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Collana delle Vite di

Religiosi Barnabiti Esemplari


Vol. 2

p. Mauro Regazzoni, B.ta

VITTORIO MARIA DE MARINO:


UN MEDICO VENERABILE SULLE
ORME DI UN MEDICO SANTO
Intervista in 4 puntate
SPIRITUALITÀ BARNABITICA

UN MEDICO VENERABILE
SULLE ORME DI UN SANTO MEDICO
Tra le opere di misericordia corporale vi è la assistenza agli ammalati e in questo settore si è
distinto un barnabita, che sulle orme del fondatore si è perfezionato nella vita spirituale a tal
punto da essere stato riconosciuto dalla Chiesa venerabile, e che, a differenza del fondatore, ha
potuto esercitare l’arte medica a servizio dei poveri. Parliamo del padre Vittorio Maria De
Marino, nativo di Villaricca, il cui corpo è custodito nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni
Evangelista a S. Felice a Cancello in provincia di Caserta. Lo vogliamo incontrare e interrogare
per saperne di più sulla sua vita.

Intervistatore: Carissimo Padre, ti ha offerto alcuni spunti di riflessione no: “Quando saremo morti noi, ti
disturbo? intriganti per la mia stessa vita spiri- farai Barnabita”. Non mi restò che
Vittorio De Marino: La pace sia tuale, posso ora fare la stessa cosa obbedire. Per fortuna il padre Gae-
con te amico mio. Non mi disturbi con te? tano Sergio mi confortò non poco
affatto. Anzi, disturbami pure quanto VdeM: Se ti può essere utile, per dicendo: “Stai tranquillo, un giorno
vuoi; sono qui a tua disposizione. me va bene. Tuttavia, sappi che non sarai Barnabita”. Mi feci coraggio e,
I: Sai, durante una mia visita alla sono santo, sono solo venerabile. forte di questa promessa – forse la
comunità dei barnabiti di S. Felice a I: Meglio ancora. Così possiamo cosa potrebbe apparirti sciocca fino
Cancello sono entrato in chiesa e ap- vedere cosa fare perché possa essere alla stoltezza, ma non fu così per
pena all’ingresso, sulla destra, mi so- iscritto anche tu in quel “libro”… ma me –, mi buttai nello studio, laure-
no trovato davanti alla tua tomba e solo se ti può fare cosa gradita. andomi in medicina e chirurgia. For-
ho avuto tra le mani una immaginet- VdeM: Ricordalo! L’essere ricono- se lo feci anche per ragioni di ne-
ta con il tuo ritratto, in cui, dopo al- sciuto canonicamente santo è solo cessità famigliari, ma sentivo che la
cune brevi note biografiche, vi è una per la maggior gloria di Dio, non per mia strada andava in quella direzio-
preghiera per chiedere la tua inter- la mia. Io sono nulla, Dio è tutto! ne: il sollievo delle sofferenze fisi-
cessione presso il Signore, perché I: Anche questa l’ho già sentita. che. Ma intanto andava consolidan-
conceda la grazia che più sta a cuo- Pazienza. Cominciamo? dosi anche il bisogno di alleviare le
re. Ma chi sei? VdeM: Va bene. Ma
VdeM: Vuoi sapere chi ero o chi sempre e solo per la mag-
sono ora? gior gloria di Dio.
I: Perché, c’è differenza?
VdeM: Certamente. Prima ero nel la vita
tempo, sottoposto allo scorrere dei
giorni, all’invecchiamento e al depe- I: Senza entrare trop-
rimento del corpo; e per quanto mi po nelle tue origini, posso
dessi da fare, non potevo guadagnare chiederti dove e quando
un giorno di più di vita e non potevo sei nato e quando desi-
riempirla o trattenerla a mio piaci- derasti farti religioso?
mento. Poi ho capito che solo per- VdeM: Sono nato nel
dendola avrei potuto averla, la Vita, e 1863 a Villaricca, ma al-
mi sono dato da fare in questa dire- lora si chiamava Panico-
zione, cercando di spenderla nel mo- coli – Panecuòcole in
do migliore e ora sono dove il tempo napoletano – in provin-
non ha più alcun senso e la mia vita cia di Napoli, e ho pen-
ha trovato la vera pienezza di signifi- sato di farmi religioso
cato, il suo totale appagamento, la quando ancora studiavo
sua vera felicità. all’“Istituto Bianchi” di
I: Mi sembra di aver già sentito Napoli retto dai Padri
questi discorsi. Sai, tempo fa ho in- Barnabiti. I miei genitori
contrato Francesco Saverio Maria però si opposero, perché
Bianchi, che la Chiesa ha iscritto avevo una sorella infer-
nell’albo dei santi, e ho voluto “in- ma e bisognosa di assi-
tervistarlo” per conoscerlo e farlo stenza, come lo erano foto giovanile di Vittorio De Marino conservata
conoscere meglio. Visto che ciò mi anche loro e mi diceva- nella sua casa natale a Villaricca

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sofferenze morali e spirituali. Con- I: Ho saputo che hai conosciuto VdeM: Se sia francescano o meno
sapevolmente o meno, le due stra- S. Giuseppe Moscati. Mi hanno detto non lo so… A me pare che sia stato
de, quella di medico e quella di che aveva grande stima di te… come un impulso dello spirito a seguire let-
sacerdote, che sembravano viaggia- l’avevano anche molti altri. teralmente il Vangelo.
re parallele e mai destinate a unirsi, VdeM: Forse è perché facevo bene I: A quanto ho sentito il tuo cam-
alla fine… il medico e questo mi conforta mol- mino verso il sacerdozio è stato piut-
I: Già alla fine si sono unite in una to, perché… sai non era affatto faci- tosto veloce.
unica via di santificazione. Dopo la le. Quante sofferenze… Spesso mi VdeM: In effetti è così. Forse in
laurea che hai fatto? recavo all’Ospedale della Vita dove considerazione della mia età i supe-
erano ricoverati tutti gli riori hanno ottenuto di abbreviarmi
infermi di malattie conta- le tappe, facendomi ordinare sacer-
giose come la sifilide, la dote nel 1913 dopo aver finito gli
tubercolosi, il tifo… studi teologici a Roma, prima di
I: Questo e dalle testi- emettere la professione solenne dei
monianze rese sappiamo voti religiosi nella chiesa di S. Maria
che venivi chiamato a di Caravaggio a Napoli nel 1914.
consulto anche fuori Na- I: Poi nel 1916 i superiori ti hanno
poli e molti hanno atte- affidato due incarichi delicati: Prepo-
stato che godevi fama di sto e Maestro dei Novizi a S. Felice a
ottimo medico, sia per la Cancello.
tua scienza, la tua pre- VdeM: Già, un ritorno a casa, si
parazione in campo me- può dire, ma con quale responsabili-
dico, sia per essere stato tà sulle spalle!
medico e uomo di gran- I: Padre Felice Fioretti, allora Assi-
de carità. stente Generale, ritenne che tu fossi
VdeM: Questo mi con- già maturo per assumere un ufficio
fonde non poco… ma se tanto importante e delicato di Mae-
così è riconosciuto, lo stro dei Novizi; e so che alle tue cure
sia sempre per la mag- furono affidati religiosi come Vincen-
gior gloria di Dio. zo Cilento, che si è poi distinto nel
I: Quando hai potuto mondo della letteratura classica per
realizzare il tuo deside- la traduzione delle Enneadi di Ploti-
rio più segreto… no, o Luigi Maria Grassi, più tardi ve-
VdeM: Bé, segreto mi- scovo di Alba. I testimoni dicono che
ca tanto. Diciamo più sei stato un religioso di grande sem-
grande e profondo… Ho plicità, prudenza ed esemplarità nel-
potuto farlo nel 1909, a le virtù.
47 anni, dopo la morte VdeM: Ho cercato di fare del mio
il venerabile p. Vittorio De Marino ritratto negli dei miei genitori e subito meglio; ma le spine non sono man-
anni della sua maturità dopo i funerali di mia so- cate, e anzi si sono moltiplicate e
rella Aspasia. Fu grande rese più acute dopo, quando fui tra-
il mio dolore per una tale sferito ad Arpino nel 1922, dove era
VdeM: Ho fatto quello per cui mi perdita, ma la consolazione di poter stata fissata la sede della Scuola
ero laureato: mi sono dedicato ai rispondere sì alla chiamata di Dio Apostolica, trasferita lì da S. Giorgio
malati e non solo alle malattie; tutta- non fu meno grande. Mi stavo prepa- a Cremano. I ragazzi mi hanno mes-
via, se una cura speciale l’avevo, era rando da tempo, studiando teologia so a dura prova…
per i poveri e per le suore, special- nei pochi momenti liberi che avevo. I: È vero. I testimoni però dicono
mente quelle fondate da S. Caterina Ho chiuso casa mia, consegnando le che i ragazzi abusavano della tua
Volpicelli, le Ancelle del S. Cuore, chiavi a una signora, amica di fami- bontà. Ciononostante, avevano tutti
ma anche le suore Elisabettine e le glia, e sono partito per S. Felice a molta stima di te, tanto i religiosi
Stimmatine. Cancello. Pensa che appena ho varca- quanto gli apostolini.
I: Alcuni testi hanno detto che per to la porta di quel noviziato, era tanta VdeM: Ti ringrazio. La mia espe-
le visite ai poveri ti servivi della sa- la mia gioia, che mi sono tolto l’oro- rienza ad Arpino però è durata poco:
crestia della Parrocchia di S. Maria logio d’oro con la catena e l’ho con- un anno solo. Forse i superiori hanno
della Provvidenza alla Salute in Na- segnato nelle mani del superiore: vo- avuto pietà di me e, vedendo la mia
poli, dove era parroco don Filippo levo spogliarmi di ogni cosa e quello incapacità, mi hanno liberato da un
Romano. fu il primo passo, forse simbolico, ma tale peso. Alla fine, nel 1923 ritornai
VdeM: Sì, è vero. Mi portavo in per me molto importante e significati- a Napoli in S. Maria di Caravaggio,
parrocchia per la messa quotidiana vo di chi volevo essere veramente. dove rimasi fino al 1925 e di qui
e poi passavo in sacrestia, che di- I: Non so che dire… Mi hai sorpre- nuovamente a S. Felice a Cancello;
ventava un ambulatorio per qualche so. Un tale gesto ha un non so che di poi di nuovo ad Arpino, come inse-
tempo. francescano… se posso azzardare! gnante nel ginnasio inferiore; quindi

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nuovamente a Napoli in S. Maria di mo esempio dei padri Alessandro di Caravaggio dal 1923 al 1925. An-
Caravaggio, dove mi sono dedicato Sessa e Luigi Patritti. zi, fu messa a dura prova questa sua
alle confessioni, sia in chiesa che in I: Altri ti ricordano affabile e sorri- virtù da alcuni confratelli, che mai
diverse comunità religiose. dente, tranquillo, sereno; altri ancora riconobbero in lui la virtù di una pa-
I: Non c’è che dire, i superiori ti come un “vir iustus et simplex”. zienza, che era stata ben temprata
hanno fatto fare un bel giro… di ta- T: Era sempre affabile, sorridente in relazione a caratteri poco facili
rantella. nel salutare ogni sorta di persone e ad arrendersi a disposizioni sia della
VdM: Nell’ottobre del 1928 fui quando incontrava qualcuno sentiva legge scritta come dell’interpretazio-
nuovamente destinato a S. Felice a come un dovere e un bisogno di to- ne dei superiori.
Cancello, ma i disturbi che già da gliersi il cappello e inchinarsi umil- I: Qualcun’altro ha visto in te la
tempo mi assillavano si sono aggrava- mente. Interrogato perché si compor- “semplicità infantile”.
ti a tal punto che mi hanno trasporta- tava così verso tutti, rispondeva: Io VdeM: Questo non significa che
to d’urgenza a Napoli nell’“Istituto vedo scritto sulla fronte di tutti il no- fossi uno sciocco, ma semplicemente
Bianchi” dove ho chiuso la mia gior- me di Gesù. Era anche sua abitudine che non vedevo secondi fini nell’agi-
nata terrena il 16 luglio 1929. inginocchiarsi per chiedere la bene- re del prossimo e non mettevo se-
I: Ti ringrazio di avermi parlato un dizione per l’indomani al superiore condi fini nel mio agire, anche se ciò
poco della tua vita. della casa e quando partì da S. Felice mi procurò qualche difficoltà con le
VdeM: Se sei soddisfatto posso an- a Cancello, a chi lo accompagnava autorità civili.
dare, allora! alla stazione ferroviaria, nell’atrio I: Già, è vero! Ora che mi ci fai
I: Ma no, ma no, Non credere di della biglietteria stava per inginoc- pensare, lo ricorda anche qualche te-
cavartela con così poco. Ti prego di chiarsi per chiedere la benedizione stimone.
scusare la mia impertinenza... Pensa- e, se non fosse stato trattenuto, senza T: Durante la prima guerra mon-
vo però di poter conoscere qualcosa alcun rispetto umano certamente diale qualcuno, non si sa chi, gli re-
di più della tua vita “interiore”… se l’avrebbe fatto. Era rifles-
così vogliamo dire. sivo, ponderato nel par-
VdeM: Mi sto accorgendo che, lare e nello scrivere.
dandoti retta, mi sono messo in un Non consta che abbia
bel ginepraio. Comunque… cosa proferite parole men che
vuoi sapere? prudenti e sagge. Rifug-
giva qualunque ombra di
medico e religioso ostentazione e di finzio-
ne; rimproverava la bu-
I: Perché non mi parli un poco gia, che per lui era in-
del tuo carattere? Da certi testimoni concepibile, ma lo face-
sono venuto a sapere che avevi un va con un fare paterno e
temperamento per così dire… piut- semplice.
tosto vivace, o per essere più precisi VdeM: Sì, vedere im-
“sensibile”. pressa sulla fronte di chi
VdeM: Ah! Sì, ero quel che si po- incontravo per strada il
teva dire… un peperino, forse un nome di Gesù mi aiutava
po’ fumantino. Ma ho saputo con- non solo a vincere la dif-
trollarmi. fidenza, ma anche l’in-
I: È vero, lo ricordano anche alcu- differenza; mi aiutava ad
ni testimoni. aprire il cuore…
T: Riceveva talvolta delle parole I: Qualcuno ha visto in
ingiuriose, che egli sentiva fortemen- te un religioso dotato di
te, poiché era di temperamento sen- profondo discernimento.
sibile, ma si dominava in modo com- T: Non sosteneva mai
pleto. Anche nelle contrarietà era pa- le sue ragioni in qual- Villaricca - particolare del monumento in bronzo
ziente, equanime, senza dare scatto siasi discussione, ma realizzato nel 2003 dallo scultore Mario Ricciardi
di poca temperanza. Era riuscito a volentieri accoglieva il e collocato davanti alla casa natale di padre
dominarsi a tal punto da non far ap- parere di altri, quasi da Vittorio
parire ad altri lo sforzo che egli face- sembrare senza alcun
va per essere sempre dolce, mansue- parere personale; ma,
to con tutti. Scopersi il segreto di quando lo si trattatava a tu per tu, galò una cartolina di quelle denomi-
questa sua mansuetudine, quando dimostrava subito quel discernimen- nate “disfattiste”, che poi egli inviò a
nella sua stanza trovai non solo sullo to che egli poneva in ogni questio- un ufficiale dell’esercito che era stato
scrittoio, ma anche dietro la sua por- ne, specialmente su argomenti spiri- ospite dei Barnabiti nel loro collegio
ta d’ingresso la scritta: Jesus autem tuali. Ebbe modo di esercitare molto di S. Felice a Cancello. Quell’ufficia-
tacebat. questa sua virtù nella vita di comu- le lo denunciò alle autorità preposte
VdM: Ho avuto dei buoni maestri. nità, soprattutto nei due anni in cui e il pretore lo chiamò a discolparsi
Infatti avevo davanti agli occhi l’otti- fu preposto del collegio di S. Maria dall’accusa di disfattismo. Il padre ri-

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mase alquanto stupito dell’accusa e la accompagnò. Trasfuse tale speran- tristezza! E io mi sono trovato a con-
riuscì a far comprendere al pretore za nel prossimo e soprattutto nei ma- tatto con questi problemi “seconda-
che in alcun modo aveva avuto in- lati e negli afflitti. Ne fa fede l’episo- ri”, indiretti quanto si vuole, ma al-
tenzione di offendere le autorità e dio che lo vide protagonista durante trettanto micidiali e mortali, senza
neppure lontanamente aveva inteso la “spagnola”, visitando pieno di ze- sapere a volte che fare. Ho cercato di
fare del mio meglio, secondo anche i
suggerimenti che il Signore dava alla
mia mente e al mio cuore. Mi sono
fidato e affidato a Lui.
I: I testimoni, però, dicono anche
qualcosa che ci porta a scoprire il
tuo rapporto con Dio.
T: Come religioso fu un’anima tut-
ta raccolta con la mente e col cuore
alla presenza di Dio; rivolgeva il suo
amore al Signore nella celebrazione
della S. Messa, nell’amministrazione
dei sacramenti, nei suoi discorsi e
anche nelle conversazioni. Conservò
una costante e completa conformità
al divino volere, poiché anche nelle
contrarietà e malattie egli adorava la
volontà divina. Ha inculcato lo spiri-
to di riparazione per le offese che si
recano al Signore.
VdeM: Sono profondamente com-
mosso e grato a Dio per questo rico-
noscimento; ma ancora una volta
non posso che sottolineare che ha
fatto tutto il Signore. Ho cercato di
stare sempre alla presenza del Signo-
re, unito alla sua volontà, e di mette-
re a frutto le opere di misericordia
non solo corporali, ma anche spiri-
tuali, così come l’arte medica e il sa-
cerdozio me ne davano la possibilità.
Devo riconoscere che il Signore mi
ha concesso molto e attraverso di me
Villaricca - Fonte battesimale, sul lato sinistro dell’altare della parrocchia di ha potuto operare a favore dell’uo-
S. Maria dell’Arco, in cui Vittorio De Marino è stato battezzato il 7 giugno 1863. mo, ma quanto sia grande il mio
Lo ricorda la lapide marmorea, collocata nel 1963, cento anni dopo la nascita contributo non lo posso dire certa-
del venerabile. L’iscrizione italiana recita: IN QUESTO SACRO FONTE / IL
mente io.
7 GIUGNO 1863 / P. VITTORIO DE MARINO / BARNABITA / SERVO DI DIO /
FU RIGENERATO ALLA GRAZIA / IN MEMORIA / 7 GIUGNO 1963
I: Ma lo hanno riconosciuto i testi-
moni. Ritorniamo per un attimo an-
cora alla tua arte medica: toglimi una
curiosità! Dopo essere diventato sa-
essere connivente con il disfattismo, lo gli ammalati, confortandoli ed ec- cerdote, hai avuto ancora opportuni-
Il pretore, anche dalle informazioni citandoli nella speranza del premio tà di esercitare l’arte medica?
raccolte, riconobbe alla fine la buo- della vita eterna. VdM: Quanto alle visite mediche,
na fede del S.d.D, la sua semplicità e VdeM: Sai, le guerre non sono so- solo saltuariamente purtroppo; il
schiettezza e diede il non luogo a lo battaglie tra due, o più eserciti, più delle volte potevo dare solo
procedere. che combattono tra loro per la con- consigli sanitari, soprattutto a quan-
VdM: Purtroppo quelli erano tem- quista o la difesa di un territorio, a ti tra il clero e il laicato avevano fi-
pi tristi, di grandi ansie e di sospetti. seconda dei punti di vista. Vi sono ducia in me e nelle mie capacità,
I: Tuttavia, proprio in questi tempi coloro che stanno nel mezzo o ai senza sottoporli a visite mediche
così difficili, i testimoni hanno rico- margini e che di armi sanno poco o vere e proprie. Più volte nella sacre-
nosciuto in te una grande fiducia nel- niente, ma che delle armi subiscono stia di S. Maria di Caravaggio a Na-
la Divina Provvidenza. le conseguenze dirette, come colpi poli venivano a espormi i proprio
T: Aveva una fiducia illimitata nel- di cannone, scariche di artiglieria, disturbi fisici e mi chiedevano op-
la Divina Provvidenza e lo dimostrò assalti all’arma bianca; e ancor più portuni rimedi. Io non mi sottraevo
in particolare durante la prima guerra indirette, come la carestia, la fame, alla richiesta, ma prima chiedevo il
mondiale e nel tempo di carestia che le malattie, le epidemie… Quanta permesso al superiore della comu-

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nità di accontentare i richiedenti. Il to, aggiungevo, se richiesto, qualche


superiore mi concedeva volentieri il consiglio medico.
permesso, perché riteneva che com- I: Alcuni testimoni, come il con-
pissi atti di carità. fratello padre Pasquale Scocchera, ri-
I: Vi sono stati alcuni colleghi di cordano però la reazione dello stesso
S. Felice a Cancello, però, che non professor Falcone.
furono tanto felici di questo tuo modo T: Ricordo benissimo che il Prof.
di agire… e scrissero addirittura al Falcone si mostrò assai meravigliato e
Presidente dell’Ordine dei Medici a fortemente indignato contro i medici
Napoli, il professor Falcone, per in- del Mandamento e rispose loro non
viare una formale protesta con l’ac- soltanto rimproverandoli di aver osato
cusa di esercizio abusivo della pro- agire contro una persona di così gran-
fessione medica in quanto sacerdote. de stima, quale era il P. Dott. De Mari-
VdM: Sì, è vero. Questo corrispon- no, ma anche mettendo in rilievo quel-
de al vero e mi ha amareggiato non la riconoscenza che avrebbero dovuto
poco, soprattutto perché lo fecero avere per colui il quale li aiutava nel
nel tempo in cui infieriva l’epidemia compiere un dovere che per essi spes-
chiamata “spagnola”. Allora, io pas- sissimo diventava impossibile, dato il
savo tra gli ammalati e, se come sa- numero rilevantissimo degli ammalati,
cerdote cercavo di dare loro confor- per i quali il S.d.D. si prodigava senza

Vittorio De Marino nacque a Villaricca (NA) il 7 giugno 1863, frequentò


l’Università di Napoli, laureandosi in medicina nel 1887 a 24 anni; molto
legato ai padri Barnabiti del Collegio Bianchi di Napoli, suoi educatori, sentiva
chiara la chiamata di Dio alla loro vita consacrata; ma la situazione familiare
non gli permise questa scelta, per 23 anni assisté finanziariamente e come
medico curante, i genitori e poi la sorella ammalata di cancro per lunghi anni.
In quegli anni si dedicò ad una intensa opera benefica aiutando e curando
gli umili ed i poveri del quartiere napoletano in cui abitava; nell’ambulatorio
parrocchiale e nelle loro case, sia nel suo studio, sia in ospedale; si sacrificò
fino all’inverosimile per loro, portava egli stesso le medicine e dove era
necessario, lasciava di nascosto i soldi per comprarle, accompagnando il tutto San Felice a Cancello - Monumento
da un conquistante sorriso. in bronzo che rappresenta Vittorio
Dopo la morte della sorella, nel 1910 il dott. De Marino entrò a 47 anni De Marino con la borsa del suo
nel noviziato dei padri Barnabiti a S. Felice a Cancello (Caserta), professando medico che si trova in piazza Padre
qui i voti religiosi. Le virtù dimostrate come dottore e benefattore del popolo, Vittorio De Marino, nei pressi della
divennero l’ammirazione e l’esempio per i suoi confratelli; venne ordinato chiesa di S. Giovanni Evangelista. La
sacerdote a Roma nel 1913. statua, opera dello scultore italiano
Il suo primo campo di ministero sacerdotale fu proprio S. Felice a Cancello, Francesco Zaccaria, è stata inaugurata
con missioni predicate al popolo, ritiri per il clero e le suore locali e tanto nel 2001
tempo trascorso al confessionale.
Nel 1916 fu nominato superiore, poi la casa venne requisita ed occupata
dai soldati, impegnati nella Prima Guerra Mondiale, intanto il paese era rimasto tregua e con personale sacrificio. La
senza assistenza medica; padre Vittorio Maria De Marino tornò a mettersi al stessa autorità civile respinse il ricorso,
servizio di tutti anche come medico, sia in paese che nelle campagne, di riconoscendo in lui semplicemente
giorno e di notte, specialmente durante la famigerata epidemia detta “spagnola” un’operatore di carità verso i malati bi-
che fece tantissime vittime in quegli anni. sognosi: una carità che non ledeva il
Ma il suo destino non era quello di rimanere a S. Felice, nel 1922 fu nomi- diritto degli altri medici, perché erano i
nato rettore della nuova Scuola Apostolica dei Barnabiti ad Arpino; nel 1924 malati o i loro parenti che gli doman-
divenne superiore della Casa di S. Maria di Caravaggio, posta nel centro di davano consigli e rimedi, avendo in lui
Napoli, in Piazza Dante. una grande fiducia come medico e co-
In seguito, sempre docile, disponibile, sereno, paziente ed instancabile, fu
me religioso di santa vita.
di nuovo a S. Felice a Cancello, ad Arpino e Napoli con la predicazione e
con l’apostolato delle confessioni. I: Vi sono altre testimonianze si-
Morì a Napoli nel Collegio Bianchi, benedetto e stimato come un santo il gnificative.
16 luglio 1929; nel 1954 il suo corpo venne trasferito nella chiesa barnabita T: Molte volte passava intere gior-
di S. Felice a Cancello e nello stesso anno vennero iniziati i processi per la nate senza prendere cibo nelle visite
sua beatificazione. continue agli ammalati e tornava stan-
Il 12 dicembre 1992 è stato dichiarato venerabile da Papa Giovanni Paolo II. co e sfinito a tarda ora. Non è possibi-
le classificare ed enumerare gli atti di
Antonio Borrelli misericordia spirituale, perché tutta la
sua vita è stato un atto continuo e fer-

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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

che, dal quale si era recato per prati-


cargli la puntura, lo scacciò via in mo-
do brusco e il S.d.D. fece un inchino e
si ritirò come se niente fosse.
I: Mi pare che qualcuno ebbe da
ridire anche sul tuo ruolo di superio-
re e lo fece in un modo che dire vil-
lano è veramente poco.
T: Una volta trovò in sagrestia una
lettera diretta al Superiore generale,
nella quale si muoveva contro di lui
l’accusa di inettitudine come superio-
re del collegio e gli si dava anche
dell’imbecille. Letta la lettera, il S.d.D.
la chiuse e la spedì al destinatario sen-
za dare segni di risentimento o di tur-
bamento di sorta.
VdM: Vita comune, maxima poeni-
tentia ha detto qualcuno.
I: Un “orticello” ben intricato quel-
la comunità. Ma a quanto pare non
solo l’“orticello” interno ti ha dato
problemi. Ti ricordi di Arpino? Ti ri-
cordi cosa ti chiesero?
VdM: Sì, mi chiesero di andare a
benedire i campi infestati dai bruchi.
Niente di speciale. Non mi sembra il
caso di andare a disturbare i… bruchi.
I: Non mi pare cosa di così poco
conto, visto che a quel tempo avevi
già seri problemi di salute. Ma sen-
tiamo cosa dicono i testimoni a que-
sto proposito.
T: Ad Arpino, negli ultimi anni della
sua vita, già malandato in salute, fu ri-
chiesto dai contadini della zona di re-
carsi a benedire i loro campi infestati
dai bruchi. Egli a dorso di mulo si recò
in quelle campagne, sopportando cin-
que o sei ore di cavalcatura e ritornan-
do a tarda ora di notte, stanco e sfinito,
San Felice a Cancello - Tomba del p. Vittorio. I resti del venerabile De Marino senza mostrasi per nulla impaziente;
si trovano sul lato destro dell’ingresso alla chiesa di S. Giovanni Evangelista anzi, era contentissimo di avere soddi-
dove furono trasferiti dal cimitero di Poggioreale (Napoli), il 2 maggio 1954. sfatto i desideri di quei contadini.
L’iscrizione italiana recita: “ALLA VENERATA MEMORIA DEL VENERABILE /
I: Medico, religioso, sacerdote e
P. VITTORIO M. DE MARINO BARNABITA / DA L’ARTE MEDICA / ATTRATTO
ALLA VITA RELIGIOSA E SACERDOTALE / VI PROFUSE GENEROSAMENTE
anche agricoltore… il Signore ti ha
I TESORI DEL SUO GRAN CUORE / CONFRATELLI - AUTORITÀ - POPOLO /
messo proprio alla prova.
NELLA TRASLAZIONE DELLE SUE SPOGLIE MORTALI IN QUESTO TEMPIO / VdM: Sì, ma tutto questo è stato
GIÀ CAMPO DELLE SUE FATICHE APOSTOLICHE / DEDICANO / 1863-1929 - per amore.
1954/02/05. La chiesa barnabitica di S. Giovanni Evangelista. La chiesa e I: Carissimo, ora sospendiamo il
l’annesso convento hanno svolto un ruolo fondamentale nella vita di Vittorio nostro incontro: è tardi, devo andare
De Marino che ivi trascorse l’intero anno di noviziato e durante il suo primo a celebrare la S. Messa.
anno di sacerdozio ne divenne superiore VdM: Ricordati con chi hai a che
fare: non si può scherzare con lui.
Ciò che ti da, poi te lo chiede. Ti da
voroso di misericordia spirituale verso T: Sopportò con tranquillità anche tutto il suo amore, per poi chiederti
gli afflitti, i malati e i bisognosi. ingiurie e umiliazioni. Sempre a dispo- di amarlo e di amare tutti senza pre-
I: E dicevi di fare il medico saltua- sizione di tutti, verso i confratelli era ferenze e senza riserve. Arrivederci.
riamente…. Altri testimoni hanno os- premuroso della loro salute fisica, pra- I: A presto e… lo terrò a mente e
servato che dimostrasti una grande ticando loro anche i rimedi idonei alla nel cuore. Grazie!
fortezza d’animo durante la visita e salute. Tuttavia, un confratello, amma-
la cura degli ammalati. lato e bisognoso di iniezioni ipodermi- Mauro Regazzoni

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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

VITTORIO MARIA DE MARINO:


UN MEDICO VENERABILE SULLE ORME
DI UN MEDICO SANTO (II)
Proseguiamo nella nostra intervista al venerabile medico Vittorio Maria De Marino, sondandone
la vita sacerdotale e l’esercizio delle virtù di fede, speranza e carità.

Intervistatore: Carissimo Padre, conferenze in comunità esponeva i za di Dio, rivolgeva il suo amore
eccomi ancora di nuovo a voi. Mi hai misteri della fede con semplicità e al Signore nella celebrazione della
detto che potevo disturbarti quando chiarezza. Amava la Parola di Dio, la s. messa e nell’amministrazione dei
volevo e ti prendo in parola. predicava con semplicità, citava la sacramenti. In particolare, nella recita
Vittorio De Marino: Carissimo fi- Scrittura con molta unzione e sempre del breviario in maniera attenta, de-
glio… bentornato. Sia lodato Gesù in senso appropriato. gna e devota.
Cristo. Certamente. Non ritiro la pa- Ha alimentato lo spirito di fede
rola data. Vedo che non sei un tipo di con la preghiera orale e mentale. An-
molti convenevoli. Anche oggi i tem- che per la strada sembrava raccolto
pi stringono? Pazienza... Cosa vuoi in preghiera e alla presenza di Dio,
sapere questa volta? tanto da edificare le persone che in-
I: Hai ragione e ti chiedo scusa, contrava.
ma qui sulla terra il tempo sembra I: Un testimone ricorda un episo-
che non basti mai e anche quel poco dio alquanto singolare riguardo alla
pare sfuggire come la sabbia tra le di- tua preghiera.
ta. Che vuoi farci? VdM: Non dirimi che è quello di
VdM: Ti capisco. Ci sono passato quando ero a cavallo… durante le
anche io. Ma sai che ti dico: è una missioni rurali!
scusa bell’è buona. Una giustifica- I: Non riesco proprio a sorprender-
zione confezionata su misura per le- ti! Vero?
nire i sensi di colpa nei confronti del T: In un giorno di pioggia, mentre
nostro prossimo e… perché no! an- era a cavallo per portare il santo via-
che di Dio stesso… Però noi preten- tico a un morente, si raccolse in pre-
diamo da Dio e dagli altri che abbia- ghiera al ss. Sacramento che portava
no più tempo per noi… con sé, rimanendo talmente assorto
che perdette per strada la coperta
il sacerdote che aveva sulle ginocchia, il mantel-
p. Vittorio De Marino lo e l’ombrello. Non si accorse affat-
I: È vero. Ci rifletterò meglio e spe- to di aver perduto questi indumenti
ro di emendarmi…. Ma ritorniamo a fino a quando non gli furono portati
noi. La volta scorsa mi sono sofferma- L’ho sentito predicare nel giorno di a casa dal contadino che lo seguiva a
to in particolare sulla tua esperienza Giovedì santo e rimasi ammirato del poca distanza.
di medico, oggi vorrei sapere qualco- fervore della sua parola e della forma I: Non so che dire!
sa di più sulla tua esperienza nel mi- facile e accessibile a tutti, senza ombra VdM: È meglio!
nistero sacerdotale. di pretesa alcuna e senza ostentazione I: Continuiamo con le testimonianze.
VdM: Cosa vuoi sapere: se dicevo di cultura, parlando quasi familiarmen- T: Nel sacramento della Penitenza
bene la messa? Se predicavo in ma- te e con profonda convinzione. e nella predicazione certamente pra-
niera ortodossa? se pregavo bene il Mi consta che ha zelato la conver- ticò e inculcò lo spirito di riparazio-
breviario? sione dei peccatori e suppongo che ne per le offese che si fanno al Signo-
I: Anche, ma non solo. I testimoni ha pregato anche per la conversione re e senza dubbio ebbe zelo per di-
mi possono aiutare in questo. Senti degli infedeli ed eretici. fendere la carità verso Dio.
che cosa dicono di te. Era edificantissimo nella celebra- Era devoto all’Angelo custode, tan-
T: Stimava grandemente il dono zione della s. messa, nella recita del- to che egli, camminando per strada,
della fede, conosceva profondamen- l’ufficio, nel pregare e in modo parti- non andava rasente al muro, perché
te le verità teologiche e le meditava, colare nell’adorazione a Gesù sacra- – diceva – doveva dare la destra al
ne faceva oggetto di prediche e di mentato. Fu un’anima tutta raccolta suo Angelo custode. Altresì era devo-
missioni al popolo. Quando teneva con la mente e col cuore alla presen- to al santo fondatore e ad altri santi e

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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

sante, come s. Giuseppe e s. Vittorio, predicare e il suo linguaggio ispirava I: Ti vedevano sempre sorridere e
di cui portava il nome; ma anche alle una grande fede. Esortava a pregare mai dire no! Ma come facevi?
anime del Purgatorio, raccomandan- per la conversione dei peccatori, a T: Il Padre De Marino era sempre
do la confessione e la comunione meditare la passione di Gesù e a pra- sorridente e soleva salutare con que-
come il migliore mezzo di suffragio ticare la Via Crucis. Egli nel mese di ste parole: Tutti i riguardi. Gli sem-
per le anime dei defunti. Diceva che
con piccoli sacrifici possiamo vuota-
re il Purgatorio. Aveva una devozio-
ne molto fervida alla Madonna, ne
esaltava le virtù con molto slancio,
riportando spesso esempi molto effi-
caci, recitava quotidianamente il ro-
sario, anche per strada.
I: A proposito della Madonna…
Una testimone ha raccontato che ad
Arpino la ponesti come “superiora”
della comunità delle suore Angeliche.
Senti cosa dice.
T: Ad Arpino mancò la superiora
locale delle suore Angeliche per tre
mesi e ciò fu significato al S.d.D. con
un lamento. Egli prese una sedia e
disse: Mettetela in mezzo a voi; nes-
suna di voi deve usarla per sedersi e
pensate che vi siede la Madonna co-
me vostra superiora. Fu eseguito il suo
consiglio e la comunità si comportò
in modo esemplare, tanto da suscitare
ammirazione anche nella superiora
generale, che era la Madre Giovanna
di Gesù Eucaristia Bracaval.
VdM: Dove la trovi una superiora
migliore di Lei?
I: Come vedi ti riconoscono come
sacerdote attento e premuroso; ma
ricordano anche qualcosa d’altro.
VdM: Che cosa? Devo preoccu-
parmi?
I: No, stai tranquillo. Senti che co-
sa ha detto qualcuno. Beato Angelico: Il discorso della montagna - p. Vittorio M. De Marino amava
T: Come dottore, spesso parlava la Parola di Dio e la predicava senza ostentazione di cultura, parlando quasi
con le persone che venivano in suo familiarmente e con profonda convinzione
contatto, dei principi della fede e in
particolare, servendosi della sua pro-
fessione medica, cercava di dare ai novembre praticava tale esercizio con brava una mancanza di riguardo
miscredenti il dono della fede; e qua- i fedeli e anche da solo. Le sue predi- il dire di no, tanto che la risposta
si sempre riusciva nello scopo. Egli che sulla passione di Gesù commuo- abituale era sì, anche quando non
infondeva il più grande conforto e la vevano fino alle lacrime. Tenne anche avrebbe potuto essere consenziente.
più viva speranza della vita eterna, in una missione al popolo in provincia Poi con bel garbo faceva comprende-
particolare agli afflitti, ai malati e ai di Salerno e, se destò meraviglia, an- re le eventuali difficoltà e spesso ot-
moribondi. La prima medicina che gli cor più ottenne innumerevoli conver- teneva che lo stesso interlocutore si
somministrava, era di eccitarli a spe- sioni di persone, che da anni non si convincesse per una soluzione diver-
rare in Dio e a pregare per ottenere la accostavano più ai sacramenti; addi- sa, più conveniente e giusta.
grazia di vivere una vita esemplare rittura richiamò alla fede e a Dio un VdM: Come vedi ti hanno risposto
per meritarsi la felicità del Paradiso. vecchio sacerdote, che si era allonta- i testimoni.
Ha inculcato la virtù della speranza e nato dalla vita cristiana.
la misericordia divina negli afflitti e Ugualmente, sapeva attrarre i bam- il padre maestro
sventurati, sia nel confessionale, sia bini con la sua amabilità e il suo sor-
nelle conversazioni private, come pu- riso e, conversando con loro, inse- I: Carissimo padre, a questo punto
re nei discorsi di esercizi spirituali o gnava loro le verità di fede. voglio richiamarti una testimonianza
in altre occasioni. Già sacerdote ve- VdM: Era una gioia per me fare che ti riguarda come padre maestro nel
niva spesso nella mia parrocchia a catechismo ai bambini. noviziato di S. Felice a Cancello. Per

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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

questione di… privacy, come si dice con cui le classiche preghiere di tua vita, ma credo che esso poggi
oggi, non ti dico il nome del testimone. s. Alfonso acquistavano una significa- inevitabilmente sull’esercizio di tutta
VdM: Sentiamo pure. zione sempre nuova di pietà arden- una serie di virtù, a partire da quelle
T: Si era (nel 1920) in un periodo tissima… Una sua predica su Santa teologali, che non possiamo non
tristissimo e squallido nell’immediato Maria Francesca delle cinque piaghe prendere in considerazione. Del re-
dopoguerra. La casa, già povera, ver- fu un capolavoro di semplicità evan- sto ti hanno esaminato proprio su di
sava in estrema strettezza economica. gelica: egli parlava ex abundantia esse per riconoscertene l’esercizio in
P. De Marino ebbe la virtù di non far- cordis, sembrava davvero che in grado eroico e quindi la venerabilità.
ci sentire la penuria. Vibrava nell’at- quella società di santi egli fosse già VdM: Sono un poco timoroso –
mosfera del noviziato una corrente di membro per l’affinità del suo sentire, e…, e va bene, perché no…, sono
santità che faceva capo a lui. Egli irra- del suo operare, del suo credere; in anche un po’ curioso – di sapere che
diava un tal senso di letizia, che ogni una parola: di tutto il suo essere. cosa hanno detto i testimoni ascoltati
sacrificio era lieve; e ci faceva essere VdM: Addirittura! La mia preoccu- anche su questo… perché è questo
spontaneamente e semplicemente vir- pazione cresce. Il tono mi sembra che stai per fare, vero?
tuosi. Nulla mai turbò quella serenità eccessivamente encomiastico. Non ti I: In effetti è così. Tuttavia non te-
che ripeteva da lui la fonte segreta. sembra un poco esagerato? Ringrazio mere... ti hanno dichiarato venerabi-
Ognuno di noi ricorda il cenno lieve della lode, ma il merito è sempre sta- le, no? e quindi non dovresti preoc-
con il quale, al primo nostro arrivo ci to del Signore. Bisognava ricordarlo cuparti… Ma penso di sapere che
accompagnò nel corridoio del novi- a quel testimone. cosa ti turba… Pensi che possano
ziato e ci additò la stanza assegnata. I: Dato il tempo che è passato, avere frainteso?
Sentimmo tutti, in quel gesto che un credo che sia già tornato alla Casa VdM: Sai bene che non è facile
nuovo mondo ci si apriva; l’orario del Padre. Magari ti è vicino vicino. conoscere a fondo il cuore dell’uo-
che ci prescrisse, la compagnia che ci VdM: Se lo incontro – poiché, come mo e che cosa lo muove. Neppure
fece, le parole che ci diceva, l’esem- suppongo, è stato un mio novizio –, l’uomo più saggio e santo a questo
pio che ci dava: tutto aveva un suggel- gli farò un ripasso generale sull’eser- mondo conosce fino in fondo il pro-
lo di bellezza e di perfezione. cizio della virtù dell’umiltà. prio cuore. Solo Dio ha questa ca-
pacità... e dunque puoi comprende-
re il mio timore che, se pure hanno
espresso giudizi positivi su di me,
possano aver in certo qual modo
travalicato per eccessiva benevolen-
za e questo potrebbe indurre a non
riconoscere l’azione della grazia di
Dio in me, per attribuirne il merito
solo a me. Puoi immaginare le con-
seguenze di ciò? Rischierei di essere
preso ad esempio, ma forse in alter-
nativa a Dio... Sarebbe veramente
terribile.
I: È un timore che non devi avere,
perché il processo canonico è servito
proprio a questo, a eliminare una
tale possibilità... anche se i fanatici
possono esserci sempre. Bando ai ti-
mori, veniamo al rispetto dei coman-
damenti e alle virtù che ti hanno gui-
dato e in primo luogo parliamo della
Fede. Ecco cosa dicono i testimoni.
T: Fu perseverante nell’esercizio di
tutte le virtù e nell’osservanza della
Pietro da Cortona Angelo custode (dettaglio) - P. De Marino era devoto vita religiosa in modo superiore a
all’Angelo custode, tanto che egli, camminando per strada, non andava tanti religiosi di vita esemplare. En-
rasente al muro, perché – diceva – doveva dare la destra al suo Angelo custode trando in religione in età matura,
portò con sé un corredo ben ricco di
virtù; corredo che egli in religione
VdM: Avverto un non so che di I: Dopo essere stato così paziente, utilizzò e arricchì ancora di più nelle
poetico, che mi commuove e preoc- sii clemente. occasioni offertegli dal ministero sa-
cupa al tempo stesso. cerdotale, dimostrando uno zelo su-
I: Silenzio! Ascolta ancora. le virtù teologali perlativo.
T: Il mio ricordo si appunta sul to- La sua fede era semplice, integra
no e l’accento e il fervore di quella I: Il sacerdozio, dunque, è senza e progressiva; osservava i comanda-
voce dolcissima, leggermente velata, dubbio stato un punto di forza nella menti di Dio con fede teologica e

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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

parimenti le leggi della Chiesa. Era


animato in tutte le sue azioni da
grande fede soprannaturale, che di-
mostrò nelle parole e nelle opere;
nelle conversazioni il suo discorso
versava sempre su cose religiose e le
opere di carità in modo particolare,
erano compiute perché ispirate pro-
prio dalla sua grande fede.
Ha mostrato fortezza nel propagare
e difendere le verità cristiane, tanto
da sembrare possibile che, se l’occa-
sione si fosse presentata, egli avrebbe
sparso il suo sangue per difendere
l’onore di Dio e la fede cristiana.
Nelle difficoltà, anche economi-
che, specialmente durante la prima
guerra mondiale, ebbe una fiducia il-
limitata nella Divina Provvidenza,
non confidò per nulla nelle sue forze,
nel suo ingegno e tanto meno negli
aiuti degli uomini. A proposito della
carestia del tempo di guerra, egli non
si rivolse per aiuti ai superiori e nep-
pure agli amici, ma confidò unica-
mente nella Divina Provvidenza.
VdM: Detto così, è forse un po’
eccessivo. Potrebbe sembrare un atto
di orgoglio, o la presunzione di rite-
nere i superiori e gli amici incapaci
di aiuto. In realtà, i superiori e gli
amici non erano certamente meno in
difficoltà di me. Anche per questo
devo ringraziare ancora di più Dio,
se è stato possibile andare avanti sia
per me che per loro.
I: Come vedi i tuoi timori mi sem-
brano infondati. Quanto alla speran-
za ecco che cosa hanno detto alcuni
testi.
T: Il S.d.D. ebbe una speranza teo-
logica in grado eroico, perché sperò
fermamente di conseguire la vita
eterna e i mezzi per meritarla, po- Caravaggio: Flagellazione di Cristo - Le prediche del p. De Marino sulla
trebbe dirsi contro ogni speranza, in passione di Gesù commuovevano fino alle lacrime
modo particolare per l’ostacolo po-
sto dai genitori alla sua vocazione re-
ligiosa alla quale si sentì chiamato o possono effettivamente chiudersi mente mirò come suprema sua aspi-
fin dall’adolescenza. in se stesse per proteggere… e pro- razione, lavorando instancabilmente
I: Mi sembra che il giudizio sui teggersi. in opere di pietà e di carità a favore
tuoi genitori può indirettamente sem- I: Chiudiamo questa breve paren- di ogni classe sociale.
brare duro nei loro confronti; ma un tesi e ritorniamo al nostro argomento, Fu costante nella vita cristiana,
tuo parente ha testimoniato a loro fa- sentendo ancora i testimoni. esemplare in mezzo ai pericoli del
vore, definendoli onesti e di pii co- T: La speranza teologica era una mondo, che non mancarono. Aveva
stumi e cristiani praticanti. conseguenza necessaria della sua fe- un eterno sorriso sulle labbra e nel
VdM: Ti prego di non pensare ma- de in Dio. Se nella vita secolare visse cuore una calma, una serenità, una
le dei miei genitori. Erano ottime come un religioso, si deve alla viva pace ammirabili e continue. Era
persone e naturalmente erano preoc- speranza di meritarsi il Paradiso. L’es- contento sempre di tutto ed era di-
cupati per mia sorella, che non vole- senza della sua vita e l’unico scopo staccato completamente dall’affetto
vano fosse lasciata sola. A volte, an- della sua vocazione religiosa è stata ai beni temporali, appunto perché
che le persone più amabili, devote e la ferma, inconcussa speranza della la sua speranza mirava ai beni eter-
pie, colpite da dure prove, sembrano vita eterna, alla quale egli costante- ni. La sua speranza della vita eterna

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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

fu per lui un abito sempre più vigo- Amava il prossimo forse più di se
roso; mai si indebolì nelle difficoltà stesso, perché trascurava spesso i
e nelle avversità; e le stesse avversi- propri bisogni per curare quelli degli
tà le sopportava con animo tran- altri. La sua carità spiccatissima era
quillo, sereno, senza dire parola di per gli ammalati poveri, ai quali gra-
lamento. tuitamente prestava la visita medica,
VdM: In certi momenti mi sembra- le medicine e anche il denaro per gli
va proprio di sperare contro ogni alimenti. Ogni fine di mese portava
speranza… Tuttavia, non è che non in cucina un pacchetto di ricette me-
dicessi proprio niente, soprattutto a diche pagate da lui al farmacista per
chi parlava male della religione. i poveri. Sotto ogni ricetta era scritto:
I: È vero. A questo proposito un Resta – De Marino. Voleva dire che
teste lo ricorda chiaramente. era lui a corrispondere il costo del
T: Sentendo dei professionisti par- medicinale. A chi era a servizio nella
lare di cose contrarie alla religione, il casa De Marino diceva di accendere
S.d.D. cercò di convincerli, dicendo: il fuoco con quelle ricette, per non
Come potete vivere e sopportare i farle vedere ad altri. Non è possibile
dolori della vita senza la speranza addurre qui fatti particolari, perché la
della vita eterna? vita del S.d.D. fu un continuo atto di
I: Vi è stato poi chi ti ha posto una carità verso il prossimo sotto ogni
domanda specifica in merito al di- aspetto; perché egli non si distingue-
stacco dei beni, proprio poco prima va per singolarità, ma per fervore e
che tu lasciassi tutto prima di entrare costanza in tutte le sue azioni. Era di
tra i Barnabiti… o sbaglio. un sentimento tenero e compassio-
VdM: No, non sbagli. Certo, però, nevole verso gli infelici ed ammalati,
che hanno buona memoria questi te- ma il suo amore verso il prossimo
stimoni. scaturiva tutto dall’amore verso Dio.
I: Infatti. I: Vi è, però, qualcuno che ha ri-
T: Non era attaccato ai beni terre- Giotto: la virtù della Speranza - Ricco cordato un altro fatto particolare, vi-
ni; aveva una bella casa ed una bella di ogni virtù, il p. De Marino coltivò sto con i propri occhi.
cappella privata, dedicata a s. Giu- in modo particolare quella della T: Un giorno nell’avvicinarsi all’al-
seppe, che aveva lo scopo di far speranza tare per la s. comunione, il S.d.D. la-
ascoltare la messa alla sorella mala- sciò sulla sedia il suo cappello. Gli
ta. Egli lasciò tutto, lottò e vinse. la “Lega Italiana contro la bestem- fu scambiato con un altro malandato
L’esecutrice testamentaria gli doman- mia” e se per strada sentiva qualcuno e sudicio, che egli sorridente prese e
dò se aveva sofferto nel lasciare la bestemmiare, manifestava segni di lo usò senza profferire alcuna parola
casa; egli rispose: Molto, molto ho disgusto e, quando possibile, ammo- di lamento.
sofferto, ma ho vinto. niva il bestemmiatore o recitava ad VdM: Evidentemente chi l’ha pre-
I: Sentiamo ora che cosa dicono a alta voce giaculatorie. so ne aveva più bisogno di me.
proposito dell’esercizio della carità. La sua nota predominante ed ec- I: Carissimo Padre, anche questa
T: La carità verso Dio appariva cellentissima fu la carità verso il volta dobbiamo lasciarci, ma penso
straordinaria, quando viveva ancora prossimo: non vi è dubbio alcuno che tornerò a disturbarti per cono-
nel secolo e senza dubbio la praticò che egli amasse il prossimo unica- scere qualcosa sull’esercizio delle al-
in modo spiccatissimo ed eroico in mente per amor di Dio. Ricordo di tre virtù.
religione. Con la parola e con aver sentito dire che a casa sua distri- VdM: Non avevo dubbi. Credo
l’esempio diffondeva questa virtù nel buiva brodo di carne agli ammalati. che se dovessero riaprire il proces-
prossimo. La sua carità verso so, potrebbero esaminarmi
Dio era un fuoco che riscalda- ancor più a fondo sulla pa-
va chiunque si avvicinava a zienza e soprattutto su quella
lui. Era infiammato di amore che sto esercitando nei tuoi
di Dio, come appariva dal suo confronti!
spirito di orazione quasi conti- I: Non sarebbe una cattiva
nuo, dall’uso frequente delle idea. Ma per questo occorre-
giaculatorie e dall’osservanza rebbe un miracolo. Che ne di-
minuziosissima della legge di ci? Non potresti chiedere… in
Dio, dei precetti della Chiesa p. Vittorio De Marino si impegnava molto Alto?
e degli obblighi del proprio contro la bestemmia e lavorava con zelo per VdM: Tutti i riguardi. Ma
stato, evitando qualunque col- la “Lega Italiana contro la bestemmia”. voi perché non lo chiedete…
pa ed anche imperfezione vo- Se per strada sentiva qualcuno bestemmiare, il miracolo? Sia lodato Gesù
lontaria. Si impegnava molto manifestava segni di disgusto e, quando Cristo.
contro la bestemmia e per possibile, ammoniva il bestemmiatore o
questo lavorava con zelo per recitava ad alta voce giaculatorie Mauro Regazzoni

30 Eco dei Barnabiti 1/2016


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

VITTORIO MARIA DE MARINO:


UN MEDICO VENERABILE SULLE ORME
DI UN MEDICO SANTO (III)
Proseguiamo nella nostra intervista al venerabile medico Vittorio Maria De Marino, sondandone
l’esercizio delle virtù cardinali.

Intervistatore: Carissimo Padre, giudice di me stesso. Forse sarebbe prudenza


posso disturbarti ancora? meglio chiederlo ad altri.
Vittorio De Marino: Oh, buon- I: Lo farò, stanne certo! Ma perché I: Veniamo allora alla prima delle
giorno! Di nuovo qui? Bentornato, pensi di essere il peggior giudice di te virtù cardinali: la prudenza. I testi-
allora; e, certo, puoi disturbarmi an- stesso? moni hanno apprezzato la tua pru-
cora una volta. Su cosa vuoi interro- VdM: Ti rendi conto di cosa mi denza, soprattutto guardando ai tuoi
garmi oggi? chiedi? Di esprimere un giudizio as- uffici di superiore della comunità e di
I: Sai, l’ultima volta ci siamo lascia-solutamente oggettivo su me stesso! maestro dei novizi.
ti sull’esercizio delle virtù teologali. Solo un temerario e uno stolto po- T: Come Maestro dei Novizi e Su-
trebbero farlo a proprio periore fu sempre stimato ad esem-
rischio e pericolo: i frutti pio e formò ottimi soggetti alla vita
più estremi sarebbero religiosa. Dai frutti quindi si arguisce
una tale stima di se stessi la sua somma prudenza nell’eserci-
da indurre alla superbia zio delle sue mansioni.
e vanagloria da una par- VdM: Vuol dire che il Signore ha
te, o a una tale scarsa fatto crescere degli alberi buoni con
autostima da produrre un buon concime.
una forte e distruttiva de- I: Perché dici questo? Perché lo di-
pressione dall’altra. Ma ci di te stesso. Vero?
nell’immediato e tra tali VdM: La formazione è un campo
estremi vi sono grada- delicatissimo. Puoi formare bene,
zioni e sfumature di giu- oppure, sciupare, alterare, guastare,
dizio che in misura di- o addirittura deformare un’anima, se
versa potrebbero produr- non stai più che attento. Mi sentivo
re gli stessi effetti, se non inadeguato, perché ero un medico
addirittura combinando- dei corpi. Tuttavia, ho capito che po-
li. Chi può giudicare se tevo esserlo anche delle anime sul-
stesso, senza cadere in l’esempio del Fondatore, s. Antonio
queste trappole? Sarebbe Maria Zaccaria; e allora non mi sono
meglio non giudicarsi, tirato indietro. Ma sai che fatica!
né giudicare gli altri. I: Sì, non è facile fare il formatore.
Non siamo noi i giudici, Ma sentiamo cosa hanno da dire altri
ma Dio. testimoni.
I: Non hai torto. Di- T: Era riflessivo, ponderato nel par-
ciamo allora che possia- lare e anche nello scrivere. Non con-
mo solo tentare di dare sta che abbia proferito parole men
una valutazione la più che prudenti e sagge, infatti non
obiettiva possibile? amava parlare molto e ogni sua paro-
ritratto ad olio di p. Vittorio M. De Marino VdM: Questo mi sem- la era meditata e pesata; in lui non vi
bra più fattibile… ma so- era affatto finzione o poca sincerità,
no convinto che sullo ma era un uomo schietto, sincero,
Oggi vorrei chiederti qualcosa circa sfondo rimane sempre lo stesso ri- semplice, amante della pietà e con-
le virtù cardinali. schio. Quanto a me, ti posso ribadire trario a mezze misure.
VdM: Va bene. Vuoi sapere se so- solo che ho cercato di esercitare VdM: A che pro dire tante parole,
no stato temperante, prudente, forte queste virtù con tutte le mie forze e se poi non si è coerenti con quello
nelle tentazioni… Credo di esserlo che, se ci sono riuscito, è per grazia che si dice? Tuttavia, anche nel dire
stato, ma penso che io sia il peggior di Dio! – come si dice – «pane pane, vino al

24 Eco dei Barnabiti 3/2016


12
SPIRITUALITÀ BARNABITICA

vino» non bisogna mai man- T: Praticò in modo perfetto


care di carità. Lo si dice per- la giustizia verso Dio, poiché
ché si vuol bene a quella per- non solo osservò le leggi divi-
sona e si vuole il suo bene, ne e praticò in grado eroico
non perché si ha qualcosa da le virtù teologali, ma fu tutto
rivendicare, da rinfacciare, o, unito alla volontà divina e
sempre come si suol dire, «ci con costanza non desiderò
si vuole togliere il sassolino altro che di piacere al Signo-
dalla scarpa». Ho sempre cer- re, rendendogli ogni onore e
cato di evitarlo, per quanto mi gloria.
è stato possibile. I: Una bella lode, non ti
I: Altri hanno rilevato la tua pare?
prudenza nel sacro ministero VdM: Fin troppo. Troppo bel-
e in comunità. la. Mi sembra eccessivo.
T: Fu prudentissimo nel- I: A quanto pare no, se è
l’esercitare il sacro ministero, vero che un testimone sembra
specie nell’ascoltare le confes- esserselo chiesto e abbia ri-
sioni non solo delle persone sposto indirettamente con una
laiche, ma in particolare di domanda.
quelle consacrate nella vita T: sempre stato sottomesso
religiosa. Come superiore non alla divina volontà, osservan-
era portato a fare atti imperio- do tutti i comandamenti e pro-
si, ma fu sempre paterno e vi- muovendo la maggior gloria
gilante nell’esigere l’osservan- di Dio. Che altro poteva fare
za della Regola e sapeva cor- per dimostrare la sua giustizia
reggere a tempo opportuno e verso Dio?
con affabilità. Come maestro I: Ma sentiamo che cosa
dei novizi diede prova della hanno da dire i testimoni
più squisita prudenza nel con- quanto alla tua giustizia verso
sigliare, nell’esortare e nel il prossimo.
correggere. Infatti, doveva per T: Praticò in modo perfetto
regola istruire e correggere i anche la giustizia verso il
suoi novizi ed egli in questo prossimo, prima di tutto con
fu vigilantissimo, tanto da es- una imparzialità rigorosissi-
sere stimato un provetto Padre ma nel trattare il prossimo,
Maestro. mai trascurando i propri do-
VdM: Il ministero del con- veri verso di esso e rispettan-
fessionale! Croce e delizia do i diritti altrui. Consta che
dei sacerdoti. Almeno per me Pietro del Pollaiolo - la Prudenza. P. De Marino non contrasse mai debiti, che
lo è stato, perché, se è vero Era riflessivo, ponderato nel parlare e anche adempì a perfezione tutti i
nello scrivere
che le miserie e i peccati del- suoi doveri verso i genitori, i
l’umanità mi cadevano ad- superiori e i benefattori. Co-
dosso come immondizia e brago anche se qualche volta… Si tratta di me superiore era imparziale e pre-
nei quali mi sentivo a volte soffoca- avere un animo grande e saper vi- muroso, affinché tutti avessero il
re, sapevo che solo la misericordia gilare, perché non solo tutto vada necessario. Non si è mai sentito un
di Dio, concessa attraverso l’assolu- bene in casa, ma anche che il cuore lamento contro di lui per aver
zione data nel segno della croce dei confratelli sia il più sereno pos- trascurato i doveri della giustizia. Fu
poteva concedere loro il fuoco puri- sibile… anche correggendo, quan- fedele ai suoi doveri anche verso le
ficatore, l’acqua rigeneratrice e do è necessario. La correzione fra- autorità civili, fu premuroso del
l’olio lenitore per le sofferenze che terna… è una medicina assai ama- buon nome del prossimo e fu fedele
attanagliavano la loro anima a cau- ra, ma necessaria, ricordalo! alle sue promesse.
sa di quei peccati. E ciò portava be- I: Me lo ricorderò, stanne certo. I: Su quest’ultima affermazione un
neficio e sollievo anche alla mia testimone ha ricordato la promessa,
anima. Quanto alla vita comune, giustizia poi mantenuta, fatta a sua madre di
sai come si dice: «Vita comune, ma- dargli una casa, per aiutarla dopo
xima poenitentia», soprattutto per I: Veniamo ora alla giustizia. che lei aveva perso un terreno di sua
un superiore che vuole fare bene il VdM: Sentiamo che cosa hanno proprietà.
proprio ufficio. Mettere d’accordo detto i testimoni… Stavi per dire que- VdM: Ricordo; ma non voglio dire
le teste dei confratelli, non è facile, sto no? niente a questo proposito, per non
specie se si è in pochi. Ma non si I: Mi vuoi prendere in giro? Ma sì, mettere in difficoltà nessuno. Lascia-
tratta di agire d’astuzia: non si pos- stavo proprio per dire così. Grazie mo che salga a Dio la gratitudine di
sono prendere in giro i confratelli; per avermi anticipato. questa famiglia.

Eco dei Barnabiti 3/2016 25


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

anche quanto sia stato rispose: «Così fa tutta la notte il po-


forte il combattimento vero Padre, non mi lascia riposare un
per dominarti… Ma an- istante. Sia fatta la volontà di Dio».
diamo avanti, sentiamo VdM: Cosa vuol dire “mania reli-
altri testimoni. giosa”? Non è meglio chiamarla con
T: Dimostrò di avere il suo vero nome: scrupolosità? Sì, se
l’abito eroico della for- qualcosa ti preoccupa dal punto di
tezza nel praticare le vista morale o religioso in maniera
virtù con perseveranza, ossessiva, può diventare un senso di
ilarità e prontezza. Sop- colpa e quindi sfociare in un distur-
portava tutto con la mas- bo compulsivo-ossessivo, o meglio
sima tranquillità d’animo in un suo sottotipo, che noi medici
e sosteneva lavori gra- chiamiamo “scrupolo”. Pericolosi gli
vosi per le visite ai mala- scrupoli… pericolosi, perché pro-
la prudenza del p. Vittorio De Marino si manifestò
ti, senza accusare stan- ducono amarezza, insoddisfazione,
specialmente nell’apostolato del confessionale
chezza o proferire la- rabbia verso se stessi, rassegnazione
menti. Tornava a casa al male compiuto. Qualcuno ha det-
fortezza spesso stanchissimo per to che il senso di colpa rischia di far-
il lavoro professionale e, senza risto- ci restare sempre fermi allo stesso
I: I testimoni hanno osservato la ro alcuno, tornava a casa
tua fortezza d’animo. dei pazienti, specie i più
T: La fortezza nel Servo di Dio fu poveri, dove continuava
eroica e brillò in modo particolare le visite fino all’esauri-
nelle visite, nella cura dei poveri e mento, nonostante i rim-
degli ammalati, nei riguardi dei geni- proveri della sorella, che
tori e della sorella ammalata. Sop- lo esortava a cambiarsi
portò con tranquillità anche le ingiu- prima di rifocillarsi. Egli
rie e le umiliazioni, compiendo tutti i però rispondeva…
doveri di professionista e sopportan- VdM: Questi poveret-
do malati molesti senza alcuna om- ti già hanno aspettato
bra di impazienza, mentre nella vita molto. Sì, me lo ricordo,
religiosa ha esercitato la virtù della ho risposto così; ma mia
pazienza, che è fortezza nell’adattar- sorella era così… ap-
si alla vita comune. prensiva!
I: Qualcuno ha espresso lo stesso I: Un testimone ricor-
concetto, ma da un altro punto di da la tua singolare for-
vista. tezza nell’aiutare un
VdM: Mi hai incuriosito! Che cosa confratello, ammalato di
ha detto? “mania religiosa”.
T: Si può anche dire che «non era T: Dimostrò singola-
un leone di fortezza, ma era un leone rissima fortezza nell’aiu-
di mitezza», di perfetto equilibrio e tare e sopportare un
pieno dominio su tutti gli appetiti confratello ammalato di
della natura umana. In tutte le circo- mania religiosa. Questi
stanze, anche avverse, egli appariva urlava notte e giorno;
mite, paziente e padrone assoluto di domandava sempre il
se stesso. Superiore perché lo libe-
VdM: In effetti, mi sembra più cal- rasse dalle vessazioni
zante. del demonio e dell’infer-
I: Paziente, mite, affabile, padrone no. Io fui proprio spa-
di sé… sì, sì. Però, qualcuno ricorda zientito di questo malato
una tua alzata di voce… insopportabile, invece il
VdM: Ah, sì? Sentiamo. S.d.D. usò una pazienza
T: Una volta sola alzò la voce per eroica nel confortare e
persuadermi a meglio curarmi, per- assistere quel malato e
ché ero ostinato a non usare le medi- nel recarsi notte e giorno
cine indicatemi. presso il suo capezzale
VdM: Ricordo… Per forza, era un senza poter riposare e Giotto - la Giustizia - Padova, cappella degli
«capoccione». Ma era per il suo senza muovere lamento. Scrovegni. Del p. Vittorio De Marino come
bene… Gli chiesi come potesse superiore e maestro si disse che non si era
I: Se questo fa vedere un risvolto sopportare quelle così mai sentito un lamento contro di lui per aver
un po’ più umano, lascia intravedere gravi molestie ed egli mi trascurato i doveri della giustizia

26 Eco dei Barnabiti 3/2016


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

punto, perché può portare a fissarci


su alcune trasgressioni, impedendoci
di verificare tutto l’ampio panorama
del nostro rapporto con Dio, con i
fratelli e con noi stessi. Il rischio è
quello di confessare solo ciò che ci
fa “sentire” in colpa, e non quello
che realmente ferisce in noi l’amore
di Dio. Cosa diversa è avere il senso
del peccato, che riguarda il rapporto
tra l’uomo è Dio, si coglie nel sentir-
si guardati e amati dal Signore e fa
vedere il male come qualcosa da cui
la potenza di Dio può trarre il bene;
di conseguenza convince il peccato-
re a “consegnare” il male da lui
compiuto alla misericordia del Si-
gnore, che sa scrivere dritto anche
sulle righe storte della nostra esisten-
za…; è allora maturante, perché ci fa
crescere nel desiderio di amare il Si-
gnore e, prima ancora, di lasciarci
amare da Lui. Solo l’autentico senso
del peccato genera in noi il dolore
perfetto, quello cioè che si lega al-
l’amore e non alla paura del castigo
di Dio. Lo diciamo già nell’atto di
dolore: «Mio Dio, mi pento e mi dol-
go con tutto il cuore dei miei pecca-
ti, perché peccando ho meritato i
tuoi castighi e molto più perché ho
offeso Te infinitamente buono e de-
gno di essere amato sopra ogni co-
sa». Quante volte l’ho recitata nella
mia vita… Ma, a proposito, lo sai
che è stata tolta l’espressione «ho Paolo Uccello - la Fortezza - duomo di Prato. P. Vittorio sopportava tutto
meritato i tuoi castighi»? con la massima tranquillità d’animo e sosteneva lavori gravosi per le visite
I: Sì, ho saputo. Che ne pensi? ai malati, senza accusare stanchezza o proferire lamenti
VdM: Non so! Per un verso mi
sembra bene, perché in questo modo
Dio sembra un po’ meno giudice… na, rispose: «Ora conviene che soffra mo. Mangiava tutto quello che veni-
Ma, mi chiedo, un padre premuroso, io e non voi, perché mi sono accorto va servito, senza badare se era gusto-
affettuoso e preoccupato per i figli, che voi soffrivate, quando io dicevo: so o disgustoso. Non domandava
non castiga forse i figli, quando que- Madonna mia aiutatemi Voi». nulla di particolare, anche quando
sti sbagliano? Come cambia il mon- VdM: Era una pena per me, vedere per ragioni di salute avrebbe potuto.
do! Se ci pensi, da come leggiamo loro che soffrivano per me. Riguardo al sonno era osservantis-
certe espressioni, da come cambia la simo della regola e non consta che
prospettiva di lettura, ci accorgiamo temperanza facesse penitenze particolari, ma os-
anche dei cambiamenti che stanno servava fedelmente i digiuni e le asti-
avvenendo intorno a noi. I: Passiamo ora alla virtù della tem- nenze ecclesiastiche e di Regola.
I: È vero. L’importante è che non peranza. I: Be’ Non dici niente?
cambi il risultato finale: la misericor- T: Aveva un temperamento sensi- VdM: Che cosa mi vuoi far dire?
dia di Dio. Altri testimoni ricordano bile, ma sapeva dominare se stesso, I: Non facevi proprio nessuna pe-
come in prossimità della morte desti conducendo una vita costantemente nitenza? Alcuni dicono che portavi il
prova di fortezza eroica. mortificata. Anche nelle contrarietà cilicio sin da quando eri secolare.
T: Nell’ultima malattia diede pro- era paziente, equanime; non scattava T: Dal modo come camminava mi
va di fortezza eroica, quando, a mai e diede esempi di vita mortifica- dava l’impressione che egli portasse
quanti gli domandavano se soffrisse ta e temperantissima, avendone avu- addosso strumenti di penitenza.
molto, rispose: «Soffro, soffro mol- to esempio nei Padri Alessandro Ses- I: Interessante è quanto dice que-
to», per poi subito tacere. Interrogato sa e Luigi Patritti. st’altro testimone – e dico qualcuno
perché non si lamentasse più e non Nel cibo e nelle bevande praticava che era in casa tua –, che ricorda che
domandasse più l’aiuto della Madon- la temperanza in modo esemplarissi- qualche penitenza la facevi…

Eco dei Barnabiti 3/2016 27


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

T: Quando era dottore, una volta


giunsi in casa sua e mi fu proposto:
«Vuoi vedere il Signorino come fa peni-
tenza?» Senza dire altro, fui portato da-
vanti alla sua stanza e là il mio accom-
pagnatore spinse un poco la bussola.
Fu allora che lo vidi fare penitenza,
prostrato con la faccia a terra davanti
all’immagine della Madonna, avendo
attorno al suo corpo funicelle nodose.
VdM: Benedetti testimoni… nean-
che in questo hanno mostrato discre-
zione! Colpa mia. Avrei dovuto chiude-
re a chiave la porta. Che vuoi sapere?
Perché lo facevo? Questo, se permetti,
rimane tra me e la Madre di Gesù. In
ogni caso, quanto alle penitenze, chie-
devo sempre il permesso dei superiori.
I: C’è chi ricorda un momento par-
ticolarmente difficile per te e la tua
chiesa dei barnabiti di S. Felice a Cancello con annesso il convento come
comunità durante la prima guerra
doveva apparire negli anni della la guerra del ’15/’18
mondiale.
T: Ho sentito dire che durante la
PER RIFLETTERE guerra del ‘15/’18 la Casa dei Barnabiti
di S. Felice a Cancello fu occupata dai
La fede ha bisogno di affetto soldati e trasformata in caserma, la-
sciando ai Padri un appartamento
Uno dei grandi maestri della fede, il sommo Agostino, ravvisava una pro- dell’ultimo piano; e che non avevano
gressione nel credere: «Credere Deum; credere Deo; credere in Deum». alimenti, né mezzi per procurarseli. So-
Come a dire: lo un anziano laico andava a prendere
1) Credere Dio, che è “oggetto” della fede. Ciò comporta un’adesione per loro il pasto dalle Angeliche che
intellettuale prima che morale alle verità che concernono Dio, creatore e erano ad Arienzo e lo portava ai reli-
rimuneratore. giosi. Ebbene, il padre De Marino in
2) Credere a Dio, ossia stabilire un rapporto di affidamento e di fidu- quel periodo non solo non si lamentò,
cia, così che egli risulti “primizia dello spirito” (come insegna Agostino), ma si prodigò per il bene dei soldati.
primo e basilare rifermento di ogni credente. VdM: Erano figli di Dio anche loro.
3) Infine credere in Dio. Ciò comporta, come si deduce dalla preposi- I: Carissimo Padre, il tempo è tiran-
zione latina “in” seguita dall’accusativo, un tendere, un convergere verso no. Possiamo sospendere… dico so-
Dio, considerati come un radicale movimento dell’animo umano. spendere, non concludere, questo in-
contro?
A questo punto giova ricordare che è proprio della cultura moderna «lo VdM: Perché, hai intenzione di
spostamento della riflessione filosofica dall’oggetto al soggetto, così che le chiedermi qualcosa d’altro?
anime moderne sono più disposte a ricevere il pensiero cristiano fatto senti- I: Forse non ti sei accorto che non
mento mistico, che il sentimento cristiano irrigidito in una formula scolastica; abbiamo toccato le virtù di religione?
le anime moderne sono più accessibili per le vie del cuore che per le vie del- VdM: No, anzi, me ne sono accor-
la testa» (Giovanni Semeria). to benissimo…
Di conseguenza si viene sempre più sottolineando, al nostro tempo, il I: Bene. Su questo ci troveremo la
ruolo che riveste la dimensione affettiva nell’esperienza della fede. Parlia- prossima volta e sarà allora che ci sa-
mo volutamente di esperienza, perché la fede penetra nel vissuto umano, luteremo. Intanto ti ringrazio per la
ne ispira l’orientamento, lo sorregge nei suoi percorsi, dischiude orizzon- tua disponibilità. Spero di non averti
ti di infinito e di eternità. fatto perdere tempo.
L’uomo moderno che vede crollare non poche certezze e che misura la VdM: No, no, stai tranquillo. Qui
finitezza dei propri pensieri, è diventato scettico nei confronti della ragio- dove sono il tempo non ha più senso.
ne, considerata incapace di ispirare un vivere secondo saggezza, e ingan- Sulla terra si parla tanto di tempo che
nevole nelle sue ipotesi di palingenesi universale. Soltanto un risveglio si ha disposizione, tempo che manca,
interiore può aprire gli esseri umani a una dimensione che conferisca o che non si ha mai abbastanza tem-
all’esistenza il suo pieno valore e dischiuda quell’Oltre che dà senso al- po… Eh, ‘ste benedette categorie uma-
l’esistenza. In un simile stato d’animo può far breccia la fede che rivela ne! Qui si è; e, tanto o poco, basta!
l’uomo a se stesso, gli addita la sua vera natura, che Platone formulava I: Ho capito… Spero. Prega per me.
paragonando l’essere umano a una pianta celeste e non terrena (Timeo, 90a). Ci sentiamo. A presto.
segue testo a pagina 76
Mauro Regazzoni

28 Eco dei Barnabiti 3/2016


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

VITTORIO MARIA DE MARINO:


UN MEDICO VENERABILE SULLE ORME
DI UN MEDICO SANTO (IV)
Si conclude qui la nostra intervista al venerabile Vittorio Maria De Marino, con una rapida
incursione nell’esercizio delle virtù di religione: povertà, castità e obbedienza.

Intervistatore: Carissimo e venera- T: Ritengo che il Servo di Dio pra- do di casa d’estate e d’inverno porta-
bilissimo Padre! ticò la povertà in modo perfetto per il va sempre lo stesso mantello. Ricor-
Vittorio De Marino: Carissimo, ben suo completo distacco dai beni tem- do che quando era superiore della
tornato. porali e, una volta fattosi religioso, fu Scuola Apostolica di Arpino, una vol-
I: Come promesso oggi conclu- ancora più distaccato dalle cose tem- ta cambiò la sua veste unicamente
diamo la nostra intervista. Spero di porali; e come l’ha vissuta così l’ha per accontentare un apostolino che
non averti disturbato. O almeno… insegnata quando era maestro dei gliene porgeva un’altra, ma normal-
non troppo! novizi anche attraverso il suo fulgi- mente si doveva sottrargli di nascosto
VdM: Tranquillo! Nessun proble- dissimo esempio. Basti vedere come l’abito vecchio e sostituirlo con uno
ma. Anche perché a parlare più che si vestiva: le vesti erano molto dimesse nuovo, o quasi. Nella sua camera
io sono stati soprattutto coloro che e il più delle volte rattoppate, uscen- non aveva nulla di superfluo e usava,
mi hanno conosciuto… forse me- per spirito di povertà, ritagli di carta
glio di me stesso… mentre ero an- e buste, per i suoi appunti in occa-
cora tra voi. Certo, oggi loro … tutti sione di prediche o per scrivervi del-
mi auguro … sono con me, ma le le massime o pensieri tratti dai Santi
loro parole sono rimaste impresse Padri. Non posso che ribadire pertan-
almeno sulla carta e il ricordo ha to che praticò la povertà in affetto e
trovato uno dei modi più semplici in effetto, secondo lo spirito evange-
di perpetuarsi. lico in modo perfetto.
I: Bando ai ricordi… Scusa! È un I: Qualcuno ha ricordato che ti
modo di dire, ma mi accorgo che è hanno regalato un “taglio” di stoffa
grazie a questi ricordi che ora possia- elegantissimo…
mo incontrarci. Comunque, veniamo VdM: Sì, è vero. Troppo lussuoso,
al sodo! Oggi vorrei affrontare più però, per me.
specificamente il tema delle cosid- I: Che ne hai fatto?
dette virtù di religione: la povertà, la VdM: L’ho regalato al Professor
castità e l’obbedienza. Cera, il chirurgo che curava mia so-
VdM: Tre virtù particolarmente bel- rella. A lui stava meglio.
le, ma che ti mettono alla graticola, se I: Lo stesso dicasi, quando ti han-
così si può dire…. Ops, mi sa che do- no invitato a casa loro dei parenti,
vrò chiedere scusa a S. Lorenzo! quando andasti nella loro parrocchia
I: Come mai? per una predicazione. Hai preferito
VdM: Non ti ricordi che è stato lo dormire altrove.
strumento con il quale ha subito il VdM: La casa era un appartamen-
martirio? Sai, è diventato quasi una to di lusso; e poi non ho dormito al-
sua esclusiva; vedo che mi fa degli trove, ma in casa di mia madre.
strani segnali con la mano da dove si I: Va bene. Tuttavia i testimoni, di-
trova: parecchio in alto! Io sono solo cono che era una stanzetta disadorna
un povero manovale della santità. Va e piccola.
be’! Me la sbroglierò con lui più tardi. VdM: Diciamo semplice e umile.
Veniamo a noi. Da dove vuoi iniziare? Ma poi non ricordi la filastrocca:
I: Partiamo dalla povertà. “Casa mia, casa mia, per piccina che
tu sia, tu mi sembri una Badia”?
povertà S. Felice a Cancello - Monumento I: Sì, l’ho sentita recitare diverse
a p. Vittorio De Marino - La statua, volte, soprattutto quando ero piccolo.
I: Ti faccio sentire cosa hanno det- opera dello scultore Francesco VdM: Forse è meglio se la tieni be-
to i testimoni. Zaccaria, è stata inaugurata nel 2001 ne a mente anche ora che sei adulto.

Eco dei Barnabiti 4/2016 29


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

lo” di S. Tommaso d’Aquino, che


già portava quando ancora non era
entrato in congregazione.
I: Che cosa è questo “cingolo”?
Non ne ho mai sentito parlare. Sono
curioso di saperlo. Toglimi questa cu-
riosità te ne prego.
VdM: Va bene. Si tratta di una
cintura, simbolo di continenza e di
purezza, che secondo la tradizione
era stata donata dagli angeli al san-
to, dopo che aveva vinto una gran-
de tentazione contro la castità, rap-
presentata da una bellissima donna
e prostituta introdotta nella sua cel-
la dai suoi parenti per distoglierlo
dal consacrarsi a Dio; e gli angeli
gliel’avrebbero donata, accompa-
gnandola da una particolare formu-
la: “Nel nome di Dio, noi ti cingia-
mo con la cintura di castità, che
non potrà mai essere tolta da alcu-
na impura tentazione”. Certo quel-
lo che avevo non era il cingolo ori-
ginale, che è conservato nella chie-
sa dei Domenicani a Chieri; e
tuttavia lo conservavo come una
preziosa reliquia e sono rimasto
profondamente turbato, quando un
giorno l’ho perso e i miei confratel-
li, quando l’hanno ritrovato in cor-
ridoio, l’hanno trattato con una cer-
ta leggerezza. Questo mi è dispia-
ciuto molto.
I: È vero. L’ha ricordato anche un
testimone – forse uno di quelli che
l’hanno trovato –, che, di fronte a tale
leggerezza, si è sentito da te riprende-
Diego Velázquez - Tentazione di s. Tommaso d’Aquino - Nel quadro appare re insieme agli altri: “Voi non sapete
chiaramente il cingolo sostenuto da un angelo l’importanza di questo cingolo”.
VdM: Proprio così.
I: So che per questo tuo grande
Non scordarla e vedrai che potrai au- sentito dire che scrisse anche un rispetto per le donne in particolare
mentare la tua capacità di adattarti piccolo opuscolo sulla castità. Per eri richiesto nei monasteri femmini-
anche alle situazioni più difficili e ai educare alla purezza la gioventù li. So anche che per delicatezza
luoghi più angusti. laica, annuì alla proposta di inizia- mandasti un tuo collega, quando
I: D’accordo, la terrò a mente. Pe- re un corso di conferenze di euge- fosti chiamato per visitare una suo-
rò, ora, mi sovviene che un testimone netica cristiana, che sarebbero state ra per una lesione nella parte po-
ha ricordato che non sempre ti veni- tenute da valenti professori del- steriore…
vano pagati gli onorari per le visite. l’università di Napoli, cattolici pra- VdM: Per favore non proseguire
T: Se non gli si pagava l’onorario ticanti; e di più ritenne molto op- oltre. Questi testimoni… Volevo
delle visite mediche non faceva ri- portuna l’iniziativa, mentre altri solo…
mostranze e diceva ai clienti di pen- confratelli furono di parere contra- I: Lo so, lo so. Tranquillo! Gli stessi
sare alla propria salute. rio. A custodia della castità il Servo testimoni dicono che eri castigatissi-
di Dio usava una modestia quasi mo nei sensi e modestissimo negli
castità eccessiva e mortificava tutti i suoi occhi. Se ti può consolare, sappi che
sensi, tanto che ritengo che egli altri testimoni hanno dato un giudizio
I: Passiamo ora al voto di castità. non abbia mai avuto pensiero di ben più alto.
T: Quanto alla castità fu sempre contrarre matrimonio, perché la sua T: Mi dava l’impressione di vedere
edificantissimo sia nel contegno vocazione fu una vera chiamata di un angelo in carne.
esteriore sia nel parlare della virtù e Dio a cui egli corrispose con la VdM: Se quello detto prima mi fa
del voto e a questo proposito ho massima fedeltà. Portava il “cingo- arrossire, questa affermazione mi

30 Eco dei Barnabiti 4/2016


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

preoccupa e spaventa, se non fosse bedire in qualunque circostanza ai tro mi tratteneva? Che cosa dovevo
che dove sono ora… tutto è pace e suoi superiori. Alla morte della so- attendere, o fare?
gioia senza ombre. rella venne anche il Padre Spacca- I: Hai ragione. Ma vuoi sentire che
pietra, suo direttore spirituale, per cosa hanno da dire ancora i testimoni?
obbedienza e umiltà dare le condoglianze; e, non appe- T: Nelle varie mansioni che gli
na gli fu annunziata la visita del vennero affidate, fu sempre pronto e
I: Veniamo infine al voto di obbe- detto padre, subito si licenziò da contento nell’accettarle e compierle
dienza. A questo proposito, non so tutti gli altri visitatori e gli corse in- con la maggiore diligenza e allegrez-
cosa potrai pensare di queste testi- contro, gli si inginocchiò ai piedi e za, anche quando gli riuscivano gra-
monianze… lo guidò in un posto riservato della vose e dolorose. Insomma, era un
VdM: Come mai? Ho forse com- casa e con lui si trattenne a lungo. dottore in medicina e chirurgia, libe-
messo qualche cosa di grave in que- Tutti pensavamo che avessero preso ro professionista e di ottima fama; e
sto campo? Non ho lasciato un buon gli ultimi accordi per la sua entrata se avesse avuto una minima velleità
esempio di me? in congregazione. Essendo poi ri- di apparire e non avesse avuto una
I: No, no. Tuttavia, potresti rimane- masto solo con lui, gli offrii la mia profondissima umiltà, non avrebbe
re alquanto sorpreso e forse addolo- compagnia ed ospitalità; ma egli, certamente domandato di entrare in
rato. ringraziandomi garbatamente, de- religione.
VdM: Sorpreso? Addolorato? Di- clinò l’offerta e poi inaspettatamen- VdM: Vedi? Se anche solo avessi
mentichi forse che qui queste pas- te scomparve. Quando seppi che indugiato, avrei potuto cadere in una
sioni sono superate da qualcosa di era in congregazione, lo andai a di queste trappole che questo mon-
assai più grande che non solo può trovare e mi rispose: “Ho fatto l’ob- do, per non parlare del Maligno, dis-
stupire e addolorare te per non bedienza”. semina sul nostro cammino: la sug-
averlo ancora compreso, ma ren- VdM: Eh, sì! Ho fatto proprio l’ob- gestione dell’apparire, la vanagloria,
derti estremamente e pienamente bedienza. Mi è costata molto, ma il potere, la fama, il denaro…
felice, se appena appena lo com- non c’era altra strada. Non era, come I: Mi sa che l’hai scampata bella.
prendessi? Niente di quanto acca- puoi pensare, una liberazione, quasi Però, come medico avresti potuto fare
de e si dice sulla terra può ormai
ferirmi.
I: Hai ragione. Allora ascolta.
T: Fu vittima dell’obbedienza fin
dalla fanciullezza ai suoi genitori…
VdM: Vittima! Sì capisco, ma mi
sembra eccessivo. Può sembrare
che i miei genitori fossero molto se-
veri, se non duri, nei miei confronti.
Non si può negare, tuttavia, che sia
stato molto difficile per loro accet-
tare la mia scelta di vita. A loro di-
fesa, però, devo dire che erano per-
sone normalissime, molto devote,
ma anche profondamente preoccu-
pate per mia sorella, perché non
fosse lasciata sola a se stessa. A vol-
te, questa sofferenza interiore può
produrre esternamente risonanze
critiche anche estreme, che posso-
no indurre a travisare il modo di
agire e di parlare.
I: Accettiamo questa difesa… di
un figlio che sa amare e rispettare
fino in fondo i genitori. Ma sentia-
mo cosa hanno da dire ancora i te-
stimoni.
T: Fu obbediente, per la sua vo- facciata dell’Istituto Bianchi (a sin.) come doveva presentarsi ai tempi in cui
cazione, ai Superiori nel Collegio vi dimorò il p. Vittorio De Marino
Bianchi e ai suoi Direttori spirituali.
Se all’inizio della sua vita religiosa
praticò l’obbedienza nella forma a dire: finalmente posso fare ciò che molto, come ha fatto Giuseppe Mo-
più perfetta, avanzato negli anni, desidero; ma era il momento giusto, scati, senza per questo diventare reli-
dottore di medicina e chirurgia, si urgente per dare la risposta che da gioso e sacerdote; ed ora egli è santo.
fece umile e piccolo novizio nel- tempo il Signore attendeva da me. E VdM: È vero, ma le vie del Signore
l’osservanza della Regola e nell’ob- allora, perché aspettare? Che cosa al- sono imperscrutabili e ci sorprendo-

Eco dei Barnabiti 4/2016 31


19
SPIRITUALITÀ BARNABITICA

no. Perché non lasciarsi sorprendere lo splendore del pieno meriggio porzionate a come sono di fronte al-
e prendere per mano, perché ci con- dell’eternità. Salve, anima innocen- la grandezza della stessa Madre di
duca dove lui vuole? tissima, salve! Ti accompagnino gli Dio.
I: Ottima osservazione. Ma pro- Angeli osannanti! I: Se il Signore ha fatto in te gran-
seguiamo nell’ascolto delle testimo- VdM: Ne sono commosso. Era il di cose, lascia che la Chiesa lo con-
nianze. 16 luglio 1929. Era il giorno sacro al- fermi con le parole di saggezza che
le sono abituali e riconosca il valore
della tua testimonianza. In parte lo
ha già fatto, riconoscendo il grado
eroico con cui hai esercitato le virtù.
Mancherebbe solo il miracolo! Che
ne dici? Non puoi provvedere in
qualche modo?
VdM: Mi lasci basito! Sono senza
parole per la tua sfacciataggine! I
miracoli non si fanno a comando; e
poi… sai benissimo che non è il
santo a farli; semmai è il Signore!
Ma bisogna pregarlo e pregarlo as-
sai, con costanza e perseveranza.
Però è vero… occorre essere in
questo audacemente arditi, o per
meglio dire avere una santa audacia
per ottenerli!
I: Comunque, a proposito di mira-
coli e di grazie, senti che cosa hanno
da dire i testimoni.
T: Durante la vita godeva di fama
Arpino (Frosinone) - Palazzo Sangermano che, per decenni, fu sede della di santità, tanto che conservai come
Scuola Apostolica dell’ allora Provincia napoletana reliquia un asciugamano da lui usa-
to l’ultima volta che predicò a Villa-
ricca. Anche la sua domestica lo sti-
T: Quando fu destinato ad Arpino la B.V. Maria del Carmine, alla quale mava come un santo e alla sua mor-
come superiore, egli, già di età avan- ero devotissimo, mentre ero ancora te fu unanime il compianto e la
zata avendo circa 63 anni, divenne tra voi. voce generale che era morto un san-
umilissimo suddito del direttore della to. Dopo la morte la fama di santità
Scuola Apostolica, molto più giovane la fama di santità si è estesa per le grazie e i miracoli
di lui, dal momento che gli fu asse- a lui attribuiti.
gnato l’insegnamento del ginnasio I: Ci rimane un ultimo punto da I: Ti ho detto che alcune testimo-
inferiore, pur non avendo mai inse- considerare e riguarda la fama di san- nianze sono alquanto curiose. Senti
gnato. Come maestro dei novizi in- tità che ti ha circondato in vita e do- anche questa.
culcò l’importanza dell’obbedienza po la morte… Vi sono anche delle te- T: Una donna era in carcere per
sia come virtù che come voto; e ne stimonianze alquanto curiose. abusiva fabbricazione di alcool. In-
esaltò i meriti anche nelle prediche e VdM: Non potremmo… passare vocò il Servo di Dio, chiamandolo
nelle istruzioni. oltre? “Signorino”, “Don Vittorio” e anche
I: Non credo sia possibile. Penso “San Vittorio”. Sentì rispondersi, sen-
la morte del giusto proprio di no! tendosi toccare sulla spalla: “Non mi
VdM: Allora non mi resta che ascol- chiamare San Vittorio… mi vedrete
I: Un confratello ha offerto la pro- tare. Ma per favore non chiedermi sugli altari. Tu all’una uscirai dalle
pria testimonianza sugli ultimi mo- nulla. Temo quello che i testimoni carceri”. E fu così.
menti della tua vita terrena, ricorren- hanno potuto dire e anche se sono a I: Altri testi hanno ricordato grazie
do anche a una vena poetica. mio favore, non servirebbe ad altro particolari da essi ricevute.
VdM: Mi stai incuriosendo non che ad aumentare il mio smarrimen- T: “Non avevo notizie da cinque
poco. to e a farmi sentire ancor più piccolo mesi di un mio figlio militare. Mi rac-
I: Ascolta e forse sarà soddisfatta e insufficiente di quello che sono sta- comandai al Servo di Dio, che mi
la tua curiosità. to. Posso solo riconoscere che il Si- venne in sogno dicendomi: Perché
T: Ci levammo tutti dalla mensa e gnore ha operato in me e attraverso sei così triste? Risposi: È da cinque
circondammo l’uomo di Dio, mentre di me come ha voluto e nei modi mesi che non ricevo notizie di mio fi-
egli, simile al tramonto placido di un che sono stati possibili solo a lui. Po- glio. Ed egli: Te la porto io la lettera.
giorno primaverile, calmo e sereno trei lodarlo con le stesse parole del E di fatti il giorno dopo, mentre ascol-
come era vissuto sempre, rese la sua “Magnificat” di Maria, ma mi rendo tavo la Messa, il fattorino mi portò la
bell’anima a Dio, immergendosi nel- conto che sarebbero anch’esse spro- lettera”.

32 Eco dei Barnabiti 4/2016


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SPIRITUALITÀ BARNABITICA

I: Non mancano anche possibili contrare un giovane barnabita. VdM:


miracoli. Se vuoi te ne presento alcuni: Diego ANNIVERSARI 2017
T: Un ragazzo guarì in poco tem- Martinez, Francesco Castelli, Serafi-
po da meningite per intercessione no Ghidini, Luigi Raineri…
del Servo di Dio, la cui immagine fu I: Ti ringrazio per il suggerimento. ORDINAZIONI
applicata sulla testa del ragazzo. Ci rifletterò.
I: Altri testimoni parlano di guari- VdM: Allora, ti saluto e auguro a 60°
gioni da diverse malattie, anche gra- tutti ogni bene. P. Luigi SOLCIA 8 dicembre 1957
vi, per tua intercessione. I: Appellandomi al tuo suggerimen- P. Camillo CORBETTA 31 dicembre 1957
VdM: Appunto, per intercessione. to, ti prego di raccogliere come in un
Non sono io a compiere i miracoli: è canestro le nostre preghiere, per 50°
il Signore. Io mi limito a portare le quanto deboli e zoppicanti esse siano,
preghiere, ma, ripeto,… occorre pre- frutto delle nostre fatiche e dei nostri P. Giuseppe CILIBERTI 23 dicembre 1967
gare con costanza e insistenza! Io non dolori, ma anche delle nostre speran- P. Andrea GUARINI 23 dicembre 1967
mi stancherò mai di portare queste ze e del nostro amore, per presentarle P. Angelo MASCARETTI 23 dicembre 1967
P. Giuseppe TRAPASSO 23 dicembre 1967
preghiere e di presentarle al Signore. a Colui che solo può, accogliendole,
Tuttavia, non bisogna mai dimenticare purificarle e renderle a Lui gradite,
25°
che la preghiera deve avere come suo perché le esaudisca non per soddisfa-
fine primario quello di fare la volontà re semplicemente al nostro bisogno, P. Raimundo Silvio JAQUES 22 febbraio
di Dio. Il miracolo è pur sempre un per quanto impellente e importante 1992
dono: certamente va chiesto, implora- sia, ma perché sia riconosciuto come P. Osmar SOUSA DE JESUS 22 febbraio
to, possiamo forse anche dire “estor- unico nostro Signore, lodato per la 1992
to” con la nostra perseveranza, per- sua grande misericordia e ringraziato P. Fabien MUVUNYI BIZIMANA 16 ago-
ché la sofferenza e il dolore possono per l’amore con cui ci accoglie, ci sto 1992
spingere anche a questi estremi; ma ascolta, ci sana e ci rigenera. P. Stefano GORLA 19 settembre 1992
va soprattutto accolto come qualcosa VdM: Lo farò senz’altro, te lo pro- P. Miguel Angel PANES VILLALOBOS 21 no-
che va oltre ogni nostro merito e cre- metto. E visto che siamo ormai pros- vembre 1992
dito, poiché noi siamo e rimaniamo simi a celebrare il giorno anniversa-
pur sempre debitori nei confronti rio del Natale di nostro Signore Gesù PROFESSIONI
dell’amore di Dio. Cristo, mi auguro che il cuore di cia-
I: Carissimo, è tempo di salutarci. scuno sia, o diventi se non lo è anco- 70°
VdM: Va bene. Ma… toglimi una ra, e rimanga sempre la casa e, più
P. Angelo BERETTA 8 settembre 1947
curiosità. Chi incontrerai prossima- ancora, la culla del santo Bambino. P. Giuseppe CONTI 8 settembre 1947
mente? Ancora auguri di ogni bene.
I: Devo ancora pensarci. Ma pen-
60°
so che questa volta cercherò di in- Mauro Regazzoni
P. Enrico SIRONI 7 ottobre 1957
P. Ferdinando CAPRA 7 ottobre 1957
P. Alessandro COVI 7 ottobre 1957
P. Emiddio SANSONE 7 ottobre 1957

50°

Fr. Gianfranco VICINI 29 settembre 1967


P. Antonio GENTILE 3 ottobre 1967
P. Paolo RIPPA 3 ottobre 1967
P. Giuseppe DELL’ORTO 3 ottobre 1967
P. Pietro SAMMARTINO 3 ottobre 1967
P. Giovanni RIZZI 3 ottobre 1967
P. Giuliano BERETTA 17 ottobre 1967

25°

P. Richard DEL ZINGARO 27 giugno 1992


P. Césaire MANYAHU BIRINGINGWA
6 agosto 1992
P. Vicente VAYA CASTILLEJOS 13 settem-
bre 1992
P. Filippo LOVISON 13 settembre 1992
P. Jacek SAMBAK 13 settembre 1992
P. Boguslaw HORODENSKI 13 settembre
1992
venerati oggetti che hanno accompagnato il p. Vittorio De Marino nel suo
cammino verso la santità

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