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COS’è IL CIRCUITO DELLA CULTURA?

Uno strumento euristico (schema che tiene presenti le dimensioni e relaizoni di tutti
i fenomeni) per analizzare artefatti e fenomeni culturali complessi, mettendone in
luce tutte le componenti:
Chi sono le persone coinvolte? Quali sono i loro obiettivi e i loro interessi? Con chi collaborano/competono? Quali sono i
contesti sociali dove il fenomeno accade, il prodotto è fabbricato, usato, dismesso? Che idea hanno le persone
direttamente connesse con esso e il pubblico estraneo a esso? Come cambia il contesto per via della presenza/azione di
tale prodotto/fenomeno? Quali regole formali/informali ne disciplinano il funzionamento, gli usi, il ruolo nel contesto
sociale?
Du Gay insieme a Stuart Hall nel volume Doing Cultural Studies: The Story of Sony
Walkman (1997): il circuito della cultura applicato allo studio di un artefatto mediale. Nel
2013 viene applicato all’Ipod, ma il circuito della cultura continua a funzionare. Oggi i
devices sono diversi. Gli artefatti mediali sono cambiati ma il modello analitico è
comunque utile.

The Birmingham Centre for Contemporary Cultural Studies (CCCS):


Centro di ricerca dell'Università di Birmingham, Inghilterra. Fondato nel 1964 da Richard
Hoggart, il suo primo direttore.Dal 1964 al 2002, il Centro ha svolto un ruolo "critico" nello
sviluppo degli studi culturali. Utilizzando metodi innovativi di insegnamento e di ricerca e
adottando spesso un impegno politicizzato nelle materie, il Centro è stato uno dei primi
organismi accademici a prendere sul serio la cultura "di massa" - musica pop, programmi
televisivi, moda

Che cosa sono i Cultural Studies?


Un campo interdisciplinare che si occupa del ruolo delle istituzioni sociali nella
formazione della cultura. E’ uno studio molto attento alla posizione sociale
subordinate dei soggetti che producono e fruiscono la cultura pop, assieme ad uno
studio analitico e allo studio di policy per favorire l’emancipazione di soggetti
svantaggiati.
Gli studi culturali sono nati in Gran Bretagna alla fine degli anni '50 e si sono
successivamente diffusi a livello internazionale, in particolare negli Stati Uniti e in
Australia. Originariamente identificati con il CCCS e con studiosi come Richard Hoggart,
Stuart Hall e Raymond Williams, gli studi culturali sono poi diventati un campo consolidato
in molte istituzioni accademiche, e da allora hanno avuto un'ampia influenza in sociologia,
antropologia, storiografia, critica letteraria, filosofia e critica d'arte.
Tra le sue preoccupazioni centrali vi è il
ruolo della razza o dell'etnia, della
classe e del genere nella
produzione di conoscenze
culturali. Gli studi culturali si
distinguono per un approccio
quasi etnografico ai contesti
indagati, attento alle pratiche
concrete degli attori sociali.
(www.britannica.com)

- strumento analitico per esplorare


e analizzare la cultura come
stabilizzata negli oggetti (artefatti, che
possono essere la moda,
l’organizzazione di musica o
teatro)
- ogni nodo (i 5 presenti nel
circuito della cultura) è un
possibile punto di partenza per
l'analisi
- ogni nodo rappresenta una
delle prospettive sotto le quali si
costruiscono senso e significato

regolazione della nostra vita


privata e dello spazio pubblico.
(politiche sulla sicurezza,
istruzioni per l'uso, know-how
per l'uso, brevetti di tecnologie
e design). Il Sony walkman
offusca i confini tra la sfera
pubblica e privata: è un
dispositivo tecnologico che consente alle persone di fare le cose in pubblico che in
precedenza erano considerate appropriate solo in privato ovvero ascoltare la musica. La
sfera privata è il luogo di relazioni intime, piaceri personali e valori particolari, mentre la
sfera pubblica è il luogo dell'universalità e della razionalità.
rappresentazione, ad esempio nella pubblicità - marchio, corporate identity, culture
locali dei mercati (lo stesso prodotto in mercati diversi)  - nella percezione degli utenti:
come rappresentano l'oggetto (ad esempio quando ne parlano ad altre persone),
producendo nuovi significati o ampliando il valore delle merci.
identità dei target (ricerche di mercato, utenti trend setter, ecc.), o costruire l’identità del
prodotto stesso (attraverso la rappresentazione nella pubblicità)
produzione come produzione di materiale, progettazione, servizio di post-produzione al
cliente, produzione globale/locale, co-produzione di significati da parte dei consumatori
che definiscono nuovi possibili usi del prodotto.
consumo come attività attiva/creativa, i consumatori non sono passivi ma
contribuiscono alla caratterizzazione di un certo prodotto. Le esigenze "imposte" dalle
aziende aprono lo spazio a modi innovativi di fare cose non previste dai produttori

Che rapporto con processi comunicativi? (S. Hall, 1973)


Tutti i processi interattivi che accadono al livello dei diversi nodi del circuito funzionano
come processi comunicativi, in cui le persone hanno a che fare con gli artefatti e
stabilizzano significati, modi di fare le cose (= pratiche), relazioni e istituzioni.
Che tipo di modello comunicativo c’è alla base?
Sia chi codifica, chi decodifica, dispongono di strutture di significato che hanno
accumulato in interazioni precedenti in cui hanno preso forma le emittenti o sono cresciuti
gli individui. Riprendendo Mead e Tomasello si riprende la capacità di dare
significato.

Sia emittenti che riceventi dispongono di cornici di conoscenza, relazioni tra di loro di
produzione e produzione e infrastrutture tecniche di varie tipo. Per descrivere chi fa cosa a
livello di emittente televisivo ma anche a livello di pubblico, che potere ha rispetto ciò che
gli propongono.
Stuart Hall, Encoding decoding,1973.
Il circolo della cultura ci fa capire cosa provoca i processi di codifica e decodifica:

1. Ciò che è etichettato come “struttura di significato 1" e ”struttura di significato 2"
potrebbe non essere lo stesso.

2. I codici di codifica e decodifica possono non essere perfettamente simmetrici o


identici.

3. I gradi di simmetria - cioè i gradi di "comprensione" e di "incomprensione" nello


scambio comunicativo - dipendono dai gradi di simmetria/asimmetria (relazioni di
equivalenza) stabiliti tra le posizioni delle persone, dei soggetti codificatore-
produttore e decodificatore-ricevitore.

4. Ma questo a sua volta dipende dai gradi di identità/non identità tra i codici:
trasmettono perfettamente o imperfettamente, interrompono o distorcono
sistematicamente ciò che è stato trasmesso?

Inoltre c’è una mancanza di corrispondenza tra i codici dell’emittente e quelli del
ricevente: differenze strutturali di relazione e posizione tra emittenti e pubblico.
- Età, genere, titolo di studio, potere d’acquisto, capitale sociale ecc.
- asimmetria tra i codici di "fonte" e "ricevente" al momento della codifica e a quello
della decodifica.
- Es.: l’emittente conoscenza specializzata, il ricevente conoscenza di senso comune 

- Quelle che vengono chiamate "distorsioni" o "incomprensioni" nascono dalla mancanza


di equivalenza tra le due parti nello scambio comunicativo.
- Questo definisce la "relativa autonomia", ma "determinatezza" (condizionamento e
vincoli), dell'entrata (codifica) del messaggio nei suoi “momenti discorsivi” (testo =
trasmissione televisiva, pubblicità, film, romanzo, prodotto di moda, artefatto) e della sua
uscita (decodifica) dal momento discorsivo (appropriazione e uso da parte del
ricevente/pubblico.

Questo modo di pensare alle interazioni tra le persone coinvolte e i diversi nodi del circuito
nella produzione di un fenomeno culturale sono trattate all’interno di questo modello
analitico come se gli oggetti fossero dei testi.
Gli autori mettono a punto strumenti che permettono di leggere ciò che succede intorno un
oggetto artefatto culturale, che è un oggetto materiale, evidenziando la rete di significati
entro cui sono avvolti e entro cui sono prodotti, poichè sono il prodotto di interazioni che
implicano lo scambio di codici tra interlocutori diversi, che condividono o no determinate
forme di sapere, che possono fare appello ad una struttura di potere particolare che gli
consente di fare o no alcune cose piuttosto che altre e hanno a disposizione dispositivi
tecnici per interagire con quel particolare caso.

Il circuito della cultura consente l’analisi di un oggetto identificabile in un certo


momento discorsivo (vedi KOPYTOFF) in cui ci racconta una storia; per riconoscere
la storia ci interroghiamo sui soggetti convolti e le dinamiche di consumo, ed incrociando
questi elementi possiamo identificare la storia che quell’oggetto ci vuole raccontare in un
determinato momento.
APPROFONDIMENTO:
Da una parte si forma un atteggiamento di rifiuto verso il proprio universo culturale,
dall’altro il tentativo di capirlo. Il vero cambiamento culturale avviene nella seconda metà
del 20esimo secondo, si tende a riconoscere nella cultura delle forme di creatività,
(riviste fumetti, film video) in cui sono contenuti di facile fruizione, sono i prodotti
dell’industria culturale. Bauman definisce la gerarchia della cultura (letteratura, poesia,
teatro che richiedono cultura per essere apprezzate, il resto può essere inteso come
intrattenimento).

Gli autori della scuola di Birghingam prendono sul serio quelle attività che non
richiedono particolari competenze, come espressione e costruzione di sè. Sono
aspetti che devono essere riconosciuti dignitosi come la fruizione di contenuti di alto livello
culturale. Elaborano il circuito della cultura studiando questi prodotti complessi, perchè
anch’essi richiedono conoscenze accademiche (che siano film o capi di passerelle che
sono frutti di complessi processi sociali).

E’ difficile che si ritorni “indietro”, forse il circuito può ricominciare, ma è più probabile
prendere alcuni pezzi e integrarli con alcuni nuovi, quindi un prodotto piuttosto che
essere sostituito da capo è semplicemente aggiornato. Per molti strumenti c’è stato un
progresso fisico fino alla smaterializzazione (streaming). Dalle forme di regolazione
all’organizzazione degli spazi ai materiali: sono cambiate molti aspetti.

Si sottovalutavano i processi che stavano dietro la produzione materiali ma questi


studiosi si sono concentrati proprio su quei processi. La produzione immateriale di
significati dentro un prodotto materiale come il Sonywalkman era importante. L’oggetto
materiale è cambiato, ma nel 2013 ritornano sull’oggetto specificando che comunque porta
con sè molti significati.

Stuart Hall mette a punto quello schema per semplificare il processo di codifica e
decodifca dei programmi televisivi, ci sono vari ruoli tra regia, attori, sceneggiatori etc…
All’interno della struttura che trasmette ci sono anche diversi ruoli di potere e di decisione,
il messaggio finale arriva in un certo modo. Dall’altra parte c’è il pubblico, che spesso è
considerato nel suo insieme, ma può essere eterogeneo nella loro cultura e istruzione, che
può renderli consapevoli di cose che altri non notano.

Il processo di codifica e decodifica non sono simmetriche e dipendono dal nostro


backbround. I singoli determinano i significati e possono essere più o meno
rilevanti nella decodifica (ad esempio una persona che non comprende a fondo il
prodotto e non è inserita nel target ha meno rilevanza di chi invece è capace di
comprenderli e quindi ha potere di influenzare i prodotti culturali nella loro produzione e
distribuzione).

Nel 1997 il Circuito viene messe a punto e insistono sul fatto che i prodotti materiali
sono considerati come testi, si possono quindi leggere come tali. In seguito è divenuta
popolare questa interpretazione, al punto che ci si è dimenticati che hanno anche
caratteristiche materiali.

“Relations of production" nel caso del pubblico (e quindi della decodifica) vuol dire che
sono coinvolti e stanno dentro alla produzione di significati del testo. I testi producono
significati in relazione con il pubblico che li decodifica. Quest’ultima non avviene una
sola volta.
Come cambiano i prodotti: ad esempio i libri. Sempre più si sta incentivando la lettura
paperless (e-reader, audio libri e la loro digitalizzazione in rete). I contenuti non cambiano,
può cambiare l'esperienza del lettore e la percezione dell’attività stessa. Cambia però il
prezzo, si rendono più accessibili le fonti online, così come cambia anche la comodità.
Inolte stare in casa cambia anche le scelte d’acquisto per il vestiario: si riduce la diversità
tra situazioni diverse (outfit per la giornata e per la sera, ora vengono appiattiti dallo stare
in casa).