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intenzione intensione l'elaborazione del linguaggio naturale in cui sia centrale il ruolo della semantica e della pragmatica. Sempre negli anni Settanta furono sviluppati i primi sistemi esperti, sistemi artificiali che emulano la competenza di un esperto umano in un dominio determinato: per es., DENDRAL (E.A. Feigenbaum, B.G. Buchanan e J. Lederberg 1971) formulava ipotesi di struttura molecolare sulla base di spettrogrammi, mentre MYCIN (E.H. Shortliffe 1976) era un sistema per la diagnosi e la terapia della malattie infettive. Questi sistemi includono una rappresentazione pi o meno strutturata delle conoscenze relative al dominio, e un modulo di ragionamento (detto a volte motore inferenziale) che in grado di usare le conoscenze rappresentate per risolvere un problema di cui siano stati forniti i dati. Sistemi pi progrediti sono in grado di ricostruire passo per passo il procedimento seguito per arrivare alla conclusione, indicando le conoscenze a cui hanno fatto ricorso, e di assegnare alla conclusione una certa probabilit. Un problema centrale della costruzione dei sistemi esperti e di tutta l'lA stato ed quello della rappresentazione della conoscenza. Si tratta infatti di rappresentare in modo economico grandi masse di conoscenze: esse devono risultare accessibili al modulo di ragionamento, ma in misura limitata e controllata, essendo sempre presente il rischio dell'esplosione combinatoria, cio della moltiplicazione dei possibili percorsi all'interno della base di conoscenze, della lunghezza dei percorsi e della complessit dei ragionamenti, al di l delle risorse di calcolo del sistema. Si discusso, nel corso degli anni Settanta, se le rappresentazioni dovessero essere dichiarative, cio in forma di dati, o procedurali, cio in forma di programmi. Un'altra controversia ha riguardato l'altemativa tra lA pulita e lA sporca (scruffy), cio tra rappresentazioni in linguaggi logici e metodi di ragionamento strettamente logici, da una parte, e metodi di ragionamento (supposti) pi affini a quelli comuni e quotidiani, con una separazione meno rigida tra conoscenze (e dati) e regole di ragionamento, dall'altra. l sostenitori dell'approccio seruffy, come M. Minsky, avevano un intento pi apertamente simulativo e si facevano forti della difficolt di formalizzare logicamente molte nozioni usate nel ragionamento quotidiano; i logicisti come McCarthy ritenevano le preoccupazioni simulative irrilevanti per l'IA, e insistevano sul primato delle rappresentazioni mediante enunciati di un linguaggio logico, e sul fatto che lo stesso senso comune, in fondo, si riduce a logica. La controversia era legata alla.preferenza per certe forme di rappresentazione: varianti del linguaggio predicativo del prim'ordine per i logicisti, nuove forme di rappresentazione come le reti semantiche e iframes (Minsky 1975) per gli antilogicisti. Oggi sono state meglio isolate le poche differenze essenziali tra i diversi stili di rappresentazione, e la controversia si in parte trasformata in una discussione su come debbano essere interpretate certe forme di ragionamento, e se siano logicamente trattabili. Da un punto di vista filosofico, Stlltll fluente per l'IA l'ipotesi del sistema FI" , boli di Newell e Simon (1976), sccomln rattere di simbolo di ente fisico dipl-llllo, dalle sue relazioni (fisiche) con altri ,'111 un sistema fisico di simboli in grado di re azioni intelligenti. Le pretese di illl dei sistemi artificiali sono state invcu- , mente criticate da H. Dreyfus iQucl d", , , tori non sanno fare, 1972), sulla bas di l' razioni, di taglio ermeneutico, intorno 1111 cibile soggettivit dell'azione intellipcur, -+ Searle, per il carattere non inll'lI~1o quindi semanticamente vuoto, dei siml rati da un sistema artificiale. Critiche IIl nere, basate sulla radicale differenza tm tetture cognitive del cervello umano t' qll" caratterizzano l'elaborazione in un eak, von Neumann, sono venute dai sostcniu "l connessionismo. Il intensione -+ estensione - intensionc. intenzionalit il riferimento interno di 1111 uno stato mentale a un determinato I cio la connessione che l'atto o lo stato 1111, della sua identit, con un certo oggetto. I dentemente dall'eventuale sussistenza di oggetto nella realt estema. Dell'idcntirn stato emotivo di speranza fa parte ci clu-" to, indipendentemente dal fatto che si l'culi pure no. Nel pensiero medievale l'atto dI'II pire inteso come -+ intenzione. L'arislu: del XIII secolo, tuttavia, ritiene che il pl'nsili supponga l'esistenza nella mente di un suu della cosa pensata: la specie intelligibile. I zione di intenzionalit acquista il suo pieno I filosoficosolo allorch cade in discredito tllli' Durando di S. Pourain sostiene che, se 1'1111 to pensa un oggetto, necessario che l'in: zione possieda una specie sensibile di percezione sensibile un'effettiva assimi ma non necessario che l'intelletto possic, specie intelligibile; questa infatti non 1'"1' gare il genere di presenza che l'oggetto 1111 mente senza creare la nuova difficolt dd di presenza proprio della specie intell sa; supporre che il pensare richieda nella mente di un intermediario solo sI",,1111 ~ problema, Pietro Aureolo trarr la Consl'I'."I'IIH che il fatto che la mente pensi un oggetto l't ,nt Itlf con il fatto che l'oggetto viene ad avere 1111 ",, _ re intenzionale o apparente non ulteriolllll'lll. analizzabile. Occam, nell'interpretare il l't Il!1''lItI come intenzione e nel fame un segno lkll,t l'Il sa, raccoglie l'eredit di queste polemiche 1'11111111 il presupposto dell'intermediazione e del silllili. ero intellettuale. Conformemente alla trmli/ltlllf medievale, anche Descartes distinguer tl'ill'"~~ sere formale di una cosa e il suo essere 0111,<111 vO,ovvero la sua presenza al pensiero: il PII,111. ma delle Meditazioni metafisiche appunto ili mostrare se, e in quale misura, le cose dotate llllln essere obiettivo di fronte alla nostra mente :11 111111 no anche un essere formale. Dopo due secoli di relativo oblio, la nozione t Il111 tenzionalit'~"P"'" un ruolo centrale "1,,"01 di F. Brentano. Egli ritiene che l'in- ti gli oggetti intenzionali. vivo inoltre il proble," ,101:, 1I0nsia solo il carattere costitutivo del ma della struttura logica dei contesti che esprimono atteggiamenti intenzionali. Particolarmente .uu "" dcl pensare, ma in generale di ogni fe"" l',,ichico: quest'ultimo implica sempre il importanti sono, a questo proposito, i contributi di R -+ Chisholm, che ha mostrato come siano in"''', IIllIa un oggetto immanente- (Psicolosufficienti a caratterizzare tale struttura tanto " I," "111/1" di vista empirico, 1874). Brentano, l'impossibilit della generalizzazione esistenziale '.' , d t. III'I',tlC i ~enomeni psichici secondo il tipo Il,11, IlIlIt'l1tO intenzionale: nella rappresenta- quanto l'opacit referenziale, e ha indicato come I, 'l'J',l'lto semplicemente presente, nel giu- distintivo dei contesti intenzionali il fatto di essere I, i, ,01 t.-rmato o negato, nel sentimento amato iintrodotti da operatori enunciativi che, a differenIl,11,, llapprima, egli ritiene che l'oggetto in- za di altri (e in particolare di quelli modali), del "" l''11.,1,' possa essere indifferentemente reale o tutto indipendentemente dall'enunciato cui si applicano, rendono contingente la verit dell'enuni"oI, '" seguito, nella Classificazione dei fenoM. Me. '" ,"", luci (1911), abbandona questa tesi e cer- ciato che producono. ,Il""""Imire l'apparente riferimento a oggetti Negli ultimi decenni del Novecento l'intenzionail" .uu un genere di riferimento indiretto a lit assurta a tema centrale del dibattito filosofiI!I" 11I ,,ali.Alle posizioni originarie di Brentano co in area angloamericana. La discussione si ac,iolL",ia il suo discepolo A. Meinong, che co- cesa soprattutto sulla possibilit di naturalizzare l'intenzionalit, di fornirne cio una spiegazione 'lI'"~ " lillaontologia nella quale l'esistenza ap, ""lo una delle possibili forme dell'ogget- nei termini delle scienze della natura. Programmi Anche Husserl si ispira all'opera di Bren- di ricerca volti a tale scopo sono stati proposti da i il'" li','. mentre quest'ultimo vede nell'intenzio- J. -+ Fodor, per il quale l'intenzionalit una re",111" ','.lo il carattere distintivo di una regione lazione causale tra stati dell'ambiente e rappreli' "Ia.e del reale, Husserl fa dell'intenziona- sentazioni mentali (teoria causale); da RG. Millikan, che ha proposto di ricondurre le relazioni li ',IIattere costitutivo della coscienza e del Isoggetto-oggetto in generale, attribuen- intenzionali a funzioni biologiche (teoria teleolo1/11 valore filosofico centrale che non aveva in gica); da F. Dretske, che ha elaborato una sintesi li,. 111.1111'. Nella -+ fenomenologia, la filosofia originale delle due precedenti incentrata sulla no, " caratterizzata dal compito di descrivere la zione di informazione (teoria teleo-informaziona,Il,,111/1 a immanente con cui l'oggetto intenzio- le), e altri ancora. Il problema pi serio cui devo"."" .I"lla coscienza; ci presuppone che sia so- no far fronte i naturalizzatori quello di spiegare I'nucnzicne alle connessioni trascendenti la possibilit di errori di rappresentazione, vale a " 1,111110 dell'oggetto un oggetto naturale e dire il fatto che in certi casi uno stato mentale veil" I, '1'.I',etto sia ridotto al fenomeno puro. Ma, cola un'informazione diversa da quella che sarebbe appropriata in quelle circostanze, come nei ca<i' " 1""lire dalle Idee per una fenomenologia pu, IIWI filosofia fenomeno logica (1913), l'impor- si delle illusioni percettive e delle credenze false. """ .ldl'intenzionalit non pi circoscritta da Fodor ha cercato di venire a capo del problema 1111,,11 al piano del metodo e viene a investire suggerendo che le rappresentazioni erronee hanl''' Ildegli stessi contenuti della filosofia; la fe- no propriet controfattuali diverse da quelle delle "",","ologia tende infatti a definirsi sempre pi rappresentazioni corrette, a cui sono logicamente lillaforma di idealismotrascendentale. Ed subordinate (teoria della dipendenza asimmetrica), mentre per i sostenitori delle teorie teleologiill '1"'''lta prospettiva che la Crisi delle scienze eu".",,' (11)36) si propone di analizzare il costituirsi che gli errori derivano dalla violazione delle conI,IL,-rcssa oggettivit scientifica-all'interno delle dizioni normali, che sono quelle in cui le rapIIIIIIIIreoriginarie del ... mondo della vita. A presentazioni sono state selezionate dall'evoluziol'" 111 "" da Husserl, il tema dell'intenzionalit resta ne. Nessuna di queste soluzioni apparsa completamente convincente. Sul fronte opposto, quel'Il' .uiconel dibattito filosofico. La trascendenza, l" 111 Ileidegger definisce il rapporto dell'esserci lo degli antinaturalisti, autori come L.R Baker, "Il il mondo, rappresenta uno sviluppo dell'in- T .... Burge, H. -+ Putnam, hanno sostenuto che " Ililnalit di Husser!. Il tema presente anche l'intenzionalit irriducibile a qualsiasi nozione naturalistica, in ragione della natura olistica e nori" IL,lilosofia analitica, dove vivo in primo luoi'" tuucresse per la questione della natura degli mativa degli stati mentali. "1,,',11 i intenzionali. Alcuni filosofi, mossi dal me- intenzione nel neoplatonismo arabo il rapporto ,10""'0 rifiuto delle ontologie pletoriche che ave- di qualsiasi atto (percettivo, cognitivo o pratico) 'I ''l'illto B. Russell a polemizzare contro Mei- con un -+ oggetto. Avicenna caratterizza l'oggetto della logica distinguendo gli individui, che sono Il' !l'I',hanno proposto di individuare tali oggetti '" ,"lit linguistiche (R Carnap, Sintassi logica la prima intenzione del nostro pensiero, dai concetti per mezzo dei quali li pensiamo (per. es. ,I, 11/llgllaggio, 1934) o di sostituire agli oscuri at" l'I',i;lI11enti intenzionali delle relazioni con entit gli universali), che del pensiero stesso costituisco1i1l1'lIistiche (W.v.O. Quine e L Sheffler). Motiva- no la seconda intenzione (Metaphysica, I, 2). La Il ,L,lIa medesima preoccupazione, altri hanno nozione di intenzione fu divulgata in occidente , ,Il., la strada di una analisi comportamentistica. dalla traduzione latina dell'opera di Avicenna e ",I" pochi filosofi come A. Church hanno prefe- dal commento di Alberto Magno, e nei secoli XlII 111" mservare un legame con l'idea medievale e XIV venne a interferire con quella di specie in.I,llr-xscreintenzionale, individuando nei concet- telligibile. Come specie intelligibile, cio come
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simulacro intellettuale, infatti interpretato il concetto nella psicologia di ispirazione aristotelica: il pensare si intende come un genere di assimilazione e si suppone che esso presupponga un rapporto di similitudine o di analogia tra il concetto e il concepito. Per questo Tommaso d'Aquino talvolta identifica l'intenzione e la specie intelligibile, che chiama anche specie intenzionale (Summa contra Gentiles, IV, 11). Egli inoltre usa l'espressione essere intenzionale per intendere la maniera d'essere con cui la natura pensata presente alla mente, pur senza infonnarvi alcuna materia (_ intenzionaIit). Nel pensiero moderno, il concetto assume quasi soltanto il senso specifico di intenzione della volont. Gi Tommaso d'Aquino identifica talvolta l'intenzione in particolare con l'atto della volont, che rende possibile l'attivit esteriore (Summa theologiae, HI, q.12). Egli si serve di tale concetto per rendere la proairesis (proponimenlo) aristotelica: per questo motivo precisa che I'intenzione atto della volont non absolute, ma in ordine ad rationem. Come atto della volont la intende anche Bonaventura. Per secoli. il concetto di intenzione e di fine della volont restano confusi tra loro. Kant a distinguere nettamente tra l'intenzione (Gesinnung) e l'aspettativa tAbsicht): compiere l'azione con un'intenzione non necessariamente compierla in vista del conseguimento di un certo risultato; anzi, l'intenzione pura solo quando disinteressata e scevra da qualsiasi aspettativa (Fondazione della metafisica dei costumi, sez. 1). Nella filosofia analitica, l'idea dell'intenzione come atto della volont stata al centro di un'ampia contestazione. G. Ryle ha eriticato il mito della volizione e polemizzato contro l'interpretazione causale del rapporto tra volont e azione, che confonde la volont con la quale un atto eventualmente compiuto e la causa per la quale compiuto (Lo spirito come comportamento, 3). Altri filosofi analitici hanno insistito sul fatto che la connessione tra l'intenzione e l'azione non una connessione causale e contingente, bens analitica o comunque concettuale. Nel tentativo di superare del tutto I'interpretazione causale, G.E.M. _ Anscombe ha distinto nella sfera motivazionale l'intenzione dal motivo retrospettivo (p. es. il rimorso) e dal motivo interpretativo (p. es.l'amicizia). Il valore etico. La questione del valore etico dell'intenzione un tema sostanzialmente estraneo alla riflessione morale antica ed invece centrale a partire dal medioevo. Aristotele riconosceva un valore etico all'abito comportamentale e all'azione, ma non al proponimento. La questione cmcrge con forza nel pensiero cristiano, per es., in Agostino, come eredit della denuncia evangelica del fariseismo. Abelardo ricorda che Dio tiene conto non delle cose che si fanno, ma dell'animo con cui si fanno; e il merito e il valore di colui che agisce non consiste nell'azione ma nell'intenzione (Scito te ipsum, 3). Anche la critica di B. _ Pascal alla morale dei Gesuiti presuppone il rifiuto di ogni interpretazione meramente legalistica del rispetto della legge divina. Nel sec. XVIll si vie-

ne precisando il concetto della moralit :11'1'111111 come virt non del comportamento, ma tenzione. Nella Fondazione della metaflsir . costumi, Kant dichiara che l'intenzione 111/111111, scoperta etica decisiva compiuta dal crislillllP! mo, l'unico valore incondizionato; non rllllllft bene, ma l'unico bene suscettibile di vakrt'\I'lIi essere accompagnato da altri valori: gli altri h~ e in particolare la felicit, hanno valore solo ~~ aggiungono all'intenzione buona (sez. l). I ',p.ll ~ tiene che l'intenzione buona coincida con 1'11111111 nomia della volont e perci con la molivil/ltln. della volont da parte di un principio pratiru 111\'1 male (Fondazione, sez. 1~2; Critica del/Il !'ll1I"'" pratica, l,I). M. Scheler, pur condividendo il PII\!' posito antifarisaico dell'analisi kantiana, ha 1'1 '111" stato l'assunto che la purezza dell'intenziom- ij debba identificare con la subordinazione delili VII' lont a principi formali: secondo Schelcr, 1\11111 considera ogni principio etico materiale inl'OllIllI' tibile con una motivazione disinteressata, l' I" Il fiuta, solo perch confonde il valore con il filli' d~ siderato. In realt, per Scheler il valore, pro\H itllii virt del suo contenuto, suscettibile di va ('Il' Il fronte alla volont oggettivamente e indipcndou temente dalla particolarit dei desideri indivulun li. Egli trova inoltre nella condizione sentimcnluls dell'amore il fondamento della scoperta dd 1'11111 l'i e si discosta quindi anche dall'idea kantiann tipi la ragione come sola possibile sorgente di 1I11111~ gislazione morale oggettiva (Ilforma/ismo (Ir'/I'" tica e l'etica materiale dei va/ori). M. Weber 1111 di stinto tra etiche dell'intenzione ed etiche della Iv sponsabilit: le prime, come l'etica crislillllil. orientate verso l'idea dell'intenzione buona l'I '"1~ valore fondamentale; le altre, come l'utiliuuisum politico, basate sull'idea che il valore dell'uzioru dipende da quello delle sue conseguenze (l/ si,~111 ficato della avalutativit delle scienze sociologk 111ed economiche). Nelle discussioni pi reccnn !tI questione si ripropone come scelta tra fondavi. '111 consequenzialistiche dell'etica (per es. l'utiliuu: smo di J. Harsanyi) e fondazioni anticonscqu-u zialistiche (per es. il contrattualismo di J. Rnwls I Alcuni filosofi, come B. Williams, hanno ilIlrlli' rinnovato il dubbio su quanto una giustificazIon procedurale (l'equivalente contemporaneo .11'1111 motivazione formale kantiana), come quelli! tlI'/ contrattualismo, sia idonea a rispettare la COilVI<' tezza del nostro senso morale (L'etica e i /ill/III della filosofia). M. 111" interazione sociale relazione sociale gencnr tra due soggetti, nel corso della quale ciascun St 'l'. getto modifica reiteratamente i propri comportn menti in rapporto con quelli dell'altro, rspondeu dovi o anticipandoli. Una forma universale di iu terazione ritualizzata il gioco. Quando non si Il chiama a dottrine deterministiche o teleologkho. lo studio della formazione sociale del soggctt Idell'azione sociale, da M. Weber a G. Simnul, Il T. Parsons, sempre implicitamente o espliritu mente interazionale. Interarionismo sunboliro /' detto un indirizzo di ricerca sviluppato sopra Il 111 to dal filosofo e psicologo G.H. Mead, che si sol ferma sugli aspetti linguistici e comunicativi dr]

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_,,,Io';Lione sociale. Veicoli dellinterazlone 50,,' ,(" simboli: l'io si forma nel bambino auraver, 1II,Icrazione sociale con i genitori, i compagni, I" '.1r.mei (Mead); isoggetti assumono una iden'Il , IlIleragendo con altri soggetti (E. Goffman, S. Il, '!',"r). All'interazionismo simbolico si riml'I' ," 'Iato di disconoscere l'influsso dei fattori ge H' 111'nella formazione della personaht. Un ap""" ,'i" drammaturgico a!l'interazione sociale '''Iotl'l',lII'ato da K. Burke, 1945) indica nel teatro .ut.t Il,datora e, nello stesso tempo, un modello l'' t l" studio dei fenomeni di azioue e interazione

getti che non sollevano problemi per l'mtelligen za, e oggetti che, invece, pongono un prolJiema perch colpiscono il senso con impressiol1l ha lO" ro opposte~ interpretazioni sono dette per l'appunto queste impressioni opposte (Repubblca, 523b sgg.), e non invece l Iavoro de!l'inteiletto volto a eliminare le loro contraddizioni. Interpretare sembra dunque indicare (qui come anche in Teeteto, 209a) il modo di cogliere, di afferrare, qualcosa offerto dal mondo esterno. Pi VI~ cino al senso moderno appare l'uso del vero" hermeneuem nello ione (535a), dove si dice cne I '" i.il. poeti sono per noi interpreti degh dei; e nel rulli,' \lldisi recenti si sono mosse in una prospettIva co (260d), dove si parla di un'arte interprelauva, )I Il''' a quella degli etologi: centrale in questo che quella di coloro che spiegano gli oracoli. Un 11111 "' l'opera di RA. Hinde (Le relazioni in- altro senso, connesso a questi, che prevale in Ari 'I,,'/Sona/i, 1979; Le re/azioni sociali dei primati, stotele, quello che identifica l'hermenia con l'e~ l'I:, \; Individui, relazioni e cultura, 1987). Altri spressione: la lingua interprete dei pensien in Itl'litlsi si sono invece occupati delle condizioni in quanto li esprime all'esterno (Parti degli animali. 111 d;dla interazione sociale pu emergere e svi- 660a 35; e L'anima, 420b 19); in questo senso, 11I1'1,,,rsi la cooperazione (R. Axelrod, 1984), e Aristotele usa il termine come titolo eli uno del ,I, I '1lllportanza della fiducia in ogni rapporto di trattati che costituiscono rUrganon, il Peri '" 'l'erazione (D. Gambetta, 1989). lnime, .T.H. hermenias. Questo uso tecnico del tenlllne passa 11I111l,r (Una teoria dell'interaziolle sociale, 1%8) nel medioevo attraverso Boezio, che commenta Il li" ":;"minato la possibilit di una sociologia che trattato aristotelico, e si ritrova in san Tornrnaso, I", l'' dell'interazione sociale l'unit di base delle autore anch'egli di nn commento all'opra di Ari'l' I '"rsons. .malisi in luogo dell'azione, come teorizzava stotelc. I Interpretazione e senso naSCOSl(}.L'esegesl mehll"mational Encyclopedia of Unified Science dievale. In san Tommaso, tuttavia, presente an Il '" 'idopedia internazionale della scienza uniti- che il significato di interpretazione come elucida,tl:l) pubblicazione costituita da una serie di Ia- zione dei significati oscuri di un testo (Summa 'Il' ,li monografici su problemi concernenti quetheotogiue, u-n ae. q. 120, art. l, ad 3; e q. Un, art. l.t \, quella disciplina particolare (la filosofia del- 2, ad 4). E soprattutto m tale accezione che l ter I" '.ncnza, la teoria del linguaggio e della valutamine passer nell'uso moderno. Decisiva, nel'acl> 1\11', la storia del pensiero scientifico e filosofico centuare questa componente del si.gnificatO della Originariamente fu progettata soprattutto parola, certamente la lunga elaboraZIOne che, ,Lt ( l. Neurath sulla base della sua concezione ti- nei padri della chiesa e nel medioevo, si ha intorl' ;d'lsta (_ fisicalismo): i primi fascicoli cornparno al problema dei sensi della Sacra Scrttura (,'l' a partire dal 1938 presso l'universit di Chi- esegesi)., Questa elaborazione parte dal tes! cn ,''i''', sotto la direzione di un comitato cditortale san Paolo in cui (per es. in l Corint 10, j ~ j l) si ",'ltpostO da Neurath stesso, da R Carnap e dal parla degli eventi dell'Antico Testamento come 111, -.ofo statunitense Ch. Morrs. Pervasa da un figure e allegorie profetiche dei fatti del NllOVO:in I, uh: spirito di tolleranza scientifica, essa mirava questo senso parla di interpretazione sani AguSH I),111 tanto a una costruzione del sistema della no (per es., Enarrationes inpsalmcs iN, n. l: 4'/, [l. , Il'III.a, quanto piuttosto a una sistema:one e in- l; 78, n. 26). La riflessione esegetica medievale l' 1',1,,~iol\edei metodi e dei contenuti delle scienproceder oltre questo punto, sia estendendo lin, l,articolari. Questo scopo doveva venir conseterpretazione figurate anche al NUOVOTeslarnen~ ,'1111" attraverso la pi ampia collaborazione dei to (giacch anch'esso narra fatti che banno un ))",!'giori specialisti delle varie discipline. Il primo senso riposto, e cio la salvezza del genere umano I.,',{ rcolo, che presentava carattere programmatiattraverso la chiesa), sia riconoscendo che si , ".conteneva infatti scritti di Neurath (La scienza dare una interpretazione figurale anche di ""'Iicata come integrazione enciclopedica), N. non biblici, per es. dei filosofi antichi (cosl Abe I l, dir (Analisi e sintesi nella scienza), .l. Dewey lardo, Introductio ad theologiarn). Mentre il temi! I J 'nnit della scienza come problema sociale), B. della lettura figurale della Scrittura vivo in tutti 1\lIssdl (L'importanza della jorma logica), Car- gli autori medievali, relativamente raro , in con", 'l' (l fondamenti logici dell'unit della scienza) e fronto, l'uso del termine <<interpretazione e dei 1\1,-rris (Empuismo scientifico). termini connessi; a essi vengono preferite parole IlIlernismo ->- esternismo~internisJDo. come intelligentia (comprensione), expusitio (spieInterpretazione in geneJale, il risalire da un se- gazione) e simili. Interpretare, applicato alla l'tll' al suo significato. Il termine latino interpreiaScrittura, viene a significare sempre pi specifica'I>' (che, insieme al verbo interpretari, ha fin dal- mente mettere in luce un senso nascosto; que1,'1:/ classica tutti i significati del corrispondente sto significato si accentua ultcl'iormente nell'et u.iliano) traduce il greco herrnenia, che per ave- umanistca, a opera di pematori come Marsi! io E\,t un significato pi ristretto. Platone parla di cino e Pico della Mirandola, nei quali la dottrina ""/Inenia in un contesto in cui distingue tra og- dei vari sensi della Seri ttura si complica conl'inse
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