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Costruire sul costruito

Marta Calzolaretti

Universit La Sapienza, Roma (marta.calzolaretti@uniroma1.it) Successful cities are constantly in the process of regeneration. The alternative is stasis and decline or being relegated to the margin of the heritage industry (Bishop, 2012) Dagli anni 90 (Bishop, 2012, Palazzo, 2010)1, la dimensione dei fenomeni di degrado urbano in quasi tutte le citt europee ha determinato una sempre pi diffusa e condivisa consapevolezza dellurgenza di rigenerare le aree pi deboli e fragili2, anche tenendo conto che I costi sociali, economici e politici di queste aree hanno ... raggiunto livelli insostenibili in termini di coesione sociale (Bentivegna, 2009). Verso quale tipo di citt indirizzare le trasformazioni quindi, e, in quellambito, le modalit e gli strumenti da attivare per rigenerare le aree periferiche sono tra i temi fondamentali su cui oggi si misurano programmi di ricerca scientica e capacit realizzative delle amministrazioni. Le ragioni della centralit di questo tema nelle citt europee sono molteplici a partire dal ruolo trainante che operazioni di rigenerazione possono avere anche sui contesti urbani circostanti. Intervenire nelle aree degradate, oltre a ridurre il declino sico e ambientale, evita lespansione su suoli extraurbani, permette di riusare, adeguandoli, i servizi e le infrastrutture esistenti, di non disperdere i valori sociali e ambientali, utilizzando le risorse economiche per coordinare qualit, densit, mobilit in modo coerente a uno sviluppo sostenibile. Intervenire sullesistente inoltre signica rispettare lidentit dei luoghi caratterizzata dalla topograa dei territori, dalla morfologia urbana e dalla straticazione delle preesistenze3. Sulle modalit pi efcaci per affrontare operazioni di questo tipo esiste una pluralit di posizioni, documentate da numerosi testi e dalle sperimentazioni realizzate in tutta lEuropa4. Fondamento comune il riferimento a un sistema di obiettivi generali che guardano con attenzione alla sostenibilit, economica, sociale, sica e ambientale degli insediamenti, mentre di volta in volta sono le condizioni e i caratteri dei contesti a costituire il presupposto di base per le operazioni di rigenerazione. La consapevolezza che non possa pi essere previsto nessun intervento completamente a carico pubblico e la necessit di contenere i livelli di spesa suggeriscono ladozione di nuovi strumenti di nanziamento. Tra questi, le ipotesi di partenariato pubblico-privato costituiscono una sponda necessaria e appropriata per realizzare interventi che prevedano una maggiore densit e pluralit di funzioni e

Dagli anni 90, la consapevolezza della necessit di rigenerare le aree urbane degradate sempre pi diffusa e condivisa. Intervenire in questo tipo di aree, oltre a evitare nuove espansioni su suoli extraurbani, permette di riusare i servizi e le infrastrutture esistenti, di non disperdere i valori sociali e ambientali, utilizzando le risorse economiche per coordinare qualit, densit, mobilit in modo coerente ad uno sviluppo sostenibile. Un gruppo di docenti, dottori di ricerca e dottorandi di otto Dipartimenti, che fanno parte di sei Facolt di Architettura italiane, propone la sperimentazione di metodi e strategie per rigenerare i quartieri di edilizia residenziale pubblica realizzati in Italia dal dopoguerra no agli anni 80, attraverso un caso-studio: il quartiere Tor Bella Monaca a Roma. Due sono state le questioni pi attentamente studiate: lelaborazione di un nuovo progetto di suolo e la ristrutturazione degli edici Parole chiave: rigenerazione; progetto di suolo; ristrutturazione edilizia
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Dallalto: Planimetria di Tor Bella Monaca aggiornata con gli interventi recenti Fonte: elaborazione HousingLab, Diap-Milano/Sapienza Universit-Roma Tor Bella Monaca vista da sud Fonte: foto di A. Jemolo

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di abitanti, favorendo in tal modo anche la trasformazione dei quartieri in citt (Micelli, 2008). Una citt che favorisca la costruzione di una societ coesa ed equilibrata, attraverso lelaborazione di congurazioni spaziali e funzionali attente in primo luogo ai modi duso degli spazi pubblici allaperto. La sostenibilit ambientale inne, a tutte le scale del progetto, costituisce un signicativo indicatore progettuale per ottenere ambiti urbani confortevoli, ma anche eco efcienti. In coerenza con gli obiettivi generali quindi, per ogni specico caso sar possibile stabilire quale idea di struttura urbana sia la pi appropriata alle esigenze delle persone e in quali forme essa si possa esprimere, no a denire quali tipi di abitazioni e di microambiente urbano siano i pi adatti a rispondere alle attuali aspettative degli abitanti e a favorire un reale miglioramento della qualit della vita. Gli interventi di rigenerazione interessano diverse scale dintervento, da quella urbana alla ristrutturazione degli edici. Operare nei tessuti esistenti consente il riuso e la ricongurazione di aree irrisolte e il completamento di spazi rimasti vuoti, contribuendo a rafforzare le identit esistenti o a denirne di nuove. Inoltre interventi di adeguamento tipologico, energetico e gurativo degli edici possono dare luogo a soluzioni di notevole interesse e reale capacit di incidere sulla qualit architettonica delle citt. In alcuni casi la scelta di operare demolizioni e sostituzioni pu essere opportuna, qualora sia vericata rispetto alle condizioni dei manufatti, agli impegni economici e alla salvaguardia dei tessuti sociali consolidati (Schwoerer, 2011). Su questi temi in Europa, molto gi stato realizzato ed quindi possibile trarre consuntivi, valutando le procedure adottate, le strategie seguite e i risultati raggiunti, riferimenti utili per denire i programmi italiani, tenendo conto, ovviamente, delle differenze legislative, normative e culturali.

I quartieri di edilizia residenziale pubblica in Italia Le note che seguono sono indirizzate a denire metodi e strategie per rigenerare i quartieri di edilizia residenziale pubblica in Italia realizzati dal dopoguerra no agli anni 80. Anche quei quartieri che hanno rappresentato soluzioni avanzate e innovative nellambito delle ricerche sulla casa, oggi presentano condizioni urbane e edilizie di degrado, a volte molto alto. Sono dovute a numerosi aspetti che derivano da insufcienza legislativa e normativa, errori di progettazione e mancanza di manutenzione. Soprattutto riguardano linsufciente denizione dello spazio allaperto (Sloap Space Left Over After Planning), la mancanza di polifunzionalit, la omogeneit delle offerte abitative, lincuria a cui sono abbandonati gli spazi pubblici allaperto e le infrastrutture, la inadeguatezza degli edici rispetto alle esigenze delle persone e alle norme per il risparmio energetico e, nella maggioranza dei casi, la carenza di identit e riconoscibilit. A Roma lattualit e lurgenza del problema sono confermate dalla scelta dei programmi che recentemente sono stati avviati, anche se ancora nessuno di essi stato realizzato. Tra questi di particolare interesse sono: il quartiere di Tor Bella Monaca, diventato un caso per la proposta avanzata dal Sindaco di Roma Alemanno di demolire gran parte degli edici abitativi di

propriet comunale; il Corviale (Del Monaco, 2009) oggetto di dibattiti, studi e ricerche internazionali e programmi di ristrutturazione; il quartiere di Santa Maria del Soccorso al Tiburtino (Annese e Del Brocco, 2010) per la cui ristrutturazione lAter di Roma ha promosso un concorso internazionale. Il bando, che rivela grande attenzione e competenza, stato elaborato con la partecipazione del Dipartimento Dipsa dellUniversit Roma 3. Avere assunto quindi il quartiere Tor Bella Monaca5 come il caso-studio per avviare un dibattito nazionale sui criteri da seguire per intervenire nelle aree della periferia urbana, da considerare come scelta strumentale, campo di applicazione di strategie e metodi di lavoro generalizzabili. Nellestate del 2010 il Sindaco di Roma comunic lintenzione di demolire gli edici alti di propriet comunale del quartiere, considerando lo strumento della demolizione quello pi adatto soprattutto a risolvere il problema della diffusa criminalit e microcriminalit presente nel quartiere (Di Leo, 2010). Con questa proposta lamministrazione voleva anche rispondere alla diffusa aspirazione a soluzioni insediative capaci di soddisfare una generica richiesta di individualit senza porsi il problema di cancellare quanto di positivo si sedimentato nella ormai quasi trentennale esperienza di Tor Bella Monaca n di raggiungere soluzioni di equilibrio tra esigenze degli individui e della collettivit, a partire dalla situazione attuale del quartiere dove esiste una comunit che vive e vuol vivere allinterno di una grande citt come Roma. Questo programma, che ha trovato espressione nella proposta elaborata da Leon Krier6, ha costituito lo spunto per aggregare intorno al tema della rigenerazione di quel quartiere linteresse di otto Dipartimenti di sei Facolt di Architettura italiane7 che hanno avviato un seminario-workshop con lobiettivo di denire una serie di indicazioni metodologiche e strategiche tali da formare un corpus di indirizzi che possa costituire utile riferimento non solo per quel caso specico, ma anche per altre situazioni analoghe. Si sperimentato in questa occasione, un modo nuovo di coordinare e mettere a confronto le ricerche universitarie. La specicit degli approcci teorici che caratterizza i diversi dipartimenti ha sollecitato una pluralit di riessioni che hanno aggiunto valore e complessit allinsieme delle proposte elaborate, mentre la condivisione degli obiettivi ha permesso di raggiungere elevati livelli di coerenza. Il lavoro di docenti e ricercatori stato mirato a mettere in relazione gli aspetti teorici della ricerca con quelli sperimentali, ed entrambi con la didattica ai pi alti livelli, vericandone la possibile inuenza sulla realt sica e sociale. Allinterno dei Dipartimenti lattivit svolta ha coinvolto i Dottorati di Ricerca attraverso seminari di studio che hanno dato signicativi contributi alle analisi territoriali e locali, alla ricerca e alla classicazione dei dati, allindividuazione di strategie generali e scelte settoriali, anche elaborando proposte programmatiche e sperimentazioni progettuali di grande interesse. Alcune tesi di Laurea nelle diverse Facolt, gi concluse o in corso di svolgimento, hanno trasferito in programmi progettuali e congurazioni spaziali, alcune delle ipotesi strategiche individuate. Dallautunno 2010 il confronto tra i dipartimenti avvenuto attraverso una serie di incontri dove la complessit e linterdi-

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sciplinariet del tema sono state indagate coinvolgendo amministratori, storici, architetti, urbanisti, ambientalisti, archeologi, ed economisti. Le proposte del gruppo di lavoro sono quindi state presentate allInArch in due serate. Nella prima sono state descritte prevalentemente le considerazioni emerse dalla lettura delle analisi territoriali e ambientali e dei contesti urbani, sici, storici e sociali, e sono state esposte le principali strategie generali scelte e i principali temi sui quali elaborare le proposte. Nel secondo appuntamento, il 18 aprile 2011, sono state presentate le prime conclusioni della ricerca di tutti i gruppi che poi in Luglio sono state esposte a Milano alla Fiera dellEire. I due incontri pubblici hanno rappresentato momenti di sintesi e di discussione sul lavoro che si era svolto allinterno di workshop, dove docenti, dottori di ricerca e dottorandi hanno confrontato gli studi elaborati dalle diverse unit di lavoro al ne di arrivare ad un insieme di proposte condivise. Un importante contributo venuto dal Comitato di Quartiere sia attraverso le descrizioni sulle vicende del quartiere durante i suoi quasi trentanni di vita e sugli aspetti positivi e negativi della vita quotidiana sia, soprattutto, attraverso le indicazioni sulle esigenze degli abitanti. Si scelto, n ai primi incontri, di non arrivare a delineare un progetto, ma di lavorare sulla individuazione di problemi, temi progettuali e strategie dintervento. Il nostro lavoro quindi ha inteso mettere in luce le criticit e le potenzialit dellarea, i campi dove era prioritario intervenire, per cui sono state, in una seconda fase, proposte alcune delle possibili soluzioni spaziali. Il quartiere Tor Bella Monaca costituisce indubbiamente un caso-studio di particolare interesse, per la sua storia, la sua collocazione urbana, il valore del contesto paesaggistico e ambientale in cui inserito, le preesistenze archeologiche, ma anche la qualit dei collegamenti pubblici esistenti e previsti che mettono il quartiere in rete con tutta la citt. Costituisce un frammento di citt moderna nel tessuto urbano di Roma, una ville vert lecorbuseriana, dove il verde, oggi in gran parte in stato di abbandono, pu costituire una risorsa fondamentale per la ristrutturazione e la trasformazione del quartiere. In questarea inoltre signicativo il ruolo di riferimento assunto dalla comunit degli abitanti che si formata negli anni anche attraverso lotte per il miglioramento delle condizioni di vivibilit del quartiere, nonostante la presenza di criminalit e microcriminalit di cui spesso si legge sui quotidiani. Le evidenti potenzialit del quartiere, le analisi e le veriche sulle condizioni sociali e di welfare, sullo stato sico e ambientale dei suoi edici e sulle condizioni degli spazi pubblici allaperto hanno reso pi forte la nostra convinzione che fosse possibile trasformare Tor Bella Monaca in un quartiere modello di sostenibilit, considerando la sostenibilit economica, sociale e ambientale, un criterio generale fortemente caratterizzante le scelte programmatiche e progettuali. Sulla base quindi di questo obiettivo generale, individuati gli ambiti di trasformazione del quartiere e i temi su cui intervenire e su cui elaborare visioni, Tor Bella Monaca appare in modo chiaro costituire una risorsa per la citt allintorno e al suo interno. I temi considerati sono fondamentalmente due, in tutte le loro articolazioni e variabili: il primo riguarda lesigenza di elaborare un nuovo progetto di suolo, sia per le aree verdi che per le aree

Dallalto: Area verde attrezzata Fonte: foto HousingLab Sistema del verde: la proposta prevede la riconnessione delle aree verdi e di quelle archeologiche tramite percorsi pedonali e ciclabili Un ponte abitato completa lattuale sovrappasso su via di Tor Bella Monaca e denisce un sistema integrato di spazi pubblici e servizi Fonte: elaborazione HousingLab, Diap-Milano/ Sapienza Universit-Roma

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Dallalto: Nuove possibili congurazioni dello spazio aperto in rapporto al sistema ambientale e infrastrutturale Planivolumetria dellarea di studio Sezione trasversale delledicio a redan. Al centro la piazza su due livelli ospita una bilioteca di quartiere; i corpi laterali nei due piani bassi prevedono: a sinistra abitazioni e servizi per studenti, a destra servizi e commercio Fonte: tesi di laurea di E. Maresca, Sapienza Universit di Roma, 2011

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destinate alla mobilit e allo spazio pubblico allaperto, anche considerando il riuso dei piani terreni e dei piani interrati, il secondo riguarda la ristrutturazione degli edici, coinvolgendo gli abitanti e, insieme a loro, individuando gli interventi per il loro adeguamento energetico e statico e, in alcuni casi, per la loro riorganizzazione tipologica. Un aspetto del progetto di suolo riguarda quindi la riorganizzazione delle reti infrastrutturali, comprendendo anche le reti energetiche e ecologiche. Mentre il sistema infrastrutturale viario e trasportistico, esistente e previsto, come gi stato detto, appare efciente nel garantire buoni collegamenti con le altre parti della citt, il sistema viario allinterno del quartiere e con le borgate limitrofe altamente insufciente, la percorrenza pedonale quasi impossibile. Strade e parcheggi occupano vasti spazi che possono essere ridisegnati, integrandoli a nuovi percorsi viari e pedonali, introducendo un nuovo sistema di trasporto interno che colleghi tutte le parti del quartiere, i servizi, e le zone attrezzate della citt diffusa allintorno. Connessa alla questione delle infrastrutture quella della necessit di riorganizzare le aree pubbliche allaperto, siano esse destinate a verde o a spazi urbani, quali piazze, percorsi pedonali e ciclabili, attraversamenti. Questo oggi uno dei problemi pi gravi del quartiere. La grande quantit delle aree a uso indenito, (secondo i nostri studi, poco meno del 40% del totale delle aree aperte) di difcile manutenzione e gestione, viene abbandonata al degrado sico, e quindi facilmente diventa insicura, mentre opportunamente trasformata potrebbe costituire una grande opportunit per il quartiere. Le vaste aree verdi, archeologiche, a parco e sportive potrebbero formare, anche comprendendo le aree omogenee dei quartieri limitro, sistemi di spazi organizzati per attivit differenziate e connessi tra loro, in parte a gestione privata. Inoltre la presenza di numerose aree vuote di varie dimensioni consentirebbe di ipotizzare operazioni edilizie di densicazione e di completamento, anche in considerazione del potenziale ruolo che il quartiere sta assumendo nel settore urbano circostante, dove lUniversit di Tor Vergata con il suo Policlinico e la futura Centralit Romanina, prevista dal nuovo Prg, costituiscono un polo con elevata capacit attrattiva e forte potenzialit di generare trasformazioni. Operazioni del genere non sono disgiunte da quelle che interessano il ridisegno del suolo. Lipotesi di riuso dei piani terreni -abitati in condizioni di disagio per la forte interferenza della vita pubblica negli spazi privati dellalloggio- in aree per attivit non residenziali e la riorganizzazione dei piani interrati, poco e male utilizzati come garage, potrebbe determinare effetti positivi sulla congurazione sica dello spazio pubblico urbano, ma soprattutto sulluso e sulla vitalit del quartiere, oggi in molte ore del giorno e della sera giustamente percepito come luogo abbandonato e insicuro. Adottando le diverse esperienze positive di project nancing per realizzare strutture pubbliche e private, sia nei piani terreni che in alcune delle aree libere, sarebbe quindi possibile e auspicabile aumentare gli spazi per attivit lavorative e i servizi a scala di settore urbano (biblioteca/mediateca, multisala cinematograca, parco archeologico, ecc.) e i servizi alla scala di quartiere (per le persone anziane, per i bambini, ecc.). Le aree rimaste inutilizzate, ma ben collocate allinterno del sistema urbano esistente, potrebbero ospitare i nuovi alloggi per gli abitanti di quei piani terreni trasformati in servizi, spazi

La rifunzionalizzazione dei piani terreni, permette di sostituire alle abitazioni spazi per il commercio, ufci e servizi Fonte: elaborazione HousingLab, Diap-Milano/ Sapienza Universit-Roma

commerciali e attrezzature terziarie, anche sperimentando, in accordo con gli abitanti, soluzioni innovative come quelle di co-Housing, come gi stato fatto in alcuni comuni italiani (Pozzo, 2010). Costituisce inoltre unopzione di grande interesse e incisivit intervenire con operazioni di ristrutturazione degli edici esistenti, non solo per i piani terreni, al ne di migliorare sia le caratteristiche strutturali e energetiche che gli aspetti funzionali e formali. In alcuni casi, utilizzando il Piano Casa, si potrebbero anche prevedere nuovi tipi di alloggi capaci di soddisfare le richieste e le esigenze della nuova utenza urbana (studenti, lavoratori temporanei, persone sole, genitori soli con gli, anziani, ecc.). Lo slogan che ha denito il nostro lavoro, diventato poi il logo della ricerca, stato costruire sul costruito che ci sembr rappresentativo di tutte le riessioni fatte sulla citt, sulle periferie, sui territori urbanizzati e sui margini delle citt. Attraverso nuovi interventi urbani e edilizi come quelli indicati si pu prevedere una profonda trasformazione del quartiere che, adiacente a importanti centri di servizi e connesso allintera citt attraverso la rete dei trasporti pubblici, pu diventare, anche per la sua congurazione urbana e architettonica, un luogo centrale e specializzato, riferimento fondamentale per Roma.

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Note
1. Le note registrano solo alcune delle numerose pubblicazioni recenti e alcuni dei siti web sul tema della rigenerazione urbana e edilizia, per mettere in evidenza la condivisione diffusa nella cultura contemporanea sul ruolo positivo che operazioni del genere hanno sulle citt europee. 2. Dal Rapporto Censis-Ance dedicato a Un Piano per le citt. Trasformazione urbana e sviluppo sostenibile dellaprile 2012, emerge che, dei 59,1 milioni di abitazioni censite al Catasto, 10 milioni sono state realizzati tra il 1946 e il 1971 e gli edici realizzati dopo la guerra arrivano al 50% nelle grandi citt. Secondo il Rapporto, il patrimonio edilizio esistente una grande risorsa oggi mal utilizzata che richiede un recupero di qualit e di funzionalit con particolare attenzione al risparmio energetico, al contenimento del consumo di suolo e alla necessit di dare risposta alla nuova domanda abitativa. Lo studio mette in evidenza lo sviluppo disordinato e diffuso delle citt italiane, come risultato delladozione di un modello fondato sullautomobile. 3. Renzo Piano in Powell (2004), descrivendo i lavori per la rigenerazione della zona scrive Southwork is one of those places where you can feel the layers of history: you can tell how the city has grown organically from the morphology of nature, the topography of the ground . 4. Sullesperienza di Copenhagen e Londra, vedi Di Biagi 2009; Musco, 2009; Norsa, De Matteis, 2008; Uytenhaak, 2009. Sulla Gran Bretagna, tra le molte pubblicazioni interessante citare, per la ricchezza delle referenze bibliograche e della documentazione: Tallon, 2010; Imrie, Lees and Raco 2009. Tra i siti consultati (tra il 15 e il 17 maggio 2005) sulle esperienze francesi, www.ildefrance.ifr; www.iau-idf.fr; www. channelbeta.net; e inoltre sulla rigenerazione attraverso le aree dismesse il sito www.audis.it. 5. Il Piano urbanistico di Tor Bella Monaca stato redatto dallUfcio Piano Regolatore diretto dalling. Anna Maria Leone; contrassegnato come Piano di Zona n 22, fa parte del Primo Peep di Roma (1964) ed stato approvato nel1980. La supercie totale 188 ha dei quali 51 di verde e 29 per servizi, gli abitanti previsti sono 28.000. Le cubature complessive tra residenziale e non residenziale arrivano a 3 milioni di mc. stato realizzato tra il 1982 e il 1984 con una procedura speciale di afdamento in concessione a un consorzio di imprese, formato da Isveur (70%), Consorzio Cooperative Costruzioni e Cooperative Roma, presieduto dalling. Odorisio. Lo studio Passarelli, autore del progetto del Centro Commerciale e della sede circoscrizionale, fu incaricato della revisione del Piano e del coordinamento delle progettazioni, insieme agli archh. Calzabini e Milone. I progetti edilizi furono afdati a professionisti tra i quali Barucci, Piroddi, Valle, Capolei, Cavalli, Montesi e Pierluigi Spadolini, autore della chiesa. 6. Il progetto, presentato agli abitanti di Tor Bella Monaca il 3 dicembre 2010 dal Sindaco di Roma, Gianni Alemanno e dal progettista arch. Leon Krier, prevede la realizzazione di un insediamento di case basse (circa 3 piani) aggregate in nuclei a formare una sorta di villaggio, con una viabilit diffusa e con piazze, portici, giardini e servizi secondo una congurazione che mima i modelli del passato, come se potessero essere una risposta valida per rispondere alle esigenze delle persone che vivono negli anni 2000. Tale previsione viene raggiunta attraverso un aumento della popolazione di Tor Bella Monaca che passerebbe da 28.000 a 44.000 e un aumento della supercie complessiva del quartiere di circa 20 ha, sottratti allagro romano circostante, unarea estremamente delicata dal punto di vista ambientale e idrograco.

7. Gruppo di ricerca: Dipartimento di Architettura e Pianicazione, Politecnico di Milano: G. Bertelli, R. Spagnolo, I. Valente, M. Bovati, B. Coppetti, J.C. DallAsta; Dipartimento di Ingegneria Civile del Territorio e Architettura, Universit Degli Studi di Parma: C. Quintelli, L. Amistadi; Dipartimento Infrastrutture Design Engineering Architettura, Universit degli Studi G. Dannunzio, Pescara: C. Andriani, F. Bil, P. Misino, C. Anselmi; Dipartimento Ambiente Reti Territorio, Universit degli Studi G. Dannunzio, Pescara: P. Barbieri; Dipartimento di Architettura e Progetto, Sapienza Universit, Roma: HousingLab, M. Calzolaretti, A. De Cesaris, D. Mandolesi; Dipartimento di Cultura del Progetto, Seconda Universit degli Studi di Napoli: C. Manzo, M. Borrelli, F. Costanzo; Dipartimento di Architettura e Analisi della Citt Mediterranea, Universit degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria: R. Nicolini; Dipartimento di Arte Scienza e Tecnica del Costruire, Universit degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria: G. Neri, O. Amaro, M. Tornatora. I Dipartimenti si sono avvalsi della partecipazione di Daniel Modigliani e Alessandra Montenero e della collaborazione di assegnisti, dottori e dottorandi di ricerca, laureandi. Coordinamento: Dipartimento di Architettura e Progetto, Sapienza Universit di Roma: HousingLab, M. Calzolaretti.

Riferimenti bibliografici
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