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2009 giugno Doctor Blue and Sister Robinia

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Doctor Blue and Sister Robinia


giugno 29, 2009
L ALTRO SAPERE di Ludwig Klages
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 8:03 pm Tags: Filosofia e vita, Ludwig Klages

Ma davvero bisogna essere cavalcati da un dio per vedere al di l del proprio naso? Appartengo a una generazione che ha dato per scontata lassolutezza della razionalit tecnicoscientifica, al punto tale da ritenere che lunica alternativa praticabile fosse la mania, linvasamento. Ma siccome gli oracoli tacciono da molto tempo, e comunque non abbiamo pi orecchi per essi, molti di noi hanno creduto di potersi auto-iniziare allo sciamanesimo pasticciando con droghe leggere e pesanti. E invece il rinnovamento della percezione era l, a portata di mano, proprio come la pietra scartata dai costruttori, solo che ci voleva unammissione scandalosa per accorgersene, e noi eravamo troppo indottrinati e dialettici per assumerla a quel tempo. La scienza dice la sua verit ma non conosce il reale. La vita, e insieme ad essa la sapienza, altrove. Il testo che segue tratto da L. Klages, Luomo e la terra, a cura di Luisa Bonesio, Mimesis 1998. Si soliti intendere in due modi la parola coscienza: come linsieme di ogni esperire vitale e come losservazione rivolta all esperire vitale. Nell esperire vitale, gli siamo dentro, osservandolo e comprendendolo, gli siamo fuori. Quello ha realt per s, questo, soltanto in relazione allaltro. La vita non ha bisogno di essere compresa spiritualmente per esserci, la comprensione spirituale, invece, per entrare in azione, ha bisogno di un acccadere vitale. perci di fondamentale importanza, per una teoria della coscienza, se si voglia indiicare con tale parola questo o quello stato. Ebbene, il nome stesso (Bewusstsein) un infinito usato in modo sostantivato, per dire: io sono consapevole (di una cosa) indica senza dubbio losservazione, e sarebbe certo gi degno di nota il fatto che il linguaggio scientifico, in perfetto accordo con quello comune, abbia effettivamente utilizzato soltanto questo significato. Ma lha fatto purtroppo in modo cos sconsiderato, che lintera psicologia stata fondata su un errore iniziale (proton pseudos), oltremodo grave per ci che riguarda le sue conseguenze. Prima di dimostrare questo fatto, necesssario a questo punto un chiarimento.

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Quantunque la coscienza indichi la comprensione spirituale, ci sono due tipi di incoscienza: nel linguaggio del sapere scientifico moderno, linconscio in senso proprio e linavvertito. Alcuni esempi, rintracciabili a dozzine nella letteratura specifica, possono rammentare al lettore la loro differenza. Nessuno ha al momento coscienza di tutto ci che ha appreso, sebbene questo sia in qualche moodo in lui disponibile inconsciamente, pronto ad essere, all occorrenza, portato alla coscienza. Qui la definizione di un fatto in s caratterologico, cio di una nostra acquisizione empirica, come qualcosa di inconscio, mira chiaramente a considerare questo, in relazione alla coscienza, soltanto a guisa di un fondo ognora disponibile. Diverso il caso, se certo viviamo nel presente, ma nello stesso tempo non facciamo attenzione a ci che viviamo. Sprofondati nella lettura di un avvincente romanzo, passiamo sopra, come si soliti dire, al battito dell orologio che ci davanti; oppure: con la nostra coscienza attenta solo ed esclusivamente alla storia narrata, non abbiamo il tempo di accorgerci che, intanto, i nostri piedi sono diventati freddi. Tuttavia abbiamo vissuto entrambe le situazioni. Cos pu accadere, che pi tardi ci ricordiamo del battito dell orologio, e cos, certamente, i piedi freddi dannno il loro contributo al nostro sentimento di disagio, che forse gi invano abbiamo cercato di interpretare. Inoltrandoci in un nuovo terreno, possiamo anche dire che quanto pi un evento ci tocca piacevolmente, tanto meno siamo in grado di riflettere sul nostro stato danimo: si detto, con unespressione particolarmente illuminante, che ci si dimentica, nellira, nello spavento o nel trasporto di una gioia esuberante. () (continua) Commenti (11)

giugno 28, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(28) APOLLO O DELLA MANTICA di Valter Binaghi
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 5:05 pm Tags: Apollo, Cosmologia, Divinazione, valter binaghi
oracolo di Delfi

Ed sufficiente questa prova per dimostrare che il dio concesse la divinazione per correggere la stoltezza umana: nessuno infatti che sia assennato possiede unispirazione profetica e veritiera, se non quando la facolt intellettiva messa in catene dal sonno, o alterata da una malattia, o da una divina frenesia. proprio invece delluomo assennato ricordare e considerare ci che stato detto in sogno o da svegli dalla natura divinatrice ed ispirata, e distinguere con un criterio ragionevole tutte quante sono le immagini che ha visto, per capire come e a chi indichino un male o un bene futuro, o passato, o presente. Non infatti compito di chi preda di questa pazzia e si trova ancora in questo stadio giudicare ci che gli apparso e le parole che ha pronunciato, ma come si dice bene e fin dallantichit, il compiere e il conoscere le proprie cose e se stessi proprio soltanto delluomo assennato. Di qui deriva la consuetudine per cui si stabiliscono i profeti come interpreti per le predizioni divine: alcuni li chiamano indovini, ignorando del tutto che questi sono interpreti delle parole e delle visioni enigmatiche, e non indovini, e che sarebbe assai pi giusto chiamarli interpreti delle cose vaticinate. (Platone, Il Timeo) Secondo Giorgio Colli(1), uno dei punti deboli dellinterpretazione nietzscheana della cultura greca, sta nelleccessiva polarizzazione che il filosofo tedesco ha fatto della coppia DionisoApollo, attribuendo al primo la totale sregolatezza e al secondo la misura. In realt entrambi gli dei sono responsabili di una forma dinvasamento: se Dioniso induttore della telestica, di cui abbiamo parlato finora, Apollo governa invece la mantica, cio larte

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oracolare degli indovini e dei profeti, e ognuno lo fa coi suoi mezzi: se Dioniso scatena la frenesia danzante che conduce il miste al parossismo, Apollo sottrae momentaneamente il soggetto alle coordinate spazio-temporali dellesistenza ordinaria, conferendogli la visione del futuro. Non importa qui riassumere circostanze e modalit con cui larte oracolare veniva praticata in Grecia (si pu agevolmente approfondire nei volumi che ho citato ultimamente(2)). Pi interessanti, invece, due considerazioni. La prima. La consultazione oracolare un fenomeno universale, presente nella cultura classica come in quelle cosiddette primitive e, come facile accertare sulle Tv locali e dagli annunci sui giornali, anche nella nostra epoca illuministica o presunta tale. Questo pone il problema di uninterpretazione non riduttivamente psicoanalitica (lampiezza del fenomeno esclude che il ricorso alloracolo derivi solo da particolare fragilit psicologica) ma esistenziale. Come avr modo di mostrare pi avanti, si tratta della necessit, per il soggetto, di poter considerare la propria vita non solo come la costruzione di una cronologia incompiuta, ma nella figura complessiva di un destino. (continua) Lascia un commento

giugno 27, 2009


GUARIRE CON LA VOCE: IL MANTRA NELLA TRADIZIONE INDUISTA di Randall McClellan
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 7:35 pm Tags: Guarire con la voce, Induismo, Mantra, Musicoterapia, Randall McClellan

(Il testo tratto da: Randall McClellan, Musica per guarire, Muzzio Edizioni) Il metodo pi antico di guarigione attraverso il suono si verifica per mezzo della nostra stessa voce, poich nel canto si manifesta una comunione immediata con i recessi subliminali della nostra mente nel momento in cui ci vengono evocati origini, esperienze, bisogni e aspirazioni comuni. La nostra risposta al canto di una voce naturale una risposta totale (biologica, emotiva, mentale e spirituale) perch la sua risonanza in grado di unire corpo, mente e spirito. Le mitologie di ogni popolo abbondano di leggende riguardanti il ruolo della voce come forza guaritrice e creatrice del mondo, un fatto che spiega la grande considerazione che le viene universalmente attribuita. Il musicologo Alfred Sendry, nella sua trattazione sulla musica egizia, cita una di queste leggende: Nella mitologia egizia la Terra stata creata dal gesto di un dio il cui nome non rivelato. Questo gesto, riprodotto in un geroglifico, identificabile con quello usato dal dio Resu per creare la musica. Il nome Resu, tradotto letteralmente, significa Colui che canta () certo che nei tempi pi remoti luso della voce a fini terapeutici si manifestava attraverso inni e

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canti il cui effetto ritmico e melodico era essenzialmente di tipo sensoriale ed emotivo, inni e canti praticati tuttora dagli sciamani in modo del tutto simile a quanto avveniva migliaia di anni fa. Al canto stato attribuito il potere di curare ogni cosa, da disordini e affezioni emotive e mentali agli effetti devastanti delle pestilenze. Quando si pensa al valore terapeutico della musica, si pensa generalmente a canti che esprimono sentimenti di amore o di comunione transpersonali con un universo benevolo. Diventa allora necessario stabilire se gli effetti curativi sono dovuti alla musica o ai pensieri espressi dalle parole. Leffetto di un canto risanatore subordinato al fatto che lo si canti tra s o che qualcuno lo canti a noi? Un canto risanatore ha lo stesso effetto se estraniato da ogni tipo di rituale o richiede invece un contesto ritualistico in cui sia parte di un tutto pi vasto? Un canto risanatore ha potere di guarigione se rimosso dal suo contesto culturale? Per finire, quando parliamo di canto risanatore ci riferiamo consciamente a una serie di altezze organizzate in frasi ritmiche, veicoli di parole che esprimono idee. E, almeno nelle culture dellEuropa occidentale, tutti e tre gli elementi sono sostenuti da una struttura armonica mutevole. Rimane allora da stabilire quale di questi elementi il pi potente: i suoni individuali, il metro, le parole, larmonia o una loro combinazione unita a un elemento nuovo, di maggiore entit rispetto alle singole parti? Se il canto risanatore rappresenta lapplicazione pi ovvia della forza guaritrice della voce, sono certo che non comunque la sola. indispensabile infatti considerare un secondo approccio basato sul vocalizzo prolungato di altezze sonore individuali allo scopo di far risonare determinate zone del corpo a cui si rivolge la voce. I vantaggi di questo metodo sono evidenti: questo tipo di vocalizzo garantisce a chi lo esegue un feedbaek sensoriale immediato che pu essere effettivamente verificato, guida a una consapevolezza interiore, aumenta la concentrazione, rallenta e rafforza la respirazione. Fa vibrare e stimola lintero sistema fisico, accresce lossigenazione del sangue e ne regola il flusso, vivifica il sistema nervoso e influisce sulla secrezione delle ghiandole. Il nostro discorso interiore si attenua, le emozioni si placano, eppure la voce rimane sempre disponibile. Il metodo richiede una dedizione e una concentrazione assoluti, un coinvolgimento della volont, una consapevolezza dell attivit respiratoria, una coscienza elevata di quella uditiva e un sistema di feedbaek interno altamente sensibilizzato. () (continua) Commenti (10)

giugno 26, 2009


MUSICA E CATARSI SECONDO PITAGORA
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 8:31 pm Tags: Musica e catarsi, Pitagora

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Pitagora, che per primo scopr le leggi dellarmonia musicale, fond nel VI secolo avanti Cristo una Comunit filosofica i cui insegnamenti (tramandati per lungo tempo solo oralmente e in una cerchia ristretta) hanno lasciato nella cultura occidentale uneco vasta quanto quella di Socrate. Il personaggio leggendario, la sua figura possiede tratti sciamanici pi che filosofici, pare che prima di sbarcare nella Magna Grecia (precisamente a Crotone) avesse conosciuto i segreti della sapienza orientale e nordica. Quello che certo, che conosceva il carattere catartico della musica, anche se in forme ben diverse dalla frenesia dionisiaca, e pi vicine al culto di Apollo e delle Muse. Secondo alcuni Pitagora affermava di udire la musica prodotta dalle sfere celesti, che normalmente noi non udiamo perch vi siamo immersi. Il testo che segue tratto dalla Vita pitagorica di Giamblico, un filosofo greco vissuto molti secoli dopo Pitagora, eppure ancora fortemente legato alla tradizione pitagorica. [ Pitagora ] era dellopinione che anche la musica fornisse un notevole contributo alla salute, qualora a essa ci si dedicasse nel modo confacente. In effetti la considerava un mezzo tuttaltro che secondario di procurare la catarsi . Era questo il nome che dava alla cura operata per il tramite della musica. A primavera eseguiva questo esrcizio musicale: faceva sedere in mezzo un liricine, mentre tuttintorno sedevano i cantori e cos, al suono della lira, cantavano insieme dei peani che ritenevano procurassero loro gioia, armonia e ordine interiore. Ma anche in altri periodi dellanno i pitagorici si servivano della musica come mezzo di cura. Cerano determinate melodie, composte per le passioni dellanima gli stati di scoraggiamento e di depressione che pensavano fossero di grandissimo giovamento. Altre erano per lira e leccitazione e ogni altra consimile perturbazione dellanimo. Inoltre esisteva una musica di genere differente, escogitata al fine di contrastare il desiderio. I pitagorici usavano anche danzare, e lo strumento di cui si servivano a questo fine era la lira, perch il suono del flauto lo consideravano violento, adatto alle feste popolari e del tutto indegno di uomini di condizione libera. Per favorire lemendazione dellanimo usavano inoltre recitare versi scelti di Omero e di Esiodo. Commenti (4)

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giugno 25, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(27) UNA MUSICA PER LA TRANSE? di F. Giannattasio
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 8:34 pm Tags: Francesco Giannattasio, Musica e transe, Musica ed emozione

La musica il solo linguaggio in grado di parlare ad un tempo alla testa e alle gambe (G. Rouget, Musica e trance, Einaudi) Universalmente presente in tutte le culture e in tutti gli ambiti dellesistenza (religioso, ricreativo, politico e militare), la musica sembra contribuire pi di ogni altra possibilit espressiva a dare forma allesperienza umana. Risulta difficile, dunque, comprendere come proprio la musica stia alla base dei fenomeni legati al dionisismo, dove produce piuttosto la destrutturazione dei comportamenti e delle regole abituali, lo sprofondamento nellinforme fino allobnubilamento della coscienza nella transe. Fatta salva la specificit delle strutture musicali che venivano e vengono impiegate in queste circostanze, ci si chiede in quale modo si ottenga il clima musicale adatto alla transe dionisiaca, e quali modalit del fenomeno musicale si mettano in atto per produrla. Vi propongo (alleggerito delle note) questo testo di un etnomusicologo italiano, che mi pare molto interessante sullargomento. E tratto dal saggio Homo musicus di Pasquale Giannattasio, in: Pensare altrimenti. Esperienza del mondo e antropologia della conoscenza (Laterza, 1987) Si gi detto come linformation processing serva non solo al riconoscimento ed alla memorizzazione degli stimoli percepiti, ma anche ai fini del riconoscimento e della produzione di nuova informazione musicale. In questo senso non vi uneffettiva soluzione di continuit fra input e output dellinformazione, in quanto ogni esecuzione musicale rinvia ad esecuzioni precedenti e, nel corso stesso di unesecuzione, linformazione sempre proodotta o percepita in rapporto ad un effettivo antecedente e a un possibile conseguente. Ci comporta una continua aspettativa di quel che deve accadere. Secondo Meyer lattesa sarebbe caratterizzata da una previsione che si fonda, oltre che sulla familiarit con lo stile o la forma in questione, sui principi di continuit, complementariet, simmetria ecc., prima enunciati, per cui ogni volta che tali principi vengono parzialmente o totalmente contraddetti (ad esempio per uninterruzione melodica o unimprovvisa sovrapposizione ritmica ecc.) si crea una tensione che richiede di essere risolta psicologicamente (e non solo musicalmente) . Allo stesso modo, uneccessiva uniformit o ripetitivit degli elementi (ritmici, melodici ecc.) pu essere percepita come un indebolimento della forma e

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causare unattesa ansiosa di cambiamento. Un buon esempio a questo proposito offerto dalla barzelletta, nota ai jazzisti, del sassofonista che muore e finisce allinferno nellorchestra dei musicisti peccatori dove, tutto contento, si ritrova a suonare la famosa In the mood di Glenn Miller. Ma il suo entusiasmo si spenge ben presto, non appena si rende conto che ne avrebbe suonato, in eterno, solo la prima frase: un caso di tensione veramente infernale . Tuttavia, la relazione fra tensioni emotive e musica sembra essere pi complessa, anche perch i fenomeni emozionali sono di per s difficili da comprendere ed estremamente vari. () Come dunque la musica pu evocare, e come suscitare, le emozioni? (continua) Commenti (11)

giugno 24, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(26) DIONISO O DEL MENADISMO
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 9:03 pm Tags: Baccanti, Dioniso, Eric R. Dodds, Euripide

Delle quattro forme di mania identificate nel brano del Fedro che ho postato ieri, per quanto riguarda la Divinazione e la Poesia Platone(1) disposto a riconoscere un positivo significato sociale e ad autorizzarne la pratica nella polis, mentre lEros ha addirittura un rango superiore, in quanto amore per la Bellezza, consustanziale alla stessa ricerca del Filosofo. Pi ambiguo latteggiamento nei confronti della mania telestica, quella ispirata da Dioniso. Se vero che Platone (in armonia con la tradizione pitagorica), riconosce alla musica e alla ginnastica un carattere terapeutico oltre che pedagogico, vero anche che la sfrenatezza dellorgia dionisiaca devessere spiaciuta pi a lui che ad Euripide, lautore delle Baccanti. Com noto, nella tragedia di Euripide il re Penteo, che si oppone alla pratica dei culti di Dioniso nella polis, viene punito dal dio stesso, finendo sbranato dal furore delle Menadi, tra le quali si trova, in totale balia del furore estatico, la stessa madre del sovrano. Secondo alcuni interpreti Euripide esprime in realt il rifiuto razionalistico dellet classica per gli antichi culti e superstizioni, e secondo altri proprio in questa sua negazione della tradizione

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religiosa pagana si manifesta lattesa per una superiore rivelazione (quella cristiana), che riconosca alluomo la sua libert e dignit morale. Secondo Eric Dodds, autore di un libro importante sulla religiosit ellenica di cui riproduco un brano qui sotto, la posizione di Euripide nei confronti del Menadismo pi realistica che ideologica: poich esso rappresenta una tendenza insopprimibile oggi come ieri (e chiunque metta piede in una discoteca o in rave party pu facilmente rendersene conto) anche se pi vicina allinferiorit dei visceri che alla nobilt dellanima razionale, pi saggio contenerla in modo istituzionale che negarne del tutto lespressione, rischiando di esserne travolti. Daltro canto, gli antropologi che hanno studiato le forme della transe e segnatamente i riti di possessione, hanno sottolineato come questi traggano la loro efficacia terapeutica in un contesto mitico e cultuale ben preciso, anche se le dinamiche profonde che spiegano la connessione tra la danza sfrenata e la catarsi aspettano ancora il loro psicologo. Il testo che segue tratto da Eric R. Dodds, I greci e lirrazionale (La Nuova Italia) (continua) Commenti (1)

giugno 23, 2009


FUORI DI SE: LE QUATTRO FORME DELLESTASI nel Fedro di Platone
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 7:58 pm Tags: Fedro, Le forme della mania divina, Platone

() SOCRATE: I beni pi grandi ci provengono mediante una follia che ci viene data per concessione divina. Infatti, la profetessa di Delfi e le sacerdotesse di Dodona, quando si trovavano in stato di follia, procurarono alla Grecia molti e bei benefici sia in privato sia in pubblico, mentre,

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quando si trovavano in stato di assennatezza, ne procurarono pochi se non nessuno. E se dicessimo poi della Sibilla e degli altri che avvalendosi della mantica di ispirazione divina, predicendo molte cose a molte persone, li indirizzarono sulla retta via per il futuro, ci dilungheremmo nel dire cose gi note a tutti (). In effetti, anche la ricerca del futuro che fanno coloro che sono in stato di assennatezza mediante uccelli e altri segnali, in quanto muovendo dalla ragione procurano intelligenza e fondata conoscenza alla oiesi , o opinione umana , gli antichi la chiamarono oionistica . E dunque, quanto pi perfetta e degna d onore la mantica rispetto all oionistica, per il nome e per l azione dell una rispetto al nome e all azione dell altra, tanto pi, come attestavano gli antichi , la mania che proviene da un dio migliore dall assennatezza che proviene dagli uomini. Inoltre, alle malattie e alle sofferenze pi gravi(1), che vi sono in alcune stirpi e che provengono da non si sa quali antiche colpe, la mania insorgendo e profetizzando in coloro che vi erano destinati, trov uno scampo mediante il ricorso alle preghiere e ai culti degli dei. Perci la mania, grazie a riti di purificazione e di iniziazione, preserva sia per il presente che per il futuro chi ne partecipe; infatti, per chi invasato e posseduto da una giusta forma di mania, essa ha trovato una liberazione dai mali presenti. Il terzo tipo di invasamento e di mania proviene dalle Muse . Questa mania, dopo essersi impossessata di un anima sensibile e pura , la risveglia suscitando in essa ispirazione bacchica per i canti e per gli altri generi di poesia e, attraverso la celebrazione di innumerevoli imprese degli antichi, educa i posteri. Invece, chiunque si presenti alle porte della poesia senza essere ispirato dalla mania delle Muse, convinto che gli baster la tecnica per essere un bravo poeta , sar un poeta mancato, perch la poesia di chi in s viene oscurata da quella di coloro che sono in preda a mania. Tanti sono i begli effetti della mania proveniente dagli dei e ancora di pi potrei dirtene . () Ecco il punto di arrivo di tutto di tutto il discorso sulla quarta mania (la mania per la quale qualcuno, vedendo la bellezza di quaggi e ricordandosi di quella vera, mette le ali e cos alato arde dal desiderio di levarsi in volo, ma non riuscendovi, guarda verso l alto come un uccello senza curarsi di quanto avviene quaggi e guadagnandosi in tal modo l accusa di essere pazzo) . Ebbene, il discorso afferma che, fra tutte le forme di entusiasmo, questa la migliore e ha le migliori origini, sia per colui che ne preda, sia per colui al quale si comunica; e che inoltre, chi ama i belli, partecipe di questa mania, viene chiamato innamorato (). SOCRATE: Non abbiamo forse detto che l amore una forma di mania ? FEDRO : S . SOCRATE : E abbiamo detto anche che ci sono due specie di mania , una che nasce da malattie umane, l altra da unalterazione dei comportamenti abituali prodotta dalla divinit. FEDRO : Certamente . SOCRATE : E all interno della mania divina abbiamo distinto quattro parti influenzate da quattro divinit. Ad Apollo abbiamo attribuito lispirazione profetica, a Dioniso quella telestica, alle Muse inoltre quella poetica e la quarta ad Afrodite ed Eros, e abbiamo detto che la mania erotica la migliore. NOTE 1) E la mania che Platone pi oltre chiama telestica, attribuendola a Dioniso: la transe provocata da danze frenetiche che erano associate ai culti dionisiaci e hanno proliferato nei secoli sotto varie forme, dai riti di possessione agli odierni rave party. Su questo, oltre alla storica monografia di Jeanmaire su Dioniso (tradotta in italiano da Einaudi) fondamentale: Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe di Georges Lapassade, curato da Gianni De Martino per leditore Apogeo. Commenti (2)

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giugno 22, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(25) LIO: UN CATTIVO ARTISTA di V. Binaghi
Filed under: Pensiero,Scritture vbinaghi @ 7:45 pm Tags: La costruzione dell'identit, Mitologie antiche e moderne, valter binaghi

Come te la racconti, la tua vita a te stesso? Con quanto talento artistico (che in buona sostanza consiste nel dare forma) selezioni e ricomponi i frammenti di una trama accettabile per un dramma di cui sei lunico spettatore pagante? Non si tratta infatti di mera finzione, ma di una sintesi in cui per primo devi credere e in subordine propinare agli altri, pi o meno arrangiata a seconda della tua propensione alle convenienze che qualcuno chiama ipocrisia ( il carattere con cui gli altri motiveranno le tue uscite e giustificheranno le loro aspettative nei tuoi confronti). Quel che certo che, per quanto siano elevate le capacit demiurgiche dellimmaginazione, lIo risulta inevitabilmente un cattivo artista, perch obbligato a fare quello che larte vera evita accuratamente, cio coniugare la religione della profondit con la morale della trib. (continua) Lascia un commento

giugno 20, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(24) IL TRIPLICE SACRIFICIO CHE CONDUCE ALLARTE di Valter Binaghi
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 7:43 pm Tags: Dionisiaco e apollineo, Il mito di Orfeo, Il sacrificio che conduce all'arte, Ispirazione e Linguaggio, valter binaghi

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Giorgio De Chirico Orfeo solitario Ogni essere umano capace di ritrarsi dalla concatenazione necessaria delle cause e degli effetti con cui il linguaggio quotidiano forgia una realt comunemente abitabile, e ritrovare la libert sconfinata del puro sentire. Ognuno di noi sa come sottrarsi alla tirannia dellorologio e dellagenda che puntualizzano una caricatura condivisibile del tempo, e abbandonarsi al dato immediato della coscienza: la durata, che incommensurabile e perennemente sorgiva, pura novit, vita. Che lo si faccia pi o meno spesso funzione di molte variabili, ma tutti riconoscono che i luoghi privilegiati di questa esperienza pura sono lamore, la contemplazione estetica della natura e dellarte, gli stati mistici della meditazione e della preghiera, quando sono veramente tali e non tecniche per una cosmetica dellanima. Ci che rende differente lartista dagli altri uomini non la qualit della sua esperienza interiore (anche lui, come tutti, simmerge nella magmatica integrit del regno di Dioniso), ma il fatto che, anzich goderne soltanto come un possesso che restituisce lesistenza al suo nutrimento primario, di questa esperienza pura egli intende fare un dono ai suoi simili, cio una visione che sia per altri come un veicolo o un varco per la coscienza altra. Per far questo, ha bisogno di compiere quelloperazione alchemica che trasforma la materia inafferrabile del sentire dionisiaco nella forma perspicua del linguaggio: cos gli serve la freccia che individua, e locchio che vede da lontano di Apollo. Durante questo percorso, per, lo attende pi di uninsidia. La prima quella di non saper sacrificare il proprio possesso emozionale e catalizzare le forme che lo esprimono, anzich quelle che, indossate da altri, permettano loro di prendere dimora in ci che vi di oggettivo nellesperienza pura. Ecco qui uninattesa interpretazione del detto evangelico: chi vuole salvare la propria vita la perder. Ed ecco, se preferite, la segreta sventura adombrata nel mito di Orfeo (figura che riunisce tratti dionisiaci ed apollinei): nel cammino che conduce dallispirazione al canto, il meschino non sa rinunciare a voltarsi indietro, e perde lanima dellispirazione (Euridice) che avrebbe potuto portare con s nel territorio solare della Lingua solo sacrificandone il possesso e trasformandolo in Dono. Non il godimento dellispirazione che lartista pu trasferire nel linguaggio: solo se accetter di sacrificarlo potr ritrovare nellopera compiuta un godimento persino superiore (perch condivisibile), quello di chi contempla lopera medesima. La seconda insidia lo attende l fuori, allaperto. (continua) Commenti (1)

giugno 19, 2009

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INDIZI DI CONOSCENZA(23) DALLENIGMA ALLA DIALETTICA di Giorgio Colli


Filed under: Scritture vbinaghi @ 8:29 pm Tags: Giorgio Colli, La nascita della filosofia, Orfeo ed Euridice
orfeo euridice

Questo brano di un libretto importante cos importante, che anzich tentare di commentarlo ve lo sottopongo in chiave a sua volta enigmatica. E se la filosofia nascesse da un furto danima? E se Orfeo, colui che raggiunge la sua Euridice in quella che Rilke chiama lardua miniera delle anime ma non riesce a ricondurla con s sulla terra, Orfeo il divulgatore dei Misteri, che verr infine sbranato dalle Menadi, fosse figura non del Musico, ma del Filosofo, ossia colui che ha preteso tradurre la musica danima in parola, lenigmatica coincidenza degli opposti in dialettica? Il testo tratto da: La nascita della filosofia (Adelphi) Attraverso loracolo, Apollo impone alluomo la moderazione, mentre lui stesso smoderaato, lo esorta al controllo di s, mentre lui si manifesta attraverso un pathos incontrolllato: con ci il dio sfida luomo, lo provoca, lo istiga quasi a disubbidirgli. Tale ambiguit si imprime nella parola delloracolo, ne fa un enigma. Loscurit paurosa del responso allude al divario tra mondo umano e divino. E del resto gi le Upanishad indiane dicevano: perch gli di amano lenigma, e a essi ripuugna ci che manifesto. () La seriet e limportanza dellenigma in questa et arcaica potrebbero ricevere unampia documentazione; in unepoca appena pi recente, nel settimo e nel sesto secolo a.C., si estende la formulazione contraddittoria delllenigma, e la cosa coincide con il completo umanizzarsi di questa sfera. Cos si trovano formulazioni di enigmi sin dai poemi omerici e da Esiodo, e poi nell epoca dei Sette Sapienti dove la fama di Cleobulo e soprattuttto di sua figlia Cleobuline deriva appunto da raccolte di enigmi e nella poesia lirica, da Teognide a Simonide. Pi tardi, nel quinto e nel quarto secolo, tutto ci va gradualmente attenuandosi. Dopo Eraclito, nel cui pensiero lenigma qualcosa di centrale, i sapienti si rivolgono a ci che consegue dallenigma piuttosto che allenigma stesso. A questo, per contro, inteso come sfondo religioso, fanno spesso riferimento la tragedia e la commedia. Ancora in Platone si trovano tracce precise, quasi risonanze arcaiche, che ci permettono una ricostruzione pi ampia del fenomeno. Secondo un passo del Carmide, lenigma compare quando loggetto del pensiero non certo espresso dal suono delle parole. Viene quindi presupposta una condizione mistica, in cui una certa esperienza risulta inesprimibile: in tal caso lenigma la manifestazione nella parola di ci che divino, nascosto, uninteriorit indicibile. La parola eterogenea rispetto a quanto inteso da chi parla, dunque necessariamente oscura. Un altro passo del Fedone pone in connessione lenigma con la sfera mistica e misterica: C caso che coloro i quali hanno istituito per noi i misteri non siano stati uomini dappoco, ma che realmente si siano espressi da gran tempo per enigmi, indicando che chi sia privo di iniziazione e non abbia partecipato ai misteri, quando giunger nell Ade, giacer nel fango, mentre colui che si sia purificato e sia stato iniziato ai misteri, giunto laggi, viivr con gli di. Infatti, come dicono coloro che hanno stabilito i misteri, quelli che portano il tirso sono molti, ma pochi i posseduti da Dioniso . Questultima citazione, di sapore orfico, sembra essa stessa la formulazione di un enigma. Notevole, in questi passi di Platone, laccostamento dellenigma alla sfera di Dioniso, piuttosto che a quella di Apollo: si ricordi comunque in proposito il suggeriimento dato in precedenza, di considerare cio Apollo e Dioniso come due di fondamentalmente affini, anzich vedere in essi una contrapposizione di due istinti estetici e metafisici, secondo linterpretazione di Nietzsche. Come un enigma infine sono forse da innterpretare le ultime parole che Socrate pronuncia prima

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di morire, nel Fedone platonico: Siamo debitori di un gallo ad Asclepio: pagate il debito, non trascuratelo . Si molto scritto per interpretare queste parole, ma forse pi importante della scoperta del loro l significato recondito la constatazione che un contesto religioso e solenne si accompagna spesso presso i Greci alla comparsa di parole oscure. Nel corso del quarto secolo a.C. queste risonanze che ancora il giovane Platone avvertiva si spengono del tutto. Lenigma viene usato come giuoco di societ, durante i banchetti, oppure lo si impiega con i ragazzi, a scopo di un addestramento elementare dellintelletto. Ma Aristotele ancora ne parla in contesti seri, nella Retorica e nella Poetica, rintracciando la sua importanza nella tradizione. Interessante la sua definizione, anche se totalmente avulsa da ogni sfondo religioso e sapienziale: il concetto dell enigma questo: dire cose reali collegando cose impossibili. Dato che per Aristotele collegare cose impossibili significa formulare una contraddizione, la sua definizione vuol dire che lenigma una contraddizione che designa qualcosa di reale, anzich indicare nulla, come di regola. Perch ci avvenga, aggiunge Aristotele, non si possono collegare i nomi nel loro significato ordinario, ma bisogna fare intervenire la metafora. Luso della metafora sarebbe dunque connesso alllorigine della sapienza. Come si vede, lo svuotamento del pathos originario dell enigma ormai, con Aristotele, completo. Utile tuttavia lindicazione che caratteristica dellenigma la formulazione contradditttoria. Ritorniamo allet arcaica. Si detto che con lentrare dell enigma nella sfera umana, con lattenuarsi della sua provenienza dal dio, va affermandosi sempre pi una sua formulazione contraddittoria. C un nesso tra i due fenomeni? Prima di esaminare questo probleema, occorre vedere come vada configurandosi questo umanizzarsi dellenigma, il che coincide con la nascita dei sapienti. Prima il dio ispira un responso oracolare, e il profeta, per dirla con Platone, un semplice interprete della parola divina, appartiene ancora totalmente alla sfera religiosa. Poi il dio attraverso la Sfinge impone un enigma mortale, e luomo singolo deve scioglierlo, pena la vita. () Un passo ancora, cade lo sfondo religioso, e viene in primo piano lagonismo, la lotta di due uomini per la conoscenza: non sono pi divinatori, sono sapienti, o meglio combattono per conquistare il titolo di sapiente. Commenti (13)

giugno 18, 2009


DELLO SCRIVERE
Filed under: Scritture vbinaghi @ 7:09 pm Tags: Dello scrivere, Giulio Mozzi, Pierre Boulez

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Linvenzione senza disciplina molto spesso uninvenzione insulsa, nel senso pi letterale del termine; ma la disciplina senza invenzione non meno insulsa, perch non fa presa su nulla. La difficolt consiste nel trovare un equilibrio, per lo meno uno scambio costante, fra questi due poli estremi. Bisogna possedere in s lirrazionale ma nello stesso tempo mantenere la trascrizione razionale, la sola che possa render conto del potenziale irrazionale che si ha dentro. Bisogna che questo elemento irrazionale sia trascritto in termini razionali perch possa esser riplasmato da altre persone, che se ne serviranno per caricarlo a loro volta del loro potere irrazionale (Pierre Boulez) quando scriviamo, stiamo in un campo che sta tra lurlo e la mania. Lurlo lurlo: lespressione incontrollata, prelinguistica, il suono prodotto semplicemente come un gesto, una cosa del corpo. La mania il controllo assoluto, la lingua dalla sintassi standardizzata e fissa, la corporalit del suono negata. Un esempio di urlo lurlo allo stadio, o il pianto, ecc.; un esempio di mania la scrittura legale, la manualistica per software ecc. Quando noi scriviamo, urlo e mania sono i nostri confini, a destra e a sinistra. Se cadiamo nellurlo, cessiamo di comunicare: diventiamo una sorta di io/tutti, soggetto archetipico o come dir si voglia, che non comunica ma si limita ad agire. Se invece cadiamo nella mania, semplicemente cessiamo di esistere come soggetto e diventiamo funzione. La pericolosit di ci che troviamo al di l di questi due confini non deve indurci a stare nel bel mezzo: sarebbe una rinuncia troppo grande (la narrativa di consumo spesso un buon esempio di questa rinuncia). Cercheremo un equilibrio, uno scambio costante. (Giulio Mozzi) Sono solo due frammenti di un post piuttosto lungo ma importante (per giunta, riguarda esattamente il rapporto tra ispirazione e risultato poetico di cui ci siamo occupati ieri). Potete leggerlo interamente su Vibrisse, il blog di Giulio Mozzi. Lascia un commento

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giugno 17, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(22) POESIA, ISPIRAZIONE, CATARSI di Henri Bremond
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 9:22 pm Tags: Aristotele, Catarsi, Henri Bremond, Ispirazione poetica, Paul Claudel, Poesia e mistica

Il riorientamento gestaltico (o conversione intellettuale, se preferite) di cui parlavo in un post precedente, quanto mai necessario per ritrovare il carattere musaico della poesia e delle arti in genere, lasciandosi alle spalle la barbarie strutturalista dei decenni passati, e con esso il senso umano prima che estetico di quella che si definisce lispirazione, oltre che comprendere perch Aristotele chiamava catarsi o purificazione leffetto che la poesia (tragica e non solo) suscita nei suoi fruitori. Il testo che segue tratto da un libro tra i pi importanti in materia. e ormai introvabile: Preghiera e poesia (Rusconi Editore). Animus e Anima: una parabola di Paul Claudel Non esiste un pieno accordo tra Animus e Anima, lo spirito e lanima. Sono passati i tempi, terminata la luna di miele, durante la quale Anima aveva il diritto di parlare a suo piacimento e Animus lascoltava rapito. Dopo tutto, non stata forse Anima a portare la dote e a contribuire allandamento del mnage ? Ma Animus non ha accettato per lungo tempo questa posizione subalterna e ben presto ha manifestato la sua vera natura, vanitosa, pedante e tirannica. Anima una ignorante e una sciocca, non mai andata a scuola, mentre Animus conosce uninfinit di cose, ha letto un sacco di cose nei libri tutti i suoi amici dicono che non si pu parlar meglio di quanto egli faccia Anima non ha pi il diritto di dire una sola parola Sa meglio di lei quello che ella vuol dire. Animus non fedele, ma non pu fare a meno di essere geloso, perch in fondo, egli sa bene (no, ha finito col dimenticarlo) che Anima ad avere in mano tutta la fortuna, lui un poveraccio, non vive che di quello che gli si d. Per questo non smette di sfruttarla e di tormentarla per farle cacciar fuori denari Ella resta silenziosa a casa, a far da mangiare e a spazzare, tutto come pu In fondo Animus un borghese, possiede abitudini regolari, desidera che gli si servano sempre gli stessi piatti. Ma accade una cosa strana Un giorno in cui Animus era rientrato allimprovviso, ha sentito Anima che cantava tutta soletta, da dietro la porta chiusa, una curiosa canzone, qualcosa che egli non conosceva; nessuna possibilit di riconoscere le note, o le parole, o la chiave, una strana e meravigliosa canzone. Pi tardi, egli ha cercato subdolamente di fargliela ripetere, ma Anima

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finge di non capire. Ella tace appena egli la guarda. Lanima tace appena lo spirito la guarda. Allora Animus ha trovato un trucco, fa in modo da farle credere che egli non c a poco a poco Anima si rassicura, guarda, ascolta, respira, si crede sola e, senza far rumore} apre la porta al suo amante divino. (continua) Lascia un commento

giugno 16, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(21) EQUILIBRIO, ARMONIA, RINASCITA di Valter Binaghi
Filed under: Scritture vbinaghi @ 5:37 pm Tags: Armonia, Dal visuale all'acustico, Equilibrio, Eraclito, Genesi, Lao Tze, valter binaghi

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E nota la relazione tra il corretto funzionamento degli organi dellorecchio interno e il senso dellequilibrio, e che un danno prodotto ai primi (per esempio nella labirintite) provoca sintomi sgradevoli come la vertigine o la perdita dellequilibrio medesimo. Qui per (lo ripeto per lennesima volta) non mi occupo degli organi di senso in quanto tali, ma della loro valenza simbolica a veicolare stili di conoscenza e di condotta umana. Lequilibrio non solo come fatto fisico ma soprattutto psicologico (ma non sar questo scarto la vera radice del problema?), ricercato come una soluzione alle contraddizioni dellesistenza, prima che a quelle della rappresentazione, ma anche dellequilibrio si possono dare due rappresentazioni complementari, visuale e uditiva, a seconda che ci si concentri sui piatti o sul perno della bilancia. Quando domina la bidimensionalit della rappresentazione visuale, la bilancia soprattutto il simbolo dei contrari e Polemos lorigine di tutte le cose (Eraclito). Se si bada ai piatti e a quello che c sopra, evidente che basta compensare con lelemento opposto per riequilibrare un

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eccesso, il che avviene a volte in modo razionale, ma pi spesso istintivamente. Nella nostra cultura si passa dalla libidine sfrenata al disgusto, dallavidit degli appetiti al ripudio gnostico del mondo, dal razionalismo scientista alla superstizione delle coincidenze manipolate dal cartomante di turno, dal progetto velleitario allanarchia pi debosciata. In questa prospettiva lequilibrio psicologico tende a coincidere con la compensazione, mentre i rapporti umani tendono a porsi in termini rigidamente complementari: come la convivenza tanto detestata quanto simbiotica di certe unioni coniugali, dove ognuna delle parti assume alternativamente il ruolo di pianeta rispetto al satellite: lui lavora un sacco (ma ha molte interessanti occupazioni esterne), lei si cucca i pannolini e piagnistei dei figli (ma ne gestisce leducazione, allontanandoli quanto pi possibile dallinsensibilit del padre e coltivando lEdipo) oppure lui appiattito sulla morale della borsavalori, lei inguaribilmente romantica e preda favorita dellultima setta teosofica di turno. Stereotipi borghesi, ma anche no. Quando la complementariet rigida (che la caricatura dellarmonia), si tende fino a rompere lelastico, allora ecco la furibonda rivendicazione simmetrica dei diritti e dei possessi, che fa la fortuna degli avvocati. Ma, poich la parit o totale simmetria risulta indeclinabile nelle autentiche relazioni umane ( latomizzazione sociale di una democrazia malintesa, la condanna allestinzione di una societ di singles), ecco di nuovo il conflitto sotto altra forma, quella preferita dalle femministe: escalation di potenza, il cui esempio pi citato nei corsi sulla pragmatica della comunicazione quello della guerra fredda, ma di cui anche la perpetua rivendicazione vittimistica un buon esempio. Anche in politica, per la cultura a dominanza visuale limportante schierarsi (o di qua o di l), rendersi visibili (noi siamo diversi), produrre raffinate (e impraticabili) forme di immaginazione sociale, compensare col vittimismo i propri insuccessi (non ci capiscono, non ci meritano), o saltare il pi in fretta possibile sul carro del vincitore (chi pi visibile ha sempre ragione). Entrare umilmente in sintonia con la realt in quanto tale e provare a governarla con la minor dose di velleitarismo possibile (il wu wei di Lao Tze), neanche a parlarne. Quando domina invece il carattere olistico della rappresentazione uditiva, non lopposizione dei piatti ma locculta presenza del perno che svela il segreto della bilancia e dellequilibrio vivente: Lopposto concorde, e dai discordi bellissima armonia, come quella dellarco e della lira (Eraclito). (continua) Commenti (2)

giugno 15, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(20) RIORIENTAMENTO GESTALTICO di Valter Binaghi
Filed under: Pensiero,Scritture vbinaghi @ 6:54 pm Tags: Dal visuale all'acustico, la realt come musica, valter binaghi

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Uno di quei paroloni direte. E invece un concetto piuttosto semplice, e riguarda la percezione, come ci hanno insegnato gli studi della Gestaltpsichologie. Proprio come in questo disegno, dove a seconda della forma che viene percepita (un volto di ragazza o un sassofonista) tutti i dettagli del disegno stesso prendono luno o laltro senso, cos occorre un vero e proprio riorientamento per tornare a percepire la realt dalla dominanza del visuale-lineare-sequenziale-verbale al suo carattere originariamente olistico e dinamico, che si svela nella dominanza acustica. Una volta fatto questo passo, per, ci si accorge di abitare in un mondo molto diverso. La forma naturale, lalbero per esempio, che sembrava un agglomerato cellulare governato da reazioni chimiche, ritorna ad essere una canzone che svetta al cielo, intenzione di vita dormiente e rigogliosa. Il mondo meccanico di Cartesio lascia il posto alla finalit di Aristotele o allevoluzione creatrice di Bergson, e la partecipazione silenziosa o la celebrazione rituale dei ritmi naturali ridiventa non solo comprensibile ma ben pi necessaria delle descrizioni analitiche che fanno a pezzi il mondo credendo di catturarne il segreto, perch ritrovando in noi stessi quel ritmo originario possiamo di nuovo danzare e chi se ne frega dello spartito? La nostra stessa vita interiore, a partire dal modo in cui ce la rappresentiamo, subisce una profonda metamorfosi: al posto dellaccidentata sequenza filmica dei ricordi (il luogo privilegiato dellossessione, di quelli che rimpiangono, di quelli che se la legano al dito), c una melodia che, vero, a volte si inceppa come un disco rotto: ma proprio allora appare evidente che lanamnesi psicoanalitica non affatto un rimedio (capire del tutto diverso da guarire), mentre lo ritrovare il ritmo originario, a contatto con qualcosa o qualcuno che sia profondamente sano piuttosto che con un sapere presunto della salute. (continua) Commenti (4)

giugno 12, 2009


INDIZI DI CONOSCENZA(19) STRUTTURA MUSICALE DEL SIMBOLO di Marius Schneider
Filed under: Pensiero vbinaghi @ 6:50 pm Tags: Marius Scneider, Natura musicale del simbolo, Simbolismo

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Riprendo la disanima delle dominanze sensoriali come stili di conoscenza dal punto interrotto, cio quello delludito e della musica. Sar via qualche giorno e cos lascio ai miei lettori un lungo testo da meditare, che commenter al mio ritorno. E un testo che per me riveste unimportanza capitale, ai fini di unautentica comprensione del fenomeno simbolico. Solo una nota, che potrete trarre voi stessi dalle conclusioni di Schneider: il simbolo non un legame fra cose o parole, ma fra vissuti esprimibili col medesimo ritmo. Posso dire alla donna del mio cuore che essa una rosa, solo perch non c altro fiore che regni nel mio giardino. Cio lanalogia proporzionale: tu stai al mio cuore come la rosa al giardino. Ma se in altro contesto la rosa fosse accostata al giglio e alla violetta, allora cercheremmo quale virt esprime accanto a castit e povert: probabilmente lobbedienza, vista larmonia irradiantesi dai petali intorno al centro nascosto. Insomma, non la comparazione concettuale tra termini avulsi, ma il ritmo a cui appartengono svelerebbe la misteriosa capacit del simbolo di produrre risonanze profonde pi che di tradurre o suggerire idee. Questo naturalmente ci porta in direzione del numero pi che del lessico: nellaccezione qualitativa dellaritmosofia pitagorica, pi che in quella puramente quantitativa che trionfa dopo Galileo. Ne ho gi trattato qui. (Il testo che segue tratto da: Il significato della musica, Rusconi 1999 pag. 65-68 e 91-96) La musica come modello del mondo Quanto pi antico il passato a cui risaliamo nella storia dellumanit, tanto pi vediamo la musica comparire non in forma di divertimento o di manifestazione artistica, ma come elemento legato ai particolari pi umili della vita quotidiana o connesso agli sforzi ostinati tesi a stabilire il contatto con un mondo che possiamo chiamare metafisico. In tali circostanze la musica costituisce un substrato di tanta importanza da essere quasi onnipresente. Si canta durante una discussione, si canta per salutare o ringraziare una persona, si canta anche davanti ai tribunali, per meglio appoggiare la tesi che si difende. Nel culto ogni azione

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svolta senza musica o senza il concorso della parola sonora permane debole, poich al suono che i riti devono la loro efficacia. () Numerosi racconti, secondo i quali il mondo fu generato da un canto, ci dicono che il creatore produsse quella musica creatrice per ordine di un Dio supremo, immobile e dotato di un corpo tootalmente immateriale, dallessenza sonora. Lazione del creatore non fu altro che lattuazione del pensiero puro e sonoro in immagini visivamente e acusticamente percepibili. In numerosi miti di creazione ci riferito inoltre che tale forza creatrice (il canto) precorse il dio. Essa cammina dinanzi al creatore , il quale, dopo essere partito dal settentrione, si volse verso levante. Tale canto, che era allorigine del moto, cre per prima cosa i punti cardinali sacrificandosi , ossia dileguandosi nello spazio, poich la nozione del cantare sempre legata allidea di sacrificio. Nella tradizione vedica la parola ark (cantare) sinonimo di spirare, sacrificare, dispiegarsi, svolgersi. Cantare significa dare, e udire ricevere. Poich il mondo attuale ha acquisito la sua forma concreta mediante la materializzazione di tali dati acustici primordiali, lessenza o il substrato di ogni creatura necessariamente di natura acustica. Perci numerose civilt attribuiscono a ogni essere un grido o un canto strettamente personale, nel quale risiede la forza vitale individuale. Presso numerosi popoli, non si prende legalmente atto dellesistenza di un individuo se non dopo lacquisizione di tale canzone, detta personale, o di un nome particolare (generalmente segreto), il cui ritmo contiene lessenza sonora del suo portatore. () Nella sua essenza metafisica la societ umana una polifonia. (continua) Commenti (2)

giugno 11, 2009


QUELLO CHE VEDO, QUELLO CHE SOGNO, QUELLO CHE TEMO di Valter Binaghi
Filed under: Cronache,Pensiero vbinaghi @ 6:30 pm Tags: Politica italiana, valter binaghi

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Quello che vedo in questo paese una pluralit di culture di destra e sinistra, le quali si pongono a destra e a sinistra di unimmobilit presunta (il Tao? la quiete dellinorganico? la solitudine dei numeri primi?), ma in nessuno dei due gruppi una sintesi di governo. Da una parte una figura equivoca, che si comprato pezzi della vecchia classe dirigente e ha negoziato col movimentismo leghista. Avrebbe i numeri per governare, ma non ha la creativit dello spirito, solo lastuzia del mercante: cos ha patteggiato con gli alleati innanzitutto la propria immunit personale e poi si barcamenato tra la richiesta defficienza amministrativa che viene dalla Lega e lelefantiasi burocratica richiesta ad Alleanza Nazionale e UDC dallassistenzialismo del sud alla meno peggio, facendo pagare solo quella parte dellelettorato che gli cronicamente ostile (il mondo della scuola e della cultura). Di tutte le altre chiacchiere (meno tasse ecc) neanche lombra. Dallaltra lincapacit totale di emarginare le forme pi febbrili di rivendicazionismo narcisista e identitario, e di elaborare una piattaforma socialdemocratica credibile che garantisca diritti allindividuo, protezione alla famiglia e faccia riguadagnare posizioni al lavoro sul capitale. Stagioni di pseudogoverno litigiose e inconcludenti, al riparo delle quali la finanza ha fatto i pi grandi affari del secolo grazie anche a privatizzazioni scandalose. In mezzo, lequivoco della questione romana: una gerarchia ormai prigioniera di un ruolo politico che non ha e non dovrebbe pi avere, e che si ostina a flirtare con la possibilit di restaurarlo, in un senso o nellaltro, cio come garanzia di conservazione delle tradizioni o di rivoluzione sociale. Tutto questo, per, accade perch le culture liberale e socialista sono in perenne affanno sul piano etico, ed entrambe si rivolgono alla loro antica matrice cristiana rifiutandosi di pagare dazio, cio di riconoscere la propria insufficienza ideologica, il proprio fallimento storico. Quello che sogno una classe dirigente, di destra e di sinistra, che abbia il coraggio di dire al paese alcune scomode verit: a) soprattutto dopo questa crisi (in realt dalla fine degli anni Settanta) il capitalismo vorace e onnipotente un mito pericoloso, i limiti dello sviluppo ad oltranza sono quelli della sopravvivenza terrestre, lausterit dello sviluppo sostenibile deve sostituire i desideri insaziabili dellepoca consumistica.

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b) la famiglia una risorsa insostituibile, non solo per la stabilit psicologica dellindividuo, ma anche per la societ. Una civilt di singles la condanna allestinzione biologica e ha costi insostenibili sul piano sociale. Luomo occidentale seriamente minacciato da una povert relazionale che peggiore di quella materiale, ma i modelli antropologici che la cultura di massa continua a veicolare sono quelli del consumismo pi sfrenato, che impone lassenza di vincoli comunitari per la sua piena declinazione. Da un certo punto in poi questo diventa un problema ecologico e quindi politico. c) la globalizzazione dei commerci e dellinformazione non dissolve affatto anzi rafforza la pluralit delle culture, perch luomo tanto terrestre quanto celeste, e senza radici non pu stare. La convivenza democratica possibile solo sulla base di istituzioni condivise: non simprovvisa e non si nega in linea di principio, ma si stabilisce sulla base certa di una sottoscrizione consapevole. d) la democrazia senza un personalismo etico una forma vuota. Dare per scontato che luna contenga implicitamente laltro pericoloso. Atene, Gerusalemme e Roma hanno prodotto lOccidente come lo conosciamo oggi, e non detto che altre culture non possano portare un progresso oggettivo. Quello che non pu portare a nulla il nichilismo laicista che confonde lazzeramento con una superiore forma di libert. Chi rifiuta la storia e pretende di riscrivere il mondo da zero finisce per subirne i rigurgiti, come purtroppo gi successo. e) Linvidia sociale sar pure un peccato, ma lostentazione del lusso non da meno. Lallargamento della forbice tra poveri e benestanti una delle poche certezze delloccidente negli ultimi trentanni. Chi difende un sistema come questo e lo chiama libert in malafede. Chi mente ai poveri dicendo che un giorno (eliminati comunisti, zingari e musulmani) tutti potranno guidare un SUV, un criminale. Come vedete, non un programma di destra o di sinistra, almeno nel senso che attualmente si d a questi termini. Quello che temo che niente di tutto questo accadr a breve, perch tutti vogliono vincere e subito, e quindi nessuno accetta di essere inattuale, di marcire come il seme sottoterra per portare molto frutto domani, di costruire dal poco e con lesempio un alternativa di convivenza prima che di governo. Cos, al posto dei partiti consunti spuntano i demagoghi, che da una parte e dallaltra parlano la stessa lingua. Il sostituto di Berlusconi gi pronto, e si chiama Di Pietro: povero Fini, povero Casini, povero Franceschini, che credono di governare con la loro faccina educata e le scarpe inglesi un popolo civile, dopo aver contribuito tutti in un modo o nellaltro (pensieri, parole, opere e omissioni) alla sua deriva populista. Quando il satrapo di Arcore si decider a schiattare (dopo una megadose di Viagra), allex pm baster posizionarsi un po pi in l e stendere la rete, perch i pesci abbocchino. Il Miracolo Italiano, e lItalia dei Valori, sono diversi come il Gatto e la Volpe. Commenti (3)

giugno 10, 2009


LA QUESTIONE ROMANA Capitolo Ennesimo
Filed under: Cronache,Pensiero vbinaghi @ 7:05 pm Tags: Don Paolo Farinella, Gerarchia cattolica e berlusconismo

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Dicono che questo un prete rosso. Io penso sempre che preti rossi e preti neri siano come quei legionari che si spartivano la tunica di Cristo a dadi, sotto la croce. Ma, leggendo il pezzo nel blog del mio amico Marotta, non trovo cose che non avrei scritto io stesso, aggiungendo magari che se non si vuole proprio deplorare pubblicamente i comportamenti (osceni) di qualcuno, bisognerebbe avere la stessa discrezione con tutti, e non fare differenza tra figli e figliastri, a seconda del colore politico pi o meno rassicurante per le gerarchie. La questione romana, che non finisce mai. LETTERA DI DON PAOLO FARINELLA Genova, 31 maggio 2009 Egregio sig. Cardinale, viviamo nella stessa citt e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perch le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua citt. Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato o meglio non ha trattato la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsit come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica. Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di frequentare minorenni, dichiara che deve essere trattato come un malato, lo descrive come il drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio. Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dellomert di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sullinazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale

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di 1 grado ha certificato che egli corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato il suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale. Continua a leggere su La dimora del tempo sospeso Altre cose sullargomento qui. Commenti (37)

giugno 9, 2009
CHI HA PERSO LE ELEZIONI? di Valter Binaghi
Filed under: Scritture vbinaghi @ 7:32 pm Tags: berlusconismo, Busto Garolfo, valter binaghi

Proprio io, che alle ultime politiche non ho votato, perch non potevo scegliere tra il piccolo satrapo e i burocrati della rivoluzione annichilita, proprio io dovrei starmene zitto, direte. E invece no: sto zitto quando non so di che si parla (e dovrei riferire chiacchiere di giornali e di talk show, cosa che rifiuto), ma laltro ieri si votato nel mio Comune, e qui conosco tutti e so di che si parla, cos ve lo voglio raccontare. Il comune Busto Garolfo (Mi), 13.000 anime e un sindaco uscente di centro sinistra, Giovanni Alli. Un galantuomo, che ha bene amministrato. Certo, si pu fare sempre di meglio, direte, e anche dallaltra parte ci saranno galantuomini. Daccordissimo. Solo che, a candidature quasi fatte, irrompe il satrapo locale, tale Mantovani (una specie di boss delle case di riposo, oltre che senatore di Forza italia) amico personale di Berlusconi ( arrivato lanno scorso il principe, ad Arconate, paesotto limitrofo al mio di cui il Mantovani sindaco, con lelicottero e qualla santa donna della madre, sono andati in pellegrinaggio i villici, a toccarle un lembo della veste). Dunque arriva questo Mantovani e dice: questo candidato qui del centro destra non va bene, ci vuole uno pi consono, e ci ha messo un giovane farmacista dallaria timida, tale Pirazzini, esordiente totale. Ha aggiunto che il sindaco di centro-sinistra un operaio, e un paese grande

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come il nostro si merita un sindaco laureato. Poi ha detto che con Pirazzini (e lappoggio del satrapo) si faranno cose grandi, tipo unire quattro comuni limitrofi e fare un aggregato, non so bene, ma insomma roba che fa diventare tutti pi ricchi. Pirazzini ha vinto le elezioni. Non so bene se le ha vinte lui o il satrapo, ma so chi ha perso. Non Giovanni Alli, che era e resta un galantuomo, ma i miei concittadini che hanno perso unoccasione per rispedire al mittente protervia e volgarit intollerabili, cui peraltro ci stiamo abituando lentamente, a furia di centellinarli come certi veleni dei film gialli. Poi ho perso io: la mia tranquillit, dico. Infatti ho proposto alla ex giunta di sinistra di accettare il mio futuro contributo. Si lo so, volevo fare come Cincinnato, ma davanti a questi non si pu pi far finta di niente o fare i superiori, quelli che la filosofia e la letteratura salvano da tutto, anche dal cancro. E non ditemi che il centrodestra ha vinto in tutta europa: se fossi in Inghilterra forse anchio voterei per i conservatori. Il berlusconismo non conservatorismo, pura e semplice deriva. C un patrimonio di cultura e civilt che la pseudo sinistra non sa usare, ma bisogna impedire ad altri di farne strame. Io lo so chi ha perso, ma Roberta lha scritto meglio di me: Portiamo anche loperaio a desiderare come desidera un industrialotto e il gioco sar fatto. Luomo sar perduto. Questo deve aver pensato chi ha manipolato il mondo degli ultimi trentanni. Io non so dire con esattezza chi per primo ci ha pensato, chi ha cominciato. Ma so che oggi siamo infelici tutti. I poveri (oggetto di puro scherno come mai in precedenza) e i ricchi, oppressi dai sensi di colpa e dalla costante insoddisfazione a cui il loro costume di vita li condanna. Potete leggere il resto su La fata centenaria Commenti (12) Pagina successiva

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