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Book

Amor che move: Linguaggio del corpo e forma del desiderio in Dante, Pasolini e Morante
Manuele Gragnolati. Milano: ilSaggiatore, 2013
possibile leggere la performance con cui la Vita Nuova di Dante crea lautore moderno
insieme a quella con cui nella Divina Mimesis Pasolini lo distrugge? Qual il rapporto tra la
sottomissione masochistica del protagonista di Petrolio e lunione dellanima con la
Trascendenza nel Paradiso? Come cambia il concetto di resurrezione del corpo dal Medioevo
al Novecento e coshanno in comune gli abbracci impossibili del Purgatorio e il viaggio del
protagonista alla ricerca della madre morta in Aracoeli?
Desiderio, corporeit e linguaggio si intrecciano nellopera di Dante e di due grandi voci del
secondo Novecento, Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante. Amor che move offre una originale
lettura incrociata dei tre autori, indagando anche come sia diversa la sessualit dei
protagonisti nei romanzi di Pasolini e Morante e come essa si rifletta nelle loro scelte
linguistiche e formali. Attraverso lanalisi degli scrittori novecenteschi alla luce delle opere di
Dante, il saggio si interroga se e come sia possibile pensare a unestetica queer che,
mobilitando una temporalit non lineare, permette larticolazione di piaceri paradossali al di l
di una logica di progresso o produttivit. Unestetica che illumina il programma poetico del
Paradiso e definisce la forma che il testo imprime al desiderio.
Dal confronto con lescatologia, la filosofia e la poesia medievale e con alcune questioni e
paradigmi della riflessione contemporanea psicoanalisi, post-strutturalismo e pensiero
femminista e di genere Manuele Gragnolati fa scaturire un dialogo tra Dante e il Novecento
che non solo getta una luce inedita sullopera di Pasolini e Morante, ma arricchisce quella
dantesca di nuovi significati e nuove sfumature. Ne emerge un Dante attraversato da tensioni
e conflitti spesso irrisolti che lo rendono particolarmente affascinante nellapertura alla
modernit e nella differenza da essa.
Manuele Gragnolati, dopo aver insegnato negli Stati Uniti al Dartmouth College, dal 2003
docente di studi danteschi allUniversit di Oxford e Fellow del Somerville College. Vive tra
Oxford e Berlino e collabora con lICI Berlin Institute for Cultural Inquiry, presso cui svolge
il ruolo di Associate Director. Ha pubblicato e curato diversi studi su Dante e sulla letteratura
medievale e del Novecento.
Milano: ilSaggiatore, 2013
236pp., 19 EUR, ISBN 9788842818656
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Larte sottile della brutalit
1 dicembre 2013 Pubblicato da Le parole e le cose | 0 commenti
di Carlo Mazza Galanti
[E' uscito da poco per Voland le Memorie di un vecchio cialtrone di Roland Topor. Lo ha
tradotto per la prima volta in italiano Carlo Mazza Galanti, autore anche della Postfazione che
qui pubblichiamo].
In un testo del 1979 intitolato Manifeste de lauto-cole Topor si concede unautocitazione:
Cosa dicono i vecchi cialtroni ai giovani che vanno a consultarli? Uno per cento di genio,
novantanove per cento di lavoro. Sono le stesse parole pronunciate, verso la fine delle sue
mirabolanti Memorie, da Roland (o Laurent, come lo chiama, con inappuntabile permutazione
fonetica, lamico Trotski, incontrato in Messico e accidentalmente ucciso dal narratore
durante una maldestra operazione di giardinaggio). Ebbene, continua Topor nel suo breve
Manifesto, io detesto il lavoro, pretendo che ci sia pi arte in otto ore di sonno che in sedici

di attivit produttiva () Secondo me c concentrata pi energia creativa, pi poesia, pi arte


in un bozzetto che nellopera compiuta, realizzata in funzione del suo sfruttamento sacrocommerciale ovvero tradotta a profitto degli altri. Da un lato c un linguaggio codificato, dei
messaggi che mando a me stesso, attraverso il tempo, schizzi su un pezzo di tovaglia, numeri
di telefono che cavalcano progetti di pice teatrali, di film, di monumenti, di affreschi, sinossi
di epopee in poche parole scritte in forma abbreviata e piene di errori ortografici, su carte
macchiate di grasso. Dallaltra una redazione laboriosa, un accumulazione di documenti,
informazioni, giorni e notti trascorsi a rivestire e ingrassare un soggetto che stava tutto
nellangolo di una busta. () Con il lavoro, lingombro. Bisogna valorizzare ci che si vende
agli altri. Grossi libri, volumi obesi, album di molti chili, film di cinque ore, gigantismo,
megalomania, romanzi-fiume, torri della Dfense. () anzitutto una situazione sociale, in
ogni cosa il savoir-faire che apprezzato dal pubblico, non lintenzione. Lo stile, oh, lo
stile! Che lavoro! Eppure lidea da sola, tra me e me, aveva gi la sua forma, gi il suo stile.
Non c nulla che non sia incarnato in questo basso mondo. Oh, certo, era piccola, umile, mal
disegnata, con errori di ortografia, errori di proporzione, era illeggibile, ma cera! O almeno
per me era sufficiente! Non era arte da vendere, non era arte con del lavoro. Era la creazione,
il lampo della creazione immediato, e il lavoro pi tardi. Senza contare che liniziativa non
appartiene sempre alla testa. La mano, a volte, conduce le danze. E i piccoli scarabocchi di cui
ricopro senza pensarci lelenco del telefono sono pi ricchi, pi febbrili, pi intensi dei dieci
decimi del famoso uno per cento consacrato allarte nella costruzione
In questo abbozzo di poetica c nera abbastanza per farsi cacciare senza troppi complimenti
dalla porta di servizio della Grande Storia. Niente lavoro, niente mercato, nessuna ideologia,
nessuno schieramento. Roland Topor, effettivamente, non stava da nessuna parte: arte povera,
fluxus, nouveau realisme, nouveau roman, minimalismo, situazionismo, arte concettuale
nessuna delle correnti artistiche o dei movimenti culturali emersi intorno agli anni sessanta ha
mai attirato la sua attenzione, se non per rapide e fugaci apparizioni. Inalberava una difesa
sperticata dellispirazione e del creazionismo artistico in un momento in cui in Francia si
parlava di testualit, morte dellautore, strutturalismo eccetera, tirandosi fuori dai
circuiti teorici correnti: seri, critici, impegnati. Le sue opere erano un mondo a se stante,
classiche o sperimentali a seconda delloccasione, ma sempre rigorosamente autonome,
spesso inattuali, beatamente indifferenti alle mode. Topor ha pagato un caro prezzo,
soprattutto postumo, per il suo ostinato solipsismo e il suo irriducibile eclettismo. Illustratore,
pittore, scenografo, sceneggiatore, costumista, scrittore, drammaturgo, attore, regista,
fotografo, autore di canzoni. difficile trovare nel secolo passato una personalit artistica
altrettanto curiosa e polimorfa. O comunque capace di riuscire con altrettanta facilit in campi
completamente diversi, cos serenamente disposta a lasciarsi contaminare dai codici, ansiosa
di provare tutte le strade nello sprezzo delle competenze e sempre (o molto spesso)
miracolosamente efficace. Ma dove piazzarlo? Quale Istituzione, quale dipartimento
universitario, quale specialista dovrebbe occuparsi di questo vulcanico fautore dello
scarabocchio evidentemente incompatibile con lordine museale, accademico, estetico,
sovranamente restio allesigenza mercantile di lasciarsi riconoscere una volta per tutte?
Nessun romanzo-fiume, nessuna marchio di fabbrica, nessuna estenuata serie di oli su tela,
nessun capolavoro da canonizzare. Solo una quantit impressionante di lavori sparsi, spesso
perduti, a volte occasionali, in molti casi eccellenti. Che si tratti dei disegni o dei romanzi
(tutti per lo pi brevi), dei racconti o dei lavori per il cinema e la televisione come le mitiche
(almeno in Francia) marionette di Telechat, Topor si speso generosamente in ogni ambito del
fare artistico, continuando a cercare con accanimento nuove strade, preferendo il rischio della
dispersione a quello della noia o dellomologazione.
Per non parlare dei contenuti: sesso, morte, fobie, situazioni orribili o assurde, squartamenti,
affettamenti, decessi violenti in tutte le salse, inquietanti mutazioni corporee, falli rutilanti e

proteiformi, pubi femminili grossi come montagne o dallo sguardo mefistofelico, penetrazioni
surreali e molta, moltissima merda (a volte ha dichiarato in unintervista penso che se i
francesi si preoccupano tanto di quello che infilano nella loro bocca solo per non pensare a
ci che esce dallaltra parte, o ancora a proposito di questa sua predilezione tematica:
personalmente ho pi fiducia nellanimalit delluomo che in quelli che rifiutano la bestia
che sonnecchia dentro di noi. La merda, per me, piuttosto rassicurante.). Al di l
dellintelligenza e dellironia di cui nutrita, la maggior parte dellopera di questo autore un
florilegio di orrori palpitanti che non aiutavano certo Topor a ingraziarsi i favori del grande
pubblico (le persone non amano vedere attaccato al muro quello che hanno nella testa, si
giustificava), e tuttora non lo aiutano a guadagnarsi il suo posto in seconda o terza fila nel
pantheon della cultura ufficiale, esportabile, tramandabile, inseribile nei programmi scolastici.
Eppure a suo modo, nel suo mondo, Topor era perfettamente sintonizzato sui mutamenti della
sensibilit del nostro tempo. La sua corporeit informe e deviante ha assunto un ruolo sempre
pi consistente nellarte e nellimmaginario popolare degli ultimi decenni. Itchy & Scratchy
(Grattachecca & Fichetto), i due brutali personaggi della serie animata americana The
Simpson, per prendere lemblema caricaturale dellultraviolenza spensierata che ormai
imperversa nelluniverso pop, sembrano pallidi epigoni delle sue buffe e angoscianti creature:
dal perseguitato Max Lampin, vittima di ogni genere di atrocit (lo stesso che allinizio delle
Memorie si vede inflitta una mano calda), al monsieur Laurent (che sorprendiamo in un
libro irresistibilmente sadico, Le beb de M. Laurent, inchiodare un neonato sulla porta di
casa e infierire allegramente sul suo innocente corpicino), ai masochisti dellomonima,
truculenta, raccolta di disegni (Les masochistes) fino al redattore perverso del ricettario
cannibale (La cuisine cannibale) di cui offriamo qui sotto un brevissimo specimen:
Mamma alle rose bianche
Baciate la mamma su entrambe le guance poi tagliatela in due: gettate in acqua bollente;
levate la testa che sorride bonariamente vi farebbe passare lappetito , la colonna vertebrale
e tutte le ossa che possono essere tolte.
Preparate le patate bollite che taglierete a rondelle e metterete in insalata. Mischiate linsalata
con dei pezzetti di mamma e condite tutto con olio doliva prima di servire.
Non dimenticate di aggiungere qualche rosa bianca sotto il piatto: serviranno a proteggere la
tovaglia, inoltre mamma le amava tanto
Se lorrore assurdo, allora risibile come ha chiosato Tomi Ungerer, geniale illustratore e
amico di Topor. Qualcuno ha voluto spiegare la presenza ingombrante di un lato oscuro nei
suoi lavori attraverso la storia del novecento e le sue origini ebraico-polacche: il padre fuggito
dai campi nazisti, il figlio costretto a nascondersi nella campagna savoiarda, braccato dalla
morte a pochi anni dalla nascita. Se lodierno umor nero sembra cos spesso girare a vuoto,
pura esternazione di aggressivit irriflessa e incapace della profondit che riconosciamo in
Topor (profondit anche storico-artistica: Goya, Bosch, Kubin, sono stati spesso chiamati in
causa per descrivere le sue visioni), forse perch emerso da una storia diversa, senza traumi.
Resta che di un autore cos interessante ben poco si dice e si conosce al di fuori della Francia.
E persino in patria la sua figura fatica a fissarsi nella memoria culturale perch sfuggente,
irriducibile e probabilmente un po troppo disturbante. Naturalmente non sono mancati i
riconoscimenti e le attestazioni di stima, in Francia come nel resto del mondo. In Italia,
Giorgio Soavi gli commission per la strenna Olivetti del 1972 lillustrazione di Pinocchio.
Osservando quelle immagini Fellini sinnamor dellartista e decise di affidargli i disegni che
illustrano la sequenza della lanterna magica in Casanova. Qualche anno dopo Giorgio
Pressburger lo chiam a realizzare le scenografie e i costumi de Le gran macabre, opera lirica
con musiche di Gyrgy Ligeti prodotta dal Teatro comunale di Bologna. Pi recentemente,
sempre in Italia, Topor si divertito a istituire con Pablo Echaurren un para-movimento
artistico intitolato Frou-frou, la cui natura resta per abbastanza oscura. Altrettanto oscura

daltronde anche la natura del pi importante, e forse unico, evento collettivo a cui prese
davvero parte Topor, quel movimento panico allorigine del quale furono, insieme a lui,
altri due personaggi eclettici e incatalogabili come Fernando Arrabal e Alejandro Jodorowsky.
Inaugurato intorno alle met degli anni sessanta, il movimento panico consisteva in una post(o pseudo-) avanguardia cos definita sinteticamente da Jodorowsky: Panico amava tutto ci
che amava il surrealismo ma senza un Breton a sorvegliarci e da Arrabal: Panico un modo
di essere, retto dalla confusione, lumorismo, il terrore, il caso e leuforia. La fumisteria e
lavanguardismo parodistico, per cos dire, sono tratti marcanti e peculiari del procedere
toporiano, forse proprio in risposta alla sua idiosincratica avversione verso qualsivoglia
cenacolo ufficiale. Nelle Memorie di un vecchio cialtrone il protagonista sostiene di aver
fondato nellordine: il glissismo, il surrealismo, il puntualismo, il cubismo (questultimo
quattro volte in diversi momenti del novecento), di avere inoltre contribuito indirettamente
alla nascita del surrealismo, del minimalismo e di una serie imprecisata di altre correnti non
necessariamente davvero esistite.
Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1975 e poi ristampato quattro volte, Memorie di
un vecchio cialtrone stato il maggiore successo editoriale di Topor. Non c qui traccia, o
quasi, del suo lato oscuro. Il mostro momentaneamente sopito. Il che non ha impedito allo
scrittore di realizzare, ora in una chiave meno cupa, meno simbolica e pi allegramente
giocosa, uno dei suoi romanzi pi divertenti, riusciti e irriverenti: un libro che meriterebbe
senzaltro di occupare un posto di riguardo tra le migliori opere di narrativa umoristica del
novecento francese, accanto a certi Queneau, Allais, Aym, eccetera. curioso che soltanto
adesso, dopo quasi quarantanni dalla sua prima pubblicazione in lingua originale, il libro
sbarchi in Italia. Curioso e forse sintomo, oltre che della difficile assimilazione dei lavori di
Topor in generale, della scarsa considerazione in cui tenuta ormai da qualche tempo la
letteratura umoristica, al di fuori dei libri di qualche comico televisivo prestato alla scrittura.
Sapete ha spiegato in occasione delluscita del romanzo in unintervista pubblicata su
France-Soir la maggior parte delle memorie sono inventate, ma nessuno se ne accorge mai.
Allora perch privarsi del piacere di raccontare una vita che non si vissuta ma che si avrebbe
voluto vivere?. Saremmo tentati di definire le Memorie come una precoce autofinzione,
forse come una delle poche, o delle prime, autofinzioni umoristiche, e inquadrare lo sforzo
letterario di Topor nelle ricerche universitarie iniziate in quegli anni sullautobiografia e le sue
falsificazioni, da Rousseau in gi. Peccato che non ci sia mai traccia dintellettualismo o
accademismo in questo scrittore, che la sua vasta e magmatica cultura non sia mai esibita se
non in chiave appunto umoristica e derisoria, e che la coincidenza del nome del narratore e
dellautore appaia in questo libro soprattutto come un semplice divertimento utile a montare
una strampalata storia parallela ed egocentrica dellarte (e non solo). palpabile il gusto di
Topor nel ripercorrere, pervertendola e manipolandola a suo piacimento, la vasta costellazione
di personaggi, riviste, luoghi (locali, ristoranti, bar, ateliers) che hanno fatto la cultura del
secolo passato anzitutto in Francia, ma anche negli Stati Uniti, in Italia, in URSS. Ne emerge
una caricatura grottesca, uno spensierato dietro le quinte del luminoso e austero mondo della
Grande Cultura del Novecento. Nessuno, o quasi, ne esce indenne. Al centro di una chiassosa
congerie di nomi pi o meno celebri, desacralizzati e sbeffeggiati senza troppi pudori,
giganteggia la figura vagamente patafisica di Roland, personaggio ambiguo e istrionico: se da
un lato noi italiani possiamo essere portati ad apprezzarne laltissimo tasso di fanfaronaggine
(disciplina nella quale siamo particolarmente versati) e riconoscervi un degno compagno di
Gino Conrab, quel sommo esempio di stupida vanagloria e manie di grandezza che stava al
centro del romanzo di Achille Campanile (Il diario di Gino Cornab) dallaltro, dietro la
parvenza palesemente inaffidabile del suo vecchio narratore cialtrone e logorroico, Topor si
divertito a nascondere un astuto sabotatore del senso comune, a tirare un po di affettuose
frecciate e persino, a tratti, a proporre qualche timida interpretazione dei massimi sistemi per

nulla trascurabile. Se la teoria del genio alluno per cento riguarda unicamente il lato pi
qualunquista del personaggio, la digressione sulla comunicazione e il denaro che ci proposta
verso la fine del libro potrebbe ad esempio nascondere, dietro laspetto di un contorto
sproloquio, qualche chicca di autentica saggezza.
Esiste una registrazione di una lettura teatrale del libro realizzata dallo stesso Topor, ora
reperibile su youtube: la voce di Roland quella chioccia e barcollante di un bevitore
incallito, uno di quei narratori confidenziali, a volte abilissimi, che popolano i banconi dei
vecchi bar o i circoli bocciofili e che affollano le novelle comprese in una raccolta intitolata
Caff Panique, massimo omaggio tributato da Topor allo storytelling etilico. Basta avere la
pazienza di fermarsi ad ascoltarli e simili soggetti, specie se attempati, difficilmente
deluderanno luditorio. Questo sembra dirci Topor, che amava bere e frequentare locali
scalcagnati e che proprio grazie al suo intenso lavoro sul campo ha saputo offrirci leloquio
caratteristico dei personaggi del caff Panico o la spassosa sicumera del suo omonimo
protagonista nelle Memorie di un vecchio cialtrone.
Come la sua opera in generale, cos la produzione letteraria di Topor gode e soffre di un
eclettismo tanto maldestro sul piano mercantile quanto ammirevole e raro da un punto di vista
puramente creativo. Accanto alle Memorie spicca quella perla di letteratura psico-fantastica
intitolata Le locataire chimerique, da noi tradotto Linquilino del terzo piano e a tuttoggi
lunico suo romanzo ad avere circolato tra il pubblico italiano, grazie soprattutto al successo
della trasposizione filmica firmata da Roman Polanski. stato il primo libro di narrativa
pubblicato da Topor (nel 1964, a ventisei anni): un breve, folgorante, romanzo dallo stile
sobrio ma abitato da un immaginario cos surriscaldato che pare uscito direttamente
dallottocento di Hoffmann, Potocki e Poe. A suo modo, un piccolo classico. Tra gli altri
romanzi ci limitiamo a citare il Portait en pied de Susanne (1978), titolo-calembour
difficilmente traducibile che riassume perfettamente il suo stravagante soggetto: ritratto in
piedi di Susanna, ma anche ritratto di Susanna come piede. Vi si narra il delirio di un signore
obeso che dopo essersi ferito il piede prende a trattarlo come se fosse la reincarnazione della
sua ex fidanzata (Susanna), a parlargli e a concentrarsi ossessivamente sulla ferita, che non
curata diventa sempre pi grossa e viva, con esiti di una perversione difficilmente riferibile.
In questo come in molti altri testi narrativi di Topor (soprattutto nelle novelle) si nota una
forte vicinanza alla sua opera grafica: storie e storielle che tendono allicasticit di un disegno,
come specularmente i disegni quei personaggi incastrati in situazioni assurde, pericolose,
demenziali ma sempre cos pesantemente allusive prima ancora che per i loro valori estetici
saltano allocchio per la sintesi fulminante di unidea: paiono racconti concentrati in un solo
istante. La produzione scritta di Topor molto varia e variamente distribuita in raccolte di
testi di ogni genere e specie, romanzi e racconti ma anche libri eccentrici contenenti
filastrocche, poesie, aneddoti autobiografici, barzellette, disegni. In tutto ci, lossessione
della morte quasi onnipresente (Made in Taiwan, copyright in Mexico una raccolta di
raccontini grotteschi a tema esclusivamente mortuario, ma tra le chicche nere ed
estemporanee di Topor da annoverare almeno un elenco di Cento buone ragioni per
suicidarmi immediatamente). Ogni occasione buona per ripiombarci in una crudelt
tranquilla e assunta pienamente come la definisce Frantz Vaillant, il suo biografo, crudelt
che non esclude naturalmente il riso e soprattutto convive con una tenerezza inaspettata,
capace di strappare le pi truci oscenit a qualsiasi accusa di gratuit e cinismo.
Anche sul versante pubblicistico si registra la stessa abbondanza e libert espressiva.
Fondamentali nella sua formazione soprattutto per quanto riguarda i lavori grafici furono
le eretiche riviste Bizarre e Harakiri, ma a spulciare tra gli articoli di Topor disseminati sui
vari periodici dellepoca possiamo ammirare un ricco repertorio di intuizioni devianti,
istigazioni a un edonismo iperbolico, adorabili sberleffi, il tutto animato da una libert di
pensiero e una curiosit che hanno qualcosa di infantile nel senso migliore del termine.

Lironia va a braccetto con linnocenza, la spregiudicatezza con lingenuit. Non un caso se


Topor stato anche un notevole autore per linfanzia e se nei suoi articoli e interviste sono
presenti considerazioni sulla letteratura e larte per i pi giovani che meriterebbero di essere
incorniciate nei dipartimenti di pedagogia.
Ecco un esempio di opinionismo toporiano, estratto da un articolo uscito su Liberation (15
marzo 1986): Siccome personalmente non non credo nel peccato originale, ho potuto
invertire certi valori stabiliti dalla religione. Ad esempio: possiamo dire che luomo viene al
mondo da un buco e che finisce, presto o tardi, per essere seppellito dentro un altro buco. Ora,
con la genialit che la contraddistingue, la religione ha fatto del primo buco una strada chiusa.
Gloriosamente incarnata dallimmagine della Vergine. Inoltre, si inventata che il secondo
buco, per quanto ostruito da una pietra tombale, non fosse niente di meno che unapertura
sulleternit. Aberrante, no?
bello immergersi nellopera di questo autore ancora tutto da scoprire, cos prolifico e
confidenziale, lontano mille miglia dagli atteggiamenti e dai vezzi di molti artisti convinti di
essere al mondo per consegnarci la Verit. Un po come il vecchio balordo delle Memorie, che
assume le fattezze del profeta solo per farcene meglio apprezzare la futilit, che si presta alla
farsa senza vergogna in qualche modo salvando la faccia proprio grazie alla sua maldestra
goffaggine. Solo immaginandolo come un abile mistificatore o unidiota a met un Don
Chisciotte che abbia sostituito i romanzi cavallereschi con la pittura davanguardia noi
lettori, oltre a riderne, possiamo affezionarci al personaggio e disporci ad apprezzarne meglio
gli sporadici lampi di genio, il suo indubbio talento per gli aforismi, le innumerevoli allusioni,
citazioni, occhiolini disseminati nelle sue lamentazioni paternalistiche e nei suoi improbabili
monologhi. Se fosse stato un semplice cialtrone, quel vecchio non sarebbe arrivato fino qui, in
questo libro che avete appena finito di leggere. Lacume che si traveste da imbecillit (o
meglio: lacume che si traveste da imbecillit che si spaccia per genialit) uno dei
cortocircuiti pi interessanti di tutta lopera di Topor.
Io sono polimorale ha detto una volta Ho sempre pensato che una morale basti
ampiamente per una societ ma che, per un individuo, ce ne vogliono di pi. necessario per
sopravvivere. Con una sola morale si crolla. Con due si beve! comunque meglio, no?. Non
c nulla di monolitico, di univoco, di autoritaristico nelle opere di questo autore: il senso si
estrae dalla profondit inconscia, dalla dimensione buia e sotterranea dove si scatenano paure
che appartengono a ogni individuo, quindi si porta alla luce e si eleva nella leggerezza
impalpabile e aerea dellironia (o del vino) che tutto sospende e dalla cui altezza possiamo
concederci il lusso inatteso di vedere il mondo come un luogo ospitale. Questo, pi o meno,
il percorso che ci indica lartista con i suoi libri e i suoi disegni. E con la sua persona: c un
libro fotografico composto di ritratti dellautore scattati da Daniel Colagrossi e intitolato
Topor traits. Il volto di Topor una delle sue opere migliori: quel sorriso che si muove senza
soluzione di continuit tra sfumature satiresche e puerili, tra espressioni diaboliche e altre
timide e sognanti la migliore introduzione al suo umorismo liberatorio, alla sua mai sopita
capacit di mostrarci attraverso il riso uno stratagemma imbattibile per sfuggire alla paranoia:
Quando scoppio a ridere raramente a causa di una situazione comica deliberata. piuttosto
perch mi trovo davanti a una realt che mi provoca una reazione allergica () la
conseguenza di una realt caricaturale che collassa. Sono i codici poco permissivi che
determinano questo tipo di reazione per sfuggire a un comportamento previsto in anticipo, alla
pietrificazione. Vi sentite brutalizzati, traumatizzati e, allimprovviso, la natura irreprimibile si
manifesta dov possibile una fuga. Io fuggo attraverso la bocca. Ci sono certamente altre
uscite di emergenza. Ma la bocca la pi vicina.
Quella della fuga unarte molto antica e da sempre prossima allironia: aggirare, eludere,
defilarsi, scartare. C qualcosa di sostanzialmente scorretto nel modo di pensare e fare arte di
Topor. Ma scorretto, pi che in un senso morale o politico (prospettive a cui non sembrava

prestare particolare attenzione), come sinonimo dincompletezza, approssimazione,


creaturalit: una scorrettezza molto umana, molto concreta, come quella degli schizzi
preparatori o degli errori di ortografia sui soggetti epici racchiusi in un angolo di carta
macchiata di unto.