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MARGHERITA IDER

LA COMUNICAZIONE
COME
SERVIZIO
PUBBLICO
Teorie e prassi del
Design della comunicazione
per il sociale

RELATRICE: PROF.SSA VALERIA BUCCHETTI

LA COMUNICAZIONE COME SERVIZIO PUBBLICO


teorie e prassi del Design della comunicazione per il sociale

Scuola del Design/ Politecnico di Milano


Corso di Laurea in Design della
Comunicazione
Tesi: La comunicazione come servizio
pubblico
terorie e prassi del Design della
comunicazione per il sociale
A:A 2012 - 2013
Candidata: Margherita Ider
Relatrice: Prof.ssa Valeria Bucchetti

A mio fratello Edoardo

Indice

Indice delle immagini

Indice dei grafici

Introduzione

12

15

17

01. Comunicazione Pubblica

19

01.1 Ricerca di una definizione

20

01.1.1 Comunicazione delle istituzioni pubbliche


01.1.2 Comunicazione di solidariet sociale
01.1.3 Comunicazione politica

23

34

41

01.2 Cenni storici e ripercussioni sul presente

46

01.3 Confronto con la comunicazione commerciale


01.4 Comunicazione e dimensione del servizio

53

58

01.4.1 Coerenza e disinteresse come condizioni imprescindibili


01.4.2 Importanza dellinclusione

62

02. Comunicazione pubblica: il quadro normativo


02.1 Comunicazione pubblica per legge

69

67

59

02.1.1 Legge 150/2000

04.3 Requisiti per una comunicazione inclusiva

71

02.2 Tutelare i soggetti in comunicazione


02.2.1 Tutelare i soggetti disabili
02.2.2 Tutelare le donne
02.2.3 Tutelare i minori

04.3.1 Comunicazione accessibile

78

Leggibilit

78

156

Comprensibilit

81

04.3.2 Comunicare senza discriminare


Parit di genere

86

92

03.1 Comunicatori pubblici


03.2 Etica e comunicazione

Elementi ridondanti
Tempi dilatati

101

04.4.3 Ironia

106

03.3 La stagione della grafica di pubblica utilit

Conclusioni

Analisi casi studio

04.1 Prerequisiti

188

194

Riferimenti Bibliografici

04. Comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi


130

Obiettivi della ricerca

182

118

123

Metodo di indagine

130
131

133

137

Target ampio ed eterogeneo 138


Azione persuasiva su valori e ideali 139
Comunicazione di tematiche drammatiche 140

04.2 Condizioni inalienabili

142

Conflitto dinteresse 142


Incoerenza tra messaggio e realt 151

180

180

112

114

03.3.3 Franco Balan

176

04.4.2 Informazione vs emozione 183

104

03.2.2 Autodisciplina della comunicazione

174

179

04.4.1 Ridondanza vs sintesi

97

03.2.1 Responsabilit del designer

03.3.2 Massimo Dolcini

172

Prevenire senza discriminare

95

04.4 Scelte retoriche

Raccolta casi studio

169

Tutelare la diversit di razza

03. Etica del progetto di comunicazione

03.3.1 Albe Steiner

165

Pensare ai minori

02.3 Lavori in corso

156

129

Riferimenti web

214

197

169

155

Indice delle immagini

Capitolo 02 Comunicazione Pubblica: il quadro normativo

Capitolo 01 Comunicazione Pubblica

12

01

Prima pagina della Gazzetta Ufficiale, 1953

pag. 27

02

Schermata del profilo Twitter del Governo italiano, 18.06.2013

pag. 29

03

Campagna stampa, Regione Abruzzo, 2013

pag. 30

04

Manifesto, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2008

pag. 33

05

Manifesto, Asl di Tresviso, 2010

06

25

Libro Bianco su una politica di comunicazione, UE, 2006

pag. 77

26

Regione Piemonte, Linee guida per un progetto inclusivo, 2008

pag. 80

27

Linee guida della Provincia di Milano per la tutela della parit di


genere in comunicazione, 2011

pag. 85

28

Carta di Milano, per il rispetto dei bambini e delle bambine in


comunicazione, Terres des hommes, 2012

pag. 91

Capitolo 03 Etica del progetto di comunicazione


29

First things first manifesto, Ken Garland, 1964

pag. 107

30

Declinazioni del logo per la citt di Urbino, Steiner, 1970

pag. 114

pag. 33

31

Sistema segnaletico per il trasporto pubblico di Urbino, Steiner,


1970

pag. 114

Manifesto, organizzazione Reporters sans frontieres, 2012

pag. 36

32

Manifesto contro le armi nucleari, Steiner, 1950

pag. 116

07

Manifesto, organizzazione non profit australiana RSPCA, 2013

pag. 37

33

Manifesto per la pace, Albe Steiner, 1956

pag. 117

08

Manifesto, Avon, Breast Cancer Awareness Crusade, 2005

pag.39

34

Manifesto Un nuovo rapporto tra cittadini e governo della citt,


Dolcini, 1976

pag. 120

09

Manifesto, Fondazione per linfanzia Ronald Mc Donald, 2013

pag.39

10

pag.41

35

Il Comune di Pesaro invia una lettera informativa sul diabete,


Dolcini, senza data

pag. 121

Packaging delle caramelle Golia Bianca

11

Manifesto, campagna elettorale del Partito delle Libert, 2013

pag.42

36

Serie diniziative dellamministrazione comunale dedicate agli


anziani, Dolcini, 1982

pag. 121

12

Manifesto, campagna elettorale del Partito Democratico, 2013

pag.43

37

Il gusto dei contemporanei, Dolcini, 1983

pag. 121

13

Schermata del sito del governatore della Puglia Vendola, 2013

pag.44

38

La raccolta meccanizzata delluva, Dolcini, 1983

pag. 121

14

Esempi di manifesti dellENPI, anni Trenta

pag.47

39

Particolare del manifesto Sarabanda.Musica-Incontro

pag. 122

15

Manifesto dellENP, 1930

pag.48

40

Logo per lEspace Mont Blanc, Balan, 1995

pag. 123

16

Manifesto per il Prestito del Littorio, Sante Cancian, 1926

pag.50

41

Manifesto per i cinquantanni delle tradizioni Valdostane, Balan,


1998

pag. 124

17

Manifesto propagandistico contro lInghilterra, Boccasile, 1940

pag.51

42

Manifesto per il convegno Unesco, Balan, 1983

pag. 126

18

Manifesto per addestrare i civili ad un comportamento adatto al


clima bellico, Boccasile, 1943

pag.51

43

Manifesto per il bicentenario del Monte Bianco Valdostano, Balan,


1986

pag. 127

19

Manifesto di propaganda bellica, 1942

pag.51

20

Manifesto di sensibilizzazione verso il problema dellestinzione


dei tonni, WWF, 2012

pag.55

21

Spot per i Flauti Mulino Bianco, 2011

pag.57

22

Manifesto contro gli abusi sui minori, organizzazione non profit


Save the Children, 2010

pag.57

23

Libri con tipografia studiata per facilitare la lettura alle persone


ipovedenti, Progetto Lettura Agevolata, 2010

24

Cartoline con mappa tattile della citt di Venezia, Progetto


Lettura Agevolata, 2010

Capitolo 04 Comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi


44

Affissioni urbane, fotografate nel centro di Milano

pag. 131

45

Affissioni urbane, fotografate nel centro di Milano

pag. 131

pag.63

46

Lavoro preliminare di analisi di tutti gli artefatti raccolti secondo i


punti dattenzione individuati durante la ricerca

pag. 135

pag. 65

47

Ministero dellistruzione, 2009, un esempio di messaggio diretto


ad un target generico

pag. 137
13

14

48

Ministero della difesa, 2013, promozione della parata militare del


2 Giugno

pag. 139

49

Regione Lombardia, 2011, campagna per combattere lo stalking

pag. 140

50

Comune di Milano, 2010, Festival nazionale della luce

pag. 142

51

Comune di Milano, 2012, mappa del servizio di bike sharing

pag. 143

52

Consiglio dei Ministri, 1991, prevenzione del consumo di droga

pag. 145

53

Ministero della salute, 1988, prevenzione contagio del virus


dellAids

pag. 146

54

Ministero della salute, 2002, prevenzione contagio dal virus


dellAids

pag. 147

55

Ministero della salute, 2003, prevenzione del contagio dal virus


dellAids

pag. 147

56

Ministero della salute, 2004, prevenzione del contagio dal virus


dellAids

pag. 147

57

Ministero della salute, 2006, prevenzione del contagio dal virus


dellAids

pag. 148

58

Ministero della salute, 2012, prevenzione del contagio dal virus


dellAids

pag. 149

59

Ministero della salute, 2012, prevenzione del contagio dal virus


dellAids

pag. 149

60

Ministero della salute, 2013, prevenzione del contagio dal virus


dellAids

pag. 149

61

Monopoli di Stato, 2012, promozione del gioco responsabile

pag. 149

62

Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 2012, informazione


sul sistema previdenziale

pag. 152

63

Ministero delle attivit e dei beni culturali, 2012, raccolta 5x1000

pag. 153

64

Consiglio dei Ministri e Ministero dello sviluppo econimico, 2011,


promozione del registro delle opposizioni

pag. 153

65

Regione Piemonte, 2001, promozione dei mezzi di trasporto


pubblici

pag. 154

66

Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 2012, promozione


della sicurezza sui luoghi di lavoro

pag. 158

67

Prefettura di Teramo, 2009, particolare dellavviso anti truffa per


gli anziani

pag. 159

68

Regione Puglia, 2009,


packaging per la lotta alla violenza sulle donne

pag. 160

69

Regione Lombardia, 2012, partcolare del manifesto di


promozione ambientale

pag. 161

70

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2009, particolare del


manifesto per la Giornata Europea del Patrimonio

pag. 162

71

Provincia di Bolzano, 2008, manifesto, violeza sulle donne

pag. 163

72

Ministero della cultura, 2010, Giornata della cultura

pag. 164

73

Provincia di Milano, 2012, sportello per le donne lavoratrici

pag. 164

74

Consiglio dei Ministri, 2010, lotta agli abusi sui minori

pag. 168

75

Consiglio dei Ministri, 2002, promozione del lavoro legale

pag. 168

76

Regione Piemonte, 2003, promozione pari opportunit

pag. 171

77

Ministero del lavoro, 2010, prevenzione degli incidenti sul lavoro

pag. 172

78

Regione Piemonte, 2009, lotta alla violenza sulle donne

pag. 173

79

Comune di Lucca, 2010, lotta alla violenza sulle donne e i bambini

pag. 173

80

Provincia di Roma, 2010, lotta alla violenza sulle donne

pag. 173

81

Consiglio dei Ministri, 2009, lotta allabbandono dei cani

pag. 173

82

UE, 2012, campagna per lampliamento dei confini comunitari

pag. 175

83

Ministero della salute, 2004, prevenzione dellAids

pag. 177

84

Ministero della salute, 2011, campagna per la prevenzione del


cancro al seno

pag. 178

85

Ministero della cultura, 2009, Giornata europea del patrimonio

pag. 181

86

Ministero della salute 2009, prevenzione incidenti stradali

pag. 181

87

Ministero della salute, 2010, Promozione di sani stili di vita

pag. 182

88

Ministero della cultura, 2010, Festa della donna

pag. 190

89

Consiglio dei Ministri, 2005, prevenzione incendi boschivi

pag. 191

90

Regione Emilia Romagna, 2009, lotta al razzismo

pag. 192

Indice degli schemi

01

Schema della tassonomia relativa alla comunicazione pubblica

pag. 44

02

Schema degli artefatti raccolti

pag. 132

03

Schema quantitativo degli artefatti appartenenti alle


caratteristiche dei prerequisiti

pag. 141

04

Rappresentazione dello spettro colore per persone normovedenti


e daltoniche

pag. 163
15

Introduzione

Negli ultimi decenni andato consolidandosi, anche sul piano giuridico, il


dovere per le istituzioni pubbliche di comunicare con il cittadino per rendere noto il lavoro svolto dalla pubblica amministrazione, per comunicare le decisioni prese dai rappresentanti del popolo, per contribuire alla costruzione di una societ coesa, in cui tutti gli individui siano integrati ed
abbiano la possibilit di partecipare alla vita pubblica. La comunicazione diviene, quindi, un vero e proprio servizio che listituzione deve fornire ai cittadini.
questo il nodo centrale: la comunicazione delle istituzioni un servizio,
nello specifico un servizio pubblico, sovvenzionato con il denaro dei contribuenti. proprio per questa dimensione del servizio che la comunicazione delle istituzioni pubbliche si connota come un ambito particolare
che si distingue da tutti gli altri contesti comunicativi.
La ricerca qui condotta ha come intento quello dindagare le caratteristiche specifiche di questo tipo di comunicazione, da cui derivano determinate esigenze e problematiche progettuali.
Lavorare per lerogazione di un servizio pubblico sottolinea limportanza
di un approccio responsabile alla questione: una responsabilit che riguarda in primis listituzione che deve garantire determinati standard del servizio di comunicazione, preoccupandosi di trasmettere messaggi utili per la
collettivit che raggiungano e vengano compresi da tutti i cittadini. Questa
responsabilit ricade, per, sul progettista di comunicazione che dovr occuparsi del come trattare questi messaggi, di come applicare quel processo di trasformazione che permetta di dare una forma ai contenuti da comunicare n una maniera che risulti efficace, ma anche coerente con limmagine e gli obiettivi comunicativi dellistituzione.
Il lavoro di ricerca si basato sullapprofondimento teorico del concetto
di comunicazione pubblica attraverso lanalisi della letteratura di settore
in cui si circoscritto il campo dindagine, inoltre, dal confronto tra la comunicazione delle istituzioni pubbliche e le altre tipologie di comunicazione, si sono potute isolare alcune caratteristiche peculiari della comunicazione delle istituzioni pubbliche.
16

stato in seguito approfondito il contesto giuridico al fine di capire quali siano oggi i diritti e doveri della comunicazione della pubblica amministrazione e come la legge stabilisce la struttura organizzativa che si occupa di pianificare le azioni comunicative delle istituzioni. Tra le figure coinvolte nel processo progettuale delle campagne di comunicazione si individuato qual il ruolo e il peso del designer della comunicazione, quali sono i suoi doveri e le sue responsabilit nei confronti dellutenza da un
lato e dellistituzione dallaltro.
Dallapprofondimento del contesto teorico sono stati individuati alcuni
punti dattenzione che sottolineano le criticit riscontrabili durante la fase
progettuale di artefatti per la comunicazione delle istituzioni pubbliche.
Nella parte finale del lavoro questi punti dattenzione sono stati utilizzati per lanalisi critica dei casi studio, raccolti durante il lavoro di ricerca.
Attraverso questa analisi sono emerse problematiche ricorrenti negli artefatti della comunicazione pubblica italiana.
Il risultato del lavoro di analisi stato raccolto ed organizzato in un appendice, complementare a questo volume, che cataloga tutti i casi studio
presi in esame e raccoglie ed evidenzia le criticit degli artefatti a seconda
dei punti dattenzione individuati.
Il lavoro fin qui svolto offre una panoramica sia teorica che pratica dello
stato attuale della comunicazione delle istituzioni pubbliche in Italia, fornendo al progettista uno strumento dinformazione e di approfondimento specifico riguardo a questo argomento. Uno strumento che contribuisca ad una progettazione pi consapevole che orienti la comunicazione
pubblica verso standard eticamente responsabili, coerenti con la dimensione del servizio alla quale la comunicazione della pubblica amministrazione appartiene.

17

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

01
COMUNICAZIONE PUBBLICA
Il problema della responsabilit si presenta con caratteri pi evidenti ed acuti quando il messaggio persuasorio proviene dallente pubblico. infatti di senso
comune che esso impegnato ad un tasso di veridicit e rispondenza allinteresse collettivo maggiore di
quello a cui pur tenuto il messaggio del privato.
Giovanna Gadotti

18

19

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

01. COMUNICAZIONE PUBBLICA

La presentazione del lavoro di ricerca e analisi svolto sulla comunicazione delle istituzioni pubbliche italiane richiede unattivit preliminare che
consiste nella ricostruzione teorica del campo dindagine. Si ritiene necessario circoscrivere lambito ed individuare i confini delloggetto di cui ci
si occupati.
Per fare ci occorre innanzitutto fare chiarezza sulla definizione di comunicazione pubblica, un termine ampio, e forse per molti criptico, perch
laggettivo pubblico, nella lingua italiana, pu assumere molteplici significati in base ai contesti in cui utilizzato.
Risulta quindi utile definire nello specifico come pu essere catalogata la
comunicazione pubblica e come allinterno di questo contesto ci siano
delle sottotipologie da definire, per poi comprendere al meglio il soggetto
che questo lavoro intende indagare.

1.1 Ricerca di una definizione


Quando si parla di comunicazione pubblica si fa riferimento a una disciplina
in divenire, un ambito di studio considerato recente nel mondo accademico, anche se ad oggi conta al suo attivo una produzione bibliografica
rilevante, della quale si indica come catalizzatore la figura di Stefano Rolando, per molti anni a capo del Dipartimento per linformazione e leditoria e promotore di questa disciplina in ambito universitario.
Un altro elemento importante per la definizione e la comprensione della comunicazione pubblica il suo porsi come disciplina di confine tra
saperi diversi (Faccioli 2000: 21)
Essa sintreccia con le vicende della pubblica amministrazione e pertanto si deve confrontare innanzitutto con il diritto pubblico e quello amministrativo, ma anche con la sociologia e la scienza dellamministrazione, con la sociologia dellorganizzazione, con leconomia aziendale, con
20

il marketing e anche con il design della comunicazione.


Daltra parte, avendo come oggetto di studio la comunicazione, deve attingere al sapere teorico e pratico della sociologia, della pubblicit, della comunicazione politica e della comunicazione dimpresa, nonch della
linguistica ed oggi anche dell informatica e delle discipline connesse alla
gestione di Internet. (cfr. Faccioli 2000).
La comunicazione pubblica si pone quindi come territorio dincontro e
confronto tra discipline tra loro diverse che, per, insieme possono concorrere a riformare e riorganizzare le amministrazioni pubbliche affinch siano al passo con la realt della societ che amministrano.
Come ricorda Roberto Grandi (2001), gli studiosi della materia concordano nellaffermare che ci che caratterizza maggiormente la comunicazione pubblica il suo oggetto, individuabile nellinteresse generale anche se talvolta esso espresso con sfumature, non solo terminologiche, differenti.
Paolo Mancini ritiene che i due termini inglesi, che non possono essere
tradotti letteralmente in italiano senza che perdano la loro efficacia, siano in grado di definire nella maniera pi pertinente i caratteri che lui attribuisce alla comunicazione pubblica: pubblic affairs, intesi come gli affari che riguardano lintera comunit, anche se non sempre di facile individuazione, e publicness. In altre parole lessere pubblico inteso come una
sorta di propriet delle istituzioni e dei loro argomenti, ovvero, citando lautore, propriet delle istituzioni di essere accessibili, aperte al pubblico, e disponibili a fornire informazioni dinteresse generale (Mancini, 1996: 12)
Maria Piemontese, rifacendosi a una letteratura di carattere pi linguistico, parla anchella della comunicazione pubblica come di una comunicazione che ha per oggetto affari dinteresse generale (Piemontese 1999:
320), in altre parole pi di una comunicazione caratterizzata dagli oggetti pi che dai soggetti.
A volte linteresse generale viene definito grazie alla contrapposizione
con linteresse privato relativo, quindi, al profitto e alle logiche di mercato (cfr. Rolado 1992).
Se la comunicazione commerciale legata al particolarismo dellimpresa privata e al consumatore a cui si rivolge, la comunicazione pubblica
ha un carattere pi universale legato allinteresse generale che proprio
dellente pubblico.
Proprio perch la comunicazione pubblica si caratterizza per gli oggetti,
possibile sostenere che i soggetti della comunicazione pubblica possono essere in astratto sia le istituzioni pubbliche sia quelle private, tenendo conto che non si tratta di una contrapposizione tra due soggetti che
21

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

da soli riempiono il campo delle possibilit, ma di una contrapposizione tra soggetti che si trovano ai due estremi di un continuum, allinterno dei quali vi sono parecchie istituzioni e organizzazioni che presentano caratteristiche di entrambi.
(Grandi 2001: 77)
Come infatti si vedr in seguito, vi sono soggetti privati, come i partiti
politici e, in una certa misura, anche gli organi dinformazione, che simpegnano con regolarit nella produzione di comunicazione in merito a
tematiche dinteresse generale.
Ci che distingue i soggetti che intervengono nellambito della comunicazione pubblica sono il dovere o la volontariet che li lega ai processi di
pubblicizzazione.
Volendo riassumere il concetto sopra trattato in una definizione, possiamo affermare che con comunicazione pubblica sintende quellinsieme
di processi che permettono ai diversi attori che intervengono nella sfera pubblica di entrare in relazione tra loro, di confrontare punti di vista e
riferimenti di valori allo scopo di concorrere al comune obiettivo di realizzare linteresse generale. (Faccioli 2002: 17).
Inoltre, come specifica Mancini, due caratteristiche distinguono maggiormente la comunicazione pubblica dal resto del panorama comunicativo.
Tutte queste attivit di comunicazione non sono finalizzate alla produzione di profitto e ci soprattutto distingue la comunicazione pubblica dalla comunicazione pubblicitaria. Nessuno, nel caso della comunicazione pubblica, trae guadagno monetario dalle attivit di comunicazione
intraprese. Inoltre esse riguardano affari e servizi di interesse generale,
quelli cio il cui campo di pertinenza quello delle funzioni socialmente
rilevanti e non quello degli interessi privati. (Mancini 2002: 7)
Una caratterizzazione pi precisa di quel campo vasto e complesso che
la comunicazione pubblica si evidenzia con maggiore chiarezza entrando nello specifico delle sottocategorie che, a parere di molti studiosi, costituiscono i tre ambiti specifici della comunicazione pubblica:
-- La comunicazione dellistituzione pubblica, vale a dire linsieme dei messaggi e delle iniziative che provengono dalle amministrazioni pubbliche e che riguardano la loro attivit e quella pluralit degli enti ad esse
connessi (Mancini 2002: 7), la quale in alcune sue sottocategorie sar
loggetto del seguente lavoro di analisi.
-- La comunicazione sociale, che raggruppa le azioni comunicative riguar22

do a problematiche di carattere sociale ed interesse generale pi o


meno controverse, promosse da enti pubblici, associazioni non profit ed imprese private.
-- La comunicazione politica, che, come indica il termine stesso, proviene
dalla volont dei partiti politici di comunicare le proprie idee e che affronta argomenti fortemente controversi sui quali si confrontano differenti visioni della societ.

1.1.1 Comunicazione delle istituzioni pubbliche


Per inquadrare questa categoria della comunicazione, appartenente al macro insieme della comunicazione pubblica, possiamo utilizzare, come suggerito da Roberto Grandi (2002), la delimitazione del campo della comunicazione di massa proposta da Harold Laswell (1984) attraverso la formulazione di una domanda da allora conosciuta come il postulato di Lasswell: Who says what in what channel to whom with what effect?.
Di conseguenza possiamo dividere la definizione in:
Chi: in questa categoria i mittenti della comunicazione sono gli enti della
pubblica amministrazione (o ente pubblico o servizio pubblico) sia centrali che periferici e riconosciuti come tali; lattribuzione della comunicazione alla pubblica amministrazione deve poter essere operata da chiunque in qualunque momento, grazie alla presenza chiara ed esplicita di indizi di riconoscibilit della fonte.
Cosa dice: divulga la produzione normativa, le funzioni, le attivit, lidentit ed il punto di vista della pubblica amministrazione in merito a certe
questioni.
Attraverso quali canali: utilizza, o dovrebbe, utilizzare nel modo pi integrato tutti i media a disposizione, dalle bacheche negli uffici pubblici ai nuovi spazi digitali offerti dalla rete, aspirando ad unopportuna declinazione dei registri comunicativi coerenti con i canali selezionati per la comunicazione.
A chi: la comunicazione delle istituzioni pubbliche pu rivolgersi ai cittadini o alle organizzazioni quando si presenta come comunicazione esterna diretta. Pu invece comunicare con i mass media quando vuole comunicare con i cittadini o le organizzazioni in maniera indiretta, grazie alla
mediazione delle testate dinformazione. Infine le istituzioni possono rivolgersi a chi opera allinterno delle loro strutture organizzative (comunicazione interna).
Con quali effetti: la pubblica amministrazione aspira attraverso la comu23

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

nicazione a garantire il diritto dei cittadini di informarsi ed essere informati in merito alle questioni pubbliche; a costruire e promuovere la propria identit per rafforzare il rapporto di fiducia tra lente ed i cittadini e
tra lente e i suoi collaboratori; offrire ai cittadini la possibilit di partecipare alla vita pubblica intervenendo nelle decisioni che lente chiamato
a prendere per la risoluzione di problemi di interesse generale, realizzando quel progetto che Arena definisce Amministrazione condivisa ovvero quel processo che faccia uscire i cittadini dal ruolo passivo di amministrati per diventare coamministratori, soggetti attivi che integrando le risorse, di cui sono portatori con quelle di cui dotata lamministrazione, si
assumono una parte di responsabilit, nel risolvere problemi di interesse
generale. (Arena 1999: 15)
La comunicazione delle istituzioni pubbliche stata suddivisa in ulteriori
sotto categorie dai diversi studiosi a seconda delloggetto o dellobiettivo
specifico a cui le azioni comunicative tendono.
Primo fra tutti Stefano Rolando (1987) che partendo dalla sua esperienza quale direttore generale della presidenza del Consiglio dei Ministri e responsabile del dipartimento per lInformazione e lEditoria indicava, in
funzione dei segmenti dei destinatari, dei contenuti, dei mezzi utilizzati,
delle dimensioni economiche, della durata nel tempo, dellestensioni nello
spazio, diciotto tipi di comunicazione istituzionale che illustravano i diversi tipi di intervento attuali e potenziali. I diciotto tipi sono stati di seguito
raggruppati (Rolando 1990: 102) in cinque aree:
-- la pubblicit istituzionale (es. bandi, arruolamenti, gare);
-- la pubblicit di norme e leggi;
-- la pubblicit di servizi pubblici nuovi o specifici;
-- la pubblicit di attivit o di funzionamenti di strutture (enti, istituzioni o loro comparti);
-- la pubblicit dimmagine e di promozione (collegata a turismo, cultura, identit).
Questa tassonomia rispecchia lo stato della comunicazione della pubblica amministrazione negli anni novanta, quando, da comunicazione dovuta (intesa come diritto dei cittadini ad essere informati), listituzione inizia
a costruire, attraverso la comunicazione, la propria immagine verso i cittadini, allineandosi con quel processo di trasformazione che nello stesso periodo toccava la comunicazione commerciale. (cfr. Grandi 2002)
Alessandro Rovinetti (1994), anchegli partendo dalla sua esperienza di responsabile della comunicazione presso il Comune di Bologna, preferiva
sottolineare la processualit della comunicazione dellistituzione pubblica
pi che definire delle sottocategorie. Il suo approccio alla materia artico24

la il processo comunicativo in diverse fasi, partendo dallattuazione del diritto, ormai formalmente riconosciuto da tutti, ad essere informati sulle
questioni pubbliche, per poi passare alla costruzione di un dialogo tra istituzione e cittadino, basato sul riconoscimento di diversi target dutenza e
improntato sullascolto e concezione della comunicazione come servizio.
A questo proposito egli afferma che, senza la definizione di obiettivi e target definiti, la comunicazione diventa una sterile diffusione di informazioni, di scarsa utilit (cfr. Rovinetti 1994).
Infine indica, come ultima fase del processo, la progettazione di unimmagine che renda lidentit dellistituzione ben definita e riconoscibile agli
occhi dei cittadini.
La questione dellidentit viene ripresa ed ampliata da Grandi (2002) secondo il quale La definizione dellidentit di unimpresa o di unistituzione deve dunque essere considerata come un processo da intraprendere
e concludere prima di passare alla fase successiva, cio alla veicolazione
dellidentit allesterno: la definizione dellidentit della pubblica amministrazione una pre-condizione del processo di comunicazione. (Grandi 2002: 247).
Lautore sottolinea limportanza fondamentale della definizione dei valori condivisi dai componenti dellistituzione e dai cittadini, mutuati dalla fusione dellidentit storico-culturale del territorio, dalle tradizioni e dai valori moderni come la semplificazione, la partecipazione e laccesso. Solo
avendo chiari questi punti di riferimento si potr procedere nella costruzione dellimmagine dellistituzione attraverso unadeguata comunicazione.
La proposta di Gregorio Arena (1999) riduce il campo della comunicazione delle istituzioni pubbliche solamente a tre categorie:
La comunicazione giuridico formale, che ha come obiettivo la regolazione giuridica dei rapporti tra i membri dellordinamento serve per applicare norme, fornire certezze, ottenere la riconoscibilit giuridica di un atto e altre
simili attivit. Dunque una comunicazione che rientra nellambito della
regolamentazione.
La comunicazione di servizio, diretta principalmente ad informare gli utenti sulle modalit di funzionamento degli uffici, sulla normativa applicata
e le prestazioni offerte. Qui, a differenza delle proposte precedenti, lautore sottolinea come la comunicazione non sia una componente accessoria dei servizi offerti al cittadino, ma essa sia parte integrante e indispensabile del servizio in quanto ne condiziona lutilizzo e la qualit percepita. responsabilit dellamministrazione non soltanto fornire il servizio,
ma anche fornire le istruzioni per luso del servizio stesso, senza dare per
scontato, come spesso succede, che lutente sia gi al corrente delle regole (Arena 1999: 20)
La comunicazione amministrativa o comunicazione di cittadinanza, giudicata da
25

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Arena la pi significativa ai fini della realizzazione del modello dellamministrazione condivisa. Questo tipo di comunicazione quella che ha
come obiettivo la risoluzione di problemi dinteresse generale che lautore indica con: la tutela dellambiente, la sanit, la previdenza, listruzione,
loccupazione, la sicurezza stradale, lordine pubblico... Problemi che egli
definisce problemi di sistema, in quanto riguardano il sistema nel suo complesso e non sono risolvibili se non attraverso lo sforzo congiunto di tutti i soggetti coinvolti: Il ruolo essenziale dellamministrazione [] consiste non tanto nel risolvere direttamente il problema, quanto nel mobilitare le risorse pubbliche e private necessarie per far ci [] svolgendo cio
il ruolo dimprenditrice delle capacit esistenti nella societ (Arena 1999:
22). Questo , forse, laspetto maggiormente interessante che emerge dalla teoria dellautore in quanto legittima la comunicazione della pubblica
amministrazione come strumento indispensabile per catalizzare le risorse
necessarie a risolvere i problemi del sistema.
Per concludere la ricognizione del campo, in merito alla catalogazione delle tipologie di comunicazione delle istituzioni pubbliche, illustriamo lopinione che, secondo chi scrive, risulta calzare meglio con gli intenti di questo lavoro di ricerca. Pertanto, dora in poi, si far riferimento alla tassonomia proposta da Franca Faccioli (2000) che riesce ad includere non solo il
punto di vista sociologico e delle scienze della comunicazione, ma anche
quello del mondo della comunicazione visiva e della pubblicit, confrontandosi con autori appartenenti nello specifico allambito della comunicazione pubblicitaria come Gianpaolo Fabris e Giovanna Gadotti.
Secondo lautrice la comunicazione promossa dalle istituzioni pubbliche
deve rispondere a due esigenze distinte: informare i cittadini sui loro diritti e soddisfare le richieste di trasparenza avanzate da un lato, e promuovere i processi dinnovazione istituzionale, in particolare corrispondenti alle
esigenze degli utenti, dallaltro.
Nel raggiungere questi obiettivi la comunicazione dellistituzione pubblica deve rispondere a precise funzioni che sono individuabili nelle cinque
categorie che Faccioli propone per definire la comunicazione della pubblica amministrazione.
La comunicazione normativa ritenuta dallautrice la base della comunicazione pubblica non pensabile qualsiasi attivit di relazione e di scambio tra
le istituzioni dello Stato e i cittadini se questi non sono messi nelle condizioni di conoscere e comprendere le leggi. Ci sono due aspetti da considerare: la scrittura dei testi normativi e la loro divulgazione.
I testi normativi vengono scritti utilizzando il linguaggio giuridico, di per
s arcaico e colmo di termini tecnici, pensati pi per gli addetti ai lavori
che per il cittadino medio.
Per quanto riguarda il secondo aspetto: le nuove leggi vengono pubblica26

te sulla Gazzetta Ufficiale (fig.01), uno strumento necessario, ma non sufficiente alla diffusione su larga scala delle novit legislative in quanto il cittadino deve sapere cha la legge che gli interessa pubblicata su un determinato numero della Gazzetta Ufficiale, deve procurarsela e infine comprenderne il testo. Se si aggiunge che la Gazzetta Ufficiale stampata in
tiratura ridotta (una ogni mille abitanti) risulta evidente come sia necessario un intervento integrativo di comunicazione ad hoc per facilitare la conoscenza normativa da parte di tutti i cittadini: lattivit di comunicazione normativa ha il compito di facilitare il cittadino in questo percorso garantendo, in prima istanza, che il testo sia redatto in modo comprensibile e chiaro e inoltre che sia portato a conoscenza dei pubblici interessati attraverso i mezzi di diffusione che verranno ritenuti pi opportuni.
questo uno degli ambiti della comunicazione pubblica in cui le istituzioni
hanno investito maggiormente, un esempio significativo la redazione del
Manuale di Stile (Fioritto, 1997) che detta delle linee guida da seguire per la
stesura di testi istituzionali chiari e comprensibili per i cittadini.
La comunicazione delle attivit istituzionali svolge, secondo lautrice, la funzione di illustrare le attivit delle istituzioni dello Stato e in particolare delle
amministrazioni. Pu ricorrere a strumenti molto diversi dai notiziari sui
lavori parlamentari, alla lettera del Sindaco del paese che periodicamente
01

Figura 01
Prima pagina della
Gazzetta Ufficiale, 1953
27

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

informa i cittadini sulle attivit promosse dalla giunta.


In questo ambito un posto rilevante occupato dalla comunicazione del
Governo che spiega ai cittadini le scelte che orientano le politiche pubbliche e i risvolti che queste avranno sulla loro vita quotidiana.
La comunicazione delle attivit istituzionali tradizionalmente curata dagli uffici stampa e si rivolge principalmente ai mass media con la finalit
di dare visibilit alle azioni dello Stato, di promuovere limmagine e informare i cittadini su come le singole istituzioni e il Governo stiano svolgendo il mandato che stato loro affidato (Faccioli 2000: 49)
Negli ultimi anni questo settore ha sperimentato anche modalit di comunicazione autoprodotte alcune delle quali sono state realizzate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, al di fuori del filtro dei media. A questo
proposito si assistito allaumento degli spot radio e tv e delle campagne
stampa che hanno come oggetto messaggi riferiti nello specifico a innovazioni normative, economiche o politiche come ad esempio gli spot sulla semplificazione normativa o sulle novit derivate dallingresso in Europa, come lintroduzione della moneta unica europea.
Secondo Faccioli questo ambito della comunicazione istituzionale dovrebbe curare con puntualit e immediatezza la diffusione di quei messaggi che riguardano lattivazione di politiche che vanno a incidere sulla vita
di tutti i giorni, a volte anche in modo significativo. (ivi: 49)
proprio per cercare di rispondere alle esigenze di rapidit e immediatezza dellinformazione che, recentemente, si assiste a un interessamento
da parte degli uffici stampa delle diverse istituzioni al mondo della rete e
dei social network, strumenti che, se gestiti in maniera corretta, permettono di stabilire un contatto diretto con i cittadini fornendo informazioni
facili e veloci in tempo reale, scavalcando il filtro mediatico che sottopone le informazioni al processo di creazione della notizia per il quale spesso le informazioni di pubblica utilit non vengono messe al primo posto,
un esempio, il profilo Twitter della Presidenza del Consiglio dei ministri
<twitter.com/Palazzo_Chigi> (fig.02).
Questo tipo di comunicazione rischia spesso di essere confusa con la comunicazione politica, in quanto i rappresentanti del Governo sono anche
esponenti dei partiti politici, ma i linguaggi dovrebbero essere ben distinti
perch la comunicazione istituzionale pi che convincere delle buone capacit di chi governa, dovrebbe informare i cittadini e organizzare lascolto in modo da poter conoscere impressioni e valutazioni. (ivi: 48) Quindi
non propaganda o sostegno di idee di parte, come per la comunicazione
politica che verr descritta nelle pagine seguenti, ma comunicazione efficace e puntuale dinformazioni utili ai cittadini.
La comunicazione di pubblica utilit ha come principale obiettivo rendere il
rapporto tra cittadini ed istituzioni pi agevole e facilitare la conoscenza e
luso dei servizi offerti. In questo caso lautrice riprende la definizione del28

02

la Comunicazione di servizio formulata da Arena (1999) ribadendo che le


modalit con cui unistituzione comunica un servizio sono esemplificative
dellattenzione che essa rivolge ai cittadini, in quanto le istituzioni comunicano primariamente attraverso il comportamento. Gli strumenti utilizzati
in questo ambito sono tutti quelli che ciascuna amministrazione pu utilizzare per orientare al meglio lutente nel labirinto dei servizi, come una
segnaletica chiara, le guide ai servizi, i dpliants, i numeri verdi, i totem, i
siti internet Inoltre viene ricordato come tutto quello che rientra nella
comunicazione non verbale influenzi la percezione di efficienza e qualit
del servizio offerto: ad esempio lambiente degli uffici e latteggiamento
degli operatori. Questultimi, attraverso la comunicazione interpersonale,
svolgono un ruolo determinante per il buon funzionamento del servizio e
di conseguenza per la piena soddisfazione dellutente.
La comunicazione per la promozione dimmagine raggruppa tutte le azioni comunicative volte a promuovere loperato delle istituzioni e conseguentemente a costruire un immagine positiva agli occhi dei cittadini. Questo ambito quello che maggiormente si avvicina alla comunicazione di mercato: Come noto la corporate advertising nasce dallesigenza delle aziende private di affermare il loro marchio, risolvendosi pertanto in una comunicazione pi di autopromozione che di prodotto. (Gadotti 1992: 193)
Questa somiglianza con la comunicazione commerciale, come si vedr
in seguito, rende particolarmente ostica questa attivit di comunicazione
perch rischia di sfociare nella propaganda e legarsi a obiettivi elettorali.
Infatti nella corporate advertisign il messaggio maggiormente incentra-

Figura 02
Schermata del profilo
Twitter del Governo
italiano, 18.06.2013
29

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 03
Campagna stampa,
Regione Abruzzo, 2013

to sulla valorizzazione dei successi raggiunti dallente rispetto agli obiettivi che si era prefissato.
In questa prospettiva lattivit di comunicazione, tesa allautopromozione, importante perch sollecita le strutture pubbliche ad assumersi le responsabilit rispetto ai compiti da svolgere e ai fini da raggiungere e con03

tribuisce anche a stimolare la competitivit rispetto agli altri soggetti e a


quelli privati che si muovono nella stessa direzione. (Faccioli 2000: 53)
Numerosi esempi di comunicazione di questo tipo si riscontrano nelle
campagne dellEsercito Italiano, della Guardia di Finanza, dellArma dei
Carabinieri, delle aziende municipalizzate o delle Regioni. Le campagne
differiscono tra di loro a seconda del tipo di messaggio che le istituzioni
vogliono divulgare: raccontare le proprie capacit nellerogare un determinato servizio, spiegare che cambiato il proprio ambito di riferimento e si
ampliato il proprio campo dazione, oppure illustrare che il proprio operato stato realizzato nella massima economia di spesa. (fig.03)
La definizione di Giovanna Gadotti (1992: 194) ben sintetizza le varie articolazioni della comunicazione di autopromozione:
Attraverso le campagne dimmagine tali soggetti mirano a presentarsi al grande pubblico per comunicare lidentit ed il ruolo fondamentale da essi svolto
nella vita del Paese e limpegno assunto nelle diverse sfere della vita pubblica.
Lobiettivo quello di creare un goodwill positivo verso listituzione. Il ricorso
alla comunicazione dimmagine si rende dunque necessario ogniqualvolta lazienda (pubblica o privata) sente lesigenza di proporre al pubblico la sua configurazione complessiva, per esporre i meriti che essa pu vantare nella promozione del benessere collettivo, per informare e sottolineare il proprio impegno tecnologico che consente allazienda di proporre nuovi prodotti o offrire
migliori servizi, per contrastare infine luoghi comuni ed informazioni inadeguate o errate che mal si conciliano con limpegno dellazienda o dellente promotore delliniziativa di pubblicit.

Sia Faccioli che Gadotti ricordano che, affinch questa modalit di comunicazione non si riveli inefficace o addirittura dannosa per limmagine
dellistituzione, ci deve sempre essere forte coerenza tra il messaggio divulgato e loperato dellente stesso, questione che verr approfondita nei
seguenti capitoli.
La comunicazione sociale ha come oggetto i grandi temi sociali nei confronti
dei quali necessario sensibilizzare lopinione pubblica. Questa categoria
della comunicazione delle istituzioni pubbliche si sovrappone, per quanto
riguarda le tematiche trattate, alla comunicazione di solidariet sociale, ma,
secondo il parere di chi scrive in accordo con lopinione di Gadotti e Faccioli, la comunicazione sociale degli enti pubblici merita una categoria a s
proprio perch lattore pubblico qualifica in modo differente la comunicazione sia per gli obiettivi che per le modalit comunicative.
La peculiarit di questo tipo di comunicazione la funzione pi specificatamente educativo- pedagogica. Listituzione cerca di orientare e convincere i cittadini a modificare i loro comportamenti o ad adottarne di nuovi
che siano utili al benessere della collettivit.
sempre pi diffusa tra i responsabili delle istituzioni la consapevolezza
30

31

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

dellutilit che queste iniziative di comunicazione possono avere almeno


per due aspetti. In prima istanza possono sensibilizzare lopinione pubblica sulla pericolosit di alcuni comportamenti per la vita propria e degli altri [] Inoltre, essendo queste campagne fondate su valori civili e sociali,
offrono lopportunit di diffondere, allinterno dellopinione pubblica, labitudine a comportamenti collettivi corretti che aiutano a governare meglio e, in alcuni casi, fanno risparmiare soldi pubblici. (Faccioli 2000: 55)
Gli argomenti trattati possono riguardare la salvaguardia e tutela dellambiente attraverso comportamenti sostenibili o lambito della societ come
la promozione allintegrazione, limportanza della legalit, oppure fare riferimento ai singoli, ad esempio con campagne dedicate alla prevenzione delle malattie e ai danni causati dal fumo e allabuso di alcol... (Fig. 00)
Le campagne di comunicazione possono integrare provvedimenti normativi, si parla in questi casi di copertura informativa del provvedimento,
prevista dalla legge stessa. (Gadotti 1992: 185) Oppure nascono dalla necessit percepita dalle istituzione di sensibilizzare i cittadini su un determinato tema per esempio i richiami contro il vandalismo e il danneggiamento di beni pubblici a cura di diversi Comuni.
Inizialmente le campagne erano divulgate essenzialmente dalla pubblica
amministrazione centrale (Consiglio dei Ministri e Ministeri), poi via via
nel corso degli anni 90 anche gli enti locali, Comuni e Regioni in particolare, hanno iniziato a sperimentare in maniera pi consistente questo tipo
di comunicazione.
Anche le aziende municipalizzate hanno iniziato a comunicare agli utenti per sensibilizzarli, ad esempio, sulla sostenibilit ambientale e sullimportanza di svolgere in maniera corretta la raccolta differenziata (es. A2A
di Milano). Per quanto riguarda il contesto sanitario le ASL promuovono iniziative di sensibilizzazione alla prevenzione delle malattie attraverso
comportamenti corretti e sani stili di vita. (Fig. 00)
Sia Gadotti che Faccioli definiscono la comunicazione sociale delle istituzioni pubbliche lambito pi ostico e controverso della comunicazione
istituzionale, in prima istanza perch vi una diffusa diffidenza, come la
definisce Gadotti (1993), nei confronti delle istituzioni che cercano di persuadere e spingere ad adottare determinati comportamenti.
Diffidenza rafforzata dalla dilagante sfiducia nella Pubblica Amministrazione che determina la perdita di autorit e la delegittimazione a imporre
un indirizzo ai cittadini se non utilizzando le vie legali.
Inoltre la comunicazione sociale tocca la sfera dei valori e degli ideali e potrebbe causare conflitti allinterno dellopinione pubblica se gli obiettivi e
gli orientamenti valoriali non sono condivisi.
Quindi le istituzioni pubbliche cercano di scegliere temi di carattere non
controverso, con lobiettivo di promozione del consenso piuttosto che attivare posizioni conflittuali che dividono lopinione pubblica. Unaltra
32

caratteristica peculiare derivante dallattore della comunicazione la scelta dei toni e dei linguaggi con cui i messaggi vengono comunicati. Senza
adottare un linguaggio eccessivamente ufficiale, n allopposto, eccessivamente gergale, il messaggio sociale dellente pubblico deve dunque trovare lequilibrio tra la necessit di farsi ascoltare ed accettare e la necessit di
connotarsi e distinguersi rispetto alla miriade di altri messaggi commerciali (Gadotti 1992: 186). Inoltre sempre per il ruolo istituzionale dal quale
proviene il messaggio non pu utilizzare toni estremamente forti o crudi,
ma cercare di mediare senza far perdere di efficacia al messaggio, questione che verr meglio approfondita nel capitolo 4.
Per concludere bene specificare che le categorie individuate come facenti parte della comunicazione delle istituzioni pubbliche, che verranno
analizzate nello specifico, sono la comunicazione delle attivit istituzionali, la comunicazione di pubblica utilit, la comunicazione sociale in quanto per le loro caratteristiche, in particolare campagne stampa, manifesti,
spot, prevedono la produzione di materiale comunicativo analizzabile con
gli strumenti forniti dalla disciplina del Design della Comunicazione.

Figura 04
Manifesto, Presidenza
del Consiglio dei Ministri,
contro il turismo sessuale e
gli abusi sui minori, 2008
Figura 05
Manifesto, Asl di Tresviso,
prevenzione al consumo di
alcol in gravisanza 2010

04

05

33

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

1.1.2 Comunicazione di solidariet sociale


La comunicazione di solidariet sociale o semplicemente sociale rientra nel
grande contesto della comunicazione pubblica in quanto si pone come
obiettivo di fondo linteresse generale.
La comunicazione sociale vanta una ricca e lunga tradizione ma, solo dalla fine degli anni Ottanta in Italia matura una particolare attenzione verso questo tipo di comunicazione, nellambito di una pi ampia riflessione
relativa alla comunicazione di pubblica utilit: una particolare attenzione
alla pubblicit sociale simpone dunque quando la comunicazione pubblica comincia a strutturarsi come disciplina dotata di un proprio statuto teorico e concettuale. (Gadotti, Bernocchi 2010: 13)
Per sintetizzare i concetti in una definizione, per quanto restrittiva, possiamo affermare che la comunicazione sociale un mezzo per stimolare la
coscienza civile ad operare per il bene comune, promuovendo idee e valori che contribuiscano ad un effettivo progresso della societ. (cfr. Cucco
2005). Come tale, la stessa si caratterizza per fornire uninformazione imparziale su tematiche di interesse collettivo, utilizzando tecniche e canali
abitualmente usati nel mondo commerciale (cfr. Sobrero 2009). Aggiunge
ancora Volli (2005: 114) Occorre inoltre che questi temi siano suscettibili dintervento, dunque vi sia qualcosa da correggere, una qualche distonia
fra convinzioni generali e pratiche diffuse.
Lo scopo della comunicazione sociale infatti - come ricorda Gadotti -
quello di aumentare il livello di consapevolezza e conoscenza dei cittadini relativamente a problemi di interesse generale, anche nella prospettiva di modificare comportamenti o atteggiamenti. La specificit di questo
tipo di comunicazione infatti la funzione educativa (Gadotti 2005: 50)
Si possono riassumere, gli scopi principali per cui viene promossa la comunicazione sociale in:
-- educare: la campagna di comunicazione sociale si rivolge al singolo destinatario che lo stesso beneficiario del messaggio: lo si invita a intraprendere, modificare o eliminare un determinato comportamento sbagliato;
-- sensibilizzare: la campagna stimola il destinatario del messaggio ad assumere, migliorare o eliminare un determinato comportamento, ma
il beneficiario di tale scelta non s stesso, ma un terzo soggetto;
-- raccogliere fondi (foundraising): il terzo obiettivo suggerisce il compimento di unazione, cio la destinazione di denaro da parte del destinatario a una causa sociale e il beneficiario lo stesso promotore della campagna. In un secondo momento i ricavi destinati sono devoluti
a vantaggio di soggetti terzi, i protagonisti della causa per cui si chiede il contributo economico.
34

Si evidenzia come i temi e gli obiettivi coincidono con quelli della comunicazione sociale delle pubbliche amministrazioni, precedentemente
esposti, categoria che di fatto risulta di confine tra un territorio e laltro a
seconda che si ponga laccento sulloggetto o sugli attori della comunicazione; ma se le tematiche trattate rimangono una costante, agli attori pubblici si aggiungono associazioni non profit ed aziende private che, a seconda della loro natura e delle loro finalit, utilizzano modalit e linguaggi della comunicazione di solidariet sociale.
Organizzazioni non profit

Le organizzazioni non profit sono fondazioni, associazioni, movimenti di


cittadini, di gruppi sociali che sidentificano con linteresse verso alcune
questioni specifiche di carattere sociale. Unendosi esprimono e promuovono il loro punto di vista in merito a queste problematiche sociali. Il comun denominatore di queste organizzazioni il loro carattere non profit, il fatto cio di non avere uno scopo essenzialmente commerciale (Gadotti 1992: 35)
Le organizzazioni non profit utilizzano la comunicazione per ottenere audience e sensibilizzare lopinione pubblica ai valori di cui sono portatrici. Come indica Gadotti proprio questo aspetto che rende la funzione
svolta dalle associazioni particolarmente importante: esse si fanno portavoce dei bisogni emergenti della societ, cercano di canalizzare lattenzione dellopinione pubblica su bisogni ed atteggiamenti che non hanno affinit con luniverso commerciale e che, dallaltro lato, non hanno ancora
trovato rappresentanza e soluzione attraverso i canali della politica e quindi della pubblica amministrazione.
Questa comunicazione pertanto considerata fondamentale perch svolge un ruolo insostituibile nel condensare e quindi diffondere processi e
tendenze culturali, nel rendere visibili istanze di opinioni, nellaccelerare
la presa di coscienza di queste da parte della collettivit, nello stimolarne
lassunzione da parte delle rappresentanze politiche istituzionali. (ivi: 36)
Dunque la comunicazione sociale delle organizzazioni non profit funge
da catalizzatore per la comunicazione sociale delle istituzioni pubbliche.
Attraverso le organizzazioni non profit la pubblica amministrazione comprende quali siano le problematiche sociali emergenti e di queste quali abbiano maggiore importanza ed eco tra i cittadini.
Proprio perch la comunicazione degli enti non profit si struttura attorno
a valori e tematiche emergenti, spesso i suoi messaggi assumono un carattere polemico e controverso: questo tipo di comunicazione rientra nel genere che Gadotti (1992) definisce con il termine inglese di advocacy.
Appartengono a questa categoria i comunicati che offrono un punto di vista su un determinato argomento, che non si preoccupano di essere parziali, ma si presentano essenzialmente schierati, nel senso che spesso i
35

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 06
Manifesto, organizzazione
Reporters sans frontieres,
2012, dimostra il carattere
irriverente di alcune
campagne sociali
Figura 07
Manifesto, organizzazione
non profit australiana
RSPCA, 2013, contro il
maltrattamento degli
animali

messaggi indicano chiaramente le tesi o i gruppi da cui prendono le distanze. Un esempio potrebbero essere le campagne condotte contro la vivisezione degli animali che la descrivono come un inutile barbarie, in contrapposizione con quanti considerano questa pratica necessaria per il progresso scientifico.
Le associazioni non profit, inoltre, sono per loro natura indipendenti in
quanto libere da vincoli istituzionali o da logiche commerciali pertanto si
sentono autorizzate a comunicare in maniera maggiormente libera non
solo nella scelta dei temi da trattare, ma anche dei toni da utilizzare che in
alcuni casi, se confrontati con quelli della comunicazione sociale delle istituzioni pubbliche, risultano decisamente pi forti ed irriverenti come dimostrano i manifesti realizzati dallorganizzazione Reporters sans frontieres,
per denunciare la violazione della libert despressione da parte di alcuni
governi (Fig. 00).

06

Aziende profit oriented

Un altro ambito quello della comunicazione sociale delle aziende profit oriented, chiamata anche comunicazione di responsabilit sociale, che fa riferimento allassunzione di responsabilit sociale da parte dellazienda (corporate social responsability). Essa diretta a pubblicizzare iniziative e progetti di intervento sociale dellimpresa oppure ad informare i consumatori sulle caratteristiche etiche e solidali dei propri prodotti/servizi quando ce ne fossero.
Linclusione della comunicazione sociale delle aziende profit oriented nel
contesto della comunicazione pubblica presenta alcune ambiguit. Infatti se la comunicazione pu a ragione dirsi sociale perch riguarda problematiche che interessano la collettivit, non alla stessa maniera il fine ultimo della comunicazione individuabile con linteresse generale e la pubblica utilit, in quanto attraverso la comunicazione sociale lazienda tenta
di riscuotere fiducia, simpatia, notoriet, immagine di brand, buona reputazione nella soluzione dei problemi della collettivit, al fine anche di differenziarsi dai competitori presso il grande pubblico. (Gadotti 2005: 81)
Linteresse collettivo verso alcune tematiche diventa, dunque, uno strumento utile a consolidare gli obiettivi commerciali dellazienda. Per questo la comunicazione sociale delle imprese si pone a cavallo del margine
che separa la comunicazione pubblica dalla comunicazione commerciale.
Uno dei principali motivi che ha portato al consolidamento di questa pratica comunicativa da parte delle imprese il cambiamento dei modelli di
consumo e la tendenza dei consumatori ad essere maggiormente attenti
ed informati rispetto alle loro scelte dacquisto. Dalla letteratura sul con07

36

37

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

08

Figura 08
Manifesto, Avon, Breast
Cancer Awareness Crusade,
2005

Figura 09
Manifesto, Fondazione
per linfanzia Ronald Mc
Donald, 2013
38

09

sumo emerge infatti il profilo di un consumatore sempre pi complesso,


attento e consapevole delle implicazioni ecologiche e sociali delle proprie
scelte. Un consumatore che indirizza le propensioni allacquisto in coerenza con determinati valori.
A questo proposito Fabris (2003: 288) osserva che in una societ in cui
lorientamento verso lindividualismo costituisce il mainstream, letica dovrebbe avere un ruolo sempre pi residuale.
Invece lindividualismo contemporaneo trasforma la tradizionale ricerca
del piacere personale, che sfocia nel consumismo, orientandola verso scelte etiche di equit e sostenibilit. (cfr. Fabris 2003) da questo processo
che nasce il cosiddetto consumatore responsabile o consapevole che oggi
oggetto dinteresse da parte delle aziende e dunque stimolo ad un approccio sociale.
La comunicazione sociale dimpresa pu essere dunque una buona chance
strategico-funzionale per il raggiungimento delle finalit ambientali, ma,
come avverte Gadotti (2003: 83), pu tradursi [] in un micidiale boomerang se le aspettative e le promesse non venissero mantenute. Numerosi episodi lo confermano: dalla vicenda Benetton e le accuse di sfruttamento del lavoro minorile, alla Nike costretta a chiudere le fabbriche in
Cambogia. La trasparenza e la coerenza nella condotta social oriented
dellazienda sono dunque dobbligo.

Tra i diversi approcci alla comunicazione sociale delle imprese si distingue


la comunicazione di corporate issue promotion: lazienda si fa promotrice di
una causa che viene incorporata come valore di marca principale. Le campagne di questo tipo hanno una durata che si estende anche per diversi
anni e portano ad identificare il brand con la social issue prescelta. Un esempio pu essere Avon e la lotta contro il cancro al seno, la Breast Cancer Awareness Crusade (Fig. 08), oppure la campagna di Heineken per la prevenzione della guida in stato di ebbrezza. questultima un caso interessante
perch si tratta della prima campagna pubblicitaria in Italia sul Drink or
Drive firmata da unazienda produttrice di bevande alcoliche.
Un secondo approccio viene denominato comunicazione di good corporate citizenship: lazienda pubblicizza la sua partecipazione e il suo intervento nella comunit rendendo nota la propria politica di impegno concreto
in iniziative e investimenti nel sociale, promettendo di sostenere una organizzazione non profit o un progetto ad hoc. Un esempio di notevole rilevanza anche in Italia la Fondazione per lInfanzia Ronald McDonald, la mutinazionale del fast food ha fondato e sostiene economicamente questa organizzazione che ha come missione laiuto ai bambini malati che si trovano lontani dalle loro case per sottoporsi alle terapie, la fondazione costruisce e gestisce case di accoglienza dove i genitori possono soggiornare nel
periodo di degenza del bambino in modo da poter stare vicino al proprio
figlio e sostenerlo durante le cure (Fig. 09). In questi casi la comunicazione dovr divulgare e rendere credibili, agli occhi dellopinione pubblica, le
azioni socialmente utili che lazienda ha promesso di sostenere.
Il terzo approccio si concretizza nelle campagne Caused Related Marketing
(CRM) che legano unazienda o una marca ad unimportante causa sociale o ad unorganizzazione non profit, traendone reciproco beneficio (cfr.
Gadotti 2003). In questo caso il consumatore coinvolto direttamente nel
sostegno e nella buona riuscita del progetto sociale attraverso lacquisto
del prodotto o servizio dellazienda che promuove la campagna sociale.
Un esempio ormai di lungo corso la collaborazione tra lazienda Perfetti e il WWF che attraverso le caramelle Golia Bianca sostiene la protezione dellorso polare. (Fig. 10)
Il successo di azioni comunicative come quelle elencate non per nulla
scontato, la comunicazione svolge il delicato compito di dare credibilit e
seriet agli interventi sociali delle aziende per creare un rapporto empatico con i consumatori facendo si che aderiscano alla causa e non identifichino la campagna con una semplice operazione di facciata (es. fenomeno di Greenwashing).
Il tema, la causa o lorganizzazione prescelta, il tono e il linguaggio utilizzati saranno allora elementi di estrema importanza ai fini del successo
della campagna stessa, dovranno essere coerenti con i valori e limmagine
dellazienda e con il target di riferimento.
39

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 10
Packaging delle caramelle
Golia Bianca, con
limmagine dellorso bianco,
la causa ambientale alla
quale il prodotto legato

Concludendo importante osservare che il soggetto privato sceglier legittimamente di promuovere temi o questioni che, pur di rilevanza collettiva, corrispondano anche ai propri interessi aziendali. Come sostiene Gadotti (2003) bene tener presente questo aspetto al fine di collocare opportunamente lintervento comunicativo delle aziende: la comunicazione sociale, prima ancora che sui comportamenti o gli atteggiamenti agisce sulla costruzione della agenda dei problemi sociali e delle loro possibili soluzioni. In tal senso chiaro che, attraverso la comunicazione delle responsabilit sociali, lazienda esplicita il diritto/ dovere di costituirsi
anche come enunciatore legittimo nella definizione dei problemi pubblici. (cfr. Semprini 1993).
La comunicazione sociale sia delle organizzazioni non profit sia delle imprese profit oriented si fa portavoce dei problemi sociali offrendo allopinione pubblica dei temi su cui riflettere e alle istituzioni pubbliche degli spunti sui quali intervenire con la propria azione comunicativa e, in alcuni casi, legislativa.
A questo ruolo si aggiunge per, quello di catalizzatore di comportamenti
solidali e socialmente utili. In unepoca storica caratterizzata dal crescente individualismo, dallincertezza e dalla crisi dei poteri forti, la comunicazione pu essere uno stimolo per la coesione sociale per soddisfare il bisogno, sempre attuale, di appartenenza e solidariet.

1.1.3 Comunicazione politica


Considerate le caratteristiche precedentemente attribuite al campo complessivo della comunicazione pubblica e le definizioni successivamente
fornite della comunicazione delle istituzioni pubbliche e della comunicazione di solidariet sociale, la comunicazione politica, anche in quanto categoria dinteresse marginale ai fini di questo lavoro rispetto alle altre due,
viene qui intesa come comunicazione che tratta tematiche, s dinteresse
generale, ma anche di carattere esplicitamente controverso.
Questo tipo ti comunicazione infatti emanata principalmente dai partiti
politici, ovvero da istituzioni private, che, per partecipano allarena pubblica e che in seconda battuta entrano a far parte dei vertici dirigenziali
della pubblica amministrazione.
La comunicazione politica rientra nella comunicazione di pubblica utilit
in quanto, attraverso la pluralit dei punti di vista espressi dai diversi partiti
politici, garantisce la conservazione di un ambiente democratico nel quale
i cittadini possono scegliere lopinione che pi li convince.
Come descrive Grandi (2001) a differenza della comunicazione delle istituzioni pubbliche che considera i destinatari della comunicazione, ovvero i cittadini, come utenti, la comunicazione politica considera i cittadini come elettori. Pertanto anche i linguaggi e i toni si discostano notevolmente dalle altre categorie. Gadotti cerca di definire la comunicazione dei
partiti partendo dal paragone con ladvocacy:
Qui la parzialit dell opinione veicolata - che si considerata caratteristica
delladvocacy - assume carattere estremo: la parzialit costituisce lessenza
stessa del messaggio. Oggetto della comunicazione non la singola questione, come nelladvocacy, ma un programma e/o un ideologia opposta agli altri.

Figura 11
Manifesto, campagna
elettorale del Partito delle
Libert, 2013

11

40

41

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 12
Manifesto, campagna
elettorale del Partito
Democratico, 2013

comunicativi a cui gli attori politici si adeguano seguendo la logica del sensazionalismo e della ricerca spasmodica dellaudience.

In realt, attraverso la promozione di un simbolo elettorale si richiamano una


molteplicit ed un complesso di issues, cos generali e di largo orizzonte da risultare difficilmente argomentabili. (Gadotti 1992: 29)

La comunicazione politica utilizza dunque dei toni fortemente persuasivi,


facendo leva sui grandi ideali a cui il singolo partito si riferisce. Ecco allora che, paradossalmente, questo tipo di comunicazione tocca i confini della comunicazione pubblica per avvicinarsi alla pubblicit commerciale improntata sulla fidelizzazione alla marca o sostituita in questo caso dal simbolo di partito come si pu notare osservando i due manifesti tratti dalla
campagna elettorale per le elezioni politiche 2013.
Infine, parlando di comunicazione politica moderna, non si pu trascurare il ruolo determinante dei mezzi di comunicazione di massa che si pongono come filtro tra i cittadini elettori e i partiti politici.
Come illustra Faccioli (2000) dalle campagne elettorali degli anni Novanta i media si collocano come i principali artefici della rappresentazione del
prodotto politica venduto attraverso la spettacolarizzazione delle opinioni tramite lamplificazione dei sondaggi e lenfasi posta sui conflitti tra
uno schieramento politico e laltro.
Faccioli sottolinea come il sistema mediatico non si limiti pi ad offrire
spazi neutri per la divulgazione del dibattito politico, ma elabori modelli

Gli esempi qui riportati, mostrano due manifesti di propaganda impostati


in maniera tradizionale, composti dalla fotografia in primo piano del candidato alle elezioni accompagnata da uno slogan e dal simbolo del partito che sar presente sulla scheda elettorale (fig. 11, 12). La terza immagine, tratta dal sito del governatore della Puglia Nichi Vendola, candidato
alle primarie 2013 del Partito Democratico, mostra un uso innovativo del
web. Il sito internet include unapplicazione che offre agli elettori la possibilit di creare un manifesto con un proprio slogan da inserire nella grafica predisposta con il volto stilizzato di Vendola (fig. 13).
13

12

123

Figura 13
Schermata tratta dal
sito del governatore
della Puglia Nichi
Vendola, candidato alle
primarie 2013 del Partito
Democratico.
42

43

La comunicazione come servizio pubblico

Comunicazione pubblica

Schema 01

44

Sintesi della tassomia


descritta nei precedenti
45
paragrafi

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

1.2 Cenni storici e ripercussioni sul presente


Una breve digressione dei passaggi che hanno segnato la storia della comunicazione delle istituzioni pubbliche necessaria sia per dovere di completezza, sia perch alcune vicende storiche ancora oggi hanno ripercussioni sullapproccio alla gestione di questa disciplina.
Fino alla fine del diciannovesimo secolo la comunicazione di Stato si limitava alla pubblicazione dei nuovi atti normativi, o ad altre comunicazioni
di servizio. Lo strumento principale della comunicazione del potere pubblico laffissione, utilizzata per far circolare leggi, disposizioni, comunicazioni, poi esposte al pubblico, tramite lalbo pretorio (istituito con legge
20 marzo 1865, n. 2248) dei capoluoghi comunali, e negli gli uffici periferici dislocati sul territorio. Il manifesto, come osserva Rovinetti (1992: 9)
aveva finito per sostituire, nel tempo, il banditore o ne accompagnava lazione. Esso si proponeva da sempre, come una sorta dinterfaccia tra i
luoghi del potere e lopinione pubblica. Era, insomma, il modo pi rapido, semplice ed economico, per diffondere le notizie e stabilire un contato con la gente.
Sar durante i primi decenni del Novecento, grazie allaffermazione della
pubblicit commerciale come pratica comunicativa diffusa, dovuta anche
allavvento dei mezzi di comunicazione di massa, che le istituzioni pubbliche valutano la possibilit di sfruttare le potenzialit del linguaggio pubblicitario per veicolare i propri messaggi dinteresse collettivo.
in quel periodo che si va allargando la sfera dei diritti da quelli politici a quelli sociali, il benessere dei cittadini entra come obiettivo nellazione degli Stati nazionali. Attraverso una legislazione del lavoro, listruzione obbligatoria e gli interventi nel campo della salute, gli Stati nazionali intervengono a regolamentare diversi aspetti della vita sociale. (Gadotti, Bernocchi 2010: 28) Sar proprio dal contesto sanitario e dalla necessit di divulgare buone pratiche igieniche per la prevenzione alle malattie e
alle infezioni che si scaturisce la necessit della produzione di materiale informativo, ad esempio gli opuscoli che attraverso i soggetti istruiti dellepoca (parroci, maestri elementari, segretari comunali) arrivavano ad essere trasmessi fino alle fasce pi basse della popolazione (cfr. Palmas 1991).
Sar, per, ancora il manifesto a rimanere protagonista del contesto della comunicazione di pubblica utilit in quanto, grazie alla sua capacit di
fruizione immediata, i manifesti si riveleranno uno degli strumenti di comunicazione di massa per raggiungere un pubblico in larga parte ancora
analfabeta. (Gadotti, Bernocchi 2010: 29) Il messaggio era affidato alle
grandi immagini che predominavano sul testo scritto, in seguito poi verra46

no abbinati alle immagini gli slogan, ovvero delle frasi ad effetto in grado
di catturare lattenzione e concentrare il concetto cardine nel minor numero di parole possibili. La capacit di creare suggestioni ed armonizzare testo ed immagini diventeranno un imperativo imprescindibile per lefficacia espressiva del manifesto.
Sono pervenuti sino a noi molti manifesti dinizio Novecento riguardanti
la prevenzione degli infortuni sul lavoro nei campi e nelle fabbriche, o riguardanti la tutela dei bambini e la loro salvaguardia dai pericoli quotidiani. Si tratta di manifesti firmati soprattutto dallEnte nazionale per la propaganda e la prevenzione degli infortuni (ENPI). I manifesti diffondono
ammonimenti e consigli sui comportamenti corretti da assumere riguardo alle diverse circostanze della vita quotidiana e lavorativa. Lobiettivo
di arrivare con il loro messaggio fino agli strati pi umili della popolazione che maggiormente necessitano di un indirizzo verso la prevenzione.
Come illustra Gadotti (2010), la maggior parte dei cartelli illustra uno specifico rischio infortunistico che viene raffigurato in modo estremamente preciso e messo a confronto con il rispettivo comportamento corretto,
in questo modo il manifesto risulta essere dimmediata comprensione e di
facile memorizzazione. Il tono didascalico, i richiami alla prudenza sono
rivolti alla categoria dei lavoratori che vengono interpellati in maniera diretta: Mietitori!, Agricoltori!, Lavoratori della terra!
Altro ambito dintervento della comunicazione dellENPI la prevenzione degli incidenti infantili: le esortazioni a controllare i bambini assumono un tono perentorio Sorvegliate i piccini! (Fig. 00) e servono per rimarcare il concetto di pericolo gi bene chiarificato dallillustrazione. Si
osservi linvito scritto sotto lo slogan LE.N.P.I prega i signori insegnanti di rimandare questo tagliando, scrivendo a tergo commenti e proposte
a proposito dei cartelli educativi per la prevenzione interessante notare come in questa fase pionieristica della comunicazione dello Stato si

Figura 14
Esempi di manifesti
dellENPI, degli anni Trenta

14

47

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

15

fosse gi intuito limportanza dellascolto e dellinterazione con il destinatario della comunicazione al fine di migliorare lefficacia delle campagne;
una questione cardine che, come vedremo in seguito, si mostra di estrema
attualit nella gestione contemporanea di questo particolare ambito della comunicazione.
A questa prima fase di slancio e sperimentazione segue una fase buia della comunicazione di Stato: linasprirsi delle politiche dittatoriali del governo guidato da Benito Mussolini fa si che anche la comunicazione diventi uno strumento cardine per la propaganda di regime e la diffusione degli ideali fascisti.
Nel settembre 1934 lUfficio stampa del governo viene elevato a sottosegretariato e contestualmente posto alle dirette dipendenze del capo del
governo. Il potenziamento tale che il sottosegretariato diventa Ministero della stampa nel 1935. Il R.D. 27 maggio 1937, n 752, trasforma infine
il Ministero della Stampa in Ministero della Cultura popolare indicato con
la sigla Minculpop (cfr. De Lorenzis, 2009 ). In questa maniera tutto quello
che viene comunicato strettamente controllato dal Governo.
I disegni accattivanti e gli slogan efficaci diventano mezzi di comunicazione pubblica al servizio della propaganda del regime pi che un servizio per
il cittadino, i toni si fanno via via sempre pi aggressivi e perentori, avvicinandosi alla discesa in campo dellItalia nel secondo conflitto mondiale.

Figura 15
Manifesto dellEnte
nazionale per la
propaganda e la
prevenzione agli infortuni,
1930

La guerra non ammette sfumature. La propaganda si mette al passo con la


morte. Bisogna vincere, quindi convincere che la ragione sta dalla propria parte, che limpegno da parte di coloro che gi si battono un dovere, che bisogna dare il proprio sangue, il proprio oro, il proprio figlio affinch corra verso
il massacro. Maledire il paese nemico.
Nella sua schematizzazione, larte del manifesto, gi costretta dalle necessit di
vendere prodotti sempre pi numerosi, si semplifica ancor pi: non parla pi,
fa vedere, fa sentire. Il manifesto che doveva spingere allacquisto, deve ora
spingere alla devozione. al sacrificio. La ragione indietreggia, la frase scompare: le forze che mettono in moto sono i sentimenti. Questi sono gli obiettivi
a cui si mira e il linguaggio che parla non quello costruito con le parole ma
con le immagini forti, aggressive, eccessive. (Gallo 1989, 131)

La descrizione di Gallo riassume in modo efficace i caratteri distintivi della propaganda bellica del regime e mette in luce la drammaticit di questa esperienza mostrando la causa principale che porter per lungo tempo
alla diffidenza degli italiani verso la comunicazione promossa dallo Stato.
La ferita della dittatura si ripercuoter non solo sui decenni immediatamente successivi, ma arriver a segnare anche latteggiamento verso la comunicazione delle istituzioni contemporanee. Tutti gli studiosi concordano nellindividuare il passato dittatoriale come una delle principali cause
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49

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

16

17

18

Figura 17
Manifesto propagandistico
contro lInghilterra, Gino
Boccasile, 1940

Figura 18
Manifesto per addestrare i
civili ad un comportamento
adatto al clima bellico, Gino
Boccasile, 1943

50

Figura 16

Figura 19

Manifesto per il Prestito


del Littorio, Sante Cancian,
1926, Raccolta Selce,
Comune di Treviso

Manifesto di propaganda
bellica, 1942

19

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Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

dellarretratezza della comunicazione delle istituzioni italiane e del ritardo con cui stato affrontato questo tema rispetto agli altri paesi. (cfr. Rolando 1990, 1992)
Con la caduta del regime fascista si assiste, per reazione, allopposta tendenza del potere pubblico di ritirarsi dallinformazione. Si verifica quel fenomeno che Umberto Terracini definisce il complesso del tiranno (cit.
in Faccioli 2000) ovvero lo Stato rinuncia a comunicare con i cittadini nel
timore di ridurre il pluralismo delle voci e la libert dinformazione, facilitando un processo che ha favorito i fenomeni della ignoranza, della incomprensione delle leggi e delloscuramento dei diritti dei cittadini nei
confronti dellamministrazione dellapparato statale. (Faccioli 2000: 158)
Governare nella pienezza delle garanzie democratiche rendendo trasparenti informazioni e dati dello Stato era una sfida evidentemente troppo
impegnativa per il nuovo governo post bellico. Sembra comunque presente la volont ad avviare il cammino verso la pubblicit delle informazioni istituzionali gi durante la presidenza De Gasperi. Egli scriveva Lo
Stato prima ancora del diritto ha il dovere di informare i suoi cittadini sugli orientamenti della sua attivit e sui dati delle sue realizzazioni []
inconcepibile che lo Stato non sia fornito di strumenti di comunicazione
con la pubblica opinione (cit. in Faccioli 2000).
Tuttavia il percorso che porter allinizio del dibattito istituzionale e politico intorno al tema della comunicazione pubblica sar ancora lungo e bisogner attendere fino agli anni Ottanta perch si creino le condizioni necessarie per la riorganizzazione e la rilegittimazione del sistema di informazione e documentazione delle strutture di governo.
In quegli anni infatti il rinnovato interesse per la comunicazione pubblica e sociale delle istituzioni pubbliche deriva da una molteplicit di fattori che hanno a che fare con il bisogno profondo avvertito dai cittadini
di una riforma e di una modernizzazione della pubblica amministrazione
italiana, che individua nella comunicazione unimportante strumento in
grado di promuovere concetti come la trasparenza, la semplificazione, lascolto e la partecipazione (cfr. Faccioli 2000). Le istituzioni intuiscono la necessit di adottare un lessico pi comprensibile, meno burocratico, per raggiungere tutti i cittadini che ormai ritengono linformazione chiara e trasparente, da parte del soggetto pubblico, un loro preciso diritto.

allora prevalentemente dalla comunicazione politica e dalla comunicazione dimpresa. In questa prima fase si pongono le condizioni per unorganizzazione della comunicazione pubblica e per la comprensione dellimportanza di tale comunicazione da parte dei vertici politici. Nella seconda fase, definita della comunicazione di servizio, trova attuazione limportante
legge del 7 Giugno 2000, n 150, che disciplina le attivit dinformazione
e comunicazione, come verr approfondito nel capitolo seguente. In questa fase si organizza la comunicazione a partire dalla domanda dei cittadini e ci si avvale anche dellapporto del marketing dimpresa, adattato alle
diverse esigenze del soggetto pubblico.
Infine segue una terza fase definita comunicazione per lidentit competitiva e solidale, secondo Rolando quella attuale, nella quale pubblica amministrazione e impresa privata comprendono che tra di loro non c una frattura incolmabile, ma entrambe hanno diritto di condividere e collaborare allinterno dellarena pubblica. Questa fase si caratterizza per un maggior confronto tra le logiche della comunicazione sociale e quella della comunicazione dimpresa, attraverso il quale il soggetto pubblico e quello privato
comprendono limportanza della collaborazione per la promozione e la
garanzia di alcuni diritti fondamentali come la sicurezza, la legalit, la sostenibilit, leducazione, la salute in questo contesto di auspicabile
confronto tra diversi attori che ha senso oggi immaginare feconde partnership tra soggetto pubblico, aziende profit e organizzazioni non profit, al fine di costruire progetti di comunicazione fondati sullo scambio di
competenze in grado di garantire il migliore impiego di risorse economiche, professionali e umane (Gadotti, Bernocchi 2010: 34)

Secondo Stefano Rolando (2010) lo sviluppo della comunicazione pubblica in Italia nella storia recente, dagli anni Ottanta ai giorni nostri, si pu
dividere in tre fasi principali. Una prima fase, che egli definisce anagrafica,
caratterizzata dalla consapevolezza di un nuovo diritto/dovere di parola
dellente pubblico dentro larena della comunicazione, dominata fino ad
52

53

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

1.3 Confronto con la comunicazione commerciale


Con i paragrafi precedenti si cercato di fare chiarezza sulla definizione
di comunicazione pubblica e sulle caratteristiche delle sottocategorie che
la compongono al fine di fornire un panorama completo utile a collocare
correttamente nel contesto teorico il nostro campo dindagine: la comunicazione delle istituzioni pubbliche e nello specifico quelle azioni comunicative che prevedono lutilizzo del linguaggio pubblicitario per raggiungere i propri obiettivi.
Si ritiene utile intraprendere un confronto tra questo tipo di comunicazione e la comunicazione pubblicitaria commerciale al fine di sottolineare alcune delle peculiarit che rendono la comunicazione delle istituzioni pubbliche diversa dalle altre tipologie di comunicazione e particolarmente delicata da progettare e gestire.
La pubblicit pubblica prende a prestito le forme e le tecniche consolidate della pubblicit commerciale per veicolare i propri messaggi che riguardano linteresse generale. (cfr. Volli 2005)
Limpiego di tecniche pubblicitarie per scopi di pubblica utilit apre gi di
per s un possibile punto dattenzione insito nella natura persuasoria della comunicazione pubblicitaria. Gadotti (1995: 420) sostiene che la pubblicit conserva nel sistema della comunicazione una centralit tecnica, poich assicura al processo di sensibilizzazione o informazione che sintende avviare alcuni vantaggi, che si possono riassumere in alcuni punti, indicati dallautrice.
Grande visibilit. La pubblicit la modalit comunicativa che si rende pi
facilmente e rapidamente visibile presso il grande pubblico. La pubblicit pu svolgere una massiccia operazione di diffusione ed amplificazione
della questione sulla quale lamminitrazione vuole richiamare lattenzione o far riflettere.
Buona memorizzazione. Il messaggio pubblicitario pensato per essere conciso e sintetico al fine di essere memorizzato nel minor tempo e dal maggior numero di persone possibile. Brevi frasi ad effetto possono richiamare immediatamente la questione che si vuol comunicare (headline, pay-off),
inoltre proprio il carattere pervasivo, intrusivo e ripetitivo della pubblicit
contribuice a consolidare il messaggio nelle menti del pubblico.
Fissazione di simboli efficaci. Accanto al linguaggio penetrante, la pubblicit si serve di un universo retorico capace di creare simboli efficaci e di fissarli nella mente del destinatario. (ibidem) Un esempio su tutti rappresentato dal colore rosso del marchio Coca-Cola, e di come, attraverso la
pubblicit, questo colore si sia radicato in modo permanente nella men54

te dei consumatori come appartenente al brand, tanto che unanonima lattina identificata con Coca-Cola solamente per il fatto di essere tinta di
rosso. Un altro esempio significativo nel mondo non profit pu essere il
panda, lo stemma del WWF, che attraverso le comunicazione pubblicitaria diventato un simbolo riconosciuto universalmente della difesa ambientale. (Fig. 20)
Il carattere pervasivo e persuasorio del linguaggio pubblicitario dunque
da un lato utile per fare in modo che il messaggio dellististuzione pubblica arrivi con efficacia al maggior numero di cittadini, ma dallaltro suscita perplessit da parte dellopinione pubblica alla quale lutilizzo di tecniche persuasive nate appositamente per promuovere il consumo e linteresse privato sembra stridere con il progresso collettivo a cui le istituzioni
pubbliche aspirano (cfr. Gadotti 1992). Tra i comunicatori, daltro canto,
aperto il dibattito, sul grado dintensit con il quale la pubblicit delle pubbliche amministrazioni debba essere persuasiva: questo perch se la pubblicit commerciale agisce nellarea dei desideri e dei sogni, e utilizza principalmente larma della seduzione - la pubblicit pubblica - ha a che fare
con consigli e richieste e fa leva su idee e valori degli individui (Gadotti,
Bernocchi 2010: 129) . Pertanto agendo sugli ideali e i valori dei destinata-

Figura 20
Manifesto di
sensibilizzazione verso il
problema dellestinzione
dei tonni, WWF, 2012

20

55

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

ri, la comunicazione pubblicitaria delle pubbliche amministrazioni si avvicina al confine che delimita la pubblicit dalla propaganda, intesa come manipolazione delle coscienze (ivi: 22) che pu sfociare nel plagio, un tipo
queato di comunicazione che ha caratterizzato il modo di esprimersi dei
regimi totalitari, come illustrato nel paragrafo precedente. Emerge qui un
primo punto dattenzione, o meglio un prerequisito che, secondo lopinione di chi scrive, rende la comunicazione delle istituzioni pubbliche un ambito controverso che richiede un notevole grado di attenzione ed un approccio specifico per gli addetti ai lavori.
Proseguendo nel confronto tra i due ambiti della comunicazione si osserva che la pubblicit commerciale tende a nascondere gli aspetti negativi
del reale: In pubblicit le famiglie sono felici, i problemi diventano piccole difficolt, sempre superabili, gli imprevisti fanno sorridere e sono affrontati con successo. In pubblicit trionfa il bene e se c il male, esso appare come trascinante seduzione. (ivi: 134) Il destinatario viene condotto in una realt parallela che oscura le fatiche e i problemi del vivere quotidiano, un luogo dove i desideri diventano realt e tutto estremamente
piacevole e soddisfacente, un esempio popolare la famiglia perfetta dipinta dagli spot del Mulino Bianco, marchio di propriet del gruppo Barilla. (Fig. 21)
La comunicazione sociale, di cui anche listituzione pubblica uno dei
promotori, al contrario della comunicazione commerciale mostra ai cittadini la realt in tutte le sue sfaccettature. Essa si pone spesso come obiettivo quello di mostrare la verit e dunque anche il suo lato negativo. E a
volte lo fa nel modo pi impietoso, diretto, crudo, accentuando e sottolineando gli aspetti pi drammatici delle situazioni rappresentate. (ibidem)
Chi si occupa, in particolare, della comunicazione sociale si trova a dover
comunicare tematiche drammatiche (es. malattie, povert, morte) utilizzando strumenti e linguaggi nati per divulgare ben altre tipologie di argomenti. Sono numerosi gli esempi di campagne per la sensibilizzazione alla
guida sicura che mostrano scene di stragi sulle strade con automobili accartocciate, in condizioni spaventose, oppure di campagne per la prevenzione della violenza su donne o minori dove vengono rappresentati visi
martoriati da ferite ed ematomi. Si evidenzia come diventi importante capire quale tono utilizzare. Attraverso la selezione delle parole e delle immagini, necessario tener conto del target principale a cui la comunicazione sar destinata, ma anche di quella parte di pubblico che, pur non essendo il destinatario prescelto, pu essere colpito e magari rimanere turbato dalle modalit con cui il problema presentato, ad esempio i minori.
Inoltre opinione di alcuni studiosi che i paradigmi della pubblicit non
siano adatti alla comunicazione di dimensioni essenziali della vita uma56

na quali la morte, la malattia, la religione. Il linguaggio pubblicitario nel


suo essere ripetitivo e pervasivo potrebbe svilire e banalizzare questi tematiche, rendendole insignificanti agli occhi del pubblico. (cfr. Bettetini,
Fumagalli, 2004)
Emerge qui un secondo aspetto controverso che mostra la difficolt di
conciliare la comunicazione di tematiche sociali attraverso le tecniche del
linguaggio pubblicitario. Si evidenzia dunque la necessit di un approccio
progettuale consapevole e ad hoc per la materia che indirizzi verso scelte comunicative in equilibrio tra la portata pesuasiva e la salvaguardia della dignit degli argomenti trattati.

Figura 21
Spot per i Flauti Mulino
Bianco, 2011

Figura 22
Manifesto contro gli abusi
sui minori, organizzazione
non profit Save the
Children, 2010

21

22

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Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

1.4 Comunicazione pubblica e dimensione


del servizio
Nel paragrafo precedente si sono descritte le differenze tra la comunicazione commerciale e la comunicazione delle pubbliche istituzioni, evidenziando alcuni punti che rendono questultima un terreno particolare per
chi si deve occupare della sua progettazione. In questo paragrafo si cercher di capire se allinterno del medesimo contesto di pubblica utilit o
dinteresse generale, che dir si voglia, ci siano delle caratteristiche che distinguono la comunicazione emessa dalle istituzioni pubbliche da quella emessa da organizzazioni private e perch queste differenze sono importanti e vanno sottolineate ai fini dellanalisi che qui si vuole sviluppare.
La prima discriminante, da cui si determinano poi tutte le altre peculiarit della comunicazione delle pubbliche amministrazioni, rappresentata
dalla stessa ragione desistere di questa comunicazione: lessere un servizio per il cittadino. Un servizio che risponde al diritto dei cittadini ad essere informati e consapevoli in merito alle questioni di carattere pubblico e di essere indirizzati dallistituzione verso modelli di comportamento che migliorino la qualit della vita del singolo e di conseguenza dellintera collettivit.
Scrive Arena (2005: 82) uno Stato moderno deve coinvolgere i propri
cittadini, deve creare consenso mettendosi al servizio dei cittadini. Dobbiamo assistere anche in questo campo alla rivoluzione copernicana che
ha trasformato le aziende production oriented a marketing oriented. Il
consumatore sovrano. Lo deve diventare anche il cittadino. Si potrebbe aggiungere che cos avrebbe sempre dovuto essere, ma come si visto a causa delle precedenti vicende storiche labbandono della logica di
potere - verso - lacquisizione di una cultura orientata al servizio (ibidem)
non stato un processo rapido e nemmeno scontato. Tanto che lo stimolo al cambiamento non partito dalle istituzioni pubbliche, ma dalle imprese profit oriented che hanno intuito come, mettendo al centro delle scelte produttive e comunicative, il consumatore ed i suoi bisogni avrebbero
incrementato il loro volume di vendita. Le istituzioni pubbliche, sulla scia
di questa tendenza privata, hanno cercato di rivedere il proprio approccio
alla comunicazione in una logica consumer oriented, o, come sarebbe meglio
dire citizen oriented che significa imparare a conoscere i desideri dellutente/cittadino e poi usare quelle informazioni nellorganizzazione per creare programmi che tentino di soddisfarli; vuol dire maggiore attenzione
allutente/cittadino e a tutti i canali che ottimizzano il rapporto con esso,
niente di diverso quindi da ci a cui la pubblica amministrazione avrebbe
58

dovuto ambire, da sempre. (ivi: 83)


Per listituzione pubblica quindi lapproccio custumer oriented non un mezzo per raggiungere altri obiettivi, come pu essere ad esempio il profitto
per aziende private, ma il fine ultimo della comunicazione, o meglio lelemento che legittima lesistenza della comunicazione e linvestimento di
denaro pubblico per la sua realizzazione.
La visione della comunicazione delle istituzioni pubbliche in ottica di servizio al cittadino implica che la comunicazione sia attuata con responsabilit e correttezza verso i cittadini stessi, come afferma Gadotti (2005: 430):
ogni messaggio pubblicitario qualunque ne sia lemittente ed il contenuto ed
il contenuto, ma soprattutto se questultimo di carattere educativo e quindi
tratta di questioni concernenti la collettivit, le sue regole di vita, i suoi valori
deve essere un messaggio responsabile, cio rispondere a quei valori, a quelle regole e tenerne comunque conto [] Questo problema di responsabilit
si presenta con caratteri pi evidenti ed acuti quando il messaggio persuasorio proviene dellente pubblico. infatti di senso comune che esso impegnato ad un tasso di veridicit e di rispondenza allinteresse collettivo maggiore di
quello per cui pur tenuto il messaggio del privato.

Il passaggio mette ben in evidenza come listituzione pubblica debba rispondere ai principi etico morali della quale si fa portavoce al fine di ottenere la legittimazione a comunicare da parte dellopinione pubblica.

1.4.1 Coerenza e disinteresse come condizioni


imprescindibili
Le considerazioni precedenti dimostrano che la comunicazione delle istituzioni pubbliche a tutti gli effetti un servizio pubblico, pertanto, secondo lopinione di chi scrive, essa deve rispondere ad alcuni principi che rendono tale attivit conforme con il ruolo dellemittente e rispettabile, quindi utile, agli occhi dei destinatari. Attraverso la comunicazione lo Stato
svolge una funzione assai delicata che quella di orientare, suggerire, convincere, educare proprio in una fase storica in cui la legittimazione dei poteri pubblici ad assumere tale funzione viene sempre pi severamente questionata. (Gadotti 1992: 184)
Una prima condizione che si dimostra necessaria ai fini della credibilit
della comunicazione del soggetto pubblico la coerenza intesa come reale rispondenza tra ci che listituzione comunica allesterno ed il suo reale
operato. Pu essere inteso come una corrispondenza tra i valori a cui li59

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

stituzione fa appello e verso i quali cerca di indirizzare i propri cittadini e


la messa in pratica nellorganizzazione delle attivit dellistituzione dei medesimi valori. Un esempio potrebbe essere la promozione del valore della
sostenibilit ambientale attraverso una campagna che sensibilizza sullimportanza di effettuare la raccolta differenziata in maniera scrupolosa. Per
rispettare il principio di coerenza listituzione promotrice della campagna
per prima dovrebbe differenziare i rifiuti prodotti allinterno delle proprie
strutture e seguire delle politiche sostenibili nella gestione delle risorse.
Unaltra accezione in termini di coerenza riguarda la comunicazione che
informa e promuove i servizi offerti dagli enti pubblici. Il messaggio comunicato dovr essere in linea con le effettive potenzialit e prestazioni
del servizio in questione, al contrario, se la campagna pubblicitaria decanta qualit e caratteristiche che poi di fatto non si verificano durante lerogazione del servizio, lutente si sentir tradito dalla comunicazione dellente pubblico, come scrive Gadotti Gadotti (1992: 33): Una comunicazione
ingannevole sempre un danno assai grave per chi la promuove, nel caso
poi di una comunicazione pubblica sarebbe, per dirla con Falabrino una
beffa autoritaria, oltretutto organizzata con denaro pubblico. Una comunicazione non coerente, oltre a violare i principi etici ai quali la comunicazione, in generale, ma la comunicazione delle istituzioni pubbliche in particolare, dovrebbe rispondere, si rivela sempre dannosa sia per limmagine dellistituzione, sia per il rispetto e lautorit che i cittadini riconoscono
allistituzione e che la rendono degna di essere ascoltata. Anche la campagna tecnicamente pi riuscita si ritorcer contro chi lha promossa se si
verificheranno suoi ritardi, inefficienze o carenze. (Faccioli 2000: 54) La
coerenza dunque si pone come condizione necessaria affinch la comunicazione delle istituzioni pubbliche sia percepita come corretta, aderente
alla realt, credibile e quindi i suoi messaggi colpiscano in modo efficace
laudience e raggiungano il proprio obiettivo volto al miglioramento della
qualit della vita della collettivit.
Unaltra condizione che si ritiene sia necessaria affinch la comunicazione sia strutturata e percepita dai cittadini come servizio pubblico che la
comunicazione sia priva di conflitti dinteresse. Come affermato in precedenza la comunicazione delle pubbliche amministrazioni deve avere come
unico fine la soddisfazione del bisogno del cittadino di essere informato,
educato o indirizzato in merito a determinate questioni.
Spesso, per, succede che il confine tra la comunicazione istituzionale e la
comunicazione politica non sia cos netto, ma anzi i due ambiti si vanno
a sovrapporre sfociando in forme di comunicazione propagandistica legate ad obiettivi elettorali. Il carattere dinteresse pubblico della comuni60

cazione dovrebbe essere garantito dalla veste istituzionale dei rappresentanti dello Stato e dalla consapevolezza di evitare lo stile della propaganda
che Parisi definisce una forzatura del processo democratico in quanto
una distorsione del servizio rivolto alla generalit dei cittadini per un fine
di parte. (cit. in Faccioli 2000: 51). Di conseguenza si assiste al verificarsi di due fenomeni che stridono con linteresse generale della comunicazione: il primo si esplicita nellutilizzo del mezzo di comunicazione pubblica per la promozione elettorale del singolo esponente politico piuttosto che dellintero partito. Il secondo nellingerenza politica sulle scelte relative alle modalit ed ai linguaggi per la comunicazione di determinati argomenti dinteresse generale. Come scrive Ghezzi La collocazione politica di un ministro incide anche sulla comunicazione istituzionale di un ministero. Quindi i due piani, comunicazione politica ed istituzionale, molto spesso si sovrappongono, e in particolare il piano della comunicazione
istituzionale profondamente inquinato dal fatto che i partiti occupano
le istituzioni e che a loro volta non possono produrre una comunicazione
istituzionale corretta essendo ricalcate su matrici di equilibri politici da rispettare. (Arena 2005:178)
Infine lo Stato, facendo una considerazione molto semplicistica, pu essere paragonato ad una azienda che ha delle entrate e delle uscite e deve cercare di far quadrare il bilancio a fine anno. Le entrate maggiori derivano
dal contributo fiscale dei cittadini attraverso le imposte dirette e indirette.
Le imposte indirette gravano anche su alcuni beni o servizi che sono ormai certificati come dannosi per la salute degli individui (alcol, fumo, gioco dazzardo) e pertanto le imposte dovrebbero servire ad apportare una
maggiorazione sul prezzo dacquisto ai fini di scoraggiarne il consumo. Si
sono, per, verificati degli episodi, come verr illustrato nel capitolo quattro, in cui campagne di comunicazione che hanno come intento dichiarato
quello di disincentivare il consumo di beni o servizi dannosi per la salute
pubblica, in realt attraverso alcune scelte retoriche comunicano un messaggio di fondo che stride con lobiettivo dichiarato in partenza. Questa
incongruenza pu essere spiegata esclusivamente dal ritorno economico
derivante dalle imposte legate allacquisto di questi beni o servizi che rappresentano dei notevoli introiti per le casse statali.
Una comunicazione di questo tipo tradisce quei valori di gratuit e disinteresse che, possono appartenere solo alla Pubblica Amministrazione perch insiti nella sua natura.
Concludendo bene specificare che la comunicazione istituzionale, pur
perseguendo linteresse collettivo, non potr mai essere obiettiva ed imparziale in senso assoluto, non potr mai oggettivarsi, staccandosi dalla realt nella quale opera. Scrive De Vivo, responsabile del servizio Comuni61

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

cazione Istituzionale della Provincia di Milano:


Se allora non possibile essere obiettivi ed imparziali, possiamo per essere disinteressatamente parziali: riconoscere cio di appartenere ad un dato
gruppo e di propugnare determinati valori. la procedura esattamente inversa alla propaganda, questa d per indiscussi i prorpi punti di partenza per nascondere i propri veri interessi. Invece nel riconoscersi disinteressatamente
parziali, non obiettivi, lunica giustificazione che ci viene richiesta che non si
abbiano motivi dinteresse legati alla comunicazione. Non avere conflitti dinteresse la chiave. (Papini, De Vivo 2012: 56)

Una comunicazione che sia coerente e priva di conflitti dinteresse si pone


come condizione inalienabile affinch lespressione dellistituzione pubblica sia riconosciuta come autorevole e affidabile dai cittadini e pertanto
a pieno legittimata la sua funzione di servizio pubblico.

1.4.2 Importanza dellinclusione


Proseguendo nellindagine sulle peculiarit della comunicazione di pubblica utilit, emessa dalle istituzioni pubbliche, si noter che rispetto agli attori privati che solitamente hanno un target specifico e molto segmentato
al quale fare riferimento per la costruzione della campagna di comunicazione, le istituzioni pubbliche spesso devono rivolgersi ad un target generico: ovvero devono comunicare un determinato argomento in modo trasversale a tutta la popolazione.
Questo aspetto accende un importante punto dattenzione riguardo alla
comunicazione della pubblica amministrazione, in quanto risulta evidente che comunicare ad un pubblico estremamente variegato ed eterogeneo
per et, sesso, razza e grado distruzione risulti un compito estremamente complesso, con un altissima percentuale di un risultato fallimentare. Le
istituzioni pubbliche, per, mantenendo fede alla loro missione di servizio al cittadino hanno il dovere di comunicare e cercare di farsi comprendere da tutti i cittadini. Come viene indicato nelle Linee guida della Regione Piemonte (appendice: 234)

dini alla cosa pubblica, partecipazione resa possibile dalleffettiva capacit di


fare inclusione comunicando.

Figura 23

La comunicazione della pubblica amministrazione, in quanto servizio


pubblico, ha dunque il dovere di essere inclusiva, ovvero di tener conto
delle differenze e delle esigenze specifiche di tutti i suoi cittadini. Si pu
definire inclusiva una comunicazione in grado di diffondere messaggi
di cui Tutti i cittadini possono fruire con facilit e soddisfazione. (ibidem)
La definizione, seppur concisa, mostra come la comunicazione per essere inclusiva necessiti il verificarsi di una serie di condizioni. Innanzitutto affinch la comunicazione possa essere fruita con facilit necessario
che essa sia accessibile, ovvero che garantisca a tutti gli utenti di accedere
alle informazioni basilari veicolate dal prodotto comunicativo. Il concetto di accessibilit a sua volta pu essere suddiviso in due condizioni che
devono verificarsi per poter attribuire allartefatto comunicativo la garanzia di essere veramente accessibile. La prima di carattere fisiologico-percettivo e riguarda i meccanismi della visione, in italiano viene denominata leggibilit: essa definibile come linsieme dei fattori che determinano la
chiarezza visiva dellartefatto comunicativo. Se si guarda alla parte testuale dellartefatto comunicativo la leggibilit pu essere definita come lattitudine di un testo ad essere letto, oppure il grado di qualit del confort visivo di un artefatto, readability come viene chiamato nei paesi di lingua in-

Libri con tipografia studiata


per facilitare la lettura
alle persone ipovedenti,
Progetto Lettura
Agevolata, 2010

23

il target a cui la pubblica amministrazione si rivolge profondamente composito: portatori di esigenze, di aspettative e di desideri oltre che di sensibilit differenti, provenienti da molteplici contesti culturali, inseriti in ambiti assolutamente eterogenei. La pubblica amministrazione pertanto annovera tra i
propri obiettivi primari quello di consentire unattiva partecipazione dei citta62

63

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

glese. (cfr. Bucchetti 2007: 258). Prestare attenzione alla leggibilit di un


prodotto comunicativo significa rendere accessibile il messaggio anche ai
disabili visivi, alle persone anziane o in generale a chiunque abbia disturbi
alla vista, includendoli cos nella comunicazione.
La seconda condizione riguarda invece la comprensione del messaggio
che si ha intenzione di comunicare. Riferendoci allambito testuale si pu
definire la comprensibilit come il grado di intelligibilit di un qualsiasi testo scritto. Un testo si dice comprensibile se chiaro e facile da capire e
dunque se costruito con parole e frasi semplici. La comprensibilit di un
testo determinata dallinterazione di una molteplicit di fattori quali luso della lingua in tutte le sue componenti, la scelta dei termini, la sintassi impiegata, larticolazione dei contenuti (Baracco 2008:15), aspetti che
verranno meglio definiti in seguito in relazione allanalisi dei casi raccolti.
Quindi la comunicazione accessibile se pu essere letta e capita da tutti i soggetti a cui rivolta.
Il concetto di inclusione, per, non si limita allaccesso alle informazioni, ma si riferisce anche alla qualit delle stesse. Facendo riferimento alla
definizione sopra citata possiamo individuare nellespressione fruire con
soddisfazione un altro aspetto dellinclusione quello che riguarda la reazione dellutente alla comunicazione. Una volta che il soggetto ha letto e
compreso il messaggio comunicato in che grado egli si sente rappresentato dalla quella comunicazione? Quanto si sente in comunione con i valori
che propugna? Quanto si sente incluso nel messaggio? Secondo De Vivo
(2012) la comunicazione pubblica deve cercare di tener dentro i destinatari e agire in un quadro condiviso di valori, non preordinato, n confezionato ad hoc, lattenzione devessere posta sul destinatario e sui suoi
valori di riferimento.
Risulta qui evidente che per essere inclusiva la comunicazione non deve
essere discriminante: con questo termine si vogliono indicare quei casi in
cui i prodotti comunicativi contengono elementi verbali o iconici che possano ledere la sensibilit o la dignit di alcune categorie di utenti.
Come sottolinea Grandi (2001:286) importante fare uso non discriminatorio della lingua[] dietro determinate forme linguistiche spesso si celano pregiudizi, sociali, culturali o sessuali. Si pensi ad esempio agli immigrati nel nostro paese a cui si potrebbe far riferimento utilizzando termini
inappropriati, le donne la cui immagine sovente fissata allinterno di stereotipi arcaici che ne definiscono impropriamente il ruolo sociale, la cui
identit celata dallutilizzo prevalente del genere maschile nelle espressioni che richiedono una declinazione, o ancora i minori la cui sensibilit potrebbe essere lesa dalla scelta di un linguaggio particolarmente forte o aggressivo.
64

Sempre facendo appello alla dimensione di servizio pubblico, quindi per


tutti, la comunicazione delle istituzioni pubbliche non pu cadere in episodi di discriminazione nei confronti di alcune categorie di cittadini perch in questo modo verrebbe meno al principio su cui si fonda e per il
quale legittimata: la soddisfazione dei bisogni della collettivit.

Figura 24
Cartoline con mappa
tattile della citt di
Venezia, Progetto Lettura
Agevolata, 2010

Il paragrafo descrive le peculiarit che differenziano la comunicazione delle istituzioni pubbliche dagli altri generi di comunicazione. Emerge come
principale discriminante il dovere delle istituzioni a comunicare in modo
responsabile nei confronti dei cittadini: responsabilit che si concretizza
in una comunicazione che sia coerente con la realt, disinteressata a questioni che esulano dal progresso o dal benessere collettivo ed infine una
comunicazione che tiene in considerazione, mette in comune e coinvolge tutti, cercando di essere attenta alle differenze e ai bisogni specifici dei
singoli. Si potrebbe concludere affermando che affinch la comunicazione sia veramente orientata verso la dimensione del servizio, la pubblica
amministrazione deve trovare la norma pi intima del proprio agire in un
orizzonte che prima di tutto sostanzialmente etico (Grandi 2001: 296).

24

65

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

02
COMUNICAZIONE PUBBLICA:
IL QUADRO NORMATIVO
Communication is essential to healthy democracy[] Democracy can flourish only if
cityzen know what is going on, and are able
to partecipate fully
White paper on
European communication policy, EU, 2006

66

67

La comunicazione come servizio pubblico

02. COMUNICAZIONE PUBBLICA:


IL QUADRO NORMATIVO

Il capitolo precedente giustifica le peculiarit della comunicazione delle istituzioni pubbliche in relazione alla comunicazione emessa dagli altri attori della sfera pubblica, individuando come discriminante principale la dimensione del servizio che si pone come ragione dessere e missione
dellente pubblico. Proprio perch la comunicazione delle istituzioni pubbliche da considerarsi un dovere verso il cittadino, risultato opportuno capire quali siano stati gli interventi normativi che, nel tempo, hanno
definito in ambito giuridico la comunicazione come servizio stabile della pubblica amministrazione e se queste norme garantiscono quellatteggiamento di responsabilit etica verso i cittadini nellatto del comunicare.
Se nella contemporaneit la comunicazione diventa a tutti gli effetti uno
strumento dellamministrare Allora lecito chiedersi come si modella
giuridicamente, quali sono le regole che la disciplinano, quali sono i controlli le garanzie e le fonti di legittimazione di questo strumento dellamministrazione che chiamiamo comunicazione istituzionale. Inoltre ci chiediamo se esiste la capacit da parte dellamministrazione di usare questo
strumento con la necessaria consapevolezza. (Arena 2005: 160)
Per le motivazioni descritte da Arena si ritenuto utile raccogliere e organizzare criticamente in unappendice complementare a questo volume
una serie di testi sia giuridici sia di carattere extra legislativo: la prima parte dellappendice raccoglie alcuni documenti significativi redatti con lapposito intento di regolare ed orientare la comunicazione delle pubbliche
amministrazioni, nella seconda parte vengono raccolti alcuni documenti
di diversa natura atti a sensibilizzare ed indirizzare gli attori della comunicazione verso una comunicazione di tipo inclusivo, rispetto ad alcune categorie maggiormente esposte a episodi di discriminazione come i disabili, le donne o i minori. Infine lultima parte raccoglie manifesti e codici di
autodisciplina, che, come si vedr nel capitolo seguente, mirano ad indirizzare chi si occupa di progettare la comunicazione verso modelli di condotta eticamente responsabili. (v. Leggi, decreti e linee guida per la comunicazione, appendice 1)
68

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

2.1 Comunicazione pubblica per legge


Il dibattito pubblico in merito alla regolarizzazione giuridica della comunicazione delle istituzioni pubbliche prende il via durante gli anni Ottanta. Questo processo partir gi con uno svantaggio iniziale in quanto il discorso giuridico sulla comunicazione istituzionale non viene costruito ad
hoc, ma viene inserito allinterno di provvedimenti tesi alla riorganizzazione del sistema dellinformazione che allora vantava una maggiore centralit sia politica che economica (cfr. Grandi 2001).
La legge n 416 del 5 Agosto 1981 Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per leditoria era stata infatti approvata con lintento specifico di evitare la
formazione di concentrazioni editoriali dominanti e di regolamentare laiuto finanziario pubblico allindustria editoriale. Al fine di raggiungere tale
obiettivo allarticolo 13 chiamata in causa la comunicazione delle pubbliche amministrazioni a cui viene dettato lobbligo di destinare una quota dei fondi per la pubblicit iscritta in bilancio alla pubblicit sui giornali
quotidiani e periodici in una percentuale non inferiore al 70% e di comunicare al garante per leditoria tutte le erogazioni pubblicitarie dei singoli
esercizi finanziari. Inoltre vietava di fornire qualsiasi contributo ai giornali in una forma diversa da quella indicata nellarticolo.
Se questa legge era mossa dalla giusta intenzione di debellare alcune delle distorsioni delleditoria della carta stampata, il metodo individuato era
probabilmente quello sbagliato in quanto per finanziare leditoria limitava la libert delle singole istituzioni di pianificare la propria comunicazione sui media che riteneva maggiormente opportuni in base ai diversi messaggi da comunicare.
Una seconda legge nel 25 Febbraio 1987 viene promulgata al fine di rivedere gli obblighi imposti dalla normativa precedente. Questa legge abbassa la percentuale obbligatoria dinvestimento pubblicitario da destinare alla carta stampata da 70% al 50%, inoltre pone una primo passo verso la trasparenza amministrativa ponendo allarticolo 6 lobbligo di pubblicare su almeno due giornali quotidiani locali, un quotidiano nazionale
ed un periodico, il proprio bilancio. In questo modo limposizione al finanziamento delleditoria nazionale giustificata da un intento di pubblicit e trasparenza per il cittadino della situazione economica delle pubbliche amministrazioni.
Negli anni seguenti, per, il minore vincolo imposto alla pianificazione dei
mezzi delle amministrazioni pubbliche viene reso vano dalla necessit di
finanziare le emittenti radio e le televisioni commerciali locali. Come osserva Grandi (2001: 113):

69

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

La comunicazione come servizio pubblico

Ancora una volta la priorit era la riorganizzazione del sistema informativo e il


provvedimento preso non faceva altro che individuare negli enti pubblici nuove fonti di finanziamento[] Con il 75% delle spese rigidamente suddiviso e
vincolato per legge, chiaro che lefficacia della comunicazione pubblicitaria,
affidata anche ad una pianificazione di mezzi pertineneti rispetto agli obiettivi da raggiungere, era considerata obiettivo secondario rispetto a quello del finanziamento dei mezzi.

La comunicazione istituzionale considerata da queste leggi alla stregua


della pubblicit commerciale: i legislatori si riferiscono ad essa come ad
un modo per vendere spazi pubblicitari, affermano che lo Stato ha molto
da vedere in termini di servizi sociali, organizzazione della vita pubblica,
pubblicizzazione di regole e norme, miglioramento della fruizione di beni
a spazi pubblici, promozione dimmagine, la maggior vendita corrisponde ad un interesse di tutti i cittadini. (cfr. Arena 2005) Pare che le attivit
di comunicazione siano solo delle giustificazioni per linvestimento di denaro pubblico nel circuito mediatico: lobiettivo ultimo sembra quello di
comunicare. Quello che doveva essere uno strumento spesso diventa un
fine con ci che consegue in termini di sordit e perdita di sensibilit nei
confronti del fine a cui lo strumento della comunicazione doveva servire:
soddisfare i bisogni dei cittadini e promuovere una societ pi giusta e solidale (Arena 2005: 80).
Sar durante gli anni Novanta che si dimostrer in modo concreto la volont di cambiare atteggiamento nei confronti della comunicazione delle
istituzioni pubbliche che inizia a essere considerata dai legislatori come risorsa strategica necessaria a scardinare la chiusura autoreferenziale dei pubblici poteri, principale impedimento allinnovazione (Grandi, Faccioli, Rolando). nel clima caratterizzato da questa nuova consapevolezza che viene approvata la legge dell8 Giugno 1990 n 142, Ordinamento delle autonomie
locali. Tale legge capovolge lo sguardo con cui le istituzioni pubbliche si rivolgono alla collettivit: non pi il cittadino a dover interpretare le logiche e i linguaggi della pubblica amministrazione, ma viceversa. La legge,
nellambito dei compiti e delle funzioni degli enti locali, riconosce infatti ai
cittadini il diritto alla partecipazione e attribuisce allente locale il compito
di promuovere organismi di partecipazione e di consultazione della popolazione al fine di migliorare la tutela dellinteresse collettivo.
Nello stesso anno la legge n 241, Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, estende lambito di
applicazione delle innovazioni introdotte dalla legge 142 a tutte le Pubbliche Amministrazioni. Questa legge riconosce cos nuovi diritti ai cittadini:
il diritto di accesso alla documentazione amministrativa, la partecipazione
allo svolgimento del procedimento amministrativo e il diritto allinforma70

zione. Questa legge, secondo gli studiosi della disciplina, segna uno spartiacque fondamentale tra unamministrazione che ha da sempre costruito il rapporto con i propri cittadini sulla base del segreto, della discrezionalit e del clientelismo e un nuovo metodo di amministrazione caratterizzato dallapertura alle richieste del cittadino come principio fondamentale e dalla trasparenza attraverso la pubblicit degli atti e dei documenti.
Il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione ha poi un significativo sviluppo con lintroduzione obbligatoria degli Uffici di Relazione con
il Pubblico (URP) previsti dal decreto legislativo n 29 del 1993, (Razionalizzazione dellorganizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dellart 2 della legge del 23 Ottobre 1992, n 241).
Negli anni novanta dunque si sono mossi i primi passi verso una nuova
considerazione del ruolo della comunicazione istituzionale, ma bisogner
attendere fino al 2000 per assistere allapprovazione della prima legge quadro sulla comunicazione dellistituzione pubblica in Italia.

2.1.1 Legge 150/2000


Il 10 Maggio 2000 il Senato approva la legge n 150, Disciplina delle attivit di informazione di comunicazione delle pubbliche amministrazioni (app.1: 48).
Per la prima volta nel nostro Paese viene emanata una legge specifica sulla comunicazione istituzionale: la legge cerca di definire, principalmente,
le aree di operativit e le rispettive finalit, le forme, gli strumenti e i prodotti, le strutture e le figure professionali necessarie.
Le aree operative sono state differenziate in base ai destinatari della comunicazione:
-- linformazione veicolata dai mezzi di comunicazione di massa;
-- la comunicazione esterna verso i cittadini ed altri enti esterni alle istituzioni pubbliche;
-- la comunicazione interna che ha per destinatari chi opera allinterno delle istituzioni pubbliche.
Per quanto riguarda le finalit della comunicazione la legge riprende gli
obiettivi gi citati dai provvedimenti degli anni Ottanta di carattere prettamente informativo a cui si affiancano intenti maggiormente relazionali ed
una nuova categoria di intervento che riguarda la promozione dellimmagine dellistituzione. Le finalit comunicative di distinguono in:
-- comunicazioni finalizzate a far conoscere le disposizioni normative, con71

La comunicazione come servizio pubblico

dizione per una loro efficace applicazione;


-- comunicazioni di servizio che illustrano le attivit delle istituzioni ed il
loro funzionamento;
-- comunicazioni finalizzate a promuovere una conoscenza che permetta di sfruttare e attuare effettivamente laccesso ai servizi pubblici;
-- comunicazioni che promuovono conoscenze allargate ed approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale;
-- comunicazioni finalizzate allattivazione di processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati;
-- infine comunicazioni in grado di promuovere limmagine delle amministrazioni, nonch quella dellItalia nel mondo, dando visibilit ad eventi dimportanza locale, regionale, nazionale e internazionale.
Le forme e gli strumenti indicati dalla legge per la comunicazione sembrano liberi dai vincoli sulla pianificazione imposti dalla normativa precedente. La 150/2000, infatti, si limita a stabilire che le attivit di comunicazione siano attuate con ogni mezzo idoneo ad assicurare la necessaria diffusione dei messaggi, anche attraverso la strumentazione grafico-editoriale,
le strutture informatiche, le funzioni di sportello, le reti civiche, le iniziative di comunicazione integrata e i sistemi telematici multimediali. (art.2)
Questinterpretazione ottimista viene per smentita dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 Settembre 2000 nella quale si ritorna a
specificare in maniera rigida gli obblighi di ripartizione degli investimenti
della pubblica amministrazione sui diversi media: nello specifico 50% alla
stampa nazionale e/o locale, 15% a emittenti radio e tv, il restante 35% libero. Qui si evidenzia come uno slancio verso il progresso del sistema comunicativo pubblico viene ancora una volta bloccato dalle necessit di stabilit economica di alcuni settori commerciali.
Le strutture proposte sono in stretta relazione con le aree operative indicate in precedenza e quindi in stretta relazione con i destinatari della comunicazione: i mass media, i pubblici esterni e quelli interni. Le tre strutture
principali definite dalla legge sono:
-- il portavoce, una figura professionale che ha un rapporto fiduciario con
i vertici dellistituzione pubblica, come si legge nellart. 7 Lorgano
di vertice dellamministrazione pubblica pu essere coadiuvato da un
portavoce, anche esterno allamministrazione, con compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione. La legge indica questa figura come
un esperto del sistema mediatico che funga da mediatore nei rapporti tra listituzione e le testate informative.
-- lufficio stampa, composto da giornalisti iscritti allAlbo nazionale, pur
72

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

avendo gli stessi interlocutori del portavoce, ovvero i mass media e


pur operando in base alle direttive impartite dallorgano di vertice
dellamministrazione (art.9) si dovrebbe caratterizzare, rispetto al
portavoce, per un ruolo meno politico-istituzionale e pi amministrativo di servizio, cercando di assicurare il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestivit delle comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dellamministrazione. (art. 9) Questa struttura si dovrebbe configurare come autonoma dal vertice dellamministrazione
pubblica, fornendo informazioni chiare, trasparenti e tempestive, ma
risulta abbastanza evidente la difficolt al mantenimento di unautonomia professionale se il proprio datore di lavoro lamministrazione stessa;
-- lufficio per le relazioni con il pubblico (URP) e altre strutture simili, come
gli sportelli per il cittadino, gli sportelli unici della pubblica amministrazione, gli sportelli polifunzionali e gli sportelli per le imprese, sono
individuati come strutture nelle quali si dovranno realizzare le attivit
di comunicazione. Nellart. 8 si specifica la funzione degli URP e viene imposto alle amministrazioni di provvedere alla loro riorganizzazione al fine di renderli capaci di assolvere alle funzioni indicate dalla
legge quali: garantire lesercizio del diritto dinformazione, agevolare
laccesso ai servizi, promuovere la connessione telematica tra i diversi
enti, verificare la qualit dei servizi.
Infine vengono previste dalla legge alcune disposizioni in merito ai messaggi definiti di utilit sociale o di pubblico interesse per i quali si indica che
la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo pu trasmettere a
titolo gratuito. [] Le emittenti private, radiofoniche e televisive, hanno
facolt, ove autorizzate, di utilizzare tali messaggi per passaggi gratuiti.
Agli articoli 13, 14, 15 la legge prende in esame i progetti di comunicazione a
carattere pubblicitario al fine di regolare i tempi, i modi, i finanziamenti e le
procedure di gara dei programmi annuali delle iniziative di comunicazione a carattere pubblico.
Da questa breve analisi si pu capire limportanza che la legge 150/2000
ricopre nel percorso di definizione della comunicazione istituzionale. Per
la prima volta viene emanata una legge che si concentra esclusivamente
sulla regolazione di questo tipo di comunicazione stabilendone, in modo
definitivo, limportanza strategica per il progresso collettivo. Come tutti i
primi esperimenti, presenta, come naturale che sia, dei limiti e delle lacune, alcune delle quali, ancora oggi non sono state colmate.
Facendo riferimento alla nostra disciplina di provenienza si nota come
prima cosa la completa assenza di riferimenti a figure professionali che
si occupino di comunicazione visiva per la progettazione delle campa73

La comunicazione come servizio pubblico

gne a carattere pubblicitario e non. Nel testo di legge si indicano come


necessarie esclusivamente figure professionali provenienti dal mondo del
giornalismo e delle scienze della comunicazione, allarticolo 4, riguardo al
background di formazione degli adetti alla comunicazione, si legge Le
attivit di formazione sono svolte dalla Scuola superiore della pubblica
amministrazione, secondo le disposizioni del decreto legislativo 30 luglio
1999, n 287, dalle scuole specializzate di altre amministrazioni centrali, dalle universit, con particolare riferimento ai corsi di laurea in Scienze
della comunicazione e materie assimilate dal Centro di formazione e studi (FORMEZ). Dal passaggio si comprende che la progettazione visiva
considerata dal legislatore una fase marginale della comunicazione delle
istituzioni pubbliche, tanto che non necessita di regolazione e tanto meno
della definizione di figure specifiche che se ne occupino. La fase di programmazione strategica e di definizione dei contenuti da comunicare riservata ai giornalisti ed ai teorici della comunicazione mentre laspetto visivo relegato ad essere una mansione di minore importanza legata esclusivamente alla realizzazione tecnica di prodotti comunicativi. Questosservazione stata confermata durante unintervista condotta lo scorso Novembre con il responsabile dellUfficio Comunicazione della Provincia di
Milano. Il dott. Angelo De Vivo, commentando i provvedimenti della legge 150/2000 ha espresso disapprovazione in merito alla scelta di trattare la comunicazione istituzionale secondo criteri esclusivamente giornalistici. Sempre in merito a questa questione Grandi (2001: 215) scrive che
In questo caso stata operata una forzatura da parte delle organizzazioni
dei giornalisti che, ottenendo lobbligo discrizione allAlbo nazionale anche degli addetti agli uffici stampa, hanno pensato di risolvere un problema occupazionale della categoria.
Unaltra questione che appare non risolta dalla legge il grado di autonomia degli addetti alla comunicazione rispetto alla componente politica delle istituzioni pubbliche. Come si affermava nei capitoli precedenti una caratteristica imprescindibile della comunicazione istituzionale lessere disinteressata, priva di secondi fini e di avere come unico scopo linteresse
collettivo. La struttura amministrativa implica, per, che i vertici delle istituzioni siano composte da persone le quali a loro volta fanno riferimento
a schieramenti politici che hanno ideali ed interessi propri. Potrebbe dunque succedere, anche in maniera non del tutto intenzionale, che questi interessi di parte vengano inseriti nellagenda dei contenuti da comunicare
attraverso listituzione pubblica. Pertanto sarebbe lecito aspettarsi che una
legge come la 150/2000 si occupasse di limitare le possibilit di ingerenza
politica nelle decisioni riguardanti la comunicazione, ma dalla lettura del
testo appare evidente che tale questione rimane irrisolta. La legge infatti
74

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

non prevede una figura di riferimento a cui spetta il coordinamento strategico delle attivit di comunicazione gestite dalle diverse strutture, una figura che si preoccupi di definire obiettivi comunicativi comuni al fine di
non creare percezioni tra loro discordanti nei destinatari. Alessandro Papini, direttore del Settore Comunicazione della Provincia di Milano critica
la legge 150/2000 per lassenza in normativa di una figura apicale di coordinamento di tutto lapparato comunicativo delle istituzioni pubbliche,
con la naturale conseguenza di aver generato sovrapposizioni competitive
tra figure diverse (Papini, De Vivo 2012: 16). Lo stesso Papini durante un
intervista specifica la sua opinione sostenendo che la sua presenza come
direttore della comunicazione in Provincia non stabilita dalla legge ma
da una scelta illuminata dei vertici amministrativi. La legge 150/2000, ribadisce Papini, lascia un vuoto direzionale nel contesto comunicativo che
va ad essere colmato dal politico di turno, molto spesso privo di qualsiasi
competenza specifica in merito alla disciplina e con la possibilit di essere
fazioso nelle scelte direzionali.
Un altro nodo irrisolto dalla legge 150/2000 lassenza dellobbligo di attivare procedure che verifichino lefficacia comunicativa delle singole iniziative in relazione agli obiettivi specifici da raggiungere, ai media utilizzati ed ai segmenti di pubblico destinatari. Queste ricerche dovrebbero essere realizzate alla fine di ogni fase significativa di un qualsiasi processo
comunicativo, non solo per rendere possibile una verifica pubblica di ci
che stato realizzato, ma anche per orientare le fasi successive. Purtroppo, a causa della mancanza di risorse economiche e di tempo a disposizione, la fase di valutazione unoperazione che viene svolta molto raramente. Come stato pi volte confermato nelle diverse interviste svolte
agli addetti alla comunicazione del Comune e della Provincia di Milano, le
strutture preposte alla comunicazione non sono dotate di strumenti di valutazione perch non hanno n budget, n tempo a disposizione per analizzare il feedback delle diverse campagne. Senza la possibilit di avere dei
riscontri dalla comunicazione prodotta in precedenza, le nuove campagne
rischiano di rimanere bloccate in una sorta di limbo che le costringe ed essere sempre uguali perch prive di stimoli esterni che le indirizzino verso
le nuove necessit dei cittadini.
Infine, ad uno sguardo complessivo, la legge sancisce il dovere dellistituzione pubblica di comunicare, indica quali sono gli obiettivi da raggiungere, quali sono le strutture preposte alla comunicazione e le figure professionali addette alla loro gestione, ma non entra nel merito delle modalit o
dei criteri con cui devessere costruita. Si limita ad indicare genericamente
principi astratti a cui ispirarsi come la tempestivit, la trasparenza e la chiarezza delle informazioni. necessario attendere fino al 2005 con la Di75

La comunicazione come servizio pubblico

rettiva sulla semplificazione del linguaggio delle Pubbliche Amministrazioni (app. 1:


28) perch venga presa in esame la questione della chiarezza e della comprensione da parte dei cittadini delle informazioni comunicate. La direttiva fornisce spunti concreti e consigli operativi per la redazione dei testi.
Come si legge allart. 1 Chi scrive deve avere chiari finalit e contenuti del
testo. Solo cos atti amministrativi e documenti informativi diventano leggibili e comprensibili per tutti. [] Chi comunica traduce la complessit
della funzione amministrativa. Un testo non viene elaborato in astratto. Va
pensato in relazione ai suoi destinatari. [] Quando ci rivolgiamo a tutti,
dobbiamo pensare al destinatario meno istruito. Leggibile e comprensibile appunto un testo assimilato presto e senza difficolt. In sostanza, leggibilit e comprensibilit sono due facce della stessa medaglia. Luna e laltra rispondono a precisi criteri. Il loro rispetto riduce gli ostacoli a una piena fruibilit del testo. La direttiva manifesta un primo segno dattenzione verso un modello di comunicazione inclusiva, cercando di considerare
il target ampio ed eterogeneo a cui listituzione pubblica si deve rivolgere.
In seguito, nel 2006, il Parlamento Europeo confermer questa tendenza
invitando tutti gli stati membri a lavorare per una comunicazione istituzionale maggiormente inclusiva. Nel Libro Bianco su una Politica europea di comunicazione del 1 Febbraio 2006 si legge in merito allinclusione:

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

superiore al 20 per cento della spesa sostenuta nellanno 2009 per le medesime finalit. evidente che un taglio cos drastico limita fortemente la possibilit di miglioramento e progresso della comunicazione istituzionale, a questo proposito Papini afferma che quando si taglia si propone sempre un vecchio e per altro gi superato pregiudizio che pone la comunicazione come una delle prime voci di budget disponibili al sacrificio.
Al contrario noto come sia proprio nei momenti di crisi e di emergenza che occorra mantenere alto il profilo delle comunicazioni, dellascolto,
dellinformazione e della trasparenza con i pubblici di riferimento, specie
quando ad operare sono le istituzioni pubbliche, i cui budget sono espressione della fiscalit collettiva. (Papini, De Vivo 2012: 18). Il DL 78/2010.
emanato in un momento di emergenza, vanifica il percorso fatto finora riportando limportanza del ruolo attribuito alla comunicazione istituzionale ad una logica pre 150.

Figura 25
Libro Bianco su una politica
di comunicazione, Unione
Europea, 2006

25

Tutti i cittadini dovrebbero avere accesso, nella propria lingua, alle informazioni su questioni di interesse pubblico. Ci significa che le informazioni dovrebbero essere rese ampiamente disponibili attraverso una rete estesa di canali, tra cui i mass media e le nuove tecnologie come Internet. Significa anche
che tutti i cittadini di tutti i paesi dellUE dovrebbero essere aiutati a sviluppare le capacit necessarie per accedere e utilizzare tali informazioni. Ci particolarmente importante nel caso delle minoranze, dei cittadini disabili e di altre categorie di persone che potrebbero trovarsi sistematicamente escluse dalla partecipazione alla sfera pubblica. (app.1: 14)

Il documento, per, non ha valore legale per gli stati membri, ma pu solamente indirizzare verso certi modelli eticamente corretti di comunicazione. Inoltre la situazione per la comunicazione della pubblica amministrazione italiana non ha ottenuto giovamento dalla situazione economica
locale e mondiale: infatti per far fronte alla crisi sono stati imposti dallamministrazione centrale dei tagli consistenti al budget riservato alla comunicazione. il Decreto Legge del 31 Maggio 2010, n 78, Misure urgenti in
materia di stabilizzazione finanziaria e di competitivit economica, allart. 6 recita:
A decorrere dallanno 2011 le amministrazioni pubbliche,[] incluse le
autorit indipendenti, non possono effettuare spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicit e di rappresentanza, per un ammontare
76

77

La comunicazione come servizio pubblico

2.2 Tutelare i soggetti in comunicazione


La ricerca in ambito normativo proseguita cercando di raccogliere i testi
ad oggi pubblicati che mirano alla tutela in ambiente comunicativo di alcune categorie considerate a rischio. I documenti raccolti nellappendice sono emessi da istituzioni internazionali, nazionali, da enti dellamministrazione pubblica locale, ma anche da associazioni di privati che lavorano per sensibilizzare lopinione pubblica e le istituzioni in merito ai temi
delletica della comunicazione. I testi sono accomunati dallintento condiviso di promuovere una comunicazione, sia pubblica che privata, inclusiva
e priva di elementi discriminanti per determinati soggetti.

2.2.1 Tutelare i soggetti disabili


I documenti appartenenti a questo contesto presentano lintento comune
di garantire o indirizzare la comunicazione verso un modello accessibile
anche a chi presenta delle disabilit, in particolar modo di tipo sensoriale.
Risulta di notevole importanza la legge del 9 gennaio 2004, n 4 Disposizioni per favorire laccesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici (app. 1: 534),
denominata comunemente legge Stanca dal nome dellallora Ministro per
lInnovazione e le Tecnologie che lha proposta. La legge per la prima volta sancisce in modo chiaro alcuni punti in merito al diritto di accedere ed
usare nel pieno delle loro funzioni gli strumenti telematici ed informatici
della pubblica amministrazione. Come si legge allart. 1 si afferma che
tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilit
da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza
ai sensi dellarticolo 3 della Costituzione. Inoltre nellarticolo seguente si
chiarisce in modo preciso il significato del concetto di accessibilit, riferita allambito informatico, intesa come la capacit dei sistemi informatici,
nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da
parte di coloro che a causa di disabilit necessitano di tecnologie assistive
o configurazioni particolari. La legge ha portato ad un significativo adeguamento dei siti web delle pubbliche amministrazioni ai parametri dettati dalla legge che prevedono lobbligo di fornire modalit di visualizzazione delle pagine alternative a seconda delle problematiche visive delluten78

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

te, ad esempio con il corpo dei caratteri pi grande oppure con colori di
sfondo differenti. Per i soggetti non vendenti previsto un sistema di lettura automatica che fornisce una traccia audio dei contenuti testuali della
pagina. La legge prevede inoltre delle figure competenti in materia, esterne alle istituzioni, incaricate di verificare il reale grado di accessibilit dei
siti: una volta ricevuta lidoneit lente proprietario del sito ottiene il diritto di esporre il logo appositamente disegnato per fungere da sigillo che dimostra la garanzia di accessibilit del sito.
Il rispetto degli standard di accessibilit per le strutture informatiche e telematiche, grazie a questa legge, sembra sulla buona strada, diversa invece la situazione per quanto riguarda la comunicazione che prevede la produzione di artefatti analogici. Innanzitutto ad oggi non ci sono leggi che
entrino nello specifico e che diano direttive precise riguardo al problema
dellaccesso alla comunicazione da parte di soggetti con disabilit sensoriali. Si trova un accenno riguardante laccesso e lorientamento negli spazi pubblici allinterno del Regolamento recante norme per leliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici, n 503, del 24. 07. 1996
dove si specifica che per barriera architettonica sintende anche la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono lorientamento e la
riconoscibilit dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. (app.1: 186) Ma
la legge si riferisce alla fruizione dello spazio piuttosto che allaccesso alle
informazioni.
Inoltre durante le interviste ai responsabili della comunicazione presso
il Comune e la Provincia di Milano emersa una generale mancanza di
orientamento e di strumenti a garanzia della progettazione di prodotti comunicativi accessibili, tanto che alla domanda che chiedeva se esistessero
linee guida o direttive dellente in merito alla questione, la risposta sempre stata negativa. Se ne deduce dunque che la collaborazione tra i diversi
enti locali per affrontare questioni di questo genere non particolarmente attiva in quanto, proseguendo nella ricerca, pervenuto un buon documento redatto nel 2008 dalla Regione Piemonte, intitolato Linee guida per
una comunicazione pubblica inclusiva (app.1: 200). Il documento cerca di chiarire il contesto di riferimento con unanalisi teorica della situazione attuale e delle problematiche che la comunicazione delle istituzioni pubbliche
si trova ad affrontare, in particolare facendo riferimento allutenza generica e variegata a cui si rivolge. Nel terzo capitolo definisce il significato
di comunicazione inclusiva e giustifica le motivazioni per cui unistituzione pubblica deve dimostrare particolare sensibilit in questo senso. Infine nellultimo capitolo, Verso un progetto comunicativo inclusivo, elenca una serie di punti divisi per caratteristiche utili per la miglior comprensione del79

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

La comunicazione come servizio pubblico

26

le informazioni e caratteristiche utili per assicurare la leggibilit dei contenuti. Il capitolo intende evidenziare dei punti di attenzione da tenere in
considerazione quando si progettano artefatti analogici al fine di garantirne il massimo grado accessibilit (Fig. 00). Le linee guida non hanno valore giuridico, ma sono solo dei consigli che cercano di sensibilizzare chi si
occupa di comunicazione pubblica sullimportanza di certi criteri progettuali. Documenti come questo dovrebbero essere condivisi su larga scala
per indirizzare il lavoro di tutti gli addetti alla comunicazione e dovrebbero fungere da stimolo per attivare linteresse del legislatore ad occuparsi a
livello normativo di queste problematiche

2.2.2 Tutelare le donne


I testi raccolti nel terzo capitolo dellappendice riguardano la tutela della
figura della donna e la promozione della parit tra i sessi in comunicazione. Un ambito che si riferisce non tanto allaccessibilit, ma, in particolare,
al carattere inclusivo e non discriminatorio a cui la comunicazione in generale, ma la comunicazione istituzionale in particolar modo, dovrebbero aspirare. Il primo documento da citare che fornisce ispirazione ed indirizzo per la stesura dei documenti seguenti la carta redatta nel 1979 in
occasione della Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination
against Women, tenutasi allONU, nella quale si afferma che The full and
complete development of a country, the welfare of the world and the cause of peace require the maximum participation of women on equal terms
with men in all fields. (app.1: 288). Di seguito si invitano le istituzioni delle Nazioni appartenenti allONU ad attuare tutte le misure appropriate al
fine di eliminare, nella societ, pregiudizi e discriminazioni basati sul concetto di inferiorit di un genere rispetto allaltro e sui ruoli stereotipati nei
quali sono relegati uomini e donne.
Con il proseguire del dibattito in merito a queste tematiche parso evidente come la comunicazione mass mediatica nelle sue diverse forme sia
un potente strumento per la formazione del pensiero comune in merito
al ruolo della donna nella societ e alla parit tra il genere maschile e femminile. sulla base di questo pensiero che viene redatta la Risoluzione del
Parlamento Europeo sullimpatto del marketing e della pubblicit sulla parit tra donne e uomini del 3 Settembre 2008 (app.1: 300). Il documento per la prima
volta pone lattenzione sul ruolo determinante svolto dalla comunicazione pubblicitaria e dal marketing nellamplificare e consolidare gli stereotipi culturali esistenti, ma anche nel crearne di nuovi (cfr. Baule, Bucchet80

Figura 26
Alcune sezioni in cui
suddiviso il documento
della Regione Piemonte,
Linee guida per un
progetto inclusivo, 2008
81

La comunicazione come servizio pubblico

ti 2013). Viene esplicitamente dichiarato il forte impatto che la comunicazione pu avere sulla costruzione della parit tra uomini e donne e si sottolinea come la diffusione di immagini e messaggi discriminanti, o contenenti stereotipi di genere, impediscano il progresso collettivo teso alla costruzione di una societ paritaria. In particolare si sottolinea come questo
tipo di messaggi influisca sulleducazione dei minori e condizioni la loro
visione della donna una volta adulti, come spiegato allart. 10. Il Parlamento Europeo sottolinea che la presenza di stereotipi negli spot pubblicitari trasmessi durante i programmi per bambini costituisce un vero problema a causa delle sue potenziali ripercussioni sulla socializzazione di genere e, di conseguenza, sul modo in cui i bambini vedono se stessi, i propri
familiari e il mondo esterno. La comunicazione influisce sulla costruzione dellidentit del soggetto e ipoteca il futuro della societ; diviene dunque necessario agire attraverso azioni di sensibilizzazione, educazione critica, affinch lidentit sia concepita in maniera etica e responsabile (Baule, Bucchetti 2013: 14). A questo proposito il regolamento invita gli stati membri a svolgere attivit di educazione e sensibilizzazione verso i pi
piccoli utilizzando anche il canale scolastico al fine di promuovere lo sviluppo di uno spirito critico verso limmagine e i media in generale, onde
prevenire gli effetti sgraditi prodotti dal persistere di stereotipi sessisti nel
marketing e nella pubblicit.
Il regolamento si conclude con linvito alle istituzioni e ai professionisti
operanti nel mondo della comunicazione a sviluppare buoni esempi di comunicazione attenta al genere e alla promozione della parit ed esorta a
continuare la discussione in merito al ruolo svolto dalla pubblicit e dal
marketing nella formazione e nel consolidamento di stereotipi di genere.
Il Parlamento Europeo
sottolinea la necessit di buoni esempi (da una prospettiva di genere) nel campo dei media e della pubblicit per mostrare che un cambiamento possibile e auspicabile. []
sottolinea la necessit di intrattenere una discussione permanente nella pubblicit e nel marketing e il loro ruolo per quanto riguarda la creazione e il mantenimento di immagini stereotipate di genere;
invita gli Stati membri ad elaborare e lanciare iniziative didattiche informate a
uno spirito di tolleranza e di astensione da ogni forma di stereotipo e aventi
lo scopo di promuovere la cultura della parit di genere attraverso idonei programmi educativi.

doveroso precisare che le risoluzioni sono atti pronunciati allunanimit


dal Parlamento Europeo su rapporti redatti da una delle commissioni parlamentari, non risultano direttamente vincolanti per gli stati membri; sono
82

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

esclusivamente atti politici di indirizzo rivolti al Consiglio dellUnione europea o alla Commissione delle Comunit europee: saranno poi queste ultime a recepire e definire lindirizzo della risoluzione, eventualmente trasformandolo in direttiva vincolante per gli stati membri.
La risoluzione del Parlamento Europeo si pone, per, come elemento catalizzatore per il dibattito che, in seguito, sorto in Italia, grazie anche al
contributo delle associazioni di settore e delle universit che svolgono attivit di ricerca nel campo delle scienze sociali e della comunicazione visiva. Si assiste dunque alla pubblicazione di documenti specifici riguardanti la comunicazione di genere, scritti con lintento di stabilire una posizione chiara in merito alla questione della parit e degli stereotipi prodotti o
promossi dalla comunicazione pubblicitaria e dal marketing. Gli enti locali
risultano i primi a prendere posizione in merito alla comunicazione di genere, nellappendice (app1: 331) di trovano archiviate le linee guida delle
Regioni Piemonte, Lombardia e Puglia, del Comune di Macerata e del Comune di Lodi. I documenti presentano un impianto comune riassumibile
in alcuni punti chiave ricorrenti:
-- il proposito dintegrare lattenzione alle problematiche di genere nella missione dellente in modo che le campagne di comunicazione non
abbiano effetti discriminatori per uno dei due sessi;
-- lavorare per il superamento delluso strumentale, offensivo e oltraggioso, dellimmagine femminile, intesa come richiamo sessuale, passivo oggetto di desiderio e gli stereotipi sessuali che banalizzano lidentit di donne e uomini;
-- limpegno a rappresentare e dare visibilit a entrambi i sessi, compatibilmente con loggetto e le finalit della campagna, al fine di esplicitare il contributo di donne e uomini al corpo sociale. Evitando di confinare i soggetti sessuati in ambiti segreganti o tradizionalmente specializzati;
-- limpegno ad utilizzare, nellelaborazione dei testi, un linguaggio inclusivo dei due generi, pur nel rispetto della funzionalit del messaggio; evitando termini ed espressioni che possano rivelarsi, direttamente o indirettamente, offensivi dellidentit di genere;
-- la volont dintrodurre nei progetti di comunicazione elementi che
diano visibilit ai flussi migratori in corso e allinserimento di donne
di provenienza e cultura non italiana nel tessuto sociale locale, ponendo laccento sulla dimensione della multietnicit e alimentando il senso di appartenenza delle nuove arrivate;
-- limpegno a stimolare il contributo e la partecipazione di donne professioniste al progetto di comunicazione, valorizzandone il loro apporto.
83

La comunicazione come servizio pubblico

La pubblicazione di linee guida di fondamentale importanza perch si


presentano allopinione pubblica come una chiara dichiarazione dintenti
degli enti ad impegnarsi per una comunicazione pi equa e lontana dagli
stereotipi di genere, ma, come affermato in precedenza, questi documenti
non hanno valore giuridico, non presentano obblighi formali per nessuno.
Ad oggi non esiste ancora una legge in Italia che tuteli le donne in comunicazione, ma qualche segno di movimento verso una definizione legale di
questi temi si riscontra in due protocolli dintesa. Il primo vede protagonisti il Ministero delle Pari Opportunit e lIstituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP). Il 26 Gennaio 2011 due enti firmano il Protocollo dintesa sulla parit e non discriminazione tra i generi nellambito della pubblicit (app.1: 319).
Come si legge nellart. 1 comma 2 i firmatari simpegnano a

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

27

collaborare per fare in modo che gli operatori di pubblicit ed i loro utenti
adottino modelli di comunicazione commerciale che:
- non contengano immagini o rappresentazioni di violenza contro le donne o
che incitino ad atti di violenza sulle donne;
- tutelino la dignit della donna, rispettino il principio di pari opportunit e diffondano valori positivi sulla figura femminile;
- siano attenti alla rappresentazione dei generi, rispettosi delle identit di donne e uomini, coerenti con levoluzione dei ruoli nella societ;
- evitino il ricorso a stereotipi di genere;

Inoltre il Ministero simpegna a denunciare tempestivamente allo IAP i


casi di comunicazioni contenenti immagini lesive della dignit della donna
o rappresentazioni di violenza contro le donne o che incitino ad atti di violenza sulle donne. Allo stesso tempo lo IAP simpegna a segnalare al Ministero casi di campagne di comunicazione che non rispettino la parit tra
i sessi e risultino discriminanti nei confronti delluno o dellaltro genere.
Il secondo protocollo, invece, stato voluto dal Comune di Rimini che ha
coinvolto le aziende locali operanti nel settore della comunicazione; insieme il 17 Luglio 2012 hanno firmato il Protocollo dintesa per lattivit di sensibilizzazione sulla parit e non discriminazione tra i generi nellambito della pubblicit (app.1: 325). Il documento, riprendendo il protocollo del Ministero, dichiara limpegno dei firmatari a collaborare per fare in modo che gli operatori di pubblicit ed i loro utenti adottino modelli di comunicazione che
non contengano immagini lesive della dignit delluomo e della donna, immagini che utilizzano il corpo femminile per la vendita di prodotti fuori
contesto, che non trasmettano messaggi discriminatori o degradanti basati sugli stereotipi di genere. Inoltre il protocollo mette laccento sul lavoro
di sensibilizzazione e controllo che i firmatari dovranno svolgere in merito alla comunicazione pubblicitaria locale: Le parti si impegnano a svol84

Figura 27
Linee guida della Provinci
di Milano per la tutela
della parit di genere in
comunicazione, 2011
85

La comunicazione come servizio pubblico

gere unattivit di sensibilizzazione e monitoraggio delle pubblicit e delle


immagini commerciali a tutela della dignit femminile e di genere. (art.1)
Dalla rassegna dei documenti raccolti si comprende che il dibattito intorno alla comunicazione di genere e alle problematiche ad esso relative
ben avviata e sta via via coinvolgendo sia i privati che gli enti pubblici, ottenendo notevole risonanza mediatica grazie anche ad una serie di conferenze ed iniziative a tema. Sembra, per, essere ancora lontano lintervento giuridico che imponga dei vincoli legali a garanzia di una comunicazione che proponga una rappresentazione dellimmagine femminile rispettosa della dignit delle donne, libera da stereotipi di genere, e da immagini
degradanti, ma che, allo stesso tempo, tuteli il pieno rispetto della libert
di espressione e della libert di stampa.

2.2.3 Tutelare i minori


Bambini e adolescenti rappresentano una categoria particolare allinterno
del bacino dutenza della comunicazione, infatti, considerata la giovane et
e la poca esperienza del mondo, si presume che la loro sensibilit sia particolarmente suscettibile agli stimoli esterni, inoltre il senso critico che permette di discernere ci che giusto da ci che sbagliato, valutando quali messaggi tenere in considerazione e quali scartare, non ancora pienamente formato. Questa condizione rende la mente dei bambini particolarmente malleabile e facile da plasmare attraverso un linguaggio ripetitivo e
pervasivo come il linguaggio della comunicazione pubblicitaria. Lesposizione prolungata a contenuti verbo-visivi non adeguati allet del soggetto
o contenenti messaggi aggressivi, discriminatori oppure offensivi, rischiano di segnare in maniera negativa il pensiero e di conseguenza il comportamento dei soggetti.
Per tutte queste motivazioni si percepita come necessaria la stesura di
documenti atti alla tutela dei soggetti minorenni esposti alla comunicazione mass mediatica. I testi raccolti nella quarta sezione dellappendice svolgono la loro azione di tutela considerando necessariamente due fronti,
da un lato stabiliscono certi limiti daccesso a determinati contenuti per il
pubblico minorenne, dallaltro si rivolgono ai chi produce i messaggi pubblicitari cercando di orientarli verso modelli comunicativi che rispettino i
piccoli, che non ledano la loro sensibilit o sfruttino la loro ingenuit per
massimizzare i profitti.
86

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

Per quanto riguarda la regolazione dellaccesso ai contenuti da parte di


soggetti minorenni, si pu fare riferimento a due documenti emanati dal
Parlamento Europeo che sono stati emessi con lintento di ampliare il discorso anche rispetto ai nuovi mezzi di comunicazione che veicolano contenuti provenienti dalla rete. Il primo documento che ha come intento
quello di aprire il dibattito pubblico allinterno della Commissione europea il Libro verde sulla tutela dei minori e della dignit umana nei servizi audiovisivi e di informazione presentato dalla Commissione Europea nel 1996 (app.1:
380). Il testo, riferendosi al nuovo panorama di sviluppo tecnologico dei
mezzi di comunicazione, sottolinea limportanza di trovare un buon equilibrio a livello normativo tra la libert despressione e la tutela dellinteresse collettivo rappresentato anche dalla protezione dei minori e dal rispetto
della dignit umana. Nel documento si specificano le differenze tra i media tradizionali (radio e televisione), che sono strumenti di comunicazione di massa, centralizzati per loro intrinseca natura, ed i nuovi servizi di
comunicazione che presentano caratteristiche differenti: sono decentrati
e sono pi vicini allindividuo che alla comunicazione di massa. Per quanto attualmente il loro contenuto informativo possa essere identico (film,
notiziari, documentari) queste diverse caratteristiche devono essere tenute presenti quando si elaborano le politiche di settore. In seguito il documento solleva una problematica di notevole rilevanza riguardante il controllo da parte degli stati membri sui contenuti veicolati dai nuovi media.
Infatti se la normale prassi prevede lidentificazione di contenuti vietati e
la conseguente sanzione dei contravventori, secondo le modalit previste
dalle leggi nazionali, nellambito dei nuovi servizi audiovisivi tale prassi diventa difficilmente applicabile in quanto non sempre possibile identificare chiaramente la responsabilit in merito ai contenuti divulgati, come si
legge nel documento: nei servizi decentrati, diventa difficile determinare
le rispettive responsabilit dei diversi partecipanti alla catena delle comunicazioni, dallinserimento di un contenuto al suo accesso da parte delutente finale. Rimane dunque aperta la questione che deve determinare se
la responsabilit ricade esclusivamente sul privato che produce ed immette in rete contenuti illeciti oppure essa in parte condivisa con gli operatori che veicolano la trasmissione di questi contenuti. La Commissione dunque auspica lo sviluppo di un approccio al problema che sia coerente a livello dellUnione Europea, in questo modo si faciliterebbe lapplicazione
del diritto nazionale evitando ostacoli derivanti dal diverso assetto giuridico degli stati membri.
Il tema viene in seguito ripreso da una proposta di raccomandazione
emessa dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dellUnione Europea, nel
2004, relativa alla protezione dei minori e della dignit umana e al diritto
87

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

La comunicazione come servizio pubblico

di replica relativamente alla competitivit dellindustria europea dei servizi


audiovisivi e dinformazione (app.1: 371). Il documento mira alla promozione di un corretto sviluppo e potenziamento del mercato delle telecomunicazioni e a tal fine raccomanda agli stati membri di promuovere misure di incentivo ai minori per un utilizzo responsabile dei nuovi servizi
audiovisivi e dinformazione in linea, segnatamente tramite una maggiore
sensibilizzazione dei genitori, degli educatori e degli insegnanti riguardo al
potenziale dei nuovi servizi e alla possibilit di renderli sicuri per i minori . Inoltre si raccomanda alle aziende e alle parti interessate di mettere a
punto misure positive a favore dei minori, comprese iniziative volte a facilitare un maggiore accesso dei minori ai servizi audiovisivi e dinformazione, evitando al contempo contenuti potenzialmente nocivi. Invita inoltre gli interessati a favorire processi di collaborazione tra gli organismi di
autoregolamentazione e di coregolamentazione degli Stati membri, nonch tramite lo scambio di buone pratiche relativamente a questioni, quali
un sistema di simboli descrittivi comuni che aiuti gli spettatori a valutare il
contenuto dei programmi.
In Italia un documento rilevante per la tutela dei minori rispetto ai contenuti proposti dai canali audiovisivi il Codice di Autoregolamentazione Tv e
Minori predisposto dal Ministro delle Comunicazioni ed approvato il 29 Novembre 2002 (app.1: 410).
Le imprese televisive firmatarie nelle premesse riconoscono che lutenza televisiva composta anche da minori e che la necessit del minore ad
uno sviluppo regolare e completo un diritto sancito da norme nazionali ed internazionali a partire dallarticolo 31 della Costituzione Italiana
che impegna tutti gli organi nazionali a proteggere linfanzia e la giovent. Esse comprendono limportante ruolo che la televisione pu svolgere
a sostegno della famiglia nelleducazione dei minori e il dovere degli emittenti verso la tutela dei minori dallaccesso a contenuti che possano nuocere alla loro integrit psichica e morale. Proseguendo il testo pone dei limiti che regolano la partecipazione di minori alle trasmissioni televisive e
divide il palinsesto televisivo in fasce orarie che devono essere adatte ad
un pubblico di tutte le et ed altre, in particolare le ore notturne, che possono essere utilizzate per la trasmissione di contenuti dedicati ad un pubblico adulto. Infine allarticolo 4 viene preso in esame lambito della comunicazione pubblicitaria: a questo proposito le imprese televisive si impegnano a controllare i contenuti della pubblicit, dei trailer e dei promo
dei programmi e a non trasmettere pubblicit e autopromozioni che possano ledere larmonico sviluppo della personalit dei minori o che possano costituire fonte di pericolo fisico o morale per i minori. Larticolo entra poi nello specifico elencando i contenuti ritenuti nocivi che non pos88

sono essere inseriti negli spot:


-- i minori non devono essere rappresentati in situazioni pericolose, in
atteggiamenti violenti o aggressivi;
-- i minori non devono essere rappresentati nellatto di consumare alcol, droga o tabacco. Inoltre lo spot non deve incitare al consumo di
queste sostanze e nemmeno denigrare atteggiamenti di astinenza e sobriet dalle stesse;
-- il messaggio dello spot non deve incitare i minori o chi per loro allacquisto, abusando della loro naturale credulit ed inesperienza;
-- i contenuti dello spot non devono indurre in errore, in particolare i
minori, sulle caratteristiche del prodotto reclamizzato.
Larticolo si conclude specificando che tutti i messaggi promozionali rivolti ai minori dovranno essere bene riconoscibili come tali. I messaggi pubblicitari[] dovranno essere preceduti, seguiti e caratterizzati da
elementi di discontinuit ben riconoscibili e distinguibili dalla trasmissione anche dai bambini che non sanno ancora leggere e da minori disabili.
Laspetto riguardante la condotta dei soggetti che si occupano di produrre e divulgare messaggi preso in esame da due documenti redatti da associazioni private e quindi non vincolanti a livello giuridico.
La Carta di Treviso, per una cultura dellinfanzia (app.1: 420), pubblicata
per la prima volta nel 1990 ed in seguito aggiornata nel 2006, un documento redatto dallOrdine dei Giornalisti e dal FNSI (sindacato unitario
dei giornalisti italiani) che manifesta lintento della categoria a svolgere la
professione dinformatori e di formatori dellopinione pubblica tenendo
conto della presenza nel pubblico di utenti minorenni che vanno tutelati
in maniera particolare al fine di non ledere la loro sensibilit e il loro sviluppo psichico e morale.
Le parti si dichiarano consapevoli che il fondamentale diritto allinformazione pu trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti dei soggetti bisognosi di una tutela privilegiata. Pertanto, fermo restando il diritto di cronaca in ordine ai fatti e alle responsabilit, va ricercato un equilibrio con il diritto del minore ad una specifica e superiore tutela della sua
integrit psico-fisica, affettiva e di vita di relazione. Di seguito al punto 7
si fa specifico riferimento allutilizzo delle immagini che ritraggono determinate situazioni: nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficolt occorre porre particolare attenzione e sensibilit nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona. Il documento si conclude con un vademecum per i
89

La comunicazione come servizio pubblico

professionisti che deve fungere da strumento dindirizzo nello svolgimento della professione giornalistica.
Un altro documento recente, che dimostra linteresse e limpegno dei privati verso il tema della tutela dei minori in comunicazione, la Carta di Milano, per il rispetto dei bambini e delle bambine nella comunicazione pubblicata nel
2012 dallorganizzazione non profit Terre des hommes (app.1: 426). Nella premessa al documento si legge che il progetto nasce dalla volont comune di genitori, psicologi, professionisti della comunicazione, rappresentanti delle istituzioni, dellarte, della scuola, delle imprese e del diritto
nel promuovere un nuovo impegno di responsabilit sociale da parte di
tutti gli operatori coinvolti nel mondo della comunicazione affinch venga garantita la tutela e il rispetto delle bambine e dei bambini nei prodotti comunicativi diffusi.
Per la stesura del documento gli autori dichiarano di essersi ispirati alla
Carta di Treviso, al Keeping Children Safe, al Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e allesperienza maturata in cinque edizioni del Child
Guardian Award di Terre des Hommes. Lintento della Carta quello di ravvivare il dibattito pubblico in merito a questo tema, contribuendo a spronare le istituzioni e le aziende di settore, a lavorare per il raggiungimento
di modelli comunicativi etici e corretti nei confronti dei minori in prima
istanza, e delle persone in generale.
La Carta di Milano risulta essere utile ai fini della ricerca qui condotta perch tratta nello specifico dei contenuti e delle modalit della rappresentazione che la comunicazione non deve adottare nei confronti dei minori. I
punti ritenuti maggiormente interessanti sono:

Comunicazione pubblica: il quadro normativo

no soprattutto nei loro familiari e nelle figure affettive a loro pi vicine, ovvero in chiunque si prenda cura del loro benessere psicofisico. La comunicazione non dovrebbe sminuire nessuna di queste figure []
La rappresentazione di bambini e bambine affetti da patologie non deve ricorrere a immagini, descrizioni o discorsi che possano ledere la loro dignit.
(app.: 000)

Dalla lettura dei documenti raccolti nella quarta sezione dellappendice


si evidenzia la presenza di vincoli normativi per quanto riguarda laccesso dei minori a contenuti non adatti alla loro condizione, diversamente si
nota come i documenti che riguardano la produzione di messaggi indirizzati ai minori o con contenuti riferiti ad essi, siano di iniziativa esclusivamente privata: quindi la scelta degli operatori di comunicazione di aderire
o meno a certi limiti e principi etici rimane di fatto una decisione personale legata alla coscienza dei singoli. Questa considerazione introduce gli argomenti trattati nel capitolo seguente che intende riflettere sul ruolo degli
addetti alla comunicazione e sui principi ai quali essi si ispirano nello svolgimento della loro professione ed in particolare nellapproccio a tematiche
di carattere sociale poste nellambito dellinteresse collettivo.

Figura 28
Carta di Milano, per il
rispetto dei bambini e delle
bambine in comunicazione,
Terre des hommes, 2012

28

La comunicazione deve tenere conto delle differenti et delle bambine e dei


bambini coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose inadeguati alla loro et []
Ogni precoce erotizzazione dei bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione.
La comunicazione dovrebbe rappresentare le bambine e i bambini in maniera
veritiera, rifuggendo da ogni idealizzazione, buonismo o pietismo e bandendo ogni promozione o incitamento a comportamenti devianti o violenti. []
I bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la raffigurazione adultizzata di stati danimo negativi [] che mirano solo a una loro
strumentalizzazione a fini commerciali. []
I bambini sono bambini. Sono femmine e sono maschi, con lo stesso diritto a
essere rispettati come persone a tutto tondo. La comunicazione non deve rappresentare il genere in categorie fisse []
I bambini e le bambine hanno bisogno di punti di riferimento forti che trova90

91

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Lavori in corso

Si ritenuto opportuno riportare questa recentissima notizia riguardante il


rapporto tra un istituzione pubblica e letica della comunicazione.
Il 28 Giugno il consiglio comunale di Milano ha approvato una delibera
che intende regolare i contenuti dei manifesti pubblicitari affissi negli spazi comunali e in quelli di propriet dellAtm.
Il documento stabilisce cinque punti sui quali si dovr basare la valutazione
degli uffici comunali preposti a rilasciare il visto ai nuovi manifesti pubblicitari destinati alle affissioni urbane:
-- violenza, sono incompatibili con limmagine che il comune promuove le pubblicit che rappresentano o incitano ad atti di violenza fisica o morale;
-- normalit, non ammesse immagini indecenti, ripugnanti, devianti da
quello che la comunit percepisce come normale, tali da ledere la
sensibilit del pubblico;
-- stereotipi, bocciati i messaggi discriminatori e/o degradanti, che attraverso luso di stereotipi tendono a collocare la donna in ruoli di subalternit;
-- il corpo, no alla mercificazione del corpo attraverso rappresentazioni o riproduzioni della donna quale oggetto di possesso o di sopraffazione sessuale;
-- genere, stop ai pregiudizi culturali fondati sul genere, appartenenza
etnica, orientamento sessuale, abilit fisica e psichica, credo religioso.

Si nota la particolare sensibilit nei confronti della rappresentazione della


figura femminile in pubblicit: infatti come spiegato dalla sociologa, Francesca Zajczyk, una delle redattrici del regolamento, la delibera si basa sul
protocollo dintesa tra lo Iap e il Ministero per le Pari Opportunit sulla
parit e non discriminazione tra i generi nellambito della pubblicit e fa
parte di un progetto pi ampio che coinvolge altri Comuni con cui Milano
fa rete, Torino, Ravenna, Roma, Vicenza... Che insieme stanno promuovendo progetti per la tutela della parit di genere e labolizione degli stereotipi nella comunicazione.
Il provvedimento ha inevitabilmente sollevato critiche ed opinioni discordanti, c chi come il fotgrafo Oliviero Toscani accusa il Comune di essere moralista ed anacronistico.
La vicesindaco Ada Lucia De Cesaris risponde alle polemiche spiegando
Questa delibera vuole sancire il rispetto della persona, non vuole censurare ma evitare che il corpo delle donne, ma non solo, sia usato e volgarizzato per meri fini commerciali.
Il regolamento appare certamente controverso e soggetto allinterpretazione personale degli addetti alla valutazione dei manifesti, si noti per
esempio il secondo punto dove laggettivo normale posto tra virgolette risulta essere un concetto opinabile e difficile da definire in maniera univoca. Da un altro punto di vista, per, la delibera del Comune di Milano un
segno forte, che dimostra una nuova sensibilit da parte delle istituzioni
locali nei confronti delletica della comunicazione, un punto di partenza,
certamente migliorabile dal quale proseguire con la ricerca e le azioni finalizzate alla tutela della persona e delle pari opportunit in comunicazione.

Cfr. Oriana Liso, Stop alle pubblicit con le donne oggetto,


29 Giugno 2013, La Repubblica

92

93

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

03
ETICA DEL PROGETTO DI
COMUNICAZIONE
As much as I love things in flux, I love them
within a frame of reference - a consistent
reassurance that at least and at last I am the one
responsible for every detail.
And that is why I love Design
Massimo Vignelli

94

95

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

03. ETICA DEL PROGETTO DI


COMUNICAZIONE

Dal discorso affrontato finora si comprende come la comunicazione delle


istituzioni pubbliche sia un ambito complesso, caratterizzato da molteplici doveri verso la collettivit e da delicati equilibri da preservare. Di conseguenza risulta altrettanto arduo e delicato il lavoro dei professionisti che
si devono occupare della pianificazione e della progettazione della comunicazione della pubblica amministrazione.
In questo capitolo si cercher di chiarire come sono stabiliti i ruoli di gestione della comunicazione istituzionale e dove si colloca la figura del designer allinterno del processo di sviluppo delle iniziative di comunicazione dellente. Trattandosi di un incarico che rientra nellambito del servizio pubblico, con tutte le implicazioni che esso comporta, si ritenuto opportuno approfondire quali siano i codici di condotta professionale a cui i
designer e gli operatori della comunicazione fanno riferimento nello svolgere la loro professione. Come gi affermato in precedenza, si ritiene che
la comunicazione dovrebbe sempre aspirare a valori etici, ma a maggior
ragione la comunicazione cosddetta di pubblica utilit dovrebbe essere
sempre garanzia di correttezza e di etica professionale.
Inoltre si discuter se e come il designer della comunicazione con il suo lavoro pu fungere da catalizzatore per lo sviluppo di processi dinnovazione tesi al progresso collettivo.
Il capitolo si conclude descrivendo il lavoro di alcuni designer del passato
che per primi si sono confrontati con la progettazione di artefatti comunicativi per la pubblica amministrazione.
Dallo studio del loro lavoro possibile trarre insegnamenti ed indicazioni
utili che indirizzino in modo pratico chi oggi chiamato a progettare per
la comunicazione dellambito pubblico.

96

3.1 Comunicatori pubblici


Nel capitolo precedente si visto come la legge 150/2000 abbia portato
notevoli modifiche nellambito della comunicazione delle istituzioni pubbliche e cos anche nellassetto gestionale della comunicazione.
La legge sancisce la presenza di tre strutture obbligatorie che implicano la
presenza di diverse figure professionali: il portavoce che in rapporto diretto con la dirigenza politica e funge da intermediario tra i vertici del potere e i media, lufficio stampa composto da giornalisti iscritti allalbo, teoricamente indipendente dalla dirigenza che ha il compito di comunicare
ai mass media intenti ed azioni dellente per cui lavorano ed infine lufficio relazioni con il pubblico (URP) che ha il compito di gestire la comunicazione diretta con il cittadino attraverso gli sportelli fisici e online, dando
informazioni utili al cittadino in merito al funzionamento dellente o alle
modalit di accesso ai servizi.
La struttura organizzativa stabilita dalla 150/2000 lascia dietro di s non
poche incongruenze, rispetto ai ruoli e alle figure professionali coinvolte.
Potrebbero presentarsi conflitti di competenze tra il portavoce e il capo
dellufficio stampa in quanto le loro mansioni possono sovrapporsi e
spesso non sono ben distinte, trattandosi sempre di gestione di rapporti
tra ente pubblico e sistema mediatico.
Gli incarichi affidati allURP sono estremamente vasti. LURP diventa un
vero e proprio centro coordinatore che eroga e gestisce i servizi di comunicazione dellistituzione che coniuga importanti attivit informative e di
promozione con la verifica della customer satisfaction, lascolto con la costruzione dellimmagine dellente, la comunicazione interna con quella esterna.
In una situazione cos complessa ed eterogenea servono figure professionali dalle competenze trasversali. La letteratura di settore evidenzia la
mancanza di personale formato in questo senso. Scrive Grandi in riferimento al nuovo assetto dellURP: si tratta di un accorpamento di competenze diverse difficile da trovare in professioni gi presenti sul mercato del
lavoro (Grandi 2001: 216), questione che rende arduo il buon funzionamento dellURP ed i buoni propositi del legislatore.
La legge non prevede una figura centrale di coordinamento dedicata allorganizzazione delle diverse strutture preposte alla comunicazione.
Questa lacuna legislativa di notevole rilevanza perch potrebbe causare un disallineamento tra le tre strutture comunicative in merito agli indirizzi su cui si devono basare le azioni comunicative, facendo si che la comunicazione sia gestita in modo decentrato dalle singole strutture causan97

La comunicazione come servizio pubblico

do notevoli problemi di incoerenza tra i messaggi trasmessi allesterno. Il


problema stato affrontato nella Direttiva sulle attivit di comunicazione delle
pubbliche amministrazioni del 7 Febbraio 2002, promossa dal Ministro Frattini: nella direttiva si cerca di colmare la precedente lacuna legislativa istituendo una struttura di coordinamento, costituita dal direttore dellURP
e dalle analoghe strutture ove esistenti, dal direttore dellufficio stampa
e dal portavoce, se presente allinterno dellamministrazione, incaricata
di presentare al vertice dellamministrazione entro il 30 di Novembre di
ogni anno il programma delle iniziative di comunicazione (app.1: 37).
Vengono poi specificati i punti che il piano di comunicazione deve contenere: obiettivi e strategia di comunicazione integrata, descrizione delle singole azioni con indicazione dei tempi di realizzazione, scelta dei mezzi di
diffusione e budget dedicato, pianificazione delle attivit di monitoraggio
e valutazione dellefficacia delle azioni comunicative.
Il tentativo di coordinamento imposto dalla direttiva pu considerarsi uno
sforzo positivo, ma, osservando i contenuti indicati per la stesura del piano di comunicazione, viene spontaneo chiedersi se portavoce, capo ufficio stampa e direttore dellURP siano in grado di muoversi nella stessa
direzione senza un regista dotato di competenze nellambito della comunicazione non limitata al giornalismo? (Gabardi 2005: 20)
Risulta difficile capire come figure professionali di formazione prettamente letteraria/giornalistica riescano a gestire appieno la stesura di progetti di comunicazione integrata. Da qui derivano una serie di problematiche, prima fra tutte la mancanza di attenzione e competenza nella gestione dellimmagine dellistituzione, quella che nel contesto commerciale viene denominata Brand image, che si rivela al giorno doggi una componente fondamentale per la riconoscibilit dellistituzione da parte dei cittadini
e per la costruzione di un identit solida e credibile che conferisca allente lautorevolezza necessaria a legittimare il suo intervento regolatore nella vita pubblica dei cittadini.
Si osservi come il legislatore cerchi di modificare la legge e colmare le sue
mancanze escludendo ancora una volta dalla partecipazione alle decisioni comunicative gli esperti di comunicazione visiva.
Scrive Gabardi (ivi: 21) Si nota per la quasi totale assenza di esperti di
comunicazione pubblicitaria allinterno delle amministrazioni. La pubblicit classica non nel know-how dei giornalisti, e tanto meno di chi presiede allURP. Stessa cosa per quanto riguarda le diverse attivit facenti parte
del below the line, quali sponsorizzazioni eventi e direct marketing.
evidente come professionisti della comunicazione visiva non siano ritenuti necessari a livello gestionale. Probabilmente il loro apporto considerato utile esclusivamente ad un livello finale per la realizzazione con98

Etica del progetto di comunicazione

creta degli artefatti e non per conferire supporto strategico alle altre figure professionali competenti in materie diverse anche se pur sempre riguardanti il macro contesto della comunicazione.
Attraverso il dialogo con alcune figure operanti allinterno del settore comunicazione della Provincia e del Comune di Milano si conferma questa osservazione: negli enti di una certa dimensione presente uno studio grafico o agenzia di comunicazione interna, come viene definita dagli intervistati. A questo ufficio destinato lo sviluppo grafico di prodotti comunicativi di vario genere, da avvisi meramente informativi a brochure esplicative di un certo servizio a campagne di comunicazione integrata che comprendono la realizzazione di una pluralit di artefatti coordinati secondo gli obiettivi della campagna.
Lufficio comunicazione interna riceve il brief per la realizzazione della campagna da parte dei vertici amministrativi oppure, ove presente, dal
direttore della comunicazione, come nel caso della Provincia di Milano.
Nel caso in cui lo sforzo di lavoro richiesto sia superiore alla capacit operativa della risorsa interna, la realizzazione della campagna viene affidata a
un soggetto esterno che realizzer in maniera indipendente gli artefatti richiesti. Entrambe le situazioni presentano risvolti sia positivi che negativi,
si presume che gli uffici di comunicazione interni siano ben integrati con
le intenzioni comunicative della direzione, inoltre dovrebbero avere una
sensibilit particolare nel trattare con la comunicazione pubblica facendo
parte di quel medesimo ambiente.
Dallaltra parte, per, lo studio interno, nellessere concentrato sulle dinamiche dellistituzione, rischia di soffrire di isolamento dal panorama comunicativo esterno e per questo di essere poco competitivo, volendo usare un aggettivo commerciale, con il resto della comunicazione con la quale per forza di cose i suoi prodotti, in particolare quelli di stampo pubblicitario, andranno a confrontarsi.
Questa problematica non sussiste per le agenzie e gli studi esterni allente che solitamente svolgono progetti per committenti provenienti da ambiti differenti; se mai il rischio per i collaboratori esterni quello di trasferire, senza nessun filtro, tecniche e linguaggi che vengono utilizzati per la
realizzazione di campagne commerciali. Sia chiaro che non si vuole stigmatizzare la comunicazione commerciale, si ritiene anzi che sia necessario attingere anche da questo campo per la buona riuscita della comunicazione istituzionale, ma si ritiene necessaria la consapevolezza da parte del
progettista che si sta lavorando per unistituzione pubblica e che quella comunicazione non uno strumento finalizzato allaumento del giro daffari
di unazienda, ma un servizio pubblico indirizzato al miglioramento della vita dei cittadini. Per questo sarebbe auspicabile che agli incaricati del99

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

lo sviluppo delle campagne di comunicazione venisse fornito del materiale, dei documenti in grado di informare il progettista sul contesto di lavoro, sulle caratteristiche imprescindibili della comunicazione pubblica e sugli accorgimenti necessari affinch i prodotti siano realizzati nello spirito
di servizio. A questo proposito durante le interviste svolte in Comune ed
in Provincia stato chiesto se ci fossero documenti di questo genere da
consultare internamente o da fornire ai collaboratori esterni, in entrambi i
casi la risposta stata negativa e la reazione dellinterlocutore decisamente
perplessa, a significare che materiale di questo tipo non mai pervenuto e
probabilmente non se ne mai sentito il bisogno. Di conseguenza sintuisce che documenti come le Linee Guida per una comunicazione pubblica inclusiva, pubblicati dalla Regione Piemonte (app.1: 200) o il documento per la
Valutazione della Comunicazione Pubblica della Regione Umbria (app.1: 100)
non sono particolarmente considerati dagli altri enti affini.
Rimane dunque aperta la questione della responsabilit di chi si occupa
della comunicazione degli enti pubblici. Una responsabilit che non viene
stabilita a priori, ma che lasciata a discrezione del singolo professionista.
Questa considerazione apre le porte alla riflessione che seguir nel prossimo paragrafo in merito alletica professionale e alla responsabilit del progettista di comunicazione nello svolgimento dei suoi compiti.

100

3.2 Etica e comunicazione


Fin dal primo capitolo si delineata la necessit di una condotta responsabile nei confronti dei destinatari e della societ da parte del progettista
di comunicazione. Inoltre dal confronto tra i diversi ambiti della comunicazione emerso come questa necessit sia sentita come pi urgente nel
contesto della comunicazione delle istituzioni pubbliche per i motivi gi
citati riguardanti la dimensione di servizio al cittadino a cui la comunicazione della pubblica amministrazione appartiene.
Di conseguenza appare doveroso cercare di approfondire la questione
della responsabilit: in quali termini viene intesa e secondo quali motivazioni viene considerata necessaria.
Per trattare il tema della responsabilit professionale serve innanzitutto
compiere una premessa riguardante letica ed in particolare letica della
comunicazione. Non negli intenti di questa tesi fornire una dissertazione esaustiva sul concetto filosofico di etica e di etica della comunicazione
che di per s implica un ampio panorama di definizioni e di dibattiti tra i
diversi studiosi, ma risulta necessario porre delle definizioni condivise che
fungano da base alle considerazioni successive.
Per cercare di circoscrivere il termine etica diventa utile riferirsi alla sua
origine etimologica derivante dalla parola greca thos che significa abitudine e si riferisce alla prassi e al costume individuali, ma thos pu essere inteso anche come luogo di vita abituale, consuetudine, costume, riferendosi pi marcatamente al legame di ogni comportamento con la dimensione
della comunit (cfr. Fabris, A.; Longoni).
Questo permette di riferire letica, a livello generale, al vivere e allagire
dell individuo come essere singolo inserito in un contesto sociale che lo
comprende. Proseguendo nellanalisi etimologica del termine, viene chiarito un altro punto di ambiguit: spesso si presenta unincertezza nellutilizzo della parola etica rispetto alla parola morale, ma i due termini potrebbero essere utilizzati come sinonimi infatti il termine thos trova nella lingua latina un unico corrispondente: quello del sostantivo mos, moris. Non stupisce dunque che Cicerone - alla ricerca di una parola capace dindicare sia lagire individuale che quello comunitario, non che lindagine su di esso, si serva, nel De fato dellaggettivo, moralis, morale (Fabris,
2006: 13). Volendo differenziare le due parole si tende a definire la morale come legata alleducazione ricevuta (tramite la famiglia, la religione, la
societ) e letica come la conseguenza di una costruzione filosofica volontaria e cosciente.
In questa sede, in maniera inevitabilmente arbitraria, si tender a definire
101

La comunicazione come servizio pubblico

102

Etica del progetto di comunicazione

letica come la disciplina filosofica che metodicamente esplora il campo


morale, dove la morale concerne le azioni di vita umana, nella loro qualit
di bene e di male (Longoni 2005: 19)
Dal significato etimologico delletica emergono due concetti chiave per la
discussione in atto: lagire dellindividuo e le implicazione che le azioni individuali hanno nella societ. Risulta quindi individuabile come azione anche latto del comunicare che ha probabilmente come prima ripercussione
sul contesto collettivo quello di mettere in relazione, sempre dalletimologia della parola comunicare ovvero mettere in comune.
Se ne deduce che senza lazione comunicativa non esisterebbe una comunit, una societ, dunque senza comunicazione non potrebbe attuarsi
nemmeno letica nel significato precedentemente descritto. Letica e la comunicazione risultano dunque legate in maniera inscindibile, si cercher
ora di definire il significato che assumono queste due parole se unite nel
medesimo termine, comunicazione etica.
Secondo Adriano Fabris si pu definire in generale letica della comunicazione come la disciplina che individua, approfondisce e giustifica quelle
nozioni morali e quei principi di comportamento che sono allopera nellagire comunicativo, e che motiva allassunzione dei comportamenti da essa
stabiliti. (Fabris 2006: 37)
Rispetto a questa definizione ora dunque necessario definire quale siano i parametri e i principi che permettono la definizione di un atto comunicativo come etico. Unazione comunicativa buona, etica, compiuta responsabilmente, ovvero considerando le conseguenze che essa ha sulla
comunit in cui si esplicita, pertanto, buona comunicazione quella che
viene comunque incontro allinterlocutore: quella, in altri termini, che tiene conto in primo luogo dellaudience. (ivi: 79) Lattenzione verso laudience si dimostra, non soltanto nella ricerca di canali comunicativi simmetrici e funzionali, ma anche nellattenzione posta dallemittente alle caratteristiche e alle necessit del destinatario. Affinch la comunicazione
sia buona, il produttore dei messaggi deve necessariamente puntare alla
soddisfazione totale del destinatario, intesa non solo come soddisfazione
del singolo, ma anche come soddisfazione dellinteresse generale della comunit alla quale appartiene.

massa: la comunicazione ha la capacit di modificare il pensiero e le azioni dei destinatari, inoltre oggi la pervasivit risulta essere amplificata attraverso il canale mass mediatico.
Nel mondo in cui viviamo, dominato dai mezzi di comunicazione di massa e contraddistinto da una vera e propria overdose di comunicazione []
emerge come reazione un bisogno di etica. Si comprende come le conseguenze sociali, positive o negative che siano, hanno oggi una portata
nettamente superiore rispetto alla comunicazione del passato; come viene confermato in un articolo scritto da Giovanni Baule: Letica della responsabilit, nella societ tecnologica, assume una dimensione pi ampia:
vuol dire che cambia la dimensione proiettiva del progetto, la sua portata, la sua gittata. La qualit del singolo artefatto comunicativo, una condizione di partenza, non pu pi essere indipendente dalla generale qualit del comunicare e dalle prospettive nel suo complesso. (Baule 2005)
Laffermazione sottolinea limportanza odierna delletica e focalizza il discorso su quello che il centro dinteresse di questo capitolo: la responsabilit del progettista di comunicazione visiva.
Oggi che siamo immersi come talora viene asserito nella cosiddetta civilt dellimmagine, che siamo partecipi per dirla con McLuhan, di un sistema di comunicazione post-gutemberghiano, in cui il monopolio della parola viene contrastato dalluso delle foto e dei simboli grafici, va seguito con particolare attenzione ogni progetto, ogni esperimento, ogni
sforzo creativo (Pignotti in Anceschi 1984: 33). La comunicazione visiva, conseguentemente al nuovo predominio dellimmagine sulla parola, si
pone al centro del dibattito contemporaneo sulletica della comunicazione. La motivazione di fondo pu essere riassunta attraverso il passaggio
di Baule (2013: 23):

A fronte di queste osservazioni risulta spontaneo chiedersi per quali motivi sembra oggi indispensabile sottoporre i processi comunicativi ad un
vaglio etico. Perch devo comunicare bene, finalizzare la comunicazione alla condivisione, allintesa piuttosto che al fraintendimento? (Bellino
2010: 51) La risposta da ricercare nel potere persuasivo della comunicazione e nel carattere pervasivo che la comunicazione ha acquisito attraverso lavvento nella societ contemporanea dei mezzi di comunicazione di

Il Design della comunicazione ha il potere di contribuire alla creazione


dellimmaginario collettivo fissando modelli visivi preesistenti o creandone di nuovi che vanno a stratificarsi costruendo modelli di riferimento per
la societ in cui sono stati diffusi. Chi progetta deve essere consapevole
del potere delle immagini e della responsabilit che la loro progettazione
implica verso la collettivit.

Il Design della comunicazione svolge a fondo il proprio ruolo di tipo trasformativo - inteso come processo che d forma ai contenuti mettendoli in immagine - e, attraverso gli artefatti e i sistemi progettati, in grado di guidare le scelte e i comportamenti dei destinatari, modificando la percezione che essi hanno della realt in cui operano, contribuendo alla formazione di punti di vista e
opinioni, fino a raggiungere ruolo e funzione nei processi di sensibilizzazione
rivolti a problemi ed emergenze.

103

La comunicazione come servizio pubblico

3.2.1 Responsabilit del designer


Dalle considerazioni precedenti si nota come letica della comunicazione
sia strettamente legata al grado di responsabilit con cui i professionisti
della comunicazione progettano i messaggi da comunicare.
Ancora una volta letimologia utile per comprendere il significato di responsabilit: il termine deriva infatti dalle parole latine respondere, rispondere e abilitas abilit, capacit, quindi capacit di rispondere delle proprie
azioni. Nel caso dei progettisti della comunicazione visiva significa essere in grado di rispondere delle proprie scelte progettuali essendo prima di
tutto consapevoli delle ripercussioni che queste scelte hanno sui destinatari della comunicazione, in the most foundamental sense, then, responsability is the ability to respond. It is not just the willingness to act, but
also the ability to understand ones actions, the context in which they applied, and the widest range of implications for their reception and potential reinterpretation (Heller, Vienne 2003: 30,31)
Entrando ora nel merito del designer della comunicazione si nota come il
concetto di responsabilit pu assumere diverse accezioni a seconda dei
diversi ambiti a cui fa riferimento.
Un primo aspetto della responsabilit del designer sta nella qualit estetico-funzionale del progetto di comunicazione: il progettista responsabile
se lavora per svolgere al meglio il proprio compito, se il progetto svolto
si potrebbe dire a regola darte, ovvero rispettando nozioni e criteri che
sono costitutivi della professione. Albe Steiner riferendosi proprio alla responsabilit del designer moderno verso la qualit del suo artefatto afferma: Proprio perch le immagini oggi sono facilmente riproducibili necessario che il prototipo da riprodurre sia di maggior valore (1978b: 91)
Dunque lobiettivo etico di un professionista del progetto non pu prescindere da considerazioni relative alla qualit estetico-funzionale della
propria attivit. Qualit che si pone come base, come punto di partenza
per la costruzione di un progetto di comunicazione etica. Questo discorso si lega dunque alla responsabilit professionale del designer che implica
il rispetto verso tutti gli altri attori coinvolti nel sistema. Essere responsabili verso il committente significa lavorare per la realizzazione di un progetto che risponda ai requisiti stabiliti in partenza, nella massima efficienza di tempo, di spazio e di risorse economiche impiegate.
Per i destinatari del progetto la responsabilit implica la soddisfazione
delle esigenze dellutente e la facilit con cui tali esigenze vengono soddisfatte. Infine, per quanto riguarda la responsabilit verso i collaboratori e i competitori, si fa riferimento al rispetto del lavoro altrui che si tra104

Etica del progetto di comunicazione

duce nelladeguata valorizzazione e remunerazione del lavoro dei collaboratori e nel corretto utilizzo dei progetti dei colleghi al fine di evitare episodi di plagio.
Considerando in modo pi ampio il raggio dazione del progetto di comunicazione entra in gioco laspetto delle responsabilit sociali del designer.
Come visto in precedenza, lattuale sistema di comunicazione dotato di
una forte valenza persuasiva, la responsabilit del designer pu esplicitarsi
nello sforzo di canalizzare il carattere persuasivo della comunicazione per
raggiungere obiettivi educativi e di sensibilizzazione in merito a issue dinteresse generale. La comunicazione pu dunque essere un potente strumento educativo se usato responsabilmente.
Allinterno della categoria delle responsabilit sociali del designer rientra
anche lattenzione che il progettista deve avere riguardo agli effetti del suo
operato sul contesto in cui agisce e sui destinatari al quale si rivolge. Tra
le diverse forme dinquinamento esiste anche linquinamento da comunicazione, causato dallipercomunicazione, dallenorme quantit dimmagini prodotte ogni giorno, dagli artefatti qualitativamente scadenti o non eticamente responsabili.
Ora che lorizzonte si allarga alle conseguenze non immediate, agli effetti collaterali, sappiamo che ogni artefatto lascia una traccia, implica lutilizzo di risorse, occupa uno spazio di attenzione a scapito di un altro, produce scorie.
Letica della responsabilit apre il capitolo di una comunicazione sostenibile, dove conta anche quale modello di societ promuove, a quale modello di
mondo partecipa. (Baule 2005)

La considerazione di Baule permette di alzare ulteriormente il punto di vista sulla responsabilit del progettista di comunicazione: egli tenendo fede
alla responsabilit verso la qualit del lavoro, verso la professione e verso la societ, pu contribuire, attraverso la sua azione progettuale, al progresso sociale, alla costruzione di un modello di mondo pi corretto, pi
etico. We cannot afford to be passive anymore. Designer must be good
cityzens and partecipate in the shaping of our governament and society.
As designers, we could use our particular talent and skills to encourage
others to wake up and partecipate as well. (Heller, Vienne 2003: 2)
La responsabilit del designer qui intesa nel significato pi alto del termine: una responsabilit che rende il professionista cosciente del ruolo attivo che egli pu ricoprire nel ridisegno della societ secondo ideali che tendono al progresso ed, in ultima istanza, al bene. Questa presa di
coscienza raggiunge il grado pi alto della responsabilit il livello della filantropia, in cui si realizza a pieno la figura del citizen designer. (Longoni 2005: 202)
105

La comunicazione come servizio pubblico

3.2.2 Autodisciplina della comunicazione


La presa di coscienza relativa alle responsabilit del progettista di comunicazione, rispetto al proprio operato, apre la discussione riguardo allambito deontologico.
Con il termine deontologia sintende genericamente ci che riguarda la sfera del dovere, ci che distingue cosa bisogna fare o non bisogna fare, nella misura in cui prescritto da unistanza riconosciuta come normativa.
Con lemergere dellaspetto deontologico, si delinea lesigenza di sistematizzare e rendere condivisibile una regolamentazione dei processi comunicativi, al fine di garantire una responsabilit professionale che non sia
solamente a discrezione delle coscienze dei singoli operatori. Vanno dunque stabiliti dei limiti che guidino la progettazione dei messaggi verso finalit etiche, tali limiti per non possono essere imposti dallesterno, ma
debbono risultare unautoregolamentazione che viene compiuta allinterno degli ambiti professionali coinvolti. Solo cos risultano conciliate, per
un verso, la necessit di salvaguardare la libert despressione e, per laltro
verso, la consapevolezza che non si pu dir tutto (Fabris 2006: 51). Fabris
sottolinea che, solo attraverso una volont interna alla categoria, la limitazione pu risultare efficace perch percepita come legittimamente concordata e non imposta in modo coercitivo da un ente esterno.
Si ritenuto dunque opportuno raccogliere i testi di autodisciplina che
hanno a che fare nello specifico con il designe della comunicazione e con
un accenno allautoregolamentazione di chi si occupa di comunicare per
le pubbliche istituzioni.
Il sesto capitolo dellappendice archivia questa tipologia di documenti
completando, anche se inevitabilmente in modo parziale, il quadro orientativo sullattuale disciplina della comunicazione.
Gi Albe Steiner nel 1946 cita la responsabilit sociale del progettista (cfr.
Branzaglia), ma sar negli anni sessanta, in seguito ai mutamenti avvenuti
nel sistema delle comunicazione e alla larga diffusione del linguaggio pubblicitario, che prender avvio in maniera consistente il dibattito in merito
alla necessit di definire dei principi di autoregolamentazione da parte degli operatori della comunicazione visiva, al fine di garantire una condotta
professionale responsabile.
Un documento simbolo che apre la stagione del dibattito sulletica dei designer della comunicazione il manifesto intitolato First Thing First redatto nel 1964 da Ken Garland e sottoscritto da 22 esponenti del design grafico (app.1: 690). Il manifesto esprime forte insofferenza rispetto allintento esclusivamente consumistico del progetto grafico.
106

Etica del progetto di comunicazione

I firmatari rifiutano il ruolo di designer asservito al volere del mercato,


esprimendo la frustrazione di piegare la propria abilit professionale alla
promozione di cibo per gatti, digestivi, detersivi, ricostituenti per capelli,
dentifrici, lozioni dopobarba, bagnoschiuma, diete dimagranti, diete ingrassanti, deodoranti, acqua frizzante, e sigarette traducendo dal testo
originale.
Il manifesto intende rivendicare il ruolo sociale del designer: la responsabilit che i professionisti della comunicazione hanno nei confronti della societ e dellambiente in cui vivono e allo stesso tempo ribadiscono la
possibilit che ha la loro professione di rimodellare il mondo verso orizzonti di maggiore equit e correttezza.

Figura 29
First things first manifesto,
Ken Garland, 1964

We think that there are other things more worth using our skill and experience on. There are signs for streets and buildings, books and periodicals, catalogues, instructional manuals, industrial photography, educational aids, films, television features, scientific and industrial publications and all the other media
through which we promote our trade, our education, our culture and our greater awareness of the world. (app.1: 391)

Il manifesto non aspira allabolizione della comunicazione commercia29

107

La comunicazione come servizio pubblico

le, ne comprende la necessit, ma vuole richiamare i designer ad un riordino delle priorit, alla riflessione sulle questioni di primaria importanza,
First Thing First, appunto, delle quali la comunicazione dovrebbe occuparsi, in prima istanza.
We do not advocate the abolition of high pressure consumer advertising: this
is not feasible. Nor do we want to take any of the fun out of life. But we are
proposing a reversal of priorities in favour of the more useful and more lasting forms of communication. We hope that our society will tire of gimmick
merchants, status salesmen and hidden persuaders, and that the prior call on
our skills will be for worthwhile purposes. (ibidem)

Il documento segna la presa di coscienza delle problematiche che intercorrono tra il progetto di comunicazione e la societ ed il ruolo che il designer assume come coscienza critica, capace di attivare processi di trasformazione. in questa prospettiva che si colloca la riedizione del manifesto di Garland nel 1999, intitolato First Thing First 2000. Una nuova generazione di designer, tra cui esponenti di forte riferimento professionale
come Spiekermann, Barnbrook, VanderLans, riprende e attualizza le posizioni del primo manifesto, esprimendo la preoccupazione per linquinamento cognitivo causato da una iperproduzione di immagini commerciali
e dalle ricadute che questa saturazione visiva pu avere sul comportamento ed il modo di pensare della collettivit: Designers who devote their efforts primarily to advertising, marketing and brand development are supporting, and implicitly endorsing, a mental environment so saturated with
commercial messages that it is changing the very way citizen-consumers
speak,think, feel, respond and interact. I firmatari consapevoli dei nuovi problemi che affliggono il mondo contemporaneo, There are pursuits
more worthy of our problem-solving skills. Unprecedented environmental, social and cultural crises demand our attention (app.1: 392). Essi ribadiscono la necessit di porre tra le priorit dei professionisti di comunicazione quella di lavorare per soddisfare le necessit dellutente perseguendo la promozione del bene e del progresso collettivo.
Il dibattito riguardante il ruolo e la responsabilit del designer della comunicazione viene ripreso nel 1989 dalla Carta del progetto grafico, documento
redatto da Anceschi, Baule e Torri, firmato in seguito da un numero considerevole di professionisti del settore. La Carta risulta di notevole rilevanza come catalizzatore del processo in cui il designer della comunicazione
prende coscienza del proprio ruolo sociale, rispetto al sistema generale.
Noi affermiamo una volta per tutte la centralit del progetto grafico. Nella
cultura iperindustriale di massa, la quantit, la frammentazione, la disomogeneit, la dislocazione nellofferta dei dati necessari alluomo per vivere, produ108

Etica del progetto di comunicazione

cono una domanda di nuove sintesi e di orientamento. [] E ancora con la


sua competenza nel pilotare lattenzione, nelloperare distinzioni percepibili,
con la sua capacit di attribuire una forma e unidentit alla comunicazione, la
grafica contribuisce a conferire esistenza alle strutture della societ.
Indichiamo la grafica come attivit che si colloca dunque dentro al sistema generale della progettualit orientata alle necessit delluomo. Accanto allurbanistica, allarchitettura, al design industriale, al disegno ambientale, essa non
solo li affianca ma interagisce con essi. (app.1: 694)

Espressa limportanza della disciplina per la vita della societ, nella seconda parte del documento vengono ribadite le responsabilit a cui il designer
deve far fronte, derivanti proprio dal suo ruolo professionale e sociale.
Noi sottolineiamo le nuove responsabilit del progettista grafico. Difendiamo il progetto della qualit nel campo della comunicazione visiva. Rivendichiamo nostre le responsabilit nei confronti dellutenza. Competenza questa che peraltro ci che ci viene richiesto dalla committenza
pi avanzata. Noi dichiariamo pertanto il punto di vista dellutenza fondamento costante del nostro operare. (ibidem)
Sulle basi poste dalla Carta del progetto grafico, viene redatto nel 1993 il nuovo Codice di etica deontologica e condotta professionale dellAiap, che promuove
atteggiamenti di maggiore consapevolezza e responsabilit, soprattutto rispetto allimpatto sociale, culturale e ambientale della progettazione grafica e, pi in generale, della comunicazione.
A differenza della Carta il Codice entra nello specifico delle diverse situazioni della vita professionale del designer cercando di dare indirizzi concreti al fine di assicurare una condotta responsabilmente etica degli associati Aiap riguardo a tutti gli ambiti precedentemente distinti della responsabilit (estetico-funzionale, professionale, sociale).
Risultano essere simili nella struttura e negli argomenti trattati altri documenti di autoregolamentazione appartenenti ad altre associazioni di professionisti che si occupano, pi in generale, della comunicazione visiva,
come, ad esempio, lo Statuto di Assocomunicazione o lo Statuto Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.
Per quanto riguarda, invece, nello specifico, lambito pubblicitario, che in
questa sede risulta interessante rispetto agli artefatti comunicativi che si
andranno a descrivere nel capitolo seguente, il primo documento il Manifesto Deontologico dellArt Directors Club Italia (app.1: 655), che stila alcuni principi a cui tutti gli appartenenti allassociazione dovrebbero attenersi
nello svolgere la loro professione in ambito pubblicitario.
I firmatari del manifesto esprimono la consapevolezza che la comunicazione pubblicitaria contribuisce a diffondere linguaggi, modi di essere e
valori che entrano a far parte della vita del pubblico, condizionando pensiero e comportamenti dei singoli.
109

La comunicazione come servizio pubblico

Di conseguenza vengono indicati alcuni punti da considerare al fine di


sviluppare campagne di comunicazione responsabili. Tra i vari principi rientrano la bellezza, intesa come cura estetica e rifiuto della volgarit, lappropriatezza del messaggio rispetto alla sensibilit comune, il rispetto per
lutenza indipendentemente dalle richieste della committenza, il rifiuto di
qualsiasi forma di violenza, lattenzione a non abusare di immagini stereotipate, il rifiuto della stupidit nei contenuti veicolati ed infine il pudore che
sancisce il divieto di usare il corpo e la sessualit per la promozione di un
prodotto in modo incongruo e pretestuoso.
Il secondo documento, sempre appartenete allambito pubblicitario, il
Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, oggi alla sua 54 edizione (app.1: 634). A differenza del precedente documento, il Codice redatto dallIstituto di Autodisciplina pubblicitaria (IAP) ha unimpostazione prettamente giuridica, inoltre prevede listituzione di un comitato
(Giur) preposto a decidere se, a seguito di una segnalazione del Comitato di controllo che individua un prodotto pubblicitario che viola i principi stabiliti dal codice, questo prodotto debba essere sospeso o ritirato dai
mezzi di comunicazione per il quale stato preposto.
La prima sezione del codice definisce le Regole di comportamento a cui
gli operatori della pubblicit debbono attenersi.
Il primo punto sancisce che La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta. Essa deve evitare tutto ci che possa screditarla per questo viene condannata ogni forma di pubblicit ingannevole, raccomandando che ogni contenuto riferito al prodotto-servizio pubblicizzato sia dimostrabile e verificabile. Viene stabilito che la pubblicit devessere sempre riconoscibile come tale, rispetto agli altri contenuti non pubblicitari.
Il codice stabilisce inoltre che i messaggi pubblicitari non devono sfruttare la superstizione, la credulit o la paura; non devono contenere affermazioni o rappresentazioni violente; non devono offendere nessuna convinzione morale, civile o religiosa degli individui.
Larticolo 11 riguarda i minori e afferma che i messaggi non devono contenere nulla che possa danneggiarli psichicamente, moralmente o fisicamente e non devono inoltre abusare della loro naturale credulit o mancanza di esperienza, o del loro senso di lealt.
Infine viene condannata limitazione di altri messaggi che possa creare
confusione nel pubblico, la denigrazione di prodotti concorrenti e sono
posti alcuni limiti per i messaggi di pubblicit comparata.
In seguito il codice illustra gli organi di competenza e le norme procedurali con le relative sanzioni. La sesta sezione, aggiunta di recente, riguarda
la comunicazione sociale, ambito che risulta dinteresse per la ricerca con110

Etica del progetto di comunicazione

dotta in questa sede. Viene come prima cosa definito loggetto della regolamentazione: soggetto alle norme del presente Codice qualunque
messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, anche specifici, o che sollecita, direttamente o indirettamente, il volontario
apporto di contribuzioni di qualsiasi natura, finalizzate al raggiungimento
di obiettivi di carattere sociale.
Poi il codice fornisce delle indicazioni precise sui contenuti e sui linguaggi da utilizzare per questo particolare tipo di messaggi. :
i messaggi non devono:
sfruttare indebitamente la miseria umana nuocendo alla dignit della persona,
n ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento;
colpevolizzare o addossare responsabilit a coloro che non intendano aderire allappello;
presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per il
quale lappello viene rivolto;
sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo alliniziativa;
sollecitare i minori ad offerte di denaro.

La presenza nel Codice di questa sezione dimostra come la comunicazione di tematiche sociali attraverso il linguaggio pubblicitario si particolarmente diffusa in Italia nellultimo decennio; inoltre si nota che la pubblicit sociale considerata un ambito diverso dalla pubblicit commerciale e
che necessita di vincoli specifici sia per la natura dei suoi contenuti, spesso
drammatici, sia per lazione di carattere persuasivo-educativo a cui mira.
Lopinione in merito ai codici di autodisciplina ed ai manifesti deontologici pu essere scettica, come nel caso di Fabris (2005: 35) che afferma: ai
problemi di etica della comunicazione n i codici n la deontologia professionale sono in grado di dare una soluzione stabile e adeguata. Ci accade
perch, fin troppo spesso, lapplicazione di questi documenti risulta difficile e farraginosa e le sanzioni comminate non costituiscono per lo pi un
valido deterrente per evitare i comportamenti scorretti.
La critica di Fabris pu essere condivisibile, ma, secondo lopinione di chi
scrive, documenti di questo tipo rappresentano, se non la soluzione definitiva, un primo passo per la diffusione di un senso di responsabilit da
parte degli operatori della comunicazione nei confronti del proprio lavoro e sensibilizzano le istituzioni, gli addetti ai lavori e lopinione pubblica,
in merito alla necessit di collaborare per raggiungere una comunicazione
basata su standard etici.

111

La comunicazione come servizio pubblico

3.3 La stagione della grafica


di pubblica utilit
Dai precedenti paragrafi si comprende la necessit sentita dal mondo dei
designer della comunicazione di dimostrare limportanza del loro ruolo
sociale, attraverso limpiego delle loro competenze ed abilit professionali, per la promozione di cause ambientali, sociali e culturali che risultino
dinteresse per il progresso collettivo. Una buona comunicazione da parte delle istituzioni pubbliche rientra nellambito di quelle cause che contribuiscono al miglioramento della qualit della vita, una di quelle cause per
cui vale la pena progettare.
In questo paragrafo si cercher di mettere in evidenza gli insegnamenti che tre figure di spicco della grafica del passato, Albe Steiner, Massimo
Dolcini, Franco Balan, hanno lasciato ai posteri attraverso il loro lavoro
al servizio della committenza pubblica. Si cercher di sintetizzare alcuni
punti chiave che possano tornare utili al designer che oggi chiamato a
progettare per la pubblica amministrazione.
Risulta quindi doveroso introdurre i paragrafi seguenti con una breve descrizione del contesto a cui appartengono i lavori dei tre maestri del Design.
I lavori appartengono allinsieme della grafica di pubblica utilit, termine coniato dallo stesso Steiner per nominare un corso sperimentale da lui indetto allIsia di Urbino riguardante la grafica sociale. (cfr. Dolcini 2004)
La definizione del termine pubblica utilit rimane ancora oggi vaga,
ma, per cercare di circoscrivere il campo, si pu definire come la comunicazione che, pur realizzandosi con le tecniche della corporate identity o
delladvertising, attraverso i media consueti (come lannuncio a stampa e
il manifesto), si pu considerare di utilit pubblica, a carattere informativo, in riferimento a tematiche etiche o di coscienza civile, e non, al contrario, di spinta al consumo di questo o di quel prodotto. (Baroni 2006)
La stagione italiana della grafica di pubblica utilit viene fatta coincidere
con linizio degli anni settanta, (cfr. Anceschi, Baule) per due principali ragioni tra loro connesse: le amministrazioni locali ottengono maggiore autonomia decisionale con annesso il diritto e il dovere di comunicare con
i propri cittadini, di conseguenza gli studi professionali vedono ampliarsi la tipologia della loro committenza. Se fino ad allora il cliente era prevalentemente appartenente allambito industriale, con finalit commerciali, ora i progettisti si trovano a doversi confrontare anche con la committenza pubblica.
Nasce cos una grafica alternativa, parallela a quella commerciale, che si
struttura in maniera particolare ed indipendente dalla prima come ben evi112

Etica del progetto di comunicazione

denzia Anceschi nella prefazione del catalogo della mostra della Prima biennale della grafica (1984: 13) un fenomeno complesso, distinto dalla grafica commerciale e dotato di sue peculiarit qualcosa che serpeggia nella
cultura del fare grafico e comunicativo. Meno banale la sensazione che
si tratti di peculiarit non solo di contenuto e relativa al tipo di problema
affrontato, cio, in fondo di committenza, ma anche di particolari intonazioni del linguaggio, della morfologia, dei significati.
Al variare della committenza, dunque, ma soprattutto al variare delle finalit comunicative, variano il linguaggio, la retorica, i toni da cui i progetti sono costituiti.
Con la richiesta di comunicazione visiva da parte degli enti locali, le piccole citt di provincia si fanno committenti di progetti di comunicazione
che avranno eco internazionale, togliendo il monopolio a Milano che fino
ad allora era indiscusso polo di riferimento per la grafica in Italia e permettendo lascesa di personalit di rilievo provenienti dalle diverse province del Paese: Franco Balan dalla Valle dAosta, dove ha svolto la sua attivit di designer e di artista. Mario Cresci e Mauro Bubbico, dalla provincia di Matera.
Altri protagonisti di questa stagione, poi punti di riferimento in questo
ambito per gli anni seguenti, sono: Michele Spera, Ettore Vitale, Giovanni Lusso, Daniele Turchi, Alfredo de Santis a Roma; Andrea Rauch e Stefano Rovai fondatori dello studio Graphiti attivo a Firenze; lo studio Tapiro a Venezia e De Liso a Bari.
Infine di notevole importanza risulta la produzione grafica degli ex allievi dellistituto Isia di Urbino formatisi con Albe Steiner e, in un secondo
momento, con Michele Provinciali. Un esempio su tutti Massimo Dolcini
e la sua fortunata collaborazione con lamministrazione della citt di Pesaro che verr descritta nel paragrafo seguente.

113

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

3.3.1 Albe Steiner


Nellambito del Design della comunicazione il nome di Albe Steiner richiama la figura del designer impegnato. Baroni e Vitta (2003: 43) lo definiscono vessillo di una coscienza di forte impegno politico e sociale.
Egli per tutta la durata della sua carriera simpegner nellaffermazione e
nella trasmissione agli allievi delle responsabilit sociali e delletica professionale che il designer deve perseguire.
Albe Steiner (1913 - 1974), milanese di origine svizzera, culturalmente di
sinistra, figura di spicco nel panorama della comunicazione internazionale
degli anni cinquanta e sessanta, sostiene che la comunicazione non pu e
non deve essere solo di carattere commerciale, ma pu agire in altri ambiti. da questa convinzione che nasce la decisione di tenere un corso sperimentale sulla grafica sociale allIsia di Urbino per il quale egli conia il termine grafica di pubblica utilit. Nel corso, insieme con gli studenti, verr realizzato lo studio del marchio per la citt di Urbino e la relativa segnaletica
urbana, un lavoro esemplare che otterr fama internazionale grazie anche
alla pubblicazione integrale del lavoro sulla rivista Linea Grafica del 1973.
(cfr. Dolcini 2004)

30

Figura 30
Declinazioni del logo per
la citt di Urbino, Steiner,
1970
Figura 31
Sistema segnaletico per
il trasporto pubblico di
Urbino, Steiner, 1970
114

31

Dagli scritti di Steiner, in particolare Il mestiere di grafico che raccoglie una


serie di lezioni tenute da Steiner alla scuola Umanitaria di Milano e Il manifesto politico entrambi editi nel 1978, si possono trarre alcune indicazioni
per lorientamento del designer che si trova ad affrontare un progetto di
grafica di pubblica utilit.
Steiner in prima istanza sostiene limportanza di una condotta professionale responsabile in tutti gli ambiti per i quali si chiamati ad operare.
La pubblicit diffusione ed in primo luogo informazione e formazione dellopinione pubblica e quindi opera di propaganda, di conoscenza e
di cultura. Di qui la responsabilit di quanti operano in pubblicit (1978a:
183). Ma, riferendosi allambito sociale e della pubblica utilit, egli ribadisce che particolare rilievo va dato alla propaganda sociale, che richiede da
parte dellautore un impegno maggiore, non solo di ordine formale, ma
soprattutto etico. (1978b: 61)
Steiner in queste righe pare confermare le considerazioni avanzate nel primo capitolo riguardo al rapporto tra progettista e comunicazione delle
istituzioni pubbliche (cfr. 1.4); inoltre egli specifica che la comunicazione
sociale richiede maggiore attenzione nelle scelte legate alla forma il cartellonista infatti devessere pi direttamente responsabile delle sua opera di fronte alla collettivit. La sua opera deve differenziarsi da ogni altra pubblicit [] e nello stesso tempo deve utilizzare mezzi adeguati al
tema. (1978b: 51).
Steiner individua, come problematica operativa principale relativa alla comunicazione sociale, quella di dover sintetizzare nello spazio di un manifesto dei concetti astratti come idee e valori, a questo proposito si addentra nel processo della progettazione indicando precisi suggerimenti tecnici, utili a guidare il designer verso la realizzazione di un artefatto efficace.
Nel caso in cui la comunicazione debba visualizzare unidea, si richiede al grafico un impegno assai pi complesso e difficile, egli chiamato a
dare un contributo non soltanto esecutivo, ma soprattutto creativo. Bisogna che il messaggio sia sintetico, che provochi delle reazioni emotive, che
incida nella memoria, che stabilisca tra messaggio e uomo una relazione
nuova. Il testo in questo caso deve integrare limmagine e i due elementi
devono essere armonicamente fusi. (1978b: 61) Le indicazioni operative
di Steiner alla costruzione del manifesto di pubblica utilit possono essere riassunte in alcuni punti:
-- le scritte vengono pi guardate che lette quindi il testo deve essere il
pi sintetico possibile e il pi chiaro possibile;
-- la visualizzazione delle scritte e la lettura deve essere facilitata dalla scelta di caratteri tipografici che presentino il massimo grado di leggibilit a seconda del corpo e della collocazione della scritta nel manifesto;
115

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 32
Manifesto contro le armi
nucleari, Steiner, 1950

-- suddividere il testo, secondo i significati delle diverse parti del discorso, rende pi agevole la comprensione;
-- la scelta delle immagini e dello stile di rappresentazione devessere
sempre adeguato al tema trattato, linguaggi adatti alla comunicazione commerciale non lo sono altrettanto per la comunicazione sociale pubblica;
-- gli elementi puramente decorativi vanno evitati perch rischiano di falsare la chiarezza e lincisivit del messaggio contenuto nel manifesto;
-- maggiore la sintesi verbo-visiva, maggiori saranno le possibilit che
il manifesto diventi un simbolo, con un chiaro significato nella mente dellosservatore;
-- il messaggio del manifesto devessere compreso con il minor sforzo
possibile dallosservatore.
-A conclusione del discorso riguardo al manifesto sociale, o di pubblica
utilit, il pensiero di Steiner riassumibile attraverso questo passaggio del

32

116

suo scritto se si tratta di propaganda sociale, noi riteniamo che lefficacia si otterr quando la visualizzazione avr in s lelemento idea, comprensibile e recepibile da tutti senza equivoci. Questo implica non una banale scelta di elementi scontati, ma una rigorosa analisi del tema e un rigoroso studio di soluzioni di visualizzazione con tecniche e modi nuovi.
(1978b: 86)
Steiner non utilizza termini come accessibilit ed inclusione riferiti al progetto di comunicazione, termini forse prematuri per unepoca in cui la disciplina del Design grafico non stata ancora indagata a fondo dal punto
di vista teorico, ma nelle sue parole si legge chiaramente lurgenza di impostare i progetti di comunicazione di pubblica utilit secondo una logica
di servizio che tenga conto, in primis, delle necessit del cittadino di essere informato in modo corretto e chiaro. Una logica che investe il designer
di un ruolo socialmente utile e quindi di notevoli responsabilit nei confronti di tutti gli attori coinvolti nella comunicazione pubblica.

Figura 33
Manifesto per la pace, Albe
Steiner, 1956

33

117

La comunicazione come servizio pubblico

3.3.2 Massimo Dolcini

Etica del progetto di comunicazione

34

Massimo Dolcini (Pesaro 1945 - 2005) uno dei protagonisti della stagione della grafica di pubblica utilit, ambito che caratterizzer anche in seguito tutta la sua carriera.
Egli si forma come grafico ad Urbino dove nella met degli anni Sessanta frequenta per un biennio il Corso superiore di arti grafiche, allora diretto da Steiner. Come studente si trova a frequentare proprio il primo corso
di grafica utile avviato da Steiner per il progetto dellimmagine istituzionale della citt di Urbino. A Steiner succeder come docente Michele Provinciali che pu essere considerato il maestro di Dolcini. Lo stile materico di Provinciali, dagli accostamenti cromatici innovativi, influenzer tutto il lavoro di Dolcini.
I progetti grafici che risultano maggiormente interessanti ai fini di questa ricerca sono quelli prodotti negli anni settanta durante il lungo sodalizio, durato quasi quindici anni, intercorso tra Dolcini e il Comune di Pesaro. La collaborazione tra il designer e il Comune di Pesaro un episodio raro e di notevole importanza nella storia della comunicazione delle
istituzioni pubbliche.
Scrive Leonardo Sonnoli (2005), suo allievo e collaboratore:
lamministrazione comunale pesarese, guidata da esponenti politici illuminati,
individu in Dolcini il proto-designer per tradurre, con un linguaggio illustrato, le iniziative pubbliche su poster e cartoline. Accadde quello che raramente
si verifica: lamministrazione comunale e il grafico prescelto, con la stessa passione sociale e politica, collaborarono insieme ottenendo importanti risultati,
tanto che Pesaro divenne un esempio anche oltre i confini nazionali.

Figura 34
Manifesto Un nuovo
rapporto tra cittadini
e governo della citt,
Dolcini,1976
118

Lo stesso Dolcini, in un saggio introduttivo alla mostra Cento manifesti fuori dal comune, organizzata dal Comune di Modena per celebrare trentanni della sua comunicazione pubblica, racconta di esser stato contattato dal
neo sindaco della citt di Pesaro, Marcello Stefanini, per iniziare una collaborazione stabile che promuovesse un nuovo modo di parlare ai cittadini. Il sindaco offriva a Dolcini non solo una collaborazione tecnica, ma un
ruolo strategico nella gestione della comunicazione del Comune.
Il giovane sindaco illuminato aveva chiaro che la comunicazione sociale
sarebbe stata la leva fondamentale per coinvolgere i cittadini nelle novit
nel campo della gestione pubblica che stavano per essere varate dalla sua
giunta. (Dolcini 2004: 14)
Quando il sindaco chiese a Dolcini se fosse stato possibile essere ascoltati
119

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 35
Il Comune di Pesaro invia
una lettera informativa sul
diabete, Dolcini, senza data
Figura 36
Serie diniziative
dellamministrazione
comunale dedicate agli
anziani, Dolcini, 1982
Figura 37
Il gusto dei contemporanei,
Dolcini, 1983
Figura 38
La raccolta meccanizzata
delluva, Dolcini, 1983

120

dai cittadini egli ha poi cos scritto: Risposi temerariamente di s ma alla


condizione di produrre una grafica semplice, che sollecitasse le emozioni,
che offrisse continui riferimenti allidentit cittadina, ma che fosse anche
coordinata e costante nelle sue apparizioni (ibidem).
Da questi principi nasce la cifra stilistica della grafica di pubblica utilit di
Massimo Dolcini: i suoi manifesti utilizzano un linguaggio semplice e diretto che coinvolge il pubblico dandogli del tu, comunicano con le parole quotidiane, vicine alla vita della gente, tralasciando i valori immutabili o gli slogan di larga presa tipici della propaganda. (cfr.Mazzoli 2006)
Dolcini traduce in comunicazione visiva il progetto etico-politico intrapreso dal Comune di Pesaro, fonda la sua progettazione grafica sugli ideali di trasparenza, semplificazione del linguaggio e coinvolgimento del cittadino, anticipando quelle caratteristiche fondamentali della comunicazione pubblica che solo anni dopo verranno stabilite per legge.
Gli abitanti di Pesaro, allora abituati alla comunicazione istituzionale trasmessa dalla televisione nazionale, di antico stampo pedagogico, fatta di
linguaggi ideologizzati e pomposamente colti, si ritrova al centro del progetto di una nuova comunicazione pubblica che parla attraverso il linguaggio immediato della grafica di Dolcini: un messaggio che ora con
dolcezza, ora con irruenza, capace di raccontare la nuova apertura di
uno sportello pubblico, gli orari di un consultorio o semplicemente la ciclica ricorrenza di un evento festivo. (Boccia Artieri 2006: 19)
La forma del linguaggio utilizzato da Dolcini mira alla costruzione della partecipazione e del coinvolgimento del cittadino. Nei suoi manifesti il
cittadino non pi esclusivamente osservatore, destinatario della comunicazione, ma chiaramente indicato come protagonista, egli diviene il soggetto stesso del messaggio. Questo principio, alla base dellattivit di comunicazione del Comune e del progettista, viene esemplificato in immagine nel manifesto Un nuovo rapporto tra cittadini e governo della citt, dove una
decina di mani, di donne e di uomini, di giovani e di anziani si stringono
a coppie rendendo immediatamente visibile il concetto di rete interattiva
fatta dalla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica della citt.
Nel manifesto Presto tutti i cittadini del quartiere riceveranno questa lettera si
comprende, invece, cosa intenda Dolcini per comunicazione che rende
protagonista losservatore e comunicazione che d del tu: nel manifesto la figura di un medico con camice e stetoscopio nel taschino regge una
grande busta rossa e sotto di lui viene scritto lavviso che si rivolge direttamente a chi sta guardando. In questa maniera il passante si sente chiamato in prima persona ed il manifesto non passa semplicemente uninformazione, ma instaura una conversazione.
Una tecnica ricorrente, utilizzata da Dolcini, per farsi ascoltare dai cit-

35

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38

121

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 39
Particolare del manifesto
Sarabanda.Musica-Incontro

tadini, lironia come tratto di massima leggibilit, ma anche come cortocircuito che necessita di uno sguardo attivo per la lettura. (ivi: 20) Un
modo per scuotere losservatore dal torpore, dallindifferenza verso le immagini causato dal boom della comunicazione commerciale. Se ne trova
esempio nel manifesto Anziani/Ente Locale. Una politica oltre lassistenzialismo dove il visual costituito da un grande bastone da passeggio a cui legata una carota; oppure nel manifesto per un evento letterario intitolato
Il gusto dei contemporanei dove la parte testuale sovrapposta come unetichetta ad un cucchiaio, una forchetta ed un coltello, tra le quali si confonde una penna stilografica; o infine, nel Musica-incontro, Sarabanda dove la
parte terminale di un basso tuba diventa un salame affettato, richiamando
le illustrazioni di Jacovitti.
Lesperienza di Dolcini a Pesaro la dimostrazione di come la comunicazione possa diventare il modo di costruire una partecipazione dei soggetti alla gestione della cosa pubblica partendo dalla condivisione di valori, comunicati attraverso un altrettanto condiviso linguaggio verbo-visivo.
Il lavoro di Dolcini a Pesaro sottolinea:
lessenzialit di uninformazione vicina che passi attraverso lurgenza del comunicare informando, che non cada nellautocelebrazione dellamministrazione, che non sia puro spot politico, ma che riparta dai contenuti reali del fare
politica: i diritti le strutture, le occasioni dello stare insieme La grafica utile
che diventa in generale la comunicazione utile, interattiva a due vie, capace di
aprirsi al proprio pubblico rendendolo protagonista dei messaggi e non semplice lettore. (Mazzoli 2006: 10)

122

3.3.3 Franco Balan

Figura 40
Logo per lEspace Monte
Blanc, Balan, 1995

Un altro esponente rappresentativo della comunicazione di pubblica utilit Franco Balan (Aosta 1934 - 2013).
Losservazione del suo lavoro in ambito pubblico risulta interessante per
trarre alcuni spunti orientativi per il lavoro di catalogazione dei casi svolto nel capitolo successivo.
Balan da autodidatta si cimentato nella sua lunga carriera in progetti a livello nazionale e internazionale, non tradendo mai la sua formazione dorigine, caratterizzata dalla romanit archeologica di Aosta, alle tradizioni culturali e popolari della Valle, ma arricchendo di stimoli e suggestioni anche doltralpe il proprio bagaglio, s grafico, ma anche pittorico. Dal
Dada allimmaginario infantile fino al vocabolario visionario gi di Chagall, dal collage alla contaminazione etnica, dallibridazione di stili, generi,
e iconografie allacceso cromatismo memore dei fauves, fino alle ricerche
sulla comunicazione visiva. I suoi lavori spaziano dalle tematiche sociali
a quelle culturali, agli eventi sportivi.(cfr. Aiap 2013) Egli lavorer in maniera continuativa per le istituzioni valdostane si ricordino i manifesti per
il Comune di Chamonix, Fondazione Courmayeur, limmagine coordinata dellEspace Mont Blanc (1995), il sistema di segnaletica con pittogrammi, per lanimazione, per il Comune di Valtournenche (1985), la segnaletica generale per il Palazzo di Giustizia di Aosta (1985).
Nei lavori di Balan si nota una forte tensione ironica, che permette di
sdrammatizzare e attenuare la forte valenza iperattiva presente in alcuni
manifesti di tematica sociale; ne un esempio calzante il manifesto Vietato
fumare realizzato accostando sempre, con tecniche pittoriche, la scritta vietato fumare, dal tono decisamente imperativo, con il marchio dei monopoli di stato, creando in questa maniera unironica contraddizione.

123

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

41

Sovente luso dellironia permette allautore di condensare il messaggio


rendendolo in una sintesi che salva il manifesto dalla ridondanza, differenziandolo dal resto della comunicazione visiva e rendendolo, cos, efficace.

Figura 41
Manifesto per i
cinquantanni delle
tradizioni Valdostane,
Balan, 1998

In un sistema di comunicazioni visive dove la referenza , dal punto di vista


culturale, di status symbol, indifferenziata, senza una collocazione precisa alla
quale adeguare una strategia di testo e dimmagine, sempre arduo realizzare manifesti, in grado di non cadere in una piatta genericit. Generalmente il
generico si trasforma in banalit e in quasi tutta la produzione grafica di utilit pubblica, soprattutto quella commissionata dagli enti locali, nella direzione
di soddisfare alcuni servizi fondamentali, si opera con una forte percentuale
di ridondanza: ricorrere cio a una maggiore quantit e complessit del quoziente informativo, che rende possibile, anche nel caso di un notevole disturbo, di una perdita di comprensione, dinformazione, dovuta al rumore, di
conservare inalterata la comprensione globale del messaggio.. La ridondanza quindi - continua Gillo Dorfles - , in certo senso, un accrescimento della
banalit del messaggio, e dal punto di vista estetico dovrebbe essere considerata come negativamente proporzionale allasintattismo. (Colonetti 1984: 107)

Il passaggio sottolinea una problematica possibile della comunicazione


delle pubbliche amministrazioni: dovendo parlare ad un target ampio, e
non omogeneo, c la tendenza a ripetere le informazioni contenute nel
prodotto comunicativo, sovraccaricando lartefatto di informazioni o di
elementi visivi, nella speranza che in un modo o nellaltro il messaggio
venga recepito da tutti. Come viene evidenziato da Colonetti, invece il risultato genera un effetto di ridondanza, di appesantimento e quindi di appiattimento della carica comunicativa del prodotto.
Secondo Balan il manifesto deve comunicare il messaggio lasciando per
aperto uno spazio di interpretazione personale che richieda la partecipazione attiva dellosservatore: Una grafica di utilit pubblica deve lasciare canali aperti nella lettura del fruitore, proprio perch il pubblico indifferenziato e la soggettivit deve giocare un ruolo attivo senza, peraltro,
trasformarsi in uninterpretazione anarchica, nella quale si annullerebbe
quellaspetto imperativo che deve essere comunque presente in un manifesto di pubblica utilit (ivi: 106)
Un manifesto rappresentativo della ricerca e della sperimentazione di Balan, nel campo della comunicazione di pubblica utilit, il manifesto realizzato nel 1983 per lUnesco sul tema del linguaggio e comunicazione
nella citt. Un argomento intrigante, ma anche ridondante come questo,
risolto con unillustrazione, nella quale appare un uomo che abbraccia
con fatica un mondo, disegnato irregolarmente, con una tecnica quasi infantile. Emana dal manifesto un certo gusto ludico, non drammatico, in
uno spazio metafisico alla Magritte. Balan propone una soluzione nuova
124

125

Etica del progetto di comunicazione

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 42
Manifesto per il convegno
Unesco, Balan, 1983

per lambito in questione, sintetica e poetica al tempo stesso, diversa dalle


soluzioni abituali pensate per lambito istituzionale.
Si pu concludere questa breve riflessione sul lavoro di Balan, nellambito della grafica di pubblica utilit, prendendo a prestito lopinione di Colanetti: La funzionalit della comunicazione grafica di utilit pubblica
costantemente risolta dai lavori di Balan attraverso un gioco creativo sempre nuovo; non si consumano facilmente i manifesti di Balan, informano
senza inutili annotazioni semantiche. (ivi: 108)
42

nia, un espediente retorico che permette di sorprendere losservatore, attirarne lattenzione attraverso un elemento che contraddice la realt abituale e spinge losservatore ad una partecipazione attiva per la comprensione del messaggio. La ricerca della partecipazione dellutente risulta fondamentale per il raggiungimento dellefficacia comunicativa.
A questo proposito viene sottolineata limportanza di provocare una reazione emotiva nellosservatore, non intesa come espressione violenta di
sentimenti, ma semplicemente come capacit da parte del prodotto grafico di toccare lutente, connettersi con il suo canale dattenzione al fine
dinstaurare una comunicazione intesa come scambio dialogico, messa
in comune; un dialogo che superi la sterile trasmissione dinformazioni.

Figura 43
Manifesto per il
bicentenario del Monte
Bianco Valdostano, Balan,
1986

43

Da questi brevi focus riguardanti lesperienza nel campo della grafica di


pubblica utilit, da parte di tre figure di riferimento della grafica italiana
del dopoguerra, si possono trarre alcune indicazioni operative, riguardanti la retorica della comunicazione, che possono risultare utili per il progettista che si trova a dover lavorare in questo ambito.
Dato per assunto che lobiettivo quello di rendere lartefatto comunicativo efficace, e quindi utile per gli utenti ai quali rivolto, dagli esempi dei
maestri emerge come indicazione ricorrente la ricerca della sintesi sia nella stesura del testo che nella scelta degli elementi grafici da inserire nella
composizione, sintesi che si contrappone alla ridondanza che causa confusione e rende la comunicazione del messaggio meno immediata e diretta.
Uno strumento pi volte indicato come utile al fine di prevenire la ridondanza, e sottolineare il punto chiave del messaggio, lo strumento delliro126

127

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

04
LA COMUNICAZIONE DELLE
ISTITUZIONI PUBBLICHE OGGI
Immaginando che il fine etico della comunicazione
giustificasse qualunque incapacit tecnica, la comunicazione sociale ha raccolto al suo attivo una lunga
storia di campagne brutte e comunque inefficaci.
Giovanna Gadotti, Roberto Bernocchi

128

129

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

04. COMUNICAZIONE DELLE


ISTITUZIONI PUBBLICHE OGGI

Metodo dindagine
Le considerazioni, avanzate fino ad ora, sono state di carattere generale riguardo al contesto della comunicazione delle istituzioni pubbliche al fine
di definire in maniera teorica il campo dindagine, sollevare alcune criticit legate a questo ambito e individuare il ruolo del designer della comunicazione del processo decisionale e operativo che riguarda la comunicazione della pubblica amministrazione italiana. La ricerca ha ora lintento
di fornire una panoramica dello stato dellarte della comunicazione istituzionale attraverso un numero significativo di casi raccolti durante il periodo dindagine.
Sono stati raccolti 400 casi che permettono di dimostrare, da un lato, lintensificarsi delle azioni comunicative delle istituzioni pubbliche dagli anni
Novanta ad oggi e, dallaltro, permettono di avere conferma delle criticit
individuate durante la ricerca teorica.
Obiettivi della ricerca
La raccolta, larchiviazione e lanalisi dei casi, secondo i punti dattenzione
individuati durante il lavoro di ricerca teorica, hanno permesso di evidenziare la responsabilit e il rispetto della logica di servizio con cui gli artefatti in questione sono stati sviluppati.
Con lo scopo di indagare lo stato dellarte della comunicazione delle istituzioni pubbliche in Italia, si voluto:

mittenza pubblica;
-- evidenziare gli aspetti critici dei casi raccolti al fine di sostanziare con esempi concreti la tesi avanzata nelle pagine precedenti e fornire al designer dei punti dattenzione che, attraverso la messa in risalto degli errori passati, indirizzino il progetto verso modelli che siano maggiormente aderenti ai principi di etica della comunicazione.

Raccolta casi studio


La raccolta dei casi ha costituito la prima fase del lavoro di ricerca. Lindagine cominciata con la consultazione dei siti internet degli enti nazionali e locali e dellarchivio online dedicato alle campagne di comunicazione
sociale (http://www.occs.it/).
In seguito sono stati visitati blog inerenti alla comunicazione sociale, riviste e quotidiani online. Alcuni elementi provengono da pubblicazioni cartacee ed altri dallosservazione diretta delle affissioni urbane registrate attraverso fotografie eseguite dallautrice.
La fase di raccolta ha richiesto un considerevole impegno di tempo ed
energie in quanto solo alcuni siti web delle istituzioni presentano una sezione specifica dedicata alle campagne di comunicazione. In questo caso il
sito del governo riporta la sezione pi ricca di campagne (http://www.governo.it/GovernoInforma/campagne_comunicazione/) organizzate in
ordine temporale partendo dalle pi recenti, il materiale, per, non fruibile off line in quanto gli spot possono essere visualizzati solo in strea44

45

-- restituire una panoramica della situazione attuale della comunicazione di pubblica utilit emessa da enti pubblici con la raccolta di quello che stato
fatto, dopo che stato stabilito, anche per legge, il dovere dello Stato
di comunicare ai cittadini;
-- raccogliere ed organizzare criticamente in un unico documento nuovo materiale che possa essere un bacino di esempi per facilitare lo studio e lapprofondimento del designer che chiamato a progettare per la com130

Figura 44, 45
Due esempi di affissioni
urbane, fotografate nel
centro di Milano
131

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

SPOT VIDEO
+
RADIO

CAMPAGNE STAMPA
+
AFFISSIONI

150

250
400

132

245

153

UE

ENTI NAZIONALI

ENTI LOCALI

ming, mentre le immagini sono inserite in formati ridotti a bassissima risoluzione, senza la possibilit di eseguire download dei documenti statici,
quindi la sezione stata utile come lista di riferimenti per poter poi raccogliere il materiale vero e proprio altrove.
Larchivio dellOccs si rivelato poco aggiornato sulle campagne di comunicazione della pubblica amministrazione, la percentuale di campagne
pubbliche molto inferiore rispetto a quelle dei privati e nella maggioranza dei casi appartengono agli anni Novanta. Infine si riscontrata una
chiara reticenza nel fornire materiale da parte degli enti pubblici interpellati.
Per tutti questi motivi si ritiene che la raccolta organizzata nellappendice
2 possa essere uno strumento pratico ed utile per chi desidera informarsi
riguardo ai prodotti comunicativi della pubblica amministrazione italiana.
Al termine della ricerca sono stati raccolti 400 casi di cui 150 spot tv e 250
artefatti diffusi attraverso laffissione o mezzo stampa. Delle 400 campagne due sono state commissionate dallUnione Europea, 245 dalle istituzioni centrali e 153 dagli enti locali.
Si scelto di selezionare artefatti di carattere pubblicitario, pensati per la
comunicazione esterna dellente, quella che in inglese viene genericamente definita advertising.
La scelta derivata dal fatto che i prodotti comunicativi di questo tipo
presentano delle criticit maggiori, proprio dovute allutilizzo di un linguaggio pervasivo e persuasivo come quello della retorica pubblicitaria
(cfr par. 1.3).

Schema 02
Quantit e qualit del
materiale raccolto

Analisi dei casi studio


Durante la fase embrionale di questo lavoro lintenzione era di concludere
la ricerca con la definizione di alcune linee guida che servissero ad orientare il designer durante la progettazione di questo particolare tipo di comunicazione, ma, nel proseguire con la ricerca e lapprofondimento del tema,
risultata evidente la difficolt, da un lato, e la scarsa utilit, dallaltro, della produzione di un documento di questo tipo.
Innanzitutto, come si visto, la comunicazione delle istituzioni si pu suddividere in altre piccole sottocategorie che hanno caratteristiche ed obiettivi comunicativi differenti. Gli argomenti che questo tipo di comunicazione trattano sono molteplici e diversi tra loro, il target a cui le campagne
si riferiscono pu essere generico oppure molto segmentato ed indirizzato ad una categoria specifica di cittadini. Per tutte queste ragioni il contesto operativo presenta un numero troppo elevato di variabili e di conseguenza non stato possibile standardizzare delle problematiche specifiche relative ai diversi aspetti della progettazione perch si sarebbe corso
133

La comunicazione come servizio pubblico

il rischio di fornire delle indicazioni parziali, poco esaustive e, soprattutto, si sarebbe rischiato di risultare coercitivi e limitanti nei confronti della libert dei singoli.
La scelta di abbandonare la via della definizione delle linee guida stata, per, accompagnata dalla conferma che la progettazione della comunicazione pubblica necessita di particolare attenzione da parte del designer. Pertanto si deciso di procedere individuando dei punti dattenzione emersi dallanalisi teorica della comunicazione pubblica che mettono
in evidenza dei nodi critici nei quali si stabilisce o meno il valore etico del
servizio pubblico della comunicazione istituzionale.
In seguito tutto il materiale raccolto stato analizzato criticamente: ogni
singolo artefatto stato preso in esame e valutato secondo i punti dattenzione selezionati in precedenza. Questa operazione stata svolta al fine di
individuare eventuali criticit relative agli artefatti raccolti.
Dallanalisi complessiva sono stati poi identificati alcuni casi pi significativi rispetto ad ogni punto dattenzione in cui le diverse criticit si manifestano in maniera pi netta. Questi casi simbolo saranno descritti ed analizzati in profondit nelle pagine seguenti. Inoltre, in base ad alcune caratteristiche comuni del materiale raccolto, sono state costruite delle tavole riassuntive che evidenziano i particolari interessanti di ogni artefatto rispetto al parametro in questione, in modo da fornire al lettore uno sguardo complessivo sul problema.

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

Ad ogni artefatto stato assegnato un numero identificativo che verr associato a tutti i richiami, anche parziali, a quellartefatto, in modo che esso
possa essere rintracciato facilmente senza dover ripetere ogni volta la nota
didascalica.
Nella seconda parte dellappendice sono organizzati i casi e le tavole rappresentativi delle diverse criticit, suddivisi in quattro macro gruppi:
-- i prerequisiti, ovvero le caratteristiche che rendono il contesto della comunicazione delle istituzioni pubbliche un ambito progettuale particolare che necessita di attenzioni specifiche;
-- le condizioni inalienabili, ovvero quelle condizioni imprescindibili che
una campagna di comunicazione, promossa da unistituzione pubblica, dovrebbe sempre rispettare;
-- i requisiti per un design inclusivo, ovvero i principi che rendono la progettazione attenta alle esigenze di tutte le categorie di utenti;
-- le indicazioni retoriche, ovvero quegli espedienti legati al linguaggio pubblicitario che possono orientare il designer verso modelli comunicativi che siano efficaci, ma responsabili.

Figura 46
Lavoro preliminare di
analisi di tutti gli artefatti
raccolti secondo i punti
dattenzione individuati
durante la ricerca

Di seguito verranno descritti i punti dattenzione selezionati durante la ri46

Si scelto di lavorare in negativo, ovvero di mettere in evidenza i casi


studio problematici che presentano delle disattenzioni, delle mancanze
rispetto alle caratteristiche della comunicazione pubblica ideale, descritta
nella parte dedicata alla discussione teorica.
Attraverso questa scelta si intende indicare al designer quali sono gli aspetti progettuali maggiormente critici, mostrando degli esempi concreti, senza, per, imporre soluzioni progettuali preconfezionate che, come affermato in precedenza, risulterebbero inevitabilmente rigide e quindi poco
adattabili al contesto della comunicazione di pubblica utilit.
Il lavoro di analisi delle campagne di comunicazione stato infine raccolto in una appendice complementare a questo volume. Nella prima parte dellappendice sono stati archiviati tutti gli artefatti raccolti con lintenzione di creare un catalogo dei casi studio che possa fungere da strumento di informazione sulla materia. stato scelto di suddividere il materiale secondo le tematiche trattate dalle campagne al fine di rendere pratico il
confronto tra campagne che comunicano lo stesso argomento e facilitare
lindividuazione di caratteristiche simili o elementi di differenziazione che
possono essere utilizzati in fase progettuale.
134

135

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

cerca, corredati dai casi studio pi significativi, individuati dallanalisi dei


400 casi raccolti; gli esempi serviranno ad avvalorare le riflessioni condotte fino ad ora e a esemplificare i casi critici presenti nel panorama della comunicazione pubblica italiana.
Il lavoro non pretende di definire cosa giusto e cosa sbagliato, imponendo delle soluzioni definitive, ha piuttosto lintenzione di sollevare dei quesiti, facendo luce sulle incongruenze e sulle difficolt di scelta che sincontrano in questo campo della comunicazione delle organizzazioni pubbliche, contribuendo alla costruzione di uno sguardo critico sulla disciplina.

4.1 Prerequisiti
Come primo passo sono state individuate tre caratteristiche che giustifichino il lavoro qui svolto e la necessit di una riflessione critica ad hoc per
questo ambito progettuale.
Dalle considerazioni precedenti sono emerse tre caratteristiche che definiamo veri e propri prerequisiti che connotano la comunicazione delle pubbliche amministrazioni come un campo particolare che richiede attenzioni progettuali specifiche.
Dei 400 artefatti raccolti 280 risultano essere rivolti a tutti i cittadini in maniera indifferenziata, per et, per genere, per gradi distruzione.
Come descritto nel primo capitolo, dover parlare a tutti i cittadini in maniera indistinta risulta estremamente complesso per chi si deve occupare
della progettazione; non ci sono punti di riferimento derivanti dalle caratteristiche dei destinatari sui quali si possano basare le scelte progettuali.
I rischi sono molteplici, da un lato la possibilit di scegliere una strada che
escluda una parte del pubblico dalla comprensione del messaggio, dallaltro il pericolo di una semplificazione eccessiva con il risultato di appiattire e banalizzare lartefatto eliminando il cosiddetto appeal che sollecita lattenzione dellutente, proprio di ogni artefatto pubblicitario.
Il secondo prerequisito riguarda lazione persuasiva che la comunicazione

47 Figura 47
Ministero dellistruzione,
2009, un esempio di
messaggio diretto ad un
target generico

136

137

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 48
Ministero della difesa, 2013,
promozione della parata
militare del 2 Giugno

138

pubblicitaria esercita sul pubblico: nel caso della pubblicit delle istituzioni pubbliche questa capacit persuasiva indirizzata a modificare non solo
comportamenti, ma anche valori ed ideali di riferimento.
Un esempio possono essere le campagne che promuovono lesercito, divulgate con lobiettivo di far rilevare limportanza delle forze armate e rafforzare un ideale di patriottica riconoscenza verso chi dedica la propria
carriera alla difesa del Paese.
Questo risulta essere un tema controverso che suscita polemiche e critiche in quella parte dellopinione pubblica contraria alluso delle armi e alle
spese che il paese sostiene per il mantenimento degli apparati di difesa (fig.
48) , ma il problema si pone anche quando listituzione cerca di svolgere la sua funzione pedagogica promuovendo valori ampiamente condivisi,
come il senso civico, il rispetto per lambiente, la tolleranza verso gli immigrati, il valore della famiglia. Il pericolo sta nel come questa azione persuasiva, per instillare valori etici di progresso e solidariet, messa in atto.
Il rischio sempre in agguato quello di scadere nei toni e nei metodi usati
dalla propaganda tipica dei regimi totalitari (cfr. 1.2) che, invece di spiegare e argomentare al fine di condurre il cittadino ad unadesione libera e razionale al valore in questione, cerca in maniera occulta di persuadere i destinatari. Circa tre quarti del materiale raccolto mostra di essere finalizzato alla promozione di un determinato valore (patria, famiglia, tolleranza,
salute, sostenibilit, rispetto per le istituzioni) si conferma quindi un altro
prerequisito che rende la comunicazione della pubblica amministrazione
un contesto progettuale a s.
Infine, se ci si riferisce nello specifico a quella sottocategoria della comunicazione pubblica che nel primo capitolo stata denominata comunicazione sociale, si nota che la maggioranza di queste campagne di comunicazione trattano tematiche drammatiche e presentano situazioni negative che invece sono evitate con ogni mezzo dalla pubblicit commerciale.
Gli argomenti che ricorrono con maggiore frequenza sono gli incidenti stradali, i danni alla salute causati da alcol, droga e fumo, le malattie che
ancora oggi non hanno cure definitive come lAids e i tumori, lindigenza e la povert di certe categorie sociali, la violenza su donne e bambini,
gli incidenti sul lavoro.
La comunicazione sociale per svolgere la sua azione dindirizzo della societ verso modelli di progresso collettivo deve necessariamente confrontarsi con tematiche ritenute dalla pubblicit tradizionale scomode. Questi temi pongono il problema del linguaggio da utilizzare, della scelta delle immagini da pubblicare, dei toni con cui esporre il problema. Il rischio
in questo caso di attuare delle scelte progettuali che non tengano conto
degli effetti che la comunicazione potrebbe avere sul target, specialmente
quando ampio e generico.

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

48

139

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Ad esempio la scelta di immagini forti, di linguaggi violenti o accusatori


potrebbe ledere la sensibilit di alcune categorie di utenti pi fragili come
i bambini. Si ricorda che in questo caso lemittente del messaggio non
un privato o un organizzazione di privati, ma un ente pubblico, un istituzione che ha il dovere di agire nel rispetto di tutti i cittadini che vivono
sotto la sua giurisdizione. La difficolt consiste, come si vedr in seguito,
nel trovare il giusto equilibrio, la giusta modalit di comunicare queste tematiche senza sminuirne la seriet e limportanza e senza causare traumi
o sentimenti di repulsione e rifiuto, angosce o allarmismo nei destinatari.
Del materiale raccolto pi della met degli elementi trattano argomenti
che hanno a che vedere con situazioni drammatiche, questo dato evidenzia unaltra caratteristica che rende la progettazione della comunicazione
sociale delle istituzioni pubbliche un ambito da affrontare con la massima
attenzione da parte del progettista. (schema 03)

Figura 49
Regione Lombardia, 2011,
campagna per combattere
gli episodi di stalking

Risultano evidenti le caratteristiche che distinguono la comunicazione della pubblica amministrazione dagli altri ambiti della comunicazione.
Per prima cosa la committenza pubblica, considerando il proprio ruolo
istituzionale, deve assicurarsi di mantenere unimmagine coerente e autorevole, che legittimi il suo approccio comunicativo agli occhi dei cittadini.
Inoltre, dovendo parlare ad un target generico e molto eterogeneo, la sua
azione persuasiva deve difendere la sfera dei valori e delle idee.
Infine il dovere di confrontarsi necessariamente con gli aspetti drammati49

Schema 03
Riassunto quantitativo
degli artefatti in cui
sono stati individuati i
prerequisiti

Temi drammatici, negativi

254/400

Azione persuasiva su valori e idee

272/400

Target ampio e generico

271/400

ci della vita, che devono essere comunicati al pubblico in modo adeguato,


conclude linsieme dei prerequisiti che giustificano questo lavoro di analisi
e la convinzione che la comunicazione pubblica comporta per il designer
della comunicazione alcune difficolt progettuali specifiche che richiedono unadeguata preparazione.

140

141

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

4.2 Condizioni inalienabili


Dopo aver accennato ai prerequisiti, che rendono la comunicazione delle
pubbliche amministrazioni un territorio particolarmente ostico per il progettista della comunicazione, possono essere individuati i primi due punti
di attenzione che sono emersi dalla ricerca teorica in questo ambito.
Nel paragrafo 1.4.1 si evidenzia la vocazione al servizio che sta alla base
dellazione comunicativa delle istituzioni pubbliche.
Lente pubblico [] deve utilizzare tutti gli strumenti a disposizione con un
valore aggiunto: interpretare il ruolo di servizio pubblico in termini di risposta alla domanda sociale e, coerentemente, sviluppare e promuovere il diritto
allinformazione e alla partecipazione. Qui si produce una forma di comunicazione di servizio che, slegata dallesigenza di visibilit del singolo politico, vuole raggiungere il cittadino utente per rendergli la vita pi semplice
(Battilani 2004: 11)

Conflitto dinteressi
La citazione conferma le questioni trattate nel primo capitolo ed introduce il primo concetto chiave al quale il designer dovrebbe prestare attenzione nellapprocciarsi alla progettazione per il contesto pubblico: la comunicazione di unistituzione pubblica dovrebbe essere priva di conflitti dinteressi, lunico interesse devessere quello di soddisfare nel migliore dei modi il
bisogno dinformazione dei cittadini.
C, per, il rischio che qualche altro scopo interferisca con la soddisfazione dellinteresse della collettivit: il conflitto dinteressi pu presentarsi in diverse forme. Una di queste riguarda lutilizzo della comunicazione dellente pubblico per la promozione personale del politico o del partito che detiene in quel determinato momento il potere. Capita che il politico in cariFigura 50
Comune di Milano, 2010,
Festival nazionale della luce

142

50

ca, magari anche ingenuamente, partecipi allideazione di un nuovo servizio o allorganizzazione di un evento e, sentendosi fautore di questa meritevole azione, desidera rendere noto alla cittadinanza non solo il nuovo
servizio, ma anche sottolinearne la propria paternit.
questo il caso di due episodi avvenuti nel Comune di Milano: il primo
risale al 2010, in occasione della comunicazione per un evento culturale, il
Festival Internazionale della luce di Milano.
Lassessore alla cultura, nel caso specifico, Maurizio Cadeo, volle che la
sua immagine fosse presente sui cartelloni pubblicitari destinati allaffissione urbana. La campagna sollev molte polemiche tra i cittadini, ma anche tra i colleghi della giunta, che percepirono come scorretta liniziativa
dellassessore.
Cadeo in un articolo pubblicato su Repubblica (2010) si difese dichiarando: Questa iniziativa me la sono inventata io e ci tenevo a sottolinearlo.
Sono manifesti realizzati dallo sponsor. La mia non campagna elettorale.
Se anche liniziativa fu presa in buona fede, il risultato rientra comunque
nel messaggio e nella forma tipici della propaganda personale.
Durante il mandato, il politico in carica ha il dovere di svolgere il proprio
lavoro di servizio alla comunit in nome dellistituzione nella quale ricopre un ruolo. Sar la successiva campagna elettorale il momento adatto
per sottolineare i propri meriti personali al fine di una possibile rielezione.
Il secondo episodio analogo al caso del 2010, ma risulta, forse, ancora
meno giustificabile.
Sulla mappa delle stazioni del Bikesharing, distribuite nella primavera
2012 in tutte le fermate del bike sharing e negli Atm Point, oltre alle informazioni riguardanti il servizio chiamato Bikemi, sul retro stata inserita la fotografia dellassessore alla mobilit, ambiente, arredo urbano e verde, Pierfrancesco Maran.
Come si legge dagli articoli che riportano la notizia, la reazione dellopi51

Figura 51
Comune di Milano, 2012,
mappa del servizio di bike
sharing

143

La comunicazione come servizio pubblico

nione pubblica stata questa volta ancor pi negativa, forte del fatto che
la nuova giunta di centro sinistra avesse commesso il medesimo errore criticato aspramente dalla precedente giunta di centro - destra.
Si legge nellarticolo non proprio piaciuta, la scelta dellassessore: una
foto, quella che ha fatto mettere sulla brochure delle fermate di BikeMi, non
diversa da quelle che, non solo in campagna elettorale, lex sindaco Moratti e i suoi assessori dispensavano su lettere ai cittadini, depliants, manifesti..
Anche Palazzo Marino ha espresso la sua disapprovazione, sottolineando
lerrore di Maran come una leggerezza che non dovr pi ripetersi, anche
perch lerrore ancor meno giustificato dal fatto che il progetto delle
bici a noleggio non nasce con questa amministrazione, quindi - per quanto bene lo stia facendo - Maran sta gestendo uneredit del passato. (Repubblica 2012).
Unaltra forma attraverso la quale si pu manifestare il problema del conflitto dinteressi, riguarda lingerenza politica o di poteri esterni allistituzione
nelle scelte relative alle modalit comunicative con cui devessere realizzata una campagna di pubblico interesse.
Riferendosi a questo problema Gadotti (1995: 430) scrive Chi decide
contenuti e modi della campagna in assenza di una norma esplicita adottata dagli organi di rappresentanza?
La questione viene definita dallautrice spinosa in quanto il messaggio
dellente pubblico deve cercare di evitare le possibili obiezioni che possono essere mosse dallopinione pubblica. Da qui per altro scaturisce un limite tecnico non indifferente alla comunicazione pubblica, spesso non riesce ad essere incisiva proprio perch subisce correzioni e adeguamenti
alle obiezioni mosse o prevedibili (ivi: 431)
Il conflitto in questo caso generato dalla necessit della dirigenza politica
di comunicare senza scontentare nessuno, senza sollevare critiche, sia da
parte dei cittadini che delle lobby, una necessit questa che si scontra con
il parere dei tecnici, che in base alle loro conoscenze professionali, propongono soluzioni progettuali che siano come prima cosa efficaci per assolvere il fine comunicativo.
Un primo caso esplicativo di questa problematica riguarda le scelte di linguaggio per una campagna di prevenzione alluso di sostanze stupefacenti promossa nel 1991 dal Consiglio dei Ministri. Lo slogan della campagna doveva essere Chi ti droga, ti frega una formula che richiamasse il
linguaggio giovanile, poco elegante, forse, ma diretto e familiare al target
di riferimento. Lo slogan venne invece scartato su intervento del ministro
competente perch ritenuto poco ortodosso e sostituito con un altro slogan Chi ti droga, ti spegne, ma lavviso dei tecnici, a diverso titolo competenti, era stato diverso. (cfr. Gadotti 1995)
144

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

52

Figura 52
Consiglio dei Ministri, 1991,
prevenzione del consumo
di droga

Un altro caso significativo, che non interessa una singola campagna, ma


piuttosto riguarda latteggiamento dellistituzione centrale rispetto ad un
determinato tema, rappresentato dalla comunicazione per la prevenzione dellAids. Parlare di prevenzione allAids richiede di confrontarsi necessariamente con tematiche controverse, come rapporti sessuali occasionali non protetti, consumo di droga con utilizzo di siringhe non sterili La
scelta delle modalit e dei linguaggi con cui questi argomenti sono comunicati ai cittadini risulta particolarmente esposta alle critiche. Si pensi ad
esempio alla posizione della Chiesa Cattolica rispetto alla sessualit e alla
sua ferma opposizione allutilizzo del preservativo.
In uno Stato laico, ma di chiara matrice cattolica come lItalia, trattare tematiche di questo genere sempre una questione ostica per la dirigenza
politica, che da un lato ha il dovere di informare i cittadini su di un serio
problema, ma dallatro deve soppesare ed aggiustare il tiro per non intaccare determinati equilibri sociali.
Le pi recenti campagne in tema di Aids al giorno doggi riguardano di
preferenza i temi della prevenzione e della solidariet nei confronti dei
malati, ma limpressione che spesso manchino, per ingenuit o per scelta, di informazioni chiare e dirette. (Mattavelli, 2010)
La soluzione di comodo, come dimostreranno gli esempi seguenti, sempre la scelta di omettere e rimanere generici a discapito della qualit informativa dei prodotti comunicativi.
La prima campagna di prevenzione del Ministero della Salute dellAids
del 1988. La campagna stata la prima tappa di un percorso conoscitivo
della malattia ed ha inteso chiarire le informazioni fino ad allora contraddittorie sul virus dellHiv e sui metodi di prevenzione.
Lo spot tv, realizzato dallagenzia Armando Testa, della durata di 60 secondi, si concentra principalmente sulleziologia della malattia e sui possibili modi per prevenirla. Il messaggio di fondo chiaro: la prevenzione
possibile, ma dipende dai nostri comportamenti. Lo spot si apre affermando con forza che non esiste ancora una cura efficace alla malattia, ma
145

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

aggiunge in tono rassicurante per fortuna non facile ammalarsi di Aids,


dipende dai nostri comportamenti. Lo spot fa chiarezza sul fatto che il
contagio non avviene baciandosi o stringendosi la mano o utilizzando le
stesse posate, ma lAids si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti con persone gi infette, segue il consiglio ad evitare rapporti occasionali con sconosciuti o per lo meno a proteggersi utilizzando il preservativo, infine viene ribadita la pericolosit del contatto con sangue infetto con lammonimento Mai pi siringhe usate. Lo spot si conclude con
lheadline Aids, se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide. La campagna susciter forti critiche, come si legge nellarticolo di Faccioli e Porcheddu del 1996.
Linvito esplicito alluso del preservativo e la mancanza di un richiamo alla
condanna del consumo di sostanze stupefacenti vengono criticati, tra gli altri,
lOsservatore romano che si spinge fino ad accusare il Ministero della Sanit
di incitare al libero amore e di non esprimenre un giudizio contro la droga.
Queste reazioni negative nei confronti del tono e del contenuto della prima
campagna informativo-educativa sullAids, influenzano limpostazione delle
successive e ne condizionanao la scelta dei messaggi.

Dallanalisi del materiale raccolto si notano i diversi tentativi di approccio al problema, a volte pi espliciti nellindicare i metodi di prevenzione,
a volte pi criptici e metaforici nellesposizione.
Nella campagna del 2002 che utilizza come visual i personaggi dei fumetti
Figura 53

di Silver, di Lupo Alberto e della sua fidanzata la Gallina Marta, la presenza del preservativo senza dubbio centrale, esso disegnato in proporzioni maggiori rispetto al resto degli elementi, sempre raffigurato chiuso e
rimane censurato nei testi che non lo nominano esplicitamente.
La campagna successiva, iniziata nel 2003, ha come obiettivo il tenere alta
lattenzione rispetto al rischio di contrarre lAids, attenzione che andata
affievolendosi tra la popolazione in quanto, grazie alle terapie pi recenti,
la malattia non pi mortale, ma porta comunque ad uninvalidit cronica.
Le affissioni e la carta stampata della prima fase della campagna alternano i seguenti messaggi La prevenzione. Il modo pi grande di amare e
Lamore per noi stessi il primo che ci protegge dallAids accompagnati
da tre diverse immagini. Due delle fotografie sono studiate per un pubblico adulto: un uomo e una donna che si prendono cura del proprio aspetto davanti allo specchio di un bagno pubblico. La terza invece, rivolta
in modo specifico ai giovani, raffigura due ragazzi che si abbracciano e si
scambiano un bacio sulla guancia.
Un manifesto di altra tipologia stato pubblicato nel 2004 nella seconda fase di divulgazione della campagna. costituito dallo slogan ripreso dai primi manifesti Lamore per noi stessi il primo che ci protegge
dallAids. Il visual, invece, costituito da unimmagine fotografica che ri54

Figura 54
Ministero della salute, 2002,
prevenzione contagio del
contagio dal virus dellAids

Figura 55
Ministero della salute,
2003, prevenzione del
contagio dal virus dellAids

Figura 56
Ministero della salute,
2004, prevenzione del
contagio dal virus dellAids

55

53

Ministero della salute, 1988,


prevenzione contagio del
virus dellAids

56

146

147

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

01
Dati tratti da Il Fatto
Quotidiano, Gioco
dazzardo, +30 per cento di
guadagno nel 2011
<http://www ilfatto
quotidiano.it/2012/03/07/
gioco-dazzardo-centoguadagno-2011-statoentrate-miliardi/195890/>
02
Cfr. puntata del
programma Gli intoccabili,
La Sette
<http://www.you
tube.com/watch
?v=SEhFtsGOBzI>

Figura 57

trae due ragazzi in una tenda da campeggio che sembrano in procinto di


scambiarsi effusioni.
In nessuno dei prodotti comunicativi, che compongono la campagna,
nominato o raffigurato il preservativo, n vengono indicate in maniera
esplicita le situazioni a rischio di contagio.
Inoltre lo slogan incentrato sullamore per s stessi sembra quasi contrapporre un tipo di protezione emotiva alla protezione fisica offerta dallassente profilattico. La campagna 2003-2004 fa dunque un passo indietro rispetto alla precedente, preferendo lomissione di indicazioni esplicite.
Negli anni successivi si registra un aumento della trasmissione dellHiv
per via sessuale e la diminuzione di casi di contagio tra i tossicodipendenti. Per questa ragione nel 2006 il Ministero decide di concentrare lattivit
di comunicazione puntando apertamente sul concetto di prevenzione legata alla sessualit. (cfr. Mattavelli 2010). Vengono realizzati uno spot televisivo, uno radiofonico, affissioni e materiale informativo da distribuire.
Limpostazione la medesima per i diversi supporti, colori forti di sfondo
a cui si sovrappongono grandi parole chiave Amore, Gravidanza, Test(a),
Love. Ognuna di queste parole ha una delle lettere sostituita da un oggetto simbolico che dovrebbe rafforzare il significato della parola relativo alla
prevenzione dallAids: un lucchetto con cuore sulla O di AMORE, un salvagente per la D di gravidanza, il solito girasole per la O di LOVE; la A di
TESTA scritta in bianco e si perde un po sullo sfondo giallo lasciando
in evidenza la scritta TEST.
Nello spot radio e video il preservativo non presente, solo in uno dei
quattro manifesti realizzati viene nominato apertamente usate il preservativo in ogni tipo di rapporto sessuale, inoltre non sono esplicitate dalle immagini le azioni utili per la prevenzione anzi gli oggetti abbinati alle
parole risultano ambigui: il lucchetto vuole forse dare unimmagine di sicurezza, ma ricorda pi una cintura di castit; il salvagente potrebbe vagamente ricordare un preservativo, simbolo comunque di salvezza, ma sem-

bra pi promuovere un controllo delle nascite.


Con il passare degli anni il progresso verso contenuti informativi pi specifici e di carattere scientifico sembra ancora farsi attendere, nella campagna 2009-2010, partita in concomitanza con la celebrazione del World
Aids Day, il concetto che il ministero intende sottolineare sempre limportanza di fare il test dellHiv per prevenire il contagio.
La campagna usa come testimonial il noto attore cinematografico Valerio Mastandrea.
La foto ritrae lattore mentre blocca a mano aperta un pugno, lo slogan
Non abbassare la guardia. Fai il test. Nessuna traccia del preservativo, al
suo posto viene utilizzato il gesto delle mani che dovrebbe rappresentare
metaforicamente il concetto di prevenzione.
Ancora una volta lindicazione quella di rimanere generici, di cercare
escamotages retorici che tolgano dalla scomoda situazione che alcuni argomenti implicano.

Figura 58
Ministero della salute, 2012,
prevenzione del contagio
dal virus dellAids

Figura 59
Ministero della salute, 2012,
prevenzione del contagio
dal virus dellAids

Figura 60
Ministero della salute, 2013,
prevenzione del contagio
dal virus dellAids

Un passo avanti sembra essere stato fatto con lultima campagna ministeriale, andata in onda nel Dicembre 2012, con testimonial lattore Raul Bova.
A seguito delle forti critiche e della pressione mediatica delle associazioni (Lila, Anlaids) che lavorano per combattere laids e tutelare chi n stato colpito, il ministro della Salute del precedente governo Renato Balduzzi ha deciso di aprire un dialogo con i rappresentanti delle associazioni
per collaborare alla stesura della nuova campagna. I primi segni di cambiamento sembrano essere arrivati: nel nuovo spot, infatti, il preservativo
viene inquadrato pi volte e, nelle ultime battute, il testimonial pronuncia
linvito a fare il test e ad usare il preservativo, concludendo con lo slogan
uniti contro lAids si vince (cfr. Newsletter Anlaids 2013).
Dunque un primo passo in avanti sembra essere stato fatto, anche se la
comunicazione ministeriale italiana su questa problematica sembra essere indietro anni luce se confrontata con le campagne di altri paesi europei
Promocard AIDS 105x150-2011_cartolina 28/11/11 15.44 Pagina 1

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Ministero della salute,


2006, prevenzione del
contagio dal virus dellAids

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149

La comunicazione come servizio pubblico

(es. Svizzera, Francia, Inghilterra). Sarebbe per lo meno auspicabile che, al


cambio della legislatura, i nuovi incaricati alla comunicazione del ministero ripartissero dai progressi conquistati in precedenza invece di ricadere
nellomert utile alla salvaguardia degli equilibri tra i poteri forti, ma dannosa per linformazione e quindi per la salute dei cittadini.
Infine il conflitto dinteressi si pu presentare nella comunicazione di tematiche che implicano la contrapposizione tra linteresse dei cittadini e il
ritorno economico dello Stato.
Un caso eclatante, che ben evidenzia questo conflitto, lo spot commissionato dai Monopoli di Stato nel 2012 con lintento di informare che il
gioco dazzardo minorile un reato, cos come il gioco dazzardo illegale,
ovvero non controllato dai Monopoli di Stato.
Oggi assodato che il gioco dazzardo d dipendenza e la ludopatia sta divenendo una vera e propria piaga sociale che riduce i cittadini sul lastrico
con conseguenze negative per la famiglia e i rapporti sociali.
Lo spot, per, non ben chiaro nel disincentivare la pratica del gioco dazzardo, gi il titolo significativo La prima volta non si scorda mai.
Lo spot ha come protagonista un ragazzo che ha appena compiuto i diciotto anni e si sta preparando per uscire, tutto il discorso si gioca sul
fraintendimento tra il padre che pensa che il figlio si stia preparando ad un
appuntamento galante con una ragazza e si prodiga in consigli, e il ragazzo
che invece emozionato allidea di poter andare per la prima volta in ricevitoria e scommettere legalmente perch ha raggiunto la maggiore et.
Il gioco dazzardo dipinto dallo spot come unesperienza fantastica, eccitante, da fare assolutamente appena compiuti i diciotto anni, purch sia
legale: ma il gioco dazzardo legale meno pericoloso? Non crea dipendenza? unesperienza educativa che pu positivamente influire sulla crescita delladolescente? Laspetto positivo in questo caso solamente per le
casse dei Monopoli di Stato che tra scommesse, lotterie e videopoker ottengono un cospicuo incasso per lerario: 13,5 miliardi di euro nel 2011, di
molto superiore agli introiti ottenuti dalle tasse sugli alcolici e il tabacco.
Lo spot ha suscitato immediate reazioni negative sia dalle associazioni di
settore che dal mondo politico come viene riportato in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano.
La campagna, hanno scritto i senatori Baio, Li Gotti, Garavaglia, Lauro e Gustavini in una missiva indirizzata al presidente del Senato Renato Schifani,
dovrebbe sensibilizzare sul rischio dei giochi, ma invece appare equivoca,
dannosa e diseducativa. Il gioco dazzardo fa male e pu diventare patologico ha avvertito Emanuela Baio dellApi questo il messaggio che una
campagna di educazione dovrebbe lanciare. Peccato che quella messa in piedi
dallAmministrazione dei Monopoli di Stato sembra addirittura promuovere
in modo subdolo il gioco dazzardo. La campagna fa leva sullimportanza del150

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

Figura 61
Monopoli di Stato, 2012,
promozione del gioco
responsabile

61

la dimensione ludica senza definire in modo netto il confine tra ci che ludico e ci che azzardo, e quindi dannoso. Propone solo due vie percorribili: quella del gioco dazzardo legale e quella del gioco dazzardo illegale. Nulla
sulla terza via: non giocare affatto. (Simonelli 2012)

A seguito delle pesanti critiche, lo spot stato ritirato da Youtube e dalla


televisione, con conseguente pessima figura dei Monopoli che hanno dovuto scusarsi pubblicamente dichiarando che non era loro intenzione diffondere un messaggio sbagliato2. Rimane comunque forte la convinzione
che, pur essendo consapevole dei danni che il gioco dazzardo pu provocare in chi ne abusa, lo Stato non voglia comunicare messaggi forti, che
disincentivino i giocatori perch non pu privarsi del ritorno economico
che ne ricava.

Incoerenza del messaggio


Unaltra questione emersa nel primo capitolo riguarda la coerenza dei messaggi pubblicitari delle pubbliche istituzioni rispetto alla realt dei fatti. La coerenza nella comunicazione una condizione fondamentale affinch sia mantenuta la credibilit dellemittente e, nel caso della pubblica amministrazione, una comunicazione coerente rafforza limmagine dellistituzione,
stabilisce un rapporto di fiducia tra cittadino e amministrazione, dona al
messaggio quellautorevolezza che lo rende legittimo, gli permette di essere considerato dagli utenti.
Al contrario una comunicazione incoerente, che viene percepita come falsa o ingannevole, compromette lefficacia della comunicazione e indebolisce limmagine dellistituzione in questione.
Episodi di comunicazione poco coerente possono verificarsi sotto varie
forme ed in maniera pi o meno evidente. Esistono campagne che vogliono trasmettere messaggi positivi riguardo a determinate azioni che la pubblica amministrazione ha compiuto per migliorare la vita dei cittadini oppure messaggi che invitano a tenere determinati comportamenti, ma la realt dei fatti rende questi messaggi poco credibili e quindi del tutto inefficaci.
151

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Qualche esempio pu facilitare la comprensione: nel 2012 il Ministero del


lavoro e delle politiche sociali realizza insieme allInps uno spot per spiegare il sistema previdenziale. Attraverso delle illustrazioni animate, ed un
linguaggio semplice ed amichevole, lo spot spiega che i contributi non
sono delle tasse, ma un modo per conservare una parte dei soldi guadagnati ed assicurarsi un sostegno economico per la vecchiaia; il messaggio si conclude con la frase: perch ognuno deve andare in pensione con
i propri soldi accompagnata dallimmagine di un vecchietto che con un
sorrisino beffardo si porta via un sacchetto di monete.
Lo spot di per s non racconta nulla di falso, ma, se viene rapportato
alla situazione contemporanea italiana, caratterizzata dalla crisi economica, dalla crisi del sistema pensionistico, da un numero crescente di anziani sotto il limite della soglia di povert perch la pensione che percepiscono non sufficiente per vivere, il messaggio trasmesso dallo spot risulta
poco credibile o peggio la frase finale, abbinata alla risatina del personaggio, sembra essere un presa in giro.
Altro esempio di questo genere rintracciabile nella campagna del Ministero dei beni culturali, sempre del 2012, per la raccolta del cinque per mille a favore del patrimonio artistico culturale italiano. Il visual costituito
dalla fotografia di un affresco del sito archeologico di Pompei e da quella
di una restauratrice intenta a svolgere il proprio lavoro.
Lheadline recita Col il tuo 5x1000 proteggi il passato, arricchisci il futuro. La scelta di utilizzare come sfondo il sito di Pompei che per i recenti fatti di cronaca, tra cui il crollo della Domus dei gladiatori, diventata il
simbolo del degrado e della mala gestione dei siti culturali del nostro paese, rende quasi inopportuna la richiesta al cittadino di devolvere il proprio
5x1000 per la causa (v. Prisco, Sannino 2010).
La prima reazione quella di chiedersi per quale motivo si dovrebbe finanziare unistituzione che non in grado di gestire le risorse che gi possiede?
Altri casi di comunicazione poco coerente possono riguardare la promo-

Figura 62
Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, 2012,
informazione sul sistema
previdenziale

zione dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione.


La diffusione di una campagna di comunicazione ingannevole ha sempre
un ritorno negativo per chi la promuove, ma, se come in questo caso lemittente unistituzione pubblica, linganno appare ancora pi grave distruggendo agli occhi dei cittadini limmagine e lautorit dellistituzione
(cfr. par. 1.4.1).
A questo proposito si pu far riferimento alla promozione del servizio
chiamato registro pubblico delle opposizioni. La pubblicit informa che,
iscrivendosi a questo servizio attraverso il sito web o il numero verde, non
si riceveranno pi telefonate dagli operatori di telemarketing per chiamate commerciali, promozionali o per il compimento di ricerche di mercato.
Ad iscrizione effettuata, per, il servizio sembra non funzionare.
Altro spot, altro servizio, questa comunicazione proviene dal Ministero
per la semplificazione e propone un servizio che consiste in un database
chiamato Normattiva dove sono archiviati in digitale tutti i testi legislativi. Lo spot del 2010 illustra i vantaggi che il nuovo servizio offre allutente
concludendo con la frase: se conosci le leggi, rispettarle sar un gioco da
ragazzi. Peccato che, consultando il sito www.nomattiva.it, i link di collegamento tra un testo di legge e laltro mandano in crash il sito web, indipendentemente dal browser che si sta utilizzando.
Un ultimo esempio, il manifesto della Regione Piemonte del 2001 invita
ad utilizzare il treno attraverso lo slogan: Chi prende il treno non si ferma in coda. Ma arriver in ritardo comunque! la risposta immediata
che si configura nella mente di chi il treno lha utilizzato almeno una volta,
considerando la situazione del servizio di trasporto su rotaia in Italia oggi.
63

Con il tuo 5x1000


proteggi il passato,
arriCChisCi il futuro.

Figura 63
Ministero delle attivit e dei
beni culturali, 2012, raccolta
5x1000
Figura 64
Consiglio dei Ministri e
Ministero dello sviluppo
econimico, 2011,
promozione del registro
delle opposizioni

64

Il tuo numero
sullelenco telefonico,
ma non vuoi ricevere chiamate
commerciali indesiderate?

62

Ora puoi
iscriverti
al REGISTRO PUBBLICO
DELLE OPPOSIZIONI
un servizio gratuito che offre lopportunit di scegliere
di non essere pi contattati dagli operatori di telemarketing
per chiamate commerciali, promozionali
o per il compimento di ricerche di mercato.

www.registrodelleopposizioni.it
Il Registro Pubblico delle Opposizioni stato istituito con il Decreto del Presidente della Repubblica 178/2010
per regolamentare lattuale gestione del marketing telefonico e agevolare il cittadino a esercitare i suoi diritti.

una firma per la Cultura.

152

w w w. b e n i c u l t u r a l i . i t

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Ministero dello Sviluppo Economico

153

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 65
Regione Piemonte, 2001,
promozione dei mezzi di
trasporto pubblici

Questi esempi mettono in evidenza quanto sia pericoloso per listituzione lasciarsi sfuggire imprecisioni, affermazioni poco coerenti o addirittura pubblicizzare le caratteristiche di un servizio che non ancora ben fun-

4.3 Requisiti per una comunicazione


pubblica inclusiva

65

zionante. Un comportamento di questo genere va a peggiorare la crisi del


rapporto tra lo Stato e il cittadino, gi incrinato dalla cronica inefficienza
di molti servizi che provoca una scarsa credibilit nelle istituzioni e di conseguenza nei suoi messaggi (cfr. Gadotti 1992)
Chiarito cosa sintende per conflitto dinteressi, e coerenza riguardo alla
comunicazione istituzionale, ed individuati alcuni aspetti in cui queste due
condizioni possono venir meno, rimane ora aperta la questione su quanto
e come il designer abbia il potere e il dovere dintervenire.

154

Poste come condizioni imprescindibili per la comunicazione in generale,


ma per la comunicazione pubblica in particolare, lessere priva di secondi fini e coerente con ci che afferma, il terzo punto dattenzione riguarda
nello specifico il campo della comunicazione delle istituzioni pubbliche.
Come stato discusso nei capitoli precedenti listituzione comunica per
soddisfare il diritto del cittadino ad essere informato in merito a questioni di interesse generale.
La comunicazione delle istituzioni pubbliche dunque un servizio per i
cittadini ed in quanto tale deve prestare attenzione a tutte le categorie di
persone che compongono la societ, assicurandosi che le informazioni
necessarie arrivino a tutta la cittadinanza.
In altre parole la comunicazione della pubblica amministrazione devessere inclusiva. Il designer chiamato a progettare per la committenza pubblica dovr, quindi, prestare attenzione a quellinsieme di caratteristiche che
rendono un prodotto di comunicazione degno di essere definito inclusivo.
Dalla ricerca effettuata e, attraverso la rielaborazione del materiale raccolto durante la ricerca, si deduce che il carattere inclusivo di un artefatto comunicativo pu essere determinato da due qualit principali: quella di essere accessibile, ovvero essere inclusivo nei confronti delle persone che,
per diversi motivi, presentano delle disabilit cognitive o sensoriali di diverso grado e quella di non discriminare alcune categorie di persone attraverso contenuti o linguaggi che possano offendere o turbare la loro sensibilit.
Nei seguenti paragrafi si cercher di illustrare nello specifico le diverse
qualit che rendono un prodotto di comunicazione inclusivo, provando a
chiarire i diversi aspetti ai quali prestare attenzione attraverso gli esempi
delle campagne di comunicazione raccolte nella fase di ricerca.

155

La comunicazione come servizio pubblico

4.3.1 Comunicazione accessibile

Un prodotto comunicativo pu definirsi accessibile se permette a tutti gli


utenti di accedere ai contenuti informativi minimi contenuti nel messaggio (cfr. 1.4.2). Affinch sia verificata la condizione di accessibilit lartefatto deve rispettare due condizioni: la leggibilit che riguarda laccesso fisiologico- percettivo allinformazione, la seconda, invece, riguarda laccesso cognitivo ai contenuti ed definibile come la comprensibilit del messaggio, in altre parole, determina con quanta facilit il messaggio viene capito.
A differenza dei punti dattenzione illustrati nel paragrafo 4.2, questi requisiti rientrano in un contesto maggiormente operativo che permette di
definire alcuni parametri da tenere in considerazione durante la definizione del progetto di comunicazione.

Leggibilit
Chiarito che per leggibilit sintende la leggibilit grafica ossia la facilit
dindividuare, riconoscere, decifrare la comunicazione che si basa su simboli e caratteri (Baracco 2008:15) si comprende come questa caratteristica dipenda sia dalle capacit percettive dellindividuo, essenzialmente dalle
abilit visive, sia dalle caratteristiche dellartefatto grafico.
Affinch un prodotto comunicativo possa definirsi di facile lettura esso
deve soddisfare alcuni requisiti che lo rendono accessibile anche ai soggetti con ridotte capacit visive.
Dal confronto delle fonti consultate, in particolare le Linee Guida per una
comunicazione inclusiva della Regione Piemonte e il Progetto Lettura Agevolata
sviluppato in collaborazione con il Comune di Venezia, sono stati individuati alcuni punti dattenzione utili per orientare il designer verso la progettazione di artefatti che possano essere definiti leggibili. Ogni focus verr corredato da esempi selezionati tra i casi raccolti durante la ricerca che
evidenziano le criticit e le mancanze che la comunicazione delle istituzioni pubbliche italiane presentano rispetto ai parametri della leggibilit.
Dimensione del carattere
Solitamente allelemento testuale affidata la trasmissione del contenuto
informativo dellartefatto grafico, in particolare per quanto riguarda i prodotti statici. Risulta dunque fondamentale che il testo scritto sia leggibile, quindi decifrabile senza difficolt e ben distinguibile dagli altri elementi che costituiscono la composizione.
La prima caratteristica a cui si deve necessariamente prestare attenzio156

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

ne la dimensione del carattere scelto per comporre il testo; il carattere


deve essere abbastanza grande per essere letto, losservazione sembra quasi scontata, ma, dallesperienza quotidiana di ciascuno e dallosservazione
dei casi raccolti, risulta non essere cos banale.
Non possibile una regola univoca che stabilisca la dimensione ideale del
carattere o la dimensione minima accettabile, la risposta dipende da diversi
fattori che vanno considerati prima di effettuare determinate scelte: vanno considerate le caratteristiche del destinatario e le modalit con le quali
si prevede avvenga la lettura del messaggio.
Per quanto riguarda i manifesti, ad esempio, necessario considerare le
dimensioni complessive del supporto, laltezza a cui il manifesto verr affisso da cui dipender la distanza dalla quale losservatore dovr leggere
il testo. comprensibile che il progettista non possa sapere con esattezza dove il manifesto verr posizionato soprattutto in occasione di grandi
campagne di comunicazione a livello nazionale, ma buona pratica porre
attenzione a questa variabile cercando di prevenire le possibili criticit per
lutente attraverso delle scelte dimensionali adeguate.
Utilizzo di carattere script
I pi diffusi caratteri tipografici, con o senza grazie (serif o sans-serif), derivano da secoli di ricerca empirica e sperimentale che ha portato al raggiungimento di un elevato grado di qualit grafica e percettiva. Questi caratteri, definibili tradizionali, si differenziano per alcune sottili caratteristiche che li rendono pi o meno leggibili. La forma e il rapporto tra vuoto e
pieno del cosiddetto occhio, ossia la parte interna dei caratteri a forma chiusa, , ad esempio, una caratteristica importante per la leggibilit.
Un carattere tondo in genere pi leggibile di un corsivo, di un carattere normale, regular, pi facile da leggere di uno stretto, condensed o extra
condesed, cos come, nei corpi piccoli, i caratteri di peso bold, black e heavy risultano poco leggibili rispetto ad un carattere di peso normale, proprio
perch la proporzione tra parti bianche e parti nere risulta maggiormente equilibrata.
Inoltre persone con difficolt visive possono confondere le lettere chiuse
e semichiuse ad esempio la a con la o oppure la c con la e. Di conseguenza
un carattere tanto pi leggibile quanto pi presenta delle differenze ben
marcate tra una lettera e laltra. (cfr. Baracco, Fuga)
I problemi pi significativi possono riscontrarsi in quei casi in cui, per
scelte estetico formali del progettista alla ricerca di soluzioni innovative, vengono utilizzati caratteri di tipo calligrafico o dalla forma bizzarra e inusuale.
Caratteri di questo tipo possono risultare gradevoli e decorativi nellinsie157

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 66
Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, 2012,
promozione della sicurezza
sui luoghi di lavoro

me della composizione, ma risultano estremamente difficoltosi nella lettura per le persone con carenze visive. I caratteri script possono essere tollerati solo per la scrittura di parole singole, o al massimo di brevi titoli, ma
diventa rischioso il loro impiego nelle parti del testo che contengono le informazioni essenziali del messaggio.
Tra il materiale raccolto sono stati individuati ben 24 casi che presentano
lutilizzo massiccio di caratteri cosiddetti script o simili. Gli esempi sono
riassunti in alcune tavole che isolano i caratteri script presenti negli artefatti, evidenziando la difficolt di lettura che i caratteri comportano anche
per persone visivamente normo dotate (tav. 01).
Qui riportata una delle immagini prodotte per la campagna sulla prevenzione degli incidenti sul lavoro promossa nel 2012 dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In essa sono utilizzati due caratteri diversi che
simulano la scrittura, il primo compone la didascalia della foto, il secondo compone una nota su un post-it. Questo secondo carattere ancora
pi stretto ed illeggibile dellaltro, perch le lettere si somigliano tra di loro
creando forte confusione nel lettore.

66

Testo esclusivamente maiuscolo


La scelta di utilizzare solo caratteri maiuscoli per comporre il testo pu essere causa di disturbo, di affaticamento della vista e di rallentamento nella lettura per alcune categorie di utenti. Questo perch, come hanno rilevato studi empirici (teorie e sperimentazioni di Emilie Javal), nella lettura locchio percepisce solo la parte superiore dei caratteri, dunque il testo
misto, minuscolo con eventuali iniziali maiuscole, offre una quantit dinformazioni assai maggiore e viene quindi riconosciuto ed analizzato molto pi velocemente (Baracco 2008: 66) dal lettore.
Laffaticamento nella lettura, dovuto allutilizzo esclusivo di caratteri maiuscoli, pu peggiorare se associato ad altri fattori come la dimensione
del carattere, la lunghezza del testo, un interlinea ridotta o una giustezza
della colonna eccessivamente estesa.
In genere il maiuscolo presenta minori problemi se usato nei titoli o per la
scrittura di singole parole, anche se, come dimostrato dallo studio sul carattere per la segnaletica americana Clearview (Meeker & Associates 1989),
anche per indicazioni di una singola parola preferibile utilizzare caratteri minuscoli con iniziale maiuscola.
Dallosservazione del materiale raccolto si notato il ricorrere di artefatti
in cui le informazioni testuali risultano scritte esclusivamente con caratteri
maiuscoli, come esemplificato nella tavola 2 (app. 02: 129)
Lesempio pi significativo riguarda una locandina redatta dalla Prefettura di Teramo nel 2009, indirizzata alla popolazione anziana e contenente
consigli utili per prevenire truffe e raggiri. Il testo quasi totalmente compostoPrefettura
con caratteri
Campagna
di prevenzione
a
Comando
Provinciale
Comando Provinciale
di Teramo maiuscoli,
Questura disolo
Teramoil sottotitolo,
Guardiadi Finanza
Carabinieri
favore degli anziani, minuscolo. I consigli sono organizzati per punti, ma
scritti solo in maiuscolo concentrati in tre piccole aree della composizione, con interlinea ridotta e spazio sufficiente tra una colonna di testo e laltra. Se a questa composizione del testo si aggiungono delle scelte croma-

Figura 67
Prefettura di Teramo, 2009,
particolare dellavviso anti
truffa per gli anziani

OCCHIO ALLE TRUFFE

Cam p agna d i prevenz ione a favore d egli anz iani


I NOSTRI CONSIGLI
PER LA TUA SICUREZZA
IN CASA

158

- NONAPRITEASCONOSCIUTI
- NONFATEAPRIREAIBAMBINI
- USATE SEMPRE ILPALETTOOLACATENA
DISICUREZZA
- CONTROLLIENEL, ACQUEDOTTOE GAS A
SORPRESA? VERIFICATE CON UNA
TELEFONATA!
- DIFFIDATE DI CHI VI OFFRE PRODOTTI
MIRACOLOSI, OGGETTI DARTE A POCO
PREZZOEFACILIGUADAGNI;
- SE USCITE, CHIUDETE SEMPRE LAPORTA
ACHIAVE.

67

IN STRADA

- EVITATE STRADE SOLITARIE, SPECIALMENTE LA SERA, E


NONSOSTATEINLUOGHIAPPARTATI;
- SE VI SENTITE OSSERVATI O SEGUITI, FATEVI AIUTARE DAI
PASSANTIOENTRATEINLUOGHIFREQUENTATI;
- NONFIRMATE DOCUMENTI! PRIMAFATELIESAMINARE;
- PER EVITARE SCIPPIPORTATE LE BORSE DALLAPARTE DEL
MURO;
- ATTENZIONE AI BORSEGGI: NON METTETE PORTAMONETE
NELLE TASCHE POSTERIORIE ATTENZIONE ACHIVISPINGE
E VIPREMESUIMEZZIPUBBLICIOQUANDOSIETEINFILA;
- NONFERMATEVICONCHIVIBLOCCACONUNASCUSA
(richiesta dellora, di sigarette, di soldi, ecc.).
- NONESTRAETE, PERNESSUNARAGIONE, ILPORTAMONETE.

IN BANCAE IN POSTA

- ANDATE A PRELEVARE O A DEPOSITARE DENARO? FATEVI

159

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 68
Regione Puglia, 2009,
packaging per la lotta alla
violenza sulle donne

tiche poco felici per differenziare le parole dallo sfondo e degli elementi decorativi superflui, si comprende come il prodotto sia totalmente inadatto ad un utenza anziana che, come risaputo, presenta una serie di difficolt visive dovute allatrofizzazione dei muscoli oculari e allinvecchiamento degli organi visivi.
Risulta spontaneo chiedersi il perch di determinate scelte stilistiche, soprattutto in un caso come questo in cui le caratteristiche e le problematiche del destinatario sono chiare e ben note. La risposta, che non giustifica
lerrore, da ricercare nellidea radicata che il carattere maiuscolo sia percepito come pi evidente, un testo scritto in maiuscolo appare maggiormente perentorio, la frase sembra pronunciata a gran voce, ecco perch il
maiuscolo spesso abusato negli avvisi, in artefatti come quello dellesempio in cui si vuole redarguire la popolazione in merito ad una determinata
questione. Lintenzione di farsi ascoltare a tutti i costi , per, vanificata
dalla lenta e difficile lettura che il testo maiuscolo porta con s.
Errori tipografici
Unaltra criticit riscontrata nei casi raccolti, che pu diminuire la leggibilit affaticando la lettura, la presenza di alcuni errori tipografici come
la sostituzione del carattere con linsieme della E maiuscola e dellapostrofo che oltre ad essere un errore tipografico anche un errore ortografico. Oppure si riscontrano delle incurie nella gestione dellinterlinea che
determinano la sovrapposizione tra le parti discendenti e ascendenti delle lettere creando la formazione di segni confusi che disturbano la lettura. Errori di questo tipo oltre ad abbassare il grado di leggibilit dellartefatto denotano una scarsa qualit tecnica nella composizione dellartefatto che viene meno a quella responsabilit professionale che dovrebbe fare
da base alletica del progettista (cfr. 3.2.1)
Nella tavola 03 sono messi in evidenza alcuni errori ricorrenti. (app.2: 133)
Come ad esempio il verbo in versione maiuscola, scritto con lapostrofo invece che con laccento, come si pu notare sul packaging realizzato dalla Regione Puglia per combattere la violenza domestica.

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La scelta di utilizzare testi poco contrastati rispetto allo sfondo non deriva
da necessit economiche o tecniche, ma bens da scelte di carattere prettamente formale che coinvolgono principalmente i prodotti considerati pi
creativi che richiedono un maggior grado di originalit, come nel caso di
artefatti promozionali.
Qui, come per gli altri fattori, difficile definire degli standard a cui fare
riferimento per garantire il contrasto minimo tra gli elementi, necessario a
non creare disagio tra lettori normovedenti o una vera e propria barriera
per gli utenti con deficit visivo.
sempre necessario considerare i diversi fattori legati al carattere tipografico della tipologia di testo, ma, in generale, va ricordato che per un testo
lungo con caratteri a corpo piccolo necessario utilizzare il massimo del
contrasto possibile. Negli altri casi va garantita comunque unabbondante differenza di luminosit tra il testo e lo sfondo, rifuggendo quelle combinazioni che rendono le lettere appena percettibili per un normovedente.
Osservando i prodotti comunicativi raccolti, si evidenziano ricorrenti problemi di contrasto tra gli elementi portatori dinformazioni e lo sfondo, a
dimostrazione che gli accorgimenti riguardo alla leggibilit non sono una
prassi standard nei processi di definizione delle campagne di comunicazione delle istituzioni pubbliche.
Negli esempi in appendice si possono riscontrare casi in cui la luminosit dei caratteri troppo simile a quella dello sfondo, causando confusione
tra i due elementi (tav. 04 app.2: 135).
Una scelta che pu risultare problematica riguarda lutilizzo del colore
bianco per il testo posto su uno sfondo colorato. In questo caso pu capitare che la luminosit del colore di sfondo sia troppo alta e quindi vicina a quella del bianco, come nel manifesto del Consiglio dei Ministri, in
cui le informazioni sono poste in dimensione ridotta, bianche su fondo
grigio, oppure al contrario pu esserci una buona differenza di luce tra testo bianco e colore di sfondo, ma la dimensione o lo spessore dei caratteri non sufficiente e le lettere tendono ad essere assorbite dallo sfon-

Figura 69
Regione Lombardia, 2012,
partcolare del manifesto di
promozione ambientale

69

Contrasto
Affinch una composizione visiva risulti leggibile, gli elementi che la compongono devono distinguersi dallo sfondo che li contiene. necessario,
dunque, che ci sia un buon grado di contrasto tra gli elementi in primo piano e lo sfondo. Il contrasto, ossia la differenza di luminosit tra i caratteri e lo sfondo uno dei fattori che maggiormente incidono sulla leggibilit di un testo scritto, nonch sul riconoscimento in vari contesti, dinformazioni basate su segnali visivi. (Baracco 2008: 48)
160

161

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 70
Ministero dei beni e delle
attivit culturali, 2009,
particolare del manifesto
per la Giornata Europea del
Patrimonio

do scuro, comportando un ostacolo alla lettura (fig. 70). Il testo in negativo pu essere dunque una buona scelta solo se le dimensioni sono successivamente grandi.

Contrasto cromatico
necessario, dunque, tener conto della differenza di luminosit tra la figu03
ra e lo sfondo, ma anche della differenza di tinta3 tra un elemento e laltro,
La tinta rappresenta la
lunghezza donda, sul piano ovvero del contrasto cromatico, comunemente definibile come la differenza
percettivo e fisiologico,
tra un colore e laltro. Il contrasto cromatico si riferisce al confronto tra i
il colore percepito come
dominante.
colori saturi ed sostanzialmente indipendente dalla luminosit. La satuBucchetti Valeria (a cura
razione di un colore indica la sua purezza: pi alta pi i colori sono vividi
di), 2007: 123
ed intensi, pi bassa pi ci si avvicina al grigio di pari luminosit (ivi: 53)
Negli ipovedenti, o nelle persone anziane, possono presentarsi deficit cromatici che riducono, anche sensibilmente, la loro capacit di distinguere i
colori. Per prevenire difficolt nella lettura bene evitare luso abbinato
del rosso con il blu e del giallo con il porpora poich tali colori sono percepiti come sfocati dagli anziani e in generale provocano a tutti difficolt
di messa a fuoco. (Regione Piemonte, app. 2: 200)
Un caso limite, che pu interessare questo ambito, il daltonismo, una patologia che implica la cecit assoluta del colore rosso e verde e delle loro
sfumature nei soggetti che ne sono affetti. Per un soggetto daltonico un
ine
campo verde risulta completamente illeggibile.
G i o r n a t e testo
E u rrosso
ope
d e l Pa tNella
r i mtavola
o n i06
o vengono messi a confronto alcuni casi, individuati tra i
comunicativi
istituzionali, che potrebbero compromettere la leg2prodotti
00
9
gibilit del contenuto informativo da parte di persone daltoniche o con
patologie simili. Dal confronto tra lo schema 04, che mostra la percezione
del colore nei normodotati e gli altri tipi di spettri, cromatici si deduce che
un manifesto come quello del Provincia di Bolzano, composto da unimORO D
UROPA
magine di fondo con ampie zone nere a cui sovrapposto un testo rosso,
risulta completamente illeggibile per questa categoria di soggetti, escludendoli di fatto dalla comunicazione che listituzione vuole trasmettere.
MP Mirabilia - www.mpmirabilia.it

TALIA
E

70

Le Giornate Europee del Patrimonio


promosse dal Consiglio dEuropa,
nascono per favorire il dialogo
e lo scambio culturale
in ambito continentale.
Il 26 e il 27 settembre il Mibac
apre gratuitamente al pubblico
i luoghi statali della cultura
per avvicinare i cittadini
al patrimonio culturale.

Tutte le iniziative sono pubblicate


sul sito istituzionale del Ministero

162
European Heritage
European
Days Heritage COUNCIL
Days

OF EUROPE

Journes europennes
Journes europennes
du patrimoine du patrimoine

COUSEIL
COUNCIL
COUSEIL
OF
DEEUROPE
LEUROPE DE LEUROPE

del
iglioConsiglio
dEuropadEuropa
e della Commissione
e della Commissione
Europea Europea

Contrasto eccessivo
Dallosservazione dei prodotti comunicativi raccolti si nota anche un problema opposto a quello appena illustrato. Pu capitare che un contrasto
eccessivo tra figura e sfondo provochi un senso di fastidio nellosservatore con conseguente affaticamento della vista e difficolt nella lettura. Questa criticit appare pi evidente nelle comunicazioni che utilizzano la tv o
il web come canali di diffusione, infatti lo schermo che possiede una propria luminosit intensifica il contrasto tra gli elementi, creando situazioni al limite dellinstabilit percettiva, che risultano fastidiose anche per chi ha
piene facolt visive.

Con la partecipazione
Con la partecipazione
del Ministerodel
dellInterno
Ministero dellInterno
DipartimentoDipartimento
per le Libert
per
Civili
le Libert
e lImmigrazione
Civili e lImmigrazione
Fondo EdificiFondo
di Culto
Edifici di Culto

www.beniculturali.it
numero verde 800 99 11 99

71

Figura 71
Provincia di Bolzano, 2008,
manifesto contro la violeza
sulle donne
Schema 04
Rappresentazione dello
spettro colore per persone
normovedenti e daltoniche

Tra gli esempi individuati, spicca come caso estremamente negativo, sotto questo punto di vista, lo spot del Ministero della cultura del 2010per
la promozione della giornata della cultura. Lo spot alterna titoli di colore
bianco, scritti in caratteri maiuscoli, sovrapposti a campiture piatte di colori a saturazione piena (verde, blu, arancio), leffetto in stampa non rende appieno la violenza del contrasto di certi frame dello spot. Selezionando traccia 288 del cd in allegato si potr verificare a schermo il contrasto
eccessivo che infastidisce ed affatica lo sguardo.
Interferenza con lo sfondo
Unaltra situazione, in cui necessario porre attenzione al grado di leggibilit, si presenta nel momento in cui si sceglie di sovrapporre lelemento
testuale ad unimmagine.
In generale unimmagine di sfondo ostacola sempre in una determinata
misura gli elementi grafici che le si sovrappongono. Il grado di disturbo
dipende da una serie di caratteristiche dellimmagine: innanzitutto mag163

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 72
Ministero dei beni e delle
attivit culturali, 2010,
promozione della giornata
della cultura

giore luniformit dellimmagine nei toni e nei colori, minore sar linterferenza con la grafica. Dalluniformit dipende anche il grado di contra72

Figura 73
Provincia di Milano, 2012,
sportello dinformazione
per le donne lavoratrici

sto tra lo sfondo e gli elementi in primo piano, contrasto che difficilmente, allinterno del campo di unimmagine, sempre costante. Un altro fattore riguarda la presenza di elementi che attirano lattenzione (es. volti) e
che spostano la concentrazione dal primo piano allo sfondo; infine il disagio percettivo maggiore se il corpo del carattere utilizzato ha le stesse
dimensioni degli elementi che costituiscono limmagine di sfondo o di alcuni suoi dettagli significativi.

73

Nella locandina della Provincia di Milano, parte delle informazioni, riguardanti i servizi offerti dallo sportello dedicato alle donne, sono poco leggibili perch si confondono con lillustrazione retrostante che composta da colori non molto dissimili da quelli del testo. Nelle tavole 08, 09 si
elencano alcuni casi problematici per la leggibilit del prodotto comunicativo, derivanti dalla scelta di immagini non adatte ad essere utilizzate per
lo sfondo.
I punti dattenzione che sono stati appena descritti spesso si scontrano
con le scelte formali e il gusto estetico del progettista, come si legge nel
primo volume di Socialdesignzine il pi serio ostacolo alla diffusione del
progetto inclusivo rimane, forse proprio nei designer, la convinzione
che laccessibilit costituisca un limite alla propria creativit (Rauch, Sinni :155). dunque importante diffondere la convinzione che la leggibilit deve aggiungersi alle variabili progettuali e che il designer debba impiegare la propria creativit per trovare la soluzione ottimale che coniughi la
qualit estetico-formale con i principi del design dellaccesso.

Comprensibilit
Un artefatto comunicativo per essere considerato accessibile deve innanzitutto poter essere visto, ovvero percepito da tutti una volta garantita la percezione degli elementi informativi, deve essere garantita anche
la comprensione di quegli elementi, sostanzialmente lutente deve capire
qual il messaggio che lartefatto intende comunicargli.
Generalmente il parametro della comprensibilit si riferisce al testo scritto e alla sua capacit di essere chiaro, semplice e di facile comprensione.
Questa caratteristica dipende dalla concomitanza di un insieme di fattori
che possono essere riassunti in alcuni punti da utilizzare come vademecum in fase di progettazione.
Definizione degli obiettivi comunicativi
Tutti i documenti consultati riguardanti la semplificazione del linguaggio e la comunicazione inclusiva (app.: 00) indicano la necessit di definire obiettivi comunicativi chiari prima di passare alla stesura dei contenuti informativi dellartefatto.
Si legge nella Direttiva sulla semplificazione del linguaggio delle pubbliche amministrazioni: Chi scrive deve avere chiari finalit e contenuti del testo.
Solo cos atti amministrativi e documenti informativi diventano leggibili
e comprensibili per tutti. (app.:)
Il passaggio si riferisce genericamente a documenti e atti amministrativi, ma dimostra la necessit che solo avendo le idee chiare si pu parlare con chiarezza.
Coerenza e razionalit dei contenuti
Dalla definizione chiara degli obiettivi comunicativi deriva lo sviluppo
di un testo che sia necessariamente concepito articolando logicamente i
concetti in modo tale da richiedere al fruitore il minimo sforzo di interpretazione. Un possibile metodo per agevolare il lettore nella comprensione del testo quello di organizzare pi informazioni in un numero limitato di unit, al fine di agevolare lelaborazione e la memorizzazione dei contenuti. Un flusso continuo e massiccio dinformazioni infatti fonte di disagio e di affaticamento cognitivo generato dal sovraccarico di contenuti.
Sintassi lineare
Per garantire una facile comprensione del testo, oltre lorganizzazione logica dei contenuti, necessario prestare attenzione alla sintassi. Vanno
evitate frasi lunghe con periodi complessi e involuti. Inoltre la presenza di frasi complesse, costituite da molte subordinate, un ostacolo an-

164

165

La comunicazione come servizio pubblico

che per la leggibilit, in quanto comportano un affaticamento della vista


dovuto agli sforzi necessari per individuare gli elementi essenziali del discorso.
Lessico adeguato
Quando si progetta per unutenza ampia ed eterogenea, come nel caso
della comunicazione delle istituzioni pubbliche, va posta particolare attenzione alla scelta dei termini che vengono scelti per comporre il discorso.
Per agevolare la comprensione dei contenuti, andrebbe evitato lutilizzo
di parole appartenenti a particolari registri tecnici, la presenza di abbreviazioni e acronimi potrebbe rendere criptica la comprensione di determinati
passaggi, o ancora linserimento nel testo di termini stranieri non tradotti
potrebbe escludere parte dellutenza dalla piena comprensione del contenuto, in particolare quella parte di popolazione che possiede un basso livello distruzione.
Le indicazioni sopra descritte possono essere utili in generale per la stesura di testi prettamente informativi, ma la questione si complica quando il prodotto comunicativo da progettare rientra nellambito della comunicazione pubblicitaria: il caso dei quattrocento esempi raccolti durante la fase di ricerca.
Il linguaggio pubblicitario basa la sua efficacia sullutilizzo di artifici retorici linguistici e visivi, giochi di parole, figure retoriche, frasi fatte e modi
di dire vengono utilizzati dalla pubblicit, rielaborati o vestiti di nuovi significati. La pubblicit per funzionare deve come prima cosa agganciare entrare in contatto con losservatore, creare quello che in inglese viene definito engagement, solo in questa maniera quellartefatto riuscir a farsi
strada tra gli altri stimoli visivi per poter poi comunicare il suo messaggio
di fondo, come conferma Zanacchi: La tecnica pubblicitaria si esercita
soprattutto nel richiamare lattenzione, passaggio indispensabile per lavvio di qualsiasi processo comunicativo, dal momento che i suoi messaggi sono rivolti a persone che non li cercano spontaneamente. Per questo
ricorre a forme coattive, allintrusivit, agli elementi capaci di attrarre, di
colpire. (Zanacchi 2004: 53) Questo deve avvenire per la pubblicit commerciale cos come per la pubblicit sociale, ma, per ottenere lagognato
engagement, la pubblicit spesso non bada alla chiarezza, ma piuttosto alle
sfumature di significato, ai doppi sensi, alluso dellironia.
Questa osservazione apre ad una riflessione: un prodotto pubblicitario
pu essere progettato secondo criteri che garantiscano la comprensibilit
del messaggio? possibile trovare una formula equilibrata che concili la
garanzia di trasmettere un informazione chiara a tutti con la necessit di
166

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

richiamare lattenzione dellutente oggi immerso in un flusso ininterrotto di stimoli comunicativi?


La questione rimane aperta e si pone come sfida per il progettista chiamato a confrontarsi con questo ambito della progettazione. Risulta importante, se non altro, essere consapevoli della criticit appena citata e progettare tenendola presente.
Alcuni casi raccolti durante la ricerca presentano aspetti fortemente ambigui in cui il significato complessivo del messaggio risulta poco comprensibile o comunque linterpretazione corretta non ben in evidenza.
Un primo esempio rintracciabile nella campagna ministeriale pubblicata nel dicembre 2010.
Il manifesto, diffuso attraverso affissioni e a mezzo stampa, composto
da un illustrazione in stile manga giapponese che rappresenta una grande mano colorata a strisce arcobaleno con il pollice rivolto verso lalto e
un omino di colore verde, sorridente, che abbraccia la mano, con indosso una mutandina dagli stessi colori arcobaleno. In alto, allinterno di una
nuvola, si legge lo slogan Con i segreti buoni sei felice, con i segreti cattivi sei triste. In basso a sinistra, in una zona considerata cieca dalle regole della percezione visiva, in piccole dimensioni c scritto Insegna al tuo bambino le regole del qui non si tocca, con il rimando al sito della campagna, infine in basso, al centro del manifesto, presente un piccolo simbolo composto dalla
mutandina a cui sovrapposta una piccola mano sbarrata, a imitazione di
un segnale di divieto. Tra le altre cose la leggibilit della sbarra, che sta ad
indicare il divieto, compromessa dalla scelta di usare solo il colore bianco per tutti gli elementi.
Il lettore tragga le proprie conclusioni. Viene sicuramente da chiedersi
quale sia il messaggio centrale del manifesto. Cosa significhi Segreti buoni e
segreti cattivi. Chi siano i destinatari principali del messaggio.
Le risposte sono rintracciabili sul sito del Governo: nella sezione dedicata alla comunicazione si comprende che il manifesto in questione appartiene ad una campagna contro la violenza sessuale sui bambini. Il messaggio chiave della campagna la Regola del Quinonsitocca, che i genitori devono insegnare ai loro bambini (in particolare a quelli di et compresa tra i 4 e i 7 anni) per far capire loro il diritto-dovere di porre delle barriere alla loro intimit e la necessit di esprimere i loro sentimenti e parlare con gli adulti di quello che succede loro. Perch non esistono segreti buoni o cattivi, con i genitori si pu e si deve parlare di tutto.4 La
spiegazione degli intenti comunicativi si dimostra effettivamente necessaria per chiarire i dubbi e le ambiguit dinterpretazione che limmagine lascia in sospeso nellosservatore.
Un altro caso, che a una prima osservazione pu portare verso interpreta-

04
Pagina dedicata alla
spiegazione della
campagna sul sito del
Governo italiano
< http://www.governo.it/
DIE/attivita/campagne_
istituzionali/XVI_
Legislatura/1su5/index.
html >

167

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 74
Consiglio dei Ministri, 2010,
lotta agli abusi sui minori
Figura 75
Consiglio dei Ministri, 2002,
promozione del lavoro
legale

zioni errate, il manifesto divulgato nel 2002 dal Consiglio dei Ministri: il
visual costituito dalla fotografia di un uomo di spalle, inquadrato dal basso verso lalto, di fronte ad una finestra. La combinazione del punto di vista ribassato, che pone la soglia della finestra al livello del ginocchio del
protagonista e il forte contrasto di chiaro scuro tra il buio dellinterno e la
luce accecante, quasi mistica, al di fuori della finestra, crea una serie di indizi che losservatore distratto potrebbe ricondurre alla scena di un suicidio. Invece il messaggio che la campagna vuole trasmettere ben altro, lo
si capisce leggendo lo slogan Dai al tuo lavoro un futuro alla luce del sole e viene specificato entro il 30 novembre presenta la dichiarazione di emersione, scritto
in piccolo sotto lo slogan, in negativo con carattere light. Dunque il manifesto intende esortare alla regolarizzazione del lavoro a livello fiscale per
essere maggiormente tutelati in futuro. A spiccare sono, per, la parola lavoro e limmagine tetra della sagoma davanti alla finestra, una combinazione che nellimmaginario collettivo si lega a conclusioni poco felici
Gli esempi dimostrano che, per i prodotti comunicativi che utilizzano le
forme del linguaggio pubblicitario, garantire un alto grado di comprensibilit del messaggio ancora pi difficile e complesso che per altre tipologie di artefatti. La necessit di attirare lattenzione, di essere il pi possibile sintetici, di combinare in modo funzionale la componente testuale
con quella delle immagini, rende la progettazione in questo ambito particolarmente esposta alla produzione di comunicazione dal significato ambiguo, poco comprensibile o addirittura diverso da quello che era nelle intenzioni dellemittente.
74

CON I SEGRETI BUONI


SEI FELICE, CON I SEGRETI
CATTIVI SEI TRISTE.

Insegna al tuo bambino


la Regola del Quinonsitocca.
www.quinonsitocca.it

168

75

4.3.2 Comunicare senza discriminare


Se le istituzioni pubbliche intendono comunicare con i cittadini in modo
efficace, in modo che essi ascoltino e facciano proprie le indicazioni che
le istituzioni diffondono attraverso la comunicazione, necessario che gli
utenti si riconoscano nei valori proposti dalla comunicazione e nei modi
con cui questi valori sono trasmessi. Il cittadino deve sentirsi chiamato da
questi messaggi, sentirsi incluso tra i destinatari del messaggio.
Per raggiungere tale obiettivo, in fase di progettazione, importante prestare attenzione alla scelta dei termini e delle immagini da utilizzare. Il rischio che comporta il progettare per una utenza allargata quello di tenere in considerazione solamente le caratteristiche e le esigenze della maggioranza, discriminando, anche involontariamente, alcune minoranze. Attraverso lutilizzo di un lessico non appropriato o la scelta dimmagini apparentemente innocue per i pi, la comunicazione pu discriminare, offendere o turbare la sensibilit di alcune categorie di utenti.
Nelle pagine seguenti si entrer nello specifico di alcuni casi, sottolineando quello che lapproccio attuale dellistituzione italiana a questa problematica.

Parit di genere
Il paragrafo 2.2.2 descrive la situazione attuale in merito alla tutela della
figura femminile e della parit tra i sessi nellambito della comunicazione.
Si nota come a seguito della pubblicazione della Risoluzione del Parlamento
Europeo sullimpatto del marketing e della pubblicit sulla parit tra donne e uomini, del 3 Settembre 2008, si sia aperto anche a livello nazionale un dibattito riguardante la discriminazione della donna e lutilizzo di stereotipi di
genere nella comunicazione, con particolare riferimento a quella commerciale che, con lobiettivo di creare nuovi bisogni da soddisfare con nuovi
prodotti, promuove un modello di donna che rappresenta canoni estetici
di artificiale ed inarrivabile perfezione, una perfezione da raggiungere per
ottenere lattenzione del maschio che ancora oggi detiene il ruolo centrale,
la posizione dominante nelluniverso della comunicazione mass mediatica.
I documenti redatti dalle istituzioni locali, insieme con le associazioni che
si occupano di pari opportunit, hanno come intento di fondo quello di
integrare lattenzione alle problematiche di genere nella missione dellente, in modo che le campagne di comunicazione non abbiano effetti discriminatori per uno dei due sessi, superando luso strumentale del corpo della donna come oggetto sessuale, utilizzando un linguaggio inclusi169

La comunicazione come servizio pubblico

vo nei confronti dei due generi e cercando di dare pari visibilit alluomo
e alla donna, scardinando ruoli e stereotipi fissati nel tempo per luno e
per laltro sesso.
Gli intenti appaiono dunque chiari, ma i risultati per ora si fanno attendere.
Dallosservazione dei casi raccolti si nota che anche la comunicazione istituzionale succube degli stereotipi che nel tempo la comunicazione commerciale andata consolidando.
Un punto dattenzione riguarda lutilizzo del colore rosa. Nella maggioranza dei prodotti comunicativi, indirizzati direttamente alle donne, viene utilizzato il colore rosa nelle sue diverse sfumature per caratterizzare lartefatto, inoltre il nome dei servizi che vengono promossi contiene spesso la
parola rosa, ad esempio Spazio Rosa per il nome di uno sportello che offre
supporto alle donne lavoratrici, Sicurezza in rosa per un corso di autodifesa
dedicato alle donne (tav. 10).
Il colore rosa, di per s innocuo, diventato nel tempo simbolo delluniverso femminile, si contrappone allazzurro simbolo maschile ed diventato uno degli elementi ricorrenti utilizzati per la separazione netta del
mondo maschile dal mondo femminile, una divisione che viene perpetrata
sin dallinfanzia attraverso le politiche di marketing dellindustria del giocattolo che connota con il rosa i prodotti adatti alle bambine e di azzurro
quelli pensati per i maschi. (cfr. Bucchetti 2013)
La dimostrazione che questi stereotipi sono profondamente radicati nella
cultura visiva collettiva, e dunque ripresi anche dalla comunicazione pubblica, riscontrabile in un caso che pu essere definito un paradosso comunicativo (Bucchetti 2013): la campagna di comunicazione della Regione Piemonte ha come intento quello di promuovere le pari opportunit per uomini e donne in ambito professionale.
I due manifesti prodotti si compongono di uno slogan, in cui viene evidenziata limportanza della parit per il progresso sociale, e di una fotografia che ritrae nel primo caso due neonati e nellaltro manifesto due adolescenti.
Il paradosso nasce dalla scelta di evidenziare la differenza tra il maschio e
la femmina, connotandoli con un accessorio (ciuccio e maglione) rosa per
la femmina e azzurro per il maschio. Dunque un artefatto che vuole promuovere la parit e scardinare le differenze tra i generi, ma che cade nella
trappola degli stereotipi, sentendo il bisogno di marcare la diversit tra il
bambino azzurro e la bambina rosa.
Limmagine, invece di sostanziare il contenuto espresso dal testo, lo contraddice, sovvertendo leffetto di senso che era nelle intenzioni dellemittente produrre (ibidem).
Unaltra riflessione va fatta, in merito alla questione sollevata nei diver170

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

Figura 76
Regione Piemonte,
2003, promozione pari
opportunit

76

si documenti consultati riguardanti la comunicazione di genere, dove si


legge: Rappresentare e dare visibilit a entrambi i sessi, compatibilmente
con loggetto e le finalit della campagna, al fine di esplicitare il contributo di donne e uomini al corpo sociale. Lattenzione non dovr essere solo
di natura quantitativa (quante donne e quanti uomini sono rappresentati),
ma qualitativa. (Provincia di Milano, app.1: 354).
Un caso recente, che risulta utile per la discussione di questo aspetto, la
campagna promossa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali per
la prevenzione degli incidenti sul lavoro.
La campagna costituita da due spot tv e alcuni manifesti che riprendono i soggetti protagonisti degli spot. I filmati si aprono con una scritta in
sovraimpressione F che questi momenti non restino solo dei ricordi e di seguito
sono raccontate delle micro storie in cui diversi personaggi ritornano alle
proprie case, riabbracciando i propri cari.
Ad ogni cambio di personaggio appare in sovraimpressione il nome e cognome e la professione del soggetto. In entrambi gli spot gli uomini che
ritornano dal lavoro sono in numero maggiore rispetto a quello delle donne, inoltre nellattribuzione delle professioni il ruolo dimprenditore attribuito ad una figura maschile e non presente una professione che sia
sullo stesso piano attribuita ad una donna.
Lesempio utile per sollevare una questione: da un lato la pubblicit per
funzionare, per essere credibile, deve ispirarsi alla realt sociale alla quale
indirizzato il messaggio (cfr. Testa, 2004), ed noto che oggi in Italia il
numero di uomini lavoratori maggiore di quello delle donne e che i ruoli manageriali e imprenditoriali sono ancora ad appannaggio prettamente
maschile, ma viene da chiedersi se non sia compito delle istituzioni pubbliche fare da catalizzatore del cambiamento culturale. Lente pubblico, essendo libero dalle logiche di mercato che vincolano la pubblicit commerciale a seguire determinati stereotipi, ha la possibilit di promuovere nuo171

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Ministero del lavoro, 2010,


prevenzione degli incidenti
sul lavoro

vi modelli sociali? Ha il dovere di scardinare la fissit dei ruoli imposti da


superate sovrastrutture culturali?
Se il fine ultimo della comunicazione sociale pubblica quello del progresso collettivo, la risposta non pu che essere affermativa.
77

78

79

80

Alessia Fortunato, Alessandro Finotto, Daniele Selvitella - Istituto dArte Applicata e Design
impaginazione retro freecard.indd 7

Figura 77

Figura 78
Regione Piemonte, 2009,
lotta alla violenza sulle
donne
Figura 79
Comune di Lucca, 2010,
lotta alla violenza sulle
donne e i bambini
Figura 80

23/02/09 10:19

Provincia di Roma, 2010,


lotta alla violenza sulle
donne

Pensare ai minori
Bambini e ragazzi sono una categoria di utenti a rischio, una categoria che
andrebbe sempre considerata anche quando la comunicazione non direttamente destinata a loro.
Bambini e ragazzi, infatti, spesso non sono il target primario, ma comunque hanno accesso a tutti i mezzi di comunicazione su cui le campagne
pubblicitarie vengono trasmesse e di conseguenza sono comunque colpiti dai messaggi. Lutilizzo di linguaggi verbo-visivi crudi, forti, aggressivi
possono ledere la sensibilit di questa categoria di utenti che vede e sente tutto, ma che non ha ancora piena capacit di interpretare criticamente ci che ha assorbito.
Sono state selezionate alcune campagne che contengono immagini particolarmente forti o drammatiche. Un esempio costituito dalle diverse campagne di comunicazione contro la violenza sulle donne e i minori: sono ricorrenti immagini che rappresentano volti di donna sfigurati da
ematomi ed ecchimosi, ad indicare i segni delle percosse subite.
Con lintento di comunicare il dramma di chi vittima di violenza si diffondono immagini forti, violente, che potrebbero essere mal interpretate
da un pubblico non ancora maturo (tav. 11).
Un altro esempio, particolarmente forte e diffuso a livello nazionale, lo
spot del 2009 per la campagna ministeriale contro labbandono dei cani.
Nello spot si vede il protagonista, in spiaggia, intento ad acquistare un gelato, ma nellafferrare il cono dalla sua mano inizia a colare sangue, facendo agitare il soggetto che rovescia il gelato e corre a lavarsi le mani, ritorna in spiaggia, fa per accarezzare un bambino e toccandolo lo sporca di
sangue. A questo punto lo spot racconta in un flashback che il protagoni172

Figura 81

sta ha abbandonato il suo cane per poter andare liberamente in vacanza.


Lo spot si conclude con il protagonista che si sveglia di soprassalto in un
letto bianco completamente insanguinato, mentre una voce fuori campo
pronuncia la frase Non puoi lavartene le mani.
Lobiettivo dei comunicatori sicuramente quello di produrre un senso
di inquietudine e orrore nellosservatore, attraverso la presenza massiccia
del sangue, al fine di potenziare leffetto deterrente dello spot, ma leffetto
complessivo davvero forte, anche per uno spettatore adulto.
Quando si progetta per il pubblico quindi necessario tenere presente
non solo il target principale per il quale si sta lavorando, ma anche quei
target secondari che comunque entreranno in contatto con lartefatto e
potrebbero subirne eventuali effetti negativi.

Consiglio dei Ministri, 2009,


lotta allabbandono dei cani

Tutelare la diversit di razza


La comunicazione, in genere, non deve contenere elementi di discriminazione nei confronti di persone di diversa cultura, razza o religione, secondo i principi a cui sispira letica della comunicazione e i manifesti di autodisciplina esaminati al paragrafo 3.2.2, ma, come si gi pi volte ripetuto
le istituzioni pubbliche hanno il dovere di essere di esempio e di produrre
81

173

La comunicazione come servizio pubblico

05
Dati Istat sullimmigrazione
in Italia nel 2012
< http://www.istat.it/it/
archivio/67648>
06
Intervento di Enrico
Pugliese, al seminario del
Redattore Sociale, 18 Aprile
2013, Roma. <http://www.
giornalisti.redattoresociale.
it/i-seminari-di-roma/2013--parlare-civile/pugliese.
aspx>

174

artefatti comunicativi che rispettino i principi di etica della comunicazione


e che fungano da modello per il mondo della comunicazione.
Produrre una comunicazione priva di elementi discriminanti nei confronti
delle altre razze per le istituzioni italiane non solo un dovere, ma anche
una necessit: i dati Istat segnalano la presenza di tre milioni e mezzo di
immigrati non comunitari, residenti stabilmente in Italia, a cui vanno aggiunti circa 750.000 immigrati non ancora regolari, risulta fondamentale,
dunque, progettare una comunicazione che non discrimini questa parte di
popolazione, listituzione per farsi ascoltare deve includere e rendere protagoniste anche le minoranze.
A questo proposito importante prestare attenzione alle scelte lessicali che vengono intraprese durante la fase progettuale, ci sono termini che
sono entrati a far parte del linguaggio comune e che spesso vengono utilizzati, anche inconsciamente, in maniera impropria, ma quando listituzione a parlare non pu esprimersi senza badare alle parole che utilizza.
Alcune indicazioni utili vengono fornite dalle considerazioni di Pugliese
che afferma: Non esistono parole sbagliate, esiste un uso sbagliato delle parole - e aggiunge- per non discriminare bisogna evitare di utilizzare
termini che possono provocare dolore e sofferenza ai diretti interessati6.
Utilizzando lesempio del termine negro, Pugliese sottolinea inoltre come
le parole assumano valenze diverse nel tempo, termini non considerati discriminatori in un determinato contesto, e in un determinato periodo storico, possono invece acquistare una connotazione negativa ed inopportuna per la categoria alla quale si riferisce.
Termini critici che vengono spesso utilizzati con leggerezza sono: la parola clandestino, che ha nellimmaginario collettivo unaccezione negativa e
viene attribuita indistintamente a tutti i migranti, non regolarmente riconosciuti dalle istituzioni, che entrano in Italia.
In realt tra i migranti possono esserci i rifugiati, ovvero persone aventi diritto di asilo politico nel nostro Paese, da non definire con il termine profughi che ha un altro significato, e altre persone che sono emigrate dalla propria terra dorigine per stabilirsi nel nostro paese e sono in attesa di ottenere i documenti che regolarizzano la loro presenza in Italia.
Il termine clandestino da utilizzare solo per chi cerca di passare le frontiere nascondendosi e sceglie di vivere in un paese straniero senza palesarsi alle istituzioni.
Anche la parola extracomunitario risulta attualmente impropria, prima cosa
perch oggi non esiste pi la Comunit Europea, ma lUnione Europea, in
secondo luogo perch viene utilizzata in maniera indifferenziata per indicare stranieri presenti nel nostro paese, non solamente quelli che provengono da paesi extra UE, di conseguenza il termine va sostituito con migranti o immigrati, termini che risultano maggiormente corretti.

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

In questo ambito risulta appropriato riportare lepisodio legato al ritiro dello spot dellUnione Europea, nel Marzo 2012, perch accusato di razzismo.
Lo spot stato prodotto con lintento di promuovere listituzione europea e di diffondere tra i cittadini il messaggio che aprire le porte dellUnione ad altri stati significa rafforzare il potere e la stabilit dellUE. La narrazione impostata in maniera cinematografica: una ragazza bianca vestita come Uma Thurman, nel film Kill Bill di Tarantino, viene aggredita da
tre uomini: un cinese, un arabo e un africano. La ragazza si difende moltiplicandosi in tante copie di s stessa e accerchiando i tre combattenti. Le
ragazze si trasformano poi nelle stelle simbolo dellUE, di seguito compare lo slogan Pi siamo, pi siamo forti.
La questione controversa nasce dal fatto che per trasmettere un messaggio che promuove limportanza dellinclusione si utilizza una messa inscena che palesemente esclude, contrapponendo in maniera possiamo dire
bellica lEuropa con gli altri paesi del mondo. Risulta, infatti,. palese che
il cinese rappresenta lemergente potere economico della Cina socialista
contropposta al capitalismo delloccidente, larabo rappresenta la religione islamica da contrapporre alla matrice cristiana dellEuropa e infine lafro-americano che potrebbe essere interpretato come il simbolo dellimmigrazione dai paesi del terzo mondo in Europa. Unistituzione del calibro dellUE, che ha come scopo la collaborazione e il dialogo con gli altri continenti, non si pu permettere sbagli di questo genere. (v. Redazione La Repubblica, 2012)

Figura 82
Unione Europea,
2012, campagna per
lampliamento dei confini
comunitari

Per quanto riguarda il panorama italiano, osservando il materiale raccolto durante la ricerca, si possono contare pi di cento elementi che hanno come soggetti due o pi persone, di questi cento solo venti elementi
sono considerabili multi etnici, ovvero rappresentano soggetti dai caratteri fisiognomici propri di altre razze presenti in Italia, inoltre va considerato che di questi venti artefatti cinque riguardano la prevenzione delle discriminazioni razziali e di conseguenza chiamano per forza di cose la pre82

175

La comunicazione come servizio pubblico

senza di soggetti multi etnici.


Come gi proposto nel paragrafo precedente, riguardo al ruolo della donna, anche in questo caso si auspica che la comunicazione delle istituzioni pubbliche dia il buon esempio, diffondendo nuovi modelli culturali che
rappresentino una societ multietnica e ben integrata, una societ che ancora non esiste, ma che listituzione ha il dovere di promuovere, sfruttando la forza persuasiva della comunicazione a favore della creazione di una
realt pi corretta ed inclusiva.

Prevenire senza discriminare


Un ultimo possibile aspetto critico stato individuato in quelle campagne
di comunicazione che trattano tematiche riguardanti la prevenzione o la
cura di determinate malattie.
Le lodevoli intenzioni che animano questo tipo di campagne rischiano di
essere vanificate dalla scelta di termini e di linguaggi inopportuni. In particolare si nota come, nel tentativo di allertare la popolazione sana sullimportanza della prevenzione per scongiurare la possibilit di contrarre determinate malattie, si rischia di discriminare le persone che invece sono gi
affette dalla malattia attraverso delle combinazioni di testo e di immagini
che sottolineano la drammaticit della condizione dei malati, senza tenere
conto che anche i malati saranno raggiunti dal quel medesimo messaggio.
Un primo caso che ha sollevato non poche polemiche riguarda la campagna promossa dal Ministero della salute nel 2003, per sensibilizzare i giovani alla prevenzione dellAids.
Il concetto simbolo della campagna si sviluppa intorno alla sigla AIDS che
viene sciolta nella frase Avete Idea Della Sofferenza?, associata allimmagine
della rosa rossa che appassisce e muore. La combinazione di testo ed immagine stata pensata per incutere un senso di timore nei giovani destinatari, alludendo alle sofferenze che comporta dover convivere con una malattia cronica come lAids; ma, osservando la campagna da un altro punto di vista, quello delle persone siero positive, il messaggio acquista tutto
un altro amaro significato. Lindignazione della categoria, che si sente discriminata dalla campagna del Ministero, espressa con forza da un comunicato stampa emesso dalla Lila (Lega italiana alla lotta contro lAids)7
Avete idea della sofferenza che una campagna come questa infligge a tutti noi - operatori sieropositivi e sieronegativi - nel constatare che, ancora una
volta, si sono utilizzati fondi pubblici per proporre unimmagine delle persone sieropositive come soggetti a cui non resta altro che il dolore e la compassione altrui?
Avete idea della sofferenza di tutte quelle madri che ci hanno contattato, indignate e preoccupate per il loro giovane figlio sieropositivo che deve subire
176

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

limmagine del fiore che appassisce? []


Avete idea della sofferenza nel prendere atto che, chi preposto a tutelare la
salute pubblica, non ha il coraggio e, ancor pi grave, la volont di esplicitare
e distribuire materiale di profilassi?

07
Comunicato stampa
emesso dalla Lila, 3 giugno
2003.
<http://win.lila.it/doc/
com%20stampa%20
2003%20pdf/com%
20stampa%20sofferenza
%2030.06.03.pdf>

08
Pagina dedicata alla
spiegazione della
campagna sul sito del
Governo italiano
< http://www.governo.it/
DIE/attivita/campagne_
istituzionali/XVI_
Legislatura/tumore_seno/
index.html >

Un altro esempio, simile a quello appena descritto rappresentato dal manifesto del 2011 voluto dal Ministero della salute per sensibilizzare le donne riguardo allimportanza della prevenzione nella lotta al cancro al seno.
Dalla pagina web del sito del governo, riguardante la campagna, il manifesto viene cos descritto:

Figura 83
Ministero della salute,
2004, prevenzione dellAids

La creativit della campagna presenta un reggiseno steso ad asciugare privo


di una coppa. A sottolineare la forza evocativa dellimmagine viene proposto
uno slogan dal linguaggio immediato e diretto Il tumore al seno colpisce 1
donna su 11. E nessuna vuole mettersi nei suoi panni. Ricordati, la prevenzione sempre la cura migliore linvito del Ministero alle donne a passare
allazione e ad effettuare i controlli mammografici.8

Il linguaggio utilizzato risulta, per, veramente troppo immediato e diretto, in particolare per quelle donne che purtroppo sono gi state colpite dal tumore. Lultima parte dello slogan che sentenzia: Nessuna vuole mettersi nei suoi panni, associata allimmagine del reggiseno con una
coppa mancante, un colpo davvero duro nei confronti di chi ha dovuto subire quel tipo di operazione per potersi salvare dalla diffusione delle
cellule tumorali. Per di pi, sempre dalla pagina del Governo, si legge che
prevista laffissione delle locandine sugli impianti presenti nelle strutture sanitarie in tutto il territorio nazionale, possibile pertanto immaginarsi la reazione emotiva di una paziente o di una donna che ha appena ricevuto lesito positivo dellesame mammografico.
Questi due esempi si presentano come esperienze negative che devono
essere utilizzate dalle istituzioni e dai progettisti di comunicazione come
casi sui quali riflettere per non ripetere gli stessi errori. Una comunicazio177

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 84

85

Ministero della salute,


2011, campagna per la
prevenzione del cancro al
seno

ne che viene percepita come discriminatoria, oltre a provocare sofferenza e dolore in chi ne colpito, costituisce un potente danno dimmagine
per listituzione che lha promossa. Tali utenti si sentiranno esclusi, traditi dallistituzione, a cui non presteranno pi fiducia per i messaggi comunicati in futuro. Il progettista deve essere conscio di queste problematiche
legate alla comunicazione sociale ed indirizzare la pubblica amministrazione verso modelli di comunicazione inclusiva, che tengano conto non
solo del target primario, ma anche di tutti coloro che potrebbero entrare in contatto con la comunicazione. Solamente lavorando in questa direzione, ricercando linclusione e la condivisione di valori con i cittadini, listituzione pubblica potr vedere riconosciuta la propria autorevolezza ed
essere legittimata a comunicare per indirizzare la societ verso il progresso collettivo.

178

4.4 Scelte retoriche


Dopo aver fissato le condizioni imprescindibili cui il progetto di comunicazione pubblica deve tener fede, e aver definito i punti di attenzione
che devono essere verificati durante la fase progettuale per poter garantire lo sviluppo di artefatti accessibili ed inclusivi per tutti i cittadini, si sposta ora lo sguardo sul contesto retorico della comunicazione, sul problema
dei linguaggi e dei toni che necessario gestire e calibrare in base allambito in cui si va ad operare. Si dovr dunque entrare nel merito dellefficacia
della comunicazione, un argomento che, diversamente dai precedenti, risulta difficilmente oggettivabile. Attraverso la ricerca teorica, e dalla consultazione della letteratura di settore, sono stati individuati alcuni aspetti
che offrono delle indicazioni specifiche riguardo alla comunicazione delle istituzioni pubbliche, indicazioni che si ritiene utile discutere in maniera
pi approfondita, sostanziando il discorso attraverso gli esempi tratti dal
materiale visivo raccolto.
Prima, per, di passare alla descrizione degli ultimi tre punti di attenzione,
necessario porre delle premesse utili a sottolineare alcune caratteristiche
del contesto attuale che aiutano a comprendere i punti dattenzione che
sono stati individuati e che verranno in seguito discussi.
ormai innegabile che la societ contemporanea caratterizzata da un
sovraccarico dinformazioni, un surplus di messaggi e di stimoli di diversa natura. Oggi viviamo nellattention economy [] lattenzione diventata la commodity pi preziosa, per la quale dobbiamo combattere ogni volta
una battaglia disperata, cercando di uscire dalla mischia e dalla marmellata comunicativa quotidiana. (Caprara, Fontanot 2005: 280) Anche la comunicazione delle pubbliche amministrazioni non pu esimersi dalla lotta per la conquista di un prezioso istante di attenzione da parte del pubblico, deve concorrere con tutti gli altri stimoli, in una gara che, per,
gi in partenza impari. La comunicazione sociale promossa dalle istituzioni pubbliche possiede due svantaggi rispetto alle altre forme di comunicazione, in prima istanza dispone di budget limitati sia per la produzione
che per la pianificazione sui media. Il secondo handicap, come gi sottolineato, causato dagli obiettivi ambiziosi che questo tipo di comunicazione si pone. Infatti non si tratta solo di cambiare comportamenti dacquisto e preferenze (impresa gi complicatissima), ma di smuovere opinioni
radicate nel profondo, che spesso sono parte dellidentit stessa delle persone, far modificare comportamenti magari adottati fin da ragazzi, in un
sottofondo dindifferenza diffusa (ivi: 281) senza poter promettere nessuna ricompensa immediata, ma solo la speranza di un lontano futuro migliore senza malattie o con meno inquinamento.
179

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

4.4.1 Ridondanza vs sintesi


Nel paragrafo 3.3 lanalisi dellesperienza di alcune figure di riferimento,
come Steiner, Dolcini e Balan, ha permesso di evidenziare una criticit
appartenente al contesto della comunicazione delle istituzioni pubbliche:
quando si presenta la necessit di parlare a tutti e di farsi capire da tutti, il
rischio quello di sovraccaricare il prodotto comunicativo, di ripetere linformazione nella speranza che in un modo o nellaltro il messaggio passi,
venga recepito e compreso dalla maggioranza degli utenti. In questa maniera, per, invece di assicurare lefficacia della comunicazione, si rischia
di creare confusione, di disorientare losservatore, distogliendo lattenzione da quello che il messaggio cardine del discorso.
Alcune delle campagne di comunicazione analizzate si dimostrano ridondanti per due aspetti: il sovraccarico di elementi nella composizione e i tempi di
narrazione dilatati.

Elementi ridondanti
Il sovraccarico di elementi presenti nella composizione che riguarda in particolare il materiale statico (affissioni e annunci stampa). Lartefatto si presenta sovraffollato di elementi grafici e testuali, dimmagini e di colori. Il
messaggio confuso tra una moltitudine di elementi superflui che non comunicano niente, anzi servono solo a creare un senso di disorientamento
in chi guarda. il caso del manifesto del Ministero per i beni e le attivit
culturali, diffuso nel 2009 in occasione della Giornata europea del patrimonio.
Il visual composto da un mosaico di immagini che riempiono la sagoma
geografica dellItalia. A questa immagine, gi di per s affollata, sono sovrapposte scritte, date e sigle, arricchite da un tripudio di colori, gradienti
180

e caratteri tipografici. Cercando di tralasciare il giudizio estetico-formale


e focalizzando lattenzione sul contenuto informativo dellartefatto, risulta evidente lo sforzo di attenzione richiesto allosservatore per distinguere tra gli elementi presenti nella composizione quelli di maggior rilevanza,
ovvero portatori di significato in una gerarchia del tutto mancante. Lelemento con le maggiori dimensioni, posizionato nella parte alta del testo
una sigla (gep) che per i pi non ha nessun significato ed dunque superflua, si sarebbe invece dovuto dare maggior risalto al significato di quella
sigla, Giornata europea del patrimonio che invece una scritta piccola, soffocata dalle lettere gep e confusa da una sfumatura bianca. Infine, anche se
giustificabile la buona intenzione di voler mostrare la ricchezza del patrimonio italiano, la resa non delle migliori, le immagini delle opere darte
incastrate nella sagoma lunga e stretta della penisola, sovrapposte, tagliate
in maniera bizzarra, a prima vista risultano essere ununica miscellanea incomprensibile. Solo soffermandosi e osservando attentamente le figure si
possono distinguere le diverse opere darte, ma, in ambito pubblicitario, il
primo sguardo quello che conta.
Un altro caso che esemplifica il timore dellemittente di non essere ben
compreso dal destinatario, e dunque di scadere nella ridondanza, il manifesto per la campagna di prevenzione allabuso di alcol tra i giovani del
Ministero della salute e delle politiche sociali. In questo caso si scelto di
mostrare gli effetti che lassunzione di bevande alcoliche pu provocare
sulla percezione visiva della realt, creando unimmagine distorta e sfuocata nella quale si riconosce la figura di una ragazza. Limmagine occupa la
maggior parte dello spazio della composizione, in basso lo slogan, Ragazzi vediamoci chiaro e un breve testo informativo creano il collegamento tra
85

Figura 85
Ministero della cultura,
2009, Giornata europea del
patrimonio
Figura 86
Ministero della salute e
della politiche sociali, 2009,
prevenzione incidenti
stradali causati dallacol

86

Giornate Europee
d e l Pat r i m o n i o

2009

LITALIA
TESORO DEUROPA
MP Mirabilia - www.mpmirabilia.it

Se lo svantaggio rappresentato da un budget esiguo una questione alla


quale il progettista non pu porre rimedio, egli, invece, pu affrontare la
sfida che gli obiettivi della comunicazione di pubblica utilit comportano, attraverso la messa in atto di opportune strategie comunicative. Il designer deve trovare soluzioni progettuali che permettano anche al messaggio dellente pubblico di farsi notare, farsi ricordare, uscire dalla massa:
non ci si pu affidare solamente alla forza etica del messaggio di fondo,
ma necessario dare a questo contenuto tutti gli strumenti utili per poter
superare il rumore e arrivare forte e chiaro al destinatario.

Le Giornate Europee del Patrimonio


promosse dal Consiglio dEuropa,
nascono per favorire il dialogo
e lo scambio culturale
in ambito continentale.
Il 26 e il 27 settembre il Mibac
apre gratuitamente al pubblico
i luoghi statali della cultura
per avvicinare i cittadini
al patrimonio culturale.

Ragazzi vediamoci chiaro


Tutte le iniziative sono pubblicate
sul sito istituzionale del Ministero

European Heritage
European
Days Heritage COUNCIL
Days

OF EUROPE

Journes europennes
Journes europennes
du patrimoine du patrimoine

COUSEIL
COUNCIL
COUSEIL
OF
DEEUROPE
LEUROPE DE LEUROPE

Unazione
Unazione
comune comune
del Consiglio
del Consiglio
dEuropadEuropa
e della Commissione
e della Commissione
Europea Europea

Con la partecipazione
Con la partecipazione
del Ministero
del
dellInterno
Ministero dellInterno
DipartimentoDipartimento
per le Libert
per
Civili
le Libert
e lImmigrazione
Civili e lImmigrazione
Fondo EdificiFondo
di Culto
Edifici di Culto

www.beniculturali.it
numero verde 800 99 11 99

Lalcol altera la capacit di percezione e di reazione.


Non beviamo mai prima di guidare, potremmo mettere
in pericolo la nostra vita e quella degli altri.
Con lalcol non si scherza.
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

181

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 87
Ministero della salute, 2010,
Promozione di sani stili di
vita

limmagine e la problematica dellalcol. Il manifesto sarebbe gi completo


ed efficace nella comunicazione, ma, nel timore di essere ambigue, di non
essere capiti dal target, viene aggiunta in basso a destra la stessa fotografia
della ragazza, questa volta chiara e nitida. Limmagine risulta del tutto superflua e ridondante ai fini della comprensione del messaggio, inoltre a livello compositivo sbilancia lequilibrio complessivo dellartefatto.

Tempi dilatati
Laltra caratteristica che determina un effetto di ridondanza, e quindi svilisce il potere comunicativo dellartefatto, si osserva in alcuni spot della
pubblica amministrazione. Succede che il ritmo della narrazione non sia
ben tarato ed i tempi risultino dilatati, con conseguente calo dellattenzione dellutente che perder interesse nel visualizzare fino alla fine il contenuto proposto dallo spot. La premura di essere il pi possibile esaustivi,
fa scadere nella ripetizione che allunga e banalizza il prodotto audiovisivo. Un esempio su tutti lo spot della campagna ministeriale pensata per
promuovere il consumo di frutta e verdura da parte di bambini e ragazzi,
spronando i genitori ad insegnare loro buone abitudini alimentari sin da
piccoli. Lo spot, ispirandosi allimmaginario della famiglia Mulino Bianco,
ambientato in una cucina dove sono riuniti mamma, pap e i due bambini, al centro del tavolo spicca un grande cesto di frutta e verdura. La
mamma d inizio al dialogo chiedendo ai bambini cosa hanno imparato a
scuola, la bambina, diligentemente, risponde: Le equazioni! e ne fa due
esempi, il bambino invece, dopo una pausa afferra dal cesto una fragola e
la mangia, poi prosegue dando un morso ad una pera, i genitori vengono
inquadrati mentre annuiscono compiaciuti, la sorella viene a sua volta inquadrata mentre sorride, poi la camera torna sul bambino e la voce fuori campo dice: Le buone abitudini simparano da bambini, il Programma
Frutta nelle scuole promuove il consumo di frutta nelle scuole primarie di
tutta Italia. Questo mentre appare in sovraimpressione il logo della campagna. Lo spettatore a questo punto prevede che lo spot sia concluso, il
87

182

concetto stato visualizzato e ribadito dalla voce fuori campo. Invece no.
La grafica in sovraimpressione va in dissolvenza e la narrazione continua:
tutti i membri della famiglia, uno alla volta, attingono dal cesto e mangiano il frutto prescelto. Quando anche la mamma ha assaggiato un acino
duva la voce fuori campo torna a parlare pronunciando lo slogan conclusivo: Nutrirsi bene un insegnamento che frutta. La narrazione lenta, la
stessa azione ripetuta per cinque volte, il messaggio riferito alle buone
abitudini alimentari ribadito due volte anche se con parole diverse. Lattenzione di chi guarda, gi calante sul finire della prima parte dello spot, si
perde del tutto nella seconda, anzi, lo spot provoca una sorta dirritazione, fa perdere la pazienza allo spettatore che si sente ripetere la stessa cosa
per ben sette volte in un minuto.
Essere ridondanti non significa essere pi chiari, non assicura che il messaggio verr ascoltato e messo in pratica con pi facilit, al contrario, se la
comunicazione risulta ripetitiva e banale, il messaggio verr scartato a priori come qualcosa che non vale la pena ricordare.

4.4.2 Informazione vs emozione


Come accennato in precedenza, la comunicazione di pubblica utilit ha
come obiettivo di fondo quello di trasmettere informazioni dinteresse generale atte a smuovere le coscienze, cambiare abitudini e comportamenti ed in ultimo modificare opinioni ed idee per indirizzare la societ verso migliori modelli socio-etici. Per raggiungere il proprio scopo comunicativo, listituzione non pu fare affidamento solamente sul valore etico
del messaggio, non pu affidarsi ad una comunicazione puramente informativa, sperando che quelle informazioni verranno ascoltate solo perch
sono utili per tutti, uno degli errori che pi spesso commettono i committenti, quello di pensare che, poich i contenuti di una campagna sociale sono nobili e importanti, essi sono di sicuro interesse per il target
(Gadotti, Bernocchi 2010: 163). Per entrare in contatto con il destinatario, per creare un canale di comunicazione non basta parlare allemisfero razionale del cervello, bisogna suscitare emozioni, smuovere lanima o
pi prosaicamente la pancia degli individui, se si vuole sperare di ottenere qualche risultato rispetto a cambiamenti di abitudini e comportamenti
radicati. (Caprara, Fontanot 2005: 281). Puntare esclusivamente sul piano razionale non basta, il messaggio rimane in superficie, non supera la
soglia dellindifferenza e sar presto dimenticato. Come scrive Annamaria Testa lassenza di emozioni impedisce di attribuire valore alle cose, e
183

La comunicazione come servizio pubblico

questo rende incapaci di conferire loro un senso. E quando tutto indifferente, perch privo di senso, decidere impossibile (Testa 2004: 13) Losservazione rileva bene la problematica legata alla comunicazione di pubblica utilit: affinch il messaggio sia ascoltato e lutente decida di fare o
non fare qualcosa, secondo lindicazione comunicata dallistituzione, necessario che questo messaggio abbia un significato, rappresenti un valore per il cittadino; egli deve comprenderne il senso, lutilit, solo cos potr metterlo in pratica.
per questa ragione che nel tempo vengono sviluppati diversi linguaggi
caratterizzati da toni dintensit differente, ma sempre mirati a provocare,
in una maniera o nellaltra, una reazione emotiva.
Gadotti e Bernocchi (2010) nel loro studio sulle campagne a tema sociale
propongono una possibile catalogazione delle tendenze retoriche principali. I linguaggi sono suddivisi in:
-- sentimentale, ricerca emozioni forti per coinvolgere il pubblico, attraverso il ricorso ad immagini dimpatto per smuovere le coscienze dei
destinatari. Attraverso le emozioni cerca di raggiungere e sensibilizzare un target ampio, coinvolgere gli utenti e ottenere una risposta attiva. Presenta tuttavia un limite dal punto di vista etico, poich limpiego dimmagini di persone sofferenti nellintimit del loro dolore,
pu risultare poco rispettoso nei confronti dei soggetti rappresentati e della loro dignit; inoltre il linguaggio utilizzato maggiormente
da tutta la comunicazione sociale e questo causa poca riconoscibilit
tra i diversi attori della comunicazione;
-- shockante, induce nel destinatario paura, ansia, sgomento, disgusto,
talvolta orrore. Colpisce losservatore con immagini forti, impressionanti per creare di abbattere il muro dellindifferenza e creare un senso di disagio che spinga alla riflessione. Un linguaggio di questo tipo
sicuramente efficace per quanto riguarda il superamento della soglia dellindifferenza e la memorizzazione del messaggio. Dallaltra
parte per una scelta ardita che non si addice a tutti i contesti; innanzitutto pu urtare i target secondari che sono comunque raggiungibili dal messaggio, inoltre gli studi di settore avvertono che questo tipo di linguaggio spesso utilizzato per colpire target giovani, pu
rendere una situazione rischiosa attrattiva agli occhi del giovane destinatario, trasformando il messaggio in una sfida da raccogliere, ottenendo un effetto contrario a quello desiderato. Infine, lutilizzo di
toni troppo violenti pu scatenare un processo che consiste nella rimozione del messaggio ricevuto, esiste, ed ormai comprovato dagli studi che si sono sviluppati nel campo delle neuroscienze, il fenomeno definito di shock fatigue, cio la cancellazione del messaggio
184

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

che supera la soglia di fatica, di accettazione. Se varchiamo tale soglia, il messaggio come se non fosse mai arrivato (Caprara, Fontanot 2005: 280);
-- aggressivo, mira a scuotere target in maniera decisa, utilizzando parole forti e accusatorie contro il destinatario. Lobiettivo di provocare
senso di colpa, imbarazzo, vergogna, anche rabbia, per poi spingere
allazione attraverso cui lutente ritrova la propria autostima. Lutente
accusato sia per il compimento di azioni negative sia per lindifferenza nei confronti di situazioni di disagio. Secondo gli autori, questo
tipo di linguaggio garantisce un impatto sicuro sullaudience, il messaggio crea discussione e dibattito sulla questione, non passa inosservato ed aiuta a definire il tema, a metterlo in risalto agli occhi dellopinione pubblica, sar poi la pressione sociale che aiuter a cambiare
i singoli comportamenti. Anche in questo caso per, si rischia che il
destinatario rifiuti il messaggio perch ritenuto offensivo, eccessivamente accusatorio o denigratorio, in quanto la psiche umana tende a
selezionare ed eliminare messaggi che risultano scomodi;
-- rassicurante, cerca di trasmettere messaggi carichi di speranza, che infondano fiducia nella possibilit di risolvere il problema, suscitando emozioni di gioia, serenit, fiducia e ottimismo. Questo linguaggio tende a sottolineare lo stretto legame tra responsabilit del target
e soluzione del problema, ma sempre in modo lieve, senza colpevolizzare, dando importanza al ruolo del destinatario. La consapevolezza che il problema possa essere risolto e la capacit di vedere risultati
positivi possono essere molto incentivanti per il destinatario: linvito
piuttosto che la minaccia per certi target risulta pi efficace. Daltro
canto rischia di essere poco impattante per le persone meno coinvolte, se i toni non sono ben dosati c il rischio di eliminare la percezione dellurgenza reale della situazione;
-- divertente o umoristico, questo linguaggio non si limita a mostrare il
lato positivo della situazione ma invita il destinatario a sorridere, parlandone in modo divertente. Le immagini mostrano solo il lato positivo del problema e i soggetti sono sorridenti, felici. Lobiettivo di
avvicinarsi al dolore da una prospettiva laterale, creando un effetto
sorpresa che favorisca lempatia tra il destinatario ed lissue proposto.
Questo tipo di linguaggio supera filtri che la psiche pone di fronte
ai messaggi negativi poich li sdrammatizza. Anche in questo caso
necessario porre la massima attenzione al contesto al quale si rivolge,
inoltre importante calibrare i toni per non banalizzare largomento;
-- responsabilizzante, fa leva sulla coscienza del destinatario, punta sul
185

La comunicazione come servizio pubblico

senso di colpa, di responsabilit. Il comunicatore giudica immorale


o deprecabile i comportamenti che infrangono i valori socialmente
condivisi. Lemittente si appella al buon senso delle persone, preferisce lesortazione empatica (di diverse intensit) piuttosto che la minaccia. A questo tipo di linguaggio vengono spesso associati testimonial. Esso unisce al pregio di essere chiaro e diretto nella comunicazione il rischio di scadere in un marcato paternalismo, che nella nostra societ fatica ad ottenere largo consenso soprattutto se proviene da istituzioni che non godono della piena fiducia del destinatario;
-- provocatorio, trasgressivo, utilizza immagini spiazzanti, insolite, spesso irreali capaci di destare curiosit, le scene sono animate da soggetti che colpiscono immediatamente losservatore ed attirano la sua
attenzione. Il tono non mai misurato, irriverente, le parole sono
scritte apposta per provocare il pubblico. Questo tipo di approccio
ha il pregio di creare una buona risonanza sui media divenendo oggetto di dibattito e conseguentemente di ottenere ampia visibilit.
Un rischio, invece, pu essere rappresentato dallutilizzo di metafore troppo complesse, che rischiano di non essere capite escludendo
larga parte del pubblico oppure che il messaggio non venga colto da
un pubblico distratto.
Tutti i linguaggi elencati presentano inevitabilmente pregi e difetti e vanno scelti sempre in base al target principale dellargomento e del contesto
di riferimento, ma hanno come valore comune la volont di ricercare un
contatto con il destinatario, di provocare una reazione di diverso genere e
intensit, comunque una reazione emotiva che possa fare breccia sullattenzione e quindi nella coscienza dellosservatore.
Si invita il lettore a dare uno sguardo complessivo ai prodotti comunicativi della pubblica amministrazione italiana, raccolti in appendice: quanti di
questi artefatti riescono a provocare una reazione emotiva? Quanti fanno
commuovere, spaventare, arrabbiare o semplicemente sorridere?
La maggioranza del materiale raccolto risulta insipida, senza infamia n
lode, del tutto indifferente dal punto di vista espressivo.
Nella maggior parte dei casi si preferisce utilizzare un linguaggio puramente informativo che rinunci in partenza a fare leva sulle emozioni, prediligendo un approccio razionale che spieghi le buone ragioni della campagna. In molti casi, per, lapproccio informativo non frutto di una
scelta strategica, legata allefficacia, ma la risultante di un percorso decisionale ad esclusione che orienta il comunicatore verso strade morbide frutto di compromessi. (Gadotti, Bernocchi 2010: 162) Lapproccio
informativo una scelta fatta dallistituzione per non esporsi, per non sol186

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

levare critiche. Data la difficolt, da un lato di definire lapproccio di comunicazione pi adatto e dallaltro di promuovere una comunicazione che
non disturbi nessuna componente del target, si preferisce rimanere neutri,
limitandosi ad informare piuttosto che a comunicare.
Anche in quei casi in cui si nota il tentativo da parte dellemittente dintraprendere una strada pi emozionale, i risultati appaiono trattenuti, soffocati, lemittente pare autolimitarsi per paura di far torto a qualcuno. In un
contesto difficile, per tutte le motivazioni che sono state discusse nelle pagine precedenti, latteggiamento dellistituzione non quello dello studio
e della ricerca, ma piuttosto quello della rinuncia.
Comunicare nel modo adeguato difficile ma di certo di grande importanza.
La superficialit con cui si affrontano oggi in Italia la maggiorparte delle campagne sociali, mal si concilia con le potenzialit del mezzo pubblicitario di cui
si dispone. Data limportanza della posta in gioco, appare quanto meno necessaria, una maggiore attenzione sia da parte di chi promuove la comunicazione,
sia da parte di chi la realizza, affinch si sviluppi una comunicazione responsabile ed efficace al tempo stesso, sulla base di solide ricerche studi e approfondimenti, piuttosto che di sensazioni e pareri soggettivi. (ivi 171)

Ancora una volta nellambito della comunicazione delle istituzioni pubbliche si evidenzia la necessit di stretta collaborazione tra il progettista
e lente promotore della comunicazione. Il primo ha la responsabilit di
porre la massima attenzione alle modalit con cui sono trattati i contenuti in un annuncio pubblicitario, in quanto il linguaggio utilizzato ha dirette
conseguenze sullefficacia dello stesso, oltre che sulla sua comprensione e
interpretazione, ed dunque un elemento centrale nello studio strategico
di una campagna sociale. Listituzione da parte sua ha il dovere di collaborare con i tecnici, assicurare che la comunicazione sia coerente con le proprie finalit (mission, vision, valori dellente) e indirizzata verso gli obiettivi
decisi dai vertici. Ma non pu essere coercitiva, necessario che rispetti la
professionalit dei tecnici, che permetta di applicare gli strumenti a loro
disposizione per cercare di produrre delle campagne di comunicazione efficaci, necessario che listituzione abbia il coraggio di perseguire come
suo unico ed ultimo fine linteresse del cittadino e non la salvaguardia degli equilibri nei rapporti tra le lobby.

187

La comunicazione come servizio pubblico

4.4.3 Ironia
Il paragrafo precedente, illustrando i linguaggi finora sperimentati nel
campo della comunicazione sociale, dimostra la necessit da un lato di
provocare una reazione emotiva nel target per creare un contatto empatico tra emittente e destinatario, dallaltro la grossa difficolt di riuscire a calibrare le scelte linguistiche in base allargomento, alle caratteristiche del target e soprattutto al particolare contesto di riferimento caratterizzato dallambito pubblico. I rischi sono molteplici: decidere di appiattirsi sui luoghi comuni o su messaggi eccessivamente moralisti significa rinunciare a stimolare nel profondo lutenza, significa passare inosservati
confondendosi tra i migliaia di messaggi che affollano la semiosfera, condannando la comunicazione ad essere inefficace se non inutile. Allopposto, azzardare, spingendosi con superficialit in nuovi territori, proponendo messaggi di forte impatto o di rottura rispetto al sentire comune, senza essere consapevoli delle possibili conseguenze, equivale a sperimentare uno strumento a spese degli utenti.
La difficile questione rimane tuttora aperta, ma, gi dallosservazione del
lavoro dei maestri della stagione della grafica utile (cfr par. 3.3), emerge
unindicazione che non la soluzione definitiva e intercambiabile per tutti
i casi, ma pu risultare uno strumento prezioso per riuscire ad equilibrare
la necessit della comunicazione delle istituzioni pubbliche di essere efficace e allo stesso tempo eticamente corretta: lironia.
In questa sede si considera lironia non esclusivamente nel senso linguistico del termine, ovvero come figura retorica paragonabile allantifrasi (cfr.
Abbruzzese, Colombo) ma nel significato pi pragmatico o pirandelliano
della parola, ovvero come atteggiamento, metodo di costruzione del discorso, strumento attraverso il quale estraniarsi dalla realt ed osservarla
da lontano per farne emergere le caratteristiche pi profonde. Un punto
di vista, dunque dal quale osservare in maniera diversa il contenuto che si
deve comunicare, per trasformarlo attraverso il progetto di design, dandogli una forma adatta alle esigenze del contesto.
Ironia dialogo continuo tra ci che sembra e ci che . E che, come tale,
animata dal rapporto tra pi verit. Nel suo primo significato questo tropo,
non dimentichiamolo, sinonimo di antifrasi. Afferma cio una cosa intendendone il suo opposto. Ma il suo obiettivo non nascondere o dissimulare,
bens fare luce su aspetti dellesistenza troppo spesso o volontariamente ignorati o sepolti dallabitudine. Obiettivo questo che viene raggiunto nella costante interconnessione tra pi discorsi e pi testi. (Polesana 2005: 23)

188

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

Dalla definizione di Polesana, sintuisce il potenziale che lapproccio ironico rappresenta per la comunicazione sociale pubblica, ovvero la capacit di fare luce, di mettere in evidenza in un modo inaspettato cose a cui
solitamente si rimane indifferenti, non si presta attenzione. Una prima critica potrebbe sorgere, se si pensa allironia nelluso pi prosaico del termine, nel quale risulta sinonimo di leggerezza, comicit, divertimento, in
questo caso risulta difficile associare le tematiche estremamente drammatiche che la comunicazione sociale si trova a dover affrontare ad un linguaggio spiritoso, se non in alcuni casi e a determinate condizioni. Per
chiarire questo punto risulta utile fare un distinguo tra il concetto di ironia
e quello di comicit. Entrambi gli approcci si basano sulla messa in evidenza dei difetti di un determinato oggetto del discorso, ma la comicit suscita una divertita reazione di fronte allinferiorit e alle debolezze dellaltro, rispetto al quale si prova un senso di superiorit, lironia, invece, suscita una riflessione profonda capace di smantellare per ricostruire in modo
pi saggio il nostro sguardo sullesistente, attraverso il dialogo tra superficialit delle parole e lo spessore delle reti dei concetti a cui rinviano (cfr.
Polesana). I due approcci producono nellosservatore una reazione simile
nellapparenza ma diversa nella sostanza: la comicit provoca un riso liberatorio, catartico, sovversivo ed irriverente, quindi non adatto alla comunicazione di unistituzione, un processo prettamente emotivo, un riso piacevole, leggero; il riso ironico, invece, nasce da una riflessione profonda,
che anche nella sua realizzazione non si stacca dalla componente razionale. Lironia non fa ridere, fa sorridere, per la scoperta di una realt inattesa, per la presa di coscienza di una condizione precedentemente ignorata,
un sorriso che talvolta pu anche risultare amaro.
Da questa considerazione si pu intuire quale sia il potenziale dellapproccio ironico per lambito della comunicazione sociale.
Un approccio ironico, costituisce uno strumento prezioso, nella cassetta degli attrezzi della pubblicit sociale, perch grazie al suo parlare per allusioni,
al suo essere ambigua, indiretta, suscita minore resistenza da parte del destinatario che non vuole sentirsi mettere esplicitamente in mora, - infatti a differenza di altri approcci - lironia non ha bisogno di mettere in mostra tragedie grondanti di sangue, di morte, di grida, di pianto, di dolore: tutto questo
nellironia viene evocato attraverso un sottile e sottinteso confronto di opposti (ivi 179)

Si comprende come lapproccio ironico possa, in un certo modo, risolvere


quelle criticit evidenziate nelle pagine precedenti, riguardanti ad esempio
la tutela di target fragili, come i bambini, o il rischio di produrre quelleffetto rifiuto del messaggio che pu scatenarsi in alcuni soggetti esposti a immagini troppo forti e aggressive.
189

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 88
Ministero della cultura,
2010, Festa della donna

Un approccio ironico crea, inoltre, quelle condizioni che rendono il prodotto comunicativo, in grado di superare la soglia dellindifferenza ed entrare in contatto con il destinatario. Il linguaggio ironico si basa sulle contraddizioni, mette in evidenza punti di vista insoliti di questioni note, crea
interesse, dice e non dice, crea paradossi contrapponendo immagini al testo, incuriosice il destinatario che si ferma ad osservare, ma guardando
lartefatto egli dovr compiere uno sforzo cognitivo per svelare il significato sotteso al gioco retorico dellironia. Questo sforzo cognitivo contribuir a far memorizzare il messaggio. Lefficacia maggiore in termini
di memorabilit, poich il destinatario costretto a cooperare attivamente nella decodifica del messaggio. Il testo pubblicitario ha una chiara dimensione pragmatica, si attualizza cio solo con la dimensione del lettore/spettatore che ne svela il senso. (ivi 24)
Sempre pi campagne sociali nazionali ed internazionali mostrano lutilizzo di un approccio comunicativo ironico (cfr. Gadotti, Caprara, Polesana), sintomo che si stanno comprendendo i vantaggi di questo tipo di forma comunicativa.
Osservando i casi raccolti, si nota come anche le istituzioni pubbliche italiane abbiano fatto dei tentavi di approccio al linguaggio ironico. Lambito nel quale questo tipo di approccio risulta essere maggiormente presente la promozione della cultura e la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dellimportanza del patrimonio artistico culturale. Uno degli esempi meglio riusciti il manifesto del 2011 che promuove lingresso gratuito nei musei nazionali per tutte le donne nella giornata dellotto marzo. Il
visual costituito da un fotomontaggio che sovrappone due dipinti, resti88

190

tuendo un opera surreale composta dal mezzo busto di una dama cinquecentesca e il viso di un signore dellepoca con tanto di barba, mentre lheadline sovrastante interroga losservatore chiedendo: Cosa sarebbe larte
senza le donne?. Leffetto di straniamento che stuzzica la curiosit di chi
guarda ben riuscito, lheadline sottolinea limportanza delle donne legandosi alla festa dellotto marzo, ripresa poi dalla riga di testo informativo
posizionata in basso sotto limmagine.
Meno frequenti sono i casi in cui si riscontra lutilizzo dellironia per
sdrammatizzare tematiche pi serie che implicano discorsi drammatici o
dolorosi, la preferenza sempre quella di mantenere toni neutri, di non

Figura 89
Consiglio dei Ministri,
2005, prevenzione incendi
boschivi

89

sbilanciarsi troppo n in un senso nellaltro. Uno dei pochi tentativi individuati che cerca di creare uneffetto sorpresa, nello spettatore, facendogli
credere di una cosa che poi si riveler sbagliata, uno spot del 2005: la scena si apre su un team di chirurghi impegnati in unoperazione delicata, subentrano delle complicazioni, lagitazione sale, si alternano le inquadrature delle facce sudate dei medici a brevi flash che mostrano quelle che sembrano essere delle ferite del paziente. A un certo punto lindicatore del battito cardiaco si ferma e uno dei medici afferma: Ne hanno bruciato un altro, laltro annuisce ed aggiunge: Un attimo di distrazione e una vita va in
fumo, ormai sono migliaia solo allora anche lo spettatore scopre che sul tavolo operatorio non c una persona, ma un albero. Lo spot vuole sensibilizzare i cittadini alla prevenzione degli incendi boschivi sottolineando lenorme danno che gli incendi causano allambiente e al territorio. Attraverso questa costruzione narrativa, nella mente di chi osserva, la vita dellalbero acquista la stessa importanza di una vita umana e pertanto il messaggio
per la protezione dei boschi risulta chiaro.
Un altro tentativo riscontrabile nello spot del 2009 promosso dalla Regione Emilia Romagna: allinterno di un bar, il protagonista seduto al ban191

La comunicazione delle istituzioni pubbliche oggi

La comunicazione come servizio pubblico

Figura 90

90

Regione Emilia Romagna,


2009, lotta al razzismo

cone e viene inquadrato di fronte, si succedono alcuni personaggi ai quali egli cerca di raccontare una barzelletta che inizia con la frase: C un
Italiano, un Cinese e un Negro... appena viene pronunciata questa parola, linterlocutore scappa via con la scusa di avere fretta, il protagonista rimane da solo al bancone, beve un sorso della sua birra e nellalzare gli occhi la bevanda gli va di traverso e sul suo viso si dipinge unespressione di
stupore. A questo punto la telecamera si gira inquadrando il barista di colore che sorridendo chiede: E cos che dice il negro?, ritorna sul viso
imbarazzato del protagonista, poi tutto finisce in dissolvenza e compare
la scritta 21 Marzo giornata internazionale contro il razzismo. Anche in questo
caso leffetto sorpresa finale sovverte lidea della situazione che lo spettatore si prefigurato fin dai primi secondi dello spot, concentrando lattenzione sulla figura del barista e sul concetto che la parola negro porta con s.
I casi individuati sono piccoli passi verso una possibile introduzione di
nuovi linguaggi, meno monotoni e paternalistici, nella comunicazione delle istituzioni italiane. Perch, quello della pubblicit sociale , probabilmente, il terreno delezione di una forma di comunicazione, lironia, che
si caratterizza proprio per leleganza con cui sa confrontarsi anche con gli
argomenti pi tabuizzati in forza di una pratica [] che le consente di toccare in modo discreto, raffinato anche le questioni pi spinose (ivi 179)
Lironia, dunque, potrebbe costituire per il contesto italiano, uno stru192

mento capace di affrontare in maniera elegante quegli argomenti che risultano difficili da comunicare perch ad oggi costituiscono ancora causa
di divisione dellopinione pubblica.
In questo paragrafo viene sottolineata la necessit anche per i prodotti comunicativi delle istituzioni pubbliche di competere con la massa dei messaggi che affollano lambiente quotidiano per conquistare il proprio spazio dattenzione. Attirare e mantenere alta lattenzione , dunque, il primo
e fondamentale passo affinch il messaggio che si vuol comunicare vada a
buon fine. Per questa ragione importante che il messaggio sia sintetico,
conciso, non presenti elementi ridondanti che possano confondere losservatore, distogliendolo dal contenuto principale della comunicazione.
Inoltre, basandosi su le caratteristiche comuni al modo di percepire la realt dagli esseri umani, risulta fondamentale, affinch il messaggio venga
ascoltato e memorizzato dal destinatario, provocare una reazione emotiva, qualcosa che stimoli anche la parte irrazionale della mente umana. A
tal fine sono stati sperimentati diversi approcci che affrontano il problema con vari strumenti: dallutilizzo di immagini shockanti, alla costruzione di situazioni drammatiche e pietose, fino alla scelta di stupire losservatore con immagini impossibili o cercando di sdrammatizzare la situazione intraprendendo un approccio laterale ad un problema serio e preoccupante. questultimo linguaggio, che si definito ironico, ad aprire nuove
possibilit per la comunicazione di tematiche sociali in genere, ma per la
comunicazione della pubblica amministrazione in particolare; un modo
per rinnovare gli schemi comunicativi tradizionali ormai del tutto indifferenti ai pi e avere comunque la possibilit di garantire quelle caratteristiche di inclusivit che una campagna di comunicazione firmata da un ente
pubblico ha il dovere di possedere.

193

Conclusioni

Il lavoro di ricerca in merito alla comunicazione delle istituzioni pubbliche, descritto in queste pagine, ha avuto inizio dallanalisi della letteratura di settore, dallapprofondimento dei documenti giuridici fino ad ora redatti e dallosservazione del materiale comunicativo offerto dal panorama
contemporaneo.
Lo scopo stato quello di individuare le peculiarit che rendono la comunicazione della pubblica amministrazione diversa dagli altri ambiti comunicativi, al fine di evidenziare i doveri che questa comunicazione ha nei
confronti dei cittadini; doveri che derivano dal suo essere un servizio pubblico, o sarebbe meglio dire il servizio pubblico, considerato che la comunicazione delle istituzioni necessaria e fondamentale per il corretto funzionamento della societ democratica in quanto informa i cittadini in merito
alle decisioni pubbliche e ai servizi che la pubblica amministrazione offre.
Lintento di fare chiarezza sullargomento al fine di dimostrare che la comunicazione delle istituzioni pubbliche un contesto particolare e controverso che richiede delle specifiche attenzioni da parte degli attori che
lavorano allorganizzazione delle azioni comunicative, ed in prima istanza
dei progettisti che si devono occupare di dare una forma ai contenuti che
sia coerente con gli obiettivi che listituzione si pone.
Dallanalisi teorica emergono due questioni principali, da un lato la necessit di garantire degli standard di responsabilit nella comunicazione
pubblica che tutelino tutte le categorie sociali e preservino lautorevolezza dellistituzione comunicante, dallaltro si nota come il designer della comunicazione, sul cui operato ricadono responsabilit e doveri della comunicazione pubblica, estromesso dalle fasi decisionali del percorso progettuale della comunicazione.
Dal confronto tra la letteratura di settore e i documenti giuridici raccolti,
si scopre che il designer non considerato tra le figure professionali coinvolte nellorganizzazione della comunicazione delle istituzioni pubbliche.
Il suo ruolo appare del tutto marginale e relegato a mansioni di carattere
194

puramente tecnico-produttivo.
Il lavoro proseguito con la raccolta e losservazione di materiale comunicativo prodotto dalle istituzioni italiane. In particolare la ricerca si concentrata sugli artefatti di carattere pubblicitario, categoria questa che presenta molteplici aspetti controversi dovuti al carattere pervasivo e persuasivo del linguaggio pubblicitario.
I casi presi in esame sono stati analizzati criticamente attraverso i punti
dattenzione individuati durante la ricerca teorica. Dallanalisi sono emerse diverse criticit ricorrenti negli artefatti archiviati sia di carattere formale, sia funzionale, sia etico.
Lanalisi dei casi dimostra la diffusa mancanza della cultura del progetto nello
sviluppo delle azioni comunicative della pubblica amministrazione, confermando losservazione precedente secondo cui il designer non prende parte alle fasi iniziali del percorso di progettazione delle campagne, lasciate ad esclusivo appannaggio di altre figure professionali di formazione
prevalentemente sociologica e giornalistica.
Anche in ambito pubblico, come avvenuto nel sistema commerciale, andrebbe riconosciuto al designer il ruolo di mediatore cognitivo (Iannilli Valeria, 2010) capace di sviluppare il dialogo tra le diverse professionalit coinvolte, mettendo in relazione le conoscenze multidisciplinari necessarie alla
definizione della campagna di comunicazione, gestendo le relazioni, anche
conflittuali, tra le diverse aree di competenza, canalizzandole in maniera
positiva per la ricerca di soluzioni ai problemi complessi che la progettazione per le pubbliche istituzioni comporta.
Lanalisi critica dei casi studio stata raccolta in unappendice complementare a questo volume (app.2) e ha lintento di fornire al progettista,
chiamato a lavorare in ambito pubblico, una base per la ricerca preprogettuale che faciliti la comprensione del panorama attuale e che lo allerti riguardo alle criticit e alle controversie di questo ambito comunicativo, al
fine di orientare il designer verso una progettazione pi consapevole e coerente con le esigenze del contesto.
In conclusione si ritiene che questo lavoro di ricerca possa essere utile per
accendere lattenzione e stimolare la discussione riguardo alla comunicazione delle istituzioni pubbliche: rispetto alla sua dimensione di pubblico servizio, alle sue responsabilit verso lutenza e al ruolo che il designer
della comunicazione deve ricoprire nel processo progettuale della comunicazione pubblica.
Si auspica che il lavoro fin qui svolto possa fungere da base per future ricerche nellambito della comunicazione delle istituzioni pubbliche, proseguendo nellapprofondimento della materia e nella ricerca di standard progettuali che possano aiutare a dominare la complessit e le controversie di
questo ambito cos particolare della comunicazione.
195

Comunicazione pubblica

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212

100 years of designers manifesto


<www.backspace.com/notes/2009/07/design-manifestos.php>
Accesibilit web per disabili
<www.pubbliaccesso.gov.it>
Advertising age
<http://adage.com/>
Advertlog
<www.advertolog.com>
Archivio campagne di comunicazione antifumo europee
<ec.europa.eu/health/tobacco/projects/index_en.htm>
Archivio campagne ministeriali del Governo Inglese
<www.adbrands.net/uk/coi_uk.htm>
Archivio di manifesti politici e sociali contemporanei
<http://www.manifestipolitici.it/>
Archivio leggi italiane
<www.normattiva.it/>
Archivio leggi Unione Europea
<http://eur-lex.europa.eu/it/index.htm>
Archivio opere di Massimo Dolcini
<archivio.massimodolcini.it>
Archivio Albe Steiner
< http://www.archiviosteiner.dpa.polimi.it/>
213

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Assessorato alle Politiche per la salute della Provincia di Trento


<www.trentinosalute.net>
Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale
<http://www.compubblica.it/>
Blog AIAP
<socialdesignzine.aiapnet.it>
Campagna di sensibilizzazione sugli incidenti in metropolitana, Citt di
Melbourne <dumbwaystodie.com/>
Campagna ministeriale donazione organi
<www.moltiplicalavita.it/campagne-istituzioni.html>
Campagna ministeriale per la tutela dei minori
<www.quinonsitocca.it/howto_it.asp>
Campagna tutela ambientale Regione Emilia-Romagna
<ambiente.regione.emilia-romagna.it/sviluppo-sostenibile/temi/consumabile>
Campagne intenazionali antifumo
<www.who.int/features/2003/en/08_galleryb_6_en.html>
Campagne Ministero della Salute italiano
<www.salute.gov.it>
Centro di documentazione & ricerca audiovisiva Steadycam
<http://www.progettosteadycam.it/>
Centro documentazione per la promozione della salute
<http://www.dors.it/>
Centro studi per lammodernamento della pubblica amministrazione
<www.formez.it/>
Coloribus, creative advertising Archive
<http://www.coloribus.com>
Co.Mo.Do comunicare moltiplica doveri
<www.comodosociale.it/>
214

Comune di Modena
<www.comune.modena.it/multimediamo>
Comune di Roma
<www.comune.roma.it/>
Comunicando il sociale blog
<http://comunicandoilsociale.wordpress.com>
Comunicazione di genere nella provincia di Milano
<http://temi.provincia.milano.it/donne/progetti/prog_template.
php?da=home&prog=22>
Comunicazione pubblicitaria nelle PA <www.slideshare.net/e.iorio/comunicazione-pubblicitaria-nella-pa>
Ddbo blog
<www.ddbo.it/category/graphic-design-settori/social-design/>
Design for All Italia
<www.dfaitalia.it/>
Documento dindirizzo sulla comunicazione pubblica in Sanit
<http://www.marketingsociale.net/download/dcs.pdf>
Elenco dei siti web con logo di accessibilit
<www.pubbliaccesso.gov.it/logo/elenco.php>
Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione
<http://www.digitpa.gov.it/>
Ente Nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione
<www.digitpa.gov.it>
European Conference of Public Communication
<cor.europa.eu/en/news/europcom/Pages/europcom-2012-3rd-european-conference-on-public-communication.aspx>
Fondazione Americana per la comunicazione sociale
<www.adcouncil.org>
Fondazione Pubblicit Progresso
<pubblicit progresso.it>
215

Comunicazione pubblica

La comunicazione come servizio pubblico

Government communication network


<gcn.civilservice.gov.uk>
ICOGRADA
<http://www.icograda.org/>

Provincia di Milano
<www.provincia.milano.it/affari_sociali/>
Rassegna campagne ministeriali sullAIDS
<www.progettosteadycam.it/filemanager/download/r/rassegnacampagneaidsok.htm>
Storia e futuro della comunicazione pubblica in Italia
<www.storiaefuturo.com/it/numero_11/articoli/1_comunicazionepubblica-italia~1005.html#5>

Istituto dellautodisciplina pubblicitaria


<http://www.iap.it/>

Ufficio turismo Provincia di Treviso


<turismo.provincia.treviso.it/Engine/RAServePG.php>

Manifesto project
<www.manifestoproject.it/>

URP degli URP comunicazione pubblica in rete


<www.urp.it>

Marketing sociale e comunicazione per la salute


<http://www.marketingsociale.net/>

Vita Noprofit Rivista on line


<www.vita.it>

Forum del terzo settore


<http://www.forumterzosettore.it/>

Ministero delle Pari Opportunit


<www.pariopportunita.gov.it/index.php/campagne-di-informazione>
National Social Marketing Centre inglese
<www.nsmcentre.org.uk>
Network per lo sviluppo della comunicazione sociale in Piemonte
<www.regione.piemonte.it/network>
Osservatorio Campagne di comunicazione sociale
<www.occs.it>
Osservatorio per laccessibilit dei servizi della PA
<www.accessibile.gov.it>
Osservatorio sulla comunicazione sociale e leditoria del Terzo settore
<www.terzacom.wordpress.com>
Progetto Good 50x70
<good50x70.org/2011/gallery/>
Progetto Lettura Agevolata del comune di Venezia
<www.letturagevolata.it/letturagevolata/>
216

217

RINGRAZIAMENTI

Grazie alla Prof.ssa Bucchetti, che pur non conoscendomi si resa disponibile ad aiutarmi e a guidarmi nello svolgimento di questo lavoro di tesi.
Grazie al Dott. Papini direttore della comunicazione e al Dott. De Vivo
responsabile dellufficio comunicazione della Provincia di Milano, per il
tempo ed il materiale messo a mia disposizione.
Grazie a Dott. Famoso dellufficio comunicazione del Comune di Milano,
per la lunga intervista a cui si sottoposto.
Grazie a Dott. Guerzoni del Comune di Modena, che senza nessun dovere nei miei confronti, si preso la briga di spedirmi una pubblicazione,
molto difficile da reperire.

Grazie ai miei genitori che sempre mi sostengono pur lasciandomi libera


di compiere le mie scelte.
Grazie a tutta mia grande famiglia [nella quale sono inlcusi anche Albina e i Viviani di Campagnola] che mi coccola e mi fa sentire importante.
Grazie a Virginia che con linfinita pazienza, che solo lei possiede, mi ha
aiutata nella correzione dei refusi e della mia punteggiatura creativa.
Grazie alla Simo, inseparabile compagna di mille avventure, progetti, gioie e dolori degli ultimi dieci anni.
Grazie alla Lesa mia anima gemella mantovana [perdonami ma proprio
non potevo scrivere Silvia].
Grazie a Enrico, Silvia e Matilde per aver condiviso con me la fatica e lansia di questo lungo periodo di lavoro alla tesi, senza di voi sarebbe stato
tutto molto pi difficile.
Grazie a Michele e Flavio per il sostegno morale e perch il tempo passato con loro sempre bello.
Grazie agli Studiolabi, a Paolo e Cristian, per il bel periodo dello stage e
per avermi aiuto a decidere dove indirizzare la mia ricerca di tesi.
Grazie ad Andre, Dario, Ele, Fra, Jack, Leo, Tuto, Charlie, per le serate insieme, le cene improbabili, le feste a tema, le foto sul divano.
218

Grazie alle Nane, Polly, Ramo, Ale, perch il tempo passa, ma certe cose
non cambiano mai.
Grazie a Matteo, per la sua inesauribile disponibilit nella risoluzione dei
miei problemi tecnici.
Grazie a Bobo per avermi prontamente aiutato con la ricerca dei contatti
per la tesi, anche se poi il lavoro ha preso tutta unaltra strada.
Grazie a Rossella per il traffico di libri dalla Biblioteca di Giurisprudenza.
Grazie a Giulia per i consigli giuridici.
Grazie a Damiano che in questi ultimi mesi mi ha generosamente offerto
ospitalit nella sua reggia della Bovisa.
Grazie a tutti Quelli del Venerd, prometto che da ora poi torner ad essere
una componente attiva e vitale del gruppo.
Grazie a Domenico per tutto.

219

01. Appendice

LEGGI,
DECRETI,
E LINEE
GUIDA,
PER LA
COMUNICAZIONE

RACCOLTA DEI DOCUMENTI CONSULTATI

Il volume raccoglie i testi integrali dei documenti normativi che sono stati consultati durante la ricerca di tesi.
Con lintento di costituire uno strumento per lapprofondimento delle
sfera normativa riguardanete la comunicazione delle pubbliche amministrazioni, i documenti sono stati suddivisi per macro argomenti:





Regolamentazione della comunicazione pubblica;


Tutela delle persone diversamente abili nella comunicazione;
Tutela del genere femminile nella comunicazione;
Tulela dei minori nella comunicazione;
Regolamentazione della comunicazione pubblica online;
Disciplina e autodisciplina della comunicazione;

Nella pagina precedente a ciascun documento vengono specificati: il titolo del documento, dove presente il numero di riferimento, la data di emissione e lorgano emittente. Inoltre, sono messe in evidenza alcune parti del
testo originale, che risultano di particolare interesse ai fini dellapprofondimento dellargomento trattato nei volumi precedenti.
I documenti sono stati riportati nella loro forma originale, salvo alcuni casi in cui la formattazione non era definita ed i testi sono stati trascritti nel
carattere American Typewriter al fine di distinguerli dai contenuti originali dellautore.

Il simbolo del Cd-Rom indica che il testo integrale del documento si trova
nella versione digitale del vuolume contenuta nel cd allegato.

INDICE ORGANIZZATO PER TIPOLOGIA


DI DOCUMENTI

PROTOCOLLI DINTESA
Ministero Pari Opportunit e IAP. Protocollo dintesa sulla parit e non 319
discriminazione tra i generi nellambito della pubblicit

LEGENDA

IP Istituti Privati
II Istituzioni Internazionali

IN
IN Istituzioni Nazionali
IL Istituzioni Locali

Comune Rimini, Protocollo dintesa per attivit di sensibilizzazione sul- 325


la parit e non discriminazione tra i generi nellambito della pubblicit

LEGGI
150/2000, Disciplina delle attivit di informazione e di comunicazione 48
delle pubbliche amministrazioni

IN

416/1981, Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per leditoria

LINEE GUIDA - DIRETTIVE

56

13/2004, Disposizioni per favorire laccesso dei soggetti disabili agli 534
strumenti informatici

II

DECRETI
D.Lgs. 74/1992, in materia di messaggi pubblicitari ingannevoli
diffusi attraverso mezzi di comunicazione, Parlamento italiano

D. 503/1996, Regolamento recante norme per leliminazione delle bar- 186


riere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici, Presidente
della Repubblica
D.Lgs., 29-11- 2002, Codice Di Autoregolamentazione Tv E Minori

14

UE, 19-05-2008, La neutralit di genere nel linguaggio usato


al Parlamento europeo

305

UE, 3-09-2008, Risoluzione sullimpatto del marketing e della pubblicit 300


sulla parit tra donne e uomini
UE, 16-01-1996, Libro verde sulla tutela dei minori e della dignit umana
nei servizi audiovisivi e di informazione

380

UE, 30-04-2004, Raccomandazione relativa alla protezione dei


minori e della dignit umana e al diritto di replica relativamente
alla competitivit dellindustria europea dei servizi audiovisivi e
dinformazione

371

Direttiva 7-02-2002, Attivit di comunicazione delle pubbliche


amministrazioni

37

Direttiva 10-2005, Semplificazione linguaggio delle pubbliche


amministrazioni

28

Uff. Consigliera Nazionale di Parit, Linee Guida valorizzazione


dellimmagine e dellidentit di genere nella comunicazione istituzionale

332

568

D. per regole tecniche disciplinanti laccessibilit agli strumenti didattici 178


e formativi a favore degli alunni disabili; 30.04.2008; Parlamento Italiano

IN

UE, 2006, Libro Bianco su una Politica Europea di Comunicazione

410

D.Lgs., 183/2005, Requisiti tecnici e i diversi livelli per laccessibilit agli 514
strumenti informatici
6

CODICI DEONTOLOGICI
IN

IL

Direttiva 8/2009, per la riduzione dei siti web delle pubbliche


amministrazionie per il miglioramento della qualit dei servizi e delle
informazioni on line al cittadino

510

Linee Guida, 29-07-2011, I siti web delle PA

432

Regione Umbria, Valutazione della comunicazione pubblica

100

Regione Piemonte, Linee guida per una comunicazione pubblica


inclusiva

200

Regione Piemonte, Linee Guida per una Comunicazione orientata al


genere

337

Regione Lombardia, Linee Guida comunicazione istituzionale e pari


opportunit

342

Comune Macerata, Linee Guida per la valorizzazione dellidentit di


genere e dellimmagine femminile nella comunicazione istituzionale

358

IP

Aiap Codice deontologico

674

IAP Codice di autodisciplina pubblicitaria

634

AssoComunicazione Codice deontologico

660

Statuto Associazione italiana della Comunicazione pubblica


e istituzionale, 2012

665

ICOGRADA Code of Conduct

686

Associazione Italiana comunicazione pubblica, Statuto

00

Ordine dei giornalisti, FNSI; 30-3-2006, Carta di Treviso, per una cultura
dellinfanzia

420

MANIFESTI
Provincia Milano, Linee Guida Comunicazione di genere

354

Provincia Lodi, Linee Guida per una Comunicazione orientata al genere

356

Comune Roma, Manuale di web editing, istruzioni duso

II

UN, 18-12-1979, Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination


against Women

288

Adci Manifesto deontologico

655

Carta Progetto Grafico

694

Manifesto della Comunicazione Pubblica in Italia, 2005, Associazione


Comunicazione pubblica

695

Dichiarazione di Stoccolma

697

First thing first Manifesto

690

Ministero della Grafica Manifesto

00

Terre des Hommes, Carta di Milano: per il rispetto delle bambine e dei bambini
nella comunicazione

00

540

IP

INDICE DELLE SEZIONI

10

REGOLAMENTAZIONE DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA

14

TUTELA DEI SOGGETTI DISABILI

178

TUTELA DELLE DONNE

288

TUTELA DEI MINORI

370

REGOLAMENTAZIONE DELLA COMUNICAZIONE


PUBBLICA ONLINE

430

DISCIPLINA E AUTODISCIPLINA DELLA COMUNICAZIONE

569

11

01
REGOLAMENTAZIONE DELLA
COMUNICAZIONE PUBBLICA
Documenti per lorganizzazione della comunicazione delle istituzioni pubbliche

12

Libro Bianco su una Politica Europea di Comunicazione;


01.02.2006; Unione Europea

14

Direttiva sulla semplificazione del Linguaggio delle Pubbliche


Amministrazioni; 24.10.2005; Parlamento Italiano

28

Direttiva sulle attivit di comunicazione delle pubbliche


amministrazioni; 07.02.2002; Parlamento Italiano

37

Legge n. 150 per la disciplina delle attivit di informazione e di


comunicazione delle pubbliche amministrazioni; 07.06.2000;
Parlamento Italiano

48

Disciplina n. 416 delle imprese editrici e provvidenze per


leditoria; 05.08.1981; Parlamento Italiano

56

La Valutazione della Comunicazione Pubblica; 2008; IRRES


Regione Umbria

100

13

LIBRO BIANCO SU UNA POLITICA EUROPEA DI COMUNICAZIONE


01.02.2006
UNIONE EUROPEA

Il diritto allinformazione e la libert di espressione costituiscono il nucleo


vitale della democrazia in Europa.
Linclusione
Tutti i cittadini dovrebbero avere accesso, nella propria lingua, alle
informazioni su questioni di interesse pubblico. Ci significa che le informazioni dovrebbero essere rese ampiamente disponibili attraverso una rete estesa di canali, tra cui i mass media e le nuove tecnologie come Internet.
Significa anche che tutti i cittadini di tutti
i paesi dellUE dovrebbero essere aiutati a sviluppare le capacit necessarie
per accedere e utilizzare tali informazioni. Ci particolarmente importante
nel caso delle minoranze, dei cittadini disabili e di altre categorie di persone
che potrebbero trovarsi sistematicamente
escluse dalla partecipazione alla sfera pubblica.
La diversit
I cittadini europei provengono da background sociali e culturali estremamente diversi e hanno idee politiche ugualmente varie. La politica di comunicazione dellUE deve rispettare tale gamma di idee nella sua totalit
nellambito del dibattito pubblico.
La partecipazione
I cittadini devono avere il diritto di esprimere le proprie idee e di
essere ascoltati e devono avere lopportunit di dialogare con i responsabili delle decisioni.
A livello dellUE, in cui forte il rischio che le istituzioni siano lontane dai cittadini, tale principio riveste particolare importanza.

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27

DIRETTIVA SULLA SEMPLIFICAZIONE DEL LINGUAGGIO


DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
24.10.2005
PARLAMENTO ITALIANO

a) Levidenza delle finalit e dei contenuti


Chi scrive deve avere chiari finalit e contenuti del testo. Solo cos atti amministrativi e documenti informativi diventano leggibili e comprensibili per
tutti. []
b) Lidentificazione dei destinatari
Chi comunica traduce la complessit della funzione amministrativa. Un testo non viene elaborato in astratto. Va pensato in relazione ai suoi destinatari. []
Quando ci rivolgiamo a tutti, dobbiamo pensare al destinatario meno istruito. Leggibile e comprensibile appunto un testo assimilato presto e senza difficolt.
In sostanza, leggibilit e comprensibilit sono due facce della stessa
medaglia. Luna e laltra rispondono a precisi criteri. Il loro rispetto riduce gli
ostacoli a una piena fruibilit del testo.
La comunicazione esterna informa invece i cittadini su un ampio
ventaglio di argomenti.
Ad esempio:
- spiegare il funzionamento dellistituzione;
- illustrare le novit di riforme e di norme;
- riferire su servizi, opportunit ed eventi;
- avviare campagne di sensibilizzazione civile.
La comunicazione esterna non richiede solo chiarezza di linguaggio.
Esige anche una peculiare efficacia comunicativa. Il compito viene facilitato
dalle opportunit offerte dalla grafica.
La grafica pu contribuire a:
- valorizzare il nucleo essenziale del messaggio;
- sottolineare le informazioni ineliminabili;
- spiegare i riferimenti impliciti.

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35

DIRETTIVA SULLE ATTIVIT DI COMUNICAZIONE DELLE PUBBLICHE


AMMINISTRAZIONI
07.02.2002
PARLAMENTO ITALIANO

Le pubbliche amministrazioni, attraverso gli uffici stampa, i portavoce e gli


Urp e le analoghe strutture, devono:
1) garantire uninformazione trasparente ed esauriente sul loro operato;
2) pubblicizzare e consentire laccesso ai servizi promuovendo nuove relazioni con i cittadini;
3) ottimizzare lefficienza e lefficacia dei prodotti-servizi attraverso un adeguato sistema di comunicazione interna.
Per consentire il pieno raggiungimento di questi obiettivi, le pubbliche amministrazioni devono:
1) dare avvio e sviluppo alle strutture deputate alla realizzazione delle attivit di informazione, portavoce e ufficio stampa, e di comunicazione, ufficio
per le relazioni con il pubblico;
2) promuoverne il pieno raccordo operativo sotto forma di coordinamento
e attraverso una adeguata struttura organizzativa.
Alla struttura di coordinamento spetta il compito di presentare al vertice
dellamministrazione, entro il 30 novembre di ogni anno, il programma delle
iniziative di comunicazione.
Il programma deve contenere: la definizione degli obiettivi e della strategia
della comunicazione integrata (azioni di comunicazione interna, esterna, online, pubblicitaria etc.);
la descrizione delle singole azioni con lindicazione dei tempi di realizzazione (calendarizzazione per fasi);
la scelta dei mezzi di diffusione e il budget; la pianificazione delle attivit di
monitoraggio e valutazione dellefficacia delle azioni (sia in itinere al progetto sia ex post).
La comunicazione delle pubbliche amministrazioni deve soddisfare i requisiti della chiarezza, semplicit e sinteticit e, nel contempo, garantire completezza e correttezza dellinformazione.

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LEGGE PER LA DISCIPLINA DELLE ATTIVIT DI INFORMAZIONE E DI COMUNICAZIONE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
N. 150
07.06.2000
PARLAMENTO ITALIANO

Le attivit di informazione e di comunicazione sono, in particolare, finalizzate a:


a) illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni normative, al fine di
facilitarne lapplicazione;
b) illustrare le attivit delle istituzioni e il loro funzionamento;
c) favorire laccesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza;
d) promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale;
e) favorire processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati nonch la conoscenza dellavvio e del percorso
dei procedimenti amministrativi;
f) promuovere limmagine delle amministrazioni, nonch quella dellItalia, in Europa e nel mondo, conferendo conoscenza e visibilit ad eventi
dimportanza locale, regionale, nazionale ed internazionale.
Forme, strumenti e prodotti
1. Le attivit di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni si esplicano, oltre che per mezzo di programmi previsti per
la comunicazione istituzionale non pubblicitaria, anche attraverso la pubblicit, le distribuzioni o vendite promozionali, le affissioni, lorganizzazione
di manifestazioni e la partecipazione a rassegne specialistiche, fiere e congressi.

48

LEGGE 7 giugno 2000, n. 150


Disciplina delle attivit di informazione e di comunicazione delle pubbliche
amministrazioni. (GU n.136 del 13-6-2000 )
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga la seguente legge:
Principi generali
Art. 1
Finalit ed ambito di applicazione
1. Le disposizioni della presente legge, in attuazione dei principi che regolano
la trasparenza e lefficacia dellazione amministrativa, disciplinano le attivit
di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni.
2. Ai fini della presente legge sono pubbliche amministrazioni quelle indicate allarticolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.
3. fatta salva la disciplina vigente relativa alla pubblicit legale od obbligatoria degli atti pubblici.
4. Nel rispetto delle norme vigenti in tema di segreto di Stato, di segreto dufficio, di tutela della riservatezza dei dati personali e in conformit ai comportamenti richiesti dalle carte deontologiche, sono considerate attivit di informazione e di comunicazione istituzionale quelle poste in essere in Italia o
allestero dai soggetti di cui al comma 2 e volte a conseguire:
a) linformazione ai mezzi di comunicazione di massa, attraverso stampa, audiovisivi e strumenti telematici;
b) la comunicazione esterna rivolta ai cittadini, alle collettivit e ad altri enti attraverso ogni modalit tecnica ed organizzativa;
c) la comunicazione interna realizzata nellambito di ciascun ente.
5. Le attivit di informazione e di comunicazione sono, in particolare, finalizzate a:
a) illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni normative, al fine di facilitarne lapplicazione;
b) illustrare le attivit delle istituzioni e il loro funzionamento;
c) favorire laccesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza;
d) promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale;
e) favorire processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati nonch la conoscenza dellavvio e del percorso dei procedimenti amministrativi;
f) promuovere limmagine delle amministrazioni, nonch quella dellItalia, in
Europa e nel mondo, conferendo conoscenza e visibilit ad eventi dimportanza locale, regionale, nazionale ed internazionale.
6. Le attivit di informazione e di comunicazione istituzionale di cui alla pre49

sente legge non sono soggette ai limiti imposti in materia di pubblicit, sponsorizzazioni e offerte al pubblico.

messaggi di utilit sociale non puo essere superiore al


cinquanta per cento del prezzo di listino ufficiale indicato dalla concessionaria.

Art. 2
Forme, strumenti e prodotti
1. Le attivit di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni si esplicano, oltre che per mezzo di programmi previsti per la comunicazione istituzionale non pubblicitaria, anche attraverso la pubblicit, le distribuzioni o vendite promozionali,le affissioni, lorganizzazione di manifestazioni
e la partecipazione a rassegne specialistiche, fiere e congressi.
2. Le attivit di informazione e di comunicazione sono attuate con ogni mezzo di trasmissione idoneo ad assicurare la necessaria diffusione di messaggi,
anche attraverso la strumentazione grafico-editoriale, le strutture informatiche, le funzioni di sportello, le reti civiche, le iniziative di comunicazione integrata e i sistemi telematici multimediali.
3. Con uno o piu regolamenti, da comunicare alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri e alla Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le pubbliche amministrazioni provvedono alla
diffusione delle modalit e delle forme di comunicazione a carattere pubblicitario, in attuazione delle norme vigenti in materia.

Art. 4
Formazione professionale
1. Le amministrazioni pubbliche individuano, nellambito delle proprie dotazioni organiche, il personale da adibire alle attivit di informazione e di comunicazione e programmano la formazione, secondo modelli formativi individuati dal regolamento di cui allarticolo 5.
2. Le attivit di formazione sono svolte dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, secondo le disposizioni del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 287, dalle scuole specializzate di altre amministrazioni centrali, dalle universit, con particolare riferimento ai corsi di laurea in scienze della comunicazione e materie assimilate, dal Centro di formazione e studi (FORMEZ),
nonch da strutture pubbliche e private con finalit formative che adottano i
modelli di cui al comma 1.

Art. 3
Messaggi di utilit sociale e di pubblico interesse
1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri determina i messaggi di utilit sociale ovvero di pubblico interesse, che la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo puo trasmettere a titolo gratuito. Alla trasmissione di messaggi di pubblico interesse previsti dal presente comma sono riservati tempi
non eccedenti il due per cento di ogni ora di programmazione e luno per cento
dellorario settimanale di programmazione di ciascuna rete. Le emittenti private, radiofoniche e televisive, hanno facolt, ove autorizzate, di utilizzare tali
messaggi per passaggi gratuiti.
2. Nelle concessioni per la radiodiffusione sonora e televisiva prevista la riserva di tempi non eccedenti luno per cento dellorario settimanale di programmazione per le stesse finalit e con le modalit di cui al comma 1.
3. Fatto salvo quanto stabilito dalla presente legge e dalle disposizioni relative alla comunicazione istituzionale non pubblicitaria, le concessionarie radiotelevisive e le societ autorizzate possono, per finalit di esclusivo interesse sociale,
trasmettere messaggi di utilit sociale.
4. I messaggi di cui al comma 3 non rientrano nel computo degli indici di
affollamento giornaliero n nel computo degli indici di affollamento orario stabiliti dal presente articolo. Il tempo di trasmissione dei messaggi non puo, comunque, occupare piu di quattro minuti per ogni giorno di trasmissione per
singola concessionaria. Tali messaggi possono essere trasmessi gratuitamente; qualora non lo fossero, il prezzo degli spazi di comunicazione contenenti
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Art. 5
Regolamento
1. Con regolamento da emanare, ai sensi dellarticolo 17, comma 1, della legge
23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previa intesa con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si
provvede alla individuazione dei titoli per laccesso del personale da utilizzare
presso le pubbliche amministrazioni per le attivit di informazione e di comunicazione. Il medesimo regolamento prevede e disciplina altresi gli interventi formativi e di aggiornamento per il personale che gi svolge attivit di informazione e di comunicazione.
Art. 6
Strutture
l. In conformit alla disciplina dettata dal presente capo e, ove compatibili,
in conformit alle norme degli articoli 11 e 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, e relative disposizioni attuative, le
attivit di informazione si realizzano attraverso il portavoce e lufficio stampa e quelle di comunicazione attraverso lufficio per le relazioni con il pubblico, nonch attraverso analoghe strutture quali gli sportelli per il cittadino, gli
sportelli unici della pubblicaamministrazione, gli sportelli polifunzionali e gli
sportelli per le imprese.
2. Ciascuna amministrazione definisce, nellambito del proprio ordinamento
degli uffici e del personale e nei limiti delle risorse disponibili, le strutture e
i servizi finalizzati alle attivit dinformazione e comunicazione e al loro coordinamento, confermando, in sede di prima applicazione della presente legge,
le funzioni di comunicazione e di informazione al personale che gi le svolge.
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Art. 7
Portavoce
1. Lorgano di vertice dellamministrazione pubblica pu essere coadiuvato da
un portavoce, anche esterno allamministrazione, con compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di
informazione. Il portavoce, incaricato dal medesimo organo, non pu, per tutta
la durata del relativo incarico, esercitare attivit nei settori radiotelevisivo, del
giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche.
2. Al portavoce attribuita una indennit determinata dallorgano di vertice
nei limiti delle risorse disponibili appositamente iscritte in bilancio da ciascuna amministrazione per le medesime finalit.
Art. 8
Ufficio per le relazioni con il pubblico
1. Lattivit dellufficio per le relazioni con il pubblico indirizzata ai cittadini singoli e associati.
2. Le pubbliche amministrazioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono, nellesercizio della propria potest regolamentare, alla ridefinizione dei compiti e alla riorganizzazione degli uffici per le
relazioni con il pubblico secondo i seguenti criteri:
a) garantire lesercizio dei diritti di informazione, di accesso e di partecipazione di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;
b) agevolare lutilizzazione dei servizi offerti ai cittadini, anche attraverso lillustrazione delle disposizioni normative e amministrative, e linformazione sulle
strutture e sui compiti delle amministrazioni medesime;
c) promuovere ladozione di sistemi di interconnessione telematica e coordinare le reti civiche;
d) attuare, mediante lascolto dei cittadini e la comunicazione interna, i processi di verifica della qualit dei servizi e di gradimento degli stessi da parte
degli utenti;
e) garantire la reciproca informazione fra lufficio per le relazioni con il pubblico e le altre strutture operanti nellamministrazione, nonch fra gli uffici per
le relazioni con il pubblico delle varie amministrazioni.
3. Negli uffici per le relazioni con il pubblico lindividuazione e
la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla
contrattazione collettiva.
Art. 9
Uffici stampa
1. Le amministrazioni pubbliche di cui allarticolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, possono dotarsi, anche in forma associata, di
un ufficio stampa, la cui attivit in via prioritaria indirizzata ai mezzi di informazione di massa.
2. Gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto allalbo nazionale dei
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giornalisti. Tale dotazione di personale costituita da dipendenti delle amministrazioni pubbliche, anche in posizione di comando o fuori ruolo, o da personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso dei titoli individuati
dal regolamento di cui allarticolo 5, utilizzato con le modalit di cui allarticolo 7, comma 6, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nei limiti delle risorse disponibili nei bilanci di ciascuna amministrazione per le medesime finalit.
3. Lufficio stampa diretto da un coordinatore, che assume la qualifica di capo ufficio stampa, il quale, sulla base delle direttive impartite dallorgano di vertice dellamministrazione, cura i collegamenti con gli organi di informazione,
assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestivit delle
comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dellamministrazione.
4. I coordinatori e i componenti dellufficio stampa non possono esercitare,
per tutta la durata dei relativi incarichi, attivit professionali nei settori radiotelevisivo, del giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche. Eventuali deroghe possono essere previste dalla contrattazione collettiva di cui al comma 5.
5. Negli uffici stampa lindividuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nellambito di una speciale area di contrattazione, con lintervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti.
Dallattuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 10
Disposizione finale
1. Le disposizioni del presente capo costituiscono principi fondamentali ai
sensi dellarticolo 117 della Costituzione e si applicano, altresi, alle regioni a
statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nei limiti e nel
rispetto degli statuti e delle relative norme di attuazione.
Art. 11
Programmi di comunicazione
1. In conformit a quanto previsto dal capo I della presente legge e dallarticolo 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nonch dalle direttive impartite dal Presidente del Consiglio dei Ministri, le
amministrazioni statali elaborano annualmente il programma delle iniziative
di comunicazione che intendono realizzare nellanno successivo, comprensivo dei progetti di cui allarticolo 13, sulla base delle indicazioni metodologiche del Dipartimento per linformazione e leditoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il programma trasmesso entro il mese di novembre di ogni
anno allo stesso Dipartimento.
Iniziative di comunicazione non previste dal programma possono essere promosse e realizzate soltanto per particolari e contingenti esigenze sopravvenute nel corso dellanno e sono tempestivamente comunicate al Dipartimento per
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linformazione e leditoria.
2. Per lattuazione dei programmi di comunicazione il Dipartimento per linformazione e leditoria provvede in particolare a:
a) svolgere funzioni di centro di orientamento e consulenza per le amministrazioni statali ai fini della messa a punto dei programmi e delle procedure. Il
Dipartimento puo anche fornire i supporti organizzativi alle amministrazioni
che ne facciano richiesta;
b) sviluppare adeguate attivit di conoscenza dei problemi della comunicazione pubblica presso le amministrazioni;
c) stipulare, con i concessionari di spazi pubblicitari, accordi quadro nei quali
sono definiti i criteri di massima delle inserzioni radiofoniche, televisive o sulla stampa, nonch le relative tariffe.
Art. 12
Piano di comunicazione
1. Sulla base dei programmi presentati dalle amministrazioni statali, il Dipartimento per linformazione e leditoria predispone annualmente il piano di comunicazione, integrativo del piano di cui allarticolo 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, che approvato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
2. Una copia del piano approvato trasmessa alle amministrazioni. Ciascuna
amministrazione realizza il piano per le parti di specifica competenza anche
avvalendosi della collaborazione del Dipartimento per linformazione e leditoria. Entro il 31 gennaio dellanno successivo a quello di riferimento, i Ministri
trasmettono al Presidente del Consiglio dei Ministri una relazione su quanto
previsto dal presente comma.
Art. 13
Progetti di comunicazione a carattere pubblicitario
1. Le amministrazioni dello Stato sono tenute ad inviare al Dipartimento per
linformazione e leditoria, ai fini della formulazione di un preventivo parere, i
progetti di comunicazione a carattere pubblicitario che prevedono la diffusione dei messaggi sui mezzi di comunicazione di massa.
2. I progetti di cui al comma 1 devono, in particolare, contenere indicazioni
circa lobiettivo della comunicazione, la copertura finanziaria, il contenuto dei
messaggi, i destinatari e i soggetti coinvolti nella realizzazione. Deve, inoltre,
essere specificata la strategia di diffusione con previsione delle modalit e dei
mezzi ritenuti piu idonei al raggiungimento della massima efficacia della comunicazione.
3. Per le campagne di comunicazione a carattere pubblicitario, le amministrazioni dello Stato tengono conto, ove possibile, in relazione al tipo di messaggio e ai destinatari, anche delle testate italiane allestero.

1. La realizzazione dei progetti di comunicazione a carattere pubblicitario


delle amministrazioni dello Stato, integrativi del piano di cui allarticolo 12 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993,
n. 29, e successive modificazioni, ritenuti di particolare utilit sociale o di interesse pubblico, finanziata nei limiti delle risorse disponibili in bilancio per
il centro di responsabilit n. 17 Informazione ed editoria dello stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, intendendosi ridotta in misura corrispondente lautorizzazione di spesa di cui allarticolo 5 della legge 25
febbraio 1987, n. 67.
Art. 15
Procedure di gara
1. Per la realizzazione delle iniziative di comunicazione istituzionale a carattere pubblicitario la scelta dei soggetti professionali esterni effettuata, anche
in deroga ai limiti previsti dallarticolo 6 del regio decreto 18 novembre 1923,
n. 2440, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 17 marzo 1995,
n. 157. A tali fini, con regolamento da emanare, su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri, ai sensi dellarticolo 17, comma 1, della legge 23 agosto
1988, n. 400, e successive modificazioni, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri per la individuazione dei soggetti professionali da invitare alle procedure di selezione,
nonch per la determinazione delle remunerazioni per i servizi prestati. A tali
fini si tiene conto anche dei criteri stabiliti in materia dallAutorit per le garanzie nelle comunicazioni.
Art. 16
Abrogazioni
1. Sono abrogati larticolo 5, commi 6, 7 e 8, della legge 25 febbraio 1987, n.
67, e larticolo 9 della legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sar inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. fatto obbligo a chiunque
spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi 7 giugno 2000
CIAMPI
Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Fassino

Art. 14
Finanziamento dei progetti
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DISCIPLINA DELLE IMPRESE EDITRICI E PROVVIDENZE


PER LEDITORIA
N. 416
05.08.1981
PARLAMENTO ITALIANO

Legge 5 agosto 1981, n. 416


Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per leditoria
Pubblicata nella Gazz. Uff. 6 agosto 1981, n. 215.
TITOLO I
Disciplina delle imprese editrici di quotidiani e periodici

La Presidenza del Consiglio dei ministri indica criteri per la pubblicit finalizzata allinformazione sulle leggi e sulla loro applicazione, sui servizi, le
strutture e il loro uso, curandosi che la ripartizione della pubblicit tenga
conto delle testate che per loro natura raggiungono le utenze specificamente interessate alle leggi in questione. Ad esempio testate femminili, giovanili e del mondo del lavoro.

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1. Titolarit delle imprese.


Lesercizio dellimpresa editrice di giornali quotidiani riservato alle persone
fisiche nonch alle societ in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilit limitata, per azioni e in accomandita per azioni, e alle societ cooperative, sempre che non abbiano per statuto oggetto diverso dallattivit editoriale, tipografica o, comunque, attinente allinformazione.
Agli effetti della presente legge le societ in accomandita semplice debbono in
ogni caso essere costituite soltanto da persone fisiche.
Quando limpresa costituita in forma di societ per azioni, in accomandita
per azioni o a responsabilit limitata, le azioni aventi diritto di voto o le quote
devono essere intestate a persone fisiche, societ in nome collettivo, in accomandita semplice o a societ a prevalente partecipazione pubblica. escluso il
trasferimento per semplice girata di dette azioni.
Le azioni aventi diritto di voto o le quote possono essere intestate a societ per
azioni, in accomandita per azioni o a responsabilit limitata solo se la maggioranza delle azioni aventi diritto di voto o delle quote di tali societ sono intestate a persone fisiche. Il venir meno di dette condizioni comporta la cancellazione dufficio dellimpresa dal registro nazionale della stampa.
Le azioni o quote di societ editrici intestate a soggetti diversi da quelli di cui
ai due commi precedenti da data anteriore allentrata in vigore della presente
legge ed il cui valore sia inferiore alla met di quelle aventi diritto di voto nelle
assemblee ordinarie ai sensi dellarticolo 2368 del codice civile, possono rimanere intestate a tali soggetti a condizione che:
sia assicurata, attraverso comunicazioni al Servizio delleditoria, la conoscenza della propriet - diretta o indiretta - di tali azioni o quote, in modo da consentire di individuare le persone fisiche o le societ per azioni quotate in borsa o gli enti morali che - direttamente o indirettamente - ne detengono la propriet o il controllo;
sia data dimostrazione, da parte del legale rappresentante della societ che
esercita la impresa editrice, di aver provveduto a notificare ai loro titolari linterdizione dal diritto di voto nelle assemblee sociali, ordinarie e straordinarie,
della societ stessa e di aver provveduto nelle forme prescritte ad informare di
tale interdizione tutti i soci(1);
rimanga immutato lassetto proprietario di cui alla lettera a) del presente comma, salvo che ricorra lipotesi di cui al precedente quarto comma(2).
vietata lintestazione a societ fiduciarie o estere della maggioranza delle
azioni o delle quote delle societ editrici di giornali quotidiani costituite in forma di societ per azioni o in accomandita per azioni o a responsabilit limita57

ta o di un numero di azioni o di quote che, comunque, consenta il controllo delle societ editrici stesse ai sensi dellarticolo 2359 del codice civile. Analogo divieto vale per le azioni o le quote delle societ che direttamente o indirettamente controllino le societ editrici di giornali quotidiani(3).
Le imprese di cui ai commi precedenti sono tenute a comunicare, al servizio
delleditoria di cui allarticolo 10, per la iscrizione sul registro di cui allarticolo 11:
le dichiarazioni di cessazione delle pubblicazioni nonch i trasferimenti di testata, entro le ventiquattro ore successive;
i controlli di affitto o di gestione della azienda o di cessione in uso della testata,
entro trenta giorni dalla stipula;
qualora limpresa sia costituita in forma societaria, lelenco dei soci titolari
con il numero delle azioni o lentit delle quote da essi possedute, nonch degli
eventuali aventi diritto di intervenire allassemblea che approva il bilancio della societ, entro trenta giorni dalla data dellassemblea stessa(4);
nei casi in cui limpresa costituita in forma di societ per azioni o in accomandita per azioni o a responsabilit limitata, lelenco dei soci delle societ alle
quali sono intestate le azioni o le quote della societ che esercita limpresa giornalistica o delle societ che comunque la controllano direttamente o indirettamente, nonch il numero delle azioni o lentit delle quote da essi possedute.
Le persone fisiche e le societ che controllano una societ editrice di giornali
quotidiani, anche attraverso intestazione fiduciaria delle azioni o delle quote o
per interposta persona, devono darne comunicazione scritta alla societ controllata ed al servizio delleditoria entro trenta giorni dal fatto o dal negozio che
determina lacquisizione del controllo. Costituisce controllo la sussistenza dei
rapporti configurati come tali nellarticolo 2359 del codice civile. Si ritiene esistente, salvo prova contraria, linfluenza dominante prevista dal primo comma dellarticolo 2359 del codice civile quando ricorrano rapporti di carattere
finanziario o organizzativo che consentono:
la comunicazione degli utili o delle perdite; ovvero
il coordinamento della gestione dellimpresa editrice con quella di altre imprese ai fini del perseguimento di uno scopo comune o ai fini di limitare la concorrenza tra le imprese stesse; ovvero
una distribuzione degli utili o delle perdite diversa, quanto ai soggetti o alla misura, da quella che sarebbe avvenuta in assenza dei rapporti stessi; ovvero
lattribuzione di poteri maggiori rispetto a quelli derivanti dal numero delle
azioni o delle quote possedute; ovvero
lattribuzione a soggetti diversi da quelli legittimati in base allassetto proprietario di poteri nella scelta degli amministratori e dei dirigenti delle imprese
editrici nonch dei direttori delle testate edite(5).
I partiti politici rappresentati in almeno un ramo del Parlamento o in un consiglio regionale o le associazioni sindacali rappresentate nel Consiglio nazionale delleconomia e del lavoro possono intestare fiduciariamente con deliberazione assunta secondo i rispettivi statuti le azioni o le quote di societ editrici di giornali quotidiani o periodici(5).
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In tal caso, i partiti politici o le associazioni sindacali indicati nel comma precedente devono depositare al registro nazionale della stampa di cui allarticolo
11 documentazione autenticata delle delibere concernenti lintestazione fiduciaria, accompagnata dalla dichiarazione di accettazione rilasciata dai soggetti
nei cui confronti lintestazione stessa viene effettuata.
Quando una societ a prevalente partecipazione statale o un ente pubblico vengono, a qualsiasi titolo, in possesso di azioni o quote di societ editrici di giornali quotidiani, ne devono dare immediata comunicazione al servizio delleditoria.
Sono puniti con le pene stabilite nel sesto comma dellart. 5 del decreto-legge 8
aprile 1974, n. 95, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 7 giugno 1974,
n. 216, gli amministratori che violano le disposizioni dei commi precedenti. Le
stesse pene si applicano agli amministratori delle societ alle quali sono intestate le azioni o le quote della societ alle quali sono intestate le azioni o le quote
della societ che esercita limpresa giornalistica o delle societ che comunque
la controllano direttamente o indirettamente, che non trasmettano alle imprese editrici di giornali quotidiani lelenco dei propri soci(6).
Dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli enti pubblici e le societ
a prevalente partecipazione statale, nonch quelle da esse controllate, non possono costituire, acquisire o acquisire nuove partecipazioni in aziende editoriali di giornali o di periodici che non abbiano esclusivo carattere tecnico inerente allattivit dellente o della societ.
A tutti gli effetti della presente legge considerata impresa editoriale anche
limpresa che gestisce testate giornalistiche in forza di contratti di affitto o di
affidamento in gestione.
(1) Comma aggiunto dallart. 1, L. 30 aprile 1983, n. 137 (Gazz. Uff. 3 maggio
1983, n. 119), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(2) Lettera aggiunta dallart. 1, L. 25 febbraio 1987, n. 67.
(3) Comma cos sostituito dallart. 1, L. 10 gennaio 1985, n. 1 (Gazz. Uff. 12 gennaio 1985, n. 10), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(4) Lettera cos sostituita dallart. 1, L. 10 gennaio 1985, n. 1 (Gazz. Uff. 12 gennaio 1985, n. 10), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(5) Comma cos sostituito dallart. 1, L. 25 febbraio 1987, n. 67.
(6) Comma cos sostituito dallart. 1, L. 30 aprile 1983, n. 137 (Gazz. Uff. 3 maggio 1983, n. 119), entrata in vigore, il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

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LA VALUTAZIONE DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA


2008
IRRES REGIONE UMBRIA

Qui il soggetto pubblico promotore di un progetto di comunicazione/informazione ha dei precisi obiettivi istituzionali ai quali adempiere, e la campagna comunicativa diviene non gi un semplice,veicolo per far transitare
informazioni, ma un vero e proprio progetto sociale al pari di altri. Dietro un
progetto di comunicazione istituzionale c quindi sempre un obiettivo chiaro di utilit sociale rispetto al quale lente disponibile a pagare un costo, e
rispetto al quale vuole necessariamente raggiungere il maggior numero di
individui (rispetto agli obiettivi).
Qui si pone subito, con grande evidenza, il problema della differenziazione
socio-economica e culturale degli individui, e quindi la difficolt di una campagna standardizzata a raggiungere soggetti di scolarit e reddito diverso,
dispersi su un territorio ampio e dalle caratteristiche variegate, con motivazioni, interessi, e disponibilit allascolto molto differenziate.
La risposta un approccio allinformability, un termine intraducibile coniato dal Central Office of Information (COI) di Londra.
Informability il principio che intende assicurare che linformazione sia resa accessibile al pi ampio pubblico possibile, incluse le persone con bassi livelli di scolarit, difficolt di apprendimento ed impedimenti sensoriali.
necessario predisporre sin dalla fase iniziale dei programmi, un piano preciso di strategia di comunicazione che coinvolga le diverse categorie di interlocutori a diversi livelli.
[] lattivit di informazione risulta essere un processo di semplice trasmissione di notizie, dati e concetti, per i quali il feedback non rilevante, la comunicazione un processo di continuo scambio di informazioni e di influenze reciproche tra pi individui.
[]
La comunicazione uno strumento per trasformare le informazioni in comportamenti; essa produce conoscenza, consenso, impegno, fiducia e costituisce una componente determinante nello stile direttivo di chi la attiva.

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61

62

63

02
TUTELA DEI SOGGETTI DISABILI
Documenti riguardanti la tutela di persone disabili in comunicazione

64

Decreto per regole tecniche disciplinanti laccessibilit agli


strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili;
30.04.2008; Parlamento Italiano

178

Regolamento recante norme per leliminazione delle barriere


architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici; n. 503; 24.
07. 1996; Presidenza della Repubblica

186

Linee Guida per una comunicazione pubblica inclusiva; 2008;


Regione Piemonte

200

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DECRETO PER REGOLE TECNICHE DISCIPLINANTI LACCESSIBILIT AGLI


STRUMENTI DIDATTICI E FORMATIVI A FAVORE DEGLI ALUNNI DISABILI
30.04.2008
PARLAMENTO ITALIANO

La personalizzazione della didattica, che alla base del processo di integrazione nella nostra scuola, richiede infatti strumenti flessibili e quindi
adattabili alle particolari esigenze di ciascun alunno affinch tutti possano
partecipare nel modo pi significativo possibile alle attivit della classe, pur
con modalit ed eventualmente con obiettivi diversi.
Allinterno dei differenti livelli di difficolt che il software offre allutente,
opportuno prevedere elementi di facilitazione che consentano allinsegnante di definire per gli alunni con ritardi o disturbi di apprendimento un percorso almeno in parte simile a quello dei compagni.

66

Decreto Ministeriale 30 aprile 2008.


Regole tecniche disciplinanti laccessibilit agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno 2008.
IL MINISTRO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
di concerto con
IL MINISTRO DELLUNIVERSIT E DELLA RICERCA
IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Vista la legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante Disposizioni per favorire laccesso


dei soggetti disabili agli strumenti informatici ed in particolare lart. 5, comma 1;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1 marzo 2005, n.75, recante
Regolamento di attuazione della legge 9 gennaio 2004, n.4, per favorire laccesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici ed in particolare lart.2,
comma 2, che prevede lemanazione di un apposito decreto del Ministro per
linnovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro dell istruzione, delluniversit e della ricerca, per dettare le specifiche regole tecniche che disciplinano laccessibilit, da parte degli utenti, agli strumenti didattici e formativi di
cui allart. 5, comma 1, della legge 9 gennaio 2004, n. 4;
Vista la legge 17 luglio 2006, n. 233, di conversione in legge con modificazioni
del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, con la quale stato, tra laltro, istituito il Ministero della pubblica istruzione (art. 1, comma 7);
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 giugno2006, con il
quale stata conferita al Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, tra laltro,la delega inmateria di innovazione organizzativa, gestionale e tecnologica;
Sentita la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281;
Sentito il Centro nazionale per linformatica nella pubblica amministrazione
(CNIPA) di cui al decreto legislativo 12 febbraio1993, n. 39 e successive modificazioni;
Esperita la procedura di notifica alla Commissione europea di cui alla direttiva
98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno1998, modificata dalla direttiva 98/48/CE del Parlamento europeoe del Consiglio, del 20 luglio 1998, CE attuata dalla legge 21 giugno 1986, n. 317, modificata dal decreto
legislativo 23 novembre 2000, n. 427;
Decreta:

Articolo 1
(Definizioni e ambito dapplicazione)

1. Ai fini del presente decreto sintende per:


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a) accessibilit: capacit dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni
fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilit necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
b) tecnologie assistive: ai sensi dellart.2, comma 1, lettera b),della legge 9 gennaio 2004, n. 4, gli strumenti e le soluzioni tecniche che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere
ai servizi erogati dai sistemi informatici;
c) strumenti didattici e formativi: programmi informatici e documenti informato elettronico usati nei processi di istruzione e apprendimento. Sono tali,ad
esempio,il software didattico e i documenti elettronici, ivi compresi i libri di testo, prodotti anche con programmi applicativi diversi dal software didattico,
usati come strumenti di lavoro nellattivit scolastica o essi stessi oggetto di
studio e addestramento;
d) software didattico: programmi applicativi informatici finalizzati espressamente a supportare gli apprendimenti e deliberatamente realizzati con tale
finalit. Sono tali, ad esempio, i programmi basati sullalternanza spiegazione-verifica (tutoriali),e quelli basati sullo schema:domanda - risposta -verifica
(eserciziari), gli ambienti aperti orientati alla costruzione autonoma del sapere (in cui si perseguono specifici obiettivi di apprendimento senza vincolare lo
studente con esplicite richieste), i programmi per effettuare prove o valutazioni, gli ambienti di simulazione (riproduzioni simulate di fenomeni che consentono linterattivit da parte dello studente), i giochi educativi (con contenuti di
apprendimento offerti in modalit gioco), i corsi interattivi di lingua straniera;
e) fruibilit : ai sensi dellart. 1, comma 1, lettera f), del decreto del Presidente
della Repubblica 1 marzo 2005, n. 75, la caratteristica dei servizi di rispondere a criteri di facilit esemplicit duso, di efficienza, di rispondenza alle esigenze dell utente, di gradevolezza e di soddisfazione nelluso del prodotto;
f) stili di paragrafo : nome associato a un insieme di comandi utilizzati per la
composizione grafica del testo secondo un preciso formato (formattazione) che
specifica la funzione di una parte d testo nella struttura logica dellintero documento;
g) tecnologie Web : ai sensi dellart. 1, comma 1, lettera oo), del decreto ministeriale 8 luglio 2005: insieme degli standard definiti dallOrganizzazione internazionale per le standardizzazioni (ISO) e delle raccomandazioni del Consorzio World Wide Web (W3C Recommendation) finalizzato a veicolare informazioni o erogare servizi su reti che utilizzano il protocollo HTTP di trasferimento
di un ipertesto (HyperTextTransfer Protocol), comunemente definite tecnologie Internet;
h) interfaccia utente : ai sensi dellart. 1, comma 1, lettera
v),deldecretoministeriale8 luglio2005, programma informatico chegestisceil
rapporto dellutente da, e verso, un elaboratore in modointerattivo,realizzatoa
ttraversounarappresentazione basata sumetaforegrafiche(interfacciagrafica),
oppure attraverso comandiimpartiti in modo testuale (interfaccia testuale).

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Articolo 2
(Requisiti tecnici)

1. Il presente decreto detta le regole tecniche che disciplinano laccessibilit


agli strumenti didattici e formativi di cui allart.5 della legge 9 gennaio 2004,
n. 4, ai sensi dellart. 2, comma 2,del decreto del Presidente della Repubblica 1
marzo 2005, n. 75.
2. Agli strumenti didattici e formativi veicolati attraverso tecnologie Web si applicano le norme definite nel decreto del Ministro per linnovazione e le tecnologie 8 luglio 2005,in particolare negli allegati A e B al decreto stesso.
3. I documenti elettronici di cui allart. 1, comma 1, lettera c),ove si tratti dei libri di testo di cui allart. 5, comma 2 della legge 9 gennaio 2004,n.4,sono forniti su supporto digitale contenente:
a) la copia del libro di testo in formato elettronico;
b) relativo programma di lettura, che rispetti i requisiti dellallegato D del decreto ministeriale 8 luglio 2005 nell ultima versione ufficiale disponibile al
momento della fornitura e senza vincoli onerosi di licenza duso;
c) le istruzioni duso indicanti, fra laltro, lorganizzazione del contenuto del
supporto digitale, le modalit di installazione e di utilizzo del materiale fornito.
4. La copia del testo di cui al precedente comma 3, punto a), redatta seguendo
le linee guida per laccessibilit pubblicate e rese disponibili dal produttore del
programma di lettura e rispettando le Linee guida editoriali per i libri di testo, di cui allallegato A, che fa parte integrante del presente decreto.
5. Al software didattico si applicano i requisiti di accessibilit definiti nellallegato D del citato decreto ministeriale 8 luglio 2005.
6. Per il software didattico espressamente e deliberatamente realizzato per
agevolare e favorire i processi di apprendimento e integrazione dei soggetti disabili, i requisiti richiamati al precedente comma 5 sono applicati compatibilmente con le particolari finalit educative del software stesso.
7. Ai sensi dellart. 16, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n.104, il software didattico utilizzato da alunni disabili per valutazioni formali di profitto nella scuola secondaria di secondo grado consente tempi pi lunghi per leffettuazione delle prove.
8. Il presente decreto ha efficacia a decorrere dallanno scolastico 2008-2009
ed periodicamente aggiornato per il tempestivo recepimento delle normative internazionali dellUnione europea in materia di accessibilit e delle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute.
Il presente decreto inviato ai competenti organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 30 aprile 2008

Il MINISTRO PER LE RIFORME E L INNOVAZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Luigi Nicolais


Il MINISTRO PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE - Giuseppe Fioroni
Il MINISTRO DELLUNIVERSIT E DELLA RICERCA - Fabio Mussi
69

Requisito n. 2
Enunciato: preservare le caratteristiche logiche e strutturali del libro di testo
originale nella corrispondente versione elettronica. Garantire che il corretto
ordine di lettura sia preservato anche quando il testo eventualmente suddiviso
in blocchi oin colonne venga presentato in modo linearizzato.

Requisito n. 3
Enunciato: fornire i libri di testo di un sommario navigabile che permetta il collegamento diretto ai corrispondenti contenuti e prevedere idonei collegamenti ipertestuali per il ritorno allindice o ai contenuti alla fine di ciascuna sezione. Dotare gli elementi informativi a corredo del testo, tra i quali note e relativi rimandi e riquadri di approfondimento, di collegamenti ipertestuali espliciti
al punto o allelemento corrispondente nel testo principale.

Requisito n. 4
Enunciato: evitare di utilizzare immagini o altri elementi grafici per rappresentare contenuti testuali. Dotare le immagini, i grafici e le tabelle utilizzate a scopo didattico di didascalie esaurienti che forniscano informazioni equivalenti commisurate alla funzione esercitata dalloggetto originale nello specifico contesto. Collegare esplicitamente le didascalie allimmagine a cui si riferiscono tramite numerazione sequenziale contestualizzata allorganizzazione del libro.

Requisito n. 5
Enunciato: garantire che i contenuti sottoposti a ingrandimento siano visualizzati nel rispetto dellordine di presentazione originale ed evitare che per la
loro lettura si debba ricorrere alla barra di scorrimento orizzontale del programma di lettura utilizzato.

Requisito n. 6
Enunciato: consentire la esportazione dei contenuti del libro di testo o di sue
parti nel rispetto della normativa sul diritto dautore.

Requisito n. 7
Enunciato: garantire che il libro di testo non contenga protezioni o altri vincoli che inibiscano o limitino le funzioni di gestione del programma di lettura, la
personalizzazione della modalit di visualizzazione, ivi compresi i colori del testo e dello sfondo e linterfacciamento con le tecnologie assistive.
Allegato B
Linee guida per laccessibilit e la fruibilit del software didattico da parte degli alunni disabili.

Premessa
70

I requisiti tecnici per l accessibilit degli applicativi in generale sono gi definiti nel decreto ministeriale M.I.T. 8 luglio 2005, allegato D (Requisiti tecnici di accessibilit per lambiente operativo, le applicazioni e i prodotti a scaffale). In aggiunta ai suddetti requisiti, dati gli scopi particolari e la natura stessa
del software didattico e al fine di favorire il raggiungimento dellobiettivo di integrazione sul quale costituito il sistema scolastico italiano, si reputato opportuno individuare una serie di fattori aggiuntivi valorizzanti che potessero
meglio descrivere la capacita del prodotto di adattarsi alle specifiche esigenze
del singolo progetto educativo.
La personalizzazione della didattica, che alla base del processo di integrazione nella nostra scuola, richiede infatti strumenti flessibili e quindi adattabili alle particolari esigenze di ciascun alunno affinch tutti possano partecipare nel
modo piu significativo possibile alle attivit della classe, pur con modalit ed
eventualmente con obiettivi diversi. Fermo restando dunque il rispetto degli 11
requisiti di accessibilit definiti nellallegato D del decreto ministeriale citato,
si indicano qui di seguito gli ulteriori fattori che opportuno considerare nella
progettazione del software didattico.

Rispetto delle impostazioni generali dellutente.


Il programma dovr mantenere i valori impostati, a livello del sistema operativo, del numero dei colori, del livello di contrasto e degli attributi del carattere,
delle impostazioni del mouse ed in grado di funzionare perfettamente, adeguandosi automaticamente, alle impostazioni preesistenti. In alternativa prevede un menu di personalizzazione che consente di impostare manualmente i
valori e le caratteristiche desiderati. Il software si adatter dinamicamente alle
dimensioni reali dello schermo, rispettando le scelte dallutente.
Regolazione dei tempi.
In tutte le attivit che prevedono un tempo di esecuzione o di consultazione
importante poter regolare la durata predefinita nonch disattivare completamente la temporizzazione. Eventuali limiti di tempo vanno chiaramente comunicati allutente. Si ricorda che per consentire losservanza dellart. 16, terzo comma, delle legge n. 104/92, la possibilit di regolare i tempi di esecuzione da considerarsi requisito irrinunciabile quando il software didattico usato per valutazioni formali di profitto nella scuola secondaria di secondo grado.
Regolazione della velocit.
Se sono presenti oggetti dinamici, caratterizzati da movimento,variazione di
forma, colore o altro, opportuno poter regolare la velocit degli spostamenti
e degli altri eventi soprattutto quando si chiede allutente di riconoscerli, comprenderne il significato, intercettarli o intervenire su di essi.
71

Testi scritti.

Feedback.

Per ogni testo, sia in fase di lettura che di scrittura, deve essere possibile definire il tipo di carattere, le dimensioni, il colore dei caratteri e dello sfondo. Il programma prevede la personalizzazione degli attributi del testo scritto, compreso quello dei bottoni e dei menu: tipo, stile,colore del corpo e dello sfondo.
Lingrandimento dei caratteri avviene sempre riorganizzando limpaginazione del documento affinch non si debba mai ricorrere allo scorrimento orizzontale della finestra per poter leggere lintera riga.
In caso di documenti lunghi, importante poter agire anche sui parametri di
formattazione del paragrafo che condizionano la difficolt di lettura,in particolare la lunghezza della riga e delle dimensioni dellinterlinea. Vanno sempre
osservate le regole di leggibilit grafica.
utile prevedere la possibilit di scegliere tra una scrittura interamente in
maiuscolo e una maiuscolo/minuscolo. Nel caso di consegne, suggerimenti e
indicazioni di lavoro,affiancare al testo scritto una riproduzione iconico-grafico, o in lingua dei segni o in riproduzione vocale.
utile che eventuali testi inseriti nel software didattico possano essere esportati in modo accessibile ed editabile, nel rispetto dei diritto dellautore, per essere adattati alle esigenze del singolo alunno, intervenendo nella presentazione grafica, nonch predisponendo stampe alternative in braille o ingrandite.
Se la tecnologia lo consente, vanno inserite le indicazioni relative alla lingua
del testo affinch la sintesi vocale possa essere automaticamente impostata secondo le regole di pronuncia corrispondenti.

utile poter personalizzare le modalit di erogazione del


feedback, soprattutto quando si fa uso di effetti speciali di forte
impatto percettivo che possono risultare problematici per alcune tipologie di utenti.
Livelli di difficolt e gradualit.
Allinterno dei differenti livelli di difficolt che il software offre
allutente, opportuno prevedere elementi di facilitazione che
consentano allinsegnante di definire per gli alunni con ritardi
o disturbi di apprendimento un percorso almeno in parte simile a quello dei compagni.

Immagini e colori.
utile poter personalizzare i fondamentali elementi costitutivi dei disegni, in
particolare lo spessore delle linee, i colori principali e le dimensioni di eventuali testi inglobati. Questo particolarmente importante quando il disegno ha
una elevata funzione informativa, ad esempio nel caso di grafici, diagrammi,
cartegeografiche, mappe concettuali o altro. In questi casi inoltre il testo alternativo, necessario per tutte le immagini significative, deve essere particolarmente dettagliato ed esaustivo.Per tutte le immagini complesse o importanti
dal punto di vista dellinformazione prevista la possibilit di ingrandimento a
tutto schermo, senza eccessiva perdita di definizione.
Suoni e voci.
Lutente potr regolare facilmente il volume dei suoni nonch disattivarli totalmente. Nei messaggi parlati va evitata la confusione di voci sovrapposte e ridotto al minimo il disturbo derivante da suoni o musiche di sottofondo.

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73

REGOLAMENTO RECANTE NORME PER LELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE NEGLI EDIFICI, SPAZI E SERVIZI PUBBLICI.
N. 503
24. 07. 1996
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503.


Regolamento recante norme per leliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici.
(Pubblicato in S.O. della G.U. 27 settembre 1996, n. 227)
Il Presidente della Repubblica

Per barriere architettoniche si intendono:


a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilita di chiunque ed
in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacita motoria
ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti;
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono lorientamento e la riconoscibilit dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e
in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

Visto lart. 87 della Costituzione;


Vista la legge 30 marzo 1971, n. 118, recante conversione in legge del decretolegge 30 gennaio 1971, n. 5, ed in particolare lart. 27 concernente le barriere
architettoniche e trasporti pubblici;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, recante
regolamento di attuazione dellart. 27 della legge 30 marzo 1971, n. 118;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104;
Vista il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
Considerata la esigenza di aggiornare le disposizioni del predetto regolamento;
Visto lart. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nelladunanza generale del 4 luglio 1994;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12
luglio 1996;
Sulla proposta del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con i Ministri dellinterno, per la solidariet sociale, del tesoro, della pubblica istruzione, dei trasporti e della navigazione, della sanit, del lavoro e della previdenza sociale e
delle poste e delle telecomunicazioni;
EMANA
il seguente regolamento:
Titolo I
SCOPI E CAMPO DI APPLICAZIONE
Art. l.
Definizioni ed oggetto
1. Le norme del presente regolamento sono volte ad eliminare gli impedimenti comunemente definiti barriere architettoniche.
2. Per barriere architettoniche si intendono:
a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilita di chiunque ed in
particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacita motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti;
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono lorientamento

74

75

e la riconoscibilit dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
3. Le presenti norme si applicano agli edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, ancorch di carattere temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti
a ristrutturazione. Si applicano altres agli edifici e spazi pubblici sottoposti a
qualunque altro tipo di intervento edilizio suscettibile di limitare laccessibilit
e la visitabilit, almeno per la parte oggetto dellintervento stesso.
Si applicano inoltre agli edifici e spazi pubblici in tutto o in parte soggetti a
cambiamento di destinazione se finalizzata alluso pubblico, nonch ai servizi
speciali di pubblica utilit di cui al successivo titolo VI.
4. Agli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero o riorganizzazione funzionale, devono essere apportati tutti quegli accorgimenti
che possono migliorarne la fruibilit sulla base delle norme contenute nel presente regolamento.
5. In attesa del predetto adeguamento ogni edificio deve essere dotato, entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento,
a cura dellAmministrazione pubblica che utilizza ledificio, di un sistema di
chiamata per attivare un servizio di assistenza tale da consentire alle persone con ridotta o impedita capacit motoria o sensoriale la fruizione dei servizi espletati.
6. Agli edifici di edilizia residenziale pubblica ed agli edifici privati compresi
quelli aperti al pubblico si applica il decreto del Ministro dei lavori pubblici 14
giugno 1989, n. 236.
7. Non possono essere erogati contributi o agevolazioni da parte dello Stato e di
altri enti pubblici per la realizzazione di opere o servizi pubblici non conformi
alle norme di cui al presente regolamento.
Art. 2.
Contrassegni
1. Gli edifici, i mezzi di trasporto e le strutture costruite, modificate o adeguate tenendo conto delle norme per leliminazione delle barriere, devono recare
in posizione agevolmente visibile il simbolo di accessibilit secondo il modello di cui allallegato A.
2. fatta salva la specifica simbologia dellOrganizzazione internazionale della
aviazione civile ove prescritta.
3. Il sistema di chiamata di cui allart. 1 deve essere posto in luogo accessibile e
contrassegnato con il simbolo di accessibilit condizionata secondo il modello di cui allallegato B.
4. Uffici, sale per riunioni, conferenze o spettacoli, posti telefonici pubblici ovvero apparecchiature quali ascensori e telefoni che assicurano servizi di comunicazione per sordi, devono recare in posizione agevolmente visibile il simbolo internazionale di accesso alla comunicazione per le persone sorde di cui
allallegato C.

AREE EDIFICABILI, OPERE DI URBANIZZAZIONE


E OPERE DI ARREDO URBANO
Art. 3.
Aree edificabili
l. Nellelaborazione degli strumenti urbanistici le aree destinate a servizi pubblici sono scelte preferendo quelle che assicurano la progettazione di edifici e
spazi privi di barriere architettoniche.
Art. 4.
Spazi pedonali
1. I progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un percorso accessibile in grado di consentire con lutilizzo di impianti di sollevamento ove necessario, 1uso dei servizi, le relazioni sociali e la fruizione ambientale anche alle
persone con ridotta o impedita capacita motoria o sensoriale. Si applicano, per
quanto riguarda le caratteristiche del suddetto percorso, le norme contenute
ai punti 4.2.1., 4.2.2. e 8.2.1., 8.2.2. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14
giugno 1989, n. 236, e, per quanto riguarda le caratteristiche degli eventuali
impianti di sollevamento, le norme contenute ai punti 4.1.12., 4.1.13. e 8.1.12.,
8.1.13. dello stesso decreto, con le successive prescrizioni elaborate dallISPESL e dallU.N.I. in conformit alla normativa comunitaria.
Art. 5.
Marciapiedi
1. Per i percorsi pedonali in adiacenza a spazi carrabili le indicazioni normative di cui ai punti 4.2.2. e 8.2.2. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14
giugno 1989, n. 236, valgono limitatamente alle caratteristiche delle pavimentazioni ed ai raccordi tra marciapiedi e spazi carrabili.
2. Il dislivello, tra il piano del marciapiede e zone carrabili ad esso adiacenti
non deve comunque superare i 15 cm.
3. La larghezza dei marciapiedi realizzati in interventi di nuova urbanizzazione deve essere tale da consentire la fruizione anche da parte di persone su sedia a ruote.
Art. 6.
Attraversamenti pedonali
1. Nelle strade ad alto volume di traffico gli attraversamenti pedonali devono
essere illuminati nelle ore notturne o di scarsa visibilit.
2. Il fondo stradale, in prossimit dellattraversamento pedonale, potr essere
differenziato mediante rugosit poste su manto stradale al fine di segnalare la

Titolo II
76

77

LINEE GUIDA PER UNA COMUNICAZIONE PUBBLICA INCLUSIVA


2008
REGIONE PIEMONTE

[] si definisce inclusiva una comunicazione in grado di diffondere messaggi di cui Tutti i cittadini possono fruire con facilit e
soddisfazione. [] altres opportuno ribadire che per realizzare prodotti comunicativi inclusivi non sufficiente partire dalla progettazione del singolo prodotto. infatti indispensabile agire responsabilmente a monte, partendo proprio dai processi che regolano e sostanziano la comunicazione.
Per eliminare le barriere comunicative bisogner analizzare dettagliatamente le caratteristiche e il contesto culturale dei potenziali fruitori del messaggio al fine di scegliere un linguaggio che possa essere effettivamente
compreso da Tutti.
Se ben progettata la comunicazione in grado di produrre messagigi pi
chiari e pi incisivi per Tutti, perch aumenta il comfort e la piacevolezza di fruizione, minimizza la possibilit di errore e sfrutta le abilit residue dei singoli.

78

79

80

81

03
TUTELA DELLE DONNE
Documenti per la prevenzione delle discriminazioni di genere in comunicazione

82

Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination


against Women; 18.12.1979; ONU

288

Risoluzione del Parlamento europeo sullimpatto del marketing 300


e della pubblicit sulla parit tra donne e uomini; 03.09.2008;
Unione Europea
La neutralit di genere nel linguaggio usato al Parlamento
europeo; 19.05.2008; Unione Europea

305

Protocollo dintesa sulla parit e non discriminazione tra i


generi nellambito della pubblicit; 26.01.2011; Ministero per le
Pari Opportunit e lo IAP

319

Protocollo dintesa per lattivit di sensibilizzazione sulla parit


e non discriminazione tra i generi nellambito della pubblicit;
17.07.2012; Comune di Rimini

325

Linee-guida per la valorizzazione dellimmagine e dellidentit


di genere nella comunicazione istituzionale; Dicembre 2006;
Ufficio della Consigliera nazionale di parit

332

Linee-guida per la valorizzazione dellimmagine e dellidentit


di genere nella comunicazione istituzionale; Marzo 2010;
Regione Piemonte

337

Raccomandazioni per lo sviluppo di una comunicazione


istituzionale attenta al genere; Giugno 2008; Regione Puglia

340

Comunicazione istituzionale e pari opportunit: linee Guida


per orientarsi; Settembre 2004; Regione Lombardia

342

Linee guida sulla Comunicazione di genere; Provincia di Milano

354

Linee guida sulla Comunicazione di genere; Provincia di Lodi

356

Linee-Guida per la valorizzazione dellidentit di genere e


dellimmagine femminile nella comunicazione istituzionale;
Comune di Macerata

358

Linee guida sulla Comunicazione orientata al genere; Giugno


2008, Eikon Poliedra

363

83

CONVENTION ON THE ELIMINATION OF ALL FORMS OF


DISCRIMINATION AGAINST WOMEN
18.12.1079
ONU

The full and complete development of a country, the welfare of the world
and the cause of peace require the maximum participation of women on
equal terms with men in all fields.
States Parties shall take all appropriate measures to modify the social and
cultural patterns of conduct of men and women, with a view to achieving
the elimination of prejudices and customary and all other practices which
are based on the idea of the inferiority or the superiority of either of the
sexes or on stereotyped roles for men and women.

84

CONVENTION ON THE ELIMINATION OF ALL FORMS OF DISCRIMINATION


AGAINST WOMEN
The States Parties to the present Convention,
Noting that the Charter of the United Nations reaffirms faith in fundamental
human rights, in the dignity and worth of the human person and in the equal
rights of men and women,
Noting that the Universal Declaration of Human Rights affirms the principle of
the inadmissibility of discrimination and proclaims that all human beings are
born free and equal in dignity and rights and that everyone is entitled to all the
rights and freedoms set forth therein, without distinction of any kind, including distinction based on sex,
Noting that the States Parties to the International govenants on Human Rights
have the obligation to ensure the equal rights of men and women to enjoy all
economic, social, cultural, civil and political rights,
Considering the international conventions concluded under the auspices of
the United Nations and the specialized agencies promoting equality of rights
of men and women,
Noting also the resolutions, declarations and recommendations adopted by the
United Nations and the specialized agencies promoting equality of rights of
men and women,
Concerned, however, that despite these various instruments extensive discrimination against women continues to exist,
Recalling that discrimination against women violates the principles of equality of rights and respect for human dignity, is an obstacle to the participation of
women, on equal terms with men, in the political, social, economic and cultural life of their countries, hampers the growth of the prosperity of society and
the family and makes more difficult the full development of the potentialities of
women in the service of their countries and of humanity,
Concerned that in situations of poverty women have the least access to food,
health, education, training and opportunities for employment and other needs,
Convinced that the establishment of the new international economic order based on equity and justice will contribute significantly towards the promotion of
equality between men and women,
Emphasizing that the eradication of apartheid, all forms of racism, racial discrimination, colonialism, neo-colonialism, aggression, foreign occupation
and domination and interference in the internal affairs of States is essential to
the full enjoyment of the rights of men and women,
Affirming that the strengthening of international peace and security, the relaxation of international tension, mutual co-operation among all States irrespective of their social and economic systems, general and complete disarmament, in particular nuclear disarmament under strict and effective international control, the affirmation of the principles of justice, equality and mutual
benefit in relations among countries and the realization of the right of peoples
under alien and colonial domination and foreign occupation to self-determi85

nation and independence, as well as respect for national sovereignty and territorial integrity, will promote social progress and development and as a consequence will contribute to the attainment of full equality between men and women,
Convinced that the full and complete development of a country, the welfare of
the world and the cause of peace require the maximum participation of women
on equal terms with men in all fields,
Bearing in mind the great contribution of women to the welfare of the family
and to the development of society, so far not fully recognized, the social significance of maternity and the role of both parents in the family and in the upbringing of children, and aware that the role of women in procreation should not be
a basis for discrimination but that the upbringing of children requires a sharing of responsibility between men and women and society as a whole,
Aware that a change in the traditional role of men as well as the role of women
in society and in the family is needed to achieve full equality between men and
women,
Determined to implement the principles set forth in the Declaration on the Elimination of Discrimination against Women and, for that purpose, to adopt the
measures required for the elimination of such discrimination in all its forms
and manifestations,
Have agreed on the following:
PART I
Article I
For the purposes of the present Convention, the term discrimination against
women shall mean any distinction, exclusion or restriction made on the basis
of sex which has the effect or purpose of impairing or nullifying the recognition, enjoyment or exercise by women, irrespective of their marital status, on
a basis of equality of men and women, of human rights and fundamental freedoms in the political, economic, social, cultural, civil or any other field.
Article 2
States Parties condemn discrimination against women in all its forms, agree to
pursue by all appropriate means and without delay a policy of eliminating discrimination against women and, to this end, undertake:
(a) To embody the principle of the equality of men and women in their national constitutions or other appropriate legislation if not yet incorporated therein and to ensure, through law and other appropriate means, the practical realization of this principle;
(b) To adopt appropriate legislative and other measures, including sanctions
where appropriate, prohibiting all discrimination against women;
(c) To establish legal protection of the rights of women on an equal basis with
men and to ensure through competent national tribunals and other public institutions the effective protection of women against any act of discrimination;
86

(d) To refrain from engaging in any act or practice of discrimination against


women and to ensure that public authorities and institutions shall act in conformity with this obligation;
(e) To take all appropriate measures to eliminate discrimination against women by any person, organization or enterprise;
(f) To take all appropriate measures, including legislation, to modify or abolish
existing laws, regulations, customs and practices which constitute discrimination against women;
(g) To repeal all national penal provisions which constitute discrimination
against women.
Article 3
States Parties shall take in all fields, in particular in the political, social, economic and cultural fields, all appropriate measures, including legislation, to en
sure the full development and advancement of women , for the purpose of guaranteeing them the exercise and enjoyment of human rights and fundamental freedoms on a basis of equality with men.
Article 4
1. Adoption by States Parties of temporary special measures aimed at accelerating de facto equality between men and women shall not be considered discrimination as defined in the present Convention, but shall in no way entail as a
consequence the maintenance of unequal or separate standards; these measures shall be discontinued when the objectives of equality of opportunity and
treatment have been achieved.
2. Adoption by States Parties of special measures, including those measures
contained in the present Convention, aimed at protecting maternity shall not
be considered discriminatory.
Article 5
States Parties shall take all appropriate measures:
(a) To modify the social and cultural patterns of conduct of men and women,
with a view to achieving the elimination of prejudices and customary and all
other practices which are based on the idea of the inferiority or the superiority
of either of the sexes or on stereotyped roles for men and women;
(b) To ensure that family education includes a proper understanding of maternity as a social function and the recognition of the common responsibility of men and women in the upbringing and development of their children, it
being understood that the interest of the children is the primordial consideration in all cases.
Article 6
States Parties shall take all appropriate measures, including legislation, to suppress all forms of traffic in women and exploitation of prostitution of women.
87

PART II
Article 7
States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination
against women in the political and public life of the country and, in particular,
shall ensure to women, on equal terms with men, the right:
(a) To vote in all elections and public referenda and to be eligible for election to
all publicly elected bodies;
(b) To participate in the formulation of government policy and the implementation there of and to hold public office and perform all public functions at all
levels of government;
(c) To participate in non-governmental organizations and associations concerned with the public and political life of the country.
Article 8
States Parties shall take all appropriate measures to ensure to women, on equal
terms with men and without any discrimination, the opportunity to represent
their Governments at the international level and to participate in the work of
international organizations.
Article 9
1. States Parties shall grant women equal rights with men to acquire, change
or retain their nationality. They shall ensure in particular that neither marriage to an alien nor change of nationality by the husband during marriage shall
automatically change the nationality of the wife, render her stateless or force
upon her the nationality of the husband.
2. States Parties shall grant women equal rights with men with respect to the
nationality of their children.
PART III
Article 10
States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination
against women in order to ensure to them equal rights with men in the field
of education and in particular to ensure, on a basis of equality of men and women:
(a) The same conditions for career and vocational guidance, for access to studies and for the achievement of diplomas in educational establishments of all
categories in rural as well as in urban areas; this equality shall be ensured in
pre-school, general, technical, professional and higher technical education, as
well as in all types of vocational training;
(b) Access to the same curricula, the same examinations, teaching staff with
qualifications of the same standard and school premises and equipment of the
same quality;
(c) The elimination of any stereotyped concept of the roles of men and wo88

men at all levels and in all forms of education by encouraging coeducation and
other types of education which will help to achieve this aim and, in particular,
by the revision of textbooks and school programmes and the adaptation of teaching methods;
(d ) The same opportunities to benefit from scholarships and other study
grants;
(e) The same opportunities for access to programmes of continuing education,
including adult and functional literacy programmes, particulary those aimed
at reducing, at the earliest possible time, any gap in education existing between men and women;
(f) The reduction of female student drop-out rates and the organization of programmes for girls and women who have left school prematurely;
(g) The same Opportunities to participate actively in sports and physical education;
(h) Access to specific educational information to help to ensure the health and
well-being of families, including information and advice on family planning.
Article 11
1. States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination against women in the field of employment in order to ensure, on a basis of
equality of men and women, the same rights, in particular:
(a) The right to work as an inalienable right of all human beings;
(b) The right to the same employment opportunities, including the application
of the same criteria for selection in matters of employment;
(c) The right to free choice of profession and employment, the right to promotion, job security and all benefits and conditions of service and the right to receive vocational training and retraining, including apprenticeships, advanced
vocational training and recurrent training;
(d) The right to equal remuneration, including benefits, and to equal treatment
in respect of work of equal value, as well as equality of treatment in the evaluation of the quality of work;
(e) The right to social security, particularly in cases of retirement, unemployment, sickness, invalidity and old age and other incapacity to work, as well
as the right to paid leave;
(f) The right to protection of health and to safety in working conditions, including the safeguarding of the function of reproduction.
2. In order to prevent discrimination against women on the grounds of marriage or maternity and to ensure their effective right to work, States Parties
shall take appropriate measures:
(a) To prohibit, subject to the imposition of sanctions, dismissal on the grounds of pregnancy or of maternity leave and discrimination in dismissals on the
basis of marital status;
(b) To introduce maternity leave with pay or with comparable social benefits
without loss of former employment, seniority or social allowances;
(c) To encourage the provision of the necessary supporting social services to
89

enable parents to combine family obligations with work responsibilities and


participation in public life, in particular through promoting the establishment
and development of a network of child-care facilities;
(d) To provide special protection to women during pregnancy in types of work
proved to be harmful to them.
3. Protective legislation relating to matters covered in this article shall be reviewed periodically in the light of scientific and technological knowledge and
shall be revised, repealed or extended as necessary.
Article 12
1. States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination against women in the field of health care in order to ensure, on a basis of
equality of men and women, access to health care services, including those related to family planning.
2. Notwithstanding the provisions of paragraph I of this article, States Parties
shall ensure to women appropriate services in connection with pregnancy,
confinement and the post-natal period, granting free services where necessary, as well as adequate nutrition during pregnancy and lactation.
Article 13
States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination
against women in other areas of economic and social life in order to ensure, on
a basis of equality of men and women, the same rights, in particular:
(a) The right to family benefits;
(b) The right to bank loans, mortgages and other forms of financial credit;
(c) The right to participate in recreational activities, sports and all aspects of
cultural life.
Article 14
1. States Parties shall take into account the particular problems faced by rural
women and the significant roles which rural women play in the economic survival of their families, including their work in the non-monetized sectors of the
economy, and shall take all appropriate measures to ensure the application of
the provisions of the present Convention to women in rural areas.
2. States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination against women in rural areas in order to ensure, on a basis of equality of
men and women, that they participate in and benefit from rural development
and, in particular, shall ensure to such women the right:
(a) To participate in the elaboration and implementation of development planning at all levels;
(b) To have access to adequate health care facilities, including information,
counselling and services in family planning;
(c) To benefit directly from social security programmes;
(d) To obtain all types of training and education, formal and non-formal, including that relating to functional literacy, as well as, inter alia, the benefit of all
community and extension services, in order to increase their technical profi90

ciency;
(e) To organize self-help groups and co-operatives in order to obtain equal access to economic opportunities through employment or self employment;
(f) To participate in all community activities;
(g) To have access to agricultural credit and loans, marketing facilities, appropriate technology and equal treatment in land and agrarian reform as well as
in land resettlement schemes;
(h) To enjoy adequate living conditions, particularly in relation to housing, sanitation, electricity and water supply, transport and communications.
PART IV
Article 15
1. States Parties shall accord to women equality with men before the law.
2. States Parties shall accord to women, in civil matters, a legal capacity identical to that of men and the same opportunities to exercise that capacity. In particular, they shall give women equal rights to conclude contracts and to administer property and shall treat them equally in all stages of procedure in courts
and tribunals.
3. States Parties agree that all contracts and all other private instruments of
any kind with a legal effect which is directed at restricting the legal capacity of
women shall be deemed null and void.
4. States Parties shall accord to men and women the same rights with regard
to the law relating to the movement of persons and the freedom to choose their
residence and domicile.
Article 16
1. States Parties shall take all appropriate measures to eliminate discrimination against women in all matters relating to marriage and family relations
and in particular shall ensure, on a basis of equality of men and women:
(a) The same right to enter into marriage;
(b) The same right freely to choose a spouse and to enter into marriage only
with their free and full consent;
(c) The same rights and responsibilities during marriage and at its dissolution;
(d) The same rights and responsibilities as parents, irrespective of their marital status, in matters relating to their children; in all cases the interests of the
children shall be paramount;
(e) The same rights to decide freely and responsibly on the number and spacing of their children and to have access to the information, education and means to enable them to exercise these rights;
(f) The same rights and responsibilities with regard to guardianship, wardship,
trusteeship and adoption of children, or similar institutions where these concepts exist in national legislation; in all cases the interests of the children shall
be paramount;
(g) The same personal rights as husband and wife, including the right to choose a family name, a profession and an occupation;
91

(h) The same rights for both spouses in respect of the ownership, acquisition,
management, administration, enjoyment and disposition of property, whether
free of charge or for a valuable consideration.
2. The betrothal and the marriage of a child shall have no legal effect, and all
necessary action, including legislation, shall be taken to specify a minimum
age for marriage and to make the registration of marriages in an official registry compulsory.
PART V
Article 17
1. For the purpose of considering the progress made in the implementation of
the present Convention, there shall be established a Committee on the Elimination of Discrimination against Women (hereinafter referred to as the Committee) consisting, at the time of entry into force of the Convention, of eighteen and, after ratification of or accession to the Convention by the thirty-fifth
State Party, of twenty-three experts of high moral standing and competence in
the field covered by the Convention. The experts shall be elected by States Parties from among their nationals and shall serve in their personal capacity, consideration being given to equitable geographical distribution and to the representation of the different forms of civilization as well as the principal legal systems.
2. The members of the Committee shall be elected by secret ballot from a list of
persons nominated by States Parties. Each State Party may nominate one person from among its own nationals.
3. The initial election shall be held six months after the date of the entry into force of the present Convention. At least three months before the date of
each election the Secretary-General of the United Nations shall address a letter to the States Parties inviting them to submit their nominations within two
months. The Secretary-General shall prepare a list in alphabetical order of all
persons thus nominated, indicating the States Parties which have nominated
them, and shall submit it to the States Parties.
4. Elections of the members of the Committee shall be held at a meeting of States Parties convened by the Secretary-General at United Nations Headquarters. At that meeting, for which two thirds of the States Parties shall constitute
a quorum, the persons elected to the Committee shall be those nominees who
obtain the largest number of votes and an absolute majority of the votes of the
representatives of States Parties present and voting.
5. The members of the Committee shall be elected for a term of four years. However, the terms of nine of the members elected at the first election shall expire at the end of two years; immediately after the first election the names of
these nine members shall be chosen by lot by the Chairman of the Committee.
6. The election of the five additional members of the Committee shall be held
in accordance with the provisions of paragraphs 2, 3 and 4 of this article, following the thirty-fifth ratification or accession. The terms of two of the addi92

tional members elected on this occasion shall expire at the end of two years,
the names of these two members having been chosen by lot by the Chairman
of the Committee.
7. For the filling of casual vacancies, the State Party whose expert has ceased
to function as a member of the Committee shall appoint another expert from
among its nationals, subject to the approval of the Committee.
8. The members of the Committee shall, with the approval of the General Assembly, receive emoluments from United Nations resources on such terms
and conditions as the Assembly may decide, having regard to the importance
of the Committes responsibilities.
9. The Secretary-General of the United Nations shall provide the necessary
staff and facilities for the effective performance of the functions of the Committee under the present Convention.
Article 18
1. States Parties undertake to submit to the Secretary-General of the United
Nations, for consideration by the Committee, a report on the legislative, judicial, administrative or other measures which they have adopted to give effect
to the provisions of the present Convention and on the progress made in this
respect:
(a) Within one year after the entry into force for the State concerned;
(b) Thereafter at least every four years and further whenever the Committee
so requests.
2. Reports may indicate factors and difficulties affecting the degree of fulfilment of obligations under the present Convention.
Article 19
1. The Committee shall adopt its own rules of procedure.
2. The Committee shall elect its officers for a term of two years.
Article 20
1. The Committee shall normally meet for a period of not more than two weeks
annually in order to consider the reports submitted in accordance with article
18 of the present Convention.
2. The meetings of the Committee shall normally be held at United Nations Headquarters or at any other convenient place as determined by the Committee.
(amendment, status of ratification)
Article 21
1. The Committee shall, through the Economic and Social Council, report annually to the General Assembly of the United Nations on its activities and may
make suggestions and general recommendations based on the examination
of reports and information received from the States Parties. Such suggestions
and general recommendations shall be included in the report of the Committee together with comments, if any, from States Parties.
93

2. The Secretary-General of the United Nations shall transmit the reports of


the Committee to the Commission on the Status of Women for its information.
Article 22
The specialized agencies shall be entitled to be represented at the consideration of the implementation of such provisions of the present Convention as fall
within the scope of their activities. The Committee may invite the specialized
agencies to submit reports on the implementation of the Convention in areas
falling within the scope of their activities.
PART VI
Article 23
Nothing in the present Convention shall affect any provisions that are more
conducive to the achievement of equality between men and women which may
be contained:
(a) In the legislation of a State Party; or
(b) In any other international convention, treaty or agreement in force for that
State.
Article 24
States Parties undertake to adopt all necessary measures at the national level
aimed at achieving the full realization of the rights recognized in the present
Convention.
Article 25
1. The present Convention shall be open for signature by all States.
2. The Secretary-General of the United Nations is designated as the depositary
of the present Convention.
3. The present Convention is subject to ratification. Instruments of ratification
shall be deposited with the Secretary-General of the United Nations.
4. The present Convention shall be open to accession by all States. Accession
shall be effected by the deposit of an instrument of accession with the Secretary-General of the United Nations.
Article 26
1. A request for the revision of the present Convention may be made at any time by any State Party by means of a notification in writing addressed to the Secretary-General of the United Nations.
2. The General Assembly of the United Nations shall decide upon the steps, if
any, to be taken in respect of such a request.

tieth instrument of ratification or accession.


2. For each State ratifying the present Convention or acceding to it after the
deposit of the twentieth instrument of ratification or accession, the Convention shall enter into force on the thirtieth day after the date of the deposit of its
own instrument of ratification or accession.
Article 28
1. The Secretary-General of the United Nations shall receive and circulate to all
States the text of reservations made by States at the time of ratification or accession.
2. A reservation incompatible with the object and purpose of the present Convention shall not be permitted.
3. Reservations may be withdrawn at any time by notification to this effect addressed to the Secretary-General of the United Nations, who shall then inform
all States thereof. Such notification shall take effect on the date on which it is
received.
Article 29
1. Any dispute between two or more States Parties concerning the interpretation or application of the present Convention which is not settled by negotiation shall, at the request of one of them, be submitted to arbitration. If within
six months from the date of the request for arbitration the parties are unable
to agree on the organization of the arbitration, any one of those parties may
refer the dispute to the International Court of Justice by request in conformity with the Statute of the Court.
2. Each State Party may at the time of signature or ratification of the present
Convention or accession thereto declare that it does not consider itself bound
by paragraph I of this article. The other States Parties shall not be bound by
that paragraph with respect to any State Party which has made such a reservation.
3. Any State Party which has made a reservation in accordance with paragraph 2 of this article may at any time withdraw that reservation by notification to the Secretary-General of the United Nations.
Article 30
The present Convention, the Arabic, Chinese, English, French, Russian and
Spanish texts of which are equally authentic, shall be deposited with the Secretary-General of the United Nations.
IN WITNESS WHEREOF the undersigned, duly authorized, have signed the present Convention.

Article 27
1. The present Convention shall enter into force on the thirtieth day after the
date of deposit with the Secretary-General of the United Nations of the twen94

95

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO SULLIMPATTO DEL


MARKETING E DELLA PUBBLICIT SULLA PARIT TRA DONNE E UOMINI
03.09.2008
UNIONE EUROPEA

Il Parlamento europeo:
[] rileva che gli stereotipi di genere esistono ancora in ampia misura malgrado i diversi programmi comunitari volti a conseguire la parit tra i sessi;
[] invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a lanciare campagne di sensibilizzazione contro gli insulti a sfondo sessista o le immagini degradanti della donna e delluomo nella pubblicit e nel marketing;
[] constata che gli sforzi volti a combattere gli stereotipi di genere nei
media e nella pubblicit dovrebbero essere affiancati da strategie e misure
educative per sensibilizzare i bambini fin dallinfanzia e per sviluppare il senso critico fin dallet adolescenziale;
[] constata che necessario mettere in discussione la suddivisione tradizionale dei ruoli per poter conseguire la parit tra i sessi;
[] osserva che la rappresentazione dellideale corporeo nella pubblicit e
nel marketing pu influire negativamente sullautostima delle donne e degli
uomini, in particolare delle adolescenti e di quante sono esposte al rischio
di disordini alimentari come lanoressia nervosa e la bulimia nervosa; invita i
pubblicitari a considerare con attenzione il ricorso a modelle estremamente
magre per la pubblicit dei prodotti;
[] sottolinea la necessit di buoni esempi (da una prospettiva di genere)
nel campo dei media e della pubblicit per mostrare che un cambiamento
possibile e auspicabile
[] sottolinea che gli stereotipi di genere devono essere eliminati.

96

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO DEL 3 SETTEMBRE 2008


SULLIMPATTO DEL MARKETING E DELLA PUBBLICIT SULLA PARIT TRA
DONNE E UOMINI (2008/2038(INI))
Il Parlamento europeo ,
visto il trattato CE, in particolare larticolo 2, larticolo 3, paragrafo 2, e larticolo 152,
vista la legislazione comunitaria sui diritti delle donne e la parit tra donne e uomini,
viste la piattaforma dazione adottata alla quarta conferenza mondiale sulle
donne a Pechino il 15 settembre 1995 e la sua risoluzione del 18 maggio 2000
sul seguito dato alla piattaforma dazione di Pechino(1) ,
vista la direttiva 89/552/CEE del Consiglio, del 3 ottobre 1989, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti lesercizio delle attivit televisive (direttiva sui servizi dei media audiovisivi)(2) ,
vista la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua
il principio della parit di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda
laccesso a beni e servizi e la loro fornitura(3) ,
vista la tabella di marcia della Commissione per la parit tra donne e uomini 2006-2010 (COM(2006)0092) e la relativa valutazione dimpatto
(SEC(2006)0275),
vista la sua risoluzione del 25 luglio 1997 sulla discriminazione della donna nella pubblicit(4) ,
vista la risoluzione 1557(2007) dellAssemblea parlamentare del Consiglio
dEuropa dal titolo Image des femmes dans la publicit,
visto il Patto europeo per la parit di genere adottato dal Consiglio europeo
di Bruxelles del 23 e 24 marzo 2006,
visto larticolo 45 del suo regolamento,
vista la relazione della commissione per i diritti della donna e luguaglianza
di genere (A6-0199/2008),
A. considerando che la socializzazione (attraverso la scuola, la famiglia e lambiente socioculturale) un processo che genera identit e valori, convinzioni e
atteggiamenti che conferiscono allindividuo un posto e una funzione nella societ in cui cresce e che quello didentificazione un concetto chiave per comprendere i meccanismi di questo processo,
B. considerando che occorre fare di pi per promuovere un uso ragionevole e
responsabile della televisione e delle nuove tecnologie, in ambito sia scolastico
che domestico, fin dai primi anni di vita,
C. considerando che la pubblicit che presenta messaggi pubblicitari discriminatori e/o degradanti basati sul genere e gli stereotipi di genere sotto qualunque forma rappresentano ostacoli per una societ moderna e paritaria,
D. considerando che gli stereotipi possono contribuire a comportamenti che
costituiscono altres vettori di identificazione,
E. considerando che la pubblicit e il marketing riflettono la cultura e contri97

buiscono altres a crearla,


F. considerando che la pubblicit una componente delleconomia di mercato ed uno degli aspetti della realt cui ciascuno confrontato nella vita quotidiana,
G. considerando che la pubblicit pu qualche volta presentare la vita reale degli uomini e delle donne in modo caricaturale,
H. considerando che la discriminazione di genere nei media tuttora diffusa
e che la pubblicit e i media che presentano stereotipi di genere possono essere considerati come parte di tale fenomeno,
I. considerando che la pubblicit che presenta stereotipi di genere riproduce
uniniqua distribuzione del potere tra i sessi,
J. considerando che necessario combattere gli stereotipi di genere a tutti i
livelli della societ per consentire luguaglianza e la cooperazione tra le donne
e gli uomini tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica,
K. considerando che gli stereotipi di genere possono contribuire fin dai primi anni di socializzazione del bambino a una discriminazione di genere che
consolida il perpetuarsi delle ineguaglianze tra uomo e donna lungo tutto larco della vita e lemergere di comportamenti di segregazione in base al genere,
L. considerando che lo stereotipo di genere controproducente e nel mercato
del lavoro contribuisce a creare divisioni di genere nellambito delle professioni in cui le donne generalmente guadagnano meno degli uomini,
M. considerando che, per evitare di perpetuare stereotipi di genere, occorre la
partecipazione dellintera societ, in quanto si tratta di una responsabilit che
dovrebbe essere condivisa tra tutti i soggetti della societ,
N. considerando che occorre eliminare gli ostacoli che si frappongono alla trasmissione di unimmagine positiva delluomo e della donna nelle diverse situazioni sociali,
O. considerando che i bambini sono un gruppo particolarmente vulnerabile, in quanto ripongono la loro fiducia non solo nelle figure di autorit ma anche nei personaggi di racconti, programmi televisivi, libri illustrati, materiale
didattico, videogiochi, pubblicit di giocattoli, ecc.; considerando che i bambini
imparano imitando e mimando le proprie esperienze e che, per questo motivo,
la pubblicit che presenta stereotipi di genere non solo influisce sullo sviluppo
individuale, ma accentua anche la percezione per cui il sesso di appartenenza
determina cosa possibile e cosa non lo ,
P. considerando che la pubblicit sui vari media parte della vita quotidiana
di tutti; che particolarmente importante che la pubblicit sui media sia disciplinata da norme etiche e/o giuridiche vincolanti e/o dai codici di condotta esistenti che proibiscono la pubblicit che trasmette messaggi discriminatori o
degradanti basati sugli stereotipi di genere o che incita alla violenza,
Q. considerando che una pubblicit responsabile pu influire positivamente
sulle percezioni della societ relativamente a nozioni come immagine del corpo, ruoli di genere e normalit e che la pubblicit pu essere uno strumento efficace per opporsi e combattere gli stereotipi,
1. insiste sullimportanza di dare alle donne e agli uomini le stesse possibilit
98

di svilupparsi come individui;


2. rileva che gli stereotipi di genere esistono ancora in ampia misura malgrado i diversi programmi comunitari volti a conseguire la parit tra i sessi;
3. osserva che ulteriori ricerche potrebbero illustrare meglio il legame tra la
pubblicit che presenta stereotipi di genere e lineguaglianza tra i sessi;
4. esorta il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri ad avvalersi delle ricerche in suddetto campo e dei risultati che ne emergono e a provvedere a darne diffusione;
5. sottolinea limportanza del rispetto da parte degli Stati membri degli impegni assunti in virt del sopra citato Patto europeo per la parit di genere;
6. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a conformarsi agli
orientamenti adottati tramite diversi programmi comunitari, come EQUAL, e
alle direttive generali in materia di parit di genere;
7. invita il Consiglio e la Commissione a monitorare lattuazione delle vigenti
disposizioni di diritto comunitario in materia di discriminazione sessuale e di
incitamento allodio basato sul sesso;
8. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a lanciare campagne
di sensibilizzazione contro gli insulti a sfondo sessista o le immagini degradanti della donna e delluomo nella pubblicit e nel marketing;
9. invita gli Stati membri ad effettuare studi e predisporre relazioni sullimmagine delle donne e degli uomini nella pubblicit e nel marketing;
10. sottolinea che la presenza di stereotipi negli spot pubblicitari trasmessi
durante i programmi per bambini costituisce un vero problema a causa delle
sue potenziali ripercussioni sulla socializzazione di genere e, di conseguenza,
sul modo in cui i bambini vedono se stessi, i propri familiari e il mondo esterno;
11. constata che gli sforzi volti a combattere gli stereotipi di genere nei media
e nella pubblicit dovrebbero essere affiancati da strategie e misure educative per sensibilizzare i bambini fin dallinfanzia e per sviluppare il senso critico fin dallet adolescenziale;
12. insiste sul ruolo fondamentale che deve svolgere il sistema scolastico per
lo sviluppo nei bambini di uno spirito critico verso limmagine e i media in generale, onde prevenire gli effetti sgraditi prodotti dal persistere di stereotipi
sessisti nel marketing e nella pubblicit;
13. constata che necessario mettere in discussione la suddivisione tradizionale dei ruoli per poter conseguire la parit tra i sessi;
14. evidenzia in particolare la necessit di eliminare dai testi scolastici, dai
giocattoli, dai videogiochi per PC e console, da Internet e dalle nuove tecnologie
di informazione e di comunicazione (TIC) e dalla pubblicit trasmessa dai vari tipi di media, i messaggi che ledono la dignit umana e che contengono stereotipi di genere;
15. rileva con estrema preoccupazione che lofferta di prestazioni sessuali sulla stampa, compresi i quotidiani locali, oltre a rafforzare lo stereotipo della donna-oggetto, rende tali messaggi visibili ed accessibili ai minori;
16. constata che necessario condurre una formazione continua rivolta ai
professionisti dei media e in collaborazione con questi, e azioni di sensibilizza99

LA NEUTRALIT DI GENERE NEL LINGUAGGIO USATO


AL PARLAMENTO EUROPEO

100

zione della societ in merito agli effetti negativi degli stereotipi di genere;
17. richiama lattenzione sul fatto che i bambini e gli adolescenti fanno crescente uso della televisione e delle nuove tecnologie, che tale fenomeno inizia
in et molto precoce e che la visione televisiva senza supervisione adulta in
aumento;
18. osserva che la rappresentazione dellideale corporeo nella pubblicit e nel
marketing pu influire negativamente sullautostima delle donne e degli uomini, in particolare delle adolescenti e di quante sono esposte al rischio di disordini alimentari come lanoressia nervosa e la bulimia nervosa; invita i pubblicitari a considerare con attenzione il ricorso a modelle estremamente magre per la pubblicit dei prodotti;
19. invita gli Stati membri a provvedere con idonei mezzi affinch il marketing e la pubblicit garantiscano il rispetto della dignit umana e dellintegrit
della persona, non comportino discriminazioni dirette o indirette n contengano alcun incitamento allodio basato su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilit, et o orientamento sessuale, e non contengano elementi che, valutati nel loro contesto, approvino, esaltino o inducano alla violenza contro le donne;
20. riconosce il lavoro fin qui svolto dalle autorit di regolamentazione dei media di alcuni Stati membri per esaminare gli effetti degli stereotipi di genere ed
esorta le competenti autorit di tutti gli Stati membri a condividere le migliori prassi in materia;
21. ricorda alla Commissione che la summenzionata direttiva 2004/113/CE,
nella prima versione da essa proposta, trattava anche la discriminazione nei
mass media; invita la Commissione ad intensificare il suo impegno nella lotta
contro questo tipo di discriminazione;
22. sottolinea la necessit di buoni esempi (da una prospettiva di genere) nel
campo dei media e della pubblicit per mostrare che un cambiamento possibile e auspicabile; ritiene che gli Stati membri dovrebbero ufficializzare laggiudicazione di un premio da parte dellindustria pubblicitaria ai propri appartenenti e di un premio da parte del pubblico per i messaggi pubblicitari che si
allontanano maggiormente dagli stereotipi di genere per dare unimmagine
positiva e valorizzante delle donne, degli uomini e dei rapporti fra i due sessi;
23. sottolinea la necessit di diffondere i principi della parit di genere nei
media tramite pubblicazioni e programmi rivolti a differenti fasce di et e tendenti a far conoscere le migliori prassi e il rispetto per le differenze di genere;
24. sottolinea la necessit di intrattenere una discussione permanente nella
pubblicit e nel marketing e il loro ruolo per quanto riguarda la creazione e il
mantenimento di immagini stereotipate di genere;
25. invita gli Stati membri ad elaborare e lanciare iniziative didattiche informate a uno spirito di tolleranza e di astensione da ogni forma di stereotipo e
aventi lo scopo di promuovere la cultura della parit di genere attraverso idonei programmi educativi;
26. sottolinea che gli stereotipi di genere devono essere eliminati;
27. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonch ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

19.05.2008
UNIONE EUROPEA

Utilizzare un linguaggio neutro dal punto di vista del genere va ben oltre
il concetto di politicamente corretto. Il linguaggio di per s, infatti, ha una
fortissima influenza sulla mentalit, il comportamento e le percezioni.
Il Parlamento in quanto istituzione sottoscrive pienamente il principio delluguaglianza di genere e pertanto utilizza un linguaggio che rifletta questa
sua posizione.
Ci che ammissibile in una lingua non necessariamente rappresenta una
valida soluzione in unaltra. Per ciascuna lingua ufficiale occorre cercare una
soluzione terminologica non sessista, che sia conforme alle usanze del Paese e che tenga conto della legislazione e delle direttive nazionali, nonch di
altre fonti autorevoli in materia.
Posto che la lingua italiana non dispone di un genere neutro e che quindi inevitabilmente al maschile riconosciuta una valenza generica, innegabile che speciali accorgimenti e determinate tecniche redazionali possono contribuire alla redazione e alla traduzione dei testi in italiano del Parlamento europeo, che rispettino per quanto possibile la neutralit di genere.

101

102

103

PROTOCOLLO DINTESA SULLA PARIT E NON DISCRIMINAZIONE


TRA I GENERI NELLAMBITO DELLA PUBBLICIT
26.01.2011
MINISTRO PER LE PARI OPPORTUNIT E IAP

Con il presente Protocollo, le parti si impegnano a:


a) collaborare per fare in modo che gli operatori di pubblicit ed i loro utenti adottino modelli di comunicazione commerciale che:
-non contengano immagini o rappresentazioni di violenza contro le donne
o che incitino ad atti di violenza sulle donne;
-tutelino la dignit della donna, rispettino il principio di pari opportunit e
diffondano valori positivi sulla figura femminile;
-siano attenti alla rappresentazione dei generi, rispettosi delle identit di
donne e uomini, coerenti con levoluzione dei ruoli nella societ;
-evitino il ricorso a stereotipi di genere;
b) favorire e rafforzare ulteriormente lapplicazione del divieto di utilizzare
limmagine della donna in modo offensivo o discriminatorio o tale da incitare la violenza sulle donne;
3. Il Dipartimento per le Pari Opportunit si impegna a denunciare, anche
su segnalazione dei cittadini, le comunicazioni commerciali che ritenga lesive della dignit della donna o che contengano immagini o rappresentazioni di violenza contro le donne o che incitino ad atti di violenza sulle donne.

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108

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PROTOCOLLO DINTESA PER LATTIVIT DI SENSIBILIZZAZIONE SULLA


PARIT E NON DISCRIMINAZIONE TRA I GENERI NELLAMBITO DELLA
PUBBLICIT
17.07.2012
COMUNE DI RIMINI

Con il presente protocollo le parti si impegnano a collaborare per fare in


modo che gli operatori di pubblicit ed i loro utenti adottino modelli di comunicazione che:

non contengano immagini o rappresentazioni di violenza contro le donne o che incitino ad atti di violenza sulle donne;

non utilizzino il corpo delle donne e degli altri generi, in modo offensivo della dignit della persona, che non assimilino limmagine o parti del
corpo, ad oggetti o ai prodotto pubblicizzati o che, infine, non accompagnino limmagine delle donne e dei generi tutti ad altra immagine che
richiami o evochi atti o attributi sessuali;

non trasmettano messaggi pubblicitari discriminatori e/o degradanti


basati sul genere e gli stereotipi di genere sotto qualunque forma;

siano attenti alla rappresentazione dei generi, rispettosi della identit di


donne e uomini, coerenti con levoluzione dei ruoli nella societ.

Le parti si impegnano a svolgere unattivit di sensibilizzazione e monitoraggio delle pubblicit e delle immagini commerciali a tutela della dignit
femminile e di genere.

110

111

PROTOCOLLO DINTESA PER LATTIVIT DI SENSIBILIZZAZIONE SULLA PARIT E NON DISCRIMINAZIONE TRA I GENERI NELLAMBITO DELLA PUBBLICIT tra:
COMUNE DI RIMINI, c.f. 00304260409, con sede legale a Rimini, Piazza Cavour n. 27, rappresentato nel presente atto dallAssessore Nadia Rossi, nata a
Rimini il 6 febbraio 1974, giusta deliberazione della Giunta Comunale n. 202
del 17 luglio 2012, immediamente esecutiva;
e
1) COLPO DOCCHIO DI GRASSI ENZO,impresa individuale con sede legale in Rimini, Via Pomposa 25, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale e numero discrizione GRSNZE52B12H294F, rappresentata dal titolare firmatario Sig. ENZO GRASSI, nato
a Rimini il 12.02.1952;

7) CO.AP. COMUNIT APERTA SOCIET COOPERATIVA s.c.a.r.l., proprietaria


delle testate RADIO ICAROe NEWSRIMINI.IT, con sede legale in Rimini, Via Cairoli n. 69, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale e numero discrizione 01310450406, rappresentata
dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante Sig.
MAURIZIO CASADEI nato a Rimini il 31 maggio 1961;

2) EDITA S.R.L. con sede legale in Rimini, Via Acquario n. 112, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale
e numero discrizione 02195340407, rappresentata dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante della Societ Sig. ALDO SAPORETTI, nato a Rimini il 22 agosto 1961;

9) MULTIMEDIA EDITORIALE s.r.l., editrice del NUOVO QUOTIDIANO DI


RIMINI,con sede legale in Rimini, Viale Valturio n. 18, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale e numero discrizione 03929680407, rappresentata dal Sig. LUIGI PIETRO SERGI, nato a Como il 26 settembre 1982, giusto atto di delega rilasciato in data 18 luglio
2012 dal legale rappresentante della Societ Sig. CASALI CLAUDIO;

3) EXPANSION S.P.A., con sede legale nella Repubblica di San Marino, Via Moretti n. 23, frazione Serravalle, iscritta allUfficio Industria - Artigianato e Commercio al n. 102 con c.o.e. sm 04157, rappresentata dal Presidente ed Amministatore Delegato Sig.ra NADIA SAPONI, nata a Rimini il 14 aprile 1958;
4) NEWDADA COMUNICAZIONE DI RAFFAELLA CAMPI E NICOLA GAMBETTI
S.N.C., con sede legale in Rimini, Via delle Officine n. 8, iscritta al registro delle imprese della Camera di commercio di Rimini con codice fiscale e numero
discrizione 02548950407, rappresentata dai soci amministratori e legali rappresentanti Sig. NICOLA GAMBETTI nato a Rimini il 12 febbraio 1971 e Sig.ra
RAFFAELLA CAMPI nata a Rimini il 21 febbraio 1968;
5) REL S.R.L., con sede legale in Rimini Piazza Tre Martiri n. 10, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale e
numero discrizione 01867310409, rappresentata dal Presidente del Consiglio
di Amministrazione e legale rappresentante Sig.ra MICHELA FABBRI, nata a
Rimini il 7 gennaio 1964;
6) CONFRATERNITA MARIA S.S. AUSILIATRICE in Santa Croce di Rimini, editrice del Settimanale IL PONTE, con sede legale in Rimini, Via IV Novembre n.
35, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con
codice fiscale e numero discrizione 91000640408, rappresentata - giusto atto
di delega in data 14 luglio 2012 del Presidente Sig. Luigi Ricci - dal Sig. PAOLO
TORRI, nato a Rimini il 23 dicembre 1971;
112

8) INIZIATIVE EDITORIALI s.r.l., proprietaria delle testate ICAROTV, ICAROSPORTe NEWSRIMINI.TV, con sede legale in Rimini, Via Cairoli n. 69, iscritta al
registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale e numero discrizione 01283400396, rappresentata dal Vice Presidente del
Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante Sig. MAURIZIO CASADEI nato a Rimini il 31 maggio 1961;

10) ONDALIBERA S.R.L. , proprietaria del periodico CHIAMAMI CITT, con


sede legale in Rimini, Via Bonsi n. 45, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale e numero discrizione
02410730408, rappresentata dal procuratore speciale Sig. IVANO PANIGALLI,
nato a Rimini il 16 luglio 2012;
11) COOPERATIVA EDITORIALE GIORNALI ASSOCIATI - COOPERATIVA S.P.A.,
proprietaria della testata CORRIERE ROMAGNA, con sede legale in Forl, Via P.
Maroncelli n. 3, iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di
Forl-Cesena con codice fiscale e numero discrizione 00357860402, rappresentata dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante Sig. EDO OTTAVIANI, nato a Rimini il 18 febbraio 1958;
12) GAMBARINI E MUTI S.R.L., con sede legale in Rimini, Via Rosaspina n. 10,
iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio di Rimini con codice fiscale e numero discrizione 03176240400, rappresentata dal Presidente
del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante Sig. LUIGI GAMBARINI, nato a Torino il 18 dicembre 1938;
PREMESSO:
- che con la risoluzione in data 3.9.2008 sullimpatto del marketing e della pubblicit sulla parit tra donne e uomini, il Parlamento Europeo ha chiesto agli
Stati Membri di intensificare gli sforzi affinch la pubblicit sia tesa alla valo113

rizzazione delle figura femminile e del ruolo delle donne nella societ e li ha
invitati a provvedere con idonei mezzi affinch il marketing e la pubblicit garantiscano il rispetto della dignit umana e dellintegrit della persona, non
diano luogo a discriminazioni dirette o indirette e non contengano elementi che, valutati nel loro contesto, approvino, esaltino o inducano alla violenza
contro le donne;

reotipata e rispettosa della dignit umana.

- che fra i presupposti della risoluzione vi sono le seguenti considerazioni:


*la pubblicit che presenta messaggi pubblicitari discriminatori e/o degradanti basati sul genere e gli stereotipi di genere sotto qualunque forma, rappresenta un ostacolo per una societ moderna e paritaria;
*la pubblicit e il marketing riflettono la cultura e contribuiscono altres a crearla;
*per evitare di perpetuare stereotipi di genere occorre la partecipazione
dellintera societ, in quanto si tratta di una responsabilit che dovrebbe essere condivisa tra tutti i soggetti della societ;
*occorre eliminare gli ostacoli che si frappongono alla trasmissione di unimmagine positiva delluomo e della donna nelle diverse situazioni sociali;
*una pubblicit responsabile pu influire positivamente sulle percezioni della
societ relativamente a nozioni come immagine del corpo, ruoli di genere
e normalit e che la pubblicit pu essere uno strumento efficace per opporsi e combattere gli stereotipi;

Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente Protocollo.

- che il Consiglio Comunale di Rimini con ordine del giorno approvato in data
23.09.2010 ha impegnato il Sindaco e la Giunta:
*a svolgere azione di sensibilizzazione nellattuazione della risoluzione comunitaria 2038 del 3 settembre 2008 del Parlamento Europeo;
*a garantire il rispetto della dignit umana e dellintegrit della persona, affinch il marketing e la pubblicit che comportano discriminazioni dirette o indirette, che contengono incitamento allodio basato su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilit, et o orientamento sessuale e che contengono elementi di approvazionie, esaltazione o incitamento alla
violenza contro le donne non trovino accoglienza nei mezzi di comunicazione del Comune di Rimini e nelle attivit da esso patrocinate o ad esso collegate;
- che in data 26.01.2011 stato sottoscritto, fra il Ministero per le Pari Opportunit e lIstituto dellAutodisciplina Pubblicitaria (IAP) un Protocollo dIntesa
che impegna le parti a collaborare per fare in modo che gli operatori di pubblicit ed i loro utenti adottino modelli di comunicazione commerciale che non siano lesivi per le donne, ma rispettosi e attenti alla rappresentazione dei generi;
TENUTO CONTO che, nel corso di incontri con gli operatori della comunicazione, emersa la volont di sottoscrivere un protocollo dintesa per impegnare le
parti a collaborare affinch la pubblicit commerciale contribuisca alla costruzione di un senso comune che valorizzi le differenze di genere, tuteli limmagine della donna, delluomo e degli altri generi, promuova unimmagine non ste114

TUTTO CIO PREMESSO


convengono quanto segue
Articolo 1

Con il presente protocollo le parti si impegnano a collaborare per fare in modo che gli operatori di pubblicit ed i loro utenti adottino modelli di comunicazione che:
non contengano immagini o rappresentazioni di violenza contro le donne o
che incitino ad atti di violenza sulle donne;
non utilizzino il corpo delle donne e degli altri generi, in modo offensivo della
dignit della persona, che non assimilino limmagine o parti del corpo, ad oggetti o ai prodotto pubblicizzati o che, infine, non accompagnino limmagine
delle donne e dei generi tutti ad altra immagine che richiami o evochi atti o attributi sessuali;
non trasmettano messaggi pubblicitari discriminatori e/o degradanti basati
sul genere e gli stereotipi di genere sotto qualunque forma;
siano attenti alla rappresentazione dei generi, rispettosi della identit di donne e uomini, coerenti con levoluzione dei ruoli nella societ.
Le parti si impegnano a svolgere unattivit di sensibilizzazione e monitoraggio delle pubblicit e delle immagini commerciali a tutela della dignit femminile e di genere.
Il Comune di Rimini si impegna a denunciare allIstituto di Autodisciplina Pubblicitaria, anche su segnalazione dei cittadini, le comunicazioni commerciali che ritenga lesive della dignit dei generi o che contengano immagini o rappresentazioni di violenza e che incitino ad atti di violenza sulle donne.
Articolo 2
Per valorizzare i prodotti progettati e creati nel rispetto delle indicazioni di cui
allart. 1 e per renderli immediatamente riconoscibili, i sottoscrittori del presente protocollo simpegnano a ideare un simbolo per contraddistinguere visivamente i prodotti pubblicitari e le campagne di comunicazione che rispettano
i criteri della comunicazione di genere.
Luso del predetto simbolo verr autorizzato dal Comune di Rimini ai sottoscrittori del presente protocollo.
115

ELEMENTI RICORRENTI NELLE LINEE GUIDA PER UNA COMUNICAZIONE ATTENTA AL GENERE DELLE ISTITUZIONI ITALIANE
Articolo 3
Per lattuazione del presente Protocollo, nonch per il monitoraggio,
il sostegno e la promozione delle attivit in esso previste, le parti concordano che verranno convocate delle riunioni periodiche presiedute dallAssessore alle Politiche di Genere ed aperte alla partecipazione
dei responsabili dei servizi dellEnte interessati.
Articolo 4
Qualsiasi Ente, Istituzione, Associazione, Societ o singolo professionista che intenda rispettare le indicazioni di cui allarticolo 1 nella attivit di comunicazione commerciale, pu chiedere di aderire al presente Protocollo mediante domanda indirizzata allAssessorato alle
Politiche di Genere del Comune di Rimini.
Ogni partecipante ha la facolt di recedere dal presente Protocollo,
in qualsiasi momento, con comunicazione scritta allAssessorato alle
Politiche di Genere del Comune di Rimini.
facolt dellAssessorato alle Politiche di Genere del Comune di Rimini, sentiti gli altri sottoscrittori del Protocollo, escludere un partecipante, qualora vengano meno i presupposti per la partecipazione al
presente Protocollo.
Articolo 5
Il presente Protocollo avr la durata di 3 (tre) anni a partire dalla data
della sua sottoscrizione e potr essere prorogato su intesa delle parti.
Il presente Protocollo potr essere, su comune volont delle parti, modificato in ogni momento.

116

Integrare lattenzione alle problematiche di genere nella missione dellente,


in modo che le campagne di comunicazione non abbiano effetti discriminatori per uno dei due sessi.
Superare luso strumentale, offensivo e oltraggioso dellimmagine femminile, intesa come richiamo sessuale, passivo oggetto di desiderio o complemento di lusso e gli stereotipi sessuali che male interpretano e/o banalizzano lidentit di donne e uomini.
Rappresentare e dare visibilit a entrambi i sessi, compatibilmente con loggetto e le finalit della campagna, al fine di esplicitare il contributo di donne
e uomini al corpo sociale. Lattenzione non dovr essere solo di natura quantitativa [], ma qualitativa. In questo caso, improprio confinare i soggetti
sessuati in ambiti segreganti o tradizionalmente specializzati
Utilizzare, nellelaborazione dei testi, un linguaggio inclusivo dei
due generi, pur nel rispetto della funzionalit del messaggio; evitare
termini ed espressioni che possano rivelarsi, direttamente o indirettamente,
offensivi dellidentit di genere.
Introdurre nei progetti di comunicazione elementi che diano visibilit ai
flussi migratori in corso e allinserimento di donne di provenienza e cultura
non italiane nel tessuto sociale locale, ponendo laccento sulla dimensione
della multietnicit e alimentando il senso di
appartenenza delle nuove arrivate.
Stimolare il contributo e la partecipazione di donne professioniste al progetto dicomunicazione, valorizzandone il loro apporto.

117

LINEE-GUIDA PER LA VALORIZZAZIONE DELLIMMAGINE E


DELLIDENTIT DI GENERE NELLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
DICEMBRE 2006
UFFICIO DELLA CONSIGLIERA NAZIONALE DI PARIT

118

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LINEE-GUIDA PER LA VALORIZZAZIONE DELLIMMAGINE E


DELLIDENTIT DI GENERE NELLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
MARZO 2010
REGIONE PIEMONTE

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125

RACCOMANDAZIONI PER LO SVILUPPO DI UNA COMUNICAZIONE


ISTITUZIONALE ATTENTA AL GENERE
GIUGNO 2008
RETE ELETTE PUGLIESI [REGIONE PUGLIA]

126

127

COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E PARI OPPORTUNIT:


LINEE GUIDA PER ORIENTARSI
SETTEMBRE 2004
REGIONE LOMBARDIA

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COMUNICAZIONE DI GENERE. LINEE GUIDA


GIUGNO 2008
PROVINCIA DI MILANO

140

141

LINEE GUIDA SULLA COMUNICAZIONE ORIENTATA AL GENERE


PROVINCIA DI LODI

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143

LINEE-GUIDA PER LA VALORIZZAZIONE DELLIDENTIT DI


GENEREE DELLIMMAGINE FEMMINILE NELLA COMUNICAZIONE
ISTITUZIONALE
COMUNE DI MACERATA

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145

146

147

LINEE-GUIDA PER LA VALORIZZAZIONE DELLIDENTIT DI GENERE


E DELLIMMAGINE FEMMINILE NELLA COMUNICAZIONE
ISTITUZIONALE
GIUGNO 2008
EIKON POLIEDRA

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153

04
TUTELA DEI MINORI
Documenti riguardanti la tutela dei soggetti minorenni in comunicazione

154

Raccomandazione relativa alla protezione dei minori e della


dignit umana; 30.04.2004; Unione Europea

371

Libro verde sulla tutela dei minori e della dignit umana nei
servizi audiovisivi e di informazione; 16.01.1996;
Unione Europea

380

Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori; 29.11.2002;


Ministero delle Telecomunicazioni

410

Carta di Treviso, per una cultura dellinfanzia; Aggiornamento


del 30.03.2006; Ordine dei Giornalisti, FNSI

420

Carta di Milano, per il rispetto delle bambine e dei bambini


nella comunicazione; 07.11.2012; Terre des Hommes

426

155

RACCOMANDAZIONE RELATIVA ALLA PROTEZIONE DEI MINORI E


DELLA DIGNIT UMANA
30.04.2004
UNIONE EUROPEA

I. RACCOMANDANO agli Stati membri di favorire linstaurarsi di un clima di


fiducia che avvantaggi lo sviluppo dellindustria dei servizi audiovisivi e dinformazione:
[] promuovendo []
misure di incentivo ai minori per un utilizzo responsabile dei nuovi servizi audiovisivi e dinformazione in linea, segnatamente tramite una maggiore sensibilizzazione dei genitori, degli educatori e degli insegnanti riguardo
al potenziale dei nuovi servizi e alla possibilit di renderli sicuri per i minori, in particolare attraverso lalfabetizzazione mediatica o programmi educativi sui mezzi;
misure intese a facilitare, laddove appropriato e necessario, lidentificazione di contenuti e servizi di qualit destinati ai minori, nonch laccesso agli
stessi, segnatamente tramite la messa a disposizione di strumenti di accesso in istituti dinsegnamento e luoghi pubblici;
II. RACCOMANDANO alle industrie e alle parti interessate:
(1) di mettere a punto misure positive a favore dei minori, comprese iniziative volte a facilitare un pi accesso dei minori ai servizi audiovisivi e dinformazione, evitando al contempo contenuti potenzialmente nocivi

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LIBRO VERDE SULLA TUTELA DEI MINORI E DELLA DIGNIT UMANA


NEI SERVIZI AUDIOVISIVI E DI INFORMAZIONE
16.01.1996
UNIONE EUROPEA

La libert di espressione pu essere limitata dallo Stato ma tali restrizioni rientrano in un ambito ben preciso: perch una misura restrittiva
sia considerata necessaria in una societ democratica essa deve corrispondere ad unimperativa esigenza sociale nel rispetto dei valori propri
alle societ democratiche.
[] nei servizi decentrati, diventa difficile determinare le rispettive responsabilit dei diversi partecipanti alla catena delle comunicazioni, dallinserimento di un contenuto al suo accesso da parte dellutente finale (si veda la
Comunicazione Contenuto illecito e nocivo su Internet). La responsabilit degli utenti che inseriscono contenuti illeciti in rete e lesonero di responsabilit per gli operatori che assicurano il puro trasporto sembrano stabilite. Tuttavia, il problema della responsabilit degli intermediari (segnatamente le funzioni che
comportano lospitalit - anche temporanea - dei contenuti in un formato leggibile) resta aperto. Si tratta di determinare che cosa tecnicamente
possibile e economicamente ragionevole e di rispettare un equilibrio tra la
tutela della libert di espressione e della
vita privata, da una parte, e, dallaltra, la tutela della dignit umana e dei minori.
Comunque, perch si possa dare attuazione ad un regime di tutela dei minori, occorre individuare i mezzi che consentono di assicurarsi che, normalmente, dei minori non avranno accesso a contenuti suscettibili di nuocere al
loro sviluppo fisico o mentale, consentendo al tempo stesso laccesso agli
stessi contenuti da parte di adulti che lo
desiderino.

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168

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CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE TV E MINORI


29.11.2002
MINISTERO DELLE TELECOMUNICAZIONI

Le Imprese televisive si impegnano a controllare i contenuti della pubblicit, dei trailer e dei promo dei programmi, e a non trasmettere pubblicit
e autopromozioni che possano ledere larmonico sviluppo della personalit
dei minori o che possano costituire fonte di pericolo fisico o morale per i minori stessi dedicando particolare attenzione alla fascia protetta.
I messaggi pubblicitari:
a) non debbono presentare minori come protagonisti impegnati in atteggiamenti pericolosi (situazioni di violenza, aggressivit, autoaggressivit,
ecc.);
b) non debbono rappresentare i minori intenti al consumo di alcol, di tabacco o di sostanze stupefacenti, n presentare in modo negativo lastinenza o la sobriet dallalcol, dal tabacco o da sostanze stupefacenti o, al contrario, in modo positivo lassunzione di alcolici o superalcolici, tabacco o sostanze stupefacenti;
c) non debbono esortare i minori direttamente o tramite altre persone ad
effettuare lacquisto, abusando della loro naturale credulit ed inesperienza;
d) non debbono indurre in errore, in particolare, i minori
I messaggi pubblicitari, le promozioni e ogni altra forma di comunicazione
commerciale pubblicitaria rivolta ai minori dovranno essere preceduti, seguiti e caratterizzati da elementi di discontinuit ben riconoscibili e distinguibili dalla trasmissione, anche dai bambini che non sanno ancora leggere
e da minori disabili.

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CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE TV E MINORI


Decreto Ministero Comunicazioni del 29 novembre 2002
PREMESSA
Le Imprese televisive pubbliche e private e le emittenti televisive aderenti alle associazioni firmatarie (dora in poi indicate come imprese televisive) considerano:
a) che lutenza televisiva costituita specie in alcune fasce orarie anche da
minori;
b) che il bisogno del minore a uno sviluppo regolare e compiuto un diritto riconosciuto dallordinamento giuridico nazionale e internazionale: basta ricordare larticolo della Costituzione che impegna la comunit nazionale, in tutte
le sue articolazioni, a proteggere linfanzia e la giovent (art.31) o la Convenzione dellONU del 1989 divenuta legge dello Stato nel 1991, che impone a tutti di collaborare per predisporre le condizioni perch i minori possano vivere
una vita autonoma nella societ, nello spirito di pace, dignit, tolleranza, libert, eguaglianza, solidariet e che fa divieto di sottoporlo a interferenze arbitrarie o illegali nella sua privacy e comunque a forme di violenza, danno, abuso
mentale, sfruttamento;
c) che la funzione educativa, che compete innanzitutto alla famiglia, deve essere agevolata dalla televisione al fine di aiutare i minori a conoscere progressivamente la vita e ad affrontarne i problemi;
d) che il minore un cittadino soggetto di diritti; egli ha perci diritto a essere
tutelato da trasmissioni televisive che possano nuocere alla sua integrit psichica e morale, anche se la sua famiglia carente sul piano educativo;
e) che, riconosciuti i diritti di ogni cittadino utente e quelli di libert di informazione e di impresa, quando questi siano contrapposti a quelli del bambino, si applica il principio di cui allart.3 della Convenzione ONU secondo cui i
maggiori interessi del bambino/a devono costituire oggetto di primaria considerazione.
Tutto ci premesso, le Imprese televisive ritengono opportuno non solo impegnarsi a uno scrupoloso rispetto della normativa vigente a tutela dei minori,
ma anche a dar vita a un codice di autoregolamentazione che possa assicurare contributi positivi allo sviluppo della loro personalit e comunque che eviti messaggi che possano danneggiarla nel rispetto della Convenzione ONU che
impegna ad adottare appropriati codici di condotta affinch il bambino/a sia
protetto da informazioni e materiali dannosi al suo benessere (art.17).
Il presente Codice rivolto a tutelare i diritti e lintegrit psichica e morale dei
minori, con particolare attenzione e riferimento alla fascia di et pi debole (0
14 anni).
I firmatari si impegnano a rendere il presente Codice quale testo di riferimento unico in materia di autoregolamentazione Tv e minori fatte salve le ulteriori disposizioni contenute in altri testi, anche adottando specifiche iniziative per rendere omogenei ed uniformare tutti i precedenti Codici nella medesima materia.
171


PRINCIPI GENERALI
Le Imprese televisive, fermo restando il rispetto delle norme vigenti a tutela dei
minori e in particolare delle disposizioni contenute nellart.8, c.1, e nellart.15,
comma 10, della legge n. 223/90, si impegnano a:
a) migliorare ed elevare la qualit delle trasmissioni televisive destinate ai minori;
b) aiutare gli adulti, le famiglie e i minori a un uso corretto ed appropriato delle
trasmissioni televisive, tenendo conto delle esigenze del bambino, sia rispetto
alla qualit che alla quantit; ci per evitare il pericolo di una dipendenza dalla
televisione e di imitazione dei modelli televisivi, per consentire una scelta critica dei programmi;
c) collaborare col sistema scolastico per educare i minori a una corretta ed
adeguata alfabetizzazione televisiva, anche con il supporto di esperti di settore;
d) assegnare alle trasmissioni per minori personale appositamente preparato e di alta qualit;
e) sensibilizzare in maniera specifica il pubblico ai problemi della disabilit,
del disadattamento sociale, del disagio psichico in et evolutiva, in maniera di
aiutare e non ferire le esigenze dei minori in queste condizioni;
f) sensibilizzare ai problemi dellinfanzia, tutte le figure professionali coinvolte
nella preparazione dei palinsesti o delle trasmissioni, nelle forme ritenute opportune da ciascuna Impresa televisiva;
g) diffondere presso tutti i propri operatori il contenuto del presente Codice di
autoregolamentazione.

PARTE PRIMA: LE NORME DI COMPORTAMENTO


1. LA PARTECIPAZIONE DEI MINORI ALLE TRASMISSIONI TELEVISIVE
1.1. Le Imprese televisive si impegnano ad assicurare che la partecipazione
dei minori alle trasmissioni televisive avvenga sempre con il massimo rispetto
della loro persona, senza strumentalizzare la loro et e la loro ingenuit, senza
affrontare con loro argomenti scabrosi e senza rivolgere domande allusive alla loro intimit e a quella dei loro familiari.
1.2. In particolare, le Imprese televisive si impegnano, sia nelle trasmissioni di
intrattenimento che di informazione, a:
a) non trasmettere immagini di minori autori, testimoni o vittime di reati e in
ogni caso a garantirne lassoluto anonimato, anche secondo quanto previsto
dallart. 25 della legge n. 675/96 nonch dal Codice di deontologia relativo al
trattamento dei dati personali nellesercizio dellattivit giornalistica;
b) non utilizzare minori con gravi patologie o disabili per scopi propagandistici o per qualsiasi altra ragione che sia in contrasto con i loro diritti e che non
tenga conto della loro dignit;
c) non intervistare minori in situazioni di grave crisi (per esempio, che siano
fuggiti da casa, che abbiano tentato il suicidio, che siano strumentalizzati dalla criminalit adulta, che siano inseriti in un giro di prostituzione, che abbiano i genitori in carcere o genitori pentiti) e in ogni caso a garantirne lassolu172

to anonimato;
d) non far partecipare minori a trasmissioni in cui si dibatte se sia opportuno
il loro affidamento ad un genitore o a un altro, se sia giustificato un loro allontanamento da casa o unadozione, se la condotta di un genitore sia stata pi o
meno dannosa;
e) non utilizzare i minori in grottesche imitazioni degli adulti.

2. LA TELEVISIONE PER TUTTI (7.00 - 22.30)


2.1. La programmazione dalle 7.00 alle 22.30 pur nella primaria considerazione degli interessi del minore - deve tener conto delle esigenze dei telespettatori di tutte le fasce di et, nel rispetto dei diritti dellutente adulto, della libert di informazione e di impresa, nonch del fondamentale ruolo educativo della famiglia nei confronti del minore.
2.2. Tuttavia, nella consapevolezza della particolare attenzione da riservare al
pubblico dei minori durante tutta la programmazione giornaliera e tenendo
conto che in particolare nella fascia oraria dalle ore 19.00 alle ore 22.30 il pubblico dei minori allascolto, pur numeroso, presumibile sia comunque supportato dalla presenza di un adulto, le Imprese televisive si impegnano a:
a) dare esauriente e preventiva informazione nellattivit di informazione
sulla propria programmazione effettuata, oltre che sulle proprie reti, ad esempio a mezzo stampa, televideo, Internet relativamente ai programmi dedicati
ai minori e sullintera programmazione, segnalando in particolare i programmi adatti ad una fruizione familiare congiunta e quelli invece adatti ad una visione per un pubblico pi adulto, nonch a rispettare in modo pi rigoroso possibile gli orari della programmazione;
b) adottare sistemi di segnalazione dei programmi di chiara evidenza visiva in
relazione alla maggiore o minore adeguatezza della visione degli stessi da parte del pubblico dei minori allinizio di ciascun blocco di trasmissione, con particolare riferimento ai programmi trasmessi in prima serata;
c) nel caso di Imprese televisive nazionali che gestiscono pi di una rete con
programmazione a carattere generalista e non con caratteristiche tematiche
specifiche (quali, ad esempio, sportive o musicali), garantire ogni giorno, in prima serata, la trasmissione di programmi adatti ad una fruizione familiare congiunta almeno su una rete e a darne adeguata informazione.
Fermo restando quanto sopra, in una prospettiva di particolare tutela del minore, le Imprese televisive si impegnano a conformarsi alle seguenti specifiche limitazioni.
2.3. Programmi di informazione
Le Imprese televisive si impegnano a far s che nei programmi di informazione si eviti la trasmissione di immagini di violenza o di sesso che non siano effettivamente necessarie alla comprensione delle notizie.
Le Imprese televisive si impegnano a non diffondere nelle trasmissioni di informazione in onda dalle ore 7.00 alle ore 22.30:
a) sequenze particolarmente crude o brutali o scene che, comunque, possano
creare turbamento o forme imitative nello spettatore minore;
173

b) notizie che possano nuocere alla integrit psichica o morale dei minori.
Qualora, per casi di straordinario valore sociale o informativo, la trasmissione
di notizie, immagini e parole particolarmente forti e impressionanti si renda
effettivamente necessaria, il giornalista televisivo avviser gli spettatori che le
notizie, le immagini e le parole che verranno trasmesse non sono adatte ai minori.
Nel caso in cui linformazione giornalistica riguardi episodi in cui sono coinvolti i minori, le Imprese televisive si impegnano al pieno rispetto e allattuazione delle norme indicate in questo Codice e nella Carta dei doveri del giornalista per la parte relativa ai Minori e soggetti deboli.
Le Imprese televisive, con particolare riferimento ai programmi di informazione in diretta, si impegnano ad attivare specifici e qualificati corsi di formazione per sensibilizzare non solo i giornalisti, ma anche i tecnici dellinformazione televisiva (fotografi, montatori, etc.) alla problematica tv e minori. Le Imprese televisive si impegnano ad ispirare la propria linea editoriale, per i programmi di informazione, a quanto sopra indicato.
2.4. Film, fiction e spettacoli vari
Le Imprese televisive, oltre al pieno rispetto delle leggi vigenti, si impegnano
a darsi strumenti propri di valutazione circa lammissibilit in televisione dei
film, telefilm, tv movie, fiction e spettacoli di intrattenimento vario, a tutela del
benessere morale, fisico e psichico dei minori.
Qualora si consideri che alcuni di tali programmi, la cui trasmissione avvenga
prima delle ore 22,30, siano prevalentemente destinati ad un pubblico adulto,
le Imprese televisive si impegnano ad annunciare, con congruo anticipo, che
la trasmissione non adatta agli spettatori pi piccoli. Se la trasmissione avr
delle interruzioni, lavvertimento verr ripetuto dopo ogni interruzione. In tale specifica occasione andranno quindi divulgate con particolare attenzione le
informazioni di avvertimento sulla natura della trasmissione nonch utilizzati con grande e ripetuto rilievo i sistemi di segnalazione iconografica che le imprese televisive si impegnano ad adottare.
2.5. Trasmissioni di intrattenimento
Le Imprese televisive si impegnano a non trasmettere quegli spettacoli che per
impostazione o per modelli proposti possano nuocere allo sviluppo dei minori,
e in particolare ad evitare quelle trasmissioni:
a) che usino in modo strumentale i conflitti familiari come spettacolo creando turbamento nei minori, preoccupati per la stabilit affettiva delle relazioni
con i loro genitori;
b) nelle quali si faccia ricorso gratuito al turpiloquio e alla scurrilit nonch si
offendano le confessioni e i sentimenti religiosi.

3. LA TELEVISIONE PER I MINORI (16.00 19.00)


3.1. Le Imprese televisive si impegnano a dedicare nei propri palinsesti una fascia protetta di programmazione, tra le ore 16.00 e le ore 19.00, idonea ai minori con un controllo particolare sia sulla programmazione sia sui promo, i
trailer e la pubblicit trasmessi.
174

3.2. In particolare, le Imprese televisive nazionali che gestiscono pi di una rete con programmazione a carattere generalista e non con caratteristiche tematiche specifiche (quali, ad esempio, sportive o musicali), si impegnano a ricercare le soluzioni affinch, nella predetta fascia oraria, su almeno una delle
reti da essi gestite si diffonda una programmazione specificatamente destinata ai minori che tenga conto delle indicazioni del presente Codice in materia di
programmazione per minori.
3.3. Produzione di programmi
Le Imprese televisive che realizzano programmi per minori si impegnano a
produrre trasmissioni:
a) che siano di buona qualit e di piacevole intrattenimento;
b) che soddisfino le principali necessit dei minori come la capacit di realizzare esperienze reali e proprie o di aumentare la propria autonomia, nonch a
proporre valori positivi umani e civili ed il rispetto della dignit della persona;
c) che accrescano le capacit critiche dei minori in modo che sappiano fare
migliore uso del mezzo televisivo, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, anche tenendo conto degli attuali e futuri sviluppi in chiave di interattivit;
d) che favoriscano la partecipazione dei minori con i loro problemi, con i loro
punti di vista, dando spazio a quello che si sta facendo con loro e per loro nelle citt.
Le Imprese televisive si impegnano a curare la qualit della traduzione e del
doppiaggio degli spettacoli, tenendo presenti le esigenze di una corretta educazione linguistica dei minori.
3.4. Programmi di informazione destinati ai minori
Le Imprese televisive nazionali che gestiscono di pi di una rete con programmazione a carattere generalista e non con caratteristiche tematiche specifiche
(quali, ad esempio, sportive o musicali) si impegnano a ricercare le soluzioni
per favorire la produzione di programmi di informazione destinati ai minori,
possibilmente curati dalle testate giornalistiche in collaborazione con esperti
di tematiche infantili e con gli stessi minori. Le Imprese televisive si impegnano altres a comunicare abitualmente alla stampa quotidiana, periodica e anche specializzata, nonch alle pubblicazioni specificamente dedicate ai minori,
la trasmissione di tali programmi e a rispettarne gli orari, fatte salve esigenze
eccezionali del palinsesto.

4. LA PUBBLICIT
4.1. Le Imprese televisive si impegnano a controllare i contenuti della pubblicit, dei trailer e dei promo dei programmi, e a non trasmettere pubblicit e autopromozioni che possano ledere larmonico sviluppo della personalit dei minori o che possano costituire fonte di pericolo fisico o morale per i minori stessi dedicando particolare attenzione alla fascia protetta. Volendo garantire una
particolare tutela di questa parte del pubblico che ha minore capacit di giudizio e di discernimento nei confronti dei messaggi pubblicitari e nel riconoscere la particolare validit delle norme a tutela dei minori come esplicitate nel
175

Codice di autodisciplina pubblicitaria, promosso dallIstituto di Autodisciplina


Pubblicitaria, le Imprese televisive si impegnano ad accogliere ove dia garanzie di maggiore tutela - e a rispettare tale disciplina, da considerarsi parte integrante del presente Codice.
In particolare, le Imprese televisive firmatarie si impegnano a rispettare le seguenti indicazioni.
4.2. I livello : protezione generale
La protezione generale si applica in tutte le fasce orarie di programmazione. I
messaggi pubblicitari:
a) non debbono presentare minori come protagonisti impegnati in atteggiamenti pericolosi (situazioni di violenza, aggressivit, autoaggressivit, ecc.);
b) non debbono rappresentare i minori intenti al consumo di alcol, di tabacco
o di sostanze stupefacenti, n presentare in modo negativo lastinenza o la sobriet dallalcol, dal tabacco o da sostanze stupefacenti o, al contrario, in modo
positivo lassunzione di alcolici o superalcolici, tabacco o sostanze stupefacenti;
c) non debbono esortare i minori direttamente o tramite altre persone ad effettuare lacquisto, abusando della loro naturale credulit ed inesperienza;
d) non debbono indurre in errore, in particolare, i minori:
- sulla natura, sulle prestazioni e sulle dimensioni del giocattolo;
- sul grado di conoscenza e di abilit necessario per utilizzare il giocattolo;
- sulla descrizione degli accessori inclusi o non inclusi nella confezione;
- sul prezzo del giocattolo, in particolare modo quando il suo funzionamento
comporti lacquisto di prodotti complementari.

4.3. II livello : protezione rafforzata


La protezione rafforzata si applica nelle fasce di programmazione in cui si presume che il pubblico di minori allascolto sia numeroso ma supportato dalla
presenza di un adulto (fasce orarie dalle 7.00 alle ore 16.00 e dalle 19.00 alle
ore 22.30).
Durante la fascia di protezione rafforzata non saranno trasmesse pubblicit
direttamente rivolte ai minori, che contengano situazioni che possano costituire pregiudizio per lequilibrio psichico e morale dei minori (ad es. situazioni
che inducano a ritenere che il mancato possesso del prodotto pubblicizzato significhi inferiorit oppure mancato assolvimento dei loro compiti da parte dei
genitori; situazioni che violino norme di comportamento socialmente accettate o che screditino lautorit, la responsabilit e i giudizi di genitori, insegnanti e di altre persone autorevoli; situazioni che sfruttino la fiducia che i minori ripongono nei genitori e negli insegnanti; situazioni di ambiguit tra il bene e il male che disorientino circa i punti di riferimento ed i modelli a cui tendere; situazioni che possano creare dipendenza affettiva dagli oggetti; situazioni di trasgressione; situazioni che ripropongano discriminazioni di sesso e di
razza, ecc.).
4.4. III livello : protezione specifica
La protezione specifica si applica nelle fasce orarie di programmazione in cui
si presume che lascolto da parte del pubblico in et minore non sia supporta176

to dalla presenza di un adulto (fascia oraria di programmazione dalle 16.00 alle 19.00 e allinterno dei programmi direttamente rivolti ai minori).
I messaggi pubblicitari, le promozioni e ogni altra forma di comunicazione
commerciale pubblicitaria rivolta ai minori dovranno essere preceduti, seguiti e caratterizzati da elementi di discontinuit ben riconoscibili e distinguibili
dalla trasmissione, anche dai bambini che non sanno ancora leggere e da minori disabili.
In questa fascia oraria si dovr evitare la pubblicit in favore di:
a) bevande superalcoliche e alcoliche, queste ultime allinterno dei programmi direttamente rivolti ai minori e nelle interruzioni pubblicitarie immediatamente precedenti e successive;
b) servizi telefonici a valore aggiunto a carattere di intrattenimento cos come
definiti dalle leggi vigenti;
c) profilattici e contraccettivi (con esclusione delle campagne sociali).

PARTE SECONDA: LE NORME DI DIFFUSIONE E ATTUAZIONE


5. DIFFUSIONE DEL CODICE
5.1. Le Imprese televisive si impegnano a dare ampia diffusione al presente Codice di autodisciplina attraverso il mezzo televisivo dedicandogli spazi di largo ascolto. In particolare, nei primi sei mesi di attuazione del presente Codice,
le Imprese televisive firmatarie si impegnano a trasmettere con cadenza settimanale, su ciascuna delle reti gestite, un breve spot che illustri i contenuti del
Codice, i diritti dei minori e delle famiglie e i riferimenti per trasmettere eventuali segnalazioni.
5.2. Le imprese televisive firmatarie del presente Codice si impegnano inoltre,
con cadenza annuale a realizzare e diffondere, tramite programmazione di
spot sulle proprie reti, una campagna di sensibilizzazione per un uso consapevole del mezzo televisivo con particolare riferimento alla fruizione famigliare
congiunta. Fermo restando lobbligo di cadenza annuale sopra richiamato, le
predette campagne saranno realizzate da ciascuna emittente compatibilmente con le proprie disponibilit e con la propria linea editoriale.
5.3. Il Comitato di applicazione del Codice pu promuovere, infine, campagne di
sensibilizzazione sul tema Tv e minori.

6. LATTUAZIONE E IL CONTROLLO
6.1. Il Comitato di applicazione
Lattuazione del presente Codice affidata a un Comitato di applicazione del
Codice di autoregolamentazione Tv e minori. Tale Comitato costituito da
quindici membri effettivi, nominati con Decreto dal Ministro delle Comunicazioni dintesa con lAutorit per le garanzie nelle comunicazioni, in rappresentanza, in parti uguali, rispettivamente delle emittenti televisive firmatarie del
presente Codice su indicazione delle stesse e delle associazioni di categoria
delle istituzioni tra cui un rappresentante dellAutorit, un rappresentante del Coordinamento nazionale dei Corecom e il Presidente della Commissione per il riassetto del sistema radiotelevisivo - e degli utenti questi ultimi su
177

indicazione del Consiglio nazionale degli Utenti presso lAutorit per le garanzie nelle comunicazioni. Il Presidente nominato nel medesimo Decreto tra i
rappresentanti delle Istituzioni quale esperto riconosciuto della materia. Con i
medesimi criteri e modalit sono nominati anche quindici membri supplenti. I
membri nominati durano in carica tre anni e decadono qualora non partecipino a tre sedute consecutive del Comitato o ad almeno la met delle sedute nel
corso di un anno solare.
6.2. Competenze e poteri del Comitato
Il Comitato, dufficio o su denuncia dei soggetti interessati, verifica, con le modalit stabilite nel Regolamento di seguito indicato, le violazioni del presente
Codice. Qualora accerti la violazione del Codice adotta una risoluzione motivata e determina, tenuto conto della gravit dellillecito, del comportamento pregresso dellemittente, dellambito di diffusione del programma e della dimensione dellimpresa, le modalit con le quali ne debba essere data notizia. Il Comitato pu inoltre:
a) ingiungere allemittente, qualora ne sussistano le condizioni, di modificare o sospendere il programma o i programmi indicando i tempi e le modalit
di attuazione;
b) ingiungere allemittente di adeguare il proprio comportamento alle prescrizioni del Codice indicando i tempi e le modalit di attuazione.
Le delibere sono adottate dal Comitato con la presenza di almeno due terzi dei
componenti e il voto della maggioranza degli aventi diritto al voto (otto). Le decisioni del Comitato sono inoppugnabili.
6.3. Rapporti con lAutorit per le Garanzie nelle comunicazioni
Tutte le delibere adottate dal Comitato vengono trasmesse allAutorit per le
garanzie nelle comunicazioni. Qualora il Comitato accerti la sussistenza di una
violazione delle regole del presente Codice, oltre ad adottare i provvedimenti di cui al punto precedente, inoltra una denuncia allAutorit per le garanzie
nelle comunicazioni contenente lindicazione delle disposizioni, anche eventualmente di legge, violate, le modalit dellillecito, la descrizione del comportamento - anche successivo - tenuto dallemittente, gli accertamenti istruttori
esperiti e ogni altro utile elemento. Tale denuncia viene inviata allo specifico fine di consentire allAutorit per le garanzie nelle comunicazioni lesercizio dei
poteri alla stessa attribuiti ai sensi dellart. 15, comma 10, della legge 223/90 e
dellart. 1, comma 6, lett. b), n. 6, con riferimento alla emanazione delle sanzioni previste da tale ultima disposizione al punto 14 e ai commi 31 e 32 dellart. 1
della stessa legge 249/97. (NOTA)
Il Comitato provvede inoltre a formulare allAutorit i pareri che questa ritiene
di dovere acquisire nellesercizio delle proprie funzioni.
(NOTA) Il combinato disposto dellattuale legislazione vigente in materia di tutela di minori consente allAutorit per le Garanzie nelle Comunicazioni, in caso di programmi che possano nuocere allo sviluppo psichico o morale dei minori o che contengano scene di violenza gratuita o pornografiche, di irrogare
direttamente sanzioni (l. 223/90 - art. 15, comma 10 e art. 31, comma 3) pari
al pagamento di una somma da 5.000 a 20.000 euro nonch, in caso di man178

cata ottemperanza ad ordini e diffide dellAutorit in materia di tutela dei minori, anche tenendo conto dei Codici di autoregolamentazione, (legge 249/97 art.1, comma 6, lett. b), nn. 6 e 14 e commi 31 e 32), di irrogare sanzioni pari al
pagamento di una somma da 10.000 a 250.000 euro con, in caso di grave e reiterata violazione, la sospensione o la revoca della licenza o dellautorizzazione.
6.4. Regolamento di funzionamento del Comitato
Il Comitato, entro trenta giorni dalla sua seduta costitutiva, adotta di comune
accordo un Regolamento di funzionamento nel quale si disciplinano:
a) I requisiti minimi e i termini per lammissibilit delle segnalazioni di violazione del Codice da qualsiasi utente - cittadino o soggetto che abbia interesse;
b) le modalit per larchiviazione delle segnalazioni prive dei requisiti minimi
o comunque manifestamente infondate;
c) lorganizzazione interna del Comitato che pu prevedere la designazione di
relatori o listituzione di sezioni istruttorie ognuna delle quali rappresentative
delle diverse componenti;
d) le modalit di istruttoria ordinaria e i termini per la decisione del Comitato,
dando notizia dellesito allinteressato;
e) le modalit di istruttoria durgenza, nei casi di maggiore gravit, ed i termini per la decisione del Comitato;
f) le modalit per assicurare il contraddittorio allemittente interessata e, qualora ritenuto opportuno, al segnalante nelle diverse fasi dellistruttoria e del dibattimento;
g) le modalit di collaborazione con lAutorit per le garanzie nelle comunicazioni dintesa con la stessa Autorit;
h) le modalit di comunicazione delle delibere ai soggetti interessati;
i) le modalit di pubblicazione periodica delle delibere del Comitato e della osservanza delle stesse da parte delle emittenti.
Il Comitato procede ad aggiornare od integrare il Regolamento nonch pu
formulare proposte di modifiche ed integrazioni al Codice medesimo.
Al Codice possono inoltre aderire, anche successivamente, ulteriori soggetti.
6.5. Associazione
Le emittenti firmatarie del presente Codice si impegnano, entro i trenta giorni successivi allapprovazione del presente Codice, a costituire tra esse unAssociazione con lo scopo di garantire il funzionamento sul piano operativo e finanziario del Comitato di applicazione, compatibilmente alle disponibilit di
ciascun soggetto, ricercando altres forme di finanziamento e sostegno anche
da parte di enti istituzionali.

179

CARTA DI TREVISO, PER UNA CULTURA DELLINFANZIA


AGGIORNAMENTO DEL 30.03.2006
ORDINE DEI GIORNALISTI, FNSI

Ordine dei giornalisti e FNSI sono consapevoli che il fondamentale diritto


allinformazione pu trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti
dei soggetti bisognosi di una tutela privilegiata. Pertanto, fermo restando il
diritto di cronaca in ordine ai fatti e alle responsabilit, va ricercato un equilibrio con il diritto del minore ad una specifica e superiore tutela della sua integrit psico-fisica, affettiva e di vita di relazione.
Il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano ledere la sua dignit n turbato nella sua privacy o
coinvolto in una pubblicit che possa ledere larmonico sviluppo della sua
personalit e ci a prescindere dalleventuale consenso dei genitori.
Nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficolt occorre porre
particolare attenzione e sensibilit nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un
sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona.

180

CARTA DI TREVISO per una cultura dellinfanzia


Documento CNOG/FNSI del 5 ottobre 1990
aggiornato con delibera del CNOG del 30.3.2006

Ordine dei giornalisti e FNSI, nella convinzione che linformazione debba ispirarsi al rispetto dei principi e dei valori su cui si radica la nostra Carta costituzionale ed in particolare:

- il riconoscimento che valore supremo dellesperienza statuale e comunitaria la persona umana con i suoi inviolabili diritti che devono essere non solo garantiti, ma anche sviluppati, aiutando ogni essere umano a superare quelle condizioni negative che impediscono di fatto il pieno esplicarsi della propria
personalit;
- limpegno di tutta la Repubblica, nelle sue varie articolazioni istituzionali, a
proteggere linfanzia e la giovent per attuare il diritto alla educazione ed una
adeguata crescita umana;

-dichiarano di assumere i principi ribaditi nella Convenzione ONU del 1989 sui
diritti del bambino e nelle Convenzioni europee che trattano della materia, prevedendo le cautele per garantire larmonico sviluppo delle personalit dei minori in relazione alla loro vita e al loro processo di maturazione, ed in particolare:

- che il bambino deve crescere in una atmosfera di comprensione e che per le


sue necessit di sviluppo fisico e mentale ha bisogno di particolari cure e assistenza;

- che in tutte le azioni riguardanti i minori deve costituire oggetto di primaria


considerazione il maggiore interesse del bambino e che perci tutti gli altri
interessi devono essere a questo sacrificati;

- che nessun bambino dovr essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua privacy n ad illeciti attentati al suo onore e alla sua reputazione;

- che le disposizioni che tutelano la riservatezza dei minori si fondano sul presupposto che la rappresentazione dei loro fatti di vita possa arrecare danno alla loro personalit. Questo rischio pu non sussistere quando il servizio giornalistico d positivo risalto a qualit del minore e/o al contesto familiare in cui
si sta formando;

- che lo Stato deve incoraggiare lo sviluppo di appropriati codici di condotta affinch il bambino sia protetto da informazioni e messaggi multimediali dannosi al suo benessere psico-fisico;

181

- che gli Stati devono prendere appropriate misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i bambini da qualsiasi forma di violenza,
abuso, sfruttamento e danno.

Ordine dei giornalisti e FNSI sono consapevoli che il fondamentale diritto allinformazione pu trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti dei soggetti bisognosi di una tutela privilegiata. Pertanto, fermo restando il diritto di
cronaca in ordine ai fatti e alle responsabilit, va ricercato un equilibrio con il
diritto del minore ad una specifica e superiore tutela della sua integrit psicofisica, affettiva e di vita di relazione.

Si richiamano di conseguenza le norme previste dalle leggi in vigore.

Sulla base di queste premesse e delle norme deontologiche contenute nellart.


2 della legge istitutiva dellOrdine dei giornalisti [3], nonch di quanto previsto
dal codice deontologico allegato al Codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo n. 196/2003), ai fini di sviluppare una informazione
sui minori pi funzionale alla crescita di una cultura dellinfanzia e delladolescenza, lOrdine dei giornalisti e la FNSI individuano le seguenti norme vincolanti per gli operatori dellinformazione:

1) i giornalisti sono tenuti ad osservare tutte le disposizioni penali, civili ed


amministrative che regolano lattivit di informazione e di cronaca giudiziaria in materia di minori, in particolare di quelli coinvolti in procedimenti giudiziari;

2) va garantito lanonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca, anche non


aventi rilevanza penale, ma lesivi della sua personalit, come autore, vittima o
teste; tale garanzia viene meno allorch la pubblicazione sia tesa a dare positivo risalto a qualit del minore e/o al contesto familiare e sociale in cui si sta
formando;

3) va altres evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilit portare alla sua identificazione, quali le generalit dei genitori, lindirizzo
dellabitazione o della residenza, la scuola, la parrocchia o il sodalizio frequentati, e qualsiasi altra indicazione o elemento: foto e filmati televisivi non schermati, messaggi e immagini on-line che possano contribuire alla sua individuazione. Analogo comportamento deve essere osservato per episodi di pedofilia,
abusi e reati di ogni genere;

4) per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e di critica circa le decisioni dellautorit giudiziaria e lutilit di articoli o inchieste, occorre comunque
anche in questi casi tutelare lanonimato del minore per non incidere sullarmonico sviluppo della sua personalit, evitando sensazionalismi e qualsiasi
182

forma di speculazione;

5) il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano lederne la dignit o turbare il suo equilibrio psico-fisico, n va coinvolto in forme di comunicazioni lesive dellarmonico sviluppo
della sua personalit, e ci a prescindere dalleventuale consenso dei genitori;

6) nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi, suicidi, gesti inconsulti, fughe


da casa, microcriminalit, ecc., posti in essere da minorenni, fermo restando
il diritto di cronaca e lindividuazione delle responsabilit, occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione;

7) nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficolt occorre porre


particolare attenzione e sensibilit nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un
sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona;

8) se, nellinteresse del minore, esempio i casi di rapimento o di bambini scomparsi, si ritiene indispensabile la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andranno tenuti comunque in considerazione il parere dei
genitori e delle autorit competenti;

9) particolare attenzione andr posta nei confronti di strumentalizzazioni che


possano derivare da parte di adulti interessati a sfruttare, nel loro interesse,
limmagine, lattivit o la personalit del minore;

10) tali norme vanno applicate anche al giornalismo on-line, multimediale e ad


altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzino innovativi strumenti tecnologici per i quali dovr essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilit nel tempo;

11) tutti i giornalisti sono tenuti allosservanza di tali regole per non incorrere
nelle sanzioni previste dalla legge istitutiva dellOrdine.
Ordine dei giornalisti e FNSI raccomandano ai direttori e a tutti i redattori lopportunit di aprire con i lettori un dialogo capace di andare al di l della semplice informazione; sottolineano lopportunit che, in casi di soggetti deboli,
linformazione sia il pi possibile approfondita con un controllo incrociato delle fonti, con lapporto di esperti, privilegiando, ove possibile, servizi firmati e in
ogni modo da assicurare un approccio al problema dellinfanzia che non si limiti alleccezionalit dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca, con inchieste, speciali, dibattiti, la condizione del minore e le sue difficolt, nella quotidianit.
Ordine dei giornalisti e FNSI si impegnano, per le rispettive competenze:
1) a individuare strumenti e occasioni che consentano una migliore cultura
183

professionale;
2) ad evidenziare nei testi di preparazione allesame professionale i temi
dellinformazione sui minori e i modi di rappresentazione dellinfanzia;
3) a invitare i Consigli regionali dellOrdine dei giornalisti e le Associazioni regionali di stampa, con leventuale contributo di altri soggetti della categoria, a
promuovere seminari di studio sulla rappresentazione dei soggetti deboli;
4) ad attivare un filo diretto con le varie professionalit impegnate per una tutela e uno sviluppo del bambino e delladolescente;
5) a coinvolgere i soggetti istituzionali chiamati alla tutela dei minori;
6) a consolidare il rapporto di collaborazione con gli organismi preposti allottemperanza delle leggi e delle normative in materia radiotelevisiva e multimediale;
7) ad auspicare, da parte di tutte le associazioni dei comunicatori, un impegno
comune a tutelare linteresse dellinfanzia nel nostro Paese;
8) a proseguire la collaborazione con la FIEG per un impegno comune a difesa dei diritti dei minori;
9) a richiamare i responsabili delle reti radiotelevisive, i provider, gli operatori
di ogni forma di multimedialit ad una particolare attenzione ai diritti del minore anche nelle trasmissioni di intrattenimento, pubblicitarie e nei contenuti dei siti Internet.

NORME ATTUATIVE

LOrdine dei giornalisti e la FNSI si impegnano a:


a) promuovere lOsservatorio previsto dalla Carta di Treviso 1990;
b) diffondere la normativa esistente;
c) contemplare la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento
disciplinare;
d) coinvolgere le scuole di giornalismo come centri di sensibilizzazione delle
problematiche inerenti ai minori.
(Testo approvato dal Consiglio nazionale dellOrdine dei giornalisti nella seduta del 30 marzo 2006 e aggiornato con le osservazioni dellAutorit garante
per la protezione dei dati personali con deliberazione n. 49/06)
VADEMECUM DELLA CARTA DI TREVISO
Documento CNOG/FNSI del 25 novembre 1995
I giornalisti italiani, dintesa con Telefono Azzurro, a cinque anni dallapprovazione della Carta di Treviso, ne riconfermano il valore e ne ribadiscono i principi a salvaguardia della dignit e di uno sviluppo equilibrato dei bambini e degli adolescenti - senza distinzioni di sesso, razza, etnia e religione -, anche in
funzione di uno sviluppo della conoscenza dei problemi minorili e per ampliare nellopinione pubblica una cultura dellinfanzia pur prendendo spunto dai
fatti di cronaca.
In considerazione delle ripetute violazioni della Carta, ritengono utile sottolineare alcune regole di comportamento, peraltro non esaustive dellimpegno,
184

anche in applicazione delle norme nazionali ed internazionali in vigore.


1) Al bambino coinvolto come autore, vittima o teste - in fatti di cronaca, la cui
diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito lassoluto anonimato. Per esempio deve essere evitata la pubblicazione di
tutti gli elementi che possono portare alla sua identificazione, quali le generalit dei genitori, lindirizzo dellabitazione o il Comune di residenza nel caso di
piccoli centri, lindicazione della scuola cui appartenga.
2) Per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e di critica circa le decisioni dellautorit giudiziaria e lutilit di articoli e inchieste, occorre comunque
anche in questi casi tutelare lanonimato del minore per non incidere sullarmonico sviluppo della sua personalit.
3) Il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano ledere la sua dignit n turbato nella sua privacy o
coinvolto in una pubblicit che possa ledere larmonico sviluppo della sua personalit e ci a prescindere dalleventuale consenso dei genitori.
4) Nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi (come suicidi, lanci di sassi, fughe
da casa, ecc....) posti in essere da minorenni, occorre non enfatizzare quei particolari di cronaca che possano provocare effetti di suggestione o emulazione.
5) Nel caso di bambini malati, feriti o disabili, occorre porre particolare attenzione nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in
nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per
divenire sfruttamento della persona.
I giornalisti riuniti a Venezia e Treviso il 23-24-25 novembre 1995 per la chiusura del Convegno Il Bambino e linformazione impegnano inoltre
- il Comitato Nazionale di Garanzia a:
a) diffondere la normativa esistente;
b) pubblicizzare i propri provvedimenti anche attraverso un bollettino;
c) attuare lOsservatorio previsto dalla Carta d Treviso: Rai, Fieg e Fininvest;
d) organizzare una conferenza annuale di verifica dellattivit svolta e di presentazione dei dati dellOsservatorio;
e) coinvolgere nellapplicazione della Carta di Treviso in modo pi diretto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa periodici, notiziari televisivi e radiofonici;
f) sollecitare la creazione di uffici stampa presso i Tribunali per i minorenni;
g) sviluppare in positivo la creazione di spazi informativi e di comunicazione
per i minori affinch se ne possa parlare nella loro normalit e non soltanto
nellemergenza.
- il Consiglio Nazionale dellOrdine dei Giornalisti a:
a) prevedere che nella riforma dellOrdine sia semplificata la procedura disciplinare e contemplata la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento;
b) organizzare seminari e incontri e quanto sia utile per confrontare liniziativa dei Consigli regionali dellOrdine;
c) coinvolgere le scuole di giornalismo come centri di monitoraggio.
185

CARTA DI MILANO, PER IL RISPETTO DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI NELLA COMUNICAZIONE
07.11.2012
TERRE DES HOMMES

La comunicazione deve saper raccontare tutte le diversit etniche, religiose, sociali e geografiche evitando stereotipi e messaggi discriminatori.
La comunicazione deve tenere conto delle differenti et delle bambine e dei
bambini coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e
pose inadeguati alla loro et []
La comunicazione dovrebbe rappresentare le bambine e i bambini in maniera veritiera, rifuggendo da ogni idealizzazione, buonismo o pietismo e bandendo ogni promozione o incitamento di comportamenti devianti o violenti. []
I bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la raffigurazione adultizzata di stati danimo negativi []
I bambini sono bambini. Sono femmine e sono maschi, con lo stesso diritto
a essere rispettati come persone a tutto tondo. La comunicazione non deve
rappresentare il genere in categorie fisse []
I bambini e le bambine hanno bisogno di punti di riferimento forti che trovano soprattutto nei loro familiari e nelle figure affettive a loro pi vicine, ovvero in chiunque si prenda cura del loro benessere
psicofisico. La comunicazione non dovrebbe sminuire nessuna di queste figure []
La rappresentazione di bambini e bambine affetti da patologie non deve ricorrere a immagini,descrizioni o discorsi che possano ledere la loro dignit.

186

187

188

189

05
REGOLAMENTAZIONE DELLA
COMUNICAZIONE PUBBLICA ONLINE
Documenti riguardanti la regolamentazione della comunicazione web della P.A.

190

Linee Guida per i siti web delle PA; 2011; DigitPA, Dipartimento
per la funzione pubblica, Dipartimento per la digitalizzazione e
linnovazione tecnologica, FormezPA

432

Direttiva n. 8; per la Riduzione dei siti web delle PA e per il


miglioramento della qualit dei servizi e delle informazioni on
line al cittadino; 2009; Presidenza del Consiglio dei Ministri

510

D.Lgs 183; Requisiti tecnici e i diversi livelli per laccessibilit


agli strumenti informatici; 08.08.2005; Ministero per
lInnovazione e le Tecnologie

514

Legge n. 4; Disposizioni per favorire laccesso dei soggetti


disabili agli strumenti informatici; 09.01.2004; Parlamento
Italiano

534

Manuale di web editing, istruzioni duso; Comune di Roma

540

191

LINEE GUIDA PER I SITI WEB DELLE PA, ART. 4 DELLA DIRETTIVA N.
8/2009
2011
DIGITPA, DIPARTIMENTO PER LA FUNZIONE PUBBLICA, DIPARTIMENTO PER LA DIGITALIZZAZIONE E LINNOVAZIONE TECNOLOGICA, FORMEZPA
La pubblicazione da parte dellente pubblico di informazioni e documenti,
nonch lofferta di servizi on line, oltre alla conformit alla normativa regolamentare nazionale ed internazionale, deve garantire la certezza istituzionale della fonte e lattualit delle relative informazioni.
[]
Il principio della partecipazione attiva e della trasparenza dellazione
amministrativa,ribadito dalla Carta europea per i diritti del cittadino nella Societ dellinformazione edella conoscenza, con particolare riferimento alle tecnologie informatiche, sancisce quattro diritti fondamentali: il diritto allaccesso,il diritto allinformazione, il diritto allaformazione, il diritto alla partecipazione.
[]
Il processo di miglioramento dei siti web delle pubbliche amministrazioni
prende avvio da un insieme di fattori chiave: la riconoscibilit della natura
pubblica del sito; la chiara identificazione dellamministrazione che lo gestisce; la concreta indicazione delle modalit per soddisfare i requisiti minimi
derivanti dalle previsioni normative []
[]
Lattivit amministrativa deve ispirarsi al principio di trasparenza ed i cittadini hanno diritto ad una informazione completa e qualificata anche attraverso i siti pubblici. necessario quindi assicurare la massima circolazione
possibile delle informazioni sia allinterno del sistema amministrativo, sia fra
questultimo ed il mondo esterno, in modo
tale che loperato delle amministrazioni pubbliche sia garante della piena legalit.
[]
Un sito pubblico deve assicurare costantemente laggiornamento attraverso
la definizione di criteri di validit, a livello di sezione o di specifico contenuto da pubblicare, e di politiche per laggiornamento continuo dei contenuti
sulla base dei criteri definiti.
[]
Rivolgendosi a unutenza eterogenea ed estremamente differenziata [] i siti web della pubblica amministrazione devono contenere informazioni e servizi facilmente utilizzabili da tutti.

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DIRETTIVA PER LA RIDUZIONE DEI SITI WEB DELLE PA E PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALIT DEI SERVIZI E DELLE INFORMAZIONI ON LINE AL CITTADINO
N. 8
2009
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Obiettivo della presente direttiva sviluppare, promuovere e diffondere


nelle PA un processo volto a fornire, attraverso i propri siti web, un accesso
diretto, semplificato e qualitativamente valido alle informazioni e ai servizi
resi allutenza, migliorandone la fruibilit.
[] la direttiva intende formulare regole e processi standardizzati per lattivazione di nuovi siti e per la registrazione di nuovi domini, suggerendo alle
pubbliche amministrazioni come salvaguardare i contenuti ancora fruibili.
Lobiettivo del dominio .gov.it di aggregare i siti web delle pubbliche
amministrazioni che gi erogano servizi istituzionali con un adeguato ed
omogeneo livello di qualit, sicurezza ed aggiornamento dei servizi.

196

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI


Dipartimento della Funzione Pubblica
Alle Amministrazioni pubbliche di cui
Allart. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001
DIRETTIVA N. 8/2009
DIRETTIVA DEL MINISTRO
PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E LINNOVAZIONE
PER LA RIDUZIONE DEI SITI WEB DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
E PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALIT DEI SERVIZI E DELLE INFORMAZIONI ON LINE AL CITTADINO
1. PREMESSA
Nel quadro degli indirizzi di modernizzazione delle amministrazioni pubbliche, particolare rilevanza assume ormai da anni ladozione di iniziative e strumenti di trasparenza, di relazione, di comunicazione e di informazione volti a
costruire un rapporto aperto e proficuo con cittadini ed utenti.
Uno dei principali strumenti che le pubbliche amministrazioni utilizzano con
crescente diffusione quello di veicolare le informazioni ed i servizi resi ai cittadini attraverso siti web istituzionali.
Sinora la realizzazione dei siti web delle pubbliche amministrazioni nata dalla iniziativa dei singoli enti con modalit assolutamente eterogenee:
registrazione e creazione dei siti web per specifici progetti/iniziative non correlati ai siti principali delle pubbliche amministrazioni;
permanenza dei siti web anche a seguito della chiusura del progetto/iniziativa;
riconoscibilit non immediata della natura, pubblica o privata, del sito web;
identificabilit non immediata dellAmministrazione che ha realizzato il sito
web;
assenza di regole e di criteri per il trattamento dei contenuti da dichiarare obsoleti, in modo tale da garantire agli utenti internet la disponibilit, anche attraverso motori di ricerca, di contenuti validi e aggiornati.
In questo contesto il Ministro per la pubblica amministrazione e linnovazione ritiene fondamentale fissare i criteri di riconoscibilit, di aggiornamento, di
usabilit e di accessibilit e individua con .gov.it il dominio di aggregazione di
siti e portali delle pubbliche amministrazioni.
Pertanto le pubbliche amministrazioni sono tenute a provvedere alliscrizione al dominio .gov.it dei siti che intendono mantenere attivi. La registrazione dei siti web delle pubbliche amministrazioni al dominio .gov.it sar loccasione per iniziare a razionalizzare e ridurre, in maniera consistente, il numero dei siti web pubblici.
2. OBIETTIVI
Obiettivo della presente direttiva sviluppare, promuovere e diffondere nelle
PA un processo volto a fornire, attraverso i propri siti web, un accesso diretto,
semplificato e qualitativamente valido alle informazioni e ai servizi resi allutenza, migliorandone la fruibilit.
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A tal fine viene introdotto lobbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere identificabili i propri siti istituzionali, eliminando al contempo gli innumerevoli siti registrati, attivati e non pi aggiornati affinch non siano raggiungibili dai cittadini n direttamente, n per il tramite dei motori di ricerca.
Inoltre, attraverso i successivi documenti: Linee Guida e Vademecum, la
direttiva intende formulare regole e processi standardizzati per lattivazione
di nuovi siti e per la registrazione di nuovi domini, suggerendo alle pubbliche
amministrazioni come salvaguardare i contenuti ancora fruibili.
3. AZIONI PER LA QUALIT DEI SITI WEB
Il Ministro per la pubblica amministrazione e linnovazione, attraverso il Dipartimento della Funzione Pubblica ed il Dipartimento per la digitalizzazione
e linnovazione tecnologica:
promuove lutilizzo delle Linee Guida di cui al successivo articolo 4 (Caratteristiche generali e contenuti dei siti web) e ne produce una revisione con frequenza almeno annuale, previa consultazione pubblica tramite il sito istituzionale www.innovazionepa.gov.it;
pubblica, sul proprio sito istituzionale www.innovazionepa.gov.it, un Vademecum, ovvero una guida organica sulle modalit di riduzione, gestione, sviluppo e diffusione dei siti web della pubblica amministrazione e ne assicura laggiornamento continuo anche attraverso il contributo delle amministrazioni
centrali e locali;
svolge le funzioni di monitoraggio dei siti pubblici al fine di valutare periodicamente lutilizzo e lefficienza dei servizi, la loro qualit e, anche sulla base delle
segnalazioni dei cittadini, segnala le migliori pratiche e le necessit di miglioramento, avvalendosi in particolare delle risultanze del sistema delle segnalazioni dei cittadini implementato sul sito www.accessibile.gov.it;
attiva community tematiche tra le pubbliche amministrazioni centrali e locali;
organizza un convegno annuale per il confronto sui temi della qualit dei siti pubblici nellambito del quale viene conferito, secondo modalit di valutazioni definite e con il coinvolgimento dei cittadini, un riconoscimento per il miglior sito web pubblico.
Ogni anno le pubbliche amministrazioni centrali comunicano attraverso il piano triennale per lICT, le attivit e gli interventi economico-finanziari avviati
per ladeguamento alla presente direttiva. In particolare le pubbliche amministrazioni pianificano la riduzione dei siti web obsoleti, le loro modalit di archiviazione ed il miglioramento qualitativo di quelli in produzione, seguendo le
regole ed i processi definiti nelle linee guida.
4. CARATTERISTICHE GENERALI E CONTENUTI DEI SITI WEB
Al fine di assicurare la pubblicazione e laggiornamento dei contenuti dei siti secondo criteri che favoriscano il pieno raggiungimento degli obiettivi di conoscenza e di servizio al cittadino e di favorire lapplicazione del decreto legislativo n. 82 del 7 marzo 2005 recante Codice dellamministrazione digitale, il Ministro per la pubblica amministrazione e linnovazione, entro 90 giorni dallemanazione della presente direttiva, rende disponibile per la consulta198

zione pubblica sul proprio sito un documento denominato Linee guida per i
siti web della PA.
Le Linee guida, redatte dai Dipartimenti con il supporto del Formez per i contenuti e del CNIPA per le caratteristiche tecnologiche, comprendono i criteri e
gli strumenti per assicurare la riduzione dei siti pubblici obsoleti ed il miglioramento di quelli attivi in termini di:
principi generali;
gestione e aggiornamenti;
contenuti minimi.
5. REGISTRAZIONE E CERTIFICAZIONE DEI SITI WEB
Lobiettivo del dominio .gov.it di aggregare i siti web delle pubbliche amministrazioni che gi erogano servizi istituzionali con un adeguato ed omogeneo
livello di qualit, sicurezza ed aggiornamento dei servizi.
A tal fine, le pubbliche amministrazioni che si iscrivono al dominio .gov.it certificano che le informazioni e i servizi offerti ai cittadini a alle imprese dai propri siti web sono chiarimenti presentati, raggruppati in modo organico e facilmente raggiungibili dalla pagina web principale e che saranno adeguati alle caratteristiche fissate dalle linee guida. Le pubbliche amministrazioni dovranno
comunicare successivamente lelenco dei siti web che intendono dismettere.
Le pubbliche amministrazioni individuano uno o pi responsabili del procedimento di pubblicazione di contenuti sui siti internet di propria competenza.
Tali nominativi, completi di indirizzo e-mail, devono essere raggiungibili dalla
barra di coda del relativo sito presente in tutte le pagine allindirizzo www.nomesito.gov.it/responsabile.
Il CNIPA fornisce, secondo le indicazioni del Ministro per la pubblica amministrazione e linnovazione, lassistenza tecnica necessaria per liscrizione al dominio .gov.it e la sua gestione operativa cos come stabilito dalla Direttiva del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 maggio 2002.
Il CNIPA dovr, inoltre, trimestralmente, fornire al Dipartimento della funzione pubblica i dati aggiornati delle registrazioni al dominio .gov.it.
Il FORMEZ fornir, secondo le indicazioni del Ministro per la pubblica amministrazione e linnovazione, il supporto formativo ed informativo alle amministrazioni per le attivit connesse con lapplicazione delle linee guida e del vademecum.
Roma, 26 novembre 2009
IL MINISTRO PER LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE E LINNOVAZIONE
Renato Brunetta

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REQUISITI TECNICI E I DIVERSI LIVELLI PER LACCESSIBILIT


AGLI STRUMENTI INFORMATICI
D.LGS 183
08.08.2005
MINISTERO PER LINNOVAZIONE E LE TECNOLOGIE

[]
2. Il primo livello di accessibilit dei siti Web accertato previo esito positivo della verifica tecnica che riscontra la conformit delle pagine dei medesimi siti ai requisiti tecnici elencati nellallegato A, applicando la metodologia ivi indicata. []
4. Il secondo livello di accessibilit riguarda la qualit delle informazioni fornite e dei servizi erogati dal sito Web e si articola in primo, secondo e terzo
livello di qualit

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203

DISPOSIZIONI PER FAVORIRE LACCESSO DEI SOGGETTI DISABILI AGLI


STRUMENTI INFORMATICI
N. 4
09.01.2004
PARLAMENTO ITALIANO

tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilit da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dellarticolo 3 della Costituzione.
Ai fini della presente legge, si intende per:
a) accessibilit: la capacit dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti
consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa
di disabilit necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
La Presidenza del Consiglio dei Ministri []
vigila sul rispetto da parte delle amministrazioni statali delle disposizioni
della presente legge; []
d) promuove, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
progetti, iniziative e programmi finalizzati al miglioramento e alla diffusione
delle tecnologie assistive e per laccessibilit; []
g) promuove, di concerto con i Ministeri dellistruzione, delluniversit e della ricerca e per i beni e le attivit culturali, iniziative per favorire laccessibilit alle opere multimediali, anche attraverso specifici progetti di ricerca e
sperimentazione con il coinvolgimento delle associazioni delle persone disabili; []
h) definisce, di concerto con il Dipartimento della funzione pubblica della
Presidenza del Consiglio dei ministri, gli obiettivi di accessibilit delle pubbliche amministrazioni nello sviluppo dei sistemi informatici, nonch lintroduzione delle problematiche relative allaccessibilit nei programmi di formazione del personale.

Legge 9 gennaio 2004, n. 4


Disposizioni per favorire laccesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 17 gennaio 2004
Art. 1.
(Obiettivi e finalit)
1. La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici.
2. tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilit
da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai
sensi dellarticolo 3 della Costituzione.
Art. 2.
(Definizioni)
1. Ai fini della presente legge, si intende per:
a) accessibilit: la capacit dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti
consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilit necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
b) tecnologie assistive: gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e
software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici.
Art. 3.
(Soggetti erogatori)
1. La presente legge si applica alle pubbliche amministrazioni di cui al comma 2 dellarticolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive
modificazioni, agli enti pubblici economici, alle aziende private concessionarie di servizi pubblici, alle aziende municipalizzate regionali, agli enti di assistenza e di riabilitazione pubblici, alle aziende di trasporto e di telecomunicazione a prevalente partecipazione di capitale pubblico e alle aziende appaltatrici di servizi informatici.
2. Le disposizioni della presente legge in ordine agli obblighi per laccessibilit non si applicano ai sistemi informatici destinati ad essere fruiti da gruppi di utenti dei quali, per disposizione di legge, non possono fare parte persone disabili.
Art. 4.
(Obblighi per laccessibilit)
1. Nelle procedure svolte dai soggetti di cui allarticolo 3, comma 1, per lac-

204

205

quisto di beni e per la fornitura di servizi informatici, i requisiti di accessibilit stabiliti con il decreto di cui allarticolo 11 costituiscono motivo di preferenza a parit di ogni altra condizione nella valutazione dellofferta tecnica, tenuto conto della destinazione del bene o del servizio. La mancata considerazione
dei requisiti di accessibilit o leventuale acquisizione di beni o fornitura di servizi non accessibili adeguatamente motivata.
2. I soggetti di cui allarticolo 3, comma 1, non possono stipulare, a pena di
nullit, contratti per la realizzazione e la modifica di siti INTERNET quando
non previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilit stabiliti dal decreto
di cui allarticolo 11. I contratti in essere alla data di entrata in vigore del decreto di cui allarticolo 11, in caso di rinnovo, modifica o novazione, sono adeguati, a pena di nullit, alle disposizioni della presente legge circa il rispetto dei requisiti di accessibilit, con lobiettivo di realizzare tale adeguamento entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto.
3. La concessione di contributi pubblici a soggetti privati per lacquisto di beni e servizi informatici destinati allutilizzo da parte di lavoratori disabili o del
pubblico, anche per la predisposizione di postazioni di telelavoro, subordinata alla rispondenza di tali beni e servizi ai requisiti di accessibilit stabiliti dal
decreto di cui allarticolo 11.
4. I datori di lavoro pubblici e privati pongono a disposizione del dipendente
disabile la strumentazione hardware e software e la tecnologia assistiva adeguata alla specifica disabilit, anche in caso di telelavoro, in relazione alle mansioni effettivamente svolte. Ai datori di lavoro privati si applica la disposizione di cui allarticolo 13, comma 1, lettera c), della legge 12 marzo 1999, n.68.
5. I datori di lavoro pubblici provvedono allattuazione del comma 4, nellambito delle disponibilit di bilancio.
Art. 5.
(Accessibilit degli strumenti didattici e formativi)
1. Le disposizioni della presente legge si applicano, altres, al materiale formativo e didattico utilizzato nelle scuole di ogni ordine e grado.
2. Le convenzioni stipulate tra il Ministero dellistruzione, delluniversit
e della ricerca e le associazioni di editori per la fornitura di libri alle biblioteche scolastiche prevedono sempre la fornitura di copie su supporto digitale degli strumenti didattici fondamentali, accessibili agli alunni disabili e agli insegnanti di sostegno, nellambito delle disponibilit di bilancio.
Art. 6.
(Verifica dellaccessibilit su richiesta)
1. La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per linnovazione e
le tecnologie valuta su richiesta laccessibilit dei siti INTERNET o del materiale informatico prodotto da soggetti diversi da quelli di cui allarticolo 3.
2. Con il regolamento di cui allarticolo 10 sono individuati:
a) le modalit con cui pu essere richiesta la valutazione;
b) i criteri per la eventuale partecipazione del richiedente ai costi dellope206

razione;
c) il marchio o logo con cui reso manifesto il possesso del requisito dellaccessibilit;
d) le modalit con cui pu essere verificato il permanere del requisito stesso.
Art. 7.
(Compiti amministrativi)
1. La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per linnovazione
e le tecnologie, anche avvalendosi del Centro nazionale per linformatica nella
pubblica amministrazione di cui allarticolo 4, comma 1, del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n.39, come sostituito dallarticolo 176 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196:
a) effettua il monitoraggio dellattuazione della presente legge;
b) vigila sul rispetto da parte delle amministrazioni statali delle disposizioni della presente legge;
c) indica i soggetti, pubblici o privati, che, oltre ad avere rispettato i requisiti tecnici indicati dal decreto di cui allarticolo 11, si sono anche meritoriamente distinti per limpegno nel perseguire le finalit indicate dalla presente legge;
d) promuove, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, progetti, iniziative e programmi finalizzati al miglioramento e alla diffusione delle tecnologie assistive e per laccessibilit;
e) promuove, con le altre amministrazioni interessate, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, lerogazione di finanziamenti finalizzati alla diffusione tra
i disabili delle tecnologie assistive e degli strumenti informatici dotati di configurazioni particolari e al sostegno di progetti di ricerca nel campo dellinnovazione tecnologica per la vita indipendente e le pari opportunit dei disabili;
f) favorisce, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali
e con il Ministro per le pari opportunit, lo scambio di esperienze e di proposte
fra associazioni di disabili, associazioni di sviluppatori competenti in materia
di accessibilit, amministrazioni pubbliche, operatori economici e fornitori di
hardware e software, anche per la proposta di nuove iniziative;
g) promuove, di concerto con i Ministeri dellistruzione, delluniversit e
della ricerca e per i beni e le attivit culturali, iniziative per favorire laccessibilit alle opere multimediali, anche attraverso specifici progetti di ricerca e sperimentazione con il coinvolgimento delle associazioni delle persone disabili;
sulla base dei risultati delle sperimentazioni sono indicate, con decreto emanato di intesa dai Ministri interessati, le regole tecniche per laccessibilit alle opere multimediali;
h) definisce, di concerto con il Dipartimento della funzione pubblica della
Presidenza del Consiglio dei ministri, gli obiettivi di accessibilit delle pubbliche amministrazioni nello sviluppo dei sistemi informatici, nonch lintroduzione delle problematiche relative allaccessibilit nei programmi di formazione del personale.
207

2. Le regioni, le province autonome e gli enti locali vigilano sullattuazione da


parte dei propri uffici delle disposizioni della presente legge.
Art. 8.
(Formazione)
1. Le amministrazioni di cui allarticolo 3, comma 1, nellambito delle attivit
di cui al comma 4 dellarticolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165,
nonch dei corsi di formazione organizzati dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, e nellambito delle attivit per lalfabetizzazione informatica dei pubblici dipendenti di cui allarticolo 27, comma 8, lettera g), della legge 16 gennaio 2003, n.3, inseriscono tra le materie di studio a carattere fondamentale le problematiche relative allaccessibilit e alle tecnologie assistive.
2. La formazione professionale di cui al comma 1 effettuata con tecnologie
accessibili.
3. Le amministrazioni di cui allarticolo 3, comma 1, nellambito delle disponibilit di bilancio, predispongono corsi di aggiornamento professionale
sullaccessibilit.
Art. 9.
(Responsabilit)
1. Linosservanza delle disposizioni della presente legge comporta responsabilit dirigenziale e responsabilit disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, ferme restando le eventuali responsabilit penali e civili previste dalle norme vigenti.

1. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro per linnovazione e le tecnologie, consultate le associazioni delle persone disabili maggiormente rappresentative, con proprio decreto stabilisce, nel rispetto dei criteri e dei princpi indicati dal regolamento di cui allarticolo 10:
a) le linee guida recanti i requisiti tecnici e i diversi livelli per laccessibilit;
b) le metodologie tecniche per la verifica dellaccessibilit dei siti INTERNET, nonch i programmi di valutazione assistita utilizzabili a tale fine.
Art. 12.
(Normative internazionali)
1. Il regolamento di cui allarticolo 10 e il decreto di cui allarticolo 11 sono
emanati osservando le linee guida indicate nelle comunicazioni, nelle raccomandazioni e nelle direttive sullaccessibilit dellUnione europea, nonch nelle normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi forniti dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel
settore.
2. Il decreto di cui allarticolo 11 periodicamente aggiornato, con la medesima procedura, per il tempestivo recepimento delle modifiche delle normative
di cui al comma 1 e delle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute.

Art. 10.
(Regolamento di attuazione)
1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
con regolamento emanato ai sensi dellarticolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.400, sono definiti:
a) i criteri e i princpi operativi e organizzativi generali per laccessibilit;
b) i contenuti di cui allarticolo 6, comma 2;
c) i controlli esercitabili sugli operatori privati che hanno reso nota laccessibilit dei propri siti e delle proprie applicazioni informatiche;
d) i controlli esercitabili sui soggetti di cui allarticolo 3, comma 1.
2. Il regolamento di cui al comma 1 adottato previa consultazione con le associazioni delle persone disabili maggiormente rappresentative, con le associazioni di sviluppatori competenti in materia di accessibilit e di produttori
di hardware e software e previa acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, che devono pronunciarsi entro quarantacinque giorni
dalla richiesta, e dintesa con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281.
Art. 11.
(Requisiti tecnici)
208

209

MANUALE DI WEB EDITING, ISTRUZIONI DUSO


COMUNE DI ROMA

La vocazione di un ente locale operare nellinteresse collettivo per questo motivo necessario un registro di comunicazione pi veloce e agile: privo di lessico forbito e desueto.
Nel processo di digitalizzazione della comunicazione istituzionale diventa
fondamentale veicolare significati in maniera chiara allinterno di un testo la
cui leggibilit non risulti faticosa e problematica;
[]
una pagina, anche se realizzata con codice accessibile, diventa non usabile
se il contenuto confuso o inesatto.
[]
Scrivere un testo sintetico, comunque, lobiettivo principale al quale puntare. [] La scelta pi adatta un linguaggio agile, asciutto; privo di espressioni desuete e arcaiche che stridono con le dinamiche accelerate della rete.
[]
la grafica parte integrante del rapporto di interazione tra lintestatario della pagina web e gli utenti che vi accedono.
Nel contesto delle pubbliche amministrazioni lelemento di grafica serve per
creare un contatto amichevole con gli utenti. []
lutilizzo deve essere improntato secondo:
Funzionalit, linterfaccia grafica di un documento o di una pagina web non
deve intralciarne o rallentarne il caricamento, n in alcun modo la comprensibilit []
Immediatezza, eventuali elementi di grafica devono sintetizzare con poche
e semplici forme sottolineando immediatamente il concetto espresso dal testo che precedono.
Semplicit, realizzare una grafica eccessivamente affollata di colori e simboli rischia di scoraggiare la consultazione della pagina o di far passare in
secondo piano i contenuti []
I link devono essere elementi testuali tali da esprimere in poche parole la destinazione a cui portano in modo inequivocabile.

210

211

212

213

06
DISCIPLINA E AUTODISCIPLINA
DELLA COMUNICAZIONE
Documenti riguardanti la regolamentazione della comunicazione web della P.A.

214

Decreto legislativo n. 74; in materia di messaggi pubblicitari


ingannevoli diffusi attraverso mezzi di comunicazione;
25.01.1992; Parlamento Italiano

568

Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale,


54 edizione; 04.06.2012; Istituto Autodisciplina Pubblicitaria

634

Manifesto Deontologico dellArt Directors Club Italia; ADCI

657

Statuto di Assocomunicazione; Assocomunicazione

660

Statuto Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e


Istituzionale; 2012; Associazione Italiana della Comunicazione
Pubblica e Istituzionale

665

Codice Deontologico Aiap; Associazione Italiana Design della


comunicazione visiva

674

Model code of professional conduct for communication


designers; ICOGRADA

679

First Things First Manifesto; 1964 - 2000; Ken Garland

690

Carta del progetto grafico; 1989; Anceschi, Baule, Torri

686

Manifesto della Comunicazione pubblica in italia; Novembre


2005; Comunicazione pubblica

695

Dichiarazione di Stoccolma dellEIDD; 09.05.2004; istituto


europeo per il design e la disabilit

696

215

DECRETO LEGISLATIVO IN MATERIA DI MESSAGGI PUBBLICITARI INGANNEVOLI DIFFUSI ATTRAVERSO MEZZI DI COMUNICAZIONE
D. LSG. 74
25.01.1992
PARLAMENTO ITALIANO

La pubblicit deve essere palese, veritiera e corretta.


[]
per pubblicit ingannevole: qualsiasi pubblicit che in qualunque modo,
compresa la sua presentazione sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del
suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea ledere un concorrente;
[]
La pubblicit deve essere chiaramente riconoscibile come tale.
[]
vietata ogni forma di pubblicit subliminale.
[]
considerata ingannevole la pubblicit, che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, possa, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza o che abusi della loro naturale credulit o mancanza di
esperienza o che, impiegando bambini ed adolescenti in messaggi pubblicitari, [] abusi dei naturali sentimenti degli adulti per i pi giovani.

216

Decreto legislativo 25/01/1992 n.74


in materia di messaggi pubblicitari ingannevoli diffusi attraverso mezzi di
comunicazione
PARTE I Disposizioni generali
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto larticolo 153 del Trattato della Comunit europea;
Visto larticolo 117 della Costituzione, come sostituito dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, con riferimento ai principi di unit, continuit e
completezza dellordinamento giuridico, nel rispetto dei valori di sussidiariet orizzontale e verticale;
Visto larticolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la legge 29 luglio 2003, n. 229, recante interventi urgenti in materia
di qualit della regolazione, riassetto normativo e semplificazione - legge di
semplificazione per il 2001, ed in particolare larticolo 7 che delega il Governo ad adottare uno o piu decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di tutela dei consumatori ai sensi e secondo i principi
e i criteri direttivi di cui allarticolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, come sostituito dallarticolo 1 della citata legge n. 229 del 2003, e nel rispetto
dei principi e dei criteri direttivi ivi richiamati;
Visto larticolo 2 della legge 27 luglio 2004, n. 186, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, nonch larticolo 7 della legge 27 dicembre 2004, n. 306;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 224, recante attuazione della direttiva 85/374/CEE relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri in materia di responsabilit per danno da prodotti difettosi, ai sensi
dellarticolo 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183;
Vista la legge 10 aprile 1991, n. 126, recante norme per linformazione del
consumatore, e successive modificazioni, nonch il relativo regolamento
di attuazione di cui al decreto del Ministro dellindustria, del commercio e
dellartigianato 8 febbraio 1997, n. 101;
Visto il decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, recante attuazione della
direttiva 85/577/CEE in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali;
Visto il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, recante attuazione della
direttiva 84/450/CEE in materia di pubblicit ingannevole;
Visto il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, come modificato dai decreti legislativi 4 agosto 1999, n. 333, e 4 agosto 1999, n. 342;
Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111, recante attuazione della direttiva 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto com217

preso;
Vista la legge 6 febbraio 1996, n. 52, recante attuazione della direttiva 93/13/
CEE concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori
ed in particolare larticolo 25, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della disciplina relativa al settore del commercio, ed in particolare gli articoli 18 e 19;
Vista la legge 30 luglio 1998, n. 281, recante disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti e successive modificazioni; Visto il decreto legislativo 9 novembre 1998, n. 427, recante attuazione della direttiva 94/47/CE concernente
la tutela dellacquirente per taluni aspetti dei contratti relativi allacquisizione
di un diritto di godimento a tempo parziale di beni immobili;
Visto il decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185, recante attuazione della direttiva 97/7/CE relativa alla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 63, recante attuazione della direttiva 98/7/CE, che modifica la direttiva 87/102/CEE, in materia di credito al
consumo;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67, recante attuazione della direttiva 97/55/CE, che modifica la direttiva 84/450/CEE, in materia di pubblicit ingannevole e comparativa;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 84, recante attuazione della direttiva 98/6/CE relativa alla protezione dei consumatori, in materia di indicazione dei prezzi offerti ai medesimi;
Visto il decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 253, recante attuazione della direttiva 97/5/CEE sui bonifici transfrontalieri;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 2001, n. 218, regolamento recante disciplina delle vendite sottocosto, a norma dellarticolo 15,
comma 8, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114;
Visto il decreto legislativo 23 aprile 2001, n. 224, come modificato dal decreto
legislativo 2 febbraio 2001, n. 25, recante attuazione della direttiva 98/27/CE
relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori, nonch il decreto del Ministro dellindustria, del commercio e dellartigianato 19
gennaio 1999, n. 20, recante norme per liscrizione nellelenco delle Associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale;
Visto il decreto legislativo 2 febbraio 2002, n. 24, recante attuazione della direttiva 1999/44/CE su taluni aspetti della vendita e delle garanzie di consumo;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante codice in materia di
protezione dei dati personali e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 172, recante attuazione della direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti;
Vista la legge 6 aprile 2005, n. 49, recante modifiche allarticolo 7 del decreto
legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, in materia di messaggi pubblicitari ingannevoli diffusi attraverso mezzi di comunicazione;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 ottobre 2004; Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui
218

allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta del
16 dicembre 2004;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nella sezione consultiva per gli
atti normativi nelladunanza generale del 20 dicembre 2004; Acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari del Senato della Repubblica, espresso il 9 marzo 2005, e della Camera dei deputati, espresso il 10 marzo 2005;
Vista la segnalazione del Garante della concorrenza e del mercato in data 10
maggio 2005;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 22
luglio 2005;
Sulla proposta del Ministro delle attivit produttive e del Ministro per le politiche comunitarie, di concerto con i Ministri per la funzione pubblica, della giustizia, delleconomia e delle finanze e della salute;
Emana il seguente decreto legislativo:
Art. 1 Finalit ed oggetto
1. Nel rispetto della Costituzione ed in conformit ai principi contenuti nei trattati istitutivi delle Comunit europee, nel trattato dellUnione europea, nella
normativa comunitaria con particolare riguardo allarticolo 153 del Trattato
istitutivo della Comunit economica europea, nonch nei trattati internazionali, il presente codice armonizza e riordina le normative concernenti i processi d acquisto e consumo, al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei
consumatori e degli utenti.
Art. 2 Diritti dei consumatori
1. Sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei
consumatori e degli utenti, ne promossa la tutela in sede nazionale e locale,
anche in forma collettiva e associativa, sono favorite le iniziative rivolte a perseguire tali finalit, anche attraverso la disciplina dei rapporti tra le associazioni dei consumatori e degli utenti e le pubbliche amministrazioni.
2. Ai consumatori ed agli utenti sono riconosciuti come fondamentali i diritti:
a) alla tutela della salute;
b) alla sicurezza e alla qualit dei prodotti e dei servizi;
c) ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicit
d) alleducazione al consumo;
e) alla correttezza, alla trasparenza ed allequit nei rapporti contrattuali;
f) alla promozione e allo sviluppo dellassociazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti;
g) allerogazione di servizi pubblici secondo standard di qualit e di efficienza.
Art. 3 Definizioni
1. Ai fini del presente codice si intende per:

219

CODICE DI AUTODISCIPLINA DELLA COMUNICAZIONE COMMERCIALE;


54 EDIZIONE
04.06.2012
ISTITUTO AUTODISCIPLINA PUBBLICITARIA

soggetto alle norme del Codice qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, o che sollecita il volontario apporto di contribuzioni di qualsiasi natura, al fine di raggiungere obiettivi di
carattere sociale.
Tali messaggi devono riportare lidentit dellautore e del beneficiario della richiesta, nonch lobiettivo sociale che si intende raggiungere.
I promotori di detti messaggi possono esprimere liberamente le proprie opinioni sul tema trattato, ma deve risultare chiaramente che trattasi di opinioni dei medesimi promotori e non di fatti accertati.
Per contro i messaggi non devono:
sfruttare indebitamente la miseria umana nuocendo alla dignit della persona, n ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento;
colpevolizzare o addossare responsabilit a coloro che non intendano aderire allappello;
presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per
il quale lappello viene rivolto;
sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo alliniziativa;
sollecitare i minori ad offerte di denaro.
Le presenti disposizioni si applicano anche alla comunicazione commerciale che contenga riferimenti a cause sociali.

220

Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale


54 edizione, in vigore dal 4 giugno 2012
La 1 edizione del Codice risale al 12 maggio 1966
Norme Preliminari e Generali
a) Finalit del Codice
Il Codice di Autodisciplina ha lo scopo di assicurare che la comunicazione commerciale, nello svolgimento del suo ruolo particolarmente utile nel processo
economico, venga realizzata come servizio per il pubblico, con speciale riguardo alla sua influenza sul consumatore.
Il Codice definisce le attivit in contrasto con le finalit suddette, ancorch conformi alle vigenti disposizioni legislative; linsieme delle sue regole, esprimendo il costume cui deve uniformarsi lattivit di comunicazione, costituisce la
base normativa per lautodisciplina della comunicazione commerciale.
b) Soggetti vincolati
Il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale vincolante per
utenti, agenzie, consulenti di pubblicit e di marketing, gestori di veicoli pubblicitari di ogni tipo e per tutti coloro che lo abbiano accettato direttamente o
tramite la propria associazione, ovvero mediante la sottoscrizione di un contratto di cui al punto d), finalizzato alleffettuazione di una comunicazione
commerciale.
c) Obblighi degli enti firmatari
Gli enti firmatari si impegnano ad osservare ed a far accettare dai loro associati le norme del Codice stesso e dei Regolamenti autodisciplinari, a dare opportuna diffusione alle decisioni dellorgano giudicante, nonch ad adottare
adeguati provvedimenti nei confronti dei soci che non si attengano al giudizio
dellorgano stesso o siano recidivi.
d) Clausola di accettazione
Per meglio assicurare losservanza delle decisioni dellorgano giudicante, gli
organismi aderenti si impegnano a far s che ciascun soggetto ad essi associato inserisca nei propri contratti una speciale clausola di accettazione del Codice, dei Regolamenti autodisciplinari e delle decisioni assunte dal Giur, anche
in ordine alla loro pubblicazione, nonch delle ingiunzioni del Comitato di Controllo divenute definitive.
e) Definizioni
Agli effetti del Codice il termine comunicazione commerciale comprende la
pubblicit e ogni altra forma di comunicazione, anche istituzionale, diretta a
promuovere la vendita di beni o servizi quali che siano le modalit utilizzate,
nonch le forme di comunicazione disciplinate dal titolo VI. Non comprende le
politiche commerciali e le tecniche di marketing in s considerate.
Il termine prodotto comprende qualsiasi oggetto della comunicazione commerciale e si intende perci esteso anche al servizio, metodo, trattamento, diritti, obbligazioni e simili. La natura del prodotto o del servizio in s considera221

ta non forma oggetto del Codice di Autodisciplina.


Il termine messaggio comprende qualsiasi forma di presentazione al pubblico del prodotto e si intende perci esteso anche allimballaggio, alla confezione, alletichetta e simili.
Il termine consumatore comprende ogni soggetto persona fisica o giuridica come pure ente collettivo cui indirizzata la comunicazione commerciale
o che sia suscettibile di riceverla.
Agli effetti del Codice di Autodisciplina non costituisce comunicazione commerciale la distribuzione a scopo didattico di materiale promozionale quando sia richiesto dagli Istituti scolastici pubblici o privati e luso avvenga sotto il
controllo del personale docente.
Titolo I
Regole di comportamento
Art. 1 Lealt della comunicazione commerciale
La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta. Essa
deve evitare tutto ci che possa screditarla.
Art. 2 Comunicazione commerciale ingannevole
La comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di
omissioni, ambiguit o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per
quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuit, le condizioni di vendita, la diffusione, lidentit delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti.
Nel valutare lingannevolezza della comunicazione commerciale si assume come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento.
Art. 3 Terminologia, citazioni, prove tecniche e scientifiche, dati statistici
Terminologia, citazioni e menzioni di prove tecniche e scientifiche devono essere usate in modo appropriato. Prove tecniche e scientifiche e dati statistici
con limitata validit non devono essere presentati in modo da apparire come
illimitatamente validi.
Art. 4 Testimonianze
Le testimonianze devono essere autentiche, responsabili e controllabili.
Art. 5 Garanzie
Le garanzie obbligatorie non possono essere comunicate con modalit tali da
fare ritenere che il loro contenuto sia maggiore o diverso.
Qualora vengano comunicate garanzie maggiori o diverse rispetto a quelle obbligatorie, la comunicazione commerciale deve precisare il contenuto e le modalit della garanzia offerta, oppure riportarne una sintetica ma significativa
indicazione insieme al contestuale rinvio a fonti di informazione scritta disponibili presso il punto vendita o unite al prodotto.
Art. 6 Dimostrazione della verit della comunicazione commerciale
Chiunque si vale della comunicazione commerciale deve essere in grado di dimostrare, a richiesta del Giur o del Comitato di Controllo, la veridicit dei dati, delle descrizioni, affermazioni, illustrazioni e la consistenza delle testimo222

nianze usate.
Art. 7 Identificazione della comunicazione commerciale
La comunicazione commerciale deve essere sempre riconoscibile come tale.
Nei mezzi in cui, oltre alla comunicazione commerciale, vengono comunicati al pubblico informazioni e contenuti di altro genere, la comunicazione commerciale inserita deve essere nettamente distinta per mezzo di idonei accorgimenti.
GUERRIGLIA?
Art. 8 Superstizione, credulit, paura
La comunicazione commerciale deve evitare ogni forma di sfruttamento della
superstizione, della credulit e, salvo ragioni giustificate, della paura.
Art. 9 Violenza, volgarit, indecenza
La comunicazione commerciale non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale o tali che, secondo il gusto e la sensibilit
dei consumatori, debbano ritenersi indecenti, volgari o ripugnanti.
Art. 10 Convinzioni morali, civili, religiose e dignit della persona
La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose. Essa deve rispettare la dignit della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione.
Art. 11 Bambini e adolescenti
Una cura particolare deve essere posta nei messaggi che si rivolgono ai bambini e agli adolescenti o che possono essere da loro ricevuti. Questi messaggi non
devono contenere nulla che possa danneggiarli psichicamente, moralmente o
fisicamente e non devono inoltre abusare della loro naturale credulit o mancanza di esperienza, o del loro senso di lealt.
In particolare questa comunicazione commerciale non deve indurre a:
violare norme di comportamento sociale generalmente accettate;
compiere azioni o esporsi a situazioni pericolose;
ritenere che il mancato possesso del prodotto oggetto della comunicazione significhi inferiorit, oppure mancato assolvimento dei loro compiti da parte dei
genitori;
sminuire il ruolo dei genitori e di altri educatori nel fornire valide indicazioni dietetiche;
adottare labitudine a comportamenti alimentari non equilibrati, o trascurare
lesigenza di seguire uno stile di vita sano;
sollecitare altre persone allacquisto del prodotto oggetto della comunicazione.
Limpiego di bambini e adolescenti nella comunicazione deve evitare ogni abuso dei naturali sentimenti degli adulti per i pi giovani.
Art. 12 Salute, sicurezza e ambiente
La comunicazione commerciale relativa a prodotti suscettibili di presentare

223

MANIFESTO DEONTOLOGICO DELLART DIRECTORS CLUB ITALIA


ISTITUTO AUTODISCIPLINA PUBBLICITARIA
ADCI

Noi soci ADCI siamo consapevoli del fatto che la comunicazione commerciale diffonde modi di essere, linguaggi, metafore, gerarchie di valori che
entrano a far parte dellimmaginario collettivo: la struttura mentale condivisa e potente, tipica della culture di massa, che si deposita nella memoria di tutti gli individui appartenenti a una comunit, e ne orienta opinioni, convinzioni,atteggiamenti e comportamenti quotidiani, a contribuire, a
modificare modalit di comunicazione che, pur lecite formalmente, possono tuttavia favorire il consolidarsi di stereotipi negativi e il deteriorarsi della cultura collettiva;
nei casi di infrazione pi sospetti, dal codice civile.
[]
nostro intento contribuire, con questo appello, a modificare modalit di
comunicazione che, pur lecite formalmente, possono tuttavia favorire il consolidarsi di stereotipi negativi e il deteriorarsi della cultura collettiva.

224

225

STATUTO DI ASSOCOMUNICAZIONE
ASSOCOMUNICAZIONE

Le Associate sono tenute ad esplicare la propria attivit con seriet e correttezza, come si conviene alla professionalit delle funzioni che sono chiamate ad esercitare.
[]
Le Associate, riconoscendo nel Codice di Autodisciplina Pubblicitaria lespressione del costume cui lattivit di comunicazione deve uniformarsi, sono tenute alla piena osservanza delle regole enunciate in tale Codice e a far
s che questultimo venga riconosciuto e rispettato anche dai propri clienti.

226

227

228

229

230

231

STATUTO ASSOCIAZIONE ITALIANA DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA


E ISTITUZIONALE
2012
ASSOCIAZIONE ITALIANA DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA E ISTITUZIONALE

Per la realizzazione degli scopi di cui allarticolo precedente lAssociazione si propone:


A) di accrescere ed affermare la sensibilit sociale, la preparazione professionale e tecnologica e lapprofondimento delle problematiche deontologiche connesse alla comunicazione pubblica e istituzionale;
B) di far conoscere allopinione pubblica, agli operatori politici ed amministrativi nonch agli operatori professionali dellinformazione e della comunicazione limportanza del ruolo delle attivit di comunicazione pubblica e
istituzionale, le sue caratteristiche specifiche, i suoi obiettivi ed i relativi problemi;
C) di promuovere ed organizzare iniziative culturali e professionali allo scopo di favorire un ampio e libero confronto di opinioni, anche a mezzo di seminari, convegni, dibattiti, pubblicazioni ed altre iniziative appropriate ed
inerenti la comunicazione pubblica;
D) di favorire, da una parte laggregazione delle differenti figure professionali impegnate attivamente nella comunicazione pubblica e dallaltra parte listituzione di rapporti organici e permanenti con i settori politici e della comunicazione che concorrono naturalmente alle attivit di comunicazione pubblica;
E) di programmare momenti di riflessione, analisi ed elaborazione collettiva
sulla comunicazione
pubblica, in merito alla sua funzione di promozione diretta e indiretta delle
prestazioni sociali delle
Istituzioni e dei servizi pubblici in senso lato e della loro conoscenza da parte dellutente.

232

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239

CODICE DEONTOLOGICO AIAP


ASSOCIAZIONE ITALIANA DESIGN DELLA COMUNICAZIONE VISIVA

AIAP lassociazione a cui aderiscono gli operatori del progetto che intervengono professionalmente nei settori della grafica e della comunicazione
visiva. Le sue funzioni principali sono di:
[]
diffondere nella cultura della pratica quotidiana i principi etici della professione, con particolare attenzione alla necessit di rafforzare una lucida coscienza critica, progettuale, ecologica e sociale.
I soci dellassociazione dovranno svolgere la propria attivit professionale in
modo competente ed agire sempre con rettitudine e onest; dovranno agire nellinteresse dei clienti con dedizione, ma sempre entro i limiti della propria responsabilit professionale []
I soci si impegnano a favorire il raggiungimento di elevati standard di qualit dei contenuti, nella grafica e nella comunicazione, con unazione di supporto degli scopi dellAiap, sia per quanto riguarda il processo di diffusione
dei nuovi orientamenti professionali, che la realizzazione di lavori esemplari, eseguiti nellambito di un rapporto con i clienti improntato alla massima
correttezza e collaborazione.
[]
I soci dovranno consapevolmente avere riguardo per le conseguenze del
proprio lavoro, e fare in modo che esso non causi danni direttamente o indirettamente alla salute degli individui, degli animali o altri esseri viventi, al sistema ecologico e allintero ambiente.

240

241

Codice deontologico
Vi invitiamo a leggere questo codice con attenzione e a seguirne i principi
nellesercizio della vostra attivit professionale. Vi invitiamo inoltre a diffonderlo non solo tra i colleghi, ma anche tra i vostri collaboratori, gli studenti, i
clienti e nel pubblico in generale.
Vorremmo che il codice fosse una enunciazione di ci che il pubblico e la committenza si pu attendere dagli operatori della grafica, delle regole di comportamento che dovrebbero governare i rapporti tra i professionisti, e che affermi
la nostra risoluzione a mantenere sempre ai massimi livelli il nostro senso di
responsabilit professionale.
Questo documento si ispira a quanto dettato dal Codice di Etica e Condotta Professionale pubblicato dallInternational Council of Graphic Design Associations (ICOGRADA).
0. Premessa
0.1 AIAP lassociazione a cui aderiscono gli operatori del progetto che intervengono professionalmente nei settori della grafica e della comunicazione visiva. Le sue funzioni principali sono di:
- promuovere e salvaguardare standard elevati di qualit tutelando attraverso
specifiche iniziative lo sviluppo delle rispettive aree tecniche e disciplinari e la
bont desercizio della professione dei propri membri
- incrementare a tutti i livelli sociali il riconoscimento dellimportanza della
grafica nello sviluppo delle attivit umane e per il miglioramento della convivenza civile.
- promuovere attraverso un programma di attivit integrate (pubblicazioni,
mostre, attivit didattiche, convegni, dibattiti, scambi e progetti di pubblico interesse) leccellenza della grafica in tutte le sue applicazioni.
- favorire lallargamento delle relazioni negli ambiti della professione, della formazione e della scuola, dello studio e della critica disciplinare, della committenza e del polo tecnico-realizzativo.
- diffondere nella cultura della pratica quotidiana i principi etici della professione, con particolare attenzione alla necessit di rafforzare una lucida coscienza critica, progettuale, ecologica e sociale.
1. Introduzione
1.1 Questo codice di etica deontologica e condotta professionale viene pubblicato e diffuso dallAiap affinch tutti i suoi membri vi si adeguino nellesercizio della propria attivit. Tutti i membri dellassociazione si impegnano ad attenersi alle norme di questo codice contestualmente al rispetto dei regolamenti e dello Statuto dellassociazione.
1.2. Le finalit perseguite dal presente documento sono quelle di fornire a tutti
242

i membri dellassociazione un insieme di norme, accettate come condizione di


adesione allAiap, proponendo indicazioni e direttive di etica e condotta deontologica nelladempimento dei propri obblighi professionali.
La sua funzione anche quella di allargare il rispetto di tali direttive a tutto il
corpo professionale dei tecnici, degli operatori del progetto, dei clienti, di quanti operano nel campo della formazione, e che gravitano nei settori della grafica
e della comunicazione visiva.
2. Rispetto delle norme
2.1 I soci Aiap si impegnano a rispettare il contenuto del presente codice, le
leggi, i regolamenti e quanto dettato da altri codici professionali per operatori del design e del progetto grafico, comprese le norme di autoregolamentazione applicate in settori correlati. I soci Aiap si impegnano inoltre a rispettare le
leggi e i codici di etica professionale vigenti nei paesi nei quali essi svolgono la
propria attivit. Qualora tali leggi o codici risultano in contrasto con il presente codice, i soci si impegnano a sottoporre eventuali discrepanze allattenzione
del Presidente dellassociazione, per ottenerne chiarimenti e direttive.
2.2 I soci che a parere del Consiglio direttivo Aiap o del Collegio dei Probiviri
abbiano contravvenuto pi o meno gravemente lo spirito e limpostazione del
presente Codice, potranno essere ripresi, sospesi o espulsi dallassociazione su
delibera dello stesso Consiglio direttivo, e tale azione potr essere accompagnata da un pubblico annuncio. Tali azioni prescritte potranno essere intraprese solo dopo aver concesso al socio unadeguato opportunit di giustificare
le presunte irregolarit di comportamento professionale, imputategli dal Consiglio direttivo Aiap o del Collegio dei Probiviri, e solo dopo che tale Commissione abbia riferito e raccomandato al Consiglio direttivo lattuazione delle azioni
prescrittive a suo carico e il Consiglio abbia deliberato in tal senso.
3. Responsabilit professionali
3.1 I soci dellassociazione dovranno svolgere la propria attivit professionale
in modo competente ed agire sempre con rettitudine e onest; dovranno agire
nellinteresse dei clienti con dedizione, ma sempre entro i limiti della propria
responsabilit professionale, non intraprendendo nellambito della propria attivit alcuna azione che possa danneggiare il proprio status di consulenti professionali. I soci si impegnano a favorire il raggiungimento di elevati standard
di qualit dei contenuti, nella grafica e nella comunicazione, con unazione di
supporto degli scopi dellAiap, sia per quanto riguarda il processo di diffusione
dei nuovi orientamenti professionali, che la realizzazione di lavori esemplari,
eseguiti nellambito di un rapporto con i clienti improntato alla massima correttezza e collaborazione.
3.2 I soci dovranno considerare riservate e confidenziali tutte le informazioni
relative agli affari dei propri clienti o dei propri datori di lavoro, e non potranno divulgare tali informazioni a terzi senza il consenso del medesimo cliente o
del datore di lavoro interessato.
243

3.3 I soci potranno attraverso specifiche iniziative di autopromozione pubblicizzare le peculiarit dei propri servizi, ma sempre in forme obiettive e dignitose, e non dovranno accettare consapevolmente un incarico al quale stia gi
lavorando o abbia lavorato, un altro professionista concorrente, senza precedentemente averlo informato, o prima di aver accertato che eventuali incarichi precedentemente assegnati si siano esauriti con correttezza da parte del
cliente. Occorre qui ricordare che i codici del linguaggio nella grafica trascrivono allinterno di uno spazio progettato ci che il committente intende comunicare al potenziale interprete e fruitore. Linterprete il mercato intendendo per esso non solo il luogo della domanda e dellofferta, ma soprattutto lo
scenario nel quale transitano le informazioni, i desideri, le aspettative, i giudizi delle persone. Il fatto che un qual si voglia progetto grafico si sviluppi sempre
allinterno di specifiche intenzionalit (quella del committente, del progettista
e dellinterprete) non significa che una di queste trevariabili intenzionali sia
preminente sulle altre, ma sottolinea laspetto polivalente di ogni prodotto grafico per la comunicazione. Nel considerare quindi lintero processo di produzione di ogni artefatto comunicativo non possibile trascendere da una valutazione pi generale che riguarda lapporto di tutte le componenti professionali che concorrono alla sua realizzazione, non dimenticando a fianco delle figure gi ricordate anche quella dellesecutore a cui si affida il compito di tradurre il progetto in oggetto della comunicazione, e dalle cui indispensabili doti e
capacit spesso dipende dalla buona qualit del prodotto finale.
3.4 I soci non potranno intenzionalmente copiare il lavoro gi eseguito da un
collega e sono invitati sempre a chiarire e documentare leventuale apporto o
contributo di un collega nei confronti del cliente.
3.5 I soci non potranno intenzionalmente copiare lavorare simultaneamente
per clienti o datori di lavoro in diretta concorrenza luno con laltro o senza che
questi ne siano debitamente informati.
3.6 I soci non dovranno accettare eventuali istruzioni di un cliente quando
queste comportino la violazione dei diritti di propriet e dei diritti dautore, regolati dalle leggi vigenti e neppure dovranno agire consapevolmente in modo
che si giunga a una tale violazione.
3.7 Nella ricerca delle opportunit di lavoro i membri dovranno esercitare una
concorrenza leale e aperta, basata su meriti professionali, esprimendo eventuali critiche sempre in modo leale, senza mai denigrare in modo superficiale
ed avventato il lavoro e la reputazione di un collega.
3.8 Si ricorda a tutti i membri che lattivit di progettazione grafica si colloca
allinterno di un sistema di produzione di massa. Tale attivit nel suo complesso tende a moltiplicare i prodotti del lavoro progettuale in infiniti esemplari
contribuendo a saturare il sistema della comunicazione e a determinare quel
fenomeno che gli esperti definiscono polluzione visiva. Le scelte progettuali insite nellattivit del designer non sono quindi neutrali neppure rispetto
al progressivo degrado ambientale e allo spreco delle risorse. Pertanto, i membri dovranno incoraggiare il pi possibile la conservazione dellenergia, il riciclaggio di prodotti e semilavorati, e luso di materiali di materiali biodegradabi244

li per imballaggi e confezioni. I soci dovranno consapevolmente avere riguardo


per le conseguenze del proprio lavoro, e fare in modo che esso non causi danni direttamente o indirettamente alla salute degli individui, degli animali o altri esseri viventi, al sistema ecologico e allintero ambiente.
4. Onorari
4.1 I soci non dovranno intraprendere iniziative professionali di tipo speculativo, n in proprio e n in competizione con altri colleghi, per le quali ad esempio sia previsto un compenso da parte del cliente solo in caso di accettazione di
una delle proposte sottoposte al vaglio della committenza. Ci vale non solo per
le soluzioni di progetto di natura complessa ma anche per semplici proposte o
suggerimenti preliminari.
4.2 I soci dovranno lavorare solo in cambio di un onorario, di un diritto dautore, di un salario o di altre forme di retribuzione concordate con il cliente, previste e disciplinate da regolare conferimento dincarico, contratto o preventivo, secondo quanto indicato ne Gli onorari del progetto grafico a cura dellAiap. Unica eccezione ammessa sono i lavori commissionati da istituti di carit
o mutua assistenza, o da associazioni operanti senza scopi di lucro.
4.3 I soci sono richiamati a non trattenere percentuali, sconti nascosti, compensi di dubbia natura per diritti di commissione, gratifiche o pagamenti vari
da parte di appaltatori o fornitori, senza che il cliente ne venga comunque informato laddove persiste la condizione di una prestazione professionale effettivamente prestata. I soci al contempo sono invitati ad addebitare una ragionevole tariffa di gestione ed amministrazione, sempre con la debita informazione ed approvazione del cliente, come diritto percentuale su tutti quegli articoli
o prestazioni rimborsabili e fatturabili alla committenza che rientrino nel regime contabile del professionista o del prestatore dopera.
4.4 I soci sono richiamati a non subappaltare loggetto principale di un incarico o di lavoro di progettazione loro commissionato da un cliente o da un datore di lavoro senza che questi ne siano pienamente informati e ne forniscano il
relativo consenso.
4.5 I soci dovranno dimostrare in tutte le situazioni professionali in cui si vengono a trovarsi equit di giudizio, correttezza nei confronti dei colleghi e rettitudine al cospetto dei clienti. Si impegnano a scoraggiare qualsiasi iniziativa che leda la reputazione di quanti operano nel settore, e sono richiamati a
dissuadere chiunque abbia interesse a comportarsi in modo non conforme alle disposizioni del presente codice, ed a segnalare lesistenza di eventuali infrazioni.

245

MODEL CODE OF PROFESSIONAL CONDUCT FOR


COMMUNICATION DESIGNERS
ICOGRADA

A designers responsibility to the community


A designer accepts a professional obligation to further the social and aesthetic standards of the community.
A designer accepts professional responsibility to act in the best interest of
the ecology and of the natural environment.
A designer shall act in keeping with the honour and dignity of the profession.
A designer shall not consciously assume nor accept a position in which
personal interests conflict with professional duty.
Publicity
Any advertising or publicity material must contain only truthful factual statements. It must be fair to clients and other designers and in accordance
with the dignity of the profession.

246

247

248

249

250

251

CARTA DEL PROGETTO GRAFICO


27.11.1989
ANCESCHI GIOVANNI, BAULE GIOVANNI, TORRI GIANFRANCO

Nei confronti dellinquinamento prodotto da una comunicativa pletorica


e da una complementare indifferenza per la cultura dellimmagine [], noi
sottolineiamo le nuove responsabilit del progettista grafico. Difendiamo il
progetto della qualit nel campo della comunicazione visiva. Rivendichiamo
nostre le responsabilit nei confronti dellutenza. Competenza questa che
peraltro ci che ci viene richiesto dalla committenza pi avanzata. Noi dichiariamo pertanto il punto di vista dellutenza fondamento costante del nostro operare.

252

253

Carta del progetto grafico


Tesi per un dibattito sul progetto della comunicazione.
Il comitato di redazione della Carta del progetto grafico (Anceschi, Baule, Torri)
stato espresso dalla commissione degli estensori (formata da Giovanni Anceschi, Giovanni Baule, Gelsomino DAmbrosio, Pino Grimaldi, Giancarlo Iliprandi, Giovanni Lussu, Alberto Marangoni, Gianfranco Torri) costituitasi ad Aosta
in occasione della Preassemblea nazionale Aiap del 24 giugno 1989. La Carta
del progetto grafico stata presentata il 27 novembre alla facolt di Architettura del Politecnico di Milano per lapposizione di un primo nucleo di firme; firme
la cui raccolta proseguita e il cui significato va individuato nellapporto allavvio del dibattito che ne seguito.
1. Noi osserviamo che il sistema della comunicazione e dellinformazione dispone oggi di una presenza generalizzata, di una diffusione capillare, di un assetto poderoso. lindustria della comunicazione e dellinformazione a porsi come traente nello scenario contemporaneo. Peraltro sono riscontrabili in
parallelo inquietanti fenomeni di inquinamento visivo e di saturazione comunicativa, sintomi di un sistema in cui tecnologie e apparati, lontani dallessere
autosufficienti, sono bisognosi di direzioni, di scelte e orientamenti progettati.
La grafica ormai una presenza trasversale. Dove c comunicazione c grafica. Come la comunicazione essa dappertutto. La grafica l dove la cultura si
fa editoria. La grafica l dove i sistemi di trasporto si stanno informatizzando.
La grafica interviene nellassetto multimediale della politica. La grafica presente non solo nella divulgazione ma anche nella modellazione della scienza.
La grafica in azione l dove il prodotto industriale interagisce con lutilizzazione. La grafica nella grande distribuzione dove il consumatore incontra la
merce. La grafica anche nello sport, nellimmagine delle grandi manifestazioni come nella loro diffusione massmediale.
2. Noi affermiamo una volta centralit del progetto grafico. Nella cultura iperindustriale di massa, la quantit, la frammentazione, la disomogeneit, la dislocazione nellofferta dei dati necessari alluomo per vivere, producono una
domanda di nuove sintesi e di orientamento. E indubbiamente, lente, listituzione, limpresa che affronta il problema di comunicare fa gi un primo passo
nella direzione di una qualificazione dei beni e dei servizi che produce. E ancora con la sua competenza nel pilotare lattenzione, nelloperare distinzioni
percepibili, con la sua capacit di attribuire una forma e unidentit alla comunicazione, la grafica contribuisce a conferire esistenza alle strutture della societ.

254

3. Indichiamo la grafica come attivit che colloca dunque dentro al sistema generale della progettualit orientata alle necessit delluomo. Accanto allurbanistica, allarchitettura, al design industriale, al disegno ambientale, essa non
solo li affianca ma interagisce con essi. La grafica urbanistica nelle tecniche
di prefigurazione, nei sistemi di visualizzazione e nei metodi di rappresentazione. La grafica architettura non solo in quanto strumento della stesura
del progetto ma anche direttamente nella presenza della scrittura nelledificio
costruito. La grafica disegno ambientale nella segnaletica cittadina, dei trasporti ecc. La grafica disegno industriale nella grafica del prodotto, nei cruscotti, nelle interfacce, nel packaging ecc.
4. Come negli anni Trenta si avvertiva quello dellarchitettura come ruolo guida delle discipline del progetto, e negli anni Sessanta, nella transizione della
produzione al consumo, il design industriale assumeva un ruolo di coordinamento concettuale, negli anni Novanta il progetto grafico a collocarsi in posizione strategica dentro la cultura del progetto.
5. Per quanto articolata in numerosi settori e pur mostrando facce anche molto
diverse, noi, che possiamo preferire di chiamarci autori o planner, designer o
creativi, fotografi o illustratori, riconosciamo la nostra professione come unattivit unitaria. Cos come ribadiamo lunit della disciplina cui fa riferimento la
cultura del grafico.?Sul versante della pratica mentre osserviamo la transizione del mestiere alle specializzazioni, constatiamo anche che per poco ci si trovi ad affrontare un progetto complesso, il problema diventa quello del governo
di processi e il ruolo assume i tratti di una regia.?Daltronde, cio sul piano teorico, in tutte le diversissime procedure metodologiche dei singoli settori non
difficile ritrovare connotati comuni nella maniera di strutturare i problemi
e di risolverli.?A entrambi questi aspetti, alla prassi e alla teoria, leghiamo il
problema della formazione, che va ripensata e organizzata sulla base di questa
identit rinnovata.?In Italia registriamo, da questo punto di vista, un grande
vuoto istituzionale. Ad esempio non esiste una facolt universitaria dedicata
al progetto di comunicazione.?Ma, nelle indagini analitiche dei linguaggi, delle culture e delle societ, in un programma di studi di storia e teoria della grafica, in una elaborazione sistemica e metodologica, e ancora nelle ricerche specificamente disciplinari del basic design, senza infine dimenticare lesplorazione e lo sviluppo delle potenzialit informatiche, noi intendiamo identificare
i principali filoni di lavoro e i possibili riferimenti per un nuovo iter formativo.
6. Nei confronti dellinquinamento prodotto da una comunicativa pletorica e
da una complementare indifferenza per la cultura dellimmagine (risultato di
una forma dellindustrializzazione dei processi comunicativi, dove lindustria
massmediale e informazionale, prigioniera della ideologia dellorientamento al
255

FIRST THINGS FIRST MANIFESTO


1964 - 2000
mercato, produce vulcanicamente informazione), noi sottolineiamo le nuove
responsabilit del progettista grafico. Difendiamo il progetto della qualit nel
campo della comunicazione visiva. Rivendichiamo nostre le responsabilit nei
confronti dellutenza. Competenza questa che peraltro ci che ci viene richiesto dalla committenza pi avanzata. Noi dichiariamo pertanto il punto di vista
dellutenza fondamento costante del nostro operare. Poniamo, inoltre, il massimo dellattenzione, oltre che al risultato finale della comunicazione, anche a
una presenza dei momenti strutturali e organizzativi della macchina della sua
produzione. Consideriamo tra i nostri compiti principali quello di agire dentro
ai sistemi che producono standard (dal design di caratteri ai progetti di simbologie segnaletiche, dai programmi di immagine coordinata alle strategie di comunicazione, dai software grafici a tutte quelle elaborazioni che serviranno in
seconda istanza per produrre risultati finali).
7. Ci impegniamo a mettere in atto tutte le iniziative che promuovano il riconoscimento della nostra identit professionale sia sul versante della societ in generale che presso la vasta gamma della nostra committenza. Con questa carta ci impegniamo a lavorare in prospettiva, come sta avvenendo in altri paesi
e in assonanza con gli intenti delle organizzazioni internazionali e delle associazioni nazionali, ad una costituente della progettualit. Ci impegniamo inoltre a costruire un calendario delle iniziative per la divulgazione dei vari aspetti della professione e della disciplina.

256

KEN GARLAND

We think that there are other things more worth using our skill and experience on.
Unprecedented environmental, social and cultural crises demand our attention. Many cultural interventions, social marketing campaigns, books,
magazines, exhibitions, educational tools, television programs, films, charitable causes and other information design projects urgently require our expertise and help.
[]
We propose a reversal of priorities in favour of more useful, lasting and democratic forms of communication a mindshift away from product marketing and toward the exploration and production of a new kind of meaning.

257

258

259

MANIFESTO DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA IN ITALIA


NOVEMBRE 2005
COMUNICAZIONE PUBBLICA

La comunicazione pubblica, per le sue funzioni e i suoi obiettivi non pu


essere considerata unattivit settoriale ma, perseguendo linteresse pubblico unattivit che riguarda tutti.
[]
Senza comunicazione non vi pu essere conoscenza. Senza conoscenza
non vi pu essere trasparenza delle Amministrazioni e partecipazione dei
cittadini.
[]
Il rischio che oggi stiamo correndo di vedere intelligenze, entusiasmo e volont di migliaia di cittadini frustrate da una inaccettabile carenza di scelte
e decisioni. un fatto grave anche per il pericolo di restituire alle spire della
propaganda unimportante funzione interna alle organizzazioni ed una indispensabile relazione con i cittadini.

260

261

MANIFESTO DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA IN ITALIA

LA DICHIARAZIONE DI STOCCOLMA DELLEIDD


09.05.2004

La comunicazione pubblica si trova ad un passaggio importante per il proprio futuro le cui


conseguenze interessano lintera societ italiana.
La comunicazione pubblica, per le sue funzioni e i suoi obiettivi, infatti, non pu essere
considerata unattivit settoriale ma, perseguendo linteresse pubblico unattivit che
riguarda tutti. La comunicazione pubblica non sostitutiva della partecipazione, della
semplificazione, dellinnovazione. Tuttavia, i processi comunicativi di interesse generale
dovranno costituirsi in una forza unificante e trainante, consegnando al nostro Paese, una
Pubblica Amministrazione rinnovata, capace ed efficace.
Senza comunicazione non vi pu essere conoscenza. Senza conoscenza non vi pu essere
trasparenza delle Amministrazioni e partecipazione dei cittadini.
Non a caso il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lha definita un dovere
dello Stato, non a caso la legge 142 del 1990 lha riconosciuta come un diritto dei
cittadini e la legge 150 del 2000 la indica come un obbligo per lintera pubblica
amministrazione.
Tutto ci importante, ma potrebbe non essere sufficiente se, contemporaneamente, non
si avvier una nuova stagione per la comunicazione pubblica. Se non la si considerer
definitivamente come una funzione essenziale per il governo della cosa pubblica e come
un irrinunciabile diritto delle persone.
Se non si costruir una comunit professionale che tragga alimento e crescita nelle
facolt di scienze della comunicazione e in una relazione sinergica con il sistema
professionale privato. Il rischio che oggi stiamo correndo di vedere intelligenze,
entusiasmo e volont di migliaia di dipendenti pubblici e studenti frustrate da una
inaccettabile carenza di scelte e decisioni. E un fatto grave anche per il pericolo di
restituire alle spire della propaganda unimportante funzione interna alle organizzazioni ed
una indispensabile relazione con i cittadini, per capire di pi e scegliere meglio.
Occorre dunque che il Governo, le forze politiche, le organizzazioni sindacali, le
associazioni degli Enti locali, le Regioni, le Universit e tutti coloro che possono e debbono
decidere, si pronuncino chiaramente su questi temi. Avviando concreti processi di
attuazione della legge 150, di radicamento delle attuali strutture di informazione e di
comunicazione in tutte le Amministrazioni, di valorizzazione e riconoscimento delle diverse
professioni, di formazione permanente degli operatori, in unepoca in cui le nuove
tecnologie digitali da Internet alla televisione digitale terrestre aprono nuove
opportunit per raggiungere i cittadini in forma sempre pi interattiva, dialogica,
personalizzata.
Occorre occupare, con pi certezze e meno improvvisazione, quel territorio di confine tra
Istituzioni e cittadini, tra Istituzioni e dipendenti troppo spesso lasciato al disincanto, al
qualunquismo, alle strumentalizzazioni per restituirlo allimpegno, alla voglia di fare, alla
competenza.
Questo, ancor prima che le leggi, lo chiede la realt sociale e culturale del nostro Paese,
questo lo chiede lEuropa. Una Europa che incontra difficolt nel processo di integrazione,
come la ratifica del Trattato costituzionale, che ora dedica energie e risorse alla
rivalutazione delle politiche di ascolto, di accompagnamento sociale, di uso delle
tecnologie per creare inclusione.
Ci auguriamo che tutti coloro che pensano sia possibile realizzare il cambiamento indicato
nelle leggi e nelle direttive che dal 1990 in poi hanno interessato la pubblica
amministrazione, tutti coloro che hanno a cuore i diritti dei cittadini, tutti coloro che
vogliono un paese migliore, tutti coloro che credono nel valore della democrazia, siano al
nostro fianco.
Insieme possiamo riuscirci.

ISTITUTO EUROPEO PER IL DESIGN E LA DISABILIT

Design for All il design per la diversit umana, linclusione sociale e luguaglianza. Questo approccio olistico ed innovativo costituisce una sfida
creativa ed etica ad ogni designer, progettista, imprenditore, amministratore pubblico e leader politico.
[]
Lo scopo del Design for All facilitare per tutti le pari opportunit di partecipazione in ogni aspetto della societ
[]
La pratica del Design for All fa uso cosciente dellanalisi dei bisogni e delle
aspirazioni umane ed esige il coinvolgimento degli utenti finali in ogni fase
del processo progettuale.

novembre 2005

262

263

264

265

02. Appendice

400
CASI
PER LA
PROGETTAZIONE

Indice

01. Archivio

01.1 Salute e benessere

01.2 Prevenzione delle dipendenze

21

01.3 Rispetto delle diversit e pari opportunit 31


01.4 Politiche sociali 41
01.5 Lavoro 49
01.6 Beni culturali
01.7 Ambiente

57

64

01.8 Promozione istituzionale


01.9 Varie

72

75

02 Prerequisiti

77

02.1 Target ampio e generico 80


02.2 Azione persuasiva sulle idee 84
02.3 Tematiche drammatiche e negative 88

03 Condizioni inalienabili
03.1 Conflitti dinteresse

90

92

03.1.1 Promozione personale attraverso il canale pubblico


03.1.2 ingerenza politica nelle scelte progettuali

93

96

03.1.3 Interesse collettivo vs ritorno economico dellistituzione


4

106
5

03.2 Incoerenza del messaggio

Archiviazione dei casi studio

110

03.2.1 Incoerenza tra messaggio e condotta dellistituzione

111

03.2.2 Coerenza tra messaggio e qualit del servizio promosso

04 Design inclusivo

114

120

04.1 Comunicazione accessibile 122


041.1 Problemi di leggibilit

123

Utilizzo di caratteri script

125

Utilizzo esclusivo di caratteri maiuscoli


Errori tipografici

129

00

133

Basso contrasto testo-sfondo

135

Basso contrasto testo in negativo su fondo colorato

137

Contrasto cromatico problematico per persone daltoniche

139

Instabilit percettiva causata da contrasto cromatico eccessivo

141

Basso contrasto tra testo e sfondo non omogeneo 143


Interferenza figura-sfondo

145

04.1.2 Problemi di comprensione

147

04.2 Comunicare senza discriminare


04.2.1 Discriminare i generi
Il colore rosa

155
161

04.2.3 Discriminare le razze

167

04.2.4 Discriminare i malati

169

05 Indicazioni retoriche
05.1 Ridondanza vs sintesi
05.1.2 Tempi dilatati

174
175

180

05.2 Informazione vs emozione


189

Nel cd in allegato a questo volume sono raccolti tutti i 400 artefatti, ordinati progressivamente secondo il numero identificativo asseganto. Il cd d la possibilit di visualizzare gli
spot e disporre delle immagini dei manifesti a
una buona risoluzione.

172

05.1.1 Sovraccarico di elementi

Ente promotore,
anno,
tematica trattata

154

04.2.2 Discriminare i minori

05.3 Usare lironia

153

Nel primo capitolo di questo volume sono


stati archiviati tutti i casi studio raccolti durante la fase di ricerca. Ogni elemento stato schedato secondo listituzione committente, lanno di produzione e la tematica trattata.
Ad ogni artefatto stato abbinato ad un numero identificativo utile per rendere pi agevole il sistema delle didascalie nei capitoli dedicati allanalisi dei casi.

187

stata creata una playlist su Youtube, dove


sono stati caricati tutti gli spot istituzionali
raccolti, al fine di rendere fruibile larchivio ad
un utenza allargata, con la possibilit di ampliare nel tempo la raccolta con laggiunta del
nuovo materiale prodotto dalla P.A.

Archivio

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

01
ARCHIVIO

1.1 SALUTE E BENESSERE

Raccolta di tutti gli artefatti analizzati durante la ricerca

1.2 PREVENZIONE DELLE DIPENDENZE


1.3 RISPETTO DELLE DIVERSIT E PARI OPPORTUNIT
1.4 POLITICHE SOCIALI
1.5 LAVORO
1.6 BENI CULTURALI
1.7 AMBIENTE
1.8 PROMOZIONE ISTITUZIONALE
1.9 VARIE

1.1

Archivio

SALUTE E BENESSERE

Prevenzione di disturbi e malattie

10

2012

Ministero della salute, spot

36, 50, 51, 54

2012

Regione Emilia Romagna, manifesto

43

2013

Ministero della salute, spot

19, 52

Prevenzione dellAids

2002

Regione Emilia Romagna, manifesto

01

2003

Regione Toscana, manifesto

02, 03

2003

Provincia di Trento, manifesto

04, 05, 06, 07

2004

Ministero della salute, spot

44

2004

Regione Emilia Romagna, manifesto

45

2004

Regione Toscana, manifesto

53

2005

Ministero della salute, spot

37

2006

Ministero della salute, manifesto

34

2006

Ministero della salute, spot

46

2007

Regione Emilia Romagna, manifesto

08

2008

Ministero della salute, spot

13

2008

Regione Toscana, manifesto

27

2009

Ministero della salute, spot

09

2009

Regione Emilia Romagna, manifesto

14

2009

Regione Piemonte, manifesto

15

2009

Ministero della salute, manifesto

16, 35

2009

Ministero della salute, spot

20, 38, 55, 56

2010

Ministero della salute, manifesto

10, 21, 40, 47

2010

Regione Emilia Romagna, manifesto

11, 17

2010

Regione Calabria, manifesto

26

2010

Ministero della salute, spot

26, 39

2010

Regione Toscana, manifesto

49

2011

Regione Toscana, manifesto

12, 18, 22, 23, 24,


28, 29, 30, 42

2011

Ministero della salute, spot

41

2011

Ministero della salute, manifesto

2012

Regione Toscana, manifesto

2002

Ministero della salute, manifesto

57

2003

Ministero della salute, manifesto

58

2004

Ministero della salute, manifesto

59

2004

Ministero della salute, spot

60

2006

Ministero della salute, spot

61

2007

Regione Emilia Romagna, manifesto

62

2008

Ministero della salute, spot

63

2012

Ministero della salute, manifesto

64, 65

2012

Ministero della salute, spot

66

2013

Ministero della salute, manifesto

67

2013

Ministero della salute, spot

68

Corretti stili di vita


2004

Regione Toscana, manifesto

69

2004

Ministero della salute, spot

70

2005

Ministero della salute, spot

71

2007

Comune di Bologna, manifesto

72

2007

Ministero della salute, manifesto

73

2009

Ministero della salute, manifesto

74

2010

Ministero della salute, manifesto

79

2011

Regione Toscana, manifesto

75, 76, 77, 78

2012

Ministero della salute, spot

80

2012

Ministero della salute, manifesto

81

48

2013

Ministero della salute, spot

82

31, 32, 33

2013

Regione Abruzzo

83
11

Archivio | Salute e benessere

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

SALUTE E BENESSERE
Prevenzione di disturbi e malattie

07

08
Proba_poster

6/19/07

10:06 AM

09

Pagina 1

A genzia
S anitaria
R egionale

Curare,
senza esagerare
Il tuo bambino ha la tosse,
il raffreddore, un po di febbre?
Spesso gli antibiotici non servono
Usare lantibiotico a sproposito non fa bene a tuo figlio
e rende i batteri sempre pi resistenti alla sua azione.
Per curare, senza esagerare,
spesso bastano piccoli accorgimenti
come farlo bere e tenerlo a riposo.

Lascia che sia il tuo pediatra a stabilire


quando necessario lantibiotico.
Questo messaggio viene inviato a voi genitori da tutti i Pediatri di famiglia, ospedalieri
e di comunit, che hanno collaborato al Progetto Bambini & Antibiotici (ProBA),
per promuovere un uso appropriato degli antibiotici
Per ulteriori informazioni sul progetto, consulta il sito internet dellAgenzia sanitaria regionale:
http://www.regione.emilia-romagna.it/agenziasan/aree/rischio_inf/proba/index.htm

01

02

03

Provincia di Trento, 2003,


corretto uso dei farmaci

Regione Emilia-Romagna,
2007,
corretto uso dei farmaci

Ministero della salute, 2009,


corretto uso dei farmaci

10

11

12

MARIO FIORENZA

MARIO FIORENZA

ANTIBIOTICI

, me
Pi testa

ci.
no farma

, me
Pi testa

ci.
no farma

USALI CON CAUTELA


Non usarli in caso di raffreddore o influenza, assumili
solo dietro prescrizione medica, nei tempi e nelle dosi
indicate, altrimenti rischi di rendere i batteri pi resistenti
tracce.com

alle difese e di neutralizzare la nostra arma preziosa.

Pensaci prima di prendere un farmaco.


Parlane con il tuo medico.

Con i farmaci non si scherza.


Parlane con il tuo medico.

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manifesto

Regione Emilia-Romagna,
2002,
call center salute

Regione Toscana, 2003,


corretto uso dei farmaci

Regione Toscana, 2003,


corretto uso dei farmaci

TuTelare la saluTe significa anche fare aTTenzione ai


nosTri comporTamenTi perch i farmaci sono imporTanTi
e vanno usaTi al meglio.

800.571661

consigliaTi sempre con il Tuo medico perch i medicinali


si sprecano quando si Tengono in casa senza uTilizzarli.

Regione Emilia-Romagna,
2010,
corretto uso dei farmaci

Ministero della salute, 2010,


corretto uso dei farmaci

Regione Toscana, 2011,


sistema sanitario digitale
locandina ok

13

14

Pap Test.
Appuntamento con la tua salute.

Gentile signora,

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Provincia di Trento, 2003


corretto uso dei farmaci

12

Provincia di Trento, 2003,


corretto uso dei farmaci

Provincia di Trento, 2003,


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Ministero della salute, 2008,


vaccino Hpv

P R E V E N Z I O N E
L A

Per informazioni sul programma


e sui Centri screening
nella tua zona di residenza telefona
al numero verde gratuito
del Servizio sanitario regionale
dellEmilia-Romagna

P E R

800 033033

Puoi consultare anche il sito web


dedicato al programma:

http://www.saluter.it/screening_femminili/
e il portale web
del Servizio sanitario regionale dellEmilia-Romagna:

www.saluter.it

R E G I O N A L E

tutti i giorni feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30


il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30.

P R O G R A M M A

Giovanni Bissoni

Assessore alle politiche per la salute

UNA
SEMPLICE
SANA
ABITUDINE.

R I SPO N D I A N CHE T U A LL I N VI T O
D ELLA T U A A Z I EN D A U SL.

tracce.com - ristampa novembre 2008

con questo invito le viene proposto di partecipare al programma di controlli per la prevenzione e la diagnosi precoce
dei tumori del collo dellutero e della mammella che il Servizio sanitario regionale, attraverso tutte le Aziende Usl, ha
avviato n dal 1996.
Questi tumori, come dimostrano gli studi clinici e le statistiche
nazionali ed internazionali, possono guarire se diagnosticati e
curati per tempo. Ed proprio in considerazione di questo che
proponiamo a tutte le donne che si trovano in una fascia di
et in cui il rischio di ammalarsi di tumori del collo dellutero
e della mammella pi elevato lesecuzione di semplici esami, il pap test ogni tre anni alle donne dai 25 ai 64 anni, la
mammograa ogni due anni alle donne dai 50 ai 69 anni.
In questi dodici anni tutte le donne interessate circa
1.200.000 per lo screening dei tumori del collo dellutero e
530.000 per quello della mammella hanno risposto pi
volte agli inviti ed hanno fatto gli esami proposti. I risultati
ottenuti testimoniano lutilit di questo grande progetto di
tutela della salute delle donne: lidenticazione e la cura di
8.000 lesioni precancerose del collo dellutero hanno permesso di prevenire la formazione di oltre 3.200 tumori invasivi; la diagnosi di tumore al seno in fase precoce a pi di
6.800 donne (su 9.500 casi diagnosticati) ha permesso cure
tempestive con buona prognosi.
Alle donne che ricevono questo invito per la prima volta vorrei raccomandare: partecipate, fate diventare anche voi la
mammograa e il pap-test una semplice e sana abitudine;
gli esami sono gratuiti, come gratuiti sono tutti gli approfondimenti diagnostici e le terapie eventualmente necessari.
La prevenzione rappresenta una grande opportunit per la tutela
della salute: sta a tutte e a tutti saperne cogliere limportanza.

F E M M I N I L I

06

Pagina 1

T U M O R I

05

18:45

Le Frotti. Un rendez-vous avec votre sant.


Pap Test. A date with your health.
Pap Test. Un encuentro con tu salud.
15

D E I

04

6-04-2006

Esame gratuito per le donne residenti per la prevenzione del


tumore del collo dell'utero.

Examen gratuit pour les femmes residantes pour le dpistage


du cancer du col de l'uterus.

Free examination for the resident women for the prevention of


cervical cancer.

El examen pap para la prevencin del cncer del cuello del


tero es gratuito para las mujeres con la residencia.

20-11-2008 16:27:40

Regione Emilia-Romagna,
2009,
prevenzione malattie donna

Regione Piemonte, 2009,


www.regione.piemonte.it/sanita/prevenzione/index.htm
prevenzione malattie donna
PREVENZIONE S E R E N A

La comunicazione come servizio pubblico

14

Archivio | Salute e benessere

16

17

18

25

26

27

Ministero della salute, 2009,


vaccino Hpv

Regione Emilia-Romagna,
2010,
prevenzione malattie donna

Regione Toscana, 2011,


vaccino Hpv

Regione Calabria, 2010,


importanza dellallattamento

Ministero della salute, 2010,


cura della fertilit

Regione Toscana, 2008,


promozione medici di base

19

20

21

28

29

30

Ministero della salute, 2013,


prevenzione malattie donna

Ministero della salute, 2009,


maternit responsabile

Ministero della salute, 2010,


importanza dellallattamento

Regione Toscana, 2011,


medicina alternativa

Regione Toscana, 2011,


medicina alternativa

Regione Toscana, 2011,


medicina alternativa

22

23

24

31

32

33

Regione Toscana, 2011,


importanza dellallattamento

Regione Toscana, 2011,


importanza dellallattamento

Regione Toscana, 2011,


importanza dellallattamento

Regione Toscana, 2012,


prevenzione

Regione Toscana, 2012,


prevenzione

Regione Toscana, 2012,


prevenzione

15

Archivio | Salute e benessere

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


34

35

36

43

44

45

io mi vaccino
proteggi te, proteggi gli altri
LA VACCINAZIONE PREVIENE LINFLUENZA E LE SUE COMPLICANZE

PER INFORMAZIONI

Il morbillo, la rosolia e la parotite sono malattie virali spesso sottovalutate


che possono invece avere gravi complicazioni

chiedi al tuo medico di medicina generale o al tuo pediatra di libera scelta


chiama il numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale
NumeroVerde

Con la vaccinazione si possono evitare. Il vaccino gratuito, efficace e sicuro

tutti i giorni feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30


il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30

Le reazioni alla vaccinazione sono rare e comunque meno pericolose delle complicazioni causate dalle malattie.
Vaccinarsi conviene.
LItalia ha aderito al progetto europeo dellOrganizzazione Mondiale della Sanit (OMS) per leliminazione
del morbillo e della rosolia congenita entro il 2010. La nostra Regione, che allavanguardia per le vaccinazioni
nellinfanzia, partecipa al progetto.

visita il portale internet del Servizio sanitario regionale:

www.saluter.it

PREVENIRE LA DIFFUSIONE DELLINFLUENZA

Entro il 2004 verranno invitati a vaccinarsi tutti i bambini che frequentano le prime quattro classi elementari, non ancora vaccinati
e che non hanno avuto la malattia. Nel 2005 la campagna interesser i ragazzi delle scuole medie e le donne in et fertile.

Ognuno di noi pu limitare la diffusione del virus anche mediante semplici misure di protezione personale

Con una lettera, le famiglie verranno invitate a portare i bambini negli ambulatori vaccinali delle Pediatrie di comunit presenti
nei Distretti delle Aziende Usl di residenza. Per ulteriori informazioni ci si pu rivolgere agli ambulatori vaccinali pediatrici
e al pediatra di libera scelta; oppure si pu chiamare il numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale 800 033 033
dal luned al venerd dalle ore 8,30 alle ore 17,30 e il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30.

Lavarsi spesso le mani


Coprirsi naso e bocca ogni volta che si starnutisce o tossisce, e poi lavarsi le mani
Soarsi il naso con un fazzoletto di carta monouso, gettarlo in una pattumiera chiusa,
e poi lavarsi le mani
Nel caso si manifestino sintomi di influenza, rimanere a casa e limitare i contatti con altre persone.

regione_ER_influenza_locandina_2011.indd 1

Illustrazione Ro Marcenaro Realizzazione

PER CHI GRATUITA E NECESSARIA


Il Servizio sanitario regionale garantisce la vaccinazione gratuita
alle persone che devono essere protette dalla malattia:
adulti e bambini con patologie croniche
anziani a partire dai 65 anni
operatori sanitari e personale di assistenza
addetti ai servizi essenziali
donatori di sangue
personale degli allevamenti e dei macelli

Il periodo pi opportuno per la vaccinazione compreso tra


novembre e dicembre.
Le vaccinazioni vengono eettuate dal medico di medicina generale, dal pediatra di libera scelta e dai Servizi vaccinali dellAzienda
Usl. Agli operatori sanitari e socio-sanitari la vaccinazione gratuita
viene oerta direttamente dalle Aziende sanitarie.

tracce.com

PERCH VACCINARSI
La vaccinazione antinfluenzale il mezzo pi efficace e sicuro
per prevenire la malattia e ridurne le possibili complicanze.
Il vaccino protegge sia dai virus dellinuenza stagionale, sia dal
virus A/H1N1 (responsabile della pandemia che si vericata nel
2009) tuttora circolante.

26/10/11 14:20

Ministero della salute, 2006,


disturbi alimentari

Ministero della salute, 2009,


disturbi alimentari

Ministero della salute, 2012,


disturbi alimentari

Regione Emilia-Romagna,
2012,
influenza stagionale

Ministero della salute, 2004,


malattie infettive

Regione Emilia-Romagna,
2004,
malattie infettive

37

38

39

46

47

48

Ministero della salute, 2005,


influenza stagionale

Ministero della salute, 2009,


influenza stagionale

Ministero della salute, 2010,


influenza stagionale

Ministero della salute, 2006


prevenzione tumori

Ministero della salute, 2010,


prevenzione tumori

Ministero della salute, 2011,


prevenzione tumori

40

41

42

49

50

51

Ministero della salute,


2011,
influenza stagionale

Regione Toscana, 2011,


influenza stagionale

Regione Toscana, 2010,


assistenza malati di tumore

Ministero della salute, 2012,


assistenza malati di tumore

Ministero della salute, 2012,


assistenza malati di tumore

CAMPAGNA PER LA PROMOZIONE DELLA VACCINAZIONE CONTRO L'INFLUENZA

Chi sceglie
la prevenzione
protegge anche gli altri.

Con il vaccino
antinfluenzale
ti godi un inverno sereno.
Linfluenza uninfezione respiratoria provocata da un virus. Si trasmette facilmente attraverso goccioline di muco e di saliva, anche semplicemente parlando vicino a unaltra persona. Linfluenza si presenta ogni anno durante la stagione invernale, in Italia, per lo pi, da dicembre a marzo.
Normalmente si risolve in pochi giorni; tuttavia, in alcune persone pu causare complicanze anche
gravi, ma dalle quali possibile proteggersi.
La vaccinazione la principale misura di prevenzione, rivolta soprattutto alle persone che sono pi
a rischio di sviluppare forme gravi della malattia, a quelle a rischio di complicanze o a quelle che svolgono attivit essenziali per la comunit.

Proteggendo te stesso

promuovi
Ministero della
salute,
la salute di tutti.
2010,
influenza stagionale

Linfluenza ha un periodo dincubazione breve, in media 2 giorni, durante il quale si gi contagiosi.


In particolare, il periodo di contagiosit comincia qualche giorno prima della comparsa dei sintomi e si
prolunga per circa 3-5 giorni dopo. Questo significa che il virus pu essere trasmesso anche da persone apparentemente sane. Il virus influenzale, che resiste molto bene nellambiente esterno in situazioni di freddo e bassa umidit, si diffonde facilmente negli ambienti chiusi e affollati.
Scegliendo la vaccinazione non proteggi soltanto te stesso, ma anche quelle persone per cui contrarre linfluenza potrebbe essere particolarmente pericoloso.

16

Spezza la catena
dellinfluenza
scegli il vaccino!
Con la vaccinazione previeni linfluenza e riduci le sue possibili complicanze. Poich i virus influenzali cambiano di frequente, bisogna vaccinarsi tutti gli anni, a ridosso della stagione invernale. Un sistema di sorveglianza mondiale, cui partecipa anche lItalia, raccoglie i dati sulle modifiche dei virus influenzali. sulla
base di queste informazioni che nasce la composizione del nuovo vaccino stagionale.
Il vaccino efficace e sicuro: la protezione si sviluppa dopo due settimane dalliniezione e si mantiene per
circa sei mesi. La massima circolazione dei virus influenzali prevista nei mesi di gennaio e febbraio, quindi il momento migliore per farsi vaccinare va dai primi di novembre a dicembre inoltrato.

17

Archivio | Salute e benessere

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


52

53

54

SALUTE E BENESSERE
Prevenzione. Aids

Se la salute mentale fragile,curiamola insieme.

Centri e Associazioni
per la Salute Mentale

800 556060

Ministero della salute, 2013,


assistenza malati di tumore

Regione Toscana, 2004,


cura malattie mentali

Ministero della salute, 2012,


uso corretto dei numeri
demergenza

55

56

57

58

59

Ministero della salute, 2009,


importanza degli indermieri

Ministero della salute, 2009,


raccolta fondi per la ricerca
medica

Ministero della Salute, 2002,


prevenzione Aids

Ministero della Salute, 2003,


prevenzione Aids

Ministero della Salute, 2004,


prevenzione Aids

60

61

62

In una storia damore la tua storia ti accompagna sempre.


Tieni fuori lAIDS
4USA IL PRESERVATIVO
4SE HAI AVUTO RAPPORTI NON PROTETTI FAI IL TEST HIV

Per informazioni e per prenotare


gratuito e in anonimato:

il test HIV

856080
TELEFONO VERDE AIDS 800
on line:
Per informazioni e consulenze

WWW.HELPAIDS.IT

Ministero della Salute, 2004,


prevenzione Aids

18

Ministero della Salute, 2006,


prevenzione Aids

Regione Emilia-Romagna,
2007,
prevenzione Aids

19

Archivio | Salute e benessere

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


Promocard AIDS 105x150-2011_cartolina 28/11/11 15.44 Pagina 1

SALUTE E BENESSERE
Corretti stili di vita

64

65

Ministero della Salute, 2008,


prevenzione Aids

Ministero della Salute, 2012,


prevenzione Aids

Ministero della Salute, 2012,


prevenzione Aids

66

67

68

69

70

71

Ministero della Salute, 2012,


prevenzione Aids

Ministero della Salute, 2013,


prevenzione Aids

Ministero della Salute, 2013,


prevenzione Aids

Regione Toscana, 2004,


prevenzione obesit infantile

Ministero della salute, 2004,


promozione stile di vita sano

Ministero della salute, 2005,


promozione stile di vita sano

73

74

Ministero della salute, 2007,


promozione consumo olio
doliva

Ministero della salute, 2009,


promozione stile di vita sano

Supplemento a Il Divulgatore n. 8, Agosto 2000

63

72

Provincia di Bologna

Comune di Bologna, 2007,


promozione stile di vita sano

20

21

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


75

76

77

Regione Toscana,

Regione Toscana,

Regione Toscana,

2011

2011

2011

1.2

PREVENZIONE
DELLE DIPENDENZE

Prevenzione. Abuso di alcol

78

Regione Toscana, 2011,


promozione stile di vita sano

81

Consiglio dei Ministri, Ministero della salute, 2012,


promozione stile di vita sano

22

79

Consiglio dei Ministri, Ministero della salute, 2010,


promozione stile di vita sano

82

Ministero della salute, 2013,


promozione stile di vita sano

80

Consiglio dei Ministri, Ministero della salute, 2012,


promozione stile di vita sano

83

1995

Asl di Bergamo, manifesto

84, 85

2000

Comune di trieste, manifesto

106

2000

Ministero dei trasporti, manifesto

108, 109

2005

Ministero della salute, spot

91

2006

Ministero della salute, manifesto

92

2007

Ministero della salute, manifesto

88

2007

Ministero della salute, spot

93, 94

2009

Ministero della salute, manifesto

95

2009

Ministero della salute, spot

96

2010

Comune di Treviso, manifesto

86

2010

Provincia di Torino, manifestino

87

2010

Ministero della salute, manifesto

89

2010

Ministero della salute, spot

97, 98, 102, 112

2010

Comune di Sassuolo, spot

99

2010

Comune di Sassuolo, manifesto

100, 101

2010

Consiglio dei Ministri, manifesto

103

2010

Ministero dei trasporti, manifesto

110, 111

2012

Comune di Milano, manifesto

90

2012

Polizia di Stato, spot

104

2012

Ministero della salute, manifesto

105

2012

Provincia di Milano, manifesto

107

Regione Abruzzo, 2013,


promozione stile di vita sano

23

Archivio | Prevenzione dalle dipendenze

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

PREVENZIONE DALLE DIPENDENZE


Abuso di alcol

Prevenzione. Tabagismo
2004

Ministero della salute, manifesto

113, 114

2008

Ministero della salute, spot

115, 116, 117

2010

Ministero della salute, spot

118

Prevenzione. Uso di sostanze stupefacenti

2002

Ministero della salute, spot

123

2003

Ministero della salute, spot

124

2005

Ministero della salute, spot

125

2006

Ministero della salute, manifesto

126

2009

Ministero della salute, spot

127

2011

Comune di Oristano, manifesto

128

2011

Ministero della salute, spot

129

2011

Regione Umbria, manifesto

130

Prevenzione. Dipendenza dal gioco dazzardo


2009

Monopoli di Stato, manifesto

131

2009

Regione Piemonte, manifesto

132

2011

Monopoli di Stato, spot

133

2011
2012

Monopoli di Stato, spot


Monopoli di Stato, spot

84

85

86

Asl di Bergamo, 1995,


rischi del consumo di alcol
al lavoro

Asl di Bergamo, 1995,


rischi del consumo di alcol in
gravidanza

Comune di Treviso, 2010,


rischi del consumo di alcol in
gravidanza

87

88

89

In sintesi:

Cogli i segnali

Come puoi fare a capire se un


amico ha un problema causato
dallalcol?

134

135

Se conosci qualcuno che ha problemi di


alcol, incoraggialo a smettere di bere o a
farsi aiutare.
Se sei tu a bere: se hai meno di 16 anni la
scelta migliore di non bere!
Se hai unet compresa tra i 16 ed i 20 anni
e scegli o ti capita di bere fallo con moderazione e non superare mai la quantit di
un drink al giorno.
Se scegli di bere ricordati di evitare di
bere alcolici a stomaco vuoto, lontano
dai pasti, e considera che ogni bicchiere
richiede circa 2 ore per essere smaltito:
ricordalo se devi guidare. Non rischiare
mai.
Se pensi di avere la necessit di essere
aiutato a smettere di bere, fai il primo
passo e parlane con qualcuno: non mai
troppo tardi. Parlane con il tuo medico,
con uno psicologo, con un insegnante,
con i tuoi genitori; parlane con un adulto di
cui ti fidi e non rimandare,

Fallo oggi!
INFO

Se vuoi saperne di pi sullalcol, vuoi avere


suggerimenti o vuoi essere aiutato ad individuare nella tua zona un contatto che possa
aiutarti a risolvere un problema legato allalcol telefona al

Telefono Verde Alcol

Alcune volte difficile capirlo, ma ci


sono dei segnali che ti possono guidare. Se il tuo amico manifesta uno o pi
dei seguenti segnali di pericolo, probabile che lui o lei abbia un problema
causato dal bere:
Si ubriaca regolarmente
Mente sulla quantit di alcol che
consuma
Crede che lalcol sia indispensabile
per divertirsi
Ha frequenti episodi confusionali
Si sente gi, depresso, o addirittura ha istinti suicidi o violenti
Ha episodi di perdita di coscienza o
non riesce a ricordare ci che ha
fatto sotto leffetto di alcol

Che cosa puoi fare per aiutare qualcuno che ha un problema causato dallalcol?

Dimostra di essere un vero amico. Puoi


addirittura salvare una vita.
Incoraggia il tuo amico a smettere di
bere oppure a cercare laiuto di un
medico, di uno psicologo o dei servizi
sanitari.

Istituto Superiore di Sanit


Ministero della Salute

800 63 2000

E un servizio gratuito e anonimo


www.ministerosalute.it
www.epicentro.iss.it

FAQ

SIA

120, 121, 122

Domanda: La birra e il vino sono meno pericolosi dei superalcolici?


Risposta: Una bottiglia di birra da 330 ml,
oppure un comune bicchiere di vino da 150
ml, contengono la stessa quantit di alcol di
un bicchierino di superalcolico da 40 ml.
Lalcol pu farti ubriacare e causarti problemi indipendentemente dal tipo di bevanda
alcolica che consumi.
Domanda: Perch i ragazzi non dovrebbero
bere e i loro genitori s?
Risposta: Il cervello e lorganismo dei pi
giovani sono ancora in via di formazione e
luso di alcol pu causare problemi di
apprendimento, inoltre pu aumentare la
probabilit di avere problemi di alcolismo da
adulti. I ragazzi che iniziano a bere prima dei
15 anni hanno una maggiore probabilit di
diventare alcolisti rispetto a coloro che iniziano pi tardi.
Domanda: Come posso dire no allalcol?
Temo di venire isolato.
Risposta: Rifiutare molto pi semplice di
quanto si pensi. Prova a dire: No grazie, Io
non bevo alcolici o Non mi piace.
Ricordati che la maggioranza dei ragazzi
non beve alcolici: sei in buona compagnia se
decidi di essere uno di loro.

Lopuscolo realizzato in collaborazione e


con il finanziamento del Ministero della

Salute per la Campagna Annuale per


la prevenzione dellabuso di alcol

Per Info: alcol@iss.it

SOCIET
ITALIANA
ALCOLOGIA

Ministero della salute, spot

WHO COLLABORATING CENTRE


FOR RESEARCH AND HEALTH
PROMOTION ON ALCOHOL AND
ALCOHOL-RELATED HEALTH
PROBLEMS

1998

OSSERVATORIO NAZIONALE
ALCOL CNESP

119

qualche dritta per i pi giovani


Quello che devi sapere per non rischiare

Ministero della salute, spot

ALCOL:

1991

OSSERVATORIO NAZIONALE
ALCOL CNESP

WHO COLLABORATING CENTRE


FOR RESEARCH AND HEALTH
PROMOTION ON ALCOHOL AND
ALCOHOL-RELATED HEALTH
PROBLEMS

SIA

SOCIET ITALIANA ALCOLOGIA

Alcol: sei sicura?


Le ragazze e lalcol.

Il libretto per conoscere e non rischiare.

Provincia di Torino, 2010,


sensibilizzazione al consumo
responsabile di alcol

24

Ministero della salute, 2007,


sensibilizzazione al consumo
responsabile di alcol

Ministero della salute, 2010,


rischi consumo dellalcol per
le ragazze

25

Archivio | Prevenzione dalle dipendenze

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


90

91

92

99

100

101

Comune di Milano, 2012,


sensibilizzazione al consumo
responsabile di alcol

Ministero della salute, 2005,


sensibilizzazione al consumo
responsabile di alcol

Ministero della salute, 2006,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Comune di Sassuolo, 2010,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Comune di Sassuolo, 2010,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Comune di Sassuolo, 2010,


rischi causati dallalcol
durante la guida

93

94

95

102

103

104

Non sei tu che abusi dellalcool.


lui che abusa di te.

Campagna di sensibilizzazione ad un bere responsabile.


Questo esercizio aderisce alliniziativa in adempimento al divieto
di somministrazione e vendita ai minori di 16 anni.
Art. 689 del codice penale

Ordinanza del Comune di Milano del 20/07/2009

2467H_297x210_Orizzontale.indd 1

11-09-2009 12:17:50

Ragazzi vediamoci chiaro


Lalcol altera la capacit di percezione e di reazione.
Non beviamo mai prima di guidare, potremmo mettere
in pericolo la nostra vita e quella degli altri.
Con lalcol non si scherza.
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

Ministero della salute, 2007,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Ministero della salute, 2007,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Ministero della salute, 2009


rischi causati dallalcol
durante la guida

Ministero della salute, 2010,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Consiglio dei Ministri, 2010,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Polizia di Stato, 2012,


rischi causati dallalcol
durante la guida

96

97

98

105

106

107

GUIDO BENE
VIVO MEGLIO

QUANDO GUIDO
RISPETTO I LIMITI
NON BEVO
NON TELEFONO
SONO PRUDENTE

Ministero della salute, 2009,


rischi causati dallalcol
durante la guida

26

Ministero della salute, 2010,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Ministero della salute, 2010,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Ministero della salute, 2012,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Comune di Trieste, 2000,


rischi causati dallalcol
durante la guida

Contatta il numero verde 800 014 014 e attiva


gratuitamente il servizio di ripristino post incidente

www.provincia.milano.it/trasporti

Provincia di Milano, 2012,


rischi causati dallalcol
durante la guida

27

Archivio | Prevenzione dalle dipendenze

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


108

109

PREVENZIONE DALLE DIPENDENZE


Tabagismo

110

MENO INCIDENTI STRADALI:


ECCO LA MTA DA RAGGIUNGERE.

Comunicazione istituzionale

28

sullabuonastrada.it

Ministero dei trasporti, 2000,


prevenzione incidenti

Ministero dei trasporti,


2000,
prevenzione incidenti

111

112

113

114

115

Ministero dei trasporti,


2010,
prevenzione incidenti

Ministero della salute,


2010,
prevenzione incidenti

Ministero della salute, 2004,


prevenzione del tabagismo

Ministero della salute, 2004,


prevenzione del tabagismo

Ministero della salute, 2008,


prevenzione del tabagismo

116

117

118

Ministero della salute, 2009,


prevenzione del tabagismo

Ministero della salute, 2009,


prevenzione del tabagismo

Ministero della salute, 2010,


prevenzione del tabagismo

Ministero dei trasporti,


2010,
prevenzione incidenti

29

Archivio | Prevenzione dalle dipendenze

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

PREVENZIONE DALLE DIPENDENZE


Uso di sostanze stupefacenti

30

119

120

121

125

126

127

Ministero della salute, 1991,


prevenzione alluso di droghe

Ministero della salute, 1998,


prevenzione alluso di droghe

Ministero della salute, 1998,


prevenzione alluso di droghe

Ministero della Salute, 2005,


prevenzione alluso di droghe

Ministero della Salute, 2006,


prevenzione alluso del
doping

Ministero della Salute, 2009,


prevenzione alluso di droghe

122

123

124

128

129

130

Ministero della salute, 1998,


prevenzione alluso di droghe

Ministero della salute, 2002,


prevenzione alluso di droghe

Ministero della Salute, 2003,


prevenzione alluso di droghe

Comune di Oristano, 2011,


prevenzione alluso di droghe

Ministero della Salute, 2011,

Regione Umbria, 2011,


istruzioni in caso overdose

prevenzione alluso di droghe

1.3

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

PREVENZIONE DALLE DIPENDENZE


Gioco dazzardo

RISPETTO DELLE DIVERSIT


E PARI OPPORTUNIT

Integrazione razziale

131

132

133

www.aams.it

Aams
La Rotta Verso il Gioco Responsabile

2008

Consiglio dei Ministri, spot

136

2009

Regione Emilia-Romagna, spot

137

2010

Regione Emilia-Romagna, manifesto

138

2011

Comune di Torino, manifesto

139

2012

Consiglio dei Ministri, manifesto

140

2012

Consiglio dei Ministri, spot

141

Disabilit
Il gioco vietato ai minori.
AAMS parla ai giovani,
perch possano diventare adulti consapevoli.
Il gioco bello quando responsabile.
Responsabilit giocare senza perdersi.
Responsabilit non consentire il gioco ai minori.
www.regione.piemonte.it/sanita

Monopoli di stato, 2009,


promozione del gioco
responsabile

Regione Piemonte, 2009,


promozione del gioco
responsabile

134

135

Monopoli di stato, 2011,


promozione del gioco
responsabile

32

2008

Consiglio dei Ministri, manifesti

142, 143, 144

2009

Regione Lombardia, spot

145

2010

Ministero delle pari opportunit, spot

146

2012

Ministero del lavoro, manifesto

147

Gratta e vinci, slot machine, lotto, corse.

Combatti la febbre da gioco.

Monopoli di stato, 2012,


promozione del gioco
responsabile

Monopoli di stato, 2011,


promozione del gioco responsabile

Contro violenza e abusi sulle donne


2000

Regione Toscana, manifesto

148

2003

Regione Piemonte, manifesti

149, 150, 151

2003

Regione Trentino, manifesti

152, 153

2005

Consiglio dei Ministri, manifesto

154

2008

Provincia di Bolzano, manifesti

155, 156

2008

Consiglio dei Ministri, spot

157

2008

Consiglio dei Ministri, manifesti

158, 159

2009

Regione Piemonte, manifesti

160, 161

2009

Regione Puglia, packaging

162

33

Archivio | Rispetto delle diversit e pari opportunit

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

RISPETTO DELLE DIVERSIT E PARI OPPORTUNIT


Integrazione razziale
2010

Comune di Lucca, manifesto

163

2010

Comune di Roma, manifesto

164

2010

Provincia di Roma, spot

165

2011

Consiglio dei Ministri, spot

166

2011

Regione Lombardia, manifesto

167

2011

Regione Lombardia, spot

168

2012

Consiglio dei Ministri, manifesto

169

2012

Consiglio dei Ministri, spot

170

2013

Comune di Milano, manifesto

171

136

Contro violenza e abusi sui minori

137

138
Ti sfruttano sul lavoro?
Subisci violenze, minacce, ricatti?

2004

Regione Piemonte, manifesti

172, 173, 174

2007

Regione Piemonte, cartolina

183

2008

Consiglio dei Ministri, manifesto

175

2009

Polizia di Stato, spot

176

2009

Consiglio dei Ministri, spot

177

2010

Consiglio dei Ministri, manifesti

178, 179, 180

2010

Consiglio dei Ministri, manifesti

178, 179, 180

2010

Polizia di Stato, spot

184

2010

Regione Valle dAosta, manifesti

185, 186

2013

Consiglio dei Ministri, spot

181

2013

Consiglio dei Ministri, manifesto

182

CHIAMACI
Numero gratuito, 24/24 h, servizio multilingue

Are you exploited in the workplace?


Are you victim of violence, threats, blackmails?

CALL US
Toll free helpline, twenty-four hours a day,
multilingual service

Eti exploatat, supori violene,


ameninri i antaj?

CHIAM-NE
(numr gratuit 24/24h, seviciu multilingvistic)
oltre la strada
www.emiliaromagnasociale.it

Interventi
della Regione Emilia-Romagna
e delle Amministrazioni locali
contro la tratta e lo sfruttamento

Consiglio dei Ministri, 2008,


integrazione razziale

Consiglio dei Ministri, 2009,


integrazione razziale

Regione Emilia-Romagna
2010,
callcenter antidiscriminazione

139

140

141

Comune di Torino, 2011,


integrazione razziale

Consiglio dei Ministri, 2012,


integrazione razziale

Consiglio dei Ministri, 2012,


integrazione razziale

Contro lomofobia

34

2003

Comune di Roma, manifesti

187, 188

2007

Regione Toscana, manifesto

189

2011

Consiglio dei Ministri, manifesto

190

2011

Consiglio dei Ministri, spot

191

2011

Consiglio dei Ministri, spot

192

35

Archivio | Rispetto delle diversit e pari opportunit

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

RISPETTO DIVERSIT E PARI OPPORTUNIT


Disabilit

36

RISPETTO DIVERSIT E PARI OPPORTUNIT


Contro violenza e abusi sulle donne

142

143

144

148

149

150

Presidenza del Consiglio dei


Ministri, 2008,
disabilit e sport

Presidenza del Consiglio dei


Ministri, 2008,
disabilit e sport

Presidenza del Consiglio dei


Ministri, 2008,
disabilit e sport

Regione Toscana, 2000,


violenza domestica

Regione Piemonte, 2003,


discriminazione di genere

Regione Piemonte, 2003,


prostituzione

145

146

147

151

152

153

Regione Lombardia, 2009,


disabilit e sport

Ministero per le pari


opportunit, 2010,
integrazione per i dabili

Ministero del lavoro e delle


politiche sociali, 2012,
integrazione per i dabili

Regione Piemonte, 2003,


violenza domestica

Regione Trentino, 2003,


violenza domestica

Regione Trentino, 2003,


violenza domestica

37

Archivio | Rispetto delle diversit e pari opportunit

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


155

156

163

164

165

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2005
violenza domestica

Provincia di Bolzano, 2008,


violenza sulle donne

Provincia di Bolzano, 2008,


violenza sulle donne

Comune di Lucca, 2010,

Comune di Roma, 2010,

violenza domestica

violenza domestica

Provincia di Roma, 2010,


violenza domestica

157

158

159

166

167

168

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2008,
violenza sulle donne

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2008,
violenza sulle donne

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2008,
violenza domestica

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2011,
violenza domestica

Regione Lombardia, 2011,


stalking

Regione Lombardia, 2011,


stalking

160

161

162

169

170

171

Regione Piemonte, 2009,


violenza sulle donne

Regione Puglia, 2009,


violenza domestica

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2012,
stalking

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2012,
stalking

Comune di Milano, 2013,


autodifesa

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154

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Regione Piemonte, 2009,


violenza sulle donne

23/02/09 10:14

39

Archivio | Rispetto delle diversit e pari opportunit

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

RISPETTO DIVERSIT E PARI OPPORTUNIT


Contro violenza e abusi sui minori

172
masgas

masgas

174

ibambini

ibambini

violenza, odio, indifferenza,


abusi, maleducazione: i bambini
imparano da quello che vedono,
vediamo di dar loro un buon esempio.

violenza, odio, indifferenza,


abusi, maleducazione: i bambini
imparano da quello che vedono,
vediamo di dar loro un buon esempio.

violenza, odio, indifferenza,


abusi, maleducazione: i bambini
imparano da quello che vedono,
vediamo di dar loro un buon esempio.

Ce la possiamo fare,
siamo grandi.

CIASCOLTANO:
Ce la possiamo fare,
siamo grandi.

179

180

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2010,
abusi sui minori

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2010,
abusi sui minori

Presidenza del consiglio

181

182

183

dei ministri, 2010,


abusi sui minori

masgas

ibambini

CIASCOLTANO:

40

173

178

CIASCOLTANO:
Ce la possiamo fare,
siamo grandi.

Regione Piemonte, 2004,


educazione minori

Regione Piemonte, 2004,


educazione minori

Regione Piemonte, 2004,


educazione minori

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2013,
abusi sui minori

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2013,
abusi sui minori

Regione Piemonte, 2007,


bullismo

175

176

177

184

185

186

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2008,
turismo sessuale

Polizia di Stato, 2008,


pedofilia

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2009,
violenza, bullismo

Polizia di Stato, 2010,


bullismo

Regione Valle dAosta, 2010,


bullismo

Regione Valle dAosta, 2010,


bullismo

41

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

RISPETTO DIVERSIT E PARI OPPORTUNIT


Contro lomofobia

1.4

POLITICHE SOCIALI

Sostegno alla Famiglia

187

188

189

2000

Consiglio dei Ministri, manifesto

193

2003

Consiglio dei Ministri, manifesto

194

2004

Regione Toscana, manifesto

195

2011

Consiglio dei Ministri, manifesto

196

2012

Consiglio dei Ministri, manifesto

197, 198

Anziani

Comune di Roma, 2003,


omofobia

190

Comune di Roma, 2003,


omofobia

191

Regione Toscana, 2007,


omofobia

192

1999

Regione Piemonte, manifesti

199, 200

2004

Regione Toscana, manifesti

201, 202, 203

2006

Regione Toscana, manifesto

204

2008

Regione Emilia-Romagna, manifesto

205

2008

Regione Piemonte, manifesti

206, 207

2009

Prefettura di Teramo, manifesto

208

2012

Comune di Milano, manifesto

209

2013

Comune di Milano, manifesto

210

Solidariet e volontariato

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2011,
omofobia

42

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2011,
omofobia

Presidenza del consiglio dei


ministri, 2013,
omofobia

2000

Ministero della salute, manifesto

211

2003

Regione Piemonte, manifesti

212, 213

2005

Ministero della salute, spot

214

2005

Consiglio dei Ministri, manifesto

227

2006

Ministero della salute, spot

215

2007

Regione Emilia-Romagna, manifesto

216
43

Archivio | Politiche Sociali

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

2008

Regione Piemonte, manifesto

217

2009

Ministero della salute, spot

218

2009

Regione Emilia-Romagna, manifesto

219

2010

Regione Toscana, manifesti

220, 222

2010

Regione Emilia-Romagna, manifesto

221

2010

Consiglio dei Ministri, spot

228

2010

Consiglio dei Ministri, manifesti

229, 230, 231, 232

2011

Provincia di Milano, manifesto

223

2011

Regione Emilia-Romagna, manifesto

224

2011

Consiglio dei Ministri, manifesto

233

2012

Ministero della salute, spot

225

2012

Ministero della salute, manifesto

226

2013

Comune di Milano, manifesto

234

POLITICHE SOCIALI
Sostegno alla famiglia

193

194

195

La nascita una gioia impagabile. Per questo da noi gratis.

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del Servizio Sanitario
della Toscana

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Consiglio dei Ministri, Ministero pari opportunit, 2000,


diritti della famiglia

Consiglio dei Ministri, Ministero pari opportunit, 2003,


incentivi alla maternit

Regione Toscana, 2004,


incentivi alla maternit

196

197

198
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Consiglio dei Ministri, Ministero pari opportunit, 2011,


festival della famiglia

44

Consiglio dei Ministri, Ministero pari opportunit, 2012,


incentivi alla maternit

Tuttofamiglia.
Soluzioni casa per casa.

Consiglio dei Ministri, Ministero pari opportunit, 2012,


assistenza alle famiglie

45

Archivio | Politiche Sociali

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

POLITICHE SOCIALI
Anziani

199

200

201

205

206

207

Anziani e sicurezza in casa

Ogni anno in Italia si vericano quasi 4 milioni di incidenti domestici che colpiscono
soprattutto gli anziani. Si tratta di incidenti comuni e in gran parte facili da prevenire.
Per ridurre i rischi sono sufcienti piccoli interventi.
In tutti i locali

In cucina

In ingresso

In soggiorno

Non trattare i pavimenti a cera, elimina i tappeti inutili


o usa le retine fermatappeto, installa prese di corrente a norma
e usa prese multiple modello ciabatta per non sovraccaricarle.

Fai controllare periodicamente la conformit dei tubi del gas


e dei fornelli, assicurati che la cappa di aspirazione sia presente e libera,
sostituisci gli elettrodomestici non a norma.

Rimuovi gli ostacoli allapertura della porta e al passaggio,


sostituisci zerbini troppo spessi, provvedi ad unadeguata
illuminazione e installa luci notturne e di emergenza.

Tieni lontano da fonti di calore tende, ori nti, carta e stracci,


non innafare le piante vicino agli elettrodomestici, installa il
parascintille al caminetto.

In bagno

In balcone e per le scale

Fai controllare periodicamente la conformit del boiler o della


caldaia se presente, colloca un tappeto antiscivolo e un maniglione
allinterno della vasca, prima del bagno spegni tutti gli strumenti
elettrici e mantienili sempre a distanza di sicurezza dallacqua.

Elimina i tappeti, installa il corrimano e una balaustra


di almeno 1 metro, potenzia lilluminazione.

Per saperne di pi guarda il video


Arturo, Anita e gli incidenti domestici
su www.saluter.it
oppure telefona al numero verde 800 033 033

In camera da letto

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Elimina le pedane di stoffa, potenzia lilluminazione della stanza


e installa luci notturne.

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Regione Piemonte, 1999,


valorizzazione degli anziani

Regione Piemonte, 1999,


informazioni antitruffa

Regione Toscana, 2004,


valorizzazione degli anziani

Regione Emilia-Romagna,
2008,
consigli per la sicurezza

Regione Piemonte, 2008,


rispetto per anziani

Regione Piemonte, 2008,


rispetto per anziani

202

203

204

208

209

210

Comune di Milano, 2012,


cura degli anziani

Comune di Milano, 2013,


assicurazione anti truffa

Prefettura di Teramo

Questura di Teramo

Comando Provinciale
Carabinieri

Comando Provinciale
Guardiadi Finanza

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TELEFONATA!
- DIFFIDATE DI CHI VI OFFRE PRODOTTI
MIRACOLOSI, OGGETTI DARTE A POCO
PREZZOEFACILIGUADAGNI;
- SE USCITE, CHIUDETE SEMPRE LAPORTA
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NONSOSTATEINLUOGHIAPPARTATI;
- SE VI SENTITE OSSERVATI O SEGUITI, FATEVI AIUTARE DAI
PASSANTIOENTRATEINLUOGHIFREQUENTATI;
- NONFIRMATE DOCUMENTI! PRIMAFATELIESAMINARE;
- PER EVITARE SCIPPIPORTATE LE BORSE DALLAPARTE DEL
MURO;
- ATTENZIONE AI BORSEGGI: NON METTETE PORTAMONETE
NELLE TASCHE POSTERIORIE ATTENZIONE ACHIVISPINGE
E VIPREMESUIMEZZIPUBBLICIOQUANDOSIETEINFILA;
- NONFERMATEVICONCHIVIBLOCCACONUNASCUSA
(richiesta dellora, di sigarette, di soldi, ecc.).
- NONESTRAETE, PERNESSUNARAGIONE, ILPORTAMONETE.

IN BANCAE IN POSTA

- ANDATE A PRELEVARE O A DEPOSITARE DENARO? FATEVI


SEMPREACCOMPAGNARE!
- NONFATE NOTARE QUANTOAVETEPRELEVATO;
- NONCEDETEARICHIESTEDICONTROLLODAFARSIINSTRADA;
- DIVIDETEILDENAROINPIUTASCHE, POSSIBILMENTEINTERNE;
- ALBANCOMAT, NONPRELEVATESEVISENTITE OSSERVATI.

GUARDIA DI FINANZA

112

Regione Toscana, 2004,


valorizzazione degli anziani

46

Regione Toscana, 2004,


valorizzazione degli anziani

Regione Toscana, 2006,


piano anti caldo

in collaborazione con :

Prefettura di Teramo, 2009,


informazioni anti truffa

47

Archivio | Politiche Sociali

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

POLITICHE SOCIALI
Solidariet e volontariato

211

212

213

217

218

219

Regione Piemonte, 2008,


donazione organi

Ministero della salute, 2009,


donazione organi

Regione Emilia-Romagna,
2009,
donazione organi

220

221

222

Assieme
a una nuova vita
nasce una
possibilit di cura
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DONA IL SANGUE
DEL CORDONE
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sistema immunitario in bambini e adulti di basso peso. La donazione

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non comporta alcun rischio n per la mamma n per il neonato:


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contenuto al suo interno.

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Ospedale Galliera
tel. 010 / 5634434
www.ibmdr.galliera.it

Numero verde

del Servizio sanitario regionale

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(tutti i giorni feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30 e il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30)

UNA SCELTA
CONSAPEVOLE

Ministero della salute, 2000,


donazione organi

Regione Piemonte, 2003,


donazione organi

Regione Piemonte, 2003,


donazione organi

Regione Toscana, 2010,


donazione organi

Regione Emilia-Romagna,
2010, donazione cordonone
ombelicale

Regione Toscana, 2010,


donazione del sangue

214

215

216

223

224

225
Samuele Bersani

Campagna di comunicazione interna

DONA IL SANGUE, DONA LA VITA.


in collaborazione con:

Settore Comunicazione

Foto | Monica Silva

Al cuore
si comanda.

Ministero della salute, 2005


donazione sangue

48

Ministero della salute, 2006


donazione organi

Regione Emilia-Romagna,
2007,
donazione organi

Provincia di Milano, 2011,


donazione del sangue

Dona sangue,
mostra la tua
vena migliore.

800 033033
Servizio sanitario regionale

www.donaresangue.it

Regione Emilia-Romagna,
2011,
donazione del sangue

Ministero della salute, 2012,


donazione organi

49

1.5

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


226

227

228

Consiglio dei Ministri, 2005,


volontariato, solidariet

Consiglio dei Ministri, 2010,


volontariato, solidariet

Regioni e Province Autonome

LAVORO

Stampa: Grafica Reventino S.r.l. - Decollatura (CZ)

Ministero della salute, 2012,


donazione organi

229

230

231

Per qualcuno il tuo aiuto il dono pi bello.

Per qualcuno il tuo sorriso il dono pi bello.

Per qualcuno il tuo aiuto il dono pi bello.

Ci sono poveri che vivono per strada e poveri che incontriamo ogni giorno senza
nemmeno riconoscerli, persone spesso invisibili che associazioni e volontari vedono,
accolgono e aiutano. Sostieni anche tu il lavoro di coloro che regalano tempo,
energie ed affetto a chi ha bisogno.
Combattere la povert una ricchezza. Offri il tuo dono.

Ci sono poveri che vivono per strada e poveri che incontriamo ogni giorno senza
nemmeno riconoscerli, persone spesso invisibili che associazioni e volontari vedono,
accolgono e aiutano. Sostieni anche tu il lavoro di coloro che regalano tempo,
energie ed affetto a chi ha bisogno.
Combattere la povert una ricchezza. Offri il tuo dono.

Ci sono poveri che vivono per strada e poveri che incontriamo ogni giorno senza
nemmeno riconoscerli, persone spesso invisibili che associazioni e volontari vedono,
accolgono e aiutano. Sostieni anche tu il lavoro di coloro che regalano tempo,
energie ed affetto a chi ha bisogno.
Combattere la povert una ricchezza. Offri il tuo dono.

Aiuta lItalia che aiuta.


Campagna per il dono contro la solitudine e la povert

Aiuta lItalia che aiuta.


www.lavoro.gov.it

Consiglio dei Ministri, 2010,


volontariato, solidariet

232

Campagna per il dono contro la solitudine e la povert

Consiglio dei Ministri, 2010,


volontariato, solidariet

Campagna per il dono contro la solitudine e la povert

Ministero del lavoro, manifesti

235, 236, 237

2009

Ministero del lavoro, manifesti

238

2010

Ministero del lavoro, manifesti

239

2010

Ministero del lavoro, spot

240, 241, 242,


243, 244

2011

Ministero del lavoro, spot

245

2012

Regione Lombardia, spot

246

2012

Ministero del lavoro, manifesto

247, 248

2012

Ministero del lavoro, spot

249

www.lavoro.gov.it

Consiglio dei Ministri, 2010,


volontariato, solidariet

234

Il tuo aiuto il dono pi bello.


Ci sono poveri che vivono per strada e poveri che incontriamo ogni giorno senza
nemmeno riconoscerli, persone spesso invisibili che associazioni e volontari vedono,
accolgono e aiutano. Sostieni anche tu il lavoro di coloro che regalano tempo,
energie ed affetto a chi ha bisogno.
Combattere la povert una ricchezza. Offri il tuo dono.

2008

Aiuta lItalia che aiuta.


www.lavoro.gov.it

233

Per qualcuno il tuo tempo il dono pi bello.

Prevenzione infortuni sul lavoro

In Italia milioni di volontari ogni giorno offrono tempo,


energie e affetto a chi ha bisogno e dove necessario e con
il loro impegno insieme fanno la differenza nella vita di milioni di persone.
NellAnno europeo del volontariato aiutali anche tu a regalare un sorriso.
Cerca lorganizzazione di volontariato pi vicina e offri il tuo dono.
Facciamo insieme la differenza !

Promozione e tutela del lavoro


2003

Regione Piemonte, manifesti

250, 251

2008

Regione Piemonte, spot

252

2008

Ministero del lavoro, manifesto

253

2008

Ministero del lavoro, spot

254

2011

Provincia di Milano, manifesto

255

2009

Ministero del lavoro, spot

256

2009

Ministero del lavoro, manifesto

257

2011

Ministero del lavoro, spot

258

2011

Regione Lombardia, spot

259

2011

Regione Campania, manifesto

260

2012

Provincia di Milano

261

2012

Ministero del lavoro, spot

262, 263, 264

Aiuta lItalia che aiuta


Campagna per il dono e la promozione del volontariato

www.lavoro.gov.it

Aiuta lItalia che aiuta.


Campagna per il dono contro la solitudine e la povert

www.lavoro.gov.it

Consiglio dei Ministri, 2010,


volontariato, solidariet

50

Consiglio dei Ministri, 2011,


volontariato, solidariet

Comune di Milano, 2013,


volontariato, solidariet

51

Archivio | Lavoro

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Legalit, tasse e previdenza


1998

Provincia di Napoli, spot

265, 266, 267

2002

Ministero del lavoro, manifesto

268

2010

Ministero del lavoro, manifesto

269

2010

Ministero del lavoro, spot

270

2011

Consiglio dei Ministri, spot

271, 272, 273

2012

Consiglio dei Ministri, spot

274

2012

Prefettura di Rovigo, manifesto

275

2012

Prefettura di Crotone, manifesto

276

LAVORO
Prevenzione infortuni sul lavoro

235

236

237

SUL LAVORO,
SE TIENI VIVA LATTENZIONE,
TIENI VIVO IL TUO MONDO.

SUL LAVORO,
SE TIENI VIVA LATTENZIONE,
TIENI VIVO IL TUO MONDO.

ATTENZIONE.
QUELLA PAROLA CHE INIZIA PER

E FINISCE PER SALVARTI LA VITA.

Lattenzione come valore comune per i lavoratori e per i datori di lavoro.


Lattenzione al funzionamento delle macchine, delle attrezzature e delle
dotazioni di sicurezza. Lattenzione a valutare e prevenire comportamenti
a rischio. Lattenzione alladdestramento e al rispetto delle procedure.
Lattenzione alla formazione e allinformazione. Lattenzione alle norme,
ai regolamenti e alle misure organizzative. Nei cantieri, nelle fabbriche,
negli uffici, nelle case, nelle campagne, nelle scuole di tutto il paese, ogni
volta che cade lattenzione c qualcuno che rischia di non rialzarsi pi.
Teniamo alta lattenzione perch teniamo alla vita e alla salute di chi lavora.

Lattenzione come valore comune per i lavoratori e per i datori di lavoro. Lattenzione al funzionamento delle

Lattenzione come valore comune per i lavoratori e per i datori di lavoro. Lattenzione al funzionamento delle

macchine, delle attrezzature e delle dotazioni di sicurezza. Lattenzione a valutare e prevenire comportamenti a rischio.

macchine, delle attrezzature e delle dotazioni di sicurezza. Lattenzione a valutare e prevenire comportamenti a rischio.

Lattenzione alladdestramento e al rispetto delle procedure. Lattenzione alla formazione e allinformazione.

Lattenzione alladdestramento e al rispetto delle procedure. Lattenzione alla formazione e allinformazione.

Lattenzione alle norme, ai regolamenti e alle misure organizzative. Nei cantieri, nelle fabbriche, negli uffici, nelle case,

Lattenzione alle norme, ai regolamenti e alle misure organizzative. Nei cantieri, nelle fabbriche, negli uffici, nelle case,

nelle campagne, nelle scuole di tutto il paese, ogni volta che cade lattenzione c qualcuno che rischia di non rialzarsi pi.

nelle campagne, nelle scuole di tutto il paese, ogni volta che cade lattenzione c qualcuno che rischia di non rialzarsi pi.

Tieni viva lattenzione perch cos tieni vivo molto di pi.

Tieni viva lattenzione perch cos tieni vivo molto di pi.

Ministero del lavoro, 2008,


infortuni sul lavoro

Ministero del lavoro, 2008,


infortuni sul lavoro

Ministero del lavoro, 2008


infortuni sul lavoro

238

239

240

Ministero del lavoro, 2010,


infortuni sul lavoro

Ministero del lavoro, 2010,


infortuni sul lavoro

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REGOLE. PERCH LA FORTUNA


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e delle Politiche Sociali

inregola

EMERSIONE E LEGALITA PER UN LAVORO SICURO.

Ministero del lavoro, 2009,


infortuni sul lavoro

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Archivio | Lavoro

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


241

242

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Ministero del lavoro, 2010,


infortuni sul lavoro

Ministero del lavoro, 2010,


infortuni sul lavoro

Ministero del lavoro, 2010,


truffe telematiche

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LAVORO
Promozione e tutela del lavoro

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Colori compositi

Ministero del lavoro, 2010,


truffe telematiche

Ministero del lavoro, 2011,


infortuni sul lavoro

Regione Lombardia, 2012


infortuni sul lavoro

Regione Piemonte, 2003,


pari opportunit

Regione Piemonte, 2003,


pari opportunit

Regione Puglia, 2008,


lavoro e sviluppo

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Segreteria Assessore
Telefono: 02-7740 5900/5901
Telefono: 02-7740 4418, Fax: 02-7740 2499

Contatti

Assessore allo sport e tempo libero, politiche giovanili, pari opportunit


Viale Piceno, 60 - 20129 Milano

NON RESTARE

Le malattie professionali non si manifestano subito. Per prevenirle i datori di lavoro e i lavoratori
devono conoscere, adottare e applicare le misure di protezione e di tutela della salute.
Informazioni su lavoro.gov.it e inail.it

Ministero del lavoro, 2012,


infortuni sul lavoro

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PASTORE

LA SALUTE NEI LUOGHI


DI LAVORO IMPORTANTE.
NON BUTTARLA ALLARIA.

IMMOBILE

CARLO

NON VOLTARLE LE SPALLE.

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LA SALUTE NEI LUOGHI


DI LAVORO IMPORTANTE.

fai il servizio civile


alla provincia di milano
Politiche
giovanili

Le malattie professionali non si manifestano subito. Per prevenirle i datori di lavoro e i lavoratori
devono conoscere, adottare e applicare le misure di protezione e di tutela della salute.
Informazioni su lavoro.gov.it e inail.it

Ministero del lavoro, 2012,


infortuni sul lavoro

Ministero del lavoro, 2012,


infortuni sul lavoro

Ministero del lavoro, 2008,


lavoro e sviluppo

Ministero del lavoro, 2008,


lavoro e sviluppo

Provincia, 2011,
servizio civile

55

Archivio | Lavoro

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


256

257

258

LAVORO
Legalit, tasse e previdenza

EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO

Gli strumenti
per ripartire.
Agevolazioni, misure e contributi per i cittadini colpiti dal sisma.

www.protezionecivile.it

Ministero del lavoro, 2009,


lavoro e sviluppo

Ministero del lavoro, 2009,


lavoro e sviluppo

Ministero del lavoro, 2011,


lavoro e sviluppo

259

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261

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267

prospettive FUTURO informazione crescita


produttivita Capitale umano LAVORO azione
crescita OCCUPAZIONE programmzione
prospettive INTEGRAZIONE giovani I
inserimento INCLUSIONE sicurezza in
INNOVAZIONE tecnologia risorse OLTRE
pro
progettualit IMPEGNO
pr duzione CRESCITA s
vilu
VITA rinascita progrsso
pr
progresso NUOVO
PRODUTTIVITA
miglioramento lu
ce FIDUCIA sicurezza
occupazione CULTURA
ismo innovazione ty
LAVO

56

Regione Lombardia, 2011,


lavoro e sviluppo

Regione Campania, 2012,


lavoro e sviluppo

Provincia di Milano, 2012,


assistenza donne lavoratrici

Provincia di Napoli, 1998,


promozione della legalit

Provincia di Napoli, 1998,


promozione della legalit

Provincia di Napoli, 1998,


promozione della legalit

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270

Ministero del lavoro, 2012,


nuovo apprendistato

Ministero del lavoro, 2012,


agevolazioni giovani e lavoro

Ministero del lavoro, 2012,


agevolazioni giovani e lavoro

Ministero del lavoro, 2002,


promozione della legalit

Ministero del lavoro, 2010,


buoni lavoro

Ministero del lavoro, 2010,


buoni lavoro

57

1.6

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


271

272

273

BENI CULTURALI

Promozione dei beni e delle attivit culturali


Consiglio dei Ministri, 2010,
registrazione case abusive

274

Consiglio dei Ministri, 2010,


lotta allevasione fiscale

275

Consiglio dei Ministri, 2010,


lotta allevasione fiscale

276

2008

Ministero dei beni culturali, manifesto

277

2009

Ministero dei beni culturali, manifesti

278, 279, 280

2009

Ministero dei beni culturali, spot

281, 282

2009

Regione Abruzzo, manifesto

283

2009

Ministero dellistruzione, manifesto

307

2010

Ministero dei beni culturali, manifesti

284, 285, 289

2010

Ministero dei beni culturali, spot

286, 287, 288

2010

Comune di Milano, manifesto

290

2010

Consiglio dei Ministri, spot

308, 309

2011

Ministero dei beni culturali, manifesti

291, 292, 295,


296, 297, 299

2011

Ministero dei beni culturali, spot

293, 294, 300,

2012

Regione Lombardia, manifesti

301, 302, 303,


304, 305

2012

Regione Lombardia, spot

306

Prefettura - Ufficio del Governo


di Crotone

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insieme contro ogni forma di estorsione


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lAssociazione lAntiracket ed Antiusura Ninni Cassar, lAmministrazione provinciale, tutti i Comuni della provincia,
dellArticolazione territoriale provinciale, gli Ordini professionali degli Avvocati, dei Dottori commercialisti e dei medici e lA.B.I.

Prefettura di Rovigo

Consiglio dei Ministri, 2012,


informazioni sulla previdenza

Comune
di Rosolina

Provincia
di Rovigo

Prefettura di Rovigo, 2012,


lotta alla contraffazione

INFO: www.kr.camcom.it

Prefettura di Crotone, 2012,


lotta al racket

Turismo e promozione del territorio italiano

58

2008

Regione Sicilia, spot

310

2009

Regione Calabria, spot

311

2010

Consiglio dei Ministri, spot

312

2011

Consiglio dei Ministri, spot

313, 314, 315, 316,


317, 318, 322

2011

Regione Puglia, manifesto

319

2011

Regione Calabria, manifesto

320

2011

Regione Campania, manifesto

321

2012

Provincia di Milano, manifesto

323

2012

Consiglio dei Ministri, spot

324
59

Archivio | Beni culturali

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

BENI CULTURALI
Promozione dei beni e delle attivit culturali

283

284

285

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Settimana della cultura

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Regione Abruzzo,
2009

Ministero dei beni e delle attivit culturali,


2010

Ministero dei beni e delle attivit culturali,


2010

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288

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2009

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in ambito continentale.
Il 26 e il 27 settembre il Mibac
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i luoghi statali della cultura
per avvicinare i cittadini
al patrimonio culturale.

Tutte le iniziative sono pubblicate


sul sito istituzionale del Ministero
European Heritage
European
Days Heritage COUNCIL
Days

OF EUROPE

Journes europennes
Journes europennes
du patrimoine du patrimoine

COUSEIL
COUNCIL
COUSEIL
OF
DEEUROPE
LEUROPE DE LEUROPE

Unazione
Unazione
comune comune
del Consiglio
del Consiglio
dEuropadEuropa
e della Commissione
e della Commissione
Europea Europea

60

Con la partecipazione
Con la partecipazione
del Ministerodel
dellInterno
Ministero dellInterno
DipartimentoDipartimento
per le Libert
per
Civili
le Libert
e lImmigrazione
Civili e lImmigrazione
Fondo EdificiFondo
di Culto
Edifici di Culto

www.beniculturali.it
numero verde 800 99 11 99

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2008,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2009,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2009,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2010,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2010,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2010,


promozione cultura

280

281

282

289

290

291

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2009,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2009,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2009,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2010,


promozione teatro

Comune di Milano, 2010,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

61

Archivio | Beni culturali

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


293

294

301

302

303

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

Regione Lombardia, 2012,


promozione cultura

Regione Lombardia, 2012,


promozione cultura

Regione Lombardia, 2012,


promozione cultura

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304

305

306

292

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Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

Regione Lombardia, 2012,


promozione cultura

Regione Lombardia, 2012,


promozione cultura

Regione Lombardia, 2012,


promozione cultura

298

299

300

307

308

309

Ministero dei beni e delle atti-

Ministero dellistruzione,
2009,
promozione della lettura

Consiglio dei Ministri, 2010,


promozione della lettura

Consiglio dei Ministri, 2010,


promozione dellistruzione

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Provincia di Milano, 2011,


promozione cultura

62

w w w. b e n i c u l t u r a l i . i t

Ministero dei beni e delle attivit culturali, 2011,


promozione cultura

vit culturali, 2011,


promozione cultura

63

Archivio | Beni culturali

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

BENI CULTURALI
Turismo e promozione del territorio italiano

64

316

317

318

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione del territorio

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione del territorio

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione del territorio

310

311

312

319

320

321

Regione Sicilia, 2008,


promozione del territorio

Regione Calabria, 2009,


sensibiizzazione
allaccoglienza del turista

Consiglio dei Ministri, 2010,


promozione del territorio

Regione Puglia, 2011,


Forum regionale del turismo

Regione Calabria, 2011,


promozione del territorio

Regione Campania, 2011,


promozione del territorio

313

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315

322

323

324

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione del territorio

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione del territorio

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione del territorio

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione turismo giovani

Provincia di Milano, 2012,


promozione del territorio

Consiglio dei Ministri, 2012,


sensibiizzazione
allaccoglienza del turista

65

1.7

Archivio | Ambiente

AMBIENTE

Risparimio energetico contro linquinamento

66

Rispetto della natura e tutela del territorio

2001

Regione Piemonte, manifesti

332, 333

2004

Consiglio dei Ministri, spot

360

2003

Regione Emilia-Romagna, manifesto

349

2005

Consiglio dei Ministri, spot

361

2007

Comune di Roma, manifesto

325

2005

Ministero del lavoro, manifesto

356

2007

Regione Emilia-Romagna, manifesto

350

2007

Consiglio dei Ministri, manifesto

362

2008

Comune di Roma, manifesto

326

2008

Ministero del lavoro, manifesto

357

2008

Regione Emilia-Romagna, manifesti

341, 342

2008

Consiglio dei Ministri, manifesto

358

2008

Regione Puglia, spot

343

2009

Consiglio dei Ministri, spot

359, 363

2008

Regione Piemonte, manifesti

344, 345

2010

Consiglio dei Ministri, spot

364

2009

Consiglio dei Ministri, spot

327

2011

Comune di Roma, manifesto

365

2009

Regione Piemonte, manifesti

334, 335

2012

Comune di Brescia, manifesto

366

2009

Provincia di Milano, manifesto

346

2010

Regione Emilia-Romagna, manifesti

328, 336

2010

Regione Veneto, manifesto

329

2010

Regione Emilia-Romagna, manifesto

351

2011

Regione Puglia, manifesto

330

2012

Provincia di Taranto, manifesto

331

2012

Provincia di Milano, manifesto

337

2012

Comune di Bari, manifesti

338, 339, 340

2012

Regione Lombardia, manifesti

347, 348

2012

Regione Emilia-Romagna, manifest1

352, 353, 354

2013

Regione Abruzzo, manifesto

355

67

Archivio | Ambiente

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

AMBIENTE
Risparimio energetico contro linquinamento

325

326

331

332

333

Provincia di Taranto, 2012,


promozione raccolta
differenziata

Regione Piemonte, 2001,


promozione uso dei mezzi
pubblici

Regione Piemonte, 2001,


promozione uso dei mezzi
pubblici

327

334

335

336

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Comune di Roma, 2007,


promozione raccolta differenziata

Comune di Roma, 2008,


promozione raccolta
differenziata

Consiglio dei Ministri, 2009,

promozione raccolta
differenziata

Regione Piemonte, 2009,


promozione uso dei mezzi
pubblici

Regione Piemonte, 2009,


promozione uso dei mezzi
pubblici

Regione Emilia-Romagna
2010, promozione uso dei
mezzi pubblici

328

329

330

337

338

339

Comune di Bari, 2012,


informazioni zone pedonali

Comune di Bari, 2012,


informazioni zone pedonali

INQUINO

Regione Emilia-Romagna
2010, promozione raccolta

differenziata
68

Regione Veneto, 2010,

Regione Puglia, 2011,

promozione raccolta
differenziata

promozione raccolta
differenziata

Provincia di Milano, 2012,


promozione uso dei mezzi
pubblici

69

Archivio | Ambiente

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


341

349

342

350

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Non perderti un bicchier dacqua

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Teniamo chiuse le finestre


nei locali climatizzati

Spegniamo il computer e le apparecchiature


alluscita dal lavoro

Spegniamo luci e condizionatori


alluscita dal lavoro

Usiamo il PC in modalit di risparmio energetico

Moderiamo la temperatura
sia destate che dinverno

Stampiamo solo documenti strettamente necessari


e, quando possiamo, in fronte/retro

Non copriamo termosifoni


e termoventilatori con oggetti o arredo

Preferiamo le scale allascensore

Chiudiamo correttamente i rubinetti


e, se possiamo, usiamo acqua fredda

10

Facciamo e promuoviamo la raccolta differenziata


(carta, plastica, toner, lattine)

Per informazioni o segnalazioni:

www.pablo.it

www.saluter.it/iospengolospreco

segui i nostri consigli.vedrai che conviene.

Un rubinetto che gocciola innervosisce.


Ma soprattutto spreca migliaia di litri dacqua.

Tocca sempre i tasti giusti

Uno scarico del water che permette di regolare il flusso


dellacqua, fa risparmiare decine di migliaia di litri lanno.

Fai il pieno di buone intenzioni

Usa sempre la lavatrice e la lavastoviglie a pieno carico.


Consumerai meno acqua. E meno energia.

Prendi il tubo per le corna

Non lavare troppo spesso lauto e quando lo fai usa


il secchio. Lacqua potabile merita un destino migliore.

Segui il ritmo della natura

Innaffia di sera le tue piante e con poca acqua alla volta.


Alle tue piante servono tante cure. Non tanta acqua.

Cambia le tue abitudini

Montare un semplice frangigetto sul tuo rubinetto


pu farti risparmiare fino al 50% di acqua.

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portare un messaggio forte e chiaro: LIBERIAMO LARIA!

Divertiti col telefonino

Usa la doccia. Puoi risparmiare fino al 75% di acqua.

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Una perdita nelle tubature pu costare moltissimo.

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2008,
risparmio energetico

Regione Emilia-Romagna
2003,
riduzione dellinquinamento

Regione Emilia-Romagna
2007,
riduzione dellinquinamento

Regione Emilia-Romagna
2010,
riduzione dellinquinamento

343

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352

353

354

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Regione Emilia-Romagna
2008,
risparmio energetico

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Comune di Bari, 2012,


promozione uso dei mezzi
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Experimenta - Museo A come Ambiente
L'Architettura cambia il Mondo
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Anche questanno ripartono i provvedimenti antismog:


dal 1 ottobre al 31 marzo STOP ai veicoli pi inquinanti;
dal 7 gennaio al 31 marzo BLOCCO del traffico il gioved.

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dal 1 ottobre al 31 marzo STOP ai veicoli pi inquinanti;
dal 7 gennaio al 31 marzo BLOCCO del traffico il gioved.

www.liberiamolaria.it

70

Regione Puglia, 2008,


risparmio energetico

Regione Piemonte, 2009,


risparmio energetico

Regione Piemonte, 2009,


risparmio energetico

Regione Emilia-Romagna
2012,
riduzione dellinquinamento

346

347

348

355

Provincia di MIlano 2010,


riduzione dellinquinamento

Regione Lombardia, 2012,


riduzione dellinquinamento

Regione Lombardia, 2012,


riduzione dellinquinamento

Regione Abruzzo, 2013,


riduzione dellinquinamento

www.liberiamolaria.it

Regione Emilia-Romagna
2012,
riduzione dellinquinamento

Anche questanno ripartono i provvedimenti antismog:


dal 1 ottobre al 31 marzo STOP ai veicoli pi inquinanti;
dal 7 gennaio al 31 marzo BLOCCO del traffico il gioved.

www.liberiamolaria.it

Regione Emilia-Romagna
2012,
riduzione dellinquinamento

71

Archivio | Ambiente

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

AMBIENTE
Rispetto della natura e tutela del territorio

356

357

358

362

363

364

Ministero del lavoro e delle


politiche sociali,
2005

Ministero del lavoro e delle


politiche sociali,
2008

Consiglio dei Ministri,


2008

Consiglio dei Ministri, 2007,


prevenzione incendi

Consiglio dei Ministri, 2009,


prevenzione incendi

Consiglio dei Ministri, 2010,


misure di sicurezza alluvioni

359

360

361

365

366

Consiglio dei Ministri, 2009,


prevenzione incendi

Consiglio dei Ministri, 2004,


prevenzione incendi

Consiglio dei Ministri, 2005,


prevenzione incendi

Comune di Roma, 2011,


tutela centri storici

Comune di Brescia, 2012,


tutela centri storici

Il Comune di Brescia contro limbrattamento e il degrado della citt - www.comune.brescia.it

72

73

1.8

74

Archivio | Promozione istituzionale

PROMOZIONE
ISTITUZIONALE

2007

Ministero della salute, manifesto

367

2007

Consiglio dei ministri, spot

368

2009

Consiglio dei ministri, spot

376

2010

Consiglio dei ministri, spot

369, 370, 371,


372, 373

2010

Unione Europea, spot

377

2011

Regione Campania, spot

374

2011

Regione Lombardia, spot

375

2011

Ministero della difesa, manifesto

380

2012

Unione Europea, spot

378

2012

Unione Europea, spot

378

2012

Provincia di Milano, manifesto

379

2013

Ministero della difesa, manifesto

381

2013

Regione Abruzzo, manifesto

382

367

368

369

Ministero della salute, 2007,


promozione sistema sanitario

Consiglio dei Ministri, 2007,


promzione numeri utili

Consiglio dei Ministri, 2010,


promozione forze armate

370

371

372

Consiglio dei Ministri, 2010,


promozione forze armate

Consiglio dei Ministri, 2010,


digitalizzazione

Consiglio dei Ministri, 2010,


digitalizzazione

373

374

375

Consiglio dei Ministri, 2011,


promozione efficienza dello
stato

Regione Campania, 2011,


promozione efficienza dello
stato

Regione Lombardia, 2011,


promozione protezione civile

75

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


376

377

378

Consiglio dei Ministri, 2009,


importanza dellUnione
Europea

Unione Europea, 2010,


importanza dellUnione
Europea

Unione Europea, 2012,


importanza dellUnione
Europea

379

380

381

INVITO

14 OTTOBRE, ORE 17

C.SO MONFORTE 35, MILANO

UN POMERIGGIO
CON IL PRESIDENTE
E LA SUA GIUNTA

1.9

VARIE

2008

Consiglio dei Ministri, spot

383, 384

2009

Regione Emilia-Romagna, manifesto

385

2009

Ministero dello sviluppo, manifesto

386

2009

Consiglio dei Ministri, spot

387

2009

Consiglio dei Ministri, manifesto

388

2009

Ministero della salute, spot

389

2010

Consiglio dei Ministri, spot

390

2011

Consiglio dei Ministri, spot

391

2011

Regione Toscana, manifesti

392, 393, 394

UN MOMENTO DI INCONTRO
CON I CITTADINI DELLA GRANDE MILANO
PER DISCUTERE, ASCOLTARE E PROPORRE

2011

Consiglio dei Ministri, manifesto

395

IN QUESTO INCONTRO

2012

Comune di Ferrara, manifesto

396

2012

Consiglio dei Ministri, manifesto

397

2012

Consiglio dei Ministri, spot

399

2012

Provincia di Mialano, manifesto

398

2013

Consiglio dei Ministri, spot

400

Bilancio della stagione estiva dellIdroscalo


e premiazione dei concorsi:
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Provincia di Milano, 2012,


promozione della provincia

GUIDO PODEST

Ministero della difesa, 2011,


imposrtanza della Repubblica

Ministero della difesa, 2013,


importanza delle forze
armate

382

Regione Abruzzo, 2013,


buon utilizzo fondi europei

76

77

Archivio | Varie

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio


384

385

392

393

394

Regione Toscana, 2011,


concorso per ragazzi

Regione Toscana, 2011,


concorso per ragazzi

Regione Toscana, 2011,


concorso per ragazzi

395

396

397

www.kitchencoop.it

383

iopartecipo.net

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QUI PUOI DIRE LA TUA.

iopartecipo.net una piazza virtuale della Regione


Emilia-Romagna in cui puoi chiedere informazioni
personalizzate, trovare risposte alle tue domande,
dialogare con le istituzioni.
iopartecipo.net.
Il portale per essere attivi nella vita pubblica.

www.iopartecipo.net

Consiglio dei Ministri, 2008,


importanza aggiornamento
informatico

Consiglio dei Ministri, 2008,


violenza negli stadi

Regione Emilia-Romagna
2009,
partecipazione

386

387

388

Page 1 of 1

Campagna di sensibilizzazione sulluso delle Cinture di sicurezza per i Bambini


Promosso da

Prefettura di Ferrara

Ministero della Pubblica Istruzione


Ufficio Scolastico Territoriale di Ferrara

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Proteggiamo sempre i nostri figli?

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cura di loro...
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o mortali

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sottovalutare
mai la sua
sicurezza
in auto

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sono pi
esposti

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buon esempio!
Allacciati
prima tu

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seggiolini
pi adatti
al peso

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tutti i posti
auto sono
pericolosi

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sullelenco telefonico,
ma non vuoi ricevere chiamate
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Anche
i brevi tragitti
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di non essere pi contattati dagli operatori di telemarketing
per chiamate commerciali, promozionali
o per il compimento di ricerche di mercato.

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per tutti,
dappertutto

Sotto
1,50 m.
seggiolino o
adattatore

Se non lo
allacci
la pagherai
cara

Dopo 2 volte
sospensione
della patente

Allacciati anche tu

78

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Ministero dello Sviluppo Economico

Comune di Ferrara, 2011,


importanza delle cinture di
sicurezza

Consiglio dei Ministri, 2012,


registro pubblico delle
opposizioni

398

399

400

Comune di Milano, 2012,


mappa servizio bike sharing

Consiglio dei Ministri, 2012,


BOT

Consiglio dei Ministri, 2013,


Expo 2015

Ministero dello sviluppo


economico, 2009,
aiuti economici statali

Consiglio dei Ministri, 2009,


centro servizi

Consiglio dei Ministri, 2009,


allerta prodotti sicuri

Consiglio dei Ministri, 2011,


importanza del censimento

389

390

391

Ministero della salute, 2010,


fondi per la ricerca medica

Consiglio dei Ministri, 2010,


ricostruzione dellAcquila

Consiglio dei Ministri, 2011,


importanza del censimento

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/immagini/Soggetto_phon_consu... 26/09/2011

Il Registro Pubblico delle Opposizioni stato istituito con il Decreto del Presidente della Repubblica 178/2010
per regolamentare lattuale gestione del marketing telefonico e agevolare il cittadino a esercitare i suoi diritti.

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20/10/11 15:55

79

Archivio

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

02
PREREQUISITI
Perch la comunicazione delle istituzioni pubbliche richiede attenzioni progettuali specifiche?

2.1 TARGET AMPIO E GENERICO


2.2 AZIONE PERSUASIVA SULLE IDEE
2.3 TEMATICHE DRAMMATICHE E NEGATIVE

80

81

2.1

Prerequisiti | Target ampio e generico

TARGET AMPIO E GENERICO


Dover parlare a tutti i cittadini in maniera indistinta risulta estremamente complesso per chi si deve occupare della progettazione; non ci sono punti di riferimento derivanti dalle caratteristiche
del target sui quali si possano basare le scelte progettuali.

140

147

295

304

392

337

375

INQUINO

362

132

353

Service Group

298

280

Vieni

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Prefettura di Rovigo

Comune
di Rosolina

Provincia
di Rovigo

187

10

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pi antica risale al XVI secolo, conserva al suo
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388

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172

175

226

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Biennale dellEco-efficienza 2009
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L'Architettura cambia il Mondo
EVA - ElectroVideoAmbiente
FUTURA Dialoghi intorno all'uomo e al Pianeta
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imparano da quello che vedono,
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83

2.2

Prerequisiti | Azione persuasiva sui valori e sulle idee

AZIONE PERSUASIVA
SU VALORI E IDEE
Il secondo prerequisito riguarda lazione persuasiva che la comunicazione pubblicitaria esercita sul pubblico: nel caso della pubblicit delle istituzioni pubbliche questa capacit persuasiva indirizzata a modificare non solo comportamenti, ma anche valori ed
ideali di riferimento.

370

Ministero della difesa, 2011, promozione


dellesercito italiano

La promozione dellimmagine delle forze armate risulta essere un tema controverso che suscita
polemiche e critiche in quella parte dellopinione
pubblica contraria alluso delle armi e alle spese
che il paese sostiene per il mantenimento degli
apparati di difesa, ma il problema si pone anche
quando listituzione cerca di svolgere la sua funzione pedagogica promuovendo valori ampiamente condivisi, come il senso civico, il rispetto
per lambiente, la tolleranza verso gli immigrati,
il valore della famiglia. Il pericolo sta nel come
questa azione persuasiva, per instillare valori etici di progresso e solidariet, messa in atto.

84

85

Prerequisiti | Azione persuasiva sui valori e sulle idee

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

193

86

189

Consiglio dei Ministri, 2000,


promozione della famiglia

Regione Toscana, 2007,


lotta allomofobia

Altri due casi che esemplificano come la comunicazione delle istituzioni pubbliche svolge unazione persuasiva sulla sfera dei valori e degli ideali. Nel manifesto soprastante si promuove il valore della famiglia tradizionale attraverso il testimonial Lino Banfi, interprete di Nonno Libero nella fiction Un medico in famiglia.

Il manifesto della Regione Toscana, allepoca


causa di notevoli polemiche da parte dellopinione pubblica, intende spiegare la natura genetica
dellorientamento sessuale.

87

2.3

Prerequisiti | Tematiche drammatiche e negative

TEMATICHE DRAMMATICHE
E NEGATIVE

276

Prefettura - Ufficio del Governo


di Crotone

229

NOIDENUNCIAMO

La maggioranza di queste campagne di comunicazione trattano


tematiche drammatiche e presentano situazioni negative che invece sono evitate con ogni mezzo dalla pubblicit commerciale.

AGRICOLTURA

COMMERCIO

INDUSTRIA

233

213

ARTIGIANATO

insieme contro ogni forma di estorsione

Per qualcuno il tuo aiuto il dono pi bello.

TIRACKET
PATTO AN

Ci sono poveri che vivono per strada e poveri che incontriamo ogni giorno senza
nemmeno riconoscerli, persone spesso invisibili che associazioni e volontari vedono,
accolgono e aiutano. Sostieni anche tu il lavoro di coloro che regalano tempo,
energie ed affetto a chi ha bisogno.
Combattere la povert una ricchezza. Offri il tuo dono.

IODENUNCIO

Il tuo aiuto il dono pi bello.


In Italia milioni di volontari ogni giorno offrono tempo,
energie e affetto a chi ha bisogno e dove necessario e con
il loro impegno insieme fanno la differenza nella vita di milioni di persone.
NellAnno europeo del volontariato aiutali anche tu a regalare un sorriso.
Cerca lorganizzazione di volontariato pi vicina e offri il tuo dono.
Facciamo insieme la differenza !

in collaborazione con:

Abi, Adiconsum, Adoc, Ance, Ania, CIA, Cgil, Cisl, Uil, CNA, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio,
Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Copagri, Federconsumatori, Lega cooperative, Unione provinciale artigiani
lAssociazione lAntiracket ed Antiusura Ninni Cassar, lAmministrazione provinciale, tutti i Comuni della provincia,
dellArticolazione territoriale provinciale, gli Ordini professionali degli Avvocati, dei Dottori commercialisti e dei medici e lA.B.I.

INFO: www.kr.camcom.it

65

48

84

Campagna per il dono e la promozione del volontariato

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30-10-2008

13:52

Pagina 1

www.lavoro.gov.it

Aiuta lItalia che aiuta.


Campagna per il dono contro la solitudine e la povert

Gli argomenti che ricorrono con maggiore frequenza sono gli incidenti
stradali, i danni alla salute causati da alcol, droga e fumo, le malattie che
ancora oggi non hanno cure definitive come lAids e i tumori, lindigenza
e la povert di certe categorie sociali, la violenza su donne e bambini, gli
incidenti sul lavoro. La comunicazione sociale per svolgere la sua azione
dindirizzo della societ verso modelli di progresso collettivo deve necessariamente confrontarsi con tematiche ritenute dalla pubblicit tradizionale scomode. Questi temi pongono il problema del linguaggio da utilizzare, della scelta delle immagini da pubblicare, dei toni con cui esporre il problema
Promocard AIDS 105x150-2011_cartolina 28/11/11 15.44 Pagina 1

Aiuta lItalia che aiuta

www.lavoro.gov.it

150

163

148

189

239

356

130

47

62

128

328

REGOLE. PERCH LA FORTUNA


NON PREVISTA DAL CONTRATTO.

Lavorare nella legalit e in sicurezza non solo un dovere. E un diritto. E lunico modo per prevenire i
rischi, per tutelare i lavoratori e le imprese. Rispettare le regole conviene. A tutti. www.lavoroinregola.it

Ministero del Lavoro della Salute


e delle Politiche Sociali

103

227

154

inregola

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224
Samuele Bersani

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Tieni fuori lAIDS
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on line:
Per informazioni e consulenze

WWW.HELPAIDS.IT

88

89

Archivio

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

03
CONDIZIONI INALIENABILI
Due caratteristiche imprenscindibili per la comunicazione della pubblica amministrazione.

3.1 CONFLITTI DINTERESSE


Promozione personale attraverso il canale pubblico
Ingerenza politica nelle scelte progettuali
Interesse collettivo vs ritorno economico dellistituzione

3.2 INCOERENZA DEL MESSAGGIO


Incoerenza tra messaggio e condotta dellistituzione
Coerenza tra messaggio promozionale e qualit del
servizio promosso

90

91

3.1

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

CONFLITTO DI INTERESSI

Promozione personale attraverso il canale pubblico

La comunicazione di unistituzione pubblica dovrebbe essere priva


di conflitti dinteressi, lunico interesse devessere quello di soddisfare nel migliore dei modi il bisogno dinformazione dei cittadini.

Comune di Milano, 2010,


Festival internazionale della luce

290

Nel 2010, in occasione della comunicazione per


un evento culturale, il Festival internazionale della
luce di Milano. Lassessore alla cultura di allora,
Maurizio Cadeo, volle che la sua immagine fosse
inserita nei cartelloni pubblicitari destinati allaffissione urbana. La campagna sollev molte polemiche tra i cittadini, ma anche tra i colleghi della giunta, che percepirono come scorretta liniziativa dellassessore.
Cadeo in un articolo pubblicato su Repubblica
(2010) si difese dichiarando: Questa iniziativa
me la sono inventata io e ci tenevo a sottolinearlo. Sono manifesti realizzati dallo sponsor. La
mia non campagna elettorale.

92

93

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

398

Comune di Milano, 2012,


mappa del servizio di bike sharing

Sulla mappa delle stazioni del Bikesharing, distribuite nella primavera 2012 in tutte le fermate del
bike sharing e negli Atm Point, oltre alle informazioni riguardanti il servizio chiamato Bikemi
sul retro stata inserita la fotografia dellassessore alla mobilit, ambiente, arredo urbano e verde, Pierfrancesco Maran.
Come si legge dagli articoli che riportano la notizia la reazione dellopinione pubblica stata questa volta ancor pi negativa, forte del fatto che la
nuova giunta di centro sinistra avesse commesso
il medesimo errore criticato aspramente alla precedente giunta di centro destra.
Si legge nellarticolo non proprio piaciuta, la
scelta dellassessore: una foto, quella che ha fatto mettere sulla brochure delle fermate di BikeMi, non diversa da quelle che, non solo in campagna elettorale, lex sindaco Moratti e i suoi assessori dispensavano su lettere ai cittadini, depliant, manifesti..
Anche Palazzo Marino ha espresso la sua disapprovazione, sottolineando lerrore di Maran
come una leggerezza che non dovr pi ripetersi,
anche perch lerrore ancor meno giustificato
dal fatto che il progetto delle bici a noleggio non
nasce con questa amministrazione, quindi - per
quanto bene lo stia facendo - Maran sta gestendo
uneredit del passato. (Repubblica 2012).
94

95

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Ingerenza politica nelle scelte progettuali


Unaltra forma attraverso la quale si pu manifestare il problema del conflitto dinteressi, riguarda lingerenza politica o di poteri
esterni allistituzione nelle scelte relative alle modalit comunicative
con cui devessere realizzata una campagna di pubblico interesse.

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

119

Consiglio dei Ministri, 1991,


Prevenzione uso di droga

Un primo caso esplicativo di questa problematica riguarda le scelte di linguaggio per una campagna di prevenzione alluso di sostanze stupefacenti promossa nel 1991 dal Consiglio dei Ministri. Lo slogan della campagna doveva essere
Chi ti droga, ti frega una formula che richiamasse il linguaggio giovanile, poco elegante, forse, ma diretto e familiare al target di riferimento. Lo slogan venne invece scartato su intervento
del ministro competente, perch ritenuto poco
ortodosso e sostituito con un altro slogan Chi ti
droga, ti spegne, ma lavviso dei tecnici, a diverso titolo competenti, era stato diverso.
(cfr. Gadotti 1995)

96

97

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

Ingerenza politica nelle scelte progettuali


Il caso delle campagne di prevenzione dellAids

Ministero della salute, 2002,


Prevenzione Aids

57

Un caso significativo, che non interessa una singola campagna, ma piuttosto riguarda latteggiamento dellistituzione centrale rispetto ad un determinato tema, rappresentato dalla comunicazione per la prevenzione dellAids. Parlare di
prevenzione allAids richiede di confrontarsi necessariamente con tematiche tab, come rapporti sessuali occasionali non protetti, consumo di
droga con utilizzo di siringhe non sterili La
scelta delle modalit e dei linguaggi con cui questi argomenti sono comunicati ai cittadini risulta
particolarmente esposta alle critiche. Si pensi ad
esempio alla posizione della Chiesa Cattolica rispetto alla sessualit e alla sua ferma opposizione allutilizzo del preservativo.
Nella campagna del 2002 che utilizza come visual
i personaggi dei fumetti di Silver, di Lupo Alberto e della sua fidanzata la Gallina Marta, la presenza del preservativo senza dubbio centrale,
esso disegnato in proporzioni maggiori rispetto al resto degli elementi, sempre raffigurato
chiuso e rimane censurato nei testi che non lo
nominano esplicitamente.

98

99

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

58

Ministero della salute, 2003 - 2004,


Prevenzione Aids

Nella campagna 2003-2004 le affissioni e la carta stampata della prima fase alternano i seguenti messaggi La prevenzione. Il modo pi grande
di amare e Lamore per noi stessi il primo che
ci protegge dallAids accompagnati da tre diverse immagini. Due delle fotografie sono studiate
per un pubblico adulto: un uomo e una donna
che si prendono cura del proprio aspetto davanti allo specchio di un bagno pubblico. La terza
invece, rivolta in modo specifico ai giovani, raffigura due ragazzi che si abbracciano e si scambiano un bacio sulla guancia.
Un manifesto di altra tipologia stato pubblicato
nel 2004 nella seconda fase di divulgazione della campagna. costituito dallo slogan ripreso dai
primi manifesti Lamore per noi stessi il primo che ci protegge dallAids. Il visual, invece,
costituito da unimmagine fotografica che ritrae
due ragazzi in una tenda da campeggio che sembrano in procinto di scambiarsi effusioni.
In nessuno dei prodotti comunicativi, che compongono la campagna, nominato o raffigurato
il preservativo, n vengono indicate in maniera
esplicita le situazioni a rischio di contagio.
Inoltre lo slogan incentrato sullamore per s
stessi sembra quasi contrapporre un tipo di protezione emotiva alla protezione fisica offerta dallassente profilattico. La campagna 20032004 fa dunque un passo indietro rispetto alla
precedente, preferendo lomissione di indicazioni esplicite.
100

59

101

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Ministero della salute, 2006,


Prevenzione Aids

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

67

Limpostazione la medesima per i diversi supporti, colori forti di sfondo a cui si sovrappongono grandi parole chiave Amore, Gravidanza,
Test(a), Love. Ognuna di queste parole ha una
delle lettere sostituita da un oggetto simbolico
che dovrebbe rafforzare il significato della parola relativo alla prevenzione dallAids: un lucchetto con cuore sulla O di AMORE, un salvagente
per la D di gravidanza, il solito girasole per la O
di LOVE; la A di TESTA scritta in bianco e si
perde un po sullo sfondo giallo lasciando in evidenza la scritta TEST.
Nello spot radio e video il preservativo non presente, inoltre non sono esplicitate dalle immagini le azioni utili per la prevenzione anzi gli oggetti
abbinati alle parole risultano ambigui: il lucchetto
vuole forse dare unimmagine di sicurezza, ma ricorda pi una cintura di castit; il salvagente potrebbe vagamente ricordare un preservativo, simbolo comunque di salvezza, ma sembra pi promuovere un controllo delle nascite.

102

103

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Ministero della salute, 2009,


Prevenzione Aids

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

64

Nella campagna 2009-2010, partita in concomitanza con la celebrazione del World Aids Day, il
concetto che il ministero intende sottolineare
sempre limportanza di fare il test dellHiv per
prevenire il contagio.
La campagna usa come testimonial il noto attore
cinematografico Valerio Mastandrea.
La foto ritrae lattore mentre blocca a mano
aperta un pugno, lo slogan Non abbassare la
guardia. Fai il test. Nessuna traccia del preservativo, al suo posto viene utilizzato il gesto delle mani che dovrebbe rappresentare metaforicamente il concetto di prevenzione.
Ancora una volta lindicazione quella di rimanere generici, di cercare escamotages retorici che
tolgano dalla scomoda situazione che alcuni argomenti implicano.

104

105

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Interesse collettivo vs ritono economico


dellistituzione

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

135

Il conflitto dinteressi si pu presentare nella comunicazione di tematiche che implicano la contrapposizione tra linteresse dei cittadini e il ritorno economico dello Stato.

Monopoli di Stato, 2012,


Promozione del gioco responsabile

Lo spot non ben chiaro nel disincentivare la


pratica del gioco dazzardo, gi il titolo significativo La prima volta non si scorda mai.
Lo spot ha come protagonista un ragazzo che
ha appena compiuto i diciotto anni e si sta preparando per uscire, tutto il discorso si gioca sul
misunderstandig tra il padre che pensa che il figlio si stia preparando ad un appuntamento galante con una ragazza e si prodiga in consigli,
e il ragazzo che invece emozionato allidea di
poter andare per la prima volta in ricevitoria e
scommettere legalmente perch ha raggiunto
la maggiore et.
Il gioco dazzardo dipinto dallo spot come unesperienza fantastica, eccitante, da fare assolutamente appena compiuti i diciotto anni, purch sia
legale: ma il gioco dazzardo legale meno pericoloso? Non crea dipendenza? unesperienza educativa che pu positivamente influire sulla crescita delladolescente? Laspetto positivo
in questo caso solamente per le casse dei Monopoli di Stato che tra scommesse, lotterie e videopoker ottengono un cospicuo incasso per lerario.
106

107

Condizioni inalienabili | Conflitto dinteressi

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Monopoli di Stato, 2009,


Promozione del gioco responsabile

In questo manifesto, anche se in maniera meno


evidente, si confermano le criticit riscontrate nellesempio precedente. Il manifesto invita a
giocare responsabilmente, nessun accenno al limitare il tempo dedicato al gioco dazzardo, nessun avvertimento riguardo alla dipendeza e alle
conseguenze negative che il gioco assiduo potrebbe provocare. Anche limmagine del timone
utilizzata per il visual non ha nessun contenuto
informativo se non quello di visualizzare concettualmente la parola rotta contenuta nellheadline.

137
www.aams.it

Aams
La Rotta Verso il Gioco Responsabile

Il gioco vietato ai minori.


AAMS parla ai giovani,
perch possano diventare adulti consapevoli.
Il gioco bello quando responsabile.
Responsabilit giocare senza perdersi.
Responsabilit non consentire il gioco ai minori.
108

109

3.2

Condizioni inalienabili | incoerenza del messaggio

INCOERENZA
DEL MESSAGGIO
La coerenza nella comunicazione una condizione fondamentale
affinch sia mantenuta la credibilit dellemittente e, nel caso della pubblica amministrazione, una comunicazione coerente rafforza limmagine dellistituzione, stabilisce un rapporto di fiducia tra
cittadino e amministrazione, dona al messaggio quellautorevolezza che lo rende legittimo, gli permette di essere considerato dagli utenti.

Incoerenza tra messaggio e condotta dellistituzione


274

Ministero del lavoro e delle politiche


sociali, 2012, informazione sul sistema
previdenziale

Nel 2012 il Ministero del lavoro e delle politiche sociali realizza insieme allInps uno spot per
spiegare il sistema previdenziale. Attraverso delle illustrazioni animate, ed un linguaggio semplice ed amichevole, lo spot spiega che i contributi non sono delle tasse, ma un modo per conservare una parte dei soldi guadagnati ed assicurarsi
un sostegno economico per la vecchiaia; il messaggio si conclude con la frase: perch ognuno
deve andare in pensione con i propri soldi accompagnata dallimmagine di un vecchietto che
con un sorrisino beffardo si porta via un sacchetto di monete.
Lo spot di per s non racconta nulla di falso, ma,
se viene rapportato alla situazione contemporanea italiana, caratterizzata dalla crisi economica,
dalla crisi del sistema pensionistico, da un numero crescente di anziani sotto il limite della soglia di povert perch la pensione che percepiscono non sufficiente per vivere, il messaggio
trasmesso dallo spot risulta poco credibile o peggio la frase finale, abbinata alla risatina del personaggio, sembra essere un presa in giro
110

111

Condizioni inalienabili | incoerenza del messaggio

299

Con il tuo 5x1000


proteggi il passato,
arriCChisCi il futuro.

Ministero dei beni culturali, 2012,


campagna 5/1000

Altro esempio di questo genere rintracciabile nella campagna del Ministero dei beni culturali, sempre del 2012, per la raccolta del cinque
per mille a favore del patrimonio artistico culturale italiano. Il visual costituito dalla fotografia
di un affresco del sito archeologico di Pompei e
da quella di una restauratrice intenta a svolgere il
proprio lavoro.
Lheadline recita Col il tuo 5x1000 proteggi il
passato, arricchisci il futuro. La scelta di utilizzare come sfondo il sito di Pompei che per i recenti fatti di cronaca, tra cui il crollo della Domus
dei gladiatori, diventata il simbolo del degrado e
della mala gestione dei siti culturali del nostro paese, rende quasi inopportuna la richiesta al cittadino di devolvere il proprio 5x1000 per la causa
112

una firma per la Cultura.

w w w. b e n i c u l t u r a l i . i t
113

Condizioni inalienabili | incoerenza del messaggio

Incoerenza tra messaggio promozionale e qualit


del servizio promosso
La diffusione di una campagna di comunicazione ingannevole ha
sempre un ritorno negativo per chi la promuove, ma, se come in
questo caso lemittente unistituzione pubblica, linganno appare
ancora pi grave distruggendo agli occhi dei cittadini limmagine e
lautorit dellistituzione.

Consiglio dei Ministri e Ministero dello


sviluppo econimico, 2011, promozione
del registro delle opposizioni

A questo proposito si pu far riferimento alla promozione del servizio chiamato registro pubblico
delle opposizioni. La pubblicit informa che, iscrivendosi a questo servizio attraverso il sito web o
il numero verde, non si riceveranno pi telefonate dagli operatori di telemarketing per chiamate commerciali, promozionali o per il compimento di ricerche di mercato. Ad iscrizione effettuata,
per, il servizio sembra non funzionare.
114

Il tuo numero
sullelenco telefonico,
ma non vuoi ricevere chiamate
commerciali indesiderate?

397

Ora puoi
iscriverti
al REGISTRO PUBBLICO
DELLE OPPOSIZIONI
un servizio gratuito che offre lopportunit di scegliere
di non essere pi contattati dagli operatori di telemarketing
per chiamate commerciali, promozionali
o per il compimento di ricerche di mercato.

www.registrodelleopposizioni.it
Il Registro Pubblico delle Opposizioni stato istituito con il Decreto del Presidente della Repubblica 178/2010
per regolamentare lattuale gestione del marketing telefonico e agevolare il cittadino a esercitare i suoi diritti.

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Ministero dello Sviluppo Economico


115

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Condizioni inalienabili | incoerenza del messaggio

372

Ministero per la semplificazione, 2011,


promozione del servizio Normattiva

Questa comunicazione proviene dal Ministero per la semplificazione e propone un servizio che consiste in un database chiamato Normattiva dove sono archiviati in digitale tutti i testi legislativi. Lo spot del 2010 illustra i vantaggi che il nuovo servizio offre allutente concludendo con la frase: se conosci le leggi, rispettarle sar un gioco da ragazzi. Peccato che, consultando il sito www.nomattiva.it, i link di collegamento tra un testo di legge e laltro mandano in
crash il sito web, indipendentemente dal browser
che si sta utilizzando.
116

117

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Condizioni inalienabili | incoerenza del messaggio

332

Regione Piemonte, 2001, promozione


dei mezzi di trasporto pubblici

Il manifesto della Regione Piemonte del 2001


invita ad utilizzare il treno attraverso lo slogan:
Chi prende il treno non si ferma in coda. Ma
arriver in ritardo comunque! la risposta immediata che si configura nella mente di chi il treno lha utilizzato almeno una volta, considerando la situazione del servizio di trasporto su rotaia in Italia oggi.

118

119

Archivio

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

04
DESIGN INCLUSIVO
Se la comunicazione pubblica un servizio al cittadino, deve esserlo per tutti i cittadini.

3.1 COMUNICAZIONE ACCESSIBILE


Problemi di leggibilit
Problemi di comprensione
3.2 COMUNICARE SENZA DISCRIMINARE
Discriminare i generi
Discriminare i minori
Discriminare le razze
Discriminare i malati

120

121

4.1

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

COMUNICAZIONE
ACCESSIBILE
Per leggibilit sintende la leggibilit grafica ossia la facilit dindividuare, riconoscere, decifrare la comunicazione che si basa su
simboli e caratteri (Baracco 2008:15) si comprende come questa
caratteristica dipenda sia dalle capacit percettive dellindividuo,
essenzialmente dalle abilit visive, sia dalle caratteristiche dellartefatto grafico.

Problemi di leggibilit
308

Prefettura di Teramo

Questura di Teramo

Comando Provinciale
Carabinieri

Comando Provinciale
Guardiadi Finanza

OCCHIO ALLE TRUFFE


Prefettura di Teramo, 2009,
prevenzione delle truffe agli anziani

Lesempio pi significativo, in merito ai problemi di leggibilit riguarda una locandina redatta


dalla Prefettura di Teramo, indirizzata alla popolazione anziana e contenente consigli utili per
prevenire truffe e raggiri. Il testo quasi totalmente composto con caratteri maiuscoli, solo il
sottotitolo, Campagna di prevenzione a favore degli
anziani, minuscolo. I consigli sono organizzati per punti, ma scritti solo in maiuscolo concentrati in tre piccole aree della composizione, con
interlinea ridotta e spazio sufficiente tra una colonna di testo e laltra. Se a questa composizione
del testo si aggiungono delle scelte cromatiche
poco felici per differenziare le parole dallo sfondo e degli elementi decorativi superflui, si comprende come il prodotto sia totalmente inadatto
ad un utenza anziana che come risaputo presenta una serie di difficolt visive dovute allatrofizzazione dei muscoli oculari e allinvecchiamento
degli organi visivi.
Risulta spontaneo chiedersi il perch di determinate scelte stilistiche, soprattutto in un caso
come questo in cui le caratteristiche e le problematiche del destinatario sono chiare e ben note.
122

Cam pagna d i p revenz ione a favore degli anz iani


I NOSTRI CONSIGLI
PER LA TUA SICUREZZA
IN CASA
- NONAPRITEASCONOSCIUTI
- NONFATEAPRIREAIBAMBINI
- USATE SEMPRE ILPALETTOOLACATENA
DISICUREZZA
- CONTROLLIENEL, ACQUEDOTTOE GAS A
SORPRESA? VERIFICATE CON UNA
TELEFONATA!
- DIFFIDATE DI CHI VI OFFRE PRODOTTI
MIRACOLOSI, OGGETTI DARTE A POCO
PREZZOEFACILIGUADAGNI;
- SE USCITE, CHIUDETE SEMPRE LAPORTA
ACHIAVE.

DIFENDITI DALLE TRUFFE !


I CASI SOSPETTI SEGNALALI A NOI :
POLIZIA DI STATO

IN STRADA

- EVITATE STRADE SOLITARIE, SPECIALMENTE LA SERA, E


NONSOSTATEINLUOGHIAPPARTATI;
- SE VI SENTITE OSSERVATI O SEGUITI, FATEVI AIUTARE DAI
PASSANTIOENTRATEINLUOGHIFREQUENTATI;
- NONFIRMATE DOCUMENTI! PRIMAFATELIESAMINARE;
- PER EVITARE SCIPPIPORTATE LE BORSE DALLAPARTE DEL
MURO;
- ATTENZIONE AI BORSEGGI: NON METTETE PORTAMONETE
NELLE TASCHE POSTERIORIE ATTENZIONE ACHIVISPINGE
E VIPREMESUIMEZZIPUBBLICIOQUANDOSIETEINFILA;
- NONFERMATEVICONCHIVIBLOCCACONUNASCUSA
(richiesta dellora, di sigarette, di soldi, ecc.).
- NONESTRAETE, PERNESSUNARAGIONE, ILPORTAMONETE.

IN BANCAE IN POSTA

- ANDATE A PRELEVARE O A DEPOSITARE DENARO? FATEVI


SEMPREACCOMPAGNARE!
- NONFATE NOTARE QUANTOAVETEPRELEVATO;
- NONCEDETEARICHIESTEDICONTROLLODAFARSIINSTRADA;
- DIVIDETEILDENAROINPIUTASCHE, POSSIBILMENTEINTERNE;
- ALBANCOMAT, NONPRELEVATESEVISENTITE OSSERVATI.

GUARDIA DI FINANZA

112

in collaborazione con :

123

Aams
La Rotta Verso il Gioco Responsabile
Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Utilizzo di caratteri script

WHO COLLABORATING CENTRE


FOR RESEARCH AND HEALTH
PROMOTION ON ALCOHOL AND
ALCOHOL-RELATED HEALTH
PROBLEMS

TAVOLA 01
89

I problemi pi significativi possono riscontrarsi in quei casi in cui, per scelte estetico formali
del progettista alla ricerca di soluzioni innovative, vengono utilizzati caratteri di tipo calligrafico
o dalla forma bizzarra e inusuale.
Caratteri di questo tipo possono risultare gradevoli e decorativi nellinsieme della composizione,
ma risultano estremamente difficoltosi nella lettura per le persone con carenze visive. I caratteri script possono essere tollerati solo per la scrittura di parole singole, o al massimo di brevi titoli, ma diventa rischioso il loro impiego nelle parti
del testo che contengono le informazioni essenziali del messaggio.
Tra il materiale raccolto sono stati individuati diversi casi che presentano lutilizzo massiccio di
caratteri cosiddetti script o simili.

OSSERVATORIO NAZIONALE
ALCOL CNESP

SIA

131

223

SOCIET ITALIANA ALCOLOGIA

Alcol: sei sicura?


Le ragazze e lalcol.

Il libretto per conoscere e non rischiare.

Il gioco vietato ai minori.

101

AAMS parla ai giovani,


217
perch possano diventare adulti consapevoli.

159

Il 20 dIcembre vIenI a fare un pIccol


gesto che pu aIutare tante person
Il gioco bello quando responsabile.
Responsabilit giocare senza perdersi.
Responsabilit non consentire il gioco ai minori.

A partire dalle ore 9 potrai donare presso il centro mobile Avis a Palazzo Isimbardi, via Viva
163

143

239

La raccolta andr a favore del reparto di Neonatologia dellOspedale Niguarda di Milano.

124

125

in collaborazione con:

4USA IL PRESERVATIVO
4SE HAI AVUTO RAPPORTI NON PROTETTI FAI IL TEST HIV
Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

238

193

359

85

72

65

E un diritto. E lunico modo per prevenire i


le conviene. A tutti. www.lavoroinregola.it

inregola

Per informazioni e per prenotare


gratuito e in anonimato:

il test HIV

800 856080
TELEFONO VERDE AIDS
lenze on line:
Per informazioni e consu

WWW.HELPAIDS.IT

EMERSIONE E LEGALITA PER UN LAVORO SICURO.

336

263

260

Provincia di Bologna

319

45

126

prospettive FUTURO informazione crescita


produttivita Capitale umano LAVORO azione
crescita OCCUPAZIONE programmzione
prospettive INTEGRAZIONE giovani I
inserimento INCLUSIONE sicurezza in
INNOVAZIONE tecnologia risorse OLTRE
pro
progettualit IMPEGNO
pr duzione CRESCITA s
vilu
VITA rinascita progrsso
pr
progresso NUOVO
PRODUTTIVITA 130
miglioramento lu
ce FIDUCIA sicurezza
occupazione CULTURA
ismo innovazione ty
LAVO

261

25

245

127

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Utilizzo esclusivo di caratteri maiuscoli

TAVOLA 02
111

110

107

MENO INCIDENTI STRADALI:


ECCO LA MTA DA RAGGIUNGERE.
QUANDO GUIDO
RISPETTO I LIMITI
NON BEVO
NON TELEFONO
SONO PRUDENTE

273

84

100

sullabuonastrada.it

Comunicazione istituzionale

11

47

tracce.com

La scelta di utilizzare solo caratteri maiuscoli per comporre il testo non rende le informazioni completamente illeggibili, ma spesso causa di affaticamento e per molti utenti di rallentamento nella lettura. Questo perch, come hanno
rilevato studi empirici (teorie e sperimentazioni
di Emilie Javal), nella lettura locchio percepisce
solo la parte superiore dei caratteri, dunque il
testo misto, minuscolo con eventuali iniziali maiuscole, offre una quantit dinformazioni assai
maggiore e viene quindi riconosciuto ed analizzato molto pi velocemente (Baracco 2008: 66)
dal lettore.
Laffaticamento nella lettura, dovuto allutilizzo
esclusivo di caratteri maiuscoli, pu peggiorare
se associato ad altri fattori come la dimensione del carattere, la lunghezza del testo, un interlinea ridotta o una giustezza della colonna eccessivamente estesa.
Dallosservazione del materiale raccolto sono
stati individuati 35 casi in cui le informazioni testuali sono scritte esclusivamente con caratteri
maiuscoli

16

TuTelare la saluTe significa anche fare aTTenzione ai


nosTri comporTamenTi perch i farmaci sono imporTanTi
e vanno usaTi al meglio.
consigliaTi sempre con il Tuo medico perch i medicinali
si sprecano quando si Tengono in casa senza uTilizzarli.

128

129

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

17

35

74

199

299

293

283

357

Con il tuo 5x1000


proteggi il passato,
arriCChisCi il futuro.
58

219

159

296

0,%$&BB9(1(5(;LQGG

ABRUZZO
Segreteria Assessore
Telefono: 02-7740 5900/5901
Telefono: 02-7740 4418, Fax: 02-7740 2499
162

164

185

42

Prefettura di Teramo

365
Questura di Teramo

Comando Provinciale
Carabinieri

367
Comando Provincia
Guardiadi Finanza

Contatti

Assessore allo sport e tempo libero, politiche


Viale Piceno, 60 - 20129 Milano

OCCHIO ALLE TRUFFE


Cam pagna d i p revenz ione a favore degli anz iani

255

251

197

NON RESTARE

MMOBILE

ai il servizio civile
a provincia di milano

329

307

IN CASA

FONDO DI CREDITO PER I NUOVI NATI.


DIAMO FIDUCIA ALLA FAMIGLIA.
SE SEI DIVENTATO GENITORE, ANCHE ADOTTIVO, PUOI RICHIEDERE
UN PRESTITO FINO A 5.000 EURO A CONDIZIONI AGEVOLATE.

130
Politiche
giovanili

I NOSTRI CONSIGLI
P
E
R LA TUA SICUREZZA
una firma per la Cultura.
w w w. b e n i c u l t u r a l i . i t

Presidenza del Consiglio dei Ministri


DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA

- NONAPRITEASCONOSCIUTI
- NONFATEAPRIREAIBAMBINI
- USATE SEMPRE ILPALETTOOLACATENA
DISICUREZZA
- CONTROLLIENEL, ACQUEDOTTOE GAS A
SORPRESA? VERIFICATE CON UNA
TELEFONATA!
- DIFFIDATE DI CHI VI OFFRE PRODOTTI
MIRACOLOSI, OGGETTI DARTE A POCO
PREZZOEFACILIGUADAGNI;
- SE USCITE, CHIUDETE SEMPRE LAPORTA
ACHIAVE.

DIFENDITI DALLE TRUFFE !


I CASI SOSPETTI SEGNALALI A NOI :

IN STRADA 280

- EVITATE STRADE SOLITARIE, SPECIALMENTE LA S


NONSOSTATEINLUOGHIAPPARTATI;
- SE VI SENTITE OSSERVATI O SEGUITI, FATEVI AIUTA
PASSANTIOENTRATEINLUOGHIFREQUENTATI;
- NONFIRMATE DOCUMENTI! PRIMAFATELIESAMINARE
- PER EVITARE SCIPPIPORTATE LE BORSE DALLAPAR
MURO;
- ATTENZIONE AI BORSEGGI: NON METTETE PORTAM
NELLE TASCHE POSTERIORIE ATTENZIONE ACHIVIS
E VIPREMESUIMEZZIPUBBLICIOQUANDOSIETEIN
- NONFERMATEVICONCHIVIBLOCCACONUNASCUSA
(richiesta dellora, di sigarette, di soldi, ecc.).
- NONESTRAETE, PERNESSUNARAGIONE, ILPORTAMO

IN BANCAE IN POSTA131

- ANDATE A PRELEVARE O A DEPOSITARE DENARO?


SEMPREACCOMPAGNARE!
- NONFATE NOTARE QUANTOAVETEPRELEVATO;
- NONCEDETEARICHIESTEDICONTROLLODAFARSIINST

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Errori tipografici

TAVOLA 03

Unaltra criticit riscontrata nei casi raccolti, che


pu diminuire la leggibilit affaticando la lettura,
la presenza di alcuni errori tipografici come la
sostituzione del carattere con linsieme della E
maiuscola e dellapostrofo che oltre ad essere un
errore tipografico anche un errore ortografico.
Oppure si riscontrano delle incurie nella gestione dellinterlinea che determinano la sovrapposizione tra le parti discendenti e ascendenti delle lettere creando la formazione di segni confusi che disturbano la lettura. Errori di questo tipo
oltre ad abbassare il grado di leggibilit dellartefatto denotano una scarsa qualit tecnica nella composizione dellartefatto che viene meno a
quella responsabilit professionale che dovrebbe
fare da base alletica del progettista

132

POSTER 100X140 def

30-10-2008

13:52

Pagina 1

47

58

162

239

25

74

REGOLE. PERCH LA FORTUNA


NON PREVISTA DAL CONTRATTO.

133

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Basso contrasto testo-sfondo
Affinch una composizione visiva risulti leggibile, gli elementi che
la compongono devono distinguersi dallo sfondo che li contiene.
necessario, dunque, che ci sia un buon grado di contrasto tra gli
elementi in primo piano e lo sfondo.

TAVOLA 04

sfondo pi luminoso

contrasto nullo

sfondo meno luminoso

323

202

201

178

342

329

io mi vaccino
In sintesi:

proteggi te, proteggi gli altri

Cogli i segnali

Se conosci qualcuno che ha problemi di


alcol, incoraggialo a smettere di bere o a
Come puoi fare a capire se un
farsi aiutare.
amico ha un problema causato
Se sei tu a bere: se hai meno di 16 anni la
dallalcol?
scelta migliore di non bere!
Se hai unet compresa tra i 16 ed i 20 anni
Alcune volte difficile capirlo, ma ci
e scegli o ti capita di bere fallo con modesono dei segnali che ti possono guidarazione e non superare mai la quantit di
re. Se il tuo amico manifesta uno o pi
un drink al giorno.
dei seguenti segnali di pericolo, pro Se scegli di bere ricordati di evitare di
babile che lui o lei abbia un problema
PERCH VACCINARSI
bere alcolici a stomaco vuoto, lontano
dai
pasti,
e
considera
che
ogni
bicchiere
La vaccinazione antinfluenzale il mezzo pi efficace e sicuro Il periodo pi opportuno per la vaccinazione compreso tracausato dal bere:
richiede circa 2 ore per essere smaltito:
Si ubriaca regolarmente
per prevenire la malattia e ridurne le possibili complicanze.
novembre
e
dicembre.
ricordalo se devi guidare. Non rischiare
Mente sulla quantit di alcol che
Il vaccino protegge sia dai virus dellinuenza stagionale,
vaccinazioni vengono eettuate dal medico di medicina gene- consuma
43sia dal Lemai.
88
Se pensi di avere la necessit di essere106
virus A/H1N1 (responsabile della pandemia che si vericata nel rale,
dal pediatra
di libera scelta
e dai Servizi
aiutato
a smettere
di bere,
fai il vaccinali
primo dellAzienda Crede che lalcol sia indispensabile
passo
e parlane
conequalcuno:
non
mai
2009) tuttora circolante.
Usl.
Agli operatori
sanitari
socio-sanitari
la vaccinazione
gratuita per divertirsi
Ha frequenti episodi confusionali
troppo
tardi.
Parlanedalle
con
il tuo sanitarie.
medico,
viene
oerta
direttamente
Aziende
Si sente gi, depresso, o addirittucon uno psicologo, con un insegnante,
con i tuoi genitori; parlane con un adulto di
ra ha istinti suicidi o violenti
PER CHI GRATUITA E NECESSARIA
cui ti fidi e non rimandare,
Ha episodi di perdita di coscienza o

LA VACCINAZIONE PREVIENE LINFLUENZA E LE SUE COMPLICANZE

tracce.com

Qui, come per gli altri fattori, difficile definire


degli standard a cui fare riferimento per garantire il contrasto minimo tra gli elementi, necessario a non creare disagio tra lettori normovedenti o una vera e propria barriera per gli utenti con
deficit visivo.
sempre necessario considerare i diversi fattori legati al carattere tipografico della tipologia di
testo, ma, in generale, va ricordato che per un testo lungo con caratteri a corpo piccolo necessario utilizzare il massimo del contrasto possibile. Negli altri casi va garantita comunque unabbondante differenza di luminosit tra il testo e lo
sfondo, rifuggendo quelle combinazioni che rendono le lettere appena percettibili per un normovedente.
Osservando i prodotti comunicativi raccolti, si
evidenziano ricorrenti problemi di contrasto tra
gli elementi portatori dinformazioni e lo sfondo, a dimostrazione che gli accorgimenti riguardo alla leggibilit non sono una prassi standard
nei processi di definizione delle campagne di comunicazione delle istituzioni pubbliche.

Il Servizio sanitario regionale garantisce la vaccinazione gratuita


alle persone che devono essere protette dalla malattia:
adulti e bambini con patologie croniche
anziani a partire dai 65 anni
operatori sanitari e personale di assistenza
addetti ai servizi essenziali
donatori di sangue
personale degli allevamenti e dei macelli

PER INFORMAZIONI

Fallo oggi!

chiedi al tuo medico di medicina generale o al tuo pediatra di libera scelta


chiama il numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale
NumeroVerde

tutti i giorni feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30


INFO

il sabato
dalle ore 8,30vuoi
alle oreavere
13,30
Se vuoi saperne di pi
sullalcol,
suggerimenti o vuoi essere aiutato ad indivi visita ilnella
portale
internet
delun
Servizio
sanitarioche
regionale:
duare
tua
zona
contatto
possa
aiutarti
a risolvere un problema legato allalwww.saluter.it
col telefona al

Telefono Verde Alcol

non riesce a ricordare ci che ha


fatto sotto leffetto di alcol

Che cosa puoi fare per aiutare qualcuno che ha un problema causato dallalcol?

Dimostra di essere un vero amico. Puoi


addirittura salvare una vita.
Incoraggia il tuo amico a smettere di
bere oppure a cercare laiuto di un
medico, di uno psicologo o dei servizi
sanitari.

Do
co
Ri
op
ml
un
La
mi
alc
Do
be
Ri
gio
lu
ap
pr
ad
15
div
zia
Do
Te
Ri
qu
no
Ric
no
de

PREVENIRE LA DIFFUSIONE DELLINFLUENZA


Istituto Superiore di Sanit

Ognuno di noi pu limitare la diffusione del virus anche mediante semplici misure di protezione personale

Ministero della Salute

Lavarsi spesso le mani

134

800 63 2000

Coprirsi naso e bocca


ogniservizio
volta che si starnutisce
o tossisce,
e poi lavarsi le mani
E un
gratuito
e anonimo

www.ministerosalute.it
Soarsi il naso con un fazzoletto
di carta monouso, gettarlo in una pattumiera chiusa,
e poi lavarsi le mani
www.epicentro.iss.it
Nel caso si manifestino sintomi di influenza, rimanere a casa e limitare i contatti con altre persone.

135

L
c

S
l

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Basso contrasto testo in negativo su fondo colorato

TAVOLA 05

Una scelta che pu risultare problematica riguarda lutilizzo del colore bianco per il testo posto
su uno sfondo colorato. In questo caso pu capitare che la luminosit del colore di sfondo sia
troppo alta e quindi, vicino a quella del bianco,
oppure al contrario pu esserci una buona differenza di luce tra testo bianco e colore di sfondo, ma la dimensione o lo spessore dei caratteri non sufficiente e le lettere tendono ad essere assorbite dallo sfondo scuro, comportando un
ostacolo alla lettura.Il testo in negativo pu essere dunque una buona scelta solo se le dimensioni sono successivamente grandi.

123

328

302

Non sei tu che abusi dellalcool.


lui che abusa di te.

90

103

399

Campagna di sensibilizzazione ad un bere responsabile.


Questo esercizio aderisce alliniziativa in adempimento al divieto
di somministrazione e vendita ai minori di 16 anni.
Art. 689 del codice penale

Ordinanza del Comune di Milano del 20/07/2009

253

2467H_297x210_Orizzontale.indd 1

136

185

248

LA SALUTE NEI LUOGHI


DI LAVORO IMPORTANTE.
NON BUTTARLA ALLARIA.
11-09-2009 12:17:50

137

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Contrasto cromatico problematico per persone daltoniche

Regioni e P

TAVOLA 06

Nella tavola 06 vengono messi a confronto alcuni casi, individuati tra i prodotti comunicativi istituzionali, che potrebbero compromettere
la leggibilit del contenuto informativo da parte di persone daltoniche o con patologie simili. Dal confronto tra lo schema che mostra la
percezione del colore nei normodotati e gli altri tipi di spettri cromatici si deduce che gli artefatti raccolti nella tavola risultano poco leggibili
per questa categoria di soggetti, escludendoli di
fatto dalla comunicazione che listituzione vuole trasmettere.

106

01

106

202

201

202

155

156

226

Stampa: Grafica Reventino S.r.l. - Decollatura (CZ)

138

139

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Instabilit percettiva causata da contrasto cromatico eccessivo

TAVOLA 07
288

Dallosservazione dei prodotti comunicativi raccolti si nota che un contrasto eccessivo tra figura e sfondo pu provocare un senso di fastidio
nellosservatore con conseguente affaticamento
della vista e difficolt nella lettura. Questa criticit appare pi evidente nella comunicazione che
utilizzano la tv o il web come canali di diffusione, infatti lo schermo che possiede una propria
luminosit intensifica il contrasto tra gli elementi, creando situazioni al limite dellinstabilit percet200
tiva, che risultano fastidiose anche per chi
ha pieComando Provinciale
Comando Provinciale
Prefettura di Teramo
Questura di Teramo
Guardiadi Finanza
Carabinieri
ne facolt visive.
Tra gli esempi individuati, spicca come caso
estremamente negativo, sotto questo punto di
vista, lo spot del Ministero della cultura del 2010
che alterna titoli di colore bianco, scritti in caratteri maiuscoli, sovrapposti a campiture piatte di colori a saturazione piena, leffetto in stam-Cam pagna d i prevenz ione a favore degli anz iani
pa non rende appieno la violenza del contrasto
di certi frammenti dello spot.
I NOSTRI CONSIGLI

Prefettura di Teramo

Questura di Teramo

288

Comando Provinciale
Carabinieri

Comando Provincia
Guardiadi Finanza

OCCHIO ALLE TRUFFE


Cam p agna d i p revenz ione a favore d egli anz iani
I NOSTRI CONSIGLI
Questura
61 di Teramo
PER LA TUA SICUREZZA

Prefettura di Teramo

Comando
Comando Provinciale
61 Provincia
Carabinieri
IN STRADAGuardiadi Finanz

- EVITATE STRADE SOLITARIE, SPECIALMENTE LA S


NONSOSTATEINLUOGHIAPPARTATI;
- SE VI SENTITE OSSERVATI O SEGUITI, FATEVI AIUTA
- NONAPRITEASCONOSCIUTI
PASSANTIOENTRATEINLUOGHIFREQUENTATI;
- NONFATEAPRIREAIBAMBINI
- NONFIRMATE DOCUMENTI! PRIMAFATELIESAMINARE
- USATE SEMPRE ILPALETTOOLACATENA
- PER EVITARE SCIPPIPORTATE LE BORSE DALLAPAR
DISICUREZZA
MURO;
- CONTROLLIENEL, ACQUEDOTTOE GAS A
Cam p agna d i p revenz
ione a favore
d egli
iani PORTAM
- ATTENZIONE
AI BORSEGGI:
NONanz
METTETE
SORPRESA? VERIFICATE CON UNA
NELLE TASCHE POSTERIORIE ATTENZIONE ACHIVIS
TELEFONATA!
E VIPREMESUIMEZZIPUBBLICIOQUANDOSIETEIN
- DIFFIDATE DI CHI VI OFFRE PRODOTTI - NONFERMATEVICONCHIVIBLOCCACONUNASCUSA
I
N
O
S
T
R
I
C
O
N
S
I
G
L
I
MIRACOLOSI, OGGETTI DARTE A POCO (richiesta dellora, di sigarette, di soldi, ecc.).
PREZZOEFACILIGUADAGNI;
P E R L A T U A S I C U R E Z Z-ANONESTRAETE, PERNESSUNARAGIONE,
ILPORTAMO
IN STRADA
PER LA TUA SICUREZZA
- SE USCITE, CHIUDETE SEMPRE LAPORTA
IN STRADA
208
208
208
ACHIAVE.
- EVITATE STRADE SOLITARIE, SPECIALMENTE LA S
- EVITATE STRADE SOLITARIE, SPECIALMENTE LA SERA, E
IN CASA
NONSOSTATEINLUOGHIAPPART
ATI;A
IN BANCAE IN POST
IN CASA
NONSOSTATEINLUOGHIAPPARTATI;
- SE VI SENTITE OSSERVATI O SEGUITI, FATEVI AIUTA
- NONAPRITEASCONOSCIUTI
ANDATE
A
PRELEV
ARE
O
A
DEPOSIT
ARE DENARO?
- SE VI SENTITE OSSERVATI O SEGUITI, FATEVI AIUTARE DAI
- NONAPRITEASCONOSCIUTI
PASSANTIOENTRATEINLUOGHIFREQUENT
ATI;
- NONFATEAPRIREAIBAM
BINI !
SEMPREACCOMPAGNARE!
PASSANTIOENTRATEINLUOGHIFREQUENTATI;
DIFENDITI
DALLE
TRUFFE
- NONFATEAPRIREAIBAMBINI
- NONFIRMATE DOCUMENTI! PRIMAFATELIESAMINARE
NOTARE QUANTOAVETEPRELEVATO;
-I USATE
SEMPRE ILPALETTOOLACATENA
- NONFIRMATE DOCUMENTI! PRIMAFATELIESAMINARE;
CASI SOSPETTI
SEGNALALI A NOI : - NONFATE
- USATE SEMPRE ILPALETTOOLACATENA
- PER EVITARE SCIPPIPORTATE LE BORSE DALLAPAR
- NONCEDETEARICHIESTEDICONTROLLODAFARSIINST
- PER EVITARE SCIPPIPORTATE LE BORSE DALLAPARTE DEL DISICUREZZA
DISICUREZZA
MURO;
MURO;
- CONTROLLIENEL,
ACQUEDOTTOE GAS-ADIVIDETEILDENAROINPIUTASCHE, POSSIBILMENTEINT
POLIZIA DI STATO
- ATTENZIONE AI BORSEGGI: NON METTETE PORTAM
- CONTROLLIENEL, ACQUEDOTTOE GAS A
- ATTENZIONE AI BORSEGGI: NON METTETE PORTAMONETE SORPRESA? VERIFICATE CON UNA
- ALBANCOM
AT
, NONPRELEV
ATESEVISENTITE
OSSERV
AT
NELLE T
ASCHE
POSTERIORIE
ATTENZIONE
ACHIVI
SORPRESA? VERIFICATE CON UNA
NELLE TASCHE POSTERIORIE ATTENZIONE ACHIVISPINGE TELEFONATA!
E VIPREMESUIMEZZIPUBBLICIOQUANDOSIETEIN
TELEFONATA!
E VIPREMESUIMEZZIPUBBLICIOQUANDOSIETEINFILA; - DIFFIDATE DI CHI VI OFFRE PRODOTTI
- NONFERMATEVICONCHIVIBLOCCACONUNASCUS
- DIFFIDATE DI CHI VI OFFRE PRODOTTI - NONFERMATEVICONCHIVIBLOCCACONUNASCUSA
GUARDIADARTE
DI FINANZA
MIRACOLOSI, OGGETTI
A POCO (richiesta dellora, di sigarette, di soldi, ecc.).
MIRACOLOSI, OGGETTI DARTE A POCO (richiesta dellora, di sigarette, di soldi, ecc.).
PREZZOEFACILIGUADAGNI;
PREZZOEFACILIGUADAGNI;
in collaborazione
con :
- NONESTRAETE,
PERNESSUNARAGIONE,
ILPORTAM
112 CHIUDETE SEMPRE LAPORTA
- NONESTRAETE, PERNESSUNARAGIONE, ILPORTAMONETE.- SE USCITE,
- SE USCITE, CHIUDETE SEMPRE LAPORTA
ACHIAVE.
ACHIAVE.
IN BANCAE IN POSTA
IN BANCAE IN POSTA
141
- ANDATE A PRELEVARE O A DEPOSITARE DENARO?
- ANDATE A PRELEVARE O A DEPOSITARE DENARO? FATEVI
SEMPREACCOMPAGNARE!
DIFENDITI DALLE TRUFFE !
SEMPREACCOMPAGNARE!
DIFENDITI DALLE TRUFFE !
- NONFATE NOTARE QUANTOAVETEPRELEVATO;
I
CASI
SOSPETTI
SEGNALALI
A
NOI
:
NONFATE
NOT
ARE
QUANTOA
VETEPRELEV
ATO;
I CASI SOSPETTI SEGNALALI A NOI :
- NONCEDETEARICHIESTEDICONTROLLODAFARSIINST
- NONCEDETEARICHIESTEDICONTROLLODAFARSIINSTRADA;

OCCHIO ALLE TRUFFE

140

288

IN CASA

OCCHIO ALLE TRUFFE

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Problemi di leggibilit
Basso contrasto tra testo e sfondo non omogeneo

TAVOLA 08

Unaltra situazione, in cui necessario porre attenzione al grado di leggibilit, si presenta nel
momento in cui si sceglie di sovrapporre lelemento testuale ad unimmagine.
In generale unimmagine di sfondo ostacola sempre in una determinata misura gli elementi grafici
che le si sovrappongono. Il grado di disturbo dipende da una serie di caratteristiche dellimmagine: innanzitutto maggiore luniformit dellimmagine nei toni e nei colori, minore sar linterferenza con la grafica. Dalluniformit dipende
anche il grado di contrasto tra lo sfondo e gli elementi in primo piano, contrasto che difficilmente, allinterno del campo di unimmagine, sempre costante. Un altro fattore riguarda la presenza di elementi che attirano lattenzione (es. volti) e che spostano la concentrazione dal primo
piano allo sfondo; infine il disagio percettivo
maggiore se il corpo del carattere utilizzato ha le
stesse dimensioni degli elementi che costituiscono limmagine di sfondo o di alcuni suoi dettagli significativi.

142

36

183

371

227

147

186

242

115

312

143

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

264

191

142

Problemi di leggibilit
Interferenza figura-sfondo

TAVOLA 09
60

288

288

190

170

112

279

121

289

Giornate Europee
d e l Pa t r i m o n i o

2009

LITALIA

Nella tavola 09 si elencano alcuni casi problematici per la leggibilit del prodotto comunicativo,
derivanti dalla scelta di immagini non adatte ad
essere utilizzate per lo sfondo. Gli elementi in
primo piano risultano poco leggibili perch certe parti si amalgamano e scompaiono nellimmagine di fondo.
144

DEUROPA

128

MP Mirabilia - www.mpmirabilia.it

TESORO

261

Le Giornate Europee del Patrimonio


promosse dal Consiglio dEuropa,
nascono per favorire il dialogo
e lo scambio culturale
in ambito continentale.
Il 26 e il 27 settembre il Mibac
apre gratuitamente al pubblico
i luoghi statali della cultura
per avvicinare i cittadini

145

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Problemi di comprensione
Una volta garantita la percezione degli elementi informativi, deve
essere garantita anche la comprensione di quegli elementi, sostanzialmente lutente deve capire qual il messaggio che lartefatto
intende comunicargli.
Generalmente il parametro della comprensibilit si riferisce al testo scritto e alla sua capacit di essere chiaro, semplice e di facile
comprensione.

178

CON I SEGRETI BUONI


SEI FELICE, CON I SEGRETI
CATTIVI SEI TRISTE.

Consiglio dei Ministri e Ministero delle


pari opportunit, 2010, contrasto agli
abusi sessuali sui minori

Il manifesto, diffuso attraverso affissioni e a mezzo stampa, composto da un illustrazione in stile manga giapponese che rappresenta una grande mano colorata a strisce arcobaleno con il pollice rivolto verso lalto e un omino di colore verde, sorridente, che abbraccia la mano, con indosso una mutandina dagli stessi colori arcobaleno.
In alto, allinterno di una nuvola, si legge lo slogan Con i segreti buoni sei felice, con i segreti cattivi sei
triste. In basso a sinistra, in una zona considerata
cieca dalle regole della percezione visiva, in piccole dimensioni c scritto Insegna al tuo bambino le
regole del qui non si tocca, con il rimando al sito della campagna, infine in basso, al centro del manifesto, presente un piccolo simbolo composto dalla mutandina a cui sovrapposta una piccola mano sbarrata, a imitazione di un segnale di
divieto. Tra le altre cose la leggibilit della sbarra, che sta ad indicare il divieto, compromessa
dalla scelta di usare solo il colore bianco per tutti gli elementi.
Il lettore tragga le proprie conclusioni. Viene si146

curamente da chiedersi quale sia il messaggio


centrale del manifesto. Cosa significhi Segreti buoni e segreti cattivi. Chi siano i destinatari principali
del messaggio.
Le risposte sono rintracciabili sul sito del Governo, nella sezione dedicata alla comunicazione si
comprende che il manifesto in questione appartiene ad una campagna contro la violenza sessuale sui bambini. Il messaggio chiave della campagna la Regola del Quinonsitocca, che i genitori devono insegnare ai loro bambini (in particolare quelli di et compresa tra i 4 e i 7 anni) per far
capire loro il diritto-dovere di porre delle barriere
alla loro intimit e la necessit di esprimere i loro
sentimenti e parlare con gli adulti di quello che gli
succede. Perch non esistono segreti buoni o
cattivi, con i genitori si pu e si deve parlare di
tutto.4 La spiegazione degli intenti comunicativi
si dimostra effettivamente necessaria per chiarire
i dubbi e le ambiguit dinterpretazione che limmagine lascia in sospeso nellosservatore.

Insegna al tuo bambino


la Regola del Quinonsitocca.
www.quinonsitocca.it
147

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

Consiglio dei Ministri, 2002, contrasto


al lavoro nero

268

Un altro caso, che a una prima osservazione pu


portare verso interpretazioni errate, il manifesto divulgato nel 2002 dal Consiglio dei Ministri:
il visual costituito dalla fotografia di un uomo di
spalle, inquadrato dal basso verso lalto, di fronte ad una finestra. La combinazione del punto di
vista ribassato, che pone la soglia della finestra
al livello del ginocchio del protagonista e il forte contrasto di chiaro scuro tra il buio dellinterno e la luce accecante, quasi mistica, al di fuori
della finestra, crea una serie di indizi che losservatore distratto potrebbe ricondurre alla scena
di un suicidio. Invece, il messaggio che la campagna vuole trasmettere ben altro, lo si capisce leggendo lo slogan Dai al tuo lavoro un futuro alla luce del sole e viene specificato entro il 30 novembre presenta la dichiarazione di emersione, scritto
in piccolo sotto lo slogan, in negativo con carattere light. Dunque il manifesto intende esortare alla regolarizzazione del lavoro a livello fiscale per essere maggiormente tutelati in futuro. A
spiccare sono, per, la parola lavoro e limmagine
tetra della sagoma davanti alla finestra, una combinazione che nellimmaginario collettivo si lega
a conclusioni poco felici

148

149

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Ministero per le Pari Opportunit, 2011,


lotta allomofobia

Design inclusivo | Comunicazione accessibile

191

Lo spot racconta di una corsa in abulanza veso


lospedale di una giovane coppia. Nello scorrere
delle immagini la voce fuori campo individua diverse figure che stanno svolgendo il proprio lavoro, lautista, linfermiere ed infine i chirurghi
chiedendo: Di queste persone tinteressa sapere
se sono omossessuali, eterosessuali o non timporta?. Fin qui tutto chiaro, lo spot si chiude
per, con lo slogan finale che dice: Rifiuta lomofobia, non essere tu quello diverso! La costruzione della frase implica che allora gli altri
(gli omosessuali) sono i diversi, contraddicendo
in modo schiacciante il messaggio che lenunciatore intende comunicare.

150

151

4.2

Design inclusivo | Comunicare senza discriminare

COMUNICARE
SENZA DISCRIMINARE
Se le istituzioni pubbliche intendono comunicare con i cittadini in
modo efficace, in modo che essi ascoltino e facciano proprie le indicazioni che le istituzioni diffondono attraverso la comunicazione,
necessario che gli utenti si riconoscano nei valori proposti dalla comunicazione e nei modi con cui questi valori sono trasmessi. Il
cittadino deve sentirsi chiamato da questi messaggi, sentirsi incluso tra i destinatari del messaggio.

Discriminare i generi
242

Ministero del lavoro, 2010, prevenzione


degli incidenti sul lavoro

Un caso recente, che risulta utile per la discussione di questo aspetto, la campagna promossa dal
Ministero del lavoro e delle politiche sociali per
la prevenzione degli incidenti sul lavoro.
La campagna costituita da due spot tv e alcuni manifesti che riprendono i soggetti protagonisti degli spot. I filmati si aprono con una scritta
in sovraimpressione F che questi momenti non restino solo dei ricordi e di seguito sono raccontate delle micro storie in cui diversi personaggi ritornano alle proprie case, riabbracciando i propri cari.
Ad ogni cambio di personaggio appare in sovraimpressione il nome e cognome e la professione del soggetto. In entrambi gli spot gli uomini che ritornano dal lavoro sono in numero
maggiore rispetto a quello delle donne, inoltre,
nellattribuzione delle professioni il ruolo dimprenditore attribuito ad una figura maschile e
non presente una professione che sia sullo stesso piano attribuita ed una donna.
152

153

Design inclusivo | Comunicare senza discriminare

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Discriminare i generi
Il colore rosa

TAVOLA 10
171

25

OGNI FAMIGLIA HA LE SUE DOMANDE.


PER LE RISPOSTE C TUTTOFAMIGLIA.
261

21

14

Gentile signora,

89
OSSERVATORIO NAZIONALE
ALCOL CNESP

WHO COLLABORATING CENTRE


FOR RESEARCH AND HEALTH
PROMOTION ON ALCOHOL AND
ALCOHOL-RELATED HEALTH
PROBLEMS

con questo invito le viene proposto di partecipare al programma di controlli per la prevenzione e la diagnosi precoce
dei tumori del collo dellutero e della mammella che il Servizio sanitario regionale, attraverso tutte le Aziende Usl, ha
avviato n dal 1996.
Questi tumori, come dimostrano gli studi clinici e le statistiche
nazionali ed internazionali, possono guarire se diagnosticati e
curati per tempo. Ed proprio in considerazione di questo che
proponiamo a tutte le donne che si trovano in una fascia di
et in cui il rischio di ammalarsi di tumori del collo dellutero
e della mammella pi elevato lesecuzione di semplici esami, il pap test ogni tre anni alle donne dai 25 ai 64 anni, la
mammograa ogni due anni alle donne dai 50 ai 69 anni.
In questi dodici anni tutte le donne interessate circa
1.200.000 per lo screening dei tumori del collo dellutero e
530.000 per quello della mammella hanno risposto pi
volte agli inviti ed hanno fatto gli esami proposti. I risultati
ottenuti testimoniano lutilit di questo grande progetto
198di
tutela della salute delle donne: lidenticazione e la cura di
8.000 lesioni precancerose del collo dellutero hanno permesso di prevenire la formazione di oltre 3.200 tumori invasivi; la diagnosi di tumore al seno in fase precoce a pi di
6.800 donne (su 9.500 casi diagnosticati) ha permesso cure
tempestive con buona prognosi.
Alle donne che ricevono questo invito per la prima volta vorrei raccomandare: partecipate, fate diventare anche voi la
mammograa e il pap-test una semplice e sana abitudine;
gli esami sono gratuiti, come gratuiti sono tutti gli approfondimenti diagnostici e le terapie eventualmente necessari.
La prevenzione rappresenta una grande opportunit per la tutela
della salute: sta a tutte e a tutti saperne cogliere limportanza.
Giovanni Bissoni

Assessore alle politiche per la salute

S
RISP O N D I AN C H E TU AL L IN VITO
D EL L A TU A AZIEN D A U SL .

Per informazioni sul programma


e sui Centri screening
nella tua zona di residenza telefona
al numero verde gratuito
del Servizio sanitario regionale
dellEmilia-Romagna

17

800 033033
tutti i giorni feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30
il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30.

Puoi consultare anche il sito web


dedicato al programma:

http://www.saluter.it/screening_femminili/
e il portale web
del Servizio sanitario regionale dellEmilia-Romagna:

www.saluter.it

tracce.com - ristampa novembre 2008

Dallosservazione dei casi raccolti si nota che anche la comunicazione istituzionale succube degli stereotipi che nel tempo la comunicazione
commerciale andata consolidando.
Un punto dattenzione riguarda lutilizzo del colore rosa. Nella maggioranza dei prodotti comunicativi, indirizzati direttamente alle donne, viene
utilizzato il colore rosa nelle sue diverse sfumature per caratterizzare lartefatto, inoltre il nome
dei servizi che vengono promossi contiene spesso la parola rosa, ad esempio Spazio Rosa per il
nome di uno sportello che offre supporto alle
donne lavoratrici, Sicurezza in rosa per un corso di
autodifesa dedicato alle donne.
Il colore rosa, di per s innocuo, diventato nel
tempo simbolo delluniverso femminile, si contrappone allazzurro simbolo maschile ed diventato uno degli elementi ricorrenti utilizzati
per la separazione netta del mondo maschile dal
mondo femminile, una divisione che viene perpetrata sin dallinfanzia attraverso le politiche di
marketing dellindustria del giocattolo che connota con il rosa i prodotti adatti alle bambine e
di azzurro quelli pensati per i maschi. (cfr. Bucchetti 2013)

Regione_Leaflet_Abitudine.indd 1

154

SIA

Nasce Tuttofamiglia il nuovo servizio di informazione e consulenza creato dal


Dipartimento per le Politiche della Famiglia in collaborazione con lInps, per rispondere
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155

Design inclusivo | Comunicare senza discriminare

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Discriminare i generi
Il colore rosa
4x3 22-01-2002 12:37 Pagina 1
C

Regione Piemonte, 2003, promozione


pari opportunit

La dimostrazione che questi stereotipi sono profondamente radicati nella cultura visiva collettiva, e dunque ripresi anche dalla comunicazione
pubblica, riscontrabile in un caso che pu essere definito un paradosso comunicativo (Bucchetti
2013): la campagna di comunicazione della Regione Piemonte ha come intento quello di promuovere le pari opportunit per uomini e donne
in ambito professionale.
I due manifesti prodotti si compongono di uno
slogan, in cui viene evidenziata limportanza della parit per il progresso sociale, e di una fotografia che ritrae nel primo caso due neonati e
nellaltro manifesto due adolescenti.
Il paradosso nasce dalla scelta di evidenziare la
differenza tra il maschio e la femmina, connotandoli con un accessorio (ciuccio e maglione)
rosa per la femmina e azzurro per il maschio.
Dunque un artefatto che vuole promuovere la
parit e scardinare le differenze tra i generi, ma
che cade nella trappola degli stereotipi, sentendo
il bisogno di marcare la diversit tra il bambino
azzurro e la bambina rosa.
Limmagine, invece di sostanziare il contenuto
espresso dal testo, lo contraddice, sovvertendo
leffetto di senso che era nelle intenzioni dellemittente produrre (ibidem).

156

CM

MY

CY CMY

250

I L P R O G R E S S O I N D U E PA R O L E

PARI LAVORO,
PARI FUTURO.
FONDO SOCIALE EUROPEO
2000-2006

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Iniziativa di Comunicazione Istituzionale in
collaborazione con le Amministrazioni Provinciali

www.regione.piemonte.it/piemontelavoro

251
Colori compositi

157

Design inclusivo | Comunicare senza discriminare

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

Regione Toscana, 2003, invito ad un


uso corretto dei farmaci

I due manifesti invitano ad uno uso corretto e


moderato dei farmaci, dietro due pannelli spunta
la testa di un uomo e di una donna, sul pannello dipinto per luomo il corpo di Superman, su
quello della donna il corpo di una figura femminile procace, in reggiseno e con la gonna alzata.
Viene da chiedersi perch?
Il corrispettivo di Superman al femminile non
dovrebbe essere unaltra super eroina dei fumetti, ad esempio Wonder Woman?

02
MARIO FIORENZA

farmaci.
o
n
e
m
,
Pi testa

Pensaci prima di prendere un farmaco.


Parlane con il tuo medico.
03

MARIO FIORENZA

farmaci.
o
n
e
m
,
Pi testa

Con i farmaci non si scherza.


Parlane con il tuo medico.

158

159

Design inclusivo | Comunicare senza discriminare

Discriminare i minori
Bambini e ragazzi, spesso non sono il target primario, ma comunque hanno accesso a tutti i mezzi di comunicazione su cui le campagne pubblicitarie vengono trasmesse e di conseguenza sono comunque colpiti dai messaggi. Lutilizzo di linguaggi verbo-visivi
crudi, forti, aggressivi possono ledere la sensibilit di questa categoria di utenti che vede e sente tutto, ma che non ha ancora piena
capacit di interpretare criticamente ci che ha assorbito.

359

Consiglio dei Ministri, 2009, contro


labbandono dei cani

Un esempio, particolarmente forte e diffuso a livello nazionale, lo spot del 2009 per la campagna ministeriale contro labbandono dei cani.
Nello spot si vede il protagonista, in spiaggia, intento ad acquistare un gelato, ma nellafferrare il
cono dalla sua mano inizia a colare sangue, facendo agitare il soggetto che rovescia il gelato e corre a lavarsi le mani, ritorna in spiaggia, fa per accarezzare un bambino e toccandolo lo sporca di
sangue. A questo punto lo spot racconta in un flashback che il protagonista ha abbandonato il suo
cane per poter andare liberamente in vacanza. Lo
spot si conclude con il protagonista che si sveglia
di soprassalto in un letto bianco completamente
insanguinato, mentre una voce fuori campo pronuncia la frase Non puoi lavartene le mani.
Lobiettivo dei comunicatori sicuramente quello di produrre un senso di spavento e orrore
nellosservatore, attraverso la presenza massiccia
del sangue, al fine di potenziare leffetto deterrente dello spot, ma leffetto complessivo davvero forte, anche per uno spettatore adulto.
160

161

Design inclusivo | Comunicare senza discriminare

Polizia di Stato, 2009, prevenzione


incidenti stradali causati dallacol

104

Anche in questo spot realizzato dalla Polizia di


Stato, luso copioso del sangue che imbratta i
volti dei due giovani protagonisti associato ad
una musica di fondo da film thriller, potrebbe
turbare un pubblico di minori.

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Design inclusivo | Comunicare senza discriminare

Un punto di partenza per la progettazione: 400 casi studio

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Alessia Fortunato, Alessandro Finotto, Daniele Selvitella - Istituto dArte Applicata e Design
impaginazione retro freecard.indd 7

Sono state selezionate alcune campagne che


contengono immagini particolarmente forti o
drammatiche. Un esempio costituito dalle diverse campagne di comunicazione contro la violenza sulle donne e i minori: sono ricorrenti immagini che rappresentano volti di donna sfigurati
da ematomi ed ecchimosi, ad indicare i segni delle percosse subite.
Con lintento di comunicare il dramma di chi
vittima di violenza si diffondono immagini forti,
violente, che potrebbero essere mal interpretate
da un pubblico non ancor