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LE MERAVIGLIE DELLA NATURA

IL NOVE

comune che coordina ogni operazione; nella natura la digestione; nella vII morale il nodo menzogna-veracit; nella societ il dotto.

l' '111 rione

il quinto o cielo di d', ha per oriente o soggetto la fantasia umana; prf settentrione o predicato assoluto la sapienza; per occidente o predicato n,I tivo l'idea del mezzo d'azione; per suo mezzogiorno la domanda ()IIUII to? In grammatica il v il participio passato, l'effetto della causa effirlc'lI te. E gi quantit numerabile, ci che stato illuminato; la fantasia i11'i~1I1 tato di un impulso che nasce in N. Nell'uomo la visione (che della 11111 tasia il fiore) e la sapienza (che attraverso una fantasia pura si esprime); 111,11 natura la forza attrattiva; nella vita morale il nodo di ostinazione-ferrnc nella societ il soldato.
6. Il sesto o cielo del 0, ha per oriente e soggetto l'anima sensitiva; P<:IHPI , tentrione la volont che tende a un fine; per occidente il fine, cui si CO~ .1.11 na il mezzo del v e cui si deve mirare fin dal rv o inizio; per mezzogiorun I domanda Quale?. Grammaticalmente il gerundio; nella natura l'nvv cinamento; nell'uomo l'udito; moralmente il nodo di accidia-zelo, 111"11 societ il mercante.

Il nono o cielo della ha per oriente il mondo strumentativo il cui set la gloria, il cui occidente la categoria del meno, il cui mez"/',iorno la domanda Come e con che cosa?. Nell'uomo il tatto, in 1IIIIma la vitalit, moralmente il nodo frugalit-liberalit, socialmente nrurna lo schiavo. Se si dispongono su cerchi concentrici i vari ordini di significati .11,11<,; nove categorie, facendoli ruota re si ottengono tutte le combiuuzioni veraci. Si possono attribuire i singoli nove agli archetipi .ul",dici: (I) Serafini, (Il) Cherubini, (m) Troni (il firmamento il Il uno di Dio), (IV) Potest, (v) Virt, (VI) Dominazioni (la volont e il Ii ne) , (VII) Principati, (VIII) Arcangeli, (IX) Angeli. Di solito si proI 1'( k: in ordine inverso, dagli Angeli - I - ai Serafini - IX, secondo il /"11110di vista umano. I':sistettero pratiche per immaginare con retta fantasia, per sentiIl (' per intendere secondo questi nove archetipi. Chi, avendo conI I piro la necessit per ogni forma formata d'una forma formante, lli.11ammetter che questa abbia vita vivente e intelligenza? Chi ha I1I11111'ato l'orecchio non udr, e chi ha formato l'occhio non vedr?, ,1'"llanda il Salmo (XCIV, 7). Una fantasia depurata, quella di chi sia uso fare il vuoto nella sua 1111'llIC, sopprimendo ogni vana immagine vagante: la fantasia inno, I 111 di chi fissi l'intera sua attenzione sull' origine invisibile del visic I tlll', potr scorgere le forme formanti o, secondo il termine di Para, I Il,0, le Intelligenze. La pittura, ancora alle soglie dell'ra moderna, l, IIlfTigurava in forma di putti o di giovinetti alati, a dirne in figure LI/',l'nzia, la seduzione, la fulmineit. ( ;iamblico parl di queste epifanie che avvengono non nel mondo II~I("),non nel fantasticare o nel sogno carnale, ma in un mondo interllli'dio, sull'istmo fra l'intelletto e una fantasia asceticamente casti/11111\: ,Sono uniformi quelle di di, varie quelle di demoni, quelle di angeli pi '1IIIIIici ma inferiori alle divine, pi prossime alle cause divine quelle di 1lIIiIIgcli .. Ordine e tranquillit sono degli di, l'esecuzione di quest'ordi. l'' I trunquillit degli arcangeli; la sistemazione e la quiete non senza qualI" 111010 degli angeli; turbamento e disordine seguono le apparizioni dei l, l' 11111 arconti danno visioni duplici ... Inoltre le apparizioni divine sfoli, gli . '1IIIIInd'una bellezza prodigiosa che confonde d'ammirazione, ispirando 111111 gioia che si esprime in una ineffabile armonia ... Hllna

Il settimo o cielo di <j?, ha per oriente e soggetto l'anima vegetati Vii ; l' settentrione la forza o virt; per occidente il pi (il meno IX e l' 111'.11 le VIII); suo mezzogiorno la domanda Quando?. Nell'uomo 1'011111111 nella natura l'estensione; moralmente la scelta fra invidia e compinuu za al prossimo; nella societ il mestiere meccanico.

8. L'ottavo o cielo di 1;1, ha per oriente il mondo elementato, il cui SI'III'II trione la verit, il cui occidente l'uguaglianza, il cui mezzogiorno I" I domanda Dove?. Nell'uomo il gusto, in natura l'appetito, il nodo (Il Il longanimit nella vita morale; socialmente l'agricoltore.

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Il ,,"il delle modalit di Dio I, lil' 111\.:, C intelletto, D amore, E potest, F presenza, G scienza, H provvidenza, IIIIII/,ln,K giustizia .

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,,',' delle modalit dell'angelo mediatore


il 'Il III!'ini,C Cherubini, D Troni, E Potest, F Virt, G Dominazioni, Ii I AI\'angeli, K Angeli.
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" "III'rdote, C principe, D magistrato, E dottore, F soldato, G mercante, H mecca," 'I, I ngricoltore, K servo.
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G Allteced(,,,,. J:;Ca~
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/Il'" delle potenze immaginative ruiniscenza, C discorso o confronto delle specie, D arte naturale, E previdenza IlIlIp(lrzione, F scelta dei luoghi, G cautela circa i tempi, H desiderio di congiun/'1/11', I educazione della prole, K tutela della vita comune.

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1 /1"" detta sensibilit " uu-ruoria, Cgiudizio, Il"11, J( tatto.

D fantasia, E senso comune, F vista, G udito, H olfatto, I

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I /I "il della vegetativit " l''''' ilicazione, C accrescimento, D facolt espulsiva, E digestione, F attrazione, G " '"llll1lllento per estensione, dilatazione e costrizione, H appetito che eccita ad Il, , "liIIl rsi per prendere, I conoscenza che detta l'accostarsi per prendere, K vitalit. I /I,/" " 1111

dell' elementarit

linnzione alla propria sfera, C alla generazione, D all'alterazione, E alla gene,,,"IIII, F all'alterabilt, Galla componibilit, H alla sottomissione, I potenza, K
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u-uza.

Vi potrebbe capitare, in una citt del Sud, di entrare in un andii mucchi di rifiuti fermentanti nella gran calura, una modesta e serena veggente. Vi direbbe che I, rosa avvenne mentre aspettava la Comunione inginocchiata alla n.uiscnna dell' altare: di colpo fu su una riva marina abbacinante e 111111 nave si stava accostando. La rivelazione era stata lunga e com1.111'111<1. Quando ella infine si riscosse, l'Ostia nella mano del sacer.111/1' era appena d'uno scrupolo pi vicina alla sua bocca. (:ome spiegare, perfino agli intimi? Un giorno l'avevano condoti,l Il 'Iuormina e infine, guardando come da una nube, lass, dal ciglio di l monte, il mare assolato, aveva trovato le parole, confidando a chi Il I l'Il accanto: Questo non nulla al confronto. 313
III III/',uardabile; tra 111 rurc e incontrare

Ruota lulliana e bruniana dei predicati B utrum: questo o quello C quid: che cosa D de quo: di che cosa E quare: perch F quantum: quanto G quale: quale H quando: quando Iubi: dove K quomodo, cum quo: in qual modo, con che cosa.

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I nove ordini angelici circondano Dio adorandolo. Miniatura dal Breviario di ~111t1 Ildegarda, XII secolo. In P.L. Wilson, Angels, Thames and Hudson, Londra l'/HI!

lJna apatia perfetta la sorregge da allora in poi. Ciamblico, dal fondo dei secoli, spiega: le epifanie divine sono 1lIllIpi,e tuttavia come immobili; quelle di demoni paiono pi celeri tll quanto non sieno, il loro un fuoco oscuro e instabile. Gli di e l'.llol'cangeli elevano a s, alle cause dunque: alla fonte della purezza uu-llettiva e della salute, del calore; gli angeli sciolgono soltanto i 1IIIIIi ella materia; i demoni appesantiscono, giocano di sensazioni; d I, unime angelicate danno sacre speranze, le nfere o le vaganti traII/'.p,onodi passioni. Si insegn a propiziare tali illuminazioni merc riti e santi contajl,1 le anime nei misteri antichi, e il sommo mistagogo Dionigi inseIru 11Ii('l' ravvisare una scala ascendente e ben graduata di Intelligena l' cristiane. Ancora poco tempo addietro si coltivava la loro evocazione, pallulnmente e timidamente. C'era una novena all'Angelo Custode: al 1'11 iprio archetipo vivente. Lui s'invoca, insieme agli altri angeli, rllinch mantenga immune l'anima che ricevette in custodia ab iniItI, I .o si invoca insieme agli Arcangeli, gli annunciatori di cose alte , I Il'O fonde, affinch illumini sulla volont divina; insieme ai PrinciI'I11 che presiedono agli spiriti minori, s da ottenere di sorvegliare, i, pliisi ancor prima che si profilino, i pensieri e gli atti che quelli ci III .irano. S'invoca il nostro Angelo insieme alle Potest che muniI11110ontro Satana, per poterei destare interamente dal comune c l, IlIl'go;insieme alle Virt operatrici di miracoli, per avviarci alla sanultruzione, scoprendo l'insidia del demonio in ogni tratto del 1IIIIIlUO; insieme alle Dominazioni dispensatrici di forza, per sgoml'IIII'~dalla mente le perplessit; insieme ai Troni, che confermano nel 111I~'incominciato, per ottenere la perseveranza; insieme ai CheruI 1,111i cui nome assiro fu quello dei draghi custodi di tesori), affin(il I 111' i ripieni di scienza divina, consolino, richiamando alle verit essi, uvrnmondane; insieme, infine, ai Serafini (che furono in origine ser1" I1I di fuoco o spade rituali ondulanti, di rame), per trapassare dalla i I Il'1Iy.a ll' ardore della contemplazione. a Molte chiese furono dedicate alla Madonna degli Angeli (una 1111 nella Vienna controriforrnista), e confraternite vi si strinsero 'hc " 1 evocare i nove Cori, come quella che ne celebrava la festa il 9 1 "1',lioa San Raffaele in Milano. Si chiedeva agli Angeli di purificare 1,11 .rzione, agli Arcangeli di far penetrare i misteri, ai Principati di , III/',Iierel'illusione dei sensi, alle Virt di fortificare lo spirito con11I Il' incursioni demoniache, alle Dominazioni di acquistare una I , umpiuta padronanza dei movimenti interiori, ai Troni di dimorare
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2. IL NOVE, I MESTIERI,

I CORI COSMICI E DANTE

I .uue

Come far tornar giovane in vita questa arcaica disposizione? discernere dietro il visibile le idee che improntano come sigilIi 1(, cose, che equilibrano in enti definiti, innervandola, la materia Illlllica? I)iscernere, intuire, si dice, non soltanto assentire o interessarsi di,. proposizioni che parlano di angeli e di arcangeli e di milizie celiNI i. I)ue suggerimenti si possono dare: contemplare i mestieri come 1111'1)110 praticati in antico, simbolicamente e iniziaticamente, e rilegHI"l' Dante qual voce amica e china sul nostro orecchio qui e ora. ( .ontemplare i mestieri. Ancora san Bernardo insegnava che la III! (' di un'arte meccanica il sentiero all'illuminazione delle ScrittuIl''; il Virgilio dantesco, nell'XI dell'Inferno, osservando come natura lo suo corso prende dal divino intelletto e da sua arte Il/',giunge, rivolto agli uomini:

in solida umilt, ai Cherubini la scienza della nullit umana l' ,1..1 l'assolutezza divina, ai Serafini il fuoco. Il Rosario dei Cori arlg\ 1" I infine, dedicava un'Ave Maria, un Pater e nove Gloria ai sublimi S\'III fini chiedendo la castit alloro ardore, ai beati Cherubini d0111l1l1 dando alla loro veggenza la fede, dagli altissimi Troni di Dio sollt'l I tando la speranza, dalle supreme Dominazioni implorando la plU 11I1 nanza sui moti interiori, alle Virt, le operatrici di meraviglie, 1-111\1 plicando di superare le contrariet recate dalle creature, e dalle Ilt1II st d'essere muniti contro i demoni, dai sapienti Principati - ort 111111 tori delle azioni angeliche, archetipi degli archetipi - irnpetran.In I" conformit al volere divino; dagli Arcangeli annunciatori di sonuul eventi procurando infine di imparare la sollecita obbedienza allo illili razioni angeliche. L'iconografia delle vetrate, degli affreschi, delle statue, delle i('111 I delle miniature, nel Medioevo, mostrava alla fantasia la retta fOIIl"1 di ciascun archetipo; la filosofia di Dionigi insegnava alla ragiom: I riflessioni convenienti; la poesia dantesca evocava le singole sfel'r,l combinatoria lulliana accertava in ogni realt gli archetipi al]'OP""I L'orazione dunque poteva dare l'esperienza sottile degli angeli-a n 111 tipi sfruttando e la fantasia e la raziocinante riflessione. 316

che 1'arte vostra quella, quanto puote, segue, come il maestro fa il discente: s che vostr' arte a Dio quasi nepote. Ma di questa arcana utilizzazione dei mestieri ci parlano ancor IIl',/', popoli come i Dogon africani. i Il tessitore dogon dice di fissare la parola nel drappo con l' aridiIlvll'oi della spoletta, come il contadino dogon vede penetrare la 11111'1ila - umido fiato, fecondo umore - nel terriccio. Cos le faconde IMole, fatte di tiepida, umida aria, fecondano come semi, come stilI ,Ii pioggia, il terreno dell' anima a cui sono dirette. L'acqua peneI1I1 11(.:! suolo come l'ordito nella trama, e chi ordisce il discorrere delle 11111'1 lle genera nelle anime impulsi come un tessitore disegni nei drap1 il Si lancia la tiepida, umida parola nelle anime come la spoletta o 1IIIWl ta nella radatura del tessuto, come il sole manda il raggio di luce mil'occhio; si scocca l'alata parola, simile a una freccia munita d'aI, 111', nell'apertura, nell'occasione che la maglia del destino dischiu,Il , Il tessitore, il contadino, l'oratore dogon si sentono impegnati in "111'1'(,; del tutto analoghe, ( .i che nelle campagne desolate dei Dogon si conserva, appar-

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tiene alla Tradizione e dovunque si ritrova. Dovunque l'ordito, princpi ordina la trama del mondo concreto; ogni filo dell' ordito un' essenza che in quanto proiezione dell'Identit principale, con nette i vari stati mantenendo la propria unit attraverso la loro inl nita molteplicit, spiega Gunon. Il filo della trama con cui l' onll to s'incrocia viceversa tutto ci che l'ambiente, il momento (il div nire) comporta. La lingua che si parl prima di quelle a noi note in quasi tutta 1'1':u ropa, l'Iran e l'India, l'indoeuropeo, dovette designare la tessituru, tutte le realt simboleggiate da essa, con l'unica radice ato-, Da aui- provengono infatti le parole che in sanscrito designano I tessitura (vana), la loquela e la musica (vada, udditram), l'irrigazion (avataQ, o sorgente; Aventino), la fecondazione, il seme (il fecou datore per eccellenza ricco di seme, il toro: ursa), la luce sorgiva (l'tl/, rora). Tessere, parlare, irrigare, fecondare, illuminare, atti analoghl hanno ugual radice. Vogliamo conoscere i misteri della parola, della percezione, dl1I luce, della creazione infine? Volgiamoci al mestiere del tessitore, S,'II tiero di conoscenza, mistero. La parola pronunciata dall'oratore, il contadino conduce "It, qua e sparge le sementi nei coltivi, l'arpista fa scorrere tra le corde Il suono, il tessitore stende sul telaio, srotolandoli dal subbio, i fili d"1 l'ordito per incrociarvi lo stame. Ma chi fa ergere lo stame dei fiori, carico di fecondo polline? Chi spande piogge e semi sui campi selvaggi? Chi soffia le folate di vento facendo stormire gli alberi eloquenu Chi porge all'uomo lo stame d'un'idea nuova, d'un imprevedilu le istinto, cos tessendone il destino? Chi fila, tesse, coltiva, esprime l'uomo, il quale, in piccolo, am Il lui fila e tesse drappi, coltiva orti, fabbrica discorsi? Forse ce ne parleranno per analogia le opere, i mestieri stessi. Il tessere, il coltivare, il discorrere, celano miniere di signifir 1111 Eseguendo tali opere si riproduce in piccolo la creazione del CO~1I111 Approfondirli sapienza. La realt un drappo tessuto dalle idee-filatrici, un orto CIIIIIIII dalle idee-giardiniere, un discorso di vive metafore intrecciate l "" I idee- parole. Chi sar 1'artiere invisibile? Altre similitudini aiuteranno a evocare la risposta. I miti di tessitura dicono che l'arte fu insegnata dal ragno. l', Il Creatore non simile a un ragno che da se stesso cava lo stamc?
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I )idl'O il tessuto del visibile si erge il suo invisibile telaio. Il Tessitore della realt adoprer - come i suoi imitatori terreni 111\1 o uomini) - due cose ovvero cause, per suscitare gli oggetti, li HllltH'iandole: ordito e trama. I npprima il filatore tira ben dritte sul telaio le fila a formare la 1:lll\lit'zzae l'altezza del panno. Che cos' in ogni realt quest'ordi,t,' I.idea rettrice della specie o causa formale. ll rcssitore quindi trama, riempie l'ordito, colorandolo, conferen1"1',11 particolare grana. E la trama d'ogni essere la causa matela ti di che tinge e granisce in modo particolare la sua stoffa. Il sublime concetto della realt come sintesi di forma e materia 11111 o almeno si chiarisce, fra scatti di spolette e canti di tessitura. l', :;(,(lcca la spola allora il tessitore, come una freccia nella radatuI I, ,',l':I:..:ie alliccio che alza e abbassa l'ordito: ogni cosa dev'essere 111'lIln similmente dal Tessitore, e avr dunque una causa materiale, Il ""11I rama o ripieno, ma si regge grazie a una causa formale, all'orlilll, Cos una telaragna di viscidi fili concentrici, di circonferenze , IllprC pi vaste, retta dall'ordito dei raggi di quelle circonferen, 1.1 stella raggiante dell'ordito regge quella progressione a spirale. I':('(;0 il simbolo per eccellenza del mondo sensibile, che ci cattuItll mghiotte, con la sua trama d'insidie. Il ragno padrone della tela I il It 116 si sposta sugli assi radiali: controlla tutto mediante le esseni, Il' [orme. Chi pu, impari. l'urte o mayi del Creatore si mostra anche nell'opera del cane111111 attorce alla stella di rametti, causa formale della sua cesta, l, che 1.1 i vimini concentrici della causa materiale, come un ragno. vili ()lIcsta preminenza della causa formale, o stella delle cose, la I III lezione d'ogni artiere. Si allestisca bene d'un progetto l'ordito: I I nssorbir la trama. A tela ordita Dio manda il filo. I ,il forma ideale anteriore alla formata realt: da quella occorre , l''WC prendere le mosse. Cos la domanda (l'ordito) precede e i I ",",l' la trama delle risposte. Dice Dante di Cacciaguida, cos pron!II Il rispondere ai quesiti, che fu sollecita
l'anima santa di metter la trama in quella tela ch'io le porsi ordita.

I'crci domina l'atmosfera spirituale di una societ chi impone le .h uuunde che vi si pongono. Chi ha potest di deciderle conta pi di , '''1 uo che s'affanneranno a cercare risposte, vesti materiali a quelle 1,11111(',
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D'un uomo non si scruti la trama di nervi e di vene in primo 11I( I. ma la forma o entelechia invisibile. D'una pianta del pari si glllll.l innanzitutto alla foglia, che presenta l'ordito essenziale: nel picu 1 le radici, nelle nervature i rami. In uno scheletro prima si intuis. Il I vertebra primordiale come forma di spirale che si allunga l' illlll ca, e non il processo di materiale calcificazione. Ogni cosa si spieghi dalla sua compiuta attuazione, e non dai NIII imperfetti inizi; si guardi a dove l'ordito formale compagina Sln'lI mente la trama, perch di l traluce l'idea. Il reale allora si svt'I"1 come un giardino di forme cessando di sembrare una caotica f\IIIII gla di materia in fermento. Ogni ente appare ordito in vista del 111II ~ destinazione, non frutto del caso. Tuttavia tramato dal uuu secondo l'occasione, grazie alla radatura che la spoletta dell('SNIIII re imbrocca. Ogni ente ordinato alla sua essenza ed , insieme, I"I tuito: formale, e insieme materiale. Il tessitore separa l'ordito. 11111 trama, infila la spoletta, connette l'ordito alla trama. Solo chi diMll1l gue comprende. Spola proviene dall'indoeuropeo spbel, donde spbeltd, int I(', cio. Dalla stessa radice nasce il sanscrito spbatilea, cristallo>, 111 minerale che sveli l'ordito dei suoi spigoli a occhio nudo); IIII~I anche, sempre in sanscrito, pbdla, aratro, la spola o navetta dd ( 1111 tadino che apre all' orditura della semina la trama del terriccit " 1)1 ugual radice spoglia, la pelle divisa dalla carne, come formu .I materia, e in anglosassone spaldur, il balsamo, l'essenza formale (' Il Il matrice che spiccia dalle piante. Ma anche splendere ha la 1'1 Il111 in comune con spola. Infatti la spola fa venire alla luce una 111111\' vita fra la trama e l'ordito, coglie la radatura propizia, la fortuna. l' lanciare il seme-luce nella trama-matrice. Cos infilare la s])oll'\\ nella radatura in anglosassone si dice bregdan, ma dalla stessa 111.1/ ce viene in norreno brijd, splendere. Cos la stessa radice d'l 1111 proviene trama, in irlandese genera trogan terra, trogaid 1111'\ tere alla luce, trog parto, discendenza. Come l'aratro apre la terra alla semina, dicevano gli Orfici (CI mente, Stromata v, 8), cos la spoletta mette alla luce il tessuto; I Il il fallo fa venire alla luce la creatura inserendo il seme nell' ovulo I Il'Il matrice come un ordito in una trama. Cos la lingua lancia parole I " mettono in luce un concetto nella mente che le accolga. Il telaio, la tela di ragno, il cristallo, la concezione d'un essere viVII svelano il modo di operare del Creatore. Ma che cosa ne desume l'uomo intorno alla propria vita? . Che invisibili dita lo stanno tessendo. Come da un gomitolo. fili
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'''/"IIIlOl'ordito dei pensieri e desideri dal cervelletto. Gli Egizi rapl'I"lll'lIlaoo il genio del faraone come uno sparviero che gli aderisce 1II1I11(;a. ( li It'i desideri avvolgono la colonna vertebrale come un ordito l rl '11 il cilindro del subbio. l'; 111rama delle sensazioni si viene intrecciando a quell' ordito. t I )lIl1astessa radice aw- che d le parole per tessere, scorrere, \, , .u Illnre, splendere, vengono anche le parole che designano le senI 11111 i: udire (da au-dio), estetica (dal greco alO"ttc1VOllaL, per I01"1'0), sanscrito avati, notare. il 1.11 spoletta anche detta navetta o navicella: nell'Atharva d,I v la barca che trasporta in una nuova vita, la navicella della for1111101" la sposa invitata a salire. anche, in altro inno, la barca su cui Il , Ili si varca l'oceano della morte o del diluvio: il mondo intermeI"I 11\1uale forma e materia stanno l'una dall' altra separate. q Il,,l'ci, guardando l'opera del tessitore e trasponendo, si imma111 11l genio o daimon o presenza angelica o divina che tesse la vita 1 i [l'uomo come un panno al telaio. Quella presenza instilla idee, istiI (,iHIinto forma contratta di istigazione) a questo o a quello 1IIII'I'dando l'ordito delle interne sollecitazioni alla trama delle senI 1!lld.Quella presenza scorre manovrando i fili, sull'ordito delle 1.1" l' degli istinti, come un ragno sapiente. Oh, che l'uomo s'iden1III1 con quella presenza, controllando ogni sensazione e ogni istinl,i 101 IIS)sfuggendo alla condizione mortale! I MII il gioco delle metafore pu dipanarsi in mille modi. t :1 une l'uomo, cos il cosmo. Anche il cosmo tessuto dalle Parche o fate, svolto dal fuso del I,~IIIIO,Ma anzich di un fuso, si potr parlare dell'asse di un vorti, () invece d'un fuso o di un asse, si parler di un albero, l'albel" , usmico di,ogni tradizione. I:ordito? E il vento che spira soffiato da bocche angeliche o divi111 Il'11 fronde. La trama? E la chioma dell' albero in cui si avvol le '111'1 uelle correnti. Il tessuto? lo stormire, la parlante melodia q ,I li l'Vilequerce di Dodona e dei boschi sacri profetava, enunciando 1,l''/Iile orecchie il destino. Lo stormire come il disegno del drapl" I I.c intelligenze che tessono il destino decidono la melodia, l'inIl' 'I io particolare dell'ordito con la trama. Come bocche buccinani "'~'l\' soffiano i venti nei quadri rinascimentali. Decidono sceglienl,I 1/11i n certo repertorio di modelli, d'archetipi perenni, o miti. l ( :osl avviene per l'uomo come per la terracotta. I)i questa sono causa materiale l'argilla e l'acqua; l'aria e il fuoco
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ne sono la causa formale. Come il vasaio umano (e quello COSIlI mesce la creta assetata all' acqua per cavarne un trattabile fan~1l cui trae il coccio, girandolo sulla ruota o asse cosmico del suo n re merc la disseccante aria e l'indurente fuoco, cos l'alchimbt spiega Michael Maier - con zolfo e mercurio (fuoco e acqua D1l'1 ci: forma e materia) ottiene la pietra filosofale o coccia, vaso, testa cosmo. Testa viva, tratta dal caput mortuum o residuo salino, ('h impregna del mestruo e diventa vivente. L'opera alchemica e quella del vasaio, come la tessitura o l'in: cio dei canestri sono tutte vie per intendere la creazione del cos di ogni suo aspetto, la quale vuole un suo Artiere intelligente c, SII Sua grazia, inintelligibile. Rappresentabile tuttavia e immagirurhl evocabile. Ci si figurino queste intelligenze come eterne filatrici o alchiml o vasai, come una rosa di venti soffiati sulla natura da angeliche \,,1 bra, ed ecco arrider una visione viva, maestosa, ordinata, del rm11111 quale rifulse su Dante e che caritatevolmente egli ci consegn. Le intelligenze tessitrici, fittili, alchemiche, sono le custodi elargitrici delle figure che la trama del tempo combina con l'onln del cosmo, degli archetipi perenni. Dante accoglie la tradizione che ne conta nove, i sette piane: j due cieli superni. Questi i siti metaforici dove la fantasia pu pn .11'1 tare, se abbastanza pura, figure che simboleggino gli archetipi. SI'! I se Nilo lo Scolastico nel VI secolo, in una poesia serbata dall'AI/I,," gia Palatina: Com' audace dar forma all'incorporeo! Eppure \'1111 magine ci solleva alla reminiscenza intellettuale di esseri celesti. La conoscenza degli archetipi un'esperienza estatica. Danu- I paragona a una donna bella che si porti con amorosa gentilezza, I quant' nell'esser suo bella, e gentile negli atti, e amorosa, tanto lo imaginar, che mai non posa, l'adorna nella mente ov'io la porto, non che da s medesmo sia sottile a cos alta cosa, ma dalla tua virtute ha quel, ch'egli osa oltre il poter, che da natura ci ha prto. Cos la Canzone IX: l'immaginativa si impregna degli archet ipi ,,\ punto che supera i suoi poteri naturali; diventa un piano di COlli I scenza superiore, distinto dalla percezione comune; diventa illlltl~1I della visione profetica, dove avvengono i miti.
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( ) imaginativa che ne rube 1111 s di fuor, ch'om non s'accorge, volta perch d'intorno suonin mille tube, rhi move te, se 'l senso non ti porge? Moveti lume che nel ciel s'informa, I)(,;1' s o per voler che gi lo scorge. (Purgatorio XVII, 13-18)
I .lliando la fantasia sia calcinata dalla disciplina della mente, da 111.1 crollabile sorveglianza sui propri movimenti, diviene pura, m Ihl.WC" ta dalle sensazioni, rispecchia soltanto pi conoscenze angeIl.111':umi che nel cielo s'informano, mossi da Dio addirittura. Allol I I I1I Il Il tasia concreta in immagini le cause invisibili del visibile, e per I I 1\II1 sulla scorta del Lullo (si visto enunciando la divisione del no, ,11111\) nove), essa il cielo, lo Spirito o Amore mediatore fra eterper 11111' tempo. Per Leone Ebreo sar la spada fiammeggiante dei chei 1lIIIIli i guardia al paradiso terrestre: essi simboleggiano l'intelletto, d 1111 IIIl'Cla loro spada revolgente, che d il lampo, la fantasia umana 111 rivolge dal corporale a cercare il lampeggiare spirituale; acci td lu Iicr quella via potessi, uscendo dal fango, guardare e seguitare la Il tI~,l'arbore de la vita e vivere eterno intellettualmente. lwocati gli archetipi con la mente, si lancia la fantasia fra i pianeIl I Il' sfere superiori splendenti sopra di noi nella notte, ed essa ne Il1I11t'r come un' ape colma di un nettare che la mente meditando unvcrtir nel miele della conoscenza. La causa esemplare dei parti, I"ill'i moti di quei pianeti, di quelle sfere, sono gli archetipi, le intel1ll\l'l\ze;e se gli antichi raccontavano che gli astri erano animati e 1I111H~j forze angeliche, avevano ragione: erano pur queste le loro da , IIIHC esemplari. Chi diceva che Giove o Venere o Diana muoveval'' I i pianeti di tali nomi, commetteva non falsi errori (Purg. xv, 111). Dante ripercorre il cammino pitagorico dei pianeti-note: LunaI.', Mercurio-do, Venere-si, Sole-la, Marte-sol, Giove-/a, Saturno-mi Illivl:rse sono le attribuzioni arcaiche). Come di tali note composta 111111 i musica, cos le disposizioni simboleggiate dai pianeti reggono e Il lugono ogni possibile nodo del destino. Il sette dipende dall'idea che ci si faccia del quattro, e Dante sente 111uaternit come: (I) caldoumida adolescenza, primavera, la mattiq 1111 fino a Terza; (Il) caldosecca giovinezza, estate, il giorno fino a I[ona; (m) freddosecca maturit, autunno, la giornata fino a Vespro; Ilv) rreddoumida vecchiezza, invernata, il dopovespro. Il caldoumiIIII si orna di soavit e ubbidienza, il caldosecco di temperanza e IIII'Z<:I, il freddosecco di prudenza, benignit e giustizia, il freddoI

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umido di contemplazione. Dante si conformava a Tolomeo S~'IlII'1 il Sole come caldo un po' arido; la Luna umida, emollientc " 1111 putrefacente, per con un moderato calore infusole dal Sole; ~IIII no come freddo e arido, lungi com' dal calore solare e dall' IlIl 1111 1 restre, mentre Marte, stando accanto al Sole, ne trae calore (' U/Ii Il tezza, e Giove, stando fra Saturno e Marte, temperante, sVllld inumidisce; Veriere soprattutto inumidisce, lievemente riscul.l qui una grossa differenza fra Dante e Tolomeo, da un ver I, arcaici, inclini a ritenerla una fredda calamita del calore solare r Il ziale. D'altronde Tolomeo la chiama femminile e notturna, <11111'11 fredda. Mercurio prosciuga perch prossimo al Sole, inumidisu] ch prossimo alla Luna, e il suo moto rapidissimo lo fa trapassare I l'una all' altra azione celermente e senza posa. Dante segue Proclo nello scaglionare gli archetipi: Luna (' 111ii v vegetativa, Sole la sensitiva, Vene re il desiderio, Marte la paSSI"" Giove la socievolezza, Saturno la ragione contemplativa, le stclk-lt la gnosi. Aggiunse l'empireo: estasi e visione beatifica.

Come concreta re l'archetipo Luna? La frescoumida, il dOIli 1\ spro, l'et benigna e anziana e contemplativa? La fantasia pura, impregnandosi, intridendosi tutta dei senti Il11"1111 lunari di pace e di accettazione del destino, sentir emergere; 1'1111 magine d'uno specchio o di una tersa acqua popolosa, ad atu-nru mente guardare, di soavi sembianze:
Quali per vetri trasparenti e tersi, o ver per acque nitide e tranquille, non s profonde che i fondi sien persi, tornan nel nostro viso le postille debili s, che perla in bianca fronte non vien men tosto alle nostre pupille.

1',11 rhetipo di Mercurio, che ogni immaginabile influsso, sar I (lI11e una miri ade di luci, come mobilissimi pesci in una tranjildlll, pura peschiera, o come scintillanti globi d'argento vivo. In l'Il I1I1immagine si possono sentire le presenze arcangeliche che li I111 Ill'fI no nel nostro destino imprevedibilmente, le rotture della Il IIIHInaturale, l'inattesa manifestazione di energie cosmiche (di 1, ti Illl'1co Forza di Dio) o di soccorsi medicinali (di Raffaele o Mediitlil di Dio), o il ricordo della causa prima, spada che ci stacca di 111 IIII(!alle suggestioni del visibile (Michele o Bilancia di Dio; di cui 1.lllIlologia popolare fa una domanda: Chi come Dio?: un inter, 11111 dall'alto simile a quello che si propizia con una giaculatoria IIIIH'Nulla divino fuorch Dio, che liquida, volatilizza - divino .1111 nlicre - ogni cosa). ben questa calata d'influssi incalcolabili la 'I Il11 udine in serbo per coloro che piangano rassegnati nelle sven\ IIII1, Ma nel mondo degli affanni e delle deformazioni, questo archeIilIlI, corrotto o distorto, operer nel cuore degl'insaziabili, avidi o IIlllIlighi che sieno, che bramano tutto assimilare, inquieti come rner, 1IIIIdicani. E questa calata di Mercurio nel comune inferno si pu I" II mffigurare come una fetida terra ribollente, al modo del mercuIIIIHeottato, sotto la grandine e la pioggia; o come un luogo dove dei , li I hi errabondi si scontrino senza tregua. A questi dannati Mercu1111, rio l'imprevedibilit della vita materiale in cui si muovono e '1IIIIv sono mossi, appare come la disperante fortuna che di continuo Ili u-rrnuta i beni vani, simile all'imprevedibile serpente:
l'il Il

Le sue permutazion non hanno tregua: necessit la fa esser veloce.

Tali figure d'argento e di cristallo restituiranno, contemplate, il sentimento lunare e angelico che le ha ispirate: l'archetipo dell'nh bandono. Se cercheremo l'immagine della Luna benigna fra gli spettacoh della terra, che un luogo di purgazione anche dov' pi soave, l'SM ci apparir nelle selve intatte all' aurora, quando le percorra, pren IlI nizione di paradiso, un' aura dolce, senza mutamento.
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Mercurio ermafrodita sar anche rassomigliabile a una sirena bal111 I~ic;nte,le mani monche e gli occhi guerci, scialbo e smarrito il 11110, chi la guardi affascinato trasmuta in fatale bellezza. Il Merche , lido volgare di tali metamorfosi si diverte, truccando il brutto in 1,,110, squallore in fasto. lo
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uu-nte

Terzo archetipo Venere, l'umidissima e, secondo Dante, lievecalda: l'influsso che i mistici dissero dei Principati. Retta fan-

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tasia la vede come una calca di fulgori cantanti, rapidissimi, Il vuole uno zelo umilmente pieghevole, tuttavia composti, remi~"'lvl e come in fiamma favilla si vede, e come in voce voce si discerne, quando una ferma, e l'altra va e riede. Questo comporsi armonioso sar la beatitudine dei puri di 1111 che mitemente accolgano il loro destino, come Enea figlio di VI'I Ma nel mondo della torbidezza quotidiana, questa soavit 111'1' nello struggimento che intenerisce e stempra fino a disciogliersi 11I'n, insaziabili libidini, nella loro aria di serra. Esse per Dante eVI Il 111 immagini strane e lugubri e penose, d'un sommesso, fatale, insph bile strazio: file di migranti nel triste cielo d'un tardo autunno: E come gli stornei ne portan 1'ali nel freddo tempo, a schiera larga e piena, E come i gru van cantando lor lai, facendo in aere di s lunga riga ... Per strapparsi a questo vischioso incanto di malinconici Sll"llP-MI menti e languori, e risalire alla purezza dell'archetipo che li dl'lIl occorrono lacrime e fiamme, purificatrici dell'umido che ci iruru] e fra le quali si sta come pesci d'un lago di fuoco.

111I) se li vedeva fiorire come bocci umani sul Pincio, a Posillipo, ( , '111 l'tonto, repentini, aggraziati, tosto interrotti e tosto ripresi; e ci I "Il i che il gelo dell'Unit, coagulato nelle tenebre, intirizzisse la ,,1,111' soavit dell'Italia, per sempre). 111 ti i piangenti il proprio e l'altrui peccato! Loro sar la solare 'Il l" uundine: quella medesima che fu dei seguaci di Dioniso dalla 111111"01 ardente (<<furia e calca, pur che i Teban di Bacco avesser 'l' ti 11\);di Maria, che corse con tanta esultanza verso Elisabetta; di I , II11T,nelle sue marce forzate sull' ali dell' esaltazione marziale. IIIlIll' cos esemplifica quell'empito che nel mondo del peccato s'in, 111'nell'accidia, il cui sintomo maggiore che il nascere stesso del ti, .livenga increscevole.

cf
Iltlinto archetipo Marte, che i mistici dicono delle Virt. La fanl,Ililii lo ravvisi in un' accolta di lumi, come del pulviscolo acceso e sveI.!I'I (In un raggio, disegnante una croce greca dove baleni la forma l, I ( .risto e donde emani un inno che ripeta Risorgi! e Vinci!; " I .uuc un trascorrere di fuochi dietro un alabastro (quel fuoco che I \I rende alle finestrelle alabastrine del mausoleo di Galla Placidia , 1I1certe pietre d'onice o d'alabastro alla base dell' altare nella chie1 ,Il Sant' Antimo, nel Senese, via via che le colpisce diuturnamente Il "11v). E la beatitudine di chi emani una calda e asciutta pace. Ma 111 inondo tenebroso I tale fortezza si converte in iracondia, brucia I ,Il1 l'itto e accecante fumo: come il sole diviene zolfo velenoso sotiilll'l'I"rl,cos lo zelo marziale celeste diventa il fetore dei violenti, dei """",iali con malizia. Nell'abisso infernale la bella solerzia si muta Il' 1111resca delle misere mani. E tra le violenze marziali pi cariche t ,Il Il'' rfidia la falsificazione dei metalli con alchimia.

o
Quarto l'archetipo del Sole, che i mistici dissero delle Potl'I>1I1 L'immaginazione lo vede come una danza di fulgori cantanti: il SIII sorgendo a mano a mano risveglia i suoni del Creato, che i t'11I111 monastici riprendono e affinano. L'apparire della luce e la nota <1("11 campanella conventuale all' aurora, sono s soavi che il ben disposto spirto d'amor turge. Loro merc si comunica con la calorosa beatitudine dei misci I cordi, che la ben disposta immaginativa scorge come un gioco d'Il nelli, d'arcobaleni concentrici, come un tripudiare d'iridescenzc (' .Il canti, come danze in tondo di giovani donne (oh, i balli in tondo <..1\1111 viva e sciolta plebe italiana! Ancora nell'Ottocento lo straniero stu

4
Sesto archetipo Giove, che i mistici chiamano cielo delle DomiIl,1doni. Dante insegna a concretarlo con l'immaginativa nella forma ,Il "l' lucente candore dove volino faville come da ciocchi ardenti'

i I"r<.:ossi,
c come augelli surti da rivera, quasi congratulando a lor pasture, fanno di s or tonda, or altra schiera.

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Lieti uccelli librati sopra un fiume; la vezzosa lucentezza (klll'_' gno colato sull' oro a delineare una M che si tramuti in giglio, iIl 1111 la: tali gli emblemi di questo segno mutevole, aereo, regale. 111 , figure si traduce la giovialit di chi ami l'ordine interiore, cio lu stizia (da Filone a sant'Agostino, l'insegnamento che essa al)111I1 emblema il quarto fiume dell'Eden, il fecondo Eufrate, armoui te lo spirito o Nilo e il corpo o Phison, fiume della terra dove 1111 no l'oro e le gemme, e infine l'anima o Gange: la fontana di l' Navona raccoglie l'eco ancor sonora della tradizione). QueSIII"1 giusto, ossia armonico, largito ai misericordiosi. Se strnvoll diventa l'oculata perfidia del simulatore, del ladro, la sistennu Il dell'invidia, questo spettro infernale che guata ogni buon rcggillii

Laudato sia 'l tuo nome e 'l tuo valore da ogni creatura, com' degno di render grazie al tuo dolce vapore. ( 'ome il vapore del sangue cibo allo spirito dell'uomo, come i 111I11.j terra catturano il principio della salinit solare, cos il della liIIII~' di Dio l'essenza sottile, volatile, che, meditata, ci nutre. Sta tll, ultre parole come il sentimento del divino agli altri movimenti. Vegnavr noi la pace del tuo regno, che noi ad essa non potem da noi, s'ella non vien, con tutto nostro ingegno. ';ome del suo voler li angeli tuoi [an sacrificio a te, cantando osanna, cos facciano li uomini de' suoi. Da' oggi a noi la cotidiana manna, sanza la qual per questo aspro diserto li retro va chi pi di gir s'affanna. l': come noi lo mal ch' avem sofferto )erdoniamo a ciascuno, e tu perdona oenigno, e non guardar lo nostro merto. Nostra virt che di leggier s'adona, non spermentar con l'antico avversaro, ma libera da lui che s la sprona.

h
Saturno, settimo archetipo, che i mistici dicono dei Troni, si 111111 immaginativamente come una scala percorsa da splendori. la 1"11 fredda contemplazione, rimossa ogni scoria terrestre, quale ragglllll gono i poveri di spirito proprio e mondano, gli umili. E l'arclu+lp stesso che, divenuto infernale e spegnendo ogni palpito in 0(11111' ,I beni terreni, ispira la fredda superbia o il gelido tradimento dei I l'Il fidenti o addirittura la totale cessione dell' anima a uno spirito di Il fidia, il satanismo. Questa assolutezza del male (lo mostrer fU1I1 .t metafore l'Innominato manzoniano) confina con il sentiero che:111111 a riveder le stelle. L'archetipo gelido e saturnino contrae o nella superbia o 111'11'11 milt liberatrice o nella perfidia o nella fredda e santa penetruzlon degli ardui e sgomentevoli disegni di Satana. Sono i penitenti per superbia a intonare la preghiera che J )11111 formul cos perfettamente da farne la chiave, l'asse della ('111111 scenza:

Ma ancor pi alto della saggezza che fa cos pregare di l dal set1111111 pianeta, il mondo di dove agisce, impregna le menti, la SapienI II'ntrice, che uno Nove, come dice il Convivio. La forza che il "l'I l'arca inseguir, come Apollo insegu Dafne, e che superiore Il h1'1Ie pianeti perch
S'ella riman fra 'l terzo lume e Marte fia la vista del Sole scolorita, )Oich'a mirar sua bellezza infinita 'anime degne intorno a lei fien sparte. Se si posasse sotto al quarto nido, :iascuna delle tre sara men bella, :d essa sola avra la fama e 'l grido. Nel quinto gir non abiterebbe ella, ma, se vola pi alto, assai mi fido .he con Giove sia vinta ogni altra stella.

o Padre nostro, che ne' cieli stai, non circunscritto, ma per pi amore ch' ai primi effetti di lass tu hai.
I primi effetti sono gli archetipi, che danno l'essere, cio la forn 1 agli oggetti, e sono perci pi ricchi di essere, pi amati da Dio drll cose che formano. Essi stanno alle cose come il Cielo alla terra: SIIIIII il cielo, le stelle, delle cose.

(XXXI)

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LE MERAVIGLIE

DELLA NATURA

Sapienza-Beatrice-Laura

la perfetta beatitudine

beatificantc

Beata s', che pu beare altrui con la sua vista, o ver con le parole intellette da noi soli amendui.
(CCCXLI)

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