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MANUALE PER LA SCRITTURA DI SCENEGGIATURE

di Pierluigi Adami Giugno 2002

SCRIVERE PER IL CINEMA E PER LA TV Scrivere una sceneggiatura (o copione ) vuol dire scrivere per immagini : bisogna raccontare quello che si vede sullo schermo. L "occhio" del narratore deve immedesimarsi nella macchina da presa e descrivere la scena cos come lo spettatore la vedr, istante per istante. Questo significa che, necessariamente, tutti i documenti che vengono scritti per la realizzazione di un film (soggetto, trattamento, scaletta, copione) devono tener conto di questa peculiarit: la scrittura per immagini diversa dalla narrativa tradizionale, perch non consente, se non in modo limitato o forzato, l'espressione di sentimenti, pensieri che non possano essere "visti" sullo schermo, o intuiti attraverso la mimica degli attori. Pi che dire, bisogna far capire; pi che descrivere bisogna far vedere . Una volta compreso questo, il resto non poi complicato. La sceneggiatura, o copione, innanzitutto un documento "di lavoro": usato da molte persone (gente della produzione, regista, scenografo, attori) che partecipano alla realizzazione del film, o della fiction TV, perci va scritta seguendo gli standard e le convenzioni in uso. Format i standard di cinema e TV Il film "classico" ha una durata media di 100 minuti (tra 90 e 120 minuti, circa). Se la sceneggiatura scritta nel modo giusto (si veda oltre), vorr dire la scrittura di 100 - 120 pagine (un minuto a pagina). In televisione si pu avere il film TV, singola puntata, di durata simile a quello cinematografico (e spesso girato come un film normale); oppure le miniserie di 2, 4, 8 puntate, da 100 minuti ciascuna. Oltre, si va nel territorio delle serie, anche dette soap opera , perch anni fa erano finanziate da produttori di detersivi. In linea di massima, la costruzione di un film o di una miniserie, a parte la diversa lunghezza, segue pi o meno gli stessi canoni. Per quanto riguarda le serie pi lunghe, invece, diventa determinante il documento che descrive i personaggi e la loro evoluzione nel corso della serie. Sulla base di quel documento (detto anche la "Bibbia" della serie) vengono buttati gi i soggetti delle singole puntate. La sceneggiatura di ogni puntata scritta secondo lo standard di ogni copione.

SCRIVERE UN COPIONE Per lo sceneggiatore, la scrittura del copione lultimo atto di un processo che si pu sintetizzare in questo modo: 1. Definizione e sviluppo dellIDEA; scrittura del SOGGETTO, che una sintesi di poche pagine in forma di racconto della trama. Il soggetto non ha regole ferree di scrittura: di solito breve (2 - 4 pagine, in media) ed scritto al presente indicativo. Gi in fase di definizione dellidea e di scrittura del soggetto bene identificare i tre ATTI che, di norma, compongono ogni narrazione: Primo atto: Introduzione, presentazione personaggi, definizione del conflitto Secondo atto: punto di svolta: il conflitto evolve, sviluppo della trama Terzo atto: massima tensione e climax, risoluzione del conflitto e finale Le regole di definizione dell'idea, di struttura in atti, di definizione dei personaggi, sono le stesse della narrativa tradizionale, per cui si rimanda al manuale di scrittura creativa, presente in questo stesso sito, per avere dettagli al riguardo. 2. Realizzazione del TRATTAMENTO, che un racconto in forma estesa del film. Nel trattamento lo sceneggiatore pu utilizzare un linguaggio meno tecnico e pi "letterario", per attrarre nella lettura il produttore che deve decidere se finanziare il film. La fase del trattamento non sempre richiesta, ma utile anche allo sceneggiatore per impostare meglio e descrivere in modo dettagliato la storia. La forma del trattamento segue quella del racconto narrativo; di solito, per, si usa il presente indicativo. Sono ovviamente bandite forme letterarie che siano intraducibili in immagini, sequenze di pensieri (non raccontate da una voce fuori campo ), descrizioni troppo generiche o dichiarative (brutte anche in narrativa); anche i dialoghi vanno appena accennati, magari in modo indiretto, lasciando alla sceneggiatura questa parte fondamentale (alcune case di produzione hanno dei dialoghisti , sceneggiatori specializzati nei dialoghi). 3. Passaggio attraverso lo SCALETTONE. A partire dalla storia in forma di racconto, vengono identificate a grandi linee le scene e le fasi temporali della storia. A questo punto vengono fissati i PUNTI DI SVOLTA, momenti drammaturgici fondamentali che conducono la trama da un atto al seguente e muovono lazione sino al CLIMAX, punto di massimo pathos della storia, prima del finale. Dallo scalettone grezzo, un'ulteriore rifinitura che inizia a suddividere le scene e gli ambienti, ci porta alla SCALETTA vera e propria. Nella fase di scaletta ci si sofferma sui momenti principali della trama, non sui dettagli, n sui dialoghi. Le scene non vanno ripartite nelle singole azioni, ma solo tratteggiate in linea di massima. Gi dalla scaletta possibile una prima valutazione dei costi di produzione del film, essendo stati indicati i luoghi e i tempi delle scene. Una volta definita la scaletta, si pronti per passare alla sceneggiatura.

LA SCENEGGIATURA Il copione deve descrivere l azione , ci che si vede sullo schermo. Rispetto alla letteratura, dove lo scrittore pu narrare le sensazioni e i pensieri dei personaggi, nella sceneggiatura lo scrittore "legato" allesteriorit dello schermo. Lintrospezione deve essere raccontata attraverso le immagini, tramite gli eventi, le inquadrature, i tratti del volto degli attori. Talvolta, per ovviare al problema della "non raccontabilit" dei pensieri, si ricorre all'artificio della voce fuori campo che provvede a narrare il non visibile. E' una scorciatoia che a me non piace. Per si usa, anche nel cinema d'autore. Memorabile la voce narrante di American Beauty, che curiosamente "postuma": appartiene al protagonista, che per muore alla fine del film! Lo stile della scrittura di un copione dunque tecnico, essenziale. Non per questo devessere brutta scrittura . Una sceneggiatura pu anche essere "bella" da leggere, e tanto pi forte ed evocativa, tanto pi facile sar per il regista metterla in scena e per gli attori interpretarne le parti. Pochi aggettivi e avverbi, niente fronzoli letterari o artifici. Lazione si descrive soprattut to con i verbi, che sono il vero motore narrativo . Un buon verbo, espressivo e non sciatto o abusato, pu descrivere da solo lazione. Si ottiene cos una scrittura asciutta ma forte, dinamica. Un film in realt composto da immagini in successione , perci bisogna tener conto di un altro fattore: il movimento . Nella scena si possono muovere i personaggi , ovvero gli attori allinterno del campo di ripresa, e la macchina da presa, pi o meno in tutte le direzioni. Inoltre pu cambiare linquadratura, e ci d un altro livello dinamico. Lo sceneggiatore deve sempre descrivere il movimento dei personaggi: gli attori devono sapere che cosa fare. Il movimento della macchina da presa e il taglio delle inquadrature sono invece quasi sempre lasciati al regista che interpreta e mette in scena il copione. Una buona scrittura di per s indicativa di come la scena debba essere ripresa, a meno che lo sceneggiature non voglia "suggerire" in modo esplicito le indicazioni su movimenti di macchina o inquadrature. Se scrivo: MARCO Senti, ti va di uscire stasera? MARIA Certo che s! Finalmente ti sei accorto che esisto! non fornisco nessun particolare dettaglio, e il regista pu girarla, ad esempio, con i due attori ripresi in piano americano. Se invece scrivo: MARCO Senti, ti va di uscire stasera? MARIA (esitando)

Noi due... da soli? MARCO S, noi due da soli, chi altro? Allora, ti va? Gli occhi di Maria brillano per lemozione. MARIA Certo che mi va! Allora...ti sei accorto che esisto! In questo modo ho fornito dei dettagli che il regista non pu ignorare: lesitazione di Maria, i suoi occhi che brillano, indicano con chiarezza la necessit di ripresa ravvicinata, senza bisogno di scrivere PP (primo piano). COSTRUIRE UNA SCENA La sceneggiatura si scrive scena per scena. Ogni scena ha il compito di mandare avanti la trama : a parte le scene che hanno solo funzioni tecniche (ad esempio per indicare il tempo che passa, o la successione giorno/notte) oppure descrittive (una panoramica su un paesaggio), ciascuna scena ha una funzione rispetto alla storia che viene narrata . Nella scena deve dunque "accadere qualcosa", nellazione o nel dialogo, che serve a fornire una nuova informazione per lo spettatore. Le scene inutili, dove non accade nulla, sono solo noiose. Ogni scena caratterizzata da un unit di spazio e tempo . Ovvero quello che descrive una scena avviene nello stesso ambiente e in una stessa sequenza temporale. Se si cambia ambiente, o se diverso il momento dellazione, bisogna scrivere una nuova scena. Una regola aurea per la costruzione di una scena efficace : ENTRA PIU TARDI CHE PUOI E VATTENE PRIMA POSSIBILE. Che cosa significa? Che bisogna concentrarsi sul momento cruciale della scena, proprio quando "accade qualcosa", senza dilungarsi in inutili preamboli (a meno che non si scriva un giallo, dove si sa che accade qualcosa , e allora lattesa parte della suspense). Una volta che quel "qualcosa" accaduto, meglio dare subito un taglio, con una nuova scena, senza soffermarsi in tutti i possibili, prolissi sviluppi. Ne guadagna il ritmo e lattenzione. Lo spettatore, una volta incuriosito, viaggia da solo con la fantasia e riempie lui stesso i tagli narrativi. E' vero che molti tagli possono essere fatti in sede di montaggio, per una buona scrittura "gi tagliata" consente di risparmiare sui costi di ripresa. La scena viene descritta da tre elementi principali: 1. INTESTAZIONE 2. AZIONE 3. DIALOGHI

INTESTAZIONE Lintestazione descrive in una riga DOVE e QUANDO si svolge la scena. DOVE indica con precisione il luogo, lambiente, e se la ripresa in interno (INT.) oppure in esterno (EST.); QUANDO, di norma, pu essere GIORNO o NOTTE, lasciando a casi rari ALBA, SERA e TRAMONTO (indicati per motivi di luce particolare, se serve). Altre dizioni, quali POMERIGGIO o MATTINA vanno assolutamente evitate. Ecco alcuni esempi di intestazioni: EST. VENEZIA - PIAZZA S.MARCO - GIORNO ( se tutto il copione ambientato a Venezia, dopo la prima scena si pu omettere la citt: EST. PIAZZA S.MARCO - GIORNO se per la scena ambientata tra i tavoli del "Caff Campiello" bisogna specificare: EST. PIAZZA S.MARCO - CAFFE CAMPIELLO - GIORNO altro esempio di intestazione: INT. PALAZZO ALGARDI - STANZA DI MARIA - NOTTE si osservi che, se Maria dellesempio precedente esce sul balcone della sua camera e l andr ripresa, bisogna definire una nuova scena (discontinuit di luogo): EST. PALAZZO ALGARDI - BALCONE STANZA DI MARIA - NOTTE LAZIONE: La descrizione dellazione va fatta con l "occhio narrativo" rivolto alla macchina da presa, come si detto: bisogna dire chi, come e che cosa avviene sullo schermo. Esempio di intestazione con azione: INT. PALAZZO ALGARDI - STANZA DI MARIA - NOTTE Maria entra nella sua stanza e accende la luce. Ha laria stordita di chi ha bevuto troppo e barcolla a fatica sino alla sua scrivania, dove getta le chiavi di casa. Sorreggendosi ad una sedia, con laltra mano si sfila le scarpe e le lancia incurante dove capita, quindi si tuffa, gemendo, sul letto. (chi=Maria; che cosa=entra in stanza e si getta a letto; come=barcollando, a fatica, gemendo) La "quantit di scrittura" dellazione, intesa come numero di righe utilizzate per descriverla, pi o meno proporzionale alla sua durata nel film: tanto pi lunga sul copione, tanto pi lunga sar la durata sullo schermo. Questo significa che lo sceneggiatore ha facolt dindicare il ritmo del film (e la durata delle scene) con il suo stile di scrittura: se si dilunga e sofferma, la

macchina da presa si dilungher e soffermer; se corre e scatta veloce, il regista cercher di riprodurre questa dinamica sullo schermo. Ogni scena pu contenere uno o pi "blocchi" di azione, suddivisi in paragrafi (punto e accapo) sia per esigenze di leggibilit del copione, sia per effettiva necessit di ripresa (taglio, nuova inquadratura). In genere, bene mantenere ciascun paragrafo entro le tre - cinque righe (pari a qualche secondo di ripresa), a meno che non si voglia descrivere una singola ripresa particolarmente lunga, senza tagli. Una pagina di copione in formato americano corrisponde - circa - a un minuto di film. molto indicativamente, ogni riga dazione corrisponde a 2 3 secondi di ripresa

DIALOGO In questa sezione della scena si descrive che cosa dicono i personaggi. Un dialogo adatto per il cinema o la TV, per essere realistico non deve affatto essere reale , visto che il linguaggio reale parecchio involuto, ripetitivo o ridondante. Nel migliore dei casi, il linguaggio dei film mima il linguaggio naturale, evidenziandone i tic e le manie espressive, ma senza riportare tutto il discorso reale, troppo prolisso o zeppo di pause. Il dialogo, cos come lazione, deve essere funzionale alla storia narrata , ossia fornire informazioni (sul carattere dei personaggi, sulla loro vita) e portare avanti la trama. Un classico errore da evitare considerare il dialogo come una scorciatoia per fornire informazioni direttamente allo spettatore: questo lo rende inverosimile, con effetti spesso comici (visti sovente nelle soap operas). Esempio di "stile telefonato" - cosiddetto perch come una telefonata informativa fatta allo spettatore - nel dialogo che segue: INT. CASA DI MARCO E MARIA - CUCINA - NOTTE Maria con un mestolo di legno gira il sugo sui fornelli. Ad un tratto, estrae il mestolo dalla pentola e lo punta, gocciolante, verso Marco, seduto a tavola davanti a un bicchiere di vino. MARIA Insomma, Marco! Sei mio marito da sei anni, lavori in FIAT alla divisione vendite da ventanni, possibile che non sei ancora riuscito a cambiare lauto di tua moglie, che una vecchia UNO amaranto?

In quattro righe abbiamo saputo che Marco suo marito e da quando, dove lavora e da quando, e che modello e colore di auto possiede Maria. Ci mancava solo che Maria ci fornisse anche il numero di targa e il codice assicurativo!

Niente scorciatoie, dunque: come nella letteratura, anche nella scrittura di copioni non bisogna mai dichiarare, ma far capire . In pi nel cinema c anche unaltra possibilit: far vedere. Nellarea riservata al dialogo possibile inserire anche delle indicazioni despressione , che accompagnano e descrivono meglio il modo con cui il personaggio parla: esitando, ridendo, tossendo, sottovoce, gridando ecc. MARIA (esitando) Noi due... da soli? Le indicazioni despressione non vanno confuse con lazione: "correndo", "saltando", "tirando un pugno" vanno inserite nella parte dellazione, non come indicazioni despressione. Comunque le indicazioni di espressione sono oggi utilizzate con parsimonia, e si preferisce indicare nellazione che cosa deve fare lattore. La voce di un personaggio si pu sentire anche se non inquadrato in quellistante sullo schermo: in questo caso una voce fuori campo, e si indica con f.c.: MARIA (f.c.) Ti sto chiamando dalla cucina! INDICAZIONI TECNICHE Si definiscono in tal modo le indicazioni di ripresa, inquadratura e movimenti della macchina da presa, che il regista mette in pratica quando gira la scena. Non sono quasi pi usate nella scrittura di oggi, per cui non mi soffermer pi di tanto, citando solo le espressioni pi comuni. Inquadratura: DETTAGLIO (ripresa ravvicinata), PP (primo piano, di un volto), PA (piano americano, tagliato alla cintola), TOTALE (di un ambiente nel suo insieme) Movimenti di macchina: PANORAMICA (la macchina da presa segue un ambiente girando in orizzontale da un estremo all'altro), CARRELLO A SEGUIRE (il carrello su cui montata la cinepresa segue gli attori che la precedono), CARRELLO A PRECEDERE (il carrello precede gli attori che seguono), DOLLY (tramite quella specie di gru che consente alla macchina da presa di spostarsi con una certa libert, anche in verticale). Indicazioni di ripresa: DISSOLVENZA IN APERTURA (dallo schermo nero all'immagine, gradualmente), DISSOLVENZA IN CHIUSURA (dall'im magine allo schermo nero, gradualmente), DISSOLVENZA INCROCIATA (da un'inquadratura all'altra con passaggio graduale, sfumato), STACCO (taglio netto di un'inquadratura da una scena alla seguente). Una volta, le indicazioni tecniche erano piuttosto utilizzate, ora lo sono molto meno, per due motivi:

1. Innanzitutto perch uno scrittore pu con la sola scrittura suggerire un'inquadratura: se dico "i suoi occhi brillano" non serve specificare "PP" (primo piano); 2. Perch molti registi ritengono sia un affare loro decidere come e perch fare una certa inquadratura o un movimento di macchina, e si irritano se trovano un copione zeppo d'indicazioni tecniche Ad alcuni registi invece fa piacere ricevere indicazioni di ripresa, ma sono pochi, e non sapendo in che mani andr a finire il copione bene dunque limitarsi allo stretto necessario. Nelle sceneggiature USA di qualche anno fa si usava indicare esplicitamente il taglio in chiusura da una cena allaltra, per cui quei copioni erano zeppi di CUT, CUT, CUT forma che ha trovato seguito anche in Italia con la dizione STACCO. Oggi si preferisce in genere sorvolare su questa indicazione, e lasciare al montaggio la gestione degli stacchi. Talvolta si pu indicare esplicitamente STACCO SU per evidenziare un brusco passaggio narrativo. Diverso il discorso per le dissolvenze, soprattutto quelle incrociate, che possono servire allo sceneggiatore per indicare alcune funzioni narrative: tipico, ad esempio, l'uso della dissolvenza incrociata tra scene temporalmente successive per indicare visivamente il tempo che passa.

IL FORMATO STANDARD DEI COPIONI Sino a qualche anno fa non c'era uno standard universalmente accettato per i copioni, tanto che noi Italiani ne usavamo uno tipicamente "nostro", con la pagina divisa verticalmente in due: a sinistra, intestazione e azione, a destra i dialoghi. Nel formato americano, invece, intestazione ed azione sono a tutta pagina, mentre i dialoghi sono pi o meno centrati, solo un po rientrati a destra. I copioni italiani risultavano congruamente pi lunghi di quelli americani, e pi difficili da editare e modificare. Per questo, da qualche tempo, si universalmente diffuso il formato americano, che, se usato correttamente, ha anche il vantaggio di misurare concretamente la durata di un film: un minuto per pagina di sceneggiatura. Il carattere obbligatorio per i copioni il COURIER, forse perch ricorda quello tanto caro ai nostalgici delle vecchie macchine da scrivere. La dimensione del carattere ( pitch ) 12. Il formato americano, come si vede anche negli esempi precedenti, cos strutturato: INTESTAZIONE SCENA (LUOGO - TEMPO) Azione: descrive in qualche riga quello che accade sullo schermo. PERSONAGGIO (ind. espressione)

Testo del dialogo recitato. INDICAZIONI TECNICHE


La pagina non dev'essere troppo densa, e bisogna lasciare un congruo margine dai bordi della pagina, per facilitare la leggibilit. Anche se non c un vero e proprio standard obbligatorio, il seguente formato, suggerito da Jurgens and Cox molto diffuso (spazi vuoti da lasciare dal bordo sinistro della pagina):

17 28 35 43 66 72 75

spazi Inizio Margine sinistro Inizio area Dialogo Indicazioni di recitazione Nome del Personaggio nel dialogo Indicazioni tecniche Numero di pagina Margine destro

Ecco dunque come appare, pi o meno, un esempio di formato americano:

INT. CASA DI MARCO E MARIA - CUCINA - NOTTE Maria con un mestolo di legno gira il sugo sui fornelli. Ad un tratto, estrae il mestolo dalla pentola e lo punta, gocciolante, verso Marco, seduto a tavola davanti a un bicchiere di vino. MARIA (con foga) Insomma, Marco! Sei mio marito da sei anni, lavori in FIAT alla divisione vendite da ventanni, possibile che non sei ancora riuscito a cambiare lauto di tua moglie, che una vecchia UNO amaranto? DISSOLVENZA Ci sono vari programmi e form per i pi comuni program mi di videoscrittura (a pagamento), che consentono la scrittura di copioni nel formato americano. Io ne ho sviluppato uno per Word di Windows (sceneg.dot), che implementa le indicazioni di Jurgen & Cox, liberamente fornito su richiesta nel mio sito WEB. E' sufficiente seguire le seguenti indicazioni: 1. Salva il modello nella directory "Modelli" di Office Microsoft, cos, quando apri un nuovo documento puoi chiedere l'apertura del formato "sceneg". 2. Puoi anche aprire direttamente il file sceneg come un normale documento. All'avviso che il documento contiene macro, rispondi senza timore "Attiva macro" 3. Una volta aperto il modello "sceneg", dovrebbe comparire una barra con i pulsanti che attivano le funzioni per sceneggiatura (Intestazione -

Azione - Personaggi - Indicazioni - Dialogo - Continua. Nel caso la barra non compaia, prova a selezionare Visualizza - Barre degli strumenti - Stili. Comunque, se vai nella finestrella in alto a sinistra, pi o meno sotto il men "File" di Word, dove di solito c' lo stile "Normale" e clicchi l con il mouse, troverai gli stili fatti apposta per scrivere sceneggiature, attivabili anche mediante i tasti funzione F2 - F10: tasto funz. F10 F2 F3 F4 F5 INTESTAZIONE SCENA (tipo CASA DI MARCO - INTERNO GIORNO) AZIONE PERSONAGGIO INDICAZIONI DIALOGO (descrive l'azione degli attori, in tre o quattro righe) (nome del personaggio, per i dialoghi) (di recitazione, tipo: esitando, ridendo, gridando...) (testo del dialogo pronunciato dal personaggio)

F6 MOV. CAMERA (tecniche di ripresa: panoramica, dettaglio su..., dissolvenza incrociata ecc.) F9 CONTINUA (da inserire al cambio pagina, se si spezza una scena)

Il programma predisposto per cambiare modalit in automatico: Intestazione scena = > Azione = > Personaggio = > Dialogo = > di nuovo Personaggio. Ovviamente per modificare la modalit, basta premere il tasto funzione relativo (vedi sopra)