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Comunicazione, Media, Cittadinanza

Parte 1
1: La Comunicazione
1.1: La comunicazione e la cultura in un mondo connesso
Oggigiorno si aggiornati in tempo reale su tutto ci che accade in ogni angolo del
mondo raggiunto dalla tecnologia. Ci possibile grazie alla velocit dei mezzi di
comunicazione che hanno cambiato la percezione e la rappresentazione del reale negli
attori sociali, sempre pi sottoposti a processi di disaggregazione. Nonostante tutto si
sente il bisogno di relazioni aggreganti per recuperare spazi ed interstizi sociali in cui
manifestare esigenze e istanze.
Nella contemporaneit, ci che balza subito allocchio la percezione del mutamento
dei fenomeni sociali, che avviene non per lente metamorfosi, ma per rapide
discontinuit.
Maggior rappresentante di tale discontinuit stato l11 settembre 2001, col crollo
delle Twin Towers, che ha permesso di affrontare le paure e le incertezze nei confronti
di ci che arriver.

1.2: Comunicazione, informazione, globalizzazione


A fondamento della comunicazione umana, la componente relazionale molto
importante; essa implica:
- La relazione con se stessi in quanto capacit di progettare ed instaurare un
dialogo con la propria interiorit che porta a formare un pensiero da codificare
in segni e simboli.
- La relazione con laltro in quanto destinatario di un messaggio.
Le azioni che sono alla base degli atti comunicativi sono quelle di ascoltare e parlare.
Latto del parlare rivolto ad altri partecipanti e mette in gioco elementi come la
gestualit, le espressioni facciali, la postura, la mimica e altri elementi che rendono
complessa la comunicazione.
Linformazione presuppone lesistenza di qualcuno da formare, mentre la
comunicazione presuppone laltro non come destinatario del messaggio, ma come
compartecipe alla sua creazione.
Laumento di comunicazione comporta unaccelerazione della conoscenza per cui gli
orizzonti degli individui si allargano.
Linformazione occupa uno spazio notevole grazie alla diffusione dei mass media.
A seconda dellambito specifico cui ci si riferisce, il termine globalizzazione assume
valenze semantiche diverse.
Tendiamo a considerare la globalizzazione come processo di comunicazione globale
per evidenziare il carattere multi direzionale in cui sono intrecciati strutture e soggetti
individuali.

1.3: Comunicazione e riflessivit: Margaret Archer e la conversazione interiore


Margaret Archer si chiede cosa vuol dire essere umani oggi, in un epoca di incertezze
che sembra indebolire il soggetto umano e di risponde che essere umani significa
esistere nella tensione tra solitudine e societ, incontrandosi con laltro solo dopo aver
superato la soglia della solitudine.
Per fare ci occorre la conversazione interiore, un processo che avviene dentro le
persone che opera tramite la struttura e lazione sociale.
La riflessivit lattivit interiore del soggetto umano circa la vita buona, che consiste
negli interessi ultimi della persona intesi come risultati di scelte compiute per
raggiungere le finalit proposte.
Archer propone la riflessivit come momento trascendente i momenti soggettivi e
oggettivi e costituisce il medium che ne connette le dimensioni che cos acquisiscono
una nuova significanza.
La mutazione delle strutture sociali dipende dallintervento del soggetto che, avendo
realizzato una riflessione, riversa il cambiamento su di esse.
Dalla conversazione interiore dipende infatti la dinamicit della nostra soggettivit dal
momento che tutti modificano le finalit delle proprie azioni alla luce della loro
fattibilit e adattandole alle pratiche ritenute maggiormente realizzabili.
La Archer ci propone una tipologia di conversazioni interiori che definiscono lo status
del soggetto in relazione alle risposte date allambiente.
Questa tipologia comprende quattro tipi di persone:
- Il tipo riflessivo comunicativo: hanno bisogno che la loro conversazione interiore
sia confermata da altri;
- Il tipo riflessivo autonomo: sostengono una conversazione interiore autoconsistente che li porta direttamente allazione;
- Il tipo meta-riflessivo: sono critici con la loro stessa conversazione interna e con
gli effetti della loro azione nella societ. Producono critiche verso loro stessi, la
societ e le relazioni che hanno con essa;
- Il tipo riflessivo fratturato: non possono condurre una conversazione interiore
capace di porsi delle finalit perch sperimentano internamente grandi tensioni
e disorientamento. Hanno difficolt di integrazione sociale e sistemica.
In base al tipo di appartenenza di una persona, se ne pu intuire anche il carattere.

1.4: Comunicazione e pluralismo culturale


Le societ occidentali contemporanee sono caratterizzate da pluralismo culturale.
Questo termine indica due aspetti della cultura moderna:
- La coesistenza di diversi sistemi simbolici, scarsamente correlati tra loro
nonostante lo siano;
- La specifica situazione dellindividuo che, di fronte alla pluralit delle opzioni,
portato a riflettere e a pensare che la scelta tra valori diversi o contradditori sia
un aspetto irrinunciabile della libert umana.
Il pluralismo culturale riconosce lesistenza di diverse culture allinterno di una stessa
realt societaria e postula una rigida separazione tra sfera pubblica e sfera privata
della vita. la sfera pubblica normata da leggi universali, mentre quella privata il
luogo della libera espressione delle differenze.

Il pluralismo lapice del nomadismo umano, con spostamenti ed esodi da una parte
allaltra del pianeta. E insieme alle persone si spostano anche le loro culture, i
linguaggi e le tradizioni che, incontrandosi, si disarticolano e si compongono
originando nuove configurazioni culturali e strutture sociali, che si influenzano a
vicenda.

1.5: La centralit della comunicazione: una conquista recente


La riflessione e gli studi sulla comunicazione, col riconoscimento della sua centralit
nella vita sociale, un fenomeno recente che si situa nel XX secolo.
Le motivazioni storiche dello sviluppo della ricerca sulla comunicazione sono per lo pi
relative allo studio degli effetti dei media, che allinizio vedeva il pubblico come
soggetto passivo del soggetto di comunicazione.
- Prima fase: inizia negli anni 20 ad opera della scuola di Francoforte, i media
sono ritenuti molto potenti, riuscendo a modificare efficacemente i
comportamenti del pubblico con effetti immediati e prevedibili;
- Seconda fase: anni 40, il potere dei media ridimensionato, il pubblico in
grado di attutire limpatto mediale;
- Terza fase: anni 70, i media tornano forti, ma in maniera diversa: non hanno
effetti immediati e prevedibili, ma spalmati su un lungo periodo producendo
modificazioni cognitive della realt;
- Quarta fase: anni 80, si parla degli usi sociali dei media, che il pubblico usa per
i propri contesti di fruizione;
- Quinta fase: anni 90, sviluppo della multimedialit, i media si intrecciano coi
new media implementando una comunicazione interattiva che ha comportato
una ridefinizione del rapporto col mondo e innescando delle nuove
problematiche, soprattutto educative.
Per quanto riguarda le motivazioni sociali, la comunicazione connessa alla libert e
alla democrazia, e solo con lepoca delle rivoluzioni francese e americana si vedr
posta in essere la necessit di questi principi, fino ad allora assenti. In occidente per,
molte nazioni hanno dovuto attendere la fine della II guerra mondiale.

1.6: La prospettiva della svolta comunicativa


La svolta comunicativa ha evidenziato il paradigma comunicativo, secondo il quale a
fondamento di qualsiasi azione sociale c la comunicazione. Da qui laffermazione
secondo la quale la societ comunicazione.
La comunicazione svolge un ruolo di primaria importanza allinterno di ogni sistema,
ed generata dal sistema stesso che si pone in relazione allambiente attraverso tre
diversi modi:
- Funzione: in quanto rapporto con il sistema sociale nel suo complesso;
- Prestazione: che si realizza in rapporto con la funzione;
- Riflessione: in quanto attivazione della comunicazione con lambiente

George H. Mead pone laccento sul soggetto simbolico competente sul piano delle
rappresentazioni e interpretazioni della realt e riflessivo, capace di elaborazione e
rielaborazione degli stimoli, dei segni e dei simboli.
Strumento essenziale della comunicazione il linguaggio:

1.7: Writing: creativit contro illegalit


I graffiti sono un fenomeno globale e sono percepiti come segno di disordine urbano e
vandalismo.
Ultimamente sta venendo considerato anche unarte e, grazie alla sua presa sui
giovani, viene utilizzato anche nella comunicazione, nella pubblicit e nella moda.
Disegnare o incidere i muri una pratica risalente gi nellantichit, come nellantico
Egitto dove esprimevano magnificenza, o a Pompei dove esprimevano messaggi
damore.
Ai nostri tempi hanno significati comunicativi, artistici e sociali.
La letteratura degli anni 70 individua alcune caratteristiche comuni a tutto il mondo
dei graffiti:
- Principio di conquista dello spazio che spinge i writers ad allargare la propria
sfera dazione;
- Senso di sfida verso la societ;
- Bisogno di visibilit degli artisti.
Negli anni 70 molte gang usavano le scritte sui muri per delimitare il loro territorio e
luniverso dei graffiti si lega anche con la musica hip hop, identificandone gruppi e
crew.
In Italia i graffiti sono illegali.

2: La Comunicazione Interculturale
2.1: La comunicazione interculturale
Mentre il concetto di multiculturale rimanda alla descrizione sincronica di una
compresenza di gruppi di differente matrice culturale, il prefisso inter presuppone la
messa in relazione, lo scambio di due o pi elementi ed implica pertanto una
processualit diacronica che comporta il nascere e lestinguersi di una catena di
conflitti in un farsi processuale di interculturalizzazione. Tale processo dovrebbe
produrre una spinta di interdipendenza delle personalit coinvolte nello scambio
comunicativo, culturale e sociale e creare una situazione interattiva di mediazione tra
soggetti con pari dignit culturale.
La strategia interculturale cerca di intervenire dove la multicultura agisce, ovvero a
livello delle inter-relazioni che le persone hanno o stabiliscono con i gruppi sociali che

li circondano, riferendosi a sistemi di significato, a idee, a valori, prospettive dazione e


anche antagonisti.
Linterculturalit si propone come un nuovo modo di essere in relazione, implica un
approccio inter-culturale ed inter-soggettivo che abbandoni laggressivit della logica
egoistica e competitiva, una reale disponibilit di ascolto e di dialogo il pi possibile
affrancata da pregiudizi. Si tratta di acquisire una nuova modalit di intelligenza
relazionale ed una nuova maturit etica.
La considerazione di una centrale responsabilit e creativit dellindividuo rispetto alla
costruzione del suo mondo sociale alla base di ogni approccio al tema della
comunicazione interculturale, intesa come comunicazione verso e con la diversit.
Il dibattito sullintercultura nasce negli anni 70.

2.2: I fattori in gioco nella comunicazione interculturale


Per poter delineare le dinamiche di sviluppo di una comunicazione e di una
competenza comunicativa interculturale non si pu prescindere n dallo studio dalle
variabili culturali e sociali che influiscono sullatto comunicativo n dallanalisi del
significato strutturale che le societ attribuiscono a tale interazione al momento del
suo porsi come evento sociale nuovo.
Per Baraldi la societ pu essere monoculturale (incapace di considerare la diversit) o
interculturale (aperta a cambiamenti strutturali). Il cambiamento di una
comunicazione da mono a interculturale uno degli aspetti pi importanti del
cambiamento socioculturale.
Ogni societ caratterizzata da forme di comunicazione indicative della sua struttura.
Le forme della comunicazione sono strutture dei sistemi sociali che si esprimono come
forme della cultura prodotta da una societ. Sono capaci di orientare la comunicazione
secondo il criterio di pertinenza o non pertinenza, garantendo lautopoiesi della
comunicazione (il prodursi di comunicazione a partire da comunicazione antecedente)
Le forme della comunicazione orientano linformazione nei contenuti e nei temi, gli
aspetti che riguardano i partecipanti, i risultati della comunicazione e le conseguenze.
Le principali variabili delle forme di comunicazione sono:
- La codificazione dei contenuti;
- Il trattamento dei partecipanti;
- Il trattamento dei risultati della comunicazione.
Di fronte alla presenza della diversit, le societ devono operare un mutamento nella
loro struttura, creando nuove forme di comunicazione che trovano nel dialogo lo
strumento efficace per la produzione di forme culturali differenti.
Nella comunicazione monoculturale il significato della diversit non ha possibilit
despressione, perch essa fondata sulla distinzione di chi allinterno della
comunit e di chi allesterno.
La comunicazione interculturale, invece, include il problema della diversit.

Per forma della comunicazione interculturale si intende una struttura sociale che rende
probabile il successo, laccettazione della comunicazione nella quale si presenta il
problema della diversit culturale.

2.3: Gli strumenti della comunicazione intercultuale


possibile analizzare linterazione in maniera emica (analisi sul piano culturale
specifico) e in maniera etica (piano generale generico).
La prima serve ad analizzare le specificit di una cultura unica, mentre la seconda
analizza strategie di adattamento culturale ed empatia.
I processi che coinvolgono le dinamiche della comunicazione interculturale e che
generano competenza e abilit si dividono, secondo Bennet, in quattro dimensioni:
- Dimensione del linguaggio e della relativit dellesperienza: mostra che i
soggetti coinvolti nella comunicazione sono predisposti dal linguaggio stesso ad
operare per certe distinzioni piuttosto che per altre.
- Il linguaggio paraverbale che si sostituisce, si aggiunge e si intreccia con quello
verbale: si distingue il linguaggio verbale/digitale (sintassi complessa ed
efficace) da quello non verbale/analogico (presenta ambiguit);
- Gli stili di comunicazione come indicatori delle modalit attraverso cui i
partecipanti allinterazione esprimono schemi culturali di pensiero: lo stile
lineare (occidente) incentrato su una connessione consequenziale degli
argomenti, mentre quello contestuale (oriente) si articola come la narrazione di
una metastoria;
- Le ipotesi ed i valori culturali indicativi di come la realt viene definita e
giudicata: analizza gli schemi di bene e male che le persone attribuiscono ai
modi di stare al mondo. Il metodo danalisi pi usato il Kluckhon/Strodbeck,
che definisce cinque dimensioni fondamentali: la realzione delle persone
allambiente, tra loro, con lattivit, con il tempo e con la natura dellessere
umano. Ogni cultura presenta al suo interno tutte le posizioni secondo una scala
di valori differente, ma una certa posizione preferita ad altre e diventa valore
culturale.

2.4: Gli ostacoli nella comunicazione interculturale


Barna classifica gli ostacoli riscontrabili nellazione comunicativa interculturale sulla
base di sei elementi:
- Le differenze linguistiche;
- I fraintendimenti non verbali;
- Lassunto di similarit: un atteggiamento che sottende lidea delluniversalit
del genere e della natura umana per cui si elimina qualsiasi possibilit di
espressione al problema della differenza. un ostacolo perch conferma il senso
di sicurezza degli interlocutori rispetto a quanto sta accadendo, ostacolando
ladattamento culturale, inoltre interferisce con lattenzione richiesta per
decodificare simboli, segni e segnali non verbali. Per superare lostacolo
necessaria cautela e laccettare lincertezza di non sapere;

Stereotipi e pregiudizi: i primi si presentano come porzioni di sapere utilizzate


per comprendere un altro gruppo; i secondi si esprimono come opinioni
preconcetti acquisiti in base alle opinioni comuni. Sono ostacoli perch
cristallizzano la realt della comunicazione tra persone;
- Lo shock culturale: insieme di reazioni emotive dovute alla perdita di
rafforzamenti percettivi provenienti dalla cultura di appartenenza, ai nuovi
stimoli culturali che hanno poco o nessun significato, e allincomprensione di
esperienze nuove e differenti. Si favorisce il vecchio rispetto al nuovo. Adler
divide lo shock in cinque fasi: euforia del contatto, confusione della
disgregazione, rabbia della reintegrazione, rilassata auto certezza
dellautonomia e creativit dellindipendenza. Bennet utilizza questo schema
per creare il Modello Dinamico di Sensibilit Interculturale (MDSI), che analizza
levoluzione dellesperienza dello shock e la divide in sei fasi: la negazione (le
persone sono incapaci di spiegare le differenze culturali in modi complessi); la
difesa (le persone riescono meglio a concettualizzare la diversit, ma le danno
ancora valore negativo); la minimizzazione (si cerca di annullare la diversit
culturale allinterno di categorie gi note di similarit); laccettazione (le
persone si rivelano capaci di riconoscere ed esplorare le differenze culturali);
ladattamento (le persone ampliano la loro capacit culturale); lintegrazione (le
persone riconciliano i frame culturali che hanno interiorizzato).
Una buona comunicazione interculturale si fonda su una forte identit, consapevole
dei valori e degli schemi che influiscono sulla propria cultura e quindi in grado di
osservare gli altri in modo empatico partecipando al loro universo comunicativo per
mezzo del dialogo.

2.5: Dialogo ed empatia nella comunicazione interculturale


Per Bennet e Baraldi, empatia e dialogo sono gli unici valori capaci di decostruire
atteggiamenti psicologici, schemi culturali e sistemi sociali precostituiti e
predeterminati. Per Bennet lempatia (partecipazione intellettuale ed emotiva
dellesperienza altrui) si oppone alla simpatia (mettersi nei panni altrui), mettendo in
gioco la prospettiva sullevento.
La differenza tra atteggiamento simpatico ed empatico viene definita dalla prospettiva
di chi la assume: se si assume un atteggiamento empatico si partecipa allesperienza
dellaltro, piuttosto che mettersi nei suoi panni, e linteresse sar concentrato
sullesperienza e la prospettiva, piuttosto che sulla posizione.
La simpatia ha i vantaggi della facilit, la credibilit, laccuratezza e il senso di
sicurezza; per ha anche alcuni svantaggi: insensibile alle differenze,
paternalistica, alimenta atteggiamenti difensivi e favorisce lassunto di similarit.
La risposta simpatica lelemento distintivo dellindividuo culturalmente insensibile
(colui che elude lo scambio comunicativo interculturale). La personalit realmente
interculturale dovr allenarsi allo sviluppo del sentimento empatico che si evolve
secondo diversi stadi: assumere la diversit, mantenere la coerenza della propria

identit, sospendere il s e il giudizio, fare in modo che limmaginazione produca un


cambio di prospettiva verso laltro, accogliere lesperienza empatica e ristabilire il s.
Alla base dellatteggiamento empatico c lassunto che ogni essere umano unico;
ci porta alla consapevolezza che ogni realt una costruzione guidata dalla cultura.
Secondo Bennet la propria visione della realt visibile solo a se stessi; ci dovrebbe
favorire il riconoscimento dellesperienza diversa altrui e incoraggiare la volont di
parteciparvi.
Secondo Baraldi lempatia la componente fondamentale del dialogo. Si tratta di
mantenere un atteggiamento di apertura intellettuale, emotiva e culturale affinch il
problema dello scambio comunicativo su basi culturali non omogenee possa porti a
livello sociale.
La comunicazione interculturale quando produce il significato di una mancata
condivisione dei simboli culturali dei partecipanti a causa di una mancata
generalizzazione della loro accezione.
Baraldi riconosce nel dialogo la forma di comunicazione interculturale per eccellenza
che realizza lunica forma comunicativa capace di superare gli ostacoli dellapertura
illimitata allalterit (volont di assimilazione e fusione) e del permanere costante
sulla soglia comunicativa (abdicare allazione comunicativa stessa).
Il dialogo definisce le condizioni di apertura allaltro e permette di realizzare soglie di
passaggio tra forme culturali, configurandosi come un incontro che crea le condizioni
per unapertura reciproca che permette ai partecipanti di creare nuovi simboli
culturali.
importante che ci sia un riconoscimento della diversit altrui.
Il dialogo lunica possibilit di comunicazione interculturale, poich si sostanzia come
comunicazione bilanciata, fondata sulla consapevolezza che la conoscenza si
costruisce nella comunicazione e non detenuta da un gruppo privilegiato poich
richiede la negoziazione reciproca di simboli e significati culturali nuovi.
Affinch si realizzi il dialogo servono condizioni sociologiche e cognitivo-affettive.
Il dialogo un processo creativo di co-costruzione delle forme culturali nella
comunicazione sulla base della partecipazione attiva e dellempatia, e si rivela capace
di definire forme simboliche emergenti.
Anche lapproccio ermeneutico allintercultura sottolinea che lempatia non pu
limitarsi ad essere una mera caratteristica della comunicazione, ma deve diventare un
processo consapevolmente attivato, in modo da produrre competenze ed abilit
realmente interculturali.
Lempatia si sostanzia lizza come una dimensione del sentire con che permette la
condivisione e la comprensione dellaltro in una dimensione fluida e relazionale nella
quale nessuno degli attori sociali smarrisce la propria identit, poich entrambi si
proiettano nella ricerca aperta e creativa di compenetrazioni, scambi e inferenze,
cercando di evidenziare sovrapposizioni, coincidenze e analogie che permettono la
costruzione di significati convergenti tra culture diverse, consentendo la comprensione
interculturale su ogni livello.
Lempatia si rivela un processo intenzionale in cui si entra in rapporto profondo con
laltro senza smarrire la propria identit.
Per Stein lesperienza empatica originaria in quanto vissuto presente, mentre il suo
contenuto non originario. Latto empatico un atto ocncreto e originario attraverso il
quale possibile cogliere in modo non originario un vissuto estraneo.

2.6: Comunicazione interculturale e scuola


La prospettiva interculturale nelleducazione nasce, nella letteratura pedagogica, negli
anni 70, caratterizzati dal fenomeno dellimmigrazione.
Nelle scuole italiane, lo sviluppo dellintercultura ha seguito le stesse fasi delle altre
scuole occidentali e dallassimilazione si passati alla multiculturalit come scoperta
del pluralismo. Le politiche scolastiche si sono evolute da un atteggiamento
pedagogico di tipo compensativo ad un atteggiamento di culturalizzazione delle
differenze, fino ad arrivare ad una fase universalista dove lintercultura si pone come
progetto globale e costituente delleducazione stessa e quindi rivolto a tutto il mondo
discente.
Tenendo conto dei fenomeni migratori e delle trasformazioni che questa realt causa
alle istituzioni scolastiche, una tematica importante delle scienze sociali la
riflessione sulleducazione interculturale come analisi della distanza tra le culture che
si incontrano, poich tale incontro ha conseguenze diverse sotto il profilo della
conoscenza e delle comunicazione reciproca.
Leducazione interculturale un progetto educativo intenzionale che si propone di
modificare le percezioni e gli abiti cognitivi con cui generalmente si rappresentano sia
le diversit sia il nuovo mondo delle interdipendenze. La scuola diventa un punto
nevralgico per la costruzione di una interculturalit possibile.
Leducazione interculturale ha come oggetto di studio le relazioni con laltro dal punto
di vista umano, psichico, culturale e sociale e si caratterizza da tre elementi distintivi:
- Lopzione dialettica, che sia articola come punto di congiunzione tra diritto alla
differenza e ricerca di una coesione sociale;
- La sincronia, poich si pone come studio di ci che avviene in presenza di
persone, gruppi o culture diverse;
- La progettualit, poich non pu prescindere da una trasformazione reciproca e
dinamica dei soggetti coinvolti.

Parte 2
3: I media
3.1: Il percorso evolutivo dei mezzi di comunicazione di massa
Se pensiamo alla storia delluomo e alla comunicazione da lui inventata, bisogna far
riferimento a tre punti:

- Linvenzione del linguaggio orale;


- Linvenzione della scrittura;
- Linvenzione della stampa di Gutemberg.
Il XX secolo stato caratterizzato dalla nascita della comunicazione elettronica.
La prima met del XX secolo caratterizzata, allinizio, dai mezzi stampa, a cui
successivamente si affiancarono telefono, fonografo e cinema.
La seconda met del XX secolo segnata dalla televisione, che ha inciso molto sulla
cultura dei diversi paesi.
I new media sono caratterizzati da interconnettivit, accessibilit agli utenti sia come
emittenti che come riceventi, molteplicit dimpiego, interattivit e delocalizzazione.
Hanno rivoluzionato la comunicazione, ma nascono comunque dai vecchi media, sono
quindi da considerare nellottica della compresenza, piuttosto che della sostituzione.

3.2: I media e i consumi culturali in Italia nel secondo Novecento


Dopo la II Guerra Mondiale, i media si pongono come indicatori dei processi di
modernizzazione.
I consumi culturali sono prodotti dallindustria culturale nata nel XX secolo a seguito di
unindustrializzazione che estende il suo potere sullintero globo e fu percepita in
modo apocalittico nella prima met di esso. Cinquantanni dopo inizia la seconda
industrializzazione, quella dello spirito, dove la tecnica penetra allinterno dellumano,
dove riversa merci culturali. Importante la relazione tra produzione e consumo.
In Italia, alcune cause hanno condizionato negativamente il trend positivo della
modernizzazione:
- Apparati industriali in ritardo nel comprendere lindustria culturale;
- Idiosincrasie nei confronti dellinnovazione tecnologica;
- La gestualit politica e liniziativa legislativa oscillano tra interventismo e freno
e latitanza e dimissione;
- Scarsa educazione ai nuovi linguaggi.
Il medium pi influente in Italia fu la televisione, arrivata nel 1954 con la RAI. Ha avuto
funzioni pedagogiche e di alfabetizzazione.
Con la TV commerciale vengono soddisfatti altri bisogni culturali: intrattenimento,
informazione, spettacolo, cultura, sport e fiction.
Ma a met degli anni 90, con lesaurimento delle risorse televisive e lavanzare di
nuove tecnologie, i media generalisti perdono appeal, a favore della multimedialit dei
new media.
Lultimo decennio del XX secolo si chiude con la disinformazione da TV e con un
rapporto alternativo ed inedito con la tastiera della comunicazione.

3.3: I media in Italia nelle ricerche del Censis: 2000-2007


Secondo Il settimo rapporto sulla comunicazione (2008), i media devono essere
considerati come elementi costitutivi dellambiente sociale allinterno del quale ogni
comunit ed ogni individuo si trovano a vivere. I media vengono analizzati come

sistema allinterno di un tessuto socioeconomico e socioculturale e come sistema dei


media che si pongono come nuovi strumenti di comunicazione.
I principali consumatori di media sono i giovani, che hanno sviluppato indifferenza
rispetto agli strumenti adoperati intesi sia come mezzi che come veicoli di conoscenza.
Il digital divide (divario digitale) si percepisce non solo tra giovani ed anziani, ma
anche tra chi ha accesso ai new media e chi non ne ha.

3.4: La multitasking generation e i consumi mediali


I media sono massicciamente presenti nella vita dei giovani, tanto che per la
generazione attuale sono stati coniati diversi termini: mobile generation, multitasking
generation, ecc.

3.5: Media e pubblicit: la via italiana


In Italia la pubblicit televisiva nasce con Carosello, nel 1957.
Nel decennio precedente era rilevante la pubblicit cartacea, come i calendari.
Anche il film Vacanze Romane (1954) fa pubblicit alla Vespa.

3.6: La pubblicit in Italia dagli anni 60 alla contemporaneit


Se negli anni 60 esistevano ancora diversi tab e si era ancora attaccati alla
tradizione.
Negli anni 70, con la pubblicit Peroni, cominciano a cambiare anche i costumi
sessuali: sessualit ed erotismo entrano nella pubblicit senza subire censure.
Ci furono polemiche, come quelle dovute ai Jeans Jesus.
Nel 76-77 finisce il monopolio RAI e nasce la TV commerciale, che dovette il suo
successo alla pubblicit.
Negli anni 80 il mercato pubblicitario muta e la TV veicola lidea del possesso di molti
beni e della rincorsa delle marche. La moda entra nel vissuto quotidiano.
La figura del pubblicitario acquisisce importanza.
Negli anni 90 gli acquisti sono pi personalizzati e meno influenzati dalle mode del
momento.
Il pubblicitario perde potere, la pubblicit ha bisogno di rinnovarsi.
Il linguaggio della pubblicit si connota di elementi nuovi, come lironia e il riso.
Con la crisi odierna, gli acquisti diventano pi personali, quindi anche la pubblicit
personalizza il suo linguaggio, che esce dal cosiddetto generalismo e sembra rivolgersi
pi al singolo utente piuttosto che a gruppi omogenei di utenti.

4: La media education

4.1: Lesigenza di una media education


I media hanno un peso notevole nel processo di socializzazione e si pongono come
unagenzia importante che definisce e crea la realt sulla base del loro uso; si pongono
come ambienti in grado di modellare i processi di conoscenza attraverso linguaggi ed
attivazioni sensoriali di varia natura e pertanto necessitano di una educazione che
consenta una gestione critica e consapevole di essi.
Da qui lesigenza di una media education intesa sia come:
- educazione con i media, considerati strumenti da utilizzare nei processi
educativi generali;
- educazione ai media, intesi come linguaggio, risorsa, ambiente e cultura;
- educazione per i media, rivolta alla formazione di professionisti dei media.

4.2: Il cammino della media education


Il termine media education nasce in Australia negli anni 30 e arriva sullo scenario
mondiale negli anni 70.
Nel 1982 lUNESCO riconosce il valore dei media e prospetta la responsabilit di una
loro educazione, ponendo la necessit d un percorso congiunto tra scuola, famiglia,
policy makers e professionisti dei media.
Il Colloquio internazionale di Toulose del 1990 rafforza questa idea.
La media education arriva in Italia nel 1988, con la fondazione della Facolt di Scienze
della Comuicazione dellUPS ad opera di don Roberto Giannatelli.
Nel 1996 si costituisce lassociazione italiana per i media e la comunicazione MED,
grazie ad un gruppo di docenti universitari.
Il suo successo dovuto a quattro fattori, elencati da Rivoltella:
- la novit della proposta;
- limportanza del network;
- lunione tra teoria e intervento operativo perseguita col metodo della ricercaazione;
- lapertura internazionale che ha proiettato lItalia sulla scena mondiale.
Laffermazione della media education in Italia legata anche alla visibilit di cui essa
gode nei programmi scolastici e nelle iniziative ministeriali.

4.3: Gli obiettivi della media education: alfabetizzazione, coscienza critica, nuova
cittadinanza
Gli apocalittici hanno uno sguardo luttuoso sul rapporto media-minori, mentre gli
integrati si simitano a proporre un uso riflessivo dei media.
La media education ha sviluppato la visione dei media come un ambiente da esplorare
e conoscere, un linguaggio che caratterizza il nostro tempo e una sfida per
leducazione che deve alfabetizzare i ragazzi nella nuova cultura dei media.
La media literacy (alfabetizzazione mediatica) si riferisce alla capacit di utilizzo e di
critica dei media. Comporta lacquisizione di un metalinguaggio come mezzo di
descrizione di forme e strutture di diverse modalit di comunicazione.
Leducazione al possesso dei linguaggi mediali si declina a vari livelli, come:

capacit di accesso, in quanto possibilit di reperire i contenuti che interessano


utilizzando la tecnologia;
capacit di analisi, in quanto scomposizione e comprensione del significato del
messaggio in relazione ai generi e alle forme linguistiche impiegate, alle
modalit di produzione e distribuzione ed alle consuetudini di fruizione per cui
stato pensato;
capacit di valutazione, in quanto capacit di espressione di un giudizio critico
sul messaggio confrontato con i parametri di riferimento personali;
capacit di produzione di messaggi in quanto capacit di narrare e raccontare le
proprie esperienze con i diversi linguaggi possibili.

4.4: Per un manifesto della media education


1) La media education non unistituzione, ma un movimento collettivo;
2) La media education decisiva perch parte dal terreno della comunicazione
entrando nel merito della produzione e dei contenuti;
3) La media education si alimenta della forza e del fervore delleducazione;
4) La media education pu contrastare le tentazioni striscianti di rottamazione
della figura dellintellettuale;
5) La media education attua una riconciliazione tra adulti e giovani e tra
listituzione scolastica ed il mondo esterno;
6) La media education, essendo apocalittica, sostiene che sono indispensabili le
uscite dal mondo per esprimere il dissenso della modernit;
7) La media education interviene sulle disuguaglianze culturali;
8) La media education un territorio di cambiamento nella misura in cui diventa
unazione concreta. Mette in discussione la comunicazione mediale dal punto di
vista etico e dei valori, e interviene per reinvestire sulleducazione;
9) La media education incide nelle tentazioni prepotenti della frammentazione e
dellindividualismo e pu contribuire a far uscire la scuola e la pratica educativa
dalla stanchezza e dalla routine;
10)
La media education valorizza nuove appartenenze.

4.5: Primi passi nella media education


Pubblicato nel 2006 per la Erickson, Primi passi nella media education. Curricolo di
educazione ai media per la scuola primaria aveva lintento di introdurre le buone
pratiche della media education nella scuola primaria.
Nella scuola italiana leducazione ai media presente dagli anni 70, con esperienze
che spaziano dal cinema alla televisione, al giornalino scolastico; a livello di documenti
ministeriali si ricorda Programmi didattici per la scuola primaria del 1985 e gli
Orientamenti della scuola materna del 1991.
Si passati da una programmazione per singoli laboratori alla progettazione di un
curricolo di media education inteso come insieme organicamente progettato e
realizzato per far conseguire agli alunni i traguardi previsti.
Nella struttura del curricolo sono presenti tre elementi fondamentali:

La distribuzione armonica dei percorsi nel tempo, tenendo docchio lo sviluppo


dei bimbi e lintensit delle attivit proposte;
- La tipologia dei media considerati, per presentare una serie completa di incontri
con ambienti mediali;
- Il riferimento ad alcune grandi aree concettuali della tradizione della media
education, per garantire la robustezza teorica del progetto e per far s che i
percorsi affrontino la riflessione su differenti aspetti delluniverso mediale e
contribuiscano a sviluppare tutti gli aspetti della competenza mediale.
Il corso di media education si articola in tre bienni:
1) Primo biennio: incontro con le grandi aree espressive dei media attraverso un
percorso sullimmagine fotografica, uno sulla rappresentazione video-televisiva,
uno sul suono radiofonico;
2) Secondo biennio: approfondimento dei concetti incontrati nel primo biennio ed
apertura a tre modalit espressive tipiche del consumo mediale dei bambini di
questa et: fumetto, cartoon, ipermedialit;
3) Terzo biennio: ulteriore approfondimento del mondo televisivo e percorsi
dincontro con la stampa, internet ed i videogiochi.
Tali percorsi disegnano una mappa concettuale che vede il bambino come:
- Lettore mediale: lintenzione di sviluppare la capacit di leggere i messaggi
dei media;
- Scrittore mediale: lintenzione di sviluppare la capacit di costruire un
prodotto mediale;
- Critico mediale: lintenzione di sviluppare spirito critico attraverso la
dimensione etica, estetica e socioculturale;
- Fruitore mediale: lintenzione quella di sviluppare la capacit di scelta nei
confronti del consumo mediale allinterno di un panorama di offerte;
- Cittadino mediale: lintenzione quella di far comprendere che i media mettono
in relazione gruppi di persone e che contribuiscono a costruire societ e cultura.

Parte 3
5: La Cittadinanza
5.1: Le radici della cittadinanza e il suo viaggio nella storia
I concetti di cittadino e cittadinanza si riferiscono a persone che, oltre a vivere nello
stesso territorio, condividono leggi, istituzioni, cultura, lingua, bandiera e simboli.
Nellantica Grecia i cittadini erano un anello di congiunzione tra schiavi e governanti,
oltre ad essere coloro che si distinguevano dagli stranieri, ottenendo quindi vantaggi
sociali nella citt e consigliando il governo.
Questa idea di cittadino si ritrova nellantica Roma, dove erano considerati tali il pater
familias e il civis romanus.
Nel medioevo il cittadino non consiglia pi, ma si occupa di commerciare.
Con la Rivoluzione Francese, la borghesia si ripropose di governare.
Per tutto l800 in Europa e America si affermarono diritti di libert e diritti politici, fino
al riconoscimento del suffragio universale per uomini e, infine, per donne.
Nel 900 si affermano i diritti sociali con lobiettivo delluguaglianza sostanziale.
Il processo di costruzione didentit attraverso la concettualizzazione del noi e del
gli altri messo in crisi dalla globalizzazione.
In Italia, nel 1948 si dato valore alla cittadinanza in termini di inclusione di tutti i
cittadini.
Cadde la sovranit del re e furono fatti valere i diritti di libert e la libera
determinazione della persona umana nellintraprendere e svolgere ogni azione che
non ledesse la libert altrui.
La chiesa ha valorizzato la famiglia, mentre il socialismo il lavoro e la dignit di classe.
Nella nostra Costituzione la cittadinanza partecipazione democratica alla vita
economica, politica, sociale e culturale del paese, senza distinzioni di razza, sesso,
religione, ecc.

5.2: Cittadinanza, appartenenza e la struttura concentrica dellappartenenza


Col termine cittadinanza si intendono sia la condizione di appartenenza di un individuo
a uno stato, sia alle questioni relative allacquisto e alla perdita dello status di
cittadino.
Col tempo, questo termine diventato pi tecnico, e denota il rapporto tra individuo e
lordine politico-giuridico in cui vive.
Lappartenenza come riconoscimento giuridico pu essere rappresentata, secondo
Brubaker, da una struttura di cerchi concentrici: al centro ci sono i cittadini veri e
propri, mentre allesterno ci sono i non-cittadini, che possono occupare diversi piani.
LUnione Europea ne rintraccia tre:

Cittadini appartenenti a uno stato sulla base di un legame privilegiato e


costituzionalizzato;
- Non-cittadini comunitari;
- Stranieri extracomunitari.
Vi sono piani occupati anche da irregolari e clandestini.
In questa struttura, pi ci si allontana del centro, pi il legame dappartenenza viene
meno.
Lappartenenza di manifesta nella partecipazione.

5.3: Cittadinanza: la prospettiva sociologica


La cittadinanza sociologica divenuta equivalente a cittadinanza sociale, portando
altri settori disciplinari ad invitare a non connettere troppo cittadinanza e diritti sociali
per evitare di alimentare incongruenze con luso tradizionale di cittadinanza, quello
politico-giuridico.
Nella prospettiva sociologica, il concetto di cittadinanza usato anche per motivare
lesistenza di comunit non tradizionali e non gerarchiche, corrispondenti alle societ
del contractus, non dello status.
Per Durkheim, la cittadinanza un elemento della solidariet organica, opposta
allintegrit meccanica.
Per Marshall, la cittadinanza produce uguaglianze nella scena sociale.
Si ritiene che la cittadinanza costituisca una comunit fatta di intenzioni collettive e
non di tradizioni, e che i cittadini diventino autonomi realizzando lautodeterminazione
sociale.
Nella prospettiva sociologica risultano conseguenti la potenzialit dintegrazione della
cittadinanza e la capacit di affrontare fonti di conflitto sociale come giustizia,
comunit e istituzioni politiche.
Riguardo i diritti sociali, si individuano tre tipi di iscrizioni: statalista,
integrazionista/comunitario, e la democrazia economica.
Anche per la cittadinanza giuridica ci sono tre metodi di appartenenza: jus sanguinis
(relazione, mediante nascite, ad unappartenenza originaria), lo jus soli (nascita nei
confini dello stato) e la reciprocit delle disposizioni giuridiche.
Per il sociologo, la cittadinanza si verifica sia con condizioni materiali ed una certa
ridistribuzione delle risorse, sia come utile illusione per edificare una societ moderna.
Tuttavia i sociologi temono un mancato compimento di uguaglianza, universalit e
democrazia, anche per via di alcuni paradossi e tensioni derivanti dai rapporti
conflittuali tra giustizia e comunit, ridistribuzione e riconoscimento. Vi sono alcune
soluzioni: levoluzionistica concettualizza comunit, procedure e giustizia in modo da
non farle entrare in conflitto tra loro; la finalistica prevede che i tre principi si coordino
in armonia; la filosofica intraprende il percorso dellimpegno normativo forte.
Marshall o crede alla prima soluzione, o diffida di tutte e tre perch insoddisfacenti: la
prima troppo semplicistica, la seconda troppo fantasiosa, la terza troppo ideologica o
speculativa.
Il sociologo pensa allora di separare la giustizia dallidentit e la partecipazione da
identit e giustizia e rendere i diritti sociali diritti di mercato, ma questo comporta

rischi, per cui se non si vogliono perdere i diritti sociali non si possono separare
giustizia e comunit, e se non si vuole rendere irrilevanti i diritti politici non si pu
attuare una partecipazione senza legami con identit e giustizia.
Si pu obiettare che un concetto di cittadinanza riferito alla titolarit dei diritti
soggettivi o ai diritti sociali troppo ampio (perch finisce per generalizzare) e troppo
angusto (perch insiste troppo sulla centralit dei diritti sociali).
La prospettiva sociologica della cittadinanza non integra giustizia e comunit perch
ritiene che la giustizia come uguaglianza di diritti non tolleri lesclusione dei noncittadini dai diritti goduti dai cittadini.
Vi sono due letture contrastanti della visione del cittadino:
- Statalista: cittadino protetto dallo stato, di cui suddito rispettoso;
- Societaria: scopo della cittadinanza di promuovere lattivit sociale del
cittadino.
La prospettiva sociologica non percepisce chiaramente queste due figure di cittadino.
Nella discussione contemporanea sulla cittadinanza sono stati teorizzati cinque
modelli ideali:
- Tipo contrattuale: il cittadino colui che, mediante contratto o convenzione,
decide di prendere parte ad una comunit politica;
- Tipo organico: i cittadini devono radicarsi in un ordine comunitario pre-politico
che risulti immune alle pratiche riflessive ed alla autonomia individuale e che, di
conseguenza, lordinamento politico dovr solo rendere visibile;
- Tipo cosmopolita: nega lidea di cittadinanza come status specifico e distinto,
rendendo la cittadinanza una posizione coestensiva a quella di umanit;
- Tipo post-moderno: contesta e decostruisce il concetto di cittadinanza in nome
della crisi dello stato moderno;
- Tipo interazionistico: prevede che la societ non sia considerata n unimpresa
del tutto riflessiva n del tutto irriflessiva; la solidariet di cristallizza attorno a
principi espliciti e a pratiche corrispondenti a interazioni sociali.

5.4: Il dibattito contemporaneo su cittadinanza e immigrazione


Il problema dei migranti e dei loro diritti emerge come carico di difficolt, quando si
affronta il tema della cittadinanza.
La globalizzazione aumenta il numero dei residenti privi dello status di cittadino; ci
rischia di creare conflitti tra le politiche statali e gli standard internazionali sui diritti
umani. Per esempio in alcuni paesi i non cittadini non hanno diritto ad alcuni servizi.
Questa opposizione tra cittadini e stranieri ostacola le rivendicazioni dei migranti di
diritti fondati sulluniversale condizione di individuo.
Secondo Bourdieu e Sayad, gli immigrati sono percepiti come fuori posto dai cittadini
perch ritenuti colpevoli di perturbare lordine basato sulla coincidenza tra comunit
politica e nazione. Si parla di funzione specchio dellimmigrazione: pensare
limmigrazione vuol dire pensare lo stato.
Catherine Neveu identifica in Inghilterra e Francia il concetto di nazionit: una frontiera
simbolica che resta ancora largamente il metro sulla base del quale misurata la
legittimit delle domande e delle azioni di individui e gruppi.
In Italia, Kossi Komla-Ebri parla della necessit di deterritorializzare lidentit, ossia
smettere di etichettare una persona in base alla nazionalit.

Non detto che i migranti desiderino aderire del tutto alle usanze del paese di arrivo;
sono interessati ad ottenere diritti, ma non la cittadinanza.
Yasemin Soysal sostiene che si stia affermando unappartenenza postnazionale in cui
lo statuto della personalit tenderebbe a sostituirsi alla cittadinanza come fonte dei
diritti.
I diritti dei cittadini diventano pi simili a quelli umani; ci ne comporta una maggiore
rivendicazione.
Alcuni parlano di cittadinanza transnazionale (legami duraturi tra persone, reti e
organizzazioni attraverso i confini di diversi stati-nazione, pi o meno istituzionalizzati)
e di diaspore (che permettono di studiare un fatto sociale che racchiude assieme
rottura parziale, mantenimento di certi legami con lorigine, ristrutturazione e
ricomposizione degli stessi nelle societ dimmigrazione).
Neveu propone di relegare la nationit nellordine del privato e dellindividuale.
Alain Touraine sostiene che la democrazia contemporanea deve riconoscere la libert
creatrice del soggetto, la cittadinanza non pu consistere nella fusione di tutte le
identit in una coscienza nazionale unificante, ma nellaccrescimento della diversit e
nel rafforzamento dei diritti di ciascuno.
Ralf Dahrendorf sostiene che il reale test di rafforzamento dei diritti di cittadinanza sia
leterogeneit.
Van Gunsteren afferma che il compito della repubblica sia organizzare il pluralismo.
Le soluzioni sono, per Gerd Baumann la ricerca di un nuovo concetto di cultura
(dialogico, processuale e discorsivo); per Annamaria Rivera di un universalismo non
eurocentrico, non primatistico e policulturale in grado di dare il via ad una cittadinanza
inclusiva e transnazionale; per Gerard Delanty serve un universalismo differenziato in
grado di trovare nuovi criteri di inclusione di tutti; Mezzadra afferma che per rendere la
cittadinanza meno esclusiva serve riaprire il movimento costitutivo guardando
allappartenenza come ad una forma di identificazione; Fabio Berti sottolinea il ruolo
chiave della citt, in cui si concretizzano i principi della cittadinanza.

5.5: Kymlicka e la cittadinanza differenziata


Secondo Kymlicka le minoranze nazionali richiedono la creazione di una loro realt,
mentre i secondi si adattano, pur respingendo lassimilazione. Vi sono poi i coloni che
cercano di riprodurre la loro societ sulla terra di arrivo, della quale rifiutano il modello
societario.
Perci Kymlicka contempla tre tipi di diritti di cittadinanza differenziata:
- Diritti di autogoverno: rivendicano lautonomia politico-territoriale, col
trasferimento di poteri a ununit politica presieduta dalla minoranza nazionale;
- Diritti polietnici: rivendicati da gruppi etnici che vogliono esprimere la loro
specificit culturale senza essere penalizzati sui piani economico, politico e
sociale;
- Diritti di cittadinanza speciale: rappresentano soluzioni per ridurre le
discriminazioni
Tutti i diritti differenziati contemplano restrizioni interne (reclamate da gruppi nazionali
o etnici per difendersi dal dissenso interno) e tutela esterna (gruppi nazionali o etnici
respingono le spinte omologanti provenienti dalla cultura dominante).

Per Kymlicka i diritti di autogoverno sono ipotizzabili con riferimento agli stati
multinazionali e a favore delle minoranze; i diritti polietnici sono ipotizzabili per gli
stati polietnici a sostegno di minoranze etniche di immigrati; le rappresentanze
speciali sono adottabili in entrambe le situazioni.
Le tutele esterne danno il diritto di mantenere il proprio originario modo di vivere, le
restrizioni interne impongono lobbligo di mantenerlo. Kymlicka ammette le prime e
respinge le seconde.
I diritti differenziati sono ammissibili solo se non compromettono libert ed autonomia
personali.
Le tutele esterne assicurano ai membri delle minoranze le stesse opportunit della
maggioranza, mentre i diritti differenziati possono arrivare ad imporre a chi condivide
la cultura dominante dei sacrifici per il riconoscimento di diritti polietnici o di
autogoverno, ma inferiori a quelli sopportati dalla minoranza.

5.6: Habermas ed il patriottismo costituzionale


Per Habernas sufficiente; riconoscere anche politicamente i valori culturali costitutivi
di unidentit collettiva; valorizzare le diversit culturali ispirandosi a criteri
costituzionali universalistici; riconoscere ai titolari dei diritti individuali unidentit
conseguita tramite socializzazione.
Le tradizioni culturali non possono essere garantite per via amministrativa, ma essere
confermate o messe in discussione da ciascun individuo concepito come libero.
Circa la questione dellintegrazione, Habermas distingue due livelli:
- Politico-costituzionale: contrassegnato da una cultura politica comune in cui
tutti si riconoscono, una cultura che si esprime nellinterpretazione dei principi
costituzionali, sulla quale possono nascere controversie circa le modalit di
intendere e di attuare i medesimi principi e i medesimi diritti fondamentali, che
sono a fondamento del patriottismo costituzionale che ha un contenuto etico
che per non deve compromettere la neutralit del diritto rispetto alla pluralit
delle espressioni culturali.
- Sub-politico: integrazione etica non neutrale dove ogni persona considerata
anche come membro di una comunit integrata intorno ad una determinata
concezione del bene.
Kymlicka poteva riconoscere i diritti collettivi, per Habermas esistono solo i diritti
individuali.
6: La Cittadinanza europea
6.1: La cittadinanza euroepa: status quaestionis
Bibliografia sulla cittadinanza europea:
- Verso la cittadinanza europea (Mario Sica, 1979);
- La cittadinanza europea (Vincenzo Lippolis, 1994);
- La cittadinanza europea: i diritti dei cittadini dellUnione Europea (Maria Cristina
Pensovecchio, 1994);
- Cittadinanza europea e extracomunitari: il fenomeno dellimmigrazione nel
processo di integrazione europea (AA.VV., 1995);

La cittadinanza europea: evoluzione delle norme e suggerimenti applicativi


(AA.VV., 1995);
Cittadinanza europea e libera circolazione delle persone (Maurizio Orlandi,
1996);
Educazione civica e cultura costituzionale: la via italiana alla cittadinanza
europea (1999);
La cittadinanza europea (convegno, Angela Del Vecchio, 1998);
La cittadinanza europea: evoluzione, struttura e prospettive nuove per i diritti
soggettivi (Linda Cotesta, 2002);
Cittadinanza dellUnione Europea e libera circolazione delle persone (Massimo
Condinanzi, 1993);
1957-2007: dai trattati di Roma allEuropa dei cittadini (Paola Nicoletti, 2007).

6.2: Cittadinanza europea


La cittadinanza europea una condizione complementare, che si aggiunge alla
cittadinanza di uno stato membro e non la sostituisce. Poich le condizioni per essere
cittadini di uno stato variano a seconda dello stato, lo stesso vale per la cittadinanza
europea.
La cittadinanza europea comprende:
- La libert di circolare e soggiornare negli stati dellUE;
- Il diritto di voto e di essere eletti alle elezioni comunali e alle elezioni per il
Parlamento Europeo nello stato membro in cui lindividuo risiede;
- Il diritto a una protezione diplomatica e consolare pi ampia.
Buona parte dei diritti previsti dalle norme comunitarie sono riconosciuti a chiunque
risieda nellUE, anche a chi non ha la cittadinanza di uno stato membro.
LUE costituisce una forma diversa e pi intensa di aggregazione fra i paesi comunitari
col compito di organizzare in modo coerente e solidale le relazioni tra gli stati membri
e tra i loro popoli.
Nel Trattato di Maastricht viene determinato il contenuto della cittadinanza. Ogni
cittadino:
- Gode dei diritti ed soggetto ai doveri previsti dal Trattato CE;
- Ha il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli stati
membri fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dal Trattato e dalle
disposizioni adottate in applicazione dello stesso;
- Ha, se residente in uno stato membro senza possederne la cittadinanza, il diritto
di voto e di eleggibilit alle elezioni comunali nello stato membro in cui risiede,
alle stesse condizioni dei cittadini di detto stato;
- Ha, nello stesso caso precedente, il diritto di voto e di eleggibilit alle elezioni
del Parlamento europeo nello stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni
dei cittadini di detto stato;
- Gode, nel territorio di un paese terzo, nel quale lo stato membro di cui ha la
cittadinanza non sia rappresentato, della tutela da parte delle autorit
diplomatiche e consolari di qualsiasi stato membro, alle stesse condizioni dei
cittadini di detto stato;
- Ha il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo;
- Pu rivolgersi al Mediatore.

La prima proposta rivolta allistituzione della cittadinanza europea fu avanzata


dallItalia nel 1972, ma venne rinviata al 1974, ma non venne accolta appieno.
Nel 1977 fu firmata una Dichiarazione del Parlamento europeo, del Consiglio e della
Commissione sul rispetto dei diritti fondamentali.
La cittadinanza europea prende corpo col Progetto di Trattato del 1984.
Nel 1989 il Parlamento adotta la Dichiarazione dei diritti e delle libert fondamentali e
nel 1990 chiede, in Diritti e libert fondamentali ed Europa di cittadini, linserimento
di trattati di disposizioni volte a sviluppare forme comuni di cittadinanza europea.
Nello stesso anno Gonzales proponeva una cittadinanza dellUnione, e la sua idea
venne ripresa dalla Commissione CEE che modific il Trattato di conseguenza:
chiunque fosse cittadino di uno stato membro era cittadino europeo.
Nel 1991 si aveva ormai un progetto di articoli del Trattato.
Il Trattato conferisce al cittadino altre e nuove situazioni giuridiche, ma risulta carente
di riferimenti ai diritti sociali, in particolare al mantenimento e allassistenza sociale
per gli indigenti.
Le proposte del Trattato di Maastricht (1992) si sono ampliate col Trattato di
Amsterdam del 1997 ed entrato in vigore nel 1999. Con questi trattati lEuropa di
proposta di assicurare la sicurezza delle forntiere esterne, una politica comune in
materia di immigrazione e asilo, e unazione efficace di prevenzione e contrasto della
criminalit.
Nel 1999 i punti del programma dei Governi dellUE erano:
- Redazione di una Carta che riunisse i diritti dei cittadini europei;
- Creazione di una politica comune dimmigrazione e asilo, e una maggior
cooperazione giudiziaria.
Fu istituita una Convenzione i cui tre obiettivi erano:
- Definire un testo dal carattere costituzionale, un catalogo di diritti;
- Inserire nella Carta diritti sociali ed economici come diritti fondamentali;
- Includere i nuovi diritti sanciti solo da alcune costituzioni pi recenti.
La Carta dei diritti fondamentali venne proclamata nel 2007 ed entr in vigore nel
2009.

6.3: Cittadinanza attiva


Iniziative per sostenere la cittadinanza attiva:
- Education la citoyennet dmocratique (1997);
- Cittadinanza Europea Attiva (2004);
- Civil Sociey Index (2007-2013)
Il rapporto tra amministrazioni pubbliche e cittadini sempre stato fondato su
separazione e contrapposizione (paradigma bipolare).
Per superare il paradigma bipolare necessario affermarne uno nuovo che sia
sussidiario e risolvere cos anche il problema derivante dalla convivenza di
amministrazione autoritativa tradizionale e dellamministrazione di prestazione, su cui
si fonda il Welfare State.
Lo schema bipolare non adatto a spiegare il rapporto tra poteri pubblici e cittadini
nellambito dellamministrazione di prestazione, che ha incentivato il problema della
tutela dei diritti degli utenti.

I nuovi principi degli anni 90 stemperano separatezza e contrapposizione fra


amministratori e cittadini.
Ci cominciato nel 1990 con lordinamento dei princpi di trasparenza,
partecipazione, semplicit, autonomia, responsabilit, distinzione fra politica e
amministrazione, e sussidiariet.
Le amministrazioni pubbliche sono costrette a tenere conto dellAltro, un soggetto non
solo amministrato, ma anche portatore di interessi.
Col nuovo modello di amministrazione condivisa, i cittadini attivi attuano qualcosa che
ha a che fare con lessenza stessa della democrazia e con lo sviluppo dei suoi valori.

6.4: Il principio di sussidiariet come fondamento di cittadinanza attiva


In Italia la cittadinanza come partecipazione attiva assume senso giuridico-formale nel
2001.
Riferimenti alla sussidiariet risalgono al 1997 e al 2000.
La sussidiariet ha il duplice valore di:
- Impiego di tutte le risorse disponibili dello Stato;
- Riconoscimento effettivo, in quanto costituzionale, del cittadino come persona
umana che esplica attivit.
Nella cultura della sussidiariet orizzontale, la nuova frontiera della cittadinanza deve
essere la capacit di auto-organizzazione e labilit relazionale di tutti i soggetti di una
societ complessa, in cui ciascuno di essi stabilisce rapporti autonomi con gli altri e
qualificano le proprie capacit di rappresentanza e soddisfazione degli interessi
individuali convergenti nellinteresse generale.
Va sottolineato il passaggio da cittadinanza come appartenenza alla cittadinanzaamministrazione.
Il principio di sussidiariet viene interpretato in due modi:
- Neoliberista: possibilit di un intervento diffuso delliniziativa privata nel campo
dei beni comuni, col ruolo di regolare e, nel caso, di acquirente da parte dello
stato;
- Democratico: si rivendica il riconoscimento di unazione diretta dei cittadini nel
processo decisionale delle politiche pubbliche.
C un nesso tra democrazia e sussidiariet orizzontale, perch nascono nuove forme
di partecipazione democratica che si configurano come una moderna forma di
esercizio della sovranit popolare.

6.5: Cittadinanza responsabile e educazione alla convivenza civile


La definizione di cittadinanza responsabile e il concetto di educazione alla
cittadinanza si basano sulle definizioni stabilite dal Consiglio dEuropa nel progetto
sullEducazione per una cittadinanza democratica.
Si pu affermare che la cittadinanza responsabile riguardi materie legate alla
conoscenza e allesercizio dei diritti e dei doveri civici.
Leducazione alla convivenza civile si ricollega a tutte le discipline e si presenta come
un ambito di ordinamento tematico delle attivit scolastiche, innovativo rispetto alle
classificazioni usate finora.

Si passa dalleducazione del cittadino attivo a quella alla convivenza civile, dove conta
pi la sfera privata.
Per aumentare la partecipazione giovanile alla democrazia rappresentativa, si utilizza
la democrazia anche nelle scuole.
Nel 2005, Anno europeo della cittadinanza attraverso lIstruzione, il Consiglio dEuropa
si pose tre obiettivi:
- Aumentare la consapevolezza che leducazione pu sviluppare una cittadinanza
democratica;
- Rendere leducazione alla cittadinanza una priorit per gli Stati membri;
- Fornire gli strumenti concreti per favorire questi risultati.