Sei sulla pagina 1di 49

IL SECOLO DEI MEDIA

PARTE 1 Implacabilit della crescita Le innovazioni tecnologiche; l'espansione dell'economia capitalistica le crescenti interdipendenze tra le diverse regioni del pianeta hanno portato, a un potenziamento dei media; Un primo fenomeno, la moltiplicazione dei mezzi di Comunicazione per esempio: la moltiplicazione degli strumenti disponibili per ascoltare la musica Dopo la Prima guerra mondiale si aggiunsero la radio e pi tardi il registratore a nastro con il microsolco apparvero grammofoni di tipi diversi, e dischi di diverso standard. Negli anni sessanta si diffuse la stereofonia, la musicassetta permise l'uso di uno strumento portatile, che si sarebbe ulteriormente rimpicciolito per dare vita al walkman; nacque anche il mangiadischi, un giradischi portatile. e dotato di una discreta autonomia di carica elettrica Ma ancora pi impressionante la crescita della diffusione dei media stessi e del loro pubblico, quindi dell'accessibilit complessiva dell'informazione. La crescita degli apparecchi ha portato alla crescita del pubblico, che ora ha dimensioni che sarebbero state inimmaginabili all'inizio del secolo. Le masse, che attorno al 1930 destavano i timori di un Ortega y Gasset,possono apparire piccoli assembramenti a confronto con le platee dei grandi eventi di flne Novecento-inizio Duemila, dai Mondiali di calcio ai funerali di una principessa inglese. Le innovazioni della comunicazione nei periodi di guerra hanno avuto ricadute pacifiche durature, mentre le tecnologie di pace sono state puntualmente riadattate a scopi bellici: dagli sviluppi dell'elettronica televisiva, che durante la Seconda guerra mondiale 'stata rielaborata per le strumentazioni di controllo di aerei,.carri armati, radar, fino all'adozione del computer portatile come dotazione di base dei combattenti statunitensi in Iraq e Afghanistan nei tardi anni novanta. La televisione travalica i confini tra totalitarismo e democrazia, come quelli tra sviluppo e sottosviluppo. Lo stesso sta facendo Internet, nonostante i freni che alcuni governi, a cominciare da

quello cinese, cercano di frapporre alla sua diffusione, e nonostante lo sviluppo di strumenti di cyber-guerra che potrebbero, entro pochi anni,-condizionarne lo sviluppo e deformarne la geografia. Un altro processo, la crescita, dei soggetti emittenti. Oggi decine, di milioni di persone possono, ogni giorno, pubblicare propri interventi o addirittura servirsi di organi personali di comunicazione a parte mezzi:ancora riservati a pochi privilegiati, come il telefono, tutte le forme di comunicazione al di fuori di quelle dirette e degli spettacoli collettivi erano basate sulla scrittura. Nel Novecento la diffusione dell'istruzione obbligatoria ha gradualmente dato una quantit di persone la possibilit non solo di leggere il giornale ma anche di scrivere le proprie lettere. la diffusione del telefono e poi del cellulare ha consentito il contatto simultaneo a distanza, personale e familiare. la moltiplicazione degli' strumenti di stampa a buon mercato ha consentito un ulteriore moltiplicarsi delle voci; poi Internet/con il boom della posta elettronica e in seguito con il fenomeno dei blog, ha fatto il resto. Possiamo dire che .nel corso del secolo scorso si avuta una crescita quantitativa in tutti gli aspetti del comunicare: si sono moltiplicati mezzi, soggetti fruitori, soggetti emittenti e interlocutori. Nel 1965, Gordon Moore enunci la sua famosa legge sullo sviluppo della potenza di calcolo dei microprocessori Da allora, la capacit di memoria, di elaborazione e di trasmissione dei computer e, dei principali mezzi di comunicazione, cresciuta in termini esponenziali, ovvero in progressione geometrica. La tecnologia socialmente condizionata: perch un'invenzione si attui occorre da un lato che si trovino i mezzi per realizzarla;dall'altra che una volta effettuata essa venga adottata almeno da alcuni gruppi di investitori e utenti, altrimenti resta inutilizzata e quindi morta. Il soggetto determinante non quindi la tecnologia ma la societ che la orienta secondo le proprie esigenze. Il paradigma darwiniano, non postula nulla di simile: sottolinea la molteplicit delle forme di vita e i meccanismi di selezione, per cui tra i tanti tipi di animali nati in un certo ambiente tendono a sopravvivere quelli pi adatti, per quanto difformi dal. ceppo originario. In chiave evoluzionistica, non lamarckiana, non possiamo parlare di una domanda sociale ma di una molteplicit di esigenze, di singoli e di gruppi, esigenze che muovono alla ricerca di ci che pu soddisfarle. Ma un processo complesso, non

lineare: ha molti soggetti, non guidato da una causa unica, imprevedibile. nei suoi tempi, nelle sue dinamiche, nei suoi stessi esiti. Un altro tipo di interpretazione univoca pu essere l'influenza della corrente dei cultural studies, che vede nel ventesimo secolo il culmine, e insieme il principio della fine, di un complesso di fenomeni culturali, sociali, psicologici raggruppati sotto letichetta complessiva di modernit: un universo individualizzato urbano e in perenne movimento, un universo senza credenze condivise, che valorizza il nuovo come bene in se, le relazioni instabili e provvisorie rispetto ai legami familiari comunitari. Il sociologo britannico John R Thompson ha sistematizzato l'equivalenza media modernit attribuendo alla comunicazione veicolata dai mezzi meccanici ed elettrici un ruolo essenziale nella costituzione dell'individualit contemporanea. Anche autori come Marshall McLuhan e Edgar Morin, propongono un'antropologia dei media che attribuisce loro una funzione essenziale nel definire i sistemi di percezione e di relazione propri della societ attuale. La teoria critica della scuola di Francoforte, ricondusse i mezzi di massa essenzialmente, anche se non esclusivamente, all'apparato di dominio politicoeconomico: dominio finalizzato a manipolare le menti a fini strettamente commerciali, per un altro a far cadere nell'individuo le difese nei confronti delle ideologie totalitarie che la tradizione liberale quella socialista avevano ciascuna a suo modo alimentato e impresso in milioni di persone. Il grande linguista statunitense Noam Chomsky legge i media stessi come uno strumento di depoliticizzazione generalizzata della societ al servizio dei progetti di piccoli gruppi di potere economico. Pluralismo delle voci, sosteneva Milton, corrisponde a verit delle opinioni, a distribuzione di fatto del potere, a possibilit di difendersi dalle sopraffazioni del potere stesso. La pluralit delle voci sulla stampa come in tutti i media che sono venuti dopo di lei non garantisce n dallidiozia di tante opinioni n delle manovre di sopraffazione operabili anche attraverso i media liberi, ma il suo contrario garantisce la servit e alla lunga, la stagnazione intellettuale. In realt, di un campo di tensione tra diversi soggetti e diversi strumenti di condizionamento, molteplice e interattivo dei singoli e dei gruppi. Nella realt storica effettiva le diverse forme di potere dei media si presentano spesso intrecciate, pur rimanendo distinte nelle dinamiche

e nelle implicazioni. Propaganda. Il primo dei poteri dei media che incontriamo, apparentemente il pi ovvio, ma per molti versi anche il pi sfuggente e difficile da fissare con precisione. I media in questa accezione si presentano soprattutto come strumenti di propaganda, capaci di agire direttamente, grazie all'uso di un linguaggio suggestivo e di un bombardamento incessante; sui modi di pensare delle popolazioni. Quando un'influenza generalmente riconosciuta, come il caso dell'azione propagandistica coordinata da Joseph Goebbels nella Germania di Hitler, risulta difficile interpretare i meccanismi concreti del suo operare, al di l della brutale imposizione di un monopolio totale sulla comunicazione e dell'uso massiccio di rituali di coinvolgimento di tipo sacrale b. Capitale simbolico la funzione che il controllo dei maggiori media ha non tanto nel promuovere il consenso quanto nel segnalare le posizioni che i diversi soggetti occupano nella mappa dei poteri. Da un lato, la forte presenza nell'editoria giornalistica di soggetti imprenditoriali che hanno i loro maggiori interessi altrove e che gestiscono i quotidiani pi spesso in perdita che in utile. una tendenza radicata fin dai primi due decenni del secolo, che era gi stata oggetto, del causticismo di Mussolini. Dall'altro lato vi la tendenza nei media in qualche modo controllati dal settore pubblico a quella spartizione rigorosa e controllata degli spazi e dei posti, nota con il fortunatissimo termine di lottizzazione. I mezzi si presentano come,un capitale, simbolico, e ciascun potere pi che di promuoverli sembra preoccuparsi di assicurarsene il controllo, monopolistico c. Distribuzione di redditi e posti' Fin dall'inizio del secolo scorso singoli, famiglie e intere comunit hanno affidato le proprie speranze di mobilit sociale proprio alle industrie della comunicazione. Nel corso del secolo gli eserciti di potenziali lavoratori della comunicazione si sono moltiplicati come la domanda di posti nel cinema, nella radio, nella televisione, nell'editoria, man mano che il livello dell'istruzione media cresceva e cresceva il desiderio diffuso di lavori creativi. Il potere dei media anche, possibilit di offrire impiego e di creare cos forme di dipendenza clientelare, tanto pi significativa in quanto si tratta non solo di redditi ma di posizioni particolarmente ambite; senza dimenticare il potere di condizionamento, fino al ricatto, sui ceti pi istruiti e maggiormente influenti sullopinione pubblica, che il controllo dei media d in particolare ai politici. Un potere in s? I media esistenti in un certo paese in una fase storica contribuiscono in modo consistente a definire la collettivit; a fissarne i confini in

termini anche geografici;a rappresentare la rete dei rapporti sociali. I poteri esistenti agiscono certo sui media. e sulla loro architettura, come avvenuto fin dall'Ottocento per le grandi reti della comunicazione interpersonale, ma ne sono a loro volta agiti in modo spesso inconsapevole. 'Le interpretazioni basate sulla modernit o sui media come strumento di potere o ancora sul determinismo tecnologico o sociologico,risultano, anche alla luce della riflessione critica sul concetto di media che condurremo pi avanti; viziate ciascuna da specifiche debolezze concettuali e di metodo, tutte inaccettabili per un difetto comune, la pretesa di ricondurre un processo complesso e trasversale come lo sviluppo della comunicazione moderna e un unico motore. 2.1. Spiegare la crescita: processi che si autoalimentano Si tratta di un processo di crescita che non solo non tende automaticamente a esaurirsi una volta raggiunto un limite, ma al,contrario tende a riprodurre se stesso moltiplicandosi man mano.. Presenta in sostanza le caratteristiche di uno sviluppo a spirale, che muove da pi parti del Corpo sociale. Letteralmente, nel mondo contemporaneo, la comunicazione non basta mai. Secondo Beniger sono strumento insieme difensivo e adattivo di societ che divengono man mano pi simili a organismi viventi. A partire dagli ultimi ventanni dell'Ottocento lapparato produttivo sia la vita sociale sono stati caratterizzati in modo via via pi accentuato dalla presenza di reti o di grandi sistemi tecnici dallelettricit alla telefonia, alla stessa rete immateriale del trasporto aereo. Reti destinate in parte alla distribuzione di energia, in parte al trasporto, in parte ancora dal trasferimento di messaggi. Reti che si sono imposte come strumenti per la produzione poi come aiuto alla vita quotidiana per divenire con lurbanizzazione di massa supporti indispensabili della vita per una percentuale via via crescente della popolazione. lo sviluppo di tali mezzi ha favorito non solo la crescita delle singole reti ma l'estensione di modelli sistemici ai diversi aspetti della vita sociale, fino a quando la rete intelligente, cio coordinata e comunicante in simultanea, si presentata come la sola possibile forma razionale di organizzazione. Tra tutte le istituzioni economiche il mercato quello che pi dipende dalla disponibilit e dalla circolazione continua di informazioni. Vive di comunicazione e insieme la alimenta. l'economia di mercato richiede e favorisce lo sviluppo di mezzi di comunicazione rapidi e per quanto possibile affidabili. La crescita di mezzi come il telegrafo, le ferrovie, e pi tardi il telefono, la radio e le

reti stradali e aeree ha a sua volta promosso l'affermarsi del mercato in tutti i campi dell'esistenza, perch ne ha rafforzato la vantaggiosit rispetto ad altri modelli organizzativi di tipo gerarchico o ritualistico Questo modello di consumi, e di comunicazione, sarebbe venuto a cadere con la crisi dei primii anni settanta, definita generalmente crisi petrolifera Proprio a partire dalla crisi del periodo 1971-1980, l'informazione sembra avere affiancato e in parte sostituito l'energia come fluido portante della vita economica dell'Occidente e la disponibilit di tecniche di circolazione della comunicazione efficienti e poco costose sembra aver sostituito le materie prime a buon mercato e la stessa rapidit dei trasporti come motore principale del capitalismo. questo cambio di paradigma, da un'economia centrata sulla velocit a una centrata sul coordinamento, ha dato al concetto di economia dell'informazione una nuova pregnanza: Parlando di economia dell'informazione, si designa anche il modificarsi di fatto della forma-denaro: garantita fino alla Prima guerra mondiale soprattutto dall'equivalenza verificabile con l'oro; nel quarto di secolo 1945-1971dalla potenza statunitense che assicurava il buon funzionamento del sistema basato sul dollaro. A partire dagli anni novanta, l'equivalenza tra impulsi e ricchezza garantita da un sistema misto dal delicato equilibrio interno, fatto di banche centrali e centri di intermediazione privati ma di portata globale di Stati e imperi finanziari non tutti legali. Mercato e media, media e mercato. facile, riconoscere ancora una volta un andamento a spirale,tra l'affermarsi dell'economia dell'informazione e laccelerazione nello sviluppo delle tecniche del comunicare. L'economia dell'informazione, fondata com' sul carattere affidabile e relativamente poco costoso della circolazione dei byte, non sarebbe stata possibile senza media pi che mai efficienti. Possiamo cos capire come si sia prodotto quello che accaduto alla fine degli anni novanta: lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione e dei settori economici connessi rimasto per parecchi anni trainato dall'offerta assai pi che dalla domanda. L'economia di mercato sostenuta e resa vantaggiosa non solo dall'efficienza delle reti di comunicazione ma anche e soprattutto dalla progressiva riduzione del costo della comunicazione stessa, tendenza che con Internet muove verso la piena gratuit 2.4:.I media,le armi e la guerra I contributi di vari studiosi ci invitano a riflettere anche su un altro aspetto dello sviluppo dei media nel corso del Novecento: il sincronismo tra la crescita delle tecnologie del comunicare e di quelle dell'uccidere, tra l'imporsi delle comunicazioni di massa e quello delle armi di distruzione di massa. Dell'applicazione di una potenza di fuoco nettamente superiore al massimo

logicamente concepibile, coincide in tutto e per tutto con il secolo dei media; i modi di fare la guerra che sono stati propri del duro secolo che ci siamo lasciati alle spalle sono strettamente connessi ai suoi modi di comunicare, viceversa. McLuhan. definisce le armi come un tipo particolare di media, in quanto strumenti di relazione oltre che di distruzione, estensione non di un organo di senso ma di altri organi umani e sottolinea pi volte chi ogni guerra tende a essere combattuta con le tecnologie pi moderne a disposizione,intendendo con ci i mezzi di trasporto e di comunicazione a disposizione degli eserciti. L'analisi di McLuhan, mette in luce l'esistenza di un processo a spirale. Da una parte, lo sviluppo di forme di intermediazione pacifica sempre pi potenti ha legittimato quello di strumenti distruttivi sempre pi violenti lungo tutto il corso del Novecento. Hanno richiesto strumenti di comunicazione sempre pi rapidi ed efficaci. Il problema prima di tutto che la violenza, e quindi la comunicazione,del terrorismo non monopolizzata da nessuno In una fase in cui la guerra fatta anche e forse soprattutto di messaggi il concerto degli Stati occidentali esigerebbe, non solo il coordinamento delle forze militari ma anche il coordinamento dei messaggi che vengono rivolti sia alle popolazioni degli Stati stessi sia al resto del mondo. Le guerre degli ultimi tre decenni, a cominciare dai paesi sottosviluppati, sono state caratterizzate infatti dalla compresenza di tre-quattro contendenti, ciascuno dei quali finisce con il fare ricorso, in momenti decisivi, a forme di terrorismo soprattutto al fine di evitare processi di pacificazione che potrebbero emarginarlo. La spirale della comunicazione d vita anche a una spirale bellica infinita.

Il conflitto armato, porta con s, un doppio rischio di caduta nell'irrazionale: - da un lato la tendenza a perdere di vista la finalit concreta per cui si iniziato il conflitto, per fare della violenza stessa la soddisfazione puramente emotiva di bisogni come la vendetta, il desiderio di primeggiare, il puro e semplice piacere del rischio; - dall'altro, la tendenza ricorrente, soprattutto (ma non solo) da parte dei militari di professione, alla sostituzione dei mezzi ai fini La guerra totale dei polemologi un conflitto nel quale le potenzialit distruttive, di per s illimitate, degli armamenti vengono usate senza vincoli, e nel quale i mezzi di comunicazione moderni acquistano una funzione essenziale quanto quella delle armi stesse. La crescita dell'efficacia e della rapidit della comunicazione ha ridefinito l'idea stessa di armamento: le armi-chiave, sono quelle che possono essere scatenate in

tempo reale, coi tempi cio di una diretta televisiva,e che possono minacciare una quantit, di soggetti paragonabile all'audience dei pi potenti tra i media . la nuova rilevanza riconosciuta da entrambi gli schieramenti al fronte interno fece della disponibilit di grandi apparati di propaganda uno strumento essenziale di mobilitazione. Ci comport non solo massicci investimenti che avrebbero lasciato effetti duraturi nel cinema come nella stampa e in generi minori quali la cartellonistica, ma anche un'intensa sperimentazione tecnologica: della Grande guerra la radiotelefonia o radiofonia era ancora poco oltre lo stadio del laboratorio, mentre negli ultimi anni del conflitto avrebbe dato vita ad un nuovo mezzo di comunicazione di massa, la radio. Nella prima met del secolo, si pu sostenere che la comunicazione sia stata soprattutto continuazione della guerra con altri mezzi, e questo spiega gli intensi investimenti nel settore degli apparati militari. Negli anni cinquanta e sessanta, i moderni media si sono presentati, almeno nei paesi dominati dall'equilibrio del terrore,come armi alternative, come veri e propri sostituti di un conflitto militare divenuto impossibile, cosa che ha comportato la necessit di uno sviluppo intensivo delle tecniche di propaganda e disinformazione da parte di entrambi i blocchi; La tentazione di alcuni Stati quindi quella di ristabilire il primato della potenza militare sulla circolazione dell'informazione, per mezzo di strumenti di controllo generale sulla comunicazione, o trasformando direttamente le infrastrutture comunicative dei nemici in obiettivo bellico prioritario, o ancora riportando d'attualit le armi nucleari e la minaccia di una distruzione indiscriminata; a. Gli usi militari della comunicazione hanno favorito lo sviluppo tecnologico e organizzativo in tempo di pace quanto in tempo di guerra, b. L'intreccio tra strumenti militari e strumenti comunicativi, si andato intensificando nel corso del secolo, fino a rendere la comunicazione bellica un'arma equivalente a quelle pi distruttive. c. Il ricorso a mezzi di comunicazione sempre pi moderni non riduce il ricorso alla violenza. Nei paesi del blocco sovietico, nonostante l'informatica e le e le comunicazioni militari avessero poco da invidiare a quelle occidentali, la ricaduta civile delle conquiste tecnologiche raggiunte dai militari nel campo delle comunicazioni stata assai pi circoscritta e tardiva. C' un altro processo. a spirale che merita di essere ricordato il fenomeno che venne intuito da Tocquevillein un passo decisivo del secondo libro della Democraziain America: <i giornali diventano tanto pi necessari quanto pi l'individualismo si fa temibile. Se dal punto di vista della qualit culturale e anche semplicemente informativa, il giornalismo poteva essere

per il pensatore francese una sciagura dal punto. di vista delle relazioni tra le persone era invece, una necessit addirittura salvifica. I media detti di massa sono, letteralmente, agenti produttivi di occasioni di cooperazione sociale e anche di aggregazione politica, e sono luoghi di verifica e insieme di formazione delle appartenenze di gruppo; i mezzi<<interpersonali consentono il perpetuarsi di legami amicali,familiari, di lavoro, anche nel rarefarsi, in una societ mobile, delle occasioni di incontro e di convivenza fisica; Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione moderni approfondisce la crisi dei modelli comunitari, in quanto favorisce il moltiplicarsi delle appartenenze possibili e della libert, o illusione, che identit e appartenenze non siano date e univoche ma molteplici e potenzialmente oggetto di libera scelta. A livello macrosociale, le stesse forze che sono all'opera nel dissolvere i legami organici e tradizionali risultano indispensabili per costruire nuove forme di aggregazione e temperare gli effetti distruttivi dell'individualismo. .D'altra parte,il processo di deritualizzazione dei grandi momenti e Passaggi della vita umana uno dei frutti pi visto dell'affermarsi dei modelli individualistici di vita personale e di comunicazione interpersonale. Tali modelli vietano, comportamenti troppo rigidamente cerimoniali ma d'altra. parte rendono raro e difficile il crearsi di livelli di affettivit sufficientemente intima da consentire una partecipazione personale realmente sincera al lutto. se non da parte di pochissimi parenti e amici Nell'ultima fase del Novecento il gioco di alimentazione reciproca tra individualismo e media sembra arrivato al suo .coronamento: l'individuo ,appare il solo soggetto davvero rilevante,e il solo pienamente legittimato ad agire; al tempo stesso un soggetto fragile in quanto mancante di una trama stabile e sicura di riferimento L'individuo oggi un nodo della rete che, trae un elemento essenziale della sua identit da questa collocazione, La pratica del marketing cerca di collocarlo in un profilo sicuro, personalizzato e insieme del tutto indipendente dalle sue scelte consapevoli, attraverso l'incrocio di dati 2;6, Zon politikn Ci pu essere per, sulla crescita della comunicazione nel corso del Novecento e sulla sua insaziabilit, un punto di vista ancora differente, strettamente complementare a quello appena ricordato. Certo, zon politikn sta per animale socievole, bisognoso dell'aiuto e anche, della compagnia dei suoi simili. L'umanit aristotelica sembra avere bisogno per natura di questa entit cosi poco

naturale, dove l'auto sussistenza impossibile e dove i bisogni umani vengono sistematicamente soddisfatti da apparati tecnici; sembra confluire quasi inevitabilmente verso entit sopraindividuali. ma lo pu fare solo attraverso strumenti di intermediazione che presuppongono l'autonomia e la separatezza degli individui, a cominciare dal primo dei mezzi di comunicazione, illgos, che come tutti i media, e forse pi di tutti gli altri insieme, unisce le persone e ne conferma la distinzione e la separatezza. L'urbanizzazione favorita dallo sviluppo dei media che raggiungono i 'pi remoti luoghi del pianeta propagandando di fatto il modello di vita urbano. Come gi avevano intuito da autori pur lontani tra loro come Max Weber e Georg Simmel, la vita nelle citt genera un bisogno di informazioni, e di comunicazione diffusa, superiore a quello che prova chi vive nelle piccole comunit, tanto pi con lo sviluppo di agglomerati urbani di dimensioni superiori al milione di abitanti. il giornale, a far s che gli abitanti della citt si sentano parte di una stessa collettivit. la pubblicit a dare senso agli acquisti in quel tempio urbano che sono i grandi magazzini. il telefono a consentire all'abitante della citt di tenere viva la sua rete di amicizie facendo a meno della macchinosa abitudine ottocentesca del giro di visite Nel corso del Novecento, media come la televisione hanno favorito soprattutto in alcuni paesi un fenomeno nuovo, detto sub urbanizzazione, vissuto da' molti come una sorta di compromesso tra le caratteristiche di base della vita urbana e la collocazione in spazi meno affollati Di fronte a. tanta domanda di socievolezza il progressivo emergere nel corso del secolo di un bisogno di solitudine fisica e di privatezza infatti Cechov ci ha lasciato un pensiero profondo: la solitudine un bisogno forte e intimamente intenso, e insieme l'essere esclusi dal consenso dei nostri simili una condanna, anzi la pi terribile delle condanne, l'inferno dei cristiani. Ed un fatto che l'esigenza di solitudine comincia a manifestarsi quando la socievolezza, pi che oggetto di una specifica domanda, diventata una realt che si autoalimenta: quanto pi la condizione urbana e associata diventa naturale tanto pi difficile sottrarsi, e si impone non pi come aspirazione ma, di fatto, come norma. i diversi processi autoalimentanti che compongono la storia della comunicazione nel Novecento sono sfociati, sul finire del secolo in ,una spirale ulteriormente accelerata e soprattutto irreversibile. A questo punto non ci siamo pi trovati semplicemente di fronte a una nuova svolta di sistema come quelle di fine Ottocento e degli anni tra le due guerre; ma a qualcosa di pi, a un quadro di trasformazioni che sembrano non potersi pi frenare. La domanda di comunicazione continua ad alimentare se stessa, e nell'era dell'informatizzazione ,lo sviluppo ha assunto l'andamento vertiginoso di una crescita letteralmente esponenziale: quella descritta dalla cosiddetta <<legge di Moore; Per capire che cosa abbia, significato e che cosa significhi una legge del genere si

deve forse pensare all'antica storia del re che sfid un ragazzo a scacchi scommettendo una grossa somma; e si sent rispondere, <<no, mi basta che se perdi tu mi metta un granello di grano nella prima casella della scacchiera, due nella seconda, quattro nella terza, otto nella quarta; e cos via fino alla sessantaquattresima. Quando perse; si rese conto che tutti i suoi granai non sarebbero bastati a pagare la sua scommessa, In questo schizzo di unantropologia della comunicazione.ridondante, distingueremo;del tutto provvisoriamente, alcune categorie: - i processi legati alla banalizzazione di forme espressive e'situazioni comunicative un tempo riservate aoccasioni e soggetti relativamente rari; - i processi legati alla npetizion spesso cumulativa e ossessiva di alcuni simboli; -i processi (che definiamo immersivi legati alla compresenza di diversi media in uno stesso momento e in uno stesso spazio e allo sviluppo di interfacce interattive; - i processi legati all'invasivit dei media anche in spazi e forme che in precedenza non ne erano toccati; - i processi legati al mutare ciel rapporto tra corpo umano e tecniche del comunicare. se tanti dei cambiamenti avvenuti nel corso del Novecento si sono radicati nelle abitudini .di consumo fino a diventare routine. Prima ancora che ci fosse modo e tempo di sorprendersene, allora le reazioni che dobbiamo capire sono l'adozionee1'adattamento, oltre e forse pi che lo choc e la resistenza. Quello che avveniva con la televisione prebellica, riservata a pochi privilegiati, si ripetuto dopo la Seconda guerra mondiale con la stessa televisione. E con il registratore a nastro,.poi a cassetta, con il videoregistratore e con il computer La rapidit nell'adozione dei nuovi media, del loro ingresso nelle abitudini, in una parola della loro banalizzazione, risponde comunque solo in parte a specifiche strategie e azioni di marketing delle aziende e dei governi: in parte anche maggiore frutto della stessa moltiplicazione dell'offerta che ha accompagnato l'industrializzazione dei media e poi il loro insediarsi nella vita della maggioranza della popolazione prima occidentale e quindi mondiale. Coloro che disponevano di un televisore erano in grado di fruire, nell'arco di un mese, di una quantit difiction che le generazioni immediatamente precedenti potevano, grazie al cinema, seguire in non meno di uno o due anni, e quelle ancora precedenti, ammesso che appartenessero alle classi giuste e vivessero in citt' in vari anni; se non in una vita intera. che siamo di fronte a un fenomeno di grande portata: se vero infatti che forme di spettacolo esistono in quasi tutte le societ umane quella contemporanea forse la prima societ della storia in cui lo spettacolo sia divenuto tanto presente, tanto frequente, quanto le attivit necessarie alla vita materiale lo

spettacolo ha subto un processo per certi versi analogo a quello che, si verificato per il mercato: un'istituzione diffusa in tutte le culture, ma condizionata e tenuta sotto controllo attraverso regole rigide,; diventatane! Mondo moderno assolutamente pervasiva; si spostata dalla periferia della vita associata al suo centro. Esempio pi impressionante di banalizzazione di forme di comunicazione un tempo rare ubiquit della musica. Legato in precedenza a occasioni rituali e, per le classi agiate, ai calendari dei teatri e delle sale da concerto, l'ascolto della musica divenuto con la radio, parte della vita quotidiana di mili-oni di persone. le feste in casa, un tempo privilegio delle classi pi alte, con il microsolco sono divenute un fenomeno diffuso in tutto l'universo giovanile d'Occidente. L'esperienza estetica della musica oltre a uscire dagli spazi e dai tempi che a lungo le erano stati riservati si integrata in modo via via crescente e pi puntuale con l'esperienza pratica delle altre attivit che possono Al tempo stesso;i ritmi, diffusi e amplificati dagli altoparlanti (cio resi elettrici e trasformati in vibrazioni percepibili da vari settori della muscolatura corporea), si sono integrati anche negli spazi di vita. L'onnipresenza della musica, che Valry attribuiva alla radio e al disco, si accentuata con la progressiva introduzione in un pi vasto universo di media: il cinema, che prima dell'avvento della colonna acustica era rimasto muto per quanto Spesso accompagnato da pianisti o da intere orchestre, ha integrato la musica nella propria costruzione narrativa, e lo stesso ha fatto, fm dalle originila tv; La musica passata da elemento inserito in un ambiente a elemento costitutivo di un ambiente (individuale o collettivo) fino a strumento son ro di autopresentazione. La riduzione della musica a 'rumore in senso cibernetico trova il suo equivalente in altri media. Un esempio la fiction cinematografica e televisiva, di cui il videoclip e la pubblicit possono fare un uso taglia e incolla tra l'ironico e il citazionistico proprio in quanto possono dare per scontata la conoscenza diffusa. Gli effetti di banalizzazione nell'universo dei media non si possono per ridurre alla logica della riduzione dell'informazione a rumore, che pure fenomeno di vastissima portata e da studiare senza nostalgie e pregiudizi moralistici. Possiamo per esempio ricordare la tendenza', a montare materiali presi da diversi media per farne un prodotto insieme riconoscibile e personale, dalle fanzine alle compilation, fino al recentissimo dilagare di parodie e parafrasi su You Tube. Tutte queste pratiche presuppongono la trasformazione di messaggi, in materiali di costruzione per altri messaggi di secondo grado, e insieme presuppongono la piena confidenza di un vasto pubblico con tecniche un tempo relativamente esoteriche come quella del montaggio. Effetti di ripetizione: l'accumulo e l'abitudine

Un esempio significativo dato dalle fotografie che, a volte per la loro qualit intrinseca, a volte per l'accidentale tempestivit dello scatto, o per motivi ancora pi casuali, vengono pubblicate pi e pi volte fino ad assumere valenza simbolica per un evento, un personaggio, un'epoca. La qualit delle ripetizioni dell'immagine, su copertine e pagine cui riviste, su libri e quotidiani, in film e programmi televisivi, in siti 'web, ha l'effetto di stabilire in gran parte del pubblico un effetto di riconoscimento e un'inscindibile associazione mentale tra l'immagine stessa e l'evento. La fotografia, pu essere diffusa simultaneamente in migliaia, centinaia di migliaia, milioni di copie; pu essere diffusa e ridiffusa pi volte nel tempo, in contesti differenti, perdendo magari in attualit immediata ma non in efficacia visiva e neppure in capacit di interloquire con il testo giornalistico o con l'informazione televisiva. Miti(e riti) a bassa intensit Ci siamo soffermati fin qui sul pi ovvio dei processi di ripetizione, quello che consiste consiste nell'iterazione di un identico messaggio. In realt, un processo ancora pi inquietante di ripetizione all'opera nell'industria culturale da lungo ;omaha trovato nella fiction televisiva la sua espressione pi estrema programmatica. Il fenomeno letteralmente esploso con la televisione per due motivi Da un lato, il fatto che con la televisione il consumo di drama ha raggiunto livelli senza precedenti nella storia. Dall'altro lato, l'esigenza della tv connessa anche a motivi strettamente industriali, di fornire ai pubblicitari prima ancora che al pubblico formulegarantite dalla consuetudine e dal Successo gi riscosso. Quello che interessa qui notare una peculiarit della cultura contemporanea e in particolare novecentesca: il formarsi e il sedimentarsi di quella che possiamo chiamare una mitologia a bassa intensit. Nella mitologia a bassa intensit, basata sull'accumulo ripetitivo degli atti di consumo, sempre in agguato il prosumer,il fruitore-bricoleur, come nella mitologia classica c'era sempre spazio per il narratore orale che si appropriava del mito prestandogli le proprie parole. un fruitore"produttore quello che integra le lacune del racconto con la sua competenza fatta di decine di storie simili gi viste, di abitudini gi acquisite; pu comprendere il senso dei messaggi segmentati e sincopati sempre pi diffusi a partire dagli anni novanta (dal videoclip alla pubblicit), in quanto ne integra le lacune come il lettore di testi scritti con alfabeti non vocalici (quali l'ebraico o l'arabo) integra le parole inserendo le vocali che mancano; a un fruitore-produttore che si rivolge l'estremo approdo della mitologia a bassa intensit, il cosiddetto reality televisivo,

dove la vita stessa che acquista un senso nel conformarsi agli standard cento volte ripetuti, non tanto dell'esperienza 'come tale, quanto della narrazione televisiva gi vista. Pensiamo al successo mondiale, durato diversi anni e diffuso soprattutto dal passaparola di un libro come La profezia di Celestino di James RedHeld. Si tratta di un libro profetico,che propone al suo lettore uno stile di vita, le di un percorso iniziatico,..un sistema di credenze. e di pratiche. Credenze che hanno al centro un nucleo, la fiducia nel potere delle coincidenze, anzi della non casualit delle coincidenze, tipicamente superstizioso: a collegate tra loro i diversi eventi non infatti un preciso disegno provvidenziale ma una sorta di legame oggettivo. La profezia di Celestino ha dato vita non a una Chiesa ma a una community,nel senso sentirsene parte richiede uno sforzo limitato, non una fede quanto piuttosto un affidamento parziale e poco impegnativo, pi simile a quello necessario a riconoscersi in una serie televisiva che '\ quello delle grandi religioni. Negli anni successivi, il modello nato spontaneamente con il romanzo di Redfield ha trovato imitatori pi agguerriti e organizzati: con Il codice da Vinci dando vita a un'altra fede-fiction. A un'altra credenza a met. Accanto ai miti a bassa intensit, l'effetto ripetizione si fa sentire in un campo che, decisivo quanto poco notato: quello delle abitudini. Al punto da dar luogo, al culmine di quel processo di deritualizzazione in particolare a proposito del lutto, a nuove forme di ritualit;.cerimoniali instant,Jondatinon tanto sulla condivisione. di valori quanto sul radicarsi,di abitdini comuni, nella vita urbana come nei momenti di pausa sociale dal lavoro, e nella circolazione dei messaggi in rete. Un fenomeno che ha avuto inizio, negli anni dagli cinquanta americani e nordeuropei, e si radicato rapidamente nei cerimoniali del rock come in quelli del tifo sportivo, fino ai recenti fenomeni cult che si propagano via Internet. Informazione e conoscenza Opposti nelle previsioni e nei giudizi sui processi in corso, i due luoghi comuni nascono per da un'unica matrice: il ragionamento che pretende in positivo o in negativo, di dedurre dalla quantit dell'informazione la qualit della conoscenza. La distinzione tra conoscenza e informazione non dovrebbe risultare particolarmente astrusa. Per informazione si intende generalmente una quantit di dati che sono come tali trasferibili, da una mente all'altra, da una macchina all'altra, e tra menti e macchine.

Per conoscenza, si intende altrettanto generalmente un sapere di cui una mente o una cultura si sono appropriate o si possono appropriare, per collegarlo con altri saperi, per generare eventualmente idee nuove o per trame strumenti di interpretazione della realt, delle relazioni tra le persone, del s. ,. facile rendersi conto che l'informazione : 1. misurabile per esempio, un film pesa in termini di bit molto pi di un romanzo perch la quantit di bit contenuta i,n ogni fotogramma nettamente superiore a quella contenuta in una parola); 2. trasferibile in tempo reale; 3. trasportabile, cumulabile e conservabile in modo meccanico. La conoscenza no perch non misurabile: La conoscenza s trasferibile oltre che un sistema di saperi e credenze un quadro di strumenti che regolano la trasmissione dei saperi stessi-e possno favorire, o intralciare, la produzione di nuovi saperi. Ma il trasferimento della conoscenza non pu essere ridotto a un atto semplice e circoscritto; un processo complesso e articolato, solo in parte regolabile e prevedibile in quanto richiede l'intervento dialogante delle menti umane. Uno degli errori pi gravi, stato e sta tuttora nel supporre che un semplice trasferimento di informazioni equivalga a un atto di apprendimento, Infine, anche la conservazione della conoscenza non meccanica: non si riduce al deposito in un luogo fisico dei documenti, passa attraverso processi articolati e complessi, quelli appunto che hanno dato vita A partire dagli anni ottanta, gli errori derivanti dalla falsa equazione informazione uguale conoscenza hanno aggravato il problema, in quanto hanno portato con s un affidarsi acritico alla tecnologia informatica e, insieme la pretesa di risrultati immediati; tutti i processi di produzione e diffusione richiedono tempo. proprio sul tempo che incide, positivamente e negativamente, il moltiplicarsi delle fonti e delle quantit d'informazione proprio del Novecento. Positivamente, certo, in quanto la rapidit dei trasferimenti,degli accessi, delle risposte un fattore di risparmio a cui le societ occidentali si son abituate Ma c' un risvolto: la compresenza ossessiva delle diverse fonti informative nella vita quotidiana e lavorativa della maggior parte dei cittadini occidentali contemporanei, alla crescente segmentazione del tempo trascorso nella raccolta ed elaborazione d'informazioni, spezzettato in unit man mano pi brevi quanto pi cresce la quantit e variet di strumenti a disposizione e quanto pi si fa impellente l'aspettativa di una reazione. Lra informatica e telematica, ha amplificato la portata invasiva della comunicazione e ne ha rese evidenti le conseguenze, facendo della segmentazione dei tempi dedicati ai diversi media un problema sociale non pi trascurabile.

In effetti, proprio la celebratissima connettivit garantita dal telefono fisso e mobile, dall'sms, dalla posta elettronica, dalle relazioni con le macchine, ha portato con s un accorciarsi dei tempi di risposta, reso perentorio non solo dal galateo dei rapporti sociali ma anche dalle regole implicite nelle macchine stess. la crescente difficolt per chiunque sia connesso a pi media di concentrarsi su un unico messaggio per un tempo superiore ai pochi minuti. che va ricercata la spiegazione della tendenza del mercato verso messaggi brevi e fortemente segmentati e della crescente, o meglio rinnovata dipendenza, dell'editoria saggistica da mercati dell'obbligo a cominciare da quello universitario. Ed sempre la segmentazione dei processi comunicativi che favorisce, al Contrario forme di comunicazione contratta e sintetica, dallo slogan Fino a quello che definito in gergo televisivo soundbite, il.<<mozzico di suono a cui generalmente si riducono le dichiarazioni dei politici nei telegiornali. 3.4. Effetti di immersione: dal messaggio al!'esperienza

La crescita quantitativa delle forme di comunicazione disponibili e dei media presenti in ogni momento e ogni spazio della vita quotidiana non ha soltanto stabilito una possibilit cio di superare le distinzioni e le specificit un tempo intrinseche agli ambienti stessi Ha favorito anche quella che potremmo definire una portatilit degli ambienti stessi. Due dei concetti che,'accompagnarono quella moda culturale risultano utili per comprendere alcuni degli effetti pi significativi di questi processi: sono <<immersivit e <<trasferimento dell'esperienza. 3.4.1. Ambienti artificiali U'immersivit caratteristica essenziale dell'esperienza del cinema, che conduce lo spettatore in uno spazio di esperienza per quanto possibile esclusiva, nel quale lo sguardo, anche grazie al posizionamento delle sedie, concentrato solo sullo spettacolo e le orecchie ne sono quasi integralmente occupate. gli esperimenti di cinema tridimensionale che miravano a coinvolgere oltre la vista e l'udito anche il senso della collocazione nello spazio: Pi in generale, la moltiplicazione degli strumenti di comunicazione disponibili sta dando luogo a diverse forme di immersione del fruitore <<nel messaggio, che solo in parte nascono da progetti organici di origine artistica o tecnologica,

Un primo tipo di esperienza immersiva sta nella possibilit di cui oggi dispone anche il singolo, grazie alla variet di media a disposizione, alla loro relativa indipendenza da specifici spazi, alla possibilit di farli interagire su terminali unificati, di costruire ambienti illusionistici ad hoc;,servendosi di contenuti mediali prelevati da diverse forme di comunicazione o elaborandone di propri. 3A.2. La tendenza alla sinestesia sinestesia. La costruzione. di un messaggio capace di coinvolgere in modo coordinato non solo i sensi cui pi classicamente si rivolgono i media, l'udito e la vista, ma anche il tatto, il gusto, l'olfatto, viene presentata; da una letteratura crescente; come <<immersiva non solo per la sua potenza di illusione e coinvolgimento ma anche per la sua capacit di fare del corpo nella sua interezza un'interfaccia di comunicazione. la tendenza alla sinestesia in effetti uno dei fenomeni pi significativi, come del resto aveva gi segnalato Marshall McLuhan, della comunicazione contemporanea Vale la pena di notare che la stessa utopia dello spettacolo cinestesico si presenta rovesciata in alcune antiutopie del Novecento, dal Brave New World di Aldous Huxley, con il suo cinema odoroso, 3.4.2. Il turismo dell'esperienza C' un altro fenomeno che ha preso piede in tutto il mondo negli anni novanta Ci riferiamo alla moltiplicazione, in'grande, dei parchi a tema, e pi in piccolo, fino alla misura del singolo locale; degli ambienti a tema, L'idea del parco a tema in quanto modello specifico di intrattenimento e di marketing ha attraversato, tutta la seconda met del Novecento, a partire dall'attivit di progettazione delle quipe Disney e dall'inaugurazione di Disneyland ad Anaheim nel 1955: il modello di comunicazione base del parco a tema non tanto,come pure potrebbe sembrare, turistico quanto piuttosto ludico: un grandioso gioco per bambini e per adulti a cui tutti partecipano non solo sospendendo l'incredulit ma' anche disponendosi ad accettare ciecamente regole che ,nella vita normale potrebbero apparire assurde. Se prima l'esperienza estetica era puramente, visiva per le arti figurative e sonora nelle sale da concerto, richiedeva cio ai fruitori di concentrarsi su un solo senso escludendo gli altri, adesso si dota di integrazioni ludiche e multisensoriali: un processo che si manifesta anche negli oggetti in vendita nei negozi circostanti i luoghi deputati all'arte, e a volte anche al loro interno. Pensiamo per esempio alla tendenza largamente sviluppata a diffondere musica di accompagnamento alla visita.

Se osserviamo ora le guide di nuovo tipo ci rendiamo conto che fanno riferimento a un pubblico, o pi precisamente a un modello di pubblico completamente diverso. I percorsi che propongono mostrano una minore attenzione ai valori critici generalmente riconosciuti, e una maggiore attenzione ai particolari curiosi, alle novit, all'inedito. Tendono a integrare le informazioni relative all'arte con quelle relative all'offerta musicale e teatrale, e il tutto con indicazioni dettagliate sui luoghi dove. mangiare o bere, divertirsi. Inoltre presuppongono un pubblico pi aggiornato che colto, al corrente delle tendenze recenti dell'arte, dei consumi e del costume; e un pubblico differenziato al suo interno. I diversi itinerari offerti a queste fasce di pubblico possono includere, in pari misura e senza soluzione di continuit, angoli caratteristici e suggerimenti di acquisto, chiese e ritrovi notturni, ristoranti e monumenti. In questa chiave, il prodotto artistico non pi un'opera che si trova dentro un luogo ma che per il suo valore potrebbe prescinderne almeno parzialmente; parte integrante del luogo, dalla sua collocazione trae, in misura non piccola, il suo senso. Queste guide sottolineano e integrano nei loro percorsi esperienze non strettamente visive: danno risalto agli aspetti sonori della vita urbana, agli odori dei luoghi che si visitano, e all'offerta enogastronomica presentata come caratterizzante delle diverse aree urbane il pubblico, quello vero, spesso si serve per le sue esigenze dell'uno e dell'altro tipo di guida, cos come nella maggior parte dei casi divide il suo tempo tra forme di turismo cl'arte relativamente classiche e forme di esplorazione urbana e di ricerca di esperienze intense anche nei templi della cultura. Quello che (t'interessa qui non la competizione editoriale ma la sensibilit che l'emergere delle guide di nuovo tipo sottende: una sensibilit sinestesia pi che specializzata in un solo senso, orientata all'interazione pi chealla pura fruizione, Iudica pi che deferente. Una richiesta di esperienza pi che di pura conoscenza. Una richiesta di immersione. l'emergere di una nuova maggiore attenzione all'esperienza rispetto alla pura fruizione non pu essere scissa', per un verso, dalla ricchezza stessa delle fonti e dei canali informativi, che favorisce come si ricordava le potenzialit non solo cognitive ma immersive del sistema dei media; per un altro verso, dalla sensazione ricorrente di sovrabbondanza e insieme di relativa vacuit che proprio tale ricchezza ingenera. 3.5. Le tecnologie del comunicare e l'ossessione della corporeit
a. la compensazione. Esattamente come, nell'epoca della globalizzazione, si

assiste a forme di ritorno alle identit locali che si presentano come strumenti di difesa psicosociale da un trauma inevitabile, cos il ritorno al corpo si

presenta, spesso, con connotati difensivi, come ancoraggio forte della persona in un ambiente stravolto dalla continuit- stessa del cambiamento e dalla sua apparente capricciosit b. interfaccia:, le macchine mentali per eccellenza propongono all'utente forme di interattivit che mirano a coinvolger d'interezza del corpo e del sensorio; le mani e la voce, gli occhi e anche altre parti del corpo dell'utente: portano cio l'intera fisicit della persona al centro della relazione uomo-macchina il corpo come ancora e radicamento in un universo volatile La funzione-correttiva o compensatoria del ritorno al corpo nell'epoca dell'invasione mediatica solo di rado oggetto di teorizzazione. Oggi assistiamo a un progressivo risucchio degli sport nella galassia della cura di s, che attribuisce una funzione direttamente terapeutica. lo sport come spettacolo diventa luogo di una contesa Senza fine tra l'"autenticit" del corpo com' e l'intervento ricorrente della tecnica. L'ossessione dell'autenticit dell'esperienza corporea si oppone alla diffusione delle esperienze vicarie che ha attraversato il secolo; dal racconto per immagini fotografiche, il cinema, al mito gi ricordato della realt virtuale. con questa ossessione che va Probabilmente messo in connessione uno dei costumi pi caratteristici del nostro tempo, la ricerca del rischio, dagli sport estremi'l ai rituali adolescenziali che sembrano mimare inconsapevolmente i perduti riti di passaggio. Insomma il ritorno al corpo nella societ dell'informazione non si presenta solo come difesa di realt minacciate - ma anche e forse soprattutto come ricerca di un radicamento di contro all'intercambiabilit generale, di un'autenticit verificabile di contro a un'inautenticit diffusa. Oggi diamo per scontato l'uso di uno strumento tattile, il mouse, che ci permette di dare ordini al computer come se la nostra mano si muovesse direttamente in un campo bidimensionale, e on ci stupiamo n della macchine a comando vocale, n dei touch screen, che eliminano perfino la mediazione del mouse, fino al sogno di un'interazione uomo macchina che trascende ogni mediazione. Nella prospettiva dell'interazione umani-macchine, il ritorno al corpo assume cos un'altra valenza: quella di rendere immediato il dialogo, cos immediato e trasparente da potere essere ignorato. La moltiplicazione dei media e delle forme di comunicazione produce una pi forte attenzione al corpo come insieme di organi di cui i media stessi sono estensione e come realt concreta a cui tornare anche per meglio sopportare gli effetti profondi del nuovo panorama informativo. Le trasformazioni che oggi vediamo in atto nascono da qui da un effetto complessivo di accumulo, della pressione costante di un secolo di cambiamenti a volte radicali a volte semplicemente incrementali, ben pi che dall'azione di singole innovazioni.

SECONDA PARTE IL BANALE E L'ECCESSO CADUTA DEI TABU'. PREMESSA. Il tab uno stereogramma antropologico che coglie come nessun altro l'esistenza di forme di sacralit sottostanti e in qualche modo preesistenti a qualsiasi formalizzazione religiosa; che ci permette di sentire e rappresentare la presenza sociale di forme di divieto e di timore che vanno al di l delle normative formalizzate. un concetto che ci ricorda il legame oggettuale di molti dei comportamenti e delle credenze, sopratutto quelle legate ai riti, i pi antichi e radicati come quelli pi recenti. Il novecento risultava pi aperto in termini di libert di pensiero ma pi rigido per quanto riguarda i limiti del rappresentabile: pi libere le opinioni, meno libere le espressioni. Ovviamente totalmente diverso il secolo in cui viviamo oggi, in quanto non esistono pi aree della vita, anche quelle pi scandalose, che siano considerate protette dalla rappresentazione dei media. Il novencento si era aperto con un sistema di valori nel quale l'idea di onore era anche per i non credenti un vincolo dal quale potevano dipendere scelte di vita o di morte; alla sua fine, non solo hanno perso rilievo, ma sono sostanzialmente incomprensibili per chi nato dopo gli anni 60. Dai vittoriani alla sregolatezza. L'et vittoriana, che tanti all'epoca consideravano eccessiva, ha lasciato il posto a un'epoca di sregolatezza. In materia di pornografia scopriamo che tra gli anni 50 e gli anni 70 si verificata una trasformazione radicale del costume in materia di pudore e di erotismo. Nel 1957b, Playboy era considerata molto os, nonostante l'assoluta esclusione del pube dalle fotografie. Nel 1974 Hustler era ossessivamente centrata sui genitali e cruda, provocatoria. Tra il 1985 e il 1992 la cifra annuale delle videocassette cresciuta notevolmente e nel 2001 il termine hard designa una categoria precisa di produzione pornografica. Questo dato indica che la vendita di videocassette era diventata notevolmente di massa, quindi non era pi un consumo causale ma era diventata un'abitudine. Due fenomeni spontanei. La decadenza del giuramento non stata sancita da nessuna normativa esplicita, religiosa o tanto meno giuridica. La legge continua a regolamentare il rito. Quanto alla liberalizzazione dell'eros essa si imposta in generale non per conseguenza di scelte dei legislatori, quanto piuttosto per strappi successivi: sono stati i tribunali, dopo fasi di resistenza pi o meno lunga, a adeguarsi al mutamento collettivo della sensibilit, aiutati in questo dal fatto che in quasi tutti i paesi occidentali le regole in materia di oscenit prevedono un riferimento a quello che in Italia viene definito comune senso del pudore; da lungo tempo la normativa giuridica fa riferimento in ultima istanza alle regole etiche condivise. Raymand Murray Shafer nelle sue ricerche parla di paesaggio sonoro, e nel suo libro parla di schizofonia. Nella percezione sonoro, a differenza di quanto accade nella percezione visiva, radicato nella psiche umana, secondo la sua analisi, il bisogno di connettere l'effetto con la causa, il suono, il suono con l'agente che lo ha prodotto. Lo sviluppo nella comunicazione moderna di mezzi come il registratore e poi la radio porta con s una frattura, una percezione disincarnata e scissa: schizzo-fonia, appunto. Una forma di scissione quella alla base della pornografia, che sembra vivere della tensione tra due fenomeni apparentemente contrastanti: da un lato la tendenza a rivolgersi al sistema dei media per soddisfare esigenze e domande strettamente legate alla vita del corpo, dall'altro il consumo del corpo in effigie, in sostituzione-compensazione di un contatto fisico che viene a mancare. Nella dialettica tra presenza e distanza, tra la disincarnazione che stacca il sesso dal corpo e ne fa oggetto di consumo e il bisogno di tornare comunque al corpo che il luogo di tutte le sensazioni,

possiamo rintracciare anche una tensione pi profonda: tra la ricerca di un coinvolgimento che comporti rischio, emotivo e perch no fisico, e l'uso di sostituti simbolici che il rischio magari lo evochino ma senza metterlo realmente in gioco. in questa chiave che possiamo comprendere alcuni fenomeni del sistema moderno della comunicazione e dell'intrattenimento: dalla nuova stagione degli sport estremi, ai riti di sfida della comunit adolescenti, dall'immaginario sadomasochistico. in questa chiave che, d'altra parte, che possiamo comprendere anche la chiave pi rassicurante per il singolo utente del consumo di pornografia: l'esperienza in cui la pi disincarnata delle merci, l'informazione, prende il posto di uno dei pi intimamente rischiosi tra gli scambi personali, il rapporto erotico. Dove i pi estremi tra gli atti acquistano la banalit ripetitiva di una routine di consumo, cos come una delle espressioni pi preziose come lo giuro diventa una formula tra le pi dette tra la lingua occidentale. L'ONORE DELLA PAROLA. IL SENSO PERDUTO DEL RAGIONAMENTO. L'atto di giurare rimane per molti versi simile ai gesti che sono stati trasmessi, per molti secoli se non per millenni, di generazione in generazione, e sorprendentemente omogeneo a quello praticato in societ e culture diversissime: la pronuncia di formule come giuro su, dichiaro sul mio onore, accompagnata in genere da gesti come l'apposizione della mano su un oggetto considerato sacro, o il semplice gesto di alzare la mano destra, per molti pu essere istintivo per quanto radicato nella nostra societ. A cambiare sono stati sopratutto il valore e il significato attribuito a questi gesti. proprio qui nell'allontanamento del rito che si spezzato il tab, inteso come legame oggettuale tra la realt fisica e le norme sociali e sacrali; che si perso il misterioso potere di dare la propria parola, un potere che era sopravvissuto a molti e profondi cambi di mentalit e di cultura, e perfino al netto dei divieti, quello pronunciato da Cristo. La dissacrazione del giuramento, uno dei fenomeni di pi radicale portata antropologica che si siano verificati nel corso del secolo passato. La delocalizzazione di tutte le forme di comunicazione e in particolare i processi di banalizzazione sono tra le cause del fenomeno. Che cosa vuol dire giurare. (definizione enciclopedia Britannica) Il giuramento un impegno volontario: nessuna cultura accetta un giuramento che non sia libero. Uno degli aspetti pi caratteristici del giuramento infatti che il suo vincolo penetra a fondo nella coscienza anche di chi lo presta, perch la sua volont comunque chiamata in causa. Un altro elemento pienamente condivisibile e importante nella definizione Britannica la precisazione che non in tutte le culture e non in tutti i tipi di giuramento il vincolo strettamente religioso decisivo per dare vita all'impegno. (molti popoli antichi come i greci o romani giuravano sulle proprie armi). Anche in societ religiose come quelle islamiche il giuramento prestato in termini laici con formule come sul mio onore, per la mia vita: il cosidetto giuramento per creaturas in quanto ivoca non il creatore ma gli esseri o i beni in questo mondo, ed evita di invocare il nome di Dio invano. Meno convincente nell'enciclopedia Britannica la voce che compara il sacro con ci che solenne. L'elemento sacrale essenziale per ogni tipo di giuramento. non necessario il riferimento a una fede specifica, ma basta l'invocazione da parte dell'individuo di una forza che lo trascende. Diciamo che il giuramento non pu esistere senza la condivisione, da parte del giurante e dei destinatari,. Di una credenza non conclamata ma pur sempre vincolante in un modello di tipo magico, che attribuisce alla parola il potere di mettere in gioco delle forze che divengono poi incontrollabili. Insomma un giuramento solenne e non sacro o che equipara il solenne al sacro gi sulla via di perdere il suo senso pi profondo. Ancora meno convincente l'interpretazione del giuramento esclusivamente in termini di difesa della verit e di controllo sulle dichiarazioni di testimonianza, l'equivalenza totale che stabilisce

tra spergiuro e menzogna. Questa concezione di giuramento che viene utilizzatio nei tribunali giuro di dire la verit radicata da tempo nel senso comune di tutto l'Occidente. Infine l'enciclopedia Britannica ignora la distinzione tra: giuramento assertorio: che impegna a dire il vero giuramento promissorio: che impegna a un'azione. Miscuglio sorprendente di saggezza e di follia. (Enciclopedie pubblicata nel 1766). In queste pagine colpisce il chiarimento che il giuramento si presta invocando la testimonianza di Dio o di una potenza religiosa, ma vale tra uomo e uomo, cio un fatto sociale; colpisce l'attenzione degli autori agli aspetti cerimoniali, cosa che invece in quella Britannica sono trascurati. In effetti il cerimoniale del giuramento un terreno di incontro e di compromesso tra pressioni ed esigenze contrastanti: il giuramento razionale (finalizzato a un preciso scopo) e superstizioso ( basato su un timore magico). Il giuramento la pi solenne e pi estrema delle pronunce verbali, eppure la sua funzione non che di dare forza ulteriore a qualcosa che le parole potrebbero dire da sole: una verit da esprimere. un vincolo che riguarda il futuro in quanto impegna a dire la verit dopo la sua pronuncia, un atto di comunicazione importante. Uno speech act diverso dagli altri. Speech act: atto linguistico come terreno di confine tra l'universo del senso e quello dell'agire. Da questo punto di vista il giuramento uno speech act e pu essere fatto rientrare in una o nell'altra delle varie categorie individuate da Austin e successivamente rielaborate da Searle. In particolare possiamo parlare di: giuramento veridittivo: quando l'impegno appunto comunicare informazioni vere o che il giurante ritiene tali giuramento commissivo: quando ci si vincola ad azioni future, accade in molti giuramenti solenni come professionali o militari. In Austin c' una mancanza di distinzione fra il giurare e promettere dichiarare. Austin e i suoi seguaci sono gi in un mondo nel quale il giuramento non pi coperto dal tab. La domanda allora che tipo di speech act era il giuramento quando ancora si faceva sentire il tab che lo copriva? Era sicuramente diverso dagli altri: in quanto stabiliva una frattura nel continuum degli scambi linguistici cos facendo il giurante invocava e statuiva un sistema di cause e conseguenze del tutto autonomo e distinto dalle normali pratiche verbali. La parola data, a differenza di quanto accadeva per la parola detta, era allontanata dalla persona che la pronunciava e che giurando rinunciava alla sua propriet per consegnarla alla persona o al pubblico a cui era rivolto. Il giuramento non , o meglio non era, solo un dire che anche fare, era di pi: un fare che si serviva di un complesso di comportamenti, verbali e non solo, per collocare la prola in un'area sacrale, nel molteplice senso che ha , come noto, il termine sacer: consacrato passibile di maledizioni. In conclusione possiamo dire che il giuramento ci ricorda come la parola debba essere letta come una stratificazione di modi di relazione sociale. Il rito e le conseguenze. Il giuramento: orale e legato alla sacralit della parola e a formule rigidamente prefissate accompagnato da gesti rituali diversi ma sempre rigidamente previsti

presuppone la presenza non solo della persona o del gruppo che giura e della divinit invocata ma anche dela comunit che predispone e partecipa al rito comporta implicitamente o esplicitamente una maledizione nel caso di falsit o non adempimento una specie di ordalia nella quale l'eventuale pronunciamento di colpevolezza del giurante lasciato al giudizio di Dio. collegato molto spesso al sacrificio, con un luogo o con un oggetto sacro.

Lo spergiuro coma catastrofe. Colui o colei che va contro all'impegno del giuramento va incontro a una sanzione catastrofica. Una sanzione che pu essere di matrice religiosa o al contrario laica ma altrettanto grave: la perdita dell'onore. Chi commette spergiuro non perde solo la credibilit, ma perde la sua parola e qualunque suo atto nei confronti degli altri. Il giurante, dice Bruhl, non solo maledetto ma lasciato al giudizio di Dio. Possiamo dire che il giuramento un atto rituale che fissa la parola e la assoggetta a un tab. Dentro al cristianesimo, contro al cristianesimo. Il divieto. Cristo viet esplicitamente il giuramento ai suoi seguaci. Non potrebbe esserci una distinzione cos netta fra il modello arcaico e quello cristiano. Nel primo, l'uomo ha la potest di creare con una parola o un gesto una sfera sacrale; nel secondo quella potest gli negata, anzi gli contestata come atto di blasfemia o di superbia. Il giuramento cristiano. Paolo parla di due tipi di giuramento: uno tra Dio e gli uomini e uno tra gli uomini il rifiuto del giuramento stato praticato sia da popoli antichi che da persone dei giorni nostri; come popoli antichi abbiamo gli eretici, in tempi pi recenti ci sono i testimoni di Geova. La Chiesa non poteva rinunciare alla funzione pubblica del giuramento in quanto tutti i suoi sacramenti sono basati su giuramenti partendo dal battesimo fino al matrimonio. Il giuramento sacrale ma non necessariamente religioso. La secolarizzazione e oltre. Riti laici. Dal giuramento della pallacorda in poi, lo Stato moderno ha costruito attorno ai suoi riti giurati, totalmente laici la religione civile che ne ha accompagnato la crescita: come molte cerimonie militari in guerra e in pace, ma anche i giuramenti di fedelt imposti a varie categorie di pubblici dipendenti, giuramenti che il totalitarismo in tutte le sue forme ha moltiplicato. La secolarizzazione dell'istituto avvenuta anche con il passaggio dal giuramento sacrale a quello sull'onore, che si verificato a quanto sembra in tarda et moderna. Esistono due differenze tra questo nuovo modello di giuramento e quello sacrale. La prima rituale. Mentre, come si ricorder, il cerimoniale codificato da Levy Bruhl presuppone la presenza non solo della persona o del gruppo che giura e della divit invocata ma anche della comunit che predispone e partecipa al rito, la parola d'onore pu essere prestata anche solo tra due persone. Questa una caratteristica essenziale: il fatto che la parola deve bastare il che porta la possibilit di ridurre l'aspetto rituale al minimo, potenzialmente fino a un dialogo pronunciato a bassa voce.

In secondo luogo, mentre tutti i teorici del giuramento ci dicono che si ricorre a quell'istituto perch gli uomini per loro natura sono inaffidabili, la parola d'onore al contrario esalta l'affidabilit, se non di tutti gli uomini, quanto meno di quegli uomini che la prestano, per i quali la parola dovrebbe essere sufficiente in se stessa. Nonostante tutto ci la parola d'onore una sorta di giuramento. Tra la seconda met del 700 e la prima guerra mondiale il giuramento in Occidente si svincolato in parte dalla ritualit cristiana, che nonostante il testo evangelico se ne era fatta garante per ben pi di un millennio, e a vissuto una parziale ridefinizione dei suoi riti, senza per perdere (almeno all'inizio) la suo forza vincolante. Ha visto piuttosto un'articolazione diversa delle sue funzioni collocandosi in una variet di contesti: quello pubblico e civile o religioso quello nascente da scelta pi spontanea ma pur sempre collettivo proprio della vita delle associazioni, delle formazioni politiche e di categoria quello pi proprio della sfera privata ma di grande rilievo nelle relazioni sociali, che ha trovato per molte generazioni la sua espressione nella formula della parola d'onore in effetti non la secolarizzazione in quanto tale , ma piuttosto la frammentazione del rituale e del concetto stesso di giuramento a segnalare le premesse di una crisi che il Novecento avrebbe consumato fino a fare del giuramento un messaggio come un altro. Il politeismo dei valori. Un primo segnale dell'avvio di un vero e proprio processo di dissoluzione del giuramento possiamo coglierlo nella montagna incantata di Mann. un dialogo tra un borghese e un suo cugino militare, per sottolineare il legame di alterit complementariet che li unisce. In questo brano troviamo due elementi: il primo il chiaro emergere del weberiano politeismo dei valoriche divide i due cugini e permette loro di convivere senza eccessivi conflitti. Si tratta di un concetto enunciato da Weber . Per il sociologo tedesco caratteristica essenziale nel mondo moderno la coesistenza, in una stessa societ, di sistemi simbolici ed etici differenti e addirittura incompatibili, coesistenza che la collettivit deve accettare come parte, da un lato del sistema delle libert condivise, dall'altro della secolarizzazione. Il politeismo dei valori rende difficile il riconoscimento di un quadro comune di riti e di credenze, quello a cui il giuramento pubblico a fatto riferimento. Il secondo il consenso nel dissenso che chiude la discussione: il fatto che al pezzo di panno venga attribuito un valore sacrale per il borghese (Hans) ragione di scetticismo; quello stesso fatto che per il militare ragione di entusiasmo. In questo quadro il giuramento da un lato continua a esistere e ad avere valore, dall'altro un valore non universale, ma bens selettivo; la sfera sacrale in cui agisce fatta di segni, che non sono diversi da quelli che troviamo in nella nascente pubblicit. Sar dopo lo spartiacque di mentalit dal '68 che si potranno cogliere i segni evidenti di un definitivo sgretolarsi del giuramento come paradigma dell'impegno individuale e come collante istituzionale. Le implicazione della deritualizzazione. Nel tempo scomparsa una distinzione importante come quella tra: tempo della festa: protetto nella tradizione giudaico-cristiana da uno dei principali comandamenti, che trova diretto prolungamento nel sistema normativo islamico, si presentava come tempo di cui l'umanit non aveva il possesso. tempo del lavoro: si presentava come disponibile effettivamente per l'uomo in quanto non occupato dal divino

Nel novecento avvenuta una vera e propria inversione, ed stato il tempo lavorativo ad assumere natura vincolata e sottoposta a regole, mentre il resto divenuto libero, utile al riposo, al divertimento e alle celebrazioni religiose. Per quanto riguarda lo spazio, il generalizzarsi del modello urbano di vita ha portato con s una relativa fungibilit dei luoghi, dapprima con lo sviluppo della citt industriale, della quale Lewis Mumford notava la struttura arbitraria, costruita su linee geometriche proprio perch ogni spazio potenzialmente equivalente a una altro, per poi arrivare con lo sviluppo delle reti di trasformazione di tutte le localit in potenziali nodi il cui senso dato dai flussi che vi passano. Si manifesta cos, nell'universo della religiosit fai da tela moltiplicazione dei rituali a bassa intensit, essi stessi vissuti in quanto frutto di scelta totalmente libera, che fanno tesoro non della condivisione di una collettivit nota e radicata ma della confluenza di un collettivo magari effimero. Il destino del giuramento e il sistema della comunicazione. Il Corporaliter. Nei secoli il giuramento sopravvissuto come atto orale, anche se poteva fare riferimento a un atto scritto, ma nella sua qualit di oggetto sacro che, come abbiamo visto, fin dai tempi di Giovanni Crisostomo sostituiva per i cristiani altri oggetti simbolici di tradizioni precedenti. In ogni caso il giuramento in s, non poteva essere n formulato n trasmesso per via scritta: la voce, il corpo e la gestualit del pronunciare, la compresenza del destinatario e di tutta la collettivit erano costitutivi. Corporaliter. Da che cosa deriva una regolamentazione apparentemente cos arcaica pur in una civilt in cui la scrittura si era imposta come chiave della comunicazione verbale? Ci sono due spiegazioni. La prima riguarda il dichiarante. Tutto il complesso rito, verbale e gestuale, del giuramento sembra fatto per coinvolgere chi giura in tutti gli aspetti della sua persona; non solo per accertare che si assuma in pieno la responsabilit di quel che dice, quanto per stabilire fin dal primo momento una connessione tra la sua dichiarazione, che se violata lo render a tutti gli effetti maledetto, e le parti subiranno le conseguenze. Nessuna dichiarazione pu assolvere alla stessa funzione. Semmai la scrittura di sangue pu aggiungere un elemento ulteriore. La seconda riguarda proprio lo statuto dell'oralit nella civilt della scrittura. Questa esalta la parola, certo, ma la moltiplica e opera una prima dissociazione dal corpo e dalla voce di chi la pronuncia: dissociazione che rischia sempre di portare con s una riduzione del peso della parola stessa in quanto impegno personale, e che nell'epoca della stampa ulteriormente rafforzata dall'omologazione della parola stessa, dal ridursi della diversit tra le varie voci. In una civilt dove il commercio verbale diviene semplice scambio di informazioni. Ecco cos che il ruolo del giuramento pu essere visto come l'altra faccia dello sviluppo di un sistema procedurale sempre pi fondato sulla produzione e circolazione di documenti scritti; come rito celebrativo di momenti di cambiamento nella vita delle amministrazioni dominate dal passaggio di documenti, dall'insediamento di un nuovo ministro all'entrata in servizio di una nuova leva di militari. Il giuramento all'epoca dell'audiovisivo. Il moltiplicarsi dei messaggi sonori e visivi ha tra le sue principali implicazioni: il distacco della voce dall'atto della pronuncia la circolazione di riproduzioni realistiche non solo degli atti verbali ma anche dei comportamenti che li accompagnano. La possibilit di fissare le situazioni comunicative al di l della loro originaria ritualit. I cerimoniali a bassa intensit sono anche questo: comportamenti rituali che si vengono progressivamente svincolando dall'hic etr nunc originario. Le componenti pi preziose del rito, la voce come strumento che viene dall'interno della persona per raggiungere l'esterno, il gesto con la sua componente anche tattile vengono aschiacciati pura informazione, riproducibile e fungibile, cio sostanzialmente depersonalizzabile. Il rito si riduce

potenzialmente a un insieme di informazioni. Nel regime dell'oralit secondaria possibile fissare nel tempo discorsi e comportamenti nati originariamente per il fluire spontaneo del vivere e del conversare. Viene cos a cadere una distinzione centrale nella tradizione dell'oralit classica: quella tra il tempo del rito e il tempo del vivere. Un giuramento fissato da un registratore audio e video non pi cos distante da un altro atto comunicativo conservato con gli stessi strumenti. E non a caso nel sistema giudiziario attuale la posizione di regime delle prove assunta in misura crescente dalla strumentazione di registrazione meccanica delle immagini e dei suoni, che pu fissare parole dette in momenti ben diversi da una dichiarazione solenne, e inchiodare le persone alla falsit delle loro dichiarazioni con solennit minore,ma efficacia superiore rispetto al giuramento. Cos la fotografia, il cinema, il registratore sonoro hanno assunto nel senso comune un valore di prova competitivo con la dichiarazione giurata del testimone; e lo assumono proprio in quanto hanno o pretendo di avere carattere oggettivo. Il sistema delle prove perde progressivamente di ritualit per ammantarsi di scientificit. Lo sviluppo dei media elettronici, ci chiarisce anche un altro meccanismo. Il giuramento richiede una com-presenza fisica tra il giurante e colui al quale le parole rituali sono rivolte, ma anche uno spazio appropriato, almeno provvisoriamente distinto dal fluire corrente della vita: ci necessario non solo a conferire solennit all'atto ma anche a evidenziare quel guscio nel quale l'atto colloca la parola data. Il sistema dei media novencentesco e i valori simbolici del giuramento. Per quanto riguarda i valori simbolici su cui i cerimoniali di giuramento, in particolare collettivo, si fondano, le implicazioni del comunicare sono sicuramente pi complesse, ma in sostanza convergenti. Il cinema, la mussoliniana arma pi forte pu avere avuto per una fase la forza e il privilegio di esaltare ancora pi che in passatole costumanze fanatico-sentimentali come l'atto di fede e di impegno davanti al cannone, in quanto fa coincidere i valori impliciti nell'azione narrata con la riproduzione meccanica di frammenti del reale. LA LIBERALIZZAZIONE DELLA PORNOGRAFIA UNA RICOSTRUZIONE STORICA. Il punto di vista. Il porn studies nati negli ultimi quindici anni tendono per altro a concentrarsi sui testi, artistici e\o pornografici, escludendo di fatto il contesto storico-sociale , o assumendo esclusivamente all'interno dei punti di vista codificati dei gay and lesbical studies e delle cosidette letture race and class oriented. Se la pornografia e\o fa male non la censura il rimedio. Il processo di leberalizzazione. La liberalizzazione della pornografia non assimilabile a uno di quei fatti storici del novecento che possono essere datati con riferimento a un singolo evento. Si tratta di un fenomeno erosivo pi che affermativo, passato pi attraverso la progressiva perdita di peso di norme esistenti che attraverso l'enunciazione di nuove regole; di un fenomeno che si verificato con maggior rapidit nel mondo occidentale, e che cmq anche in occidente si imposto con tempi diversi da paese a paese, in relazione a differenze politiche e religiose. D'altra parte, la dinamica del fenomeno pu essere letta in due chiavi contrastanti: da un lato un processo che ha attraversato tutto il secolo e che nonostante i tanti accidenti di percorso ha avuto nell'insieme direzione univoca: dai segnali importanti ma ancora nettamente minoritari di cambiamento di mentalit che si ritrovano a cavallo tra i due secoli in opere letterarie come la

professione della signora Warren o scientifiche a cominciare dai testi dai Freud; alle prime caute aperture dei tribunali anglosassoni in materia di valore redeeming dell'arte nei confronti dei temi erotici; alla progressiva limitazione degli interventi della censura in ambito teatrale e cinematografico dopo la seconda guerra mondiale. D'altra parte innegabile che nella continuit del processo, che ha attraversato tutto il secolo, si possa distinguere una linea di frattura che si colloca fra gli anni 50(quando si hanno i primi segnali importanti della liberalizzazione dei paesi del Nord Europa e anche per quanto riguarda le riviste, negli USA) e la met degli anni 70, quando nella quasi totalit dei paesi europei cominciano a nascere le sale a luci rosse. Come il rompersi di una diga. La liberalizzazione della pornografia in Italia. Nel 1953, all'epoca in cui Hugh Heffner fondava Playboy, l'Italia era uno dei paesi pi blindati dell'Occidente contro ogni forma di pubblicazione e pi in generale di comunicazione oscena. Ricorderemo che proprio in quell'anno la Rai approv un regolamento di autodisciplina che, com noto, oltre a escludere ogni esibizione corporea minimamente eccitante nonch i baci troppo appassionati vietava l'uso nella tv di Stato di parole come divorzio; il controllo della censura teatrale su ogni possibile rischio di oscenit era tale che nel 1952 si arriv a proibire la rappresentazione di un classico letterario riconosciuto come la Mandragora di Nicol Macchiavelli, e ancora pi rigida era la censura sulle pellicole cinematografiche, almeno in materia di nudo e di baci. Meno di 25 anni dopo, nel 1977, l'Italia era oggetto di commenti sulla stampa internazionale per la diffusione della stampa pornografica anche hard core a livelli di visibilit e di accessibilit anche ai minori, che non avevano eguali in Occidente; per la popolarit raggiunta dalle pornostar cui veniva concessa la presenza in media rispettabili inclusa la tv e lo Stato; e per il curioso fenomeno del cosidetto strip tease delle casalinghe che fu uno dei fatti di cronaca pi sensazionali, e resta il pi radicato nella memoria di molti, della fase di liberalizzazione delle trasmissioni televisive. Le tappe di un passaggio. Nel 1959 con Europa di notte di Alessandro Blasetti, aveva inizio il fenomeno dei cosdetti sexy movies, che segnalavano l'esistenza di un mercato potenziale in grado di esercitare una pressione fortissima sulla censura, la cui diffusione presuppone almeno un parziale rilassamento delle regole; e che faceva dell'Italia, paradossalmente, un grande esportatore di prodotti osceni, o ai limiti dell'oscenit. da notare che la principale attrattiva di quei film sul mercato italiano stava nel mostrare spettacoli che in altri paesi europei erano relativamente normali e che in Italia risultavano ancora fortemente os: l'Italia era ancora un paese eccezionalmente rigido, proprio mentre si saggiavano i limiti di quella rigidezza. 1966, la sentenza che assolse i redattori di un giornale liceale milanese, accusati in un primo tempo di pubblicazione oscena per un'inchiesta sulle ragazze del liceo Parini, nella quale si parlava anche del loro atteggiamento verso il sesso. Parallelamente nel 1966-1967, vennero lanciate alcune pubblicazioni patinate per soli uominiche facevano il verso a Playbaoy (di cui era vietata al tempo la diffusione in Italia): riviste che dopo una breve fase di sequestri e processi vennero di fatto ammesse. Nel 1971-1972 arrivarono le prime pubblicazioni hard copre sia nel campo delle riviste fotografiche sia a fumetti. Almeno fino alla met degli anni 80 furono numerosi gli interventi giudiziari in base all'articolo contro le pubblicazioni oscene: fino al caso estremo della sentenza, del gennaio del 1976, della Suprema Corte che condann Bertolucci alla detenzione, e il film ultimo tango a Parigi a essere distrutto fino all'ultima copia, con una decisione di sapore medioevale tanto pi stravagante e in qualche misura provocatoria visti i giudizi critici generalmente favorevolissimi, sentenza che poi stata superata da un'altra del 1987 che escludeva l'oscenit del film.

Nella met degli anni 70 non ci furono grandi cambiamenti, semmai il radicarsi della pornografia nel consumo di massa e nel mercato dei media. Da un lato il filone dei film sexy all'italiana, o porno soft, destinato a un pubblico generalista e presto approdato alla televisione; dall'altro la nascita del cinema a luci rosse e lo sviluppo del mercato video e dei sexy shop, e poi, negli anni 90, il boom delle centrali telefoniche erotiche, le cosidette hot line. In sostanza, rispetto alla fase degli anni 70, si deline un mercato pi precisamente suddiviso, con confini un po pi marcati. Il caso italiano. Tra le caratteristiche pi rilevanti del caso italiano vanno ricordate: la rapidit e intensit del processo che ha segnato il passaggio dalle prime rotture del tab del nudo all'hard core, cosa che in Francia o negli USA il processo aveva richiesto molti anni. Il fatto che un paese cattolico e particolarmente rigido sia divenuto in pochi anni un esportatore di pornografia non solo soft ma anche estrema. Il fatto che un processo di tale portata, giuridica, politica e psicosociale, si sia imposto, ancor pi che altrove, in assenza di qualsiasi intervento regolativo. Il bordello senza muri. Il crollo delle case chiuse ha portato delle conseguenze: da una parte hanno fatto emergere la pubblica visibilit di ci che in precedenza le case tenevano rinchiuso; dall'altro lo scomparire di un'istituzione nella quale non si praticava solo il sesso, a pagamento e consumato in fretta, ma anche altro: esibizione di immagini esplicite e corpi nudi in esibizione, conservazioni senza censure, confidenze. I film scollacciati che ebbero il loro inizio con Europa di notte erano il sostituto del bordello per diversi aspetti: occasione di socializzazione maschile di iniziazione almeno immaginaria di chi il sesso non lo aveva ancora praticato di eccitazione vicaria La sinistra comunista che sosteneva le libert di espressione, si trovava in imbarazzo di fronte alle pressioni per una liberalizzazione piena dell'immagine erotica, sia per la costante preoccupazione di non mettersi in eccessivo contrasto con le masse cattoliche, sia per un radicato perbenismo proprio della tradizione del movimento operaio. Non a caso la prima generazione venuta a maturit, quella dei tardi anni 60, fu la prima a potere confondere almeno momentaneamente la liberalizzazione della pornografia con un pi generale processo di liberalizzazione dell'eros. Ma, prima che questo accadesse, la fine del bordello come istituzione totale del sesso e del soddisfacimento maschile si fece sentire forse anche pi profondamente nella vita psichica degli italiani. Con la fine dei bordelli venuto a cedere un guscio paradossalmente protettivo, che consentiva al maschio di vivere una relazione sessuale del tutto priva di rischi emotivi e isolata dal resto dell'esistenza; una caduta che poteva produrre nel maschio un senso di liberazione e insieme un senso di insicurezza, di disorientamento. Di liberazione perch il rapporto erotico anche occasionale diventa visibile fuori da quel guscio; ma anche di disorientamento perch il pericolo da questo punto in poi sempre dietro l'angolo: non parliamo solo dei rischi sanitari, ma sopratutto del rischio di un coinvolgimento emotivo.

Il sistema dei media nella via italiana all'erotismo. La prima tappa della liberalizzazione dell'erotismo in Italia fu, in sostanza, un fenomeno che riguardava un pubblico in larghissima prevalenza maschile, dove si celebrava l'esposizione del corpo femminile come totale disponibilit simbolica e si ribadiva quindi un modello erotico assolutamente tradizionale: in questo universo nacquero le prime imprenditorialit dell'eros, nel mondo del cinema e in quello dell'editoria, non illegali, ma per qualche anno a rischio continuo di arresti. In questo ambito si forgi un linguaggio fatto di calendari e pettegolezzi erotici sulle star che sarebbe rimasto nel corso dei decenni successivi la corrente dominante della via italiana all'erotismo anche quando questa si far main stream, invadendo la grande stampa e prendendo anche sulle reti televisive di maggior audience. Del resto, dobbiamo ricordare che la nascita del cosidetto filone sexy del cinema italiano non legato solo alla chiusura dei bordelli. L'industria cinematografica se da un lato era consapevole di dovere scendere a patti col nuovo mezzo, dall'altro era disperatamente in cerca di ingredienti che rendessero il cinema visto in sala competitivo verso l'audiovisivo domestico. Da questo punto di vista, l'innovazione tecnica (l'uso generalizzato del colore) favoriva certo la competitivit del cinema; ma l'aggiunta di erotismo forse lo avrebbe fatto ancora di pi, in quanto si poteva presumere che mai la televisione di stato avrebbe seguito il cinema su quella strada, e in quanto sala, con il sistema del divieto ai minori, escludeva automaticamente il rischio di esporre i bambini e i ragazzi a spettacoli impropri. La grande frattura. La fase successiva della liberalizzazione, quella che, come si visto, porta l'Italia tra il 1966-1967 e il 1977 da paese decisamente pi repressivo della media europea occidentale a paese dove la pornografia di fatto tutta sregolata. Vale la pena soffermarci su tre elementi: la coincidenza, proprio in quegli anni, tra la caduta dei tab in materia di rappresentativit del sesso e altri processi, accellerati, di quella che pu essere chiamata la singolare modernizzazione italiana. Il modo e la dinamica particolare in cui si sono manifestati nel nostro paese i fenomeni politici e culturali che vanno sotto il nome di 68 il pi generale processo di deregulation, che assunse nel nostro paese forme anch'esse peculiari. Per quanto riguarda il primo aspetto non dobbiamo dimenticarci che l'Italia forse tra i paesi dell'Occidente quello che ha vissuto pi rapidamente il salto da una condizione preindustriale e premoderna a una condizione postindustriale. Lo spostamento dalle campagne alle citt favor il formarsi di una cultura nazionale nuova, nella quale alcuni mezzi di comunicazione di massa a cominciare dalla tv avevano funzione in parte sostitutiva in parte compensativa nei confronti delle tradizioni, comunicative e cerimoniali. Altrettanto rapida stata la laicizzazione del paese. Negli anni 50 la maggioranza degli italiani era ancora costituita da cattolici praticanti, ovvero persone che non si limitavano a dichiarare la propria fede religiosa, ma ne erano influenzate concretamente nello stile di vita e nelle abitudini.vent'anni dopo, la maggioranza degli italiani era ancora cattolica per fede dichiarata, ma i praticanti erano divenuti una minoranza. Molti cattolici non erano pi disposti a seguire la Chiesa su tutte le sue indicazioni come per esempio il divieto del divorzio o l'aborto. Ancora una volta tra il 1965 e il 1970 furono momento centrale di questa transizione, anche perch le riforme introdotte dal concilio incoraggiarono una parte della popolazione ad allontanarsi dalla Chiesa. Nel 1974 ci fu la vittoria del referendum sul divorzio, ma questo avvenimento in realt confermava ci che era gi ampliamento consolidato. I dati pi significativi della modernizzazione italiana sono i dati relativo alla demografia. Il nostro paese passato ad essere uno dei pi a fertili a quello meno fertile di tutta Europa, cio ha vissuto quel processo di separazione della sessualit dalla procreazione.

Tutti questi avvenimenti furono una prova dell'affermarsi di un atteggiamento individualistico e di una radicale apertura al mercato come chiave organizzativa dell'esistenza e come risposta a tutte le esigenze, contemporaneamente, questi processi segnalarono la caduta di legami tradizionali che si sarebbero potuti pensare se non eterni almeno durevoli. Proprio a partire dalla fine degli anni 60, le resistenze alla liberalizzazione cominciarono a presentarsi come difesa in buona parte inutile di un assetto che in ogni caso stava crollando. Il movimento studentesco prima, poi i movimenti giovanili e della nuova sinistra fecero subito proprie le richieste pi intransigenti relative alla libert individuali e in particolare alla libert di espressione da un lato, alla piena autonomia dall'altro, e dichiararono esplicitamente guerra a ogni forma di repressione in questo campo, allineandosi almeno su questo terreno al Partito radicale, da tempo il pi attivo in materia di diritti delle minoranze erotiche e di libert del comportamento sessuale. Il clima libertino del tempo e il generale cambiamento di mentalit che il 68 port con s fecero in ogni caso testa d'ariete per una liberalizzazione che forse si sarebbe affermata cmq, con tempi e con modalit diverse. Dopo la frattura. Se la fine della nuova sinistra italiana e della sua lunga stagione non portarono con s nessun riflusso nella circolazione della pornografia, questo fu dovuto: da un lato alle generale difficolt di tornare indietro rispetto a quelli che moltissimi italiani erano non tanto diritti acquisiti quanto costumi e consumi ormai consolidati dall'altro al modo in cui si attu nel nostro paese la trasformazione del sistema radiotelevisivo, e pi in generale lo smantellamento del sistema dirigista delle partecipazioni statali. Il ruolo della Chiesa. Negli anni 70, i viaggiatori stranieri in Italia, e in particolare a Roma, si trovavano di fronte a un fenomeno che a molti appariva paradossale. Una citt dove la presenza anche istituzionale della Chiesa restava visibile ovunque. Fino agli anni 50, l'azione della Chiesa era centrata su una forma di censura preventiva che arrivava alla censura e alla rimozione di tutto ci che riguarda il tema del sesso. La sfera erotica era nell'etica cattolica emergente uno degli aspetti pi importanti e delicati della vita personale, un terreno di responsabilit condivide della coppia. In materia di comportamenti sessuali le tendenze postconciliari non avevano la forza di imporre il loro nuovo punto di vista, mentre in materia di rappresentazioni del sesso le barriere censorie classiche continuavano ad essere sostenute dagli ambienti cattolici dominanti pi per un riflesso difensivo che per reale convinzione. Tra l'altro le contraddizioni appena richiamate sono una delle cause per cui la pornografia si impose in Italia senza un dibattito, in quanto la Chiesa non volle intervenire per non far emergere le varie divisioni interne ad essa . Pornografia e sistema dei media nell'esperienza italiana. In Italia il medium privilegiato dell'erotismo, nella prima fase, fu la stampa. Le riviste illustrate si presentavano pi di altre forme di comunicazione ad accogliere la nuova ondata, grazie allo spazio dato alle immagini, alla qualit delle riproduzioni possibili, al prevalere delle immagini stesse sul contenuto verbale. Nel periodo 1966-1975 si assiste alla moltiplicazione di riviste illustrate definibili come erotiche e quasi da subito comincia la differenziazione per il target. I mensili: relativamente costosi sorti sulla via di Playboy i settimanali di nudo pi economici, con immagini acquisite sul mercato nazionale e internazionale; seguiti ben presto dai settimanali pi spinti hard core

i settimanali che usano le immagini os fumetti porno e passano molto velocemente da toni porno-soft all'hard core spesso con tinte sadomaso sconosciute alle riviste fotografiche almeno in quella prima fase. Come si pu notare, alla differenziazione per reddito e livello culturale si collega una diversificazione di altro genere, per livelli possiamo dire di trasgressivit, che rende il mercato di queste pubblicazioni, fin dai primi anni, uno dei pi mirati di tutti i mercati mediatici. A partire dagli anni 50 nel cinema si manda in onda dal pseudocumentario alla commedia sexy fino alla produzione di cinema hard core, quando a partire dal 1977, si diffondono nel nostro paese le sale a luci rosse. Sar proprio l'hard core a fare da rompighiaccio per il nuovo medium, il videoregistratore, che si affermer a partire dai primi anni 80', e che porter con s una diversificazione per il target. Nell'insieme la liberalizzazione della pornografia in Italia degli anni 60 in poi ha dato vita a imprese e settori in parte nuovi, caratterizzati dalla loro marginalit rispetto all'universo mediatico classico. La pornografia deve del resto parte della sua affermazione al suo presentarsi a partire dagli anni 6070, come una componente dei media mix dei paesi occidentali e come un'occasione di innovazione economicamente redditizia. Oltre il caso italiano. Il sistema e la spirale dell'innovazione. Secondo Bakker e Talas , il porno un caso esemplare di quella che sulle orme di un saggio dell'economista Christensen viene definita disruptive innovation, l'innovazione cio che porta con s il massimo di nuove potenzialit ma anche il massimo di rischio; per cui tipicamente viene introdotta non da imprese regolari ma da imprese relativamente marginali, innovazione che semmai i settori pi tradizionali dell'industria faranno propria quando il margine di rischio apparir ormai accettabile. A partire dagli anni 60 in Italia, da qualche anno prima in Europa, si innescato quello che una corrente centrale della storiografia dell'innovazione chiama momentum, il processo a spirale per cui l'innovazione alimenta se stessa. Una volta avviato il momentum, il processo innovativo agisce sui sistemi, nel caso specifico sul sistema dei media, in modo non graduale n lineare ma con un andamento appunto a spirale, che rende il cambiamento irreversibile e autolimentato. Nel caso della pornografia avvenuto proprio questo, lo dimostra per esempio l'intrecciarsi dell'editoria periodica con la produzione video, o l'improvvisa popolarit assunta in Italia dalle pornostar o in tempi pi recenti la crescente interdipendenza tra hot line erotiche e tv locali. La delegittimazione degli interventi censori. La norma contro la pornografia ha sempre presentato un duplice paradosso giuridico. Prima di tutto si tratta di una limitazione nei confronti di una libert generalmente difesa come sacra, di una restrizione nei confronti di un'autentica pietra angolare del sistema delle libert civili qual' la libert di manifestazione del pensiero, che viene introdotta in nome non di interessi individuali da difendere come accade per le norme sulla diffamazione, o quello che viene chiamato negli USA pericolo grave e immediato, ma di un'esigenza che per alcuni etica, per altri di sensibilit o semplicemente di gusto. In secondo luogo, si tratta di una limitazione difficile, se non impossibile, da vincolare a regole precise: da un lato il prevalere in tutti i paesi occidentali di una fede o quanto meno di una tradizione e di una sensibilit cristiana, che dettava i comportamenti e fissava i limiti in materia di costume dall'altro l'affidamento allo Stato, dopo la fase rivoluzionaria e la nascita degli stati nazionali, di un compito di educatore collettivo che includeva anche il controllo sulla pubblica morale: compito che i totalitarismi hanno assolutizzato fino a fare della censura politica, ma anche sessuale, linguistica e altro uno degli aspetti principali nella relazione tra

autorit e cittadino. Negli anni del dopoguerra entrambi questi presupposti si sono rivelati progressivamente fragili: da un lato la religione stata sempre pi assunta come fatto importante della vita personale, ma sostanzialmente privato, tale cio da fondare dei valori morali; e il senso del pudore stato man mano riconosciuto sostanzialmente come soggettivo dall'altro lato la funzione educativa dello Stato ha perso gran parte della sua legittimit.

Una nuova generazione: la procreazione separata del sesso. Nel 1960 la pillola veniva immessa nel mercato statunitense come anticoncezionale, dopo essere stato in uso per diversi anni sotto l'etichetta di preventivo dei dolori metruali. Cinque anni dopo, una sentenza della Corte Suprema del Connecticut respingeva un ricorso mirante a renderne illecito l'uso. Nel 1980, ne facevano uso decine di milioni di donne in tutto il mondo, e accanto alla pillola si erano imposti altri anticoncezionali che davano alla donna il principale potere decisionale. Tra la pillola e la liberalizzazione della pornografia non c' nesso diretto; ma certo ce n' uno che lega la nuova generazione di anticoncezionali all'affermarsi dell'individualismo pi pieno di scelte erotiche, come all'indebolirsi della pretesa di controllo-monopolio da parte della famiglia sull'attivit sessuale della donna, pretesa che stata per secoli alla base della segregazione della sfera erotica delle donne per bene. Parallelamente si imponeva un nuovo atteggiamento in materia di masturbazione. La masturbazione non era pi imputata n di conseguenze fisiche catastrofiche n di causare un indebolimento di quella fibra morale di nazione che del resto per le nazioni emergenti era sempre meno un valore. Una generazione televisiva. La generazione del baby boom: coloro che vissero in prima persona la liberalizzazione della pornografia e degli altri processi sopra descritti. McLuhan, secondo la tesi di questo autore, i media elettronici e in particolare la televisione hanno avuto come effetto fondamentale la rottura delle barriere invisibili ma radicate che separano i diversi ambenti comunicativi: in particolare la caduta della separazione netta tra il dentro e il fuori l'abitazione, e tra i diversi ambienti della casa. Meyrowitz non parla esplicitamente di pornografia, ma tra le sue ipotesi varie sono utili per la nostra interpretazione: in primo luogo, l'avvento della televisione vanifica tutte le strategie protettive che hanno avuto corso per secoli nei confronti dell'esposizione dei minori dell'eros. Con la televisione viene a scomparire il segreto della segretezza, la convinzione che fosse possibile tenere i minori all'oscuro, fino all'et pubere, dell'esistenza stessa di una sfera erotica: la censura operata dai genitori e quella operata dalle reti stesse non neutralizzano gli interrogativi e la curiosit del bambino, al contrario possono stimolarli ulteriormente. In secondo luogo, la penetrazione della televisione in particolare nello spazio domestico. Dopo la caduta. La pornografia diventata in pochi anni contenuto transmediale, socialmente diffuso e riconosciuto come legittimo, stimolo a comportamenti attivi dell'individuo e sempre pi spesso anche della coppia. Prima ancora dell'esplosione del consumo, la maggiore novit stata rappresentata proprio dalla sua banalizzazione, dal diffondersi di prodotti dichiaratamente oosceni in tutti i comporti della cultura di mass; e del fatto che, al posto dei confini etici e istituzionali che erano stati invalicabili per secoli, si sia instaurata una sorta di confine mobile e contrattabile, fondato non tanto su norme etiche quanto su regole di costume o di gusto. Gli anni 80-90 hanno visto una riduzione della visibilit pubblica della pornografia, ma al contempo

un consolidarsi e un maturare del mercato, caratterizzato da fatturati di tutto rispetto, suddiviso per target differenziati a livello di specializzazione anche superiori a quelli medi di altri comportamenti dell'industria culturale. LA LIBERALIZZAZIONE DELLA PORNOGRAFIA: LA DINAMICA PROFONDA. Un sistema di confini e di demarcazioni. I confini pi nettamente demarcati, e generalmente interiorizzati da tutti gi nella tarda infanzia e nell'adolescenza, correvano tra i luoghi, pochi e chiusi, in cui il sesso era vissuto e oggetto di rappresentazione e di discorso, e i luoghi dell'interscambio sociale aperto, quello cio al quale partecipavano in modo indifferenziato esponenti di entrambi i sessi e di diverse et, da cui il sesso era escluso non solo come pratica e come oggetto visibile ma anche, come tema di conversazione. I luoghi dedicati al sesso erano da un lato il desiderio maschile, dall'altro quella parte di spazio domestico dove, per dirla come Freud, aveva luogo la scena primaria, al riparo dello sguardo altrui. Negli spazi pubblici aperti a tutti il sesso, come oggetto di rappresentazione e di discorso, era in quella fase del tutto escluso. Quelli riservati ai soli uomini favorivano non solo il discorso sul sesso ma anche la circolazione di quella pornografia non liberalizzata che allora cmq era oggetto di consumo: dai calendarietti fino alle fotografie e ai libri passati di mano in mano. Esistevano poi alcune forme di spettacolo (rivolte al pubblico maschile), che vivevano proprio sul confine tra detto e non detto, dal variet allo spogliarello. Ma nel corso del secolo l'importanza quantitativa e qualitativa delle occasioni di separatezza tra i sessi venuta decrescendo. La caduta delle barriere. Nel corso del 900 ma sopratutto negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, c' stata la caduta dei confini e dei tab relativi al sesso, quindi c' stata un'apertura. Non si trattato per di un processo pacifico. Il conflitto tra i sessi assumeva caratteri nuovi anche rispetto al periodo dell'emancipazionismo proprio perch poneva al centro la sfera personale di ciascuno e l'intero quadro delle relazioni e delle rappresentazioni. Tra le conseguenze diversi aspetti che hanno influito sulla presenza sociale del sesso e del discorso sul sesso: prima di tutto: l'assurgere delle tematiche sessuali ad area importante e riconosciuta del discorso pubblico in secondo luogo, il rifiuto da parte di un numero crescente di uomini e donne di tutte le barriere poste in precedenza in terzo luogo il manifestarsi di un nuovo potere delle donne in tutte le sfere del vivere. I luoghi deputati al consumo del sesso rappresentato erano in passato, anche luoghi dove il sesso veniva consumato in quanto tale, con un contatto di corpi e di persone, contatto che poteva essere il pi brutale e volgere nei bordelli, il pi rigidamente autocontrollato nel matrimonio borghese, ma cmq era sesso. Rispetto al quale la pornografia aveva funzione pi che altro di stimolo. L'esplosione della pornografia lecita, a partire dagli anni 60 ha portato con s: una separazione del sesso vissuto dal sesso rappresentato l'effetto di banalizzazione il formarsi di un mercato con caratteri tutti peculiari. D'altra parte la pornografia venuta a stabilire con il cinema e la televisione, la musica leggera e il fluire dei contenuti in rete un rapporto esplicito di complementariet e di reciproca alimentazione.

La separazione del sesso rappresentato dal sesso vissuto. La pornografia costituisce una rappresentazione disincarnata della vita sessuale. Attraverso l'intermediazione di un mezzo di comunicazione, che sia libro o rivista, il sesso viene evocato e messo in scena, per allusioni. I media vicari, il potere dei media. Oltre la separazione del sesso dalla procreazione si vissuto un'altra separazione quella dei media che hanno finito per porsi in mezzo tra l'universo del desiderio proprio della sfera erotica, e le pratiche interpersonali. Le implicazioni sono: si arrivati alla soppressione di qualsiasi elemento di rischio implicito nel rapporto sessuale. Questo l'elemento pi psicologicamente condizionante del consumo di pornografia, e a sua volte ha delle conseguenze non irrilevanti, come la tendenza dei consumatori a lasciarsi attrarre da alcuni sottogeneri particolari come il cosidetto sadomaso. La pornografia attribuisce al consumo mediatico il potere di rispondere in modo diretto non solo a un bisogno emotivo, ma anche a un bisogno primario. La verit fotografica e la funzione esplorativa della pornografia. Secondo la retorica propria del mezzo fotografico, il sesso viene percepito non come oggetto di rappresentazione ma come realt che si offre a chi vede, aspetto non irrilevante di quell'affinit intrinseca tra la fotografia e il bordello. Nei media moderno la pornografia ha avuto un ruolo fondamentale di promozione e esplorazione dei mercati: questo avvenuto per la fotografia delle origini, che ha dato vita a un fiorente circolazione clandestina di immagini letteralmente da bordello fin dai primissimi anni; poi per la stereoscopia, che aggiungeva al realismo fotografico, l'illusione della tridimensionalit; poi per il cinema, che lungo tutta la sua storia, dalle origini, fino al boom delle luci rosse, ha trovato nel porno un mercato parallelo utile tra l'altro alla diffusione dei proiettori a uso domestico; fino al video per il quale il sottomercato erotico stato a lungo in molti paesi, tra cui l'Italia, il pi attivo e redditizio; e quindi all'esplosione del web. La prova e il sospetto. La pornografia stata ed , per la fotografia una forma costante di tensione. L'atto sessuale, una volta registrato su pellicola, appare documentato in modo per definizione veridico, capace quindi di rispondere alla richiesta di realt. Ma la messa in scena il trucco, l'artificio sono e restano parte dell'esperienza di ogni fruitore di mezzi meccanici, per cui il realismo della rappresentazione fotografica si intreccia con il sospetto di manipolazione. La domanda della pornografia detta hard core nasce dalla richiesta del pubblico di una prova di realt, della prova cio che l'atto sessuale per cui si eccitano abbia avuto effettivamente luogo, e che i suoi protagonisti siano stati effettivamente coinvolti, se non sul piano emotivo, almeno su quello fisico. Questa prova finita con il concentrarsi sull'orgasmo maschile ritenuto difficile da simulare. Trasgressione e banalit. I divieti hanno un ruolo importante nella pornografia perch valorizzano le immagini erotiche. Mentre la banalizzazione ha un effetto svalutante, per la pornografia diminuisce l'effetto eccitante del prodotto. E per reagire a questo appiattimento da anni si cerca sempre di inventarsi qualcosa di trasgressivo.

Un desiderio frantumato, un mercato perfetto? Tra gli aspetti per cui la pornografia ha costituito un'avanguardia nell'industria della comunicazione, vi in effetti la sua precoce specializzazione: cio la tendenza non solo a diversificare i prodotti sulla base delle possibili fantasie erotiche, ma anche a mettere in risalto le loro specificit al momento stesso dell'immissione sul mercato, in una sorta di marketing ideale in cui il consumatore cerca e trova il prodotto nel quale sa gi o ritiene di riconoscersi sul piano erotico. La pornografia e il sistema culturale di massa. Il gioco di continuit e complementariet\opposizione tra la pornografia e l'insieme della cultura di massa evidente gi sul terreno banale ma al solito rilevantissimo della circolazione di trame, storie , riferimenti. Il cinema e il video, hanno tratto per decenni, e in parte traggono ancora oggi, la quasi totalit dei loro schemi narrativi dai generi dominanti, e non a caso: permettono cos al loro pubblico di seguire quelle esili trame senza distrarre troppo l'attenzione dal solo tema di reale interesse, i momenti specificamente erotici. D'altra parte almeno a partire dagli anni 70 accaduto anche l'opposto: luoghi, stili, personaggi della comunicazione erotica sono stati ripresi sistematicamente dalle narrazioni cinematografiche ma anche da un medium che sembrerebbe per definizione refrattario all'erotismo come la televisione generalista. Basta pensare al ruolo dei personaggi come una pornostar che la sola presenza pu bastare a evocare trasgressione. Lo spattler. Splatter: narrazione dedicata non tanto alla descrizione dell'atto fisico dell'amore quanto alla penetrazione dentro il corpo umano, quasi a mettere alla prova lo spettatore e insieme a rovesciare il mito dell'amore in un simmetrico mito dell'odio. Lo splatter pu essere considerato il coronamento dello sguardo pornografico tout court: permette allo spettatore di portare il suo voyeurismo dentro i corpi, squadrati anche per poterli esplorare, dai corner che da personaggi di contorno da poliziesco classico sono diventati non a caso, insieme con i serial killers, fino alle basse macellerie dei fumetti hard da trent'anni in qua. D'altra parte colpisce il fatto che il gusto splatter tocchi un pubblico che va ben al di l non solo della piccolissima nicchia dei necrofili e dei sadici veri ma anche degli stessi utenti della pornografia. Oggi lo splatter che si cerca non solo il brivido della trasgressione che nessuna pornografia normale pu pi donare, ma il contatto tra la realt quotidiana e l'universo metafisico. La logica della spirale: dinamica della pornografia, dinamica dei media. La liberalizzazione della pornografia ha avuto in effetti una portata per cos dire ciclica. Nel senso che si andata continuamente autoalimentando, perch man mano che una serie di aspetti della vita diventava visibile e rappresentabile cadevano le resistenze residue e d'altra parte nasceva una domanda di nuove rappresentazioni che andassero oltre. TERZA PARTE:ILLUSORIE EVIDENZE, SUI MEZZI DEI MESSAGGI. PREMESSA A cavallo tra la fine del 900ne l'alba del nuovo secolo si diffusa una nuova generazione di media personali che stata diffusa grazie alle campagne i marketing. I lettori mp3 vengono presentati come un ambiente sonoro da costruire, per separarsi dal mondo esterno. Oltre al design e la facilit d'uso, su questi apparecchi si possono inserire tutte le canzoni che si vuole. Ogni generazione di persone trova sgradita le canzoni della generazione successiva

8. QUELLO CHE SAPPIAMO ( O CREDIAMO DI SAPERE) DEI MEDIA 8.1 segni dei tempi Era il 1979, il gruppo si chiamava The Buggles e la loro canzone intitolata Video killed the radio star, portava scompiglio nel mondo. arrivato il video, cantavano i Buggles, e la radio entra in crisi. La canzone non era pi sempre e soltanto una somma di musica e parole ma una realt fatta oltre che di musica e di suoni verbali anche di immagini elettroniche. La canzone non era pi confinata a un ambiente ristretto fatto solo di radio e giradischi, ma circolava sempre pi rapidamente tra la radio e il walkman, lo stereo e la televisione. Quella canzone e quel video segnalano lemergere di un nuovo senso comune. dai primi anni ottanta che risulta sempre pi ovvia, quasi scontata, lidea che il progresso possa essere interpretato come una successione di forme di comunicazione. Le trasformazioni del comunicare, oltre a essere vissute come parte dellesperienza quotidiana dellumanit, sono addotte come spiegazioni dei pi diversi fenomeni: lapatia che si suppone indotta dalla televisione, i comportamenti delinquenziali che vengono cos imputati a YouTube, il presunto declino della vita sociale di intere generazioni a causa del tempo sottratto dal computer e dalle relazioni virtuali mediate dalla rete.. Tra i lasciti del Novecento i mezzi di comunicazione risultano uno dei pi pesanti e costituiscono: Eredit materiali ingombranti e mutevoli ( oggetti) Motori di una dinamica evolutiva a spirale, di una crescita irrefrenabile Elementi essenziali del modo di pensare, e di pensarsi, degli individui e della socit nel suo insieme Temi e oggetti non solo di dibattito ma di ricorrenti interventi istituzionali 8.2 Dentro i media. Una realt ambigua e stratificata Siamo sicuri di sapere che cosa intendiamo con il termine media? generalmente quando si parla di mezzi di comunicazione si fa prima di tutto un elenco pi o meno ampio, pi o meno motivato, quasi mai completo. Qualcuno infatti quando parla di media fa una lista pi ampia rispetto ad altri; per alcuni sono media i soli mezzi di comunicazione di massa ( giorali,tv..), per altri lelenco si allarga fino ad includere i mezzi detti interpersonali (messaggi, posta..), altri ancora danno alla parola un significato cos ampio da comprendere tutti gli strumenti utili a porre gli interessi umani in relazione tra loro (trasporti,denaro..) 8.2.1 Un concetto rudimentale, e potenzialmente ingannevole Un grande sociologo, Robert K. Merton, ha distinto le categorie teoriche pienamente sviluppate dai proto concetti ossia unidea prematura, rudimentale, non generalizzabile e sostanzialmente non spiegata. Se si legge con attenzione quello che si scrive sulla comunicazione da decenni ci si rende conto che per la grande maggioranza degli autori i media sono dei proto concetti. Per fare del medium e dei media non pi un proto concetto ma una categoria teorica matura bisogna andare dentro lo spessore dei media come realt fisica e come presenza sociale e simbolica, e insieme andare oltre i media stessi. 8.2.2. Una stratificazione di significati Cosa intendiamo con il termine televisione? Quando diciamo televisione indichiamo una tecnologia o meglio un ventaglio di tecnologie ( tv analogica, digitale..) e unistituzione, o meglio una pluralit di istituzioni (tv pubblica, privata..) un linguaggio e perfino un luogo o un oggetto (la stanza della tv). Indichiamo anche un quadro di aspettative e una cornice di sottointesi socialmente condivisi: la televisione implica la domesticit, uno stretto legame con la casa, legame che non imposto

materialmente dalla tecnologia ma radicato nelluso del mezzo. Notiamo quindi che una parola cos banale si rivela ambigua e stratificata e questa pluralit di implicazioni tipica di tutto il vocabolario dei mezzi di comunicazione. Ogni medium infatti una complessa stratificazione di tante realt; nel processo di formazione di ogni medium, linguaggi e societ, tecnica e cultura continuano a intrecciarsi. La tecnologia un fatto culturale, e non solo materiale, e la cultura vive negli eventi e negli oggetti. 8.2.3. Onnipresenti e sfocati Lidentit dei media stessi si fa sempre pi sfocata per effetto del ritmo stesso del loro cambiamento, e della sovrapposizione tra tecnologie. Mentre cresce la rilevanza attribuita ai mezzi di comunicazione, la loro specificit si viene dissolvendo. Due fenomeni evidenti: La moltiplicazione, fino alla ridondanza, dei mezzi a disposizione La versatilit delle macchine, resa possibile dallinformatizzazione generalizzata, cio dallapplicazione a tutti gli strumenti di quella separazione tra hardware e software. Con la digitalizzazione, tutti gli strumenti di comunicazione, che si chiamino televisore o lettore cd, radio o telefono, si sono conformati a un unico modello: il computer. Non si mai parlato cos tanto di media come in questo ultimo periodo e paradossalmente non mai stato cos poco chiaro cosa questo termine significhi. Non si mai attribuita molta importanza alla specificit dei diversi media e non mai stata cos poco certa la concreta differenza tra loro. 8.2.4 I media come istituzioni informali e come luoghi comuni Laffermazione tutti sappiamo che cosa intendiamo quando parliamo di radio contiene un importante elemento di verit perch un medium incarna un linguaggio e un insieme di abitudini, che possono rimanere relativamente intatti anche nel mutare degli strumenti e dei materiali. La radio infatti non semplicemente uninvenzione tecnico-scientifica e un insieme di apparati che sono stati creati a partire da quella invenzione; anche un insieme di linguaggi e di abitudini, che possono durare molto pi a lungo delle singole tecnologie. Da un lato si assistito a un articolarsi di una molteplicit di media in forma di sistema, fino allintegrazione di fatto dei diversi media in un unico universo tecnico; dallaltro si assistito a un processo apparentemente opposto e contradditorio: lattribuzione ai media di unimportanza crescente, come agenti di cambiamento distinti e autonomi. Possiamo parlare di istituzioni informali che si presentano come meno vincolanti delle istituzioni classiche largamente in via di delegittimazione, ma non meno regolatrici se non altro per le prescrizioni implicite nelle loro stesse tecnologie; meno dichiaratamente finalizzate a fissare i confini e i termini del vivere sociale, ma altrettanto importanti nel connettere tra di loro le persone e i gruppi. Media personali come il cellulare con la sua rubrica telefonica o i nuovi canali di social networking sono diventati strumento ineludibile di una vita di relazione orfana di appartenenze pi tradizionali (dalla famiglia allargata alla comunit di villaggio e di quartiere). Limporsi progressivo dei media come istituzioni informali una delle cifre in cui pu essere letta la storia della comunicazione nel Novecento. Lorganizzazione oggi prevalente del sistema dei media centrata sul mercato, salvo che quello della comunicazione resta un mercato del tutto anomalo, non solo perch le idee e i contenuti non sono merci davvero come le altre, ma anche perch i media sono venuti a costituire veri luoghi comuni. 8.2.5. Unidea di media I media sono realt storicamente determinate; lo sguardo storico che ci permette di vedere come si sovrappongono tra loro le diverse stratificazioni di senso e di esperienza che i media portano con s, e di distinguerle senza pretendere di separare rigidamente ci che nella complessit del reale intrecciato.

8.3 Oltre i media. Un campo di tensioni Quello che ci interessa non la stratificazione dei significati e dei processi che si incontrano in ogni medium, sono le contraddizioni che lo attraversano, connotando in profondit lesperienza che ne facciamo. 8.3.1 Connettere e separare Secondo Hannah Arendt il concetto di comunicazione contiene di per s un paradosso: la comunicazione tra gli esseri umani presuppone la loro diversit ma anche leguaglianza. Diversit e affinit: la comunicazione, in sostanza, vive della tensione tra questi due principi, apparentemente incompatibili. Un analogo paradosso pu essere riconosciuto anche nellagire di quegli strumenti della comunicazione umana che sono i media; essi connettono soggetti e gruppi sulla base di quanto li accomuna e insieme evidenziano e confermano ci che li tiene separati. Ogni medium portatore di messaggi e insieme segnale di separazione; si pu vedere ogni medium come tramite ma anche come ostacolo e ogni medium rappresenta anche una linea di confine. 8.3.2 Vicino e lontano Il concetto di user friendliness ci ricorda un altro processo contraddittorio che ha segnato lungo tutto il secolo le relazioni che si sono venute stabilendo tra i media e gli utenti. Jay David Bolter e Richard Grusin individuano come tipico dellattuale panorama della comunicazione un doppio movimento, che porta da un lato a nascondere la presenza dei media nellapparenza di trasparenza o di immediatezza, dallaltro a esaltarla mettendo in evidenza la pluralit, larbitrariet, lartificiosit delle interfacce. Il secolo dei media stato accompagnato da un progressivo avvicinamento spaziale ( lo schermo filmico deve essere distante qualche metro, quello televisivo un metro e mezzo..) e da un avvicinamento temporale: il cinema detta i suoi tempi, la cassetta e il dvd hanno i tempi di chi li usa, linterattivit riconosce allutente un ruolo di conduttore. Ma questa tendenza apparentemente lineare nasconde un processo opposto: il gioco dellavvicinarsi dellutente ai media per controllarli meglio trova il suo risvolto, da un lato, in una geografia delle reti globali in cui i centri-sistema si dislocano in realt a distanze crescenti da chi ne fa uso, dallaltro, nel complicarsi degli apparati. 8.3.3. Media che trasmettono, media che sono. Non si pu non comunicare. riduttivo pensare i media esclusivamente come canali. Non esistono parole pure e semplici; il dialogo perentorio: a cominciare dalla conversazione verbale, lo scambio comunicazionale non riconducibile ai contenuti veicolati; e questo, non solo perch i segni in quanto tali implicano contenuti ulteriori di complessa decifrazione ma anche e soprattutto perch lattivit comunicativa trascende le informazioni trasmesse, mettendo in gioco le relazioni affettive. In altri termini non si pu non comunicare. Finora questi modi di comunicare sono stati applicati solo alle relazioni tra persone e se invece provassimo ad applicarli anche ai medium? Per esempio possiamo parlare di una comunicazione e di contenuti impliciti in gesti come il regalare uno strumento di comunicazione, o ladoperarsi per farlo funzionare. 8.3.4 Il mezzo al di l del medium Il medium comunica esplicitamente con i messaggi che veicola, comunica implicitamente attraverso la sua stessa presenza e costituisce un messaggio in s. Ma il medium pu solo comunicare o pu fare anche altro? La comunicazione on line in generale pu essere collocata in due categorie nettamente distinte. La rete pu essere pensata infatti: Come un medium, ossia come un canale di comunicazione

Come uno strumento, come una scatola di attrezzi che la singola organizzazione offre a chi vi lavora per raggiungere i propri scopi operativi La rete come medium pu essere concepita come: Un medium che mette in relazione tra loro diversi soggetti in condizioni di parit: in questo caso la rete si presenta come strumento di comunicazione interpersonale. Comunicazione orizzontale e paritaria. Un medium che veicola messaggi da un piccolo numero di soggetti emittenti a uno pi largo di soggetti ricettori: in questo caso si presenta come strumento di comunicazione uno a molti. Comunicazione a carattere gerarchico. Vista come strumento: Come un utensile a disposizione di ogni soggetto per il raggiungimento degli scopi Come una macchina per gli sforzi coordinati dellorganizzazione e/o per il coordinamento degli sforzi stessi. Gli usi mediatici e gli usi strumentali si accavallano e si intrecciano di continuo. Effetto paradossale: il medium anzich fare da tramite, come da progetto, tra i diversi gruppi attivi nellazienda diventava terreno di conflitto quindi non solo il medium pu essere utilizzato per finalit non comunicative ma pu diventare un ostacolo alla comunicazione. nellarrangiarsi che un medium pensato per uno specifico modello di comunicazione assume altri compiti. 8.3.5 il medium e il messaggio Il contenuto di un medium sempre un altro medium. Ogni messaggio, diceva McLuhan, viva tra due media: quello che concretamente lo veicola e quello, generalmente pi antico che al cuore del contenuto stesso. Se il contenuto di un medium sempre un altro medium, lo sforzo ricorrente delle avanguardie storiche stato quello di scindere, non tanto la forma del contenuto quanto il mediumcontenitore da quello preesistente. 8.3.6. Il medium e il sistema Non esiste societ n mente umana in cui un medium agisca da solo o esclusivamente in dialettica con un altro medium. Lazione di ogni singolo mezzo non comprensibile se non si tiene conto del sistema in cui esso inserito, e viceversa il sistema letteralmente no esiste se non come insieme dei diversi media attivi nella societ. In ogni uso di un medium quindi allopera un doppio principio: da un lato lutente in relazione con quello specifico mezzo di comunicazione, dallaltro pi o meno consapevolmente ne sta escludendo altri. impossibile pensare la dinamica evolutiva di un medium senza tenere conto del quadro complessivo in cui si colloca La tensione tra il medium e linsieme condiziona sia il quadro sociale degli usi sia quello personale (orme di Joshua Meyrowitz di matrice dei media, con riferimento alle gerarchie mentali che tutti tendiamo a stabilire tra i diversi media e il posto che occupano nella nostra vita). Si parla quindi ancora una volta di processi nei quali i singoli e i gruppi adattano i media alle proprie esigenze e si adattano a loro volta ai vincoli che il media stesso stabilisce, anche sulla base di abitudini individuali e di gruppo spesso assunte in modo inconsapevole: sono processi che non seguono regole predefinite e possono essere compresi solo a posteriori. 8.4 il sistema e la convergenza Nasce il termine convergenza sia per sottolineare la fine dei vecchi modelli mediatici sia per spiegare i nuovi modelli di business che starebbero attraversando il mondo della comunicazione. La convergenza non sopprime le differenze e i confini, costruisce nuove mappe. Lerrore ricorrente sta nel concentrare lattenzione sulle pratiche pi suggestive, perch pi nuove, senza chiedersi i motivi della loro persistente marginalit, e di ignorare il dato pi sorprendente: la persistenza di modelli

culturali antichi come lidea di notizia o la durata della canzone. Modelli che appaiono alla maggioranza della popolazione ovvi e inevitabili come le proprie stesse abitudini di consumo. 9. ORIENTARSI SUL MONDO. DOPO DUE SECOLI (E PIU) DI NOTIZIE 9.1 Il giornale passa, la notizia resta? Marzo 2006: secondo Rupert Murdoch il giornale continuer ad esistere ma dovr adattarsi alle esigenze dei lettori; ora infatti i lettori chiedono sempre pi spesso di ricevere notizie su una gran variet di piattaforme (siti web, iPod, telefonia, laptop..). 9.1.1. Un modo di pensare radicato Non il bisogno di ricevere notizie a essere in discussione, semmai il modo di soddisfarlo, che passa sempre pi attraverso reti senza fili, con apparecchi pi o meno hi-tech e strumenti onnipresenti come i cellulari e sempre meno attraverso quella stampa dinformazione che accompagna la vita delloccidente da quasi quattro secoli. La quasi totalit degli studiosi e dei critici dellattuale sistema informativo non si chiede per se davvero sia impossibile la scomparsa di un intero modello del racconto e della rappresentazione della realt: lorganizzazione degli eventi secondo la formula del who what where when why. Ci sono diversi motivi per una simile selettivit nelle previsioni, anzi nello sguardo stesso di chi le formula. Prima di tutto c in personaggi come Murdoch il bisogno di tenere fermo un sistema economico e produttivo comprensibile e in qualche misura programmabile; lidea di non saper prevedere che cosa chiederanno i pubblici di domani, e di non potere quindi costruire un chiaro progetto, produce una reazione difensiva mascherata magari dallesaltazione dichiarata i unennesima rivoluzione. Il prodotto sempre quello (notizie): si tratta di vedere come farci i soldi adattandolo ai nuovi contesti. 9.1.2. Lidea di notizia e il sistema dei media In secondo luogo, lidea che esista un vero e proprio bisogno di notizie una delle colonne portanti del sistema dei media, e corrisponde a una convinzione ancora pi radicata, relativa proprio al perch le persone fanno uso dei media stessi. Il sistema di comunicazione deve rispondere, oltre che a unesigenza dallalto (leducazione) a due diverse e complementari domande sociali dal basso: lintrattenimento e le notizie. Da un lato levasione e dallaltro lo stare al passo con i tempi. 9.1.3 Una critica radicale La rappresentazione del mondo sotto forma di insieme pi o meno sequenziale e ordinato di notizie non ha nulla di naturale; non fondata su un bisogno imprescindibile dellumanit in quanto tale, e neppure dellumanit moderna, ma nasce da un processo storico articolato e complesso. Il giornalismo di notizie ha attraversato due secoli di storia e pi, subendo naturalmente cambiamenti profondi, ma preservando alcuni modelli e alcune convenzioni di base, sorprendentemente stabili, cosa che ha contribuito ad attribuire una sorta di neutralit ai modelli di produzione e di fruizione della notizia In quanto storicamente determinata e non naturale, la rappresentazione del mondo sotto forma di insieme di notizie pu entrare in crisi, anche in relazione al modificarsi dei modelli di comunicazione dominanti.

9.2 Genealogia del giornalismo dinformazione Per quanto riguarda la parte storica del ragionamento possibile qui solo una ricostruzione

semantica. Non si tratt infatti di un processo lineare n inevitabile e neppure dellaffermarsi di un modello compatto e organico ma di un autentico processo storico, fatto di aggiustamenti successivi, di prove e di errori. Il giornale infatti nato un patchwork ed attraverso linsediarsi nelle abitudini che il consumo della notizia ha assunto la sua particolare naturalezza e si insediato prima tra le abitudini poi tra i bisogni. 9.2.1. Il giornale per le famiglie e le notizie per pochi Le prime gazzette, nate nel Seicento, sono state soprattutto il frutto dellincontro ra la tecnica della stampa e una domanda di notizie. Le notizie che trattavano per erano principalmente informazioni internazionali sulla guerra e sullandamento dei mercati quindi erano rivolte a pochi soggetti, soprattutto politici. Nelle pagine dei giornali pi che notizie si trovavano echi e rumoreggiamenti; il gazzettiere non aveva il compito di dire la verit ma piuttosto quello di non mentire deliberatamente. Non infatti per diretta derivazione da questo modello che il giornale diventa un prodotto di largo consumo, anzi avviene ci proprio grazie ad una rottura. 1709: Richard Steele annuncia il Tatler che segna lavvio di un diverso modello di periodico; il suo, dichiara, sar decisamente un altro tipo di giornale, ce dar spazio alle idee delle persone di spirito e di cultura e alla conversazione. 1711: nasce lo Spectator di Joseph Addison, il vero prototipo di giornale per tutti che non sar da consultare ma da leggere. Mira a un pubblico domestico, di tutti i giorni e abitudinario, quello che sar poi il lettore del quotidiano. 9.2.2. Let delle rivoluzioni e il consumo della politica Una vera e propria fame di informazioni, di aggiornamenti sugli eventi, congiunta al desiderio di una pluralit di soggetti di prendere la parola e alla disponibilit di un pubblico variegato di mettersi in ascolto dei diversi punti di vista: il salto che accompagna il giornalismo nella fase rivoluzionaria. Negli anni rivoluzionari , dal 1789 al 1795, in Francia sono nate circa mille nouve testate. Quella che per le folle parigine prima di tutto unansia di partecipazione, per le popolazioni urbane una domanda di resoconti. Nasce durante le rivoluzioni un tipo di giornalismo ancora embrionale fatto di lettere e opuscoli, manifesti propagandistici e affissioni. La notizia politica simpone come realt di interesse generale. Per contrastare il nuovo modello di cittadinoarbitro, passata londata rivoluzionaria, la soppressione totale o parziale del giornalismo dinformazione verr tentata da tutte le monarchie europee, con mezzi repressivi o dissuasivi. 9.2.3. Dallinformazione economica allinserzione Anche laltro modello di informazione che in precedenza circolava solo su organi specializzati, le notizie economiche, diventa nello stesso periodo un genere giornalistico rivolto a un pubblico pi largo. Per la prima volta il quotidiano si presenta nelle vesti di unimpresa totalmente indipendente, finalizzata al profitto come qualsiasi azienda industriale, con le pagine divise per colonne per consentire una lettura non sequenziale ma a colpo docchio, il tipo di lettura che diverr poi tipico di chi scorre il giornale. A partire dalla Francia e dagli Usa il giornale diventa strumento quotidiano per chi ogni giorno si accosta al mercato. 9.2.4 Vivere in citt La vicinanza nel tempo e nello spazio diventano con il giornalismo moderno un requisito delle storie che si consumano pi rilevante della loro capacit di affascinare, meravigliare, trasmettere aspettative. Le notizie, e anche lenfasi che i diversi quotidiani mettono nel darle, diventano strumenti per una sorta di esperienza ludica, lorientarsi nel labirinto urbano. La cronaca d vita a una forma di partecipazione, insieme rassicurante e gratificante, alla vita della citt stessa. Con la cronaca, la forma-notizia, diventa laltra faccia del genere culturale di consumo pi diffuso, la

fiction. Il giornale diventa una serie di notizie di generi diversi e complementari, attinenti alla vita delle nazioni e a quella delle citt, ai movimenti dei mercati e a quelli delle truppe. quindi il mondo stesso ad offrirsi come un insieme di notizie, che da informazioni diventano generi diversi o addirittura pagine o rubriche diverse di uno stesso giornale. Con lo sviluppo dello Stato nazionale, il giornale diventa anche un mezzo per linclusione nella nuova comunit delle masse di tutte le province e regioni. 9.2.5 Lintuizione di Hegel e le sue implicazioni leggere i giornali allinizio della giornata una sorta di laica preghiera del mattino. Il proprio atteggiamento nei confronti del mondo lo si pu orientare o verso Dio, oppure sul mondo cos com. Luna cosa d la stessa sicurezza dellaltra, ovvero il sapere come regolarsi. 4 importanti implicazioni: La sincronizzazione Il mondo diventato sequenza di narrazioni Il proprio atteggiamento verso il mondo lo si pu orientare..sul mondo cos com Sapere come regolarsi, labitudine 9.2.6 La forma notizia e il telegrafo Il telegrafo, aggiunge McLuhan, allontan il giornale dalla forma fisica del libro e incominci a creare quei rumori stravaganti che si chiamano titoli di testa o linguaggio giornalistico. A questo punto, la notizia non era soltanto un genere di consumo ormai abituale, e un bisogno; era diventata prima di tutto il prodotto di una precisa tecnologia, acquistando cos linevitabilit che sembra accompagnare tutti i fatti sociali quando vengono incorporati in un sistema e in un apparato meccanici; ed era diventata ununit informativa destinata alla circolazione tra diversi media. A questo punto si era creato quellequilibrio che alla base delleconomia dei giornali, e di una parte significativa dellintera economia dellinformazione: il quotidiano fatto essenzialmente di notizie cattive, tragedie e catastrofi; gli annunci sorridenti, le informazioni che richiamano il sorriso, sono riservate alla pubblicit. 9.3 Il Novecento e il trionfo della notizia Nei centosessantanni circa passati dal 1848 successo davvero di tutto. Da un lato stata progressivamente introdotta, nei periodici e poi nei quotidiani, la fotografia, dallaltro sono nati giornali in mezzi di comunicazione diversi, dal cinema con i suoi cinegiornali, alla radio e soprattutto alla televisione. Il pubblico delle informazioni giornalistiche si ampliato, i contenuti sono stati ovviamente i pi mutevoli; ci che per pi colpisce non la trasformazione ma la conservazione: interessante vedere infatti che il modello informativo del quotidiano non stato stravolto dallavvento di nuovi media ma al contrario riuscito ad assimilarli e a renderli complementari alla sua struttura. 9.3.1. Stabilit di una forma, e di un sistema Per quanto riguarda la struttura di base cambia la presenza dellimmagine, ma restano gli elementi di fondo: la struttura a mosaico delle pagine, centrata su un piccolo numero di titoli in stile non casualmente simile a quello di un telegramma, la prima pagina come annuncio dei contenuti dellintero giornale, la divisione per settori. Solo in una parte dei periodici, e con molta cautela, la fotografia ha dettato la propria struttura; nei quotidiani questo non successo neppure con il passaggio a colori. cambiato poco anche il sistema dei generi: larticolo di fondo, la cronaca parlamentare, la cronaca nera alcune aree dei giornali si sono espanse, fino a dar vita nel mondo

anglosassone a vere e proprie sezioni separate Non cambiata per nulla la centralit della notizia ma ci si interrogati non tanto sul che cosa sia la notizia ma su che cosa faccia notizia. Secondo William R. Hearst notizia solo una cosa che qualcuno non vuole sia pubblicata, tutto il resto pubblicit. Laspetto pi sorprendente di continuit nella dinamica del giornalismo sta nellorganizzazione professionale; mentre i ruoli strettamente tecnici si sono in parte modificati, quelli propriamente informativi, dal direttore, al caporedattore, ai capiservizio.. sono rimasti sostanzialmente invariati. Un medium che deve accompagnare tutti i giorni la vita dei suoi lettori tende a sottoporli solo a cambiamenti graduali e poco traumatici. Un altro fattore di conservazione sta nellestrema complessit della macchinagiornale, che deve assoggettare a routines produttive efficienti ci che sembra pi lontano: limprevisto. In sostanza vi sono motivi di resistenza al cambiamento sia da parte dei lettori, sia dei professionisti, sia di coloro che garantiscono economicamente tutto il processo: i pubblicitari. 9.3.2 La notizia attraverso i media Il modello giornale e la forma- notizia hanno resistito anche alle trasformazioni che hanno modificato il panorama mediatico del Novecento; il giornale di carta ha prestato inoltre forme, professionalit, stili a cinema e radio, fotografia e televisione e persino ad internet. Lincontro tra giornale e fotografia ben riuscito; la fotografia infatti non si limitata ad inserirsi nel giornale ma ha esaltato il giornalismo come strumento per connettersi alla realt: Contribuendo a convalidare le informazioni trasmesse dagli articoli Confermando lorganizzazione del mondo in eventi segmentati e distinti Dimostrando che i modelli di organizzazione propri del giornale possono essere estesi a professioni molto diverse: il fotoreporter. La novit che radio e televisione apportano rispetto allinformazione a stampa sta piuttosto nellorganizzazione temporale. Il palinsesto radiofonico porta con s una nuova misura; le notizie arrivano pi volte al giorno e questo stabilisce una nuova divisione dei compiti. Con il diffondersi nel sistema dei media la forma- notizia si ulteriormente consolidata: essa diventata unit di base tra giornale e radio, internet e televisione. 9.3.3. Cittadinanza, informazione, forma-notizia In una societ dove la dipendenza di tutti dalle decisioni di pochi e dai comportamenti di apparati impersonali rischia di essere assoluta, la notizia davvero essenziale concretamente e psicologicamente. Cittadinanza e informazione si sono progressivamente sovrapposte e nella Dichiarazione universale dei diritti delluomo delle Nazioni Unite si fissa non solo il diritto di manifestare il proprio pensiero ma anche quello di ricevere informazioni. 9.4 I primi critici Il giornalismo di notizie, al di la dellesistenza di una reale esigenza, davvero utili alla convivenza civile? Giuseppe Prezzolini non si chiede se alla base dei fenomeni che critica ci sia davvero una richiesta sociale; parte dallidea piuttosto, che ci sia, ma che risponda ai bisogni pi volgari delle masse, alla curiosit lerrore secondo lui sta nel corteggiare questi bassi istinti invece di trascenderli per dare idee al pubblico e soprattutto per dare voce alle idee. Sia per Prezzolini che per Sir John Reith le notizie son un bisogno ma per Prezzolini si tratta di un bassi istinto invece per Sir John Reith si tratta di unesigenza sacrosanta. Walter Lippmann invece ha evidenziato quanto artificioso ci sia nella selezione dei fatti notizia bili allinterno del vasto avvicendarsi di eventi che si verificano ogni giorno, denunciando il carattere costruito, quindi per nulla naturale n scientifico della loro messa in forma, criticando la tesi secondo cui uninformazione fatta di notizie, sarebbe essenziale a un processo di decisione

razionale oltre che democratico da parte della cittadinanza. Daniel Boorstin sottolinea invece la contraddizione tra limprevedibilit dei fatti e la regolarit della produzione dei giornali. Sia Lippmann che Benjamin che Boorstin descrivono lavvento della notizia da un lato come fenomeno irreversibile prodotto dalla modernizzazione, dallaltro come perdita: Per Lippmann: perdita dei meccanismi di selezione razionale delle informazioni Per Benjamin: perdita dellesperienza Per Boorstin: perdita dellautenticit Per Schudson la domanda di notizie diventata per luomo moderno una sorta di seconda natura, che si pu sottoporre a critica ma che sarebbe futile provare a superare. 9.5 La sfida del nuovo secolo Nella fase attuale il persistere dellorganizzazione dellinformazione sotto forma di notizie sta dando luogo a fenomeni patologici nuovi, da un lato pi preoccupanti di quelli denunciati in passato, dallaltro segno di crisi.. Nellepoca della rete, la naturalit della notizia come strumento di contatto con il mondo, sta trovando possibili alternative. 9.5.1. Patologie della forma-notizia Quattro cause di crisi del modello-notizia come strumento prioritario che lindividuo pu usare per mettersi in relazione con il mondo. 1. una prima tendenza legata al fenomeno generale della segmentazione che sta portando a una riduzione dei tempi di attenzione e a una contrazione dei formati informativi. Possiamo ancora parlare di notizia? 2. laumento dello spin doctoring. La manipolabilit dellinformazione viene presentata dagli stessi organi di informazione come un fatto inevitabile. La relazione che lega la pubblicazione di redazionali e la vendita di pubblicit, un tempo oggetto di precise regole deontologiche, oggi di assoluta evidenza e nessuno si sforza di nasconderla. Saimo di fronte a una causa evidente di perdita di credibilit per questo modello informativo? 3. si creato un cortocircuito e tale meccanismo si accentuato con la nascita dei talk show, modello che sta condizionando linformazione in tutti i suoi comparti. Come si sceglie largomento da trattare nel talk show? La scelta pi facile muovere delle notizie che hanno colpito di pi per la loro stranezza e si finisce cos con lattribuire valore emblematico a ci che per definizione non pu esserlo. Si sottrai cos il compito faticoso ai politici di discutere il quadro dinsieme della societ soffermandosi solo su ci che colpisce il pubblico di riferimento. Le dichiarazioni fatte dal politico nel talk show possono fare notizia e il cerchio ricomincia. 4. il terrorismo vive di notizie pi che di forza militare. La sua forza sta nel sovvertire lordine della cronaca. 9.5.2 Che cosa si cerca nella rete Se prendiamo in esame il bisogno di notizie come si venuto formando, fino a radicarsi nella abitudini di una gran parte della popolazione dei paesi sviluppati, allora ci rendiamo conto che la sfida posta dalla rete al giornalismo classico ha caratteri diversi da quello che si pensa. Un primo segnale lo possiamo cogliere nei blog; il lettore di queste testate non mosso da una ricerca dinformazione a carattere generale o specifico ma gli interessano il tono e la relazione che risulta personalizzata anche quando i frequentatori del blog sono milioni. La rete sta mettendo i discussione la divisione del lavoro tra informazione e mercato, ma il cambiamento pi rilevante che la rete ha comportato nel consumo dinformazione : oltre che distribuire notizie, Internet nelle sue diverse forme attiva un processo di inclusione del cittadino

nella rete. Il giornale funziona perche fa da tramite tra il cittadino e il mondo e lunit di connessione la notizia, Internet invece propone una connessione diretta a una collettivit umana anonima. 10 LE DUE META DEL GIOCO. LO SPORT E LE SUE CRONACHE La passione sportiva, e la stretta connessione tra sport spettacolari e mezzi dinformazione moderni, non propria solo del Novecento anche se proprio in quel periodo che tale connessione si rafforzata. 10.1 Giocare in massa. Una strana divisione dei compiti Gli sport organizzati nascono come giochi. Secondo Roger Caillois, negli sport di massa, ossia gli sport giocati regolarmente in squadra da atleti professionisti, notiamo una strana divisione del lavoro. Secondo Caillois possiamo chiamare gioco unattivit libera che si svolge entro i confini di uno spazio circoscritto, incerta sui risultati, improduttiva, soggetta a regole chiare e condivise e connessa a un universo immaginario. Secondo Caillois tutte queste cose devono essere presenti tutte insieme, ma nelle partite di calcio, nelle corse ciclistiche.. te troviamo suddivise. 10.1.1. La frattura tra esperienze emotiva ed esperienza concreta Tra i caratteri che Caillois attribuisce al gioco, competono allo sportivo professionista quelli che possiamo definire pi oggettivi, pi esteriori mentre mancano i pi soggettivi e interiorizzati che invece sono i piaceri propri delle masse, degli appassionati e degli spettatori. Mentre per il professionista ogni stagione, ogni partita una tappa di carriera, per lo spettatore ogni partita da molti punti di vista un evento a s, come lo per chi partecipa a un gioco vero e proprio. 10.1.2. Il ruolo dei media lincertezza a rendere ogni partita diversa da tutte la altre, a far s insomma che siano eventi e che come tali possano entrare nel sistema della notizia proprio come tipico dellinformazione moderna. I media si fanno mediatori tra la partecipazione psicologica del pubblico e la realt separata del campo da gioco. I media in questo settore traggono la loro funzione proprio dalla strana divisione del lavoro tra pubblico e professionisti e insieme hanno il compito di ricreare sul terreno dellinformazione ununit che si rotta nei fatti. 10.1.3. Giochi che non sono pi giochi? Nel corso del Novecento pi volte si condannato lintreccio che venuto a crearsi tra sport e spettacolo. Gi secondo Huizinga negli sporto moderni il gioco perde la sua natura ludica per eccesso di seriet e per una superorganizzazione tecnica. Gli stadi finiscono per essere letti soprattutto come luoghi di violenza immotivata, gli sporti di massa come causa e luogo di espressione del disordine sociale. La tendenza a leggere gli sport di massa in termini di patologia si lega a diversi errori di analisi: attribuire un valore assoluto, quasi di tipo etico, alla distinzione tra passivit e attivit e nel far corrispondere la passivit comportamentale con un atteggiamento subalterno. Atteggiamento regolativo, che pretende di stabilire quali siano gli sport autentici e quali no, quali sono gli sport che le masse dovrebbero amare e praticare invece di sforzarsi di comprendere le motivazioni delle scelte effettive che milioni di persone compiono ogni giorno. 10.2 Il piacere del gioco

Il piacere che si prova nel seguire una partita di calcio dettato si da numerosi fattori (campo, colori, movimenti..) ma soprattutto dai risultati 10.2.1 Da dove nasce lidentificazione A Caillois dobbiamo una fondamentale classificazione dei giochi in 4 categorie: Il travestimento La vertigine Lazzardo La gara che vede il confronto di pi soggetti posti in condizioni di parit (sporti di massa) Il piacere dello spettatore legato da un lato al desiderio di vincere, dallaltro al fatto che i risultati rimangano comunque incerti fino alla fine della partita. Da dove nasce realmente il piacere? La risposta pi semplice quella che implica che lo spettatore si senta vincitore in quanto hanno vinto coloro che giocano al posto suo. 10.2.2. Le grandi metafore Anche i tifosi vivono forme di trasfert con le proprie squadre, che animano non solo i momenti in cui, allo stadio, seguono gli incontri ma anche il tempo tra gli incontri stessi, linsieme delle conversazioni, raccolte di informazioni.. ma ridurre questo trasfert a una semplice corrispondenza tra lidentit personale dello spettatore e quella collettiva della squadra una semplificazione eccessiva. Ogni sport connotato grazie allintermediazione, da un lato dei mezzi di comunicazione, dallaltro da quello spostamento (metafora) che non stabilisce una semplice corrispondenza tra coloro che fisicamente giocano sul campo e coloro che seguono il gioco dagli spalti, ma stabilisce un duplice movimento immaginario e reale tra i due. 10.2.3. Il caso del calcio William James parlava di un equivalente morale della guerra che in periodi di pace pu dare sfogo ai sentimenti e ai valori legati tradizionalmente la conflitto e che nel mondo moderno non possono e non devono venire scatenati se non in forma simbolica. Riconoscere nei mondiali di calcio un simile equivalente fin troppo facile. Sono brevi, intense giornate in cui in via del tutto eccezionale i giocatori sul campo condividono con i loro tifosi anche un immaginario collettivo, quello dellidentit. Il calcio di tutti gli anni, di tutte le domeniche unaltra cosa. Possiamo paragonare una partita di calcio a una propagazione di onde successive e concentriche. Lo stadio viene vissuto come uno spazio distinto dal resto della citt, dove si possono vivere in modo concentrato le emozioni della vita urbana: il senso di collettivit e di condivisione con persone sconosciute, lodio per altri sconosciuti, la citt come comunit locale in cui identificarsi, la citt come luogo di conflitto. Nel Novecento, il secolo dellurbanizzazione, la passione sportiva in particolare per il calcio, si presenta come un prolungamento di quegli antichi sentimenti e come una sorta di compensazione simbolica per lo smarrimento conseguente a quel passaggio traumatico ce lacquisizione di unidentit urbana. La scelta della squadra di una citt per limmigrante un segno di accettazione della sua nuova condizione di zon politikon: non siamo di fronte a unidentit data, a una corrispondenza stabile e statica, quanto piuttosto a un movimento, a un atto di identificazione che nel corso della partita si rinnova e si mette in gioco. Nel 1934 Massimo Bontempelli parlava del tifo come di un atto condiviso di abbandono e di generosit che conserva ci che il pubblico del concerto e del teatro ha perduto: il piacere di abbandonarsi allo spettacolo e la solidariet con gli altri spettatori. 10.3 Una scelta personale

Lindividuazione delle grandi metafore alla base di alcuni sporti di massa ci ha aiutato: A mettere in luce le strutture profonde nascoste sotto le regole esplicite Andare oltre lapparente linearit e staticit delle rappresentazioni simboliche per concentrarci sullandirivieni emotivo e sociale che accompagna i processi di identificazione collettiva. Questo modo di leggere gli sport di massa per non privo di pericoli: Rischio di pretendere di dedurre i comportamenti individuali da quelli collettivi (vedere la folla e non i singoli che la compongono) Rischio di fermarsi agli aspetti pi discorsivi e verbalizzati della passione sportiva, perdendo di vista quegli aspetti legati a sentimenti personali non sempre e non necessariamente consapevoli. Rischio di dimenticare lassunto principale del ragionamento ossia che gli sport sono comunque giochi Per affrontare questo tema dobbiamo soffermarci sul momento di formazione della passione sportiva. Per vivere gli sport di massa, per poter cio partecipare davvero ai riti da stadio o semplicemente provare piacere nellinformarsi del risultato di una squadre, necessaria avere attraversato un peculiare rito di passaggio: il rito della scelta, che porta con s unadesione non solo collettiva ma personale. Si tratta di una scelta: Libera Improduttiva Carica di valori e significati immaginari Disponibile a tutti i risultati (nella buona e nella cattiva sorte) Pronta ad accettare e rispettare delle regole, prima di tutto quella della fedelt Nel momento delladesione il coinvolgimento totale, sono allopera tutte le componenti della partecipazione ludica. La passione sportiva porta, in quel momento di passaggio, tutta leredit emotiva. 10.4 I media nellevoluzione degli sport di massa nella strana divisione del lavoro che caratterizza gli sport di massa, la partecipazione del pubblico, mediata nella grande maggioranza dallintervento dei mezzi di comunicazione. Sono state la stampa, la fotografia, la radio e la televisione a rendere possibile la trasformazione degli sportspettacolo in sport di massa. La mediazione da parte dei media per non stata neutrale; ne ha promossi alcuni e scapito di altri. 10.4.1. Le notizie e lo spettacolo stata la stampa dinformazione il primo medium che ha permesso alle competizioni sportive di raggiungere un pubblico che non poteva assistervi fisicamente. Lo sviluppo dei quotidiani e della loro circolazione e in particolare la nascita dei quotidiani sportivi, sono stati anche la condizione per lo sviluppo dei tornei a carattere interegionale e nazionale. Il giornalismo sportivo, dal punto di vista tecnico, ha avuto unazione pionieristica nelladozione degli strumenti pi rapidi: in questo campo la trasmissione tempestiva dei risultati essenziale sul campo competitivo. Lo sport produce notizie urgenti. Dal punto di vista socio culturale invece, la forma-notizia ha avuto un ruolo centrale nella trasformazione del gioco in sport. Nel momento in cui, con lo sport di massa, il gioco incontra un giornalismo centrato sulla notizia, i fatti non ripetibili, non prevedibili, quelli che fanno notizia, acquistano un peso tutto nuovo. Conseguenze: La centralit acquisita nel mondo sportivo da notizie che in precedenza erano secondarie o laterali.

Le onde successive di propagazione delle notizie sportive. Teoria del two step flow, secondo la quale le informazioni erogate dai media esercitano il loro effetto solo tramite la mediazione ulteriore delle comunicazioni personali che innescano. Le notizie, i pettegolezzi sono lingrediente di base di uno dei maggiori piaceri di cui godono i tifosi.

Tra lo sport- notizia e lo sport-spettacolo c piena complementariet, nei modelli di fruizione e nei processi di propagazione. 10.4.2 La notizia e il racconto. La radio La radio ha introdotto, nel sistema dellinformazione sportiva, due fondamentali elementi di novit: La simultaneit Loralit Ma la simultaneit della cronaca radiofonica non sostituisce il piacere di vedere la partita allo stadio, al contrario rende quel piacere pi desiderabile perch fa entrare nella casa i rumori e le vocii dei tifosi, tutto il suono della competizione. Per quanto riguarda loralit invece troviamo un racconto ritmino, spezzato e fortemente personalizzato. 10.4.3 Televisione. Partita a domicilio Gli effetti della presenza crescente della televisione nello sport si sono manifestati a tappe. Si trattato di un processo di adattamento. Esempio del calcio (tanto per cambiare ) Quando si assiste alla partita allo stadio la si osserva da un punto di vista simbolico ma che limita necessariamente la prospettiva (certe cose si vedono male, altre bene, c il rumore prodotto dal movimento degli altri spettatori la partita televisiva da il vantaggio di essere chiaramente visibile, quello che la tv trasmette non una partita ma LA partita Negli ultimi anni si sono aggiunti degli effetti speciali nella trasmissione della partita via tv per dare unimpressione di prossimit fisica e di creare una partecipazione multisensoriale. Alla stessa finalit corrisponde la moltiplicazione delle presenze della televisione nello stadio: telecamere e microfoni, postazioni di commentocome per immergere che segue l partita dentro lesperienza complessiva. Se si va allo stadio, non ci si va pi solo per guardare. Lo spettatore d un senso alla propria presenza se fa qualche cosa e si pu fare vedere da altri spettatori, quelli assenti che assistono alla partita da casa. Da pagina 297 in poi meglio leggerla direttamente dal libro perch sono delle tesi e sono impossibili da riassumere, avrei dovuto copiarle di pari passo dal libro!