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Appunti Sociologia Comunicazione

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Sociologia della

comunicazione
Introduzione e comunicazione non verbale
2 significati di comunicazione:
- Trasmissione dell’informazione
- Mettere in comune/condividere qualcosa
Il significato di comunicazione cambia nel tempo. Le teorie
della comunicazione ed il contesto cambiano. Anche il
significato dell’atto di comunicare cambia (inviare una
cartolina).
Tre aspetti della comunicazione:
- Umana, comunicazione come attitudine ed il pensarsi
all’interno di uno spazio interpersonale;
- Espressa, riguarda l’uso dei linguaggi/come
comunichiamo, ma può essere intesa in termini di
relazione oppure come un’attività funzionale (quest’ultima
può esser fatta dagli algoritmi);
- Boh
Non ci occupiamo della psicologia, degli aspetti strutturali né
dei media.
Comunicazione non verbale (sta nel cap. giaccardi)
Diverse forme del linguaggio non verbale:
- Vocale
- Mimica facciale, postura, spazio…
Il vocabolario è socialmente condiviso (culturale e sociale).
Il linguaggio non verbale richiede un’interpretazione, che può
portare al non capirsi.
Spesso cambia da cultura a cultura, è molto radicato nei
contesti.
La comunicazione vocale può essere verbale, extralinguistica
(tono alto o basso/voci diverse). Ci sono degli aspetti
analizzabili poiché ci dicono qualcosa rispetto alla situazione.
Consideriamo dunque il paralinguaggio
(tono/velocità/volume/timbro)
Suoni vocali non verbali:
- segregati verbali: uff, ehmmm, schiarirsi la voce
- riflessi (spontanei): starnutire/ruttare/sbadigliare
- caratterizzatori vocali/rumori emozionali: il riso/il pianto/le
grida
I suoni non vocali sono fischiare/battere i piedi a
terra/bussare/clacson/applauso…
Tutti questi ci comunicano delle informazioni specifiche su
quello che sta succedendo ed hanno degli aspetti relazionali.
La comunicazione sonora ha un’elevante importanza (suono
Netflix: sound branding)
Comunicazione sonora importante: silenzio (si fa parlare l’altro
e lo si ascolta, si interpreta)
Silenzio individuale: non parlare come scelta o come effetto di
costrizioni.
Significati del silenzio: comportamento corretto, un’intenzione,
strumento di potere
Tipi di silenzio: generalizzato, qualificato, interattivo
Territorio domestico
Ha un valore diverso, soggettivo ed oggettivo.
Entrare all’interno di un territorio è importante, molte culture
hanno i riti della soglia. Accedere ad alcuni spazi richiede delle
ritualità come bussare o suonare.
Oggi la dimensione della territorialità ha molta importanza
simbolica. Lo spazio è qualcosa che produciamo, non solo uno
spazio vuoto da arredare. Lo spazio è una costruzione culturale
attiva, se ci stiamo per un po’ questo spazio può diventare
luogo.
La libertà e potenzialità di muoversi è tipico di chi vive nelle
società contemporanee. Potenzialmente, con il passaporto,
possiamo spostarci per tutto il mondo. Non necessariamente lo
spazio vicino a noi è l’unico che ci appartiene.
I territori di chi non appartiene:
Noi concepiamo lo spazio come qualcosa di finito. Ci sono
soggetti che non hanno un legame istituzionalizzato con un
luogo. I campi profughi sono considerati come transitori ma
sono anche carichi di esperienza. Alcuni spazi sono accessibili
solo a certi corpi (bagni divisi per genere).
La cronemica è una dimensione che ha a che fare con la
comunicazione non verbale ma è il modo con cui si concepisce
il tempo. Studio del potenziale comunicativo
dell’organizzazione del tempo e del modo in cui influisce
sull’azione/comunicazione tra culture.
Primo approccio: si possono distinguere culture orientate al
presente, passato e futuro. Quelle orientate al passato:
l’innovazione viene scoraggiata, il presente è una
degenerazione del passato, il rinascimento è un esempio di
cultura orientata al passato.
La modernità occidentale è considerata una cultura orientata al
futuro. Il futuro è migliore del passato, la tradizione non è
valorizzata ma qualcosa di cui liberarsi. Si valorizza la
pianificazione, il raggiungere gli obiettivi, la lentezza non va
bene.
Le culture orientate al presente sono poche: l’orizzonte
temporale è molto ristretto, aspettare è difficile, hanno una
retorica del carpe diem, l’istante è l’unità di misura.
Il secondo approccio:
Tempo monocronico (M-Time): rispettare gli orari è cruciale
Tempo policronico: la concezione del tempo è meno
spazializzata e più ciclica, non pianifichiamo, siamo all’interno
di un processo, possiamo fare più attività, gli appuntamenti
sono flessibili, l’interruzione delle attività è normale
Noi viviamo in una costante produzione del tempo: concepito
come tanti frammenti, non c’è una grande pianificazione del
futuro, concepito come istantaneo, multitasking costante,
riempiamo il tempo anche quando non c’è più spazio
(immersione costante).
Nella comunicazione non verbale conta anche l’aspetto fisico,
quindi la facciata. Quindi l’abbigliamento, rispettandolo o
sfidandolo, comunica molto chi sono e gli atteggiamenti. Un
corpo muscoloso fa capire che la persona è attenta alla salute.
Tatuaggi, barba, capelli e trucco comunicano altre cose: danno
una comunicazione.
Vi sono variazioni che riguardano la relazione, identità sociale,
appartenenza politica, momenti speciali.
Come analizzare la situazione comunicativa in cui mi trovo?
Esercizio sul video:
Comunicazione vocale: fischio come richiamo (maleducazione);
tono intimorito (parlare sottovoce per allontanarli); alza la voce
(richiamare l’attenzione); manipolazione dell’accento;
bere/mangiare facendo rumore (approvazione del cibo, dare
fastidio)
Prossemica
Aptica: si appoggiano, toccano il mobiletto (appropriazione
dello spazio)
Mimica facciale: occhi sbarrati del cameriere; occhiali che
bloccano lo sguardo (non entrano nella comunicazione); lo
sguardo delle persone del tavolo vicino (infastiditi)
Cinesca: si mettono il tovagliolo (schernire gli altri), la
camminata danzante all’entrata (comunica allegria, che non
appartiene a quel luogo)
Rapporto comunicazione verbale e non: tra quello che fanno e
dicono c’è coerenza o no? Il cameriere sorride ma
incoerentemente; quello dei due fratelli invece è più coerente.

La prima regola della comunicazione è che non si può non


comunicare. Che lo si voglia o no, lo si sta già facendo. Magari
senza messaggio specifico, ma se si è in interazione, l’altra
persona può interpretare (arrossire e rumori emozionali).
I rapporti tra comunicazione verbale e non:
- convergenza, rafforzamento
- divergenza, confusione
- sostituzione, capirsi a gesti
- regolazione, sguardi/gesti
- metacomunicazione
Tendenzialmente si integrano
Oggettivamente è inevitabile, di solito precede quella verbale,
è ritenuta circa affidabile, può essere fonte di profonde
incomprensioni ed è centrale nella comunicazione
interculturale.
Due prospettive in merito al rapporto culturale e
comunicazione non verbale:
- Siccome io sono parte di una cultura, essa mi influenza e
determina il mio comportamento non verbale;
- La cultura determina quando è appropriato mostrare o
comunicare emozioni e pensieri
Controllare la notizia:
I criteri possibili per verificare la fonte sono: prossimità (fonte
diretta/indiretta/riportata), expertise, rigore del metodo di
raccolta delle informazioni e trasparenza…
Importante è considerare il contenuto, ma anche identificare
chi la riporta (troll o no)
I troll si individuano capendo le caratteristiche, il ruolo della
piattaforma ed usando strumenti e studi (botometer, che
misura la percentuale che quel profilo sia un bot).
Il concetto di post-verità è usato in due modi diversi:
- Fake news, un contesto dove vi è un’elevata diffusione di
disinformazione
- Un contesto in cui ci sono tante verità diverse e che quindi
non esista più una sola verità, esistono solo le opinioni
Alla base della comunicazione c’è sempre la verità.
Le teorie della cospirazione si appoggiano su dati reali ma poi li
modificano.
Prima polarità degli scopi della comunicazione
(informare/disinformare)
Ci sono varie sfumature tra la verità e dire il falso:
- Menzogna
- Per scherzo
- Pettegolezzi
- Bugie bianche, a fin di bene
L’intento non è essere falsi ma in ogni caso contribuiscono al
disordine informativo.
Seconda polarità (convincere o manipolare):
Gli studi su persuasione ed influenza si basano su come si fa a
convincere l’altra parte. Con la manipolazione si fa leva su
aspetti emotivi.
Secondo il Bite model di Steven Hassan: l’analisi del
comportamento, il controllo dell’informazione (disinformare è
uno strumento di manipolazione), il pensiero (noi e loro, i buoni
ed i cattivi/le sette ti fanno sentire speciale, fanno leva sul
senso di colpa), e l’aspetto emotivo (si bandiscono alcune
emozioni).
Questo modello è stato criticato poiché non vi è un confine tra
me ed i membri del gruppo, su cui si basa il modello.
Con il convincere si intende utilizzare delle buone ragioni, si fa
appello all’interlocutore e al suo giudizio.
Quando manipoliamo, tentiamo di influenzare qualcuno
modificando il contesto all’interno del quale decide. La persona
si sottomette senza rendersene conto.
Gaslighting: forma di manipolazione ed abuso che porta a
dubitare la concezione di realtà di qualcuno (rovesciando le
responsabilità; dire che si è capito male)
La manipolazione è diversa dalla coercizione poiché si ha
un’alterazione dei fattori interni e soggettivi della situazione di
scelta dell’altro.
La manipolazione è diversa anche dalla persuasione perché
non fa appello prevalentemente all’adesione razionale
dell’altro, ma mira a condizionarne gli atteggiamenti offrendo
rappresentazioni deformate della realtà o facendo leva su
meccanismi ed esigenze psicologiche e sociali.
Informazione a nord, disinformazione a sud, a est manipolare a
ovest convincere. Abbiamo quattro quadranti. Io posso
informare ed avere effetti manipolatori o lo scopo di
convincere.
ESAME: fai esempio per sta roba
Esempi:
Manipolazione attraverso la disinformazione: propaganda dei
regimi totalitari, i terrapiattisti che diffondono falsi dati a loro
favore.
Convinzione attraverso l’informazione: campagne vaccinali
durante la pandemia, le campagne elettorali che ti convincono
a votare per risolvere un problema.
Convinzione attraverso la disinformazione: la pubblicità della
redbull che mette le ali ma non per davvero.
Manipolazione attraverso l’informazione: dare delle
informazioni del tutto corrette ma in una situazione
estremamente delicata che la modifica quindi quando i
giornalisti hanno una notizia vera ma farla uscire in una
situazione di polarizzazione estrema (si vota fra qualche ora)
mi cambia tutto e manipola il clima attorno.
Mix: un politico che ti deve convincere a votarlo di nuovo
perché con lui il pil è aumentato ma non per forza grazie a lui
ma grazie ad altro (omettere=forma di disinformazione). Le
quattro categorie analitiche sono sfumate, non vi sono dei
confini precisi. Le situazioni non si collocano facilmente in
quadranti precisi.
Le situazioni di comunicazione:
Relazione e strumentalità: buber (io-tu e io-esso), habermas,
(agire comunicativo e agire strategico), scuola di francoforte
(ragione strumentale), dicotomia o poli di un continuum?
Buber: nella relazione io-tu c’è una relazione, io-esso è
funzionale per ottenere obiettivi.
Una comunicazione puramente relazionale o strumentale? Di
solito sono sfumate.
La relazione con le altre persone è essenziale? Ci sono tanti
motivi per cui essa è importante. Di base i rapporti
comunicativi si attivano quando l’interlocutore trovano
vantaggi/piacere nella comunicazione e si disattivano quando è
noiosa/violenta/sgradevole.
Libro sui pettegolezzi
Studiare il pettegolezzo:
Ci interessa di cosa si tratta, come si svolge e perché si verifica
Esperimenti/scenari, questionari/interviste, osservazione e diari
sono i mezzi con cui viene studiato ma non è semplice.
Il pettegolezzo è un flusso di informazioni, si trasmette una
storia non una singola informazione. Ha una trama quindi una
narrazione.
Altro elemento del pettegolezzo sono valutazioni e dettagli.
La struttura del pettegolezzo è fatta di apertura, svolgimento e
chiusura. Nell’apertura si capisce se l’altro vuole ascoltare,
nello svolgimento si racconta il pettegolezzo e nella chiusura ci
si scambiano delle opinioni.
L’autore può essere un esperto perché ho delle conoscenze/un
buon cittadino quindi ce lo si racconta tra amici.
L’oggetto del pettegolezzo può essere qualcuno che
conosciamo (relazioni significative/appartiene al nostro gruppo
sociale); tendenzialmente si sparla di gente dello stesso sesso
o della stessa età; ma può essere anche qualcuno che ci
sembra di conoscere, come le celebrità.
Rapporto pettegolezzo-verità dal punto di vista dell’emittente:
Ci sono caratteristiche dei sistemi di comunicazione, tra cui
riduzione complessità (si perdono delle info), amplificazione
(amplifico la particolarità dell’info nel raccontarla) e
razionalizzazione/assimilazione.
Diffondere il pettegolezzo ha anche delle motivazioni: si rende
la storia interessante, ci sono dei momenti in cui si perde la
memoria, si ha l’intenzione
Rapporto pettegolezzo-verità dal punto di vista del ricevente:
Se lo sento più frequentemente e si capisce l’interesse che ha
la fonte, ci credo di più.
Perché si fanno i pettegolezzi?
Funzioni individuali:
Intrattenimento; per influenzare; essere influenzati;
informazioni e imprevedibilità; confronto tra pari (per capire gli
standard del contesto), downward (verso qualcuno che ha una
posizione sociale più bassa) e upward.
Può fare riferimento a qualcuno di un’altra cerchia sociale
(confronto con outgroup) e dunque ci aiuta a definire chi siamo
noi, a rafforzare legami e integrazione nel gruppo.
Funzioni collettive:
Il pettegolezzo è un fenomeno universale: ha funzione di
socializzazione nel gruppo poiché mantiene la coesione interna
(social grooming); di controllo sociale, di
negoziazione/modifica, di marcare l’appartenenza sociali ed i
confini (si parla di X che non conosco).
Comunicare bene, ultimo capitolo:
Ci sono varie definizioni: è quella che fa succedere qualcosa
(fai qualcosa e la fa davvero) quindi è efficace, è quella che
crea e mantiene relazioni (comprensione e condivisione), far
parte di un noi.
Importante è avere una buona competenza comunicativa:
Parte dalla competenza linguistica (sapere l’italiano).
La competenza linguistica non basta: bisogna sapere quando
parlare e quando tacere ed una serie di norme contestuali.
Le competenze contenutistiche e tematiche riguardano ciò di
cui si parla. Non sempre si riconosce l’importanza della
competenza. I contesti implosi si riferiscono al fatto che io
comunico ed entro in una questione che non mi appartiene.
Le competenze espressive riguardano la capacità di
comunicare in modo verbale e :
Le competenze performative, che individuano i modi e le forme
comunicative rispondenti ai propri scopi continuativi in una
determinata
Le competenze sociali riconosco i luoghi delle persone
Le competenze simbolico-culturali, come quelle sociali, variano
con il tempo.
Le competenze mediali sono tutte le competenze descritte e in
più quelle specifiche legate alle diverse tecnologie di
comunicazione (competenza alreegoritmica).
Nella capacità comunicativa vi è l’assunzione del punto di vista
altrui per comprendere che esiste una prospettiva diversa dalla
nostra, per comprendere le caratteristiche specifiche dell’altro
con cui interagisco, e poi tenerne conto.
C’è una dimensione che riguarda la responsabilità nella
comunicazione:
L’impegno morale nei confronti della propria comunicazione di
colui a cui ci si rivolge e delle possibili conseguenze.
C’è un modello ideale e normativo, si presume la libertà
soggettiva (è una scelta), si presume agency (possibilità di
fare/agire), la responsabilità è in gioco dove c’è un prezzo da
pagare, non solo nel presente ma anche nel futuro.
La responsabilità si esercita rispondendo di sé, all’altro e delle
conseguenze.
Rispondere di me: identità e posizionamento, quello che dico e
perché lo dico, mantenere le promesse

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