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Poste italiane S.p.A. - Sped. abb. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art.

1, comma 2 - DcB Roma

GIUGNO 2012

Sommario
Rassegna TRimesTRale di viTa e di aposTolaTo delloRdine dei ChieRiCi RegolaRi di s. paolo - BaRnaBiTi anno XCii n. 2 - giugno 2012 Trimestrale Poste italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2 - DCB Roma diReTToRe ResponsaBile P. Stefano Gorla diReTToRe P. Paolo Rippa CapoRedaTToRe P. Mauro Regazzoni RedaZione P. Filippo Lovison CoRRispondenTi Dal Cile: P. Mauricio Ahumada. Dalle Filippine: P. Michael Sandalo. DallItalia Centro-Sud: P. Giovanni Scalese. DallArgentina: P. Giorgio Graiff CollaBoRaToRi P. Giulio Pireddu, P. Giuseppe Cagnetta, P. Giuseppe DellOrto, P. Enrico Sironi, P. Giovanni Villa, P. Giovanni Zoia, P. Giovanni Scalese, P. Giannicola Simone diReZione Via Giacomo Medici, 15 - 00153 Roma Tel. e Fax 06/581.23.39 - 588.28.63 e-mail: ecodeibarnabiti@gmail.com RedaZione Piazza B. Cairoli, 117 - 00186 Roma Tel. e Fax 06/68307070 amminisTRaZione c.c.p. 29654001 intestato a: I Barnabiti, Via Giacomo Medici, 15 - 00153 Roma RegisTRaZione Tribunale di Roma n. 334 del 28 aprile 1950 sTampa Grafica Cristal S.r.l. Via R. Paolucci, 12/14 - 00152 Roma Tel. 06/53.49.375 - Fax 06/53.274.231 diFFUsione Eco dei Barnabiti viene inviato agli amici delle Missioni, delle Vocazioni e delle Opere dei Barnabiti. possibile riprodurre gli articoli della rivista citando la fonte e mandandone giustificativo in redazione www.barnabiti.it
copertina: foto di linda Regazzoni

editoriale

1 Gioia nella tribolazione (P. Rippa)


Bibbia

2 La prova di Abramo (G. DellOrto)


Vocabolario ecclesiale

6 Bacio (A. Gentili)


Vita consacrata

7 Pregare, non come dirlo (G. Pireddu)


osservatorio ecclesiale

12 La nuova fisionomia dei Capitoli generali nellera del post-Concilio (A. Gentili)
ecumenismo

14 Sono con voi tutti i giorni. Il senso della custodia eucaristica (E. Sironi)
Spiritualit barnabitica

19 La felicit come obbedienza allalleanza con Dio (M. Regazzoni)


osservatorio paolino

23 Chi ha fondato il Cristianesimo? Cosa dicono i testimoni dei primi secoli (G. Cagnetta) Paulo apostolo martyri, lapostolo San Paolo nella storia, nellarte e nellarcheologia (G. Cagnetta) 28 San Carlo ai Catinari ieri e oggi, 2 Parte (Y. zu Dohna) 33 Le case dei santi un percorso nella Roma cristiana dal 500 al 700, s. Carlo ai Catinari Roma (F. Lovison) 42 Un contributo per lanno della fede: il sentire cifra dellesperienza religiosa. La trilogia di padre Antonio Gentili (M. Regazzoni) 45 Un Convivio degli Artisti a Trani dedicato al beato Angelico, artista di Dio (E. Sironi) 51 Vivere lUmbria anche in Lombardia (A. Giussani)
Dal mondo barnabitico a cura di Paolo Rippa 58 Brasile: Projeto Providncia Semestre di commemorazioni. P. Sebastio Noronha Cintra e P. Luiz Antnio do Nascimento Pereira: 50 anni di vita religiosa P. Joo Parreira da Mata e p. Erich Georg Hennings 60 anni di sacerdozio La Serena: 60 anni di vita sacerdotale del p. Battista Picetti Ordinazione sacerdotale nelle Filippine Sei nuovi novizi nelle Filippine Prima professione dei novizi indiani nelle Filippine DallIndia: ordinazioni sacerdotali P. Giovanni Peragine presidente dellUCESM Monza: attivit culturali al Carrobiolo Preghiera profonda a Foligno P. Giovanni Rizzi: due importanti appuntamenti culturali Riedizione de I Barnabiti ci hanno preceduto a cura di Giuseppe Ranaldi 67 P. Agostino Amaroli (A. Spinelli) P. Achille Erba (F. Rossi) Fr. Francesco Mario Pozzali (G. Incampo) P. Giovanni Buonomano (G. Scalese) Schedario barnabitico a cura della Redazione

Chiuso in redazione il 4 giugno 2012 Finito di stampare il 22 giugno 2012

72 Giovanni Vian, Il modernismo. La Chiesa cattolica in conflitto con la modernit (A. Gentili) Cesarini Dante, Il tolstoismo di don Brizio Casciola. Sintonie e dissonanze (A. Gentili)

Gioia nella tribolazione

Tempi duri per la Chiesa, come sempre daltronde. In ogni parte, su ogni fronte, da parte di quasi tutti. Naturale, quindi, le tribolazioni e le ostilit, lo sconcerto, il dolore, la delusione Ma pure naturale, per un cristiano, ricorrere allinterrogazione della Parola per comprendere il senso di un cos angusti oso presente e proiettare un pi sereno futuro. La risposta della Parola chiara: la gioia evangelica indissociabile dalla sofferenza per la causa del regno. Questo emerge a pi riprese sia nellinsegnamento di Ges sia nella testimonianza dei discepoli. Cristo ebbe a dichiarare beati coloro che subiscono insulti e persecuzioni, per poi aggiungere: Rallegratevi ed esultate, perch grande la vostra ricompensa nei cieli. Cos infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi (Mt 5,12). E fin dalle prime battute dellattivit evangelizzatrice, ci viene detto che gli apostoli se ne andarono via dal sinedrio lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Ges (At 5,41). Paolo in particolare ci offre una preziosa testimonianza. Egli si dichiara afflitto, ma sempre lieto (cf 2Cor 6,10), pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni tribolazione (2Cor 7,4). La gioia nelle prove e nelle tribolazioni per lEvangelo viene motivata come contributo personale alla causa del regno: Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ci che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che la Chiesa (Col 1,24); come a dire che il sacrificio di Cristo si ripropone nella vita dei suoi discepoli, chiamati a condividerne la stessa missione salvifica, trasformando - come si detto pi sopra la propria vita in sacrificio spirituale gradito a Dio. Dagli apostoli la sofferenza si sposta ai loro seguaci. Pietro, ad esempio, ritiene che i cristiani debbano considerarsi ricolmi di gioia, anche se devono essere afflitti da varie prove (lPt 1,6) e si rivolge loro in questi termini: Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perch anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare (lPt 4,13). A sua volta Giacomo scriver: Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove (Gc 1,2). Di una simile gioia nata fra grandi tribolazioni furono testimoni le Chiese della Macedonia, coinvolte da Paolo nella grande colletta per i poveri di Gerusalemme: nonostante la grande prova della tribolazione, la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povert hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosit (2Cor 8,2). Di fronte a ci, probabile che anche da noi salga spontaneo esclamare, con gli apostoli: Durus est hic sermo. Ma bisogner pur accettarlo per essere minimamente coerenti con noi stessi. E, daltra parte, agire in modo tale da non aumentare le sofferenze della Chiesa.

bibbia

La prova di abramo
In questo secondo contributo propedeutico alla comprensione dello spirito dellAnno della Fede, il p. Giuseppe DellOrto mette a fuoco la testimonianza di Abramo che scegliendo liberamente di obbedire alla richiesta di Dio, arriva a conoscere la verit di Dio. Dio si svela ad Abramo con il suo vero volto, proprio perch Abramo ha deciso di affidarsi a Lui.

er prepararci a vivere lAnno della Fede (11 ottobre 2012 - 24 novembre 2014), abbiamo scelto come filo conduttore dei nostri contributi il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei, ove troviamo una moltitudine di testimoni che hanno vissuto per fede. Tralasciando le figure delle origini (la creazione, Abele, Enoc, No), ci siamo soffermati sulla prima parte della storia di Abramo che, chiamato da Dio, obbed partendo per un luogo che doveva ricevere in eredit, e part senza sapere dove andava (Eb 11,8). Questa volta sosteremo sul secondo grande evento della vita del nostro padre nella fede: la sua prova. Per fede, Abramo messo alla prova, offr Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offr il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: Mediante Isacco avrai una tua discendenza. Egli pensava infatti che Dio capace di far risorgere dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo (Eb 11,17-19).

Il testo, evidente, fa riferimento a Genesi 22, 1-19, noto come il sacrificio di Isacco; ma, pi precisamente, dovrebbe essere intitolato come il sacrificio di Abramo (A. Marchadour), lofferta del figlio della promessa (W. Vogels), oppure ed la nostra scelta la prova di Abramo. Questa pagina stata definita la narrazione pi perfetta nella forma e la pi abissale di tutte le storie dei Patriarchi (G. Von Rad); ad essa ci accosteremo mediante una lettura narrativa. partire di nuovo Dopo la partenza, come noto, la promessa di Dio si realizza (non senza alterne vicende): Abramo giunge nella terra e nasce il figlio Isacco. In verit, prima di lui nasce Ismaele che Abramo genera con la schiava Agar, cercando in tal modo di portare a compimento con i propri mezzi una promessa di fecondit che non sembrava potersi realizzare. Ma Dio insiste nella sua linea: il vero figlio un altro, quello che bisogna attendere e che nascer da Sara. E infine questo figlio nasce. La benedizione di Dio ha trionfato; la fede di Abramo ha trovato la sua ricompensa. Ma proprio quando la tensione si allenta e tutto sembra risolto, ecco giungere la nuova prova: Dio chiede ad Abramo di sacrificare Isacco. Fin dallinizio, lAutore ci mette in guardia e ci d la chiave di lettura di tutto il brano: Dio mise alla prova Abramo... Ma cosa significa? Dio mette alla prova qualcuno per conoscerlo nel senso di far scaturire da lui la sua identit profonda. La prova pone luomo nella condizione di essere conosciuto fino in fondo da Dio perch un processo di rivelazione di ci che luomo nel suo intimo: ha quindi uno scopo pedagogico,

Abramo e Isacco salgono il monte Moria - Miniatura della Biblia pauperum

il sacrificio di Isacco Roma, catacombe di Priscilla

che porta la persona a esprimere concretamente se ama Dio sopra ogni cosa (cf. Dt 8,2-5). Ma pi in profondit: lo stesso cammino di fede che, prima o poi, mette luomo alla prova, nel senso che la trascendenza assoluta di Dio e la sua alterit radicale pongono il credente davanti a dei criteri e dei cammini completamente diversi dai propri. Il rapporto con Dio gi una prova in s, un ignoto in cui possibile entrare solo se la fede supera loscurit e la paura. In parole pi semplici: Abramo si trova necessariamente dentro la prova, per il fatto stesso che andava dietro a Dio. proprio cos che la vicenda di Abramo pu diventare parabola per noi. Abramo posto di fronte allincomprensibilit di Dio, che gli chie-

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bibbia
de di sacrificare suo figlio, quel figlio giocare. Sempre nominato nei mo- mo si alz di buon mattino, sell lasiche rappresenta la realizzazione menti cruciali, in strettissimo rappor- no, prese con s due servi e il figlio stessa della promessa e della benedi- to con il sacrificio, questo nome ri- Isacco, spacc la legna per lolocausto zione divina: Dio disse: prendi tuo corda il riso di Abramo (cf. Gen 17, e si mise in viaggio verso il luogo che figlio, il tuo unico figlio che ami, 17.19) e quello di Sara (cf. Gen 18, Dio gli aveva indicato (Gen 22,3). La sequenza dei verbi strana, Isacco, va nel territorio di Moria e 12ss), e la gioia della nascita del fioffrilo in olocausto su di un monte glio della vecchiaia (cf. Gen 21, 6-7). con la menzione dello spaccare la E ora, il figlio del sorriso sta di- legna solo alla fine, solo dopo aver che io ti indicher (Gen 22,2). La tradizione giudaica ha interpretato la ventando occasione di pianto e met- preparato tutto ed essere gi in profrase del v. 2 quasi come una sintesi te alla prova la fede del padre. Lin- cinto di partire. Forse, come stato suggerito da Y. Mazor, si tratdi un immaginario dialogo tra ta di un accorgimento letterail Signore e Abramo. Rashi di rio che, senza dire nulla espliTroyes, un ebreo medievalista, citamente, permette al lettore cos commentava: Dio disse: di entrare nel cuore di AbraIl tuo figlio. Abramo obiett: mo e di cogliervi tutta la sofIo ho due figli. Dio gli disse: Il ferenza di padre. Come se tuo unigenito. Abramo rispoAbramo avesse accettato di se: Questi lunico figlio per obbedire al Signore cominsua madre (Agar), e quello ciando dalle cose pi innolunico figlio per sua madre cue, facendo dei preparativi (Sara). Dio gli disse: Quello generici e neutri, quasi si tratche ami. Abramo replic: Sitasse di un viaggio simile a gnore del mondo! C forse un tanti altri, rimandando fino allimite negli affetti pi intimi? la fine il gesto inequivocabile, Io li amo entrambi. Dio allora che trasforma il viaggio in tragli disse: Isacco. gedia: spaccare la legna che La scena struggente, con il deve servire per il sacrificio tentativo patetico, da parte di del figlio. Solo ora lobbeAbramo, di fingere di non cadienza veramente compiuta. pire, di rimandare il confronto E infatti si giunge, dopo tre con la terribile realt. giorni di cammino, al monte Nella parola di Dio ritorna stabilito da Dio. E l, Abramo il verbo partire che riecheggia e Isacco, lasciati i servi, cola prima partenza di Gen 12,1, minciano, soli, la loro salita verso la terra che io ti indiverso la morte. cher. Allora partiva senza Abramo si congeda dai servi sapere verso dove, aperto solo dicendo: fermatevi qui con alla speranza della promessa lasino; io e il ragazzo andredi Dio. Adesso, invece, Abramo fin lass, ci prostreremo e mo sa dove andare: il terripoi ritorneremo da voi (Gen torio di Moria che la tradizio22,5). Ritorneremo... davvene identificher con la collina ro uno strano plurale, perch del Tempio di Gerusalemme, Abramo sa, e anche il lettore proprio nel cuore della terra lo sa, che invece Isacco deve promessagli da Dio. morire! un modo con cui Le parole contenute nella riAbramo, nel suo amore di pachiesta di Dio giocano un ruodre, non vuole spaventare il filo importante allinterno del in semine tuo benedicentur omnes gentes glio? O unaffermazione proracconto. II termine figlio miniatura del Messale di Stammheim, Los fetica, che nella fede pi buia (bn) vi compare dieci volte, Angeles, Paul Getty Museum sa che Dio in qualche modo diventando elemento centrale. interverr? II lettore non sa la Ci che in questione infatti la discendenza e chi deve essere credulit del riso di Abramo e di Sara risposta, ma partecipa alla vicenda sacrificato non un figlio qualun- ricordata nel suo nome si va ora tra- insieme con i protagonisti, condivique, ma il figlio della promessa divi- sformando in obbedienza totale e dendo langoscia di Abramo, che deve tacere la verit, e soffrendo per na. La qualificazione poi di unigeni- senza riserve. Isacco, che si desidererebbe avvisare to (yahd), sempre messa sulla bocil signore vede, del pericolo mentre lo si vede salire ca di Dio, specifica ulteriormente il il signore si fa vedere ignaro verso la morte. concetto, quasi a precisare che il soLa sofferenza si fa ancora pi aculo figlio di Abramo Isacco. Il suo Ma Abramo uomo di fede, e in ta, assistendo al dialogo tra i due: nome, yitzhq, viene dalla radice tzhq, che vuol dire ridere, sorridere, silenzio entra nellobbedienza: Abra- Isacco si rivolse al padre Abramo
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bibbia
Sul monte il Signore si fa vedere (Gen 22,14). Abramo che aveva visto (rah) il monte da lontano e si era fidato che Dio avrebbe provveduto (lett. veduto per s: yireh l) lagnello per il sacrificio, dopo lintervento dellangelo vede (rah) lariete e chiama quel luogo il Signore si fa vedere (YHWH yeraeh). Da un vedere angoscioso, presago di morte, si passa al vedere gioioso e salvifico dellariete che sancisce la fine dellincubo. Ma perch il passaggio si operi necessario che Abramo, e il lettore con lui, si affidi nella speranza e nella fede, al vedere provvidente di Dio (B. Costacurta). Il Signore vede e il Signore si fa vedere sono allusivi: Dio si fa vedere quando vede il cuore delluomo totalmente in ricerca di lui; e luomo, dopo la notte oscura della fede, giunge a comprendere come Dio provveda a lui. Cos dunque, in questo luogo simbolico rappresentato dal dono scambiato, donato e ri-donato, il Signore vede Abramo e si fa vedere da lui: comunione nella distanza presupposta dalla visione, riconoscimento reciproco nel faccia a faccia. Questo supera infinitamente quanto Abramo aveva oscuramente osato sperare da Dio (v. 8). Ma, secondo il narratore, proprio la prova ha reso possibile questincontro inaudito (A. Wnin). Scegliendo liberamente di obbedire alla richiesta di Dio, Abramo arriva a conoscere la verit di Dio, il quale non vuole la morte del figlio; Dio si svela ad Abramo con il suo vero volto, proprio perch Abramo ha deciso di affidarsi a Lui: laffidarsi a Dio da parte di Abramo (Dio stesso si provveder lagnello) il luogo nel quale Dio si manifesta (Dio si fa vedere). simbolo e prefigurazione Il testo paradigmatico (parabolasimbolo, secondo la lettera agli Ebrei). Dio viene presentato come Assoluto, al di l di ogni possibile identificazione. Il rapporto con lui chiede una obbedienza totale, nellaccoglienza di un comando che mette in relazione con la morte e chiede la rinuncia alla propria vita. Abramo modello di fede per tutti proprio in questo senso: stato capa-

Marc Chagall, Il sacrificio di Isacco - Nizza, Muse nationale Message biblique

e disse: Padre mio!. Rispose: Eccomi, figlio mio. Riprese: Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov lagnello per lolocausto? Abramo rispose: Dio stesso si provveder lagnello per lolocausto, figlio mio!. Proseguirono tutti e due insieme (Gen 22,7-8). Abramo come messo con le spalle al muro; ora sar costretto a dire tutta la verit. La sua risposta evasiva?, oppure prolettica, cio anticipa lesito positivo? Questa la sola parola che Abramo dice al figlio Isacco. La frase di Abramo mantiene comunque una certa ambiguit, dovuta al fatto che, in ebraico, quel figlio mio pu avere una duplice funzione sintattica: o di vocativo (come nella traduzione CEI) o di apposizione (in questo caso, bisognerebbe tradurre: Dio stesso si provveder lagnello, cio mio figlio). Come se Abramo, esprimendo la sua fede, si lasciasse anche sfuggire qualcosa del suo terribile segreto. Ancora una volta, la particolarit testuale e letteraria

ci apre uno spiraglio nella lotta interiore del patriarca. Con la menzione di Dio e davanti al mistero di ci che sta per accadere, sulla scena cala il silenzio. Dopo la frase di suo padre, Isacco non replica e Abramo non dice pi nulla. La narrazione rallenta il ritmo e si concentra sui gesti essenziali; il rallentare la scena lascia aperta lattesa: che cosa succeder? Vita o morte? Cos arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costru laltare, colloc la legna, leg (aqad, da cui aqedah) il figlio Isacco e lo depose sullaltare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio (Gen 22,9-10). Il testo raggiunge qui il suo culmine. Il seguito poi ben conosciuto: langelo di Dio interviene, ferma la mano di Abramo e gli rinnova la promessa; un ariete sostituir Isacco nel sacrificio e il luogo diventer segno per sempre dellamore provvidente di Dio. Abramo chiam quel luogo Il Signore vede; perci oggi si dice:

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bibbia
ce di accettare il misterioso paradosso. Dio sembrava contraddire radicalmente la propria parola di vita; ed ecco, invece che Dio si rivela come Parola che fa vivere dentro la morte. Il nostro racconto, allora, non tanto lesaltazione di Abramo, ma la glorificazione di Dio. Alla fine, Abramo potrebbe esclamare: Mio figlio stato salvato: siano rese grazie a Dio. Dalla prova Abramo ha imparato che Dio lassoluta volont di far vivere, di salvare. La tradizione giudaica ha interpretato lepisodio del sacrificio di Isacco come sacrificio realmente consumato. Si legge in Pirq di Rabbi Eliezer: Quando il coltello arriv al suo collo, si dipart e usc lanima di Isacco. Ma quando Dio fece udire la sua voce fra i due cherubini e disse: Non stendere la tua mano sul ragazzo, lanima ritorn nel suo corpo, e Abramo lo sleg, ed egli stette ritto sui suoi piedi, e Isacco conobbe la risurrezione dei morti... Allora apr la sua bocca e disse: benedetto sei tu, Signore, che dai la vita ai morti. La fede di cui parla la Lettera agli Ebrei trova qui la sua esplicazione (cf. Rm 4,17-22). Ebrei pensa nella direzione di una fede che fondamento-esperienza delle realt che si sperano (Eb 11,1). Dio porta a compimento le sue promesse. Anche quella della risurrezione? La aqedah, cio la legatura di Isacco, evento che fonda la promessa, porta gi in se stessa una implicazione della risurrezione. Per Eb 1,19, la fede di Abramo nelloffrire Isacco a Dio fu fede nella risurrezione. Proprio per la sua fede, il patriarca non solo ha riottenuto il figlio, ma lo ha riottenuto come prefigurazione (o parabola) di una realt futura. Nella continuit ma anche nel superamento delle tradizioni giudaiche secondo cui latto di Abramo costituiva gi un sacrificio il Predicatore sostiene in modo originale la funzione prefigurativa di questa restituzione di Isacco ad Abramo in rapporto al sacrificio personale e alla conseguente risurrezione di Ges (F. Manzi). Certo una prefigurazione imperfetta, perch Isacco non stato realmente immolato e non ha sperimentato davvero la risurrezione (la migliore risurrezione: Eb 11,35). Ma la sua sopravvivenza una prefigurazione che ha trovato nella risurrezione di Cristo (Eb 13,20) la sua realizzazione eccedente rispetto a qualsiasi attesa umana. Lesperienza di Abramo diventa, in tal modo, motivo di speranza per tutti i credenti: Dio, il totalmente Altro, mistero trascendente e innominabile, si rivela come dono radicale di vita. Egli Colui che vivifica. Luscita dallapparente contraddizione, dal misterioso paradosso con cui la fede si deve confrontare, si realizza definitivamente nella risurrezione dai morti. G. DellOrto
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anniversari 2012
anniversari di Professione religiosa 70 Fr. NOIA Vincenzo 2 febbraio P. COLOMBO Gaudenzio 15 agosto P. SAMP Giovanni 15 agosto 60 Rev.mo P. BASSOTTI Giuseppe 7 ottobre P. CALVANO Nicola 7 ottobre P. GRIFFA Giuseppe 7 ottobre P. HERZL Adolfo 7 ottobre P. MONTESANO Giuseppe 7 ottobre P. PERABONI Luigi 7 ottobre 50 P. DO NASCIMENTO PEREIRA Luiz Antonio 1 marzo P. NORONHA CINTRA Sebastio 1 marzo P. GADDA Mario 29 settembre P. GRAIFF Giorgio 29 settembre P. VISINTIN Paolo 29 settembre P. VASTI Cosimo 29 settembre 25 P. MARTINS SILVA Manoel 30 gennaio P. RODRIGUES Paulo de Tarso 30 gennaio P. SOUSA DE JESUS Osmar 30 gennaio P. PANES VILLALOBOS Miguel Angel 18 febbraio P. VALDIVIA VEAS Guillermo del Carmen P. DEL VALLE GIUDICE Osvaldo 22 marzo P. NITTI Giovanni 13 settembre

lelogio di abramo Venerabile Padre Abramo! Quando tu scendesti dal monte Moria, non avevi bisogno di nessun panegirico che potesse consolarti della perdita; infatti tu avevi ottenuto tutto e conservato Isacco non era cos? Il Signore non te lo tolse pi e tu fosti felice con lui nella tua tenda, come lo sei nellaltra vita per tutta leternit. Venerabile Padre Abramo! Son passati millenni da quel giorno, ma tu non hai bisogno di nessun tardo amante che strappi il tuo ricordo alla violenza e alloblio, poich ogni lingua ti ricorda e tu per ricambi il tuo ammiratore nella forma pi splendida: tu lo fai beato nellal di l riposante sul tuo seno, e qui ne imprigioni la vista e il cuore con la meraviglia della tua azione. Venerabile Padre Abramo! Secondo Padre dellumano genere! Tu che per primo comprendesti e testimoniasti per quellenorme passione che disdegna la lotta spaventosa con la furia degli elementi e le forze della creazione per lottare con Dio. Tu che per primo conoscesti quella sublime passione, la sacra pura e umile espressione per la follia divina, che fosti ammirato dai pagani perdona colui che ha voluto parlare in tua lode, anche se non lha fatto come si conveniva (Kierkegaard, Timore e tremore).

anniversari di sacerdozio 60 P. FRANCESCONI Antonio 2 aprile P. HENNINGS Erich Georg 12 aprile P. PARREIRA DA MATA Joo 12 aprile P. PICETTI Battista 12 aprile 50 P. BADERACCHI Vittorio 17 febbraio P. BRENNA Cesare 17 febbraio P. VERHOEVEN Bernard 17 marzo 25 P. DEL VECCHIO Juan Carlos 4 luglio P. BRASCA Davide 5 luglio

vocabolario ecclesiale

vocabolario ecclesiale
bacio Nella bocca si delineano con assoluta immediatezza i segni della gioia e del dolore. Sotto questo profilo, anche prescindendo da ogni altro particolare del viso, a seconda che la sagoma della bocca descriva un arco rivolto verso il basso o rivolto verso lalto, noi coglieremo subito un messaggio di esultanza o di mestizia. Il sorriso esprime una comunicazione contagiosa, alle volte irresistibile, e pu assumere infinite sfumature: dalla bonomia allincoraggiamento, dallironia al sarcasmo. Pu sdrammatizzare, anche inquietare. Voltaire parlava del gran sorriso vendicatore che ferisce pi di una spada acuminata. Alcune volte la bocca trasmette, con lo sbadiglio, noia, saturazione, rifiuto. Altre, infine, pu atteggiarsi con versi e smorfie che travisano il volto e conferiscono alla comunicazione un segno negativo e inquietante. Dove, tuttavia, la comunicazione registra il suo culmine soprattutto nel bacio. Ai cristiani Paolo chiede di salutarsi a vicenda con il bacio santo (1 Cor 16, 20 ss), mentre Pietro parler del bacio di carit (1 Pt 5, 14). Nel bacio, quindi, si esprime una comunicazione da anima ad anima che raggiunge uno spessore sacro, sacramentale, e si fa veicolo dellagape. In ci riecheggia la lezione dellAntico Testamento contenuta nel Cantico dei Cantici e mirabilmente ripresa dalla tradizione rabbinica e patristica. Mi baci con i baci della sua bocca! (Ct 1, 2) lanelito della sposa verso lo sposo, dellanima verso Dio. Nel bacio si ravvisa laccordo dello Spirito divino con lo spirito umano e laccordo profondo tra anima e anima. Per questo lo Spirito santo assurge a simbolo del bacio tra il Padre e il Figlio crocifisso valga per tutti laffresco di Masaccio in Santa Maria Novella a Firenze e tra il Creatore e le sue creature. La morte di Mose, prototipo della morte del giusto, altro non che il bacio con cui il Signore accoglie lanima in paradiso e la sottrae alla corruttibilit dellinvolucro corporeo. Data questa sua pregnanza, il bacio occupa un posto di rilievo nelle celebrazioni liturgiche. Oltre a quello di pace che si scambiano i fedeli, dobbiamo qui ricordare il bacio allaltare da parte del sacerdote allinizio e alla fine della messa. 6
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il sigillo dellalleanza nuziale che si celebra attraverso il banchetto eucaristico, quando la Chiesa-sposa incontra lo Sposo nel tripudio della gioia nuziale, che giunge al suo culmine al momento della comunione. Baci Dio, quando fai la comunione, afferma una mistica! E ancora, sempre nel contesto eucaristico, va ricordato il bacio al libro del Vangelo, poich attraverso di esso noi incontriamo la Parola e ne accogliamo lo Spirito. Sempre la mistica che abbiamo appena citato, osserva che molti muoiono senza baciare la Parola di Dio, e cio senza attingere lo Spirito attraverso la lettera. vero, esiste bacio e bacio. C anche quello di Giuda, a ricordarci come gli abissi dellamore accogliente possono capovolgersi negli abissi del rifiuto pi cinico e volgare: Con un bacio tradisci... (Lc 22, 48; Luca il solo evangelista che ci invita a meditare su questo gesto, espressione di una comunicazione capovolta). Volendo infine offrire un ultimo tocco a questo quadro, sempre in un contesto di comunicazione profonda e religiosa, mettiamo a confronto due testi biblici. Nella celebre parabola si legge che il padre corse incontro al figlio prodigo, lo abbracci e lo baci (Lc 15, 20). Sfigurato, emaciato, pezzente e senzaltro ributtante (non era vissuto in compagnia dei porci?), il padre lo baci! Quando poi Cristo invitato da Simone il fariseo e nella sala da pranzo si introduce lanonima peccatrice che, piangendo ai piedi di lui, cominci a bagnarli di lacrime, ad asciugarli con i capelli e a baciarli (Lc 7, 38), il Maestro stigmatizza il comportamento dellamico con un secco, pungente: Tu non mi hai baciato! (v. 45). Il bacio del Signore chiede il bacio del discepolo, poich lAmore cerca lamore. Sostare sulloralit anche sotto questo profilo ci pu quindi aprire un ampio spazio di ricerca interiore, di revisione di atteggiamenti e di comportamenti che ridiano verit e vigore al nostro essere con e per gli altri e infine al nostro essere in Dio, se vero che il transito dalla vita presente a quella futura pu tradursi in quel morire al bacio del Signore che coron la vita di Mose (cf linterpretazione rabbinica di Dt 34, 5) e di molti santi dopo di lui.

vita consacrata

Pregare, non come dirlo


Lisraelita, che vive in fedelt, allalleanza, trova Dio in un modo ancora pi intimo nelle due forme fondamentali della preghiera: nello slancio spontaneo di ammirazione e allegria davanti alle meraviglie divine, che provoca la benedizione, la lode e il ringraziamento; e nella supplica appassionata alla ricerca della presenza di Dio (Sal 42,2-5; 63,2-6), di un incontro che neppure la morte possa rompere (Sal 16,9; 49,16; 73,24).

ra i compiti pi significativi del tempo di formazione c quello di insegnare e apprendere a pregare. Si fa strada facendo e con molto esercizio; e senzaltro anche per questo compito vale losservazione dei saggi in Israele riguardo alla torah: Non assomiglia chi studia la torah cento volte a chi la studia centouno (Aguig, 9). Confesso con certo rossore che non ho avuto nessuna esperienza spirituale o mistica rilevante e che la mia preghiera lonesta precisione nella liturgia delle ore, leucaristia e la capacit di fare preghiera personale piuttosto semplice tanto nella gioia e nellesito come nelle angustie e sorprese, che non sono state scarse. In un documento recente il Papa sottolinea che precisamente lEucaristia e la Liturgia delle Ore consolidano la vita dei Consacrati (Benedetto XVI, Afric munus, 117). Per onest devo anche dichiarare che soffro unallergia non aggressiva ma spontanea e non coltivata alle forme esotiche di preghiera; anche se riconosco che una forma o unespressione stravagante solo per chi non la vive; e senzaltro cerco di schivare giudizi facili e frettolosi ch non vorrei correre il rischio di spacciare per stranezza quello che la ricerca autentica della propria strada di dialogo. In parole povere non vorrei confondere, come Eli, langustioso soliloquio di Anna, madre di Samuele, con infatuazione etilica (1Sm 1,9-18). A prima vista mi pare che sono pochi quelli che vivono esperienze speciali e straordinarie di preghiera e contemplazione; ma magari la maggioranza le vive in abbondanza e lumilt li porta a dissimularli. Cos che visioni dirette di Dio, rivelazioni personali e levitazioni pullulano attorno a me senza che me ne accorga. Dicevo che apprendere la preghiera un compito del tempo della for-

mazione e cercher di fare presenti le indicazioni che su questa formazione ci sono state indicate dal magistero negli ultimi anni. Sar utile per tutta la Congregazione sapere cosa si fa o si dovrebbe fare perch nel tempo della formazione si impari anche la difficile arte di pregare. Solo indicativamente d qui alcune esigenze richieste: La sacra liturgia deve essere ora considerata una delle discipline principali; perci deve essere presentata non soltanto sotto laspetto giuridico, ma soprattutto sotto laspetto teologico, spirituale e pastorale [] affinch gli alunni conoscano prima di tutto come i misteri della salvezza siano presenti ed operino nelle azioni liturgiche. [] la liturgia sia illustrata come un locus theologicus di particolare importanza, attraverso il quale si esprime la fede della Chiesa e la sua vita spirituale (Ratio fundamentalis institutionis sacerdotales, 79). niente pi importante e decisivo di una partecipazione sempre pi profonda e completa alla preghiera della Chiesa, prima di tutto alla celebrazione eucaristica e alla liturgia della Parola, che la introduce e lo richiameremo , ma anche alla liturgia delle Ore. La preghiera della Chiesa si nutre della preghiera dei Salmi. In essi la Chiesa riceve da Dio stesso le parole ispirate: esse sono come lo stampo in cui essa cola i pensieri e i sentimenti umani. lo Spirito Santo che per mezzo dei Salmi suggerisce le parole e forma il cuore. cos che Ges pregava; la sua Passione ne una testimonianza. cos che Maria pregava, come ne chiaro esempio il suo Magnificat. Non c preghiera pi capace di creare a poco a poco il silenzio interiore che si cerca, quello vero che viene da Dio (Sacra Congregazione

per lEducazione Cattolica, Lettera circolare su alcuni aspetti pi urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 1980). E specificamente per i religiosi: La liturgia della Chiesa diviene cos per loro il culmine per eccellenza a cui tende lintera comunit e la sorgente da cui scaturisce il suo vigore evangelico (cf. SC 2, 10) (Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Societ di Vita Apostolica, Direttive sulla formazione negli istituti religiosi, 1990, 22). In forma generale: La liturgia significa e indica ad un tempo lespressione, lorigine e lalimento di ogni vocazione e ministero nella Chiesa. Nelle celebrazioni liturgiche si fa memoria di quellagire di Dio per Cristo nello Spirito a cui rimandano tutte le dinamiche vitali del cristiano. Nella liturgia, culminante con lEucarestia, si esprime la

con le braccia levate verso il cielo Eco dei Barnabiti 2/2012

vita consacrata
vocazione-missione della Chiesa e di ogni credente in tutta la sua pienezza. Dalla liturgia viene sempre un appello vocazionale per chi partecipa. Ogni celebrazione un evento vocazionale. Nel mistero celebrato il credente non pu non riconoscere la propria personale vocazione, non pu non udire la voce del Padre che nel Figlio, per la potenza dello Spirito, lo chiama a donarsi a sua volta per la salvezza del mondo. Anche la preghiera diventa via per il discernimento vocazionale, non solo perch Ges stesso ha invitato a pregare il padrone della messe, ma perch solo nellascolto di Dio che il credente pu giungere a scoprire il progetto che Dio stesso ha pensato: nel mistero contemplato il credente scopre la propria identit, nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3). E ancora, solo la preghiera che pu attivare quegli atteggiamenti di fiducia e di abbandono che sono indispensabili per pronunciare il proprio s e superare paure e incertezze. Ogni vocazione nasce dalla invocazione. Ma anche lesperienza personale della preghiera, come dialogo con Dio, appartiene a questa dimensione: anche se celebrata nellintimit della propria cella relazione con quella paternit da cui deriva ogni vocazione. Tale dimensione quanto mai evidente nellesperienza della Chiesa delle origini, i cui membri erano assidui nella frazione del pane e nella preghiera (At 2,42). Ogni decisione, in tale comunit, era preceduta dalla preghiera; ogni scelta, soprattutto per la missione, avveniva in un contesto liturgico (At 6,1-7; 13,1-5) (Pont. Opera per le Vocazioni ecclesiastiche, Nuove vocazioni per una nuova Europa, Documento finale del Congresso sulle Vocazioni al Sacerdozio e alla Vita Consacrata in Europa, Roma, 5-10 maggio 1997, 27 a). Laccento sullEucaristia e la Liturgia delle ore non dice solo la loro eccellenza, ma anche la loro sufficienza. Se uno vive con vigile fervore queste esperienze di preghiera ha tutto il sufficiente per la sua crescita spirituale. Dunque la Casa di Formazione non impedir devozioni che stimolino e favoriscano la crescita spirituale, ma non ne fomenter nessuna in particolare e anzi ricorder loro comprensione e a volte anzi sono il contrario di quello che dicono. I veri segni non richiedono glossa, si dicono da soli. Il Cantico dei Cantici ci ricorda che come il linguaggio dellamore che da solo esprime quello che vuole. Immaginate se in quel linguaggio si dovesse spiegare: questo uno sguardo, un abbraccio, un bacio, un orgasmo . Che scarso tremito ha provocato, se c bisogno di dirlo. Se non parla da solo, non ; se e si nota, non richiede spiegazioni. Quasi senza eccezione i segni sono semplici: un ghigno segnala una vera intesa e amicizia pi di mille rumorosi abbracci che hanno come destinatario la platea pi che lamico. ascolta Dai documenti si deduce anche che la finalit ultima della preghiera lascolto. Un esercizio sempre pi difficile. Abbiamo tanto da dire! Certo a Dio si ha tanto da comunicare: le nostre speranze e angosciose situazioni ci attanagliano e Lui deve saperle. Ma Lui ha una Parola da dirci e non trova varco. Lo mettiamo in imbarazzo, come ci dice Pr Lagerkvist nel suo racconto Leterno sorriso. Non Dio cos smaliziato come noi e le nostre interpellazioni lo spiazzano e non osa pi dirci la sua Parola, troppo semplice. Dicono che in una occasione, domandando a Suor Teresa di Calcutta cosa diceva a Dio quando pregava, lei rispose: Non dico niente. Solo ascolto. Allora le chiesero: E quando ascolta, che dice Dio?. Suor Teresa rispose Non dice nulla. Solo ascolta. E lascolto richiede un ritmo pausato e lento specialmente nella recita comune della Liturgia delle ore. Tale calma e lentezza si fa ancora pi urgente e necessaria nelle case di formazione, che ospitano candidati di diversa origine e radice linguistica. Spesso, senza tale precauzione, la preghiera liturgica un oscuro enigma per chi si sente pressato da un ritmo innaturale per tenere dietro al gruppo senza capire quello che si sta dicendo. Se non c la comprensione materiale delle espressioni, meno potr esprimersi il senso pi profondo. Solo chi ha dovuto fare il faticoso sforzo di introdursi in una nuova lingua pu capire quanto tempo e dedicazione sono necessari per assimilare che i malcapitati passi non sono una ...mal-capita-tipa-s.

Botticelli - Madonna del Magnificat

permanentemente che le eventuali devozioni sono utili quando favoriscono lincontro con Dio nella Liturgia e non quando la sostituiscono. La Liturgia ha il grande merito di riprodurre fedelmente la Storia della salvezza che permette lincontro di Dio e delluomo nella storia, garanzia che spesso non hanno tutte le devozioni; anzi alcune di esse hanno piuttosto lo schema della scorciatoia e sembrerebbe che nella Storia della salvezza tali scorciatoie non si danno. Allo stesso tempo sente necessario ricordare il costante invito della spiritualit cristiana e nostra in particolare alla sobriet nella Liturgia. Non c dubbio che la tendenza piuttosto al ritorno al ricamo specialmente con una certa tendenza gothic nelle espressioni e nelle vestimenta. I documenti della Chiesa insistono sulla valenza spirituale e teologica che ha la liturgia e i segni devono aiutare in quel senso e non distrarre. Un esempio chiaro nel vangelo di segno trasparente di quel che significa la scalata al sicomoro di Zaccheo. semplice, esprime senza bisogno di spiegazioni cosa vuole e cos lo intendono quanti lo vedono. Cos al salire sullalbero si capisce che vuole vedere Ges, realmente lo vede e anche questi vede Zaccheo, reagisce con lauto-invito a casa sua. Questo invito cancella i peccati e la gente, che intende che cos succede, esprime anche la sua sorpresa, perch la misericordia sempre provocante, come ci spiega lesperienza di Giona. Ci distinto dai nostri segni che, essendo oscuri, hanno bisogno di mille spiegazioni che spesso non aiutano la

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vita consacrata
Lascolto e la visione. Quella capacit di vedere pi in l e prima di tutti, che secondo Baricco permette anticipare le cose (A. Baricco, Novecento, in apertura) e secondo la Bibbia si incarna in Abramo che pu disfarsi di tutto con una leggerezza invidiabile perch ha gi visto quello che ancora non . La fede. Conviene anche, nel tempo della formazione, porsi alcuni interrogativi su rischi che si vedono accompagnare la Preghiera. preghi, fuggi? Sembrerebbe di no. Lo stesso schema della liturgia delle ore indica che la preghiera legata allo svolgersi della vita nelle sue diverse e precise fasi. Sorge la preghiera per permettere di iniziare in forma non banale il lavoro giornaliero cui si oppongono i fantasmi dellinutilit della esigenza; ritorna necessaria durante il lavoro, quando la fatica invita a abbandonare e specialmente sorgono i dubbi sulla coerenza di quanto si fa con la meta che persegue; aspetta il momento della misura perch la chiusura di una iniziativa permetta stabilire il suo reale risultato e legarla con lintenzione e con la continuit perch quanto si fatto parte di un progetto pi amplio che la specifica funzione realizzata; apre quel misterioso sipario sul riposo riparatore che anche un ingresso nella morte. Per lo meno il linguaggio dei salmi estraneo alla fuga; niente di pi ancorato nelle esperienze quotidiane! Si basa questa preghiera sulla convinzione che diretta a chi vede e ha un permanente e incessante interesse per le sue creature (cfr. Es 3,7-9) e non le trascura (cfr. Sl 121,4). E non le ripudia. detto Voi siete i figliuoli dellEterno (Dt 14,1). E precisa Rab Giuda: Quando vi comportate come figli meritate essere chiamati figli, ma se non vi comportate come tali non sarete chiamati figli. Ma Rab Meir discrepa: In ogni caso siete figli. Gia che sta scritto son de figliuoli insensati (Ger 4,22) e anche dice figliuoli in cui non fedelt di sorta (Dt 32,20) (Kidushin 36). Lo stretto legame con la vita spiega la indicazione paolina che esorta a combattere con me nelle preghiere che rivolgete a Dio in mio favore (Rom 15,30; cfr. Col 4,12), una lotta

SantAngelo in Formis - Cristo chiama Zaccheo

che si confonde con quella stessa del suo ministero (cfr. Col 2,1). Questo agonismo assicura che non si creeranno fratture e quindi schizofrenia spirituale. Di quel che si vive si prega, e da quel che si prega si vive. davanti o dietro? impossibile avere ascoltato la parabola del pubblicano e del fariseo senza aver avuto il dubbio: sar tra quelli che fanno della preghiera un esercizio di patetica vanagloria o tra quelli che ricominciano a partire dallonesto esercizio dellesame oggettivo della propria realt? C un ingannoso rischio di collocarsi senza spesa dalla parte meno odiosa. Se ascoltiamo la parabola del buon samaritano quasi naturale che ci identifichiamo con lui e che non ci passi per la testa che magari a volte tiriamo in lungo come il sacerdote e il levita; se assistiamo al dramma del figlio prodigo naturalmente ci sentiremo protagonisti del finale felice e spesso come Giona invece odiamo questo strano Dio che non capace di usare il polso deciso e si fa convertire cancellando tutta una storia di infedelt e abbiamo locchio cattivo come il vendimiatore della prima ora; se si racconta la reazione alla curazione dei dieci lebbrosi ci pare naturale che anche in questo caso saremo il samaritano, quellunico che capace di gratitudine. Cos simpatici sti samaritani e tante volte poi, co-

me sarebbe a dire che noi non siamo di quel partito? La stessa bibbia ha i suoi tentennamenti riguardo al perdono, cio posizioni in frizione tra i testi accolti nel canone immaginiamo quali maggiori frizioni nella nostra vita ; e cos: il perdono non si giustifica umanamente n giuridicamente. Il Dio santo non dovrebbe rivelare la sua santit attraverso la giustizia (Is 5,16) e scaricarla su quelli che lo disprezzano (5,24)? Come potrebbe contare con il perdono la sposa infedele allalleanza (in senso stretto e in senso figurato), lei che non arrossisce per la sua prostituzione (Ger 3,1-5)? Ma il cuore di Dio non quello delluomo, e al santo non piace distruggere (Os 11,8s); lungi dal volere la morte del peccatore, vuole la sua conversione (Es 18,23) per poter concedere il suo perdono; perch le sue vie non sono le nostre vie, e i suoi pensieri eccedono i nostri pensieri in tutta laltezza del cielo (Is 55,7ss). quanto rende cos fiduciosa la preghiera dei salmisti: Dio perdona il peccatore che si accusa (Sal 32,5; cf. 2Sa 12,13); invece di voler perderlo (Sal 78,38), invece di disprezzarlo, lo ri-crea, purificando e colmando di allegria il suo cuore contrito e umiliato (Sal 51,10-14.19; cf. 32,1-11); fonte abbondante di perdono, un padre che perdona tutto ai suoi figli (Sal 103,3.8-14). Dopo lesilio non si finisce dinvocare al Dio dei perdoni (Ne 9,17) e delle misericordie (Dan 9,9), sempre disposto a pentirsi
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vita consacrata
Mai tanto come Mos, che preg Dio, te ne prego, cura, te ne prego, a lei (Num 12,13), replica Rab Eliezer. Il segreto sta nel sempre. E Paolo nostro accompagna le parole che descrivono la preghiera con la precisazione senza sosta, in ogni tempo (Rom 1,10; Ef 6,18; 2Tes 1,13.11; 2,13; Flm 4; Col 1,9) o notte e giorno (1Tes 3,10; 1Tim 5,5) che ci ricorda quella descrizione delle belle lunghe notti in cui pernottava Ges, secondo quanto ci dice il Fondatore nel sermone sul quarto comandamento, che risuona anche nella lettera a Carlo Magni e sempre secondo lo stesso sermone a condizione che altri affanni non ne prendano il posto. Siccome letteralmente neppure i contemplativi stanno sempre in preghiera e ci deve essere tempo da dedicare alle faccende inderogabili e alla preparazione della predicazione e agli stessi esercizi, per insegnare agli altri a pregare, sicuramente si vuole dire che tutto da Dio cominci e tenda a Lui. senza che il cuore la avveleni

Roma, Catacombe dei ss. Marcellino e Pietro - Giona rigettato

del male con cui ha minacciato il peccatore, se questi si converte (Gl 2,13); ma Giona, che il tipo del particolarismo dIsraele, rimane sbalordito al vedere che il perdono si offre a tutti gli uomini (Gio 3,10; 4,2); al contrario, il libro della Sapienza canta a Dio che ama tutto quello che ha fatto e ha compassione di tutti, chiude gli occhi ai peccati degli uomini con la speranza che si pentano, che li castiga poco a poco e gli fa presente in ch peccano con la speranza che credano in lui (Sap 11,23-12,2); manifesta cos che onnipotente, di cui proprio perdonare (Sap 11,23.26) (X. Lon Dufour, Vocabolario di teologia biblica, s.v. perdono). Naturalmente dietro! Ma quante volte stiamo davanti e la preghiera non ci consente di incontrarci con noi stessi n con Dio. E da dietro timidi possiamo scoprire la nuova linfa che il perdono, il nuovo modo di disintegrare il male, introduce nella dinamica della nostra vita e nei rapporti con gli altri. corta o lunga? Siamo figli della ragioneria. Stabilire prima la giusta misura. Si dice di uno che officiava da ebdomadario

davanti a Rab Eliezer che, sicuramente preso da eccessivo entusiasmo, prolungava troppo le preghiere: Come la fa lunga!, osservano gli allievi del Maestro. Mai tanto come Mos, di cui sta scritto che stette in preghiera I quaranta giorni e le quaranta notti (Dt 9,25), osserva Rab Eliezer.

Non trova posto il dialogo con Dios, o il suo ascolto, se non abbiamo estirpato lodio dal nostro cuore. Suvvia, odio? Prima di tutto conviene in queIn altra occasione, di un altro eb- sto campo lasciarsi turbare dal lindomadario, che era un alunno che guaggio neotestamentario che radicalizza e oppone e evitanto le sfumature abbreviava troppo la tefil: o sottigliezze ci avverte che dove non Mamma mia, che fretta!, dicono c amore senza riserve c odio. Cos i discepoli. ha senso linvito evangelico di sospendere lofferta allaltare per andare a riconciliarsi (Mt 5,23-24; cf. Mc 11,2526; Sir 28,2) e quello paolino di non permettere al sole porsi sui nostri rancori (Ef 4,26). Non si trata di armare la sceneggiata, naturalmente. Baster ricordare sobriamente che il rischio di smentire clamorosamente con la vita quello che esprimono le nostre parole e le nostre preghiere uno scandalo da cui non esce indenne n lo stesso credente n chi lo osserva. La testimonianza coerente in tempi nuovi la finalit dellanno della fede conil fariseo e il publicano alla porta del Tempio, mosaico vocato recentemente dal (VI sec. Ravenna - SantApollinare) Papa che auspica che la

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testimonianza della vita dei credenti sia sempre pi credibile (Lettera apostolica Porta fidei, 4. 9, cf. 13 e 14). ... per gli altri Sicuramente la preghiera spesso di intercessione e nasce come naturale conseguenza della preoccupazione e delloccupazione che un religioso ha per il popolo. Il secondo libro dei Maccabei ricorda questa occupazione incarnata da Ona che a sua volta ricorda a Geremia che descive cos: Questi lamico dei suoi fratelli, che prega molto per il popolo che riprende il responsorio dei Vespri dei Pastori e che sicuramente lo sbocco naturale dellesperienza paolina il mio peso quotidiano, la preoccupazione di tutte le chiese (2Co 11,28). Cos pregare e apostolato (e anche la vita comune) vanno insieme. Pregare in definitiva aiuta a che la nostra vita risulti illuminata e si noti da Dio che amiamo e che vogliamo che gli altri amino, convinti che non c modo migliore per rendere eccellente la sua qualit. Finalmente i documenti sulla formazione quando parlano della preghiera mettono laccento sulla preghiera liturgica, ricordano che deve permettere un fedele ascolto, che rifugge lostentazione, che cammina con gli stessi ritmi della vita a cui permette scoprirsi come vocazione, che assimila la ineffabile capacit divina di esercitare il perdono come la manifestazione pi solenne della fede e che nel suo livello pi alto si riversa sugli altri e si trasforma in servizio. Meister Eckhart afferma che quanto aveva appreso Marta, che non serviva perch non aveva scoperto ancora la contemplazione che esercitava Maria, ma avendo sperimentato gi la contemplazione ne aveva appreso il servizio. Lamore attivo supera, dunque, tutti i fenomeni spirituali, anche quando sono autentici. Per la sua stessa condizione umana luomo in questa vita non pu stare senza attivit [] gi che queste appartengono allessere-uomo (Sermoni nelledizione di Josef Quint, I, p. 100). La vera esigenza un altra: Uno deve imparare a essere [interiormente] libero in piena attivit I, p. 136). Questa riflessione sottolinea il fatto che secondo Eckhart non si deve fuggire dal mondo ma tornare a lui con unattivit interiore completa-

Jan Vermeer - Cristo nella casa di Marta e Maria

mente mutata. la lezione del ritorno dal Tabor nella redazione di Marco (Mc 9, tutto da leggere con intenzione). Questo lo spiega in forma a prima vista eterodossa con lesempio di Maria e Marta (Si tratta di un sermone intitolato Intravit Jesus in quoddam castellum, et mulier quaedam, Martha nomine excepit illum etc. Le citazioni son fatte sulla base della versione in tedesco moderno pubblicata da Quint nella sua edizione del 1955), dove Marta la donna matura che ha imparato dalla vita e possiede una saggia prudenza capace di dirigere lattuazione esterna verso il massimo che ordina lamore (Quint, o. c., p. 280). In questa concezione di Eckhart, Marta era gi arrivata a dominare una interiorit cos solida che sapeva agire nel tempo senza essere turbata dalle cose di questo mondo. Comunque non il caso di fomentare polemiche tra chi sente pi facile identificazione con Marta o con Maria. solo che apprendendo a pregare bene supplicare che Dio ci permetta farlo gi mentre stiamo in vita e nella vita legati a impegni e azioni che fatte per Dio non ci possono allontanare da Lui n dalla preghiera. Karl Barth in un suo libro sulla peghiera nel catechismo riformato precisa: Pregare significa dirigersi a chi gi ci ha parlato nel vangelo e nella legge.

Davanti a lui ci troviamo quando siamo tormentati dallimperfezione della nostra obbedienza, dalla discontinuit della nostra fede. Per causa sua ci troviamo in pericolo. Solo lui capace di aiutarci. Preghiamo per chiedergli che lo faccia (La oracin, Sgueme, Salamanca 1969, p. 20). quanto preghiamo con lo strano monito dellinfinito salmo 118: stata un bene per me lafflizione subita, perch imparassi i tuoi statuti (Sal 118[119],71). Gi ci ricorda che capace di calibrare la vita solo chi ne ha sofferto le lotte. Ma nella linea di Barth si allude a una afflizione esistenziale pi radicale: vedere e soffrire la distanza esistente tra il nostro essere e il nostro agire, tra il nostro ideale e il nostro reale. Il frivolo non saccorge neppure di questa realt. Per questo il frivolo incapace di parlare con Dio e con lo stesso uomo, anche se produce un fiume di parole. La supplica a Dio perch possa ricucire la straziante schizofrenia, la potr fare solo chi seriamente vede che con tanta strada fatta ne rimane ancora tanta; e non come un ritornello, ma come una scoperta sempre nuova pu proclamare: Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulit (Mc 9,24; cfr. Lc 17,5). Giulio Pireddu
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OsservatOriO ecclesiale

La nuova fisionomia dei capitoLi generaLi neLLera deL post-conciLio


In uno scenario pieno di sfide e interroganti, il prossimo luglio si celebrer a Napoli un nuovo Capitolo generale. Nella vigilia capitolare, il p. Antonio Gentili offre alcuni dati significativi, accompagnati da spunti di serena riflessione critica.

Dietro queste aride cifre si nascon- 1967. In quella sede la Congregaziocinquantanni dalla fine del Vaticano II segnano senzal- de una duplice fenomeno: da un lato ne eman un Decreto sul rinnovatro unepoca, ed in que- la defezione di non pochi soggetti che mento che ne segn una svolta storistepoca che si colloca una serie di ca- ha messo a dura prova tutti gli istituti ca. I barnabiti avvertirono il fascino pitoli generali che, a partire dal 1967, religiosi nel dopo-concilio; da un al- della primavera della Chiesa che il hanno assunto una fisionomia a ben tro la crisi vocazionale dovuta, quan- Concilio aveva inaugurato. Il capitolo considerare nuova nella loro storia se- tomeno in Occidente, al decremento infatti considerava condizione prelicolare. I confratelli convenuti nellassi- demografico e alla crescente secola- minare di ogni rinnovamento la vise pi rappresentativa del nostro Ordi- rizzazione. A fronte di simili dati, la sione ottimistica che emerge dalla prine hanno colto fin dallinizio le istan- Congregazione ha registrato una prov- me pagine della Scrittura, dove si afze del Concilio e il suo impatto nella videnziale dilatazione di confini, cos ferma che lintera opera uscita dalle vita ecclesiale, nonch le istanze dei che in quelli che venivano considerati mani del Creatore era molto buona. tempi, in merito alle quali il Vaticano i Paesi del Terzo e Quarto Mondo Partendo da questa premessa i confratelli erano invitati a rinnovarsi alla II aveva chiesto di procedere a un riposto il nostro avvenire. Su questo sfondo si collocano gli luce dellintuizione originaria del adeguato aggiornamento. Risulta pertanto istruttivo ripercorrere i documen- interventi magisteriali dei capitoli, ri- Fondatore, che sollecitava la rinnoti pi significativi che, a dal capitolo presi successivamente dai padri ge- vazione degli uomini e delle donne, del 1967, hanno per lo pi assunto la nerali nelle loro circolari. Ed su nonch alla luce di una tradizione forma di Messaggi alla Congregazio- questo che intendiamo soffermarci. che ha reso caratteristici della nostra fisionomia spirituale alcuni tratti, cone. Una loro adeguata rilettura deve la svolta conciliare me laccentuato spirito di famiglia, tenere conto non soltanto delle sollelintenso lavoro apostolico, lumilt e citazioni del magistero ecclesiastico, Si diceva che punto di partenza la modestia (la humilitas barnabitica), ma anche della crisi che, con lintera cristianit, ha coinvolto anche le fami- stato il capitolo straordinario del la condiscendente dolcezza. Le disposizioni pratiglie religiose. Ne sono rivelache emanate dallo stesso tori alcuni semplici dati staticapitolo riconoscevano stici. Nel 1964 la Congregada un lato laccresciuta zione contava 606 membri sensibilit verso la per(520 chierici e 86 fratelli), un sona e i suoi inalienabili picco (in percentuale cirspazi di libert e di inica 37%) che ha un suo paziativa, e dallaltro sollerallelo nel Settecento, quancitavano come contrapdo i barnabiti raggiunsero la peso un massimo di recifra, non pi superata, di sponsabilit personale e 788. Nel 2012, quindi circa di corresponsabilit comezzo secolo dopo il 1964, munitaria. Le consegueni chierici risultano 360 e i ze pi vistose furono la fratelli 20, per un totale di revisione di una precetti380. Un analogo, ma ben stica che con il tempo si pi grave tracollo si verific era rivelata formale e lindomani delle rivoluzioni forse soffocante, lequidinizio Ottocento, quando i parazione tra chierici e barnabiti furono ridotti a 197 fratelli (escluso lincarico (1833), per passare a 417 un linizio di una svolta decisiva nella vita della Chiesa di superiore e di vicario) secolo dopo. del sec. XX

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OsservatOriO ecclesiale
pitolo del 1988, tenutosi a La Mendola, in Trentino, affront per la prima volta il carattere paolino del nostro carisma, cos da radicare listanza della riforma interiore, non meno che quella della missione apostolica, nel magistero e nellesempio dellApostolo. Fu nella sede di questo capitolo che prese corpo quel Progetto comunitario tendente a ricompattare i confratelli in una disciplina, non pi formale ma sostanziale, da tutti condivisa. In quella stessa sede vi fu una esplicita presa di coscienza del carattere triforme dellintuizione zaccariana, che vedeva cospirare al medesimo intento religiosi, religiose e laici. Ne nacque lo slogan: O si in tre, o non si se stessi. Da quel momento la rinascita del Terzo collegio ebbe il suo ufficiale riconoscimento. Quanto il capitolo del 1988 aveva abbozzato, fu ripreso nel successivo, tenuto a Varsavia nel 1994. In quella sede venne compiuto per la prima volta il tentativo di definire il carisma paolino del nostro istituto, il primo, fra laltro, a portare il nome di Paolo. Significativo anzitutto laver ravvisato nella trilogia programmatica, gi anticipata da Antonio Maria, ripresa nelle Costituzioni del 1579 e nuovamente riformulata in quelle del 1984, il richiamo ai tre caratteri costitutivi della vocazione cristiana, come a dire che quella religiosa ne unapplicazione e una sviluppo. Esemplifichiamo i due aspetti:
La vocazione cristiana Profetica Sacerdotale Regale

libert spirituale e intellettua-le che evita ogni forma di estremismo; rispetto e accoglienza delle persone, intessuti di tolleranza e di affabilit; dedizione generosa e piena disponibilit a preferenza del rigore organizzativo; convinzione e convergenza, piuttosto che ricerca del puro efficientismo; attenzione alle esigenza dellaltro e della comunit, contro ogni tentativo di protagonismo. ars moriendi carismatica Eventi significativi si profilavano intanto a cavallo dei due secoli. Nel 1997 si celebrava il centenario della canonizzazione del Fondatore e nel 2002 quello della sua nascita. Attenti a simili coincidenze, i capitoli e i superiori generali con i loro messaggi invitavano a sciogliere le vele, a spiegare le nostre bandiere, a correre come matti. Espressioni mutuate dal magistero zaccariano e indicanti lurgenza di un rilancio che per registra non poca vischiosit. E infatti il peso dellet media che implacabilmente avanza, lindividualismo che paralizza e linsufficiente ricambio generazionale dovuto alla scarsezza di nuovi apporti, determinano in non pochi casi una situazione di sfaldamento, di stallo e si direbbe di impotenza. Saggezza vuole che anche questa realt sia vissuta carismaticamente (chi non ricorda lars moriendi cariLa vocazione barnabitica comporta Rinuncia allo spirito del mondo Totale dedizione a Dio Servizio apostolico ai fratelli

la prima immagine in cui il Fondatore appare da solo. Reca intorno sette scudetti con i fatti pi salienti della vita. Incisione di Cesare Bassano (1615)

e lautonomia delle province che superava il centralismo romano. A tre anni di distanza, il capitolo generale del 1970-71 non faceva che ribadire limportanza della corresponsabilit comunitaria nella vita fraterna e apostolica, fronteggiando in tal modo unerrata modalit di autorealizzazione che minava le radici stesse della consacrazione religiosa. E inoltre si faceva strada lesigenza di una maggiore apertura al Terzo Mondo. Sei anni dopo, il capitolo celebrato a Napoli avvertiva come la posta in gioco in ordine alla piena attuazione della riforma promossa dal Concilio, era una vera e propria rinascita. Con questo si andava alla radice del problema e le difficolt di perseguire un simile intento vennero riconosciute nel Messaggio che il capitolo del 1982 invi allintera Congregazione. In esso era denunciato disorientamento, forse stanchezza, e torpore spirituale. Riemergeva in tal modo la diagnosi che il Fondatore faceva degli spirituali dei tempi moderni, irretiti dalla maggior nemica di Cristo crocifisso, la tiepidezza. Per questo il Messaggio invitava a ritornare alle fonti della nostra spiritualit. carisma paolino-zaccariano Si tratta di unesigenza che venne sempre pi avvertita, cos che il ca-

In secondo luogo il capitolo metteva a fuoco il nostro carisma in questi termini: Il carisma dei barnabiti si esprime in modo particolare nel valore della discrezione (discretio), sentito pi che teorizzato, testimoniato da religiosi ricchi di sapienza e di virt e trasmesso alle generazioni. Questo valore si traduce in: unit fraterna senza uniformit;

smatica?), allinsegna del seme che muore per germogliare in vita nuova. Lavvenire degli istituti religiosi racchiuso nel mistero di Dio il quale, come direbbe Antonio Maria, in diversi anfratti e travagliosi tempi (in diverse svolte storiche e i tempi travagliati) sa disporre ogni cosa in vista della piena instaurazione del suo (suo!) regno. Antonio Gentili
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SONO CON VOI TUTTI I GIORNI


Il senso della custodia eucaristica
Di recente, nella chiesa di S. Antonio M. Zaccaria in Varsavia stato collocato in modo stabile il maestoso tabernacolo progettato ed eseguito con maestria dagli artisti scultori italiani della Val di Sole (Trento), Livio e Giorgio Conta. Il p. Enrico Sironi, che stato parte di quel grandioso progetto, ci offre alcune considerazioni teologico-liturgiche, artistiche ed ecumeniche sul significato del tabernacolo come presenza di Cristo tra i suoi.

cco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20). la sorprendente espressione del Risorto che conclude il Vangelo di Matteo, dove si narra che gli undici discepoli lo incontrano in Galilea, nel luogo da lui indicato, sul monte, e che quando lo vedono gli si prostrano davanti. Dopo il mandato dellevangelizzazione del mondo, col compito di battezzare le nazioni, pare incoraggiarli e confortarli allinizio dellopera straordinaria che non avrebbe pi avuto fine, assicurando loro la sua reale presenza e assistenza, con la sua energia divinizzante, sempre e dovunque, non con espressioni volte al futuro, ma da subito, dal presente: Ecco, io sono con voi!. il dono di unineffabile presenza Dalle sue origini apostoliche la Chiesa vive di questa ineffabile presenza che pulsa e illumina, insegna e corrobora di continuo, stimolando alla perseveranza nellesercizio fedele del compito non facile affidatole per la salvezza dellumanit. E la conferma viene da S. Paolo (1Cor 11,23-33), soprattutto in termini di comunione, di carit fraterna e unit (1Cor 10,16-17). Da quando stato conquistato, come scriver in Fil 3,12, e fermato sulla via di Damasco (cf. At 9, 1-19), Paolo sente il Risorto cos presente in lui e sempre al suo fianco in ogni situazione e dovunque va, che senza mezzi termini arriva ad affermare: Non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20), come in un tabernacolo, potremmo dire. La guida di Paolo il Cristo vivo. lui che continua ad eslo splendido tabernacolo nella sua collocazione definitiva

sere presente nel cuore della sua Chiesa in vari modi: in primo luogo nellassemblea dei fedeli riunita nel suo nome, poi nella sua Parola, quando viene letta e spiegata la Scrittura, nella persona del ministro e, in modo speciale, sotto le Specie eucaristiche. la costante fede della Chiesa nella presenza reale del Signore Dalla testimonianza dei Padri dei primi secoli sappiamo con certezza che, durante le persecuzioni, i cristiani conservavano con amore lEucaristia nelle loro case in piccoli vasi, per comunicarsi quando ne sentivano il bisogno o addirittura la

portavano appesa al collo in piccoli contenitori doro, argento, avorio, legno, argilla. Con la pace di Costantino, dal IV secolo, poterono finalmente costruire i primi luoghi di culto e celebrare insieme la divina liturgia (Opus Dei-lavoro di Dio, come la definiva s. Benedetto nella sua Regola) al termine della quale inizi la prassi di custodire lEucaristia non pi nelle case o personalmente, ma solo nelle chiese, in appropriati contenitori ornati e di varie forme. Da allora, la sacralit e la preziosit costituirono una costante nella vita liturgica della Chiesa, nella logica della fede e dellamore per la reale presenza sacramentale del Signore, nella certezza che nulla troppo per lEucaristia, per il dono di S che Ges Cristo in persona ha lasciato in sua memoria. E la Chiesa da sempre gelosa di questo dono che non ha prezzo! La custodia eucaristica nelle prime basiliche ebbe due forme, quella di una torre idonea e di una colomba in essa conservata. La prima era dargento, la seconda, sospesa anche al centro del ciborio che ricopriva laltare, spesso avvolta da un velo, era di purissimo oro, ornata di perle e pietre preziose perch conteneva il pane eucaristico. Una lampada sempre accesa indicava il luogo della divina custodia, detta poi edicola del Sacramento protetta da piccole porte decorate con arte da iscrizioni, simboli, pitture, smalti, rilievi, sculture e con landare del tempo definita, dal sec. XVI, col termine tabernacolo, di biblica e tipica memoria ebraica, ma per designare il particolare arredo sacro sempre ornato e impreziosito, riservato non alla custodia dei rotoli delle Scritture, ma

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ri. Larte, ispirata dalla contemplazione del grande mistero, ha illustrato nei secoli la fede eucaristica e ne ha sempre rivelato qualche scheggia del radioso e inesprimibile mistero. Infatti attraverso il linguaggio delle forme, dei colori e dei suoni, larte ha affermato Benedetto XVI capace di esprimere e rendere visibile il bisogno delluomo di andare oltre ci che si vede, manifesta la sete e la ricerca dellinfinito. Unopera darte pu aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso lalto (Ud. gen., 31.08.2011), verso la fonte di ogni bellezza, verso il Signore presente realmente, che ci colpisce con i raggi del suo splendore per aiutarci a vivere una vita luminosa nella verit e nella carit. Agli artisti e agli artigiani cristiani la Chiesa non chiede di eseguire oggetti predefiniti, rinunciando alla propria creativit, ma richiede di concepire le opere darte come servizio a qualcosa di pi grande, quale il culto a Dio, nel rispetto di alcune regole rituali o linee guida fondamentali alle quali essere fedeli, superando la tentazione dellassoluta espressione e interpretazione soggettiva. cos che gli artisti vengono aiutati a inserirsi in una tradizione che vive da millenni e non ha mai inteso mortificare la genialit dei loro carismi o creare un rifugio sicuro a cui attingere per mancanza di ispirazione: nellascolto della propria ispirazione interiore la loro arte pu arricchire linestimabile patrimonio di fede della Chiesa. senso nelle norme liturgiche e chiarimenti ecumenici Risale soprattutto agli anni dellapplicazione delle norme del Concilio di Trento, a proposito della custodia dellEucaristia, in reazione alla dottrina protestante che negava la permanenza della presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche dopo la celebrazione, lesigenza di affermare con vigore la dottrina cattolica anche con la diffusione della collocazione del tabernacolo, ben visibile, al centro dellattenzione generale di ogni chiesa, prassi divenuta comune e universalmente accolta. Ma a questo proposito amo riferire quanto aveva ammesso, da riformato, Max Thurian nella cattedrale di Trento (1984), sfatando accuse esagerate e rimproveri rivolti alle Chiese della Riforma e chiarendo con anelito ecumenico: LEucaristia rester perennemente un mistero insondabile, ineffabile, da adorare Sotto i segni del pane e del vino la realt profonda lessere totale del Cristo risorto veramente e sostanzialmente presente. Il vero anelito ecumenico sta generando chiarimenti e scelte fondamentali anche in tale senso. Col rinnovamento liturgico operato dal Concilio Vaticano II, stato messo in migliore rilievo il primato della celebrazione eucaristica e con ci la centralit dellunico altare, ma senza omettere la dovuta attenzione alla collocazione del tabernacolo in un luogo riservato e degno. Nelle istruzioni della Chiesa si evidenzia che il fatto di destinare un luogo speciale alla conservazione dellEucaristia deve essere inteso in modo tale da mettere in maggiore risalto il mistero della permanenza della presenza reale di Cristo dopo la celebrazione e di creare le condizioni migliori per la sua adorazione. Anche nelladeguamento delle chiese e nella costruzione delle nuove stata ed tuttora riservata una particolare attenzione alla nobile collocazione del tabernacolo nel quale deposto il Tesoro dei tesori, il SS. Sacramento, in modo da educare i fedeli a cogliere sempre meglio il rapporto tra la celebrazione della divina liturgia e la conservazione dellEucaristia e a comprenderne le ragioni, al fine di fomentare in tutti la fede nella presenza reale del Signore anche dopo la celebrazione. La presenza eucaristica di Cristo infatti il frutto della consacrazione del pane e del vino avvenuta sullaltare in seguito allinvocazione dello

volto di Cristo - dettaglio della pala centrale del tabernacolo

alla reale presenza sacramentale di Colui che ha detto: Io sono la via, la verit e la vita (Gv 14,6) e si donato come cibo e bevanda per la vita dei suoi discepoli nel mondo. Il tabernacolo sar poi collocato anche sopra laltare maggiore, al centro di gradini, tra candelieri e fiori. In esso e in modo definitivo il Sacramento sar custodito gelosamente in pissidi cesellate e rifinite in tanti modi e in diversi stili, con molta cura. In seguito il tutto sar disposto in un locale nobilmente riservato al di fuori dellaula ecclesiale, su apposite colonne o basamenti, per la libera adorazione silenziosa dei fedeli, in ginocchio, in ogni ora del giorno e della notte, ma successivamente esposto in ostensori, in occasioni solenni, per la comunitaria contemplazione dellOstia consacrata, grazie allintuizione e al fervore eucaristico di s. Antonio M. Zaccaria, lapostolo del Crocifisso vivo, ovvero dellEucaristia. per una vita luminosa La costante fede eucaristica della Chiesa, in ogni tempo ha ispirato gli artisti, geniali costruttori di bellezza, come li ha definiti il beato Giovanni Paolo II nella lettera a loro destinata (1999) e ne ha favorito lespressione in molteplici forme di particolare bellezza, nella musica, nella poesia, nella pittura, nella scultura, nellarchitettura, generando veri capolavo-

Cristo e la Vergine - dettaglio della pala destra del tabernacolo Eco dei Barnabiti 2/2012

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Spirito Santo (epclesi), e tale deve apparire con chiarezza. Lindividuazione e lallestimento di una cappella eucaristica disposta vicino allaltare, separata dal corpo centrale della chiesa, adatta, raccolta e favorevole alladorazione, di primaria importanza. Secondo le norme liturgiche della Chiesa, il luogo per la conservazione dellEucaristia deve distinguersi per nobilt e decoro, deve essere accessibile, adatto alla preghiera e alladorazione. Il tabernacolo deve essere unico, definitivo, solido, inamovibile, non trasparente, chiuso e inviolabile. pure prescritto che la cappella eucaristica deve essere facilmente riconoscibile da chi entra nella chiesa, introdotta dal segno-richiamo di una particolare lampada ardente, per quanto possibile a olio o a cera, ben visibile. A VArSAViA: unA nobile ColloCAzione Nella nostra nuova chiesa parrocchiale dedicata in Varsavia alla glorificazione di Dio, alla venerazione della Madre della Divina Provvidenza, di S. Paolo e del S. Fondatore (28 settembre 2003), che con pazienza e impegno sta arrivando alla sua completa definizione in ogni sua parte, grazie alla tenace attenzione del parroco, p. Casimiro Lorek e dei confratelli, col sostegno della comunit parrocchiale dei 15.000 fedeli che ne seguono con interesse e partecipazione la realizzazione, le norme liturgiche sopra indicate per una nobile collocazione della custodia eucaristica nella cappella ad essa riservata accanto alla zona presbiterale, sono state osservate con appropriata applicazione. Di recente, finalmente, stato collocato in modo stabile il maestoso e atteso tabernacolo dalle notevoli dimensioni (cm. 80 80 80), progettato ed eseguito con maestria dagli artisti scultori italiani della Val di Sole (Trento), Livio e Giorgio Conta, gi noti e apprezzati per la splendida realizzazione del gruppo ligneo del Crocifisso in dialogo con la Madre ai piedi della croce, posto accanto allaltare della stessa chiesa e sullasse che lo congiunge direttamente alla cappella della reposizione e adorazione eucaristica. Limponente custodia eucaristica, che ammonta a 130 Kg, fissata sopra una adeguata base marmorea che frontalmente porta inciso il monogramma dorato del Cristo Risorto e vivo. Essa composta di tre parti, come di un articolato polittico rettangolare di cm 170 di larghezza. Quella centrale (cm. 80 80), facilmente apribile, nonostante lo spessore (cm. 10), per deporvi le pissidi e lostensorio, mentre le altre due, poste ai fianchi (cm. 45 45), e collegate da adeguate cerniere, non sono fisse, ma leggermente piegate verso il centro. I temi o soggetti rappresentati sulle tre parti anteriori, suggeriti dal ricco repertorio iconografico della Chiesa, di carattere narrativo e simbolico con intento catechetico edificante, sono tratti dai Vangeli e intenzionalmente attinenti al mistero eucaristico, pertanto di immediata lettura e riferimento. linvito di emmaus: Signore, rimani con noi! Nella parte centrale del tabernacolo, che corrisponde alla vera e propria custodia del Sacramento, la scultura volutamente in aggetto, a differenza delle due parti laterali, e vi rappresentato in misurato rilievo lincontro di Ges con i due discepoli nella loro casa di Emmaus, dopo il famoso dialogo con lui tornando da Gerusalemme (Lc 24,12-35). Il Risorto con i segni della passione seduto al centro della parte concava, ha tra le mani il pane appena spezzato e lo offre ai discepoli che, aperti gli occhi del cuore gi reso ardente dallascolto della sua parola lungo la via, ne scoprono con sorpresa la presenza viva, il raggio di gloria. Ges sembra dire: Io sono il pane della vita (Gv 6,35) Prendete e mangiate: questo il mio corpo che dato per voi (Mt 26,26; Lc 23,19) Rimanete in me Senza di me non potete fare nulla (Gv 10,4-5), mentre i discepoli ascoltano stupiti, in ammirato silenzio. La singolare scena inscritta in un cerchio ideale che richiama la comunione divina nella quale ogni credente e ogni uomo in ricerca invitato a entrare. LEucaristia il sacramento per eccellenza della comunione e dellunit piena e visibile della Chiesa, meta verso la quale sta procedendo con speranza il cammino del dialogo teologico ecumenico. Siamo in paziente attesa di arrivare a bere tutti insieme allo stesso calice. Ges ha chiesto al Padre lunit dei suoi discepoli (cf. Gv 17) e quindi ogni cristiano o vive lecumenismo o contraddice il suo Maestro. A proposito della comunione significata dal cerchio i fratelli ortodossi ricordano il mistero della divinizzazione, conseguenza dellincarnazione del Verbo e scopo finale della vita di fede di ogni credente. una moltiplicazione che continua Nella formella o sportello di sinistra la scultura rientrante e vi ricordata la prima moltiplicazione dei pani e dei pesci, preceduta dallinvito provocante di Ges ai discepoli a provvedere loro stessi a saziare la fame della folla affaticata. Ma il Maestro risolve la situazione compiendo lo strepitoso miracolo, facendo per intendere che la fede in lui pu generare delle capacit sorprendenti a beneficio dei poveri e dei bisognosi. Aveva detto: anche chi crede in me compir le opere che io compio e ne far di pi grandi (Gv 14, 12). lui che rende capaci di compiere meraviglie. E la storia della Chiesa oltremodo ricca di prodigi compiuti dai santi, dalle persone umili che si sono fidate ciecamente di lui. S, perch tutto possibile per chi crede (Mc 9,23). Ecco allora i cesti stracolmi e straripanti di pani e pesci: tutti mangiarono e furono saziati (Mt 14,20). La moltiplicazione del

la Cena di Emmaus - bozzetto cretaceo della pala centrale del tabernacolo

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ra bevanda. il prodigio dei prodigi, nellattesa dellultimo, quello della risurrezione gloriosa di Colui che svuot e umili se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce: per questo Dio lo esalt (cf. Fil 2, 7). S, Ges risorto, vivo e rimane con noi tutti i giorni col suo corpo, col suo sangue, con la sua anima, con la sua energia, con la sua divinit per divinizzarci e Maria, donna eucaristica, che ha anticipato, nel mistero dellIncarnazione, anche la fede eucaristica della Chiesa, nella Visitazione, portando in grembo il Verbo fatto carne, si fa in qualche modo primo tabernacolo della storia, come lha definita il Giovanni Paolo II, che ha aggiunto: LEucaristia ci data perch la nostra vita, come quella di Maria, sia tutta un Magnificat (Ecclesia de Euch., 55, 58). unopera di amore, oltre che di valore artistico
la moltiplicazione dei pani - bozzetto cretaceo della pala sinistra del tabernacolo

pane eucaristico, vero corpo del Signore, cibo per tutti, per sempre. un miracolo perenne Nella formella di destra, essa pure rientrante, spicca la figura della Madre di Ges che, invitata con lui e i discepoli a una festa di nozze a Cana di Galilea (Gv 2,1-11) il banchetto accennato nello sfondo superiore si accorge del disagio e lo fa notare al Figlio: Non hanno pi vino. Sembra dirgli anche con lo sguardo: Ges, fa qualcosa. Tu puoi!. Dallespressione di Ges si coglie un certo imbarazzo: Non ancora giunta la mia ora, ma emerger la fede di Maria che sapeva bene con chi aveva a che fare e dir senza indugio ai servi: Qualsiasi cosa vi dica, fatela. Ges compir il miracolo per amore della Madre: lacqua delle sei anfore di pietra diventa vino. Quello fu linizio dei segni compiuti da Ges, grazie allintervento premuroso di Maria. I segni si moltiplicheranno, fino allultima cena, durante la quale il vino nel calice diventer suo sangue, versato per il perdono dei peccati (Mt 26,28) e ve-

Il tabernacolo stato realizzato in ottone e argento, e mi preme evidenziare che i fedeli della parrocchia hanno contribuito notevolmente alla sua realizzazione, fermamente desiderata da tutti, con generose offerte e con la raccolta di 105 Kg di argento che stato raffinato e ridotto a 65 Kg portato a 800 carati. Alcuni particolari, come le aureole che irradiano la gloria di Ges, sono in oro zecchino. Ne risultata unopera preziosa e di grande valore artistico, anche se sempre bene ricordare che la presenza reale del Signore, pane e brace che nutre e riscalda i fedeli, sempre infinitamente pi preziosa di tutte le opere darte, pur celebri! Un imponente lampadario sorretto da tre angeli, in ottone argentato (cm. 60 di diametro), che pende allincrocio di due grandi archi, con una lampada ardente tra vetri soffiati e ben visibile a chiunque entra in chiesa, indica lubicazione della raccolta cappella a pianta circolare riservata alla custodia eucaristica, caratterizzata anche da alcune vetrate con simboli e richiami evangelici. Linvito alladorazione della Presenza lampante. con la dovuta attenzione ai poveri La Chiesa, senza mai dimenticare e trascurare i poveri che sono sem-

pre presenti nel cuore attento della sua vita e ritenuti sue vere perle, ha riservato una speciale attenzione anche per i vasi sacri e le varie suppellettili destinate alla celebrazione e alla conservazione dellEucaristia. Quanto stato realizzato nella nostra chiesa potrebbe sembrare a detrimento di una giusta sobriet e di una doverosa carit e creare un certo imbarazzo. Sono ben note le espressioni provocanti di Giovanni Crisostomo: A che serve che la tavola eucaristica sia sovraccarica di calici doro, quando Cristo muore di fame? Comincia a saziare lui affamato, poi con quello che rester potrai ornare anche laltare A Dio non occorrono calici doro, ma anime doro (Omelia su Mt, 50, 3-4), e non intendo affatto minimizzarle. Ma ricordando pure lobiezione e la protesta di Giuda, che segnalava come spreco intollerabile il gesto della donna di Betania che aveva espresso con lolio profumato molto prezioso, un atto di amore molto apprezzato da Ges stesso (cf. Mt 26, 6-13; Mc 14,4; Gv 12,1-8), amo riportare, per rispondere a chi eventualmente avesse di che agitarsi a proposito del nuovo tabernacolo di Varsavia, una significativa ri-

le nozze di Cana - bozzetto cretaceo della pala destra del tabernacolo Eco dei Barnabiti 2/2012

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flessione di Giovanni Paolo II: Come la donna di Betania, la Chiesa non ha temuto di sprecare, investendo il meglio delle sue risorse per esprimere il suo amore adorante di fronte al dono incommensurabile dellEucaristia (Ecclesia de Euch., 48). Ges, che si era accorto dello sdegno di Giuda e degli altri discepoli, aveva precisato, alludendo alla sua passione e alla sua imminente morte in croce: lasciatela fare i poveri li avete sempre con voi, ma non avete sempre me Gv 12, 7-8) e li incaricher di predisporre con cura la grande sala addobbata per lultima cena (cf. Lc 22,12). Ripensando allartistica e preziosa custodia eucaristica di Varsavia, che ho avuto la soddisfazione di ammirare direttamente in loco, realizzata dopo tanta riflessione, progettazione e definizione condivisa di ogni particolare, con paziente e meticolosa diligenza e tra non poche fatiche, posso semplicemente affermare, con edificazione, che quel tabernacolo esprime lamore dellintera comunit parrocchiale per Ges Cristo realmente presente nel sacramento dellEucaristica, ma che riconosciuto anche nei molti poveri assistiti e nutriti quotidianamente, dalla sua fondazione, con altrettanto amore e dedizione esemplare negli attigui locali riservati alla loro cura. Ecco le anime doro che Cristo cerca e trova anche nella comunit che porta il nome di s. Antonio M. Zaccaria, lapostolo dellEucaristia e della carit. Presenza di Cristo reale? S. Il credente incontra realmente il corpo di Ges Risorto nel corpo comunitario, nel corpo scritturistico e nel corpo eucaristico. davanti al tabernacolo, in preghiera con i Salmi alla presenza del Signore Signore, bello per noi stare qui (Mt 17, 4). Benedici il Signore, anima mia Signore, mio Dio, quanto sei grande! Rivestito di maest e di splendore, avvolto di luce come di un manto (Sal 104,1-2). Ti abita la tua gloria. La tua bont davanti ai miei occhi (26,3.8). Il tuo volto, Signore, io cerco (27,8). A te protendo le mie mani, non nascondermi il tuo volto (143,7). Ti amo, Signore, mia forza, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore (18,2). Signore, mia luce e mia salvezza (27,1), Tu mi scruti e mi conosci, tu sai (139,1-2): abbi piet di me, secondo la tua misericordia; nella tua grande bont cancella il mio peccato (51,3). Non respingermi dalla tua presenza (51,13). Io sono tuo: salvami Signore (119,94), mi affido alle tue mani (32,6). Beato chi abita la tua casa: per me un giorno nei tuoi atri pi che mille altrove (Sal 84,5,11). Tu sei la mia difesa, tu sei la mia gloria e sollevi il mio capo (Sal 3,4). Ti amo, Signore mia forza, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore (18,2-3). Gioisco in te ed esulto (9-10,14). In te la sorgente della vita (35,10). Sono in te tutte le mie sorgenti (87,7). Conservo nel cuore le tue parole (119,11), piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti (119,36): la tua parola mi fa vivere (119,50). Lampada per i miei passi la tua parola, luce sul mio cammino (119,105). Poni su di me la tua mano: guidami sulla via della vita (139,5.24). Custodiscimi come pupilla degli occhi, proteggimi allombra delle tue ali (17,8). Come incenso salga a te, Signore, la mia preghiera (141,2). Dal profondo a te grido, Signore, ascolta la mia preghiera (130,1-2). Nelle tue mani sono i miei giorni (31,16). Possa io vivere e darti lode (119,175). Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre (145,2). Amen con maria Lanima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perch ha guardato lumilt della sua serva (Lc 1,46-55).
la lampada eucaristica nellarmonioso insieme del tempio

la lampada eucaristica, degno complemento del tabernacolo

loder tra i popoli, a te canter inni tra le genti, perch la tua bont grande fino ai cieli e la tua verit fino alle nubi (108,4-5). Signore, amo la casa dove tu dimori e il luogo dove

Enrico M. Sironi

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Osservatorio paolino paolino osserVatorio


Marguerat; gli altri due, scritti da ric Junod. Il primo capitolo pone la questione fondamentale: chi ha fondato il cristianesimo? Ges di Nazaret o Paolo di Tarso? Ovviamente, lesplorazione delle origini del cristianesimo parte dai documenti che ci sono pervenuti: le lettere di Paolo e i vangeli. Dai vangeli emerge chiaramente che Ges non si erge come eroe solitario contro la tradizione ebraica, ma si inserisce in un dibattito aperto, al suo tempo, fra le varie correnti del giudaismo (p. 14). Ges, come affermano Theissen e Merz, fu anzitutto un rabbi ebreo, che discuteva con altri rabbi sulla interpretazione della Torah e sulla vita conforme alla volont di Dio (p. 15). Con il peculiare annuncio del Regno di Dio, la cui venuta era imminente, Ges voleva riformare il giudaismo in nome di un Dio insistente, che cancella ogni compromesso, ogni protezione, ogni limite imposto allaccettazione dellaltro. Ges voleva promuovere un giudaismo pi fedele, ma non c riuscito (p. 19). Non aveva tutti i torti Alfred Loisy ad affermare che Ges annunciava il Regno ed venuta la Chiesa (p. 20). Ora, se Ges non ha fondato la Chiesa, sarebbe stato Paolo a fondarla? A lanciare in ambito teologico questa idea stato allinizio del sec. XX il grande storico e teologo tedesco Adolf von Harnack. Per Harnack, Paolo ha dato impulso al movimento che, dopo di lui, si imporr, nel II secolo, in tutto limpero romano. Questo movimento, che Harnack chiama ellenizzazione del cristianesimo, deriva da una contaminazione fra il pensiero semplice e idealistico di Ges e le speculazioni teologiche basate sulla filosofia greca. In realt, una tale idea era apparsa qualche decennio prima presso il filosofo Nietzsche che aveva scritto: che nella Bibbia sia consegnata la storia di unanima fra le pi ambiziose e invadenti, di uno spirito tanto superstizioso quanto astuto, la storia dellapostolo Paolo, chi lo sa, al di fuori di qualche studioso?...Tale il primo cristiano, linventore del cristianesimo! Prima di lui, cerano solo alcuni settari giudei (pp. 20-21). Si tratta certamente di una grande mistificazione e calunnia, derivante dallodio nietzschiano verso il cristianesimo. Su un punto, per, Nietzsche e Harnack hanno ragione: il cristianesimo nato alla confluenza fra giudaismo ed ellenismo. allincrocio fra la tradizione giudaica e la cultura grecoromana che esso ha abbandonato lorbita ebraica e cessato di essere una setta messianica per diventare un movimento religioso autonomo (p. 21). Questa permeabilit (p. 22) delle due culture la si riscontra anche nei due grandi rappresentanti del giudaismo del I secolo, il filosofo Filone di Alessandria (13 a.C.-54 d.C.) e lo storico Giuseppe Flavio (37 circa100 d.C.). Questi due intellettuali hanno voluto descrivere e divulgare fra i non giudei dellimpero romano

chi ha fondato il cristianesimo? cosa dicono i testimoni dei primi secoli Nel maggio del 2008 due eminenti studiosi, Daniel Marguerat, biblista, esegeta del Nuovo Testamento, specialista di fama internazionale su Ges e sul cristianesimo delle origini, e ric Junod, storico del cristianesimo antico, specialista di letteratura apocrifa e di cristianesimo alessandrino, tennero allUniversit di Losanna un Corso congiunto, il cui tema era: chi ha fondato il cristianesimo? Il libro in questione la pubblicazione di queste lezioni (Qui a fond le christianisme? Ce que disent les tmoins des premiers sicles, ditions Bayard, Mountrouge France , 2010). Assai opportunamente le edizioni Dehoniane di Bologna ne presentano oggi (2012) una traduzione in italiano. Alla domanda: chi ha fondato il cristianesimo?, per moltissimo tempo la risposta stata: Ges di Nazaret, chiamato il Cristo, cio il Messia. Negli ultimi tempi, per, si fatta sempre pi strada lopinione che senza di Paolo, il grande missionario, noi non avremmo mai avuto il cristianesimo cos come lo conosciamo. Allora, chi ha fondato il cristianesimo, Ges o Paolo? Oggi noi sappiamo che non facile individuare il fondatore di una religione; e che, daltra parte, il processo di separazione tra la chiesa di Cristo e lambiente giudaico da cui era sorta stato lento, progressivo, pi o meno profondo nelle varie regioni dellimpero romano. Loriginalit di questo libro consiste nella ricerca di che cosa hanno detto i cristiani dei primi secoli riguardo alla fondazione del loro movimento (p. 6). Il libro si compone di quattro capitoli: i primi due, scritti da Daniel

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la storia e la teologia dellebraismo svolgendo un impressionante lavoro di interpretazione della tradizione ebraica nelle categorie della filosofia greca. Paolo fa lo stesso. La sua azione identica. anchegli un passatore, un interprete (p. 23). Certamente egli non fu il primo ad operare questa interpretazione e questo traghettamento. Dagli Atti degli Apostoli sappiamo che tra i seguaci della Via cerano alcuni giudeo-cristiani greci detti ellenisti che, cacciati da Gerusalemme, si stabilirono ad Antiochia, dove cominciarono ad evangelizzare i non giudei. Ma Paolo fu il protagonista pi brillante e pi creativo di questa missione ai pagani. (p. 23). Paolo ha dunque formulato la tradizione di Ges nella categorie del giudaismo e della cultura greco-romana. la sua prima innovazione. Ma ce n una seconda: Paolo lha formulata non a partire dalla vita di Ges, bens a partire dalla sua morte, che considera rivelatrice di tutto il suo destino Per lapostolo, loriginalit cristiana si riassume in questaffermazione: Dio si rivela nella morte di un uomo, Ges, Messia inviato a Israele (p. 25). il grande annuncio del Cristo crocifisso: scandalo per i giudei, e stoltezza per i pagani (1Cor. 1, 22-23). Qui Paolo enuncia il cuore della sua predicazione: il suo vangelo un vangelo della croce. Di fronte alla ricerca religiosa del suo tempo, Paolo presenta il vangelo della croce come un messaggio di rottura. La croce introduce un formidabile capovolgimento dei valori: Dio ha scelto ci che stoltezza nel mondo per confondere ci che forte; Dio ha scelto ci che disprezzato per annientare la pretesa di coloro che ritengono di sapere. Il vangelo della croce rivela un Dio totalmente altro, al quale bisogna aderire sprezzando le immagini distillate dallimmaginario religioso (p. 26). Infine, il grande merito di Paolo quello di avere, per primo, tratto su ampia scala le conseguenze dellintensa sorpresa della croce: luniversalizzazione dellaccesso a Dio (p. 27). Il filosofo francese contemporaneo Alain Badiou vede giustamente nella missione di Paolo la fondazione delluniversalismo. Paolo proclama che laccesso a Dio aperto ad ogni essere umano, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa, dalla sua condizione sociale, dal suo sesso e dalle sue prestazioni spirituali (p. 27). Questa promozione delluguaglianza religiosa dinanzi a Dio ci che spiega il successo della missione paolina fra le classi sociali emarginate: lingresso nella comunit cristiana garantisce lascesa sociale. Daniel Marguerat, analizzando pi approfonditamente il conflitto che port al rifiuto e alla morte di Ges, afferma che allorigine del dissidio ci fu la concezione tutta particolare di Ges del concetto di purit. Ges accoglieva tutti, riteneva che non esistessero due categorie di credenti, i puri e gli impuri, i corretti e i non corretti. Ges ha promosso un universalismo interno a Israele (p. 31), Questa separazione non risale a Paolo (sottolineatura mia). Avverr pi tardi, a partire dagli anni 80, in modo progressivo e ineguale nelle varie parti dellimpero romano, prima in occidente, in seguito in oriente, dove i legami fra il giudeo-cristianesimo e il giudaismo palestinese sono continuati fino al IV secolo (p. 32). In Ges e in Paolo il cristianesimo trova il suo fondamento e il suo interprete privilegiato. Il secondo capitolo risponde alla questione: che cosa dicevano i cristiani dei primi secoli riguardo alla loro storia? Come ricostruivano lorigine del loro movimento? (p. 37). Il cristianesimo ha trovato ben presto il suo primo storico: si tratta di uno scrittore colto e raffinato, tradizionalmente chiamato Luca. Il suo Vangelo e i suoi Atti di apostoli formano un impressionante racconto di cinquantadue capitoli che costituisce la prima storia del cristianesimo. Il documento contiene la prima indagine sullattivit degli apostoli dopo la morte di Ges e la prima biografia di Paolo. Ci si aspetterebbe linstallazione di Paolo nel ruolo di fondatore, ma cos non . Luca scrive la sua storia fra l80 e il 90 d.C., quando si compiuto il dramma della distruzione di Gerusalemme da parte delle truppe di Vespasiano e Tito. La storia che Luca scrive per le sue comunit cristiane risponde a un bisogno di identit: permettere loro di comprendere chi sono, nel momento in cui si separano sempre pi dalle sinagoghe. La storia del cristianesimo raccontata dagli Atti la cronaca di una rottura fra i giudei e i seguaci del Messia Ges. Luca fa lautopsia di questa discrepanza che, sotto i suoi occhi, sfocia nella lacerazione fra la Sinagoga e la Chiesa. Luca scrive una storia che permette ai cristiani coinvolti in questo dramma di comprendere da dove vengono (p. 40). Come concepisce Luca la nascita del cristianesimo? Allincrocio fra la storia di Ges e la storia della Chiesa Luca pone due avvenimenti: LAscensione e la Pentecoste (p. 40). Con lAscensione, Ges si ritira da questo mondo per far posto a una comunit di uomini e di donne ai

cos come Paolo conferir una portata a ci che Ges ha realizzato allinterno di Israele (ib.). Possiamo cos affermare che Paolo stato il fondatore delluniversalismo cristiano (p. 32). Ma questo non significa che Paolo sia stato il fondatore del cristianesimo. Paolo non si atteggia a fondatore del cristianesimo, perch rinvia continuamente allorigine: Nessuno pu porre un fondamento diverso da quello che gi si trova, che Ges Cristo (1Cor. 3, 11). Senza voler tagliare i ponti con la sinagoga, lapostolo sa di partecipare alla creazione di una nuova corrente del giudaismo (p. 32). Marguerat inaugura la formula: Non solo Ges n solo Paolo (p. 31). Il cristianesimo nasce nel momento in cui si separa dal giudaismo.

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quali invia il suo Spirito. la Pente- Giudea e la Samaria e fino ai concoste. La Pentecoste (At. 2, 1-13) fini della terra (At. 1, 8). Luca leglatto fondatore della comunit dopo ge luniversalizzazione della salil ritiro di Ges. vezza come il compimento di un Luca trasmette il ricordo di una disegno divino. Pietro dir, nel manifestazione carismatica allori- lepisodio della conversione di gine della Chiesa di Gerusalemme, Cornelio (At 10, 1-11,18): In vedi unirruzione dello Spirito Santo rit sto rendendomi conto che Dio nel gruppo dei credenti, che si ri- non fa preferenza di persone, ma peter spesso allinizio del cristia- accoglie chi lo teme e pratica la nesimo. Questo avvenimento con- giustizia, a qualunque nazione apsiste soprattutto nella prodigiosa partenga (At. 10, 34-35). Laffercapacit di comunicare. I discepoli mazione rivoluzionaria. Fa scopparlano, e chiunque li ascolta li comprende. Proprio questa capacit prodigiosa di comunicazione sar il nucleo germinale della Chiesa. Innanzi tutto in Israele e per Israele: per voi il nocciolo dei discorsi degli apostoli Dio ha inviato il suo Figlio. Ma questa capacit di comunicare apre gi dal linizio la comunit dei credenti a una potenzialit universale. Per Luca, attraverso Israele la salvezza destinata a tutta la terra (p. 42). Luca legge la storia della salvezza col paradigma della continuit e differenza (p. 42). Da una parte lidentit cristiana non si pu concepire al di fuori del suo radicamento in Israele; dallaltra il cristianesimo non una sopravvivenza del giudaismo, una sorta di deviazione secondaria. Ma il luogo in cui si realizza lesperienza secolare del giudaismo. Le comuPieter Paul Rubens - San Paolo nit cristiane rivendicano lassunzione delleredit di Israele non per confiscarla a proprio uso e consu- piare i confini di Israele, abbattenmo, ma perch ritengono di vivere do la barriera millenaria fra puri e il suo compimento (p. 43). Inoltre, impuri. Dun tratto il particolariLuca legge la storia della Chiesa smo di Israele, che riserva la salcome un allargamento del dise- vezza ai figli di Abramo, crolla, fagno di salvezza di Dio a tutti i po- cendo posto a un universalismo poli della terra. Nel momento del- che offre la benedizione divina a lAscensione, Ges stesso a dire chi lo teme e pratica la giustizia. ai discepoli attoniti: Riceverete la Assistiamo per cos dire in diretforza dello Spirito Santo, che scen- ta alla grande svolta che annunder su di voi, e di me sarete testi- cia lemancipazione cristiana dal moni a Gerusalemme, in tutta la giudaismo (p. 45). Il terzo capitolo, ad opera di ric Junod, d la parola ai pagani che hanno parlato del cristianesimo nel corso dei primi due secoli. Nei primi decenni del II secolo abbiamo soltanto degli scarni accenni a questo nuovo culto apparso nel mondo romano, il cristianesimo appunto. Ne parlano Plinio il Giovane verso il 111 d.C., lo storico Tacito verso il 115 d.C., e lo storico Svetonio dopo il 122 d.C. Tutti e tre sono interessati non tanto al fondatore di questa setta religiosa, Ges Cristo, quanto a questa nuova formazione religiosa che definiscono superstizione. Con questo, vogliono bollare il cristianesimo come una pratica sociale non appartenente al culto pubblico, una pratica normalmente tollerata ma che poteva costituire, proprio a causa del suo carattere non pubblico, quindi privato, un pericolo per lordine pub blico e la coesione sociale (p. 64). In pratica, un movimento potenzialmente o effettivamente ribelle. Una sessantina di anni dopo, verso il 170 d.C., troviamo una seconda serie di testimonianze pagane sul cristianesimo. Si tratta dellimperatore Marco Aurelio, dello scrittore satirico Luciano di Samosata e del filosofo Celso. Marco Aurelio getta uno sguardo sprezzante sui cristiani che vanno incontro alla morte spinti da semplice spirito di opposizione e non in modo ponderato, serio, e non teatrale. Essi, pensa limperatore filosofo, sono agli antipodi dellideale filosofico stoico: non seguono la ragione e la misura, ma la superstizione e la spettacolarit. Luciano di Samosata dipinge i cristiani come una congrega di ingenui, che credono ogni cosa, come tra eguali, essere comune e disprezzando ricchezza, fidandosi della fede di ognuno, ci che viene portato
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essi prendono e conservano in uso comune. Inoltre quei poveracci si credono che eternamente in vita rimarranno, godendo immortalit, per la qual cosa coraggiosamente la morte disprezzano e addirittura alcuni volentieri le vanno incontro (p. 70). Secondo Luciano, il cristianesimo stato fondato dal sofista crocifisso (p. 70). In area pagana, chi opera una stroncatura sistematica del cristianesimo il filosofo Celso, autore di un Discorso vero, scritto verso il 170-180 d.C. In questopera che non arrivata fino a noi, ma che ci stata conservata in ampi stralci nella confutazione che ne fece Origene una settantina di anni dopo, Celso opera una critica radicale a Cristo e ai cristiani. Ges un sedizioso e un dissidente, e i cristiani sono solo unaccozzaglia di persone sempliciotte, facili da ingannare, ma che, con il loro disprezzo della tradizione e del culto civile, possono attentare alla pace sociale. Il quarto capitolo, sempre a mano di ric Junod, espone la posizione del pi celebre storico della chiesa dellantichit, Eusebio, vescovo di Cesarea (260-339 d.C.), autore di unopera monumentale, la Storia ecclesiastica, il cui primo volume consacrato a quello che egli considera senza esitazione il fondatore: Ges Cristo. Eusebio scrive ormai quando, dopo la vittoria di Costantino a Ponte Milvio (313 d.C.), il cristianesimo acquisisce lo statuto di religio licita. Parteciper anche come Vescovo al Concilio di Nicea (325 d.C.), svolgendovi un ruolo importante. Eusebio crea una teologia politica che stabilisce stretti legami tra il divenire dellimpero romano e quello della Chiesa, mettendo in risalto il ruolo affidato da Dio allimperatore romano. Lopera di Eusebio testimonia un cambiamento di mentalit, che comincia nel corso del III secolo. I cristianisi stanno appropriando della storia. Essi vedono nella loro longevit e nella loro crescita un segno evidente della protezione divina. Ai loro occhi la storia diventa il terreno nel quale si compie provvisoriamente la volont di Dio; pi esattamente, la Chiesa la nazione scelta da Dio per rivelarsi ai pagani e convertirli. A partire dalla storia della Chiesa la storia dei popoli acquista il suo senso (p. 89). Eusebio legge la storia come il teatro in cui si realizza la volont salvifica di Dio. Dio si manifesta nella storia; e se Ges Cristo nato nel momento della fondazione dellimpero romano perch si potesse realizzare la diffusione universale del vangelo. La storia della chiesa viene a dare il cambio alla storia profana. Lideale di storia sacra quello che si realizzer in maturit durante i lunghi secoli della civilt occidentale fino alla rivoluzione francese. Giunti alla fine del prezioso libretto, si pu ben dire che con la loro ricerca Marguerat e Junod rinnovano il modo di interpretare la fondazione del cristianesimo. Giuseppe Cagnetta paulo apostolo martyri lapostolo san paolo nella storia, nellarte e nellarcheologia Il 19 Gennaio 2009, nella ricorrenza del bimillenario della nascita dellapostolo Paolo, la Facolt di Storia e Beni culturali della Chiesa presso la Pontificia Universit Gregoriana promosse la Giornata di studio Paulo apostolo martyri. Lapostolo San Paolo nella storia, nellarte e nellarcheologia. Campo di ricerca privilegiato stata la citt di Roma, il cammino di Paolo dal suo arrivo nellUrbe, sino al martirio e al luogo della sepoltura, utilizzando in modo interdisciplinare fonti storiche, archeologiche, topografiche, epigrafiche, storico-artistiche e anche liturgiche per approfondire la genesi e lo sviluppo del culto e della devozione di Paolo congiuntamente a Pietro da parte della Chiesa e del popolo cristiano. Devozione e culto che necessariamente passavano attraverso la rappresentazione di un volto il cui divenire stato in questo volume ripercorso dallantichit sino allinizio del medioevo. Gli Atti della Giornata di studio sono stati pubblicati, con un po di ritardo, nel Settembre del 2011. Si tratta di dieci lavori di studiosi di fama internazionale, corredati di bibliografia aggiornata e soprattutto di un apparato iconografico (102 illustrazioni a colori su carta patinata) di grande rarit e di assoluto interesse (pp. 249-292), a commento dei singoli articoli. Do qui solo un sintetico resoconto di alcune relazioni, che richiederebbero, ciascuna, un approfondito esame. Umberto Utro si occupa delle origini delliconografia paolina (pp. 2744). Il volto di Paolo, cos come ci stato tramandato, da una parte ha alcuni tratti che si possono desumere da fonti scritturistiche e apocrife. Paolo stesso in 2Cor 10,10 accenna al fatto che alcuni a Corinto dicono che le sue lettere sono severe e forti, ma la presenza del corpo debole e la voce dimessa. Per unaltra parte, la gambe arcuate, le soprac-

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ciglia congiunte sono attributi tipici di Socrate, e la barba richiama il volto del filosofo Plotino. Non v dubbio che Paolo, con il capo calPapa Giovanni VIII (872-882) fece erigere a protezione della tomba di Paolo: cinta muraria, edifici e porte fortificate che dovevano difendere il luogo sacro dalle incursioni e devastazioni saracene. Il gesuita Jos Janssens illustra la sua indagine su Gli apostoli Pietro e Paolo nei monumenti paleocristiani di Roma (pp. 163-181). La domanda a cui il padre Janssens cerca di rispondere : perch gli antichi cristiani di Roma hanno accomunato Pietro e Paolo in un medesimo monumento? Una sintetica risposta che alle raffigurazioni di Pietro insieme a Paolo su un medesimo monumento si pu ascrivere, a seconda del loro contesto storico e iconografico, un significato ben determinato. Essere alla destra o alla sinistra di Cristo assume un ruolo decisivo. Linsieme dei monumenti paleocristiani di Roma concernenti la presenza simultanea degli apostoli Pietro e Paolo rivela chiaramente una preminenza della figura di S. Pietro (p. 178). Caterina Papi esamina Lapostolo Paolo nelle iscrizioni cristiane antiche di Roma (pp. 183-218). Anche Sebastiano ribadiscano le considerazioni gi avanzate per le altre attestazioni paoline: il culto rivolto a Paolo in genere associato a quello

Rembrandt Harmenszoon van Rijn San Paolo in medidazione

vo, la barba e la toga, sia stato raffigurato come il filosofo cristiano per eccellenza. Yvonne Zu Dohna, esperta di storia dellarte, mette a confronto la conversione di San Paolo nellinterpretazione di Raffaello e Michelangelo (pp. 45-67). Nicoletta Bernacchio scrive alcune Note di architettura e iconografia sul luogo del martirio di San Paolo (pp. 73-96). Si tratta dello studio sul luogo alle porte di Roma noto come Tre Fontane, presso lattuale Via Laurentina. Lautrice illustra le vicende architettoniche delledificio sorto a protezione del luogo in cui Paolo fu decapitato. E nellultima parte del saggio sviluppa il tema delliconografia del Miracolo delle tre fontane come versione particolare del Martirio di San Paolo. Larcheologo Giorgio Filippi presenta un interessante e documentato studio su La tomba dellApostolo Paolo: nuovi dati dai recenti scavi. Note storiche e archeologiche (pp. 97-117). Lucrezia Spera approfondisce il passaggio Dalla tomba alla citt di Paolo: profilo topografico della Johannipolis (pp. 119-161). La studiosa ricostruisce attraverso fonti documentarie e rilievi topografici la citt di Giovanni (Johannipolis) che

di Pietro e, sebbene non netta, la prevalenza di iscrizioni che antepongono il nome di Pietro a quello di Paolo potrebbero comunque essere segno del riconoscimento da parte dei fedeli romani del primato petrino (p. 214). Ottavio Bucarelli illustra infine Devozione e pellegrinaggio alla tomba di Paolo dallantichit al medioevo (pp. 219-245). Il testo si raccomanda per la ricchezza della documentazione, la bibliografia aggiornata, e la testimonianza di una ininterrotta presenza paolina nella comunit cristiana di Roma. Giuseppe Cagnetta

abbiamo parlato di: daniel marguerat ed ric Junod, Chi ha fondato il Cristianesimo? Cosa dicono i testimoni dei primi secoli (Edizioni Dehoniane Bologna, 2012, pp. 116, 10,00). paulo apostolo martyri, Lapostolo San Paolo nella storia, nellarte e nellarcheologia, a cura di Ottavio Bucarelli e Martn M. Morales (Gregorian & Biblical Press, Roma 2011, pp. 296, 37,00).
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Catacombe di Napoli - San Paolo (affresco del VI sec.)

qui si legge la stessa conclusione di P. Janssens. Scrive lautrice: Alla luce dei dati raccolti mi sembra dunque che anche i graffiti di San

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SAN CARLO AI CATINARI IeRI e OggI


2a Parte
In occasione del 4 Centenario della Canonizzazione di S. Carlo Borromeo, del 4 Centenario di San Carlo ai Catinari e del primo ventennio di vita del Centro Studi Storici, si continua a ripercorre le fasi principali delle celebrazioni romane svoltesi dal 4 al 6 novembre 2011. Dopo una prima cronaca dellevento (cfr. Eco dei Barnabiti, n 4 - 2011), si pubblica ora parte della conferenza di Yvonne zu Dohna tenutasi nella seconda giornata del 5 novembre, nella quale la Professoressa ha cercato di illustrare il significato e lespressione di questa sorgente dispirazione artistica nella decorazione della Chiesa. Esempio significativo di come lintreccio tra la spiritualit barnabitica e quella di borromaica memoria si manifesti in questo tempio anche attraverso le forme e i colori dellarte.
HumIlItaS: SuggeStioni artiStiche roMane la cupola Nellabside sopra laltare principale della Chiesa di S. Carlo ai Catinari in Roma, campeggia a chiare lettere il motto Humilitas. Ma la prima cosa che salta allocchio quando si entra la cupola al centro della Chiesa. Anche larchitettura esalta le virt del Borromeo. Non dobbiamo dimenticare che le Chiese a Roma hanno una lunga tradizione e, in un certo senso, devono essere capite sempre nel contesto di San Pietro, la Chiesa delle Chiese, lexemplum. Nel piccolo riconosciamo anche nella Chiesa di San Carlo ai Catinari questo profondo riferimento: nella decorazione dorata, negli affreschi monumentali, nelle preziose cappelle e nella maestosit della cupola. Cos si nota non solo linflusso dellOrdine religioso la cupola vista dal basso (foto F. Lovison) dei Barnabiti, ma anche il contesto chitettoniche e, per la sua grandezparticolare della citt di Roma. Lo spazio della Chiesa, a forma di za, inferiore soltanto a quella di croce greca su pianta longitudinale, S. Pietro. Essa un simbolo della che risponde allo schema tipologico Chiesa e, come la Cupola di S. Piecongregazionale, perfettamente tro, rappresenta la sua presenza fifunzionale alle esigenze della predi- sica nella Citt. La cupola appogcazione, ma costituisce anche una ri- giata su un altissimo tamburo e ilsposta alla discussione fondamentale luminata alla base della calotta da in S. Pietro se si dovesse usare la dodici finestrelle, di cui otto sucCroce greca (le cui braccia hanno cessivamente tamponate per motivi uguale lunghezza) o la Croce lunga, statici. Essa fu concepita come coronamento di un organismo centralatina. La cupola fra le pi belle della le. La cosa nuova e geniale il lincitt per larmonia delle linee ar- guaggio della luce. Anche senza

cupola e giochi di luce (foto F. Lovison)

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parte delle allegorie di quel tempo, e lui ne ha fornito per lungo tempo i modelli. Ci concentriamo su una in particolare. Ripa descrive ripetutamente la Forza, raffigurata come una Minerva con lelmo e lo scudo. Accanto a lei due bambini con una colonna, che sostiene ledificio. Lartista ha rappresentato un giovane quasi ignudo che brandisce un pungiglione e cavalca un leone che ha una preda in bocca. Ripa chiama il giovane eroe Dominio di se stesso. lespressione pi alta della forza. Si tratta, dice Ripa, della Ragione che stimola con il pungolo lanima quando si addormenta e la domina con il morso quando si impenna. Siamo davanti allallegoria tratta da Pierio Valeriano dalla saggezza antica. Unultima osservazione pu stupire: un bambino porta un cartiglio sul quale si legge: Humilitas. Lumilt uno degli aspetti della forza? Non fu certo questa unidea dellartista. Humilitas era il motto di San Carlo che la poneva al centro delle virt. S. carlo durante la peste di Pietro da cortona Labside il secondo punto di riferimento ad attirare lattenzione. San Paolo e San Pietro nelle nicchie affiancano la pala daltare, coronata da due coppie di colonne in porfido che sorreggono il timpano curvilineo, su cui si erge una seconda edicola che incornicia il motto Humilitas in caratteri bronzei. Le figure accanto di Orfeo Boselli, eseguite tra il 1643 e 1651, simbolizzano la Carit verso il prossimo e la Carit verso Dio.

i pennacchi del Domenichino: Prudenza - Giustizia - Fortezza - Temperanza

luce artificiale possiamo osservare come i raggi da sopra accarezzino le pareti e riempiano lo spazio con una luce dorata. Lo spirito manifestato nella luce si esprime anche nelliscrizione Humilitas. i pennacchi del domenichino Nei pennacchi sotto la cupola sono raffigurate dal Domenichino nel 1620 le quattro virt: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza. I quattro pennacchi della cupola vennero copiati spesso e anche incisi. Domenichino stato considerato nel suo tempo il pi famoso artista dopo Raffaello. Invece nel 700 il suo stile fu molto criticato. Oggi lo possiamo considerare il rappresentante pi importante dello stile classico nel Barocco. Le figure di Domenichino hanno una struttura architettonica, nello stile

di Raffaello, plastico, definito e rinchiuso nel loro disegno e nel loro contorno. Nella raffigurazione delle persone, Domenichino in concorrenza con la sensualit religiosa di Guido Reni. Queste belle virt sono delle belle donne sedute in atteggiamento pieno di grazia, alcune delle quali guardano il cielo e altre la terra. Maestose e dolci, uniscono la grandezza antica alla bellezza cristiana. Le quattro virt sono state ripetutamente descritte, ma non sempre appieno comprese, poich non ci si era accorti che si ispiravano alliconografia del Ripa. interessante e strano veder nascere e svilupparsi il gusto per le allegorie e i simboli in questo periodo. Il libro Iconologia del 1618 di Cesare Ripa si presenta come una delle opere pi importanti del secolo su di esse. Grazie a lui possibile capire la maggior

San Carlo che reca in processione il santo Chiodo. Particolare Eco dei Barnabiti 2/2012

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Il centro custodisce la preziosa tela di S. Carlo reca in processione il Santo Chiodo durante la peste di Milano, importante opera di Pietro da Cortona, iniziata nel 1651, ma collocata nellaltare nel 1657 per sostituire quella del suo maestro Andrea Commodi. Nel 1576, infatti, scoppi a Milano la peste e presto si diffuse. Per lArcivescovo essa fu occasione per manifestare la sua energia e la sua inesauribile carit. In mancanza di autorit locali, organizz il servizio sanitario, fond o rinnov ospedali, cerc denaro e vettovaglie, decret misure preventive. Soprattutto provvide ad assicurare il soccorso spirituale, lassistenza ai malati, il seppellimento dei morti, lamministrazione dei Sacramenti agli abitanti confinati nelle loro case, per misure prudenziali. Senza temere il contagio, pag di persona, visitando ospedali, guidando le processioni di penitenza, facendosi tutto a tutti come un padre e come un vero pastore. Tutta la sua vita prova di attaccamento ai poveri e ai dimenticati e, morendo, lasci a loro i suoi beni. Pietro da Cortona fu non solo uno dei principali architetti operanti a Roma con Bernini e Borromini, ma anche un notevole pittore. Troviamo dei suoi lavori soprattutto nel campo dellaffresco decorativo e della pittura. Anche in questopera notiamo un evidente rifiuto della tradizione pittorica classica. La tela, infatti, scura e non solamente dominata dalla bellezza ideale. Una sorta di caos, una forte tensione espressa attraverso il movimento delle figure accalcate che spingono e si avvicinano descrive latmosfera pesante della peste. San Carlo appare invece come un salvatore, grande e forte, ma inserito in un ambiente di sofferenza e disperazione. La speranza non viene dalla luce, dai colori luminosi, come nelle altre immagini, ma dalla posizione del Santo, che conquista il suo cammino facendosi a fatica strada tra i poveri. La pala dellaltare comunica unimpressione scura e seria, mentre laffresco in alto crea un contrasto che vuole esprimere lintreccio tra la sofferenza terreste e la salvezza celeste. Dalla durezza della vita, dal male e dalla sofferenza incontriamo il Santo nella bellezza e leggerezza della sua ascensione. S. carlo accolto in cielo di lanfranco Guardando la pala dellaltare lattenzione viene guidata dal buio verso lalto, verso laffresco luminoso con San Carlo Borromeo accolto in cielo di Lanfranco. noi entriamo nella sfera celeste pi le figure (incluso Cristo e Dio Padre) diventano sfumate e piene di luce. Anche nelle figure intorno al gruppo centrale possiamo riconoscere questo fenomeno: le figure diventano quasi trasparenti e ombre della luce. La composizione attira il nostro sguardo verso linfinito, ma il dipinto con i suoi diversi stili non seduce solo la nostra mente, ma anche fisicamente ci spinge a seguire questa strada divina. una composizione piena di energia. Anche se lo spazio dellaffresco limitato, abbiamo limpressione che lo spazio sia aperto, infinito. Infine sotto, nella pala dellaltare vediamo rispecchiata anche la carit. lannunciazione di lanfranco
San Carlo Borromeo accolto in cielo. Particolare

Nel 1644 Giovanni Lanfranco ricevette dai Barnabiti lincarico di eseguire gli affreschi della zona superiore. Lanfranco era un assistente di Agostino Carracci e a Roma aveva lavorato nel Palazzo Farnese per le decorazioni nella Camera degli Eremiti. Con Guido Reni aveva lavorato nella Cappella Paolina al Quirinale. Dal 1625 in poi aveva lavorato insieme a Bernini, Pietro di Cortona e Sacchi a S. Pietro. Lanfranco in quegli anni aveva sviluppato sempre di pi il suo stile dando un accento emiliano al barocco. Ebbe lincarico di lodare nellaffresco uno degli eroi della carit attiva: san Carlo Borromeo. Ma com la sua raffigurazione? Dal basso guardiamo verso il cielo. Maria come sempre mediatrice e tiene il Borromeo per mano, per guidarlo alla Trinit con Cristo, Dio Padre e la colomba circondati da persone e nuvole, che stanno al centro della composizione. Non siamo per al centro dellaffresco, bens di un movimento che sembra iniziare nello spazio della Chiesa e che si estende fino al punto dove si trova la colomba, dove si apre questo cerchio delle nuvole che ci conduce nellinfinito del cielo. Le figure in basso sono dipinte in modo realistico, chiaro, visibile, ma pi

Nel contesto della devozione al Sacro Cuore e alla Vergine Maria promossa dai Barnabiti, possiamo vedere il fascino che si rivela nel quadro dellAnnunciazione, dipinto da Lanfranco, che d il titolo al-

Annunciazione. Particolare

la cappella. Eseguita intorno al 1624, lopera apparteneva alla collezione del cardinale Costaguti. La tela sormontata da due putti che sorreggono una corona. Pi in alto, nella lunetta della parete, liscrizione entro il cartiglio, sovrastata da un cherubino, inneggia al motto

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del Borromeo. Nel quadro si vedono le diverse sfere, quella divina e quella terreste che si mischiano nello stesso spazio. Langelo arriva, con il chiaro scuro delle sue ali, la tessitura del suo vestito brillante, plastico e morbido e divino allo stesso tempo. Come in Caravaggio, lo sfondo scuro e solo il cielo si apre con una luce dorata generata da un fulmine arancione che sembra provenire dal cielo. Maria ha uno sguardo sognante, assorto. Meditare sul suo volto, in cui si esprime tutta la devozione di donarsi, ci apre lo sguardo intimo su quello che significa Humilitas. Non la sentimentalit di Guido Reni, non il realismo di Caravaggio e neanche la poesia intellettuale, idealizzata di Domenichino, ma la natura umana che si trasforma in amore e comprensione visionaria. Si sperimenta che non di questo mondo, ma vuole portarci oltre. tutti coloro che le furono cari, san Gioacchino, san Giuseppe sono infatti al suo capezzale. La vergine le presenta il bambino e la benedice. Sono stati gli autori dei libri dedicati a S. Anna, poich la morte della santa vi quasi sempre narrata. S. Anna racconta Tommaso di San Cirillo si addorment in un dolce sonno, in presenza di Ges e Maria. E non si potrebbe immaginare morte pi dolce nel cerchio della santa famiglia. Lo stile classico raffinato di Sacchi, dominato da una composizione del parallelismo delle figure e i dettagli antichi come vestiti, scarpe e gesti che rimandano agli rilievi antichi, si sposa con unatmosfera profana familiare.
transito di SantAnna. Particolare

S. carlo in preghiera di guido reni

Nella sacristia si conserva laffresco, staccato dalla facciata, raffigurante San Carlo Borromeo in preghiera, opera realizzata da Guido il transito di S. anna Reni nel 1613 circa. Guido Reni di andrea Sacchi un allievo dei Carracci della scuola del Naturale a BoUn altro aspetto della spirilogna. Gli artisti di questa tualit dei Barnabiti il loro scuola si ispiravano a Rafgrande spirito di famiglia e di faello, prendendo la natura ospitalit. Nel XV secolo si come esempio da imitare e era diffusa limmagine di ne proclamavano la bellezza S. Anna che ammaestra la ideale, basata sullarmonia, Vergine. Il XVII secolo rimala prospettiva e la proporziose fedele al tema, sospetto ne perfetta. Uno stile esattaper qualcuno, ma pur sempre mente opposto al naturalismo molto caro alle confraternite del Caravaggio, caratterizzadi cui Anna era patrona. Tutti to invece dalla novit, dalquesti episodi della vita di luso indipendente del colore S. Anna si collegano al pase da innovazioni iconografisato, ma ecco una scena che che condannate dagli idealicompare nellarte solo in eposti della Scuola di Bologna. ca relativamente recente. Lo stile della scuola di BoloA San Carlo ai Catinari gna anche opposto allo stitroviamo un dipinto di Sacle decorativo, illusionistico, chi, allora famoso, che raffifestivo, sfarzoso, ad esempio gura S. Anna morente. Sacdi Lanfranco. chi stato influenzato dal Guido Reni cerca di espriDomenichino e da Guido mere la dimensione esistenReni. Nella cerchia intelletziale, intima della religiotuale di Papa Urbano VIII insit. I suoi quadri suscitano contr il francese Nicolas una forte emozione religioPoussin, studioso delle opesa, perch sono concentrati re degli artisti veneziani. pi sulla bellezza interiore. Sacchi non segue per la Guido Reni ha inventato per strada di Bernini e di Cortoquesto scopo una particolana, ma cerca di tenere uno rit: lo sguardo nel cielo e stile pi classico, concenintroduce un linguaggio che San Carlo Borromeo in preghiera. Particolare trando la scena su poche fiEco dei Barnabiti 2/2012

gure per creare una semplicit dignitosa. Dal 600 la morte di Anna stata imitata dalla Dormitio di Maria e dalla morte di Giuseppe, con la differenza di essere circondata da

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da una pittura dolce, raffinata, sottile che eleva lanima e la conduce alla luce divina, a renderla quasi sospesa. Una sorta di sublimazione. I gesti parlanti rivelano lanima del Santo tanto da rendere visibili le sue visioni interiori. Reni introduce la metafisica visuale nella pittura, perch capace di creare una nuova unit tra contemplazione, sofferenza e visione e cos coinvolge losservatore su un altro livello: una compassione insieme a sala Teatro, Yvonne zu Dohna durante una conoscenza della la conferenza grazia di Dio, che fa crea un contatto con la sfera divi- parte della sua vita. una conona attraverso lo sguardo. Lo sguardo offre la possibilit di rendere visibile come il divino entra nel lanima del Santo. Guardando la preghiera di San Carlo Borromeo, osserviamo questa nuova espressione in cui gli occhi diventano lapertura per il mondo celeste. Il corpo del Santo gi trasformato da questo incontro con Dio. Anche Guido Reni ha basato le sue figure sulla bellezza dellantichit, ma ha aumentato il sentimento. La linearit classica ridotta mentre il sentimento enfatizzato. E cosi diventa unarte sentimentale, che vuole suscitare sentimenti nellosservatore. Il segreto la combinazione tra la bellezza classica e il pathos reli- scenza empatica di Dio suscitata gioso. Questo pathos rafforzato dal colore. S. carlo ai catinari: prisma della Humilitas I pi grandi artisti sia Lanfranco che Domenichino, Guido Reni e Pietro da Cortona lavoravano nello spirito del Concilio di Trento cercando di esprimere lhumilitas con il loro stile personale. Ricapitoliamo allora le diverse sfumature che possiamo incontrare nelle opere di S. Carlo ai Catinari. Le figure di Domenichino non hanno questo sfumato leggero proprio delle figure di Lanfranco, che sembrano quasi un profumo. Lanfranco invece capace di creare unillusione, una visione celeste. In Domenichino le figure, come vediamo nelle virt, hanno una struttura architettonica, nello stile di Raffaello, plastico, definito e rinchiuso nel loro disegno; nei loro lineamenti. Domenichino capace di raffigurare la bellezza delle virt in un modo intellettuale, razionale e cos fa per le virt di S. Carlo. La sua raffigurazione delle persone sta in concorrenza con la sensualit religiosa di Guido Reni. Questultimo infatti penetra nellanima del Santo attraverso lo sfumato, i gesti e soprattutto lo sguardo che lascia intuire come Dio si manifesti nellesistenza del Santo. Gli artisti dipingono gli aspetti diversi della stessa persona, della stessa spiritualit comunicando diverse sfuma-

ture della Humilitas. Nella bellezza, nella nobilt, nelleleganza, nella dolcezza e nellintimit del tema lodano il motto della Chiesa e dellordine. Forse spesso non riusciamo pi a lasciarci coinvolgere da questarte perch siamo troppo concentrati sul linguaggio verbale o per la grande abitudine con essa. Ma questarte contiene un insegnamento. Insieme con la predicazione queste opere darte parlano di Cristo, guidano alla Humilitas. Fermiamoci dunque a contemplare questi quadri e a lasciar splendere il loro messaggi nei nostri cuori. La luce della grazia, attraverso il prisma di queste raffigurazioni, possa illuminare la nostra vita con tutte le sfumature della Humilitas. Yvonne zu Dohna

cappella Costaguti. Particolare: marmi del pavimento

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Le CASe DeI SANTI UN PeRCORSO NeLLA ROmA CRISTIANA DAL 500 AL 700 S. CARLO AI CATINARI ROmA
Dopo la prima edizione del 2009, le Case di otto Santi S. antonio m. Zaccaria (Barnabiti), S. Camillo de lellis (Camilliani), S. Carlo da Sezze (Francescani), S. Felice da Cantalice (Cappuccini), S. Giovanni leonardi (leonardini), S. Giuseppe Calasanzio (Scolopi), S. Ignazio di loyola (Gesuiti) e S. leonardo da Porto maurizio (Francescani), diretti protagonisti o attraverso i loro primi seguaci delle vicende culturali e spirituali di Roma tra il 1500 e il 1700 hanno nuovamente e contemporaneamente aperto le loro porte. Con il patrocinio e il sostegno di Roma Capitale e dellassessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, per tre giorni a settimana (venerd, sabato e domenica) e per la durata di un mese (25 maggio-23 giugno 2012), il pubblico ha avuto lopportunit di conoscere, attraverso visite guidate gratuite e specifiche conferenze, alcuni dei luoghi dello spirito pi significativi della Citt Eterna. tra questi, San Carlo ai Catinari.

ondatore principale della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo detti Barnabiti, dal nome della loro casa madre di San Barnaba in Milano fu santAntonio M. Zaccaria. Nato a Cremona sul finire dellanno 1502, di nobile e ricca famiglia, studi lettere nella citt natale. Dopo gli studi di Medicina allUniversit di Padova, tornato a Cremona, si diede a vita spirituale insegnando catechismo ai fanciulli della chiesetta di San Vitale. Ordinato sacerdote il 20 febbraio 1529 si prodig nella predicazione di Cristo Crocifisso e nella rinnovazione del fervore cristiano. Venne cos chiamato a Guastalla dalla contessa Ludovica Torelli per svolgere lufficio di cappellano. Nel 1530 a Milano ebbe modo di frequentare la compagnia dellEterna Sapienza dove incontr Bar-

locandina della iniziativa Le Case dei Santi

tolomeo Ferrari (1499-1544) e Giacomo Antonio Morigia (1497-1546), patrizi milanesi. Assieme a loro, e sotto la direzione spirituale di Fra Battista da Crema, diede vita alla nascente Congregazione, subito inizialmente chiamata dei Figli di San Paolo, o Paolini, che verr poi approvata ufficialmente da papa Clemente VII il 18 febbraio 1533 e confermata da Paolo III il 21 luglio 1535. Nello Stesso periodo Antonio M. fond lIstituto delle Suore Angeliche, ramo femminile dellOrdine, approvato dal Pontefice il 15 gennaio 1535. Le suore non erano obbligate alla clausura ma invitate a collaborare con i Barnabiti, come dimostrano le missioni in Veneto nella prima met del Cinquecento, alle quali Antonio M. stesso partecip recandosi a Vicenza. Sempre Antonio M. costitu poi i Maritati di San Paolo o
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Societ dei Coniugati, che condividevano a pieno titolo lo spirito e nellazione apostolica lattivit dei Padri, soprattutto allinterno del tessuto cittadino. Antonio M. caratterizz fin dallinizio la Congregazione per unintensa vita di rinnovamento interiore, incentrato nella devozione al Crocifisso e allEucarestia, per uno spiccato senso comunitario e per uno speciale impegno alla riforma dei costumi. Cos esprimeva il Santo Fondatore il vero fine: Il puro onore di Cristo, la pura utilit del prossimo, i puri obbrobri e vilipendi di se stesso. Ai Barnabiti si deve lo Borromeo (1538-1584) ne il patrono secondario. sante memorie Bench le spoglie mortali di nessuno dei tre santi dellOrdine dei Barnabiti riposino in San Carlo ai Catinari: quelle del Santo Fondatore Antonio M. Zaccaria si trovano presso la Chiesa dei Santi Apostoli Paolo e Barnaba a Milano, quelle di SantAlessandro Sauli (Milano, 1534-Calosso dAsti 1592), sono custodite presso la Chiesa di SantAlessandro a Pavia, quelle di San Francesco Saverio M. Bianchi (Arpino (1900-1982) spesso transitati fra queste mura. La casa che attualmente ospita la Postulazione Generalizia, e che per diversi secoli stata la sede del Superiore generale, conta, infatti, anche la presenza dellArchivio Storico, della Biblioteca Storica e del Museo Storico dellOrdine, oltre a essere da un ventennio la sede del Centro Studi Storici, mentre la chiesa di San Carlo ai Catinari dedica allo Zaccaria e al Sauli due delle sue principali cappelle, esponendo alla devozione dei fedeli le loro reliquie, oltre agli onnipresenti richiami artistici di borromaica memoria. Si tratta, dunque, di una delle pi belle chiese di Roma, la terza cupola della citt! Parrocchia decana dellOrdine, ha visto nascere e svilupparsi la devozione alla Madonna della Divina Provvidenza, ospitando anche le spoglie mortali della Serva di Dio Rosa Giovanetti e la lapide commemorativa della Venerabile Madre Maria Elena Bettini, che diede vita allIstituto delle Figlie della Divina Provvidenza, del quale, il p. Tommaso Manini, barnabita, fu il cofondatore. il complesso dei Santi Biagio e carlo ai catinari Una lunga storia di presenza nellUrbe non ancora interrotta, bench iniziata con una certa difficolt, quando da Milano vi giunsero nel 1552 i primi due barnabiti, Besozzi e Melso forestieri che subito furono gettati in carcere per qualche settimana per volont dellInquisizione. Ultimi sospiri di unincomprensione che verr superata grazie proprio al sostegno di San Carlo Borromeo e sotto la guida sicura del Bascap e del Dossena. Altri due barnabiti vi arrivarono nel 1574: Tito degli Alessi e Domenico Boerio, che strinsero una forte amicizia con S. Filippo Neri e con i Gesuiti del Collegio Romano. E, cercando casa, nel 1575 incontrarono S. Biagio allAnello, piccola e modesta chiesa parrocchiale, di cui presero ufficialmente possesso il 25 marzo 1575, e che ben presto lascer il posto allerigendo tempio di San Carlo, conservando almeno il titolo; prima chiesa al mondo dedicata a S. Carlo Borromeo, che ha amato lUrbe co-

chiusura della processione per le vie della parrocchia. Anno 1936

lusanza dei rintocchi delle campane il venerd, in ricordo della morte di Cristo, e delle Quarantore. Antonio M. Zaccaria mor a Cremona, fra le braccia della madre, Antonietta Pescaroli, e attorniato dai suoi primi confratelli, il 5 luglio 1539. Canonizzato da Leone XIII il 27 maggio 1897, di lui ci rimangono alcune lettere spirituali, i sermoni e le prime costituzioni. Linsegna dellOrdine una croce semplicissima inalberata su tre monti secondo lo spirito e il modello da sempre proposto: San Paolo. LApostolo delle genti , infatti, il patrono principale della Congregazione, mentre S. Car-

1743-Napoli 1815), sono venerate nella Chiesa di Santa Maria di Caravaggio a Napoli per non parlare poi di quelle di San Carlo Borromeo, dellApostolo San Paolo e del grande amico dei Barnabiti San Francesco di Sales (1567-1622) , questa Casa vanta una storia davvero speciale nei loro confronti, tanto da potersi definire luogo di sante memorie. A San Carlo ai Catinari si custodisce la loro memoria storica e spirituale, oltre a quella di tanti altri confratelli barnabiti avviati alla gloria degli altari da Bartolomeo Canale (1605-1681) a Eliseo Coroli

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me sua patria spirituale, conseguendo il titolo di cittadino romano. La sua prima pietra fu benedetta il 29 settembre 1611 dal Superiore P. Costantino Pallamolla, e nellarco di appena dieci anni larchitetto Rosato Rosati (autore della cupola) riusc ad elevare ledificio almeno nelle sue parti portanti. Ma poi, tra il 1620 e il 1630, i lavori rallentarono, tanto da arrestarsi per mancanza di fondi. Il testamento del cardinale Leni, che lasci in eredit 30.000 scudi doro per la perfezione della chiesa, risollev le sorti di questa impresa e negli anni 1630-50 poterono terminare i lavori interni e la costruzione della facciata, dellabside e della sacrestia. I Padri di tutta la Congregazione concorsero in ogni modo per abbellirla; la sua consacrazione pot avere luogo solo nel 1722, ossia un secolo dopo. memorie pontificie Fra i pontefici che pi si sentirono legati a San Carlo ai Catinari va annoverato certamente Benedetto XIV (1740-1758) che si sentiva di casa, celebrandovi la santa messa anche da papa (gli Atti della Casa registrano pi di una quarantina di visite ufficiali alla Comunit locale). Fu lui a donare quel magnifico crocifisso dellAlgardi custodito sullaltare della sacrestia, e fu sempre lui ad affidare ai Barnabiti le missioni nei regni di Ava e Peg (Birmania), e ad approvare la nascente devozione alla Madonna della Divina Provvidenza. Ma anche Pio IX non fu da meno! Per ben quattro volte papa MastaiFerretti si prostr dinanzi alla venerata immagine della Madonna della Divina Provvidenza: il 28 marzo 1851, il 7 settembre 1855, cinque anni pi tardi (volle visitare i restauri della Chiesa che si stavano eseguendo sotto la direzione dellarchitetto Virginio Vespignani), e il 7 novembre 1861. In questultima solenne occasione il Santo Padre don ai Padri Barnabiti tutti i preziosi paramenti ed oggetti sacri che gli erano serviti per la celebrazione. La sua tenerissima devozione alla Madonna della Divina Provvidenza trovava origine nelle sue frequentazioni giovanili di San Carlo ai Catinari, quando, sotto la direzione del giovane barnabita Luigi Lambruschini, prestava sevizio nelle sacre liturgie. vicende domestiche in breve Nel 1662 vi si celebr il primo capitolo Generale della Congregazione, decidendo di fissare a San Carlo ai Catinari la Curia generalizia (quando scese da Milano nel 1662 e prima di essere riportata al Gianicolo nel 1931); nel 1667 vi inizi pure lo Studentato teologico. Da qui la fama del Collegium S. Caroli de Urbe presso gli ambienti della Curia romana, che usufruivano di molti suoi religiosi le per la canonizzazione di San Francesco Saverio Maria Bianchi, avvenuta il 28 ottobre 1951, quando il P. De Ruggiero annotava nel suo diario: Una folla eccezionale grem la chiesa fino allinverosimile. laboratorio pastorale e scientifico Il P. Gavanto vi dirigeva lOratorio dellUmilt, e pi tardi venne trasferito a San Carlo ai Catinari da S. Paolo alla Colonna loratorio della Disciplina di San Paolo. Qui pure nel 1685 approd la Congregazione dei musici di Santa Cecilia, a cui si deve

lOratorio del Sacro Cuore e gli Esploratori di Via dei Chiavari. Si vede il Superiore P. Orazio Premoli e lassistente P. Giacinto Turchetti. Ai lati gli studenti di Teologia, Vincenzo Cilento a destra e Riccardo Colciago a sinistra

barnabiti per uffici diversi, consultori, esaminatori, ecc. Anche il palazzo fu costruito dai Barnabiti nel XVII secolo, poi confiscato dallo Stato italiano nellOttocento e infine restituito alla Santa Sede con il Trattato dei Patti Lateranensi del 1929. Questa casa pass dunque le traversie della storia, in particolare dalla Repubblica romana alloccupazione tedesca della seconda guerra mondiale (dove non manc di dare rifugio ad alcuni ebrei miracolosamente scampati), ma anche eventi lieti, fra tutti, la celebrazione ufficia-

la costruzione della bellissima cappella dedicata alla Santa Patrona, e proprio da questa accademia uscir diplomata nel 1916 la gi citata Serva di Dio Rosina Giovanetti, che riposa allinterno della chiesa in un sarcofago paleocristiano. Qui ebbe luogo lAccademia degli Infecondi, che aveva uno scopo letterario, e la pia Confraternita di Maria Santissima della Neve. Qui nacque lAssociazione del Santissimo Sacramento per il culto eucaristico posta sotto la protezione di SantAntonio M. Zaccaria; qui ebbe origine il culto della Madonna della Divina Provvidenza
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e vi nacque il rispettivo santuario. Qui ha prosperato dal 1880 loratorio del Sacro Cuore. Qui fu il Centro Nazionale dellApostolato della Preghiera e della devozione al S. Cuore, prima che i Barnabiti lo cedessero ai Gesuiti durante la Grande Guerra. Nel 1900 il p. Vitale creava un Ricreatorio popolare, al quale segu lAssociazione romana ex alunni dei Padri Barnabiti sorta il 23 febbraio 1953. Oggi San Carlo ai Catinari ospita la Societ Archeologica Romana. Circolo della Giovent Cattolica, fondato il 15 giugno 1921. Sotto un altro aspetto, la Casa di San Carlo ospit per lo studio confratelli di grande valore, diversi dei quali oggi sono avviati alla gloria degli altari, come il Venerabile Cesare Barzaghi (1863-1941) o il Servo di Dio Giovanni Semeria (1867-1931). Questa Casa ha poi ospitato diversi cardinali barnabiti, che svolgevano il loro servizio presso la Santa Sede, come il Lambruschini, futuro arcivescovo di Genova, nunzio apostolico a Parigi e Tanti Padri nellultimo cinquantennio fecero parte di questa Comunit, per esempio: Bertini, Cagni, Corbetta, DAdderio, Damioli, De Ruggiero, Francesconi, Guarini, Monti, Musazzi, Schot, fra tutti. Tra gli allora studenti di teologia: Riva, Bisio, Mariani, Scocchera, Carfora, Cambiaghi, Caspani, ecc., che davano lezione di catechismo. Bastano questi pochi dati per capire come tra queste mura si respiri larmonia spirituale di un ritrovato binomio: piet e scienza, su cui si poggia lintera tradizione dellOrdine dei Barnabiti, quasi sospesa tra le fatiche apostoliche e il sudore dellapostolato intellettuale, tra lascesi, che richiede una vita consacrata totalmente allinsegna dellinsegnamento e dellesempio dellApostolo San Paolo, e il rigore necessario a una rigorosa ricerca scientifica tesa al raggiungimento della bellezza della verit. principali tappe della visita alla casa La presenza ininterrotta dei Barnabiti a Roma si conta dal 1575, ossia da ben 437 anni, esprimendo nei suoi beni documentali e monumentali lesercizio della cura pastorale e della carit, lassistenza della giovent e i servizi svolti presso la Sede Apostolica, lapostolato intellettuale e il servizio prestato a favore della Congregazione. Nelle altre ali del palazzo, separate e indipendenti, attualmente si trovano il Pontificio Istituto Polacco di Studi Ecclesiastici e la Domus Sanctae Mariae Guadalupe. Varcato lingresso da Piazza Benedetto Cairoli, 117, lampio e apparentemente senza fine corridoio, con la sua caratteristica penombra avvolta nel silenzio, e i ritratti di numerosi e noti confratelli barnabiti appesi alle pareti dal Vercellone al Denza , introduce il visitatore nello spazio sacro della pietas et eruditio. Sullo sfondo, bene illuminato, risalta il tondo raffigurante limmagine di S. Antonio M. Zaccaria, e, prima di entrare in Sacrestia, quello di S. Paolo. Dopo la visita al Teatro, piccolo gioiello, sempre caratterizzato da motivo paolini, ci si affaccia sulla Sala San Paolo, al cui ingresso si incontra un affresco dellApostolo recante la breve iscrizione: Sodalitas Poenitentium Sancti Pauli Apostoli. La vol-

il palazzo ai tempi di papa Alessandro VII (1655-1667)

Straordinario del resto il rapporto da sempre instaurato con i giovani. Limitandoci al secolo passato come dimenticare loratorio e lanimazione festiva e le gite al Lungotevere Anguillara e a Villa Pamphili, sotto la sicura guida dellindimenticabile fratel Baroni, o il famoso Reparto esploratori del Roma XIX fondato nel 1919, che partecip al San Giorgio del 1924 con ben 664 ragazzi, tanto affidabile, da ricevere lincarico dellilluminazione del Colonnato di S. Pietro nellanno Santo del 1925, oppure il

cardinale segretario di stato di Gregorio XVI, che alla morte lasci alla Biblioteca di San Carlo circa 6.000 volumi, il p. Antonio Grandi, braccio destro del cardinale Consalvi, il p. Antonio Cadolini, poi arcivescovo di Ancona e cardinale, il p. Carlo Vercellone, studioso di scienze bibliche, il p. Luigi Bruzza, pioniere della rinata archeologia cristiana, il cardinale Bilio, ecc., ma anche studiosi come il liturgista Gavanto, legittolo Ungarelli, lastronomo Denza, il predicatore e padre dei poveri Semeria.

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ta, affrescata dal fratello Antonio Cataldi, con diversi motivi paolini rappresentati da radiosi angioletti, fa da cornice alla grande tela, raffigurante San Paolo mentre risponde ad un angelo che scende dal Paradiso portandogli una corona: Non solum mihi, sed et iis qui diligunt (non solo a me, la corona, ma anche a quelli che amano), cfr. 2 Tim 4,8. La cosiddetta Scala Santa Barnabitica, che inizia dallelegante cancello in ferro battuto sormontato dalla scritta borromaica, in oro, Humilitas, consente di salire ai piani sovrastanti, accompagnati dagli sguardi seriosi dei tondi affissi alle pareti raffiguranti i Santi da sempre particolarmente vicini allOrdine, tra i quali S. Biagio. Si accede cos al settore della Comunit e allantico coretto (1680) riservato alla clausura dei Padri Barnabiti, ove si conservano, oltre alla tela originale della Madonna della Divina Provvidenza, opera di Scipione Pulzone da Gaeta ( 1597), i ritratti di tutti i tre Santi Barnabiti (SantAntonio M. Zaccaria, SantAlessandro Sauli e San Francesco Saverio M. Bianchi, oltre naturalmente a S. Carlo Borromeo), sovrastati da una volta affrescata con limmancabile Rapimento al terzo cielo di San Paolo: Conversatio nostra in coelis est (Fil 3,20). Al I e II piano, inoltrandosi nei lunghi e silenti corridoi, detti fiorentini, si ha modo di visitare la Biblioteca Moderna, e alcuni rari e preziosi bozzetti, in formato naturale, del Guarnieri e dellAnnigoni. Al III piano, usciti per un attimo sulla terrazza per ammirare da vicino uno scorcio della maestosa cupola, si entra nel sottotetto, sede di ambienti di studio e di alcuni locali adibiti ad archivio e Biblioteca. Da qui si accede alla Postulazione Generalizia, dove vengono custodite le reliquie dei santi e oltre 2500 volumi di Processi di Beatificazione e Canonizzazione riguardanti Barnabiti e non (stampati). La Positio pi antica risulta essere quella del cardinale Palafox. Vi sono poi alcuni transunti manoscritti, sempre inerenti a Processi dei Chierici Regolari di San Paolo. Per loccasione sono state mostrate al pubblico la Positio super introductione causae e la Positio super virtutibus di SantAntonio M. Zaccaria. Salendo unaltra rampa di scale a chiocciola in muratura, si accede alla Biblioteca storica, che contiene migliaia di volumi: Sapre questa nel pi bel sito e pi sollevato di una magnifica e sontuosa casa, piena di dotti esemplari e virtuosi abitatori, un sito opportunamente ovato e capacissimo del numero e pi di libri che contiene, secondo la natura architettonica di tal figura; rivolta appunto a godere spaziosamente quellaria e quellaspetto dei venti che volle Vitruvio nella costituzione delle Librerie. Raccoglie in eleganti armadi, alzati in dieci ripartimenti, volumi spettanti a qualsivoglia materia, nelle migliori stampe e ben conservati, che arriveranno, con molti altri libri, distribuiti per le stanze dei Padri,al numero di 4.000 pezzi, crescendo continuamente per le loro industrie di numero e di magnificenza (Piazza, Eusevologio romano, p. XCXLIV, Roma 1698). Da qui, attraverso la riapertura del passaggio che consente laccesso alla saletta dove furono nascosti gli ebrei duranti la seconda guerra mondiale, si accede al luogo pi riservato della casa, la cosiddetta Camera delle sante memorie, esattamente sovrastante la cappella SantAntonio M. Zaccaria, dove vengono custoditi, in apposite teche, i suoi scritti originali (accanto a una riproduzione gigante della lettera seconda scritta da SantAntonio M. Zaccaria da Cremona il 4 gennaio 1531 ai due cofondatori Ferrari e Morigia; ci si pu cos cimentare nella non facile lettura di una scrittura del primo Cinquecento), e le reliquie e gli oggetti sacri pi preziosi. Da qui, scendendo attraverso unaltra scala a chiocciola in ferro battuto, si accede allArchivio Storico, luogo di conservazione e valorizzazione di tutta la documentazione storica dellOrdine dalla sua fondazione (1533). Da dove si accede a un altro settore del Museo dellOrdine, sito nella nuova sala di Consultazione, che espone in apposite teche documenti e oggetti di particolare rilevanza per la sua storia e spiritualit, divisi in settori: dalle missioni alle scuole, dalla scienza alle stampe. Un percorso affascinante che, a detta dei visitatori, grazie anche alla preparazione delle due guide: Emilia e Flavia, che costantemente li accompagnavano, interpella la ragione e apre il cuore alleterno. Filippo Lovison

la nuova Sala di Consultazione adibita anche a polo museale

teca degli scritti e delle incisioni in rame Eco dei Barnabiti 2/2012

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Storia dellordine

teca della scienza: in primo piano la maschera mortuaria del bolognese P. Timoteo Bertelli (1826-1905), fisico e sismologo, primo indagatore della microsismica, e fondatore dellOsservatorio del Collegio Alla Querce di Firenze

teca delle missioni: antico codice buddista del Kaman in caratteri barmani inciso su fogli di palma, e disegni dei seminaristi di Monl raccolti dal P. Sangermano (Regni di Ava e Peg, 1722-1832)

il luogo, ora restaurato, dove furono nascosti gli ebrei durante la seconda guerra mondiale

ingresso alla Sala Ovale dellArchivio Storico

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Storia dellordine

ingresso alla Camera delle sante memorie

Camera delle sante memorie. In primo piano il cupolino della Cappella del Santo Fondatore Antonio M. Zaccaria

Camera delle sante memorie, particolare

Camera delle sante memorie, particolare Eco dei Barnabiti 2/2012

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Storia dellordine

Camera delle sante memorie. Martello con il quale San Carlo Borromeo apr la porta Santa nel Giubileo del 1575 Camera delle sante memorie, particolare. Sullo sfondo un quadro raffigurante S. Francesco di Sales

Camera delle sante memorie. Reliquiario di San Francesco Saverio Maria Bianchi, con il suo giubbino in lana

Camera delle sante memorie. Reliquiari di SantAntonio M. Zaccaria e di SantAlessandro Sauli

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Storia dellordine

Camera delle sante memorie. Berrette cardinalizie ed episcopali appartenute a Luigi Lambruschini (1776-1854), Luigi Bilio (1826-1884), Giuseppe Granniello (1834-1896)

Camera delle sante memorie. Berretta papale di Gregorio XVI (1831-1846)

Camera delle sante memorie. Mitra di San Carlo e cordone penitenziale. Particolare

le due guide, da sinistra: Emilia De Marco e Flavia Ferreto

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anno della fede

Un contribUto per lAnno dellA fede: il sentire cifrA dellesperienzA religiosA. lA trilogiA di pAdre Antonio gentili
Intervista Presentazione dei tre volumi: Sentire Cristo. I verbi del verbo, Ancora 2010; Sentire da cristiani. La dimensione affettiva della fede, Ancora 2011; Il sentire di Cristo. Lo spirito di Ges di Nazaret, Ancora 2012.
Che cosa ti ha spinto alla ricerca confluita in tre volumi che ruotano attorno al sentire? Lorigine remota mi riporta senzaltro alle mie frequentazioni semeriane. Il grande barnabita sosteneva il primato del sentire/esperire sulla pura razionalit. Egli rilevava compiaciuto lo spostamento moderno della riflessione filosofica dalloggetto al soggetto e sottolineava come le anime moderne sono pi disposte a ricevere il pensiero cristiano fatto sentimento mistico, che il sentimento cristiano irrigidito in una formula scolastica: le anime moderne sono pi accessibili per le vie del cuore che per quelle della testa. Cos leggiamo in una raccolta di conferenze che porta il significativo titolo Le vie della fede. A sostegno di una simile visione, decisamente moderna, mi risultata determinante la riflessione del gesuita Jean Mouroux (1901-1973), il quale, oltre mezzo secolo fa, si era posto il problema in che cosa consistesse lesperienza cristiana (cos suona il titolo della sua opera). Sacerdote della diocesi di Digione, fu perito al Vaticano II e influ, con le sue intuizioni antropologiche, sul pensiero di von Balthasar. Egli si accinse a scrivere lIntroduzione a una teologia (questo il sottotitolo) che usc in Francia nel 1952 e venne tradotta in italiano quattro anni dopo con una riflessione che vorrei riproporre ai nostri lettori. un corpo come noi, che si dato il nostro volto, che ha voluto farsi vedere, sentire e toccare (1 Gv l,1). Dallaltra, vive nella fede; spera nella vita eterna che la visione di Dio, ma sa che non si pu vedere Dio quaggi, e la fede , in lui, il principio della vita eterna eccetto la visione. Ecco allora il credente davanti al mistero pi formidabile, al paradosso pi inaudito, e la possibilit permanente dello scandalo. duro, in queste condizioni, essere fedele fino in fondo, vivere la fede pura, non cedere alla tentazione, al fascino dellesperienza.
p. Antonio Gentili in una recente istantanea

Lautore che stai citando come concilia il sentire con il credere? Il Mouroux non si nasconde il rischio di quello che chiama disastroso sperimentalismo. Ma lasciamo a lui la parola: Tutte le volte che luomo cede, sorgono nella vita cristiana quelle crisi che, per una terribile valorizzazione del sentire, finiscono per mettere lesperienza contro la fede, e obbligano la Chiesa a respingere con energia questo disastroso sperimentalismo. Crisi protestante ed esperienza della giustificazione; crisi giansenista ed esperienza della dilettazione; crisi quietista ed esperienza della purezza di spirito; crisi tradizionalista e sussulto che mette lesperienza contro la ragione; crisi modernista ed esperienza del cuore contro il cervello sono altrettante

Quale fu lintuizione del Mouroux? Il problema dellesperienza cristiana cos scriveva si impone a ogni filosofia della religione e a ogni teologia, perch un problema essenziale per luomo religioso. Questi vuole entrare in contatto con Dio, vuole vederlo, toccarlo, sentirlo. Tasta con le mani, come un cieco, nella speranza di trovarlo (At 17,27); e il problema dellesperienza di Dio si pone inevitabilmente alla pratica e alla riflessione religiosa. Ma esso si pone, senza dubbio, in modo pi acuto, alla coscienza cristiana. Da una parte, il cristiano crede a un Dio incarnato, che ha preso unanima e

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anno della fede


ne ha conservato memoria (in questa sede prendo in considerazione soltanto il Memoriale) si apre con unesplicita dichiarazione, appuntata dal Frate scrittore: Lesperienza dei veramente fedeli giunge a far conoscere sperimentalmente, a penetrare e a toccare con mano il Verbo della vita. Di pi, il Frate scrittore parla subito dopo, quasi fosse unendiadi, di esperienza e dottrina, come a dire che quanto la beata veniva sperimentando altro non era che la versione esistenziale degli insegnamenti religiosi ricevuti. In termini scolastici si potrebbe considerare lesperienza come luogo teologico e quindi fonte della dottrina che a essa sottesa. Lepisodio che costituisce louverture della vita mistica di Angela costituito dal pellegrinaggio che ella intraprese recandosi ad Assisi, per chiedere a san Francesco di ottenerle la grazia ut sentiret de Christo, secondo loriginale latino, e quindi di sentire, di fare esperienza di Cristo. Cosa poi si debba intendere con questespressione, ci viene chiarito dal Mouroux in questi termini: Chiamiamo sentire la reazione affettiva del cristiano ai suoi oggetti e ai suoi fini di ordine spirituale. possibile citare autori a noi pi vicini, che si sono fatti interpreti della cultura moderna? Indubbiamente. Citerei anzitutto santIgnazio di Loyola (1491-1556) con i suoi Esercizi spirituali. Con intuizione decisamente moderna egli esalta la dimensione soggettiva del vissuto umano, parlando di conoscenza per esperienza (Esercizi, n. 176), di interna conoscenza (n. 63), di sentimento spirituale (n. 62), e afferma che occorre sentire e gustare le cose interiormente (n. 2). E tutto ci come aspetto qualificante della pratica spirituale! Antonio Maria Zaccaria, il nostro fondatore (15021539), se vogliamo ancora pi incisivo, quando antepone addirittura il gustare al sentire. Scrive infatti che il motivo addotto a giustificazione della preghiera vocale dovuto a questo: affinch, eccitati dal suo gusto e senso, almeno allultimo incominciamo a imparare linteriore orazione (Costituzioni, cap. X). Come a dire che attraverso il gusto che cogliamo il senso, il significato in ultima istanza delle verit della nostra fede. Ricordiamo quanto sosteneva padre Semeria, senza trascurare quelleccitati che la dice lunga sullimpatto che la preghiera comunemente intesa dovrebbe suscitare nel cuore umano. Come si venuta articolando la tua trilogia? Farei notare, preliminarmente, che essa ha avuto come cornice il Romitaggio di Gerusalemme, e cio quel privilegiato luogo di ritiro spirituale che si trova a ridosso dellOrto degli Ulivi, nei pressi della Basilica dellAgonia. Qui la ricerca sul sentire

trilogia - I volume

tappe dolorose nella storia recente del cattolicesimo. Ma questo incessante insorgere di una stessa rivendicazione attesta la realt di un problema che sempre rinasce e ogni volta viene stroncato. La coscienza contemporanea, del resto, rende questo problema pi urgente che mai. Oggi il regno dellesperienza, perch lera delle esperienze. Tramutazione delluniverso, manipolazione della vita, triturazione cinica della materia umana, creazioni artistiche inaudite, tentativi spirituali in ogni senso: violenti, anarchici, pervertiti; tutto questo ci immerge in un caos di esperienze. E quando luomo moderno si volge al cristianesimo, lo fa per dirgli: Quale esperienza valida tu mi puoi portare?. La tua ricerca a quali autori fa pi diretto riferimento? Se oggi si pone in modo urgente e indilazionabile, il problema dellesperienza non certo nuovo nella tradizione biblica e cristiana. Il pensiero cartesiano e le sue riprese illuministiche hanno per segnato di eccessivo intellettualismo la pratica religiosa, falsandone lo spirito e compromettendone lefficacia. In ordine al ricupero di una sensibilit smarrita mi venuta incontro, per cos dire, la straordinaria testimonianza della beata Angela da Foligno (1248c.-1309). Il Libro che ce

trilogia - III volume

in riferimento a Cristo ha assunto un singolare rilievo. Punto di partenza stata lesigenza di fare esperienza di Ges, poich ci si trovava nella sua Terra, seguendo passo passo la testimonianza dei Vangeli, attraverso i verbi del Verbo, ossia indagando sullinsieme di aspetti che hanno caratterizzato il rapporto con il Signore da parte dei suoi contemporanei. I verbi presi in esame sono stati: cercare, vedere, ascoltare, toccare/baciare/ungere, accogliere, credere, rimanere, seguire, amare, adorare. A questa prima pista non poteva non far seguito una del tutto speculare, e cio quale sentire doveva corEco dei Barnabiti 2/2012

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anno della fede


rispondere da parte dei cristiani. Gli aspetti che sono stati messi in rilievo riguardano: gioia, benevolenza, moderazione/umanit, semplicit, pazienza, umilt/mitezza, gratitudine. Per poi concludere con unampia digressione su una qualifica che definisce il cristiano perfetto. Non restava, a questo punto, che affrontare lultima e pi impegnativa ricerca: qual lo spirito di Ges di Nazaret? Quello spirito che i suoi seguaci sono chiamati a fare proprio? In altri termini quale il suo pi intimo sentire, i suoi ideali, i suoi gusti, le sue profonde inclinazioni? A questo punto gli aspetti messi in particolare rilievo sono stati lo spirito filiale e lo spirito di preghiera. Seguendo poi il vaticinio di Isaia che parla di uno spirito settiforme che si sarebbe posato sul Messia/Cristo, stata sviluppata in particolare la presenza dello spirito di intelligenza, di conoscenza, di fortezza e di piet, per concludere con lo spirito taumaturgico. Poich parli ripetutamente di ricerca, a quali criteri ti sei attenuto, pensando che la ricerca su Ges ha attraversato diverse fasi in epoca moderna? Qui il discorso si farebbe lungo, ma vale la pena accennarvi, poich di grande attualit. In sintesi possiamo dire che la ricerca su Ges, come viene definita, ha conosciuto nellepoca moderna tre fasi. La prima, dalla seconda met del Settecento agli inizi del Novecento (17781906), iniziata da Hermann Samuel Reimarus (1694-1768), sottolineava la radicale distinzione tra la predicazione di Ges, ritenuto una grande personalit spirituale, il cui insegnamento sarebbe stato falsificato dagli apostoli e poi confluito nei quattro Vangeli e fatto proprio dalla Chiesa. La seconda, detta anche New Quest, gi presente nel movimento modernista di fine Ottocento, ha registrato la sua pi radicale espressione a met del Novecento con Rudolf Bultmann (1884-1976), che affermava la sostanziale contrapposizione tra il Ges della storia (del quale impossibile tracciare una biografia che ne ricostruisca la vera fisionomia) e il Cristo della fede. La terza, quella attuale, riserva particolare attenzione allidentit ebraica di Ges di cui possibile cogliere la dimensione umana e il radicamento nel suo popolo, la sua tradizione e la sua cultura. A questo scopo risulta importante lutilizzo delle fonti extra canoniche e il ricorso alla sociologia e allantropologia. Nel contempo si sta sviluppando un approccio che intende riconciliare le istanze storico-critiche con lesegesi tradizionale, della quale sono sommi maestri i Padri e i Dottori della Chiesa, cos da considerare il Cristo della fede il vero Cristo della storia, documentata nei Vangeli canonici, non senza un adeguato riferimento agli apocrifi. Giova a questo punto precisare che spesso la qualifica di storico concepita riduttivamente, in modo positivista, quasi che non sia storico ci che non risulta verificabile alla stregua di un fenomeno fisico. Mentre il Cristo della fede ha assunto un volto ben definito (qui si inserisce la storia dei dogmi) e continua a irradiare il suo fascino conquistatore, il cosiddetto Ges della storia, se da un lato vede arricchirsi di nuovi dati la propria fisionomia, dallaltro corre il rischio di mutare sembianze a ogni volgere di ricerca. Infatti qualsivoglia rapporto con lui che non si esprima in un contesto di fede, ossia di pieno riconoscimento della sua pi profonda natura, risulta parziale e ipotetico, incapace nella sua riduttivit di attrarre a s il cuore delluomo. Qual stato concretamente il tuo approccio ai Vangeli? La ricerca che ho compiuto ha considerato i quattro Vangeli alla stregua dei quattro lati di un quadrato, tutti essenziali per definirne la figura geometrica. Attraverso di essi, in una lettura sinottica, incontriamo una personalit poliedrica e le diverse angolature di quegli scritti, con le loro sfumature e le loro varianti, perfino con le loro contraddizioni e incongruenze, fanno emergere la bellezza e la complessit dellinsieme. In unottica rigorosamente storicocritica molte pagine evangeliche non superano la soglia della verosimiglianza in rapporto ai detti e ai fatti di Ges che una telecamera avesse potuto registrare nel loro compiersi. Ma tale verosimiglianza ha tutto lo spessore del vero nella sua pi intima essenza. Per questo ogni dettaglio acquista rilievo nellinsieme. Una personalit di elevato fascino come quella del Signore non poteva non imprimere in modo indelebile la memoria di s del suo insegnamento e del suo operato in chi lavrebbe tramandata prima oralmente e poi fissata negli scritti evangelici, in cui si intrecciano le personalit dei quattro autori e le istanze delle comunit nelle quali vennero elaborati e alle quali furono destinati. Pensi a particolari destinatari di questo lavoro? A dir vero i tre volumetti non fanno che riprendere, debitamente rielaborati, dei corsi di preghiera profonda: sono quindi nati da unesperienza! Tant vero che, alla parte espositiva, fanno sempre seguito concrete indicazioni per un approfondimento meditativo e contemplativo. Rientra nella logica del sentire tradurre in esperienza il dato biblico. Lintelaiatura dei tre sussidi infatti frutto di una rilettura attenta dei Vangeli, cos da cogliere ogni possibile dato che ci consenta di ricostruire la fisionomia profonda del Signore, assimilarla nella preghiera e nel contempo trarne le debite conseguenze per la vita.
trilogia - II volume

M. Regazzoni

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messa degli artisti a trani

UN CONVIVIO DEGLI ARTISTI A TRANI DEDICATO AL BEATO ANGELICO, ARTISTA DI DIO


Per imparare a rispondere sempre meglio alla Parola di Dio anche con suoni, colori, forme, gesti e a custodirne la bellezza.
ella serata di sabato 26 febbraio 2011 avevo assistito nella maestosa cornice della cattedrale di Trani al Grande Concerto per il Trentennale dellAssociazione Musicale Culturale Domenico Sarro, che ha la sua sede nel centro della citt, eseguito magistralmente dallOrchestra Sinfonica Giovanile I Sarromusici diretta dal M Giuseppe Pannarale. La manifestazione mi aveva colpito assai per la bellezza dellesecuzione del ricco e impegnativo programma (W.A. Mozart: Concerto per flauto, arpa e orchestra KV 299; Concerto per Pianoforte e Orchestra KV 488 in La maggiore e D. Cimarosa: Concerto per oboe e orchestra in Do minore), per la massiccia partecipazione dei cittadini, ma in particolare mi aveva stupito e rallegrato la consistente presenza dei giovani musicisti, dei solisti: il loro entusiasmo e la loro seria competenza rivelavano limpegno encomiabile dei loro maestri. Quei sessanta giovani mi avevano aiutato a trascorrere due ore di gioia, di commozione e di autentica elevazione.

come arrivare a coinvolgerli con consapevolezza nella glorificazione del Signore dellarmonia? Come guidarli e formarli al gusto della bellezza alta, avvincente e arricchente della liturgia della Chiesa e chiedere la loro collaborazione qualitativa perch non ceda alle mode del banale e della mediocrit? Come educare i fedeli e gli artisti locali in particolare a vivere lietamente lactuosa participatio liturgica di cui parla il Concilio (SC

il luogo della gloria e della partecipazione attiva alla Bellezza Mentre ascoltavo con ammirazione, immerso nello splendore di quella singolare architettura romanica pugliese ricca di fascino, spontaneamente avevo avuto modo di ripensare ai memorabili interventi di Paolo VI (7 maggio 1964), di Giovanni Paolo II (4 aprile 1999) e di Benedetto XVI (21 novembre 2009) dedicati agli artisti e mi ero posto alcune domande: come dialogare con tutti quei giovani talenti e

logo del Convivio degli Artisti

28 e 30), che non pu ridursi soltanto alla presenza e allesercizio di attivit esteriori come leggere, cantare, rispondere, assistere, gestire e servire? Gi da cardinale, Benedetto XVI si era chiesto: Come mai solo il parlare e non anche lascoltare, il partecipare con i sensi e con lo spirito, dovrebbe costituire una compartecipazione spirituale attiva? Non sono forse attivi il percepire, il captare, il commuoversi? Una Chiesa che fac-

cia soltanto della musica duso cade nellinutile e diviene essa stessa inutile. La Chiesa ha unincombenza pi alta: essa deve essere il luogo della gloria, deve essere la casa del bello, deve guidare la lotta per la spiritualizzazione, senza la quale il mondo diventa il primo girone dellinferno. Larte, pu favorire, se vera, un maggiore coinvolgimento nella celebrazione, la trasmissione e lascolto della Parola, la sua interiorizzazione e la conversione del cuore, pu aiutare ad ascendere, a raggiungere la Bellezza divina e a vivere da divini. Poich larte dono di Dio, via privilegiata per accedere alla contemplazione del mistero. Generata dalla Parola di Dio, larte lamen, essa stessa una parola di assenso che risponde alla Parola: suoni, colori, forme, profumi, gesti sono parole che rimandano a Dio. Larte allora una dossologia, viene dallalto, dice la gloria di Dio e torna alla sua fonte, alla Bellezza cos antica e cos nuova, come scriveva s. Agostino nelle Confessioni (X, 27,38). Il grande compositore e organista Olivier Messiaen (+1992) era arrivato a dire che la pittura musicale, la musica colorata, il suono-colore magnificano Dio attraverso il bagliore e partecipano a quella bella lode del Gloria che dice a Dio e al Cristo: Tu solo sei il Santo, il Signore, lAltissimo Sono un passaggio eccellente, un eccellente preludio allindicibile e allinvisibile. S, loperare in bellezza delluomo glorifica Dio. Allora attraverso la musica, la scultura, larchitettura, la pittura, la danza, la poesia, la bellezza raggiunge luomo e luomo entra nella bellezza. Ci che stupisce e commuove sapere che la Bellezza suprema attraverso larte
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scuoterlo e interrogarlo a volte anche meglio delle prediche e aiutare a vivere gioiosamente nella Chiesa e nel mondo secondo la bellezza di Ges Cristo, il Rivelatore dello splendore del Padre. Le pitture del Beato Angelico infatti continuano a parlare, a interrogare e a rivelare. J. S. Bach, ad esempio, aveva fatto dellorgano un pulpito, dal quale annunciava la Parola con le note generate dalla sua grande fede, capaci pertanto di rendere presente la Parola, di fare esegesi, muovere alla preghiera e a pensieri profondi. Recentemente il M Riccardo Muti ha ammesso: Credo che qualsiasi musica che abbia ispirazione viva e profonda acquisti sacralit, diventi espressione dello Spirito Quando eseguo pagine ispirate dalla Bibbia o dalla liturgia sento la trascendenza che le pervade. Attraverso larte la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende pi trasparente allintelligenza degli uomini e appare come connaturata con le loro condizioni (GS, 62). Cos gli artisti possono favorire la contemplazione della Bellezza Assoluta e lascolto della sua voce che vibra nella coscienza di ogni persona. Il cristianesimo da sempre ha bisogno di essere inculturato, espressivo e comunicativo: larte tra i suoi te-

26 febbraio 2011 - Concerto nella cattedrale di Trani durante il quale scoccata la scintilla del Convivio degli Artisti

continua a entrare nella materia e a trasfigurarla. Il mistero dellIncarnazione del Verbo di Dio infatti, rimane il principio teologico fondamentale e il senso delliconografia e di ogni vera manifestazione dellarte. Ne sono sempre pi fermamente convinto. una scintilla Cos, quella sera in cattedrale, tra ascolto, visione, riflessione e preghiera, era scoccata improvvisamente una scintilla. Di sorpresa ho rivissuto con una certa nostalgia lindimenticabile esperienza romana della Messa degli Artisti alla quale, da giovane studente di teologia e con lincoraggiamento del p. Maestro, partecipavo ogni domenica, alle ore 11,30, nella basilica di Santa Maria in Montesanto, assegnata da Pio XII nel 1951 a tale scopo, grazie al lintuizione e allinteressamento di Mons. Ennio Francia che laveva proposta e la animava dal 1941. Avevo avuto modo di conoscerlo, di collaborare con lui e di rimanergli amico, con ammirazione. Durante il concerto mi ero chiesto inoltre se liniziativa della Messa degli Artisti non potesse germogliare anche a Trani, citt ricca di storia, arte e cultura, esperienza peraltro gi in atto in diverse diocesi italiane. In

seguito a un sondaggio a tale proposito, nel quale avevo appurato che la Puglia ne era priva, ho comunicato la scintilla per iscritto e in un dialogo cordiale a S. E. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani, Barletta, Bisceglie, titolare di Nazareth. Gli avevo fatto notare che, data la consistente presenza in Diocesi non solo di artisti musicisti, ma anche pittori, scultori, poeti per lo pi giovani, si trattava di una singolare occasione missionaria, di un campo di apostolato che meritava una speciale attenzione. Oltretutto il Concilio stesso a ricordare che la letteratura e le arti sono di grande importanza per la vita della Chiesa e bisogna impegnarsi affinch i cultori delle arti si sentano riconosciuti dalla Chiesa nella loro attivit e, godendo di unordinata libert, stabiliscano pi facili rapporti con la comunit cristiana (GS 62). Anche gli artisti hanno bisogno di abbeverarsi alle fonti inesauribili della Parola di Dio, specialmente dei Vangeli e della liturgia, che da sempre hanno generato impreviste e geniali ispirazioni artistiche ricche di spirituale fecondit. Con le loro opere darte essi infatti possono evangelizzare, commentare i testi sacri, interpretarli, esprimere in un certo senso lindicibile, toccare la mente e il cuore delluomo,

Gianpiero Grilli (flauto traverso) e Stefania Porcelli (organo)

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sori inesauribili di catechesi, perch una via maestra per comunicare la fede. Per noi ha affermato Benedetto XVI un dovere conoscerla e capirla bene entrare nel contenuto e fare rivivere il contenuto che lha ispirata. una buona notizia Fermo restando che ogni discernimento, suggerimento e decisione in merito spettasse soprattutto e unicamente al Pastore della Diocesi, secondo tempi, esigenze e modalit da definire, avevo intanto consultato i Superiori maggiori, i Confratelli della mia comunit e vari Sacerdoti della citt, ma anche la Direzione Artistica dellAssociazione Domenico Sarro: M Cinzia Falco e vari amici artisti, ottenendone un parere molto positivo e incoraggiante. Dopo una adeguata valutazione della proposta, con la disponibilit ad offrirne anche la nostra chiesa del Carmine come sede delleventuale Messa degli Artisti, lArcivescovo il 16 novembre ha ritenuto opportuno invitare gli artisti ad un primo incontro col seguente messaggio di convocazione. Carissimi Artisti, vi raggiungo con gioia per trasmettervi una buona notizia! In riferimento agli interventi dei Sommi pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI espressamente dedicati a voi, sollecitato in particolare dai ripetuti interventi dellattuale Pontefice, a voi destinati in diverse circostanze, anche recenti; incoraggiato dallinvito a riservare una peculiare attenzione pastorale anche a voi che nella nostra Chiesa diocesana e non solo, avete modo di esprimere con arte la bellezza di Dio; ho pensato di convocarvi sabato 26 novembre p.v. alle ore 20 nella sala dei Padri Barnabiti in Trani (Piazza Tiepolo 1) presso la chiesa della Madonna del Carmine per un primo cordiale incontro preliminare di conoscenza e dialogo con voi in vista delleventuale istituzione della Messa degli Artisti, come avviene gi in altre realt diocesane. mia intenzione che anche nella nostra Diocesi, a Trani, Citt darte, si instauri la medesima iniziativa. Intendo cos onorare voi Artisti che compite un ministero para-sacerdotale in sintonia con la Liturgia della Chiesa, ritenendo fermamente che la bellezza

Marianna Schiaroli (pittrice) - Giuseppe Lomuscio (pittore-scultore), p. Enrico e Fulvio Del Vecchio

artistica una modalit con cui la verit dellamore di Dio in Cristo ci raggiunge e che vi un legame profondo tra la bellezza e la liturgia. La Chiesa, luogo della gloria e del bello, ha bisogno dellarte perch essa rende percettibile e affascinante

il mondo dello spirito, dellinvisibile, di Dio. S, la Chiesa cerca gli Artisti e li vuole conoscere per imparare anche da loro a educare, col linguaggio dellIncarnazione, alla bellezza della vita buona del Vangelo, a fare cio esperienza della bellezza del Vange-

pitture mariane di Fulvio Del Vecchio e Marianna Schiaroli Eco dei Barnabiti 2/2012

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convivio degli artisti Beato angelico Lorientamento preferenziale che parso pi adatto per la definizione di un logo-simbolo e di un nome o di una significativa espressione comprensiva di un compito-indirizzo, stato quello di optare per un Convivio da intitolare al Beato Angelico (1395-1455), Artista di Dio, da Giovanni Paolo II dichiarato ufficialmente Beato il 3 ottobre 1982 e successivamente proclamato Patrono universale degli artisti, specialmente dei pittori, il 18 febbraio 1984 nella basilica di s. Maria sopra Minerva, dove tuttora sepolto e venerato. Limmagine riproduce un disegno del pittore e scrittore aretino Giorgio Vasari (1511-1574) recuperato nel suo famoso trattato: Vite de pi eccellenti pittori, scultori e architetti (1550), compresa quella di fra Giovanni da Fiesole pittore, detto Angelico, del quale Michelangelo, vedendo i suoi dipinti avrebbe affermato: Questo monaco ha visitato il Paradiso e gli stato permesso di scegliere i suoi modelli. Perch Convivio? Perch nellambito del convivio si respira meglio lo spirito dellincontro, dellaccoglienza, della comunione: c spazio per lascolto e il dialogo, per il confronto e la discussione, la formazione, linformazione, la condivisione e anche, in modo speciale, per il Sacrum Convivium! Nel messaggio agli artisti per la solennit del S. Natale, ringraziando ancora della partecipazione allincontro di sabato 26 novembre, nel Nome del Signore Ges che venuto e continua a venire tra noi per donarci la bellezza divina, lArcivescovo augurava loro di saperla testimoniare e trasmettere con la vita, oltre che col linguaggio dellarte. In quella circostanza festosa lArcivescovo ha colto loccasione per notificare agli artisti la nomina del p. Enrico Maria Sironi come vostro assistente spirituale, aiutato da d. Nicola Maria Napolitano. Il giovane d. Nicola viceparroco della parrocchia di s. Francesco, con-cerimoniere arcivescovile e collaboratore nellUfficio Beni Culturali della Diocesi. Anche da queste pagine mi gradito ringraziare filialmente lArcivescovo della stima e della fiducia accordata,

sestetto darchi dellAss. Domenico Sarro

lo di Ges Cristo che aiuta ad ascendere e a vivere da divini. Sentitevi apprezzati e amati anche da me che sono vostro Pastore e pertanto desideroso di riservarvi una speciale attenzione pastorale e un aiuto paterno. Nellattesa di incontrarvi, vi benedico di cuore. con la benedizione dellarcivescovo Lincontro, atteso e molto partecipato, stato introdotto dal saluto cordialissimo dellArcivescovo che ha tenuto a evidenziare limportanza della missione evangelizzatrice degli artisti nella vita della Chiesa e dellumanit, seguito da due relazioni. La prima stata tenuta dal liturgista e cerimoniere d. Mauro Dibenedetto sulle indicazioni del Concilio Vaticano II riguardanti larte e gli artisti espresse particolarmente nella Costituzione sulla Liturgia e nei documenti successivi che mettono in risalto la stima e lapprezzamento che la Chiesa riserva per le arti e per gli artisti, riconoscendo lautonomia della loro ricerca artistica e limportanza per la sua vita, soprattutto liturgica. Con unammissione: dare concretezza, coerente e realistica attuazione allinsegnamento del Conci-

lio in materia di pastorale dellarte e degli artisti doveroso, ma non unimpresa facile. La seconda relazione, tenuta dal sottoscritto, ha richiamato e commentato i temi fondamentali offerti da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nei loro storici e magistrali interventi dedicati agli artisti, definiti custodi della bellezza, convocati per affidare loro dei compiti specifici, soprattutto quello di lodare, magnificare e ringraziare la Bellezza creatrice della bellezza e per porre in risalto lintimo vincolo che esiste tra arte, fede, bont e verit. Se infatti le espressioni artistiche sono autentiche, esse sono vere strade verso Dio. Concludendo con la lettura e il commento del Messaggio del Concilio agli Artisti avevo aggiunto auspicando: E non potrebbe nascere anche a Trani, nel cuore della nostra Chiesa Diocesana un Cenacolo o un Convivio, un punto di riferimento dedicato e aperto al dialogo con gli artisti, senza alcuna preclusione, accogliendo cos la proposta espressa da Paolo VI relativa ad una catechesi appropriata e ad uno specifico laboratorio, per una intesa preliminare che possa arrivare anche alla celebrazione regolare della Messa degli Artisti?.

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messa degli artisti a trani


ne, italiane e unopera recente del pittore tranese Fulvio Del Vecchio raffigurante la Vergine Madre sul monte Carmelo, in previsione della sua memoria liturgica. Non mancato il ricordo commosso dedicato dal sestetto darchi alla giovane pianista Daniela Pansini recentemente scomparsa. sabato 14 aprile Per la S. Pasqua lArcivescovo ha voluto di nuovo raggiungere gli artisti con i migliori auspici di gioia e pace in Ges Risorto, richiamando quanto Paolo VI ebbe a dire loro nel messaggio conclusivo conciliare: Ricordatevi che siete i custodi della bellezza del mondo Siate sempre e dovunque degni del vostro ideale e sarete degni della Chiesa e per ricordare loro il nuovo appuntamento della Messa degli artisti fissato per il sabato di Pasqua 14 aprile nella chiesa del Carmine. Per sottolineare con maggiore evidenza la festosa atmosfera pasquale, si sono aggiunti altri giovani artisti. Oltre i violini, la viola, il violoncello, loboe, il flauto traverso e lorgano, stata notata anche la voce del clarinetto (per ladagio dal concerto per clarinetto K 622 di W.A. Mozart) e della tromba (per il Gloria di A. Vivaldi), ma anche per eseguire le musiche di C. Franch, e M. Frisina. Essendo anche la festa liturgica di San-

Risurrezione - pittura di Lomuscio Giuseppe Antonio

e ringraziare vivamente anche d. Nicola del valido aiuto offerto in sintonia di intenti. Per le celebrazioni con gli artisti lArcivescovo ha scelto la nostra chiesa del Carmine, da lui gi additata dal 25 gennaio 2011 anche come Centro di preghiera ecumenica a livello cittadino, grazie alla perseverante esperienza ultradecennale del gruppo Fons Unitatis. sabato 18 febbraio Una prima celebrazione vespertina della Messa degli artisti avvenuta sabato 18 febbraio, giorno del ritorno definitivo in paradiso o dies natalis del Beato Angelico e dedicato alla sua memoria liturgica, ma caro anche alle origini ufficiali del nostro Ordine religioso (1533). Ho avuto la grazia di presiedere la divina liturgia, ovviamente della domenica, nel ricordo dellAngelico protettore degli

artisti. Nella chiesa del Carmine, al gran completo, si respirava unaria di festa, animata dalla presenza giovanile del sestetto darchi della Domenico Sarro con violini, viola, violoncello e oboe, ma pure di altri giovani musicisti col flauto traverso e allorgano, che hanno eseguito brani di J. Pachelbel, J.S. Bach, J.B. Loillet, W.A. Mozart, A Corelli. Altri artisti sono intervenuti per la lettura della Parola si Dio, della preghiera dei fedeli e, alla conclusione, per la Preghiera degli artisti. Ci che ha colpito tutti stata lesecuzione dellarticolato Canone in Re Maggiore di J. Pachelbel avvenuta prima della celebrazione, come introduzione e invito allactuosa participatio non solo degli artisti, ma anche dei fedeli che sono stati coinvolti nel canto liturgico accompagnato dallorgano. Sul presbiterio erano esposte alcune significative icone ortodosse greche, rome-

gli scultori Lomuscio Giuseppe Antonio (padre) e Domenico (figlio) - vincitori del concorso vaticano Eco dei Barnabiti 2/2012

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ta Maria della Fonte, grazie alla presenza secolare della sua antica icona (sec.XIII) nella nostra chiesa, non sono mancate le note dellAve maria di F. Schubert e della Vergine degli Angeli di G. Verdi che hanno concluso la celebrazione davanti alla venerata immagine. Sul presbiterio stata collocata lopera pittorica su tela, Risurrezione, del pittore Giuseppe Antonio Lomuscio, mentre accanto allicona di S. Maria della Fonte sono state collocate due tele della Madre di Dio col Bambino, opere della pittrice Marianna Schiaroli e la Madonna del velo del pittore Fulvio Del Vecchio. Al termine della celebrazione ho dato un lieto annuncio che onora la citt: lartista Lomuscio, che pure scultore, col figlio Domenico ha vinto un concorso internazionale indetto dal Vaticano! Stanno infatti ultimando la modellazione di una grande opera: lArcangelo Michele che trionfa sul Maligno (altezza 5 m.). Sar realizzata in bronzo e collocata in Vaticano presso il Palazzo del Governatorato. Il basamento previsto in marmo travertino e marmo di Trani. La notizia stata accolta da tutti con grande soddisfazione e un lungo applauso. seguito il grazie a tutti gli artisti, in particolare ai giovani che hanno gioiosamente animato la liturgia: Alessia Laurora e Stefania Lomolino (I violino), Marina Sciancalepore e Anna Borracino (2 violino), Saverio De Robertis (viola), Domenico Bevilacqua (violoncello), Angela Sodano (oboe), Antonio Giordano (clarinetto), Francesco Giannone (tromba), Giampiero Grilli (flauto traverso), Stefania Porcelli e Enrico Parente (organo). Larchitetto Antonella Di Lernia ha letto la preghiera degli artisti. Ad ogni artista intervenuto con la gioia dei colori e delle note stato consegnato lAttestato di partecipazione. soli deo gloria: la vocazione degli artisti Come si pu constatare, si sta procedendo per piccoli passi, senza alcuna fretta n presunzione, ma con determinazione, preoccupati soltanto e prima di tutto di dare gloria a Dio, Signore della bellezza rivelata in Ges di Narareth, con la voce, i suoni, i colori, le forme e le parole dellarte, ma soprattutto con la vita, rimanen-

IntenzIonI dI preghIera 2012 per la FamIglIa zaccarIana


giugno: I veri amatori di Cristo sono sempre stati ferventi e diligenti . Perch i fratelli e le sorelle anziani e sofferenti vivano il momento della prova sorretti da spirito soprannaturale e nel dono generoso di s per la salvezza delle anime, preghiamo. luglio: Lunzione dello Spirito santo vi ammaestrer in tutto e si prender cura di voi . Perch i barnabiti riuniti nel capitolo generale sappiano discernere i disegni divini sulla congregazione e ne promuovano laccoglimento volonteroso da parte di tutti i fratelli, preghiamo. agosto: Dio ha fatto il tutto per luomo e luomo per Dio. Perch i Laici di san Paolo abbraccino in un unico intento la causa di Dio e quella delluomo, ispirando tutta la loro vita allesempio e allinsegnamento dellApostolo, preghiamo. Settembre: Tutta ledificazione o la rovina spirituale delle congregazioni dipende dalla buona o cattiva formazione. Perch quanti aspirano ad abbracciare la vita religiosa tra i Barnabiti, le Angeliche e gli altri Istituti che condividono la spiritualit della Famiglia zaccariana, siano guidati da saggi ed esigenti formatori, preghiamo. ottobre: Luomo interiore non ha minor bisogno di cibo spirituale, che luomo esteriore di cibo materiale. Perch, seguendo linsegnamento di Antonio Maria, la nostra esistenza sia costantemente alimentata dalla Parola divina, guida nella preghiera e regola di vita, preghiamo. novembre: Per mezzo della Madre vergine intatta Dio volle liberare il mondo. Perch, rendendo culto alla Madonna della Divina provvidenza, ne assecondiamo i ripetuti appelli alla preghiera e alla penitenza come strumenti per la salvezza del mondo, preghiamo. dicembre: Edifichiamo e noi e gli altri a Cristo. Perch la Giovent zaccariana abbracci con slancio lideale del Regno di Dio e se ne faccia testimone autentica tra i propri coetanei, preghiamo.

do attenti ai suoi doni e alle sue sorprese. Lungo il cammino impegnativo, che ci auguriamo perseverante, scopriremo certamente come proseguire gradualmente sempre meglio, insieme. Stiamo andando verso la costituzione di un Consiglio direttivo per lorganizzazione a vario titolo di iniziative e incontri informativi-formativi, anche di carattere biblico-liturgico-spirituale-ecumenico. Ad esempio gli scultori Lomuscio illustreranno quanto prima, in alcuni incontri serali, la genesi e liter della complessa realizzazione della loro grande opera scultorea, con bozzetti, cartoni, audiovisivi Ci rallegra assai laccompagnamento incoraggiante dellArcivescovo che, nonostante gli im-

pegni della preparazione del Sinodo Diocesano annunciato nella Missa Chrismatis, non mancher, come suo esplicito desiderio, di venire a celebrare con gli artisti e per gli artisti. Arriveremo a celebrare la Messa degli artisti ogni sabato sera. Intendendo affidare al Signore i primi passi di questa iniziativa artistico-culturale, peraltro da Lui ispirata e suggerita, amo concludere con lespressione una delle parole dordine della Riforma che il musicista teologo Johann Sebastian Bach apponeva con fede esemplare allinizio o al termine delle sue composizioni: Soli Deo Gloria! Enrico Sironi

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esperienze pastorali

VIVERE LUMBRIA ANCHE IN LOMBARDIA


Un incipit originale per il racconto della nostra terza escursione in terra umbra? Mentre mi chiedevo se scegliere un passo delle Scritture, di opere letterarie, artistiche o testi di spiritualit, mi sono ritrovata a pensare a una frase che dice un piccolo, ma non insignificante particolare con cui si concluso il nostro viaggio Da domani sono aperte le iscrizioni per il 2 Aprile del prossimo anno.
annuncio di Bruno accolto da una risata, perch non siamo ancora scesi dal pullman che ci riporta a Eupilio e gi si parla di ripartire! Eppure questo dato cos semplice indicativo: infatti rivelatore di un desiderio, di unattesa, di una progettualit e continuit che sorprendono. Oggi, quando si viaggia per diletto, si vuole cambiare, vedere altri mondi, altre culture, affacciarsi su orizzonti diversi, vivere esperienze esaltanti da raccontare, per incuriosire, stupire. Per molti tornare in un luogo poco stimolante, un dj vu. Ci sono mete e suggestioni cui non si sa resistere: spiagge esotiche, citt dal sito o dalla storia affascinanti, deserti, vette Perch allora, di nuovo, il piccolo borgo di Campello Alto? Forse, dopo aver ripercorso con la memoria il nostro itinerario, si intuir la risposta. le tappe La prima tappa Gubbio, che ci accoglie con il sole, unaria frizzante e il sorriso di Claudia, eugubina doc (ora trapiantata in terra bergamasca), che nostra guida e poi compagna di viaggio. Ci consiglia di salire alla basilica di santUbaldo, patrono della citt, che gli dedica ogni anno la corsa dei ceri (ne vediamo solo le enormi basi lignee, perch sono in restauro): da lass la vista splendida e si gode un panorama di serena, appagante armonia. Una saporita torta al testo ci consente una sosta e uno spuntino prima di visitare il centro citt con i suoi gioielli: Palazzo dei Consoli, Palazzo Ducale, il Duomo. Giriamo senza fretta per le strade tranquille e ti par proprio di vedere

spuntare la bicicletta di don Matteo, la fiction che grande notoriet ha dato a questa cittadina e tanto fascino ne ha avuto. Ci piacerebbe sostare o percorrere un tratto del sentiero della pace, ma sappiamo di essere attesi e mentre, con la guida sicura del nostro autista Gigi, attraversiamo borghi e campagne, ammiriamo la dolcezza e insieme la forza del paesaggio umbro. A Campello, sulla stradina che porta al convento dei santi Pietro e Giovanni, vediamo padre Antonio: il volto, il sorriso, le parole dicono il piacere dellincontro. Nessuna formalit, cordialit vera e quel pizzico di ironia che sempre apprezziamo. Mercoled mattina la chiesa del convento ci accoglie per la pre-

ghiera e la meditazione: Ti adoriamo, Signore, qui e in tutte le chiese del mondo, un riferimento esplicito alla realt locale e al tempo stesso al luniversalit del messaggio francescano. Recitiamo poi il Cantico delle creature, una costante delle nostre peregrinazioni e gradita musica dei nostri risvegli, ma il commento di p. Antonio a farci immedesimare nella lode e non manca un piccolo monito ad accogliere anche laere nubilo (ben sapendo che la pioggia sempre vista dal turista come fastidioso contrattempo). Cominciano per i nuovi e continuano per gli altri le allegre colazioni comunitarie.

una suggestiva panoramica del Convento e del suo intorno Eco dei Barnabiti 2/2012

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Poi tutti in auditorium per ascoltare monsignor Mario Sensi, che ci presenta una panoramica della santit femminile, riannodandosi al discorso del precedente anno, dal bizzoccaggio ai monasteri aperti. Il riferimento a figure eccezionali non limitato allUmbria o allItalia centrale, ma si allarga allEuropa con nomi di grande rilevanza (Elisabetta dUngheria, Brigida di Svezia); sono comunque i movimenti penitenziali e le Osservanze francescane a essere analizzati pi a fondo. Il discorso suscita unattenzione particolare quando si passa al presente e viene nominata Maddalena di Spello, che in realt francese, ha sposato un professore della Sorbona ed ritenuta forse lultima beghina vivente. Barboni, diseredati, alcolizzati e chi ai margini della societ sono temporaneamente accolti nella sua casa. La spiritualit e la carit trovano in lei una sintesi apprezzabile e due del nostro gruppo che lhanno conosciuta, Mari e Adele, ne parlano con stima; qualcuno pensa gi a un incontro nel prossimo anno. assisi e comincia la rete di incontri La nostra seconda meta rivista da tutti con piacere e gustata intensamente da Serena, che ne scopre per la prima volta il fascino. Questo comunque lanno di Chiara Favaroni dAssisi, la santa Fondatrice delle Clarisse: se ne ricorda lottavo centenario al seguito di san Francesco; il suo profilo gi stato delineato da p. Gentili sul precedente numero dellEco ed comunque noto. Qui vorrei evidenziare la forza del carisma della Santa emerso nellincontro con la badessa del monastero di San Quirico ad Assisi, pur se attraverso una grata di clausura. Madre Chiara Benedetta ci cattura subito con il volto aperto, lo sguardo vivace, leloquio pacato. Pochi cenni biografici in risposta alle nostre domande: l da quando aveva circa 20 anni e altrettanti ne ha trascorsi, ha lasciato gli studi universitari di filologia, proviene da Rho e a San Salvatore, lEremo sopra Erba (CO), sono legati alcuni suoi cari ricordi; la sua famiglia ne ha condiviso la scelta. Qualche semplice aneddoto ci fa capire che ci che appare casuale guidato da una volont superiore (la ragazza aveva accompagnato unamica nella visita a una suora di quel monastero e proprio l i suoi genitori avevano alloggiato, di ritorno dal viaggio di nozze, ricevendone unimpressione forte!). Il racconto della vita della fondatrice invece dettagliato e mette in luce un aspetto che non conoscevamo o non avevamo messo a fuoco: per lei, giovane nobile, entrare in monastero non era una scelta trasgressiva o sorprendente, ma normale: ci che scandalizzava il suo entourage familiare era che fosse entrata come serva, con ignomia, letteralmente senza nome. Questo spiega perch i parenti la cercassero e volessero portarla via. Noi ascoltiamo volentieri e con attenzione, perch ci rendiamo conto che il carisma di santa Chiara non un retaggio gravoso per le sorelle, ma si calato dentro il quotidiano e lo illumina. Le domande sul senso di una vita claustrale oggi, perfino sulla sua utilit, hanno risposte che coniugano semplicit e profondit, idealit e concretezza. Sorride quando ci racconta il divertente aneddoto di uno scolaro che, in visita con una scuola salesiana al monastero, domand come mai le Clarisse non facessero nulla di utile alla societ forse lingenua domanda del bimbo quella di tanti adulti. Il racconto di come si vive loggi, ogni giornata, non lascia dubbi: la vita scandita da ritmi precisi, sempre uguali; la preghiera, il lavoro, la fraternit sono la realt delle sorelle, che hanno nella regola la loro guida. Hanno tempi di silenzio in cella, di studio, di lavoro comune per la gestione della foresteria, che la loro fonte di sostentamento (non lo certo pi il ricamo!). E tanti problemi del nostro tempo? Il monastero si serve con grande discrezione di tv e internet, ma la lettura dellOsservatore romano, di Avvenire e la radio consentono di restare informate; attraverso le visite si conoscono i tanti drammi e le ansie. Purtroppo in prima persona le sorelle hanno vissuto eventi terribili, come il terremoto, che le ha allontanate dalla loro casa per tre anni (gli ingenti danni lhanno resa inagibile e hanno richiesto lunghi e onerosi lavori di restauro) o le gravi malattie degenerative e i problemi conseguenti di assistenza (sono quattro le persone da seguire). Siamo nani sulle spalle di giganti. Con questa bella citazione di monsignor Zerbi, indimenticato docente di storia medioevale presso lUniversit Cattolica, che la riporta al suo passato di studente di lettere moderne, suor Chiara conclude il nostro incontro. Prima avevamo partecipato, nella basilica di santa Chiara, alla celebrazione eucaristica e avevamo contemplato il Crocifisso di S. Damiano, ben illustrato la sera precedente da una proiezione, che ne aveva chiarito le peculiarit artistiche e la valenza religiosa. In questo modo proficua la visione di unopera darte e questa modalit efficace, scelta da p. Antonio, si ripeter per tutta lescursione. La sosta per il pranzo veloce, perch gli appuntamenti gastronomici riguardano la sera (e il catering di Benedetto), ma Assisi ha in serbo altre meraviglie: la basilica di S. Francesco, scrigno inesauribile di tesori artistici, S. Damiano, il cui cortile animato dalla presenza di tantissimi frati, giovani provenienti da tutta lEuropa, la cui vista d una grande energia; le loro vesti hanno colori diversi, ma una cosa li accomuna: hanno occhi e volti lieti, di quella letizia che non ha bisogno di parole per essere espressa. Wanda D. e Serena non hanno dubbi: si terranno dentro questa immagine, segno e sintesi di passato e futuro, di speranza per il mondo, ove i frati andranno a operare la carit, a testimoniare lo spirito del fondatore. Non pu mancare poi un luogo simbolo del francescanesimo, la Porziun-

Assisi (Basilica superiore) - Giotto Il Crocifisso di S. Damiano parla a s. Francesco

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cola, che il gruppo rivede con emozione particolare, perch non si spenta in molti leco di una celebrazione eucaristica tanto sentita; la visita libera, con momenti personali da dedicare allaspetto spirituale, artistico C chi prega, chi visita la basilica, il museo, il roseto, chi si tuffa tra libri e oggetti. Di ritorno a Campello, in un breve lasso di tempo in cui la pioggia concede una tregua, ci fermiamo al tempietto longobardo del Clitunno, da poco inserito nei luoghi dichiarati patrimonio dellumanit dallUnesco: ne ammiriamo ancora una volta larmonia e lappagante contesto delle Fonti, descritte da Plinio e celebrate dal Carducci. unattesa lunga un anno! La giornata di venerd per noi veramente particolare: il gruppo, nel frattempo diventato ancor pi numeroso per la presenza di altri amici ospiti nel convento di Campello, attende di raggiungere lEremo francescano delle Allodole di sorella Maria. Non ci spaventano il tempo incerto e freddo, la pioggia incipiente, le difficolt logistiche (comunque risolte da p. Antonio, che si avvale della collaborazione degli amici Benedetto e Giuliano). Lo scorso anno ci eravamo ripromessi di tornare, di partecipare alla preghiera di intercessione. Siamo convinti che l i discorsi sulla possibilit di coniugare contemplazione e carit vera sono reali, li possiamo toccare con mano, perch hanno il volto di donne che non abbiamo dimenticato. Ho davanti agli occhi ci che scrissi lo scorso anno dopo questa esperienza, che Adele ha voluto ripetere e intensificare sostando allEremo per cinque giorni, a Ferragosto, con grande appagamento. Tutto ha la stessa intensit, la stessa suggestione: per chi viene per la prima volta e per chi realizza il desiderio del ritorno. Lincontro con Daniela Maria, Monica, che ha temporaneamente accanto il pap, con Lucia e con la nuova arrivata Daniela carico di significato: non esistono formalit, ma volti, parole e gesti dicono affetto, condivisione. Che cosa vogliamo fare? stare l. Ascoltare la storia di sorella Maria, raccontata da Daniela Maria che allEremo vive da 24 anni, sentire la natura, il fruscio del vento, il ticchettio

viale di ingresso allEremo delle Allodole

della pioggia, il tubare e lo svolazzare delle candide colombe appollaiate sulla scala esterna, pregare nella grotta dove stato Francesco e dove tutto sembra riportare a una spiritualit forte, radicale. L i drammi, le angosce del mondo, le malattie, la fame, la povert, la solitudine non sono parole, sbandierate in dichiarazioni astratte e retoriche, ma si calano in nomi, volti e storie di vita: le sorelle si alternano nella preghiera al Signore per chi, quel giorno, ha ricevuto una diagnosi infausta, ha subito un trapianto (proprio pochi minuti dopo Gelma avr notizia di un parente che sta affrontando lintervento e la vicinanza spirituale grande), per chi ha la sofferenza terribile di malattie degenerative o patologie gravi, di chi vive con difficolt e disagio le relazioni parentali, per chi sente il distacco da persone amate In quella grotta la preghiera si carica di energie profonde, di risonanze personali e ciascuno avverte che ci si collega a chi lontano, a chi ti ha chiesto un ricordo, a chi ha nello sguardo il dolore di una prova. Lo scorso anno avevo percepito la loro preghiera come una sinfonia orante; ora, dopo averla sperimentata, non userei altro termine: parole e silenzio hanno una valenza particolare, scendono in profondit e ti invadono. Difficile descrivere, ciascuno assapora

e porter con s qualcosa, uneco che ha il profumo della vera comunione. Poi c il camminare nel bosco, in fila, come sorella Maria chiedeva, perch ciascuno fosse consapevole che altri ti hanno preceduto e altri ti seguiranno, in silenzio, perch il dialogo con il Signore non richiede parole. La meta il piccolo cimitero della comunit e anche l cogli lessenzialit autentica: le semplici tombe hanno un perimetro che ha la forma di una barca, evocativa di quel transito allaltra riva che la fede ci assicura. Una piccola tomba accoglie una bimba cerebrolesa di 27 mesi, ospitata e curata dalle sorelle nelle ultime settimane di vita, segno di unaccoglienza che nota peculiare dellEremo. Prima di ripartire sperimentiamo e apprezziamo i frutti del lavoro delle sorelle: una tisana bollente al gradevole profumo di citronella ci riscalda in una giornata umida e fredda, erbe polverizzate ci permettono di ricordare, al nostro ritorno, le fragranze del luogo, ricami accurati con frasi ed espressioni beneauguranti di sorella Maria saranno dono per chi amiamo, come i libri che contengono pensieri e scritti epistolari della fondatrice. Ne bastano un paio per dire lintensit e la profondit di questa donna, la cui storia e opera sono state oggetto di un brillante convegno di studi del quale attendiamo gli
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atti: Senza varcare la soglia (lettere tra sorella Maria e Albert Schweitzer), Frammenti di unamicizia senza confini (Gandhi e Sorella Maria). Leggerli un vero godimento dello spirito e ci si rende conto di quanto spessore e senso abbiano parole come amicizia, empatia, consonanza spirituale. Che dire? Si vorrebbe soffermarsi nella narrazione su tanti altri particolari, come i cartelli, sobri e curati, che sono fissati ai tronchi e che riportano moniti e inviti significativi del Vangelo o di santi, o come il nido che sorella Maria volle costruito con una sola finestrella a monte, per favorire la meditazione e il colloquio interiore, facendo chiudere quella panoramica che avrebbe permesso di ammirare la valle spoletina. Comunque tu senti che l si continua una concezione delluomo, della vita e del cosmo che ha radici solide e profonde, ti rendi conto che la sobriet con cui si trattano i beni della terra e in particolare lacqua non una moda o una contingenza, ma un ideale di vita, che la cura per ogni cosa che si fa quel sacrum facere di cui p. Antonio ci ha parlato nellomelia del mattino e che alcuni nel gruppo hanno sentito con intensit e risonanza speciale. Il collegamento tra le letture di quel giorno e lesperienza di sorella Maria stato straordinario per efficacia e brevit: due esempi concreti sono bastati a dirci chi era questa donna che, in piena guerra e con pochi mezzi, ha pagato la retta di due seminaristi e al tempo stesso ha accolto e aiutato poveri e bisognosi. La Messa era intesa da lei come atto cosmico, non certo solo perch celebrata in ogni parte del mondo, ma perch pane e vino sono materia e come tali percepiti, ma la presenza divina li trasfigura e li rende segno. Cos recitare la formula Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito non sar pi la stessa cosa per la nuova consapevolezza con cui la pronunceremo. Come si vive oggi allEremo? Come ieri, con la centralit del Vangelo, senza la dichiarata intenzione di fare del bene, ma volendo bene. Questa dimensione ha colpito parecchi di noi: Amelia e Gelma lhanno sottolineata e pensano possa essere una sintesi efficace dello spirito dellEremo, dove si vive laccoglienza di chi passa e cerca se stesso, il dialogo con Dio, il silenzio. Cercate e troverete stioni emotive. Mi diceva Maria Rosaria che il sacrum facere le rimasto nel cuore, perch consente di vivere lUmbria in Lombardia, proprio come ci eravamo ripromessi anche lo scorso anno. Cos le escursioni peregrinanti non rimangono una parentesi, ma sono piuttosto la tappa di un percorso, impegnativo a volte, ma gratificante. Sono i piccoli gesti di ogni giorno vissuti con consapevolezza, la delicatezza nel trattare laltro, la cura per lospite, la puntualit nel fare ci che ci richiesto a dire che la sacralit non un momento isolato, avulso dal nostro quotidiano, ma un tratto che deve caratterizzarci. Questo per noi Umbria e questo dovremo impegnarci a fare, ovunque. Umbria per noi anche silenzio, in cui ciascuno incontra il proprio s pi profondo e vero, quello delle pause meditative, quello serale nelle proprie camere che richiamano le celle monastiche, ma anche quello di chi, nei vari luoghi visitati, ha saputo trovare spazi e tempi personali per il raccoglimento interiore. Ego sum qui loquor tecum; Chi custodisce il silenzio dallo stesso silenzio custodito: sono queste le parole intense e insieme dolci che abbiamo letto allEremo e che anche a casa, nei nostri paesi e citt, possiamo ricordare nel senso letterale del termine. spello Ma questa giornata ci riserva ancora un momento appagante, un piccolo fuori programma: ci fermiamo a Spello, per consentire a chi non conosce questo splendido borgo, di ammirare in Santa Maria Maggiore la cappella Boglioni. Quando si accendono le luci che la illuminano, lo splendore dei dipinti del Pinturicchio lascia letteralmente senza parole. Ce ne andiamo a malincuore, percorrendo le stradine curate ed eleganti con tanti fiori, con botteghe artigianali che meriterebbero una visita e scorci da fissare con lobiettivo. Sappiamo che torneremo e neppure linsistenza del cattivo tempo diminuisce larmonia di quel paesaggio. il concerto Siamo consapevoli del valore della giornata trascorsa e gi alla sera le sorelle ricambiano la visita assistendo al concerto che si tiene nellaudi-

il gruppo dei partecipanti ammaestrato dal p. Antonio Gentili

ricamato su una tovaglietta che porto in dono e penso a quanto consolante questo monito evangelico e a quanto diverso da quel Quaesivi et non inveni di un libro letto anni fa. Dopo lincontro con le Allodole come se avessimo fatto un lungo viaggio, dentro e fuori di noi, dal quale potremo trarre, anche a distanza di tempo, stimoli per meditare e sugge-

effige della Madonna della Stella

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torio del convento. Il musicista Gaetano Liguori del conservatorio Verdi di Milano e lattrice Lucia Vasini, che ha studiato e lavorato al Piccolo Teatro, celebrano con musica e recitazione la figura di santa Chiara; la sua scelta, il suo testamento e alcune lettere sono proposte con straordinaria intensit e insieme con dolcezza a un pubblico attento. Musica e parole si uniscono in una mirabile sintesi comunicando emozioni forti. Quando poi Lucia propone un pezzo (in dialetto lombardo tratto dallOpera buffa di Dario Fo) in cui la Vergine Maria, straziata dal dolore, vede il Figlio morente sulla croce, i volti dei presenti rivelano lo stupore e lemozione per una recitazione davvero alta, in cui c tutto il pathos delle antiche laudi medievali e il vigore del teatro contemporaneo. Gli applausi ai due artisti sono pieni di calore e dicono lapprezzamento autentico per quanto hanno saputo trasmettere. Foligno: ancora arte, spiritualit e una pausa gastronomica da ricordare Eccoci allultima tappa umbra del nostro viaggio; ci attende la visita del monastero di SantAnna, che ci gi stata illustrato dalla nostra instancabile guida con uno splendido testo e un video sulla storia dei Trinci, la famiglia folignate che tanta parte ha avuto nella storia di questa bella cittadina. Fu Paoluccio Trinci, infatti, a condividere lideale e lo spirito dellOsservanza con Angelina da Montegiove (dei conti di Marsciano), lei pure nobile. Il monastero, che ella resse per 40 anni, ben diverso da quello delle Clarisse e si potrebbe chiamare bizzoccaggio perch, fino alla proibizione da parte del Concilio di Trento, le bizzocche fecero vita attiva legata alla dimensione caritativa. Il monastero era una casa tra le case, aveva un profondo legame con la citt, le bizzocche si occupavano dei poveri, dei carcerati, ma avevano anche una forte impronta orante e, come san Francesco cui si ispiravano, testimoniavano lumilt dellIncarnazione e la carit della Passione. Ascoltiamo dalla voce di madre Clotilde Filannino la storia del monastero e la spiegazione puntuale e appassionata degli affreschi, origi-

Foligno - Monastero di s. Anna - Nozze di Cana, Bottega di Giovanni di Corraduccio

nali sia nella forma, dato che sono di colore verde, sia nel contenuto perch accanto a episodi noti come il miracolo di Cana e la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ce ne sono alcuni singolari con Maria che spiega le Scritture (la fonte sono i Vangeli apocrifi). Ci viene fatto notare che qui il tratto femminile molto importante e, come spesso accade, basta un particolare a sottolinearlo: in una scena della circoncisione di Ges sono raffigurate solo donne e questo dettaglio dice quanto grande fosse il carisma di queste monache, in un tempo in cui la condizione femminile registrava ostacoli e limiti enormi nella libert di espressione. Erano davvero troppo avanti commenta qualcuno e il sorriso di madre Clotilde lo conferma. La visita interessante sia sul piano artistico sia su quello della spiritualit perch conosciamo meglio la figura della beata Angelina. Ci sorprendono per la bellezza gli affreschi del refettorio sul tema della mensa (dalle nozze di Cana, alla casa di Betania, allultima Cena) che avevano certo la funzione didascalica tipica dellarte religiosa dei secoli XIV e XV. Vediamo con piacere anche altri pezzi di questo interessante museo: nella cucina c un campionario di antiche ceramiche, diverse per soggetti e dimensioni (dal piatto con la corona di spine

e altri simboli della Passione, a quello con due gru, simbolo di unimportante famiglia di commercianti cui forse una delle sorelle apparteneva, a quello con il raffinato ritratto di un giovane cavaliere). Con sorpresa e curiosit osserviamo le case a schiera annesse al convento e abitate da pittori folignati importanti: un tuffo nel passato, in un ambiente ricostruito con perizia e con materiali originali. Il restauro post terremoto lha restituito, con un immane lavoro di selezione tra la mole di detriti e materiale ammassato nel corridoio di

Foligno - Abbazia di Sassovivo Eco dei Barnabiti 2/2012

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collegamento. Ci piace sapere che al restauro hanno contribuito sia istituzioni pubbliche sia aziende private, come la Ferrarelle e quella naturale effervescenza ci appare subito pi gradevole. Nella casa da noi visitata risiedeva Nicol detto lAlunno con la moglie. C pure una parete in cui sono conservati i graffiti del tempo, tra cui una curiosa ricetta contro i vermi. Una data, 1473, ricorda il matrimonio dei suoceri del pittore che vivevano in un altro piano. Pregevole e originale il Crocifisso (sempre affrescato con il colore verde) che vediamo nellultima sala del monastero da noi ammirata: Cristo non sulla croce, ma appoggiato su un albero simbolico: cos il primo peccato cancellato e ai piedi c un teschio, simbolo della colpa originale, i cui frutti sono la paura, la vilt Tante sono state le riflessioni che la narrazione puntuale e dettagliata di madre Clotilde ci ha suggerito e, dopo la celebrazione della messa nella cappella che conserva le spoglie della beata Angelina, usciamo per visitare il palazzo Trinci. Il dvd, visto il giorno precedente, ci ha reso edotti sulla storia, anche a volte cruenta, di questa signoria folignate e ognuno nelle varie sale ricerca i soggetti degli affreschi, alcuni anche ben conservati, che lhanno maggiormente colpito (le 7 et delluomo, la sala dei giganti, la sala delle arti liberali e dei pianeti). Il palazzo veramente elegante nella struttura e la cittadina piacevole e fruibile: la settimana della cultura e del ricordo di Dante, il cui profilo tracciato sulle vetrine dei negozi del centro, a ricordarci che qui, grazie alle tante cartiere che rendevano famosa Foligno, stata approntata la prima edizione a stampa della Commedia (e p. Antonio ce ne ha mostrata una copia anastatica conservata nel Convento). una pausa salutare e molto desiderata! Per noi lombardi, abituati a orari diversi, si fatto tardi per il pranzo, si sente la stanchezza e la pioggia ci infastidisce un po, ma ci attende una sosta per ritemprarci. Entriamo nellaccogliente saletta di Casa Lanteri e apprezziamo sia il calore dellospitalit di Mary e della sua famiglia sia il cibo gustoso e leggero, preparato con cura e con prodotti dellenorme spazio in cui sono coltivate, con metodo biologico, verdure e vegetali. Vorremmo vedere fiori e piante di quel vasto giardino, ma il brutto tempo non lo consente ed eccoci diretti al convento di S. Bartolomeo, dove visse Paoluccio Trinci e che merita di essere pi conosciuto sia per le bellezze artistiche sia per limportanza religiosa che riveste. La chiesa ci viene aperta e illustrata da un frate francescano, Giuseppe Battistelli, responsabile per lUmbria dei rapporti con la Terrasanta; egli ce ne spiega le peculiarit, ci mostra il magnifico refettorio del convento, usato come foresteria per gruppi e soprattutto il Santo Sepolcro che d il nome al santuario, copia di quello originario di Gerusalemme, un luogo che per alcuni, e in particolare per Rossella, ha una incredibile risonanza emotiva e una profonda valenza spirituale. Ci viene poi fatta notare la pregevole fattura di un grande Cristo del secolo XV realizzato in Germania. Sono visite necessariamente brevi, ma ci consentono incontri sempre intensi con persone speciali, animate da grande passione, che mettono a disposizione tempo ed energie per illustrarci luoghi singolari. Accade cos anche per labbazia di Sassovivo, che rivediamo volentieri perch un vero gioiello. Risale al secolo XI, ha un chiostro romanico con 128 colonnine di pregevole fattura, una cripta che d forti emozioni e un senso di raccoglimento indicibile ed dedicata alleremita san Marone. Un giovanissimo fratello della comunit di Charles de Foucauld, Giovanni Marco, ci illustra la storia e il presente dellabbazia con una narrazione sintetica, ma calda e piacevole. Peccato che ancora una volta la pioggia scompigli i nostri piani, impedendoci la salutare passeggiata dellabate nei boschi di lecci e tra gli ulivi. Possiamo invece visitare una mostra fotografica che illustra con efficaci pannelli la vita di fratel Charles di Ges: la sua storia appassionante rivela un percorso e unopera che hanno dellincredibile. Da soli meriterebbero unampia trattazione. un bilancio La sera ci ritroviamo in auditorio per confrontarci su quanto abbiamo vissuto, percepito, gustato; qualcuno troppo emozionato e user altri spazi e modalit diverse per comunicare le proprie riflessioni e per dar voce alle emozioni. Ma sono state tante le persone che, oralmente o per scritto, hanno detto il loro grazie sincero ed difficile sintetizzare ogni opinione. Elisabetta, che con il cuore vede ci che con lo sguardo non pu cogliere, ha manifestato con voce commossa tutta la sua gioia per questa esperienza e la sua testimonianza cos intensa e toccante ha riassunto le emozioni di tutti. Quando lasci certi luoghi e finiscono certi incontri, ti accorgi che sei diverso, perch ti rimasta nella mente e nel cuore leco di quanto hai visto, ascoltato o vissuto e sai che quel volto, quelle parole non cadranno nelloblio. Ecco forse questa la cifra della nostra Umbria, la novit di queste escursioni, ogni volta diverse e insieme consolidate. Lo percepisce chi le sperimenta per la prima volta e chi le ripete. Tutti sappiamo che dobbiamo molto a padre Antonio, alla sua capacit di dare anima alle proposte, allo spessore religioso ma anche culturale delle mete, alla ricchezza e profondit degli incontri, ma crediamo che anche la sintonia che si stabilisce nel gruppo, i legami di amicizia che si rafforzano abbiano una valenza significativa. Il comportamento rispettoso di ciascuno, la disponibilit, la simpatia, la capacit di adattarsi, di sdrammatizzare, il garbo, la cordialit, la puntualit sono doni individuali che diventano patrimonio di tutti: tante tessere che compongono un mosaico, tante note ben armonizzate in un pezzo riuscito. Era stato questo il saluto al gruppo prima della partenza e laugurio si tradotto in realt. si deve partire Domenica mattina, durante la messa, lomelia di padre Antonio ci invita a considerare la consolante realt dellAmore Misericordioso, celebrato la domenica successiva alla Pasqua. A volte sembriamo non consapevoli che la misericordia del Si-

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gnore ben pi grande della nostra miseria. Siamo poi sollecitati a vivere i doni di queste giornate umbre nella quotidianit della nostra vita; dobbiamo tornare a casa, nel nostro ambiente e portare con noi non solo il ricordo di tante esperienze appaganti, ma il loro frutto di serenit, di condivisione, di pace. Questo anche il messaggio di san Francesco (basti pensare alla sua intensa preghiera a Dio in cui chiede di essere strumento della sua pace) e lultima tappa ancora segnata da lui, che alla Verna cerc la solitudine, lincontro con il Signore e ricevette le stimmate nel 1224. Una terzina dantesca del Paradiso ci ricorda questo misterioso evento. (Sorridiamo quando ricordiamo che p. Antonio lha recitata prima di salutarci, invitandoci a ritrovarla: di Dante un estimatore e il suo debutto dopo il concerto stato proprio valido, con terzine paradisiache. Siamo certi che ci perdoner se questa nota riservata ai presenti diventa pubblica). Molti nel gruppo hanno chiesto esplicitamente il ritorno alla Verna: c infatti unatmosfera particolare e parecchi sentono il bisogno di solitudine. Chi riesce a realizzare questo desiderio, nella grotta del precipizio, nel Sasso Spicco, nella Cappella delle Stimmate o nella chiesina di Santa Maria degli Angeli, si sente profondamente appagato e riferisce di aver provato sensazioni forti e difficili da esprimere. Cos ha scritto Rossella e il suo sentire condiviso da altri. La natura manifesta l una potenza che colpisce: enormi massi, pareti di roccia a strapiombo, dirupi che qui hanno nomi evocativi, grotte, la grande e meravigliosa foresta di faggi, lecci, frassini e abeti che ricordiamo avvolta dal magico incanto di una nevicata inattesa, ma c anche lopera delluomo, che ha costruito un villaggio con case di pietra dai camini fantasiosi, un pozzo, un grande piazzale lastricato, chiese e tante cappelle. Ogni angolo luogo di spiritualit e di arte: le maioliche di Andrea della Robbia, con la purezza dei tratti dei personaggi e larmonia dei colori, ci catturano e consentono il godimento estetico e profonde risonanze interiori. Quei volti di Cristo, della Vergine, di santi sembrano parlarci e la perfezione formale nulla toglie alla forza

Santuario francescano della Verna - Della Robbia - Annunciazione

evocativa del messaggio che le varie scene evangeliche comunicano. Ciascuno si sofferma davanti a una diversa rappresentazione: la Nativit, uno dei capolavori di Andrea della Robbia che si vorrebbe contemplare a lungo, lAnnunciazione, lAscensione, la Crocifissione, la pi grande pala robbiana esistente, quella in cui perfino il sole e la luna sono raffigurati sofferenti, la Piet, che porta ancora le ferite del bombardamento del 1944 Si potrebbe continuare la descrizione perch il coro, lorgano, lantica farmacia, la foresteria, il refettorio, la biblioteca, i corridoi parlano di cura, di presenza, di vita, non solo quella di san Francesco (che qui ha sofferto per le stimmate, ma anche per la lotta contro il Maligno), ma dei suoi frati che hanno testimoniato la povert e insieme la letizia, degli artisti e delle maestranze che vi hanno lavorato, dimostrando che si pu lodare il Signore anche con il talento, la creativit, la perizia. Mi piace poi pensare che il monte della Verna stato dato in dono a san Francesco allinterno di una festa, per la forza e la passione con cui aveva cantato le lodi del Signore: la valenza del dono permane e tanti la sperimentano, consapevoli che essere qui insieme dono e festa per lo spirito. Il tempo infatti appare dilatato in una dimen-

sione diversa: il passato sembra perdere quei contorni sfumati, quelle atmosfere evanescenti e si carica di una concretezza e di una potenza singolari; il presente ne vivificato e ti rendi conto che il bisogno di solitudine e di silenzio gi preghiera. Francesco e Gandhi, lontani nel tempo e nello spazio, espressioni di mondi e culture molto diverse, sono accomunati proprio dal bisogno di silenzio e preghiera e concorda certo con lo spirito del Poverello la bella espressione del Mahatma: Pi passa il tempo e pi mi accorgo che non riesco a essere felice senza il silenzio e la preghiera. Quando lasciamo la Verna, il sole illumina gli alberi ancora spogli, con i tronchi dai bellissimi colori cangianti e ci affidiamo, ancora una volta, alla guida pacata di Gigi che ci ha assicurato tragitti sicuri e sereni. La sintonia che si creata nel gruppo, pur nella diversit dei percorsi individuali, stata unaltra ragione del buon esito di questa terza escursione, che vorremmo concludere con un pensiero del Siracide (6,16), che sorella Maria amava molto: Un amico fedele un balsamo di vita. Auguriamo che ciascuno lo sperimenti con abbondanza. Adriana Giussani
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Dal mONDO barNabiTiCO

Dal monDo barnabitico


brasile
brasile: PrOJeTO PrOViDNCia 4 maggio Il Progetto Provvidenza ideato e voluto dal p. Mario Pozzoli, compie 25 anni di esistenza. Lopera assistenziale accoglie, con oratorio, laboratorio e alimentazione, oltre 3000 bambini di strada della citt di Belo Horizonte, nello stato
i pp. Luiz Antnio e Sebastio nella Messa festiva nello stesso giorno dei 50 anni di Professione

me religiosi e il 3 marzo, la commemorazione pi solenne, nella Messa parrocchiale delle 18,30, nel Loreto. Il secondo, a Belo Horizonte dove resiede il Pe. Luiz Antnio. Nella nostra parrocchia Cristo Crucificado si tenuto un triduo preparato dai nostri seminaristi e, il 17 marzo, la Messa solenne in parrocchia. Rendiamo grazie al Signore per questi anni di tante esperienze, buone e non tanto buone, ma come ci ricorda il nostro Fondatore: a che serve cominciare bene, se non portiamo avanti la nostra missione di riformatori? P. JOO Parreira Da maTa e P. eriCh geOrg heNNiNgs 60 aNNi Di saCerDOziO
(roma, 12 aprile 1952 rio de Janeiro, 12 aprile 2012)

logo delle celebrazioni

giorno dopo, emisero i primi voti religiosi nel Santuario di Loreto a Jacarepagu, Rio de Janeiro. Gli anni sono passati e i due sono arrivati alle commemorazioni del loro 50 di Vita Religiosa in due momenti. Il primo, a Jacarepagu nel 1 marzo. Una Messa semplice nel giorno stesso dei 50 anni, nella stessa chiesa dove hanno incominciato la vita co-

14 aprile. Nonostante che il p. Erich non sia pi in grado di partecipare coscientemente a qualsiasi atto a cau-

di Minas Gerais. Una solenne celebrazione eucaristica ha dato inizio ai festeggiamenti di questo vero miracolo permanente della Provvidenza, che si prolungheranno, con diverse manifestazioni di cui daremo conto nella nostra rivista, durante tutto lanno.

brasile CeNTrO suD


semesTre Di COmmemOraziONi P. sebasTiO NOrONha CiNTra e P. luiz aNTNiO DO NasCimeNTO Pereira: 50 aNNi Di ViTa religiOsa Nel lontano 1 marzo 1962, due adolescenti, Sebastio appena sedicenne e Luiz Antnio, che avrebbe compiuto 17 anni di et qualche

p. Joo Parreira nella Messa dei 60 anni di sacerdozio con i pp. Luiz Antnio e Wesley e alcuni sacerdoti della sua citt Campo Belo

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sa della sua malattia, ci non gli ha impedito di essere presente allomaggio che i due confratelli hanno ricevuto nel refettorio della comunit di Catete, dopo la Santa Messa festiva nella Chiesa della Madre della Divina Provvidenza. Allomaggio hanno assistito tanto i confratelli di Rio come numerose persone che frequentano la nostra chiesa del Catete e un gruppo di parrocchiani di Jacarepagu (Loreto). A sua volta, Il Pe. Joo ha gioiosamente celebrato il suo anniversario sacerdotale nella sua citt dorigine, Campo Belo (Minas Gerais), nel giorno 28 aprile, coi suoi familiari, parenti e il parrocco della Chiesa del Bom Jesus, dove ha fatto i suoi primi passi nella vita cristiana. Accompagnavano il p. Joo, il p. Provinciale e il p. Wesley insieme ai seminaristi della casa di Belo Horizonte.

foto storica dei sacerdoti barnabiti ordinati nel lontano 12 aprile 1952 il p. Picetti (lasciamo ai lettori individuarlo)

Cile
la sereNa: 60 aNNi Di ViTa saCerDOTale Del P. baTTisTa PiCeTTi 13 aprile La Comunit religiosa ed educativa del Seminario ha celebrato uno dei suoi membri, il p. Battista Picetti, che ha festeggiato i 60 anni di vita sacerdotale. Ordinato sacerdote a Roma il 12 aprile 1952, lanno successivo gi in Cile, prima nella

nostra parrocchia di Santa Sofia a Santiago, e poi, a La Serena. Il suo grande interesse per la scienza e i rapporti con il mondo della fede, lo ha portato a sviluppare durante gli anni a scuola, un laboratorio scientifico di grandi dimensioni che ha esercitato sempre una forte attrazione per tutti gli studenti che sono passati per le aule del Colegio Seminario Conciliar. Pioneristica, tanto nella regione come nel paese stata e continua ad essere lAccademia di Astronomia e la sua prima cupola astronomica chiamata affettuosamente il Tololito. Questo entusiasmo per le cono-

scenze scientifiche, gli valse il Premio Michael Faraday per la fisica, rilasciato dalla Pontificia Universidad Catolica de Chile, come riconoscimento alla dedicazione alla scienza e in particolare alla fisica nel campo dellistruzione. Il p. Picetti, inoltre, da oltre 30 anni solerte pastore di unestesissima parrocchia, La Higuera, ubicata a circa 60 km al nord della citt di La Serena, e che conta circa 4150 kmq. Non ostante la considerevole distanza, il p. Battista visita con un programma dettagliatissimo e puntualissimo ogni angolo di questa sua amata parrocchia.

p. Battista Picetti

una bella immagine del paese chiamato La Higuera, con al centro la sede parrocchiale Eco dei Barnabiti 2/2012

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filiPPiNe
OrDiNaziONe saCerDOTale Nelle filiPPiNe Il 26 marzo, solennit dellAnnunciazione del Signore, i diaconi Pat Mandin Golis (di Gingoog, Misamis Oriental) e Yohanes Besi Koten (di Flores, Indonesia) sono stati ordinati sacerdoti dal Rev.mo mons. Broderick Pabillo, vescovo ausiliare di Manila. I riti dellordinazione si sono svolti nella chiesa parrocchiale della Madonna di Lourdes a Tagaytay. Erano presenti tutti i padri Barnabiti presenti nelle Filippine, il p. Robert Kosek, provinciale della provincia Nordamericana, sacerdoti religiosi e diocesani compagni dei neo-sacerdoti, numerosi religiosi e religiose da Tagaytay, i parenti e tanti altri amici dei nuovi sacerdoti. Non mancavano le consorelle Angeliche e le suore Piccole Operaie, gli affiliati e i seminaristi del seminario Saint Anthony Mary Zaccaria a Marikina. Hanno fatto il servizio liturgico gli studenti professi, mentre il coro del seminario dei Padri Somaschi ha animato la messa con i canti liturgici. Da sottolineare la consistente presenza di amici indonesiani di Yohanes, il primo barnabita originario di quelle terre. Dopo la messa solenne, unagape fraterna nel seminario ha concluso la celebrazione. Nella sera dello stesso giorno, tutta la comunit dello studentato filippino Saint Paul Scholasticate insieme con i parenti ed amici dei neo-ordinati si sono radunati nella chiesa del seminario per la messa di ringraziamento presieduta dal p. Pat. Hanno anche concelebrato il suo compagno il p. Yohanes e tutti i padri della comunit. Il superiore della comunit il p. Michael Sandalo ha ringraziato i presenti e quanti hanno contribuito al successo delle celebrazioni. I due padri celebreranno la loro messa di ringraziamento nelle rispettive parrocchie di origine. sei NuOVi NOVizi Nelle filiPPiNe 30 maggio marikina Sei postulanti hanno fatto il loro ingresso nella Saint Alexander Sauli Novitiate House per iniziare lanno canonico del

Tagaytay - I neo-ordinati sacerdoti ricevono il saluto dei fedeli (da sinistra: p. Pat Mandin Golis, mons. Broderick Pabillo e p. Yohanes Koten)

noviziato. Il gruppo composto da quattro giovani filippini (Bryan Paul Flororita, Tony Fil Monton, Alven Salada, Jessie Maraon) e due indiani

(Zacharias Jijo e M. Sundarraju Madri). Il rito della croce stato presieduto dal p. Joselito Ortega, delegato del p. Generale per le Filippine, in-

I sei nuovi novizi insieme con il loro maestro p. Jimmy (sinistra) e il p. Frank (a destra)

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sieme al p. Jimmy George Anastacio, maestro dei novizi e il p. Frank Papa. Erano presenti i trenta seminaristi aspiranti del Saint Anthony Mary Zaccaria Seminary, che hanno accompagnato, in preghiera, i loro nuovi compagni e insieme hanno ringraziato la divina provvidenza che continua a benedire la congregazione nelle Filippine con nuove vocazioni. Prima PrOfessiONe Dei NOVizi iNDiaNi Nelle filiPPiNe Il 31 di maggio, festa della Visitazione della Vergine, stata una giornata di gioia per la famiglia zaccariana nelle Filippine: i due novizi indiani Sinoj Thomas Ottoplackal e Lenish Benny Mooleparambil hanno concluso lanno canonico del noviziato con la loro prima professione. La messa solenne stata presieduta dal delegato p. Joselito Ortega e la prima professione stata ricevuta dallassistente generale, p. Francisco Da Silva, in visita alla delegazione. Erano presenti i padri delle tre comunit barnabitiche nelle Filippine al completo, gli studenti del Saint Paul Scholasticate di Tagaytay, le suore angeliche, le suore Piccole Operaie del Sacro Cuore, i laici affiliati e tanti altri religiosi e religiose. Insieme ai due novizi indiani alla loro prima professione, altri otto studenti chierici professi hanno rinnovato i loro voti religiosi. Un sentito ringraziamento ai formatori e a tutti i presenti stato espresso dal neo-professo d. Sinoj. no preso parte alla celebrazione. Erano presenti anche i nostri seminaristi e molti religiosi e religiose, oltre naturalmente ai fedeli della parrocchia. Dopo la celebrazione il p. Generale ha parlato ai presenti e ha detto che un nuovo sacerdote segno del grande amore del Signore per la famiglia e per la parrocchia, ma anche segno che la fede e la vocazione religiosa e sacerdotale sono state aiutate a crescere e a svilupparsi. Anche la nostra famiglia religiosa, presente in India da soli 5 anni, ringrazia il Signore per questo grande dono e chiede che conceda a questi novelli sacerdoti il dono della fedelt e generosit nel servizio del Signore e delle comunit cristiane, affinch anche altri giovani possano imitare il loro esempio nel donarsi al Signore e alla sua chiesa nella nostra famiglia religiosa. Offriamo la nostra preghiera per loro attraverso lintercessione dalla Beata Vergine Maria, del nostro Santo Fondatore, Antonio Maria Zaccaria, e degli altri nostri Santi. Il 17 maggio p. Benny ha celebrato la sua prima Messa nella sua parrocchia nello stato del Kerala, presenti il p. Generale assieme ai pp. Francisco Silva, Patil, Varghese, tutti i suoi numerosi familiari e una numerosa folla

iNDia
DalliNDia: OrDiNaziONi saCerDOTali 16 maggio 2012 nella parrocchia della Madonna del Soccorso a Tuticorin nello stato Indiano del Tamil Nadu si svolta la solenne celebrazione dellordinazione sacerdotale, seguita dalla prima celebrazione Eucaristica, dei pp. Ahilan e Benny. stataunaoccasione speciale per rendere grazie al Signore per il grande dono che abbiamo recevuto da Lui attraverso questi due fratelli. Lordinazione stata amministrata, ela Messapresieduta, da mons. Yvon Ambroise vescovo della diocesi di Tuticorin. Anche il p. Superiore generale dei Padri Barnabiti, p. Giovanni Villa, lAssistente generale, p. Francisco Silva, i confratelli Barnabiti, p. Patil e p. Varghesse, e numerosi sacerdoti diocesani han-

I neo-professi indiani Lenish (destra) e Sinoj (sinistra) sotto la statua del Santo Fondatore

il p. Generale con Ahilan (sin.), Benni (des.) e mons. Yvon Ambroise, in attesa di iniziare la cerimonia dellOrdinazione sacerdotale Eco dei Barnabiti 2/2012

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di parrocchiani. Un grande rinfresco stato offerto ai presenti dopo la celebrazione. Lo stesso giorno anche p. Ahilan celebrava la sua prima Messa in parrocchia. Il giorno seguente, prima della partenza serale alla volta di Bangalore, il p. Generale e gli altri padri hanno potuto godere di una piccola gita turistica a Kochi e dintorni. Giorgio Varghese

iTalia
P. giOVaNNi PeragiNe PresiDeNTe DelluCesm
dopo lordinazione

Tra il 19 e il 25 marzo 2012, lUCESM (Unione delle Conferenze Europee di Superiori Maggiori) ebbe la sua Assemblea Generale a Lourdes. Il tema era: la vita come vocazione, partendo dalla parola di Geremia 1,4: Mi fu rivolta la Parola del Signore. La CORREF (Conferenza dei Religiosi e delle Religiose della Francia) ha accolto questa Assemblea che radunava pi di 100 partecipanti e, in qualit di Presidente della conferenza albanese dei superiori maggiori, ha partecipato, nella stessa, il p. Giovanni Peragine.

p. Ahilan in un momento della cerimonia dellOrdinazione sacerdotale

prima messa del p. Benny accompagnato dai suoi genitori

p. Giovanni Peragine, presidente della UCESM

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La presentazione dei rapporti morale, finanziario e delle attivit ha preparato la strada per le elezioni del nuovo Comitato Esecutivo composto dal p. Giovanni Peragine, presidente della Conferenza dAlbania, che stato eletto presidente dellUCESM per i prossimi quattro anni; sr. Viviana Ballarin op, presidente dellUSMI (Conferenza delle Superiore Maggiori Italiane), vice-presidente; p. Mariano Sedano Sierra cmf della Conferenza della Russia, consigliere e sr. Ivanka Mihaljevic, Presidente della Conferenza della Bosnia Erzegovina, che stata eletta consigliera. mONza: aTTiViT CulTurali al CarrObiOlO Anche questanno a maggio, nel Teatro Villoresi, annesso al Carrobiolo, ha preso il via la rassegna diSentieri per lInfinito, itinerari pensati nello stile del confronto e del dialogo sullidentit spirituale, che ha avuto come titolo Quale salvezza?. Sul tema fondante del racconto evangelico dellincontro tra Ges e la samaritana, si sono articolati cinque incontri, coordinati dal p. Davide Brasca, che ne hanno sviluppato contenuti e attualizzazioni. Il programma si articolato nei seguenti incontri: luned 7 maggio, Il racconto della samaritana: esegesi di Giovanni 4, 1-30, a cura di Angelo Casati e Lidia Maggi; luned 14 maggio, Ges ebreo e praticante: le radici ebraiche del cristianesimo, curato da Elena Bartolini e Gioacchino Pistone; luned 21 maggio, La questione etica: il vangelo nel dibattito etico contemporaneo, diretto da Adriano Pessina e Simone Morandini; gioved 24 maggio, La profezia: il carattere profetico di Ges nella societ odierna, tema affrontato da Biagio Conte e Daniele Garota e, per concludere, luned 28 maggio, Il dialogo di salvezza: Costui il Salvatore presentato da Paolo Ricca e Brunetto Salvarani. Di riconosciuta fama e competenza, i conferenzieri: Angelo Casati, prete della diocesi di Milano, insegnante nei seminari diocesani, vicario parrocchiale a Busto Arsizio, poi parroco a Lecco e a Milano, autore di numerosi saggi e testimonianze; Lidia Maggi, pastora battista che, insieme al ministero, si occupa di formazione e
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la nuova direttiva della UCESM

celebrazione eucaristica presieduta dal p. Giovanni Peragine

Durante lAssemblea Generale, le giornate sono state dedicate agli interventi degli invitati, che hanno presentato le loro attivit in varie istanze ecclesiali europee, internazionali e nord-americane, inscrivendole nel tema dellincontro La vita come vocazione.

Una mattinata stata riservata ai rappresentanti delle Conferenze di religiosi e religiose di Slovenia, Grecia, Croazia, Ungheria, Romania e Germania, che hanno illustrato i progetti attuati nei loro paesi, nonch le sfide lanciate dallattuale situazione socioeconomica.

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cizie e non danno luogo a dubbi. Fatto sta che al primo incontro di venerd 5 maggio pi di trenta persone si sono ritrovate a casa Lanteri. A fare cosa? Ad ascoltare semplicemente Padre Antonio? Non sarebbe cosa logica, perch questo barnabita abita non lontano da noi, a Campello Alto e l chiunque pu incontralo e conversare con lui. Allora? Ecco, ci siamo: non facile descrivere una esperienza spirituale, ma insomma chi prega in qualsiasi modo e in qualsiasi tempo sa bene che gli occorre una accordatura tra il corpo, la mente e il cuore. Ciascuno lo sa, ma se un maestro linsegna cosa migliore. Padre Antonio, nella prima fase della Tre Giorni stato lopportuno maestro. Poi nella seconda fase, sabato 6 maggio, si trattava di scoprire il silenzio; ci si chiedeva: che sar il silenzioso amore nelladorazione eucaristica? Gi, che sar? Anche in questo caso occorre un guru possibilmente cattolico, uno staretz delle nostre parti, padre Antonio, appunto. Nel terzo giorno era progettato labbraccio di Dio: davvero, un abbraccio che non una fantasia eccessiva, ma quel gesto di Ges quando

unistantanea del gremito Teatro Villoresi

di dialogo ecumenico; Elena Bartolini, docente di giudaismo ed ermeneutica ebraica presso la Facolt teologica dellItalia settentrionale (ISSR-MI) e alla Universit degli studi di Milano-Bicocca; Gioacchino Pistone, delegato nel consiglio delle chiese cristiane di Milano e membro esecutivo del segretariato per le attivit ecumeniche, collaboratore della libreria Claudiana di Milano; Simone Morandini, Docente di teologia presso lIstituto di studi ecumenici di Venezia e teologia della creazione alla facolt di teologia del Triveneto; Adriano Pessina, Ordinario di Filosofia Morale presso la Facolt di Scienze della Formazione e direttore del centro di Bioetica dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Biagio Conte, missionario laico che per cercare di rispondere alle drammatiche situazioni di povert ed emarginazione della sua citt natale (Palermo), ha dato vita alla Missione di Speranza e Carit; Daniele Garota, pensatore e scrittore cattolico che ha al suo attivo numerose pubblicazioni e vive con la sua famiglia del lavoro della campagna nei pressi di Urbino; Paolo Ricca, professore ordinario della Facolt teologica valdese, voce, tra le pi autorevoli, della Comunit Evangelica italiana; Brunetto Salvarani, teologo che si occupa di dialogo interreligioso ed , inoltre, docente di

teologia della missione presso la Facolt teologica dellEmilia Romagna e direttore delle riviste QOLe Cem Mondialit. Preghiera PrOfONDa a fOligNO Si chiusa, domenica 6 maggio, la Tre Giorni sulla preghiera profonda, tenuta da padre Antonio Gentili nella casa Lanteri di via Rubicone. Occorre parlarne, perch la gente che ha vissuto questa esperienza ha provato una gioia tale, una consolazione dello spirito cos evidente, una maturazione cos importante del proprio modo di pregare, che tacerne sarebbe una strana e inopportuna mancanza. andata cos: venti giorni fa sono apparse le locandine che annunciavano questo evento; ma queste locandine servono e non servono; sono molto pi efficaci gli inviti personali, quelli che nascono da antiche ami-

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difese i bambini dai rimproveri e quando accolse con amore gli adulti che si fossero convertiti (Il figliol prodigo!). A Campello Alto si fanno anche altre cose, oltre questa esperienza di preghiera profonda. Per esempio, si organizzano incontri di Musicosophia per chi ama congiungere lamore ai bei suoni con il ritmo litanico di una preghiera. Musica e orazione, non c male come ritorno alle origini di un sentimento nato globale. Inoltre a Campello Alto si organizzano Corsi di meditazione (due ce ne saranno a luglio, di una settimana ciascuno); ora si sa che la meditazione serve a concentrarsi in se stessi e permette il sorgere della contemplazione che invece lincontro con Dio; tra la meditazione e la contemplazione va posta lascesi. Dunque ha un senso laltra cosa che padre Antonio organizza: le giornate di digiuno, come una terapia che salva laspetto fisico e soprattutto rilancia quello spirituale. Dante Cesarini P. giOVaNNi rizzi: Due imPOrTaNTi aPPuNTameNTi CulTurali I lettori dellEco hanno avuto gi modo di vedere una sintetica presentazione del volume di G. Rizzi, Il ritorno di Elia. Charles De Foucauld il mormorio leggero dello Spirito nellislam, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2011. Del volume si parlato in due diverse occasioni questanno, a Torino e a Roma. Il 10 maggio 2012, durante il XXV Salone Internazionale del Libro di Torino, nella sede del Lingotto Fiere (10-14 maggio), leditore C. Di Girolamo ha presentato ufficialmente come primo libro della casa editrice Il pozzo di Giacobbe il volume del p. Giovanni Rizzi. Verso mezzogiorno presso lo stand dellAssociazione SantAnselmo, oltre al nostro confratello autore, lislamista Andrea Pacini, il biblista Giuseppe Bellia e il saggista Augusto Cavani hanno tenuto una tavola rotonda sui temi pi salienti del volume, che accoglie in appendice anche il primo commento sistematico alla lettera dei 138 saggi musulmani a Benedetto XVI e alle guide spirituali del mondo cristiano. Successivamente, a Roma, nel contesto della settimana della cultura islamica, gioved 24 maggio, presso il Teatro Ghione (Via delle Fornaci 37), la CO.RE.IS (Comunit religiosa islamica) ha organizzato una serata su Il maestro sufi Rumi Unispirazione attuale: musica, poesia, dialogo e mistica. La prima parte della serata, a cominciare dalle h. 21,00 stata dedicata a un concerto del gruppo musicale Sukun, dove si sono alternati brani di origine tradizionale musulmana, ebraica e cristiana, con la lettura di testi poetici del mistico musulmano, Mevlana, chiamato AlRumi, la cui tomba venerata nel mausoleo di Konya (Iconio negli Atti degli apostoli, 14,1-3) in Turchia. Al termine dellintenso momento musicale, si tenuta una tavola rotonda interreligiosa, sul tema Maestri spirituali, messaggeri di conoscenza interiore. Dopo i saluti istituzionali del prof. U. Broccoli, Sovrintendente ai beni culturali di Roma Capitale, e della direttrice del Teatro Ghione, il Dott. Y. Pallavicini, della comunit del CO.RE.IS ha moderato la tavola rotonda, nella quale sono intervenuti il prof. Kenan Grsoy, Ambasciatore della Turchia presso la Santa Sede; il Rabbino Rav Jack Bemporad, Direttore del Centro Giovanni Paolo II per il Dialogo Interreligioso; p. Giovanni Rizzi, della Pontificia Universit Urbaniana e lo Shaykh Abd A-Wahid Pallavicini, Presidente del CO.RE.IS. In quel contesto p. Rizzi ha presentato la figura e la vicenda di Charles de Foucauld come maestro di vita interiore nella sua vicenda di eremita e missionario tra i Tuareg musulmani nel Sahara algerino. rieDiziONe De i barNabiTi giugno In occasione della celebrazione del 136 Capitolo generale, stata approntata una nuova attesissima edizione dellormai classico (e quasi introvabile) manuale di storia e spiritualit del nostro Ordine, scritto dal p. Antonio Gentili. Redatto alla fine degli anni sessanta dello scorso secolo, il testo stato rivisto, corretto, ampliato ed aggiornato con i dati relativi agli ulteriori sviluppi della Congregazione. In anteprima, riportiamo la Presentazione del rev.mo p. Generale, p. Giovanni Villa: Sono ben lieto di presentare ai confratelli la nuova edizione de I Barnabiti. Manuale di storia e spiritualit dei Chierici regolari di san Paolo decollato, del padre Antonio Gentili, pubblicato giusto quarantacinque anni fa. Allora si era nel 1967 il compianto padre Francesco Riboldi, assistente generale e responsabile dellUfficio centrale delle vocazioni esprimeva il suo compiacimento per il realizzarsi di una iniziativa da lui fortemente sostenuta e seguita con grande passione e determinazione. Si era appena allinizio della stagione post conciliare e gi emergeva nella Congregazione lesigenza di conoscere meglio e mettere a frutto nella nuova realt della vita della Chiesa e del mondo le ricchezze della nostra tradizione spirituale. Il Manuale, pur nella sua configurazione di opera sintetica, stato certamente una pietra miliare per molti barnabiti, soprattutto nel periodo della formazione, desiderosi di accostarsi in modo chiaro e familiare ai tesori accumulati in tanti secoli di vita della nostra famiglia religiosa.
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Torino - un momento della presentazione del libro del p. Giovanni Rizzi

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Si tratta di unopera che, nel solco della precedente edizione, conserva in pieno la finalit di sussidio per quanti lavorano nel campo della formazione delle vocazioni, ma non vuole essere un semplice prontuario di rapida consultazione o una nuda esposizione di dati e di avvenimenti. La bibliografia essenziale e aggiornata, che viene riportata al termine di ogni capitolo, ha lo scopo di invogliare ad approfondire e continuare le varie tematiche, a partire da dati ormai acquisiti ma non relegati nel passato della nostra storia. Per questo mi viene spontaneo formulare lauspicio che, sfogliando queste pagine, i nostri religiosi e quanti vogliono conoscere pi da vicino la fisionomia spirituale della Congregazione, sappiano cogliere e gustare il senso della storia di una famiglia religiosa, come la nostra, che singolare certamente, ma storia viva e non conclusa, che eredit preziosa ma non da conservarsi sotto vetro, che esperienza che ci tocca personalmente e ci impegna ad arricchirla e a trasmetterla per il bene della Chiesa, della quale ci sentiamo parte viva e della quale siamo umili servitori. La presente pubblicazione, a differenza della prima che si dirigeva a lettori quasi tutti italiani, dovr prevedere una traduzione nelle principali lingue per confratelli sempre pi in aumento che praticano poco lidioma di Dante. Anche questo un bel segno di universalit e un impegno da assolvere da parte delle autorit competenti. A conclusione, sento il dovere di esprimere di cuore, anche a nome di tutti i confratelli e interpretando il loro intendimento, la mia sincera riconoscenza al padre Antonio Gentili, che nelloasi di Campello ha potuto trovare spazio e tempo necessari per offrire, in contenuti e veste rinnovati, questa sua opera degli anni giovanili, quale segno di amore alla Congregazione e quale dono fraterno per tutti noi. Il santo Fondatore, i nostri santi e i confratelli del passato, esemplari per santit e per umanit piena trasfigurata dal Vangelo, ci aiutino a non essere inferiori ai modelli che ci sono proposti. p. Giovanni Villa, superiore generale

In seguito, a partire dalla fine degli anni Ottanta, mentre il campo di vita e di azione della Congregazione si estendeva a nuovi Paesi, e mentre, provvidenzialmente, si moltiplicavano nuove iniziative editoriali libri, riviste, atti di convegni, ecc. cresceva anche la richiesta di un aggiornamento del Manuale, introvabile ormai presso le biblioteche di diverse nostre comunit e, comunque, sempre desiderato come strumento di prima mano nellopera di formazione e di informazione personale. Pertanto la presente edizione si pone come punto di arrivo di tanti anni di fervore di studi e di pubblicazioni, dei quali si fatto benemerito promotore il Centro studi storici di Roma, soprattutto attraverso la nuova rivista Barnabiti studi, e anche con la valorizzazione sistematica di eventi e anniversari di rilievo della Congregazione il 450 dellapprovazione dellOrdine, il 450 della morte di santAntonio Maria Zaccaria, il 100 anniversario della canonizzazione dello stesso Fondatore, lAnno zaccariano del 2002, lAnno sauliano del 1992, lAnno paolino del 2008, ecc.

AUGURI P. CAGNI

Buon compleanno. P. Giuseppe Cagni, nato a Cavenago dAdda il 22 luglio 1922, attorniato dai suoi familiari

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cI hANNO PREcEDuTO

CI HANNO PRECEDUTO
PADRE AGOSTINO AMAROLI (1922-2012) Per il Signore, autore e custode della vita, ogni esistenza unica, irripetibile, con caratteristiche particolari, che possono essere pi o meno appariscenti, pi o meno belle al giudizio umano, comunque patrimonio genetico e nel contempo frutto di lavorio e consapevolezza personale. Per questo latteggiamento pi corretto quello dello stupore reciproco di fronte alla fantasia del Creatore, che ha fatto e continua a fare ogni essere umano a sua immagine e somiglianza, ma non autosufficiente, bisognoso di Lui e dei fratelli, perch abbiano la vita e labbiano in abbondanza (Gv 10,10). Siamo dunque, per usare un termine ancora insufficiente, complementari: ogni volta che nasce un essere umano, dovunque, anche a nostra insaputa, diventiamo pi ricchi di umanit accogliendo il dono del Creatore, ogni volta che un essere umano ci lascia, sperimentiamo allinizio un senso di insufficienza, come se ci mancasse qualcosa, e cos , al giudizio umano, ma poi recuperiamo e sulla parola di Ges ci accorgiamo che non cos. Chi muore passa a miglior vita, per partecipare allEterna Esistenza, alla quale anche noi aspiriamo, pur sempre attaccati alla vita del corpo. Sono questi i sentimenti e la certezza che occupano il mio animo, quando accompagniamo un fratello o una sorella al cimitero, meglio al camposanto. cos anche in questo momento, mentre stiamo celebrando le esequie funebri per il nostro fratello padre Agostino Amaroli. Sono trascorsi pi di 40 anni dal giorno in cui lho conosciuto, quando sono approdato allIstituto Zaccaria come studente del Liceo Classico. Io studente, lui docente, il mio, anzi il nostro professore di storia e di filosofia; un docente preparato e serio, serio anche nel significato che diamo noi milanesi a tale aggettivo, ossia senza troppi sorrisi. Un professore giustamente esigente con s e con gli alunni. Non posso dimenticare ci che disse a me in seconda Liceo, prima di Natale: Per lei dopo le vacanze non conoscer il sei! intendeva dire: o di meno o di pi, o cinque o sette. Lo ascoltai e mi trovai contento, non perch non studiassi, ma perch la filosofia non era di grande gradimento per me allora. Ordinato sacerdote nel 1946, dallanno seguente per cinquantanni ha insegnato allIstituto Zaccaria, poi rimanendo sempre nella comunit di san Barnaba, che ha lasciato fisicamente solo nellultimo mese per il ricovero in ospedale. Era nato a Vergato, in provincia di Bologna, ma ben presto cristiani, secondo il pensiero del fondatore stesso. In tale ottica consideriamo il suo impegno a conclusione di un Capitolo Generale, appena terminato il Concilio: il messaggio, che ne segu, porta il segno del suo contributo, come testimoniano i confratelli. Ha lavorato con costanza e grinta, aprendo gli orizzonti culturali a 360, lavoro che prese consistenza nella cura della grande biblioteca di san Barnaba. Di questultima segu i lavori di rinnovamento delle strutture secondo i moderni sistemi. Non ricordo lanno preciso, comunque eravamo nella seconda met degli anni Ottanta: lo vidi nei mesi estivi togliere la polvere dai libri con una spazzola elettrica. Piccola cosa forse, ma certamente umile e utile a tutti. Le attenzioni maggiori le rivolse ai confratelli malati e anziani, sia andando a trovare con frequenza quelli ricoverati sia donando ore di compagnia silenziosa a quelli degenti nella loro camera. Lasciato linsegnamento dopo circa mezzo secolo, non si estrani come a qualcuno poteva sembrare, ma si teneva costantemente informato attraverso i mezzi di comunicazione su ci che capitava nel mondo; sottolineava talvolta con alcuni confratelli lassurdit di certe situazioni politiche e chiedeva ai confratelli missionari o originari di altri continenti, quando passavano da san Barnaba, aggiornamenti di prima mano. Il suo impegno pastorale, naturalmente non assente nel lavoro di docente e culturale in genere, si concretizzato per tanti anni nellassicurare la celebrazione eucaristica alle suore Marcelline di via Quadronno, presso le quali si recava quotidianamente. Ora padre Agostino di fronte al Signore, giusto giudice, ma soprattutto padre misericordioso, e valgono anche per lui le affermazioni dellapostolo Paolo, che abbiamo sentito leggere pochi minuti fa dalla seconda lettera a Timoteo (4,7): Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.
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p. Agostino Amaroli

con la famiglia si era trasferito in Liguria, la terra di padre Giovanni Semeria, la cui vita studi e approfond, apprezzandone la dedizione e le scelte. Latteggiamento esteriore con gli alunni tenne e conserv anche con i confratelli, sicuramente desideroso di ricavarne profitto interiore per s e per loro. Dimorando in san Barnaba era vicino alle spoglie mortali del Fondatore, del quale accolse nella concretezza delle situazioni linvito a combattere contro la tiepidezza, la peggiore nemica di Cristo e dei

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cI hANNO PREcEDuTO
Sono grato personalmente al Signore per aver conosciuto e per conoscere tanti barnabiti, tra cui padre Agostino Amaroli e termino con un ricordo personale: il 5 luglio 1986, quando io e mia moglie siamo stati affiliati alla congregazione, nella cripta di questa chiesa, dove erano allora conservate le spoglie mortali di S. A. M. Zaccaria, cera anche padre Agostino, che ci salut cordialmente e ci sorrise. Andrea Spinelli Monza il 1 gennaio dellanno 1926, il p. Achille realizza la sua prima formazione umana e di fede nel contesto dellOratorio Carrobiolo di Monza. P. Erba ricordava spesso con profonda stima e riconoscenza le figure dei Padri che ha conosciuto al Carrobiolo. Iniziato poi liter formativo per i voti religiosi ed entrare in Congregazione, p. Achille Erba emise la professione solenne dei voti religiosi a Monza il 12 luglio 1948, venne poi ordinato sacerdote a Roma il 17 marzo 1949. Dopo un breve periodo nella Repubblica Democratica del Congo, allepoca Zaire, p. Achille Erba svolse il suo ministero a Torino, nella comunit di s. Dalmazzo Martire, dove svolse pure la sua attivit di docente universitario di storia della Chiesa che il p. Achille Erba svolse con impegno e passione. Un periodo particolarmente significativo nella sua traiettoria umana e sacerdotale, fu lesperienza in Cile, negli anni 90, dove il p. Achille ha potuto vivere con maggiore intensit uno spirito di servizio e alcuni valori fondamentali sia della vita religiosa che del suo ministero come prete. Durante la breve ma feconda esperienza cilena, il p. Achille dedic tutti i suoi sforzi a promuovere ed appoggiare un progetto di formazione per giovani in situazione di rischio sociale. Come studioso e docente, il p. Erba si formato prima allUniversit di Torino con Walter Maturi e poi allUniversit di Lovanio (Belgio) con Roger Aubert. Come docente, ha insegn in qualit di professore ordinario di Storia della Chiesa presso la Facolt di Scienze Politiche dellUniversit di Torino negli anni 70 e 80. Dellattivit di docente e di ricercatore, si possono mettere in particolare rilievo due opere del p. Achille Erba, la partecipazione alliniziativa guidata da Marino Berengo alla scopo di innovare la storiografia italiana, che ebbe come espressione lAtlante storico in cui si raccolse lapporto dei migliori studiosi della stessa generazione di p. Achille, e il suo originale e qualificato contributo alla Storia della Chiesa di Ivrea, corposa opera pubblicata in tre volumi, il secondo dei quali, dedicato ai secoli XVI-XVIII ed edito nel 2007, opera del p. Achille Erba. Lattivit di studioso ha mantenuto attivo il p. Achille anche dopo il suo ritiro dallinsegnamento universitario a Torino negli anni 90. Infatti, anche ultimamente manteneva relazioni e contatti con studiosi e scriveva ancora articoli per riviste specializzate come la Rivista Storica Italiana. Di questa lunga dedicazione alla docenza e allo studio, il p. Achille ne parlava sempre come una delle esperienze pi significative nella sua vita di religioso e di prete. La permanenza in Cile, sebbene umanamente e sacerdotalmente feconda, min la salute del p. Achille. Prima, lasportazione di un rene e poi, una serie di complicazioni broncopolmonari che lo condussero a una permanente insufficienza polmonare, obbligarono il p. Erba a rientrare in Italia e a riprendere il suo posto nella comunit di s. Dalmazzo dove, tra i suoi amati impegni di ricercatore, la raggiunto la morte. Uomo di profonda sensibilit sociale e di vigoroso impegno docente, il p. Achille Erba ricordato con grande stima ed affetto da amici, ex colleghi di insegnamento e compagni di studio. Fabrizio Rossi

P. AchILLE ERBA (1927-2012) La mattina del 18 gennaio 2102 p. Achille Erba viene colpito da attacco apoplettico (ictus) ed subito ricoverato prima al reparto di neurologia e medicina dellospedale Mauriziano di Torino, poi, solo per poche ore, alla struttura di lunga degenza Villa Ida di Ciri (Torino), qui sopraggiungono forti complicazioni cardiorespi-

FR. FRANcEScO MARIO POZZALI (1938-2012) Il Fratello e Diacono Mario Pozzali deceduto improvvisamente nella casa della comunit della Basilica di

p. Achille Erba

ratorie finch p. Achille colto da due blocchi cardiaci consecutivi muore nella prima mattina di domenica 19 febbraio 2012 allospedale di Ciri. Il funerale stato celebrato il giorno di mercoled delle ceneri, 22 febbraio nella chiesa di San Dalmazzo Martire in Torino. Termina cos il cammino terreno di p. Achille Erba. Nato a

fr. Francesco Mario Pozzali

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cI hANNO PREcEDuTO
Nazar, a Belm, Brasile, nella notte tra il 4 e il 5 di maggio 2012. Da Capito Poo, comunit a cui apparteneva, era venuto a Belm per una consulta cardiologica che lo aveva tranquillizzato, e perci stava deciso di tornare il giorno dopo a casa sua. Ma fratel Mario gran devoto della Madonna e responsabile dellApostolato della preghiera del Sacro Cuore di Ges morto precisamente nella notte tra il primo venerd del mese e il primo sabato del mese di Maria. Certamente questo un segno positivo della predilezione del Cielo su questo fedele barnabita che ha dedicato 58 anni dei 74 di vita al servizio di Dio e della Congregazione, come semplice religioso e poi anche come Diacono, in Italia e nel Brasile Nord. Fratel Mario (che in Brasile era meglio conosciuto col primo nome Francisco), nato a Cignone, Corte de Cortesi, in provincia di Cremona, vicino alla patria del Santo Fondatore, il 9 ottobre 1938 da Egidio e Rachele Frosi. Di famiglia molto religiosa, 7 giorni dopo la nascita stato battezzato, non ancora compiuti i 6 anni ha ricevuto la Prima Comunione e a 8 anni il sacramento della Cresima. Dopo aver passato linfanzia e ladolescenza nella casa paterna, i genitori, profondamente credenti e che lasciarono nel figlio un segno di grande disponibilit al servizio dei poveri, assecondarono il desiderio del figlio di consacrarsi al servizio del Signore. Cos Mario, a 18 anni, entr a Moncalieri nella casa vocazionale per Fratellini, aperta in quel periodo per intuizione e iniziativa di p. Arturo Piombino, di venerata memoria. stato in questa casa che fratel Mario ha temprato il suo carattere serio, pio e servizievole; qui ha conosciuto il fenomeno mistico della Madonna delle Spine e il venerato fr. Serafino Pezzuto di cui diventato discepolo, amico e imitatore, in Italia e nel Brasile. Il 10 giugno 1957, a 19 anni, ha emesso i primi Voti nel noviziato di Monza che poi ha confermato con la professione solenne il 24 marzo 1963, a Lodi. Dopo un breve periodo a Monza come sacrestano, fr. Mario stato destinato a s. Alessandro di Milano, dove per pi di 12 anni, ha svolto lufficio di sacrestano e cerimoniere, e dove ha acquistato grande stima e amicizia dei parrocchiani. Con tutto ci, fratel Mario sognava qualcosa di diverso e di pi impegnativo: essere missionario. Il 10 giugno 1977 arrivava a Belm nella Provincia del Brasile nord. stato sodale nelle comunit di S. Miguel do Guam, Capito Poo, Belm-Basilica, esercitando gli uffici di sacrestano, prefetto degli ospiti, prefetto di sacristia, economo e responsabile di alcune attivit pastorali. Nel 1987, incentivato dal confratello mons. Michele Giambelli, Vescovo di Bragana, stato ordinato Diacono permanente nella Basilica di Nazar in Belm dallo stesso Mons. Giambelli. Il 20 luglio 1990, tornato in Italia, naturalmente nella sua chiesa di Santo Alessandro di Milano. Ma la nostalgia del Brasile e con la missione di essere responsabile dei candidati nella scuola dei Fratelli iniziata a S. Miguel do Guam, il fr. Mario, riassumendo il suo secondo nome di Francesco, il 9 giugno 1998 tornato nel Brasile Nord, prima a S. Miguel do Guam, e nel 2001 nella basilica di Nazareth, Belm, come responsabile della liturgia. Nel gennaio 2006 ha ricevuto la sua ultima destinazione a Capito Poo. La salute di fr. Mario rimasta scossa dal peso fisico che affaticava il suo cuore e che lo ha costretto a sottomettersi a un intervento nel 2004 e a operarsi alla carotide destra lanno seguente. Ma la sofferenza del cuore e del fr. Mario era pi psicologica che fisica: il fratello parlava poco, ma pregava molto. Soffriva molto, anche con disturbi affettivi, per il fatto che i confratelli sacerdoti, missionari, non vivevano o non potevano vivere la vita comunitaria con lintensit che lui sempre sognava e sollecitava, ma invano. Per questo soffriva solitario e silenzioso soprattutto in presenza di persone socialmente importanti, incontrando invece sollievo e gioia col popolo umile e povero che aiutava anche economicamente come meglio poteva. Fratel Mario non aveva intenzione di tornare in Italia, neanche quando i Superiori, con delicate pressioni gliene facevano vedere lopportunit. La Provvidenza ha disposto che fr. Mario partisse per il Cielo dalla Casa della Madonna di Nazareth, proprio quando terminava il Primo Venerd e iniziava il Primo Sabato del mese mariano. E come se non bastasse, il corpo, trasportato a Capito Poo, stato sepolto nello stesso tumulo dove, da 6 anni, riposa il corpo di Fr. Serafino Pezzuto, suo fratello, amico e maestro, nella cappella mortuaria della chiesa della Madonna delle Spine, costruita con caparbiet dallappassionato Fr. Serafino I due fratelli barnabiti, vincolati nella vita e nella morte, restano per sempre uniti alla Madonna nella gloria del Cielo e, sicuramente, intercedono per i confratelli della loro Provincia barnabitica brasiliana che qui continuano la loro attivit missionaria. p. Giovanni M. Incampo

P. GIOVANNI BuONOMANO (1950-2012) Padre Giovanni Buonomano nacque a San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, il 10 ottobre 1950.

p. Giovanni Buonomano

Il 12 novembre successivo fu battezzato nella chiesa parrocchiale di San Felice Martire. Il 7 luglio 1957 ricevette il sacramento della confermazione. Comp gli studi elementari nel paese natio, dove pure frequentava la chiesa e loratorio dei Barnabiti.
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Chierichetto, i Padri scorsero in lui i segni della vocazione, e nel 1961 lo indirizzarono alla Scuola apostolica di Trani, dove frequent la prima media. Per completare la scuola media e il ginnasio fu mandato ad Arpino, la patria di san Francesco Saverio Maria Bianchi. Il responsabile della sua formazione cos lo presentava ai Superiori: La sua piet sincera ed evidentemente inclinato alle cose sacre. Si interessa di liturgia e sa anche accompagnare allarmonium i canti sacri. Di carattere non molto forte Tuttavia serio e nella sua vocazione quanto mai deciso (30 aprile 1966). Come si usava a quel tempo, subito dopo il ginnasio, quindi quando aveva appena sedici anni, fece il noviziato, proprio a San Felice a Cancello, ed ivi emise la prima professione dei voti religiosi il 30 settembre 1967. Per il liceo fu inviato al Collegio San Francesco di Lodi, ma vi attese soltanto alla prima classe. Quelli, nonostante fossimo nel mitico Sessantotto, erano anni di abbondanza di vocazioni: le due case di formazione in Lombardia non erano sufficienti ad accogliere tanti studenti; e fu cos che i Superiori decisero di aprire un altro studentato liceale a Napoli per gli studenti provenienti dalle regioni meridionali. Tra i fondatori dello studentato di Posillipo cera anche il nostro Giovanni, che cos termin il liceo e si diplom al Collegio Denza nel 1970. Si trasfer quindi a Roma, nel nostro Seminario teologico internazionale, allora pullulante di giovani religiosi. Frequent la Pontificia Universit Urbaniana, dove comp un anno di filosofia e tre di teologia. Fu in quegli anni che lo conobbi; io avevo sedici-diciassette anni e lui era poco pi che ventenne. Veniva nella mia parrocchia di San Carlo ai Catinari a fare catechismo; ma, a differenza di altri studenti, che, terminata la lezione di catechismo, se ne tornavano in seminario al Gianicolo, lui si era inserito nel nostro gruppo giovanile, era entrato a far parte del coro parrocchiale, e qualche volta andavamo a mangiare una pizza insieme. Nel 1974 consegu il baccellierato in sacra teologia (summa cum laude). E in quello stesso anno, non so se per sua iniziativa o per volont dei Superiori, si trasfer negli Stati Uniti per continuare gli studi teologici presso lImmaculate Seminary and College di Northampton, in Pennsylvania. Limpatto con un mondo cos diverso da quello nel quale era abituato a vivere fu duro, tanto che lanno successivo rientr in Italia. E nella sua San Felice fu ordinato sacerdote il 16 novembre 1975, festa della Madonna della divina provvidenza, per le mani di Sua Ecc. Mons. Placido Cambiaghi. Doveva completare la sua formazione teologica, per cui si iscrisse alla Facolt teologica dellItalia meridionale, sezione San Luigi di Posillipo. Ma ben presto i Superiori gli chiesero di recarsi nella nuova fondazione di Scilla, in Calabria. Per la Congregazione quella fondazione non ebbe molto successo, tanto vero che fu chiusa dopo pochi anni, ma per il giovane Padre Giovanni fu unesperienza pastorale, per quanto breve, assai utile. Nel 1978 consegu la licenza in sacra teologia con specializzazione biblica (magna cum laude). Nel frattempo aveva iniziato la sua attivit educativa presso il Collegio Denza. Ma ecco che nel 1982 gli fu proposto di tornare in America; lui accett, e fu unaltra musica: non solo questa volta si inser bene nellambiente, ma in pochi anni si immedesim con quella cultura, al punto che ancora adesso era solito ripetere, scherzosamente: Noi, in America. Ebbe tre destinazioni: la Bethlehem Catholic High School in Pennsylvania; lOur Lady of FatimaShrine di Lewiston, vicino alle cascate del Niagara; e la Parrocchia dellAssunzione di Stoney Creek, in Canada. Nel 1986 rientr definitivamente in Italia; e, nel 1988, si laure, con la votazione di 110 su 110, in lingue e letterature straniere moderne presso lIstituto Universitario Orientale di Napoli. Nel 2000 consegu ben due abilitazioni allinsegnamento della lingua inglese; e, lanno successivo, labilitazione allinsegnamento della lingua francese. E tali lingue effettivamente insegn, insieme con la religione, nelle classi del Denza. Del nostro Collegio di Posillipo, nel 2000, divenne anche Rettore, succedendo al Padre Lamonica, costretto a lasciare per motivi di salute. Passava per un duro; in realt vagheggiava una scuola seria, senza compromessi. Nel 2004 scese al Bianchi, dove fu incaricato della chiesa di Santa Maria di Caravaggio e della causa di beatificazione del venerabile Castelli, continuando a insegnare al Denza. Nel frattempo per la malattia aveva incominciato a minare il suo organismo, tanto che fu costretto a subire un delicato intervento chirurgico. Era perfettamente riuscito; ma si tratta pur sempre di interventi che lasciano inevitabili strascichi. Nel 2007 subentr al p. Riillo nella direzione dellIstituto. Anche in questo caso, impieg tutte le sue energie per portare il Bianchi a livelli di eccellenza, sia sul piano educativo che sul piano didattico. Lanno scorso, quando arrivai a Napoli, fu molto contento di sentire il mio giudizio sul Bianchi: Una scuola seria, in linea con le migliori tradizioni barnabitiche. Naturalmente la responsabilit, con le tensioni che inevitabilmente comporta, continu a minare la sua salute. Fu per questo che, al termine dello scorso anno scolastico, chiese ai Superiori di poter essere sollevato dalla direzione dellIstituto, per potersi dedicare pi agevolmente alla cura della propria salute. E questanno devo dire la verit lo vedevo pi sereno. Era soprattutto contento di poter insegnare linglese, oltre che ai ragazzi del primo anno superiore, anche ai bambini della scuola elementare. In comunit parlava e scherzava volentieri. Non per questo per si preoccup maggiormente della propria salute. Avrebbe voluto farlo dopo la festa di san Francesco Saverio Maria Bianchi, ma era arrivato il freddo a complicare le cose. Gi lanno scorso, durante linverno e la primavera, aveva avuto gravi problemi di respirazione. Questanno il quadro generale si era ulteriormente debilitato. A ci si aggiungano alcuni grossi dispiaceri, che cercava di celare, ma che contribuivano ad aggravare la situazione. Tutti, compresi i ragazzi, ci eravamo accorti che le cose stavano precipitando, anche se lui diceva che stava bene e continuava a insegnare. Ci eravamo interessati per un immediato ricovero, ma era troppo tardi. Venerd scorso, non vedendolo scendere per la cena, siamo andati a cercarlo e lo abbiamo trovato esanime in camera. Aveva 61 anni di et, 45 di vita religiosa, 36 di sacerdozio. Il Signore, buono e miseri-

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cordioso, accolga la sua anima in paradiso e gli conceda quel riposo e quella pace che, soprattutto negli ultimi anni, non ha potuto godere su questa terra. Ringrazio, anche a nome dei miei confratelli, tutti coloro che hanno espresso il loro cordoglio e manifestato la loro solidariet. Il Padre Provinciale e tutti i sacerdoti che hanno concelebrato; il Padre Generale, impossibilitato a intervenire, perch a letto con la febbre; Sua Ecc. Mons. Antonio De Luca, che ieri ha visitato e benedetto la salma; i confratelli che hanno inviato le loro condoglianze; le Suore Angeliche e le altre religiose che partecipano a queste esequie; i Docenti del Bianchi e del Denza, che hanno avuto Padre Giovanni come loro collega e preside; il personale non-docente; tutti gli Alunni, gli ExAlunni e le loro famiglie qui presenti; i medici che lo hanno curato. Grazie a tutti per esserci stati vicini in questo momento di prova. Una parola di conforto e di solidariet anche alla Famiglia qui presente. Il Signore vi benedica e la Madonna vi accompagni. E anche tu, caro Padre Giovanni, continua ad accompagnarci dal cielo con la tua preghiera. Veglia soprattutto su questi ragazzi, che ti erano stati affidati, e che non puoi abbandonare proprio ora che avevano bisogno di qualcuno che li guidasse con sicurezza verso la vita. Veglia su questo Istituto, che ti stava tanto a cuore. Veglia su ciascuno di noi, finch non ci ritroveremo tutti insieme lass a cantare per sempre le lodi di Dio. Amen. Giovanni Scalese

ONLuS DEI BARNABITI

La Onlus rappresenta un ramo di attivit della Congregazione dei Barnabiti e persegue esclusivamente finalit di educazione, istruzione e solidariet sociale senza scopo di lucro. si ispira ai principi della dottrina sociale della Chiesa, alla tradizione spirituale, apostolica e culturale della Congregazione e intende portare avanti lopera di educazione, formazione, assistenza e beneficenza, nei diversi continenti. adempie alle proprie finalit primariamente attraverso la continua opera di sensibilizzazione sui problemi della formazione umana, sociale e culturale di persone svantaggiate, per listituzione e la gestione di servizi educativi, scolastici, servizi sociali, compresi quelli presenti presso le strutture educative e formative della Congregazione in Italia e allestero. Sede: San carlo ai catinari: Piazza Benedetto Cairoli, 117 - 00186 Roma. Direzione: P. Franco Ciccimarra. contatti: Tel/Fax: 06 68216381. E-mail: educareonlus@barnabiti.net www.educareonlus.barnabiti.net. Come sostenere i Progetti. Puoi dimostrare il tuo sostegno e il tuo impegno a favore dei nostri progetti di istruzione, formazione, assistenza: a) inviando un contributo a Padri Barnabiti, Educare - Onlus, Codice Fiscale 02542530585, Conto Corrente Bancario: codice IBAN IT24Q0301503200 000003400258; b) destinando il cinque per mille (51000) nella tua dichiarazione dei redditi.

Per ragazzi che non si possono permettere una istruzione per il loro futuro: Progetto: Una scuola anche per ....te! In Asia, Filippine, a Tagaytay; In Africa, Congo, a Bukavu; In Brasile, a Sao Miguel do Guam.

una preghiera anche per: Sig.ra Orminda Lourdes Jaques, di anni 89, mamma di P. Raimundo Silvio Jaques, parroco di Belm. Sig.ra Vitalia Herrero Tejero, di anni 83, mamma di P. Victor Ruiz Herrero, Assistente generale e parroco di Madrid.

I modelli: CUD, 730, UNICO contengono uno spazio dedicato al 5 per mille, in cui puoi firmare ed indicare il codice fiscale di EDUCARE Onlus: 02542530585

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dal nostro scaffale

schedario barnabitico
Giovanni vian, Il modernismo. La Chiesa cattolica in conflitto con la modernit, Carocci editore, Roma 2012. Se pu vantare un merito questo saggio, esso sta nel fatto che studia il modernismo come un aspetto dellimpatto che la modernit ha registrato nella compagine ecclesiale, a partire da quella che viene per lappunto definita epoca moderna, fino allattuale per certi versi detta post-moderna. Giovanni Vian ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia religiosa. Dal 2001 professore associato di Storia del cristianesimo e delle Chiese, presso luniversit Ca Foscari di Venezia. La sua attivit dedicata a cogliere le dinamiche relative alle Chiese cristiane nel contesto della societ europea dal Settecento a oggi. In particolare ha approfondito il pontificato di Pio X e la crisi modernista. Coordina il gruppo di ricerca internazionale Chiesa cattolica, modernizzazione e modernit in Europa nellet contemporanea. Questi dati lo accreditano come particolarmente indicato a rintracciare la componente modernista nella storia della Chiesa, a partire dal pontificato di Leone XIII, il papa che avvert la sfida dei tempi nuovi, ma che nel contempo non pot smentire una linea di condotta che il predecessore aveva in certo senso canonizzato promulgando il Sillabo e sancendo il dogma dellinfallibilit pontificia. Veniamo quindi a costatare come una sorta di pregiudiziale gravi nel rapporto tra la Chiesa e la modernit, pregiudiziale che sarebbe stata superata dal Vaticano II, il concilio che accolse, per cos dire, il nuovo paradigma, caratterizzato da alcuni fondamentali postulati, quali il primato della coscienza, la libert religiosa, la verit non come adeguamento ma approssimazione alla realt, laccettazione di una visione interreligiosa e di una cultura planetaria dalle svariate sfaccettature. Dopo aver dato ampio spazio al movimento modernista propriamente detto, ai suoi postulati, alle sue diverse espressioni e alla sua condanna da parte del Vaticano, lautore dedica spazio ai nuovi modernismi e alla presenza di modernismi nelle altre tradizioni cristiane e nel giudaismo. Come a dire che il contenzioso tra leredit giudaico-cristiana e la modernit tuttaltro che risolto. Va poi dato atto allautore di aver corredato la sua ricerca con unaccuratissima bibliografia, nella quale ben figurano gli studi recentemente compiuti su padre Giovanni Semeria. Antonio Gentili CESaRini DanTE, Il tolstoismo di don Brizio Casciola. Sintonie e dissonanze, in Gli umbri e la crisi modernista, atti del Convegno di Perugia, 25-26 novembre 2011, a cura di F. Di PiLLa, Perugia 2012, pp. 121-149 In riferimento al modernismo, sono usciti gliAttidi un convegno che ne esamina la presenza in Umbria. In particolare segnaliamo lintervento di mons. Dante Cesarini, che prende in esame Il tolstoismo di don Brizio Casciola. Non poteva mancare, in merito, il richiamo al viaggio che Semeria comp in Russia insieme a don Minocchi nellagosto del 1903. Nellambito di tale viaggio, i due religiosi incontrarono Tolstoj, suscitando vivaci polemiche in ambito ecclesiastico. Il saggio del Cesarini si sofferma su questaspetto con attenta documentazione.

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Per finire...

Unificazione interiore
Quello dellunificazione interiore un tema che ricorre di frequente nellepistolario della Negri. Lo proponiamo in questa pagina che forse una delle pi suggestive e suggerenti tra le moltissime delle lettere di Paola Antonia. Il disunito deponga la disunione (Assunzione, 1549) limperativo che regola unesperienza accentuatamente comunitaria come quella vissuta dai tre collegi alla loro origine. Chi si estraniato dallunione fraterna e anche dallunione con Dio rimarchevole questabbinamento , poich il suo cuore si diviso a causa dellamor proprio, torni dentro di s, costituendosi [come un colpevole] davanti a Dio e pianga quella sua divisione, e nel sangue di Ges Cristo torni a ricongiungersi con Dio e con i suoi fratelli, sapendo che dove non c unione non c Dio.

Di quelli che corrono nello stadio, uno solo ricever tale premio. Quel che uno e non diviso. Uno non , chi gustando delle consolazioni celesti, vuole anche quelle sensuali. Uno non , chi aspirando alle ricchezze eterne, non lascia lamore e lavarizia delle temporali. Uno non , chi correndo per essere paziente, non vuole esserlo in tutto, ma solo in quanto gli pare di aver torto. Uno non , chi desiderando la futura gloria, si diletta della presente. Uno non , chi dandosi alla carit del prossimo, vorrebbe esercitarsi solamente come e quanto a lui piace. Uno non , chi volendo giovare, si contrista se da altri non trae giovamento. Uno non , chi fa professione di amare in Ges Cristo, se si duole che altri per lo stesso fine vengano amati. Uno non , chi della sua umilt insuperbisce. Uno non , chi ora ama il silenzio, ora si diffonde in superflue parole. Uno non , chi ora si d allorazione, ora alla distrazione. Uno non , chi raffrena la curiosit degli occhi e delle orecchie esteriori, ma lascia scorrere dove vogliono gli interiori. Uno non , chi in parte obbedisce e in parte fa il suo volere. Uno non , chi in parte crede, in parte non crede; in parte ha fede, in parte non ha fede. Uno non , chi si umilia, tenendosi inferiore a qualcuno, ma non a tutti. Uno non , colui la cui mente pensa bene soltanto di quelli che piacciono al suo intelletto e non degli altri. Uno non , chi in parte si accusa, in parte si scusa a torto. Uno non , chi servendo Dio e per lui operando, nondimeno vuole il favore e la buona opinione degli uomini senza riferirli a Dio. Uno non , chi vuole che la sua mente sia unita a Dio, e per a volte labbandona nelle cose impure.

Uno non , chi dice ci che il suo cuore non sente, ma altro ha nellanimo e altro sulla bocca e ci che pensa diverso da quanto esprime in parole. Uno non , chi vuol fare tutto subito, se per viene irritato anche da una minima cosa, non vuol pi fare nulla o solo poco. Uno non , chi disprezzando il mondo, si intrattiene col mondo. Uno non , chi volendo tutto Dio, non d tutto se stesso a Dio. Uno non , chi, volendo essere casto, si prende qualche diletto nella carne. Uno non , chi dandosi alla sobriet, alle volte incorre nella vituperabile saziet. Uno non , chi resiste e non in tutto resiste, chi vince e non in tutto vince, chi ama e non fedelmente ama, e chi ama altro che Dio e per Dio. Uno non , chi vuole patire, ma non patire in tutto quel che Dio vuole che egli patisca. Uno non , chi si umilia, ma non vuol essere da altri umiliato. Uno non , chi non vive in santa unione con tutti e che tutti non ama per Dio, tutti non tollera per Dio. Uno non , chi avendo iniziato a contristare la propria carne e se stesso, teme per Dio di contristare gli altri. Uno non , chi volendo vivere nel timore di Dio, non tiene in tale timore gli altri a lui soggetti. Uno non , chi volendo il cielo, vuole ancora la terra, chi camminando secondo lo Spirito, compiace nondimeno molte volte la carne. Uno non , chi vuol amare Dio, ma non odiare se stesso e le sue cose. Uno non , insomma, chi non si abbassato in Dio, volendo, pensando, parlando e operando solamente ci che a lui piace, e tutto il resto tralascia.

[Da: PAOLA ANTONIA NEGRI, Lettere spirituali (15381551), Introduzione di A. ERBA e A. GENTILI, Roma, EDIVI 2008, pp. 347-350].

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Viene lestate e poi lautunno. In un giaciglio di foglie cadute teneri ciclamini gocciano lucente rugiada. Sereni pensieri come frutti in canestri intrecciati ti dir ancora e ancora dolci parole. Mettile nel cuore. Maria Paraggio

Anno XCII - N. 2 - 2012 Poste italiane S.p.A. - Sped. abb. post. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, Comma 2 - DCB Roma