschio e femmina sono creature fatte per stare insieme, e ogni altra combinazione va contro
alle regole …
- Mio candido amico: dipende da che significato dai a quel membro protruso, e il significato è sempre
se un
dato culturale e linguistico, cioè attribuito all’interno di un particolare sistema segnico-simbolico.
segnico
- Cosa c’entra la cultura con il … ?
- Eccome se c’entra. La cultura occidentale è palesemente fallocentrica, e cioè vede nel membro maschile la
via maestra (sto parafrasando Freud, che pure non amo) per il raggiungimento del piacere. Non così, ad
esempio, la cultura papuasica, o quella dei Manipolaos, aborigeni stanziati nel lembo meridionale di Giava,
studiati ai primi del 900 dal famoso antropologo
antropol Levi Sbrinz.
- Mi vuoi dire come fanno a … gli aborigeni Manipolaos?
- Semplicemente, non lo fanno. Producono da soli il proprio seme, assai spicciativamente, e subito lo cedono
alle anziane sagge del villaggio, che a loro volta lo trasmettono alle fanciulle
fanciulle in periodo fertile.
- Che divertimento …
- Ma questa desemantizzazione del fallo ha determinato di conseguenza, scrive Levi Sbrinz, una visione
meno rigida della sessualità, sganciata da elementi puramente biologici e riproduttivi…
- Per cui?
- Per cui, niente ruoli fissi e relazioni codificate. Tutto può attrarre l’indigeno appartenente a questa etnia:
una donna, un uomo, un ermafrodito…
- Un armadillo …
- C’è poco da scherzare, sai. Noi occidentali avremmo da imparare dai Manipolaos e dalla loro sessualità
se
libera e creativa.
- Mi pare che già lo stiamo facendo.
- Lentamente però, e fra miriadi di elementi simbolico-verbali
simbolico residuali e obsoleti.
- Bene, grazie delle preziose informazioni. Ora però devo andare…
- E dove?
- Ho un appuntamento con la mia fidanzata, insieme alla quale conto di compiere un’operazione residuale e
obsoleta,, ma che a me che non sono antropologo non smette di piacere.
- Troglodita! No anzi, volevo dire …
- Che vuoi farci… tu puoi sempre imitare i Manipolaos, saggi aborigeni.

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IL RE FA RULLARE
I TAMBURI
Il Ree fa rullare i tamburi. Il re fa rullare i tamburi.
Vuol
uol sceglier fra le dame un nuovo e fresco amore..

Edd è la prima che ha veduto che gli ha rapito il cuore.


cuore
Marchese
archese la conosci tu, Marchese la conosci tu
chi è quella graziosa?

Ed il marchese disse al Re:


Maestà è la mia sposa

Tuu sei più felice di me, tu sei più felice di me


d'aver dama si bella, signora si compita.

Se tu vorrai cederla a me, sarà la favorita.


Signore se non foste il Re,
Signore
ignore se non foste
fost il re v'intimerei prudenza,
ma siete il Sire,
S siete il Re, vi devo l'obbedienza.

Marchese vedrai passerà,


Marchese vedrai passerà d'amor la sofferenza,
io ti farò nelle mie armate maresciallo di Francia

Addio per sempre mia gioia,


addio per sempre mia bella,
addio dolce amore.
Devi lasciarmi per il Re,
ed io ti lascio il cuore.

La regina ha raccolto dei fiori


La regina ha raccolto dei fiori
celando la sua offesa
ed il profumo di quei fiori
uccise la marchesa.

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ANNO 0 – NUMERO 24

Responsabile:
Vincenzo Sofo

Redazione:
Riccardo Boccassini, Nicolò Ciravolo,
Riccar
Fabrizio Fratus, Barbara Leva

Hanno collaborato:
Claudio Boccassini, Andrea Carbone, Dario Leotti,
Roberto Malossi, Andreas Santini, Andrea Vellante

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