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P.

BARNABITA
TRIDUO E PANEGIIRICO
IDI S. At\ITONIO M.
FONDATORE DEI BARNABITI E DELLE ANGEUCHE
IN ED I T I
NAPOLI
BiFnabiti - S. Giuseppe a Pontecorvo
Nihil obstat ex pMle Ordinis
quomlnus imprimalur.
Romoe, 27-V19S4
P. Ail c nsus M. Carfora. b.
Verglnlus M. Colclago, b.
Concellarius
Imprimatur
Can. Aloysius Rinoldi V. C.
16-7954
Vi car i us Generalis
II nostro P. Ve Candia, che tante care memorie
de! P. Semeria ci n.a conserevato con. fercoicfa e sincera
dicvozione
r
can fa puhbficaz(one di questa triduo e pa-
negirico del nostro S. Fondatore, che nefla loro bre-
C[)ita. e concisione hanno i ri({essi de un' anima grande
e efi un nfore pieno di Dio, ci ofire t occasione di
racvcvicua.re if ricordo dello zero apos{olico di que! pa.dre,
net cventicinquesimo anniq;ersario dalfa sua marte, a7J-
<venula a Sparanise, it 15 fAfarzo J931
a.. l.
QUANDO P. SEMERIA
S C R J S S ] ~ QUEST,O TRIDDO E PANEGIRfCQ D'EL
NOSTRO SAN'rO. ' ....
Si era nel 1928. Da poco si erano ultinlati
1 tanto desiderati restauri della nostra Chiesa di
S. Ba,rtolorneo degli ... tl.rmeni, dovuti aHo zelo
del P. Fortini di v. m., quando, essendo prossi-
lIla la fe:3ta del nostro S. ]!'ondatore, il Rev.rno
P. Clerici, aHora, Superiore, mi prego di scrivere
al P. Serneria per invitarlo a predicare il triduo
e panegirico del nostro Santo Padre. P. Semeria
lni rispose subito scu3andosi eli non poter aceet-
tare il gradito in vito, pere:b.e irnpedito, e acclLl-
denelo, nella sua lettera, tre foglietti eli carta veli-
na sui q uali, coi suoi caratteristici scarabocehi,
scriveva l' affretJtato triduo e panegirico ehe
tanto volentieri avrebbe fatto a voce.
I)opo 28 anni Ii pubblieo offrendoli ai rniei
ca.ri confratell i, perche sernpre vi va rirnanga in
noi la memoria del nostro iUustre e amato Padre.
p. d.
PRIMO GIOR:r\()
H}\.EC VOLLTNTAS

[1. Tess, IV, 3)
I
S. Filippo Neri, il grande 8posto10 di
ROIna, vo]eva che a1 popoIo, in {ornla senl-
plice, S:l e5ponesse]a vita dei Santi, e ne
[ece espresso cornando ai suoi figl]. DelJa
quale pred]cazione]e ragioni non sono elj,-
hci]i a CODl prendersi.
:t una predic?zione facile, non di idee,
rna di fatti. Le idee pochi Ie eornprendono,
Ie seguono: spes so neD arri vano a compren-
derle quelJi che pill pretendono di cornpren-
derle: invece di intendcrle, spesso" Ie frain-
tendono.
I E:ono alIa portata di tutti, anehe dei
pili senllplici. Percio Gesli Cristo traduceva
Ja sua dottrjna in parabo]e. E non so]amen-
te pill facile, rna anche piil eI;cace. La
santita speculativa iSanti 1a adattano a noi,
1a attuano in una forma, sarei per dire, riLL
un1ana e ci stim01ano ad ernularla.
10 ..
Dal petto di S. Agostino erOlnpeva i1 gn-
do: it si Est; et i,yCCE) Cllr nOll ef/o? JJ
u
La steSSf) gcido deve erOlnpere da1 nostro.
Specialrnente se not considerianlo iSanti
quali furono in re.1ltII.
qual proposito n1i sembra che i1 no-
stro a Lnor proprio ci tencIa un sottile tranel-
lo, snttG pretesto di maggiormente venerarli.
Poiclle c' e tantJ. sproporzione tra noi e 101'0,
noi, per non essere al confronto umiliati, a-
D11an10 credere che siano stati quasi di a1tra
natura; ce ne formiClmo UIla immagine idea-
le carnpatLl in aria, diffoJ'rne dalla realta. In
tal rnaniera noi Sl a1 nostro arnor
proprio, rna non alIa gloria vera dei santI,.
1<1 quale in C10, che essendo per
natura, uomInl come no 1, con Ie no-
stre passioni e miserie, seppero per isforzo
eli volonta, coadiu vdta dalla grazia, di venire
a noi iDlmensalnente superjori.
()<fgi io vorrei mostrarvi corne 1a vita del
,
D110 santo F ondatore e Padre, di ssi pa un
11
pregiudizilo che distoglie molti dalla Vla del-
la san t1 tel.
a) questa pregiudjzjo ('he]a Santita
sia 1a grazia privilegiata dj pocbj, lad-
dove 1.1 vocazione di tutti: haec est
volulltas _Dei, sanctl}icatio vestra. ,I (I Tess.
IV. 3)
T prirni cristiani erano dagli A postol.i,
nelle 1ettere, chiamati Santi), non perche
fossero tali, nla percbe descina6 a di-
venir tali.
])el resto, che cosa e mal]a santita, Ee
non 1a bonta piena e perfetta { C)ra, tut-
ti dobbjarDo tendere a questa bonta.
C;esu. disse a tutti i suoi discepoli: )'ia/
te buoni com' e huono z'l Pa,dre mio c/le
, .. 1'" (M tt V 48)
e nel czeu. a., _ .
C:on questo ci ha rnesso addosso uno st]-
D10JO che non ci lascia quietclr maio
C)ra, jt pregiudizio a cui accennavo, sner-
va 1a efficacia eli questa paro]a di Cristo.
b) I nostri pregiudizi noi Ii abbiamo can,
12 -
quando fOlnentano Ia nostra accidia, e cer-
cbiamo di puntellarli COtTle ci 111e-
gEo. Anche idealmente convinti dj dOVf r
diventar santi, migliori di quell0 che sia-
IllO, cerchiamo di persuadere noi e i a1-
tri della irnpossibi1itil cosa; ricono-
sciamo essere poco quello che facciamo di
bene, rna diciamo che il pitt che S1 PO'3-
sa fare da noi; 1a santitii la diciamo, a
nOl e ai nostri pari, ina1'ri vabile. lVlendi-
chian10 seuse alla nostra pjgrizia.
c) Lola prirna scusa la trovi31no nella tristezza
dei tempi.
uonlInl, quando pitl quando meno) si
sona sempre di vertiti un poco a dire l1Ja-
Ie dei lora tern pi; hanno cercato una sensa
alla rnalizia loro, nella ma1i2ia vera 0 pre-
sunta degli altri. Eh! i tempi, ftatelli nliei,
sono stati ad un di sem pre 1 n1e-
desimi; sempre bene misto a male, vizi
Inisti a virtu: bona rnixta malis. Ma, io
vorrlio concedere che i nost1'i siano tern-

.. 13
pI peSSinli, di fede langui da, eli costulni
corrotti. :E che perClC) [ Crec1ete cbe que-
sta ci scusi dCll d ~ v e [ l l r santi'? che ve 10
renda inl possibile (
C;'uardate S. Antonio M. Zaccaria, di cui
vogliauJ.o prepararci a celebrare la festa.
I tenlpiin cui si incontro etano, almeno
come i nostri, ben tristi. L.a Fede langui-
cIa e COITl battuta, corrottissl TIn 1 costumi;
anzi, quel che e peggio, allora il male e-
sempio 'veniva da quelli che avrebbero
dovuto darlo buono, dai s3.cerdoti.
Ne: vi persuadiate che 11 santo non sen-
tisse il contatto di questa malizia, ehe si
sottraesse ai sofIi rnorbosi della com llnio-
ne social(:, . Non v isse in un deserto egli,
ne sem.pre in un chiostro, anzi let maggior
parte della sua vita egli la passo nel mon-
do; non e rimasto illeso, sottraendosi a1
fuoco, ma vivendo anzi nel fuoeo!
Non a ncora ventenne egli va a Pavia,
poi a Padova - solo, rieeo ---- in una citta
14 -
e In uno studio, la mecliclna, corrottissimi.
Ebbene, egli non si lascia trEs:.lnJre c1al-
la corrente - LlnZt reagisce. Nel cbe sta
la forza cris11ana dell' animo! Ai Santi, ai
buoni cristianj, anche il Inale altrui puo
r.idondare in vantaggio: ornlU'cz coopel'an-
tar z'n bonum z'l'S qUl' vocatz' sunt sailed')
(aei Rom. VIII. 28), Percio, nel Hlondo, Id-
dio lascia crescere insi.eme al buon graeo
anche il loglio, perche ques to pos sa gi 0-
vare a que]J.o. Come? Per for2'} di reaziane.
Quindi avvenne che Antonio fu Santo
riforma to re ; -vid e il IDale e 10 c1 eplo 1'0 ;
vide e cerco di correggerlo. La corresse,
]0 cOll)batte innanzitutto in se medesimo;
vinse la curi digja del clanaro rinunziando
alle ereditarie sue ricchezze (a 18 anni 11 e
rece donazione alla madre); vinse la bra rna
clegli onori, flnuoziando all) arte llledicll J
al10ra stilnatissin1a e cIa signori; vins(' la
brarna dei piaceri, COS1 da eli venire un an-
gelo d i purezza.
- 15
In tal modo ci dimostro anehe che 1a
santlta non e frutto di una esenZlone for-
tunata dal1e passioni e dalle malsane ten-
denze, Dla di una vittoria sopra di esse,
,generosamente riportata.
E;, dppo aver riformato se stesso, si ac-
Clnse a riforrrl<Jre gli altri: i laici, i. re]i-
giosi, Ie claustrali; vasta riforma, a com-
THere 1a quale non gli bastc) 1a vita, come
a inizia rIa gli erano bastate Ie [orze.
d) U n
J
ahra scusa alla loro accidia trovano
roolti nel ]01'0 stato 0 condizione di vita.
Madre di farniglia che non vorrebbe es-
sere tale ,; figlia che vorrebbe la liberal ... :
errore! Tutte Ie condizioni so no buone per
1<1 san tita, perche let santita non consiste
principalrnente (a porte Ie fondamentali
virtl1 teologali e cardinali), nell' esercizio
di eerie determinate virtu, rna, sopratutto
nell' csercizio perfetto delle virttl del pro-
prjo stato. Quindi S. Pao1o diceva: \( U-
.. . .. "
III qua vocatlone vocact estzs -
16 -
(Ad Eph. IV,1). E pf'f questo che ab-
bialllo santi di tutte Ie condizioni.
II nostro S. Padre, S. Antonio Zaccaria,
in se offre una santita che rjspecchja stati
diversi.
:E santo come laico, finche il Signore 10
vuole tale; eserci ta allora ] a pieta filiale,
il 1avofo assiduo" la carita tenlporale ver-
so i1 prossirno, il tutto coronato di pieta
verso Dio.
E ~ santo corne sacerdote, inharnrnato tutto
eli zelo per la salute delle anime.
E" santo come religioso, tutto e severa-
rnente dedito aIle virtu claus trali.
Passando con egual s.antita, per stati cosi
diversi, ci mostra la santiul indipendente
dalla condizione sociaJe, cOlne la luee es-
senzialrnente dipendente, non daIl' arnbien-
te che 1a ricevC', rna dalla [onte che 1a
proietta.
- 17
II
C=ome dev't,ssere triste e 110LOSa - molti
pensano e di::ono - la vita quando si vuol
divenire santi! Ebbene, no. ~ E d io apposta
ho voluto .questa sera convincervi che, poi-
ehe dovete e volete divenirlo, dovete cerca-
re eli esserlo, perche sono persuaso che co-
S! la vita vi d_i verra pili lieta.
Abbiamo bjsogno di qualche cosa che
riempia la V1t3, sempre e non inutilmente.
Ci vuole --- l' avete sentito dire D:lolte vol-
te -- ci vuo.le un ideale. M:l ideali ve ne
sonG dei v.ani, degli sciocchi; vanj che si
esauriscono, sciocchi che non Sl possono rag-
giungere. I/ ideale della santita { ~ per tuttI;
non si esaurisce mai, anZl non 10 esaurisce
neppure la Hlorte.
Si quistiona se sia grande 0 piccola cosa
la vita; 1Ilolti ne sono stanchi, quando ap
pena hanno cominciato a gustarla ... E be-
ne, il risolvere la questione da noi, con la
18 -
grazia di Dlo. Diamo aJ1a vita, un grande
seopo e l' avrPil10 fatta grande; piccolo, ,e l' a-
vremo ridotta quasi a nulla.
Ma quale scopo maggiore delJa santita
Lavoriamo dunque a raggiungerla, die-
tro l' esernpio e con la intercessione potente
d.el 11ostro Santo. Cosi l' onorererno davve-
ro, e la nostra vita avr,l raggiunto il suo
scopo.
SEC:C)NDC) GIORr,r()
LA. :OIVOZIOINE
"A GESO CROCIFISSO
L" invito alla santita Dio, dal canto suo, 10
fl a tutti.
A. dispensarci daH' Clccettare e: seguire un
tale invito, non servono Ie seuse che ordi-
nariamente si adducono. Non giova Iagnarsi
deJla tristezza dei tempi ldnguicli e corrotti.
In tristi tempi s'imbattc anche S. Antonio
1\11. Zaccaria e cio nonostante ~ l santo. An-
zi dana eorn.Izione dei tern pi prese argomen-
to a reagire contra, e, per forza di virtu, si
determino la sua vocazjone aHa santa e cr1-
stiana riforma.
Non giova addurre r inlpeto delle paSSlO-
ni che dentro ciascun di noi trelnono e fan-
no gem ere ; anche S. Antonio tale impeto
10 risenti e 10 vinse. Non giova scaricare la
colpa di nostra accidia sulla condizione eli
vita in cui ])io ci ha posti. N egli stati pi 11
diversi: la:ico, sacerdote, religioso, Antonio
22.
fn santo, acle m piendo, p ;'aticando Ie virtu
pcoprie di ciascuno di essie
(:OS1 1a vita del nostro santo giovo, 0 al-
I11enO dovrebbe giovare ad animare ciascuno
eli noi, all' acquisto della Santi ta, di quella
Santita eli cui rnolti si svogliano, perche la
eredorlo impassibile.
Ma voler la Santita non basta; occorre la
conoscenza di un Inetodo per raggiungerla.
I)unque, noi cao]mlneremo verso la vetta
sublirne della perfezione: rna chi ce ne in-
dicheril la strada ( Dunque, noi ci industrie-
relllO di essere buoni: Ina chi ee ne inse-
gnera il rnoda? chi ci far,l da InodeHo {
Lla via, voi 10 sapete, e (;esu, che ha
detto eli se: \\ %-0 .Yarn Vl'"a (Joan. XIV, 6),
io sono la via ".
Ii Hlodello e aneora [,ui. Egli, Gesu, ci
Clveva detto: (I' ('OTlte e buono il
PJdre vostro celeste" (Matt. V, 48). Ma noi
potevarno rispondere: \\ Chi la conosce la bon-
"tel di 1)io { Chi puo ricopiarla {"
-
GeSll ha prevenuto tale difuco
1l
ta .. Eglj, in
]a di v:ina Bonta, l' ha resa vjsibile, acces-
sibi]e a ("]ascuno di r.oi. Eg]j e i1 Santo per
eecelJenza; gll cltri Domini nen diventano
Santi, se non imitando e ricopiando in se
stessi, Lui. Ogni Santo potrebbe rj petere cio
che dice S. Paolo: illliratores Inei ej(ote,
sicut et e(go (7h,.isti" (I Cor, Iv', 16); {a-
te COD1.e ho fatto io, irnitate C3fsl1.
Ma che cosa dovrelno di prtferenza guar-
d
. '. . G ' C-'.' . ':;> ("
. are, amare, llTIltare 1 n Jesu .. rJsto. - ,e
10 insegna il nostro beato Padre, S. Antonio
M,. Zaccaria. C:erchererrlo di vedere qual {or-
rna. prese 1a di vozione sua. a1 e qua n-
to una tal Sla efficace nel cammino
della santita.
I
(:hi dice imitare GeSlJ, dice troppo jnsie-
me e tr'oppo poco. Non si riesce ad abbrac-
ciare 1(:[ Figura di Gesu tutta in tera. Se si
vuole ricopiarJa in noi stessi, bisogna fissarne
un aspetto. I Santi banno imitato tutti Gesu,
- 24
ma ('orne di versamente! Questi ne ha prefe-
rito 10 zelo, quegli la poverta; uno, Ja giusta
severita, altri, Ia pietosa mansuetudine; al"uni
santi amarono contempbrlo povero nella cuI-
Ia; altri, nascosto in Nazareth; quali laborio:..
so, nei tre anni di pub6lico ministero.
Ora, qua]e aspetto piacque al nostro Santo
quale medito pili a lungo? amo pili inten-
samente cerco trasfondere nella vita?
Fratelli, S. Antonio M. Zaccaria fu sin-
golarmente devoto dell' apostolo S. Paolo; nel-
Ie lettere di Lui si istrul alta Santi ta; il nome
e la pl'Otezione di Lui lascio in eredita ai
suoi figli. Ora, quale era la divozione di S.
Paolo, di questo ardente amatore di Cristo?
Sentite come parla a quei di Corinto: I( Ve/
nuto fra val: io non ho voluto JfogJ[iare di
sapL'enza e di facondz'a/ salo una cosa Ao
voluto sap ere) di una sola parlare: di Gesii,
ma di Gesii Cl'oci/isso". (I Cor II, 2)
Queste 'parole colpirono il l1ostro Santo, e
]e fece sue. Abbiamo di Lui lettere scritte ai
I
- 25
suoi de voti, abbiamo massime spil'ituali; ab-
biarnq sunti di discorsi tenuti ai suoi figli.
r alIlore a1 Crocifisso e il motivo spi-
rituale che torna sempre in questi scritti. 0
scriva aIle religiose Angeliche, da lui fonda ..
te, per inrvorarle nell' esercizlo delle virtu
claustrali, 0 al suo cO,mpagno Ferrari, per ani-
Inarne lo zero, nella missione eli V'icenza, 0
ai Chnedei; sempre consiglia 1a me-
ditazione del Crocifisso, il suo am ore.
N e 5i stette paga aUe parole: venne ai
fatti. Sua in Milano, s'introdusse e
poi si propago pel resto della L,olnbardja, i1
pio USO dl annunziare ai fedeli, con funebri
rintocchi, in ciascun - venerdi, r ora. della mur-
te del R.edentore. V oleva i1 Santo riportare
COSl i pensieri di tutti a quell' ora solenne, a1
nlistero dj aHora cornpiuto. E voi COQ-
verrete con ITle the aveva scelto it punto cu1-
!IIi nan te della religione nostra, della vita di
(
' .
,rlsto.
La sigllirica vincolo tra Dio e
J'uorno. E non e Forse neJla Croce il suo com-
pendia { Perche, non e forse ]a merce della
C:roce che il Cielo e la terra, lungaulente avver-
si, alIa si E quando mai Ja
Carita del briJlo rneglio che era Ie stret ...
tc della Croce {E non compi forse allora la
sua missione redentrice {
Ma soprattutro nella di vozione al
so vi e un segreto anHuirablle per 1a santita,
alla quale tre cose Ini pa re che occorrono
specialmente: fervore di carita, forza di sacri-
f;zio, ardore di "clo. Poiche non si e santi se
non St ama Dio - non S1 e santi se non si
e pazienti era i dolori - non e santi se non
si lavora per it bene dei propri fratel1i,
Ora questa triplice energia di cflrita. di
sacrifizio, di zeIo, dove Ineglio attinger]a cb ';
nella rneditazione del CrociflsSO {
I) l.Tn gran mezzo di guadagnarsi il cuore
ahrui e beneficarli. lvla c' e qualche cosa an-
, cora pili efficace del beneficio, e i1 sacrifizLo.
Perche il benefizio e spesso dono del pro-
prIO, i] sacrifjzjo e il di se.
(2uando un uemo si e sacrificato per un
altro, non gli resta pill nulla a [are per dimo-
strargli il proprio amore e guadagnarsi il suo.
l.Ja efficacia del sacrifizio poi e tanto ITlag-
giore, il sacrifizio e p li generoso.
<=onscio di questo, I)io per Elrsi arnare da
noi). non solo ci 1a beneflcati, rna si e sacri-
ficato. E quale sacrifizio, fratel1i, questo sa-
crifizio della Croce! Gesu, che Dio ed
UOlno, vi sacrifica cia che ogni uomo ha eli
pili prezioso: la vita. La sacrifiea con 1a 1i-
berta pili piena, la sacrlca nel modo pili
completo. Poteva far di pili Dio per noi?
1\'1a che giovera, se noi non ci pensiamo,
se noi non meditiamo! E per contrario, pen-
sandoci, potrerno rimanere freridi, indiffercntj?
Oh! quando ei sentiarno Fredell per Dio,
quando dubitiamo della sua bontil, della sua
misericordia, mettiamoci ai piedi di un Cro-
cifisso, guardiarnolo e diciamo: L)ilexz't nle
et trad
7
idt't senletipsum pro me'" (Ad. Ga1.
28 .. "
II. 20) -"Mi ha am(1to, ed ecco Ia prova.
2) Amare Dio sarebbe re1ativarnente faci-
le, se non avessimo qui in tel ra 11 d;lore,
Finche tutto ci sOilide ci va a second a, non
,
dubitiamo della bonta di Dia, del suo ornore
per noi, e slama portati a ricambiarglielo."
Ma qualche volta .Dio sl llasconde; qnalche
volta lascia che gli uomlni ci calunnino e ci
perseguitino, che 1'intelletto ci si
il corpo ci si ammali, la fortuna ci si di mi-
nuisca; e a11ora, oh aHora, com' e djfficjle la!
pazienza, rna come necessaria! proprio a1 ..
lora che si vede se noi arnianlo Dia; come
si vede quali sana i veri amici, nei
giorni di sventura. Allora si vede se alnla-
rno il nostro prossimo.
Ebbene, che aiuto potente aHa paZlenza
nel Crocifisso!
II dolore ci fa talvolta dubiwre delTa bon-
eli I)io; guardiamo a1 Crocifisso e diti<lmo:
r uomo-Dio ha voluto anch' Egli sofIrjre i
dolori nostri. 1)11. Dio, che [rtcendosi uumo,
29
si assoggetta a questa legge di dolore, non
e un Dio apata e crudele; un Dio - llomo
che ha sofferto TIon puo restare indiffere.nte
lTerso i nostri dalori. E continuate a dire: 10
soffro queUo che meritauo i rnie.i peceati,
rna Gesu che male aveva Egli
re, qual dolore gli venne rispannlato nel
corpo e nell' anirna
Quando gli uomini vi seln breno ingiusti e
cfl1deli e sarete tentati di rispondere aIle in-
gius tizie con la ingiustizla, aUa 'crudelta con 1a
fe-rocia, guardate di nuovo it Crocihsso: qua]e
non ebbe a sof[rj re ingiustizia e .crudelta
dagli 'Uomini! Eppure suI suo labbro rnai un
accento d:i odio, sempre 1a parola del Ferdo-
no. E 1C0me illabbro, cesi il euore.
C)h, il Crocifisso! Che sorgente di rnoraIe
conforto r E Ii che venne ad attingere corag-
gio, nelle ore tristi deJla vita, il nostro Santo.
Ai Santi non sogliono mancare Ie perse ..
cuzioni. Si solleva 1)0 quindi il1vidie'; com bat-
tono iJ mondD, e il ill ondo Ii comba tte. II
30 -
demonio, con tutte Ie art], cerca di
lare i1 bene che essi fanno.
T erribile si sollevo, con tro 1a sua pascen-
te Congregazione, 1a persecuzione a lVlilano,
ne] mirabile il suo discorso, riboc-
cante di amore al Croeifisso
J
per calmare
eonfortare e rianiuJare i suoi figli nella dura
prova.
II
3) Una virtu che molti credono superogato-
ria, e che e in veee doverosa per tutti, e 10
zelo: L,r,zicuique mandavit Deus de proxi-
mo suo,. (EccL XVII,12)
E poi non dobbiamo noi, forse, amare il
nostro prossimo Ma che carita sarebbe 1a
nostra se non facessimo rnai nulla per colo-
ro the diciamo di arnare? 0 se, contenti di
fare qU(llche cosa per i loro corpi, nulla fa-
c:;essimo per Ie loro anim.e
Scnonche e specialnlente aHa considerazio-
ne del Crocifisso che si alirnenta il nostro
zelo, che, di dovere, diventa bisogno.
- S1
Infatti, ]' esempio e di somn1a efbcacia suI
nostro animo. Ma quale modello di zelo pili
arnmira bi I e del (:rocifisso Che non ha fat-
to Gesu per salvare Ie anime Non si e
contentato di nascere in una stalla, di vive-
re nascosto, 'd' insegnare con instancabile 0-
perosita la sua dottrina, di soffrire tutte Ie
pili atroci ingiurle e persecuzionl: ha data 1a
sua vita, e lllorto.
Caritas CJlristi urget nos (2 Cor. V,14).
Questa carita di Cristo per gli uomini e 10
stilnolo della nostra. Se Egh li ha arnati tan-
to, conle non Ii ameremo noi
Poiche, badate, l' opera di GesLl non e com-
piuta. j ~ lnorto per gli uomini, rna bisogna
che gli uOlnini approhttino, e il farne ap-
profittare, da noi pure dipende: preghiera,
huon esernpio, consiglio, opere di carita. Al-
ta consolazlone ... pregusto di paradiso ap-
porta questa opera nostra.
E allora { . . .. Su l' esernpio del nostro
S. Padl'P' im pariarno ad arnarlo davvero il
Crocifisso, e, COUle Lui, attingeremo da Es-
so" axdore di carita, forza di sac rifizio , slanelo
di zelo; indispdusabili per diveni;r santi.
"
'1
!
("
T:ERZO GIORNO

E I SUOI SOCIALJ
}\..irnanendo ferrno quello che dicemmo
pruna sera di questa triduo e mostranuno
can Ja vita di S. Antonio .- 1'invito alIa
santita essere per tutti -- il primo proble-
ma che ci offriva era questa: Come si giun-
ge aIla santita (? Con qua] metoda Per qua-
Ie via E a1 probJenla soddisfacemrno ieri.
Vi mi:;;! davanti, a meglio 1a vita del nastro
Santo vi suggeri un metoda facile: 10 stu-
dio e l' amore del Crocifissa., perche di ]a ci
puo deri vare fervore di pieta, spirito di sa-
crifizia,t calore di zelo.
1v1a, imparato un metodo, trovata la via
della santita, e [atto tutto No: a cammina-
re ci vogliono forze, e tanto maggiori, quan-
ta Ia via e pit:! aspra e difficile.
C)ra di queste forze, dove andremo a prov-
vederci, dove l-orneremo a rifornirci (?
La vita di S. L\ntonio mi pare che risolva
anche quesl
i
o problema. 10 trQv'o the insie-
Ine col < Crocifisso, ci fu un. altro ogG!etto
dei suoi amori, delle sue sollecitudini: L' Eu-
caristia.
Da lui .nacque e'si diffuse 1a consuetudine
.eli annuDziare, in ciascun ,vcnerdi, l' ora di
IDorte di Cristo, rna cIa lui nacque e fu pro-
inossa anche un' altra usanza: quella di espor-
f'e Gesu in :Sacramento 81 popolo, in forma
eli '40 are.
I'ece di pili, llGll 8i contento di procurare
a Gesu' quellcadorazicni che Gli sono do-
vute e che pure., ahiroe, COS1 spesso Gli si
negano; rna volle attirare a piu vjeino
Ie anime. In tempi freddi' egli vis8e, quando
Ie anime, anche Ie piu pie, non 8i accosta-
vano che ben raranlcnte a ricevere Gesll Cri-
sto, cd. egli stahjli l' della. C:omunione
frequente.
. 10 credo eli entrare, nelle intenziolli .del
mio' Padre, cons8crando all'El.!clristia
quest' ultima sera del triduQ... Pt rmetteten1i
37
di ri prendere Ie cose un poco dalY alto, rno'"
straodovi: 1) quanto bisogno abbianH),
giungere ana santita, di quell' aiuto dlvino
ch e si chialna )a grazia; 2) quanto copio'sa-
mellte questa aiuto si contenga nell' Eucari-
stia.: 3} quanto, nella vita dornestica e
le, sia ]a efficacia di q uesto SacramtIlto.
I
1 )La necessita della grazia, per essere
buoni e santi, 1'intendono I)oco, purtroppo,
aoche parecchi cristianl, dQnde avviene che
non 1a con premura che do-
vrebbero
J
e non ne facciano qnel conti;) ('he
si Dlcrita. l'roverete facilmente cri stiani che'
domandano a I)io la guarigione. da una rua-
lattia, 1a rnitigazione di un flagella, soccorso
nella povernl, rna ne troverete forse' COS! fa-'
cilrnente ch;;; domandano forza nelle tentazio-'
ni, Ii bel'azione da un peccato, grazia per cor-
reggere un vizlo 0 pI'aticare una virtu
Non c' in questo, quella preferen-
za per Ie cose teIIlporali che e un triste
.38
sintomo della nostra cecita intelletluale, vi e
anche una non ~ o q ~ a l e segreta convinzione
di poter essere buoni e sauli ela noi.-
Le v'irtu naturali .sono On-logellee alJa no-
stra natura: l' onesta naturale e una vita u-
Inanarnente perfetta. Ma Ie virtu sopraona-
tur::tli, ]a santita cattolica, sono una vita di-
vina, un pensare con 1a mente di Dio e un
nutrire gli affetti divini - la santita come la
grazia e pili del semplice stato di grazia, e
una partecipazione della vita divina. OrR, chi
non vede che cio supera Ie povere nostre
forze? Che a divinizzarci non bastiamo nOI,
rna ci vuole Iddio con il suo soccorso con
la sua gr azia ?
E la grazia ci occore anche per un' altra
ragione: perche la santi ta non supera s01a-
nlente let. nostra natura, rna ne (ontrasta r in-
c1inazione a1 male. Una lotta, che 1a del
misterioso, si svolge in noi ..
Sentiamo di dover praticare 1a virtu, sen-
tiamo ('he solo in questa pratH a saremo
, 39
feIici, e intanto ci sentiamo eon forza prepo-
tente trasc:inare a1 male: \t video meliora, pro-
hoque, dett!riora sequor" (Ovid. Metafor.
VII, 20). Noi spieghiamo qUf"sto fatto di-
cendo dIe la nostra natura e, al tempo stes-
so, bnona e corro;ta: buona perche creata da
Dio, COl"fotVI, perche guasta dalla coIpa; rna
anche chi non arrnnette la spiegazione, deve
riconoseere il fatto.
Appunto 'perche sapeva questo contrasto
della santita con ](} nostra natura corrotta dal
peccc..to origi'nale, Gesu diceva; (?hi vual
venire dietro arne, rinnegJu' se stesso .... "
(l\1.at
t
XVI, 24 ; Luc. IX, 23)
D;Jbbicnno noi stessi, cioe la no-
stra corrotta natura; rna frattanto la nostra
inclinaziouc a1 male, senza la grazia, si mo-
stra prepotente del bisogno del bene.
Ora, eli n'uovo, chi ci aiutera a vincere e
noi stessi, se non UD. altro, se non
Dio Conle non possiarno da noi ascendere
sopra noi stessi, COS1 cIa noi non possiarno
40
anclare noi medesi mi.
j\bbiamo dunque bisop;no eli una forza su-
periore e divina per farci santi.
ELLene, questa for;:a santihcatrice n01 1a
troviamo nella Cornunione.
2) Pot rei (lirvi che Ja COSil evielente in un
modo quasi fi"ico e materiale. Alla luce, al.;.
]a forza, al calore divino partecipera tanto
pill copiosarnente colui che gli sara pill vi-
cino. E quando mai siamo (,OS1 vicino a Dio
rome quando ci uniamo a Lui? T\Jegli altri
Sacramenti ,scorrono, corne a dire, Ie onde
della grazid; nell' Eucaristia queste
acque scaturiscono come alla ]oro sorgente.
Nla, rendiamoci un po contn, analitica-
mente, dell' effcacia dell' Eucaristia. Essa a-
gisce anima in due modi: prevenlivo e
ccnsecntl VO.
Alcuni pensieri, soprattutto alcuni deside-
fl, hanno una efficaeia preventiva, in quan'7
to, anche prima di essere atiLlati, ci tratten-
gono dal fare Ii ma1e. 11 desiderio eli rice:--
vere C;esu nella S. Ccmunione e ]a conve-
niente preparaZlone aHa Cornunlone stessa,
produce un' 8ziolle preventiva. Quando ci
prepariamo bene aHa S. Cornunione Slamo
compresi della grandezza deB' atto che andia-
rna a fare, e vi portiamo le Irligliori dispo-,
sizioni. Se c' e pensiero capaee di raccoglJere
spiritualmente l' anima e d'infonderle umiha e
fervore, questa non e propio quel10 dell'in-'
troiba ad altare D e i ~ .
Cosi, prima aneora cbe 11 Crlsto venga,
al solo pensiero che venga, nella sola aspet-
tativa, ci sentiaIllO lnigliorati.
lV1a quanto piu non fa il Cristo venendo
in noi! Egli ri para, eonsuma, rafforza: vie-
ne. sotto forma di cibo, a farcl sperimentare
che egli e, per Je anime nostre, quel10 che
e- il cibo per il nostro carpo. Se non the) e
un eibo di ben altra natura. It cibo ordina-
ria nai 10 ()ssirniliCiffio a noi stessi, ne fac-
('iamo nostra carne e nostro sangue; Gesu
invece, ci60 divino, assimjla nOl a Se
42
stesso; ci trasforma spiritualmente in Lui j ci
divinizza.
Se la familiarita con un llama superiore,
ci comunica qualche cosa della sua scienza.,
della sua bonta, ehe fara mai, non la fami-
liarita, Dla l' unione intima col Cristo {
Qui notate, r assimilazlone, {'he il Cristo
fadi noi a se stesso e proporzionata alle
buone disposizloni con cui ci b.ccostiamo a
riceverlo; il cibo materiale 10 assimilianlo a
noi stessi, secondo Ie disposizioni fisiche; il
eibo spirituale, Gesu, ci assimila secondo Ie
rn.orali disposizioni.
E c' e anche un altro elemento da non
trascurare: la frequenza. Ogni giorno si man-
gia e ogni giorno dovrernlllo nutrirei di Cri-
sto. E aHora, oh, come l' anima si assimile-
rebbe alla Sua! e] trasformeremmo nella stes
sa Sua immagine!
E un segno di malessere, nell' ordine fi ...
',sico, il non appetire i1 cibo: e segno di spi-
rituale languore non desiderare Cristo.
- 43
Accostiamoglici, dunque, spesso e bene,
non per vanita e"iteriore, non per una vacua
sentinlenlallta; llla per trasformare Doi stes-
si, pee rnigliorarci; che si veda in questa il
frutto delle nostre Camunioni. ()h! come
spesso capita dt sentire giudizi severi del
Inonclo, Ina non ingiusti, sulla C:onlunione
frequente di cristiani poco virtuosi. Quei giu-
dizi, per col pa nastra, si riflettono a biasi-
rno del Sacrarnento.
II
3) L'Euraristia porta nelle fanliglie la pace,
nella soeieta la fratellanza vera. basta,
nella fanliglia, un vincolo nlaterirlle: ci vuo-
Ie un vincolo morale di aHetto. 'La famiglia
pagana cercava questa vincolo nella Inensa
terrena, noi alIa mensa celeste. Gesu e iI
Dio della pace: I JEucaristia e il Dio della
pace. La pace che Egli porta e quella che
nasce dal sen'ti Glento profondo dei propri do-
veri, dalla cura gelosa di osservarli,
1....' e sacralnento sociale, centro
44 -
di fratellanza. II pnnCIpIO della fratellanza
rnalintesa, esagerata, e inefficace - devono
rinlanere Ie distinzloni soeiali - Ina 10 SPl-
riro che anirni la societa cleve essere di fra-
tena nza.
La intendono i cTistiani questa E perche
non 10 intendono Perche troppo di rado si
trovano aHa stessa mensa, troppo poco pen-
sano alla dignlta eli un' anirna, che ha per
suo cibo qnotidiano Dio.
Ah! voi siete tentati di disprezzare il ser-
vo ... di disprezzarlo, dieo, non di conlan-
darlo. COillandar1o e diritto, disprezzarlo e
delitto;, e servo, rna e cristiano; e servo, rna
, Dio e venuto egualmente in lui ed
. .
In VOl.
S. Antonio, il Padre mio, il F ondatore del
n1io caro Ordine, il Santo che ci prepariarno
a festeggiare, ci sprona a frequentarla, la S.
COlnnnione, a frequentarla bene) per
',tutti i vantaggi che vi ho accennati), e che
seppe riportare COS! bene in se stesso.
S. ANTONIO M. ZACCARIA
FONDATORE DEI BARNABITI E DELLE ANGELICHE
PANEGIRICO DI
S. ANl'()NION1. Z_AC'CARIA
F()NDATORE E P A ~ r R I A I ~ ( ~ A
QTJO C)1;lNIS PATERNIT AS
NOM1NATUR" (Eph. 111,15)
Non c' e titolo pili augusta del titolo di
Padre. Non e' e Paternita pili nobile e divi-
na della Paternita spirituale. E pochi santi
hanno realizzato cosi classicalnente il nome
di Padre e 1a Paternita stessa in un modo
cosi pieno e rneritato, come il nostro S. An-
tonio j\1. Zaccaria.
Padre"!. E il nome che mi si affaccia
primo alla rnente e mi corre aIle labbra,
quando penso a Lui, e ne voglio parlare: e
il IUjO Padre. E non mio solo, rna di ben
due religiose fanliglie, grazie aIle quali fa e
continua ad benefattore della societa
civile e della C:hiesa cattolica: i Barnabiti e
Ie Angeliche.
Presentarvi il Santo cosi e un approfondire
il COIlcetto della sua santita, un inquadrarla
nella sua opera, un celebrarne 1a posturna
vita gloriosa.
48 -
I) slutitili, rimanenda sempre tale, ha,
COlne dire", forme diverse.
C' e una Santita che si contiene 'i n se
stessa, serh-a fortna rigiclamente i'ndi vicluale,
simile a certe atque- che gorgogliano
nel cavo- della sorgente, 0, al pili,
per tenui, irnpeJ.1ceuj hili rigagnoli, si sten-
dono aU'intornJ.
Al'tre aeque, inveee, dal1a sorgente escono
colI' abbondanza che deterrrnina torrenti e
humi.
Quale santO' sia stato iI nostro Antonio 1\.1.
Zaccaria 10 abbiamo giat visto nelle sere pre-
cedenti. Nu.bile eli famiglia, llla pili nobile
di animo. dis prezza i tito1i per abbracciare
Vumilta deHa Croce. Avviato alIa rnedieina
l
,
ehe gh pron1ette- onori e agiatezze" abban-
dona]a medicina dei corpi, per esercit:are,
Sacerdote, la IJl
1
edicina de]]e anlme. la sua
Santita., aftt'ernlandosi coS! col doppio gene-
, rogO sacrifizio, com.incia ad pel' Ie
vie del ministero sacerdotale, apostolico.
Lo ze]o non SI contiene: e una paSSlone
dello spirito analoga, nel suo im peto, rna
quan to superiore nella sua natura! ..... aIle
passioni inferiori.
II) Nl.a Ie effusioni della Slla Santita interio
re, nelle forrne della apostolica attivita, non
bastano allo Zaccaria. Sente i1 6isogno d:i
aver C"ornpagni neI lavoro, che diviene sem-
pre pili vasto. C:remona, Milano, ]a L .. ornbar-
. dia, il Veneto! 10 riehiamano. _E i compa-
gni Ii troY 8, rna questi corn pagni gli si dan-
no per discepoli e figli spirituali. Ed egli ba
1a stoffa del maestro, del condottiero.
La sua Santita e feconda; e COS1 forte da
potersi i {np rimere indelebile anche in altriJI
in molti altriJI vicini, LHltani, presenti, futuri.
Cosi nasce intorno a l..Jui la sua, veramente
sua, religiosa famiglia, gruppo di uonlini che
sente suo, come Padre.
E vero, 1a sna UITll I fa non gli fa accetta-
re q'uesto g1orioso titolo di Padre-, senza be-
neficio d
J
inventarlo. I)ara ai suoi sacerdoti,
5:) -
ai laici che coi sacerdoti gli fanno e gli fa-
ranno corona, un altro padre spirituale, S.
Paolo: si chiameranno Cbierici Rego]al"i di
S. Paolo. COSl bene gli riuscira it giuoco di
autonascondimento, ordito da]Ja sua umilta.
1\11a il Padre ( ~ Lu;, proprio .Lui.
E. Lui ehe staIn pa n ~ l l ' anima, per forza con-
tagiosJ. di buon esernpio, 1a sua ardente pie-
t,?t a Gesu Crocifisso e a Gesu Sacramentato.
E L.lui che comuniea ai SUOIL uno ze]o tutto
i nsienle ardenfe e soave; zelo che ricorda S.
Paolo, e prelude a S. Francesco di Sales.
Da Lui, Ie Regole forrnulate pili nello spi-
rito - onde vuol essere animatore, vivifi-
catore "- che nelle materiali e giuridiehe
disposizioni di un eodice.
Dio gli mette a laneo due Santi Sacerdoti,
"he serviranno all' esereizio della sua Paternita,
rna non ne diminuiranno il merito, la gloria ...
anzi! Perche, malgrado i nleriti del lv10rjgia
e del Ferrari, i Barna biti saluteranno, r--'onda-
tore e Padre lora, i\ntcnio M. Zaccharia.
- 51
Nla non 10ro soltanto. I-la famiglia natu-
rale pare si com pia, s'integrl, quando, ac-
anto ai figliuoli, prendono il loro posto sinl-
patico un gruppo di figliuole. Ed ehbe delle
figliuole spirituali anche il nostro :Fondatore
e Padre. F'iglie che amo in C;esu Cristo, ed
in I ~ u i e per t ~ u i genero () d una vita no-
vella di altissirna purita, di preghiera fer vi-
da, di ardentissimo zelo. Program rna racchiu-
so nel nome di Angeliche di S. Paolo, co-
me volle battezzlarle.
Barnabiti, Angeliche; figli e figliuole del
Santo Padre, ci svelano meglio lil lllissicne
provvidenziale di Lui.
, La religiosa famiglia barnabitica, che se-
gue a breve distan7a quella dei r"f eatjni, ca-
polavoro di S. Gaetano, rappresenta i1 prin-
cipio di quella horitura spirituale, rnaglJifica,
che parve, e fu ]a risposta della Provviden-
za alle miserie spirituali del tempo, i1 seco-
lo decimosesto, e ai conati infelici di porvi
rimedio. Che innegabile era 10 scadimento
52 -
della pleta', e quindi d:el buon costume, tra
i cattohci e perfino tra i Sacerdoti claustra-
Ii, nell' ltalia del XV e del XVI secoIo.
Scadjmento, malgrado nobilissime e non ste-
riJi eccezioni: qui a G-enova bastera ricordare
il gruppo di S. Caterina da ;Genova eel il
fedelissiulo a lei, Euore Vern@zza. Sc.adi-
mento a cui ave va apportato rimedio, peggior
del male, il to.rbido .edirrequieto Spinto di
LVlartin Lutero"
La provvida rlsposta di I)io furono Ie
nuove religiose famiglie, non pili monasti-
che, a usa S. Benedetto,e f:ratesche" a lllSO
S. Domenico e S. ~ F rancesco d' Assisi, rna di
sacerdoti chiericii plli liberi nelle lorD mo ...
venze, pur legati cia una llegola, severa eir-
costanza, quanta e forse, pili che le tlntiche.
N el secolo XVI, j\'ntonlo 1\tlaria h.a II van-
ta di essere posto, in queste nuove vje del-
\ 1a Provvidenza, tra i pioneri. Egli si propo ...
'se di ravvivarla, la Chiesa, aBe grandi S01':-
genti della F ede e della Pieta, veranJente
- 53
cristiane. Di S. Paolo, quasi troppo alIa let-
tera, aveva abusato Lutero, pel' lanciare ]a
sua rivoluzione; di S. Paolo, penetrato nello
spirito delle sue llleravigliose Epistole, si
giovo S. Antonio, per attuare la sua verace,
bene fica rif:)rlna. Lutero, aboliva i Sacramenti;
S. A.ntonio ne promoveva l' amrninistrazione
e la degna recezione. Lutero apriva, e S. An-
tonio railo rza va i cancel! i dei chios tri fem-
I.Jutero spogliava Ie e S. An-
tonio Ie voleva, nella santa austerita, sempre
pili helle. Patrigno Lutero, Padre S. Antonio
aIle anilne fedeli.
III) Padre, 0 meglio, Patriarca. I Patriar-
chi sono Padri di ruohe generazioni. Anche
S. e cosio Dopa ormai quattro se-
coli, la sua paternita non si estingue, non
si esaurisce, non si affiev<?lisce neppure. Ri-
gogliosa la l?aternita, perche devota e viva
e operosa la figliuolanza.
Genera Ie famiglie di aItre citta, e su questa
colle, che orn1ai la citta (Genova) ha in vasa e
54 -
un po spianato, qui i figli di S. j\ntonio
raccolsero l' eredita di 1110naci Armeni vicini
a Qui Flori per secoli quel N oviziato
che era cd e tirocinio ufficiale dello stato reli-
gioso. Qui, oggi, i flgli di S. Antonio con-
. tinuano Ie sue tradizioni liturgiche, e abbel-
lisco no, col vostro concorso,
il vecchio tempio.
Di qui} dove per tauti anni, attrassero
schiere e schiere fiorenti eli giovani, di qui
scendono ad educare in Cristo, fatti Padri,
gIi stessi vostri figliuoli.
E a noi, suoi flgliuoli, investiti da Lui di
una paternita che dobbiarno esercitare verso
]e anime fanciulle, a noi in queste ore gon-
fie di speranze e trepide di timori, sale al
labbro il grido selnplice} fiJiale: hlonstra
te esse .Patrem". Alla distanza di quattro
secoh, mostra viva e operosa quella Paternita
',sacra, che e r dUl'eola deHa tua gloria t
Deo gratias
INDIU}!]
HffiC est vo]untas Dei sanctificatio vestra pag. 9
La divozione a Ctesu Crocifisso " 21
L' Euearistia e i suoi efl'etti sociali )1 35
Panegirico di S. .8... M. Zaccaria . " 45
-
Stampaio ne[[a iipogfa..fia. delle c:Benedettine
8rf onastuo S. Paolo - SOfl'en.to