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Swami Gyan Visarjana

Io sono Te
Meditazioni sulla natura dell’esperienza
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“… dedicato alla memoria del mio maestro


e a beneficio di tutti gli esseri.”
Swami Gyan Visarjana
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In queste pagine ho cercato di esprimere, attraverso una serie di meditazioni e riflessioni,


quel percorso che dirige verso la comprensione che “fra me e tutto ciò che accade, non
esiste alcuna distanza o differenza: io sono ogni cosa”.
“Io sono ogni cosa” è l’ultima idea che poniamo sul mondo: quando anche questa idea
cadrà veramente, ovvero quando riconosceremo che ‘io sono ogni cosa’ non è altro che
un concetto che si pone ancora una volta, anche se in maniera sottile, fra ‘me’ ed ‘ogni
cosa’, allora in quel momento non rimarrà altro che amore.

Le meditazioni possono essere lette in ordine, iniziando dalla prima e proseguendo via
via, oppure possono essere lette in maniera ‘casuale’.

Swami Gyan Visarjana condivide un messaggio di amore e libertà, attraverso incontri


individuali e di gruppo

Info e Contatti
Mail: privateoutrage@yahoo.it
Pagina facebook https://www.facebook.com/LaViaDellaMeditazione/
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1. Esiste forse un momento della giornata in cui ti senti veramente separato da ciò che
osservi? Non è forse piuttosto che accade continuamente quel fenomeno definito
"vedere"? E da cosa è composto il vedere, se non da consapevolezza?
Ogni cosa è consapevolezza... prova a toccare un oggetto: forse riesci a toccare
qualcosa di diverso dalla consapevolezza? Diverso da quel puro conoscere?
Diverso da "te"?
Questo è meditazione... un fenomeno costante che non ha inizio né fine... conosce
il tutto conoscendo se stesso

2. Come potrebbero gli esseri comunicare fra loro, se non fossero tutti la stessa
Consapevolezza?
Saremmo come scatole separate, impossibilitate ad esprimere il proprio contenuto.
Quando dico 'Io Sono', non è forse il tuo stesso 'Io Sono'?
In quella sensazione 'Io Sono', non siamo mai stati separati...
'Io sono' è l'adesso eterno... il qui senza tempo

3. Quando la consapevolezza prende la forma di una percezione, nasce un mondo.


Esistono dunque innumerevoli mondi quante sono le percezioni. Non ci sono
cento persone in una stanza che osservano un quadro... piuttosto ci sono cento
menti in una stanza che creano un quadro... dunque ci sono cento quadri diversi.
Il perché ogni mente possa comunicare con le altre menti e discutere di quel
quadro come fosse unico, dipende dal fatto che siamo tutti la stessa
consapevolezza.
La consapevolezza è sorgente e sostanza di ogni cosa: in essa non esiste differenza,
lotta o trasformazione; in essa non esiste tempo né movimento

4. Che cosa significa non-mente? Non-mente è rimanere nella pura percezione,


evitando le etichette.
Se in questo momento chiudi gli occhi, cosa senti? Una macchina che passa, una
voce, il suono del frigorifero o della lavatrice?
No, semplicemente "senti". La mente poi aggiunge un'etichetta: macchina, voce,
lavatrice, frigorifero...
Ma prima dell'etichetta esiste solo una percezione che, per esigenze di linguaggio,
chiameremo "sentire".
Che cos'è il sentire? E' una forma che appare nella consapevolezza... se non
esistesse la consapevolezza prima del sentire, non potresti "sentire".
Prima c'è la consapevolezza, successivamente la percezione ed infine la mente che
dà un'etichetta e crea la forma.
Ma dal punto di vista della consapevolezza nulla si muove e nulla accade mai.
Se chiedessimo ad un vaso di argilla di descriverci chi pensa di essere, se potesse
risponderci ci direbbe "sono indubbiamente un vaso". Se ponessimo la stessa
domanda all'argilla di cui è composto il vaso, cosa ci risponderebbe? "Sono
indubbiamente argilla".
L'argilla potrebbe prendere mille forme: piatti, vasi, bicchieri... ma dal suo punto di
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vista ci sarebbe solo argilla.


Se chiedo al tuo corpo chi pensa di essere, mi risponderà di essere un corpo. Ma se
chiedo a te: "chi pensi di essere?"... cosa mi risponderai?

5. Seduto in una piazza osservo i movimenti dei passanti... esistono persone davanti a
me? O forse è più corretto dire che esiste un fenomeno chiamato 'vedere'?
Esistono suoni? O forse solo il 'sentire'?
E sotto le mie mani... appoggiate su questo pavimento caldo... esiste un asfalto? O
solo un fenomeno che posso chiamare 'toccare'?
E questi sentire, vedere e toccare... a che distanza sono da me?
A nessuna distanza: io sono il sentire, il vedere e il toccare.
Sono la pelle rinfrescata dall'aria che la sfiora e sono il vento: non riesco a percepire
alcuna distanza... non riesco a trovare nessuno spazio che mi separa da ciò che
sono

6. Prima di ogni cosa esiste la consapevolezza... e dopo accade tutto il resto.


Questa è la tua unica esperienza. Questa è l'esperienza che fai ogni giorno, da
quando ti alzi a quando vai a dormire.
Tutto ciò che accade (sensazioni, percezioni, pensieri), accade solo dopo che sei
accaduto tu. Se tu non accadi, non può accadere nulla.
Ma se osservi bene... da dove arriva tutto ciò che in questo istante è dinanzi a te?
Da qualche remoto posto lontano da te?
Da dove arriva il 'vedere'? Da dove arriva quella cosa che chiami 'toccare'? Sono
separate da te? O forse accadono nello stesso istante in cui accadi tu?
E che differenza esiste fra te e il 'toccare', il 'vedere', il 'gustare'?
Tu sei il vedere. Tu sei il gusto ed il profumo di un fiore...
Non esiste alcun suono, ma solo il sentire. E quel sentire sei tu: quel sentire accade
in contemporanea a te...
E accade sempre nel medesimo luogo e nel medesimo istante... questa è la tua
esperienza... questa è l'esperienza che continuamente fai.
Tutto il resto... è solo un concetto

7. La mente, il corpo e il mondo... sono forse così 'reali' come credi che siano?
Cosa è rimasto del "tuo" corpo che vedevi riflesso in uno specchio quando avevi
cinque anni?
Dove sono finiti quei pensieri che si agitavano dentro di te in quel giorno d'estate in
cui avevi dodici anni?
E ciò che era dinanzi a te venti anni fa... è la stessa cosa che stai vedendo adesso
davanti a te?
Corpo, mente e mondo: sono veramente così consistenti?
Sembrano fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni: nascono, scompaiono...
continuamente.
Eppure c'è una cosa che rimane sempre identica a se stessa. Non muta. Non si
muove.
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Forse il tuo pensiero ti suggerisce che il mondo è rimasto uguale... ma questa non è
la tua reale esperienza.
La tua esperienza ti dice che solo la consapevolezza è rimasta costante.
La consapevolezza con cui eri consapevole venti anni fa di tutto ciò che esisteva
attorno a te è la stessa consapevolezza di ora. Non è mai cambiata...
E non cambierà mai, anche quando il corpo e i pensieri scompariranno.
E lo sai bene: perché quel corpo, quella mente e quel mondo... sono già scomparsi
infinite volte... ma tu sei sempre qui. Non un corpo o una mente... ma quel
conoscere sottile che vede sorgere e tramontare qualsiasi cosa tranne che se stesso

8. Quando dici 'io sono consapevole di questo albero': a quale 'io' ti stai riferendo? A
quale 'albero' ti stai riferendo?
Prova... prova con qualsiasi cosa tu abbia davanti in questo preciso istante - e può
essere un'immagine, un suono, un pensiero o qualsiasi altra cosa.
Dì: "In questo istante io sono consapevole di..."... e osserva bene. Osserva qual è la
tua reale esperienza.
Cerca quell'io e cerca quell'oggetto di cui sei consapevole.
Esiste solo quel "sottile" conoscere che chiamiamo consapevolezza.
E' il requisito fondamentale del 'conoscere': riesci a 'conoscere' solo perché sei già
ciò che conosci... solo perché sei quel conoscere.
Se tu non fossi quel conoscere, saresti così 'lontano'... e non potresti vedere o
sentire niente... proprio niente.

9. Stasera il vento è riuscito ad attraversarmi.


Non c'ero più.
Al mio posto, l'intero universo

10. Quando accade quella esperienza definita visione; o quella esperienza definita
sentire o toccare; o, in definitiva, qualsiasi esperienza... sei "tu" a farla accadere?
O semplicemente accade in quello spazio infinito, eterno, costantemente rilassato e
presente che chiami 'io'?
Sei tu che guardi qualcuno (o qualcosa)? O è quel qualcuno (o quel qualcosa) che
accade insieme a te?
C'è sforzo nella visione? C'è sforzo nel sentire?

11. Si racconta una bellissima storia su Chuang Tzu, un grande maestro cinese.
Un mattino, seduto nel suo letto, sembrava molto triste, i suoi discepoli non lo
avevano mai visto così triste, e oltretutto non era mai rimasto a lungo nel letto,
seduto, dopo essersi svegliato. Che cosa era successo? Era malato?
Si riunirono tutti intorno a lui chiedendo, “Maestro, qual è il problema?” Chuang
Tzu rispose, “È veramente difficile, non posso risolvere il problema, forse voi
potete aiutarmi, vi dirò qual è il problema: durante la notte ho sognato di essere
diventato una farfalla, che mi muovevo da un fiore all’altro”.
I discepoli dissero, “Non c’è nulla per cui intristirsi, nei sogni tutti noi facciamo
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stranezze, e non c’è niente di male in questo, nell’essere una farfalla – colorata,
bella, che si muove da un fiore a un altro ricco di polpa. Perché te la prendi tanto?”
Chuang Tzu rispose, “Non avete sentito tutta la storia, il fatto è che adesso che sono
sveglio mi chiedo se Chuang Tzu ha sognato di essere una farfalla, oppure adesso la
farfalla è andata a dormire, e sogna di essere Chuang Tzu”.

Ciò che ' tu sei'... ciò che io chiamo 'consapevolezza'... conosce se stessa
indipendentemente dagli oggetti.
Essa è puro conoscere.
Che ci siano o meno oggetti, persone, mondi... non cambia il fatto che "tu sei" e che
sei puro conoscere. Non cambia il fatto che comunque rimani consapevolezza: se
ci sono 'oggetti' (ovvero se c'è una mente) o se non ci sono, quella sensazione 'io
sono' ('io esisto'... 'io sono presente') permane invariata.
Se ti chiedo "sei consapevole?": non cerchi nel mondo esterno per rispondere a
questa domanda... la risposta deriva da una sensazione più sottile che non deriva
dal mondo o dalla mente.
Veramente credi che se non ci fosse il corpo o la mente, questo "io sono"
scomparirebbe?
Veramente sei così certo che il "sapere chi sei" derivi dagli oggetti o dalle persone
che ti circondano?
La consapevolezza non conosce se stessa attraverso gli oggetti che fugacemente
compaiono in essa...
L'"essere consapevoli" non è qualcosa che deriva dal pensiero o dal mondo esterno.
Questa sensazione di "essere" (che coincide con la sensazione di "conoscere", di
"essere consapevoli") è già presente. Non devi pensarci.
Se ti chiedo "sei presente"? Non devi pensarci... e anzi se ci pensi può accadere che
sorgano domande che ti allontanino molto.
E' l'esperienza più semplice che ti accade: il semplice conoscere te stesso. La tua
presenza.
Prima che il mondo sorga, prima che arrivino i pensieri: tu sei. E lo sai. 'Essere' e
'sapere di essere' accadono nello stesso istante, prima che sorga qualsiasi altra cosa.
Dunque 'esistere' ed 'essere consapevoli', accadono in simultanea.
La consapevolezza conosce se stessa senza mente, senza corpo e senza mondo.
Essa è puro conoscere e non ha bisogno di qualcosa per conoscersi.
E' una cosa semplicissima: e tu lo sai già. Non c'è da specularci sopra... perché è già
la tua esperienza.
L'esperienza è già consapevolezza.
Non hai bisogno del mondo per "essere" e "conoscere" o per "essere consapevole".
Sei già consapevolezza... la consapevolezza non ha bisogno di oggetti per essere
consapevole.
La meditazione non è un "rapporto": non è "io sono consapevole di [oggetti,
persone, pensieri, mondi]".
La meditazione è uno stato eterno: "io sono consapevole". Punto. Non è: "sono
consapevole di", ma è "sono consapevole".
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Conosci semplicemente il tuo essere. Non metterci la mente... E' la prima e più
semplice esperienza che hai.
La consapevolezza 'io sono' non cambia mai e non ti lascia mai. Questa 'sensazione'
non è mai cambiata e non ti ha mai lasciato.
"Tu sei", indipendentemente da tutto il resto che può o non può esserci.
"Io sono" non muta, non va da nessuna parte... e quindi è senza tempo né
dimensioni.
Questa sensazione è una con tutte le esperienze, ma allo stesso tempo ne è libera e
indipendente. Perché non è mai mutata.
E tutto questo non è una teoria che devi capire, ma è la tua esperienza continua.

Chuang Tzu si domanda: "chi sono io? Chuang Tzu che ha sognato di essere una
farfalla ed ora si è svegliato o forse sono una farfalla che è appena andata a dormire
e sogna di essere Chuang Tzu?".
A questa domanda nessuno può rispondere.
Tu sei il corpo che credi di essere?
Quello che ti circonda è reale o stai sognando?
Non puoi rispondere.
Ma c'è una cosa di cui sei certo: "tu sei", "sei presente", "esisti"... ed hai questa
sensazione. Indipendentemente dal fatto che potresti essere una farfalla o
qualcos'altro. Indipendentemente dal fatto che stai sognando o meno.
La consapevolezza non conosce se stessa attraverso le forme.
La consapevolezza è puro conoscere. In sè.
E questa è la la tua più intima esperienza.
Indipendentemente dalla forma che assumi. Indipendentemente dal mondo che
hai attorno, che sia reale, di sogno o che non esista affatto.
Nella consapevolezza non esiste mutamento, tempo, invecchiamento, morte,
nascita.
Essa è.

12. La maggior parte delle cose che facciamo è spesso legata al tentativo di evitare "chi
siamo"... di evitare quel senso di mancanza e solitudine che si presenta in noi
quando non siamo impegnati a fare qualcosa.
E così tentiamo di fuggire 'facendo qualcosa'... per esempio aprendo il frigo e
cercando qualcosa da mangiare o dedicandoci a qualche attività...
Altre volte facciamo qualcosa di 'più sottile' come sognare, fantasticare, leggere un
libro che parli di spiritualità.
Insomma cerchiamo qualcosa affinché la nostra attenzione possa spostarsi da
qualche parte 'fuori da noi'.
Alcuni fanno qualcosa di più sofisticato che chiamano 'meditazione': osservano
quella sensazione spiacevole poiché qualcuno ha detto loro che osservandola, essa
scomparirà.
Ma è la stessa identica cosa che fanno gli altri: tentare di fare qualcosa per
'eliminare' ciò che sta accadendo.
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Questo senso di mancanza, di solitudine, di tristezza è inoltre accompagnato dal


pensiero 'io'.
Quando "sento" queste cose dentro di me, nella pancia o a livello del cuore...
insieme a questo sentire ci sono pensieri che ruotano attorno ad un protagonista
che chiamo 'io'.
E quindi non c'è solo una sensazione fisica di disagio, ma anche un pensiero che
dice che 'io' sono triste, 'io' sono brutto, 'io' dovrei fare questo o quello, 'io' sono
inadeguato e via dicendo.
Ciò che sentiamo ha due componenti: la prima è il 'sentire'; la seconda è il pensiero
'io' legato a questo sentire.
Che cos'è la meditazione?
Questo termine può avere molti significati.
Uno è quello derivato dal latino ‘meditatio’ che significa letteralmente ‘misurare
con la mente’ ovvero ‘riflettere a lungo con la mente’ su qualcosa…
Ben altro significato ha il termine 'meditazione' nella sua accezione 'orientale',
ovvero la traduzione della parola 'dhyāna'.
Dhyāna significa ’visione’. Non ‘visione’ di qualcosa… ma semplicemente ‘visione’.
La ‘visione’ rimanda ovviamente all’organo della vista, ma possiamo generalizzare
dicendo che dhyāna è anche l'esperienza tattile, quella olfattiva, quella uditiva ed
infine quella gustativa.
Cioè 'dhyāna' non è altro che la nostra esperienza.
Quando apriamo gli occhi, esistono oggetti? Esistono persone? Esiste qualcosa di
separato da ciò che definiamo ‘noi’?
Non è forse vero che, secondo la nostra esperienza, in realtà non esistono oggetti,
persone, o cose separate? Non è forse vero che esiste solo un’esperienza definita
‘visione’?
Questo è dhyāna: esso non rappresenta affatto una pratica che porta ad un certo
obiettivo.
Il termine dhyāna contiene in se stesso ciò che è sperimentato comunemente da
qualsiasi essere: la non-separazione.
Quindi la ‘meditazione’ (in senso orientale) è la descrizione della comune
esperienza che ognuno di noi continuamente ha, prima che subentri il concetto che
ci spinge a definirci separati e frammentati.
La meditazione è, per questi motivi, non una pratica che aggiunge qualcosa a cosa
siamo o alla nostra vita. Essa è invece la prima semplice esperienza che noi tutti
facciamo, prima che subentri qualsiasi concetto.
La meditazione descrive la comprensione che non c’è alcuna separazione. Che non
c’è un ‘io’ separato da un ‘tu’. Che non ci sono oggetti, pensieri, sensazioni, piante,
case, alberi o fiori. Ma che esiste solo una cosa definita ‘consapevolezza’ che
continuamente conosce se stessa, sia che essa stessa assuma qualsiasi forma (per
esempio in quello stato che definiamo veglia), sia che non assuma alcuna forma (ad
esempio nello stato che definiamo ‘sonno senza sogni’).
Dopo questa prima semplice esperienza però, subentra il pensiero 'io' che genera
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una sensazione di separazione. Accade così una sorta di 'illusione' che divide la
'visione' in due parti: colui che vede e la cosa che viene vista.
La 'consapevolezza' si scinde apparentemente in due: non più quindi 'pura
consapevolezza che conosce continuamente se stessa', ma consapevolezza che
'conosce' qualcosa di esterno a sé.
In realtà questa separazione non avviene mai, poiché la consapevolezza conosce
solo se stessa. Ma l'illusione è così 'reale' che 'sembra' che la consapevolezza diventi
un corpo ed una mente che vive nello spazio e nel tempo, circondata da altre
'consapevolezze', oggetti, pensieri, mondi, realtà.
La meditazione è dunque il 'ricordo' di ciò che siamo. Della nostra vera natura. Di
quella prima esperienza 'non oggettiva' in cui la consapevolezza è consapevole di se
stessa ed in cui non esiste separazione, ma esclusivamente pace e felicità.
E quel ricordo, ogni giorno, ci spinge continuamente a cercare la felicità.
Perché continuamente 'ricordiamo' quello stato di pace... ma siccome ci stiamo in
qualche modo illudendo di essere separati, cerchiamo la felicità in qualcosa di
esterno. Ma quanto dura quella felicità?
Quanto dura la felicità che ci arreca una borsa appena comprata, un libro, una
persona? Forse il tempo di una luna di miele...
La felicità è indipendente da persone, eventi, oggetti.
La felicità accade quando la mente scompare. Ed ogni volta che sei felice, significa
solamente che la mente è scomparsa.
E non importa quale sia stato il motivo che ti ha reso felice... in quel momento la
mente è scomparsa. Ha cessato di lottare. Si è arresa.
Quando 'ottieni' qualcosa, la tua mente si placa. La tua mente si rilassa. Si lascia
andare. Per un attimo smette di cercare.
Ecco cosa è la felicità: il rilassamento della mente che consegue alla fine della
ricerca e dell'affanno.
Quando hai 'ottenuto' ciò che cercavi, la ricerca finisce e la mente si rilassa.
E dunque la tua felicità non dipende da ciò che cerchi e da ciò che ottieni. Dipende
solo dalla fine della ricerca. Dal rilassamento della mente.
E' necessario in qualche modo 'porre fine' a questa ignoranza: cioè all'ignorare la
nostra vera natura. Poiché la separazione è la radice dell'infelicità.
L'illusione ovviamente continuerà: se andiamo in uno spettacolo di magia, il
prestigiatore continuerà a stupirci con i suoi trucchi. Ma dentro di noi 'ricorderemo'
che è solo uno spettacolo di magia.
Continueremo a vedere 'oggetti' o 'persone' là fuori, ma sapremo che è solo 'un
grande spettacolo di magia'.
La meditazione è dunque ricordare...
Spesso avvertiamo un senso di mancanza, di solitudine, di tristezza che è
accompagnato dal pensiero 'io'. E cerchiamo di colmare questa sensazione con un
oggetto o una persona esterna.
La meditazione è 'ricordare' chi siamo... ma come 'fare' a ricordare?
Il primo modo è osservare la sensazione...
E per farlo bisogna osservarla non con l'intento di eliminarla, ma al contrario con
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l'intento di permetterle di esistere il più a lungo possibile.


E' necessario accettare totalmente la sensazione affinché si esprima al massimo e si
'lasci penetrare dal nostro sguardo'. Dobbiamo fare in modo che da parte nostra
non ci sia alcuna resistenza al suo esistere.
Il secondo modo è osservare il pensiero 'io', ovvero la componente 'mentale' della
sofferenza o del disagio.
Dov'è questo io?
Chi è questo 'io'?
Esiste un 'io'?
Puoi osservare la sensazione o puoi osservare il pensiero 'io': ma non farlo diventare
un metodo o una disciplina...
Ti piace di più osservare la sensazione, aprirti ad essa, farti permeare
completamente senza opporvi resistenza? Oppure preferisci, in questo momento,
cercare quel pensiero 'io' e scoprire se esiste veramente?
Fatti guidare da cosa 'ti piace', da cosa ti attira di più... da cosa ti interessa
maggiormente. Da cosa ami fare.
Non ti imporre discipline, tecniche o metodi.
Ogni disciplina che imponi a te stesso, non fa altro che rinforzare quel 'te stesso'...
ovvero il pensiero 'io'... ovvero quel senso di separazione... quella sensazione di
solitudine...

13. Ogni volta che chiudi gli occhi, il tuo corpo diviene un insieme di sensazioni...
sensazioni di consistenza diversa...
C'è qualcosa di più 'solido' in alcune zone, di più etereo in altre... in altre ancora
non senti alcuna sensazione, come se il corpo fosse 'bucato' e non esistesse alcun
limite fra ciò che chiami 'dentro' e ciò che definisci 'fuori'.
Se permetti a queste sensazioni di esprimersi senza dar loro alcun nome né
attributo... puoi veramente dichiarare con assoluta certezza dove finisci tu e dove
comincia quello che definisci mondo?
A che distanza da 'te' accadono queste sensazioni? E cos'è quel 'te'? Dove è situato?
Nella testa? Nel cuore?
E che dimensioni ha? Qual è il suo peso?
Hanno forse peso i tuoi pensieri? Hanno un peso le tue sensazioni?
Quanto pesa una sensazione? Due grammi? Un chilo?
E quanti centimetri o metri occupa?
Esiste veramente da qualche parte dentro di te una zona che chiami 'io', separata
dalle tue sensazioni?
Esiste veramente un mondo che sia esterno alle tue sensazioni?

14. Si narra questa storia.

C’erano una volta sei saggi che vivevano insieme in una piccola città.
I sei saggi erano ciechi.
Un giorno fu condotto in città un elefante. I sei saggi volevano conoscerlo, ma
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come avrebbero potuto essendo ciechi?


“Io lo so”, disse il primo saggio , “ lo toccheremo.”
“Buona idea”, dissero gli altri ,”così scopriremo com’è fatto un elefante.”
I sei saggi cosi andarono dall’elefante.
Il primo saggio si avvicinò all’animale e gli toccò l’orecchio grande e piatto. Lo sentì
muoversi lentamente avanti e indietro, producendo una bella arietta fresca e disse:
“L’elefante è come un grande ventaglio”.
Il secondo saggio invece toccò la gamba: “Ti sbagli. L’elefante è come un albero”,
affermò.
“Siete entrambi in errore”, disse il terzo. “L’elefante è simile a una corda”. mentre
gli toccava la coda.
Subito dopo il quarto saggio toccò con la mano la punta aguzza della zanna
.”Credetemi, l’elefante è come una lancia”, esclamò.
“No, no”, disse il quinto saggio “che sciocchezza!” , “l’elefante è simile ad un’alta
muraglia”, mentre toccava il fianco alto dell’elefante.
Il sesto nel frattempo aveva afferrato la proboscide. “Avete torto tutti”, disse,
“l’elefante è come un serpente!”
“No, come una fune”.
“No, come un ventaglio”.
“Come un serpente!”
“Muraglia!”
“Avete torto!” “No ho ragione io!”
I sei ciechi per un’ora continuarono a urlare l’uno contro l’altro e non riuscirono
mai a scoprire come fosse fatto un elefante!

La 'realtà' per come noi la conosciamo ci è descritta da cinque saggi che sono i
nostri sensi.
La vista dice che la realtà è immagini e colori.
Il tatto ci dice che la realtà è invece fatta solo da forme di varia consistenza.
L'olfatto ci dice che la realtà è solo un insieme di odori.
L'udito ci dice che è composta solo da suoni.
Il senso del gusto ci dice che là fuori non esistono altro che sapori.
Ora, alcuni dicono che i cinque sensi, messi insieme, diano la vera definizione di
"realtà" (poiché la osservano da angolazioni diverse... e solitamente si dice che il
totale sia composto dalle singole parti).
Ma io mi domando... come i sei saggi non riuscirono mai a scoprire cosa fosse un
elefante, come farebbero i cinque sensi a dare la vera visione della realtà?
Anche se ciò che definiamo realtà dovesse scomparire... anche se tutto ciò che
vediamo fosse solo una illusione...
C'è sempre una cosa che permane: la consapevolezza.
Essa non è mai mutata nonostante il nostro corpo e i nostri pensieri siano cambiati.
La 'consapevolezza' di quando avevi cinque anni è forse diversa dalla tua attuale
'consapevolezza'?
Quel senso 'io sono', 'io esisto' è forse mai cambiato?
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E anche se in questo istante tu stessi sognando e tutto ciò che ti circonda fosse
irreale, farebbe differenza per quel 'senso di essere'? Per quel senso 'io sono'?
La meditazione è ritornare costantemente in questa consapevolezza.
E' ricordare costantemente ciò che non muta.
Ciò che non muore.

15. L'unico obiettivo di ogni essere è la felicità.


E non esistono vari tipi di felicità: l'esperienza della felicità è sempre la stessa.
Oggetti, persone o eventi differenti che ti hanno 'apparentemente' portato felicità, ti
hanno dato sempre la stessa esperienza di felicità.
Accadimenti diversi, stessa sensazione.
Ma ti dirò di più... la felicità è sempre indipendente da qualsiasi fattore esterno.
Tu sei la felicità. Felicità potenziale. Sempre pronta ad esplodere.
Certo, ci può essere qualcosa 'fuori' che la innesca... ma non ne è la causa. Perché
quel qualcosa che la innesca, il giorno dopo può anche arrecarti infelicità.
Quante volte ti è successo? Una persona che 'apparentemente' ti ha reso felice... il
giorno dopo, il mese dopo, l'anno dopo, ti ha reso infelice... La stessa persona... E
quindi come puoi dire che la felicità sia collegata a eventi, oggetti o persone?
Se compri un nuovo profumo ed in quel momento ciò ti porta felicità, per quanto
durerà quella felicità?
La felicità non è uno stato della mente.
La felicità accade quando la mente scompare. Ed ogni volta che sei felice, significa
solamente che la mente è scomparsa.
E non importa quale sia stato il motivo che ti ha reso felice... in quel momento la
mente è scomparsa. Ha cessato di lottare. Si è arresa.
Che cosa è dunque la ricerca della felicità? E cosa è la felicità?
E' forse avere soldi? E' fare shopping? E' trovare un compagno?
Questo è solo ciò che la società ti insegna... la società ti dice che se "fai questo" o
"ottieni quello" allora ciò porta felicità.
E quanto dura quella felicità? Un attimo? Un giorno? Il tempo della luna di miele?
Quando 'ottieni' qualcosa, la tua mente si placa. La tua mente si rilassa. Si lascia
andare. Per un attimo smette di cercare.
Ecco cosa è la felicità: il rilassamento della mente che consegue alla fine della
ricerca e dell'affanno.
Quando hai 'ottenuto' ciò che cercavi, la ricerca finisce e la mente si rilassa.
E dunque la tua felicità non dipende da ciò che cerchi e da ciò che ottieni. Dipende
solo dalla fine della ricerca. Dal rilassamento della mente.
Per tutta la vita cerchi la felicità... e sai bene cosa sia. Ma non perché l'hai già
sperimentata. Ma perché è già dentro di te.
E' sempre stata dentro di te.
La conosci bene. Ed è qualcosa che non è legata a niente.
La felicità è indipendente da persone, eventi, oggetti.
Ed ogni volta che sei felice... in quell'istante... non hai più alcun obiettivo. Sei
completo.
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La tua ricerca è finita.


Ecco perché la felicità è l'unico obiettivo di ogni essere.
Che cos'è la felicità? Non è altro che conoscere se stessi.
I pensieri e le sensazioni nascondono la natura del tuo essere infinito facendoti
credere 'limitato' e bisognoso di qualcosa che possa 'completarti'.
Ma la felicità sei tu stesso. E nulla e nessuno può portarci felicità.
E lo sai bene.
Ed ogni volta che qualcosa o qualcuno 'sembri' portarti felicità... non guardare alle
cause o ai motivi.
Guarda alla felicità.
Comprendi bene una cosa: la felicità non è uno stato della mente. Non è qualcosa
che si può ottenere.
La felicità sei tu e accade solo quando qualsiasi ricerca finisce.
Non importa quale sia stato il motivo che ti ha reso felice... in quel momento la
mente è scomparsa. Ha cessato di lottare. Si è arresa.
Non esistono 'tipi' di felicità. Non ci sono "felicità" giuste o sbagliate.
Ogni volta che sei felice, è giusto.
Ogni volta che sei felice sei te stesso... e non hai più bisogno di niente

16. Affinché tu possa conoscere qualcosa… questo qualcosa deve apparire nella
consapevolezza.
In caso contrario non potresti conoscerlo, sarebbe al di fuori della “tua”
consapevolezza…
E tutto ciò che appare nella “tua” consapevolezza… da cosa è fatto?
Oggetti, suoni, persone, profumi… Tutto fatto di consapevolezza.
Ogni cosa appare nella consapevolezza ed è fatto di consapevolezza.
Solo così puoi “conoscerlo”.
La consapevolezza dunque non è diversa dal conoscere: "essere consapevole" è
sinonimo di "conoscere".
La consapevolezza è fatta di conoscere: ciò che appare nella consapevolezza è
conosciuto.
Fra le cose che "conosci" c'è anche il tuo corpo con le sue emozioni, le sue
sensazioni... con i suoi pensieri ed i suoi ricordi.
Cos’è quella cosa che definisci corpo? Sensazioni che appaiono nella
consapevolezza. Sensazioni fatte di consapevolezza.
Ogni cosa che conosci appare dunque nella consapevolezza ed è fatta di
consapevolezza: eventi, pensieri, emozioni, sensazioni.
E "tu"… sei diverso da quella consapevolezza? Non sei forse quella consapevolezza
in cui tutto appare e di cui tutto è composto?
Altrimenti… come potresti conoscere qualcosa?
Puoi mai conoscere qualcosa che non sei tu?
Ogni volta che ti vedo, ogni volta che ti tocco... in quell'attimo... vedo, tocco e sento
me stesso...
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17. Di cosa è fatto un pensiero?


Prova ad osservare... anche in questo istante.
Cerca un pensiero e appena arriva osservalo... può essere una immagine, un
ricordo...
Dimmi: di cosa è fatto?
Se in qualche modo riesci a visualizzare un pensiero, allora saprai anche di cosa è
fatto.
Osservalo.
Attentamente.
Tu 'conosci' questo pensiero. Ne sei consapevole.
Di cosa è fatto dunque?
E' fatto di 'conoscerlo', di 'esserne consapevole'.
E' composto da consapevolezza.
E quando quel pensiero scompare... in quel momento... cosa accade a questo
'conoscerlo'? A questa 'consapevolezza'?
Nulla: quel conoscere rimane sempre puro. Non si mischia con 'ciò che è
conosciuto'. Non perde la sua chiarezza.
Come la luce del sole che illumina un fiore e ne mostra i suoi splendidi colori...
cosa accade alla luce quando il fiore non c'è più?
La luce non è contaminata dal fiore... Rimane luce.
La consapevolezza è dunque la luce che ci permette di conoscere. Ma è anche quel
conoscere... ed è ciò che conosciamo.
Se tu fossi fermo dinanzi ad un campo di girasoli, in una notte senza stelle e senza
luna... cosa vedresti?
Solo la luce del mattino potrebbe rivelarti che dinanzi a te c'è un immenso campo
di fiori.
E dunque... la luce del sole non solo illumina i girasoli... ma ogni girasole è fatto di
quella stessa luce... e se il girasole scomparisse... la luce rimarrebbe ciò che è, nella
sua purezza.
Quando un pensiero scompare, la sua forma cessa di esistere e la consapevolezza
che lo illumina rimane 'consapevolezza pura', priva di forma.
Quando la consapevolezza prenderà il nome e la forma di un nuovo pensiero, in sé
rimarrà sempre ciò che è... nonostante abbia preso la forma di un pensiero o di un
girasole...
Tu sei il mondo e sei la luce che lo illumina.
Milioni di mondi sono apparsi e scomparsi... ma tu non hai mai sperimentato la tua
scomparsa

18. Esiste un "io" dentro di te che sta controllando o dirigendo le tue esperienze?
Tutto ciò che si manifesta 'in te' è forse controllato da qualcuno o da qualcosa?
Osserva... i pensieri, le decisioni, le paure, gli attimi di 'gioia'... non sorgono forse
allo stesso modo in cui sorge il rumore di una automobile che passa o la visione di
una nuvola che attraversa il cielo?
16

Qual è la differenza fra l'apparire di un pensiero e l'apparire di un suono?


Appaiono in luoghi diversi?

19. Tutto ciò che appare... suoni, colori, pensieri, decisioni, parole, corpi (compreso
quello che chiami 'il tuo corpo')...
"Tutto ciò che appare", ovvero, in una parola, tutto ciò che definisci 'realtà', è fatto di
una 'sostanza' definita consapevolezza.
Tutto ciò che definisci 'materia' (e anche ciò che chiami 'spirito'), è consapevolezza
ed è, dunque, consapevole.
La consapevolezza ha l'abilità di prendere infinite forme.
Come l'immagine in uno schermo: viene da qualche parte? No... è solo la
colorazione che quello schermo assume in un preciso istante.
Non ha indipendenza o autonomia rispetto allo schermo.
Quando l’immagine scompare dove va? Da nessun parte. Semplicemente lo
schermo “perde” quel colore.
Come le immagini sono fatte di “schermo” così ogni cosa che appare e scompare e
che tu definisci “realtà” è fatta di consapevolezza.
Se un pensiero, una sensazione o un evento scompaiono, la consapevolezza non
scompare, ma perde semplicemente quella caratteristica forma.
Quando ‘qualsiasi cosa’ appare (un pensiero, una nuvola, un’automobile, una
paura), la consapevolezza ne è consapevole ed è anche quel “qualcosa”.
Quando ‘qualsiasi cosa’ scompare, la consapevolezza è consapevole di se stessa.
La consapevolezza dunque non scompare mai…
Tu non sei mai apparso né scomparso: il contenuto della consapevolezza può
mutare, ma ciò che è consapevole no.
Il contenuto della consapevolezza di chi è sotto l’effetto di una sostanza inebriante è
differente dal contenuto di chi sta sognando ed è ancora diverso dal contenuto di
chi sta leggendo o di chi sta imparando una nuova lingua o di chi è malato e anche
di chi ha perso la memoria.
I contenuti sono sempre diversi… e ci sono vari momenti nella giornata (uguali ai
momenti del “sonno senza sogni”) dove nella consapevolezza non vi è alcun
contenuto. In quei momenti la consapevolezza osserva se stessa…
Ma in realtà, la consapevolezza osserva sempre se stessa... e dunque ogni cosa che
appare o scompare è sempre espressione della immutabilità ed eternità della
consapevolezza...
Nulla appare o scompare...

20. Quando parliamo di ‘meditazione’ ci riferiamo essenzialmente o al termine


occidentale, derivato dal latino ‘meditatio’ che significa letteralmente ‘misurare con
la mente’ e cioè ‘riflettere a lungo con la mente’ su qualcosa… o al termine sanscrito
dhyāna…
Dunque ad un ragazzo che ha commesso un errore potremo dire “medita bene su
ciò che hai fatto… affinché tu possa trarre profitto dal tuo sbaglio ed in futuro non
commetterlo più”.
17

La meditazione di cui parliamo qui si riferisce invece al termine orientale: dhyāna.


Dhyāna non è “riflettere su qualcosa”…
Dhyāna significa ’visione’. Non ‘visione’ di qualcosa… ma semplicemente ‘visione’.
La ‘visione’ rimanda ovviamente all’organo della vista, ma possiamo generalizzare
dicendo che dhyāna è anche la sensazione tattile, quella olfattiva, quella uditiva ed
infine quella gustativa. Cioè dhyāna non è altro che la nostra esperienza.
Come approcciarci dunque a dhyāna? Come approcciarsi alla ‘meditazione’ nella
sua accezione orientale?
Quando apriamo gli occhi, esistono oggetti? Esistono persone? Esiste qualcosa di
separato da ciò che definiamo ‘noi’?
Non è forse vero che, secondo la nostra esperienza, in realtà non esistono oggetti,
persone, o cose separate? Non è forse vero che esiste solo un’esperienza definita
‘visione’?
E stessa cosa la sperimentiamo continuamente con gli altri sensi…
Concettualmente dividiamo la visione in oggetti e cose separate… ma la nostra
esperienza reale non corrisponde a quel concetto. Nella nostra esperienza reale c’è
solo visione (o udire o toccare o odorare o gustare).
Non senti suoni separati… ma senti l’udire. Che è un fenomeno non frammentato.
Tornando dunque al termine ‘dhyāna’, esso non rappresenta affatto una pratica
che porta ad un certo obiettivo.
Il termine dhyāna contiene in se stesso ciò che è sperimentato comunemente da
qualsiasi essere: la non-separazione (o non-dualismo).
Il termine sanscrito per ‘non dualismo’ è advaita, che letteralmente significa non-
due.
Quindi la ‘meditazione’ è la descrizione della comune esperienza che ognuno di
noi continuamente ha, prima che subentri il concetto che ci spinge a definirci
separati e frammentati.
La meditazione è, per questi motivi, non una pratica che aggiunge qualcosa a cosa
siamo o alla nostra vita. Essa è invece la prima semplice esperienza che noi tutti
facciamo, prima che subentri qualsiasi concetto.
La meditazione descrive la comprensione che non c’è alcuna separazione. Che non
c’è un ‘io’ separato da un ‘tu’. Che non ci sono oggetti, pensieri, sensazioni, pianti,
case, alberi o fiori. Ma che esiste solo una cosa definita ‘consapevolezza’ che
continuamente conosce se stessa, sia che essa stessa assuma qualsiasi forma (per
esempio in quello stato che definiamo veglia), sia che non assuma alcuna forma (ad
esempio nello stato che definiamo ‘sonno senza sogni’).
Il paradigma comunemente accettato nella nostra società è che nella materia (il
mondo), nascano corpi che contengono una mente con all’interno una scintilla di
consapevolezza.
Quando i corpi muoiono, muore la mente e dunque quella scintilla di
consapevolezza si estingue (o per alcuni emigra da qualche altra parte).
E la materia continua ad esistere nello spazio e nel tempo.
Ma se rimaniamo nella visione della meditazione… cosa sperimentiamo in realtà?
18

Sperimentiamo l’inverso… prima di tutto c’è consapevolezza altrimenti non


potremmo essere consapevoli di nulla. In questa consapevolezza accade la mente…
Cosa accade al mattino quando ti svegli? Di sicuro prima accade la consapevolezza
altrimenti come potrebbe ‘una mente’ essere consapevole di ciò che percepisce? E
c’è differenza fra la percezione di qualcosa e l’esserne consapevole?
Quindi prima c’è consapevolezza, poi la seconda cosa che accade è la mente…
perché se non ci fosse la percezione (mente), non potremmo vedere nulla (oggetti,
persone, stelle).
Ma la percezione non è forse essa stessa gli oggetti che percepisce? Se prendiamo
un allucinogeno o se stiamo semplicemente sognando… ciò che percepiamo sarà
diverso (anche se la consapevolezza sarà sempre la stessa).
Dunque gli oggetti (il mondo) accadono nella mente.
Ricapitoliamo: solitamente ‘crediamo’ che nel mondo (fatto di tempo e spazio)
appaiano corpi contenenti menti. E ‘crediamo’ che ogni mente contenga un po’ di
consapevolezza (che va e viene… a intermittenza).
Ma qual è la nostra reale esperienza? Che nella consapevolezza (senza tempo e
senza spazio), appaiano menti, all’interno delle quali compare il corpo e il mondo
(e tutto questo in un istante senza tempo né spazio).
Quindi non c’è un solo mondo… ma infiniti mondi quante sono le menti.
E la comunicazione fra le menti ed il fatto che, bene o male, creino tutte un mondo
abbastanza simile può accadere solo perché tutti siamo una cosa sola: una stessa
Consapevolezza.
Altrimenti saremmo scatole vuote, consapevoli del nostro minuscolo interno ed
incapaci a vedere un ‘esterno’… impossibilitati a comunicare fra noi.
La mente interpreta il 'qui ed ora' eterno della consapevolezza in termini di spazio e
tempo creando il mondo. E quando il ‘corpo’ (che fa parte del mondo, come
qualsiasi altra persona o oggetto), "scompare", la mente permane per un
determinato periodo continuando a creare nuovi mondi, incarnazioni, visioni,
esperienze di pre-morte… oppure si spegne e tutto torna in ciò che è sempre stato:
consapevolezza...

21. E' un 'pensiero' comune che la consapevolezza sia un prodotto della materia.
Come scatole cinesi... dalla 'materia' si origina il mondo, nel quale nascono i corpi,
all'interno dei quali c'è una mente, dentro la quale c'è una scintilla intermittente di
consapevolezza.
Dunque siccome la consapevolezza è in qualche modo 'prodotta' da qualcosa, essa
dovrebbe avere un inizio ed una fine.
Dovrebbe iniziare con la nascita di un corpo e finire con la sua estinzione.
Questo è l'assunto su cui ci basiamo quotidianamente.
Ma è la tua reale esperienza? Nessuno ha mai sperimentato questa cosa e nessuno
mai la sperimenterà.
Non hai mai sperimentato l'inizio o la cessazione della consapevolezza: perché se
non c'è consapevolezza, non c'è nessuno che possa sperimentare alcunché...
Eppure... basiamo tutta la nostra vita su questo assunto...
19

E qualcuno sostiene con indubitabile certezza che esistano momenti in cui 'non
siamo consapevoli'... ma se 'tu' non sei 'consapevole', non c'è alcun 'tu'... e dunque,
come fai a dire che ci sono momenti in cui 'sei' inconsapevole?
Se 'sei' inconsapevole, significa che 'non sei'... dunque non puoi essere
inconsapevole

22. Da cosa è composta ogni tua esperienza?


Non è forse fatta dal tuo 'conoscerla'?
Quando arriva un pensiero... lo 'conosci', ne sei 'consapevole'. Quando arriva un
suono, un'immagine... l'unica cosa di cui puoi esser certo è che ne hai in qualche
modo 'consapevolezza'.
Potrebbe anche esser tutto un sogno o una allucinazione: ma la consapevolezza che
è consapevole di tutto ciò, muta? Muta a seconda che la cosa che osservi sia un
'sogno' o sia 'reale'? A seconda che sia giusta o che sia sbagliata? A seconda che sia
piacevole o che sia dolorosa?
Ed esiste una distanza fra 'te' e la consapevolezza? Esiste differenza fra 'te' e la
'consapevolezza'?
La consapevolezza è qualcosa che si interpone fra 'te' e il 'mondo' facendotelo
conoscere?
Se osservi bene... forse esiste solo il conoscere. Non c'è un 'tu' che conosce
'qualcosa'. Non c'è un 'tu' e non c'è 'qualcosa' da conoscere.
C'è solo conoscere.
Quando apri gli occhi e vedi la persona che 'ami', non è forse fatta di te? Non è
forse già dentro te?
E quando il tuo cuore colmo di amore batte all'impazzata... non è forse il cuore del
mondo che sta battendo dentro di te?
Quando 'sei innamorato', non vedi forse amore dappertutto?
In quel momento... c'è differenza fra te e il mondo?

23. Quando qualcuno beve un bicchiere di troppo… si dice che abbia una "alterazione
della consapevolezza".
Ma è questa la tua reale esperienza?
E' il contenuto della consapevolezza che si altera... ma la 'consapevolezza' rimane
sempre quella.
La consapevolezza sta là, immobile, sempre uguale a se stessa.
Conosce ogni esperienza. E quel conoscere è sempre uguale.
Hai mai sperimentato una 'modificazione' della consapevolezza?
La consapevolezza è diversa dinanzi ad un pensiero giusto piuttosto che davanti ad
un pensiero sbagliato? Muta a seconda che una sensazione sia piacevole o
sgradevole?
La consapevolezza 'conosce' solo ciò che accade. E questa modalità di 'conoscere' è
sempre uguale.
I contenuti possono cambiare: gioie, dolori, fantasie, ricordi, pensieri belli o
20

percezioni errate... ma la consapevolezza ne è consapevole sempre allo stesso


modo e non ne viene mai modificata...

24. Osserva un bambino che ride... che gioca... che salta... sta forse facendo della
felicità un obiettivo?
Sta forse cercando la felicità?
La felicità non può essere un obiettivo, ed ogni volta che stai facendo qualcosa per
'essere felice' non stai facendo altro che alimentare quel 'pensiero' che ti allontana
dalla felicità stessa.
Un bambino che ride... è forse impegnato nella ricerca delle cause della propria
infelicità? Sta forse escogitando un piano per essere 'felice'?

25. L'unico modo per conoscere qualcosa è essere quella cosa... l'unico modo per
conoscere qualcuno è essere quel qualcuno.
Quando il mondo appare, significa solamente che in quell'istante 'tu' sei scomparso.
Nell'amore, non c'è spazio per due esseri separati... non c'è spazio per due 'io'
distinti.
Nell'amore non esiste alcun 'io'...

26. Se la tua mente si spegnesse, esisterebbe forse un fenomeno chiamato tempo?


Hai mai sperimentato 'il tempo' in quel periodo del sonno che si chiama 'sonno
senza sogni'?
Oppure... hai notato che durante il sogno il 'tempo' sembra avere delle
caratteristiche diverse rispetto al 'tempo' che esiste nello stato di veglia?
E con l'immaginazione... non puoi forse ripercorrere anni della tua vita in pochi
'minuti'?
Dunque... di sicuro il tempo esiste nella mente. O almeno questa è la tua
esperienza.
Se la tua mente si spegnesse, il tempo non esisterebbe più.
E quindi... che senso avrebbe dire che l'universo esisteva già prima della mente ed
esisterà anche dopo la mente?
Senza mente non c'è tempo... e senza tempo non c'è un prima né un dopo...

27. La mente non potrà mai conoscere la realtà, poiché essa è solo un pensiero.
Il pensiero può essere osservato, può essere conosciuto... ma non può conoscere.
La mente è solo la formulazione di una comprensione, ma non è la comprensione
stessa...
Dunque la comprensione accade sempre oltre la mente

28. Da cosa è composta ogni tua esperienza?


E con 'esperienza' intendo tutto ciò che 'vedi', 'senti'... un suono, un profumo, un
pensiero triste o felice, un coloratissimo paesaggio, un gusto prelibato sulla tua
lingua.
21

Da cosa è composta ognuna di queste cose?


Osserva bene...
Ognuna di queste cose è fatta di consapevolezza.
'Tu' conosci queste cose e dunque la materia di cui sono fatte è proprio quel
conoscerle, l'esserne consapevoli.
Se da ogni oggetto che in questo momento è dinanzi a te, tu togliessi il
'conoscerlo'... cioè il fatto che ne sei consapevole... rimarrebbe qualche oggetto?
Dunque la materia che compone ogni cosa non può essere altro che
'consapevolezza'.
E quella 'consapevolezza' è ciò che tu, ogni giorno, chiami 'io'

29. Si racconta questa storia.

Un giorno, mentre attraversava una foresta, un uomo incontrò una tigre. Si mise
subito a correre, ma si trovò improvvisamente sull’orlo di un precipizio. Per fortuna
una liana era là accanto e così l'uomo cominciò la discesa, ma ecco un'altra tigre
comparire in basso.
Sospeso a metà e non sapendo cosa fare, vide una coppia di topolini che si
avvicinavano... con molta calma cominciarono a rosicchiare la liana.
Fu a quel punto che l'uomo scorse una fragola sulla parete del precipizio dinanzi a
sé.
La mangiò... com'era dolce!

La vita è tutto ciò che accade in questo istante.


Può 'accadere' una tigre, due topolini che ballano; a volte 'accade' anche una grossa
e robusta liana...
Accade l'agitazione, la tristezza e la gioia... accadono le idee e i pensieri. Accade la
musica e a volte il rumore. Ci sono momenti in cui accade il silenzio e altri dove
accade il dolore.
Accadono le lacrime e anche i sorrisi.
Accade la fame, accade lo specchio... accade il non vedersi belli.
Accadono quei giorni 'no' e quei giorni belli... accade la sensazione di sentirsi
onnipotenti.
Accade la meraviglia e accade la tragedia. Accade la paura.
A volte accade una splendida e succulenta fragola...
Il tuo corpo cambia continuamente così come i pensieri... alcuni pensieri sono duri
a morire. Altri sopravvivono meno di un secondo.
Cambia continuamente il paesaggio che vedi dinanzi a te: quanti inverni sono
passati... quante estati.
Eppure dentro di te... sai bene che c'è qualcosa che è rimasta sempre uguale.
Possono darti un corpo più grande, un capello più bianco... possono darti mille
preoccupazioni ed ansie.
Ma quella sensazione di 'esistere'... quella sensazione che viene fuori quando dici 'io
sono'... e non è una sensazione...
22

Le sensazioni passano come i pensieri.


Quell' "io sono"... e non 'io sono un corpo'... altrimenti non potresti dire di essere
quel bambino su quella foto: il corpo è diverso, le cose sono cambiate...
Quell' "io sono" che sta sempre con te... che è la cosa più intima che hai... non è
mai cambiato.
E' sempre là... senza storia, sempre giovane... non si è mai opposto a ciò che è
accaduto.
Ha sempre guardato 'il mondo' e 'la vita' con occhi freschi...
E tu sai bene di cosa sto parlando

30. Spesso la mente si domanda i 'perché': "ma perché accade tutto ciò? Ha forse un
senso? C'è forse un obiettivo ed una logica? Perché esiste questo universo?".
Alla mente piace ragionare sulle cause: 'se esiste qualcosa ci deve essere sempre una
causa, un motivo, un senso'.
Senza i 'perché' la mente si sente persa... la mente è il 'perché'.
Ma quando un artista 'crea', ha forse un obiettivo?
Esiste un 'perché' nella creazione di una poesia o di una sinfonia?
L'inizio e la fine esistono solo nella mente... che vuole trovare il senso a tutto. Vuole
trovare i motivi, le cause... e così inventa un inizio che chiama 'nascita'; e dopo aver
inventato questo 'inizio', lo 'osserva' e cerca di creare i 'motivi', i 'perché', il 'senso'.
Ma una volta creato 'un inizio'... inesorabilmente nasce una fine

31. Non esiste un unico mondo percepito da miliardi di esseri. Ma ogni essere
percepisce 'un mondo'. Un mondo che appare e scompare continuamente, ogni
volta che la percezione muta.
Esistono miliardi di mondi che appaiono e scompaiono in ogni istante: ad ogni
battito di ciglia, ad ogni movimento oculare... si forma un mondo nuovo.
Ogni volta che la 'scena' cambia, c'è un mondo diverso. Così per ogni suono o
sapore o profumo.
E questi miliardi di mondi sono 'conosciuti' da una sola ed unica consapevolezza

32. In tutta la tua vita, dentro di te... sai di non essere mai cambiato.
Quell' "io sono" non è mai cambiato. Di tutto ciò che è accaduto da quando 'sei
nato' fino ad oggi, l'unica cosa che non è cambiata è quell' "io sono".
L' "io sono" ovvero 'il conoscere' la realtà che ti circonda. Hai 'conosciuto' infiniti
pensieri, stati d'animo, rumori e suoni, gusti, odori, splendidi paesaggi o tristi
ospedali... Ma quel conoscere non è mai cambiato... non è mai stato intaccato da
gioie o dolori; sorrisi o pianti; tramonti o cieli stellati.
Quando dici 'io sono', in quel momento sai che è qualcosa che non è mai cambiato.
Il tuo corpo è cambiato nel corso degli anni, le cose sono mutate... ma il conoscere
con cui hai conosciuto il tuo corpo bambino o i tuoi pensieri passati è lo stesso che
conosce la tua situazione 'attuale'.
Quando dici 'io sono' sai di essere qualcosa che va oltre i cambiamenti del corpo e
della mente... che è sempre rimasta con te.
23

Per questo puoi dire di essere quel bambino in quella foto: perché quell'io sono è
lo stesso (anche se ora il corpo è molto diverso).
Quindi quel 'conoscere' non è un'attività: poiché non ha inizio o fine... Puoi dire
forse che quell'io sono è comparso ad un certo punto? Ne hai una prova?
E puoi dire che sia mai 'finito'? La mente può eclissarsi, scomparire... e ti capita
varie volte al giorno o di notte (per esempio nel sonno senza sogni) o quando si
'perdono i sensi' o in mille altre situazioni.
Ma quell'io sono è sempre là... quel conoscere è sempre presente... il suo
contenuto muta e a volte non ci sono pensieri o percezioni... e quindi se non c'è
nulla da 'conoscere' si 'limita' a 'conoscere' se stesso.
Dunque la tua reale natura è questo 'conoscere', questo 'io sono': esso infatti non è
mai cambiato, non si è mai mosso.
Tutto il resto è cambiato, scomparso e sostituito

33. La percezione degli 'oggetti' (ovvero di un mondo), non prova assolutamente che
esistano oggetti (o che esista il mondo).
La percezione prova solo che esiste il "conoscere".
Perfino quando sostieni che "conosci un oggetto" in realtà stai solo affermando che
"conosci il conoscere".
E questo 'conoscere' è la cosa a te più intima. Non ti ha mai lasciato e non è mai
mutata.
Ogni esperienza è fatta di conoscere (cioè di consapevolezza): se tu non conoscessi
qualcosa, questo qualcosa semplicemente non esisterebbe.
Ogni cosa, pensiero, emozione, sensazione è quel conoscere.
Se togli il 'conoscere', scompare ogni cosa.
Quindi ogni cosa è "fatta" di conoscere ed è il conoscere.
E qual è un altro nome con cui possiamo chiamare il conoscere?
"Io".
Il conoscere infatti non è una qualità dell'io, ma è l'io stesso.
Quando dici "io", stai solo indicando quel conoscere.
Il mondo è conoscere. Il conoscere è l'io.
Dunque: che differenza esiste fra te e il mondo?

34. Conoscere qualcosa significa realizzare la propria vera natura, poiché puoi
conoscere qualcosa solo se non ne sei separato.
Conoscere è sinonimo di amare

35. Può il pensiero conoscere qualcosa? Se chiudi gli occhi e pensi alle vacanze di
natale… può il pensiero delle vacanze conoscere qualcosa?
La mente è un pensiero: il pensiero che sta comparendo in questo momento…
La mente quindi non può conoscere nulla, ma può essere ‘conosciuta’... infatti 'tu
sai' che in questo momento sta passando un pensiero.
E chi è quel 'tu' che ‘sa’ che in questo momento stapassando un pensiero? Di certo
non la mente (perché un pensiero non può essere conosciuto da un altro pensiero).
24

Dunque cosa rimane? La consapevolezza.


La consapevolezza è il ‘conoscere’.
E’ dunque la consapevolezza che ‘conosce’ e non la mente…
E 'tu', poiché sconosci, sei la consapevolezza
La mente appare e scompare, si trasforma... ma tu sei sempre là... a conoscere ciò
che accade

36. Tutto muta: pensieri, idee, fiori, nuvole, montagne, maree.


Tu stesso cambi continuamente: guarda una foto di dieci anni fa...
Eppure c'è qualcosa che non è mai mutato: è il 'conoscere' con cui conosci ogni
cosa; con cui sei consapevole di ogni cosa.
Quel 'conoscere' non è mai cambiato. Quel conoscere con cui 'sei consapevole' di
ciò che accade, è lo stesso di tanti anni fa.
Quel 'conoscere' si chiama 'io': quando dici "sono 'io' quello della foto" di sicuro non
ti stai riferendo al corpo... è troppo cambiato.
Ma ti riferisci a quell'io che non è mai mutato... quell'io che è "essere consapevole
di tutto ciò che accade".
E tutto ciò che conosci, non è forse fatto da quello stesso conoscere?
Se in questo momento osservi una parete davanti a te: non è forse fatta di
conoscere? Altrimenti non ne saresti consapevole...
Non esisterebbe. Esiste solo perché è fatta di quel conoscere.
In realtà non stai osservando una parete... c'è solo osservare. C'è solo conoscere.
E dunque, se da una parte tutto ciò che esiste continuamente muta... tutto ciò che
esiste, nella sua essenza, è fatto anche di qualcosa che non muta. Ovvero il
conoscere.
Tu non sei un corpo o una mente.
Il corpo è solo una percezione che muta come qualsiasi altra cosa... e la mente non
è altro che un pensiero ed è gia mutato infinite volte.
Tu sei quell'io che 'in apparenza' muta, ma che in 'sostanza' rimane sempre ciò che
è.
Mai nato, mai morto.
E ciò che chiami 'io' è l'essenza di ogni cosa

37. Inizialmente, con la parola 'io', definisci quel 'qualcuno' che agisce e pensa: l''io' è il
'tuo' corpo/mente.
Man mano che la ricerca si approfondisce, scopri che ciò che chiami 'io' è il
testimone di ciò che accade: esso osserva il corpo, il mondo, i pensieri, le emozioni.
E quindi non è un corpo o una mente, ma semplicemente un osservatore.
In una 'terza fase' "ti" accorgi che l'io non è separato da ciò che osserva: esso è
l'essenza immutabile di ogni cosa. Ciò che chiami 'io' è dunque la materia che
compone la 'realtà'.
Infine, approfondendo ulteriormente la ricerca, il corpo, la mente ed il mondo
scompaiono... e scompare anche la 'ricerca'...
L'io riposa nell'io.
25

E tutto è pace e amore.


Da sempre.

38. Il corpo muore alla fine di ogni percezione.


La mente muore alla fine di ogni pensiero.

39. Qual è la differenza fra ciò che chiamiamo 'sconosciuto' e ciò che invece
chiamiamo 'conosciuto'?
Quando 'definiamo' qualcosa che 'prima' era sconosciuto... ovvero quando gli
diamo un nome, una forma e altri attributi... allora crediamo che lo sconosciuto si
trasformi e "diventi" conosciuto.
Ovviamente nulla si è trasformato in questo processo. Abbiamo solo dato attributi
diversi alla stessa cosa.
Dunque non c'è alcuna differenza fra sconosciuto e conosciuto: esiste sempre una
sola realtà a cui la mente dà nomi diversi

40. L’acqua non scorre né ristagna.


Qual è infatti la differenza fra l'acqua del fiume e l'acqua dello stagno?
Lo 'scorrere' o la 'immobilità' non appartengono all'acqua.
Allo stesso modo, l'attività e l'inattività non appartengono a ciò che chiami 'io': esso
non ne è mai toccato

41. Quando 'ami', ti accorgi forse dello scorrere del tempo?


Esiste forse il 'tempo' nell'amore? Esistono distanze?
Nell'amore non c'è spazio né tempo.
L'amore non conosce passato, futuro e nemmeno presente.
E nell'amore non sono nemmeno mai esistite 'due' entità che si amano... perché
non esiste alcuna separazione.
Nell'amore c'è solo amore.
Non puoi dire 'io amo te': non c'è un "io" e non c'è un "te". Solo amore.
L'amore è l'unica realtà.
A volte però capita di 'dimenticarsi' dell'amore... e così apparentemente si forma un
'io', un 'tu' ed un 'mondo'.
Si creano le distanze e compare il tempo.
Così inizia il viaggio di un apparente 'io' in un mondo illusorio, alla ricerca di
qualcosa che sembra perduto. Alla ricerca dell'amore.
E più questo 'io' sembra impegnarsi nella ricerca di questo amore, più lo spazio ed
il tempo sembrano diventare concreti, solidi, reali.
Sembra che le distanze aumentino vertiginosamente e che il tempo scorra così
veloce... da 'non avere più tempo'.
Quell'io e quel tu appaiono così reali... da sembrare impossibile che l'unica realtà
sia l'amore.
Perché nell'amore non c'è spazio per "io e te"...
Nell'amore... io, tu, il mondo e il tempo dobbiamo scomparire... perché l'amore
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non ha dimensioni e dunque non possiede spazio al suo interno.


Finché abbiamo un passato o un futuro, finché siamo un 'io e un tu', non possiamo
entrare nell'amore. Non ci sarebbe spazio.
Sembra impossibile che l'amore sia l'unica realtà... eppure è così.
Lo hai solo 'dimenticato'

42. Ogni pensiero, anche se "astratto", avrà sempre bisogno di un 'oggetto dei sensi' che
lo supporti.
Detto in altri termini, ogni pensiero è un'immagine.
Prova a pensare infatti a qualcosa di astratto... ad esempio l'infinito: cosa appare
nella tua mente? Alcuni penseranno all'universo, altri ad un cielo notturno... altri
ancora 'vedranno' nella loro mente simboli che richiamano il concetto di infinito.
Tutti comunque "vedranno" qualcosa: un'immagine derivata dal mondo dei sensi.
Qualsiasi frase o nome io pronunciassi in questo momento, sorgerebbe in te un
pensiero sotto la forma di una immagine.
Se dico luce apparirà un'immagine. Così se dico popolo, puzza, politica, bellezza,
sete.
Anche se pronunciassi una parola che si riferisse a qualcosa che non esiste o che
non conosci... in qualche modo apparirebbe un oggetto nella tua mente.
Ma ci sono due eccezioni a questa regola.
Ci sono due frasi... che rimandano ad esperienze prive di qualità oggettive e che
dunque non creeranno alcuna immagine.
Ti porteranno direttamente dentro te...
Concentrati attentamente su una di queste frasi. Porta l'attenzione totalmente sulla
frase... diventa la frase stessa. E ti ritroverai al centro del tuo essere.
E anche se un'immagine dovesse comparire per qualche istante... lascia che pian
piano scompaia continuando a rimanere concentrato sulla frase.
Queste due frasi sono:
- "Io sono consapevole"
- "Io esisto"

43. Ogni qualvolta sorge la felicità, in quel momento, il mondo scompare

44. Ogni volta che sorge la sensazione di 'separazione', contemporaneamente arriva il


senso di 'solitudine'.
In quel preciso istante nasce una 'persona' che comincia a cercare.
'Cerca' l'amore e la felicità che crede di aver perso.
Una 'persona che cerca'.
Il termine 'persona' deriva dal latino e significa "maschera", il termine 'cercare'
significa "camminare in cerchio".
Dall'illusione della separazione nasce una maschera, un attore... che inizia a
'cercare'...
Quel falso palcoscenico è l'unica cosa che 'conosce' e per questo motivo ci
cammina in cerchio... 'cercando'...
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La persona che cerca la felicità è tanto illusoria quanto la sua sensazione di essere
separata... e dunque: quale sarà mai il risultato di questa ricerca?

45. Quando apri gli occhi… vedi forse ‘cose’ e ‘persone’?


Cioè... vedi elementi separati fra loro?
Non è forse vero che vedi solo ‘visione’? Che vedi solo ‘il vedere’?
Se tu togliessi il vedere… rimarrebbe qualcosa?
E se ciò che vedi è solo vedere… come puoi dire che esista lo spazio? Come puoi
dire che esista il tempo?
Quanto è lungo o quanto pesa il ‘vedere’, il 'sentire', il 'gustare', il 'toccare' o l'
'annusare'? Che età hanno?

46. Nel percepire non esiste spazio né tempo... quanto è distante da te una percezione?
Se senti un suono... è veramente 'ad una certa distanza da te'? Il suono è sentire:
quanto dista da te il sentire?
Ha un inizio ed una fine, il sentire?
Ciò che chiami 'ricordo' ti dice che il sentire ha un inizio ed una fine... ma cos'è il
ricordo? Non è forse un pensiero che sorge in questo istante?
Era presente quando c'era il 'sentire'? No... perché il ricordo si crea dopo.
E tu ti fideresti di un testimone che dice di aver assistito ad una scena, ma che,
durante la scena, non era là? Non sarebbe un testimone...
Dunque il ricordo, è un vero testimone? Esisteva 'prima' per poter 'poi' dire: "sì, io
c'ero e ho visto tutto"?
Distanze, spazi, periodi di tempo... sono solo pensieri.
Tutto accade continuamente qui ed ora.
Non esiste un punto dove tu finisci ed inizia 'il mondo'...

47. Nel momento in cui viene compiuta una qualsiasi azione, non esiste il pensiero o la
sensazione che 'qualcuno la stia compiendo'.
Quel pensiero che dice "io ho compiuto questa azione" arriva subito dopo.
L'io che rivendica di aver compiuto l'azione è solo un pensiero (o una sensazione)
che sorge dopo che l'azione è accaduta, o durante gli 'intervalli' in cui l'azione si sta
compiendo.
Ogni azione si manifesta e scompare senza il 'tuo intervento'

48. Prendi in mano un oggetto qualsiasi, chiudi gli occhi ed esploralo con il tatto. Senti
la sensazione...
Osserva questa sensazione... focalizzati sulla sensazione.
Da cosa è composta questa sensazione?
Da cosa è fatta?
E' di certo fatta di 'conoscere' (consapevolezza): il conoscere è l'essenza della
sensazione. Cioè ne sei consapevole...
Ma c'è ancora un 'tu' che 'conosce' una sensazione.
Osserva ancora più attentamente... togli il "tu" e "la sensazione"... lascia che rimanga
28

solo 'il conoscere'.


Non è difficile... arriva a quel puro conoscere.
Quel conoscere poiché 'conosce' la sensazione, di sicuro la precede. Quindi prima
esiste il 'conoscere' e poi la sensazione.
Prendi in mano un oggetto e chiudi gli occhi.
Osserva la sensazione tattile.
Immagina per un attimo che 'non sei consapevole' di quella sensazione:
scomparirebbe istantaneamente.
Invece, se immagini di 'togliere la sensazione', la consapevolezza non scompare, ma
rimane nella sua purezza.
Consapevolezza priva di oggetto.
Dunque... se il corpo dovesse scomparire (e scompare molte volte al giorno...
quando in qualche modo non te ne ricordi) e se anche la mente dovesse
scomparire (e anche questo ti capita spesso durante il giorno... ma l'esempio più
lampante è il sonno senza sogni)... la consapevolezza, scomparirebbe?
La consapevolezza non ha bisogno di un mondo, di un corpo o di una mente per
esistere o per 'conoscere'... al contrario: il mondo ed il corpo non sono altro che
sensazioni e percezioni mentali, e la mente non è altro che consapevolezza.
E la consapevolezza è in sè puro conoscere che precede qualsiasi cosa.
Tu sei consapevolezza: la mente, il corpo ed il mondo appaiono in te ed in te
scompaiono... senza lasciare traccia alcuna

49. Seduto ad osservare, ben presto ti accorgi di essere l'osservatore non solo del
mondo che fino ad ora hai considerato 'esterno' a te. Sei anche l'osservatore dei tuoi
respiri, dei tuoi movimenti... sei l'osservatore delle sensazioni che corrono sulla
pelle e delle tensioni nei muscoli... puoi osservare il tuo cuore che batte
all'impazzata o che, sereno, diventa impercettibile ai sensi.
Puoi osservare i tuoi pensieri e sei anche capace di osservare le tue emozioni.
Così, non solo il mondo adesso è 'esterno' a te. Anche ciò che credevi di 'essere'
(ovvero un corpo, una mente) è esterno a te... perché, come qualsiasi altro oggetto
o persona fuori di te, lo puoi osservare.
"Tu sei un osservatore distaccato", nulla ti può toccare... nulla ti ha mai toccato.
Nemmeno il tempo: poiché l'osservazione con cui osservi ora è la stessa con cui
osservavi dieci anni prima.
Non è cambiato nulla: hai solo ricordato di essere l'osservatore...
Questa è la fase della saggezza.
Tu sei 'il testimone', 'colui che osserva'.
Seduto ad osservare, avendo ricordato di essere un osservatore...
cominci a ricordare qualcos'altro.
Mentre guardi il fiume che scorre... ti accorgi che non stai vedendo alcun fiume.
Ma stai vedendo 'i tuoi sensi': stai vedendo il vedere. Non c'è alcun fiume là... c'è il
vedere.
Ed il suono dell'acqua... sei forse consapevole di 'un suono di acqua'? Non è
piuttosto che sei consapevole del 'sentire'? Cioè senti il sentire.
29

E la stessa cosa la sperimenti con gli altri sensi... se tocchi l'acqua che ti rinfresca la
mano... c'è forse 'acqua'? Non c'è forse 'il toccare'? Non stai forse toccando il
'toccare'?
Toccare, vedere, assaporare, udire... in una parola "mente".
Allora l'osservatore non sta osservando 'oggetti', 'sensazioni', 'emozioni', 'pensieri'.
Sta osservando la 'mente'.
E se la mente scomparisse? Scomparirebbe il vedere (il colore e la forma dei fiori),
il toccare (la consistenza della tazza piena di tè), l'udire (il rumore, il suono e anche
il silenzio), l'assaporare (il gusto di un bacio), l'annusare (l'odore della neve).
E scomparirebbe anche il tempo... senza mente non esiste tempo.
E questo ti capita spesso durante la giornata: quei momenti di 'intervallo' in cui non
ricordi bene cosa sia successo... o ti capita la notte, mentre dormi, quando nei sogni
tutto sembra diverso ed il tempo ha leggi diverse... o nel sonno senza sogni (quando
è come se non ci fosse alcunché, poiché la mente è totalmente dissolta).
Ma da cosa è fatta questa mente?
Osservando... l'osservatore scopre che di certo è fatta di 'conoscere': cioè se
l'osservatore prende un oggetto e gli toglie il 'conoscerlo', cioè il fatto di 'esserne
consapevole', cosa rimane?
Di certo l'oggetto scompare.
Così ogni altra cosa: 'sento' un'emozione perché 'so' che c'è questa emozione,
altrimenti per ovvie ragioni non ci sarebbe (e anche se ci fosse, chi ne sarebbe
consapevole?).
Dalla fase in cui un osservatore osserva 'oggetti', 'pensieri', 'persone', 'alberi'... si
passa ad una fase dove l'osservatore si accorge di stare osservando il 'vedere', 'il
sentire', il 'toccare', il 'pensare'... ovvero di stare osservando la 'mente' che va e viene
e che non sempre è presente...
E di cosa è fatto il vedere, il sentire, il toccare? Di mente dunque... ma da cosa è
fatta la mente? Da conoscere. Se togliamo il conoscere da qualsiasi cosa, non la
'conosciamo' più... e dunque non esiste.
Se 'togliamo' la mente, rimane il conoscere puro (il conoscere che conosce se
stesso, privo di oggetti).
Ma è impossibile e inconcepibile 'togliere' il conoscere.
Prova a immaginare l'universo senza che tu lo conosca: non puoi... perché non
appena io ti dico 'immagina l'universo'... arriva un'immagine... e tu sei consapevole
di tale immagine. Cioè c'è quel conoscere quell'immagine.
Non puoi eliminare la 'consapevolezza', il 'conoscere'.
All'inizio un osservatore scopre di non essere un corpo/mente che osserva un
mondo. Scopre infatti di osservare allo stesso modo il corpo e la mente così come
osserva il mondo.
In una seconda fase l'osservatore scopre di non stare osservando oggetti, sensazioni,
persone, nuvole, pensieri... ma di stare osservando la mente.
Infine scopre che la mente è fatta di consapevolezza...
Dunque egli non è qualcosa che è consapevole di qualcos'altro: egli è la
consapevolezza stessa.
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La consapevolezza che è sempre stata consapevole esclusivamente di se stessa...


poiché pensieri, emozioni, sorrisi, fiori, alberi, lacrime, sospiri... non sono altro che
consapevolezza.
La prima fase è la fase della saggezza: l'osservatore scopre di essere consapevolezza
che non può essere toccata da tutto ciò che appare.
Nella seconda fase, l'osservatore scopre che tutto è consapevolezza. Che tutto è se
stesso: egli è il fiore, l'acqua, il pensiero, l'altro, le idee...
In questa fase non c'è più alcuna distanza... non c'è più 'esterno' o 'interno'... il
tempo è scomparso.
Questa è la fase dell'amore

50. Tutto è consapevolezza.


Tutto.

51. La consapevolezza rende l'esperienza conoscibile.


E tu sei quella consapevolezza.
Sei sempre presente... ma a volte confondi 'ciò che conosce' con ciò che 'è
conosciuto'.
"Dimentichi" di essere Colui che Conosce e pensi di essere 'ciò che è conosciuto':
un corpo, un pensiero, una sensazione.
E siccome ciò che è conosciuto ha un inizio ed una fine, allora immagini di esser
nato e di dover morire... conferendo realtà a quel pensiero che chiami tempo.
Riconosci Ciò che Sei: non sei ciò che è 'conosciuto', ma sei ciò che conosce.
Ed infine, riconosciti in tutto ciò che esiste: tutto è consapevolezza.
Tu Sei Quello: tu sei il tutto.

52. La Consapevolezza prende la forma di un pensiero... un pensiero che parla di una


storia, di un mondo...
E quella storia, quel mondo, quei personaggi... sono così 'veri' che per un attimo la
Consapevolezza 'dimentica' che è solo tutta una finzione.
Allora crede di essere diventata 'qualcuno' con una 'storia'.
Una storia a volte drammatica, altre volte comica.
Qualcuno 'rinchiuso' in un corpo, che abita dietro gli occhi o nel 'cuore'.
Se io ti chiedessi 'dove sei localizzato in questo momento'? Mi risponderesti
"approssimativamente nella zona dietro gli occhi" oppure "a livello del cuore".
La Consapevolezza ha dimenticato di essere il tutto che prende continuamente
forme diverse... e si identifica con una di queste forme. Con uno di questi pensieri.
Si scopre come "chiusa" in un corpo che ha una storia.
Una storia che bene o male, come tutte le storie, finirà.
E quando dimentichi chi sei, inizi a cercare la felicità.
Finché ti senti 'separato; finché ti senti 'in un corpo' e pensi che là fuori ci sia un
mondo; finché pensi che ci sia un interno ed un esterno: stai solo cercando la
felicità (che tu lo voglia ammettere o no).
Ogni tua singola azione non è altro che 'la tua personale ricerca della felicità'.
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Ma la felicità è conoscere se stessi: stai solo cercando quell'io che hai dimenticato di
essere.
Quando scopri di essere il tutto, ogni ricerca scompare.
Rimane solo la felicità

53. E' la mente che ha pensieri, non Io.


E' il corpo che nasce e decade, non Io.
Sorgo nella mia purezza essenziale durante la fase del sonno profondo e tra la fine
di un desiderio e l'inizio del successivo.
Il mondo è rivelato dalla Mia luce.
Senza di Me, nulla esiste.
Solo 'Io' esisto: Tu sei quell'Io.

54. Esistono forme o colori al di fuori del "vedere"?


Se vedi un oggetto, chi dà la forma e il colore all'oggetto? Il vedere.
Dunque non vedi 'forme'... ma vedi il vedere.
Allora come fai a dire che esistono oggetti?
Esiste il vedere... non esistono oggetti.
Ma da cosa è fatto quel 'vedere'?
Di certo di consapevolezza... perché in quel vedere c'è conoscere. Ne 'sei'
consapevole: ma non un 'tu' che è consapevole di 'qualcosa'... il vedere è
consapevolezza in sé.
Esiste solo consapevolezza... null'altro...
Cosa è l'amore? Un'esperienza dove non esiste distanza né tempo.
Dove non esistono 'due' persone.
Esiste solo un'esperienza.
Un'unica esperienza d'amore

55. Non esiste alcun alcun 'colore' o alcuna 'forma' se non c'è il 'vedere'.
La forma ed il colore non hanno esistenza indipendente dal vedere... ma sono essi
stessi il vedere.
Tutto ciò che vedi dunque non è forma, ma è il vedere.
Stessa cosa si può dire per gli apparenti oggetti degli altri sensi.
Non esiste alcun 'suono' senza il 'sentire' e non c'è alcuna consistenza nel mondo,
senza il 'toccare'.
Senza il vedere, non c'è forma o colore; senza il sentire, non esiste suono; senza il
toccare, non esiste consistenza; senza l'odorare, non esistono fiori profumati; senza
il gustare, non esiste il dolce o l'amaro.
Senza Te, non esiste né vedere, né sentire, né toccare, né odorare, né gustare.
Ciò che chiami 'mondo', 'altri', 'pensieri', 'percezioni', 'sensazioni'... non sono
indipendenti da Te.
Chi sei Tu? Pura 'Consapevolezza': consapevolezza, dal latino cum-sapere, ovvero
quel fenomeno per cui tu conosci qualcosa solamente perché 'sei' quella cosa... ed
essendo quella cosa, non puoi opporti al suo esistere.
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Se tu sei il movimento... puoi forse 'non muoverti'? Se tu sei il mondo... puoi forse
opporti al suo apparire?
Tu non ti svegli al mattino... ma è il mattino che si sveglia.
Tu sei pura consapevolezza, sei il tutto: non ti opponi a nulla ed è per questo che il
tutto esiste.
Senza Te, Io non esisto.
Questo è ciò che intendo con la parola 'consapevolezza'... questo è ciò che intendo
con il termine 'amore'

56. Di cosa è fatta la consapevolezza?


Poniti questa domanda...

57. "Essere consapevoli di qualcosa" equivale a dire che quella cosa si è trasformata in
consapevolezza.
Nel momento in cui sei consapevole di qualcosa, non esiste più un 'io' che è
consapevole di 'una cosa'. Ma esiste solo consapevolezza.
In quell'istante, sia l'io che l'oggetto sono tornati alla loro essenza: consapevolezza.
Ogni cosa nasce nella consapevolezza, ogni cosa 'torna' alla consapevolezza... da cui
in realtà non si è mai staccata.

58. Come l'onda che sorge nel vasto oceano è essa stessa oceano... così ogni pensiero
che sorge in 'te' non è altro che 'te'.
Quando osservi un pensiero, "osservi" te stesso.
Quando il pensiero è assente, "sei" te stesso.

59. Se non sei 'consapevole' dell'esistenza di un qualsiasi oggetto di fronte a te... puoi
dire forse che quell'oggetto esista?
Puoi forse dire che quell'oggetto abbia una sorta di 'indipendenza' da 'te'? E'
indipendente dalla consapevolezza?
Mi pare che la tua esperienza non sia questa: la tua esperienza è che di fronte a te ci
sia solo consapevolezza e non oggetti... o per meglio dire: 'consapevolezza' e
'oggetto' sono la stessa identica cosa.
Miliardi di persone basano la propria esistenza sul concetto che esista un mondo al
di fuori della loro consapevolezza o, detto in altri termini, che il mondo continui ad
esistere anche se loro non ne sono consapevoli.
Ma questo è solo un concetto perché nessuna fra queste miliardi di persone ha mai
sperimentato un mondo al di fuori della consapevolezza. Se non c'è
consapevolezza, non c'è alcun mondo: questa è l'unica esperienza di ognuno.
Esiste un mondo al di fuori della consapevolezza?
Prova a cercarlo...
60. Nello stato di veglia, dici di 'essere' un corpo/mente. Fai coincidere l'"io" con un
corpo/mente.
Nello stato di sogno dici di 'essere' un corpo/mente... fai coincidere l'io' con un
corpo/mente.
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Eppure il corpo e la mente dello stato di sogno non sono gli stessi dello stato di
veglia: come può l'io che rimane sempre se stesso... essere, allo stesso tempo,
qualcosa che muta?
E sai bene che l'io è sempre uguale... è la tua esperienza.
L'unica cosa che puoi dire quindi è che questa cosa che chiami 'Io' è presente sia
nella veglia, sia nel sogno...
Ed è oltre entrambi.
Poiché rimane sempre se stessa... immutata

61. E' forse possibile separare un oggetto dai sensi che lo percepiscono?
E' forse possibile 'vedere' un tramonto estivo senza la vista; 'udire' il suono
dell'acqua di un fiume senza l'udito; 'toccare' la soffice erba di un prato senza il
tatto?
Non puoi nemmeno 'pensare' a qualcosa senza che, in qualche modo, essa si
manifesti attraverso un senso - se pensi al colore rosso... non stai forse
pensando all'immagine del colore legata al senso della vista? Non stai forse
pensando a qualcosa di 'visivamente' rosso?
L'oggetto ed il senso che lo percepisce sono dunque una cosa sola.
Non esiste quel tramonto: esiste 'vedere'. Non esiste il suono dell'acqua, ma esiste
'udire'. Non esiste la soffice erba di un prato... esiste 'toccare'.
E può esistere toccare, vedere, udire... senza consapevolezza?
C'è separazione fra il vedere un tramonto e la consapevolezza con cui siamo
consapevoli che esista quel tramonto?
Prova a guardare qualsiasi cosa: se tu non ne fossi consapevole, che senso avrebbe
dire che 'la stai guardando'?
Dunque...
Se un oggetto in quanto oggetto non esiste, poiché esiste solo in quanto 'senso':
possiamo dire che esista solo quel senso. Tolto quel senso, non esiste alcun oggetto.
Se non esiste il senso in quanto tale, poiché esiste solo in quanto consapevolezza:
tolta la consapevolezza non esiste quel senso...
Detto questo: cosa significa la frase 'sono consapevole dell'esistenza di un
tramonto'? Cosa significa la frase 'sono consapevole dell'esistenza del suono
dell'acqua del fiume'?
Cosa significa la frase 'sono consapevole dell'erba soffice del prato'?
Non è forse vero che tutte queste frasi potrebbero essere espresse con una sola
frase: "io sono consapevole della consapevolezza".
Ma quando dici 'io sono consapevole della consapevolezza', che cos'è quell'io?
Di certo non è un corpo/mente poiché 'tu' sei consapevole del tuo corpo/mente
come del tramonto, del fiume o dell'erba.
Quindi anche il corpo/mente, come il fiume, l'erba o il tramonto, non è altro che
consapevolezza.
Cos'è dunque quell'io? E' semplicemente consapevolezza: se non ci fosse
'consapevolezza', potresti dire di 'esistere'? Potresti parlare di 'io'?
Io è sinonimo di consapevolezza.
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Allora la frase "io sono consapevole della consapevolezza" può essere anche
espressa come "la consapevolezza è consapevole della consapevolezza" o anche "la
consapevolezza è consapevole di se stessa".
"La consapevolezza è consapevole di sé": in questa frase è riassunta tutta l'esperienza

62. Domenica. Piove. Sto percorrendo in macchina una strada in collina… sulla mia
destra uno splendido paesaggio.
Trovo un piccolo spiazzo, mi fermo… chiudo gli occhi… sento la pioggia battere sul
tettuccio dell’auto. E’ un suono che mi rilassa…
Martedì: sono ‘passati’ due giorni. Oggi è una giornata soleggiata.
Compare nella ‘mente’ un’immagine: l’immagine della pioggia che batte sul
tettuccio. E istantaneamente compare un pensiero: mi dice che l’immagine della
pioggia è solo il ricordo di ciò che è accaduto due giorni prima.
Piove… dopo due giorni compare nella mente un'immagine che è una
rappresentazione di ciò che mi è accaduto due giorni prima. Subito dopo un
pensiero collega questa nuova immagine all’evento di domenica.
Si forma ciò che chiami ‘ricordo’.
Piove: evento 1.
'Dopo' due giorni nasce un’immagine: immagine 2.
Subito 'dopo' arriva un pensiero (pensiero 3) che lega l’evento 1 con l’immagine 2.
Quando c’è l’evento 1 non c’è l’immagine 2 e quando c’è l’immagine 2, non c’è
l’evento 1… e allora: quale collegamento è possibile fra due eventi di cui uno esiste
ed un altro non esiste? Indubbiamente nessuno… eppure secondo il pensiero 3
(che fra l’altro non è presente né quando c’è l’evento 1 né quando c’è l’immagine
2), esiste un collegamento.
Questo collegamento che si basa sul nulla è definito ‘ricordo’.
Secondo il pensiero 3, esiste un contenitore definito ‘passato’ che raccoglie molte
cose al proprio interno (praticamente tutto… addirittura anche le tue ‘vite passate’).
E fra queste cose ci sono dei collegamenti che avvalorerebbero l’ipotesi della
continuità nel tempo e nello spazio di ciò che chiami la tua vita.
Ma qual è la tua esperienza reale riguardo a tutto ciò?
Quando appare l’immagine 2 o il pensiero 3? Ora, adesso.
Qualsiasi immagine o pensiero appare sempre ora.
Hai forse esperienza di qualcosa che sia accaduta in qualche momento diverso da
questo momento presente?
Tu vivi solo nell’adesso: ogni cosa che appare, appare sempre e solo ora. Il ricordo
appare ora… l’immagine appare ora. Il pensiero che si riferisce ad un tempo che è
‘passato’ appare ora: proprio adesso, proprio in questo momento.
Il ricordo appare ‘ora’… e dov’è il passato a cui si riferisce quel ricordo? Qui,
adesso.
Ora.
Quel posto enorme chiamato ‘passato’ a cui il ricordo si riferisce nasce nel passato?
Beh, se pensi al tuo ‘passato’, il 'ricordo del tuo passato' compare ora… non
compare nel passato.
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Persino se pensi alle tue ‘vite passate’ e se riesci a ’ricordarle’: dove apparirà questo
ricordo? Qui e adesso.
La tua vita è solo ora e continua ad apparire sempre nello stesso posto: questo
posto si chiama adesso.
Hai mai sperimentato qualcosa che accade fuori da questo momento definito ‘ora’?
Tutta la tua vita, insieme a ciò che chiami passato, sta apparendo proprio ora. In
questo preciso istante.
Allora ti chiedo: sei proprio sicuro che ‘il ricordo’ sia la prova che esista quella cosa
che chiami ‘passato’?
A me pare che il ricordo non faccia altro che dimostrare l’unica cosa che esiste:
questo momento presente.
Prova a fare uno sforzo, prova per un attimo ad allontanarti da questo momento
presente… ci riesci?
Nemmeno con l’immaginazione puoi allontanarti da questo momento presente:
perché l’immagine che nascerà dalla tua fantasia, nascerà ora e non nel passato.
La tua vita è sempre e solo qui ed ora: non ti sei mai allontanato da questo
momento presente ed è impossibile che tu possa allontanartene.

63. Perfino nel volo degli uccelli nel cielo...


Perfino nello scuotersi delle cime degli alberi...
Non riesco a scorgere alcuna traccia di movimento.

64. Una scatola chiamata corpo che contiene una scatola più piccola che è la mente
che contiene una specie di piccola torcia (che non sempre funziona) che si chiama
consapevolezza…
Questa scatola insieme a tante altre scatolette, si aggira in un enorme scatolone
chiamato mondo o universo, di cui non si conoscono bene i confini.
La scatoletta ‘osserva’ il mondo, usando quella piccola torcia sgangherata che a
volte si spegne lasciando la scatoletta in balia dei propri pensieri o, peggio ancora,
ad una sorta di buio dove non esiste nulla.
Questa scatoletta va incontro a deterioramento (insieme al materiale che 'contiene',
ovvero la mente e la consapevolezza) ed un giorno, muore… cioè scompare…
mentre il mondo là fuori continua ad esistere insieme alle altre scatolette: ma la
sorte della piccola scatoletta, prima o poi, toccherà anche alle altre scatolette e
perfino al mondo.
Però molte scatolette ‘sanno’ di avere dentro di sé "qualcosa" che può sopravvivere
a questo destino infame… per alcune scatolette, questo "qualcosa" continuerà a
vivere in una qualche ‘dimensione’ diversa dove non esiste un’ulteriore ‘morte’; per
altre scatolette questo qualcosa si 'reincarnerà' in una nuova scatoletta…
Questa storiella, che per molti può apparire triste, ma in cui tutti possiamo vederci
comunque un lieto fine (la vita eterna) è bene o male la storia su cui basiamo ogni
giorno la nostra vita.
Poi ci si domanda come mai le cose nel mondo non vadano proprio “bene”: beh
non vedo come possa essere diverso… praticamente, ciò che viene chiamato
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‘esistenza’ è considerato dalla maggior parte degli individui - comprese tutte quelle
persone che si considerano ‘serie’ (e che spesso sono anche ‘seriose’) quali
eminenti scienziati, politici, banchieri, presidenti, vescovi e via dicendo…
Ciò che viene chiamato ‘esistenza’ viene considerato dalla maggior parte degli
individui alla stregua di un enorme
cartone animato.
Qual è la tua esperienza?
Anzitutto che non sei affatto un’io separato da altri io o dal mondo: se ti chiedo di
osservare un oggetto davanti a te e ti chiedo se ne sei consapevole, la tua risposta
non può essere che sì.
Quella semplice risposta che può apparire banale e su cui nessuno si sofferma,
significa che non c’è alcuna differenza fra te e quell’oggetto. Non ci può essere
alcuna distanza, perché ‘consapevolezza’ significa che quell’oggetto sei tu: lo hai
‘digerito’, è diventato te… altrimenti non puoi dire di esserne consapevole.
Ma in realtà dire che “è diventato te” è sbagliato: perché vuol dire che prima non
era te… ma hai mai avuto l’esperienza di qualcosa che esistesse ‘fuori dalla tua
consapevolezza’ e che poi vi è entrata? No.
Dunque non è mai esistito un ‘io’ consapevole di ‘qualcosa’. E’ esistita sempre
consapevolezza.
Inoltre non hai mai visto ‘un mondo fuori di te’. Il fatto che tu sostenga che alla tua
morte il resto del mondo continuerà ad esistere, è solo una teoria che non potrai
mai dimostrare perché se non ci sei ‘tu’ non c’è il mondo.
Quindi un eminente scienziato che sostiene l’esistenza di un mondo al di fuori
della consapevolezza, su cosa si basa? Lo ha mai visto? No. Eppure quasi tutti si
basano su questo concetto: un concetto non dimostrabile. Ma la scienza non
dovrebbe essere dimostrabile?
E di questa consapevolezza… hai mai sperimentato momenti in cui non c’è? Hai
mai sperimentato una sua nascita?
Al massimo hai sperimentato la nascita e la fine di immagini, sensazioni,
percezioni… e dunque sei consapevole della nascita e della scomparsa degli oggetti
e della mente… ma non puoi dire che sei consapevole della nascita e scomparsa
della consapevolezza. Se non c’è consapevolezza non ci sei tu, quindi non ha senso
dire che ‘tu’ puoi assistere alla nascita o scomparsa di qualcosa se tu stesso in quel
momento non ci sei.
E dicendo “se non c’è consapevolezza non ci sei tu” è anche implicito che tu sei
consapevolezza.
Esiste tempo o spazio nella consapevolezza? Cercali e trovali se ne sei capace.
Ogni cosa nasce e scompare qui ed ora.
Hai mai sperimentato qualcosa che nascesse o scomparisse nel passato (o nel
futuro)? Anche il passato, ovvero il ricordo, non può far altro che comparire 'ora':
non esiste alcun tempo diverso da 'adesso'.
Hai mai inoltre sperimentato qualcosa che sia ad una certa distanza da ‘te’? Apri gli
occhi e cerca qualsiasi oggetto dinanzi a te: cosa vedi? Vedi oggetti distanti da te?
Vedi solo ‘visione’ cioè ‘vedere’.
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A che distanza è da te il vedere? A nessuna distanza.


Poi ci si domanda come mai le cose nel mondo non vadano proprio “bene”…
Che senso ha che parli di ‘Amore’ e che cerchi l’Amore (che per definizione è
assenza di separazione) se credi di essere chiuso in un corpo, separato da ciò che
chiami mondo?
Fai della ‘separazione’ il tuo stile di vita e poi ti chiedi come mai non ci sia Amore…
non ti sembra un po’ assurdo?
Se pensi di essere un 'io' che abita in un corpo, cercare l'Amore è come cercare il
miraggio dell'acqua nel deserto... puoi anche trovarlo, ma il miraggio dell'acqua non
ha mai dissetato nessuno.
Scopri chi sei e scoprirai l'Amore

65. Sono scomparso nel tuo amore.

66. Qual è la prova del fatto che 'esisti'?


Di certo è l'esperienza di essere 'consapevole'.
Se ti chiedessi "sei consapevole?", la tua risposta indubbiamente sarebbe 'si'.
Nel rispondere a questa domanda, non ti riferisci ad una esperienza oggettiva.
La domanda 'sei consapevole?', infatti, è una di quelle domande la cui risposta non
può essere trovata 'nel mondo' o 'fra i pensieri': non si riferiscead un oggetto, ad un
insegnamento o ad un ricordo.
La tua 'sensazione di esistere' non deriva dal fatto che 'tu sei' qualcuno che 'vive' nel
mondo.
La tua sensazione di esistere deriva dal fatto che non esisti mai separato dal mondo
che osservi.
O, in altri termini, tu 'esisti' proprio perché sei quel mondo dal quale credi di essere
separato.
Ogni qualvolta sei consapevole di un fiore, non c'è mai un 'io' da una parte ed 'un
fiore' dall'altra. Per vedere quel fiore (per esserne consapevole) l'io ed il fiore
devono fondersi in un'unica cosa (la consapevolezza). Altrimenti come potresti dire
di esserne consapevole? La consapevolezza è un'esperienza molto intima,
esistenziale. Così intima che non puoi nemmeno parlare di 'consapevolezza': la
consapevolezza sei tu.
L'io è sinonimo di consapevolezza o anche di 'amore': quando sei consapevole ogni
separazione cade... questo è ciò che è l'amore.
In quel momento 'sei amore'.
Che cos'è la morte?
Tu credi che la morte sia la scomparsa di un 'io' separato dal mondo... credi che sia
la scomparsa del corpo/mente nel quale ti identifichi.
Hai paura, ed è normale. Ogni corpo/mente prima o poi esaurisce la sua energia e
scompare.
La paura sarebbe lecita se tu fossi quel corpo/mente separato da ciò che definisci
mondo.
Ma la tua certezza di 'esistere', come abbiamo visto, non deriva dall'esperienza di
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essere un corpo/mente separato da un mondo.


La tua certezza deriva proprio dall'opposto: ovvero da quella sensazione in cui non
esiste né un corpo/mente né un mondo... ma un'unica esperienza di
consapevolezza e di amore.
Hai la dimostrazione di 'esistere' solo quando 'scompari' come essere separato...
In ogni momento esisti proprio perché 'non sei' un corpo/mente.
La paura della morte è la paura che il corpo/mente (separato) possa scomparire...
ma siccome non sei mai separato, quale morte potrebbe accaderti?
Sperare che il tuo 'io' separato non scompaia per sempre, è come sperare che gli
elefanti rosa non calpestino il tuo prato: l'io separato non scomparirà per il semplice
fatto che qualcosa che di per sé non esiste, non può scomparire...

67. Se non mi ami...


Puoi solo far finta di capirmi.

68. Quando scompaio nel tramonto o nel suono delle onde del mare... accade ciò che
il mondo chiama bellezza.
Quando scompaio in te, accade ciò che chiami amore...

69. Lo 'spazio' è la distanza fra due oggetti.


Il 'tempo' è la distanza fra due pensieri.

70. Tutto ciò che scompare... non è reale

71. Ogni qualvolta sorge una sensazione, subito dopo sorge il pensiero 'io' che dice: "io
ho provato questa sensazione".
Ma nel momento in cui esiste quella sensazione, esiste un io?
In quell'attimo... in quell'attimo in cui esiste quella specifica sensazione, prova a
cercare quell'io.
Quando c'è rabbia o paura, in quel preciso momento, esiste un 'io' che è afflitto da
quella rabbia o da quella paura?
In quell'istante prova a cercare quell'io che sta 'subendo' quella sensazione.
L'io è quel pensiero che sorge subito dopo... ma nel momento in cui esiste la
sensazione, non esiste alcun io che ne sia in qualche modo separato e che in
qualche modo la stia subendo.
In quel particolare momento esiste solo quella sensazione: e più cercherai quell'io
in quel momento, più ti accorgerai che non esiste alcun io... e dunque non potrai
nemmeno cercare un io.
Perché se non c'è un 'io': chi può cercare un io?
Ogni tentativo di trovare un io ed ogni tentativo di cercare un io 'ti farà
comprendere' che se c'è una sensazione... in quel momento... c'è solo quella
sensazione. Non c'è nient'altro e nessun altro.
L'io, i vari tentativi di cercarlo e i vari tentativi di trovarlo... sono solo pensieri che
vengono dopo.
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Nel momento in cui c'è paura... c'è solo paura. Non c'è alcun io che ha paura.
Siccome non c'è alcun 'io', tu non hai mai paura. Per averla dovresti esserci...
dovresti esistere insieme alla paura.
Ma in quel momento tu sei diventato 'paura': in quell'istante non c'è distinzione fra
te e la paura. C'è solo paura.
'Tu' non ci sei e dunque non puoi aver paura.
Ma se c'è solo paura... e se dunque non c'è un 'io' che in qualche modo riconosca
che quella particolare sensazione è una sensazione di paura... possiamo veramente
dire che c'è paura?
'Chi' può dirlo? Visto che non c'è alcun 'chi'...
La consapevolezza prende infinite forme... ma non è mai toccata da nessuna forma.
Rimane sempre se stessa.
Tu sei quella consapevolezza: sei la vita che continuamente muta, ma che rimane
sempre se stessa...
Tutto ciò che esiste è espressione della tua libertà.
Tutto ciò che appare è il respiro del tuo amore

72. Su qualsiasi luogo il mio sguardo si posi


Là c'è il tuo volto

73. Un intrecciarsi di forme e colori davanti ai miei occhi...


Qual è la differenza fra il 'vedere', ed i colori che vedi?
I colori che vedi dinanzi a te sono fatti di vedere... ed il vedere è fatto di colori.
'Colore' è sinonimo di 'vedere'.
Ogni suono che percepisci... è forse staccato dall'udire?
Puoi separare i colori dal vedere o i suoni dall'udire?
Se c'è il colore, c'è il vedere... se c'è il suono, c'è l'udire.
Ed i sapori o gli odori?
Ed il tatto... se sfioro il contorno di un fiore non trovo differenza fra il 'toccare' e
quel contorno delicato.
Il mondo è fatto di percezioni... le percezioni sono fatte di mondo: se apro gli occhi
vedo il vedere; se accarezzo i tuoi capelli... sono quel tocco.

74. Chi ama non può aver paura di morire… poiché è morto infinite volte. Se non
sei mai morto, significa che non hai mai amato

75. A che distanza si situa la tua nascita rispetto a questo momento presente? Di certo
non risponderai in termini di distanza spaziale: non puoi dire che sei nato 20.000
kilometri fa...
Risponderai usando 'il tempo'.
A che distanza si situa la tua nascita rispetto a questo momento presente?
Cos'è la tua nascita? Di sicuro è un 'pensiero'...
Se ti chiedessi di 'immaginare' la tua nascita (poiché probabilmente non la ricordi),
penseresti ad un bambino che nasce... o a qualcosa di simile.
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Dunque la nascita è di certo un pensiero, un'immagine mentale.


Quando si ha a che fare con i pensieri, si usa il 'tempo': lo spazio è la distanza fra gli
oggetti, il tempo misura le distanze fra i pensieri.
A che distanza si situa la tua nascita rispetto a questo momento presente? 20, 35, 60
anni?
Ma se la tua nascita è un pensiero (nella tua mente o nella mente di un tuo
familiare... fa poca differenza: sempre un pensiero rimane): quando 'sorge' questo
pensiero?
Un pensiero sorge sempre ora.
Se ti chiedo di pensare alla tua cena di ieri sera, quando sorge il pensiero 'di ieri
sera'? Di certo ora.
Eppure sostieni che tanti anni separano il pensiero che hai di 'te' ora e il pensiero
che hai di quel 'te' neonato. E sostieni anche che "molte ore" separano il 'tu' di ora
dal 'tu' di ieri sera.
Con quanti 'io' hai a che fare? Il tuo 'io' di dieci secondi fa, quello di ieri sera, quello
di venti anni fa...
Infiniti io...
Eppure la tua esperienza non è questa: esiste sempre e solo questo momento
presente, dal quale non ti allontani mai.
Tutto ciò che 'ricordi', i tuoi 'io' passati di cui hai memoria... sono tutti presenti ora.
In questo 'adesso', è presente tutta la tua "storia": quindi non sarebbe nemmeno
corretto chiamarla "storia". E' più come una immagine, una foto. Una foto che
contiene tutto ciò che chiami 'tuo passato'... una foto che contiene tutto ciò che
definisci 'io'.
A che distanza si situa la tua nascita rispetto a questo momento presente?
Dentro di te, sai bene che non si situa a nessuna distanza

76. Non appena chiudo gli occhi... ogni colore del mondo torna dentro me

77. Colui che percepisce e la cosa che viene percepita sono un'unica realtà: quando
uno dei due è assente, l'altro non esiste.

78. Alcuni dicono che i sogni che compaiono durante il sonno siano un riassunto dei
fatti che sono accaduti durante la giornata nello stato di veglia...
E se fosse il contrario?
Ovvero... che tutto ciò che accade durante la veglia non è altro che un riassunto di
ciò che è accaduto in sogno?

79. Quando provi un'emozione... stai provando una sensazione 'fisica'.


Se c'è paura, capisci che è paura perché avverti una sensazione a livello muscolare,
cutaneo, polmonare, cardiaco...
Se sei felice lo capisci perché ti accade una particolare sensazione (o una serie di
sensazioni).
Ma a chi accade questa sensazione? Prova ad osservare: accade veramente a te?
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Per accaderti devi esserne in qualche modo separato: tu da una parte e la


sensazione da un'altra... e quella sensazione deve venire verso di te e dunque
interagire con te.
Ma osserva bene: quando la sensazione è presente, esiste forse un 'io'?
Osserva... se osservi bene scoprirai che non c'è un io che interagisce con una
sensazione.
Quando c'è la sensazione, esiste solo la sensazione.
'Io' è solo un pensiero che accade successivamente.
Osserva attentamente: ogni volta che c'è una sensazione, non c'è alcun io. Ed ogni
volta che c'è un io, non c'è alcuna sensazione.
Quando accade una sensazione, subito dopo accade il pensiero 'io' che reclama
quella sensazione dicendo: "la paura è capitata a questo io, proprio a questo io (e a
nessun altro io)".
Non appena accade una sensazione spiacevole, prova a cercare quell'io.
In quell'attimo, se osservi bene la sensazione, vedrai che tu sei la sensazione stessa.
Sei quella sensazione.
L'io non c'è.
E se l'io non c'è, quella sensazione sta accadendo a nessuno.
Però, in qualche modo, c'è consapevolezza. Perché se riesci a 'sentire' che tu sei
diventato quella sensazione... quel 'tu' cosa è?
È semplicemente consapevolezza.
La consapevolezza prende la forma di una sensazione: per esempio la paura... e
dunque quella paura è fatta di consapevolezza.
Non c'è un 'io' che è consapevole della paura: ma c'è paura che è consapevole di se
stessa.
Quando un danzatore danza... c'è forse un danzatore che danza? A me non
sembra. Mi sembra piuttosto ci sia solo danza...
Se ci fosse un danzatore e la danza, cioè due cose separate... come faresti a vedere
la danza?
Nella danza non c'è alcun danzatore... eppure la danza non è qualcosa di
'inconsapevole'. Quella danza è consapevole.
Quando balli... esiste solo quel ballo. Tu non esisti: nel ballo c'è solo spazio per il
ballo (e non per chi balla).
Nell'amore c'è solo spazio per l'amore e non per due persone separate.
Ogni volta che c'è una sensazione o il ballo o l'amore... non c'è alcun io.
Eppure sembra che le 'sensazioni' accadano a qualcuno.
Non accadono a qualcuno... ma siccome la consapevolezza prende la forma di
qualsiasi cosa... può accadere che la consapevolezza, per un attimo, riesca ad
osservarsi. Cioè ad essere consapevole di sé. Come se ci fosse un osservatore che
osserva una cosa osservata.
E se immagini un mare composto esclusivamente di consapevolezza...
comprenderai che è molto facile che ogni puntino di quel mare, essendo
consapevolezza, possa per un attimo diventare consapevole di se stesso tanto da
pensare che ci sia un altro puntino accanto...
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Nasce quell'illusione per cui una cosa è consapevole di un'altra: nasce un


osservatore ed una cosa osservata.
È l'illusione del 'testimone': che si crede di osservare qualcosa 'diversa da sé' perché
per un attimo dimentica che ciò che osserva è se stesso.
Così accade ciò che chiamiamo 'creazione': Dio, essendo pura consapevolezza, per
un attimo diventa consapevole di una sua stessa parte e dunque pensa di essere un
testimone che osserva quella parte. E siccome 'ne è consapevole', pensa che sia
esterna a Lui.
Ma in realtà non sta facendo altro che essere consapevole di Sé poiché non esiste
nulla al di fuori di Lui.
Quando osservi la paura... non troverai alcun io che subisce questa paura. Ma devi
osservare molto attentamente. Perché è molto facile creare un io.
E quando non troverai alcun io... e ti accorgerai di essere la paura... potrai ancora
chiamarla paura?
Quando il danzatore danza... non esiste alcun danzatore. Ma se non esiste alcun
danzatore... chi darà il nome 'danza' a ciò che sta accadendo? 'Chi' si accorgerà che
sta accadendo qualcosa?
Se non c'è un io che è testimone di ciò che accade... non accade nulla.
Accade qualcosa solo se c'è qualcuno a cui accade.
Prova ad intervistare un derviscio rotante 'dopo' che la sua danza sia 'conclusa':
nonostante a te è parso che qualcuno stesse ruotando... lui è pronto a giurarti che
nulla si stava muovendo e che tutto era immobile. Che non è accaduto
assolutamente nulla..
E questa risposta non è molto difficile da comprendere... ma bisogna osservare
attentamente.
Siccome sei abituato a vedere separazione in tutto... allora inizialmente ci vuole un
piccolo sforzo per vedere che ciò in cui credi è solo un'illusione.
E l'illusione è molto affascinante: pensa all'ultima volta che hai visto un film. Pur
sapendo che un film non è reale... ogni volta ti immedesimi con i personaggi. E
piangi, ridi, hai paura... come se stesse accadendo a 'te'.
Dunque è molto 'facile' che quel mare che è solo consapevolezza... diventi
consapevole di una piccola parte di sé e in un istante si trovi ad osservare quella
piccola parte come fosse fuori da sé.
La meditazione è riconoscere in un istante che io e te siamo una cosa sola: e questo
di certo non significa che se tu vuoi farmi del male io non debba scappare! Questa
è una sciocchezza...
Ma se tu sai di essere me ed io so di essere te... possiamo scomparire nella stessa
danza... e questo è amore.
E nell'amore 'reale', cioè quando veramente non esiste più l'illusione della
separazione, non ci sarà nessuno che vuol far male e nessuno che deve scappare...

80. Qual è la distanza fra te e tutto ciò che 'appare'?

81. Tutto ciò che vedi è un pensiero... e quel pensiero sei tu


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82. Tutto ciò che è toccato dal mio sguardo, diventa libero

83. A quanto 'distano' le tue emozioni da ciò che definisci 'mondo esterno'?
Quando c'è paura, tristezza, gioia, rabbia: prova ad osservare... riesci a trovare una
distanza fra quello che 'senti' ed un qualsiasi oggetto o persona che ti sta davanti?
Quando c'è paura, tristezza, gioia... in quel momento... non c'è alcuna differenza fra
quell'emozione e ciò che definisci 'mondo'.
Non c'è alcuna distanza: tu, l'emozione ed il mondo siete la stessa identica cosa...

84. Esiste qualcosa fuori dalla tua percezione?


Ogni colore, ogni suono, ogni odore o sapore... ogni forma: è una tua percezione.
Se non fosse una tua percezione, non potresti 'percepirla' e quindi non esisterebbe.
Tutto è percezione: se togli i tuoi 'sensi' dal mondo, il mondo scompare.
Il mondo è percezione.
Questa percezione è forse diversa dalla consapevolezza?
Dire che qualcosa 'esiste' equivale a dire che ne sei consapevole...
Se togli la consapevolezza dalla percezione, la percezione scompare.
Puoi dire che esista qualcosa fuori dalla consapevolezza?
Se esistesse qualcosa fuori dalla consapevolezza tu non ne saresti consapevole e
dunque non esisterebbe.
Il mondo non è altro che consapevolezza.
E tu... sei diverso da quella consapevolezza?
Osserva il paesaggio, focalizzati sul fatto che ne sei consapevole... cioè focalizzati sul
fatto che per te quel paesaggio esiste: puoi forse dire che tu sei diverso da quella
consapevolezza con cui sei consapevole di quel paesaggio?
Tu sei il mondo.
E nessuna foglia può cadere… a meno che tu non cada insieme a lei

85. Non esiste un 'io' che è consapevole di 'qualcosa'.


Esiste solo consapevolezza che è consapevole di se stessa

86. Quando dici 'io penso' o 'io sento', stai separando qualcuno che chiami 'io' da
qualcosa che viene pensata (o sentita).
Stai mettendo una distanza fra 'te' ed un pensiero (o una sensazione).
Stai dicendo che, in uno stesso istante, ci sono due cose: 'tu' ed 'un pensiero' (o una
sensazione).
Ti invito a verificare questa affermazione.
Ogni volta che c'è un pensiero, non c'è un io che 'lo pensa'; esiste solo il pensare.
Ogni volta che c'è una sensazione, non c'è un io che 'la sente'; esiste solo il sentire.
In altri termini: tu non sei mai separato da ciò che pensi o senti... tu sei il pensare o
il sentire.
Se c'è paura, non puoi dire che 'tu senti la paura': in quel momento sei la paura.
Non c'è alcun 'io' che la sente. C'è solo paura.
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E siccome non c'è alcun io che la sente... la paura avrà paura di se stessa? Sarebbe
come dire che il fuoco si ustiona.
"Io sento la paura" è solo un pensiero, che sorge successivamente. Ma nell'istante in
cui c'è la paura non c'è nessuno che può sentirla.
Non esiste alcun 'io' separato dalle cose che accadono e che subisce gli effetti di ciò
che accade: c'è solo un 'Io' che continuamente si trasforma in sensazioni, percezioni
e pensieri... e nonostante questo, rimane sempre se stesso.

87. Esiste un intervallo fra te ed il mondo?


Esiste forse uno spazio che vi separa, per cui puoi dire "io sono qui ed il mondo è
là"?
Dove finisci tu e dove comincia il resto?
Cerca quel confine... non lo troverai

88. Nel 'toccare' non esiste un 'io' che tocca 'qualcosa'.


Ma esiste solo il 'toccare'.
Nel 'vedere', l'ipotetico 'io' e la cosa 'vista' sono la stessa identica cosa: e dunque nel
vedere, esiste solo il vedere.
Ciò accade per qualsiasi esperienza: durante l'esperienza non esiste mai un 'io' che
sperimenta 'qualcosa'.
"Io ascolto un suono" è solo un pensiero che accade 'successivamente' all'esperienza
dell'ascoltare: durante 'l'ascoltare' non c'è alcun 'io' separato dal 'suono' che viene
ascoltato.
Qualsiasi esperienza dunque conferma l'assenza di separazione.
Qualsiasi esperienza dimostra che non vi è alcun 'io' separato da un ipotetico
'mondo' esterno.
Ogni volta che accade il vedere, il sentire, l'assaporare, l'annusare, il toccare... in
quel momento non esiste alcun 'io'.
Dunque 'chi' vede, sente, assapora, annusa o tocca? Nessuno: poiché in quell'attimo
non c'è alcun 'io'.
E quando, successivamente, sorge quel pensiero 'io vedo' o 'io sento' o 'io
assaporo'... in quell'attimo non esiste più il vedere, il sentire... ma esiste solo quel
pensiero 'io vedo' o 'io sento'...
Ma anche in quel caso: 'a chi' accade il pensiero 'io vedo', 'io sento'? Nel momento
in cui c'è quel pensiero, non esiste alcun 'io'... ma solo il 'pensare'.
Dunque: dov'è quest'io che pensi di 'essere'? Questo piccolo 'io' che è separato da
ciò che chiami mondo? Non lo hai mai incontrato...
Cos'è la morte?
Ciò che chiami 'morte' non è altro che la scomparsa di questo 'ipotetico' io. Cioè la
scomparsa di un pensiero: il pensiero 'io vedo', 'io sento', 'io assaporo', 'io annuso',
'io tocco'.
Ma questi pensieri scompaiono continuamente: ogni volta che c'è il 'vedere', il
pensiero 'io vedo' non c'è; ogni volta che c'è il 'toccare', il pensiero 'io tocco' non è
presente.
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E dunque cos'è la morte? Qualcosa che accade ogniqualvolta un pensiero


scompare.
Cos'è l'amore?
L'amore è la parola più semplice per esprimere ciò che è: quando ami, sei
pienamente consapevole che tu e colui che ami siete la stessa cosa.
In un bacio, non possono esserci 'due persone distinte e separate': se ci sono, allora
non c'è alcun 'bacio'; se ci sono, non c'è amore.

89. Tutto ciò che è toccato dal mio sguardo, diventa libero.
Ogni volta che parli di 'mondo esterno' non stai facendo altro che privare 'una
forma' della propria libertà.
Ogni 'forma' che appartiene a ciò che chiami mondo esterno è infatti
completamente schiava dello spazio e del tempo.
Le forme del mondo esterno si differenziano dai pensieri perché i pensieri sono un
po’ più liberi: sono vincolati solo dal tempo.
Un pensiero ha un inizio ed una fine, ma non uno ’spazio’ che lo possa limitare.
Ogni forma del mondo esterno è composta da ‘punti’: per vedere una forma devi
prima vedere un punto, poi passare al successivo punto e così via.
Per vedere una forma devi vedere ‘tutti i punti’ da cui è composta… e quindi prima
ne vedrai uno, poi quello più accanto e via via finché non arriverai all’ultimo
puntino che compone quella forma.
Quando dal primo punto passi al secondo punto, cosa accade al primo punto?
Diventa un pensiero (un ricordo).
Quando passi al terzo punto anche il secondo punto è divenuto un pensiero.
La ‘forma finale’ che vedi, dopo aver superato l’ultimo punto, non è altro che ‘un
pensiero’ (una ricomposizione di tutti i punti in una forma ‘mentale’).
Per ‘vederla’ hai dovuto trasformare la forma ‘del mondo esterno’ in un ‘pensiero’.
Quindi hai tolto il vincolo dello spazio a quella forma… l’hai resa un po’ più libera.
Quando togli il vincolo dello spazio (ma non del tempo) ad una forma ‘esterna’,
essa diventa un pensiero.
Ma questo non basta.
“Vedere” una forma significa anche ‘esserne consapevoli’.
Quando ‘il secondo punto’ di quella forma diventa un pensiero… cosa accade al
primo punto che era precedentemente divenuto un pensiero?
Due pensieri non possono coesistere: questo è un dato di fatto; quando c’è un
pensiero… in quell’istante… c’è solo quel pensiero.
Dunque… che fine fa quel primo punto, quando viene sostituito dal secondo
punto?
Diventa ‘consapevolezza’.
Quando il terzo punto diventerà un pensiero, anche il secondo punto passerà sul
piano della consapevolezza.
Dunque una forma esterna per essere vista deve essere liberata dal vincolo dello
‘spazio’: deve divenire un pensiero (che è vincolato solo dal tempo).
E per esserne consapevoli, bisogna eliminare anche l’ultimo vincolo: il vincolo del
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tempo.
Ogni volta che tocchi una forma, ogni volta che la vedi… ogni volta che ne sei
consapevole: istantaneamente tu la liberi.
E liberandola scopri di non esserne separato… scopri di essere quella stessa cosa.
Questo è ciò che chiamiamo 'Amore'

90. Apparentemente il pensiero divide l'esperienza in due: colui che sperimenta e la


cosa sperimentata.
Apparentemente: perché durante l'esperienza non esiste né colui che sperimenta
né la cosa sperimentata.
Il pensiero arriva solo in un momento successivo: ma quel pensiero non era
presente durante l'esperienza e dunque... non ne può sapere nulla.
Finchè ci sono ‘due esseri’ che si amano, non ci può essere amore. Nell’amore
non c’è spazio per ‘due’… c’è solo spazio per l’amore

91. Finché ci sono 'due esseri' che si amano, non ci può essere amore.
Nell'amore non c'è spazio per 'due'... c'è solo spazio per l'amore

92. Se ci fosse anche una benché minima distanza fra te ed una qualsiasi cosa di cui tu
sei consapevole, non potresti esserne consapevole.
'Essere consapevole' di qualcosa, significa semplicemente essere quella cosa.
Quando c'è paura, rabbia, solitudine: sei forse diverso da quella paura, da quella
rabbia o da quella solitudine?
Quando c'è il tramonto, un fiore, la luna... in quel preciso istante: sei forse diverso
dal tramonto, dal fiore o dalla luna?
E quando accade un pensiero: non sei forse quel pensiero? Quel pensiero che
'sembra' rapirti da ciò che chiami 'mondo esterno'?
Non ti ha rapito: in quel momento sei semplicemente quel pensiero. E non esiste
null'altro.
Non c'è mai un attimo in cui tu non sia ciò che accade: un'emozione, un pensiero,
un tramonto.
Non esiste dunque momento in cui tu non sia consapevolezza.

93. Quando, seduto sugli scogli, osservi le onde... nonostante i tuoi occhi vedano quelle
innumerevoli onde... senti che non ci sono onde.
C'è solo acqua. Sempre e solo acqua.
Nonostante gli occhi parlino di onde, tu sei già andato oltre. Sei sempre stato oltre.
Quando apri gli occhi su ciò che chiami 'mondo esterno': nonostante gli occhi ti
stiano dicendo che c'è una moltitudine di forme... senti che non c'è alcuna forma.
Tutto nasce e finisce in te.
Ed è sempre stato cosi

94. Dire che un oggetto pensato è meno 'consistente' di un oggetto che abita il
cosiddetto 'mondo esterno' è come dire che gli oggetti presenti nel sogno sono
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meno reali degli oggetti presenti nello stato di veglia.


Quando un pensiero è presente, non c'è nulla di più consistente di quel pensiero...
e durante lo svolgimento del sogno, non c'è nulla di più reale di quel sogno.
Non c'è alcuna differenza di 'realtà' fra un oggetto pensato ed un oggetto esterno,
come non c'è alcuna differenza di 'realtà' fra il sogno e la veglia.
Semplicemente accade che quando è presente il sogno, un pensiero o qualsiasi altra
cosa... tutto il resto è 'irreale' poiché in quel momento non sta accadendo.
Dunque non esistono cose più reali di altre: esiste solo ciò che sta accadendo in
questo momento. E qualunque cosa sia, è assolutamente reale.

95. Tutto ciò che esiste è consapevolezza: se così non fosse, non esisterebbe.
Se tu provassi a togliere la consapevolezza da qualsiasi forma ti sta intorno, da
qualsiasi pensiero o emozione, non ne saresti più consapevole: scomparirebbe.
Tutto ciò che esiste è consapevolezza: e tu sei quella consapevolezza.
Se vedi una stella, significa anche che nei consapevole... ed esserne consapevole
significa essere quella stella: se foste due entità separate, non potresti 'vederla'.
Non sei mai stato separato da nulla: tutto ciò che accade sei Tu.
Ogni forma che credi appartenere al 'mondo esterno', ogni pensiero, ogni
sensazione, ogni emozione è un 'mezzo' per scoprire chi sei...
Osservando le onde, l'oceano scopre di essere acqua.

96. Il ricordo di "chi sei" accade spontaneamente e senza alcuno sforzo: ogni volta che
guardi qualcosa o qualcuno, infatti, non vedi altro che te stesso…

97. Se è presente il pensiero non può esserci ciò che chiami 'mondo esterno; se è
presente ciò che chiami 'mondo esterno' non può esserci il pensiero.
Prova ad osservare qualsiasi cosa sia davanti a te in questo momento: se la stai
osservando scoprirai che in quel momento non c'è alcun pensiero.
E non appena arriva il pensiero, i tuoi occhi non riusciranno a scorgere alcuna
immagine dinanzi a loro.
Quante volte ti capita durante la giornata? Quante volte percorri una strada e,
assorto nei tuoi pensieri, non vedi alcuna strada?
Arrivi alla fine della strada e non ricordi nulla di quella via.
Ciò che chiami 'pensiero' e ciò che chiami 'immagine esterna' non si incontrano
mai: o c'è uno o c'è l'altro.
E siccome non si sono mai incontrati: come fai a dire che 'puoi pensare ad un
albero che hai appena visto'? Il pensiero e quell'albero non si incrociano mai...
come può quell'albero essere uguale all'albero che immagini ad occhi chiusi?
Il pensiero non sa nulla di alberi... non li vede mai: perché se c'è l'albero non c'è il
pensiero.
Questo miracolo può accadere solo perché tu sei sia l'albero che il pensiero: prendi
la forma prima di un albero e poi di un pensiero, poi di una sensazione, poi di
un'emozione, poi di una nuvola e poi di un fiore.
Tutte queste cose di cui prendi la forma non si incontrano mai fra loro: ma si
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incontrano in te.
Ogni cosa che accade sei tu: se così non fosse non potresti immaginare,
comunicare, vedere...
Il danzatore e la danza non si incontrano mai... ma entrambi sono l'espressione
dello stesso amore

98. Quando c'è il 'fare', non esiste un 'io' che fa qualcosa: esiste solo il fare.
Quando c'è il vedere o il sentire, non esiste un 'io' che vede o sente qualcosa: esiste
solo il vedere o il sentire.
Quando c'è il pensare, non esiste un 'io' che pensa: esiste solo il pensare.
Fare, pensare, vedere, sentire: tutto ciò che accade in ogni istante è un verbo
'all'infinito', impersonale...
Un verbo privo di soggetto

99. Chiudi gli occhi e trova un qualsiasi suono.


La prima cosa che farai è associare quel suono ad una causa: per esempio
l'automobile che passa.
Allora subito dirai che quel suono è causato da un'auto. Separerai l'auto dal suono.
Ma è così? C'è differenza in quel momento fra suono e auto?
C'e solo 'suono' e se osservi bene non c'e alcuna auto dentro quel suono.
Se togli il suono non c'è auto e se togli l'auto non c'è suono...
Il suono è causato da un'auto che passa? O è l'auto che è causata dal suono?
Ad occhi chiusi l'auto ed il suono sono la stessa cosa.
Non c'è differenza fra loro. L'auto è il suono ed il suono è l'auto.
Questa è la tua esperienza: c'è solamente suono e nonostante tu tenda a separare
l'auto dal suono, essi sono inseparabili.
Sono la stessa cosa.
Consideriamo dunque il suono: c'è forse differenza fra l'udire ed il suono? Se togli
l'udire di certo scomparirà il suono... e se togli il suono?
Se togli ogni suono puoi forse dire che ci sia l'udire? Non puoi saperlo perché ti
accorgi che c'è l'udire solo se ci sono suoni. L'udire nasce insieme al suono. L'udire
è il suono.
Di questo 'udire' ovviamente avrai consapevolezza... E qual è la differenza fra l'udire
e la consapevolezza con cui ne sei consapevole? Prova a togliere la consapevolezza
dall'udire: scomparirà.
Dunque l'udire e la consapevolezza sono la stessa cosa: non sono separati.
E c'è differenza fra te e questa consapevolezza? C'è differenza fra te e la
consapevolezza con cui sei consapevole dell'udire (o di qualsiasi altra cosa)? Prova a
cercare questa differenza.
Prova a cercare la distanza fra ciò che chiami 'io' e la consapevolezza con cui sei
consapevole di qualsiasi cosa.
Tu coincidi con la consapevolezza, ovvero con tutto ciò che esiste.
Quindi: qual è la differenza fra te e quell'automobile che credi sfrecciare nel
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'mondo esterno a te'?


Semplice: non c'è alcuna differenza

100. Tutto ciò che esiste è reale. E tu sei quella realtà.

101. Pensieri, decisioni, obiettivi… giungono a te nello stesso modo in cui giunge il
suono del traffico.
Hai mai provato a cercare “dentro di te” un 'io' che organizza, dirige o crea le tue
esperienze? Sei mai riuscito a trovarlo?
Quando parlo di “consapevolezza” non mi riferisco alla ‘tua’ consapevolezza.
Poiché non esiste una ‘tua consapevolezza’. Esiste solo consapevolezza.
Prova a cercare dove finisce la 'tua consapevolezza'.
C’è un limite che la definisce? C’è un qualcosa, un oggetto… una palizzata che
definisce i tuoi limiti? Ed oltre quella palizzata inizia la consapevolezza di qualcun
altro?
E se anche sei convinto che la tua consapevolezza finisca da qualche parte… chi è
consapevole di quel limite? La ‘tua’ consapevolezza? E quella ‘tua’ consapevolezza,
riesce a ‘guardare’ oltre quel limite? O si ferma là, come se ci fosse un muro oltre il
quale non è più consapevole di nulla?
Trova quel limite… trova quel muro.
Ti definisci come una sorta di giardino cintato… oltre il quale non puoi vedere.
Eppure in ogni secondo la ‘tua’ consapevolezza si estende ben oltre. Come faresti
altrimenti a comunicare? Saresti come una scatola chiusa, consapevole solo del tuo
interno.
Credi che ognuno abbia la propria piccola consapevolezza intrappolata all’interno
del proprio piccolo corpo circondato da una palizzata che tu chiami pelle.
Ma hai mai conosciuto qualcosa che fosse fuori dalla ‘tua’ consapevolezza?
Se sei come un giardino cintato… allora tutto ciò che appare ‘nella tua’
consapevolezza in qualche modo viene da fuori… giusto? Sei mai stato consapevole
dei pensieri che fanno la fila fuori dal portone di casa tua e poi ad un certo punto
entrano?
Tutto ciò che compare in quella che tu definisci ‘tua consapevolezza’, era fuori a
fare la fila? E’ arrivato da ‘fuori’?
Quale fuori?
E quando un pensiero se ne va… o quando un suono scompare… dove vanno?
Ritornano fuori dal tuo giardino e vanno da qualche altra parte?
Beh… questa non è la tua esperienza.
La tua esperienza è che esiste una sola consapevolezza dove ogni cosa appare… e
non viene da fuori. Ogni cosa appare già ‘nella’ consapevolezza. E quando
scompare, scompare all’interno della consapevolezza stessa.
Ogni cosa appare e scompare nella consapevolezza… non nella ‘tua’
consapevolezza. Ma nella consapevolezza.
E siccome appare e scompare nella consapevolezza… ogni cosa è fatta di quella
stessa consapevolezza.
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E’ la stessa consapevolezza che prende la forma e il nome di un pensiero,


un’immagine, una sensazione, un obiettivo, un 'io'… ed è quella stessa
consapevolezza a cessare di essere un nome e una forma quando quelle sensazioni,
percezioni e pensieri scompaiono.
Non esiste un momento in cui non sei consapevole di qualcosa che esiste già. Non
esiste un momento in cui, in qualche dimensione, esiste un oggetto di cui non sei
consapevole e poi ad un certo punto, entra dentro di te e ne sei consapevole.
L’essere consapevole di qualcosa coincide con l’apparire di quella cosa. E quando
non ne sei più consapevole… non vuol dire che quella cosa è andata da qualche
parte. Ma solamente che la consapevolezza non è più quella cosa. Ha cambiato
forma.
Non c’è un “tuo giardino” che chiami consapevolezza con una siepe che lo
circonda e con un piccolo cancello, dal quale tutto entra ed esce.
Questa non è la tua esperienza.
Eppure pensi di essere un contenitore, magari definito dalla tua pelle, all’interno
del quale c’è una sorta di “io”. Un ‘io’ che organizza la ‘tua’ vita creando obiettivi e
perseguendo scopi.
E' veramente questa la tua reale esperienza?

102. Tutto ciò che accade sei tu…


Quando c’è la luna, tu sei la luna.
Quando c’è un’emozione, tu sei l’emozione.
Quando c’è un pensiero, tu sei il pensiero.
In ogni istante diventi qualcosa di diverso, pur rimanendo sempre te stesso.
Accade però spesso che sorga anche un’illusione di separazione: e così quella luna
lascia il posto ad un pensiero che dice ‘io vedo la luna’.
Come su una cartolina: un’immagine dove c’è un ‘io’ che punta gli occhi verso l'alto
e osserva un globo luminoso in un cielo notturno.
Ed in quel momento tu sei quella cartolina... e la luna in quell’istante non c’è più:
c’è solo quel pensiero.
Ogni volta che credi di essere un 'io' separato da 'un mondo esterno', quello stesso
'mondo esterno' scompare.
Tu diventi continuamente ciò che ‘esiste’, e nonostante questo non ne vieni toccato.
Altrimenti non potresti continuare a dissolverti e riapparire come qualcosa di
completamente nuovo.
In ogni istante un universo scompare e nello stesso istante un nuovo universo
appare.
Accade però spesso che sorga quel pensiero ‘io’: come se ci fosse un ‘io’ che in
qualche modo crea, decide o subisce tutto ciò che sorge e scompare.
E dunque non un ‘Io’ che costantemente nasce e svanisce: ma un ‘io’ che crea
qualcosa e che, a volte, subisce ciò che accade.
Dunque è come se ci fosse un ‘io’ che interagisce con un mondo separato da sé.
Ma quell'io è un'illusione... un riflesso...
Tu sei l’Io eterno e immutabile, libero, ma che contiene in sé un movimento…
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Ti sarà di certo capitato quando ascolti un particolare tipo di musica: quella musica
entra in risonanza con qualcosa che hai dentro ed il corpo comincia a muoversi…
prima in maniera impercettibile. Poi sempre più velocemente finché comincia a
danzare.
Quell’Io ha in sé qualcosa… un'irresistibile voglia di danzare che però non è
provocata da alcuna ‘musica esterna’, poiché non esiste nulla al di fuori dell’Io.
L’Io non si oppone alla danza che sorge in lui ed in un attimo tutto è danza.
La creazione non avviene con uno scopo: tutto ciò in cui l’Io continuamente si
trasforma è dato da questo irrefrenabile impulso al quale l'Io non si oppone.
E l’Io danza, creando infiniti mondi e infinite realtà: tramonti, laghi, oceani, soli,
pensieri, emozioni, angeli, demoni, creature di ogni sorta.
Ed in questa danza a volte l’Io si perde… e si identifica con qualcosa: crede di
essere una mucca, un sasso, un’emozione, un bimbo, una stella, un folletto…
Per un attimo si vede separato dalla danza…
Tutto ciò che esiste è la tua incessante danza: e avviene senza alcuno scopo…E tutto
ciò che esiste, esiste poiché tu non ti opponi alla sua comparsa.
La mente vorrebbe conoscere i perché, i motivi, il senso: non sarà mai soddisfatta
da alcuna risposta perché la mente stessa è la domanda. E domanda e risposta non
si incontrano mai.
Quando scompare la mente, anche ogni domanda svanisce.
L'Io, spinto da un irrefrenabile impulso... da una musica che viene direttamente da
se stesso... non si oppone a questo impulso e comincia a danzare.
E diventa quella danza: poiché non esiste mai una differenza fra danzatore e danza.
Eppure accade, talvolta, che l'Io si veda separato: vittima di questa illusione crede
che possa esistere una danza separata da un danzatore.
E quell'illusione a volte è forte: quante volte 'credi' di essere separato da ciò che ti
circonda?
Eppure sei quell'Io, che danza libero e immutabile nelle selvagge praterie
dell'universo... e nulla di tutto ciò che ti circonda è separato da te

103. Ogni volta che ti parlo... non esiste più nessuno

104. Come l’occhio non può vedere se stesso o il fuoco non può ustionare se stesso, così
la mente non può conoscere se stessa.
La mente ‘è conosciuta’ (come un qualsiasi altro oggetto), ma non può conoscere
né se stessa né nulla: il conoscere avviene sempre ‘oltre’ la mente…
E’ solo un pensiero che sostiene che la mente possa conoscere o fare mille altre
cose: ma nessuno di noi ha mai visto la mente conoscere o fare alcunché

105. Quando ti chiedo se sei consapevole, non ti accorgi cosa accade?


La mente deve dissolversi in quella consapevolezza. Scomparire.
"Sei consapevole?"... c'è un attimo... un intervallo...
Poi la mente compare portando la risposta... 'si'.
Ogni volta che ti chiedo se sei consapevole, in quell'attimo... prima che compaia la
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risposta... non c'è più alcuna mente o mondo.


In quell'attimo... esiste solo eternità

106. Osserva le onde... vedi un colore.


Che differenza c'è fra il colore e l'onda? L'onda è causa del colore?
Il colore causa l'onda?
Se non c'è onda non c'è colore e viceversa. Dunque non esiste un qualcosa che si
chiama onda o si chiama colore.
Per esistere dovrebbero essere entità separate. Ma tu non le trovi mai come
separate.
Ed esiste forse una differenza fra quest'onda ed il vedere? Onda e vedere sono la
stessa cosa. Non sono due entità separate. Sorgono insieme.
Sono la stessa cosa.
Il vedere è l'oggetto visto. Non si separano mai.
Vista, vedere e oggetto sorgono insieme. Sono la stessa cosa.
Se non c'è l'oggetto della vista non c'è vista. Se non c'è vista, non c'è colore.
E non sei forse consapevole di questo vedere?
E questa consapevolezza è forse separata da quel vedere? Sorgono come due entità
diverse?
Se c'è il vedere c'è l'esserne consapevole. Compaiono insieme. Sono la stessa cosa.
E questa consapevolezza con cui tu sei consapevole... è separata da te? Tu esisti
separato da questa consapevolezza con cui sei consapevole di ciò che chiami
'mondo'? Non è forse vero che nasce insieme a te?
Quando c'è consapevolezza ci sei tu. Quando ci sei tu c'è consapevolezza.
Apparite insieme.
Dunque tu sei quell'onda.
Compari insieme a lei. Sei lei.
E così ogni cosa: tu sei tutto ciò che accade.
E quando sembra non apparire nulla... tu sei quel nulla.
Non quel nulla di cui la mente ha paura e che considera 'niente', ma un nulla
consapevole, pulsante... che non si oppone a nulla e per questo continuamente
diventa ciò che esiste e continuamente rimane quel vuoto che non prende mai
alcuna forma

107. Tutto ciò che credi 'esterno a te' appare non appena immagini di esserne separato

108. ... ed in un attimo, tutto si ferma.

109. ... da qualsiasi lato si giri, il giorno non riesce mai a trovare la notte.

110. "Meditazione non-duale"

Alcuni saggi dei tempi passati spiegavano la creazione in questi termini.


Dio è immutabilità, consapevolezza e gioia eterna.
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Non è 'consapevole', ma è 'consapevolezza'… ‘essere consapevole’ implicherebbe


essere consapevole di qualcosa di esterno a sé. Ma siccome non esiste nulla di
esterno a Dio, allora è Egli stesso consapevolezza.
Ed è gioia per lo stesso motivo; non ‘è felice’: perché ciò implicherebbe che ci sia
qualcosa di cui essere felice o qualcosa che lo rende felice. Ma fuori da sé non c’è
nessuno. Egli è pura gioia.
E’ immutabilità poiché è libero da qualsiasi concetto di spazio e tempo.
La tua mente immagina Dio come un gigante enorme… ma in realtà è molto più
simile ad un granello di sabbia.
Quel granello è immutabilità, consapevolezza e gioia.
All’interno di quel granello esiste anche un qualcosa che potremmo paragonare ad
una irrefrenabile voglia di danzare.
E Dio non vi si oppone… come tu non puoi opporti al sonno che arriva di notte.
Dio inizia a danzare.
In quella danza per un attimo dimentica… per un attimo accade un’illusione: egli
diventa consapevole di qualcosa di diverso da lui. Qualcosa che ‘sta fuori’.
Quindi da 'consapevolezza', illusoriamente, Dio diventa ‘consapevole di’… come se
si separasse in due. E nasce il mondo.
Anche la gioia sembra dipendere da qualcosa di esterno.
L’immutabilità viene trasferita all’esterno: come fosse l’attributo dell’universo e non
di sé…
Se pensi all’universo: sembra qualcosa di sconfinato, eterno… e tu ti senti piccolo,
mortale…
Dio si sente consapevole di qualcosa che muta insieme a lui, dipende da un altro
per la sua gioia… schiavo del tempo e dello spazio.
Hai dimenticato per un attimo di essere Dio.

Tutto ciò che accade, accade poiché Dio non vi si oppone.


Non c’è uno scopo alla creazione: lo scopo appartiene alla mente.
L’amore è lasciarsi andare e non opporre resistenza.
Quando ami sei indifeso… non ti opponi.
La creazione è un atto di amore… ma poi capita che Dio si dimentichi di sé per un
attimo… e si veda separato in miliardi di creature.
In realtà non avviene mai alcuna separazione, ma l’illusione è forte… e sembra
molto reale.
Ti credi un corpo, limitato da uno spazio e incatenato al tempo.
E questo corpo che si immagina prigioniero aspira a quella libertà che sente di
avere dentro… perché quella libertà è solo coperta dalla tua immaginazione, ma è
irrefrenabile. Quella sensazione di libertà è qualcosa di fortissimo.
Quel corpo, sentendosi incatenato e non riuscendo a capire come giungere a quella
libertà, ha paura, si sente solo e agisce di conseguenza.
Preda delle sue allucinazioni.
Come un animale selvaggio vorrebbe uccidere i suoi carcerieri per tornare libero,
così il corpo/mente si comporta vedendo pericoli e nemici dappertutto. Ed a volte
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quell’animale selvaggio rinuncia alla libertà… e pian piano si spegne.


C’è qualcosa da fare?
Si può fare qualcosa?
Anche se il credere che ci sia qualcosa di esterno a te è solo un'illusione…
nonostante Dio non si sia mai separato nelle innumerevoli forme di cui si crede
essere schiavo: si può fare qualcosa?
Le antiche tradizioni ci dicono che è possibile: in realtà Dio è sempre se stesso
nonostante possa immaginare di essersi separato da sé.
Se prendi dieci chili di argilla puoi creare e distruggere innumerevoli forme, ma
l’argilla rimarrà sempre argilla.
Ogni forma che compare e scompare, non intacca minimamente Dio… così come
le onde che compaiono e scompaiono non modificano l’acqua di cui sono
composte.
C’è qualcosa da fare?
Si può fare qualcosa?
La risposta di alcuni antichi saggi è: ‘meditazione’ - che nel suo significato originale
non significa altro che ‘vedere’.
Il primo passo della meditazione è non opporsi a ciò che accade: tutto ciò che
accade, si manifesta poiché Dio non vi si è opposto.
Più si cerca di opporsi a ciò che accade, più diventerà forte il senso di separazione e
più sarà difficile ‘vedere’.
‘Vedere’ significa infatti essere consapevole di una data situazione, ed essere
consapevole significa essere ‘intimi’ con quella situazione. Essere quella situazione.
Più ci si oppone, più ci si separa, meno si è consapevoli.
Dunque se arriva un senso di solitudine, paura, rabbia… la prima cosa da fare è non
opporvisi.
Quando non ci opponiamo, torniamo ad essere Dio: Dio non si oppone… opporsi
significa separarsi: mettersi su lati diversi.
A questo punto bisogna iniziare ad osservare.
Come osservare?
Si possono valutare questi due metodi.
Il primo metodo è partendo da sé.
Ogni volta che accade quella sensazione di paura, rabbia, disagio, sofferenza… cerca
quell’io in cui ti sei identificato.
Cerca quell’io che pensi stia subendo quella sensazione sgradevole.
Cercalo attentamente.
Indagane la natura.
Il secondo metodo è partendo dall’esperienza stessa: ogni volta che accade quella
sensazione sgradevole, immergiti totalmente in essa. E cerca di capire se
quell’esperienza sgradevole può essere divisa in due parti: colui che sperimenta e la
cosa sperimentata.
Questi sono due metodi che risalgono a due scuole molto antiche.
Quando accade un’esperienza di qualsiasi tipo noi siamo quell’esperienza.
Questa esperienza non dura in maniera continuativa: è intervallata da mille altre
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cose. E’ come se ci fosse un po’ di quella esperienza sgradevole, poi arriva un


pensiero, poi torna l’esperienza, poi arriva l’immagine del telefono davanti a te, poi
un suono di una macchina che passa, poi torna quell’esperienza e via dicendo.
Ma ‘sembra’ che quell’esperienza sgradevole duri molto di più e sia continuativa nel
tempo.
Osservando bene però ti accorgerai che l’esperienza (come ogni cosa) si
interrompe continuamente.
Cosi come quando osservi qualcosa: l’esperienza visiva di quando vedi un film è
continuamente interrotta da pensieri, emozioni, sensazioni e varie altre cose. E
quando arriva un pensiero, un’emozione e via dicendo, la visione del film è
interrotta.
Eppure ‘sembra’ che non hai mai smesso di vedere quel film.
Iniziando ad osservare ti accorgi di queste sottigliezze… ti accorgi inoltre che quello
che definisci ‘io’ e che sembra intrappolato dentro un corpo, in realtà è solo un
pensiero passeggero che ogni tanto interrompe altre esperienze. E dunque, come il
film, non è un’esperienza continuativa.
Nel primo metodo scopri dunque che non c’è alcun io… ma che quell’io è solo
qualcosa che compare di tanto in tanto.
Nel secondo metodo scopri che quando c’è esperienza, c’è solo esperienza. E non
c’è mai un ‘io’ che sperimenta ‘qualcosa’: non c’è né io né qualcosa, ma solo
esperienza.
Scoprirai che non sei altro che Dio che prende la forma di ogni cosa
continuamente, senza mai opporsi a nessuna forma.
Prendi la forma del pensiero ‘io’, successivamente di un altro pensiero o di una
sensazione, poi dell’immagine della luna o del tetto di casa tua, poi ancora di quel
pensiero ‘io’, poi di un corpo fermo in una macchina in mezzo al traffico… poi
diventi il traffico (e dimentichi quel corpo nella macchina)… poi torna il pensiero
io…
Ma tu, Dio, rimani sempre ciò che sei: immutabilità, consapevolezza e gioia eterna

111. Nonmi pare che il tempo sia composto da istanti... piuttosto vedo che tutto il
tempo è contenuto in questo unico istante.

112. Inquell'intervallo che 'separa' due sensazioni, due percezioni o due pensieri... in
quell'intervallo lo specchio è vuoto.
In quell'intervallo vedi solo te stesso.

113. Inogni istante prendi la forma di tutto ciò che esiste: pensieri, paesaggi, pianeti,
emozioni, respiri...
Tu sei quei pensieri, quei paesaggi, quei pianeti, quelle emozioni, quei respiri...
Ma non appena prendi la forma di quel pensiero 'io', improvvisamente immagini di
essere intrappolato in un corpo; improvvisamente immagini un mondo fatto di cose
e persone lontanissime da te: perfino le stelle sembrano distanti anni luce.
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Non appena prendi la forma di quel pensiero 'io', inizi a sentirti minuscolo... inizi a
sentirti tremendamente solo

114. Non
è mai accaduto che tu dimenticassi chi Sei.
Ma di tanto in tanto, immagini di non esserLo.

115. Questo momento, questo ‘ora’ in cui stai ‘esistendo’, non è correlato a nessun altro
momento… e ciò accade perché esiste sempre e solo questo istante.
Non sono mai esistiti altri momenti al di fuori di questo, né ne esisteranno.
Ciò che definisci ‘passato’ o ‘futuro’ sono pensieri che accadono sempre e solo
‘ora’.
Spesso pensi che il passato sia più reale del futuro poiché credi che il ‘ricordo’ si
riferisca a qualcosa che è accaduto, mentre immagini che il ‘futuro’ si riferisca a
qualcosa che ‘potrebbe’ o ‘non potrebbe’ verificarsi.
Eppure quando pensi al futuro, lo vivi con la stessa intensità di qualcosa che ti è già
successo.
Immagini passate e immagini future, hanno uguale valore: e questo ‘valore’ viene
dato loro dal fatto che accadono ‘ora’.
Tutto accade sempre e solo ora.
Non sono mai esistiti altri momenti al di fuori di questo, né ne esisteranno: cercare
di trovare un collegamento fra ‘eventi’ accaduti in vari ‘istanti’, significa ipotizzare
che esista qualcosa al di fuori di ‘ora’.
Eppure lo puoi verificare tu stesso: ogni cosa accade sempre e solo nel presente.
Anche un ricordo di ciò che chiami ‘passato’ deve accadere ora. Se accadesse nel
‘passato’ o nel ‘futuro’, chi se ne accorgerebbe? Tu non esisti fuori dal presente.
La semina ed il raccolto sono la stessa cosa: comprendere questo, significa
realizzare la libertà

116. Come un proiettore trasferisce una foto su uno schermo bianco, così la mente
immagina un mondo fuori di sé, proiettandolo su uno 'spazio' bianco che essa
definisce 'tempo'.
Tempo, mondo e mente non esistono mai come entità distinte, ma sono sempre la
stessa identica cosa: Tu

117. Adogni inspirazione un mondo appare, ad ogni espirazione un mondo scompare...


e quando scompare porta via con sé quella 'persona' con la quale ti identifichi.
Prova a pensare a quante volte hai espirato, prova a pensare a quante persone e a
quanti mondi hai creduto di appartenere.
Ed ogni volta che inspiri, ogni volta che diventi qualcosa di nuovo, frammenti te
stesso in miliardi di istanti ai quali credi di appartenere.
E così ti guardi in uno specchio ed immagini che ciò che vedi ha avuto una nascita
situata in chissà quale data e luogo.
Ed i tuoi ricordi e la scena che appare dinanzi a te sembrano confermare questa tua
teoria.
57

Eppure dentro di te lo sai per certo: che sei sempre lo stesso e che nulla è mai
mutato.
Ciò che pensi di essere, ciò che credi di vedere 'fuori' di te, sei tu stesso.
Vivi sempre in questo presente: anche le fantasie di mondi 'lontani' ed i pensieri di
tempi 'passati' accadono sempre e solo qui.
In questo momento sei una fotografia, e su quella fotografia c'è una persona con un
paesaggio fuori di sé e con un universo dentro.
Ma non c'è un dentro o un fuori in una fotografia. C'è solo quella fotografia.
Eppure tu ci vedi te stesso: quel personaggio che avanza in quel paesaggio... a volte
ti senti solo e piccolo... e quel paesaggio sembra così lontano e sterminato.
Ti dimentichi che è solo una foto: una foto che scomparirà alla stessa velocità di
un'espirazione.
In ogni istante un mondo appare, ad ogni istante un mondo scompare... ed ogni
volta pensi che quel mondo e quella persona che lo abita abbiano una 'storia' che
duri dentro i confini di qualcosa che chiami 'tempo'.
Ma dov'è quel 'tempo', se non ora? Dov'è quel 'mondo', se non qui?
Dov'è quella persona?
Ad ogni inspirazione nasce un personaggio, un mondo, una storia: tutto impresso
su una fotografia.
E questa fotografia scompare incessantemente ad ogni espirazione... ed un nuovo
mondo ed una nuova storia compaiono.
Tu diventi per un attimo quella foto e come un bambino si perde in una fiaba, tu ti
perdi nella tua stessa favola.
Quel racconto dura un istante...
E dopo quell'istante eccoti apparire in un nuovo mondo, in un nuovo ruolo.
C'è una cosa che è costante e che non muta mai... sei Tu. Prendi la forma di tutto
ciò che esiste, ma rimani sempre te stesso: un oceano di pace, libertà e gioia.
E dentro di te lo sai: tu sei libero e passi da una forma all'altra, come il passero
allegramente salta fra i rami.
Ad ogni espirazione torni dietro le quinte per prepararti al nuovo spettacolo.
Ed in quel nuovo spettacolo, ti riperderai. Dimenticherai di essere solo un attore.
Attore per un istante di uno spettacolo, che sembra durare una vita... e quella vita a
volte ti potrà sembrare difficile, altre volte piena di gioia.
Ma la cosa che devi ricordare è che tu sei la vita stessa: come l'oceano prende
infinite forme, ma non è modificato da nessuna di queste forme... così tu appari
come ogni forma, ma nessuna di queste forme cambia mai ciò che sei: libertà, gioia
e consapevolezza.
Libertà, gioia e consapevolezza sono le tue caratteristiche: so bene che lo sai. A
volte però può capitare di immaginare di essere qualcun altro...

118. "Il
tempo e lo spazio" sono solo concetti con cui la mente tenta di sostituire
qualcosa che non riesce a comprendere: "l'eternità e l'infinito"
58

119. Dicosa è fatta un'emozione? Qual è la materia che la compone?


Spesso non ti poni queste domanda perché la tua attenzione è tutta rivolta al 'nome'
di quell'emozione e non alla sostanza di cui è fatta.
E così dinanzi a te non esiste un'emozione, ma un nome: 'rabbia', 'paura', 'tristezza',
'gioia', 'sorpresa', 'attesa'...
E quei nomi hanno un grande potere su di 'te'.
Qual è la materia che compone un'emozione?
Qual è l'essenza ultima di cui è fatta?
Osserva.
Ne hai una conoscenza così intima da non poter dire che sei separato da quella
emozione.
Non puoi più dire 'io conosco questa emozione' perché in quel momento tu, il
conoscere e l'emozione siete la stessa cosa.
Di cosa è fatta un'emozione? E' fatta di Te.
Finché porrai attenzione ai 'nomi' delle emozioni, te ne distanzierai. Tu starai da
una parte e le emozioni staranno dall'altra: attenderai con fiducia che le emozioni
che definisci 'positive' accorcino quelle distanze e ti raggiungano al più presto;
temerai invece che le emozioni 'brutte' ti arrivino troppo vicine.
Ogni 'distanza' è immaginaria, e per un verso o per l'altro crea sempre disagio.
Come l'acqua che messa in vari contenitori di forma diversa ne assume la forma,
ma nessuna di quelle forme può mutare la sua essenza... così tu prendi la forma di
ogni cosa in questo universo, ma nessuna di queste forme ha il potere di mutare ciò
che sei.

120. Ogni volta che immagini una distanza fra te e te, un nuovo 'mondo' nasce

121. Ogni esperienza (ovvero tutto ciò che 'ti accade') è composta esclusivamente dal
'conoscere' quell'esperienza, dall'esserne consapevole.
Se in questo istante 'vedi' qualcosa, quel 'vedere quella cosa' è composto
essenzialmente dal tuo esserne consapevole.
Quella 'cosa', il 'vedere' e 'tu' siete la stessa identica cosa: questo è il significato
dell'espressione 'essere consapevole'.
'Essere consapevole di qualcosa' (ovvero 'sapere' che qualcosa 'esiste') significa
essere in una intimità così stretta con quella cosa da realizzare che si è la cosa stessa.
'Essere consapevole' dunque è sinonimo di 'felicità', 'bellezza' e 'amore'.
Quando scopri di non essere separato dalla situazione che sembra 'ti stia'
accadendo; quando scopri che 'sei' la situazione che ti sta accadendo... accade ciò
che chiami 'felicità'.
Quando scopri di 'essere' quell'oggetto che ti sta davanti; quando senti che sei così
intimo con le cose che ti circondano da comprendere che 'sei' quelle cose... accade
ciò che chiami 'bellezza'.
Quando scopri di non essere separato da quell'essere che ti sta davanti... accade ciò
che chiami 'amore'.
Nell'amore non esiste mai 'qualcuno' che ama 'un altro'.
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Nell'amore non ci sono due esseri: ma quei due 'apparenti' esseri giungono ad
un'intimità così completa da scoprire di essere la stessa cosa; e a quella cosa danno
il nome 'amore'.
Felicità, bellezza e amore sono tre termini che descrivono la stessa scoperta: Tu sei
tutto ciò che esiste e non esiste nulla che non sia Tu

122. Nonpuoi raggiungere nulla, poiché quella distanza fra Te e ciò che vuoi
raggiungere, non è mai esistita

123. Dicosa è fatto ciò che chiami 'mondo esterno'?


Se chiudi gli occhi ed escludi suoni e rumori... di cosa è fatto ciò che chiami
'mondo esterno'?
Prova.
Tutto ciò che chiami 'mondo esterno' si ridurrà a infinite sensazioni sparse nel
corpo.
"Chiudere" i sensi dell'udito e della vista significa far diventare il mondo 'esterno'
grande quanto il tuo corpo.
Se togli anche gli altri sensi (tatto, olfatto e gusto), di cosa sarà composto ciò che
chiami 'mondo esterno'?
Ora prova a riaprire gli occhi: ti sembrerà che il mondo 'torni' al suo posto, distante
da te.
Ciò che chiami mondo 'esterno' è composto dalla vista e dall'udito: senza questi
sensi sentiresti qualcosa di molto diverso.
Ogni volta che i sensi si disperdono, accade semplicemente che ogni distanza fra te
ed il mondo scompare.
Questa situazione si verifica durante il sonno senza sogni e tutte quelle volte che,
nello stato di veglia, non esiste né pensiero, né sensazione, né percezione: in quei
momento in cui per un attimo la mente sembra eclissarsi e non ricordi cosa sia
accaduto... quei momenti in cui 'sembri perso nei pensieri', ma in cui in realtà sai
che non c'è stato alcun pensiero, perché non lo ricordi.
Il mondo è fatto di mente: se togli 'la mente dal mondo', il mondo scompare.
E da cosa è fatta la mente? Prendi un pensiero... di certo ne sei consapevole: 'sai'
che quel pensiero esiste.
Se tu smettessi di essere consapevole di un pensiero, quel pensiero scomparirebbe.
Il mondo è fatto di mente. La mente di consapevolezza.
Quando nasce la mente, 'tu' sei consapevole del 'mondo'.
Quando la mente scompare, 'tu' ed il 'mondo' tornate ad essere ciò che siete
sempre stati: consapevolezza consapevole di se stessa.
Dunque con il termine 'mente' si intende 'consapevolezza di qualcosa': quando la
mente 'scompare', non esiste più 'consapevolezza di qualcosa', ma esiste solo
consapevolezza

124. Nonè difficile arrivare a comprendere che Tu sei il tutto... il vero viaggio è portare
questa comprensione in ogni aspetto dell'esistenza.
60

Questo viaggio non ha né scopo né meta.


Questo viaggio non ha fine

125. Nel vasto oceano della consapevolezza, nasce un pensiero.


Questo pensiero immagina che la consapevolezza sia composta da due parti: un
'soggetto' (io) che è consapevole di un 'oggetto' (non-io).
Dunque: nella consapevolezza nasce una mente e in questa mente nasce un
mondo.
Che differenza esiste fra Te e la consapevolezza?
Osserva un qualsiasi oggetto: qual è la differenza fra te e la consapevolezza con cui
sei consapevole di quell'oggetto?
Tu sei consapevolezza: in Te nasce ogni mente; in ogni mente nasce un mondo.

126. Ogni volta che tocchi qualcosa... veramente hai la sensazione che 'qualcosa venga
toccata'?
Veramente hai quella certezza? La certezza che ci sia qualcosa che abita un luogo
che si situa 'oltre' il tuo tocco?
Non hai piuttosto la sensazione che, in quel preciso istante, non esista né 'tu' né
'quella cosa' che stai toccando... ma solo il toccare?
Prova a sfiorare qualsiasi cosa in questo preciso istante: se chiudi gli occhi sentirai
solo 'toccare'. E non c'è nulla che ti dica che un 'io' sta toccando qualcosa 'diverso da
sé'

127. Il "tempo" è l'apparente movimento dell'eternità

128. Tutto ciò che vedi, sei Tu

129. Esiste veramente qualche distanza fra te e tutto ciò che ‘sembra’ apparire dinanzi a
te?
Ogni volta che guardi qualcosa, non ti accorgi che non esiste alcuno spazio fra te e
ciò che vedi?
Ogni volta che nasce un’emozione, non ti accorgi che non c’è alcun vuoto che
separa te da quella emozione?
Se in questo momento chiudi gli occhi e ascolti qualsiasi suono… quel suono è
forse separato dal sentire con cui lo senti? Il sentire ed il suono sono la stessa cosa,
ed entrambi sono fatti di Te: se tu, il suono ed il sentire foste separati, non potreste
comunicare; non ci sarebbe alcuna percezione.
Hai mai fatto caso a quelle fotografie a lunga esposizione? Un’immagine che
contiene ore e ore... un'immagine dove puoi inserire quanto tempo vuoi.
In ogni istante, ‘dinanzi a te’, sorge un mondo ‘eterno’: esso contiene tutto il
‘tempo’ concentrato in un unico attimo.
Tu sei quel mondo eterno.
Tu sei una foto a lunga esposizione che contiene l'universo dalla sua 'ipotetica'
nascita fino ad ora.
61

Tu sei un’immagine eterna… ma se ti identifichi con una parte di quella immagine,


scomponi quella foto in miliardi di attimi e la vedrai muoversi: tu da una parte e
tutto il mondo 'fuori'.
Il tempo è l’apparente movimento dell’eternità.
Non esiste un passato: esiste solo questo istante eterno e infinito che contiene ogni
cosa.
E questo istante sei Tu

130. Siracconta una bellissima storia su Chuang Tzu, un grande maestro cinese.
Un mattino, seduto sul suo letto, sembrava molto triste.
I suoi discepoli non lo avevano mai visto così triste, e oltretutto non era mai rimasto
a lungo nel letto, seduto, dopo essersi svegliato.
Che cosa era successo? Era malato?
Si riunirono tutti intorno a lui chiedendo, “Maestro, qual è il problema?”.
Chuang Tzu rispose, “È veramente difficile, non posso risolvere il problema, forse
voi potete aiutarmi, vi dirò qual è il problema: durante la notte ho sognato di essere
diventato una farfalla, che si muoveva da un fiore all’altro”.
I discepoli dissero, “Non c’è nulla per cui intristirsi, nei sogni tutti noi facciamo
stranezze, e non c’è niente di male in questo... nell’essere una farfalla – colorata,
bella, che si muove da un fiore a un altro. Perché te la prendi tanto?”
Chuang Tzu rispose, “Non avete sentito tutta la storia, il fatto è che adesso che sono
sveglio mi chiedo se Chuang Tzu ha sognato di essere una farfalla, oppure adesso la
farfalla è andata a dormire, e sogna di essere Chuang Tzu”.

Ciò che ' tu sei'... ciò che io chiamo 'consapevolezza'... conosce se stessa
indipendentemente dagli oggetti.
Essa è puro conoscere.
Che ci siano o meno oggetti, persone, mondi... non cambia il fatto che "tu sei" e che
sei puro conoscere. Non cambia il fatto che comunque rimani consapevolezza: se
ci sono 'oggetti' (ovvero se c'è una mente) o se non ci sono, quella "sensazione" 'io
sono' ('io esisto'... 'io sono presente') permane invariata.
Se ti chiedo "sei consapevole?": non cerchi nel mondo esterno per rispondere a
questa domanda... la risposta deriva da una sensazione più sottile che non deriva
dal mondo o dalla mente.
Per rispondere a questa domanda, la mente deve scomparire.
Poi ricomparirà portando la risposta: ma per dare quella risposta, la mente deve
scomparire.
Se ti chiedo "sei consapevole?", la mente scompare. In quell'intervallo di non-
mente, tu sei il tutto.
Poi la mente ritorna e dà una risposta: una risposta che un'eco dell'eternità.
Veramente credi che se non ci fosse il corpo o la mente, questo "io sono"
scomparirebbe?
Veramente sei così certo che il "sapere chi sei" derivi dagli oggetti o dalle persone
che ti circondano?
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La consapevolezza non conosce se stessa attraverso gli oggetti che fugacemente


compaiono in essa...
L'"essere consapevoli" non è qualcosa che deriva dal pensiero o dal mondo esterno.
Questa sensazione di "essere" (che coincide con la sensazione di "conoscere", di
"essere consapevoli") è già presente. Non devi pensarci.
Se ti chiedo "sei presente"? Non devi pensarci... e anzi se ci pensi può accadere che
sorgano domande che ti allontanino molto da te stesso.
E' l'esperienza più semplice che ti accade: il semplice conoscere te stesso. La tua
presenza.
Prima che il mondo sorga, prima che arrivino i pensieri: tu sei. E lo sai. 'Essere' e
'sapere di essere' accadono nello stesso istante, prima che sorga qualsiasi altra cosa.
Dunque 'esistere' ed 'essere consapevoli', accadono in simultanea.
La consapevolezza conosce se stessa senza mente, senza corpo e senza mondo.
Essa è puro conoscere e non ha bisogno di qualcosa per conoscersi.
E' una cosa semplicissima: e tu lo sai già. Non c'è da specularci sopra... perché è già
la tua esperienza.
L'esperienza è già consapevolezza.
Non hai bisogno del mondo per "essere" e "conoscere" o per "essere consapevole".
Sei già consapevolezza... la consapevolezza non ha bisogno di oggetti per essere
consapevole.
La meditazione non è un "rapporto": non è "io sono consapevole di [oggetti,
persone, pensieri, mondi]".
La meditazione è uno stato eterno: "io sono consapevole". Punto. Non è: "sono
consapevole di", ma è "sono consapevole".
E' la prima e più semplice esperienza che hai: conoscere te stesso.
La consapevolezza 'io sono' non cambia mai e non ti lascia mai. Questa 'sensazione'
non è mai cambiata e non ti ha mai lasciato.
"Tu sei", indipendentemente da tutto il resto che può o non può esserci.
"Io sono" non muta, non va da nessuna parte... e quindi è senza tempo né
dimensioni.
Questa sensazione è una con tutte le esperienze, ma allo stesso tempo ne è libera e
indipendente. Perché non è mai mutata.
E tutto questo non è una teoria che devi capire, ma è la tua esperienza continua.

Chuang Tzu si domanda: "chi sono io? Chuang Tzu che ha sognato di essere una
farfalla ed ora si è svegliato o forse sono una farfalla che è appena andata a dormire
e sogna di essere Chuang Tzu?".
A questa domanda nessuno può rispondere.
Tu sei il corpo che credi di essere?
Quello che ti circonda è reale o stai sognando?
Non puoi rispondere.
Ma c'è una cosa di cui sei certo: "tu sei", "sei presente", "esisti"... ed hai questa
sensazione. Indipendentemente dal fatto che potresti essere una farfalla o
qualcos'altro. Indipendentemente dal fatto che stai sognando o meno.
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La consapevolezza non conosce se stessa attraverso le forme.


La consapevolezza è puro conoscere. In sé.
E questa è la la tua più intima esperienza.
Indipendentemente dalla forma che assumi. Indipendentemente dal mondo che
hai attorno: che sia reale, di sogno o che non esista affatto.
Nella consapevolezza non esiste mutamento, tempo, invecchiamento, morte,
nascita.
Essa è.
Tu sei.

131. Se tu togliessi i 'tuoi sensi' dal mondo, che forma avrebbe il mondo?
Se tu togliessi i 'tuoi pensieri' da ciò che ti circonda, che nomi avrebbero gli oggetti e
gli esseri che stanno attorno a te?
I sensi 'sono' le forme che ti circondano.
I pensieri 'sono' i nomi di quelle forme.

132. Causa ed effetto accadono contemporaneamente

133. Sinarra che il saggio Avalokiteśvara, immerso nell'osservazione profonda del


mondo, percepì improvvisamente come tutto ciò che esiste è vuoto.
In quel preciso istante egli si liberò da qualsiasi sofferenza e rivelò questa sua
comprensione in una serie di versi che vanno sotto il nome di 'Sutra del Cuore'.
Il Sutra del Cuore si apre con queste parole: "La forma altro non è che vuoto, il
vuoto altro non è che forma".

Di cosa sono composte le forme che ti circondano?


Qual è il materiale che compone ciò che definisci 'materia'?
Per un attimo siediti e osserva un qualsiasi oggetto che sta di fronte a te.
Questo oggetto è un insieme di colori e quegli stessi colori definiscono le sue 'tre'
dimensioni: le dimensioni di un oggetto blu su uno sfondo bianco sono definite dal
colore blu... l'altezza e la larghezza di quell'oggetto 'finiscono' quando inizia il colore
bianco dello sfondo; la sua profondità è data da variazioni di quello stesso blu, che
si trasforma in un blu più scuro o in un blu più chiaro.
Quell'oggetto è i suoi colori: non c'è alcuna differenza fra l'oggetto e i suoi colori.
E quei colori sono fatti da 'vedere': se chiudi gli occhi i colori scompaiono e dunque
scompare anche quell'oggetto.
Oggetto, colori e vedere sono la stessa cosa.
Questo piccolo esperimento può essere eseguito usando anche gli altri sensi.
Se prendi in mano un oggetto ad occhi chiusi, quell'oggetto non è forse uguale alle
sensazioni che compaiono sulla tua mano? Se per un attimo il tatto scomparisse,
anche quell'oggetto scomparirebbe.
Il gusto di una fetta di mela, non è la mela stessa?
Una mela è fatta dal tuo 'gustarla': è piena di te.
Ed il suo profumo?
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E, sempre ad occhi chiusi... se accogli il primo rumore che si presenta... ad


esempio il rumore di un'automobile: quel rumore non è l'auto stessa? E quel
rumore non è anche l'udire? Non nasce forse insieme all'udire?
Udire, suono ed automobile sono la stessa cosa.
E quella cosa non sei forse tu? Perché ti ostini a voler cercare una distanza fra te ed
il mondo?
Il mondo che ti circonda è fatto dai tuoi stessi sensi.
E quei sensi sei tu: c'è una distanza fra te ed i tuoi sensi? Trovala.
Quanto 'pesano' i tuoi sensi? Un grammo? Un chilo?
Quanto sono 'grandi'? Dieci metri o mille miglia?
Il mondo sono i tuoi sensi: i sensi non hanno dimensioni né peso.
I sensi non si situano a nessuna distanza da nulla: tu, i sensi ed il mondo coincidete
costantemente.
Ogni forma sei tu e quella forma è totalmente vuota.
Avalokiteśvara, immerso nell'osservazione del mondo, improvvisamente balzò in
piedi e ad alta voce disse "ora ho veramente compreso: la forma altro non è che
vuoto, il vuoto altro non è che forma".
Ed in quella comprensione ogni sofferenza cessò.

134. Nel
preciso istante in cui accade il 'vedere', in quel preciso momento... non c'è
alcun io che vede né alcuna cosa che viene vista.
Quando c'è il vedere, c'è solo vedere... subito "dopo" accade il pensiero 'io ho visto'.
Ma nel momento del vedere, quell'io non c'è.
"Tu" non vedi mai alcunché: o ci sei 'tu' o c'è il vedere.

135. Dopo la ‘realizzazione’, Buddha iniziò un viaggio che lo portò in vari luoghi
dell’India.
Tantissime donne e uomini si recavano ogni giorno a sentire i suoi insegnamenti e
ognuno di essi portava la propria domanda affinché il maestro potesse rispondere e
porre fine così alle loro sofferenze.
Erano persone di varia estrazione sociale: gente del popolo, prìncipi, re, briganti,
assassini… ognuno con la propria richiesta, ognuno con la propria speranza.
Ascoltando le migliaia di persone che in quarantacinque anni di viaggi si erano
presentate dinanzi al Buddha, i discepoli che viaggiavano con lui avevano sentito
così tante domande che era loro chiaro come ogni persona fosse unica per via delle
proprie esperienze passate e sentisse le proprie ‘sofferenze’ in maniera diversa da
chiunque altro.
Quindi non solo ogni essere aveva sofferenze che bene o male erano differenti da
quelle di altri, ma ogni individuo sentiva quelle sofferenze in maniera diversa.
Eppure c’era qualcosa di strano… nonostante le migliaia di domande diverse,
nonostante le differenti persone e le loro differenti esperienze di vita, la “risposta”
del Buddha era sempre la stessa: “meditazione”.
“Ci sono infinite malattie - diceva il Buddha - ma la medicina è sempre la stessa e si
chiama meditazione”.
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Il termine meditazione nel suo significato originale (dhyāna) non significa altro che
‘visione’.
‘Visione’ è la pura esperienza del vedere, nell’istante che precede la nascita di quel
pensiero che afferma “io vedo una determinata cosa”.
Dunque ‘meditazione’ è il vedere (o anche il sentire, l’annusare, il gustare, il
toccare) puro, privo di un soggetto che vede (o sente, annusa, gusta, tocca) e di un
oggetto che viene visto (o sentito, annusato, gustato, toccato).
‘Meditazione’ è l’esperienza pura, priva di un io e di un mondo.
Ci sono infinite malattie - diceva il Buddha - ma la medicina è sempre la stessa e si
chiama meditazione.
Nella meditazione infatti non c’è alcun io e dunque: ’chi’ potrà mai soffrire,
ammalarsi, invecchiare o morire?

136. Ogni 'esperienza' nasce sempre prima della persona che fa quella particolare
esperienza: prima c'è l'esperienza e subito dopo nasce colui che ‘fa esperienza’ e la
‘cosa esperita’.
Durante l'esperienza non c'è nessuno che 'fa quell'esperienza': durante l'udire ad
esempio, non c'è né un io che ode né un suono (o un rumore) che viene udito, ma
c'è solo udire.
‘Io e suono’ sono pensieri che nascono sempre 'dopo' l'esperienza dell'udire

137. Ogni essere è felice finché non gli si insegna a cercare la felicità

138. Laconsapevolezza non può essere percepita tramite i sensi né può essere pensata...
eppure è l’unica cosa che esiste

139. Ilmondo è quella stessa consapevolezza con cui ne sei consapevole.


Il mondo è la tua stessa consapevolezza: come fai a dire di esserne separato?

140. La materia che compone il colore è il vedere: il mondo è i tuoi occhi.


I suoni sono fatti di udire.
I sapori sono la tua stessa lingua e non ci sono odori che non siano il tuo stesso
olfatto.
Se prendi in mano una pietra, che distanza esiste fra la sua 'durezza' e la tua pelle?
Non ti sei mai allontanato di un millimetro dal mondo, poiché ciò che chiami
mondo non sei altro che Tu.

141. Seil'osservatore di tutto ciò che esiste e, nello stesso istante, Sei tutto ciò che viene
osservato

142. Come le onde appaiono nell’oceano, così l’insieme di quelle sensazioni che
definisci ‘corpo’ e l’insieme di quelle percezioni che definisci ‘mondo’ appaiono
nella consapevolezza.
La mente non può essere ‘consapevole’ di qualcosa: può forse un ‘pensiero’ essere
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consapevole? Può forse un ‘ricordo’ essere consapevole di qualcosa?


Solo la consapevolezza può essere consapevole di qualcosa: essa è consapevole dei
pensieri, delle sensazioni e del mondo.
Tu sei quella consapevolezza: consapevole di tutto ciò che esiste… e sei anche la
cosa di cui sei consapevole. Se sei consapevole della luna infatti, significa che sei
così intimo con la luna… così vicino alla luna… che non puoi dire di non farne
parte. In quel momento sei la luna stessa.
Ogni volta che ti soffermi a guardare la luna, sei la luna.
Quando la consapevolezza è consapevole di qualcosa, non è differente da quella
cosa.
In altri termini: ciò che esiste in questo momento è solo consapevolezza che è
consapevole di se stessa.
Ogni volta che vedi, tocchi, ascolti qualcosa… stai solo vedendo, toccando e
ascoltando te stesso.
Ogni parola che esce dalla tua bocca non è altro che il respiro di Dio

143. Tutto ciò che esiste, nasce insieme a te

144. Ese fosse diverso da quello che credi?


E se non esistessero miliardi di consapevolezze consapevoli di un unico mondo…
ma una sola consapevolezza, consapevole di miliardi di mondi?
La consapevolezza con cui io sono consapevole del ‘mio mondo’ non potrebbe
essere uguale alla consapevolezza con cui tu sei consapevole del ‘tuo mondo’?
Miliardi di mondi diversi, uno per ogni essere… ma una sola consapevolezza

145. La distanza è un pensiero ed in quanto tale non occupa alcuno spazio

146. Rimani costantemente nell'esperienza.


Se c'è l'esperienza del 'vedere', rimani in quel vedere.
Se c'è 'udire', rimani nell'udire.
Se c'è 'assaporare', rimani in quell'assaporare.
E quando c'è 'pensare', rimani nel pensare.
Tu sei l'esperienza e non un 'io' che vede, tocca, ode, assapora, annusa o pensa
qualcosa.
Tu sei il vedere, il toccare, l'udire, il gustare, l'odorare, il pensare... privo di oggetto
e di soggetto.
Immaginare che l'esperienza sia divisa in due parti, porta una sensazione di
solitudine e di mancanza di amore.
Rimanere costantemente nell'esperienza pura: questa è l'essenza della meditazione

147. Cercarel'io è sempre deludente poiché non porta ad alcun risultato... ecco perché
la maggior parte si limita a 'credere' alla sua esistenza

148. La morte è l'estinzione del pensiero 'io'... un'estinzione che accade continuamente
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149. Tu non sei mai nato

150. Coluiche osserva può mai essere la cosa osservata? Osservi un albero allo stesso
modo con cui osservi quell'insieme di sensazioni che chiami corpo o quell'insieme
di pensieri che definisci mente.
E dunque qual è la differenza fra l'albero e colui che credi di essere, ovvero un
corpo?
È forse una questione di distanza?
L'albero è più lontano della tua mano?
Più lontano rispetto a cosa?
A te?
A ciò che chiami 'io'?
E dove sta quell'io?
Riesci ad essere consapevole dei ‘tuoi’ piedi, delle gambe, della braccia, del torace,
del ‘tuo’ viso… da dove ne sei consapevole? Dove abita quell'io?
Dietro allo sterno? O forse in quella minuscola zona dietro agli occhi?
Da là osservi tutto… Da quel piccolo punto che chiami io.
Tu sei un piccolo punto?
Che dimensioni ha questo puntino che osserva?
Forse ciò che chiami 'io' non è altro che il ‘sentire’…
Se i sensi ed i pensieri fossero eliminati... dove sarebbe quell'io?
Quando sogni... dove sta quell'io? Dietro agli occhi o dietro il petto di quel
personaggio che stai immaginando di essere?
L’io non è forse il ‘sentire’? Non è forse localizzato nei sensi? Non è forse esso
stesso i sensi?
Ed i pensieri... non sono anch’essi sensi?
Prova a pensare in questo istante a qualsiasi cosa: come la pensi? Se pensi ad un
sole rosso sul mare, lo stai vedendo…
Se pensi ad un’esplosione: non stai forse ‘sentendo’ quel rumore insieme ad una
luce accecante?
Cos’è un ricordo se non qualcosa fatta di ‘sentire’?
Ciò che definisci ‘io’ sono i tuoi sensi.
E qual è la differenza fra i tuoi sensi e ciò che definisci ‘mondo’?
Se i sensi fossero eliminati scomparirebbe l’io, scomparirebbero i pensieri e
scomparirebbe il mondo.
Tutto ciò che esiste è ‘sentire’: non un ‘io’ che sente, poiché quell’io è già il sentire
stesso.
A chi appartengono i sensi? A nessuno: poiché l’io è quegli stessi sensi.
Esiste solo il sentire.
Non un io che ‘ha’ i sensi… ma un Io che ‘è’ i sensi.
Tutto ciò che esiste è sentire e quel sentire è consapevole di se stesso… non è un
sentire ‘vuoto’. Ma un sentire pieno… un sentire che ‘sa’ di sentire.
Ogni volta che ti addormenti… ogni volta che i ‘sensi’ non sono attivi… accade forse
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che il sentire scompaia?


Ne sei certo?
Quel 'sentire' pienamente consapevole di se stesso continua ad esistere poiché è
eterno… non è limitato dal tempo e non occupa alcuno spazio.
Sente se stesso continuamente ed a volte sembra che quel sentire diventi qualcosa
visto da qualcuno… a volte sembra che appaia un fiore morbido e delicato,
profumato, pieno di colori… e sembra che appaia qualcuno che osservi quel fiore…
Sembra che compaia un ‘io’ diverso dal sentire e dunque ‘un io che sente’.
Ma a che distanza abita quell’io da quel sentire? Millimetri, centimetri, metri?
Chiudi gli occhi e mordi una mela… quanto dista l’io dal sapore fresco di quella
mela?
Sensi, sentire, pensieri, mondo ed io: sinonimi per indicare ciò che nessuno può
indicare. Poiché nessuno esiste e quel ‘nessuno’ è ogni cosa.
Colui che osserva può mai essere la cosa osservata?
Inizialmente scoprirai che sei qualcosa che è oltre il tutto: un osservatore
immutabile che abita fuori dal tempo e dallo spazio.
Quell’osservatore può osservare qualsiasi cosa: il mondo, il corpo, i pensieri…
ovvero può osservare lo scorrere del tempo.
Poiché cosa sono mondo, corpo e pensieri se non lo scorrere del tempo?
Quell’osservatore osserva il tempo, ma non ne viene toccato.
‘Lui’ è sempre uguale: ha visto il tuo corpo crescere, le tue idee ed i tuoi pensieri
mutare… ha visto il mondo cambiare insieme a chi ti è stato accanto.
Ma ben presto ‘scopri’ che quell’osservatore non è differente da ciò che viene
osservato… ‘pensavi’ di usare un corpo ed una mente per osservare un mondo, ora
scopri di essere quel corpo, quella mente e quel mondo.
Tutto ciò che ‘accade’ sei Tu.
Non c’è qualcuno separato da te… sei i sensi con cui senti e sei il sentire.
Ed ogni cosa che senti non sei altro che tu.
Questo osservatore distaccato dal mondo, dal corpo, dai pensieri e dal tempo
scopre di essere quel mondo, quel corpo, quei pensieri… scopre di essere il tempo
e lo spazio.
Egli è ogni cosa e non è nessuna cosa: perché per essere qualcosa dovrebbe esserne
separato… per poterla osservare… eppure non c’è differenza fra l’osservatore ed il
mondo.
Egli è ogni esperienza… ed essendo ogni esperienza non è alcuna esperienza.
Poiché non c’è ‘qualcuno’ separato da quell’esperienza. Non c’è qualcuno che ‘fa’
esperienza di qualcosa: quel qualcuno è sia l’esperienza che la cosa che viene
sperimentata.
Tu sei eterno ed infinito: eterno poiché esisti sempre e solo ora. Non è ‘mai
accaduto’ che tu fossi in un momento diverso da ora… facci caso. Anche ciò che
chiami ‘ricordo’ accade ora.
E sei infinito: non nel senso che occupi uno spazio gigantesco, ma nel senso che sei
sempre qui. E dove potresti essere se non qui?
Ciò che pensavi fosse un piccolo io, hai compreso essere Dio: ogni rosa, ogni
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pietra, ogni pensiero, ogni suono è il centro di un universo libero dai vincoli del
tempo e dello spazio.
E quel centro è il tuo cuore.
Questo è il percorso della meditazione: inizi con la certezza di essere un corpo che
osserva un mondo; continuando ad osservare comprendi di essere un semplice
testimone di tutto ciò che accade, compreso ciò che prima definivi ‘il tuo corpo’; ad
un certo punto scopri di essere tutto ciò che è.
Questi passaggi non avvengono nel tempo: poiché non ti sei mai allontanato da ciò
che sei. Hai solo creduto di esserti separato. Hai solo immaginato di non essere
amato.
Non è complesso ricordare ciò che si è: la cosa apparentemente più complessa è
portare questo ‘risveglio’ in ogni aspetto della ‘tua’ vita… poiché a volte può
ricapitare… può ricapitare di ‘immaginare’ di essere un ‘qualcuno’ che ‘ha’ una vita
separata dalla vita di ‘qualcun altro’.
Può ricapitarti di immaginare che i fiori siano lontani da te e che la luna faccia parte
di un cielo irraggiungibile.
Può ricapitarti di immaginare di essere solo, in un mondo che viaggia con un
proprio ritmo al quale è difficile adeguarsi.
Può ricapitarti… ma ricorda: ogni rosa, ogni pietra, ogni pensiero, ogni suono è il
centro di un universo libero dai vincoli del tempo e dello spazio.
E quel centro è il tuo cuore: i tuoi occhi sono la luce del mondo

151. Buddha era solito dire: “ci sono infinite sofferenze che affliggono l’umanità… ma la
medicina è sempre la stessa e si chiama meditazione”.
Prima di entrare in ‘contatto’ con la meditazione sei fermamente convinto di essere
un corpo che abita e vive in un mondo.
Quando ti avvicini alla meditazione scopri di essere un osservatore, un testimone:
osservi il mondo, ma ti accorgi di poter osservare anche il ‘tuo’ corpo, i ‘tuoi’
pensieri e le 'tue' emozioni.
Non ci avevi mai fatto caso: osservi la tua mano nello stesso modo in cui osservi il
sole al tramonto.
Osservi i tuoi pensieri allo stesso modo in cui puoi osservare le stelle in una notte
d’estate.
Non che prima non ne fossi capace… solamente non ci avevi fatto caso.
E dunque scopri di non essere un corpo o una mente poiché intuisci che sei oltre…
poiché puoi osservarli, sentirli. E quindi necessariamente devi essere ad una certa
distanza da loro… altrimenti come potresti osservarli? E se sei ad una certa
distanza… di sicuro non sei loro.
Questa è la prima fase della meditazione: tu sei l’osservatore. Fuori dal tempo. Sei
stato testimone del tuo corpo che ha subito innumerevoli trasformazioni da quando
‘è nato’; sei stato testimone dei pensieri che sono mutati infinite volte; hai visto il
mondo cambiare… ma tu sei sempre rimasto lo stesso.
L’osservatore che guarda lo scorrere del tempo senza che il tempo lo tocchi.
Questa è la prima fase della meditazione.
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E continuando ad osservare e a sentire… ti accorgi che questa nuova comprensione


non è del tutto corretta.
Se osservi qualcosa, qualsiasi cosa… in quel preciso istante… ti accorgi che non c’è
alcuna differenza fra te e ciò che osservi. L’osservatore è la cosa osservata.
Se osservi una mela rossa… non stai forse osservando semplicemente il colore?
Che differenza c’è fra il colore e la mela? Se non c’è il colore anche la mela
scompare…
Dunque non c’è qualcosa che si chiama mela e qualcosa che si chiama ‘rosso’:
dovrebbero essere separati, ma in quel momento sono la stessa cosa.
Non trovi mai una mela separata dai suoi colori.
Sono la stessa cosa. Coincidono.
Ed esiste forse una differenza fra la mela (o il colore) e il vedere? Mela e vedere
sono la stessa cosa. Non sono due entità separate. Sorgono insieme.
Sono la stessa cosa.
Il vedere è la mela. Non si separano mai.
Vista, vedere e mela sorgono insieme. Sono la stessa cosa.
E non sei forse consapevole di questo vedere?
E questa consapevolezza è forse separata da quel vedere? Sorgono come due entità
diverse?
Se c'è il vedere c'è l'esserne consapevole. Compaiono insieme. Sono la stessa cosa.
Tu sei il vedere e sei la consapevolezza di quel vedere.
Questa consapevolezza con cui tu sei consapevole... è forse separata da te? Tu esisti
separato da questa consapevolezza con cui sei consapevole di ciò che chiami
'mondo'? Non è forse vero che il mondo, il corpo ed i pensieri nascono insieme a
te?
Quando c'è consapevolezza ci sei tu. Quando ci sei tu c'è consapevolezza.
Apparite insieme.
Dunque tu sei quella mela.
Compari insieme a lei. Sei lei.
E così ogni cosa: tu sei tutto ciò che c’è.
E quando sembra non apparire nulla... tu sei quel nulla.
Non un nulla di cui la mente ha paura e che considera 'niente', ma un nulla
consapevole, pulsante... che non si oppone e per questo continuamente diventa ciò
che esiste e continuamente rimane quel vuoto che non prende mai alcuna forma.
Questa è la seconda fase della meditazione: l’osservatore è la cosa osservata.
Buddha era solito dire: “ci sono infinite sofferenze che affliggono l’umanità… ma la
medicina è sempre la stessa e si chiama meditazione”: quando scopri di essere ogni
cosa, in quel momento, la mente si rilassa, la ricerca finisce e accade la vita.
Ma esiste un’altra fase.
Ora che sai di essere il tutto, porta questa comprensione in ogni cosa: capiterà di
immaginare nuovamente di essere un corpo che abita in un mondo… un corpo
soggetto ai limiti del tempo e dello spazio.
Porta la tua comprensione in tutti questi momenti affinché siano illuminati: tu sei il
mondo che è illuminato dalla sua stessa luce. E quella luce è il tuo cuore.
71

Questa è la terza fase: il viaggio della consapevolezza. Un viaggio che non ha fine e
che non è mai iniziato.
Queste sono le tre fasi della meditazione: arrivi pensando di essere un corpo, ti
senti solo… poi scopri che sei qualcosa che è oltre tutto, perfino oltre il 'tuo' corpo:
devi separarti da tutto per comprendere, infine, di essere tutto.
Di essere la danza della vita.
Non che prima non ne fossi consapevole… solamente non ci avevi fatto caso.

152. C'èqualche distanza fra i colori del mondo ed il vedere?


C'è forse uno spazio che separa i suoni dal sentire?
Non è forse vero che il colore è esso stesso vedere?
Il colore nasce insieme al vedere ed il suono nasce insieme al sentire.
E quando vedi qualcosa, c'è una distanza fra ciò che definisci 'io' e quel vedere?
Esiste un intervallo fra ciò che chiami 'io' e l'udire?
Ciò che chiami mondo nasce insieme a te: tu sei i colori che dipingono i prati; i
suoni di un paesaggio innevato; il sapore di una fragola; il profumo di un fiore; la
fragilità di un filo d'erba.
Tu sei il mondo... anche se spesso immagini di esserne separato

153. La felicità accade quando la mente scompare. Ed ogni volta che c'è felicità, significa
solamente che la mente è scomparsa.
Non importa quale sia stato il motivo della felicità... in quell'istante la mente è
scomparsa. Ha cessato di lottare. Si è arresa.
La felicità non dipende da ciò che cerchi o da ciò che ottieni. Dipende solo dalla
fine della ricerca.
La mente è la ricerca. La fine della ricerca è la fine della mente.
La ricerca è un velo che copre la felicità: quando finisce, appare ciò che c'è sempre
stato.
Appare ciò che Sei.
Per tutta la vita cerchi la felicità... e sai bene cosa sia. Ma non perché l'hai già
sperimentata.
Quando c'è felicità, la mente scompare... cioè la ricerca scompare. E quella ricerca
è ciò che tu chiami 'io' (ovvero la tua identificazione con un corpo ed una mente).
Quando la ricerca cessa, 'tu' scompari e accade la felicità.
E quindi 'nessuno' può sperimentare la felicità. Proprio perché se c'è la felicità non
c'è alcun 'io' che possa sperimentarla.
Per tutta la vita cerchi la felicità... e sai bene cosa sia. Ma non perché l'hai già
sperimentata. Nessuno può sperimentarla.
Sai bene cosa sia perché tu sei felicità... coperta da quel velo che si chiama 'ricerca
della felicità'... ovvero coperta dalla mente.
E finché c'è quella 'ricerca', la felicità non potrà apparire. Sarà nascosta.
La felicità è indipendente da persone, eventi, oggetti: sai bene che un oggetto che ti
ha reso felice non ti renderà felice per sempre... ed è già accaduto che chi ti ha reso
felice, abbia poi portato via il sorriso dalle tue labbra.
72

Tu sei la felicità che cerchi... ed è proprio quella ricerca che impedisce di vederla.
Ed ogni volta che quella ricerca cessa, riappari Tu.
Spesso però dai i meriti della felicità a qualcun altro o a qualcos'altro e dunque vedi
la felicità come un dono esterno o una sorta di conquista.
Niente e nessuno può darti la felicità: la felicità appare quando smetti di cercarla. A
volte questa 'fine della ricerca' può coincidere con l'accadere di un evento... ma non
è l'evento che ti arreca felicità. E' solo il fatto che in quel preciso istante smetti di
cercare: e quell'io che avevi sempre pensato di essere, scompare.
Quell'io separato da tutto e da tutti si rivela essere un'illusione.
Ciò che Sei viene rivelato.
Sei ogni cosa: ogni singolo granello di sabbia, ogni nuvola del cielo, ogni suono...
Non esistono 'tipi' di felicità. Non ci sono "felicità" giuste o sbagliate.
Ogni volta che c'è felicità, è giusto.
Ogni volta che c'è felicità sei Te Stesso... e non c'è più bisogno di niente

154. Si racconta che il monaco zen Bokuju praticasse una tecnica molto particolare.
Bokuju era un eremita e viveva in una grotta… chiunque passasse da quelle parti
poteva sentirlo urlare il proprio nome e poi rispondere ‘eccomi, sono qui’.
Questa cosa avveniva spesso durante la giornata e addirittura accadeva a volte anche
la notte.
Bokuju era un grande maestro e molte persone si recavano da lui per ascoltare i
suoi insegnamenti.
Un giorno qualcuno gli chiese come mai quando era solo pronunciasse ad alta voce
il proprio nome e poi rispondesse ‘sì eccomi, sono qui’.
Bokuju disse “quando sono indaffarato a fare qualcosa… quando penso… quando
sono assorto ad osservare il cielo… mi sono accorto che Bokuju scompare.
Se faccio qualcosa c’è solo il fare, se penso a qualcosa c’è solo il pensare e se
osservo il cielo c’è solo l’osservare.
Poi nasce il pensiero ‘Bokuju fa questa o quella cosa’, ‘Bokuju pensa a questo o
quel pensiero’, ‘Bokuju osserva il cielo’… ma prima di questi pensieri… non c’è
Bokuju e non ci sono cose, pensieri e neppure il cielo.
C’è solo il fare, il pensare e l’osservare… e a dire il vero, se devo esser sincero, non
c’è nemmeno il fare, il pensare o l’osservare. Perché in quei momenti non so cosa
ci sia.
Siccome non c’è il pensiero a suggerirmi cosa ci sia, allora non so cosa ci sia…
subito dopo arriva il pensiero che mi dice che Bokuju ha fatto tutte quelle cose.
Accade qualcosa e subito dopo arriva un pensiero che dice che quel qualcosa è
accaduta a Bokuju.
Ma se c’è il cielo… ci può essere anche Bokuju? Ho come l’impressione che se c’è
il cielo non può esserci Bokuju… e appena ricordo che c’è Bokuju, il cielo
scompare.
Ed allora ogni tanto chiamo Bokuju e rispondo ‘eccomi qui… ci sono’ ed in
quell’attimo torna subito Bokuju”.
Negli ultimi anni della sua vita Bokuju non praticava più questa tecnica.
73

I suoi discepoli gli chiesero cosa fosse successo e perché non pronunciasse più il
suo nome.
Bokuju rispose “non ce n’è più bisogno. Un tempo avevo come l’impressione che
Bokuju ogni tanto scomparisse…
Ma ora so per certo che Bokuju e tutto ciò che accade sono la stessa identica cosa.
Se faccio qualcosa, Bokuju è quel fare e quella cosa che viene fatta; se penso a
qualcosa, Bokuju è quel pensare e quel pensiero che viene pensato; se osservo una
nuvola, Bokuju è quell’osservare e quella nuvola… E poi ogni tanto, Bokuju torna
ad essere semplicemente Bokuju”.

Quando non c’è il pensiero ‘io’, dove sei?


Scompari o semplicemente sei tutto ciò che esiste e dal quale non ti sei mai
allontanato?

155. Il
vedere ed il colore non sorgono forse nello stesso momento?
Non sono forse la stessa cosa?
C'è forse un confine o un intervallo che separa il colore dal vedere?
E se non c'è alcuna differenza fra il colore ed il vedere... se sono la stessa identica
cosa... come puoi dire di vedere un colore?
E gli oggetti degli altri sensi? Esiste un suono che è diverso dall'udire o un gusto che
è diverso dal gustare?
Come puoi dire che esistono oggetti separati da te?

156. Non avendo qualità oggettive, la consapevolezza non può essere pensata.
Prova a rispondere a questa domanda: 'di cosa è fatta la consapevolezza?' e osserva
cosa accade.
Dal momento che la consapevolezza non può essere pensata, davanti a questa
domanda la mente dovrà necessariamente dissolversi

157. Cosa sai del mondo e di te stesso?


Se tu togliessi il tuo sentire da tutto ciò che conosci... se tu togliessi il vedere, l'udire,
il gustare, il toccare, l'odorare: che 'forma' avrebbe ciò che chiami 'mondo' e ciò che
chiami 'corpo'?
Se tu togliessi il 'sentire' da tutto ciò che conosci, cosa rimarrebbe?
Riesci a immaginare qualcosa senza che tu possa vederla, senza poterne conoscere
la forma e la consistenza, senza poterla udire, annusare o quantomeno assaporare?
Se tu togliessi il 'sentire' da tutto ciò che conosci, cosa rimarrebbe?
Rimarrebbe il 'conoscere puro': questo è ciò che intendo con il termine
'consapevolezza'.
'Consapevolezza' è il 'conoscere privo di qualità oggettive'.
La consapevolezza non può essere pensata né sentita poiché non è un oggetto.
Se osservi qualsiasi oggetto dinanzi a te in questo momento, ne sei consapevole:
quell'oggetto per 'esistere' deve apparire nella consapevolezza.
Ma la consapevolezza per esistere non può apparire su se stessa: essa 'è'
74

semplicemente se stessa. Costantemente.


La consapevolezza conosce se stessa essendo se stessa.
La consapevolezza è tutto ciò che rimane quando togli qualsiasi qualità oggettiva al
mondo, al corpo e alla mente.
E di cosa sono fatte queste qualità oggettive se non di consapevolezza stessa? Se
non fossero fatte di consapevolezza non esisterebbero.
La consapevolezza dunque non può essere pensata, eppure 'sai' che c'è: questo
'sapere' è il sapere ultimo a cui si dà il nome di 'conoscere'.
Quel 'conoscere' sei Tu.

158. Mentre guardi il fiume che scorre... ti accorgi che non stai vedendo alcun fiume…
stai vedendo 'i tuoi sensi': stai vedendo il vedere. Non c'è alcun fiume là... c'è il
vedere.
Ed il suono dell'acqua... sei forse consapevole di 'un suono di acqua'? Non è
piuttosto che sei consapevole del 'sentire'? Senti il sentire.
E la stessa cosa la sperimenti con gli altri sensi... se tocchi l'acqua che ti rinfresca la
mano... c'è forse 'acqua'? Non c'è forse 'il toccare'? Non stai forse toccando il
'toccare'?
Toccare, vedere, assaporare, udire...
Non stai osservando 'oggetti', ‘suoni’, ‘sensazioni’, ma stai ‘sentendo’ il sentire.
Quindi puoi dire ‘io sento il sentire’.
E ‘chi’ è questo ‘io’ che afferma ciò? Chi è questo ‘io’ che ‘sente il sentire’?
Di certo non un corpo, poiché quell’io sente il corpo così come osserva il fiume.
Di certo non una mente, poiché quell’io riesce a osservare anche i pensieri (la
mente è il pensiero).
Questo ‘io’ che osserva si situa ad una certa distanza dal mondo, dal corpo e dalla
mente, ma come hai constatato, in realtà non esiste alcun mondo, corpo o mente…
ma piuttosto solamente un ‘sentire’ di cui questo ‘io’ è in qualche modo
consapevole.
Cosa significa la frase ‘io sento il sentire’? Significa ‘io sono consapevole del
sentire’. Ma c’è forse differenza fra ‘io’ e la consapevolezza con cui sono
consapevole di quel sentire?
Io e consapevolezza sono la stessa cosa.
Ti trasformi continuamente nel corpo, nel mondo, nella mente: a volte sei il colore
di un fiore, altre volte sei il suono di un’auto che sfreccia nella notte… in quei
momenti non sei un corpo. Poi torni ad essere un corpo… poi diventi un pensiero,
un ricordo… poi di nuovo torni ad essere un corpo.
E tutto ciò ti capita spesso: lo sai bene. Quante volte percorrendo una strada, alla
fine della strada non ricordi nemmeno che l’hai percorsa? Ti dici che ‘eri perso nei
pensieri mentre il corpo camminava’: ma è proprio così? Forse semplicemente eri
un pensiero ed il corpo era scomparso insieme alla strada. Non c’era.
C'era solo il pensiero.
E poi ad un certo punto è comparsa l’immagine del tuo corpo che era arrivato alla
fine della strada.
75

Diventi semplicemente tutto ciò che esiste, ma non condividi il destino di ciò di cui
prendi la forma.
Ora sei un fiore, ora un suono, ora un pensiero, ora un’emozione, ora un corpo,
ora un’idea: quelle forme cambiano e scompaiono continuamente, ma non tu. E lo
sai.
Tutto muta, perfino quegli stati ‘mentali’ di cui prendi la forma e che qualcuno
chiama ‘illuminazione’ o ‘risveglio’.
Ma c’è qualcosa che rimane costante: l’acqua dell’oceano prende varie forme, ma
rimane sempre acqua.
L’Io prende la forma di ogni cosa, ma rimane sempre ‘Io’

159. Tutto ciò che esiste appare nella consapevolezza ed è composto da


consapevolezza.
Se non fosse così non potrebbe esistere alcunché.
Se tu non fossi consapevole del cielo, il cielo non esisterebbe.
E tu sei quella stessa consapevolezza con cui sei consapevole del cielo: se ti
chiedessi di dirmi a che distanza si trova da te la consapevolezza potresti solo
rispondermi che non c'è alcuna distanza.
E che dimensioni ha la consapevolezza? È forse misurabile tramite qualche
metodo? Ha un peso? Ha un'intensità? Ha un'età?
La consapevolezza non occupa alcuno spazio e non conosce tempo.
Dunque poiché tutto ciò che appare è consapevolezza e tu sei questa stessa
consapevolezza, sei libero da quel tempo e da quello spazio che credevi fossero dei
limiti al tuo essere... e tramite te, ogni cosa è libera.
In ogni luogo ove il tuo sguardo si posi, là ci sei Tu.
Là c'è libertà

160. Laconsapevolezza è simile ad uno specchio... essa è 'ciò' a cui tutto appare.
La consapevolezza non è un qualcuno o un qualcosa: gli esseri, gli oggetti ed in
generale il mondo appaiono alla consapevolezza.
La consapevolezza non è una sensazione: sono le sensazioni che appaiono alla
consapevolezza.
La consapevolezza non è un pensiero: sono i pensieri che appaiono alla
consapevolezza.
La consapevolezza non è uno stato: sono gli stati (come ad esempio la tristezza o la
beatitudine) che appaiono alla consapevolezza.
La consapevolezza non ha dimensioni, ma è lo spazio che appare alla
consapevolezza.
La consapevolezza non abita nel tempo, ma è il tempo che appare alla
consapevolezza.
La consapevolezza è viva? E' tutto ciò che viene considerato 'vivo' che appare alla
consapevolezza.
La consapevolezza è morta? E' tutto ciò che viene considerato 'morto' che appare
alla consapevolezza.
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Forse la consapevolezza è vuota? E' il vuoto che appare alla consapevolezza.


La consapevolezza è illuminata? E' tutto ciò che consideri 'illuminato' che appare
alla consapevolezza.
La consapevolezza esiste? E' tutto ciò che viene considerato 'esistente' che appare
alla consapevolezza.
Ma allora... la consapevolezza forse non esiste? E' tutto ciò che consideri
'inesistente' (come per esempio un elefante rosa) che appare alla consapevolezza.
La consapevolezza è 'ciò' a cui tutto appare

161. Se osservi un fiore, non ne sei forse consapevole? E che differenza esiste fra te e la
consapevolezza con cui sei consapevole di quel fiore?
Non esiste alcuna differenza: tu sei quella consapevolezza.
E che differenza esiste fra il fiore e la consapevolezza con cui ne sei consapevole?
Nessuna: il fiore è fatto di consapevolezza, altrimenti non ci sarebbe alcun fiore.
Tu sei quel fiore: ogni qualvolta osservi qualcosa non c’è un ‘io che osserva
qualcosa’, ma c’è solo consapevolezza.
Quando scopri di non essere separato dalla situazione che sembra 'ti stia'
accadendo; quando scopri che 'sei' la situazione che ti sta accadendo... accade ciò
che chiami 'felicità'.
Quando scopri di 'essere' quel fiore che ti sta davanti; quando senti che sei così
intimo con le cose che ti circondano da comprendere che 'sei' quelle cose... accade
ciò che chiami 'bellezza'.
Quando scopri di non essere separato dalla ‘persona’ che hai di fronte... accade ciò
che chiami 'amore'.
Ricorda che sei consapevolezza: la consapevolezza è l'unica cosa di cui hai
esperienza diretta e quindi solo di essa puoi affermare con certezza l'esistenza.
Ricorda che sei consapevolezza: ricorda che sei felicità, bellezza e amore

162. Una collana d'oro non è diversa dall'oro con cui è fatta: la collana e l'oro sono la
stessa cosa.
La collana presto o tardi potrebbe finire in un forno di fusione e magari essere
trasformata in un bracciale.
Ed in quel caso l'oro adesso sarebbe un bracciale: il bracciale non sarebbe diverso
dall'oro e l'oro non sarebbe diverso dal bracciale.
L'oro può prendere infinite forme e fra esso e la particolare forma assunta non c'è
alcuna differenza.
L'oro rimane sempre tale e quale a se stesso e non sperimenta mai un suo
mutamento.
Non c'è mai stata alcuna differenza fra Te e tutto ciò che esiste: nonostante tutto
continui incessantemente a mutare, Tu non hai mai sperimentato né il tuo 'inizio'
né la tua 'fine' né il tuo 'mutamento'.

163. Domanda: “tu dici che noi siamo consapevolezza, ma io spesso mi sento
inconsapevole. Mi sforzo a rimanere nel qui ed ora, ma non ci riesco… i pensieri
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prendono il sopravvento e mi rapiscono dal momento presente”.


Essere consapevoli di qualcosa significa essere in una sorta di intimità con quella
cosa tanto da non poter più distinguere noi dalla cosa stessa.
Se vedi una nuvola, non c'è alcuna differenza fra il vederla e l'esserne consapevole:
le due cose devono necessariamente coincidere. Quando vedi qualcosa ne sei
istantaneamente consapevole.
La nuvola non può essere diversa da quel vedere poiché compare insieme al
vedere: è il vedere... altrimenti non potresti vederla.
Dunque anche la nuvola è consapevolezza.
E Tu cosa sei? Se vedi quella nuvola, qual è la differenza fra te e la consapevolezza
con cui vedi quella nuvola? Tu sei quella stessa consapevolezza. Non puoi dire che
esista una distanza fra te e la consapevolezza: a quanto disterebbe da te? Un metro?
Un centimetro?
Nel linguaggio comune si dice che 'io sono consapevole di qualcosa' se mi accorgo
in qualche modo di esser separato da quella cosa, di esserne distaccato... ma come
hai visto se sei consapevole non puoi esserne distaccato.
La consapevolezza, tu e quella cosa siete uno.
A volte capita che compaia un pensiero che dice "io sono consapevole della
nuvola". Io da una parte e la nuvola dall'altra.
Quell'io è chiamato anche corpo/mente per differenziarlo dalla nuvola.
Io sono un corpo sulla terra e sono consapevole di una nuvola nel cielo.
Ma ancora una volta... se provi a verificare questa affermazione ti accorgi che non
c'è questa differenza fra te, il vedere, la consapevolezza e la nuvola.
E questa situazione la puoi sperimentare usando sia oggetti del mondo sia oggetti
più sottili come le sensazioni, le emozioni ed i pensieri. Tu sei anche le sensazioni, i
pensieri e le emozioni.
Cioè sei sia ciò che consideri 'oggetti più grossolani' sia 'oggetti più sottili'.
E ciò non vuol dire che non esista il mondo o non esistano i pensieri... vuol solo
dire che secondo la tua esperienza tu sei quel mondo e quei pensieri.
A volte si usa la frase 'non sempre sono consapevole'... ma prova a verificare questa
frase. ‘Non sempre sono consapevole’ significa voler dire che non sempre sono ciò
che esiste... ma come hai visto, tu sei sempre ciò che esiste.
Solo che a volte, percorrendo una strada, ti ritrovi a fine strada e non ricordi
nemmeno che l'hai percorsa. E allora ti dici che non sei stato 'attento' o 'presente' e
ti sei fatto rapire dai pensieri.
Tu sei sempre consapevole, poiché consapevole significa essere tutto ciò che esiste.
E se era sorto un pensiero mentre percorrevi la strada, allora in quel momento eri
consapevole del pensiero, cioè eri il pensiero e dunque non eri una strada.
Poi alla fine della strada è sorta l'immagine della strada e allora in quel momento sei
diventato quell'immagine... e per un istante sei diventato un pensiero che diceva
’non sei stato consapevole di quel tratto di strada'.
Tu sei tutto ciò che esiste: pensieri, sensazioni, emozioni, nuvole e fiori.
E non sei mai diverso da tutto ciò che esiste.
Dunque non sei mai 'non consapevole': non potresti esserlo nemmeno se lo
78

volessi.
Anche nel sonno senza sogni sei consapevole: in quel momento 'sei consapevole' di
qualcosa che non ha proprietà oggettive ovvero 'sei' un qualcosa privo di proprietà
oggettive. Ed è naturale che al tuo risveglio tu non riesca a ricordarlo proprio
perché puoi ricordare solo ciò che ha qualità oggettive.
Ed allora sembra come se ci fosse qualcosa che 'manca'. Un intervallo.
Un vuoto.
Ma ciò che è accaduto era semplicemente il fatto che in quel momento eri
quell'intervallo.
E questi intervalli capitano anche durante la veglia... in quei momenti in cui
improvvisamente (ri)compare 'il mondo' e la tua mente, non potendo ricordare
cosa era accaduto 'prima', ti dice che ti 'eri assentato per un attimo'. Ovvero che non
eri 'consapevole'. Eri come ‘imbambolato’, ‘rapito’.
Ma era solamente accaduto che tu fossi un 'qualcosa' privo di proprietà oggettive e
dunque non memorizzabile.
Sei tutto ciò che esiste, compreso il tempo e lo spazio.
E quando non ci sono tempo e spazio... prendi la forma di qualcosa di diverso,
senza mai essere diverso da te stesso.
L'acqua prende varie forme, ma rimane sempre acqua.
Non conosci nascita e non conosci fine.
Tu Sei.

164. L'unico
modo per conoscere qualcosa è essere quella cosa. L'unico modo per
conoscere qualcuno è essere quel qualcuno.
Conoscere è sinonimo di amare... ma finché ci sono ‘due’ esseri che si amano, non
ci può essere amore.
Nell'amore non c'è spazio per 'due'... c'è solo spazio per l'amore

165. Consapevolezza non è 'focalizzarsi su qualcosa', non è 'stare attenti'...


consapevolezza non è il contrario di 'essere distratti' o di 'essere disattenti'.
Prova ad osservare un qualsiasi oggetto dinanzi a te: accade un momento in cui c'è
'attenzione', ben presto arriva un momento in cui c'è un pensiero (magari le
immagini della tua ultima vacanza al mare) e quell'oggetto su cui eri focalizzato
'scompare'.
Dopo ritorna quel momento di 'attenzione' e l'oggetto 'ricompare'.
E quando torna il momento di attenzione, può anche comparire un pensiero che
dice 'io sono riuscito a riportare l'attenzione sull'oggetto': ma è veramente andata
così? 'Tu' dirigi la tua attenzione?
Non è piuttosto che c'è stato un momento in cui osservavi l'oggetto, poi è arrivato il
pensiero delle vacanze e dopo è 'ricomparso' quell'oggetto su cui puntavi
l'attenzione... e non c'è stato alcun 'io' che ha diretto questa attenzione... ma questa
'attenzione' è semplicemente comparsa così come era comparso il pensiero delle
vacanze?
La consapevolezza non mette a fuoco un oggetto: ma è 'l'oggetto già messo a fuoco'
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che appare alla consapevolezza ed è fatto di quella stessa consapevolezza.


Tu sei quella consapevolezza.

166. L'unica cosa che è presente è la presenza

167. Tutto
ciò che immaginavi separato da te e che chiamavi 'mondo', si dissolve nella
consapevolezza

168. La
consapevolezza nasce contemporaneamente a ciò che esiste: se in questo
momento osservi il cielo, non ne sei forse consapevole?
Esiste forse un intervallo di tempo che separa il momento in cui vedi il cielo dal
momento in cui sei consapevole di vederlo?
‘Vedere’ significa ‘essere consapevole’.
Ed esiste forse una distanza fra te e la consapevolezza con cui sei consapevole di
quel cielo?
La consapevolezza è tutto ciò che esiste e quella consapevolezza sei tu

169. Tu
non vedi la consapevolezza e la consapevolezza non vede te: siete
semplicemente la stessa cosa

170. Ogni essere è felice finché non gli si insegna a cercare la felicità

171. Quando 'sei' focalizzato su un oggetto 'esterno', oscilli fra quell'oggetto e 'te', senza
sosta... come fossi la pallina in un torneo di ping-pong.
In altri termini: in un istante sei ciò che definisci 'io', nell'istante successivo sei
quell'oggetto, e di nuovo diventi 'io'... e questa rapidissima successione di eventi
dura fino a quando rimani focalizzato su quell'oggetto.
Quell'oggetto può essere qualcosa che fa parte di ciò che definisci 'mondo esterno'
oppure può essere un pensiero o anche una sensazione.
La 'concentrazione' è questa incessante trasformazione soggetto-oggetto.
Fino a che permane l'esercizio di questa 'attenzione', la tua natura apparirà essere
un 'movimento senza sosta' ed uno 'sforzo continuo'.
Non emergerà alcuna 'pace', a meno che il tuo 'sguardo' non si 'de-focalizzi'.
Uno sguardo de-focalizzato è uno sguardo sereno: non predilige un pensiero
piuttosto che un altro e non separa, ma accoglie.
Quando la mente cessa di agire nel suo personale torneo di ping-pong, si rilassa.
In quell'attimo non c'è più la necessità dell'esistenza di un 'io' separato da un
'mondo'... e ti riscopri ad essere ogni cosa.

172. Quando vedi un'onda del mare o senti la voce dei gabbiani... sei consapevole di
quell'onda e di quei suoni.
E così come sei consapevole dell'onda, allo stesso modo sei consapevole del
vedere; così come sei consapevole del suono, allo stesso modo sei consapevole
dell'udire.
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Dunque non solo l'onda ed il suono sono gli 'oggetti' di cui sei consapevole: anche il
vedere e l'udire sono oggetti di cui sei consapevole.
Fra il vedere e l'onda o fra l'udire e i suoni, non c'è alcuna differenza.
Dunque se vedi l'onda... stai vedendo il vedere; se senti i gabbiani, stai udendo
l'udire.
E siccome non puoi dire che ci sia differenza fra te ed il vedere o fra te e l'udire...
allora sei il vedere e sei l'udire. Sei quell'onda e sei quella voce dei gabbiani.
Il mondo è l'insieme dei 'tuoi' sensi e tu sei il mondo

173. Civuole molto impegno e tanta energia per tenere in vita l'idea di qualcosa che non
esiste: un 'io' separato dal mondo e dagli altri.
E sulla base di questo sforzo incessante, si fonda ogni aspetto della 'tua' breve
esistenza...

174. Prova ad osservare una mela dinanzi a te. Una bella mela rossa. Una mela rossa
così profumata da poterne immaginare il gusto fresco pur non avendola ancora
messa in bocca.
Adesso inizia a togliere 'i tuoi sensi' da quella mela. Togli l'annusare ed il gustare.
Togli il senso del tatto e anche l'udito (che ti davano l'impressione che fosse
croccante e soda). Ed infine togli il vedere.
Cosa rimane?
Senza il vedere, il toccare, l'annusare, il gustare e l'udire rimane qualcosa che la
mente chiama 'niente'.
'Mente' è proprio quel vedere, quel toccare, quell'annusare, quel gustare e
quell'udire.
E dunque se togli la mente dal mondo e poi chiedi alla mente cosa è rimasto... di
certo la mente ti dirà che non è rimasto nulla.
Il mondo è la percezione che ne hai di esso. E se togli la percezione, non esiste più
alcun mondo.
Il mondo appare nella mente ed è la mente: se la mente scompare, il mondo
scompare.
Questa situazione accade spesso durante una giornata: ci sono momenti in cui ti
sembra che il tempo sia passato troppo velocemente e non ricordi di aver fatto così
tante cose che giustificassero questa situazione.
O quando cammini lungo una via della tua città che attraversi quotidianamente... ti
ritrovi alla fine della strada senza ricordare nemmeno di averla percorsa.
Ci sono molti momenti in cui le percezioni, le sensazioni ed i pensieri (ovvero la
mente... e dunque il mondo, il tempo e lo spazio) scompaiono.
Eppure 'Tu' continui ad 'esistere'.
C'è un Tu che è sempre presente... il mondo scompare e riappare, così come i
pensieri, le idee e addirittura ciò che definisci 'il tuo corpo': sembra trascorso così
poco tempo da quando eri un bambino che correva spensierato...
Eppure 'Tu' continui ad 'esserci'.
Uguale.
81

Non sei mai mutato.


Non hai mai sperimentato alcuna trasformazione: la mente e quindi il corpo, il
mondo, le emozioni ed i pensieri possono anche cambiare o scomparire... ma Tu
non conosci alcun mutamento

175. Se vedi un fiore 'dinanzi' a te, da cosa è fatto quel fiore?


Di colore: sono le variazioni di colore che formano ciò che chiami 'spazio'.
E quando vedi quei colori, ti sembra che ci sia una qualche differenza fra i colori ed
il vedere? Vedere e colori sono la stessa cosa.
Se il vedere ed il colore sono la stessa cosa... come fai a dire di vedere un colore?
E c'è forse qualche differenza fra te ed il vedere? Cercala... tu ed il vedere siete la
stessa cosa.
Se tu ed il vedere siete la stessa... si può ancora parlare di vedere?
Si può parlare di forme, colori, vedere?
Si può parlare di un io?
Sei dissolto in ogni cosa; ogni cosa è dissolta in te

176. Tutto ciò che esiste è silenzio

177. Ciò che chiami 'io' non è altro che un pensiero: il pensiero 'io ho fatto', 'io ho
percepito', 'io ho sentito', 'io ho pensato' sorge sempre immediatamente dopo
l'azione, la percezione, il sentire o il pensiero...
Durante l'azione, la percezione, il sentire o il pensiero, non esiste alcun 'io' che
agisce, percepisce, sente o pensa

178. La casa
E' vuota

179. Mi hanno detto di cercare me stesso: c'era solo silenzio

180. Immaginare la lacerazione dell'istante presente in due frammenti, ovvero tu da un


parte e tutto il resto dall'altra, crea ciò che viene definito 'sofferenza

181. C'è un'unica sostanza alla base di ciò che chiami 'realtà': questa sostanza è il respiro.
Ogni volta che il respira 'esce da te', nell'espirazione, appare ciò che chiami 'mondo
esterno' (ovvero le percezioni).
Quando il respiro 'torna in te', nell'inspirazione, appare ciò che chiami 'mondo
interno' (i pensieri e le sensazioni).
Fra espirazione ed inspirazione e fra inspirazione ed espirazione esiste un
intervallo: in quel momento non ci sono né percezioni, né pensieri, né sensazioni...
i concetti di 'esterno', 'interno' ed 'io' si dissolvono.
Questi tre momenti sono assimilabili ai tre stati di veglia, sonno senza sogni e
sogno: l'inspirazione corrisponde allo stato di sogno; l'espirazione allo stato di veglia;
gli intervalli fra espirazione ed inspirazione e fra inspirazione ed espirazione,
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corrispondo allo stato di sonno senza sogni.


L'osservazione del respiro è una pratica che si ritrova in moltissime tradizioni
spirituali: colui che osserva il respiro scopre ben presto come ogni cosa, compreso
se stesso, non sia altro che respiro... ed in quella scoperta egli realizza la pace

182. Nientenasce
Niente muore

183. Esisteil libero arbitrio?


Tutto ciò che fai, sembra frutto di una libera scelta: se hai voglia di una bibita fresca,
vai verso il frigo, lo apri e te la prendi.
Dunque puoi dire che esiste una volontà.
La domanda che ti faccio è: puoi influenzare la tua volontà? Hai libero arbitrio su
ciò che chiami volontà?
Che cos’è la volontà? E’ libertà?
Si può controllare la libertà? Sarebbe paradossale sostenere che ‘puoi controllare la
libertà’: che libertà sarebbe se potesse essere controllata?
La libertà non può essere una scelta, altrimenti non sarebbe libertà.
Ogni azione nasce dalla volontà e dalla libertà: ma quella volontà è 'tua'? Quella
libertà è 'tua'? La puoi controllare? Puoi forse dire, al mattino quando ti svegli, "oggi
io 'vorrò' un gelato alla panna"?
Al massimo puoi dire ‘io voglio’… il futuro del verbo volere non è molto usato. Ma
se dici ‘io voglio’ significa che quel ‘volere’ c’è già: lo hai scelto tu? Controlli il tuo
volere?
L’azione non scaturisce dal controllo della volontà, piuttosto è un arrendersi alla
volontà: ogni volta che ‘ti’ arrendi alla volontà, nasce un’azione.
La libertà non può essere una scelta, altrimenti non sarebbe libertà: ogni volta che
immagini di poter scegliere, non stai facendo altro che arrenderti e permettere a ciò
che deve accadere, di accadere.
Questa è libertà.
Questo è amore.

184. Non puoi fare a meno di arrenderti continuamente all’accadere: questo è il


significato della parola 'amore'
185. Il pensiero è il collegamento fra i vari frammenti in cui tutto ciò che esiste ti appare
essere suddiviso.
Fra questi frammenti c’è anche ciò che definisci il ‘tuo’ corpo, i ‘tuoi’ pensieri, le
‘tue’ sensazioni.
Questi ‘frammenti’ non hanno alcun collegamento fra loro: sono solo collegati a
quel pensiero che, vedendoli ‘scollegati’, tenta in qualche modo di creare una certa
coerenza e continuità.
Quindi il pensiero prima crea ‘separazione’ e successivamente tenta di imporre un
proprio senso, collegando tutti questi oggetti fra loro per creare qualcosa che
chiama ‘realtà’.
83

Nonostante questa operazione, quella sensazione di separazione permane.


La separazione è dunque il pensiero stesso e quindi anche i ‘frammenti’ non sono
altro che il pensiero: ogni volta che il pensiero muta, anche i frammenti mutano e
di conseguenza anche i collegamenti che esistevano fra di essi.
Ogni volta che il pensiero muta, ciò che chiami mondo muta di conseguenza: il
pensiero è dunque il movimento del mondo... in altri termini il pensiero non è
altro che il 'tempo'.
In quei momenti in cui il pensiero scompare -come nel sonno senza sogni o tutte
quelle volte durante il corso della giornata in cui quel pensiero ‘io’ viene meno-
anche quel presunto universo fatto di innumerevoli oggetti scompare.
In quegli istanti, brilli della tua stessa luce

186. L'eternità
non è qualcosa che dura per un tempo indeterminato e l'infinito non è
qualcosa che si estende per miliardi di miglia nello spazio. Eternità vuol dire 'ora' e
infinito vuol dire 'qui'.
Tu sei tutto ciò che esiste: sempre qui ed ora, immutabile, in pace.
La mente dona movimento a questa quiete, creando quell'incantevole effetto
chiamato 'vita'

187. Non c’è alcuna distanza fra il vedere e il colore, fra l’udire ed il suono, fra
l’assaporare e i gusti, fra l’annusare e gli odori, fra il toccare e la consistenza degli
oggetti.
Non puoi mai separare un senso da ciò che quel senso percepisce: quel senso
nasce insieme a ciò che esso stesso percepisce, ed è ciò che esso percepisce.
Se il vedere è i colori: come fai a dire che esistono più colori?
E qual è la differenza fra te e quel vedere o quell’udire o quel toccare?
Prova a cercarla.
Se assapori un frutto fresco, ti senti forse separato da quell’assaporare? Osserva.
Ma se tu sei i sensi: puoi dire che esistono più sensi? Come non puoi dire che
esistono più colori poiché il vedere è quei colori, ed essendoci ‘un vedere’ non
possono esserci più colori… così tu sei i tuoi sensi, e siccome tu sei ‘uno’, non si
può dire che esistano ‘più’ sensi.
E cos’è quell’io a cui ti riferisci? Non è forse consapevolezza?
‘Sentire di esistere’ significa ‘consapevolezza’.
La consapevolezza nasce con te e non è mai separata da te.
Non puoi vederne la forma, non puoi pensarla, non puoi sentirla: e questo accade
poiché quando ti parlo di consapevolezza, in un istante hai percorso tutti questi
passaggi che ho appena descritto… ovvero il mondo è scomparso nei sensi, i sensi
sono scomparsi in te e tu sei scomparso nella consapevolezza.
Quando ti parlo di consapevolezza, tutto diventa consapevolezza… ma quel tutto
non può essere percepito, sentito o pensato: poiché, in quel momento, i sensi si
sono dissolti nella mente e la mente si è dissolta nella consapevolezza.
Non puoi percepire, sentire o pensare la consapevolezza, ma ‘sei consapevole’ che
ci sia: la consapevolezza infatti non conosce se stessa attraverso i sensi ed il sentire;
84

la consapevolezza conosce se stessa, essendo consapevole di se stessa… o, in altri


termini, la consapevolezza conosce se stessa, essendo se stessa.
Quando ‘ricordi’ di essere consapevolezza, in quell’istante, tutto diventa
consapevolezza
L’ultima parola del Buddha ai suoi discepoli fu “Sammasati”, ovvero ‘ricorda di
essere consapevolezza’.
Questo fu il suo ultimo insegnamento.
Ecco l’essenza della meditazione: ogni volta che ‘penserai’ alla consapevolezza o
tenterai di sentirla o percepirla… poiché la consapevolezza non può essere
percepita, sentita o pensata… in quell’istante il mondo ritornerà nella mente e la
mente si dissolverà.
“Sammasati”: ricorda quell’unico ricordo che non può essere pensato… in un
istante il tempo diverrà eternità e lo spazio scomparirà nell’infinito.

188. La
'creazione' non può essere un evento accaduto in chissà quale remoto passato,
poiché non esiste un tempo che non sia questo momento presente.
Ciò che chiami 'mondo' viene continuamente creato in questo preciso istante

189. Mondo, pensieri e sensazioni esistono poiché tu ne sei consapevole. Essere


consapevoli di qualcosa significa ‘sentirsi’ un soggetto che osserva un oggetto.
Accadono però momenti in cui non sei consapevole né del mondo né dei pensieri
né delle sensazioni… in quegli attimi il soggetto e l’oggetto sono scomparsi in ciò
che è definita ‘pura consapevolezza’.
Ciò che da molti è chiamata ‘inconsapevolezza’, altro dunque non è che la
consapevolezza priva di un 'soggetto' che è consapevole e di un 'oggetto' di cui
essere consapevoli: è la consapevolezza che si manifesta in tutta la sua purezza
190. Se sei consapevole dell'esistenza di qualcosa... puoi dire di conoscerne la natura?
Se sei consapevole di una mela gialla mentre stai sognando, in quel momento
'penserai' che quella mela gialla sia assolutamente reale. Penserai che la sua essenza
sia 'reale'.
Ma quando ti svegli, realizzerei che quella mela era composta esclusivamente dalla
tua immaginazione.
'Essere consapevoli' di qualcosa, dunque, non dice nulla sulla 'natura' di quella
cosa.
In questo momento potresti anche stare sognando e solo di un fatto puoi avere la
certezza: il fatto che 'sei consapevole'.
Dunque 'essere consapevole di qualcosa' non dà informazioni sulla cosa di cui sei
consapevole: dà solo informazioni sul fatto che 'sei consapevole'.
Puoi essere certo solo di essere consapevole: tutto il resto potrebbe benissimo non
essere quello che pensi esso sia

191. Non esiste forma, senza il vedere; non esiste, suono senza l'udire. Senza l'annusare
ed il gustare, tutto ciò che 'conosci' perde qualsiasi odore e sapore... e quando
anche il senso del tatto scompare, il corpo scompare.
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Ciò che chiami 'universo' non è altro che percezioni, sensazioni e pensieri... detto in
altri termini, l'universo è la mente.
Quando la mente si dissolve, l'universo scompare.
La 'diversità' appartiene al regno delle percezioni, delle sensazioni e dei pensieri...
ma quando la mente è scomparsa, rimane ciò che non può essere percepito, sentito
o pensato.
Permane dunque ciò che non conosce 'diversità' e 'separazione'.
Questa essenza è la fonte e lo sfondo di ogni cosa: non può essere percepita e
dunque non contiene 'differenze'.
E' sempre uguale a se stessa, in pace.
Il silenzio è dietro ad ogni rumore ed ogni rumore non è altro che silenzio

192. Quando sorge un pensiero... sei forse 'tu' che lo hai creato?
Sei tu colui che lo ha 'pensato'?
Sei tu il 'pensatore'?
Se così fosse, potresti 'scegliere': scegliere di creare continuamente pensieri felici, di
pace e di gioia.
Ma il pensiero sorge da sé, in maniera libera ed autonoma.
Tu sei semplicemente l'osservatore di quel pensiero... di quella creazione e
produzione spontanea: come osservi un tramonto, così osservi il corpo ed i
pensieri.
Assisti a questo movimento libero e spontaneo.
Tu sei l'osservatore, ovvero 'sei consapevole' di tutto ciò che sta esistendo in questo
preciso istante: i pensieri che si muovono e cambiano continuamente forma; i
colori ed i suoni che si rincorrono nel mondo; le sensazioni che si susseguono sulla
superficie e all'interno di quello che chiami 'corpo'.
Da cosa è composto tutto ciò che stai osservando in questo momento?
Esiste una differenza fra Te e ciò che stai osservando?
Esiste una differenza fra colui che osserva e la cosa osservata?
Cosa significa 'essere consapevole di qualcosa'?
'Essere consapevole di qualcosa' significa semplicemente essere così intimo con
quella cosa da perdere di vista quel sottile confine che da quella cosa ti separa.
Significa diventare quella cosa e accorgersi di non esserne mai stato separato.
Quando vedi un fiore, qual è la differenza fra il vedere ed i colori del fiore? I colori
nascono insieme al vedere, il vedere nasce insieme ai colori. Sono la stessa cosa.
Non puoi separare i colori dal vedere, così come non puoi separare i colori dal
fiore.
E di certo tu sei consapevole di quel vedere... altrimenti non ci sarebbe alcun
vedere.
Dunque il vedere è fatto di consapevolezza: il vedere nasce insieme alla
consapevolezza. Senza consapevolezza di vedere, non c'è vedere. Nascono
contemporaneamente.
Ed esiste forse qualche differenza fra te e quella consapevolezza con cui sei
consapevole di quel vedere?
86

'Tu' sei quella consapevolezza e dunque tu sei tutto ciò che esiste. Nasci
contemporaneamente al mondo e sei il mondo.
Queste sono le tre fasi della meditazione: ti accosti alla meditazione credendo di
essere un corpo che osserva ed agisce in un mondo; ma quando osservi più
attentamente, scopri di essere un semplice osservatore: osservatore non solo del
mondo, ma anche del corpo e delle sue azioni; osservatore perfino della mente e
dei suoi pensieri.
Questa seconda fase è la fase della 'saggezza': "io non sono il mondo, un corpo o
una mente, ma sono un semplice testimone".
Osservando più attentamente scopri qualcosa in più: ciò che osservi sei
semplicemente tu stesso. Sei il corpo, la mente e l'intero universo.
Questa è la terza fase: non c'è più separazione.
Nessun confine.
Ti manifesti in ogni cosa e rimani sempre te stesso: eterno, infinito, colmo di
beatitudine.
La seconda fase è la fase della saggezza: 'saggio' è colui che osserva i moti del
mondo e dell'animo senza farsi coinvolgere. Nulla lo può più toccare: ha scoperto
di essere un semplice osservatore dall'alto di una collina.
Ma al saggio manca qualcosa.
Nella terza fase egli scopre di essere ogni fiore, ogni nuvola, il sorriso di ogni
bambino, ogni lacrima di dolore... scopre di essere la luna che in certe notti gli
sembrava troppo lontana e scopre di essere quei momenti che pensava fossero
diventati ricordi.
Non esiste più una collina da cui osservare, non esiste più alcun osservatore... esiste
solo questo istante da celebrare.
La seconda fase è la fase della saggezza... la terza fase non è neanche una fase, ma è
ciò che sei.
E ciò che sei è semplicemente amore.

193. Il senso del tuo viaggio... sei Tu

194. Non è una questione di ‘avere’… piuttosto è tempo di comprendere di ‘essere’.


Non appartieni a nulla e nulla ti appartiene: ‘sei’ semplicemente tutto ciò che esiste.
Non hai nulla, sei tutto.
Ricordalo e sii libero

195. La felicità è sempre apparsa ogniqualvolta hai smesso di cercarla

196. Ogni volta che 'ottieni' qualcosa che hai da tempo desiderato... in quel preciso
istante sei felice.
Quanto dura quella felicità? Un attimo, due minuti, tre giorni?
Poi la ricerca ricomincerà finché non raggiungerai il successivo traguardo e,
nuovamente, sperimenterai la felicità.
Ogni volta che ottieni o raggiungi qualcosa, accade quella felicità che è destinata
87

però a durare poco, per il semplice motivo che sei convinto che sia stato ciò che hai
raggiunto o ottenuto ad averti reso felice.
Ma se così fosse, ciò che hai ottenuto continuerebbe a darti felicità.
Eppure sai bene che non è così e anzi... molte volte la cosa che hai ottenuto e che
in quel momento ti aveva reso felice, successivamente può essere la causa del tuo
dolore. La stessa cosa che ti aveva dato il sorriso, dopo del tempo può togliertelo.
Ogni volta che 'ottieni' qualcosa che hai da tempo desiderato, in quello stesso
istante la tua ricerca finisce.
In quel momento sei 'sereno'... in quel momento sei te stesso. La tua mente non è
più impegnata a cercare qualcosa e finalmente si rilassa.
Non appena hai trovato ciò che cerchi, smetti di cercare... sei arrivato.
Arrivato dove? Da nessuna parte: ti sei semplicemente fermato. La tua ricerca è
finita.
E quando la ricerca finisce compare ciò che già sei: serenità, pace, felicità.
Dunque non è ciò che ottieni a darti la felicità: la felicità è data dal fatto che
finalmente smetti di cercare e ti rilassi.
Ogni volta che ti rilassi sei te stesso.
La felicità sei tu: ma 'tu' non puoi apparire finché sei impegnato a cercare qualcosa
da qualche altra parte.
Non appena la tua ricerca si conclude perché hai trovato il 'presunto' oggetto dei
tuoi desideri, in quell'istante ti fermi. Ti rilassi. E la felicità appare.
La felicità non è data da qualcuno o da qualcosa fuori di te: la felicità sei tu.
Ogni volta che 'ottieni' ciò che desideri, in quel momento smetti di cercare e la
felicità compare.
E' la fine della ricerca che dà felicità e non la cosa che hai ottenuto... ma ovviamente
tu smetti di cercare la felicità solo quando ottieni l'oggetto dei tuoi desideri. E
quindi pensi che sia quell'oggetto a renderti felice.
Facci caso: nulla e nessuno ti ha mai reso felice... piuttosto la felicità è sempre
apparsa ogni qualvolta hai smesso di cercarla

197. Primache Alessandro Magno partisse alla volta dell’India, il suo maestro, il grande
Aristotele, gli aveva chiesto di portargli un dono molto particolare: uno yati (detto
anche sannyāsin), ovvero un asceta.
Mentre l’occidente aveva infatti prodotto grandi guerrieri, l’oriente aveva prodotto
grandi ricercatori spirituali.
Ed Alessandro era molto affascinato dalla descrizione che gliene aveva fatta il suo
maestro.
Nel gennaio del 326 a.C. Alessandro, presso il fiume Indo, si ricordò di quella
richiesta.
Entrato in una taverna con alcuni suoi soldati chiese se da quelle parti vivesse
qualche sannyāsin.
“Esiste uno yati molto famoso - rispose qualcuno- si chiama Dandamis e vive poco
lontano da qui, sulla riva del fiume”.
Alessandro mandò alcuni soldati a cercarlo.
88

Dandamis viveva nudo e si racconta fosse una persona bellissima.


I soldati si avvicinarono e chiesero all’asceta di seguirli spiegando che Alessandro
Magno in persona lo voleva suo ospite e che avrebbe provveduto ad ogni suo
bisogno.
Ma l’uomo cominciò a ridere ed esclamò “Dandamis non segue più nessuno, non
va più da nessuna parte, ormai è arrivato a casa”.
I soldati, credendo che l’uomo fosse pazzo, tornarono alla taverna per riferire ad
Alessandro, il quale si alzò dal suo tavolo e si incamminò verso il luogo dove stava
quello yati, per conoscere egli stesso chi fosse l’uomo tanto folle da aver rifiutato di
vederlo.
Una volta giunto vide Dandamis sdraiato vicino al fiume, si avvicinò e gli disse “I
miei soldati mi riferiscono che hai rifiutato il mio invito. Verrai con me come mio
ospite o come prigioniero: scegli”
Il sannyāsin alzando gli occhi, quasi infastidito, rispose: "Puoi forse rendere
prigioniera la libertà?”
A quel punto Alessandro estrasse la spada ed a gran voce esclamò “Se scegli di
rimanere qui, l’unica cosa che sarà libera sarà la tua testa! Quando la taglierò sarà
libera di cadere e rotolare sul suolo".
Dandamis si alzò e iniziò tranquillamente a parlare.
“Molto tempo fa qui c’era un uomo. Quell’uomo soffriva, si arrabbiava, aveva
paura… proprio come te. Un giorno a quell’uomo capitò qualcosa di terribile: tutta
la sua famiglia venne sterminata. La casa dove abitava, bruciata. In una notte
quell’uomo aveva perso quasi tutto… quasi, infatti una cosa era ancora rimasta: se
stesso.
Qualcuno gli disse che egli, adesso, avrebbe potuto contare solo su se stesso.
Quell’uomo allora cominciò a cercare quel ‘se stesso’: per tanti anni ricercò se
stesso con un ardore che non lo lasciava neppure riposare.
Ed una notte si rese conto che quel se stesso non esisteva.
Hai mai amato qualcuno Alessandro? In quei momenti… c’è forse qualcuno che
ama e qualcuno che viene amato?
Osserva bene: quando ami non ci sono due persone. E finché quelle due persone
sono presenti… o anche solo una delle due è presente... non può esserci amore.
Se c’è amore, non c’è nessuno. C’è solo amore.
In quell’amore Dandamis è scomparso e non si è più ritrovato.
Per cui, fai in fretta il tuo dovere: separa questa testa da questo corpo.
Non abito più qui da molto tempo ormai: è il mondo che sta abitando
momentaneamente in me”.
Alessandro abbassò la spada: “E’ strano Dandamis: non conosco l’amore di cui
parli, eppure ho compreso le tue parole. In questo momento ogni mia conquista
mi sembra niente in confronto al tuo regno.
Quando il mio maestro mi chiederà se ho trovato uno yati, gli dirò semplicemente
la verità: non ho trovato nessuno.
E so di per certo che lui non capirà. Poiché come me, anche Aristotele non sa nulla
di libertà e di amore”.
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Pronunciate quelle parole Alessandro salutò quel sannyāsin e ripartì alla volta di
Takshashila, nel regno di Gandhāra

198. C'è una cosa che non è un oggetto dei sensi e che quindi tu non potrai mai 'sentire'.
E non essendo un oggetto dei sensi, non può nemmeno essere pensata: i pensieri,
non sono forse fatti di sensi?
Se ti chiedo di pensare a qualsiasi cosa, comparirà dentro di te un'immagine, fatta di
sensi.
C'è una cosa che non puoi pensare, vedere, udire o toccare; non ha gusto né
odore.
Nonostante ciò, tu 'sai' che è presente.
Proprio qui. Proprio in questo stesso istante.
Questa 'cosa' si chiama consapevolezza.
Tu 'sai' che c'è.
Non puoi modificarla, proprio perché non puoi né sentirla né pensarla.
Ed è sempre presente: non puoi dire che esistano momenti in cui non ci sia... non
essendo un oggetto dei sensi, non conosce tempo né possiede dimensioni.
Quando i sensi si dissolvono e quando il pensiero scompare, la consapevolezza non
ne segue il destino proprio perché non ha nulla a che fare con i sensi o con i
pensieri.
Sai perché non puoi vedere la consapevolezza e non puoi pensarla e nonostante
questo 'sai' che sta esistendo proprio in questo momento?
Per un semplicissimo motivo: poiché la consapevolezza sei Tu.
Puoi forse dire che la 'consapevolezza' sia qualcosa di diverso da Te?
Come gli occhi non vedono se stessi, così Tu sei ciò che sta 'dietro' alla creazione.
Il tempo e lo spazio sono fatti di percezioni, sensazioni e pensieri... e quando i sensi
ed i pensieri scompaiono, c'è 'qualcosa' che rimane.
Quel qualcosa sei Tu.
Solo ciò che può essere sentito e pensato, ovvero solo ciò che è limitato dal tempo
e dallo spazio, può 'nascere' e quindi 'morire'.
Tu non puoi essere né sentito né pensato... eppure 'sai' di essere.
A quel 'sapere' viene dato spesso il nome di 'consapevolezza'... altre volte lo si
chiama semplicemente 'amore'

199. Seosservi bene, può esistere sempre e solo un pensiero alla volta.
Due pensieri non vengono mai in contatto fra loro perché non accadono mai
simultaneamente.
Quando un pensiero nasce, il ‘precedente’ è già scomparso da un certo ‘periodo di
tempo’ senza aver lasciato traccia alcuna.
Per questo motivo, ogni pensiero è sempre indipendente e non sa nulla dei pensieri
precedenti ad esso e quindi non può esserne condizionato.
Nessun passato può dunque legarti a sé, a meno che tu non voglia illuderti che
possa farlo.
In questo preciso istante, sei libero
90

200. E’impossibile separare gli oggetti del ‘mondo’ dai ’sensi’: il vedere è forma; il
sentire è suono; l'assaporare è gusto; l'annusare è odore; il toccare è consistenza.
Hai mai visto una forma separata dal vedere? Non sono forse la stessa cosa?
Hai mai sentito un suono separato dall'udire o un profumo separato dall'annusare?
Neppure con la fantasia puoi separare gli oggetti dai sensi. Prova infatti ad
immaginare una forma: non appena la immagini, la vedi; prova ad immaginare un
suono… lo stai già sentendo.
Ciò che chiami ‘mondo’ non è altro che una percezione sensoriale.
E puoi forse dire che le percezioni siano separate dalla consapevolezza?
Se tu avessi gli occhi aperti, ma non ci fosse consapevolezza… non vedresti
assolutamente nulla.
Stessa cosa vale per quelli che definisci ‘oggetti sottili’ come le emozioni o i
pensieri: se non ci fosse consapevolezza, non sapresti nulla di emozioni o pensieri.
E puoi forse dire di essere ‘diverso’ da quella consapevolezza con cui sei
consapevole degli oggetti del ‘mondo’ e degli ‘oggetti sottili’?
Anche in questo caso nemmeno con la fantasia potresti separare la consapevolezza
da 'Te': se in questo stesso istante immagini qualsiasi cosa, c’è consapevolezza e
dunque ci sei anche Tu.
Se non ci fosse consapevolezza, non avrebbe nemmeno senso parlare di ‘Io’.
Ciò che viene percepito, non è separato dalla percezione; la percezione non è
distinta da colui che percepisce… dunque colui che percepisce è uno con tutto ciò
che viene percepito.
Ogniqualvolta un fiore sboccia, sei tu che stai sbocciando

201. 'Tentare'di 'essere consapevoli', significa solamente tentare di separarsi in due


elementi: un 'qualcuno' che osserva e 'qualcosa' che viene osservato.
Ma siccome tu sei tutto ciò che esiste e non ne sei mai separato, il tuo tentativo
richiederà molto sforzo: stai infatti tentando di realizzare qualcosa che non può
essere realizzato. Stai tentando di rendere reale una illusione.
Consapevolezza infatti non significa 'tentare' di separarsi dalle cose per osservarle da
una certa distanza, così da esserne poco coinvolti.
Consapevolezza significa essere così intimi con le cose da essere un tutt'uno con
esse. Significa scomparire e perdersi in esse.
E tu sei consapevolezza: questo è ciò che sei.
Tu scompari continuamente in ciò che accade... tanto che non si può dire
nemmeno che scompari: ma sei semplicemente tutto ciò che accade.
Ogni tuo tentativo di separarti, richiederà un grande sforzo e si concluderà
inevitabilmente in un fallimento: non puoi riuscire ad essere ciò che non sei.
Per quanto tempo riesci a portare avanti questo vano tentativo che tu chiami 'essere
consapevole', ovvero osservare le cose da una certa distanza? Due secondi, un
minuto?
Nonostante tu ci abbia provato migliaia di volte senza alcun risultato, continui a
provarci... dandoti magari anche delle colpe poiché non riesci in questo intento.
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Non realizzerai mai questo obiettivo poiché tu sei consapevolezza e consapevolezza


non significa 'separarsi da qualcosa', ma significa 'essere quella cosa': ecco perché ti
viene naturale dimenticarti di 'te' quando ad esempio fai qualcosa... perché in quel
momento tu sei quel 'fare' e sei 'quella cosa'. E non c'è alcun 'te' di cui ti devi
ricordare: perché in quell'istante, quel 'te' è scomparso in quel fare.
Quel pensiero 'io' non è costante: a volte è presente, altre volte no... a volte sei un
io, altre volte un altro pensiero, altre ancora un fiore o un tramonto sul mare.
Perché sforzarsi costantemente di rimanere un pensiero 'io' che 'osserva' il mondo?
E' uno sforzo inutile.
Tu sei tutto ciò che esiste e ti tuffi continuamente nell'oceano dell'esistenza
perdendo te stesso e creando la vita

202. Riuscire ad osservare da una certa distanza tutto ciò che accade, è saggezza...
riuscire a comprendere che non c'è alcuna distanza fra te e tutto ciò che accade, è
amore

203. Ituoi occhi sono il colore di ogni fiore: come potrebbe il mondo esistere, se tu non
ci fossi?

204. Quando un pensiero svanisce, dove va a finire? Semplicemente torna ad essere


pura consapevolezza.
Il pensiero appare nella consapevolezza e si dissolve in essa.
Cercare un pensiero dopo la sua scomparsa, è un'impresa vana: quel pensiero non
può tornare.
'Ricordare significa dimenticare': per 'ricordare' devi prima dimenticare chi Sei.
Non appena dimenticherai di essere quella consapevolezza che è la fonte di ogni
cosa, sorgerà un pensiero completamente nuovo che racconterà una storia che ti
sembrerà avere già vissuto... a quel pensiero darai il nome di 'ricordo'

205. ‘Essere consapevole’ significa ‘conoscere’: tu conosci il mondo attraverso gli organi
di senso; conosci gli organi di senso attraverso la mente; e conosci la mente (con i
suoi momenti di agitazione o di quiete) attraverso Te stesso.
In tutta la tua vita Tu sai di non essere mai cambiato: azioni, percezioni, sensazioni
e pensieri sono nati e scomparsi… ma Tu, colui che ne è consapevole, non è mai
mutato.
Ed oltre a Te, quindi, c’è anche un’altra cosa che non è mai cambiata.
Quella cosa è il ‘conoscere’, l’essere consapevole di tutti questi cambiamenti.
Dunque ‘Tu’ ed il ‘conoscere’ siete le due uniche cose che non sono mai mutate…
e puoi dire che ci sia qualche differenza fra Te ed il conoscere?
Non comprendi che quello che definisci ‘Io‘ ed il ‘conoscere‘ sono la stessa cosa?
Non esiste alcun ‘Io’ senza il ‘conoscere’, non esiste ‘conoscere’ senza ‘Io’.
“Io sono”, significa “Io sono consapevolezza”, “Io sono il conoscere”.
Hai cercato per tutta la vita la tua vera natura: il conoscere è la tua reale natura.
Il conoscere non è un’attività poiché non ha inizio né fine: è sempre stato là, ad
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osservare tutto ciò che cambiava.


Tu sei sempre stato là.
Il conoscere non è un’attività, ma è ciò che sei.
Il ‘conoscere’ è come il ‘risplendere’ del sole… non è una attività del sole, ma è la
sua natura. Il risplendere è il sole stesso.
Ogni volta che porti la tua attenzione sul ‘conoscere’, qualsiasi senso di separazione
scompare: in quel luogo tutti gli opposti si riconciliano e tutti i paradossi trovano
una spiegazione.
Comprendi questo e sii libero

206. Seti guardi intorno, proprio qui, proprio adesso... puoi forse dire che esista
qualcosa che non sia 'luminosa'?
Puoi forse dire che ci sia qualcosa che non sia 'risvegliata'?
E quella luce che vedi in ogni dove, da 'chi' proviene se non da Te?
Non ti accorgi che tutto è risvegliato poiché Tu sei risvegliato?
Ogni suono è il battito del tuo cuore, ogni forma è la luce dei tuoi occhi

207. Chiudi per un attimo gli occhi e sfiora con la mano una qualsiasi cosa che sia
accanto a te in questo preciso momento: senti forse qualcosa sotto le tue dita che
non sia pura consapevolezza?
Senti forse qualcosa di diverso da te stesso?
Quella sensazione è amore.
Quel tocco sei Tu.

208. Qualunque attività della mente e del corpo sorge spontaneamente e


spontaneamente decade.
Tu sei l'osservatore senza tempo di questo movimento spontaneo

209. Tu sai che ‘sei’ e sai che ogni cosa ‘è’.


Quando dici ‘io sono’ (o il mondo ‘è’), non stai esprimendo un concetto, ma stai
parlando della tua esperienza reale.
‘Io sono’ (ed ‘il mondo è’) è la verità ultima, la fonte di ogni cosa.
Perfino ciò che non ha vita, ‘è’: le foglie cadute al suolo, la sabbia rinfrescata dal
mare, il foglio della pagina del libro che stai leggendo. Non c’è vita in queste cose:
eppure queste cose, ‘sono’…
Dunque ‘sono’ (ed ‘è’) è oltre la vita e la morte: non conosce tempo né spazio ed è
ciò da cui tutto deriva ed in cui tutto scompare

210. Spesso mi viene chiesto: "ma se io sono ogni cosa, come mai non riesco a vedere i
pensieri degli altri, ma solo i miei?".
Se osservi un pensiero, mi sapresti dire qual è la sostanza che lo compone? Di cosa
è fatto?
Tu lo osservi e dunque ne sei consapevole. 'Osservare' ed 'essere consapevole' sono
la stessa identica cosa.
93

Prova a togliere la consapevolezza con cui sei consapevole di quel pensiero, da quel
pensiero. Cosa rimane? Nulla.
Dunque quel pensiero è fatto di consapevolezza, la stessa consapevolezza con cui tu
ne sei consapevole.
E se osservi meglio, puoi forse dire che fra te e quella consapevolezza con cui sei
consapevole, ci sia differenza?
Quella consapevolezza sei tu: altrimenti non potremmo parlare neppure di 'io'.
'Io' è sinonimo di consapevolezza.
Tu sei fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i pensieri. Tu sei i pensieri.
Fra te ed i pensieri non esiste alcuna differenza... siete consapevolezza.
Non appena questa comprensione viene realizzata, non esiste più alcun 'io' o 'alcun
pensiero'... rimane solamente la consapevolezza pura.
Spesso mi viene chiesto: "ma se io sono ogni cosa, come mai non riesco a vedere i
pensieri degli altri, ma solo i miei?"
Questa domanda si basa su un presupposto errato, ovvero che tu sei separato dagli
altri.
E così, dal tuo punto di vista separato, vorresti vedere cosa si agita nella mente degli
altri.
Ma questo indica semplicemente che non è vero che ti senti il tutto, ma stai
fingendo di averlo compreso... Infatti parli ancora di 'pensieri' e parli ancora di
'altri'. Parli di 'esterno ed interno' e parli di 'distanze'.
'Osservare qualcosa' significa esserne separato, significa porsi ad una certa distanza
da quella cosa per poterla vedere in maniera nitida. Dicendo che vorresti osservare
i pensieri degli altri stai solo dicendo che sei separato dagli altri (e dai loro
pensieri).
In realtà non vedrai mai i pensieri degli altri proprio perché per vederli dovresti
esserne separato; dovresti essere ad una certa distanza da quei pensieri poiché tutto
ciò che puoi vedere deve essere ad una certa distanza da te: ma tu non ne sei mai
separato. E per lo stesso principio tu non potrai mai vedere nemmeno i tuoi stessi
pensieri, poiché non sei separato neppure da quelli.
Per questo si parla di 'maya' ovvero illusione: anche in questo momento ti stai
illudendo di vedere un sacco di cose, ma se ti rilassi in ciò che sei scoprirai che
nonostante i sensi ti stiano dicendo che tu sei da una parte 'dentro un corpo' e tutto
il mondo abiti là fuori... in realtà tu sei tutto ciò che esiste.
Comprendere di non essere separato da nulla significa che i tuoi sensi
continueranno ad assistere all'illusione della separazione, ma tu saprai di essere il
tutto e dunque saprai bene che non esiste nulla che non sia tu stesso.
Lo saprai, anche se l'occhio continuerà a comunicarti qualcosa di diverso.
È come quando assisti ad uno spettacolo di magia: gli occhi ti dicono che le carte
che erano nella mano del prestigiatore sono scomparse... ma tu 'sai' che è solo e
semplicemente un trucco

211. Non
hai ancora compreso che è la luce di cui sono fatti i tuoi occhi ad illuminare il
mondo?
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212. L'unicotuo 'problema' è credere di essere come un qualsiasi altro 'oggetto' che fa
parte di quella che definisci 'esistenza': un oggetto destinato a svanire.
Non ricordi un piccolo particolare: tu sei ciò davanti al quale quegli 'oggetti'
appaiono e scompaiono.
Tu osservi l'apparire e lo scomparire di ogni cosa, fiore, pensiero ed emozione.
E quando quelle cose sono scomparse, tu rimani.
Tu sei prima e dopo ogni cosa.
Solo ciò che nasce può morire... e tu non sei mai nato

213. Uso spesso il termine 'consapevolezza' e mi accorgo che non di rado può portare a
fraintendimenti, poiché ognuno ha una propria idea a riguardo.
Che cos'è dunque la 'consapevolezza' di cui parlo?
Se osservi una cosa dinanzi a te, proprio in questo stesso istante, significa che sei
consapevole della sua esistenza, ovvero 'sai' che c'è.
Con il termine consapevolezza intendo tale 'sapere'. Un sapere privo di concetti e
giudizi... una semplice constatazione: "questa cosa esiste, è dinanzi a me e la vedo.
So che c'è".
Quel sapere non è mai mutato, non è aumentato o diminuito nel corso degli anni.
È sempre stato con te.
Se, quando avevi cinque anni, io avessi poggiato un fiore sulla tua mano, avresti
'saputo' che quel fiore era là.
Se oggi mettessi un fiore sulla tua mano, tu 'sapresti' che c'è... e quel 'sapere' con cui
'sai' che quel fiore esiste, sarebbe lo stesso di quando avevi cinque anni.
Consapevolezza non è 'giudicare' - è ovvio che un bambino di cinque anni giudichi
una cosa diversamente da come la giudica un adulto.
Ma la consapevolezza di cui parlo non è 'giudizio' e non evolve col passare del
tempo, in base alle esperienze o alle conoscenze acquisite.
Consapevolezza è semplicemente constatare che ciò che si manifesta, si sta
manifestando: se c'è un fiore, un'emozione, un pensiero o una sensazione... tu sai
che c'è.
E questo 'sapere' non si può allenare: è qualcosa che esiste da sempre ed è
immutabile.
E se osservi un po' più da vicino... ti accorgerai che quel 'sapere' è l'essenza di ogni
cosa, compresi il tuo corpo e la tua mente

214. Avolte qualcuno mi dice "il mondo continua ad esistere anche quando non ne
sono consapevole".
Ma è veramente la tua esperienza?
Niente affatto, è solo un'ipotesi che non potrai mai dimostrare.
Nella fase del sonno senza sogni, non sei consapevole del mondo ed il fatto che
quando 'ti risvegli' il mondo (ri)compaia, non dimostra che esso fosse presente nella
fase precedente.
Dimostra solo che tu, consapevolezza, c'eri prima del sonno senza sogni e ci sei
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anche dopo.
Nel sonno senza sogni non è scomparsa la consapevolezza, semplicemente è
scomparso il mondo e quindi non ne eri consapevole (perché non c'era 'un mondo'
di cui essere consapevole). Poi il mondo (ri)compare e allora ne sei 'nuovamente'
consapevole.
La consapevolezza non ti informa sulla reale natura delle cose di cui sei
consapevole (quello sarebbe un giudizio, non consapevolezza): ti dice solamente
che 'sei consapevole' di qualcosa. Infatti quando sogni, ciò che vedi ti sembra
reale... senti che la natura di ciò che vedi è reale... ma quando il sogno finisce, cosa
dici?
Dici che nonostante tu fossi consapevole di qualcosa, quella consapevolezza non ti
dava informazioni sul fatto che gli oggetti del sogno fossero di natura diversa dagli
oggetti della fase di veglia.
Ed inoltre quando ti svegli, dici forse che il sogno sta continuando anche se tu non
ne sei più consapevole?
Assolutamente no.
E perché allora sostieni che quando non sei più consapevole del mondo, il mondo
continua ad esistere?
Questa è solo una ipotesi.
Io non parlo di ipotesi, ma della tua esperienza diretta. Quando tu non sei
consapevole del mondo, non c'è alcun mondo: questa è l'unica tua esperienza.
Non potrai mai sperimentare la tua 'assenza', potrai solo immaginarla... e per
immaginare la tua 'assenza' è ovvio che dovrai essere 'presente'.
Come puoi parlare di certezze, se investi tutta la tua esistenza su una ipotesi che
non potrai mai dimostrare?
Come può essere 'solida' la tua felicità se per realizzarla usi strumenti che si basano
sull'incertezza?

215. In
questo momento ti chiedo un attimo di 'attenzione', un attimo del tuo tempo.
Puoi concedermelo?

Ciò di cui parlo nei miei incontri, negli eventi ed in questa pagina non è una 'verità',
ma è semplicemente un metodo.
E' uno dei tanti metodi che vengono usati per farti accorgere che non sei un 'io' solo
e separato, ma sei ogni cosa.
Dunque non scambiare ciò che dico con la verità: i metodi sono stratagemmi per
farti precipitare in ciò che sei.
Non farne una verità: usali e fidati.
In questo momento ti dico che sei il tutto: non cercare di capire perché.
Ti chiedo solo un attimo di fiducia... per quanti anni hai immaginato di essere un
'io' separato?
Ti chiedo solo un favore, non voglio rubarti tempo: solo per dieci minuti, puoi
immaginare di essere il tutto?
Se immagini di essere il tutto, vedrai che qualcosa cambierà e ben presto ti
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accorgerai che non 'stai immaginando' di essere il tutto, ma che sei il tutto.
E fino ad ora hai solo immaginato di essere un piccolo io separato: è quella
l'immaginazione e l'illusione che ti sei creato.

La consapevolezza non è separata da nulla, è essa stessa ogni cosa.


Essa è "Ananda", ovvero beatitudine: non 'gode' di qualcosa poiché nulla è separato
da se stessa. Non è felice di qualcosa, poiché non contempla nulla fuori di sé... è
essa stessa felicità e pace.
Non è 'felice di', ma è semplicemente 'felicità'.
Questo va compreso attentamente, altrimenti si rischia di 'pensare' che la
consapevolezza sia una 'mente' enorme capace di provare stupore o gioia dinanzi a
qualcosa e capace di 'capire' se ci sono eventuali brutture.
E' la mente che prova stupore o gioia davanti a qualcosa, non la consapevolezza. E'
la mente che giudica o capisce, non la consapevolezza.
La consapevolezza è l'oceano: non vede gocce, ma è l'oceano. E' la singola goccia
che si illude di vedere l'oceano e altre gocce... l'oceano non vede nemmeno
l'oceano e non sa cosa sia l'oceano, proprio perché non ne è separato.
La consapevolezza è uno schermo neutro: gioia, dolore, emozioni, pensieri...
compaiono su di essa, ma essa non ne viene toccata poiché essa non le 'vede'... per
vederle ne dovrebbe essere separata.
Quando la consapevolezza si identifica in un pensiero che sta apparendo su se
stessa, allora sembra che se ne separi e le sembra di poter godere di alcune cose e
di poter soffrire per altre. Questa identificazione/separazione è la mente (o 'io').
Ma siccome la mente è essa stessa consapevolezza, accade molto facilmente che
essa ricordi di essere quella 'consapevolezza' dalla quale si sente separata: in quello
stesso istante la 'mente' si espande... nonostante essa continui a vedere 'il mondo'
come separato da sé, essa ricorda contemporaneamente di essere consapevolezza...
in quel momento accade la beatitudine: la mente 'osserva il mondo', ma allo stesso
tempo realizza di essere quel mondo che essa stessa sta osservando.
In quel momento, nonostante il mondo sia là davanti a te, dentro di te sperimenti
che non c'è alcun mondo dinanzi a te... e che non c'è mai stato alcun mondo, ma
solo 'amore e beatitudine... in quell'istante ciò che chiamavi corpo, pensieri e
percezioni subiscono un allineamento con questa 'comprensione', che non è una
comprensione mentale.
Questo è ciò che viene definito 'risveglio'.
Dopo questa espansione, accade solitamente che la mente si contragga nuovamente
e torni l'identificazione.
Inizialmente dunque è necessario fare un 'apparente' sforzo per ricordare chi sei:
per tantissimo 'tempo' hai immaginato di essere qualcun altro e quindi devi
riprendere confidenza con 'te stesso'.
Se ci pensi bene non è uno sforzo, perché tu sei già ciò che sei... è solo che non lo
ricordi bene.
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216. Tuttociò che hai davanti non dice nulla di sé... tutto quello che ti sta davanti
potrebbe anche essere un sogno: nuvole, fiori, strade...
Le cose che ti circondano non dicono nulla della propria natura.
Ma parlano di te.
Parlano della 'tua' natura.
Tu sei colui che 'osserva' ovvero colui che è consapevole di tutto ciò che accade.
Tutto ciò che c'è, c'è poiché tu ne sei consapevole. Tu sei dunque l'esistenza di ogni
cosa.
Tutto potrebbe essere un sogno, ma anche se lo fosse c'è sempre una certezza e
quella certezza sei tu. Tu sei la certezza di ogni cosa.
Tutto appare e scompare 'davanti a te'.
E siccome tu dai esistenza alle cose, di cosa dovrebbe esser fatto tutto ciò che
accade, se non di te?
Tu sei la consapevolezza con cui sei consapevole del mondo e sei anche la
consapevolezza di cui è composto il mondo.
A volte confondi la comparsa e scomparsa delle cose con la 'tua' comparsa e
scomparsa e quindi hai paura della tua possibile 'fine': ma tu sei sempre qui ed
ora... non sei mai nato, non puoi morire

217. Nessunopuò esprimere la Verità attraverso la 'propria' bocca o il 'proprio' agire.


E' sempre e solo la Verità che esprime se stessa prendendo la forma di parole e
azioni.

218. Essere
consapevole di 'qualcosa' non significa altro che essere consapevole della
consapevolezza con cui quell'oggetto viene conosciuto.
Quella consapevolezza, è qualcosa di diverso da te?
La consapevolezza non può essere separata da ciò che definisci 'Io'.
'Mondo', 'pensieri', 'sensazioni' ed 'emozioni' possono essere espressi da un unico
termine: consapevolezza.
La consapevolezza può essere chiamata 'Io'.
Ogniqualvolta stai osservando 'qualcosa'... non stai facendo altro che ricordare te
stesso

219. Per
vedere il 'mondo esterno' hai bisogno degli occhi, per udirlo hai bisogno delle
orecchie, per toccarlo hai bisogno della pelle, per annusarlo hai bisogno del naso,
per assaporarlo hai bisogno della lingua, per pensarlo hai bisogno di ciò che
comunemente viene chiamata 'mente'.
Per sentire ciò che si agita 'all'interno del corpo', hai bisogno di un corpo.
Ma per amare... non hai bisogno di nulla

220. Secondo
il punto di vista 'realista', tutto è materia e per questo motivo ogni cosa
dipende dalla materia, compresa la mente.
Dunque se la mente si dissolve, il mondo comunque rimane, essendo la mente
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null'altro che un prodotto della materia.


Secondo il punto di vista 'idealista' invece, tutto è mente.
Il mondo dipende dalla mente ed è fatto di mente... esso è quindi solo una 'forma-
pensiero': il mondo appare e scompare nella mente.
Fra le due ipotesi, la seconda è quella che più si avvicina alla tua esperienza:
quando la mente subisce una modificazione infatti, la percezione del mondo (e
dunque il mondo) si modifica di conseguenza.
Nessuno può veramente dimostrare che se la mente si dissolve, il mondo rimane...
perché se la mente si dissolve, anche le percezioni si dissolvono e non avresti più
alcuna esperienza di ciò che chiami 'mondo': a quel punto non potresti affermare
con certezza che il mondo continui ad esistere nonostante tu non lo percepisca più.
C'è un 'terzo punto di vista' sulla 'realtà' ed è quello dell'advaitin.
L'advaitin parte dalla seconda ipotesi (il mondo nasce nella mente), ma poi si
spinge oltre: egli afferma che non ha alcun senso parlare di mondo o di mente se
non come dipendenti dalla 'consapevolezza'.
Mondo e mente possono apparire solo se ne sei consapevole: mondo e mente
appaiono alla consapevolezza, che si situa dunque necessariamente sia oltre il
corpo, sia oltre la mente, sia oltre il mondo.
Secondo l'advaitin tutto è consapevolezza: il mondo e la mente appaiono alla
consapevolezza e sono fatti di consapevolezza... quando la mente ed il mondo
scompaiono, la consapevolezza rimane.

221. Tutte le volte che 'ricordi' di essere uno con il tutto, il 'tuo' corpo e la 'tua' mente si
allineano a questa comprensione.
Le percezioni, le sensazioni ed i pensieri continuano ad esistere, ma quel 'ricordo'
fa accadere qualcosa di 'speciale'.
Scopri che ogni suono è pieno di silenzio; che i colori del mondo sono la tua stessa
luce; che gli odori ed i sapori sono pieni di delicatezza... e ti accorgi che ogni cosa
che tocchi è come se ti riconoscesse e si emozionasse al tocco delle tue dita.
Tutte le volte che ricordi di essere uno con il tutto, il mondo ed i pensieri
continuano ad esistere, ma adesso sono pieni di Te: sono colmi del tuo amore.

222. Il silenzio non può essere percepito... ma solo ricordato

223. Più ti senti separato dal mondo, dalla vita, dai tuoi stessi pensieri... più la sensazione
di sofferenza assume forme apparentemente sempre più tangibili: rabbia, paura,
solitudine, tristezza, impotenza.
Cosa significa 'sentirsi separato'? Significa immaginare di essere un 'qualcuno'
separato da tutto ciò che 'ti circonda': qua ci sei tu e là c'è un albero di mele gialle;
qua ci sei tu e là c'è il profumo della legna che arde nel camino; qua ci sei tu e là il
sapore di una dolce arancia appena sbucciata; qua ci sei tu e là c'è l'erba fresca piena
di rugiada; qua ci sei tu e là c'è un pensiero; qua ci sei tu e là c'è il formicolio sotto la
pianta del piede.
Ma quante volte accade, in una stessa giornata, questa sensazione di separazione?
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Se osservi bene ti accorgerai che non sono molti i momenti in cui da una parte
sembri esserci tu e dall'altra parte tutto ciò che 'percepisci' o 'senti': anzi sono più le
volte che accade il contrario ovvero che non 'ricordi' di essere un corpo o
comunque un 'io' che percepisce, sente o pensa... ti 'dimentichi' spesso di 'te'.
Pensa a tutte le volte che fai le cose 'per abitudine' o, come si dice, 'in automatico':
in quei momenti è come se fra 'te' e l'azione che 'stai facendo' non ci fosse
differenza. Tu sei l'azione stessa: ed in quel momento, essendo tu l'azione stessa,
non c'è più né un io né un'azione... perché per esserci un'azione ci dovrebbe essere
un 'io' che si accerti che quella azione si sta svolgendo.
In quei momenti il mondo, la mente ed il corpo sono scomparsi.
Ogni tanto hai come l'impressione di 'tornare': il mondo, il corpo e i pensieri
ricompaiono... e di nuovo te ne vedi separato, pensi di essere un 'qualcuno' che fa,
pensa, sente, percepisce.
E più ti senti distante da ciò che ti circonda, più credi di essere un piccolo 'io'...
solo... che deve lottare, sopravvivere, controllare.
E più ti senti un piccolo 'io solo' più emergono quelle emozioni 'sgradevoli': paura,
solitudine, rabbia, tristezza, impotenza, pensieri disturbanti...
Più la distanza si accorcia, più quelle emozioni negative svaniscono e lasciano il
posto a gioia, bellezza, amore. Ed in quei momenti ogni cosa ti nutre e si prende
cura di te, poiché non c'è più differenza fra te e la vita.
La pura gioia accade quando non esiste più alcuna distanza fra te e le 'situazioni'.
La pura bellezza accade quando non esiste più alcuna distanza fra te e ciò che
pensavi fosse fuori di te.
Il puro amore accade quando non esiste più alcun distanza fra te e quello che
consideravi 'l'altro'.
Accade... accade continuamente che le distanze fra te ed il resto si annullino. Ma è
così forte la sensazione di sconforto che subentra quelle rare volte che ti senti
separato, che ti sembra che la costante della tua vita sia la 'separazione' e non
l'unione.
Puoi fare qualcosa a riguardo?
Puoi fare in modo di non cadere nuovamente in quella illusione di separazione?
Perché è un'illusione: infatti se osservi bene, anche ora, nonostante tu stia vedendo
qualcosa che è separato da te... con te porti sempre il ricordo della non-
separazione... e per tutta la vita cerchi quella 'beatitudine' che ti accade in quei
momenti in cui non ti senti separato.
Tu ricerchi costantemente quella felicità dalla quale ti senti escluso, ma che accade
continuamente ogniqualvolta ti senti uno con il tutto.
E quella beatitudine sei tu.
Puoi fare qualcosa al riguardo?
Sì, puoi ricordare.
Puoi ricordare, anche nei momenti di 'sconforto', che tu sei ogni cosa. Perché quel
ricordo è sempre con te e non ti ha mai abbandonato.
Il metodo per 'suscitare' questo ricordo, in oriente, è stato definito con un termine
ben preciso ovvero 'dhyāna', da noi tradotto con la parola 'meditazione'.
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'Dhyāna' significa 'vedere': non un 'qualcuno che vede qualcosa', ma un 'vedere'


privo di oggetto e soggetto. Quindi non lo si potrebbe definire neppure 'vedere'...
infatti dhyāna è un termine che solo il 'cuore' può comprendere. Quando amiamo
e guardiamo negli occhi la persona che amiamo... in quel momento... la stiamo
forse guardando? No. Siamo scomparsi nell'amore. Non 'vediamo' più qualcosa,
ma 'siamo' ogni cosa.
La parola dhyāna ti ricorda dunque che non sei mai separato da ciò che esiste, e sei
tutto ciò che esiste.

224. Non v'è dubbio che qualcosa stia accadendo... ma la domanda è: ciò che sta
accadendo, sta accadendo a 'qualcuno'?

225. Esisteun 'qualcuno' dentro al filo d'erba che si impegna ogni giorno a cercare il sole
o l'acqua, affinché il filo d'erba possa crescere e svilupparsi?
Esiste qualcuno dentro al tavolo in veranda, che ogni giorno si impegna affinché gli
atomi all'interno di quel tavolo non si spostino più di tanto, per non fargli cambiare
forma e trasformarlo in una sedia?
Esiste qualcuno all'interno del vento che lo guidi da una parte o dall'altra, in quella
che a volte sembra una danza impossibile?
Per l'erba, il vento ed un tavolo... è quasi scontato che la 'vita' accada senza bisogno
di un qualcuno che la faccia accadere.
Eppure... per quanto riguarda un ghepardo che assale una gazzella, o un uomo che
entra in un bar per comprare un pacchetto di sigarette... sembra che sia normale
pensare che 'al loro interno' ci sia un 'qualcuno' a spingere i pulsanti e a dare i
comandi.
Un qualcuno bene o male 'intelligente'... un qualcuno che comunemente viene
chiamato 'io': "io ora vado al bar", "io ora rincorro quella gazzella", "io faccio questo",
"io ho intenzione di fare quello", "io ho pensato a quella soluzione", "io ho un
obiettivo", "io ho ottenuto questo importante traguardo".
Ma se le tue azioni, le tue idee, i tuoi propositi, i tuoi traguardi, accadessero
spontaneamente, senza un 'qualcuno' che li mette in atto o li controlla? E che, solo
dopo che siano avvenuti, accada quel pensiero che dice "sono io ad averli messi in
atto"?
Forse credi di essere un qualcuno che può o non può fare: ma chi ti dice che anche
quella 'credenza' di 'poter fare' o 'non poter fare', non accada spontaneamente?
La vita è un movimento spontaneo al quale Tu, che sei un lago calmo, immobile e
sempre in pace, non puoi resistere.
Ed allora quando quel movimento accade cominci a muoverti... e quella danza è
così intensa che sembra scomporti in mille parti... erba, vento, ghepardo, donna,
uomo, tavolo, sedia... portandoti a dimenticare di essere quel lago calmo e ad
identificarti in ognuno di queste piccole parti.
Separato.
Oggi ti svegli erba e credi di essere 'tu' a cercare l'acqua ed il sole per sopravvivere...
domani ti svegli ghepardo e pensi che sia 'tu' a stare correndo verso le gazzelle... e
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non passerà molto tempo che un giorno ti sveglierai vento, pensando di decidere la
direzione in cui ti muovi.
Ogni giorno pensi di essere 'qualcuno' che deve fare mille cose e che non sempre
riesce a farle.
Ma se tutto, invece, andasse avanti senza bisogno di 'te'... e quel 'qualcuno' che credi
controlli ogni cosa, fosse solo un'ipotesi che, come migliaia di altre ipotesi, compare
e scompare senza lasciare traccia alcuna?

226. Ogniqualvolta percepisci una distanza fra te ed il mondo, fra te ed il tuo corpo o fra
te ed i tuoi pensieri… in quel preciso istante si crea quella tensione che chiami
‘sofferenza’.
Il cercare di colmare quella distanza è un vano tentativo, poiché tu non sei mai stato
separato dal mondo, dai pensieri o dalle sensazioni che si agitano nel ‘tuo’ corpo.
Smetti di cercare la felicità: solo così potrai ricordare che ciò che hai sempre
cercato non dimora in alcun luogo.
Ciò che hai sempre cercato, sei Tu

227. Quando scopri di non essere separato dalle ‘tue’ emozioni… in quel momento tutto
si dissolve nell’amore

228. La consapevolezza è simile ad un lago calmo ed in pace... ma 'periodicamente',


all'interno di essa, accade una sorta di impulso irresistibile.
L'arrendersi a questo impulso, genera un movimento che si manifesta come una
serie di onde.
La consapevolezza, identificandosi con una di queste onde, percepisce di essere
separata dalla altre onde e dalla restante massa di acqua: credendo di essere una
piccola porzione di acqua, dimentica che ciò che ha attorno non è altro che se
stessa.
Tu sei consapevolezza, ma lo hai momentaneamente dimenticato: credi di essere
un qualcuno che da solo, ogni giorno, deve lottare per tentare di arrivare il più tardi
possibile a quella spiaggia dove ogni onda scompare.
Qualcuno che abita 'un mondo' separato da se stesso.
In ogni momento... in ogni momento puoi però ricordare di essere quel lago

229. Identificarsi
in un 'io' significa sapere di essere un 'qualcuno' che sente, percepisce,
pensa, agisce.
Ma se per un attimo ipotizzassimo che quel sentire, percepire, pensare ed agire
accadono spontaneamente, senza il 'tuo' intervento... mi sapresti dire 'chi sei'?

230. Laconsapevolezza non ha bisogno di un corpo o di un mondo per 'esprimersi', ma


sono il corpo ed il mondo che 'hanno bisogno' della consapevolezza per 'esistere'.
Quando la consapevolezza 'crede' di essere separata da un corpo, da un pensiero,
da un'emozione, dal mondo... quel corpo, quel pensiero, quell'emozione o quel
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mondo appaiono.
Quando la consapevolezza 'ricorda' di essere ogni cosa, tutto collassa nell'amore

231. Quando il soldato è colpito dalla freccia deve fronteggiare due 'dolori': il dolore che
la freccia esercita sui recettori del proprio corpo è ciò che chiamiamo 'dolore fisico'.
Questo dolore è inevitabile e va curato.
Fa parte del 'gioco': la consapevolezza 'sa' che in un certo momento sta
interpretando un ruolo.
Un attore deve recitare bene la sua parte fino alla fine: ed è dunque necessario
curare quel dolore.
Il secondo 'dolore' è ciò che chiamiamo 'sofferenza': è la paura.
La paura non può essere trattata direttamente poiché deriva dal fatto che la
consapevolezza ha dimenticato di stare interpretando un ruolo e sta 'credendo' che
la sua non sia solo una recita... ed ha paura.
Si può agire sulla sofferenza solo ricordando chi si è...

232. Quando accade un pensiero… quando un'immagine 'ti' attraversa… ad esempio


l’immagine delle tue ultime vacanze al mare: in quel preciso istante, tu 'sei cosciente'
che si tratti solo di un pensiero e non di una 'realtà'? No.
Infatti lo definisci 'pensiero' e lo etichetti come tale, solo quando ‘ne esci fuori’.
Tu dici “era solo un pensiero” solo quando 'ritorni' a quella che definisci 'realtà'...
ma durante l'accadimento del 'ricordo' tu non sai che ciò che sta accadendo è solo
un 'ricordo'.
Mentre il pensiero si sta svolgendo, tu non sai che è ‘solo’ un pensiero.
Ti sembrerà strano, ma la stessa cosa accade anche per le percezioni, le azioni e
tutta la tua esperienza: le dai un nome solo dopo... solo quando quell'esperienza si
è già 'conclusa'.
Potremmo dire che nel momento in cui qualcosa 'accade', 'tu' non te ne rendi mai
conto... ma te ne accorgi un istante dopo. E quando te ne accorgi le dai un nome.
Tutta l'esperienza è dunque sempre e solo un 'ricordo'.
La domanda è: se dai un nome alla tua esperienza solo un istante dopo che si è
verificata... che cosa "esiste" prima che tu la definisca? C'è veramente
un'esperienza?
Ciò che viene 'prima' di ogni cosa è semplicemente puro amore: in quell'amore 'tu'
non esisti, non sei ancora apparso... in quell'amore esiste solo ed esclusivamente
amore

233. Quando parlo della ‘pratica’ della meditazione, spesso mi viene rivolta una
domanda: “ma siccome non sono un ‘qualcuno’ che può o non può fare certe cose,
poiché tutto accade… allora che senso avrebbe ‘fare’ qualcosa per uscire da questa
‘mia’ condizione?’".
La domanda “che senso avrebbe ‘fare’ qualcosa per uscire da questa mia
condizione?” viene posta da qualcuno che crede ancora di essere un io… altrimenti
non rivolgerebbe assolutamente tale domanda e non si interrogherebbe sui motivi
103

per cui bisogna o non bisogna fare qualcosa.


L’io è il 'tentativo di fare': ogniqualvolta ti senti separato, tenterai di fare qualcosa
per porre fine alla sensazione di sofferenza.
Dunque è un po’ inutile dire a qualcuno che si sente separato e che sta soffrendo,
che non deve fare nulla.
La ‘pratica’ della meditazione è ricordare chi sei: e questa non è una ‘pratica’ vera e
propria… perché tu non devi cambiare nulla di ciò che sei, ma semplicemente
ricordare chi sei.
Ricordare ‘chi sei’ può sembrare uno sforzo, ma solo perché sei così identificato
nella parte che reciti, da non riconoscerti più come l’attore che la sta interpretando.
La meditazione è questo: non è un fare… ma è ricordare di essere.
La meditazione ‘non la si fa’: la meditazione è essere.
E questa ‘pratica’ del ricordo è assolutamente necessaria.
Altrimenti la frase ‘qui non c’è nessuno’ potrebbe divenire solo una delle tante
convinzioni che ti allontanano ulteriormente da chi sei

234. Inquale cellula del corpo risiede quell'io che 'credi' di essere e che credi sia il
controllore delle tue azioni?
La maggior parte delle persone si accontenta di 'credere' alla esistenza di quell'io: se
lo cercasse infatti, non troverebbe assolutamente nulla.
La ricerca spirituale è l'unica ricerca che porta sempre ad una delusione: l'oggetto
della propria ricerca non viene mai trovato.
Tu, infatti, non sei un piccolo 'io' solo e sperduto nel vasto oceano dell'esistenza che
crede di poter controllare la propria barchetta.
Tu sei immenso... Tu sei ogni cosa: questo è il significato dell'amore

235. Tu sei la felicità che stai cercando

236. Quando osservi una nuvola... è come se prendesse forme ben definite, forme che
tu conosci. Ma sai bene che non è nient'altro che un'interpretazione.
Ciò che chiami vita sembra assumere forme ben definite, coerenti, che hanno una
causa ben precisa e che porteranno ad un certo effetto.
Ma, come nel caso delle nuvole, veramente credi che la forma della vita abbia un
senso, un ordine o una certa coerenza?

237. Mentre cammino mi accorgo che i passi accadono, spontaneamente.


Ed anche 'quell'accorgersi' accade spontaneamente: non c'è qualcuno che deve
sforzarsi per farlo accadere...

238. Libertànon è poter fare ciò che vuoi: ciò che credi di volere cambia infatti così
spesso che riuscire a realizzarlo sarebbe una schiavitù.
Riuscire a comprendere che tutto ciò che accade, per accadere, non ha bisogno di
te: questa comprensione è autentica libertà
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239. Come potrebbero gli esseri comunicare fra loro, se non fossero tutti la stessa luce?
Sarebbero come scatole distanti l'una dall'altra, impossibilitate ad esprimere il
proprio contenuto.
Quando dico 'Io Sono', non è forse il tuo stesso 'Io Sono'?
In quella sensazione 'Io Sono', non siamo mai stati separati...

240. E' necessaria una pratica per 'ricordare chi sei'?


Dire che la "pratica è inutile poiché tutto accade da sé" è una affermazione che
contraddice se stessa, poiché 'chi' dice queste parole sta proponendo egli stesso una
pratica, 'la pratica del non-fare', e la sta motivando dicendo che non puoi far nulla
"poiché tutto accade da sé".
"La pratica è inutile poiché tutto accade da sé" è dunque una vera e propria pratica.
Quando sei identificato in un 'io', credi di essere un qualcuno che è separato dal
mondo, dai suoi pensieri e dalle sue sensazioni: se vedi un albero davanti a te dirai
'io non sono quell'albero'; se osservi un pensiero brutto che appare dirai 'io non
sono quel pensiero'; se senti una sensazione di formicolio sotto al piede, dirai 'io
non sono quella sensazione di formicolio'.
Questo è ciò che si intende con identificazione: sostenere di essere un qualcuno da
una parte, separato da tutto il resto.
Quando dormi ed entri in quella fase che si chiama sogno, anche in quella fase
tutto ciò che appare ti sembra non essere te: se io mi avvicinassi a te nel tuo sogno
tu mi vedresti separato da te.
Al momento del risveglio però, cosa diresti?
"Ah... era solo un sogno... vedevo Swami davanti a me che mi diceva qualcosa e
pensavo che effettivamente fosse separato da me... ma ora so che era tutto un
sogno... dunque Swami, il paesaggio circostante, i pensieri che mi giungevano in
quel momento... ero semplicemente io. Ed ora anche quel personaggio che
credevo di essere è come scomparso, riassorbito dentro di 'me'".
Ma in quel momento, durante il sogno, tu eri là.
Ogni volta che credi di essere un 'qualcuno', io potrei anche dirti che "ogni pratica è
inutile e non puoi farci niente... l'uscita dal sogno accade da sé".
Ma so anche che ogni volta che credi di essere un 'io', stai soffrendo... poiché ti vedi
separato e solo... e allora in qualche modo tenterai di fare qualcosa per far cessare
la tua sofferenza (magari ripetendoti che non c'è alcun io e che dunque non puoi
farci nulla).
Tenterai dunque di mettere in pratica la 'non-pratica'.
Questo però potrebbe essere frustrante, perché se credi di essere un io, prima o poi
capirai che in realtà stai facendo qualcosa e ti verranno mille dubbi: "Swami mi ha
detto che non devo fare nulla, poiché non posso fare nulla... ma io mi accorgo che
sto cercando di mettere in pratica quel non-fare nulla... e quindi in realtà sto
praticando!".
Ecco perché le tradizioni millenarie spirituali hanno sempre usato le cosiddette
'pratiche' per aiutarti a comprendere che 'tu' sei il tutto.
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E' vero che 'non puoi farci nulla', ma finché crederai di essere un qualcuno, tenterai
di fare qualcosa.
Ed allora io oggi appaio nel tuo sogno, come separato da te, e ti dico "tutto questo è
una specie di sogno... e questo ti porta sofferenza poiché pensi di essere un 'io' solo
e separato dal mondo, soggetto al tempo e destinato a scomparire. Cosa puoi fare?
Puoi ricordare di essere il tutto. E non è difficile... ti do una pratica.
Falla. E capirai che ogni cosa sei Tu. Anche io sono te... e dunque scoprirai che sei
tu stesso che hai ricordato a te stesso chi sei. Questo si chiama 'puro ricordo'.
Dunque ciò che ti propongo è una apparente tecnica, ma alla fine ti accorgerai che
non c'era mai stata alcuna tecnica... sei solo tu che, spontaneamente, hai ricordato
chi sei."
Conosci molto bene la 'sensazione' di separazione: sapere che tu sei qui ed il
mondo è là.
Ed allora in qualche modo potresti essere impaurito quando ti dico che pian piano
ricorderai di essere ogni cosa.
A volte potrai dire: "ma cosa significa? Dimenticherò chi sono? Non potrò più
relazionarmi poiché tutto è me? Perderò la mia identità?".
Questa paura accade solo a chi si sente ancora 'separato'.
Ciò che ti accadrà quando ricorderai di essere ogni cosa non è né più né meno ciò
che ti accade quando sei innamorato follemente di qualcuno e nel momento in cui
fai l'amore, diventi ogni cosa. Non c'è più un 'io', non ci sono pensieri... e non c'è
neppure la persona che ami: tutto è beatitudine e luce.
Non c'è alcun 'io' che può essere felice 'di qualcosa': c'è solo felicità.
Non rinunciare alla felicità che sei: ti esorto a ricordare.
A volte 'essere felicità' in un mondo di 'io' abituati all'illusione dell'infelicità, ti può
far sentire quasi in imbarazzo.
Molti rinunciano ad osservare 'se stessi', solo perché questo gli ricorderebbe che
tutto è gioia e amore. E nella nostra 'società' è quasi sconveniente essere felici;
sorridere per strada senza un motivo; gioire.
Non rinunciare alla felicità e all'amore solo perché 'tutti gli altri' ti stanno dicendo
che l'amore e la felicità sono cose rare o addirittura inesistenti.
Ogniqualvolta un essere ricorda la propria natura, ovvero felicità incondizionata, il
mondo intero viene scosso da questa comprensione e moltissimi esseri si
risvegliano da quel sogno mai accaduto.
Tu sei felicità e amore: non avere paura di ricordarlo a 'te stesso'... e non avere
paura di ricordarlo agli 'altri'

241. Lasofferenza deriva dal credere che ci sia una certa relazione fra ‘te’ e ciò che
definisci il ‘mondo’, gli ‘avvenimenti’ e gli ‘altri’.
‘Essere in relazione con qualcosa’ significa infatti essere legato e allo stesso tempo
mantenere la propria individualità rispetto a quella cosa: tu non hai alcuna relazione
o legame con il mondo, gli avvenimenti o gli altri… ma ‘sei’ il mondo, gli
avvenimenti e gli altri.
106

Il credere di essere ‘separato’ deriva quindi da una semplice dimenticanza: hai


dimenticato di essere ogni cosa.
Di certo non è colpa ‘tua’ se lo hai dimenticato: è solamente accaduto.
Ma quella dimenticanza porta con sé un senso di solitudine ed impotenza.
Non cercare la causa o le motivazioni, piuttosto inizia ad osservare a che distanza si
situano da ‘te’ gli avvenimenti, gli ‘altri’ ed il mondo: più quell’intervallo si riduce,
maggiore sarà la sensazione di stare tornando a casa

242. Credere che l'amore non esista: questa è l'unica causa della sofferenza

243. Non potrai mai sperimentare la tua 'assenza', poiché per farlo dovrai essere
presente

244. Lasofferenza non ha mai insegnato nulla a nessuno.


Se hai imparato qualcosa è solo perché, dopo quei momenti di sofferenza, hai
trovato un attimo di amore.

245. Non potrai mai sperimentare la tua 'assenza', poiché per farlo dovrai essere
presente

246. La felicità accade sempre quando 'tu' non ci sei e lo sai bene: non è un caso, infatti,
se cerchi continuamente un modo per distrarti da te stesso

247. Sai
identificare quello spazio che esiste fra 'te' e ciò che 'si manifesta'? Esiste un
luogo dove finisci 'tu' e comincia l'accadere?
Non c'è alcun intervallo fra te e ciò che avviene: 'essere' e 'accadere' sono la stessa
identica cosa

248. Puoivedere il vedere?


Provaci... e ti accorgerai che non c'è alcuna differenza fra te e tutto ciò che vedi

249. Quando osservi un fiore puoi 'vedere' 'due' cose: un fiore o te stesso

250. L'amore è in grado di risvegliare chiunque, poiché nell'amore non esistono due
individui... ma esiste solo amore.
Quello che può sembrare un 'semplice' tocco o un 'semplice' abbraccio, è in grado
di illuminare qualsiasi essere

251. Tu sei l'inevitabilità dell'accadere

252. Credere che l'amore non esista: questa è la fonte della paura e l'inizio di ogni
sofferenza.
107

253. Ogni risposta si trasformerà presto o tardi in una nuova domanda, che dovrai
cercare di soddisfare con un'altra risposta.
Il numero delle tue domande può sembrare infinito... ma ogni domanda, in realtà,
può esser tradotta con una sola e semplice espressione: "chi sono io?".
Fai morire la prossima domanda in se stessa... non fornirle alcuna risposta.
Ciò che sei è sempre stato là, coperto dalle tue domande e nascosto dalle tue
risposte

254. Ti accetterai solo quando ricorderai chi Sei


255. Per vedere il 'mondo esterno' hai bisogno degli occhi, per udirlo hai bisogno delle
orecchie, per toccarlo hai bisogno della pelle, per annusarlo hai bisogno del naso,
per assaporarlo hai bisogno della lingua, per pensarlo hai bisogno di ciò che
comunemente viene chiamata 'mente'.
Per sentire ciò che si agita 'all'interno del corpo', hai bisogno di un corpo.
Ma per amare... non hai bisogno di nulla

256. Se chiedessimo ad un vaso di argilla di descriverci chi pensa di essere, se potesse


risponderci ci direbbe "sono indubbiamente un vaso". Se ponessimo la stessa
domanda all'argilla di cui è composto il vaso, cosa ci risponderebbe? "Sono
indubbiamente argilla".
L'argilla potrebbe prendere mille forme: piatti, vasi, bicchieri... ma dal suo punto di
vista ci sarebbe solo argilla.
Se chiedo al tuo corpo chi pensa di essere, mi risponderà di essere un corpo. Ma se
chiedo a Te: "chi pensi di essere?"... cosa mi risponderai?

257. Accettare
non significa tollerare qualcosa che ti crea dolore.
Accettare significa semplicemente accogliere la tua reazione a quella situazione...
senza negare e senza tentare di cambiare quella reazione

258. Quanto sono delicati una sensazione, un pensiero, un'emozione o una


percezione...
La fragilità è l'essenza dell'universo, eppure molti la cercano lamentandosi di
non riuscire a trovarla... ma è veramente così?
O forse questa delicatezza fa così paura che eviti sistematicamente di
riconoscerla in ciò che ti circonda e perfino in te stesso?

259. Sei
abituato a dire che ogni cosa ha una certa solidità, un peso ed
un'estensione... eppure tutto ciò che 'vedi' e 'senti', non è forse fatto di vedere e
di sentire?
'Vedere' o 'udire' è percepire.
Quanto pesa una percezione? Per quanti centimetri o chilometri si estende?
Quanto sono solidi o quanto sono spessi una sensazione, una emozione o un
pensiero?
108

Quanto misurano quelle sensazioni o quei particolari pensieri che sostieni ti


diano, a volte, un certo fastidio?
Quanto pesa quell'io a cui pensi che quella sensazione o quel pensiero, stia
creando un disagio?
Che spazio occupa quel disagio?
Cerca la solidità e l'estensione di quella realtà su cui ogni giorni basi il 'tuo'
vivere... quella realtà che a volte ti sembra stare limitando la 'tua' libertà... sarà
difficile trovarla.
Difficile trovarla tanto quanto difficile trovare la solidità e l'estensione di quel
'qualcuno' che ogni giorno sostieni di essere.
Ciò che chiami 'io' a volte è una sensazione, altre volte una percezione, altre
ancora un pensiero...
E quando c'è quell'io, c'è anche ciò che definisci 'mondo'... anch'esso un
'qualcosa' che sembra trasformarsi continuamente diventando ora una
percezione, altre volte un pensiero, altre ancora una sensazione.
'Sensazioni', 'pensieri' e 'percezioni': non occupano alcuno spazio ed inoltre
accadono costantemente sempre e solo 'ora': ha forse dunque senso parlare di
spazio o di 'tempo'?
La tua esperienza ti dice che tu ed il mondo accadete sempre e solo ora, e nulla
vi separa: infatti ciò che definisci i 'tuoi' pensieri, percezioni e sensazioni...
ovvero tu ed il mondo... non occupate spazio alcuno: sarebbe insensato dunque
parlare di 'distanze'; e sarebbe poco sensato parlare anche di 'tempo' visto che
l'unico tempo che conosci ed in cui tu ed il mondo 'apparite' è sempre e solo
'ora'.
Tu sei questo istante eterno ed infinito: eterno perché vive costantemente ora;
infinito poiché è sempre e solo 'qui': un 'qui' che non conosce dimensioni

260. Ogni "ricordo" è sempre nuovo, poiché quando nasce, nasce sempre e solo ora.
In quale altro momento potrebbe nascere, se non 'ora'? E dunque non può mai
essere vecchio.
Il ricordo non può riferirsi al 'passato', perché essendo appena nato... di quel
passato non ne può sapere nulla

261. 'Risveglio'significa essere libero dai significati e dal senso che in ogni istante
attribuisci a te e a ciò che 'ti' accade

262. Quando dici "io" o quando dici "consapevolezza" stai parlando della stessa cosa.
Io e consapevolezza sono sinonimi

263. Non
ci sono dubbi che le forme che vedi siano colore.
Ogni forma è colore: il colore non può esistere separato dalla forma.
Non puoi dire che una forma ha un certo colore, ma puoi solo dire che quella
forma è colore.
Nessuno ha mai visto una forma separata dal suo colore.
109

E cosa è il colore?
Nella notte buia, puoi forse vedere colori o forme?
Il colore è luce.
C'è forse qualche differenza fra il colore e la luce e dunque fra le forme visibili e
la luce?
Colore e luce sono la stessa cosa.
Senza luce non esiste colore.
Dal punto di vista del vedere dunque, la luce non illumina le forme, ma è essa
stessa le forme. Quando c'è luce, c'è forma: nessuno ha mai visto un colore
separato dalla luce.
Quando sei consapevole di qualcosa, la consapevolezza 'sta illuminando' quella
cosa affinché 'tu' ne sia consapevole.
Se non ci fosse quella consapevolezza, tu non vedresti nulla.
Ma la consapevolezza è forse diversa dalla forma che sta illuminando? Non è
forse come la luce che è colore e forma allo stesso tempo?
Dunque ogni forma di cui sei consapevole è 'la consapevolezza con cui ne sei
consapevole'.
E siccome quando dici 'io', non stai facendo altro che parlare di
consapevolezza... 'io', 'consapevolezza', 'mondo', 'pensieri', 'sensazioni' ed
'emozioni' sono tutti sinonimi.
Come la luce non illumina una forma che già esiste, ma è quella stessa forma...
così la consapevolezza non rende chiaro qualcosa che già esisteva in precedenza,
ma è essa stessa tutto ciò che esiste... ed esiste sempre e solo in questo preciso
istante.
Mai prima, mai dopo.

264. Sei
abituato a vedere la 'mente' come qualcosa delimitata da confini... una sorta
di scatoletta che produce pensieri.
Ma è veramente questa la tua esperienza?
Hai mai trovato il punto in cui finisce la mente ed inizia il mondo?

265. Esiste qualcosa al di fuori della consapevolezza?


Hai mai visto qualcosa, qualsiasi cosa, apparire al di fuori della consapevolezza?
Ogni pensiero, sensazione o percezione non può nascere in alcun luogo se non
'all'interno' della consapevolezza.
Tutto appare e scompare sempre e solo all'interno della consapevolezza...
Nulla esiste al di fuori della consapevolezza o, detto in altri termini, la
consapevolezza non è un luogo geografico: essa infatti non possiede confini

266. Seti chiedessi "sei consapevole?", cosa mi risponderesti?


Non ti sto chiedendo se sei consapevole di qualcosa, ma se sei consapevole...
E questa domanda significa semplicemente 'la consapevolezza è consapevole di
se stessa, a prescindere dalle 'cose' di cui è consapevole?'.
Se ti chiedessi "sei consapevole?", cosa mi risponderesti?
110

La tua risposta sarebbe indubbiamente affermativa... e questo accade perché la


consapevolezza è sempre consapevole di se stessa, a prescindere dalla presenza
o meno di qualcosa di cui essa è consapevole

267. Ilmondo appare quando te ne separi, ovvero quando ne sei consapevole.


Il mondo scompare quando ti ci ricongiungi, ovvero quando sei consapevole di
Te.
Che il mondo ci sia o che non ci sia, Tu non smetti mai di essere consapevole.
Tu sei consapevolezza, sempre e costantemente consapevole di se stessa: infatti
non hai mai sperimentato un mondo separato da Te

268. Se provi gradualmente a togliere ogni esperienza che definisci 'tua'... se in questo
momento tu potessi eliminare ciò che ti accade, ovvero ciò che definisci la 'tua'
esperienza... troveresti quel 'qualcuno' che credi di essere?
Detta in altri termini, troveresti quel qualcuno che sostiene che l'esperienza sia
'sua' e che 'gli' appartiene e che 'gli' accade?
Se tu eliminassi la 'tua' esperienza, non troveresti nessuno.
Colui che credi di essere è una sola cosa con l'esperienza: tu sei ciò che ti
accade.
Tu sei la 'tua' esperienza

269. Quando ami, c'è forse differenza o distanza fra te e chi ami?
In un abbraccio... non distingui più qualcuno che abbraccia e qualcuno che è
abbracciato.
Scompari.
E uscendo da quell'abbraccio… non ricordi chiaramente cosa fosse accaduto.
L'amore è assenza di separazione.
E questa cosa non ti accade solo con qualcuno... ma anche vedendo un tramonto.
O guardando la luna.
A volte ti capita mentre cammini: ti ritrovi alla fine della strada e non ricordi di
averla attraversata. Eri quella stessa strada, il cielo sopra di te...
Non c'eri.
Nell'arco di una giornata, questi momenti di amore sono la regola più che
l'eccezione.
In una giornata ti abbandoni all'amore più di quanto pensi: non si può resistere
all'amore. Bisogna cedere.
Ed in un attimo ti trovi ad essere uno con il tutto

270. 'Saggezza'è quando riesci ad osservare i tuoi pensieri da una certa distanza senza
farti turbare dal loro nascere o dal loro scomparire.
'Amore' è quando comprendi che è impossibile riuscire ad osservare i tuoi
pensieri da una certa distanza
111

271. Se
in questo istante osservi ciò che ti circonda... puoi forse dire che esiste un
punto dove ciò che ti circonda finisce e cominci tu?
Esiste una linea di confine fra te ed il mondo?
Prova a cercare quel punto dove finisci tu e comincia il mondo, prova proprio in
questo momento.
Non lo troverai: tu sei il mondo.

272. Veramente ciò che chiami 'corpo' ha un'età e delle dimensioni?


È questa la tua reale esperienza?
Se chiudi gli occhi e osservi: che cos'è il corpo?
Non è forse 'sensazione'?
E questa sensazione... abita in qualche punto dello spazio?
Puoi forse dire che fuori da questa sensazione ci sia uno 'spazio vuoto' che la
contiene?
Puoi forse dire che ci sia un fuori (o un dentro) a questa sensazione?
C'è solo sensazione...
Il corpo è oltre lo spazio ed il tempo.
È 'qualcosa' di così sottile da non poter essere neppure definito o descritto.
Non ha un fuori o un dentro.
Non ha tempo.
Il corpo non è altro che consapevolezza

273. Solo se sei ogni cosa... solo in quel caso, non può mancarti nulla

274. Sein questo istante, proprio in questo momento, pensi di avere una scelta...
allora scegli l'amore.
Scegli di amare.

275. Non ti accorgi che i pensieri stanno parlando di se stessi e non di te?

276. Seio ti chiedessi di cercare il luogo dove credi risieda ciò che chiami 'io'...
probabilmente risponderesti indicando una zona situata approssimativamente
qualche centimetro all'interno del cranio nello spazio fra le sopracciglia.
Precisamente in quel luogo che in India viene chiamato Ajna Chakra (la Ruota
del Potere) e che gli occidentali conoscono come 'Terzo Occhio'.
Se, come per magia, io facessi scomparire ad una ad una le varie parti del tuo
corpo ad iniziare dai piedi, fin sù verso il collo, potresti comunque continuare ad
affermare di 'esistere', poiché tu sei convinto di esistere esclusivamente in quella
piccola zona all'interno della testa... e non per esempio nel ginocchio o nel
gomito: quindi la scomparsa di un braccio o di una gamba non ti farebbe di
certo estinguere, poiché 'sai' di non abitare in quei luoghi.
Ma sei proprio sicuro di abitare in questo 'Ajna Chakra'? In realtà lo stai
descrivendo e dunque lo puoi osservare: ciò significa che sei oltre quel punto.
Altrimenti non potresti indicarlo.
112

Puoi osservare qualcosa solo se ne sei ad una certa distanza: quindi in realtà non
abiti in quel 'chakra', ma stai osservando quel chakra da qualche altro posto.
Ma da dove?
Ancora una volta, se riesci a trovare questo nuovo luogo, dovrai di nuovo
ammettere che lo stai descrivendo da qualche altra posizione.
Non troverai mai dov'è situato ciò che chiami 'io': non troverai mai il luogo dove
abiti.
Non 'ti' troverai mai.
Inoltre, procedendo in questa osservazione, non solo comprenderai che non
riuscirai mai a trovarti, ma comprenderai anche che 'chi sei' è di certo 'qualcuno'
che osserva, ovvero che è consapevole: è consapevole a prescindere dai sensi...
perché quel luogo che prima avevi identificato come 'la tua casa', fra le
sopracciglia, non lo osservavi con la vista o con qualche altro senso... ma ne eri
semplicemente consapevole.
Dunque 'sei' 'qualcuno' che è consapevole, e questo qualcuno non è situato in
alcun posto.
Diciamo quindi che 'sei' (poiché sei consapevole), ma non sei da nessuna parte.
Non a caso, nell'induismo, l'"Essere" viene definito da tre parole: 'Sat' 'Cit' e
'Ananda'.
Sat significa 'presenza' o 'esistenza': Tu 'sei' (ma non sei da nessuna parte).
Chit significa 'consapevolezza': 'essere' significa 'essere consapevole', ed 'essere
consapevole' e 'consapevolezza' sono sinonimi in quanto non possono essere
separati.
Ananda, infine, significa 'beatitudine e gioia'.
Tu sei consapevolezza e, da come hai compreso, non occupi alcun luogo.
Ma se non occupi alcun luogo: come puoi dire che esista ciò che si chiama
"spazio"? Lo spazio può esistere solo quando ci sia un osservatore situato in un
luogo ben preciso, fisso, che osservi qualcosa dinanzi a sé e che quindi possa
eventualmente misurare, servendosi di un qualche sistema di misurazione, la
distanza che lo separa dagli oggetti attorno a lui.
Ma se non occupi alcun luogo, come puoi eseguire questa misurazione?
Ciò comporta semplicemente che non può esistere qualcosa che si chiama
'spazio'.
E cos'è il tempo? Il tempo non è altro che un movimento: il sole che sembra
muoversi da est a ovest; un'automobile che si sposta fra due punti; il modificarsi
delle cellule del corpo nell'invecchiamento; il succedersi di due pensieri; il
movimento di una lancetta in un orologio.
Tutti questi 'movimenti' danno ciò che definisci 'tempo': ma anche in questo
caso, il movimento può esistere solo se ci sia un osservatore fermo in un dato
luogo, che assista a questi movimenti. Ma se tu non sei in un dato luogo, come
fai, anche in questo caso, a dire che qualcosa si stia muovendo?
Neanche il tempo, dunque, può esistere.
"Essere da qualche parte" o "non essere da alcuna parte" divengono così
espressioni prive di significato.
113

Se in questo momento stai soffrendo, cercati: anzitutto considera che ti trovi ad


una certa distanza da quella sofferenza (altrimenti non potresti descriverla). E se
sei ad una certa distanza, tu ne sei separato. Ma se ne sei separato, come
potrebbe 'farti soffrire'? La sofferenza è qualcosa che compare in un qualche
luogo dinanzi a te con un'etichetta sopra, ed in quell'etichetta c'è scritto
"sofferenza".
Nessuno gli ha dato quel nome e nemmeno tu. Ma è comparsa ed ora tu la stai
osservando.
Questa è la prima parte.
Poi passa alla seconda parte: cerca dove sei.
Non ti troverai. Ma se non ti trovi, allora non puoi dire che 'dinanzi a te' ci sia
qualcosa chiamata sofferenza... dinanzi dove? In quale luogo? E così anche il
nome che compare su quell'oggetto e che lo definisce, perderà di significato.
Sat Chit Ananda.
Sat: tu 'sei' (in nessun luogo o in ogni luogo... non fa più differenza).
Chit: 'essere' significa 'essere consapevole' ovvero 'consapevolezza'.
Ananda: la consapevolezza, ovvero ciò che sei, non è altro che gioia e
beatitudine.
La gioia che accade quando ami, deriva dalla comprensione che 'sei': in
quell'essere, 'tempo e 'spazio' che prima pensavi ti limitassero, non hanno più
alcun significato.
Questo è il significato della libertà.
Questo è il significato della parola 'amore'.

277. Colore e vedere sono la stessa cosa.


Nascono insieme.
Sono sinonimi.
Prima e dopo il vedere non esiste colore... e nemmeno durante il vedere, poiché
per esistere dovrebbe essere separato dal vedere: dovresti 'vedere' i colori e
quindi da una parte dovrebbe esserci il colore e dall'altra il 'vedere questo
colore'.
Ma vedere e colore sono la stessa cosa... non sono mai separati.
'Tu' non vedi mai colori: 'tu', 'il vedere' ed 'il colore' siete la stessa cosa
114

278. Trova te stesso in tutto ciò che vedi; in ogni suono o rumore; in ogni sapore ed
in ogni odore.
Trova te stesso in tutto ciò che tocchi ed in ogni gesto.
Trova te stesso in tutto ciò che senti.
Trova te stesso nelle emozioni e nei pensieri.
Trova te stesso negli altri e nel mondo.
Trova te stesso in ogni sorriso ed in ogni lacrima.
Nella frase 'io amo te', non c'è amore: non ti accorgi che la parola 'amo', separa
'io' da 'te'?
Nell'amore, 'io' e 'te' siamo così vicini che nessuna parola può separarci.
E siamo così vicini che non possiamo nemmeno più dire 'io'/'te': la parola 'io',
'mi' separerebbe da 'te'.
Nell'amore siamo così vicini... che non possiamo esistere.
Nell'amore... può esistere solo amore.

279. Sei
convinto' che la mente sia un immenso contenitore pieno di ricordi e
pensieri... ma se osservi bene, vedrai che anche questa 'convinzione' è un altro
pensiero che appare e scompare dinanzi a Te

280. D.Qual è il significato profondo del mantra "Satyam Jnaanam Anantam


Brahma"? E come può aiutarmi, ripeterlo?

R. Puoi dire che qualcosa 'esiste' solo se può essere vista, udita, sentita, annusata,
gustata o magari 'pensata' (ma se 'pensi' a qualcosa significa che la stai vedendo o
udendo o sentendo o annusando o gustando...).
Al posto di usare molte parole... puoi semplicemente dire che una cosa 'esiste' se
ne puoi essere consapevole.
Non puoi vedere nulla se quel vedere non è esso stesso consapevolezza.
Consapevolezza e vedere sono sinonimi. Prova a vedere qualcosa senza esserne
consapevole: è semplicemente impossibile.
'Oggetto', 'vedere' e 'consapevolezza' sono la stessa identica cosa.
Un oggetto è fatto di vedere... prova a togliere il vedere da ciò che vedi: ciò che
vedi scomparirà.
E prova a togliere la consapevolezza da ciò che vedi: anche il vedere cesserà di
esistere.
"Io vedo un fiore": in questa frase non c'è alcuna distanza fra 'io vedo' ed il 'fiore'.
'Io vedo il fiore' è un unico fenomeno che può essere riassunto dalla parola
'consapevolezza'.
In questa frase non esiste dunque un 'io' separato dal 'vedere' o separato dal
'fiore'.
E quindi... come fai a sostenere che un fiore stia esistendo?
Per esistere dovrebbe in qualche modo essere separato da te. Avere una sua
indipendenza, una sua vita.
115

Ma hai mai visto un 'fiore separato da te che lo vedi' o 'un fiore separato da te,
che ne sei consapevole'? Non puoi nemmeno immaginare un fiore del genere...
perché per immaginarlo dovresti pensarlo. Ma se lo pensi ne sei consapevole. E
dunque quel fiore non sarà mai indipendente dalla consapevolezza. Non ne sarà
mai separato.
Ma ora ti chiedo: quando dici 'io vedo qualcosa' c'è qualche differenza fra 'io' e
'consapevolezza'? Non senti che 'io' e 'consapevolezza' sono la stessa identica
cosa? 'Chi sei' senza consapevolezza?
Io 'è' consapevolezza.
Tutto ciò che 'esiste' non è altro che consapevolezza.
Ovvero: tutto ciò che esiste sei tu.
Ma se tu sei tutto ciò che esiste... come puoi dire che esista qualcosa?
Per esistere dovrebbe essere separata da te... dovrebbe essere diversa da te...
dovrebbe essere ad una certa distanza da te.
Ma tu non hai esperienza di qualcosa esistente al di fuori della 'tua'
consapevolezza... e non puoi dire nemmeno 'tua' consapevolezza... appunto
perché 'tu' non puoi 'possedere' la consapevolezza: significherebbe sostenere che
ne sei separato.
Ma non ha alcun senso sostenere di essere separati dalla consapevolezza.
'Tu sei'.
In oriente ciò che 'Sei' viene espresso da questo mantra, presente nella Taittiriya
Upanishad (2.1.1): "Satyam Jnaanam Anantam Brahma".
La Realtà (Brahma) è Essere (Satyam o Sat), Consapevolezza (Jnaanam o Cit) e
Libertà (Anantam o Ananda).
Ananda significa 'libero da qualsiasi limite spaziale o temporale'.
Spazio e tempo sono solo distanze: lo spazio è la distanza fra te e ciò che
osservi... Ma hai compreso che questa distanza non c'è.
Il tempo è la distanza fra i pensieri: per parlare di tempo devi ridurre ciò che
vedi ad un pensiero e paragonare tale pensiero ad un altro pensiero che definisci
'ricordo'...
Ma anche in questo caso, siccome non sei mai separato da un pensiero, questa
operazione risulterà impossibile.
Il tempo e lo spazio dunque non sono mai esistiti.
Medita su questo semplice mantra: "Satyam Jnaanam Anantam Brahma"
[pronuncia sà-tiàm ghiànam anànta bràma]... in esso è racchiuso il ricordo di 'chi'
Sei.

281. Tutto
ciò che 'esiste' accade solo e sempre in un unico punto. Quel punto si
chiama "io"
116

282. Tutto ciò che è dinanzi a te in questo momento (oggetti, tramonti, persone,
affetti, avvenimenti, pensieri, idee, emozioni, ricordi, sensazioni)... Tutto ciò che
è dinanzi a te in questo momento, 'esiste' poiché te ne sei separato.
Se non te ne fossi separato non esisterebbe. Se tu non ne fossi separato, non
potresti vederlo, sentirlo e neppure immaginarlo.
Non potresti descriverlo.
Separazione è sinonimo di 'mente'... e quindi 'mente' è sinonimo di 'io', ovvero
di ciò che definisci "la mia storia".
"Io faccio", "io penso", "io sento", "io vedo", io dico", "io mi emoziono", "io amo",
"io ho paura", "io esisto": in poche parole "io sono qui ed il mondo è là".
Tutto ciò che è dinanzi a te in questo momento, 'esiste' poiché te ne sei separato:
la mente è dunque atto creativo, creazione e creato

283. Nell'attimoin cui il dardo viene scoccato, non esiste alcuno spazio fra arciere e
bersaglio: la freccia non percorre mai alcuna distanza

284. Se
provi ad osservare un ricordo... non ti accorgi che è sempre diverso?
Non ti accorgi che è sempre unico?
Non ti accorgi che 'sorge' sempre 'ora'?
Ciò che definisci "la mia storia", accade sempre e solo qui.
Un nuovo mondo sorge continuamente dinanzi a te... dinanzi a te che sei
'sempre ora', mai prima né dopo.
Non c'è nulla di antico intorno a te; non c'è nulla di 'passato' nei tuoi ricordi.

285. Quando osservi o senti qualcosa... qualsiasi cosa (un oggetto, un'emozione, un
tramonto, una sensazione, un suono, un gusto, un pensiero, un particolare
profumo) di certo ne sei consapevole: altrimenti non potresti dire di stare
osservando o sentendo qualcosa.
Hai mai avuto esperienza di qualcosa che fosse 'indipendente' dalla
consapevolezza? Impossibile...
Dunque come fai a dire che ci sia 'qualcosa' che esista (o che non esista)?
Per esistere (o non esistere) dovrebbe avere una propria indipendenza.
Per essere presente (o assente) in aula, lo studente deve essere 'indipendente'
dall'aula. Altrimenti non avrebbe senso dire 'assente' o 'presente'.
Qualsiasi cosa stia accadendo ora, non è indipendente dalla consapevolezza... e
forse qualcosa ti impedisce di dire che quel 'qualcosa' (qualsiasi cosa esso sia) è
esso stesso consapevolezza? Assolutamente no...
Quando un 'qualcosa' accade, dove accade? Nella consapevolezza... ma siccome
il 'qualcosa' è esso stesso 'consapevolezza'... ovvero 'la cosa che si manifesta' è
anche 'il luogo stesso dove si sta manifestando'... possiamo tranquillamente dire
che ciò che accade, non accade in alcun luogo.
E quindi se non accade in alcun luogo... non possiamo dire che stia accadendo.
117

L'amore è proprio questo 'non sapere': quando ami, la distanza fra te e 'chi' ami
diviene così esigua che ad un certo punto ti accorgi di essere 'colui' (o 'colei') che
fino ad un attimo prima consideravi 'l'altra' (o 'l'altro').
In un abbraccio, svanisce ogni traccia di tempo o spazio.
Amare è un percorso di avvicinamento fra 'due' individui che, alla fine, si
rendono conto di non essere mai stati separati. Di essere sempre stati uno.
Il percorso si chiama 'amare', la comprensione si chiama 'amore': è necessario
un percorso per raggiungere 'l'altro'... è necessario un percorso per comprendere
che nessun percorso (e nessun 'altro') è mai esistito.
E nell'amore, in quel preciso momento, se qualcuno ti chiedesse cosa è accaduto
o cosa stia accadendo, l'unica cosa che potrai rispondere è "non saprei...".
Poiché se fra te e l'altro non c'è mai stata alcuna distanza da colmare... allora non
potrai dire che qualcosa è accaduto (o stia accadendo); non potrai dire se
qualcosa o qualcuno stia effettivamente esistendo.
"Non saprei...": ecco cosa è l'amore.

286. Il
silenzio accade quando ti accorgi di non essere separato dalla cosa, dalla
persona o dall'evento che prima pensavi fosse distante da te: in quel momento
non puoi più descrivere nulla... poiché per descrivere qualcosa ne devi essere
separato.
In quel momento, può solo esserci silenzio.
Ed anche la parola 'silenzio' diventa 'di troppo'...

287. Non c'è alcuna differenza fra colui che agisce e l'azione che compie... colui che
agisce è l'azione.
Il ballerino è la danza... il maratoneta è la corsa.
La domanda se ci sia un 'qualcuno' che stia o meno compiendo un'azione, ha un
senso solo se le 'due' cose (azione e colui che agisce) sono appunto 'due'.
Se in questo momento ti senti separato dall'azione che compi, allora sì: stai
indubbiamente facendo qualcosa.
Se invece stai osservando come fra l'azione e te, non ci sia alcuna distanza...
allora la domanda se esista o meno qualcuno che 'fa', semplicemente decade
118

288. Immagina di trovarti in un posto buio, di cui non sai nulla... e ad un certo punto
immagina di decidere di accendere la candela che portavi con te.
Non appena la candela è accesa, compare una stanza piena di oggetti: una
vecchia cassapanca sul fondo, pareti rustiche di mattoni rossastri, una finestra
sulla parete alla tua destra, diversi quadri ritraenti paesaggi alla tua sinistra.
Poi improvvisamente decidi di soffiare sulla fiamma... e la stanza scompare.
Esiste forse una qualche differenza fra la luce della fiamma e la stanza?
La luce è la stanza ed il suo contenuto; la stanza ed il suo contenuto sono la
luce.
La mente è come la fiamma della candela: essa non è separata dal mondo che
'sembra' illuminare.
Il mondo non pre-esiste alla mente, né la mente pre-esiste al mondo: essi sono
costantemente contemporanei.
Questa ‘contemporaneità’ fra mente e mondo, viene chiamata ‘consapevolezza’.

289. Vivere è imparare ad amare

290. Metti spesso una maschera sul volto dell'altro, per evitare di vederti.
Amore è vedere che oltre quella maschera non c'è un altro... ci sei
semplicemente tu.

291. Io esisto: sono te

292. "Meditazione sul pensiero e sugli oggetti"

Chiudi gli occhi ed osserva cosa accade.


Dopo poco sorgerà un pensiero... se lo segui attentamente, ti accorgerai che
come è nato così scomparirà.
Da dove arriva un pensiero?
Dove va quando scompare?
La nascita di un pensiero è correlata alla tua separazione da esso: ecco perché lo
puoi osservare... lo puoi osservare poiché te ne sei separato.
È ad una certa distanza da te: ecco perché puoi dire che stia esistendo.
Poi pian piano quel pensiero si avvicina sempre di più a te e torna ad essere te.
Ecco perché non puoi più vederlo: non è che sia scomparso chissà dove... Ma
semplicemente è tornato ad essere te. Come si è allontanato da te quando è
nato, così si riavvicina quando sta per scomparire.
Quindi ad un certo punto non puoi più vederlo... poiché per vedere qualcosa ne
devi ovviamente essere separato e ad una certa distanza.
Il pensiero che torna ad essere te è come la goccia di acqua che cade
nell'oceano: è scomparso per sempre.
Ma allora che cos'è il ricordo?
119

Se tu volessi ritrovare quella goccia di acqua nell'oceano, quella stessa goccia che
prima si è dissolta... cosa potresti fare? Semplicemente nulla.
Potresti solo prendere un po' di acqua con un contagocce e ricreare una 'nuova'
goccia. Questa 'nuova' goccia sembrerebbe del tutto uguale alla precedente... ma
ovviamente sapresti bene che sono diverse: la vecchia goccia non potrà mai
essere più ritrovata.
Dunque cosa puoi fare per 'ricordare' ovvero per riavere dinanzi a te quel
pensiero che si è appena dissolto?
Devi ricrearne uno nuovo... cioè devi separarti nuovamente da te.
Ma di certo ciò che verrà fuori è un pensiero completamente nuovo poiché,
come la goccia dissolta, anche il pensiero che si era dissolto non tornerà più.
Quindi cosa accade quando ricordi? Ti separi nuovamente in due parti: tu che
osservi da un lato ed il pensiero dall'altro. Un pensiero del tutto nuovo, ma che
chiami ricordo.
Quando ricordi, non fai altro che dimenticare: dimentichi che fra te ed il
pensiero non esiste alcuna distanza.
Ricordare è dimenticare.
Poi quando quel pensiero riscompare in te, allora in quel momento... proprio in
quell'istante... ricordi che sei quel pensiero. Ecco perché non riesci più a
vederlo... perché puoi vedere solo qualcosa che è separato da te.
Questa meditazione sui pensieri, puoi farla anche usando 'oggetti'
apparentemente diversi dal pensiero: un albero, una statuetta, la fiamma di una
candela, un fiore, una mela.
Se osservi bene, così come è accaduto con il pensiero, ti accorgerai che anche
questi oggetti appaiono e scompaiono. Ci saranno infatti momenti in cui è come
se dimenticassi di stare osservando e subito dopo, invece, riaccadrà che
ricorderai di stare osservando.
Quando 'dimentichi', accade semplicemente che quell'oggetto è tornato ad
essere te: cioè in quel momento hai 'ricordato' che fra te e l'oggetto non esiste
distanza o differenza.
Poi quando 'ricordi' di stare osservando, accade semplicemente che ti sei
separato dall'oggetto e quindi riesci a vederlo (hai dimenticato che fra te e
l'oggetto non esiste differenza).
Ed ogni volta che ti sembra che l'oggetto ricompaia... in realtà non 'ricompare',
ma ne appare uno nuovo... poiché, come la goccia persa nell'oceano, anche
l'oggetto che è tornato a te, è scomparso per sempre.
Tutto ciò che 'vedi' o 'senti', che sia pensiero, emozione, oggetto... qualsiasi
cosa... è sempre nuovo e non contiene alcuna traccia di passato.
Tutto ciò che 'vedi' o 'senti', sei sempre e solo tu: pensieri, emozioni, alberi,
stelle, tramonti, sensazioni, odori... sono solo sinonimi.
Sinonimi di te.
120

293. Cosaaccade alle mille forme che può assumere l'oro, una volta introdotte nel
forno di fusione? Semplicemente accade che non esista più differenza fra di
esse.
La parola greca θεός [Dio] deriva dal verbo ειθειν [καιω] che significa
'bruciare'.
Dio non è altro che la comprensione che fra 'te' e ciò che pensi diverso da te
(mondo, pensieri, sensazioni, emozioni), non esiste alcuna differenza.
'Dio' significa 'io sono ogni cosa'.

294. La
meditazione è un metodo raffinato ed elegante per riuscire ad osservare
come viene creato ‘tutto ciò che esiste’ ovvero, detto in una parola, ‘l’altro’.
L’altro è colei, colui o la cosa che consideri separato da te.
La ‘meditazione’ è dunque un metodo e, contemporaneamente, un momento
sacro… è assistere alla nascita di te e di tutto ciò che consideri diverso da te: il
mondo, le sensazioni, i pensieri e le emozioni.

295. Ogniqualvolta mi permetti di vedermi nei tuoi occhi, io guarisco

296. L'essere
consapevole di un qualsiasi oggetto, non dimostra l'esistenza di
quell'oggetto. Dimostra solo l'esistenza della consapevolezza.

297. L'oggettoche hai di fronte è composto da 'vedere': se tu togliessi il vedere, infatti,


quell'oggetto scomparirebbe [non saresti più in grado di vederlo e quindi non
potresti affermare che quell'oggetto stia effettivamente esistendo].
E da cosa è composto quel 'vedere' se non da consapevolezza? Se tu togliessi la
consapevolezza dal vedere, non vedresti più nulla [davanti a te potrebbe esserci
un paesaggio spettacolare, ma se non ne fossi consapevole non riusciresti a
vederlo].
Quindi se dall'oggetto che in questo momento hai di fronte, tu togliessi la
componente della consapevolezza, non rimarrebbe nulla.
E se, sempre dallo stesso oggetto, tu togliessi tutto tranne che la consapevolezza,
cosa rimarrebbe? Tutto.
Puoi usare miliardi di nomi per chiamare ciascuno degli oggetti che hai di fronte:
in questo modo, dinanzi a te, avrai miliardi di forme.
Oppure puoi usare un solo nome [consapevolezza] per chiamare ciascuno degli
oggetti che hai di fronte: in questo modo, dinanzi a te, avrai solo consapevolezza

298. Se
la libertà fosse una scelta, non sarebbe libertà
Ogniqualvolta tenterai di pensare a ciò che non può essere pensato, in
quell’istante il mondo tornerà nella mente e la mente si dissolverà nell’amore.
Amore significa ‘assenza di separazione’.
Ma qual è l’unica cosa che non può essere pensata?
121

L’unica cosa che non può essere pensata è la consapevolezza, poiché non ha
forma e non possiede attributi.
Ogniqualvolta il tuo pensiero si rivolgerà alla consapevolezza, il pensiero stesso
scomparirà per divenire amore.
Ma conosci per caso qualcosa che non sia consapevolezza?
Ogniqualvolta il tuo pensiero si rivolgerà a ‘qualsiasi forma’, il pensiero stesso
scomparirà per divenire amore… ma siccome il pensiero si rivolge sempre a
‘qualche forma’ [non esiste un pensiero che non si rivolga a qualcosa], allora
ogni pensiero è sempre dissolto nell’amore sin dalla sua nascita o, per meglio
dire, esso non si è mai staccato dall’amore.
Ogni pensiero è sempre e solo un pensiero di amore.

299. ...la creazione avviene nell'istante in cui fra te e ciò che accade sembra esistere
una qualche distanza... in quel momento ti viene proprio da dire "io sono qui ed
il mondo [o un pensiero o un'emozione o una sensazione] è là".
L'accadere (o la creazione) non è altro dunque che una sorta di distanza.
Ma se osservi bene, constaterai ben presto che quella distanza non c'è... e
quindi: è mai accaduto qualche 'accadere'?
E' mai accaduta la 'creazione'?
Ogniqualvolta soffri, significa che non ricordi che quella distanza fra te e l'altro è
solo apparente. In quei momenti, fra te ed il tuo corpo, fra te ed il mondo e fra
te ed i tuoi pensieri o le tue emozioni, sembra esserci un abisso incolmabile; non
riesci a comunicare con gli altri, con gli eventi, con il mondo; non riesci a
comunicare con i tuoi pensieri, le tue emozioni, i tuoi sentimenti, le tue passioni;
non riesci a comunicare nemmeno con il tuo corpo.
Ogniqualvolta sei felice ed in pace, significa che nonostante fra te ed il tuo
corpo, fra te ed il mondo, fra te ed i pensieri "sembri" esserci distanza, tu sai
bene che quella distanza non c'è.
E' come osservare un miraggio: lo vedi sì, ma sai anche che è solo un miraggio.

300. Se osservi il mondo dinanzi a te, lì davanti, c'è forse un colore che è 'migliore' di
un altro? Puoi forse dire che il verde sia più bello del rosso?
E se vai 'dentro di te' e investighi fra le tue sensazioni: esiste forse una sensazione
che sia 'più bella' di un'altra?
E se riesci ad osservare ancora un po' più sotto... fra i tuoi pensieri... puoi
trovare forse un pensiero che sia più gradevole di un altro?
E fra le tue emozioni? Puoi fare forse una classifica delle tue emozioni dicendo
che una certa emozione vale più di un'altra?
E' solo nella meditazione che comprendi che tutto è luce; è solo nella
meditazione che comprendi che tu sei quella stessa luce.
La luce non discrimina fra le cose: essa illumina ogni cosa ed ogni cosa è quella
stessa luce"
122

301. Domanda: so bene che l'io è solo un pensiero e che ciò che accade non si
riferisce ad un me, ma è solo 'accadere'. Eppure continuo a soffrire... come
posso fare affinché questa comprensione (la comprensione che non c'è alcun io)
discenda profondamente in me?
R.: Poiché parli di 'accadere', come puoi poi affermare che l'io non ci sia? Se c'è
'accadere' c'è anche un io che percepisce questo 'accadere' e che sta descrivendo
questa sensazione di 'accadere'. 
Hai anche detto che l'io è solo un pensiero... e
subito dopo hai affermato che 'non esiste': dunque stai dicendo che i pensieri
non esistono?
Stai dicendo che i pensieri hanno meno valore di ciò che
definisci 'reale'?
Convincersi che i pensieri siano irreali solo per poi dire che
anche l'io è un pensiero e che è dunque irreale, denota solamente che in questo
momento stai soffrendo, e per superare quella sofferenza vuoi sbarazzarti di
'colui che soffre' (l'io) per poi poter dire che siccome non c'è qualcuno che
soffre, allora tu non soffri. 
Stai cercando di eliminare te stessa. 
Ed anche l'uso
di verbi all'infinito ("sentire", "accadere" e via dicendo), al posto di dire 'io sento',
'io esisto', io percepisco', fa trapelare la stessa identica cosa: soffri e allora vuoi
convincerti del fatto che non esista un qualcuno che stia soffrendo.

'Meditazione' non è cercare di superare la sofferenza eliminando 'colui che
soffre' o facendo finta che non esista... e non è nemmeno usare verbi privi di
soggetto: ne risente solo la grammatica e non certo la 'tua' sofferenza

302. Molti di voi continuano a separare la mente dal cuore, immaginando che la
mente sia la causa di ogni male ed il cuore sia il nettare per ogni ferita. Non
avete ancora compreso che è proprio tale separazione che dà vita a ciò che
definite 'sofferenza'.
Dovreste fare un po' di pulizia fra i concetti che avete imparato: dovreste
domandarvi sinceramente cosa sia la mente e cosa sia il cuore.
'Mente' significa semplicemente 'separare': tu da una parte e tutto il resto
dall'altra. Dunque, senza la mente voi non vedreste alcunché. Senza le mente,
non potreste neppure parlare di cuore.
Senza mente non può esistere alcuna felicità

303. "Che cos'è l'io?


L'io non è altro che la tua capacità di porre te stesso ad oggetto delle tue
riflessioni.
'Io' è uno sdoppiamento: 'io' che 'so di sapere'; 'io' che 'percepisco di percepire'.
'Io' è quell'istante in cui tutto ciò che esiste, sta accadendo"

304. La mente è costantemente vuota


123

305. Che cosa strana... sempre più spesso sento usare il termine 'illusione': l'io è
un'illusione, la mente è un'illusione, i pensieri sono illusione, la sofferenza è
un'illusione.
Sembra che tutto sia un'illusione.
La cosa più interessante comunque è scoprire che coloro che continuano a
parlare di illusione, siano convinti di conoscere quale sia la 'realtà' oltre
quell'illusione di cui continuamente discutono.
Eppure, da come ne parlano, sembra che siano esperti più di 'illusione' che di
'realtà'

306. Non esiste alcuna realtà separata dalla mente: la realtà è la mente

307. L'attaccamento è solo un concetto, un qualcosa di non sperimentabile: com'è


possibile, infatti, che io mi attacchi a qualche forma se non riesco a vedere
alcuna forma?"

308. Domanda: Secondo te, qual è l'utilità del maestro spirituale, quello che in
oriente viene definito guru?"
"R.: Chi si avvicina a ciò che viene definito 'spiritualità' ha necessità di un
maestro: ed è proprio il 'sentire tale necessità' la chiave. La necessità di una
'guida', infatti, è ammettere a se stessi che "da solo non ce la farò mai". 
Perché
non ce la farò? Perché so di essere un 'nessuno' e quindi non posso fare nulla e
non potrò mai comprendere nulla - ma non un 'nessuno' che nega se stesso, ma
un nessuno che non 'sa' nulla. Un 'nessuno' che 'sa' solo di non potercela fare:
poiché se non sai, cosa potrai fare? 
Se non sai cosa significhi 'pescare', come
farai a sopravvivere avendo solo a disposizione del pesce che salta allegramente
in un fiume?
Allora questo nessuno - che non sa nulla- va dal maestro, ma
ancora non basta. 
Perché da 'nessuno' bisogna fare un passo ulteriore: bisogna
diventare un 'qualcuno' ovvero quello che viene definito 'discepolo'. 
E lo si
diventa proprio grazie al 'maestro'. 
Il 'discepolo' è un nessuno che è diventato
un qualcuno, ma un qualcuno molto particolare: un 'qualcuno' che ora sa
qualcosa. 
Un qualcuno che sa amare. 
Il discepolo è qualcuno che sa amare.

La situazione comune, soprattutto in occidente, è che spesso al maestro si
rivolgono 'persone' con un sacco di certezze: sanno molte cose. Sono piene di
nozioni. 
Il loro amore è dedicato esclusivamente a ciò che sanno e a ciò che
credono di sapere. 
Ed il più delle volte queste 'persone' non si rivolgeranno
neppure ad un maestro, innamorate come sono di quel sapere che temono
possa essergli sottratto e che difendono strenuamente. 
Chi non ha avuto un
maestro, non potrà mai capire cosa sia un maestro... ma non basta. 
Se non sei
mai diventato un discepolo, non sarai molto diverso da chi 'ama' il proprio
sapere e non va oltre quel tipo di amore
124

309. Ilpopolo dei celti era famoso per l'estremo coraggio.


Si racconta che un giorno un bambino celtico, ospite nel villaggio di una
popolazione confinante, fosse rimasto a giocare da solo in casa ed
improvvisamente si fosse sviluppato un incendio.
L'abitazione era completamente avvolta dalle fiamme eccetto che per un piccolo
buco nella parete da dove il bambino avrebbe potuto facilmente raggiungere
l'esterno e mettersi in salvo.
Nonostante le fiamme, però, il bambino continuava a divertirsi tranquillamente
con i suoi giochi senza mostrare alcuna intenzione di fuggire da quella
situazione.
Tutti gli abitanti del villaggio si stavano adoperando per domare il fuoco, ma
tutto sembrava inutile e vane erano le esortazioni al piccolo celtico, affinché
uscisse da quel buco: quel bambino non aveva proprio paura di nulla.
Proprio in quel momento così drammatico, la fortuna volle che passasse da
quelle parti un druido, un saggio celtico, che venne informato rapidamente di
cosa stesse accadendo.
Il druido corse subito verso la casa e a gran voce disse: "sciocco! Non vedi che il
cielo con le sue nuvole sta per crollarti sulla testa?!" - è infatti risaputo che l'unica
paura dei celti fosse proprio quella: che il cielo e le sue nuvole potesse cader
loro sulla testa.
In un attimo, preso dalla paura, il bambino uscì fuori dal buco e fu salvo.

Ciò che il druido aveva fatto è ciò che, nella tradizione orientale, fa il maestro
spirituale.
Il maestro non comunica mai alcuna verità: la verità è qualcosa di personale e
per questo motivo non è comunicabile: nel mondo ci sono tantissime verità,
quanti sono gli esseri che lo abitano.
Il maestro usa uno stratagemma nel tentativo di indicarti qualcosa: lo
stratagemma non è una verità. E' solo uno strumento.
Il saggio celtico, conoscendo bene il suo popolo, sapeva che l'unica cosa che
avrebbe fatto uscire il bambino dalla casa in fiamme era dirgli che il cielo e tutte
le nuvole gli sarebbero ben presto cadute sulla testa.
Una menzogna ovviamente, non certo una verità: ma una menzogna utile. Uno
stratagemma, appunto.
Il maestro indica qualcosa: ma la maggior parte si ferma a quell'indicazione e
non comprende che ciò che il maestro sta mettendo in scena non è altro che un
trucco... e così si fa incantare da quel trucco senza comprendere che, in realtà,
quel trucco è solo un modo per indicarti una direzione diversa da quella su cui,
costantemente, mantieni il tuo sguardo.
Il maestro sta solo dicendoti di guardare le cose da un punto di vista diverso, da
un'altra angolazione.
125

Ma al posto di girarti, tu continui a guardare i suoi gesti, a santificare le sue


parole.
Perdendo così il punto.
Un maestro non ti dà certezze, non ti dà regole, non ti dà verità alle quali
aggrapparti - ti sta solo dicendo "non vedi che esistono altri modi di guardare la
vita?". E per farlo usa stratagemmi, commedie, drammi, parole particolari... usa
qualcosa per attirare la tua attenzione.
Ma la tua attenzione, al posto di andare dove il maestro sta indicando, va sul
maestro. E rimane là.
E allora è frequente incontrare vari tipi di 'ricercatori spirituali': i primi sono
quelli che ripetono a pappagallo le cose dette da un maestro (o lette su qualche
libro)... come ad esempio che i pensieri sono illusori, che la mente ci inganna e
via dicendo. Le ripetono a pappagallo poiché si sono lasciati affascinare da
quelle parole a tal punto che vedono in esse la verità. Si sono lasciati così
ipnotizzare che quelle parole le 'vedono' realmente, le sentono con tutto il
proprio essere.
Poi ci sono quei 'ricercatori' che sostengono che il maestro non sia affatto
necessario e che anzi, vada evitato. Questi ricercatori hanno semplicemente
paura di finire ipnotizzati come i primi e così sperano di poter fare da soli,
aggrappandosi a quelle poche 'verità' che la mente gli suggerisce - senza
considerare che anche quelle 'verità' gli sono bene o male state comunicate in
precedenza da qualcun altro.
Infine ci sono i 'discepoli': coloro che vedono il maestro semplicemente per ciò
che è... qualcuno che ha compreso che la vita va vista da varie angolazioni e che
ogni giorno si sforza per inventare trucchi e stratagemmi affinché l'attenzione di
chi lo ascolta si sposti verso altri luoghi, diversi da quelli su cui solitamente si
fissa.
La frase "se incontri il maestro per la strada, uccidilo", tanto sponsorizzata da
coloro che non amano, per paura, una guida spirituale, non significa affatto che
bisogna sbarazzarsi del maestro.
Significa semplicemente che, quando incontri quel druido lungo il tuo cammino,
che vorrebbe comunicarti, a suo modo, che le cose possono essere viste da
miliardi di punti di vista diversi, uno per ogni essere che abita la terra... quando
incontri quel druido, cerca di capire cosa sta tentando di fare.
Ed uccidi definitivamente questa insana voglia di sostenere che esista un'unica
verità che possa esserti insegnata da qualcuno, chiunque esso sia.
Ed uccidi definitivamente la menzogna di essere tu solo il portatore di qualche
verità alla quale, qualcun altro, dovrebbe adeguarsi

310. Nonesiste alcun essere che in questo momento non stia cercando la felicità. 
In
questo istante ogni particella dell'universo è accomunata dallo stesso intento...
126

dalla stessa unica preghiera. 
Ogni attimo è dunque sacro.
Ogni attimo è


ricolmo di Dio"

311. Domanda: Esiste il libero arbitrio?


La domanda se esista o meno il libero arbitrio non ha alcun senso.
Nessuno
infatti può negare che molte azioni che compi durante la giornata
presuppongano un obiettivo e che questo implichi la speranza da parte tua di
avere un libero arbitrio, una possibilità di scelta... e insieme a questa speranza,
anche il desiderio che la tua azione possa influenzare ciò che ti circonda. 
Per
questi motivi la domanda se esista o meno il libero arbitrio non ha alcun
senso. 
Puoi raccontarti che tutto accade da sé e che il libero arbitrio sia solo
una illusione, che tutte le tue azioni siano in realtà 'azioni automatiche': ma è
solo una racconto che fai a te stessa. 
Un racconto fra i tanti. 
Una semplice
ipotesi. 
Una domanda significativa che invece dovresti porti è come mai ti
interessa sapere se esista o meno il libero arbitrio. 
Potresti però trovare risposte
poco gradevoli. 
Se il libero arbitrio non esistesse, potresti smettere di porti
dubbi sulla tua vita e su ciò che sta accadendo; potresti essere sollevata da ogni
responsabilità; potresti semplicemente affermare che "tutto è come deve essere,
non ci si può far nulla".
Ma vedere un bambino che muore di sete, una donna
che viene violentata, un cane che viene bastonato e dirsi che "tutto va come deve
andare", è solo sintomo di scarsa umanità, sensibilità ed empatia. 
Se poi se tu
che vieni violentata o bastonata da qualcuno (o forse dalla vita), allora dirti che
'tutto va come deve andare', denota che forse sei stanca di lottare. 
E ti
capisco. 
Ma raccontarsi una bella favola, non sempre è di aiuto

312. La meditazione è un'azione e, come ogni azione, ha un obiettivo.
Questo


obiettivo si chiama 'risveglio'.
La differenza con qualsiasi altra azione sta nel fatto
che, mentre solitamente prima di raccogliere i frutti del proprio lavoro esiste un
intervallo di tempo fra azione e risultato... l'atto di meditazione coincide con il
'risveglio'.
Ogniqualvolta 'mediti', in quello stesso istante hai raggiunto il risultato:
sei risvegliato

313. Il
punto che unisce ogni disciplina spirituale è l'azione amorevole verso tutto ciò
che consideri 'altro da te': se la tua comprensione spirituale non riesce a
concretizzarsi in azioni amorevoli, allora non c'è stata alcuna comprensione
spirituale. 
Una società spiritualmente evoluta, è quella società in cui l'azione di
ogni individuo è una azione gentile e nobile
127

314. Ogniqualvolta una parola lascia le tue labbra, tu lasci il tuo corpo con essa ed
inizi a viaggiare creando un nuovo mondo... poi gradualmente ti attenui ed
infine scompari per sempre. 
Per ogni parola d'amore, hai creato un mondo di
pace

315. Se
vogliamo un mondo di pace dobbiamo coltivare atti di amore. E per farlo è
necessario ricordare costantemente che non può esistere amore se c’è paura

316. Domanda - 'La mente ci mente': puoi commentare questa frase?


R.: La parola 'mente' deriva dalla radice 'mâ', che nelle lingue indoeuropee
significa letteralmente 'misura, distanza'.
La mente è infatti la distanza necessaria
che si crea fra noi ed il mondo, affinché possiamo accorgerci che esiste un
mondo; fra noi e le nostre sensazioni e le nostre emozioni, affinché possiamo
accorgerci che esistono le sensazioni ed anche le emozioni; fra noi ed i nostri
pensieri, affinché possiamo accorgerci che esistono i pensieri. 
Dunque, senza la
mente non riusciremmo a percepire alcunché. 
È significativo il fatto che nelle
antiche lingue dell'India, la parola 'ma' significasse madre: la mente è la madre
della vita, del mondo, del corpo, delle emozioni e dei pensieri. 
La mente è
l'atto della creazione: senza mente non esiste mondo, non esiste pensiero, non
esiste emozione.
Dovremmo onorare la mente poiché è la madre di ogni
cosa. 
Eppure in giro sento adoperare una terminologia spesso offensiva verso la
mente: "la mente ci inganna", "la mente ci illude", "la mente è utile, ma guai a
lasciarla diventare la tua padrona!", "bisogna che sia il cuore a governarci e non la
mente" e via dicendo. 
Quanto astio verso la madre di ogni cosa! 
È solo un
astio verso voi stessi. 
La mente è Dio, dovreste onorarla ogni attimo della
vostra vita. 
Invece spesso state qui a chiedermi come poter fare per cancellarla
dalle vostre esistenze

317. La mente è la via che conduce al cuore

318. Miha sempre affascinato lo studio dell'origine della parole: l'etimologia... 



Pensa alla parola 'intelligenza'. 
Essa è formata da 'int-' [che deriva da 'inter-' e
significa 'tra'] e '-legere' [che significa 'comprendere'].
'Intelligenza' è la capacità
di saper scorgere cosa 'unisce' due 'entità' (percezioni, pensieri, oggetti,
sensazioni e via dicendo) che in questo momento ti stanno davanti e che
sembrano apparentemente divise e diverse fra loro. 
'Intelligenza' è
comprendere che l'unica cosa che unisce queste due entità, non sei altro che tu.

E quando infine scopri che fra quel 'tu' e tutto il resto non esiste alcuna
differenza, allora sei davanti alla più alta forma d'intelligenza che possa esistere:
l'amore
128

319. … e ad un certo punto inizi ad accorgerti di qualcosa.


Come se tu aprissi gli occhi dopo un lunghissimo sonno. Inizialmente la luce,
ma le cose sono indistinte.
Tutto è ancora immerso nella nebbia.
Poi riesci ad intravedere un corpo immerso in un immenso spazio.
E inizi a scoprire che questo spazio è pieno di forme e che quel corpo si sta
muovendo in questo spazio.
Insieme a tutto ciò, ogni tanto, ti sembra di vedere qualcosa che ti sembra più
leggero di quelle forme che definiscono quello spazio... qualcosa che è più
leggero anche di quel corpo che si muove in quello spazio.
Li chiami 'ricordi'. Li definisci 'pensieri'.
È tutto là.
Di fronte a te.
Un corpo, un mondo pieno di forme... E ogni tanto quel mondo e quel corpo
scompaiono, sostituti da quei pensieri e da quei ricordi.
Ad un certo punto le immagini sembrano diventare più nitide: ti accorgi che
quel corpo che si muove in quel mondo, non sei altro che tu.
E 'tuoi' sono tutti quei pensieri e ricordi che sembravano vagare senza un
proprietario.
Inizi a 'sentire': essere quel corpo ti dà mille sensazioni. E nel tuo corpo iniziano
a comparire le emozioni.
Sei 'apparso' nel mondo.
E ben presto il processo si invertirà.
Le emozioni inizieranno a scomparire, le sensazioni a svanire... i pensieri ed i
ricordi, così come le forme del mondo, diverranno nuvole che vagano libere... e
persino quello che, un momento prima, avevi definito 'il mio corpo', tornerà a
muoversi privo di un proprietario.
Pian piano tornerà la nebbia e rimarrà solo luce... che ben presto svanirà. E tu
insieme a lei.
Queste fasi accadono continuamente.
Non solo al momento di quella che definisci 'nascita' o di quella che chiami
'morte'.
Questo processo accade ad ogni atto respiratorio... ma non è semplice
accorgersene.
Tutto è molto rapido, come un battito di ciglia.
La meditazione è uno dei modi per ripercorrere all'indietro questo processo al
fine di comprendere, passo dopo passo, che tu non solo sei quel corpo in cui ti
senti ogni giorno. Quel corpo pieno di ricordi, sensazioni ed emozioni.
Tu sei quel corpo e sei anche ogni forma che esiste in quello spazio che chiami
mondo.
Tu sei la vita stessa.
129

E quando quel mondo scompare... quando quella vita scompare, allora tu


scompari insieme ad essa.
E questo accade continuamente.
Appari e scompari.
Costantemente.
Qui ed ora.
Ma il punto non è il fatto che appari e scompari.
Il punto è che nonostante tutto questo andare e venire... se osservi bene, ma
molto bene... ti accorgerai che nulla è mai scomparso, né tantomeno apparso.
Pensieri, ricordi, forme, corpi, emozioni o sensazioni... Non sono mai accaduti.
E lo sai bene.
La giusta osservazione non può che portare pace: la paura è credere di essere
separato da ciò che ti circonda.
Perché nell'amore sei felice? Perché in quel momento sai con indubitabile
certezza che tu ed il resto siete la stessa cosa. Ed in quella certezza scompari.
E ogniqualvolta scompari non c'è mai paura: c'è solo ed esclusivamente amore

che ti sta davanti non sta cercando alcuna risposta da te. 
Ti sta chiedendo
320. Colui
semplicemente di esser visto per chi è realmente. 
Te stesso

321. Ogniqualvolta la cosa cercata scompare in colui che la ricerca... in quel preciso
istante, la felicità accade.

322. Ogniattività ha come presupposto il raggiungimento di un obiettivo.


In base a questo, possiamo dire che nel mondo esistono essenzialmente due
forme di attività.
La prima è quella che ti consente di raggiungere il tuo obiettivo in un certo lasso
di tempo.
La seconda è quella in cui l'attività coincide con il raggiungimento dell'obiettivo -
e dunque l'obiettivo è istantaneamente raggiunto non appena esegui quella
particolare attività.
Di questo secondo gruppo, fa parte quell'attività che in oriente è chiamata
'meditazione'.

323. La parola precede il pensiero

324. Tutto scompare nello scorrere del tempo. 
Dunque, l'unica cosa veramente
importante che puoi fare ogni giorno è: ricordare chi ami. 
Il resto, prima o poi,
finirà.
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325. L’ultimo insegnamento: affidati alla vita

326. Sostenere che la mente sia qualcosa da trascendere è dimostrare di non essersi
mai posti alcuna domanda né su se stessi né sulla vita.
Se tu riuscissi ad andare oltre la mente, anche solo per un attimo, nulla
esisterebbe più.
Per tua fortuna non hai alcun potere su ciò che definisci ‘mente'... poiché la
mente è oltre il tuo ‘io’

327. Nella parola 'io' è racchiuso il segreto dell'intero universo

328. Tutto ciò che esiste, esiste poiché ‘io esisto’.


La mia storia è la storia del mondo.
Quando osservo l'universo, non vedo altri che me stesso: non c’è alcuna
illusione là fuori, ma solo una realtà.
Questa realtà si chiama ‘io’.
Solo dinanzi a questo 'io', mi inchino.
Solo a questo 'io' possono rivolgersi le mie preghiere.
Ed ogni volta che l'io compare fra i miei pensieri, i miei occhi si riempiono di
lacrime di gioia... ed in un attimo tutto diviene amore

329. In principio c’è l’Indefinibile: esso è anche chiamato Vuoto.


Nell’Indefinibile accade una ‘separazione’ detta ‘mente’: si ha così un testimone
(soggetto) ed una cosa testimoniata (oggetto).
Inizialmente il testimone osserva la cosa testimoniata, in maniera estatica, poiché
‘sa’ che ciò che sta osservando è in realtà parte di se stesso.
L’estasi è meraviglia, stupore, sbalordimento.
L’estasi è come osservare uno spettacolo di magia, sapendo che è
semplicemente uno spettacolo.
Ma può accadere che il testimone dimentichi di essere un testimone.
Egli allora crede di essere un ‘corpo’ [fino a qualche istante fa, il testimone
osservava ogni cosa, compreso il corpo. Ma ora crede di essere quel corpo che
prima stava semplicemente osservando, alla stregua di qualsiasi altro oggetto].
Questo testimone identificato (in un corpo) si ritrova così in un mondo dal quale
è separato e distanziato. Egli sovente si sente separato perfino dai pensieri e dalle
emozioni che ‘circolano’ nel corpo in cui si è identificato.
Inoltre, siccome il corpo appare anche limitato da tempo e spazio, il testimone
‘si sente’ prigioniero; ‘sente’ di non avere alcuna libertà (o comunque percepisce
di avere una libertà condizionata).
131

Il senso di distanza dal mondo, dagli altri, dai propri pensieri e dalle proprie
emozioni; la sensazione di mancanza di libertà… tutto questo crea ciò che viene
definito ‘sofferenza’.

330. Comprendere che fra te e tutto il resto non esiste alcuna differenza: questa è
l'essenza della meditazione

331. Non v’è dubbio che in molti ambienti 'spirituali' vada di moda la parola
‘illusione’: ‘illusione del senso di individualità’, 'illusione dell'io', ‘illusione del
mondo’... illusione di questo o di quell’altro.
Sembra che la parola chiave sia ‘illusione’: come se ormai non interessasse più
indagare sulla ‘realtà’ del sé e delle cose, ma si tendesse a relegare al campo
dell’illusione tutto ciò che si sperimenta.
Se in questo momento chiudi gli occhi ed afferri qualsiasi oggetto ti stia davanti,
qual è la tua esperienza?
Sperimenti forse la tua illusorietà?
Sperimenti forse l’illusorietà di quell’oggetto?
Ci vuole molta fantasia per sostenere di star sperimentando “l’illusorietà”: come
potresti ‘sperimentare’ qualcosa che 'poi' sostieni essere ‘illusoria’?
La meditazione ti invita ad indagare sulla tua natura e su quella di ciò che ti
circonda, donandoti pratiche semplici, ma che a te possono apparire di difficile
esecuzione, poiché sei abituato a dare più valore non a ciò che sperimenti
direttamente, ma a ciò che qualcun altro ti ha insegnato o che hai letto su
qualche libro.
Non sei abituato a ‘sporcarti le mani’ osservando profondamente chi sei e cosa ti
sta accadendo… e così arrivi a dichiarare la ‘verità’ o la ‘falsità’ di qualcosa, pur
non avendone mai direttamente sperimentato la natura.
Se chiudi gli occhi e afferri qualsiasi oggetto che ti sta davanti, qual è la tua
esperienza?
La meditazione non ti dà alcuna risposta: la meditazione ti dà un mezzo per
osservare più da vicino tutto ciò che chiami ‘io’ e tutto ciò che definisci ‘non-io’.
Ovviamente questa indagine richiede coraggio, proprio perché potrebbe
rovesciare completamente i tuoi concetti di ‘vero e falso’… e, può sembrar
strano, ma non sempre si è disposti ad abbandonare un’idea a favore di qualcosa
che si è sperimentato direttamente.

332. Ogni
tua percezione è reale.
Ogni tuo pensiero è reale.
Ogni tua emozione è reale.
Ogni tua sensazione è reale.
Tu sei la realtà.
Tu sei Dio
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333. Sostenere che non esista alcun libero arbitrio, denota semplicemente una
identificazione totale con il corpo.
Il corpo non ha di certo molta libertà... essendo limitato, oltre che dallo spazio e
dal tempo, anche da infiniti altri fattori.
Dunque è comprensibile sentir ripetere a coloro che sono convinti di essere
semplicemente dei 'corpi' separati dal resto... è comprensibile sentir loro ripetere
che 'il libero arbitrio è solo un'illusione'.

334. Illinguaggio precede e crea il pensiero: peccato che la maggior parte della gente
sia convinta del contrario e che si stupisca, dunque, della presenza costante di
certi tipi di pensieri che girano nella propria testa.
Cosa ci si può aspettare da una società che, ad esempio, usa esclusivamente il
verbo 'avere'?
"Ho una casa"; "ho una macchina"; "ho un ferro da stiro"; "ho un partner"; "ho un
figlio"; "ho il mal di schiena".
Anche quelle rare volte in cui si usa il verbo 'essere', lo si fa per motivi di stile:
"sono ricco" (per dire "ho parecchi soldi); "sono povero" (per dire "non ho soldi");
sono sposato" (per dire "ho una moglie"); "sono Claudia" (per dire "ho nome
Claudia").
Anche la frase "sono felice" spesso nasconde "l'avere"... 'sono felice' significa "ho
una bella vita", "ho avuto una bella giornata", "non ho il mal di piedi".
Dunque perché stupirsi di certi pensieri 'negativi' che ad un certo punto
appaiono e che arrecano così tanto disturbo?
Perché stupirsi di certi episodi di cui si sente nei notiziari, e che fanno apparire
questa società in cui viviamo, a volte un po' bizzarra?
Non ti accorgi che il verbo 'avere', allontana?
Non ti è chiaro che il verbo 'essere', unisce e riappacifica?
Non ti rendi conto della differenza di queste due frasi: "io ho paura" ed "io sono
la paura"?
"Io ho paura" sembra meno 'terrorizzante' della frase "io sono la paura" solo
perché, bene o male, metti un muro fra te e la paura.
Ma non comprendi che è proprio quel muro che rende quella 'paura' così
potente?
Se tu dicessi "io sono la paura", 'chi' avrebbe paura? Nessuno! Perché fra te e la
paura non ci sarebbe più alcuna differenza: sarebbe difficile trovare quella paura
che ora è diventata te.
Se comprendessimo l'importanza del linguaggio, inizieremmo ad usare le parole
ed i gesti in una forma certamente diversa.
E se il linguaggio mutasse, di certo muterebbero anche i pensieri e le emozioni...
e forse anche i notiziari.

335. Obiettivo della meditazione è la felicità


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336. Esiste
la 'negazione' in natura?
E' mai esistita una mela 'non rossa'?
Puoi vedere mele rosse, gialle, verdi... ma hai mai visto una mela 'non rossa'?
La 'negazione' è qualcosa che è presente solo nel linguaggio... ma mai in natura.
Ogniqualvolta stai usando una negazione, stai solo parlando di qualcosa che è
impossibile sperimentare.

337. Il linguaggio crea ciò che definisci 'realtà'

338. ’IoSono’: uno dei più potenti suoni conosciuti. 
E bada bene… “io sono” è
diverso da: “io sono felice”, “io sono Marco”, “Io sono Giulia”, “io sono ricco”:
se ci fai caso, infatti, ognuna di queste frasi potrebbe essere riadattata usando il
verbo ‘avere’. 
Questo è invero il senso di queste frasi. 
“Io sono Marco”
significa “io ‘ho’ nome Marco”, ovvero “qualcuno [o anche io stesso] mi ha
assegnato questo nome. Così io ora mi ritrovo ad ‘avere’ questo nome”. 
“Io
sono felice”: “io ‘ho’ una sensazione di felicità… quasi come se la felicità fosse
giunta in questo momento ed ora è con me. Ma pur sempre separata da me…”.

“Io sono ricco”: “io ho molto denaro”. 
Tutto ciò che è associato al verbo
‘avere’ può essere perso, proprio perché ‘avere’ implica qualcosa che è separato
da te. 
E’ molto facile perdere qualcosa che non è te: puoi perdere le chiavi
della macchina, lo zaino, la felicità… proprio perché sono cose che ‘possiedi’. 

Ed un giorno perderai anche il ‘tuo’ nome. 
“Io Sono”: uno dei più potenti
mantra conosciuti, poiché è un suono che rimane senza ‘oggetto’. 
“Io Sono” è
espressione dell’essere e non dell’avere: non potrai mai perdere nulla, poiché
“io sono” non ha un oggetto che può essere perso. 
“Io sono ricco” potrebbe
anche diventare “io sono povero”: basta perdere quel particolare oggetto che chi
è ricco possiede [ovvero la grande quantità di soldi], ma se dici ‘io sono’… cosa
puoi perdere? Nulla… poiché nella frase ‘io sono’, dopo il ‘sono’ non c’è niente.

Se tu dicessi ‘io sono vivo’, allora anche in questo caso potresti perdere
qualcosa [la vita]. 
Dunque ti chiedo di fare un esperimento. 
Rimani in ’io
sono’ e prova a percepire cosa accade. 
Ripetitelo… e poi prova ad aggiungere
un oggetto, ma questa volta in modo diverso rispetto a ciò che fai solitamente. 

In altre parole, inizia ad usare il verbo ‘essere’ diversamente e non col significato
di ‘avere’. 
Cerca di ‘essere’ ciò che segue il ‘sono’: “io sono la paura” ad
esempio.
Fonditi con l’oggetto che segue il ‘sono’. 
“Io sono Anna”: diventa
quel suono… ‘Anna’. Ed allora quel suono ‘Anna’ uscirà dal tempo e dallo
spazio e non potrà conoscere morte: poiché non è un possesso, ma è ciò che sei.
Non è qualcosa che hai e da cui sei separato.
Scoprirai una cosa importante… e ad un certo punto dirai “io sono ciò che
credevo di ‘avere’”. 
Il verbo ‘avere’ è violento: ti unisce a qualcosa da cui sai
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bene che sei separato… e che quindi prima o poi perderai.
Il verbo ‘essere’ è
delicatissimo eppure estremamente potente: tu ‘sei’… e nulla e nessuno potrà
mai disgiungerti da chi sei. Poiché l’essere non è qualcosa che hai. 
Se usata in
funzione “dell’essere”, ogni parola, dunque, diventa un mantra, un suono divino.

E’ necessario iniziare a cambiare il proprio linguaggio ed è necessario iniziare
ad insegnare che un nuovo linguaggio è possibile. 
Solo così potrà esserci vera
libertà... poiché la vera libertà è solamente 'libertà di essere'.

339. Non sei il corpo. 
Non sei i pensieri. 
Non sei le emozioni. 
Facci caso. 
Tu sei
l’osservatore del corpo, dei pensieri e delle emozioni… ovvero sei ‘colui che è
consapevole’ del corpo, dei pensieri e delle emozioni. 
Il corpo si trasforma, i
pensieri e le emozioni mutano… ma colui che ‘conosce’ il corpo, i pensieri e le
emozioni, ovvero colui che ne è consapevole, non è mai cambiato. 
Tu sei
questo testimone, questo osservatore. 
Ed ora prova a farti un’altra domanda:
esiste forse qualche differenza fra colui che è consapevole, e la consapevolezza
stessa? 
Prova a separare colui che è consapevole dalla consapevolezza: cosa
resterebbe? Nulla. 
E dunque il testimone è la consapevolezza stessa. 
Per
questo motivo non può esser detto che esistano miliardi di testimoni, uno per
ogni corpo. 
Può esistere un solo testimone, poiché la consapevolezza può
essere solo una. 
E se ti stai chiedendo come mai questo testimone ti sembra
così personale, così legato alla tua storia… la risposta è semplice. Poiché il
testimone sei tu. 
La consapevolezza sei tu. Ecco perché ti sembra così
personale. 
E adesso prova a porti un’ultima domanda: esiste una qualche
differenza fra il testimone ed il corpo (o i pensieri o le emozioni) di cui il
testimone è consapevole? Esiste qualche differenza fra il testimone e qualsiasi
esperienza di cui il testimone è consapevole?
Prova a separare ‘colui che è
consapevole’ dal corpo di cui è consapevole (o dalle emozioni o dai pensieri):
esisterebbe ancora un corpo (o un’emozione o un pensiero)? 
Prova a separare
‘colui che è consapevole’ dalle esperienze di cui è consapevole: esisterebbe
ancora un’esperienza? 
Puoi parlare di pensieri, emozioni, pensieri, percezioni,
esperienze… solo se è presente quel testimone. 
Quindi colui che è consapevole
è la consapevolezza stessa… e siccome senza consapevolezza non esiste alcun
mondo, allora il mondo e la consapevolezza sono la medesima identica cosa. 

Testimone, consapevolezza e mondo sono tre termini che indicano la stessa
cosa. 
Tu sei proprio quel testimone… e dunque sei la consapevolezza e sei il
mondo. 
Ecco perché la spiritualità orientale insiste sul Sākṣī [sanscrito साक्षी]
ovvero il testimone, l’osservatore. 
Non importa che costantemente ti ricordi di
essere consapevolezza, mondo, pensieri o percezioni… basta ricordarsi di essere
il testimone. 
Ricorda costantemente di essere colui che ‘osserva’, colui che è
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consapevole di ciò che accade. 
Questo ricordo costante porta gradualmente


alla comprensione che sei ‘ciò che non muta’. 
E colui che non muta non
conosce sofferenza, poiché la sofferenza deriva dal credere di essere qualcosa
che nasce, si trasforma e dunque muore. 
Ricorda sempre di essere un Sākṣī
[un testimone, un osservatore], nulla potrà ferirti. 
Il Sākṣī è pace infinita.
Il
Sākṣī è amore illimitato. 
Il Sākṣī è libertà totale

340. Come quando al mattino ti svegli e comprendi che tutto ciò che era presente in
ciò che chiami 'sogno' non è altro che te... allo stesso modo, ci sono momenti in
cui comprendi che tutto ciò che era presente in ciò che chiami 'stato di veglia' sei
semplicemente tu.
Tutto ciò che è presente nel sogno, lo chiami 'mente'.
Tutto ciò che è presente nello stato di veglia, lo chiami 'consapevolezza'

341. Siracconta che al maestro Ikkyu Sojun, durante uno degli incontri pomeridiani
che si svolgevano al tempio zen, venne posta questa domanda:
"Come si fa a riuscire a stare sereni in ogni situazione?"
Ikkyu così rispose:
"Osservando. Semplicemente osservando".
Ed iniziò a narrare questa storia.
"Un giorno, mentre attraversava una foresta, un uomo incontrò una tigre e,
spaventato, si mise subito a correre.
Poco dopo però si ritrovò sull’orlo di un burrone.
Vedendo una liana cominciò a scendere, ma un’altra tigre comparì sul fondo del
precipizio.
Sospeso a metà si accorse di una coppia di topolini che si erano messi a
rosicchiare la liana.
Fu a quel punto che quell'uomo scorse una grossa fragola sulla parete, proprio
davanti a sé.
La mangiò: com’era dolce!"
E Ikkiu così continuò.
"La serenità non dipende dalla situazione in cui ti trovi, ma dal modo in cui
riesci ad osservare cosa sta accadendo.
Un attento osservatore riuscirà sempre a cogliere qualcosa di estremamente
bello in ciò che lo circonda...
Sempre!
Anche e soprattutto se quel momento è l'ultimo della sua vita.

342. Nulla è mai mutato


136

343. Accadeva durante la visione di un film western. Ero un bambino allora... 



Durante una scena, Jack, il protagonista, veniva insultato dal cattivo di turno, ma
in quel momento non poteva reagire: la sua amata era tenuta in ostaggio. 
Ero
così immedesimato da non rendermi più conto di essere diventato Jack: stavo
pensando a cosa fare per liberare la mia compagna dalle grinfie degli scagnozzi
del cattivo; stavo pensando a come reagire alle sue offese; stavo pensando a
come poter uscire da quella situazione così drammatica.
Ad un certo punto...
una fitta alla mia mano: come il protagonista, anche le mie dita erano serrate
dalla rabbia. 
Per un attimo ero diventato il protagonista di quel film.
Accade anche a te: ogni volta che guardi un film o uno spettacolo in teatro... ti
innamori, ti agiti, gioisci, hai paura. 
In altre parole, diventi il personaggio di
quella scena: hai compreso così bene quel personaggio che i suoi pensieri sono i
tuoi... così come le sue emozioni e le sue sensazioni. 
Ti sei trasformato in quel
personaggio. 
Per questo amiamo così tanto i film: in quel momento nessuno
potrebbe dire che sei diverso dal personaggio di cui ti sei appropriato. 
Ed in
sala ci sono centinaia di persone... e tutte sono diventate quel personaggio. In
quel momento tu e gli altri e quel personaggio siete la stessa cosa: vivete la stessa
vita; provate le stesse emozioni; avete gli stessi pensieri. 
Se ciò non accadesse,
nessuno comprerebbe più un biglietto per il cinema o per il teatro.
Ora prova a pensare per un attimo alla tua vita: ogni giorno accade una storia e
tu pensi che sia la tua.
Ma è veramente così? 
Non è che forse stai
semplicemente guardando quella storia su uno schermo e, ad un certo punto, ne
prendi parte? 
Se io ti chiedessi di dirmi cosa stai facendo in questo istante... tu
mi potresti raccontare precisamente ciò che stai facendo. 
Ma per farlo devi
essere uno spettatore di ciò che 'stai' facendo... altrimenti non potresti dirmi
nulla. 
In ogni momento tu stai osservando un personaggio immerso in una
storia... e ad un certo punto inizi a credere di essere quel personaggio e la sua
storia.
Ti sembra di aver paura, poiché è il personaggio che ha paura. 
Ti
sembra di essere triste, poiché è il personaggio che è triste. 
Ti sembra di dover
risolvere enigmi e quesiti, poiché è il personaggio che sta cercando una risposta a
ciò che gli sta accadendo.
Ma se per un momento torni alla sala
cinematografica, ti renderai conto che stai solo descrivendo qualcosa che vedi. 

Lo spettatore può prendere parte allo spettacolo, ed è stupendo prenderne
parte... ma quando le mani cominciano a fare male... allora forse, a volte, è utile
'ricordare' che sei colui che racconta e non colui che è raccontato. 
Ecco perché
gli insegnamenti dello Shivaismo, una delle correnti spirituali più antiche
dell'India, sottolineano sempre che uno dei 'tuoi' attributi è la libertà totale. 
Tu
sei libertà totale. 
Colui che racconta, infatti, è sempre libero: è libero di essere
il protagonista della sua storia, con le sue gioie ed i suoi dolori... ed è anche
137

libero di 'ricordare' di essere un semplice spettatore/narratore di quelle gioie e di


quei dolori. 
C'è qualcosa che è più importante della felicità: questa cosa si
chiama 'libertà'.

344. Quando parlo di 'amare', parlo di quei passi che devi iniziare a muovere per
scoprire che io sono te.
'Amare' è dunque qualcosa che 'fai'.
'Amore' è, invece, qualcosa che accade: il contadino non sa se ciò che semina
verrà mai alla luce e, nonostante questo, lavora ugualmente la sua terra.
Nessuno sa se l'amore accadrà, ma nessuno può esimersi dall'amare.
Amare è una necessità: chi non ama, si spegne

345. Ogni volta che 'ottieni' qualcosa che hai da tempo desiderato... in quel preciso
istante sei felice.
Quanto dura quella felicità? Un attimo, due minuti, tre giorni?
Poi la ricerca ricomincerà finché non raggiungerai il successivo traguardo e,
nuovamente, sperimenterai la felicità.
Ogniqualvolta ottieni o raggiungi qualcosa, accade quella felicità che è destinata
però a durare poco, per il semplice motivo che sei convinto che sia stato ciò che
hai raggiunto ad averti reso felice.
Ma se così fosse, ciò che hai ottenuto continuerebbe a darti felicità.
Eppure sai bene che non è così e anzi... molte volte la cosa che hai conquistato e
che in quel momento ti aveva reso felice, successivamente può essere la causa
del tuo dolore. La stessa cosa che ti aveva dato il sorriso, dopo del tempo può
togliertelo.
La felicità non è data da quel qualcuno o da quella cosa che hai raggiunto: la
felicità è data dall’unione fra te e la cosa che fino a quel momento hai cercato.
Facci caso: ‘avere’ non ti ha mai reso felice.
Finché possiedi qualcosa, quella cosa rimarrà sempre distante da te: la potrai
perdere in ogni momento, poiché, seppur vicini, continuerete a rimanere
separati.
A te non interessa ‘possedere’ qualcosa: ciò che ti rende felice è ‘essere’ quella
cosa.
Ogni volta che 'ottieni' qualcosa che hai da tempo desiderato, in quello stesso
istante la felicità appare: poiché quella cosa è scomparsa dentro di te e tu ti sei
dissolto in essa.
La ricerca della felicità non è altro che la ricerca dell’amore: tu sai che l’amore
esiste, ma non ne sei sicuro. E questa insicurezza genera un movimento che ti fa
cercare continuamente.
Amore è assenza di distanza.
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Nell’amore non c’è spazio per due esseri che si amano: nell’amore c’è solo
spazio per l’amore.
Ottenere la felicità, dunque, non significa altro che dimostrare a te stesso che
l’amore, della cui esistenza fino a quel momento hai dubitato, è una stupenda
realtà: e per avere tale certezza devi realizzare l’indissolubile unità che esiste fra
te e l’altro.
‘Io sono Te’: questo è l’unico motivo della tua felicità.

346. Durante una gara che aveva coinvolto i più grandi pittori della Grecia, arrivò il
momento in cui ogni artista doveva togliere il telo dal proprio quadro per
permettere alla giuria di esprimersi.
Quando Zeusi scoprì il proprio, alcuni uccelli si scaraventarono sull'uva che
aveva dipinto, scambiandola per uva vera.
Al che Zeusi, pieno di orgoglio, esclamò: "se sono riuscito ad ingannare gli
uccelli del cielo, di certo sono io il vincitore".
Ma uno dei giurati, sentendolo, disse: "la gara non è terminata, dobbiamo ancora
vedere il quadro di Parrasio".
Così Zeusi, dirigendo lo sguardo verso Parrasio, urlò "suvvia Parrasio, togli il telo
anche tu e facci vedere questo tuo capolavoro".
Ma Parrasio rispose: "caro Zeusi, non ho alcun telo da togliere... il telo stesso è il
mio dipinto".
Zeusi inizialmente incredulo, scoppiò in una fragorosa risata e a gran voce disse:
"Oggi la mia arte ha ingannato gli uccelli... ma Parrasio ha ingannato addirittura
me, un grande pittore! Io stesso lo proclamo vincitore".

Questa bellissima storia ti ricorda che spesso cerchi di scoprire cosa c'è oltre i
tuoi sensi, non ricordando che il mondo è i tuoi sensi.
Cosa può esserci oltre i sensi? Cosa può esserci oltre ciò che in questo momento
hai dinanzi?
Ma a te non basta... e siccome non riesci a trovar nulla, usi la parola "mistero"
per indicare che c'è sicuramente qualcosa 'al di là'... qualcosa che però tu non
riesci momentaneamente a vedere o a capire.
E così passi gran parte della tua esistenza a cercare questo 'al di là'.
Intere religioni si basano sulla ricerca dell'"aldilà".
Ma questi monti, laghi e fiumi... questi volti che incontri ogni giorno sul tuo
cammino... non sono forse già pieni di tutto? Non sono forse già pieni di tutti i
colori immaginabili e non immaginabili?
E' veramente così 'necessario' tentare di guardare oltre?
Non sei, forse, già in quell'oltre?
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347. Con il termine 'paura' indichiamo la distanza spaziale e temporale fra due entità.
Con la parola 'amore' designiamo l'assenza di tale distanza e, dunque,
l'inconcepibilità delle dimensioni di spazio e tempo"

348. Immagina di poter 'separare' una qualsiasi cosa sia dinanzi a te in questo
momento, dal 'conoscere' [con cui la conosci]. Prova a separarla da quella
consapevolezza grazie alla quale ne sei consapevole, grazie alla quale 'sai' che
esiste.
Quella cosa scomparirebbe istantaneamente.
Tutto ciò che ti circonda non è altro che consapevolezza, conoscere.
E di 'conoscere' sono anche fatti i tuoi pensieri, le tue emozioni e le tue
sensazioni: se tu separassi il conoscere da un pensiero, quel pensiero svanirebbe.
Tutto ciò che esiste non è altro che quella consapevolezza con cui 'tu' puoi
conoscerlo [con tu puoi sapere che 'c'è'; 'esiste'; 'è presente proprio in questo
preciso momento'].
E quando dici 'io', di cosa è fatto quell'io? Di conoscere: se tu separassi quell'io
dal conoscere [che ti permette di esserne consapevole], non 'ti' troveresti più.
Il mondo, le emozioni, le sensazioni, i pensieri e persino 'tu', è 'conoscere'.
Come un blocco di oro che, posto nel forno di fusione, può diventare monete,
bracciali, collane, anelli... allo stesso modo il conoscere [o consapevolezza] può
assumere varie forme.
Il blocco di oro è sempre lo stesso, ma le forme sono diverse.
La consapevolezza è sempre è solo una: infinite forme, infiniti mondi, infiniti
pensieri, infinite emozioni... ma una sola consapevolezza.
Se ti guardi attorno, proprio ora, non vedrai altro che conoscere. E la stessa cosa
accadrà se ti osservi allo specchio.
Tutto è consapevolezza, conoscere: un conoscere che accade spontaneamente e
liberamente... c'è forse qualcuno, infatti, che fa accadere questo 'conoscere'? No.
Il conoscere è libero di accadere.
Una delle caratteristiche della consapevolezza è la libertà assoluta: poiché tutto è
consapevolezza, nulla può ostacolare il conoscere.
Sei assolutamente libero di esprimerti.
Lasciati andare... c'è solo libertà. C'è solo amore

349. La mente muore al concludersi di ogni pensiero, il corpo muore al termine di


ogni percezione.
Il 'conoscere' [ovvero l'essere consapevole di] qualsiasi pensiero o qualsiasi
percezione, non nasce, non muore e non muta.
Colui che sa di essere un corpo, muore continuamente.
Colui che sa di essere una mente, muore continuamente.
Colui che sa di essere quel 'conoscere' con il quale sia il pensiero che la
percezione vengono conosciuti, non può morire
140

350. Mettitiseduto di fronte ad un tavolo sul quale avrai posizionato un qualsiasi


oggetto: una statuetta, un frutto, un cristallo, una tazza o qualsiasi cosa sia di tuo
gradimento.
Rilassa ogni muscolo del tuo corpo, partendo dai piedi e proseguendo verso
l'alto: gambe, cosce, addome, torace, spalle, braccia, mani, collo, faccia e testa.
Inspira profondamente ed espira.
Adesso osserva l'oggetto che hai davanti: di certo ne sei consapevole, altrimenti
non potresti 'sapere' che dinanzi a te c'è proprio quell'oggetto.
Dunque, in questo momento, è presente la 'consapevolezza': la consapevolezza è
quella cosa che 'usi' per essere consapevole della presenza di questo oggetto.
Ora ti chiedo di spostare l'attenzione dall'oggetto di cui sei consapevole, alla
consapevolezza: osserva la 'consapevolezza'.
Osserva la consapevolezza con cui sei consapevole di quell'oggetto.
Rimani sulla consapevolezza.
Che cosa accade?

351. Osservare [essere consapevoli di] un pensiero, è cosa ben diversa dal pensare

352. La certezza è il nutrimento del dubbio

353. Prima di diventare 'materia', ciò che non è ancora manifesto deve diventare
'pensiero'. Solo allora potrà passare allo stadio successivo: il mondo 'percettibile'.
Prima di dissolversi nell'immanifesto, la 'materia' deve tornare ad essere
'pensiero: solo allora potrà dissolversi definitivamente.
Il 'pensiero' è la terra di mezzo dalla quale tutto ciò che sta per nascere e tutto
ciò che sta per scomparire, deve passare

354. Cerchi in ogni istante di risolvere la tua vita attraverso una certezza, ma più lo fai
e più ti ritrovi a dover cercare una nuova certezza... poiché la certezza non è
altro che il nutrimento del dubbio.
Mi chiedi che cos'è la libertà... la libertà è essenzialmente 'libertà da qualsiasi
certezza'