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vitam haberes

et abundantius haberes
4
DICEMBRE 2012
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Anno XCII - N. 4 - 2012
Poste italiane S.p.A. - Sped. abb. post. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, Comma 2 - DCB Roma
La legge tua legge di amore; la legge tua il soave giogo;
la legge tua il refrigerio del cuore tuo, il riposo tuo e la vita tua,
perch messer Ges Cristo venuto in terra acci ,
(Gv 10, 10)
SantAntonio M. Zaccaria, Sermone I
La legge tua legge di amore; la legge tua il soave giogo;
la legge tua il refrigerio del cuore tuo, il riposo tuo e la vita tua,
perch messer Ges Cristo venuto in terra acci ,
(Gv 10, 10)
SantAntonio M. Zaccaria, Sermone I
A tutti i lettori dellEco dei Barnabiti
il vivissimo augurio di un Natale santo
e di un anno di serenit
la redazione dellEco
vitam haberes
et abundantius haberes
01 Ia-IVa di Cop. 4-2012_ECO 13/12/12 12:25 Pagina 1
Editoriale
1 Annunciare Cristo morto e risorto non un optional (P. Rippa)
Bibbia
2 Per fede passarono il Mar Rosso... (G. DellOrto)
Vocabolario ecclesiale
5 Ordine (A. Gentili)
Ecumenismo
6 Settimana di preghiera per lunit dei cristiani 18-25 gennaio 2013. Cosa ci
chiede il Signore? (E. Sironi)
Spiritualit barnabitica
10 La ricerca di Dio (M. Regazzoni)
Osservatorio ecclesiale
13 IlMessaggio del Sinodo: un faro di luce nella notte del mondo (A. Gentili)
Osservatorio paolino
15 Un caso emblematico di venerazione antica di Ges: Filippesi 2, 6-11
(G. Cagnetta)
18 Una storia tutta da scrivere (A. Gentili)
23 Storia dellOrdine: Il primo natale del Concilio Vaticano II (F. Lovison)
36 Credere, nonostante tutto: la vita un dono (A. Giussani)
39 Sacerdote, perci padre (C. Pipitone)
41 Un padre per lEuropa (G. Simone)
43 Dal cielo alla terra, sismologia e meteorologia a Firenze dallOttocento a oggi.
Una mostra da non perdere: Firenze 17 gennaio - 31 maggio 2013 (G. Ferrari)
Dal mondo barnabitico a cura di Paolo Rippa
45 Un nuovo anniversario Ordinazione diaconale Nuove fondazioni nelle
Filippine Una nuova iniziativa per la giovent. Centro di Spiritualit:
LEremo Nomine Verso il Concilio Vaticano II. Attese e speranze
I Barnabiti nel Risorgimento. Presentazione allIstituto Sturzo Madrid.
Triduo alla Madre della Divina Provvidenza
Ci hanno preceduto a cura di Giuseppe Ranaldi
51 Fr. Janos Szolnoki (Frre Jean) (G. Daeren) P. Severo Ferrari (G. Incampo)
Schedario barnabitico a cura della Redazione
54 Michele Francipane, Dizionario ragionato dei santi. 11811 patroni e protettori
da Aaron a Zoe Il volto dei santi. Santorale illustrato Luciano Mazzoni
Benoni, Il Cuore di Cristo centro delluniverso. Una proposta per il Terzo
Millennio Marcello Stanzione, 365 giorni con santAntonio Maria Zaccaria
(Citazioni in lingua depoca e preghiere) (A. Gentili) Paolo Giulietti-Gianluigi
Bettin, La via di Francesco (A. Gentili)
SOMMARIO
RASSEGNA TRIMESTRALE
DI VITA E DI APOSTOLATO
DELLORDINE DEI CHIERICI REGOLARI
DI S. PAOLO - BARNABITI
Anno XCII
n. 4 - Dicembre 2012
Trimestrale
Poste italiane S.p.A. - Spedizione in
abbonamento postale - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1,
comma 2 - DCB Roma
DIRETTORE RESPONSABILE
P. Stefano Gorla
DIRETTORE
P. Paolo Rippa
CAPOREDATTORE
P. Mauro Regazzoni
REDAZIONE
P. Filippo Lovison
CORRISPONDENTI
Dal Cile: P. Mauricio Ahumada. Dalle
Filippine: P. Michael Sandalo. DallItalia
Centro-Sud: P. Gio vanni Scalese. DallAr -
gentina: P. Giorgio Graiff
COLLABORATORI
P. Giulio Pireddu, P. Giuseppe Cagnetta,
P. Giuseppe DellOrto, P. Enrico Sironi,
P. Giovanni Villa, P. Gio vanni Zoia, P. Gio -
vanni Scalese, P. Gian nicola Simone
DIREZIONE
Via Giacomo Medici, 15 - 00153 Roma
Tel. e Fax 06/581.23.39 - 588.28.63
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REDAZIONE
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Tel. e Fax 06/68307070
AMMINISTRAZIONE
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Tribunale di Roma
n. 334 del 28 aprile 1950
STAMPA
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Via R. Paolucci, 12/14 - 00152 Roma
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DIFFUSIONE
Eco dei Barnabiti viene inviato agli
amici delle Missioni, delle Vocazioni
e delle Opere dei Barnabiti.
possibile riprodurre gli articoli della
rivista citando la fonte e mandandone
giustificativo in redazione
www.barnabiti.it
copertina: La strada della vita, foto di Marco
Lazzaroni
IV di copertina: Nacimiento, autore Norberto
Oropesa, Los Andes, Chile 1995 - foto di Seba -
stin Candia
Chiuso in redazione il 00 dicembre 2012
Finito di stampare il 00 dicembre 2012
LANNO DELLA FEDE E LA FIAMMA PAOLINA
Che la Fiamma Paolina illumini, ravvivi e sempre accresca la fede
in tutti i Chierici barnabiti del mondo
Nel corso dei Primi Vespri della Solennit dei SS. Pietro
e Paolo, sabato 28 giugno 2008, il Santo Padre
Benedetto XVI, con il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo I, ha aperto ufficialmente lAnno Paolino
accendendo la Fiamma Paolina.
Prima fila, da sinistra: Jackson George Kattamkottil (1981) India, Subash Sebastian Kaduvakulangara (1974)
India, Bala Swami Appapogu (1985) India; seconda fila, da sinistra: Albino Vecina (1979, tremesante) Filippine,
Sinoj Thomas Ottaplackal (1985) India, Lenish Benny Mooleparambil (1990) India, Rick Shamavu Rwahunga (1961)
Congo, Isagani Gabisan (1980, tremesante) Filippine; terza fila, da sinistra: Alessandro Tirelli (1969) Italia, Savino
Angelo Vulso (1968) Italia, Giuseppe Di Nardo (1971) Italia.
Roma - Basilica di San Paolo fuori le Mura
Studentato Romano, 8 dicembre 2012: i nove Studenti di Teologia e i due Tremesandi
Annunciare Cristo morto e risorto
non un optional
Annunciare Cristo morto e risorto
non un optional
L11 ottobre 1962 si apriva il Concilio Vaticano II. Con una sfida: portare il Vangelo nel mondo
contemporaneo in modo sempre pi efficace. Nel cinquantesimo anniversario papa Benedetto XVI
ha indetto lAnno della fede (11 ottobre 2012-24 novembre 2013). Con un obiettivo: ravvivare la fede
e il suo annuncio.
Non c dubbio che il concilio ha posto le premesse del nuovo cammino della Chiesa nella societ
contemporanea. Pur essendo la stessa di ieri, la Chiesa vive e realizza in Cristo il suo oggi, che
ha preso il via soprattutto dal Vaticano II. Esso ha preparato la Chiesa al passaggio dal secondo al
terzo millennio dopo la nascita di Cristo.
Il Vaticano II ha stabilito un punto di riferimento nella vita della Chiesa odierna, aprendo ad essa,
sotto il soffio dello Spirito Santo, un nuovo cammino. Si pronunziato su importanti argomenti ed
ha consegnato alla Chiesa ricchi documenti di dottrina e di azione: quattrocostituzioni (una liturgica,
due dogmatiche, una pastorale), novedecreti e tredichiarazioni.
Dopo cinquantanni, il dialogo con il mondo, aperto dal Concilio ha bisogno di essere fortificato su
basi di autenticit testimoniale ed attualizzato. LAnno della fede si muove in questo senso. Nuovi
linguaggi, nuove proposte, sono necessari per trasmettere sui nuovi scenari di un mondo in continua
evoluzione il messaggio sempre uguale di Cristo.
Dopo aver parlato, al n. 6 della sua Lettera apostolica Porta fidei, di un cammino di penitenza e di
rinnovamento, aver evocato limmagine conciliare della Chiesa come comunit pellegrina tra le
persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, aver parlato di un cammino mai compiutamente
terminato in questa vita, il Papa dedica il n. 7 al tema della nuova evangelizzazione. Nuova
non in relazio ne ai contenuti della fede, quanto piuttosto nelle motivazioni, nel fervore e negli obiettivi,
come sottolineava Giovanni Paolo II.
Inviati a proclamare il suo Vangelo in ogni tempo, il Papa ricorda che lamore di Cristo che colma
i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per le strade del mondo
per proclamare il suo Vangelo. LAnno della fe de perci conosce due porte: la porta della fede che
si apre sulla porta dellevangeliz zazione. Per questo anche oggi neces sario un pi convinto
impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e
ritrovare lentusiasmo nel comunicare la fede. La fede, infatti, non un dono da conservare che ci
premunisce contro pericoli vari; essa anzitutto un talento da trafficare, una moneta da spendere,
un bene da comunicare, anche a costo di qualche rischio. Il cristia no, ogni cristiano, non un
sistemato ma un inviato. il battesimo che ci abilita alla missione, che da intendere come diritto e
come dovere. Annunciare Cristo non un optional ma un compito irrinunciabile.
Il richiamo alle nostre responsabilit come credenti si unisce al ricordo della nostra dignit come
collaboratori di Cristo, amministratori di un capitale che pretende produrre ricchezza se impiegato
opportunamente. E sar la ricchezza della nostra testimonianza di vita coerente con ci che crediamo
e professiamo quello che, pi di ogni parola per sublime che sia, sedurr gli altri, convincendoli della
bellezza e bont della nostra fede.
Eco dei Barnabiti 4/2012 2
BIBBIA
C
ome abbiamo visto, la nasci-
ta di Mos stata segnata
dalla fede dei suoi genitori
ed egli stesso, una volta divenuto
adulto, sceglie per fede di sacrificarsi
per i suoi fratelli, anche a prezzo
dellincomprensione e dellingratitu-
dine (Eb 11,23-26). Ma quello che
letto da Ebrei come lapice dellinte-
ro percorso di fede di Mos lEsodo
dallEgitto, la celebrazione della Pa-
squa e, soprattutto, il passaggio del
Mare. Per fede, egli lasci lEgitto,
senza temere lira del re; infatti rima-
se saldo, come se vedesse linvisibi-
le (Eb 11,27). La fermezza e la sal-
dezza della fede di Mos si esprimo-
no infatti al sommo grado proprio
nella prova del deserto.
Il racconto del passaggio del Mare
occupa lintero capitolo quattordi-
cesimo del libro dellEsodo, ma noi
ci soffermeremo in particolare sulla
lettura che dellepisodio ci viene of-
ferta dalla Lettera agli Ebrei e sul
suo nucleo centrale: per fede, essi
passarono il Mar Rosso come fosse
terra asciutta. Quando gli Egiziani
tentarono di farlo, vi furono inghiot-
titi (Eb 11,29).
Questo episodio, ben oltre il suo
valore storico, riveste un fortissimo
significato simbolico; guidati da Mo-
s, che assume pienamente il suo
ruolo di guida profetica e di leader
del popolo, gli Israeliti si lasciano al-
le spalle un passato di oppressione e
schiavit e si mettono in cammino
verso la libert, ripetendo lesperien-
za di fede che aveva portato Abramo
ad abbandonare tutto ci che aveva
fidandosi unicamente della promes-
sa di Dio. Il cammino della libert
non percorribile senza fede in Co-
lui che ne garante. Per fede, grazie
alla fede di Mos passarono il Mar
Rosso
la paura della libert
Es 14
10
Quando il faraone fu vici-
no, gli Israeliti alzarono gli occhi: ec-
co, gli Egiziani marciavano dietro di
loro! Allora gli Israeliti ebbero gran-
de paura e gridarono al Signore.
notte. Il popolo dIsraele in
cammino verso la terra di Canaan, la
terra della libert. Ma improvvisa-
mente, quella che sembrava unusci-
ta trionfale dalla condizione di op-
pressione e di schiavit si muta in di-
sperazione: davanti il mare, dietro
lesercito egiziano. Il deserto, attra-
verso il quale YHWH sta conducen-
do il popolo, sembra trasformarsi in
una tomba. Egiziani e mare significa-
no, tutti e due, morte. Di fronte agli
uni non c possibilit di resistere:
Israele non ha un esercito, non ha
una difesa, non organizzato, non
ha una legge, non ha nulla. Lacqua,
daltronde, oltre a rappresentare un
ostacolo reale, pu s nel simboli-
smo di Israele indicare vita, quan-
do di sorgente ma anche la morte
quando di mare.
Una suggestiva interpretazione
moderna sovrappone alla condizione
storica e topografica (Israele di
fronte al Mare delle canne Yam
sf) una pi intimamente teologica
(Israele di fronte al Mare del limite
Yam sf).
Davanti al pericolo e alla prospet-
tiva di morire, Israele non pu fuggi-
re e, paralizzato, grida al Signore;
lespressione dellangoscia che cerca
in Dio lultima possibilit di salvez-
za, ma che insieme protesta lincon-
PER FEDE PASSARONO
IL MAR ROSSO...
Guidati da Mos, gli Israeliti si lasciano alle spalle un passato di oppressione e schiavit e si
mettono in cammino verso la libert, ripetendo lesperienza di fede che aveva portato Abramo ad
abbandonare tutto ci che aveva fidandosi unicamente della promessa di Dio. Il messaggio
biblico chiaro: il cammino della libert non percorribile senza fede in Colui che ne garante.
Con questo quarto intervento, il biblista p. Giuseppe DellOrto conclude la sua introduzione
biblica allAnno della fede.
la fuga dallEgitto e il passaggio del Mare - Rylands Haggadah ff. 18v-19r -
sec. XIV
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ciliabilit tra ci che sta avvenendo e
Dio stesso. Che il grido di Israele
non sia una vera preghiera, evi-
dente da quanto dicono a Mos.
La paura verbalizzata (B. Costacur-
ta) profondamente rivelativa della
mentalit del popolo:

11
E dissero a Mos:
forse perch non cerano sepolcri
in Egitto
che ci hai portati a morire nel deserto?
Che cosa ci hai fatto, portandoci fuori
dallEgitto?
12
Non ti dicevamo in Egitto:
Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani,
perch meglio per noi servire lEgitto
che morire nel deserto?.
M. Buber ha giustamente osservato
che questi due versetti constano di
sette frasi, cinque delle quali termi-
nano con la parola Egitto/Egiziani e
due con la parola deserto. Questo fa
emergere lantitesi Egitto/deserto co-
me una alternativa davanti alla quale
Israele sente di essere posto: La vita
degli schiavi in Egitto sembra loro
migliore della morte nel deserto.
Il testo biblico spietato e ci rivela
la radice della mentalit di Israele:
un popolo schiavo che non vuole la
libert. Gli schiavi preferiscono la
schiavit perch hanno paura della
libert. Finch non sparisce questa
paura lo schiavo rimarr schiavo.
Se lEgitto il luogo del Faraone, il
deserto il luogo di Dio e di Mos, e
contro di loro si scaglia laccusa del
popolo: Che cosa ci hai fatto?
Non ti dicevamo Lasciaci stare e
serviremo perch meglio per noi
servire che morire nel deserto?.
E qui appare il paradosso, caratte-
ristico della condotta di Israele e tipi-
co in genere di ogni uomo: pur umi-
liato, oppresso, condannato a morte,
non si sconvolge, se ne fa una ragio-
ne, convive con il compromesso di
unesistenza ferita e sofferente. E se
anche gli si apre la strada della li-
bert, eccolo ritrarsi; pi forte il ti-
more di perdere la certezza di una
sicurezza minima in assenza di una
qualsiasi garanzia di quanto gli viene
promesso, nonostante sia molto. E
limpulso inevitabilmente quello di
ritrarsi, di tornare indietro. Luomo
si sente diviso tra lansia di libert e
il desiderio di sicurezza, e in mezzo
al rischio ncora la sicurezza della
schiavit, il riposo finale, in un se-
polcro (Alonso Schkel).
Ma la liberazione pu avvenire so-
lo quando luomo accetta di assume-
re il confronto con la minaccia mor-
tale, rappresentata dalle grandi ac-
que, dalla notte, dalla cavalleria che
insegue la massa degli inermi. Per la
liberazione necessario che Israele
entri nella profondit dellabisso;
non sufficiente essere un semplice
spettatore dellazione divina; deve
diventare protagonista. il passaggio
chiave dellatto di fede, lalternativa
che Agostino magistralmente sinte-
tizza con le parole Lamore di s fi-
no alla dimenticanza di Dio o lamo-
re di Dio fino alla dimenticanza di
s? (De Civitate Dei, 14,28).
non abbiate paura

13
Mos rispose: Non abbiate
paura! Siate forti e vedrete la salvez-
za del Signore, il quale oggi agir per
voi; perch gli Egiziani che voi oggi
vedete, non li rivedrete mai pi!
14
Il
Signore combatter per voi, e voi sta-
rete tranquilli.
Se il racconto sottolinea la paura
degli Israeliti e permette al lettore di
sperimentarla, Mos va immedia -
tamente alla radice del problema
quando dice: Non abbiate paura!.
pi di una formula: il rimedio al
male che rende Israele schiavo. Mos
invita il popolo a fare esperienza di-
retta della fedelt di Dio e delle sue
promesse: vedrete la salvezza del Si-
gnore gli Egiziani che voi oggi ve-
dete, non li rivedrete mai pi!.
Se gli Israeliti vedevano la loro sal-
vezza nel ritorno in Egitto, cio nel
loro passato, Mos la vede nel pre-
sente: due volte dice oggi: Vedre-
te la salvezza del Signore, il quale
oggi agir per voi; perch gli Egiziani
che voi oggi vedete, non li vedrete
mai pi (Es 14,13). La salvezza non
si trova nel passato, ma nel presente.
Se Israele era paralizzato, quasi
ipnotizzato dallesercito del Faraone,
perch aveva dimenticato la pre-
senza del Signore. Mos invita quin-
di a guardare non pi i carri, ma la
salvezza di Dio. Per Mos, gli Egizia-
ni non esistono pi: sono gi spariti
per sempre.
Siamo di fronte a due sguardi, a
due atteggiamenti diametralmente op-
posti. La visione di Mos salva gli
Israeliti perch vede pi di loro; il
suo sguardo penetrante gli permette
di scrutare i segreti di Dio e della
storia. In maniera splendida, Ebrei ha
introdotto la memoria del passaggio
del Mare: infatti rimase saldo, come
se vedesse linvisibile (Eb 11,27).
Di pi: Il Signore combatter per
voi, e voi starete tranquilli. Que-
stultima espressione (in ebraico
usato il verbo charash) pu anche si-
gnificare tacere e non fare nulla.
Lessenziale di far tacere la paura
per lasciare agire Dio: sar il Signore
che oggi agir per voi combat-
Eco dei Barnabiti 4/2012 3
BIBBIA
la traversata del mar Rosso - sarcofago paleocristiano della chiesa di Saint-
Trophime di Arles
gli Israeliti si ribellano a Mos - British
Library, ms Orientale 2737 f. 85v
04 Bibbia 2-6_eco4-2012 13/12/12 12:09 Pagina 3
ter per voi. Il silenzio sostituir il
grido di paura, prima della celebra-
zione con il canto in Es 15.
Sembra quasi paradossale. Di fron-
te alla minaccia di un esercito che
incombe alle spalle e alla impossi-
bilit di fuga o di scampo rappre-
sentata dal Mare di giunchi che si
stende davanti a loro, gli Israeliti so-
no invitati non solo a non avere
paura, ma a non fare nulla. Ma non
fare nulla vuole dire, in realt, fare
molto: affidarsi, abbandonarsi, sce-
gliere di continuare nella linea indi-
cata da Dio, lasciar fare a Dio. Per-
ch la capacit di salvezza di Dio
va ben oltre le strategie belliche de-
gli Egiziani!
Gli Israeliti, seguendo Mos, non
fanno niente se non decidere di la-
sciar fare a Dio: si lasciano portare
come su ali di aquila facciamo
fiducia alla sua potenza infinita, alla
sua sapienza, alla sua capacit di
guidarci; ci lasciamo immergere in
lui, prendendo volentieri i suoi rischi
e le sue insicurezze, giorno per gior-
no. Accettiamo quel rischio che ci
espone alleventualit di realizzarci
come uomini, affettivamente e cultu-
ralmente, oppure a quella di essere
schiacciati in situazioni piccole e
meschine Comprendiamo allora
limportanza della frase il Signore
combatter per voi e voi starete tran-
quilli: la decisione fondamentale
presa dal Signore; lopera sua
(C.M. Martini).
conclusione
Colui che, neonato, era stato depo-
sto tra le canne e salvato dalle ac-
que, divenuto colui che trae Israe-
le fuori dalle acque del Mare delle
canne e salva il suo popolo, in virt
del suo atto di fede. Nel momento
dellincomprensione Mos si fida di
Dio e il popolo di Mos. Israele na-
sce da questo atto di fiducia. Dallat-
to di fede di Mos nasce il popolo di
Israele: Immerso nelle acque delle
origini, tuffato nella notte cosmica,
Israele, separato mediante il fuoco
dal suo passato di schiavit in Egitto
e condotto da questo medesimo fuo-
co verso la luce della sua vita nuova
e libera; questa via gli offerta
perch ha vinto la paura rischiando
nello sconosciuto che sta al di l
(A. Spreafico).
La speranza diventa esperienza di
salvezza: Israele vide (come gli era
stato chiesto da Mos) la mano po-
tente con la quale il Signore aveva
agito contro lEgitto, e il popolo te-
mette il Signore e credette in lui e in
Mos suo servo (Es 14,31).
Un midrash ebraico di questo bra-
no (Midrash Hallel 95-96) racconta
che quando Mos stese la mano sul-
le acque il mare non ubbid, e do-
vette mettere il piede nellacqua, pri-
ma che si separasse. Perch le acque
si separino ci vuole la fiducia, ne-
cessario il primo passo.
Il testo di Ebrei, viceversa, sorvola
sui molti particolari del racconto
esodico: non si parla n del gesto di
Mos che stende la mano sul mare
n del forte vento, n del tentativo
di inseguimento da parte degli Egi-
ziani n della ricomposizione del-
le acque. Linteresse incentrato sul
fatto che quel mare pu essere attra-
versato ed stato attraversato solo
in virt della fede. Il cammino di
Abramo, di Mos, del popolo di
Israele come di ogni cristiano
dalla schiavit alla liberazione si at-
tua solo mediante un atto profondo
di fede.
Latto di fede di Mos e la conse-
guente marcia degli Israeliti sono il
passaggio dalla paura (allinizio) al-
la fede (alla fine); e il passaggio nel
Mare delle canne linizio di una
nuova vita, una rinascita battesima-
le, come dice san Paolo: Non vo-
glio infatti che ignoriate, fratelli, che
i nostri padri furono tutti sotto la nu-
be, tutti attraversarono il mare, tutti
furono battezzati in rapporto a Mo-
s nella nube e nel mare (1Cor
10,1-2). Essere battezzati in Mo-
s significa per gli Israeliti prendere
su di s il rischio di Mos, accettare
linsicurezza di Mos. Allo stesso
modo, per noi essere battezzati in
Ges significa prendere su di noi il
rischio di Ges ... vuol dire decider-
si a vivere una vita pasquale, una
vita secondo lo Spirito: decidere di
lasciarsi salvare dallo Spirito di Ge-
s (C.M. Martini).
Se il passaggio della vita com-
piuto in obbedienza a Dio, alla sua
chiamata, alla sua promessa, il termi-
ne del cammino non la morte ma
la vita; non la servit, ma la libert
(L. Monari).
Giuseppe DellOrto
Eco dei Barnabiti 4/2012 4
BIBBIA
Esodo - affresco della sinagoga di Dura Europos - III sec. d.C.
Marc Chagall, Exodus
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Eco dei Barnabiti 4/2012 5
BIBBIA
IL NUOVO TESTAMENTO SERBATOIO DI MODELLI DI EVANGELIZZAZIONE
Limmagine dello scriba, che cerca di convertirsi al Regno dei Cieli, per poter estrarre dal suo tesoro cose
nuove e cose antiche (cfr. Mt 13,52), invita a considerare il tesoro che possediamo come costituito dalla Bibbia
(AT e NT), dalla storia delle Chiese e dalla storia delle singole comunit. Uno sguardo generale al NT consente
dintravedere che vi sono vari modelli di evangelizzazione, tratteggiati anche con modalit specifiche nei singoli
Vangeli, negli Atti degli apostoli, nelle lettere sicuramente paoline, come in quelle deutero-paoline e negli altri
scritti del NT. La ricerca moderna sulla letteratura del NT permette di precisare che, in ordine cronologico, i
primi testi del NT sono costituiti dalle lettere sicuramente paoline: secondo una cronologia almeno relativa: 1
Tessalonicesi, 1 Corinti, Galati, Filippesi, 2Corinti, Romani, Colossesi e Filemone; verosimilmente queste lettere
furono scritte tra il 50-60 d.C. circa.
Per arrivare ai vangeli nella loro attuale fisionomia letteraria occorre attendere gli anni 70 d.C. con il Vangelo
di Marco, gli anni 80 d.C. con quelli Matteo e di Luca, insieme agli Atti degli apostoli formanti lopera lucana.
Nella decade tra gli anni 80-90 d.C. si dovrebbe collocare la letteratura deutero-paolina, cio scritti che si vogliono
rifare a Paolo, ma che furono redatti pi tardi; Efesini, 2 Tessalonicesi e le lettere pastorali, cio 1-2 Timoteo e
Tito, con addentellati a scritti sicuramente paolini, ma riadattati successivamente a un nuovo contesto pastorale;
lettera agli Ebrei.
Intorno agli anni 90 d.C. il Vangelo di Giovanni, dopo lemanazione delle decisioni dellaccademia rabbinica
di Iamnia. Allultima decade del I sec. d.C. dovrebbero appartenere le tre lettere di Giovanni e le altre epistole
cattoliche: le lettere (o epistole) di Giacomo, di 1 Pietro e di Giuda.
LApocalisse sembra riflettere la persecuzione di Domiziano del 96 d.C., mentre 2 Pietro dovrebbe appartenere
alla seconda decade del II sec. d.C.
Simile quadro cronologico sulla formazione del corpo letterario del Nuovo Testamento aiuta a comprendere
come lelaborazione dei Vangeli e degli Atti costituisca unevoluzione fondamentale dellantica catechesi
cristiana su Ges. Questi documenti conservano importanti riferimenti storici sulle vicende e sullinsegnamento
di Ges, sulle vicende iniziali dellepoca cristiana a partire da Giovanni il battezzatore e in relazione agli anni
30-60 circa le vicende di alcune comunit cristiane.
Nel caso dei Vangeli e degli Atti vi fu il tempo necessario di riformulare le pi antiche tradizioni palestinesi
giudeo-cristiane sullevangelizzazione, quelle paoline successive ancora molto legate al linguaggio giudaico e
nello stesso tempo in polemica con una parte degli interlocutori ebrei, virtuali o reali che fossero.
La rielaborazione avvenuta nei Vangeli aveva portato a riformulare il mistero di Cristo per le comunit
cristiane valorizzando al meglio una sorta di nuovo linguaggio cristiano semplificato, rispetto ad esempio a
quello paolino, o a quello pi complesso della lettera agli Ebrei. Nei Vangeli il tracciato storico-teologico della
vicenda di Ges consentiva una concentrazione piena sulla persona e sul mistero di Ges Cristo [= cristologia] e
su tutti quegli altri risvolti, che si erano andati chiarendo nel corso di circa 30-40 anni di vita cristiana, dopo la
vicenda di Ges.
Negli Atti, analogamente, il senso degli avvenimenti di circa 30 anni di vita delle comunit cristiane era stato
raccolto intorno ad alcune icone, con le quali era stato rielaborato il senso di una patrimonio variegato di
tradizioni giudeo-cristiane, etnico-cristiane, paoline e deutero-paoline. Non si era trattato di un appiattimento o
di una riduzione sospetta su un accomodamento facile, ma di aiutare a cogliere un filone conduttore in una
complessit di dati offerti dalle tradizioni cristiane, per altro ancora incompleti agli effetti della ricostruzione di
una storia delle comunit cristiane delle origini, tra il 30 e il 60 d.C.
Circa la possibilit di trarre elementi utili in ordine a una nuova evangelizzazione i libri del NT offrono
molte informazioni sulla prima evangelizzazione, come nei Vangeli, negli Atti degli apostoli e nelle allusioni
delle lettere sicuramente paoline. Si hanno notizie anche dettagliate del ritorno dellevangelizzatore sui temi
della prima evangelizzazione in lettere scritte successivamente alle stesse comunit, come nelle lettere
sicuramente paoline: in questi casi si tratta di una seconda evangelizzazione, o anche di catechesi. Anche
nelle rielaborazioni evangeliche degli antichi episodi della predicazione e dellevangelizzazione di Ges si
pu intravedere una sorta di rinnovamento dellevangelizzazione nel redattore del testo biblico in relazione
alle comunit alle quali si rivolge. quindi possibile ricavare significative indicazioni sul tema un po
ovunque nel NT e con diverse modalit.
Una cosa comune certamente in tutti questi itinerari: levangelizzazione non mai una semplice iniziativa
umana; anche levangelizzazione sviluppata da Ges pass per un punto di partenza indicato dal Padre. La
Chiesa oggi parte per una nuova evangelizzazione dal Concilio Ecumenico Vaticano II, evento oggi assai
controverso, almeno al di fuori del nostro piccolo mondo italiano; evento sconosciuto per molti giovani e anche
adulti, ma passaggio obbligato posto nella nostra storia dal Signore e dal suo Spirito.
Giovanni Rizzi
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ORDINE Cosmsin en psin: mettano ordine in tut-
to, suona alla lettera linvito che san Paolo rivolge agli
schiavi tramite il discepolo Tito (Lettera a Tito 2,10). Si
tratta di una raccomandazione che, quantunque espres-
sa con altri vocaboli, costituisce lincipit sia delle Costi-
tuzioni barnabitiche del 1552: Paulo apostolo admo-
nente, omnia honeste e et secudum ordinem fieri debe-
re; Secondo lammonimento dellapostolo Paolo, ogni
cosa deve compiersi in modo decoroso e ordinato, sia
quelle del 1579: Ominia honeste et secundum ordi-
nem fieri debere praecipit sanctus Paulus (Prima lettera
ai Corinzi 14,40). Ordine, dunque ci si permetta il bi-
sticcio di parole parola dordine per un istituto non
a caso definito Ordine: lOrdine dei Chierici regolari di
san Paolo.
Ma andiamo per ordine!
Il termine, o meglio il concetto da cui siamo partiti e su
cui vogliamo soffermarci si trova ripreso in greco secon-
do cinque modalit: il sostantivo cosmo, il verbo co-
smo, gli aggettivi cosmico e csmios e lavverbio
cosmis. In italiano abbiamo cosmo, cosmico e
cosmetico. Se i greci ignorano questultimo (a dispetto
del grande culto che riservano alla bellezza), noi ignoria-
mo il loro csmio, che potremmo azzardarci a usare
anche in italiano, come a esempio abbiamo sobrio.
Il termine csmio racchiude in s un grande signifi-
cato, perch sta a indicare come lordine che presiede il
creato giustappunto detto cosmo deve rispecchiarsi
nella vita degli umani, che dovrebbe risultare csmia
(non diremo: cosmetica!). San Paolo impiega questo ter-
mine ben due volte scrivendo al discepolo Timoteo, l
dove invita le donne a indossare un abbigliamento c-
smio, qualcosa di pi che semplicemente decoroso;
nonch il vescovo che dovr essere, oltre che sobrio e
saggio, csmio, dignitoso (Lettera a Timoteo 2,9 e 3,2).
Gi Platone raccomandava di essere cosmii verso gli
Dei, per non trovarsi umanamente dissociati (Convi-
vio, 193a).
Resta dunque che, alla stessa stregua delluniverso che
dal caos originario passato al cosmo, cos la creatura
umana deve risultare in tutto csmia, bene ordinata.
A questo punto ricorderemo con Cicerone che lordine
implica la collocazione delle cose nei luoghi adatti e
convenienti, e con santAgostino che lordine consiste
nel trovare alle cose pi disparate la giusta e corretta
collocazione, dove in cose dobbiamo intendere ogni
realt, fisica, psichica e spirituale che sia.
Lordine stato definito la prima legge del Cielo. Dal
Cielo passa alla Terra, secondo quanto gi affermava
Dante per bocca di Beatrice: Le cose tutte quante / han-
no ordine fra loro, e questa forma / che luniverso a Dio
fa simigliante (Paradiso I,105).
Lordine materiale deve a sua volta tradursi in ordine di
vita, cos da venire a capo di tutto ci che disordine.
Gli antichi affermavano che senzordine non vien cosa
in fructo, anche se si pu sostenere che in non poche
circostanze da un disordine nasce un ordine. Ci ha
indotto Bergson, il grande filosofo dello slancio vita-
le, a definire il disordine un ordine che non si riesce a
vedere.
Il termine ordine spazia entro un ampio quadro di rife-
rimenti e questo sta a indicare che molteplici sono gli
aspetti della vita. Si parla di ordine naturale delle cose, di
ordine costituito, di ordine pubblico, di ordine del gior-
no; e ancora: di mettere in ordine o in bellordine, di pa-
rola dordine o di una cosa di primordine.
Lo stesso termine poi viene applicato alla vita civile (gli
ordini militari) e a quella ecclesiastica: ci si riferisce agli
ordini maggiori (diaconato, presbiterato, episcopato) e
anni addietro a quelli minori (esorcistato, ostiariato, letto-
rato e accolitato), divenuti ora ministeri. Questo pure
il termine che designa le antiche famiglie religiose, quasi
il riflesso degli ordine angelici, ma anche gli ordini ca-
vallereschi, gli ordini equestri e cos via.
stato infine sottolineato che ordine implica disci-
plina, armonia, misura, propriet, soprattutto bellezza.
Sotto questo profilo possiamo ripensare allaffermazio-
ne di san Bonaventura che definisce san Francesco
homo hierarchicus, un uomo gerarchico, nel senso
che ha messo ordine nella sua vita, appunto gerarchiz-
zando e armonizzando le dimensioni dellessere uma-
no, che come si detto corpo, psiche e spirito. La
tradizione mistica ebraica conosce in merito un eserci-
zio spirituale. Si tratta della meditazione della candela,
che richiama la struttura umana cos come ci viene de-
scritta nel libro della Genesi (2,7) in un versetto in cui
ricorrono i termini che ora passeremo in rassegna. Il
cero propriamente detto richiama il corpo (adam).
Dallo stoppino che esso racchiude si sprigiona la luce
alimentata dal cero, luce umbratile che sta a indicare
la sfera psichica ancorata alla materialit ma protesa
verso la spiritualit: si tratta del mondo dei sensi ester-
ni e interni (nephesh). Questa luce acquista in inten-
sit, prendendo forma di fiammella, a indicare la sfera
propriamente umana caratterizzata da intelligenza e li-
bera volont (ruah). I suddetti livelli sono armonica-
mente subordinati luno allaltro e il successivo ali-
mentato dal precedente. Infine dal cero si irradia una
luce impalpabile, di cui per si coglie allintorno il ri-
flesso: la luce dello Spirito santo, della divina nesha-
mah. Abbiamo in tal modo raggiunto il principio ordi-
natore del cosmo e dellumanit che lo abita: lo Spiri-
to originario che rese csmio il caos aleggiando sulle
acque primordiali (Genesi 1,2), e lo Spirito pentecosta-
le che ripristina i lineamenti divini nel volto delle crea-
ture fatte a immagine e somiglianza (Genesi 1,27)
del loro Creatore. Limmagine del cero lungamente
contemplata risveglia e in qualche modo ripristina
nelle profondit dellanimo umano la struttura del no-
stro essere e ci abilita costituire quella luce del mon-
do che la nostra pi profonda natura: Voi siete la
luce del mondo! (Matteo 5,14).
Antonio Gentili
Vocabolario ecclesiale
6 Eco dei Barnabiti 4/2012
VOCABOLARIO ECCLESIALE
04 Bibbia 2-6_eco4-2012 13/12/12 12:09 Pagina 6
Eco dei Barnabiti 4/2012 7
ECUMENISMO
C
on che cosa mi presen-
ter al Signore, mi pro-
strer al Dio altissi-
mo?... Uomo, ti stato insegnato ci
che buono e ci che richiede il Si-
gnore da te: praticare la giustizia,
amare la bont, camminare umil-
mente con il tuo Dio. Il tema bibli-
co attorno al quale il materiale del-
lannuale Settimana di preghiera per
lunit dei cristiani (18-25 gennaio
2013) stato elaborato, ricavato
dal libro del profeta Michea (6,6-8). I
testi destinati alla riflessione e alla
preghiera quotidiana, sono stati pre-
parati come avviene dal 1968 da
un comitato internazionale costituito
dai rappresentanti del Pontificio Con-
siglio per la promozione dellunit
dei cristiani e dalla Commissione di
Fede e Costituzione del Consiglio
ecumenico delle Chiese, a partire dal
progetto presentato da un gruppo
ecumenico indiano, soprattutto dal
Movimento degli studenti cristiani
dellIndia che ha raggiunto esemplar-
mente i suoi cento anni di vita.
I giovani cristiani indiani ci aiuta-
no a leggere e meditare il testo di
Michea nel contesto della loro storia
e della societ nella quale vivono tra
non poche difficolt, avendo negli
occhi in modo particolare loppres-
sione e lingiustizia di cui vittima
soprattutto la comunit dei Dalits o
Paria e la loro dura vita concreta, ar-
rivando a proporre anche per le no-
stre celebrazioni, alcuni tipici ele-
menti dalits, come i caratteristici
tamburi e il bhajan, che corrisponde
a un modo locale di cantare le paro-
le che esprimono la fede in Dio, al fi-
ne di ricordarci di loro cogliendone e
applicandone le esigenze ecumeni-
che. Linsistenza di Michea sullaspet-
to etico della vita del credente e per-
tanto anche della fede dei cristiani, ci
stimola a riflettere sul nostro modo di
reagire quando siamo messi di fronte
a dolorose situazioni concrete a pro-
posito dellesclusione di certe frange
della societ, nella nostra realt.
il richiamo dei profeti
Michea uno dei dodici profeti mi-
nori dellAntico Testamento, un giu-
deo di origine contadina, come Amos,
che ha profetizzato sotto i regni di
Acaz ed Ezechia. Cosciente della sua
vocazione e del suo compito, annun-
cia con franchezza la parola di Dio
che segnala e condanna le colpe reli-
giose e morali del suo popolo. Michea
fustiga i ricchi accaparratori, i creditori
spietati, i commercianti fraudolenti, le
famiglie divise, i sacerdoti e i profeti
cupidi, i capi tirannici e i giudici vena-
li facendo notare senza mezzi termi-
ni che questo comportamento con-
trario alla volont del Signore! Cosa
chiede il Signore? Labbiamo inteso
bene nei citati versetti di Michea, ma
si rileggano in proposito anche i mirati
e severi richiami di Isaia 1, 11-17;
29,13-14. Il profeta ricorda che pi
che culti, riti, feste, tradizioni e pieti-
smi, che non sono altro che impara-
ticci di precetti e usi umani, al Signo-
re innanzitutto piace che si ascolti la
sua parola e la si metta in pratica, per
non rischiare di avvicinarsi a lui solo a
parole, rimanendo lontani col cuore:
smettete di presentare offerte inutili,
lincenso per me un abominio, i no-
viluni, i sabati e le assemblee sacre:
non posso sopportare delitto e solen-
nit Imparate a fare il bene, cercate
la giustizia, soccorrete loppresso.
esattamente a questa concretezza che
richiama con esigenza anche Michea
invitando a camminare umilmente
con Dio. Si tratta di una meravigliosa
formula religiosa che riassume le ri-
vendicazioni spirituali di tutti i profeti.
S, il castigo deciso, il Signore verr a
giudicare e a punire il suo popolo se
non muta lo stile di vita. Lamarezza
con la quale il profeta ne piange la
sorte impregna tutto il suo libro ed
espressa in particolare nella collera
che colpisce i responsabili definiti tra-
ditori del popolo. Critica severamente
coloro che detengono lautorit sia po-
SETTIMANA DI PREGHIERA
PER LUNIT DEI CRISTIANI
18-25 GENNAIO 2013
Cosa ci chiede il Signore?
La Settimana di preghiera per lunit dei cristiani che si propone per questanno 2013, ritmata
dalla indicazione di otto diversi modi, ma tutti fondamentali, di camminare alla luce della Parola
di Dio che richiama alla preghiera e allimpegno serio nella vita quotidiana, ricordando ai
cristiani il dovere di procedere con coraggio sulla via della giustizia e della concordia.
Cristo con i discepoli di Emmaus -
Duccio di Boninsegna (part.)
05 Ecumenismo 7-10_eco4-2012 13/12/12 12:10 Pagina 7
litica che religiosa, perch abusano del
loro potere e sfruttano i poveri. Ma Mi-
chea rivolgendo lo sguardo al Signore
apre alla speranza, indica una via lu-
minosa da percorrere tra tanta tenebra
e riprendendo il tema del resto di Gia-
cobbe che nulla attende dai figli del-
luomo, annuncia la liberazione dal-
loppressione con la nascita di una at-
tesa guida di pace che pascer il
gregge di Dio con amore.
i Dalits cristiani e musulmani
ci che in un certo senso anche i
Dalits, cio i calpestati cristiani e
musulmani, discriminati sulla base
della loro fede e considerati come ri-
fiuti sociali, attendono fiduciosi da
molto tempo. In un paese come lIn-
dia semplicemente scandaloso che i
fuori casta, cio di religione diversa
da quella ind e buddista, vengano
privati dei diritti a causa della religio-
ne, senza potere usufruire di alcun
privilegio concesso agli altri. Essere
cristiani in India molto difficile. Rap-
presentano soltanto il 3,5% della po-
polazione come il resto di Giacob-
be piccolo gregge. Ma nonostante la
situazione sia tanto difficile, essi con
lesempio della loro umile vita sono
come il granellino si senape e il lievi-
to che fa fermentare la pasta (Mt 13,
31-33; Gal 5,9), cio interrogano la
societ e stimolano i governanti alla
riflessione e a prendere delle decisio-
ni, a risolvere il grave problema nel ri-
spetto della dignit e della fede di
ogni persona, di ogni legittima diver-
sit, al fine di arrivare a dialogare e a
vivere serenamente insieme. I cristiani
sono profondamente convinti della
reale possibilit di tale convivenza
pacifica anche con le altre religioni.
Esclusi, emarginati, sfruttati, sottovalu-
tati, i cristiani in India attendono an-
che la solidariet dei fratelli cristiani
di tutto il mondo. Non possiamo di-
menticarli. La situazione disumana
degli emarginati Dalits era presente di
continuo negli occhi del cuore di
Gandhi che non temeva di parlarne
apertamente in loro difesa. Madre Te-
resa di Calcutta, icona del poveri, ha
sempre lottato a favore dei Dalits cri-
stiani e musulmani, affermando che la
loro discriminazione a motivo della
loro fede la peggiore discriminazio-
ne contro i poveri. Madre Teresa li
amava molto e tuttora, ne siamo certi,
continua a dedicarsi alla loro causa
intercedendo presso il Signore dei po-
veri, perch tocchi la mente e il cuore
dei responsabili del governo, nellatte-
sa che diano finalmente ascolto alla
voce degli ultimi.
compassione e solidariet
Le considerazioni proposte dai gio-
vani cristiani indiani appartenenti alle
diverse Chiese e Comunit ecclesiali
che vivono in quel contesto impres-
sionante non possono lasciarci indif-
ferenti n disinteressati, ma ecumeni-
camente sollecitano anche i cristiani
del mondo alla lettura attenta delle
varie situazioni di disagio che dapper-
tutto si manifestano, a cominciare dal
proprio ambito socioculturale, per af-
frontarne le problematiche e proporre
con realismo delle soluzioni, confi-
dando nella collaborazione di tutti. Il
processo di adattamento alle circo-
stanze locali certamente unoccasio-
ne preziosa per approfondire la colla-
borazione e il dialogo tra i cristiani
delle diverse confessioni, un segno di
solidariet e di unanime anelito al -
lunit, testimoniando insieme lamo-
re dellunico Signore e procedendo
passo dopo passo verso la meta da lui
indicata, lasciando che sia il cuore a
parlare e frema in ciascuno il senso di
comunione. Commentando la para-
bola del buon Samaritano il card.
Martini, evidenziandone la forza della
compassione e solidariet ha afferma-
to che essa fa appello alle forze pi
profonde, pi native, che sono dentro
di noi, che superano tutti i confini sto-
rici, culturali, razziali, religiosi, per
toccare le persone nel loro fondo, al-
dil di ogni distanza e oltre la visione
(Cfr. Farsi prossimo, Centro Ambrosia-
no, Milano 1985).
Nel sussidio preparato dai giovani
indiani vi sono notevoli spunti che
aiutano a comprendere il significato e
lurgenza della pratica della giustizia
sulla quale da cristiani siamo chiama-
ti a riflettere in fraternit e sulla ricer-
ca umile della bont della vita secon-
do il Vangelo dellunico Signore. Co-
me si pu vedere, non si tratta di un
tema limitato solo allIndia, perch in
ogni tipo di societ, anche nella no-
stra, vi sono, in diverso modo, emar-
ginati sociali, trascurati dal punto di
vista politico ed economico, sfruttati
da qualche potente, dominati pure
dal punto di vista culturale. Ecco pro-
spettato il cammino da seguire, quel-
lo della giustizia, della misericor-
dia e dellumilt, cio, per dirla con
unespressione onnicomprensiva, del-
la solidariet non a proprio vantaggio,
ma a vantaggio di chi nellindigenza
e vive in una situazione disumana.
Ges nel Vangelo invita tutti i suoi di-
scepoli a prendersi cura dellaltro, a
portarne responsabilmente il peso.
camminare umilmente con Dio
Lespressione di Michea un pro-
gramma che impegna tutta la vita di
ogni credente. la proposta del cam-
mino per gli otto giorni dellannuale
Settimana ecumenica, ma che, giunto
al suo termine, giorno dopo giorno,
destinato a protrarsi lungo lanno, per
Eco dei Barnabiti 4/2012 8
ECUMENISMO
Dalits in una delle loro classiche danze
Paria o Dalit (oppressi) sono definiti
i fuori casta nel sistema sociale e
religioso induista
05 Ecumenismo 7-10_eco4-2012 13/12/12 12:10 Pagina 8
continuare a scuotere e interrogare
tutti i cristiani, in particolare noi cat-
tolici che lo vivremo come Anno del-
la fede, certamente chiamati a rileg-
gere e approfondire i contenuti della
fede, a verificarla, a confermarla e a
esprimerla non solo con la bocca, tra
cerimonie e canti, ma anche e soprat-
tutto con le opere, perch sia viva e
vissuta, sempre memori dei forti ri-
chiami dellapostolo Giacomo: Dio
non ha forse scelto i poveri agli occhi
del mondo, che sono ricchi nella fe-
de ed eredi del Regno, promesso a
quelli che lo amano? Voi invece ave-
te disonorato il povero!... La fede
senza le opere morta (Gc 2, 1-26).
otto giorni in cammino
al ritmo dei tamburi
I giovani cristiani dellIndia hanno
pensato di proporre un singolare
cammino ecumenico metaforica-
mente ritmato dal rullo dei caratteri-
stici tamburi dalits. Quel ripetuto
battito o rullo ha un significato
profondo, quello di ricordare alle co-
munit Dalits la viva presenza di Dio
che continua a donare loro la forza
di affrontare e sopportare ogni soffe-
renza per renderli capaci di scongiu-
rare il male e di contribuire al bene
di tutti. Si tratta di un ripetuto richia-
mo a rimanere uniti nella prova e
perseveranti nella lotta che libera
da ogni discriminazione o ingiusta
esclusione. quanto intende pro-
muovere e difendere anche il movi-
mento ecumenico che stimola tutti i
cristiani ad una mobilitazione co-
stante a favore di una vita umana di-
gnitosa, serena, solidale e universale
nellamore fraterno e nella verit che
pertanto non pu che coinvolgere e
responsabilizzare i figli delle Chiese
e delle Comunit ecclesiali impegna-
ti nella ricerca assidua del ristabili-
mento dellunit cristiana. il rullo
del tamburo ecumenico che ricorda
senza sosta a ogni cristiano lobietti-
vo della piena comunione, quella
che Cristo vuole per i suoi discepoli,
richiamando anche al dovere inelu-
dibile del servizio a favore dei poveri
della terra, prediletti da Dio, in loro
difesa contro ogni oppressione e
sfruttamento. In Cristo, fratello uni-
versale, tutti gli uomini sono vera-
mente fratelli. lui che invita ad ac-
cogliere laltro senza alcuna riserva,
a maggior ragione se in necessit,
anche se appartiene ad una cultura,
Chiesa, religione, nazione differente
ed cos che allora, come ha affer-
mato Benedetto XVI in Libano, la
fraternit un anticipo del Cielo!.
La Settimana ritmata dalla indi-
cazione di otto diversi modi, ma tutti
fondamentali, di camminare alla lu-
ce della Parola di Dio che richiama
alla preghiera e allimpegno serio
nella vita quotidiana, ricordando ai
cristiani il dovere di procedere con
coraggio sulla via della giustizia e
della concordia.
come camminare?
Camminare conversando. La paro-
la e lascolto sono essenziali per
unautentica vita di fraternit. Il dia-
logo della carit e della verit, aiuta
a superare le difficolt che ostacola-
no la comunione. Conversando fra-
ternamente con gli altri e tra noi,
possiamo riconoscere meglio la pre-
senza di Cristo che ci raggiunge dap-
pertutto, su ogni strada (Lc 24,13-
25). Nel fiducioso pellegrinaggio ver-
so lunit, occorre continuare a par-
lare tra noi e con lui: ci comunica il
fuoco del suo amore che purifica, il-
lumina e riconcilia.
Camminare col corpo sofferente di
Cristo. Riconoscendo il vincolo soli-
dale che unisce Ges Crocifisso e i
popoli feriti della terra, come suoi di-
scepoli noi cerchiamo di condivider-
lo pi profondamente. Questo aiuta
a comprendere in particolare la rela-
zione che esiste tra lEucaristia e la
giustizia e invita i cristiani a scoprire
le modalit concrete di una autentica
vita eucaristica nel mondo, nel segno
dellunit (Lc 24, 14-23).
Camminare verso la libert. Siamo
invitati a celebrare gli sforzi di ogni
comunit oppressa nel mondo che
protesta contro tutto ci che opprime
gli esseri umani. Anche noi cristiani
impegnati nel ristabilimento della
piena unit visibile, comprendiamo
che leliminazione di tutto ci che
separa gli esseri umani tra loro fon-
damentale per giungere alla pienez-
za della vita, alla libert nello Spirito
di Dio (Gv 4,4-26).
Camminare come figli della terra.
La presa di coscienza del nostro po-
sto nella creazione di Dio ci avvicina
tra noi perch ci fa percepire che noi
dipendiamo non solo gli uni dagli al-
tri, ma anche dalla madre terra. Te-
nendo conto dellurgenza di avere
cura del creato, di arrivare ad una
vera e giusta condivisione dei beni
della terra, i cristiani sono chiamati a
comportarsi da autentici testimoni,
attivi e coerenti (Gv 9,1-11).
Camminare come amici di Ges.
Le immagini bibliche dellamicizia e
dellamore umano sono modelli del-
lamore di Dio per ogni essere uma-
no. Se noi ci consideriamo amici di
Dio, ci comporta delle conseguen-
ze per le relazioni con tutti i fratelli.
Nella comunit di Ges non si cam-
mina soli. Nella Chiesa non possono
esistere barriere di esclusione, per-
ch una comunit nella quale tutti
sono ugualmente gli amici di Ges
(Gv 15,12-17).
Camminare oltre le barriere. Fare
la strada con Dio significa superare
le difficolt che come muri dividono
i suoi figli e fanno loro del male. I di-
Eco dei Barnabiti 4/2012 9
ECUMENISMO
altro classico tamburo dei Dalits
rullio di tamburi e canto accompagano
le cerimonie dalits
05 Ecumenismo 7-10_eco4-2012 13/12/12 12:10 Pagina 9
versi modi di superare le
barriere umane e confes-
sionali culminano nellin-
segnamento motivato di
Paolo: Quanti siete stati
battezzati in Cristo vi siete
rivestiti di Cristo. Non c
Giudeo n Greco; non c
n schiavo n libero; non
c n maschio e femmi-
na, perch tutti voi siete
uno in Cristo Ges (Gal
3,27-28). Ges lunit
(Mt 15,21-28).
Camminare nella solida-
riet. Camminare umil-
mente con Dio cammi-
nare in modo solidale con
tutti coloro che lottano
per la giustizia e la pace. un cam-
mino che ha delle conseguenze non
solo sui singoli credenti, ma anche
su ogni comunit cristiana. La Chiesa
chiamata e resa capace di condivi-
dere la sofferenza di tutti, di prende-
re la difesa e la cura dei poveri, dei
bisognosi e degli emarginati (Lc
10,25-37). Tutto ci implicito nella
preghiera per lunit cristiana.
Camminare celebrando. Il senso
vero del nostro celebrare radicato
nella speranza in Dio e nella sua giu-
stizia, per tutti i popoli e per la sua
Chiesa. La celebrazione della Setti-
mana di preghiera per lunit dei cri-
stiani, radicata nella preghiera di Ge-
s (Gv 17), manifesta la nostra spe-
ranza nellunit ecumenica che non
uniformit, assorbimento, livella-
mento, ma arricchita dalle legitti-
me diversit e si realizzer quando
Dio vorr e con i mezzi che lui
vorr. Il Magnificat di Maria il can-
to che allieta il cammino e ravviva la
nostra speranza (Lc 1, 46-55).
cosa chiede il Signore ai cristiani?
Intonarsi alla nota della sua unit
Cosa chiede il Signore a tutti i fe-
deli e ai pastori delle Chiese e Co-
munit cristiane ancora segnate dalla
contraddizione e dallo scandalo del-
la divisione che danneggia la santis-
sima causa della predicazione del
Vangelo a ogni creatura (UR 1)?
Certamente chiede di perseverare
nellimpegno ecumenico nato per
impulso dello Spirito che promuove
il ristabilimento dellunit voluta da
Cristo che ha fondato la Chiesa una
e unica. A cinquantanni dal Conci-
lio Vaticano II si fa ancora fatica a
partecipare con slancio e con
gioia (UR 4) allopera ecumenica.
Nonostante i decreti, i vari docu-
menti, i risultati dei dialoghi teologi-
ci, le convergenze, le proposte la
loro recezione realistica e paziente
nella realt della normale vita della
Chiesa tarda a realizzarsi. I docu-
menti cio rimangono solo stampati,
muti come gli spartiti musicali che
non vengono eseguiti, muti come i
libri che recano solo dei segni che
non producono concetti, se gli occhi
non li leggono. Eppure la causa al-
ta, la nota dellunit fondamentale
per la vita della Chiesa, come fon-
damentale la nota LA per lintonazio-
ne dei diversi strumenti di unorche-
stra che, anche se singolarmente pre-
ziosi, rischiano di essere inutili e
generatori non di armonia, ma di
stridente cacofona se non sono into-
nati bene.
Auguriamoci che la celebrazione
dellAnno della Fede scuota la co-
scienza di tutti e aiuti a riscoprire il
valore appassionante ed esigente del-
lespressione del Simbolo niceno-co-
stantinopolitano: Credo la Chiesa una,
santa, cattolica, apostolica e a per-
cepire limpulso della grazia dello
Spirito Santo (UR 1e 4) che attende
da tutti i figli che amano sinceramente
la Chiesa, ognuno secondo la pro-
pria capacit (UR 5), un rinnovato
impegno ecumenico, in particolare
nella preghiera, nellofferta della soffe-
renza, nella diacona, ardente di nuo-
vo entusiasmo, al fine di ricucire luni-
ca tunica che oggi anco-
ra lacerata. Cosa chiede
oggi il Signore a ogni cri-
stiano? Chiede di cammi-
nare umilmente con lui, di
imparare da lui ad essere
mite e umile di cuore (cfr.
Mt 11,29), accogliendo il
suo invito a intonarsi alla
nota del suo amore vero e
fedele, a sapere dialogare,
parlare, ascoltare, a canta-
re la fede con i fratelli, in
polifonia, con la vita e le
opere, a servizio delluma-
nit, abbattendo i muri del-
legoismo separatore. Chie-
de di intonarsi con fede al-
la nota della sua unit! La
fede il centro e il frutto
del vero ecumenismo (Benedetto
XVI, Esort. Ap. 14.09.2012: Ecclesia in
Medio Oriente, 11).
intercessione ecumenica
Riassumendo, voglio concludere
con una preghiera di intercessione,
fiduciosa e impegnativa.
Signore Ges Cristo, mentre procla-
miamo la gioia di appartenerti e rico-
nosciamo al contempo le nostre infe-
delt e incoerenze, ti ringraziamo per-
ch tu, nonostante tutto, continui a
volerci bene e ci chiami a praticare la
giustizia, ad amare la bont e a cam-
minare umilmente con te, in un dialo-
go sincero con te e con i fratelli. Apri i
nostri cuori perch possiamo condivi-
dere sempre pi intimamente la tua
preghiera al Padre per lunit dei tuoi
discepoli, perch il mondo possa cre-
dere in te. camminando con te e
sempre pi uniti a te che noi possia-
mo avvicinarci maggiormente gli uni
agli altri e riconoscerci tutti fratelli.
Donaci il coraggio di cercare e testi-
moniare insieme la verit nella carit.
Invia il tuo Spirito perch ci doni la
forza di contestare nelle nostre so-
ciet, nei nostri paesi e nel mondo in-
tero, le situazioni nelle quali la dignit
e la compassione sono assenti. Tu che
sei la via, la verit e la vita, continua a
raggiungerci e a camminare con noi
per condurci alla tua giustizia con
lenergia della tua grazia. Non guar-
dare ai nostri peccati, ma alla fede
della tua Chiesa e donale unit e pace
secondo la tua volont. Amen.
Enrico Sironi
Eco dei Barnabiti 4/2012 10
ECUMENISMO
sguardi profondi che svelano lanima bella degli
oppressi Dalits
05 Ecumenismo 7-10_eco4-2012 13/12/12 12:10 Pagina 10
Eco dei Barnabiti 4/2012 11
SPIRITUALIT BARNABITICA
P
roponendoci una ricerca
sulle origini del mon do e
della vita, vo gliamo ve-
dere il pi chiaro che sia possibile,
in questo che certo il nocciolo, il
fondamento di ogni re ligiosit: Dio.
Tanto pi che ora non ci troviamo
pi solo con una generazione di
uomini che negano la divinit del
Cristianesimo, ma anche e forse pi
con uomini che negano lesistenza
della Divinit: non solo con dei ra-
zionalisti, ma anche con degli atei.
Al concetto teistico del mondo e
della vita che noi cristiani avevamo
comune anche con molti filo sofi in-
creduli, i filosofi nuovi sostituisco-
no un con cetto, come essi lo chia-
mano, scientifico. Il mon do, noi
compresi, non ha pi per costoro la
sua ragione dessere in una forza
intelligente e buona da esso distin-
ta, bens tutta e solo in se medesi-
mo. Non una pianta che attinge
in un terreno altro da lei i succhi
della sua vita, ma uno strano orga -
nismo che si rigenera perpetuamen-
te con i suoi stessi pro dotti. E non
tende ad alcuna meta, per quanto
in chi lo vede camminare pu
nascere lillusione di crederlo avvia-
to a qualcuna. un gran circolo com-
pletamente, ermeticamente chiuso:
non solo perch non ha unorigine
da alcuna parte allesterno, ma per-
ch non ha neanche uno scopo fuo-
ri di s. Parlare di spirito accanto
alla materia, par lare di iniziative
nuove e libere accanto al deter -
minismo delle forze cosmiche, di
cause finali accan to agli impulsi
puramente meccanici sempre
per questi filosofi o un abbando-
narsi alle metafore, o un cadere
nellingenuit. Il loro un concetto
meccanico, monista, determinista
del mondo.
Dio non c?
Per alcuni, i pi audaci, questo con-
cetto as soluto, definitivo; una con-
quista della scienza in quel modo che
fu conquista della scienza il concetto
copernicano del cosmos; e come non
si pi tornati e pi non si torner al
vecchio concetto tolemaico, cos non
si torner pi al vecchio concetto tei-
sta del mondo. Solo alcuni spiriti igno-
ranti o reazionari vi si possono tratte-
nere, vi si possono perfino ostinare;
ma lignoranza non una ragione e la
reazione una passione. Queste pare-
vano le conclusioni sicure di un mate-
rialismo di moda anni fa; e, pur essen-
do oggi superate, la cos detta scienza
popolare le propone ancora come no-
vit freschissime e vi chi avidamente
le assimila. Gli scienziati veri e nobili
sono in genere pi cauti. Per loro la
spiegazione materialista del mondo
una spie gazione provvisoria. Dietro,
sopra, fuori di questa materia che ob-
bedisce a leggi meccaniche ci sar
una forza intelligente e buona? Invisi-
bile, ma rea le? Ci sar? Ignoriamo,
rispondono con una mode stia spesso
forse sincera e, anche quando non
sincera, attraente; con una modestia
che pu far parere superbo non solo il
no nudo e crudo dei materialisti dog-
matici, ma anche il s preciso, risoluto,
degli spiritualisti convinti.
Con ci noi abbiamo dinanzi la fi-
gura precisa del negatore contempora-
neo della Divinit, degli atei dei nostri
giorni. Perch vero che la negazione
di Dio antica da quanto ne antica
la affermazione; vero che risuona
nei secoli la triste pa rola: Non est
Deus; ma laccento con cui quella
parola si ripete sempre diverso. Oggi
il negatolo pi fine e sottile scettico
questa la sua di sposizione soggetti-
va materialista questo il suo
contenuto intellettuale scientifico
questo nel suo metodo... o in altri
termini si forgiato, in nome della
scienza, un sistema materialista senza
aver il coraggio di aderirvi come a co-
sa certa, ma neanche il coraggio di
trascenderla come cosa monca e man-
cante. Ma dopo aver studiato gli atteg-
giamenti e le posizioni dellerrore,
tempo di studiare le ragioni della ve-
rit. Dopo aver visto perch oggi si ne-
ga Dio, da vedere per quali ragioni
noi abbiamo il diritto di affermarlo.
Giacch se i negatori sono cos labo-
riosi e seri, come mai dovrebbero es-
serlo meno i difensori di Dio? Si tratta
in sostanza di un problema che sta in
fondo, nascostamente se si vuole, ma
realmente, a tutti gli altri. Me ne sono
convinto, ad esempio, quando a Mila-
no, guar dando da vicino tutto il movi-
mento sociale, che l accade e che d
ragioni cos varie di spe ranze e di ti-
mori, ma non pu lasciare e non la -
scia indifferente nessuno. Ebbene que-
gli operai si appassionano, come altri
non crederebbe, per il problema reli-
gioso. Le pi frequentate lezioni del-
lUniversit popolare sono state quelle
dove un me dico ha saputo abilmente
tirare in mezzo Dio, per negarlo, pur-
LA RICERCA DI DIO
Papa Benedetto XVI ha aperto lanno santo della fede e siamo chiamati ad accogliere il suo invito
a rimettere a fuoco e a riflettere sui punti fondamentali del nostro credere. Non solo in chi, ma
anche il perch crediamo. In un mondo che rischia di inabissarsi nellindifferentismo, siamo
chiamati a ritornare alle nostre radici pi genuine e quindi a riconoscere il datore della vita e in
particolare della nostra vita: Dio, Creatore e Signore, ma anche Padre nostro. Il barnabita padre
Giovanni Semeria ci pu essere di aiuto in questa ricerca con riflessioni che si rivelano quanto
mai attuali anche nel rapporto fra scienza e fede.
Anno della Fede: occasione per
riscoprire il senso della nostra fede
06 Spir barna 11-13_eco4-2012 13/12/12 12:11 Pagina 11
troppo, in nome della scienza, o me-
glio di un materialismo scientifico di
nome, metafisico di fatto... per negar-
lo; ma anche la negazione ac canita
un omaggio reso alla grandezza di ci
che simpugna e combatte. E poche
sere fa, mi nar rava un drammaturgo
insigne che fu spettatore della scena,
un centinaio di quegli stessi operai,
dopo avere altamente discusso sul -
lesistenza di Dio, de cisero di mettere
ai voti il quesito. Nuovo e stra no mo-
do di risolverlo, ma sintomo del non
manche vole interesse che ai problemi
religiosi si annette, anche quando altri
interessi di ordine inferiore par rebbero
assorbire tutta lumana attivit. Sareb-
bero mai anche qui le classi colte del-
la nostra societ condannate a riceve-
re dalle pi umili delle salu tari lezioni?
Sarebbero quelle meno alacri di que-
ste nella ricerca di Dio?
una ricerca istintiva di Dio
Ma sulla natura specialissima di
questa ricer ca bene intenderci subi-
to. Perch una cosa si pu cercare in
due modi. Lastronomo in una bella
sera estiva orienta il suo potente can-
nocchiale in qualche plaga apparente-
mente deserta del cielo per cercarvi
una qualche stella... ma la sua ricer-
ca di una cosa che non sa se esista. In-
vece il Duca de gli Abruzzi era certo
della esistenza di quellultimo lembo
di terra, a cui indirizzava impavido
prima la sua nave, poi le sue slitte. La
ricerca di Dio a cui ci accingiamo,
qualunque sia la disposizio ne del ro-
stro animo, o miei amici, rassomiglia,
assai pi alla seconda che alla prima,
senza tuttavia iden tificarsi n con
luna n con laltra. Si potrebbe ripetere
di Dio la frase che Pascal, disse a pro-
posito di chi cerca Ges Cristo: Non
lo potreste cercare, se gi non lo ave-
ste in qualche modo inizialmente, em-
brionalmente trovato. Non paia questo
a nessuno un gioco di parole o una
sottigliezza dingegno, perch in realt
non lo . Il fatto que sto, che di Dio
noi abbiamo una certezza direi quasi
istintiva, anteriore certo ad ogni rifles-
sione e discussione della filosofia.
Luomo nasce con listin to religioso,
come nasce con listinto della mora-
lit, della societ, dellarte. Grazie
a questo istinto na turale egli pensa
spontaneamente a Dio, a una forza in-
visibile, trascendente, come pensa che
certe cose sono buone e altre cattive,
che alcune sono belle e altre brutte. La
filosofia viene poi, viene dopo in reli-
gione, come in arte ed in morale. Vie-
ne certo dopo laffermazione primor-
diale istintiva, la filosofia negatrice,
perch quale filosofo avrebbe mai so-
gnato di negare Dio, se gli uomini, pri-
ma che egli filosofasse, non lo avesse-
ro affermato? E vie ne dopo, anche la
filosofia teista. Cos la nostra ricerca
sar di verificare e quasi controllare la
nostra credenza istin tiva.
Abbiamo avuto ragione di afferma-
re e pensare Dio cos, come il nostro
istinto ci portava e porta a fare, o ci
troviamo invece dinanzi a una di
quelle tendenze istintive che nostro
dovere com battere?
la ricerca di Dio:
una questione vitale
E in questa ricerca noi non possia-
mo pro cedere con quella freddezza,
che ci cos naturale dinanzi ad una
semplice ed inconcludente curiosit.
Una stella di pi o di meno in cielo....
che cosa ci importa per la nostra vita?
Sono questioni, queste ed altre dello
stesso genere intorno a cui non pos-
sibile accalorarsi altro che artificial-
mente; a me no che non vi si mischi
qualche altra passione non oggettiva,
non rampollante dalla grandezza del -
loggetto, ma figlia della miseria del
soggetto. Invece lesistenza di Dio ,
per chi ben riflette, il maggiore pro-
blema della vita nostra. La quale, am-
mettendolo o meno, riesce determina-
ta in sensi diame tralmente contrari;
perch, se noi ammettiamo un Dio
dal quale la vita ci stata concessa e
al quale se ne deve rendere conto, la
vita ci apparir come un dovere, un
tremendo, un inesorabile dovere da
compiere; tremendo e pure soave,
perch Dio non pu essere cos giu-
sto, che non sia anche buono, e il do-
vere non cos adempimento di giu -
stizia, che non sia a un tempo segreta
[=cella, nascondiglio] di felicit. E se
non si ammette Dio, se luniverso
circolo chiuso in se stesso, senza prin-
cipio, senza scopo per i singoli punti
che lo costituiscono che sa remmo
noi , non si vede bene cosa sia la vi-
ta, ma non certo un dovere, che nes -
suno impone e che niuno ricompen-
sa. E non ditemi, o amici, che con la
fede in Dio molti condu cono una vita
scellerata e molti, negandolo, una vita
onesta; perch, fermandoci ai primi,
non fede in Dio una semplice no-
zione astratta o sbagliata di lui. Un
cristiano avaro, che vive solo per le
ricchezze, ha per suo vero Dio, chec-
ch ne sia di una sua vaga e sbiadita
idea intellettuale, loro; e, se mai, si
potr dire, che crede un poco al Dio
personale, giustizia e bont nei pochi
momenti in cui quella idea interviene
efficacemente a elidere i disastrosi im -
pulsi e indirizzi della sua avarizia.
Eco dei Barnabiti 4/2012 12
SPIRITUALIT BARNABITICA
non sempre la fede si manifesta in
tutta la sua evidenza
scrollarsi di dosso il gelido peso del
dubbio
per chi crede, il cosmo un eloquente
testimone dellesistenza di Dio
06 Spir barna 11-13_eco4-2012 13/12/12 12:11 Pagina 12
dunque una ricerca non solo di
cosa non interamente nuova e scono -
sciuta, per noi, ma ricerca nella
quale pi che il solo intelletto si trova
essenzialmente impegnato tutto les-
sere nostro interiore: con lintelletto si
trova impegnata la nostra volont.
Questa, che una conclusione psico-
logicamente sicura, venne conferma-
ta dal Cristianesimo, che ri guard co-
me doverosa laffermazione di Dio e
la negazione di Lui, come intrinseca-
mente ed obbiettivamente colpevole.
S. Paolo chiama inescusabili, colpe -
voli senza scusa, gli uomini ignari di
Dio, del vero Iddio, perch un Dio in
qualche modo lo ammettono tutti.
Ora, come potrebbero gli uo mini es-
sere colpevoli di non aver trovato
Dio, se questa ricerca fosse tutta e so-
la questione di intelletto? La colpa
morale non pu neanche comin ciare,
se non dove e quando comincia ad
essere in gioco anche la volont; e
osservate che, ci che san Paolo con-
danna come colpevole, il negato ri-
conoscimento di Dio, piut tosto che la
mancata conoscenza di lui. Luomo,
secondo s. Paolo e se condo la realt
delle cose, conosce istintivamente
Dio; ma poi, fermandosi a riflettere
su quella idea, non la mantiene n
pura, n efficace come dovrebbe e
ci per un abbassamento e corrompi-
mento gene rale della sua vita interio-
re: abbassamento e cor rompimento
che si esprime in una idea falsa e
inefficace di Dio e da unidea falsa e
inefficace ulteriormente promosso.
la ricerca dellanima
Il linguaggio cristiano esprime que-
sta indole specialissima della ricer-
ca di Dio, per opera non di solo in-
telletto ragionante, ma di unanima
cooperante: cooperante con ci che
ha di meglio e di pi suo, quando
lammettere Dio lo chiama un cre-
dere in lui. Credere: cio un ab-
bandonarsi in lui dellanima intera;
ossia uno scegliere, non scevro di
libera responsabilit, un con cetto
divino del mondo e della vita, piut-
tosto che un con cetto materialista.
Laccordo dellanalisi filosofica con
linsegnamento cristiano su un pun-
to cos de licato e importante utile
cos per quegli increduli, ai quali
urta sentire il Cristianesimo parlare
di responsabilit morali in siffatta
ricerca (perch li possiamo manda-
re dal Cristianesimo alla filosofia),
come per quelli a cui spiace sentire
accennata dalla filosofia la collabo-
razione della volont (perch pos -
sia mo rimandarli dalla filosofia al
Cristianesimo).
La conclusione pratica, evidente,
, amici miei, che non dovete atten-
dervi una dimostrazione sperimenta-
le e neanche un dimostrazione
matema tica. Io non vi posso e nes-
sun cristiano filosofo ha mai potuto e
potr mai mostrare Dio ai suoi udito-
ri, o avversari, nei quattro pianetini
Medicei, che vennero a sconvolgere
le prestabilite idee tolemaiche. E
neanche potr io, o potranno altri
dimo strarvi la cosa matematicamen-
te, perch la mate matica concerne
solo la concatenazione delle idee:
un mezzo per condurre uno a pensa-
re una seconda cosa dopo che ne ha
pensata una prima dalla quale la se-
conda necessariamente dipende; e
qui invece si tratta non di concatena-
zione di idee, ma di riconoscimento
di realt.
Ci non significa che lesistenza
di Dio sia meno vera del famoso
teorema di Pitagora, o della esisten-
za dei pianetini... no, semmai la pi
vera di ogni verit: ma noi ci trovia-
mo rispetto a questa verit somma
in condizioni speciali di ri cerca. E
non vuol dire neanche che noi sia-
mo meno certi dellesistenza di
Dio, che delle verit matematiche o
fisiche; lo siamo anzi di pi, giac -
ch saremmo disposti per Iddio a
dare la vita, cosa che non faremmo
certo per le verit matematiche e fi-
siche; ma lo siamo per una via spe-
ciale; e anche questo andava detto,
perch nessuno conce pisse delle
speranze o pretese esagerate, che
sono poi le madri feconde dei di-
singanni funesti [].
un Dio vicino alluomo
Vi un argomento che ci sembra
che vinca in importanza ed effica-
cia tutti gli altri: largomento de-
sunto dallordine morale. Perch sta
bene che ci par li di Dio il ciclo stel-
lato, ma con voce pi forte ci parla
di Lui la nostra coscienza. Le leggi
fisiche ci obbligano a risalire a un
legi slatore; ma con ben altra ener-
gia vi ci riconducono le leggi mora-
li []. Nessun argomento infatti,
nessuna prova ci svela Iddio sotto
una luce pi bella; e nessuna in-
treccia talmente la ricerca di Dio
con tutta la nostra vita. Che Dio ab-
bia dato il moto agli astri, che abbia
prescritta loro la legge, tutto questo
bello per lui e anche interessante
per me; ma ci che soprattutto im-
porta che E gli sia la mia legge, di
ogni mio pensiero, di ogni mio af-
fetto, di ogni mia azione... la legge
della mia vita. Il Dio scoperto su in
cielo, un Dio cos lontano! ma
Dio sentito e riconosciuto nel san-
tuario della co scienza un Dio cos
vicino, o miei amici!
Pertanto, alla domanda: c Dio?
non vi uomo cos semplice, che
non sappia rispondere qualche cosa;
e non c filosofo cos dotto che sap-
pia rispondere abbastanza, che sap-
pia rispondere a tutto. Giacch ri-
spondervi adeguatamente non vuol
dire solo approfondire la convinzio-
ne della Divinit; vuol dire purificar-
ne, elevarne il concetto. Ora, c
un uomo che abbia il concetto di
Dio cos puro e cos alto, da non po-
terlo elevare, n purificare fruttuosa-
mente? Perci, miei amici, stato
questo il primo dei quesiti che luo-
mo si propose, quando comparve la
prima volta sulla terra; e sar lulti-
mo che lo affanner, quando ne cal-
cher per lultima volta la polvere.
il problema che risolvemmo fanciul-
li, ma a cui non dobbiamo stancarci
di applicare le energie intellettuali e
morali della nostra giovent, della
nostra virilit, della nostra vecchiaia,
se vogliamo che sia grande e lumi-
nosa e confortante la rivelazione di
Dio alle nostre anime nel giorno in-
finito delleternit.
Mauro Regazzoni
Eco dei Barnabiti 4/2012 13
SPIRITUALIT BARNABITICA
Cristo soddisfa i pi profondi aneli
delluomo. Raffaello, la pesca
miracolosa
06 Spir barna 11-13_eco4-2012 13/12/12 12:11 Pagina 13
Eco dei Barnabiti 4/2012 14
OSSERVATORIO ECCLESIALE
Q
uesto in sostanza il mes-
saggio che i Vescovi riuniti
nel Sinodo sulla Nuova Evan-
gelizzazione hanno rivolto al mondo.
Un mondo di cui non ignorano lacri-
si epocale che lo sta investendo.
Se il Vangelo buona novella, il
suo annuncio non pu non essere
segnato da ottimismo. E infatti i Vesco-
vi nella globalizzazione scorgono
unopportunit per una dilatazione
della presenza del Vangelo; nelle mi-
grazioni, unoccasione di diffusione
della fede e di comunione; nella seco-
larizzazione, lo stimolo per la Chiesa a
ripensare la propria presenza nella
societ, senza peraltro rinunciarvi;
nella variegata realt degli strumenti
dellecomunicazioni sociali unoppor-
tunit nuova per raggiungere il cuore
delluomo; nellarte, considerata via
della bellezza, una strada particolar-
mente efficace per la nuova evangeliz-
zazione; nelle forme pi aspre diatei -
smo eagnosticismo, non un vuoto, ma
una nostalgia, unattesa che attende
una risposta adeguata.
Riprendendo laffermazione di Be-
nedetto XVI, che parlava di una de-
sertificazione spirituale da cui sono
segnati questi ultimi decenni, i Padri
hanno affermato perentoriamente:
Nel deserto si riscopre il valore di
ci che essenziali per vivere.
ravvivare la fede
Se vero che ovunque si sente il
bisogno di ravvivare una fede che ri-
schia di oscurarsi in contesti culturali
che ne ostacolano il radicamento per-
sonale e la presenza sociale, la chia-
rezza dei contenuti e i frutti coerenti,
la posta in gioco consiste nella capa-
cit dirievangelizzare se stessa che in-
terpella con urgenza la Chiesa. La
nuova evangelizzazione ci riguarda in
prima persona, affermano perentoria-
mente i Padri sinodali. Linvito a
evangelizzare si traduce in un appello
alla conversione, che prima di essere
rivoltoad extra deve risuonaread intra.
A questo punto il Messaggio consi-
dera i diversi ambiti dellevangelizza-
zione: la famiglia con la crisi da cui
investita; i consacrati invitati a confer-
marsi come testimoni e promotori di
nuova evangelizzazione; le comunit
ecclesiali con le loro diverse articola-
zioni e lapporto delle antiche e nuo-
ve associazioni insieme ai movimenti
ecclesiali e alle nuove comunit; il
mondo giovanile sul quale i Vescovi ri-
volgono una sguardo preoccupato s,
ma non pessimista, poich vi scorgo-
no aspirazioni profonde di autenticit,
di verit, di libert, di generosit.
La nuova evangelizzazione spazia
suvasti orizzonti: il dialogo tra le cul-
ture; tra fede e ragione; tra le religioni.
Ma soprattutto ha di mira le Chiese
nelle diverse regioni del mondo. Mol-
to suggestiva la panoramica che ne
offre il Messaggio. Si parla anzitutto
delle Chiese orientali cattoliche, nelle
quali il Vangelo si ripropone come
nuova evangelizzazione tramite la vi-
ta liturgica, la catechesi, la preghiera
familiare quotidiana, il digiuno, la so-
lidariet tra le famiglie, la partecipa-
zione dei laici alla vita delle comunit
e al dialogo con la societ. E quindi
si passano in rassegna i cristiani, uo-
mini e donne, che vivono nei paesi
dellAfrica, delle Americhe del Nord e
del Sud e di quella Centrale, dellAsia,
dellEuropa, dellOceania.
due parole chiavi:
contemplazione e povert
Se la nuova evangelizzazione com-
porta una rinnovata vita di fede, i
Padri sinodali ne sottolineano due
espressioni: la contemplazione e lat-
tenzione ai poveri. Della prima si af-
ferma: Solo da uno sguardo adorante
sul mistero di Dio, Padre, Figlio e Spi-
rito santo, solo dalla profondit di un
IlMessaggIo del sInodo:
un faro dI luce
nella notte del Mondo
Non c spazio per il pessimismo. Vincere la paura con la fede, lavvilimento con la speranza,
lindifferenza con lamore. Il male non avr mai lultima parola, n nella Chiesa n nella storia.
i colori del Sinodo: cerimonia di apertura del Sinodo 2012
07 Oss Ecclesiale 14-15_eco4-2012 13/12/12 12:11 Pagina 14
silenzio che si pone come grembo
che accoglie lunica Parola che salva,
pu scaturire una testimonianza cre-
dibile per il mondo. Solo questosilen-
zio orante pu impedire che la parola
della salvezza sia confusa nel mondo
con i molti rumori che lo invadono.
Quanto ai poveri, mettersi accanto a
chi ferito dalla vita non solo un
esercizio di socialit, ma anzitutto un
fatto spirituale. La presenza del po-
vero nelle nostre comunit misterio-
samente potente: cambia le persona
pi di un discorso, insegna fedelt, fa
capire la fragilit della vita, domanda
preghiera: insomma, porta a Cristo.
Cristo nel centro
Questinsieme di rilievi resterebbero
lettera morta se non si mettesse a fuo-
co ci che costituisce lasse portante
della nuova evangelizzazione, il suo
movente, la sua ragion dessere. Su
questo punto i Padri sono espliciti: La
nuova evangelizzazione ha al suo cen-
tro Cristo e lattenzione alla persona
umana, per dare vita a un reale incon-
tro con lui. Condurre gli uomini e
le donne del nostro tempo a Ges, al-
lincontro con lui, unurgenza che
tocca tutte le regioni del mondo, di an-
tica e di recente evangelizzazione.
Ovunque infatti si sente il bisogno di
ravvivare una fede che rischia di oscu-
rarsi in contesti culturali che ne osta-
colano il radicamento personale a la
presenza sociale, la chiarezza dei con-
tenuto e i frutti coerenti. E ancora: I
mutati scenari sociali, culturali, econo-
mici, politici e religiosi ci chiamano a
qualcosa di nuovo: a vivere in modo
rinnovato la nostra esperienza comu-
nitaria di fede e di annuncio. Una fe-
de, aggiunge ilMessaggio, che si de-
cide tutta nel rapporto che instauriamo
con la persona di Ges. Si tratta di un
incontro si cui mettere in luce la bel-
lezza e la novit perenne. Luogo pri-
vilegiato per vivere una tale esperienza
laChiesa. la Chiesa che promuove
delle oasi nei deserti della vita e co-
stituisce lo spazio che Cristo offre
nella storia per poterlo incontrare.
Antonio Gentili
Eco dei Barnabiti 4/2012 15
OSSERVATORIO ECCLESIALE
anche nel deserto pi arido brilla la luce della speranza
Cristo prima, durante e dopo
la Chiesa ha fiducia dei giovani
07 Oss Ecclesiale 14-15_eco4-2012 13/12/12 12:11 Pagina 15
Eco dei Barnabiti 4/2012 16
OSSERVATORIO PAOLINO OSSERVATORIO PAOLINO
UN CASO EMBLEMATICO
DI VENERAZIONE ANTICA DI GES:
FILIPPESI 2, 6-11
Il titolo di questa comunicazione ri-
prende quello del capitolo 4 del vo-
lume Come Ges divenne Dio (Pai-
deia Editrice, 2010; ed. or. 2005) del
Prof. Larry W. Hurtado (Kansas City,
Missouri, 1943).
Il Prof. Hurtado si distinto nella
sua attivit accademica per gli inno-
vativi contributi alla comprensione
del monoteismo giudaico e della ini-
ziale devozione dei discepoli per
Ges. inoltre unautorit per lo stu-
dio dei vangeli (soprattutto Marco),
dellapostolo Paolo, della cristologia
degli inizi, del retroterra culturale
giudaico del NT e della critica te-
stuale del NT.
Il libro in questione, di cui fa parte
come capitolo 4 lesegesi dellode cri-
stologica di Filippesi 2, 6-11, riprende
alcune lezioni, tenute nel 2004 dal
Prof. Hurtado alla Universit Ben Gu-
rion del Negev nellambito delle Con-
ferenze Deichmann per lo studio del-
la letteratura giudaica e cristiana
dellet ellenistico-romana, integrate
con saggi di approfondimento apparsi
in riviste specialistiche.
Il punto di vista originale del Prof.
Hurtado, che lo pone nel solco dei
ricercatori che risale alla Religionsge-
schichtliche Schule (come egli stesso
asserisce di s a pag. 151), consiste
nel sottolineare come Ges fu fatto
oggetto di venerazione da parte dei
suoi discepoli fin dai primissimi tem-
pi dopo la sua morte, a tal punto da
modificare il modello cultuale giu-
daico (nel quale Ges e i discepoli
erano radicati) fino a concepire un
monoteismo binitario (il Padre che
glorifica alla sua destra il Figlio ob-
bediente fino alla morte, e alla morte
di croce).
Per lui, sulla scia della Scuola del-
la storia della religione, dagli atti di
culto, dalle preghiere, dai simboli,
dalle esperienze di rivelazione che si
sviluppano le dottrine, i credo.
Nel caso di Ges, elenca sei speci-
fici atti cultuali della prima venera-
zione che distinguono ladorazione
di Ges dal trattamento reverenziale
di qualsiasi figura giudaica di agente
principale di Dio: inni su Ges e a lui
rivolti, cantati nel contesto cultuale
comunitario; preghiera ricolta a Ges
e in suo nome; uso rituale del nome
di Ges in atti cultuali pubblici qua-
li battesimi, esorcismi, scomuniche,
ecc.; partecipazione al pasto sacro
comunitario come cena del Signore;
confessione (homologein) rituale di
Ges in forme onorifiche; profezia
proferita nel nome di Ges o anche
come suo spirito o sua voce (p. 215).
Convinzione ribadita pi oltre: un
solido metodo storico richiede di ren-
dersi avvertiti della funzione fonda-
mentale che in grandi innovazioni re-
ligiose hanno avuto a svolgere poten-
ti esperienze religiose di rivelazione
(p. 221).
E, a conclusione, potenti esperien-
ze del genere paiono anche essere
state fattori causativi determinanti
nella comparsa di alcune delle carat-
teristiche distintive pi importanti
del primo cristianesimo, in particola-
re la venerazione cultuale del Ges
glorificato, che fu una mutazione pe-
culiare e di grande significato nella
venerazione monoteistica giudaica
(p. 222).
Lanalisi, quindi, che dellode cri-
stologica di Filippesi 2, 6-11 fa il
Prof. Hurtado va letta nella cornice
di questo suo orientamento. Cantare
o salmodiare odi del genere uno
dei tanti fenomeni che dimostrano la
singolarit e la novit del culto proto
cristiano, dove Ges insieme a Dio
e in modi altrimenti riservati a Dio
era parte integrante del modello de-
vozionale delle prime cerchie cristia-
ne (p. 101). Penso continua il Prof.
Hurtado che questa associazione di
Ges nel culto come soggetto e be-
neficiario di venerazione comunitaria
forse linnovazione religiosa pi si-
gnificativa. Essa contraddistingue il
culto proto cristiano, soprattutto nel
contesto della tradizione religiosa
giudaica del secondo tempio che era
la matrice pi immediata da cui si
svilupp il primo cristianesimo (ib.).
Ecco il testo della lettera di Paolo ai
Filippesi, capitolo 2, versetti 5-11, se-
condo la traduzione della CEI (2008):
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di
Cristo Ges:
egli, pur essendo nella condizione di
Dio,
non ritenne un privilegio
lessere come Dio,
ma svuot se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dallaspetto riconosciuto come uomo,
umili se stesso,
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esalt
e gli don il nome
che al di sopra di ogni nome,
perch nel nome di Ges
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
Ges Cristo Signore!,
a gloria di Dio Padre.
Passando allesegesi del testo, il
Prof. Hurtado rigetta la griglia inter-
pretativa di Ksemann, il quale sup-
pone che il retroterra del passo e della
sua presentazione di Ges sia da far
risalire al mito di un redentore gnosti-
co precristiano; come pure linterpre-
tazione di J. Dunn, il quale vede Ges
come il nuovo Adamo, obbediente fi-
no alla morte e alla morte di croce.
Per il Prof. Hurtado la cornice inter-
pretativa sembra consistere nella tra-
dizione biblica/giudaica, non in qual-
che ipotetico mito gnostico precristia-
Osservatorio paolino
08 Oss Paolino 16-18_eco4-2012 13/12/12 12:12 Pagina 16
no del redentore o qualche altro sche-
ma come lintronizzazione dellimpe-
ratore romano o lapoteosi di eroi
(p. 110). In altre parole, c il testo di
Isaia 45, 22-25 alla base di questa
mutazione cultuale, la quale pone ac-
canto allunico Dio, il suo eletto Ge-
s, a cui stato dato il nome proprio
di Dio soltanto (versetto 9).
Lode sembra essere stata compo-
sta per dare unimmagine edificante
della vita terrena di Ges, compresa
la sua morte abominevole, proprio
come espressione del suo esemplare
e obbediente servizio a Dio e anche
per rivendicare la sua esaltazione
unica come risposta di Dio alla vita e
alla morte di Ges (p. 121).
Questode nacque dunque per for-
mulare una celebrazione e una spie-
gazione cultuali del Ges terreno ed
esaltato, specialmente tra e per cri-
stiani giudei, o quantomeno credenti
per i quali questo tipo di monoteismo
binitario, esposto con allusioni a tra-
dizioni bibliche e giudaiche, sarebbe
stato particolarmente significativo
Filippesi 2, 6-11 pu rappresentare
per noi lesempio eccezionale di cri-
stiani della prima ora che scoprono
Ges nelle scritture sacre del giudai-
smo del secondo tempio sulla spinta
di potenti esperienze religiose di rive-
lazione e di ispirazione (p. 123).
Il volume del Prof. Hurtado si pone
alla confluenza di due correnti che
oggi orientano gli studi di Paolo e
del cristianesimo delle origini.
La prima una ripresa di alcuni fi-
loni di riflessione sviluppati a ridosso
tra 800 e 900 e generalmente iden-
tificata nella Religionsgeschichtliche
Schule (vedi box).
La seconda la svolta radicale del-
linteresse dello stesso ambiente ebrai-
co verso i temi del proto cristianesimo:
Ges, Paolo, la chiesa nascente, la teo-
logia del secondo tempio (vedi box).
Il volume del Prof. Hurtado di una
tale ricchezza, profondit, e novit di
impostazione che ne suggerirei la let-
tura ai cultori del dialogo religioso
ebraico-cristiano.
Giuseppe Cagnetta
Abbiamo parlato di:
Larry W. Hurtado, Come Ges di-
venne Dio, Paideia Editrice 2010,
pp. 254, 26,20.
Eco dei Barnabiti 4/2012 17
OSSERVATORIO PAOLINO
LA RELIGIONSGESCHICHTLICHE SCHULE
Con il nome di Religionsgeschichtliche Schule (Scuola di storia delle
religioni) si indica una nuova tendenza che negli ultimi due decenni del
XIX secolo aveva coinvolto una cerchia di giovani studenti e studiosi del-
luniversit di Gottinga tutti allievi di Albrecht Ritschl, la figura di mag-
gior spicco della teologia liberale della seconda met dellOttocento. Rit-
schl aveva sostenuto che il regno di Dio, cos come annunciato da Ges,
il disegno divino che troverebbe il suo compimento nellinstaurazione
tra gli uomini della legge morale. Tra i teologi della generazione seguen-
te profondamente influenzati da questa visione sono da ricordare Adolf
von Harnack e Emil Schrer.
Ma diversi giovani studiosi, soprattutto di esegesi biblica, giunsero a ri-
sultati destinati a mettere radicalmente in discussione la sua interpretazio-
ne della predicazione del regno di Dio da parte di Ges. Questi studiosi
in seguito divennero noti sotto il nome di Religionsgeschichtliche Schule,
Scuola della storia delle religioni. Essi sono: Hermann Gunkel, William
Wrede, Wilhelm Bousset, Ernst Troeltsch, Johannes Weiss, la cui opera
Die Predigt Jesu vom Reiche Gottes costitu lattacco pi radicale alla
teologia liberale. Per Weiss, la predicazione del regno di Dio da parte di
Ges era escatologica; Ges attendeva il regno come miracolo divino del
futuro e senza alcun rapporto con la perfezione morale dellumanit.
I capisaldi di questi studiosi della Scuola di storia delle religioni posso-
no essere riassunti nel modo seguente:
1) i concetti della Bibbia non sono etici o intellettuali ma mitici ed
escatologici;
2) la religione, in particolare il cristianesimo delle origini, per natura
sincretistica;
3) nellesperienza religiosa popolare hanno un posto centrale il culto e
la liturgia (non la letteratura n concetti teologici);
4) le religioni vengono conosciute per mezzo del folklore e di tradizioni
orali;
5) il nucleo dellesperienza religiosa fondamentalmente irrazionale;
6) per capire la religione necessario superare i limiti di ogni specifica
religione e teologia.
Accanto al Professor Larry W. Hurtado, che si dichiara ultimo di una
serie di ricercatori che si richiamano alla scuola di storia delle religioni
(p. 151), vorrei nominare anche Helmut Koester (Amburgo, 1926), di cui
recentemente stata pubblicata una voluminosa opera Paolo e il suo
mondo (Paideia editrice, 2012, pp. 378, 37,90).
Loriginalit dellapproccio di Koester la capacit non comune di far
agire nozioni, concetti, indirizzi architettonici, pratiche religiose, testi let-
terari ed epigrafici nellambiente vivo del mondo storico e culturale del
Mediterraneo ellenistico, in particolare nelle regioni dellAsia Minore che
furono il fervido teatro dellattivit apostolica di Paolo. Quanto alla sua
evoluzione metodologica, basta leggere quanto afferma alla conclusione
del saggio Il cristianesimo antico nella prospettiva della storia delle reli-
gioni, dove scrive: Dobbiamo imparare che il cristianesimo antico appar-
tiene non soltanto allo stesso mondo linguistico delle religioni ellenistiche
tarde ma ne condivide anche le angosce, le difficolt e gli errori. Nuove
ricerche di taglio sociologico sul mondo religioso del tempo serviranno
ad approfondire queste intuizioni, mentre futili esercizi con nuovi metodi
di critica letteraria porteranno ad oscurare le responsabilit della critica a
cui siamo chiamati (p. 338).
08 Oss Paolino 16-18_eco4-2012 13/12/12 12:12 Pagina 17
Eco dei Barnabiti 4/2012 18
OSSERVATORIO PAOLINO
LAPPROFONDIMENTO IN AMBITO EBRAICO
DI TEMI CRISTIANI
Vorrei qui di seguito indicare alcuni testi, non tutti e forse nemmeno i
pi importanti, che allinterno del mondo ebraico hanno ripreso a illumi-
nare i testi e i personaggi del Nuovo Testamento cercando di sottolineare
gli aspetti di continuit di questi documenti e personaggi cristiani rispetto
ai documenti e al mondo religioso ebraico.
Nel 2004 leditrice La Giuntina pubblicava il famoso testo del rabbino
Leo Baeck, Il Vangelo: un documento ebraico (ed. or. Das Evangelium
als Urkunde der jdischen Glaubensgeschichte, 1938). Questo testo
uscito a Berlino nel 1938 (!) reclama semplicemente la restituzione di
Ges allebraismo che sostiene Baeck Ges non ha mai formalmente
abbandonato.
Nel maggio 2008 leditrice Morcelliana ripubblica il famoso Jesus del
rabbino David Flusser. Lintento di Flusser di mostrare come sia possibi-
le scrivere una storia della vita di Ges (p. 27). E aggiunge: Se si leggono i
tre vangeli (sinottici) spassionatamente ci si rende conto che essi nel loro
insieme rappresentano non tanto un redentore dellumanit, quanto un
taumaturgo e un predicatore ebreo (p. 29).
Nel 2007 usciva presso le edizioni San Paolo un piccolo classico,
lopera del rabbino Jacob Neusner, Un rabbino parla con Ges (ed.
or. 1993), di cui Joseph Ratzinger scrisse: Questa disputa del grande
erudito ebreo Jacob Neusner mi ha aperto gli occhi sulla grandezza
della parola di Ges.
Nel 2009 la stessa casa editrice traduceva un testo dello stesso Jacob
Neusner, Ebrei e cristiani Il mito di una tradizione comune. Per Neu-
sner, ebrei e cristiani fin dallinizio si sono divaricati, perch se vero
che sia i cristiani che i farisei facevano parte di Israele, tuttavia lo defini-
vano in modi diversi. I cristiani vedevano Israele come una famiglia, i fari-
sei come un modo di vita. I cristiani mettevano in evidenza la loro genea-
logia; i farisei il loro ethos e letica (p. 15).
Ancora nel 2009 usciva presso la casa editrice Claudiana, a cura di
Fritz A. Rothschild, Il cristianesimo secondo gli ebrei, una scelta di testi
sul cristianesimo di cinque dei maggiori pensatori ebrei del Novecento:
Leo Baeck, Martin Buber, Franz Rosenzweig, Will Herberg e Abraham
J. Heschel, accompagnati da ampie introduzioni di altrettanti studiosi cri-
stiani, in un dialogo interreligioso sincero, nel tentativo di superare i pre-
giudizi che lo ostacolano.
Nel 2011 leditrice EDB (Edizioni Dehoniane Bologna) dava il via a
una collana tascabile, intitolata Cristiani ed Ebrei, con una prefazione
del compianto Card. Carlo Maria Martini, i cui primi tre titoli finora pub-
blicati sono Lebraicit di Ges e dei vangeli (di Alberto Mello, 2011);
Dallo stesso grembo. Le origini del cristianesimo e del giudaismo rabbini-
co (di Gabriele Boccaccini e Piero Stefani, 2012); In ascolto delle Scrittu-
re di Israele (di Amos Luzzatto e Luigi Nason, 2012). In questo caso, il
dialogo portato avanti da personalit ebraiche e cristiane che riflettono
su convergenze e divergenze.
Nel Settembre 2012 presso Lit Edizioni srl, con marchio Castelvec-
chi, usciva Il vangelo ebraico. Le vere origini del cristianesimo, del rab-
bino Daniel Boyarin. Un testo estremamente stimolante, che consiglio
caldamente. Il premio Pulitzer Jack Miles scrive nella Prefazione: Ebrei
e cristiani dovranno ripensare radicalmente le loro identit e il loro mo-
do di rapportarsi.
ANNIVERSARI 2013
Anniversari di Professione Religiosa
70
P. BADERNA Lorenzo 9 agosto
P. CAVACIUTI Santino 9 agosto
P. GARIOLO Giuseppe 9 agosto
60
Fr. DELLA TORRE Giovanni 30 aprile
P. DE NITTIS Pasquale 2 ottobre
P. MONTESANO Giuseppe 2 ottobre
P. TERENZIO Paolo 2 ottobre
P. RANA Francesco 7 ottobre
P. DAEREN Gerard 20 ottobre
P. LALEMAN Gerard 20 ottobre
50
P. BOTTAZZI Giuseppe 29 settembre
P. CAGNETTA Giuseppe 29 settembre
P. MORGILLO Michele 29 settembre
P. PONZONI Daniele 29 settembre
P. RIILLO Pasquale 29 settembre
25
P. ESPOSTI Damiano 25 settembre
P. GANDINI Enrico 25 settembre
P. ROSSI Fabrizio 25 settembre
P. VALZASINA Ambrogio 25 settembre
Anniversari di Sacerdozio
60
P. BRAMBILLA Andrea 4 aprile
P. MOTTA Luigi Mario 4 aprile
P. RANALDI Giuseppe 4 aprile
P. ZOIA Giovanni 4 aprile
P. BERTUETTI Amos 23 agosto
50
P. GENTILI Antonio 9 marzo
P. MAURO Alfonso 9 marzo
P. MORETTI Giuseppe 9 marzo
P. ROSSI Antonio 9 marzo
08 Oss Paolino 16-18_eco4-2012 13/12/12 12:12 Pagina 18
Eco dei Barnabiti 4/2012 19
IL MONASTERO CAMPELLINO DI SAN PIETRO
E
`
passato quasi un quarto di
secolo dallinatteso rinveni-
mento di un plico di perga-
mene destinate a riscrivere, se non
semplicemente a scrivere, la storia
delle origini del Convento barnabi-
tico di Campello sul Clitunno. Si
trattava allora siamo alla fine de-
gli Anni Ottanta di 63 documenti
che coprivano circa tre secoli, dal
1326 al 1615, e che vennero deci-
frati e trascritti dal padre Giuseppe
Cagni, il quale ne offr unaccatti-
vante descrizione in un numero
dellEco dei Barnabiti del 1990.
Si imponeva per fin dallora, e il
padre lo aveva intuito chiaramente,
la necessit di ampliare le ricerche
in modo da ricostruire il contesto
entro cui collocare i dati, alle volte
criptici, forniti dai suddetti docu-
menti. Ed quanto sta prendendo
corpo
gli inventari del monastero
Una prima acquisizione stata
fornita dagli Inventari settecente-
schi dellArchivio del Monastero
campellino, trasferiti e conservati
nellArchivio diocesano di Spoleto.
In base a essi e questo un pri-
mo dato che ne dimostra limpor-
tanza le pergamene da 63 risulta-
no ora 88 (anche se le restanti sono
introvabili) e coprono gli anni dal
1228 al 1618, quindi quasi quattro
secoli. Una seconda acquisizione,
non meno determinante, ha potuto
stabilire lo stretto rapporto tra il
suddetto Monastero e il Capitolo
della Basilica di San Pietro in Vati-
cano da cui dipendeva e dei cui
privilegi godeva.
Giusto il primo pezzo, erronea-
mente datato 10 luglio, ma in realt
del 22 giugno 1228, che apre la se-
rie della ricostruita documentazio-
ne originaria del nostro Convento,
parla di privilegi concessi dal papa
Innocenzo III (1198-1216) e confer-
mati da Gregorio IX (1227-1241): si
tratta di esenzioni e di indulgenze
di cui godeva la Basilica e le istitu-
zioni annesse. Che questo docu-
mento sia stato conservato dalle no-
stre Monache attesta la loro dipen-
denza dal Capitolo vaticano, una
dipendenza su cui torneremo e che
richiama delle circostanze su cui
giover soffermarci. (Di un altro
UNA STORIA TUTTA DA SCRIVERE
Nuova luce sul Convento di Campello sul Clitunno, gli antichi protagonisti e le fortunose
vicende. Agnesuccia, lintraprendente. La vita interna del Monastero unificato. Porta aperta a
ulteriori ricerche*.
* Mentre ci auguriamo che la docu-
mentazione cui abbiamo fatto riferimento
possa essere offerta nella sua interezza e
con opportune messe a punto storico-cri-
tiche, doveroso esprimere il debito di
riconoscenza a chi in vario modo vi ha
contribuito: Benedetto Zeppadoro, padre
Angelo Mascaretti, padre Mauro Regaz-
zoni, monsignor Mario Sensi, dottor Mirko
Stocchi, suor Carla Oliva Pallotto delle
Convittrici del Bambin Ges.
ritratto dello storico Paolo Campello
della Spina
Campello Alto: in primo piano, il Convento dei ss. Giovanni Battista e Pietro
09 Una storia da scrivere 19-22_eco4-2012 13/12/12 12:12 Pagina 19
privilegio, dovuto a Bonifacio VIII
[1294-1303] e risalente allanno
undecimo del suo pontificato, si
parla pure nella documentazione
dellArchivio spoletino).
Il primo documento che nomina
espressamente Campello (e che era
il primo delliniziale raccolta delle
pergamene studiate da padre Ca-
gni), sembra non avere a che fare
con il nostro Convento. Si tratta del-
la licenza concessa dal Capitolo
della Basilica di San Pietro in Vati-
cano di erigere un monastero, o
eremo, o oratorio con il nome di
Santa Croce in una propriet
posta in Campello. Vedre-
mo fra poco perch questo
documento riguarda la no-
stra storia. Non deve in ogni
caso sfuggirci il fatto che
listanza presentata al Vatica-
no fu dovuta a Gentile da Fo-
ligno, frate agostiniano, e ad
altri cinque fratres, a co-
minciare da un certo fra Pa-
ce di Morichitto di Campel-
lo. Ora, dentro questi scarni
cenni si cela un dato di non
poco rilievo nella ricostru-
zione degli eventi relativi
alle vicende che stiamo nar-
rando. Sappiamo che fra Gen-
tile da Foligno da non
confondere con lomonimo
medico e filosofo era un
eremitano di santAgostino
vissuto a partire dagli ultimi
decenni del sec. XIII, e morto
verosimilmente a met del
secolo successivo. Allinizio
del 1300 lo troviamo a Foli-
gno, citt non lontana da
Campello, dove si erano sta-
biliti stretti rapporti tra ere-
mitani agostiniani, poveri
eremiti di matrice france-
scana e spirituali, insediati nel
convento di San Francesco (vi si ve-
nera la beata Angela!) nel quale si
form tra gli altri Paoluccio Trinci
(1309-1391) tra i pionieri, con la
beata Angelina da Montegiove, del-
le osservanze francescane nellItalia
centrale. Detto en passant ma non
senza che la notizia rivesta notevole
significato, Gentile fu amico di An-
gelo Clareno da Cingoli (?-1337), il
francescano ribelle che tradusse
di greco in latino la Scala del Para-
diso di Giovanni Climaco, testo ba-
se della formazione monastica; ope-
ra che il Gentile tradusse a sua volta
nel nostro volgare. Ad Angelo Cla-
reno troviamo poi associato Simone
Fidati da Cascia (1280/95-1348),
agostiniano schierato con gli spiri-
tuali francescani, il quale oper non
meno del Gentile nella Valle Spole-
tina durante la prima decade del
1300.
la prima fondazione:
il monastero di san Pietro
Questinsieme di dati che, con len-
te di ingrandimento possiamo leg-
gere nella pergamena, si rivela pre-
zioso se passiamo alla fondazione
del Monastero campellino di San
Pietro di cui ci parla un documento
assente nella primitiva raccolta di
pergamene studiata da padre Cagni.
Si tratta di un breve concesso come
al solito dal Capitolo vaticano a fra
Pace di Morichitto il 7 gennaio 1330,
di edificare una chiesa, oratorio o
eremo sotto il nome di San Pietro.
Siamo per cos dire alla posa della
prima pietra della nuova fondazione.
Che il breve sia concesso a fra Pace
di Morichitto indica con tutta proba-
bilit che il nascente Monastero si
poneva in continuit con quello di
Santa Croce di quattro anni prima, se
non ne costituiva addirittura una rie-
dizione, questa volta per femminile
sotto la regola di san Benedetto (tra
parentesi, del Monastero di Santa
Croce non vi pi traccia nella do-
cumentazione successiva). Ci con-
sentiva alle bizzocche non si
trattava infatti di vere e proprie mo-
nache, che sarebbero dovute dipen-
dere da uno degli Ordini maschili
costituiti e sottostare alla clausura
di condurre vita cenobitica, aperta
come si direbbe oggi al terri-
torio. Dobbiamo quindi dire,
concludendo, che la nuova
istituzione sorgeva in quel cli-
ma di risveglio spirituale si
propugnava losservanza del-
loriginaria disciplina religio-
sa che vedeva coinvolti, in-
sieme ad agostiniani, france-
scani e spirituali non pochi
laici e laiche, e che si ripro-
poneva nellalveo della tradi-
zione benedettina. Uneredit
che non pu non costituire
anche per noi un pressante in-
vito a tradursi in realt.
donna Agnese
di Lorenzo Nicole
( 1450/52) e il monastero
di san Giovanni Battista
Se la documentazione di
cui disponiamo altro non ci
fornisce circa il Monastero di
San Pietro, per ricca di da-
ti sulla successiva fondazione
del Monastero di San Gio-
vanni Battista. Ne fu protago-
nista una donna intrapren-
dente, che si avvalse della
facoltosa protezione paterna
non meno che dellappoggio delle
gerarchie ecclesiastiche.
Agnese o Agnesuccia Laurentii (di
Lorenzo), visse per almeno quindici
anni allinterno della piccola comu-
nit delle bizzocche benedettine
del Monastero di San Pietro, sito
come si detto fuori dalle mura del
Castello di Campello Alto.
Un documento attesta che il padre,
Lorenzo Nicole (di Cola), il 2 gen-
naio 1385 effettu una prima dona-
zione dei propri beni al suddetto
Monastero nella persona della figlia.
Successivamente, il 13 maggio 1398,
Eco dei Barnabiti 4/2012 20
IL MONASTERO CAMPELLINO DI SAN PIETRO
beata Angelina da Montegiove
09 Una storia da scrivere 19-22_eco4-2012 13/12/12 12:13 Pagina 20
Lorenzo design Agnesuccia come
erede di tutto il suo patrimonio. Ci
le permise di fondare presso la casa
paterna, adiacente allo stesso Mona-
stero di San Pietro, un cenobio
unum oratorium di bizzocche,
vale a dire un cosiddetto monastero
di famiglia, che consentiva a delle
donne di condurre vita comune sotto
la regola benedettina, senza vincoli
claustrali, dipendendo direttamente
dal Capitolo di San Pietro in Vatica-
no. Bonifacio IX il 26 aprile 1400
concesse ad Agnesuccia, con un ge-
sto di notevole condiscendenza, di
ritirarsi con tre monache di sua scel-
ta nella nuova sede, di cui divenne
prima badessa il 28 agosto dello stes-
so anno. Questo comport labban-
dono del primo Monastero, abban-
dono dovuto o allo spirito di indi-
pendenza di Agnesuccia (oltretutto
economicamente protetta!) o a qual-
che interna ostilit, forse riconduci-
bile allassistenza del padre durante
la sua malattia. Tanto vero che nel-
la concessione papale si parla di ser-
vire Dio nella nuova fondazione eo
devotius quo quietius; tanto pi de-
votamente quanto pi serenamente.
Si sa inoltre che tra i due cenobi
esplose una controversia, sia perch
Agnesuccia venne considerata fug-
gitiva, sia a motivo dei beni da lei o
suo tramite acquisiti, che erano ri-
vendicati dalle due parti in conflitto;
conflitto che venne equamente risol-
to con la mediazione vaticana: al
primo Monastero furono assicurate le
propriet lasciate da Lorenzo alla fi-
glia; al secondo la propriet degli
edifici dove si stava erigendo il se-
condo Monastero, nonch un conti-
guo appezzamento su cui costruire il
chiostro.
Il 5 aprile del 1401 il vescovo di
Spoleto, anchegli con notevole con-
discendenza, autorizz la costruzio-
ne delloratorio e del coro, nonch
del relativo Monastero con il titolo di
San Giovanni Battista, concedendo
speciale indulgenza a coloro che lo
avessero visitato e sostenuto econo-
micamente. Loratorio, come dato
anche oggi di rilevare, inglob a
quanto sembra un edificio preesi-
stente eretto dal Capitneo (si tratta
dei discendenti dei Longobardi, vale
a dire dei governanti del Castello),
come luogo di culto di una Confra-
ternita e in definitiva della cittadi-
nanza. Lo si ricava dalla scritta leggi-
bile ai piedi dellaffresco raffigurante
il Crocifisso con Santi, attribuito al
Maestro di Fossa (1342). Del coro
monastico, poi, sono tuttora ben visi-
bili le due grate.
lunificazione
dei due monasteri
Tutta la fortuna religiosa ed econo-
mica del monastero di San Giovanni
Battista fece perno sulla badessa
Agnesuccia di Lorenzo, donna di sin-
golare intelligenza e intraprendenza.
In cinquantanni di governo, acquis
a beneficio del Monastero una trenti-
na di appezzamenti di terreno, non
in montagna, ma nella fertile pianura
sottostante. Mor vecchissima, quasi
novantenne, tra il 1450 e il 1452. Il
nuovo istituto registr grande fioritu-
ra. Nel 1422 le monache erano 7;
nel 1585 salirono a 14 (a quellepo-
ca San Pietro ne annoverava 10).
In questo stesso anno i due Monaste-
ri furono oggetto di una visita canoni-
ca compiuta a nome del Capitolo di
San Pietro. Il resoconto, come appren-
diamo da un documento dellarchivio
capitolare vaticano, , a dir poco, lu-
singhiero. Si parla, quanto al primo dei
due istituti, delle sore tutte di buo-
na et santa vita. Viveno monastica-
mente, senza intendersi [senza aver
Eco dei Barnabiti 4/2012 21
IL MONASTERO CAMPELLINO DI SAN PIETRO
Simone Fidati da Cascia, agostiniano
schierato con gli spirituali francescani
gruppo di bizzocche. Particolare
dellaffresco della Madonna della
Misericordia, dello Spagna, prima del
restauro, conservato nella cappella
interna del Convento
stampa che rappresenta lo scenario
naturale in cui vivevano le bizzocche
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udito] de dette sore nulla mala fama
Veramente ritrovo che sonno (sic) po-
vere et poverissime. Nonostante le
precarie condizioni di vita, a quanto
sembra le monache non trascurarono
il loro stabile, se tuttora si possono am-
mirare nellantica cappella affreschi at-
tribuiti a maestri locali del XV secolo;
come pure fu dovuta alla loro iniziati-
va affidare allo Spagna o a sua scuola
la raffigurazione della Madonna della
Misericordia (inizio XVI secolo), donde
si ricava, tra laltro, qual era la foggia
delle bizzocche e la presenza di po-
stulanti o di oblate che fossero.
Quanto al secondo istituto, quel-
lo di Agnesuccia, si parla di mona-
che di buona et exemplare vita
menano vita da sante religiose,
aggiungendo che la loro chiesa
in buona forma [e] vi fanno di con-
tinuo celebrar messa da un cap-
pellano che aveva dimora in un
piccolo appartamento tuttora iden-
tificabile.
Da l a non molto tempo dopo, la
storia dei due Monasteri avrebbe
scritto una nuova pagina. Infatti, con
lavvento del Concilio di Trento
(1545-1563) le monache (con preci-
sione le bizzocche) dovettero adot-
tare la clausura e confluire, secondo
la delibera emanata il 18 luglio 1604
dal vescovo di Spoleto, cardinale
Alfonso Visconti (resse la diocesi dal
1601 al 1608), in un unico Monaste-
ro che venne denominato dei Santi
Giovanni Battista e Pietro, sotto la
Regola benedettina. (Far piacere a
noi barnabiti ricordare che il Viscon-
ti era nipote dellantico confratello e
poi vescovo santAlessandro Sauli e
che nel 1604 stabil in Spoleto una
nostra comunit, affidandole il San-
tuario di Santa Maria di Loreto, come
tuttora ricorda una lapide ben leggi-
bile a sinistra dellingresso).
A motivare lintervento dellOrdi-
nario diocesano fu certamente il fat-
to che i due monasteri obbedivano
alla stessa regola; per di pi quello
di San Pietro versava in condizioni
economiche assai precarie a fronte
del fiorente Monastero di San Gio-
vanni Battista: lunione avrebbe ri-
solto non pochi problemi. Forse
non sarebbe dispiaciuta alla stessa
Agnesuccia!
Lunificazione dei due precedenti
edifici fu facilitata anche dal fatto
che si trovavano luno in continuit
con laltro (lo si evince dal lungo
corridoio che attraversa tutto lo sta-
bile), cos che tra i due si pot co-
struire la chiesa e il coro, come risul-
tano attualmente. Il numero com-
plessivo delle monache
dei due Monasteri nel
1607 fu di 26.
Va per detto che, se
quello del Visconti and
a buon porto, non fu il
primo tentativo di unifi-
care i due Monasteri. In-
fatti gi nel 1571, poco
meno di dieci anni dalla
fine del Tridentino, il ve-
scovo di Spoleto Pietro
de Lunel avrebbe voluto
realizzare questo proget-
to, atteso anche il fatto
che il Monastero di San
Pietro era piccolo e an-
gusto, al punto da dover
inglobare una dpenden-
ce adiacente, fino allora
riservata allaccoglienza
di ospiti.
una preziosa
testimonianza
Limpatto che lantica
istituzione registr nel con -
tado venne riconosciuto
Eco dei Barnabiti 4/2012 22
IL MONASTERO CAMPELLINO DI SAN PIETRO
Segue a pag. 35
incipit dellatto di vendita a Lorenzo
Nicole, padre di Agnesuccia, di due
terreni siti in Campello basso, in data
26 maggio 1393
rescritto del 5 aprile 1401, con cui Lorenzo Dei gratia episcopus spoletanus concede ad
Annesutiae Laurentii di erigere il monastero di s. Pietro
09 Una storia da scrivere 19-22_eco4-2012 13/12/12 12:13 Pagina 22
STORIA DELLORDINE
IL PRIMO NATALE
DEL CONCILIO VATICANO II
P. Filippo Lovison
RINNOVARSI PER RINNOVARE
a 50 anni dallinizio del Concilio Vaticano II
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Natale 1962
Buon Natale a tutti gli Alunni, Ex-alunni, alle Famiglie, agli Insegnanti.
Il Natale del Concilio Ecumenico Vaticano II infonda spirito di pace nei cuori
e affratelli da ogni parte della terra gli uomini di buona volont.
(La Querce, ottobre-dicembre 1962).
Natale di Concilio
La scena che qui ritratta
con quellaffollarsi di candide greggi attorno al Mistero di Ges nella Notte santa
ripresa dal presepio costruito nella nuova Cappella della Legazione Italiana a Kabul, nellAfghanistan:
lunica chiesa cristiana, e forse lunico presepio, in quellimmenso Paese crocevia dellAsia,
cos aperto a tutte le vie delloriente, ma chiuso ancora allOriente Sole Incarnato.
Lo ha ideato e composto la piet e il buon gusto del nostro P. Raffaele Nannetti,
cappellano della Legazione.
E la scena si ripete in tutti i presepi di tutte le chiese e di tutte le case del mondo cristiano
Ma la realt vera quella che si compiuta mirabilmente in una notte piena di stelle e di Angeli,
in una povera grotta di Betlem; quella che si ripeter
tre volte, in onore del Dio bambino tre volte santo
nella prossima Notte di Natale su tutti gli altari del mondo e nel cuore di tutti i buoni
che al ritornante Emmanuel
vorranno fare della loro anima un abituro meno freddo e deserto
(se non fossero stati la Madonna e S. Giuseppe)
di quello dellaperta campagna di Betlem.
Nella Citt santa nella Notte santa che savvicina,
saranno ancora, forse, centinaia e centinaia i Vescovi del Concilio
che il Santo Mistero rinnoveranno sugli altari di Roma
nelle splendide basiliche doro affogate di luce,
come nelle povere cappelle delle Piccole Suore di Ges affogate di amore .
E la loro preghiera,
la preghiera di essi Pastori di anime delle pi disparate greggi e per i pi dispersi campi,
supplicher che per lonnipotenza di quel divino Infante
e per la buona volont di noi piccoli uomini,
sia pace in terra e sia gloria in cielo,
quando da ogni parte della Terra e per tutte le greggi sia fatto un solo ovile sotto un solo Pastore.
(Virginio Colciago, in lEco dei Barnabiti, novembre-dicembre 1962)
il presepio a Kabul
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Eco dei Barnabiti 4/2012 25 [3]
STORIA DELLORDINE
N
ellannuncio del Conci-
lio Ecumenico Vaticano
II il 25 gennaio 1959, il
XXI nella Storia della Chiesa, signifi-
cativamente voluto nella Basilica di
San Paolo fuori le mura il giorno del-
la conversione di San Paolo sulla via
di Damasco, Papa Giovanni XXIII
volle richiamare lo sforzo sostenuto
dallApostolo delle genti per annun-
ciare il Vangelo a tutti i popoli della
terra, facendone un invito alle co-
munit separate per la ricerca del -
lunit cui tante anime oggi anelano
da tutti i punti della terra.
Lintento del nuovo Concilio era,
infatti, quello di rinnovare la Chiesa
per renderla capace di parlare a tutti
in un mondo in rapida e profonda
trasformazione.
Si presentava come Ecumenico,
in quanto aperto anche al contributo
degli altri cristiani e non solo dei cat-
tolici, e Secondo, perch un Con-
cilio Vaticano I si era gi tenuto in
San Pietro dal 1868 al 1870 per ini-
ziativa di papa Pio IX, ma era stato
sospeso in seguito alla presa di Roma
da parte dellesercito sabaudo.
I Concili Ecumenici nella Storia del-
la Chiesa sono stati i seguenti: 325 Ni-
cea I, 381 Costantinopoli I, 431 Efeso,
451 Calcedonia, 553 Costantinopoli II,
680-681 Costantinopoli III, 786-787
Nicea II, 869-870 Costantinopoli IV,
1123 Laterano I, 1139 Laterano II,
1179 Laterano III, 1215 Laterano IV,
1245 Lione I, 1274 Lione II, 1311-
1312 Vienne, 1414-1418 Costanza,
1431-1445 Basilea-Ferrara-Firenze-
Roma, 1512-1517 Laterano V, 1545-
1563 Trento, 1869-1870
Vaticano I, 1962-1965
Vaticano II.
LA QUERCE
(Firenze,
ottobre-dicembre 1962)
In un ampio articolo
p. Vittorio Michelini
pubblicava sulla pagine
del numero triplo dedicato dal Colle-
gio Alla Querce al Concilio Ecu-
menico Vaticano II, il testo della sua
IL PRIMO NATALE
DEL CONCILIO VATICANO II
Pagine domestiche dei Figlioli e Piante di Paolo
A cinquantanni dalla apertura del Concilio da parte di Giovanni XXIII (1958-1963), con questo
dossier si inizia a ripercorrere il cammino intrapreso dalla Congregazione dei Chierici Regolari
di San Paolo, detti Barnabiti, nella stagione conciliare. In particolare, per coglierne la portata ci
si sofferma inizialmente sul taglio che alcune riviste domestiche: La Querce, lEco dei Barnabiti,
La Voce di SantAntonio M. Zaccaria, Il Carlo Alberto, Sicut Angeli, diedero alla notizia
dellevento. Istantanee di un clima di attesa e di speranza, che, soprattutto alle generazioni pi
giovani di Barnabiti, Angeliche e Laici di S. Paolo, possono ancora offrire spunti per una
riflessione sulla loro presenza nella Chiesa contemporanea a servizio dei fratelli.
25 dicembre 1961: Giovanni XXIII firma la Bolla Humanae Salutis di indizione
del Concilio Ecumenico Vaticano II
1962: la benedizione del Papa Giovanni XXIII
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Eco dei Barnabiti 4/2012 26 [4]
conferenza tenuta a Monza, cercan-
do di stabilire quale sia la funziona-
lit del Concilio in rapporto alla Chie-
sa con particolare riferimento allet
contemporanea. LAutore partendo
dal concetto di Regno di Dio svilup-
pa il motivo dellintegrazione dello
Spirito Santo tra i semplici Battezzati,
i Pastori e nel Sommo Pontefice: vie-
ne dialetticamente in luce il significa-
to di infallibilit del Concilio, riunito
intorno al Papa, in materia di Fede e
Costumi. Dalla distinzione tra impe-
gni sacri e impegni temporali dei Mi-
nistri della Chiesa deriva al Vescovo
la coscienza della sua azione pasto-
rale tra i fedeli, e al laico la coscienza
di rappresentare la dimensione socia-
le del Regnum Dei sulla ter-
ra. Si pubblicano qui ampi
stralci della sola sezione fina-
le, dedicata alla Funzionalit
del Concilio, mentre, per mo-
tivi di spazio, si tralasciano
quelle relative a Chiesa e
Concilio, Il Collegio dei Ve-
scovi, Il Concilio e il Papa.
tre date memorabili
25 gennaio 1959. Il Papa
annuncia la convocazione di
un Concilio, il XXI nella sto-
ria della Chiesa. Il tempo e il
luogo della comunicazione
hanno un chiaro significato
ecumenico. Infatti: 1) Vie-
ne indetto da Giovanni XXIII
a distanza di soli tre mesi
dalla sua elevazione al so-
glio pontificio, il giorno della Con-
versione di San Paolo, al termine
dellOttavario di preghiere per lunit
dei Cristiani. 2) Lannuncio viene
dato in una sala del monastero be-
nedettino annesso alla Basilica di
San Paolo fuori le mura, cio presso
la tomba dellApostolo delle genti e
Araldo delle nazioni.
25 dicembre 1961. Esce la Bolla
pontificia Humanae salutis che indice
ufficialmente il Concilio Vaticano II.
Il documento contiene in sintesi le
ragioni e gli obiettivi gi illustrati dal
S. Padre in numerose allocuzioni e
messaggi.
11 ottobre 1962. Apertura solenne
delle assemblee conciliari nella na-
vata centrale della Basilica di S. Pie-
tro a Roma, trasformata per locca-
sione in una vasta sala capace di ol-
tre tremila posti. I lavori saranno
regolati da un apposito cerimoniale:
si ignora quanto tempo dureranno.
Funzionalit del Concilio
Non nostro compito riferire, nep-
pure per sintesi, le finalit dei venti
Concili ecumenici: ci serve solo un
cenno per potere inserire nel loro di-
venire storico il nostro Concilio Vati-
cano II.
I Concili rivelano unevoluzione in
campo dogmatico, in quanto le ve-
rit immutabili della Scrittura e della
Tradizione vengono via via definite:
divinit di Ges, divinit dello Spiri-
to Santo, doppia natura divina e
umana del Salvatore, maternit divi-
na di Maria SS., presenza reale
nellEucarestia, il canone dei Libri
Ispirati, Immacolata Concezione ed
Assunzione al Cielo; in campo mo-
rale: il peccato originale e le sue
conseguenze, la necessit delle buo-
ne opere, lindissolubilit del matri-
monio; in campo liturgico e discipli-
nare: il culto delle immagini, il celi-
bato del clero, la deposizione di
pastori eretici; in campo sociale e
politico: le libere investiture della
Chiesa, le crociate, la scomunica di
re e antipapi.
Quale il compito che si prefigge
il Concilio Vaticano II? Il fatto che
esso non vuole figurare come la ri-
presa del Vaticano I, non ufficial-
mente chiuso, segno che i tempi
sono cambiati ed diversa la tem-
perie ideologica e sociale. Il discor-
so dell11 settembre 1962, invita i
Padri del Concilio a riprendere in
esame tutti i problemi della vita
contemporanea in rapporto al cri-
stianesimo, e riafferma i valori del-
linsegnamento cattolico: dalla li-
bert della Chiesa alla santit della
famiglia, alla giustizia sociale se-
condo i princpi del Vangelo, alla
pace internazionale, alla elevazione
dei popoli sottosviluppati. Il ritor-
no nella locuzione pontificia del -
lespressione lumen Christi indica
che la Chiesa deve essere posta co-
me segno sul monte e come lampa-
da illuminatrice delle genti. Questo
programma si riannoda allimpegno
di rinnovamento interiore: fin dal 25
gennaio del 1959 il S. Padre
ebbe a dichiarare che lidea
del Concilio era nata in lui
per ispirazione dello Spirito
Santo come fiore inatteso e
spontaneo, e cos, secondo il
motu proprio Superno Dei
nutu Pentecoste 1960 la
Chiesa voleva essere ricon-
dotta alla sua primavera, al
suo splendore senza macchie
e senza rughe, in modo da
poter dire ai fratelli separati
e allumanit: Ecco, o fratel-
li, la Chiesa di Cristo; ci
siamo sforzati di esserle fe-
dele e di chiedere al Signore
la grazia che rimanga quale
lha voluta!.
Concilio, dunque, non tan-
to di definizioni dogmatiche,
giacch, come ebbe a dire il
STORIA DELLORDINE
Un Concilio Ecumenico si pu
definire, a norma del diritto ca-
nonico (can. 223 [del Codice Pio-
Benedettino del 1917]), la riu-
nione straordinaria indetta dal
Romano Pontefice di tutti i car-
dinali, patriarchi, primati, arci-
vescovi, vescovi residenziali, ab-
bati e prelati nulliis; dei superiori
delle congregazioni monastiche
(abbate primate e abbati), dei su-
periori generali delle congrega-
zioni clericali esenti, e inoltre dei
vescovi titolari, dei teologi e ca-
nonisti invitati, appartenenti alla
Chiesa Cattolica diffusa in tutto il
mondo, con lo scopo di trattare i
problemi della Chiesa riguardan-
ti la fede, i costumi, la disciplina.
i Padri Conciliari nella Basilica di San Pietro
(particolare)
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Eco dei Barnabiti 4/2012 27 [5]
cardinale Tardini di venerata memo-
ria, esso non si erige, ossia non
convocato contro nessuno, o perso-
na o ideologia che fosse, ma di rin-
novamento interno, con particolare
attenzione ai problemi di vita spiri-
tuale, di azione pastorale, di attivit
missionaria.
rinnovamento spirituale
La Chiesa anzitutto deve risplende-
re come il luogo della salvezza: il
suo spirito spirito di Pentecoste e di
Parusia.
Spirito di Pentecoste, che quanto
dire grazia di redenzione e santit di
vita; la vita cristiana una continua
conversio ad Deum; la vocazione
cristiana si attua in una ripetuta ri-
sposta allappello di Ges. Hanno ri-
sposto allappello gli Apostoli, i di-
scepoli rinunziando al mondo e al
suo spirito, accettando il discorso
della montagna, il seppellimento del
vecchio Adamo e la novit della Re-
surrezione. Ecco: per la grazia dello
Spirito Santo e per lesercizio delle
virt i cristiani devono essere una
manifesta novit, sicch nella manie-
ra in cui i successori degli Apostoli
sono richiamati alla primitiva sempli-
cit, i successori dei discepoli lo so-
no al primitivo fervore.
Vi sono nella Chiesa gli stati di
perfezione: forme di vita eremitica,
monastica, cenobitica; forme di vita
attiva e contemplativa: la primave-
ra continuata della Chiesa, che attra-
verso il Concilio invita ogni congre-
gazione allo spirito delle origini, eli-
minando le incrostazioni del tempo.
Vi sono nella Chiesa forme di vita
impegnata per le cose del tempo e la
Chiesa ripete il porro unum est ne-
cessarium secondo lo Spirito della
Parusia.
Rinnovamento dello spirito di atte-
sa: molti cristiani che sono impegnati
nella famiglia e nella professione
mostrano il desiderio del distacco;
sono fiorite le congregazioni al seco-
lo e i sodalizi che fermentano di spi-
rito evangelico gli strati della societ;
da essi fioriscono meravigliosi esem-
plari di santit laica. Ecco un campo
di indagine per il Concilio: che la
ricchezza della Chiesa appaia come
la ricchezza della carit e la munifi-
cenza della liturgia, con lelimina-
zione di tutto quanto possa essere fa-
sto o affermazione di potenza in per-
sone o categorie di persone. Tornino
ad essere sinceramente amate lumil -
t, la povert, che sono lautentica
via della santit.
rinnovamento dei metodi pastorali
La Chiesa maestra e madre: ha il
compito di formare le coscienze e di
guidarle nella vita. Occorre purezza
di insegnamento e sollecitudine di
governo.
La purezza dinsegnamento: si insi-
sta sulla dottrina cristiana; la cate-
chesi, lomiletica e la predicazione
in genere devono tendere alla preci-
sione e alla specialit, che si richie-
dono almeno da una comune catte-
dra di scuola; c tanta ignoranza in
materia di religione al mondo e oc-
corre illuminare con parole semplici,
sistematiche: il predicatore deve sa-
per predicare. Il Concilio potrebbe
studiare il modo per cui allambone
della Chiesa si presentino persone
preparate e si diffonda lopinione tra
il popolo cristiano che la cattedra
della Chiesa rispettabilissima an-
che per la perizia dei suoi maestri e
dottori.
Si insista sullaspetto cherigmatico
del magistero: la Bibbia, i santi Padri,
le Opere di Ascetica devono costitui-
re i classici della cattedra e le fonti
che danno freschezza e forza di pe-
netrazione alla parola. Dottrina, con
limportanza che le vollero conferire
il Concilio di Trento e S. Carlo Bor-
romeo: preparazione sulle fonti e na-
turale idoneit alla predicazione.
Si aggiunga la cura della liturgia
giacch lex orandi lex credendi e
la dignit della parola di Dio deve
tradursi nel decoro delle sacre ceri-
monie. Anzich lunghe e disertate
meglio che le cerimonie siano bre-
vi; brevit che non fretta o sciatte-
ria. Un tema importante di discus-
sione lobbligatoriet delluso
della lingua latina nella liturgia, al-
meno in alcune sue parti pi solen-
ni: se la liturgia actio publica in
honorem Dei naturale che anche
il popolo vi partecipi attivamente,
immedesimandosi nel significato dei
testi, pregando e cantando coral-
mente. Nulla impedisce dal lato
dogmatico che la liturgia si svolga
nelle lingue nazionali, ma i motivi
della convenienza dellunica lingua
tradizionale, o greca o latina che
sia, sono stringenti, una volta che si
abbia provveduto a messalini e a li-
bri di preghiere con la traduzione
dei testi a fronte, e a persone che
spieghino al popolo i momenti prin-
cipali della sinassi
attivismo di missionari
La Chiesa missionaria per natura
e deve farsi incontro alluomo con-
STORIA DELLORDINE
11 ottobre 1962. Il Discorso della luna di Papa Giovanni XXIII
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Eco dei Barnabiti 4/2012 28 [6]
quistandolo alla bellezza della Verit
e alla salute della Grazia. Cosa v di
giusto, di umano al mondo che la
Chiesa non abbia gi contenuto in
s, fecondandolo di grazia?
Limpresa davvero gigantesca:
come quella di S. Paolo e dei Santi
Padri di fronte al paganesimo. Oc-
corrono testimonianze di pensiero,
di fede, di santit per il laicismo,
per il materialismo; occorre la con-
vinzione in tutti i figli della Chiesa
missionaria che il cristianesimo il
gran tesoro elargito da Dio alluma-
nit, e che vale la pena spendere
una vita per farlo conoscere e ama-
re; occorre la convinzione che nien-
te impossibile a Dio, e che al ser-
vo di Dio si richiede solo coopera-
zione paziente e fiduciosa. A noi
dato di vedere la somma degli sforzi
di venti secoli; ai nostri posteri di
vedere la somma di lavoro della ge-
nerazione nostra e di quelle che
verranno: anelli di una lunga catena
dove ciascuno ha la coscienza di
dare il proprio contributo allimper-
cettibile ma indubbio avanzare del
Regno di Dio.
per la comprensione reciproca
A riguardo degli infedeli da con-
vertire e dei cristiani da ricongiunge-
re alla madre Chiesa penso che il
Concilio possa avvallare una nuova
mentalit fra i cattolici: la mentalit
del conoscersi reciproco, la menta-
lit del dialogo sempre aperto. Non
si pu avere coscienza storica della
superiorit della fede cattolica senza
la conoscenza delle altre religioni e
senza il confronto.
Alla base dello spirito missionario
v la conoscenza: anzich di chiu-
sura dovremmo parlare di apertura; e
non male, giacch il dialogo si rav-
viva ed proficuo quando si guarda
a ci che v di buono nella pratica
religiosa degli altri.
I cristiani antichi citiamo S. Ci-
priano per tutti si abituarono a ve-
dere perfino negli autori pagani una
traccia della primitiva Rivelazione;
noi possiamo trovare nello Shintoi-
smo e nel Buddismo qualche riso-
nanza della parola di Dio e tra i fra-
telli separati non poco dellautentico
spirito evangelico.
Capiter perfino, nel confronto, da-
ta per certa la superiorit oggettiva del
Vangelo e della Chiesa di Cristo, di ri-
scontrare nel cattolico inferiorit di
spirito religioso e di costume morale,
ed appunto lopinione pubblica,
nellambito della Chiesa, e il dialogo
con gli altri che spingono ad affinare
il senso della propria vocazione ed a
ritornare alle origini con il ripudio co-
raggioso di ci che sovrastruttura e
che pu essere inutile ostacolo a chi
cerca sinceramente la verit.
Si fatta in questi ultimi tempi un
grande progresso: non ha pi posto
nella spiritualit cattolica il disprez-
zo per leretico e neppure la sempli-
ce tolleranza per lateo; si guarda tut-
ti con rispetto, con simpatia, nella
coscienza dei propri limiti e del bene
che ciascuno in buona fede pu
compiere per la civilt e il nome di
Dio al mondo.
Il Concilio ecumenico vuole essere
una novella Pentecoste, una riaffer-
mazione della superiorit dello spiri-
to sulla lettera.
Gli Shintoisti dellestremo Oriente
ammirano nel Cattolicesimo la chia-
rezza dottrinale? Ebbene, la Chiesa
sia ancora pi pura nelle sue linee,
semplificando dove si pu semplifi-
care ed eliminando il superfluo: sia il
segno della verit!
per la riunione di tutti i cristiani
I cristiani del Medio Oriente pre-
dicano la carit della verit? Ebbe-
ne, la Chiesa sia veramente la Chie-
sa di tutti, la Chiesa dei poveri co-
me dice il Papa: non si parli di alto
clero o di basso clero, di clero di
destra o di sinistra. N laristocrazia
intellettuale, n quella del sangue,
n quella del denaro devono costi-
tuire in alcun modo impedimento
allo spirito di fraternit in Cristo: la
Chiesa sia il segno della uguaglian-
za umana!
I fratelli dellOccidente seguaci di
Lutero o di Calvino o di Enrico VIII o
di chi sa quanti altri fondatori di set-
te, inalberano il vessillo della libert
di coscienza? Ebbene, la Chiesa
splenda per il suo spirito liberale nel
fomentare congregazioni, confrater-
nite, libere associazioni: anche per il
cattolici la Bibbia il gran libro, il
libro della parola di Dio che illumi-
na e nutre le coscienze; il magistero
della Chiesa e la tradizione non so-
no che spiegazione e arricchimento
del testo sacro: la Chiesa sia segno
di libert!
Verit, carit, libert.
Comprendiamo ora, concludendo,
che il Concilio a servizio della
Chiesa: un mezzo straordinario, ma
pur sempre un mezzo per diffondere
la redenzione di Cristo nel mondo.
La salvezza viene da Cristo e il Con-
cilio non va visto in una luce mira-
colistica, sibbene nel divenire storico
e in rapporto ad altri Concili che
lhanno preceduto.
La Chiesa premurosa e non bada
a sacrifici di sorta per ottenere il me-
glio di s a favore degli uomini, ma
pur ricca di venti secoli di esperien-
ze: non dobbiamo attendere dal
Concilio decisioni precipitose anche
se auspichiamo prese di posizione
coraggiose.
STORIA DELLORDINE
Giovanni XXIII in pellegrinaggio a
Loreto e Assisi, 4 ottobre 1962
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Eco dei Barnabiti 4/2012 29 [7]
Del dinamismo pentecostale della
Chiesa abbiamo ai nostri giorni ri-
petute prove. Non ci rimane che di-
re con S. Agostino (De moribus ec-
clesiae; P.L. 32, 1336-7): O madre
Chiesa, tu insegni ai bambini con
tenerezza, ai giovani con forza, agli
anziani con dolcezza; a ciascuno di
essi non solo secondo la maturit
della sua et, ma anche secondo la
maturit della sua intelligenza. In-
stancabilmente tu ci indichi a chi
toccano onore e rispetto, a chi ve-
nerazione e timore, a chi consigli e
avvertimenti, a chi castighi e pena.
Tu ci fai comprendere che non toc-
ca a tutti, ma che a tutti spetta la ca-
rit e a nessuno lingiustizia (cfr. la
Lettera pastorale dellEpiscopato
Olandese, Il senso del Concilio, ed.
Descle).
LECO DEI BARNABITI
(Virginio Colciago,
settembre-ottobre 1962)
GIOVANNI XXIII:
VIGILIA DI PENTECOSTE
la preghiera di Papa Roncalli
O Divino Spirito, che, inviato dal
Padre nel nome di Ges, assisti e gui-
di infallibilmente la Chiesa, effondi
sul Concilio Ecumenico la pienezza
dei tuoi doni.
O soave Maestro e Consolatore, il-
lumina la mente dei nostri Presuli,
che solleciti allinvito del Sommo
Pontefice Romano si riuniscono a so-
lenne adunanza.
Fa che da questo Concilio maturi-
no frutti abbondanti: ognor pi si
diffonda la luce e la forza del Vange-
lo nella umana societ; nuovo vigore
acquisti la religione cattolica e il suo
impegno missionario; si giunga a una
pi profonda conoscenza della dot-
trina della Chiesa ed a un salutare in-
cremento del costume cristiano.
O dolce Ospite delle anime confer-
ma le nostre menti nella verit, e di-
sponi alla obbedienza i nostri cuori,
affinch le deliberazioni del Concilio
trovino in noi generoso assenso e
pronto adempimento.
Ti preghiamo ancora per le peco-
relle che non sono pi dellunico ovi-
le di Ges Cristo, affinch anchesse,
che pur si gloriano del nome cristiano,
possano finalmente ritrovare lunit
sotto un solo Pastore.
Rinnova nella nostra epoca i prodi-
gi come di una novella Pentecoste; e
concedi che la Chiesa santa, riunita
in unanime, pi intensa preghiera at-
torno a Maria, Madre di Ges, e gui-
data da Pietro, diffonda il regno del
Salvatore divino, che regno di ve-
rit, di giustizia, di amore e di pace.
Cos Sia.
impegno cristiano
Impegno cristiano il felice esito
dellimminente Concilio Ecumenico:
impegno cio di tutti quelli che cre-
dono in Cristo e ubbidiscono al suo
Vangelo.
E innanzitutto impegno del primo
tra tutti i cristiani, il Papa.
Tutti sanno con quanta fede e con
che illimitata dedizione il Santo Pa-
dre, in persona, ha pensato al Conci-
lio e lo andato e lo va ancora pre-
parando con unoperosit cos infati-
cabile e con un entusiasmo cos
fiducioso che sembrano abbiano rin-
novato la Sua pi felice e feconda
giovinezza.
Allultimo s raccolto e chiuso in
Santo Ritiro: un corso di Esercizi Spi-
rituali tutto solitario e personale, a tu
per tu col Signore e con la sua pro-
pria anima.
Il Papa ha sentito pi di tutti desse-
re impegnato lui stesso: non soltanto
come Docente e Pastore e Guida, ma
lui stesso come discepolo: discepolo
dello Spirito Santo, bisognoso lui
stesso dessere istruito e ricevere dal-
lo Spirito Settiforme, per poi insegna-
re quae tradita sunt. E perci sente
anche il bisogno, umilmente e sa-
pientemente, di rendersi atto a sentire
quella voce in purit di spirito e buo-
na volont.
Se cos il Papa, quanto pi noi non
dovremo e sentirci impegnati e de-
gnamente prepararci nellanima e di-
sporci nello spirito?
Non dobbiamo, noi, aspettare pas-
sivi, come spettatori; noi aspettiamo
come attori, ai quali ha da essere co-
municato, confermato, chiarito nei
suoi aspetti pi interessanti il nostro
tempo e pi ad esso conformi il
mandato divino: Verit ineffabilmen-
te immobile in se, perch luce del-
linfinito ed unico Vero che Dio
stesso, ma ineffabilmente varia nella
intensit e nelle forme nelle quali via
via si presenta e risplende a noi di
chiarezza in chiarezza Cos, per
noi poveri esseri discorsivi e limitati,
quello ch intuizione in se, per
noi conquista; e quello che in se
lAntico presente, appare a noi, a
quel modo, sempre nuovo.
Il Papa li ha indicati pi e pi volte
e ben chiaro gli intenti che il Conci-
STORIA DELLORDINE
Giovanni XXIII in conversazione nel
suo studio privato con il barnabita
Tarcisio Scanagatta, Superiore e
Parroco a Jacarpagu in Brasile
chierici barnabiti in Val Seriana
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Eco dei Barnabiti 4/2012 30 [8]
lio si propone: e nella preghiera allo
Spirito Santo da lui stesso dettata,
Egli li ha riannodati a un triplice im-
pegno: un impegno per la mente, per
la luce della Verit; un impegno per
il cuore, per il vigore della volont;
un impegno per le forze, per lo stu-
dio della Dottrina e la santit dei co-
stumi.
Ed ancora e sempre leterno e
semplicissimo Catechismo che, bam-
bini, ci faceva dire (ma lui ce lo ripe-
te ancora) che Dio ci ha creati per
conoscerlo (nella mente), amarlo (nel
cuore) e servirlo (nelle forze) in que-
sta vita, per poi goderlo nellaltra, in
Paradiso.
Cos sia! Ma perch sia cos ecco,
dopo tutti i sussidi ordinari, questal-
tro dono straordinario che il Conci-
lio, ecco unaltra energia che ne ha
da scaturire, per ricordarci, innanzi-
tutto, quello che da antico gi tan-
to chiaro, ma non stato dimentica-
to. Ecco la preghiera che sinnalza
da tutta la chiesa: dalla Chiesa Catto-
lica e da tutte le Chiese sorelle che
sintitolano allo stesso Cristo: la pre-
ghiera che sinnalza da tutte le chie-
se: da San Pietro di Roma o da San
Paolo di Londra, come dalle pi
sperdute cappelle dei nostri Padri o
dei nostri fratelli Protestanti del
Guam o del Congo.
Per il felice esito del Concilio, per
disposizione del Padre Generale in
tutte le nostre Comunit si prega
quotidianamente con linno ufficiale
del Veni Creator; e per filiale istin-
to della fede ognuno prega nel suo
cuore.
Cos dinanzi allumile edicola nel -
lalto dei monti della Val Seriana i
nostri Chierici filosofi hanno pregato
e cantato alla Vergine; cos nel -
lumile Casa di Loreto i nostri Chieri-
ci teologi, giorni or sono, hanno of-
ferto, col Sacerdote, il Sacrificio che
tutti ci ha redenti e tutti ci raccoglie
in unum.
Anche la imminente Seconda Setti-
mana di Spiritualit degli stessi, sul
tema della devozione e del servizio
dei Barnabiti alla Santa Sede, vuole
essere, nel suo piccolo, una fervida e
quanto mai appropriata e impegnan-
te preparazione.
LA VOCE DI S. ANTONIO
M. ZACCARIA
(marzo-aprile 1962)
i Laici e il Concilio
I cristiani devono acquistare una
coscienza viva delle loro responsabi-
lit di fronte al Concilio.
Troppi cattolici sono ignoranti del-
le cose della Chiesa e poco premuro-
si di informazioni. Un notevole nu-
mero di fedeli, al contrario, si inte-
ressa di questo futuro Concilio ed
ascolta volentieri i Vescovi quando
dicono loro: Questo Concilio ri-
guarda anche voi laici. necessario
che abbiate lo spirito e il cuore aper-
ti a questo avvenimento della Chie-
sa: bisogna che sentiate per esso un
vero interesse.
Ma questi Laici militanti si meravi-
gliano di essere tenuti in una notevo-
le ignoranza sul Concilio, i cui lavori
preparatori si svolgono nel segreto.
Essi accettano assai volentieri di es-
sere rappresentati dai loro Vescovi;
ma, ricordandosi del mandato che
hanno ricevuto da loro stessi per la
loro azione apostolica, essi vorreb-
bero poterli mettere a parte delle lo-
ro preoccupazioni, dei loro desideri
e alle volte delle loro apprensioni.
In poche parole i laici si mettereb-
bero volentieri nellatteggiamento
dellelettore il quale affida a colui
che egli manda al parlamento una
causa da difendere, una missione da
compiere. E quando si risponde a
questi laici che la loro parte in que-
sto Concilio si racchiude principal-
mente nella preghiera e nella rinno-
vazione morale e spirituale, alcuni
non nascondono un sentimento di
sorpresa. Non dobbiamo menomare
limportanza di questa obbiezione.
Perch sebbene siano insufficienti o
anche erronee le nozioni teologiche
che possono accompagnare questi
desideri generosi, essa rivela ai sa-
cerdoti lurgente necessit di cogliere
loccasione del Concilio per dare ai
militanti cristiani una conoscenza
pi esatta della natura della Chiesa e
dellufficio dei Vescovi.
Solamente i cristiani cos istruiti sui
legami spirituali che, nella Chiesa, li
uniscono al loro Vescovo, potranno
comprendere a quale titolo questi,
Capo e Padre della Diocesi, li rap-
presenta autenticamente al Concilio.
Solamente questi cristiani potranno
riconoscere che lassenza dei laici
nellassemblea conciliare non impli-
ca affatto una clericalizzazione
della Chiesa.
Difatti essenziale per la Chiesa
avere un popolo e che questo popo-
lo di battezzati cooperi, al suo posto,
per attivamente, al bene comune
della Chiesa. Ci vero in tutti i
tempi ma lo pi ancora ai tempi di
un Concilio.
I Vescovi al Concilio attorno al Pa-
pa, sono collegialmente gli interpreti
autentici della fede della Chiesa e,
STORIA DELLORDINE
chierici barnabiti in Val Seriana
Giovanni XXIII in visita al carcere
romano di Regina Coeli,
26 dicembre 1958
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Eco dei Barnabiti 4/2012 31 [9]
personalmente, i testimoni della fede
del loro popolo.
Il Vescovo si deve mettere in
ascolto del suo popolo e, potremmo
dire, dello stesso Spirito Santo che
lavora questo suo popolo. bene
perci che egli vada al Concilio co-
me portatore delle speranze dei suoi
cristiani garantendo la loro fedelt
alla fede, testimoniando i loro sforzi
apostolici e le loro difficolt.
Ogni fedele, cosciente della sua
responsabilit di membro della Chie-
sa, deve comprendere meglio quale
la solidariet che lo unisce, insie-
me con tutti i suoi fratelli nella fede,
a colui che il Padre.
I fedeli perci si mettano ad ascol-
tare i loro Vescovi, con adesione
cordiale e soprannaturale; si mostri-
no premurosi di aumentare, attraver-
so la fedelt alla grazia, la loro inti-
ma comunione di pensiero e di
azione con il Capo della Diocesi, di-
sposti ad aprirsi alla verit che egli
insegna, pronti per lazione che lo-
ro richiesta.
I Vescovi, futuri Padri del Concilio,
hanno bisogno di una coesione della
comunit diocesana attorno a loro.
per eccellenza il momento di ripetere
con S. Cipriano: La Chiesa il popo-
lo unito al suo Pontefice ed il gregge
vicino al Suo Pastore (Mgr Veuillot,
Extrait de La Semaine Religieuse).
IL CARLO ALBERTO
(dicembre 1962)
il Concilio Vaticano II
Un viaggio a Roma in aereo ha
sempre qualcosa di attraente, ma an-
darvi per assistere allapertura del
Concilio Ecumenico Vaticano II un
fatto che non si ripete nella vita di un
individuo e non a tutte le generazio-
ni dato di registrare un simile avve-
nimento.
La mattina dell11 ottobre una folla
cosmopolita si addensava dietro le
transenne in Piazza S. Pietro. Io, pi
fortunata ebbi con il nonno un bi-
glietto di ingresso nella Basilica.
La grande Chiesa era sfolgorante di
luce che faceva brillare loro profuso
dovunque. Era uno spettacolo incan-
tevole che teneva sospesi ed avvinti
come in un mondo ultraterreno.
E venne la sfilata dei Padri Conci-
liari; dal mio posto di osservazione
non potevo distinguere i loro volti,
ma ne intravedevo i colori.
Ebbi limpressione che stesse en-
trando tutto il mondo in quella gran-
de Casa di Dio: il mondo europeo,
americano, afroasiatico, australiano.
Una viva emozione provai al giun-
gere in Basilica del S. Padre. Notai
come anche gli osservatori delle
Chiese Cristiane acattoliche furono
presi da un sincero entusiasmo. Era
in fondo un uomo che avanzava sen-
za qualit fisiche rilevanti, ma si in-
travedevano in Lui la paternit, la
bont, la semplicit che conquide.
Penso che ben pochi uomini ora-
mai non siano informati sullavveni-
mento del Concilio, ma laver visto
da vicino la grande Assise della
Chiesa fu uno spettacolo che mi
colp profondamente e mi incita a
ricordarlo. I canti, le cerimonie, la
santa Messa, il Vangelo cantato in ri-
to orientale, il solenne giuramento, il
discorso del Papa tutto era semplice
e cos maestoso!
Le ore passate in S. Pietro trascor-
sero velocemente. Alluscita dalla
Basilica lo spettacolo della Piazza
era grandioso; credo che in nessuna
Piazza del mondo si sia mai verifica-
to nulla di simile.
Rosa Vittoria
Giovanni XXIII
Giovanni XXIII, la mattina dell11
ottobre scorso, alla funzione daper-
tura del Concilio Ecumenico Vatica-
no II, pass davanti ai 28 osservatori
rappresentanti delle Chiese separate;
sorrise e li salut con un cenno della
mano. Qualcuno di quelli si inginoc-
chi. Sedutosi il Papa sul trono, i Pa-
dri Conciliari, ritti davanti ai loro
scranni, ascoltarono in silenzio il Tu
es Petrus cantato dal coro della Cap-
pella Sistina e accompagnato dallor-
gano. Papa Giovanni appariva serio.
Un movimento della mano trad la
sua commozione: con due dita si
sfior la guancia sotto locchio de-
stro, come se si tergesse una lacrima.
Il discorso pronunciato da Lui in
apertura del Concilio fu una specie
di discorso della corona: Giovanni
XXIII tracci il programma dinanzi ai
2498 vescovi di tutto il mondo, Il Pa-
pa ci tenne a sottolineare che egli
non condivideva certi pessimismi
che feriscono talora il suo orec-
chio, pessimismi fatti propri da ani-
me pur ardenti di zelo e che hanno
per bersaglio i tempi moderni. Pa-
pa Giovanni dissente da codesti
profeti di sventure e ritiene invece
che nel presente ordine di cose che
la Buona Provvidenza ci sta condu-
cendo a un nuovo ordine di rapporti
umani che, per opera degli uomini e
spesso oltre la loro aspettativa, si vol-
gono verso il compimento di disegni
superiori e inattesi. quello che il
Papa attende dal Concilio. E aggiun-
STORIA DELLORDINE
09BIS Storia ordine inserto 23-34_eco4-2012 13/12/12 12:14 Pagina 31
Eco dei Barnabiti 4/2012 32 [10]
ge: La Chiesa ritiene di venire in-
contro ai bisogni di oggi mostrando
la validit della sua dottrina piuttosto
che la condanna La Chiesa cattoli-
ca vuol mostrarsi madre amorevole
di tutti, benigna, paziente, piena di
misericordia di bont verso i figli da
lei separati. Lunit impetrata da Cri-
sto per la Chiesa continu il Papa
sulla tomba di Pietro, facendo corre-
re un fremito di intensa commozione
fra chi lascoltava pi da vicino, cio
gli osservatori delle Chiese separate
non deve essere intesa soltanto come
lunit della Chiesa Cattolica, ma
piuttosto come una triplice unit: lu-
nit dei cattolici tra loro; lunit di
preghiere e di ardenti desideri con
cui i cristiani separati aspirano ad es-
sere uniti con noi; e infine lunit
nella stima e nel rispetto verso la
Chiesa Cattolica da parte di coloro
che seguono religioni non cristiane.
SICUT ANGELI
(luglio-dicembre 1962)
lora di Dio
Qualche giornale ha pubblicato
che i servizi di giornalisti e di fotore-
porter al Concilio hanno superato
quelli delle ultime Olimpiadi! Osser-
vazione sintomatica, anche se sem-
plicistica; rivela limportanza, anche
presso i profani, dellavvenimento
segnato dall11 ottobre 1962! Infatti
chi potr contare il numero di quelli
che, nella mattinata di quel giorno
sacro alla divina Maternit di Maria,
non hanno saputo distaccare gli oc-
chi dal teleschermo? Soprattutto il
cuore di tutti i Cattolici era a Roma,
a quel Colle Vaticano che d il no-
me, per la Storia, a quel Consesso di
Vescovi provenienti dal mondo inte-
ro. I rotocalchi di tutti i generi si son
fatti il dovere di riportarci le immagi-
ni gi viste alla TV, quasi a regalarci
un ricordo alla mano di quanto ci ha
commosso. La cronaca di quel fausto
giorno, conclusosi con una dimostra-
zione popolare e con le ispirate ed
affettuose parole del Papa del Conci-
lio Ecumenico Vaticano II, appartie-
ne oramai alla Storia della Chiesa.
Ma sarebbe triste se i Cattolici do-
vessero far consistere il Concilio so-
lamente in questo: la grandiosit del-
la Sala Conciliare in S. Pietro, lo
spettacolare inizio con linterminabi-
le teoria di Vescovi, seguita dal fan-
tasmagorico corteo papale; la curio-
sit dei colori e delle fogge dei para-
menti sacri! Tutto questo non
che una esteriorit interessante, bel-
la, necessaria a colpire i sensi; ma il
Concilio tuttaltra cosa.
Il Concilio il consesso di Uomini
che portano il peso della responsabi-
lit di popoli davanti a Dio che li ha
loro affidati mediante un Ordine sa-
cro; riuniti nel nome di Dio da Colui
al Quale furono affidate da pascere
tutte le pecorelle; riuniti nella Casa di
Dio, per trattare gli interessi di Dio. E,
quello che pi importa, al di sopra di
questi Uomini che pure portano una
esperienza umana, una conoscenza
profonda della dottrina e dei bisogni
della umanit, c linvisibile ma rea-
le Presenza dello Spirito Santo che il-
lumina, guida e dirige infallibilmente
menti e cuori perch la Chiesa conti-
nui ad essere la Mater et Magistra
nella testimonianza al Cristo. Per
questo il Concilio lora di Dio.
Tre anni di lavoro indefesso passa-
rono da quando Giovanni XXIII il 25
gennaio 1959 annunziava il Conci-
lio. Dietro invito della S. Sede da tut-
ti i Vescovi del mondo, da tutte le
Universit Cattoliche e Facolt teolo-
giche arrivarono a Roma tale cumulo
di proposte da raccoglierle in diversi
volumi. Le dieci Commissioni incari-
cate dal S. Padre le hanno studiate e
vagliate ed hanno formulato degli
schemi che sono ora sottoposti ai Pa-
dri Conciliari. Questi, alla loro volta,
discuteranno e alla fine daranno il
loro giudizio che sottoporranno al
definitivo parere del Papa. Avremo
allora maggiormente illuminata la
nostra Fede, svelati gli errori, indica-
ta pi sicuramente la via della verit
e Dio lo voglia! aperta la via del
ritorno dei nostri Fratelli separati. Il
fatto nuovo nella storia della Chiesa
proprio questo: al Concilio sono
presenti quali osservatori i Rappre-
sentanti di Chiese Ortodosse e di
Chiese Cristiane separate. I contatti si
sono fatti pi frequenti: ludienza
accordata a loro dal S. Padre in un
clima di confidenza affettuosa li ha
sorpresi e commossi; apre il nostro
cuore a grandi speranze. Anche per
questo il Concilio lOra di Dio!
necessario che tutti noi abbiamo a
comprendere questora, non solamen-
te interessandoci dei lavori che si svol-
gono nellAula Dei; non solamente di-
sponendo le nostre anime a ricevere,
con animo filiale, quanto sar piaciuto
allo Spirito Santo di comunicarci alla
fine del Concilio; ma soprattutto vi-
vendo fin dora il clima del Concilio
che clima di salutare riforma per
lindividuo, per le famiglie e per la so-
ciet. Ciascuno porti il suo contributo
di testimonianza fedele al Cristo. Lora
di Dio sar lora della restaurazione di
un mondo migliore.
conclusione
Se si pu ritenere che SantAntonio
M. Zaccaria sia stato capace di prefi-
gurare il Concilio Vaticano II per al-
cune sue divine intuizioni, circa, ad
esempio, il ruolo attivo dei laici nella
Chiesa, stigmatizzando con forza il
pericolo della tiepidezza, ossia di
tutti gli intrighi delle sofisticherie de-
gli uomini moderni, i quali cos paion
da s essere per dislongare [allonta-
nare] luomo da Dio (Lettera III), con
la sollecitudine di San Paolo e se-
guendo gli indirizzi programmatici
indicati dal Capitolo Generale 2012,
tornino i suoi Figlioli e Piante a
scrutare i segni dei tempi e interpre-
tarli alla luce del Vangelo, cos che, in
modo adatto a ciascuna generazione,
possa rispondere ai perenni interroga-
tivi degli uomini sul senso della vita
presente e futura e sul loro reciproco
rapporto. Bisogna infatti conoscere e
comprendere il mondo in cui viviamo
nonch le sue attese, le sue aspirazio-
ni e la sua indole spesso drammati-
che (Gaudium e Spes, 4).
Filippo Lovison
STORIA DELLORDINE
09BIS Storia ordine inserto 23-34_eco4-2012 13/12/12 12:14 Pagina 32
i Padri Conciliari Barnabiti: il Superiore Generale Emilio Schot e i vescovi Mons. Placido
Cambiaghi, Vescovo di Crema, e Mons. Eliseo Coroli, Prelato del Guam, in Piazza S. Pietro
alluscita da una Sessione del Concilio Vaticano II
09BIS Storia ordine inserto 23-34_eco4-2012 13/12/12 12:14 Pagina 33
09BIS Storia ordine inserto 23-34_eco4-2012 13/12/12 12:14 Pagina 34
da Paolo Campello della Spina nelle
Memorie storiche e biografiche relative
al Castello di Campello (Roma, 1889).
Lautore scrive dopo che la Rivoluzio-
ne francese e i suoi postumi avevano
messo fine al Monastero, relegando a
estinzione le monache nel convento
spoletino di Via Monterone (1810), do-
ve confluirono le nostre pergamene, at-
tualmente conservate nellArchivio del-
le Suore Convittrici del Bambin Ges
in San Severino Marche.
Dopo aver ricordato che nel 1700 la
chiesa del Convento venne amplia-
ta nel modo che attualmente si tro-
va, afferma di aver udito dai super-
stiti scrive infatti dopo che il Mona-
stero fu soppresso narrare grandi
benefici che ne ritraeva il Castello. E
aggiungeva, sconsolato: Ben se ne co-
nosce la fine, dovuta alla persecuzione
francese, della quale quei vecchi erano
stati testimoni. Narravano essi quali e
quanti fossero stati i vantaggi morali e
materiali ridondanti alla popolazione
da quel centro religioso; a cui ricorreva
nelle avversit, a cui venivano frequen-
temente personaggi ecclesiastici e lai-
ci, in cui si collocavano le giovinette
campelline chiamate alla vita del chio-
stro, dalle quali riverberava poi alle
proprie famiglie una religiosit e un
corredo dinsegnamenti a ben vivere,
buoni a preservare il paese dalle colpe
del secolo. Quel centro di pie donne,
consacrate al servizio di Dio, giudicate
inutili e dannose dagli assidui delle
loggie [massoniche] e dei lupanari, ser-
viva anche temporalmente a mantene-
re pi alto il prestigio del paese a fron-
te di altri; in pro va di che possono ap-
punto citarsi Campello e Castel Ritaldi,
i quali finch ebbero il Monastero
mantennero una prosperit superiore
ai castelli consimili, e quando il primo
pi non lebbe e il secondo lo ebbe,
ma derubate dogni loro avere le mo-
nache, ridotte a poche sofferenti la fa-
me, decaddero sin sotto al comune li-
vello. Anzi a quello di cui mindustrio
Eco dei Barnabiti 4/2012 35
IL MONASTERO CAMPELLINO DI SAN PIETRO
RIPORTIAMO, IN LIBERA TRADUZIONE DAL LATINO, IL TESTO DELLA SECONDA PERGAMENA RAFFIGURATA NELLA PAGINA 22
Licenza accordata ad Agnesuccia dal vescovo di Spoleto in ordine allerezione del Monastero di San Giovanni Battista, in Campello
Alto, il 5 aprile 1401
Lorenzo, per grazia di Dio vescovo di Spoleto, alla da noi amata in CristoAgnesuccia di Lorenzo, monaca del Monastero di San Pie-
tro di Adualis presso Campello, dellOrdine di san Benedetto, nella diocesi spoletina, eterna salute nel Signore.
La richiesta che ci hai presentato test da parte tua quantunque tu abbia fatto ed emesso regolare professione nel suddetto Monaste-
ro di San Pietro e quivi abbia dimorato per un certo lasso di tempo riguardava, in considerazione della salute della tua anima e per ser-
vire il Signorecon tanta pi devozione e tranquillit, la facolt di erigere nellecase paterne site presso il Castello di Campello, nella dio-
cesi spoletina, un oratorio con altare, campanile, campana, cimitero e altre necessarie strutture, a onore di Dio esotto il nome di San
Giovanni Battista. E infatti, in conformit e secondo il tenore delle lettere a te di recente concesse dal santissimo padre in Cristo e nostro
signore Bonifacio per divina provvidenza papa IX, ottenesti licenza di costruire, cosa che iniziasti a fare, il suddettoMonastero e, con
laiuto del Signore, non hai omesso n intendi omettere di portare a compimento con ogni solerzia e continuit il lavoro intrapreso.
Nella tua richiesta ci hai umilmente supplicato che quanto ti accingi a realizzare e che si trovasotto la giurisdizione della Basilica del
Principe degli apostoli, venga confermato secondo le leggi canoniche vigenti: si tratta della consacrazione del suddetto oratorio e del relati-
vo cimitero, dellerezione del campanile e della campana, nonch dei divini uffici che vi saranno celebrati e delle altre ore canoniche che
verranno recitate e dei sacramenti che verranno amministrati, cui si aggiunga la facolt di deputareun sacerdote idoneo che vi celebri gli uf-
fici divini; cose tutte cui abbiamo provveduto per grazia speciale e secondo il diritto vigente, in conformit alle suddette lettere pontificie.
Benevolmente disposti ad accogliere le tue giuste suppliche, avendo gi ricevuto affidabile testimonianza circa la convenienza del
luogo e della tua continenza, onest e condotta, diamo piena licenza, secondo quanto detto nel presente documento, di provvedere
alla costruzione del suddettooratorio con altare, campanile, campana, nonch il cimitero e altre necessarie strutture a onore di Dio e
sotto il nome di San Giovanni Battista, e discegliere un sacerdote cattolico per celebrare i divini uffici e amministrare i sacramenti del-
la Chiesa tutte le volte che a te e a quanti ti succederanno in seguito parr opportuno e gradito, senza pregiudizio del diritto altrui.
E affinch possiate essere tumulate nelcimitero di detto oratorio debitamente consacrato, tu e quante ti succederanno e le altre mo-
nache che in futuro serviranno il Signore, come pure i corpi degli altri fedeli cristiani, con la nostra autorit e in nostra vece concedia-
mo facolt a qualsivoglia vescovo cattolico, che fosse richiesto da te o da chi ti succedesse, di compiere detta consacrazione secondo
il rito consueto della santa Chiesa romana.
Volendo concederti ildono di una grazia ancor pi fruttuosa, cos che il suddetto oratorio possa registrare un incremento della do-
vuta devozione, e la sincerit della fede risplenda ancor pi chiaramente, in virt della nostra autorit, a tutti coloro che sinceramente
pentiti e confessati, parteciperanno allapreghiera diurna e notturna, e che genuflessi reciteranno cinque volte ilPadre nostro a onore di
Dio onnipotente e reciteranno tre volte lAvemaria in onore della gloriosa Vergine sua madre e del beato Giovanni Battista, quando
sentiranno suonare la campana delloratorio a loro lode, e a chi sia maschio o femmina di qualsivoglia condizione dar personalmente
una mano o un contributo in aiuto alla costruzione e alla fabbrica, concediamo quaranta giorni per ogni ora in cui avranno dato la loro
opera o il loro contributo e li assolviamo misericordiosamente nel Signore dalle penitenze loro ingiunte.
Crocifisso del Convento. Particolare
del grande affresco (1342) attribuito
al Maestro di Fossa
10 Credere 35-39_eco4-2012 13/12/12 12:15 Pagina 35
Eco dei Barnabiti 4/2012 36
IL MONASTERO CAMPELLINO DI SAN PIETRO
di riferire la storia, fu il segnale del di-
sfacimento, perch pu dirsi rimanesse
con la loro scomparsa un deserto rude-
re (p. 248). Proprio quel semidiruto
fabbricato di cui parla latto notarile
con il quale i Barnabiti acquisirono il
Convento nel 1935. Una rara fotogra-
fia lo documenta.
la vita interna del monastero
A questo punto il lettore si chieder:
ben oltre il quadro storico che ricostrui-
sce le vicende relative al Monastero dei
Santi Giovanni Battista e Pietro, quale
vita vi conducevano le monache? qua-
le ne era la disciplina religiosa? quale
rapporto le legava allambiente circo-
stante? come e di che vivevano? Una
risposta adeguata sarebbe stata possibi-
le se, oltre allelenco, il superstite loro
Archivio ci avesse conservato il relativo
materiale. Ma, ahim! allo stato attuale
delle ricerche questo ci interdetto.
Tenteremo in ogni modo di farcene
unidea attraverso gli aridi elenchi for-
niti dallInventario custodito nellArchi-
vio diocesano di Spoleto.
Anzitutto vi troveremmo il breve
emesso dal Capitolo vaticano con-
cernente lapprovazione delle regole
dei frati di Santa Croce di Campello
sotto la regola di santAgostino. La
scoperta risulterebbe di straordina-
rio interesse, visto che lerigendo ce-
nobio nasceva allinterno di quel ri-
torno allosservanza che come si
detto agitava le coscienze di agosti-
niani, francescani e spirituali.
Per quanto poi concerne i due Mo-
nasteri benedettini unificati, lInventa-
rio, oltre a registrare privilegi canonici,
possedimenti di stabili, mobili, arredi,
legati per la celebrazione di messe,
versamenti di decime per lo pi sim-
boliche alle autorit vaticane, transa-
zioni di liti, acquisizioni patrimoniali e
beni ereditari, libri di ricevute detti
bastardelli, testamenti, rendite fon-
diarie, donazioni di benefattori, lavori
di manutenzione e relativi operai, re-
gistri di entrate e uscite, oltre a tutto
ci elenca una serie di documenti illu-
stranti la vita interna delle monache.
Custodiva infatti documenti concer-
nenti la regola o modo di prendere le
donne nella Regola di san Benedetto e
di vestigli labito religioso; il modo
deleggere la badessa; lo stato del
Monastero; larredo di quante entrava-
no come monache, le loro doti, la da-
ta della professione e della morte; co-
me pure copia della Regola di san Be-
nedetto in volgare e la Regola propria
del Monastero stesso.
Ma ci che ci strugge dal desiderio
purtroppo destinato a rimanere inap-
pagato, quel Libro delle risoluzio-
ni capitolari che ci avrebbe permes-
so di varcare la rigorosa clausura e di
registrare sul vivo lesperienza del
Monastero e le dinamiche interne re-
lative alla vita comune e alla vita di
preghiera! Per non dire di quella
memoria dessere stati uniti li due
Monasteri di San Pietro e di San Gio-
vanni Battista dalleminentissimo si-
gnor cardinale Visconti vescovo di
Spoleto (il d 18 luglio 1604) e della
dispensazione dalcuni obblighi del-
la Regola di gi non osservati...
Attraverso questultimo documento
avremmo potuto ricostruire una vi-
cenda che senza dubbio registr mo-
menti di disagio tra le monache, ma
che tutto ci fa pensare sia andata a
buon fine. Avremmo saputo con edi-
ficazione come ne vennero a capo e
quali sconti fecero alle loro Regole
per vivere insieme e in pace!
Antonio Gentili
il semidiruto fabbricato del Convento, allatto dellacquisto nel 1935. In alto,
a destra, il Castello
foto storica dellestate del 1938. Al centro, d. Benedetto Fabrizi, alla sua
sinistra il p. Generale Ferdinando Napoli e alla sua destra il p. Maestro
Agostino Mazzucchelli
10 Credere 35-39_eco4-2012 13/12/12 12:15 Pagina 36
Eco dei Barnabiti 4/2012 37
ANNO DELLA FEDE: TESTIMONIANZE
L
a sera del 14 agosto 2012,
nel piccolo santuario ma-
riano della Madonna del
molet, a Limonta, nelle vicinanze di
Bellagio, ascolto lomelia del cardinale
Gianfranco Ravasi in un contesto di
suggestiva armonia spirituale e fisica.
Alcune persone, ma anche certi luoghi
sanno parlare alla sensibilit e alla ra-
zionalit degli astanti in modo del tut-
to particolare, anche, o forse soprattut-
to, quando i temi sono pi ardui per-
ch legati al binomio essenziale
vita-morte. Le parole del cardinale so-
no alte, profonde, toccanti; intorno a
me occhi lucidi, gente assorta nel si-
lenzio, nella meditazione e nella con-
templazione. Ciascuno sente rivolti a
s sia quel messaggio intenso di spe-
ranza, pur nella sofferenza che ogni
morte provoca, sia il riferimento a Ma-
ria, madre che accoglie tutti; la festa
mariana dellAssunzione evocata
con accenti insieme solenni e carichi
di tenerezza, con linvito ad un ricordo
grato per il ruolo della donna, portatri-
ce di vita, in cui tutti ci riconosciamo,
essendo ognuno di noi figlio.
Nella mia mente il volto sorridente
di Davide crea una sensazione forte,
unemozione che mi scuote: mi sem-
bra quasi di vederlo nella luce tre-
molante di quel paesaggio lacustre
punteggiato di barche illuminate. Il
motivo per cui quella sera il ricordo
cos vivo si spiega facilmente: ho
da poco concluso una lettera per lui,
quella che da cinque anni gli scrivo
per il 16 agosto in un colloquio idea-
le che mi aiuta molto.
Ma per capire meglio chi sia que-
sto ragazzino cos speciale occorre
un po di storia:
Luca, Simone, Davide
Sono i tre bambini di Paola e Mas-
simo Carbone, deceduti per una ter-
ribile malattia metabolica, lacidemia
propionica, in et infantile i primi
due, da adolescente Davide. Impos-
sibile parlarne senza sentirsi turbati,
anzi sconvolti: una lacerazione trop-
po grande per i genitori e i nonni,
che li amavano con indicibile tene-
rezza, e per tanti parenti e amici.
Per Davide, che ho conosciuto e
avuto come alunno, ma che in realt
per me stato maestro di vita, il ri-
cordo intenso, talora struggente
Era un ragazzino sereno e sorridente,
nonostante le limitazioni gravose
causate dalla malattia: non poteva
nutrirsi se non con unalimentazione
mirata, aveva difficolt nella mobi-
lit, combatteva spesso contro mal di
testa, vomito e nausea. Eppure non si
lamentava mai, apprezzava le cose
semplici, ringraziava tutti e, cosa in-
credibile, sorrideva, con lo sguardo,
le labbra, il cuore. Il sorriso proprio
il tratto di lui che non si dimentica.
Amava lo studio, era desideroso di
scoprire e di capire; sorprendeva la
sua voglia di imparare, ma seguiva
volentieri anche lo sport e, se la prati-
ca gli era preclusa, erano il gusto per
il gesto tecnico e la passione a farlo
godere per i risultati e successi dei
campioni sportivi nel calcio, nello
sci Come tanti suoi coetanei si ac-
calorava, discuteva, si documentava.
Era un figlio e un nipote dolcissi-
mo, stimolato e insieme protetto, ma
lamore e le mille terapie non hanno
potuto sconfiggere la malattia e il
suo ineluttabile decorso.
Il 16 agosto 2007 Davide ha rag-
giunto i fratellini tra gli angeli.
Chiunque pu solo immaginare lo
strazio di questa perdita per le fami-
glie Carbone e Melotti.
una nuova nascita,
quella dellAssociazione
La frase di Davide, quella che d il
titolo a questo scritto, ha cambiato
tutto, generando, letteralmente, unal-
tra storia, quella dellAssociazione
La vita un dono, che ora ne rac-
coglie leredit morale e che de-
dicata alla memoria sua, di Luca e
Simone.
CREDERE, NONOSTANTE TUTTO
La vita un dono
Questa asserzione la preziosa eredit che Davide, un ragazzino quattordicenne morto 5 anni fa,
ha lasciato alla sua famiglia, a parenti ed amici, a chi lo ha conosciuto e amato, ma anche a chi
ascolta o legge la sua straordinaria storia.
Davide Carbone
lospedale romano del Bambin Ges
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Paola e Massimo hanno scelto di
onorare la memoria dei figli, di dare
senso al loro essere stati al mondo
e di lottare per rendere concreta e
operante la logica del dono inse-
gnataci da Davide. Il 10/12/2007
hanno costituito una Onlus con fina-
lit insieme filantropiche e di ricerca.
Invece della disperazione, della ribel-
lione, dellinedia, hanno dato vita ad
una realt che affronta la malattia
con le armi della ricerca scientifica
ad alto livello e della solidariet au-
tentica. La forza viene loro proprio da
quel figlio che ha scritto, in condizio-
ni difficilissime, un pensiero tanto
profondo: se lui, che non vedeva pi,
in un compito a scuola dato in prepa-
razione alla Pasqua dallinsegnante di
religione, ha saputo lasciare un mes-
saggio di tale intensit, doveroso
accoglierlo e testimoniarlo. Questo
non un dato retorico, orecchiato
qua e l, ma lespressione pi piena e
toccante del suo essere e, se si legge
lintera frase, che oggi consideriamo
una preghiera, non difficile rendersi
conto del valore e della pregnanza
delle parole, ma soprattutto della for-
za danimo e del coraggio di un ra-
gazzino che le viveva sulla propria
pelle. Davide infatti aveva scritto:
Secondo me la vita pu essere defi-
nita un dono che ci viene dato da
Dio e dagli altri e noi dobbiamo vi-
verla fino in fondo e al meglio. sba-
gliato pensare che la vita sia brutta
solo perch si in difficolt o non si
riesce a fare qualcosa. La vita infini-
ta perch viene da Dio.
Difficili una chiosa o un commen-
to si pu solo interrogarsi e, maga-
ri, cercare di migliorarsi. Certe volte
penso che alcune parole, dono in
primo luogo, abbiano assunto per
me un significato nuovo, siano state
rigenerate e rinnovate.
ricordare
La parola ricordare aveva inte-
ressato molto Davide, quando aveva
saputo che essa non significa solo
conservare nella mente, ma piuttosto
ridare il cuore: me lo aveva detto
con il suo bel sorriso ed anche que-
sto termine per noi oggi ha un valore
fortemente evocativo.
La memoria di Davide, Luca e Si-
mone vita per le famiglie Carbone
e Melotti: la celebrazione di una
Messa perpetua consente momenti
forti di fede, affetti, amicizia e la pre-
ghiera unisce in un legame intenso e
consolante. Ma tante, tante altre ini-
ziative ricordano Davide e insieme
consentono di contribuire a finanzia-
re gli impegnativi progetti dellAsso-
ciazione. Paola e Massimo con il so-
stegno dei nonni, di parenti e dei
tanti amici danno vita ad una rete di
esperienze, momenti diversi, ben
coordinati durante lanno: lo sport, la
vita sociale, larte, la musica sono i
campi in cui si organizzano iniziati-
ve significative che coniugano qua-
lit e spessore con una grande parte-
cipazione di gente. La pi nota e se-
guita occasione di incontri, relazioni
interpersonali e raccolta fondi la
Camminata nei boschi di Davide,
una competizione che si svolge ogni
anno, il 2 giugno, e che vede la pre-
senza di atleti ma anche di dilettanti,
di tanti vecchi e nuovi amici che
danno il meglio di s non solo sul
terreno dello sport, ma anche su
quello logistico, con un apporto fatti-
vo e prezioso per organizzare tutte le
fasi della corsa, da quella della ven-
dita dei biglietti, alla impegnativa
preparazione della camminata che si
svolge nellambito di tre Comuni, al-
la premiazione. Ci sono per anche
gare di sci e di golf: lo sport sano,
quello che unisce, si fa interprete di
valori profondi ed ha anche un posi-
tivo risvolto economico nel bilancio
dellAssociazione.
Oggi Davide ricordato anche
dallaula magna della Scuola A. Ro-
smini di Eupilio in cui ha studiato,
da una borsa di studio che porta il
suo nome, da un parco giochi nel
paese di Castelmarte, dai pezzi Ru-
giada di pena e La strada della lu-
na che il musicista Marco Fusi gli
ha dedicato; per lui e per La vita
un dono si sono organizzati concer-
ti, dal coro Alpino Orobica, da quel-
lo Kalenda Maia, dai Sulutumana,
dal coro femminile Cum Corde;
sono state allestite due mostre darte
dal titolo emblematico ed evocativo
Terra e cielo, in cui sculture di cre-
ta e tele con soggetti astronomici
hanno testimoniato un legame forte
fra due orizzonti, il nostro e quello
celeste.
Ma anche i suoi compagni di scuo-
la, i CO.CO.DA (comitato compagni
di Davide), i suoi vicini di casa e
amici non lo hanno dimenticato:
molti lavorano, pensano, collabo -
rano e divengono soci dellAsso -
ciazione.
lassociazione oggi:
la ricerca scientifica in atto
al Bambin Ges di Roma
Il grande merito dellAssociazione
il finanziamento di un Dottorato di
Ricerca triennale, gi rinnovato per
un secondo triennio, sulle organico-
acidurie presso il laboratorio di ma-
lattie metaboliche dellOspedale pe-
diatrico Bambin Ges di Roma, di-
retto dal prof. Dionisi Vici.
Il dott. Diego Martinelli, vincitore
del bando, divenuto ormai anche un
amico presente in alcuni momenti
forti dellAssociazione, sta sperimen-
Eco dei Barnabiti 4/2012 38
ANNO DELLA FEDE: TESTIMONIANZE
targa affissa nella scuola di Davide
targa e foto collocate nellaula di
Davide
10 Credere 35-39_eco4-2012 13/12/12 12:15 Pagina 38
tando un farmaco che sar poi som-
ministrato da dicembre 2012 a venti-
due bambini provenienti da vari
ospedali italiani.
Certo la strada impervia e la
complessit delleziologia della ma-
lattia richiede tempi lunghi e sforzi
enormi, ma il sogno che possa essere
vinta alimenta e vivifica Paola e
Massimo, insieme a tutti coloro che
li amano e li affiancano nel loro pro-
getto esaltante.
Nel Bambin Ges i coniugi Car-
bone trovano un punto di riferimento
e si sentono un po in famiglia quan-
do vedono la targa della loro Asso-
ciazione con la preghiera di Davide,
con il logo della quercia, quella da
lui disegnata e scelta per identificarsi
come simbolo di saldezza e di capa-
cit di resistere a venti e bufere.
Le finalit dellAssociazione sono
limpide, cristalline, segnate da una
ricerca di alto profilo scientifico, ma
anche da valori forti di condivisione
e solidariet sociale: infatti tra gli
scopi dichiarati c il sostegno alle
famiglie e alle persone colpite da
acidemia propionica (art. 5 dello sta-
tuto) e questo dimostra la grande
sensibilit e la vera carit in termi-
ni evangelici di questi genitori cos
straordinari. Non si tratta per loro di
impiegare solo risorse economiche,
cosa gi apprezzabile visto lonere fi-
nanziario che ogni ricerca comporta,
ma anche di profondere tempo ed
energie psicofisiche, richieste dalle
attivit molteplici dellAssociazione
e dal desiderio di farla conoscere,
diffonderne le idealit, allargarne gli
orizzonti. Grandi realizzazioni, pro-
getti straordinari e conquiste impen-
sabili sono nati da un sogno e, quan-
do a sognare si in tanti, anche i so-
gni prendono corpo e viaggiano, an-
zi veleggiano, come quel Brigantino
di Nave Italia su cui hanno vissuto
unavventura straordinaria, nel senso
letterale del termine, alcuni bambini
e ragazzi affetti da malattie metaboli-
che. Partiti da Gaeta con meta Roma
con unequipe composta da membri
della Marina Militare, ma anche da
personale medico e paramedico che
li assisteva nella navigazione e nelle
esigenze personali, questi piccoli pa-
zienti hanno potuto vivere unespe-
rienza di autonomia (preziosa per
chi abituato alla costante presenza
genitoriale) e insieme di gruppo, in
un ambiente protetto e in uno scena-
rio, quello marino, che offre scorci
suggestivi ed emozioni forti. Avevo
pensato di cominciare da qui il mio
discorso, dalla e-mail e dalla foto
che ricordano questo evento: infatti
Paola e Massimo hanno visto lo
splendido veliero, sono saliti a bordo
e incontrato i coraggiosi naviganti
che, coordinati dal professor Dionisi
Vici, hanno reso possibile il viaggio,
hanno ricordato, gioito e pianto, spe-
rato e sognato Ho guardato a lun-
go quella foto e mi parso di librar-
mi nellazzurro di un mare e di un
cielo che sembrano fondersi, in quel
colore che era il preferito da Davide.
Quellimmagine anche una singo-
lare metafora della vita: si lascia un
porto, si veleggia, si lotta contro i
marosi e poi si approda in un altro
porto, in unansa dove si cerca si-
curezza
Davide ci ha insegnato che, nono-
stante limiti, disagi, sofferenze, non
si pu rinunciare a credere, a spera-
re, a lottare. In questo anno dedicato
alla fede, ci si chiede non solo di ri-
pensare al nostro modo di credere,
ma anche al nostro agire. Quando si
parla di Fede come virt teologale, la
si mette il relazione con la Speranza
e la Carit, le altre due, ma non fa-
cile, nella realt di ogni giorno, vi-
verle e testimoniarle concretamente,
in pienezza. Se, come afferma lapo-
stolo Paolo, la carit la pi grande,
quella che tutto supera, se la fede
senza le opere sterile, se ciascuno
evangelicamente chiamato a traffi-
care i propri talenti per realizzare il
regno di Dio, il concetto della vita
come dono, testimoniato da Davide,
ci appare nella sua straordinaria por-
tata e pu divenire per tutti stimolo a
vivere una fede matura e feconda.
Questo testo certamente dedica-
to alla memoria di Davide, Luca e Si-
mone, ma vuole essere anche un
omaggio e una manifestazione di af-
fetto e di augurio per Alfreda e Gior-
gio Melotti, i nonni materni, di cui il
20 settembre 2012 ricorrono i 50 an-
ni di matrimonio. Lamicizia che ci
lega a loro veramente particolare,
nata dalla condivisione della soffe-
renza, ma consolidata da idealit e
affinit profonde che generano gran-
de sintonia.
Adriana Giussani
Eco dei Barnabiti 4/2012 39
ANNO DELLA FEDE: TESTIMONIANZE
alcuni bambini e ragazzi affetti da
malattie metaboliche sul brigantino
di Nave Italia
Camminata 2012 in ricordo di
Davide
10 Credere 35-39_eco4-2012 13/12/12 12:15 Pagina 39
Eco dei Barnabiti 4/2012 40
ESPERIENZE DI VITA
M
olti si chiederanno con
quale preparazione,
competenza (e presun-
zione) un laico come me pu azzar-
darsi a parlare del sacerdote. Dir
subito, perci, che lo faccio molto
umilmente e con tanto tremore, ricor-
dando una persona gi pi volte da
me menzionata in queste pagine, pa-
dre Antonio Bianchi, barnabita scom-
parso a 83 anni nel gennaio 2009.
Un uomo dal quale ho imparato.
Uno di quei santi che chi lo sa se mai
arriveranno agli onori degli altari.
Santi del silenzio e del quotidiano.
Ho trovato la figura di questa per-
sona da me molto amata riflessa in
un libro, che traccia il profilo ideale
del sacerdote di cui la Chiesa
e il mondo doggi hanno as-
soluto bisogno. Si tratta di
Padre (Edizioni San Paolo,
2010 pagg. 215 . 16,00).
Don Massimo Camisasca,
lautore del libro, fondatore
della Fraternit Missionaria
San Carlo Borromeo, sar
ordinato vescovo il prossi-
mo 7 dicembre. Gli sar af-
fidata la Diocesi di Reggio
Emilia e Guastalla. Una gra-
tificazione importante da
parte della Chiesa non solo
al fondatore di una nuova
congregazione di sacerdoti
missionari che, in poco pi
di un quarto di secolo, si diffusa
nei cinque continenti, ma anche un
ulteriore riconoscimento al carisma
di don Luigi Giussani e al cammino
educativo di Comunione e Libera-
zione, di cui don Massimo figlio
spirituale.
Negli ultimi anni numerose sono
state le pubblicazioni del sacerdote
bergamasco. Si va dalla storia in tre
volumi del movimento di C.L. ad
una biografia del don Gius (come af-
fettuosamente veniva chiamato dai
suoi ragazzi), fino agli splendidi sag-
gi Amare ancora Genitori e figli
nel mondo di oggi e di domani, La
casa, la terra, gli amici La Chiesa
nel terzo millennio, Dentro le co-
se, verso il Mistero La mia vita co-
me un albero.
Li ho letteralmente divorati tutti
questi libri. Ho potuto apprezzare la
dote fondamentale della penna di
don Massimo: la straordinaria pro -
fondit di riflessioni e di argomenti
teologici combinata con una ecce-
zionale semplicit di esposizione.
Ci rende questi scritti veramente
godibili e fruibili da tutti.
Ma avevo trascurato questo, consi-
derandolo un libro rivolto ai preti.
Solo ultimamente ho deciso di leg-
gerlo, su invito di David, portoghese,
uno dei seminaristi della San Car-
lo, uno degli splendidi ragazzi di
don Massimo.
Questi aspiranti missionari sono
uno pi spettacolare dellaltro. S,
proprio uno spettacolo di umanit,
innanzitutto, poi di determinazione,
limpidezza di giudizio e preparazio-
ne. E grazie a queste doti che so-
no puri e semplici doni di Dio a
persone comuni giovani neanche
trentenni riescono a esercitare una
notevole e inconsueta (per let) au-
torevolezza. Riescono, quasi con
naturalezza, a decidere di partire
per luoghi lontanissimi. Per la Sibe-
ria, piuttosto che per Taiwan o il Pa-
raguay. Innanzitutto uomini li de-
finisce Marina Corradi, scrittrice e
giornalista di Avvenire e di Tem-
pi, in occasione del libro-reportage
nel quale, dopo essersi innamorata
di queste personalit cos dense di
umanit, narra le storie pi signifi-
cative di alcuni di loro. Storie spes-
so complicate, conversioni il pi
delle volte drammatiche. La nostra
vocazione non fare il prete affer-
ma uno di loro ma amare Cristo.
Ed ogni circostanza della vita ci
data per riconoscerLo.
In questi seminaristi non c nulla
di quelle sdolcinature, effeminatez-
ze, languidezze che purtroppo carat-
terizzano molti preti di oggi, renden-
doli cos distanti dal popolo. Eterei,
disincarnati, spesso solitari,
come chiusi in un loro mon-
do o nelle loro difficolt esi-
stenziali. Per quelli della
San Carlo, invece e non
lo danno mai per scontato
Dio non unidea, ma una
Persona umana, che si fa in-
contrare e trapassa il cuore di
chi Lo cerca.
Il libro Padre rivela il se-
greto di Monsignor Camisa-
sca. Il provocatorio sottotitolo
Ci saranno ancora sacerdoti
nel futuro della Chiesa? fa
comprendere che decisa-
mente dedicato a sacerdoti e
seminaristi. E riesce ad essere
uno strumento modesto ma valido
per ridare nuovo slancio al ministero
presbiterale, cos importante e deli-
cato. Decisivo per il nascere di una
nuova evangelizzazione.
Tuttavia lopera mi pare importan-
te per tutti i cattolici che desiderano
approfondire e diffondere la loro fe-
de. In qualsiasi posto il Signore li ha
inviati a vivere. un aiuto a diven-
tare un po pi padri in un tempo in
cui il padre il grande assente. E
daltra parte la vera paternit la
trasmissione della fede nel rispetto
del figlio. Il cuore della carit ri-
pete spesso don Massimo ledu-
cazione.
SACERDOTE, PERCI PADRE
Facendosi ponte tra la terra e il cielo, il sacerdote chiamato soprattutto a costruire o ricostruire
persone.
don Massimo Camisasca
11 Sacerdote 40-41_eco4-2012 13/12/12 12:16 Pagina 40
Tre sono i fondamentali suggeri-
menti che don Massimo offre ai preti
che vogliono essere fedeli alla loro
vocazione e approfondirla: silenzio,
preghiera e studio. Proprio queste
indicazioni mi hanno riportato alla
mente il padre Bianchi, perch intor-
no a questi essenziali elementi ruo-
tavano tutte le giornate di questuo-
mo, il suo compito educativo come
insegnante, lo slancio missionario
verso gli universitari, la passione
culturale e uno sguardo semplice e
ironico sulla realt.
Non si tratta, infatti, di consigli tec-
nici, quasi che lapplicazione di un
metodo generi automaticamente cam-
biamento e maturazione. E sembra
forse banale, anacronistico, in una
Chiesa spesso troppo proiettata verso
il fare, verso le iniziative pastorali,
verso le opere di solidariet, richia-
mare momenti e atteggiamenti che
vengono solitamente ritenuti come in-
timistici. Il recente Sinodo sulla nuova
evangelizzazione stato al riguardo
abbastanza categorico: non saranno
le strategie pastorali a far rinascere
limpeto missionario della Chiesa, ma
la presenza di nuovi santi.
Lautore spiega perch bisogna ri-
partire costantemente da quei tre
momenti. E lo fa descri-
vendo la sua personale
esperienza di silenzio,
preghiera e studio. Do-
ve trover (il sacerdote)
il coraggio, la forza spiri-
tuale per andare sempre
di nuovo verso luomo?
Dove trover lenergia
per piegarsi di continuo
su nuove ferite, senza
cadere in una stanchez-
za infinita o, peggio, in
una delusione dellani-
mo che pu portare allo
scoraggiamento e infine
allo scandalo? Soltanto
la certezza di essere uno
a cui stata usata mise-
ricordia. A cui viene con-
tinuamente usata.
Il prete uno strano
essere afferma ancora
lautore al confine tra
i l ci el o e l a terra. Ed
chiamato a costruire.
Spesso costruisce chie-
se. E in luoghi dove non
hanno mai conosciuto
Cristo come in Cina
o dove non si parla
pi di Cristo da decenni
come in Russia ce n veramen-
te bisogno. Altre volte chiamato a
costruire case e ospedali come in
America Latina per accogliere il
bisogno delluomo. Ma, facendosi
ponte tra la terra e il cielo, chia-
mato soprattutto a costruire o ri-
costruire persone.
Spero che questa del neo-pastore
di Reggio Emilia sia veramente una
buona lettura per tutti.
Claudio Pipitone
Eco dei Barnabiti 4/2012 41
ESPERIENZE DI VITA
il sacerdote: come larcobaleno, ponte fra la terra e il cielo
Il Ges che la fede, cio la
tradizione della Chiesa, ci ha
trasmesso, non un personag-
gio inventato, il frutto di un
sentimento irrazionale che non
sa rivolgersi ai fatti.
Mons. Massimo Camisasca
11 Sacerdote 40-41_eco4-2012 13/12/12 12:16 Pagina 41
Eco dei Barnabiti 4/2012 42
SOCIET IN CRISI
C
invece unopera da
completare, che richie-
de e merita sforzi e sa-
crifici. Darsi un punto di riferimento
significa proprio assumere quale gui-
da qualcosa che, pur connesso al
breve tempo e al piccolo luogo in cui
siamo, sia pi alto e pi lontano, e
perci dia senso, orientamento al no-
stro incedere. Non una previsione o
una scommessa, ma un obiettivo e un
proposito. Significa alzare lo sguardo
oltre il proprio momento. Dalla ma-
linconia si esce guardano in alto den-
tro se stessi. Questo pensiero di To-
maso Padoa Schioppa in una sua
riflessione sullEuropa (Europa una
pazienza attiva. Malinconia e riscatto
del vecchio continente, Rizzoli, Mila-
no 2006) mi stimola a ragionare su
due argomenti che, pur distanti tra
loro, sono il qualche modo legati
dal linevitabilit di una domanda e
dallurgenza di una risposta. Si tratta
della figura e del ruolo del padre e la
sua crisi oggi, da una parte; della fi-
gura e del ruolo storico dellEuropa e
la sua crisi attuale, dallaltra.
Europa: continente in crisi
C una crisi dellEuropa, di una
Unione europea che tutti tocchiamo
con mano, una crisi che richiede una
rinnovata paternit fondativa. Poich
la macro societ non mai cos avul-
sa dalla microsociet, possiamo ben
affermare che questa crisi di paternit
fondativa frutto anche di una crisi
della figura del padre nella societ
moderna. Non una crisi di una so-
ciet patriarcale, che certo non si
vorrebbe recuperare, ma una crisi di
una paternit come autorevolezza e
autorit capace di offrire punti di rife-
rimento, non semplicemente scom-
messe o giochi dazzardo che rendo-
no, forse, piacevole il presente, ma
non sanno costruire il futuro.
In questa crisi di paternit possia-
mo leggere anche una causa della
crisi di fede tra le nuove generazioni.
statisticamente provato che ledu-
cazione alla fede e la pratica religio-
sa dipendono direttamente dalla te-
stimonianza paterna pi che da quel-
la materna (G. Cucci, Il padre, figura
decisiva nella vita di fede, La Civilt
Cattolica 2009, III 118-127 q 3818).
Possiamo perci parafrasare che la
crisi di valori, di intraprendenza, di
identit sessuale dipende proprio da
una crisi della testimonianza e di
una presenza paterna significativa.
Quanto sarebbe necessario trovare
un nuovo Enea che, tra le fiamme di
Troia, sia capace di prendere sulle
spalle il proprio padre Anchise e per
mano il proprio figlio Ascanio nel-
lintraprendere non la via semplice
della fuga, bens della ricerca del fu-
turo (L. Zoja, Il gesto di Ettore, RCS
Libri S.p.A., Milano 2012, p. IX).
LEuropa moderna che conosciamo,
lEuropa di 60 anni di pace (forse non
ricordiamo abbastanza questo dato
dopo due millenni di guerre) unEu-
ropa voluta da due padri: Robert Schu-
mann e Jean Monnet. Questa Europa
necessita oggi di una rinnovata pater-
nit sia nella politica sia nel tessuto so-
ciale, che la renda capace di guardare
al futuro tenendo presente il passato.
LEuropa ha solide basi e grandi meri-
ti, come quello di aver elaborato e svi-
luppato i grandi temi dei diritti e del
progresso, che ha esportato nel mon-
do durante i secoli. Ma questi temi de-
vono ancora essere sviluppati e portati
a frutto non nel segno di una anacro-
nistica supremazia, bens di un vero e
proprio servizio allumanit. Un pa-
dre, infatti, non semplicemente chi
ha potere sul figlio, sulla famiglia, che
da lui dipendono, ma colui che ama
la famiglia che ha fondato e che si po-
ne al servizio di questa, incoraggian-
done il progredire. Purtroppo la com-
plessa posizione ed il nuovo ruolo che
i maschi hanno dovuto ed ancora oggi
devono continuamente ridefinire, in
ambito personale, familiare, sociale,
investe anche, e forse particolarmente,
limmagine del padre.
La societ senza padre attuale si
sta rivelando una societ senza fi-
glio, cio una societ in cui si nasce
dalla sola donna, se non da soli, con
il rischio che la rottura con lorigine
della nostra storia pregiudichi la pro-
spettiva del futuro. Si pu supporre
che lesaltazione della societ senza
padriche parte della societ contem-
poranea ostenta, nasconda in realt
una pressante domanda di paternit?
limmagine paterna
Ma cosa significa essere padri og-
gi? La natura e la storia dellumanit
ci dicono che la paternit:
non pu essere disgiunta e pensata
fuori della maternit, per fare un padre
occorrono un maschio e una femmina;
UN PADRE PER LEUROPA
La societ senza padre attuale si sta rivelando una societ senza figlio, cio una societ in cui si
nasce dalla sola donna se non da soli, con rischio che la rottura con lorigine della nostra storia
pregiudichi la prospettiva del futuro.
cosa resta ancora della paternit?
educare principalmente guidare
12 Un padre 42-43_eco4-2012 13/12/12 12:16 Pagina 42
ha senso nella prospettiva del-
lampliamento ed esplicazione del sen-
timento sociale, la sua missione non
solo famigliare, ma sociale, etica;
il monitoraggio della crescita ed
evoluzione del s creativo nella forma-
zione dello stile di vita del figlio nella
sua et evolutiva; colui che non com-
pete con la madre, ma con lei educa.
Allinterno di queste linee il padre
colui che aiuta il figlio a staccarsi dal
cordone ombelicale perch questi
possa continuare un nuovo e necessa-
rio viaggio. Il padre assume un ruolo
psicologicamente fondante, perch
aiuta il figlio nella crescita della sua
dimensione psicologica, simbolica e
relazionale. un legame che va rico-
nosciuto per attuare un agire interper-
sonale che consideriamo paterno poi-
ch diversamente dal materno, facili-
tato dalla fisicit che conferma di
riconoscimento, per il padre si tratta di
un atto libero che aiuta a conservare
per guardare al futuro a far sentire il fi-
glio parte di una storia. Il padre colui
che deve mobilitare la memoria, im-
pedire loblio, infrangere il narcisismo
del presente. Egli riempie di significato
il codice materno facendo emergere
che non sufficiente fermarsi al garan-
tito alimento fisico e psichico, occorre
una ricerca che garantisca la gioia del-
la ricerca, la necessit del dubbio e la
creativit del conflitto, tutto in una vi-
sione olistica e comunitaria. una vi-
sione delle cose, uninterpretazione
del tempo, una mentalit del socia-
le (C. Ghidoni, Il paterno adleriano,
Rivista Psicologia Individuale).
la responsabilit sociale
Per una societ in cui la sola di-
mensione concepita il presente fine
a se stesso, ma comunque in crisi,
una prima possibile risposta pro-
prio un richiamo alla responsabilit
sociale, che anche ogni padre deve
affrontare, responsabilit che diventa
poi dimensione etica imprescindibi-
le, necessaria per bene affrontare
quellaltra dimensione comune al
padre e allEuropa: il conflitto, quello
educativo, per il primo, e quello tra
le diverse componenti della societ,
per la seconda.
Conflitto etimologicamente si-
gnifica accoppiamento, incontro,
occasione di nuove prospettive. Il
padre colui che aiuta il figlio, spe-
cialmente ladolescente, a riposizio-
narsi con laltro non come pericolo-
sit, bens opportunit e risorsa. Si
pu intuire che un padre dal senti-
mento sociale maturo possa dimo-
strare di non temere, anzi se mai es-
sere curioso, di contaminarsi con il
nuovo-diverso essendo la vita per
sua natura orientata al cambiamento
e allinnovazione (Ibidem). Non en-
tro qui in merito alla questione pi
specificamente pedagogica, mi basta
evidenziare che oggi al padre chie-
sta una responsabilit come insieme
di Tradizione, Innovazione e Demo-
crazia per aiutare il figlio a evolvere
e completare il primo e necessario
contatto sociale che il bambino ha
avuto con la parte materna. In questo
modo il padre pu riprendere a pie-
no diritto, non rivendicativo ma an-
tropologico, quel ruolo che la scien-
za e la paura della comunione gli
hanno tolto e togliere al figlio quello
stato di orfano cui la societ attuale
lo sta educando e coltivando.
conclusioni
Credo che queste considerazioni
possano ben spiegare la ragione per la
quale ho pensato di evidenziare i nessi
tra il tema Europeo e quello della pa-
ternit; e sullEuropa avr ancora oc-
casione di tornare perch essa la so-
ciet, lo sfondo storico a cui un padre
che voglia veramente essere tale, non
pu non avere in mente come il luogo
in cui il proprio figlio e sar posto a
vivere. Un contesto a cui la nostra sto-
ria italiana ha dato molto di s.
Chi govern la giovane repubbli-
ca italiana fu dunque convinto che si
fosse entrati in unepoca nella quale
Italia e Europa potevano, e doveva-
no, darsi reciprocamente molto. Vide
la sintonia tra ciclo storico italiano
ed europeo e ne fece lorientamento
strategico di una grande politica. Per
prime lo videro forze e figure di tra-
dizione liberale e di ispirazione cri-
stiana. Luigi Einaudi, poi Alcide De
Gasperi, che progett e avvi lunio-
ne dellEuropa insieme con Schu-
mann, Adenauer, Monnet e Spinelli.
Il principio fu compreso e accolta da
altri. Da Pietro Nenni, da Bettino
Craxi. Dal Partito Comunista, che fe-
ce dellEuropa il veicolo principale
della lenta uscita dallideologia tota-
litaria e dalla soggezione allUrss. Da
Almirante, nella sua ricerca di una
legittimazione politica. Nel gioco
continuo e ancora attuale delle al-
leanze lItalia il pi fedele e deter-
minato alleato non di questa o di
quella nazione, ma dellEuropa che
si stava e si sta facendo (TPS).
Giannicola Simone
Eco dei Barnabiti 4/2012 43
SOCIET IN CRISI
lEuropa ancora alla ricerca della
sua identit
i conflitti educativi minano larmonia
famigliare
pollice verso per la famiglia? -
Olio di Jean-Leon Gerome
12 Un padre 42-43_eco4-2012 13/12/12 12:16 Pagina 43
Eco dei Barnabiti 4/2012 44
SCIENZIATI BARNABITI
D
a Dirigente di Ricerca
del lIstituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia
(INGV) e Responsabile dellUnit
Funzionale SISMOS, ho vissuto una
lunga tradizione di collaborazione
con i Barnabiti nel recupero e nella
valorizzazione culturale e scientifica
del contributo di alcuni loro confra-
telli del XIX secolo, dalla sismologia
alla meteorologia, come Giovanni
Maria Cavalleri, Francesco Denza,
Timoteo Bertelli, Camillo Melzi dEril
e Giovanni Boffito.
Questa mia lunga collaborazione
nasce nel 1986 quando avviai, con
la grande disponibilit del Collegio
alla Querce di Firenze, lo studio
della documentazione scientifica
del Bertelli e il restauro di tutta la
sua strumentazione, realizzato nei
primi anni Novanta del secolo scor-
so. Nellambito del progetto TRO-
MOS, dellIstituto Nazionale di
Geofisica (dal 1999 anche di Vul-
canologia) da me promosso e
coordinato dal 1988 ad oggi mi
stato possibile far realizzare il re-
stauro degli strumenti sismici di
Bertelli: Isosismometro, Tromome-
tro e Ortosismometro e pubblicare
diversi articoli e libri in cui si ricor-
da il contributo dei sopra citati bar-
nabiti alla meteorologia e alla si-
smologia moderne.
Nei primi anni Novanta del secolo
scorso, il fortunato incontro con il
p. Giuseppe Cagni e la collaborazio-
ne con il p. Domenico Frigerio allar-
garono lorizzonte del mio interesse
per gli studiosi barnabiti del Collegio
Carlo Alberto di Moncalieri. Con
questultimo feci anche un tentativo
di pubblicazione comune dei rege-
sti delle corrispondenze
scientifiche del Denza,
eminente meteorologo.
Nel mantenere vivo il
rapporto con i pp. Filip-
po Parenti, Domenico
Frigerio e Giuseppe Ca-
gni, si andato in segui-
to sviluppando un frut-
tuoso rapporto con il
p. Filippo Lovison, che
ha egregiamente contri-
buito a uno dei miei se-
minari sulle Corrispon-
denze scientifiche nelle
scienze della Terra, ol-
tre che al volume dei
relativi Atti, a cura di
G. Ferrari, edito nellan-
no 2009.
Nel corso degli anni
mi sono cos preoccupa-
to di seguire o, pi pro-
priamente inseguire, le
tracce degli strumenti
e della documentazione
che ha lasciato i Collegi
in seguito alla loro chiu-
sura. Se pi semplice e
lineare stato il destino
della documentazione,
raccolta al Centro Studi
Storici di San Carlo ai
Catinari in Roma, pi
complicato invece sta-
to il ritrovamento pro-
prio della strumentazio-
ne del Collegio alla
Querce, rintracciata in
parte presso il Collegio Bianchi di
Napoli e in parte ancora al loro posto
nei locali dellEx Collegio fiorentino.
NellOsservatorio del Collegio Carlo
Alberto di Moncalieri il tempo sem-
bra, invece, essersi fermato. Gli stru-
menti meteorologici e sismologici,
ancora al loro posto, contribuiscono
alla grande suggestione degli originali
ambienti che li custodiscono.
DAL CIELO ALLA TERRA,
SISMOLOGIA E METEOROLOGIA
A FIRENZE DALLOTTOCENTO A OGGI
Una mostra da non perdere:
Firenze 17 gennaio 31 maggio 2013
1870 - Primo tromometro Bertelli - sistema di
misura del primo Tromometro Bertelli di 3,30 m,
proveniente dallex Collegio alla Querce di
Firenze, ora conservato al Collegio Bianchi di
Napoli. Lo strumento stato oggetto di un
accurato restauro
13 Dal cielo alla terra 44-45_eco4-2012 13/12/12 12:17 Pagina 44
la Mostra
Dal 2008, coordino il gruppo di
ricerca SISMOS (Istituto Nazionale
di Geofisica e Vulcanologia di Ro-
ma) che si occupa della ricerca,
recupero, salvaguardia e valorizza-
zione del patrimonio strumentale e
documentario delle sismologia Eu-
ro-mediterranea. un centro unico
al mondo, che ha la sua ragione
dessere proprio in virt della lun-
ga e variegata tradizione sismolo-
gica italiana. Questo nuovo ruolo
mi ha dato lopportunit di avviare
un progetto ambizioso: la ricostru-
zione virtuale della rete storica
meteorologico-sismologica italia-
na. Ristabilire cio una rete di col-
laborazioni e relazioni fra lINGV
e le sedi di importanti osservatori
storici di lunga e prestigiosa tradi-
zione. Allinterno di questo proget-
to, da tempo perseguo lobiettivo
di consolidare il recupero della
strumentazione sismologica e me-
teorologica dei Barnabiti, oltre ad
approfondire lo studio del con -
tributo dei loro sismologi e meteo-
rologi.
Nel 2013 c una grande oppor-
tunit per favorire e forse anche ac-
celerare questo processo di recupe-
ro e di valorizzazione culturale e
scientifico. Da un anno, infatti, sto
organizzando una mostra a Firenze
dal 17 gennaio al 31 maggio: Dal
cielo alla terra, sismologia e me-
teorologia a Firenze dallOttocento
a oggi. La mostra si terr nella Gal-
leria delle Carrozze del Palazzo
Medici Riccardi di Firenze in colla-
borazione con la Provincia di Fi-
renze, lOsservatorio Ximeniano di
Firenze, lIstituto di Meteorologia
Urbana del CNR, il CRA (Unit
operativa per la climatologia e la
meteorologia applicate allagricol-
tura; competente per la materia
geofisica fino al 1936), Universit e
Centri di ricerca italiani ed euro-
mediterranei.
prevista lesposizione di un
centinaio di strumenti di meteoro-
logia e geofisica, dalla fine del
Sette cento ad oggi. La tradizione
fiorentina di questi studi verr
contestua lizzata nel panorama eu-
ro-mediterraneo a partire dal XVIII
secolo. La mostra sar occasione
per una grande opera di sensibiliz-
zazione sui temi del rischio sismi-
co e delle strategie per una societ
pi sicura.
Fra gli oltre 140 strumenti espo-
sti, spiccano importanti esemplari
originali della tradizione sismologi-
ca e meteorologica italiana, proget-
tati e utilizzati da Cavalleri, Bertelli
e Denza. Rinverdendo la ormai sto-
rica collaborazione, ci stato pos-
sibile avere in prestito questi stru-
menti dal Collegio Bianchi e dal
Collegio di Moncalieri. Grande di-
sponibilit ci stata data anche
dallHotel President, oggi proprieta-
rio dellex Collegio alla Querce.
Si tratta in particolare degli appara-
ti tromometrici, del lisosismometro
e del sismoscopio del Bertelli, del-
lanemografo del Denza, di un pen-
dolo orizzontale Stiattesi dellex
alla Querce e di una serie di pen-
doli del Cavalleri dallOsservatorio
Ximeniano di Firenze.
Tutti gli strumenti sono stati accu-
ratamente restaurati nello specifico
laboratorio di SISMOS.
La mostra sar affiancata da una
densa serie di iniziative divulgative e
di carattere scientifico. Mentre un
catalogo riccamente illustrato tra-
mander nel tempo lessenza della
lunga tradizione meteorologica e si-
smologica italiana, in cui spicca
quella dei Barnabiti.
La mostra rappresenter anche
un bilancio dei quasi 30 anni da
me dedicati al recupero materiale,
culturale e scientifico della tradi-
zione italiana in queste due disci-
pline. E in questo bilancio mi viene
spontaneo ricordare con ricono-
scenza e affetto quanti hanno con-
diviso la stessa passione e lo stesso
impegno nel recupero e nella valo-
rizzazione della nostra lunga e pre-
stigiosa tradizione scientifica. E per
Barnabiti il mio pensiero va ai
pp. Filippo Parenti, Domenico Fri-
gerio e Giuseppe Cagni, i primi due
ahim purtroppo scomparsi. Un
ringraziamento particolare va an-
che ai pp. Giovanni Villa, Giovan-
ni Scalese, Andrea Brambilla e Fi-
lippo Lovison, per aver favorito fi-
nora in modo decisivo tutte le mie
ricerche e con i quali mi auguro di
continuare una lunga e fruttuosa
collaborazione.
Graziano Ferrari
Eco dei Barnabiti 4/2012 45
SCIENZIATI BARNABITI
Isosismometro Bertelli, proveniente
dallex Collegio alla Querce di
Firenze, ora conservato al Collegio
Bianchi di Napoli. Lo strumento
stato oggetto di un accurato restauro
Anemografo Denza, proveniente
dallex Collegio Carlo Alberto di
Moncalieri. Lo strumento stato
oggetto di un accurato restauro
13 Dal cielo alla terra 44-45_eco4-2012 13/12/12 12:17 Pagina 45
Eco dei Barnabiti 4/2012 46
DAL MONDO BARNABITICO
ARGENTINA
ARGENTINA:
UN NUOVO ANNIVERSARIO
Buenos Aires 9 novembre. Lasi-
lo infantile, che forma parte dellam-
plio complesso scolastico dellInsti-
tuto Zaccaria, ha celebrato i 50 anni
di servizio alleducazione della gio-
vent argentina. Questo primo livel-
lo scolastico, accoglie 200 alunni,
suddivisi in due turni: mattino e po-
meriggio. costante, nella scuola, lo
sforzo di imprimere nello stile do-
cente la migliore tradizione educati-
va barnabitica.
CILE
CHILE:
ORDINAZIONE DIACONALE
Sabato 17 novembre e stato ordi-
nato diacono don Francisco Mara
Ibacache (o Pancho, come familiar-
mente chiamato) nella parrocchia
Madre della Divina Provvidenza. Ve-
scovo ordinante stato mons. Pedro
Ossandn Buljevic, ausiliare de San-
tiago. Oltre ai famigliari, erano pre-
senti alla cerimonia un grande e
commosso pubblico che ha accom-
pagnato don Francisco nelle diverse
tappe della sua formazione.
FILIPPINE
NUOVE FONDAZIONI
NELLE FILIPPINE
La delegazione filippina ha aperto
nuove fondazioni ed aree dapostola-
to con lassunzione di due nuove
parrocchie. Infatti, larcivescovo di
Lingayen-Dagupan, mons. Socrates
Villegas ha affidato ai padri filippini
la nuova parrocchia a Sapang, un
villaggio di Bayambang, provincia di
Pangasinan, al nord dellisola di Lu-
zon. La nuova parrocchia dedicata
al s. Domenico Ybaez de Erquicia,
un domenicano spagnolo, compagno
nella missione del santo filippino Lo-
renzo Ruiz che insieme gli altri mis-
sionari furono martirizzati in Giap-
pone nel sedicesimo secolo. S. Do-
menico fu parroco di una delle
parrocchie nella provincia di Panga-
sinan ed quindi una figura molto
importante nella storia della stessa
provincia.
Due padre filippini lavorano ades-
so per organizzare la nuova parroc-
chia: il p. Jecker Luego (parroco) e il
p. Pat Golis (vice parroco). Il 5 no-
vembre i due padri, accompagnati
dai pp. Jimmy George Anastacio, Mi-
chael Sandalo e Thomas Tabada,
hanno fatto il loro ingresso ufficiale
nella nuova parrocchia.
DAL MONDO BARNABITICO
il logo delle celebrazioni del 50
anniversario
don Francisco, radiante e felice, accompagnato dai famigliari, dal vescovo
ordinante e dai pp. Angelo Leita, provinciale (sin.) e Giulio Pireddu,
maestro (des.)
il terreno donato da una famiglia
dove sar costruita la nuova chiesa
parrocchiale di Sapang, Bayambang,
in Pangasinan, Filippine
14 Mondo barnabitico 46-51_eco4-2012 13/12/12 12:18 Pagina 46
Per ora i due padri celebrano i sa-
cramenti nella capella di Sapang de-
dicata a s. Rocco e abitano in una
casa offerta da generosi ed entusiasti
fedeli della nuova parrocchia. La
nuova parrocchia verr ufficialmente
e canonicamente eretta l8 dicembre
con la messa solenne che presieder
larcivescovo Villegas. Finalmente,
dopo un lungo attesa il sogno della
comunit cristiana di Sapang sar
realizzato.
Laltra nuova parrocchia si trova a
Calaanan, un quartiere nella citt di
Cagayan de Oro, isola di Mindanao,
al sud delle Filippine. Essa verr cano-
nicamente eretta nel giugno del 2013.
Ma larcivescovo di Cagayan de Oro
mons. Antonio Ledesma ha chiesto
ai padri di incominciare immediata-
mente le loro attivit in preparazione
alla fondazione della nuova comu-
nit parrocchiale. Quindi il 24 set-
tembre il p. Arvin Dagalea e il diaco-
no Rosauro Valmores hanno iniziato
la missione barnabitica a Calaanan.
Allinizio sono stati ospitati nel pa-
lazzo vescovile e poi dopo due setti-
mane hanno iniziato a provvedere
alle necessit spirituali della gente
celebrando i sacramenti in una ca-
pella provvisoria. Ora abitano in una
casa affittata dalla diocesi. Calaanan
una zona creata dal governo nazio-
nale per la gente dispersa dalla tifone
che colp il paese nel 2011. Vi sono
4.000 famiglie che oggi abitano in
quella zona situata al nord della citt
di Cagayan de Oro. Larcidiocesi,
consapevole delle necessit spirituali
dei fedeli, ha deciso di organizzarla
in comunit ecclesiale (basic eccle-
sial community) come nucleo inizia-
le della futura parrocchia. Secondo
quanto affermano i confratelli filippi-
ni, fortemente sentito dalla gente
del luogo il bisogno spirituale dopo
la drammatica esperienza vissuta a
causa dei disastri umani e naturali
prodotti dal recente tifone. La grande
sfida come rafforzare la fede della
comunit cattolica che coesiste con
altre confessioni cristiane. I due
confratelli barnabiti offrono anche il
loro servizio pastorale nella cattedra-
le di Cagayan de Oro. A dicembre
alcuni studenti professi barnabiti dal-
lo studentato Saint Paul Scholasticate
a Tagaytay andranno a Calaanan a
prestare servizio per tutto il periodo
natalizio organizzando varie attivit
spirituali.
Certamente stata la Divina Prov-
videnza che ha chiamato i padri a ri-
spondere alle necessit della Chiesa
nelle Filippine. Questa risposta sar
senzaltro un poderoso stimolo per
lespansione dei Barnabiti in terra fi-
lippina e occasione crescita del cari-
sma e spiritualit zaccariana nel con-
tinente asiatico.
Michael Sandalo
ITALIA
UNA NUOVA INIZIATIVA
PER LA GIOVENT
CENTRO DI SPIRITUALIT
LEREMO
A cura dellequipe dellEremo
Il Centro di Spiritualit LEremo
promosso e condotto da unquipe
di Padri della Provincia Italiana del
Nord, con il desiderio di offrire pro-
poste di spiritualit e formazione per
giovani in ricerca di esperienze di fe-
de capaci di segnare la loro vita.
Diversi sono stati i motivi che ci
hanno spinto a costruire questa espe-
rienza.
Abbiamo, anzitutto, ritenuto un
bene, in questo tempo complesso
dove le domande che interpellano le
nostre comunit aumentano e le per-
sone diminuiscono, non disperdere
le risorse presenti nella nostra pro-
vincia religiosa, ma piuttosto farle
convergere in un progetto pensato e
condiviso.
Abbiamo realizzato il Centro di
Spiritualit come una concreta occa-
sione di collaborazione e condivisio-
ne di vissuti e competenze che, co-
me Padri e Comunit della Provin-
cia, potevamo disporre.
La sfida pi grande quella di la-
vorare insieme, condividendo espe-
rienze maturate negli anni di lavoro
pastorale, costruendo proposte che
potessero essere efficaci e accatti-
vanti per i giovani delle nostre scuo-
le, delle nostre parrocchie e dei mo-
vimenti ecclesiali che ruotano attor-
Eco dei Barnabiti 4/2012 47
DAL MONDO BARNABITICO
il p. Jecker Luego (destra) e il p. Pat
Golis (sinistra): giovani padri
e seminatori del carisma e della
spiritualit zaccaria nelle Filippine
nord. Alle loro spalle, laltare della
chiesa di S. Rocco
una porzione della nuova comunit parrocchiale. Si vede le nuove case
costruite dal governo nazionale per le famiglie disperse dalla tifone nel
dicembre 2011
14 Mondo barnabitico 46-51_eco4-2012 13/12/12 12:18 Pagina 47
no alle nostre comunit e per chiun-
que incontriamo sul nostro cammino
di religiosi.
Riteniamo che questo sia il vero
elemento di novit nella proposta
che si va sempre meglio disegnando.
Pensare insieme, lavorare insieme,
costruire insieme in un clima sereno
alimentato da ritrovate sintonie, ci ha
dimostrato come le differenti espe-
rienze di ministero di questi anni,
siano divenute una ricchezza carica
di potenzialit. Crediamo fermamen-
te che anche una pastorale vocazio-
nale, possa trovare qui, come in ogni
esperienza gioiosa e fraterna, una
buona opportunit di testimonianza.
In secondo luogo il Centro di Spiri-
tualit desidera offrire esperienze dello
Spirito centrate sulla Parola di Dio,
che, generando domande fondamen-
tali sul senso della vita, aprano a spazi
per quelle risposte di senso, che ogni
persona e ogni giovane porta con s.
Le proposte dellEremo sono rivol-
te a tutti ma vorremmo avessero
sempre pi la pretesa di parlare in
particolare ai giovani, che a volte fa-
ticano a trovare ambiti vitali di rifles-
sione attorno alla scelta di fede.
Spesso si trovano soli a dover affron-
tare il cammino della consapevolez-
za che il fidarsi, il credere, esige.
A volte basta poco, la Parola di
Dio, un po di silenzio, una natura
generosa e avvolgente!
Il Centro di spiritualit, raccoglien-
do la sfida di Ges lanciata ai disce-
poli di sempre Venite a stare un po
in disparte con me!, accompagna in
percorsi che aprono alla comunione
con Dio, con se stessi e con il creato.
Quando poi un giovane si scopre
discepolo, fratello del Signore, da lui
amato, non pu fare a meno di ac-
compagnare altri, a scoprire quel
meglio presente nella vita di ciascu-
no, aprendo alla via della scoperta
e della meraviglia che nasce dal -
lAscolto della Parola di Dio, quale
luogo della risposta alle domande
importanti della vita.
Il centro di spiritualit ha come
base privilegiata per le sue propo-
ste e attivit lEremo della Casa di
Esercizi Spirituali a Eupilio; quel luo-
go un po appartato che p. Antonio
Gentili desider e che con la Comu-
nit riusc a preparare allinterno del
parco della nostra Casa di Esercizi,
per i piccoli gruppi in cerca di uno
spazio solitario e silenzioso.
Dopo la prima iniziativa realizza-
ta, lo scorso Aprile, in occasione del-
la celebrazione del Triduo Pasquale,
abbiamo elaborato per lanno pasto-
rale in corso una serie di proposte.
Il filo conduttore che armonizza il
percorso viene dal coraggio di cam-
minare aiutati e sostenuti dalla forza
dello Spirito lasciandosi educare al
gusto dellautentica bellezza della vi-
ta, secondo lindicazione dei nostri
vescovi negli Ordinamenti pastorali
2010-1020 (n 5).
Le Comunit della Provincia han-
no oramai avuto modo di prendere
visione delle proposte per lanno
2012-2013 offerte soprattutto ai Con-
fratelli impegnati quotidianamente
nella fatica e nella gioia di accompa-
Eco dei Barnabiti 4/2012 48
DAL MONDO BARNABITICO



































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































u o p p u i g n u o m a i S
h i

































R PPR H UUH ((U ( /
e s i e v i u i u i t i b a n i a B i i u a P i
i u h i i l i i

































































































































































































a n o c e h c a t i n u m o c
i u o i t n e C l a
n o c i a ffa o m a i i e u i s e B
o u i e c a s i u i t u s s i v e
u e i p p o c i n a v o i g i u
n i a t a i o b a l e e u e f i u
a c i e c i i n i i n a v o i g a
s a p p a e e v i t a c i i n g i s

































a t i v o t a u o n n a h i c i a l i c i m a
o m e i E L a t i l a u t i i i p S
e z n e i i e p s e e i t s o n e l e i i u l n
a t i n u m o c n i o n o v i v e h c i t o
a t s o p o i p a n u n i i i o t i n e g i u
o t t u t t a i p o s a t l o v i i e e m e i s n
o t i i i p S o l l e u e z n e i i e p s e i u
i t n a n o i s s

































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































14 Mondo barnabitico 46-51_eco4-2012 13/12/12 12:18 Pagina 48
gnare le giovani generazioni nei loro
percorsi di fede.
Alla Comunit della casa di Eserci-
zi di Eupilio che sta condividendo
con noi questo cammino un po nuo-
vo e da sperimentare, vorremmo
giungessero il nostro ringraziamento
e la nostra stima.
LEquipe dellEremo composta da:
P. Eugenio Brambilla - Milano -
S. Alessandro
P. Roberto Cagliani - Monza -
Carrobiolo
P. Giovanni Giovenzana - Lodi
Istituto S. Francesco
P. Ivano Cazzaniga - Milano Isti-
tuto Zaccaria
Si possono trovare informazioni sul
Centro di Spiritualit LEremo:
sul sito della Provincia Italia
Nord www.barnabiti.it
su Facebook sotto il nome Ere-
mo Padri Barnabiti
scrivendo allindirizzo eremo
barnabiti@gmail.com
NOMINE
In data 26 ottobre 2012, il p. Filip-
po Lovison stato riconfermato per
un altro triennio, dal 2012-2013 al
2014-2015, nellincarico di Diretto-
re del Dipartimento di Storia della
Chiesa nella Facolt di Storia e Beni
Culturali della Chiesa della Pontificia
Universit Gregoriana, mentre in da-
ta 10 novembre 2012, stato ricon-
fermato, per un secondo triennio, co-
me Presidente dellAssociazione Ita-
liana dei Professori di Storia della
Chiesa. Al p. Lovison i migliori augu-
ri per un fecondo proseguimento del
suo servizio alla Chiesa e alla Con-
gregazione dei Chierici Regolari di
San Paolo, detti Barnabiti.
VERSO IL CONCILIO VATICANO II.
ATTESE E SPERANZE
Positivo il bilancio delliniziativa
che ha chiamato al confronto con gli
storici studiosi di teologia, ecclesio-
logia e liturgia
Sono state oltre centocinquanta
tra autorit accademiche e membri
dellassociazione, docenti e studen-
ti delle Universit Gregoriana e La-
teranense, appassionati e cultori di
storia le presenze che hanno ca-
ratterizzato i lavori del XVI Conve-
gno di Studio dellAssociazione Ita-
liana dei Professori di Storia della
Chiesa (AIPSC), svoltosi a Roma il
9 e 10 novembre 2012, presso la
Pontificia Universit Gregoriana e il
Centro Studi Storici dei pp. Barnabi-
ti. Organizzato in collaborazione
con la Facolt di Storia e Beni Cul-
turali della Chiesa della Gregoriana,
il Convegno ha rappresentato un
importante momento di solida ri-
flessione sugli anni vissuti tra at-
tese e speranze che anticiparono
lindizione del ventunesimo conci-
lio ecumenico celebrato dalla Chie-
sa Cattolica e avviato da Giovanni
XXIII l11 ottobre 1962.
Dopo gli indirizzi di saluto di Fran -
ois-Xavier Dumortier, Rettore della
Pontificia Universit Gregoriana, di
Nuno da Silva Gonalves, Decano
della Facolt di Storia e Beni Cultu-
rali della Chiesa, e di Filippo Lovi-
son, Barnabita e Presidente dellAI-
PSC, toccato al Card. Raffaele Fari-
na, Archivista e Bibliotecario emerito
di S. Romana Chiesa, introdurre i la-
vori del convegno illustrando ai nu-
merosi presenti, con acribia di parti-
colari, quella che fu la sua vigilia
conciliare trascorsa, nei primi anni
di sacerdozio, in un clima di attenta
attesa. A Norman Tanner stata affi-
data la prolusione sul tema Leredit
del Concilio Vaticano I, che il relato-
re ha illustrato richiamando non sol-
tanto le analogie e le differenze rin-
venibili tra i due eventi conciliari te-
nutisi nel XIX e nel XX secolo, ma
anche e soprattutto le qualit e le
quantit che, a distanza di no-
vantanni, contraddistinsero la cele-
brazione della pi recente assem-
blea conciliare, nella consapevolezza
ha affermato Tanner che fra con-
tinuit, termine troppo leggero, e
rottura, termine troppo forte, pre-
feribile, sulla scia degli insegnamenti
pi recenti di Benedetto XVI, parlare
di riforma, termine largo e spazio-
so, per individuare il legame esi-
stente tra Concilio Vaticano I e Con-
cilio Vaticano II.
Ad animare il convegno linterven-
to di Gilles Routhier (Horizons dat-
tente dans les glises occidentales
la veille de Vatican II) con la sua
puntuale analisi delle diverse com-
ponenti movimento missionario,
ambito biblico-patristico, liturgia,
pastorale, tolleranza religiosa del-
lampio panorama della Chiesa Catto-
lica in Occidente nel periodo imme-
diatamente precedente la celebrazio-
ne del Vaticano II. Severino Dianich
(Lecclesiologia in Italia tra il Concilio
Vaticano I e il Concilio Vaticano II)
ha presentato le numerose tappe del-
Eco dei Barnabiti 4/2012 49
DAL MONDO BARNABITICO
Centro Studi Storici dei PP. Barnabiti, Sala Erba, un momento del Convegno
14 Mondo barnabitico 46-51_eco4-2012 13/12/12 12:19 Pagina 49
larticolato processo che scand levo-
luzione del pensiero teologico nove-
centesco nel passaggio dal concetto
di Chiesa come societas perfecta al-
la teologia del corpo mistico. Pino
Ruggieri (Giovanni XXIII e le scom-
messe del Concilio) ha poi puntua-
lizzato il nesso fondamentale per il
pontificato di Giovanni XXIII tra la
dottrina della Chiesa e la pastoralit,
nucleo del difficile compito che il
pontefice assegn al Concilio. La re-
lazione di Paolo Gheda (Lepiscopa-
to italiano verso il Concilio) ha fatto
emergere che cosa hanno dato i
vescovi italiani al Concilio e che co-
sa, soprattutto, ha dato il Concilio ai
vescovi italiani, in un periodo du-
rante il quale, dopo il primo incon-
tro dei presidenti delle regioni ec-
clesiastiche italiane tenutosi a Firen-
ze dall8 al 10 gennaio 1952, non
manc la consapevolezza di creare
un organismo pastorale comune alle
diverse espressioni diocesane del
Paese, sfociata successivamente nel-
la costituzione della Conferenza Epi-
scopale Italiana. Maurilio Guasco
(Clero e preti operai verso il Conci-
lio) che ha illustrato come e per-
ch gli anni Cinquanta del Nove-
cento rappresentino un periodo di
fondamentale rilevanza nella trasfor-
mazione del modello del prete intro-
dotto dal Tridentino al modello del
prete ispirato dal Vaticano II, pas-
sando da un operare che definisce
lessere a un essere che definisce
loperare, allinterno di un contesto
ecclesiale dove certamente non se-
condaria fu lesperienza seppure
velatamente presente in Italia dei
preti operai. Lintervento di Andrea
Grillo (La Liturgia: sana tradizione e
legittimo progresso alla vigilia del
Concilio) ha descritto le diverse fasi
del movimento liturgico, per mostra-
re come la riforma dei riti, messa in
atto dal Vaticano II, costitu lapice
di un processo avviato gi da Pio X,
che attravers il pontificato di Pio
XII si pensi alla Mediator Dei pub-
blicata nel 1947 e che sfoci nel
Concilio indetto da Giovanni XXIII.
Annibale Zambarbieri (La Scuola di
Venegono e gli incontri di Villa Ca-
gnola a Gazzada) ha focalizzato i
molteplici aspetti della riflessione
culturale che caratterizz, negli anni
che precedettero lassise conciliare,
il centro di Venegono, sede di una
vera scuola di teologia contrasse-
gnata dalla presenza di studiosi che
pensavano molto liberamente co-
me Carlo Colombo. Giancarlo Roc-
ca (La vita religiosa verso il Concilio
Vaticano II) ha tratteggiato la vario-
pinta mappa internazionale della
presenza dei consacrati 1.219.000
circa religiosi, compresi quelli di di-
ritto diocesano nonch il ruolo
del relativo dicastero vaticano in un
periodo durante il quale le tradizio-
nali forme di vita consacrata furono
affiancate dallaltrettanto vivace ca-
risma degli istituti secolari ricono-
sciuti a partire dal 1947. Federico
Ruozzi (Il pre-concilio nei mass-me-
dia) ha investigato i fenomeni di
massa in un periodo durante il quale
i mezzi di comunicazione la tele-
visione, in Italia, avvi la messa in
onda delle trasmissioni solo nel
1954 cominciarono a muovere i
primi passi su larga scala. Le conclu-
sioni dei lavori sono state tratte da
Daniele Menozzi.
Lo spessore del convegno, caratte-
rizzato dal taglio interdisciplinare
degli interventi, ha dimostrato qua-
lora ve ne fosse ancora bisogno
lenorme ricchezza ermeneutica mes-
sa a disposizione degli studiosi e non
soltanto degli studiosi dal Concilio
Vaticano II. Studiare il Concilio, a
partire dalle attese e dalle speranze
che animarono la realt della Chiesa
Cattolica fin dalla sua indizione, si-
gnifica imbattersi anche nelle altret-
tanto interessanti premesse, che di
quellevento ne evidenziano la vita-
lit, dimostrando come gli anni che
anticiparono levento conciliare del
XX secolo non costituirono un perio-
do di chiusura per lo sviluppo del
pensiero, ma rappresentarono inve-
ce un laboratorio di ferventi attese
e di nutrite speranze, il cui esito
trov definitivo compimento nella
stesura delle quattro costituzioni, dei
nove decreti e delle tre dichiarazioni
finali.
A rendere ancora pi interessante
la due-giorni romana si svolta, in-
fine, la presentazione, a cura di
Santiago Cabas Rabasa (Universit
di Navarra) e di Silvano Giordano
(Pontificia Universit Gregoriana),
del secondo numero di Chiesa e
Storia. Rivista dellAssociazione Ita-
liana dei Professori di Storia della
Chiesa.
Angelo Giuseppe Dibisceglia
I BARNABITI NEL RISORGIMENTO
PRESENTAZIONE ALLISTITUTO
STURZO
Mercoled 31 ottobre 2012, alle
ore 16.30, presso la Sala Perin del
Vaga dellIstituto Luigi Sturzo di
Roma, per la prima volta nella sto-
ria della rivista stato presentato
un suo volume, precisamente quel-
lo di Barnabiti Studi 28 (2011),
dedicato alla pubblicazione degli
Atti del Convegno: I Barnabiti nel
Risorgimento. Per loccasione
stato organizzato un incontro di
studio sul tema: Cattolicesimo poli-
tico e identit nazionale, introdotto
e moderato dal Prof. Andrea Ciam-
pani, e che ha visto la partecipa-
zione di Francesco Bonini, Giovan-
ni Orsina e Maurizio Ridolfi. Lin-
teressante confronto ha permesso
di cogliere la ricchezza del volume
edito dal Centro Studi Storici dei
PP. Barnabiti e le nuove strade ri-
maste ancora aperte alla ricerca.
Lincontro stato preceduto da un
interessante articolo di Paolo Acanfo-
ra: Luigi Bilio tra fede e politica, ap-
parso nellinserto di sabato 27
domenica 28 ottobre 2012 sulla
pagina culturale del quotidiano
della Cisl, e seguito da diverse re-
censioni, come quella apparsa al-
linterno della rubrica Apophoreta,
curata da Marcello Falletti di Villa-
falletto in LEracliano.
Eco dei Barnabiti 4/2012 50
DAL MONDO BARNABITICO
14 Mondo barnabitico 46-51_eco4-2012 13/12/12 12:19 Pagina 50
SPAGNA
MADRID
TRIDUO ALLA MADRE
DELLA DIVINA PROVVIDENZA
La Comunit della Parrocchia
SantAntonio M. Zaccaria dei Barna-
biti di Madrid, formata dai padri
Vctor Ruiz Herrero, Vicente Vay
Castillejos, e Jos Antonio Gonzles
Poveda, ha invitato il p. Filippo Lovi-
son, Assistente generale, a predicare
il Triduo in preparazione alla festa
della Madre della Divina Provviden-
za, dal 15 al 18 novembre 2012. I
primi tre giorni, che hanno visto una
notevole affluenza di fedeli, sono
stati caratterizzati dalla recita delle
Lodi mattutine e dei Vespri serali, se-
guiti dalla celebrazione eucaristica
delle ore 19.00, con omelia mariana.
Venerd 16 novembre, alle ore
21.00, stato proposto anche un
toccante momento di preghiera orga-
nizzato dal gruppo giovani Shalom
di Taiz, mentre alle ore 11.00 di sa-
bato 17 novembre, sempre il p. Lovi-
son ha tenuto la conferenza: La de-
vozione alla Madre della Divina
Provvidenza nella Congregazione
dei Barnabiti.
Domenica 18 novembre seguita
la Santa Messa solenne alle ore
12.30, concelebrata da tutti i Padri,
che ha riscontrato una partecipazio-
ne straordinaria di fedeli, a prova
della profonda devozione esistente
alla Madre della Divina Provvidenza.
Per loccasione il p. Vicente Vaya ha
anche letto una poesia composta du-
rante il suo noviziato a Eupilio:
La noche se ha dormido sobre el
lago / un velo de silencio cubre el
agua, / quietas sombras cobijan en
su seno, / del convento, las clidas
plegarias. / En la grata quietud de la
Capilla / el sagrario despide roja lla-
ma / e ilumina con suaves resplando-
res / la imagen de mi Madre Inmacu-
lada. / En mis ojos se grava afable-
mente / el velado fulgor de su mirada
/ que envuelve en un halo de ar-
mona / al Nio que en sus brazos
feliz ama. / La caricia ondulante de
sus dedos / con las manos del Nio
se amalgaman / saetas amorosas
que describen / senderos luminosos
a las almas . / La mstica sonrisa de
sus labios / irrumpe con su paz la
bella estampa / y en fervoroso abra-
zo nos fundimos / el Nio, yo y mi
Madre Inmaculada.
La festa poi proseguita nei locali
parrocchiali, con un pranzo condiviso
con tutta la comunit parrocchiale.
Eco dei Barnabiti 4/2012 51
DAL MONDO BARNABITICO
la concelebrazione eucaristica finale
bambini con in mano i fiori per la Madre della Divina Provvidenza
merenda con i Laici di San Paolo nei locali della Parrocchia
14 Mondo barnabitico 46-51_eco4-2012 13/12/12 12:20 Pagina 51
Eco dei Barnabiti 4/2012 52
CI HANNO PRECEDUTO
FR. JANOS SZOLNOKI
(FRRE JEAN)
(1921-2012)
Nato da Sigismond Szolnoki e di
Jolan Varkonyi Mezhegyes (Unge-
ria) in 21.06.1921, fu battezzato il
3 luglio seguente. Fece la prima co-
munione nel 1928 e ricevette la cre-
sima il 6.06.1934. Dopo la scuola
elementare, segu i corsi di una scuo-
la professionale ed ottenne il diplo-
ma di sarto il 22 maggio 1938.
Crebbe in una famiglia molto fer-
vente e, dal 1934, pensava di entrare
nella vita religiosa. Conobbe i Barna-
biti tramite un fratello coadiutore
barnabita ungherese, Sandr Borsk
e giunse dai nostri padri di Mouscron
l8 dicembre 1938. Il suo superiore
scriveva: di una natura dolce,
tranquilla, abbastanza sensibile e fa
prova di una piet calma. Lavora be-
ne e abbiamo gi approfittato dei
suoi talenti di sarto.
L8 dicembre 1940 cominci il suo
noviziato, emise i primi voti il 10 di-
cembre 1941 e il 10 dicembre 1946
pronunci i voti solenni in presenza
anche di parecchi amici ungheresi.
Le sue mansioni furono quelle di sa-
grestano, sarto e incaricato del refet-
torio. Fu anche incaricato del cine-
matografo durante gli spettacoli per i
bambini e i giovani.
Alla fine del 1955, rese molti servizi
agli ungheresi scappati dal loro paese
per fuggire loppressione sovietica do-
po la rivolta del popolo contro il co-
munismo e li aiut a sistemarsi in
Belgio, presso alcune famiglie di
Mouscron e in altre localit che accet-
tavano di accoglierli. Il cancelliere
scrive: Il fratello Jean d loro un po
di amicizia, tanti buoni consigli e pre-
ziose informazioni. Abbiamo una fo-
tografia dove lo si vede come tradutto-
re durante il matrimonio di giovani
ungheresi nella chiesa di Mouscron.
Ma egli visse anche mesi di angoscia
perch non ebbe nessuna notizia della
sua famiglia.
Il 10 luglio 1957, part per Bukavu
(allepoca Congo belga) fu incari-
cato di aiutare leconomo, di distri-
buire libri classici e quaderni agli
alunni e di controllare il personale
della cucina dellinternato. Come
tutti i confratelli, gli tocc vivere i
disordini degli anni 1960 (dopo lin-
dipendenza), del 1964 (ribellione
popolare) e del 1967 (sommossa dei
mercenari arruolati da Mobutu), non
senza correre pericoli per la sua vita.
Nel 1969, ritorn nel Belgio a
Mouscron e riprese le consuete atti-
vit. Da allora, la sua vita stata come
un fiume tranquillo. Quando ricevet-
te la nazionalit belga, pot entrare
di nuovo nel suo paese natale per
andare a visitare i pochi membri della
sua famiglia. Conobbe tanti parroc-
chiani che lo stimavano per il suo
spirito di servizio, la sua gentilezza e
la sua capacit di ascolto. Con gli
anni, divent sempre pi casalingo
ed ebbe sempre paura di disturbare
gli altri: pi di dieci anni fa, espresse
al padre provinciale il desiderio di
entrare in una casa di riposo per
anziani. Per fortuna, il provinciale
rispose che non vedeva il perch e
cos il fratello Jean ha potuto passare
in comunit tutta la sua vecchiaia.
Ha avuto la gioia di festeggiare con i
parrocchiani i suoi ottanta anni e un
amico aveva scritto per lui un picco-
lo poema di cui cito un brano:
Durante 60 anni fu un umile servito-
re, disponibile ogni giorno, ogni ora,
per le mansioni pi semplici. Oggi
festeggiamo i suoi 80 anni!. Il 10 di-
cembre 2006, abbiamo festeggiato
nella nostra chiesa il suo 65 di
professione. Purtroppo, non stato
in grado di festeggiare il 70 di vita
religiosa.
Un po alla volta, ha cominciato a
sentire sempre di pi gli acciacchi
della vecchiaia e citava con un certo
umorismo le parole del suo medico:
Fratello, un giorno o laltro, ti sveglie-
rai morto!. Fin quando ha potuto, ha
lavorato, ma ha dovuto lasciare, una
dopo laltra le sue piccole mansioni e
anche lassistenza alla messa dome-
nicale. Siccome aveva un intenso de-
siderio delleucaristia, due volte alla
settimana il padre superiore celebra-
va per lui la messa nella cappella do-
mestica e, gli altri giorni, il fratello ri-
ceveva la comunione.
Lanno scorso, in occasione della
messa dinizio del capitolo provin-
ciale, chiese di ricevere lunzione
degli infermi durante quella celebra-
zione festosa.
Nellottobre 2012, caduto parec-
chie volte, col rischio di rimanere a
terra per ore, in assenza dei suoi due
confratelli. Perci, nella sua ultima
visita, il 31 ottobre, il medico aveva
chiesto il suo ricovero allospedale di
Mouscron, dovuto anche a problemi
polmonari. I confratelli lhanno visita-
to ogni giorno e possono testimoniare
la sua grande sete di ricevere il corpo
di Cristo. La sua prima domanda era
Hai portato leucaristia? e batteva
quasi le mani di gioia. Il suo soggior-
no allospedale era anche visto come
un periodo di attesa prima di essere
ammesso in una casa di riposo ma la
morte colse il fratello Jean alle ore
4.15 del mattino del 19 novembre.
Il suo funerale stato celebrato
gioved 22 novembre nella nostra
chiesa del Sacro Cuore di Ges. Tutti
i confratelli della provincia hanno
concelebrato leucaristia presieduta
dal P. Daeren, provinciale, e da di-
versi sacerdoti della zona che aveva-
no conosciuto e apprezzato il fr.
Jean. Erano presenti anche amici un-
gheresi, tra cui una coppia di ex-in-
CI HANNO PRECEDUTO
fr. Janos Szolnoki
15 Ci hanno preceduto 52-54_eco4-2012 13/12/12 12:20 Pagina 52
segnanti del collegio Saint-Paul di
Bukavu che il fratello aveva cono -
sciuto durante i suoi anni in Africa.
Il fr. Jean stato sepolto nella tom-
ba dei Barnabiti nel cimitero di
Mouscron.
G. Daeren
P. SEVERO FERRARI
(1937-2012)
La Provincia barnabitica del Brasi-
le Nord ha perso un altro confratello
missionario italiano. I barnabiti ita-
liani in questa Provincia sono ridotti
solo a sei Padri. Grazie a Dio, i bar-
nabiti brasiliani hanno assunto i posti
chiave della Provincia che, cos,
continua la sua missione in questa
fecondissima terra emergente.
Il Padre Severino Maria Ferrari, a 75
anni, deceduto il 23 ottobre 2012,
alle 5,45 a Belm. Portato durgenza
da Bragana, era stato internato il 30
agosto con la diagnosi di dengoe e
polmonite, ma subito dopo ha sofferto
un problema vascolare cerebrale che
gli ha tolto la conoscenza e la sensibi-
lit fino alla morte: 53 giorni di purga-
torio che lo hanno preparato per il
Cielo. Trasportato subito a Bragana,
nella nostra chiesa del Perptuo Socor-
ro stato vegliato tutto il pomeriggio
del 23 ottobre, la notte e la mattina del
24, da un numeroso popolo devoto e
grato. Dopo la Messa funebre, presie-
duta dal vicario provinciale, P. Acir
Conceio e concelebrata da molti
confratelli, stato sepolto nel cimitero
nuovo di Bragana, nella seconda
tomba scavata a destra dellentrata,
come il Padre stesso aveva desiderato.
Padre Severo, come era conosciuto,
ha lasciato cenni autobiografici in da-
ta 26 maggio 2004 dai quali spulcia-
mo qualche notizia di prima mano.
Sono nato il 13/9/1937 a Maira-
no, Brescia, da Giovanni e Giacomi-
na Toninelli, e battezzato il 19, sei
giorni dopo, a Brandico. Avevo 3 an-
ni quando la famiglia si trasfer a Bot-
taiano, provincia di Cremona. In par-
rocchia sono stato chierichetto e
dellAzione Cattolica. Fin da adole-
scente ho nutrito lidea o vocazione
di essere seminarista e andare in terra
di missione per salvare molte anime
con la grazia di Dio e lintercessione
della Madonna di cui sono stato sem-
pre devoto. Tutti gli anni, con chieri-
chetti e parrocchiani, sono andato in
pellegrinaggio il 26 maggio al Santua-
rio di Caravaggio con molta festa e
gioia nel cuore. Finite le elementari,
mia madre, ancora gravida, mi chiese
il sacrificio di aiutarla nei lavori di ca-
sa, cucina, pulizie, balia dei fratellini,
secondo le necessit di una famiglia
numerosa di 7 fratelli e due sorelle.
Ma la vocazione missionaria gli
martellava in mente e nel cuore.
A 18 anni, il parroco, don Fedele
Simonetti, parl del giovane Severo al
vescovo di Crema, mons. Placido
Cambiaghi, barnabita, che lo racco-
mand al P. Francesco Bellani, supe-
riore e rettore del collegio di Lodi, do-
ve aveva aperto una scuola apostolica
di vocazioni adulte. Rassicurato dal
padre che i Barnabiti avevano missio-
ni, il giovane Severo, rincuorato, rima-
se a Lodi. Fatte intensivamente le me-
die, il P. Bellani rivest lui e il collega
Morando Marini (poi padre e missio-
nario anche lui in Brasile Nord) con la
veste barnabitica esigendo che con la
stessa fossero rivestiti nella sepoltura.
Come di fatto accaduto per i due.
Il 28 ottobre 1958, fu a Monza per
lanno di noviziato che concluse con
la professione l8 dicembre 1959 nelle
mani del padre maestro Cicardi. Per
frequentare il ginnasio fu destinato a
Cremona come prefetto degli apostoli-
ni, ma la quinta ginnasiale la fece a
Voghera come prefetto della nuova
scuola apostolica. Dal 1961 al 1964
risiedette a Lodi dove comp il corso
liceale presso il collegio s. Francesco,
avendo come maestro p. Pietro Erba e
vice maestro p. Andrea Erba. Nel -
lestate del 1964 pass allo studentato
teologico internazionale di Roma do-
ve termin lultimo anno di filosofia e
i 4 anni di teologia con la licenza in
teologia nellUniversit Urbaniana. Il
21 dicembre 1968 venne ordinato sa-
cerdote con altri otto confratelli dal
Card. Carlo Confalonieri. Lesperien-
za romana fu veramente importantissi-
ma dal punto di vista ecclesiale, con-
gregazionale, culturale e formativo
in tutti i sensi umano e divino; pron-
to per la missione che da lungo tempo
desideravo.... Dopo aver passato un
periodo di vacanze coi parenti, la
Provvidenza gli apr le porte della
missione. Nel 1969, prima di Pasqua
il superiore della missione del Brasile
Nord, p. Luciano Brambilla, giunse a
Roma e al p. Generale Giovanni Ber-
nasconi dichiar che non sarebbe tor-
nato in Brasile senza quattro confratel-
li volontari per la missione. Il p. Gene-
rale espose questa esigenza in una let-
tera circolare alle comunit italiane. Il
primo volontario fu p. Severo. Cos
realizz il suo sogno missionario e con
i padri Giovanni Incampo, Bonifacio
Rodriguez e fr. Salvatore Colangelo
partirono da Genova con la nave Eu-
genio Costa il 3 ottobre, festa di santa
Teresina del Bambino Ges, patrona
delle missioni e sbarcarono a Rio de
Janeiro il 12 ottobre, festa della Ma-
donna Aparecida, patrona del Brasile,
e vigilia del Cirio di Nazar a Belm.
Coincidenze della Provvidenza!
Padre Severo fu mandato subito a
Bragana come coadiutore del parro-
co, p. Mario Pozzoli, nella cattedrale
del Rosario, allora unica grande par-
rocchia di Bragana. Nel 1971 pass
alla parrocchia di Nazar a Belm, con
grande rincrescimento: lunico anno
passato in un grande centro urbano
che stato sempre lo spavento di
P. Severo. Uomo semplice si trovava
bene solo con il popolo semplice e po-
vero. Perci, nel 1972 chiese al p. Pro-
vinciale Vittorio Grancini di lavorare
nellinterno della missione del Guam
e fu destinato alla parrocchia di Uru-
maj (Augusto Correa). L, finalmente,
incontr il suo regno e la sua missione:
desobrighe e assistenza alle comu-
nit sparse allinterno del paese, a ca-
vallo, in canoa, in moto o a piedi, sotto
il sole o i diluvi torrenziali equatoriali
che consumarono la salute del padre,
ma con lentusiasmo sempre maggio-
re per il lavoro pastorale per le anime.
Nel 1981 fu di nuovo a Bragana e nel
1982, con il p. Angelo Abeni, venne
destinato alle parrocchie di Ourm,
Capito Poo e Garrafo do Norte, con
residenza a Ourm. Per due Padri con
3 parrocchie dalle dimensioni di una
diocesi italiana, il lavoro pastorale sa-
rebbe stato assolutamente sproporzio-
nato alle loro forze, nonostante tutta la
loro buona volont, se non avessero
contato sullaiuto importantissimo dei
nostri laici. Con lincidente di moto
che immobilizz il frenetico p. Abeni
nel 1983, p. Severo spost la residenza
a Capito Poo insieme con il p. Giu-
seppe Giambelli, fino al 1986, quando
torn a Augusto Correa fino al 1989.
Dopo due anni come pro-vicario a
Garrafo, fu trasferito a Capito Poo
dove rimase fino al 1998, prima con il
p. Giuseppe Giambelli e poi con il
p. Paolo Catel. In tutte le parrocchie
onde fui destinato furono costruite de-
Eco dei Barnabiti 4/2012 53
CI HANNO PRECEDUTO
15 Ci hanno preceduto 52-54_eco4-2012 13/12/12 12:20 Pagina 53
cine di cappelle e centri sociali; costrui-
te o riformate case di famiglie povere,
distribuendo indumenti, cibi e giocatto-
li: tutto ci con laiuto dei cattolici ita-
liani, parrocchiani, familiari, parenti,
amici e conoscenti della nostra mis-
sione, soprattutto della parrocchia di
S. Stefano di Bagnolo Cremasco.
Le desobrighe con viaggi lunghis-
simi e strade impraticabili furono mas-
sacranti. Si usava ogni mezzo di loco-
mozione: cavallo, canoa, bicicletta,
moto, macchina e molte volte a piedi.
Sempre per evangelizzare, santificare
e formare persone, leader e comunit
per il Regno di Dio. Giammai mi
manc il necessario. Mai fui morso da
serpenti, vipere o vampiri, secondo la
promessa del Divino Maestro. Ma la
salute ne risent. Esausto, il p. Severo
fu ricoverato per esaurimento nel -
lospedale Avventista di Belm.
Nel 1998, ancora per motivi di
salute, P. Severo torn a Bragana
nella comunit del noviziato, come
coadiutore della parrocchia del Per-
petuo Socorro. Ed stata lultima sua
destinazione durata 14 anni. Delica-
tissimo fino allo scrupolo nellosser-
vanza dei voti religiosi, predicava ad
occhi bassi o chiusi, solo lessenziale
senza fronzoli oratori; sempre soddi-
sfatto del minimo necessario, si rite-
neva in colpa se indossava un indu-
mento nuovo tra i molti che riceveva
in regalo; metodico come un orolo-
gio, amava la compagnia ed era un
grande conversatore.
Nel 2000, durante lAnno Santo,
p. Severo ebbe la grande grazia di vi-
sitare la Terra Santa con il clero della
Diocesi di Bragana. La visita marc
profondamente lanima generosa del
Padre che ne serb sempre commos-
sa memoria. In quella occasione, di
passaggio dallItalia, ebbe la gioia di
realizzare lincontro delle famiglie
Ferrari, celebrando nella chiesa par-
rocchiale della Prima Messa a Bot-
taiano. Questo felice e benedetto
incontro fraterno ci anim e ci fece
rivivere il nostro primo incontro nella
chiesa di s. Stefano a Uffanengo do-
ve celebrai la Prima Messa nel luglio
1969. Adesso solo ci manca rincon-
trarci tutti per la terza volta nella fe-
sta celestiale, nelle Nozze Eterne,
nella Celeste Gerusalemme, nella feli-
cit del paradiso, perci nella Gloria
di Dio, per sempre. Amen.
Giovanni Incampo
Eco dei Barnabiti 4/2012 54
CI HANNO PRECEDUTO
INTENZIONI DI PREGHIERA 2013
PER LA FAMIGLIA ZACCARIANA
Gennaio: Che giova ben cominciare e non ben finire? Questo non altro che un affaticarsi invano.
Per tutti i Barnabiti dellAmerica Latina, perch ispirandosi al fervore di coloro che furono i
pionieri in quelle regioni sempre corrano come matti verso Dio e il prossimo, preghiamo.
Febbraio: Ors, Fratelli, levatevi ormai e venite meco insieme, che voglio che estirpiamo queste
male piante (se pur si ritrovano in voi); e, se non sono in voi, venite ad aiutar me, perch lo ho
piantate sopra il cuore mio.
Per i Barnabiti dellEuropa, perch sappiano ritrovare nelle pagine della sua millenaria tradizione
cristiana nuovi cammini che riportino gli uomini e le donne di buona volont a Cristo Crocifisso,
preghiamo.
Marzo: E poi come potrai dire che Dio non ti abbia fatto uomo per andare a lui? Avendoti dato
una cognizione che non finisce n pu finire in questo mondo, un desiderio inestinguibile di
gustare Dio, di sperimentare lincorruttibilit dello spirito tuo, un continuo scontento in tutte le
cose del mondo e un continuo bramare le cose del cielo.
Per i Barnabiti della Repubblica Democratica del Congo e del Rwanda, perch unendo spiri-
tualit e pratica di vita sperimentino una crescita continua delle loro attivit contribuendo cos al
superamento delle difficolt socio-politiche dei loro paesi, preghiamo.
Aprile: Bisogna che sempre [tu] intenda di passare pi avanti e in cose pi perfette perch
non proficere mancare.
Per lunione e la collaborazione tra tutti i Barnabiti di lingua inglese dellAmerica del Nord,
Afghanistan, India e Filippine, perch il pragmatismo nordamericano e la creativit e le tradizioni
asiatiche si integrino sempre pi tra loro portando comuni benefici spirituali e materiali allintera
Congregazione, preghiamo.
Maggio: Chi abbia ricevuto [tal] grandezza di fede, che ogni cosa difficilissima le paia facilissima,
sapendo di certo che la sua confidenza non potr essere ingannata da nessuna presunzione o
vanagloria.
Perch lAnno della Fede ispiri in tutti quellautentico rinnovamento personale e comunitario
che renda sempre pi disponibili al servizio di amore verso Dio e il prossimo, preghiamo.
Giugno: E, parendovi [opportuno], alle volte udirete ancora il parere degli inferiori e dei semplici,
i quali dicendo forse meno a proposito o senza modo non li [dobbiamo] sbeffare.
Per la Giovent Zaccariana e per tutti i giovani presenti nelle nostre parrocchie, collegi e opere
diverse, perch alla scuola dei nostri Santi diventino i veri protagonisti di un mondo nuovo, preghiamo.
Luglio: E a voi il Crocifisso ha promesso una misura, che le vostre forze si estenderanno fino a
trapassare i cuori nelle intime midolle.
Per la Famiglia Zaccariana impegnata nella missione e nella nuova evangelizzazione, perch
non manchi mai nei suoi membri il coraggio di superare ogni frontiera geografica e culturale,
testimoniando la fede cristiana con la vita e annunciandola con la parola, preghiamo.
Agosto: Sapete che Paolo, dopo che, nel principio convertito and la prima volta in Gerusalemme,
usava modi e cercava dinserirsi e introdursi con gli altri Cristiani, ovvero farsi conoscere da loro
per cristiano.
Per i Laici di San Paolo, perch si inseriscano sempre pi attivamente nella vita della nostra
Famiglia religiosa partecipando cos alla comune missione dei Barnabiti e delle Angeliche, preghiamo.
Settembre: Raccomandandovi a Cristo Crocifisso per i vostri Santi Capi, i quali non manchino
dalla loro consueta sollecitudine per il desiderio che hanno di voi, e per le preghiere di me suo
fedel ministro.
Per le Sorelle Angeliche presenti nelle varie parti del mondo, perch siano sempre pi vivo
esempio di Cristo Crocifisso, preghiamo.
Ottobre: Ma il vero fine della riforma si conoscer da questo: se cercheranno solamente il puro
onore di Cristo, la pura utilit del prossimo, i puri obbrobri e vilipendi di se stessi.
Per tutti gli Istituti che fanno parte della Famiglia Zaccariana, perch diventino sempre pi promo-
tori del rinnovamento del fervore cristiano in questo tempo di grandi trasformazioni, preghiamo.
Novembre: Ben per vi [per]suadiamo e vogliamo che per nessun modo non riceviate se non
quelli che possano giovare a s e agli altri.
Per i formandi barnabiti e per tutti i chiamati alla vita di perfezione nella nostra Famiglia religiosa,
perch da ognuno siano aiutati a scoprire le proprie qualit umane e spirituali crescendo sempre
pi in fuoco e lume, preghiamo.
Dicembre: La Vittoria di se stesso mi sar forza scriverla con fatti e non con penna.
Perch i Figlioli di Paolo Santo, facendo costantemente memoria dello spirito di comunione
che anim il Concilio Ecumenico Vaticano II possano sempre pi contribuire al dialogo tra la
Chiesa e il mondo, preghiamo.
15 Ci hanno preceduto 52-54_eco4-2012 13/12/12 12:20 Pagina 54
Eco dei Barnabiti 4/2012 55
DAL NOSTRO SCAFFALE
MICHELE FRANCIPANE, Dizionario ragionato dei
santi. 11811 patroni e protettori da Aaron a Zoe, nco-
ra, Milano 2011, pp. 108; Il volto dei santi. Santorale
illustrato, ncora. Milano 2012.
Leditrice ncora mette a nostra disposizione due sussidi
che raccolgono la testimonianza dei santi. Il primo costitui-
sce unanagrafe del Paradiso, passando in rassegna giorno
dopo giorno nomi di santi, con breve biografia, attinti a cir-
ca 3700 calendari. Si tratta di 11811 figure, tra i quali ven-
gono riprese le pi importanti figure di patroni e protettori.
LAppendice ci offre un prezioso Glossario, oltre a un insie-
me di dati relativi al mondo agiografico, per poi concludere
con una essenziale bibliografia. Lacribia dellautore fuori
discussione, ma non ci meraviglia che in una vera foresta
qual quella del santorale, possano sfuggire delle imperfe-
zioni. Semmai ci duole che ne faccia le spese (anche) il no-
stro Fondatore, del quale si dice che fond a Cremona (leg-
gi: Milano) i suoi istituti di Vergini e di Chierici. peraltro
assente il Terzo Collegio dei Laici di san Paolo.
La seconda pubblicazione un vero e proprio santora-
le che potrebbe essere esposto nelle nostre chiese, poi-
ch dedica di volta in volta due ampie pagine; luna, a si-
nistra, con lesposizione succinta della vita di un santo o
santa e la citazione di un suo scritto e laltra, a destra,
con unimmagine che ne rende visibile la presenza. Il 5
luglio ricorre la memoria del nostro Fondatore.
LUCIANO MAZZONI BENONI, Il Cuore di Cristo
centro delluniverso. Una proposta per il Terzo Mil-
lennio, Ed. Appunti di Viaggio, Roma 2012, con pre-
fazione di Antonio Gentili e postfazione di Eugenio
Costa.
Lautore, studioso di antropologia e teologia delle
religioni e impegnato nel dialogo interreligioso, vi-
ce-presidente dellAssociazione italiana Teilhard de
Chardin. In questa veste ha approfondito soprattutto
un aspetto del magistero dellillustre gesuita paleonto-
logo e mistico, ossia la centralit del Cuore di Cristo
come simbolo della visione cosmoteandrica di cui si
fatto banditore. Teilhard infatti ritiene che in Cristo,
e segnatamente nel suo Cuore, vengono a convergere
divinit, umanit e universo in un movimento appunto
di ricentratura in cui si traduce la visione paolina del
Cristo tutto in tutti. Lagile volumetto permette di ri-
pensare al Cuore di Cristo attraverso questottica e nel
contempo ci familiarizza con una visione e un relativo
linguaggio che esigono un non facile apprendimento.
La Prefazione ne pu agevolare la lettura, mentre la
Postfazione, a cura di un confratello gesuita, aiuta a
mo di esercizio spirituale a penetrare il messaggio
teilhardiano.
SCHEDARIO BARNABITICO
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MARCELLO STANZIONE, 365 giorni con santAntonio
Maria Zaccaria (Citazioni in lingua depoca e preghiere),
Ediz. Segno, Tavagnacco (UD), 2012.
Non c che da rallegrarsi per il riapparire di quel
gioiello della spiritualit che sono i Detti notabili, gi e
nuovamente attribuiti a Padre Zaccaria. Si sa che sotto
questa dicitura gli Oscar Mondadori rieditarono nel 2000
il libello in questione, con il titolo Con le mani e con li
piedi, introdotto da Marco Vannini.
Marcello Stanzione, parroco in quel di Campagna (Saler-
no), ha selezionato un detto per ogni giorno dellanno, fa-
cendo seguire una raccolta di preghiere. Mentre auguriamo
alla sua fatica unampia diffusione, ci permettiamo di segna-
lare alcune mende, pensando a uneventuale riedizione.
Scopo dellOrdine istituito dallo Zaccaria non fu propria-
mente quello di mettersi al servizio degli altri senza soldi e
senza alcuna ricompensa (p. 5), bens quello di promuove-
re la tanto auspicata riforma, fatta propria di l a poco dal
Tridentino. A p. 9 (righe 7-8 del testo) si afferma che la ma-
dre di Antonio Maria rimase vedova prima che questi vedes-
se la luce. Come per si legge correttamente nella Presenta-
zione, Antonio Maria nacque nella prima quindicina del
1502, mentre il padre mor nel successivo 1503, nei primi
mesi di quellanno: dunque pot conoscere il figlioletto. Sul
voto di verginit (p. 9 in fondo) non ci sono documenti a
sostegno, anche se la cosa potrebbe essere verosimile. A p.
10 (riga -8) si dovrebbe premettere una + alla data che segue
il nome di fra Battista, essendo quello lanno della sua mor-
te. Infine qualche menda tipografica: a p. 9, -9 medico va
letto mendico; cos pure a p. 14, -12, conferenza sta
per conferma. A p. 15,11 Madre Battista da (non: del) Se-
sto e a p. 16, -7, la data in cui i Barnabiti presero possesso
della chiesa di S. Barnaba il 1545.
Chi volesse avere una visione dinsieme dei Detti nota-
bili, della loro storia e della spiritualit che racchiudono,
al punto da esserne considerato uno dei capolavori
(I. Colosio), pu consultare del sottoscritto, I Detti notabili e
lo spirito di Padre Zaccaria attraverso i secoli, in Qua-
derni di vita barnabitica, 13/2003, pp. 351-406.
Antonio Gentili
PAOLO GIULIETTI-GIANLUIGI BETTIN, La via di Fran-
cesco, Guide San Paolo, Cinisello B. (MI) 2012, pp. 191.
Ai ben noti Itinerari francescani di Fernando Uribe (Ediz.
Messaggero, Padova 1997) e Di qui pass Francesco di
Angela Maria Seracchioli, Ed. Terre di Mezzo, Milano
2010, si aggiunge la meritevole guida di Giulietti e Bettin,
che offre sperimentati itinerari podistici e ciclabili attraver-
so le terre percorse da Francesco, da La Verna a Greccio,
transitando come ovvio da Assisi e dintorni. Alle pp.
124-125 si segnala Campello Alto con il suo vetusto Ca-
stello e il nostro Convento (che Bettin ebbe modo di visita-
re), segnalandone anche lintento primario di casa di
preghiera in cui incontrare il Signore nelle profondit del
proprio spirito e nella comunione fraterna. Un luogo di
forte spiritualit, il cui protagonista il silenzio.
Antonio Gentili
Eco dei Barnabiti 4/2012 56
DAL NOSTRO SCAFFALE
16 Schedario barna 55-56_eco4-2012 13/12/12 12:21 Pagina 56
Editoriale
1 Annunciare Cristo morto e risorto non un optional (P. Rippa)
Bibbia
2 Per fede passarono il Mar Rosso... (G. DellOrto)
Vocabolario ecclesiale
5 Ordine (A. Gentili)
Ecumenismo
6 Settimana di preghiera per lunit dei cristiani 18-25 gennaio 2013. Cosa ci
chiede il Signore? (E. Sironi)
Spiritualit barnabitica
10 La ricerca di Dio (M. Regazzoni)
Osservatorio ecclesiale
13 IlMessaggio del Sinodo: un faro di luce nella notte del mondo (A. Gentili)
Osservatorio paolino
15 Un caso emblematico di venerazione antica di Ges: Filippesi 2, 6-11
(G. Cagnetta)
18 Una storia tutta da scrivere (A. Gentili)
23 Storia dellOrdine: Il primo natale del Concilio Vaticano II (F. Lovison)
36 Credere, nonostante tutto: la vita un dono (A. Giussani)
39 Sacerdote, perci padre (C. Pipitone)
41 Un padre per lEuropa (G. Simone)
43 Dal cielo alla terra, sismologia e meteorologia a Firenze dallOttocento a oggi.
Una mostra da non perdere: Firenze 17 gennaio - 31 maggio 2013 (G. Ferrari)
Dal mondo barnabitico a cura di Paolo Rippa
45 Un nuovo anniversario Ordinazione diaconale Nuove fondazioni nelle
Filippine Una nuova iniziativa per la giovent. Centro di Spiritualit:
LEremo Nomine Verso il Concilio Vaticano II. Attese e speranze
I Barnabiti nel Risorgimento. Presentazione allIstituto Sturzo Madrid.
Triduo alla Madre della Divina Provvidenza
Ci hanno preceduto a cura di Giuseppe Ranaldi
51 Fr. Janos Szolnoki (Frre Jean) (G. Daeren) P. Severo Ferrari (G. Incampo)
Schedario barnabitico a cura della Redazione
54 Michele Francipane, Dizionario ragionato dei santi. 11811 patroni e protettori
da Aaron a Zoe Il volto dei santi. Santorale illustrato Luciano Mazzoni
Benoni, Il Cuore di Cristo centro delluniverso. Una proposta per il Terzo
Millennio Marcello Stanzione, 365 giorni con santAntonio Maria Zaccaria
(Citazioni in lingua depoca e preghiere) (A. Gentili) Paolo Giulietti-Gianluigi
Bettin, La via di Francesco (A. Gentili)
SOMMARIO
RASSEGNA TRIMESTRALE
DI VITA E DI APOSTOLATO
DELLORDINE DEI CHIERICI REGOLARI
DI S. PAOLO - BARNABITI
Anno XCII
n. 4 - Dicembre 2012
Trimestrale
Poste italiane S.p.A. - Spedizione in
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gentina: P. Giorgio Graiff
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P. Giuseppe DellOrto, P. Enrico Sironi,
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vanni Scalese, P. Gian nicola Simone
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AMMINISTRAZIONE
c.c.p. 29654001 intestato a: I Barnabiti,
Via Giacomo Medici, 15 - 00153 Roma
REGISTRAZIONE
Tribunale di Roma
n. 334 del 28 aprile 1950
STAMPA
Grafica Cristal S.r.l.
Via R. Paolucci, 12/14 - 00152 Roma
Tel. 06/53.49.375 - Fax 06/53.274.231
DIFFUSIONE
Eco dei Barnabiti viene inviato agli
amici delle Missioni, delle Vocazioni
e delle Opere dei Barnabiti.
possibile riprodurre gli articoli della
rivista citando la fonte e mandandone
giustificativo in redazione
www.barnabiti.it
copertina: La strada della vita, foto di Marco
Lazzaroni
IV di copertina: Nacimiento, autore Norberto
Oropesa, Los Andes, Chile 1995 - foto di Seba -
stin Candia
Chiuso in redazione il 00 dicembre 2012
Finito di stampare il 00 dicembre 2012
LANNO DELLA FEDE E LA FIAMMA PAOLINA
Che la Fiamma Paolina illumini, ravvivi e sempre accresca la fede
in tutti i Chierici barnabiti del mondo
Nel corso dei Primi Vespri della Solennit dei SS. Pietro
e Paolo, sabato 28 giugno 2008, il Santo Padre
Benedetto XVI, con il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo I, ha aperto ufficialmente lAnno Paolino
accendendo la Fiamma Paolina.
Prima fila, da sinistra: Jackson George Kattamkottil (1981) India, Subash Sebastian Kaduvakulangara (1974)
India, Bala Swami Appapogu (1985) India; seconda fila, da sinistra: Albino Vecina (1979, tremesante) Filippine,
Sinoj Thomas Ottaplackal (1985) India, Lenish Benny Mooleparambil (1990) India, Rick Shamavu Rwahunga (1961)
Congo, Isagani Gabisan (1980, tremesante) Filippine; terza fila, da sinistra: Alessandro Tirelli (1969) Italia, Savino
Angelo Vulso (1968) Italia, Giuseppe Di Nardo (1971) Italia.
Roma - Basilica di San Paolo fuori le Mura
Studentato Romano, 8 dicembre 2012: i nove Studenti di Teologia e i due Tremesandi
vitam haberes
et abundantius haberes
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DICEMBRE 2012
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Anno XCII - N. 4 - 2012
Poste italiane S.p.A. - Sped. abb. post. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, Comma 2 - DCB Roma
La legge tua legge di amore; la legge tua il soave giogo;
la legge tua il refrigerio del cuore tuo, il riposo tuo e la vita tua,
perch messer Ges Cristo venuto in terra acci ,
(Gv 10, 10)
SantAntonio M. Zaccaria, Sermone I
La legge tua legge di amore; la legge tua il soave giogo;
la legge tua il refrigerio del cuore tuo, il riposo tuo e la vita tua,
perch messer Ges Cristo venuto in terra acci ,
(Gv 10, 10)
SantAntonio M. Zaccaria, Sermone I
A tutti i lettori dellEco dei Barnabiti
il vivissimo augurio di un Natale santo
e di un anno di serenit
la redazione dellEco
vitam haberes
et abundantius haberes
01 Ia-IVa di Cop. 4-2012_ECO 13/12/12 12:25 Pagina 1