P. 1
12Mesi - BRESCIA - Aprile 2011

12Mesi - BRESCIA - Aprile 2011

|Views: 389|Likes:
Published by 12mesi

More info:

Published by: 12mesi on Apr 06, 2012
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

04/17/2012

pdf

text

original

N.

4 ANNO

III // april

e 2011

€ 1,00

PENSIERI DI

Franco Gussalli Beretta Gianluca Delbarba Alessandro Fogazzi Federica Quaranta Luigi Savelli
StRaDE E quaRtIERI

Via Corsica Via Dalmazia Castel Mella

HINtERlaND vIaggIo IN PRovINcIa

Carpenedolo Castiglione d/S Montichiari

GIOCARE PER VINCERE?
UNA LEVA PER BRESCIA I PIRATI DELLA RETE

CONCILIAZIONE • PELO E CONTROPELO • CONVIVERE CON GLI ANIMALI • QUI E LÀ • TRUffE ON-LINE

Contessi Communication - illustrazione Simeoni

SCARPE PER BAMBINI, FIRME DA GRANDI
SCARPE E ABBIGLIAMENTO DA 0 A 18 ANNI

SAN ZENO NAVIGLIO BS via Lombardia,2 . tel 030266657
www.children-shoes.it

LA SCELTA È FAVOLOSA ANCHE PER CHI È GRANDE
COLLEZIONI DONNA / UOMO
PARIS

Novità

...
DANIELE ALESSANDRINI

...
numeri dal 16 al 45

APERTURE STRAORDINARIE Domenica 10 e domenica 17 aprile dalle 15.30 alle 19.30 Sabato 23 aprile orario continuato dalle 9.30 alle 19.30
DESENZANO D.G. showroom via Garibaldi, 92 - tel. 0309144828 - aperto tutte le domeniche

...
taglie da 0 a 18 anni

SOLO A:

B R E S C I A

V E R O N A

S I R M I O N E

C R E M A

COLLEZIONE PRIMAVERA/ESTATE 2011. PROFUMO DI NOVITà.

PH.: Marino Colato

7 DODICI MESI // aprile 2011

IN QUESTO NUMerO

Editoriale Una “no tax area“ per le famiglie Prodotto & mercato Franco Gussalli Beretta: Il vero asset aziendale? La formazione continua Luigi Savelli: “Il peggio è passato“ Alessandro Fogazzi: Too Late, un successo partito da New York Gianluca Delbarba: La crisi? Si vince con il gioco di squadra Federica Quaranta: Una chiave di violino che apre la porta dei sogni Strategia d’impresa Una leva per Brescia La siderolatria bresciana è rosa Silicon Valley Bacheca Pompea cresce nell'intimo e nella moda mare Inchiesta: Giocare per vincere?

9 11 13 18 21 24 27 30 32 35 43 46 47 51 55

63 Strade e quartieri: via Corsica e via Dalmazia, tra vecchio e nuovo 69 Hinterland: Castelmella, il paese del grande boom 74 Viaggio in Provincia. Il triangolo della Bassa orientale: Montichiari, Carpenedolo, Castiglione delle Stiviere 89 Tu e il fisco 91 Conciliazione: pensieri sparsi in favore 98 Pelo e contropelo 101 I pirati della rete 105 Verso una cultura globale 107 Gruppo Amerigo Viaggi: Trent’anni di attività 110 Qui & là 113 La pupù di Fido e altri tabù 117 “Sapori del Garda“ 119 Harley Davidson: cambio di tendenza 122 Gentile Farmacista 124 Specchio delle mie brame 127 Videoteca 128 È successo

Mensile di attualità, economia, inchieste, opinioni e cultura da Brescia e dal mondo. Aprile 2011 Anno III - Numero 4 Rivista mensile - € 1,00 Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia tel 030.3758435 - fax 030.3758444 www.dodicimesi.com redazione@dodicimesi.com Direttore Responsabile Roberto Barucco direzione@dodicimesi.com Coordinamento Donatella Carè donatella.care@dodicimesi.com Hanno collaborato Alice Aimo, Eva Alessandri, Giovanni Altuni, Luca Anni, Davide Bacca ,Fiorenzo Bandirali, Roberto Barucco, Luce Bellori, Nicola Bendinelli, Livio Benassi, Esterino Benatti, Elizabeth Bertoli, Silvio Bettini, Paoloemilio Bonzio, Donatella Carè, Alessandra Cascio, Lodovico Cherubini, Alessandro Cheula, Paolo Cittadini, Mario Conserva, Enrico Filippini, Bruno Forza, Rolando Giambelli, Roberto Giulietti, Viola Ladi, Lucrezia Lombardi, Riccardo Maffei, Ferdinando Magnino, Sergio Masini, Enrico Mattinzoli, Cristina Minini, Giorgio Olla, Antonio Panigalli, Irene Panighetti, Luciano Ponzi, Massimo Portolani, Francesco Rastrelli, Federico Rossi, Massimo Rossi, Emanuele Salvi, Salvatore Scandurra, Alessandra Tonizzo, Andrea Tortelli, Silvia Valentini.
Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

DODICI MESI

MESI

Editore Sale’s Solutions Srl Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia Registrazione Tribunale di Brescia n. 52 del 24/11/2008 Impaginazione Sale’s Solutions Srl Fotografie Archivio Sale’s Solutions, Umberto Favretto Agenzia Reporter, Rolando Giambelli Il Fotogramma, Patrick Merighi Brescia in Vetrina, Cristina Minini Stampa Tiber Spa - Brescia Pubblicità Sale’s Solutions Srl Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia tel 030.3758435 - fax 030.3758444 segreteria@salesolutions.it

MESI 12aprile 2011

E
di rOBerTO BarUCCO

DITORIALE

9

LA LIBERTÀ

GUIDA IL POPOLO

L

ibia, Yemen, Siria, Marocco, Bahrein, Giordania e prima ancora Egitto e Tunisia. Scriviamo il 25 di marzo, mentre lʼonda cresce e prende i colori della libertà e della primavera. Cʼè chi guarda al cui prodest, a chi giova, chi rimuove, che tanto siamo quasi al ponte di Pasqua, chi guarda i reality, chi cerca oscuri complotti, infiltrazioni qaediste, sommovimenti integralisti, malcelate voglie di potere. Cʼè lʼanalisi politica, quella sull'evoluzione dei bisogni. Eppure sia nella Libia visitata dalle bombe dei liberatori e bagnata dal sangue della gente massacrata dal rais, sia nellʼEgitto che fu di Mubarak, forse le ragioni trovano altro modo dʼessere. Sono le ragioni comuni ai ragazzi che si fanno ammazzare ogni giorno in Siria, dove lo stato dʼemergenza dura da mezzo secolo, e solo ora sembra finire (sostituito da leggi speciali anti terrorismo, in fondo non molto diverse negli effetti), e Beraa e le sue strade sono chiazzate del sangue di chi dimostra per la libertà mentre i kalashnikov cantano la stessa canzone di Tripoli. Sono le stesse ragioni di chi muore nello Yemen di Ali Abdullah Saleh, da 32 anni al potere e ora in odore di cambiamenti. O nel Bahrein del petrolio, retto dalla secolare dinastia sunnita dei Khalifa, dove ha base la V Flotta americana, quando nella piazza di Manama spunta lʼombra dei carri armati. Le ragioni di chi lotta nel Marocco, liberale certo, ma dove è possibile morire di libertà. Le ragioni che fanno tremare i polsi alla dirigenza saudita, nellʼarabia felix imbottita di petrolio e wahabismo. Ragioni che spingono la dinastia al po-

tere a guardare ai fatti del vicino yemenita come a un fantasma da esorcizzare e chiamare alle elezioni amministrative per il 23 aprile. Elezioni che arrivano, sì, ma stimolate da un lungo dibattito intellettuale e studentesco sul web. Una borghesia colta che si risveglia, avrebbe detto John Maynard Keynes. Un mondo web così libero da essere oscurato. È la costante ricorrente delle oligarchie e delle dittature, dei potentati di comodo che muoiono tra gli applausi comandati, proprio come i più elementari diritti di stampa. Oscurare il pensiero. Perché ora le idee hanno trovato lo spazio per battere le ali nel cielo virtuale di internet. E lì, che piaccia o meno ai potenti e ai loro lacchè, volano alte. È forse anche questo, tra le tante analisi e le tante versioni da consegnare alla storia, il denominatore comune che unisce genti e speranze che si affacciano al Mediterraneo e ai golfi del petrolio. Non ci sono sofismi, distinguo politici, passi felpati diplomatici e gattopardiani o saggezze dellʼOccidente di russelliana memoria che tengano, di fronte al ritratto desolante di società decrepite e al diffondersi di nuovi pensieri. Questo è lʼanelito, quasi illuministico, che guida il popolo, ovunque, manco ci fosse sullo sfondo virtuale un quadro di Delacroix. La libertà di pensiero, la forza delle idee, della parola. Ci sono i sogni dei ragazzi di Praga nel ʼ68, degli studenti di Tien An Men a popolare i sonni dei giovani nordafricani. A stimolare quella forza capace di superare ogni confine, far crollare muri e imposizioni, testimoniata da blogger che non hanno paura e usano il nuovo per scardinare il vecchio, che rivela un volto inquietante e ridicolo, il ghigno contratto della paura. È con questa realtà, questo cambio epocale e questa lezione di libertà che presto dovremo confrontarci tutti. E non importa su quali rive del Mediterraneo.

MESI 12aprile 2011

O
di aNTONiO paNiGalli

PINIONI

11

UNA “NO TAX AREA”
PER LE FAMIGLIE

L’

articolo 53 della Costituzione recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. In molti ne parlano, in pochi probabilmente conoscono la materia e le proposte operative legate al quoziente familiare (o meglio al “fattore famiglia”), che, applicato con i dovuti correttivi, rispetto agli esempi di altri paesi che già lo adottano, potrebbe favorire la perequazione del sistema contributivo, e non solo, a condizione che ritornino e si applichino valori socio/morali contrari alla imperante egoistica furbizia. Per rispondere appieno ai dettami costituzionali, potrebbe essere interessante intervenire introducendo un’area non tassabile, proporzionale alle necessità primarie della persona, necessità che non possono costituire “capacità contributiva” e che quindi non possono/ dovrebbero essere tassate a qualsiasi livello (nazionale, regionale, comunale). La proposta di un “fattore famiglia” (in sostituzione di quello comunemente chiamato “quoziente famigliare”) viene da più voci promossa ed è stata oggetto di approfondimento anche nel corso dell’ultimo forum sulla famiglia. I carichi familiari contribuiscono in modo fondamentale alla determinazione dell’ammontare di reddito non soggetto a tassazione; questo reddito, non assoggettabile a tassazione, si potrebbe chiamare “no tax area”, che dovrebbe

essere proporzionale ai carichi familiari e crescere al loro aumentare. Il principio base del “fattore famiglia” parte dallo stabilire e quantificare il costo di mantenimento e di accrescimento indispensabile di ciascun componente il nucleo familiare, sommando al costo di mantenimento del percettore di reddito i contributi di tutti i familiari a carico e così determinando la “no tax area” (la fascia di reddito ad aliquota “zero”). Superata la “no tax area”, si applicano le aliquote progressive normalmente previste che scattano ai livelli predefiniti, uguali per tutti. La “no tax area” si ottiene quindi moltiplicando il costo di mantenimento del dichiarante per il valore dedotto da una scala di equivalenza modulata sul numero dei componenti e sulle problematiche “reali” (la non autosufficienza, la disabilità, la monogenitorialità, la vedovanza ed eventuali parametri che si possono inserire per meglio quantificare il carico familiare) connesse con il nucleo familiare. In caso di vera incapienza la “no tax area” potrebbe risultare superiore al reddito. La parte eccedente al reddito dovrebbe quindi essere tassata in modo negativo. La tassazione negativa potrebbe divenire un credito di imposta o essere elargita come assegno. La no tax area aumenta all’aumentare del numero dei componenti a carico. Per semplicità nei grafici non sono riportati altri elementi (es. disabilità) che possono incrementare il valore dalla “no tax area”, ma solo il numero dei familiari a carico (coniuge e figli).

Pur essendo il sistema “fattore famiglia” un metodo a detrazione fissa, comunque proporzionale al carico familiare, esso differisce sostanzialmente dall’attuale sistema a detrazioni di imposta in quanto, definendo una “no tax area”, questa area non può essere tassata, neppure a livello locale e regionale. Considerato l’impatto che un nuovo metodo potrebbe introdurre nelle entrate fiscali, è pensabile immaginare di introdurlo con una certa gradualità, partendo da impegni economici sicuramente impegnativi (lo hanno promesso tutte le forze politiche), ma non impossibili, fino ad arrivare, gradualmente, anno dopo anno a regime ed equilbrio. Ci possono essere diversi modi per avviare un sistema fiscale in modo graduale. Il primo consiste nell’applicarlo a partire dalle famiglie più numerose, ad esempio il primo anno con 6 figli, il secondo anno con 5, poi 4, 3, 2, 1. I gradini relativi all’impegno economico risultano proporzionali alla numerosità delle famiglie via via coinvolte. E per evitare gradini troppo alti ci si potrebbe basare sul reddito, in modo particolare partendo dalle famiglie con reddito sotto alla soglia di povertà relativa. Interessante risulta la proposta di istituire dei veri e propri assegni familiari a livello regionale, che andrebbero ad integrare quanto già erogato a livello nazionale dall’Inps. Info e approfondimenti su www.forumfamiglie.org.

MESI 12aprile 2011

R
di SilViO BeTTiNi

UBRICA

13

PRODOTTO & MERCATO
COMMODITIES, AGROALIMENTARE
E ALTRI DETTAGLI
inserita in una scatola di cartone prodotta con polpa di legno pressata e stampata. Solo allora la mia "colazione" lascia l'Irlanda, viaggia per 7.000 chilometri via nave e camion fino al mio negozio di alimentari in California. Il 40% di petrolio finale è quello che serve per il semplice atto di mantenere il cibo fresco e poi prepararlo. Per decenni, gli scienziati hanno calcolato quanti combustibili fossili vanno nel nostro cibo. Secondo i ricercatori dell'University of Michigan's Center for Sustainable Agriculture, vengono impiegate circa sette calorie di petrolio per produrre una sola caloria di cibo. Questo significa che la mia colazione da 400 calorie, ne è costata 2.800 da combustibili fossili. Se, prendendo spunto dalla nostra storiella, ci chiediamo perché nell'ultimo anno il riso è aumentato del 172%, il grano del 113%, l'olio di palma del 92%, la soia del 77% e il mais del 63% (dati Fao, International commodity prices), superando di gran lunga il trend degli ultimi dieci anni, forse possiamo risponderci che ciò dipende dalla volatilità della prezzo del petrolio. Tale legame è ancora più evidente se si confronta l'andamento dei prezzi relativi. L'indice di correlazione tra due prezzi è pari a 1 quando alla variazione di un prezzo corrisponde una pari variazione dell'altro prezzo. E tale indice ha raggiunto un valore di 0,83 per la palma da olio, 0,89 per il riso, 0,92 per il mais e addirittura 0,95 per la soia. Una correlazione che è confermata dal grafico riportato.

Q

uesto mese vorrei sottoporre ai lettori di “12 Mesi” una riflessione sul legame tra quotazione delle commodities (principalmente petrolio) e prezzi al consumo dei beni alimentari. Ritengo questo argomento di attualità sia perché mentre scrivo si consumano i tragici avvenimenti in Libia e Giappone, che fanno temere un nuovo shock petrolifero paragonabile a quelli vissuti negli anni settanta, sia perché contemporaneamente osserviamo un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli che dall'inizio dell'anno ha avuto un andamento perennemente al rialzo, tanto da far affermare a Filippo Ferrua (presidente di Federalimentare) che “l’inflazione alimentare vola al 5% e si trasferirà sui consumatori nel 2011”. Consentitemi allora di divagare citando una storiella californiana dal titolo “Mangiare petrolio”: la mia colazione mi rifornisce di circa 400 calorie e mi sazia. Così, per poco più di un dollaro e mezz'ora di lettura del giornale in cucina ho energia per le successive ore. Ma prima di prendere la prima cucchiaiata di cereali (a cui ho aggiunto burro e latte), osservo questo porridge da una prospettiva differente: nascosti alla vista e alle papille, sto osservando circa quindici litri di petrolio! Se contassi anche i lamponi, il caffè, il burro e il latte avrei un pezzettino di Medio Oriente qui nella mia cucina. Da dove viene questa quantità di petrolio? Il 20% è servito a far crescere i lamponi in fattorie cilene a migliaia di chilometri di distanza, l'avena in Irlanda, il caffè in Guatemala, pensate solo a quanti trattori, fertilizzanti e pesticidi si sono resi necessari. Un altro 40% arriva dalla filiera di distribuzione tra fattorie e negozio di alimentari, in trattamenti, imballaggi e trasporti. Infine, i miei fiocchi finiscono in una busta di plastica (fatta col petrolio), che viene

Perché ciò deve preoccuparci? Perché il rischio consiste nelle stagflazione, ovvero di una situazione in cui si hanno contemporaneamente presenti sia inflazione che decrescita dell’economia. Si tratta di una soluzione anomala e di un fenomeno molto difficile da gestire per governi e banche centrali: il rallentamento economico richiede tassi bassi per incentivare l’economia, ma la lotta all’inflazione richiede al contrario un aumento dei tassi stessi. La Bce ha annunciato una stretta monetaria da attuare entro l’estate, ma una decisione in tal senso rischia di avere conseguenze gravi su una ripresa economica già in rallentamento per via del citato caos in corso in Medio Oriente e adesso anche a causa del disastro che ha investito il Giappone, inoltre potrebbe addirittura risultare inefficace visto che si tratta di inflazione importata, ovvero indipendente da fattori direttamente controllabili dai governi dei Paesi dell'Eurozona. Con in più il rischio di un raffreddamento della crescita economica già debole di per sé. Insomma, come al solito non c’è da stare allegri.
MESI 12aprile 2011

Volkswagen raccomanda

Volkswagen Bank finanzia la tua Volkswagen. Chiedi la t

www.volkswagen.it

Collegati con il tuo telefonino su http://qrmod.mobi e scarica gratuitamente il programma per leggere il codice QR.

Maggiori informazioni su volkswagen.it

tua Carta di Credito Volkswagen.

Abbiamo trovato il modo di fermare il tempo.
Solo le auto più recenti, sottoposte a una revisione maniacale di ogni dettaglio, proposte con finanziamenti personalizzati e garanzia di 12 o 24 mesi. È il nuovo programma Das WeltAuto di Volkswagen che seleziona e garantisce la massima tranquillità a chi sceglie un’auto usata. Ecco come Volkswagen ha trovato il modo di fermare il tempo.

Das WeltAuto.
Usato di qualità. Garantito.

ESTRUSIONE - PRESSOCOLATA - FONDERIA - LAMINAZIONE - FINITURE - LAVORAZIONI MECCANICHE - SALDATURA - RICICLO

metef-foundeq

18-21 Aprile 2012
Centro Fiera del Garda Montichiari Brescia Italy

l’expo nr 1 nel mondo dei metalli

INTERNATIONAL ALUMINIUM EXHIBITION 9th EDITION

INTERNATIONAL FOUNDRY EQUIPMENT EXHIBITION 6th EDITION

Due eventi un grande appuntamento internazionale in costante sviluppo: una occasione unica per incontrarsi e fare business.

Patrocinatori 2010: ADACI - AFM - AIB - AIFM - AIM - AITAL - AMAFOND - ASSOFOND ASSOMET - CEMAFON - CIAL - EAA - ESTAL - FACE FEDERFINITURA - IIS - OEA - QUALITAL - UNCSAAL

CCIAA - Camera di Commercio di Brescia ICE - Istituto Nazionale per il Commercio Estero Province of Brescia - Assessorato alle Attività Produttive - Lavoro - Economia e Formazione Professionale

www.metef.com

Segreteria Organizzativa: Edimet Spa, via Brescia, 117 - 25018 Montichiari (BS) Italy - Tel. +39 030 9981045 - Fax +39 030 9981055 - info@metef.com

18

P

ENSIERI DI

IL VERO ASSET AZIENDALE?

LA FORMAZIONE CONTINUA
di rOBerTO GiUlieTTi

Franco Gussalli Beretta, a. d. della Fabbrica d’armi pietro Beretta, illustra il ruolo dell’aggiornamento costante dei dipendenti e l’importanza della creazione di figure professionali e tecniche altamente specializzate, frutto di un costruttivo rapporto tra impresa e scuola.
sa che creando un ‘bene individuale’ potesse contribuire alla crescita collettiva dell’azienda. Oggi, per fortuna, moltissimi imprenditori hanno capito l’importanza di compiere questo salto culturale e si sono resi conto che non è più possibile non fare formazione”. Anche perché sempre più spesso la realtà all’interno delle aziende spinge gli imprenditori a dover affrontare il tema così come è successo alla Beretta. “Anni fa – spiega l’a.d. – con i nostri collaboratori ci siamo accorti di alcune difficoltà oggettive presenti in azienda dovute alla mancanza di figure professionali e tecniche che avessero competenze specifiche nel settore armiero. Ci siamo guardati attorno e ci siamo accorti che il mercato del lavoro non offriva quello che cercavamo e per questo abbiamo cominciato a pensarci, come impresa, creando qualcosa che fosse più strutturato rispetto all’inserimento di giovani per la tradizionale “gavetta”. L’ultimo progetto per un apprendistato professionalizzante nato all’interno della Beretta è partito a dicembre scorso con l’appoggio del sindacato dopo aver coinvolto le ultime classi di quattro istituti tecnici industriali e professionali bresciani. Le finalità del piano di lavoro sono quelle di “favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di neodiplomati, risolvere il problema legato alla carenza di personale operativo altamente specializzato e contribuire a creare un rapporto sul territorio tra impresa e scuola”. Il progetto ha consentito l’inserimento in

asset più importante in un’azienda è il capitale umano e la sua formazione continua è un tema fondamentale per la crescita di un’impresa. L’aggiornamento costante di tutti i propri dipendenti è inoltre una delle principali leve strategiche sulle quali puntare per uscire dalle crisi”. Così Franco Gussalli Beretta, amministratore delegato della Fabbrica d’armi Pietro Beretta di Gardone Valtrompia, illustra il ruolo che ha la formazione all’interno della propria azienda e aggiunge: “Per troppo tempo si è intesa la formazione come una cosa che ‘distraeva’ tempo e risorse dall’impresa e non come qualcoMESI 12aprile 2011

“L’

Beretta, con un contratto triennale di apprendistato, a quindici neodiplomati. Il percorso formativo li vede impegnati in aula con docenti esterni per un totale di 1.000 ore in due anni mentre il resto del tempo sono occupati “on the job” nei reparti dell’azienda nei quali sono stati inseriti e dove sono assistiti da 4 tutor aziendali. “Alla fine dei tre anni i ragazzi avranno le competenze necessarie per diventare i futuri capi reparto, le colonne portanti dell’azienda”. Ma non è ancora sufficiente. “Come Fabbrica d’armi Pietro Beretta – aggiunge Franco Gussalli Beretta – siamo convinti che il futuro, anche del nostro settore, si giochi sulla capacità delle imprese di fare ricerca avanzata, innovazione, per questo abbiamo sempre creduto in uno strumento come il Csmt (Centro Servizi Multisettoriale e Tecnologico) dove imprese, università ed enti locali si incontrano e si confrontano. Lavorare con i giovani serve per aprire le menti e per chi, come noi, guarda al futuro non è cosa da poco”. Altrettanto certo è che non tutti gli imprenditori hanno alle spalle aziende, e quindi capitali e strutture, in grado di svolgere la formazione in modo autonomo, “ed è per questo che l’Associazione industriale bresciana gioca un ruolo molto importante”, in prima persona con il proprio Centro di formazione professionale ma anche come intermediario e interlocutore del dialogo con il sistema scolastico provinciale. “Come vice presidente dell’Aib del settore education – dice Gussalli Beretta – uno dei nostri principali obiettivi è quello di ridare visibilità e dignità alle scuole professionali e tecniche. Per troppo tempo sono state

“Ci siamo accorti che il mercato del lavoro non offriva quello che cercavamo e per questo abbiamo cominciato a pensarci come impresa”.
poco considerate da famiglie e studenti con il risultato che nelle nostre aziende mancano persone competenti. Oggi con soddisfazione registriamo che i ragazzi stanno invece tornando a fare quel tipo di scuole”. A suo avviso si potrebbero migliorare le norme che regolano l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro? “Tutto è sempre migliorabile. Di certo l’apprendistato professionalizzante è uno strumento che favorisce un approccio corretto tra formazione e lavoro, e come tale andrebbe sviluppato, magari ispirandosi a modelli più avanzati. Penso ad esempio a quello tedesco, che promuove direttamente dalle scuole questa modalità di inserimento nel mondo del lavoro ed offre sgravi di costo alle aziende che assumono giovani con contratti di apprendistato. I risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti. Ritengo che funzionerebbe molto bene anche da noi, perché stimolerebbe i ragazzi ad accedere a professionalità di cui le aziende manifatturiere hanno bisogno”. Il sistema industriale dispone di Fondimpresa, uno strumento che dovrebbe finanziare la formazione secondo le esigenze di ogni singola azienda. Le imprese però lo usano poco, perché?

19

“Troppa burocrazia. In Italia è stato adottato un sistema poco snello a confronto di altri Paesi europei, come la Francia, dove accedere a questi finanziamenti è più semplice. Più in generale, sul tema della formazione credo esista un deficit di comunicazione. Si dovrebbe comunicare di più e meglio il ruolo fondamentale della formazione per il futuro delle nostre aziende. Anche la sottovalutazione delle possibilità offerte da Fondimpresa è una conseguenza della scarsa comunicazione che esiste sull’argomento”. Si parla tanto di fuga dei cervelli, secondo Lei abbiamo qualcosa da imparare dalle esperienze di altri Paesi per evitare questo fenomeno? “Non credo. La nostra esperienza nel mercato Nord americano ci ha insegnato che la cultura americana del lavoro è completamente diversa dalla nostra. In tema di formazione, ad esempio, solo alcune grandi aziende dicono di impegnarsi in tal senso. Nelle medie e piccole realtà non esiste formazione del personale. Lo Stato ti aiuta soprattutto snellendo gli adempimenti burocratici, ma poi verifichi che sono strumenti poco utilizzati. Altra mentalità, altro attaccamento all’azienda”. In conclusione, come sta andando il mercato per la Fabbrica d’armi Pietro Beretta? “Il 2011 è iniziato con difficoltà per il mercato europeo e sostanzialmente rispecchia l’andamento del biennio precedente. Qualche segnale di piccola ripresa si registra invece dal mercato Nord e Sud americano mentre tra i nuovi sbocchi commerciali particolare attenzione è rivolta nei confronti della Russia. Per quanto riguarda il Nord Africa, cominciavano ad esserci alcune opportunità ma oggi ovviamente è tutto bloccato”. Cina, Brasile, India, le grandi economie che hanno risentito poco della crisi internazionale: sono mercati di interesse per il vostro settore? “Poco, sia per le regolamentazioni presenti in quei Paesi in materia di armi sportive sia per la scarsa tradizione che hanno nella caccia e nel tiro a volo. Recentemente però abbiamo firmato un contratto per la fornitura, in due anni, di 35 mila carabine Mx4 alla polizia indiana”.
MESI 12aprile 2011

C A LVA G N A
L u m e z z a n e ( B S ) - Te l . 0 3 0 8 7 1 4 8 5 - w w w . c a l v a g n a g i o i e l l i . i t

P

ENSIERI DI

21

“IL PEGGIO È PASSATO”
il presidente della Savelli Spa illustra la strategia dell’azienda per uscire dalla crisi: un piano industriale vero che si basa su ordini reali, un migliore controllo dei costi e il passaggio a una gestione più manageriale dell’impresa.
l peggio sembra essere alle spalle ma la crisi ha lasciato segni pesanti e Luigi Savelli, presidente della Savelli SpA, ha le idee chiare su come rimboccarsi le maniche correggendo, dove occorre, gli errori del passato. A supporto dell’ottimismo dell’azienda ci sono i numeri che, a fine 2010, dicono di un bilancio a pareggio con un fatturato di 24 milioni di euro ed una marginalità lorda del 10%. Pochi rispetto ai 40 milioni del 2008, ma in crescita se paragonati ai 17 del 2009 e a metà strada dei 45 milioni previsti per il 2011. Le ragioni della crisi, esterne all’azienda, sono note: “Ai primi segnali della crisi – ricorda Luigi Savelli – i nostri clienti che sono sostanzialmente le fon-

LUIGI SAVELLI
derie alle quali forniamo macchine a valle dalla colata per il settore dell’auto motive e ferroviario, hanno sospeso gli investimenti e il mercato si è bloccato”. Proprio nell’anno di grandi investimenti sulle energie rinnovabili si è fatta più pesante la crisi anche finanziaria e i costi sono lievitati fino a far registrare, nel 2009, perdite per 6,5 milioni di euro. A quel punto sono scattati gli allarmi del sistema bancario. “Dalle banche – aggiunge Savelli – abbiamo ricevuto un grande appoggio perché abbiamo messo sul tavolo della trattativa per la ristrutturazione del debito un piano industriale vero che si basa su ordini reali, su una riorganizzazione interna che ha nel controllo dei costi e nel passaggio ad una gestione più manageriale e meno familiare, i suoi punti di forza”. Ma Savelli ha ben chiaro che questi passaggi, anche se indispensabili, non saranno sufficienti ad uscire definitivamente dalla crisi e per questo punta, ancora, sui vantaggi competitivi che l’azienda ha dimostrato di avere nel corso di questi anni: “Quello che ci ha caratterizzato in tanti anni di attività – spiega – è la capacità di creare ‘un vestito su misura’ per i nostri clienti. Grazie alla professionalità e all’esperienza dei nostri tecnici, siamo in grado di personalizzare i nostri impianti secondo le esigenze dei clienti. Se a questo aggiungiamo che i nostri prezzi sono nella media, visto che abbiamo partecipato e vinto gare d’asta con ribassi anche del 20-30% e che abbiamo un’assistenza post vendita di primissimo livello, sono chiari i motivi del mio ottimismo”.

I

di rOBerTO GiUlieTTi

MESI 12aprile 2011

s

22

“Gli istituti di credito hanno giocato un ruolo fondamentale per superare la fase di crisi, ma sono stati poco presenti per supportare la ripresa”.
Ma, nonostante l’ottimismo, anche questo potrebbe non essere sufficiente. Ed ecco allora che nelle strategie future dell’azienda di via Cacciamali, sono previsti avvicendamenti generazionali e nuove alleanze. Ma andiamo con ordine. Attualmente all’interno dell’azienda sono presenti tre fratelli (Luigi, Severino e Giuseppe) e sei figli che, come precisa il presidente, “dovranno assumersi maggiori responsabilità con incarichi basati sulla meritocrazia”. Un segnale, anche questo, su come si vuole impostare il futuro dell’azienda. Il secondo capitolo prevede invece lo sviluppo di nuove alleanze industriali e finanziarie. “Per prima cosa vorrei ricordare che i nostri fornitori non ci hanno mai mollato e hanno continuato a credere in noi – sottolinea Savelli – segno evidente della loro fiducia nelle nostre capacità di recupero. Oggi vogliamo contraccambiare coinvolgendoli sempre di più e la prima alleanza è, infatti, con loro che, grazie alla grande professionalità che sono in grado di sviluppare, contribuiranno alla costruzione di parte dei nostri impianti. Manterremo all’interno dell’azienda, potenziandola, la parte progettuale, tecnica e di assistenza, ma non escludo alleanze, ad esempio, lungo la filiera della manifattura pesante con importanti realtà industriali presenti in Cina”. Per quanto riguarda invece la parte finanziaria si sta prendendo in considerazione l’ingresso, nel capitale sociale, di fondi di private equity. Se gli istituti di credito, infatti, hanno giocato un ruolo fondamentale per superare la fase di crisi, poco sono stati presenti per supportare la ripresa: “Oltre l’80% della nostra produzione è destinata ai mercati stranieri e diventa fondamentale saper interloquire con quei Paesi. Andare all’estero da soli non è facile. Con i pochi
MESI 12aprile 2011

P

ENSIERI DI

aiuti da parte dello Stato e delle banche è ancora più difficile”. Meglio delocalizzare allora? “Nell’impiantistica non ha senso delocalizzare. Il costo della manodopera non è un elemento che influisce in modo determinante sui costi degli impianti. Ci sono state aziende che hanno intrapreso questo percorso ma chi lo ha fatto è tornato indietro anche grazie ai contributi dello Stato come è successo ad esempio per aziende francesi o tedesche”. Quanto al futuro, il presidente della Savelli vede positivo: “Il percorso che abbiamo intrapreso è quello giusto e i primi risultati già cominciano a vedersi. Se a questo si aggiunge una tiepida ripresa dei mercati asiatici, Cina e Corea in testa, della Russia (7/8 milioni di commesse) o come quello, del tutto inaspettato, del Nord America dove abbiamo ricevuto una commessa da 28 milioni di euro dalla John Deere (storico produttore di trattori), l’ottimismo non manca”. L’intenzione è quella di inter-

“Quello che ci ha caratterizzato in tanti anni di attività è la capacità di creare ‘un vestito su misura’ per i nostri clienti”.

venire ancora su alcuni settori all’interno dell’azienda: “Margini di miglioramento ne esistono come quello che riguarda il settore della grande carpenteria che oggi, con 6 milioni, rappresenta circa il 25% del nostro fatturato. Il nostro obiettivo è quello di raddoppiarlo, portandolo a 12 milioni nell’arco di due anni anche perché abbiamo verificato che l’area ha una marginalità più bassa ma ha il vantaggio di essere più costante nel tempo”. Si può dire che l’azienda sia uscita definitivamente dalla crisi? “Di certo abbiamo intrapreso una strada positiva e, grazie alla grande professionalità degli oltre 100 dipendenti, dei tecnici e dei professionisti come lo studio Zulli-Tabanelli per la parte finanziaria, lo studio Livolsi per quella industriale e lo studio Gitti-Pavesi per la parte legale, sono molto fiducioso. A tutti loro ci siamo affidati non solo per superare la crisi ma anche per accompagnarci in questa fase di ripresa e sono convinto che sia la scelta migliore”.

Noleggio a Lungo Termine Noleggio a Breve Termine Noleggio a Lungo Termine Veicoli Usati
TRAIAN PRO REG. TREBUCHET

Brescia - Via della Volta, 183 - Tel. 030 3533354

MERCURY

Tailor Made Communication

24

P

ENSIERI DI

TOO LATE

UN SUCCESSO PARTITO DA NEW YORK
alessandro Fogazzi, 30 anni, titolare della giovane azienda di Gussago, racconta la storia di un business nato da un’idea vincente: vendere orologi stravaganti, a prezzi low cost.
di aleSSaNdra CaSCiO

ncora una volta è da Brescia che parte l’idea vincente legata al mercato della moda low cost. Alessandro Fogazzi, giovane imprenditore trentenne, lungimirante, importando direttamente dagli States cinque colorati orologi in silicone dal design accattivante, si inventa in quattro e quattr’otto un business che in soli tre anni fa un fatturato da capogiro e che, con il marchio Too Late, fa diventare il suo mood uno stile di vita seguito da molti ed imitato da tanti sino a spingere le note case produttrici di orologi Swatch e Breil a rimettere sul mercato collezioni in voga negli anni ottanta e non più prodotte da tempo. Ma nel frattempo Alessandro e il suo staff stanno andando avanti. Guardano al futuro diversificando la produzione e sdoganando il marchio Too Late dall’icona “orologio” per cimentarsi in altre
MESI 12aprile 2011

A

produzioni che a breve saranno immesse sul mercato. Un anticipo? Ve lo svela 12 Mesi: la “fixed bike” e il Too Late Cafè in Piazzale Arnaldo. Alessandro, non pensa di aver avuto un colpo di genio con il suo business? “L’idea di business non è nata immediatamente, ma a seguito di una vacanza fatta nel 2007 a New York. Ero al Moma, il tempio dell’arte moderna, ed ho notato su alcuni scaffali degli orologi molto stravaganti. In quel momento non avevo assolutamente in testa di mettermi a fare il commerciante di orologi, ma l’istinto mi diceva di acquistarne qualcuno. Così ho fatto e, quando sono tornato, ho visto che piacevano parecchio. Tutti mi chiedevano: Ma da dove viene? Fai vedere. Cos’è? Da lì tutto è partito quasi per gioco, ho acquistato 1.000-2.000 orologi per vedere se funzionavano e capire quale poteva essere l’interesse della gente. La giusta intuizione è stata quella di iniziare subito, anche se per gioco, ma con l’occhio puntato al futuro”.

Che cosa le ha fatto capire che questa sarebbe stata l’idea che l’avrebbe fatta svoltare? “Non l’ho vista come idea che mi avrebbe fatto svoltare, perché io sono una persona curiosa che da sempre nota le cose belle e quelle strane. Quindi, per me questa cosa era abbastanza normale”. Si sente una persona che fa tendenza? “No, assolutamente. Sono semplicemente un bravo osservatore. Fare tendenza è lavoro d’altri. Chi lancia le tendenze è un eccentrico e io non mi ritengo tale”. Non può negare però che con questa sua idea ha lanciato un oggetto di moda. “Vero, però la cosa aveva già in sé tutto il potenziale. La storia era carina, il prodotto anche e per di più poteva essere venduto a prezzi competitivi”. Come ha diffuso il prodotto? “Inizialmente ho usato il passaparola nei negozi attraverso informazioni al punto vendita e materiale da esposizione degno

25

di marchi noti per far sì che l’osservatore lo ritenesse un oggetto serio e importante. Una grossa mano me l’ha data un’azienda artigianale bresciana di bigiotteria, Le Griffe, che commercia sia con negozi di nicchia, sia con quelli che ricercano molto e sposano i nuovi prodotti”. Dove sono prodotti gli orologi? “Ho acquisito il brevetto di un designer newyorkese, ma la produzione dell’orologio era vincolata alla licenza. Il produttore è orientale e non mi vergogno a dire che produco buona parte di ciò che vendo in Cina, Giappone e in altri paesi emergenti. Il Made in Italy non è la nostra prerogativa, noi ci affidiamo a chi sul mercato è più bravo e competitivo. Qui però ideiamo, progettiamo, comunichiamo e vendiamo, il resto lo facciamo fare a chi lo sa fare”. Per lei Too Late è? “Una creatura che sento molto sulla mia pelle, credo che possa definirsi un marchio che vorrei rappresentasse uno stile di vita o una precisa fascia di persone un po’ eccentriche e ricercatrici, che allo stesso tempo si divertono e che sono o si sentono giovani”. Tre aggettivi con cui descriverebbe i punti di forza del brand Too Late? “Popolare, nell’accezione di pop, quindi, che piace o può piacere a tutti con un pizzico di ricercatezza; spregiudicato, nel senso che spesso facciamo scelte paradossali rispetto a quello che siamo o facciamo. Il terzo… lo lascerei dire a chi sta sposando il nostro stile”. Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato nella realizzazione del suo progetto? “La reticenza iniziale dei commercianti e la poca fedeltà di alcuni punti di vendita nel momento successivo alla prima fase, così come la concorrenza fatta con meno ricerca e meno amore. La cosa più difficile comunque, è stata quella di far

in modo che Too Late, oggi, non rappresentasse più solo “l’orologio”, ma anche le cinture, i portafogli, i costumi, i capi d’abbigliamento e, tra non molto, anche le biciclette”. Quanta concorrenza c’è in questo settore? “Oggi il mercato si è ripulito da tutte quelle realtà che avevano fatto le cose alla carlona, mentre sono rimaste le multinazionali contro le quali è veramente faticoso competere”.

“Sono semplicemente un bravo osservatore. Fare tendenza è lavoro d’altri. Chi lancia le tendenze è un eccentrico e io non mi ritengo tale”.
Come sono andati questi anni in termini di fatturato? “Molto bene perché nell’arco di tre anni l’azienda ha sviluppato un fatturato di dieci milioni di euro con la vendita di orologi a 18 euro l’uno”. Si aspettava questo risultato? “Assolutamente no! Anche perché un fatturato di questa entità avrebbe spaventato chiunque inizialmente. Diciamo che l’ho saputo gestire, o meglio… questo lo potrò dire tra sei anni”. Qual è il posizionamento all’estero della sua azienda? “Siamo presenti praticamente in tutto il mondo, tranne in Russia e in Africa dove stiamo individuando alcuni punti di vendita. I rapporti con l’estero li gestiamo da qui e la cosa più difficile è far capire il posizionamento dei prezzi, perché ini-

zialmente abbiamo deciso di non guadagnare quanto gli altri operatori per poter far uscire un prodotto con un prezzo accessibile. Questa strategia ci ha dato ragione in Italia, quindi, abbiamo deciso di adottarla anche all’estero”. Quali sono i progetti per il futuro? “Ora che siamo noti a livello di operatori di settore, l’obiettivo è trovare dei partner per licenziare il marchio, e allo stesso tempo vorremmo consolidare il livello distributivo e il settore estero in termini di risultato. La mia idea è quella di creare un’azienda che duri nel tempo, portandola a un livello imprenditoriale che non rientri nella logica di mi faccio un orologio e ne vendo un po’”. Moda low-cost, trend in ascesa? Come crede si svilupperà il mercato in questo settore? “Domanda complicata, nel senso che sicuramente è in ascesa per via della crisi, ma parallelamente dovrebbe essere gestita in modo tale che sia l’utente ad indirizzare il mercato, ricercando il prodotto”. Cos’è il 2L8-Lab? Funziona? Avete realizzato e prodotto qualche idea inserita in questo progetto? “2L8 sta per Too Late nello slang inglese. L’idea nasce circa un anno fa. È un laboratorio virtuale nel quale chi vuole interagire con noi può farlo liberamente. Nasce per fidelizzare gli utenti Too Late da un lato, e per avere nuovi spunti e idee dall’altro. Ad esempio Tony Ranidro è stato il primo artista che tramite il Lab ha creato cinque opere d’arte riprodotte sugli orologi, anche Andy dei Bluvertigo ha collaborato con noi. Oggi stiamo vagliando parecchie idee, ma di geniali sinceramente non ce ne sono”. Quali sono le difficoltà che secondo lei un giovane al giorno d’oggi incontra per realizzare un’idea come la sua? “Diciamo che i problemi riguardano il capitale con cui partire (anche se non lo vedo come un ostacolo insormontabile) e la paura di non riuscire legata al pessimismo e alla negatività. Io sono partito investendo 15.000-20.000 euro e, visti i risultati, non mi pare tantissimo”. Concludendo, che consiglio si sente di dare a chi, come lei, volesse cimentarsi in una nuova idea imprenditoriale? “La formula magica non ce l’ho. Però devo dire che il far bene a priori è il nostro mood e credo che possa essere seguito da chiunque”.
MESI 12aprile 2011

P

ENSIERI DI

27

IL GIOCO DI SQUADRA
a colloquio con il presidente di Cogeme Gianluca delbarba, che – con un libro – ha scelto di raccontare l’economia bresciana attraverso una chiave di lettura originale: quella del rocambolesco incontro mondiale, finito 4 a 3, tra italia e Germania.

LA CRISI? SI VINCE SOLO CON

L

di aNdrea TOrTelli

a crisi è nel morale e nei muscoli. È il 111’ a Città del Messico. E Gianni Rivera butta la palla in rete regalando all’Italia di Valcareggi l’agognata finale mondiale. Ma questo goal, quarant’anni dopo, l’economia bresciana non l’ha ancora messo a segno. A sostenerlo, nero su bianco, è il presidente di Cogeme Gianluca Delbarba, che da poco ha consegnato alle stampe un pamphlet – “4 a 3 (la speranza ai tempi supplementari)” – in cui racconta la Leonessa attraverso la chiave di lettura del rocambolesco match del 17 giugno 1970. Con un’idea chiara di fondo: “Per sconfiggere la crisi

Brescia deve fare squadra, puntando innazitutto su territorio e ambiente”. Territorio e ambiente... Crede davvero che bastino? “Il primo passo da compiere è quello di non adagiarsi sulla retorica della crisi, trasformando le difficoltà dell’oggi in un’occasione per ripensare il sistema, rivedere le priorità e gettare le basi di un’economia più forte. In questo quadro credo che investire su responsabilità sociale e sfida ecologica, oltre che su innovazione e formazione, possa essere la strada giusta”. In un passaggio del libro lei sottolinea che in Cogeme avete “difeso come valori irrinunciabili la sicurezza e la dignità lavorativa”. Traduco

con un esempio: non avete call center a Bombay ma sportelli sul territorio. Quanto pesano certe scelte in termini di competitività? “Noi siamo sul mercato. Ma i nostri azionisti sono i Comuni e fin quando questi vorranno – come oggi – attribuire valore a fattori come la qualità dei servizi, la presenza sul territorio e la tutela del lavoro, certi costi saranno sopportabili. Certo è, però, che a penalizzarci, oggi, c’è anche la concorrenza sleale di una finta cooperazione sociale, presente purtroppo anche a Brescia, che dietro il paravento della solidarietà punta solo ad arricchire qualcuno”. C’è un’ulteriore elemento critico per voi. Dovete conciliare l’esi-

MESI 12aprile 2011

s

28

P

ENSIERI DI

genza di tenere basse le tariffe con quella di garantire dividendi ai Comuni soci... “Gli enti locali vivono un momento di forte difficoltà economica. Ma è evidente che non è possibile rispondere in maniera adeguata a entrambe le istanze. Tanto più alla luce del fatto che a ciò va aggiunta l’esigenza di fare investimenti”. E tra le due ipotesi lei quale preferisce? “La scelta compete agli azionisti. A me, personalmente, piacerebbe riversare i frutti del nostro lavoro direttamente nelle tasche dei cittadini. Ma mi rendo conto che questo ragionamento ha un limite, visto che come società operiamo anche al di fuori del territorio dei nostri comuni soci. Certo è, comunque, che le tariffe vanno tenute a un livello congruo”. E in Italia sono spesso altissime... “Spesso sì, se ci confrontiamo con l’Europa. Ma sull’acqua, ad esempio, c’è il problema opposto. E comunque va sottolineato che i nostri margini sono ridotti all’osso su tutto. Solo la gestione degli impianti ha mantenuto una redditività significativa”. È il prezzo della concorrenza. Ma oggi sembra avanzare un fronte, anche legislativo, che spinge le utility verso la privatizzazione. Che ne pensa? “La concorrenza è positiva, perché spinge gli operatori ad abbassare le tariffe e a migliorare il servizio. Ma un
Gianluca delbarba, 34 anni, è originario di Cazzago San Martino. Ha due lauree: una in Scienze politiche alla Statale di Milano, l'altra in Economia aziendale alla Bocconi. Revisore contabile, è presidente di Cogeme da cinque anni. È stato inoltre responsabile ambiente di Confservizi Lombardia ed è attualmente membro degli organismi dirigenti nazionali di Assoelettrica e Federambiente. Ha inoltre promosso negli anni numerose iniziative culturali e politiche (Pd). Appassionato di letteratura, ha pubblicato a dicembre il suo primo libro: "4-3, la speranza ai tempi supplementari" (edizione i Minuti).
MESI 12aprile 2011

“acqua: abbiamo la quintultima tariffa più bassa d'italia e ci apprestiamo a fare investimenti, tra pozzi e depuratori, per circa 100 milioni in tre anni”.
altro conto è imporci la privatizzazione, mettendo sullo stesso piano chi opera bene e genera utili con realtà costose e inefficienti. Sull’acqua, ad esempio, non capisco perché il legislatore debba imporci l’apertura ai privati: abbiamo la quintultima tariffa più bassa d’Italia, non abbiamo mai avuto problemi di qualità e ci apprestiamo a fare investimenti, tra pozzi e depuratori, per circa 100 milioni in tre anni”. La concorrenza può funzionare anche per sanità e istruzione? “Sì, se attraverso la comparazione si mette in moto un meccanismo virtuoso. Altrimenti si generano mostri. Io, ad esempio, collaboro con la cattedra di Revisione aziendale della Statale e trovo assurdo che gli studenti, per sostenere questo esame, non debbano prima aver passato quello sul bilancio. Un paradosso dovuto al fatto che, nel nome di un concetto distorto di concorrenza, si assegnano le risorse a chi laurea prima gli studenti, obbligando di fatto le facoltà a cancellare le propedeuticità – che spesso rallentano i percorsi di studio – per ricevere i fondi”. Torniamo a voi. La piccola Cogeme può sopravvivere davvero alla liberalizzazione dei mercati? Il modello federativo di Lgh è sufficiente? “Linea Group ci ha consentito di fare economie di scala ed efficientamento, ma anche – a differenza di altri – di mantenere la centralità dei nostri territori. Oggi siamo un player importante: la seconda utility lombarda, la sesta in Italia e

la prima tra quelle non quotate. Certo è, però, che la complessità di alcuni mercati, come energia e gas, renderà indispensabile a noi come a tutti pensare ad ulteriori operazioni di allargamento. Ragionando, per quanto ci riguarda, non in termini di acquisizioni o fusioni, ma di aggregazioni e sinergie operative”. Con A2A i rapporti oggi quali sono? “Al momento non abbiamo collaborazioni significative, ma anche nelle istituzioni mi sembra crescente la richiesta a entrambi i soggetti di avviare collaborazioni nell’interesse del territorio. Penso innanzitutto al tema dell’acqua, su cui è già in corso un confronto per arrivare in tempi brevi alla nascita di un grande soggetto provinciale che gestisca l’intero ciclo. Ma sarebbe interessante valutare sinergie anche sugli impianti”. Il vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi vi ha indicato come modello e ha definito fondamentale definire un percorso che possa portare anche all’integrazione tra le società. Che ne pensa? “Per noi qualsiasi processo deve rispondere prioritariamente a logiche di natura industriale e territoriale. Di certo si tratta di una suggestione interessante ed è allettante immaginare un progetto che possa riportare Brescia ad occupare un ruolo più centrale nell’economia nazionale”. Cadute le banche, sareste l’ultimo baluardo... Ma in questo match un ruolo determinante dovrebbe averlo la politica, che lei nel libro invoca spesso. E che pare assente. “Qualcuno potrebbe pensare che dall’assenza della politica un manager pubblico tragga giovamento, visto che gode di maggiore libertà. Ma non è così. Il problema è proprio che le nostre aziende, oggi, non sempre trovano nella politica una sponda per sostenere le scelte che tutelano il lavoro, l’ambiente e creano valore per la collettività”. Il cronometro corre. E il goal del 4 a 3 rischia di non arrivare mai... “Possiamo farlo. Ma è sbagliato puntare sul guizzo di qualche fuoriclasse. Dobbiamo recuperare lo spirito di squadra, convincendo politica, imprese, sindacati e università a fare sistema. Solo così possiamo battere la crisi”.

Salone internazionale delle tecnologie per il recupero e il riciclo dei metalli ferrosi e non ferrosi

Salone internazionale delle tecnologie per il recupero e il riciclo dei materiali industriali, la qualità dell’ambiente, l’efficienza energetica

dà vita a nasce la fiera delle tecnologie per il riciclo industriale

Due eventi un grande appuntamento
4a edizione

19 - 21 Maggio 2011
Centro Fiera del Garda - Montichiari - Brescia

Edimet Spa Via Brescia, 117 - Montichiari, Brescia Tel. 030 9981045 - commerciale@edimet.com

www.metalriciclo.com - www.recomatexpo.com

30

P

ENSIERI DI

UNA CHIAVE DI VIOLINO

CHE APRE LA PORTA DEI SOGNI

intervista a Federica Quaranta, violinista bresciana reduce dall’esperienza al Festival di Sanremo.

È

di BrUNO FOrZa

negli ancestrali ricordi d’infanzia che, a volte, troviamo tracce di noi stessi. Ciò avviene quando affiorano nella nostra mente fotografie antiche tinte di ingenuità e fantasia. Esse rivelano pezzi di un futuro che riconosciamo all’istante come il nostro presente. Federica si trovava a casa dei nonni quando posò lo sguardo su quel piccolo “violinino”. La curiosità la spinse a prenderlo tra le mani e a suonarlo regalando un sorriso ai famigliari che la osservavano. Lo zio sbottò: “Se questo non è un segno…”. Lo spartito di quella bambina si aprì quel giorno e lo scorso febbraio si è arricchito della sua sinfonia più bella, iniziata quando la trentenne violinista bresciana ha messo piede al teatro Ariston, dove

ha fatto parte dell’orchestra del Festival insieme all’amica Katia Toselli, compagna di scuola, di musica e di vita. Come è iniziato il suo cammino nel mondo della musica? “Ho iniziato a 5 anni quasi per gioco seguendo lezioni private, poi sono entrata in conservatorio in prima media. Sono stati 10 anni molto impegnativi tra teoria, pratica ed esami. Bisogna studiare ogni giorno”. Cosa ricompensa questa mole di lavoro? “La risposta è nella musica stessa, che diventa un valore aggiunto nella tua vita. Con essa puoi esprimere qualcosa che a parole non riusciresti a dire, poi è un mondo di evasione ed un rifugio per sconfiggere lo stress”. Nel 2003 è arrivato il diploma. Alla fine del percorso di studi come si è mossa? “Già al settimo anno suonavo in un’orchestra. Il diploma non mi ha cambiato

la vita, ma per fare certe cose è indispensabile. Al termine degli studi ho provato a fare solo la violinista per un paio d’anni e mi sono resa conto che in Italia è quasi impossibile, quindi mi sono laureata in psicologia e adesso sto prendendo la seconda laurea. Fino a gennaio ho lavorato in un negozio di articoli sportivi, poi ho dovuto lasciare in vista di Sanremo”. Quanti musicisti devono rinunciare al loro sogno? “Chi può vivere esclusivamente di musica una volta uscito dal conservatorio è il 2-3%. È un problema italiano. Faccio un esempio: io suono nell’unico quartetto in Italia che fa musica new age (Emotional Quartet, ndr.) eppure è difficilissimo emergere perché il mercato propone una musica standard, nella maggior parte dei casi la canzoncina o il gruppo pop di turno. La musica di nicchia non ha spazio, per non parlare di

MESI 12aprile 2011

31

KATIA TOSELLI, L’ALTRA FACCIA DI BRESCIA A SANREMO
Qual è stato il sacrificio più grande che ha fatto per arrivare a questo traguardo? “Diventare una musicista ha richiesto da sempre sacrifici e rinunce. La cosa più difficile è stata organizzare 5 settimane lontana dai vari posti di lavoro, e soprattutto convivere col distacco da mio marito”. Cosa non scorderà mai di questa esperienza? “Il poter vivere di musica ogni giorno senza altri pensieri”. Cosa significa approdare all’ariston al fianco di un’amica? “È stato rassicurante. Condividere con una persona che conosci da tanto tempo sensazioni ed emozioni, poi, è qualcosa di speciale”. Qual è il suo prossimo sogno nel cassetto? “Ce ne sono molti. Spero un giorno di suonare nei grandi templi della musica classica”.

Katia Toselli con Gianni Morandi durante le prove a Sanremo. Che consiglio darebbe a un giovane “apprendista violinista”? “Studia tanto e non sprecare energie in più cose. Visualizza il prima possibile il tuo traguardo e studia musica solo se la senti dentro”.

quella classica. La qualità lascia il posto al ritorno economico”. La politica in questo senso come si muove? “È ferma. I pochi fondi a disposizione per l’organizzazione di eventi vengono investiti su chi dà garanzie in termini di pubblico e non si punta sui giovani”. Segue i reality show musicali? “Seguo X Factor. Lo apprezzo proprio perché si sperimentano nuove vie. I cantanti lanciati da questo programma, poi, sono di assoluto valore”. Quanto contano conoscenze e raccomandazioni in questo campo? “Sono importanti, ma nel senso positivo del termine. Le definirei più relazioni e contatti che ti permettono di lavorare”. Esistono i chiacchierati “do ut des” per le donne? “Come in tutti i settori credo che certi meccanismi dipendano da come si pone una persona. Sicuramente anche nella musica ci sono donne che “si offrono” in un certo modo pur di arrivare e c’è chi è pronto ad aprire certe porte in cambio di qualcosa”. Famiglia e lavoro in questo campo sono conciliabili? “Assolutamente no. Secondo me è impossibile dedicarsi nel modo migliore

a entrambe le cose. Attualmente la mia priorità è la musica e sono felice così”. Come ha saputo che avrebbe suonato a Sanremo? “L’ufficialità è arrivata tramite sms il 22 dicembre intorno alle 16. Io e Katia l’abbiamo letto contemporaneamente. I nostri sguardi valevano più di mille parole”. Nel suo film di Sanremo c’è un fotogramma che non dimenticherà mai? “I 5 minuti antecedenti la diretta della prima serata. Eravamo coperti da un telo bianco. C’era un silenzio surreale. Il livello di tensione era inimmaginabile. Ricordo Antonella Clerici agitatissima seduta sulla scalinata davanti a noi che ci incitava. Sono stati 5 minuti di terrore in cui io e Katia ci siamo tenute per mano. E dire che fino a pochi secondi prima eravamo tranquillissime”. Qual è stato l’aspetto più ostico di questa esperienza? “Durante le dirette dovevamo essere impeccabili. Ci avevano detto che un orchestrale in un’edizione precedente aveva sbadigliato ed era finito su tutti i giornali con titoloni del tipo: “Anche gli orchestrali si annoiano a Sanremo”. I fotografi sono pronti a stanarti in qualsiasi momento di “debolezza” e fare le belle statuine in quella lunga diretta dopo

giorni di duro lavoro non è semplice”. Qual è stato, secondo lei, il momento più bello di questa edizione? “Innanzitutto la sigla della prima serata. Abbiamo suonato una musica meravigliosa composta da Marco Sabiu facendo da sottofondo a una coreografia straordinaria. Poi la commozione per l’intervento di Benigni. Infine, l’esibizione della serata finale del maestro Sabiu al pianoforte in un’atmosfera magica”. Roberto Vecchioni: vittoria meritata? “Assolutamente sì. Già nelle prove di Roma l’orchestra aveva le idee chiare. La bellezza della canzone si capiva semplicemente leggendo gli spartiti. Lo stesso vale per Albano. Nella sua canzone c’erano parti sinfoniche stupende. L’orchestra dà molto peso a questi aspetti”. Quest’anno anche il vostro giudizio è stato preso in considerazione. “Credo sia giusto un mix tra orchestra, giornalisti e televoto. A tal proposito mi ha colpito Emma Marrone, arrivata a Sanremo tramite Amici, dove il televoto ha un peso assoluto. Ha dichiarato che per lei il giudizio positivo dell’orchestra era la prima cosa. Ho avuto modo di conoscerla: ottima cantante e grande donna”. Quale altro artista l’ha impressionata? “Anna Oxa ha grandi doti umane e canore. Mi ha stupita per la sua sensibilità. Una ragazza dell’orchestra le aveva fatto sapere che ‘Ti sento’ era stata una canzone importante per lei e suo marito, così durante le prove è scesa dal palco e gliel’ha cantata tutta nell’orecchio”. L’artista più “personaggio”? “Patty Pravo. Ha un rito tutto suo: sale sempre sul palco con la gomma da masticare e prima di cantare la appiccica al microfono”. Il sogno targato Sanremo ha spiccato il volo. Ora cosa resta nel cassetto? “Da ragazzina guardavo la tv e dicevo: un giorno sarò lì. Spero che ci possa essere il bis, ma intanto sogno l’ascesa dell’Emotional Quartet. C’è un progetto importante con 4 anni di lavoro alle spalle che può dare grandi frutti. Poi spero un giorno di accompagnare qualche cantante in tournée”. Ad esempio? “Magari i La Crus”.
MESI 12aprile 2011

32

R

UBRICA

STRATEGIA DI IMPRESA
di MariO CONSerVa

I RISCHI DELLA FINANZIARIZZAZIONE

IL CASO DELLE BORSE METALLI

S

i parla di “finanziarizzazione” di una borsa merci quando il volume d’affari, piuttosto che provenire dagli operatori tradizionali, secondo i meccanismi di entrata e uscita dal mercato in funzione del trend di prezzo atteso, è dominato da un flusso di liquidità portato da investimenti a lungo termine di istituzioni finanziarie, come fondi pensione, hedge found, merchant bank, oltre che da privati. In questo caso, il peso di questi attori del mercato sovrasta, fin quasi a renderlo ininfluente, quello proveniente dal mercato reale, cioè dalle industrie utilizzatrici delle merci, generando quindi le condizioni per effetti distorsivi, come livelli di prezzo poco correlati al reale meccanismo di domanda e offerta delle merci. La questione riveste una grande importanza per il sistema manifatturiero italiano, conviene quindi cercare di fare chiarezza sul quadro di insieme, partendo dall’istituzione cardine, cioè il London Metal Exchange, o LME, la principale borsa merci di riferimento per le commodities, istituito a Londra nel 1877. L’organismo fu creato per dare regole e trasparenza al commercio internazionale dei metalli non ferrosi, in particolare rame e stagno, che servivano ad alimentare l’industria britannica, ma divenne ben presto il punto di riferimento mondiale per facilitare gli scambi tra le industrie produttrici e quelle consumatrici. Le funzioni fondamentali di servizio al mercato dei metalli non ferrosi richieste al LME erano sostanzialmente le seguenti: fornire le quotazioni, cioè i prezzi di riferimento globalmente accettati (pricing); offrire agli operatori gli strumenti di copertura dal rischio di variazioni future

dei prezzi, cioè le coperture a termine (hedging); assicurare una stanza di compensazione attraverso i magazzini autorizzati presso i quali cedere o prelevare quantitativi di merci per regolare gli sbilanciamenti momentanei fra produzione e consumo (delivery). Sin dalla sua istituzione, il LME ha effettivamente condotto con buona efficacia queste tre funzioni, però nel corso degli ultimi venti anni l’attività finanziaria derivata dal mercato fisico dei metalli ha assunto un peso via via crescente, e il fenomeno, che abbiamo chiamato finanziarizzazione, preoccupa non poco gli operatori industriali, interessati alla materia prima come tale e non come prodotto finanziario. Se, infatti, è scontata la presenza degli investitori finanziari che, in funzione dell’andamento del mercato, garantiscono una certa liquidità, comprando quando non c’è sufficiente domanda e vendendo quando l’offerta scarseggia, è però opportuno che questa presenza non prenda il controllo della borsa e non assuma un ruolo determinante e distorsivo al punto, ad esempio, di creare livelli di domanda e/o di offerta “artificiali”. È chiaro che non si tratta di rischi di poco conto, e,
Index (2-Jan-09 = 100)

infatti, recentemente si è registrata la vivace reazione dell’associazione italiana delle Industrie italiane dei metalli non ferrosi, l’Assomet, che ha denunciato le difficoltà degli imprenditori del settore, in quanto l’offerta e la domanda di metallo vengono stimolate o depresse da livelli di prezzo che fanno riferimento all’andamento di prodotti finanziari, alterando così la propensione alla produzione e al consumo, con pesanti ripercussioni in termini di investimenti, occupazione, politica industriale. Assomet ha anche indicato la strada per interventi correttivi mirati a: • limitare ai soli operatori finanziari l’effetto leva, richiedendo il versamento immediato dell’intero valore del metallo acquistato o venduto a termine, anziché il pagamento dei soli margini; • ritornare all’indipendenza delle imprese che gestiscono i magazzini autorizzati LME; • dare maggiore trasparenza alle posizioni dominanti in termini di volumi d’affari dei principali operatori e di controllo degli stock ufficiali. Tutto questo semplicemente per innescare un ritorno al normale.

350 300 250 200 150 100

Nickel
50

Zinc
Mar-10 Jan-10

Copper

Aluminium
Jul-10 Sep-10 Jan-11 Nov-10

Mar-09

May-09

May-10

Jan-09

Jul-09

Sep-09

Nov-09

MESI 12aprile 2011

Noleggio a Lungo Termine Noleggio a Breve Termine Noleggio a Lungo Termine Veicoli Usati
TRAIAN PRO REG. TREBUCHET

Brescia - Via della Volta, 183 - Tel. 030 3533354

MERCURY

Tailor Made Communication

w w w. pom pe a . c o m

P

ROgETTI

35

UNA LEVA
PER BRESCIA
Cerchiare il quadrato per quadrare il cerchio. Brescia, regina dei prodotti maturi e madrina dei processi moderni, è da sempre una terra di piccoli grandi solisti. Ma, a differenza del passato, mancano i direttori d’orchestra. alle soglie degli anni 2000 Brescia deve rimuovere e risolvere, pena una lenta irreversibile deriva, la dicotomia "gigante economico - nano politico". Come? Con un salto di qualità adeguato alla dilatazione del mercato e alla globalità dei problemi.
quello dell’età boniana (Bruno Boni) a metà del secolo scorso con la piccola impresa diffusa. Affinché tale “terzo salto” non sia un salto nel buio occorre un disegno. Un progetto per un convegno, per preparare un convegno per un progetto. Un programma mosso da 4 fattori (interessi, idee, ideali, valori) cui corrispondono 4 vettori (economia, politica, cultura, etica) alimentati da 4 motori (profitto, consenso, merito, servizio) pilotati da 4 sensori (imprese, partiti, professioni, istituzioni). Un percorso ai cui 4 numeratori (mercato, Stato, società, persona) sottostanno 4 denominatori (pulsione, ragione, passione, mozione) cui corrispondono 4 conduttori (pancia, testa, cuore, spirito). Tutto in 4 contenitori: liberismo economico, riformismo politico, progressismo culturale, solidarismo sociale. La prassi degli interessi, per essere positiva oltre che produttiva, deve coniugarsi all’etica dei valori, ma questa per essere propulsiva deve avere la forza attrattiva di un’epica degli ideali. La dialettica del conflitto di interessi (la prassi del mercato: l’economia), per essere progressiva deve saldarsi alla dialogica del consenso sui valori (l’etica nello Stato, non dello Sta-

di aleSSaNdrO CheUla

U

n terzo salto, dopo quello dell’età zanardelliana all’inizio del ʼ900 con la grande industria e dopo

MESI 12aprile 2011

s

36

P

ROgETTI

so per un salto in avanti. Programma e progetto come due poli di un possibile piano; percorso e processo come due momenti di un fattibile progresso, due aspetti di un probabile sviluppo. Un’ipotesi di lavoro, una proposta di metodo da riempire e implementare con specifici contributi e specialistici contenuti di merito. Non solo un’idea nuova ma una “idea-leva”, vale a dire un’idea- guida che può diventare un’idea- forza. Una leva per il futuro di Brescia. 4 pUNTi CardiNali 4 pieTre aNGOlari Liberismo economico, riformismo politico, progressismo culturale, solidarismo sociale. Attenzione: nessuna velleità dirigistica, nessuna volontà interventistica, nessuna virtualità illuministica. Dunque nessun dispotismo illuminato da “tous pour le peuple, rien par le peuple”, tutto per il popolo, niente dal popolo. Guai a chi, come la pianificazione dei Gosplan di staliniana memoria, pensava a disporre la felicità privata tramite l’autorità pubblica. Quello che segue non è un “piano” ma semplicemente un progetto ideale, benché non astratto, quale premessa e condizione di un programma reale (il primo dei quattro succitati punti cardinali è, infatti, il liberismo economico, inteso come altra faccia del liberalismo politico, al quale conseguono “naturaliter” il riformismo politico, il progressismo culturale e il solidarismo sociale). Non per “programmare” ma per preparare il futuro; non per precostituire ma per prevedere il domani.

Adriano Paroli, sindaco di Brescia.

to: la politica) attraverso la dinamica del concorso degli ideali (l’epica nella società: la cultura). Un progetto per Brescia deve avere, pragmaticamente ma pure ambiziosamente, il profilo etico di un alto intravvisto insieme al respiro epico di un grande obiettivo, in vista dei quali comporre i tasselli di un percorso pratico collettivo e condiviso nella cui prospettiva focalizzare i temi reali di un discorso corale e “coassiale”. Noi tentiamo di farlo, senza pretese didattiche né presunzioni cattedratiche, senza velleità pedagogiche o illusioni carismatiche, ma semplicemente nella speranza di “quadrare il cerchio”, o meglio di “cerchiare il quadrato”. Se il primo è impossibile, il secondo è bello e possibile. E dunque probabile. iNTereSSi e ValOri Interessi e valori sono due facce della stessa medaglia: la persona. Per tale ragione, come insegna il crollo del Muro di Berlino (metafora estrema della rovina del socialismo) se falliscono gli interessi periscono anche i valori. Poiché se gli interessi senza valori sono miopi, i valori senza interessi
MESI 12aprile 2011

sono presbiti. Ma per coniugare interessi e valori, vale a dire l’economia e l’etica, occorre passare attraverso le idee e gli ideali, vale a dire la politica e la cultura. Più chiaramente: dagli interessi del mercato (l’economia) ai valori della persona (l’etica) attraverso le idee della politica (lo Stato) e gli ideali della cultura (la società). Programma - progetto - percorso processo = progresso Un programma per un progetto, un progetto per un percorso, un percorso per un processo, un processo per un progresso. L’economia al primo posto, la politica al secondo, la cultura come valore, l’etica come sensore. Vale a dire il mercato (l’economia) come motore, lo stato (la politica) come vettore, la società (la cultura) come tutore, la persona (l’etica) sul palco d’onore. Programma - progetto - percorso – processo. Ovvero le quattro fasi di un progresso. Un programma ideale per un progetto corale per un percorso ottimale per un processo globale. Il tutto per un progresso reale. Progetto per guardare avanti, percorso per andare avanti, processo come passo in avanti, progres-

“Occorre un colpo d’ala, un atto di coraggio, qualcosa che incarni pienamente l’identità di Brescia e le sue necessità”.

37

Quello prossimo, che per essere tale cioè possibile necessita non solo di un programma corale ma un progetto globale. All’interno del quale focalizzare un’idea che sia una leva. Non solo un’idea-guida ma un’idea-forza intorno alla quale coagulare le responsabilità migliori e le opportunità maggiori. Una “modernità sostenibile”. Ecco perché occorre un colpo d’ala, una nuova intuizione, un diverso intravvisto, un’alta missione. Come dire un atto di coraggio per un alto messaggio. Qualcosa che incarni pienamente l’identità di Brescia e le sue necessità. Vale a dire la maturità della sua storia e la modernità della sua cronaca. In una parola, la continuità e la complessità della sua società civile. Per ciò occorre una “provocazione” salutare lanciando il sasso nello stagno. E soprattutto per pensare a come si possa incarnare il binomio compatibile e la sintesi sostenibile tra “programma” e “progetto”, tra “progresso” e “percorso”. Ossia tra la tradizione, intesa come continuità storica, e l’innovazione, intesa come modernità “loica” e maturità “stoica” della società bresciana. UN prOGeTTO per UN CONVeGNO Quattro gli addendi (fattori o coefficienti) che concorrono a formare un progetto. Non solo la sequenza “interessi-idee-ideali-valori”, ma anche, specularmente, la filiera “economiapolitica-cultura-etica”. Più chiaramente: gli interessi dell’economia (il liberismo economico cioè il mercato); le idee della politica (il riformismo politico ossia lo Stato); gli ideali della cultura (il progressismo culturale ovvero la società); i valori dell’etica (il solidarismo sociale cioè la persona). Come dire, rispettivamente, il profitto delle imprese (il mercato, ossia la pulsione degli interessi dell’economia); il consenso dei partiti (lo Stato, ossia la ragione delle idee della politica); il merito delle professioni (la società, ovvero la passione degli ideali della cultura); il servizio delle istituzioni (la persona, ovvero la mozione dei valori dell’etica). Non si tratta di un

I TASSELLI DEL PROGETTO
LIBERISMO ECONOMICO RIFORMISMO POLITICO PROGRESSISMO CuLTuRALE SOLIDARISMO SOCIALE

pulsione Mercato pancia interessi economia profitto Imprese

ragione Stato testa idee politica consenso Partiti

passione Società cuore ideali cultura merito Professioni

mozione Persona spirito valori etica servizio Istituzioni

discorso astratto. Certo l’approccio, dal momento che si parte da grandi astrazioni, per ora non può che essere “informale”. Cioè non strettamente di merito ma di metodo. Non è questo il momento per anticipare i contenuti di un programma operativo. Ma è questo il momento per pensare alle coordinate di un progetto onnilaterale nel senso più ampio del termine. Ossia, giova ripeterlo, economico, politico, culturale e morale. Il momento per guardare avanti con un atto di coraggio non velleitario né temerario ma realizzabile in quanto adeguato alle concrete condizioni della realtà bresciana. Una realtà che, al punto cui è giunta e per lo spessore socioeconomico che vanta – la complessità delle sue relazioni ossia la densità delle sue connessioni e l’intensità delle sue proiezioni esterne, basti pensare a A2A e a Ubi Banca o alle due Università – può dirsi alle soglie di una nuova svolta. Tutto sta trovare la leva in grado di sollevare le potenzialità nascoste e capace di toccare i tasti giusti. Ma nessuno può negare che Brescia necessiti oggi di un salto di qualità all’altezza dei problemi indotti dalla sua complessità e dalla nuova globalità del mercato. Un salto di qualità paragonabile a quelli di cui è stata capace all’inizio del secolo scorso (l’età toviniana-zanardelliana della prima industrializzazione della grande impresa) e a metà del secolo scorso

(l’età “boniana”, intesa come Bruno Boni, della seconda industrializzazione della piccola impresa diffusa). TraSVerSali NON diaGONali Per concepire un progetto all’altezza della complessità locale, e successivamente un programma che ne possa incarnare l’anima e rappresentarne compiutamente l’essenza, basterebbe attingere alla storia moderna della “civiltà” bresciana e alla varietà della sua tradizione amministrativa. Un costume che affonda le radici nella ricostruzione di Boni e nella modernizzazione di Capra, coloro che hanno rappresentato nel senso più completo e concreto la prima autentica “rottura” con il passato. Quello di cui abbiamo più volte scritto su queste pagine. Se Boni è stato la ricostruzione industriosa, Trebeschi ha rappresentato l’innovazione coscenziosa e Corsini la transizione laboriosa. Adriano Paroli rappresenta la rottura con tutti i precedenti sessant’anni di governo, sia il trentennio di Boni sia quello successivo della sinistra cattolica e laica. Esperienze che andrebbero valorizzate a supporto di un nuovo progetto, e più ancora di un nuovo programma capace di rappresentare e realizzare le aspettative con il consenso maggioritario della società bresciana. Un’idea ai

MESI 12aprile 2011

s

expo
materiali tecnologie subfornitura
PER L’INDUSTRIA DEI TR ASPOR TI

20-22 ottobre 2011 Fiera di Brescia www.teknomotive.com

E’ un evento organizzato da

In partnership con

Segreteria organizzativa: Edimet Spa, via Brescia, 117 - 25018 - Montichiari (Brescia) - Tel. 030 9981045 - Fax 030 9981055 - commerciale@edimet.com - www.teknomotive.com

P

ROgETTI

39

Giovanni Bazoli.

primi passi, un’ipotesi allo stato nascente. Ma non è velleitaria né utopistica, non è volontaristica né onirica. Non un “sogno” da realizzare ma una seria opportunità da perseguire. Anche perché, come dice Benigni, il modo migliore per realizzare i sogni è svegliarsi dal sonno. E se il sonno è letargico, a maggior ragione è ne-

cessario svegliarsi e vegliare affinché i sogni si realizzino. Se non proprio qui e subito, quantomeno in un futuro prossimo. Un futuro bello e possibile. E pure probabile. GlOBaliTÀ e SOlidarieTÀ La prima è una condizione economica, la seconda una mozione dello spirito.

La globalità attiene all’economia, la solidarietà all’etica. Come metterle in relazione biunivoca, concretamente convincente? Attraverso la politica e la cultura. È attraverso tali due vettori che economia ed etica possono entrare in connessione. Come scrivevamo nel numero scorso di “12 Mesi” c’è qualcosa di più vasto e più alto della globalizzazione. Qualcosa che va oltre gli interessi dell’economia (il mercato), le idee della politica (lo Stato), gli ideali della cultura (la società): è la solidarietà, ovvero i valori dell’etica (la persona). Senza solidarietà siamo costretti a dare risposte individuali, quindi perdenti, a problemi generali. Perché restare prigionieri del nostro “particulare”, al cospetto della generalità delle risposte richieste dalla globalità delle domande, significa essere perdenti. Ecco perché per un progetto all’altezza dei problemi e delle aspettative occorre coalizzare quattro addendi: l’economia, la politica, la cultura, l’etica. Intesi rispettivamente – ripetiamo a costo di essere stucchevoli – come gli interessi dell’economia, le idee della politica, gli ideali della cultura, i valori dell’etica. Quattro coefficienti che sul piano programmatico – scrivevamo nel citato numero della nostra testata

s

Per concepire un progetto all’altezza della complessità locale, basterebbe attingere alla storia moderna della civiltà bresciana”.

Renzo Capra.
MESI 12aprile 2011

• • • • •

traslochi trasporti fine art logistica depositi

Dal 1919 la migliore soluzione per le vostre esigenze di trasloco, movimentazione e logistica in ambito industriale, artistico e residenziale.

Via Villanuova, 33 - Roncadelle (Bs) - Tel. 030.2584111 - Fax 030.2584116

www.cortesi.net - info@cortesi.net

P
– si traducono in liberismo economico, riformismo politico, progressismo culturale, solidarismo sociale. Più chiaramente, Brescia, per elaborare un progetto a livello delle attese di una nuova crescita, deve riuscire a mettere insieme il profitto delle imprese (gli interessi dell’economia ossia il mercato), il consenso dei partiti (le idee della politica cioè lo Stato), il merito delle professioni (gli ideali della cultura ossia la società), il servizio delle istituzioni (i valori dell’etica ovvero la persona). UN CONVeGNO per UN prOGeTTO Non bisogna dimenticare che le forze produttive sono sempre oggettivamente progressive e propulsive. Sono attori del processo e quindi agenti di progresso anche senza saperlo o senza volerlo, cioè anche se soggettivamente non se ne rendono conto (non che ne siano del tutto inconsapevoli, ovviamente, ma nel senso che non è questa la finalità primaria del loro operare). Per ciò qualsiasi progetto degno di questo nome deve saper coniugare i primordiali “animal spirits”, cioè la prassi o dialettica degli interessi conflittuali del mercato (la pulsione - la pancia), con una corale “best practice”, ossia l’epica o dinamica degli ideali concorsuali della società (la passione - il cuore), e un ottimale “politically correct”, ovvero l’etica o dialogica dei valori consensuali nello Stato (la ragione la testa). Attenzione: diciamo valori “nello” Stato, non “dello” Stato, a evitare qualunque fraintendimento o

ROgETTI

41

Graziano Tarantini.

”Attraverso la politica e la cultura economia ed etica possono entrare in connessione”.

identificazione con lo Stato etico (hegelo-marxiano) declinato nella vulgata peninsulare come Stato gentiliano. Domanda: ci sono a Brescia le forze propulsive (sia le borghesie “coscienti e pensanti”, cioè consapevoli delle proprie responsabilità e del proprio ruolo, sia quelle “vincenti e rampanti” cioè soggettivamente meno coinvolte ma oggettivamente protagoniste) che intendono intraprendere tale possibile percorso per dare vita a tale fattibile progetto, realistico ancorché ambizioso ma non temerario in quanto non volontaristico né velleitario? Se ci sono, perché non danno il proprio contributo a tale disegno con un convegno opportunamente articolato secondo la sequenza tematica sopra descritta? Un incontro nel quale mettere a punto e porre a confronto gli interessi dell’economia (il profitto delle imprese, ossia le associazioni imprenditoriali comprese banche

e finanza); le idee della politica (il consenso dei partiti, ovvero i politici); gli ideali della cultura (il merito delle professioni , ossia il mondo del lavoro, del terziario, della ricerca e dell’ università); i valori dell’etica (il servizio delle istituzioni, delle onlus, del volontariato)? Il tutto in un quadro agli angoli del quale stanno quattro punti cardinali, quattro pietre angolari vale a dire il liberismo economico, il riformismo politico, il progressismo culturale e il solidarismo sociale? Perché dette forze progressive non partecipano all’organizzazione di un convegno, alla stesura dei relativi contenuti, alla focalizzazione dei rispettivi temi e alla formulazione delle varie proposte per giungere ad una sintesi programmatica degna della complessità bresciana e levatrice di una nuova fecondità? Una nuova modernità, produttiva in senso lato cioè propulsiva e progressiva?

Nella prossima puntata sarà nostra cura pubblicare la proposta programmatica del convegno con l’articolazione dei diversi temi e la formulazione dei singoli argomenti. Un appuntamento al quale inviteremo a contribuire e chiameremo a partecipare coloro che hanno a cuore il futuro di Brescia. Ovvero la brescianità migliore, quella “cosciente e pensante” del “politically correct” della società e dello Stato, insieme a quella “vincente e rampante“ degli “animal spirits” dell’economia e del mercato.
MESI 12aprile 2011

30 a Mostra Internazionale Armi Sportive, Security e Outdoor

NOVITA’: AREA CANADA VIAGGI VENATORI NELLA TERRA DEGLI ORSI!

9-12 APRILE

1980 2011

Dal 1980 diamo spazio alle vostre passioni
INFORMAZIONI GENERALI
DATE E ORARI
sabato 9 aprile 9.00 / 19.00 domenica 10 aprile 9.00 / 19.00 lunedì 11 aprile 9.00 / 18.00 martedì 12 aprile 9.00 / 16.00

PREVENDITA ON LINE

acquista all’indirizzo web il biglietto d’ingresso

www.exa.it
In collaborazione con:

SPECIALE GRUPPI - ingresso ridotto SEDE
Brixia Expo - Fiera di Brescia SPA

prezzo scontato 13.00 a persona, valido per gruppi a partire da 10 persone

infoline 030 3463483/485 - info@exa.it
Organizzatore:

E

CONOMIA

43

LA SIDEROLATRIA BRESCIANA
Nell’industria bresciana, in particolare nella sidermetallurgia, sta nascendo un nuovo “matriarcato”? Nuove “risidure”, nome dialettale per definire le “reggitrici”, l’equivalente del “risidur”, il reggitore ossia il fattore, alter ego del padrone nonché figura centrale dell’azienda agricola? ebbene, anche nei comparti bresciani tipicamente maschili s’avanza una nuova figura, la “risidura”: attiva, volitiva, preparata, determinata.
di aleSSaNdrO CheUla

È ROSA
variegato arcipelago dei metalli made in Brescia. Un appeal derivante non solo dal magnetismo atavico e ancestrale del fuoco, ma anche dal fascino attuale delle donne. Non le vergini (le vestali) custodi del fuoco sacro dell’antica Roma, ma le imprenditrici della terza generazione che si stanno affacciando al vertice delle imprese familiari e alla ribalta del mercato. Intendiamo le figlie, le consorti e le collaboratrici dei titolari delle acciaierie della provincia più acciaiosa e ferrigna d’Italia, quella che ha fatto del ferro e

ue eventi bresciani, anzi tre, di rilievo nazionale confermano la dimensione e l’importanza assunte dalla manifattura bresciana, spesso ignota (snobbata?) alle cronache metropolitane ma sovente densa di utili insegnamenti sui trend in atto nell’economia globale. Con una peculiarità: settori produttivi “rudi e duri” come i metalli – l’acciaio in particolare, fino a ieri monopolio degli uomini – si stanno progressivamente “femminilizzando”, senza perdere la loro “durezza” ma guadagnando in “duttilità”. NON SOlO eMMa Il primo evento di cui scriviamo è la quarta rassegna di “Made in Steel”, la rassegna internazionale dell’acciaio e delle sue tendenze mercantili e tecnologiche tenutasi a Brescia dal 23 al 25 marzo scorsi; il secondo è la “delocalizzazione” in Bosnia Erzegovina della Confindustria di Roma grazie a un manager bresciano, Salvatore D’Erasmo, ex direttore generale della Associazione Industriale Bresciana e oggi consulente di Emma Marcegaglia; il terzo è uno stimolante convegno sul nucleare organizzato a Brescia dall’Ordine degli ingegneri presieduto da Marco Belardi: un appuntamento tenuto alla presenza di esperti ed esponenti politici nazionali, tra cui Stefano Saglia sottosegretario allo Sviluppo

D

economico e Monica Frassoni presidente dei Verdi europei, la cui valenza è andata oltre l’ambito provinciale avendo investito un problema di prioritario rilievo nazionale. Una questione “dirimente” la cui attualità ha assunto contorni più allarmati dopo lo tsunami giapponese e la fusione di uno dei reattori della centrale atomica di Fukushyma, e la cui drammaticità ha innescato un salutare rilancio del dibattito tra nuclearisti e antinuclearisti a livello nazionale. Dibattito per la verità mai sopito né spento, ma oggi più che mai in ripresa data la grave incognita che pesa sul deficit energetico del nostro Paese e della nostra provincia. Essendo Brescia, come noto, la terra più “energivora” della Penisola in ragione delle sue imprese siderurgiche e metallurgiche, al cui crescente fabbisogno non bastano neppur lontanamente le energie rinnovabili (eolico, solare, geotermico, biomasse) non essendo sufficienti nemmeno le rinnovabili tradizionali come l’idroelettrico. dal “riSidUr” alla “riSidUra” La siderolatria bresciana, quella nostrana “idolatria del ferro” che da sempre caratterizza il dna manifatturiero della “gens” bresciana dall’età romana ai giorni nostri, ha un fan in più. Meglio, l’acciaio bresciano ha un appeal in più. Intendiamo non solo la siderurgia ferrosa ma anche la metallurgia non ferrosa ovvero la sidermetallurgia, vale a dire il

s

Alessandra Franchini.
MESI 12aprile 2011

44

E

CONOMIA

Roberta Niboli.

suoi derivati un must della propria condizione esistenziale e un cult della propria vocazione industriale. Un ambiente esclusivamente maschile e un settore tipicamente maschilista – ad eccezione di Angela Busi di Lonato e della mitica reggitrice della Fenotti di Nave – alla cui

guida stanno approdando le figlie dei titolari, spesso anche nipoti dei fondatori (per ciò parliamo di terze generazioni). Donne che parlano di forno elettrico e di rottame padroneggiandone la complessa materia con la puntualità lessicale di un tecnico consumato, la competenza specifica di un ingegnere collaudato e la conoscenza mercantile di un manager dedicato. In una parola, con la stessa esperienza dei migliori colleghi maschi. Donne spesso laureate non solo in economia o ingegneria gestionale ma in ingegneria tout court. Non facciamo nomi ma cognomi, anche se ci scusiamo se ne dimenticheremo qualcuno. Sono ormai numerose le dinastie industriali bresciane – dell’acciaio, della meccanica, dell’ottone, dell’alluminio, persino della forgia e della fonderia – che contano donne tra le loro future reggitrici. Giovani straordinarie laureate in discipline tecniche con master a Zurigo, a Monaco o a Londra (è il caso delle cinque figlie dei fratelli Bruno e Mario Bertoli della Metra). Donne che si segnalano per intelligenza e determinazione, come Alessandra Franchini dell’omonima forgia di Mairano o come Margherita Stabiumi dell’Alfa Acciai di San Polo. Donne eccezionali per fedeltà e affidabilità, come Paola Artioli, perno della Aso di Ospitaletto, azienda fondata dall’indimenticato Aldo Artioli, e guida della sua recente ultima crescita con il passaggio alla forgia. Donne impegnate e dedicate come Roberta Niboli dalla Fondital di Vestone. da BreSCia ai BalCaNi CON d’eraSMO Un conto è delocalizzarsi all’estero, cioè aprire nuove fabbriche per lucrare su salari minori, un altro è internazionalizzarsi, cioè aprire nuovi mercati per puntare su risorse migliori. La Confindustria italiana con “Confindustria in Bosnia” ha puntato, grazie anche a Salvatore D’Erasmo, sulla seconda alternativa. Operazione non facile ma auspicabile e realizzabile, visto che la Confindustria bosniaca sarà non solo ambasciatrice delle azienda italiane ma anche anticipatrice della più estesa “Confindustria Balcani”, strategia ad ampio raggio della

maggiore organizzazione imprenditoriale italiana. Il fatto che per avviare tale ambizioso progetto sia stato scelto un manager confindustriale che ha svolto a Brescia quasi tutta la propria carriera conferma la credibilità e l’affidabilità acquisite sul campo dalle migliori professionalità bresciane. Perché Confindustria apre una sede in Bosnia? È lo stesso manager responsabile dell’operazione, Salvatore D’Erasmo, a spiegarlo. Perché l’investimento italiano in Bosnia presenta aspetti di rilevante interesse quali la vicinanza dei Balcani, la forte presenza

Margherita Stabiumi.

Paola Artinoli.
MESI 12aprile 2011

di fonti energetiche rinnovabili, la qualificazione marcatamente manifatturiera della manodopera, il costo del lavoro contenuto e le politiche di sostegno all’innovazione, all’esportazione e alla delocalizzazione di aziende estere. La prima domiciliazione professionale di “Confindustria in Bosnia” sarà nella sede bosniaca della Metalleghe, il gruppo bresciano leader europeo nelle leghe guidato da Guido Dusi con la consorte Maria Teresa Fedrigolli e la figlia Silvia (a conferma ulteriore che la siderurgia bresciana è donna), già delocalizzato in Francia e Bulgaria.

46

T

ECNOLOgIE

SILICON VALLEY
NETWORKING, VENTURE CAPITAL, GIOVANI TALENTI
di FederiCO GhidiNi

Fondamentale è essere capaci di innovare e riuscire a portare vantaggi per tutti
ella Silicon Valley si parla una sola lingua, il Networking, termine dal significato ormai più che condiviso ma che sorprende per il carattere così radicato nelle abitudini di chi vive e opera in quest’area. Qui non è strano adottare questo linguaggio imprenditoriale, anzi è considerato bizzarro non farlo! Frequentando alcuni italiani trapiantati nella Bay Area da molti anni, traspare la reale soddisfazione di aver potuto creare un nuovo business o di aver potuto mettere la propria professionalità al servizio di questo grande paese e del suo tessuto imprenditoriale. In tutte le aziende più importanti della Silicon Valley, da Cisco ad HP, passando da colossi come mvware, Google e DreamWorks, si rimane colpiti dai veri e propri talenti italiani oramai trapiantati da anni e abituati a pensare in inglese e tradurre in italiano. Come Stefano Maffulli, “The Italian Guy”, che da Milano ha deciso di seguire il suo istinto abbandonando il capoluogo lombardo e approdando a Twitter, per arrivare ad un ceo come Guerrino De Luca, che in un bar di San Francisco mi racconta la formula tutta italiana della trasformazione del “mouse” in un oggetto di design in grado di vendere milioni di pezzi – un ingegnere italiano con un percorso iniziato nella grande scuola della Olivetti degli anni ’70, capace di farlo arrivare fino in Logitech, passando dal colosso di Cupertino Apple. Ad un interessante incontro di networking dello Sviec (associazione di imprenditori e manager italiani della Silicon Valley), un ingegnere friulano manager di HP spiega che “è la cultura di

N

base che impariamo nelle nostre scuole in Italia che qui fa la differenza. L’italiano ha qualcosa di diverso e in più della media statunitense e questo è molto apprezzato”. Anche questa è Italia, quella buona. Ma qual è dunque il tratto in grado di unire la celebre Silicon Valley e le nostre valli bresciane? Sicuramente il concentrato di imprese! Le aziende di tutto il mondo che puntano sull’alta qualità mettono un piede nella Silicon Valley per percepire subito e con prontezza ogni minimo cambiamento nel fondamentale ambito dell’innovazione tecnologica. Tra queste la bresciana Wave Group è particolarmente attiva nella grande sfida del “business scouting”: vera e grande opportunità di mercato, oggi più che mai, in un momento paragonabile alla crescita enorme del 1997, in cui il mercato tecnologico è in grande fermento. Cosa possiamo imparare? Tanto! La persona al centro, il contatto esasperato sempre acceso, sfruttato e messo come punto di partenza. Meritocrazia: la raccomandazione di chi è davvero bravo è sana e funziona. Non importa essere una grande impresa. Fondamentale è essere capaci di innovare e riuscire a portare vantaggi per tutti. I Venture Capital sono pronti a svolgere appieno il proprio ruolo e ad affermarsi come parte attiva della società statunitense: un ingente lavoro da fare, cercando, scoprendo e supportando in continuazione idee e start up da lanciare. L’università di Stanford durante la Entrepreneurial Week divulga il verbo agli imprenditori con convegni e seminari (vere e proprie lezioni universitarie) attraverso Ventur Capitalist e “guru” dell'imprenditoria tecnologica come Guy Kawasaki,

ex manager Apple, Tim Draper e professori esperti di business management “snello” come Steve Blank. Qui possiamo anche imparare a condividere tramite metodologie di coworking in grado di far relazionare giovani e finanziatori, permettendo così l’emersione di grandi talenti: Sountrkr, Thumbtack, Publisoftweb, Hyperfair e la bresciana Zabibu, tutte realtà di giovani startupper italiani che giorno e notte scrivono “codice” nella Bay Area. È quindi strategico scoprire ambienti come il Pier 38 a San Francisco, luogo dedicato allo sviluppo di nuove imprese, che partono da un’idea e da una scrivania affittata a 400 dollari al mese, oppure incubatori tecnologici come M31, che fungono da business developer e veicolano le start up italiane verso i Venture e verso un efficace posizionamento sul mercato. Semplicissime soluzioni capaci di supportare il nostro tessuto culturale imprenditoriale e di mettere al centro l'impresa e i giovani.

Federico Ghidini.

12

MESI aprile 2011

B
Riva conquista tre medaglie e “testa” i nuovi materiali di Mico
Alessandro Riva, 33enne torinese, del Mico Beta Tester Team/010 ha vinto due medaglie d’argento e una di bronzo nella categoria A1 dei Mondiali Master disputatisi dal 26 al 29 febbraio in Andorra. Nella sua impresa ha testato nuovi materiali di abbigliamento tecnico sportivo per contribuire allo sviluppo dei futuri prodotti Mico. Riva si aggiunge ai molti atleti del team di tester di Mico Sport spa (fornitrice Fisi fino al 2014), che hanno ottenuto risultati importanti in questi ultimi anni: Carmela Vergura si è laureata campionessa italiana di Winter Triathlon nel mese di gennaio, Andrea Bergamasco vince da due anni il RedBull Downhill, Franz Canale è rientrato da poco da una spedizione alpinistica militare in Patagonia. Oltre 2.000 test nel 2010 hanno permesso a Mico di realizzare una nuova tecnologia, OdorZero, adesso in forza alla nazionale italiana di sci alpino, di cui Mico è sponsor fino al 2014. I particolari sul sito www.micobetatester.it.

ACHECA

47

Maniva SpA lancia Bagolino sul web
La società bresciana di imbottigliamento di acque oligominerali ha lanciato il progetto Maniva 2.0, un sito web interattivo (www.maniva.it), realizzato con il contributo di Maniva Ski e il patrocinio del Comune di Bagolino, che mette il Monte Maniva e la sua comunità in contatto con i social media Facebook, Twitter, You Tube, Vimeo, Flickr. Un impegno comunicativo, che sottolinea lo stretto legame culturale, oltre che geografico e imprenditoriale, tra l’azienda e il monte Maniva, ricco non solo di sorgenti d’acqua, ma anche di storia, tradizioni, attività e prodotti (tra i quali primeggia il celebre bagòss). A 13 anni dalla sua nascita, oggi Maniva SpA è un gruppo cui fanno capo i marchi Maniva, Balda, Vaia, imbottigliati a Bagolino, e il marchio Verna nell’Appennino toscano. Nel 2010 la produzione ha raggiunto i 150 milioni di bottiglie per un fatturato di 17,5 milioni di euro. Per l’anno in corso è prevista una crescita del 10%, grazie anche a una progressiva diffusione nel Sud Italia.

Marmo, un primato da valorizzare
Laura Alberti, neoeletta alla presidenza del Consorzio Marmisti Bresciani, ha presentato il programma di lavoro che intende realizzare in team nel solco di quanto hanno fatto i suoi predecessori, ma con un tratto particolare, che punta sulla comunicazione e sulla collaborazione, per fare sistema. “Siamo un consorzio – dice Laura Alberti – con settanta aziende associate che hanno esigenze diverse che dobbiamo armonizzare e rappresentare e operiamo in un contesto che vede la presenza di altri due consorzi, quello del Botticino classico e quello di Nuvolera e anche in questo caso dobbiamo lavorare per unire esigenze diverse ed energie diverse, con l’obbiettivo di arrivare ad un consorzio di secondo grado, che abbia come obbiettivo il riconoscimento del distretto del marmo bresciano”. Il bacino marmifero bresciano è il secondo in Italia dopo quello di Carrara e non è solo escavazione, ma tecnologia, lavorazione, design, arte, Made in Italy; con oltre 300 imprese, produce 250 milioni di fatturato e occupa 2.500 persone, più altre 2.500 dell’indotto. “Siamo il secondo bacino marmifero italiano e siamo un polo importante di lavorazione che ha storia, cultura, tecnologia, ma, a differenza di quanto avviene a Carrara, non siamo percepiti dalla popolazione e dalle istituzioni per quello che siamo”. Da qui una strategia di comunicazione che parte da un “rafforzamento dell’interlocuzione con le istituzioni” e che si allarga al territorio, superando “la nostra storica timidezza”.

A Vobarno con Delbarba per parlare di economia
In occasione della ristampa del libro “4-3 (la speranza ai tempi supplementari)” di Gianluca Delbarba, l’associazione culturale Circolo dei Papaveri propone il dibattito: “Brescia e la sua economia tra territorio e globalizzazione”. Un'occasione per riflettere sul futuro della nostra provincia partendo dal mitico incontro dei Mondiali di calcio del 1970. L'appuntamento è per lunedì 11 aprile alle 20.45, nella biblioteca di Vobarno (Piazza Corradini). Interverranno: Gianluca Delbarba (autore del libro e presidente di Cogeme), Gianantonio Girelli (consigliere regionale Pd), Pierdomenico Dall’Era (presidente di Lumenergia Spa), Carlo Panzera (sindaco di Vobarno), Giovanmaria Flocchini (sindaco di Pertica Alta) e Aurelio Bizioli (manager di società pubbliche). Modera: Ubaldo Vallini (direttore di ValleSabbiaNews.it). Introduce: Alessandro Cazzoletti (presidente del Circolo dei Papaveri).
MESI 12aprile 2011

48

in evidenza

l’hOTel delle COSe a CiNQUe STelle
Nell’area della ex FraNChi, iN Via lUiGi aBBiaTi 14, Ci SONO 12 Mila MeTri QUadraTi aFFiTTaBili a parTire da 1,50 eUrO al GiOrNO (MiNiMO 30 GiOrNi) diViSi iN 350 lOCali Che VaNNO dai 2 ai 30 MQ.
lessibilità di spazi e di tempo. Questo è il segreto del successo di “Casaforte” che per prima ha portato dieci anni fa in Italia l’idea dei “self storage” un deposito self service e personale dove si può depositare qualunque casa e per il tempo che si vuole. “Abbiamo aperto a Brescia da circa un anno – spiega Cesare Carcano, amministratore delegato della Cassaforte self storage SpA – rispondendo a una domanda che non veniva soddisfatta: quella di avere una struttura sicura, di facile accessibilità, ad un costo adeguato, senza vincoli contrattuali di affitti interminabili e con un’ampia gamma di servizi collaterali ed utili a risolvere in modo immediato il problema di dove mettere qualcosa che non si sa dove sistemare”. A disposizione dei clienti, nell’area della ex Franchi in via Luigi Abbiati 14, ci sono 12 mila metri quadrati affittabili a partire da 1,50 euro al giorno (minimo 30 giorni) divisi in 350 locali dai 2 ai 30 metri quadrati; quindici da 100 metri e 40 laboratori artigiani con metrature comprese tra i 150 ed i 300. Uno spazio quindi per ogni esigenza e soprattutto per tutti. E sì perché proprio tutti usano “Casaforte”: dai privati che devono traslocare e non sanno dove
MESI 12aprile 2011

“CaSaFOrTe”

F

lasciare i mobili nel frattempo o che si devono trasferire momentaneamente per lavoro o per una ristrutturazione e non sa dove “parcheggiare” gli arredi di casa. Ci sono poi le aziende che hanno bisogno di ampliare le scorte di magazzino o depositare, temporaneamente, una specifica commessa destinata all’estero. E ancora alcune categorie di liberi professionisti, come i notai, che devono trovare sistemazione ad archivi senza fine. I casi particolari non mancano mai come i collezionisti di auto d’epoca che qui trovano i luoghi ideali per parcheggiarle in sicurezza o chi deve portare i propri libri perché le librerie di casa non sono più sufficienti a con-

49

tenerli o ancora chi deposita strumenti musicali particolarmente ingombranti. Nessuna difficoltà poi per poter accedere al proprio box personale nell’arco di dodici ore giornaliere e per sei giorni la settimana. Con un sistema di tessere magnetiche e di codici di accesso personalizzati che consentono al cliente di disattivare i sistemi d’allarme (generale e personale) ed entrare nel deposito in modo autonomo senza aver bisogno di personale, che comunque è sempre a disposizione, e consegnare nuova merce o ritirare quella già depositata. Se poi serve una consulenza per capire di quanto spazio si ha bisogno, nessun problema, tra i servizi “Casaforte” offre sopralluoghi e preventivi gratuiti ma anche tutto quello che serve a supportare ogni fase di un trasloco, dallo smontaggio al rimontaggio degli arredi, l’imballaggio, il carico e lo scarico comprese le scaffalature all’interno del proprio box. Ma non si può apprezzare al meglio il servizio di “Casaforte” se non si visitano i 12 mila metri quadrati del deposito di via Luigi Abbiati. Corridoi puliti come in un albergo, box con porte gialle che ravvivano l’ambiente perfettamente areato, con sistemi di video sorveglianza da far invidia a un istituto di credito e un impianto antincendio che si può trovare in un museo. Sarà per questa cura che lo slogan adottato da “Casaforte” per presentare i suoi 27 depositi dislocati in tutta Italia ed i due in Svizzera, è “l’hotel delle cose”.

“A Brescia abbiamo fatto un investimento importante di diversi milioni di euro – spiega l’amministratore delegato di “Casaforte”, Cesare Carcano – riqualificando immobili industriali in disuso come quelli della ex Franchi e trasformandoli in un ‘hotel delle cose’ a cinque stelle. Un segno di modernità per la città che, anche grazie a questo servizio, si propone ai livelli di altre grandi città italiane ed europee”.

CASAFORTE
Via Luigi Abbiati 14 - 25122 Brescia Tel. 030/3582958 - Fax 030/3583568 brescia@casaforte.it - www.casaforte.it

MESI 12aprile 2011

eventi live aprile 2011
Venerdì 1 Sabato 2

URLO BAND Uno show da cantare e ballare tutto d’un fiato ISTERIKA 100% made in Italy DHERA Power 360 CANI SCIOLTI Party band GLI AMICI DI ALFREDO tributo Vasco Rossi

Venerdì 8 Sabato 9

Venerdì 15

Sabato 16

ZETAOUT Divertimento puro MUPPETS Dance, pop & rock DISKORARIO Live 360 gradi DANCE DANCE DANCE Dj set by Regis JOVA NOTTE Tributo a Jovanotti DEFENDERS Grande live show

Venerdì 22 Sabato 23

Domenica 24 Venerdì 29 Sabato 30

urea, te di la o, fes eann compl bilato io al nu add ato e celib

S

vILUPPO

51

CRESCE NELL’INTIMO E NELLA MODA MARE
i marchi di intimo e moda mare del gruppo Burani entrano a far parte del mondo di pompea, leader nel mercato dell’abbigliamento intimo e seconda azienda nel settore calze e collant nell’ambito della grande distribuzione.

POMPEA

A

driano Rodella, fondatore e presidente del gruppo mantovano Pompea, spiega a 12 Mesi le scelte strategiche che hanno portato all’acquisizione dei marchi della bolognese Arcte, gruppo Burani. La famiglia Rodella ha deciso di procedere prima con l’affitto e poi con l’acquisizione del ramo d’azienda dell’ormai ex Gruppo Arcte. Perché? “L’acquisizione di ramo di azienda dell’ex Gruppo Arcte, oggi Arcte Fashion Brands, ci permette di presidiare canali distributivi e segmenti di mercato differenti rispetto a quelli storicamente presidiati dal Gruppo Pompea. Il nostro portfolio si è arricchito di importanti marchi distribuiti nel canale del dettaglio e nei department store in Italia e all’estero. Oltre a Julipet, AllenCox, Argentovivo e Bacirubati, che godono di un'immagine e di un posizionamento elevati, e ad una rete distributiva forte di oltre tremila clienti, il presidio della fascia media dell’intimo e della pigiameria sarà garantito dai marchi Arcte e Amarena. In parallelo naturalmente continueremo a presidiare la grande distribuzione con il marchio Pompea, leader nell’intimo e tra i principali player nella calzetteria, pigiameria e mare, e il canale dell’ingrosso con il brand Roberta”. Questa operazione era necessaria o fa parte di una crescita del gruppo?

“Avere anche un marchio di alta gamma crea molte sinergie, ma la motivazione data dal piacere personale è probabilmente la più importante, come importante è l’idea di lasciare ai miei figli un gruppo sempre più in crescita; e d’altronde sono già ricambiato dal grande impegno e professionalità con cui lavorano”. Quali sono i plus di Arcte FB nel segmento di riferimento? “Arcte Fashion Brands porta con sé il know-how dell’ex Gruppo Arcte, azienda storica che per oltre 50 anni ha presidiato il mercato alto e medio-alto nei settori intimo, corsetteria e mare. Un

successo così duraturo è derivato non solo dall’eccellente qualità e fattura dei materiali, ma anche da un controllo capillare dell’intero processo industriale”. Come pensa di valorizzare questo know-how? “Ho voluto raccogliere questa eredità consapevole del fatto che il mercato ha subito un’evoluzione tale per cui la tendenza delle case di moda di lanciare le proprie linee di intimo è ormai talmente consolidata da potersi considerare strutturale nel settore dell’intimo. Ritengo però che nei prossimi anni assisteremo a una “selezione naturale” all’interno

s

Adriano Rodella, fondatore e presidente del gruppo Pompea.
MESI 12aprile 2011

52

S

vILUPPO

di questo mercato, per cui i contenuti tecnico/qualitativi del prodotto diventeranno sempre più importanti. È per questo che ho voluto fortemente che stile e prototipia rimanessero interni all’azienda: ciò ci permette un rigoroso controllo sull’intero processo produttivo effettuato in ogni fase da personale altamente qualificato”. Quali sono i piani di sviluppo previsti per Arcte Fashion Brands? “Il primo obiettivo è quello di rientrare con forza sul mercato estero e tornare ad espandere la rete clienti soprattutto in Francia, Russia, Regno Unito e poi negli Emirati Arabi, un mercato in espansione. Per far questo è di fondamentale importanza entrare, e rientrare, nei department store più importanti e qualificanti. Vorremmo così portare nel giro di 5 anni, il fatturato estero al 40% di quello totale, partendo dall’attuale che rappresenta circa il 20%. Un altro obiettivo sul quale stiamo lavorando è lo sviluppo di corner monobrand sia a livello italiano che internazionale”. Ci sono delle novità particolari per quanto riguarda il prodotto? “Certamente. Le novità più importanti riguardano la scelta di mettere a disposizione di Arcte Fashion Brands il mio know-how pluridecennale nel settore calze. Questa sinergia vede i suoi frutti nelle prime collezioni di calzetteria Argentovivo e Bacirubati. Il primo brand

firmerà proposte eleganti e ricercate realizzate con materiali di altissima qualità, mentre il secondo proporrà modelli trendy, sexy e spiritosi con particolare attenzione ai materiali e ai dettagli moda. Julipet, storico marchio maschile di segmento alto che ha firmato nella

primavera-estate 2009 la sua prima collezione di calze, si avvarrà anch’esso della nostra grande esperienza nel settore, consolidando la propria proposta che sarà ancora più completa. Con questi nuovi progetti il presidio del settore calzetteria, in cui ricopriamo già una posizione di leadership all’interno del segmento della grande distribuzione, si espanderà alla fascia alta del mercato”. Il vostro gruppo cresce e si sviluppa in Italia, mentre alcuni economisti anche bresciani affermano che per molte aziende italiane la sopravvivenza sarà possibile solamente trasferendo gli stabilimenti di produzione in altri paesi, con maggiori agevolazioni pubbliche, più disponibilità del personale e meno burocrazia, come la Slovenia e la Croazia. “Abbiamo anche noi esplorato tutte queste situazioni, compreso il Magreb, ed effettivamente sono ottime le condizioni per un imprenditore, ma la qualità è solo in Italia e nel nostro settore, in particolare a Bologna, la capacità di ricamo è irraggiungibile”.

MESI 12aprile 2011

I

NCHIESTA

55

giochi d'azzardo

GIOCARE PER VINCERE?
la passione, o per meglio dire il vizio del gioco, sembra non avere età, sesso, nazionalità e status sociale. Ma, perché si gioca? Chi non ha problemi di soldi lo fa per divertimento, sfida, brivido. Chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese vede nel gioco la possibilità di risolvere le proprie difficoltà economiche. Con un impatto sociale spesso incalcolabile.
di ireNe paNiGheTTi

ioco d’azzardo, croce e delizia degli italiani, che sempre più numerosi investono in una miriade di giochi, dal lotto al Win for Life, dalle slot machines alle scommesse, passando per il Bingo e, naturalmente, le carte e i dadi. Il gioco non è solo divertimento, rischio, sfida, calcolo: è anche la terza industria del paese, con una raccolta quasi doppia rispetto alla media europea. I Monopoli di Stato hanno fatto sapere che nel 2010 le scommesse legali sono aumentate del 9,9%, con un giro

G

di 4,3 miliardi di euro, il gioco on-line ha visto un movimento complessivo di 4,8 miliardi di euro, le scommesse sportive hanno messo in circolo 1,3 miliardi, con una crescita del 10,8% rispetto al 2009. Questo enorme quantitativo di denaro è normato da un sistema di leggi basato sulle concessioni: l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di stato svolge l’attività amministrativa diretta alla regolazione e al controllo dell’intero settore dei giochi, che oggi deve fare i conti con l’apertura delle puntate online. Si tratta di un’opportunità che ha parzialmente cambiato lo scenario dei tradizionali giochi e metodi di scom-

messe; in particolare per il Bingo, che giocato in modo tradizionale nelle sale non vedeva più gli entusiasmi del pubblico mentre on-line ha sperimentato un nuovo vigore a suon di miliardi di euro. Ma a cosa si gioca e su cosa si scommette? I più gettonati restano il Superenalotto e Win for Life - Vinci per la vita (che permette di aggiudicarsi una vincita che dura nel tempo), ma anche Gratta e Vinci e macchinette rivestono una notevole importanza. Per le scommesse, quelle sportive nel 2010 hanno movimentato 1,3 miliardi di euro, un 10,8% in più rispetto all’anno prece-

MESI 12aprile 2011

s

56

I

NCHIESTA

giochi d'azzardo

dente, ma lo sport non è l’unico ambito in cui si scommette: dai matrimoni al gossip internazionale, tutto, ma davvero tutto, è oggetto di puntata. Una delle poche situazioni fuori da questo aureo panorama è il Totocalcio, che dal 1994 ha vissuto un trend negativo, non reggendo la concorrenza dell’enorme mole di nuove e più attraenti offerte. Difficile tratteggiare il profilo del giocatore modello perché pare proprio che in Italia giochino tutti: uomini e donne, giovani e anziani, italiani e stranieri, poveri e ricchi. Il gioco è indubbiamente un fenomeno dall’incalcolabile impatto sociale. Allo stesso modo difficile stabilire perché si gioca. I motivi sono tanti, da ricercare dalla sfera psicologica a quella sociale. Chi non ha problemi di soldi lo fa per divertimento, sfida, brivido. Chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese vede nel gioco la possibilità di risolvere le proprie difficoltà economiche. I primi investono migliaia di euro, i secondi magari non più di una decina, ma comunque tutti in maniera costante, se non quotidiana. Escludendo i casi, ancora fortunatamente minoritari, seppur in crescita, del gioco patologico, si può insomma dire che si gioca per divertimento, per sfida con sé stessi e con il destino, per passare il tempo, ma anche per cullare la temporanea illusione di vincere tanti soldi e sistemarsi per sempre,

o cambiare del tutto vita. Secondo alcuni studi psicologici in tempi di crisi si gioca per lenire il cosiddetto “attacco di panico da portafoglio vuoto”, uno stato di forte ansia causato dalla diminuzione del salario o dalla perdita del lavoro. L’insicurezza causata dalla precarietà spingerebbe a

tentare la fortuna più di frequente, magari con giocate di pochi euro ma costanti. Quando però i problemi si fanno acuti il gioco non può essere preso come via di salvezza, anzi, al contrario, in questi casi è maggiore il rischio che diventi patologico e, sfuggendo dal controllo razionale, dipendenza vera e propria. il GiOCO COMe MalaTTia Nel 1980 la scienza ha identificato la dipendenza da gioco come disturbo mentale che affliggerebbe circa il 3% dei giocatori italiani. Brescia si allinea al trend nazionale anche per quel che riguarda l’aspetto malsano del gioco, cioè la malattia psichiatrica definita “gioco d’azzardo patologico”, riconosciuta dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali del 1994 come “disturbo del controllo degli impulsi non altrove classificabili”; il quadro che viene delineato è quello di una “perdita di controllo del comportamento del gioco che conduce a una catena di perdite e ad una progressiva pervasività del gioco nella vita del soggetto”. Il vizio diventa malattia quando insorgono dipenden-

MESI 12aprile 2011

57

za, astinenza, perdita di controllo. Per affrontarli a Brescia ci sono delle opportunità pubbliche: il SerT dell’Asl dedicato a questo problema è quello di Orzinuovi, che ha iniziato a lavorare da un paio d’anni, e lo Smi Mago di Oz di Ospitaletto, clinica del cosiddetto privato accreditato, che cura le diverse dipendenze tra cui, dal gennaio 2007, anche quella da gioco. “La gente arriva da noi perché spinta dai familiari o inviati dai gruppi di auto aiuto, non sanno più gestirsi, sono pieni di debiti e distrutti psicologicamente”, spiega Ermete Cominelli, direttore del centro. Si tratta di “persone che soffrono di solitudine e si comportano come gli eroinomani: dapprima negano il problema, raccontano un mucchio di bugie, si vergognano”. La terapia dello Smi ha il costo dei ticket Asl, consiste in una valutazione preliminare e poi in un primo ciclo di otto incontri, due con medici e sei con psicologi. Ogni ciclo dura tre mesi, durante i quali “noi aggiungiamo incontri con assistenti sociali perché è un problema

sociale, di cui i Comuni dovrebbero farsi carico”. Molto utili secondo Cominelli sono i gruppi di auto aiuto, come i Giocatori Anonimi, presenti anche a Brescia, ma il vero lavoro da fare è sulla prevenzione, a partire dagli adolescenti. BreSCia: le Sale Nella nostra città sono tantissimi i giocatori, numerose le sale e le tipologie di giochi offerte, non escluse le bische illegali. Lotterie, totocalcio Superenalotto, scommesse e macchinette di vario genere si possono trovare in tutti i bar e le tabaccherie di città e paesi; le sale propriamente dette sono spuntate come funghi in tutto il nostro territorio: si tratta mediamente di locali abbastanza grandi, pieni di schermi che trasmettono corse di cavalli o partite sportive a seconda dei giorni e delle ore, con tavolini dove sedersi a meditare sulle diverse schedine e consultare i giornali del settore. Dietro le casse generalmente giovani donne italiane. Divisa da una parete a vetri c’è poi la sala delle slot

machines, solitamente luci soffuse per far risaltare gli schermi delle macchinette. Si dice che in queste sale entrino persone di ogni genere e classe sociale, uomini e donne; a seconda dei quartieri, la composizione dei frequentatori cambia per origine di provenienza: nel punto Snai di Via Triumplina, per esempio, passano molti africani dalla pelle nera, che provengono dal vicino Prealpino o che frequentano un locale africano nei pressi della sala da gioco. Lo stesso punto Snai “quando era in via Duca degli Abruzzi vedeva la presenza di molti Rom, che avevano il campo lì vicino” dice una delle ragazze che sta alle casse. Il punto scommesse di via Gorizia invece vede più la presenza di magrebini e uomini dell’Est europeo mentre in quello di via Sant’Eufemia pare che la percentuale di italiani sia leggermente superiore a quella degli stranieri. Annessi alle sale ci sono dei caffè-casinò, dove si può bere e mangiare oltre che giocare a biliardo, calcio balilla e, ancora, con le slot machines.

LE VOCI DI CHI LAVORA: TABACCAI E PUNTI SNAI
Il business del gioco ha creato anche nuove figure professionali specializzate del settore, come il gestore operativo di sala gioco o l’esperto di analisi dei flussi dei clienti e dell’offerta del gioco. Profili lavorativi giovani, sui quali è ancora da giocare tutta la partita della formazione dei futuri gaming hall assistant o manager, come vengono chiamati nel lessico apposito. A queste nuove figure si affiancano tuttavia molte persone senza una qualifica specifica ma che gestiscono da anni le tabaccherie e che quindi traggono dall’esperienza la professionalità per un lavoro sempre più impegnativo, soprattutto in termini di orari. Infine non è da sottovalutare la quantità di persone impiegate agli sportelli di ricevitoria o ai punti ristoro che sempre più frequentemente sorgono nelle sale stesse.

s
MESI 12aprile 2011

STUDIO FUTURO SAS Via Fabio Filzi, 2 (Borgo Trento) Tel. 030.305373 e-mail: bscn8@tecnocasa.it

Collegati con il tuo telefonino a http://qrmob.mobi e scarica gratuitamente il programma per leggere il codice QR

SPECIALE IMMOBILI COMMERCIALI

ZONA VIA VENETO
Inserito in contesto direzionale alle porte del centro il “Complesso Leonardo”, ufficio completamente ristrutturato di circa 90 m². Alta luminosità e visibilità. Ottimo il collegamento alla Tangenziale Ovest. Completo di box.

AD.ZE P.LE C. BATTISTI
In elegante condominio con portineria degli anni 70, luminoso ufficio di 120 m² ca. La soluzione necessita di una ristrutturazione interna dei locali. Interessante l’ubicazione per la vicinanza alla futura metropolitana.

INT.NA VIA OBERDAN
In complesso commerciale/ direzionale del 1993, “Le Lune”, ottimo ufficio di 60 m² ca al secondo ed ultimo piano con ascensore. La soluzione si presenta in ottime condizioni interne. Ampio parcheggio libero.

AD.ZE VIA VENETO
La palazzina di nuova costruzione del 2004 è signorile. L’ufficio di 70 m² ca. è posto al piano terra ed è composto da tre locali con un bagno. Completo di giardino privato e di un posto macchina.

Euro 185.000,00

Euro 215.000,00

Euro 145.000,00

Euro 180.000,00

VIA SOLFERINO
In elegante palazzo del 1900 ristrutturato completamente nel 2004, ufficio di 90 m² ca. con bella terrazza di 25 m² ca. La soluzione, sicuramente di prestigio, è adatta uso studio legale, di rappresentanza. Possibilità di avere due posti auto coperti.

AD.ZE CROCIFISSA
Open space di 250 m² ca. al primo piano. Delle vetrate a tutto lato permettono un’alta luminosità e vista. La vendita a rustico consente di poterlo personalizzare al meglio. L’ingresso indipendente a sole due unità consente una facile identificazione. Ampia la possibilità di parcheggio (circa 150 posti) per i clienti.

Q.RE SAN BARTOLOMEO
Negozio/ laboratorio di 150 m² ca con cortile esclusivo di 75 m² ca. dove è possibile parcheggiare. Gli interni sono completamente ristrutturati e si presentano in ottime condizioni. Gli ingressi indipendenti e gli spazi interni rendono la soluzione adatta a molte esigenze.

VIA VENETO
In posizione di alto passaggio pedonale e automobilistico, negozio di 50 m² ca. con cortile di proprietà di circa 25 m² ed una vetrina. Ottima la luminosità e la posizione vicino a molte avviate attività commerciali.

Euro 195.000,00

Euro 600.000,00

Euro 255.000,00

Euro 165.000,00

VIA VITTORIO EMANUELE
In condominio con portineria, vicino alla stazione ed al centro della città, ufficio di circa 50 mq composto da due stanze uso ufficio ed un bagno. Pavimentazione in parquet. Ideale uso studio professionale.

ZONA STAZIONE
In condominio anni 60 con portineria, ufficio di 120 m² ca. posto al piano rialzato. La soluzione ha un’ottima visibilità in quanto si affaccia su due strade di passaggio automobilistico e pedonale. La soluzione presenta interni da ristrutturare ed un’ottima distribuzione interna degli spazi.

AD.ZE VIA VENETO
Su strada di forte passaggio si inseriscono due unità adiacenti di 60 m² ca. Vengono proposte già a reddito quindi sono interessanti ad uso investimento. Il contesto è di recente costruzione e le soluzioni sono in ottime condizioni interne. Adatto sia ad uso ufficio che ad uso negozio.

TRIUMPLINA PALAZZO BIC
In contesto nuovissimo, costruito con le tecnologie più avanzate, si inserisce l’ufficio prestigioso. Domotica con pannello Q-Touch, banda larga, intonaci foto catalitici, riscaldamento a soffitto radiante sono solo alcune delle caratteristiche che rendono l’immobile di prestigio. La soluzione ha zona archivi e posti macchina

Euro 85.000,00

Euro 180.000,00

Euro 300.000,00

Euro 540.000,00

www.tecnocasa.it

I
pUNTO SNai Una cassiera di un Punto Snai della città ha accettato di essere intervistata, fatto non comune in questo ambiente, seppur in maniera anonima: giovane donna sulla trentina, fa questo lavoro da otto anni: “Mi piace” ammette, “perché sto a contatto con la gente, anche se a volte è stressante per la tensione. All’inizio fa strano vedere la gente che perde la testa per un gioco, ma poi ti abitui e ti immedesimi”. Racconta che nella sala entrano uomini di tutte le età, a volte ci provano anche i minorenni “ma li facciamo uscire”. I clienti non hanno mai creato problemi in questi otto anni? “Dipende da come te li gestisci. Qui no, ma dove stavamo prima, in un’altra zona della città, sì, una volta uno ha rotto un monitor. Certo, ci sono spesso discussioni accese, anche tra loro, ma risse mai, almeno fino ad ora”. TaBaCCai Metti un sabato mattina in una tabaccheria di Lamarmora: il via vai è impressionante, Stefano, che assieme a tre colleghi sta dietro il banco, fa fatica a parlare cinque minuti senza interruzioni dai clienti. È proprio vero, come ci dice, che “lavoriamo grazie al gioco, non certo per la vendita dei tradizionali prodotti da tabaccheria”. Sono, in effetti, tantissime le persone che entrano a giocare ogni giorno, “anche mille – sostiene Stefano – perché il gioco è inversamente proporzionale all’economia: più questa va male, più il gioco si sviluppa”. Chi sono queste persone, a cosa giocano e quanto? “Bresciani di tutte le età, di tutte le classi sociali, in maggior parte donne. Si gioca dai 2 ai 100 euro, anche se abbiamo avuto casi di persone che hanno investito mille euro in un colpo solo, ma questa non è la normalità. Per la maggior parte dei clienti i soldi per il gioco non vengono sottratti alle spese per i bisogni primari, non penso proprio che si tolgano il pane di bocca per farlo. Magari rinunciano a qualche lusso, al vestito superfluo o all’aperitivo”. Tra i clienti anche molti stranieri, che però preferiscono le scommesse ad altri tipi di gioco, “dipende dalle loro abitudini culturali – osserva Stefano

NCHIESTA

59

giochi d'azzardo

– ma generalmente nordafricani e uomini dell’Est scommettono nel settore sportivo”. Nella tabaccheria di Stefano si vince spesso, ci sono state anche vincite importanti, come i 26 mila euro dei primi di febbraio, anche se in quei casi “mai una volta il vincitore ci ha ringraziato, nemmeno una telefonata!”. La tabaccheria di Borgo Trento è un

esercizio che ormai fa parte della storia del quartiere: il giovane Giorgio è il rappresentante della terza generazione, ereditando così una tradizione ben radicata. Per questo le sue osservazioni sui flussi di gente sono sicuramente attendibili: “Dal Duemila ad oggi il gioco da noi è calato, anche se la tipologia di giochi è aumentata – racconta – oggi

MESI 12aprile 2011

s

60

I

NCHIESTA

giochi d'azzardo

LE STORIE: I GIOCATORI
l'impiegato appassionato
Gabriele ha poco più di trent’anni, è impiegato, gioca molto ma sa “quando smettere, oltre una certa cifra non vado” ma non vuole dire quanto, comunque “notevole”. Ha lavorato anche come croupier nei club del poker Texas ma quando è diventato illegale ha smesso, continuando invece con la sua passione: le scommesse su calcio e pallavolo. “Non compro Gratta e Vinci né gioco alle slot machines dove la fregatura è matematica – ammette, precisando che “gioca per la vincita ma anche per la soddisfazione di indovinare, ogni fine settimana da una decina di anni. Non è una fonte di guadagno: se sei bravo riesci solo a salvare le chiappe!”. Gabriele non è sposato e vive fuori dalla famiglia d’origine, alla quale non dice che gioca “perché fa brutto, se dici che scommetti la gente pensa male, anche se non fai niente di male ti senti in colpa”. Ama giocare, anche se sa che il banco vince sempre, frequenta le sale regolarmente, dove “vanno tutti, italiani e stranieri, quasi tutti uomini”; questa sua esperienza lo spinge a dire che “di droga secondo me non ne gira, anche per i controlli che ci sono spesso: la volante entra, controlla i documenti, va in bagno per verificare che non ci siano scambiotti…”. Non ha invece notizia su altri tipi di illegalità come, ad esempio, il riciclaggio di denaro sporco. Montiglio “c’era un appartamento dove si giocava alla roulette, gestita da bresciani, come del resto quasi tutti questi posti, di proprietà di certi che oggi magari sono diventati ricchi professionisti…”. Silvia ha notato che c’è una forte divisione di classe tra le diverse bische: “a parte che di partenza devi avere un po’ di soldi, altrimenti che ci vai a fare. Ma ci sono posti dove la puntata minima di poker era di milioni di lire, in altri invece bastavano alcune migliaia. Chi non poteva permettersi certe cifre andava in giri di livello meno alto”. Nella zona di via Benedetto Marcello l’ex giocatrice ha frequentato un posto dove ha visto “gente che si è giocata la casa a biliardo, o a carte, ovviamente sempre di notte”. Quel posto non c’è più, assicura, mentre resta la realtà del gioco di dadi a Botticino, dove Silvia andava di frequente e dove una volta è “scampata per un pelo a una retata, ero appena andata via”. Infine conferma che si tratta di posti “poco raccomandabili, se perdi e non paghi subito ti rompono le gambe!”, forse è meglio tornare al briscolone in osteria….

la pensionata tentata dalle bische
Se del gioco legale a Brescia non è difficile farsi un’idea con alcuni giri nelle sale, un po’ di occhio critico e qualche domanda qua e là, ben diversa la situazione quando si tratta di gioco illegale. Bocche cucite anche se sembra un po’ il classico segreto di Pulcinella, di cui tutti sanno ma non vogliono parlare. Vox populi alla Breda assicura che di bische ce ne sono nel territorio, ma “è meglio che non ci metti il naso perché è pericoloso”. Silvia, insegnante bresciana in pensione, ha frequentato diverse bische “anche se” assicura “ho smesso da oltre una decina di anni, perché mi sono stufata e ho perso troppo!”. Racconta che le partite si tenevano nelle case private o nei club, carte e dadi, con relative scommesse. In zona Rotonda

vanno di più le macchinette rispetto al Superenalotto, lotto, totocalcio, forse perché la vincita è immediata o forse perché sono anche un modo per passare il tempo”. Nella sua tabaccheria entrano al giorno più o meno trecento persone per giocare, qualcuno passa delle ore alle slot machines, soprattutto le donne, mentre le scommesse restano appannaggio maschile. Persone di ogni età e classe sociale, anche se, secondo Giorgio, “i giovani si dedicano di più alle scommesse, le persone di mezza età agli altri giochi e alle macchinette”. In questi anni di crisi la sua tabaccheria ha visto un calo di giocatori perché, secondo il giovane gestore, “il gioco è un superfluo e quando non ci sono soldi le prime spese a saltare sono proprio quelle inessenziali”; certo, resta la speranza della vincita che risolve i probleMESI 12aprile 2011

61

mi, quindi un grande afflusso per il Superenalotto e Win for Life, il quale però dopo il boom iniziale ha visto un calo. Si gioca di più nei giorni delle estrazioni, il martedì, giovedì e sabato, e in questa ricevitoria “sono più gli stranieri dei bresciani, in maggioranza uomini dell’est o nordafricani che preferiscono le scommesse agli altri giochi”. Di vincite importanti ce ne sono state, la più eclatante fu nel 1999, quando al Superenalotto fu vinto 1 miliardo e 356 milioni di lire: “in quel caso il vincitore telefonò per dire grazie, capita spesso che chi vince ringrazi, anche se non ci sono mai stati episodi particolarmente belli per noi, ma, del resto, nemmeno brutti: chi non vince per tanto tempo un po’ se la prende con noi che lavoriamo qui, ma senza esagerare”. Tabaccheria di Corso Zanardelli. Non fai a tempo ad entrare nel piccolo corridoio dello storico punto gioco di corso Zanardelli che subito un cliente, di quelli abituali, vince al Superenalotto: una vincita limitata, perché, come sostiene lo stesso, “bisogna vincere con moderazione”. Questo signore bresciano di mezza età è solo uno dei tanti che affollano questo locale, “soprattutto di sabato – spiega Sergio che sta alla cassa – mentre il mercoledì è giornata di stanca. In media passano centinaia di persone al giorno”. La giocata tradizionale va dei 5 ai 20 euro, anche se “abbiamo qualcuno che punta anche 300 o 500 euro. Il gioco che va per la maggiore? Gratta e Vinci, senza dubbio, perché è quello che ti dà immediatamente i soldi”. Nel locale entrano persone di ogni genere, ma non molti giovani. Le donne sono le maggiori giocatrici alle macchinette, mentre gli stranieri, che rappresentano circa la metà della clientela, preferiscono il Gratta e Vinci. Sergio ha visto qualche caso di gioco sfociato in ossessione e quindi in malattia, soprattutto con le slot machines, ma non tanti. Non ricorda episodi particolari, se non l’ingratitudine di un vincitore che, lo scorso novembre, ha vinto 1 milione e 740 mila euro ma “non ha nemmeno fatto una telefonata per ringraziare”.

LE STORIE: I MALATI
Luigi ha una sessantina d’anni, fa parte dell’Associazione Giocatori Anonimi di Brescia, “un gruppo che mi ha aiutato molto perché vi ho trovato comprensione, è più facile che ti capiscano persone che hanno il tuo stesso problema, mentre con le altre provi vergogna”. La sua è una storia “normale”: inizia a giocare in osteria, ai classici giochi di carte, poi “è scattato qualche cosa che non riesco ancora ad individuare e da quel momento il gioco è divenuto dominante per me, soprattutto il video poker. La mia vita è cambiata, il gioco mi ha portato via tutto: affetti, famiglia, soldi”. Luigi è stato “scoperto” per caso, da un estratto conto letto dalla moglie, e da lì le bugie non hanno più retto”. Luigi ha iniziato a disintossicarsi e da gennaio 2006 non gioca più, ma non può dirsi guarito. Decisamente ancora malato si definisce Filippo, 62 anni, dello stesso gruppo di auto aiuto di Brescia, tuttora giocatore compulsivo: “ho iniziato da giovane e ho perso tantissimo. Anche adesso appena ho 10 euro in tasca li gioco, alle macchinette, non in modo sociale, a me interessa solo il gioco con i soldi, non le persone con cui giocare. In 11 mesi ho avuto 50 ricadute” ammette, eppure continua la terapia anche con l’aiuto di uno psicologo.

Sala BiNGO Via Tagliaferri, Emilio sta all’ingresso con un look elegante che lo fa sembrare più un croupier di casinò che un lavoratore di sala Bingo: giovane siciliano, Emilio lavora da una anno nella sala di via Tagliaferri, dove tuttavia non c’è solo Bingo, ma anche slot machines e altri giochi. Come altre sale Bingo cittadine anche questa ha dovuto trovare delle strategie per far fronte al calo di appassionati di questo gioco, proponendo altre attrazioni o servizi di ristorazione a poco prezzo per attirare clientela. Secondo Emilio in questa sala “entrano mediamente 200 persone al giorno, soprattutto stranieri, in particolare donne dell’est, che preferiscono le slot al Bingo. Si gioca dai 3 ai 100 euro, dipende dalle persone”. Anche per i clienti bresciani la maggioranza è donna, dai 20 ai 30 anni, che spera di poter vincere per avere quei 100 euro in più, “non credo che siano persone che rinunciano all’essenziale per giocare”. In questa sala Emilio non ha mai visto “follie, o persone malate da gioco. Mai avuti problemi, qualche volta qualcuno si arrabbia con me se non vince, ma non è mai successo nulla di brutto. Né di particolarmente bello, qualche volta chi ha vinto un po’ di soldi ha ringraziato, senza però mai offrire da bere!”.
MESI 12aprile 2011

APPASSIOnati per il ciclismo
IL NEGOZIO DEGLI SPORTIVI

dall’8 al 23 aprile

B’TWIN FIVE.1

169,90
Via Dritta Tel. 030.9672749 Lunedì e venerdì dalle 9.00 alle 21.00 Martedì, mercoledì, giovedì e sabato dalle 9.00 alle 20.00 dalle 9.00 alle 20.00 orario continuato

Bici in alluminio con 21 velocità e forcella ammortizzata

RONCADELLE (BS) CASTENEDOLO (BS)
Via Mattei 33/35 - c.c. Le Rondinelle Tel. 030.2583993 Lunedì e venerdì dalle 9.00 alle 21.00 Martedì, mercoledì, giovedì e sabato dalle 9.00 alle 20.00

APERTO DOMENICA 3 E 17 APRILE
dalle 9.00 alle 20.00 orario continuato

APERTO TUTTE LE DOMENICHE

S

TRADE E QUARTIERI

63

VIA CORSICA E VIA DALMAZIA
S
di BrUNO FOrZa

TRA VECCHIO E NUOVO
non si è ancora adattata alla rivoluzione dei centri commerciali. Qui si vive la strada immergendosi nei suoi rumori assordanti e la si calpesta spalla a spalla sui marciapiedi. La frenesia quotidiana diventa socializzazione tra le mura dell’oratorio Don Bosco, dove lo sport raduna quotidianamente una gioventù in crescita, vero sale di una zona della città con più teste grigie che colorate. La nascita di nuove strutture abitative sta portando una ventata di freschezza, così come la sempre più massiccia presenza di immigrati. Superando il sagrato della chiesa dei salesiani ci si imbatte nell’ingresso degli ex magazzini generali Borghetto, un’area di oltre 100 mila metri quadrati abbandonata da tempo, dove sono appena iniziati i lavori per dare vita ad un progetto, il nuovo quartiere Borgo San Nazzaro, che darà un nuovo volto ad un pezzo di Brescia. Il disegno porta la firma di Daniel Libeskind, architetto statunitense di origine polacca che ha lavorato alla riprogettazione di Ground Zero a New York. Nei piani dell’attuale amministrazione ci sono la realizzazione della sede unica degli uffici comunali, ma anche la nascita di strutture residenziali e commerciali in un mix di modernità e verde pubblico. In questa visione futuristica che dovrebbe diventare realtà nel giro di un paio d’anni, via Dalmazia continuerà a costituire una delle arterie principali della viabilità cittadina, resa più fluida – si spera – dalla creazione di una nuova bretella di collegamento con l’autostrada, e arricchita dal ripristino di una pagina tratta dall’album dei ricordi, quella relativa alla linea ferroviaria della piccola velocità, destinata al trasporto merci su rotaia. Gli intoppi logistici e burocratici sembrano ormai alle spalle e la ruggine pare destinata a lasciar spazio a una sapiente innovazione.

e il centro storico fosse la stella madre del sistema urbanistico cittadino, via Corsica sarebbe uno dei suoi raggi principali. La via dedicata all’isola francese si stacca geograficamente dal ring per dare vita ad un’area che comprende via Dalmazia e il quartiere Don Bosco in un rettangolo che costituisce una delle zone più rappresentative della città, in cui il vecchio si unisce al nuovo. Partendo da piazzale Repubblica e imboccando via Corsica le costruzioni cambiano volto, ma lo stile di vita resta quello del ring, con un traffico veicolare intenso arricchito dalla presenza di numerosi pedoni, soprattutto stranieri. Si vive ancora alla vecchia maniera. Ci sono attività commerciali storiche, i negozianti si conoscono tra loro come compagni di banco e la gente del posto

MESI 12aprile 2011

s

64

S

TRADE E QUARTIERI

Sopra e a destra, due scorci di via Corsica; nella pagina a fronte, via Don Bosco e via Dalmazia.

CI RACCONTANO Via COrSiCa e Via dalMaZia dON MaSSiMO SeTTi (iSTiTUTO SaleSiaNO dON BOSCO) L’oratorio è vissuto? “Soprattutto quando ci sono eventi organizzati. Negli altri momenti è un luogo in cui si pratica molto sport e un punto di ritrovo per le famiglie”. E la chiesa? “La sfera spirituale riguarda circa il 15% della popolazione”. Che zona è la vostra? “È un quartiere piuttosto vecchio ma negli ultimi tempi sta ringiovanendo grazie alla costruzione di nuove strutture abitative e all’arrivo di numerosi extracomunitari. La gente del posto è piuttosto chiusa. Il desiderio di socializzazione è basso, molte persone preferiscono starsene tranquilla in casa”. L’integrazione a che punto è? “Quasi ferma. Noto un atteggiamento piuttosto attendista. Bambini e ragazzi giocano tra di loro, ma quelli italiani sono molto influenzati dai punti di vista degli adulti. Troppo spesso i ragazzi stranieri sono considerati semplicemente i giargianesi”. Cosa porterà il nuovo progetto degli ex Magazzini Borghetto?
MESI 12aprile 2011

“Mi auguro che porti tanta gioventù e voglia di fare comunità”. eriCa MarNiGa (TaBaCCheria) Via Parrocchia Ci descriva la zona. “Direi che il quadrilatero tra via Corsica, Don Bosco e via Dalmazia è una specie di paese circoscritto”. Un paese sempre più multietnico…

“Sì, ci sono parecchi stranieri, ma sono persone umili e si convive bene”. Qual è il problema più sentito? “Lo sporco, che è la conseguenza di inciviltà e maleducazione. Mi riferisco soprattutto alle numerose carte gettate a terra e alle deiezioni dei cani che certamente non rendono più bella e vivibile la zona. Poi il traffico negli orari della scuola è insostenibile”.

SALESIANI: LA PARROCCHIA DEL FARE
Sono numerose le attività che gravitano attorno alla parrocchia del quartiere Don Bosco. Il centro di ascolto offre un servizio volontario indirizzato alle famiglie più povere, incrementato dalla Società San Vincenzo de’ Paoli, che si muove per i più bisognosi ed è attiva in loco dal 1933 con la conferenza “Maria Ausiliatrice”. Da non dimenticare il gruppo Api Operaie e le loro bancarelle organizzate da ragazze e mamme per la raccolta di fondi in favore dell’oratorio, così come il gruppo Laboratorio Missionario, nato circa 40 anni fa per sostenere le missioni nel mondo. Su richiesta, invece, il salone dell’oratorio si trasforma in ristorante grazie al Gruppo Cucina, a disposizione per feste di ogni genere.

Infine turismo religioso e sport, con l’Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati Lourdes e Santuari Internazionali presente in oratorio dal 1988 e la società sportiva P.G.S. Mario Bettinzoli, con 64 anni di attività alle spalle.

65

Siete soddisfatti per la prossima trasformazione degli ex Magazzini Borghetto? “Aspettiamo di vedere l’esito dei lavori. Speriamo che si possano dare nuovo splendore a quell’area”. erNeSTiNa BaiGUera (FrUTTiVeNdOlO BeNZONi) Via Corsica

SilVaNO ZaGNaGNOli (MaCelleria) Via Corsica

VOCE AI PASSANTI
Michele, 26 anni “Il quartiere Don Bosco non è una zona a misura di giovane. L’oratorio è l’unico punto di ritrovo rimasto, ma anche lì le presenze sono in calo. Un po’ di anni fa c’erano due sale zeppe di gente per vedere le partite in tv, oggi ci sono quattro gatti. Il gruppo sportivo, però, è attivissimo ed è il cuore della vita in oratorio. Io e la mia compagnia ci troviamo qui la sera, poi ci spostiamo in piazza Arnaldo”.

Ernestina Baiguera.

Da quanto tempo avete l’attività qui? “Da trent’anni e siamo soddisfatti, anche se tornando indietro starei il più vicina possibile al centro storico”. Chi vive in via Corsica? “Non è una zona giovanissima. Ci sono molte famiglie ed un buon 20% di extracomunitari”. Cosa chiederebbe al sindaco? “Di vigilare sempre sulla sicurezza perché dalle 18,30 in poi iniziano a girare tipi poco raccomandabili”.

Come vanno gli affari qui? “Si lavora bene. Non ci si può lamentare. Sono qui da 38 anni e il mio bilancio è sicuramente positivo, anche se ormai la mia attività è agli sgoccioli. Al termine di quest’anno chiuderò baracca e burattini. Questa è una macelleria storica, aperta da mio zio nel 1939, ma io sono in pensione già da cinque anni”. Cosa avvantaggia voi commercianti e cosa vi penalizza? “Via Corsica è vicina al centro e c’è un bel via vai pedonale, ma il problema dei parcheggi non è da sottovalutare. Secondo me andrebbe ripristinata la sosta almeno su un lato della strada per agevolare i clienti. Noi non siamo qui solo per pagare le tasse o servire la nonnina del piano di sopra”.

Silvano Zagnagnoli.

GRuPPO ALPINI BOTTONAGA
Da 37 anni il "Gruppo Alpini Bottonaga" è una delle realtà più vive della zona. Nel suo dna ci sono un profondo amore per il quartiere e l’attaccamento a valori quali fratellanza, solidarietà e senso civico. Su queste solide fondamenta si è creato un gruppo che oggi annovera 80 penne nere e una folta schiera di simpatizzanti. Nell’album dei ricordi c’è la spedizione in Friuli a sostegno dei terremotati, evento ricordato in un monumento eretto al "Parco Gallo".
MESI 12aprile 2011

gioiellieri a Flero
Via V.EmanuElE ii 52/D - FlEro - TEl. 030 2761055 - www.igussago.it

Esclusivista One Express per Brescia e Provincia

c o r r i e r e

®

CORRIERE FRANCO SECOND srl Sede di Brescia Filiale di Milano Via Morosini, 13 Via Fantoli, 28/9 25126 BRESCIA 20138 MILANO Tel. 030.3730604 Tel. 02.5061071 Fax 030.3730624 Fax 02.55400084 www.corrierefranco.it

• Corriere nazionale di merce su pallet (24 - 48/72 ore) • Trasporti diretti nord Italia – anche in ADR • Depositi e pianificazioni logistiche

CAMBIA IL MODO DI TRASPORTARE LE TUE MERCI SU PALLET

H

INTERLAND

69

IL PAESE DEL GRANDE BOOM
el 1963 aveva meno di 3 mila abitanti. Oggi ne ha 11 mila. Non è un indovinello, ma una realtà: Castel Mella è uno dei paesi lombardi in vetta al boom demografico dei nostri tempi, e queste cifre, come si dice dell’età, a dire il vero le porta bene. Anche perché questo paesino a sud ovest di Brescia, vicinissimo alla città, ha una popolazione giovane e la fetta degli stranieri, integrati, benvoluti e lavoratori, si aggira attorno alle 700 unità. Cosa spinge la gente a trasferirsi, dalla città e dalla zone limitrofe, a Castel

CASTEL MELLA
Mella? “Criminalità contenuta, ottimi servizi, vicinanza ai posti di lavoro in città, zone verdi, poco traffico, tranquillità”. Parole, queste, di chi ci abita, non importa se da qualche anno o da una vita intera. Le aziende locali, poche, sono dislocate nella zona sud, mentre centralmente si estende il grande parco pubblico attrezzato, dedicato a Papa Giovanni Paolo II, sul cui lato ovest trovano spazio centinaia di abitazioni nuove, “un paese nel paese”, dicono in molti. Castel Mella, infatti, non accoglie silenziosamente, ma si adopera costantemente per adeguarsi alle necessità dei nuovi arrivi. Lo dimostrano transenne, trapani e calcinacci lungo la via, per sistemare una ro-

N

di aleSSaNdra TONiZZO

tonda, rinnovare un palazzo, per la piazza Nuova che aspetta di diventare il cuore aggregante del paese, il centro che non c’era. C’è aria di movimento, insomma, sarà anche perché i castelmellesi aspettano di riunirsi, da Colorne, Onzato, Fornaci e Macina, per la sagra stagionale dell’asparago selvatico, quel loertis che porta a fare comunella, a scendere in strada e vivere davvero la propria realtà. Ecco s’incontrano tradizioni e generazioni, volti e colori che nella loro diversità sono pronti a conoscersi con curiosità. Ecco che Castel Mella fa rinascere l’orgoglio di appartenere a una terra che si è fatta da sola, temprata dal fuoco delle fornaci, ed è una fierezza che si legge negli occhi di tutti.

MESI 12aprile 2011

s

70

H

INTERLAND

CI RACCONTANO CASTEL MELLA UraNO lOdriNi (TaBaCCheria) via Marconi Commercialmente com’è Castel Mella? “Le faccio un esempio: noi eravamo il classico negozio di una volta, onnicomprensivo, che accanto ai tabacchi affettava i salumi. Adesso non c’è più spazio per queste cose”. OliVierO VerGa (ediCOla CarTOliBeria) via Cortivazzo Qual è lo stile di vita dei castelmellesi? “Di gente ‘storica’ ormai ce n’è poca. I nuovi arrivati vivono bene, in tranquillità”. Come mai questo aumento demografico forte, in paese? “Perché molti, soprattutto giovani, cercano, appunto, la tranquillità, a due passi dalla città: si è costruito praticamente un quartiere apposito, dove non c’è traffico, e in tutto il paese la criminalità e molto contenuta”. Questo boom ha creato problemi? “Forse all’inizio, per le infrastrutture scolastiche, tenendo conto che molti vengono anche da fuori per usufruirne. Ma il comune ha costruito un nuovo polo, con palestra e auditorium, a disposizione di circa 1.500 bambini”. Cosa manca a Castel Mella? “Sicuramente un punto d’aggregazione forte per i giovani: l’oratorio, infatti, è condizionato dagli orari di apertura e chiusura. Patto di stabilità permettendo, aspettiamo la piscina e speriamo che anche la piazza di nuova costruzione mobiliti le associazioni e i vari gruppi che ci sono, come la nostra banda, che si sta dando una svecchiata, per diventare un po’ rock”. Che problemi ci sono, invece, in paese? “Direi la viabilità. Nelle ora di punta si blocca un po’ tutto: stiamo aspettando una bretella, anche se già le nuove rotonde smaltiscono un po’ di traffico, concentrato soprattutto intorno alle 7 di mattina”. erMaNNO NOVeNTa (paNiFiCiO aNTiCO FOrNO) via Roma

Urbano Lodrini.

Lei è un personaggio storico del paese: quali cambiamenti sostanziali ha visto a Castel Mella, nel tempo? “Qui attorno, innanzitutto, c’erano solo stalle, e gli uomini facevano i fornaciai, cuocevano i mattoni. C’era gente povera, poco istruita, mentre ora sono tutti diplomati e laureati. Poi la popolazione, neanche troppo lentamente, è passata da 3 mila a 11 mila abitanti”. E questo è positivo o negativo? “Entrambe le cose: più gente, per noi commercianti, significa più lavoro, ma in questo modo il paese non è più come una volta”. I dati dicono che il paese è giovane, gli stranieri una percentuale contenuta: è vero? “Sì, ci sono tante giovani coppie, anche se spesso rincasano solo alla sera dopo aver lavorato in città. Gli stranieri sono pochi, lavoratori, per lo più cinesi, marocchini e sudamericani”.
MESI 12aprile 2011

Ermanno Noventa.

Da quanto lavora qui? “Sono un oriundo che lavora a Castel Mella da 30 anni, e che poi si è trasferito qui”. Ha sentito la crisi? “Enormemente: qui siamo attorniati da supermercati che ci stanno stroncando. La gente poi cerca la comodità invece della qualità, così frequenta questi posti facendo una spesa unica, generale”. Quindi, in concreto? “Oltre ad essere cambiate le abitudini

71
Alcuni scorci di Castel Mella: via Reccagni (a sinistra), via Torbole (al centro) e il nuovo Municipio (a destra).

alimentari in generale, e il pane ne fa spesso le spese, oggi giorno una famiglia di 4-5 persone compra al massimo 2 pani. Tutto il resto si vende esclusivamente ad assaggi”. aMedeO alBerTi (OFFiCiNa MOTOCiCleTTe) via Marconi Anche lei è un’istituzione di Castel Mella: che cosa è cambiato, in paese, dai suoi tempi a oggi? “Sono nato qui nel ’42 ed ho aperto quest’officina nel ’67, che è rimasta pressoché uguale da allora. Il paese, nel tempo, è esploso a livello di popolazione”. E secondo lei questo è un bene o un male? “Per me è un male quando i paesi diventano così grandi. Anche se i servizi si stanno facendo, passare da 3 mila a 11 mila persone non è uno scherzo, bisogna continuare a metter mano. Anche la piazza, senza offendere il comune, perché rifarla?”. Le tradizioni si sono perse o sopravvivono? “Devo dire che non ci sono più. Nel mio settore ricordo grandi corse in motocicletta il sabato e la domenica, verso la pista di Capriano: io portavo la griglia e preparavamo le salsicce all’aperto”. Come lavora oggi? “Da quattro anni si lavora meno della metà: a parte qualche scooter mi dedico alle moto d’epoca, ma sono già in pen-

sione da 10 anni, perché la mia è una passione”. Cosa mi dice della viabilità? “Solo questo: anni fa, da Capriano ci mettevo 10 minuti a raggiungere Castel Mella, ora ne impiego 40”. aGaTa GNOFFO (la MiCia Bar OSTeria) via Raccagni

VOCE AI PASSANTI
angelo, 53 anni “Il fiume Mella riqualificato? Era ora, speriamo che torni come una volta, quando ci facevamo il bagno, e che porti tanta gente per la pesca di cavedani e scardole”. Gianna, 46 anni “Il paese ha perso un po’ le sue tradizioni. La festa del loertis è molto bella ma recente, ha solo 5-6 anni” alberto, 61 anni “Campanilismo tra le frazioni? C’era fino a 20-30 anni fa, ora ci consideriamo tutti dello stesso paese”. Simone, 36 anni “Ci sono stranieri, specialmente pakistani e cinesi: sono tutti grandi lavoratori e brave persone”. Umberto, 34 anni “Qui si vive bene. Unico appunto le strade disastrate, rotte”. Giancarlo, 64 anni “Il paese si è ingrandito troppo, direi. Basta guardare le nuove costruzioni: mi sembra di tornare ai tempi in cui ero soldato a Bari”. Simona, 42 anni “La grande distribuzione ci fa comodo, ma a lungo andare danneggia i paesini come questo, facendo scomparire i lavori di una volta”.
MESI 12aprile 2011

Agata Gnoffo.

La vostra attività è nuova? “Sì, abbiamo aperto il 23 settembre scorso. Abitiamo a Flero ma conosciamo bene il paese, mio figlio ha frequentato le scuole a Castel Mella, e devo dire che quest’avventura è cominciata bene”. La clientela com’è? “Tolto il bar, frequentato più dagli anziani, l’osteria è vissuta da molte compagnie giovani e coppiette, non solo del posto, grazie ad un buon passaparola”. Com’è la gente del paese? “Molto disponibile, scrupolosa, solerte. Ci hanno accolto bene e devo confessare che mi trasferirei qui subito”.

Galletto BEFeD unico e originale. È un galletto di bell’aspetto non troppo grosso né grasso cotto a puntino, servito con patate e una salsina speciale, simpatico e allegro. Beve birra artigianale di produzione propria. BEFeD vive in un ambiente allegro, simpatico e adatto a tutti. Lo potete trovare solo nelle birrerie BEFeD.

Scegliete solo l’originale
BEFeD brew pub n. 8 via Nikolajewka, 37 Concesio (BS) Tel. 030 2185145 Chiuso il lunedì BEFeD Take Away c/o Centro Commerciale Freccia Rossa Viale Italia, 31 • Brescia Tel. 030 2807461 BEFeD Take Away c/o Centro Commerciale Le Due Torri via Guzzanica • Stezzano (BG) A4 uscita Dalmine Tel. 035 4541162

74

V IL TRIANGOLO
IAggIO IN PROvINCIA

DELLA BASSA ORIENTALE
Montichiari, Carpendolo e Castiglione delle Stiviere: così simili, così diversi.

re vertici, tre paesi in espansione – da molti, a ragione, definiti cittadelle –, tre punti sulla mappa che dall’alto formano un triangolo in cerca d’equilibrio. In comune, queste terre in cui si sente lo spartiacque tra campagna, abitato e periferia, hanno la tensione alla crescita, demografica ed economica, pur nel quadro di un clima storicamente avverso ai grandi slanci. Torniamo qui ad un anno di distanza, per scoprire e approfondire.
MESI 12aprile 2011

T

di aleSSaNdra TONiZZO

Montichiari – con il suo importante nucleo storico, al centro degli oltre 80 km2 di territorio, diviso in 11 frazioni – fa scuola, contando che, dal secolo scorso ad oggi, la sua popolazione è più che triplicata. Grandi temi percorrono il paese, primo di tutti quello delle discariche, una spada di Damocle sulla testa dei monteclarensi fin dagli anni ’80, quando la costituzione di cave per l’estrazione della ghiaia, nella zona a nord-ovest del centro abitato, ne ha favorito l'insediamento per rifiuti di ogni tipologia (urbani, pericolosi, speciali e tossico-

nocivi), per un totale di più di 10 milioni di m3. Mentre è congelato un impianto per la trasformazione dell’amianto, il sindaco Elena Zanola commenta che il paese ha già dato tanto e, avendo a cuore la salubrità della propria terra, sottolinea di non voler rinnegare la vocazione agricola delle aree a ridosso dell’aeroporto D’Annunzio, pronto a decollare. Ultimo fra tutti, il recente “scandalo” tra le colline moreniche del paese, che ha messo in moto nutriti comitati di cittadini, con proteste in piazza a Milano, e scosso le coscienze dei politici: Green

75

Hill, il più grande allevamento d’Europa di cani destinati ai laboratori farmaceutici, un’azienda leader che dal 2001 alleva la razza beagle per la vivisezione. Sui colli morenici del Lago di Garda, nel mantovano, Castiglione delle Stiviere, con i suoi 22.000 abitanti, mantiene viva la sua tradizione agricola affianco ad una fiorente intraprendenza nel commercio e nell’industria, con il grande comparto della produzione di collant (Golden Lady, Omsa e un grandissimo indotto) oltre a diverse aziende in campo alimentare, cosmetico e dei tra-

sporti (sul territorio, nomi come Barilla, Amica Chips, Nestlé e Wella), punto di riferimento lavorativo per chi, sul lago, termina la stagione estiva nel settore trainante del turismo. Patria della Croce Rossa, nata in seguito alla famosa Battaglia di Solferino, Castiglione ha ottenuto il titolo di città nel 2001. A metà strada tra Brescia e Mantova, sulla riva sinistra del fiume Chiese, Carpendolo si estende su una superficie di 30,14 km², una zona prevalentemente pianeggiante che dedica alla produzione agricola il 75% del territorio comunale: le col-

tivazioni sono costituite principalmente da granturco, utilizzato per lo più come mangime per bovini, sia da macello che da latte. Ad integrare l’economia, diverse imprese artigiane, a nord e a sud del paese, si sono reinventate dopo la crisi del tessile degli anni ’70, coprendo i settori edile, alimentare e metalmeccanico. È in corso la costruzione di un biodigestore, impianto del valore di circa 8 milioni di euro, capace di produrre energia elettrica usando come combustibile i rifiuti, sito nella frazione di Lame, segno che il tema ambientale è sentito.
MESI 12aprile 2011

V
PAESE CHE VAI… LE NOSTRE IMPRESSIONI
Montichiari

IAggIO IN PROvINCIA

77

Per noi che giriamo la Provincia in cerca di storie, di commenti e realtà, noi che entriamo in punta di piedi nei paesi per raccontarli con una voce fuoricampo, è innegabile sottolineare come questo “triangolo” sia stato uno zoccolo duro, dove la gente parla a fatica non tanto per timidezza quanto per ritrosia. Montichiari ci ha stupito con i profumi del suo mercato, per i vicoli dal sapore di una volta, per l’affiatamento della gente “storica”, ma anche per la paura liquida degli sguardi che guizzano alla parola inquinamento, persi in un’ignoranza sul proprio vivere che li confonde e li spaventa, i tanti “non so” e “speriamo” come litanie per tornare a lavorare più duro in attesa del domani. Nel suo centro tentacolare, Montichiari accoglie persone diverse, che vivono vite parallele, molte delle quali, pur essendo porta a porta, sono destinate a non incrociarsi mai. A un anno di distanza, tutto sembra cambiato restando lo stesso, in un turn over frenetico eppure in un qual modo disilluso. A Castiglione, il Duomo, il Castello, pievi e fontane ci hanno trasportato in un clima lento, cullato dall’influsso del lago all’ombra dei cipressi. Gelosi del proprio territorio, ancorati alla propria privacy, i castiglionesi guardano e passano oltre, sicuri di vivere in un luogo ameno e benestante, perplessi nel ritrovarsi spesso soli in mezzo a tanti. La sensazione di essere di troppo per noi è quasi papabile.

Castiglione delle Stiviere

Carpenedolo
Le tradizioni di una volta, la vocazione terriera traspirano a Carpendolo in un’atmosfera di convivenza semplice, senza troppe pretese. La sensazione che nel tempo poco sia cambiato, nonostante i centri commerciali, le sfide del contemporaneo, si legge nelle strade, nei volti della gente dallo sguardo ruvido sulla soglia al trattore che percorre lento la via. Per vincere la diffidenza di questa gente bisogna sapersi far amare.

MESI 12aprile 2011

78

V

IAggIO IN PROvINCIA

CI HANNO DETTO…
a cura di aleSSaNdra CaSCiO e aleSSaNdra TONiZZO

MoNTICHIARI

MaUriZiO TreCCaNi (Shahi TappeTi) C.so Martiri della Libertà

“Commercialmente parlando, è stata una cosa molto negativa, perché il centro storico è morto e la viabilità è totalmente cambiata. Chi non trova parcheggio deve rifare il giro della statale… Ma penso che la pedonalizzazione delle piazze ormai avvenga in tutti i paesi”. rOSaUrO MOraleS (CalZOlaiO) C.so Martiri della Libertà

VOCE AI PASSANTI
pietro, 37 anni “L’influsso del lago qui si sente, l’aria è più pulita che altrove. Mi piacerebbe essere altrettanto sicuro dell’acqua, per la relazione tra discariche e falde”. elena, 46 anni “L’inserimento dei bambini stranieri, nelle nostre scuole, risente della carenza di fondi da parte del Ministero, che non tiene sufficientemente conto dell’alfabetizzazione di questi ragazzi. Ho visto bambini cinesi, alla materna, piangere disperatamente per settimane, per poi tornare a casa”. Gianna, 63 anni “Preoccupazioni? Le discariche, ovvio. Non ho mai sentito come ora un’escalation di malattie strane, in paese: chi garantisce che non ci sia alcuna relazione?”. ermanno, 58 anni “Montichiari è a misura d’uomo, si fanno delle belle passeggiate, a piedi, con i cani, in bicicletta, c’è tanto verde e molto territorio. Il parco del Chiese, poi, è bellissimo”. lina, 40 anni “In paese si sta costruendo selvaggiamente. Mi chiedo quante e quali persone debbano venire qui ad abitare…”.

Com’è la vivibilità in paese? “Montichiari, come molti paesi del bresciano, ha una buona vivibilità. In più ci sono tutti i servizi a portata di mano, senza doversi spostare a Brescia o Desenzano”. Cosa vi preoccupa? “Ovviamente le discariche, perché siamo il paese che ne ha di più in tutta Europa. Conosco casi limite, come chi ha preso casa a Vighizzolo, poi hanno costruito una discarica nei paraggi ed ora venderla per spostarsi altrove è pressoché impossibile”. Mi parli della piazza, pedonalizzata dal 2004: un bene o un male per il paese?
MESI 12aprile 2011

Maurizio Treccani.

Rosauro Morales.

Dal Venezuela a Montichiari: per lavoro o per amore? “Per amore, e qui mi trovo bene, altrimenti non vivrei a Montichiari da 20 anni”. Questo negozio mantiene il sapore di una volta… “Il laboratorio vero e proprio, dove lavora mio marito, è a Ghedi. Qui la gente, di Montichiari e non, viene per piccole riparazioni di scarpe, abbigliamento in pelle, bottoni…”. E lavorate bene?

79

“Da quando hanno chiuso la piazza, il lavoro è calato quasi del 60%. Un po’ tutti i commercianti lamentano la morte del centro: c’è un apri-e-chiudi di negozi continuo, tanto che in zona sono rimasti solo bar. Così la gente va altrove per le spese”. Ha nostalgia casa sua? “Sempre, e credo sia normale. Manca la famiglia, che da noi è molto allargata, e la solarità della gente. Nonostante tutto, è fondamentale rispettare il paese in cui si arriva”. Chiara FraNZONi (MaCelleria Verdi paSCOli) C.so Martiri della Libertà Il vostro è un negozio storico: quali cambiamenti in paese? “Le direi invece un punto fermo: la gente, che è sempre gentile. Anche le persone di una certa età iniziano ad avere più fiducia, essere meno scettiche”. Parliamo della pedonalizzazione della piazza. “Ovvio che qualche disagio l’ha dato, ma resto dell’opinione che se lavori bene ed hai la qualità la gente viene da te, indipendentemente dal parcheggio. Poi non sarebbe ora di abituarsi a fare qualche passo a piedi?”.

I servizi in paese ci sono? “Tutti: Montichiari è una cittadina. Da poco hanno aperto anche una libreria… non ricordo il tempo di andare a Brescia, tanto siamo ben serviti”. Cosa vi preoccupa? Cosa manca? “L’inquinamento, per il discorso discariche, è un pensiero. E manca un po’ di sicurezza, parlo di furti”. CiNZia FerraNTe (SapOri pUGlieSi) P.za Montichiari

desolazione, è sempre vuota, non gira più nessuno”. Prima, il via vai dava qualche problema? “Macché, anzi. Io, poi, che vengo dal sud, notavo un bel movimento, anche la sera, mentre ora dispiace vedere la zona spegnersi così”. Come sono i monteclarensi? “Un po’ diffidenti ma molto più aperti rispetto ad altri paesi vicini”. MilVa MaGri (MerCeria aBBiGliaMeNTO) via A. Mazzoldi Lavora qui dal ’78: come ha visto cambiare Montichiari? “È cambiato un po’ tutto, a partire dalla viabilità. Poi c’era molta più gente che veniva in paese, prima dei centri commerciali”. Cosa mi dice delle discariche? “Ovviamente sono contraria. Poi mi chiedo: a Montichiari ci sono molti casi di tumore, chi sa se sono collegati a questa realtà”. E delle costruzioni edilizie? “Beh, hanno costruito veramente dappertutto. Ce ne sarà davvero bisogno?”.

Cinzia Ferrante.

Avete aperto in piazza da 6 mesi: come sta andando? “Riusciamo ad andare avanti, ma ci sono delle difficoltà. Prima la piazza era aperta, c’era più passaggio, mentre ora è una

s

ELENA ZANOLA, SINDACO DI MONTICHIARI
discariche, inquinamento e crescente preoccupazione per malattie ad esse riconducibili, che ne pensa? “Non dev’esserci alcun timore. Le nostre falde non sono inquinate: lo dicono le annuali indagini epidemiologiche dell’Asl, da me richieste e puntualmente eseguite. Gli innovativi impianti di smaltimento dei rifiuti raccolgono il percolato in profondità per trasportarlo senza rischi al depuratore di Brescia. Per quanto riguarda poi la salubrità dell’aria: il territorio di Montichiari è mezzo chilometro quadrato più grande di quello di Brescia, ma al 90% più verde. La nostra amministazione ha piantumato nel corso degli anni più di 30.000 alberi, senza considerare che la coltivazione del mais concorre grandemente alla produzione di ossigeno. Si è ottenuto di non realizzare l’impianto di trasformazione dell’amianto, ma è ancora aperta la battaglia per ottenere il riconoscimento da parte di Provincia e Regione del fatto che Montichiari, in termini di discariche, ha già dato abbastanza”. Qualcuno lamenta la scarsa manutenzione delle strade e il fatto che il Comune faccia poco per proporre e sostenere iniziative per un centro che sta morendo. “Respingo ogni accusa. Le nostre strade sono splendide. Quello che era un serio problema dieci anni fa, oggi è solo un ricordo proprio in ragione del nostro costante impegno a realizzare nuovi manti, piste ciclabili, paracarri e marciapiedi. Il nostro centro storico, poi, è un piccolo gioiello, dove largo spazio è dato alla cultura e agli eventi… certo, qualcuno potrebbe obbiettare che si può far di più, ma forse non sa che, con la nuova finanziaria, lo Stato ci ha tagliato ben l’80% dei fondi da destinare a questo fine”. il palageorge troverà a breve la partnership auspicata? “Le proposte sinora pervenute sono

circa una decina ma nessuna davvero soddisfacente. A breve riqualificheremo tutto l’impianto sportivo che, con il palazzetto del ghiaccio, riprenderà a vivere e ad offrire eventi, nell’attesa che qualche squadra di serie A di volley o basket bussi alla nostra porta. Solo in questo caso, infatti, potrà esservi la sicurezza che i conti tornino… altrimenti le spese di gestione potrebbero superare le entrate”. Sergio Masini
MESI 12aprile 2011

V

IAggIO IN PROvINCIA

81

CaTeriNa BellUCCO (aBBiGliaMeNTO) Com’è andato il 2010? “Bene. La nostra attività è presente dal 1953 e sicuramente rispetto agli anni ’90 si fa più fatica perché bisogna impegnare più tempo per soddisfare le esigenze della clientela”. Cosa migliorerebbe nel suo paese? “Molte cose, a partire dai parcheggi, dall’arredo urbano e dall’illuminazione pubblica che è così dagli anni ’60-’70”. SereNa lUCia (la padaNa laMpadari) La modifica al PGT del vostro paese prevede l’apertura di un nuovo centro commerciale, crede che le piccole botteghe ne risentiranno? “Il lavoro è quello che è, di soldi oggi ne girano meno. Qui di supermercati ce ne sono tanti e credo che in questo modo alcune attività saranno destinate a scomparire”. Crede che l’insediamento del nuovo biodigestore comporterà dei problemi a livello ambientale? “All’inquinamento ci siamo già abituati, però per esprimere un parere in merito aspetto che sia in funzione”.

CARPENEDoLo

GeNNJ ViaNelli (The red liON iriSh pUB)

Come funziona qui la raccolta differenziata? “Siamo noi negozianti a portar via separatamente cartone, plastica e vetro, il resto lo passano a ritirare. Attualmente la tassa dei rifiuti è molto alta”. Il problema della sicurezza è ancora molto sentito? “Il problema degli extracomunitari che spacciano (1/4 della popolazione) è molto sentito. Le forze dell’ordine faticano a contenere questo problema”. Ferrari dONaTella (ediCOla) Che cosa ne pensa del nuovo PGT che prevede l’apertura di un nuovo centro commerciale? “Può essere interessante, non credo possa essere un problema per i negozi perché ci sono già stati dei disagi con i vecchi centri commerciali”. È favorevole al biodigestore che sorgerà in frazione Lame? “Non me ne faccio un’opinione. L’idea è buona perché oggi la raccolta porta a porta funziona male, però dipende da come sarà strutturato e gestito”.

s

VOCE AI PASSANTI
Marta, 26 anni “Carpenedolo è diventato un paese dormitorio, qui i giovani comprano casa perché costa meno che in altri posti”. luigi, 43 anni “È un bel posto, tranquillo, qui non ho mai avuto problemi”. Nicola, 52 anni “Le manifestazioni che organizzano in paese sono bellissime, sono contento di far parte di questa comunità”.
MESI 12aprile 2011

Gennj Vianelli.

Pensa che l’apertura di un nuovo centro commerciale possa nuocere alla sua attività? “Non credo, perché ho una clientela mista e fissa. Nonostante la crisi, l’anno scorso è stato un buon anno”.

La tua azienda è qui, lo sapevi?

Ogni giorno milioni di persone cercano prodotti e servizi sui motori di ricerca. Sei proprio sicuro che i tuoi clienti ti troveranno? Esci dalla massa e fatti trovare. Adesso 6suimotori!

è un servizio di

w ww. 6s u imot o ri . i t

Viale Duca degli Abruzzi, 163 - Brescia Tel. 030.3758.435 - info@salesolutions.it www.salesolutions.it

V
GIANNI DESENZANI, SINDACO DI CARPENEDOLO
Un centro commerciale è previsto nel nuovo pGT: comporterà problemi ai piccoli commercianti? “Per ora ci è stato solo richiesto un parere preventivo alla realizzazione di una struttura di vendita mediopiccola, dunque non è il caso di fare allarmismi…”. l’anno scorso ci aveva confermato la necessità di provvedere all’incremento dell’illuminazione ma, sembra, poco sia stato fatto in merito… “È vero, i cittadini hanno ragione a lamentarsene. Il dovuto non è stato fatto, ma a causa del Patto di stabilità e della sensibile riduzione delle entrate nelle casse del Comune. In più si è da poco provveduto a siglare un accordo con Garda Uno per un digestore (un impianto di bio-gas per la valorizzazione dei rifiuti) che sfrutti l’umido che verrà raccolto gratuitamente porta a porta e gli sfalci d’erba: un intervento “verde” da più di un milione e mezzo di euro che impegna detta società a riqualificare per contro l’illuminazione pubblica su tutto il territorio. È questo un accordo sicuramente molto vantaggioso per tutti che ci permetterà fra non molto (i lavori partiranno in autunno) di soddisfare le richieste dei cittadini”. il mercato troverà a breve sede definitiva? “Sono conscio che dov’è adesso arreca notevoli disagi soprattutto alla viabilità e sicuramente deve essergli trovata un’altra sede. Stiamo cercando di costruire una proposta che piaccia a tutti, anche agli stessi esercenti che, invece, trovano l’attuale zona molto vantaggiosa per gli affari, in questi momenti difficili cosa rara…”. Ci hanno parlato di qualche problema di sicurezza…

IAggIO IN PROvINCIA

83

“La nostra polizia municipale, in sinergia con altre forze dell’ordine, opera costanti controlli e recentemente sono stati eseguiti alcuni importanti arresti. Stiamo mantenendo alta l’attenzione soprattutto per prevenire il più possibile fenomeni di spaccio e di abusivismo lavorativo spesso, purtroppo, favorito da prestanome o imprenditori locali”. Sergio Masini

CASTIGLIoNE DELLE STIVIERE

Nadia perGheM e daNia CaSarOTTO (FiOr haBiTaT - FiOriSTa)

Dania Casarotto.

È migliorata la situazione del centro storico? “In centro, da anni non ci sono più attività. La zona è invasa dagli extracomunitari che tutto sommato sono riusciti ad integrarsi nella nostra società”. L’anno scorso il sindaco ci aveva detto che tra le priorità dell’amministra-

s
MESI 12aprile 2011

Expo 2011

Comune di Padenghe sul Garda

20 - 21 - 22 Maggio

...sta crescendo!

padengheverde.it

mcpersonproject.it

L’Expo Gardesana delle architetture del verde e del florovivaismo...

zione comunale c’era quella della costruzione di una scuola materna. A che punto sono i lavori? “I lavori non sono ancora iniziati a causa della bonifica della zona. La prima pietra dovrebbe essere posta entro fine anno”. Cosa manca a Castiglione? “Le manifestazioni che sicuramente invoglierebbero i castiglionesi a rimanere in paese. Oggi durante il week-end tutti si spostano al lago”. MONiCa Verri (NeGOZiO di SCarpe) Via Zanardelli Ci descriva la situazione del centro. “Prima il centro era pieno di negozi, ora hanno chiuso tutti per via del centro commerciale. La situazione è difficile perché non si riesce a far partire niente”. Quali sono le maggiori difficoltà che riscontra in paese? “Qui non ci sono punti di ritrovo, né

forme di aggregazione per la popolazione”. Cosa proporrebbe per rilanciare il paese? “Sarebbe bello se organizzassero delle manifestazioni come quella che è stata organizzata l’anno scorso al Parco Pastore. Il connubio cibo-buona musica attira sempre”.

V

IAggIO IN PROvINCIA

85

“Sì, ci stiamo unendo per costituire un gruppo che rilanci il centro e far sentire al cittadino la nostra presenza”.

VOCE AI PASSANTI
Gianfranco, 40 anni “La situazione qui in paese non è delle migliori, hanno chiuso il 20% delle fabbriche. C’è gente che non riesce ad arrivare a fine mese”. loredana, 68 anni “Qui si vive bene, non c’è brutalità. Posso dire con certezza che gli extracomunitari sono abbastanza integrati, ormai non ci facciamo più caso”. Sonia, 36 anni “Castiglione ha tante ricchezze che non vengono valorizzate, peccato che l’amministrazione comunale non se ne renda conto”.

eMaNUela BONTeMpi (da Chiara NON SOlO FrUTTa - aliMeNTari) Com’è cambiata la situazione rispetto l’anno scorso? “Nel commercio c’è più calma. È venuto a mancare l’agio di una volta e i soldi circolano di meno”. Il problema parcheggi nel centro storico si è risolto? “Sono stati aggiunti dei parcheggi e ora i vigili sono più tolleranti con i nostri fornitori per il carico-scarico merci”. I commercianti stanno facendo qualcosa per rilanciare il centro?

FABRIZIO PAGANELLA, SINDACO DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE
Nuova scuola materna: quali i motivi del ritardo per la sua realizzazione? “L’attesa è stata motivata dall’accertamento di un modesto inquinamento nell’area prescelta (occupata da Butangas prima e Italgas poi), dalle dovute analisi dell'Arpa sullo stato di terreno e sottostante falda e dai tempi necessari alla bonifica. Ora i lavori sono ripresi e la loro conclusione è prevista entro il 2012”. alcuni lamentano una flessione commerciale, soprattutto in centro storico? Cosa fa il Comune al riguardo? “Che vi sia un calo di presenze commerciali in centro storico non corrisponde al vero: dall’ottobre 2010 ad oggi si è registrata l'apertura di ben 16 nuovi esercizi in tutto il territorio comunale, compresi 4 proprio nel centro a fronte di 5 chiusure. Per incrementare questa tendenza il Comune ha pubblicato un bando, aperto sino al 30 settembre 2011, con importanti agevolazioni. Abbiamo inoltre disposto l’esenzione dalla tassa di occupazione di suolo ed aree pubbliche per due anni e agevolazioni per incentivare il riuso di locali di piccole dimensioni in centro storico”. Quanto incide la scarsa presenza di occasioni e luoghi di socializzazione per il rilancio? “In realtà le manifestazioni sono enormemente aumentate. Penso invece che dobbiamo migliorare l'ospitalità e l'accoglienza: a Castiglione difficilmente si trova un ristorante a un prezzo abbordabile o alberghi sufficientemente capienti. Si accusa l’amministarzione di fare poco, ma da tempo immemorabile il Comune provvede, per esempio, ad allestire a spese proprie le luminarie e gli addobbi natalizi. Nonostante si sia cercata qualche forma di collaborazione con singoli o categorie il risultato è stato deludente”. a fronte di un anno trascorso alcune criticità sembrano essere state sanate (per esempio il problema parcheggi), ma resta alta la preoccupazione per la chiusura di alcune fabbriche, è d'accordo? “No, non si sono registrate chiusure d’aziende di qualche rilevanza dal punto di vista occupazionale, ed anzi sono prossimi due nuovi insediamen-

ti di medie dimensioni e ampliamenti di plessi industriali esistenti. Certo la situazione generale è quella di una crisi economica grave e strutturale, con riflessi pesanti sull'occupazione, e nessun comune ne è completamentre esente”. Sergio Masini
MESI 12aprile 2011

86

in evidenza

i NOSTri MalGheSi…
la NOSTra MONTaGNa
sudore: il latte. Stiamo parlando di figure particolari che non hanno seguito il mutamento di una società ma hanno saputo restare legate al semplice esistere della natura e delle stagioni. Sono loro che conferiscono il latte prodotto negli alpeggi e nelle stalle al Cissva, il Caseificio Sociale di valle Camonica e del Sebino. La magia è che se pur ognuno di loro appare custode di un pezzo di montagna, vivendo un’apparente solitudine, insieme diventano grandi e significativi quando, se si usa il cuore, si riesce a immaginarli nel prodotto finito, i formaggi che la Cissva produce. I malghesi del Cissva si possono incontrare all’interno di un territorio che partendo dal Lago d’Iseo arriva fino al ghiacciaio del gruppo Adamello, il più vasto ghiacciaio italiano, teatro della Grande Guerra Bianca. Montagne e valli da scoprire e da “gustare” percorrendo meravigliosi sentieri in mezzo a una natura splendida. Nell’entroterra del Sebino orientale, a poca distanza dalle zone più rinomate della riviera, si snoda il percorso dell’Antica Via Valeriana sconosciuta ai più, che coniuga la ricchezza delle testimonianze storico-artistiche con la bellezza dei paesaggi dove la natura è ancora protagonista assoluta. Oltrepassato Pisogne si apre davanti a noi l’immenso territorio della Valle Camonica, il suo profumo lo si respira nei fiori e nell’erba delle sue valli e delle sue malghe. La sua storia con forza è presente nella forza dei magli spinti dall’acqua che scorre nel borgo di Bienno, uno dei più belli d’Italia. Se

a terra ha sempre segnato la vita dell’uomo. La montagna ha nel suo grembo la storia di persone che senza riflettori puntati lavorano con il capo chino e con il volto segnato dal tempo, dal freddo e dal sole. Con un semplice sorriso sanno donare l’armonia delle piccole cose come offrire un pezzo di formaggio. Accompagnati dal loro cane seguono il ritmo naturale delle loro bestie per raccogliere il frutto quotidiano di tanto
MESI 12aprile 2011

l

87

Giancarlo Panteghini, allevatore, presidente del Cissva.

si chiudono gli occhi e si segue il rumore dei campanacci delle mucche al pascolo, ci si ritrova immersi in mondi ricchi di cultura storia e natura. A Capo di Ponte, nel cuore della Valle Camonica, dove un masso può parlare e raccontare la storia più antica attraverso le famose Incisoni Rupestri, ha sede la Cissva che sa raccontare di 100 famiglie che producono il latte ogni giorno e con impegno riesce a dare il senso vero alle cose. Giancarlo Panteghini, allevatore, presidente del Cissva, custodisce nel suo cuore i nomi di tutti i malghesi che come lui credono nei prodotti che nascono non per caso ma per passione e amore. Produrre un latte importante per un prodotto sano e genuino ha costituito il vero motivo che ha visto nascere nel 1982 il Caseificio Sociale del Sebino e della Valle Camonica. La Cooperativa con professionalità organizza l’attività di raccolta e di trasformazione in prodotti caseari del latte proveniente dall’agricoltura del bacino camuno-sebino favorendo così l’integrazione del reddito delle famiglie

contadine. Tale finalità economica ne nasconde un’altra di tipo sociale, altrettanto importante: il mantenimento dell’economia agricola montana, tanto importante per le valli bresciane sia dal punto di vista ambientale che turistico. Oggi il Cissva, oltre al latte UHT Sebino, propone una gamma di formaggi unici nel loro genere e di alta qualità, legati alle origini e alle tradizioni del territorio: la Rosa Camuna, il Casolet, il Silter, le formagelle Cuor di Valle, Nostrano, Casatta, i piccoli Cuore e Sedinella e le ultime nate Rustichella e Grassina.

CISSVA
CASEIFICIO SOCIALE DI VALLECAMONICA E DEL SEBINO SOCIETà COOPERATIVA AGRICOLA
via S. Briscioli, 40 - Capo di Ponte (BS) Tel. 0039.0364.42173 - Fax 0039.0364.42202 info@cissva.it - www.cissva.it

MESI 12aprile 2011

MIX

CO MUN ICAZIO N E

Automation

Camozzi Group. Innovazione, efficienza, qualità, nella direzione dei clienti.

CAMOZZI SPA
Componenti pneumatici per l’automazione industriale

Machine Tools
INNSE-BERARDI SPA INGERSOLL MACHINE TOOLS INC.
Macchine utensili di grandi dimensioni ad alta precisione, sistemi integrati destinati a diversi settori applicativi, macchine speciali per la lavorazione del metallo e della fibra di carbonio

UNA REALTÀ INDUSTRIALE INTERNAZIONALE, CHE PROPONE SOLUZIONI ORIENTATE AI MASSIMI BENEFICI PER IL CLIENTE. Camozzi Group è una realtà internazionale leader in Europa, impegnata in attività industriali diversificate che comprendono 12 aziende specializzate, protagoniste del loro mercato. È presente in oltre 75 paesi nel mondo attraverso filiali, distributori esclusivi e centri assistenza, con gli stabilimenti produttivi principali situati in Italia, e altre unità produttive e di assemblaggio nel mondo. La visione del business è orientata alla soddisfazione del cliente attraverso innovazione continua e qualità totale con prodotti sempre più evoluti e servizi sempre più mirati.

Textile Machinery
MARZOLI SPA VOUK SPA
Macchine tessili per la filatura, forniture di impianti completi, chiavi in mano

Manufacturing
CAMPRESS SRL CAMCASTING SRL PLASTIBENACO SRL MARZOLI FOUNDRY SRL NEWTON OFFICINE MECCANICHE SRL INNSE MILANO SPA ROMANO ABELE SRL
Tecnologie all’avanguardia per la trasformazione di materie prime e lavorazione di componenti

A dynamic worldwide presence.

www.camozzigroup.com

R
TU E IL FISCO
di FerdiNaNdO MaGNiNO

UBRICA

89

FEDERALISMO

BASTA SLOGAN, SERVONO I COSTI STANDARD

L’

approvazione del decreto sul federalismo fiscale municipale è un ulteriore passo sulla via della riforma cui tutti guardiamo ormai come ultima speranza per costruire un rapporto meno malato tra Stato e cittadino e per avviare un processo virtuoso dei conti pubblici. In verità, il vero nodo è la definizione e quantificazione dei costi e dei fabbisogni standard. Senza questa risposta, non avremo nessun federalismo fiscale capace di assicurare meno sprechi e meno tasse, ma soltanto l’ennesima “riformicchia”, con la quale si sarà soltanto cambiato il nome a qualche imposta nell’invarianza di gettito complessivo e modificati modalità e criteri di redistribuzione territoriale nell’invarianza di “quota delle entrate fiscali” complessivamente attribuita a Regioni ed enti locali. Insomma: film già visti. Perché allora non si parte dal cuore del problema e si sceglie invece di partire dalla cornice? Le possibili risposte sono molte e facilmente intuibili; ma, da ottimisti, possiamo anche pensare che si tratti di una strategia che mira a portare talmente vicini al traguardo finale da rendere più ardua qualsivoglia marcia indietro quando si arriverà ad affrontare il vero nocciolo della questione, ossia

stabilire cosa sia “spesa” (e, come tale, da perequare laddove manchino risorse adeguate) e cosa sia “spreco” (e, come tale, finanziabile solo da chi è così furbo da continuare a votare coloro che lo commettono). In tutto questo c’è, però, un aspetto che oggettivamente lascia perplessi: il famoso “pago, vedo, voto” che, sulle orme storiche del ben più famoso “veni, vidi, vici”, è stato evocato dal ministro dell’Economia, con tanto di schematizzazioni grafiche alla lavagna, per spiegare perché il federalismo fiscale è una garanzia di successo. Lascia perplessi innanzitutto perché, se la parte assolutamente prevalente della fiscalità propria dei Comuni viene assicurata dal gettito degli immobili (con giusta esenzione della casa di abitazione), la perfetta applicazione del principio è preclusa a priori: se fai votare i cittadini in base a dove risiedono, anziché in base a dove possiedono gli immobili ulteriori alla prima casa, può accadere che in quel Comune “vedono e votano, ma non pagano”; se fai invece votare i cittadini in base a dove possiedono gli immobili, può accadere che in quel Comune “votano e pagano, ma non vedono”. Lascia ancora più perplessi il fatto che nessuno spiega come mai si ritenga che questo geniale slogan possa funzionare benissimo con riguardo alle

elezioni dei Consigli e delle giunte degli enti locali e delle Regioni, nonostante non abbia mai funzionato con riguardo alle elezioni del Parlamento e del Governo. È vero che in Italia, quando si tratta di votare, siamo tutti affetti da una notevole miopia (oltre che da un accorciamento patologico della memoria), ma possibile che sia questo il motivo per cui, ricalibrato questo ragionamento su Roma, si dia per scontato che pur pagando e votando noi non si veda, né si abbia mai visto nulla? La verità è che uno dei tasselli fondamentali del federalismo fiscale, oltre alla determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, è la previsione di regole rigorose che determinino l’ineleggibilità a qualsivoglia carica da parte di coloro che portano le realtà da essi amministrate al disequilibrio finanziario. Altrimenti, c’è poco da votare in un clima di alternanza tra chi ti frega da destra e chi ti frega da sinistra, sereno del fatto che tanto da lì l’elettore deve presto o tardi ripassare. A mio avviso, senza misure di questo tipo, anche il federalismo fiscale potrà fare ben poco per rendere meno attraente di quanto non sia ora un altro tipo di slogan per tantissimi cittadini onesti di questo Paese: vedo, pago e la domenica vado al mare.

STINTINO un villaggio immerso nella natura
V EN D ITE E AF F ITTI
GOLF & COUNTRY VILLAGE A picco sul mare (nella fascia ove ora non si potrebbe più costruire per la legge Soru) circondato dal verde rigoglioso di uno splendido campo da Golf, il complesso si estende su una Superficie collinare, in una zona incontaminata. Una realizzazione di grande prestigio e tuttavia divesificata in molteplici soluzioni per soddisfare la clientela più ampia. Il villaggio e’ composto da ville con piscina e giardino privato o appartamenti in piccole e funzionali residenze. Ideale per chi desidera trascorrere una vacanza a contatto con la natura, ma con varie possibilità di svago per le numerose attrezzature all’interno del villaggio: reception 24 h, bar, ristorante, farmacia, Chiesa, animazione diurna e serale, giochi cabaret e spettacoli, orchestra, piano bar, salagiochi, supermercato, lavanderia, mini club 3 -12 anni e junior club 13-18 anni, anfiteatro per bambini con spettacoli tutte le sere. Navetta da e per le spiaggie. Spiaggetta nel villaggio. Guardiania 24 ore su 24. Proponiamo a Stintino soluzioni residenziali uniche nello stile architettonico sardo, nella sobrietà e nella cura dei particolari. Acquisto diretto senza intermediari. Possibilita’ di mutui.

Proposte a partire da €170.000,00

GRUPPO R Srl - Immobiliare Via Cremona, 280/B - 25124 Brescia Te l : 0 3 0 . 2 2 4 0 9 0 - C e l l : 3 3 5 . 2 1 8 5 0 3 - Fa x : 0 3 0 . 2 4 2 2 0 0 0

A

TTUALITà

91

PENSIERI SPARSI IN FAVORE
Comprendere il vantaggio di conciliare consentirà di superare anche le imperfezioni della legge.
di SilVia ValeNTiNi Avvocato del Foro di Brescia

CONCILIAZIONE
e con successo crescente. Una rivoluzione copernicana nel sistema civilistico di composizione dei conflitti, fortemente osteggiato da buona parte dei colleghi avvocati che sono scesi in piazza ed hanno scioperato deducendone molte incongruenze ed alcune eccezioni di incostituzionalità. Personalmente non ci vedo nulla di catastrofico, anzi, trovo che sia unʼopportunità di occupazione per tutti quelli che sapranno “cavalcare lʼonda del cambiamento” e per le migliaia di laureati in giurisprudenza e materie affini che si riversano nel mondo del lavoro con esiti infausti. Indubbio poi, a mio parere, lʼeffetto snellente sullʼimmenso arretrato della giustizia italiana, con o senza la collaborazione degli avvocati, perché saranno i clienti a chiedere di poter usufruire di questa opportunità magari rinunciando alla pretesa di far valere la logica della ragione e del torto e perseguendo invece quellʼinteresse comune che può portare ad una solu-

o scorso 20 di marzo, ha preso il via la macchina operativa della cosiddetta Mediaconciliazione, istituto ampiamente utilizzato nei Paesi anglosassoni, sotto il nome di Adr (Alternative Despute Resolution), sinonimo di modelli di celerità della giustizia, già in atto in Italia da alcuni anni in relazione a materie particolari

L

MESI 12aprile 2011

s

92

A

TTUALITà

”Un'opportunità di occupazione per le migliaia di laureati che si riversano nel mondo del lavoro con esiti infausti”.
che di regolarlo con un accordo, attraverso la negoziazione, la mediazione e la conciliazione; imposto (cioè aggiudicativo) nel quale le parti delegano ad un terzo la decisione del conflitto attraverso il giudizio e l’arbitrato. Il legislatore attuale, con il decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28 sulla mediazione finalizzata alla conciliazione ha proposto una soluzione ibrida prevalentemente di ordine negoziale, così come peraltro faceva già il Codice di Commercio del 1865 che prevedeva in apertura ben venti articoli sulla conciliazione ed arbitrato. Il decreto, entrato in vigore il 20 marzo impone un obbligo di informativa per i legali e per tutti quelli che si occupano di contenziosi. Si dovrà informare l’interessato che esiste una nuova opportunità, una procedura (la mediazione) finalizzata alla conciliazione (ossia ad un accordo) per le controversie civili e commerciali e che in determinate materie la mediazione è obbligatoria e costituisce pertanto condizione di procedibilità di un eventuale successivo giudizio. Ma non solo. Il giudice in qualunque fase del processo potrà invitare le parti ad “andare in mediazione” con conseguente differimento del giudizio. I contratti tra privati oppure gli statuti delle società o ancora gli atti costitutivi degli Enti potranno prevedere una clausola di conciliazione: in tal caso la procedura di mediazione sarà obbligatoria per i sottoscriventi. Chi non parteciperà senza giustificato motivo alla procedura di mediazione, nei casi in cui essa diverrà obbligatoria potrà vedere sanzionata tale omissione: in un futuro giudizio il Giudice potrà, infatti, desumere argomenti di prova da detta mancata partecipazione. Potrà in ultimo accadere che una volta esercitata lʼazione

zione inaspettata e inattesa alla lite. Una nuova sfida, quindi, per gli avvocati del terzo millennio, già chiamati a confrontarsi con sempre nuove realtà professionali che a volte hanno del fantascientifico come il mediatore avatar per le e-dispute sul web, una specie di arbitro virtuale (robot agent) che dopo aver memorizzato le informazioni in chat o videoconferenza propone una soluzione che tenga conto di tutti gli interessi in gioco. Ma vediamo in sintesi come è strutturata la nuova disciplina della Conciliazione (di cui la mediazione, mutuando il termine francese mediation, ne costituisce il risultato finale positivo).
MESI 12aprile 2011

la GeSTiONe del CONFliTTO Il conflitto è un elemento fisiologico di qualunque società. Di per sé non è né positivo, né negativo. Possiamo dire che è elemento fisiologico, in quanto discende dal fatto che gli uomini sono tra loro differenti e che quindi, il più delle volte, anche se parlano il medesimo linguaggio, fanno fatica a comprendersi o si comprendono solo in parte o addirittura non si comprendono affatto. Positiva o negativa è soltanto la modalità di gestione del conflitto, attraverso sostanzialmente due ordini di sistemi: negoziale (quindi facoltativo, tipico dei paesi di common law) nel quale le parti decidono

s

94

A

TTUALITà

di classe prevista dal codice del consumo si arrivi ad una conciliazione cui possono aderire i consumatori. Urge pertanto la necessità di conoscere e di confrontarsi sullo strumento. la prOCedUra di MediaZiONe La procedura di mediazione è utilizzabile in tutti i casi in cui i diritti sono disponibili. Ma non si limita a prendere in considerazione i soli diritti, si occupa anche degli interessi, dei bisogni e dei valori, ossia quegli elementi che non sono separabili dagli individui e che spesso i sistemi di ordine imposto non considerano. La procedura di mediazione è particolarmente indicata quando le parti vogliono comporre velocemente la loro controversia, evitare i costi di una lite, mantenere il controllo sulla risoluzione della loro questione, preservare o restaurare i loro rapporti (amicizia, lavoro, ecc.), mantenere la riservatezza sul conflitto. È veloce: il nuovo decreto prevede un termine di quattro mesi entro il quale si deve esaurire con un accordo o senza. È economica: ad entrambe le parti si richiede di pagare anticipatamente soltanto una somma prevista da un tariffario in base al valore della controversia, indipendentemente da quanto durerà la procedura e da quanti saranno gli incontri con il mediatore. La nuova mediazione è incentivata: chi vi partecipa ha un credito di imposta sino a 500 euro se concilia e sino a 250 euro se non concilia. Il verbale di accordo è esente dall’imposta di bollo e da quella di registro sino a 50.000 euro. Chi può fruire del patrocinio a spese dello stato (reddito inferiore a 10.628,16 euro), sarà esentato anche dal pagamento dellʼindennità di mediazione, qualora la controversia riguardi uno dei casi in cui la mediazione è obbligatoria per legge. La domanda di mediazione può essere presentata
MESI 12aprile 2011

”Il conflitto è un elemento fisiologico di qualunque società. Non è né positivo, né negativo”.

congiuntamente o da una parte sola all’Organismo prescelto: in questo caso la Segreteria contatterà l’altra parte. L’incontro di mediazione in genere si tiene in una sola giornata. Le regole di svolgimento dell’incontro sono stabilite nel Regolamento dell’Organismo prescelto: normalmente sono previste fasi in cui il mediatore incontra le parti congiuntamente e fasi in cui le incontra separatamente. Il mediatore è un esperto di tecniche di comunicazione e di linguaggio del corpo: sua unica funzione è quella di facilitare la comunicazione tra i partecipanti alla mediazione. Non prende quindi alcuna decisione se non quelle di procedura, e solo al fine di rendere più efficace la comunicazione tra i partecipanti alla procedura. Il mediatore è un terzo neutrale e imparziale: è cioè indifferente all’esito della mediazione e non parteggia per alcuna parte, non può dare consigli, valutazioni o giudizi di sorta alcuna. Ed è vincolato alla riservatezza. Non è nemmeno arbitro o giudice: quindi non emette lodi arbitrali o sentenze. Il mediatore non è legato alle parti da rapporti di lavoro o da altro tipo di rapporti e per due anni non può lavorare con le parti come avvocato o consulente. La conciliazione è volontaria: le parti possono lasciare la procedura in qualunque momento senza pregiudizio alcuno ed alla fine dell’incontro possono conciliare la controversia oppure non conciliarla: sono soltanto obbligate, per determinate materie, a partecipare alla procedura di conciliazione, ma non certo a conciliare. La conciliazione è una procedura riservata (e confidenziale in alcuni momenti) per legge: all’inizio della procedura i partecipanti, compreso il mediatore, firmano anche un modulo con cui si impegnano a non divulgare le dichiarazioni e le informazioni che emergono durante la procedura.

IL MEDIATORE CIVILE uNA FIGuRA CHE CRESCE
Con il cambiamento normativo, avrà un ruolo sempre più importante il Mediatore Civile, una figura altamente specializzata, imparziale e neutrale, in grado di gestire efficacemente il contenzioso attraverso le più moderne tecniche di negoziazione e di facilitare l’accordo tra le parti orientandole verso la soluzione ottimale. Per poter svolgere questa funzione, è richiesta una formazione specifica, a integrazione della propria preparazione professionale. Si consegue un titolo legalmente riconosciuto dal Ministero della Giustizia.

a chi è rivolto il corso
A tutti i laureati in qualsiasi indirizzo (anche con laurea triennale), nonché agli iscritti a un ordine o collegio professionale (d.m. 180/2010).

durata e svolgimento
Il corso intensivo per mediatore civile ha una durata di 52 ore e viene erogato in 6 giorni consecutivi oppure in 2 week-end.

Sbocchi professionali
• Mediatore presso gli Enti di Conciliazione al Ministero della Giustizia • Mediatore presso le Camere di Commercio • Mediatore presso le Associazioni di categoria e i Sindacati • Inserimento presso le Camere di Conciliazione in ambito Bancario o presso studi professionali • Inserimento nel settore delle Telecomunicazioni o all’interno di holding e multinazionali

Tutte le informazioni su
http://www.mediatoriconciliatori.it

s

95

Il contenuto delle dichiarazioni e delle informazioni non può essere oggetto di deposizione testimoniale o di giuramento decisorio; il mediatore non può essere chiamato a testimoniare in giudizio dalle parti sui contenuti delle dichiarazioni o informazioni acquisite durante la procedura. Il procedimento di mediazione non impedisce in alcun modo l’accesso alla giustizia o all’arbitrato: dal momento in cui la segreteria comunica la domanda di mediazione alle altre parti viene interrotta la prescrizione ed impedita la decadenza. Se le parti si accordano, firmeranno un verbale a cui verrà allegato l’accordo. Se l’accordo non verrà rispettato, ciascuna parte potrà chiedere al Presidente del Tribunale, nel cui circondario ha sede lʼOrganismo, l’omologazione del verbale che diverrà titolo esecutivo per l’espropriazione, per l’esecuzione specifica e costituirà titolo per iscrivere ipoteca giudiziale. Se le parti non si accordano, ci sono tre possibili conseguenze: • finisce il procedimento di mediazione e le parti sono libere di procedere come credono, anche con strumenti di ordine imposto; • le parti potranno chiedere al Mediatore di redigere una proposta che è obbligatoria; • il Mediatore può ritenere di avere gli elementi per effettuare la proposta. Se viene fatta la proposta, questa verrà comunicata alle parti per iscritto e le parti avranno sette giorni per aderire. Condominio, diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, affitto di azienda risarcimento del danno da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, sono le materie per le quali è prevista la mediazione obbligatoria. In materia condominiale e in tema di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti l’entrata in vigore è stata prorogata di un anno. Gli Organismi di Conciliazione sono stati istituiti presso i Tribunali, i Consigli degli Ordini o Collegi professionali e presso le Camere di Commercio.

Lʼordine Avvocati di Brescia è stato fra i primi in Italia ad attivarne uno allʼinterno del Palagiustizia, dove operano mediatori appartenenti allʼordine forense con almeno tre anni di iscrizione allʼalbo avvocati. Va rilevato infine come, in caso di mancato accordo e qualora venga instaurato un giudizio se la decisione si identificherà interamente con la proposta (ipotesi peraltro assai rara), il Giudice escluderà comunque il vincitore dalla ripetizione delle spese, lo condannerà a pagare le spese di giudizio del perdente, nonché al versamento allʼentrata del bilancio dello Stato di unʼulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Se invece non ci sarà totale identità tra sentenza e proposta, ove ricorrano gravi ed eccezionali ragioni, il Giudice potrà addossare al vincitore le spese della mediazione, adducendo naturalmente le ragioni in sentenza. l’idea del leGiSlaTOre: iNFONdere UNa CUlTUra della CONCiliaZiONe Contro questa normativa si sono solle-

vati in molti, avvocati, giudici di pace, ordini, associazioni di magistrati… piace poco anche ai conciliatori, perché si è andati a creare un istituto ibrido. Da avvocato posso comprendere le perplessità, la necessità di aggiustamenti, il timore del cambiamento, ma vorrei comunque andare oltre i miei stessi limiti e la mia forma mentis legati ad un percorso di studi, una professione, un ambiente sociale e vedere in questa innovazione una grande possibilità. A mio parere non solo conciliare conviene, ma funziona! E lo dimostrano le statistiche. Anche quelle della giustizia ordinaria dove la maggior parte delle cause intraprese si concludono per effetto di transazione. La conciliazione, che ha ispirato la legge che tanto ci fa discutere, esisteva già. Proviamo a partire da quel principio ispiratore per vedere se davvero è stato totalmente inutile metterlo in una legge e innalzarlo al rango istituzionale. Come ho già scritto, la conciliazione era/è un modo diverso di concepire la giustizia. Nella conciliazione ci sono due persone contro il problema, non lʼuno contro lʼaltro. La conciliazione coinvolge le parti pro-

MESI 12aprile 2011

s

aprile 2011

A
prio nella soluzione di quel problema, stimolando la collaborazione reciproca alla ricerca di una soluzione condivisa e permettendo alle stesse di imparare e comprendersi. Nella conciliazione le parti comunicano in modo autentico e vero e si liberano da ansia e stress emotivo. Il conciliatore sa come estrapolare la positività e l’energia creativa che è insita nel conflitto. A differenza di quello che avviene in un giudizio ordinario, dove le parti perdono il controllo della procedura e la lasciano a un terzo, sia esso giudice o arbitro. In conciliazione tutto è incentrato sulla gestione del conflitto con dinamiche collaborative tra le parti alla presenza del conciliatore. L’ottica processuale classica, sebbene miri alla ricerca della giustizia tra le parti in causa, svilisce la forza e il ruolo che le parti stesse dovrebbero avere nell’ambito della disputa, in quanto lascia spazio ai reali protagonisti delle scelte processuali che sono, da un lato i legali delle parti, che mirano a ricercare la migliore difesa per il proprio cliente e dall’altro, il giudice che deve decidere quale sia la giustizia (processuale). Inoltre, il giudizio ordinario è un processo documentale e non c’è molto spazio per la comunicazione e il dialogo tra le parti, tanto meno per elementi quali emozioni, sensazioni, alternative, soluzioni miranti alla soddisfazione degli interessi. Queste “mancanze” sono recuperate nel procedimento conciliativo nel quale le parti sono protagoniste assolute, operando il conciliatore un ruolo di raccordo e di contenimento, ma rimanendo volutamente lontano dalle trattative e uscendo per così dire allo scoperto solo nei momenti necessari. A me il principio pare ottimo: gestiamo in modo positivo i conflitti con soddisfazione delle parti. La conciliazione diventa quindi uno strumento per la composizione autonoma delle controversie con un’elevata risonanza di tipo socio-economico, in quanto consente la pacificazione, il mantenimento dei rapporti e della collaborazione futura tra le parti, la serenità e sicurezza per le stesse di aver ottenuto, proprio perché sono state loro a decidere, il massimo di soddisfazione possibile con il minimo di spreco. “Qualcuno”, il legislatore, ha pensato che questa cosa fosse risolutiva, ha pensato di inserirla nel nostro ordinamento giuridico. Che poi funzioni anche nella pratica molto dipenderà, a mio parere, anche da noi “addetti ai lavori”, che, oggi più che mai, siamo chiamati ad abbandonare gli interessi di categoria e ad abbracciare il nuovo. Se un legale presenta la possibilità di conciliare come un inutile formalismo e perdita di tempo è indubbio che il

TTUALITà

97

”la conciliazione è uno strumento per la composizione autonoma delle controversie, che consente la pacificazione, il massimo di soddisfazione possibile con il minimo di spreco”.
cliente non si presenterà in conciliazione con lo spirito giusto e collaborativo necessario o addirittura potrà essere strumentalizzata strategicamente. Pensiamo invece a quel legale che illustra al proprio assistito un’alternativa valida, efficace e gli fa capire i vantaggi di una conciliazione ispirandosi proprio al principio di una giustizia non processuale ma alternativa, personale… che risultato si potrà ottenere? Di cer-

to io credo qualcosa di buono per sé e per la sua professionalità! Inoltre, non dimentichiamo come nel processo ordinario, spesso anche la parte vittoriosa deve per così dire “accontentarsi” della vittoria che le attribuisce l’autorità giudicante, non potendo chiedere di più o diversamente da quanto sancito e rischia di rimanere comunque insoddisfatta della decisione che lo riguarda. In conciliazione questo non avviene perché ispirata al paradigma cooperativo del negoziato tra le parti e non può che dare come risultato il cosiddetto Win to Win! Vista così la conciliazione non è poi così inutile. Una legge che “imponga” alle parti di provarci non è una cosa così sbagliata, anche se è un paradosso che la conciliazione, che mette in primo piano la volontà delle parti, venga imposta anche se per alcune materie. Ci sono aggiustamenti procedurali da mettere in atto con la pratica, ci sono perplessità in ordine all'effettivo sgravio del sistema giudiziario ed ai costi della procedura stessa, ma, come ha sottolineato il Presidente del nostro Ordine, l’avvocato Vanni Barzellotti, occorre abbandonare atteggiamenti di pregiudiziale ostilità e diventare componente utile con un ruolo sociale attivo”. Diamo quindi fiducia, noi per primi, a questa legge e, soprattutto, iniziamo a diffondere una cultura positiva della conciliazione. Se le parti comprenderanno davvero il vantaggio di conciliare, allora si supereranno anche le imperfezioni della legge e a mio parere anche gli avvocati ne trarranno quei benefici a livello di etica professionale che ora, terrorizzati dal nuovo che avanza, questo sconosciuto faticano ad intravedere.

CI SONO ANCHE DEI VANTAGGI FISCALI
“Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento, determinato secondo quanto disposto dai commi 2 e 3. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà” (D. lgs. n. 28/2010, art. 20, 1° comma)

MESI 12aprile 2011

98

P

OST-IT

Pelo e
di iMManU
immanuel

eL

@dodicimesi.com

CONFiNdUSTria SBarCa iN BOSNia erZeGOViNa
Lo abbiamo appreso nei giorni scorsi, con compiacimento, con stupore, con apprensione. Con compiacimento, perché da tempo a Brescia non c’era nulla di nuovo. E se è vero che questa novità non viene da Brescia, bensì dai Balcani, è anche vero che nasce per mani bresciane, e questo è un fatto positivo, da qualsiasi parte lo si guardi. Con stupore, perché non se ne era percepito alcun sentore, come di solito avviene in queste situazioni, in cui nasce un’organizzazione importante, di grandi tradizioni, come è Confindustria, per coinvolgere ampi interessi dell’Italia e della Bosnia, anzi dell’intera regione dei Balcani. È un buon segnale, in tempi di grancasse senza costrutto. Ma un fondo di apprensione rimane, e per due ordini di ragioni. Il primo è costituito dal fatto che un numero sempre maggiore di aziende italiane va all’estero. Possibile che non si riesca a fare proprio nulla per tenerle nel suolo natìo? Possibile che si parli tanto di impresa, in questo nostro amato paese da 150 anni ormai unito, e lo si debba abbandonare per creare ricchezza altrove? Il secondo è rappresentato dal dubbio: come andrà a finire? L’impresa è difficile, impegnativa, addirittura ardua. In palio ci sono essenzialmente due obiettivi, entrambi molto importanti: il primo è il radicamento di un sistema che aiuti le imprese italiane in un territorio complicato, in cui ci sono grandi potenzialità, tutte da cogliere; il secondo è il sogno che l’economia possa trainare un paese diviso tra diverse etnie, aiutandolo a superarle attraverso lo sviluppo e l’integrazione europea. L’impresa è ambiziosa. Ma i dubbi ci sono, e rimangono, anche se i bresciani sanno essere “tosti”. In ogni caso, la sfida è aperta, il poi si vedrà.

“il CaMBiO del paradiGMa di UN’iMpreSa e di UN TerriTOriO Che COMpeTONO e ViNCONO: NUOVe idee e NUOVi STrUMeNTi”.
Sì, è proprio questo è il titolo di un convegno che si è svolto il 15 marzo a Brescia. Un titolo che parla direttamente alle imprese e al territorio, con chiarezza lapalissiana. A quelle imprese che vincono ed ai territori che vincono, non si comprende bene se con le imprese o da soli. Una dozzina di imprenditori, interrogati sul cambiamento del loro paradigma attuale, ha strabuzzato gli occhi, confessando, con rara unanimità, di non conoscere il loro attuale paradigma. Sanno tutto di mercati, materie prime, clienti, banche, investimenti e
MESI 12aprile 2011

ritorni, ma di paradigmi nessuno sapeva nulla. Molti, candidamente, hanno chiesto cosa fosse il paradigma, e la spiegazione non è risultata una cosa semplice. Una cosa appare certa: agli imprenditori, alle imprese, anche a quelle vincenti, e perfino ai territori (ma ce ne sono di vincenti, oggi?) bisogna parlare il loro linguaggio, chiaro, diretto, immediato, conciso, agli imprenditori bisogna tracciare quadri e delineare prospettive. Il convegno si colloca, strategicamente, tra la coda lunga di una crisi infinita ed i primi timidi segnali di ripresa. Le

imprese ed i territori hanno bisogno di sapere, di conoscere, di avere elementi prospettici per tarare le loro iniziative, i loro rischi. I paradigmi, purtroppo o per fortuna, sono lontani dal loro genoma. O no? Post scriptum: sui giornali, il giorno dopo, nessuna traccia delle nuove idee per competere e vincere; al momento di andare in stampa apprendiamo che i partecipanti al convegno erano un centinaio. L’80% erano bancari; di imprenditori veri, in platea, solo qualche rara traccia, come della foca monaca.

99

GiappONe, TerreMOTO e TSUNaMi: la leZiONe GiappONeSe
Due minuti lunghissimi, interminabili, con le forze della natura che ghermiscono una regione e la scuotono come la scatola dei dadi da gioco, prepotentemente, disastrosamente, con la violenza degli 8,9 gradi Richter, una assoluta rarità. Le immagini che il mondo ha visto ci hanno mostrato, tuttavia, case intatte, uffici in cui la gente si preoccupava di salvare schedari e computer, supermercati in cui gli addetti sostenevano le scansie per evitare la caduta delle merci. Perfino i parlamentari sono rimasti seduti sui loro scranni, in attesa che tutto finisse. Niente panico, quindi, neanche nelle interviste a caldo, malgrado le insistenze dei giornalisti che il panico lo cercavano comunque, perché nei loro paesi succede così, anche quando straripa un corso d’acqua mai ripulito ed invaso dal-

le case abusive. Poi è arrivato lo tsunami a piegare le ginocchia ai giapponesi, e con lo tsunami sono arrivati anche i morti, tantissimi. Ecco, il Giappone è oggi letteralmente in ginocchio, tra lo sconcerto e l’ammirazione del mondo. Sconcerto per l’immane disastro, ammirazione per la tecnologia che questo popolo ha realizzato per opporsi efficacemente al

sisma, anche se violentissimo, ammirazione per la compostezza e il senso di responsabilità dei giapponesi al lavoro, ammirazione per la dignità di un popolo intero, in un momento di estrema difficoltà. Durerà questa compostezza? Non è dato saperlo, perché la situazione è gravissima, ed anche i giapponesi sono uomini di carne ed ossa. Per ora, la lezione è grande!

Gli SCaGliONi dell’irpeF e la riFOrMa della GiUSTiZia
Sapete quanti sono i cinque scaglioni dell’Irpef? Certo, sono cinque, direste voi. E invece no, sono diventate sei! Volete sapere come hanno fatto? È semplice! Sindacati (questa volta tutti e tre, Cgil, Cisl e Uil) e imprese, guidate da Confindustria, si sono inventati l’aliquota del 10% in favore dei lavoratori dipendenti. Per tutti gli altri, invece, si continua a partire dall’aliquota minima del 23%. Con quale motivazione? Semplice! Si sono inventati la favola della produttività. Hanno stabilito, infatti, che il salario pagato a fronte di un incremento della produttività sia tassato al 10% fino a 6.000 euro, anziché con l’aliquota progressiva. Il risparmio è consistente, come minimo 1.200 euro, ma di fatto è molto di più, perché la maggioranza ha un salario più alto di 15.000 euro, cioè della fascia tassata al 23%. Sarebbe anche una cosa accettabile, sull’altare della crescita del paese, uno scambio tra aumento della produttività e una minore tassazione. Ma qui casca l’asino (cioè tutti noialtri) perché l’incremento della produttività è una bufala, non deve essere accertata da nessuno. È sufficiente che tra i due soggetti (azienda e sindacati) ci sia un accordo, e tanto basta. A Brescia Aib e Cgil, Cisl e Uil si sono messi d’accordo, nero su bianco, affinché per beneficiare dell’aliquota del 10% sia sufficiente anche solo un accordo verbale sulla produttività, e buona notte agli accertamenti! Chi non ci credesse legga il giornale di Brescia del 12 marzo scorso. E chi le tasse le paga per intero (pensionati, vedove, lavoratori di aziende non sindacalizzate, altre categorie, tutti quelli fuori dal circuito dei privilegiati) cosa fa? Paga e tace, ovvio! Ma in Italia non dovremmo essere tutti uguali davanti alla legge? La Corte Costituzionale queste cose non le sa? Ha proprio ragione Berlusconi: ci vuole proprio la riforma della giustizia! Probabilmente non come vuole lui, ma ci vuole…
MESI 12aprile 2011

Grazie alla raccolta differenziata fatta da milioni di cittadini italiani, lattine per bevande, vaschette per alimenti, foglio sottile d’alluminio, scatolette, bombolette spray e tubetti, possono essere riciclati dando vita a nuovi imballaggi e altri oggetti in alluminio di uso quotidiano. L’alluminio si ricicla al 100% e all’infinito con un enorme risparmio di energia e materia. Partecipa alla raccolta differenziata degli imballaggi in alluminio seguendo le indicazioni del tuo Comune, CIAL – Consorzio per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Alluminio – ne promuove la raccolta e ne garantisce il riciclo su tutto il territorio nazionale. info su:

10 0 % r i c i c l a b i l e

alluminio

raccolta differenziata

T

RUffE ON-LINE

101

DELLA RETE
dal furto di dati personali a offerte “taroccate” di beni e servizi: le truffe on-line diversificano la loro proposta con l’obiettivo di “catturare” sempre nuovi clienti.
nternet è indubbiamente il fenomeno sociale e culturale più rilevante del XXI secolo. Un fenomeno, tuttavia, non privo di problemi e di criticità. Internet è sinonimo di informazione, di contatto, di lavoro, di divertimento. Non tralasciamo, tuttavia, alcune importanti considerazioni: la rete è un supporto tecnologico in perenne evoluzione e comunque ancora agli albori di uno sviluppo sempre perfettibile. Molti sono, in tal senso, i buchi in tema di sicurezza e ancora scarsa è l’esperienza del popolo dei navigatori. Si procede, più che altro, per tentativi e per esperienza. In tal senso siamo tutti un po’ pirati, allorché il termine pirata significa, per l’appunto, “tento”, “sperimento” (deriva dal greco peirào). E in questo mare spesso agitato e incerto i veri pirati, mediamente già ben più

I PIRATI
dell’assistenza e del volontariato (magari anche internazionale); • offerte di servizi “gratuiti” su internet rivelatisi poi a pagamento o servizi a pagamento mai elargiti o diversi da quelli pattuiti; • offerte di lavoro casalingo con acquisto anticipato di materiale occorrente per il lavoro stesso; • prestiti di denaro mai concessi con richiesta anticipata di commissione; • sistema della catena di lettere: la tipica “catena di Sant’Antonio” in cui l’utente, ricevendo il messaggio da parte di privati, è invitato a spedire delle e-mail a un nome in cima a una lista presente nel messaggio, con l’indicazione di inviare alcuni dollari e di rimuovere il primo nome e di porre alla fine della lista il proprio nella vana speranza così di ricevere dei soldi quando il proprio nome raggiungerà l’inizio della lista.

I

di MaSSiMO rOSSi

istruiti ed “equipaggiati” dell’utente medio, sguazzano come pescecani in una tonnara: sono i truffatori della rete, i grassatori “digitali”. In Italia il crimine informatico è già abbastanza diffuso. Non tuttavia al pari di altri Paesi dell’Unione europea o come negli USA e questo poiché si ha ancora scarsa fiducia nelle transazioni commerciali del web e anche per il fatto che nel nostro Paese esiste un gap generazionale assai marcato tra l’utente mediamente esperto nell’uso del pc e l’utente perfettamente ignorante della macchina informatica. Tanto basti. Tra le principali truffe telematiche vi sono: • finte vendite all’asta; • richieste di aiuto verso finti pazienti (spesso bambini) con gravi problemi di salute; • richieste di offerte da parte di associazioni benefiche operanti nei settori

MESI 12aprile 2011

s

di Antonio Vettore
Hai avuto un incidente, subito un infortunio, un danno? Tuo figlio si è fatto male in palestra, a scuola, durante un allenamento? Vuoi essere risarcito e non sai come fare o a chi rivolgerti?

SGS si occupa di tutto, fino alla liquidazione del danno.

AntonioVettore, Davide Onorini e Naike Vettore sono a Vostra disposizione tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Assistenza legale: Dott.ssa Micol Vettore.

Servizio gratuito fino alla liquidazione del sinistro.

Assistenza - risarcimento danni Piazza San Siro, 9 Castelmella (BS) Tel. 030.2559140 Fax 030.2551043 www.sgssport.it - info@sgssport.it

SGS

l
Dinanzi al rischio di una frode informatica è buona cosa attenersi alle seguenti indicazioni:

1 2 3

Nell’incertezza della provenienza della mail ricevuta cestinare il messaggio senza aprirlo. Per acquisti on line prediligere sempre l’utilizzo di carte di credito ricaricabili. Effettuare pagamenti o acquisti su siti che si conoscono e di cui si può verificare l’affidabilità.

phiShiNG: la TrUFFa iNFOrMaTiCa per eCCelleNZa Phishing è un termine creato per assonanza con fishing (to fish=pescare). È l’uso illegale di sistemi quali e-mail e siti web in maniera tale da simulare raccolte di dati da parte di importanti compagnie presenti su internet con lo scopo di carpire informazioni su conti correnti e carte di credito. Codesti tentativi denominati phishing qualche tempo fa avevano preso di mira le Poste Italiane, nonché alcuni importanti istituti di credito. Il meccanismo è sempre lo stesso: viene inviata una e-mail civetta a tantissimi utenti nella speranza di incrociare un vero cliente dell’una o dell’altra istituzione creditizia. L’utente si trova di fronte ad un messaggio che invita a cautelarsi proprio contro questi tentativi di phishing e, nel caso abbia un conto presso la banca in oggetto, l’utente rischia di fornire a sconosciuti i propri dati di accesso al conto corrente.

T

RUffE ON-LINE

103

L’INTERNET BANKING È SICuRO?
Il mercato dell’home banking (la gestione del proprio conto corrente da casa) è in continua crescita: in Italia sono circa 12 milioni i conti abilitati a operare via internet e che danno la possibilità al cittadino di controllare il saldo e i movimenti del proprio conto corrente, effettuare bonifici e pagamenti delle utenze. Purtroppo a fronte di tale opportunità si sta verificando anche un crescente aumento delle frodi telematiche con sottrazione di password e codici segreti (il famigerato “phishing”). Che cosa ne pensano i professionisti del settore? Lo abbiamo chiesto ad alcuni funzionari di importanti gruppi bancari della nostra Provincia fingendoci clienti in cerca di informazioni e rassicurazioni. Queste le risposte più significative che abbiamo ricevuto. Siamo certi che nessuno abbia la possibilità di intrufolarsi nel mio conto corrente sottraendomi denaro e informazioni? Stia tranquillo. Non è più come in un passato non troppo remoto quando effettivamente si sono verificati alcuni problemi nell’ordine del funzionamento del sistema e delle relative protezioni. Oggi i sistemi di sicurezza sono infinitamente più efficienti per cui violare codici e difese è praticamente impossibile. Ogni pochi secondi le impostazioni di protezione mutano. Che cosa mi dice del fenomeno del phishing? Mi spieghi come mi devo comportare. Tenga presente una cosa semplicissima: nessuna banca manderà mai richieste, via e-mail o per telefono, di controllo del numero del suo conto corrente o della sua carta di credito. Per cui nel caso dovesse ricevere richieste di questo genere le cestini senza indugio. Non si colleghi a link presenti magari nella stessa mail. E dinanzi a qualsiasi dubbio non esiti a telefonare. Quanta gente usa l’internet banking? Sono soprattutto i giovani imprenditori, coloro, cioè, che hanno già una certa dimestichezza con il computer e internet. Una quota, insomma, ancora piuttosto ridotta rispetto al totale dei clienti. C’è ancora un po’ di diffidenza e disinformazione, dettate per lo più dall’incapacità a gestire un pc. Impossibile proporlo a una persona anziana.
MESI 12aprile 2011

s

104

T

RUffE ON-LINE

Ma adeSSO arriVa aNChe il ViShiNG Le truffe informatiche si evolvono di anno in anno, di pari passo con la tecnologia, a volte addirittura superandola. È il caso del vishing, lʼultima evoluzione del ben più noto phishing, che ha già colpito più volte in Italia ma che vedrà a breve un vero e proprio boom. A dirlo sono gli esperti: il vishing unisce il phishing al Voip, ovvero le telefonate via internet. Il Voip – come spiega Raoul Chiesa, hacker e membro dell’Unicri, nonché uno dei più grandi esperti di sicurezza informatica d’Italia – somma le vulnerabilità della telefonia tradizionale con quelle di internet. Nel vishing può succedere che il cyber criminale si spacci per una banca, facendo addirittura comparire il vero numero dell’istituto di credito sul display dell'utente al fine di ottenere informazioni bancarie dall’utente medesimo. “TiTle FraUd” Title fraud, ovvero furto e falsificazione dei titoli di proprietà. In Inghilterra costituisce un vero e proprio allarme. Prevede l’utilizzo di documenti e identità falsificate. Il fenomeno è in costante aumento in tutto il mondo anglo-americano. Consiste nel vero e proprio “furto” della proprietà immobiliare ad inconsapevoli proprietari, con iscrizione nei Registri immobiliari di certificati di proprietà falsificati. Il frodatore può così ottenere dalla banca l’erogazione di un mutuo che viene garantito con l’iscrizione dell’ipoteca a carico dei beni appartenenti all’inconsapevole proprietario. Il risultato è che il vecchio proprietario risulta debitore verso la banca e rischia di perdere la casa a favore della banca medesima che può vantare una ipoteca. Il fenomeno ha provocato un

tale allarme da portare in Inghilterra, nel 2006, alla emanazione della legge “Bill 152” per cercare di arginare il fenomeno. I danni provocati dalla title fraud sono stati stimati, nel 2005, in oltre 1,5 miliardi di dollari. il daTO BreSCiaNO SUlle TrUFFe ON-liNe Nel 2010 a Brescia si sono consumate 871 frodi e truffe informatiche. Una media di 7 frodi ogni 10.000 abitanti. Un dato, in realtà, in sensibile calo rispetto al 2008-2009 (-34%, fonte Il Sole 24 Ore). Forse la gente è più informata e istruita al riguardo per cui la “pesca miracolosa” dei truffatori on-line è diventata più difficile e

899…
A volte ritornano. Chi? I numeri telefonici che iniziano, per esempio, con “899”. Negli ultimi tempi molti utenti hanno denunciato chiamate sui propri cellulari da parte di numeri inizianti per “899”. La truffa funziona in questo modo: pochi squilli, a volte anche uno solo, e se l’utente risponde o richiama il credito telefonico “precipita” inesorabilmente fino anche al totale prosciugamento del credito telefonico. Parola di chi ci è cascato!
MESI 12aprile 2011

improbabile. La Provincia bresciana si situa all’incirca al nono posto tra le città italiane più colpite dal fenomeno della frode informatica, anche se in realtà è proprio nel nostro capoluogo che nel 2009 è stato sventato il colpo grosso della truffa on-line: numerosi phone center della Provincia (Brescia abbonda di questi esercizi commerciali) si sono rivelati vere e proprie basi di riciclaggio di denaro introitato a costo zero in virtù del fatto che gli esercizi di phone center potevano contare sui codici Pbx di multinazionali statunitensi della telefonia derubate degli stessi. In tal senso i titolari dei negozi di phone center facevano pagare regolarmente le telefonate ai propri clienti, ma non pagavano poi nulla in termini di contratti e di traffico telefonico. Un giro d’affari per di più di 50 milioni di dollari. Digos bresciana e Fbi hanno collaborato strettamente al disinnesco di una truffa colossale i cui profitti pare che fossero in parte destinati al finanziamento di organizzazioni contigue all’area del fondamentalismo islamico.

C

ULTURA

105

CULTURA GLOBALE
l’amministratore delegato di international School of Brescia, racconta un mondo senza frontiere.
to, una visione diversa dell’istruzione e del rapporto con gli altri. Dimenticando la classica cattedra sul piedistallo e le lezioni statiche, i bambini qui crescono assumendosi la responsabilità del proprio apprendimento – internet è consultabile e visionabile tramite lavagne high-tech – costruendo l’indipendenza. Un percorso di studi riconosciuto dalla scuola italiana, che accompagna lo studente con attenzione – un insegnante madrelingua ogni 10 alunni – fino al diploma, conseguito a 18 anni, un anno prima rispetto al decorso istituzionale. Anzuinelli ha girato, come si suol dire, mezzo mondo, e tra work shop in Europa, Asia e America ha capito come la formazione influenzi il nostro essere cittadini del mondo, la sensibilità emotiva – “per me fondamentale” – e il gioco di squadra – “perché essere geni solisti non serve a niente”. Questo si è tradotto, e si traduce, in una complessità di conoscenze da mettere a frutto per la sua scuola, ovvio, ma anche in una capacità di lettura competente e imprevista su fenomeni culturali attuali ad ampio raggio, più che da addetto ai lavori, quanto da “onnivoro di informazione e comunicazione” a contatto con personaggi non certo ordinari. Come Dan Pink, ex ghost writer di Al Gore, o Steve Wozniak, cofondatore di Apple inc dei quali, Anzuinelli promette, scriverà in una tappa della nuova rubrica su “12 Mesi”. Digital Education, Mobile Learning, HFarm, passando anche attraverso Cannes e il mondo del cinema: la parola chiave sarà ciò che rende la cultura globale e ciò che globalizza la cultura, iniziando dalla lingua, l’inglese, e dalla condivisione delle informazioni tramite digitalizzazione e smaterializzazione di beni e bisogni. Così ci si interrogherà pure sull’eccellenza educativa orientale, guardando con stupore a Singapore come all’“esportatrice di un modello istruttivo che viaggia oltreoceano in senso inverso rispetto alla vecchia rotta USA-Oriente”. Magari finiremo per capire (è proprio vero che il termine cultura è trasversale, globale) perché, a dispetto d’ogni previsione, McDonald’s è sbarcato in Italia – alla faccia della radicata cultura, appunto, dello spaghetto – e ad interrogarci sui prossimi passi di altri colossi pronti a solcare il Mediterraneo influenzando interi stili di vita, come ad esempio Starbuck’s. Curiosi? or a world without frontiers: questo è lo slogan dell’International School of Brescia, la scuola internazionale di stanza a Botticino Sera, e non è un caso che il suo a. d., Stefano Anzuinelli, decida di parlare sulle pagine di “12 Mesi”, preludio di una nuova rubrica tematica, proprio di cultura globale. Facciamo un passo indietro, perché per capire cosa ci aspetta è necessario inquadrare la portata di un fenomeno a monte, di cui Anzuinelli è precursore bresciano, che parte proprio dall’abc: la scuola, o meglio, una scuola innovativa che rivede l’assetto educativo globale. Infatti, da tre anni, in questa zona pedemontana di Brescia è possibile iscrivere i propri figli, dalla tenera età di 30 mesi, all’International School (una delle 50 presenti in Italia, a fronte di 1.922 istituti in 124 diversi Paesi), garantendo loro l’apprendimento della lingua inglese ma, soprattut-

VERSO UNA

F

di aleSSaNdra TONiZZO

Stefano anzuinelli, bresciano, classe 1962, ha frequentato il Liceo Scientifico Calini e si è laureato in Lingue e Letteratura Straniera all’Università di Bergamo. Dal 1989 al 2008 ha lavorato come export manager e direttore vendite presso varie aziende bresciane. Dal 1995 è amministratore delegato e co-fondatore, insieme a Simonetta Forbice, del Liceo Scientifico Isaac Newton di Brescia e, dal 2008, contemporaneamente è a. d. e co-fondatore, con Simonetta Forbice e Omar Bonomelli, dell'International School of Brescia, con sede a Botticino Sera.

Stefano Anzuinelli.
MESI 12aprile 2011

IL REGNO DEL SAPORE

...e ai festeggiamenti di primavera.
Ampio spazio per battesimi, cresime e comunioni

T

EMPO LIBERO

107

Giambattista Merigo, del Gruppo amerigo Viaggi, racconta la sua passione.

DI VIAGGI
e trasferte in autostop con zaino e sacco a pelo. India, Nepal, Europa, Nord Africa e Stati Uniti: Giambattista gira mezzo mondo e, insieme a quella che sarà la sua futura moglie, nel 1979 fonda il Centro Turistico Studentesco (CTS) di Brescia, esperienza della quale rimane il motto “Tutti devono poter viaggiare, con qualunque portafoglio”. È questo proposito che fa nascere Amerigo Viaggi, il voler far viaggiare i bresciani, tutti, regalando emozioni. E così ha fatto, per 30 anni, e continua a fare.

TRENT’ANNI

“V

di aleSSaNdra TONiZZO

iaggiare è confronto, crescita e rispetto per l’altro, anche se diverso”. Così esordisce Giambattista Merigo, titolare del Gruppo Amerigo Viaggi – che quest’anno compie 30 anni di attività –, vice presidente di Bravo.net – network turistico nazionale che accorpa 800 agenzie viaggi in Italia, 80 bresciane –, membro

della Giunta nazionale Assotravel di Confindustria. Dalla sede del gruppo, in piazza Cesare Battisti, perno di altri sette locali sul territorio, tra filiali e consociate, ci parla alla sua scrivania, l’aria di chi lavora instancabilmente, attorniato da foto mozzafiato di cui, promette, parlerà alla fine dell’intervista. La storia di Merigo inizia con gli studi all’Itis e una laurea in Lingue straniere, incipit di una smania di viaggiare che si traduce in letture frenetiche del National Geographic

MESI 12aprile 2011

s

108

T

EMPO LIBERO

Il suo grande obiettivo è poter organizzare la distribuzione turistica: ci spiega perché è un passo così importante? “Il mondo delle vacanze è formato dai tour operator, vale a dire la produzione, e gli agenti di viaggio, cioè la distribuzione. Se quest’ultima non viene ben organizzata, il turismo difficilmente potrà essere un’industria come lo sono altri settori”. L’unione fa la forza, anche tra agenzie, come dimostra il successo di Bravo.net, ma questo in cosa si traduce, concretamente, per il cliente? “In sicurezza. Ricordiamoci che esiste un grande competitor, internet con il faida-te: non va demonizzato, spesso viene usato per scelte economiche, ma bisogna stare molto attenti per i classici ‘pacchetti’, perché lì nessuno ci mette la faccia, specialmente in caso di problemi”. Che, si sa, quando si viaggia sono frequenti… “Dall’arrivo in aeroporto vicino a casa, al trasferimento in albergo, fino al soggiorno vero e proprio, con vitto, alloggio, animazione e quant’altro: basta che uno solo di questi elementi non funzioni e ci si rovina la vacanza. La forza dell’agente di viaggi sta nel prendersi cura di questo ventaglio di elementi”. A queste classiche incognite, poi, si aggiunge il caso, l’imprevisto di carattere spesso climatico. “Infatti. Recentemente ricordo due situazioni ingestibili: la nube vulcanica e gli aeroporti coperti di ghiaccio. Chi aveva prenotato in agenzia ha avuto assistenza; noi abbiamo fronteggiato tante situazioni difficili, mentre chi aveva prenotato con internet si è dovuto arrangiare”. In questi casi e sempre, quando si affidano i propri soldi, porsi la domanda “chi risponde?”, quindi, fa la differenza. “Certo. Poi tutto sta nella preparazione. L’Associazione bresciana imprese viaggio e turismo, di cui sono fondatore, ha aperto da alcuni mesi un’accademia di formazione per gli agenti di viaggio: un successo”. Da uno stabile di 6 mq in corso Cavour alla realtà di oggi, con 10 punti vendita sul territorio: tutta ascesa? “Devo dire che anche noi, ora, sentiamo molto la crisi, sia economica sia del Mediterraneo, per la situazione attuale”.
MESI 12aprile 2011

La vostra presenza stabile nel bresciano vi ha permesso di seguire i cambiamenti che, nel tempo, il settore turistico ha vissuto. Ce ne parla? “Una grande differenza, tra 30 anni fa e oggi, è la grande diffidenza, tutta italiana, verso l’agente di viaggi. Prima si lavorava meglio, con più fiducia. Poi, improvvisazione, fallimenti e alcuni comportamenti poco trasparenti nel nostro settore hanno creato questa situazione tra noi e il consumatore”. Come reagire? “Premettendo che, alla base, manca una cultura che insegni il distinguo tra due figure diverse, il tour operator e l’agente di viaggi, spesso confuse tra loro, noi reagiamo mettendoci la faccia al 100% e facendo una scrematura importante: scegliamo solo tour operator non dico blasonati ma sicuri”. Gli italiani viaggiano in Italia? “C’è un ritorno all’Italia, un turismo di nicchia alla scoperta delle città d’arte, che fa piacere ma non passa dalle agenzie. Invece, in Italia i servizi delle località di mare, purtroppo, non sono al livello dei paesi del Mediterraneo, pur essendo molto cari: forse abbiamo perso qualche treno”. Come valuta il recente fenomeno delle liste nozze in agenzia?

“È un fenomeno in crescita, e funziona molto bene. Capire che si può segmentare un viaggio è una grande chance, soprattutto per viaggi impegnativi come quelli di nozze: spesso raccogliamo cifre superiori al cachet di viaggio, e restituirle agli sposini è sempre una bella sorpresa, per noi e per loro”. La sua idea di viaggio? “È in controtendenza, ahimè, rispetto alla concezione comune in Italia: non si può pensare che il viaggio vada bene solo se si mangia bene e ci si diverte. Villaggi turistici e formule all inclusive spesso tolgono il vero sapore del viaggio: non c’è contatto con le realtà in cui si è ospiti, non si sostiene l’economia locale. Sarebbe bello tornare a viaggiare, non a far turismo”. Qual è la persona che più l’ha colpita, durante i suoi viaggi? “Non ho dubbi: vede chi sorride in questo scatto? Il Dalai Lama. Viaggiando si scoprono anche situazioni difficili, e in merito alla questione tibetana, insieme ad alcuni amici, ho fondato la Tibethouse Fundation per i 16 mila bambini esuli in India. Mi appassiona la loro realtà, la loro filosofia di vita: tra poco parto e torno da loro”.

AMBULATORIO CHIRURGICO - PICCOLA CHIRURGIA AUT. ASL N. 19/95

T

Test avanzati

• Test intolleranze alimentari - stress ossidativi rischio cardiovascolare • Telecardiometria

A
M

Andrologia

• Doppler del pene, piccoli interventi e terapie rivitalizzanti • Incurvamento penieno, nuove frontiere terapeutiche • Allungamento ed ingrossamento del pene • Disfunzioni della sessualità

L D F E

Laserterapia

Medicina estetica
corpo

• Trattamento capillari con laser o mousse • Laser depilazione corpo • Laser trattamento couperose - macchie - angioma • Radiofrequenza termage • Laserterapia anticellulite

Dietologia

scienza dell’alimentazione

• Trattamenti cellulite con veicolazione trans-dermica, laser-lisi termage e mesoterapia omeopatica e controllo alimentare • Test intolleranze alimentari - stress ossidativi rischio cardiovascolare • Infiltrazioni per lo scioglimento di adiposità localizzate • Trattamento capillari con laser terapia o sclerosanti • Laser depilazione corpo

• Diagnostica morfologica • Diete personalizzate - Terapie mediche di supporto di ultima generazione • Test di intolleranza • Tecniche di supporto comportamentale • Dimagrimenti localizzati • Galenica personalizzata

M

Medicina estetica

viso, collo, decolléte, mani

Flebologia

• Diagnostica morfologica • Rivitalizzazione con vitamine - ialuronico con aminoacidi • Pulizia viso con peeling chimici e meccanici • Trattamenti multi-rivitalizzation con veicolazione e botomask • Trattamenti ad effetto immediato con fillers non permanenti • Laser trattamento couperose - macchie - angioma • Tatoo semipermanenti • Radiofrequenza termage

• Trattamento capillari con laser o mousse • Diagnostica doppler e visita vene • Trattamento vene varicose, ulcere, linfedemi e mesoterapia • Piccoli interventi chirurgici ambulatoriali in anestesia locale

V

Visite mediche per

Endocrinologia

• Disturbi legati alla menopausa • Irsutismo - trattamento acne • Disfunzioni della tiroide • Obesità

• Protesi seno e correzioni • Chirurgia delle calvizie • Lipoaspirazione pneumatica • Addominoplastica • Minilifting viso • Correzione naso e orecchie a sventola • Allungamento e ingrossamento del pene • Blefaroplastica (occhi) • Piccoli interventi chirurgici ambulatoriali in anestesia locale

CHIRURGIA PLASTICA ED ESTETICA

Dr. Davide Tonini

DIETOLOGIA - MEDICINA ESTETICA - ANDROLOGIA

Dir. San. Dr. Enrico Filippini

PATOLOGIE VASCOLARI - ANDROLOGIA

Dr. Michele Tonini

Via S. Francesco d’Assisi, 3 (piano terra) - 25122 Brescia - Tel. 030.28.07.547 www.studiomedicofilippini.it - studiofilippini@yahoo.it

110

Q

UI E Là

RINGO STARR A MILANO, IL 3 LuGLIO
Il 3 luglio prossimo salirà sul palco dell’Arena Civica, in Viale Giorgio Byron 2, ore 21, a Milano, una delle leggende del rock, Ringo Starr, per la prima volta nella capitale lombarda dopo il leggendario concerto con i Beatles nel 1965. Prezzi biglietti: Platea numerata € 80,50 (diritti di prevendita inclusi) Tribuna non numerata: € 46.00 (diritti di prevendita inclusi) Prevendita esclusiva dei biglietti ai titolari della tessera di Beatlesiani d’Italia Associati, www.beatlesiani.com. Prevendite TicketOne - info-line 0584.46477

QUI & là
LA NOTTE BIANCA DELLA MILLE MIGLIA 7 MAGGIO 2011
Al Museo Mille Miglia, visite guidate e a cura di Beatlesiani d’Italia Associati e Aston Martin Italy: ore 21 – apertura del Beatles Museum e presentazione della leggendaria Aston Martin DB6 di Paul McCartney; ore 21,30 – concerto dei BeaTbox (proiezione di spezzoni del film “007 James Bond Missione Goldfinger” con Aston Martin); ore 23 – Gli Italiani cantano i Beatles – Karaoke by Rolando Giambelli.

a cura di rOlaNdO

GiaMBelli

CINQuENOVANTA SCHERMI DI ANIMAZIONE 2011
Si è tenuta dal 22 al 27 marzo 2011, tra Brescia, Rezzato e sedi varie, la 5° edizione di Cinquenovanta Schermi di animazione, il festival che coinvolge autori e spettatori del cinema d'animazione dai cinque ai novant’anni. Tema: il tempo inteso come momento di passaggio o di immobilità, il tempo della vita e quello della rappresentazione. Tra gli ospiti, Sylvain Chomet, autore de L’illusionniste, candidato agli Oscar 2011 come miglior lungometraggio di animazione; Fusako Yusaki, maestra dell'animazione con la plastilina, e il giovane autore belga Mathieu Labaye che lavora con i bambini presso Caméra etc. di Liegi, una fra le più vitali strutture educative ed artistiche in ambito internazionale.

MESI 12aprile 2011

111

IL JuDO ENTRA A SCuOLA
Su proposta del Maestro 9° dan Franco Capelletti, vice presidente dell’European Judo Union, l’International School of Brescia ha inserito nel proprio piano formativo la disciplina sportiva del judo. Una vera novità nel mondo scolastico italiano: una delle due ore di educazione fisica in programma ogni settimana, vedono gli alunni della scuola di Botticino scendere sul tatami scolastico per un progetto formativo realizzato con gli interventi di qualificati istruttori e psicomotricisti del Jcc Club di Brescia.

FRANCESCO RENGA AL TEATRO GRANDE
È partito il 16 marzo al Teatro Grande di Brescia, con diretta in maxischermo in piazza Duomo per i festeggiamenti del 150° dell’Unità d’Italia, il “Francesco Renga Tour 2011”. Sedici appuntamenti nei più importanti teatri italiani a un anno esatto dal tour di “Orchestra e voce”. Il cantante, compagno dell’attrice Ambra Angiolini, ha ripercorso tutta la sua carriera proponendo al pubblico alcuni pezzi storici dei Timoria, la sua vecchia band, e i successi della sua carriera da solista sino al suo ultimo album di inediti, “Un giorno bellissimo”.

NOTTE DI FESTA PER IL 150° DELL’uNITà
Brescia nella notte fra il 16 e 17 marzo ha festeggiato l’anniversario del 150° dell’Unità d’Italia anche con la “notte tricolore”, illuminata alle 23,30 dai fuochi pirotecnici lanciati dal Castello a coronamento di una serie di eventi, arte, musica, spettacoli. Negozi aperti fino a mezzanotte, aperti anche il Museo di Santa Giulia e le mostre di Matisse ed Ercole. Dalle 20 alle 24 guide specializzate in piazza Tito Speri, piazzetta Bell’Italia, nel Vanvitelliano e via Mazzini hanno raccontato i luoghi delle X Giornate contro l’oppressione austriaca che hanno contribuito a far nascere l’Italia unita.

“’NDÜINA CHI VE A DISNà?!”
Volete trascorrere un paio d’ore divertenti? Rapocèldone vi aspetta il 30 aprile alle ore 21 e il 1 maggio alle ore 17 per il debutto della nuova commedia: “’Ndüina chi ve a disnà?!”, storia dove si racconta di un pranzo allestito in quattro e quattr’otto per due ospiti illustri scatenando agitazione in tutto il paese per un evento così importante. L’appuntamento con la Compagnia teatrale Rapocèldone è al Teatro Deodato Laffranchi a Carpenedolo. www.rapoceldone.com

MESI 12aprile 2011

TAPPARELLE IN PVC TAPPARELLE IN ALLUMINIO TAPPARELLE IN ACCIAIO TAPPARELLE DI SICUREZZA ZANZARIERE TENDE A RULLO TENDE PLISSÈ TENDE VERTICALI TENDE VENEZIANE TENDE DA SOLE STRUTTURE A PERGOLATO STRUTTURE DA GIARDINO

Lartes, un’azienda che opera da più di 40 anni come produttrice di tapparelle in legno e in plastica, si è adeguata alle esigenze del mercato aggiungendo anche avvolgibili in alluminio e in acciaio. L’accurata scelta dei materiali e l’ottimo grado di finitura, uniti a un servizio di assistenza preciso e qualificato, sono caratteristiche che distinguono l’azienda, facendola preferire dalla sua ormai vasta clientela. La diffusione capillare in tutta la Lombardia con una fitta rete di distribuzione e la diponibilità a magazzino di ogni tipo di accessorio, garantiscono consegne rapide e puntuali. Veneziane, zanzariere, porte a soffietto o a libro e tende da sole completano l’ampia gamma di prodotti diponibili. Lartes è un’azienda sempre attenta a soddisfare le esigenze della clientela con professionalità e competenza.

Via Lavini, 8 - Pompiano (BS) Tel. 030.9460021 - 22 info@lartes.net - www.lartes.net

E I

DUCAzIONE CIvICA

113

LA PUPÙ DI FIDO
regole di convivenza con gli animali e altri cittadini.
hi non fare il furbo, raccoglila!”, è una delle frasi-clou che risuonano nelle nostre strade, insieme ad altre dello stesso tenore, come “tieni il tuo gatto lontano dalle mie rose!” e “un’altra notte insonne per colpa del tuo cane!”: la convivenza tra animali e cittadini è un argomento deli-

E ALTRI TABÙ
questi articoli “di serie B”, è importante tenere a mente che esistono diritti e doveri ben precisi per chi si professa amante degli animali ma, qui e là, si concede pericolosi strappi alla regola, come dimostra il migliaio di segnalazioni all’anno recapitate all’Ente Nazionale Protezione Animali di Brescia. Se, dunque, non è affatto obbligatorio convivere con un animale da compagnia, chi decide invece di fare quest’emo-

“E

di aleSSaNdra TONiZZO

cato e attuale, spesso fonte di liti, rancori ed esasperazioni. Ma anche se molti, erroneamente, pensano che la gestione degli animali di compagnia sia un affare privato, in realtà è ora di ricredersi. Esiste, infatti, un’ampia e dettagliata sezione del Regolamento di Polizia Urbana (aggiornato nel 2009), il Titolo V, dedicato a “mantenimento, protezione e tutela degli animali”. Nonostante molte volte siano gli stessi vigili a giudicare

MESI 12aprile 2011

s

114

E

DUCAzIONE CIvICA

zionante esperienza deve comportarsi come si deve, soprattutto se possiede un pet impegnativo come il cane. Iscrizione all’anagrafe canina, cure adeguate e il rispetto delle regole di convivenza sono tre punti chiave a cui prestar fede per essere un buon padrone. Perché, ricordiamocelo, non esistono animali “cattivi”, ma soltanto padroni incivili, le cui brutte abitudini, ahinoi, a quanto pare sono più difficili da sradicare rispetto alle inflessioni istintive dei nostri cuccioli, cui un po’ di polso, o un buon istruttore, possono invece porre prontamente rimedio, adattandole all’habitat urbano. Le dinamiche più sottili alla base della convivenza animali-cittadini sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti, quei piccoli grandi scontri nati a causa delle deiezioni sull’uscio di casa o dei latrati in piena notte, che finiscono per spaccare in due la popolazione ed esacerbare il confronto con il povero Fido che, a conti fatti, paga per tutti. Quanti locali in Italia, infatti, accettano oggi i cani? Quante le strutture alberghiere? Se d’estate, in radio e in tv, parte la solita campagna contro l’abbandono degli animali, pratica deplorevole ma puntuale e constante, dobbiamo dire grazie anche a chi non si china quotidianamente a raccogliere la pupù del proprio pet. Sembrerebbe superfluo ricordare che le deiezioni degli animali condotti a passeggio negli spazi pubblici, comprese le aree a loro destinate, nonché portici, marciapiedi e ogni altro spazio pedonale d’uso pubblico, vanno obbligatoriamente raccolte e depositate nei contenitori dei rifiuti solidi urbani, ma viste le inferocite segnalazioni dei cittadini, che appiccicano a portoni e pali della luce slogan minatori rivolti agli insozzatori recidivi, di fatto non lo è. Infatti, non è solo la signora Maria, residente in una zona tranquilla e verde della città, ed essere esasperata dalla situazione che la costringe a “fare numerosi e improbabili slalom su e giù dal marciapiedi, con la carrozzina del nipotino” e a rinunciare spesso alle passeggiate ai parchetti “che sarebbero uno sfogo ideale, invidiato da molti cittadini, ma diventati davvero sporchi”, quasi fossero le propaggini del giardinetto di casa. Anche in zone
MESI 12aprile 2011

più centrali il clima è teso ma, anche se le nostre scarpe e il nostro umore sono continuamente in agguato, la moltitudine di sguardi accusatori nei confronti di chi pascola il proprio animale, e la presenza di diverse dogy box per recuperare sacchetti igienici, tende a far desistere i padroni incivili. Esistono poi casi limite, come quello di Rodolfo, gatto persiano che diserta la lettiera di casa in favore dei terrazzi del vicinato e che, con le demarcazioni del territorio e le unghiate ai gerani, per una volta spodesta il cattivo primato del suo acerrimo nemico a quattro zampe. Che fare, in casi come questi? Se il padrone, allertato, non ne vuole proprio sapere, ci si

rivolge senza scrupoli alle autorità competenti, dall’amministratore, all’ASL, ai vigili. Come metterla con abbai in piena notte, irruenza e irrequietezza moleste? La prima attenzione quando si sceglie un animale è documentarsi sulle caratteristiche della specie; non solo i cani da guardia, ma soprattutto alcuni cani da caccia anche di piccola taglia (le specie nate per la caccia alla volpe o alla lepre) sono particolarmente rumorose, mentre altre come i cani da ferma sono tendenzialmente più silenziose. Altrettanto banale, qui, è sottolineare il nesso che può intercorrere tra disturbo alla quiete e la condizione di stress o sofferenza

115

dell’animale, che deve essere custodito idoneamente in base alle proprie necessità e caratteristiche, consentendogli, ogni giorno, l’opportuna attività motoria. Non è solo il buon senso a suggerirci che tenere un border collie in un appartamento di 100 mq senza giardino non è una buona idea, ce lo ricorda l’art.45 comma 1, e sia l’animale che il vicinato hanno quindi ragione, a modo loro, di lamentarsi. Occuparsi con cura e consapevolezza dei propri animali sembra il primo e doveroso passo per una convivenza pacifica tra loro e tutti noi, compreso chi vuole legittimamente tenersi a distanza dagli amici a quattro zampe. E, visto che le regole non sono sufficienti a dare il via ad un senso civico vissuto in prima persona, dando il buon esempio, si potrebbe iniziare – da grandi competitivi quali siamo, perché no? – con una bella gara a premi per il miglior padrone, che incentivi responsabilità ed educazione.

LO SPORTELLO PROTEZIONE ANIMALI: INFORMARE E SENSIBILIZZARE
“Non siamo nel Far West”. Queste le parole lapidarie e, sotto un certo aspetto, consolatorie, del tesoriere dell’Enpa di Brescia, Giorgio Perego, volontario che, ogni primo e terzo venerdì del mese, attende i cittadini presso lo Sportello Protezione Animali, inaugurato recentemente a Brescia, in Viale Piave. Scopo dello sportello, infatti, è rendere nota l’esistenza di un regolamento comunale in materia di animali, sottolineare precise regole di convivenza con gli animali e altri cittadini, nonché fornire consulenze sulla gestione delle colonie feline e sui maltrattamenti nei confronti degli animali stessi. L’Enpa (www.enpabrescia.it) si occupa, in primis, degli animali in difficoltà dando voce ai senza voce, come recita il loro motto, e i maltrattamenti, purtroppo, sono all’ordine del giorno: anche nella civilissima Brescia esistono canili lager (tra Montichiari e Castenedolo, recentemente, l’associazione ne ha sventato uno), e c’è pure chi crede sia lecito legare ad una catena in giardino il proprio coniglio nano, o sbarazzarsi delle colonie feline, protette per legge, avvelenandole. Non tutti sanno che persino i singoli comuni hanno emesso delle ordinanze in materia di animali, sulla base del Regolamento di Polizia Urbana, come Bovezzo, paese in cui è vietato tenere cani su balconi o terrazze per più di quattro ore, o Remedello, dove gli animali da compagnia devono esibire la medaglietta di riconoscimento.

MESI 12aprile 2011

L

IBRI

117

“SAPORI DEL GARDA”
ul Garda fanno l’olio con le olive denocciolate! Lo capisci cosa vuol dire? Vuol dire sopportare una perdita incredibile di volumi prodotti, vuol dire una minor produttività del lavoro, vuol dire avere costi più alti; ma soprattutto vuol dire che ogni sforzo è orientato a ricercare la massima qualità. La massima in assoluto. Ecco, questo è quello che succede sul Garda. E succede in aziende di dimensioni piccolissime: pochi addetti, che si possono contare sulle dita di una sola mano. Eppure questi vanno a competere con il mondo intero!”. Così Massimo Ghidelli, che ha appena terminato di scrivere “Sapori del Garda”, un libro di ricette del lago più famoso del mondo. Cos’ha di nuovo questo libro? “Sapori del Garda è un semplice ricettario, ma scritto a partire da una domanda: esiste una cucina gardesana? La risposta è questa: a Lazise e solo in questo comune si cucina il risotto con la tinca; solo fra Limone e Malcesine si mangia (quando si è fortunati) il carpione; soprattutto nell’area di Desenzano si pescano e si cucinano i coregoni o i lucci; e così via. Ogni zona è di-

“S

Una nuova guida, edita in tre lingue, dedicata alla gastronomia tipica del lago.
versa dalle altre; a volte la cucina di un comune si differenzia radicalmente da quello confinante”. È difficile trovare un codice che unisce le varie ricette gardesane – spiega l’autore –, ma tutto ciò non è dovuto al caso; ci sono motivazioni profondamente storiche. Ad esempio, la cucina della sponda veronese è caratterizzata dai sapori agrodolci (la cipolla, l’uva sultanina, l’aceto, i pinoli) diretta conseguenza dei traffici che Venezia intratteneva con l’Estremo Oriente e che ancora oggi sono parte essenziale della tradizione culinaria veneta (il saòr, ad esempio). La corte dei Gonzaga ha portato sul lago piatti assolutamente mantovani, come certi ravioli o vari modi di cucinare il luccio. E la sponda trentina del lago fa sentire l’influenza Mitteleuropea con i canederli (magari farciti con la trota invece che con lo speck) o la carne salada. Un libro per chi vuole cucinare, dunque. “Sapori del Garda” ha due elementi di novità: riporta ricette delle tre regioni che si affacciano sul lago – Lombardia, Veneto e Trentino – ed è scritto in italiano, inglese e tedesco. Le ricette presenti provengono dalla tradizione, ma la gran parte viene dal confronto con tanti giovani e meno giovani chef che reinterpretano la cucina gardesana e la ripropongono con più leggerezza e attenzione alle moderne esigenze alimentari. E per ogni piatto non manca l’abbinamento con i vini della zona.

Massimo Ghidelli è nato in provincia di Milano e abita a Desenzano del Garda. Si occupa di promozione del turismo. Giornalista pubblicista, ha scritto la guida turistica “Tesori bresciani” e “I golf bresciani”, entrambi editi da La Compagnia della Stampa. “Sapori del Garda” è il suo ultimo lavoro, dedicato alla grande passione per l’enogastronomia tipica.
MESI 12aprile 2011

Il vostro partner

nelle infrastrutture tecnologiche

dal 1998

Impianti telefonici e sistemi per le telecomunicazioni Mobilità DECT-WI-FI • Voice over IP • Servizi Hotel • Cablaggio strutturato Dati-fonia • Domotica • Impianti elettrici

Assistenza - consulenza e manutezioni post vendita Certificazione impianti Chiavi in mano

«Il costante successo della nostra azienda dipende dal mantenimento delle nostre promesse»

Brescia • Azzano San Paolo (BG) • Milano • Tel. 035.5683900 • Fax 035.5683908 Numero Verde 800.483300

C

OSTUME E SOCIETà

119

HARLEY DAVIDSON
CAMBIO DI TENDENZA
della tradizione ma abbraccia al contempo la tecnologia, guadagna spazio, fa conoscere con nuova voce la sua intramontabile filosofia. Oggi il trend premia (forse anche per i troppi incidenti e il codice più stringente) chi la strada se la vuole godere, e le Harley in questo sono maestre… Così anche Brescia registra un cambio di tendenza: sempre più si abbandonano le leggere e “tecniche” moto da strada per meno veloci ma più maneggevoli custom, si spende di più (i modelli base HD vanno dai 10 ai 40.000 euro), ma ci si assicura una piccola opera d’arte meccanica dove la plastica quasi non appare e che, col tempo, può diventare un inestimabile oggetto da collezione. Ma Harley Davidson è anche sottocultura di stili, abbigliamento, personalizza-

Viaggio “on the road” dentro una passione su due ruote che ha conquistato migliaia di bresciani.
di SerGiO MaSiNi

Era il 1903 quando, a Milwaukee, William Harley e Arthur Davidson, poco più che ventenni, svilupparono il primo modello di una “bicicletta motorizzata” destinata a fare storia, diventare mito e conquistare il cuore di innumerevoli generazioni. Moto della polizia americana, delle forze armate durante il primo e secondo conflitto, le ormai veterane, rombanti due ruote made in USA conobbero anche in Italia, col secondo dopoguerra, un crescente numero di entusiasti estimatori. Poi venne il tempo della velocità, della marcia corta giapponese, della piega indiavolata, e sembrò che la sua leggenda stesse per tramontare: niente di più sbagliato. A partire dagli anni ’80 Harley Davidson si reinventa, si fa forte

zione, stile di vita e modo di pensare il viaggio. Da qualche anno a questa parte il suo mondo si è popolato di giovani e biker al femminile, ha attirato professionisti, avvocati, studentesse, madri di famiglia. Tra harleysti, poi, ci si scambia subito un saluto, il complimento per uno specchietto originale o un consiglio per la passeggiata: basta poco per fare amicizia, e le occasioni d’incontro e socializzazione sono numerosissime. Solitamente, chi siede su una motocicletta della casa di Milwaukee ama la compagnia, è attivo, aperto e spesso un po’ romantico. Forse anche per questo sta premiando la scelta di proporre, tra i nuovi modelli, un gusto retrò che ha il fascino di tempi più semplici e sereni, che sanno di cuoio, metallo, coca-cola e rock’n’roll.
MESI 12aprile 2011

120

C

OSTUME E SOCIETà

alessandro, responsabile vendite harley davidson Brescia, conferma la costante crescita degli appassionati: “Dal 2002 abbiamo registrato un ininterrotto ed esponenziale incremento, abbiamo più di 1.500 fedelissimi e sempre più curiosi che fanno capolino nel concessionario o agli eventi. Le ragioni? Secondo me l’effettivo miglioramento del prodotto, accompagnato ad azioni di marketing più oculate e vicine alle esigenze italiane, alla tipologia delle nostre strade, ma anche l’introduzione della patente a punti e il desiderio di investire in qualcosa che non si svaluti subito”. Quanto conta e quanto incide l’offerta dei molti accessori? “È fondamentale. Chi sceglie un’Harley ha già in testa la moto che vorrebbe e, grazie al tuning e alla vasta gamma di accessori, sa di poter raggiungere una totale personalizzazione della proprio mezzo, una moto che rispecchi personalità e stile del proprietario”. Zaira, abbigliamento hd: “Il merchandising rappresenta una componente importantissima dei ricavati dell’azienda. Molti vestono HD pur non guidando una moto (ne amano semplicemente lo stile) ed è un modo per sottolineare l’appartenenza ad una certa filosofia di vita; senza contare i riflessi pubblicitario-commerciali: qualcosa che altre case ora hanno compreso e stanno cercando di imitare…”.

Quali sono i capi più venduti? “Caschi, guanti e naturalmente T-shirt: è tradizione che, da ogni luogo visitato, si riporti una maglietta che lo ricordi. Anche Brescia ha la sua T-shirt Harley ufficiale”. Sono in aumento i clienti donna? “L’uomo resta quello che spende di più, ma l’abbigliamento femminile è in crescita e non più solo da occasionale passeggera. In più stanno aumentando e sono seguitissimi gli eventi in rosa, come il Cocktail & Beauty (che prevedeva corsi di make-up ad hoc per motocicliste) o il prossimo Ladies ride test, che offre alle donne interessate l’occasione di sperimentarsi per la prima volta alla guida”.

BRESCIA CHAPTER, LA CHAPTER BRESCIANA DI H.O.G.
Un milione di persone in tutto il mondo unite dalla stessa passione: è la Harley Owners Group. Affiliata ad H.O.G. Italia e diretta emanazione di Harley Davidson-Brescia, “Brescia Chapter” mette in contatto gli appassionati locali, promuove eventi, incontri, raduni e viaggi. L’associazione conta ad oggi più di 200 membri e, per chi volesse far parte del gruppo, il ritrovo è ogni mercoledì sera all’”Orso Furioso” in viale Sant’Eufemia, tra una birra e buona musica dal vivo. Qui si decidono le gite fuori-porta del week-end come i più importanti impegni internazionali. Info: www.bresciachapter.com.

B.A.C.A.: BIKERS PER I BAMBINI
Bikers Against Child Abuse” è un’associazione internazionale nata nello Utah che, dal 1995 ad oggi, ha conquistato più di 8.000 motociclisti. Il loro obiettivo è aiutare bambini e madri vittime di abusi e violenza, restituire loro il sorriso, vegliare e rassicurare chi non può difendersi da sé. Dallo scorso novembre sono operativi e riconosciuti i “capitoli” di Brescia e Cremona (ai quali si affiancherà a breve quello di Mantova). Tra le loro molteplici attività: il sostegno delle case protette, dove vigilano sulla serenità degli assistiti e cercano di restituire ai più piccoli la fiducia e la presenza di un modello maschile. Info: www.italy.bacaworld.org.
MESI 12aprile 2011

122

R

UBRICA

GENTILE FARMACISTA...
di FraNCeSCO raSTrelli
Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Brescia

Manda la tua domanda a: francesco.rastrelli@dodicimesi.com

IL FARMACISTARISPoNDE
D// Anche quest’anno con l’arrivo del freddo si sono ripresentati fastidiosi arrossamenti, desquamazioni e geloni alle mani. Cosa mi consiglia di fare? Grazie Luana R// Cara Luana, i cosiddetti geloni o lupus pernio sono le chiazze da freddo che, frequenti nelle donne predisposte o in persone esposte a lungo al freddo umido, si presentano a mani e piedi, ma anche talvolta a naso, orecchie, natiche, ginocchia o talloni. Le forme iniziali mostrano una o più chiazze rosso-bluastre pruriginose. Se il quadro è più grave si ha anche dolore. È importante, se i piedi o le mani sono molto freddi, non avvicinarsi subito a fonti di calore – quali ad esempio caloriferi bollenti –, ma lasciare che si riscaldino gradualmente. È importante coprirsi adeguatamente per proteggersi dall’aria gelida, dal freddo e dal vento. I guanti sono perfetti, ma devono essere realizzati in tessuti che non irritino e di fibra naturale. È fondamentale inoltre idratare la pelle tutti i giorni con creme emollienti o idratanti adeguate alla tipologia cutanea, possibilmente con poca profumazione. D// Le scrivo per poter condividere una mia riflessione riguardante le indagini svolte dal ministro della Salute Ferruccio Fazio che indicano come il 23% dei bambini italiani è in sovrappeso. Risultati preoccupanti che si aggravano ancora di più considerando il fatto che quasi tre milioni di italiani sono affetti da disturbi alimentari quali anoressia e bulimia. Si presenta così un’Italia con un rapporto “contrastato” con il cibo, rapporto che può portare, come sappiamo, a numerose e gravi conseguenze. Tania R// Gentile Tania, ha toccato un argomento molto delicato e di notevole importanza. Quello che ha evidenziato è un quadro preoccupante e che richiede l’azione di numerosi soggetti, pubblici e privati, dalle scuole alle famiglie, affinché possano essere realizzati cambiamenti di qualità nel rapporto con il cibo e, di conseguenza, con il proprio corpo. È fondamentale un’educazione alimentare che insegni a “mangiare bene” fin da piccoli. Le indagini del ministro della Salute Fazio da lei citate analizzano, infatti, numerosi errori alimentari che favoriscono la crescita del fenomeno obesità: bambini che saltano la colazione, che consumano merende ricche di calorie e grassi, non mangiano frutta e verdura, fanno poco movimento e vedono troppa televisione (metà dei bambini ha un televisore in camera). Questi sono dati che ci devono indurre a riflettere, poiché implicano la responsabilità di noi adulti, in primis come genitori. Altre indagini rilevano invece problemi di allarme di anoressia e bulimia, spesso favoriti dall’uso pericoloso di internet: sono stati infatti segnalati centinaia di siti in cui le ragazzine possono scambiarsi consigli dannosi, ad esempio suggerendo alle coetanee i trucchi per non mangiare senza farsi scoprire dai genitori. È necessario quindi mettere in atto comportamenti di sorveglianza e di educazione alimentare che prevengano e combattano comportamenti scorretti fin da piccoli.

PILLOLA

QUALCHE

arTriTe reUMaTOide, aTTeNTi al FUMO
Secondo una ricerca pubblicata su Annal of the Rheumatic Diseases, il fumo è responsabile di più di un terzo dei casi di artrite reumatoide, ed è il fattore scatenante in più della metà dei casi in cui la patologia si presenta in persone che hanno una qualche suscettibilità genetica.

all’arTrOSi Fa

Uno studio cond otto da ricercato ri dell’Università te orientale mostr del Piemona come l’associa zione curcumina colina di soia, se -fosfatidilaggiunta al tratta mento standard, nel ridurre il dolor sia efficace e, migliorare la mo bilità e ridurre i div livelli del proces ersi so infiammatorio .

BeNe il CUrry

MESI 12aprile 2011

promossa e patrocinata dalle associazioni

delle province di

Bergamo, Brescia, cremona, mantova, Verona

L E G I O R N AT E D E L L A FA R M AC I A

FARMA

2011

Grazie a tutti gli espositori, i farmacisti e i visitatori che, con la loro partecipazione, hanno contribuito al successo della manifestazione.

Alla prossima edizione nel 2012
Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia Tel. +39.030.37.58.435 - 36.65.685 Fax +39.030.37.58.444 info@salesolutions.it

124

R

UBRICA

SPECCHIO DELLE MIE BRAME
a cura di eNriCO FilippiNi

L’INSUFFICIENZA VENOSA

L’

insufficienza venosa è un problema che colpisce oltre il 40% della popolazione nei paesi occidentali. Si stima che in Italia circa il 55% delle donne tra i 24 e i 55 anni accusa disturbi circolatori agli arti inferiori di varia gravità. Il problema è soprattutto femminile, il rapporto uomo-donna è di 1 a 3 e questo soprattutto per il diverso assetto endocrino metabolico femminile, che predispone alla ritenzione di liquidi e al rilassamento dei vasi venosi con tutto il corteo di sintomi e disturbi conseguente e cioè pesantezza alle gambe, crampi dolorosi, formicolii, gonfiore ed edema alle gambe e alle caviglie. La comparsa di capillari e vene varicose deve allarmare e deve consigliare a tutti un rapido consulto col proprio medico, poiché siamo già oltre il semplice disturbo, nel campo della patologia conclamata. Come rimediare? Per prima cosa direi di controllare bene il peso corporeo, non stare fermi in piedi per lunghi periodi, nuotare, bere molta acqua, non sottoporsi a elevate fonti di calore e quando possibile tenere le gambe riposate e sollevate per qualche minuto. Qualche piccolo aiuto lo possiamo ricevere con l’ausilio di rimedi naturali per bocca o per via percutanea; attenzione all’alimentazione: ridurre i carboidrati e i grassi aiuta ad abbassare l’insulina, ormone lipodistrofizzante; mantenere ottimale la quantità di proteine stimola invece il gh, ormone molto importante nella sintesi del muscolo e nello scioglimento del grasso. Inoltre il gh ha un effetto protettivo sulla muscolatura dei

vasi, prevenendo e ritardando l’alterazione di parete vascolare che precede i sintomi clinici di insufficienza venosa. Con la medicina estetica si possono ottenere lunghe remissioni dei disturbi più frequenti agli arti inferiori: gambe gonfie e dolenti traggono un duraturo beneficio effettuando sedute di veicolazione trans dermica alternati a sedute di micro mesoterapia drenante e tecnologia elos: alternare le sedute di tutte queste nuove tecniche è fondamentale, poiché multifattoriale è la causa che ha scatenato il problema circolatorio, e con diversi presidi terapeutici dobbiamo ottenere la remissione dei sintomi e poi la guarigione definitiva. Un piccolo accenno per concludere lo devo fare alle due terapie a me più care per combattere capillari e vene varicose: la laser terapia e le infiltrazioni endovenose di schiuma; la prima ha permesso di sostituire sempre più frequentemente la classica scleroterapia, permettendo un

ottimo miglioramento dell’inestetismo con applicazioni incruente (non aghi, non fuoriuscita di sangue, non cerotti, fasce, ecc). La seconda ci ha permesso di curare e risolvere con successo medie e grandi varici, una volta destinate inesorabilmente alla chirurgia, il tutto in ottima sicurezza.

MESI 12aprile 2011

«Ogni persona è l’artefice della propria Fortuna!»

Fortuna, è molto meglio averla!
Dalla competenza di Zurich nasce Fortuna, la polizza Infortuni che mette al sicuro te e coloro che ami. Fortuna ti protegge al lavoro e nel tempo libero e nel caso di infortunio o malattia provvede al tuo mondo. Pensaci prima, porta Fortuna!

www.zurich.it

re iama ia Ch genz in A

AGENZIA ZURICH DI BRESCIA LUCIANO MONTALI
Via F.lli Porcellaga, 6 Tel: 030/47413 - 030/45441 Fax: 030/2937380 email: bs001@agenziazurich.it

Prima della sottoscrizione leggere il Fascicolo informativo disponibile presso gli intermediari assicurativi e sul sito www.zurich.it Zurich Insurance plc Rappresentanza Generale per l’Italia, è una società del Gruppo Zurich.

Yakache?

* riflesso di luna sull’acqua
Un fenomeno che suscita stupore e meraviglia, una cosa semplice, ma che tocca le emozioni più profonde, semplice, all’apparenza, ma le forze della natura in gioco per creare questo spettacolo sono molteplici e complesse, infiniti raggi di luce disposti in infinite direzioni, infinite increspature dell’acqua, giochi di luce ed ombre, questo è YAKAMOZ.

bl

b

a

Yakamoz è la nuova realtà per promuovere la tua azienda con strumenti innovativi e contemporanei.
a bl a l a bla B la la bl a a a a l BllabalBLBBLAblaB blaB B bl a la aBlA a a a ab laBL blaBlabl BL la A ab aBl L b a labla la aB lAbbaBlBblaBLaBlA L l BL a aB BlAalBlAblaBlablaB Blabbla laBl La L laBlabaB BLaBlAb aB la BL ab laBLaBlAblaBlabla b Bl a b bla BlablaBLa lAb aa Bla B Blab BL bl aB B BlaBla la lA bl a a aB bl aB La A BLaBlA La La B l l l aB a lAb Abla Blab l BlablaBLabla
bl

BlA

B La abla Bl BlablaB

La B

Bl a

Blab Bla laB

BL bla

Blabl a

l

bl a

Bl

B

ba

lablaBLaB

3D World
Come la tecnologia 3D, con soluzioni di animazione e modellazione per video istituzionali e di prodotto, o il 3D Projection Buldings, la proiezione tridimensionale su edifici per eventi, fino alla produzione di immagini e video tridimensionali stereoscopici per filmati visibili con occhiali 3D.

Applications
Come le applicazioni per IPhone, IPad, Smartphone e per il Web. Soluzioni performanti per la comunicazione, interactive-games o social network, strumenti gestionali per implementare il tuo business e ottimizzare l’organizzazione aziendale, portando la tua azienda tra le mani del tuo interlocutore.

Communication
Come una comunicazione capace di spaziare dagli ambiti più convenzionali, con campagne pubblicitarie, brochure, fotografia e stand, fino a soluzioni più d’impatto, come il social and viral marketing, il guerrilla e non conventional advertising. Una copertura mediatica completa, per rendere la tua azienda una presenza affermata on-line ed off-line.

Scopri il migliore riflesso per la tua azienda, scegli Yakamoz.

Yakamoz srl Via Parma, 10 - 25125 Brescia Tel. 030.3533061 www.yakamoz.it - info@yakamoz.it

Bl B L aB Ablaa L BL aB

b

lA

Bl

Bl

b

Bl A Bl A

la

l

B aB BL la l a bl

B Blabl lablaBL

l

lA

aB

T
The SOCial NeTWOrK
Regia: David Fincher Cast: Jesse Eisenberg, Justin Timberlake, Andrew Garfield, Armie Hammer, Max Minghella. Genere: biografico Produzione: USA 2010 Durata: 102 minuti Uscita nelle sale: 12 novembre 2010 A noleggio: 23 febbraio 2011 In vendita: 3 marzo 2011 Trama: Siamo nel 2004 ad Harvard. Mark Zuckerberg è uno studente brillante ma dalle scarse doti relazionali. Dopo essere stato lasciato dalla fidanzata crea un software per poter pubblicare online le foto delle più belle ragazze dell’università. Inizia così la storia del creatore di Facebook e delle sue vicende private e legali.

EMPO LIBERO

127

VIDEOTECA

a cura di eliZaBeTh BerTOli

PROMOSSO
elena, 29 anni, impiegata: “Un ottimo film, gli attori sono bravi e i dialoghi curati”. antonio, 51 anni, medico: “È sicuramente indirizzato ad un pubblico che ha dimestichezza con le nuove tecnologie, nell’insieme è interessante e ben fatto”. Carla, 35 anni, traduttrice: “Ero scettica ma mi sono ricreduta, è un bel film, piacevole”. paola, 32 anni, consulente: “Una bella analisi sociologica del motivo che ci porta ad utilizzare i social networks”. Matteo, 38 anni, grafico: “Regia e interpretazioni davvero brillanti, Fincher è uno dei miei registi preferiti”. daniele, 21 anni, cameriere: “Bella storia di un ragazzo che crea un impero dal niente”. Nicola, 44 anni, imprenditore: “Un capolavoro, regia attori e sceneggiatura fantastici”.

Regia: Fausto Brizzi Cast: Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Lucia Ocone, Alessandro Preziosi, Carla Signoris, Luciana Littizzetto, Claudio Bisio, Nancy Brilli. Genere: commedia Produzione: Italia 2010 Durata: 113 minuti Uscita nelle sale: 27 ottobre 2010 A noleggio: 3 febbraio 2011 In vendita: 2 marzo 2011 Trama: Una commedia che ruota attorno all’eterno conflitto tra uomini e donne narrato attraverso le storie di quattro coppie. Walter e Monica sono alle prese con il primo figlio; Chiara e Diego sono i loro vicini di casa e litigano in continuazione; Marta e Andrea sono coinquilini e oltre all’appartamento condividono l’amore per la stessa ragazza; attorno a loro si sviluppano le vicende quotidiane di un gruppo di amici affiatati.

MaSChi CONTrO FeMMiNe

PROMOSSO
Manuel, 48 anni, gestore di un bar: “È una bella commedia, divertente e anche interessante”. Carolina, 43 anni, operaia: “È simpatico e gli attori sono molto bravi”. Valeria, 25 anni, commessa: “È uno dei film più divertenti che abbia visto di recente, mi è piaciuto tantissimo”. Giovanna, 36 anni, impiegata: “Un film simpatico e piacevole, non è un capolavoro ma è scorrevole e mi ha fatto sorridere”. Marzia, 22 anni, stagista: “Carino, si fa vedere, anche se ci sono troppi stereotipi”.

BOCCIATO

BOCCIATO

alessandra, 22 anni, studentessa: “La storia è la solita del sogno americano, non ha aggiunto nulla a ciò che già sapevo”. davide, 28 anni, magazziniere: “Non capisco come faccia la gente ad acclamarlo, è noioso e scontato”. pamela, 41 anni, parrucchiera: “Sono perplessa, non capisco dove voglia andare a parare”.

davide, 28 anni, magazziniere: “Brutto e scontato, hanno unito un po’ di storielle e di gag senza venire a capo di niente”. Melania, 31 anni, impiegata: “Mi è sembrato mediocre, battute e storia di scarsa qualità”. domenico, 41 anni, fornaio: “Mamma mia che tristezza, è banale e le battute sembrano forzate, peccato perché con degli attori così mi aspettavo molto di più”. Sarah, 23 anni, studentessa: “Il tema era scontato e lo è anche il film”. Stefano, 34 anni, muratore: “Scontato, banale, mi sono annoiato a morte”.
MESI 12aprile 2011

128

È

SUCCESSO

20 11

20 11

Nuova zelanda devastata dal sisma. Epicentro nella città di Christchurch: un centinaio i morti, ma molti sono ancora dispersi. Il terremoto ha colpito all’ora di pranzo. //10.marzo

20 11

20 11

20 11

//8.novembre //20.marzo

Libia, raid aerei e missili da cielo e mare, in risposta al massacro dei civili e alle minacce di Gheddafi contro i rivoltosi. L’operazione “Odissea all’alba”: in campo caccia francesi e inglesi e le navi Usa. Il colonnello minaccia rappresaglie. Italia, La Russa: italiani pronti, Bossi contrario: violati i patti.

è
20 11

successo...

MONDO

//23.marzo Addio a Liz. Con la Taylor scompare l'ultima grande star di Hollywood. Una vita tra grande cinema (due premi Oscar) e una tumultuosa dimensione privata. La diva ha animato le cronache rosa e il gossip per i suoi numerosi mariti, il grande amore con Richard Burton, l'amicizia con Michael Jackson. La famiglia: “Niente fiori ma contributi alla lotta all'aids”.

MESI 12aprile 2011

20 11

Berlino, Angela Merkel scarica il nucleare: “Prima ne usciamo, meglio è”. La cancelliera federale, leader di una coalizione di centro-destra, accelera verso l'abbandono dell'atomo: la Germania chiuderà le sue 17 centrali e punterà sulle energie rinnovabili.

//23.marzo

20 11

Tibet, il Dalai Lama annuncia le dimissioni da capo del governo, attualmente in esilio, per lasciare il posto a un nuovo dirigente “liberamente eletto”. L’intenzione è di rinunciare al ruolo politico ma non a quello spirituale. Il governo cinese: “Solo un tranello”.

//20.marzo Egitto, vittoria dei sì al referendum. Il fronte dei favorevoli ha raggiunto il 77,2%, contro il 22,18% dei no. L’affluenza alle urne è stata del 41%. Il referendum sulle modifiche alla Costituzione è stato il primo voto del dopo Mubarak.

20 11

//23.febbraio

//11.marzo Tsunami, apocalisse in giappone. Un sisma di 8,8 Richter scuote il nord-est del Paese e provoca un maremoto con onde fino a 10 metri. Migliaia le vittime. Allarme nucleare alla centrale di Fukushima: emissioni radioattive superiori di 1.000 volte al normale e reattori fuori controllo.

//22.marzo

Belgio a rischio “dissoluzione”. Bruxelles è senza governo da 281 giorni: un record mondiale, che supera quello detenuto dall’Iraq (248 giorni). Insanabile il dissidio tra Fiandre (i fiamminghi, più numerosi, più ricchi e di lingua olandese) e Vallonia (i valloni, meno numerosi, più poveri e francofoni).

//22.marzo Protesta in Yemen. Saleh: "È colpo di Stato, ci sarà una sanguinosa guerra civile". Gueste le parole del presidente dopo la defezione di alcuni generali che si sono uniti ai manifestanti.

20 11

Trovato il corpo di Yara. Il rinvenimento a una decina di chilometri dalla casa della tredicenne scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate, nella bergamasca.

successo...
20 11

ITALIA

20 11

Vola il petrolio, riparte l’inflazione. Il caos in Libia, uno dei principali produttori di petrolio, fa schizzare il petrolio ai massimi livelli, con il Brent (petrolio finanziario scambiato in Borsa) a quota 110 dollari, la benzina verde supera 1,5 euro e il gasolio 1,4. In Italia l’indice dei prezzi 2011 balza a +2.1%. Associazioni consumatori: incrementi pari a 210 euro annui per famiglia.

//24.febbraio

//23.febbraio Scandalo affitti a Milano. Si dimettono i vertici della casa di riposo Pio Albergo Trivulzio. L’accusa è di avere affittato o venduto appartamenti di pregio a prezzi stracciati a politici e persone del bel mondo milanese. Il sindaco Moratti: “Segnale di chiarezza”.

20 11

150° dell’Unità d’Italia. Napolitano: “L’Italia è una sola. Unità e costituzione ci guidano”. Le parole del capo dello Stato ("Se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in 8 Stati senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia") hanno aperto le celebrazioni. Solo sei leghisti presenti in Aula. Berlusconi fischiato in strada.

//17.marzo

20 11

//27.febbraio

è

È

SUCCESSO

129

//22.marzo Milano, assolto il tabaccaio che sparò ai rapitori. Assolto in appello per “legittima difesa putativa” Giovanni Petrali che in primo grado era stato condannato per omicidio colposo e lesioni.

//24.febbraio g8 a genova. La Corte europea dei diritti dell’uomo assolve l'Italia: per la morte di Giuliani, il giovane ucciso durante gli scontri per il vertice dei grandi nel 2001. Il padre del ragazzo: "Non ci arrendiamo e andiamo avanti". //11.marzo

20 11

20 11

giustizia, varata la “riforma epocale”. Il Cdm licenzia i 18 articoli del testo costituzionale. Berlusconi: “Se fosse stata in vigore non avremmo avuto tangentopoli”. L’opposizione: è solo un bluff. L’Anm: pronti allo sciopero.

20 11

20 11

//03.marzo

“Tassa sul contante”: prelevare allo sportello bancario ora può costare anche 3 euro. L’obiettivo delle banche è incentivare l’utilizzo della moneta virtuale (bancomat e carta di credito). Adusbef: “Penalizzati gli anziani”.

//21.marzo Lampedusa, cresce l’emergenza sbarchi: 5.400 immigrati, isola allo stremo. La Chiesa locale attacca il governo “Stato latitante con la popolazione. Oggi l’Italia non è unita né unica. Siamo soli”.

MESI 12aprile 2011

130

È

SUCCESSO

20 11

20 11

Muore tra le fiamme sulla poltrona di casa, in via Vantini. La vittima, 80 anni, è Gastone Pagliarini, una vita nel Partito repubblicano. La badante era uscita da poco, una sigaretta ha acceso il rogo. //24.febbraio

“Stop al fotovoltaico nei campi”. Fotovoltaico e biogas, la Provincia chiede alla Regione regole più definite. L'iniziativa è degli Assessorati all'agricoltura e all'ambiente che lamentano un eccessivo consumo di aree agricole, troppo spesso convertite in campi fotovoltaici. Nel mirino anche i biodigestori, impianti che non dovrebbero più essere alimentati con materie prime quali mais e cereali.

20 11

Rivoluzione telematica per l’Inps. Dall’inizio di quest’anno le domande di disoccupazione, mobilità e accentramento della posizione contributiva vanno presentate on-line.

20 11

//27.febbraio

//26.febbraio

//03.marzo

Caffaro Chimica di via Milano, accordo firmato. Le rappresentanze sindacali unitarie e la Cisl siglano l’intesa con Chimica Emilio Fedeli. Il titolare Donato Todisco: “Entro due anni bilancio in pareggio. Subito un investimento da 2 milioni”.

20 11

è
20 11
MESI 12aprile 2011

Autovelox truccati, multe false per 11 milioni di euro. La Garda Segnalese srl di Desenzano al centro di un’indagine nazionale per una truffa colossale.

successo...

BRESCIA
20 11

//24.marzo

XX Miglia in Castello. L’Aics Brescia, Associazione italiana cultura e sport, organizza, in collaborazione con la Fidal e con il patrocinio dei Comuni di Brescia, Nave e della Circoscrizione Centro, la seconda edizione della XX Miglia, la manifestazione podistica competitiva e non che si correrà il 10 aprile. La gara si snoda su un percorso di 32 km, con partenza e arrivo in Castello.

20 11

//19.marzo

Statale. Tremonti: “Brescia non mi sembra che soffra poi così tanto per i tagli”. Queste le parole del ministro all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Statale. Tagli che, nonostante l’ateneo cittadino sia rientrato nell’elenco dei “virtuosi” del Miur, ammontano a 2 milioni per il 2010.

//01.marzo

//02.marzo Banda larga, Brescia è in ritardo rispetto alla media nazionale. Solo il 55% dei Comuni ha una completa copertura Adsl. In 29 Comuni l’Adsl raggiunge meno del 5% della popolazione. //21.marzo Comuni, tagli per 20 milioni. Sono 71 i Comuni bresciani con più di 5.000 abitanti “colpiti” dai tagli in Finanziaria e dal rispetto del Patto di stabilità.

20 11

Concessionaria BMW Dinamica - Via Breve, 4 - BRESCIA - Tel. 030 3696011

Volkswagen Bank finanzia la tua Golf. Chiedi la tua Carta di Credito Volkswagen.

Volkswagen raccomanda

Se il tuo sogno è una Golf, è il momento di realizzarlo.

www.volkswagen.it

Golf United a 15.000 euro.
Con Climatic, radio CD con USB e 5 porte di serie.

Das Auto.

Valori: consumo di carburante ciclo comb. 6,4 l/100 km - CO2 149 g/km.

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->