Sei sulla pagina 1di 18

17 QUESTIONI SUL VANGELO DI MATTEO Tutte le Opere - versione italiana > Esegetici > 17 Questioni sul Vangelo di Matteo

DICIASSETTE QUESTIONI SUL VANGELO SECONDO MATTEO

QUESTIONE 1. Nellespressione: Furono uccisi dei bambini da due anni in gi, si allude agli umili che hanno la carit nel suo duplice aspetto 1; e si dice che essi, come quei bambini di due anni, sono in grado di morire per Cristo. 2. Quello che vi dico nelle tenebre, cio mentre vi possiede ancora il timore carnale (poich il timore si ha quando ci sono le tenebre), ditelo nella luce, cio animati dalla fiducia nella verit che avrete una volta ricevuto lo Spirito Santo. E ci che ascoltate allorecchio predicatelo sopra i tetti. Significa che quanto avete udito nel segreto predicatelo mettendovi sotto i piedi la dimora della corporeit. 3. Non crediate che sia venuto a recare la pace sulla terra. Non sono venuto a recare la pace ma la spada. Sono venuto infatti a separare luomo da suo padre: cosa che avviene quando uno rinunzia al diavolo, che antecedentemente era stato suo padre 2. E la figlia da sua madre, cio il popolo di Dio dalla citt terrestre, intendendo con essa la disgraziata struttura sociale dellumanit, che la Scrittura chiama ora Babilonia, ora Egitto, ora Sodoma 3 o in altre ed altre maniere. E la nuora dalla suocera, cio la Chiesa dalla Sinagoga, anche se questa partor secondo la carne Cristo 4, sposo della Chiesa. Tale divisione poi si effettua mediante la spada dello Spirito, che la parola di Dio 5. E i domestici delluomo diverranno suoi nemici. Li chiama domestici perch antecedentemente condivideva con loro lo stesso genere di vita. 4. Disceso dal monte, dove aveva impartito precetti ai discepoli e alla folla 6, stese la mano e immediatamente risan un lebbroso.

Vuol significare che quanti dubitavano di poter eseguire quelle ingiunzioni egli col suo aiuto li purifica da tale lebbra. 5. Il Signore disse allo scriba che voleva seguirlo: Le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo i ripari, mentre il Figlio delluomo non ha dove poggiare il capo. Ci si lascia intendere che quel tale voleva seguire il Signore perch impressionato dai suoi miracoli; era tuttavia mosso anche da vana ostentazione, raffigurata appunto dagli uccelli. Egli poi fece mostra di quel rispetto che sogliono avere i discepoli, finzione significata dal nome di volpi. Viceversa, nel presentarsi come uno che china la testa il Signore allude alla propria umilt, dote che mancava completamente a quelluomo finto e superbo. 6. Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Chiama morti i non credenti, e loro morti coloro che, nonostante tutto, se ne erano andati da questo mondo privi di fede. 7. Scuotete la polvere dai vostri piedi. Ci a conferma del lavoro materiale cui si erano inutilmente sobbarcati per il bene degli uditori o anche come segno che essi non cercavano da loro alcun vantaggio materiale, tanto che non tolleravano nemmeno che la polvere della loro terra si attaccasse ai propri piedi. 8. Siate dunque prudenti come i serpenti, quando si tratta devitare il male per salvaguardare il capo, cio Cristo 7. Il serpente infatti, a chi infierisce contro di lui, presenta tutto il resto del corpo ma non la testa. Il medesimo serpente poi si caccia in spazi ristretti per deporre la pelle vecchia e cos rinnovarsi: la qual cosa fanno quando, imitando coloro ai quali stato detto: Entrate per la porta stretta 8, depongono luomo vecchio 9. Se infatti avesse voluto esortarli ad opporre una resistenza violenta ai cattivi e cos evitare il male, non avrebbe detto in antecedenza: Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Volle ancora che fossero semplici come colombe, nel senso che non avrebbero dovuto nuocere a nessuno. Questo genere di uccelli infatti non uccide assolutamente nessun animale: non solo tra i grandi, contro i quali non ha forze sufficienti, ma nemmeno fra i pi piccoli, dei quali invece si nutrono perfino i passeri, sebbene siano anche loro assai piccoli. C quindi anche fra gli animali irragionevoli una specie di vicendevole societ, come ce n una propria fra gli esseri razionali, cio gli uomini, associati non solo tra loro ma anche con gli angeli. Imparino dunque gli uomini

dallimmagine della colomba a non nuocere assolutamente a nessuno fra quanti appartengono alla loro societ in quanto partecipe della stessa natura razionale. 9. Confesso a te, Padre, Signore del cielo e della terra. Notare come qui si parli di una confessione di lode a Dio. Il Signore infatti non confessava i suoi peccati poich non ne aveva nessuno 10 e per di pi perch un altro evangelista ci dice che egli pronunzi tali parole esultando 11. Del resto le stesse parole che pronuncia non permettono di dubitare che siano state dette a lode di Dio. Ne segue che, quando la Scrittura parla di confessione, ne parla in senso generico per dire che una cosa enunziata in forma palese, cio cos come la si vede. Cos delle parole: Se uno mi confesser dinanzi agli uomini, anchio lo confesser dinanzi al Padre mio 12, o come si legge altrove: Dinanzi agli angeli di Dio 13. ovvio che chi confessa Cristo non confessa i peccati. E se qualcuno pensasse che si parli di confessione perch al tempo delle persecuzioni nominare Cristo era considerato un delitto, forse che anche Cristo confessa in questo senso, dinanzi al Padre o dinanzi agli angeli, la persona che lo ha confessato? Inoltre c da ricordare il testo dellEcclesiastico: Nella vostra confessione direte cos: Tutte le opere del Signore sono infinitamente buone 14. indubitato che in questo passo si esaltano le lodi di Dio. Dico questo riferendomi allignoranza di certi fratelli che, quando nella lettura ascoltano il termine confessione subito si battono il petto, senza badare al senso del testo e ritenendo che non ci possa essere altra confessione se non quella dei peccati. 10. Sul fatto che i giudei ritennero illecito loperato dei discepoli quando, in giorno di sabato, strapparono le spighe. Notare che a loro fu replicato con un primo esempio, preso da Davide cio dallautorit regale, e poi con un altro, preso dallautorit sacerdotale cio da quei sacerdoti che nellesercizio del loro ministero nel tempio contravvengono alle norme sul sabato. Ne derivava che lavere strappato le spighe di sabato era una colpa ancora meno grave per lui, vero re e vero sacerdote, e quindi padrone del sabato. 11. 1. Mentre gli uomini dormivano venne un suo nemico e in mezzo al grano gett i semi della zizzania e se ne and. In un tempo in cui le persone poste a capo della Chiesa agivano con negligenza, o anche dopo che gli apostoli si furono addormentati nella morte, venne il diavolo e butt la semente di quella gena che

il Signore denomina figli cattivi. Al riguardo giusto chiedersi se si tratti degli eretici o dei cattolici dalla cattiva condotta. Potrebbero infatti chiamarsi figli cattivi anche gli eretici perch traggono origine dallo stesso seme del Vangelo e portano il nome di Cristo, anche se poi per opinioni devianti aderiscono a dogmi falsi. Tuttavia, siccome precisa che sono seminati in mezzo al grano, sembrerebbe piuttosto che vi si rappresentino coloro che vivono nella stessa comunione. In direzione opposta orienta per il fatto che il Signore, spiegando cosa sia il campo, dice che non la Chiesa ma il mondo: per cui nella zizzania si possono vedere gli eretici i quali, sebbene in questo mondo non siano mescolati ai buoni 15 per lappartenenza all'unica Chiesa o per la professione dell'unica fede, lo sono tuttavia perch portano lo stesso nome di cristiani. Quanto poi a coloro che vivono male pur professando la stessa fede cattolica, li si deve identificare con la paglia piuttosto che con la zizzania, poich la paglia ha in comune con il frumento anche lo stelo e la radice. Mi sembra pertanto non assurdo se in quella rete dove sono inclusi pesci buoni e pesci cattivi 16 questi ultimi li si identifichi con i cattivi cattolici. Una cosa infatti il mare, che simboleggia questo mondo, e unaltra la rete, che, a quanto sembra, rappresenta la comunione nell'unica fede e nell'unica Chiesa. Tra gli eretici e i cattivi cattolici infatti c questa differenza: gli eretici credono in false dottrine, gli altri, pur credendo nella verit, non vivono in conformit con la loro fede. 11. 2. Si suole indagare sulla differenza fra scismatici ed eretici. La conclusione che si diventa scismatici non perch si crede in verit differenti ma perch si rompe lunit della comunione. E si pu dubitare se gli scismatici siano o no da computarsi tra la zizzania. Sembrerebbero infatti rassomigliare di pi alle spighe guaste, di cui sta scritto: Il figlio cattivo sar guastato dal vento 17, ovvero anche agli steli staccati dalla spiga o rotti e avulsi dalla pianta, i quali pi sono alti, cio superbi, pi sono fragili e sottili. Da ci tuttavia non segue che ogni eretico o scismatico sia corporalmente separato dalla Chiesa. Ecco, ad esempio, uno che ha false idee su Dio o su qualche altro articolo della dottrina che rientra nelledificio della fede 18. In ci egli non si modera rimanendo nellatteggiamento di attesa proprio di chi in ricerca, ma dissente con la convinzione erronea di uno che crede indubitatamente, pur non comprendendo nulla di nulla. Costui un eretico, e con lanimo fuori, sebbene corporalmente sembri dentro. E di gente simile la Chiesa ne contiene molta, e sono tutti coloro che difendono la loro falsa

dottrina senza richiamare lattenzione del pubblico, poich se facessero anche questo sarebbero espulsi. Analogamente di coloro che, odiando i buoni, cercano tutte le occasioni per farli escludere o degradare e sono pronti a difendere ad ogni costo i loro crimini. Se tali colpe vengono scoperte e loro rinfacciate, essi pensano di dover suscitare conventicole di separatisti e sommosse nella Chiesa. Ebbene, costoro sono gi scismatici e nel cuore separati dallunit ecclesiale, anche se, per mancanza di occasioni o perch sanno nascondere le loro malefatte, rimangono nella disciplina esterna uniti al sacramento della Chiesa. 11. 3. A parlare quindi con propriet, sono cattolici, anche se cattivi, coloro che in materia di fede credono conforme a verit e in ci che eventualmente non sanno si ritengono in obbligo di fare ricerche e discuterne col dovuto rispetto, senza mai contrapporsi alla verit. Essi inoltre amano i buoni e coloro che ritengono buoni; li amano e come meglio possono li onorano, anche se poi in concreto essi stessi vivono in gravi abusi o delitti, in opposizione con il genere di vita che secondo la loro fede dovrebbero condurre. Costoro, se vengono pubblicamente accusati o corretti o magari anche scomunicati, conforme esigono la disciplina della Chiesa e la loro salvezza eterna, non pensano affatto essere il caso dinterrompere la comunione con la Chiesa cattolica ma cercano il modo di riparare il male, qualunque sia il genere di penitenza che viene loro assegnato. Attraverso questa penitenza succede a volte che si cambino in buon frumento: cosa che avviene mediante la correzione o la segregazione o magari solo perch spaventati dalla parola di Dio, senza che alcun uomo intervenga direttamente accusandoli o rimproverandoli. Succede anche, a volte, che nella stessa condizione di penitenti seguitino a vivere comerano soliti o non molto meno, alcuni anzi peggio; tuttavia in nessun modo si separano dallunit cattolica. Che se la morte li sorprende in questo loro genere di vita, sono da ritenersi paglia che brucer sino alla fine. Di questo sono persuasi loro stessi poich se pensassero diversamente e a tale opinione fossero tenacemente attaccati, sarebbero per ci stesso da collocarsi fra gli eretici. Riterrebbero infatti che alla fine Dio accorder il perdono a tutti, anche a coloro che rimangono ostinatamente e sino alla fine della vita in gravi colpe, per il solo fatto che si sono mantenuti nellunit della Chiesa mossi non da un amore sincero - altrimenti comincerebbero a vivere bene - ma piuttosto dal timore del castigo. Costoro dunque non credono a cose come queste n in ci ferma la loro

convinzione, anche se forse ci si chiedono in forma dubitativa. Quel che li fa cadere in errore la speranza davere del tempo. Credono di vivere a lungo e cos poter cambiare in meglio i loro perversi costumi. Contro di loro detto: Non tardare a convertirti a Dio n rimandarlo di giorno in giorno; improvvisa infatti sopraggiunger la sua ira e nel tempo della vendetta ti spazzer via 19 . Ora questo convertirsi attuato da coloro che cominciano a vivere bene, poich convertirsi tornare a Dio. Al contrario coloro che seguono le loro concupiscenze e non se ne staccano, in certo qual modo volgono a Dio le spalle 20, sebbene per il fatto di rimanere nellunit della Chiesa spesso tentano di guardare a lui, sia pure a collo torto. In realt anche costoro, come afferma il profeta, sono carne e spirito che passano e non ritornano 21; tuttavia, come si diceva sopra, e per lidentit della fede e per lunit ecclesiale non si possono collocare fra la zizzania, la quale ha radici estranee. E non si possono collocare nemmeno tra la paglia delle spighe, dal momento che con aspri dissensi e grande, per quanto fragile, superbia osano sovrapporsi al buon grano. Sebbene quindi siano la stoppia sistemata in basso nello stelo del frumento, occorrer comunque annoverarli fra quella paglia che verr separata nellultima trebbiatura 22. 11. 4. Buoni cattolici sono coloro che posseggono una fede integra e buoni costumi. Quanto alla dottrina della fede, se sorge in loro un qualche problema, fanno le debite ricerche evitando ogni alterco che sia pericoloso o a chi chiede la spiegazione o a colui al quale la chiede o a coloro che ascoltano il dibattito. Se invece hanno un qualche insegnamento da impartire, quando si tratta di cose gi entrate nelluso e assodate, le presentano con grande sicurezza, molto risolutamente e usando tutta la dolcezza possibile. Se viceversa si tratta di cose nuove, anche se loro personalmente le hanno comprese mediante una indubitata penetrazione della verit, tuttavia per la debolezza delluditore le insegnano come chi in ricerca e non come uno che detta legge o parla da maestro. In effetti se una verit cos carica di significato da superare le capacit di chi la deve apprendere, bisogna interrompersi finch non sia maturo colui che sta crescendo; n deve succedere che la verit imposta schiacci chi ancora bambino. A ci si riferisce il detto del Signore: Cosa credi? Quando il Figlio delluomo verr, trover la fede sulla terra? 23 A volte occorre anche tenere nascosta [la verit], esortando per [gli uditori] e infondendo loro speranza, affinch la mancanza di fiducia non li raffreddi ma il desiderio li

dilati. Fa a proposito il detto del Signore: Avrei da dirvi molte cose, ma per il momento non siete in grado di sostenerle 24. Riguardo poi alla condotta, ecco espresso con esattezza e brevit quel che bisogna dire: Occorre lottare contro lamore per i beni terreni perch non prenda il sopravvento; lo si deve anzi domare e assoggettare perch, nel caso che tenti di sollevarsi, lo si reprima con facilit, o lo si estingua al punto che non sollevi in nessuna maniera i suoi moti. Con ci si spiega il fatto che per la verit alcuni affrontano la morte con coraggio, alcuni solo rassegnati, mentre altri con animo lieto. Questi tre comportamenti sono le tre misure diverse del terreno fertile: del trenta, del sessanta e del cento per uno 25. In una di queste tre categorie deve trovarsi al momento della morte chiunque si propone di passare degnamente da questa allaltra vita. 11. 5. Prima di tutto necessario sopportare la zizzania fino al tempo della mietitura: dove per zizzania intendiamo il seme gettato in un secondo momento dal diavolo, quando cio egli sparse perniciosi errori e false dottrine o, in altre parole, dissemin le eresie l dove era stato predicato il nome di Cristo. Questo egli fece di nascosto e poi si rese totalmente occulto, come dice il testo: Egli si dilegu. Fino alla trebbiatura 26 occorre per sopportare anche la paglia. Non c infatti modo pi valido per provare il peso del frumento che lessere agitato dalla paglia. Se tali urti non si possono evitare difendendo la verit, li si deve tollerare per conservare lunit. Per questo il Signore, nella conclusione della parabola, d ad intendere che col nome di zizzania si indicano non alcuni ma tutti gli scandali e tutti coloro che operano liniquit. 11. 6. Quando crebbero le pianticelle e produssero il frutto, allora apparve anche la zizzania. Si riferisce alluomo che, quando comincia ad essere spirituale e quindi capace di giudicare ogni cosa 27 , comincia anche ad accorgersi degli errori. Ma i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? Questi servi saranno forse coloro che un po dopo chiamer mietitori? Nella spiegazione della parabola egli per disse che i mietitori sono gli angeli. E allora chi oser dire, senza essere tacciato di faciloneria, che gli angeli non sapevano chi avesse seminato la zizzania e che questa apparve loro solo quando lo stelo produsse il frutto? O non bisogner piuttosto intendere che in questo passo col nome di servi si indichino gli stessi fedeli, che vengono designati anche col nome di buon seme? Non strano che gli stessi individui vengano chiamati e buon seme

e servi del padrone di casa. Basti pensare che il Signore, parlando di se stesso, dice che la porta e nello stesso tempo il pastore 28. Presa con significati diversi una stessa cosa pu usarsi per parecchie e differenti similitudini. Inoltre, riguardo ai servi di cui sopra, notiamo che, rivolgendo loro la parola, non dice: Nel tempo della mietitura vi dir: Raccogliete prima la zizzania, ma: Dir ai mietitori. Da cui si comprende che lincarico di raccogliere la zizzania e bruciarla diverso dallaltro e che nessun figlio della Chiesa deve presumere che questo incarico spetti a lui. 11. 7. Ne consegue che quando uno entra nel numero degli spirituali, si accorge subito degli errori in cui incappano gli eretici, e li giudica con competenza sapendo distinguere, per averlo udito o letto, quanto ripugna con la norma della verit. Tuttavia, finch non abbia raggiunto la perfezione propria degli stessi spirituali e in certo qual modo non diventi frutto maturo quello che lo stelo ha prodotto, pu restare sorpreso di come mai sotto il nome cristiano siano potuti sorgere tanti eretici e tante falsit. questo il motivo per cui i servi chiesero: Non hai tu forse seminato del buon seme nel tuo campo? Come dunque c la zizzania? In un secondo momento quelluomo saccorge che si tratta di una truffa del diavolo, il quale, sentendosi impotente di fronte allautorit del nome di Cristo, nascose le sue menzogne sotto il nome di lui. Al che pu sorgere nel suo cuore la voglia di spazzar via di fra mezzo agli uomini e alle loro attivit individui di questa fatta, sempre supponendo che il tempo glielo consenta. Prima tuttavia di stabilire se abbia lobbligo di fare ci, egli consulta Dio e la sua giustizia per vedere se glielo comanda o permetta e se voglia che un tale compito spetti o no agli uomini. In ordine a questo i servi chiedono: Vuoi che andiamo a raccoglierla? Ad essi la verit personificata risponde che nella vita presente luomo mai pu esser certo di come sar in seguito colui che al momento attuale vede essere nellerrore n quale utilit possa ricavarsi dal suo errore per il progresso dei buoni. Pertanto non bisogna eliminare i cattivi durante la vita presente, perch non succeda che, mentre si tenta di uccidere i cattivi, si uccidano i buoni, quali loro stessi potrebbero diventare, o si danneggino quei buoni, ai quali anche se loro malgrado essi arrecano dei vantaggi. Questa eliminazione giusto che avvenga alla fine, quando non c pi tempo per cambiar vita o per penetrare meglio la verit in base e mediante il confronto con lerrore altrui. Allora per questa mansione non sar pi espletata da uomini ma da angeli. Per questo motivo il padrone risponde: No, perch non succeda che

raccogliendo la zizzania sradichiate anche il frumento; ma nel tempo della mietitura dir ai mietitori, ecc. In tal modo li rende pazientissimi e tranquillissimi. 11. 8. Un problema pu porsi circa le parole: Legatela in piccoli fasci e bruciatela, e cio perch non abbia detto di fare della zizzania un unico fascio o mucchio. Laffermazione sembra motivata dalla diversit delle eresie, che differiscono non solo dal buon grano ma anche fra loro. Egli pertanto col nome di piccoli fasci volle rappresentare le congreghe proprie di ciascuna eresia, stretti come sono fra loro nella propria comunione i singoli eretici. In vista di ci essi gi al presente cominciano ad essere legati per la condanna al fuoco eterno. Ci avviene gi quando, separandosi dalla comunione cattolica, cominciano ad avere le loro proprie chiese, per chiamarle cos. Se pertanto la loro condanna al fuoco avverr alla fine dei tempi, la legatura in fasci avviene adesso. Tuttavia, se le cose stessero realmente cos, non ci potrebbero essere quei tanti che rinsavendo e tornando alla Chiesa cattolica si distaccano dallerrore. Per cui da concludersi che anche lessere legati in fasci avverr alla fine, con la conseguenza che la punizione non avverr in maniera indiscriminata ma secondo la perversione di ciascuno e la pertinacia con cui ritenne lerrore. 11. 9. Perch non succeda che, raccogliendo la zizzania, sradichiate anche il buon grano. Pu per un verso significare che anche i buoni, quando sono ancora deboli, per qualche verso hanno bisogno della presenza dei cattivi: o perch siano messi alla prova o perch dal confronto con i cattivi ricavino uno stimolo pressante a tendere al meglio. Se infatti venissero eliminati i cattivi, la grandezza della carit, come sradicata, si affloscerebbe: e ci appunto significa il termine sradicare, come lintende anche lApostolo quando scrive: Radicati e fondati nella carit, possiate comprendere 29. Per un altro verso per potrebbe dirsi che il buon grano viene sradicato quando si va a togliere la zizzania: e cio in relazione al fatto che molti in un primo tempo sono zizzania e solo pi tardi diventano buon grano. Ora, se costoro quando sono cattivi non li si tollerasse con pazienza, non giungerebbero al cambiamento in meglio che elogiamo. Se fossero stati strappati prima, si sarebbe sradicato anche il buon grano: ci infatti essi sarebbero diventati se non fossero stati recisi.

12. [13.] Il Regno dei cieli simile a un mercante che va in cerca di perle preziose. Trovata una perla preziosa, se ne va, vende tutto ci che possiede e la compra. Fa problema il passaggio dal numero plurale al singolare: quelluomo, che cercava perle preziose, ne trova una veramente di gran pregio e, venduto tutto ci che possedeva, la compra. Questo tale, dunque, nel ricercare uomini buoni con i quali vivere con profitto, ne incontra soprattutto uno che senza alcun peccato 30: il mediatore fra Dio e gli uomini, luomo Cristo Ges 31. Forse anche egli era alla ricerca di precetti, osservando i quali potesse comportarsi bene con gli uomini, e incontr lamore del prossimo, nel quale da solo, al dire dellApostolo, sono contenuti tutti gli altri. Infatti non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza e ogni altro comandamento sono le singole perle che si riassumono in questa massima: Ama il prossimo tuo come te stesso 32. O, forse, si tratta di un uomo che alla ricerca di concetti intellegibili e trova colui nel quale tutti sono contenuti, cio il Verbo, che era in principio, era presso Dio ed era Dio 33: il Verbo luminoso per lo splendore della verit, stabile perch immutabile nella sua eternit e sotto ogni aspetto simile a se stesso per la bellezza della divinit: quel Verbo che quanti riescono a oltrepassare la copertura della carne identificano con Dio. C stato infatti un uomo che raggiunse questa perla, per un certo tempo nascosta negli spessi veli della mortalit che ne ostacolava la vista come un guscio e la cacciava nelle profondit del secolo presente e tra la durezza dei giudei, paragonabile a quella della pietra. Questuomo dunque, che aveva toccato con mano quella perla colui che poteva dire: Che se anche abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo pi cos 34. In effetti nessuna concezione merita assolutamente il nome di perla allinfuori di quella a cui si perviene eliminando tutti gli involucri terreni. Dico di ci che lo copre a motivo di parole umane o di similitudini artefatte, per cui non dato vederlo con certezza di motivazioni puro, solido e mai diverso da s. Ora tutti i concetti veri, stabili e perfetti li contiene quellunico Verbo, ad opera del quale sono state fatte tutte le cose35, e cio il Verbo di Dio. Ognuna di queste tre spiegazioni, come pure altre che possano venire in mente, ben raffigurata dallunica perla preziosa della quale siamo prezzo noi stessi. Per ottenere per il suo possesso noi non siamo liberi ma dobbiamo conseguire la nostra liberazione disprezzando tutto ci che possediamo a livello materiale. Vendendo queste nostre cose non ricaviamo alcun

compenso maggiore del possesso di noi stessi, i quali quando eravamo impastoiati in cose materiali non eravamo di nostra propriet. Diamo dunque noi stessi in cambio di quella perla, non perch tale il suo valore ma perch noi non possiamo dare di pi. 13. 1. [14.] E chiusero i loro occhi per non vedere con gli occhi. Vuol dire che essi furono la causa per cui Dio chiuse loro gli occhi. Dice infatti un altro evangelista: Accec i loro occhi. Ma questo accadde perch non vedessero mai o perch ad un certo momento avessero a vedere? Rammaricandosi cio della loro cecit e di ci addolorati, umiliati e presi da inquietudine si sarebbero indotti a confessare i propri peccati e a cercare fiduciosamente Dio. Marco infatti si esprime cos: Affinch non succeda che una buona volta si convertano e vengano loro rimessi i peccati 36, dove si lascia intendere che essi con i loro peccati avevano meritato di non capire. Ci tuttavia fu un tratto di misericordia loro usato perch riconoscessero i propri peccati e convertendosi meritassero il perdono. Riferendosi allo stesso detto Giovanni scrive: Non potevano credere perch a pi riprese Isaia aveva detto: Egli accec i loro occhi e indur il loro cuore affinch non vedessero con gli occhi n credessero col cuore e si convertissero e io li potessi guarire 37. Laffermazione sembra contrastare con la soluzione proposta ed escluderla del tutto, per cui le parole del Vangelo: Affinch non succeda che abbiano a vedere con gli occhi non si dovrebbero intendere nel senso che " almeno cos una buona volta vedano con gli occhi ", ma in maniera radicale: " Essi non potranno mai vedere ". Dice infatti espressamente: Per questo essi non vedranno con gli occhi. E anche laltra espressione: Per questo non potevano credere mostra con sufficiente chiarezza che il loro accecamento non avvenne perch, sconvolti e addolorati del fatto di non riuscire a comprendere, alla fine si sarebbero pentiti e ravveduti. Questo infatti non sarebbe potuto avvenire senza la fede: credendo si sarebbero convertiti, convertiti sarebbero stati risanati, sanati avrebbero compreso. Viceversa, essi furono effettivamente accecati e cos non poterono credere. Dice infatti apertamente: Per questo non potevano credere. 13. 2. Se pertanto le cose stanno veramente cos, chi non vorr levarsi in difesa dei giudei, proclamandoli esenti da colpa quando non hanno creduto? In realt essi non potevano credere perch aveva accecato i loro occhi 38. Ma di Dio dobbiamo assolutamente ritenere che in lui non c colpa; e quindi dobbiamo ammettere che

essi stessi per altri peccati, qualunque siano stati, meritarono laccecamento e che per questo accecamento non potevano raggiungere la fede. Cos infatti suonano le parole di Giovanni: Essi non potevano credere perch a pi riprese Isaia aveva detto: Egli accec i loro occhi. inutile quindi proporre la spiegazione che essi furono accecati perch si convertissero, quando detto che non potevano convertirsi perch non credevano e credere non potevano perch erano accecati. Probabilmente dunque riteniamo non assurdo dire che alcuni fra i giudei erano sulla via della salvezza ma, gonfi di superbia, incorsero nel pericolo di non saper valutare, in un primo tempo, i vantaggi della fede e cos restarono accecati. Non compresero il Signore allorch parlava in parabole; non comprendendo le parabole non credettero in lui; non credendo in lui lo crocifissero, uniti in ci a coloro che erano senza speranza. Si convertirono solo dopo la sua resurrezione. Fu allora che, profondamente umiliati della colpa di aver ucciso il Signore, amarono con ardente slancio colui che aveva loro perdonato un cos grave delitto, e furono pieni di gioia sentendo che la loro superbia, certo assai grande, era stata abbattuta da una cos profonda umiliazione. Qualcuno potrebbe pensare che tutto questo lo diciamo a vanvera; ma leggendo gli Atti degli Apostoli si riscontra che le cose accaddero proprio cos 39. Ne segue che le parole di Giovanni: Essi non potevano credere perch egli accec i loro occhi in modo che non vedessero non ripugnano con quellinterpretazione secondo la quale riteniamo che furono accecati perch si convertissero 40. Ci significa che il pensiero del Signore fu nascosto nelloscurit delle parabole affinch dopo la resurrezione tornassero in se stessi con un pentimento ancor pi salutare. Accecati dalloscurit del suo parlare, non capirono quanto il Signore voleva dire. Non comprendendo non credettero in lui; non credendo in lui lo crocifissero; ma dopo la sua resurrezione, spaventati dai miracoli che si compivano in suo nome, si sentirono trafiggere dalla responsabilit aggravata del loro delitto e umiliati se ne pentirono. Ricevuto il perdono, si convertirono e con amore ancor pi ardente si sottomisero alla fede. 13. 3. Ci furono comunque alcuni ai quali quella cecit che derivava dal linguaggio parabolico non fu di giovamento in ordine alla conversione. Di loro in un altro passo il profeta dice quanto ricorda lApostolo allorch parla delloscurit delle lingue: Parler a questo popolo in altre lingue e in altri accenti, ma nemmeno cos mi ascolteranno, dice il Signore 41. Non avrebbe detto: Nemmeno cos

mi ascolteranno se lintenzione non fosse stata quella che almeno cos lo avrebbero dovuto ascoltare, cio che la cosa avrebbe dovuto produrre unumile confessione, una premurosa ricerca, una docile conversione e un fervente amore. Con tali motivazioni si ricorre anche alle medicine corporali. Molte medicine infatti, usate certo per guarire, in principio arrecano dolore. Cos il collirio che si usa per gli occhi: lo si versa allesterno e non pu giovare se prima non annebbi e turbi lorgano della vista. 13. 4. N impressioni quanto dice lo stesso profeta: Se non crederete non comprenderete 42, n lo si creda contrario alle parole di Giovanni: Per questo non potevano credere perch egli accec i loro occhi 43, perch cio le parabole erano dette in modo che non potevano essere da loro comprese. Qualcuno infatti potrebbe obiettare: Se per comprendere avevano bisogno di credere, come si fa a dire che non potevano credere perch non capivano, cio perch Egli aveva accecato i loro occhi? In effetti le parole di Isaia: Se non crederete non comprenderete sono dette di quella comprensione delle cose ineffabili di cui godremo in eterno. Se invece ci si dicono altre cose che occorre credere, non le si pu credere se non si comprende quel che ci vien detto. Insomma, se si tratta di cose che si possono esprimere a parole, per crederle occorre comprendere quanto ci vien detto; se invece si tratta di cose ineffabili, per comprenderle occorre credere a quel tanto che la parola pu esprimere. 14. [15.] E senza parabole non parlava loro: non nel senso che non si espresse mai in linguaggio proprio ma in quanto in ogni discorso, o quasi, la spiegazione stessa comprende elementi parabolici, anche se non mancano parti dove usato il senso proprio. Ne segue che sincontrano spesso discorsi interi composti di sole parabole, mentre non se ne trova nessuno espresso totalmente in linguaggio proprio. Parlo dei discorsi completi, cio quelli nei quali il Signore comincia a parlare partendo da unoccasione che gli si presenta e conclude esponendo tutto ci che ad essa si riferisce, per passare poi ad un altro argomento. Da notare in proposito che talvolta un evangelista collega fra loro cose che un altro riferisce essere state dette in altro tempo. Ciascuno di loro infatti ordin il racconto che intendeva comporre non secondo lordine reale dei fatti ma piuttosto come gli era consentito dal ricordo che ne serbava.

15. [16.] Avete capito tutte queste cose? Gli rispondono: S. Replic loro: Perci ogni scriba istruito sul regno dei cieli simile a un padrone di casa che dal suo tesoro tira fuori cose nuove e cose vecchie. Ci si chiede se con questa conclusione abbia o no voluto spiegare che cosa intendeva chiamare col nome di tesoro nascosto nel campo 44. Con esso infatti ci si intendono le sacre Scritture, raccolte in quelli che si chiamano i due Testamenti, il Nuovo e il Vecchio, conforme sembra abbia egli voluto designare in quella spada doppiamente tagliente 45 di cui si parla nellaltro evangelista. Bisogna per tener presente che egli aveva parlato in parabole e che, avendo chiesto ai discepoli se le avessero capite, essi avevano risposto di s. In tal caso con questultima immagine, quella del padrone di casa che dal suo tesoro tira fuori cose nuove e cose vecchie, volle forse mostrare che nella Chiesa deve ritenersi dotto colui che comprende anche le Scritture antiche, spiegate per mezzo di parabole, ricavando norme di vita attraverso queste nuove forme. quel che faceva lo stesso nostro Signore quando illustrava mediante parabole. vero infatti che Cristo il fine 46 di tutte le realt del Vecchio Testamento e che in lui esse sono giunte a compimento; tuttavia egli, nel quale tutto si compiva e palesava, seguit a parlare in parabole finch la sua Passione non squarci il velo 47, sicch non rest nulla di occulto che non fosse rivelato 48. A molto maggior ragione dobbiamo ritenere che erano celate dal velo della parabola tutte quelle cose che furono scritte molto tempo prima sul suo conto affinch fosse apprezzato il grande mistero della salvezza. Tali cose i giudei seguitano ancora a prenderle alla lettera e non hanno mai voluto istruirsi sul Regno dei cieli n passare a Cristo, perch fosse tolto il velo posto sopra il loro cuore 49 . 16. 1. [17.] Non sono forse suoi fratelli Giacomo e Giuseppe, Simone e Giuda, e le sue sorelle non sono forse tutte in mezzo a noi? Donde vengono allora a costui tutte queste cose? E si scandalizzavano di lui. Presso i giudei si soliti chiamare fratelli tutti i parenti. una cosa dimostrata. E si chiama cos non solo chi imparentato con uguale grado di affinit come i figli dei fratelli e delle sorelle (costoro, anche noi in via del tutto ordinaria li chiamiamo fratelli), ma anche lo zio e il figlio di sua sorella, come erano Giacobbe e Labano, che la Scrittura chiama fratelli 50. Non quindi da stupirsi se siano stati chiamati fratelli del Signore tutti i parenti del casato di sua madre; anzi alcuni del parentado stesso di

Giuseppe poterono essere chiamati suoi fratelli da quanti credevano che Giuseppe fosse realmente padre di lui. 16. 2. Pecca contro la comune giustizia in primo luogo colui che, schiavo di voglie disordinate, contravviene alle norme della convivenza umana, come chi commette furto, rapina, adulterio, incesto e cose simili. Altrettanto colui che pecca contro natura, ad esempio con le colpe di vilipendio, strage, omicidio, sodomia, bestialit. Ovvero colui che nelle stesse cose lecite non sa moderarsi, come ad esempio colpire pi del necessario il servo o il figlio, esagerare nel mangiare, bere oltre misura, essere sfrenato nei rapporti coniugali, e cose del genere. 16. 3. facile comprendere il motivo per cui lo Spirito Santo diede per primo agli uomini il dono delle lingue 51. Queste sono state istituite dagli uomini stessi con una loro convenzione arbitraria e si apprendono dal di fuori attraverso i sensi del corpo con lascolto assiduo. In tal modo lo Spirito voleva mostrare la grande facilit con cui poteva renderli sapienti della sapienza di Dio, che risiede allinterno delluomo. 16. 4. La volont del Verbo eterno immutabile per sempre poich possiede simultaneamente tutte le cose. La nostra volont al contrario instabile perch non possiede tutto contemporaneamente, sicch noi ora vogliamo questo ora quello. Pertanto erano gi nel Verbo tutte le creature, e la stessa assunzione della natura umana nella sua Persona divina fu da lui conosciuta in antecedenza. Fece come un pittore che vuol dipingere tuttintera una casa, e pensa e si rappresenta anche il luogo dove deve dipingere. Nellarte, nella predisposizione e nella volont egli ha gi tutto quello che successivamente attuer distribuendo ogni cosa a suo tempo. Cos accade per ogni creatura; cos accaduto anche in quelluomo che misteriosamente con una assunzione mirabile fu chiamato a reggere la persona stessa della Sapienza. Sebbene crei ogni cosa a suo tempo, egli da sempre era presente in questa Sapienza, che come unarte eterna di Dio, e si estende con forza da un confine allaltro e dispone ogni cosa con soavit 52 e, rimanendo stabile in se stessa, rinnova tutte le cose 53. 16. 5. Caso di uno che giunto a voler morire come desiderava di voler morire. Se egli ha la retta fede e sa dove deve arrivare, progredisce anche con il lasciare di buon grado la vita presente.

Non infatti la stessa cosa sapere dove si deve arrivare e amare questa mta e desiderare desserci arrivati.Certo, se nellanimo di qualcuno ci sono sentimenti di questo genere, naturale che vada volentieri incontro alla morte. pertanto immotivato quel che dicono certuni che pur hanno la retta fede, e cio che essi non vogliono morire per poter progredire ancora, se vero che tutto il progresso da loro fatto sta nel voler morire. Costoro, se vogliono esser sinceri, non possono dire: " Non voglio morire perch debbo progredire ancora ", ma piuttosto: " Non voglio morire, ho progredito poco ". Infatti il non voler morire non , per i credenti, un atteggiamento che giova a progredire ma un segno che si progredito poco. Questi tali dunque vogliano quel che, adducendo la scusa di doversi perfezionare ora non vogliono, e saranno davvero perfetti.

1 - Cf. Mt 22, 37-40. 2 - Cf. Gv 8, 44. 3 - Cf. Ap 11, 8. 4 - Cf. Rm 9, 5. 5 - Cf. Ef 6, 17. 6 - Cf. Mt 5-7. 7 - Cf. 1 Cor 11, 3. 8 - Mt 7, 13. 9 - Cf. Col 3, 9. 10 - Cf. 1 Pt 2, 22. 11 - Cf. Lc 10, 21. 12 - Mt 10, 32. 13 - Lc 12, 8. 14 - Sir 39, 20-21.

15 - Cf. Mt 3, 12. 16 - Cf. Mt 13, 47-50. 17 - Prv 10, 5. 18 - Cf. Ef 4, 29. 19 - Sir 5, 8-9. 20 - Cf. Ger 32, 33. 21 - Sal 77, 39. 22 - Cf. Mt 3, 11. 23 - Lc 18, 8. 24 - Gv 16, 12. 25 - Cf. Mt 13, 8. 23. 26 - Cf. Mt 3, 12. 27 - Cf. 1 Cor 2, 15. 28 - Cf. Gv 10, 7. 11. 29 - Ef 3, 17-18. 30 - Cf. 2 Cor 5, 21. 31 - Cf. 1 Tm 2, 5. 32 - Rm 13, 8-9. 33 - Cf. Gv 1, 1. 34 - 2 Cor 5, 16. 35 - Cf. Gv 1, 3. 36 - Mc 4, 12. 37 - Gv 12, 39-40.

38 - Gv 12, 39-40. 39 - Cf. At 2, 36-41. 40 - Cf. Mc 4, 12. 41 - 1 Cor 14, 21-25; Is 28, 11. 42 - Is 7, 9 (sec. LXX). 43 - Gv 12, 39-40. 44 - Cf. Mt 13, 44. 45 - Cf. Ap 1, 16. 46 - Cf. Rm 10, 4. 47 - Cf. Mt 27, 51. 48 - Cf. Mt 10, 26. 49 - Cf. 2 Cor 3, 15-16. 50 - Cf. Gn 29, 13-15. 51 - Cf. At 2, 4. 52 - Cf. Sap 8, 1. 53 - Cf. Sap 7, 27.

Potrebbero piacerti anche