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Nicola Severino

Tre meridiane, sconosciute e scomparse, a Montecassino e a Subiaco


Da alcune rare foto dei primi anni del 900 si evince che nei due monasteri sono esistiti almeno tre orologi solari, uno a Montecassino e due a Subiaco, nel Monastero di Santa Scolastica. Per la prima volta vengono ricordati in questo articolo.

Roccasecca 2013

Introduzione. Cenni storici Frequento la celebre abbazia di Montecassino dal 1990, cio al tempo in cui inizi la mia passione per la storia della gnomonica e degli orologi solari. Cocente fu la delusione, nella mia prima visita, nello scoprire che nessuna traccia di meridiane e orologi solari erano presenti nel luogo in cui San Benedetto aveva istituito uno dei massimi cenobi benedettini per la consacrazione e diffusione della sua Regola. Eppure, furono proprio i monaci del medioevo e pi precisamente quei santi amanuensi che ricopiavano gli antichi codici su pergamena, tramandando ai posteri le Sacre Scritture e, insieme, la scienza dellantichit e del loro tempo, a studiare e costruire le meridiane canoniche e gli orologi dei monasteri. La stessa Regola di San Benedetto, prevede unaccurata misura del tempo affinch essa fosse rispettata in tutti i suoi canoni nelle singole ore del giorno. Labate Sallier nel XVIII secolo ci ha descritto abbastanza bene come questo tempo era misurato ed impiegato dai monaci nel medioevo, ma non come funzionano le meridiane cosiddette canoniche. Tuttavia, siccome questo argomento specifico esula dal nostra articolo, ne dar qui solo un breve accenno1. Nellantichit classica e presso i Romani, il tempo era misurato principalmente da clessidre ad acqua, a sabbia e dagli orologi solari. Di questi ultimi ve nera una produzione imponente, nella variet artistica, stilistica e di concezione gnomonica. Vitruvio, nella sua Architettura ne d il primo ed unico esempio, tramandandoci un elenco che comprende
Per una completa e approfondita analisi della misura del tempo presso i monaci del medioevo, si veda: N. Severino, Le meridiane canoniche e il computo delle ore canoniche dei monaci del medioevo, in Rivista Cistercense dell'Abbazia di Casamari, n. 14, 1997 pp. 41-71.
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nomi ancora oggi di difficile interpretazione. Per fortuna, molti di quegli antichi esemplari sono stati riscoperti negli scavi archeologici ad iniziare dalla met del XVIII secolo, cos che i vari confronti con le antiche descrizioni hanno permesso di identificarne una buona parte. Questi segnatempo indicavano le ore cosiddette temporarie, altrimenti dette anche antiche, giudaiche, ad indicare il fatto che esse furono utilizzate da diverse popolazioni ad iniziare dagli Egizi fino ai filosofi ellenici e quindi trasmesse ai Romani. Durante i secoli bui del medioevo questa antica tradizione venne tenuta in vita dai monaci, ad iniziare dal Venerabile Beda verso la met dellVIII secolo. Ma gi dalla Palestina del IV secolo, arrivano testimonianze delluso di orologi solari fissi che indicano momenti legati a particolari uffici religiosi quotidiani. Cos, lesigenza di scandire ogni giorno con la dovuta precisione gli Uffici della Regola benedettina, port alla realizzazione di meridiane canoniche che si basavano per sul computo delle antiche ore Temporarie. Vicino a queste, furono evidenziati, con tratti incisi sulla faccia dellorologio solare, alcuni momenti legati agli Uffici, a seconda delle esigenze delle varie comunit monastiche che si erano insediate in Europa. Una tradizione gnomonica consolidata, che andata sempre pi rafforzandosi con gli studi scientifici che i monaci effettuavano in ogni epoca. I maggiori scienziati erano religiosi e la storia ecclesiastica ci offre illustri esempi di personaggi che hanno contribuito in modo evidente allo sviluppo di tutta la conoscenza umana, fino anche ai nostri giorni. Anche solo restando nel ristretto campo della nostra gnomonica, troviamo che dal medioevo ad almeno il XVIII secolo, i maggiori cultori e divulgatori di questa antica disciplina furono Francescani, Benedettini, maggiormente

Gesuiti ed Olivetani, ma anche Domenicani, Vallambrosiani, ecc. Lautore per eccellenza della gnomonica italiana ed internazionale , e resta, il famoso gesuita tedesco Cristoforo Clavio, che nel 1581 pubblic in latino il pi corposo volume, distinto in otto libri, sulla teoria e pratica degli orologi solari. Unopera che ancora nel XVIII secolo, veniva descritta dalla Cyclopaedia come intricata e che nessuno ha mai letto per intero. Il XVI secolo uno dei pi rigogliosi e innovativi per questa disciplina. Linvenzione, la realizzazione e la diffusione pubblica degli orologi solari, forgiati in tutte le forme possibili ed immaginabili, costituisce un fermento culturale, artistico e commerciale molto importante. La necessit, sempre pi sentita, di misurare con precisione e comodit il tempo non solo attraverso i grandi orologi pubblici meccanici delle piazze, a cui erano associati anche i grandi orologi murali che ad iniziare dalla fine del XV secolo facevano la loro comparsa sui muri dei grandi edifici delle citt europee, ma anche personalmente e in luoghi isolati, aveva indotto lo studio e la fabbrica di piccoli orologi solari trasportabili. Questi, insieme a tutta una serie di piccoli strumenti scientifici quali i quadranti e gli astrolabi, ebbero una tale popolarit e diffusione commerciale da promuovere nella societ una proficua attivit artigianale di botteghe. Artisti specializzati nellintaglio di vari materiali, specialmente legno ed avorio, si prodigarono nella costruzione degli strumenti che geni come George Brentel, George Hartmann, Pietro Apiano e vari altri autori, tra cui i nostri italiani Stefano Buonsignori, Egnazio Danti, Camillo e Girolamo Della Volpaia, giusto per citarne qualcuno e tralasciandone centinaia, realizzarono con perizia artistica senza pari.

Due scuole distinte, quindi: una teorica che sfornava studi di ricapitolazione del sapere gnomonico e innovazioni teorico-pratiche, laltra artigianale che realizzava ad arte i modelli proposti degli orologi solari. Il fatto curioso che Oddi Muzio nel 1638 pubblicasse un libro con la descrizione, rarissima, della teoria e fabbrica di un orologio solare da farsi sullo scalvo di uno zoccolo, la dice lunga sulla produzione, curiosa e interessante, cui erano arrivati i teorici della gnomonica e gli artigiani che obbedivano alle regole commerciali. Giusto per curiosit, faccio osservare che questa tradizione di costruire orologi solari che fossero al tempo stesso curiosi oggetti da attrarre lattenzione degli altri, e necessari segnatempo comodamente portatili, era gi molto in voga anche nellantica Roma. Al I secolo d.C. risale, infatti, uno degli oggetti pi incredibili della gnomonica, denominato prosciutto di Portici. Un orologio solare portatile daltezza, forgiato in bronzo nella perfetta forma di un prosciutto, con cotenna e coda per gnomone, scoperto a Portici (Napoli) nel XVIII secolo, durante le prime campagne di scavi archeologici. Tale oggetto fu responsabile di diverse contese culturali tra gli eruditi ercolanensi e gli studiosi francesi dellEncyclopdie di Diderot e dAlembert che ne diedero una descrizione sommaria ed errata. Ma la moda in voga nel XVI secolo di costruire orologi solari in tutte le forme per la necessit di conoscere il tempo in citt e fuori citt, si trasform, nel XVII secolo, quando gli orologi meccanici iniziavano a soppiantare quelli solari per produzione e precisione, nella moda delle recreations mathematiques et physiques in cui la gnomonica pass dal ruolo di scienza necessaria alla richiesta del fabbisogno della produzione dei segnatempo, a quella di

divagazione scientifica curiosa. Un classico esempio di questo passaggio resta lincredibile, inedito e forse inutile orologio solare, complesso e multiplo, realizzato da Francesco Hall nel giardino regale di Londra nella met del XVII secolo. Un complesso dalla strana forma di albero piramidale in cui erano compresi pi di un centinaio di orologi solari di tutte le forme possibili. Esso, purtroppo, fu distrutto pochi anni dopo la sua realizzazione e a sua testimonianza ci rimane solo un completo e particolare disegno, con una dettagliata descrizione, pubblicata dallautore stesso. La gnomonica come scienza di culto nelle comunit monastiche Dal XVI secolo, come si visto, i religiosi sono i principali protagonisti dello sviluppo e divulgazione della scienza gnomonica. I gesuiti Cristoforo Clavio e Athanasius Kircher li considero i due maggiori nomi, rispettivamente del XVI e del XVII secolo, legati a questa disciplina. Ma molti altri autori ebbero una meritata popolarit dal 500 al 700. Tra questi mi piace ricordare il certosino Giovanni Battista Vimercati, con il suo Dialogo de gli horologi solari (Venezia, 1557); Valentino Pini, canonico regolare della Congregazione del Salvatore, autore del celebre Fabrica de glhorologi solari (Venezia, 1593), Gerolamo Ruscelli (15381604), abate di S. Pietro di Perugia, definito scientiis omnibus instructissimus, il quale fu diverse volte presidente della congregazione Cassinese. Labate camaldolese Clemente Mattei che visse nei monasteri di Faenza e San Gregorio a Roma nel XVII secolo, autore di un manoscritto inedito di gnomonica. Nella Congregazione di Monteoliveto due trattatisti si passarono idealmente il testimone mantenendo viva la tradizione per questi studi lungo tutto il XVII secolo. Il primo, Ippolito Sal (morto nel 1626), riminese, ide un metodo per la

costruzione degli orologi solari sui muriche descrisse nel suo trattato Tabulae gnomonicae().raccolse idealmente la sua eredit il confratello Angelo Maria Colomboni da Gubbio (1622-1673), ritenuto un eccellente miniatoreIl suo libro, pi di seicentocinquanta pagine, si intitola Pratica Gnomonica2. La Congregazione di Monteoliveto, vanta forse il maggior numero di monaci i cui studi divennero celebri e popolari non solo nelle comunit monastiche, ma anche tra i cultori laici delle scienze. Infatti sono ben sei i nomi eccelsi di scrittori olivetani della gnomonica: Ruscelli, Mattei, Sal, Colomboni, Giorgio Benedettoni (1741-1809) che scrisse la Pratica di agrimensura stereometria e gnomonica, pubblicata a Lucca nel 1778, e Ferdinando Mexia (1757-1810), questultimo noto per la meridiana multipla e forse quella del chiostro della certosa di San Martino a Napoli3 e della linea meridiana di S. Michele in Bosco a Bologna. Montecassino Sulla base della conoscenza di una cos grande, importante e profonda tradizione gnomonica sviluppatasi nellambiente religioso, si pu immaginare la delusione che ho provato quando nel 1990 visitai per la prima volta, sotto questo aspetto, labbazia di Montecassino. Uno storico locale mi indic una splendida meridiana a terra, proprio allingresso dellabbazia. Quando giunsi sul posto mi resi conto che si trattava di una moderna e normale rosa dei venti, scambiata da altri per una meridiana. Invano
Mauro Mazzuccotelli, Cultura scientifica e tecnica del monachesimo in Italia, ed. Abbazia San Benedetto Saregno, 1999, vol. 1, pagg. 71-78 3 Sugli orologi solari cella Certosa di S. Martino si vedano gli articoli di N. Severino sul sito web www.nicolaseverino.it Un importante e specifico articolo di N. Severino sulla Linea Meridiana costruita da Rocco Bovi nel Settecento nella stanza del Quarto del Priore della Certosa di S. Martino a Napoli, sar pubblicato su Gnomonica Italiana, n. 23, Marzo 2011.
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cercai tracce di orologi solari nei vari chiostri, in adiacenza della chiesa, nei resti archeologici collocati nel museo e nelle gallerie e cappelle del monastero. Nulla. Seppure qualcosa fosse esistito prima, il bombardamento del 1944 avrebbe cancellato tutto. Le uniche testimonianze a ricordare che in quel santo luogo un tempo era passata la gloriosa arte della gnomonica, erano ancora una volta i libri. Grazie alla gentile collaborazione e infinita pazienza del bibliotecario Don Gregorio, che non finir mai di ringraziare, ebbi la possibilit di toccare con mano, osservare, analizzare e descrivere ci che si era salvato delle opere di gnomonica. Poco tempo fa ho scoperto che il fratello di Jacques Ozanam, uno dei pi grandi matematici ed autori francesi di gnomonica, visit labbazia a cavallo tra il XVII e XVIII secolo ed aveva lasciato la sua firma su uno dei libri che avevo consultato. Nelle Cinquecentine ho potuto vedere e consultare il famoso libro di Cristoforo Clavio, Gnomonices Libri Octo, stampato a Roma nel 1581, ma anche le opere di Valentino Pini, Giovanni Galluccio, Federico Commandino e via dicendo. La gnomonica riviveva, in quelle possenti mura riedificate dopo la distruzione, nei libri salvati dallopera distruttrice degli alleati proprio dai diretti responsabili del conflitto: i tedeschi i quali, spronati dallabate Diamare, si prodigarono nel preservare il loro Monumenta Germaniae Historica e tutto il possibile dellarchivio di preziosissimi codici e manoscritti cassinesi. E solo grazie a questa opera salvatrice se oggi abbiamo ancora la possibilit di poter sfogliare i codici, i manoscritti e studiare le radici della nostra storia.

La meridiana mai realizzata della Loggia del Paradiso Quando sono arrivato per la prima volta allabbazia, non ho trovato alcuna traccia di meridiane ed orologi solari, se non nei libri delle biblioteca. Tra i reperti antichi, tardo romani e altomedievali, si conservano, nella galleria dellantico ingresso, alcuni frammenti di calendario di difficile interpretazione. Niente di pi. Nel maggio 2010, ho avuto notizie di un progetto di orologio solare da parte dellarchitetto Giovanni Battista Contini per il progetto di restauro del chiostro della Loggia del Paradiso4. La prevista costruzione della sopraelevazione del portico visibile nel disegno del Contini (fine Seicento) che mostra un rialzo sulla parte destra, in stile barocco e molto ben fatto, che ospita a sua volta un orologio solare verticale.

Hellmut Hager, Giov. Batt. Contini e la Loggia del Paradiso della Abbazia di Montecassino, "Commentari, rivista di critica e storia dell'arte" 1970, XXI. Devo alla cortesia delling. Arturo Gallozzi, al quale va tutta la mia gratitudine, la conoscenza di questo documento e le immagini gentilmente concesse. I disegni sono conservati nellArchivio di Montecassino
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Fig. 1 La meridiana rappresentata nel disegno molto simile nella forma a come sarebbe stata realmente se fosse stata realizzata. Nella fig. 2, possibile ammirare il dettaglio di questa meridiana nel disegno manoscritto di Contini.

Fig. 2. La ipotetica meridiana di Contini sulla Loggia del Paradiso.


Nonostante le dimensioni rimpicciolite, si riesce a capire perfettamente la natura della meridiana. Essa declinante ad Ovest di circa 30. Mostra un ortostilo perpendicolare al piano verticale e senza alcun dubbio almeno dieci linee orarie astronomiche correttamente orientate in funzione della declinazione gnomonica del quadro. Da notare, curiosamente, che lautore scambia le posizioni dei solstizi mettendo il simbolo del Cancro, per il solstizio estivo, a sinistra in alto, e quello del Capricorno, per il solstizio invernale, in basso a destra. Ci che valido

in un orologio orizzontale, ed invertito in quelli verticali. Al di la di queste rarissime testimonianze, personalmente non riesco a credere che in una comunit monastica tanto importante non siano stati utilizzati, nei secoli scorsi, orologi solari ad acqua e solari. Durante il medioevo e fino agli ultimi secoli, certamente furono utilizzate meridiane canoniche, prima che lorologio meccanico, anteriormente al XIV secolo, iniziasse a far sentire la voce delle sue campane in modo preciso e stabile. Certamente vennero utilizzati anche altri tipi di strumenti per la misurazione del tempo, come clessidre ad acqua, a sabbia, orologi idraulici, a candela, piccoli osservatori astronomici, linee meridiane pavimentali, quadranti di ogni genere, orologi solari portatili, astrolabi e, finalmente, orologi solari murali. Lorologio scomparso meccanico astronomico

orologio meccanico di quelli costituiti da un quadrante (o mostra) molto grande, al cui centro era posta una sola grande lancia, e che era formato da diversi quadranti sovrapposti, azionati da ingranaggi regolati sui movimenti celesti in modo da indicare diverse informazioni astronomiche, come lingresso del Sole nei diversi segni zodiacali, il moto della Luna, la Lettera Domenicale6 utile per il computo ecclesiastico, ecc. Unabbazia come Montecassino, quindi, non si sottraeva al progresso tecnologico e luso di un siffatto orologio meccanico astronomicocalendariale, e il passo predetto lo dimostra senza alcun dubbio. E davvero un gran peccato che sia andata perduta ogni memoria di simili monumenti storici. La meridiana murale del Chiostro del Priore Ultima testimonianza di cui sono venuto a conoscenza, in modo del tutto casuale, della presenza di orologi solari nellabbazia di Montecassino mi stata offerta da una cartolina antica che mostra il Chiostro del Priore in un periodo compreso tra il 1905 e il 1915. La foto non ha una risoluzione tale da mostrare dettagli, ma il quadro di intonaco, qualche lievissima traccia che permette di riconoscere forse un assostilo, qualche linea oraria astronomica, almeno due curve di declinazione dei solstizi e la sua posizione sul muro del chiostro, sono elementi che riconducono inevitabilmente a stabilire con una certa sicurezza che si doveva trattare di un orologio solare verticale. Il muro del chiostro sul quale era posto, declina dal Sud verso Est di circa 10 gradi o meno. E ci che possibile riconoscere ad occhio della meridiana nella foto, rispecchia appieno le

Ma un tale complesso monastico, ancor prima delle meridiane solari murali, non poteva essere sprovvisto di adeguato orologio meccanico da torre, specie in un periodo in cui tali strumenti si erano ormai perfezionati e diffusi pi di ogni altro segnatempo. A tal proposito ci viene ancora una volta in aiuto Andrea Caravita5 il quale, riportando la descrizione dellabbazia di Montecassino fatta dal cronista D. Onorato de Medici, del 1610, negli Annali Cassinensi, ci offre una preziosa testimonianza di uno strumento orologico che doveva essere di gran pregio. Esso doveva trovarsi su un muro di un chiostro nei pressi dellantico refettorio e delle cucine da cui: Uscito fuori si trova lHorologio, che batte, et rebatte, mostra li punti della Luna, li segni celesti, et Litera Domenicale. Cio un
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Andrea Caravita, op. cit. pag. 430.

Questa serve a trovare in quali giorni dell'anno cadono le domeniche, quando si abbia a disposizione un calendario perpetuo. Quindi viene utilizzata per il calcolo della data della Pasqua.
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caratteristiche di un tracciato orario e landamento delle curve di declinazione di un orologio solare murale verticale, declinante di circa 10 gradi ad Est. Di questa meridiana sembra che sia andata perduta ogni memoria e non dato sapere se essa scomparve prima del primo conflitto mondiale o a seguito del bombardamento

del secondo conflitto. Fatto sta che essa dimostra come labbazia, in ogni tempo sia sempre stata dotata dei suoi segnatempo, meccanici o solari, affinch losservanza degli Uffici della Regola e le azioni quotidiane della comunit monastica fossero seguite sempre con la dovuta puntualit.

Fig. 3
Il Chiostro del Priore in una foto fatta tra il 1905 e il 1915. Tra le due finestre sopra larcata si nota il quadrato di intonaco che ospitava un orologio solare murale. Si distingue appena un assostilo, e ancor meno qualche linea oraria forse astronomica o forse italica e le due curve di declinazione dei solstizi. E probabile che vi fossero indicate anche il resto delle curve di declinazione dellingresso del sole nei restanti segni zodiacali delle quali sembra appena di scorgerne landamento, cos come anche il corpo del calendario eliodromico (cio tutto il quadro delle linee orarie compreso tra le curve dei solstizi) che sembra essere leggermente inclinato verso sinistra, appunto di una quantit pari allincirca 10 o 15 gradi di declinazione gnomonica del piano del muro. Foto per gentile concessione di Arturo Gallozzi.

Dallanalisi della foto, si riesce a distinguere con certezza il punto in alto in cui poteva essere impiantato lortostilo o assostilo e una flebile traccia dellombra da esso proiettata, che si protende attorno alla linea oraria astronomica delle 9,30-10, nei pressi della linea equinoziale, assunto che il quadro declini circa 15 gradi verso Ovest; ci verificato anche dal sul corretto parallelismo rispetto alla linea dombra, a destra della seconda finestra accanto alla meridiana, prodotta dallelemento orizzontale del cornicione tetto soprastante il muro di destra.

La meridiana dimenticata di Subiaco, sorella di quella di Montecassino. La meridiana del chiostro del Priore di Montecassino pu essere collegata ad unaltra simile un tempo presente nel chiostro dei Cosmati nel monastero benedettino di Santa Scolastica a Subiaco. Entrambe scoperte da chi scrive e divulgate per la prima volta in questo articolo. Di queste meridiane si era persa completamente la memoria ed ogni ricordo svanito nel tempo. Le immagini qui proposte non offrono, a chi non abbia locchio allenato a riconoscere meridiane murali anche dove appena si scorge qualche traccia, in modo facile lo spunto per essere riconosciute da tutti ad un semplice sguardo. E forse per questo motivo che esse non sono state fino ad oggi identificate da alcun autore che non sia stato un esperto nel campo della gnomonica. Se la cartolina che mostra il chiostro del Priore di Montecassino esibisce un quadro di intonaco che solo chi si occupa di gnomonica potrebbe identificare con una meridiana, diversamente, nel caso di Subiaco, alcune foto mostrano dettagli che non lasciano dubbi sullidentificazione di un orologio solare verticale murale, fino a mostrare

anche caratteristiche tipologiche della stessa con la forma dello gnomone e delle linee orarie. Tra il 2010 e il 2012 ho provato a chiedere ad alcuni monaci anziani di Subiaco se ricordassero qualcosa in merito a questa meridiana, ma nessuno sapeva nulla. La meridiana svanita nel nulla, riappare nella sua bellezza in una foto del 1915. Non facile dire con certezza se essa sia esistita anche in tempi pi antichi. Ma losservazione di un dettaglio importante potrebbe giocare a favore di una risposta positiva. In una cartolina del 1903, non si riesce bene a distinguere se la meridiana cera o meno, mentre in unaltra foto cartolina, probabilmente di poco posteriore, si vede il disegno dellovale e di un ortostilo, abbastanza corto. Limpressione che se ne ha, quella di intravedere nellandamento del tracciato orario, la classica forma delle linee delle ore Italiche, la cui presenza sarebbe oltremodo giustificata dalla presenza dellortostilo corto a forma di freccia. Nel XIX secolo, meridiane ad ore Italiche il cui tracciato orario era sviluppato in un ovale orizzontale, erano molto comuni. La foto del 1915, invece, mostra molto chiaramente lesistenza sul quadro dellorologio di due gnomoni, uno ortogonale al muro (ortostilo), che probabilmente loriginale rimasto in sede e, poco pi sopra di questo, una placca triangolare che forma il cosiddetto gnomone a triangolo stilare. Per in questa foto, si vede il classico tracciato delle linee orarie astronomiche e non quelle Italiche! Siccome nella foto del 1903 sembrano distinguersi abbastanza chiaramente alcune delle linee orarie Italiche, specie quelle pi lontane dal tramonto del Sole, e siccome non si vede alcun triangolo stilare oltre al piccolo ortostilo, deve concludersi che lantica meridiana ad ore Italiche fu cancellata (o forse mantenuta), sostituita o incorporata

nella nuova meridiana ad ore astronomiche che si vede nella foto del 1915. Questo passaggio ritengo che sia avvenuto tra il 1913 e il 1914, quando il monaco Giacomo Tascone, fond un osservatorio meteorologico, di cui alcuni reperti di fisica e astronomia (insieme ad un orologio solare orizzontale denominato Tascone) scampati alla seconda guerra mondiale sono conservati ancora oggi nel locale museo dellabbazia. La fondazione dellosservatorio meteorologico, ma probabilmente anche astronomico, port quellinnovazione scientifica nel monastero per la quale si avverti lesigenza di trasformare lantica ed ormai inusuale meridiana ad ore Italiche, nel moderno sistema in uso nel mondo civile e religioso delle ore astronomiche. Una cronologia perfetta, quindi, dimostrata anche dalle foto, sebbene alcune poco nitide: una meridiana ad ore Italiche era presente nel chiostro dei Cosmati probabilmente dal XVIII secolo; nel 1913, con la fondazione dellOsservatorio Meteorologico essa fu modificata probabilmente dallo stesso monaco Tascone, o rifatta nuova con laggiunta dello stilo polare a piastra triangolare, secondo i canoni della gnomonica di inizio 900 e, stando al passo con i tempi, adeguando la comunit monastica al nuovo sistema delle ore astronomiche che aveva soppiantato le antiche ore Italiche a Roma e nello Stato Pontificio gi dalla met dell800. Lesistenza di una meridiana ad ore Italiche nel chiostro dei Cosmati del monastero di Santa Scolastica a Subiaco , a mio parere, solo una traccia che testimonia una attivit

gnomonica ben pi ampia in un periodo, tra il XVI e il XVIII secolo, in cui monasteri di questa portata dovevano essere ben pi adeguatamente forniti di strumenti per la misura del tempo. E ovvio, infatti, che dovessero esistere almeno un orologio solare per ciascuno dei chiostri presenti a Santa Scolastica, oltre che ai normali orologi meccanici a campana. Nel vicino monastero di San Francesco, a Subiaco, nel 1989 ho visto e fotografato ben due meridiane ad ore Italiche nel chiostro, forse oggi non pi esistenti dato lo stato rovinoso in cui versavano gi allepoca, quasi irriconoscibili. E ovvio, quindi, supporre che in un monastero tra i pi importanti dEuropa, come quello benedettino di Subiaco, larte di misurare il tempo a mezzo delle ombre del sole fosse ben pi ricca che la flebile testimonianza di cui sto tracciando il ricordo. Come in questo caso, anche nel chiostro del Priore molto probabile che la meridiana esistente dal XVI secolo, batteva le ore Italiche ad usum campanae, accoppiata al vicino orologio meccanico, sempre nello stesso chiostro. Purtroppo, per, per essa non ho trovato una immagine da cui si possa evincere qualche dettaglio sulla forma e sulla tipologia del tracciato orario. Due meridiane benedettine, quindi, dimenticate da tutti e riportate in vita in queste pagine dal vostro autore per la prima volta, sperando che la loro storia, cancellata dal tempo e dalle guerre, possa essere almeno conservata nella memoria documentale.

Il chiostro dei Cosmati nel 1903. Sul muro destro non si distingue molto, ma qualcosa c

In questa foto non datata, e probabilmente anteriore al 1913, si distingue sul muro destro, in alto, la meridiana con un piccolo ortostilo a punta di freccia il tracciato orario non si distingue quasi per niente.

In questa foto del 1915, la meridiana compare con i due elementi associabili a due gnomoni, ortostilo e base di un probabile triangolo stilare in metallo andato perduto. Lelemento superiore, per, si mostra pi in dettaglio nella foto successiva in cui non possibile stabilire con precisione se trattasi realmente della base di un triangolo stilare o qualcosa di diverso. Sotto la meridiana sembra osservarsi un altro riquadro. E probabile che un tempo vi era unaltra meridiana ed insieme indicavano due sistemi orari diversi: o lora italica normale e da campanile, o lora Italia e quella astronomica. In questa foto si distinguono diverse linee orarie astronomiche convergenti vero il centro dellorologio e punto di impianto dellassostilo. Il tracciato orario formato da linee delle ore astronomiche intere, pi lunghe, e delle mezzore, pi corte.

Una nuova foto chiarisce meglio la situazione

La foto sopra, scattata non datata, e dovrebbe risalire al primo decennio del 900; mostra con una maggiore nitidezza ci che esisteva nel chiostro dei Cosmati. Si tratta di una meridiana ad ore astronomiche intere e con le mezzore, pi corte, come dicevo prima, senza curve diurne, scorniciata da un ovale e dotata di una base non bene identificabile nel punto di convergenza delle linee orarie (centro dellorologio) che potrebbe far pensare ad un precedente impianto stilare (triangolo gnomonico) e di un ortostilo che denuncia chiaramente di essere una aggiunta posteriore allantico orologio. Risulta, infatti, chiaramente visibile come esso sia diverso da quello antico, se si confronta questa immagine con quella di pag. 10, color seppia. In pi, si nota sul bordo superiore dellovale una lunga scritta di cui la parte destra recitava sicuramente Subiaco, lat... ecc.. Queste modifiche sono state sicuramente apportate quando si decise di intonacare il muro al di sotto della meridiana, approfittando anche dei ponteggi costruiti per tali lavori.

La stessa foto, mostra un secondo orologio solare, confermando ci che prima avevo ipotizzato essere unaltra meridiana. Questa, sicuramente molto antica, risalente almeno al XVII secolo. La qualit dellimmagine mostra pochi dettagli, sufficienti tuttavia per poter dire che si tratta di una meridiana ad ore Italiche di cui si intravedono tre o quattro linee pomeridiane nella zona destra del quadro e la linea di costruzione orizzontale che passa per il piccolo ortostilo che si vede bene nella foto a sinistra. Lorologio doveva avere dei bei colori ed era dotato di scorniciatura del quadro. E chiaro che quando venne adottato definitivamente il sistema orario alla francese delle ore astronomiche, dopo il 1850, si avvert lesigenza di realizzare al di sopra di questa meridiana ad ore Italiche, unaltro orologio solare che indicasse il nuovo sistema in uso.