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Nicola Severino

Il Pavimento Cosmatesco della Cappella di San Zenone in Santa Prassede a Roma: un falso Carolingio?

2013

Collana Arte Cosmatesca Roccasecca - Febbraio 2013

NICOLA SEVERINO - IL PAVIMENTO COSMATESCO DELLA CAPPELLA DI SAN ZENONE IN SANTA PRASSEDE A ROMA: UN FALSO CAROLINGIO?

1 febbraio 2013

Il Pavimento Cosmatesco della Cappella di San Zenone nella Basilica di Santa Prassede a Roma: un falso Carolingio?
Nicola Severino

opinione comune che la modesta porzione di pavimento musivo in opus tessellatum1 esistente nel riquadro che corrisponde esattamente al perimetro della volta della Cappella di San Zenone, nella basilica di Santa Prassede a Roma, sia di epoca carolingia, cio risalente a IX secolo, a quando, cio, tutto il tempio cristiano fu fatto costruire da papa Pasquale I nell822. Per Emile Bertaux, LArt dans lItalie meridionale, 1904, pag. 104: Les mmes attitudes et les mmes costumes reparaissent dans la chapelle de Saint-Zenon enchasse dans lglise de Sainte-Praxde, et qui, depuis son pav multicolore jusqu sa couple incruste dor, est un joyau dart oriental. Ancora Bertaux (pag. 175), parlando del pavimento di Montecassino, dice: Questa la decorazione del pavimento di Santa Sofia con materiali pi o meno frammentati. Almeno in un caso questo tipo di decorazione stata introdotta in una chiesa in tempi anteriori allabate Desiderio di Montecassino. Il pavimento della cappella di San Zenone, costruita nel IX secolo, nella basilica di Santa Prassede, si compone di un grande disco di porfido circondato di losanghe di marmo bianco verde e rosso, e inscritto dentro un quadrato e riempito di quadrati della stessa variet di colori. Questo pavimento non a Roma un discendente degli intarsi di marmo applicati ai pannelli delle terme antiche e che gli scrittori di epoca imperiale definiscono Alessandrino. Nella Cappella di San Zenone, il mosaico del pavimento , come i mosaici a figure sui muri e sulle cupole, una imitazione dellarte cristiana dOriente. Questultima frase viene ribadita anche da Francesco Aceto e Vinni Lucherini, in Cronaca di Montecassino di leone Marsicano, III (26-33), Jacabook, 2001, pag. 54, confermando la datazione del pavimento al IX secolo, normalmente accettata. Tra le testimonianze pi stupefacenti c quella di Edward Hutton che scrive in proposito (The Cosmati, 1950, pag. 27): E nelloratorio di S. Zenone in S. Prassede in Roma che alla fine del IX secolo noi troviamo il grande disco o ruota di porfido sistemata in un mosaico di porfido, serpentino e bianco antico, questo opus alexandrinum, cos semplice, cos gradevole, che doveva arrivare alla perfezione dellarte dei Cosmati, dimostrando anchegli di fare una totale confusione tra il mosaico in opus Alexandrinum, dei pavimenti antichi romani, e lopus
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E bene specificare a quale tipologia musiva appartiene questo pavimento perch viene troppe volte genericamente definito opus sectile che non . Si vede molto chiaramente che si tratta di una grande ruota di porfido incastonata ad uno sfondo mosaicato di tessere quadrate policrome commesse tra loro con la classica tecnica cosmatesca dellopus tessellatum a scacchiera.

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tessellatum proprio dei Cosmati, oltre che inventarsi un bianco antico che probabilmente confonde con il giallo antico. Dorothy Glass (Studies on Cosmatesque Pavements, B.U.R., 1980, pag. 123), nel descrivere il pavimento della basilica di Santa Prassede, riconoscendo limitazione di quello della navata e i resti dellantico ricostruito intorno allaltare sul presbiterio, rimette solo nella nota 3 la breve considerazione che la cappella di San Zenone contiene un pavimento intarsiato consistente in una gran quantit di porfido e serpentino; esso Carolingio, come lintera cappella. Anna Carotti, (L'art dans l'Italie mridionale. Aggiornamento dell'opera di Emile Bertaux, Roma 1978, II Lib. II, parte II, pagg. 174177; pag. 381) ricorda che tra i pavimenti tessellati marmorei considerati di diretta discendenza classica, viene annoverato quello della cappella di San Zenone nella chiesa di Santa Prassede datato in genere al IX secolo e definito da alcuni studiosi precosmatesco, ma nelle sue parole sembra poter ravvisare un sottile e latente scetticismo. Per Roberto Marta (Tecnica Costruttiva a Roma nel Medioevo, 1989), il litostrato in opus alexandrinum della cappella di San Zenone (817824), costituisce un esempio e modello di riferimento per i futuri pavimenti cosmateschi. Jane Fawcett, in Historic Floors, 1998, Paperback 2001, pag. 15, scrive che uno dei primi esempi conosciuti di pavimenti che utilizzano questa tecnica, risalenti al nono secolo, quello della cappella di S. Zenone nella chiesa di Santa Prassede in Roma e che da questo si sarebbe sviluppata in seguito larte dei Cosmati. Payares-Ayuela, Paloma Payares-Ayuela, (Cosmatesque Ornament. Flat polychrome geometric patterns in architecture, w.w. Norton & Company, inc., New York, London, 2001, pagg. 26 e 209-210), anchessa convinta della tesi secondo la quale questa porzione di pavimento risale al IX secolo: In Roma un p di mosaici del nono secolo rimangono come evidenza dellinfluenza Carolingia. Il pi importante di questi mosaici pavimentali quello della Cappella di San Zenone nella chiesa di Santa Prassede, dove una enorme ruota di porfido di 1,54 metri di diametro poggia su uno sfondo mosaicale a scacchiera tetracromatica (di quattro colori, nda).... La Cappella di San Zenone un brillante esempio dellintegrazione tra architettura e ornamentazione. Questa piccola cappella a pianta quadrata famosa per gli splendidi mosaici che decorano la volta, esaminati da numerosi studiosi. Lo stesso non pu dirsi per il pavimento, il quale sembra passare inosservato nonostante limpressionante ruota di porfido di 1,45 metri di diametro quindi la pi grande ruota lapidea monolitica in Roma che occupa il suo centro pur essendo il pi rimarcabile tra i pochi esempi che testimoniano una rinascita del geometrico opus sectile in Roma nel periodo Carolingio.

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opo aver fatto una lunga serie di considerazioni sullorientamento, la volumetria, la posizione, i mosaici della volta rispetto al sottostante pavimento, la Payares-Ayuela conclude che la geometria tridimensionale della Cappella di San Zenone concorre interamente con la geometria che regola il presunto quincunx cosmatesco che sarebbe formato, secondo quanto lei vede, dalla grande ruota di porfido centrale e dai quattro piccoli tondi ai bordi esterni dellintero quadrato mosaicale, idealmente formati dalla sezione delle colonne che sorreggono la volta! La fantasiosa ricostruzione per resta immaginaria perch visualmente, nella realt, leffetto del quincunx non c, e quello che si vede solo ed esclusivamente un grande quadro pavimentale con una ruota di porfido al centro ed una decorazione a scacchi a vivaci colori misti. La corrispondenza del Cristo Pantocratore al centro della volta, contornato dai quattro angeli, con il disco di porfido sottostante sul pavimento suggestiva, ma nulla indica ai fini di una migliore comprensione della datazione ed attribuzione di questa, tutto sommato, piccola porzione pavimentale.

La mia ipotesi

mio parere, invece, questo pur meraviglioso riquadro pavimentale, abbellito da una gigantesca ruota di porfido originale, totalmente attribuibile a lavori di rifacimento o di restauro eseguiti dalla bottega cosmatesca di Cosma, avvenuti attorno al 1223, quando cio venne accolta nella chiesa la Colonna della Flagellazione di Cristo quale reliquia fatta trasportare da Gerusalemme a Roma dal Cardinale Giovanni Colonna, sotto papa Onorio III, in tempo della Crociata del 1223. Con quale pompa magna ed entusiasmo collettivo si sia svolta la giornata di festa per larrivo di questa santa e preziosa reliquia dalla Terra Santa, chiaramente ravvisabile nelle parole di Benigno Davanzati, il quale nel suo volume Notizie al Pellegrino della Basilica di Santa Prassede, Roma, 1725, pag. 503 cos scrive: Benemerito e divoto di questa Santa Basilica fu nominato Cardinale Giovanni Colonna, Creatura dOnorio III, figlio dOdoardo della nobilissima casa di Carbognano, il quale, come s detto, dove della S. Colonna, port questo prezioso tesoro dallOriente in segno delle sue nobili gesta, e la colloc in questa Chiesa, della quale era egli Prete Titolare, con pompa grande, e concorso di tutta la Nobilt Romana, e Prelatura, non solo per festeggiare giorno, ed azione cos riguardevole, ma ancora, e molto pi per venerare questo sacro pegno, che allora era in gran parte bagnato dal Sangue prezioso del Nostro redentore, avendola collocata nellOratorio di S. Zenone, che anco si dice Orto

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del Paradiso lanno 1223. A questo punto facile immaginare che per loccasione fossero stati realizzati dei restauri preparatori alla manifestazione nella basilica. Vi un altro dettaglio a cui nessuno o pochi hanno fatto riferimento (forse con la sola eccezione della Glass, come visto prima): nel presbiterio sono state conservate sebbene ricostruite totalmente in modo del tutto arbitrario - cospicue tracce dellantico pavimento cosmatesco, il quale, nei pochi elementi stilistici che ho potuto vedere, e in accordo con la Glass, ho senza dubbio alcuno attribuito alla bottega cosmatesca di Lorenzo. Dal che, gioco forza accostare la data del 1223 al periodo di maggiore attivit del principale membro di questa famiglia di marmorari, cio quella di Cosma, ossia poco prima di essere chiamato dal Vescovo della Diocesi di Anagni per realizzare il grandioso pavimento cosmatesco della cattedrale di Santa Maria nella stessa citt. Ora, a supporto di questa mia tesi, propongo le seguenti considerazioni: a) troppo spesso si indotti nellerrore di datare i pavimenti delle basiliche al tempo della prima realizzazione delledificio2; b) la tipologia del tessellato (commesso marmoreo) dei Cosmati totalmente diversa dalle tecniche di opus sectile di opere pavimentali tardo romane e altomedievali, come di quelle in opus Alexandrinum; c) questo riquadro, cos come si vede, ci pervenuto almeno dal tempo del cardinale Pallavicino che fece rifare il pavimento sicuramente riutilizzando parte di quello cosmatesco antico; avendo la certezza che nel presbiterio di vedono chiaramente i resti di un pavimento musivo attribuibile alla bottega di Lorenzo o ad uno dei suoi membri; d) il quadro pavimentale della cappella di San Zenone una ricostruzione antica, probabilmente cinquecentesca, o forse pi probabilmente un restauro dello stesso da cui si evince che la tecnica del tessellato e la condizione della simmetria cromatica tra le tessere non rispondono ai canoni dei lavori originali del XII-XIII secolo;

Un esempio calzante il litostrato della cattedrale di Ferentino, datato fino a qualche anno fa al tempo degli interventi di magister Paulus (primi decenni del XII secolo), mentre invece da fonti documentali moderne si scoperto essere unopera di Iacopo di Lorenzo databile tra il 1204 e il 1207! Lo stesso tipo di errore o approssimazione, se vogliamo, riguarda le chiese paleocristiane e bizantine, comprese quelle di Costantinopoli, dove pavimenti che potrebbero riferirsi anche al X-XII secolo, sono stati datati al VI-VII secolo. Infatti, Anna Carotti, nel commentario allopera di Bertaux citata (pag. 381) ricorda come il pavimento di Santa Sofia a Istanbul sia di incerta datazione. Lo stesso vale per la basilica di Santa Maria Antiqua a Roma, per la quale chi scrive ha da poco condotto uno studio analitico, documentale, autoptico dal quale emerso che il pavimento del presbiterio, che mostra incredibili analogie con quello desideriano di Montecassino, riferibile al periodo ad un periodo compreso tra la fine dellXI e i primi decenni del XII secolo. A mio avviso, anche gli esempi spesso citati dei pavimenti musivi dei monasteri sul Monte Athos, non sono da riferirsi per forza alla data di costruzione degli edifici, ma potrebbero risalire ad un periodo successivo a quello di Montecassino. Daltra parte i pavimenti bizantini realmente databili al VII-IX secolo (come quello esistente nel transetto della basilica di Santa Maria Antiqua a Roma) e quasi sempre, questi si, in opus alexandrinum, mostrano caratteristiche totalmente diverse da quelli in opus tessellatum, che una caratteristica intrinseca delle tecniche cosmatesche.

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Ci considerato, e dato lo stile generale, chiaramente cosmatesco, a mio avviso tale opera ad considerarsi probabilmente il riquadro che un tempo doveva essere al centro della navata, o del presbiterio, in qualit di rota porfiretica cerimoniale e che quando fu disfatto il pavimento, come ancora dal Davanzati si legge (pag. 508) che Antoniotto Pallavicino, titolare di S. Prassede lanno 1489, rinnov e risarc il pavimento della chiesa che di marmo, dove richiedeva il bisogno, essa fu trasferita nella cappella di San Zenone. Si tratta, quindi, di un pezzo del pavimento originale cosmatesco, realizzato da Cosma entro il 1223, probabilmente su committenza di papa Ottone III, da cui dipendeva il cardinale Giovanni Pallavicino. Lo stesso papa, subito dopo, incaricava il maestro di realizzare il pavimento della cattedrale di Anagni e della chiesa di San Pietro in Vineis, sempre in Anagni.

EVIDENZE STILISTICHE

ebbene molto rara, la soluzione decorativa composta da un disco di porfido incastonato su uno sfondo di quadratini di vario colore, disposti in tessitura semplice orizzontale, presente, in modo pi o meno simile, in alcune opere pavimentali dei Cosmati. Gli esempi ancora esistenti che mostrano una maggiore analogia stilistica, si trovano attualmente nella basilica di San Giorgio in Velabro e in quella di Santa Maria in Cosmedin. Altri esempi simili, in cui si evidenziano variazioni prodotte probabilmente da rifacimenti, sono quelli visibili nel pavimento della Cattedrale di Sutri e in quella di Terracina, mentre una decorazione di quadratini simile si trova nel pavimento musivo delle Stanze di Raffaello, nei Musei Vaticani. Nellescludere questultimo per il fatto che esso una mera ricostruzione e adattamento, probabilmente rinascimentale, di materiale antico di reimpiego, credo che lunico riferimento pi importante sia da considerarsi quello del pavimento che oggi esiste sul presbiterio della chiesa di San Giorgio in Velabro. Infatti, esso pu considerarsi non solo il caso pi evidente di utilizzo della stessa soluzione allepoca dei Cosmati, ma anche quello pi affine per originalit, in quanto questi pannelli pavimentali furono ritrovati negli scavi archeologici condotti al tempo dei restauri della basilica, nei primi decenni del 900, e vennero reimpiegati sul presbiterio cos come furono trovati. Si tratta di ben tre riquadri che contengono tre dischi lapidei (uno per ogni riquadro) di modeste dimensioni rispetto alla ruota porfiretica di Santa Prassede, di cui quello centrale di porfido rosso molto frammentato, incastonato su uno sfondo tessellato di quadratini, esattamente nello stesso modo che si vede nella cappella di San Zenone. Ovviamente cambia lo stato di conservazione e lo stile, mentre accomuna tutti questi reperti la

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sicura ricostruzione avvenuta gi in tempi antichi. Nel caso di San Giorgio in Velabro gli altri due dischi lapidei di marmo bianco, anchessi ridotti in frammenti, potrebbero testimoniare che essi furono posti a sostituzione di probabili dischi pi pregiati di serpentino o di giallo antico. Si pu obiettare che nel San Giorgio in Velabro manca del tutto il porfido rosso nella decorazione di quadratini, essendo quasi tutto serpentino, bianco con qualche frammento di giallo antico. Ma siccome in entrambi i casi, cio sia in questa basilica che a Santa Prassede, questi pannelli pavimentali sono stati ricostruiti, sebbene in epoche diverse, non possiamo avere la certezza che nel riquadro della cappella di San Zenone la soluzione decorativa originale fosse proprio quella che si vede oggi. In effetti, tutte le soluzioni cosmatesche pi vicine allintento originale dei maestri marmorari, cercavano di mettere in evidenza, sebbene spesso moderatamente rispetto alle soluzioni dei colleghi meridionali, i possibili contrasti cromatici tra i dischi lapidei e le decorazioni minute, specie nelle fasce centrali, pi ricche di motivi geometrici. Sembra quindi un sopruso la scelta di un disco di porfido gigantesco su uno sfondo di quadratini che, seppure in alternanza tetracromatica, la visione generale che ne scaturisce fa nettamente prevalere ancora il porfido rosso. Si pu, invece, immaginare la bellezza di un contrasto pi profondo ed elegante se lo sfondo di quadratini fosse stato solo di serpentino e giallo antico. Le tracce della ricostruzione

he il riquadro della cappella di San Zenone sia una ricostruzione, che pu riferirsi ad un periodo compreso tra il XVI e il XVIII secolo, lo si evince dalle caratteristiche che esso mostra, comuni, tra laltro, a tutte le altre soluzioni di reimpiego del materiale originale proveniente dagli antichi litostrati cosmateschi delle basiliche romane. Lindizio pi importante, come sempre, la completa mancanza di simmetria cromatica nella disposizione delle tessere che in questo caso riguarda non solo quelle quadrate dello sfondo su cui poggia la ruota di porfido, ma anche la triplice fascia decorativa che gira intorno al disco, composta da due file di triangoli opposti al vertice e di una piccola fila di quadratini di porfido e serpentini che per mostra, diversamente, unalternanza cromatica pi o meno corretta. Oltre a ci, si evidenzia una notevole superficialit nella composizione musiva del tessellato di sfondo, cio una disposizione lineare troppo approssimativa delle tessere quadrate per poter essere definito un lavoro cosmatesco dei grandi maestri marmorari romani, la cui precisione e tecnica pu essere apprezzata soprattutto nelle rare opere decorative (plutei, recinzioni, candelabri, amboni, cibori, chiostri, ecc.). Il piano pavimentale sembra mostrare in alcuni punti lievi avvallamenti che determinano la posizione non livellata di diverse

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tessere, risultando alcune pi incastonate in profondit nel massetto sottostante ed altre pi in superficie. Una caratteristica comune a molte ricostruzioni pavimentali del periodo barocco. La policromia dello sfondo formata non solo dai quattro colori principali: serpentino, porfido, giallo antico, e bianco, ma anche dallintroduzione di numerose tessere di rimpiazzo di marmo grigio. Il tutto segue una disposizione cromatica totalmente alterata che non risponde ai canoni di simmetria che invece si osservano nelle opere originali dei Cosmati. Inoltre, da una verifica su tutti i pavimenti cosmateschi di Roma e del Lazio, emerso che la soluzione della prima fascia circolare decorativa di quadratini intorno al disco di porfido del tutto inusuale, essendo che attaccati al disco si trovano sempre i triangoli raggianti, separati da campiture triangolari. Infatti, unaltra incongruenza che i Cosmati non avrebbero mai commesso la non corrispondenza che si osserva nel punto di contatto tra la base dei triangoli raggianti della prima fascia e i quadratini sottostanti, diversi nelle dimensioni dei lati. Infine, ad eccezione del disco di porfido che lunico, sebbene frammentato, del tutto originale, le tessere quadrate, come anche quelle triangolari, sono solo in parte ricavate da materiale del pavimento cosmatesco del XIII secolo, essendo le altre, specie quelle bianche e grigie, introdotte al tempo del risarcimento del pavimento in epoca barocca. Ci si rende evidente soprattutto dallo stato di usura che esse mostrano, in quanto se questo riquadro pavimentale fosse stato da sempre quello originale, come decantato da tutti gli autori, avrebbe dovuto mostrare uno stato di usura omogeneo nelle sue componenti musive, e non eterogeneo, come invece si osserva. Infatti, i pochi frammenti originali di pavimenti cosmateschi della fine del XII e i primi decenni del XIII secolo, mostrano una significativa percentuale di tessere completamente frammentate e corrose dal tempo. In questo riquadro di San Zenone tutto ci non si osserva, se non per una modesta parte. Una ultima considerazione deve farsi sul soggetto musivo di sfondo che ospita il disco di porfido. La decorazione di quadratini disposti in questo modo, cio a scacchiera, molto rara nelle opere cosmatesche. Direi addirittura inesistenti, se si restringe la ricerca di questa soluzione ai pochi frammenti pavimentali originali rimasti nelle chiese di Roma e del Lazio e quelli tramandati per disegno dagli autori dei secoli scorsi. Gli esempi simili rimasti, non possono essere considerati punti di riferimento certi, perch essi sono il frutto di una mera ricostruzione e riadattamento dei reperti ritrovati, usati come materiale di reimpiego (San Giorgio in Velabro, Santa Maria in Cosmedin, Sutri, Terracina). Ne deriva che tale soluzione musiva da considerarsi non solo inusuale nel repertorio cosmatesco, ma addirittura inesistente, perch nella maggior parte dei casi, le decorazioni musive pavimentali eseguite con moduli quadrati, seguivano la tecnica della tessitura ad quadratum, o della pi

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comune e molto frequente di quadratini disposti a 45 allinterno di un altro quadrato, ma non in questa semplice soluzione lineare che non si riscontra da nessuna parte, se non nei pochi casi citati, dovuti ad arbitrarie ricostruzioni. Pertanto, credo che anche questo sia un forte indizio che dimostra la totale ricostruzione di questo riquadro, con il riuso delle tessere quadrate estratte dallantico litostrato cosmatesco. Se questo riquadro pavimentale, cos come lo si vede oggi, viene riferito allepoca Carolingia, ovvero al IX secolo, allora per confronto si vada nella chiesa di San Benedetto in Piscinula nel rione Trastevere, per vedere quali sono realmente le condizioni di un frammento di pavimento cosmatesco originale, quello costituito dai due quinconce giustapposti, per quanto riguarda il lavoro del tessellato, la simmetria policroma nei motivi geometrici e lo stato di usura delle tessere, e si tenga presente che quel pavimento dovrebbe essere, rispetto a questo della cappella di San Zenone, meno antico di quasi quattro secoli! Infatti, se, come viene detto, il riquadro pavimentale riferito allepoca di costruzione del tempio di Santa Prassede, sotto Pasquale I (817-824), quello di San Benedetto in Piscinula stato da me attribuito a Iacopo di Lorenzo e datato alla fine del XII secolo. Tutta questa vetust nel pavimento di San Zenone, non , a mio parere, ben evidente. Ne concludo, quindi, che il riquadro definito carolingio in realt un frammento che un tempo si trovava nel pavimento cosmatesco della basilica realizzato da Cosma entro il 1223 su committenza di Onorio III, in occasione dellarrivo della santa reliquia dalla Terra Santa.

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Fig. 1. Il pavimento della cappella di San Zenone

Fig. 2. Dettaglio della grande disco di porfido e la decorazione dei triangoli raggianti e quadratini.

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Fig. 3. Una porzione della zona pavimentale musiva ricostruita tra il XVI e il XVIII secolo sul presbiterio della basilica di Santa Prassede, reimpiegando parte delle tessere dello smantellato pavimento cosmatesco originale costruito da Cosma nel 1223. Anche da questa immagine pu vedersi il confronto ed osservare che gi qui le tessere originali del XIII secolo (maggiormente quelle piccole triangolari e quadrate), sono pi antiche e mostrano una maggiore usura rispetto a quelle utilizzate per la ricostruzione del riquadro nella cappella di San Zenone.

Figg. 4-5 Due dei tre riquadri ricostruiti nel pavimento sul presbiterio di San Giorgio in Velabro.

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Fig. 6. Il terzo riquadro del pavimento di San Giorgio in Velabro, con il disco di porfido frammentato al centro e la decorazione di quadratini bianchi e verdi con una intromissione di giallo antico nella parte sinistra.

Fig. 7. Santa Maria in Cosmedin. Due riquadri simili in cui sono stati sottratti i rispettivi dischi di porfido.

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Fig. 8. Cattedrale di Sutri

Fig. 9. Cattedrale di Terracina

Nelle figg. 8 e 9 si vedono ancora due ricostruzioni di riquadri che mostrazno parziali analogie a quello del Sacello di San Zenone in Santa Prassede. Nel caso di Sutri per la decorazione dei quadratini frammista alluso di tessere triangolari. Nella fig. 9 si vede una decorazione parziale, solo nella parte snistra, di un riquadro per che mostra un piccolo disco di marmo al centro ed una fascia circolare decorativa di triangoli.

Fig. 10. Dettaglio della decorazione di quadratini della fig. 9. Ancora un esempio dello stato di usura delle tessere quadrate originali di giallo antico e serpentino che non si osserva invece nel riquadro pavimentale di San Zenone, nonostante sia riferito ad unepoca anteriore, rispetto al frammento indicato in figuro, di quasi quattro secoli!

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Fig. 11. Pannello musivo con decorazione a scacchiera esistente nel pavimento delle Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani. In questa immagine si possono finalmente riscontrare le maggiori analogie con la stessa decorazione del riquadro di San Zenone. Le caratteristiche, descritte in precedenza, sono identiche, eccetto per lorientamento della tessitura che qui risulta essere del tipo diagonale a 45. Il confronto tra i due reperti, dovrebbe far riflettere su quanto proposto in questo articolo, perch entrambi mostrano le stesse caratteristiche e questo dei Musei Vaticano, noto che stato ricostruito nel XVI secolo.

Vaticano

Santa Prassede

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Nicola Severino studia i pavimenti cosmateschi in tutti i momenti liberi della sua vita, dal settembre del 2010. Il suo modus operandi raccoglie leredit dei metodi adottati dai grandi studiosi del passato e da Dorothy Glass negli anni 70 del Novecento, al quale ha aggiunto lesplorazione innovativa autoptica e analitica delle migliaia di immagini, registrate con anni di paziente lavoro, di tutti i monumenti cosmateschi di Roma, del Lazio e della Campania, potendo cos eseguire, per la prima volta e in tempo reale, un confronto diretto, generale e dei dettagli di qualsiasi opera visitata in precedenza ed effettuare i necessari confronti. Gli studi che ne sono seguiti hanno un forte carattere innovativo rispetto alla scarsa letteratura pubblicata fino ad oggi sullargomento.

LIBRI E ARTICOLI SUI COSMATI DI NICOLA SEVERINO

LIBRI Pavimenti Cosmateschi della Tuscia e della Sabina Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, gennaio 2013 Pavimenti Cosmateschi di Roma edizione Gold formato A4, colori Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, autunno 2012 Il Pavimento Cosmatesco della Cattedrale di Civita Castellana Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, luglio 2012 Pavimenti Cosmateschi di Roma, edizione pocket, b/n, formato romanzo Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, maggio 2012 Il Pavimento Cosmatesco della Cattedrale di Anagni: la storia, lanalisi, le nuove ipotesi Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, maggio 2012 Il Pavimento Cosmatesco del Duomo di Salerno, alla luce di nuove ipotesi storiche ed analisi stilistiche Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, novembre 2011 Pisa Cosmatesca Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, ottobre 2011 Le Luminarie della Fede Vol. 5: itinerari dArte Cosmatesca nel Basso Lazio Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, settembre 2011 Le Luminarie della Fede Vol. 4: itinerari dArte Cosmatesca nellAlta Campania Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, giugno 2011 Il Pavimento Precosmatesco dellAbbazia di Montecassino: la storia, la scoperta di Pantoni, lanalisi dei reperti e le nuove ipotesi... Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, maggio 2011

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Arte Cosmatesca: Il Pavimento Cosmatesco della Chiesa di San Pietro in Vineis in Anagni. La nuova attribuzione alla bottega cosmatesca di Cosma. Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, marzo 2011 Arte Cosmatesca: La Cattedrale di Ferentino Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, marzo 2011 Arte Cosmatesca: La Cattedrale di Anagni Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, marzo 2011 Arte Cosmatesca. Libro 1. I Pavimenti Cosmateschi tra il basso Lazio e lAlta Campania Pubblicato su www.ilmiolibro.it , Gruppo Editoriale lEspresso, Cromografica, Roma, febbraio 2011

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