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numero 34 anno V 9 ottobre 2013


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Luca Beltrami Gadola GIUNTA MILANESE. E DOPO L'EMERGENZA? Emanuele Ranci Ortigosa UNA RIFORMA DELLE POLITICHE SOCIALI SUBITO SENZA SE E SENZA MA Massimo Cingolani PER UN PD, PARTITO FORTE IN REGIONE E SENZA CORRENTI Federica Gomaz AREA EX PAOLO PINI: PER SALVARLA NON BASTANO 23.000 FIRME? Davide Branca USCIRE DALLA CRISI A MILANO: GIOVANI ASSOCIATI VERSO LAUTO-REDDITO E LIMPRESA Mario Rodriguez NUOVO PD: A CIASCUNO IL SUO. AI CIRCOLI COSA? Anita Sonego DONNE E PUBBLICIT: L'ANONIMO MILANESE Rita Bramante LAURA BOLDRINI, LA DONNA DEI PONTI Elena Grandi FORZA GENTILE, MA CHE FORZA SIA Fiorello Cortiana VERSO GREEN ITALIA

VIDEO FILIPPO DAL CORNO: LA CULTURA PER EXPO E DOPO EXPO

suggerimento musicale ROBYN HITCHCOCK canta Trams of old London

rubriche di attualit CINEMA - Anonimi milanesi MUSICA - a cura di Paolo Viola ARTE - a cura di Virginia Colombo LIBRI - a cura di Marilena Poletti Pasero SIPARIO E. Aldrovandi e D. G. Muscianisi

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GIUNTA MILANESE. E DOPO L'EMERGENZA? Luca Beltrami Gadola


A met quasi del mandato da pi parti, e non solo da ArcipelagoMilano, si chiede alla Giunta di fare un bilancio della sua attivit, di quella svolta e di quella prevista. Volendo, come si dice, dare a Cesare quel che di Cesare, non si pu trascurare che dal suo insediamento a oggi lamministrazione comunale abbia vissuto passando da una emergenza allaltra, sopratutto in m ateria di bilanci consuntivi e di previsione che oscillavano dalla scoperta di buchi ricevuti in eredit alla riduzione drastica dei trasferimenti dallo Stato: insomma, pochi soldi per far fronte a problemi crescenti soprattutto in materia di assistenza sociale e per mantenere comunque un livello decente di servizi alla citt. Non detto che questa emergenza finisca, anzi tutto lascia prevedere che la situazione tenda a stabilizzarsi e che, immutate le condizioni al contorno, lemergenza diventi norma. Dunque non pi emergenza ma il pensiero va comunque volto al futuro. Questa difficile situazione presente sembra aver assorbito la parte pi consistente del pensiero amministrativo lasciando poco spazio alla progettualit per il futuro della citt. Progettare il futuro vuol dire avere la visione, programmare investimenti materiali e immateriali, predisporre gli strumenti capaci di dar corpo alle idee, gestire il consenso. Sulla visione ci sarebbe molto, forse tutto da dire, a cominciare dal significato della parola, ma il tema tanto vasto che merita una riflessione a s stante: la faremo. Veniamo agli investimenti: materiali e immateriali. Sul primo tipo di investimenti non c molto da dire viste le condizioni di bilancio ma qualche migliore indicazione sui criteri di scelta non avrebbe guastato. Sui secondi, quelli immateriali, un discorso si pu fare perch in buona sostanza riguarda le riforme, in particolare quelle che a suo tempo Ernesto Rossi chiamava le riforme senza spese, quelle che non costavano nulla e non pesavano sui bilanci ma che facevano comunque fare progressi alla societ. Per Milano la prima di queste la riforma della burocrazia. Speravo che la nuova Giunta aggredisse questo problema fin dal suo insediamento ma non stato cos. La questione di fondo persino banale: sono le deleghe assessorili che devono tenere conto della pianta organica o la pianta organica che deve adeguarsi alle deleghe assessorili? Sappiamo che cambiare la pianta organica unimpresa disperata, visto il contratto del pubblico impiego e la difesa strenuamente corporativa dei sindacati. Oggi invece si ha limpressione che ognuno vada per la propria strada e certamente vi sono assessori che hanno troppi diversi referenti nella struttura e viceversa. Sbaglier ma da qui nasce la lentezza della funzione amministrativa che tanto irrita i cittadini. A margine bisognerebbe pensare ad avviare anche a Milano un progetto come il Notus (New organisation transparent uniform system) di Venezia che consente ai cittadini di sapere chi fa che cosa in Comune. Di altre riforme si dovr parlare, molte, sempre avendo ben chiaro la funzione strumentale della burocrazia lo strumento che d corpo alle idee - che troppo spesso interpreta il suo ruolo capovolgendo i rapporti: non a servizio della citt ma la citt al suo servizio. Ultimo ma solo in ordine di esposizione il problema del consenso. Alla base del consenso ci sta la partecipazione e qui chiariamo subito un equivoco: partecipare non vuol dire essere informati delle decisioni prese e avere solo un qualche margine di dibattito ma essere presenti durante tutto il processo decisionale e soprattutto essere daccordo sulla natura dei problemi e svolgere un ruolo attivo nellindividuarne le possibili soluzioni. Non mi si venga a raccontare la balla che si cadrebbe in un assemblearismo paralizzante: vero il contrario. Se la partecipazione ben organizzata diventa la strada pi veloce per arrivare in fondo. Lesempio del Velodromo Vigorelli insegna qualcosa: la realt del buon senso diffuso civico.

UNA RIFORMA DELLE POLITICHE SOCIALI SUBITO SENZA SE E SENZA MA Emanuele Ranci Ortigosa*
Dal 2005 al 2012 a oggi il numero delle famiglie in condizione di povert assoluta (prive cio delle risorse necessarie a condurre una vita minimamente dignitosa) raddoppiato, coinvolgendo secondo lIstat 4.800.000 persone, 1 ogni 12. Fra questi ci sono sempre pi giovani e pi famiglie in cui ce qualcuno che non lavora. una delle ricadute sociali allarmanti della crisi, sul complesso delle quali lIstituto per la ricerca sociale, IRS, ha sviluppato unanalisi e formulato proposte per politiche atte a fronteggiarla. A due anni dal convegno che aveva impostato il tema, IRS ha infatti realizzato il 26 settembre, sempre a Milano, un secondo incontro per presentare concrete proposte, attuali e attuabili, per la riforma delle politiche e degli interventi sociali. La partecipazione di ben 600 amminin. 34 V 9 ottobre 2013 stratori locali, dirigenti e operatori professionali di organizzazioni e di servizi, provenienti da tutta Italia, evidenzia la gravit dei problemi sociali in atto e lattesa per proposte organiche di riforma delle corrispondenti politiche che vadano oltre le mere rivendicazioni di maggiori risorse. Un primo necessario passo stata la ricostruzione e riaggregazione delle politiche socio assistenziali, mai considerate n riformate nel loro insieme, e della spesa pubblica a esse dedicata, che abbiamo stimata in 67 miliardi di euro, 4,3% del PIL. Una spesa inferiore a quella media europea, che andrebbe quindi aumentata, una spesa che alimenta per anche interventi poco efficaci nel trattare i bisogni sociali e poco equi, a danno soprattutto dei giovani e delle giovani famiglie con figli. Difficilmente in tempo di crisi si potranno ottenere per questo settore maggiori risorse, data la platea dei bisogni e delle richieste in concorrenza. Per questo proponiamo riforme profonde che possono comunque essere effettuate gi con le risorse oggi assorbite dal settore, togliendo cos ai conservatori anche il facile alibi della mancanza di risorse aggiuntive. Le proposte assumono come criteri guida luniversalismo, la selettivit sul reddito ove appropriata e necessaria, il riequilibrio tra leccesso di erogazioni monetarie e la troppo modesta offerta di servizi, il decentramento delle funzioni e delle risorse a regioni e comuni o associazioni di comuni. Questo perch gli enti locali gestiscono oggi poco pi di un decimo di quei 67 miliardi, che per la grandissima parte sono assorbiti 2

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da detrazioni fiscali e erogazioni monetarie dellINPS, con misure rigide, gestite centralmente, senza specifico adattamento alle diverse situazioni di bisogno e quindi nel loro insieme poco efficaci, non integrabili con le azioni locali, pubbliche e private, in piena contraddizione con le strategie di reti territoriali e di comunit solidali sempre pi evocate per fronteggiare. Le riforme messe a punto dallIrs si concentrano su tre principali politiche, cui sono state dedicate le tre sessioni pomeridiane: il sostegno alle responsabilit familiari, ove si propone di sostituire le attuali detrazioni fiscali (che ignorano gli incapienti) e gli assegni familiari con un assegno unico per le famiglie con figli; il contrasto alla povert da sviluppare con un reddito minimo di inserimento (abbiamo partecipato al gruppo di esperti costituito sul tema dal ministro Giovannini e dalla viceministro Guerra, che ha prodotto una proposta nei contenuti assai prossima ai nostri, la cui attuazione condizionata al suo finanziamento in legge di stabilit); il sostegno alla non autosufficienza con una dote di cura sostitutiva delle attuali misure.

Sono proposte impostate su criteri fortemente redistributivi quanto ai beneficiari degli interventi pubblici da privilegiare. Tale scelta supportata da articolate analisi sui beneficiari delle attuali misure posti a confronto con le famiglie in situazioni di povert e fragilit sociale. Misurando con il nuovo indicatore, lIsee, che sta per essere introdotto con validit generale, la situazione economica delle famiglie, si stima che alla met pi ricca delle famiglie affluisca il 37% di tutta la spesa assistenziale nazionale, come pure della parte di questa (17 miliardi) dedicata specificamente a integrare redditi inadeguati, mentre milioni di famiglie in condizioni di grave povert o di altri gravi bisogni non beneficiano di alcun sostegno. Noi proponiamo allora di rendere pi efficace e pi equo il sistema assistenziale rivedendo lattuale uso delle risorse dedicate, alimentate dalla fiscalit generale, a favore delle famiglie in maggior bisogno, e per misure e interventi definiti in modo appropriato alle situazioni specifiche, e per questo efficaci sul bisogno. Nel corso del convegno, la viceministro Guerra, pur non nascondendo le resistenze e le difficolt

che pu incontrare, ha espresso apprezzamento e incoraggiamento per la strategia di riforma proposte, mentre il sindaco Pisapia ha dichiarato: Il riordino dellattuale sistema di welfare ha da noi ha assunto una urgenza e una gravit tale da rendere una riforma complessiva ormai non pi rimandabile. LIstituto per la Ricerca Sociale non solo ha indicato nella sua ricerca misure concrete, ma sottolinea il ruolo centrale degli enti locali nella predisposizione e gestione di un nuovo e pi efficiente sistema di welfare. Analogo lapprezzamento e la volont di portare avanti liniziativa espresso dallAssessore Majorino. *direttore scientifico dellIrs, direttore responsabile di Prospettive Sociali e Sanitarie Il testo completo della ricerca pubblicato nel fascicolo 8/10 del 2013 della rivista dellIRS Prospettive Sociali e Sanitarie, mentre materiali e rassegna stampa sono visibili sul sito dedicato al convegno.

PER UN PD, PARTITO FORTE IN REGIONE E SENZA CORRENTI Massimo Cingolani


Il network assicuratori PD, nonostante il clima politico e sociale non stimoli ottimismo e partecipazione, ha elaborato un ulteriore documento che in vista del congresso sta sottoponendo allattenzione di tutti i ci rcoli e ovunque ci sia una diramazione della rete. Il lavoro stato elaborato da un gruppo del quale fanno parte militanti di lunga data e storia come Francesco Bizzotto, Radames Viola e giovani entusiasti come Nicola Cattabeni ed Emiliano Ortelli. Probabilmente questo gruppo non si arrende, nonostante spesso si senta in un deserto di idee, perch composto da persone che si misurano nelle sfide del mondo reale, conosce il lavoro per obiettivi e la performance. Un fine del partito dovrebbe essere il coinvolgimento delle competenze, quella che possiamo considerare la struttura verticale, e dei Circoli, la struttura orizzontale. Il mezzo per raggiungere tutto questo una organizzazione regionale forte. Secondo il network: Il fenomeno politico nuovo l'interesse di molti non iscritti al Pd e la sua prospettiva. Nonostante la poca credibilit del sistema dei partiti, il desiderio e la disponibilit a partecipare alla vita politica oggi doppio rispetto ai mitici anni di fine '900. Una disponibilit matura, competente, concreta, che cerca confronti non episodici, non opportunisti e che vuol mettere in campo idee, sogni e progetti, che ha spirito critico, entusiasmo e passione nello stesso tempo. Una partecipazione che vale in s, anche in termini di auto-finanziamento, perch fare politica cos non costa niente, che contrasta con una lunga prassi di politiche centraliste, fatte annusando l'aria, smozzicando pareri, scorrendo giornali e ascoltando lobby e amici. Soprattutto amici. Con il finanziamento pubblico e generoso. Prassi questa, dei partiti chiusi, rituali, comandati, autoreferenziali e non contendibili, diretti solo da cooptati senza nessuna progettualit autonoma. La capacit di queste organizzazioni della rappresentanza, che pure ha meriti storici nel passato, non regge e si sfilaccia da decenni. Oggi insostenibile, per il differenziarsi e complicarsi della societ, tutt'altro che omogenea. Basti pensare non solo alla struttura sociale di quello che una volta erano le classi, ma al multi culturalismo, alla comunicazione e alla conoscenza, internet, ecc. Anche il PD malato, non in grado di suscitare passioni, non ha un progetto di societ, non ha ancora deciso chi rappresentare, spesso appare come un tecnocrate prigi oniero di impostazioni ideologiche del secolo scorso, i residuati sociali sono sovra rappresentati. Il documento ribadisce che durante la fase congressuale del Pd prioritario: Discutere di rapporto con la societ e di organizzazione, per aprirci all'ascolto e al contributo di molti. Dare spazio e potere alle competenze organizzate. Chi teme il confronto con chi lavora, fa impresa o professione, o attivo per passione, si faccia da parte. Si ritiri. Vada a casa. Vogliamo un Pd che, certo, assuma responsabilit e subito chieda: "Cosa ne pensi?" "Ti piace?". Dare al partito una forte, autorevole e autonoma struttura regionale, che possa rilanciare l'organizzazione e l'iniziativa politica, tanto orizzontale (i Circoli di citt) quanto

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www.arcipelagomilano.org verticale (le competenze tematiche, le passioni). la trama di una rete che sappia stare vicino, governare e cambiare la societ reale. Un partito regionale forte di competenze e progetti. Cos il Pd potr essere quel che deve: la casa di tutto il Centrosinistra, di tutti i progressisti. Se vogliamo che esperienza e passione possano essere utili per un partito che fai tu, lunica possibilit una struttura regionale. Non vogliamo un Pd nazionale frammentato, debole, spaccato. Vogliamo un Pd di coraggio, con un leader che guardi avanti, molli l'ammoina (confuso affaccendarsi) di oggi, faccia sintesi, squadra e consenso (perch vincere fondamentale), circondato e aiutato da otto segretari regionali veri. Cos si eliminano le correnti. Il documento continua chiedendo che nel partito sia valorizzata una rete di competenti nei vari settori dellattivit economica e sociale, pretende che a questa rete sia garantita la possibilit di un confronto diretto con i rappresentanti nelle Istituzioni. Esige, si esige, un luogo perm anente dincontro fra e con i portatori di progetti innovativi con lo scopo di fornire ai dirigenti politici gli elementi di conoscenza indispensabili per assumere decisioni, che si riflettano concretamente sulla linea del partito e dei suoi rappresentanti . necessario realizzare iniziative che diano ai cittadini la possibilit di impegnarsi in prima persona, di sentirsi utili e per coinvolgere un numero crescente di cittadini, di giovani anzitutto, dobbiamo utilizzare maggiormente le nuove tecnologie e i social network. Il modello prevalente per l'attivit politica regionale del Partito Democratico dovrebbe essere quello dei circoli tematici, da affiancare ai tradizionali circoli territoriali. Serve una organizzazione di base in cui possono partecipare, con pari dignit, iscritti ed elettori del Partito Democratico, che favorisca la libera ideazione e circolazione di progetti. Ritrovare lo spirito civico della libera scelta di organizzarsi e insieme dare un'indicazione e un contributo agli organi decisionali; ci poniamo il problema di non lasciare inascoltato il contributo di tanti democratici che hanno visto nel PD la nascita dellaorganizzazione riformista moderna, capace di saldare idealit e concretezza. Un partito finanziato dai cittadini e non dallo Stato. Come vedete idee e progetti non mancano, personalmente comincio a pensare che il PD questo entusiasmo se lo deve un po meritare.

AREA EX PAOLO PINI: PER SALVARLA NON BASTANO 23.000 FIRME? Federica Gomaz
Larea allinterno e intorno al parco dellex ospedale psichiatrico Paolo Pini ben servita dalla metropolitana, stata scelta dalla Provincia, proprietaria dei terreni, per edificare stabili di 9-12 piani (a edilizia residenziale di cui forse solo il 5% a housing sociale) sopra gli attuali prati, orti, frutteti e bosco, senza alcun rispetto per la funzione di servizio dellarea, al centro di progetti sociali, culturali e ambientali ormai da molti anni. Non si tenuto conto che larea, un tempo della famiglia Litta Modignani e poi dellex ospedale psichiatrico Paolo Pini, una delle poche rimaste a destinazione agricola per pi di un secolo, a Milano. Un polmone verde ad alta biodiversit, di circa 10 ettari e con 1500 alberi, vitale per la citt, anche solo per lossigeno prodotto allanno. Secondo gli ultimi progetti presentati gli edifici avrebbero snaturato o distrutto parte del bosco (rinominato parco POP), lunico frutteto (quindi indispensabile alla didattica) dellIstituto Agrario Pareto e gli orti comunitari del Giardino degli Aromi, uno dei primi e pi grandi orti partecipati dItalia, luogo dincontro e svago per centinaia di cittadini. Senza contare che qui, da anni, si tengono i tirocini di terapia orticolturale per persone con disagio sociale e psicologico e molti altri laboratori e corsi aperti a tutti. Gi nel luglio 2012 emersa la forte contrariet della cittadinanza e del Consiglio di Zona 9 a ogni ipotesi di edificazione. Subito daI Giardino degli aromi, dallIstituto Professionale dAgraria Pareto, dalla associazione Linda e dalla Cooperativa. Sociale Aromi a Tutto Campo stata promossa una campagna per dimostrare il valore ambientale dellarea e a dicembre stata richiesta una variante al PGT per arrivare alla non edificabilit dellarea didattica e degli orti comunitari. Una prima azione concreta stata la mappatura partecipata degli alberi e la successiva stima ambientale e paesaggistica. Oltre alla grande biodiversit vegetale emerso, grazie a uno studio della LIPU, che il parco e il bosco sono molto ricchi anche di avifauna e frequentati da: falchi, volpi e lepri, oltre che galline, pappagalli e conigli. In pi stata promossa uninchiesta volta a recensire le gi numerose case invendute, sfitte e attualmente in costruzione nei tre quartieri di Affori, Comasina e Bovisasca. Presentata in unassemblea cittadina ed risultato palese che edificare ex novo in questa zona totalmente inutile se non controproducente. Nel gennaio 2013 il gruppo dei Seminatori di urbanit ha promosso la raccolta firme in cui si chiede non solo di non costruire allinterno del parco dellex Ospedale Paolo Pini ma che tutto il comparto LittaModignani e larea del bosco oltre il pioppeto, sia salvaguardato e reso un parco fruibile da tutti. Dopo aver promosso varie assemblee e dibattiti la mobilitazione cresciuta cos tanto che nel giugno 2013 sono state consegnate 23.000 firme sia in Provincia che al Comune. Dopo la consegna delle firme, il Comune di Milano si espresso riconoscendo il grande valore ambientale e sociale dellarea. A luglio, durante un allegro corteo con in testa la banda degli ottoni, il bosco (tra via Assetta e Litta Modignani) stato colonizzato dalla gente di quartiere e battezzato il Parco POP (Pini Oltre il Pioppeto). Il 14 settembre in unassemblea aperta presso la Biblioteca Affori-Villa Litta, sono state portate testimonianze video e storie di vita di come erano e si sono trasformati quelli che un tempo erano il parco e i terreni agricoli dellex manicomio. Da una testimonianza in particolare emerso che lultimo erede dei Litta Modignani lasci alla provincia unarea ancora pi vasta (che comprendeva anche il parco della biblioteca Affori) solamente a patto che non ne fosse snaturata lidentit, allora un unicum a vocazione agricola. Una domanda sorge quindi spontanea: La Provincia legalmente ancora proprietaria dellarea, anche se non ha rispettato e non vuole rispettare le clausole del lascito? Per far capire a chi ci governa che quella area deve rimanere unitaria, a verde e a disposizione della citt stato lanciato un concorso di idee, per trasformarla in un nuovo parco partecipato: pensato, curato e vissuto da tutti.

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www.arcipelagomilano.org Queste sono tra le prime proposte fatte: unarea faunistica protetta (t ipo oasi WWF) con percorsi per il bird-watching e per leducazione ambientale, zone di meditazionerelax con amache e spazi per la lettura, piste ciclabili e cos via. Si aspettano altre proposte: basta partecipare al concorso didee e mandare idee e progetti (consultando il sito www.parcopop.org). Se tutto sar inutile, non rester che incatenarsi agli alberi.

USCIRE DALLA CRISI A MILANO: GIOVANI ASSOCIATI VERSO LAUTO-REDDITO E LIMPRESA Davide Branca*
Il mondo dellassociazionismo giovanile milanese sta cambiando pelle. Negli ultimi anni, dal mio privilegiato punto di osservazione (lavoro da pi di sette anni in progetti e servizi di orientamento e supporto sia ad associazioni costituite sia a gruppi di giovani che vogliano formarne) ho toccato con mano una nuova tendenza: riguarda sopratutto le associazioni di cui ho seguito la costituzione (circa pi di 300 negli ultimi cinque anni. A parte il dato notevole e costante di nuove realt che si formano annualmente, laspetto pi rilevante sta nel cambio di prospettiva e aspettative con cui gruppi informali di piccole dimensioni (dai 3 ai 10 elementi) affrontano la strada della formalizzazione del proprio agire. Lapproccio quello di intendere lassociazione come un possibile modello organizzativo prodromo a una futura attivit imprenditoriale o meglio di auto-reddito. Il profilo delle persone mediamente il seguente: studenti universitari e laureati provenienti da diverse facolt, sopratutto quelle inerenti alla comunicazione e i media, la progettazione di eventi, il design, le scienze sociali e ambientali. Elementi interessanti e innovativi di questi progetti associativi sono la multidisciplinariet delle competenze dei propri fondatori/trici e la forte valenza dimpatto sociale delle attivit e dei servizi che vuole erogare. Questo positivo bacino di potenziali progetti e attivit innovative per la citt si scontra per per un verso con i limiti delle poche opportunit, che prioritariamente sono indirizzate alle associazioni giovanili tradizionali che si occupano di attivit sociali o culturali ma soprattutto lassociazione come soggetto giuridico ha grossi limiti a livello normativo e fiscale nel caso di una gestione votata alla commercializzazione di servizi e ad attivit finalizzata allautoreddito dei propri associati. Queste realt sono quindi costrette a muoversi in un ambito che non prettamente coerente con le proprie aspettative, non avendo quasi mai le risorse ed esperienze per tentare il salto pi deciso dello start-up imprenditoriale classico. Io ritengo molto importante affrontare istit uzionalmente questo paradosso; provare a gestire a livello normativo questanomalia molto importante per permettere la crescita e il supporto di questo che non faccio fatica a definire movimento urbano presente non solo nella citt di Milano. Tutto ci sicuramente non competenza diretta di unamministrazione comunale, ma una citt come Milano, che si candida a essere di nuovo laboratorio dinnovazione, non pu permettersi di perdere una simile potenzialit promuovendo anche altri interventi per facilitare il supporto e la crescita di questo particolare tessuto. Le leve che potrebbe attivare lamministrazione Milanese sono quella dellassegnazione agevolata di spazi (intesi come sedi operative) e quella economica attraverso il potenziamento di attivit di micro credito e azioni di lobbyng verso il sistema bancario e creditizio. Sul tema degli spazi sarebbe auspicabile la creazione di situazioni di coabitazione di pi realt associative, che prevedano la condivisione di attrezzature e competenze di supporto, come per gli incubatori dimpresa ma tenendo conto delle peculiarit di queste e del rilevante effetto di impatto sociale.

* Lautore si occupa da circa quindici anni di interventi innovativi nellambito delle politiche giovanili; da circa sette anni promuove e supporta lassocia-zionismo giovanile milanese attraverso la realizzazione di servizi e progetti in collaborazione con enti locali quali la Provincia di Milano (Progetto Grow Up) e il Comune di Milano (Progetto JoBoxConnaction, Azioni di sistema Piano delle Politiche Giovanili)

NUOVO PD: A CIASCUNO IL SUO. AI CIRCOLI COSA? Mario Rodriguez


In questi mesi un argomento stato abusato, quello di dire finalmente la verit agli italiani! Se ne parla soprattutto per quanto riguarda la situazione economica ma credo che sarebbe doveroso farlo anche per quanto riguarda la democrazia e in particolare il rapporto tra la sua efficacia il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche. E credo, anzi auspico, che questo lo facciano soprattutto quanti sono coinvolti nel dibattito congressuale del PD. Dire la verit (intendendola sempre come penultima, beninteso!) significa soprattutto fare i conti con la demagogia, cio con quelle affermazioni che paiono poter raccogliere almeno nel breve periodo un consenso pi ampio. Dire la verit sembra essere sinonimo di dire cose spiacevoli, meno entusiasmanti. Ma, anche se cos fosse, la sfida di una buona comunicazione sarebbe proprio questa: dire cose credibili in modo motivante allazione cio allinvestimento di risorse personali in una causa comune. Ora parlando di democrazia, di cittadini e di politica sembra pi facile entusiasmare dicendo i circoli dovranno decidere la linea del partito, i circoli torneranno (quando mai successo?) a essere centri di elaborazione specialistica. Ma questi facili entusiasmi sono destinati a scontrarsi con la dura realt della complessit crescente dei processi di formazione e implementazione delle decisioni pubbliche. In unaltra epoca si diceva massimalismo a parole e opportunismo nei fatti. Quello che preoccupa di pi che dietro queste promesse altisonanti non si nasconda solo linconcludenza e quindi la delusione ma anche il trasformismo. Cio che in nome dei cittadini che devono dire la loro ci sia una lucida strategia di gruppi ristretti o composti da quelli di prima o desiderosi di sostituirli e basta. Le speranze che devono motivare al cambiamento devono perci essere

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www.arcipelagomilano.org soprattutto ragionevoli e gli obiettivi devono essere realizzabili. Questo linsegnamento centrale del riformismo. E allora se il PD della nuova stagione, del dopo tonfo dei 101, vuole ripartire definendo una nuova modalit di rappresentanza adeguata al tempo che viviamo, deve con coraggio prospettare forme di organizzazione capaci di reggere, di funzionare davvero. Inutile promettere tanto potere se poi questo non potr mai essere reso esigibile! Il rischio che alla fine nulla cambi. O cambi molto poco! O che il cambiamento derivi soprattutto dalle conseguenze del taglio dei finanziamenti! Va allora affrontato con coraggio il problema della crisi della democrazia rappresentativa schiacciata da un lato dalla crescente complessit e difficolt dei processi di governo (o governance) e, dallaltro, dalle pressioni di unopinione pubblica sempre pi informata, insofferente, convinta di poter decidere meglio dei politici di professione. Si tratta di una sfida enorme che deve tenere insieme da un lato lapertura alle persone (pi movimento e pi ascolto) e, dallaltro, pi decisione, maggiore efficacia amministrativa / governativa. Viviamo in modo evidente la crisi della democrazia rappresentativa e il PD deve avanzare una risposta in primo luogo realistica, funzionante. Ci vuole pi apertura e movimento nei circoli (che devono essere centri di iniziativa politica, palestre di emersione delle nuove leadership) e pi governo con piena autonomia degli eletti. Va messo in pratica un processo di collaborazione competitiva tra chi raccoglie e seleziona le domande sociali e chi le deve saper trasformare in politiche pubbliche ai vari livelli istituzionali. Gli eletti devono riconoscere che senza il supporto delle presenze nel territorio (circoli e non solo) la loro possibilit di rappresentare ed essere eletti diminuirebbe drammaticamente. Ma le presenze sul territorio devono essere consapevoli del fatto che le loro istanze non diventeranno mai trasformazione reale se non troveranno uno sbocco a livello decisionale (amministrativo o governativo). Per questo credo che il nuovo PD debba riconoscere ai gruppi consiliari una capacit autonoma di iniziativa verso la citt non sempre e solo filtrata dai circoli. Anche in questo snodo delicatissimo sta quella svolta verso un partito basato sugli eletti, cio sulle persone che si sono misurate con la raccolta del consenso popolare. Ma definire un nuovo modo per rappresentare i cittadini significa anche affrontare il nodo delle competenze. N il voto e tanto meno la tessera attribuiscono competenza. La decisione pubblica avr sempre pi necessit di competenze specialistiche e dovr riconoscere la loro autonomia. I politici di professione non potranno pretendere una superiorit derivante dal consenso popolare. Come i voti non rendono nessuno sopra la legge nemmeno lo rendono specialista di qualcosa. La competenza del politico deve essere quella di rappresentare, negoziare e decidere dopo aver ascoltato i competenti e senza mai pretendere di sostituirsi a loro. Quindi, per un partito realmente democratico le competenze non possono essere (solo o esclusivamente) quelle iscritte o gravitanti attorno a s. Sono quelle che hanno conquistato legittimit nella societ, sono quelle che hanno voce in materia perch gli viene attribuita formalmente dalle istituzioni o materialmente dalla societ. Un partito (tutti i partiti democratici) deve connettersi alle competenze esistenti nella societ, inventare legami, link, tra istituzioni preposte alla ricerca e allo studio e i processi di decisione pubblica (i famosi think tank). anche questa la sfida dellapertura. Non che il circolo pu pretende di elaborare il piano urbanistico della piazza della sua zona perch c un architetto iscritto, o scrivere la riforma della scuola materna perch c un insegnante! Si parla dellassetto della citt e della funzione della scuola perch da l emergono le esigenze pi sentite dai cittadini e si affrontano quei problemi non per esporre le proprie idee ma per trovare soluzioni che rispondano alle esigenze della maggioranza (anche di quelli fuori dai confini della propria citt)!

DONNE E PUBBLICIT: LANONIMO MILANESE Anita Sonego


Care amiche che avete sottoscritto larticolo: Donne, pubblicit, normalit apparso su ArcipelagoMilano del primo ottobre. Ringraziandovi per linteresse verso il lavoro e limpegno di questo Consiglio Comunale che ha, in poco tempo, approvato alcune delibere di civilt (Istituzione del Registro delle Coppie di Fatto - Dichiarazioni di fine vita - Impegno contro la pubblicit sessista), voglio chiarire alcuni equivoci presenti nel vostro scritto. La Commissione Pari Opportunit di cui sono Presidente ha lavorato dal primo giorno con lobiettivo di fare, di una commissione negletta (senza assessorati di riferimento e, quindi, senza portafoglio) un luogo di confronto con le associazioni lgbtq e le donne di Milano, oltre che di iniziative da condividere col consiglio Comunale, per far diventare la nostra citt pi democratica e partecipata. Una Citt delle donne come quella auspicata nel programma elettorale votato dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Dalle assemblee semestrali che affollano la sala Alessi sono nati i Tavoli delle Donne attraverso i quali decine e decine di donne continuano a lavorare sulle tematiche ritenute prioritarie: Salute, Lavoro, Spazi. Non sempre le proposte emerse dai tavoli hanno trovato una risposta dalla Amministrazione, ma interlocuzione s. Un primo risultato stata listituzione della Casa delle Donne che verr inaugurata ufficialmente tra poco. Progetti di riuso del territorio, di politiche di conciliazione, di indagine e rilancio dei consultori pubblici sono tuttora in fase di confronto anche a livello nazionale. In questi due anni i Tavoli delle Donne sono stati indubbiamente una delle esperienze pi avanzate di quella partecipazione che era alla base del programma elettorale di Giuliano Pisapia. Se cambiare difficile per ognuna di noi, individualmente, possiamo immaginare quanta fatica richieda provare a cambiare unistituzione invadendola con i nostri corpi che esprimono bisogni, progetti, richieste. La legge elettorale che ha cambiato le forme della rappresentanza comunale (dando molto peso alla Giunta in rapporto al Consiglio degli/delle eletti/e dai cittadini) costituisce spesso un ostacolo per una relazione pi fluida tra consiglieri e giunta comunale. A questo punto vorrei chiarire un equivoco: vero che si lavorato molto in Commissione Pari Opportunit e con numerosi interventi in Consiglio Comunale perch la nostra citt si impegnasse in una forma di vigilanza relativa alla pubblicit sessista e spesso volgare e degradante. Lattenzione continua sul

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www.arcipelagomilano.org grave fenomeno di mercificazione del corpo umano, anche attraverso la pubblicit, ha certamente spinto la giunta a stilare una delibera sugli Indirizzi fondamentali in materia di pubblicit discriminatorie e lesive della dignit della donna. Ripeto: Delibera di Giunta (e bastava leggere le firme in calce alla stessa) e non di Consiglio Comunale. Come Presidente della Commissione Pari Opportunit ho saputo di questa delibera come tutti e tutte, solo quando stata pubblicata. Non la conoscevo in tutti i suoi punti. Solo quando sono stata interpellata da Radio Popolare mi sono resa conto della pericolosit dei contenuti del punto 2) che voi giustamente stigmatizzate. Il testo che allude a le immagini devianti da quello che la Comunit percepisce come normale tali da ledere la sensibilit del pubblico mi ha fatto sobbalzare. Ho una storia di femminista e lesbica che ho rivendicato fin dal mio primo intervento in aula consigliare, forse anche per questo sia il termine normale che il termine Comunit mi evocano immagini regressive. Nel vocabolario Treccani, accanto a questo termine, si legge: Insieme di persone che hanno comunione di vita sociale, condividono gli stessi comportamenti e interessi. Nel dizionario Hoepli: Insieme di persone aventi in comune origini, tradizioni, lingua e rapporti sociali in modo da perseguire fini comuni. Una societ chiamata quindi comunit se i suoi componenti hanno gli stessi interessi e fini ma per me una societ democratica non una pappetta omogeneizzata: attraversata da interessi e visioni differenti che producono conflitti perch la sua ricchezza data proprio dalla sua capacit di tenere assieme le diversit. Appena letto il famigerato punto 2) ho manifestato le mie perplessit e dissenso. Forse quello che mi posso attribuire il fatto di aver accolto la risposta che mi stata data: Ma no, non una frase pericolosa, una formula giuridica che non ha lo scopo di discriminare le diversit. Ecco, forse avrei dovuto aprire un conflitto nei confronti di chi ha steso gli indirizzi. Ma ne apro ogni giorno e, come sapete, non n facile n leggero confliggere tra donne. Questo quanto. I conflitti (sani, sanissimi) sono il sale della democrazia e talvolta, con la preoccupazione di proteggere una giunta con cui condivido un percorso, ho sottratto un po di sale alla dialettica necessaria e utile affinch la nostra amministrazione diventi sempre pi democratica e sapida.

LAURA BOLDRINI, LA DONNA DEI PONTI Rita Bramante


Ferite intime e laceranti della separazione: una figlia orfana di madre, lontana dalla sua terra d'origine, tormentata dal pensiero che il padre possa averla abbandonata. E un padre che per quasi vent'anni non smette mai di cercare la figlia e che fa di tutto, nonostante le limitate possibilit di un uomo nella condizione di rifugiato per ritrovarla, per avere la certezza che sia in vita e che stia bene. Mahad il padre, rifugiato somalo relegato a Dadaab in Kenia, il pi grande agglomerato di rifugiati al mondo - quasi cinquecentomila -, con le pi precarie situazioni di sicurezza, dove anche gli operatori umanitari devono girare con la scorta per il rischio di rapimenti e furti a mano armata. Anche attraverso i ricercatori di Care International non perde occasioni di fare appelli e con tenacia conduce la sua personale battaglia, senza mai darsi per vinto. Un reportage di un inviato di Chi l'ha visto porta in TV su Rai3 non solo le tappe pi significative della guerra civile somala all'inizio degli anni Novanta e le pesanti conseguenze sulla popolazione, ma anche la storia di Mahad, padre vedovo che a seguito di una sequenza di avvenimenti avversi rimane separato dalla figlia Murayo e non sa pi nulla della sua sorte. Durante la puntata ospite Laura Boldrini, all'epoca portavoce per l'Alto Commissariato dell'UNHCR e responsabile di programmi per facilitare il rientro a casa degli sfollati. Si creano cos le condizioni per organizzare il viaggio che porta Murayo in Kenia con la Boldrini per farle riabbracciare suo padre. Murayo, la bimba somala adottata da una famiglia italiana, diventata donna ed bisognosa di ritrovare le proprie radici e di avere risposte a tante domande. La famiglia italiana che si occupata della bambina somala ha fatto molto di pi che allevare una piccola sola e bisognosa di cure: ha messo un ponte tra la Somalia e l'Italia. La storia di Murayo non solo crea un ponte tra due paesi, ma esalta l'amore di due padri, il padre adottivo e il padre naturale, per la stessa figlia. A proposito di ponti, lo scrittore Erri de Luca ha ricordato di aver fatto per molti anni il mestiere di muratore, uno che tira su muri che servono sempre per dividere, anche in uno stesso appartamento. Unica opera edilizia cordiale il ponte che non serve a dividere, ma a unire, a collegare, a scavalcare le rivalit, parola che appunto proviene dallo stare su due rive opposte. I ponti sono dei punti di sutura e latto di distruggerli contiene unoffesa pi profonda del solo abbattimento di un manufatto utile, contiene loffesa e loltraggio di una mano che strappa i punti da una ferita. I ponti vanno costruiti. proprio Laura Boldrini a costruire un ponte tra Mahad e Murayo e a raccontare (1) questo viaggio. La lettura ci aiuta a conoscere una storia di rifugiati, ma anche di renderci conto pi da vicino dell'impegno per fornire loro protezione e assistenza e di incontrare la donna energica, tenace e sensibile, che da pochi mesi stata chiamata a presiedere la Camera dei Deputati e che anche in questi giorni della tragedia di Lampedusa ha dato prova di umanit e fermezza. Una donna che crede fermamente che limmigrazione cambia e si evolve, lelemento umano della globalizzazione e che la societ del terzo millennio ha vitale bisogno dei ponti dell'integrazione.

(1) L. BOLDRINI, Solo le montagne non si incontrano mai. Storia di Murayo e dei suoi padri, Milano, Rizzoli 2013

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FORZA GENTILE, MA CHE FORZA SIA Elena Grandi


Lossimoro che ha accompagnato Pisapia, nel corso di una entusiasmante campagna elettorale, racchiude in s unidea che ha saputo convincere i milanesi, consapevoli che per cambiare davvero il vento fossero necessarie autorevolezza e determinazione e, al tempo stesso, disponibilit e rispetto. La forza forza delle idee, forza nel perseguirle, forza per riuscire a modificare lo stato delle cose, forza nel perseverare per ottenere quanto promesso. La gentilezza questione di metodo e attiene al rispetto delle persone, allavere considerazione delle loro esigenze, alloperare senza mai perdere di vista laltro da s. Questi due concetti hanno suggellato e contraddistinto la vittoria di Pisapia: in unepoca in cui sembra che debba sempre avere la meglio chi urla pi forte, la determinazione delle idee e la pacatezza dei toni devono essere apparsi, ai tanti che lo hanno votato, come garanzia di seriet e di cambiamento. Ora, arrivati (per continuare nella similitudine con il linguaggio marinaro usato da Giulia Mattace Raso nel suo articolo Pisapia&co in mezzo al guado) al giro di boa della prima met del mandato, tempo di bilanci e di autocritica. Perch solo con la cognizione di quanto stato fatto e di quanto ancora c da fare potremo prendere atto dei risultati ottenuti e di quelli ancora da traguardare: anche a costo di difficili cambi di rotta. Non mi soffermer su quanto di buono stato fatto e si sta facendo ma, a costo di apparire impietosa (anche con me stessa, dato che, in quanto parte di questa amministrazione, dovr rendere conto del mio operato ai miei elettori), vorrei porre lattenzione su quello che non siamo riusciti ancora a mettere in atto e che i cittadini chiedono a gran voce. Parlo della necessit di modificare i rapporti di forza tra chi governa la citt e la macchina amministrativa, della capacit della politica di mettere realmente a frutto, in coerenza con le proprie indicazioni, il lavoro (spesso pregevole) dei funzionari e dei tecnici del Comune. Che la burocrazia, con le sue pastoie farraginose, con limmobilismo che la caratterizza da sempre, con gli eccessi di garantismo che ne tutelano i suoi appartenenti, sia spesso un serio ostacolo a ogni tentativo di reale cambiamento, un fatto purtroppo assodato: ma non per questo deve essere anche immutabile. Quando parlo di burocrazia, intendo non solo quella con cui ogni cittadino deve misurarsi ogni volta che deve svolgere una pratica, richiedere un documento, un accesso agli atti, un permesso, uninformazione, ecc.: qui siamo allABC della questione, quella di immediato riscontro, che spesso produce nella gente comune la sensazione che la Pubblica Amministrazione sia una sorta di nemico da combattere ad armi impari. Intendo anche quella con cui gli eletti in una Pubblica Amministrazione devono confrontarsi quotidianamente per portare a termine gli impegni presi con coloro che gli hanno dato mandato di rappresentativit. Oggi si fa molto parlare di semplificazione: ma la semplificazione deve andare di pari passo con parole quali assunzione di responsabilit, efficienza, rapidit, chiarezza. Purtroppo oggi non ancora cos ed in questo senso che la forza gentile dovrebbe lavorare nei prossimi mesi: mettendo i funzionari, i dirigenti, gli impiegati, gli uffici al reale servizio della citt. Senza sprechi di energie, senza concessioni a clientelismi e interessi privati, senza ambiguit. Per farlo bisognerebbe porre limiti di tempo alle nomine dei direttori centrali che non dovranno occupare lo stesso posto per pi di tre o quattro anni consecutivi; quindi sarebbe necessario che in ogni settore venga nominato (che sia il direttore o un suo diretto sottoposto poca importa), un responsabile e referente di tutto quanto avviene e attiene al settore stesso. Al momento non cos. Ecco di seguito due esempi tra tanti. Il Demanio del Comune, avendo nel corso degli anni dato in carico ad altri settori (cultura, scuola, servizi sociali, politiche del lavoro, ecc.) alcune delle sue propriet, si ritiene spesso esonerato da qualsiasi responsabilit per la loro gestione (o non gestione), scaricando su altri competenze che invece dovrebbero essere sue. Per intenderci: se il Demanio proprietario di un immobile, al Demanio, e ai suoi funzionari, che deve fare capo la sua gestione, a prescindere dai progetti (pi o meno attuati) sulla destinazione duso di quel certo immobile. Ed il Demanio che deve avere contezza dello stato di tutte le sue propriet. Succede invece che uno stesso immobile comunale, proprio perch in carico a diversi settori (e gi scoprire a quali sovente arduo e complicato), ciascuno dei quali agisce (o meglio non agisce) in maniera non coordinata con la propriet, divenga un luogo non valorizzato e fatiscente. Mi riferisco, per citare uno dei casi, al palazzo ex Collegio Calchi Taeggi di corso di Porta Vigentina. Lo stesso discorso vale per ogni altro settore. Quando, nel 1999, durante lamministrazione Albertini, le zone di Milano, a seguito della Riforma Gallera, sono passate da venti a nove, accaduto che il verde pubblico dellultimo tratto (pedonale) di corso Sempione, pur essendo divenuto parte della Zona 1, rimanesse in carico per quanto riguardava la manutenzione alla Zona 8. Facile immaginare come, in una simile situazione, quellarea (gi di per s difficile per via della tipologia di fruizione, legata allutenza dei numerosi locali pubblici presenti) sia diventata una sorta di terra di nessuno del cui degrado sembra non esista alcun responsabile. A tutto ci la politica che dovr porre rimedio. E quanto prima sapremo mettere mano a un apparato burocratico che si autodifende, forte della sua intoccabilit, tanto prima potremo raccogliere il frutto dellim pegno di molti di noi e mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Certo, per far questo si dovr mettere in atto una trattativa serrata con i sindacati, che non saranno certo disposti ad accettare senza batter ciglio trasferimenti allinterno dei vari settori, cambi di incarichi e di ruoli, nuovi contratti; e, forse, si dovr pure modificare statuto e regolamento del Comune. Come ho gi detto, ne varrebbe la pena. Proprio in nome di quella forza gentile che ancora pu, e deve, riuscire a dimostrare tutta la sua efficacia.

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VERSO GREEN ITALIA Fiorello Cortiana


Due contributi costituiscono la migliore spiegazione della presentazione di Green Italia a Milano, un nuovo soggetto politico ecologista in Italia, paese dEuropa. Il primo lappello di Daniel Cohn-Bendit e Felix Marquardt Europeans Now: La giovent europea si trova di fronte a un bivio: accelerare il processo che porta alla completa integrazione o prolungare la lenta deriva verso l`irrilevanza. Eppure rispetto alla pericolosit della situazione, la proposta pi ambiziosa quella di far svolgere le elezioni lo stesso giorno in tutti i paesi dell`Unione e di eleggere con votazione diretta il presidente della Commissione Europea. () I tempi sono maturi per un movimento di base, transnazionale, transgenerazionale e non ideologico, che sia in grado di guidare l`integrazione europea verso un livello superiore. ingenuo aspettarsi che i tradizionali leader politici eletti a livello nazionale (in carica per quattro o cinque anni) affrontino problemi come la scarsit di risorse, la deforestazione, la disoccupazione cronica, il riscaldamento globale e l`esaurimento delle risorse ittiche, che sono di portata globale e la cui risoluzione richiederebbe inevitabilmente decenni. () C` un vecchio detto ebraico che recita: Se avete sol o due alternative, allora scegliete la terza. () L`Europa cambier solo quando i futuri politici europeisti concorderanno nel trasferire davvero alle istituzioni europee il potere che meritano. Il secondo la considerazione di Umberto Ambrosoli La presentazione a Milano del progetto Green Italia - scrive Ambrosoli - completa lofferta dellimpegno nel sociale, su un versante decisivo per linnovazione e la rigenerazione del nostro sistema sociale, politico e amministrativo: quello della green economy. Gli obiettivi che gli animatori del progetto si sono posti, personalmente li trovo condivisibili, sia per il contenuto sia per il metodo con cui vengono proposti. () costruire una rete di autonomie, un confronto permanente tra le esperienze pi significative realizzate sia sul piano sociale che, soprattutto nel territorio, sul piano amministrativo e degli enti locali: un metodo molto produttivo che, nella attivit politica e sociale che mi vede impegnato, abbiamo gi potuto sperimentare in modo molto positivo.() Il mio interesse personale nasce perci dallattenzione obbligata, in questi tempi di crisi e di destrutturazione, per tutte quelle esperienze che hanno la capacit e la volont di fare rete, avendo come legame non lappartenenza a unarea d eterminata o a pregiudiziali schemi ideologici, bens privilegiano come Green Italia - lesperienza, il metodo e limpegno per risolvere i problemi.. Viviamo giorni difficili come cittadini europei e italiani si tratta di mettere al centro la costruzione dellEuropa politica come dimensione glocale, come processo condiviso capace di unazione multilaterale e come espressione locale di un nuovo urbanesimo dove i sistemi-citt, le reti metropolitane diventino dei laboratori creativi capaci di coinvolgere industria, professioni, accademia, cittadini, in attivit legate allinnovazione, alla sostenibilit, alla qualit. Si tratta di un Green New Deal economico-sociale che accompagna chi svolgeva attivit obsolete, dissipative, inquinanti, stranianti e alienanti, proprie degli uffici e delle fabbriche tradizionali, a imparare/esercitare lavoro e produzione di valore in una nuova direzione. Qui le forme di partecipazione politica esistenti, le loro ragioni sociali autoreferenziali, le loro modalit di rappresentazione e negoziazione, costituiscono un prepotente fattore di conservazione. Sono miopi e insofferenti nei confronti di quelle reti e di quelle comunit come hanno evidenziato i due milioni di firme per presentare del referendum sullacqua come bene comune e i venticinque milioni di sostenitori. Green Italia il prezioso incontro tra persone che hanno esercitato attivit politico-istituzionale accumulando competenze ed esperienze preziose al fine di dare vita a una intrapresa, a una rete che connetta i tanti nodi, le diverse reti, al fine di prendere la parola, definire azioni e campagne, proporre unofferta politica ed elett orale capace di motivare allazione collettiva le esperienze dellinnovazione, della sostenibilit, della cittadinanza attiva e capace di dare ai giovani le ragioni per contendere il futuro, qui e ora. Un soggetto capace di azione di coalizione perch autonomo e in netta discontinuit con le inerzie della consociazione e della spartizione post-industriale del 900. La societ della qualit e dellinnovazione, la societ che produce valore dentro ai mercati globali sottorappresentata o per nulla rappresentata. Occorre la sua rappresentanza sul piano della decisione della politica pubblica. Qualcuno potr pensare che questo quadro di proposte sia troppo ambizioso, credo invece che sia allaltezza di una forza ecologista che partecipa al governo per cambiare e non per imbellettare lattuale modello di sviluppo rassegnandosi a vivere negli interstizi. Il modello a rete alternativo a quello broadcasting riguarda informazione, conoscenza, piattaforme digitali di partecipazione informata ai processi deliberativi. Questa la nostra scelta di campo.

Scrive Paola Matossi L'Orsa* ad Antonio Piva


Abbiamo letto il suo articolo (Musei. Anche una visita pu essere sgradevole) e, nel rispetto delle sue legittime opinioni, ci preme fare una doverosa puntualizzazione circa lo spazio ipogeo da lei visitato, i cui criteri museologici adottati per lallestimento lhanno lasciata alquanto perplesso. Come noto, il Museo Egizio di Torino al centro di un importante progetto di rifunzionalizzazione, ampliamento, restauro e messa in sicurezza avvi ato nel 2009; il termine della prima fase dei lavori - raggiunto nel rispetto di costi e tempi - stato appunto lo scorso 10 luglio ed in 20 giorni si provveduto ad allestire il nuovo percorso museale temporaneo. Con questo assetto il Museo Egizio raggiunger il secondo e ultimo pi impegnativo traguardo: linaugurazione del Nuovo Museo Egizio fissata nella primavera del 2015 (in tempo per lEXPO!). bene sottolineare che la scelta coraggiosa e assai impegnativa dei

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www.arcipelagomilano.org vertici della Fondazione Museo delle Antichit Egizie stata quella di realizzare tutti i lavori mantenendo il museo sempre aperto, per non sottrarre neppure un giorno la fruibilit delle collezioni nonostante il pesante impatto del cantiere, le necessarie modifiche del percorso museale e i riallestimenti compatibili con gli spazi disponibili allinterno del palazzo, per evitare costosi e ancor pi complessi trasferimenti esterni. facile comprendere che chiudere il museo, fare i lavori e riaprire dopo alcuni anni sarebbe stato pi semplice ma non a favore di pubblico Questa decisione, ampiamente premiata dai visitatori che dal 2010 (inizio dei lavori) continuano fortunatamente ad affollare le nostre sale (pi di mezzo milione allanno!), ha comportato scelte allestitive funzi onali agli scopi che sicuramente prestano il fianco a critiche o perplessit. Le collezioni museali sono state selezionate secondo criteri cronologici per preservare larco temporale di 4000 anni di storia (come da lei giustamente sottolineato) che una peculiarit del museo torinese. A proposito del soffitto specchiato, va chiarito che lambiente ipogeo di fatto uno spazio progettato per laccoglienza e non come galleria museale: nel 2015, infatti, questa ampia sala ospiter i servizi museali (biglietteria, bookshop, ufficio prenotazioni, aule didattiche, guardaroba, noleggio audioguide e supporti multimediali, ecc..) ma in questa fase, la hall ipogea in questione era lunico ambiente disponibile e sufficientemente ampio per accogliere le collezioni delle sale storiche del 1 piano, attualmente chiuse per consentire lavanzamento dei lavori che coinvolgeranno anche il 2 piano (recentemente acquisito dal Museo Egizio grazie al trasferimento della Galleria Sabauda presso Palazzo Reale). Gli sforzi fatti per inaugurare lo scorso 1 agosto un nuovo percorso museale sono stati notevolissimi ma la soddisfazione per aver rispettato limpegno di non chiudere mai il Museo Egizio stato davvero grande e il successo di pubblico ne la conferma pi tangibile. Pu darsi sia opportuno rendere ancora pi evidente e chiaro il momento storico e di transizione che sta vivendo la nostra istituzione: oltre agli ampi pannelli che descrivono i lavori in corso e un video illustrativo posto allingresso, valuteremo se realizzare un depliant per il pubblico con informazioni pi dettagliate. * (Fondazione Museo delle Antichit Egizie di Torino)

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Il Quartetto alla Scala
Ci sono dei casi in cui particolarmente difficile raccontare e commentare un concerto che non ci piaciuto; capita clamorosamente questa settimana a proposito del concerto inaugurale della stagione della Societ del Quartetto che si tenuto marted primo ottobre alla Scala, diretto da Daniele Gatti con la partecipazione del baritono Matthias Goerne. Difficile innanzitutto perch si trattato di un concerto molto importante e atteso, che celebrava un secolo e mezzo dalla nascita della nobilissima istituzione milanese (una Societ che esiste dal 1864, praticamente la stessa et della Nazione, che non ha mai saltato una stagione se non le due tragiche del 1944 e 1945), nella sala del Piermarini piena come raramente accade, un pubblico elegante quasi da 7 dicembre e allapparenza colto e competente, sul palcoscenico lorchestra Mahler (una delle figlie predilette di Claudio Abbado!) e un celeberrimo baritono, soprattutto un direttore di cui si dice essere uno dei possibili candidati al ruolo di direttore artistico del Teatro. Ma ancor pi difficile per lo straordinario successo di pubblico manifestatosi alla fine del concerto con lunghi applausi e urla di bravo pi da stadio che da teatro. Insomma un grande concerto, per giunta con un programma intrigantissimo, tutto giocato nel cuore tedesco-austriaco-boemo dellEuropa e del secolo doro della musica romantica, con i cinque Rckert Lieder di Mahler e la terza sinfonia di Beethoven (lEroica), eseguiti entrambi per la prima volta a Vienna, i primi nel 1905 e laltra esattamente cento anni prima, nel 1805; in apertura cera in pi lIdillio di Sigfrido, gioiello wagneriano scritto per piccola orchestra nel 1870, una delle rarissime musiche sinfoniche del grande compositore. Serata grandiosa, dunque, degna della pi antica Societ di concerti di Milano che - ricordiamo - pubblic due splendidi volumi in occasione del 100 e del 125 anniversario, introdotti dallindimenticabile Giulio Confalonieri, e che ora ne ha in allestimento uno nuovo per il 150. Come si fa allora a dire che non stato un buon concerto? Abbiamo interrogato molte persone alla fine, perch facevamo fatica a capire questa discrasia fra lentusiasmo di tanti e il nostro diverso sentire, e abbiamo ascoltato giudizi netti e opposti; soddisfazione totale di alcuni, delusione cocente di altri, senza vie di mezzo. Non proprio una novit, capita, ma in questa occasione cos speciale ci sembrato paradossale, ci sarebbe stata bene una grande discussione con voto finale! La prima nostra sensazione che non si sia creato il necessario feeling fra direttore e orchestra; fin dal pezzo introduttivo, nella commossa breve opera di Wagner che fu scritta per il risveglio natalizio della sua amata Cosima nel giorno del trentatreesimo compleanno (la figlia di Liszt era nata a Como la vigilia di Natale del 1837) - mancava proprio la commozione, e soprattutto la tenerezza del cinquantasettenne Richard che proprio in quei giorni stava scrivendo la seconda giornata dellAnello del Nibelungo e dunque descrivendo linnamoramento di Sigfrido e Brunilde (e aveva chiamato Siegfried il terzo figlio appena avuto da lei!). Un pezzo eseguito s delicatamente, giustamente un po sott otono, ma senza emozione e senza passione. Subito dopo il meraviglioso Mahler di cui dobbiamo dire che Goerne stato sicuramente un ottimo interprete (peccato che, in una serata cos, si sia presentato senza frac e con il collo della camicia sbottonata!) ma anche che lorchestra non cera, ha offerto un timido accompagnamento al baritono, totalmente

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www.arcipelagomilano.org privo del pathos e delle vibrazioni che sono alla base della liederistica mahleriana; non era pi una composizione per voce e orchestra, ma piuttosto per voce sola con un delicato sottofondo orchestrale. Non meglio accaduto nella seconda parte, con lEroica beethoveniana che di Beethoven aveva ahim poco, certamente non quel sotterraneo ed essenziale filo conduttore che fa della Terza la prima grande Sinfonia posthaydniana e dunque la prima sinfonia romantica, con la quale si apre il secolo nuovo. Senza quel filo conduttore lEroica diventa un susseguirsi di episodi musicali scarsamente tenuti insieme dalla tonalit e dal ritmo, ma riesce a seguire il pensiero che sta lavorando (Schur). Nella Marcia Funebre mancava il senso della grandezza dellEroe e della tragedia della sua morte. Mancavano, sopratutto, quegli ideali di universalismo umanitario e di redenzione spirituale (il finale!) raggiungibile attraverso la sacra fiamma dellarte che fanno di Beethoven il pi grande figlio di Kant, di Schiller e della Rivoluzione che Carli Ballola indica come il senso profondo della Sinfonia. A noi sembrata una lettura sostanzialmente distratta e poco curata nei dettagli, che non ha lasciato il segno. Ma, come dicevamo, il successo stato grandissimo. Vallo a capire P.S. Intanto, mentre andiamo in stampa, per la terza volta in pochi anni (era gi successo almeno nellagosto del 2009 e nel marzo del 2012) su Repubblica compare un attacco al presidente della Societ del Quartetto, nel suo diverso ruolo di presidente di Casa Verdi, accusato di essere mal tollerato sia dagli anziani artisti suoi amministrati che da alcuni colleghi del Consiglio di Amministrazione (secondo un consigliere della Provincia di Milano sarebbe incollato a quella sedia da ben 32 anni!). Lanno scorso gli avevamo offerto queste pagine per dare pubbliche risposte alle accuse, ma lavvocato Magnocavallo pare che preferisca il silenzio. Ovviamente gli rinnoviamo linvito.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Premio Acacia 2013
ACACIA, lassociazione dei collezionisti di arte contemporanea nata nel 2003, da dieci anni premia giovani e promettenti artisti del panorama artistico contemporaneo, con lintento di promuovere larte e il talento. ACACIA nasce per con uno scopo ancora pi importante: la volont di creare, in un futuro si spera vicino, un grande museo di arte contemporanea a Milano, grazie e con laiuto delle istituzioni civiche. ACACIA ha gi un consistente patrimonio di opere, donate dagli stessi collezionisti o dai loro artisti, con lintento di far diventare questa preziosa collezione un nucleo importante del futuro museo. Lo spirito dellassociazione quello di sponsorizzare un nuovo tipo di collezionista, attivo e aperto verso la comunit, che scelga e si esponga in prima persona per mostrare, tutelare e diffondere proprio larte contemporanea. Ecco quindi che attraverso conferenze, manifestazioni e premi ACACIA sta tentando di creare un terreno fertile a Milano affinch il pubblico e le autorit capiscano limportanza di un museo realmente dedicato allarte contemporanea di eccellenza. In particolare lassociazione legata ai giovani artisti italiani emergenti, tra cui, ogni anno, viene selezionato un giovane e assegnato un premio, del valore di 15.000 euro, come riconoscimento per il talento e linnovazione, allo scopo di sostenerne e promuoverne la creativit, anche grazie al suo inserimento in circuiti espositivi di rilievo. Per la decima edizione del Premio ACACIA questanno stato selezionato Gianni Caravaggio, con lopera Il mistero nascosto da una nuvola, 2013, scultura in marmo nero e zucchero a velo. Allievo di Luciano Fabro e riconosciuto protagonista della scena artistica italiana, le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni nazionali ed estere. Gianni Caravaggio incarna il ruolo dell'artista demiurgo e tramite i suoi lavori sollecita il pubblico a essere altrettanto demiurgo con l'immaginazione, ovvero a sviluppare l'"occhio interiore", che condurr alla creazione di nuovi mondi. Nelle sue opere Caravaggio parte dallo studio rigoroso delle teorie scientifiche sull'origine dell'Universo, da cui nascono stupefacenti cosmogonie di zucchero, farina e lenticchie, messe in scena con un'estetica pura e rigorosa. La proclamazione ufficiale del Premio ACACIA 2013 avr luogo gioved 10 ottobre alle ore 18.30 presso la galleria Kaufmann Repetto dove in corso la personale di Gianni Caravaggio dal titolo "Cinque proposizioni per un mondo nuovo". Per l'occasione prevista una visita esclusiva alla mostra, durante la quale l'artista presenter l'opera, che verr generosamente donata all'associazione. In questi dieci anni di attivit, Gianni Caravaggio stato una presenza costante nelle mostre organizzate dall'associazione, fin dalla prima esposizione dellassociazione nel 2003. Gli artisti presenti nella collezione ACACIA sono: Mario Air, Rosa Barba, Vanessa Beecroft, Gianni Caravaggio, Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi, Lara Favaretto, Francesco Gennari, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Adrian Paci, Paola Pivi, Luca Trevisani, Grazia Toderi, Marcella Vanzo, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli.

PREMIO ACACIA 2013 Sede Galleria Kaufmann Repetto via di Porta Tenaglia, 7 - 20121 Milano Proclamazione ufficiale gioved 10 ottobre alle ore 18.30

Il volto del 900: capolavori dal Pompidou di Parigi


Cosa ci fanno insieme capolavori di Matisse, Bacon, Mir, Picasso, Magritte e unaltra cinquantina di artisti del secolo scorso? Sono solo alcuni dei protagonisti indiscussi della mostra Il Volto del 900, antologica con 80 opere darte provenienti dal prestigioso Centre Pompidou di Parigi e che ripercorre la storia del ritratto

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www.arcipelagomilano.org dallinizio del 900 ai (quasi) giorni nostri. Il ritratto una delle forme darte pi antiche della storia, il cui uso variato molto nel tempo, a seconda dellepoca e delle classi dominanti. Dallarte egizia al Rinascimento, dalla nascita della borghesia alla ritrattistica ufficiale, il ritratto stato veicolo di rappresentazione di mondi interi, ognuno col suo codice linguistico, di valori e di simboli. E nel '900? Il ritratto sembra essere giunto alla resa dei conti con la grande invenzione della fotografia:un confronto/scontro che se da una parte lo ha condotto allemarginazione dal punto di vista utilitario, dallaltra ne ha fatto riscoprire anche un nuovo utilizzo e un nuovo potenziale, come si resero conto anche gli stessi Impressionisti gi dalla fine dell'800. Il 900 stato il secolo difficil e, nella storia come nellarte. Gli artisti, t estimoni di guerre e genocidi, si sentono impossibilitati a esprimere il volto umano delle persone, ed ecco allora che ne rappresentano il volto tragico. La nascita della psicanalisi di Freud, lannientamento dellIo singolare a favore di un Io di massa portano a rivoluzionare il ritratto, che diventa non solo rappresentazione fisica ma anche e soprattutto rappresentazione intima e interiore del soggetto. Le avanguardie si scatenano: rovesciano tutti i canoni, lastrazione entra prepotente, i colori si allontanano dalla realt, i soggetti non sono pi seduti in posa nello studio dellartista ma vengono copiati da fotografie prese dai giornali, dando vita a opere fino a qualche anno prima impensabili, di grande rottura e scandalo. Picasso (in mostra con 3 lavori) docet. La mostra, curata da Jean-Michel Bouhours, conservatore del Centre Pompidou, presenta sei sezioni tematiche, incentrate su temi filosofici o estetici. I misteri dellanima, lautoritratto, il formalismo, il surrealismo, caos e disordine e infine larte dopo la fotografia coinvolgeranno il visitatore in questa galleria di opere che si snoda da sculture di eccezionale valore, come la Musa dormiente di Brancusi, e il Ritratto del fratello Diego, di Alberto Giacometti; passando per lautoritratto angosciante di Bacon e quello a cavallo tra futurismo e cubismo di Severini; senza dimenticare i dipinti stranianti di Magritte e Mir, e per poi concludere, con molti capolavori nel mezzo, con liperrealismo di Chuck Close e il Nouveau Realisme di Raysse. In un mondo in cui siamo bombardati di immagini e i nostri autoritratti impazzano sui social network, la mostra del Pompidou aiuta a contestualizzare e a comprendere perch questa fame di immagini ci , forse, scaturita. ll Volto del '900. Da Matisse a Bacon - I grandi Capolavori del Centre Pompidou Palazzo Reale Fino al 9 Febbraio 2014 Prezzi: Intero 11 euro, ridotto 9,5 euro. Luned 14.30-19.30; da Marted a Domenica 9.30-19.30; Gioved e Sabato: 9.30-22.30

Porto Poetic. Sogni e progetti di due grandi maestri


La Triennale di Milano, insieme al Council of Architects Northern Chapter (OASRN) presentano la mostra Porto Poetic, una panoramica delle maggiori opere di due pilastri dellarchitettura portoghese, lvaro Siza e Eduardo Souto de Moura. Lesposizione, a cura di Roberto Cremascoli, presenta 41 progetti di architettura, 215 pezzi di design, 540 fotografie dautore e 28 filmati che vanno ad analizzare la scena architettonica portoghese dagli anni Cinquanta a oggi, soffermandosi sulle produzioni dei due maestri, diversi ma con una forte linea di continuit. Porto poetic un omaggio alla citt di Oporto e al Portogallo, Paese che stato fortemente riqualificato e messo in evidenza, dal punto di visto architettonico, grazie al lavoro operato da Siza e Souto de Moura, maestro e allievo, e che hanno fortemente caratterizzato la cosiddetta Scuola di Porto. Alvaro Siza, che nel 1986 scrisselvaro Siza, Professione poetica, fece emerge a livello mondiale la Scuola di Porto, considerata fino ad allora come qualcosa di secondario e regionale, vernacolare. Nella sua celebre premessa alla pubblicazione, scriveva ... Dicono che disegno nei caff, che sono un architetto di piccole opere (dato che ho provato a fare le altre, penso che, se non mi sbaglio, le piccole sono pi difficili).... La tradizione una sfida allinnovazione. fatta di inserti successivi. Sono conservatore e tradizionalista, cio mi muovo fra conflitti, compromessi, meticciaggio, trasformazione.... Ed proprio questo mix di innovazione e tradizione, di dialogo con il territorio ma anche di novit, che gli permette di firmare alcune delle opere pi significative del suo Paese, opere private ma anche e soprattutto spazi pubblici e per la collettivit. Insieme al lavoro di Souto de Moura e ai loro seguaci. Il tracciato della metropolitana, con le stazioni disegnate da Eduardo Souto de Moura e la sua Casa das Artes a Chaves; il Museo di Serralves, la Facolt di architettura di Porto, lessenziale chiesa di Santa Maria e le Terme di Vidago, di lvaro Siza, sono ormai icone della nuova Porto. Ed proprio la capitale portoghese che ha festeggiato recentemente la conquista del secondo Premio Pritzker (lequivalente dei premi Nobel per larchitettura), quello a Eduardo Souto de Moura (2011), premio che lvaro Siza aveva meritato gi nel 1992. La Porto Poetic a cui fa riferimento il titolo allora quella citt nuova eppure storica, vitale eppure tradizionalista, che gli architetti della omonima scuola hanno fatto pian piano rivivere e risvegliare. La mostra, divisa in tre sezioni, Poetic, Community e Design, aiuta a entrare nello spirito e nella mente dei grandi architetti, grazie a interviste, pezzi di arredo autentici, bozzetti, progetti e fotografie, alcune scattate anche da grandi fotografi, come il rimpianto Gabriele Basilico.

Porto poetic Triennale di Milano fino al 27 ottobre Costi: 8,00 Euro, 6,50 Euro Orari di apertura Marted - Domenica 10.30 - 20.30 Gioved10.30 - 23.00

I sette savi di Melotti


Dopo quasi cinquanta anni di assenza tornano a far bella mostra di s i Sette Savi dello scultore Fausto Melotti. Le sculture, restaurate con il contributo di SEAAeroporti di Milano, attenderanno da qui al 10 novembre i viaggiatori e i frequentatori dellaeroporto di Malpensa presso la Porta di Milano, tra l'ingresso del Terminal principale e la stazione ferroviaria che conduce in citt. La Porta, progettata dagli architetti Pierluigi Nicolin, Sonia Calzoni (che hanno curato l'allestimento della mostra),

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www.arcipelagomilano.org Giuseppe Marinoni e Giuliana De Gregorio, con i suoi effetti datmosfera, esalta e valorizza i giganti di pietra di Viggi scolpiti da Melotti con un forte richiamo alla metafisica dechirichiani. I Sette Savi hanno una lunga e travagliata storia alle spalle. Lopera fu concepita infatti come un insieme di 12 gessi per la sala disegnata dagli architetti B.B.P.R. (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) e intitolata Coerenza delluomo della VI Triennale di Milano. Di queste sculture ne sopravvissero intatte solo sette e questo stesso numero port Melotti a non volere reintegrare le cinque perdute. Lopera infatti acquis un nuovo senso, facendo riferimento alla magia del sette che da sempre compare nella storia delluomo con significati filosofici e religiosi: nel Buddismo il numero della completezza, nel Cristianesimo sette sono i sacramenti e i doni dello Spirito Santo, nella religione islamica il sette identifica gli attributi fondamentali di Allah. Questo numero ha non solo nella religione, ma anche nella cultura - astronomica, storica, mitologica - un forte significato simbolico. Sette sono le arti liberali, le virt teologali, i peccati capitali, le meraviglie del mondo e i metalli della trasmutazione alchemica. Dovendone produrre altre versioni, lautore decise quindi di creare sempre e solo sette elementi. Ogni scultura simile ma differente dalle altre, creando un ritmo quasi musicale come era tipico della cultura astratta di Melotti. Lo scopo dei Savi sembra quello di far riflettere sulla compostezza e laspetto sacrale di coloro che dedicano la loro vita alla conoscenza, con profonda concentrazione e forza di volont. Al grande pubblico era per gi possibile vedere altri Savi di Melotti in un paio di versioni: quella in gesso, esposta al MART di Rovereto, eseguita nel 1960, e quella in marmo di Carrara creata nel 1981 ed esposta nel giardino del PAC di Milano, visibile anche dalla vetrata interna. Ma questi giganti di pietra, dove erano finiti per quasi cinquanta anni? I Sette Savi in questione vennero commissionati dal Comune di Milano allo scultore trentino per adornare, nel 1961, il giardino del Liceo Classico Giosu Carducci di via Beroldo, e lopera fu selezionata da una commissione composta dagli architetti Piero Portaluppi, Franco Albini e Renzo Gerla, allora consulenti del Comune. Fu pagata 5.805.000 lire, una cifra considerevole per i tempi anche se, visto il valore odierno, fu anche un lungimirante investimento economico. Nel 1964, due statue vennero danneggiate dagli studenti; e da allora, lopera giaceva in un deposito del Liceo, in attesa del suo recupero, dimenticata e acciaccata. Dopo un restauro costato 18.000 euro ecco che ora i Savi accoglieranno viaggiatori e passeggeri in transito per Milano, presentandosi come un interessante biglietto da visite della citt in vista dellExpo 2015

Milano Archeologica 2015


In vista dellExpo 2015 tante sono le attivit culturali in programma. Oltre allideazione di nuovi progetti, Mil ano si prender (finalmente) cura anche del patrimonio gi esistente, restaurando e valorizzando alcuni siti importantissimi per la storia della citt e quindi significativi anche a livello turistico. da poco stata presentata infatti la prima tappa del programma Milano Archeologia per Expo 2015, un percorso che restituir alla citt una fetta importante del suo patrimonio storico, quello riguardante let romana e imperi ale. Nonostante gli evidenti sviluppi urbanistici e architettonici, Milano conserva ancora tracce importanti di un passato glorioso che va dal I sec. a.c. allet tardoantica, in cui la citt divenne centro e poi una delle capitali pi siginificative dellImpero romano. Resti di questo passato si possono vedere ancora oggi al Museo Archeologico di corso Magenta, con i resti delle mura di Massimiano e la torre di avvistamento, cos come, inglobata nel campanile di San Maurizio al Monastero Maggiore sopravvive lantica torre del circo romano. L accanto invece sono conservati, in via Brisa, a cielo aperto, i resti del monumentale palazzo imperiale, in cui Costantino e Licinio nel 313 emanarono il famoso Editto di tolleranza. I resti pi emozionanti forse per si trovano sotto piazza Duomo, con il battistero di San. Giovanni e lantica basilica di Santa Tecla. Solo per citare le testimonianze pi note. Il progetto Milano Archeologia si propone quindi di favorire la conoscenza e la conservazione delle realt archeologiche presenti nel centro storico di Milano mediante azioni di manutenzione, promozione e comunicazione attraverso un sistema di reti di conoscenze e diffusione delle informazioni. Un progetto voluto e sostenuto dallArcidiocesi, dalla Regione Lombardia, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici e dal Comune di Milano. Insieme collaboreranno le parrocchie di San Eustorgio, San Simpliciano, San Lorenzo Maggiore e San Nazaro in Brolo, interessate poich depositarie di importanti resti paleocristiani sui loro territori. I nfatti verranno restaurate e riqualificate le aree delle sepolture e dei manufatti paleocristiani della necropoli di Sant'Eustorgio; verranno valorizzati i resti di et romana imperiale presso San Nazaro, cos come larea del Foro romano in piazza s. Sepolcro e nei sotterranei della Biblioteca Ambrosiana, per concludere con la torre romana e la torre del circo in via Luini. A partire dalla celebrazione dei 1700 anni dellEditto di Costantino e in vista dellExpo, questo progetto non solo punta a riqualificare e promuovere resti, aree e monumenti, ma anche a elaborare una metodologia che potr essere replicata per altre realt non solo milanesi ma anche lombarde.

La Biennale enciclopedica di Gioni


Il 1 giugno ha aperto la 55 Esposizione internazionale d'arte di Venezia, firmata dal pi giovane curatore nella storia della Biennale, Massimiliano Gioni, gi direttore artistico della Fondazione Trussardi e direttore associato del New Museum di New York. Il titolo dellevento imponente: "Il Palazzo Enciclopedico", ripresa dichiarata del progetto pensato dall'artista-architetto italoamericano Marino Auriti, che nel 1955 aveva depositato il brevetto per realizzare un edificio di 136 piani destinato a contenere 'tutto il sapere dell'umanit, collezionando le pi grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite". Unimpresa chiaramente impossibile, rimasta utopica, ma che ha dato spunto a Gioni per creare una Bien-

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www.arcipelagomilano.org nale che si preannuncia essere ricca di sorprese e meraviglie. Concentrare in un luogo solo tutto il sapere (artistico) del panorama contemporaneo, con i grandi di ieri e di oggi: una sfida per Gioni, accettata per dai 150 artisti provenienti da 38 Paesi diversi. Sviluppata come sempre tra il Padiglione Centrale, i Giardini e l'Arsenale, la Biennale concepita come un museo contemporaneo, e, spiega Gioni l'esposizione sviluppa un'indagine sui modi in cui le immagini sono utilizzate per organizzare la conoscenza e per dare forma alla nostra esperienza del mondo". Insomma quel sogno che da sempre rincorre luomo di poter arrivare al sapere sommo e totale, viene abbozzato da Gioni nella sua Biennale, chiamando gli artisti a contribuire con un pezzetto di arte, a questa utopia. Un percorso e un allestimento che si preannunciano in stile Wunderkammer, le celebri camere delle meraviglie in voga tra 1500 e 1600, destinato a suscitare stupore e sorpresa, ma anche a far riflettere sul senso dellarte oggi, secondo una progressione di forme naturali e artificiali, messe insieme per strabiliare lo spettatore. Il Palazzo Enciclopedico una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dellimmaginazione e si apre al Padiglione Centrale ai Giardini con una presentazione del Libro Rosso di Carl Gustav Jung dice Gioni, riferendosi al manoscritto illustrato al quale lo psicologo lavor per sedici anni, posto in apertura del Padiglione Centrale. Un lavoro che stimola la riflessione sulle immagini, soprattutto interiori e sui sogni in chiave psicanalitica, cancellando le distinzioni tra artisti professionisti e dilettanti, tra outsider e insider - dice ancora Gioni l'esposizione adotta un approccio antropologico allo studio delle immagini, concentrandoci in particolare sulle funzioni dell'immaginazione e sul dominio dell'immaginario". La Mostra sar affiancata da 88 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, allArsenale e nel centro storico di Venezia, con ben dieci Paesi new entry: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa dAvorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay, Tuvalu e Santa Sede. E la partecipazione di questultima forse la novit pi forte, con una mostra allestita nelle Sale dArmi, fortemente voluta dal cardinal Bagnasco. E il sempre chiacchieratissimo Padiglione Italia? Questanno il compito curatoriale toccato a Bartolomeo Pietromarchi, che ha deciso di lavorare sugli opposti, con Vice versa, titolo scelto riprendendo un concetto teorizzato da Giorgio Agamben nel volume Categorie italiane. Studi di Poetica (1996), in cui il filosofo sosteneva che per interpretare la cultura italiana fosse necessario individuare una "serie di concetti polarmente coniugati" capaci di descriverne le caratteristiche di fondo. Binomi quali tragedia /commedia o velocit/leggerezza divengono cos originali chiavi di lettura di opere e autori fondanti della nostra storia culturale. Una attitudine al doppio e alla dialettica che particolarmente cara alle dinamiche dellarte contemporanea italiana. Quattordici gli artisti invitati e ospitati in sette stanze: Francesco Arena, Massimo Bartolini Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Gli artisti, in un dialogo di coppia, compongono un viaggio nellarte italiana di ieri e di oggi, letto per non come una contrapposizione di stili, forme o correnti, ma piuttosto come un atlante del tempo recente che racconta una storia tutta nazionale. Insieme ai tantissimi eventi collaterali sparsi per la citt, non resta che scoprire, vivendola dal vivo, questa promettente, e ricca di citazioni, Biennale. Per scoprire i vincitori, clicca qui.

Il Napoleone restaurato
Dal 1859 sorveglia lAccademia e la Pinacoteca di Brera. In un secolo e mezzo di vita ha visto passare artisti, personalit illustri, studenti e appassionati darte. Ora, finalmente, si concede un meritato restauro. Protagonista di un intervento che durer 12 mesi proprio il Napoleone come Marte Pacificatore di Antonio Canova, statua bronzea che troneggia al centro del grande cortile donore in omaggio a colui che, nel 1809, fond la Real Galleria di Brera. Dal prossimo giugno limponente scultura sar circondata da una teca di vetro, attraverso la quale si potranno seguire, passo dopo passo, i progressi compiuti sul grande bronzo, proprio come consuetudine per i restauri sui dipinti della Pinacoteca, esposti al centro del percorso museale in un laboratorio di vetro. Sistemati, ripuliti e messi a nuovo da abili restauratori che lavorano sotto gli occhi (curiosi) di tutti. Pannelli illustrativi e attivit didattiche per scuole e appassionati accompagneranno i restauri, sponsorizzati da Bank of America Merrill Lynch, dallAssociazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi e dalla Soprintendenza per i beni storici artistici e etnoantropologici di Milano. Che fosse necessario un restauro era evidente da tempo: la superficie ha subito alterazioni causate da fattori metereologici e dall'inquinamento atmosferico, cos come sono visibili distacchi e cadute di frammenti e crepe nel marmo posizionato sotto il piedistallo della statua. Un Napoleone che ha avuto vita non facile, fin dallinizio. Lopera fu commissionata nel 1807 da Eugenio di Beauharnais, vicer del Regno dItalia, allo scultore Antonio Canova, ma non essendo ancora pronta, per problemi con la fusione, nel 1809, per linaugurazione della Pinacoteca di Brera, Beauharnais acquis a Padova il calco in gesso, da esporre in quella occasione. Il gesso, depositato in unaula dellAccademia, stato riesposto in uno dei saloni della stessa Pinacoteca, in concomitanza con le celebrazioni dei duecento anni dellistituzione museale, avvenuti nel 2009. Dopo il declino della fortuna e del comando di Napoleone, la statua in bronzo, che a Milano non aveva mai trovato collocazione in luogo pubblico, fu abbandonata nei depositi del palazzo di Brera. Riemerse alla luce allepoca dellarrivo in Lombardia di Napoleone III, a conclusione della seconda guerra di indipendenza italiana. Nel 1859 la statua fu eretta su un basamento temporaneo nel cortile principale di Brera. Solo nel 1864 fu inaugurato lattuale basamento in granito e in marmo di Carrara progettato da Luigi Bisi, docente di prospettiva allAccademia di Brera, ornato con aquile e fregi di bronzo. La statua in bronzo fu ottenuta con un'unica fusione (ad eccezione dell'asta e della vittoria alata) tenendo conto delle prescrizioni dettate dallo stesso Canova: l'asta tenuta nella mano sinistra composta da due elementi avvitati; la vittoria alata, che per fu rubata, stata allinizio degli anni 80 ricostruita basandosi su documentazione foto-

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www.arcipelagomilano.org grafica. Una curiosit: il bronzo utilizzato per la fusione proviene da cannoni in disuso di Castel Sant'Angelo a Roma. Un restauro iniziato in un momento non causale: il progetto parte del lavoro di valorizzazione che la Pinacoteca di Brera ha avviato in preparazione dellEXPO 2015, in cui giocher un ruolo fondamentale sulla scena culturale non solo milanese ma anche internazionale.

Leonardo e le macchine ricostruite


Come faceva Leonardo Da Vinci a progettare le sue macchine volanti? Potevano davvero volare? Che cosera il famoso Leone Meccanico? Perch non venne mai portato a termine il colossale monumento equestre di Francesco Sforza? Queste sono solo alcune delle domande che potranno avere risposta grazie allinnovativa - e unica nel suo genere - mostra che si appena aperta in una location deccezione: gli Appartamenti del Re nella Galleria Vittorio Emanuele. Tutto nasce dallidea di tre studiosi ed esperti, Mario Taddei, Edoardo Zanon e Massimilano Lisa, che hanno saputo mettere insieme e creare un centro studi e ricerca dedicato a Leonardo, alle sue invenzioni e alla sua attivit, con risultati sorprendenti sia sul fronte delle esposizioni, sia su quello della divulgazione. Leonardo3 (L3) parte di un progetto pi ampio, di un innovativo centro di ricerca la cui missione quella di studiare, interpretare e rendere fruibili al grande pubblico i beni culturali, impiegando metodologie e tecnologie allavanguardia. Sia i laboratori di ricerca sia tutte le produzioni L3 (modelli fisici e tridimensionali, libri, supporti multimediali, documentari, mostre e musei) sono dedicati allopera di Leonardo da Vinci. E i risultati sono stati straordinari: L3 ha realizzato il primo prototipo funzionante al mondo dellAutomobile di Leonardo, hanno ricostruito il Grande Nibbio e la Clavi-Viola, il primo modello fisico della Bombarda Multipla, il primo vero modello del Pipistrello Meccanico, il Leone Meccanico e il Cavaliere Robot, oltre a interpretazioni virtuali e fisiche inedite di innumerevoli altre macchine del genio vinciano. Non solo macchine per. Fondamentali per la riscoperta e la creazione dei prototipi sono stati i tanti codici leonardeschi, tra cui il famoso Codice Atlantico interamente digitalizzato, cos come il Codice del Volo, presentato in Alta Definizione, in cui ogni singolo elemento interattivo. E queste tecnologie diventeranno, in futuro, sempre pi utili per studiare manoscritti antichi e fragilissimi, come i diversi Codici e taccuini, gi molto rovinati dallusura e dal passare dei secoli. Una mostra che divertir grandi e bambini, che potranno toccare con mano le macchine e i modellini ricostruiti, testarsi sui touch screen per comporre, sezionare o vedere nel dettaglio, tramite le ricostruzioni 3D, i vari pezzi delle macchine di Leonardo, far suonare la Clavi-Viola e costruire, davvero, un mini ponte autoportante. Una delle ultime sezioni poi dedicata ai dipinti di Leonardo, su tutti la famosa Ultima Cena. Una ricostruzione digitale e una prospettica permettono di ricostruirne strutture e ambienti, di capirne perch Leonardo sbagli di proposito la prospettiva e di approfondire alcuni dettagli. I modelli sono stati costruiti rispettando rigidamente il progetto originale di Leonardo contenuto nei manoscritti composti da migliaia di pagine, appunti e disegni. Il visitatore avr anche la possibilit di leggere i testi di Leonardo invertendo la sua tipica modalit di scrittura inversa (da destra a sinistra). L3 si gi fatto conoscere nel mondo, le mostre sono state visitate da centinaia di migliaia di persone in citt e Paesi come Torino, Livorno, Vigevano, Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Qatar, Arabia Saudita e Brasile. Occasione imperdibile. Leonardo3 Il Mondo di Leonardo -piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II, fino al 14 febbraio 2014 luglio, orari: tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 23:00, biglietti: 12 intero, 11 studenti e riduzioni, 10 gruppi, 9 bambini e ragazzi, 6 gruppi scolastici.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Diego Fusaro Essere senza tempo
Bombiani editore, Milano pag. 411, euro 12,90
In una lunga seduta spiritica, Diego Fusaro, appena trentenne, ricercatore del San Raffaele di Milano, invoca filosofi, storici, letterati dei secoli scorsi per documentarci, con unindagine pluristratificata e un excursus dettagliato, a volte ripetitivo, della grande malattia del secolo. la stessa sindrome che colpisce il topo di Kafka che corre a perdifiato in un moto di accelerazione inarrestabile, votato alla sconfitta, tra le fauci del gatto della nostra epoca. Sedotti dal fascino titanico di questa corsa, noi topi del ventunesimo ci avventiamo verso un traguardo che si sposta continuamente, come il miraggio di un orizzonte irraggiungibile e con una nota ancora pi drammatica rispetto alla felicit pascoliana, che appare al tramonto e con lieve stridore discende al silenzio infinito. La fretta nichilista e la distrazione sono le terribili malattie dello spirito post-moderno, dice lautore. Non abbiamo mai tempo sufficiente per tutto quello che dovremmo o vorremmo fare, ci sentiamo incalzati da una schiera di impegni e di eventi, che finiscono per farci sentire costantemente in ritardo e per farci vivere con il fiato corto. Questa schiavit del tempo troppo rapido che il mondo ci impone, la fobia che non d pace alluomo, diventata la principale sensazione del quotidiano, che genera ansia e depressione. Lo studio della genesi di tale ansia ci riporta al XVIII/XIX secolo, dopo la Rivoluzione industriale e la rivolu-

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zione Francese. Da quel momento, domin la passione per il futuro, in cui si configura il progresso, e con essa la fretta di raggiungerlo il prima possibile, nella persuasione che la storia stessa fosse impaziente di pervenire al proprio traguardo. La convinzione che si diffuse fu che la verit risiedesse nel domani e che occorresse velocizzare il tempo. In questo processo, la fabbrica capitalistica gioc un ruolo decisivo: luomo fu costretto a conformare i propri ritmi biologici con quelli accelerati della macchina, abbreviando gli intervalli che separano il presente dal futuro. E ci siamo riusciti, secondo Fusaro, al punto che laccelerazione dellepoca postmoderna non pi rivolta verso il futuro, ma ha come unica dimensio-

ne temporale il presente stesso, in uneclissi generale della speranza del domani. Il pessimismo sconcertante raggiunto dallautore, estremizzato nel concetto di desertificazione delle aspettative e di eternizzazione del presente, da considerarsi unoffesa per la scienza e per il progresso, che le scoperte tecnologiche alimentano, come lesplorazione spaziale, la ricerca di nuove fonti di energia, la riprogrammazione cellulare, la robotica. Lincantesimo temporale nel quale siamo sospesi , a parer mio, un wormhole che ci porter a uno stravolgimento evolutivo e tecnologico paragonabile a nuova creazione, in cui homo sapiens e homo technologicus si dovranno

confrontare. Questa deve diventare la nostra consapevolezza. A conclusione della diagnosi del male del nostro tempo, il dottor Diego Fusaro soluzioni non ne d, nemmeno nelle 46 pagine di bibliografia, che rappresentano lundici per cento del volume dellopera. E ci chiediamo se e dove, tra le dotte ma un po soffocanti citazioni, abbia declinato qualcosa del suo pensiero. Lunica citazione mancante quella dalla mia bisnonna, morta nel mese di gennaio del 1915 dopo aver lavato i panni al gelido lavatoio pubblico. Se avessi avuto una lavatrice disse, e spir. Cristina Bellon

CINEMA questa rubrica a cura di Anonimi Milanesi rubriche@arcipelagomilano.org Rush


di Ron Howard [USA- Gran Bretagna - Germania, 123'] con Chris Hemsworth, Daniel Brhl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino
La storia dello sport piena di rivalit tra atleti che incarnano tipi umani talmente opposti da fare sembrare la loro sfida qualcosa di pi di un semplice confronto sportivo: piuttosto una specie di scontro tra visioni del mondo apparentemente inconciliabili. Penso a Borg/McEnroe nel tennis o a Leonard/Duran nella boxe, sfidanti che incarnano categorie talmente opposte (razionale/irrazionale, metodico/impulsivo, costruito/naturale, apollineo/dionisiaco ecc...) che non sarebbe fuori luogo andare a rispolverare, per descrivere la loro lotta, l'antico termine eracliteo "enantiodromia" che significa pi o meno "corsa negli opposti". Il termine, ripreso poi da C.G. Jung lascia intendere che nello scontro tra gli opposti esista anche una attrazione fatale, come se un polo sentisse la mancanza dell'altro per completarsi. Il duello insomma come forma di Doppio... tema che ha regalato al cinema non pochi capolavori, da I duellanti a Le Grand Bleu. Ecco, mi scuso per questo preambolo degno di un tuttologo televisivo, ma non potevo evitarlo perch Rush parla letteralmente di enantiodromia e lo fa trovando la pi perfetta metafora possibile nella storia di due piloti che si sono rincorsi e sfidati incarnando qualit totalmente opposte nella ormai mitica stagione di Formula uno del 1976. Sto parlando ovviamente di Niki Lauda e James Hunt. Rush ripercorre quell'anno straordinario e lo fa, ovviamente trattandosi di cinema, calcando un po' la mano nel rappresentare la totale inconciliabilit delle qualit dei contendenti. Si incontrano per la prima volta in Formula Tre e subito si riconoscono come nemici naturali: da una parte Hunt, inglese, alto, bello, biondo, playboy, uomo da party, fantasioso dall'altra Lauda, austriaco, basso, denti da topo, scuro, sfigato, solitario, maniacalmente metodico. Il destino li porta poi a ritrovarsi in Formula Uno, uno sulla Ferrari e l'altro sulla McLaren, due dei team pi leggendari di tutti i tempi, dando vita a una sfida che si risolver solo all'ultimo secondo. Nel frattempo, per un anno le loro vite si saranno incrociate anche fuori dalle piste, tra amori, intrighi e incidenti portandoli un po' alla volta a riconoscere il valore reciproco... ma forse sarebbe meglio dire a "riconoscersi" nel valore dell'altro, perch al termine della vicenda sar chiaro a entrambi quanto l'uno abbia bisogno dell'altro (vorrei dire ontologicamente ma non lo far). Il bello di Rush proprio questo, che non si tratta solo di un film "sportivo" ma parla, in maniera a volte anche troppo didascalica, di temi "alti", quasi letterari, senza per rinunciare all'intrattenimento. Gli interpreti sono ben scelti, l'astro nascente Chris "Thor" Hemsworth un Hunt bello e dannato ma il piccolo Daniel Brhl (l'indimenticabile cecchino Zoller di Inglorious Basterds) gli ruba immancabilmente la scena e a volte mette i brividi per quanto ricordi il vero Lauda pur non assomigliandogli troppo. Ron Howard dirige con la solita professionalit, senza nulla concedere allo stile post Fast &Furious e lavorando invece sulla ricostruzione dei sapori di un'epoca. La sceneggiatura di Peter Morgan, che evidentemente ha un debole per le storie di sfide fatali (ha gi scritto L'altra donna del re, Frost/Nixon - Il duello nonch i notevoli L'ultimo re di Scozia e The Queen) cade ogni tanto in qualche semplificazione eccessiva, come nella scena in cui Hunt picchia a sangue un giornalista reo di avere offeso Lauda in conferenza stampa, episodio credo mai accaduto, ma solida e avvincente fino alla fine e ci regala anche un epilogo da pelle d'oca. La fotografia di Anthony Dod Mantle ha un tono deliziosamente "vintage", il montaggio della coppia Hanly/Hill eccellente nelle scene delle gare (ma nella scena in cui Hunt incontra le sua futura moglie Suzy Miller non c' uno che guardi dalla parte giusta del quadro, che

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www.arcipelagomilano.org successo sul set?). La colonna sonora di Hans Zimmer infine ... purissimo Hans Zimmer! Magari non si tratta di un capolavoro che passer alla storia, ma Rush un film d'azione con un cuore e un cervello: di questi tempi, con quello che passa in sala, che volete di pi? Tom Doniphon

In sala a Milano: Plinius multisala, Colosseo, UCI Cinemas Bicocca / Certosa, Orfeo Multisala, The Space Cinema Milano Odeon

SIPARIO questa rubrica a cura di E. Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org Intervista a Ferdinando Bruni


Ferdinando Bruni, attore, regista e scenografo pluripremiato, fondatore nel 1973 del Teatro dellElfo e attuale co-direttore del Teatro Elfo Puccini e di Teatridithalia, il 18 ottobre debutterai nel ruolo dellanchorman David Frost in Frost/Nixon di Peter Morgan, spettacolo del quale curi anche la regia insieme a Elio De Capitani. Ti chiedo subito come mai avete scelto di mettere in scena questo testo? Guarda, quasi casualmente gli spettacoli che mettiamo in scena ultimamente sono tutti spettacoli scritti originariamente per il teatro che poi sono diventati film. The History Boys, ad esempio. O Angels in America che diventato una serie televisiva negli Stati Uniti. Senza parlare poi di spettacoli teatrali che sono scritti da persone coinvolte nel cinema. Come Rosso. Esatto. Di John Logan, che un grande sceneggiatore hollywoodiano. Questo perch? Perch ci interessa portare avanti lidea di un teatro che sia in grado di parlare di temi complessi, seri e profondi, ma che sia anche comunicativo. Cio che abbia la stessa capacit di comunicazione che ha il cinema. Il discorso nato in concomitanza con lapertura di questo spazio, che si chiama Teatro darte contemporanea come sottotitolo, e per noi larte contemporanea intesa in questo senso. Vogliamo applicare lesperienza che ci si amo fatti in tutti questi anni di teatro, sulla recitazione e sulla costruzione di personaggi, per raccontare storie vive che possano coinvolgere il pubblico. Frost/Nixon, che primo testo teatrale di Peter Morgan, ci sembrava il materiale adatto al tipo di teatro che vogliamo fare. Anche in questo caso, dopo Logan, Bennet e Kushner si tratta di un autore anglosassone. Avete una predilezione per la drammaturgia anglo-americana? S, c un legame molto forte. Ma credo che sia abbastanza per caso. Cio, non che i testi tedeschi non ci piacciono o abbiamo qualcosa contro i francesi, ma la drammaturgia anglosassone nasce in un sistema n.34 V 9 ottobre 2013 teatrale che anche un sistema economico molto forte, molto centrale nella societ: in Inghilterra si va ancora molto a teatro e il teatro anche unindustria, quindi si pone precisamente lidea di comunicare e di coinvolgere il pubblico. Non mai un teatro delite. Anche quando pi stravagante un teatro che tiene sempre conto dellinterlocutore. Certe ricerche europee invece sono pi legate a un concetto di teatro darte secondo noi decisamente superato, in cui lautore deve essere unartista. Io credo che gli scrittori anglosassoni non si pongano nemmeno questo problema, ancora di pi quelli che lavorano nel cinema: sono artigiani, artigiani di altissimo livello. E poi non danno mai per scontato quello che conosce o non conosce il pubblico. Ad esempio abbiamo appena fatto a Roma una lettura di un testo di Alan Bennet con in scena Auden e Benjamin Britten, ma lautore si preoccupava fin dallinizio di spiegare chi fossero, e questo succede anche in Rosso o in History Boys e per me importante perch in questo modo il teatro, in un certo senso, educa. Uno che viene a vedere Rosso pu darsi che poi abbia voglia di andare a informarsi su cos stato lespressionismo astratto. Questo un teatro, secondo me, vivo. E necessario. Com fare la regia in due? Condividete il piano generale e poi vi occupate di aspetti diversi oppure ogni scelta presa a quattro mani? In genere non abbiamo specializzazioni interne, lavoriamo di pari passo. Ovviamente un metodo che si andato affinando con gli anni. Adesso ho perso il conto ma credo che sia la quindicesima regia che facciamo insieme, alcune anche molto grandi come Lanima buona del Sezuan con Mariangela Melato, o Angels in America, quindi abbiamo creato un codice comune. Poi magari quando lavoriamo da soli andiamo in altre direzioni. Io ad esempio ho varie ditte e con Francesco Frongia lavoro proprio su altri fronti rispetto a quando lavoro con Elio. Questo avere tre anime mi diverte molto, perch permette di rinnovarsi. Qual la terza? Quando lavoro da solo. Che ti dir, in realt non che mi diverta meno, eh, per io trovo che sia molto interessante lavorare in due perch da una parte ci si completa e dallaltra ci si corregge. Quattro occhi sono meglio di due, soprattutto in quei casi come Frost/Nixon in cui siamo anche in scena. Questo non crea mai confusione negli attori? No, in generale no. Forse allinizio, se successo, ma adesso no. Anche perch lavoriamo con un gruppo di attori che conosciamo e che ci conosce, per cui ci si riesce sempre a capire. Per quanto riguarda gli attori, a parte quelli che conosci gi, come fai a sceglierli? Facciamo tanti provini. Oppure anche per caso. Appena ho un po di tempo cerco di andare a vedere, oltre ovviamente agli spettacoli, anche i saggi nelle scuole di recitazione, ad esempio lanno scorso ho fatto parte della commissione alla Paolo Grassi e poi sto tutti gli anni nella commissione del Premio Hystrio proprio per quello, cos vedo tanti attori e molti li abbiamo presi anche da l. Bisogna vederli, gli attori. Sai cosa, per ce ne sono tanti. Ci sono molte pi difficolt nel trovare attori della mia generazione o appena pi giovani. Dai cinquantanni in poi gli attori sembra che muoiano. Invece di giovani ce ne sono molti, e poi ultimamente tanti che vogliono proprio fare teatro, mentre negli anni novanta volevano quasi tutti fare cinema. Siccome adesso molti hanno mangiato la foglia, perch nel cinema si fanno esperienze non sempre cos gratificanti e non cos facili, hanno una coscienza diversa. Come mai tu non hai fatto cinema? Non abbiamo tempo. Anche Elio ha fatto poi solo Il Caimano. E nel 93, da quando abbiamo creato Teatridithalia, abbiamo dovuto fare delle scelte. Io avevo unattivit abbastanza fiorente di scenografo e costumista nella lirica in Francia ma ho dovuto abbandonare anche quella. Quindi il cinema s, magari mi 17

www.arcipelagomilano.org piacerebbe, anche se nelle esperienze che ho fatto mi sono un po annoiato, per i tempi di attesa che sono molto lunghi e per sono contento perch alla fine fra le due cose preferisco il teatro, pi vivo, c il contatto diretto con il pubblico. E comunque visto com andata con lElfo S, s, non mi lamento. Per quanto riguarda lElfo, appunto. Come teatro versatile, in quanto ogni anno ospita molti spettacoli diversi fra loro, ma rispetto ad altri teatri istituzionali altrettanto grandi, ha un suo stile e una sua estetica decisamente riconoscibili, soprattutto nelle vostre produzioni. Nellarte, secondo te, pi importante la versatilit oppure la riconoscibilit? Secondo me la riconoscibilit una cosa che si conquista malgrado. Nel senso che a noi ci hanno anche detto: C gente che passa met della vita a cercarsi uno stile e laltra met a cercare di mantenerlo, voi cambiate ogni spettacolo. Quindi sicuramente come dici tu c un imprinting, unimpronta, che alla fine deriva dal fatto che siamo noi, per ci piace sparigliare, frugare nei repertori e negli stili. Ultimamente abbiamo una coerenza, diciamo, di repertorio, per ad esempio fra Rosso e Alice Underground c una certa differenza per cui, s, secondo me la riconoscibilit una cosa che si conquista malgrado. un gusto che filtra attraverso i generi. Quando abbiamo aperto la sede attuale dellElfo la frase che presentava la stagione era il teatro ha molte facce, ed una cosa che penso. Non sopporto il massimalismo teatrale, cio: io faccio un tipo di teatro e quindi tutto il resto uno schifo. Che poi una noia mortale, perch il bello del teatro che puoi trovare cose magnifiche anche dove non te laspetti. Se lo vivi in un certo modo vitale, se lo vivi in un altro invece morto. Come un certo tipo di ricerca che continua a definire avanguardia cose che ormai si fanno da trentanni. S, sfondi una porta aperta, io credo che quel tipo di ricerca abbia fatto il suo tempo. Credo che non ci sia nessun bisogno di fare ricerca formale, adesso, e che il problema sia da unaltra parte. Cio, stata unesperienza di grande rilevanza, per ha esaurito la sua carica di innovazione. E anche di necessit. un genere. Da tempo. Come loperetta. C loperetta, dove canti, e c il teatro davanguardia, dove ti spogli, urli, rompi le cose, oppure stai un'ora fermo e muovi un orecchio, eccetera. Quelle cose hanno stancato. E secondo me sono anche pericolose, perch n.34 V 9 ottobre 2013 sono quelle per cui la gente non va pi a teatro. Ci vanno dodici critici e venticinque blogghisti che si dicono fra di loro bello, bello, e poi la cosa finisce l. Comunque a noi in un certo senso interessa la ricerca di nuove forme, ma ci deve essere dietro un senso, ti devi porre il problema che quello che fai lo vede qualcuno, devi raccontargli qualcosa. Bisogna rifondare il patto con il pubblico. Il teatro funziona su quello: io faccio una cosa e tu mi credi. Perch hai interesse a credermi, ti porto da unaltra parte, ti faccio pensare a qualcosa a cui non avevi pensato, ti faccio scoprire qualcosa di te. Per c un patto, e se non ti interessa niente di chi ti sta a guardare questo patto si rompe. O anche, ad esempio, se dai per scontato che ti guarda sappia certe cose. Per dire, sono stati fatti cinquantamila spettacoli su Amleto, va bene, per non vero che Amleto cos noto, che tutti lo conoscono. Soprattutto se uno ha quindici anni e non ha mai visto un Amleto in vita sua, ha diritto a vederselo rappresentato com e non, che ne so, uno che pesta una bistecca per venti minuti e dice che quello l Amleto. Poi magari uno che ne ha gi visti sedici guarda il modo in cui la bistecca viene pestata e capisce che una rilettura di Amleto. Per sono due linguaggi diversi. E sono due cose diverse. E soprattutto c una necessit diversa. un citazionismo post-moderno che arrivato agli sgoccioli. S, fare opere sulle opere. Secondo me in questa accezione il post-moderno morto ed bene che sia morto prima di far morire anche il resto. E come sar nominata, secondo te, la tendenza che prender che sta gi prendendo il posto di questo post-modernismo? Almeno in teatro, visto che se andassimo anche a parlare di questo argomento in arte, letteratura e filosofia S, non finiremmo pi. Beh, in arte comunque questo modo di fare opere sulle opere gi definitivamente superato da tempo. Il teatro un po pi lento, almeno in Italia. Comunque, per rispondere alla tua domanda, a noi hanno detto che facciamo teatro internazional popolare. Che una cosa che mi diverte molto e mi ci riconosco anche. una bella definizione. S, rende lidea, secondo me. Benissimo. Siete stati definiti anche la seconda generazione teatrale milanese, cio gli eredi di Paolo Grassi e Giorgio Strehler. S, il modello teatrale da cui veniamo quello. Abbiamo iniziato a fare spettacoli nei teatri di quartiere organizzati da Paolo Grassi e poi abbiamo personalizzato il suo modello. Abbiamo avuto anche altre influenze. Negli anni 70 il Theatre du Soleil ci ha dato delle dritte di tipo artistico e negli anni 80 la Schaubhne ci ha aiutato dal punto di vista della struttura organizzativa. E poi la compagnia di Pina Bausch ci ha dato lidea del repertorio. Una volta gli spettacoli si facevano una stagione sola e poi si buttavano via. Davvero? Io sono nato, probabilmente, che si faceva gi come oggi. Quindi in Italia lidea del repertorio lavete riportata voi? S. Cio, ovviamente si faceva gi tanti anni fa con la Commedia dellArte. Dopodich come pratica stata accantonata. Noi citavamo sempre il Teatro Stabile di Genova che faceva ogni anno uno spettacolo, una tourne di una stagione, massimo una stagione e mezzo, e poi bruciava le scenografie. Tenere un repertorio vuol dire avere magazzini, sartorie, eccetera, per vuol dire far vivere gli spettacoli anche per ventanni. Non di fila, per, magari riprendendoli. un po lidea dello stabile privato, di derivazione Grassiana, che abbiamo creato noi insieme al Franco Parenti e al Teatro Due di Parma. Secondo te esiste una terza generazione? Com la scena teatrale milanese odierna? Molto meglio di quello che era quindici anni fa. Siamo andati avanti per anni a dire che lunica cosa che nata nella scena milanese lATIR di Serena Sinigallia, che in effetti in quel periodo stata davvero lunica novit. Invece adesso la scena molto pi vivace e ben differenziata. Ci sono un po di teatri per, secondo me, che hanno perso per strada la loro direzione. Immagino che non mi dirai quali. (rido) Eh, no. (ride) Non durante lintervista. Per ce ne sono un paio che hanno proprio perso la bussola. Mentre altri che sono nati da meno tempo funzionano benissimo, tipo il Teatro I o lo Spazio Tertulliano. Ovviamente dipende soprattutto da chi i teatri li gestisce, se ha una visione artistica ma soprattutto esistenziale, se attento a quello che succede. Quindi secondo me una bella scena teatrale, unica in Italia. Cosa vorresti ci fosse fra dieci anni? Una cosa semplicissima: vorrei che ci fossero pi risorse. Questo fondamentale. Perch il risvolto di tutto questo ottimismo che in realt la situazione molto difficile, molto pesante, perch non si investe pi in cultura da ventanni. Questo un problema per noi e per altri ma anche un sintomo: quando lo stato decider di investire sulla cul18

www.arcipelagomilano.org tura vorr dire che sar uno stato che funziona meglio e ha una visione della societ pi europea, pi aperta, e anche pi intelligente. Ti ringrazio molto. Grazie a te

Emanuele Aldrovandi

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FILIPPO DAL CORNO: LA CULTURA PER EXPO E DOPO EXPO http://youtu.be/xGkSqIlxQn4

n.34 V 9 ottobre 2013

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