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Edward de Bono. Il pensiero laterale.

traduzione di MARIO CARELLI.


Biblioteca Universale Rizzoli.
(C) 1967 Edward de Bono (C) 1969,1981 RCS Rizzoli Libri S.p.A., Milano (C) 1994
R.C.S.
Libri & Grandi Opere S.p.A., Milano.
ISBN 88-17-13402-3.
Titolo originale dell'opera: THE USE OF LATERAL THINkING.
PREMESSA.
Come mai certe persone mostrano di possedere una mente sempre fervida di idee nu
ove, mentre altre, che pur non sono meno intelligenti delle prime, si rivelano d
el tutto negate a tale attivit creativa?
Da Aristotele in poi, la logica viene esaltata come l'unico strumento in grado d
i trar buon frutto dall'intelletto.
Ciononostante, l'imprevedibilit stessa delle idee nuove sta ad indicare che esse
non sono necessariamente il risultato di ragionamenti logici.
Si awerte da qualche parte l'esistenza di un diverso procedimento intellettivo,
facile a riconoscere soprattutto quando riesce a formulare quel tipo di risposte
semplici che appaiono ovvie soltanto dopo la loro forrnulazione; Il presente vo
lume si propone di esaminare questo procedimento, di mostrare come esso differis
ca radicalmente dal metodo logico e sia, spesso, pi di questo, fec~ndo di idee nu
ove.
Per comodit~, abbiamo coniato l'espressione pensiero verticale per indicare il m
etodo logico, e l'espressione pensiero laterale, per l'altro metodo.
Se si potesse risalire il corso dei pensieri fino alla loro prima sorgente, si a
rriverebbe a classificarli tutti in termini di impulsi ddla rete nervosa cerebra
le.
Oggi si sa ancora relativamente poco sui particolari del funzionamento del cerve
llo; tuttavia possibile avere una visione generale della sua organizzazione.
Come, per valutare l'efficienza dell'impianto elettrico di un edificio, non nece
ssario procedere a un esame particolareggiato della disposizione dei fili e del
funzionamento degli interruttori, cos possibile.arrivare a una certa comprensione
del meccanismo intellettivo attraverso un esame delle manifestazioni esteriori
del pensiero che rechi testimonianza degli schemi mentali di partenza.
Un'analisi di questo genere dovrebbe occuparsi, per esempio, degli effetti della
complessa interazione tra controlli mentali retroattivi negativi e positivi.
Un'organizzazione mentale cos concepita pu tuttavia costituire soltanto un modello
di comodo per l'elaborazione del concetto di pensiero laterale.
Anche in questo caso, I'utilit del pensiero laterale non dipende minimamente dall
a validit del modello.
Chi veramente abile nell'uso del pensiero laterale non ha bisogno di un modello,
pur supposto valido, pi di quanto un autista, per guidare bene, abbia bisogno di
nozioni di ingegneria meccanica.
Nessuno del resto potrebbe sostenere che il retto uso dd metodo logico dipende d
a una completa comprensione del funzionamento del cervello.
Le nozioni raccolte in questo volme sono perci basate sulla semplice osservazione
e su una conoscenza, sia pur limitata, dell'organizzazione funzionale della ment
e.
Vengono usati termini comuni come "pensiero", "idea", e "percezione", in quanto
si crede che siano i pi adatti a questo contesto.
Il pensiero laterale non una nuova formula magica ma semplicemente un diverso q
pi creativo modo di servirsi dell'intelletto.
La matematica modema ne fa 3~ un buon impiego, lo psichedelismo ne abusa.
La matematica moderna ne costituisce anzi un esempio particolarmente calzante.
Scartati i rigidi schemi entro cui in passato si presentava la materia, la nuova
matematica fa in modo che l'allievo le si accosti con scelte deliberate, dandog
li, in misura maggiore, il gusto delI'acquisizione personale.
Questo metodo, incoraggiando attivamente l'allievo a considerare un problema da
molti e diversi punti di vista e a rendersi conto della molteplicit delle vie che
possono portare alla soluzione giusta, favorisce un mig}ioramento assai pi rilev

ante della duttilit intellettuale dell'allievo.


Col tempo questi principi, che stanno tutti alla base del pensiero laterale; pot
ranno permeare altri campi d'insegnamento.
Alla fine di questo libro, qualche lettore potr concludere di aver appena intravi
sto il pensiero laterale ma di esserne stato, a tratti, affascinato; e potranno
essere ricordati i casi in cui il suo impiego ha portato a brillanti successi.
Anche se, nelle pagine che seguono, si consigliano alcune tecniche che possono v
enir deliberatamente impiegate per sfuggire alle forche caudine della logica, sa
rebbe impossibile scrivere un vero e proprio testo di insegnamento sul pensiero
laterale.
Qui ci si limita a spiegare che cosa esso e come procede, e inoltre a invogliare
i lettori a sviluppare la loro capacit di farne uso.
CAPITOLO PRIMO
Molti anni fa, ai tempi in cui un debitore insolvente poteva essere gettato in p
rigione, un mercante di Londra si trov, per sua sfortuna, ad avere un grosso debi
to con un usuraio.
L'usuraio, che era vecchio e brutto, si invagh della bella e giovanissima figlia
del mercante, e propose un affare.
Disse che avrebbe condonato il debito se avesse avuto in cambio la ragazza.
Il mercante e sua figlia rimasero inorriditi della proposta.
Perci l'astuto usuraio propose di lasciar decidere alla Provvidenza.
Disse che avrebbe messo in una borsa vuota due sassolini, uno bianco e uno nero,
e che poi la fanciulla avrebbe dovuto estrarne uno.
Se fosse uscito il sassolino nero, sarebbe diventata sua moglie e il debito di s
uo padre sarebbe stato condonato.
Se la fanciulla invece avesse estratto quello bianco, sarebbe rimasta con suo pa
dre e anche in tal caso il debito sarebbe stato rimesso.
Ma se si fosse rifiutata di procedere all'estrazione, suo padre sarebbe stato ge
ttato in prigione e lei sarebbe morta di stenti.
Il mercante, bench con riluttanza, fin coll'acconsentire.
In quel momento si trovavano su un vialetto di ghiaia del giardino del mercante
e l'usuraio si chin a raccogliere i due sassolini.
Mentre egli li sceglieva, gli occhi della fanciulla, resi ancor pi acuti dal terr
ore, notarono che egli prendeva e metteva nella borsa due sassolini neri.
Poi l'usuraio invit la fanciulla a estrarre il sassolino che doveva decidere la s
ua sorte e quella di suo padre.
Immaginate ora di trovarvi nel vialetto del giardino del mercante.
Che cosa fareste nei panni della sfortunata fanciulla?~E, se doveste consigliarl
a, che cosa le suggerireste? Quale tipo di ragionamento seguireste?
Se riteneste che un rigoroso esame logico potesse risolvere il problema - ammess
o che esista davvero una soluzione - ricorrereste al pensiero verticale.
L'altro tipo di pensiero infatti quello laterale.
Chi si servisse del pensiero verticale non potrebbe per essere di grande aiuto a
una ragazza che si trovasse in simili frangenti.
Il suo modo di analizzare la situazinnl~ m~tt~-r~hh~ in llm(~ tr~q nn~cihilit~ T
i~ r~ 1 In questo contesto, coloro che ~si affidano, per qualtiasi tipo di ricer
che, esclusivamente al procedimento logico, negando ogni validit a quello lateral
e. [N.d.T.]
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~reoccupano del fatto che la ragazza debba estrarre un ~assolino.
I lateralisti a si occupano invece del sassolino
~ ~lanco che manca.
I primi affrontano la situazione dal '~punto di vista pi razionale e guindi proce
dono alla sua risoluzione con circospetta logicit.
I secondi preferiscono esaminare tutti i possibili punti di partenza invece di a

ccettare il pi invitante e di impostare su di esso la loro indagine.


Ebbene: la ragazza dell'aneddoto introdusse la mano nella borsa ed estrasse un s
assolino, ma senza neppur guardarlo se lo lasci sfuggire di mano facendolo cadere
sugli altri sassolini del vialetto, fra i quali si confuse.
a Oh, che sbadata! ~ esclam. a Ma non vi preoccupate: se guardate nella borsa pot
rete immediatamente dedurre, dal colore del sassolino rimasto, il colore dell'al
tro. "
Naturalmente, poich quello rimasto era nero, si dovette presumere che ella avesse
estratto il sassolino bianco, dato che l'usuraio non os ammettere la propria dis
onest.
In tal modo, servendosi del pensiero laterale, la ragazza riuscl a risolvere ass
ai vantaggiosamente per s una situazione che sembrava senza scampo.
La ragazza, in realt, si salv in un modo molto pi brillante di quanto non le sarebb
e riuscito se l'usuraio fosse stato onesto e avesse messo nella borsa un sassoli
no bianco e uno nero, perch in tal caso avrebbe avuto solo il cinquanta per cento
delle probabilit in suo favore.
Il trucco che escogit le offr in 2 Espressione di comodo per indicare coloro che,
pur non disconoscendo la funzione essenziale del pensiero logico, pensano che il
pensiero laterale sia l'unica fonte di idee nuove, [N.d.T.] vece la sicurezza d
i rimanere col padre e di ottenergli la remissione del debito.
Il metodo verticale sempre stato ritenuto l'unico degno di considerazione.
Nella sua forma pi compiuta, ossia come logica, esso costituisce il tanto decanta
to ideale a cui ogni mente esortata a tendere con tutte le sue forze, a prescind
ere dall'insufficienza dei risultati.
I calcolatori ne rappresentano forse il modello migliore.
Il problema, infatti, impostato dal programmatore il quale traccia anche la via
da seguire nell'elaborazione dei dati.
Il calcolatore procede quindi con una logica e un'efficienza incomparabili a ris
olvere il problema stesso.
Gli ordinati, graduali e sicuri procedimenti del pensiero verticale sono ben div
ersi da quelli del pensiero laterale.
Una pila di cubi nella quale ciascun elemento sia stato collocato con cura e pre
cisione su quello sottostante pu darci un'idea della natura del pensiero vertical
e.
Nel caso del pensiero laterale, invece, la disposizione dei cubi non prestabilit
a.
Essi possono essere liberamente collocati uno accanto all'altro o addirittura sp
arpagliati alla rinfusa; ne potrebbero tuttavia risultare combinazioni utili qua
nto una struttura verticale.
Il pensiero laterale si pu pi facilmente apprezzare nelle sue realizzazioni pratic
he, come nell'aneddoto dei sassolini.
Sar capitato a tutti di trovarsi di fronte a un certo problema che sembrava insol
ubile finch, tuK'a un tratto, se n' scoperta una soluzione straordinariamente semp
lice.
Una volta trovata, questa soluzione sar apparsa cos ovvia che diventer pressoch impo
ssibile capire come mai non sia venuta in
nente prima.
Problemi di questo tipo possono vera!~nnte essere difficili da risolvere finch si
insiste nel~I'impiegare il metodo verticale.
L Il pensiero laterale non si propone solo la soluzione di problemi singoli, ma
si preoccupa anche di tro ~F vare nuove interpretazioni della realt e si interess
a di idee nuove di ogni genere.
Se un aneddoto come quello dei sassolini verr raccontato tutto di seguito e si sv
eler subito la soluzione, gli ascoltatori saranno indotti a chiedersi dove stia m
ai questa gran difficolt. solo se si far una pausa affinch possano cercare la soluz
ione da soli che essi si accorgeranno di quanto sia difficile trovarla.
Anche nei migliori esempi di pensiero laterale, la soluzione, una volta trovata,
appare addirittura logicamente ovvia. molto facile dimenticare che tale soluzio

ne era stata raggiunta non con la logica ma grazie al pensiero laterale.


Anzi, una volta che si sar trovata la soluzione, molti saranno pronti a spiegare
come la si sarebbe potuta ottenere col pensiero verticale.
In retrospettiva, infatti, diventa facile scorgere il filo consequenziale che pa
rtendo dai dati iniziali di un problema, lo guida fino alla sua soluzione.
Durante un esperimento di ipnosi, possibile istruire un soggetto a esibirsi, dop
o che sar uscito dallo stato di trance, in un certo comportamento bizzarro.
Venuto il momento, il soggetto eseguir le istruzioni ricevute dall'ipnotizzatore,
come quella di aprire un ombrello in salotto, di of~rire a tutti i presenti un
bicchiere di latte, o di mettersi carponi sul. pavimento e abbaiare come un cane
.
Se gli si chieder perch mai ii comporti in quello strano modo, il soggetto dar
I2 prontamente una spiegazione che non fa una grinz~ dal punto ~di vista logico.
Tale spiegazione oPfre una ~memorabile dimostrazione dei poteri della razionaliz
zazione.
Tutti i presenti saranno a conoscenza della vera ragione di quello strano compor
tamento, eppure il protagonista riuscir ad architettare una spiegazione perfettam
ente logica, capace di convincere qualsiasi nuovo arrivato.
Non vi nulla di male nel rendere razionale col pensiero verticale una soluzione
trovata grazie al procedimento laterale.
Il pericolo sta nel presumere che, per il fatto che tale via verticale sia ricos
truibile a posteriori, tutti i problemi~possano essere risolti con il pensiero v
erticale con la stessa facilit con cui potrebbero esserlo con quello laterale.
Una delle tecniche del pensiero laterale consiste nel fare deliberato uso di que
ste facolt razionaiizzatrici dell'intelletto.
Invece di procedere un gradino alla volta nel solito senso verticale, si prende
in considerazione, all'improvviso, un elemento nuovo e del tutto arbitrario.
Si cammina poi a ritroso cercando di costruire un collegamento logico tra questo
nuovo elemento e il punto di partenza.
Nel caso che si manifesti la possibilit di allacciare un collegamento, esso dev'e
ssere collaudato secondo i criteri della logica pi scrupolosa.
Se l'allacciamento risulta solido, veniamo allora a trovarci in una posizione fa
vorevole, irraggiungibile con il consueto procedimento verticale.
E quand'anche tale posizione arbitraria non si rivelasse sufficientemente solida
, pu sempre darsi che, nel tentativo di giustificarla, si siano trovate nuove ed
utilissime idee.
.
Vi sono alcuni che arrivano a preferire il procedi~`ento laterale al punto da te
ntar di sostitirlo in ogni `caso a quello verticale.
Molti altri (la maggioranza) so ~r no invece contrari al concetto di pensiero la
terale e
1~ insistono nel ritenere del tutto sufficiente quello verticale.
Di fatto i due procedimenti sono complementari.
Quando il normale procedimento verticale non riesce a trovare la soluzione di un
certo problema, o quando serve un'idea nuova, allora si dovrebbe usare
~ il procedimento laterale.
Per trovare idee nuove que F~ st'ultimo indispensabile, a causa dei limiti intri
nseci propri dell'altro procedimento.
Limiti che dobbiamo tenere ben presenti perch, considerati sotto un altro punto d
i vista, costituiscono proprio i vantaggi specifici del pensiero verticale.
La mente umana, per il modo in cui organizzata, ha, come sistema ottimale, la fu
nzione di interpretare le varie situazioni secondo il criterio della probabilit.
Il maggiore o minor grado di questa sar determinato dall'esperienza e dalle neces
sit del momento.
Il pensiero verticale si basa sul massimo di probabilit.
Se ci non fosse, la vita di ogni giorno diventerebbe impossibile perch bisognerebb
e analizzare profondamente ed esaminare con cura qualsiasi azione o-impressione,

non potendo dare nulla per scontato.


Come un millepiedi che si rendesse consapevole dei propri attributi fisici, la m
ente umana sarebbe paralizzata dalla sua ~tessa complessit.
Dopo aver preso in considerazione una determinata situazione di fatto, il pensie
ro ha il compito di autoeliminarsi per dar direttamente posto all'azione; e ci po
ssibile soltanto se alla interpretazione pi probabile di una situazione segue l'a
zione che ha la maggior probabilit di risultare efficace.
Come l'acqua scende per i pendii, si raccoglie negli avvallamenti e affluisce ne
i fiumi, cos il pensiero verticale scorre lungo i declivi della maggior probabili
t che, per ci stesso, diventano vie di scorrimento sempre pi probabili.
Se il pensiero verticale significa alta probabilit, quello laterale significa bas
sa probabilit.
Si scavano nuovi canali per deviare a forza il corso delle acque, e i vecchi ven
gono sbarrati, nella speranza che la corrente si trovi un letto diverso e miglio
re.
A volte, l'acqua, contro la sua tendenza naturale, viene persino risucchiata ver
so l'alto.
Quando il pensiero laterale conduce alla gioiosa scoperta di una idea veramente
nuoya, allora la bassa probabilit del suo metodo si trasforma in altissima probab
ilit.
In questo momento, l'acqua, faticosamente risucchiata verso l'alto, diventa un s
ifone che, di colpo, fluisce liberamente.
Ed a questo risultato che il pensiero laterale mira costantemente.
Proprio perch si volge alla ricerca di idee nuove, il pensiero laterale sembrereb
be avere dei rapporti con il pensiero creativo in senso stretto.
In realt lo include ma abbraccia un campo d'azione pi vasto.
Talora il pensiero laterale giunge a risultati genuinamente creativi, talaltra s
i limita a rivelare aspetti insoliti di una data cosa o situazione, e in questi
casi si resta al di qua di una vera e propria creazione.
Il pensiero creativo richiede spesso particolari capacit espositive, mentre il pe
nsiero laterale aperto, pi genericamente, a tutti coloro che si interessano di id
ee nuove.
Non ci serviamo, in questo volume, per illustrare il
~siero laterale, dell'attivit creatrice intesa come ~nomeno schiettamente artisti
co, perch essa d risul2t~ti troppo soggettivi. facile dimostrare l'efficacia
~lel pensiero laterale sulla base di risultati che si pre"stino a una chiara val
utazione di utilit o di inutilit; ,~ altrettanto facile decidere se esso ha, o non
ha, effet [ tivamente risolto un problema; la valutazionc di una nuova creazion
e artistica dipende invece dal gusto personale o dalla moda estetica del momento
.
Il pensiero laterale sembra avvicinarsi alla follia nella misura in cui si allon
tana dalle r~gole della logica e del pensiero verticale. ~ dunque solo una forma
di temporanea e deliberata pazzia? Il metodo della bassa probabilit in qualche m
odo differenziabile dalle caotiche - associazioni mentali della schizofrenia? Fr
a le maggiori caratteristiche di questa infermit non c' forse quella per cui la me
nte del malato svolazza da un'idea all'altra come una farfalla? E poi, se uno de
sidera vedere temporaneamente il mondo sotto un aspetto diverso dal normale, per
ch non ricorre alle pratiche psichedeliche? Ci che caratterizza fondamentalmente i
l pensiero laterale il controllo a cui sottopone l'intero suo procedimento.
Se il pensiero laterale sceglie il caos, perch vuol servirsene come metodo, e non
perch rifiuta di adottare un metodo qualsiasi.
La logica attende costantemente all'elaborazione, e poi, all'esame e alla selezi
one di soluzioni nuove di qualsiasi specie.
La differenza tra il metodo laterale e quello verticale sta nel fatto che, nel s
econdo caso, la logica guida il pensiero, mentre, nel primo, lo serve.
Le prestazioni dell'intelletto restano a un livello costante e immutabile, oppur
e sono suscettibili di miglioramento grazie a incentivi o a circostanze particol
ari? Pochi posseggono una naturale attitudine al pensiero laterale, ma tutti pos

sono acquisirla in una qualche misura, applicandovisi con impegno.


I metodi didattici tradizionali normalmente non fanno nulla per incoraggiare la
gente all'acquisizione di una mentalit-laterale; anzi, di fatto la ostacolano per
la loro esigenza di adattare il pensiero alle strettoie di una serie di control
li.
Il pensiero laterale non una formula magica che si pu apprendere a tambur battent
e e utilizzare subito dopo. ~ un'attitudine e un abito mentale.
Le varie tecniche che descriveremo dovranno servire a illuminare il lettore sui
vari modi di procedere del pensiero laterale, ma non vogliono essere un ricettar
io di pronto impiego per la soluzione dei problemi. ~ impossibile abiurare impro
vvisamente la fede nella onnipotenza del pensiero verticale per abbracciare il c
redo dell'utilit di quello laterale.
Quest'ultimo presuppone consapevolezza ed esperienza, e non il frutto di una riv
elazione improvvisa.
CAPITOLO SECONDO
Quante saranno le persone che, almeno una volta nel corso della lro esistenza, ri
escono a inventare qualcosa di nuovo? Quanti sarebbero in grado di inventare la
ruota, se non fosse gi stata inventata?
Molti assumono, nei confronti delle idee nuove, lo stesso atteggiamento che adot
tano per gli incidenti stradali: suppongono cio che siano cose che possono capita
re solo agli altri.
E questi "altri", essendo i pi qualificati a trovare idee nuove, sarebbero in gra
do di produrne con maggior facilit.
Se le idee nuove costituissero la giusta ricompensa di un duro lavoro e di un lu
ngo sforzo, tutti ne saremmo lietissimi.
L'impegno e la buona volont che molti ci mettono, i sacrifici che accettano pur d
i riuscire nell'impresa, sono certo meritevoli di successo.
E, se le invenzioni sottostassero a questa` prassi, anche la societ si sentirebbe
molto pi a suo agio nell'incoraggiare, sostenere e valorizzare tutti gli sforzi
seriamente intesi a questo scopo.
Invece, le invenzioni non sono necessariamente il frutto di questo diuturno lavo
ro di indagine e di elaborazione.
Darwin aveva gi alle sue spalle vent'anni di ricerche sulla teoria dell'evoluzion
e il giorno in cui gli fu dato da leggere lo scritto di un giovane biologo, un c
erto Alfred Russell Wallace.
Ironia della sorte, lo scritto recava una chiara enunciazione della teoria dell'
evoluzione basata sulla sopravvivenza del pi adatto.
Sembra che Wallace l'avesse formulata in una settimana e in stato di delirio, ne
lle Indie Orientali.
La elaborazione completa di una teoria pu richiedere anni di duro lavoro, ma il p
rincipio ispiratore pu nascere da una improvvisa illuminazione interiore.
In effetti, quando una teoria implica una visione delle cose completamente nuova
, difficile pensare che possa presentarsi in maniera diversa.
E non neppure detto che la elaborazione di una nuova teoria debba essere sempre
il frutto di annose ricerche: l'insoddisfazione per la vecchia pu~ costituire lo
stimolo per uno sviluppo assai pi rapido.
In realt, un'elaborazione lenta pu persino ostacolare il successo finale di una co
ncezione nuova, per la ragione che, nel frattempo, le vecchie concezioni, almeno
quelle che hanno conservato una certa validit, possono venir arricchite di altri
apporti utili.
La scienza annovera schiere di zelantissimi cultori che affrontano il lavoro ~on
logica e meticolosit impeccabili, ma che probabilmente non riusciranno mai a con
cepire un'idea originale.
Gran parte delle nuove teorie nasce dopo che dati nuovi, forniti dall'esperienza
o dagli esperimenti, hanno costretto a un riesame delle vecchie.
I dati di nuova acquisizione sono probabilmente i pi idonei ad ispirare idee nuov
e, ma non si pu farci cieco assegnamento perch, per lo pi, vengono interpretati sec
ondo i criteri della vecchia teoria e adattati ad essa in modo da rafforzarla.

Al paziente di uno psicanalista pu accadere di accorgersi che quest'ultimo cerchi


ahil mente di inquadrare tutti i sintomi offerti dai suoi soF gni in una diagno
si prestabilita.
Molti ritengono che le teorie freudiane resistano all'usura del tempo anche graz
ie alla loro capacit di adattarsi a tu"i i dati sperimentali con cui si intendere
bbe confutarle.
Le nuove idee possono nascere da dati nuovi, questi per non sono indispensabili.
Si pu benissimo partire da dati vecchi e riordinarli in un modo nuovo e validissi
mo.
L'esempio migliore ce lo fornisce, senza dubbio, Einstein.
Egli formul la teoria della relativit senza ricorrere ad esperimenti o ad apporti
nuovi.
Proprio perch non se ne avvalse, la sua scoperta consist.in una mera rielaborazion
e originale di dati scientifici gi a disposizione di tutti.
Gli esperimenti vennero solo dopo, e confermarono la teoria.
Einstein prese in esame e rielabor in modo assolutamente nuovo quei dati scientif
ici che gli altri scienziati non avevano mai messo in discussione in quanto si t
rattava di dati gi inseriti nel sisterna newtoniano. ~ spaventoso (e stimolante)
pensare a tutte le scoperte latenti nei dati scientifici disponibili, che andreb
bero meglio ristrutturati.
A tutta prima sembr che le teorie einsteiniane migliorassero, ma solo di poco, le
precedenti.
Avevano permesso di calcolare con maggior precisione la lunghezza d'onda della l
uce proveniente dalla stella Sirio e di correggere leggermente i valori dell'orb
ita di Mercurio.
Sembrarono modifiche di poc conto, e invece portarono alla scoperta dell'energia
atomica.
Molta gente quando parla di idee nuove intende riferirsi alle invenzioni tecnich
e e alle teorie scientifiche.
E, in entrambi i casi, una adeguata preparazione tecnica appare loro come la pre
messa indispensabile ~ qualsiasi risultato creativo.
Anche noi siamo d'accordo ma aggiungiamo che la preparazione tecnica non basta,
altrimenti tutti coloro che la posseggono sarebbero automaticamente in grado di
concepire idee nuove.
Una donna, in America, guadagn una fortuna per aver capito che, piegando un fogli
o di carta in modo che potesse servire da bolla di consegna, da fattura e da ric
evuta, le ditte avrebbero realizzato un notevole risparmio di tempo, di fatica e
di cancelleria.
La sua invenzione fu largamente adottata.
Pu~ non esistere un rapporto tra il tipo di elaborazione e l'importanza dei risu
ltati conseguiti.
Idee banali e idee che cambiano il corso della storia possono scaturire da proce
dimenti identici, ~li racconta che a Napoleone costasse la stessa fatica debella
re potenti armate nemiche e togliersi dai piedi il cane della moglie.
Un ottimo esempio di come non basti disporre di conoscenze tecniche~e di una ade
guata attrezzatura per inventare qualcosa di nuovo si trova leggendo la storia d
ell'invenzione della valvola termoionica, l'invenzione da cui nacque la tecnolog
ia elettronica che compie miracoli nel settore delle comunicazioni.
Edison il mago dell'elettricit, teneva letteralmente nelle mani uno strumento com
e la lampadina che ora noi possiamo considerare un modello, sia pur primitivo, d
i valvola termoionica.
Non solo l'aveva sotto mano, ma lo fece anche patentare.
Nessuno pi di lui sarebbe stato in grado di apprezzare l'importanza di un simile
strumento, nessuno conosceva l'elettricit meglio di lui.
Dovettero invece passare anni prima che Fleming, a Londra, ne scoprisse l'import
anza e Lee De Forest, poi, la trasformasse in valvola triodica; e anche lui si r
ese
22

!
conto pienamente del suo valore soltanto dopo che i tecnici della telefonia comi
nciarono a impiegarla.
Per spiegare la straordinaria elusivit delle idee nuove, i pessimisti sostengono
che si tratta in realt di scoperte dovute al caso.
Secondo loro, un'idea nuova non pu essere concepita finch i suoi elementi costitut
ivi non si riuniscno simultaneamente, con un procedimento tutto particolare, nell
a mente di un solo uomo.
Si tratterebbe solo di aspettare che il caso realizzi questa feconda combinazion
e di elementi conoscitivi.
Ci troviamo qui di fronte a una spiegazione del tutto negativa, anche se molti f
atti parrebbero confermarla.
Quando si tratta di migliorare un'invenzione gi fatta, la mente umana mostra capa
cit ed efficienza assai notevoli.
Nel corso di una vita umana, l'aereo, da audace esperimento di due meccanici di
biciclette, diventato il mezzo di trasporto per eccellenza, e nessuno contesta p
i la sua comodit ed efficienza.
Il fragile miracolo della radio si materializzato in un aggeggio banale, di bass
o prezzo.
La mente- umana eccelle nl lavoro di elaborazione, e non ci sono limiti riconosci
bili a questa sua abilita ch arriva fino alla progettazione di cervelli elettroni
ci, in grado di estendere ulteriormente la sua capacit di elaborazione.
A tutto ci fa contrasto la scarsa attitudine della mente umana a concepire idee n
uove.
Lsse nascono sporadicamente, anche quando la tecnologia che le rende possibili e
siste da lungo tempo.
L'Hovercraft poteva essere costruito assai prima che Christopher Cockerell lo co
ncepisse.
D'altra parte la tecnologia rende attuabili idee alla cui realizzazione prima si
sarebbe dovuto rinunciare.
Per esempio, il lucasiano Charles Babbage, professore di matematica a Cambridge,
si sarebbe certamente impegnato per far costruire il primo computer gi verso il
1830 se fosse esistita allora la tecnologia elettronica necessaria per la costru
zione di macchine di questo tipo.
Le sue idee erano valide, ma disponeva solo di ruote dentate.
Comunque, la tecnologia, da sola, non scopre nulla di nuovo.
Se si accetta la spiegazione negativa della nascita delle idee nuove, non resta
altro che aspettare, sperare e pregare.
Ma il problema pu essere studiato da un'angolazione diversa.
Se le idee nuove nascono solo per caso, come mai alcuni uomini, come Edison per
esempio, ne trovano molte pi dei loro simili? Di solito i grandi inventori, i gra
ndi scienziati fanno non una ma tutta una serie di scoperte.
Ci lascia supporre l'esistenza di una particolare attitudine distribuita in misur
a ineguale tra gli uomini.
E questa attitudine non sembra attribibile a una intelligenza particolarmente acu
ta, ma piuttosto a uno speciale abito mentale, a un particolare orientamento con
cettuale.
Le invenzioni possono procurare la ricchezza a chi le fa, ma ci non accade sempre
.
L'inventore della mietitrebbia ha guadagnato na fortuna, quello della prima semin
atrice, invece, non ne ricav utili di sorta.
La sola ricompensa certa la soddisfazione del risultato raggiunto. ~ una soddisf
azione del tutto diversa da quella che si prova ottenendo successi di altro gene
re: di una classe superiore.
Dal momento in cui una scoperta si rivela non pi possibile ignorarla: c' in essa u
na scintilla di immortalit.
CAPITOLO TERZO
Riconoscere che le idee nuove sono utili, redditizie ed entusiasmanti ben divers

o dal sostenere che la loro ricerca deliberata possa portare, da sola, a qualche
risultato positivo.
Tutti si sentirebbero di condividere la prima affermazione, ma solo una minoranz
a accet terebbe incondizionatamente la seconda.
~ possibile aumentare l'efficienza di un procedimento in due modi.
Il primo consiste nel migliorarne le prestazioni in modo diretto; il secondo nel
l'individuare e poi rimuovere gli inconvenienti che ne ostacolano il funzionamen
to.
Se un'automobilc marcia al di sotto della velocit desiderata, il conducente pu pre
mer di pi sull'~cceleratore, oppure assicurarsi che il freno sia stato del tutto a
llentato. ~ se un progettista d'auto vorr creare una macchina pi veloce potr dotarl
a di un motore pi potente oppure potr ridurne il peso e la resistenza all'aria, ch
e diminuiscono la velocit della vettura.
Per comprendere l'intelligenza, forse pi utile studiare la stupidit. ~; pi facile s
coprire quel che manca a uno sciocco che individuare quel quid per cui la person
a intelligente emerge sulle altre.
Invece di cercare le qualit che mettono una persona in grado di ;nventare qualcos
a di nuovo, avrebbe pi senso indagare perch altri ne sono incapaci.
Se si riuscissero a identificare, in qualche modo, in un dato individuo o, pi in
generale, nell'uomo, gli ostacoli che impediscono la concezione delle idee nuove
, diverrebbe possibile migliorare la capacit umana di produrne.
Il pensiero laterale una necessit imposta dai limiti di quello verticale.
L'uso dei due aggettivi "laterale" e "verticale", stato suggerito dalle consider
azioni che seguono.
Facciamo, tanto per intenderci, l'analogia della miniera.
La logica lo strumento logico usato per approfondire una miniera, per allargarla
e dotarla dlle strutture necessarie.
Se per la miniera stata scavata in un posto sbagliato, nessun accorgimento riusci
r a rimuoverla e a trasportarla in un posto adatto.
Sono cose che anche un semplice minatore sa benissimo, tuttavia, in realt, riesce
pi comodo continuare a scavare nella vecchia miniera che aprirne un'altra, in un
punto diverso.
Il pensiero verticale sprofonda sempre pi-nella miniera gi in attivit; il pensiero
laterale invece tenta nuovi scavi altrove.
Si riluttanti ad abbandonare a mezzo uno scavo sia perch costato sforzi che andre
bbero interamente perduti, sia perch pi agevole proseguire un lavoro in corso anzi
ch arrovellarsi intorno ad altri progetti, comportanti grossi impegni di caratter
e pratico.
Non possibile guardare in una direzione nuova appuntando sempre pi gli occhi nell
a vecchia direzione.
Nel momento stesso in cui due concetti si collegano, CSSi Sl pongono in una dete
rminata direzione, ed pi facile associare altri concetti ai primi due, e seguirne
l'orientamento, che ignorarli.
Costa fatica non tener
2(')
L
conto di un precedente, specialmente quando non esiste ancora un'alternativa.
La volont di portare a compimento un'impresa in cui sono stati investiti lavoro e
capitali, e quella di realizzare un programma di attivit ormai gi impostato si tr
amutano in un duplice impegno a proseguire nello scavo della miniera.
Gli sforzi di ricerca scientifica sono in gran parte impiegati nell'ampliamento
logico di alcune miniere che generalmente sono ritenute redditizie.
Gli addetti ai lavori sono molti; c' chi riesce so!o a grattar via un po' di terr
iccio e chi scava a grandi palate, tutti comunque rendono secondo la loro capaci
t.
Spesso per, le geniali intuizioni e i grandi progressi scientifici sono merito di
persone che hanno scavato una nuova miniera senza tener conto dei lavori in cor

so nella vecchia, a volte perch non la ritenevano produttiva, altre perch ne ignor
avano semplicemente l'esistenza, altre volte ancora per seguire il loro temperam
ento anticonformista, o per puro capriccio.
Certo, queste iniziative sono rare; in generale i metodi d'insegnamento sono eff
icaci e diffondono una linea culturale tutta tesa a valorizzare le miniere scava
te dai Maestri.
La cul tura, del resto, non dispone di altri mezzi per sfuggire al caos.
Non alimentando la sfiducia generale verso i metodi esistenti che si pu costruire
una cultura omogenea e organica.
Inoltre, l'insegnamento non necessariamente legato al progresso: suo scopo di di
ffondere nozioni ritenute utili; informa, non crea.
Chi d il primo colpo di vanga, non importa dove, a tln proprio scavo, e non legat
o a esperienze precedenti, favorito nei confronti di chi, dopo aver creduto alla
vecchia miniera, l'abbandona per ricominciare da capo.
Molti grandi inventori, come Faraday, non avevano alcuna preparazione culturale
di tipo tradizionale, e altri, come Darwin e Clerk Maxwell, non ne possedevano a
sufficienza perch la loro originalit ne restasse tarpata.
Si tentati di pensare che una persona geniale, se non ha avuto occasione di cono
scere la vecchia impostazione di un problema abbia migliori possibilit di elabora
rne una originale.
Uno scavo gi in corso offre una direzione entro cui incanalare un impegno di rice
rca, e questo ha effettivamente bisogno di una direzione; poche cose danno un ma
ggior senso di frustrazione di un impegno che cerca ansiosamente il modo di real
izzarsi.
Uno sforzo deve essere anche ripagato da qualche risultato tangibile, e quanto p
i tempestivamente il risultato arriva, di altrettanto l'impegno ne risulta stimol
ato.
L'allargamento di una miniera preesistente costituisce un progresso concreto e u
na garanzia di risultati utili per il futuro.
Infine, in una miniera costruita a regola d'arte ci si sente a proprio agio, qua
si come a casa propria.
La decisione di abbandonare una miniera che ha gi raggiunto dimensioni notevoli p
rima di aver stabilito dove iniziarne una nuova non sarebbe una decisione sensat
a e significherebbe pretender troppo dalI'indole pratica della natura umana.
Una tale decisione sarebbe abbastanza difficile da prendere anche quando si foss
e gi scelto il punto dove iniziare un nuovo scavo.
Forse gli addetti alle ricerche dei pozzi di petrolio sarebbero in grado di appr
ezzare il paradosso secondo cui pi produttivo mettersi a discutere sul punto pi ad
atto per iniziare una
nuova trivellazione che proseguire quella del vecchio pozzo.
Tale diversit di opinioni d~pende dal fatto che
~j~ un addetto al pozzo ha soprattutto sott'occhio i costi di estrazione, mentre
gli scienziati e gli industriali ritengono che l'inattivit costi ancora di pi.
Senza uno scavo da approfondire, in che modo la mente umana
~ potr esercitare lo sforzo di ricerca logica a cui stata
t adeguatamente addestrata? Gli strumenti logici dello scavo giacciono per terra
inutilizzati.
Non si va avanti e vengono a mancare i risultati utili.
Oggigiorno questi risultati utili diventano sempre pi importanti per gli scienzia
ti. unicamente sotto questo aspetto-che il lavoro valutato, e, se vuole avanzare
nella carriera, uno scienziato deve superare molte prove di questo genere.
!
Chi ha doti di realizzatore viene pagato perch le metta a frutto, non perch si sof
fermi in ricerche teoriche.
E poich non esiste un'unit di misura per queste doti, saranno sostenute finanziari

amente solo quelle iniziative da cui si sono vuti dei risultati positivi.
molto meglio sfruttare fino a una profondit sbalorditiva una miniera dal rendimen
to mediocre (anche se si ammette l'errore di scelta) piuttosto che indugiare a c
hiedersi dove converrebbe iniziare lo scavo di un'altra.
Pu darsi benissimo che il ricercatore sia arrivato a un passo dal punto in cui si
potrebbe scavare una miniera assai pi produttiva, ma come si pu saperlo prima del
l'inizio dei lavori, e di aver constatato con i propri occhi che ne valeva la pe
na?
Alla lunga potrebbe rivelarsi pi conveniente lasciare che qualcuno si dedichi a11
a ricerca di soluzioni migliori piuttosto che tenerlo impegnato, con gli altri,
in lavori che danno un reddito mediocre; ma solo pochi industriali sono disposti
a investire il proprio denaro puntando su un risultato aleatorio.
Nell'attuale sistema, chi pu permettersi di avere delle idee? Chi pu rischiare di
non progredire per colpa di un'idea che potrebbe fallire?
Un esperto tale in quanto conosce la miniera meglio di tutti gli altri, fatta ec
cezione per i suoi colleghi, dalle opinioni dei quali dovr per aver cura di dissen
tire, in modo che possano coesistere tanti esperti quanti sono i punti di diverg
enza, e che tra di essi si stabilisca alla fine una specie di gerarchia.
Un esperto pu anche aver contribuito sostanzialmente a dare alla miniera la strut
tura che ha.
Per queste ragioni, di solito, gli esperti non sono mai i primi ad abbandonare l
a miniera che conferisce loro lo status di "esperti", per iniziarne un'altra.
Sarebbe ancor meno concepibile, per un esperto, I'idea di abbandonare lo scavo i
n corso per mettersi a meditare sul luogo pi adatto per cominciarne un altro.
E non brucia certo dalla voglia di dimostrare la sua competenza tecnica con appr
ezzamenti negativi sull'andamento dei lavori, perc`h e cos facile criticare e lo f
anno gi, spesso assai energicamente, molte altre persone che non hanno la compete
nza necessaria per esprimere critiche motivate...
Stando cos le cose, normale trovare gli esperti felicemente installati nei pozzi
pi bassi delle miniere pi profonde, spesso cos profonde che sembra non valer pi la p
ena di riguadagnare la superficie per guardarsi in giro.
~ome coMeguenza del triplice fatto che l'intelletto umano preferisce approfondir
e con la logica una mi 30
niera gi in attivit; che vi incoraggiato dalla formazione culturale ricevuta; che
la societ ha messo degli esperti a presiedere alla esecuzione degli scavi, noi di
sponiamo di un grande numero di miniere ampiamente strutturate e in continuo svi
luppo sotto l'impulso della ricerca logica.
Molte miniere sono inestimabili per la quantit di nozioni pratiche che se ne pu ri
cavare, altre sono del tutto in passivo a questo riguardo.
Una miniera improduttiva non deve far meraviglia.
Si potr dire che si commesso ur~` errore insistendo troppo negli scavi, ma non si
dovr attribuire l'insuccesso alla scelta sbagliata del luogo. ~ augurabile invec
e che si scelgano di frequente dei posti insoliti per l'apertura di miniere.
Se molte potranno risultare un inutile spreco di denaro, altre al contrario si r
iveleranno probabilmente fertilissime.
Perch vengano scoperte, per, bisognerebbe che fossero assai di pi le persone in gra
do di sottrarsi alla potente attrattiva della miniera dominante.
Spesso si sottovalutano le conseguenze del predominio delle teorie generalmente
ritenute valide.
Esse sono considerate utili punti di partenza, in attesa del momento di compiere
ulteriori passi in avanti.
E questo un atteggiamento che, se pu portare a risultati pratici, pu anche impedir
e il manifestarsi di idee originali.
Dopo che un buon cartellonista riuscito a fissare in pochi tratti essenziali le
fattezze di un volto, gli sar molto difficile disfarsi di questa immagine e, guar
dando una seconda volta il modello, ritrarlo in altro modo.
~li appartenenti a quelle sette che, credendo all'imminenza del giudizio univers

ale, si raccolgono sulle cime dei monti ad aspettare la fine del mondo, non ne r
idiscendono, poi, scossi nelle lor convinzioni bens con una rinnovata fede nella m
isericrdia dell'Onnipotente.
Nuovi dati che potrebbero smantellare una convinzione diffusa vengono al contrar
io sollecitamente incorporati in essa, perch quanto pi numerosi sono i dati nuovi
che le si possono adattare, e tanto pi bonificata essa ne risulta. ~ come quando
si posa qualche goccia di mercurio su una superficie piana.
Allargando sempre di pi una goccia, lo spazio che la separa dalle vicine diminuis
ce fino a scomparire.
NelI'istante in cui sono raggiunte, le gocce piccole perdono la loro identit, inc
orporandosi in quella grande.
Analogamente a quanto awiene per le idee dominanti, la goccia grossa ingloba sen
za scampo la piccola.
Un esempio-limite dell'influenza esercitata dalle idee dominanti offerto da quel
la malattia mentale conosciuta come paranoia.
Ci che stupisce particolarmente in questa malattia che essa non indebolisce le fa
colt logiche dell'intelletto, come pu accadere in alke forme di malattia mentale.
Talvolta tali facolt possono perfino acuirsi.
Di anormale c' solo il fatto che il paziente dominato dall'idea di persecuzione.
Egli crede che tutti i fatti che succedono, anche q~elli banali o accaduti molto
lontano, siano altrettante macchinazioni dirette contro di lui.
Interpreta le gentlezze di cui fatto oggetto come subdoli tentativi di carpire la
sua fiducia per poi ucciderlo.
Teme sempre che nei suoi pasti sia stato messo del veleno. I giornali gli sembra
no pieni di minacce in codice.
Nessun fatto cos innocente da poter sfuggire alle sue interpretazioni deformanti.
Non necessario che le idee dominanti siano semplici come l'idea di persecuzione
perch possano esercitare un'influenza altrettanto grande sul modo di pensare e su
lle scelte interpretative di una persona.
Anche le concezioni vecchie e pienamente articolate finiscono
F col polarizzare tutto attorno a s, cos come avviene per le vecchie citt, dalle st
rutture urbane ormai compiute.
Quelle concezioni costituiscono il punto di par r tenza e di riferimento di ogni
elaborazione mentale; ci se ne pu discostare nella soluzione di problemi di scar
so interesse, periferici, ma impossibile cambiarne radicalmente l'impostazione,
ed molto difficile crea |, re altrove un centro organizzatore.
In che modo l'intelletto pu liberarsi dall'influenza di un'idea dominante? Una de
lle tecniche utili del pensiero laterale consiste nel cercare con estrema cura l
'idea centrale di un determinato contesto, nel precisarne le componenti essenzia
li, e nel prenderne infine nota per iscritto.
In questo modo sar pi facile identificarla e poi neutralizzarne l'influenza polari
zzatrice.
Anche se sembra facile e ovvia, questa tecnica richiede molto impegno e un'anali
si assai attenta; una conoscenza vaga e generica dell'idea dominante non serve a
nulla.
Un'altra tecnica laterale che consigliamo quella di individuare l'idea dominante
per poi gradualmente di `~ storcerla fino a renderla irriconoscibile e a distru
ggerla.
La distorsione pu semplicemente consistere nel portare l'idea all'assurdo oppure
nell'esagerarne un singolo aspetto.
Anche in questo caso bisogna agire con piena consapevolezza e decisione.
Qualcuno potrebbe ritener pi facile, una volta iden 32 ! 33
2. n l~nsi~r~ lalelale tificata l'idea dominante, passare subito a una sua diret
ta e vigorosa contestazione.
Ma sarebbe solo un modo di trasformare da positiva in negativa la sua invadenza,
col rischio di rafl`orzarla anzich indebolirla.
Inoltre, la contestazione diretta di un'idea dominante costretta a muoversi nell
o stesso ristretto spazio dialettico in cui si muove l'idea dominante stessa. ~

quel che capita spesso, sia pure in forma attenuata, ai giovani studenti che leg
gono molti libri di filosofia.
Essi si trovano di fronte all'imbarazzante dilemma di abbracciare le tesi che gl
i vengono proposte oppure di respingerle recisamente.
In entrambi i casi la pura e semplice conoscenza di una determinata impostazione
pu impedire la formazione di un'impostazione originale anche in quelle menti che
ne sarebbero capaci.
Converrebbe forse rinunciare del tutto a leggere e rischiare di proporre idee gi
trovate da altri, piuttosto che assorbire le idee altrui tanto in profondit da no
n riuscir pi a formularne di proprie.
Quando un'idea nuova si sovrappone, con un processo inconscio, alla vecchia, fac
ile che quest'ultima distorca e soffochi la prima a causa della propria priorit.
Gli allievi si schierano, per anni e anni, pro o contro le tesi dei loro miglior
i maestri, e in questo modo riescono sempre meno a formularne di proprie.
Pi spesso, per, il pericolo non costituito da un eccessivo impegno nell'esame di u
na tesi, bens dalla rinuncia a prendere in considerazione impostazioni diverse da
quelle dominanti.
Il macabro aneddoto del ragno saltatore servir ad illustrare il concetto.
Uno scolaro, formulata l'interessante teoria che i ragni odono con le gambe, si
disse in grado di dimostrarla.
Colloc un ragno al centro di un tavolo e gli grid: } " Salta ! :~.
Il ragno salt.
Ripetuto con successo l'esperimento, il ragazzo tagli le gambe al piccolo animale
e lo ricolloc al centro del tavolo.
Gli grid di nuvo:
r " Salta ! ~, ma questa volta il ragno rimase immobile.
a Ecco, ~ proclam il ragazzo a tagliate le gambe a un ragno e questo diventer sord
o come una talpa ! "
~ Tutti gli scienziati conoscono questo aneddoto e molti
1i di essi vorranno lealmente ammettere di essere stati, in certi momenti, cos co
nvinti delle proprie idee da non prospettarsi neppure l'eventualit che i risultat
i dei loro esperimenti potessero essere interpretati in maniera diversa.
Lo scienziato sostiene la propria teoria non solo perch gli pare convincente, ma
anche perch l'ha trovata lui.
Ci sono scienziati che hanno fatto una straordinaria carriera perch portati irres
istibilmente a considerare una loro teoria come loro propriet privata.
Ma sono cose che succedono anche fuori del mondo scientifico.
Talora, senza aiuti dall'esterno, pu essere addirittura impossibile sottrarsi all
'influenza di un'idea dominante.
In medicina capita regolarmente che un medico curante sia troppo vicino alla mal
attia del paziente per poter trarre dai vari sintomi una diagnosi sicura, mentre
un altro medico, esaminando con occhi nuovi i dati clinici della malattia, in g
rado di formulare una diagnosi diversa e pi adeguata.
In molte comunit di lavoro chiuse, siano esse scientifiche o industriali, le idee
tendono a diventare notevolmente uniformi.
Un estraneo in grado di apportarvi punti di vista originali pu invece costituire
uno stimolo capace di suscitare idee nuove.
Abbiamo detto che l'ideatore di una teoria continuamente dominato dal desiderio
di svilupparla perch la sente propria; dobbiamo aggiungere che esiste un altro ti
po di dominio: quello propiziato dalla pigrizia. ~ molto pi semplice accettare un
'impostazione concettuale gi completamente elaborata che non metterla in discussi
one e affannarsi a sostituirla con una personale.
La radio, la televisione, la stampa diffondono informazioni e nozioni culturali
seguendo modelli standard; esse hanno il diritto, e forse anche il dovere, di pr
edisporre il materiale informativo in maniera accessibile a tutti, e ci implica l
'impiego di alcune idee dominanti, ma in tal modo risulta anche troppo facile pe
r il lettore e lo spettatore accettare le impostazioni nitidamente delineate che

ne risultano.
Cos la grande quantit di notizie nuove messe a disposizione da questi mezzi di dif
fusione molto raramente riesce ad ispirare idee originali a un pubblico che, per
pigrizia, resta dominato dalle impostazioni adottate dai presentatori di queste
notizie.
L'ostinarsi a difendere una tesi sbagliata pu passare per morbosit, ma anche una d
iscussione in cui alla fine si avuta la peggio pu liberare da una vecchia idea e
far aprire gli occhi a una visuale nuova.
L'esser nel vero serve di solito solo ad aumentare la stima in se stessi, anche
se, in qualche caso, le idee buone migliorano difendendole.
Chi accetta un'idea nuova forse in grado di migliorarla pi della persona dalla qu
ale l'ha ricevuta, la quale pu aver ormai dato fondo alla sua capacit di elaborarl
a.
E quand'anche la nuova idea venisse a sua volta scartata molto presto, sar sempre
valsa la pena di aver onestamente perduto la partita; la nuova idea scartata av
r sempre avuto il merito di debellare la vecchia.
Probabilmente, la pi riuscita caricatura di verticalista interamente posseduto da
un'idea dominante fornita da quell'uomo la cui cagna aveva partorito un cucciol
o.
L'uomo, stancatosi di aprire e di chiudere la porta di casa ogni volta che essa
voleva uscire o entrare, aveva pensato di praticare un foro nella porta perch l'a
nimale potesse andare e venire senza disturbarlo.
Appena il cucciolo nacque, I'uomo si affrett a praticare un secondo foro, pi picco
lo, nella porta.
Nel primo capitolo abbiamo paragonato il pensiero verticale all'acqua che scorre
sempre negli avvallamenti in cui si prevede debba scorrere.
Usando la stessa analogia, un'idea dominante pu essere paragonata a un fiume dall
'alveo profondamente incassato nella pianura.
L'acqua che avrebbe potuto ristagnare un po' sulla superficie del terreno costre
tta a confluire nel fiume con tanta rapidit che non le possibile raccogliersi a f
ormare laghi o altri corsi d'acqua.
Il primo obiettivo del pensiero laterale di dimostrare che le idee dominanti pos
sono essere pi dannose che utili.
CAPITOLO QUARTO
Lo scrittore che si dedica all'analisi dei processi mentali si smarrisce facilme
nte in un limbo di concetti rarefatti e di parole astratte.
In questo capitolo si cercher di illustrare il pensiero laterale con esempi concr
eti, traducendo in rappresentazioni grafiche schemi concettuali di carattere gen
erale, e ci allo scopo di offrir un indirizzo di base all'uso del pensiero lateral
e stesso.
Anche le pi astratte considerazioni formulate altrove si delineeranno in modo pi p
reciso grazie alI'esempio concreto offerto dalle articolazioni delle figure.
Si pu definire "ambiente" di una persona quel!a parte del mondo che la circonda d
a vicino.
Sotto un altro aspetto, si pu considerare come "ambiente percettivo~ quello che f
a parte dell'esperienza immediata di una persona.
Quando poi si prende in considerazione una sola parte dell'ambiente percettivo,
si ha una "percezione".
Essa un'informazione che proviene da quel settore dell'ambiente percettivo su cu
i caduta l'attenzione.
Tutti i sensi pOSSOT10 contribuirvi, ma uno solo basterebbe.
Il disegno n. 1 di pagina 41 rappresenta un ambiente percettivo, in bianco e ner
o, ma cosl semplice da poterlo con~iderare un tutto unico: come tale d origine a
un'unica percezione nella quale solo il senso della vista impegnato.
La semplicit del dato grafico e la circostanza che la sua percezione sia soltanto
visiva, rendono pi facilmente osservabili i processi mentali; i grafico per resta
sufficientemente rappresentativo di situazioni pi complesse che possono richieder
e l'intervento di altri sensi.
La forma del disegno semplice ma insolita, almeno nel senso che non ha una denom

inazione lessicale.
Non esiste un sostantivo che da solo la contraddistingua, come nel caso, per ese
mpio, del quadrato, dell'esagono o della croce.
La figura cos semplice da dar l'impressione di poterla abbracciare ed esaurire co
n un solo colpo d'occhio, dopo il quale non resta pi nulla da capire o da spiegar
e.
Una volta familiarizzatisi con una figura, al bisogno di capirla subentra quello
di descriverla a chi non in grado di vederla.
E la descrizione che se ne fa agli altri analoga a quella che se ne fa a se stes
si, cio si identifica col processo di comprensione della figura stessa.
Il bisogno di agire la molla pi potente che sollecita a capire una determinata si
tuazione.
E negli esempi che seguono, I'azione consiste nel descrivere la forma delle figu
re ad altri.
Poich non esiste un sostantivo di uso corrente che, da solo, denomini la figura d
i pagina 41, e poich il linguaggio il solo mezzo di trasmissione dei concetti, oc
corre industriarsi a descrivere la figura insolita usando il vocabolario disponi
bile.
Tale figura pu venir compresa solo riferendola a qualcosa di gi noto; si pu metterl
a a confronto con una figura assai conosciuta, e rilevarne le differenze.
Un metodo molto usato consiste nel dividere la figura in parti note, nell'indica
rle e nel descrivere in che modo si sono raggruppate per formarla.
Il disegno n. 2 di pagina 43 mostra uno dei modi in cui la figura n: 1 pu essere
suddivisa.
Con questo tipo di divisione, essa potr essere descritta come composta di:
1. l~ue segmenti paralleli separati da due traverse pi brevi e perpendicolari ai
primi, inserite a una distanza uguale dai punti terminali dei segmenti;
2.
Una lastra orizzontale sostenuta da un'altra lastra orizzontale, della stessa lu
nghezza, per mezzo di due pilastri verticali;
3.
Un rettangolo con i due lati pi corti rientrati ed equidistanti dal centro.
Si tratta di una descrizione di puro comodo ed solo una delle tante possibili; q
uando l'ascoltatore si sar reso conto degli elementi che la costituiscono e dei r
apporti che tra di essi intercorrono, cercher di ricostruire l'insieme della figu
ra. ~ un procedimento analogo a quello adottato per il trasporto di macchinario
molto pesante.
Lo si smonta e lo si spedisce in parti convenientemente piccole, accludendovi le
istruzioni per il rimontaggio.
La divisione di pagina 43 del tutto arbitraria.
A pagina 44, in alto, troviamo un'altra divisione possibile della figura di part
enza, che potrebbe essere descritta come due angolari a C coi bracci verso l'est
erno e separati da due segmenti paralleli, in alto e in basso, il tutto facente
parte di una struttura unica e uniforme.
F
~ 3
I
l
l
Altra divisione quella di pagina 44, in basso.
Qui la ~fgura potrebbe essere descritta come una coppia di ~lementi a L incastrat
i in modo da formare un rettan Fi golo nella parte interna, con l'aggiunta di du

e brevi
' segmenti che prolungano i bracci lunghi degli elementi a L. Questa descrizione
piuttosto laboriosa e pu facilmente dar luogo a errori di interpretazione; dovre
bbe essere usata solo se l'espositore molto pratico di elementi a L. Non esiste
un criterio ottimale di scelta dei termini comuni da usare per ogni determinato
tipo di descrizione.
Ogni espositore usa quelli che preferisce.
~,r Gli elementi, separati dall'insieme per ragioni espli 1~ cative o descrittiv
e, diventano ben presto entit separate e a se stanti.
Continuano ad esistere anche dopo che il fatto contingente che li ha posti in es
sere stato dimenticato. ~ quanto pi provata la loro utilit nel risolve~e altre sit
uazioni, tanto pi resta assicurata la loro sopravvivenza.
In questo modo, entit create del tutto arbitrariamente si impongono grazie alla l
oro utilit fino al punto da non essere pi possibile dubitare della loro esistenza.
Raggiunto questo stadio, esse possono costituire un reale ostacolo alla ricerca
di soluzioni migliori.
Perch ci non avvenga necessario tener costantemente presente la natura arbitraria
di molte entit, a nessuna delle quali dovrebbe essere permesso di valere al di l d
ella loro utilit, che la sola ragione dl loro diritto all'esistenza.
Il disegno n. 5, a pagina 48 in alto, un altro esempio di divisione della figura
n. 1.
Gli elementi che ne risultano sono pi notori di quelli delle precedenti divisioni
.
Tuttavia risulter pi laboriosa la descrizione dei rapporti in h;lse ai quali i var
i elementi potrannc venir ricomposti a formare la figura completa.
Pcr una buona descrizione non basta disporre di una lista degli elementi pi noti;
bisogna anche tener conto del grado di usualita dei rapporti.
Spesso elementi notissimi sono associati in rapporti del tutto insoliti. ~ neces
sario bilanciare la notoriet degli elementi con quella dei loro rapporti.
La suddivisione di una figura priva di denominazione in elementi noti dipende se
mpre dalla scelta personale.
Gli elementi noti sono separati dalla figura in modo arbitrario.
Noh si cerca di scoprire gli elementi coi quali la figura pu essere stata costrui
ta.
E, purch la descrizione risulti soddisfacente, non ha importanza il sistema di di
visione usato.
Per quanto adeguata una descrizione possa sembrare, pu sempre esisterne una migli
ore, ma non si arriver mai a trovarla se il compiacimento per la descrizione prec
edente bloccher la spinta a fare altre scelte.
Se si tratta soltanto di ricomporre accuratamente ad unit gli elementi nati da un
a divisione arbitraria, allora, agli effetti della descrizione, non ha molta imp
ortanza preferire un tipo di divisione a un altro.
Se invece si vuol dare non una descrizione, ma piuttosto una interpretazione del
la figura, gli elementi non vengono ricostituiti ad unit, ma esaminati per quello
che singolarmente sono.
In questo caso pu essere molto importante che la divisione avvenga in un modo inv
ece che in un altro.
Il fatto che vari elementi siano stati creati arbitrariamente per chiarire una s
ituazione viene presto dimenticato.
Anche se gli elementi, prima di essere stati creati nel modo che si sa, non esis
tevano ~ m~o t~ f~ rf~rl.ore che la figura o la situazione
~tto esame, in realt, sia il frutto del loro accostamento.
Che una struttura possa essere scomposta in determinati elementi, non significa
che siano stati questi a costituirla.
Spesso la creazione arbitraria di tali ele~ menti, come nelle figure descritte i
n questo capitolo, r passa, a torto, come una geniale identificazione e separa~i
one di elementi dal complesso di una struttura.
Una divisione arbitraria viene definita come un' "analisi degli elementi compone

nti".
Realt non ancora definite vengono sempre scomposte in elementi noti; ma il consid
erare tali elementi come i dati analitici pi appropriati a quelle realt significa
precludersi una spiegazione migliore, che pu aver bisogno di elementi ancora trop
po poco familiari per poter essere usati.
La figura 6 a pagina 48 mostra una divisione in due elementi.
Essi sono meno comuni di altri usati qui e possono essere chiamati elementi a I.
Il loro rapporto spaziale estremamente semplice, essendo disposti uno accanto a
ll'altro.
Questa divisione serve ad illustrare come la scelta di determinati elementi poss
a portare ad una semplificazione dei rapporti spaziali.
Sono stati mostrati cinque modi di suddividere, a scopi descrittivi, la figura 1
.
Ne abbiamo tralasciato altri, perch l'esemplificazione ha di solito dei limiti.
Ci si pu chiedere, a questo punto, quale di queste descrizioni sia la migliore.
Sono tutte complete nel senso che l'intera figura vi stata scomposta e nessuna p
arte ~ stata dimenticata.
Tutte le divisioni sono ugualmente arbitrarie.
Le migliori sono, presumibilmente, quelle che permettono descrizioni di pi immedi
ata evidenza.
Una spiegazione supplementare pu confeil necessario tocco finale alla descrizione
; una di~isione potr essere spiegata in poche parole, un'altra
~ne richieder parecchie, anche se la descrizione risulter, in entram~i i casi, alt
rettanto adeguata.
Riassumendo: la divisione migliore quella pi utile, indi~ pendentemente da come v
iene eseguita.
Nessun meE todo, in s, migliore di un altro, ma pu diventallo L in un determinato
contesto.
Nel contesto compresa sia la disponibilit di elementi noti e di rapporti da parte
del descrittore, sia anche la disponibilit tcerta o presunta) di tali elementi e
rapporti da parte del destinatario della descrizione.
Per esempio, se si descrive la figura 1 a un ingegnere, la soluzione della figur
a 6 apparir la pi adatta in quanto il termine "elemento a I" sarel be, in questo c
aso, facilmente capito.
La totale arbitrariet delle divisioni permette di scegliere di volta in volta que
lla pi adatta alla mentalit del destinatario.
Se la figura n. 1 cadr sotto gli occhi con sufficiente frequenza, finir col divent
ar familiare e cesser la necessit di suddividerla in elementi noti.
Potr arizi diventare tanto familiare da servire lei stessa a descrivere altre fig
ure nuove.
In questo modo la lista delle forme accolte e dei loro rapporti si allunga contl
nuamente.
Una volta in moto questo meccanismo procede da solo in quanto le figure dopo ess
ere state spiegate in termini di figure note, diventano familiari quanto basta p
erch possano servire a spiegare altre figure nuove.
Per diventare familiare, una figura deve ricorrere di frequente, e perch essa acq
uisti un significato
4 necessario che ogni volta si ripeta un determinato comportamento, associato al
la figura.
In tutte le strutture continue molte estese, esistono parti che sembrano separab
ili dal complesso, e alcune linee possono suggerire la divisione
Le quattro figure di pagina 52 c 53 sono semplici, ma non abbastanza da poterle.
indicare con una sola parola.
E, bench siano molto diverse, si trova in esse sempre la stessa forma nota.
La figura 8 di pagina 52 sembra offrire delle natutari linee di divisione in ele
menti minori.
Si pu staccare l'elemento a T in alto, e dividere la base in altri due elementi a

T.
Se ora consideriamo la figura 7 alla luce di quanto avvenuto alla figura 8, dive
nta ovvia anche l l'utilizzazione dell'elemento a T come divisore.
Grazie a queste sia pur limitate applicazioni, l'elemento a T diventa sempre pi f
amiliare, cos familiare che si tenter di utilizzarlo come elemento descrittivo del
le figure 9 e lO.
Se pu sembrare spontaneo scomporre le figure 7 e 8 in elementi a T, la stessa cos
a non si pu~ ripetere per le figure 9 e lO.
Se quest'ultima fosse stata esaminata per prima, l'elemento a T non sarebbe mai
potuto diventare cos noto.
A pagina 54 e 55 compaiono le divisioni in elementi a T di ciascuna delle quattr
o figure precedenti.
Nel procedimento seguito pi sopra, la figra diventata familiare per percezione dir
etta e non attraverso l'intermediazione di figure gi usate in precedenza.
Una volta partiti in questa direzione, ha inizio
ntero processo di espansione e di aumento delle fi _ hlre note.
La creazione dell'elemento a T stata del tutto ar ~bitraria anche se IA figura 8
suggerisce effettivamente
~un tale tipo di divisione.
Una volta prescelto, l'elemento
~a T riconferma la sua utilit mostrandosi applicabile
~alle altre figure di pagina 54 e 55.
Questa sua disponibilit e utilit gli conferisce un'esistenza autonoma.
Ciononostante resta il fatto che, per adeguata che possa risultare la divisione
delle figure in elementi a
E T, non possibile affermare che esse risultino da una composizione di tali elem
enti.
La scelta di una diversa suddivisione della figura 8 di pagina 52 avrebhe forse
permesso una descrizione
' del tutto adeguata di questa particolare figura, ma E non avrebbe fornito gli
elementi necessari per la scomposizione del;e altre.
Si potrebhe descrivere correttamente la figura 8 definendola una barra orizzonta
le sorretta, al centro, da una colonnina corta verticale poggiante su una sbarra
orizzontale pi lunga che, a sua volta, sorretta da due colonnine verticali equid
istanti dalle estremit della sbarra stessa.
Questa suddivisione buona quanto quella in elementi a T. Ne deriva che, sebbene
una descrizione possa apparire altrettanto efficace di un'altra, la sua utilit, i
n termini generali, pu essere ben diversa.
Se il compiacimento per l'adeguatezza della soluzione trovata riuscir a bloccare
la ricerca di altre soluzioni, ci equivarr in pratica a una rinuncia a soluzioni m
igliori.
Si supponga di aver scdto, per la descrizione della figura 8, la soluzione delle
sbarre e delle colonnine, e che, in seguito, l`esame della figura 7 al)l)ia
51 .
8 T ~ T 11 ~ 13
12 suggerito la soluzione con gli elementi a T. Molti potrebbero non andar oltre
la constatazione del fatto, mentre altri potrebbero riprendere in esame la figu
ra 8 per vedere se anche per essa sia possibile uJtilizzare gli elementi a T. Qu
esto comportamento parrebbe ovvio, invece non n ovvio n usuale.
Quante sono le persone che prendono l'iniziativa di reinterpretare, alla luce di
dati nuovi, una materia che ha gi avuto una spiegazione soddisfacente? Perch mai
l'elemento a T, utilizzato inizialmente per una determinata suddivisione, dovreb

be risultare tanto utile da indurci a impiegarlo al posto dell'altra soluzione d


ella figura 8? L'elemento a T accresce la sua importanza a mano a mano che il nu
mero delle sue applicazioni aumenta, ma all'inizio la sua importanza non maggior
e di quella di qualsiasi altro elemento nato dalla divisione di una figura.
Quanti rinuncerebbero alla prima e soddisfacente soluzione per adottarne un'altr
a che non ha il pregio di una maggiore adeguatezza?
Coloro che sono abituati a questo tipo di reinterpretazioni non si sorprenderann
o di trovare a pa~ina 57 una descrizione della figura l in termini di elementi a
T, da poco individuati.
Da questa operazione nasce un altro elemento di discussione (figura 16 di pagina
57).
Se la figura 1, riprodotta alla figura 15, fosse stata proposta solo dopo che gl
i elementi a T erano diventati unit di impiego la figura sarebbe stata subito sud
divisa in elementi a T.
Non sarebbero state prese spontaneamente in considerazione, e forse si sarebbero
persino respinte, altre soluzioni. ~: facilissimo dimenticare che, a prescinder
e dalla sua adeguatezza, la divisione in elementi a r c
- 15
16 57 personale e arbitraria, e non pu escludere altre soluzioni e descrizioni ch
e risultassero pi utili.
La crescente dimestichezza con gli elementi a 1' rafforza la~ tentazione di cons
iderare la divisione in queste unit come pi valida delle altre.
L'unit a T si con.solida ogni volta che viene usata con succe.sso come elemento d
i descrizione.
Pi utile appare e pi di frequente viene usata, pi spesso viene usata e pi utile appa
re.
L'adattabilit e l'utilit degli elementi a T portano a considerare figure disparate
come composizioni di una stessa unit base.
In ognuna di queste figure gli elementi a T sono disposti secondo un certo tipo
di rapporti che possono apparire come dei requisiti della figura stessa; in real
t sono solo il frutto della decisione di descrivere la figura come un'associazion
e di elementi a T. L'unit base resta sempre quella, ma il suo continuo impiego po
ne in essere tutto un repertorio di rapporti tra loro diversi.
In tal modo aumenta il numero di figure nuove che diventano familiari ~razie all
a loro suddivisione in elementi a T.
La figura 17 a pagina 60 risulta abbastanza GOrnplessa: per descriverla indispen
sabile scomporla in elementi noti.
Risolverla in elementi a T tutt'altro che facile.
Se per questo elemento l'unica unit nota di cui si dispone, diventa indispensabile
tentar di descrivere la figura in tali termini anche se ci si rende conto della
difficolt dell'operazione.
La figura 18 a pagina 61 mostra come si sia riusciti a scomporre con successo l'
intera figura.
La comple~zza del risultato sembra giustificare la divisione adottata: tuttavia
questa resta arbitraria.
La dispo 58
l
nibilit di elementi noti varia da persona a persona; t chi dispone di una scelta
limitata non pu escludere soluzioni di tipo diverso che altri siano in grado di o
ffrire.
Nel descrivere la figura 17 in termini di elementi a T, come nella figura 18, ci
si rende presto conto della difficolt di precisare i molteplici rapporti spazial
i intercorrenti fra tali elementi.
Questi sono, in se stessi, molto semplici, ma i loro rapporti risultano cos compl
essi da rendere la descrizione pressoch impossibile.

La figura 19 certo pi semplice della 17, ma anch'essa piuttosto complicata.


Se si cerca di risolverla in elementi a T ci si accorge che, anche in questo cas
o, I'operazione riesce.
Tuttavia i rapporti tra le varie unit risultano, in fase di divisione descrittiva
, complessi.
La descrizione diventa pi facile se, invece di scomporre la figura in elementi a
T, la scomponiamo in elementi a I, come nella figura 20 di pagina 62.
Le relazioni fra le tre unit a I sono semplici.
E ogni unit a I evidentemente composta di due unit a T unite al piede.
Quanto pi~ grandi sono gli elementi prescelti, tanto pi semplici diventano i loro
rapporti.
Ne deriva una tendenza sempre pi pronunciata ad usare l'unit base a T in gruppi st
andard anzich isolatamente.
Col tempo, poi, queste unit ampliate vengono impiegate come unit base, e senza pi f
are costante riferimento al loro contenuto in elementi a T.
Si detto prima che tanto pi complesse sono le unit di divisione e tanto pi semplici
risultano i loro rapporti, e viceversa.
Bisogna quindi giungere a un ;c~
r- r
11~
~compromesso tra il grado di semplicit delle unit base e quello dei loro rapporti.
La creazione di grup " pi standard di unit base elimina il dilemma mettendo a dis
posizione unit base piil grandi che per restano semplici.
In tal modo si ottengono unit base semplici disposte tra loro secondo rapporti al
trettanto semplici.
Questi gruppi standard sono utilissimi nel semplificare la descrizione di figure
complesse, ma il loro impiego risulta conveniente in un numero pi ristretto di c
asi rispetto all'unit a T. La disponibilit e l'utilit generale di quest'unit fa s che
non venga abhandonata, qualunque sia la frequenza dell'utilizzazione dei gruppi
standard.
Coll'abbandono dell'unit a T, I'incapacit dei gruppi standard a risolvere determin
ati casi potrebbe provocare confusione.
Tanto pi semplice l'unit e tanto maggiori sono le sue possibilit d'impiego.
Si deve quindi poter disporre contemporaneamente sia dell'unit a T che dei suoi g
ruppi stalldard.
Int~rnrPt~r.o nn~ sitnazione
~~ r- ~ che si presenta per la prima volta gi abbastanza difficile quando si in g
rado di esaminarla in ogni sua parte, e si posseggono elementi noti che possono
essere disposti tra loro secondo rapporti noti.
Ma il compito diventa assai pi arduo qualora una parte della situazione sfugga al
l'esame.
Una parte pu essere inaccessibile per la mancanza di strumenti e metodi di indagi
ne adeguati.
Uno strumento di indagine- solo un mezzo per permettere ai sensi di esaminare un
fenomeno che normalmente fuori ddla loro portata; Una parte di una situazione n
uova pu inoltre restare inattingibile perch l'interpretarla richiederebbe sforzi p
roibitivi.
Pu infine accadere di trovarsi di fronte alla totale impossibilit di ottenere una
qualsiasi informazione su una parte della situazione.
Quale che sia la ragione di tale impossibilit, si cerca di af~errare la situazion
e nel suo insieme con un attento esame delle parti accessibili, e si formula una
supposizione ragionata, un'ipotesi, per spiegare la parte rimasta sconosciuta.
La figura 21 a pagina 65 risulta parzialmente nascosta da una macchia amorfa, ma
si suppone sia dello stesso tipo a segmenti retti di quelle precedenti.
L'esame attento e la misurazione delle parti visibili permettono di formulare va
rie ipotesi su ci che si nasconde sotto la macchia.

Vengono tentate varie combinazioni di elementi a T nella speranza che una di ess
e, riproducendo la parte visibile, valga anche come descrizione dell'intera figu
ra.
La combinazione di elementi a T della figura 22 pu costituire una soluzione.
Essa descrive esattamente le parti visibili della figura precedente.
Inoltre, esaurito l'esame di tutte le altre possibili combinazioni di elementi a
T, essa potrebbe risultare l'unica funzionale.
Ci~ indurrebbe a ritenerla la sola combinazione capace di interpretare la figura
oscurata: se si togliesse la maccha, apparirebbe la figura 22.
Questa conclusione il frutto della naturale tendenziosit concettuale, propria del
le ipotesi.
Pu benissimo darsi che esista una sola combinazione di elementi a T in grado di s
piegare una figura oscurata, ma nulla autorizza a supporre che questa possa esse
re scomponibile soltanto in elementi a T. L'elemen r,4 1
~p a T ha dimostrato di essere utile nella descrizione.
~u anche essere l'unico elemento noto a disposizio~ne.
Ma queste due circostanze non modificano la sua ~natura arbitraria.
La sua esistenza giustificata solo ~dalla sua utilizzabilit.
La forma di una figura nuova non pu venir determinata da una necessit di adattamen
to a un metodo di descrizione arbitrario.
La rilevanza assunta dagli elementi a T, grazie alla loro utilit, pu facilmente in
durre a ritenerli insostituibili.
Altre persone, che dispongono di elementi noti di tipo diverso, potrebbero affer
mare che la figura oscurata pu essere scomposta solo in base a quei loro elementi
.
~ vero che impossibile formulare un'ipotesi se non L in termini di elementi noti
(in questo caso di elementi ~ a T).
Tuttavia simile ipotesi, a prescindere dalla sua F esattezza in termini a T, res
ta una semplice conget~; tura e non costituisce la prova-che la figura debba E a
vere questa determinata forma.
L'unica conferma dell'ipotesi data dalla sua utilit, e finch questa permane, anche
l'ipotesi pu essere mantenuta.
Neppure questa utilit per deve precludere la ricerca di ipotesi migliori utilizzan
do eventualmente per l'indagine altri elementi noti.
Per le figure chiare in ogni dettaglio incontrate finora, una descrizione vale l
'altra, per qulle parzialmente oscurate invece tutte le ipotesi sono parimenti du
bbie.
Quasi tutta l'attivit della mente umana assorbita nei tentativi di interpretare s
ituazioni nuove di ogni genere.
Ci si imbatte sempre in qualche figura che deve essere spiegata usando combinazi
oni di elementi gi noti.
Tali combinazioni sono sempre fatte in vista di uno scopo.
E questo un modo pratico di utilizzare le sempre crescenti disponibilit di elemen
ti noti e delle loro correlazioni.
Esiste, tuttavia, un altro modo di trattare gli elementi noti.
Essi possono essere raggruppati seguendo la fantasia, il caso, o esigenze di arm
onia, dando luogo a combinazioni che non si propongono altro scopo che se stesse
.
Anche se questo gioco di accostamenti tra elementi noti, per lo spirito cn cui vi
en fatto, non persegue alcuno scopo pratico, tuttavia pu dimostrarsi utile fornen
do modelli interessanti che vengono ad aggiungersi al repertorio delle combinazi
oni note e che sono altrettanto utili di quelli acquisiti durante la descrizione
delle figure nuove.
Tali combinazioni nate dal gioco degli accostamenti fortuiti possono interpretar
e figure che fino a quel momento non era stato possibile descrivere.
Dai procedimenti del tutto casuali del gioco nascono combinazioni che, per altra
via, non si sarebbero mai escogitate.
Le figure 23, 24 e 25 di pagina 69 mostrano tre liberi accostamenti dell'unit a T
. Essi non obbediscono a ragioni o scopi precisi.

E non esiste alcun motivo per averli preferiti a un numero illimitato di altri p
ossibil accostamenti.
Unendo in figure complete questi tre gruppi, si ottengono le figure 26, 27 e 28
di pagina 70.
Queste figure sono interessanti in se stesse; se non fossero state composte con
elementi a T, la loro scomponibilit in tali elementi potrebbe anche non sembrare
ovvia.
Come le figure che nascono da un puro gioco di accostamenti di unit a T si a~iun~
ono al rel~ertorio
23
T'~
25 1~
26 27
Fdelle figure note, cos avviene per i rapporti che di~ventano familiari nella ste
ssa maniera.
Il gioco degli accostamenti un'occasione per sperimentare e collau~ dare nuovi r
apporti.
Ed anche-un'occasione per renF~ dersi conto di rapporti che nascono fortuitament
e.
La grande utilit della composizione libera consiste nell'essere, in quanto fonte
aggiuntiva di figure note e rapporti, I'altra fonte dell'esperienza.
L'originalit degli accostamenti e dei rapporti nati casualmente dal libero gioco
normalmente maggiore di quella delle composizioni e dei rapporti che nascono att
raverso l'interpretazione di situazioni reali.
Il caso non ha limiti, I'immaginazione invece ne ha.
Anche se l'utilit degli accostamenti fortuiti venisse riconosciuta, sarebbero in
pochi a ritenersi adatti al gioco.
I~ difficile fare deliberatamente qualcosa astraendo dall'intenzione di farla. k
difficile incamminarsi in una direzione e proporsi, nel contempo, di non andare
da nessuna parte.
A pagina 72 troviamo un'altra figura, gran parte della quale nascosta da una mac
chia grigia.
In queqto caso la parte che sfugge all'esame ancora maggiore che non nel caso pr
ecedente. ~ lecito dubitare di cavar qualcosa di utile dall'esame della parte vi
sibile della figura.
Analogamente al caso precedente, si possono tentare diverse combinazioni di elem
enti a T. Nel caso esista un certo numero di combinazioni che appaiano adatte al
lo scopo, I'impossibilit di decidere quale di esse debba venir scelta rende neces
sario cercar di esaminare un po' di pi la figura.
Nel caso della figura 29 comunque, sembra che nessuna combinazione di elementi a
T sia in ~rado di spiegare la figura.
I La figura 30 a pagina 73 l'accostamento di elementi a T che si avvicina di pi a
lla figura 29. ~ chiaro che non si tratta di un'identit.
Se necessario formulare un'ipotesi, e talora lo per ragioni pratiche, allora anc
he una spiegazione approssimativa pu essere utile.
All'utilit di questa ipotesi approssimativa, S1 accompagna sempre la speranza che
essa possa essere perfezionata con la pratica o sostituita da una migliore.
Quando sia necessario agire, attendere che si presenti l'ipotesi migliore prima
di mettersi all'opera potrebbe sembrare la soluzione meno soddisfacente.
Ma potrebbe sembrar preferibile astenersi dall'azione piuttosto che commettere u
n errore, dal momento che l'astensione non , di per se stessa, un errore.
Il pericolo maggiore, nell'utilizzare un'ipotesi chiaramente inadeguata, sta nel
fatto che essa pu bloccare la strada a una migliore.
L'abitudine a servirsi di un'ipotesi e la fruizione di quanto essa offre di util
e pos. sono far dimenticare la su inadeguatezza; infatti ci si scorda presto del

netto divario tra l'ipotesi e la situazione di partenza.


Se si rimuove la macchia grigia dalla figura 29 a pagina 72, appare la figura 31
di pagina 75.
Essa non composta di un gruppo di elementi a T, bens di elementi a L. Ci pu sembrar
e una mossa sleale da] momento che le sole figure note ammesse finora a questo a
rtificioso gioco sperimentale sono state le unit a T. Ma non si tratta di slealt,
tutt'altro: I'aver introdotto gli elementi a L mette in rilievo un punto molto i
mportante.
La stessa accusa di slealt ne accentua il significato.
Si tratta di questo: ~li elementi a L non sono qual - 31 cosa di diverso da quel
li a T. L'elemento a L non un'nit nuova e poco conosciuta.
La figura 32 a pagina 77 mostra che l'unit a L un'unit a T a cui stato semplicemen
te tolto uno dei due segmenti, in alto.
L'unit a L esisteva da sempre implicita nelI'unit a T.
L'unit a T non ha nulla di sacro e di immutabile, anche se la sua lunga utilit ha
potuto suggerire tale concetto.
Essa rester sempre un'unit arbitraria, di convenienza: un'unit che utile perch adatt
a a risolvere, a scopi descrittivi, figure di forma nuova.
Come un'unit pi complessa pu essere suddivisa in elementi a T, cos lo stesso element
o a T pu essere arbitrariamente scomposto in unit minori.
Si gi visto come gli elementi a T possano entrare in combinazioni standard origin
ando unit base pi grandi che facilitano la descrizione di figure pi complesse.
Si gi detto come queste unit pi grandi, proprio a causa della loro forma, hanno un
raggio di applicazione pi ristretto degli elementi a T. Analogamente, questi ulti
mi possono essere considerati come combinazioni standard di un elemento a L pi un
a sbarretta.
Talora una combinazione standard troppo complessa e specifica per descrivere una
figura e deve perci venire spezzata in unit pi piccole che si prestano ad applicaz
ioni su una scala pi vasta.
Per questa ragione, lo stesso elemento a T pu venir suddiviso.
Poich la scelta iniziale dell'elemento a T come unit nota stata arbitraria, possib
ile sia riunirlo in combinazioni pi grandi, sia spezzarlo in unit minori.
Se la scelta iniziale fosse caduta sull'unit a L allo 32 ~a la stessa unit a T sar
ebbe stata una derivazione dell'unit a L. Una qualsiasi figura nuova che sia stat
a soddisfacentemente descritta in termini di unit a T, sarebbe stata descritta al
trettanto bene da combinazioni di unit a L e sbarrette.
I rapporti spaziali che tali descrizioni avrebbero implicato sarebbero per risult
ati pi complessi.
lE sempre spiacevole staccarsi da figure note che ci sono ,state ripetutamente u
tili: ci si sente molto impegnati con loro.
Riesce difficile ricordarsi dell'arbitra-, riet di un elemento che si ha l'impres
sione di aver creato e non semplicemente utilizzato per semplificare le descrizi
oni.
Quando una figura nuova risulta difficile da descrivere, si preferisce compiere
grandi sforzi per cercare ogni possibile combinazione di elementi gi noti e speri
mentati, piuttosto che ricorrere a elementi nuovi.
Ma arriva il momento in cui necessario mettere in discussione non il modo nel qu
ale gli elementi noti possono essere raggruppati, ma gli stessi elementi noti.
I~ spiacevole pensare a quante situazioni non vengono completamente chiarite per
ch i tentativi di spiegarle insistono nell'usare modelli noti e ben sperimentati
che dvrebbero essi stessi venir riesaminati.
La figura 33 a pagina 79 mostra che l'unit a T pu essere suddivisa in quattro sbar
rette uguali raggruppate a forma di T. Ogni figura spiegata in termini di unit a
T potrebbe altrettanto bene venire spiegata in termini di sbarrette.
L'elemento a T pu essere considerato come una combinazione standard di ~barrette.
La fi ura 34 di pagina 81 mostra come si possa sud 33 dividere la figura 1 in sb
arrette.
Lo si poteva fare fin dall'inizio, ma i complessi rapporti spaziali tra il gran
numero di sbarrette risultanti avrebbero reso tale descrizione assai meno conven
iente di quella in unit a T. Una volta che si sia prescelta l'unit a T e che essa

venga usata come primo stadio della descrizione, pu essere utile fare un passo av
anti e dimostrare anche l'utilit della divisione in sbarrette, che sono di pi larg
a applicazione grazie alla loro semplicit.
Pi un'unit viene semplificata, e maggiore1 il numero delle figure che possono esse
re descritte nei suoi termini.
D'altra parte, la disponibilit di combinazioni standard di tali unit base rende pi
facile la descrizione delle altrimenti complicate correlazioni fra le unit stesse
.
Un procedimento simile trova applicazione nella fase di elaborazione delle nozio
ni scientifiche, anzi, nello sviluppo di ogni tipo di conoscenza.
Da ogni nuovo apporto di informazioni emerge un modulo interpretativo, analogo a
ll'unit a T, che si dimostra utile per spiegare i fenomeni.
Quando il procedimento diventa pi complesso, si dimostrano utili delle combinazio
ni standard di questo modulo originario.
Infine, si presenta una situazione che non pu essere spiegta n dal modulo originari
o n dalle sue cornbinazioni standard.
Improvvisamente appare un modulo addirittura pi semplice e pi universale, e il mod
ulo originario viene riconosciuto come un suo particolare derivato.
Questo nuovo modulo a causa della sua semplicit, spiega tutti i fenomeni osservat
i.
La figura che abbiamo presentato all'inizio di questo capitolo non poteva probab
ilmente essere descritta subito in termini di sbarrette perch non sarebbe sem ` t
~ ~ ~
` - .
34 brato opportuno ricorrere a~ una descrizione cos complicata.
Anche i rapprti necessari per eseguire una simile descrizione, potevano non esser
e ancora disponibili. ~ attraverso due stadi facili che la descrizione arriva al
l'uso delle sbarrette.
La prima divisione in unit a T semplice; e dopo riesce altrettanto semplice scomp
orre la stessa uni~ a T.
C' un pericolo, e sta nel fatto che si pu non avvertire la necessit di suddividere
anche l'unit a T in unit minori se non insorge una certa situazione a dimostrare c
he l'unit a T inadeguata.
Fino a questo momento essa pu venir accettata come la pi semplice unit base.
Devono esistere molte situazioni che sono state analizzate solo fino allo stadio
T e che aspettano chi si renda conto dell'utilit di passare ad altri stadi.
Persino la sbarretta pu non costitire l'ultima unit base, ammesso che questa esista
.
La sbarretta pu essere divisa in due quadratini, e cos via.
Queste descrizioni che sono cominciate usando unit abbastanza articolate e relazi
oni semplici, finiscono con l'impiego di unit piccolissime e universali, anche in
questo caso disposte in relazioni semplici.
Questa semplificazione tuttavia viene ottenuta soltanto passando per stadi in cu
i le unit base si riuniscono in combinazioni standard, in combinazioni standard d
i combinazioni standard e cos via.
Il quadratino diventa barretta, la barretta un'unit a T, I'unit a T, una unit a I.
Ad ogni stadio le unit, di descrizione sono arbitrarie, e sebbene esse possano to
rnare molto utili, affidarsi completamente a loro pu impedire l'elaborazione di u
na descrizione migliore.
'`I~PlTnLn ~UINTC~
l
Lo schema d'azione del pensiero laterale pu essere
~rticolato su quattro principi operativi, di contenuto ~estremamente vasto e che
non esauriscono certo le ~possibilit d'intervento del pensiero laterale.
Tra questi ~principi esiste uno stato di fluidit; possono avere pi di un elemerito
in comune, e alcuni di questi elementi potrebbero anche diventare loro stessi d

ei principi autonomi.
I quattro principi operativi sono:
1.
L'identificazione delle idee dominanti, o polarizzanti.
2.
La ricerca di nuovi metodi d'indagine della ~ realt.
L 3.
L'evasione dal rigido controllo esercitato dal penF siero verticale.
4.
L'utilizzazione dei dati e delle circostanze fortuite.
Dell'identificazione delle idee dominanti si parlato nel terzo capitolo; in ques
to, ci si occuper della ricerca dei nuovi metodi di indagine della realt.
C~oi disegni elementari del capitolo quarto si inteso conferire al concetto di p
ensiero laterale quella maggiore evidenza che le parole, da sole, non potevano d
argli.
Si visto che la figura numero 1, per la sua semplicit, poteva venir descritta in
vari modi, ciascuno dei quali era adeguato, nel senso che offriva una descrizion
e completa.
La scelta del tipo di descrizione era arbitraria.
Poteva dipendere dalla convenienza dalla semplicit o dalla notoriet degli elementi
usati.
Al momento della scelta, chi la compie dovrebbe essere consapevole della sua arb
itrariet e che una scelta diversa potrebbe dare risultati altrettanto buoni.
Col tempo, per, e quando appaiono pi evidenti i vantaggi della scelta compiuta, la
SUZI arbitrariet viene dimenticata e si crede che quella scelta sia l'unica in g
rado di interpretare la figura.
Nella maggior parte dei casi, quella che all'inizio era considerata un'interpret
aziorle temporanea e provvisoria, passa poi, e specialmente se ha successo, come
l'unica possibile.
La figura che, all'inizio, era stata arbitrariamente scomposta in elementi a T,
viene ritenuta, col tempo, esclusivamente una combinazione di tali elementi.
La scelta di un determinato modulo interpretativo di una realt , di solito, dovuta
al caso o a ragioni pratiche.
Non si fa una ricerca accurata dell'interpretazione migliore, e non gi per l'infl
usso traviante di un'idea dominante, che qui non entra in gioco, ma per la sempl
ice necessit di entrare, in qualche modo, in contatto con una realt.
Una bottiglia, riempita a met di vino, sar considerata mezza vuota dal pessimista,
e mezza piena dall'ottimista.
Due modi, entrambi arbitrari, di definire una realt si equivalgono.
Questo pu valere per i casi in cui non si intende procedere al di l di una semplic
e constatazione; ma se si in presenza di un problema che richiede un'elaho~ione,
allora, diverse scelte portano a risultati assai ~iversi.
L'aneddoto dei sassolini ha mostrato un problema
rrisolvibile se affrontato in un certo modo, ma sor~rendentemente facile se vist
o da un'angolazione di~ersa.
Per risolverlo, bastava prendere in considerazione non il sassolino estratto, ma
quello che era rimasto nella borsa.
Il gioco delle tre carte un esempio del tutto analogo.
Il biscazziere baro mostra tre carte coperte e invita il giocatore a indovinare
quale di esse la regina.
Alle prime mani lascia, armeggiando con destrezza, che il giocatore vinca un po'
di denaro, ma in seguito, con lo stesso sistema, impedisce sistematicamente al
giocatore di trovare la regina.
A questo punto per, il giocatore potrebbe cambiare sistema e scommettere sulla no
n uscita della regina.
Un leggerissimo spostamento del punto di osservazione pu portare a risultati prof
ondamente diversi.
Una delle pi importanti scoperte della scienza medica di tutti i tempi, quella de

l vaccino contro il vaiolo, avvenne quando Edward Jenner, che stava cercando le
cause di questa malattia, spost la sua attenzione sull'immunit che le contadine pa
revano godere a questo riguardo.
E fu grazie alla scoperta che il vaccino indebolito immunizza da quello virulent
o che venne introdotta la vaccinazione e che il mondo occidentale fu liberato da
l flagello del vaiolo.
Durante una delle inchieste poliziesche di Sherlock Holmes, il suo assistente do
ttor Watson espresse l'opinione che la presenza di un certo cane era insignifica
nte ai fini dell'indagine, perch il comportamento dell'animale era apparso del tu
tto passivo.
Sherlock Holmes espresse il parere contrario sostenendo che la passivit del cane
costituiva un elemento della massi ma rilevanza in quanto era logico supporre ch
e l'ani male, nella circostanza, avrebbe reagito in qualche mo do, e basandosi s
u questo indizio risolse il caso.
Si racconta che gli uomini di stato europei dei primi decenni del secolo scorso
temessero le mosse dell'astutdiplomatico austriaco principe Metternich assai pi n
ei periodi in cui sembrava inattivo che in quelli i cui appariva impegnato.
Pu bastare spostare l'attenzione da un dato all'al tro di un problema per passare
da un tipo di ricerca ovvia a un tipo di ricerca pi originale.
Ed cosa che si pu fare senza troppa difficolt una volta che se ne sia acquisita l'
abitudine.
Con l'esperienza di venta possibile escogitare e sottoporre a verifica molti e d
iversi modi di affrontare un problema o una situazione concreta.
Prima di tutto per occorre nutrir~ interesse a questi tentativi, credere all'effi
cacia di un cambiamento di moduli interpretativi.
Il vecchio e notissimo quesito dei due bicchieri, I'uno pieno di vino7 I altro p
ieno d acqua, spiegher chiaramente il concetto: si tolga una cucchiaiata di vino
dal suo bicchiere e la si versi nel bicchiere d'acqua, poi si tolga un~ cucchiai
ata d'acqua dal suo bicchiere e la si versi nel bicchiere di vino.
Si ripetano queste operazioni.
S tratta di dire se, alla fine, c' pi acqua nel bicchiere di vino che non vino nel
hicr.hier~ r~ r, il rrn
l
~no e di acqua, la risoluzione del problema risulter sissima.
Se invece si salter l'indagine degli stadi ~;termedi dell'esperimento fermando su
bito l'attenzio~e sullo stadio finale, la soluzione apparir molto sem~lice.
Poich da ciascun bicchiere sono state tolte due ~cchiaiate che sono state sostitu
ite da altrettante, la ~uantit di liquido in ciascun bicchiere rimasta in ~variat
a.
Perci il vino versato nel bicchiere d'acqua Ldeve aver spostato un ugual volume d
'acqua e questa F non pu essere finita che nel bicchiere di vino.
L'inda~gine pu essere spostata da un elemento all'altro del F problema, oppure da
una fase ad un'altra della sua E elaborazione, ma la valutazione complessiva, d
i fondo, ~ di quel problema rimane invariata. relativamente faF cile concentrare
in tal modo l'attenzione su una parte, ~ preferendola ad un'altra; assai pi ardu
o invece camE biare le parti stesse.
f Il nostro intelletto divide l continuum della realt che ci circonda in unit disti
nte. In parte, vi costretto dal tipo di organizzazione funzionale del nostro sis
tema nervoso cerebrale, che pone dei limiti alla conoscenza.
In parte per una scelta deliberata che permette di capire le cose scomponendole i
n elementi gi noti.
Quest'ultimo procedimento gi stato illustrato dai disegni del capitolo precedente
.
S' proceduto, come si visto, alla sistematica e totale scomposizione delle figure
in parti, che sono poi state ricombinate tra loro in determinati rapporti, per
ripristinare la figura originaria.
E cosl una situazione che si evolve senza soluzioni di continuit, pu essere arbitr
ariamente divisa in due, in un punto adatto, e la met che precede il punto di div

isione collegata a quella che lo


87 segue col noto rapporto di causa ed effetto.
La scelta delle parti in cui scomporre il tutto dettata dalla notoriet, dalla con
venienza e dalla disponibilit dei rapporti semplici con cui ricomporre le parti a
d unit.
Un rapporto mostra come due parti erano combinate tra loro prima della divisione
.
Se questa viene ripetuta parecchie volte, le parti finiscono con l'assumere una
propria identit.
Come i cibi in scatola sugli scaffali di un supermercato, cos le unit d'informazio
ne risultanti dalla suddivisione in schemi convenzionali di una realt, attendono
chi le scelga e le cucini per benino.
Purtroppo, le unit di informazione riconnesse tra di loro in questo modo, tendono
a confermare il punto di vista dominante.
Accettare unit di informazione "preconfezionate" significa orientarsi verso l'acc
ettazione di rapporti attraverso i quali esse giungono a concettualizzarsi.
Appena le unit di comodo, le unit d'informazione, ricevono un nome, questo le cong
ela e le immobilizza per sempre, perch la denominazione di un prodotto pu essere u
sata solo se la qualit del prodotto resta immutata.
Diventa necessario considerare la realt come un edificio di mattoni recanti la st
ampigliatura del marchio di fabbrica.
Smantellando l'edificio, baster esaminare i mattoni per capire com'era fatto, men
tre non passa neppure per il capo l'idea di paragonare questa stessa realt a un e
dificio in calcestruzzo che possa venir demolito in blocchi di dimensioni arbitr
arie.
Potremmo descrivere un bastone da passeggio come un oggetto composto di un eleme
nto curvo ad una estremit, di un elemento diritto, nella parte mediana, Linante,
all'altra estremit, con una ghiera.
Oppu potremmo vederlo come un oggetto formato di due ~rti, una delle quali curva
.
Oppure come un og~etto lungo e dritto, cui stato aggiunto un corto ele~hento curv
o.
La fantasia pu suddividere un bastone ~n cento altri modi restando del tutto indi
fferente al ~atto che esso, in realt, sia costituito da un unico pezzo di legno c
urvato a un'estremit.
Questa libert di descrizione dura finch alle varie parti del bastone non sono asse
gnati dei nomi.
Dal momento in cui ci avviene, una sola descrizione diventa appropriata, e le alt
re sono considerate stravaganti.
La disponibilit di parole e di denominazioni condiziona rigidamente il modo di af
frontare un determinato problema.
La fluidit dinamica del pensiero laterale, che riunisce, scompone e ricompone i d
ati del problema in forme sempre nuove, scompare e, con essa, la possibilit di tr
ovare la combinazione migliore.
Una volta che le unit d'informazione siano state orribilmente congelate dalle ris
pettive denominazioni, il massimo che si potr fare sar di combinare queste denomin
azioni tra loro in differenti schemi, operazione che spesso risulter inadeguata.
Nel capitolo precedente si era arrivati a un punto in cui nessuna combinazione d
i elementi a T era pi in grado di spiegare la figura.
Per farlo era necessario scomporre la stessa T.
La rigidit della denominazione collegata alla rigidit delle classificazioni.
A sua volta, la rigidit delle classificazioni conduce a una impostazione obbligat
a del problema.
Nella scena finale di un recente film~ si vedevano l'eroe-protagonista e i suoi
amici assistere ~iubila~ n P fPQtP~T~riAn~f~ Q~ da guerra, all'esplosione di un'
intera isola.
Sull'isola c'erano i "cattivi", cio un gruppo di scienziati malvagi che stavano t
entando, con la potenza dei loro strumenti, di ridurre il mondo in loro soggezio
ne.

Ma quell isola era anche abitata da moltissime persone certamente innocenti che
gli scienziati avevano ridotto all'ubbidienza con il lavaggio del cervello.
Poich quegli scienziati erano classificati come "cattivi", e la loro isola come u
n "luogo di malvagit", sembrava assolutamente naturale che tutto quello che, per
classificazione, faceva parte di quell'isola dovesse essere di r
~cile guidare senza urtare in qualcosa.
Ma un bel jS~rno qualcuno pens di usare la freccia posteriore, ,~`cui vividi lamp
eggi illuminavano a intermittenza la ~trada.
E l'idea funzion molto bene.
Presumibilmen~e nessuno aveva pensato prima a questa semplice so~uzione perch nel
la stessa denominazione di "freccia"
~e nel fatto che venisse classificata tra gli strumenti di ~-direzione era assen
te il concetto di "illuminazione".
Uno degli accorgimenti per evitare l'effetto coartante delle denominazioni quell
o di pensare per immagini visive, senza usare per nulla i vocaboli. ~ dd tutto p
ossibile formulare coerentemente dei concetti in questo modo, le difficolt sorgon
o solo quando necessario esprimere ci che si pensato.
Sfortunatamente solo pochi sanno pensare per immagini visive e non tutto si pu es
aminare concettualmente con questo sistema. ~ comunque un metodo che sarebbe uti
lissimo apprendere perch le immagini visive hanno una fluidit e una plasticit che l
e parole non potranno mai possedere.
Pensare per immagini non significa semplicemente utilizzare le immagini come "ma
teria prima" concettuale.
Sarebbe un procedimento troppo grezzo.
Il linguaggio visivo si serve di linee, di diagrammi, di colori, di grafici e di
molti altri mezzi per illustrare rapporti che sarebbe molto laborioso descriver
e con il linguaggio normale.
La forma di queste rappresentazioni visive si adegua facilmente ai processi dina
mici cosicch diventa possibile mostrare contemporaneamente, di un dato procedimen
to, le fasi passate, presenti e future.
Un altro metodo per evitare la divisione definitiva di un problema in parti ster
eotipe, consiste nel suddividere queste stesse parti in altre minori, per ricomp
orle poi in unit pi estese, di nuovo tipo.
Questo procedimento era implicito nel modo in cui vari elementi a T del capitolo
precedente sono stati modificati.
Di solito, molto pi facile riunire sottoparti in schemi nuovi che dividere subito
il problema in parti nuove.
La scelta dell'angolazione da cui affrontare una situazione limitata non solo da
lla rigidita delle unit di descrizione disponibili ma anche da un numero insuffic
iente di rapporti.
Un repertorio limitato di rapporti denuncia inevitabilmente una visuale assai ri
stretta.
Quanto maggiore la disponibilit di rapporti utilizzabili, tanto pi originali risul
teranno le linee di divisione, e vari i tipi d'indagine.
Un po' d'impegno e una lunga pratica renderanno possibile trovare ai vari proble
mi impostazioni originali in numero molto superiore di quanto non sia possibile
col metodo probabilistico.
La maggior parte di queste nuove impostazioni, forse tutte, potranno tuttavia ri
velarsi sbagliate.
Dopo essersi sforzati a trovarle ed essersi presa la briga di vagliarle attentam
ente una per una, si arriva, di solito, alla conclusione che i loro risultati so
no meno buoni di quelli offerti dalI'impostazione pi ovvia del problema.
In quali casi allora val la pena di ricorrere al pensiero laterale, e in quali a
ltri ci si dovrebbe accontentare del pensiero verticale?
L'impiego del pensiero laterale indispensabile in quelle situazioni problematich
e che il pensiero verticale non stato in grado di risolvere.
L'aneddoto dei ~ssolini ne un esempio Fu impossibile trovare una ~luzione finch n

on si tent di elaborare un'imposta~ne diversa.


Altri quesiti, come quello dell'acqua e del ~no, si possono risolvere anche con
il metodo verticale, ~on un procedimento lungo e noioso.
In questi casi ~l pensiero laterale, anche se non indispensabile, pu aiutare molt
o a trovare una soluzione migliore.
Per definizione, un problema un quesito che abbisogna ~di una risposta, e ci impl
ica che la risposta non ovvia.
Talvolta una situazione non problematica in s ma solo a causa dell'aspetto sotto
il quale la si considera.
Vista sotto una luce diversa, la corrispondenza tra i suoi elementi pu risultare
cos ovvia che il problema cessa di esistere.
La frequenza con cui si ricorre al pensiero laterale varia da persona a persona.
Se ci si rivolge al pensiero laterale unicamente per i problemi che qucllo verti
cale incapace di risolvere, si risparmia tempo, ma per i problemi che arnmettono
solo una soluzione verticale l'indagine laterale si concluder sempre con un insu
ccesso.
Chi cerca una soluzione laterale a ogni problema sulle prime dovr dedicarvi molti
ssimo tempo, ma la pratica render il procedimento sempre pi rapido.
L'abito mentale cos acquisito permetter non solo di intervenire con maggiore effic
acia nei casi in cui una soluzione laterale indispensabile, ma potr anche rivelar
si utile offrendo soluzioni pi esaurienti a problemi che hanno una soluzione vert
icale.
Di fronte a situazioni chiaramente problematiche piuttosto facile riconoscere l'
impellenza di ricorrere al pensiero laterale e a interpretazioni nuove, ma al di
fuori di questi casi arduo scorgerne qualsiasi necessit.
Il guaio pi grosso per si verifica quando non ci si accorge della problematicit di
una situazione.
Allorch tutto sembra procedere nel modo pi piano e pertinente, pu diventare impossi
bile progredire perche manca quel tanto di problematicit che serva come spinta in
avanti.
Ogni iniziativa che non pone problemi non ha neppure molte possibiiit di sviluppo
.
Le difficolt di soluzione provocano i sobbalzi che fanno uscire le situazioni dal
binario della comoda e mediocre routine.
Spesso il problema pi difficile sta proprio nella formulazione dei problemi.
E occorrer in certi casi molta pratica di pensiero laterale per rendersi conto de
ll'esistenza di problemi che non erano mai stati individuati.
Verso la fine del secolo scorso, gli scienziati di fisica erano molto soddisfatt
i di se stessi.
Sembrava che tutto quel che c'era da spiegare fosse stato spiegato.
Teorie e calcolo sperimentale andavano d'amore e d'accordo.
Gli restava solo da riordinare i dati.
Il loro compito in futuro si sarebbe limitato a una pi precisa elaborazione di ca
lcoli entro le grandi linee della struttura teoretica nota.
Ma poi arrivarono Planck e Einstein e presto tutti constatarono che la fisica er
a una scienza ben lontana dalla perfezione; era anzi solo agli inizi.
In quanti casi il compiacimento per i risultati ottenuti e la mancanza di proble
mi non significano altro che accettazione di soluzioni mediocri e mancanza di im
maginazione? Un determinato metodo ritenuto adeguato perch ne sono stati presi in
esame altri e sono stati trovati meno adeguati di esso, oppure perch si ritenuto
superfluo considerare impostazioni diverse o lavorare di fantasia per escogitar
le?
La solita risposta che bisogna accettare una soluzione come esauriente finch nuov
i dati non provino il contrario.
Ma perch non rovesGiare il procedimento trovando una nuova soluzione per poi vede
re se si mostra utile? Non si deve attendere che si presentino fatti nuovi per r
iorganizzare il nostro bagaglio d'informazioni.
Una riorganizzazione di questo genere pu essere fatta ogni volta che qualcuno si
rende conto dell'arbitrariet di una teoria e si mostri in grado di formularne una

diversa.
L'insoddisfazione per la vecchia teoria o la semplice curiosit possono costituirn
e una motivazione sufficiente.
Non neppure possibile supporre che una teoria che permetta di spiegare tutti i d
ati a disposizione sia migliore di una teoria incompleta. ~, questa, una supposi
zione dalla quale, nell'azione pratica, non si pu prescindere, ma non sono mancat
i casi di teorie, completamente articolate, che sono state soppiantate da altre
che, sul principio, sembravano inadeguate, ma che poi risultarono pi esplicative.
La spiegazione fisica dell'eclissi deve essere sembrata del tutto arbitraria a c
oloro che ritenevano questo fenomeno una manifestazione della collera divina, e
ci finch fu possibile disporre di dati scientifici adeguati.
Troppo spesso si ritiene che non si abbia il diritto di mettere in discussione u
na teoria finch non se ne presenti una migliore.
Questo il sistema pi sicuro d'impedire la nascita di teorie nuove.
Come possibile raccogliere i dati disponibili in una formula nuova se la vecchia
deve restare intatta e valida finch la nuova non sia completa? Credere di trovar
e una soluzione originale cercandola nell'ambito della vecchia tempo sprecato.
Allacciare il nuovo schema al vecchio inutile e inibitorio.
L'interpretazione di un problema pu essere paragonata alla soluzione di un anagra
mma.
Determinati elementi, accostati in un certo modo, acquistano un senso compiuto,
ma ci non vieta che da un loro diverso accostamento se ne tragga uno migliore.
Ognuno ha il diritto di mettere in dubbio qualsiasi cosa tutte le volte che vuol
e, e ha il dovere di far~o almeno una volta.
Nessun sistema interpretativo cos sacro da non poter essere discusso, nessuna pra
ssi cos perfetta da non essere suscettibile di miglioramento.
Dovrebbe essere possibile riprendere in esame anche l'efficienza della ruota.
un errore ritenere, come ~omunemente si fa, che un problema sia sempre risolvibi
le qualunque sia l'impostazione che gli sia stata data, a condizione che si proc
eda fino in fondo con sufficiente abilit logica.
Ci sono dei verticalisti che si inalberano ogni volta che si mette in dubbio l'o
nnipotenza della logica; essi ritengono che il pensiero laterale non serva a nul
la.
Per loro esiste un unico metodo d'impostazione dei problemi; gli altri sono solt
anto delle tappe intermedie nello sviluppo di questo metodo.
In ultima analisi, I'intervento della logica preceduto da una scelta di comodo a
livello percettivo.
Se la percezione su cui si basa l'intera costruzione logica sbagliata, la soluzi
one diventa introvabile.
Il pensiero laterale sfugge a questa limitazione prospettandosi deliberatamente
impostazioni di partenza di diverso tipo.
Sceltane una, la porta avanti con tutto il vigore che gli proprio.
Poi ne esamina una seconda e cos via.
Per quanto un calcolatore elettronico sia perfetto, non pu risolvere un problema
che sia stato mal posto dal programmatore.
Quando si affronta ur~ problema, prassi comune delimitarlo entro una determinata
inquadratura e cercarne la soluzione all'interno di essa.
Si accetta come un dato dimostrato che una certa linea rappresenti i confini del
problema, ed entro questi confini che il pensiero verticale ricerca la soluzion
e.
Molto spesso per questi confini non esistono nella realt e la soluzione pu trovarsi
al di fuori di essi.
Facciamo l'esempio dell'aneddoto dell'uovo, attribuito erroneamente a Cristoforo
Colombo.
Una volta che i suoi amici lo schernivano dicendo che la scoperta dell'America e
ra stata in realt un'impresa facile perch, pel raggiungerla, era bastato mettere l
a prua verso ovest e veleggiare sempre in quella direzione, Colombo chiese loro
se erano in grado di far stare un nuovo dritto su una delle due punte.
Gli amici provarono ma il tentativo fall.
Allora Colombo prese un uovo, ne schiacci una punta e su questa lo fece star ritt

o.
Gli amici protestarono dicendo che per essi valeva la condizione che l'uovo dove
sse restare intatto.
Cio essi ponevano dei limiti che in realt non esistevano.
Allo stesso modo, avevano ritenuto impossibile prendere la rotta ovest e prosegu
ire sempre in quella direzione.
La grande impresa marinara era parsa facile a loro soltanto dopo che Colombo ebb
e dimostrata l'infondatezza delle loro prevenzioni.
~ assai probabile che questo aneddoto riguardi, in realt, Filippo Brunelleschi ch
e costru la cupola del duomo di Firenze, nonostante tutti avessero ritenuto
4.
Il penslero le~e~ale che il suo progetto era impossibile da realizzare.
Pi che l'accuratezza storica dell'attribuzione dell'aneddoto, ci serve il riferim
ento a Colombo perch d modo di mostrare una certa mentalit.
Molto spesso i verticalisti considerano una soluzione ottenuta col pensiero late
rale come una specie di trucco.
Ci prova, paradossalmente, I'utilit del pensiero laterale.
Quanto pi vibrata ~ I'accusa di mistificazione, tanto pi appare ovvio che essi son
o legati a regole rigide e a preclusioni che non hanno riscontro ndla realt.
In tal modo, predusioni di vario tipo costituiscono altrettanti sbarramenti che
vietano l'accesso alle soluzioni originali.
I verticalisti sono i pi attrezzati per erigere tali sbarramenti perch la logica,
per essere efficace, ha bisogno di un contesto preciso e rigidamente definit~.
Certe premesse devono essere accettate per vere.
La fluidit di una situazione in cui nulla determinato e tutto messo, in ogni mome
nto, in dubbio, un'esperienza estremamente penosa per il verticalista.
Ma proprio grazie alle illimitate possibilit del caos che il pensiero }aterale ri
esce a formulare idee originali.
Alla ricerca di impostazioni alternative non si portati da un impulso spontaneo.
Per sua natura, la mente umana viene attratta dalla impostazione pi probabile e d
a essa prende le mosse.
Per vincere questa tendenza naturale necessario agire con determinazione e non r
ifuggire nemmeno dall'uso dell'artificio.
Una tecnica che pu sembrare troppo semplicistica consiste nello stabilire in anti
cipo un certo numero di impostazioni altemative, due, tre, cinque o pi.
Tutti i problemi che cadranno sotto il nostro esame dovranno ~ essere affrontati
in ciascuno dei sopraddetti modi.
Sulr le prime` questo procedimento parr assai artificioso.
Molte impostazioni elaborate "su commissione" parranno del tutto assurde se para
gonate a quella ovvia e naturale.
Ma necessario elaborarle tutte fino in fondo, senza curarsi del loro grado di as
surdit e di forzatura.
Col tempo e la pratica, la ricerca delle impostazioni alternative diventer meno l
aboriosa e queste sembreranno quasi altrettanto ragionevoli di quella ovvia.
Un'altra tecnica utile consiste nel rovesciare deliberatamente i termini del pro
blema capovolgendo alcuni r?pporti.
Invece di supporre che siano le pareti di una camera a sostenere il soffitto, po
ssiamo immaginare che le pareti pendano dal soffitto.
Invece di supporre che un aeroplano si alzi in volo grazie all'impatto delle ali
contro l'aria, immaginiamolo fermo e che, per alzarsi, muova solo le ali, analo
gamente a quanto avviene per le eliche dell'elicottero.
Invece di supporre che il sole si muova attorno alla terra, pensiamo che sia la
terra a girare attorno al sole.
Invece di pensare al moto di un oggetto ndlo spazio, secondo una sua traiettoria
curva, supponiamo che sia lo spazio stesso ad essere curvo.
Il rovesciamento, o comunque l'alterazione di un rapporto sono, nei casi ricorda
ti, facili, perch, quando si stabilita na direzione, ne risulta stabilita, per imp
licazione, anche la direzione opposta.
Un'altra tecnica, in grado di sciogliere i ceppi di una determinata scelta obbli

gata, consiste nell'applicare i dati di una situazione ad una seconda situazione


, che sia pi facile esaminare.
In tal modo possibile passare da considerazioni astratte- ad analogie concrete.
Questo procedimento valido per due motivi.
Anzitutto, le limitazioni nelle scelte di impostazione, proprie della situazione
di partenza, non ricompaiono nella situazione analogica, che molto pi malleabile
.
Se si sar scelta un'analogia adeguatamente sfruttabile, allora potr essere facile
stabilire un raffronto dei rapporti.
Ogni tanto si riesaminer la situazione di partenza alla luce dei mutamenti interv
enuti in quella analogica e ci sar uno stimolo a soluzioni nuove, a nuove interpre
tazioni.
Il secondo vantaggio del ricorso alle analogie che queste utilizzano normalmente
immagini concrete che suggeriscono aitre immagini concrete pi facilmente di quan
to idee astratte suggeriscano altre idee astratte, con il risultato che la forma
zione delle idee avviene pi facilmente.
Un'altra semplice tecnica consiste nello spostare deliberatamente l'attenzione d
a una componente all'altra del problema.
A questo fine non ha importanza che il problema venga impostato nel suo modo pi o
vvio, purch le sue componenti vengano esaminate una dopo l'altra.
Anche l'elemento pi insignificante del problema dovrebbe ricevere la sua parte di
attenzione, e ci molto pi difficile di quanto si supponga.
L'aneddoto dei sassolini ha trovato una soluzione a lieto fine solo quando si sp
ostata l'attenzione` dal sassolino che era stato estratto a quello che era rimas
to nella borsa.
Forse la pi chiara dimostrazione dell'utilit di disporre di una molteplicit di impo
stazioni alternative la fornisce proprio la matematica.
Qualsiasi equazione non che la stesura di due descrizioni diverse di una stessa
cosa.
Anzi, I'utilit di avere due vie anzich una cos grande che essa la pietra angolare d
ella matematica.
Disponendo di due diverse descrizioni, al di qua e al di l del segno di uguaglian
za, possibile giungere alla soluzione dell'equazione.
Tl metodo laterale permette di passare deliberatamente in rassegna, in rapida su
ccessione, diverse alternative.
L'esperienza e la capacit d'indagine probabilistica dell'intelletto, permettono d
i associare automaticamente elementi tratti da alternative diverse fino ad otten
ere una soluzione valida.
CAPITOLO SESTO
Il terzo principio operativo del pensiero laterale nasce dalla constatazione che
il metodo verticale non soltanto , per sua natura, sterile di idee originali, ma
ne ostacola concretamente il sorgere.
Esistono persone incapaci di ragionare senza sottoporre ciascuno dei loro pensie
ri a un rigorosissimo vaglio critico, e che devono farne, ogni volta, I'analisi
e la sintesi logica.
C~' una tendenza ad essere precisi e meticolosi che altrettanto artificiosa della
suddivisione di una sequenza cinematografica in una serie di fotogrammi immobil
i.
Ci riferiamo a casi-limite, ma che indicano come questa tendenza, sia pure in fo
rme pi attenuate, assai comune.
Si detto nel capitolo precedente che il pensiero verticale ha bisogno di partire
da una struttura base accettata come valida, che potr venire ampliata o modifica
ta nel corso dell'indagine.
Questa indagine porter forse alla correzione della struttura ma difficilmente isp
irer una soluzione dd tutto originale.
Accettare e impegnarsi significa prendere la direzione opposta a quella che perm
ette di sfruttare le illimitate possibilit del caos.
Ndla palude dei concetti informi la logica si costruisce, pietra su pietra, il s
uo sentiero.

Ogni pietra viene saldamente inserita al suo posto e l'aggiunta di nuove possibi
le solo quando la precedente ben fissa nella massicciata.
La logica ha, per sua natura, l'esigenza di controllare e collaudare il pensiero
in ogni sua fase.
Il pensiero laterale invece non richiede sempre la consequenzialit: quel che gli
interessa che la conclusione finale sia esatta.
Pensare lateralmente significa calarsi nella palude e percorrerla fino a scoprir
e un sentiero naturale.
Il bisogno di essere conseguenti in ogni momento e ad ogni stadio probabilmente
il pi grosso ostacolo alla scoperta di soluzioni nuove.
Dopo che Marconi ebbe migliorata la potenza e l'efficienza dei suoi strumenti di
ricerca scientifica, scopr di poter irradiare onde elettromagnetiche a distanze
sempre pi grandi.
E alla fine os studiare la possibilit di trasmettere un segnale nientemeno che al
di l dell'Oceano Atlantico.
Per riuscirci sembrava che bastasse aumentare adeguatamente la potenza del trasm
ettitore e la sensibilit del ricevitore.
Gli esperti, che la sapevano pi lunga, risero dell'idea.
Gli ripeterono che le onde elettromagnetiche si irradiavano, come quelle luminos
e, in linea retta, e perci non avrebbero potuto seguire la curvatura della terra
e si sarebbero disperse nello spazio.
Gli esperti erano a posto con la logica, ma Marconi tent ugualmente, insistette e
alla fine riusc a trasmettere un segnale oltreatlantico.
N lui n gli esperti sapevano dell'esistenza della ionosfera, cio di quello strato e
lettrizzato dell'alta atmosfera che riflette e rimanda le onde elettromagnetiche
, le quali, diversamente, si disperderebhero davvero nello spazio.
Fu l'esistenza di questo strato a rendere possibile la trasmissione del segnale.
Muovendo da una premessa errata, Marconi era arrivato ad un risultato al quale n
eppure la logica pi stringata sarebbe riuscita a condurlo.
Anche la scoperta dell'adrenalina fu dovuta a un calcolo sbagliato.
Un certo dottor Oliver aveva inventato un congegno capace, a suo giudizio, di mi
surare il diametro dell'arteria del polso, quella su cui si prova la febbre, e c
on questo apparecchio aveva eseguito su suo figlio tutta una serie di esperiment
'i.
Uno di questi, consistente nell'iniettare al figlio un estratto di glandole adre
nali bovine, lo convinse di aver scoperto che questo estratto riduceva il diamet
ro dell'arteria.
Noi ora sappiamo che impossibile rilevare su una grossa arteria restringimenti d
ovuti all'adrenalina.
Oliver si affrett a far conoscere al mondo la sua "scoperta", ma il mondo, in per
sona del noto fisiologo professor Schafer, rimase scettico; tuttavia l'entusiasm
o di Oliver indusse il professore a iniettare un po' di quell'estratto a un cane
di cui si stava misurando la pressione.
Con sorpresa di Schafer, la pressione sanguigna sal rapidamente.
Era stata scoperta l'adrenalina.
Si potrebbero ricordare molti altri casi di vere e proprie scoperte scaturite da
procedimenti mentali non sempre impeccabili.
Succede come quando si cammina su una spiaggia ghiaiosa.
Si pu procedere piano e con precauzione, cercando di assicurarsi l'equilibrio ad
ogni passo, prima di compiere il successivo.
Ma si pu anche passare in fretta da un sasso all'altro soffermandosi cos poco ad o
gni passo da rendere inutile assicurarsi un equilihrio stabile prima di compiere
il
104 l 105
~ r ~ successivo.
Quando si sar raggiunto il posto desiderato, allora sar venuto il momento di guard
arsi indietro per individuare la via pi sicura per ritornarci la prossima volta.
Talora l'itinerario migliore che conduce a una localit lo si scopre solo dopo ave

rla raggiunta. ~: dalla cima di una montagna che si scorge il sentiero pi pratica
bile.
Scopo della logica non dovrebbe tanto essere quello di arrivare a delle conclusi
oni, quanto quello di esaminare la loro validit a posteriori.
Senza dubbio l'esame dovrebbe essere il pi preciso e rigoroso possibile; ad esso
potrebbero venir sottoposti, con altrettanta facilit, sia conclusioni di tipo ver
ticale che conclusioni di tipo laterale.
Si pu obiettare che non c' nulla di male nelljimpiego del pensiero verticale anche
per quei risultati a cui si pu giungere attraverso il pensiero laterale.
Purtroppo, in questi casi l'uso del pensiero verticale pu essere veramente svanta
ggioso; ogni reale risparmio di sforzi illusorio perch il metodo logico deve, ad
ogni passo, fare scelte alternative, mentre il pensiero laterale non ha tale nec
essit.
Il primo autentico svantaggio sta nel fatto che se il pensiero verticale riesce
ad arrivare a un risultato, ad una meta, non sentir pi alcun bisogno di cercare un
a via migliore e pi diretta.
Col procedimento laterale invece la via migliore per raggiungere la meta va cerc
ata dopo aver raggiunto la meta stessa, e poich il pensiero laterale ~ion impegna
to ad attenersi ad un determinato itinerario che sia solo discretamente percorri
bile, gli possibile trovarne uno migliore.
Il secondo svantaggio sta neila direzione presa dal
procedimento logico.
Per cercare idee, soluzioni nuove noi ricorriamo al metodo logico se questo l'un
ico che sappiamo usare.
Per muoversi, per produrre uno sforzo ci allora necessaria una direzione.
Se vogliamo recarci in un posto seguiamo la direzione prefe~F renziale indicatac
i dalla segnaletica. la strada mae1~ stra del metodo logico, che possiamo spedit
amente per~ correre.
Ma andare in tal modo in una direzione sbaF gliata pu essere peggio che star ferm
i.
Non , que~ sto, un invito alla pigrizia, ma un suggerimento: inE vece di proceder
e a tutta velocit nella direzione pi ovvia, sarebbe forse meglio, con qudlo stesso
dispendio di energia, fare un lungo giro tutt'attorno.
La strada maestra del metodo logico conduce dritto a quella che pare la soluzion
e del problema; pu darsi invece che per arrivare ad una reale soluzione di questo
si debba procedere nella direzione diametralmente opposta.
Si pu fare un esperimento semplice, consistente nel collocare davanti a un animal
e uno schermo di flo metallico attraverso il quale possa vedere il cibo che sta d
all'altra parte.
Certi animali, come per esempio i polli, mireranno dritto verso il becchime e ce
rcheranno ostinatamente di attraversare lo schermo.
Altri, dotati di maggiore intelligenza, come il cane, si renderanno conto che, p
er arrivare al cibo, necessario prima di tutto allontanarsi da esso e poi aggira
re lo schermo. ~ abbastanza facile effettuare questa deviazione quando c' un osta
colo che si frappone alla direzione di marcia pi ovvia; meno facile invece decide
re di prendere la direzione opposta quando non si vedono ostacoli.
Allorch le due donne che rivendicavano la maternit dello stesso`bambino furono por
tate al cospetto di Salomone, il re ordin che l'infante fosse tagliato in due per
ch ciascuna delle pretendenti ne avesse una met.
Salomone, che, come si ritiene, intendeva render giustizia e salvare il bambino,
dette un ordine che pareva contraddire queste sue intenzioni ma che ottenne, in
realt, lo scopo di scoprire la vera madre; infatti questa dichiar di lasciare il
bambino all'altra donna piuttosto che vcderlo ucciso.
Poich il pensiero laterale non ha direzioni obbligate, non gli difficile allontan
arsi da un problema per poterlo risolvere.
Se siete fermi con la macchina su una rampa e l'auto che vi precede slitta all'i
ndietro verso di voi, vi sembrer naturale innestare la retromarcia se l'altra cor
sia occupata.
Pu essere invece pi sensato prendere la decisione opposta e andarle incontro.

Ci diminuir l'impatto e a questo punto il freno a mano della vostra macchina potr b
astare a impedire all'altra di continuare a slittare.
Se una prima limitazione del pensiero verticale deriva dal suo bisogno di essere
conseguente in tutte le fasi dell'indagine, una seconda sta nella necessit di tr
ovare una definizione esatta per ogni cosa.
Una mentalit rigidamente logica suddivide e riduce tutto alI'osso, le varianti la
mettono a disagio: una parola deve sempre indicare la stessa cosa, n pu mutare te
mporaneamente significato per far filare un certo ragionamento.
Chi si serve del pensiero laterale pu sfiorare una parola appoggiandovisi sopra s
olo un attimo, prima di proseguire la corsa; chi usa il pensiero verticale deve
invece sentirsi saldamente in equilibrio su ciascuna parola, riconoscerne la sta
bilit e l'univocit.
Egli dovrebbe classificare tutto, non lasciare alcun F margine all'indeterminate
zza.
Ricerca prevalentemente i criteri di separazione delle cose mentre chi si serve
del pensiero laterale preferisce trovare il modo di accostarle.
Alcuni spingono la loro passione per le classificazioni rigide fino al punto di
imprigionare le idee rappresentandole con simboli che poi vengono collegati tra
loro secondo certi rapporti.
Questo tipo di-definizioni matematiche pu facilitare l'esposizione delle idee, ma
certo le coarta entro confini che non sono i loro confini naturali.
La rigidit costrittrice del simbolo un vincolo che impedisce in effetti all'idea
di espandersi liberamente nella misura che pu essere necessaria al suo sviluppo.
L'acqua di un pozzo non pu essere classificata in base alla forma dei recipienti
usati per attingerla.
Nessun dubbio che i popoli occidentali debbano la loro efficienza e il loro prog
resso al metodo matematico, ma ci sono aspetti dell'attivit mentale che non posso
no essere sempre elaborati con questo metodo.
Risulta molto pi utile alternare, a periodi di elaborazione rigida, periodi di fl
uidit creativa.
L'inconveniente pi grosso, nelle classificazioni, deriva dalla propensione dell'i
ntelletto umano a formulare definizioni statiche.
Esso considera il "grigio" come qualcosa di precisamente definito e non soltanto
come un momento del passaggio dal nero al bianco.
La differenza fra una definizione statica e una dinamica che quest'ultima non af
fatto una definizione, ma una mera possibilit.
La fluidit del possibile non impedisce l'emergere di idee nuove, come invece fa l
a rigidit dell'essere.
Qualche tempo fa mi venne voglia di scoprire se l'intelletto poteva fare l'esper
ienza di un'allucinazione visiva rendendosi conto che si trattava di una contrad
dizione logica.
Con l'ipnosi molto facile indurre il soggetto in trance a credere che quando ver
r pronunciata una certa parola, prover una determinata allucinazione.
Poi il soggetto svegliato e, dopo un po', vien pronunciata la parola convenuta.
L'effetto spesso scioccante.
Se gli era stato detto in trance che una persona sarebbe entrata nella camera, i
l soggetto si alza, stringe la mano alla persona che non c', la presenta agli ast
anti e conversa con lei.
Il soggetto, inoltre, si turba moltissimo perch nessuno, al di fuori di lui, vede
la persona.
Seguendo lo stesso metodo ho cercato di indurre un soggetto a vedere, una volta
uscito dal trance, un circolo quadrato, disegnato su una parete.
Quando venne pronunciata la parola convenuta,~assistei a qualcosa di straordinar
io Il soggetto dichiar con enfasi di vedere il disegno e che questo rappresentava
, al tempo stesso, un circolo perfetto e un quadrato perfetto; e riconosceva anc
he che la cosa era logicamente impossibile.
L'impressione gli pareva cos vera che afferr una matita e cerc di riprodurre il dis
egno ma, tracciate poche linee, gi voleva cancellare tutto e ritentare; preso da
una specie di frenetica insoddisfazione, cercava di riprodurre l'irriproducibile
.

Con ci non ho inteso eseguire un esperimento di "misticismo sintetico", ma fare u


n tentativo di accertarmi se una mente ipnotizzata potesse recepire nettamente,
in stato di coscienza, esperienze che, in base ai principi della logica, ritiene
impossibili.
Nella sua fase emhrionale, un'idea pu esistere in una for ma cos nettamente contra
ddittoria che la logica non ~ pu accettarla.
Ci non significa per che non se ne
E potr ricavare un'idea originale e utile.
Le prime manifestazioni di un'idea nuova possono
~ essere troppo nebulose perch vengano riconosciute e
F disposte in forma logica.
Esiste tuttavia in molti una naturale propensione a interessarsi di idee del gen
ere, a portarle alla luce e a rendersene pienamente consapevoli dandogli una for
ma e una struttura definite prima ancora che abbiano avuto la possibilit di svilu
pparsi a modo loro, in forme libre (e originali).
Esse vengono organizzate e strutturate.
Ma una struttura viene scelta in funzione di un'idea e non qualcosa che pu cresce
rvi dentro per virt propria.
Il libero volo
E dell'idea in questo caso troncato ed essa viene immobilizzata come una farfall
a sull'albo del collezionista.
Lanciarsi su un'idea appena si presenta equivale a ucciderla.
Se la logica si interessa a lei troppo presto e con troppo entusiasmo, o la cong
ela, o la costringe entro vecchi stampi.
Concentrarsi su un'idea significa isolarla dal suo humus e arrestarne la crescit
a.
I riflettori abbaglianti dell'attenzione impediscono quei fecondi processi semic
onsci che possono farla maturare.
~ certamente vero che senza un tempestivo controllo logico la mente umana capace
di perdersi in fantasticherie come quella della macchina del moto perpetuo. ~ a
nche vero che, in determinate circostanze, per esempio sotto l'effetto dello LSD
, la mente convinta di aver scoperto il mistero dell'universo. altrettanto vero
che soltanto uno sbrigativo intervento della logica pu spazzar via dalla mente qu
este vane fanta 110 ' 111 sie.
Ma forse meglio correre il pericolo di albergare occasionalmente fantasticherie
tipo moto perpetuo che rischiare di espellere dalla propria mente tutte le speci
e di idee utili con un vigoroso e prematuro impiego della logica. ~ meglio avere
tante idee da poter permettersi il lusso che alcune di essere siano sbaglite, pi
uttosto che saper ragionare sempre in modo impeccabile ma non avere nessuna idea
.
Definire un'idea un eccellente modo per organizzarla internamente, e organizzarl
a significa, di solito, disporla in un contesto logico.
Una definizione prematura la vincola a una linea di sviluppo che pu non essere la
sua naturale.
Spesso, l'intervento prematuro del pensiero verticale dovuto a mancanza di fiduc
ia nel pensiero laterale.
Se non si crede che un'idea nuova possa maturare da sola, ci si far sempre un dov
ere di occuparsene.
Essa non ha bisogno d'essere foggiata, si potr osservarla e seguirla nelle sue fa
si di sviluppo, e dimenticarla in quelle di stasi.
Se un'idea non riesce da sola a darsi una forma utilizzabile si ottiene ben poco
costringendola ad assumerne una.
i~ comprensibile che una mente povera di idee nuove ne cerchi cupidamente; ma in
generale un'idea conquistata con la seduzione risulter molto pi fecondad'una poss
eduta con la violenza.
Una voita matura e disponibile per un esame attento, sar essa stessa a farsi avan

ti, imbarazzante, insistente; e non ci sar alcuna possibilit di sfuggirle.


Ma se non ancora pronta, non sar il rigore logico ad accelerarne la maturazione.
Il modo migliore di accertare la validit di un'idea quello di sottoporla a verifi
ca sperimentale.
In pra 112
tica, per, esiste il pericolo di occuparsene troppo presto, e ci accade nei casi i
n cui facile procedere alla sua verifica.
Succede che, appena si presenta un abbozzo di idea, esso venga elaborato in modo
da rendere possibile la preparazione di un progetto sperimentale.
Si tracciano le linee dd progetto e si ottiene l'attrezzatura.
Ci porta al congelamento immediato delI'idea che di solito di trova in uno stadio
-intermedio di sviluppo.
E vero che essa pu maturare anche durante l'esperimento, ma la cosa si verifica d
i rado, e inoltre sono pochi coloro che glielo permetteranno perch in questo caso
le apparecchiature pi moderne e gli esperimenti rischierebbero di risultare supe
rati mentre la verifica ancora in corso.
Per certe apparecchiature, i lunghi termini di consegna permettono talvolta a un
'idea di maturare nel frattempo fino al punto da rendere necessario un tipo di a
ttrezzatura diverso.
successo spesso anche a me di aver ordinato attrezzi risultati superati prima an
cora di usarli perch l'idea, nel frattempo, aveva fatto un altro passo avanti.
Non voglio con ci dire che sia un errore poter disporre sollecitamente di apparec
chiature, ma solo illustrare i pericoli di una strutturazione prematura dell'ide
a.
Poich sarebbe poco pratico procedere alla verifica delle idee nuove una per una,
bisogna farne una scelta.
Fra la concezione dell'idea e la verifica della sua realizzabilit si interpone un
esame logico che valuta la convenienza pratica del tentativo.
Solo le idee che hanno superato l'esame sono ammesse alla verifica sperimentale.
Con questo esame si cerca di confrontare, in un ambito esclusivamente mentale, l
'idea con la realt in cui dovrebbe inserirsi.
Gi una prima valu tazione logica stata data dall'inventore dell'idea, ma anche se
l'entusiasmo le porta avanti, sono poche le idee che arrivano fino alla verific
a sperimentale se le persone cui spetta decidere non ravvisano l'utilit di compie
re la verifica.
Tale sistema funzionerebbe bSnissimo se l'esame logiCO non fosse costretto a bas
arsi soltanto sull'esperienza.
Esso pu prendere in considerazione solo gli elementi che gli sono noti, e solo nd
la misura in cui li conosce.
La conoscenza della realt nella quale la verifica viene inquadrata, necessariamen
te incompleta perch fondata sull'incompletezza dell'esperienza.
La prima volta che fu proposta la costruzione di qudl'apparecchiatura essenziale
per lo sfruttamento dell'energia atomica che il ciclotrone, molti esperti Sl di
chiararono scettici sul risultato.
E fu una fortuna che si esperimentasse il progetto senza far ricorso alla loro c
ollaborazione perch il loro parere, dal punto di vista dell'esperienza, era proba
bilmente inattaccabile.
Alla fine, fu un comportamento imprevisto del campo magnetico, osservato nell'ul
tima fase della prova sperimentale, a conferire al ciclotrone quell'efficienza d
i funzionamento a cui quegli esperti non avevano creduto.
In questo caso, come in qudlo di Marconi, l'esame logico, in quanto basato su fa
tti noti, era stato impeccabile; quel che mancava era una sufficiente conoscenza
della realt.
Per anche l'esame logico come tale pu commetterc i suoi bravi errori.
Quando il dottor Robert Goddard svilupp le sue concezioni sulla propulsione a raz
zo e afferm che questa era l'unica forma di propulsione utilizzabile nei viaggi s
paziali, molti obiet 114
tarono che un motore a razzo non poteva funzionare ~ nello spazio perch non avreb

be trovato nulla contro F cui esercitare una spinta.


Era un modo sbagliato di interpretare il funzionamento del motore a razzo.
In
t realt, alla spinta all'indietro dei gas surriscaldati corrisponde una controspi
nta la quale fa muovere il motore a razzo in avanti.
Che le macchine pi pesanti dell'aria non fossero in grado di volare era stato dim
ostrato da molti calcoli.
Proprio nell'anno del primo volo dei fratelli Wright, il congresso americano ave
va emanato una legge speciale che proibiva all'esercito di sprecare altri
F denari in esperimenti aeronautici perch Langley, dello Smithsonian Institute, a
veva usato fondi dell'esercito per un tentativo che era fallito. (Ironia della s
orte, fu provato in seguito che il suo aereo, abbattutosi durante il decollo, er
a in grado di volare.) Negli stessi
E anni gli uffici brevetti rifiutavano di iscrivere gli aeromobil; usando maggio
r severit di quanto non ac r cada oggi per le macchine del moto perpetuo.
Descartes, uno dei pi grandi pensatori di tutti i
~j tempi, escluse, a perfetto lume di logica, che il- vuoto atmosferico potesse
produrre gli effetti annunciati da
E Torricelli.
Ma quest'ultimo dimostr, a dispetto delle
F vedute del filosofo, la reale efficacia del vuoto atmosferico nel far salire a
circa un metro di altezza la colonnina di mercurio del barometro, ed esegu anche
un esperimento in cui quattro cavalli non ebbero la forza di separare due semic
oppe dall'interno ddle quali era stata tolta l'aria.
Per lungo tempo si pens che i-ventilatori centrifughi, sul cui principio sono co
struiti gran parte dei
1 1 F; moderni condizionatori d'aria casalinghi, dall'aspetto cos lindo, non foss
ero realizzabili.
Qualcuno aveva dimostrato che, secondo le leggi della fisica, essi non avrebbero
potuto funzionare.
Qualcun altro invece, molti anni dopo, si fece avanti e scopr che essi, dopo tutt
o, potevano funzionar egregiamente.
Nonostante gli errori in cui spesso incorre, l'esame logico resta, in determinat
e circostanze, uno strumento di selezione indispensabile, perch non sarebbe prati
co procedere alla verifica sperimentale di tutte le idee che si presentano.
Se per si terr presente che non si tratta di uno strumento infallibile, lo si potr
usare oculatamente, e si potr persino non tenerne conto quando la verifica di un'
idea non coster uno sforzo eccessivo.
Talvolta utile esaminare un'idea facendola oggetto di una ricerca deliberatament
e aberrante.
Invece di disfarsi in fretta di un'idea che appare logicamellte assurda, la si a
ccetti, e, partendo da essa, ci si spinga il pi lontano possibile in ogni direzio
ne, cio verso il basso per cercarne i presupposti, e verso l'alto, per vedere a c
he cosa potrebbe condurre. ~: un esercizio assai pi difficile di quanto sembri e
richiede una lunga pratica.
Scopo di questa indagine, di questa prevaricazione intellettuale, di esaminare c
riticamente il punto di vista dominante che all'origine del rifiuto logico.
Difendendo un'idea palesemente errata, si possono spesso scoprire punti di vista
pi validi.
Gli schemi logici entro cui ordinata l'esperienza disponibile non soltanto porta
no a sbarazzarci di una idea con un giudizio sommario, ma possono anche far cade
re nel dimenticatoio un'ottima idea che non si adatta ad essi.
Non c' nulla di pi rattristante di una scoperta che, al suo primo apparire, resta

ignorata per venir rivalutata pi tardi. ~ risaputo che l'esistenza nell'atmosfera


degli strati carichi di elettricit che permisero a Marconi di inviare le prime o
nde elettromagnetiche oltreatlantico era stata sostenuta da Balfour Stewart molt
i anni prima, ma l'idea era allora troppo nuova perch fosse notata.
Fu soltanto dopo che il successo di Marconi ebbe offerto uno schema adatto che l
'idea di Stewart fu ripresa, e che Breit e Tuve, nel 1925, provarono finalmente
l'esistenza della ionosfera.
Quando Gregorio Mendel, con una modestia che non nascondeva la consapevolezza de
ll'importanza dei risultati raggiunti, lesse all'Associazione per lo studio dell
e malattie naturali di Brun le conclusioni dei suoi esperimenti sulle piante, tu
tti si mostrarono indifferenti.
La genialit di-quella semplice trattazione e il fatto che con essa era nata quell
'importantissima scienza che l genetica, sfuggirono a quella dotta assemblea alla
quale Mendel sembr uno dei soliti giardinieri meticolosi che espongono le loro t
eorie predilette.
Solo molti anni dopo la relazione di Mendel fu presa in considerazione e valutat
a in tutta la sua importanza.
Chi si serve del pensiero laterale si guarda in giro e si pone mille domande in
piena libert.
Ci sono cose che si possono notare solo per il piacere di notarle.
Nessun tentativo di spiegarle subito, di dargli importanza.
Le si nota e basta.
Se ispirano un'idea, tanto meglio, se no, non si cerca di strizzarcela fuori. ~
questo, un metodo che pi tardi potr dar frutti.
116 ~ 117 Una cosa notata cos com', nella sua forma pura senza collocarla in una s
cala di valori, senza adattarla a un contesto.
Grazie a questa larghezza e liberalit di recezione diventa possibile abbracciare
tutte le nozioni che si presentano senza sentire ogni volta la necessit di spiega
rle, classificarle, organizzarle. ~ in questo modo che il caso collabora all'ela
borazione delle idee nuove.
Ma di ci si parler nel prossimo cal~itolo.
CAPITOLO SETTIMO
Il quarto principio operativo del pensiero laterale prevede l'intervento del cas
o nella formazione delle idee nuove.
Sembrer forse paradossale affermare che si possa fare un qualsiasi affidamento su
l caso dal momento che, per definizione, i suoi interventi non ubbidiscono ad al
cuna regola.
Ma proprio questo il motivo che li rende preziosi nella ricerca di idee nuove.
Del resto non si pu neppure affermare che sia impossibile sfruttare sistematicame
nte gli eventi casuali.
Basti pensare alla solidit finanziaria delle societ di assicurazione e ai profitti
degli organizzatori di giochi d'azzardo per avere un'idea dei vantaggi derivant
i da un abile sfruttamento del caso.
~ per possibile approfittare degli eventi fortuiti anche senza interventi diretti
e sistematici.
Basta creare talune condizioni adatte al loro verificarsi, e poi attendere i ben
efici del loro imprevedibile gioco.
Immaginate di star giocando d'azzardo, alla roulette per esempio, con i soldi di
un altro.
Le vincite le intascate voi mentre le perdite le subisce chi vi ha dato i soldi.
Ne risulta un gioco a senso unico, in cui impossibile che perdiate.
Ad ogni singola puntata non potete mai essere sicuri che il vostro numero uscir,
ma sapete che, continuando a giocare, alla lunga vincerete.
La consi 119
: derazione che l'andamento del gioco imprevedibile e sfugge in parte al vostro
controllo non baster certo a trattenervi, anzi, cercherete di non perdere una pu
ntata per aumentare le vostre possibilit di vincita.
Questo esempio, per la sua analogia coi procedimenti casuali dell'intelletto, vi
permette di capire come dovete regolarvi con essi.

In primo luogo occorre che vi rendiate conto che avete la possibilit di partecipa
re a questa "roulette a senso unico", e ci implica anche la consapevolezza del ti
po di utile che ne potete trarre.
Poi bisogna che impariate a giocare.
In terzo luogo, occorre che insistiate nel gioco pi che potete e che vi sbarazzia
te delle inibizioni che vorrebbero trattenervi.
Infine necessario che impariate ad accorgervi delle vincite e a ritirarle senza
indugio. ~ bene che ci soffermiamo un po' pi a lungo su quest'ultimo punto.
~ facile ritirare le vincite dal tavolo della roulette, ma supponete che si trat
ti di un gioco cos complicato che talvolta vi sia impossibile accorgervi subito d
i lma vincita (e se non la ritirate, la perdete).
I procedimenti casuali restano quelli che sono, ma i vostri guadagni aumentano a
mano a mano che il vostro occhio impara ad accorgersi delle vincite.
Passando ora dall'analogia della roulette all'osservazione dei fatti scientifici
, dobbiamo dire che il primo passo da compiere sta nel riconoscere che determina
ti eventi fortuiti (verificatisi cio al di fuori di ogni intenzionalit) sono stati
all'origine di scoperte che hanno contribuito al progresso umano.
Hertz not un giorno che l'apparecchio intorno a cui stava lavorando provocava sci
ntille su un altro che si trovava nello stesso locale, e questa circostanza gli
permise di scoprire le onde
elettromagnetiche.
Roentgen una volta si dimentic di togliere uno speciale schermo fluorescente dal
tavolo su cui stava lavorando a una lampada a raggi catodici; questa dimenticanz
a port alla scoperta dei raggi X. In fotografia, la propriet dei sali d'argento di
sensibilizzare la carta alla luce fu scoperta da Daguerre e dal suo socio quand
o si accorsero che un cucchiaio d'argento aveva lasciato la sua immagine sulla s
uperficie metallica iodizzata sulla quale era stato posato.
Questi sono solo alcuni esempi delle molte scoperte nate da accostamenti casuali
di oggetti.
E spesso riesce difficile immaginare in quale altro modo esse avrebbero potuto n
ascere.
Daguerre non sarebbe mai arrivato alla scoperta del pigmento sensibile alla luce
se, per farla, avesse dovuto esaminare una per una tutte le innumerevoli sostan
ze chimiche conosciute.
E sia Roentgen che Hertz non si sarebbero mai orientati verso la scoperta dei ra
ggi X, o delle onde elettromagnetiche, dal momento che ne ignoravano persino l'e
sistenza.
Siamo quasi tutti in grado di ricordare, per esperienza diretta, fatti important
i avvenuti fortuitamente.
Non molto tempo fa cercavo un articolo su una rivista scientifica.
Di questa conoscevo il titolo, l'anno, il volume della raccolta e il numero di p
agina.
Preso il volume della rccolta da uno scaffal della biblioteca, lo aprii alla pagin
a giusta e trovai un articolo che si rivel di grande importanza per il lavoro a c
ui m'interessavo in quel momento.
Non si trattava dell'articolo che io cercavo, era anzi del tutto diverso, ma si
rivel assai pi utile.
Ci era potuto accadere perch la rivista aveva un supplemento uguale per formato e
per impaginazione; io presi per sbaglio il supplemento e l'arti 121 colo che poi
utilizzai cominciava alla stessa pagina in cui figurava, sulla rivista, l'artic
olo che cercavo.
Oltre che da un evento fortuito isolato, le idee nuove possono scaturire da tutt
a una concatenazione di circostanze.
Da giovane, Alexander Fleming non pot seguire gli studi di medicina per mancanza
di mezzi.
A Londra, mentre era occupato in un'altra attivit, gli capit di partecipare a una
partita di water-polo contro la squadra del St.
Mary's Hospital.
Poi gli mor un parente che, inaspettatamente, gli lasci un legato: quanto bastava

per permettergli di frequentare una scuola di medicina; e Fleming scelse il St.


Mary's Hospital, proprio per il breve contatto che aveva avuto in precedenza con
la sua squadra di water-polo.
Si dette il caso che al St.
Mary's Hospital lavorasse il grande batteriologo sir Almroth Wright, che stava s
tudiando le reazioni dell'organismo umano alle infezioni dei batteri e stava ela
borando e sperimentando la teoria sull vaccinazioni.
Presto Fleming se ne interess e si trov a lavorare nell'ambiente ideale e con il m
aestro ideale per questo genere di studi.
Durante la prima guerra mondiale, pOi~ Fleming dovette dedicarsi alla cura dei s
oldati feriti in combattimento e si rese conto sempre di pi della scarsa efficaci
a dei disinfettanti in uso, nocivi ai tessuti della ferita non meno che ai batte
ri.
Molti anni dopo, coltivando una goccia di muco nasale, not che questo sembrava ar
restare gradualmente la proliferazione batterica.
A seguito di questa osservazione, scopr il lisozima, un antibiotico naturale noci
vo ai batteri ma innocuo all'uomo.
Purtroppo la sua efficacia era molto scarsa.
Fu con questa esperienza all'attivo che Fleming un
r
giorno si accorse che un vetrino di coltura era stato contaminato da una muffa p
osatasi dall'aria.
Capitano tutti i giorni inconvenienti del genere, ma Fleming, invece di buttar v
ia il vetrino, lo esamin e si accorse che la proliferazione batterica si era arre
stata tutt'intorno alla muffa.
La straordinariet dell'evento stava nel fatto che, sebbene il peniciuum notatum f
osse solo una delle molte centinaia di muffe che potevano posarsi sul vetrino, e
ra tuttavia l'unica ad esercitare quel tipo di azione.
Difatti, tutti i tentativi compiuti sfruttando le enormi possibilit ddla scienza
moderna e indirizzati specificamente alla ricerca di altre muffe, non sono riusc
iti a trovare nulla di altrettanto efficace di questa muffa, messa a disposizion
e dal caso.
La concatenazione delle circostanze non si era ancora esaurita.
Fleming aveva studiato il comportamento della penicillina nelle infezioni del co
rpo umano ma non aveva sufficienti nozioni chimiche per renderla abbastanza stab
ile da poterla usare come farmaco.
Dovettero passare ancora molti anni prima che, a Oxford, Chaim e altri prendesse
ro l'iniziativa, tutta personale, di studiare l'aspetto chimico del problema.
Da questo momento le cose procedettero rapidamente e le necessit impdlenti della
seconda guerra mondiale trasformarono la penicillina in un antibiotico pratico e
di portentosa efficacia.
La partita di water-polo che aveva determinato, da parte di Fleming, la scelta d
el St.
Mary's Hospital, e lo aveva messo indirettamente in contatto con sir Almroth Wri
ght, l'inaspettata eredit, l'esperienza acquisita in guerra, la scoperta del liso
zima, il vetrino contaminato per caso dalla pi potente delle muffe, la decisio 12
3 ne di stabilizzare chimicamente la penicillina, ecco un~ catena di eventi che
non fu il risultato di una scelta logica.
~ sempre possibile ricostruire a posteriori le grandi scoperte attraverso una se
quenza di fatti che, irrilevanti in se stessi, sono diventati importantissimi pr
oprio per la funzione che, nelle grandi scoperte, hanno avuto.
Questi fatti dimostrano che il caso in grado di offrire occasioni di cui diversa
mente non si sarebbe mai pensato di servirsi.
Se nell'elaborazione delle idee nuove la parte del caso consiste nell'offrire oc
casioni determinanti, allora pu ben esistere un metodo per facilitare il suo inte
rvento.
Il gioco, inteso in tutta la vastit de~ suo termine, probabilmente il metodo migl
iore, purch si tratti di un esercizio disinteressato, senza scopi n direzioni pres

tabilite.
Come ogni esperimento predisposto in tutti i particolari un tentativo di promuov
ere la ricerca logica, cos il gioco un tentativo di favorire il presentarsi fortu
ito di quei fenomeni che diversamente rimarrebbero nascosti.
Giocare solo per giocare significa compiere un esperimento sul caso.
Ed tutt'altro che facile giocare con questo spirito: metterci troppa determinazi
one, lasciarsi prendere completamente dal gioco significherebbe frustrarne l'eff
ic~acia.
Il vero e proprio vanraggio del gioco sta nella sua illimitata disponibilit. ~ la
sua libert da schemi e da vincoli che permette al caso di accostare cose che alt
rimenti non sarebbero state disposte in questa maniera; che permette di costruir
e sequenze di eventi impossibili da realizzare in altro modo.
L'apparente inutilit del gioco scoraggia tuttavia molta ~ente.
I verticalisti si vergognano addirittura di giocare; la vera vergogna sta invece
nel non saperci fare, al gioco.
James Clerk Maxwell, uno dei pi grandi scienziati e matematici, riteneva che foss
e necessario giocare continuamente.
Invitato a pranzo, si dimenticava dei commensali e si trastullava con le posate,
coi riflessi di luce di un bicchiere, con una goccia d'acqua.
Aveva capito l'utilit del gioco fin dal giorno in cui, ancor giovanissimo, era st
ato condotto a una conferenza di Hay, un artista che creava le sue opere usando
gli aghi e il refe.
E fu proprio armeggiando con questi aggeggi femminili che Maxwell cominci la sua
carriera di scienziato e riusc a tracciare le ellissi che gli permisero di stabil
ire le leggi di riflessione della luce.
La sua relazione in proposito, alla Edimburgh Royal Society, fu letta da un altr
o perch era vietato l'ingresso ai locali della Societ alle persone in pantaloni co
rti.
Come mai i bambini a un certo punto smettono di giocare? Forse perch ai loro occh
i il mondo, da luogo inesplorato in cui possono accadere cose meravigliose, dive
nta un ambiente familiare nel quale ogni cosa riceve pian piano una sua spiegazi
one precisa, e il fastidio per questa raggiunta familiarit con le cose fa loro pe
rdere il gusto di giocare? Chi ritiene questa spiegazione troppo semplicistica p
ensa invece che il mondo non possa mai diventare tanto banale per un bambino da
allontanarlo dai suoi giochi.
Secondo quest'ultima opinione la causa da ricercarsi nella logica degli adulti c
he influenza i ragazzi fino a indurli a considerare il gioco come un'attivit inut
ile e non adatta a chi crescendo deve imparare a comportarsi secondo i criteri u
tilitaristici dell'adulto.
Giocando, le idee si presentano da s e ne alimentano altre.
Esse non si susseguono in ordine logico, e se la mente non tenta di impadronirse
ne ma curiosa abbastanza da seguirle, allora ne avr sempre in quantit sufficiente
- e spesso anche troppe.
Esse possono anche non rivelarsi immediatamente utili: d'abitudine questa loro q
ualit emerge in un secondo tempo, ma anche se nessuna in particolare risultasse a
lla fine sfruttabile, la conoscenza profonda e generale di una situazione creata
dal loro gioco fortuito pu risultare un terreno straordinariamente adatto alla g
erminazione di idee nuove di tipo diverso.
Un altro sistema per incoraggiare gli incontri casuali ma fecondi tra le idee il
vecchio sistema del brainstorming.
Un gruppo di persone, riunite per discutere un problema, cercano di sbarazzarsi
delle loro solite inibizioni logiche e di dire tutto quello che passa loro per l
a mente: nessun concetto cos assurdo o irrilevante da dover essere taciuto.
Un notevole allenamento necessario perch una persona riesca a esprimere pensieri
non del tutto logici e si trattenga dal contrastare tali concetti quando vengono
esposti da altri.
Si spera in tal modo che lo stimolo reciproco possa far nascere molte idee e che
la loro interazione casuale ne produca altre, e nuove, alle quali i partecipant
i non sarebbero mai potuti giungere in altro modo.
Un'altra tecnica utile consiste nell'esporsi di proposito a una grande quantit di

stimoli aggirandosi in luoghi pieni di oggetti a cui non si sarebbe diversament


e prestata affenzione.
Un grande magazzino, un'esposizione, e persino una biblioteca possono costituire
l'ambiente adatto allo scopo, e sar tanto pi adatto quanto
pi gli oggetti esposti sembreranno eterogenei.
Non bisogna cercare deliberatamente qualche oggetto, ma esI sere pronti a osserv
are tutto ci che attira l'attenzione.
r Spesso sono le cose pi trascurabili a far nascere nella r mente idee originali.
E non bisogna neppure analizzare o attribuire una valutazione qualsiasi a tutto
quel che si osserva.
Si faccia come il ferravecchi, che raccoglie tutt ci che, per una qualsivoglia rag
ione, attira la sua attenzione.
Nei recessi della mente si nasconde sempre un problema in attesa di un'idea.
Mentre si gironzola qua e l, ci si pu imprimere nella mente un demento di novit che
si suppone possa servire, anche se non si sa bene a che cosa.
Dopo averlo acquisito, si lascia che si associ a tutti gli altri elementi del pr
oblema che si hanno in mente.
Esso esercita un'influenza passiva, forse un'influenza organizzatrice.
Un giorno si scoprir che l'elemento di novita acquisito casualmente ha contribuit
o in misura notevole alla nascita di una nuova idea.
Un altro metodo per facilitare l'interazione fortuita delle idee consiste nell'i
ntrecciare, di proposito, le fila di molti concetti eterogenei che la mente svil
uppa separatamente e in tempi diversi.
Invece di far correre questi concetti su binari diversi, come di solito avviene,
invece di concentrare l'esame su di un solo tema, con deliberata esclusione deg
li altri che disturberebbero, si permetta a tutti di convergere, e si accettino
le deviazioni da un binario all'altro ogni volta che si verifichino.
Concetti nati nell'elaborazione di un problema possono servire a svilupparne un
altro; impostazioni del tutto convenzionali per un certo tema, diventano origina
li se usate arbitrariamente per un tema diverso.
126 ~ 127 Gli scienziati parlano volentieri di serendipity 1, quando vogliono ot
tenere fondi per esperimenti dai quali normalmente non si possono attendere risu
ltati utili immediati.
Sperano cio di giungere, durante l'esperimento, a un risultato molto diverso da q
uello dichiarato, ma che sia di grande valore.
In generale i laboratori di ricerca sono concepiti come serre per la coltivazion
e intensiva dei dati scientifici.
Un esperimento il tentativo di spremere direttamente dalla natura informazioni c
he non sarebbero ottenibili altrimenti, o che impiegherebbero troppo tempo per r
ivelarsi da sole.
Nel tentativo di dimostrare la validit o la inadeguatezza di una teoria, lo speri
mentatore predispone accuratamente le varie fasi della ricerca, usando tutte le
cognizioni, l'ingegno e l'abilit tecnica che possiede, ma gli esperimenti non por
tano sempre ai risultati voluti.
Molti scienziati, partiti per eseguire un dato esperimento, hanno finito per com
pierne uno diverso.
Anche quando l'esperimento fallisce completamente, dal suo fallimento si possono
trarre talora insegnamenti pi utili di quelli che il successo dell'esperimento a
vrebbe
potuto offrire.
Anche nel corso di una ricerca che procede benissimo, un'osservazione accidental
e pu a un certo punto condurre a una scoperta importante per cui l'esperimento or
iginario viene abbandonato.
La differenza tra l'articolarsi di una nuova idea, dovuto all'interazione di eve
nti casuali, e l'elaborazione. accurata di una teoria ottenuta attraverso il
I Sostantivo coniato da Horace Walpole a proposito del romanzo The Three Prince~
s of S~rendip.

I protagonisti del romanzo erano tre principi di ~eylon che avevano il dono di f
are scoperte in circostanze del tutto casuali. [N.d.T.]
procedimento logico pu essere illustrata servendosi dell'analogia delle graffette
.
Si pu costruire una catena di graffette allacciandole insieme con cura una per un
a.
Ma si pu anche costruirla in modo del tutto diverso, aprendo cio un poco le graffe
tte e poi agitandole tutte assieme in una bacinella.
Se si agitano con vigore e abbastanza a lungo, alla fine ne uscir una struttura s
imile a una catena, che il frutto dell'interazione casuale e dell'intrecciarsi d
elle graffette.
Con questo secondo metodo, le graffette si combinano da sole in una struttura se
mpre inaspettata e, di solito, originale.
Una volta ~he la struttura a catena formata, essa pu naturalmente essere sfrondat
a e modificata.
Se si vuole che una catena di graffette sia molto solida allora meglio costruirl
a con le proprie mani; in tal caso per sar necessario seguire deliberatamente uno
schema e, alla fine, la catena risulter una perfetta riproduzione dello schema st
esso.
Esiste una corrispondenza tra questo procedimento "a schema" e le elaborazioni c
oncettuali impostate sul criterio della massima probabilit.
Dal canto suo, la catena ottenuta per scuotimento rispecchia il criterio di mini
ma probabilit, che sfrutta l'evento fortuito.
L'efficacia dello scuotimento molto ridotta se le graffette nella bacinella sono
poche e se, invece di essere aperte, sono gi unite in gruppi ermeticamente chius
i.
Analogamente, le interazioni fortuite difficilmente riusciranno a creare idee nu
ove se i dati a disposizione sono soltanto quelli strettamente indispensabili e
se essi sono gi uniti in piccoli gruppi.
Se si vuole che i procedimenti fortuiti siano efficaci, i dati informativi impri
gionati nelle vecchie e rigide strutture devono es 129
5.
Il peasiero la~erale sere liberati perch possano interagire con altri.
Se invece si raccolgono soltanto dati in logico rapporto tra loro, i procediment
i casuali non saranno pi in grado di produrre idee nuove.
La ricerca esclusiva di dati in rapporto logico un tentativo di va1utare la loro
piena adeguatezza prim ancora di averla presa in esame.
Un rapporto di questo tipo viene necessariamente scelto in base a uno schema gi a
ccettato, e la raccolta di dati fatta su questa base pu soltanto confermare lo sc
hema.
Il tentativo di sviluppare un'idea nuova servendosi unicamente di dati informati
vi riferentisi alla vecchia non porta a nulla.
Per definizione, il concetto di "riferimento" presuppone un rapporto con un'idea
precedente.
L'ideale, per l'intelletto umano, sarebhe di poter raccogliere, senza metodo, da
ti informativi da qualsiasi fonte.
Questi dati non andrebbero selezionati o catalogati per settori, ma lasciati lib
eri di interagire liberamente.
L'attenzione dovrebbe volteggiare rapidamente al di sopra di essi, mantenerli ne
l suo raggio di osservazione ma non organizzarli, soffermarsi su ogni idea emerg
ente quanto basta per seguirne il delinearsi, ma non cos a lungo da immetterla in
uno schema.
L'ideale, per l'intelletto umano, sarebbe di diventare una casa ospitale dove og
ni apporto informativo bene accolto e possano entrare non soltanto gli ospiti in
vitati o interessanti, ma anche il forestiero di passaggio e l'intruso.
In pratica, per, un'ospitalit cos liberale impossibile.
Il numero delle informazioni disponibili cresce con un ritmo frenetico e la lett
eratura che le riguarda raddoppia ogni dieci anni.

In qualsiasi ramo scientifico, la massa delle informazioni strettamente e logica


mente pertinenti cos cresciuta che non pi possibile abI)racciarla tutta neppure se
rvendosi degli elaboratissimi metodi di ricerca dei computers.
L'unica scappatoia sembra essere quella di restringere sempre pi il campo d'indag
ine attraverso una crescente specializzazione.
In queste condizioni diventa necessario fare una selezione delle nozioni disponi
bili scegliendo prima la nozione pi strettamente pertinente, poi quella meno e co
s via.
I risultati finiranno per essere uguali a quelli ottenuti dal pensiero laterale
che adotta il solo criterio della massima probabilit.
Scarsa speranza dunque di far emergere un'idea nuova da dati mutuati da altre fo
nti.
C' veramente da restare perplessi.
Se, dopo aver terminata la lettura dell'articolo di una rivista scientifica, si
comincia a leggere quello che segue, si avr sempre l'impressione che l'argomento
di questo secondo articolo sia in stretto rapporto con quello del primo.
Si pu sempre trovare, in una qualsiasi rivista medica scelta a caso, uno o due sc
ritti che abbiano una palese attinenza con un determinato problema.
Quando ero ad Harvard volli prendere l'abitudine di scegliere a caso un periodic
o fra quelli in mostra sugli scaffali all'ingresso della biblioteca.
E non si dette mai il caso che un periodico da me scelto in questo modo non cont
enesse almeno un articolo utile per il mio genere di studi.
Se una scelta tanto casuale dava simili risultati, c'era da spaventarsi al pensi
ero di quel che una ricerca completa avrebbe rivelato.
Sfortunatamente le cose peggiorano quando si voglia approfondire meglio un probl
ema.
Pi le idee diventano essenziali, e pi i rapporti
1 30 131 con altri campi si fanno evidenti; i punti di contatto, anzick rarefarsi
, infittiscono sempre di pi.
Pasteur svolgeva indagini in campi diversi.
Si interessava alla generazione spontanea della vita, alla fermentazione dei vin
i, alle malattie del baco da seta, al colera dei polli, all'antrace e alla rabbi
a (contro la quale trov efficaci cure preventive) e a molti altri problemi.
E in ogni occasione sembr che casi fortuiti lo avessero favorito.
Uno dei suoi assistenti dedic scarsa attenzione a una coltura di germi del colera
dei polli e questa perse il suo potere infettivo.
Ma Pasteur not che questi germi indeboliti proteggevano i soggetti infettati con
colture di germi virulenti.
Fu cos che nacque la grande idea dell'immunizzazione attraverso inoculazione di g
ermi di virulenza ridotta.
In uno dei suoi primi esperimenti sull'acido tartarico, Pasteur rilev che una sol
uzione fermentata per caso conteneva solo un tipo di acido tartarico, l'altro er
a stato consumato dagli organismi fermentatori.
Ci permise di stabilire un metodo per la separazione dei due tipi, di migliorare
la conoscenza dell'azione dell'acido tartarico, e di aumentare l'interesse per l
a fermentazione, attraverso la quale Pasteur miglior i metodi di produzione dd vi
no e della birra.
Studiando il comportamento dei lombrichi in una fattoria colpita da antrace, Pas
teur cap come un'infezione, prodottasi su carogne sepolte di animali, potesse rag
giungere quelli sani che pascolavano alla superficie.
Lo stesso Pasteur riconosceva in pieno gli apporti del caso, e precis che quello
che veramente contava era di essere pronti a trarne profitto.
L'intelletto che sfrutta al massimo le occasioni of F~
ferte dal caso pu essere paragonato a un meccanico che sia tanto abile da riparar
e quasi tutti i guasti che possono capitare a un'auto.
Davanti alle macchine rimesse puntualmente in ordine, sarebbe ingiusto provare i
nvidia per la buona fortuna del meccanico.
Acquisita l'abitudine di esaminare le varie situazioni da angolazioni originali,

anche la capacit di trovare un contesto per un qualsivoglia dato informativo si


accresce in misura notevole.
Con una migliore padronanza del procedimento laterale, le offerte di informazion
i del caso, le associazioni di idee, diventano sempre pi producenti.
Il contributo del caso non sar mutato; migliorata sar invece l'abilit di trarne pro
fitto.
Una tecnica che talvolta facilita l'acquisizione di idee nuove, o che permette d
i affrontare i problemi da nuovi punti di vista, consiste nell'isolare un dato d
i fatto dal suo contesto e poi cercar di scprire in che modo possa essere adattat
o a un problema di cui ci si sta occupando.
Si parte dalla supposizione che s tanto il dato prescelto quanto il problema poss
ono simultaneamente essere presenti alla coscienza, si svilupper gradualmente un
certo contesto capace di inglobarli entrambi.
E la scelta potr dimostrarsi utile se il dato offrir un nuovo modo di affrontare u
n problema; se suggerir nuovi rapporti o princpi; se costituir un trait d'union con
una materia diversa e pi pertinente; se indicher una linea di pensiero da evitare
.
Il dato in s non significante; significanti sono invece i motivi per cui la mente
ne viene interessata, significante la capacit del dato di suscitare uno schema d
i pensiero o di adattarvisi.
Questo sche 133 ma pu preesistere o pu prontamente formarsi attor3 no al dato per
dargli un contesto e, di conseguenza, l un significato.
L'assoluta impossibilit di abbracciare tutti i dati associabili rende paradossalm
ente pi indispensabile che mai di affidarsi agli apporti del caso per trovare nuo
ve aperture.
L'abilita di concentrarsi su un problema escludendo tutti gli altri considerata
motivo di merito.
Isolati dal potere di concentrazione, si aspetta che un problema si risolva da s.
Si evita il pi possibile l'aiuto del caso.
Questo modo di procedere impedisce praticamente la formazione di idee nuove perc
h si esclude deliberatamente ogni influenza dall'esterno che potrebbe condurre a
un nuovo modo di trattare il problema.
Concentrarsi su un problema serve solo a rendere pi rigido il modo in cui lo si s
ta considerando.
Un noto rimedio alla sterilit della concentrazione consiste nel distrarsi ogni ta
nto per dedicarsi ad altri argomenti che non hanno nulla a che vedere col proble
ma predominante.
Sarebbe molto pi util; per lasciar entrare apporti esterni a modificare la rigida
impostazione del problema proprio mentre questo in elaborazione.
Nel primo caso uno si allontana semplicemente dal problema, nel secondo, invece,
pu venir convinto ad abbandonare l'impostazione iniziale e a seguirne una divers
a.
L'atteggiamento di chi intende avvalersi del caso passivo ma vigile.
Non facile togliere deliberatamente a un procedimento la sua intenzionalit.
Non facile riuscire a impedirsi di essere consapevoli di una DroDria ricerca.
Attendere che qualcosa cambi peI
l'intervento del caso pu, a tutta prima, sembrare una impresa dall'esito incerto.
Gli eventi casuali, per definizione, possono anche non verificarsi, perci la tent
aziorle di elaborare un qualche procedimento razionale forte. ~ necessario vince
re questa tentazione e aver fiducia che, se l'attesa sar sufficientemente passiva
, qualcosa succeder sempre, e, di solito, non una cosa sola, ma troppe.
Dapprincipio, il rifiuto a dare al proprio pensiero una impostazione definita, p
rovocher una grande inquietudine, e si cercher di distrarsi, ma appena si sar diven
uti pi abili nell'uso del pensiero laterale, le idee cominceranno a rivelarsi.
La fiducia crescer e con essa diventer pi facile pensare senza dirigere consapevo}m
ente il pensiero: pi facile pensare e migliori i risultati.
CAPITOLO OTTAVO
Lo scrittore che si occupa di pensiero laterale resta insoddisfatto della sua op

era quanto e forse pi degli stessi lettori.


Egli sa che non le disquisizioni teoriche ma soltanto i risultati pratici posson
o convincere dell'utilit del pensiero laterale.
I termini astratti usati per spiegarne i procedimenti lo fanno sembrare nebuloso
e gli tolgono quella vivacit e quel potere di persuasione che gli stessi procedi
menti esercitano invece nella loro fase di attuazione.
Le spiegazioni, in genere, o sono poco chiare (e quindi allarmanti) oppure sono
ovvie fino alla tautologia (e purtroppo un principio, ovvio sulla carta, non lo
pi altrettanto quando si cerca di attuarlo).
Se le applicazioni pratiche del procedimento laterale riescono pi convincenti di
qualsiasi trattazione teorica, il miglior modo di illustrare tale procedimento d
i vederne i risultati concreti.
A questo fine si potrebbero ricostruire nei loro vari stadi i processi mentali d
a cui sono scaturite le grandi scoperte e invenzioni della storia umana.
Ma queste analisi darebbero scarso affidamento perch dovrebbero necessariamente e
ssere di seconda mano e affidarsi al resoconto tramandato dagli stessi scopritor
i.
Sono, di solito, informazioni fornite a scoperta avvenuta, e talvolta moltissimo
1~ tempo do,po.
E possono anche non essere dello scopritore ma di qualche suo devoto allievo.
A successo conseguito torna molto comodo ricostruire le varie fasi della scopert
a, o dell'invenzione, in modo da conferir loro il crisma della logicit.
Si propende a mettere in rilievo certi particolari e a sottacerne altri, affinch
l'intero iter scelto appaia il pi diretto al raggiungimento del risultato.
E anche quando la falsificazione stata involontaria, il racconto rimane ugualmen
te tendenzioso.
Non tutti gli scienziati sono onesti come Pasteur: molti fingono spesso d'ignora
re i contributi del caso e preferiscono esagerare il rigore logico delle decisio
ni prese.
Il pensiero verticale considerato l'unica via rispettabile per giungere a risult
ati nuovi, e non d;.~icile dare a posteriori un'articolazione logica a ci che si
era evoluto in tutt'altro modo.
Esiste per un'alternativa che ci esime dal ricorrere a queste ricostruzioni manip
olate.
Essa ci permette di osservare il pensiero laterale all'opera offrendoci esempi d
i prima mano.
Non sono esempi particolarmente importanti, e li abbiamo scelti fra molti altri
solo perch ciascuno di essi permetteva di illustrare un aspetto particolare del p
ensiero laterale.
Ci limiteremo quindi a vederli sotto questo aspetto, trascurando il resto.
Questa scelta, operata fra i vari casi in esame durante i tre anni di sviluppo d
el pensiero laterale, non ha certo la pretesa di dare un'idea esauriente delle p
ossibilit del procedimento.
Gli esempi sono troppo poco rilevanti per poter servire a questo.
Si tratta di semplici occasioni che permettono di riesaminare, alla~luce della r
agione, i procedimenti formativi delle idee nuove.
Come testimone di que! ti procedimenti, io n`on pOS50 pretendere ~he mi si fac`
cia credito pi di quanto possano pretenderlo gli spet' tatori entusiasti di una r
appresentazione teatrale.
Gli esempi prescelti hanno soprattutto il pregio della semplicit e della praticit,
i due scopi principali del pensiero laterale.
Sarebbe bello per noi illuderci di aver scelto la semplicit soltanto per compiere
un tentativo di rovesciare la tendenza in corso verso una sempre maggiore compl
essit, ma in realt anche la nostra pigrizia e la nostra mancanza di abilit tecnica
hanno influito su questa scelta.
Gli esempi che illustriamo sono o delle trovate per semplificare una certa prass
i, oppure delle piccole invenzioni meccaniche.
Le une e le altre contribuiscono in misura assai modesta all'arricchimento della
mente umana, ma hanno una loro completezza, cio un punto di partenza, uno stadio

intermedio e portano a un risultato.


Il test che illustriamo per primo era assai noto e semplice, ma richiedeva un'at
trezzatura di tale mole che la si poteva spostare solo con un grosso carrello.
Sembr dunque necessario inventare un apparecchio pi agile, e che si potesse magari
mettere in tasca.
L'ingombrante attrezzatura era composta di un misuratore elettronico di pression
e munito di un amplificatore, e di un magnetofono che registrava il corrispettiv
o acustico delle variazioni di pressione arteriosa del paziente durante una dete
rminata prova di respirazione.
Dall'esame di queste variazioni di pressione arteriosa era possibile risalire al
l'origine del disturbo cardiaco.
Se si voleva costruire un nuovo apparecchio ci si doveva anzitutto convincere ch
e la registrazione era un'operazione superflua.
L'unica cosa che veramente
138 13
~F Il ~
contava era il rilevamento delle variazioni di pressione ~ c e questo lo si pote
va fare direttamente durante la pro- ~ a va della respirazione. ~'era una second
a operazione s da scartare: la trasformazione delle variazioni di pres- a sione
in corrente elettrica che, attraverso l'amplificatore, dava risultati di una pre
cisione del tutto super- q flua per lo scopo che si voleva raggiungere.
Il modO a pi diretto di rilevare le variazioni di pressione stareb- t be, notoria
mente, nell'osservare le varie altezze che un e liquido raggiunge in un tubo sot
to la spinta della pres- P sione sanguigna.
Ma questo tubo avrebbe dovuto es- b sere cos lungo e ingombrante da rendere l'int
ero pro- s cedimento praticamente impossibile.
Inoltre, i risultati ll sarebbero stati scadenti: l'inerzia della grande quantid t di liquido necessario difficilmente avrebbe permesso v di riprodurre le vari
azioni di pressione battito per bat- s~ tito.
A questo punto, l'ulteriore elaborazione dell`ap- n parecchio era ormai legata a
lla felice comhinazione di t' due idee d La pr;ma fu offerta dal termometro clin
ico.
L'ap- c parecchio che si studiava doveva essere semplice come un termometro.
La seconda si riallacciava al ricordo di f' uno strumento in uso una decina d'an
ni prima, che ser- u viva per la misurazione della pressione arteriosa e con- v
sisteva in una colonna di mercurio molto pi corta del normale e chiusa in alto af
finch il metallo, salendo, s~ comprimesse l'aria che stava al di sopra.
P Il tubo sottile, capillare del termometro, e il fatto c che si potesse usare u
na colonna cortissima se si chiu- d deva il tuho in alto concorsero a far concep
ire l'idea c di uno strumento di vetro grande come un termometro u e in grado di
funzionare, per le prestazioni che gli si tl
contava era il rilevamento delle variazioni di pressione e questo lo si poteva f
are direttamente durante la prova della respirazione.
C'era una seconda operazione da scartare: la trasformazione delle variazioni di
pressione in corrente elettrica che, attraverso l'amplificatore, dava risultati
di una precisione del tutto superflua per lo scopo che si voleva raggiungere.
Il modo pi diretto di rilevare le variazioni di pressione starebbe, notoriamente,
nell'osservare le varie altezze che un liquido raggiunge in un tubo sotto la sp
inta della pressione sanguigna.
Ma questo tubo avrebbe dovuto essere cos lungo e ingombrante da rendere l'intero
procedimento praticamente impossibile.
Inoltre, i risultati sarebbero stati scadenti: l'inerzia della grande quantit di
liquido necessario difficilmente avrebbe permesso di riprodurre le variazioni di
pressione battito per battito.
A questo punto, l'ulteriore elaborazione dell`apparecchio era ormai legata alla
felice comhinazione di due idee.

La prima fu offerta dal termometro clinico.


L'apparecchio che si studiava doveva essere semplice come un termometro.
La seconda si riallacciava al ricordo di uno strumento in uso una decina d'anni
prima, che serviva per la misurazione della pressione arteriosa e consisteva in
una colonna di mercurio molto pi corta del normale e chiusa in alto affinch il met
allo, salendo, comprimesse l'aria che stava al di sopra.
Il tubo sottile, capillare del termometro, e il fatto che si potesse usare una c
olonna cortissima se si chiudeva il tuho in alto concorsero a far concepire l'id
ea di uno strumento di vetro grande come un termometro e in grado di funzionare,
per le prestazioni che gli si
-hiedevano, con sufficiente precisione.
Non si poteva mcora, per, generalizzarne l'uso, ed era di difficile cotruzione: l
a soffiatura del vetro richiedeva delicate perazioni.
La realizzazione dell'idea fece un altro passo avanti uando a qualcuno, nonostan
te tutto, venne l'idea di rdinare uno di questi strumenti.
L sulla scrivania si rovava per caso un rotolo di sottile tubo di nailon
ci fu chi, vedendolo, pens all'improvviso che un ezzetto di quel tubo poteva beni
ssimo sostituire il tu~etto di vetro.
Conclusione: un aggeggio, delle dimen;ioni di una stringa e che costava poco pi d
i cento ire, sostitu (anche se solo per questo particolare tipo li esame) un'ingo
mbrante apparecchiatura che costa~a pi di un milione e mezzo.
Questo esempio motra come si possano ottenere risultati utili evitando ozioni pr
econcette, insistendo in tentativi che a tuta prima possono apparire inconcluden
ti, servendosi lella memoria e - sfruttando gli stimoli costituiti da -asuali in
contri con oggetti inconsueti.
Il convertitore di valuta il risultato pratico dell'efetto esercitato da uno di
questi stimoli.
Doveva essere m semplice congegno di plastica e servire a chi face~a acquisti al
l'estero per calcolare nella propria valuta prezzi esposti.
Furono prese in considerazione molte oluzioni ma tutte si rivelarono troppo elab
orate e comlicate.
La forma definitiva venne suggerita dalla X he compare in basso sui conti dei va
goni ristorante lelle ferrovie inglesi.
Questo simbolo, considerato non ome una X bens come due V unite al vertice sugger
m nomogramma che, con l'aggiunta di qualche linea racciata col compasso, costitu
la base del progetto l~l() 141 definitivo.
Il nomogramma un grafico che permette di eseguire con la massima celerit le conve
rsioni proporzionali, e vi si poteva arrivare anche col procedimento verticale,
ma in realt non vi si era arrivati.
Analogamente, la ricerca del modo pi semplice per rendere visibile, rallentandolo
, il comportamento di un flusso elettrico lungo un filo, fin con una collezione d
i quelle palline di vetro a vividi colori che pendono dall'albero di Natale.
Si era- nel periodo natalizio e questi gingilli, presenti dappertutto, ispiraron
o l'idea di usarli come campo oscillante continuo con passaggio di energia ralle
ntata da uno all'altro, su una base di risonanza.
Il procedimento per cui uno stimolo casuale pu originare un'utile concatenazione
di idee venne deliberatamente impiegato per ideare un apparecchio semplice per l
'esame della respirazione polmonare.
A questo scopo esistevano gi molti ottimi apparecchi, ma se ne cercava uno pi semp
lice e meno caro.
Si pens ch gli oggetti esposti allo Woolworth fossero i pi adatti a ispirare soluzi
oni nuove.
Si part senza intenzioni preferenziali e con l'unico proposito di gironzolare qua
e l per il grande magazzino finch qualcosa si fosse presentato da s.
I primi ad attirare l'attenzione furono dei flauti di plastica che suggerirono s
ubito l'idea di un apparecchio che emettesse dei suoni quando il paziente vi sof
fiava dentro, e seguendo questa impostazione si arriv a pensare all'ancia di una
concertina di plastica per ragazzi, che dava una debole vibrazione.

Il flauto di plastica forn l'idea di un tubo con fori laterali 1~ lln ficrhi~ottn
z~ Pctr~mit~ .Ci nnt~ r~ nl~r~
quanti fori risultavano scoperti al momento in cui il fischio smetteva.
Quest'idea fu poi scartata ma permise di scoprire un'alternativa al principio do
minante delle manichette e dei quadranti indicatori, in base al quale funzionava
no gli apparecchi in uso.
Secondo il nuovo principio, il funzionamento dei polmoni poteva venir controllat
o attraverso dei suoni ottenuti secondo una scala di difficolt.
Questo metodo offriva il vantaggio della semplicit e permetteva la costruzione di
apparecchi senza parti mobili e quindi non soggetti a guasti.
Si provvide semplicemente a scambiare di posto il fischietto e i fori; il fischi
etto fu applicato lungo il tubo e all'estremit si pratic un foro variabile.
Per uno strumento cos concepito occorreva un'ancia sottile da concertina, ma s'in
contrarono difficolt per il foro variabile, che non poteva essere contemporaneame
nte sottile e robusto.
Per ovviare a ci si pens di fare a meno del foro variabile e di sostituirlo con pi
fori fissi di diverse dimensioni.
Questa soluzione sembr del tutto soddisfacente.
Un giorno, mentre lo si suonava, si copr per caso l'ancia con un dito, e inaspett
atamente ci si accorse che lo strumento continuava ad emettere un suono quando c
i si soffiava dentro.
Divent presto evidente che scegliendo bene la forma dell'apertura terminale, ques
ta funzionava come un fischietto naturale.
La scelta di aperture terminali di diverse grandezze port allo costruzione di una
serie di strumenti assai semplici, costituiti da normali tubi di plastica chius
i a un'estremit da dischi recanti ciascuno un foro di diverso diametro.
Per ottenere un fischio era necessario soffiarci dentro con una certa forza e la
velocit dell'aria poteva essere calcolata in base al diametro dei tubi che si ri
usciva a far fischiare.
Sembr che il problema fosse cos risolto nel pi semplice dei modi.
Rimaneva tuttavia una difficolt: se si soffiava con troppa violenza in un tubo ch
e avrebbe dovuto emettere un fischio, talvolta questo non usciva.
E qui l'idea procedette per un'altra strada, lasciandosi indietro tutte le acqui
sizioni precedenti.
Una mattina, mentre si stava preparando la colazione, il sibilo di una pentola a
pressione ispir all'improvviso una soluzione nuova.
Il fischietto della pentola, tolto dall'utensile, venne fissato con un nastro ad
esivo a un tubo di cartone che una volta conteneva i fogli di un calendario di s
eta, e si ottenne cos un prototipo.
Lungo il tubo vennero praticate delle fessure con una lametta da barba e si cons
tat che pi si chiudevano ~lueste fessure coi polpastrelli delle dita e pi facile di
ventava far suonare il fischietto.
Bastarono poche modifiche per arrivare a dare al congegno la sua forma definitiv
a.
Si fece cio scorrere un tubetto di plastica con fischietto incorporato lungo il b
occhino di cartone che portava le fessure.
Era un modello che somigliava moltissimo a quello di partenza.
Il modo in cui si giunti all'invenzione del gioco della L illustra convenienteme
nte l'utilit della libera ricerca quando si ha un'idea chiara dello scopo che si
vuol ottenere.
Un giorno, alla mensa del Trinity College di Cambridge, si parlava della diffico
lt, per un computer, di giocare una buona partita a scacchi a causa del numero co
nsiderevole dei pezzi in gioco e dell'enorme quantit di combinazioni che ne risul
tava.
E ci si divert a escogitare un gioco da tavolo che fosse molto semplice ma allo s
tesso tempo ahhastanza intelligente da attirare il giocatore.
Il mattino dopo qualcuno trov nella tasca della propria giacca un pezzetto di pla
stica di forma quadrata e si cominci a discutere se fosse possibile utilizzarlo p
er qualche gioco.

Nacquero cos parecchie proposte, ma poich non era facile dire quale fosse la migli
ore, si ritenne indispensahile esaminarle una per una in pratica, e cio provandon
e i giochi corrispondenti nel pub, in modo da scartare quei giochi che non riusc
issero interessanti.
E fu per pura combinazione che questo procedimento condusse all'invenzione del g
ioco della L.
Come gioco di abilit, esso fu considerato il pi semplice possihile.
Ogni giocatore dispone di un solo pezzo (a forma di L) e lo muove su un tavolino
a riquadri in modo da ostacolare il pezzo dell'avversario.
Sono presenti nel gioco anche due pezzi neutrali. ~ un gioco che richiede nel gi
ocatore un alto grado di ahilit perch contiene pi di diciottomila mosse possibili,
ma nello stesso tempo pi facile da imparare del gioco di testa e croce.
Questa ricerca era stato un lihero e piacevole esercizio, perch non si era tenuti
a scoprire nessun gioco in particolare; l'unico criterio da seguire era la semp
licit.
Se si restii ad accogliere e ad elaborare gli stimoli pi disparati, a ricerche ap
parentemente senza scopo perch, spesso, non se ne vede un utile immediato e non s
i pensa che la loro utilit potrebbe manifestarsi in un secondo tempo.
Un particolare tipo di controllo della circolazione renale sembrava richiedere u
na attrezzatura elaborata e una speciale tecnica di perfusione.
Ma alla fine ci si accorse che si poteva eseguire l'esame servendosi di un'attre
zzatura il cui elemento
1 1 a l 4 ~r) pi importante era costituito dal dito dell'uomo.
Bisognava aumentare fino a un certo valore la pressione sanguigna all'interno de
l rene diminuendo ad intermittenza il deflusso del sangue invece che aumentandon
e l'immissione come si usava fare di solito.
Questa idea era venuta in mente ricordando un esperimento di tutt'altro tipo avv
enuto due anni prima e durante il quale si era fatta parecchia confusione portan
do avanti e indietro in continuazione acqua e tubi.
Ma ci che merita particolare rilievo il fatto che, in precedenza, un esperimento
quasi analogo (a costante diminuzione di deflusso) non aveva dato risultati util
i.
Se coloro che realizzarono l'esperimento di cui parliamo avessero conosciuto que
sto precedente, probabilmente non si sarebbero neppure messi all'opera.
Invece lo ignoravano; lo compirono, e l'esperimento ebbe successo.
In molti degli esempi precedenti, si visto come fatti ed oggetti o$ervati casual
mente abbiano dato I avvio a tutta una concatenazione di concetti che ha portato
a risultati utili.
Invece di star l ad aspettare che questi stimoli casuali si presentino, o di anda
rli deliberatamente a cercare esaminandoli poi in un modo non sistematico, ci si
pu limitare a prenderne in considerazione alcuni in particolare per il tempo nec
essario a scoprire in essi aspetti di una qualche attinenza con il problema di c
ui ci si sta occupando.
Il dato dev'essere scelto a casaccio: non ha serlso prenderli fra quelli gi corre
lati al problema.
Quando si tratt di studiare dei sistemi antifurto che impedissero ai ladri di apr
ire la portiera delle automobili con chiavi false, l'attenzione cadde su un norm
ale spillo.
Bastarono pochi minuti per rendersi conto che esso poteva utilmente concorrere a
lla soluzione del problema.
Infatti, inserendo lo spillo nel buco della serratura nessuna chiave avrebbe pi p
otuto entrarvi.
Lo spillo poteva poi venir estratto con una calamita, quando si voleva usare la
macchina.
Un procedimento analogo, impostato su una ricerca ben delimitata, fu adottato pe
r l'ideazione di uno strumento capace di arrampicarsi su una parete e di attrave
rsare il soffitto.
Era stata una rivista a proporne la costruzione lanciando un concorso tra i suoi
lettori appassionati di invenzioni.

Una prima versione di questo aggeggio (chiamato Suzie, sorella di Freddie, che i
ncontreremo in seguito) funzionava gi soddisfacentemente quando un mattino, nella
stanza da bagno, si volle vedere se il rotolo della carta igienica poteva servi
re come elemento di fissaggio.
Il rotolo sugger l'idea di una spirale che, con gli opportuni accorgimenti, diven
ne particolarmente adatta a fissare i nastri adesivi al congegno cosicch questo,
nell'arrampicarsi sulla parete, non solo non cadeva ma vi si incollava sempre me
glio.
Il procedimento si fa pi complicato quando si tratta di inventare nuovi attrezzi
meccanici necessari per i lavori sperimentali.
Una volta occorreva un attrezzo di presa meccanica abbastanza flessibile da pote
r venir facilmente installato, ma anche capace di irrigidirsi subito a sufficien
za per poter esercitare la sua funzione di presa.
Gli strumenti meccanici che vengono posti in luogo e poi fissati con viti sono f
astidiosi da istallare e la loro tenuta lascia quasi sempre a desiderare.
Tuttavia, dopo aver studiato senza successo soluzioni basate su altri
14~ 147
... .
r: principi, come quello del magnetismo, fu giocoforza tornare alla resistenza a
vite.
Nel corso di uno di quei tentativi capit sottomano una striscia di carta cromatog
rafica (simile alla carta assorbente) e se ne speriment l'impiego.
Era evidente che essa fosse abbastanza flessibile da modellarsi con facilit attor
no a un oggetto, tuttavia non aveva la rigidit necessaria per tenerlo in presa.
Si poteva per pressare un certo numero di fogli in strati per vedere se in questo
modo fosse stato possibile stabilire tra i vari strati una resistenza sufficent
e a non cedere alle sollecitazioni.
La difficolt dell'operazione consisteva nel tenere all'inizio i vari strati ahbas
tanza soffici perch fossero flessibili e poi riuscire a pressarli rapidamente ins
ieme per farli diventare rigidi.
Sembr impossibile trovare una soluzione fino al momento in cui, rovesciando delib
eratamente i termini del problema, venne presa in eonsiderazione l'id~a di press
arli per aspirazione.
All'improvviso questa soluzione apparve ovvia.
Bast eollocare dei fogli di carta in un sottile tubo di gomma chiuso a un capo e
in contatto, all'altro eapo, eon un aspiratore.
Appena l'aeroeompressione funzion, i fogli di earta si eompressero fortemente ins
ieme e, da flessibili ehe erano (su un piano) divennero eompletamente rigidi.
Durante una gita in campagna ci si sfid a ehi inventava per prirr~o un gioco di s
ociet ispirandosi alla rete metallica a esagoni di un pollaio.
Ci si seervell pareeehio con figure esagonali da eui non si rieav nulla di utile.
Pareeehi mesi dopo, grazie al fatto ehe una rivista mi aveva ehiesto eon urgenza
aleuni gioehi nuovi, e alla eireostanza ehe proprio in quei giorni mi era eapit
ato di vedere un eollettore di rifiuti pollini, I'idea dell'esagono riaffior ma,
questa volta, in un modo ehe si rivel subito sfruttabile.
Contemporaneamente lo stesso eollettore m'ispir l'idea di un gioeo eompletamente
diverso, aneh'esso pubblieato dalla rivista.
Le pareti a grata del collettore mi suggerirono l'idea di sentieri ehe si ramifi
cavano e si ricongiungevano.
Questa idea mi permise di inventare un gioco in cui ciascun partecipante cercava
di sopravvanzare gli altri indovinandone le mosse e cercando al tempo stesso di
eamuffare, eon mosse adatte, le proprie intenzioni.
La vittoria andava a chi era stato pi abile nel prevedere il gioco degli avversar
i.
Talora sorprendente constatare come due problemi del tutto diversi possano esser
e risolti quasi contemporaneamente.
L'idea di usare le unit a T, come abbiamo fatto in uno dei precedenti capitoli, m
'era venuta in mente mentre mi trastullavo su una sedia a dondolo dall'intelaiat

ura di acciaio.
Quasi simultaneamente mi venne da pensare che il dondolio della sedia poteva ser
vire anche a controllare alcuni aspetti dell'attivit del cuore. ~ notorio che, ad
ogni battito cardiaco, il corpo riceve un leggero contraccolpo e che questo fen
omeno pu essere rilevato dall'indicatore di una buona bilancia.
La sedia a dondolo dell'ufficio sembrava assai pi adatta allo scopo di molti altr
i strumenti macchinosi e pesanti presi in considerazione nei mesi precedenti e c
he si basavano sui medesimi princpi.
Se il paziente sta seduto su una sedia a dondolo, ad ogni battito del cuore il s
uo corpo ha un contraccolpo proporzionale che fa muovere leggerissimamente la se
dia.
Con un con~eFno a aneio (eostituito dapprima di un gancio per tendaggi, di un pe
zzetto di filo per canna da pesca, di un po' di plastilina e di una siringa) ho
collegato la sedia a un apparecchio sensibile che registrava i lievissimi sposta
menti e li trascriveva su carta, tracciando un diagramma che forniva alcune indi
cazioni utili sul funzionamento del cuore.
Quando il gancio non era fissato, i movimenti, anche violenti, della seggiola no
n disturbavano mini mamente il sensibile strumento.
Ecco un'idea che era costata molti e inutili sforzi e che, all'improvviso, si er
a, per cos dire, presentata da s, e si era dimostrata di facilissima realizzazione
.
Molto spesso la ricerca di una soluzione nuova resa difficile dal fatto che se n
e ignora il principio informatore, e ci si basa su una delle sue applicazioni.
Pu essere divertente mettersi alla ricerca di oggetti da utilizzare nell'elaboraz
ione di una idea nuova.
Un giorno si cercava una piccola superficie paraboloide e Si fin per comprare all
o Woolworth un portauovo di plastica che risult avere la forma pi adatta allo scop
o.
Un altro giorno si voleva ideare un certo tipo di colino antischiuma per un ossi
genatore a bolla e si collezionarono i seguenti oggetti: una spazzola da bagno,
una pezzuola di nailon per lavare le pentole, una rete coprivaso di plastica, un
bigodino e infine delle calze di nailon chieste in prestito all'ultimo momen~o
ad una segretaria.
La pezzuola per le pentole si dimostr alla fine la pi adatta allo scopo.
Non c' motivo di preferire gli oggetti d'uso comune ad altri strumenti pi elaborat
i, i quali, anzi, di solito danno prestazioni migliori; il solo vantaggio o~erto
dagli oggetti d'uso comune che essi sono pi`a portata di mano
G~1
e quindi in grado di soddisfare l'inevitabile impazienza di fare una prima, somm
aria verifica della funzionalit di un'id'ea, prima di procedere a una sua pi accur
ata realizzazione.
Talvolta si esamina un oggetto per il puro piacere di cavarci fuori qualcosa di
nuovo.
In questo caso !'indagine non mira a stabilire un rapporto tra l'oggetto e un pa
rticolare problema, ma a compiere un esercizio mentale fine a se stesso.
Una sera a pranzo il discorso cadde, a un certo punto, sui rapporti che era poss
ibile stabilire tra i coltelli e le bottiglie di vino che erano in tavola.
E ci si divert a escogitare il modo di collocare dei coltelli sulla cima delle bo
ttiglie senza farli cadere.
Forse questa idea era da attribuirsi alla presenza tra noi di un architetto.
La tavola non venne sparecchiata quella sera, cos noi il mattino seguente riprend
emmo ad armeggiare attorno ad essi e riuscimmo a trovare la soluzione che venne
poi pubblicata in un libro sul week-end (The Five-days Course in Thinkin~).
In un'altra circostanza, alcuni palloncini vivacemente colorati visti in una far
macia diedero lo spunto per l'elaborazione di un metodo che permise di risolvere
un problema assai complesso.
Proprio allora lo si stava programmando su un calcolatore elettronico perch sembr
ava non ci fosse altro modo per risolverlo.

Quei palloncini da dieci cents al pacchetto bastarono invece a fornire una impos
tazione esatta dei termini del problema e l'opera del compute~ da due milioni e
mezzo di dollari divenne superflua. (Il costo dell'elaborazione per mezzo del co
mputer sarebbe in realt ammontato a poche centinaia di dollari ma la soluzione sa
rebbe
151 stata di una precisione inutile allo scopo che ci si proponeva).
Un problema pu avere soluzioni facili o c~mplicate: tutto dipende dall'angolazion
e dalla quale lo si affronta.
Una domenica pomeriggio, mentre guardavamo una persona che fumava, ci venne da p
ensare ai pericoli del tabacco e al modo di scongiurarli.
Ci prospettammo due alternative ovvie: eliminare le sostanze nocive dalle sigare
tte, oppure cercar di indurre la gente a fumare di meno.
Nel primo caso si poteva filtrare il fumo togliendogli una parte delle particell
e di catrame (ma era una soluzione imperfetta; si poteva pensare a un procedimen
to pi elaborato, cio ad alterare, chimicamente o per combusttione, le sostanze per
icolose, evitandone cos la formazione).
Si poteva per tentare il procedimento opposto e cio diminuire la concentrazione de
lle sostanze tabagiche nel fumo aggiungendovi, anzich togliendone, qualche elemen
to.
Piccolissimi fori praticati con uno spillo nella sigaretta avrebbero permesso al
l'aria di entrarvi e di rarefare il fumo.
Indebolendo progressivamente l'aroma delle sigarette con un aumento graduale del
numero dei fori si sarebbe forse riusciti a far perdere a molta
gente il vizio di fumare.
Per calcolare fino a che punto i buchi di spillo avrebbero permesso alla sigaret
ta un normale processo di combustione fu eseguito preliminarmente un esperimento
alquanto approssimativo, si us cio un aspirapolvere come macchina fumatrice.
spesso sorprendente constatare a quali strani impieghi si prestino gli oggetti d
i uso quotidiano.
In un'altra circostanza si trattava di trovare una sorgente
- di gas ad alta pressione dalla quale per il ~as potesse uscire azionando un gri
lletto.
Si doveva inventare una nuova arma di difesa personale e ci faceva parte di quel
concorso di cui abbiamo parlato prima.
La bottiglia di seltz che si trovava sul vassoio davanti a noi si dimostr la solu
zione pi naturale: bastava levarne il liquido, riempirla di gas ad alta pressione
e applicarle un grilletto adatto.
Se ci si fosse limitati a pensare alla bottiglia a sifone come a qualcosa che se
rviva solo per le bevande o per spruzzare l'acqua sotto pressione, non si sarebb
e mai trovata questa soluzione; ma il sifone era l davanti e fu la sua presenza f
isica a suggerirci un uso diverso da quello normale.
Uno dei congegni che ci divert di pi escogitare fu Freddie, animale domestico dell
'era spaziale.
Desideravamo avere con noi qualcosa che potessimo vezzeggiare come un cagnolino
e che fosse adatto a tenere in una casa moderna.
L' "animale" doveva muoversi e comportarsi come un essere intelligente, non aver
bisogno di cibo, di essere portato fuori o di altre cure particolari.
Si pens a una morbida sfera nera che rotolasse per conto suo; se sbatteva contro
un ostacolo doveva rimbalzare automaticamente in un'altra direzione, se fosse fi
nito in una strettoia senza uscita avrebbe dovuto cavarsel da solo e ritornare al
punto di partenza.
La sua costruzione ci procur uno spasso davvero eccezionale perch, dopo aver elabo
rato tutta una serie di progetti complicatissimi, finimmo per trovare una soluzi
one assai semplice servendoci unicamente di una matita, di una gomma per cancell
are, di una penna a sfera e di un'automobilina elettrica.
Ci fu qualche difficolt a trovare la sfera adatta e un tentativo per costruircene
una gonfiando un pal 15 lone e rivestendolo poi con fogli di cartapesta fall.

Il pallone alla fine esplose.


La sfera adatta fu trovata per caso nella vetrina di un negozio di Lexington Ave
nue, a New York, incorporata in un giocattolo.
Alle trovate tecniche sopra ricordate si poteva certamente arrivare anche con il
metodo verticale.
E magari con risultati pi soddisfacenti.
Ma la domanda da farsi se il pensiero verticale si sarebbe mai, di sua iniziatiy
a, interessato alla loro elaborazione.
Molte idee vennero ispirate, o promosse e migliorate grazie a dati di fatto che
nessuno aveva mai volutamente preso in considerazione. ~ facile dire che il pens
iero lateralc ha bisogno di girare a lungo attorno a un problema prima di arriva
re a risolverlo mentre il pensiero logico segue una strada assai pi diretta.
Ma la logica si muove in una direzione obbligata mentre molte idee sono nate sol
tanto grazie a una illimitata libert di in dagine.
Come abbiamo visto in altri esempi, sempre possibile arrivare a posteriori e per
via logica agli stessi risultati ottenuti per via laterale.
Di molte delle precedenti trovate tecniche abbiamo omesso di descrivere i partic
olari; invitiamo perci i lettori che lo gradisscro a completarne la descrizione p
er conto loro.
A noi non interessava mostrare un risultato ma descrivere un procedimento.
Coloro che non sono in grado di distinguere tra le due cose n di apprezzare l'imp
ortanza delle piccole invenzioni che abbiamo descritte avrebbero detestato anche
le abitudini dello stesso Einstein che si dedicava, spesso e volentieri, a eser
cizi di questo tipo.
CAPITOLO NONO
L'ultimo capitolo pu aver dato l'impressione che la funzione essenziale del pensi
ero laterale consista nell'ideare o nel progettare piccole invenzioni meccaniche
.
Si sa bene che queste piccole invenzioni, nonostante l'interesse che possono sus
citare, non esercitano una grande influenza sulle attivit di tutti i giorni, e ch
e solo pochi vi si dedicano.
Ma abbiamo gi detto che esse, per insignificanti che possano essere quanto a valo
re intrinseco, si dimostrano quasi sempre di un'utilit senza paragone come esempi
di pensiero laterale in azione.
L'esserci intrattenuti sulle scoperte scientifiche per mostrare come nascono le
idee nuove pu, d'altro lato, aver dato l'impressione che il pensiero laterale sia
un procedimento riservato a coloro che si dedicano a ricerche sperimentali.
E poich la gente, in generale, non si occupa di esperimenti scientifici e non si
interessa alle invenzioni, il pensiero laterale potrebbe sembrarle un lusso.
Commetterebbe per un errore di valutazione, perch il metodo conoscitivo illustrato
dalle scoperte scientifiche o da semplici trovate tecniche pu essere impiegato e
fficacemente anche in situazioni di altro genere.
Il procedimento di applicazione generale.
La madre che rinchiude il bambino nel
155
.~ r
_ box dei giocattoli per impedirgli di smantellare l'albero di Natale pu seguire
un tipo di ragionamento diverso da quello del marito il quale pu invece ritenere
pi sensato mettere nel box l'albero di Natale.
Cercando nel proprio passato tutti potranno ricordare di essere ricorsi, sia pur
e sporadicamente, al metodo laterale, ottenendone eccellenti risultati.
Il giorno stesso in cui mi era venuta l'idea di usare dei palloncini invece di u
n grosso computer per elaborare un certo problema, ebbi, a mie spese, una confer
ma della ristrettezza del campo d'azione del pensiero verticale.
Avevo prestato il mio appartamento a un amico per il week-end, e al ritorno mi a
ccorsi che la lampada da tavolo non si accendeva pi.

Mi accertai che l'interruttore della lampada fosse aperto, tolsi la lampadina e


constatai che nel suo interno i fili della resistenza elettrica erano intatti, p
oi smontai l'interruttore.
Fu soltanto dopo aver compiuto questo sforzo di ricerca logica che all'improvvis
o mi resi conto che il mio ospite, ignaro delle mie abitudini, aveva spento la l
ampada girando l'interruttore sulla parete invece di servirsi, come facevo io ab
itualmente, di quello incorporato nel piedestallo della lampada.
Se da questa situazione, in realt abbastanza semplice, avevo fatto nascere un pro
blema, era perch avevo concentrato la mia attenzione sulla lampada e avevo impost
ato un'indagine verticale partendo unicamente dai dati che la lampada mi offriva
.
Se anch'io, come il mio amico, avessi preso in considerazione altri fattori, non
mi sarei neppure posto il problema.
La mente umana si mostra estremamente docile nel seguire il principio di prohabi
lit.
Del resto, se non
le interessa cercare soluzioni nuove, non le costa sacrificio rinunciare ai bene
fici che ne potrebbe trarre; ma poi disposta a riconoscere i limiti del pensiero
verticale? Il procedimento laterale porta a soluzioni nuove, e questo il suo as
petto vantaggioso; coloro che per non vi ricorrono mai non solo rinunciano a ques
to aspetto positivo ma si mettono in una ben precisa posizione di svantaggio.
Essi, infatti, proprio perch seguono il procedimento pi ovvio e prevedibile, posso
no cader vittima dell'astuzia altrui.
Nello ju-jitsu, se uno dei lottatori prevede le mosse dell'avversario in grado d
i utilizzarne la forza e il peso e di volgerle contro l'avversario stesso.
Allo stesso modo si pu prevedere il corso dei pensieri di una persona che ragiona
verticalmente, e trarne profitto.
Questo sistema usato con ottimi risultati dai prestigiatori nelle esibizioni in
teatro.
Tutti i trucchi di scena, eccetto gli effetti scenici e la prestezza di mano, so
no impostati in modo da indurre l'uditorio a seguirc il ragionamento pi ovvio.
Il grande Houdini nel "numero delle manette" invitava, a mo' di sfida, il pubbli
co a procurargli un lucchetto da applicare alle manette, come garanzia che esse
fossero ben assicurate ai suoi polsi.
L'illusionista veniva poi messo in un sacco, dal quale usciva poco dopo con le m
ani libere.
Uno degli artifici usati per truccare le manette consisteva nell'infilare uno sp
illo speciale nel pernio.
Questo spillo poteva venire estratto solo con una calamita, dopo di che le manet
te si scioglievano.
Mentre tutti facevano dipendere l'esito del gioco dalla solidit del lucchetto, e
non pensavano ad altre soluzioni, Houdini con tutta facilit smontava e ricomponev
a il pernio.
~ r r ~ Utilizzava inoltre lo stesso principio nel "numero della donna segata in
due".
Una ragazza entrava in un cassone vuoto posto sul palcoscenico, poi il cassone v
eniva sollevato ad una altezza tale da rendere impossibile scenderne o salirvi.
A questo punto, Houdini apriva le due estremit del cassone per mostrare la testa
e i piedi della ragazza.
Poi aveva inizio l'operazione di segatura del cassone in due parti, dopo la qual
e la ragazza ne usciva illesa.
Gli spettatori, che avevano ragionato verticalmente, non riuscivano a spiegarsi
l'esito dell'esperimento, dal momento che nessuno aveva potuto entrare o uscire
dal cassone sospeso, e che la ragazza si trovava senza ombra di dubbio nel casso
ne all'inizio dell'operazione di segatura.
In realt, il trucco era stato predisposto ancor prima che il cassone fosse sollev
ato in aria, e prima che gli spettatori di pensiero verticale cominciassero a pr
ospettarsi il problema.
Il cassone era stato collocato sul palcoscenico in corrispondenza di una botola

e, dopo che gli spettatori lo ebbero esaminato, una seconda ragazza vi s'era sve
ltamente infilata dal sottopalco, attraverso la botola.
La testa e i piedi mostrati da Houdini dopo il sollevarnento del cassone apparte
nevano a due ragazze diverse, e la sega era penetrata in uno spazio vuoto tra di
esse.
In un altro trucco scenico di Houdini una ragazza entrava in scena adagiata su u
na lastra di cristallo portata da quattro indiani in turbante, ciascuno dei qual
i reggeva un angolo ddla lastra.
Poi Houdini stendeva un lenzuolo sulla ragazza e quando lo toglieva la ragazza e
ra sparita.
In realt, uno dei quattro portatori indiani era un simulacro vuoto.
La ragazza vi si infi lava e in quell'arnese abbandonava la scena.
Una volta svelati, questi trucchi sono diventati ovvi,
ma al tempo della loro maggior voga possedevano una forza suggestiva, specialmen
te se erano accompagnati dal martellante imbonimento del prestigiatore che sping
eva l'uditorio ad applicare i criteri della comune logica alle varie fasi dell'e
sperimento: cosa che gli stessi spettatori erano ben contenti di fare.
Per capire quel che stava accadendo sarehhe stato necessario deviare a un certo
momento dalla strada maestra dell'ovviet e cercare una interpretazione laterale.
Ma una volta perduta tale occasione sarebbe diventato impossibile ripercorrere a
ritroso il pensiero verticale fino a ritrovarla.
Per artificiosa che sia, la situazione creata dal gioco di prestigio non impedis
ce di vedere chiaramente come essa tragga profitto dal pensiero verticale e dall
a ovviet delle deduzioni alle quali molta gente esclusivamente si affida.
I dirigenti, gli uomini d'affari, i politici, i persuasori d'ogni tipo rischiere
bbero di trovarsi senza lavoro se la mente umana, per sua natura, preferisse aff
idarsi al procedimento laterale invece che a quello verticale.
Il loro successo dipende dal grado di abilit con cui sanno individuare il procedi
mento verticale pi utile ai loro scopi; laddove questo manca del tutto, essi poss
ono inventare una dialettica di tipo normale, e metterla nel dovuto rilievo. (In
questo contesto non sarebbe molto conveniente definire un procedimento mentale
normale come una scelta che la maggior parte della gente di regola compie, perch
si cadrebbe in un circolo vizioso.
Una scelta normale, vista nel suo aspetto funzionale e psicologico, il risultato
l fi~ 159 di una assai marcata propensione per un procedimento divenuto familia
re e su cui influisce la motivazione del momento.) Non facile modificare i dati
dell'esperienza ma, manipolando.
Ia motivazione, anche l'effettiva applicazione del concetto di normalit si sposta
.
I giornalisti e i pubhlicitari, per il lavoro che svolgono, sono i pi portati a f
ar uso del pensiero laterale.
Essi imparano sempre meglio a guardare alla realt da angolazioni diverse.
Di rigida osservanza verticale sono invece gli avvocati, i medici e, fino a un c
erto punto, gli uomini d'affari, i quali tutti preferiscono racchiudere la realt
entro schemi rigidamente definiti e incontestabili, perch solo a queste condizion
i loro possibile far prevalere l'esperienza e la preparazione professionale acqu
isite.
Ci si potrebbe chiedere quale sia la posizione dell'artista a questo riguardo.
Proprio per la sua ricerca di aspetti sempre nuovi della realt, per il suo contin
uo sforzo di rompere le vecchie convenzioni intellettuali, non l'artista il magg
ior utente del pensiero laterale? Nel mondo dell'arte, il pensiero laterale vien
e chiamato, piuttosto immodestamente, pensiero creativo.
L'artista aperto alle idee, alle influenze e agli inviti del caso.
Egli cerca di approfondire la propria consapevolezza delle cose, cerca di sottra
rsi a una visione scontata della realt usando spesso di proposito l'irrazionale.
Il culto per le esperienze psichedeliche un deliberato tentativo di approfondime
nto de!la realt allo scopo di trovare mezzi pi significativi per interpretarla, E
non sta proprio qui la vera essenza del pensiero laterale?

Troppe volte per il pensiero creativo dell'artista si 1~ interrompe~ a met del suo
sviluppo.
Agli artisti di poF CO talento non resta che l'alternativa di ritenere che '~ il
rifiuto delle vecchie posizioni sia gi di per se stesso una virt e che l'original
ita sia tutto.
Ci si sbarazza con entusiasmo delle regole vigenti per abbandonarsi all'illimita
to potenziale del caos, ma troppo spesso questo abbandono vien gi considerato un
risultato concreto, mentre ne solo una premessa.
Il pensiero laterale accetta di brancolare nel caos solo per emergerne con un'id
ea nuova, e si augura che essa si esprima in una forma semplice e classicamente
composta e ordinata, assai diversa quindi dal caos da cui proviene.
Obiettivo massimo del pensiero laterale sono le idee che abbiano la semplicit del
l'estrema elaborazione; una semplicit cio in cui l'efficacia pratica e l'essenzial
it della forma siano presenti in grado elevato.
Non la semplicit del vuoto ma quella della compiutezza.
Nell'attivit artistica, proprio per l'illimitata libert dei suoi obiettivi, troppo
facile fermarsi allo stadio del caos e non oltrepassarlo mai.
Un inventore che presentasse macchine mal concepite e non funzionanti non potreb
be nutrire molte speranze di successo perch non avrebbe saputo dare alla sua macc
hina la necessaria funzionalita.
Ma in che modo l'artista pu capire, in un momento qualsiasi, se sta ancora branci
cando nel caos o se invece veramente riuscito a ricreare una sintesi? Non Gi son
o criteri oggettivi e il giudizio soggettivo discutibile poich vien dato- o da pe
rsone incapaci di liberarsi dai vecchi schemi, oppure da persone per cui la novi
t gi un'acquisizione in se stessa.
6.
Il t~er~ie~o la~rale In questa situazione inevitabile che la stranezza debba ave
r successo e sia fine a se stessa.
Il grottesco e il bizzarro sono le forme pi elementari dell'originalit e le pi faci
li da realizzare.
Un'idea veramente nuova non appare mai bizzarra perch ha una sua interiore indipe
ndenza e compiutezza.
Le idee bizzarre non sono idee nuove ma semplici distorsioni delle vecchie.
Abbiamo suggerito, in preceaenza, di distorcere deliberatamente le idee vecchie
per ottenerne deUe nuove, ma abbiamo chiarito che si trattava solo di una tecnic
a e che ci non costituiva di per se stesso un risultato.
Le prime automobili erano state costruite apportando modifiche ai modelli delle
carrozze a cavalli e ancor oggi non ci si discostati del tutto da tali modelli.
Parziali modifiche di questo tipo sono ovviamente del tutto giustificate, in att
esa che un'idea nuova possa gradualmente maturare, ma sarebbe presuntuoso far pa
ssare queste trasformazioni parziali come idee veramente nuove.
Se introducete un sassolino in uno dei cilindri del motore di una macchina che f
unziona a meraviglia, ssntirete dei rumori infausti, di un'originalit unica.
Due sono le possibili attitudini di una persona che assista a questo fatto.
Pu andare in estasi per i meravigliosi concenti della distruzione.
Oppure pu servirsi di questi rumori per escogitare idee nuove in fatto di meccani
ca (inventando, per esempio, un motore senza cilindri), o in fatto di acustica o
d'altro.
Non colpa dell'artista se la prima attitudine pu essere fi-~cilmente confusa con
la seconda, nel mondo dell'arte.
L'autentico pensiero creativo pu essere una forma eccezionalmente valida di pensi
ero laterale ma il pcnsiero creativo spurio tutt'altra cosa.
In un certo senso la scienza una forma superiore di arte, dal momento che la bel
lezza di un'idea nuova vi si eleva al di sopra ddla discussione e della moda.
La scienza non ha contenuti emotivi, non esercita un'attrattiva universale ma ha
una sua intrinseca compiutezza.
La diversit tra le esigenze dell'arte e quelle de]la scienza messa mirabilmente i
n evidenza nelle opere di Leonardo da Vinci.
Sulla bellezza dell'arte di Leonardo dubbi non ne dovrebbero esistere.
Anche nelle sue opere scientifiche, per, spesso prevalgono nettamente le consider

azioni dell'arte su quelle della scienza.


Uno schizzo della macchina per volare mostra come Leonardo si fosse preoccupato
di pi di far scendere comodamente a terra il pilota che non della attitudine dell
a macchina a volare; si era preoccupato di rifinire non il meccanismo di volo, b
ens quei particolari che i suoi estimatori avrebbero potuto apprezzare.
La maggior parte degli scienziati avrebbe molto da imparare dall'uso che gli art
isti fanno del pensiero laterale, ma molti artisti si sentirebbero estremamente
a disagio se dovessero seguire il pensiero laterale fino in fondo.
Chi pensasse che il modo di vivere dell'artista, almeno nelle sue tipizzazioni e
streme, sia l'espression pi completa possibile di un modo laterale di pensare, fra
intenderebbe completamente la natura del procedimento.
Il pensiero laterale non si limita a rifuggire dalle strettoie degli schemi rigi
damente accettati, ma crca di pervenire, attraverso il disordine, ad un ordine nu
ovo e pi semplice.
Il disordine solo un mezzo di evasione, non un obbiettivo.
Tuttavia il pensiero laterale servirebbe a poco se si limitasse a costruire un n
uovo ordine al posto del vecchio.
Esso aspira ad idee nuove, pi semplici e pi efficaci, ma aspira soprattutto a una
fluidit che permetta di sostituire un'idea con altre, via via migliori.
Anche quando si soddisfatti del modo in cui si risolto un determinato problema s
i continua a sentire un piacevole stimolo a tentare altre soluzioni.
L'umorismo e il pensiero laterale presentano tra loro parecchie analogie.
L'umorismo nasce nel momento in cui l'interpretazione normale di una cosa viene
scossa dall'improvviso presentarsi alla coscienza di un'interpretazione diversa.
La prima interpretazione continua a rimanere quella normalmente accettata; non s
i verifica alcun capovolgimento improvviso, non scocca il momento dell'eureka, i
n grazia del quale la nuova interpretazione diventi all'improwiso la pi immediata
.
Con l'umorismo, la mente passa liberamente dalla considerazione del significato
ovvio a quella del significato inaspettato ma plausibile, e viceversa.
Questa oscillazione peculiare al pensiero laterale urnoristico.
L'efficacia dell'oscillazione dipende molto anche dalla motivazione che ha, di q
ui il successo dell'umorismo di tipo sessuale.
Un uomo dotato di humour sembra, in conversazione o sul palcoscenico, sempre pi s
piritoso a mano a mano che conquista l'uditorio.
Il quale, resosi attento al gioco dei significati, diverr via via pi pronto a cogl
iere le interpretazioni alternative dell'umorista.
A coloro che apprezzano l'umorismo dovrebbe riuscire assai pi facile che agli alt
ri di comprendere la natura del pensiero laterale.
CAPITOLO DECIMO
Obiettivo del pensiero laterale la concezione di idee nuove.
Ma, una volta concepite, chi si occupa di loro se non i loro stessi scopritori?
Sarebbe ingenuo credere che chi ha i mezzi per promuoverne la realizzazione facc
ia molto per conoscerle.
N potrebbe essere diversamente dal momento che, se abbastanza facile concepire un
'idea nuova, ben pi arduo risulta poi il realizzarla.
L'entusiasmo che un'idea pu aver sollevato nel suo stadio concezionale si attenua
molto quando si tratta di attuarla.
Molti si comportano come quell'uomo che ringraziava Dio di avergli fatto entrare
il sole dalla finestra, evitandogli in tal modo il disturbo di uscire di casa p
er goderselo.
La gente non dimostra interesse per le idee in se stesse ma per l'utile che pu ri
cavarne: questo il solo stimolo che la induce ad occuparsene.
La loro attuazione dipende meno dalla loro importanza intrinseca che dalla parti
colare valutazione che ne fa chi le esamina. quando il successo o il fallimento
di un'idea comportano notevoli conseguenze sul piano economico o su quello del p
restigio che sorge l'esigenza di verificare con la massima cura se esistono prem
esse solide alla sua realizzabilit.
Sfortunatamente, l'esperienza costituisce la migliore base di valutazione, e le

idee nuove, proprio perch sono nuove, non sempre possono essere giudicate sulla f
alsariga dell'esperienza.
Lo spirito di conservazione, in quarlto riluttanza a staccarsi dal passato, e lo
spirito di iniziativa, come aspirazione a progredire sulla base degli schemi de
l passato, sono atteggiamenti che, pur avendo le loro brave motivazioni, non per
rnettono di sfruttare appieno la possibilit di concepire idee nuove.
La riluttanza che ha un imprenditore a rischiare capitali in un'iniziativa dall'
esito dubbio spesso vinta soltanto dal timore che un concorrente riesca a realiz
zarla felicemente prima di lui.
L'ideale, per un imprenditore, sarebbe di lasciare l'iniziativa agli altri, e di
sfruttarla, se ha successo, entrando sul mercato prima che esso sia saturato. ~
esattamente quello che capit per i pennarelli di fibra.
Fu una ditta giapponese la prima che li lanci sul mercato, ma ben presto tutti gl
i altri produttori del ramo la imitarono.
La riluttanza a imbarcarsi in una nuova iniziativa va di pari passo con la consi
derazione che se l'idea che la ispira veramente buona, ci sar sempre qualcuno che
alla fine la realizzer.
Per anni nessuno volle prendere in considerazione i1 principio ispiratore della
macchina per fotoriproduzioni Xerox, ma alla fine questa macchina fu costruita e
d ottenne uno straordinario successo.
Quando Walter Hunt ed Elias Howe inventarono la seminatrice, tutti si dimostraro
no scettici sul suo avvenire.
Nessun industriale accett le prime proposte di costruzione del tavoliere del mono
poli, eppure questo gioco fin per diventare il pi diffuso dei giochi moderni, e gl
i stessi industriali trassero in seguito lauti guadagni dalla costruzione dei ta
volieri.
Ci si ricorda facilmente di un'idea nuova che ha sfondato. ~uante per sono state
dimenticate solo perch non hanno trovato chi se ne occupasse? Se si restii a pren
dere in considerazione le idee nuove solo perch si contrari a investirvi del dana
ro, a rischiare forti somme in iniziative il cui esito rimane incerto fino a cos
e fatte.
Comunque, il pensiero laterale non si limita a studiare e a creare prodotti nuov
i, ma interviene in tutti i casi in cui pu tornar utile impostare un problema sec
ondo una formula nuova.
La realizzazione delle idee nuove nn provoca necessariamente un aumento di spese
industri~ali, pi spesso, anzi, consente di ridurle.
Essa permette una maggior efficienza produttiva, l'utilizzazione di materiali di
scarto, una semplificazione dei progetti che rende la loro attuazione pi facile
e meno soggetta agli inconvenienti di montaggio, una riduzione. di costi a parit
di prestazioni.
Il pensiero laterale non interviene solo nelle fasi di ricerca e di creazione de
l prodotto ma anche in quella organizzativa e di studio dei metodi, nelle analis
i di valore`e nella ricerca operativa.
Ciascuno di questi campi dispone di una propria tecnica accuratamente elaborata
e di un proprio bagaglio di esperienze.
Hanno per in comune due esigenze fondamentali: l'analisi dell situazioni di fatto
e la ricerca di soluzioni nuove.
Pochi processi di produzione hanno raggiunto l'optimum come efficienza ed econom
icit.
L'analisi della situazione di fatto e le tecniche a disposizione possono portare
a grandi miglioramenti, ma lo sfruttamento delle idee nuove in grado di offrire
vantaggi economici anche maggiori, che possono andare dall'ordine delle poche m
igliaia di lire a quello dei miliardi.
Or non molto, un industriale mi confid che la realizzazione di un'idea geniale co
st a una ditta quasi venti miliardi di nuove installazioni, ma le permise di risp
armiarne pi di centocinquanta.
La cultura tradizionale non si preoccupa di educare le menti al pensiero lateral
e.
La capacit di elaborare idee nuove sussiste solo come una dote naturale che lungh
i anni di pratica verticale non sono riusciti ad ottundere Un po' di abilit nel p

ensiero laterale comunque sarebbe utile a tutti coloro che hanno bisogno di idee
nuove.
In genere per si ritiene che spetti solo ai ricercatori di professione occuparsen
e, e che basti creare un reparto ad hoc per esentarsi dall'impegno di interessar
sene direttamente.
Ma il miglior lahoratorio di ricerca conclude poco se le sue idee non vengono ma
i prese in considerazione, mentre un laboratorio dai mezzi modesti acquista in p
restigio e valore se le sue proposte trovano una favorevole eco in sede decision
ale.
E ci dimostra quanto sia utile che la direz;one generale di un'impresa sappia che
cosa e come si evolve il procedimento laterale.
Nella pila atomica ha inizio una reazione a catena nel momento in cui una prima
particella si stacca dal nucleo di un atomo e urta contro il nucleo di un altro
atomo staccandone una seconda particeUa che a sua volta urta contro un terzo nuc
leo e cos via.
Se la massa del materiale abbastanza grande, la reazione a catena diventa un'esp
losione.
La stessa cosa avviene per le idee.
Un'idea nuova pu suscitare una seconda idea nuova, nella stessa persona o in una
persona diversa, dando origine a una specie di reazione a catena, e ci si verific
a specialmente nei casi di scoperte
~1`
scientifiche di tipo completamente nuovo.
Nella pila atomica si evita l'esplosione mediante l'interposizione di barrette d
i cadmio che assorbono le particelle che gli scoppiano tutt'attorno.
In tal modo diventa possibile controllare l'energia prodotta dalla pila.
Se le barrette fossero in numero eccessivo, la reazione a catena cesserebbe e la
pila non potrebbe pi produrre energia.
Le persone incapaci di apprezzare le idee nuove esercitano una funzione analoga
a quella delle barrette.
In numero limitato si rivelano indispensabili per evitare innovazioni distruttiv
e, ma quando sono troppe impediscono una qualsiasi elaborazione di idee nuove.
Tutti sono in grado di acquisire una mentalit laterale.
Come si impara a giocare a golf o a sciare, come si apprendono le lingue stranie
re, cos si pu gradualmente imparare a servirsi del pensiero laterale.
Ma, corne nel caso del golf e dello sci, non se ne diventa esperti leggendo dei
manuali, a tavolino.
Non esistono formule magiche che basti conoscere e applicare per trarne risultat
i di grande efficacia. ~ vero che in precedenti capitoli abbiamo parlato e consi
gliato l'uso di alcune tecniche specifiche, tuttavia il pensiero laterale resta
pi una forma mentis che una combinazione di tecniche.
Questa forma mentis pu venir acquisita con esercizi adatti che dovrebbe essere po
ssibile compiere sistematicamente.
Come succede per il golf, sarebbe ahbastanza utile fare una prova generale, ma s
i otterrebbero risultati migliori se ciascuno cercasse di scoprire le particolar
i difficolt che gli altri incontrano nell'elaborazione dei loro procedimenti late
rali Il fanatico un realizzatore perch inquadra ogni cosa entro uno schema ben de
finito.
La completa fiducia che ha nel proprio schema gli permette di operare in una dir
ezione precisa e di valutare i risultati raggiunti secondo un'altrettanta precis
a scala di valori.
Avendo esclusa la possibilit di interpretazioni alternative delle singole situazi
oni, il fanatico non ha dubbi n perplessit.
Si potrebbe pensare che l'acquisizione dell'abitudine ad esaminare varie alterna
tive indebolisca l'efficienza produttiva di coloro che, prima, stimavano la rapi
dit di decisione pi importante della natura della decisione stessa.
Ma anche quando questa rapidit di decisione fosse giust;ficata, e cio non fosse so
lo una scusa per coprire la mancanza di attitudine ad andare in fondo ai problem

i, non si vede quale grande danno potrebbero provocare gli apporti di una forma
mentis laterale.
Le persone che ragionano secondo un loro schema mentale ben preciso sanno beniss
imo di non essere mai state costrette a modificare radicalmente il loro atteggia
mento verso un problema per il solo fatto di aver acquisito una certa abilit nelI
'uso del pensiero laterale.
Costa fatica abbandonare una determinata impostazione per mettersi alla ricerca
di una diversa.
Molto spesso, per, tutti gli elementi base di una soluzione nuova sono gi disponib
ili: si tratta solo di comporli secondo una nuova formula.
Compito di chi si serve del pensiero laterale dovrebbe essere quello di cercare
e di trovare nuove correlazioni tra gli elementi del problema.
In tal modo acquisirebbe maggior consapevolezza dell'esistenza di soluzioni nuov
e implicite in nozioni che gi gli sono note.
A questo scopo si poisono pienamente utilizzare sia le nozioni fondamentali che
quelle pi specifiche di un determinato campo del sapere scientifico.
Per molti anni i fisiologi non riuscirono a capire l'utilit delle lunghe spirali
che si trovano nei tuboli del rene.
Si riteneva che non avessero alcuna funzione specifica e fossero un residuato de
ll'evoluzione di quell'organo.
Un giorno per un ingegnere, osservando queste spirali, intui che esse potevano es
ercitare una funzione analoga a quella del ben noto counter-multiplier, uno stru
mento meccanico usato per aumentare la concentrazione delle soluzioni.
Questo esempio mostra come nozioni estranee, appartenenti a un diverso settore s
cientifico, possano offrire una risposta a quesiti rimasti lungo tempo insoluti.
L'utilit di un intervento dall'esterno duplice.
Il "non addetto ai lavori" non apporta soltanto il contributo di un'esperienza s
pecifica di tipo diverso, ma formula il suo giudizio al di fuori degli schemi cu
i gli esperti di un determinato problema sono vincolati.
Chi persegue la soluzione pr gradi di un problema facilmente indotto a dare come
acquisiti determinati stadi di daborazione della soluzione stessa, stadi che vin
colano a una particolare impostazione.
Chi invece non ha dovuto passare per questi stadi intermedi, ma esamina il probl
ema nella sua interezza, pu impostarne la soluzione in un modo del tutto diverso.
L'utilit degli apporti dall'esterno chiaramente dimostrata dal fatto che le impre
se si servono di consulenti, scelti fra esperti in vari campi scientifici.
Da ciascuno di loro non si aspettano soltanto una sanzione definitiva su questio
ni di loro specifica competenza, ma che sappiano anche suggerire nuove impo 171
stazioni d'insieme ai vari problemi.
Sfortunatamente, la competenza in un determinato settore non implica, di per s, l
a capacit di elaborare impostazioni alternative pi generali.
In questi casi l'intervento della mentalit laterale pu rivelarsi indispensabile.
Il pensiero laterale si mostra efficace anche quando si limita ad un'azione cata
lizzatrice, che permetta cioc l'avvio di un nuovo corso di pensieri, o di un nuo
vo tipo di interazioni.
Talvolta un'idea nuova a portata di mano, provocante, eppure impossibile configu
rarla chiaramente perch manca un ultimo tocco che ne assesti gli elementi.
E, per contrapposto, opinioni chiaramente contraddittorie possono coesistere arm
onicamente se interviene un.terzo concetto che funzioni da intermediario.
Nel prendere una decisione non si pu mai essere certi che essa sia la migliore po
ssibile.
E la fiducia nella decisione presa non nasce dalla mancanza di scelte di tipo di
verso (il che sarebbe indizio di scarsa immaginazione) ma dall'aver, con la nece
ssaria abilit, individuate, vagliate e poi scartate tutte le altre alternative.
Nell~elaborazione di una qualsiasi decisione pll essere utile ricorrere al proced
imento laterale (proprio od altrui) per individuare le soluzioni alternative che
, esaminate e respinte, potranno rafforzare la ~ccisione che alla fine si prende
r.
Una tale funzione di "avvocato del diavolo" da parte di una mentalit aperta all'i
ndagine non getta ombre di dubbio sulla bont di una decisione felice; al contrari

o, non potr che COIIvalidarla.


Indubbiamente il dono dell'inventivit non ripartito fra gli uomini in modo uguale
.
Molti istituti di ricerca sanno riconoscere le persone particolarmente dotate di
capacit inventive e si rivolgono ad esse Oglliqualvolta si trovano di fronte a u
n problema difficile.
lE raro tuttavia che sappiano sfruttare appieno le loro capacit.
L'ideatore, in genere, non sa organizzare la propria attivit.
Egli portato a trascurare le molte idee che gi gli si affollano nel cervello per
dedicarsi ogni volta all'ultima venuta, lasciando cos tutte le altre in uno stadi
o imperfetto di elaborazione.
La metodicit, l'impegno e la costanza non sono certo le caratteristiche dell'idea
tore, il quale pi interessato alla concezione delle idee nuove che non alla loro
realizzazione.
In genere, non sa organizzarsi in modo da poter procurarsi i mezzi necessari per
elaborare tutte le sue idee. ~ interessante constatare quanta parte del success
o di Edison sia da attribuirsi all'eccellente organizzazione dei suoi interessi
industriali.
Fu tale organizzazione a fornire la piattaforma di lancio ideale al suo genio in
ventivo.
Non sempre le persone arrivate a posti di potere devono il loro successo a speci
ali capacit creative.
Le nuove idee possono essere pi di impedimento che di aiuto quando si traKa di im
postare un progetto all'interno di un'impresa di tipo tradizionale.
Metodo, decisione, costanza sono doti molto pi pratiche ed evidenti e come tali s
ono le sole che vengono ben compensate.
Gli ideatori vengono spesso accusati di pigrizia e di mancanza di impegno, e l'a
ccusa pu essere perfettamente valida, in quanto una persona che mostra entusiasmo
nell'elaborare le proprie idee pu mostrarne assai meno nella realizzazione di qu
elle altrui.
James Clerk Maxwell dimostr, da scolaro, un
172 17 cos scarso interesse allo studio che fu scacciato da scuola come soggetto
irrecuperabile.
Darwin non ottenne l'ammissione alla Scuola di medicina di Cambridge e molte alt
re persone di talento hanno dimostrato un'analoga mancanza di interesse per l'in
segnamento scolastico.
Sfortunatamente l'ideatore passa molta parte della sua vita di lavoro a sviluppa
re le idee di un organizzatore, idee che sono meno valide delle sue.
Quanto poco siano adatt; gli ideatori a svolgere mansioni esecutive lo dicono i
loro capireparto che li considerano delle "teste svagate e balzane", incapaci di
concentrarsi nel lavoro affidatogli.
Di solito i dirigenti non fanno alcuna distinzione tra gli ideatori (i pochi di
cui un'azienda ha veramente bisogno) e i tecnici che, per la loro esperienza e c
apacit, fanno il lavoro produttivo.
Gli ideatori affettano disprezzo per i tecnici che di solito realizzano con gran
de esperienza e accuratezza idee mediocri.
Non riescono a capire che sono questi ultimi a compiere il lavoro veramente util
e, e che senza di loro le idee nuove non avrebbero alcun valore.
Pu anche darsi che i tecnici lavorino alla realizzazione di idee mediocri non per
ch siano incapaci di meglio, ma perch sanno applicarsi al lavoro appena gli viene
un'idea; non sono cos pigri da pretendere la superispirazione di una grande idea
prima di mettersi all'opera.
Allo stesso modo, un tecnico pli affrontare la parte pi ardua di un'operazione per
ch capace di condurla in porto, mentre un ideatore deve escogitare la via pi facil
e perch troppo svogliato o incompetente per affrontare di petto le difficolt.
Il "gruppo di lavoro" ideale dovrebbe essere composto di un ideatore e di un tec
nico; essi collaborerebbero come fecero gli architetti Vanbrugh e Hawksmoor nell
a costruzione di Gastle Howard e del Blenheim Palace.
Vanbrugh, ispirato amatore d'arte, forn le idee, che per non sarebbero state attua

te senza la perizia tecnica di Hawksmoor.


I giorni in cui un dilettante ricco come sir Humphrey Davy poteva "giocare allo
scienziato" sono ormai lontani.
I crescenti costi tecnologici hanno reso indispensabile una scelta accurata sia
delle idee da sperimentare sia degli uomni cui affidare la loro realizzazione.
In un modo o nell'altro, attraverso i progetti o la brevettazione si arrivati a
controllare la ricerca (e non si vede come potesse essere diversamente).
Il maggior inconveniente del sistema che le spese sono controllate da abili funz
ionari che assai di rado sono degli ideatori, perch raro il caso che un ideatore
possieda buone attitudini al lavoro amministrativo.
Il funzionario d'amministrazione dev'essere una persona molto pratica e coi pied
i per terra soprattutto perch amministra soldi altrui. ~ preferibile, per lui, ch
e il progetto di ricerca sia tale da garantire un certo esito positivo perch lui
ha de`i rendiconti da stendere e dei fndi di cui giustificare l'utilizzo.
Un modo per assicurare un determinato risultato di favorire la realizzazione dl
progetti gi sperimentati, apportandovi solo leggere modifiche.
Ripetendo l'esperimento si potr essere pressoch certi in anticipo del risultato.
Un inconveniente che deriva dalla necessit di attenersi a un progetto che questo
deve essere particolareggiato, con tutti gli stati di avanzamento minutamente pr
evisti.
Per non tutti i pro~etti possono essere cos descrittivi.
Il corso di certe ricerche sperimentali imprevedibile, e progettare con tre anni
di anticipo l'impiego di una particolare tecnica pu rivelarsi un errore di previ
sione e bloccare un piano gi approvato.
Il guaio che i progetti sperimentali completi in ogni loro parte sembrano pi real
izzabili e quindi vengono preferiti a quelli lacunosi, la cui realizzazione dipe
nde dalla capacit del ricercatore di trovare le soluzioni mancanti nel corso dell
a ricerca.
Il problema di far quadrare le necessit amministrative con le necessit della ricer
ca di quelli che diventano sempre pi difficili da risolvere.
Questo capitolo ha trattato per sommi capi dell'uso del pensiero laterale e dell
e idee nuove, perch le due cose non possono essere in realt separate.
Si visto in quali circostanze utile ricrrere al pensiero laterale e in quali altr
e da preferirsi il pensiero verticale.
Un'ultima cosa ci resta da chiarire, e cio se esista un mezzo per riconoscere e q
uindi utilizzare appieno le persone dotate di vere capacit inventive laterali.
I normali test d'intelligenza, per il modo in cui vengono impostati, non sono ut
ili a questo scopo.
Essi sono concepiti in maniera da sollecitare il tipo di risposta che la maggior
parte della gente d normalmente a una determinata domanda.
Una persona vien giudicata intelligente se la sua risposta identica a quella che
altre persone intelligenti hanno data prima di lei.
In ogni caso la risposta giusta quella pi razionale, quella pi probabile.
Ma proprio del pensiero laterale dare risposte insolite, cercare soluzioni inedi
te.
Tipico, a questo proposito, il quesito che viene comunemente proposto nei test d
'intelligenza: trovare, in una serie di figure, quella da scartare.
Molto spesso, una persona dotata di fantasia pu considerare, per ragioni del tutt
o valide, come estranea al gruppo una figura diversa da quella indicata.
La sua risposta considerata sbagliata, e gli si segna un punto di demerito, ment
re bisognerebbe premiarlo perch la sua risposta era altrettanto azzeccata, ma pi o
riginale delle altre.
~ possibile elaborare dei test atti ad individuare le persone con buone attitudi
ni al pensiero laterale; essi per non dovrebbero essere impostati come una normal
e sequenza di domande e di risposte, ma consistere in una serie di esercizi prat
ici particolari a cui sottoporre gli esaminandi per valutare come affrontano det
erminate difficolt, per vagliare la loro duttilit men~ tale nell'impostazione gene
rale dei problemi e la loro abilit nell'aggirare gli ostacoli.
CONCLUSIONI E SOMMARIO

Possiamo trattare un argomento sviluppandolo con rigore, punto per punto.


E possiamo esaminare la struttura di un edificio seguendo i progetti dell'archit
etto, piano per piano, e passandone in rassegna metodicamente i particolari.
C' per un altro modo di esaminare l'edificio e consiste nel girargli attorno e gua
rdarlo da tutte le angolazioni possibili.
Alcuni aspetti della costruzione sfuggiranno, ma a!la fine se ne S;lr acquisita u
na buona conoscenza generale, una eonoscenza forse migliore di quella ottenibile
con l'esame pa~rticolareggiato del progetto.
In questo volume il metodo laterale servito a spiegare il concetto di pensiero l
ateralc.
All'impeccabile sottigliezza analitica del metodo logico ahhiamo preferito tutta
una serie di prospettive e di impostazioni nuove, nella speranza che, alla fine
, esse possano dare un'idea chiara della natura e degli scopi del pensiero later
ale.
Siamo incorsi in omissioni, in ripetizioni e in imprecisioni, ma ci era inevitabi
le nella esposizione di questo metodo creativo.
E ora mi sembra utile tracciare le linee fondamentali del nostro metodo riassume
ndo i principali argomenti trattati nei vari capitoli: Capitolo Primo.
Le differenze tra il pensiero verticale (alta probabilit, consequenzialit) e il pe
nsiero laterale (bassa probabilit, lateralit).
Capitolo Secondo.
L'incapacit del metodo logico, rigidamente applicato, di trovare soluzioni origin
ali.
Capitolo Terzo.
L'effetto polarizzante delle idee dominanti.
Capitolo Quarto.
L'ahitudine di pensare per im magini.
Capitolo Quinto.
La ricerca sistematica di una pluralit di impostazioni alternative dei problemi.
Capitolo Sesto.
Il prepotere del pensiero verticale come ostacolo al sorgere di idee nuove.
Capitolo Settimo.
L'utilizzazione degli eventi fortuiti e il riconoscimento della loro validit.
Non interferire, ma favorirne l'evolvrsi per poi raGcoglierne i frutti.
Capitolo Ottavo.
La dimostrazione dell'utilit pratica di un tipo di applicazione del pensiero late
rale.
Capitolo Nono.
Gli svantaggi che derivano dal mancato uso del pensiero laterale.
Capitolo Decimo.
L'utilizzazione del pensiero laterale e l'impiego delle idee nuove.
Col sommario che precede si cercato di articolare la materia; comunque i temi fo
ndamentali del pensiero laterale sono essenzialmente tre e ricorrono in tutti i
capitoli.
Eccoli:
1.
I limiti del pensiero verticale come metodo di ricerca di idee nuove.
2.
L'impiego dei procedimenti laterali per l'acquisizione di idee nuove.
3.
La creazione di idee nuove semplici, valide e pratiche, come obiettivo del pensi
ero laterale.
Le tecniche del pensiero laterale sono necessariamente considerate artificiali,
in quanto la via naturale dei processi mentali quella verticale.
In attesa che il metodo laterale sia diventato un abito mentale sar utile servirs
i di proposito di questi canali artificiali per deviare il flusso delle idee dal
l'alveo naturale dell'alta probabilit.
L'attrattiva del pensiero laterale sta, a mio parere, nell'eccitante ricerca di
idee nuove le cui caratteris~iche siano la validit e la semplicit, e nel fatto che

questa ricerca sia possibile a chiunque, in quanto non richiede un'intelligenza


particolarmente acuta.
La necessit del pensiero laterale non ~rae certo la sua motivazione dalle strambe
rie semantiche di un gioco di parole, ma suggerita dall'organizzazione fun12~0 1
81 zionale del cervello che determina i moduli concettuali.
Questi aspetti forniranno il tema di una successiva opera.
Abbiamo ritenuto nostro primo compito dimostrare l'utilit del pensiero laterale,
senza prendere in considerazione, per il momento, il problema delle origini.
SOMMARlO
103 1 19 13 7 l55 1 65 1 79
5 Premessa Capitolo primo Capitolo secondo Capitolo terzo Capitolo quarto Capito
lo quinto Capitolo sesto Capitolo settimo Capitolo ottavo Capitolo nono Capitolo
decimo (~nnflusioni e sommario Finito di stampare nel mese di aprile 1994 press
o lo stabilimento Allestimenti Grafici Sud Via Cancelliera 46, Ariccia RM
Printed in Italy
BUR Periodicosettimanale: 11 maggio 1994 Direttore responsabile: Evaldo Violo Re
gistr.
Trib. di Milano n. 68 del 1-3-74
Spedizione abbonamento postale TR edit.
51804 del .910 7 4fi dell:~ nir~7i~)n.o PP ~ li Mil 3no ANNOTAZIONI ` ANNOTAZION
I ANNOTAZIONI ANNOTAZIONI Unable to recognize this page.