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ESPOSIZIONE INCOMPLETA DELLA LETTERA AI ROMANI

1. Nella Lettera che indirizza ai Romani lapostolo Paolo, a quanto dato di ricavare dal testo, affronta il problema dei destinatari del Vangelo del nostro Signore Ges Cristo. Espone cio se esso riguardi i soli giudei, che lavrebbero meritato con losservanza della legge, o non piuttosto luniversalit delle genti, le quali, senza alcun merito precedente, giunsero alla giustificazione mediante la fede in Cristo Ges. Ci significa pertanto che gli uomini non giunsero alla fede perch erano giusti ma, diventati giusti credendo, da un tale principio cominciarono a vivere nella giustizia. LApostolo si propone quindi di mostrare come la grazia del Vangelo del nostro Signore Ges Cristo sia venuta per tutta lumanit, e si chiama appunto grazia perch non un compenso col quale si salda un debito di giustizia ma un dono elargito gratuitamente. Cerano stati infatti alcuni cristiani provenienti dal giudaismo che avevano sollevato rimostranze contro i pagani e soprattutto contro lapostolo Paolo che li accettava nella grazia del Vangelo senza farli circoncidere e lasciandoli liberi dai legami dellantica legge; predicava loro di credere in Cristo e non imponeva loro alcun giogo di circoncisione carnale. Quanto alla Lettera, notiamo come essa sia scritta con estremo equilibrio: non si permette ai giudei di vantarsi dei meriti che avrebbero acquistato con le opere della legge, n si consente ai pagani dandare orgogliosi per il merito di avere creduto, al contrario di quanto avevano fatto i giudei crocifiggendo quel Cristo che loro, i pagani, invece accolsero. La stessa idea ritorna pressa poco in quellaltro brano dove lApostolo si presenta come un ambasciatore di Cristo 1, cio di quella pietra angolare che Cristo, il quale cementa i due popoli, quello dei giudei e quello dei gentili 2, a entrambi togliendo mediante il vincolo della grazia ogni superbia basata sui meriti, entrambi associando nella severa scuola dellumilt perch conseguano la giustificazione.

2. Ecco ora linizio della Lettera: Paolo, servo di Ges Cristo, chiamato apostolo, segregato per il Vangelo di Dio. Con i due verbi che usa, sottolinea in breve la divergenza che c tra la Chiesa con la sua eccelsa dignit e la Sinagoga con il suo vecchiume. La Chiesa infatti porta questo nome perch chiamata, la Sinagoga deriva il suo nome dallessere aggregata; e lessere chiamati si addice piuttosto agli uomini, mentre lessere aggregati si dice meglio degli animali, come indica il nome " gregge " che nel linguaggio proprio di solito adoperato per le bestie. s vero che in numerosi passi della Scrittura la Chiesa viene anchessa chiamata " gregge di Dio ", " armento di Dio ", " ovile di Dio ", tuttavia se l dove si vuole stabilire un raffronto si d agli uomini lappellativo di animali, perch essi sono partecipi della vita vecchia. E si pu constatare come tali persone non si saziano con il cibo delleterna verit ma si contentano delle promesse temporali che sono come un nutrimento terrestre. Orbene Paolo, servo di Cristo Ges, fu chiamato apostolo: vocazione

che lo inser nella Chiesa. Fu inoltre segregato per il Vangelo. Segregato da chi, se non da quel gregge che era la Sinagoga? Se almeno il senso dei vocaboli latini sotto ogni aspetto identico con quello della lezione greca.

3. Doverosamente, volendo inculcare la dignit del Vangelo di Dio, in vista del quale egli si dice segregato, ricorre allautorit dei Profeti. un nuovo invito a non insuperbire rivolto ai pagani che avevano creduto in Cristo e dei quali lApostolo si dice chiamato a far parte: pagani che egli aveva anteposto ai giudei, dai quali si diceva invece segregato. In realt i Profeti sorsero nel popolo giudaico, quei Profeti - dichiara Paolo - per bocca dei quali fu in antecedenza promesso il Vangelo nella cui fede ottengono la giustificazione i credenti. Egli continua precisando: Segregato per il Vangelo di Dio, che era stato da lui promesso in antecedenza per bocca dei suoi Profeti. Cerano stati infatti Profeti non di Dio, negli scritti dei quali si trovano cantate cose riguardanti Cristo secondo ci che essi avevano a loro volta ascoltato. Questo si dice, ad esempio, della Sibilla. N io crederei facilmente a tale affermazione se non la ripetesse anche il poeta pi illustre fra quanti scrissero in lingua latina. Costui, prima di narrare, sulla palingenesi del creato, cose che diresti consone e appropriate anche al Regno del nostro Signore Ges Cristo, scrive un verso che suona cos: ormai giunta lultima delle ere descritte dal Carme cumano 3, cio, come tutti sanno, del Carme della Sibilla. Ora lApostolo, sapendo che tali testimonianze in favore della verit si trovano anche nei libri pagani, comegli dimostra in maniera pi che esplicita negli Atti degli Apostoli quando parla agli Ateniesi 4, non si contenta di dire: Per bocca dei suoi Profeti. Perch nessuno si lasciasse traviare dai falsi profeti, per quella parvenza di verit che contengono e fosse indotto a qualche forma di empiet, volle aggiungere: Nelle sacre Scritture. Con ci intende affermare che gli scritti dei pagani, stracolmi di superstizioni idolatriche, non si possono in alcun modo qualificare come " santi " per il fatto che in essi si trova una qualche testimonianza riguardante Cristo.

4. Qualcuno forse avrebbe potuto accordare indebite preferenze a certi profeti nati fuori dal giudaismo e alieni dalla religione giudaica, in quanto in essi non vera cenno ai culti idolatrici. Dico del culto delle statue composte dalla mano delluomo, poich riguardo agli idoli come sede di esseri immaginari ogni errore ha i suoi profeti e con essi inganna i propri adepti. Poteva, dunque, accadere che qualche devoto, trovando in tali scritti religiosi il nome di Cristo, desse loro la preferenza e li ritenesse " Scritture sante " invece dei libri divinamente consegnati al popolo ebraico. Per ovviare a questo inconveniente Paolo, nominate le " Scritture sante ", molto opportunamente, secondo me, aggiunge: Riguardanti il suo Figlio, che fu fatto a lui dalla stirpe di Davide secondo la carne. noto che Davide fu re dei giudei. Ora i Profeti, che preconizzavano il Cristo, dovevano nascere necessariamente da quel popolo in cui si sarebbe incarnato colui che essi annunziavano. Si doveva inoltre porre un riparo allempiet di quanti ammettono nel nostro Signore Ges Cristo solo lumanit

che assunse e ne escludono la divinit, per la quale al di fuori di ogni creatura n in qualche maniera comunica con essa. Tale lopinione dei giudei, che ritengono essere il Cristo figlio di Davide e nulla pi; rigettano la sublime dignit per la quale, essendo Figlio di Dio, anche Signore di Davide. Di tale errore li rimprovera nel Vangelo Ges citando la profezia che era stata proferita dallo stesso Davide. Chiede loro come possa essere figlio di Davide 5 colui che Davide chiama suo Signore; e a tale domanda avrebbero dovuto, per lesattezza, rispondere che, se egli secondo la carne era figlio di Davide, secondo la natura divina era Figlio di Dio e Signore di Davide. Ora Paolo sapeva benissimo tutte queste cose e ci tiene ad impedire che di Cristo si pensi che sia solamente ed esclusivamente ci che diventato nella sua umanit. Ricordando quindi che ha gi detto: Per il Vangelo di Dio che era stato da lui promesso in antecedenza per bocca dei suoi Profeti nelle sacre Scritture riguardanti il suo Figlio, fatto a lui della stirpe di Davide, aggiunge: Secondo la carne. Con questa aggiunta: Secondo la carne, intende lasciare alla divinit tutti i suoi privilegi, sottolineare che essi non possono attribuirsi n alla stirpe di Davide n alla generazione di qualsiasi creatura o angelica o di altro ordine, anche il pi eccelso. Si tratta infatti della persona stessa del Verbo di Dio, ad opera del quale sono state create tutte le cose 6. Che se il Verbo si fece carne dalla stirpe di Davide e venne ad abitare in mezzo a noi 7, non si mut n trasform in carne ma si rivest della carne per apparire in una maniera adeguata alluomo che carne. LApostolo distingue bene pertanto lumanit dalla divinit, e a ci mirano le parole: Secondo la carne, e pi ancora: Fu fatto. Egli certamente non stato fatto in quanto Verbo di Dio. Anzi, ad opera sua, furono fatte tutte le cose e lui non pot essere fatto insieme con le altre cose, se tutte le cose furono fatte per opera sua. N fu fatto prima delle altre cose, che poi per mezzo di lui sarebbero state tutte create. Se infatti si esclude il Verbo, nellipotesi fatto prima delle cose, non tutte le cose sarebbero state fatte ad opera di lui, n si potrebbe dire che tutte le cose furono fatte ad opera del Verbo se fra esse non fosse compreso il Verbo stesso nellipotesi che anche il Verbo sia stato fatto. In vista di ci lApostolo, affermando che Cristo fu fatto, aggiunge: Secondo la carne. Con tale espressione mostra chiaramente che Cristo secondo che Verbo, cio Figlio di Dio, non stato fatto da Dio ma nato da Dio.

5. Di questo Cristo che secondo la carne stato fatto a lui dalla stirpe di Davide, dice ora che Figlio di Dio in potenza, non secondo la carne, ma secondo lo Spirito, n uno spirito qualunque ma lo Spirito di santificazione dalla resurrezione dei morti. infatti nella resurrezione che appare la potenza di colui che era morto, e per questo si dice: Predestinato in potenza secondo lo Spirito della santificazione dalla resurrezione dei morti. In un secondo momento la santificazione produsse la vita nuova, suggellata dalla resurrezione di nostro Signore, per cui lApostolo in un altro testo dice: Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lass, dov Cristo, assiso alla destra di Dio 8. La successione delle parole potrebbe, fuori dubbio, essere diversa, e cio quel dalla resurrezione dei morti potrebbe collegarsi non con Spirito della

santificazione, ma con fu predestinato. Ne seguirebbe questordine: Egli fu predestinato dalla resurrezione dei morti, mentre sarebbero un inserto le parole: Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito della santificazione. Secondo noi questa successione da ritenersi pi valida e quindi preferibile, per cui Cristo secondo la carne figlio di Davide nella debolezza, mentre secondo lo Spirito della santit Figlio di Dio in potenza. Egli dunque fu fatto dalla stirpe di Davide: era cio figlio di Davide per il corpo mortale con cui mor, mentre dalla resurrezione dei morti fu predestinato [ad essere] Figlio di Dio e Signore di Davide. Lessere cio egli morto in rapporto con la sua condizione di figlio di Davide, lessere risuscitato dai morti, alla sua dignit di Figlio di Dio e Signore di Davide. quanto dice altrove lApostolo: Per la sua debolezza egli mor, ma per la potenza di Dio egli vivo 9. La debolezza umana dipende da Davide, il vivere eternamente dalla potenza di Dio. Per questo, parlando di lui Davide lo presenta come suo Signore dicendo: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finch io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi 10. Ora egli siede alla destra del Padre dopo che risuscitato dai morti. Vedendo seduto alla destra del Padre questo Predestinato dalla resurrezione dei morti, Davide mosso dallo Spirito non osa chiamarlo suo figlio ma suo Signore, e lApostolo, sul filo della stessa logica, aggiunge: Di Ges Cristo nostro Signore. Con tale denominazione, posta dopo che ha affermato: Dalla resurrezione dei morti, vuole richiamarci alla mente perch Davide di lui attesti che suo Signore e non suo figlio. Notare poi che non dice: Predestinato dalla resurrezione " dai morti ", ma dalla resurrezione dei morti. In effetti non dalla sua propria resurrezione che Cristo si palesa come Figlio di Dio in quella dignit eccellentissima e a lui esclusiva per la quale anche Capo della Chiesa. Infatti, quanto al risorgere in s e per s, anche gli altri morti risorgeranno. Egli stato predestinato Figlio di Dio per una certa priorit nella resurrezione: stato cio predestinato dalla resurrezione di tutti i morti o, in altre parole, stato designato a risorgere diversamente da tutti gli altri morti e avanti a tutti. Le parole: Figlio di Dio poste dopo laffermazione: Egli stato predestinato sono la conferma di tanta sublimit. In questa maniera infatti non doveva essere predestinato se non il Figlio di Dio in quanto anche Capo della Chiesa o, come lo chiama altrove [lApostolo]: Primogenito fra i morti 11. Ed era conveniente che a giudicare i risorti venisse colui che li aveva preceduti come modello: modello, dico, non di tutti coloro che risorgono ma di coloro che risorgono per vivere e regnare eternamente con lui e dei quali egli il Capo mentre loro sono il suo corpo. Dalla resurrezione di questi morti egli stato anche predestinato ad essere il loro antesignano; degli altri invece, che risorgono nella loro condizione [di non rigenerati], egli solo giudice, non antesignano. Pertanto egli non stato predestinato dalla resurrezione di quei morti che da lui saranno condannati. E se lApostolo dice di lui che stato predestinato dalla resurrezione dei morti, lo dice nel senso che ha anticipato la resurrezione dei morti. Ora egli ha preceduto la resurrezione di coloro che lo seguiranno nel Regno dei cieli dovegli li ha preceduti. Per questo motivo non dice: " Egli stato predestinato Figlio di Dio dalla resurrezione dei morti, Ges Cristo nostro Signore ", ma: Dalla resurrezione dei morti di Ges Cristo nostro Signore. Come per dire: Egli stato predestinato Figlio di Dio dalla resurrezione dei suoi morti, cio di quei morti che appartengono a lui per la vita eterna. Supponendo

quindi la domanda: Di quali morti?, lApostolo risponde: Quelli di Ges Cristo nostro Signore. Dalla resurrezione degli altri morti egli non stato predestinato in quanto costoro non sono stati da lui preceduti nella gloria della vita eterna; risorgendo gli empi per andare al castigo meritato, non seguiranno Cristo. Concludendo, colui che, in quanto Figlio di Dio era unigenito, dalla resurrezione dei morti stato predestinato [ad essere] Primogenito fra i morti. Quali morti, se non quelli [che sono] di Ges Cristo nostro Signore?

6. Ad opera di lui, continua, noi abbiamo ricevuto la grazia e il ministero apostolico: la grazia in comune con gli altri fedeli, il ministero apostolico no. Se avesse detto daver ricevuto soltanto il ministero apostolico, non sarebbe stato riconoscente verso la grazia per la quale gli erano stati rimessi i peccati, e avrebbe fatto capire che il ministero apostolico laveva ricevuto per i meriti di opere precedenti. Ma egli con perfetta logicit si attiene al processo effettivo delle cose, insegnando cos che nessuno pu osare di dirsi chiamato al Vangelo per meriti acquisiti nella vita anteriore, se nemmeno gli Apostoli, certamente superiori a tutte le membra escluso il capo, poterono ricevere lincarico dellapostolato senza aver prima ricevuto, insieme con tutti gli altri credenti, la grazia che risana e giustifica il peccatore. Poi aggiunge: Perch fra tutte le genti si obbedisca alla fede nel suo nome. Con queste parole vuol dire daver ricevuto il ministero apostolico affinch si obbedisca alla fede nel nome di nostro Signore Ges Cristo, affinch cio tutti gli uomini credano in Cristo e siano segnati del suo nome quanti vogliono conseguire la salvezza. Riguardo alla salvezza, egli ha gi mostrato che non venuta per i soli giudei, come pensavano alcuni di loro che erano diventati credenti, ma, come dice: Fra tutte le genti, in mezzo alle quali siete anche voi, chiamati da Ges Cristo. E vuol dire: Affinch anche voi siate di quel Ges Cristo che la salvezza di tutte le genti, sebbene non siate compresi nel numero dei giudei ma facciate parte degli altri popoli.

7. Ecco dunque quanto affermato fin qui: primo, si dice chi scrive la Lettera, e costui Paolo, servo di Ges Cristo, chiamato apostolo, segregato per il Vangelo di Dio. Siccome veniva spontaneo chiedere: " Ma quale Vangelo? ", risponde: Quel Vangelo che aveva antecedentemente promesso per bocca dei Profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo. Alla conseguente domanda: " Chi questo suo Figlio? ", risponde: Che stato fatto a lui dalla stirpe di Davide secondo la carne, che stato predestinato [ad essere] Figlio di Dio in potenza secondo lo Spirito della santificazione dalla resurrezione dei morti di Ges Cristo nostro Signore. Qui suppone che gli venga chiesto: "Che rapporto hai tu con lui? ". E risponde: Ad opera di lui noi abbiamo ricevuto la grazia e il ministero apostolico perch si obbedisca alla fede da tutte le genti nel suo nome. E poi, come rispondendo alla domanda: " Qual dunque il motivo per cui scrivi a noi? ", dice: Fra costoro siete anche voi, chiamati da Ges Cristo. A questo punto aggiunge, come si soliti fare nello stile epistolare, i destinatari della Lettera e scrive: A tutti coloro che sono a Roma,

amati da Dio, santi per vocazione, sottolineando la condiscendenza divina, superiore ad ogni loro merito. Non dice infatti: " A coloro che amano Dio ", ma: A coloro che sono amati da Dio. Egli infatti ci ha amati per primo, precedendo ogni nostro merito, e appunto perch siamo stati amati da lui siamo in grado di amarlo 12. E continua: Santi per vocazione. Se infatti potr esserci qualcuno che attribuisca a s il fatto daver obbedito a colui che lo chiamava, nessuno certamente potr attribuire a se stesso la chiamata in quanto tale. Santi per vocazione: da intendersi non nel senso che sono stati chiamati perch erano santi ma, perch chiamati, sono diventati santi.

8. Perch lesordio della lettera sia completo, secondo lusanza, non resta che il saluto: chi scrive augura salute a chi riceve la lettera. Invece della salute Paolo scrive: Grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre, e dal Signore Ges Cristo. Non ogni grazia infatti proviene da Dio: anche i giudici cattivi elargiscono una grazia quando, adescati nellavidit o vinti dal timore, favoriscono certe persone. N ogni pace pace di Dio o pace donata da Dio. Lo diceva lo stesso nostro Signore con le parole: Vi d la mia pace, e volendole precisare aggiungeva che egli dava una pace non identica a quella che d il mondo 13. La grazia che ci viene da Dio Padre e dal Signore Ges Cristo il dono per il quale ci vengono rimessi i peccati, per cui eravamo in inimicizia con Dio; la pace il dono della stessa riconciliazione con Dio. Scomparsa linimicizia quando ad opera della grazia ci sono stati rimessi i peccati, ecco che mediante la pace noi siamo in comunione con lui. Non c infatti, fra noi e Dio, altra separazione che quella del peccato, come dice il profeta: Egli non si turer gli orecchi per non sentire, ma sono i vostri peccati che vi separano da Dio 14. Rimessi i peccati mediante la fede nel nostro Signore Ges Cristo non c pi alcuna separazione e si ha la pace.

9. Qualcuno forse rester sorpreso non sapendo come si possa parlare di giustizia di Dio giudice quando egli, perdonando i peccati, concede la grazia. Ma proprio questa la giustizia di Dio: veramente giusto che quanti nel tempo in cui non si chiaramente manifestata la paura delle pene si pentono dei propri peccati, siano misericordiosamente separati da coloro che, volendo scusare con pertinacia i propri peccati, non si ravvedono n si pentono in alcuna maniera. Viceversa sarebbe ingiusto che siano con questi ultimi associati nella stessa pena coloro che non restarono sordi dinanzi alla chiamata di Dio ma si rammaricarono daver peccato al segno di odiare il proprio peccato cos come lo odia Dio. In ultima analisi per luomo esigenza di giustizia non amare, in se stessi, altro che i doni di Dio, odiando ci che proprio delluomo, non approvare i propri peccati e nel peccato non prendersela con altri ma soltanto con se stesso. Non si deve credere inoltre che sia sufficiente aver provato una volta dispiacere per i peccati, se in appresso non li si evita con estrema vigilanza. Occorre infine persuadersi che per evitare ogni peccato nel resto della vita non bastano le risorse umane ma deve intervenire laiuto divino. pertanto giusto che Dio perdoni questi peccatori pentiti, qualunque

colpa abbiano prima commesso, n li si pu confondere o collocare insieme con gli altri che non si convertono: cosa che sarebbe sommamente ingiusta. Se dunque a questi tali non si d perdono, giustizia di Dio; se li si perdona grazia di lui. Ne segue che, come giusta in Dio la grazia, cos gratificante la giustizia. Infatti anche in questi peccatori la grazia precede il merito che permette la conversione, dal momento che nessuno potrebbe pentirsi del peccato se non fosse in qualche modo preavvertito dalla chiamata di Dio.

10. Il rigore della giustizia divina poi si protrae in maniera tale che, sebbene al penitente sia gi stata condonata la pena spirituale ed eterna, a nessuno per si sottraggono le angustie e le sofferenze corporali (gli stessi martiri, sappiamo, ne furono tormentati!) e in ultimo anche la morte, che la nostra umanit merit commettendo il peccato. Che tali gravissime pene abbiano a pagarle anche gli uomini giusti e santi deriva, come crediamo, da un giusto giudizio di Dio. Questo essere tribolati nelle sacre Scritture chiamato anche disciplina che nessuno dei giusti pu eludere. Nessuno infatti viene eccettuato da colui che dice: Dio corregge ogni figlio che ama; sottopone ai flagelli ogni figlio che gli accetto 15. Lo asserisce anche Giobbe. Egli, sebbene fosse sottoposto a molti e gravi tormenti perch brillasse dinanzi agli uomini come un eroe e un gran servo di Dio, pi volte afferma di ricevere le pene corporali in sconto dei suoi peccati. E lapostolo Pietro, nellesortare i fratelli a sopportare i loro patimenti per il nome di Cristo, si esprime cos: Nessuno di voi abbia a patire perch omicida o ladro o maldicente o invischiato negli affari altrui. Che se soffre perch cristiano, non ne arrossisca, ma glorifichi Dio per questo nome. infatti tempo che cominci il giudizio dalla casa di Dio. E se linizio da noi, quale sar la fine di coloro che non credono al Vangelo di Dio? E se il giusto si salva a stento, il peccatore e lempio dove finiranno? 16 Mostra con chiarezza che anche i patimenti sofferti dal giusto rientrano nel giudizio di Dio, il quale, comegli dice, comincia dalla casa di Dio perch se ne deduca quali castighi siano riservati agli increduli. Non diversamente lapostolo Paolo scrive ai Tessalonicesi: Noi stessi ci gloriamo di voi, nelle Chiese di Dio, della vostra pazienza e fedelt in tutte le vostre persecuzioni e angustie, che sopportate a dimostrazione del giusto giudizio di Dio 17. Tutto questo in perfetta consonanza con quel che Pietro definisce: Tempo in cui comincia il giudizio dalla casa di Dio, e con laltra affermazione desunta dal profeta: Che se il giusto si salva con difficolt, il peccatore e lempio dove finiranno? 18 Mi sembra che rientrino in oggetto anche le minacce che Dio rivolse al re Davide tramite il profeta Natan. Essendosi egli pentito, Dio lo perdon ma gli predisse che tutti i mali che gli sarebbero capitati 19 miravano a comprovare che, se a lui spiritualmente era stato concesso il perdono, lo era in vista del successivo giudizio punitivo che attende coloro che nel tempo presente non vogliono ravvedersi. Concorda anche Pietro quando dice: Per questo motivo il Vangelo stato proclamato anche ai morti, perch essi, giudicati secondo gli uomini nella carne, vivano secondo Dio nello spirito 20. Tutto questo ho voluto dire per mostrare, secondo le mie capacit e per quanto lo consentono le esigenze dellattuale passo scritturistico, che quando si parla di grazia e di pace di Dio

non si creda per questo che egli possa deviare dalla giustizia. Lo stesso Signore, infatti, nel promettere la pace disse: Vi ho detto queste cose perch in me abbiate la pace mentre nel mondo avete la sofferenza 21. Da notare pertanto che le tribolazioni e i fastidi inflitti dalla giustizia di Dio in sconto dei peccati non conducono al peccato gli uomini diventati buoni e giusti e coloro che provano pi dispiacere per il peccato che per qualsiasi pena corporale; anzi li purificano completamente da ogni macchia. La pace perfetta che interesser anche il corpo diventer a suo tempo del tutto salda, se ora il nostro spirito conserver inconcussa e stabilizzata la pace che nostro Signore s degnato di darci mediante la fede.

11. Nominando la grazia e la pace lApostolo dice che provengono da Dio Padre e dal nostro Signore Ges Cristo senza aggiungere nulla dello Spirito Santo. Il motivo dellomissione, a quanto mi sembra, che quando si parla di dono di Dio intendiamo sempre lo Spirito Santo. Ora, la grazia e la pace cosa sono se non il dono di Dio? Ne segue che in nessun modo pu essere data agli uomini o la grazia che ci libera dai peccati o la pace con la quale siamo riconciliati con Dio, se non nello Spirito Santo. In tal modo nel saluto della sua Lettera riconosciamo espressa e la Trinit divina e insieme lincommutabile Unit. Questa mia convinzione si basa principalmente sul fatto che nelle Lettere che si attribuiscono con certezza allapostolo Paolo e sulle quali nessuna Chiesa avanza dubbi, si trova sempre questo saluto. Fa eccezione la Lettera che scrisse agli Ebrei, dove lesordio con i saluti viene omesso, a quanto si dice, intenzionalmente. Si voleva cio impedire ai giudei, accaniti detrattori dellApostolo, che prendessero dal suo nome motivi per un odio pi violento e leggessero lo scritto con animo ostile o non volessero leggere affatto quanto egli scriveva per la loro salvezza. Per lo stesso motivo alcuni hanno temuto dinserire questa Lettera nel Canone delle Scritture: questione che noi ora lasciamo sospesa, e passiamo a considerare le due Lettere a Timoteo, dove tra " grazia " e " pace " viene collocata la misericordia. Scrive infatti lApostolo: Grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Ges Cristo Signore nostro 22. Volendo scrivere a Timoteo in una forma, diremmo, pi familiare e affabile lApostolo vi inserisce una parola con cui si enunzia e professa con estrema chiarezza che lo Spirito Santo ci viene dato non per i meriti di opere antecedenti ma per la misericordia di Dio. Con tale Spirito otteniamo il perdono dei peccati, che ci separano da Dio, e la riconciliazione per la quale aderiamo a lui.

12. Non pochi sono i richiami alla Trinit che si trovano allinizio delle Lettere degli altri apostoli. Pietro scrive: La grazia e la pace siano perfette in voi, e subito prosegue: Sia benedetto Dio Padre del Signore nostro Ges Cristo 23. Intendendo per " grazia " e " pace " lo Spirito Santo, con la menzione del Padre e del Figlio si richiama alla mente la Trinit. Nella seconda Lettera egli scrive: Si accrescano in voi la grazia e la pace nella conoscenza di Dio e di Cristo Ges nostro Signore 24. Per non so quale motivo Giovanni omette un simile esordio

ma non tralascia del tutto di ricordare la Trinit; solo che, invece di " grazia " e " pace " menziona la comunione. Ebbene, dice, quello che abbiamo visto lo annunziamo anche a voi, affinch anche voi abbiate comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col suo Figlio Ges Cristo 25. Nella seconda Lettera [Giovanni] concorda con le Lettere a Timoteo. Dice infatti: Sia con voi la grazia, la misericordia e la pace da Dio Padre e da Ges Cristo Figlio del Padre 26. Nellesordio della terza Lettera invece si omette ogni accenno alla Trinit e il motivo penso doversi ricercare nella brevit della Lettera stessa, la quale comincia cos: Il presbitero allamatissimo Gaio, che io amo nella verit 27. Mi piace pensare che qui verit tenga il posto di Trinit. Giuda, dopo aver nominato Dio Padre e il Signore Ges Cristo, pone tre parole per indicare lo Spirito Santo, cio il dono di Dio. Comincia scrivendo cos: Giuda, servo di Ges Cristo, fratello di Giacomo, agli amati in Dio Padre e salvati e chiamati da Ges Cristo. Si accrescano in voi fino alla pienezza la misericordia e la pace e la carit 28. Non si concepiscono infatti la grazia e la pace se si escludono la misericordia e la carit. Giacomo usa la forma pi usuale di esordire una lettera e scrive: Giacomo, servo di Dio e del Signore nostro Ges Cristo, saluta le dodici trib che sono nella diaspora 29. Nel nominare la salvezza ha in mente, penso, che essa non consiste se non nel dono di Dio, dove rientrano anche la grazia e la pace. vero che egli, prima di nominare la salvezza, ha parlato di Dio e del Signore nostro Ges Cristo; tuttavia, siccome non c grazia o pace a salvezza delluomo allinfuori di quelle che provengono da Dio e dal Signore Ges Cristo, Giacomo, a mio avviso, pone salvezza in luogo di Trinit non diversamente da Giovanni, che nella terza Lettera invece di Trinit parla di verit.

13. A questo punto ritengo di non dover passare sotto silenzio quanto con sorpresa il vescovo Valerio rilevava dal dialogo fra alcuni campagnoli. Avendo luno detto allaltro: Salute!, costui, sapendolo conoscitore della lingua latina e di quella punica, gli chiese cosa fosse la salute. Gli fu risposto: Sono i " tria ". Allora laltro, constatando con gioia che in base alla consonanza delle lingue la nostra salute la Trinit, ritenne quella coincidenza di suoni non casuale ma ordinata dalloccultissima economia della Provvidenza divina per cui, quando dai latini si nomina la salute, dai punici sintende la " tria ", e quando i punici nel loro dialetto parlano di " tria " in latino sintende la salute. Ci viene qui in mente la donna cananea, cio punica, che era uscita dalla regione di Tiro e di Sidone e che nel Vangelo impersona le genti del paganesimo. Questa donna chiedeva la salute per la figlia ma dal Signore le fu risposto: Non bene dare ai cani il pane dei figli 30. Lei non escluse la colpa che le veniva rinfacciata ma, volendo impetrare con la confessione dei peccati la salute della figlia o, in altre parole, la sua nuova vita, esclam: Certo cos, Signore! ma anche i cani mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni 31. In effetti, nella lingua della donna che era cananea, la salute si chiamava " tria ", tanto vero che i nostri campagnoli, se li si interroga su cosa sia [la " tria "], ed essi vogliono rispondere in lingua punica, dicono " Canani ". Si mangiano, come suole accadere in casi analoghi, una lettera: posta la quale, cosaltro

rispondono se non: Cos i Cananei? Orbene quella donna, chiedendo la salute chiedeva la Trinit, in quanto la lingua di Roma (che la lingua di coloro che allavvento del Signore risulteranno essere in testa alle genti), quando parla di salute, se chi lascolta un punico, il termine suona " Trinit ". Si detto infatti che la donna cananea raffigurava le genti. Riguardo poi alloggetto che la donna chiedeva, il Signore lo chiama pane. E come non vedere in questo una conferma della Trinit? Il Signore infatti in un altro passo scritturale insegna chiarissimamente che nei tre pani si deve intendere la Trinit. Ma tutte queste consonanze, siano esse insite [nei termini] o siano procurate [dallinvestigatore], non le si deve usare con accanimento e pretendere per esse unaccettazione universale. Si lascer al buon gusto delluditore quanto debba accettare in quegli svolazzi forbiti dellesegeta.

14. Se lApostolo, volendo menzionare in maniera completa la Trinit, parla di grazia e di pace come denominazione dello Spirito Santo, ne deriva chiaramente una conseguenza da considerarsi con grande attenzione dellanima e da accettarsi con tutte le risorse della piet. La conseguenza questa: pecca contro lo Spirito Santo colui che o si dispera o che irride o disprezza lannunzio della grazia, per la quale vengono rimessi i peccati, o della pace per la quale siamo riconciliati con Dio, e cos rifiuta di pentirsi del proprio peccato, si intestardisce a rimanere preda di quella dolcezza, diciamo cos, sacrilega e letale che deriva dal peccato e persevera in essa sino alla fine. Non si deve pertanto udire con indifferenza la parola del Signore: " Sar perdonata alluomo ogni parola contro il Figlio delluomo, ma se uno proferisce ingiuria contro lo Spirito Santo non gli sar perdonato n al presente n nel secolo futuro; per leternit sar reo di peccato " 32. Facciamo lesempio di una persona che non conosca il latino. Ecco arriva uno che in sua presenza pronunzia la parola "Spirito Santo ". Laltro chiede cosa si indichi con le sillabe che s sentito risuonare allorecchio e linterlocutore, menzognero e beffardo, gli risponde indicarvisi una cosa del tutto diversa, magari banale e spregevole. Costui parla cos per ingannare laltro per poi riderci sopra, come sogliono fare le persone maligne; laltro invece, che non conosce il senso della parola, eccolo nella sua ignoranza vilipendere il nome ascoltato ovvero anche lanciare insulti al suo riguardo. Ritengo che nessun uomo, per quanto superficiale e avventato, vorr tacciare dempiet questa persona. Ecco viceversa che, sia pure senza che se ne indichi il nome, la sostanza della cosa giunge allintelligenza di colui che la stava indagando, con qualsiasi nome la chiamasse. Ebbene, se in questo caso lascoltatore uscir in parole o gesti ingiuriosi contro un essere cos santo, dovr ritenersi colpevole. Da ci una conseguenza che io d per scontata. Se uno ascoltando il nome " Spirito Santo " suppone che vi si indichi una cosa diversa da quella che in realt si esprime con questo nome e contro questa cosa diversa [dalla realt] lancia uninvettiva, non si deve pensare che il suo peccato sia uguale a quello di colui che insulta lo Spirito Santo. Facciamo poi il caso di uno che voglia sapere cosa sia lo Spirito Santo e si imbatta in un ignorantone dal quale si sente dire che lo Spirito Santo il Figlio di Dio, ad opera del quale sono state fatte tutte le cose, che al tempo fissato nacque dalla Vergine, fu ucciso dai giudei e risuscit. Se

costui, udito il racconto, nega le cose a lui raccontate o anche le irride, non si ha da pensare di lui che sia colpevole di bestemmia contro lo Spirito Santo. Egli pecca contro il Figlio di Dio, o il Figlio delluomo, come egli si degnato di farsi chiamare e di essere realmente. Si deve attendere infatti non a ci che mediante le parole era descritto a quelluomo ignaro delle cose ma a ci che a lui rappresentava la sua propria intelligenza. Poich egli nel proferire ingiurie le indirizzava sicuramente a colui che aveva in mente dietro la rappresentazione della sua immaginativa. Qualunque fosse il nome di questo oggetto, limportante accertare se quel tale voleva negare o ingiuriare loggetto sacro in se stesso. Ci vale anche per uno che voglia indagare sulla natura di Ges Cristo. Se a chi interroga sullargomento si risponde dicendo cose che non si adattano al Figlio di Dio ma allo Spirito Santo e lui ci udendo si mette a bestemmiare, ovvio che queste ingiurie non debbono considerarsi dette contro il Figlio di Dio ma contro lo Spirito Santo.

15. A considerare di sfuggita e senza un accurato esame le parole: Se uno pronunzier ingiuria contro lo Spirito Santo, la colpa non gli verr rimessa n al presente n nel secolo futuro, cosa dovremo dire. Che non potr esserci alcuno al quale Dio conceda il perdono dei peccati? Ecco, ad esempio, i pagani - cos chiamati - che anche ai nostri giorni perseguitano la nostra religione nel suo insieme con ingiurie e maledizioni, essendo loro vietato di farlo come in passato con stragi cruente. Essi vilipendono quanto noi diciamo della Trinit e, bestemmiando, lo negano. N fanno eccezioni per lo Spirito Santo avendo rispetto e venerazione per lui, mentre infuriano contro le altre Persone. Tuttaltro! Essi daccordo abbaiano con tutto il furore che suggerisce loro lempiet contro quanto noi predichiamo con tanta cura della maest del Dio Trino. Nemmeno di Dio Padre infatti hanno un concetto adeguato ma o lo negano del tutto, come fanno alcuni, o, come fanno altri che di lui si formano unimmagine falsata, non confessano n venerano il vero Dio ma i parti delle loro fantasie. Molto pi si comportano empiamente nei riguardi del Figlio di Dio e dello Spirito Santo: quanto noi insegniamo in proposito, godono, secondo il loro solito, nel deriderlo anzich adorarlo uniti a noi in santa comunione. Costoro, per quanto ci possibile, noi li esortiamo a conoscere il Cristo e, per suo tramite, conoscere Dio Padre; li incoraggiamo a volersi mettere sotto le insegne del sommo e unico vero Imperatore e li invitiamo ad accettare la fede promettendo loro la remissione di tutti i peccati commessi in passato. E riteniamo con sufficiente probabilit, anzi senza alcuna nube di dubbio, che, quando divengono cristiani, sono loro rimesse tutte le ingiurie che nella loro sacrilega superstizione hanno proferito contro lo Spirito Santo. Quanto ai giudei e comessi siano stati ribelli allo Spirito Santo ne testimone Stefano, che essi lapidarono per essere pieno di Spirito Santo. Lintero discorso che egli pronunzi contro i giudei e quanto con la massima franchezza disse loro, e cio: Voi sempre resistete allo Spirito Santo 33, erano parole dette dallo Spirito in persona. Nel numero di questi giudei che resistevano allo Spirito Santo e lapidavano Stefano, vaso spirituale perch colmo dello Spirito, cera tuttavia anche lapostolo Paolo. Egli era nelle mani di tutti i lapidatori, dei quali custodiva le vesti; e questo in effetti pi tardi, quando si sar convertito, si

rimprovera aspramente, pieno anchegli di quello Spirito al quale in antecedenza aveva opposto una inutile e insana resistenza. Era pronto a subire la lapidazione per quelle stesse verit di cui in passato aveva lapidato lannunziatore. Che diremo dei samaritani? Essi sono talmente ostili allo Spirito Santo che fanno di tutto per estinguere il carisma profetico, opera appunto dello Spirito Santo. Che per anchessi rientrino nel piano salvifico lo attesta personalmente il Signore nellepisodio di quel lebbroso samaritano che, solo dei dieci guariti, torn a ringraziare 34. Ricordiamo inoltre quella donna con la quale sul mezzogiorno [Ges] sintrattenne a parlare e, ancora, gli altri che credettero per la parola di lei 35. Dopo lascensione del Signore, con quale gioia dei fratelli - lo ricordano gli Atti degli Apostoli - ricevette la Samaria la parola del Signore! Cos anche Simon Mago. Lapostolo Pietro lo rimprovera perch ha dello Spirito Santo unidea tanto sballata da crederlo oggetto di mercato per volerlo comprare a prezzo di denaro; tuttavia non dice che si debba disperare di lui e che non ci sia per lui alcuna via di perdono. Lo ammonisce anzi con dolcezza a volersi ravvedere 36. Guardiamo in ultimo lautorit e il prestigio della Chiesa cattolica, che per dono dello Spirito Santo la madre di tutti i santi e, madre feconda, si diffonde nellintero universo. A quale eretico o scismatico che si ravveda ha mai sottratto la speranza della salvezza? A chi di loro ha chiuso laccesso alla misericordia di Dio? Non richiama tutti con lacrime a tornare al suo seno? Quel seno che essi disgustati nella loro superbia avevano abbandonato! Or dunque, c forse fra gli eretici, o capi o gregari che siano, qualcuno che non osteggi lo Spirito Santo? Almeno che non si tratti di qualcuno di opinioni tanto distorte da ritenere colpevole colui che contro lo Spirito Santo dice qualche sciocchezza e non colpevole colui che contro lo stesso Spirito Santo compie molte azioni. E poi c forse qualcuno che cos apertamente impugni lo Spirito Santo, come coloro che si accaniscono con litigi superbi di pessima lega contro la pace della Chiesa? Se per si attende alla formulazione verbale, vien da chiedersi se per caso nel loro linguaggio ci sia o meno qualcosa contro lo Spirito Santo. Alcuni di loro infatti affermano che lo Spirito Santo non in alcun modo ci che costituisce la sua propriet, essendo Dio talmente uno che la stessa persona del Padre si deve chiamare e Figlio e Spirito Santo. Altri professano che lo Spirito Santo esiste ma poi negano che sia uguale al Figlio o che sia in qualche modo Dio. Altri ammettono che la natura divina sia, nella Trinit, una e identica ma poi, riguardo alla natura stessa, hanno delle convinzioni cos empie da credere che non sia immutabile o incorruttibile. Riguardo poi allo Spirito Santo, che il Signore promise di mandare ai discepoli, ritengono che esso non venne cinquanta giorni dopo la resurrezione del Signore, come attestano gli Atti degli Apostoli 37, ma dopo trecento anni circa, ad opera dun personaggio [dellepoca]. Similmente altri negano la sua epifania, che noi invece affermiamo, e pretendono che sia stato lui a scegliersi nella Frigia i Profeti per bocca dei quali avrebbe parlato in epoca di molto posteriore. Altri infine ce ne sono che esecrano i suoi sacramenti e non dubitano di ribattezzare chi gi stato battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Ma senza scendere nei particolari, che sono innumerevoli, a tutti questi che ho elencati brevemente come consentito dal tempo, se tornano alla Sposa di Cristo e pentiti condannano lerrore e lempiet, non c norma alcuna della disciplina

cattolica che insegni a negare loro la pace della Chiesa o a chiudere dinanzi a loro le viscere della misericordia.

16. Qualcuno potrebbe pensare che la bestemmia contro lo Spirito Santo si ha quando a dirla uno al quale sono gi stati rimessi i peccati mediante il battesimo. Badi per costui come nemmeno a queste persone dalla santit della Chiesa si neghi la possibilit di pentirsi. Ma si potrebbe ritenere impossibile conseguire il perdono perch, ricevuta la grazia della fede e i sacramenti dei fedeli, costoro non potrebbero pi peccare per ignoranza. Tuttavia una cosa dire che non gli si pu perdonare perch ha peccato fuori del tempo dellignoranza e unaltra dire che non gli si pu perdonare perch ha proferito ingiuria contro lo Spirito Santo. Se infatti solo in forza dellignoranza che si merita il perdono e questa ignoranza si suppone non esistere se non prima del battesimo, bisogner concludere che allo stesso modo non pu essere guarita dal pentimento n lingiuria contro lo Spirito Santo n quella contro il Figlio delluomo, se proferita dopo il battesimo. Non solo ma dalla medicina del perdono sar assolutamente escluso chi si render reo di fornicazione o di omicidio o di qualsiasi altra depravazione o scelleratezza. Ora tutti coloro che hanno sostenuto simili teorie sono stati banditi dalla comunione della Chiesa cattolica e con ogni sicurezza si ritenuto di non poterli considerare, proprio per la loro crudele severit, partecipi della misericordia divina. Se viceversa si ritiene che il peccato contro lo Spirito Santo, come lo si chiama, sia irremissibile soltanto se commesso dopo il battesimo, si noti anzitutto che il Signore nel parlarne non fece restrizioni di tempo, ma disse in forma universale: Chi proferir ingiuria contro lo Spirito Santo, non gli sar rimesso n al presente n nel secolo futuro 38. Di Simone Mago ho parlato poco fa. Egli aveva certamente ricevuto il battesimo quando ritenne lo Spirito Santo oggetto del pi irriverente dei mercati; eppure a lui, una volta ravveduto, Pietro diede il consiglio di far penitenza. Che dire poi di tutti quelli che, ricevuto da adolescenti o da bambini il sacramento del battesimo, in seguito per trascuratezza nel venire educati cadono nelle tenebre dellignoranza e menano una vita del tutto depravata? Succede che essi non ricordino in alcun modo cosa la norma del vivere cristiano comandi e cosa proibisca, cosa prometta e cosa minacci, cosa sia da credere, da sperare, da amare. Nel valutare i peccati di questi tali oseremo considerarli non peccati dignoranza perch chi li ha commessi era battezzato? Ma che dire se essi hanno peccato con totale ignoranza e senza assolutamente sapere, come si dice, dove tenessero la testa, tanto grande era il loro errore?

17. Qualcuno potrebbe dire che si pecca scientemente quando si sa che male ci che si compie e tuttavia lo si compie ugualmente. Ma perch questo peccato lo si dovr ritenere commesso contro il solo Spirito Santo e quindi irremissibile? Non anche un peccato contro il Signore Ges Cristo? Ancora. Peccare o proferire parole offensive contro lo Spirito Santo potrebbe essere, per ipotesi, ogni peccato in se stesso qualora venga commesso scientemente.

Ne seguirebbe che i peccati commessi per ignoranza sarebbero peccati contro il Figlio, mentre i peccati commessi con consapevolezza dovrebbero considerarsi peccati contro lo Spirito Santo. Ma mi domando: chi non sa che male, ad esempio, violare la castit della moglie altrui (anche perch lo stesso oltraggio nessuno certamente vorrebbe che lo subisse la propria moglie!), o truffare qualcuno in commercio, o turlupinarlo con menzogne, ovvero opprimerlo con falsa testimonianza, o tendere insidie al prossimo per derubarlo, o commettere omicidio e ogni altro delitto che non si vuole venga commesso contro di s e, quando se ne sente parlare, si accusa subito, senza esitazione e con tutto il cuore colui che lha commesso? Se diciamo che tutti questi peccati possono farsi nellignoranza, quale ci rimane che si possa ritenere compiuto dalluomo consapevolmente? Se pertanto il peccato contro lo Spirito Santo quello che si commette con consapevolezza, non resta che negare la conversione in tutti i peccati che ho elencati, poich il Signore ha tolto ogni speranza di perdono a chi pecca contro lo Spirito Santo. Questo per escluso dalla norma della disciplina cristiana che non cessa dinvitare allemendamento dei costumi tutti i peccatori di tal genere. Resta pertanto da ricercare ancora cosa sia il peccato contro lo Spirito Santo, per il quale non c remissione.

18. Che diremo? Che non pecchi scientemente colui che, pur sapendo che il peccato in s un male, pecca tuttavia senza conoscere Dio e la sua volont? quanto sembrerebbe affermare la Lettera agli Ebrei, l dove dice: Se pecchiamo deliberatamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verit, non c pi per noi sacrificio per il peccato 39. [Gli] sembrava poco dire: Se pecchiamo deliberatamente, e quindi aggiunge: Dopo aver ricevuto la conoscenza della verit: quella conoscenza certamente che permette di conoscere Dio e la sua volont; quella conoscenza che, a quanto sembra, corrisponde al detto del Signore: Il servo che non conoscendo la volont del suo padrone fa cose meritevoli di percosse, sar castigato leggermente; al contrario il servo che fa cose meritevoli di percosse conoscendo la volont del suo padrone sar castigato severamente 40. Al riguardo dobbiamo supporre che lespressione: Sar castigato leggermente sia da intendersi nel senso che egli, castigato lievemente, otterr il perdono. Viceversa dellaltra: Sar castigato severamente. Essa si deve intendere del supplizio eterno, che il Signore minaccia a coloro che peccano contro lo Spirito Santo: quel peccato che, a quanto egli dice, non potr mai essere loro rimesso. Nellipotesi, peccare contro lo Spirito Santo sarebbe peccare conoscendo la volont di Dio. E allora bisogner prima riflettere ed esplorare quand che si conosce la volont di Dio, anche perch non sono mancati di quelli che lhanno conosciuta gi prima di ricevere il sacramento del battesimo. Ad esempio, il centurione Cornelio, il quale conobbe la volont di Dio dalle istruzioni dellapostolo Pietro e ricevette lo Spirito Santo prima di essere battezzato, come comprovavano segni evidentissimi. vero che egli non si ritenne dispensato dal ricevere il sacramento, ma si fece battezzare allo scopo di ottenere una pi grande certezza. Non differ minimamente di ricevere i santi sigilli, di cui aveva gi conseguito la realt profonda, perch fosse completa in lui la conoscenza della verit 41. Viceversa ci sono molti che anche dopo ricevuto il battesimo non si

curano di conoscere la volont di Dio. Pertanto di chi pecca prima del battesimo conoscendo la volont di Dio non possiamo dire o in qualche modo pensare che non gli siano stati rimessi tutti i peccati quando ricevette il battesimo. Dobbiamo considerare inoltre che la volont di Dio , per chi crede, riassunta nellamore di Dio e del prossimo, tanto che in questi due precetti si compendiano tutta la Legge ed i Profeti 42. Quanto poi allamore del prossimo, cio allamore per gli uomini, lo stesso nostro Signore inculca che deve estendersi fino allamore dei nemici 43. Orbene con i nostri propri occhi vediamo che, tra quelli stessi che hanno ricevuto il battesimo, molti ci sono che riconoscono la verit di questi insegnamenti, venerati come precetti del Signore, ma nella pratica, quando ricevono offese dai nemici, subito si arrabbiano e bramano vendicarsi; bruciano duna cos violenta fiamma di odio da non placarsi nemmeno se loro si cita o legge il Vangelo. Di gente come questa - e sono persone certo battezzate! - sono piene le chiese. Contro costoro ecco levarsi uomini spiritualmente maturi che non si stancano di ammonirli con carit fraterna e di istruirli con insistenza in spirito di mansuetudine 44. Raccomandano loro di contrastare tali tentazioni e resistere ad esse, preferendo regnare nella pace di Cristo anzich gioire per la disfatta del nemico. Orbene, questa correzione si farebbe senza un perch se per tali peccati non ci fosse alcuna speranza di perdono, alcun rimedio penitenziale. Chi la pensasse in questa maniera ponga attenzione a non affermare che fosse ignaro della volont di Dio il patriarca Davide, uomo scelto da Dio e da lui approvato ed elogiato, quando, preso damore per la moglie altrui, ne ingann il marito e lo fece uccidere. Di questo delitto egli espresse condanna prima con la sua voce e poi per bocca del profeta, e per questa umilt nel pentirsi e per laperta confessione del peccato ne venne liberato. Ricevette, vero, molte e gravi punizioni 45, ma col suo esempio ci fece intendere che non debbono riferirsi alla dannazione eterna le parole del Signore: Chi conoscendo la volont del suo padrone fa cose meritevoli di percosse sar picchiato severamente 46. Esse in realt riguardano soltanto una pi rigorosa disciplina.

19. Viene da esaminare il testo della Lettera agli Ebrei dove detto: Non rimane un altro sacrificio per i peccati 47. Chi esamina con accuratezza queste parole non le intender riferite al sacrificio del cuore spezzato dalla penitenza ma al sacrificio di cui parla lApostolo nello stesso brano. Ora questo sacrificio lolocausto della Passione del Signore che ciascuno offre per i suoi peccati quando viene consacrato con la fede nella stessa passione e quando di essa diventa partecipe ricevendo il battesimo nel nome dei fedeli cristiani. Il significato delle parole dellApostolo sarebbe pertanto questo: Chi pecca [dopo il battesimo] non pu essere purificato con un nuovo battesimo. E se cos intendiamo le parole dellApostolo non ne viene esclusa la possibilit del ravvedimento; ci si obbliga soltanto a confessare che quanti non sono stati ancora battezzati non hanno ricevuto la conoscenza completa della verit. Dal che si ricava che chiunque ha ricevuto la conoscenza della verit deve aver ricevuto anche il battesimo, non che quanti sono stati battezzati hanno acquistato la conoscenza della verit. quanto dobbiamo affermare anche in

base al successivo progredire di alcuni e alla deplorevole negligenza [di altri]. Nonostante questo per, il sacrificio di cui stavamo parlando, cio lolocausto del Signore, che in qualche maniera viene offerto per ciascuno quando nel battesimo riceve il sigillo del nome di Cristo, non pu essere di nuovo offerto qualora il battezzato torni a peccare. Coloro infatti che sono gi stati battezzati non li si pu ribattezzare, anche se dopo il battesimo peccano ignorando la verit. Ora, siccome senza il battesimo non pu dirsi di nessuno che abbia ricevuto la conoscenza della verit (se almeno si vuol parlare con esattezza), ne consegue che per tutti coloro che lhanno ottenuta non ci sia pi sacrificio per i peccati, nel senso che essi non possono essere battezzati unaltra volta. Dallaltro canto non tutti coloro che, mancando della formazione, non hanno raggiunto la conoscenza della verit possono pensare che per loro ci sia la possibilit che si offra il sacrificio, qualora esso sia gi stato offerto. Ci vuol dire che se uno, a seguito del battesimo, ha ricevuto i sacramenti della verit, non pu essere battezzato di nuovo. come se dicessimo: Nessun uomo quadrupede; dal che non segue che ogni animale, che non uomo, quadrupede. In realt, di coloro che sono stati battezzati diciamo che vengono risanati dalla penitenza piuttosto che rinnovati. Il rinnovamento infatti si ha nel battesimo, dove agisce, vero, il pentimento ma in qualit di fondamento, se si vuol dire cos. Ora, se il fondamento rimane lo stesso, ledificio pu essere solo riparato; se invece uno volesse sostituire il fondamento deve prima necessariamente abbattere lintero edificio. quanto si dice agli ebrei che sembravano proclivi a passare dal Nuovo Testamento al sacerdozio veterotestamentario. Per questo, lasciando da parte la parola di Cristo nei contenuti iniziali, volgiamo lo sguardo alla sua fase definitiva. Non gettiamo di nuovo il fondamento della penitenza dalle opere morte e della fede in Dio, della dottrina sul battesimo e dellimposizione delle mani, o anche della resurrezione dei morti e del giudizio eterno 48. Tutte queste cose vengono consegnate nel battesimo e quindi, dice, non le si deve ripetere quando i fedeli vengono confermati col sacro segno. Quanto invece allesposizione della parola di Dio e alla catechesi, non solo le si deve ripetere una seconda volta ma assai di frequente, come esigono le diverse situazioni, le quali variano a seconda delle cose trattate.

20. A questo punto potr sorgere il pensiero di ritenere irremissibile non qualsiasi peccato commesso scientemente, ma solo se scientemente si commette il cos detto peccato contro lo Spirito Santo. Al riguardo ci si pu quindi domandare se i giudei sapessero o meno che il Signore operava per virt dello Spirito Santo quando lo incolpavano di cacciare i demoni col potere a lui dato dal principe dei demoni 49. Mi sorprende per il fatto che essi potessero conoscere che era lo Spirito Santo ad agire in lui, se riguardo alla persona stessa del Signore non sapevano che era Figlio di Dio, certo per quella cecit che in parte sopraggiunta ad Israele, finch entrasse la pienezza delle genti 50. Di questa cecit tratteremo a suo luogo, quando cio ci si presenter occasione pi adatta, conforme vorr aiutarci e concederci il Signore. Ora qualcosa sul discernimento degli spiriti, che la facolt, data a qualcuno, di discernere se in certe persone agisce lo Spirito Santo o lo spirito della

menzogna. Questo discernimento viene dato ai fedeli dallo Spirito Santo in determinati periodi, come afferma lo stesso Apostolo in un altro testo 51. Quanto ai giudei essi erano increduli; e allora come potevano, senza il dono dello Spirito, stabilire se il Signore agiva in virt dello Spirito Santo? In essi effettivamente, perch fossero trafitti da giusta pena, apparvero chiarissimi i segni della maledizione. Questa fu palese quando accolsero falsi testimoni contro di lui 52 e gli affiancarono persone finte che lo prendessero in trappola nei suoi discorsi 53; quando furono loro riferiti gli straordinari e tremendi prodigi che avvennero nella sua resurrezione ed essi, corrompendo le guardie, tentarono di spargere notizie false e cos nascondere la verit 54. Questi e altri indizi, che si ricavano dal racconto evangelico, sono l a testimoniare il loro animo maligno e invelenito.

21. Ecco dunque la conclusione, che del resto gi da tempo cominciava a delinearsi: pecca contro lo Spirito Santo colui che con animo malevolo si contrappone alle opere compiute in virt dello Spirito Santo. Pu accadere che uno non conosca trattarsi dello Spirito Santo; tuttavia se nella disposizione danimo di preferire che tali opere, a lui invise, non siano dello Spirito Santo, a buon diritto dun uomo tale si afferma che pecca contro lo Spirito Santo. Vi pecca non perch le opere siano in se stesse cattive ma perch egli le detesta e con questa sua malizia si pone in contrasto con la somma Bont. Tali precisamente erano gli uomini ai quali il Signore rimproverava di peccare contro lo Spirito Santo. Ora io dico: poniamo che qualcuno di costoro venga alla fede in Cristo e, domando linvidia con le torture della contrizione, chieda con lacrime la salvezza, come con probabilit risulta abbiano fatto anche alcuni di loro. Ebbene, mi chiedo, ci sar persona cos crudele nel suo grossolano errore da negare che sia stato opportuno ammettere questi convertiti al battesimo di Cristo o da sostenere che vi siano stati ammessi inutilmente? infatti vero che, se uno mosso da invidia interpreta in maniera blasfema le opere di Dio, in quanto con la sua malizia oppone resistenza ai beni divini, cio ai doni di Dio, pecca contro lo Spirito Santo e quindi lo si deve ritenere senza speranza in fatto di perdono. Ma guardiamo un istante se per caso fra gente di tale sorta non debba collocarsi lo stesso apostolo Paolo. Egli dice: Un tempo io sono stato bestemmiatore e incredulo e violento, ma ho ottenuto misericordia perch, incredulo comero, agivo nellignoranza 55. O che non rientrava nella categoria dei peccati di cui ci occupiamo perch non era invidioso? Ma ascoltiamo quanto dice altrove: Un tempo siamo stati anche noi stolti e increduli, in preda allerrore e asserviti a molteplici passioni e desideri. Conducevamo una vita immersa nella malvagit e nellinvidia: eravamo degni di odio e ci odiavamo a vicenda 56.

22. Ne consegue che ai pagani, agli ebrei, agli eretici o scismatici non battezzati non si impedisce di accedere al battesimo di Cristo se, condannando la vita di prima, si convertono ad una vita migliore, e questo anche se prima di ricevere il lavacro dei sacramenti cristiani, ribelli alla religione di Cristo e alla

Chiesa di Dio, abbiano resistito allo Spirito Santo col massimo accanimento possibile e immaginabile. Quanto a coloro che sono stati iniziati alla conoscenza della verit fino a ricevere i sacramenti e dopo ci sono caduti trascurando cos lo Spirito Santo, se rinsaviscono e bramano di ottenere con la penitenza la pace di Dio, nemmeno a loro si negano i soccorsi della misericordia. Infine, una parola su quegli stessi ai quali il Signore rimprover di aver bestemmiato contro lo Spirito Santo. Se qualcuno di loro, rinsavito, cerc rifugio nella grazia di Dio fu senzaltro risanato. Pertanto, cosa resta da identificare col peccato contro lo Spirito Santo che, a quanto dice il Signore, non viene rimesso n al presente n nella vita futura? Non vi si potr intendere altro se non la pervicacia nel male e nella perversione unita al disperare della misericordia di Dio. Questa la resistenza che si oppone alla grazia e alla pace del Signore, a quei beni cio da cui prese lavvio tutto il presente discorso. Al riguardo c poi da notare che la possibilit dellemendazione e della penitenza non venne sottratta nemmeno a quei giudei che il Signore rimproverava di bestemmiare contro lo Spirito Santo. Lo comprovano le parole che egli usa nellatto stesso di rimproverarli: Supponete un albero buono e sar buono anche il suo frutto, ovvero supponete un albero cattivo e sar cattivo anche il suo frutto 57. Queste parole sarebbero loro rivolte senza un perch se, a causa della loro bestemmia, non avessero potuto cambiare in meglio la propria volont e se non avessero potuto produrre frutti di opere buone o anche se li avessero, s, prodotti ma inutilmente, non potendo conseguire la remissione del peccato commesso.

23. Il Signore, quando nello Spirito di Dio cacciava i demoni e guariva le malattie e le infermit corporali delluomo, non intendeva ottenere altro risultato se non che si credesse alle sue parole: Fate penitenza poich vicino il Regno di Dio 58. In effetti, i peccati vengono rimessi nella sfera dellinvisibile e con i miracoli viene comprovata la fede nella loro remissione. Ci appare in modo quanto mai evidente nellepisodio del paralitico. Il Signore gli offerse sul principio il dono invisibile per il quale egli era venuto: il Figlio delluomo infatti non era venuto per giudicare il mondo ma per salvarlo 59. Avendo dunque detto: Ti sono rimessi i peccati 60, siccome i giudei indignati serano messi a brontolare perch egli si arrogava un tale potere, replic: Cos pi facile? Dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina? Affinch dunque sappiate che il Figlio delluomo ha il potere di rimettere i peccati, disse al paralitico: Dico a te: Alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua! 61 Con tale gesto e con le parole che disse espose con sufficiente chiarezza che, se compiva i miracoli sul corpo, li compiva perch si credesse che egli liberava le anime rimettendo i peccati; perch cio dal potere visibile restasse consolidata la fede nel potere invisibile. Egli quindi operava tutti i miracoli con la virt dello Spirito di Dio volendo apportare agli uomini la grazia e la pace: la grazia che opera nella remissione dei peccati, la pace che si ha nella riconciliazione con Dio 62, dal quale separano soltanto i peccati. Orbene, siccome i giudei dicevano che egli scacciava i demoni per opera di Beelzebub, egli volle usar loro un tratto di misericordia ammonendoli a non dire parole o bestemmie

contro lo Spirito Santo 63, cio a non resistere alla grazia e alla pace di Dio che il Signore era venuto a donare mediante lopera dello Spirito Santo. Non che essi fossero gi caduti nel peccato che non sarebbe stato loro rimesso n in questo mondo n nellaltro. Il Signore li esortava a non commetterlo disperando dottenere il perdono o presumendo in certo qual modo della loro giustizia, e quindi non facendo penitenza, o anche perseverando nei loro peccati. Cadendo in questa forma di peccato essi avrebbero detto parole offensive, o bestemmie, contro lo Spirito Santo, in virt del quale il Signore operava segni prodigiosi allo scopo di effondere la grazia e la pace: supponendo naturalmente che essi avessero persistito nellopporsi alla grazia e alla pace. Quanto poi alla parola che viene pronunciata, non sembra che il termine usato nel Vangelo si debba intendere solo della parola che si esprime con la lingua ma anche della parola che, concepita nel cuore, esprimiamo con atti esterni. quanto si dice del confessare Dio: che cio non lo confessano coloro che ne parlano con la bocca senza compiere le opere buone. Di costoro scritto: Confessano di conoscere Dio ma poi nei fatti lo rinnegano 64. Ne deriva logicamente che, come si pu affermare una cosa tramite le opere, cos tramite le stesse opere la si pu negare. Vale al riguardo quanto asserisce lApostolo: Nessuno pu dire Ges [] il Signore se non per lo Spirito Santo65. Questo dire non pu ben spiegarsi se non intendendo come un " dire " attraverso i fatti. Non si pu infatti ritenere che parlino mossi dallo Spirito Santo coloro ai quali dice il Signore: Perch mi dite: Signore, Signore, e non fate ci che io vi dico? 66 E laltro: Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrer nel Regno dei Cieli 67. Lo stesso della parola che si dice contro lo Spirito Santo e che il Signore ci insegna a considerare irremissibile. la parola che si dice disperando della grazia e dalla pace donata dallo Spirito e la dice colui che si determina a perseverare nei suoi peccati: dove il dire sottintende " con i fatti ". Come quei tali che negano il Signore lo negano con i fatti, cos di costoro: con le opere dicono di voler perseverare nella vita disordinata e nella condotta viziosa, e di fatto si regolano proprio in questo modo, cio perseverano nel male. Se cos si comportavano i giudei, chi si meraviglier del nostro Signore Ges Cristo? O chi non vorr comprendere che egli con la sua minaccia intendeva chiamarli a penitenza? Una volta che avessero creduto in lui, egli avrebbe loro donato la grazia e la pace; se invece essi avessero resistito alla grazia e alla pace, avrebbero proferito parole blasfeme contro lo Spirito Santo. Avrebbero cio perseverato nei peccati con la disperazione della loro volont empiamente ostinata. Privi dellumilt della confessione e del ravvedimento, sarebbero insorti superbamente contro Dio, e quindi nessun perdono si sarebbe potuto concedere ad essi, sia nel tempo presente che nella vita futura. Orbene, se le cose stanno veramente cos, con laiuto del Signore abbiamo risolto una questione grave e difficilissima, occorsa a noi nel trattare della grazia e della pace che ci derivano da Dio Padre e dal Signore nostro Ges Cristo. Chi poi desiderasse, in un tema cos importante, una riflessione e un esame pi approfonditi riconosca che il suo desiderio devessere soddisfatto nella trattazione del Vangelo e nellesame delle parole degli evangelisti; e ricordi che nostro compito attuale , viceversa, esporre la Lettera dellapostolo Paolo ai Romani. Esamineremo il seguito del testo in altri volumi, se sar volont del Signore; al presente, con quanto detto ci si consenta di porre fine

allopera.