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Gli Otto Qualit del Riformatore secondo SantAntonio Maria Zaccaria

1. N [troppo] precipitoso, n troppo tardo, il riformatore deve studiare anzitutto 1' opportunit, il luogo, il tempo e Ie altre cose che si ricercano nel voler riformare, nonch i compagni con cui lanciare il suo programma di rinnovamento. In lui deve rifulgere la virtu di discrezione, che lo renda pieno di occhi davanti e di dietro. 2. Consapevole dei tanti e tanti contrari, delle olte avversit che si sarebbero frapposte all'impresa, il riformatore deve essere di cuore e animo grandi. L'opposizione pi insidiosa nasce dai diavoli visibili, cio i tiepidi. Lo Zaccaria accenna a questo punto alle autorit civili e a quelle ecclesiastiche. I potenti, laici o religiosi che fossero, boicottano la riforma. Essa urta troppo palesemente contro il loro prestigio e le loro sicurezze; risulta troppo provocante al loro perbenismo e alla loro ipocrisia. Ci nonostante il riformatore deve accettare i contrasti e non disarmare: infatti la virt senza contrari di nessuno o di piccolo memento. 3. Non per sufficiente che il riformatore sia di larghissimo cuore, occorre anche che sia perseverante nella sua impresa. Successi e insuccessi non devono compromettere l'impegno di riforma, dal momento che dispiacciono molto a Dio i cuori mutabili, perch sono generati e nutriti dall'infedelit: Vedrai il tutto rivoltarsi contro, non ti contristare, ma con piede continuato (= con costanza) cammina il tuo viaggio, perch perverrai alla fine. 4. richiesta al riformatore anche una grandemente bassa umilt. Che non soltanto assenza di superbia e presunzione o capacit di incassare, ma soprattutto disposizione d'animo alla compassione, alla tolleranza particolarmente all'affabilit: il vero umile affabile, a tutti grato, perci grandemente adatto all'opera di riformatore. Arduo l'equilibrio tra l'impeto riformistico e l'atteggiamento accondiscendente che devono caratterizzare il riformatore, perch possa essere di aiuto agli imperti, che per vogliono progredire, precisa immediatamente lo Zaccaria, con il consueto piglio volontaristico. 5. Ancora, il riformatore deve vivere in un constante clima di preghiera, o come dice il Santo che applic al suo personaggio quanto Gregorio Magno scrisse nella Regola pastorale, un testo frequentatissimo dalle famiglie paoline, dev'essere per la molta meditazione e orazione sempre sospeso. Tale modo di vivere la preghiera non permette di sbagliare e offre il lume necessario a muoversi con cognizione di causa, e la forza per assicurare successo allimpresa: La meditazione e l'orazione tengono l'uomo forte innanzi al trono di Dio, per questo [il riformatore] conosce che cosa espedisca (= convenga) fare e cosa lasciare.

6. L'esigenza del lume spinge Antonio Maria a prescrivere una grandemente buona e diritta intenzione in chi si accinge alla riforma. Su tale requisite egli si sofferma con una certa ampiezza. Lo Zaccaria accenna a vari tentativi di riforma che ebbero esito negativo dal momento cos precisa - che il loro intento era di non sottostare ad altri, di vivere in buona compagnia, di poter accondiscendere ai loro desideri, di fare cose grandiose. Mancava, in poche parole, quella sommamente buona e compita intenzione, senza la quale molti si affaticarono, rna invano. La retta intenzione, all' opposto, ha esclusivamente di mira il puro onore di Dio, lutilita del prossimo, il disprezzo di se stessi. Se vogliamo rileggere secondo la nostra sensibilit questo programma che ricorre spesso sotto la penna della Zaccaria, diremo che il vero intento della riforma la causa del Regno di Dio, la quale comporta la salvezza degli uomini, cui ci si dona interamente in attitudine di totale distacco da se stessi e di servizio pieno e disinteressato. Posta su queste basi, la riforma potra durare almeno per alcuni secoli, afferma Antonio Maria. Perch poi le congregazioni religiose subiscano delle crisi, che qui lo Zaccaria riassume nello scontro frontale fra tiepidi e ferventi, non ufficio della presente considerazione dichiararlo, osserva il Santo. Una cosa certa, che in tale circostanza Dio vuole coronare diversi capitani. E qui sembra emergere discreta la consapevolezza, da parte di Antonio Maria, di appartenere alla lora schiera. 7. Ci che caratterizza tali uomini la tenacia con cui passano pi avanti e in cose pi perfette. il loro dinamismo spirituale: Cerca sempre di aumentare quello che hai incominciato e in te e negli altri, perche la sommit della perfezione infinita. Il Santo precisa che chi di dentro resta sempre quello che era [ ... ] non potrebbe riformare i buoni costumi; che anzi occorre trasferire nella riforma dei costumi la stessa tensione che caratterizza lascesi personale: poco il riformare buoni [costume], se non ti sforzi di condurli al colmo, perch cos facendo sarai buon riformatore di costumi. 8. L' ultima qualit che deve distinguere il riformatore condensata in una frase scultoria: Le cose divine non si pertrattino (= non siano esercitate) se non dai divini. Quello della riforma considerato alla stregua di una missione divina, un piano che ha in Dio le sue arcane ragioni e il suo provvidenziale successo. Non lo pu realizzare se non chi divino e santo, chi ha sviluppato nella propria esistenza la dimensione cristiana al punto da renderla dominante, caratterizzante. Egli deve sperimentare per esperienza, in se stesso e molte volte, che Dio non gli mai mancato nelle sue necessit e nelle sue buone volont.
___________________ Il riformatore: SantAntonio Maria Zaccaria (1502-1539). Andrea M. Erba and Antonio, M. Gentili, Ancora 2001.